Una di quelle

UNA DI QUELLA

COMMEDIA IN 3 ATTI DI DORY CEI

1 atto

Musica n 1

(a sipario chiuso)

A un certo punto della musica si sentir il rumore di un treno che si avvicina e poi la voce di Esterina:

ESTERINA: I miei bagagli non ho portato niente con me i miei bagagli erano pesanti brutti e pesanti Non esco dal labirinto Pi bisognosa di un bambino senza braccia. Il mio nome Esterina Esterina Banti Esterina Banti (le parole sfumano con il treno che si allontana. Si intensifica la musica e si apre il sipario)

La scena vuota. Si sente suonare il campanello. E

CARLA: (d.d.) Apri te Gaia?

GAIA: (entrando) S vo io!

CARLA: (entrando) Chi ?

GAIA: Fammi andare almeno! O mamma sta calmina! (esce)

CARLA: Ges mio stamani un compiaccio nulla o Gaia chi ?

GAIA: (rientrando) Un altro omaggio floreale Guarda che bella corbeille! Bella!

CARLA: O di chi la sar?

GAIA: Questa l di babbo di sicuro! (legge il biglietto) Alla mia cara mogliettina augurandole di passare altri 100 di questi giorni insieme. Alla grazia, mamma io credo sia i primo omo che voglia passare 100 anni colla su moglie!

CARLA: O se noi ci sama ancora?

GAIA: Bellini i piccioncini!

CARLA: O noi ci sama anche da vecchi! E smettila di fa la grulla! O quelli l chi l' ha mandati?

GAIA: A gi te un tu l' ha visti Lingegner Sarti i principale di babbo e dellAngela!

CARLA: Gentile un se ne scorda mai di mi compleanno! E si sar accorto dicch gli ha fatto i tu babbo pe quella ditta Prima unneran nessuno i tu babbo co i su babbo channo buttato i sangue, sai! (guardando gli altri regali) O questo guarda bello loperetta Me l' ha mandato la signora Bestini! Poi i golfino che la mha regalato lAngela! Mamma mia quante cose! O quella pianta?

GAIA: Quella te l' ha regalata i tu generino!

CARLA: Claudio? Bella l! O questo?

GAIA: L arrivato iprimo Ma icch tha visto stamani, mamma?

CARLA: I tu risolino a presa di bavero! Leggimi i bigliettino che un cho gli occhiali

GAIA: Tu ce lhai su i cervello!

CARLA: Su i cervello? Ah gi! (mettendosi gli occhiali) Alla cara signora Carla, stimata moglie del nostro capoufficio!

GAIA: (mentre Carla apre il pacco) Sembra lepigrafe di una tomba!

CARLA: (tira su una cornice dargento) Bello! Chiss quanto coster poverini!

GAIA: Oh ma son tanti in quellufficio!

CARLA: Ma l dargento! E poi unnerano mica obbligati a fammi i regalo!

GAIA: E un ci rimettano no! Se tutte le mogli de capiufficio servissero come te agli impiegati e agli operai Anche allultima vertenza, chi fu a consigliare i babbo dandare da i principale pe fa laccordo colla commissione interna? Ti sentivo sai la notte tu facevi certi comizi

CARLA: Sicuro! Bisognerebbe che i principali glandassero loro a i mercato a fare la spesa se naccorgerebbero quanto l cara la vita E ci manderei anche tutti quelli d Parlamento co i carrellino a vedere i prezzi! Se naccorgerebbero come vive i nostro prossimo!

GAIA: Senti mamma, anchio gli voglio bene a i mi prossimo ma spogliammi di tutto come tu fa te Se un fosse per me e pe i babbo tu ci manderesti fori nudi

CARLA: Icch centra? Io entro ne panni degli altri li aiuto a passare i momenti duri li conforto

GAIA: Tu gli dai i quattrini tu ti spezzi in due pe soccorrerli tu vai agli Innocenti a Mointedomini

CARLA: O se cho la vocazione o che cho corpa io?

GAIA: Bellina la mi Francescana! O perch un tu ti se fatta suora?

CARLA: Un bestemmiare p fassi suora ci vo la vocazione! E ora falla finita metti piuttosto questi fiori in fresco

GAIA: (prendendo un vaso che trover rotto) O mamma l rotto anche questo! Che te laveva detto la Rosina? Ma quanta roba l' ha rotto in du anni la tu protetta?

CARLA: Lavr rotto tanta roba ma lera tanto bona!

GAIA: S bona ma laveva le mani di pasta frolla! Anche quella tu l' ha portata a casa te e i tu priore!

CARLA: Se io un la sopportavo che lavrebbe trovato marito, eh?

GAIA: Sicuro! Lei l' ha trovato marito e noi siamo rimasti senza donna e con tutta la roba rotta!

CARLA: Un d male della Rosina che tu mi fai dispiacere Pensa ora l in viaggio di nozze!

GAIA: Ne dico male? O se gli ho dato met d m corredo?

CARLA: Perch te l' ho detto io!

GAIA: Pe forza la notte un tu mi lasciai dormire! Bisogna dividere! I nostro Signore di du pagnotte ne fece 100 di du pesci ne fece 1000! Io ho diviso ma i m corredo l rimasto mezzo!

CARLA: Che sei i nostro Signore te? Lui e moltiplica!

GAIA: E io fo le sottrazioni!

CARLA: Te oggi tu voi la scomunica!

GAIA: Ma io so religiosa!

CARLA: Icch tu se te?

GAIA: A modo mio ma so religiosa!

CARLA: Noe! Bisogna essere religiosi a i modo della religione che ha capito? Lui cha messo a i mondo perch ci si servisse luno con laltro! Noi siamo come de capi stazione! E si serve pe lo smistamento de treni! Vedi... la Rosina e lera un treno che Signore maveva mandato pe rimettilo diritto su su binario perch gli arrivasse alla stazione! Se io avessi buttato fori la Rosina perch la mi rompeva la roba che lavrebbe trovato marito? Invece io sopportandola sono stata mezzo

GAIA: Tu se stata la stazione di transito!

CARLA: pe fagli conoscere i ragionier Caralli

GAIA: Per me ragionava poco!

CARLA: Un tu mi piaci quando ti fa la cinica! Io son tutta contenta quando posso fare una bona azione!

GAIA: Tanto tu se ricompensata bene!

CARLA: I bene un si fa per essere ricompensati! Fai di bene e scordatene poi Lui se ne ricorder!

GAIA: (abbracciandola) Evviva m capostazione! A me un mi riuscir mai!

CARLA: Lui sa a chi mandalli i treni!

GAIA: Ecco bravo a me un me li mandi perch io li devio subito!

E

CARLA: O chi sar ora? Vai nini vai a aprire! (Gaia esce)

GAIA: (rientrando) Mamma c ministro de trasporti!

CARLA: Chie?

GAIA: Don Vincenzo pi ministro de trasporti di lui!

CARLA: Ora ti do una labbraca eh! La passi, Don Vincenzo la passi!

Don VINCENZO: Buongiorno signora Carla! Buongiorno a tutti! Bello complimenti complimenti quanti regali quanti fiori bello! Auguri sora Carla! Gli ho portato un regalino anchio!

CARLA: No Don Vincenzo, unn importava! Tutti gli anni

Don VINCENZO: No, sora Carla una cosina da nulla! (tira fuori dalla tasca un pacchettino piccolo legato con un fiocchino). Una cosina eccola con tanti, tanti auguri!

CARLA: (prendendo il pacchettino) Bellino!

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: La cartina l doratabellina! (fa per aprire)

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: Oh Don Vincenzo, la me lo lasci aprire! (tira fuori una coroncina) Uh bellina!

Don VINCENZO: Che gli piace, che gli piace sora Carla?

CARLA: Bella! Guarda Gaia, una coroncina!

GAIA: Bellina Don Vincenzo precisa a quella dellanno passato!

CARLA: No! Tu sbagli! Quella lera rosina quella dellanno rpima lera celeste e questa l marrone! Ce nho sei tutte di colore diverso! Ora aspetto quella della domenica! L' ho tutte su cassettone in fila c quella d luned d marted

Don VINCENZO: (storcendo la bocca per non farsi capire da Gaia). Ho notizie di quella persona!

CARLA: Unn ho mica capito nulla! Icch la fa?

Don VINCENZO: Ho notizie di quella persona!

CARLA: Unn ho capito nulla icch deo fare?

Don VINCENZO: Mandi via la Gaia!

CARLA: (che finalmente ha capito). Gaia va di l!

GAIA: Icch tha fatto? Che ti rif male i denti?

CARLA: No! Senti Gaia perch un tu fai un caffeino a Don Vincenzo?

GAIA: Volo! Tanto so peggio della colf! (esce)

CARLA: La saccomodi, Don Vincenzo! Ci si mette qua! (si siede sul cappello che Don Vincenzo aveva appoggiato sul divano). Uh!

Don VINCENZO: O sora Carla, icch l' ha fatto? La mha sciupato tutt cappello! O che ci ride?

CARLA: Labbia pazienza Don Vincenzo! La saccomodi!

Don VINCENZO: E mi dica una cosina lAngela lAngela come la sta? Come la sta? E co fidanzato come va? Come va?

CARLA: Don Vincenzo, guardi io glielo dico francamente dellAngela io un ci ho capito nulla! Ma niente, niente Un carattere la unn come questaltra! La Gaia l anche troppo aperta lAngela l chiusa! Delle volte larriva a casa la mi dice buongiorno mamma delle volte la un mi dice nulla la va in camera sua e la si mette a piangere!

Don VINCENZO: Oh Ges Ma icch la mi dice?

CARLA: E quando gli domando icch la cha la mi dice niente a volte la un mi risponde nemmeno! E ho telefonato anche a Claudio, su fidanzato ma gli cascato dalle nuvole dice che un sa nulla! Guardi che lui gli bono, Don Vincenzo, ma bono bono affettuoso anche con me! Da principio credeo che fosse muto! Almeno la fosse un corno!

Don VINCENZO: Oh sora Carla ma icch la dice?

CARLA: L diversa dalla Gaia n fisico e n carattere E si potrebbe pensare che l un corno Ma io un son mica Donna Rumilda, che Fiorenzo Albino e la l' ha fatto a chiaro di luna!

Don VINCENZO: O sora Carla o che si mette a fare pettegolezzi con me? O un lo sa che l peccato? La un lo faccia pi eh senn la mi fa inquietare!

CARLA: O Don Vincenzo, o perch la sarrabbia con me? E un s arrabbiato i su marito che l becco, poeromo, che sarrabbia lei?

Don VINCENZO: Sora Carla io gliel' ho detto tante volte non si possono fare maldicenze ovvia l peccato mortale!

CARLA: Ma questa l la voce di popolo voce di popolo, voce di Dio lo sanno tutti!

Don VINCENZO: Insomma la lo sa queste cose le mi mandano in bestia!

CARLA: Ovvia e unnassomiglia per nulla a quegli altri due

Don VINCENZO: (alzandosi). Ora vo via subito vergogna essere cos maldicenti l peccato domattina subito a confessassi alla messa delle sei!

CARLA: Le son maldicenze quando un le sa nessuno! A proposito della moglie dellortolano che l' ha saputo lei?

Don VINCENZO: (incuriosito). No!

CARLA: La se lintende co fornaio! Lhanno visti a Viareggio!

Don VINCENZO: (sedendosi). E indoe lerano?

CARLA: Lerano in patino e

Don VINCENZO: Basta basta ora la so! Da ora innanzi l peccato! Torniamo a bomba! Si dicea dellAngela! Certo in Chiesa le ci vengan poco queste figliole anchio come fo a seguille le un si confessan mai!

CARLA: Io un posso fa nulla! E predico dalla mattina alla sera andate alla messa andate alla messa ma forzalle

Don VINCENZO: La fa bene! Un si dee forzare nessuno! Le nostre porte le son sempre aperte ma un si p mica piglialli p un braccio

CARLA: Allora Don Vincenzo parliamo di quella persona

Don VINCENZO: Che persona? (vedendo che Carla storce la bocca come prima). O sora Carla, icch lha fatto? O che gli preso una paralisi?

CARLA: Oh Don Vincenzo la un se ne ricorda pi Allora che l' ha vista?

Don VINCENZO: Sie! L venuta in Chiesa stamattina! Con la signora Bestini, la presidentessa dellopera la mha dato quella letterina per lei! Su la la legga la legga la letterina la legga

CARLA: O Don Vincenzo lei la mha dato i rosario! Io la lettera e un ce l' ho!

Don VINCENZO: Un gli ho dato la letterina! Oh Ges misericordia! Indoe ho messo la letterina? Ah gi in questaltra tasca! Mera bell venuto i sudori ghiacci!

CARLA: O a me? Se lavea trovata i Professor Sartoni o la Contessa!

Don VINCENZO: E si stava lustri, sora Carla! (consegnandole la lettera). Ecco la ringrazia vivamente per avere aderito al suo appello e spera che ce ne siano altre a seguire i su esempio perch sa ce n una ventina da mettere a posto!

CARLA: Venti? Maria Santa un le posso mica pigliare tutte io!

Don VINCENZO: Vedr, sora Carla, che non dovr pentirsene! Quella figliola la mha fatto proprio una bona impressione! e son sicuro che l proprio decisa a rompere con su passato!

CARLA: Speriamo perch gli confesso, Don Vincenzo, che m marito unn volea sapere! Un l' ho fatto dormire per tre notti p convincilo!

Don VINCENZO: Eh capisco capisco! Non tutti hanno la forza di superare certi pregiudizi! Eh se potessi io ma purtroppo i miei superiori me lo impediscano! strano per noi che si dovrebbe essere i primi a dare i bon esempio un si po fare! Che ci pensa lei, sora Carla, se prendessi a servizio una di quelle! Mi metterebbero subito a i bando!

CARLA: E lo so! Poi in fondo anche Signore perdon ladultera! E si po perdon noi! E poi io ormai mi sento capostazione!

Don VINCENZO: Icch la si sente lei?

CARLA: Oh Don Vincenzo la un se ne ricorda pi? La predica che la fece chi fa lopere di bene sono come dei capistazione (Don Vincenzo ricorda). Io sono i capostazione lei la mha dato questo treno

Don VINCENZO: e lei lo porta in porto!

CARLA: (perplessa). Ma unnho mica capito l un treno o una nave?

Don VINCENZO: Oddio misericordia sora Carla stazione o porto l sempre un punto darrivo! Dio laiuter Eppoi la vedr come la si comporta! Se la si comporta bene, la si fa restare e senn la si rimanda a quelli d comitato! E un ci mancherebbe altro!

CARLA: Ma in questanno come la s comportata?

Don VINCENZO: Bene! Bene! Proprio bene! Lhanno mandata in diversi istituti a fare assistenza e son rimasti tutti contenti!

CARLA: Ma come la si sar trovata su quella stradaccia?

Don VINCENZO: Eh sora Carla chiss donne con poca forza con poca volont magari consigliate male ingannate i perch chiss quanti saranno!

GAIA: (entrando con il vassoio dove ci sono tre tazzine di caff e la zuccheriera). Ecco caff! L' ho fatto fresco fresco!

CARLA: A me un mi piace ghiaccio!

GAIA: Se l' ho fatto fresco vuol dire che gli caldo o mamma!

CARLA: Oh nini se gli fresco unn cardo ovvia! Comunque vieni mettiti a sedere, che ti si dee dare una bella notizia!

Gaia posa il vassoio e Don Vincenzo mette nel caff 7 o 8 cucchiaini di zucchero. Le due donne lo guardano.

CARLA: Don Vincenzo che vole dellaltro zucchero?

Don VINCENZO: No grazie sora Carla un mi piace tanto dolce caff!

CARLA: Allora Gaia e ti do una bella notizia! Don Vincenzo cha trovato la donna di servizio!

GAIA: Oh, meno male! Cos smetto di fa le faccende! Don Vincenzo grazie! Se potessi gli darei un bacio!

Don VINCENZO: Oh nina tu me lo po dare! Unn mica proibito baciare preti! Basta che un siano baci voluttuosi! Che voluttuoso tuo?

GAIA: No sie!

Don VINCENZO: Allora tu me lo po dare! (Gaia gliene d tre). Oh nina e sera detto uno!

GAIA: Oh, ma l in gamba, eh? La un ci avr mica raccomandato una di quelle vecchine dellopera della mamma?

Don VINCENZO: No! Sie! L giovane e forte vero sora Carla?

CARLA: Eh! Speriamo solo che la lo sappia fare, questo lavoro!

GAIA: Perch? Icch la faceva prima? (Carla e Don Vincenzo rimangono ammutoliti). Oh oh che vi siete incantati! Vho domandato icch la faceva prima!

Don VINCENZO: (scotendo la testa e facendo dei versi con la bocca). Mah mah mah

GAIA: Icch la faceva le boccacce?

CARLA: Eccoci a nocciolo! Icch la faceva prima? (a Gaia), eh lo domando a lui perch un lo so!

Don VINCENZO: Icch la facea? Tu volei sapere icch la facea prima?

GAIA: S. Lo voleo sapere!

Don VINCENZO: Ah ecco Ah s! La facea ma come l dorce questo caff, vero? la facea La facea la sarta in un grande magazzino!

GAIA: E la preferisce fa la cameriera? Acciderba! Oggi le sarte le vanno a ruba!

CARLA: S l vero! (a Don Vincenzo). E ora?

Don VINCENZO: Ah no la mi disse che lavea smesso di fa la sarta perch perch la un ci vede pi!

GAIA: Vai! Ora bisogner accompagnalla anche a fa le faccende!

Don VINCENZO: Davvero!

CARLA: Come davvero?

GAIA: Davvero? Oh Don Vincenzo!

CARLA: No eh gli scherza vero Don Vincenzo?

Don VINCENZO: (sempre pi confuso). Sie noe e dicevo la un ci vede pi a infil lago!

CARLA: (cercando di aiutarlo). O io quante volte te l' ho detto a te infilami lago perch un cu vedo!

Don VINCENZO: (alzandosi per interrompere la conversazione con la tazzina in mano). Ovvia.. allora arrivedella sora Carla e tanti auguri di novo! Ciao Gaia!

CARLA: Per la mi lasci la tazzina Don Vincenzo!

Don VINCENZO: Uh la tazzina Ges mio misericordia! Oh sora Carla labbia pazienza un gliela voleo mica rubare!

CARLA: L di servizio bono. Ma se la la vole semmai gliene do unaltra!

Don VINCENZO: La unn scherzi! Arrivederci a tutti e tanti auguri di novo!

CARLA: Allora quando la me la manda?

Don VINCENZO: Chi?

GAIA: La ciechina!

Don VINCENZO: La ciechina? Che ciechina?

CARLA: La sarta!

Don VINCENZO: Che sarta? Io, sora Carla, un conosco sarte! O che posso andare a cercagli una sarta con tutto daffare che ho? (dopo che Carla avr mimato qualcosa per fargli capire). Uh Ges mio misericordia la far accompagnare domani da una d comitato!

GAIA: Scusi Don Vincenzo che porta anche cane lupo?

Don VINCENZO: Che cane lupo?

GAIA: O la unn cieca?

CARLA: Abbozzala stamani

Don VINCENZO: Oh la mi prende sempre in giro, questa figliolaccia! Te e la tu sorella un venite mai in Chiesa, nteso? Restate a casa perch vi fa male venire in Chiesa!

GAIA: E ci vengo sempre l lei che la un mi vede!

Don VINCENZO: No e ti vedo e vedo che un tu ci sei! E vedo tutti La m Chiesa la unn mica Domo! E vedo che un c mai nessuno! m gregge, sora Carla, l tutto sparpagliato! E vanno a fare luichende! Gnene darei io luichende! Vu fate bene a pensare a corpo prima che allanima! Ricordatevi che corpo e si ritrova sempre ma lanima quando al s persa la un si ritrova pi!

GAIA: L' ha ragione Don Vincenzo mi far vedere pi spesso!

Don VINCENZO: Brava! E dillo anche alla tu sorella! Prendete esempio dalla vostra mamma vu ce lavete proprio qui!

GAIA: Di sante, in casa, ne basta una!

Don VINCENZO: Tu se proprio incorreggibile! L meglio vada via! Arrivedella sora Carla! Ci si vede alla messa domattina! (esce)

CARLA: Arrivedella Don Vincenzo! (accorgendosi del cappello). Don Vincenzo l' ha lasciato cappello (lo rincorre rientrando). Ignorante! Se un tu labbozzi di pigliatti tutte codeste confidenze con Don Vincenzo tu ne buschi!

GAIA: Oh mamma vien via scherzo! Per che omo! E cha tutto! I cinema! circolo! gioco d pallone! Ora gli ha messo su anche lagenzia per il collocamento delle donne di servizio!

CARLA: Che agenzia! L comitato che si rivolge a lui dato che conosce tanta gente si rivolge a lui pe

GAIA: Collocare i rompipiatti! Un capisco poi perch l andata da Don Vincenzo! O un bastava un annuncio su giornale?

ANGELA: (entrando con le chiavi in mano, togliendo dallimbarazzo Carla). Buongiorno mamma! Ciao Gaia!

CARLA: Oh che s bell qui?

ANGELA: S. Mi son fatta dare unora di permesso. Pensavo di favvi comodo!

GAIA: Tha fatto di molto bene, perch te, con la scusa dellimpiego, della casa tute noccupi pochino pochino! La serva la si sposa! Te tu lavori! Quella la pensa allo smistamento dei treni e io sgobbo!

CARLA: Oh Angela, ma icch thai?

ANGELA: Scusa mamma ma un mi sento tanto bene!

CARLA: Vai agitazione vai a vestitti che ho ordinato un dolce da Donnini! Tu vai a pigliallo!

GAIA: O ola un ci potrebbe andare lei l bell vestita?

ANGELA: Scusa Gaia ma un mi sento! Mi fa la male la testa lo stomaco! Devo anche avere un po di febbre!

CARLA: Febbre? Fa sentire! La febbre no ma tu tremi tutta vai a buttatti un po su letto!

GAIA: E gli un bel lavoro! Ora la si sdraia!

CARLA: Oh la s alzata alle 7 stamattina!

GAIA: Perch? Che mi sono alzata allundici io?

CARLA: Ma che ti lei di torno?

GAIA: E v ma almeno pensate a sugo! L' ho belle fatto ma un me lo fate bruciare!

CARLA: Ma che v and via?

GAIA: E v andare a pigliare la borsa. Gli meglio! (esce)

CARLA: Icch tha fatto, Angela? Che ha pianto?

ANGELA: No perch?

CARLA: Tha gli occhi lucidi!

ANGELA: Forse l la febbre!

CARLA: Vai a buttatti su letto! Un gli d retta a quella grulla della t sorella!

GAIA: (rientrando). Vai! Si parla di me! Di grulle, in casa, un ci so che io! Oh ma dorce p la tu festa che lo devo pagare io?

ANGELA: Scusa mamma un tho fatto nemmen gli auguri!

CARLA: Unn importa! Ha visto quanti regali? Quello, vedi, l regalo della ditta. Don Vincenzo mha portato questa. Poi c t golf! Questimpiastro mha regalato lAve Maria di Schubert! I t principale guarda che bel mazzo di fiori che mha fatto!

GAIA: La corbeille l d babbo e la pianta l d tu amore giusto a proposito di Claudio ha detto che viene anche lui a pranzo! Certo tu potevi invitare anche la su mamma!

ANGELA: Gi! Un cho pensato! Un ci siam visti!

CARLA: Come un tu l' ha visto? O un tu s stata con lui, ieri sera?

ANGELA: Ah s! Chiss dove ho la testa! Ci siamo visti ieri sera e infatti mi disse

GAIA: O nini che s diventata balbuziente?

CARLA: Ma che sei ancora qui te?

GAIA: (porgendo la mano). Sono una povera mendicante Oh un cho mica limpiego io!

CARLA: Ah gi! I sordi p dorce! (glieli da)

GAIA: Benino! Mi centra anche la mancia!

E

CARLA: Oh chi sar?

GAIA: Se un v a aprire un lo so! (esce)

CARLA: Quella bisognerebbe mandalla alla radio almeno la farebbe ridere!

GAIA: (rientrando di corsa). Mamma c quartetto cetra!

CARLA: O che mi vengano a fare gli auguri per compleanno? Bellini o come lavranno saputo della m festa?

GAIA: La nobilt d piano di sopra! Donna Rumilda e i suoi cagnolini!

CARLA: Donna Rumilda? Trattala bene, sai tanto l poco uggiosa!

GAIA: (facendo passare). Prego accomodatevi la mamma l cos felice di vedevvi in questo santo giorno!

Donna RUMILDA: (entrando). Mia cara signora!

CARLA: Avanti! Ma che bella sorpresa! Tutti gli anni un ve ne dimenticate mai eh?

Donna RUMILDA: Posso darle un bacio?

CARLA: Volentieri anche due!

Donna RUMILDA: Non si disturba mica vero?

CARLA: Disturbare la sora contessa? Ma icch la dice? Prego accomodatevi! Anche la contina contino e quellaltro contino!

Donna RUMILDA: Mia cara Angela come stai?

ANGELA: Buongiorno contessa Bene grazie!

Donna RUMILDA: Bimbi avanti!

MARIA L.A.: (porgendo un regalo). Con i nostri migliori auguri

ARTEMISIO: (porgendo un regalo) e quelli di pap!

Donna RUMILDA: Fiorenzo Albino Ottavio?

FIORENZO A.O.: S mamm?

Donna RUMILDA: Fiorenzo Albino Ottavio ha composto per lei una piccola poesia (a Fiorenzo Albino Ottavio che nel frattempo porge un mazzo di fiori a Carla). Ti prego, caro, di porgere i fiori con il tuo detto!

CARLA: (a Fiorenzo Albino Ottavio che le riprende i fiori). La me li ripiglia? Ah la me li da dopo? E ci ha da dimmi un detto?

Donna RUMILDA: Eh s! Certo! Maria Loredana Augusta, siedi! (esegue). Artemisio, siedi!

ARTEMISIO: Certo, mamm! Ma non prima che sia seduta la signora, mamm!

Donna RUMILDA: Hai ragione caro! Che educazione! La prego si sieda signora Carla!

ARTEMISIO: Prego si sieda!

CARLA: E mi sieder!

Donna RUMILDA: Prego Fiorenzo Albino Ottavio d pure!

CARLA: E un c nulla da fare qui figliolo e unnassomiglia a quegli altri due! L un'altra cosa via in tutto e per tutto!

GAIA: Donna Rumilda noi si sta in piedi o sedute?

Donna RUMILDA: Come vi piace!

GAIA: (a Fiorenzo Albino Ottavio). Senti nini che un discorso lungo? Perch io devo and via

FIORENZO A.O.: Se devi andare non fare complimenti!

GAIA: Figurati se mi perdo detto!

FIORENZO A.O.: Non ho detto che sia un detto!

GAIA: Te un tu l' ha detto che l un detto ma la l' ha detto la t mamma che l un detto!

CARLA: Gaia!

FIORENZO A.O.: Mamm!

Donna RUMILDA: Non tinquietare, caro! Ti prego inizia la bella poesia!

FIORENZO A.O.: Mamm questi fiori mi disturbano!

Donna RUMILDA: E va bene dalli, fin dora, alla signora Carla!

CARLA: (ricevendoli). Uh belli! Grazie! (a Donna Rumilda). Senta mi dica una cosa ma l' ha proprio composto per me questo poema?

Donna RUMILDA: Certamente!

CARLA: Per m compleanno?

Donna RUMILDA: S stanotte!

CARLA: Uh bravo! Bravo! Via sentiamo sentiamo! (Fiorenzo Albino Ottavio si schiarisce la voce). Te lo dico prima di sentilla: bravo! (Fiorenzo Albino Ottavio tossisce, insofferente per le interruzioni). O che chai un rospo in gola? che voi un po dacqua, nini? (Fiorenzo Albino Ottavio sempre pi impaziente). Oh alle volte lo fa anche a me! come se ci fosse un pelino vero Albino? Ma quanti nomi cha questo figliolo, vero? Fai cos guarda (si schiarisce la voce poi nota che tutti la guardano male perch interrompe). Si dee stare tutti zitti?

FIORENZO A.O.: Tombe senza pianto! Tombe senza fiori! Tombe senza ricordo! Tombe spezzate corrose dal tempo Senza mano pietosa che fiore non mette sul marmoreo stelo n sullepigrafe sbiadita del tempo! Queste sono, veramente le vere tombe dei morti!

CARLA: Ma l' ha scritta p m compleanno?

FIORENZO A.O.: Mamm!

Donna RUMILDA: Signora Carla

CARLA: Ah gi Tutti zitti!

FIORENZO A.O.: Le tombe con fiori! Le tombe con pianto! Le tombe con viole e con rose nel di ferro battuto recinto non sono tombe dei morti. (con veemenza, rivolto a Carla). E tu che tombe hai a Trespiano?

CARLA: No io ce l' ho a Soffiano e allAntella!

FIORENZO A.O.: E tu che tombe hai a Trespiano?

CARLA: Gli inutile tu tarrabbi e un ce l' ho tho detto!

Donna RUMILDA: Signora Carla ma una licenza poetica!

CARLA: E unn una questione di licenza l che un cera posto!

FIORENZO A.O.: (riprendendo arrabbiato). E tu che tombe hai a Trespiano?

CARLA: Ma guardache che gli buffo mi tocca a digli di s p fallo chetare!

FIORENZO A.O.: E tu che tombe hai a Trespiano? Proteggile Puliscile onorale con le tue mani Con pianto Pianto forte! In ginocchio prostrati e bagna la terra solo cos il tuo morto vivr!

Donna RUMILDA: (applaudendo solo lei e gli altri due figli). Bravo!

CARLA: (alle figlie). finita? (applaude). Uh come l bravo! E questa bella poesia allegra l' ha scritta apposta per me? Grazie!

MARIA L.A.: L' ha scritta tutta lui lui!

ARTEMISIO: E ora mio fratello pubblicher anche un libro con tutte le sue poesie

MARIA L.A.: e io scriver lintroduzione! Ma sa che allultimo esame ho preso trenta

ARTEMISIO: con lode!

CARLA: Eh pigliare trenta a Collodi l roba!

MARIA L.A.: Nellultimo t che mamm ha dato lei non venne, signora Carla!

CARLA: E un potetti venire perch cavevo turno in parrocchia!

Donna RUMILDA: Dunquenellultimo t stabilimmo, anche con la moglie del Prof. Sartoni a proposito sa che il Prof. Sartoni ha messo su una clinica privata? Stupenda! Una bella clinica!

MARIA L.A.: Mamm ci ha portato laltro giorno a visitarla! Verrebbe voglia di ammalarsi!

CARLA: Brava! Ricoverati!

Donna RUMILDA: Dunque stabilimmo appunto con la moglie del Prof. Sartoni di fare un pensierino per ogni compleanno! Siamo soltanto noi tre condomini! Un pensierino solo per le Signore naturalmente!

GAIA: Donna Rumilda scusi se linterrompo ma devo uscire a fare delle compere!

Donna RUMILDA: Addio cara!

GAIA: Addio Maria Loredana Augusta! Addio Arte!

ARTEMISIO: Artemisio prego!

FIORENZO A.O.: Vieni qualche volta su! Ti far sentire qualche bel brano di Beethoven!

GAIA: Se mi gira qualche volta vengo!

Donna RUMILDA: Anche Artemisio ti vedr volentieri! Vero caro?

GAIA: Allora vengo senzaltro! Buongiorno a tutti! (esce)

Donna RUMILDA: Oh! Oh! Oh! (battendo le mani)

CARLA: (battendo le mani anche lei). Icch c? Un altro detto?

Donna RUMILDA: No! Era Maria Loredana Augusta che si toccava i capelli! Sai che non si pu, mia cara! (a Carla). Hanno tutti molta classe Somigliano a me!

CARLA: Eh s! A signor conte un gli assomigliano davvero (indicando Fiorenzo Albino Ottavio) specialmente lui!

MARIA L.A.: Allora, signora Carla, lo vuol vedere il nostro regalo?

CARLA: Uh! Gi! Che ignorante! Angela passamelo!

ARTEMISIO: Angela ma che hai fatto? Sei cos taciturna!

MARIA L.A.: Forse pensa che fra poco le finir la libert! cos difficile mettere la corda al collo di un uomo! Certo Angela si accontentata di un impiegato

ARTEMISIO: Eppoi diciamolo Angela bella ha classe mentre lui

CARLA: Un sar aristocratico ma gli di molto intelligente e bono di molto bono Eppoi gli un omo! Unn vero Maria Loredana Augusta?

MARIA L.A.: Ah s! Questo si vede!

CARLA: H visto? la se n accorta anche lei! Ovvia apriamo questo regalo (apre il pacco ed estrae un vaso). Oh bello! Bello! Naveo proprio bisogno! E naveo due ma me l' ha rotti la Rosina!

MARIA L.A.: Giusto quando partita? Dov andata in viaggio di nozze?

CARLA: A Livorno l' ha portata! E poi a Parigi e Londra!

MARIA L.A.: Vedi mamm? Le cameriere hanno pi fortuna delle contesse! Pensa sposata ad un ragioniere!

FIORENZO A.O.: Com cambiato il mondo!

ARTEMISIO: Cara Maria Loredana Augusta, resterai zitella!

MARIA L.A.: Zitella? Ne volessi uomini! Cos, ce nho cos!

Donna RUMILDA: Calmati cara Artemisio scherzava! Beata lei, signora Carla, che con Angela sta tranquilla Non parla mai!

CARLA: Ma la chiacchiera tanto la Gaia!

ANGELA: (indicando il vassoio con i bicchieri). Mamma.

CARLA: Uh gi tha ragione! Un vho offerto ancora nulla! Via un gocciolino p rinfrescare un po becco! Peccato unn venuto su marito! (serve a soggetto). Allora si fa un bel brindisi come si dice cin cin!

Musica n 2

Si fa buio dimprovviso e si sente una musica.

Donna RUMILDA: Icch succede?

MARIA L.A.: Oh mio Dio!

CARLA: Le ita via la luce! O come mai? Angela!

ANGELA: S mamma?

CARLA: Vai di l un po a tastoni! In cucina sulla mensolina e ci dee essere le candele! I fiammiferi son su gasse!

Si illumina la porta dingresso e si vede ferma come in un quadro Esterina. Gli latri si comportano come se non la vedessero. Dopo qualche secondo torna la luce.

CARLA: Oh! Meno male l tornata!

ESTERINA: permesso?

CARLA: Oh chi ha lasciato luscio aperto? La Gaia di sicuro!

ESTERINA: (ad Angela). Lei la signorina Angela?

ANGELA: S! Desidera?

CARLA: Ma lei cerca la famiglia Riani?

ESTERINA: S! Mi hanno dato questo indirizzo: Carla Riani!

CARLA: Sono io! Ho capito lha mandata Don Vincenzo! Scusi ma bisogna la vada in sagrestia l esaminano i casi pi urgenti!

ESTERINA: Infatti io sono quel caso urgente che lei deve esaminare! Sono la nuova onna di servizio!

CARLA: Lei?

ESTERINA: Forse si aspettava una donna diversa?

CARLA: S effettivamente me la immaginavo diversa! Prego saccomodi! Questa la contessa Donna Rumilda e i suoi figli! Abitano a piano di sopra!

Donna RUMILDA: fortunata ad entrare in una casa come questa!

MARIA L.A.: Qui star benissimo!

ARTEMISIO: Le donne qui sono sempre state le padrone!

FIORENZO A.O.: Come nelle commedie di Goldoni!

Donna RUMILDA: Giusta osservazione! Come si sente che sono ragazzi di cultura!

ESTERINA: Io cerco una padrona buona!

MARIA L.A.: Di bont qui ne trover moltissima!

Donna RUMILDA: Dove ha servito fino ad adesso? Ha delle referenze?

ESTERINA: (a Carla). Devo mostrarle a lei o alla signora?

CARLA: A me a me! L piena di referenze lei! Vero?

Donna RUMILDA: Bimbi salutate che gi ora di pranzo! E dica a Don Vincenzo che mander gli spogli dei miei ragazzi per i poveri!

CARLA: Brava! Nhanno tanto bisogno i poveri!

Donna RUMILDA: Cosa vuole non ho mai tempo sempre in giro con i ragazzi! Equitazione! Danza classica! Pianoforte! Casino Borghese!

CARLA: (a Esterina). L un circolo qui casino!

ESTERINA: Lo conosco!

CARLA: Anche quello?

ESTERINA: Mi ci portava un dottore quandero una ragazzina!

Donna RUMILDA: Alla grazia! Anche la cameriera che da ragazza frequentava sale illustri! Complimenti!

CARLA: Angela portala di l fagli posare la su roba aiutala a portare bagaglio!

ESTERINA: Non ho nulla con me! Non ho voluto portare nulla! I miei bagagli erano brutti brutti e pesanti!

CARLA: Va bene Angela dagli almeno un grembiule! (Angela si avvia con Esterina). Ma dimmi almeno come tu ti chiami!

ESTERINA: (voltandosi appena). Mi chiamo Esterina Esterina Banti! (escono)

MARIA L.A.: abbastanza fine e sembra anche educata!

ARTEMISIO: Sai a furia di stare nelle case

CARLA: aperte! L' ha fatto tutte case aperte!

FIORENZO A.O.: Cara signora Carla le ci vorr molta tolleranza!

CARLA: Eh s questo s di molta tolleranza!

MATTEO: (entrando). Ma che bella compagnia! Buongiorno a tutti! Donna Rumilda, i miei rispetti!

Donna RUMILDA: Caro signor Matteo siamo tutti qui per fare festa alla su moglie!

MATTEO: Troppo buoni! Come state ragazzi?

MARIA L.A.: Tutti bene, grazie!

Donna RUMILDA: Togliamo il disturbo! Tanti auguri di nuovo signora Carla! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Maria Loredana Augusta, andiamo! Artemisio, andiamo! Donna Rumilda se ne va! (esce)

CARLA: Tante cose, Donna Rumilda! Arrivedella!

MARIA L.A.: Arrivederla signora Carla! Arrivederci a tutti! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Artemisio, andiamo! Maria Loredana Augusta se ne va! (esce)

ARTEMISIO: Ci rivedremo presto, signori Riani! Fiorenzo Albino Ottavio, andiamo! Il conte Artemisio se ne va! (esce)

CARLA: Con piacere! Con piacere! Ma come son semplici, vero? Modesti! Son proprio alla mano! Come si far a mand via questo, ora, un lo so! Lhanno bell chiamato tre vorte!

MATTEO: Ma icch fa?

CARLA: O che lo so? Tu sapessi che poesia mha scritto! Guarda se ci ripenso stanotte un dormo! Le tombe di qui le tombe di l! Mi volea mandare a pulire le tombe a Trespiano! Che lo mandi te?

MATTEO: No vien via mandalo te!

CARLA: Bellino pallino senti!

FIORENZO A.O.: Non sono un pallino! Son il conte Fiorenzo Albino Ottavio!

CARLA: Allora senti i tuoi cari se ne son bell andati!

FIORENZO A.O.: Ohib! E come mai io sono ancora qui?

CARLA: L quello che vorrei sapere anchio! Se tu voi andare un fare complimenti! Se poi tu v rimanere a desinare

FIORENZO A.O.: No! Io mangio solo con la mamma! (a Matteo, dandogli un foglietto). Questa per lei!

CARLA: Pigliala cos stanotte tu dormi!

MATTEO: Che come quella della m moglie?

FIORENZO A.O.: No! Questa parla di cadaveri e di teschi! La prenda l' ho scritta apposta per lei! I miei omaggi! Il conte Fiorenzo Albino Ottavio se ne va! Tomba senza fiori tombe senza pianto (esce)

CARLA: Oooh! Senti Matteo vai di l dallAngela e digli la mi mandi lEsterina!

MATTEO: Chi?

CARLA: Ah gi! La nova cameriera!

MATTEO: L bell arrivata?

CARLA: S. Mezzora fa! Vai vien via nini fammela ven di qua!

MATTEO: Carla Carla! Ma icch tavr fatto?

CARLA: Senti Don Vincenzo dice che devo portare questo treno in porto e io ce lo porto! Va di l con loro e fa finta di nulla Matteino!

MATTEO: Mah che Dio ce la mandi bona! Se succede qualcosa un venire a dire che un tavevo avvertita!

CARLA: Icch dee succedere? Questa l una cosa voluta da Signore! (Matteo esce)

ESTERINA: (entrando dopo pochi secondi). Voleva parlarmi signora?

CARLA: S! Volevo dirtinoi un ci si conosce ma te tu lo capisci a che repentaglio mi son messa! Qui nessuno sa nulla! L' ho detto solo a m marito! Spero che tu ricambi la fiducia che ho in te e che un tu mi faccia scomparire! Ti riuscir rimetterti sulla bona strada?

ESTERINA: Ho provato tante volte ma ho sempre trovato il cartello strada senza sbocco! che a questet non interessiamo pi a nessuno i clienti ci danno di vecchia e finalmente i protettori ci lasciano in pace. Ma usciamo da quel labirinto pi bisognose di un bambino senza braccia! Se troviamo aiuto ci salviamo ma se non lo troviamo

CARLA: Ma perch?

ESTERINA: la domanda che ci fanno tutti! Un amore sbagliato poca intelligenza troppa severit la miseria quando si inizia a scendere quegli scalini si scendono tutti Una sola cosa posso dirle: non si nasce prostitute! Si nasce bambine piccole e indifese come tutte!

CARLA: Ti dico solo questo: che tu sia la benvenuta in questa casa!

Musica n 3

2 atto

Musica n 4

La stessa scena. Sono le tre del pomeriggio. Allalzarsi del sipario la scena vuota. Si sentiranno delle risate e una conversazione.Dalla destra entrer Carla rincorsa da Claudio.

CARLA: (entrando) No, no un valzate, ve lo porto io.

CLAUDIO: (entrando) Un ci sarebbe malela festeggiata un po mica aprire lo spumante no no, lapro io.

CARLA: Allora prendi anche i vassoio. I bicchieri ce lha messi lEsterina in tavola.

CLAUDIO: (guardando lo spumante) Lo vuole dolce o secco?

CARLA: Dolce. Io, un me ne intender, come dicano le mi figliole, ma a me e mi piace dolce.

CLAUDIO: Allora questo (prende la bottiglia)

CARLA: (prendendogli la bottiglia e avviandosi verso la sale) Ecco lo spumante!

CLAUDIO: Sora Carla, la mi scusi, gi che siamo soli. Vorrei dirle una parola.

CARLA: Anche due. icch c?

CLAUDIO: Mi secca parlargliene proprio oggi ma un so se lei se ne sar accorta.

CARLA: Accorta di che?

CLAUDIO: Che lAngelal di molto cambiata con me! Io credo di non averle fatto nulla l sempre assente anche ieri sera, volevo andare a prenderla in ufficio invece la mi telefon di non andare.

CARLA: La si sar trattenuta per lavoro

CLAUDIO: Le dissi che sarei andata a prenderla anche pi tardi, ma lei ma mi rispose che la un sapeva che ora la faceva. Ecco, io vorrei domandarle. A che ora la torn ieri sera?

CARLA: Ieri sera? Aspetta, fammi un po ricordare. Mi pare alle nove. S s, per cena lera a casa. Ma icch tu pensi?

CLAUDIO: Mica perch son geloso io sono innamorato dellAngela e mi dispiace vederla cos

CARLA: Anche lei ti vuol bene, ne son sicura. Per me, Claudio, quella figliola la un si sente bene.

MATTEO: (entrando) Allora, arriva o non arriva questo grondino?

CARLA: Grondino? Un ci pensar nemmeno a igrondino si stappa lo spumante per fare cin cin!

MATTEO: Lo spumante vu lo berrete voi io preferisco un cognacchino!

CARLA: Con questo caldo? I bello della festa l lo scoppio di tappo e fare cin cin, urr!

CLAUDIO: La scusi eh, la beva i cognacchino ma anche un po di spumante per fare i brindisi alla su moglie

MATTEO: L venticinquanni che f brindisi! Due bottiglie per ogni compleanno, le sono cinquanta bottiglie pi tre anni di fidanzamento, e fa cinquantatre bottiglie ora e tu vo fare cin cin, ditemi voi!

CARLA: Mah, ichh tha a dire? Mandami iconto a casa!

MATTEO: Macch conto a casa io voglio icognacche!

CARLA: Ma mi dici una cosa ma che ti se pentito, e tu fai i conto delle bottiglie!!!!

MATTEO: Sie pentito! Ma in dove lavrei trovata unaltra donnina come te? Carla Santa Carla vergine e martire!

CARLA: E tu lo po anche gridare!

CLAUDIO: Anche martire?

CARLA: Come no per venticinque anni sono sempre stata a contrastare; mai una volta che mavesse detto bene Carla, questidea le stata bona!

MATTEO: S, come lultima!

CARLA: Dilla, mi raccomando (a Claudio) Claudio, per favore, porta di l, intanto le bottiglie senn le ragazze le rimangan troppo sole e d allEsterina che metta i dolce in tavole no, faglielo dire dalla Gaia

CLAUDIO: Va bene

CARLA: E a quella cosa un ci pensare capito? St tranquillo.

CLAUDIO: Daccordo Sora Carla! (via)

CARLA: Bravo, fra poco tu gli spifferavi ogni cosa!

MATTEO: Perch, icch ho detto?

CARLA: Si parlava didee e tha detto. s come lultima!. e, se un ti fermavo, tandavi avanti

MATTEO: Sie, figurati se Claudio e simmagina piuttosto te, che lhai avvertita? Che glielhai detto, come la si dee comportare?

CARLA: S, s, gli ho detto tutto

MATTEO: Senti Carla, io un voglio tormentarti, perch oggi l la tu festa ma questa l stata grossa davvero! E io, pi imbecille a dirti di s.

CARLA: Oramai tu lha detto, sicch.

MATTEO: Tu ci hai certi modini pe convincere la gente! bisogna perdonare per essere perdonati bisogna dare per avere dare dare dare te, tu stavi bene allufficio delle tasse!

CARLA: Senti, ormai tu mha dato i permesso sicch, un brontolar pi. Orami l in casa e basta. Icch tu stai l a recriminare!

MATTEO: E penso alla figura che farei se lo sapessero in ufficio e i mi principale quello figurati, l tutto dun pezzo!

CARLA: Un ce lha mica scritto in faccia un tu unnha visto come l? Se un si sa, e un si vede:

MATTEO: Questo l veroma, se qualcuno la conosce?

CARLA: Gli si dice che la unn quella! E ce n tanti che si rassomigliano! Anche te, un tu rassomigli allidentichitte dellassassino che cera ieri su i giornale ma un tu se mica!

MATTEO: A chi rassomiglio?

CARLA: Allassassino. Lo dicevano anche da ifornaio!

MATTEO: Allora e ci ho la faccia da delinquente!

CARLA: Ma quello un chi ha mica la faccia da delinquente sembra proprio una persona perbene. Dice Don Vincenzo che quando gli piglia i ratusse.l un male che quando gli piglia senza sapello e comettano cose tremende i cervello gli va via sono malati di mente.

MATTEO: Allora io ci avrei la faccia a raptus?

CARLA: Tu mi fai una rabbia quando un tu vo capire!

MATTEO: (abbracciandola) Un tu lo vedi e lo f pe fatti ridere, grullina!

CARLA: Senti, come la t sembrata?

MATTEO: A vedella, la fa pena. Sembra un cane bastonato!

CARLA: Vedi,l stata la mano di Signore.

MATTEO: A bastonalla?

CARLA: Tassomigli proprio alla tu figliola! Sempre co i frizzo in bocca! Vu siete proprio de fiorentini!

MATTEO: Vien qua, un tarrabbiare e son contento quello che fa la signora Carla, l ben fatto! (labbraccia)

GAIA: (entrando seguita da Angela e Claudio) Allora che si deve aspettare di molto, a aprire questo spumante?

CARLA: E si stava venendo

GAIA: I piccioncini avevan bisogno di stare soli che ve lo siete dati i bacino? Vu siete vecchi!!!

MATTEO: Vecchia tu sar te, zitellona! E

ESTERINA: (appare contemporaneamente al suono del campanello) Devo andare ad aprire?

CARLA: Che si manda a aprire, questa figliola?

GAIA: Certo mamma, perch?

CARLA: Allora vai no

GAIA: Come no?

CARLA: No, quellaffare di watusse no, l meglio di no E Angela vacci te (Esterina ha un movimento di dispiacere) No, poverina, domani e tu chi ha tanto tempo bisogna che conosca la gente che sappia come comportarsi vai, vai te (Angela esce)

Esterina esce guardando in modo strano la porta dingresso

MATTEO: (chinandosi a baciare Carla) Carla, Carla che Iddio ce la mandi bona.

GAIA: E vu siete vecchi ormai!

CARLA: Se te un tu la smetti e tu ne buschi icch tu ne dici Claudio?

CLAUDIO: Io direi dand a bere lo spumante, no?

CARLA: Vieni, brontolone andiamo Claudio vieni, te, vaporiera! (esce con Matteo, Gaia, Claudio)

ANGELA: (entrando seguita dallIngegnere) Avanti!

FEDERICO: (entrando seccato, guardandosi intorno, con i figli che lo seguono) Ciao Angela

ANGELA: Ti aspettavo

FEDERICO: Sono venuto solo per tua madre erano pi di due settimane che mi aveva invitato con mia moglie

ANGELA: Federico, devo parlarti

FEDERICO: Ancora? Non ti bastata la discussione di ieri?

ANGELA: Federico ti prego, abbi piet! non ne posso pi veramente non ne posso pi!

FEDERICO: Angela finiscila! Ci sono i bambini! Se tu non ne puoi pi, io sono allesasperazione! Ma che vuoi fare? Cosa ti sei messa in testa?

ESTERINA: (entra improvvisamente) La signora mi ha detto di venire a vedere hi che ha suonato!

ANGELA: (quasi impaurita) Ah, dille che arrivato lingegnere. Anzi, meglio che vada io con permesso (esce)

ESTERINA: (lo guarda fissamente) Prego, si accomodi. La signora Carla verr subito

FEDERICO: Grazie, non sono stanco. Bambini, sedetevi! (passegger nella stanza e si fermer a guardare due quadretti alla parete: le foto delle ragazze il giorno della prima comunione insieme ai genitori)

ESTERINA: (fissando lingegnere) Bella famiglia, vero? Com bella l la signorina Angela!

FEDERICO: Gi. (guardando le foto) Questa Angela e questa Gaia. Le ho conosciute cos

ESTERINA: Sono i suoi figli?

FEDERICO: Si!

ESTERINA: Lei vuole bene a sua moglie?

FEDERICO: (la guarda meravigliato) Come?

MATTEO: (entrando) Oh, caro Ingegnere, che onore, averla in casa nostra. Credevo che la un venisse pi la cavrebbe fatto un affronto!

FEDERICO: Ogni promessa debito!

CARLA: (entrando) Oh, arrivato il signor Ingegnere Oh gli ha portato anche i bambini Bellini! Che creature! Un mi ricordo mai come vu vi chiamate!

PIETRO: Pietro!

FILIPPO: Filippo!

FEDERICO: Cara signora, mille auguri!

CARLA: Oh, la ringrazio mi fa effetto a avella qui eppoi coi bambini e mi pare quando veniva qui i su poero babbo con lei piccino! sa perch? Lassomiglia tutto a i su poero babbo poeromo! Quanto lha lavorato i su babbo ma lha lavorato anche lui E ora icch si dice?

MATTEO: Come icch si dice?

CARLA: No, diceo gli ho detto di su babbo, ma un vorrei dire troppe cose e diceo E ora icch si fa?

MATTEO: E ci si mette a sedere

CARLA: La saccomodi ingegnere bene la st son tanto contenta davella qui questa l (indicando Esterina) che la conosce?

FEDERICO: No

CARLA: Sicuro?

FEDERICO: Mai vista!

CARLA: Eh gi! L la mi nova donna di servizio, ma bona, brava onesta!

FEDERICO: Mi fa piacere

CARLA: Vai nini, vai, ora tu po ire (a Ernestina che va via, poi allingegnere) E la signora? Gli tanto che un la vedo! E come si son fatti belli i bambini! Da una bella coppia, un potea nascere che de bei bambini

GAIA: (entrando con Angela e Claudio) Buongiorno Ingegnere, come la sta?

FEDERICO: Bene e tu Gaia?

GAIA: Per ora sono in gamba!

CARLA: Che son belle pronti per i mare?

FEDERICO: Si! li accompagno domattina perch Filippo ha bisogno dun po di mare

MATTEO: O Carla, un s presentato i fidanzato dellAngela la mi scusi

CARLA: O perch un tu me la detto prima? Tu mi fa fare certe figure la scusi

MATTEO: (presentando) Questo l il fidanzato dellAngela, Claudio

FEDERICO: Piacere

CLAUDIO: Piacere Ingegnere

CARLA: Un lo conosceva?

FEDERICO: Solo di vista. Ogni tanto lo intravedevo dietro il cancello

CLAUDIO: Ecco, proprio ogni tanto perch la su segretaria unn ha mai un orario fisso

FEDERICO: Eh, il nostro ufficio un disastro penso che, anche Angela, non ce la faccia pi!

ANGELA: Per me Ingegnere io lavoro volentieri

FEDERICO: Ma in questi ultimi tempi ti vedo troppo sovraccarica di lavoro

ANGELA: Ma no ma no!!!

CARLA: Tu se sovraccarica via, diciamoci la verit!

FEDERICO: E lei dove lavora?

CLAUDIO: Sono impiegato in banca ufficio estero.

FEDERICO: Bene, un ottimo posto in banca, avete almeno, degli orari possibili mentre noi, non sappiamo mai, quando torniamo a casa. Cosa vuole, cos duro, oggi, per un industriale, tenere in piedi una fabbrica: Tutti vogliono, tutti pretendono, tutti scioperano e noi industriali, ne paghiamo le conseguenze per tutti.

CARLA: La scusi se mintrometto ingegnere ma unn hanno mica torto! E fanno bene a scioperare

GAIA: Mamma!

CARLA: L troppo cara la vita oggi, via e un operaio con moglie e figlioli ma come fa a andare avanti? Lei c mai andato a i mercato a fare la spesa?

FEDERICO: No, ci ho la donna!

CARLA: E quando la gli d alla donna (a Matteo) Gl inutile che tu mi guardi male no, io dico inteso la mi dica ingegnere!

FEDERICO: No signora, credo, invece, che ora, si sta meglio di prima. Deve dire, piuttosto, che vogliono stare troppo bene e subito

MATTEO: L cambiata la mentalit. Noi, per avere qualcosa, si doveva lavorare parecchio, fare di molti sacrifici, aspettare eppoi aspettare Noi e si cominci; co i su babbo, con venti operai e a forza di sacrifici, la guardi ora che po po dazienda l venuta fori!

CARLA: Co i tu lavoro e quello daltri venti imbecilli come te! Vien via, ma quanto tha lavorato un me ne fa ricordare ingegnere la senta e s operato ni mese dagosto di cistifellea, pe un perdere i lavoro e a me mha fatto perdere i mare che si po essere pi grulli? Tanto tu ti se sacrificato poco! E per icch? Per invecchiare e unnave goduto nulla. Lui, perlomeno, e chi ha ville, la barchettina con otto posti letto, listitutrice pe figlioli, lazienda che a mandalla avanti quando l belle stata fatta unn troppo difficile, un conticino in banca. E te icch tu ci hai? Eh? Ma ci hai mai pensato? Eh sor Matteo? Ecco perch, questi giovani e un vogliano fare quello che tha fatto te! Sacrificassi pe tutta la vita pe avere poi, un pugno di mosche in mano! Loro, vogliono fare meno sacrifici, lavorare, ma ricavare subito qualcosa da i lavoro, subito e non dopo quarantanni quando e sono vecchi e un possan godersi pi nulla! Eppoi, se uno lavora, gli ha anche i diritto di vivere decentemente senn, gl inutile che lavori, noo?

Imbarazzo generale.

FEDERICO: Ha delle belle idee un po rivoluzionarie, la signora Carla!

CARLA: Ah io voglio bene a i popolo e basta

MATTEO: O nina, icch tu dici? O perch un ti ci fai anche un comizio?

CARLA: Perch ho detto qualcosa di male?

FEDERICO: Non credevo che la signora la pensasse cos!

CARLA: Lo sanno tutti come la penso io, sono fermamente con Lui

MATTEO: L con Lui ma, spiegaglielo che l codesto Lui!

CARLA: DI Lui, un c che Lui. Perch lei, di che partito l?

GAIA: Vai, ora sarriva alla santa inquisizione!

ANGELA: Mamma, ma che ma smetti con questi discorsi?

CARLA: No e un la smetto. Dice Don Vincenzo, che appena si pu, si deve parlare in favore dei nostri fratelli

MATTEO: Fratelli, non compagni

CARLA: Fratelli o compagni . Son tutti figli di Dio. E Lui, ci ha detto damarci come fratelli. Invece, voi, vu fate le differenze. Se si seguisse solo la parola di Dio, sandrebbe tutti daccordo e invece la parola la un sascolta Iddio e s mandato in pensione i figliolo dIddio in pensione anticipata e noi, ci si scanna come tanti lupi. Bello, vero? Bisogna ravvedessi e i ricco entri nella cruna dellago senn in paradiso, pe lui, un c posto! Ovvia, ora Don Vincenzo sar contento!

GAIA: Mamma, invece di parlare tanto, offri qualcosa allingegnere.

CARLA: (chiamando, ma Esterina sar gi entrata) Esterina uh, bellina, tu s gi qui! Questa, un c bisogno di chamalla e ci ha i radar

ESTERINA: (avr in mano il vassoio con i bicchieri) Sono pronta, signora!

CARLA: Allora ai bambini gli si da du belle fette della torta! Che vi piace la torta?

BAMBINI: S!

CARLA: Oh eccola qui!

FEDERICO: Bambini come si dice?

BAMBINI: Grazie!

CARLA: Alla grazia! Son proprio bellini! Bellini e educati! (allingegnere) Ingegnere come gli piace lo spumante, dolce o secco?

FEDERICO: Secco

CARLA: Allora la lo beve dolce la scusi, ma a me, secco, un mi piace. (Claudio le dar la bottiglia e lei lo verser nelle coppe) Alla salute!

GAIA: O te, Angela, un tu bevi? Mamma mia che mortorio tu sei oggi!

CARLA: Lei, unn te! Per la Gaia, tutti gli spunti e son boni pe fa baldoria

GAIA: Se un ci fossi io, in questa casa, a tenevvi un po su!

CARLA: Te, tu ci tieni anche troppo su! La ci ha una lingua! Ma un ce lha un posticino anche per lei in fabbrica, ingegnere? Cos me la levo di torno!

MATTEO: E se ne parl tempo fa, vero ingegnere?

FEDERICO: Si, ma sa tre di famiglia

CARLA: Ma tanto, lAngela, fra pochino, la si sposa e la smette di lavorare, vero Claudio?

CLAUDIO: Almeno cos sera stabilito! Poi se la vuol continuare.

ANGELA: Almeno per un paio danni lo desidererei

GAIA: O un tu unnavevi detto.

CARLA: Mai, ma s ma s la smette, vero? Se poi gli vien qualche figliolo la fa smetter lui. Se lei ingegnere, la potesse metterci a posto la Gaia la chiacchiera tanto, ma l intelligente, la sa tre lingue e con quella che la chi ha in bocca. Quattro! Lha fatto gli stessi studi dellAngela. Comunque la faccia come la crede un si vole favoritismi vero Matteo? In casa nostra icch ci sa ci s sempre sudato! E far uguale anche la Gaia!

GAIA: Un mi vuole come segretaria, ingegnere?

FEDERICO: Vedremo non vi prometto nulla vedremo, se ci sar loccasione.Vi ho sempre dimostrato la mia simpatia!

MATTEO: E noi gliene siamo riconoscenti

FEDERICO: Scusatemi ma, purtroppo, credo che sia ora di andare Devo riportare i bambini a casa! E poi devo tornare alla fabbrica! (a Matteo) Lei, oggi, non c in ufficio?

MATTEO: No, ho preso mezza giornata di permesso. Perch ha bisogno di me?

FEDERICO: No, no, stia pure con la signora Carla. E te Angela?

ANGELA: Io non ho potuto perch ho quella pratica della Germania urgente e dato che Ottavia in permesso devo, per forza, tornare in ufficio

FEDERICO: Ma se vuoi, la puoi sbrigare domani

ANGELA: No! no, devo telefonare stasera altrimenti, domani, la merce non pu partire lo sa, ingegnere, una cosa troppo importante

CLAUDIO: Mi avevi detto che non tornavi, nel pomeriggio!

ANGELA: Infatti, credevo di poter far tutto stamattina invece! Mi bastano due ore, torno subito posso approfittare della sua macchina ingegnere?

CLAUDIO: No, ti accompagno io

ANGELA: No, rimani qui senn, se andiamo via tutti, sciupiamo la festa alla mamma se, allingegnere non secca darmi un passaggio!

FEDERICO: Perch mi deve seccare? Per me tutta strada! Devo solo fermarmi un attimo a casa a lasciare i bambini!

ANGELA: Prendo la borsa (esce)

MATTEO: Ma come l attaccata a i su lavoro, eh? L una creatura doro! (a Claudio) Quando tu gliela porterai via, e sar una grande perdita per lufficio!

FEDERICO: E vero

ANGELA: (entra svelta e si dirige alla porta dingresso sulla quale trover come unapparizione Esterina che le blocca luscita e dopo averle parlato la lascer passare) Sono pronta, andiamo ingegnere. Addio mamma. Ciao Claudio.

CARLA: Ciao Angela, torna presto!

ESTERINA: Torni presto signorina!

ANGELA: Far il possibile

ESTERINA: Se vuole pu!

FEDERICO: (che nel frattempo stretto la mano a Carla) Ancora tanti auguri. Andiamo bambini! Salutate!

PIETRO: Arrivederci signora Carla! E tanti auguri!

FILIPPO: Tanti auguri signora Carla! Arrivederci signor Matteo!

FEDERICO: (a Claudio) Piacere daverlo conosciuto. Addio Gaia!

GAIA: Arrivederci ingegnere

CARLA: Oh ingegnere un s mica offeso per quello che ho detto sa, io sono sincera icch cho ni cuore e mi vien sulla lingua!

FEDERICO: Un si preoccupi signora Carla la conosco! Eppoi la gente sincera la piace anche a me!

MATTEO: Allora ci si vede domattina le devo parlare della ditta Balli

FEDERICO: S, domani! Domani! Arrivederci(esce seguito da Angela e dai bambini)

GAIA: Mamma ma invece di parl tanto con lingegnere, un tu potei dire qualcosa alla tu bellAngela? Che gli ci volea di molto a prendere mezza giornata? Icch lha paura di mandare in fallimento la ditta?

MATTEO: Sie, fallimento! Un tu lo sai, quanto l orgogliosa? Lei, la un vole rimproveri!

GAIA: Ma oggi l la tu festa.

CARLA: O un tu ha sentito, che la ci aveva la Germania?

GAIA: Sie la telefonava domani! Basta volere! L che anche a lei e gli piace di fare la vittima di padrone!

CARLA: (si volta e alle spalle si trova Esterina) Uh! Mamma mia tu mha fatto paura ma che ce lhai le scarpe? Ohi ohi! A me un mi sembra che tu cammini e vola questa! Batti i piedi, ha capito quando tu vien da me batti i piedi! (Esterina guarda Carla con disperazione e indica la porta dingresso e le scendono le lacrime) Icch tu vuoi? Ah lAngela? E ci aveva la Germania no, no, la un va mica in Germania la telefona in Germania per tu piangi? Via! E torna subito! Come l affettuosa, poverina! Vai, vai di l a rimettere a posto i salotto, via vai!

Esterina guarda tutti, va nella sala, soffermandosi un po davanti allingresso e poi esce.

CARLA: Mamma mia! Ma che la sentite camminare, voi? Avete visto come gli dispiace dellAngela?

GAIA: La tu bellAngela. Con lufficio se centro io in quellufficio e f la rivoluzione... alle cinque, tutti fori anche i principale. si vede proprio che co la su moglie e ci sta male, l sempre in ufficio!

MATTEO: Ma che ti cheti, lingua pestifera?

CARLA: Mi dispiace per Claudio se credevo cos, un ti faceo venire nemmeno a pranzo

GAIA: Lui per, i permesso, lha preso

MATTEO: Si vede che potea ma che ti vo chetare?

GAIA: No, la un mi va gi! E ci son rimasta male che la vedi giusta te, Claudio?

CLAUDIO: Lascia stare, Gaia!

GAIA: Ah visto mamma?

CARLA: Icch centra, tu glielha messo in bocca!

GAIA: (fino a ora sar andata in su e in gi insofferente, si siede, Pausa) E ora, icch si fa?

CARLA: Mah, icch sa a fare? Tha mangiato bene tha camminato in su e in gi quanto tha voluto st un po calma! Icch sa a fare!

GAIA: Un si potr mica stare qui, tutti e quattro, a guardassi in faccia!

CARLA: Senti, quando un c lAngela, icch tu fai?

GAIA: Ma quando un c lAngela, un c nemmeno lui!

CARLA: Poerino, o che ti da noia?

GAIA: Sie noia! Mamma io e mannoio. E facciamo qualcosa!

MATTEO: Ora e ti si far i teatrino, per farti divertire!

GAIA: Sie, teatrino! A voi un vi si smuovono nemmeno i fili! Mamma.

CARLA: Babbo...

GAIA: Ho unidea!

CARLA: Si salvi chi pu!

GAIA: Si va tutti a i cinematografo

CARLA: Sie e vengo a i cine!

GAIA: Con Claudio e i babbo! Vien via, mammina ti porto a vedere un filmettino.

CARLA: Come quello di quellaltro mese bello, istruttivo... pulito diceano certe parole, ma certe parole peggio che delle donne di strada! (vedendo Esterina che entra) Uh, scusami. Un tavevo vista! Icch tu vuoi?

ESTERINA: ( entrata per andare al tavolo) Prendo le coppe, Signora! (via)

CARLA: (anche lei prende le coppe ed esce) Mah, a me la mi pare che la voli!

GAIA: E sandr a vedere i cartoni animati. Se un tu vo venire a i cinema andiamo a fare una passeggiatina!

CARLA: O come si fa con la donna? L nova. La un consce nemmeno la casa!

CLAUDIO: Dallaria, mi sembra una persona perbene

MATTEO: Ma sai oggi laria l di molto inquinata!

GAIA: O mamma!!!!!

CARLA: Ohi ohi, tu se peggio duna zanzara! Vu potete leggere un giornale fare una partitina a carte con Matteo.

CLAUDIO: Un vi date pensiero per me io sto anche qui solo!

CARLA: Vedi? Lui gli accomodante. Giusto, perch un tu vai da Fiorenzo Albino Ottavio a i piano di sopra cos, fra le poesie e la musica tu tammorbidisci un po! L tanto che tinvitano!

GAIA: Oh mamma! Beethoven lera sordo e si po fa sonare anche da Fiorenzo Albino Ottavio, ma io, glorecchi e ce gli ho boni!

MATTEO: O accontentala, senn la un si cheta (a Carla)

CARLA: Eh va beh! Che impiastri e vu siete, per! E per la donna come si fa?

MATTEO: E ci sto io cos e trovo i sistema di parlarci un po

CARLA: Bravo, tiragli su le calze! Oh pe modo di dire!

MATTEO: Ma che se grulla? Un la dire nemmen pe scherzo! Bella fiducia e tu ci hai, eh?

CARLA: Se unnaveo fiducia, un laveo presa. Ma io e ci ho anche fiducia di lei pi che di te in fondo tu se un omo

MATTEO: Omo? Ormai e son diventato un carretto.

CARLA: Ma io ti voglio bene anche se ti manca una rota. (a Gaia) Allora, che si deve andare, terremoto? Per oggi l la mi festa e faccio icch voglio niente cinema!

GAIA: Lo sapevo

CARLA: E si va a fare una visitina.

GAIA: Senti mamma, un mi portare in parrocchia, perch un ci vengo.

CARLA: No e si va dalla signorina Geltrude. Poverina l sola, gli si rif le cassette, Claudio va a fa la spesa.

GAIA: Claudio tu ti diverti. Una signorina invecchiata con sei gatti e due cani spelacchiati

CARLA: Forza, vai a prendere la borsa (via Gaia) Claudio, un ti fa mica fatica ad accompagnarci?

CLAUDIO: No, no, tanto e devo passare i tempo. In dove la sta questa signorina Geltrude?

CARLA: Qui vicino allOsmannoro!

MATTEO: Accidenti, chiamalo vicino!

CARLA: Vien via, con la macchina, icch ci vole!

GAIA: Andiamo, sono pronta! Addio babbo (via)

CLAUDIO: Che bel carattere, l sempre allegra. Arrivederci so Matteo, a pi tardi. Allora laspetto gi sora Carla! (via)

MATTEO: Addio Claudio! Bon divertimento!

CARLA: Verso lotto sono a casa, forse anche prima. O, se la torna lAngela prima di noi, digli che la si riposi un pochino. E per lEsterina, trova delle parole bone un predicare tanto!

MATTEO: Senti chi parla! Io, un son mica, della scuola di Don Vincenzo! Icch tu vo che gli dica forse sar pi imbarazzato io di lei

CARLA: Insomma fa le cose per benino (si avvia verso la porta duscita) Uh! (Esterina l, sulla porta con la borsa in mano). Che spavento!

ESTERINA: La borsa, signora

CARLA: Ma di dove tu s passata P and fori e bisogna attraversare questo salotto(Esterina fa cenno con la mano che venuta dallaltra porta a questa) Mah si vede che ero voltata. (pensierosa) Mah!

ESTERINA: (le da anche un golf) Ecco signora.

CARLA: Uh gi, poverina come l premurosa ! Mah!!! Allora v! (via)

ESTERINA: A pi tardi, signora (rester imbarazzata a guardare Matteo per un po) Ha bisogno di qualcosa signore?

MATTEO: (imbarazzatissimo) No no forse e vo di l a riposammi un po!

ESTERINA: Vada, se suonano ci penso io

MATTEO: Brava (vorrebbe parlare ma non gli vengono le parole)

ESTERINA: Vuol dirmi qualcosa, signore?

MATTEO: S in doe gli i giornale?

ESTERINA: (prendendolo e dandoglielo). Eccolo. Vuole altro?

MATTEO: No, no (per dire qualcosa e rompere il ghiaccio) sai prima di addormentarmi, io leggo, sempre, un pochino

ESTERINA: Vuole altro?

MATTEO: (non sa che fare) No no vai pure a fare le faccende

ESTERINA: Signor Matteo, perch mi guarda con quellaria stravolta?

MATTEO: Io ti guardo?

ESTERINA: Come se avesse paura di me

MATTEO: Paura no, forse sentirai che ho qualche dubbio capirai quello che mi ha fatto fare la mi moglie. l un po strano io, vedi, un sono come queglaltri io, lo so, chi tu sei

ESTERINA: Lo so e so anche che lei era contrario a prendermi in casa!

MATTEO: Mah, sai avrei preferito una di quellaltre tu capirai metterti insieme a due ragazze per bene come le mie.

ESTERINA: Che Dio gliele mantenga! Anchio ero come loro, una volta, ma a un tratto proprio a un tratto come un fulmine una sera come questa la mia vita cambi!

MATTEO: Per colpa tua?

ESTERINA: Forse anche per colpa mia

MATTEO: Male non si esce dai binari dove ci hanno messo i nostri genitori perch, deviando da que binari ci si trova alla stazione della mi moglie essai, quello lass, li manda tutti a lei e di conseguenza a me!

ESTERINA: Si vede che siete buoni!

MATTEO: La bont, per, unn sempre ben ricompensata. Mah icch tha a dire. Noi speriamo in te lerrore ormai tu lha fatto! Vedi se ora, hai la forza di cambiare vita

ESTERINA: Se me la faranno cambiare! Non credo nella bont della nostra societ. Vede, tutti parlano che si deve reinserire nella societ chi ha sbagliato. Per, appena si parla di ladri o di prostitute, la gente ci allontana come se si fosse de lebbrosi. Bisognerebbe che nessuno sapesse chi siamo stati. E un marchio terribile, indelebile che non possiamo strapparci dalla pelle. Ecco perch pochi di noi riescono ad uscire dal labirinto!

MATTEO: Vedi, te tu s una di quelle che ci s riavvicinata. Noi siamo la societ che ti da una mano

ESTERINA: Non avr da pentirsene, le do la mia parola donore! Oh, mi scusi!

MATTEO: Perch scusi? Ora tu lo poi dire onore! Senti, gi che si siamo, ti volevo domandare.

ESTERINA: S, se ha da farmi delle domande, me le faccia subito dopo no, dopo sarebbe troppo tardi e penoso la prego!

MATTEO: Sei stato molto qui a Firenze?

ESTERINA: Una volta abitavo qui, vicino a lei poi, mi trasferii a Milano, Roma, Genova, per il mondo. Ho viaggiato molto

MATTEO: Allora sei nata qui?

ESTERINA: S. Per, stia sicuro, nessuno pu riconoscermi sono cos cambiata, invecchiata quando partii avevo appena sedici anni. Lei. Ha paura che la gente scopra chi sono. Che sono una di quelle?

MATTEO: No ma ma di parenti un tu nhai nessuno?

ESTERINA: Una zia una terribile zia che mi ha sempre chiuso la porta in faccia E ho una figlia che per sta con lei e la chiama mamma e mi disprezza, pur avendola, sempre, mantenuta Fra un anno si laurea!

MATTEO: La vedi, qualche volta?

ESTERINA: Quandera piccola poi, sempre pi raramente non mi ama piano piano in silenzio, uscir dalla sua vita!

MATTEO: Perch, anzi, potr esserti di sostegno nella tua vecchiaia!

ESTERINA: A Monte Domini, dove mi hanno messa a servizio quelli del comitato, ho visto delle mamme che hanno dato tutto ai loro figli amore, sacrificio, denaro, i loro onesti insegnamenti e sono l, sole, abbandonate, malate che vivono aspettando la domenica. Se le vedesse guardano il portone dingresso con certi occhi stanno l ad aspettare il figlio o la figlia che non arriva mai o se arriva, dieci minuti, un pacchetto di caramelle o dei biscotti e via! Cosa vuole che mi aspetti, io, che ho dato solo denaro? In fondo, giusto, che mi tratti cos!

MATTEO: (scosso e pensieroso) S. Forse tu ha ragione forse meglio E Oh che son belle tornati?

ESTERINA: (spaventata) No! No! Angela! E Angela!

MATTEO: Angela?

ESTERINA: S! Una sera come questa la mia vita cambi... come sta per cambiare quella della signorina Angela (implorando Matteo) Abbia piet. Abbia piet (con angoscia va ad aprire)

ANGELA: (entrer piangendo seguita dallingegnere. Esterina rientrer e si fermer sulla porta) Non possibile, non possibile. A questo sono ridotta, a questo.

FEDERICO: Angela Angela, finiscila con questi isterismi

MATTEO: Ma icch c? Angela, icch tha fatto?

ANGELA: Babbo, dov la mamma?

MATTEO: Fuori

ANGELA: E Claudio e la Gaia?

MATTEO: Sono andati fuori con la mamma. Ma icch c?

ANGELA: Sei davvero solo in casa?

MATTEO: (guardando Esterina) Con lei. Perch, icch gli successo? Perch piangi?

FEDERICO: Angela si sente male allora ho creduto bene accompagnarla a casa

MATTEO: Male? Perch?

FEDERICO: Non so dice che sono un po di giorni che non si sente bene.

MATTEO: Ma allora se non stavi bene perch sei tornata in ufficio? Icch tu ti senti? Si deve chiamare i dottore?

ANGELA: (piangendo disperatamente) No, non ne posso pi babbo non ne posso pi!

FEDERICO: Ora non il caso di farne una tragedia per un po di mal di stomaco! Non sai trattenerti neanche di fronte ad una cameriera! Stai proprio diventando pazza!

MATTEO: Scusa Esterina, vuoi andare di l un momento?

ESTERINA: S, signore (Uscir lentamente, spaventata, come se avesse gi visto quella scena, guardando ora luno ora laltro via)

MATTEO: Allora, Angela, cosa ti senti?

FEDERICO: Ma glielho gi detto!

MATTEO: (allingegnere, duro) St parlando con lei (accennando ad Angela) Allora, Angela, cosa ti senti, eh?

ANGELA: Babbo

FEDERICO: Avanti, non fare tante storie! Non sei pi una bambina! Ci vuole anche un po di coraggio

MATTEO: Coraggio?

ANGELA: Non ne ho pi. Ho cercato di averlo ma ora, non ne ho pi n coraggio n la forza di lottare. Di continuare a dire bugie. Bugie bugie. A te babbo a tutti!

FEDERICO: Angela ma che vuoi fare? EH? Rovinarti e rovinarmi?

ANGELA: Voglio dire la verit. Gridarla in facci a tutti anche a tua moglie!

MATTEO: No! NO! No, non possibile non possibile! (resta come inebetito)

FEDERICO: Non ti permetter mai di rovinare la mia famiglia!

MATTEO: NO! No, non possibile Angela la mia bambina. No, non possibile! (si siede)

FEDERICO: Ragioniere, andiamo, non mi dica che non se ne era accorto! Avanti, non faccia lingenuo!

MATTEO: Ma come pu pensare che io Dio che dolore che dolore pe la tu mamma!

FEDERICO: Eppure avrei giurato che lo sapeste tutti! Ora, non facciamo di questo fatto, una tragedia sua figlia maggiorenne e non sono stato solo io a sottrarla alla sua onest anzi, se lei vuol essere giusta, deve dire quante volte le ho detto che la nostra unione un giorno avrebbe dovuto finire!

ANGELA: Finire gi, finire facile vero . Poi buttarsi in un canto, eh?

FEDERICO: Ma che pretendevi? Che ero sposato, lo sapevi. Allora che vuoi? Per questo sbaglio che ho commesso.

ANGELA: Lo chiami sbaglio?

FEDERICO: Per me non sarebbe stato sei tu, ora, che mi fai capire di averlo fatto. Ma non ti accorgi che, con le tue scenate, mi metti in ridicolo di fronte alla ditta? Da tre mesi, non vivo pi. Non fai che piangere, ti svieni, racconti a tutti che ti vuoi ammazzare ma cosa credi, che tutti siano ciechi? Io ti avevo accettata, perch volevo ununione tranquilla, senza che lo sapesse alcuno invece, ora, caro ragioniere, per colpa di sua figlia, siamo sulla bocca di tutti! E mi meraviglia il fatto anche ancora, questa storia, non sia giunta allorecchio di mia moglie che io e sua figlia siamo amanti!

MATTEO: No no, non lo dica, non lo dica!

FEDERICO: Basta, sono stufo. Piuttosto, se non ce la fai a starmi accanto come una buona amica licenziati. Se vuoi qualche raccomandazione, sono pronto a fartela a darti dei soldi quello che vuoi ma voglio essere lasciato in pace.

ANGELA: Sapessi quanto schifo mi fai!

FEDERICO: Perch? Non ne hai mai presi soldi da me? Gli aumenti di stipendio, ti venivano per grazia ricevuta?

ANGELA: Ma stai zitto stai zitto! Che faccio, ora babbo, che faccio?

FEDERICO: Ma fammi il piacere! Avanti, parla togliti quella maschera da santarellina, che sai di non esserlo!

ANGELA: Non ti permettere! Chetati!

FEDERICO: Chi stato a volere questo? Dillo, avanti, di fronte a tuo padre.

ANGELA: No! Noooo!

FEDERICO: E allora stai buona e non minacciare! Sai bene che posso, sempre, chiuderti la bocca! (guardando Matteo) Lei rimane sbalordito, eh? Non la conosceva sotto questo aspetto! Di Angela, lei ha solo il nome!

MATTEO: Perch perch酅.

ANGELA: Babbo, ti prego, non domandarmelo non lo so.. non lo so il perch che mi domandi veramente, non lo so

MATTEO: Avevi tutto tutto.

ANGELA: Avevo tutto, hai ragione babbo, tutto una madre santa, tu che hai vissuto solo per noi forse, sono io. Il perch dentro di me una solo attenuante ho

MATTEO: Ne hai una?

ANGELA: Si. Che lho amato (piangendo). Lho amato immensamente, babbo!

FEDERICO: Ma potrai amarmi ancora, senza bisogno di fare uno scandalo!

ANGELA: Ma lo capisci che io impazzisco? Quando la sera esco dallufficio e so che torni a casa da tua moglie.

FEDERICO: Stupidaggini come siete complicate voi donne ti ho detto tante volte di sposarti cos anche tu avesti una famiglia.

ANGELA: e noi si poteva, tranquillamente, continuare ad essere..

MATTEO: (interrompendo) E tu Angela, saresti stata sporca fino a questo punto? Per amore, ci si pu sporcare cos?

FEDERICO: Non parliamo di sporcizia ragioniere lei potr ripetermi, fino allinfinito, che non lo sapeva che tutta la sua famiglia ne era alloscuro ma questo, per me, al giorno doggi, inverosimile! Non si mai domandato dove andava sua figlia dopo lorario dufficio? E perch la sua busta paga era diversa da quelle delle altre? E che i vestiti e qualche gioiello, non potevano esser frutto dei risparmi del suo lavoro? Eh?

MATTEO: Come potevo? Avevo cieca fiducia in mia figlia! Poi lei ingegnere lavevo messa su un piedistallo.per me, era un uomo esemplare laveva vista da bambina, come potevo pensare? era entrata nel suo ufficio inesperta, pura

ANGELA: Babbo, non discolparmi ho avuto anche io la mia colpa lui, non mi ci ha trascinato per forza.

FEDERICO: Oh finalmente! Quellaria da sacrificata, aveva finito con lo stufarmi!

MATTEO: Voglio discolparti, Angela lo devo

ANGELA: Non si pu babbo

FEDERICO: Non assumiamo, vi prego, queste tono da melodramma antico. ridicolo al giorno doggi

MATTEO: Eh gi! Per voi giovani, tutto ridicolo! Ve ne fregate della gente, voi. Voi giovani, fate solo, quello che vi comoda! Non rispettate pi n le Leggi di Dio, n quelle degli uomini. Ma non pensate a noi genitori che vi guardiamo e che dobbiamo, per forza, starvi accanto per guidarvi? Ma come possiamo guidarvi, se non vi comprendiamo? Lei credeva, che io, fossi al corrente di tutto? E che, accettando questa situazione, ne traesse, magari, dei vantaggi? Giuro su Dio, che lei ci creda o no, che io non sapevo non sapevo perch, se avessi saputo

FEDERICO: Che avrebbe fatto? Avrebbe fatto licenziare la ragazza? Si sarebbe licenziato lei stesso? Mi avrebbe ammazzato? Il problema, rimaneva ugualmente lei, con me, cera stata allora, non meglio fare come dicono questi dannati giovani? Senza tragedie come se nulla fosse accaduto? Eh? La ragazza si sposa... non la prima volta, n sar lultima fortunatamente, oggi, non si bada pi a queste cose!

MATTEO: Voi, non badate pi a nulla siete, ormai, diventati di pietra! (chiamando si volta alla porta) Esterina (Esterina gi nel vano della porta) Esterina vieni qua cara accompagna lingegnere . (Esterina si avvia alla porta)

ESTERINA: (guardando con terrore lingegnere) Prego.

MATTEO: I miei rispetti ingegnere e grazie per lonore che ci ha fatto di venire, in un giorno di festa, nella mia casa.

Musica n 5

Federico esce seguito da Esterina - dopo una lunga pausa guardando Angela che piange cala lentamente la tela.


3 atto

La stessa scena. In penombra. E un po prima delle sette del mattino. Furtivamente, Angela, con una valigia in mano, fa capolino dalla vetrata e visto che non c nessuno, si avvia verso la porta di ingresso. Esterina l e le sbarra il passo.

ESTERINA: Dove va , Signorina?

ANGELA: Che fai, alzata a questora?

ESTERINA: Quando c un pensiero fisso qui, gli occhi non possono chiudersi. Anchio, come lei, non ho potuto dormire stanotte. Vuol darmi questa valigia?

ANGELA: No

ESTERINA: Una valigia, significa un viaggio e, qualche volta, un viaggio senza ritorno. ho sbagliato, pago, me ne vado cos?

ANGELA: Non mi resta altro, altro da fare che andarmene!

ESTERINA: Dove?

ANGELA: A Roma, Milano

ESTERINA: Da chi?

ANGELA: Trover presto un lavoro.

ESTERINA: E crede che sia facile trovare un lavoro?

ANGELA: Ho dei risparmi

ESTERINA: In questo momento, lei porta con s, un grosso dolore, un dolore forte ed ha bisogno di avere qualcuno vicino.

ANGELA: Mi abituer alla solitudine

ESTERINA: Ma se lei lascia la sua famiglia, si sentir, non solo sola, ma sbandata

ANGELA: Non posso pi vivere qui, ora che si sa quello che ho fatto.

ESTERINA: Ci viveva, prima, che lo stava facendo. (le prende la valigia)

ANGELA: Ma nessuno sapeva

ESTERINA: Era peggio mentire. Signorina Angela, non faccia uno sbaglio pi grosso di quello che ha gi fatto. (mette la valigia in un angolo). Tempo fa, conobbi una ragazza come lei anche lei, aveva sbagliato ma, quella ragazza. Non trov nessuno sulla porta a fermarla anzi, suo padre, la scaravent fuori dicendole che non voleva rivederla mai pi e and. Nella vita Aveva appena sedici anni sola, senza aiuto si trov in mezzo alla strada con tante belve accovacciate che laspettavano e, tutte creda tutte le presero un pezzetto di carne facendola a brandelli. Dia retta a me, non se ne vada; abbia il coraggio di restare. Poi, dopo il dispiacere che ha dato a suo padre, vuole darne uno pi grosso a sua madre?

ANGELA: Ma la mia posizione, ora, qui, insostenibile.

ESTERINA: Per il suo fidanzato?

ANGELA: S, anche per lui. Cosa gli dico? Cosa dico a mia madre?

ESTERINA: A sua madre, non deve dire niente. Sua madre, unanima stupendamente bella e pura, che non va guastata con le miserie di questo mondo. Ma, con il suo fidanzato, per, pu parlare, confessargli tutto. Se lui la vorr lasciare, la lascer. Lasci, per a lui, la decisione. Il suo dovere di dirgli la verit! Vede, alle volte, per paura di confessare una cosa non pulita, ci sporchiamo mille volte di pi. Io le parlo. come se fosse mia figlia non si stacchi, mai, dalla famiglia, nei momenti difficili.. Lei, ora, come quella ragazza.. che ho conosciuto io non si faccia fare a brandelli la scongiuro. Attraversi la strada al braccio di suo padre.

ANGELA: E quando avr attraversato?

ESTERINA: I primi pericoli, saranno scomparsi il tempo, far il resto

ANGELA: Tu credi, Esterina?

ESTERINA: Ne sono certa, Angela!

Angela la guarda riconoscente.

GAIA: (entrando in vestaglia, pantofole e tutta insonnolita) Buongiorno. O che siete belle alzate? (a Angela) Vai, questa l belle pronta per partire!

ANGELA: Partire?

GAIA: S. Tu s gi sulle mosse pe andare in ufficio oh, o un tu unnentri allotto?

ANGELA: S

GAIA: Allora? Alla grazia, un son nemmen le sette!

ANGELA: Mi sono alzata prima. Per andare dal dottore!

GAIA: O che riceve alle sette i dottore? Mattiniero, eh!

ANGELA: No. Maspetta alle nove ma prima volevo fare un salto in ufficio!

GAIA: Ecco lo dicevo io tu vai a rimetter lora (sbadiglia) Senti Esterina, che me lo porti un caffeino senn unnapro glocchi!

ESTERINA: Subito, signorina (esce)

ANGELA: (carezzando la testa di Gaia con tenerezza) Perch non sei rimasta a letto?

GAIA: Magari! Ma oggi, l i primo venerd di mese, e la sora Carla la va alla messa la le deve pigli tutte, perch la torna alluna!

ANGELA: Ma tanto, ora, c lEsterina.

GAIA: La mha detto, almeno pe primi giorni, daiutalla.

ANGELA: Vuoi che resti a casa, io?

GAIA: Poverini quanto tu ci hai di febbre? E la prima volta, che ti sento dire, che tu vuo restare a casa!

ANGELA: (decisa) S, resto telefono subito in ufficio (si dirige al telefono)

MATTEO: (entrando) No, un telefonare, tanto, vado io, in ufficio.

GAIA: Buongiorno, babbino!

MATTEO: Buongiorno nini!

ANGELA: Buongiorno babbo

MATTEO: Buongiorno Angela

GAIA: Io un so come vu fate, a essere cos svegli la mattina!

ESTERINA: (entrando con un caff) Ecco il caff, signorina

GAIA: (prendendolo) Speriamo che mi svegli questo (sorseggiandolo) Chi, questo un mi sveglia l camomilla!

ESTERINA: Lho fatto male, signorina?

GAIA: Male no tu ti s dimenticata di caff! Senti Esterina, tu sapr fare tante cose, ma i caff no! Vieni con me, vai, te linsegno! Dunque prima, si mette lacqua nella macchinetta poi, si prende i caff ma che lo conosci i caff? l quella polvere nera, nera. (via con Esterina)

MATTEO: Volevi andare in ufficio, Angela?

ANGELA: S, volevo andare per non mettere in sospetto, gli altri. Ce ne sono gi abbastanza, di chiacchiere in giro!

MATTEO: No, meglio che tu non ci vada ci penso io, stai tranquilla dir allufficio personale che tu se malata e domani gli porter il certificato medico. Poi, parler, con lui gli dir di dire a tutti che il dottore ti ha ordinato di smetter di lavorare fra un mesetto, poi, tu darai le dimissioni.

ANGELA: E te babbo? Le darai anche te, le dimissioni?

MATTEO: Certo. Un vorrai mica che stia l a guardarlo in faccia? No no, un posso, mi rivolterebbe dentro perch, credi che un sia capace di trovare un altro lavoro? Un son mica, poi, tanto vecchio? Lo troverai anche te, ci daremo da fare qualche risparmio in banca c.

ANGELA: Puoi prendere anche i miei, babbo!

MATTEO: No. Quelli, no. Serviranno a te!

ANGELA: Babbo, alla mamma, che cosa le diremo?

MATTEO: Che ci siamo stufati di stare l troppo lavoro orari impossibili trover una scusa plausibile poi, la tu mamma, le beve tutte facilmente!

ANGELA: Perdonami, babbo, perdonami!

MATTEO: Soffri molto, Angela?

ANGELA: Tanto babbo, tanto perch, lo amo ancora

MATTEO: Ti passer e io, taiuter

ANGELA: (abbracciandolo) Aiutami babbo, aiutami!

MATTEO: Si bambina bambina mia

ANGELA: Ma, potrai, perdonarmi?

MATTEO: Ti ho gi perdonata. La colpa anche un po mia ho avuto troppa fiducia non si deve mai avere una fiducia illimitata. Bisogna, ogni tanto, vigilare senza parere, ma vigilare

CARLA: (entrando) . Appunto, loro vigilano, ma se i fiorentini gli mettano le macchine in sosta vietata poerini, icch dean fare? Eppure, cartelli ce n tanti macch, un c niente da fare i fiorentini vogliano motorini a tutto gasse! Zona blu, e loro posteggio gratisse! Velocit limitata e loro cedano dessere a i circuito di Monza!

MATTEO: Ma dicch tu chiacchieri?

CARLA: O un tu ce lavevi co vigili?

MATTEO: Sie, vigili!

CARLA: O un tu dicei che un sanno vigilare?

MATTEO: Noe, dicevo, che noi, un s vigilato sulla salute dellAngela!

CARLA: Perch, sta ancora male? O se ieri sera la mi disse che glera passato ogni cosa o un tera passata la febbre!

ANGELA: S, ma ora, la devessere tornata

CARLA: O come mai? Via un te la pigliare. Un sar niente sar un po desaurimento nervoso quandero giovane nho avuto tanto anchio vieni, vieni bellina, vieni. Sai icch si fa? Oggi tu un vai a lavorare. Si chiama i dottore e si sente icch gli!

MATTEO: E un mesetto di riposo... gli farebbe proprio bene, eh Carla?

CARLA: Un mesetto ma se la smettesse? tanto fra poco la si sposa

ANGELA: No, mamma, gl che smettere del tutto, non vorrei

CARLA: Perch, nini?

ANGELA: Sai tornare a carico de genitori.

CARLA: Icch centra a carico i bambini, un son mai a carico.

MATTEO: Tu potresti trovare un altro lavoro pi leggero

CARLA: Venire via, dopo tantanni, da quella ditta, per andare in un altro posto, no davvero! Se deve smettere la smetta, ma andare in un altro posto, no. I principale, anche se io e ce lho, con lui e co i su babbo, una brutta azione un se la merita, vah! Gli ha sempre voluto bene lha considerata sempre come una di famiglia

MATTEO: Ci penseremo intanto, da oggi, la sta a casa

CARLA: Sicuro l meglio! Ora si chiama i dottore e tu vedrai che co una curettina che lavete preso i caff? (a Angela). Te pigliane poco i caff, co i nervoso, un va daccordo!

ANGELA: Vuoi che te lo porti, io, a te, mamma?

CARLA: Me lo ha portato, in camera, lEsterina. L proprio perbenino icch ve ne sembra?

ANGELA: Mamma ma chi te lha mandata lEsterina?

CARLA: Don Vincenzo, perch?

ANGELA: Non sembra una donna di servizio ha, qualcosa di strano negli occhi, quella donna quando parla.

CARLA: La ti commuove, vero? La mha fatto lo stesso effetto anche a me. Ma, icch tu vuoilha sofferto tanto!

ANGELA: Perch icch gl successo?

MATTEO: Quello che pu capitare a una donna, che non ha tenuto conto della suo onest!

CARLA: Ecco vai digli anche i resto!

MATTEO: Unnho detto niente di male. Esterina, una donna che non ha tenuto conto della suo onest. Angela, gi grande e pu capire certe cose!

CARLA: E a me, invece, un mi piace che le capisca! (a Angela) Vai nini, vai di l e digli alla Gaia che venga qui, cos dico icch la dee comprare per la spesa la brontoler un pochino, ma la ci va. (via Angela)

MATTEO: Perch, te, ora, in dove tu vai?

CARLA: Fuori! Oggi l i primo venerd di mese

MATTEO: In Chiesa e tu ci andrai unaltra volta oggi, l bene che tu stia in casa co la tu figliola!

CARLA: Sie, figurati se le figliole, lhanno bisogno di me! Un son mica pi piccine!

MATTEO: E si pu ave bisogno de genitori, anche da grandi! Te, vedi, a furia di guardare a bisogni deglaltri tu ha perso di vista la tu famiglia!

CARLA: Lo sapevo! Ora, perch lAngela, la si sente male, l colpa mia!

MATTEO: (arrabbiato) Un dico che sia colpa tua! Dico, a furia di pensare alle tu opere di bene in questa casa l mancata la mano della madre tu ti se data tutta agli altri!

CARLA: O Matteo! Tutta aglaltri? O che se impazzito? In venticinquanni, unnho fatto i mi dovere? Icch tu ci hai da rimproverammi? Tho tirato su du figliole, come meglio potevo unnho istruzione, ma glinsegnamenti, glielho dati boni. E per te, un sono stata un bona moglie? (si commuove) Se ho questa vocazione di aiutare gli altri, tu potr dire, per, che unnho aiutato con lo stesso amore anche voialtri! Ma icch tu ci hai stamani? Ma icch tho fatto?

MATTEO: Nulla scusami sono un po nervoso!

CARLA: (piangendo) Dammi un fazzoletto, vai

MATTEO: O che ti manca anche i fazzoletto?

CARLA: So assai se stamattina doveo piangere! Icch doveo fare ora, vo di l, devo piangere, aspetta e piglio un fazzoletto vien via, vien via!

MATTEO: (gli da il fazzoletto) Tieni.

CARLA: Guarda qui tu mha dato quello collorlo fatto a macchina!

MATTEO: Icch tavea a dare?

CARLA: Almeno quello collorlo fatto a mano son pi belli ci si piange meglio!

MATTEO: Questaltra volta mi metto, in una tasca i fazzoletto per piangere e in quellaltra quello per soffiassi i naso, va bene?

CARLA: Ma icch thai? Ma icch tu se impaurito pe lAngela? Ma la unnha nulla sai? E unn nulla! Vuoi che resti a casa? Via, rimango tanto la messa, Don Vincenzo, la fa anche senza di me l abituato a unnavecci mai nessuno!

MATTEO: No, se tu vuoi andare, vai. Te un tu ci hai colpa. Quando e succede qualcosa, si cerca sempre, purtroppo, daddossare la colpa qualcuno.

CARLA: Che colpa?

MATTEO: Niente, niente nessuno e chi ha colpa nemmeno io! E

ESTERINA: (entrando) Devo aprire, signora?

CARLA: S. No forse no anche per oggi, l meglio di no. Tu incomincerai domani a aprire la porta. Icch, tu piangi? Tu piangi perch un ti f aprire la porta? Guarda, domani, v fori io, sono i campanello e te tu vieni a aprire si fa una decina di volte, va bene?

ESTERINA: (addolorata) Va bene, signora! (via)

MATTEO: Allora, v a prepararmi Carla, senn, a furia di discorsi, stamani, f tardi davvero

CARLA: Vai, vai ma questa della colpa la un mi va gi! (va a aprire: esce - d.d.) Oh, buongiorno (entrando) Che bella sorpresa, professore! Come mai cos presto in casa mia?

SARTONI: (freddamente). Buongiorno.

CARLA: Come mai cos presto in casa mia? Che ha bisogno di qualcosa? Ah, grazie pe i regalo oggi, avrei scritto un bigliettino di ringraziamento anche alla su moglie (Sartoni non risponde) se la si vole accomodare. Mi vuol dire i motivo della su visita la mi farebbe piacere

SARTONI: C suo marito?

CARLA: S, ancora unn andato in ufficio oggi l stata la mattinata delle colpe no no le son cose di mi marito oggi, unnha proprio voglia, si figuri che l in ritardo di mezzora un gl mai successo in trentanni che una cosa da dire, proprio, a i mi marito? Un la po dire a me?

SARTONI: Anche a lei, ma insieme a suo marito.

CARLA: Allora glielo chiamo (alla vetrata chiamando) Matteo vien qua.. c il Professore Sartoni che vuole parlarti

MATTEO: (d.d.) I professor Sartoni? Vengo subito

CARLA: (notando il professore pensieroso) Ma che successo qualche cosa, professore la vedo cos brutto.

SARTONI: Gi, successo qualcosa qualcosa di molto grave E

CARLA: Vai, risonano!

ESTERINA: (appare dalla vetrata) Hanno suonato signora. (vedendo il professore, lo fisser con occhi doloranti e far una smorfia di dolore come se fosse duramente ferita in quel momento) Nono!

CARLA: Oddio, la gli ha fatto pura! Oh Esterina, Maria santa, e sembra i gobbo di picche, vero? Vai nini, vai apro io anche se risonano, unnandare a aprire, ci penso io... tu comincerai domani te, eh?

ESTERINA: Va bene signora! (uscir guardando con spavento Sartoni)

SARTONI: E quella, chi ?

CARLA: La mi nova cameriera

SARTONI: Bellacquisto!

CARLA: Bellacquisto sicuro ma icch lha qui coso! E Vai, risonano da capo! Ma icch c stamani? Mah! (va ad aprire - d.d.) Buongiorno signora contessa! (entrando) Ma che vi siete dati, tutti, appuntamento in casa mia stamattina? Ma icch c?

RUMILDA: (sar entrata dietro a Carla) Ah, ha anche il coraggio di comandare cosa c? Ma sa che lei, ha una bella faccia tosta? C c c che lei, con la sua religione, sta proprio, diventando pazza. Professore, ho mandato la signora Bertini da Don Vincenzo per pregarlo di venire, subito, qui

CARLA: Gli venuta da lei la sora Bertini? La presidentessa dellopera di redenzione? Perch l venuta da lei?

SARTONI: E lo domanda? Alle volte, la sua ingenuit, rasenta la stupidit!

RUMILDA: Rasenta? Professore, lei troppo buono! E mi dica, mi dica, sua moglie, come lha presa?

SARTONI: Come vuole che labbia presa? Male! E stupefatta, semplicemente stupefatta. Ha detto. O fuori quella donna, o, piuttosto, venderemo il quartiere. (a Carla) Ma lei, vuole contaminare i nostri figli?

RUMILDA: Ah s, venderemo anche noi, anche noi non si pu avere contatti con una pazza religiosa che, credendo di fare del bene, contamina e scredita tutto il palazzo.

SARTONI: (A Carla) Ma lei come ha potuto prendere a servizio una donna simile?

CARLA: O la sento so professore, o la senta sora contessa io, in casa mia e posso fare entrare chi voglio!

SARTONI: Mia cara signora in casa sua pu fare entrare chi vuole ma, per entrare in casa sua, bisogna passare dalle scale e, se non le dispiace, le scale sono di tutti!

CARLA: O che la posso fa passare dalla finestra! Benino gli do i soldi, la borsa della spesa e gi. La butto dalla finestra!

RUMILDA: Ecco, dalla finestra la deve buttare! Per quelle scale ci passano i nostri figli, ha capito?

CARLA: Ma ci passa anche Fiorenzo Albino Ottavio!

RUMILDA: Cosa intende dire?

CARLA: No, e volevo dire oltre ai vostri figli, ci passano anche le mie

MATTEO: (entrando) Icch c professore? Oh, donna Rumilda (ha gi capito) Buongiorno, qui anche lei

RUMILDA: Gi qui, anchio Lei, signor Matteo, ne era al corrente?

MATTEO: Di che?

SARTONI: Che in casa sua c una.

MATTEO: Una povera creatura che ha creduto nella bont della gente? S, nero al corrente, professore

SARTONI: Lo sapevo, e a permesso a suo moglie

MATTEO: S, glielho permesso!

SARTONI: Roba da pazzi! Credevo che, almeno lei, fosse alloscuro di tutto! Lavevo giudicato proprio diversamente, caro signor Matteo

MATTEO: Purtroppo, alle volte, ci si sbaglia nei giudizi! Ma, abbiate pazienza, voi, come lavete saputo? Io, sapevo, che un giorno o laltro, questa storia, sarebbe venuta alla luce ma cos subito!

RUMILDA: Una combinazione! Una vera combinazione. La signora Bertini ha mandato il foglio di buona condotta di quella donna, firmato da tre istituti e, la ragazza che lha portato, ha sbagliato, ha creduto che fosse al mio servizio e lha dato a me. Ci pensa professore? Al mio servizio! E a dirmi, poi, che. Quellanima candida, sarebbe arrivata stamani ha sbagliato piano, la ragazza della signora Bertini! (a Carla) Il diavolo insegna farle ma non a nasconderle, ha capito?

CARLA: (a Matteo) Vedi? L stato i diavolo! La codaccia di diavolo infame che un vole che metta, questo treno, su i su binario!

SARTONI: Ma di che treno sta parlando, adesso?

CARLA: Mindendo io, nelle mi orazioni!

RUMILDA: Ma preghi un po meno e pensi, invece, a quello che fa!

SARTONI: Queste sono pazzie, vere pazzie! E lei, come marito, deve impedirle di offendere le persone per bene

MATTEO: La mi moglie, unnha voluto offendere nessuno ha voluto, soltanto, aiutare una povera disgraziata che, chiss perch, sar finita cos!

SARTONI: E segno che le sar piaciuto! Non mi faccia il sentimentale, ora. Sia un uomo e la butti fuori!

DON VINCENZO: (entrando e sentendo le ultime parole) Buttarla fuori? Eh, no! L una parola un po troppo grossa, caro professore!

CARLA: (andando incontro) Oh, Don Vincenzo, Don Vincenzo c i diavolo su i binario! La maiuti!

DON VINCENZO: I diavolo l su i binario? Lo sa icch si fa, sora Carla? E ci si passo co i nostro treno e si schiaccia! Eh? Via, stia calma via, sentiamo icch c, via!

SARTONI: Ecco, bravo Don Vincenzo, ha detto la parola giusta per, il diavolo non sul binario

DON VINCENZO: Noo?

SARTONI: Ma in questa casa

DON VINCENZO: O senti!

SARTONI: E mi meraviglio, come un ministro di Dio, possa ammettere, che in una famiglia onesta, entri, sia pure a servizio, una di quelle!

DON VINCENZO: Eh, no caro professore un ministro di Dio, unnammette che entri sia pure a servizio, in una casa onesta, una di quelle, come la dice lei, no! Ma questa, la unn pi l stata! Ma ora, la unn pi. Ora, l come se la fosse rinata, l una creatura nova e, lo dimostra qui certificato di buona condotta col quale la si sventola, cara signora contessa! Qui certificato dimostra, ampiamente, quello che sto dicendo. (con severit) Ma allora? Allora a icch avrebbe servito i su anno di sacrificio, pe dimostrare che l cambiata, seppoi, noi, un si crede in lei, eh? Uno che ruba e va in galera quando glesce lha pagato i su debito con la societ, no? Ma se quando glesce, noi, un gli si rid fiducia, se quello vuole reinserirsi onestamente nella nostra societ, icch deve fare secondo voi, sentiamo continuare a rubare e tornare in galera, noo?

RUMILDA: Allora, secondo lei, se uno ruba, la colpa l della societ?

DON VINCENZO: La prima volta che ruba, forse no. Ma se ci ricasca, la colpa l anche nostra, perch noi, un si sa dimenticare ecco, come va la faccenda!

RUMILDA: Quando uno ha peccato una volta, pecca la seconda, la terza e cos via!

SARTONI: Sono daccordo anchio. Si nasce disonesti come si nasce zoppi, col naso grosso o con le gambe storte

DON VINCENZO: (a Sartoni) Allora, lei, non crede nella redenzione delle persone?

SARTONI: No

DON VINCENZO: (a Rumilda) E. nemmeno lei?

RUMILDA: Assolutamente no!

DON VINCENZO: E l un pasticcio a caso! Bah, allora pazienza eh, se un ci credano. (a Carla) icch sha a fare via sora Carla, la vada a dire a quella persona che la si prepari

CARLA: Come Don Vincenzo, che me la manda via?

DON VINCENZO: Per forza sora Carla pe forza icch la vole quella creatura, lha bisogno di pace... e pace, qui dentro, mi pare, proprio, che un ne trovi. Vada, vada sora Carla! Via ci vuol pazienza

CARLA: Don Vincenzo la ritorna nella strada

DON VINCENZO: Ci vuol pazienza bah, se un vogliano vada, vada sora Carla e vada anche lei sor Matteo. (via Carla e Matteo)

SARTONI: Oh, finalmente cominciamo a ragionare!

DON VINCENZO: No! No gli giusto gli giusto certo, se voi un vu credete che una persona la si possa ravvedere. (guardando Rumilda)

RUMILDA: No, assolutamente!

DON VINCENZO: (guardando Sartoni)

SARTONI: No, assolutamente!

DON VINCENZO: E io, invece s! Ma guarda un pochino! Io, ci credo proprio! Davvero! (a Sartoni) Professore, che mi permette, vorrei dire due paroline alla signora contessa?

SARTONI: Prego, faccia pure

DON VINCENZO: (porta Rumilda in proscenio allestremit opposta di Sartoni in modo da non essere sentito) Dunque sora contessa lei, proprio, la un ci crede?

RUMILDA: (seccata) Le ho detto di no!

DON VINCENZO: O la senta, le voglio raccontare una storiellina. Io, ho conosciuto, molti anni fa, una donna sposata, molto bella, elegante, spiritosa, e si sa, vero, essendo cos, lavea dintorno un sacco di corteggiatori e, fra questi, ce nera uno, che gli stava particolarmente a cuore. Si sa, la periferia di Firenze l un po un paese e i pettegolezzi, veri o non veri, vengano, subito. Rifilati a i prete. Dunque, questa signora (Rumilda comincia a sentirsi a disagio) lavea perso tanto i capo che, si dicea, la volesse lasciare i marito con du figlioli! Invece no poi, la ci ripens, la ci ripens e la decise di restare co i marito, contento, di ripigliassela, anche con un figliolo non suo! Quello, fu lunico sbaglio della sua vita! Oggi, questa signora, l diventata una signora per bene, stimatissima, rispettabilissima, (accalorandosi) portata in palmo di mano da tutti e la si po permettere anche i lusso, di gridare parole cattive, sulla disonest degli altri (toccandola col dito sulla spalla con forza; la contessa ha come una specie di svenimento) O che si sente male signora contessa? Venga, la si metta a sedere su questa seggiolina! Che la vole una sigarettina? (cavandola di tasca con i fiammiferi) Fumo anchio, sa, anche se sono un prete. E le fumo anche bone, poche ma bone. O la pigli una sigarettina su. (Rumilda rifiuta tremando) O che gli fa freddo, poverina? Ora la sta qui la riflette eh? E una! (guardando il professor Sartoni) Che la vole anche lei una sigarettina professore?

SARTONI: Grazie, no!

DON VINCENZO: (andandogli vicino) Quando siamo nervosi, una sigarettina la ci sta proprio bene, eh? E ora, facciamo una bella chiacchieratina anche co i signor professore, eh?

SARTONI: Non c nulla da chiacchierare. Il mio pensiero, lha saputo: chi ha mancato, deve pagare!

DON VINCENZO: Giusto! Ah, gli proprio giusto! Per, unn sempre cos, caro professore, davvero? C tanta gente che la un paga! Guardi, a proposito, gli voglio raccontare una storiellina, duno, che unnha pagato. Cera una volta, un dottore, appena laureato, che aveva rovinato una bambina di sedici anni. Questa bambina, la rimase in cinta e lui, pe non sposalla gli fece unoperazione illecita.. si capisce, lui glera dottore, figliolo di persone altolocate.. lei, invece, lera, poverina, figliola doperai, di gente di popolo. Lo sa icch fece i su babbo? La prese e la butt fori di casa e, di quella creatura un se n saputo pi nulla! Chiss indoe la sar andata a finire! Oggi, qui dottore (Sartoni comincia gi a sentirsi visibilmente a disagio) l diventato un professore alla moda. Di quelli che vanno pe la maggiore stimatissimo, rispettabilissimo per (battendogli col dito,con forza, sulla spalla) unnha pagato! Che la vole ora una sigarettina?

SARTONI: No, grazie

DON VINCENZO: Dunque vedete abbiamo tutti, qualcosa da farsi perdonare e non detto che uno che ha sbagliato una volta, debba sbagliare sempre! Chi senza peccato. Vede, caro professore e bisognerebbe farsi tutti, un bel diario della nostra vita, tutti una libera confessione scritta... e, rileggersela, tutte le sere, prima daddormentarsi. Si sarebbe tutti pi boni, glielo dico io pi boni! (guardando prima luno poi laltra) Ovvia, allora, icch si deve fare di questa creatura? Che si deve mandar via o si deve vedere, un pochino, come la si comporta, eh?

RUMILDA: Io... non so lei che ne dice professore?

SARTONI: Io sto a quello che dice lei, signora contessa

RUMILDA: Allora io direi.

DON VINCENZO: di provare, eh? In fondo una prova unn mica una commedia!

RUMILDA: e se la un va bene

DON VINCENZO: la si sostituisce. Allora, siamo daccordo?

SARTONI: Daccordo

RUMILDA: Daccordo

DON VINCENZO: Bravi, bravi figlioli! Che avete visto, che a pensare, a riflettere, si trova sempre la giusta soluzione per ogni problema? Bravi, bravi davvero, bravi. (andando alla vetrata) Sora Carla, sora Carla, la venga

CARLA: (entrando con Matteo) Allora Don Vincenzo?

DON VINCENZO: Via la senta da s, su.

CARLA: Allora, icch vu avete deciso?

RUMILDA: Abbiamo deciso che resti in prova per!

SARTONI: E se la prova andr bene, saremo lieti anche noi

CARLA: Oh grazie, grazie chiss come sar contenta la donna e aspettate chiamo le ragazze la f chiamare pe farvi ringraziare (andando alla vetrata e chiamando) Gaia, Angela

GAIA: (entrando con Angela) Eccoci mamma

CARLA: Angela, Angela chiama la donna... falla venire qui, subito

ANGELA: Ma se n andata, mamma. Ha baciato forte me e Gaia e se n andata

CARLA: Andata? Ma perch, perch?

GAIA: Ha avuto paura!

MATTEO: Ma di chi?

ANGELA: Del professore Sartoni ha avuto paura che le facesse male unaltra volta

GAIA: S, ha detto proprio cos!

CARLA: (guardandosi intorno) Ma di dove passata?

ROSETTA: (entrando, un po truccata, con una valigetta in mano, parla con accento veneziano) S permesso?

DON VINCENZO: (la riconosce, laveva vista in parrocchia portata dalla signora Bertini: lEsterina lui, non lha mai incontrata venendo in casa) Oh, eccola, eccola qua!

ROSETTA: Oh, sor priore che piaser de vedela lha ga proprio una faccia simpatica mi, son proprio contenta de trovarle in bona salute, ci!

DON VINCENZO: Oh, brava brave, vieni, vieni.

ROSETTA: Stago bene vestita cos? Sono seria abbastanza? Mi vogio la contessa Rumilda, ci! Sono andata al piano de sopra, ma un fio, tutto nero, mha ditto che la contessa Rumilda ghera qua quel putto de sopra mha fatto pura fio meschin

DON VINCENZO: O come tu fai, te, a conoscere la contessa Rumilda?

ROSETTA: Ma io non la conoscio mica me lha detto il putto de sopra che sera qua. Sono venuta apposta c o non c questa contessa Rumilda?

RUMILDA: Sono io

ROSETTA: Se vede subito che s una contessa.. la ci en cipiglio de nobilum!

DON VINCENZO: Ma icch tu vo te, dalla contessa Rumilda?

ROSETTA: Ci el biglietto de presentazion. Sor prior se non me vole a lavor, me dee mett da unaltra parte ci! Perch mi

DON VINCENZO: Ma che sta un po zitta? Tu se una bella chiacchierona, ovvia! Noe noe la contessa Rumilda la un centra, ovvia qui e ti ripiglian tutti volentieri e un lo fare pi come dianzi che tu sei andata via senza di nulla o che son questi i modi? Ovvia!

ROSETTA: Mi, sono andata via? Sior prior, la g mangiato la polenta co lusei annaffiata de vin, stamani? Mi, non son mai venuta, ca! S la prima volta sor prior!

DON VINCENZO: Dio come tu se bugiarda un si dican le bugie, l peccato, capito?

ROSETTA: Mi son bugiarda no, sor prior. Mi la prima volta che viene c!

DON VINCENZO: Sora Carla, la glielo dica lei, senn la mi fa arrabbiare, via la glielo dica lei!

CARLA: Ma la guardi Don Vincenzo.. che questo unn mica i mi treno!

ROSETTA: Che treno?

DON VINCENZO: CO... co.. come unn i su treno?

CARLA: Unn i treno che la mha mandato lei i mi treno si chiamava Esterina

DON VINCENZO: (guardando il professore Sartoni)

SARTONI: (come inebetito) Esterina?

ROSETTA: Esterina? Esterina Banti?

CARLA: S, Esterina Banti

SARTONI: (come inebetito) Esterina Banti?

ROSETTA: Non s possibile ci!

CARLA: Gl possibile le venuta ieri e l andata via mezzora fa.

ROSETTA: No s possibile siora mia, no s possibile. Amica mia era Esterina, me voleva tanto ben stata lei che mha messa su la via de la redenzion. Esterina me disea sempre no no Rosetta, tu puoi ancora redimerti la religi disse, che se pu far de tutto, poi, basta pentirse, confessarse e tutto torna a posto, ci!

DON VINCENZO: Ma sentite che discorsi. Unn vero

ROSETTA: Come non vero?

DON VINCENZO: Ci si confessa nevvero lanima la si ripulisce... dopo, per, un bisogna pi peccare!

ROSETTA: Esterina me portava sempre in chiesa e vai in Chiesa oggi vai in Chiesa domani me sono redenta.. so far tutto ci, so cusinar, lavar, stirar.. negli istituti dove sono andata per la redenzion, han ditto che mi son redenta ben mi, son orfana mi sono scema ma ela no.. sera Santa sor Prior! Ma non s possibile che ela sia venuta c!

CARLA: Ma come unn possibile. L andata via di qui una mezzora fa.

ROSETTA: Non s possibile siora (mostrando un medaglione al collo) S questa?

CARLA: (guardando) S, lei

ROSETTA: Non s possibile

CARLA: Perch?

ROSETTA: Esterina Banti la s morta tre mesi fa!

Musica n 7

Le luci si spengono e rimane accesa quella del corridoio che illumina il velo nero di Esterina appeso allattaccapanni! Si sente nuovamente il rumore del treno e la voce di Esterina:

ESTERINA: Il mio treno si chiamava Angela Il mio treno si chiamava Angela

Si chiude il sipario.

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