GIORGIO CASINI
UNA BAMBINA, DUE NONNI
E ALTRI AMORI
Due atti
LISA
MARCO
PIERANNA
PIETRO
In una qualunque citt
Ai nostri giorni
PRIMO ATTO
Stanza d'ingresso in casa di Marco. Divano e poltrone, un tavolino. Foto alle pareti come fossero quadri.
Porta a destra per la cucina, a sinistra per la camera, altra porta sul fondo verso l'esterno.
Suona il campanello. Pieranna esce dalla cucina e va ad aprire. Sulla porta appare Lisa.
PIERANNA. Buonasera, prego si accomodi. Chi cercava?
LISA. (Entra). C' Marco?
PIERANNA. No, fuori, ma non star molto a rientrare se vuole dire a me o tornare pi tardi
LISA. Va bene se non c'
PIERANNA. Gliel'ho detto: uscito a fare due passi con suo padre, voleva mostrargli il quartiere la zona, la citt, se ho ben capito.
LISA. Tu invece
PIERANNA. Oh, non mi parli di camminare! la mia ossessione! Traffico tutto il giorno per casa, che se ho un minuto libero non vado certo in giro a stancarmi ancora di pi. Poi, per vedere cosa? Non ho mai potuto capire cosa ci sia di tanto interessante da vedere in giro. C' gente che spende fior di quattrini per viaggiare, vedere vedere cosa? Palazzi, case, negozi belli s, ma tutti uguali. Visti una volta, puoi dire di conoscere il mondo!
LISA. Se per te il mondo cos piccolo, hai ragione, signora
PIERANNA. Pieranna. Il mio nome. Non un gran ch ma l'unico che ho. Sa com', i nonni: Pietro e Anna, tutti e due volevano essere ricordati e cos venne fuori questo Pieranna che, per essere sinceri ha un suono orribile, non c' musicalit non suggerisce visioni di terre lontane, magari un po' esotiche Eh ma che vuole farci, ormai ci sono affezionata, tanto tempo che me lo porto addosso
LISA. Tanto sei ancora piuttosto giovane
PIERANNA. Se sapesse ma lasciamo perdere argomenti cos scabrosi Per rendere l'idea le dir che sono la madre di Marco!
LISA. L'avevo immaginato. Una donna in casa di Marco All'infuori della madre forse una sorella
PIERANNA. Il mio Marco non ha sorelle: figlio unico.
LISA. Lo immaginavo. Marco parecchio riservato e scontroso e tu, scusa sai ma non mi senbri il tipo che partorisce una nidiata di figlioli.
PIERANNA. Questi sono affari miei! Tanto per sapermi regolare: dobbiamo darci del tu?
LISA. Come vuoi, Pieranna. Io lo do a tutti. Rifletti: vai in chiesa e ci trovi un prete che ti, dice: siamo tutti fratelli, sul lavoro c' sempre un sindacato che ti fa sentire lavoratore uguale agli altri, vai al partito ci trovi sempre una bandiera che copre gli interessi e gli ideali di tutti; in casa vivi con altri individui con i quali devi condividere le proteste contro l'amministratore o, perch no, i piccoli favori che si scambiano i vicini. Insomma, ti senti sorella, compagna, amica, collega, vicina qualche volta anche amante tutte situazioni dove assurdo usare il lei. Non trovi?
PIERANNA. Beh, non hai tutti i torti. Oh, ho usato la seconda persona singolare. Non l'ho fatto apposta. Per, simpatico, pi immediato
LISA. Vuoi dire il tu? Non preoccuparti! Vedi tutto pi naturale, pi spontaneo, pi intimo.
PIERANNA. Dovr abituarmi Anche con mio figlio, adoperate certe formule intime e informali? Esiste qualcosa fra voi due?
LISA. Marco?! Oh, poveretto! Non ce lo vedo proprio. (Ride).
PIERANNA. Che vuoi dire? Cosa vuole dire, signorina? Cos' quel "poveretto"? un ragazzo del tutto normale, capace di esprimere sentimenti e qualcosa d'altro.
LISA. Non lo metto in dubbio. Non lo conosco molto anzi, non ci conosciamo affatto. Quelle rare volte che c'incontriamo, buongiorno e buonasera, tutto l. Ah, una volta venne a portarmi un giornale che il postino aveva consegnato a lui, invece era indirizzato a me. Rest un pezzo l alla porta, immobile, silenzioso, con il giornale in mano, dovetti prenderlo quasi a forza. Uno di quei fascicoli pubblicitari, offerte lancio, sconti pazzeschi mi pare c'erano anche dei premi in palio.
PIERANNA. Tutto qui? Bene: voleva qualcosa da mio figlio?
LISA. S, ma non ha importanza volevo soltanto volevo un po' di farina in prestito. Devo fare delle frittelle, ho le uova, lo zucchero ma mi sono accorta di non avere farina.
PIERANNA. Non verrebbero molto buone, certo. Io ci metto anche un poco di(Taglia corto). Mi dispiace ma non c' farina. Lo so perch ho finito proprio ora di rassettare la cucina e ho visto molto bene.
LISA. Pazienza, mi arranger Sei venuta ad aiutare il caro figlioletto?
PIERANNA. Siamo venuti, suo padre ed io, a trovarlo, a vedere come sta, come se la cava da solo in citt. Siamo piuttosto preoccupati, sempre vissuto con noi, al paese mio marito era il veterinario
LISA. Un'autorit!
PIERANNA. Nel suo campo, era molto stimato. Insomma, la farina non c', se posso esserti utile esserle utile in altro
LISA. Grazie, non ho bisogno di niente ma tu, non sforzarti a fare certe acrobazie grammaticali fra "tu" e "lei". Lasciati andare: bello. Okey Pieranna, ciao.
PIERANNA. Ciao cio, arrivederla.
LISA. (Ride). Veramente simpatica. Ciao. (Esce).
PIERANNA. (Trova qualcosa da rassettare, sposta una poltrona, pulisce un portacenere gi pulito. Riflette). Che tipo! "Sei venuta ad abitare in casa del tuo caro figlioletto?" Mah, forse in citt usa cos. (Continua a darsi da fare. Si ferma a riflettere).
MARCO. (Entra con Pietro). Vieni, pap, entra, siediti.
PIERANNA. Oh, finalmente siete arrivati. Pietro, sei stanco? Vuoi una bella limonata fresca? Vedi che vuol dire l'allenamento? Non sei abituato a fare il turista, ti stanchi subito.
PIETRO. Non sono affatto stanco. Mi sono seduto per fare un piacere a Marco.
MARCO. A me?
PIETRO. Me l'hai detto tu: siediti!
MARCO. Una forma di cortesia, un invito del tutto naturale ma, se vuoi passeggiare fai pure: non una casa molto grande ma tre passo in avanti, tre all'indietro poi ricominci, altri tre passi in avanti tre all'indietro, puoi macinare chilometri e chilometri.
PIERANNA. (A Pietro). Sempre spiritoso il tuo caro figliolo. Da chi ha preso? Da te, certamente no! Sei sempre serio, quasi tetro, funereo certe volte.
MARCO. Davvero, pap? Non eri cos una volta, sapevi stare in mezzo alla gente ma forse mamma esagera.
PIETRO. Lasciala dire. Per quanto, devo riconoscere che la vita da pensionato mi ha un po' incupito.
PIERANNA. Anche quando lavoravi, non eri molto allegro, specialmente gli ultimi anni.
PIETRO. La vita del veterinario molto cambiata. Una volta era bello: ogni contadino aveva una mucca nella stalla, a volte anche due tre c'erano dei cavalli su, in fattoria. Era magnifico veder partorire una mucca, uno spettacolo affascinante: vedevi questo mostriciattolo a quattro zampe venire fuori quanto amore nella madre che lo leccava per pulirlo e poi lo faceva attaccare alle sue mammelle per succhiare il latte
MARCO. Non avrei mai immaginato che ci potesse essere tanta poesia in una stalla.
PIETRO. C'era. C'era Quella paglia calpestata e mischiata con i rifiuti bovini, emanava un odore che a molti faceva torcere il naso ma era il profumo della vita che continuava. Non soltanto la vita animale, tutto prendeva forma e sostanza da l.
PIERANNA. Tuo padre sempre stato un po' poeta. Avrebbe dovuto mettersi a scrivere libri invece di curare mucche e vitelli magari in piena notte. Quante volte lo hanno svegliato! E lui, un vestito infilato alla meglio, gli stivali e via, su un calesse o magari in bicicletta.
PIETRO. La nascita di un puledro o di un redo, al lume di una torcia cosa ci pu essere di pi bello
MARCO. Un mondo che non esiste pi, bello indubbiamente ma scomodo. Oggi tutto pi pratico.
PIETRO. I trattori. Hanno inventato i trattori, macchine chiassose che distruggono la pace della campagna; invece di mangiare biada bevono nafta, e quando c' qualche problema non c' bisogno di un dottore veterinario, basta un meccanico, magari analfabeta che con un cacciavite e una pinza, riesce quasi sempre a rimetterlo in funzione e continua a romperti i timpani!
MARCO. Il progresso! Si riesce a fare in un'ora quello che prima si faceva in una giornata. D'altra parte, ci sar sempre gente che beve latte, arrostisce bistecche, mangia polli.
PIETRO. Certo. Esistono consorzi per gli allevamenti: stalle enormi con centinaia di capi, pulite, areate, con mangimi in sacchi o in bidoni, distribuito nelle mangiatoie da macchine apposite. Ma, una stalla pulita non una stalla, pu sembrare un salotto e le mucche in salotto, non ci fanno proprio una bella figura. Il latte viene estratto a macchina dalle mammelle, convogliato in tubi, lavorato non si sa come, infine ti ritrovi sullo scaffale del supermercato una scatolina di cartone, bella, colorata, con un liquido bianco dentro che qualcuno chiama latte. Non riesci pi a incontrare un ragazzo con un bel secchio di latte appena munto
PIERANNA. Non angustiarti troppo, caro Pietro, in fondo certe cose non ti riguardano pi: sei in pensione.
MARCO. Lascia che ci siano altri ad occuparsi delle stalle pulite come salotti o dell'inseminazione artificiale.
PIETRO. Ho vissuto gli ultimi tempi in uno di questi stabilimenti, io lo chiamo cos. L, un veterinario un impiegato con orario ben definito, schede da riempire e se qualche volta capita di dover visitare una bestia, non puoi chiamarla per nome, devi descriverla con un numero.
PIERANNA. Bando alle malinconie! Lo conosco il mio Pietruccio: sarebbe capace di mettersi a piangere!
PIETRO. Io? Certo sento molta amarezza ma sono pensionato! Abbandoniamoci al progresso!
MARCO. Bravo pap! Siamo in citt, dimentichiamo la campagna!
PIERANNA. Avete fatto un bel giro? Dove siete andati?
MARCO. Non ci siamo allontanati molto: siamo arrivati fino ai giardini in fondo a questa strada.
PIERANNA. Avete incontrato molta gente?
MARCO. A quest'ora non c' gran traffico. Qualche massaia ritardataria, impiegati a fine turno una zona molto tranquilla, non succede mai niente.
PIERANNA. Ti ci trovi bene, vero? Tuo padre ed io eravamo un po' preoccupati. Tu non sei abituato a vivere da solo, hai sempre avuto tua madre che ti preparava i tuoi piatti preferiti, ti faceva trovare la biancheria pulita ti confesso che quando hai accettato questo lavoro, e la conseguente decisione di venire a vivere in citt
MARCO. Devi capire che fare pi di un'ora di corriera la mattina, per venire, altrettanto la sera per tornare, con gli orari che spesso non coincidono, sarebbe stato allucinante. Senza considerare che non sarei stato pi n paesano n cittadino: non avrei avuto una personalit.
PIETRO. Sai che ti dico: hai fatto bene! Saresti potuto restare al paese, io potevo procurarti un posto l, all'azienda agricola, come la chiamano ora. Anche l ci sono macchine e scartoffie che se uno impara a metterci le mani, pu avere l'avvenire assicurato.
MARCO. Un avvenire paesano. La campagna bella indubbiamente, con l'automobile puoi arrivare in citt quando vuoi ma, che ci vieni a fare? Vedere un film, un teatro, incontrare qualche amico poi torni su, e tutto ricomincia.
PIETRO. Te l'ho detto: hai ragione! Vivere in citt molto pi divertente. Una volta che hai imparato a cuocerti una pastasciutta, scaldarti una braciolina il pi fatto. Il lavoro lascia parecchio tempo libero, che si pu impiegare a visitare monumenti, musei cinema, teatri, sale da ballo; che ora chiamano discoteche
PIERANNA. Oh, no! Le discoteche no! Marco, dimmi che non vai in quei posti!
PIETRO. Donne. Anche al paese ci sono donne, che puoi considerare amiche e nulla pi.
PIERANNA. Il mio Marco che va a donne! Marco: promettimi che non mi darai mai certi pensieri! Non voglio vederti andare in giro con donne! Promettimi! Non farmi vivere nell'angoscia.
PIETRO. Potevi mandarlo in seminario. Sai che bel prete ne sarebbe venuto fuori altro che donne
MARCO. Ti ringrazio, pap, ma non credo che sarei riuscito molto bene come prete. Mamma non preoccuparti: so io come comportarmi. Quando trover una donna, se la trover, sarai la prima a conoscerla e, son sicuro che ti piacer.
PIERANNA. Bravo! Ma, saperti qui solo, senza la guida di una madre
PIETRO. Figliolo, per me puoi anche mettere su un harem se guadagnerai abbastanza da poterlo mantenere.
PIERANNA. Voi uomini! Siete sempre i soliti materialisti! A proposito di donne: venuta poco fa la tua vicina, ha detto cha abita al piano di sopra o di sotto, non ricordo bene. Insomma, una ragazza piuttosto graziosa ma d il tu a tutti. Ha tirato fuori una storia se vai in chiesa, al partito, al sindacato poi ha litigato con l'amministratore, non ho capito perch.
MARCO. Come si chiama?
PIERANNA. Non me l'ha detto! Hai capito, la maleducata: non si nemmeno presentata!
MARCO. Cosa cercava?
PIERANNA. Un po' di farina.
MARCO. Farina?
PIETRO. Una donna che cerca farina non femmina affidabile o un tipo che cerca qualcosa molto di pi di un sacchetto di farina.
MARCO. Proprio da me la cercava? Per che farne?
PIERANNA. Non so. Ha tirato fuori una storia certe frittelle, se ho capito bene.
MARCO. Frittelle?
PIERANNA. Cos ha detto. Mettersi a cucinare frittelle a quest'ora! Te l'ho detto: non molto normale, da di tu a tutti.
PIETRO. Tu conosci una ragazza che sa cuocere frittelle? Cerca di approfondire la cosa, figliolo. Eh, tua madre invece, in cucina non ha mai brillato. Oh, intendiamoci: buonissima moglie, ma l'arte culinaria Mah, lasciamo perdere.
PIERANNA. Non dargli retta! Ha sempre sostenuto la mia incapacit, ma ha sempre mangiato di buon appetito tutto quello che gli mettevo nel piatto. Lo divorava!
PIETRO. Sempre con la tua mania di esagerazione!
MARCO. In ogni modo, la farina gliela hai data?
PIERANNA. No. Non ce n'. Te ne comprer un sacchetto.
MARCO. Come non c'! L, nell'armadietto.
PIERANNA. Ho cercato. Avevo messo tutto a posto poco fa, ma di farina non ne ho vista.
MARCO. Lo sportello in basso.
PIERANNA. In basso? Ma io la tengo in alto! Che sistema!
MARCO. Insomma, Lisa non ha preso la farina.
PIERANNA. Si chiama Lisa?
MARCO. Sarebbe Elisabetta ma troppo lungo, troppo impegnativo. Lisa pi semplice.
PIERANNA. Allora, la conosci bene.
MARCO. C'incontriamo ogni tanto sulle scale, abita al piano di sopra.
PIERANNA. E vi scambiate spesso certi favori?
MARCO. No, anzi la prima volta che viene qua. Abita con un uomo, non molto giovane, che conosco poco, anzi non lo conosco affatto.
PIETRO. Gi, le scale: si sale, si scende ci s'incontra
MARCO. Molto raramente. Forse abbiamo orari diversi. Non conosco nemmeno il suo nome Quello che aveva prima, invece si chiamava Bruno, mi pare o Berto, non ricordo bene.
PIETRO. Non perde tempo, quella signora come si chiama?
MARCO. Lisa, si chiama. Sarebbe Elisabetta
PIERANNA. Ah, s, me lo avevi detto Marco, dimmi la verit: c' qualcosa? Dillo alla tua mamma, non farmi stare in pena! Quando penso che al paese ci sarebbero ragazze che aspettano solo un cenno da te
MARCO. Mamma, stai tranquilla, ho un cervello che tu mi hai fabbricato e che, fino a questo momento ha funzionato abbastanza bene. Sono maggiorenne, lascia che sia io a decidere.
PIERANNA. Va bene, va bene. Sei abbastanza grande ma, rifletti, pensa bene, ricorda quello che ti ho sempre insegnato.
MARCO. D'accordo, mamma, ci penser, rifletter, ricorder.
PIERANNA. Bravo! Promettimi
MARCO. Prometto. Anche tu, per, promettimi di condurre il tuo sposo a riposare: dopo quel giro, chiamiamolo turistico, mi sembra piuttosto stanco.
PIETRO. Vedi giusto, figliolo! Da quando sono in pensione, tua madre mi costringe a fare il riposino pomeridiano. Ormai diventata un'abitudine e le abitudini, si sa, non ammettono interruzioni.
PIERANNA. Io, ti ho costretto? Razza di bugiardo! Appena finito di desinare, si piazza sul divano e si addormenta come un angioletto. A volte pretende anche che lo copra con un plaid.
PIETRO. Solo nella stagione invernale. Quando fa freddo.
PIERANNA. S'inventa tutte le scuse! Andiamo, su muoviti, andiamo dalla signora Paoloni.
PIETRO. Discreta donna, quella signora Paoloni. Affittacamere ma discreta.
MARCO. Mi dispiace farvi dormire fuori di casa mia ma, lo vedete qui non c' proprio posto.
PIERANNA. Certo caro, non puoi avere un castello. Tuo padre ed io ci adatteremo. Ci basta stare con te nelle ore dei pasti qualche ritaglio di tempo A proposito, cosa devo preparare per la cena?
MARCO. Niente.
PIETRO. Come niente? Io non mangio molto: l'et, tua madre ma qualcosa dovr pur mettere nella cassaforte del mio stomaco.
MARCO. Non preoccuparti, pap. Andremo a mangiare in pizzeria.
PIERANNA. Nostro figlio vuole farci provare le ebbrezze della vita notturna.
MARCO. Oh, no. Solo un piccolo rifornimento alla cassaforte dello stomaco, come dice tuo marito.
PIETRO. Vedi come impara presto il mio figliolo? Ma, in confidenza, non ci sarebbe una trattoria, un ristorantino, anche modesto insomma dove si possa assaggiare qualcosa di meglio di una semplice pizza?
MARCO. Meglio? C' un posto qui vicino, dove preparano delle pizze meravigliose. Vengono da fuori per assaggiarle! Ma, se preferisci altri posti potrai scegliere tra i pi celebri ristoranti e le trattorie pi caratteristiche.
PIETRO. Bene, allora sar meglio andare a fare il riposino pomeridiano, in modo da recuperare le forze per affrontare le future battaglie.
PIERANNA. Smetti di fare il melodrammatico! Non sei pi nella filodrammatica della parrocchia.
PIETRO. Non detto, non detto. Don Gelsomino ha molti ragazzi che lo seguono, ed ha ancora la bella sala parrocchiale con il suo bel palcoscenico.
PIERANNA. Andiamo. La signora Paoloni ci aspetta.
PIETRO. Discreta donna, affittacamere ma discreta. Figliolo, ci vediamo pi tardi.
PIERANNA. A dopo, Marco. Ti lasciamo qui solo, hai qualcosa da fare?
MARCO. S, ho da rivedere certe carte: roba di un amico
Pieranna e Pietro escono.
Rimasto solo, Marco estrae una cartella da un cassetto. Ci ripensa, la ripone. Un pensiero lo tormenta.
MARCO. La farina. Lisa n'avr bisogno. (Si dirige verso la cucina. Suona il campanello, va ad aprire, c' Lisa sulla porta). Oh, signorina Lisa. Venga, entri. Ha bisogno di qualcosa? La farina! Mia madre mi ha detto
LISA. Lascia stare. Non mi serve nessuna farina.
MARCO. Credevo la mamma mi ha detto
LISA. Simpatica, tua madre. Capisci: ero venuta a trovare te, mi sono vista davanti questa signora, molto distinta devo dire
MARCO. Sono venuti a trovarmi, i miei genitori.
LISA. Gi. Ma, tu capisci che qualcosa dovevo inventare. La farina stata la prima cosa che mi saltata in mente. Pensa che io non ho mai cucinato frittelle.
MARCO. Volevo ben dire.
LISA. Che ne sai tu? Potrei anche essere un'ottima cuoca.
MARCO. Non lo metto in dubbio.
LISA. Sei mai entrato nella mia cucina?
MARCO. Le credo sulla parola.
LISA. (Ride). E fai male! Non son capace di cuocere nemmeno il classico uovo al tegamino.
MARCO. Mi sembra esagerato. Ma si pu sempre imparare. Non ci vuole molto. Anche io non sapevo fare niente ma, in pochi mesi di vita da solo, sono diventato un cuoco provetto.
LISA. Bravo. Mi congratulo.
MARCO. Beh, forse sto esagerando ma, nel complesso, diciamo che me la cavo, e non solo in cucina. Provo un certo orgoglio: son diventato un bravo "massaio"!
LISA. Complimenti. Io, invece
MARCO. Non lo dica, signorina Lisa. Mi sembra una persona molto determinata.
LISA. Purtroppo, non sempre la determinazione ti porta a qualcosa di concreto.
MARCO. C' qualcosa che la disturba?
LISA. Dimmi: sei sempre cos formale? Signorina Lisa qualcosa la disturba
MARCO. Mi pareva di aver capito, dalle sue parole
LISA. Si possono capire tante cose dalle parole e alla fine ci accorgiamo di non avere capito niente.
MARCO. Lei crede?
LISA. Per piacere, fammi un favore: lascia stare questo "lei" che al giorno d'oggi anacronistico, divisorio e oltretutto, errore grammaticale.
MARCO. Errore? Non posso dire di essere un grande letterato ma, la grammatica della lingua italiana quella che tutti studiamo alle scuole medie
LISA. Appunto. "Lei" una terza persona, una donna di cui si parla, che non presente; tu la seconda persona. Un mondo fatto di due sole persone: io tu. Chiaro?
MARCO. Non molto ma, vada per le due persone con il loro mondo privato.
LISA. Okey. Cos va meglio. Ti chiederai perch sono venuta a trovarti.
MARCO. Effettivamente non c'incontriamo molto spesso e le nostre conversazioni si limitano a "buongiorno" e "buonasera".
LISA. Non ti chiedi perch, proprio oggi, son venuta fin qui, ho bussato alla tua porta per dirti qualcosa di pi di un semplice buonasera
MARCO. La farina! Le frittelle gi, hai detto che stata una scusa.
LISA. Mai fatto frittelle in tutta la mia vita!
MARCO. Nemmeno io cio "qualcosa pi di un semplice buonasera" Significa che hai qualche problema?
LISA. Behs.
MARCO. Grosso, problema?
LISA. Dipende.
MARCO. Non vuoi spiegarmi? I problemi son fatti per essere risolti. Quasi tutti. Basta conoscerli.
LISA. Beh, quando i problemi sono piuttosto grandi
MARCO. Non vuoi dirmi?
LISA. Maurizio se n' andato! Sono rimasta sola.
MARCO. Chi Maurizio?
LISA. Lo avrai incontrato qualche volta.
MARCO. S, mi pare. Si chiamava Maurizio?
LISA. Si chiama. Non mica morto.
MARCO. Certo, certo: si chiama. Ma, voglio dire, se non c' pi se ne pu parlare come di un fatto accaduto, passato. andato via? Definitivamente?
LISA. Ha portato via tutta la sua roba. Poche cose per la verit: uno zainetto e nemmeno pieno. Ha dimenticato un mezzo tubetto di sapone da barba.
MARCO. Non mi sembra un valido segnale di un possibile ritorno Non mi pare possibile: sembravate una coppia affiatata, ben amalgamata
LISA. Diceva di amarmi di sentirsi bene soltanto quando era vicino a me Non bisogna mai credere agli uomini!
MARCO. Io fortunatamente
LISA. Ah, gi: tu non corri certi pericoli voglio sperare.
MARCO. Io devo solo guardarmi dalle donne.
LISA. Te lo ha raccomandato la mamma?
MARCO. S cio no. un modo di dire.
LISA. Sei fortunato. Hai un lavoro, uno stipendio, due genitori che potrebbero aiutarti in momenti critici una vita ordinata con una certa sicurezza.
MARCO. Basta sapersi organizzare.
LISA. Anch'io avrei voluto organizzarmi, ma rimasi sola che ero ancora una ragazzina. Mio padre, lo ricordo pochissimo, stava sempre fuori e quelle poche volte che lo vedevamo entrare in casa, era quasi sempre ubriaco. Una volta arriv con un braccio sanguinante avvolto nel fazzoletto, non volle andare in ospedale perch diceva, lo avrebbero arrestato. Non ho mai saputo cosa avesse combinato. In carcere per c' stato, e non una volta sola. Meglio cos perch, quando stava a casa era continuamente ubriaco, spesso picchiava la mamma Poi scomparve, non l'ho pi visto. Mia madre, sola, senza soldi. Trov delle amicizie che l'aiutarono a superare i momenti difficili. Io, fui messa in istituti: suore o altro. Meglio non parlarne Pi grandicella, trovai qualcuno che si prese la briga di proteggermi. Bella protezione! Non voglio pensarci! Incontrai un uomo, bravo non dico di no, che mi aiut, mi tenne con se per qualche tempo, poi spar lasciandomi sola, senza mezzi di sostentamento Infine, eccomi qua, ancora una volta sola, senza un appoggio, senza un amico.
MARCO. Bruno?
LISA. Quale Bruno? Che ne sai? Ah, gi: Bruno, qualche volta venuto a trovarmi lo avrai visto. No, non era Bruno.
MARCO. Scusa, non volevo essere importuno.
LISA. Niente di male. Prima di Bruno, c' stato anche un Francesco.
MARCO. Capisco. Maurizio, Bruno Francesco
LISA. Non rivanghiamo. In fondo, non ha importanza.
MARCO. Certo. Cose tue. Ma, se posso fare qualcosa considerami a tua disposizione.
LISA. Grazie. Sei veramente un amico. S, puoi fare qualcosa: non qualcosa di materiale, sarebbe impossibile rimediare a quanto mi sta accadendo, ma un conforto, una parola, la solidariet, il calore umano
MARCO. Non so se ne sar capace.
LISA. Ma s! Tu parli molto bene, sai trattare gli argomenti pi delicati con una leggerezza e una signorilit innate.
MARCO. Troppo buona.
LISA. la verit. Se penso come hai capito subito la storia della farina e ti sei adeguato con grande sensibilit, devo convenire che possiedi un animo veramente grande e permettimi di aggiungere: sublime.
MARCO. Non esageriamo
LISA. Io non ho mai conosciuto uomini dal carattere cos nobile. Purtroppo la mia vita sventurata mi ha portato sempre ad essere bersaglio di uomini meschini, qualche volta un po' volgari che cercavano in me la donna, ma non la donna intesa come compagna di vita intesa semplicemente come un trastullo passeggero, poco importante, che si liquida con un bel regalo o, pi semplicemente con un: "Grazie, stato bello ma, come vedi non pu continuare.
MARCO. Come possono esistere simili individui!
LISA. Esistono! Esisteranno fino a quando esisteranno delle donne sole, senza l'appoggio di una famiglia, senza il calore di un affetto. (Marco non risponde, lei incalza). Donne che devono adattarsi a qualsiasi compromesso per sopravvivere donne costrette a mendicare un sorriso, una parola un gesto (Marco continua a tacere). La vita fatta di necessit materiali: la casa, il sostentamento, qualche vestito modesto. Ma fatta anche di contatti umani, che possono riassumersi in poche, semplici cose: una compagnia, un uomo sul quale poter contare, un uomo che possa sostenerti spiritualmente, che ti dia una mano per aiutarti a superare i momenti difficili (Marco c.s.) momenti che purtroppo si presentano nella vita si presentano spesso, molto spesso un uomo che prende la tua mano (esegue) e ti stringe a se
MARCO. (Recupera la sua mano. Parla senza guardare Lisa. timido e impacciato). Ti capisco Lisa, e ti sono vicino. Non capisco come possano esistere uomini cos egoisti.
LISA. Purtroppo non tutti hanno la tua gentilezza, la tua sensibilit la tua nobilt.
MARCO. Lo avevi gi detto.
LISA. E lo ripeto! Non avevo mai incontrato un uomo come te, con la disponibilit che tu dimostri verso il prossimo pi sventurato e bisognoso di comprensione.
MARCO. (La guarda). Non mi sembra di avere fatto molto, per meritarmi queste lodi.
LISA. (Approfitta di quell'unico sguardo). Hai fatto, Marco, hai fatto. Basta il tuo sguardo per dare consolazione alla mia vita, fino a questo momento derelitta e sconsolata.
MARCO. Potrai sempre contare sulla mia solidariet, la mia simpatia.
LISA. Che io accetto! Accetto con tutto il mio cuore la tua simpatia e la tua solidariet!
MARCO. Se basta uno sguardo per conquistarti
LISA. Non correre con la fantasia. Forse hai ragione: in questo momento non sarebbe difficile conquistarmi ma il tuo sguardo non posso dimenticarlo. Certe volte basta uno sguardo. C' chi sostiene che negli occhi di una persona si pu leggere tutto: la bont, la cattiveria, la lealt, l'amore, la richiesta d'affetto anche l'offerta Dicono che basta un attimo, una frazione di secondo e si pu conoscere tutto di una persona.
MARCO. Gli occhi sono come un libro aperto, sul quale puoi leggere tutto. E, quel che pi conta, un libro senza errori di stampa. Tutto chiaro e non lascia ombre.
LISA. Dici quello che dico io! Non voglio chiederti cosa vedi nei miei occhi, non voglio essere troppo invadente
MARCO. Ci leggo tanta voglia di tenerezza, di affetto anche se velato da una piccola nube d'incertezza.
LISA. naturale. Dopo quanto successo. Ma le nuvole passano e fa presto a tornare il sereno. Ho bisogno di starti vicino, sentire quello che hai da dirmi, sentire il suono della tua voce.
MARCO. Sono sempre stato piuttosto stonato.
LISA. Non ti ho chiesto di cantare. Mi basta sentire quello che devi dirmi.
MARCO. Non vorrei deluderti. Non sono abituato a certe situazioni.
LISA. Non serve l'abitudine. Certe cose nascono in maniera spontanea.
MARCO. Tra poco dovrebbero tornare i miei genitori. Sono andati a riposare, hanno affittato una camera dalla signora Paoloni, l'affittacamere. Qui non c' spazio.
LISA. S, lo so. Potrebbero arrivare in questo momento. Non troverebbero niente di strano: non stiamo facendo niente di male, siamo buoni amici vero?
MARCO. Certo. Buoni amici. Ma, i buoni amici si frequentano, si parlano, dicono qualcosa pi di un buongiorno o buonasera.
LISA. Abbiamo perso troppo tempo. Dobbiamo recuperare! Dobbiamo incontrarci pi spesso per parlarci, raccontarci le nostre cose, i nostri problemi.
MARCO. (Tenta un timido abbraccio che Lisa gli rende pi facile abbracciandolo a sua volta). Puoi venire a trovarmi quando vuoi. Sar sempre felice di averti vicina (il suo viso vicino a quello di lei, lo sfiora con le labbra. Lisa si ritrae pudica e invitante allo stesso tempo).
LISA. Dovremmo stare sempre insieme.
MARCO. Sempre?
LISA. Quando uno di noi due ne sente il desiderio. Non ci devono essere limiti.
MARCO. Te l'ho detto, vieni a trovarmi quando vuoi. O, posso salire io da te.
LISA. Temo che non sar possibile. L'appartamento era locato a Maurizio e, non essendoci pi lui, dovr lasciarlo.
MARCO. Dammi il tuo nuovo indirizzo. Fosse anche in capo al mondo, verr a trovarti.
LISA. Purtroppo, non c' un nuovo indirizzo.
MARCO. Vuoi dire
LISA. Proprio cos: sono fuori di casa. Il padrone ha gi affittato ad una coppia sposati da poco. Non li conosco.
MARCO. Quindi, sei fuori di casa?
LISA. In mezzo alla strada.
MARCO. Oh, mi dispiace. Cosa posso fare?
LISA. C' poco da fare, purtroppo cio qualcosa ci sarebbe
MARCO. Cosa?
LISA. No, no. Meglio di no.
MARCO. Dimmi. Se ci pu essere una soluzione se posso
LISA. Sarebbe per pochi giorni qualche settimana per superare il momento di difficolt e riprendere
MARCO. Credo di aver capito. Ti ospiterei molto volentieri. Sarebbe un completamento della mia vita scialba vita da scapolo L'ho sempre sognato, sai, una compagna che possa riempire le mie ore di solitudine, con la quale poter parlare, scambiarsi idee, opinioni aiutarsi nei piccoli lavori domestici
LISA. Devo confessare di averti detto una bugia. Non vero che un cucina sono una frana. Qualcosa so fare.
MARCO. Non ho molte pretese. Ho sempre avuto abitudini spartane. Due spaghetti magari conditi soltanto con un pezzo di burro.
LISA. Ci sar qualcosa di pi: non molto ma qualcosa. E poi, l'hai detto tu stesso: si pu sempre imparare.
MARCO. Basta la volont.
LISA. Quella ci sar!
MARCO. Per, i problemi non finiscono in cucina. La cameretta dove dormo piccola: un lettino, un piccolo armadio, un tavolinetto che serve da scrivania
LISA. Si pu sempre aggiungere un lettino, una rete da tirare su la mattina. Oppure senti che idea: un divano letto qui, nel salottino. Ci pu entrare, spostando un po' le sedie.
MARCO. Pensavo che stare vicini, almeno la notte, sarebbe bello. Il giorno si deve uscire: il lavoro, gli impegni, ma la sera, tutti e due nell'intimit della nostra piccola casetta, stare insieme la notte poi
LISA. Non correre con la fantasia. Non sono cose da programmare, come la scadenza di una rata, o andare al cinema
MARCO. Scusa, non volevo porre condizioni. Vedi: non sono molto esperto di certe cose ma pensavo che, quando un uomo e una donna vivono insieme, sia del tutto naturale vedere nascere insomma, sbocciare un affetto e l'affetto, si sa, si manifesta anche con effusioni del tutto naturali Uffa! Che fatica cercare di dire queste cose!
LISA. (Ride). Sei fantastico, Marco! L'ingenuit di un fanciullo e il raziocinio del contabile. Ed anche il sogno del poeta.
MARCO. Non credevo di possedere tutte queste cose.
LISA. Molto di pi! Sei impagabile e adorabile. Hai ragione: certe cose devono essere naturali e spontanee, bisogna sentirle e desiderarle. I sentimenti non si comandano, bisogna coltivarli con assiduit, con gentilezza
MARCO. Domani comprer un lettino, qualcosa che possa stare con l'arredamento gi esistente. Domani partiranno i miei genitori, li accompagner alla stazione e, tornando a casa, vedr di trovare un mobiliere. Verrai anche tu, mi aiuterai a scegliere.
LISA. Fai tu, per me andr tutto bene.
MARCO. Come vuoi. (L'abbraccia). Vedrai come sar bello, vivere insieme.
LISA. Certo. Ah: con il lettino, vedi se hanno anche una culla.
MARCO. Una culla?
LISA. S. Dovrebbe starci nella cameretta.
MARCO. Perch, una culla?
LISA. Ah, non te lo avevo detto: dovr arrivare un bambino.
MARCO. Dove?
LISA. Qui.
MARCO. Perch, proprio qui? E come dovr arrivare?
LISA. Nella maniera pi naturale che Madre Natura abbia inventato per far nascere i bambini. Almeno spero.
MARCO. Aspetta. Fammi capire. Ogni bambino nasce da una madre. Fin qui chiaro. Ora: questo bambino che, secondo la tua previsione, dovr arrivare qua, avr necessariamente una madre. Giusto?
LISA. Giustissimo.
MARCO. E, questa madre avr un nome
LISA. Certo che ha un nome. Marco carissimo (lo abbraccia) succede alle donne, molte donne, che qualche volta debbano mettere al mondo un figlio. Io, sono fra queste donne. Sono incinta.
MARCO. Tu?!
LISA. Io. successo.
MARCO. Com' successo?
LISA. Beh, come sempre succede
MARCO. Questo va bene ma, voglio dire, quando?
LISA. Sar due tre mesi fa.
MARCO. Maurizio? Va via proprio ora che hai pi bisogno!
LISA. Si messo a spergiurare che il bambino non suo!
MARCO. Due, tre mesi fa vivevi con lui gi da un pezzo
LISA. S, ma, vedi, lui stava molto fuori: rappresentante di commercio.
MARCO. Capisco. E tu
LISA. Non pensare male. In fondo non c' mai stato un grande amore fra noi due.
MARCO. Vivevate insieme.
LISA. Una casa bisogna pure averla e, quando rimane vuota con una donna sola
MARCO. Bruno!
LISA. Forse cio: s, lui! Non si mai saputo staccare definitivamente da me, dalla sua cara Lisa, cos mi chiamava. Veniva a trovarmi, quando restavo sola
MARCO. Molto affezionato! Certo che la situazione, ora diversa.
LISA. Perch? Prima che il bambino nasca, avr trovato un posto dove andare. Trover un lavoro, star da sola tu potrai venire a trovarmi quando vorrai
MARCO. Pochi mesi, hai detto?
LISA. Poche settimane. Non sar un gran sacrificio. Sapr compensarti.
MARCO. Mi prendi alla sprovvista Vedremo.
LISA. Pensaci. Pensa a me che mi trovo in una situazione di vera necessit ma pensa anche a te, la gioia che ne proverai: le tue serate non saranno pi cos fredde e solitarie. Ci sar qualcuno che star ad ascoltare i tuoi problemi, le tue ansie e sapr regalarti dei momenti felici un affetto piccolo per ora, ma crescer
MARCO. Vedremo.. forse ma ci devo pensare.
LISA. Giusto. Pensaci, ma rifletti: avrai qualche grattacapo in pi ma avrai anche delle gioie rifletti.
Suona il campanello. Marco va ad aprire. Sono i suoi genitori.
PIERANNA. Tuo padre! Vuole stendersi sul letto, il solito pisolino, poi non riesce a dormire, sbuffa, si alza; in breve: mi toccato trascinarlo di nuovo qui!
PIETRO. (Si avvicinato a Lisa). Signorina. Permetta che mi presenti, sono il padre del mio ragazzo: Marco, questo giovanotto!
LISA. Tanto piacere. Io sono Lisa.
PIETRO. Bel nome, Lisa. Ricordo, su al paese, nella stalla del Menicucci sa, io ero veterinario. Dicevo che c'era una giumenta
PIERANNA. Andiamo, Pietro! Cosa vuoi che interessino alla signorina, i tuoi ricordi paesani una stalla poi!
LISA. Molto interessante, invece i colori della vita. Un film in bianco e nero che si accende di mille riflessi.
PIETRO. Anche poetessa! (A Marco). Dove hai trovato un gioiello simile?
PIERANNA. (Interviene). Abita al piano di sopra o di sotto, non ricordo bene. Ti occorre ancora la farina? C'! Prima ti avevo detto di no, scusami. Pensa: mio figlio la tiene nel ripiano inferiore. Che sistema!
LISA. Forse ha bisogno di una donna che gli tenga in ordine la cucina, e tutto il resto.
PIETRO. Parole sante! Un uomo senza una donna come.. come una vacca senza il toro! Per quanto, al giorno d'oggi, tori in giro non se ne vedono pi tanti. Questi metodi moderni
PIERANNA. Pietro, non sono cose da discorrerne. (A Lisa). Hai preso la tua farina? Prendi tutto il sacchetto: a noi, per ora non serve.
LISA. Non ho bisogno di farina, ero solo venuta per dire a Marco certe cose.
PIERANNA. Gliele hai dette? Allora piacere di averti incontrata. Buonasera!
PIETRO. Noi partiamo domani, ma torneremo qualche volta. Ci rivedremo. Un piano di scale non molto. Di sopra o di sotto?
LISA. N sotto n sopra. Sono stata sfrattata!
PIETRO. Come sarebbe a dire?
LISA. Sono fuori di casa! Non ho pi dove andare. A meno che
PIERANNA. A meno che?
LISA. A meno che, qualcuno non mi offra ospitalit pochi giorni qualche settimana forse pochi mesi
PIERANNA. E questo "qualcuno" lo hai gi trovato?
LISA. Ci sarebbe una promessa pi di una promessa: un invito, una proposta.
PIERANNA. Sei gi a buon punto! Hai una convivenza pronta, l. Per caso, hai gi le chiavi di casa? Potrei sapere chi ti ha fatto questa proposta?
MARCO. Io. Gliel'ho detto io, mamma, le ho offerto ospitalit.
PIERANNA. Tu?!
MARCO. S, mamma. Mi sembrata una situazione disperata e ho creduto di far bene a offrire ospitalit.
PIERANNA. E dove avresti intenzione di ospitarla?! Fammi capire: un ospite presuppone un luogo dove sistemarlo, anche piccolo ma un posto suo. Una stanzetta, un cucinino.. per non parlare del bagno o di altre pi intime necessit! Non mi pare che tu abbia tutte queste cose! L'ambiente ristretto, appena sufficiente per una persona! Ci hai pensato bene?
MARCO. Ci adatteremo, mamma. In camera ci pu essere posto per una rete, un materasso coperte ce ne sono stiamo andando verso l'estate, non ce ne vorranno molte.
PIERANNA. Ah, cos! Gi tutto sistemato! Il lettino, le coperte l'estate! Quando verr l'inverno, poi, passerete ad un altro sistema di riscaldamento. cos?!
MARCO. Quando ci arriveremo, vedremo. Intanto un altro lettino ci pu stare.
PIERANNA. E a noi, non ci pensi? A tuo padre, non ci pensi? Pover'uomo, ha sacrificato una vita per procurarti un avvenire tranquillo e tu, lo ripaghi cos! Pietro, lo vedi cosa ti fanno? Di' qualcosa a tuo figlio!
PIETRO. Effettivamente, caro Marco, non mi sembra un comportamento molto corretto Senza dirci niente Tua madre ha ragione.
MARCO. Dovete capire. Un uomo ha diritto di sistemare la sua vita, come meglio crede!
PIETRO. Hai ragione, ma, vedi: su al paese ho ancora molte amicizie, gente importante; qualche partecipazione i confetti! Almeno i confetti bisogner distribuirli. Anche qualche invito al pranzo.
MARCO. Quale pranzo?
PIETRO. Il pranzo di nozze! Non puoi non invitare il Castellacci con la moglie, la signora Elvira, donna gentilissima, sono miei ottimi amici. C' poi il nuovo fattore agrimensore o come lo chiamano ora, laureato in scienze agrarie
PIERANNA. Pietro: tuo figlio non intende celebrare un matrimonio!
PIETRO. No? Mi pareva di aver capito
PIERANNA. Hai capito male, come al solito. Tuo figlio intende convivere con questa donna, in maniera carnale e animalesca. Proprio come le vacche delle tue vecchie stalle!
LISA. Stai esagerando, Pieranna. Capisco la tua reazione ad una notizia inaspettata che, per, non vedo cos drammatica.
PIERANNA. No! Normalissima! Perch avete aspettato fino ad ora! Bisogna saper approfittare delle occasioni, cara Lisa!
LISA. Sei ingiusta, se pensi ad interessi materiali da parte mia.
PIERANNA. Scusa! Non l'avevo capito! Tu sei la fatina buona!
LISA. No, non credo di essere mai stata la fatina buona, ma nemmeno il lupo cattivo!
MARCO. Stiamo andando fuori tema. Esiste una realt alla quale dobbiamo adeguarci.. primo punto: aggiungere un lettino ed una culla, vero Lisa?
PIERANNA. Una culla?! Una culla?!
MARCO. Esatto, mamma: una culla.
PIERANNA. Pietro, dimmi che ho capito male! Dimmi che ho capito male!
PIETRO. Non sarebbe la prima volta, cara. Ma, se devo essere sincero, nemmeno io ho afferrato molto bene il concetto.
PIERANNA. Ci vuole poco per afferrare! Quando si mette in casa una culla, vuol dire che qualcuno aspetta!
PIETRO. Marco?! Non possibile!
PIERANNA. possibile! Tuo figlio ha messo incinta questa graziosa signorina! O forse, stata lei a farsi ingravidare da lui! E lui c' cascato! Tuo figlio, capisci?!
PIETRO. Non lo avrei mai creduto Per, Pieranna mia cara, devi spiegarmi una cosa: perch quando Marco combina qualche malanno, tu dici "tuo figlio". Cio "mio" figlio. Quando invece riesce a combinare qualcosa di buono, allora "tuo" figlio, non pi "mio".
PIERANNA. Non stare a sottilizzare, come al solito! Avremo un nipote! Io, per parte mia, non ho nessuna intenzione di riconoscerlo!
LISA. State tranquilli, non avrete nessun nipote: il bambino non di Marco.
PIERANNA. Come?! (A Pietro). Ho capito bene?
PIETRO. Non lo so, cara. Ma, se il padre non Marco, chi ?
MARCO. Bruno, almeno credo.
LISA. S, diciamo che Bruno il pi probabile, al novantanove per cento.
PIERANNA. Chi questo Bruno? Quel tipo che abita con te, al piano di sopra o di sotto.
LISA. Quello Maurizio. Ma lui non c' pi, andato via.
MARCO. partito, senza preoccuparsi di pagare l'affitto, quindi lei stata sfrattata.
PIERANNA. Maurizio, Bruno e quanti altri?
LISA. Non molti, non m'innamoro molto spesso.
PIERANNA. Meno male!
MARCO. Devi capire, mamma, anche io dovr pure cominciare a pensare ad una sistemazione. La sera, da solo, un cinema qualche volta, alla fine stanca. Un uomo ha bisogno di una compagnia, un focolare.
PIERANNA. Un focolare per sfrattate! Ti sei dato alle opere buone? Potevi rivolgerti alla parrocchia o alla circoscrizione, avresti trovato certamente, una soluzione migliore di questa.
LISA. La mia permanenza qui, non durer a lungo. Trover un lavoro, sar in grado di mantenermi e toglier il disturbo, stai tranquilla, mamm.
MARCO. Lisa, te l'ho gi detto e te lo ripeto ora, davanti a tutti: tu, qui, sei la benvenuta. La nostra convivenza sar serena e piacevole. Lo spazio poco ma importante la grandezza dei sentimenti, dei cuori, delle volont he ci permetter di superare tutti gli ostacoli.
PIETRO. L'ho sempre detto: il mio ragazzo doveva fare il poeta! (A Pieranna). Ti ricordi quando, a scuola, la maestra lo chiamava sempre a declamare le poesie Leopardi Pascoli Manzoni
PIERANNA. Altri tempi! Inoltre, qui, non mi pare si tratti proprio di poesia! C' qualcosa in ballo di molto pi prosaico e materiale: una sistemazione, un tetto sulla testa, qualcosa da mangiare finch c' uno che paga! Poi: morto un papa se ne fa un altro!
MARCO. Sei ingiusta. I vantaggi, caso mai, saranno reciproci.
PIERANNA. Gi: io do una cosa a te e tu la dai a me! Solo che lei ti d un bambino!
PIETRO. A proposito: quanto tempo mancherebbe al lieto evento si fa per dire.
LISA. Sei mesi, pi o meno.
PIERANNA. Sei mesi e poi pannolini, camicini, scarpine cacchine! Io, lo dichiaro solennemente, non ci voglio entrare! Non fatemelo nemmeno sapere, non sono cose che mi riguardano! Pietro, portami via!
PIETRO. S, cara, dove vuoi andare?
PIERANNA. Fuori! Fuori da questa casa! Se ancora si pu chiamarla casa! Pietro: io, non ho pi un figlio! Portami via!
PIETRO. Certo, vieni, andiamo. (A Marco). Bisogna compatirla lo choc
PIERANNA. Pietro! Andiamo?
PIETRO. Subito. (Le d il braccio. Cenno di saluto mentre la conduce fuori).
MARCO. Povera mamma (Si siede, sta per piangere. Lisa, da dietro lo abbraccia e lo accarezza sulla testa e sulle spalle).
SECONDO ATTO
La scena la stessa del primo atto, con qualche tocco femminile: un vaso con dei fiori, una tendina, un pupazzetto. Sono trascorsi circa dieci mesi. Una bambina sta dormendo nella sua culla, in camera. La scena vuota. Una pausa, poi Pietro esce dalla camera portando un pannolone sporco, percorre la scena, entra nella cucina. Pausa. Rientra, non ha pi il pannolone, attraversa per rientrare in camera, sulla porta s'imbatte in Pieranna che ne esce con camicini sporchi.
PIERANNA. Hai gettato il pannolone?
PIETRO. Nel bidoncino della spazzatura.
PIERANNA. Bravo. Bisogner gettare via quella roba. Vado a mettere questi in lavatrice, poi chiudo il sacchetto e, quando usciamo lo gettiamo nel cassonetto.
PIETRO. Vado a vedere come sta. (Fa per andare nella camera).
PIERANNA. Sta bene sta bene. L'ho appena cambiata, l'ho lavata, le ho dato il borotalco sulle coscine
PIETRO. Dice che esistono certe creme, molto buone americane, dice
PIERANNA. Non lasciarti convincere dalla pubblicit! Guarda tuo figlio: a quei tempi non esistevano creme, c'era soltanto il borotalco e tuo figlio venuto su, non per vantarmi, ma proprio un bell'uomo.
PIETRO. Talis pater
PIERANNA. Lascia stare il latino! Non sei mai stato capace d'impararne una sillaba. Fammi andare a sistemare questa roba. (Entra nella cucina).
PIETRO. (Rimasto solo, non resiste alla tentazione. Si affaccia alla camera, poi entra definitivamente).
PIERANNA. (Pausa. Rientra dalla cucina, non vede suo marito, immagina che sia entrato nella camera. Gesto di stizza o, forse, di gelosia. Entra nella camera. Pausa. Rientra spingendo avanti a se, il marito. Parla sottovoce). Non devi entrare. Finir che la sveglierai.
PIETRO. (Sottovoce). Volevo accertarmi che dormisse che fosse coperta certe volte, nel sonno, agita le manine, le gambe e il lenzuolo scivola via. Prende fresco e si ammala.
PIERANNA. Tu, sei malato! Sta l, buona buona, l'ho appena lavata, cambiata, sistemata; aspetta solo di prendere il latte.
PIETRO. Tra poco arriva sua madre con relativa latteria.
PIERANNA. Pietro, non usare certe espressioni nei confronti di tua nuora. Mi sembrano un po' irriverenti.
PIETRO. Era solo un piccolo scherzo. E poi, non proprio mia nuora..
PIERANNA. Praticamente lo ! Vive con tuo figlio, cosa importa che non ci sia stato un prete o un sindaco a a celebrare Ti ha dato una nipotina che un amore, cosa chiedi di pi?
PIETRO. Io? Niente! Voglio bene alla bambina, anche se non proprio mia nipote.
PIERANNA. La tua mania di sottilizzare. Che uomo! Sempre a cercare il pelo nell'uovo!
PIETRO. Hai ragione. Una cosa la paternit biologica, un'altra Come nelle stalle: quando una mucca era gravida
PIERANNA. Pietro! Non tirare fuori le tue solite stalle! E le tue solite mucche!
PIETRO. Io dicevo soltanto
PIERANNA. E non alzare la voce! Potresti svegliare Anna L'hanno chiamata come me.
PIETRO. Pieranna Anna.
PIERANNA. Certo, bisogna semplificare, tagliare, modernizzare.
PIETRO. Gi. Pietro, invece
PIERANNA. Che c'entra? un nome maschile, da uomo.
PIETRO. Il prossimo
PIERANNA. Non correre con la fantasia. Per ora c' questa Anna e pu bastare.
PIETRO. (Guarda l'orologio). Quanto sta? Se si sveglia, ha fame, piange.
PIERANNA. Ormai questione di minuti. Al negozio dove lavora, sai com', pu sempre capitare un cliente all'ultimo momento.
PIETRO. Meno male che ha trovato quel posto.
PIERANNA. un bel negozio. Moda, vestiti e accessori; pu anche essere divertente. Per ora l'hanno presa part-time, come si usa ora, lo stipendio ridotto ma ha molto tempo libero, che per lei, proprio necessario.
PIETRO. Quei pochi soldi che porta a casa, gli fanno tanto comodo. Marco, da solo, anche se ha un discreto stipendio
PIERANNA. Impossibile, al giorno d'oggi, tirare avanti la famiglia con un solo stipendio.
PIETRO. I nonni poi, sono indispensabili. Come farebbero con la bambina? Dovrebbero prendere una baby-sitter, come le chiamano ora che costano. Uh, se costano!
PIERANNA. Gente estranea alla famiglia. Io, non lo permetterei mai!
PIETRO. I nonni, invece, sono i genitori dei genitori: son genitori due volte. Voglion bene due volte.
PIERANNA. Pietro, non si direbbe ma qualche volta, ne azzecchi una giusta anche tu.
PIETRO. Ogni tanto mi capita. Cominciai tanti anni fa, quando sposai te.
PIERANNA. Cosa tiri fuori adesso? passato tanto di quel tempo!
PIETRO. Come fosse ieri
PIERANNA. Ma vedi un po': questo vecchio che si mette a fare il sentimentale.
PIETRO. Sar la bambina l'innocenza sua madre, Lisa, che mi sembra affezionata, attaccata, precisa.
PIERANNA. vero. Anche nei confronti di Marco, devo dire, molto premurosa. Forse facesti male ad aggredirla in quel modo, quando ci dissero cosa stava succedendo.
PIETRO. Io? Se non ricordo male, fosti proprio tu ad inveire e se non c'ero io a trascinarti fuori
PIERANNA. Tu? Ma se non ricordi nemmeno che giorno oggi
PIETRO. Ricordo ricordo. Sai cosa pensavo? Noi veniamo qui ad aiutarli, ci siamo piazzati da quell'affittacamere
PIERANNA. Una stanzuccia piuttosto squallida. Per fortuna, la maggior parte del tempo la passiamo qua.
PIETRO. Stanzuccia che ci costa, anche, un bel po' di soldi. Passando ho visto che quel palazzo sull'angolo ha un cartello "vendesi".
PIERANNA. L'ho veduto anch'io.
PIETRO. Mi sono detto: si potrebbe vendere la casa che abbiamo su al paese e comperare questa. Saremmo vicini ai ragazzi, alla nipotina
PIERANNA. Pietro, mi stupisci: continui a sfornare idee brillanti a un ritmo impensabile.
PIETRO. Ti piacerebbe?
PIERANNA. Se devo dirti la verit, l'ho pensato anch'io. Anzi, mi sono segnata il numero di telefono per contattare
PIETRO. Davvero? Devo dirti una cosa, Pieranna: ogni tanto, qualche buona idea, riesci a metterla insieme anche tu. (L'abbraccia).
PIERANNA. (Si scioglie dall'abbraccio). Su, su, non perdiamo tempo. Vediamo se Anna dorme ancora. (Va nella camera).
PIETRO. Speriamo che regga ancora due minuti. (Guarda l'orologio). Ci siamo, ormai (Cerca di sistemare i fiori nel vaso, non ci riesce, ha un gesto di stizza, lascia perdere).
LISA. (Entra con Marco). Ciao pap, come va, sveglia?
PIETRO. Credo che stia ancora dormendo.
MARCO. stata buona, vi ha dato da fare?
PIETRO. Le abbiamo fatto il bagnetto, le abbiamo cambiato gli abiti. Le abbiamo perfino dato il boro talco sulle coscine!
LISA. E sul culetto?
PIETRO. Non ricordo forse s.
MARCO. State diventando due babysitter modello.
PIETRO. Nella vita bisogna essere sempre pronti a tutto. Tua madre aveva una certa esperienza, ma io ho dovuto imparare dal nulla.
LISA. Anche tua moglie non doveva ricordarsi gran che, passato tanto di quel tempo, da quando Marco
MARCO. Che vorresti insinuare, che sono vecchio?
LISA. Non mi permetterei mai. Diciamo che siamo entrambi adulti maggiorenni.
PIETRO. Da un bel pezzo! Volevo dire che possedete tutta la saggezza della maggiore et.
LISA. Marco, sicuramente! Io, so solo che devo portare questo alimento (si tocca il petto) a chi ha fame. Scusatemi. (Va nella camera).
PIETRO. Fa bene ad allattarla con il suo latte. Finch ne ha, glielo deve dare, molto meglio di questo sistema che usa ora. una questione biologica, come gli animali, che vengono alimentati con le macchine e il latte delle mucche viene impachettato e smerciato chiss dove. E noi siamo obbligati a bere il latte olandese o addirittura ucraino. Che poi, te lo vendono per latte, ma chiss che ci mettono dentro.
MARCO. Hai ancora il culto dei tuoi tempi? S, forse certe cose erano migliori ma bisogna adeguarsi. La modernit ti d tanti vantaggi ma esige anche qualche sacrificio.
PIETRO. Gi: la modernit. Tutt'un'altra cultura!
MARCO. I tempi cambiano.
PIETRO. Ed la cultura moderna che impone Ho notato che nella vostra camera, c' rimasto poco spazio: un lettino, una rete e, nel mezzo, una culla
MARCO. Certo. Quando Anna si sveglia, la notte, siamo tutti e due l, vicini. Ciascuno dei due pu stendere un braccio e trastullarla.
PIETRO. Fate a turno?
MARCO. Non proprio chi dei due si sveglia per primo per non disturbare l'altro.
PIETRO. Quando tu eri piccolo, tua madre ed io abbiamo sempre dormito l'uno accanto all'altra, e non ci siamo mai disturbati anzi
MARCO. In seguito vedremo. Dovremo abituarci ci organizzeremo, pap. Queste sono sciocchezze.
PIETRO. Certo, la cultura moderna. Non riesco a capirla, sono un piuttosto all'antica. Ma, contenti voi
MARCO. Non preoccuparti. Va tutto bene. Tutto okey!
PIETRO. Per favore, non costringermi a subire cotesto orribile linguaggio! Certo che, lo ripeter fino alla noia, nelle stalle c'era molto da imparare. Le stalle dei miei tempi, naturalmente!
PIERANNA. (Rientra). Di nuovo con le stalle! Scusalo, Marco, un'ossessione ormai: demenza senile!
MARCO. Non vero. Pap dice delle cose molto sagge. Ma i tempi cambiano
PIERANNA. E lui non se ne accorge! Se non ci fossi io Bene, Anna sta poppando il suo latte. di buon appetito quella bambina, non vedo l'ora che sia grande per preparargli delle pietanze come le so fare io
MARCO. La farai ingrassare.
PIETRO. Non vanno pi di moda le donne grassottelle. Ci sono i centri benessere, che ti riducono magra cos certe volte addirittura uno scheletro. Nel senso che ti mandano proprio al camposanto.
PIERANNA. La mia cucina non ha mai fatto male a nessuno! Allora, marito mio, vogliamo muovere il passo verso casa?
MARCO. Mi dispiace darvi tanto disturbo.
PIERANNA. Forse, riusciremo a risolvere questa faccenda.
PIETRO. Chiacchierona, pettegola che non sei altro. Doveva essere un segreto, una sorpresa. Le donne: tutte uguali!
MARCO. C' qualche novit?
PIERANNA. Tuo padre ha avuto un'idea.
PIETRO. L'abbiamo avuta tutti e due.
PIERANNA. S, ma tu l'hai detta per primo. Per ora un segreto ma, pu darsi che, prossimamente, potremo stare molto pi vicini ad aiutarvi in tutto.
PIETRO. Basta cos. Va a finire che spiattelli tutto e allora, addio sorpresa. Andiamo, torniamo pi tardi, per cena.
PIERANNA. Porter qualche fettina di arrosto. Ho visto che il macellaio qui vicino ce l'ha gi pronta, due patate le friggiamo da noi.
PIETRO. Porter anche una bottiglia di birra Su, al paese, le donne dicono che fa bene alle balie s, fa latte. Lo dicono, su al paese le donne
PIERANNA. La davi anche alle tue mucche?
PIETRO. No! Per, potrebbe essere un'idea
PIERANNA. Andiamo, muoviti. Ciao, Marco, che fai ora?
MARCO. Ho da riguardare certi documenti. Tengo l'amministrazione ad un meccanico, ha un'officina, ha bisogno di qualcuno che si occupi di partita Iva, fatture, le solite cose.
PIETRO. E tu, arrotondi lo stipendio. Bravo! Buon lavoro. Ciao. (Esce con Pieranna).
Rimasto solo, Marco prende una cartella dalla quale estrae dei fogli, li dispone sul tavolo, poi va nella camera. Pausa. Rientra con Lisa.
LISA. di buon appetito quella bambina. Mi ha quasi svuotata. (Accenna al petto).
MARCO. Sarebbe bene prendere una bilancia, le danno a noleggio, le ho viste in qualche farmacia.
LISA. Che bisogno c'?
MARCO. Potremmo controllare quanto latte prende. Addirittura ti danno anche una tabella, dove annotare ogni volta la quantit. Bisogna pesarla prima e dopo la poppata.
LISA. Mangia di buon appetito, regolare, dorme tranquillamente
MARCO. Il peso andrebbe controllato ogni giorno.
LISA. D'accordo, anche i pediatri hanno bisogno di lavorare, ma ritengo che sia il caso di chiamarlo solo quando c' qualcosa che non va.
MARCO. Ti sei lasciata convincere da mio padre?
LISA. Mi piace stare con i piedi sulla terra, valutare le necessit e comportarmi di conseguenza. Ho molto rispetto per tuo padre, e molta stima di lui, come pure di tua madre.
MARCO. Gente di altri tempi, altre culture Ricordi come ti accolsero la prima volta che si parl di convivenza. Per loro, sono cose dell'altro mondo.
LISA. Fu pi che naturale, poi, la bambina, una pi stretta conoscenza io, per, li ho sempre amati, fino dall'inizio.
MARCO. E loro amano te. Si sono dovuti ricredere, forse li abbiamo avvicinati un po' ai nostri tempi, al nostro modo di vivere, hanno capito che il mondo di tanti anni fa non c' pi. Sar migliore, sar peggiore, sicuramente diverso.
LISA. Altre origini, altre condizioni di vita. Anche i miei genitori nacquero tanti anni fa ma i risultati sono stati ben diversi:
MARCO. Non pensarci pi. Il passato passato, c' il futuro: a quello dobbiamo guardare. Organizziamo il nostro futuro. (Cerca di abbracciarla).
LISA. (Con dolcezza, si scioglie dall'abbraccio). Il passato, certe volte ritorna.
MARCO. Basta non aprire la porta. Restiamo chiusi, qui, nel nostro nido.
LISA. (Ride). Mi diventi anche poeta. Romantico, per.
MARCO. (Sorride anche lui). D'accordo, l'espressione degna di qualche giornaletto rosa o qualche trasmissione televisiva piuttosto stupida.
LISA. Sono i programmi pi seguiti.
MARCO. Purtroppo. Ma restiamo in argomento: mio padre, molto diplomaticamente mi ha fatto notare l'anomalia della nostra camera. Effettivamente c' qualcosa che non convince.
LISA. Lo spazio poco, lo abbiamo sfruttato al meglio.
MARCO. Non proprio. Mio padre l'ha notato, e chiunque entrasse nella nostra camera, lo noterebbe. Fortunatamente, non abbiamo molti visitatori.
LISA. Vuoi dire i letti separati?
MARCO. S. Voglio dire. Con la culla nel mezzo.
LISA. Per comodit ne abbiamo parlato.
MARCO. Tu sai quanto sono affezionato ad Anna. Le voglio bene come se fosse mia figlia, se possibile di pi.
LISA. E allora?
MARCO. una specie di muraglia, di baluardo messo l a difesa di cosa? Una roccaforte serviva a difendersi dagli assalti dei nemici che volevano conquistare, catturare, ridurre in schiavit.
LISA. (Sorridendo). Marco, non ti ci vedo proprio a espugnare un castello e ridurre in schiavit la bella castellana
MARCO. Per carit! Non usiamo parole grosse: schiavit, padrone, servo sono espressioni che non esistono nel nostro vocabolario.
LISA. Lasciamole ai teleromanzi.
MARCO. Appunto. Ma, due persone che vivono insieme, che devono risolvere i problemi comuni, s, dico: quest'uomo e questa donna, dovranno volersi bene, ci dovr essere fra loro una sorta di solidariet, affetto forse amore
LISA. Forse.
MARCO. E l'amore, da che mondo mondo, sotto qualunque latitudine sempre stato espresso con il linguaggio dei sentimenti ma anche in maniera pi concreta, pi tangibile.
LISA. Hai ragione. Hai mille ragioni. Credi che io non ti capisca? Ma, vedi, se accettassi le tue proposte, non farei nulla di diverso da quello che ho fatto altre volte nella mia vita. Tu hai conosciuto Maurizio: mi manteneva e, naturalmente voleva qualcosa in cambio. Marco, tu non sei un Maurizio, io voglio vederti come Marco: l'amico, il fratello, che mi stringe al petto per poggiarvi il capo e recuperare le forze. (Si lascia abbracciare).
MARCO. Infatti, io ti ho accolto come una cara amica, ti ho voluto bene come a una sorella, ma. tu capisci che i sentimenti nascono, a volte ingigantiscono e diventano troppo grandi per stare dentro il guscio di una sia pur tenera amicizia.
LISA. Temevo che saremmo arrivati a questo punto. Ma, vedi: tu sei l'unica cosa bella che la vita mi ha dato; tu ed i tuoi genitori. Mi avete dato il calore della famiglia, la gioia della serenit tutte cose che non ho mai avuto. Non roviniamo tutto proprio ora lasciami un ricordo bello, caldo, di questi giorni felici.
MARCO. Che vuoi dire? I ricordi appartengono al passato
LISA. Certe volte il passato ritorna e non basta chiudere la porta.
MARCO. Non capisco.
LISA. Povero Marco, mi dispiace doverti dire certe cose. Immagino i tuoi genitori, come se la prenderanno. Sar un colpo parecchio duro anche per loro. Io gli ho voluto bene, proprio come se fossero i miei genitori.
MARCO. Puoi cercare di farmi capire
LISA. Il passato non dovrebbe mai tornare. L'ordine naturale delle cose stabilisce che quello che stato, non c' pi; esiste quello che dovr esserci.
MARCO. Ti sei messa a studiare la filosofia?
LISA. No, non so nemmeno cosa sia, ma posso capire che quando ci viene data la possibilit di rivivere il passato, qualche cosa finisce: il presente, il futuro
MARCO. Intendi dire che tra noi finita? E tutto quello che c' stato, che c' tuttora! Ma poi, perch?
LISA. Povero Marco, hai diritto ad una spiegazione.
MARCO. Veramente credevo di avere diritto a qualcosa di pi! Ma, sentiamo.
LISA. Credi, mi dispiace, mi dispiace veramente ma, tu sai che nella vita ci sono cose, situazioni che dobbiamo accettare cos come sono. Agli esseri umani, fragili creature, non viene data quasi mai la volont per poter decidere ci sentiamo deboli e incapaci di opporci a tutto quello che ci viene imposto da una volont superiore.
MARCO. Lisa, lo abbiamo stabilito poco fa: non facciamo un teleromanzo. Non puoi esprimerti con chiarezza e far capire qualcosa anche a me? In fondo, sono cose che mi riguardano!
LISA. Non facile essere chiari e precisi. Povero Marco, devi capire
MARCO. Perch continui a chiamarmi "povero"?
LISA. soltanto un'espressione di simpatia.
MARCO. O di commiserazione?
LISA. Marco, non inquietarti.
MARCO. Sono calmissimo ma, vedi, si compatisce una persona a cui manca qualcosa. Un povero, appunto: povero di denari, di spirito
LISA. Non volevo dire in quel senso l.
MARCO. D'accordo: non possiedo una grande bellezza n una grande intelligenza, non sono una persona di spirito, lo ammetto ma questo lo hai sempre saputo. Perch solo ora cominci a chiamarmi "povero"?
LISA. Forse perch, da ora in avanti,ti mancher qualcosa qualcuno
MARCO. Chi? Hai intenzione di andartene?
LISA. Credo che non ci sia altra possibilit.
MARCO. Perch? Porterai Anna con te.
LISA. S, Marco, non si pu fare diversamente.
MARCO. Come camperete? Chi vi manterr?
LISA. Ho incontrato una mia vecchia conoscenza
MARCO. Bruno?
LISA. S. O meglio, lui che venuto a cercarmi.
MARCO. (Con ironia amara). Il fiuto del segugio!
LISA. Non pi quello di una volta. Ora ha un buon lavoro, un'attivit che gli consente di frequentare ambienti di un certo livello.
MARCO. (C. s.). Ha fatto una bella carriera! Rapida! Spero che sia tutto onesto legale
LISA. Il commercio pu essere molto redditizio, se riesci a ingranare onestamente.
MARCO. Il commercio quando va bene va bene, ma pu avere anche qualche tracollo Gi, ma tanto, ci sar sempre un Marco! Non ti ci vorr molto per fargli spalancare le braccia!
LISA. Sei ingiusto! Ed anche un po' offensivo. Ma,capisco il tuo stato d'animo.
MARCO. Addirittura sei tu che perdoni me! Meno male! Come avrei potuto vivere con un tale peso sulla coscienza.
LISA. Consideriamo i fatti, la realt: Anna sua figlia. Ha intenzione di riconoscerla, forse ci sposeremo.
MARCO. Auguri. Vi far un bel regalo!
LISA. Non darti pena.
MARCO. I miei genitori! Che colpo sar per loro! Si erano affezionati alla bambina ed anche a te volevano bene.
LISA. Ed io, mi ero affezionata a loro. Sai cosa possiamo fare? Venite a trovarci, qualche volta. Anzi, spesso, venite tutti i giorni.
MARCO. Ma s, facciamo la bella famiglia allargata! Con i nonni, lo zio perch io, pi che uno zio, non vedo cosa potrei essere.
LISA. Col tempo, avrai una tua famiglia. Troverai una ragazza degna di te, avrete dei figli, sarete felici!
MARCO. Grazie dell'augurio. Intanto, sei tu a farti una famiglia a essere felice, una felicit che io, non ho saputo darti. Colpa mia, lo ammetto.
LISA. Andiamo, non buttarla sul tragico. Donne, ce ne sono tante in questo mondo!
MARCO. Quando hai intenzione di andartene?
LISA. Al pi presto.
MARCO. Domani?
LISA. Perch no, aspettavo di averti spiegato, poi, pi presto meglio .
MARCO. Per me, puoi andare via anche subito.
LISA. Aspettiamo domani. Bisogner sistemare Anna, raccogliere le sue cose Ah, giusto: devo fare un salto a comprare dei pannoloni quanti ne consuma! Faccio un salto a comprarli. Torno presto. Ci badi tu alla bambina?
MARCO. Dove vai a comprarli? Da Bruno?
LISA. E va bene. Dovr pure avvertirlo!
MARCO. Vai, vai. Alla bambina ci penso io.
LISA. Torno presto Dovr darle il latte.
MARCO. Vai, vai tranquilla.
LISA. Povero Marco. Oh, scusa, non volevo dire in quel senso l.
MARCO. Vai. Torna presto.
LISA. Appena un attimo. Grazie Marco ti voglio bene. (Lo bacia, quindi esce).
MARCO. (Rimasto solo, sospira, poi entra nella camera. Pausa. Squilla il telefono, un cellulare lasciato sul tavolino. Marco rientra e va a rispondere). Pronto s mamma, dimmi tarderete un poco va bene, non c' problema capisco, tuo marito il solito riposino S, mamma, fate con tutta calma Macellaio? ah, gi: la carne arrosto non prenderne molta non ho fame non abbiamo fame Nulla, mamma, va tutto bene ne parleremo a voce Avete un appuntamento? Domani, per vedere un appartamento lascia perdere mamma! Niente, vi spiegher quando sarete qui S, Anna sta bene, dorme A pi tardi vi aspetto.
Posa il telefono, si siede per lavorare alle carte del meccanico. Getta la penna che rimbalza sul tavolino e finisce a terra, poi prende una pagina, l'appallotola e la getta per terra. Infine poggia i gomiti sul tavolino e si mette la testa fra le mani. Forse piange. Non lo sapremo mai perch, proprio in quel momento la luce si spegne, il sipario si chiude e finisce la commedia.
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