Una di quelle


Notice: Trying to access array offset on value of type bool in /home/mhd-01/www.ateatro.info/htdocs/wp-content/themes/consulting/partials/content-post_details.php on line 8

Notice: Trying to get property 'slug' of non-object in /home/mhd-01/www.ateatro.info/htdocs/wp-content/themes/consulting/partials/content-post_details.php on line 8

Notice: Trying to access array offset on value of type bool in /home/mhd-01/www.ateatro.info/htdocs/wp-content/themes/consulting/partials/content-post_details.php on line 9

Notice: Trying to get property 'slug' of non-object in /home/mhd-01/www.ateatro.info/htdocs/wp-content/themes/consulting/partials/content-post_details.php on line 9
Stampa questo copione

UNA DI QUELLA

COMMEDIA IN 3 ATTI      DI     DORY CEI

1° atto

Musica n° 1

(a sipario chiuso)

A un certo punto della musica si sentirà il rumore di un treno che si avvicina e poi la voce di Esterina:

ESTERINA: I miei bagagli… non ho portato niente con me… i miei bagagli erano pesanti… brutti e pesanti… Non esco dal labirinto… Più bisognosa di un bambino senza braccia…. Il mio nome è Esterina… Esterina Banti… Esterina Banti… (le parole sfumano con il treno che si allontana. Si intensifica la musica e si apre il sipario)

La scena è vuota. Si sente suonare il campanello.      E

CARLA: (d.d.) Apri te Gaia?

GAIA: (entrando) Sì… vo’ io!

CARLA: (entrando) Chi è?

GAIA: Fammi andare almeno! O mamma… sta’ calmina! (esce)

CARLA: Gesù mio… stamani un compiaccio nulla… o Gaia… chi è?

GAIA: (rientrando) Un altro omaggio floreale… Guarda che bella corbeille! Bella!

CARLA: O di chi la sarà?

GAIA: Questa l’è di babbo di sicuro! (legge il biglietto) “Alla mia cara mogliettina augurandole di passare altri 100 di questi giorni insieme”. Alla grazia, mamma… io credo sia i’ primo omo che voglia passare 100 anni colla su’ moglie!

CARLA: O se noi ci s’ama ancora?

GAIA: Bellini… i piccioncini!

CARLA: O… noi ci s’ama anche da vecchi! E smettila di fa la grulla! O quelli lì chi l' ha mandati?

GAIA: A già… te un tu l' ha’ visti… L’ingegner Sarti… i’ principale di’ babbo e dell’Angela!

CARLA: Gentile… un se ne scorda mai di’ mi’ compleanno! E si sarà accorto d’icchè gli ha fatto i’ tu babbo pe’ quella ditta… Prima unn’eran nessuno… i’ tu’ babbo co’ i’ su’ babbo c’hanno buttato i sangue, sai! (guardando gli altri regali) O questo… guarda bello… l’operetta… Me l' ha mandato la signora Bestini! Poi i’ golfino che la m’ha regalato l’Angela! Mamma mia quante cose…! O quella pianta?

GAIA: Quella te l' ha regalata i’ tu generino!

CARLA: Claudio? Bella l’è! O questo?

GAIA: L’è arrivato i’primo… Ma icchè t’ha visto stamani, mamma?

CARLA: I’ tu risolino a presa di bavero! Leggimi i’ bigliettino che un c’ho gli occhiali…

GAIA: Tu ce l’hai su i’ cervello!

CARLA: Su i’ cervello? Ah già! (mettendosi gòli occhiali) “Alla cara signora Carla, stimata moglie del nostro capoufficio!

GAIA: (mentre Carla apre il pacco) Sembra l’epigrafe di una tomba!

CARLA: (tira su una cornice d’argento) Bello! Chissà quanto costerà… poverini!

GAIA: Oh… ma son tanti in quell’ufficio!

CARLA: Ma l’è d’argento! E poi unn’erano mica obbligati a fammi i’ regalo!

GAIA: E un ci rimettano no! Se tutte le mogli de’ capiufficio servissero come te agli impiegati e agli operai… Anche all’ultima vertenza, chi fu a consigliare i’ babbo d’andare da i’ principale pe’ fa’ l’accordo colla commissione interna? Ti sentivo sai la notte… tu facevi certi comizi…

CARLA: Sicuro! Bisognerebbe che i principali gl’andassero loro a i’ mercato a fare la spesa… se n’accorgerebbero quanto l’è cara la vita…  E ci manderei anche tutti quelli dì Parlamento… co’ i’ carrellino a vedere i prezzi! Se n’accorgerebbero come vive i’ nostro prossimo!

GAIA: Senti mamma, anch’io gli voglio bene a i’ mi’ prossimo… ma spogliammi di tutto come tu fa te… Se un fosse per me e pe’ i’ babbo tu ci manderesti fori nudi…

CARLA: Icchè c’entra? … Io entro ne panni degli altri… li aiuto a passare i momenti duri… li conforto…

GAIA: Tu gli dai i quattrini… tu ti spezzi in due pe’ soccorrerli… tu vai agli Innocenti… a Mointedomini…

CARLA: O se c’ho la vocazione… o che c’ho corpa io?

GAIA: Bellina la mi’ Francescana! O perché un tu ti se’ fatta suora?

CARLA: Un bestemmiare… pè fassi suora ci vo’ la vocazione! E ora falla finita… metti piuttosto questi fiori in fresco…

GAIA: (prendendo un vaso che troverà rotto) O mamma… l’è rotto anche questo! Che te l’aveva detto la Rosina? Ma quanta roba l' ha rotto in du’ anni la tu’ protetta?

CARLA: L’avrà rotto tanta roba… ma l’era tanto bona!

GAIA: Sì… bona… ma l’aveva le mani di pasta frolla! Anche quella tu l' ha portata a casa te e i’ tu’ priore!

CARLA: Se io un la sopportavo che l’avrebbe trovato marito, eh?

GAIA: Sicuro! Lei l' ha trovato marito e noi siamo rimasti senza donna e con tutta la roba rotta!

CARLA: Un dì male della Rosina che tu mi fai dispiacere… Pensa… ora l’è in viaggio di nozze!

GAIA: Ne dico male? O se gli ho dato metà dì mì corredo?

CARLA: Perché te l' ho detto io!

GAIA: Pe’ forza… la notte un tu mi lasciai dormire! “Bisogna dividere! I’ nostro Signore di du’ pagnotte ne fece 100… di du’ pesci ne fece 1000!” Io ho diviso… ma i’ mì corredo l’è rimasto mezzo!

CARLA: Che sei i’ nostro Signore te? Lui e moltiplica!

GAIA: E io fo le sottrazioni!

CARLA: Te oggi tu voi la scomunica!

GAIA: Ma io so’ religiosa!

CARLA: Icchè tu se’ te?

GAIA: A modo mio… ma so’ religiosa!

CARLA: Noe! Bisogna essere religiosi a i’ modo della religione… che ha’ capito? Lui c’ha messo a i’ mondo perché ci si servisse… l’uno con l’altro…! Noi siamo come de’ capi stazione! E si serve pe’ lo smistamento de’ treni! Vedi... la Rosina… e l’era un treno… che ì Signore m’aveva mandato pe’ rimettilo diritto su ì su’ binario… perché gli arrivasse alla stazione! Se io avessi buttato fori la Rosina perché la mi rompeva la roba… che l’avrebbe trovato marito? Invece io… sopportandola… sono stata ì mezzo…

GAIA: Tu se’ stata la stazione di transito!

CARLA: … pe’ fagli conoscere i ragionier Caralli…

GAIA: Per me ragionava poco!

CARLA: Un tu mi piaci quando ti fa’ la cinica…! Io son tutta contenta quando posso fare una bona azione!

GAIA: Tanto tu se’ ricompensata bene!

CARLA: I bene un si fa per essere ricompensati! Fai di bene e scordatene… poi Lui se ne ricorderà!

GAIA: (abbracciandola) Evviva ì mì capostazione! A me un mi riuscirà mai!

CARLA: Lui sa a chi mandalli i treni!

GAIA: Ecco bravo… a me un me li mandi… perché io li devio subito!

E

CARLA: O chi sarà ora? Vai nini… vai a aprire! (Gaia esce)

GAIA: (rientrando) Mamma… c’è ì ministro de’ trasporti!

CARLA: Chie?

GAIA: Don Vincenzo… più ministro de’ trasporti di lui!

CARLA: Ora ti do una labbraca eh! La passi, Don Vincenzo… la passi!

Don VINCENZO: Buongiorno signora Carla! Buongiorno a tutti! Bello… complimenti… complimenti… quanti regali… quanti fiori… bello! Auguri sora Carla! Gli ho portato un regalino anch’io!

CARLA: No Don Vincenzo, unnè importava! Tutti gli anni…

Don VINCENZO: No, sora Carla… una cosina da nulla! (tira fuori dalla tasca un pacchettino piccolo legato con un fiocchino). Una cosina… eccola… con tanti, tanti auguri!

CARLA: (prendendo il pacchettino) Bellino!

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: La cartina l’è dorata…bellina! (fa per aprire)

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: Oh Don Vincenzo, la me lo lasci aprire! (tira fuori una coroncina) Uh… bellina!

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: Bella! Guarda Gaia, una coroncina!

GAIA: Bellina Don Vincenzo… precisa a quella dell’anno passato!

CARLA: No! Tu sbagli! Quella l’era rosina… quella dell’anno rpima l’era celeste… e questa l’è marrone…! Ce n’ho sei… tutte di colore diverso…! Ora aspetto quella della domenica! L' ho tutte su ì cassettone… in fila… c’è quella dì lunedì… dì martedì…

Don VINCENZO: (storcendo la bocca per non farsi capire da Gaia). Ho notizie di quella persona!

CARLA: Unn’ ho mica capito nulla! Icchè la fa?

Don VINCENZO: Ho notizie di quella persona!

CARLA: Unn’ ho capito nulla… icchè deo fare?

Don VINCENZO: Mandi via la Gaia!

CARLA: (che finalmente ha capito). Gaia… va di là!

GAIA: Icchè t’ha fatto? Che ti rifà male i denti?

CARLA: No! Senti Gaia… perché un tu fai un caffeino a Don Vincenzo?

GAIA: Volo! Tanto so peggio della colf! (esce)

CARLA: La s’accomodi, Don Vincenzo! Ci si mette qua! (si siede sul cappello che Don Vincenzo aveva appoggiato sul divano). Uh!

Don VINCENZO: O sora Carla, icchè l' ha fatto? La m’ha sciupato tutt’ì cappello! O che ci ride?

CARLA: L’abbia pazienza Don Vincenzo! La s’accomodi!

Don VINCENZO: E mi dica una cosina… l’Angela… l’Angela come la sta? Come la sta? E coì fidanzato come va? Come va?

CARLA: Don Vincenzo, guardi… io glielo dico francamente… dell’Angela io un ci ho capito nulla! Ma niente, niente… Un carattere… la unn’è come quest’altra! La Gaia l’è anche troppo aperta… l’Angela l’è chiusa! Delle volte l’arriva a casa la mi dice… buongiorno mamma… delle volte la un mi dice nulla… la va in camera sua e la si mette a piangere!

Don VINCENZO: Oh Gesù… Ma icchè la mi dice?

CARLA: E quando gli domando icchè la c’ha la mi dice niente… a volte la un mi risponde nemmeno! E ho telefonato anche a Claudio, ì su fidanzato ma gliè cascato dalle nuvole… dice che un sa nulla! Guardi che lui gliè bono, Don Vincenzo, ma bono…  bono … affettuoso anche con me! Da principio credeo che fosse muto! Almeno la fosse un corno!

Don VINCENZO: Oh sora Carla… ma icchè la dice?

CARLA: L’è diversa dalla Gaia… nì fisico e nì carattere… E si potrebbe pensare che l’è un corno… Ma io un son mica Donna Rumilda, che Fiorenzo Albino e la l' ha fatto a ì chiaro di luna!

Don VINCENZO: O sora Carla… o che si mette a fare pettegolezzi con me? O un lo sa che l’è peccato? La un lo faccia più eh… sennò la mi fa inquietare!

CARLA: O Don Vincenzo, o perché la s’arrabbia con me? E un s’è arrabbiato i’ su marito che l’è becco, poeromo, che s’arrabbia lei?

Don VINCENZO: Sora Carla… io gliel' ho detto tante volte… non si possono fare maldicenze… ovvia… l’è peccato mortale!

CARLA: Ma questa l’è la voce di popolo… voce di popolo, voce di Dio… lo sanno tutti!

Don VINCENZO: Insomma… la lo sa… queste cose le mi mandano in bestia!

CARLA: Ovvia… e unn’assomiglia per nulla a quegli altri due…

Don VINCENZO: (alzandosi). Ora vo’ via subito… vergogna essere così maldicenti… l’è peccato… domattina subito a confessassi alla messa delle sei!

CARLA: Le son maldicenze quando un le sa nessuno! A proposito… della moglie dell’ortolano che l' ha saputo lei?

Don VINCENZO: (incuriosito). No!

CARLA: La se l’intende co ì fornaio! L’hanno visti a Viareggio!

Don VINCENZO: (sedendosi). E indoe l’erano?

CARLA: L’erano in patino e…

Don VINCENZO: Basta… basta… ora la so! Da ora innanzi l’è peccato! Torniamo a bomba! Si dicea dell’Angela! Certo… in Chiesa le ci vengan poco queste figliole… anch’io come fo a seguille… le un si confessan mai!

CARLA: Io un posso fa nulla! E predico dalla mattina alla sera… andate alla messa… andate alla messa… ma forzalle…

Don VINCENZO: La fa bene! Un si dee forzare nessuno! Le nostre porte le son sempre aperte… ma un si pò mica piglialli pè un braccio…

CARLA: Allora… Don Vincenzo… parliamo di quella persona…

Don VINCENZO: Che persona? (vedendo che Carla storce la bocca come prima). O sora Carla, icchè l’ha fatto? O che gliè preso una paralisi?

CARLA: Oh Don Vincenzo… la un se ne ricorda più… Allora… che l' ha vista?

Don VINCENZO: Sie! L’è venuta in Chiesa stamattina! Con la signora Bestini, la presidentessa dell’opera… la m’ha dato quella letterina per lei! Su… la la legga… la legga la letterina… la legga…

CARLA: O Don Vincenzo… lei la m’ha dato i’ rosario! Io la lettera e un ce l' ho!

Don VINCENZO: Un gli ho dato la letterina! Oh Gesù misericordia! Indoe ho messo la letterina? Ah… già… in quest’altra tasca! M’era bellè venuto i sudori ghiacci!

CARLA: O a me? Se l’avea trovata i’ Professor Sartoni o la Contessa!

Don VINCENZO: E si stava lustri, sora Carla! (consegnandole la lettera). Ecco… la ringrazia vivamente per avere aderito al suo appello e spera che ce ne siano altre a seguire i su esempio perché… sa… ce n’è una ventina da mettere a posto!

CARLA: Venti? Maria Santa … un le posso mica pigliare tutte io!

Don VINCENZO: Vedrà, sora Carla, che non dovrà pentirsene! Quella figliola la m’ha fatto proprio una bona impressione!… e son sicuro che l’è proprio decisa a rompere con ì su passato!

CARLA: Speriamo… perché… gli confesso, Don Vincenzo, che ì mì marito unnè volea sapere! Un l' ho fatto dormire per tre notti pè convincilo!

Don VINCENZO: Eh… capisco… capisco…! Non tutti hanno la forza di superare certi pregiudizi! Eh… se potessi io… ma purtroppo  i miei superiori me lo impediscano! È strano però… noi che si dovrebbe essere i primi a dare i bon’ esempio… un si po’ fare! Che ci pensa lei, sora Carla, se prendessi a servizio una… di quelle! Mi metterebbero subito a i’ bando!

CARLA: E lo so…! Poi in fondo anche ì Signore perdonò l’adultera! E si po’ perdonà noi! E poi… io ormai mi sento capostazione!

Don VINCENZO: Icchè la si sente lei?

CARLA: Oh Don Vincenzo… la un se ne ricorda più? La predica che la fece… “chi fa l’opere di bene sono come dei capistazione”… (Don Vincenzo ricorda). Io sono i capostazione… lei la m’ha dato questo treno…

Don VINCENZO: … e lei lo porta in porto!

CARLA: (perplessa). Ma… unn’ho mica capito… l’è un treno o una nave?

Don VINCENZO: Oddio misericordia… sora Carla… stazione o porto… l’è sempre un punto d’arrivo! Dio l’aiuterà… Eppoi la vedrà come la si comporta! Se la si comporta bene, la si fa restare… e sennò la si rimanda a quelli dì comitato! E un ci mancherebbe altro!

CARLA: Ma in quest’anno come la s’è comportata?

Don VINCENZO: Bene! Bene! Proprio bene! L’hanno mandata in diversi istituti a fare assistenza e son rimasti tutti contenti!

CARLA: Ma come la si sarà trovata su quella stradaccia?

Don VINCENZO: Eh sora Carla… chissà… donne con poca forza… con poca volontà… magari consigliate male… ingannate… i perché chissà quanti saranno!

GAIA: (entrando con il vassoio dove ci sono tre tazzine di caffè e la zuccheriera). Ecco ì caffè! L' ho fatto fresco fresco!

CARLA: A me un mi piace ghiaccio!

GAIA: Se l' ho fatto fresco vuol dire che gliè caldo… o mamma!

CARLA: Oh nini… se gliè fresco unnè cardo… ovvia…! Comunque vieni… mettiti a sedere, che ti si dee dare una bella notizia!

Gaia posa il vassoio e Don Vincenzo mette nel caffè 7 o 8 cucchiaini di zucchero. Le due donne lo guardano.

CARLA: Don Vincenzo… che vole dell’altro zucchero?

Don VINCENZO: No grazie sora Carla… un mi piace tanto dolce ì caffè!

CARLA: Allora Gaia… e ti do una bella notizia! Don Vincenzo c’ha trovato la donna di servizio!

GAIA: Oh, meno male! Così smetto di fa le faccende! Don Vincenzo grazie! Se potessi gli darei un bacio!

Don VINCENZO: Oh nina… tu me lo po’ dare! Unn’è mica proibito baciare ì preti! Basta che un siano baci voluttuosi! Che è voluttuoso ì tuo?

GAIA: No sie!

Don VINCENZO: Allora tu me lo po’ dare! (Gaia gliene dà tre). Oh nina… e s’era detto uno!

GAIA: Oh, ma l’è in gamba, eh? La un ci avrà mica raccomandato una di quelle vecchine dell’opera della mamma?

Don VINCENZO: No! Sie! L’è giovane e forte… vero sora Carla?

CARLA: Eh! Speriamo solo che la lo sappia fare, questo lavoro!

GAIA: Perché? Icchè la faceva prima? (Carla e Don Vincenzo rimangono ammutoliti). Oh… oh che vi siete incantati! V’ho domandato icchè la faceva prima!

Don VINCENZO: (scotendo la testa e facendo dei versi con la bocca). Mah… mah… mah…

GAIA: Icchè la faceva… le boccacce?

CARLA: Eccoci a ì nocciolo! Icchè la faceva prima? (a Gaia), eh lo domando a lui perché un lo so!

Don VINCENZO: Icchè la facea? Tu volei sapere icchè la facea prima?

GAIA: Sì. Lo voleo sapere!

Don VINCENZO: Ah… ecco… Ah sì! La facea… ma come l’è dorce questo caffè, vero?… la facea… La facea la sarta in un grande magazzino!

GAIA: E la preferisce fa la cameriera? Acciderba! Oggi le sarte le vanno a ruba!

CARLA: Sì… l’è vero!… (a Don Vincenzo). E ora?

Don VINCENZO: Ah… no… la mi disse che l’avea smesso di fa la sarta… perché… perché la un ci vede più!

GAIA: Vai! Ora bisognerà accompagnalla anche a fa le faccende!

Don VINCENZO: Davvero!

CARLA: Come davvero?

GAIA: Davvero? Oh Don Vincenzo!

CARLA: No… eh gli scherza… vero Don Vincenzo?

Don VINCENZO: (sempre più confuso). Sie… noe… e dicevo… la un ci vede più a infilà l’ago!

CARLA: (cercando di aiutarlo). O io quante volte te l' ho detto a te… infilami l’ago perché un cu vedo!

Don VINCENZO: (alzandosi per interrompere la conversazione con la tazzina in mano). Ovvia.. allora… arrivedella sora Carla… e tanti auguri di novo! Ciao Gaia!

CARLA: Però la mi lasci la tazzina Don Vincenzo!

Don VINCENZO: Uh… la tazzina… Gesù mio misericordia! Oh sora Carla… l’abbia pazienza… un gliela voleo mica rubare!

CARLA: L’è di servizio bono. Ma se la la vole… semmai… gliene do un’altra!

Don VINCENZO: La unnè scherzi! Arrivederci a tutti e tanti auguri di novo!

CARLA: Allora… quando la me la manda?

Don VINCENZO: Chi?

GAIA: La ciechina!

Don VINCENZO: La ciechina? Che ciechina?

CARLA: La sarta!

Don VINCENZO: Che sarta? Io, sora Carla, un conosco sarte! O che posso andare a cercagli una sarta con tutto ì daffare che ho? (dopo che Carla avrà mimato qualcosa per fargli capire). Uh… Gesù mio misericordia… la farò accompagnare domani da una dì comitato!

GAIA: Scusi Don Vincenzo… che porta anche ì cane lupo?

Don VINCENZO: Che cane lupo?

GAIA: O la unnè cieca?

CARLA: Abbozzala stamani…

Don VINCENZO: Oh… la mi prende sempre in giro, questa figliolaccia! Te e la tu sorella un venite mai in Chiesa, ‘nteso? Restate a casa perché vi fa male venire in Chiesa!

GAIA: E ci vengo sempre… l’è lei che la un mi vede!

Don VINCENZO: No e ti vedo… e vedo che un tu ci sei! E vedo tutti… La mì Chiesa la unnè mica ì Domo! E vedo che un c’è mai nessuno! Ì mì gregge, sora Carla, l’è tutto sparpagliato! E vanno a fare l’uichende! Gnene darei io l’uichende! Vu fate bene a pensare a ì corpo prima che all’anima! Ricordatevi che ì corpo e si ritrova sempre… ma l’anima… quando al s’è persa… la un si ritrova più!

GAIA: L' ha ragione Don Vincenzo… mi farò vedere più spesso!

Don VINCENZO: Brava! E dillo anche alla tu’ sorella! Prendete esempio dalla vostra mamma… vu ce l’avete proprio qui!

GAIA: Di sante, in casa, ne basta una!

Don VINCENZO: Tu se’ proprio incorreggibile! L’è meglio vada via! Arrivedella sora Carla! Ci si vede alla messa domattina! (esce)

CARLA: Arrivedella Don Vincenzo! (accorgendosi del cappello). Don Vincenzo… l' ha lasciato ì cappello… (lo rincorre – rientrando). Ignorante! Se un tu l’abbozzi di pigliatti tutte codeste confidenze con Don Vincenzo tu ne buschi!

GAIA: Oh mamma… vien via… scherzo! Però… che omo! E c’ha tutto! I cinema! Ì circolo! Ì gioco dì pallone! Ora gli ha messo su anche l’agenzia per il collocamento delle donne di servizio!

CARLA: Che agenzia! L’è ì comitato che si rivolge a lui… dato che conosce tanta gente… si rivolge a lui pe…

GAIA: Collocare i rompipiatti! Un capisco poi perché l’è andata da Don Vincenzo! O un bastava un annuncio su ì giornale?

ANGELA: (entrando con le chiavi in mano, togliendo dall’imbarazzo Carla). Buongiorno mamma! Ciao Gaia!

CARLA: Oh che sé bellè qui?

ANGELA: Sì. Mi son fatta dare un’ora di permesso. Pensavo di favvi comodo!

GAIA: T’ha fatto di molto bene, perché te, con la scusa dell’impiego, della casa tute n’occupi pochino pochino! La serva la si sposa! Te tu lavori! Quella la pensa allo smistamento dei treni… e io sgobbo!

CARLA: Oh Angela, ma icchè t’hai?

ANGELA: Scusa mamma… ma un mi sento tanto bene!

CARLA: Vai… agitazione… vai a vestitti che ho ordinato un dolce da ì Donnini! Tu vai a pigliallo!

GAIA: O ola un ci potrebbe andare lei… l’è bellè vestita?

ANGELA: Scusa Gaia… ma un mi sento! Mi fa la male la testa… lo stomaco! Devo anche avere un po’ di febbre!

CARLA: Febbre? Fa sentire! La febbre no… ma tu tremi tutta… vai a buttatti un po’ su ì letto!

GAIA: E gliè un bel lavoro! Ora la si sdraia!

CARLA: Oh… la sé alzata alle 7 stamattina!

GAIA: Perché? Che mi sono alzata all’undici io?

CARLA: Ma che ti lei di torno?

GAIA: E vò… ma almeno pensate a ì sugo! L' ho belle fatto ma un me lo fate bruciare!

CARLA: Ma che vò andà via?

GAIA: E vò andare a pigliare la borsa. Gliè meglio! (esce)

CARLA: Icchè t’ha fatto, Angela? Che ha’ pianto?

ANGELA: No… perché?

CARLA: T’ha gli occhi lucidi!

ANGELA: Forse l’è la febbre!

CARLA: Vai a buttatti su ì letto! Un gli dà retta a quella grulla della tù sorella!

GAIA: (rientrando). Vai! Si parla di me! Di grulle, in casa, un ci so che io! Oh… ma ì dorce pè la tu festa che lo devo pagare io?

ANGELA: Scusa mamma… un t’ho fatto nemmen gli auguri!

CARLA: Unn’ importa! Ha’ visto quanti regali? Quello, vedi, l’è ì regalo della ditta. Don Vincenzo m’ha portato questa. Poi c’è ì tù golf! Quest’impiastro m’ha regalato l’Ave Maria di Schubert! I’ tù principale… guarda che bel mazzo di fiori che m’ha fatto!

GAIA: La corbeille l’è dì babbo e la pianta l’è dì tu amore… giusto… a proposito di Claudio… ha detto che viene anche lui a pranzo! Certo tu potevi invitare anche la su mamma!

ANGELA: Già! Un c’ho pensato! Un ci siam visti!

CARLA: Come un tu l' ha visto? O un tu sé stata con lui, ieri sera?

ANGELA: Ah… sì! Chissà dove ho la testa! Ci siamo visti ieri sera… e infatti mi disse…

GAIA: O nini… che s’è diventata balbuziente?

CARLA: Ma che sei ancora qui te?

GAIA: (porgendo la mano). Sono una povera mendicante… Oh… un c’ho mica l’impiego io!

CARLA: Ah già! I sordi pè ì dorce! (glieli da)

GAIA: Benino! Mi c’entra anche la mancia!

E

CARLA: Oh chi sarà?

GAIA: Se un vò a aprire un lo so! (esce)

CARLA: Quella bisognerebbe mandalla alla radio… almeno la farebbe ridere!

GAIA: (rientrando di corsa). Mamma… c’è ì quartetto cetra!

CARLA: O che mi vengano a fare gli auguri per ì compleanno? Bellini… o come l’avranno saputo della mì festa?

GAIA: La nobiltà dì piano di sopra! Donna Rumilda e i suoi cagnolini!

CARLA: Donna Rumilda? Trattala bene, sai… tanto l’è poco uggiosa!

GAIA: (facendo passare). Prego… accomodatevi… la mamma l’è così felice di vedevvi in questo santo giorno!

Donna RUMILDA: (entrando). Mia cara signora!

CARLA: Avanti! Ma che bella sorpresa! Tutti gli anni un ve ne dimenticate mai… eh?

Donna RUMILDA: Posso darle un bacio?

CARLA: Volentieri… anche due!

Donna RUMILDA: Non si disturba mica… vero?

CARLA: Disturbare la sora contessa? Ma icchè la dice? Prego… accomodatevi! Anche la contina… ì contino… e quell’altro contino!

Donna RUMILDA: Mia cara Angela… come stai?

ANGELA: Buongiorno contessa… Bene… grazie!

Donna RUMILDA: Bimbi… avanti!

MARIA L.A.: (porgendo un regalo). Con i nostri migliori auguri…

ARTEMISIO: (porgendo un regalo)… e quelli di papà!

Donna RUMILDA: Fiorenzo Albino Ottavio?

FIORENZO A.O.: Sì mammà?

Donna RUMILDA: Fiorenzo Albino Ottavio ha composto per lei una piccola poesia… (a Fiorenzo Albino Ottavio che nel frattempo porge un mazzo di fiori a Carla). Ti prego, caro, di porgere i fiori con il tuo detto!

CARLA: (a Fiorenzo Albino Ottavio che le riprende i fiori). La me li ripiglia? Ah… la me li da dopo? E ci ha da dimmi un detto?

Donna RUMILDA: Eh sì! Certo! Maria Loredana Augusta, siedi! (esegue). Artemisio, siedi!

ARTEMISIO: Certo, mammà! Ma non prima che sia seduta la signora, mammà!

Donna RUMILDA: Hai ragione caro! Che educazione! La prego… si sieda signora Carla!

ARTEMISIO: Prego… si sieda!

CARLA: E mi siederò!

Donna RUMILDA: Prego Fiorenzo Albino Ottavio… dì pure!

CARLA: E un c’è nulla da fare… qui figliolo e unn’assomiglia a quegli altri due! L’è un'altra cosa… via… in tutto e per tutto!

GAIA: Donna Rumilda… noi si sta in piedi o sedute?

Donna RUMILDA: Come vi piace!

GAIA: (a Fiorenzo Albino Ottavio). Senti nini… che è un discorso lungo? Perché io devo andà via…

FIORENZO A.O.: Se devi andare… non fare complimenti!

GAIA: Figurati se mi perdo ì detto!

FIORENZO A.O.: Non ho detto che sia un detto!

GAIA: Te un tu l' ha detto che l’è un detto… ma la l' ha detto la tù mamma che l’è un detto!

CARLA: Gaia!

FIORENZO A.O.: Mammà!

Donna RUMILDA: Non t’inquietare, caro! Ti prego… inizia la bella poesia!

FIORENZO A.O.: Mammà… questi fiori mi disturbano!

Donna RUMILDA: E va bene… dalli, fin d’ora, alla signora Carla!

CARLA: (ricevendoli). Uh… belli! Grazie! (a Donna Rumilda). Senta… mi dica una cosa… ma l' ha proprio composto per me questo poema?

Donna RUMILDA: Certamente!

CARLA: Per ì mì compleanno?

Donna RUMILDA: Sì… stanotte!

CARLA: Uh… bravo! Bravo! Via… sentiamo… sentiamo! (Fiorenzo Albino Ottavio si schiarisce la voce). Te lo dico prima di sentilla: bravo! (Fiorenzo Albino Ottavio tossisce, insofferente per le interruzioni). O che c’hai un rospo in gola?… che voi un po’ d’acqua, nini? (Fiorenzo Albino Ottavio è sempre più impaziente). Oh… alle volte lo fa anche a me! È come se ci fosse un pelino… vero Albino? Ma quanti nomi c’ha questo figliolo, vero? Fai così guarda… (si schiarisce la voce – poi nota che tutti la guardano male perché interrompe)…. Si dee stare tutti zitti?

FIORENZO A.O.: “Tombe senza pianto! Tombe senza fiori! Tombe senza ricordo! Tombe spezzate… corrose dal tempo… Senza mano pietosa che fiore non mette sul marmoreo stelo… né sull’epigrafe sbiadita del tempo! Queste sono, veramente… le vere tombe dei morti!”

CARLA: Ma l' ha scritta pè ì mì compleanno?

FIORENZO A.O.: Mammà!

Donna RUMILDA: Signora Carla…

CARLA: Ah già… Tutti zitti!

FIORENZO A.O.: “ Le tombe con fiori! Le tombe con pianto! Le tombe con viole e con rose nel di ferro battuto recinto… non sono tombe dei morti”. (con veemenza, rivolto a Carla). “ E tu che tombe hai a Trespiano?”

CARLA: No… io ce l' ho a Soffiano e all’Antella!

FIORENZO A.O.: “E tu che tombe hai a Trespiano?”

CARLA: Gliè inutile tu t’arrabbi… e un ce l' ho… t’ho detto!

Donna RUMILDA: Signora Carla… ma è una licenza poetica!

CARLA: E unnè una questione di licenza… l’è che un c’era posto!

FIORENZO A.O.: (riprendendo arrabbiato). “ E tu che tombe hai a Trespiano?”

CARLA: Ma guardache che gliè buffo… mi tocca a digli di sì pè fallo chetare!

FIORENZO A.O.: “E tu che tombe hai a Trespiano? Proteggile… Puliscile… onorale con le tue mani… Con pianto… Pianto forte! In ginocchio prostrati e bagna la terra… solo così il tuo morto… vivrà!”

Donna RUMILDA: (applaudendo solo lei e gli altri due figli). Bravo!

CARLA: (alle figlie). È finita? (applaude). Uh… come l’è bravo! E questa bella poesia… allegra… l' ha scritta apposta per me? Grazie!

MARIA L.A.: L' ha scritta tutta lui lui!

ARTEMISIO: E ora mio fratello pubblicherà anche un libro… con tutte le sue poesie…

MARIA L.A.: … e io scriverò l’introduzione! Ma sa che all’ultimo esame ho preso trenta…

ARTEMISIO: … con lode!

CARLA: Eh… pigliare trenta a Collodi… l’è roba!

MARIA L.A.: Nell’ultimo tè che mammà ha dato… lei non venne, signora Carla!

CARLA: E un potetti venire perché c’avevo ì turno in parrocchia!

Donna RUMILDA: Dunque…nell’ultimo tè stabilimmo, anche con la moglie del Prof. Sartoni… a proposito… sa che il Prof. Sartoni ha messo su una clinica privata? Stupenda! Una bella clinica!

MARIA L.A.: Mammà ci ha portato l’altro giorno a visitarla! Verrebbe voglia di ammalarsi!

CARLA: Brava! Ricoverati!

Donna RUMILDA: Dunque… stabilimmo… appunto… con la moglie del Prof. Sartoni… di fare un pensierino per ogni compleanno! Siamo soltanto noi tre condomini…! Un pensierino solo per le Signore… naturalmente!

GAIA: Donna Rumilda… scusi se l’interrompo… ma devo uscire a fare delle compere!

Donna RUMILDA: Addio cara!

GAIA: Addio Maria Loredana Augusta! Addio Arte!

ARTEMISIO: Artemisio… prego!

FIORENZO A.O.: Vieni qualche volta su! Ti farò sentire qualche bel brano di Beethoven!

GAIA: Se mi gira qualche volta vengo!

Donna RUMILDA: Anche Artemisio ti vedrà volentieri! Vero caro?

GAIA: Allora vengo senz’altro! Buongiorno a tutti! (esce)

Donna RUMILDA: Oh! Oh! Oh! (battendo le mani)

CARLA: (battendo le mani anche lei). Icchè c’è? Un altro detto?

Donna RUMILDA: No! Era Maria Loredana Augusta che si toccava i capelli! Sai che non si può, mia cara! (a Carla). Hanno tutti molta classe… Somigliano a me!

CARLA: Eh sì! A ì signor conte un gli assomigliano davvero… (indicando Fiorenzo Albino Ottavio)… specialmente lui!

MARIA L.A.: Allora, signora Carla, lo vuol vedere il nostro regalo?

CARLA: Uh! Già! Che ignorante! Angela… passamelo!

ARTEMISIO: Angela… ma che hai fatto? Sei così taciturna!

MARIA L.A.: Forse pensa che fra poco le finirà la libertà! È così difficile mettere la corda al collo di un uomo! Certo… Angela si è accontentata di un impiegato…

ARTEMISIO: Eppoi… diciamolo… Angela è bella… ha classe… mentre lui…

CARLA: Un sarà aristocratico… ma gliè di molto intelligente… e bono… di molto bono… Eppoi… gliè un omo! Unn’è vero Maria Loredana Augusta?

MARIA L.A.: Ah… sì! Questo si vede!

CARLA: Hà visto? la se n’è accorta anche lei! Ovvia… apriamo questo regalo… (apre il pacco ed estrae un vaso). Oh bello! Bello! N’aveo proprio bisogno! E n’aveo due ma me l' ha rotti la Rosina!

MARIA L.A.: Giusto… quando è partita? Dov’è andata in viaggio di nozze?

CARLA: A Livorno l' ha portata! E poi a Parigi e Londra!

MARIA L.A.: Vedi mammà? Le cameriere hanno più fortuna delle contesse! Pensa… sposata ad un ragioniere!

FIORENZO A.O.: Com’è cambiato il mondo!

ARTEMISIO: Cara Maria Loredana Augusta, resterai zitella!

MARIA L.A.: Zitella? Ne volessi uomini! Così, ce n’ho… così!

Donna RUMILDA: Calmati cara… Artemisio scherzava! Beata lei, signora Carla, che con Angela sta tranquilla… Non parla mai!

CARLA: Ma la chiacchiera tanto la Gaia!

ANGELA: (indicando il vassoio con i bicchieri). Mamma….

CARLA: Uh… già… t’ha ragione! Un v’ho offerto ancora nulla! Via… un gocciolino pè rinfrescare un po’ ì becco…! Peccato unnè venuto ì su marito! (serve a soggetto). Allora si fa un bel brindisi… come si dice… cin cin!

Musica n° 2

Si fa buio d’improvviso e si sente una musica.

Donna RUMILDA: Icchè succede?

MARIA L.A.: Oh mio Dio!

CARLA: Le ita via la luce! O come mai? Angela!

ANGELA: Sì mamma?

CARLA: Vai di là un po’ a tastoni! In cucina… sulla mensolina… e ci dee essere le candele! I fiammiferi son su ì gasse!

Si illumina la porta d’ingresso e si vede ferma come in un quadro Esterina. Gli latri si comportano come se non la vedessero. Dopo qualche secondo torna la luce.

CARLA: Oh! Meno male l’è tornata!

ESTERINA: È permesso?

CARLA: Oh chi ha lasciato l’uscio aperto? La Gaia di sicuro!

ESTERINA: (ad Angela). Lei è la signorina Angela?

ANGELA: Sì! Desidera?

CARLA: Ma lei cerca la famiglia Riani?

ESTERINA: Sì! Mi hanno dato questo indirizzo: Carla Riani!

CARLA: Sono io! Ho capito… l’ha mandata Don Vincenzo! Scusi ma bisogna la vada in sagrestia… lì esaminano i casi più urgenti!

ESTERINA: Infatti… io sono quel caso urgente che lei deve esaminare! Sono la nuova onna di servizio!

CARLA: Lei?

ESTERINA: Forse si aspettava una donna diversa?

CARLA: Sì… effettivamente me la immaginavo diversa! Prego… s’accomodi! Questa è la contessa… Donna Rumilda e i suoi figli! Abitano a ì piano di sopra!

Donna RUMILDA: È fortunata ad entrare in una casa come questa!

MARIA L.A.: Qui starà benissimo!

ARTEMISIO: Le donne qui sono sempre state le padrone!

FIORENZO A.O.: Come nelle commedie di Goldoni!

Donna RUMILDA: Giusta osservazione! Come si sente che sono ragazzi di cultura!

ESTERINA: Io cerco una padrona buona!

MARIA L.A.: Di bontà qui ne troverà moltissima!

Donna RUMILDA: Dove ha servito fino ad adesso? Ha delle referenze?

ESTERINA: (a Carla). Devo mostrarle a lei o alla signora?

CARLA: A me… a me! L’è piena di referenze lei! Vero?

Donna RUMILDA: Bimbi… salutate che è già ora di pranzo! E dica a Don Vincenzo che manderò gli spogli dei miei ragazzi per i poveri!

CARLA: Brava! N’hanno tanto bisogno… i poveri!

Donna RUMILDA: Cosa vuole… non ho mai tempo… sempre in giro con i ragazzi! Equitazione! Danza classica! Pianoforte! Casino Borghese!

CARLA: (a Esterina). L’è un circolo… qui casino!

ESTERINA: Lo conosco!

CARLA: Anche quello?

ESTERINA: Mi ci portava un dottore… quand’ero una ragazzina!

Donna RUMILDA: Alla grazia! Anche la cameriera che da ragazza frequentava sale illustri! Complimenti!

CARLA: Angela… portala di là… fagli posare la su roba… aiutala a portare ì bagaglio!

ESTERINA: Non ho nulla con me! Non ho voluto portare nulla! I miei bagagli erano brutti… brutti e pesanti!

CARLA: Va bene… Angela… dagli almeno un grembiule! (Angela si avvia con Esterina). Ma… dimmi almeno come tu ti chiami!

ESTERINA: (voltandosi appena). Mi chiamo Esterina… Esterina Banti! (escono)

MARIA L.A.: è abbastanza fine… e sembra anche educata!

ARTEMISIO: Sai… a furia di stare nelle case…

CARLA: …aperte! L' ha fatto tutte case aperte!

FIORENZO A.O.: Cara signora Carla… le ci vorrà molta tolleranza!

CARLA: Eh sì… questo sì… di molta tolleranza!

MATTEO: (entrando). Ma che bella compagnia! Buongiorno a tutti! Donna Rumilda, i miei rispetti!

Donna RUMILDA: Caro signor Matteo… siamo tutti qui per fare festa alla su moglie!

MATTEO: Troppo buoni! Come state ragazzi?

MARIA L.A.: Tutti bene, grazie!

Donna RUMILDA: Togliamo il disturbo! Tanti auguri di nuovo signora Carla! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Maria Loredana Augusta, andiamo! Artemisio, andiamo! Donna Rumilda se ne va! (esce)

CARLA: Tante cose, Donna Rumilda! Arrivedella!

MARIA L.A.: Arrivederla signora Carla! Arrivederci a tutti! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Artemisio, andiamo! Maria Loredana Augusta se ne va! (esce)

ARTEMISIO: Ci rivedremo presto, signori Riani! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Il conte Artemisio se ne va! (esce)

CARLA: Con piacere! Con piacere! Ma come son semplici, vero? Modesti! Son proprio alla mano! Come si farà a mandà via questo, ora, un lo so! L’hanno bellè chiamato tre vorte!

MATTEO: Ma icchè fa?

CARLA: O che lo so? Tu sapessi che poesia m’ha scritto! Guarda… se ci ripenso stanotte un dormo! Le tombe di qui… le tombe di là! Mi volea mandare a pulire le tombe a Trespiano! Che lo mandi te?

MATTEO: No… vien via… mandalo te!

CARLA: Bellino… pallino… senti!

FIORENZO A.O.: Non sono un pallino! Son il conte Fiorenzo Albino Ottavio!

CARLA: Allora senti… i tuoi cari se ne son bellè andati!

FIORENZO A.O.: Ohibò! E come mai io sono ancora qui?

CARLA: L’è quello che vorrei sapere anch’io! Se tu voi andare un fare complimenti! Se poi tu vò rimanere a desinare…

FIORENZO A.O.: No! Io mangio solo con la mamma! (a Matteo, dandogli un foglietto). Questa è per lei!

CARLA: Pigliala… così stanotte tu dormi!

MATTEO: Che è come quella della mì moglie?

FIORENZO A.O.: No! Questa parla di cadaveri e di teschi! La prenda… l' ho scritta apposta per lei! I miei omaggi! Il conte Fiorenzo Albino Ottavio se ne va! Tomba senza fiori… tombe senza pianto… (esce)

CARLA: Oooh! Senti Matteo… vai di là dall’Angela e digli la mi mandi l’Esterina!

MATTEO: Chi?

CARLA: Ah… già! La nova cameriera!

MATTEO: L’è bellè arrivata?

CARLA: Sì. Mezz’ora fa! Vai… vien via nini… fammela venì di qua!

MATTEO: Carla… Carla…! Ma icchè t’avrà fatto?

CARLA: Senti… Don Vincenzo dice che devo portare questo treno in porto… e io ce lo porto! Va di là con loro e fa finta di nulla Matteino!

MATTEO: Mah… che Dio ce la mandi bona! Se succede qualcosa un venire a dire che un t’avevo avvertita!

CARLA: Icchè dee succedere? Questa l’è una cosa voluta da ì Signore! (Matteo esce)

ESTERINA: (entrando dopo pochi secondi). Voleva parlarmi signora?

CARLA: Sì! Volevo dirti…noi un ci si conosce… ma te tu lo capisci a che repentaglio mi son messa! Qui nessuno sa nulla! L' ho detto solo a ì mì marito! Spero che tu ricambi la fiducia che ho in te e che un tu mi faccia scomparire! Ti riuscirà rimetterti sulla bona strada?

ESTERINA: Ho provato tante volte… ma ho sempre trovato il cartello “strada senza sbocco”! è che a quest’età non interessiamo più a nessuno… … i clienti ci danno di vecchia… e finalmente i protettori ci lasciano in pace. Ma usciamo da quel  labirinto più bisognose di un bambino senza braccia! Se troviamo aiuto ci salviamo… ma se non lo troviamo…

CARLA: Ma… perché…?

ESTERINA: è la domanda che ci fanno tutti! Un amore sbagliato… poca intelligenza… troppa severità… la miseria… quando si inizia a scendere quegli scalini… si scendono tutti… Una sola cosa posso dirle: non si nasce prostitute! Si nasce bambine… piccole e indifese come tutte!

CARLA: Ti dico solo questo: che tu sia la benvenuta in questa casa!

Musica n° 3

2° atto

Musica n° 4

La stessa scena. Sono le tre del pomeriggio. All’alzarsi del sipario la scena è vuota. Si sentiranno delle risate e una conversazione.Dalla destra entrerà Carla rincorsa da Claudio.

CARLA: (entrando) No, no un v’alzate, ve lo porto io.

CLAUDIO: (entrando) Un ci sarebbe male…la festeggiata un po’ mica aprire lo spumante… no no, l’apro io.

CARLA: Allora prendi anche i’ vassoio. I bicchieri ce l’ha messi  l’Esterina  in tavola.

CLAUDIO: (guardando lo spumante) Lo vuole dolce o secco?

CARLA: Dolce. Io, un me ne intenderò, come dicano le mi’ figliole, ma a me e mi piace dolce.

CLAUDIO: Allora questo (prende la bottiglia)

CARLA: (prendendogli la bottiglia e avviandosi verso la sale) Ecco lo spumante!

CLAUDIO: Sora Carla, la mi scusi, già che siamo soli…. Vorrei dirle una parola.

CARLA: Anche due…. icchè c’è?

CLAUDIO: Mi secca parlargliene proprio oggi ma… un so se lei se ne sarà accorta….

CARLA: Accorta di che?

CLAUDIO: Che l’Angela…l’è di molto cambiata con me! Io credo di non averle fatto nulla… l’è sempre assente… anche ieri sera, volevo andare a prenderla in ufficio… invece la mi telefonò di non andare.

CARLA: La si sarà trattenuta per lavoro…

CLAUDIO: Le dissi che sarei andata a prenderla anche più tardi, ma lei ma mi rispose che la un sapeva che ora la faceva. Ecco, io vorrei domandarle…. A che ora la tornò ieri sera?

CARLA: Ieri sera? Aspetta, fammi un po’ ricordare. Mi pare… alle nove. Sì sì, per cena l’era a casa. Ma icchè tu pensi?

CLAUDIO: Mica perché son geloso… io sono innamorato dell’Angela e mi dispiace vederla così

CARLA: Anche lei ti vuol bene, ne son sicura…. Per me, Claudio, quella figliola la un si sente bene.

MATTEO: (entrando) Allora, arriva o non arriva questo grondino?

CARLA: Grondino?  Un ci pensar nemmeno a i’grondino… si stappa lo spumante per fare cin cin!

MATTEO: Lo spumante vu’ lo berrete voi… io preferisco un cognacchino!

CARLA: Con questo caldo? I’ bello della festa l’è lo scoppio di’ tappo e fare cin cin, urrà!

CLAUDIO: La scusi  eh, la beva  i’ cognacchino ma anche un po’  di spumante per fare i’  brindisi alla  su’ moglie

MATTEO: L’è venticinqu’anni che fò brindisi! Due bottiglie per ogni compleanno, le sono cinquanta bottiglie… più tre anni di fidanzamento, e fa cinquantatre bottiglie… ora e tu vo’ fare cin cin, ditemi voi!

CARLA: Mah, ichhè t’ha  a  dire? Mandami i’conto a casa!

MATTEO: Macchè  conto a casa… io voglio i’cognacche!

CARLA:  Ma mi dici una cosa… ma che  ti se’ pentito,  e tu fai i’ conto delle bottiglie!!!!

MATTEO: Sie pentito! Ma in  dove l’avrei trovata un’altra donnina  come te? Carla… Santa Carla…  vergine e martire!

CARLA: E tu lo po’ anche gridare!

CLAUDIO: Anche martire?

CARLA: Come no… per venticinque anni sono sempre stata a contrastare; mai una volta che m’avesse detto… bene Carla, quest’idea l’e stata bona!

MATTEO: Sì, come l’ultima!

CARLA: Dilla, mi raccomando (a Claudio) Claudio, per favore, porta di là, intanto le bottiglie sennò le ragazze le rimangan troppo sole e dì all’Esterina che metta i’ dolce in tavole… no, faglielo dire dalla Gaia

CLAUDIO:   Va bene

CARLA: E a quella cosa un  ci  pensare capito? Stà tranquillo…….

CLAUDIO: D’accordo Sora Carla!  (via)

CARLA: Bravo, fra poco tu gli spifferavi ogni cosa!

MATTEO: Perché, icchè  ho detto?

CARLA: Si parlava d’idee e t’ha detto…. “sì… come l’ultima!….” e, se un ti fermavo, t’andavi avanti

MATTEO: Sie, figurati se Claudio e s’immagina… piuttosto te, che l’hai avvertita? Che gliel’hai detto, come la si dee comportare?

CARLA:   Sì, sì, gli ho detto tutto

MATTEO: Senti Carla, io un voglio tormentarti, perché oggi l’è la  tu’ festa… ma questa l’è stata grossa davvero!  E io, più imbecille a dirti di sì.

CARLA: Oramai tu l’ha detto, sicchè….

MATTEO: Tu ci hai certi modini pe’ convincere la gente!… “bisogna perdonare per essere perdonati… bisogna  dare per avere… dare dare dare” … te,  tu stavi bene all’ufficio delle tasse!

CARLA: Senti, ormai tu m’ha dato i’ permesso… sicchè, un brontolar più. Orami l’è in casa e basta. Icchè tu stai lì a recriminare!

MATTEO: E penso alla figura che farei se lo sapessero in ufficio e i’ mi’  principale… quello figurati, l’è tutto  d’un pezzo!

CARLA:   Un ce l’ha  mica scritto in faccia… un tu unn’ha visto come l’è? Se un si sa, e un si vede:

MATTEO: Questo l’è vero…ma, se qualcuno la conosce?

CARLA: Gli si dice che la unn’è  quella! E  ce n’è tanti che si rassomigliano! Anche te, un tu rassomigli all’identichitte dell’assassino che c’era ieri su i’ giornale… ma un tu se’ mica!

MATTEO: A chi rassomiglio?

CARLA:   All’assassino. Lo dicevano anche da i’fornaio!

MATTEO: Allora  e ci  ho la faccia da delinquente!

CARLA:   Ma quello un chi ha mica la faccia da delinquente… sembra proprio una persona perbene. Dice Don Vincenzo che quando gli piglia i ‘ ratusse….l’è un male che quando gli piglia… senza sapello e comettano cose tremende … i’  cervello gli va via…  sono  malati di  mente….

MATTEO: Allora io ci avrei la faccia a raptus?

CARLA:   Tu mi fai una rabbia quando un tu vo’ capire!

MATTEO: (abbracciandola) Un tu lo vedi e lo fò pe’ fatti ridere, grullina!

CARLA: Senti, come la t’è sembrata?

MATTEO: A vedella, la fa pena…. Sembra un cane bastonato!

CARLA: Vedi,l’è stata la mano di’ Signore….

MATTEO: A bastonalla?

CARLA: T’assomigli proprio alla tu figliola!  Sempre co’ i’ frizzo in bocca! Vu siete proprio de’ fiorentini!

MATTEO: Vien qua,  un t’arrabbiare…  e son contento… quello che fa la signora Carla, l’è ben fatto! (l’abbraccia)

GAIA: (entrando  seguita da Angela e Claudio) Allora che si deve aspettare di molto, a aprire  questo spumante?

CARLA:   E si stava venendo

GAIA: I piccioncini   avevan bisogno di stare soli… che ve lo siete dati i’ bacino? Vu siete vecchi!!!

MATTEO: Vecchia tu sarà te, zitellona! E

ESTERINA: (appare contemporaneamente al suono del campanello) Devo andare ad aprire?

CARLA: Che si manda a aprire, questa figliola?

GAIA: Certo mamma, perché?

CARLA: Allora vai… no

GAIA: Come no?

CARLA: No, quell’affare di’ watusse… no, l’è meglio  di no… E Angela vacci te (Esterina ha  un movimento di dispiacere) No, poverina, domani e… tu chi ha tanto tempo… bisogna che conosca la gente… che sappia come comportarsi… vai, vai te… (Angela esce)

Esterina esce guardando in modo strano la porta d’ingresso

 

MATTEO: (chinandosi a baciare Carla) Carla, Carla… che Iddio ce la mandi bona….

GAIA: E vu’ siete vecchi ormai!

CARLA: Se te un tu la smetti e tu ne buschi… icchè tu ne dici Claudio?

CLAUDIO: Io direi d’andà a bere lo spumante, no?

CARLA: Vieni, brontolone… andiamo Claudio… vieni, te, vaporiera! (esce con Matteo, Gaia, Claudio)

ANGELA: (entrando seguita dall’Ingegnere) Avanti!

FEDERICO: (entrando seccato, guardandosi intorno, con i figli che lo seguono) Ciao Angela

ANGELA: Ti aspettavo

FEDERICO: Sono venuto solo per tua madre… erano più di due settimane che mi aveva invitato con mia moglie

ANGELA: Federico, devo parlarti

FEDERICO: Ancora? Non ti è bastata la discussione di ieri?

ANGELA: Federico ti prego, abbi pietà! non ne posso più… veramente non ne posso più!

FEDERICO: Angela finiscila! Ci sono i bambini! Se tu non ne puoi più, io sono all’esasperazione! Ma che vuoi fare? Cosa ti sei messa in testa?

ESTERINA: (entra improvvisamente) La signora mi ha detto di venire a vedere hi è che ha suonato!

ANGELA: (quasi impaurita) Ah, dille che è arrivato l’ingegnere…. Anzi, è meglio che vada io… con permesso (esce)

ESTERINA: (lo guarda fissamente) Prego, si accomodi. La signora Carla verrà subito

FEDERICO: Grazie, non sono stanco. Bambini, sedetevi! (passeggerà nella stanza e si fermerà a guardare due quadretti alla parete: le foto delle ragazze il giorno della prima comunione insieme ai genitori)

ESTERINA: (fissando l’ingegnere) Bella famiglia, vero? Com’è bella lì la signorina Angela!

FEDERICO: Già. (guardando le foto) Questa è Angela e questa è Gaia…. Le ho conosciute così

ESTERINA: Sono i suoi figli?

FEDERICO: Si!

ESTERINA:   Lei… vuole bene a sua moglie?

FEDERICO: (la guarda meravigliato) Come?

MATTEO: (entrando) Oh, caro Ingegnere, che onore, averla in casa nostra. Credevo che la un venisse più… la c’avrebbe fatto un affronto!

FEDERICO: Ogni promessa è debito!

CARLA: (entrando) Oh, è arrivato il signor Ingegnere… Oh… gli ha portato anche i bambini… Bellini! Che creature! Un mi ricordo mai come vu vi chiamate!

PIETRO: Pietro!

FILIPPO: Filippo!

FEDERICO: Cara signora, mille auguri!

CARLA: Oh, la ringrazio… mi fa effetto a avella qui… eppoi coi bambini… e mi pare quando veniva qui i su poero babbo con lei piccino! sa perché? L’assomiglia tutto a i’ su poero babbo… poeromo! Quanto l’ha  lavorato i’ su’  babbo… ma l’ha  lavorato anche lui… E ora icchè si dice?

MATTEO: Come icchè  si dice?

CARLA:   No, diceo… gli ho detto di su’  babbo, ma un vorrei dire troppe cose… e diceo… E ora icchè si fa?

MATTEO: E ci si mette a sedere

CARLA: La s’accomodi ingegnere… bene la stà… son tanto contenta d’avella qui… questa l’è (indicando Esterina)… che la conosce?

FEDERICO: No

CARLA: Sicuro?

FEDERICO: Mai vista!

CARLA: Eh già! L’è la mi nova donna di servizio, ma… bona, brava… onesta!

FEDERICO: Mi fa piacere

CARLA: Vai nini, vai, ora tu po’ ire…  (a Ernestina che va via, poi all’ingegnere) E la signora? Gli è tanto che un la vedo! E come si son fatti belli i bambini! Da una bella  coppia, un potea nascere che de’ bei bambini

GAIA: (entrando con Angela e Claudio) Buongiorno Ingegnere, come la sta?

FEDERICO:  Bene e tu Gaia?

GAIA:  Per ora sono in gamba!

CARLA: Che son belle pronti per i’ mare?

FEDERICO: Si! li accompagno domattina perché Filippo ha bisogno d’un po’ di mare…

MATTEO: O Carla, un  s’è presentato i’ fidanzato dell’Angela… la mi scusi…

CARLA: O perché un tu me la detto prima? Tu mi fa fare certe figure… la scusi…

MATTEO: (presentando) Questo l’è il fidanzato dell’Angela, Claudio

FEDERICO: Piacere

CLAUDIO: Piacere Ingegnere

CARLA: Un lo conosceva?

FEDERICO: Solo di vista. Ogni tanto lo intravedevo dietro il cancello

CLAUDIO: Ecco, proprio ogni tanto perché la su segretaria unn’ ha mai un orario fisso…

FEDERICO: Eh, il nostro ufficio è un disastro… penso che, anche Angela, non ce la faccia più!

ANGELA: Per me Ingegnere… io lavoro volentieri…

FEDERICO: Ma in questi ultimi tempi… ti vedo troppo sovraccarica di lavoro…

ANGELA:  Ma no… ma no!!!

CARLA: Tu se’ sovraccarica via, diciamoci la verità!

FEDERICO: E lei dove lavora?

CLAUDIO: Sono impiegato in banca… ufficio estero….

FEDERICO:  Bene, un ottimo posto… in banca, avete almeno, degli orari possibili… mentre noi, non sappiamo mai, quando torniamo a casa. Cosa vuole, è così duro, oggi, per un industriale, tenere in piedi una fabbrica: Tutti vogliono, tutti pretendono, tutti scioperano… e noi industriali, ne paghiamo le conseguenze per tutti.

CARLA: La scusi se m’intrometto ingegnere ma unn’ hanno mica torto! E fanno bene a scioperare

GAIA: Mamma!

CARLA: L’è troppo cara la vita oggi, via… e un operaio con moglie e figlioli ma come fa a andare avanti? Lei c’è mai andato a i’ mercato a fare la spesa?

FEDERICO: No, ci ho la donna!

CARLA: E quando la gli dà alla donna… (a Matteo) Gl’è inutile che tu mi guardi male… no, io dico inteso… la mi dica ingegnere!

FEDERICO: No signora, credo, invece, che ora, si sta meglio di prima. Deve dire, piuttosto, che vogliono stare troppo bene e subito

MATTEO:  L’è cambiata la mentalità. Noi, per avere qualcosa, si doveva lavorare parecchio, fare di molti sacrifici, aspettare… eppoi aspettare… Noi e si cominciò; co’ i’ su’ babbo, con venti operai e a forza di sacrifici, la guardi ora che po’ po’ d’azienda l’è venuta fori!

CARLA:  Co’ i’ tu’ lavoro e quello d’altri venti imbecilli come te! Vien via, ma quanto t’ha lavorato… un me ne fa’ ricordare… ingegnere la senta e s’è operato ni’ mese d’agosto di cistifellea, pe’ un perdere i’ lavoro e a me m’ha fatto perdere i’ mare… che si po’ essere più grulli? Tanto tu ti se’ sacrificato poco! E per icchè? Per invecchiare e unn’ave’ goduto nulla. Lui, perlomeno, e chi ha ville, la barchettina con otto posti letto, l’istitutrice pe’ figlioli, l’azienda che a mandalla avanti quando l’è belle stata fatta unn’è troppo difficile, un conticino in banca…. E te icchè tu ci hai? Eh? Ma ci hai mai pensato? Eh sor Matteo? Ecco perché, questi giovani e un vogliano fare quello che t’ha fatto te! Sacrificassi  pe’ tutta la vita pe’ avere poi, un pugno di mosche in mano! Loro, vogliono fare meno sacrifici, lavorare, ma ricavare subito qualcosa da i’ lavoro, subito e non dopo quarant’anni quando e sono vecchi e un possan godersi più nulla! Eppoi, se uno lavora, gli ha anche i’ diritto di vivere decentemente… sennò, gl’è inutile che lavori, noo?

Imbarazzo generale.

FEDERICO: Ha delle belle idee un po’ … rivoluzionarie, la signora Carla!

CARLA: Ah io voglio bene a i’ popolo e basta

MATTEO: O nina, icchè tu dici? O perché un ti ci fai anche un comizio?

CARLA: Perché ho detto qualcosa di male?

FEDERICO: Non credevo che la signora la pensasse così!

CARLA: Lo sanno tutti come la penso… io, sono fermamente con Lui

MATTEO: L’è con Lui… ma, spiegaglielo che l’è codesto Lui!

CARLA: DI Lui, un c’è che Lui. Perché lei, di che partito l’è?

GAIA: Vai, ora s’arriva alla santa inquisizione!

ANGELA: Mamma, ma che ma smetti con questi discorsi?

CARLA: No e un la smetto. Dice Don Vincenzo, che appena si può, si deve parlare in favore dei nostri fratelli

MATTEO: Fratelli, non compagni

CARLA: Fratelli o compagni …. Son tutti figli di Dio. E Lui, ci ha detto d’amarci come fratelli. Invece, voi, vu’ fate le differenze. Se si seguisse solo la parola di Dio, s’andrebbe tutti d’accordo e invece… la parola la un s’ascolta… Iddio e s’è mandato in pensione… i figliolo d’Iddio in pensione anticipata… e noi, ci si scanna come tanti lupi. Bello, vero? Bisogna ravvedessi e i ricco entri nella cruna dell’ago… sennò in paradiso, pe’ lui, un c’è posto! Ovvia, ora Don Vincenzo sarà contento!

GAIA: Mamma, invece di parlare tanto, offri qualcosa all’ingegnere.

CARLA: (chiamando, ma Esterina sarà già entrata) Esterina… uh, bellina, tu s’è già qui! Questa, un c’è bisogno di chamalla e ci ha i… radar

ESTERINA: (avrà in mano il vassoio con i bicchieri) Sono pronta, signora!

CARLA: Allora… ai bambini gli si da du’ belle fette della torta! Che vi piace la torta?

BAMBINI: Sì!

CARLA: Oh… eccola qui!

FEDERICO: Bambini… come si dice?

BAMBINI: Grazie!

CARLA: Alla grazia! Son proprio bellini! Bellini e educati! (all’ingegnere) Ingegnere come gli piace lo spumante, dolce o secco?

FEDERICO: Secco

CARLA: Allora la lo beve dolce… la scusi, ma a me, secco, un mi piace. (Claudio le darà la bottiglia e lei lo verserà nelle coppe) Alla salute!

GAIA: O te, Angela, un tu bevi? Mamma mia che mortorio tu sei oggi!

CARLA: Lei, unn’è te! Per la Gaia, tutti gli spunti e son boni pe’ fa’ baldoria

GAIA: Se un ci fossi io, in questa casa, a tenevvi un po’ su!

CARLA: Te, tu ci tieni anche troppo su! La ci ha una lingua! Ma un ce l’ha un posticino anche per lei in fabbrica, ingegnere? Così me la levo di torno!

MATTEO: E se ne parlò tempo fa, vero ingegnere?

FEDERICO: Si, ma sa… tre di famiglia…

CARLA: Ma tanto, l’Angela, fra pochino, la si sposa e la smette di lavorare, vero Claudio?

CLAUDIO: Almeno così s’era stabilito! Poi… se la vuol continuare….

ANGELA: Almeno per un paio d’anni lo desidererei

GAIA: O un tu unn’avevi detto….

CARLA: Mai, ma sì… ma sì… la smette, vero? Se poi gli vien qualche figliolo… la fa smetter lui. Se lei ingegnere, la potesse metterci a posto la Gaia… la chiacchiera tanto, ma l’è intelligente, la sa tre lingue… e con quella che la chi ha in bocca…. Quattro! L’ha fatto gli stessi studi dell’Angela. Comunque la faccia come la crede… un si vole favoritismi… vero Matteo? In casa nostra icchè ci sa ci s’è sempre sudato! E farà uguale anche la Gaia!

GAIA: Un mi vuole come segretaria, ingegnere?

FEDERICO: Vedremo… non vi prometto nulla… vedremo, se ci sarà l’occasione….Vi ho sempre dimostrato la mia simpatia!

MATTEO: E noi gliene siamo riconoscenti

FEDERICO: Scusatemi ma, purtroppo, credo che sia ora di andare… Devo riportare i bambini a casa! E poi devo tornare alla fabbrica! (a Matteo) Lei, oggi, non c’è in ufficio?

MATTEO: No, ho preso mezza giornata di permesso. Perché… ha bisogno di me?

FEDERICO: No, no, stia pure con la signora Carla. E te Angela?

ANGELA: Io… non ho potuto… perché ho quella pratica della Germania… è urgente e dato che Ottavia è in permesso… devo, per forza, tornare in ufficio

FEDERICO: Ma se vuoi, la puoi sbrigare domani

ANGELA: No!… no, devo telefonare stasera altrimenti, domani, la merce non può partire… lo sa, ingegnere, è una cosa troppo importante

CLAUDIO: Mi avevi detto che non tornavi, nel pomeriggio!

ANGELA: Infatti, credevo di poter far tutto stamattina… invece! Mi bastano due ore, torno subito… posso approfittare della sua macchina ingegnere?

CLAUDIO: No, ti accompagno io

ANGELA: No, rimani qui sennò, se andiamo via tutti, sciupiamo la festa alla mamma… se, all’ingegnere… non secca… darmi un passaggio!

FEDERICO: Perché mi deve seccare? Per me è tutta strada! Devo solo fermarmi un attimo a casa a lasciare i bambini!

ANGELA: Prendo la borsa (esce)

MATTEO: Ma come l’è attaccata a i’ su’ lavoro, eh? L’è una creatura d’oro! (a Claudio) Quando tu gliela porterai via, e sarà una grande perdita per l’ufficio!

FEDERICO: E’ vero

ANGELA: (entra svelta e si dirige alla porta d’ingresso sulla quale troverà come un’apparizione Esterina che le blocca l’uscita e dopo averle parlato la lascerà passare) Sono pronta, andiamo ingegnere. Addio mamma. Ciao Claudio.

CARLA: Ciao Angela, torna presto!

ESTERINA: Torni presto signorina!

ANGELA: Farò il possibile

ESTERINA: Se vuole può!

FEDERICO: (che nel frattempo stretto la mano a Carla) Ancora tanti auguri. Andiamo bambini! Salutate!

PIETRO: Arrivederci signora Carla! E tanti auguri!

FILIPPO: Tanti auguri signora Carla! Arrivederci signor Matteo!

FEDERICO: (a Claudio) Piacere d’averlo conosciuto. Addio Gaia!

GAIA: Arrivederci ingegnere

CARLA: Oh ingegnere un s’è mica offeso per quello che ho detto… sa, io sono sincera… icchè c’ho ni’ cuore e mi vien sulla lingua!

FEDERICO: Un si preoccupi signora Carla… la conosco! Eppoi la gente sincera la piace anche a me!

MATTEO: Allora ci si vede domattina… le devo parlare della ditta Balli…

FEDERICO: Sì, domani! Domani! Arrivederci…(esce seguito da Angela e dai bambini)

GAIA: Mamma ma invece di parlà tanto con l’ingegnere, un tu potei dire qualcosa alla tu’ bell’Angela? Che gli ci volea di molto a prendere mezza giornata? Icchè l’ha paura di mandare in fallimento la ditta?

MATTEO: Sie, fallimento! Un tu lo sai, quanto l’è orgogliosa? Lei, la un vole rimproveri!

GAIA: Ma oggi l’è la tu’ festa….

CARLA: O un tu ha’ sentito, che la ci aveva la Germania?

GAIA: Sie… la telefonava domani! Basta volere! L’è che anche a lei e gli piace di fare la vittima di’ padrone!

CARLA: (si volta e alle spalle si trova Esterina) Uh! Mamma mia tu m’ha fatto paura… ma che ce l’hai le scarpe? Ohi ohi! A me un mi sembra che tu cammini… e vola questa! Batti i piedi, ha’ capito… quando tu vien da me batti i piedi! (Esterina guarda Carla con disperazione e indica la porta d’ingresso e le scendono le lacrime) Icchè tu vuoi? Ah l’Angela? E ci aveva la Germania… no, no, la un va mica in Germania… la telefona in Germania per … tu piangi?… Via! E torna subito! Come l’è affettuosa, poverina! Vai, vai di là a rimettere a posto i’ salotto, via vai!

Esterina guarda tutti, va nella sala, soffermandosi un po’ davanti all’ingresso e poi esce.

CARLA: Mamma mia! Ma che la sentite camminare, voi? Avete visto come gli dispiace dell’Angela?

GAIA: La tu bell’Angela…. Con l’ufficio… se c’entro io in quell’ufficio e fò la rivoluzione... alle cinque, tutti fori… anche i’ principale. si vede proprio che co’ la su’ moglie e ci sta male, l’è sempre in ufficio!

MATTEO: Ma che ti cheti, lingua pestifera?

CARLA: Mi dispiace per Claudio… se credevo così, un ti faceo venire nemmeno a pranzo

GAIA: Lui però, i’ permesso, l’ha preso

MATTEO: Si vede che potea… ma che ti vo’ chetare?

GAIA: No, la un mi va giù! E ci son rimasta male… che la vedi giusta te, Claudio?

CLAUDIO: Lascia stare, Gaia!

GAIA: Ah visto mamma?

CARLA: Icchè c’entra, tu gliel’ha messo in bocca!

GAIA: (fino a ora sarà andata in su e in giù insofferente, si siede, Pausa) E ora, icchè si fa?

CARLA: Mah, icchè sa a fare? T’ha mangiato bene… t’ha camminato in su e in giù quanto t’ha voluto… stà un po’ calma! Icchè sa a fare!

GAIA: Un si potrà mica stare qui, tutti e quattro, a guardassi in faccia!

CARLA: Senti, quando un c’è l’Angela, icchè tu fai?

GAIA: Ma quando un c’è l’Angela, un c’è nemmeno lui!

CARLA: Poerino, o che ti da noia?

GAIA: Sie noia! Mamma… io e m’annoio…. E facciamo qualcosa!

MATTEO: Ora e ti si farà i’ teatrino, per farti divertire!

GAIA: Sie, teatrino! A voi un vi si smuovono nemmeno i fili! Mamma….

CARLA:  Babbo…...

GAIA: Ho un’idea!

CARLA: Si salvi chi può!

GAIA: Si va tutti a i’ cinematografo

CARLA: Sie e vengo a i’ cine!

GAIA: Con Claudio e i’ babbo! Vien via, mammina… ti porto a vedere un filmettino….

CARLA:  Come quello di quell’altro mese… bello, istruttivo... pulito… diceano certe  parole, ma certe parole… peggio che delle donne di strada! (vedendo Esterina che entra) Uh, scusami…. Un t’avevo vista! Icchè tu vuoi?

ESTERINA: (è entrata per andare al tavolo) Prendo le coppe, Signora! (via)

CARLA: (anche lei prende le coppe ed esce) Mah, a me la mi pare che la voli!

GAIA:  E s’andrà a vedere i cartoni animati. Se un tu vo’ venire  a i’ cinema… andiamo a fare una passeggiatina!

CARLA: O come si fa con la donna? L’è nova. La un consce nemmeno la casa!

CLAUDIO:  Dall’aria, mi sembra una persona perbene

MATTEO: Ma sai… oggi… l’aria l’è di molto inquinata!

GAIA:  O mamma!!!!!

CARLA:  Ohi ohi, tu se’ peggio d’una zanzara! Vu potete leggere un giornale… fare una partitina a carte con Matteo….

CLAUDIO: Un vi date pensiero per me… io sto anche qui solo!

CARLA: Vedi? Lui gli è accomodante. Giusto, perché un tu vai da Fiorenzo Albino Ottavio a i’ piano di sopra… così, fra le poesie e la musica tu t’ammorbidisci un po’! L’è tanto che t’invitano!

GAIA: Oh mamma! Beethoven l’era sordo… e si po’ fa’ sonare anche da Fiorenzo Albino Ottavio, ma io, gl’orecchi e ce gli ho boni!

MATTEO: O accontentala, sennò la un si cheta (a Carla)

CARLA:  Eh va beh! Che impiastri e vu’ siete, però! E per la donna come si fa?

MATTEO: E ci sto io… così e trovo i’ sistema di parlarci un po’

CARLA: Bravo, tiragli su le calze! Oh… pe’ modo di dire!

MATTEO: Ma che se’ grulla? Un la dire nemmen pe’ scherzo! Bella fiducia e tu ci hai, eh?

CARLA: Se unn’aveo fiducia, un l’aveo presa. Ma io e ci ho anche fiducia… di lei più che di te… in fondo tu se’ un omo

MATTEO: Omo? Ormai e son diventato un carretto.

CARLA: Ma io ti voglio bene anche se ti manca una rota. (a Gaia) Allora, che si deve andare, terremoto? Però oggi l’è la mi’ festa e faccio icchè voglio… niente cinema!

GAIA: Lo sapevo

CARLA: E si va a fare una visitina….

GAIA: Senti mamma, un mi portare in parrocchia, perché un ci vengo.

CARLA: No e si va dalla signorina Geltrude. Poverina l’è sola, gli si rifà le cassette, Claudio va a fa’ la spesa….

GAIA: Claudio tu ti diverti…. Una signorina invecchiata con sei gatti e due cani spelacchiati

CARLA: Forza, vai a prendere la borsa (via Gaia) Claudio, un ti fa mica fatica ad accompagnarci?

CLAUDIO: No, no, tanto e devo passare i’ tempo. In dove la sta questa signorina Geltrude?

CARLA: Qui vicino… all’Osmannoro!

MATTEO: Accidenti, chiamalo vicino!

CARLA: Vien via, con la macchina, icchè ci vole!

GAIA: Andiamo, sono pronta! Addio babbo (via)

CLAUDIO: Che bel carattere, l’è sempre allegra. Arrivederci so’ Matteo, a più tardi. Allora l’aspetto giù sora Carla! (via)

MATTEO: Addio Claudio! Bon divertimento!

CARLA: Verso l’otto sono a casa, forse anche prima. O, se la torna l’Angela prima di noi, digli che la si riposi un pochino. E per l’Esterina, trova delle parole bone… un predicare tanto!

MATTEO: Senti chi parla! Io, un son mica, della scuola di Don Vincenzo! Icchè tu vo’ che gli dica… forse sarò più imbarazzato io di lei

CARLA: Insomma… fa le cose per benino (si avvia verso la porta d’uscita) Uh! (Esterina è lì, sulla porta con la borsa in mano). Che spavento!

ESTERINA: La borsa, signora

CARLA: Ma di dove tu sè passata… Pè andà fori e bisogna attraversare questo salotto…(Esterina fa cenno con la mano che è venuta dall’altra porta a questa) Mah… si vede che ero voltata…. (pensierosa) Mah!

ESTERINA: (le da anche un golf) Ecco signora….

CARLA: Uh già, poverina… come l’è premurosa ! Mah!!! Allora vò!  (via)

ESTERINA: A più tardi, signora (resterà imbarazzata a guardare Matteo per un po’) Ha bisogno di qualcosa signore?

MATTEO: (imbarazzatissimo) No no… forse… e vo di là a riposammi un po’!

ESTERINA: Vada, se suonano ci penso io

MATTEO: Brava… (vorrebbe parlare ma non gli vengono le parole)

ESTERINA: Vuol dirmi qualcosa, signore?

MATTEO: Sì… in doe gliè i’ giornale?

ESTERINA: (prendendolo e dandoglielo). Eccolo. Vuole altro?

MATTEO: No, no… (per dire qualcosa e rompere il ghiaccio) sai… prima di addormentarmi, io leggo, sempre, un pochino…

ESTERINA: Vuole altro?

MATTEO: (non sa che fare) No… no… vai pure a fare le faccende

ESTERINA: Signor Matteo, perché mi guarda con quell’aria stravolta?

MATTEO: Io ti guardo…?

ESTERINA: Come se avesse paura di me

MATTEO:  Paura no, forse… sentirai che ho qualche dubbio… capirai… quello che mi ha fatto fare la mi’ moglie….  l’è un po’ strano… io, vedi, un sono come quegl’altri … io, lo so, chi tu sei

ESTERINA: Lo so e so anche che lei era contrario a prendermi in casa!

MATTEO: Mah, sai… avrei preferito… una di quell’altre… tu capirai… metterti insieme a due ragazze per bene come le mie….

ESTERINA: Che Dio gliele mantenga! Anch’io ero come loro, una volta, ma a un tratto… proprio a un tratto… come un fulmine… una sera come questa… la mia vita cambiò!

MATTEO: Per colpa tua?

ESTERINA: Forse… anche per colpa mia

MATTEO: Male… non si esce dai binari dove ci hanno messo i nostri genitori… perché, deviando da que’ binari… ci si trova alla stazione della mi’ moglie… essai, quello lassù, li manda tutti a lei… e di conseguenza a me!

ESTERINA: Si vede che siete buoni!

MATTEO: La bontà, però, unn’è sempre ben ricompensata. Mah… icchè t’ha a dire…. Noi speriamo in te… l’errore ormai tu l’ha fatto! Vedi… se ora, hai la forza di cambiare vita…

ESTERINA: Se me la faranno cambiare! Non credo nella bontà della nostra società. Vede, tutti parlano che si deve reinserire nella società chi ha sbagliato. Però, appena si parla di ladri o di prostitute, la gente ci allontana come se si fosse de’ lebbrosi. Bisognerebbe che nessuno sapesse chi siamo stati. E’ un marchio terribile, indelebile che non possiamo strapparci dalla pelle. Ecco perché… pochi di noi… riescono ad uscire dal labirinto!

MATTEO: Vedi, te… tu sè una di quelle che ci s’è riavvicinata. Noi siamo la società che ti da una mano

ESTERINA: Non avrà da pentirsene, le do la mia parola d’onore! Oh, mi scusi!

MATTEO: Perché scusi? Ora tu lo poi dire… onore! Senti, già che si siamo, ti volevo domandare….

ESTERINA: Sì, se ha da farmi delle domande, me le faccia subito… dopo no, dopo sarebbe troppo tardi… e penoso… la prego!

MATTEO: Sei stato molto qui a Firenze?

ESTERINA: Una volta… abitavo qui, vicino a  lei… poi, mi trasferii a Milano, Roma, Genova, per il mondo. Ho viaggiato molto

MATTEO: Allora sei nata qui?

ESTERINA: Sì. Però, stia sicuro, nessuno può riconoscermi… sono così cambiata, invecchiata… quando partii avevo appena sedici anni. Lei…. Ha paura che la gente… scopra chi sono…. Che sono una …di quelle?

MATTEO: No… ma… ma di parenti… un tu n’hai nessuno?

ESTERINA: Una zia… una terribile zia… che mi ha sempre chiuso la porta in faccia… E ho una figlia che però sta con lei e la chiama mamma e … mi disprezza, pur avendola, sempre, mantenuta… Fra un anno si laurea!

MATTEO: La vedi, qualche volta?

ESTERINA: Quand’era piccola… poi, sempre più raramente… non mi ama… piano piano in silenzio, uscirò dalla sua vita!

MATTEO: Perché, anzi, potrà esserti di sostegno nella tua vecchiaia!

ESTERINA: A Monte Domini, dove mi hanno messa a servizio quelli del comitato, ho visto delle mamme che hanno dato tutto ai loro figli… amore, sacrificio, denaro, i loro onesti insegnamenti… e sono là, sole, abbandonate, malate che vivono aspettando la domenica. Se le vedesse… guardano il portone d’ingresso con certi occhi… stanno lì ad aspettare il figlio o la figlia che non arriva mai o se arriva, dieci minuti, un pacchetto di caramelle o dei biscotti e via!… Cosa vuole che mi aspetti, io, che ho dato solo denaro? In fondo, è giusto, che mi tratti così!

MATTEO: (scosso e pensieroso) Sì…. Forse tu ha’ ragione… forse è meglio… E Oh che son belle tornati?

ESTERINA: (spaventata) No! No! È Angela! E’ Angela!

MATTEO: Angela?

ESTERINA: Sì! Una sera come questa la mia vita cambiò... come sta per cambiare quella della signorina Angela… (implorando Matteo) Abbia pietà…. Abbia pietà (con angoscia va ad aprire)

ANGELA: (entrerà piangendo seguita dall’ingegnere. Esterina rientrerà e si fermerà sulla porta) Non è possibile, non è possibile…. A questo sono ridotta, a questo….

FEDERICO: Angela… Angela, finiscila con questi isterismi

MATTEO: Ma icchè c’è? Angela, icchè t’ha fatto?

ANGELA: Babbo,  dov’è la mamma?

MATTEO: Fuori

ANGELA: E Claudio e la Gaia?

MATTEO: Sono andati fuori con la mamma. Ma icchè c’è?

ANGELA: Sei davvero solo in casa?

MATTEO: (guardando Esterina) Con lei. Perché, icchè gli è successo? Perché piangi?

FEDERICO: Angela si sente male… allora ho creduto bene accompagnarla a casa

MATTEO: Male? Perché?

FEDERICO: Non so… dice che sono un po’ di giorni che non si sente bene….

MATTEO: Ma allora… se non stavi bene… perché sei tornata in ufficio? Icchè tu ti senti? Si deve chiamare i ‘ dottore?

ANGELA: (piangendo disperatamente) No, non ne posso più babbo… non ne posso più!

FEDERICO: Ora non è il caso di farne una tragedia per un po’ di mal di stomaco! Non sai trattenerti neanche di fronte ad una cameriera! Stai proprio diventando pazza!

MATTEO: Scusa Esterina, vuoi andare di là un momento?

ESTERINA: Sì, signore (Uscirà lentamente, spaventata, come se avesse già visto quella scena, guardando ora l’uno ora l’altro… via)

MATTEO: Allora, Angela, cosa ti senti?

FEDERICO: Ma gliel’ho già detto!

MATTEO: (all’ingegnere, duro) Stò parlando con lei… (accennando ad Angela) Allora, Angela, cosa ti senti, eh?

ANGELA: Babbo…

FEDERICO: Avanti, non fare tante storie! Non sei più una bambina! Ci vuole anche un po’ di coraggio

MATTEO: Coraggio?

ANGELA: Non ne ho più. Ho cercato di averlo… ma ora, non ne ho più… né coraggio né la forza di lottare…. Di continuare a dire bugie…. Bugie… bugie…. A te babbo… a tutti!

FEDERICO: Angela… ma che vuoi fare? EH? Rovinarti e rovinarmi?

ANGELA: Voglio dire la verità…. Gridarla in facci a tutti… anche a tua moglie!

MATTEO: No! NO!  No, non è possibile… non è possibile! (resta come inebetito)

FEDERICO: Non ti permetterò mai di rovinare la mia famiglia!

MATTEO: NO!  No, non è possibile… Angela… la mia bambina…. No, non è possibile!  (si siede)

FEDERICO: Ragioniere, andiamo, non mi dica che non se ne era accorto! Avanti, non faccia l’ingenuo!

MATTEO: Ma come può pensare che io… Dio che dolore… che dolore pe’ la tu’ mamma!

FEDERICO: Eppure avrei giurato che lo sapeste tutti! Ora, non facciamo di questo fatto, una tragedia… sua figlia è maggiorenne… e non sono stato solo io… a sottrarla alla sua onestà… anzi, se lei vuol essere giusta, deve dire quante volte le ho detto che la nostra unione un giorno avrebbe dovuto finire!

ANGELA: Finire… già, finire… facile vero …. Poi… buttarsi in un canto, eh?

FEDERICO: Ma che pretendevi? Che ero sposato, lo sapevi. Allora che vuoi? Per questo sbaglio che ho commesso….

ANGELA: Lo chiami sbaglio?

FEDERICO: Per me non sarebbe stato… sei tu, ora, che mi fai capire di averlo fatto. Ma non ti accorgi che, con le tue scenate, mi metti in ridicolo di fronte alla ditta? Da tre mesi, non vivo più. Non fai che piangere, ti svieni, racconti a tutti che ti vuoi ammazzare… ma cosa credi, che tutti siano ciechi? Io ti avevo accettata, perché volevo un’unione tranquilla, senza che lo sapesse alcuno… invece, ora, caro ragioniere, per colpa di sua figlia, siamo sulla bocca di tutti! E mi meraviglia il fatto anche ancora, questa storia, non sia giunta all’orecchio di mia moglie… che io e sua figlia siamo amanti!

MATTEO: No no, non lo dica, non lo dica!

FEDERICO: Basta, sono stufo. Piuttosto, se non ce la fai a starmi accanto come una buona amica… licenziati. Se vuoi qualche raccomandazione, sono pronto a fartela… a darti dei soldi… quello che vuoi… ma voglio essere lasciato in pace.

ANGELA: Sapessi quanto schifo mi fai!

FEDERICO: Perché? Non ne hai mai presi soldi da me? Gli aumenti di stipendio, ti venivano per… grazia ricevuta?

ANGELA: Ma stai zitto… stai zitto! Che faccio, ora babbo, che faccio?

FEDERICO: Ma fammi il piacere! Avanti, parla… togliti quella maschera da santarellina, che sai di non esserlo!

ANGELA: Non ti permettere! Chetati!

FEDERICO: Chi è stato a volere questo? Dillo, avanti, di fronte a tuo padre….

ANGELA: No! Noooo!

FEDERICO: E allora stai buona e non minacciare! Sai bene che posso, sempre, chiuderti la bocca! (guardando Matteo) Lei rimane sbalordito, eh? Non la conosceva sotto questo aspetto! Di Angela, lei ha solo il nome!

MATTEO: Perché… perché…….

ANGELA:  Babbo, ti prego, non  domandarmelo… non lo so.. non lo so il perché che mi domandi… veramente, non lo so

MATTEO: Avevi tutto… tutto….

ANGELA: Avevo tutto, hai ragione babbo, tutto… una madre santa, tu che hai vissuto solo per noi… forse, sono io…. Il perché è dentro di me… una solo attenuante ho…

MATTEO: Ne hai una?

ANGELA: Si…. Che l’ho amato (piangendo). L’ho amato immensamente, babbo!

FEDERICO: Ma potrai amarmi ancora, senza bisogno di fare uno scandalo!

ANGELA: Ma lo capisci che io impazzisco? Quando la sera esco dall’ufficio e so che torni a casa da tua moglie….

FEDERICO: Stupidaggini… come siete complicate voi donne… ti ho detto tante volte di sposarti… così anche tu avesti una famiglia….

ANGELA:  …e noi si poteva, tranquillamente, continuare ad essere…..

MATTEO: (interrompendo) E tu Angela, saresti stata sporca fino a questo punto? Per amore, ci si può sporcare così?

FEDERICO: Non parliamo di sporcizia ragioniere… lei potrà ripetermi, fino all’infinito, che non lo sapeva… che tutta la sua famiglia ne era all’oscuro… ma questo, per me, al giorno d’oggi, è inverosimile! Non si è mai domandato dove andava sua figlia dopo l’orario d’ufficio? E perché la sua busta paga era diversa da quelle delle altre? E che i vestiti e qualche gioiello, non potevano esser frutto dei risparmi del suo lavoro? Eh?

MATTEO: Come potevo? Avevo cieca fiducia in mia figlia! Poi… lei ingegnere… l’avevo messa su un piedistallo.…per me, era un uomo esemplare … l’aveva vista da bambina, come potevo pensare? … era   entrata nel suo ufficio inesperta, pura…

ANGELA: Babbo, non discolparmi… ho avuto anche io la mia colpa… lui, non mi ci ha trascinato per forza….

FEDERICO: Oh finalmente! Quell’aria da sacrificata, aveva finito con lo stufarmi!

MATTEO: Voglio discolparti, Angela… lo devo…

ANGELA: Non si può babbo…

FEDERICO: Non assumiamo, vi prego, queste tono da melodramma antico…. È ridicolo al giorno d’oggi

MATTEO: Eh già! Per voi giovani, tutto è ridicolo! Ve ne fregate della gente, voi. Voi giovani, fate solo, quello che vi comoda! Non rispettate più né le Leggi di Dio, né quelle degli uomini. Ma non pensate a noi genitori che vi guardiamo e che dobbiamo, per forza, starvi accanto per guidarvi? Ma come possiamo guidarvi, se non vi comprendiamo? Lei credeva, che io, fossi al corrente di tutto? E che, accettando questa situazione, ne traesse, magari, dei vantaggi? Giuro su Dio, che lei ci creda o no, che io non sapevo… non sapevo… perché, se avessi saputo…

FEDERICO: Che avrebbe fatto? Avrebbe fatto licenziare la ragazza? Si sarebbe licenziato lei stesso? Mi avrebbe ammazzato? Il problema, rimaneva ugualmente… lei, con me, c’era stata… allora, non è meglio fare come dicono questi dannati giovani? Senza tragedie… come se nulla fosse accaduto? Eh? La ragazza si sposa... non è la prima volta, né sarà l’ultima… fortunatamente, oggi, non si bada più a queste cose!

MATTEO: Voi, non badate più a nulla… siete, ormai, diventati di pietra! (chiamando si volta alla porta) Esterina… (Esterina è già nel vano della porta) Esterina… vieni qua cara… accompagna l’ingegnere …. (Esterina si avvia alla porta)

ESTERINA: (guardando con terrore l’ingegnere) Prego….

MATTEO: I miei… rispetti… ingegnere e… grazie… per l’onore… che ci ha fatto di venire, in un giorno di festa, nella mia casa.

Musica n° 5

Federico esce seguito da Esterina - dopo una lunga pausa guardando Angela che piange cala lentamente la tela.


3° atto

La stessa scena. In penombra. E’ un po’ prima delle sette del mattino. Furtivamente, Angela, con una  valigia in mano, fa capolino dalla vetrata e visto che non c’è nessuno, si avvia verso la porta di ingresso…. Esterina è lì e le sbarra il passo.

ESTERINA: Dove va , Signorina?

ANGELA: Che fai, alzata a quest’ora?

ESTERINA: Quando c’è un pensiero fisso qui, gli occhi non possono chiudersi. Anch’io, come lei, non ho potuto dormire stanotte. Vuol darmi questa valigia?

ANGELA: No

ESTERINA: Una valigia, significa un viaggio… e, qualche volta, un viaggio senza ritorno…. “ho sbagliato, pago, me ne vado”… è così?

ANGELA: Non mi resta altro, altro da fare che andarmene!

ESTERINA: Dove?

ANGELA: A Roma, Milano

ESTERINA: Da chi?

ANGELA: Troverò presto un lavoro.

ESTERINA: E crede che sia facile trovare un lavoro?

ANGELA: Ho dei risparmi

ESTERINA: In questo momento, lei porta con sé, un grosso dolore, un dolore forte ed ha bisogno di avere qualcuno vicino.

ANGELA: Mi abituerò alla solitudine

ESTERINA: Ma se lei lascia la sua famiglia, si sentirà, non solo sola, ma sbandata

ANGELA: Non posso più vivere qui, ora che si sa quello che ho fatto.

ESTERINA: Ci viveva, prima, che lo stava facendo…. (le prende la valigia)

ANGELA: Ma nessuno sapeva

ESTERINA: Era peggio mentire. Signorina Angela, non faccia uno sbaglio più grosso di quello che ha già fatto. (mette la valigia in un angolo). Tempo fa, conobbi una ragazza come lei… anche lei, aveva sbagliato… ma, quella ragazza…. Non trovò nessuno sulla porta a fermarla… anzi, suo padre, la scaraventò fuori dicendole che non voleva rivederla mai più… e andò…. Nella vita… Aveva appena sedici anni… sola, senza aiuto… si trovò in mezzo alla strada con tante belve accovacciate che l’aspettavano e, tutte… creda… tutte… le presero un pezzetto di carne facendola a brandelli. Dia retta a me, non se ne vada; abbia il coraggio di restare. Poi, dopo il dispiacere che ha dato a suo padre, vuole darne uno più grosso a sua madre?

ANGELA: Ma la mia posizione, ora, qui, è insostenibile.

ESTERINA: Per il suo fidanzato?

ANGELA: Sì, anche per lui. Cosa gli dico? Cosa dico a mia madre?

ESTERINA: A sua madre, non deve dire niente. Sua madre, è un’anima stupendamente bella e pura, che non va guastata con le miserie di questo mondo. Ma, con il suo fidanzato, però, può parlare, confessargli tutto. Se lui la vorrà lasciare, la lascerà…. Lasci, però a lui, la decisione. Il suo dovere è di dirgli la verità! Vede, alle volte, per paura di confessare una cosa non pulita, ci sporchiamo mille volte di più. Io le parlo…. come se fosse mia figlia… non si stacchi, mai, dalla famiglia, nei momenti difficili….. Lei, ora, è come quella ragazza.. che ho  conosciuto io… non si faccia fare a brandelli la scongiuro…. Attraversi la strada al braccio di suo padre.

ANGELA: E quando avrò attraversato?

ESTERINA: I primi pericoli, saranno scomparsi… il tempo, farà il resto

ANGELA: Tu credi, Esterina?

ESTERINA: Ne sono certa, Angela!

Angela la guarda riconoscente.

GAIA: (entrando in vestaglia, pantofole e tutta insonnolita) Buongiorno…. O che siete belle alzate? (a Angela) Vai, questa l’è belle pronta per partire!

ANGELA: Partire?

GAIA: Sì…. Tu s’è già sulle mosse pe’ andare in ufficio… oh, o un tu unn’entri all’otto?

ANGELA: Sì

GAIA:  Allora? Alla grazia, un son nemmen le sette!

ANGELA: Mi sono alzata prima…. Per andare dal dottore!

GAIA: O che riceve alle sette i’ dottore? Mattiniero, eh!

ANGELA: No…. M’aspetta alle nove… ma prima volevo fare un salto in ufficio!

GAIA: Ecco… lo dicevo io… tu vai a rimetter l’ora (sbadiglia) Senti Esterina, che me lo porti un caffeino… sennò unn’apro gl’occhi!

ESTERINA: Subito, signorina   (esce)

ANGELA: (carezzando la testa di Gaia con tenerezza) Perché non sei rimasta a letto?

GAIA:  Magari! Ma oggi, l’è i’ primo venerdì di’ mese, e la sora Carla la va alla messa… la le deve piglià tutte, perché la torna all’una!

ANGELA: Ma tanto, ora, c’è l’Esterina.

GAIA: La m’ha detto, almeno pe’ primi giorni, d’aiutalla.

ANGELA: Vuoi che resti a casa, io?

GAIA: Poverini… quanto tu ci hai di febbre? E’ la prima volta, che ti sento dire, che tu vuo’ restare a casa!

ANGELA: (decisa) Sì, resto… telefono subito in ufficio (si dirige al telefono)

MATTEO: (entrando) No, un telefonare, tanto, vado io, in ufficio.

GAIA: Buongiorno, babbino!

MATTEO: Buongiorno nini!

ANGELA: Buongiorno babbo

MATTEO: Buongiorno Angela

GAIA: Io un so come vu’ fate, a essere così svegli la mattina!

ESTERINA: (entrando con un caffè) Ecco il caffè, signorina

GAIA: (prendendolo) Speriamo che mi svegli questo (sorseggiandolo) Chiè, questo un mi sveglia… l’è camomilla!

ESTERINA:  L’ho fatto male, signorina?

GAIA: Male no… tu ti s’è dimenticata di’ caffè! Senti Esterina, tu saprà fare tante cose, ma i’ caffè no! Vieni con me, vai, te l’insegno! Dunque… prima, si mette l’acqua nella macchinetta… poi, si prende i’ caffè… ma che lo conosci i’ caffè? … l’è quella polvere nera, nera…. (via con Esterina)

MATTEO: Volevi andare in ufficio, Angela?

ANGELA: Sì, volevo andare per non mettere in sospetto, gli altri. Ce ne sono già abbastanza, di chiacchiere in giro!

MATTEO: No, è meglio che tu non ci vada… ci penso io, stai tranquilla… dirò all’ufficio personale che tu se’ malata e domani gli porterò il certificato medico. Poi, parlerò, con lui… gli dirò di dire a tutti che il dottore ti ha ordinato di smetter di lavorare… fra un mesetto, poi, tu darai le dimissioni.

ANGELA: E te babbo? Le darai anche te, le dimissioni?

MATTEO: Certo. Un vorrai mica che stia lì a guardarlo in faccia? No… no, un posso, mi rivolterebbe dentro… perché, credi che un sia capace di trovare un altro lavoro? Un son mica, poi, tanto vecchio? Lo troverai anche te, ci daremo da fare… qualche risparmio in banca c’è….

ANGELA: Puoi prendere anche i miei, babbo!

MATTEO: No. Quelli, no. Serviranno a te!

ANGELA: Babbo, alla mamma, che cosa le diremo?

MATTEO: Che ci siamo stufati di stare lì… troppo lavoro… orari impossibili… troverò una scusa plausibile… poi, la tu mamma, le beve tutte facilmente!

ANGELA: Perdonami, babbo, perdonami!

MATTEO: Soffri molto, Angela?

ANGELA: Tanto babbo, tanto… perché, lo amo ancora

MATTEO: Ti passerà e io, t’aiuterò

ANGELA: (abbracciandolo) Aiutami babbo, aiutami!

MATTEO: Si bambina… bambina mia

ANGELA: Ma, potrai, perdonarmi?

MATTEO: Ti ho già perdonata. La colpa è anche un po’ mia… ho avuto troppa fiducia… non si deve… mai… avere una fiducia illimitata. Bisogna, ogni tanto, vigilare… senza parere, ma vigilare…

CARLA: (entrando) …. Appunto, loro vigilano, ma se i’ fiorentini gli mettano le macchine in sosta vietata… poerini, icchè dean fare? Eppure, cartelli ce n’è tanti… macchè, un c’è niente da fare… i fiorentini vogliano motorini a tutto gasse! Zona blu, e loro… posteggio gratisse! Velocità limitata… e loro cedano d’essere a i’ circuito di Monza!

MATTEO: Ma d’icchè tu chiacchieri?

CARLA: O un tu ce l’avevi co’ vigili?

MATTEO: Sie, vigili!

CARLA: O un tu dicei che un sanno vigilare?

MATTEO: Noe, dicevo, che noi, un s’è vigilato sulla salute dell’Angela!

CARLA: Perché, sta ancora male? O se ieri sera la mi disse che gl’era passato ogni cosa… o un t’era passata la febbre!

ANGELA: Sì, ma ora, la dev’essere tornata

CARLA: O come mai? Via… un te la pigliare…. Un sarà niente… sarà un po’ d’esaurimento nervoso… quand’ero giovane n’ho avuto tanto anch’io… vieni, vieni bellina, vieni…. Sai icchè si fa? Oggi tu un vai a lavorare. Si chiama i’ dottore e si sente icchè gliè!

MATTEO:  E un mesetto di riposo... gli farebbe proprio bene, eh Carla?

CARLA: Un mesetto… ma se la smettesse?… tanto fra poco la si sposa…

ANGELA: No, mamma, gl’è che smettere del tutto, non vorrei…

CARLA: Perché, nini?

ANGELA:  Sai… tornare a carico de’ genitori….

CARLA: Icchè centra a carico… i bambini, un son mai a carico….

MATTEO: Tu potresti trovare un altro lavoro… più leggero

CARLA: Venire via, dopo tant’anni, da quella ditta, per andare in un altro posto, no davvero! Se deve smettere la smetta, ma andare in un altro posto, no. I’ principale, anche se io e ce l’ho, con lui e co’ i’ su’ babbo, una brutta azione un se la merita,  vah! Gli ha sempre voluto bene… l’ha considerata sempre come una di famiglia…

MATTEO: Ci penseremo… intanto, da oggi, la sta a casa

CARLA: Sicuro l’è meglio! Ora si chiama i’ dottore e tu vedrai che co’ una curettina… che l’avete preso i’ caffè? (a Angela). Te pigliane poco… i’ caffè, co’ i’ nervoso, un va d’accordo!

ANGELA: Vuoi che te lo porti, io, a te, mamma?

CARLA: Me lo ha portato, in camera, l’Esterina. L’è proprio perbenino… icchè ve ne sembra?

ANGELA: Mamma… ma chi te l’ha mandata l’Esterina?

CARLA: Don Vincenzo, perché?

ANGELA: Non sembra una donna di servizio… ha, qualcosa di strano negli occhi, quella donna… quando parla….

CARLA: La ti commuove, vero? La m’ha fatto lo stesso effetto anche a me. Ma, icchè tu vuoi…l’ha sofferto tanto!

ANGELA: Perché… icchè gl’è successo?

MATTEO: Quello che può capitare a una donna, che non ha tenuto conto della suo onestà!

CARLA: Ecco vai… digli anche i’ resto!

MATTEO: Unn’ho detto niente di male. Esterina, è una donna che non ha tenuto conto della suo onestà…. Angela, è già grande e può capire certe cose!

CARLA: E a me, invece, un mi piace che le capisca! (a Angela) Vai nini, vai di là e digli alla Gaia che venga qui, così dico icchè la dee comprare per la spesa… la brontolerà un pochino, ma la ci va.  (via Angela)

MATTEO: Perché, te, ora, in dove tu vai?

CARLA: Fuori! Oggi l’è i’ primo venerdì di’ mese

MATTEO: In Chiesa e tu ci andrai un’altra volta… oggi, l’è bene che tu stia in casa co’ la tu’ figliola!

CARLA: Sie, figurati se le figliole, l’hanno bisogno di me! Un son mica più piccine!

MATTEO: E si può ave’ bisogno de’ genitori, anche da grandi! Te, vedi, a furia di guardare a’ bisogni degl’altri… tu ha’ perso di vista la tu’ famiglia!

CARLA: Lo sapevo! Ora, perché l’Angela, la si sente male, l’è colpa mia!

MATTEO: (arrabbiato) Un dico che sia colpa tua!  Dico, a furia di pensare alle tu’ opere di bene… in questa casa l’è mancata la mano della madre… tu ti se’ data tutta agli altri!

CARLA: O Matteo! Tutta agl’altri? O che se’ impazzito? In venticinquanni, unn’ho fatto i’ mi’ dovere? Icchè tu ci hai da rimproverammi? T’ho tirato su du’ figliole, come meglio potevo… unn’ho istruzione, ma gl’insegnamenti, gliel’ho dati boni. E per te, un sono stata un bona moglie? (si commuove) Se ho questa vocazione di aiutare gli altri, tu potrà dire, però, che unn’ho aiutato con lo stesso amore anche voialtri! Ma icchè tu ci hai stamani? Ma icchè t’ho fatto?

MATTEO: Nulla… scusami… sono un po’ nervoso!

CARLA: (piangendo) Dammi un fazzoletto, vai

MATTEO: O che ti manca anche i’ fazzoletto?

CARLA: So assai se stamattina doveo piangere! Icchè doveo fare… ora, vo’ di là, devo piangere, aspetta e piglio un fazzoletto… vien via, vien via!

MATTEO: (gli da il fazzoletto) Tieni.

CARLA: Guarda qui… tu m’ha dato quello coll’orlo fatto a macchina!

MATTEO: Icchè t’avea a dare?

CARLA: Almeno quello coll’orlo fatto a mano… son più belli… ci si piange meglio!

MATTEO: Quest’altra  volta mi metto, in una tasca i ‘ fazzoletto per piangere e in quell’altra quello per soffiassi i’ naso, va bene?

CARLA: Ma icchè t’hai? Ma icchè tu se’ impaurito pe’ l’Angela? Ma la unn’ha nulla sai? E unn’è nulla! Vuoi che resti a casa? Via, rimango… tanto la messa, Don Vincenzo, la fa anche senza di me… l’è abituato a unn’avecci mai nessuno!

MATTEO: No, se tu vuoi andare, vai. Te un tu ci hai colpa. Quando e succede qualcosa, si cerca sempre, purtroppo, d’addossare la colpa qualcuno.

CARLA: Che colpa?

MATTEO: Niente, niente… nessuno e chi ha colpa… nemmeno io!  E

ESTERINA: (entrando) Devo aprire, signora?

CARLA: Sì. No… forse no… anche per oggi, l’è meglio di no. Tu incomincerai domani a aprire la porta. Icchè, tu piangi? Tu piangi perché un ti fò aprire la porta? Guarda, domani, vò fori io, sono i’ campanello e te tu vieni a aprire… si fa una decina di volte, va bene?

ESTERINA: (addolorata) Va bene, signora!  (via)

MATTEO: Allora, vò a prepararmi Carla, sennò, a furia di discorsi, stamani, fò tardi davvero

CARLA: Vai, vai… ma questa della colpa la un mi va giù! (va a aprire: esce - d.d.) Oh, buongiorno… (entrando) Che bella sorpresa, professore! Come mai così presto in casa mia?

SARTONI: (freddamente). Buongiorno.

CARLA: Come mai così presto in casa mia? Che ha bisogno di qualcosa? Ah, grazie pe’ i’ regalo… oggi, avrei scritto un bigliettino di ringraziamento anche alla su’ moglie… (Sartoni non risponde)… se la si vole accomodare. Mi vuol dire i’ motivo della su’ visita… la mi farebbe piacere…

SARTONI: C’è suo marito?

CARLA: Sì, ancora unn’è andato in ufficio… oggi l’è stata la mattinata delle colpe… no no le son cose di’ mi’ marito… oggi, unn’ha proprio voglia, si figuri che l’è in ritardo di mezz’ora… un gl’è mai successo in trent’anni… che è una cosa da dire, proprio, a i’ mi’ marito? Un la po’ dire a me?

SARTONI: Anche a lei, ma insieme a suo marito.

CARLA: Allora glielo chiamo… (alla vetrata chiamando) Matteo… vien qua….. c’è il Professore Sartoni che vuole parlarti

MATTEO: (d.d.) I’ professor Sartoni? Vengo subito

CARLA: (notando il professore pensieroso) Ma… che è successo qualche cosa, professore… la vedo così brutto.

SARTONI: Già, è successo qualcosa… qualcosa di molto grave E

CARLA: Vai, risonano!

ESTERINA: (appare dalla vetrata) Hanno suonato signora. (vedendo il professore, lo fisserà con occhi doloranti e farà una smorfia di dolore come se fosse duramente ferita in quel momento) No…no!

CARLA: Oddio, la gli ha fatto pura! Oh Esterina, Maria santa, e sembra i’ gobbo di picche, vero? Vai nini, vai apro io… anche se risonano, unn’andare a aprire, ci penso io... tu comincerai domani te, eh?

ESTERINA: Va bene signora! (uscirà guardando con spavento Sartoni)

SARTONI: E quella, chi è?

CARLA: La mi’ nova cameriera

SARTONI: Bell’acquisto!

CARLA: Bell’acquisto sicuro… ma icchè l’ha qui’ coso! E Vai, risonano da capo! Ma icchè c’è stamani? Mah! (va ad aprire - d.d.) Buongiorno signora contessa! (entrando) Ma che vi siete dati, tutti, appuntamento in casa mia stamattina? Ma icchè c’è?

RUMILDA: (sarà entrata dietro a Carla) Ah, ha anche il coraggio di comandare cosa c’è? Ma sa che lei, ha una bella faccia tosta? C’è … c’è… c’è che lei, con la sua religione, sta proprio, diventando pazza. Professore, ho mandato la signora Bertini da Don Vincenzo per pregarlo di venire, subito, qui

CARLA: Gli è venuta da lei la sora Bertini? La presidentessa dell’opera di redenzione? Perché l’è venuta da lei?

SARTONI: E lo domanda? Alle volte, la sua ingenuità, rasenta la stupidità!

RUMILDA: Rasenta? Professore, lei è troppo buono! E mi dica, mi dica, sua moglie, come l’ha presa?

SARTONI: Come vuole che l’abbia presa? Male! E’ stupefatta, semplicemente stupefatta. Ha detto…. O fuori quella donna, o, piuttosto, venderemo il quartiere. (a Carla) Ma lei, vuole contaminare i nostri figli?

RUMILDA: Ah sì, venderemo anche noi, anche noi… non si può avere contatti con una pazza religiosa… che, credendo di fare del bene, contamina e scredita tutto il palazzo.

SARTONI: (A Carla) Ma lei… come ha potuto prendere a servizio una donna simile?

CARLA: O la sento so’ professore, o la senta sora contessa… io, in casa mia e posso fare entrare chi voglio!

SARTONI: Mia cara signora… in casa sua può fare entrare chi vuole… ma, per entrare in casa sua, bisogna passare dalle scale… e, se non le dispiace, le scale sono di tutti!

CARLA: O che la posso fa’ passare dalla finestra! Benino… gli do’ i soldi, la borsa della spesa e giù…. La butto dalla finestra!

RUMILDA: Ecco, dalla finestra la deve buttare! Per quelle scale… ci passano i nostri figli, ha capito?

CARLA: Ma ci passa anche Fiorenzo Albino Ottavio!

RUMILDA: Cosa intende dire?

CARLA: No, e volevo dire… oltre ai vostri figli, ci passano anche le mie…

MATTEO: (entrando) Icchè c’è professore? Oh, donna Rumilda (ha già capito) Buongiorno, qui anche lei…

RUMILDA: Già… qui, anch’io… Lei, signor Matteo, ne era al corrente?

MATTEO: Di che?

SARTONI: Che in casa sua c’è una….

MATTEO: Una povera creatura che ha creduto nella bontà della gente? Sì, n’ero al corrente, professore

SARTONI: Lo sapevo, e a permesso a suo moglie…

MATTEO: Sì, gliel’ho permesso!

SARTONI: Roba da pazzi! Credevo che, almeno lei, fosse all’oscuro di tutto! L’avevo giudicato proprio diversamente, caro signor Matteo

MATTEO: Purtroppo, alle volte, ci si sbaglia nei giudizi! Ma, abbiate pazienza, voi, come l’avete saputo? Io, sapevo, che un giorno o l’altro, questa storia, sarebbe venuta alla luce… ma così subito!

RUMILDA: Una combinazione! Una vera combinazione. La signora Bertini ha mandato il foglio di buona condotta di… quella donna, firmato da tre istituti… e, la ragazza che l’ha portato, ha sbagliato, ha creduto che fosse al mio servizio e l’ha dato a me. Ci pensa professore? Al mio servizio! E a dirmi, poi, che….  Quell’anima candida, sarebbe arrivata stamani… ha sbagliato piano, la ragazza della signora Bertini! (a Carla) Il diavolo insegna farle… ma non a nasconderle, ha capito?

CARLA: (a Matteo) Vedi? L’è stato i’ diavolo! La codaccia di’ diavolo infame che un vole che metta, questo treno, su i’ su’ binario!

SARTONI: Ma di che treno sta parlando, adesso?

CARLA: M’indendo io, nelle mi’ orazioni!

RUMILDA: Ma preghi un po’ meno e pensi, invece, a quello che fa!

SARTONI: Queste sono pazzie, vere pazzie! E lei, come marito, deve impedirle di offendere le persone per bene

MATTEO: La mi’ moglie, unn’ha voluto offendere nessuno… ha voluto, soltanto, aiutare una povera disgraziata che, chissà perché, sarà finita così!

SARTONI: E’ segno che le sarà piaciuto! Non mi faccia il sentimentale, ora. Sia un uomo e la butti fuori!

DON VINCENZO: (entrando e sentendo le ultime parole) Buttarla fuori? Eh, no! L’è una parola un po’ troppo grossa, caro professore!

CARLA: (andando incontro) Oh, Don Vincenzo, Don Vincenzo c’è i’ diavolo su i’ binario! La m’aiuti!

DON VINCENZO: I’ diavolo l’è su i’ binario? Lo sa icchè si fa, sora Carla? E ci si passo co’ i’ nostro treno e si schiaccia! Eh? Via, stia calma… via, sentiamo… icchè c’è, via!

SARTONI: Ecco, bravo Don Vincenzo, ha detto la parola giusta… però, il diavolo non è sul binario…

DON VINCENZO:  Noo?

SARTONI: Ma in questa casa…

DON VINCENZO: O senti!

SARTONI: E mi meraviglio, come un ministro di Dio, possa ammettere, che in una famiglia onesta, entri, sia pure a servizio, una di quelle!

DON VINCENZO: Eh, no caro professore… un ministro di Dio, unn’ammette che entri sia pure a servizio, in una casa onesta, una di quelle, come la dice lei, no! Ma questa, la unn’è più… l’è stata! Ma ora, la unn’è più. Ora, l’è come se la fosse rinata, l’è una creatura nova… e, lo dimostra… qui’ certificato di buona condotta… col quale la si sventola, cara signora contessa! Qui… certificato… dimostra, ampiamente, quello che sto dicendo. (con severità) Ma allora? Allora… a icchè avrebbe servito i’ su’ anno di sacrificio, pe’ dimostrare che l’è cambiata, seppoi, noi, un si crede in lei, eh? Uno che ruba e va in galera quando gl’esce l’ha pagato i’ su’ debito con la società, no? Ma se quando gl’esce, noi, un gli si ridà fiducia, se quello vuole reinserirsi onestamente nella nostra società, icchè deve fare secondo voi, sentiamo… continuare a rubare e tornare in galera, noo?

RUMILDA: Allora, secondo lei, se uno ruba, la colpa l’è della società?

DON VINCENZO: La prima volta che ruba, forse no. Ma se ci ricasca, la colpa l’è anche nostra, perché noi, un si sa dimenticare… ecco, come va la faccenda!

RUMILDA: Quando uno ha peccato una  volta, pecca la seconda, la terza e così via!

SARTONI: Sono d’accordo anch’io. Si nasce disonesti come si nasce zoppi, col naso grosso o con le gambe storte…

DON VINCENZO: (a Sartoni) Allora, lei, non crede nella redenzione delle persone?

SARTONI: No

DON VINCENZO: (a Rumilda) E…. nemmeno lei?

RUMILDA: Assolutamente no!

DON VINCENZO: E l’è un pasticcio a caso! Bah, allora pazienza… eh, se un ci credano…. (a Carla) icchè s’ha a fare… via sora Carla, la vada a dire a quella persona che la si prepari

CARLA: Come Don Vincenzo, che me la manda via?

DON VINCENZO: Per forza sora Carla pe’ forza… icchè la vole… quella creatura, l’ha bisogno di pace... e pace, qui dentro, mi pare, proprio, che un ne trovi. Vada, vada sora Carla! Via… ci  vuol pazienza…

CARLA: Don Vincenzo… la ritorna nella strada…

DON VINCENZO: Ci vuol pazienza… bah,  se un vogliano… vada, vada sora Carla e vada anche lei sor Matteo. (via Carla e Matteo)

SARTONI: Oh, finalmente cominciamo a ragionare!

DON VINCENZO: No! No… gliè giusto… gliè giusto… certo, se voi un vu’ credete che una persona la si possa ravvedere…. (guardando Rumilda)

RUMILDA: No, assolutamente!

DON VINCENZO: (guardando Sartoni)

SARTONI: No, assolutamente!

DON VINCENZO: E io, invece sì! Ma guarda un pochino! Io, ci credo proprio! Davvero! (a Sartoni) Professore, che mi permette, vorrei dire due paroline alla signora contessa?

SARTONI: Prego, faccia pure

DON VINCENZO: (porta Rumilda in proscenio all’estremità opposta di Sartoni in modo da non essere sentito) Dunque sora contessa lei, proprio, la un ci crede?

RUMILDA: (seccata) Le ho detto di no!

DON VINCENZO: O la senta, le voglio raccontare una storiellina. Io, ho conosciuto, molti anni fa, una donna sposata, molto bella, elegante, spiritosa, e si sa, vero, essendo così, l’avea d’intorno un sacco di corteggiatori e, fra questi, ce n’era uno, che gli stava… particolarmente a cuore. Si sa, la periferia di Firenze l’è un po’ un paese e… i pettegolezzi, veri o non veri, vengano, subito…. Rifilati a i’ prete. Dunque, questa signora… (Rumilda comincia a sentirsi a disagio) l’avea perso tanto i’ capo che, si dicea, la volesse lasciare i’ marito con du’ figlioli! Invece no… poi, la ci ripensò, la ci ripensò e la decise di restare co’ i ‘ marito, contento, di ripigliassela, anche con… un figliolo non suo! Quello, fu l’unico sbaglio della sua vita! Oggi, questa signora, l’è diventata una signora per bene, stimatissima, rispettabilissima, (accalorandosi) portata in palmo di mano da tutti… e la si po’ permettere anche i’ lusso, di gridare parole cattive, sulla disonestà degli altri (toccandola col dito sulla spalla con forza; la contessa ha come una specie di svenimento) O che si sente male signora contessa? Venga, la si metta a sedere su questa seggiolina! Che la vole una sigarettina? (cavandola di tasca con i fiammiferi) Fumo anch’io, sa, anche se sono un prete. E le fumo anche bone, poche ma bone. O la pigli una sigarettina su. (Rumilda rifiuta tremando) O che gli fa freddo, poverina? Ora la sta qui… la riflette… eh? E una! (guardando il professor Sartoni) Che la vole anche lei una sigarettina professore?

SARTONI: Grazie, no!

DON VINCENZO: (andandogli vicino) Quando siamo nervosi, una sigarettina la ci sta proprio bene, eh? E ora, facciamo una bella chiacchieratina anche co’ i’ signor professore, eh?

SARTONI: Non c’è nulla da chiacchierare. Il mio pensiero, l’ha saputo: chi ha mancato, deve pagare!

DON VINCENZO: Giusto! Ah, gliè proprio giusto! Però, unn’è sempre così, caro professore, davvero? C’è tanta gente che la un paga! Guardi, a proposito, gli voglio raccontare una storiellina, d’uno, che unn’ha pagato. C’era una volta, un dottore, appena laureato, che aveva rovinato una bambina di sedici anni. Questa bambina, la rimase in cinta e lui, pe’ non sposalla… gli fece un’operazione… illecita.. si capisce, lui gl’era dottore, figliolo di persone altolocate.. lei, invece, l’era, poverina, figliola d’operai, di gente di’ popolo. Lo sa icchè fece i’ su’ babbo? La prese e la buttò fori di casa… e, di quella creatura… un se n’è saputo più nulla! Chissà indoe la sarà andata a finire! Oggi, qui’ dottore (Sartoni comincia già a sentirsi visibilmente a disagio) l’è diventato un professore alla moda…. Di quelli che vanno pe’ la maggiore… stimatissimo, rispettabilissimo… però (battendogli col dito,con forza, sulla spalla) unn’ha pagato! Che la vole ora una sigarettina?

SARTONI: No, grazie

DON VINCENZO: Dunque vedete… abbiamo tutti, qualcosa da farsi perdonare… e non è detto che uno che ha sbagliato una volta, debba sbagliare sempre! Chi è senza peccato…. Vede, caro professore… e bisognerebbe farsi tutti, un bel diario della nostra vita, tutti… una libera confessione scritta... e, rileggersela, tutte le sere, prima d’addormentarsi. Si sarebbe tutti più boni, glielo dico io… più boni! (guardando prima l’uno poi l’altra) Ovvia, allora, icchè si deve fare di questa creatura? Che si deve mandar via… o si deve vedere, un pochino, come la si comporta, eh?

RUMILDA: Io... non so… lei… che ne dice professore?

SARTONI: Io… sto a quello … che dice lei, signora contessa

RUMILDA: Allora io direi….

DON VINCENZO: … di provare, eh? In fondo una prova unn’è mica una commedia!

RUMILDA: …e se la un va bene…

DON VINCENZO: …la si sostituisce. Allora, siamo d’accordo?

SARTONI: D’accordo

RUMILDA: D’accordo

DON VINCENZO: Bravi, bravi figlioli! Che avete visto, che a pensare, a riflettere, si trova sempre la giusta soluzione per ogni problema? Bravi, bravi davvero, bravi. (andando alla vetrata) Sora Carla, sora Carla, la venga…

CARLA: (entrando con Matteo) Allora Don Vincenzo?

DON VINCENZO: Via la senta da sé, su….

CARLA: Allora, icchè vu avete deciso?

RUMILDA: Abbiamo deciso che resti… in prova però!

SARTONI: E se la prova andrà bene, saremo lieti anche noi…

CARLA: Oh grazie, grazie… chissà come sarà contenta la donna e… aspettate chiamo le ragazze… la fò chiamare… pe’ farvi ringraziare… (andando alla vetrata e chiamando) Gaia, Angela…

GAIA: (entrando con Angela) Eccoci mamma…

CARLA:  Angela, Angela chiama la donna... falla venire qui, subito

ANGELA: Ma se n’è andata, mamma. Ha baciato forte me e Gaia e se n’è andata

CARLA: Andata? Ma perché, perché?

GAIA: Ha avuto paura!

MATTEO: Ma di chi?

ANGELA: Del professore Sartoni… ha avuto paura che le facesse male un’altra volta…

GAIA: Sì, ha detto proprio così!

CARLA: (guardandosi intorno) Ma di dove è passata?

ROSETTA: (entrando, un po’ truccata, con una valigetta in mano, parla con accento veneziano) Sé permesso?

DON VINCENZO: (la riconosce, l’aveva vista in parrocchia portata  dalla signora Bertini: l’Esterina  lui, non l’ha mai incontrata venendo in casa) Oh, eccola, eccola qua!

ROSETTA: Oh, sor priore che piaser de vedela… l’ha ga proprio una faccia simpatica… mi, son proprio contenta de trovarle in bona salute, ciò!

DON VINCENZO: Oh, brava brave, vieni, vieni….

ROSETTA: Stago bene vestita così?  Sono seria abbastanza? Mi vogio la contessa Rumilda, ciò! Sono  andata  al piano de sopra, ma un fio, tutto nero, m’ha ditto che la contessa Rumilda ghera qua… quel putto de sopra m’ha fatto pura… fio meschin…

DON VINCENZO: O come tu fai, te, a conoscere la contessa Rumilda?

ROSETTA: Ma io non la conoscio  mica… me l’ha detto il putto de sopra che sera qua. Sono venuta apposta… c’è o non c’è questa contessa Rumilda?

RUMILDA: Sono io

ROSETTA:  Se vede subito che sé una contessa.. la cià en cipiglio de nobilum!

DON VINCENZO: Ma icchè  tu vo’ te, dalla contessa Rumilda?

ROSETTA: Ciò el biglietto de presentazion…. Sor prior se non me vole a lavorà, me dee mettè da un’altra parte ciò! Perché mi…

DON VINCENZO: Ma che sta’ un po’ zitta? Tu se’ una bella chiacchierona, ovvia! Noe noe la contessa Rumilda la un c’entra, ovvia… qui  e ti ripiglian tutti volentieri… e un lo fare  più come dianzi che tu sei andata via… senza di’ nulla… o che son questi i modi? Ovvia!

ROSETTA: Mi, sono andata via? Sior prior, la gà mangiato la polenta co’ l’usei annaffiata de vin,  stamani? Mi, non son mai venuta, caà! Sé la prima volta sor prior!

DON VINCENZO: Dio come tu se’ bugiarda… un si dican le bugie, l’è peccato, capito?

ROSETTA: Mi son bugiarda… no, sor prior…. Mi è la prima volta che viene cà!

DON VINCENZO: Sora Carla, la glielo dica lei, sennò la mi fa arrabbiare, via… la glielo dica lei!

CARLA:  Ma la  guardi Don Vincenzo.. che questo… unn’è mica i’ mi’ treno!

ROSETTA: Che treno?

DON VINCENZO:  CO... co.. come unn’è i’ su’ treno?

CARLA: Unn’è i’ treno che la m’ha  mandato lei…  i’ mi’ treno si chiamava Esterina

DON VINCENZO: (guardando il professore Sartoni)

SARTONI: (come inebetito) Esterina?

ROSETTA: Esterina? Esterina Banti?

CARLA: Sì, Esterina Banti

SARTONI: (come inebetito) Esterina Banti?

ROSETTA: Non sé possibile ciò!

CARLA:  Gl’è possibile… l’e venuta ieri e l’è andata via mezz’ora fa.

ROSETTA: No sé possibile siora mia, no sé possibile. Amica mia era Esterina, me voleva tanto ben… è stata lei  che m’ha messa su la via de la redenzion. Esterina  me disea sempre… no no Rosetta, tu puoi ancora redimerti… la religiò disse, che se può far de tutto, poi, basta pentirse, confessarse e tutto torna a posto, ciò!

DON VINCENZO: Ma sentite che discorsi. Unn’è vero

ROSETTA:   Come non è vero?

DON VINCENZO: Ci si confessa nevvero… l’anima la si ripulisce... dopo, però, un bisogna più peccare!

ROSETTA: Esterina me portava sempre in chiesa… e vai in Chiesa oggi… vai in Chiesa  domani me sono redenta.. so far tutto ciò, so cusinar,  lavar, stirar..  negli istituti dove sono andata per la redenzion, han  ditto che mi son redenta ben…  mi, son orfana… mi sono scema… ma ela no..  sera Santa sor Prior! Ma non sé possibile che ela sia venuta cà!

CARLA:  Ma come unn’è possibile…. L’è andata via di qui… una mezz’ora  fa….

ROSETTA:  Non sé possibile siora… (mostrando un medaglione al collo) S’è questa?

CARLA: (guardando) Sì, è lei

ROSETTA: Non s’è possibile…

CARLA: Perché?

ROSETTA: Esterina Banti la sé morta tre mesi fa!

Musica n° 7

Le luci si spengono e rimane accesa quella del corridoio che illumina il velo nero di Esterina appeso all’attaccapanni! Si sente nuovamente il rumore del treno e la voce di Esterina:

ESTERINA: Il mio treno si chiamava Angela… Il mio treno si chiamava Angela…

Si chiude il sipario.

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 33 volte nell' arco di un'anno