Una bella differenza

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Spettacolo di Giomilly

Personaggi:

Marco, Giorgio, Davide, Max, Masau, Paul, John, Pato, Pamela, Stefania, Daria.

Costumi:

 I ragazzi sono vestiti normalmente, in stile sportivo; alcuni, i primi a comparire, sono in tuta o calzoncini.

Scenografia:

Lo spettacolo non richiede molti elementi scenografici, perche e ambientato in un campo di calcetto, o in un praticelloadattato per I'occasione. Bastera utilizzare dei paletti che rap-presentino le due pone, ed eventualmente segnare sul palcoscenico le linee di campo.

(Inizia la musica. Tutti i ragazzi sono in scena per cantare la canzone-sigla).

CANZONE        UNA BELLA DIFFERENZA

(Finita la canzone, tutti vanno via tranne Pamela, che si rivolge al pubblico).

Pamela:           Immaginate un gruppo di ragazzi che vogliono fare una partita a pallone...

(Pamela esce di scena e, dall'altro lato del palco, fanno il loro ingresso Marco - con un pallone sotto il braccio -, Davide e Giorgio).

Marco:            Allora, cominciamo a fare le squadre. lo saro il capitano della mia.

Giorgio:           E perche proprio tu?

Marco:            Perche il pallone e mio.

Davide:           Mi sembra una buona ragione.

Marco:            Tu, Davide, sarai il mio portiere e Giorgio sara il capitano dell'altra squadra.

Giorgio:           Quale squadra? lo vedo solo noi tre.

Marco:            Tranquillo! Gli altri saranno qui a momenti. (Guarda fuori scena) Ah, eccoli.

(Tutti e tre guardano nella stessa direzione).

Giorgio:           (Titubante) Eccoli?

Max:              (Entra in scena da solo, trafelato) Scusate il ritardo.

Marco:            Max, dove sono gli altri?

Max:               Uno ha la febbre, due hanno un sacco di compiti da fare, uno ha litigato con la madre che non lo fa  uscire, uno dorme e I'altro e andato in montagna coi suoi.

Davide:           Andiamo bene!

Giorgio:              Non possiamo mica fare la partita in quattro! Vabe, ciao, andiamocene subito a casa.

Marco:                Ma no, aspetta! Vedrai che qualcuno disposto a giocare lo troviamo.

Max:                   lo ho gia telefonato a un mio amico e gli ho chiesto di venire. (Guarda I'orologio) Anzi, dovrebbe essere gia qui: e sempre tanto puntuale!

Marco:                E chi sarebbe questo tuo amico?

Max:                   Non lo conoscete, si chiama Masau.

Giorgio:              Masau? E che razza di nome e?

Max:                   E un nome giapponese.

Marco:                Giapponese? E da quando i ragazzi giapponesi sanno giocare a pallone?

Masau:               (Arriva proprio mentre Marco sta parlando) Da quando i genitori dei ragazzi giapponesi lavorano in Italia e hanno amici italiani. (Porgendo la mano) Piacere... (I tre ragazzi, pensando di dover fare il saluto giapponese classico, si inchinano) Beh, se proprio ci tenete (si inchina anche lui).

Giorgio:              Masau sara il mio portiere.

Davide:              Comunque neanche in cinque si pud giocare.

Marco:                (Indicando verso una direzione fuori scena) Sentite, li ci sono due ragazzi che passeggiano. Magari non hanno niente da fare. Magari se la farebbero una bella bella partita. Ghe dite? Dai, chiamiamoli!

Davide:              Ma sei matto? Non li conosciamo nemmeno!

Marco:                Embe?

Giorgio:              Marco ha ragione: se non ci diamo da fare in qualche modo rimaniamo bloccati cosi fino a stanotte. (Chiama a tutta voce) Ehi, ragazzi! Ehi, si, voi due!

(Paul e John si awicinano).

Marco:                (Ai due, parlando a raffica) Oh, bene. Sentite, noi vorremmo fare una partita a calcetto, ma ci mancano i giocatori. II campo c'e, il pallone pure, mi sembra un pec-cato non approfittare; quindi, dunque... appunto, se voi voleste per caso giocare con noi...

Paul:                   (Con accento americano) Stop, stop! What? What you say? Can you repeat, please? Slowly, please.

Davide:              Che ha detto?

Giorgio:              Ecco, ti pareva! Sono americani! Trovi due giocatori e non si riesce nemmeno a parlare con loro!

Marco:                (Cercando di farsi capire con un inglese un po' approssimativo) Oh, allora: noi amici, friends, volere giocare a calcio (fa i gesti, mima freneticamente) pallone, "ball, voi calciatori. Accidenti, come si dice calciatore? Oddio, ma chi ce I'ha mandati!

John:                  Oh, friends, amici!

Giorgio:              Si amici!

Paul:                   Football!

Marco:                Yes, football!

Paul:                   (Ridendo e parlando un italiano con accento americano) Non preoccupatevi: noi parliamo un po' della vostra lingua. Siamo qui per studiare italiano. lo sono Paul e lui e John.

Max:                   (Coprendosi la faccia) Che figura!

John:                  Con tutti i turisti che vengono in Italia, dovreste essere abituati a sentire tante lingue diverse dalla vostra. Perche non studiate l’inglese?

Masau:               O il giapponese?

Davide:              Certo, sarebbe bello riuscire a parlare con tutti.

Marco:                Comunque io qualche parola in inglese la so: brother, fratello, e friend, amico.

Paul:                   Beh, non e poco: sono parole importanti. Bisognerebbe conoscerle in tutte le lingue! Sapete, a volte si somigliano anche...

(Inizia la musica e i ragazzi cantano. Da questo momenta in poi, le canzoni possono essere ese-guite dagli stessi protagonisti 'della storia oppure da un gruppo apposito che entra di volta in volta, con una funzione di flash-back musicale).

CANZONE:      CHE LINGUA PARLI?

Marco:                Dai, cominciamo! (A Paul e John) Tu con me e lui con Giorgio. (Prende il pallone e comincia a giocare da solo. Finisce per fare goal alia porta incustodita, con un portiere interdetto. Esulta) Goal, goal!

(Tutti to guardano).

Masau:               (A Marco) Non vorrei darti un dispiacere, ma non c'e stato il fischio d'inizio.

John:                  Siamo soltanto in sette.

Davide:              Mancano tre giocatori. E non c'e nemmeno I'arbitro.

Marco:                Facciamo cosl: il primo che passa di qui lo biocchiamo e lo cediamo alia vostra squadra.

Giorgio:              (Ironico) Grazie tante. Sara di sicuro una schiappa. ..

Marco:                E che pretendi? II nipote di Pele?

(Entra in scena Pato, con le mani in tasca. Gli altri rimangono per un po' immobili. Poi Giorgio prende I'iniziativa).

Giorgio:              Ehm, Parlez vous francais? Hablas espanol? Noi no. Comunque noi giocare, eh, football. Calcio, pallone... noi amici, friends...

Pato:                   Non ti sforzare, parlo perfettamente I'italiano. E da alcuni anni che vivo qui!

Max:                   Ah, sei un extracomunitario! (Gli altri gli danno una gomitata).

Pato:                   (Ride) Beh, i miei genitori si sono ormai trasferiti in Italia definitivamente, lavorano, io vado a scuola regolarmente... mi sento come tutti gli altri.

Paul:                   Di che paese sei originario?

Pato:                   Del Brasile. Mi chiamo Pato.

Giorgio:              (Esageratamente euforico) II brasiliano, abbiamo ii brasiliano! Vinciamo, vinciamo noi! Abbiamo noi il giocatore di colore... (si accorge di aver fatto una gaffe) beh, cioe, io volevo dire...

Pato:                   Non ti preoccupare, il colore della mia pelle non e mica un problema; anzi, mi piace molto, a dire la verita! Si, e diverso dal tuo... ma non siamo forse tutti diversi? Ognuno ha il suo colore: io sono nero, tu sei bianco...

Giorgio:              E Marco e rosso dalla rabbia perche noi abbiamo il brasiliano in squadra!

(Tutti ridono mentre inizia la musica della canzone).

CANZONE:       IL MIO COLORE, IL TUO COLORE

Giorgio:              Dai, iniziamo la partita!

(Tutti si muovono, ma Pato Ii blocca).

Pato:                   Non dovremmo essere almeno in dieci?

Max:                   Giusto, ci servono ancora due giocatori.

(Tutti si mettono seduti e sbuffano. Nel frattempo entrano Pamela, Stefania e Daria).

Pamela:             Ciao, ragazzi. Vi divertite, eh?

Stefania:            Che facce! Ma che v'e successo?

Marco:                Ci mancano due giocatori.

Max:                   E I'arbitro.

Davide:              E una tragedia.

Stefania:            Tutto qui?

Daria:                 Avete risolto i vostri problemi: eccoci qua: due giocatori e un arbitro.

(Tutti guardano le ragazze, ammutoliti).

Tutti:                   Cosa?!

Davide:              Femmine?

Pamela:             Perche, che problema c'e?

Giorgio:              Siete... siete femmine... siete... diverse!

Daria:                 Bella forza! E meno male!

Stefania:            Sul fatto che siamo differenti penso che siamo tutti d'accordo, e sappiamo anche il perche; ma questo non vuol dire che non possiamo fare le stesse cose. Non vuol dire certo che siamo inferiori.

Davide:              Nel calcio sicuramente si.

Pamela:             Tu dici? (Prende il pallone, mira alia porta, da un calcio e fa goal, spiazzando il portiere).

John:                  Great! Brava, very good!

Pamela:             Visto? Certo che maschi e femmine sono diversi, pero e sicuramente... una bella differenza,

(Cantano la canzone).

CANZONE:      MASCHI E FEMMINE

Marco:                (Alle ragazze) Va bene, potete giocare. Ne servono due nella squadra di Giorgio.

Giorgio:              Eh, no! Facciamo almeno una per ciascuno!

Pamela:             Certo che le lotte femministe non sono proprio servite a niente! Va bene, io vado nella squadra di Giorgio. Max passa con noi e Pamela con Marco.

Davide:              Gia cominciano a comandare.

Daria:              lo faro I'arbitro. (Se la ragazza sa fischiare, non usera il fischietto; altrimenti gli altri gliene daranno uno).

Marco:            Finalmente si gioca!

(Iniziano a giocare. Corrono, gridano... La squadra di Giorgio segna. Pero dopo un po\ Max fa autogoal).

Giorgio:           (Si butta a terra) No, no, autogoal! Max, sei una frana!

Max:               Oh, sentite: siete voi che mi avete convinto a venire, oggi. lo vi avevo awertito che non sono bravo a giocare a pallone. lo sono bravo a disegnare!

Davide:           (Ironico) Che soddisfazione! Gli potevamo far tracciare le linee di campo!

Daria:              Non fate gli spiritosi. Dopotutto, non e mica detto che tutti debbano saper fare bene le stesse cose!

Marco:            Ecco le donne che devono mettere bocca su tutto!

Paul:               Pero ha ragione lei. lo per esempio so costruire fantastici aeromodelli, imparo facilmente le lingue, ma in matematica...

Pato:              lo sono veloce nella corsa e so cantare... ma non so disegnare!

Masau:            Sappiamo fare tutti cose diverse, ognuno di noi ha delle qualita particolari. E guai se non fosse cosi!

Pamela:         Saggezza orientale!

Stefania:        L'importante e capire che ognuno di noi vale per quello che e, non solo per quello che sa dire o che sa fare!

(Parte la base musicale e tutti iniziano a cantare).

CANZONE:      IO SO FARE

(Ricominciano a giocare, correndo e facendo azioni. Dopo poco tutti, tranne Pato, cominciano ad accusare una certa fatica dovuta al caldo).

Marco:            Pausa, pausa!

(Daria fischia e tutti si fermano).

Pato:              Perche ci siamo fermati? Non e ancora finito il primo tempo!

Giorgio:           (Visibilmente stanco) lo non ce la faccio piu.

Pamela:         Che razza di caldo! Sono tutta sudata.

Pato:              E questo lo chiamate caldo? Esagerati! Dovreste sentire in Brasile!

Paul:                   Parli bene, tu: ci sei abituato.

Stefania:            Probabilmente se fossimo eschimesi a quest'ora staremmo al pronto soccorso.

Max:                   Certo che il paese in cui si e nati influenza tutta la vita di una persona. E non solo per il clima!

Daria:                 Gia. Ogni nazione ha la sua cultura, un diverse modo di vivere, una diversa situazione politica.

Paul:                   E vero. New York e molto diversa da qui. E una citta stupenda e io ne sento molto la nostalgia... anche se laggiu non mancano i problemi!

Masau:               Io sono nato a Tokyo, ma non me la ricordo bene: era piccolissimo quando siamo andati via. Pero mi piacerebbe tanto tornare a vederla!

Davide:              Ci pensate mai che e'e gente che nasce in paesi dove e'e ancora la fame, la guerra, la violenza?

Stefania:            E immaginate cosa devono provare quelli costretti a emigrare in altre nazioni. Chissa se amano ancora la loro terra!

Pato:                   Certo! Io ho nostalgia del mio Brasile, anche se, in verita, li non si stava poi tanto bene.

Marco:                Penso proprio che ognuno di noi sia legato inevitabilmente al proprio paese...

(Inizia la musica e i ragazzi cantano).

CANZONE:       DOVE IO SONO NATO

John:                  E questa partita? Forza, e ora di ricominciare a giocare!

(Fanno alcune azioni, incitandosi a vicenda).

Giorgio:              Dai, ragazzi, su! Sono gia le cinque e ancora non abbiamo vinto!

Davide:              Le cinque?! Fermi tutti! La partita e finita!

(Daria fischia. Disapprovazione generate).

Marco:                Ma come finita: abbiamo appena cominciato!

Davide:              Si, ma tra una chiacchiera e I'altra si sono fatte le cinque e io devo assolutamente andare. Mi displace.

Pato:                   Scusa, Davide: ma cosa devi fare di tanto urgente?

Davide:              Devo andare in sinagoga per una funzione.

Pamela:             In sinagoga?

Giorgio:              Allora sei ebreo!

Davide:              (Un po' risentito) Si, perche, c'e qualcosa di male?

Marco:                Ma no, e solo che non lo sapevamo. Non c'eravamo mai accorti della differenza di religione. Noi qui siamo tutti cattolici, allora...

John:                  Veramente io e Paul siamo protestanti.

Masau:               E io sono buddista.

Max:                   Ce ne sono di religioni! E ognuno di noi pensa che la sua sia quella vera. 

Stefania:            Anch'io credo che la religione cristiana sia quella vera. Ma Dio, certo, e il padre di tutti...

(Parte la base musicale e i ragazzi cantano).

CANZONE:      LA PREGHIERA DI TUTTI

Davide:              Ragazzi, io devo proprio andare, vi saluto.

Giorgio:              Aspetta! Andiamo via tutti: per solidarieta.

Marco:                Si, non ci va di finire la partita senza di te.

Masau:               E poi e meglio terminare cosi, in parita!

Pamela:             Che bello! Abbiamo fatto una partita internazionale.

Max:                   E vero, e ci siamo divertiti un sacco. Anche se abbiamo lingue, colore, nazioni diverse...

Marco:                (Ride, mettendo un braccio sulla spalla di Max) E anche se qualcuno non sapeva giocare!

Stefania:            Non capisco perche quelli che governano i paesi del mondo non fanno come noi: un gioco di squadra. Siamo o non siamo nell'era del villaggio globale?

Davide:              Villaggio che?

Daria:                 Villaggio globale. Significa che tutta la terra e ormai diventata come un grande villaggio. Con I'aereo ti sposti in poco tempo da un capo all'altro del pianeta; con la tivu e i satelliti puoi vedere e sentire in tempo reale quello che succede in Africa, in America, in Giappone...

Max:                   E come se tutte le nazioni fossero dietro I'angolo.

Pato:                   E poi, con tutti i flussi di immigrazione, le popolazioni si stanno mescolando.

Pamela:             E vero che siamo tutti diversi: per razza, religione, lingua, sesso, capacita... Ma questo deve essere positivo, mica deve scatenare odio e razzismo!

Giorgio:              Dobbiamo proprio imparare ad accettare tutti e ad aiutarci gli uni con gli altri.

Stefania:            E sarebbe bello lavorare tutti insieme per far diventare migliore questo mondo.

Marco:                SI, tutti insieme...

Tutti:                   Come la nostra squadra!

(Inizia la musica e tutti cantano I'ultima canzone).

CANZONE:      COME UN GRANDE VILLAGGIO

(Finita la canzone, tutti gli attori ringraziano il pubblico e vanno via).

FINE


UNA BELLA DIFFERENZA

Testo di Alessandro Pateriini

Sarebbe una gran noia
vedersi tutti uguali,
provar la stessa gioia,
aver gli stessi mali.

Africani ed europei,
asiatici e americani,
cristiani, buddisti, ebrei,
induisti e musulmani.

Siamo diversi e va da se
che non e un'interferenza! Anzi,
diciamo che questa e una bella
differenza.

Siamo diversi e va da se
che ci vuole la coscienza
di capire che questa è
una bella differenza.

Persone alte o basse,
bambini oppure anziani,
persone magre o grasse,
moretti o un po' castani.

Con una testa e un naso solo,
con due occhi e con due mani,
con I'amore nel cuore sono
tutti fratelli gli esseri umani.

Siamo diversi e va da se
che non e un'interferenza! Anzi,
diciamo che questa e una bella
differenza.

Siamo diversi e va da se
che ci vuole la coscienza
di capire che questa è
una bella differenza.

Siamo diversi e va da se
che non e un'interferenza! Anzi,
diciamo che questa e una bella
differenza.

Siamo diversi e va da se
che ci vuole la coscienza
di capire che questa è
una bella differenza.

Per il dialogo

-Cosa significa per te "essere diversi"?

-Hai mai pensato che ogni individuo, nella sua originalità, e diverso dall'altro? E, secondo te, una cosa positiva?

-Pensi che nella nostra societa, in generale, ci sia mancanza di rispetto per certi tipi di diver­sità?


CHE LINGUA PARLI?

Testo di Alessandro Paterlini

Do you speak/english?
Hablas espanol?
Parlez vous francais?
Sprachen Sie Deutsch?

Per dire “sì” Ivan dice “da”
John dice “yes”, Michel dice “oui”,
Franz pronuncia “ja”,
è tutto diverso da qui!

Oh mamma, che confusione
sono tante le lingue del mondo:
quasi una per ogni nazione...
Sono tante che io mi confondo!
Ma le parole veramente importanti
anche tra loro si somigliano un po':
fratello, amico, brother, friend,
hermano, amigo, bruder, freund.

lo sono Franz di Berlino
e parlo solo il tedesco,
ma se abitassi aTorino
avrei come nome Francesco.

lo sono americano
e vengo da San Francisco
tu sei centro africano
e proprio non ti capisco.

Oh oh mamma, che'confusione...

Perche non irnpariprighse,
così parleremo un bel po’...
In cambio ti insegno il francese,
e insieme giocheremo un bel po’.

Oh oh mamma, che confusione!

Oh oh mamma, che confusione!

Per il dialogo

-Conosci un'altra lingua oltre la tua?

-Ti piacerebbe imparare qualche lingua straniera? Quale? Perche?

-Quando un turista straniero si rivolge a te per un'informazione e tu non lo capisci, pensi che lui dovrebbe imparare I'italiano o invece ti piacerebbe sapere la sua lingua?


IL MIO COLORE, IL TUO COLORE

Testo di Alessandro Paterlini

Sono diversi tra loro
i colori dell'arcobaleno,
eppure cantano in coro
nel cielo tomato sereno.

Di tanti colori a pezzetti
e il vestito di Arlecchino
e non si fanno i dispetti

cuciti insieme vicino.

In tutto son più di ventuno
nel piatto del bravo pittore
si danno la mano e nessuno
dell’altro si crede migliore.

Abbiamo tutti un sol cuore,

che ride ad un sorriso,

non guarda mai il colore

che c'e sul nostro viso.

II mio colore, il tuo colore,

nel nostro cuore solo un colore sarà.

Son come tante sorelle,
le razze dell'umanita,
diverse solo di pelle
ma uguali per la dignita.

II bianco, il giallo ed il nero,
il rosso, il bruno e il mora
nell'uno e nell'altro emisfero
sono fratelli tra loro.

Uomo, bambino, ragazza,

vecchio, fratello mio.

diverso solo di razza

ma uguale agli occhi di Dio.

Abblamo tutti un sol cuore,

che ride ad un sorriso,

non guarda mai il colore

che c'e sul nostro viso.

II mio colore, il tuo colore,

nel nostro cuore solo un colore sara.

II mio colore, il tuo colore,

nel nostro cuore solo un colore sara.

Per il dialogo

-Sai da che fattore dipende la colorazione della pelle nelle varie razze umane?

-Hai degli amici con la pelle dal colore diverso dalla tua?

-Pensi che il colore della tua pelle sia il miglio­re? Lo cambieresti mai con un altro colore? Perche?


MASCHI E FEMMINE

Testo di Alessandro Paterlini

Una bella differenza
c'e nel genere umano,
e, scusate la licenza,
non c'e niente di strano.

Diversi nel vestire
e nell'atteggiamento,
nel modo di sentire,
nel comportamento.

Nel modo di pettinarsi
e – scusate ma è così -
maschi e femmine son diversi
anche nel fare la pipi.

Però, però, ma c’è un però
però, però, parliamoci chiaro:
se siamo maschi e femmine
il motivo lo sappiamo.

Però, però, ma c’è un però
però, però, diciamoci davvero
se siamo donne e uomini
questa vita rinnoviamo.

Ma oggi non e detto
che chi ha i pantaloni
per forza sia un maschietto
con tanto di baffoni.

E poi c’è chi si cruccia
che ad avere l’orecchino
non sia una femminuccia
ma un bel signorino!

Abbiamo un po’ scherzato,
ma con ingenuità:
qualcuno si è arrabbiato
ma ci perdonerà.

Però, però, ma c’è un però
però, però, parliamoci chiaro:
se siamo maschi e femmine
il motivo lo sappiamo.

Però, però, ma c’è un però
però, però, diciamoci davvero
se siamo donne e uomini
questa vita rinnoviamo.

Per il dialogo

-Consideri le persone del sesso diverso dal tuo come pari a te, inferiori o superiori?

-Hai tanti amici fra i rappresentanti dell'altro sesso? Ti trovi bene con loro?

-Fino a un po' di anni fa c'era discriminazione fra uomo e donna, in ambito sociale e soprattutto nel mondo del lavoro. Che cosa e cambiato oggi?


IO SO FARE

Testo di Alessandro Paterlini

Nella vita, ognun lo sa,
c'e Chi sa far questo o quello:
e così che il mondo e bello,
ricco di specialità.

C'e chi si fa i conti a mente
e chi e bravo in italiano,
chi e un campione a pallamano,
chi non usa il salvagente.

L'elenco delle abilita
potrebbe a lungo continuare,
e impossibile elencare
tanti pregi e qualità..

Ma cio che importa e imparare
che ogni uomo ha un valore
perche ha il dono di un cuore,
non per cio che sa dire
o per cio che sa fare.

Ma cio che importa e imparare
che ogni uomo ha un valore
perche ha il dono di un cuore,
non per quello che dice
o per quello che fa.

C'e chi le difficolta
sa cambiare in cose belle,
chi sa i nomi delle stelle
e qhi è un asso coi robot.

Idih in porta è un mago vero,
per gli amici non è alieno:
non si accorgono nemmeno
che hanno un amichetto nero.

L'elenco delle abilità
potrebbe a lungo continuare,
e impossibile elencare
tanti pregi e qualità.

Ma cio che importa e imparare
che ogni uomo ha un valore
perche ha il dono di un cuore,
non per cio che sa dire
o per cio che sa fare.

Ma cio che importa e imparare
che ogni uomo ha un valore
perche ha il dono di un cuore,
non per quello che dice
o per quello che fa.

Per il dialogo

-  Senti in te una predisposizione per quaiche materia, per quaiche attivita in particolare?

-Ci sono delle capacita che invidi nei tuoi amici?

-Ti senti a volte piu bravo o meno bravo degli altri?


DOVE IO SONO NATO

Testo di Alessandro Paterlini

II mondo uguale non e
ma ogni nazione e un paese
 con usanze, lingue e pretese
 che ti fan capire dov'e.

lo sono slava ed e Iì
la terra in cui sono nata:
da tempo e molto ammalata...
La guerra è fatta cosl.

In Africa, voi lo sapete,
tra le giraffe e gli gnu,
io vivo con la mia tribù,
ma soffro la fame e la sete.

La, dove io sono nato,
forse sara tutto cambiato...
Ma il mio paese, in fondo, è
sempre il miglior posto che c'e.

Ma il mio paese, in fondo, è
sempre il miglior posto che c'e.

lo sono Lubanaceck
e sto tra i ghiacci del polo;
a volte sono un po’ solo
per la poca gente che c'e.

lo sono sobo Ramon
e sto in Bolivia tra i monti
qui le tv non le senti
ma ugualmente io so

che in ogni luogo si cerca
pace, amore, uguaglianza;
non ci sara differenza
tra i Poli, la Russia o il Peru...

La, dove io sono nato,
forse sara tutto cambiato...
Ma il mio paese, in fondo, è
sempre il miglior posto che c'e.

La, dove io sono nato,
forse sara tutto cambiato...
Ma il mio paese, in fondo, è
sempre il miglior posto che c'e.

Ma il mio paese, in fondo, è
sempre il miglior posto che c'e.

Per il dialogo

-Ti piace viaggiare? Sei mai stato ali'estero?

-Conosci personalmente qualche straniero che vive nel tuo paese? Ti ha mai raccontato qualcosa del suo?

-Cosa sai riguardo al fenomeno dell’ immigrazione?


LA PREGHIERA Dl TUTTI

Testo di Alessandro Paterlini

Tra le nude rocce della Gran Sierra
Pelle di Luna, ragazza Sioux,
prega perche non le piace la guerra:
non vuole che torni mai più.

Nei Verdi Pascoli del Cielo blu,
sotto una tenda, tra fresche sorgenti,
vive lo Spirito del Gran Manitu,
Signore di tutte le genti.

Padre nostro che nel cielo stai
sono tanti i nomi che hai
ma uno solo, in fondo, tu sei
uno soltanto per tutti noi.

C'e chi prega Dio dicendo Visnu,
Buddha, Krishna, Allah o Jahve;
noi lo preghiamo con Maria e Gesu,
ma un solo Signore, poi, c'e.

Dai sinceri cuori di tutti i credenti
si leva in coro una sola preghiera:
Tu che da sempre sovrasti i potenti
portaci la pape, ma vera.

Padre nostro che nel cielo stai
sono tanti i nomi che hai
ma uno solo, in fondo, tu sei
uno soltanto per tutti noi.

Padre nostro che nel cielo stai,
ogni cosa conosci di noi,
allontana, se puoi, tutti i guai,
si compia in terra ciò che tu vuoi.

Per il dialogo

-   Quali religioni conosci oltre la tua?

-   Hai mai conosciuto persone che praticano una religione diversa dalla tua?

-   Sei a conoscenza di guerre che, nel mondo, si combattono a causa delle diversita di reli­gione? Cosa ne pensi?


COME UN GRANDE VILLAGGIO

Testo di Alessandro Paterlini

Che cosa mai sara
nel cielo universale
questa nostra sfera
di terra, cielo e mare?

Un granellino nell'universo,
dove, con poco, si va
da un polo all'altro nel cielo terso
viaggiando sulle ali di un jet.

Come un grande villaggio
e tutto il nostro mondo,
qualche oretta di viaggio su nel blu
e si fa il girotondo.

Come un grande villaggio
e questa nostra Terra:
sara solo un miraggio quella che
oggi si chiama guerra.

Cio che succede il di,
per quanto sia lontano,
lo vedi alla tivu
nel giro di un baleno.

Con i satelliti artificiali
non puoi mai dire "Non so..."
Come non essere mai solidali
con quelli che han bisogno di te?

Come un grande villaggio
e tutto il nostro mondo,
qualche oretta di viaggio su nel blu
e si fa il girotondo.

Come un grande villaggio
e questa nostra Terra:
sara solo un miraggio quella che
oggi si chiama guerra.

Come un grande villaggio
e tutto il nostro mondo,
qualche oretta di viaggio su nel blu
e si fa il girotondo.

Come un grande villaggio
e questa nostra Terra:
sara solo un miraggio quella che
oggi si chiama guerra.

Per il dialogo

-Sai a che si riferisce esattamente la definizione del nostro mondo come "villaggio globale"?

-Hai mai pensato all'importanza del telefono, della tivu, dei satelliti, di tutti i moderni mezzi di comunicazione? Quali effetti hanno avuto nella storia contemporanea?

-Nella nostra, come in tante altre nazioni, vivono ormai moltissimi stranieri. Che cosa vuol dire "societa interculturale"?

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