Una donna che piange

UNA DONNA CHE PIANGE

UNA DONNA CHE PIANGE

Commedia in due atti di

Salvino Lorefice

(S I A E: Sezione DOR n. 52246)

salvino.lorefice@tiscali.it http://utenti.lycos.it/salvinolorefice

Personaggi:

Vedova di un grande scrittore

Presentatore di un talk show televisivo

Tecnico delle riprese TV

LA VEDOVA unanziana donna, che sta seduta su unalta poltrona, quasi un trono, che fa primeggiare la sua figura.

IL PRESENTATORE-CONDUTTORE dello show sta seduto su uno sgabello, ma si alza in continuazione, per parlare al pubblico; si rivolge spesso anche a gesti- alloperatore Tv, al quale da ordini e consigli per le riprese e le inquadrature. Le persone del pubblico dello studio Tv non sono altro che ombre cinesi, o dei pupazzi, o sagome di cartone, che ridono o applaudono quando su un pannello appare, lampeggiando, la scrittura risate oppure applausi oppure fischi ecc.

IL CAMERAMAN si sposta a destra e a sinistra con la telecamera a spalla, gira in tondo, fa riprese da diverse angolazioni in lungo e in largo. E come una presenza che d spesso fastidio alla vedova. Ogni tanto lascia la videocamera a spalla per proseguire le riprese con la telecamera a carrello.

La rappresentazione si svolge nella sala di registrazione di uno studio televisivo, che quello tipico delle tv private, dove presente anche il pubblico.

Al centro della scena, in alto, vi un vi un video- schermo gigante, su cui compaiono le immagini riprese dalloperatore, quelle reali, in diretta: il presentatore, la vedova, particolari, primi piani, il pubblico della tv e, perch no, il pubblico che sta nella sala del teatro.

PRIMO ATTO

SCENA PRIMA

Sala spettacolo di uno studio televisivo. La scena al buio. Improvvisamente un occhio di bue illumina la vedova.

Vedova: Se voi lo considerate poco o lo giudicate male, perch lo conoscete da poco e solo nel suo ruolo di impiegato. Io, se lho sposato, perch lo conoscevo da dieci anni: da quando era studentello in ingegneria, pulito e figlio di famiglia, a quando cominci ad avere crisi esistenziali; da quando cominci ad avere idee tutte sue a quando abbandon gli studi; da quando era mezzo barbone e dico mezzo solo perch aveva un tetto- a quando divenne un mezzo terrorista; da quando stava per diventare pazzo a quando decise di diventare scrittore per non morire; da quando, lasciata ingegneria, riprese gli studi in lettere a quando divent un impiegato statale quasi modello. E tutto questo in dieci anni. Un uomo cos, vi sembra un uomo uguale a tutti gli altri? Vi sembra un uomo comune? Io lho sposato sessantanni fa. Ora morto, da dieci anni. E voi lo volete far rivivere. Me lho avete chiesto. Bene, cercher di fare del mio meglio, signori della televisione.

SCENA SECONDA

La scena si illumina. Loperatore tv comincia a fare riprese con la video-camera a spalla.

Voce del presentatore (da fuori scena): Un primo piano, Tony, un bel primo piano. Quel viso serenonon lasciartelo sfuggire. Cos.

Vedova: ed io l, circondata da tutte quelle persone. Persone? Si perso il significato, ormai, di quella parola. E quel presentatore

Presentatore:(come materializzandosi) :Ci dica , signora...

Vedova: Che sorriso ipocrita, ignobile, aveva! Era un presentatore della TV internazionale, lunica. Si registrava uno spettacolo televisivo, lunico della settimana, seguitissimo in tutto il mondo, e volevano sapere tutto di lui. Lo avevano scoperto da poco, come scrittore, da un anno, ma lui era morto da dieci e scriveva da cinquantanni. ( La vedova comincia ad emozionarsi, fino a piangere, sommessamente, con discrezione).

Vedova: E voi lo avete lasciato morire come uno sconosciuto, col desiderio in corpo di vedere pubblicato un suo lavoro.

Presentatore: Le lacrime, Tony, le lacrime. Un primissimo piano di quelle lacrime. Che scoop! Oh! Che scoop! Una donna che piange! Non se ne vedeva da almeno un trentennio.

Vedova: Ed io a scusarmi per quelle lacrime, per quel pianto che i pi non conoscevano. Da decenni, ormai, per legge veniva somministrato un vaccino a tutti i neonati. Un vaccino che atrofizzava le ghiandole lacrimali. Eliminando gli effetti del dolore dicevano elimineremo anche le cause. E chi poteva smentirli? Coloro che volevano farlo erano misteriosamente spariti. E tutta la gente adulta, quella immune al vaccino, avrebbe dovuto evitare pena la morte- di piangere in pubblico o in luogo aperto al pubblico: piangere era diventato nellarco di un mese un reato contro lordine pubblico, contro la tranquillit mondiale. E tutti i capi di stato e di governo si erano mostrati daccordo con gli scienziati.

SCENA TERZA

Presentatore: Sta piangendo.

Vedova: Scusate se piangoscusate.

Presentatore: Non fa nulla, signora, non si preoccupi: non pu intaccare nessuno pi, ormai. Quindi nessuno le torcer un capello, fino a quando sar qui dentro. Siete daccordo voi del pubblico? Un applauso.

Vedova: E la prima volta che piango, da quando c la legge. Credetemi. Dovete credermi. E non lavrei fatto se non mi aveste fatto ricordare lui, se non mi aveste chiesto di venire a parlarvi di lui in pubblico, alla TV internazionale.

Presentatore: Ci dica, signora, continui a parlarci di lui, del Grande Scrittore.

Vedova: Lo diceva sempre, forse laveva letto da qualche parte, ma ripeteva spesso una frase: Leroe non muore. Come il sole, leroe non muore. Egli non pu morire. O, se muore, una cosa temporanea come il sole dietro le nubi. Leroe deve rinascere, resuscitare, restare eterno. Che volete daltro? Non vi basta questo? Lasciatemi andar via, vi prego.

Presentatore: Riprendi qua e l, Tony, un po ovunque: carrellate, carrellate sul pubblico, riprendi i visi degli spettatori, le reazioni.

( Sul grande video schermo appaiono volti inespressivi.)

Vedova: Le luci risplendevano, colorate; quelle pi grosse e bianche i riflettori abbagliavano. E quel pubblico, sempre l che mi guardava!

Presentatore: Ci parli di lui, signora.

Vedova: Ma che volete? Che vi dica che prima di andare al cinema voleva prima fare delle lunghe passeggiate in modo da stancarsi per poi godersi meglio la poltrona del cinema, mentre guardava il film? Vi piacerebbe sapere questo? Che gusto ci provate?

Presentatore: Va bene, signora. Purch ne parli, va bene tutto. Il resto verr da s. Cerchi di ricordare pi che pu. Sta andando benissimo. Avanti.

Vedova ( emozionata ) : Voleva diventare scrittore e vi riusc: dopo la sua morte, per. Proprio come un Ercole che solo dopo le dodici fatiche venne assunto nellolimpo come un dio.

Presentatore ( interrompendola e rivolgendosi a uninvisibile sala di regia posta in alto): Aspetti, signora. Lass in regia: va bene lo stacco? Ok! Seguo liter concordato. Tu ci sei, Tony? Bene. Vada avanti, signora.

SCENA QUARTA

Vedova (sospirando): Possedevo oltre cinquecento libri. Li avevo acquistati nel corso dei miei anni giovanili, durante i miei studi. Avevo romanzi, saggi Quando lui venne per la prima volta a casa mia non si interess per niente a me. I suoi occhi scoprirono gli scaffali della libreria e il suo sguardo balen sui titoli. Li scorreva avidamente, velocemente, come se non avesse tempo e dovesse sbrigarsi prima del ritorno dei miei genitori, come se stesse facendo lamore con quei libri. Ogni tanto ne estraeva uno dalla fila, lo apriva e guardava lanno di edizione o chiss che cosa. Poi lo riponeva delicatamente. Quando ebbe finito di guardarli mi disse: non mimporta se non hai nessuna dote, ma quando ti sposer mi dovrai regalare questi libri. e se non volessi darteli? replicai. allora non ti sposerei, minacci. Quella sera piansi. E per molto tempo mi rimase il dubbio che volesse sposarmi per i miei libri.

Presentatore: Che uomo, il Grande scrittore! Ma ci dica: qual stato, signora, il romanzo pi bello che abbia scritto?

Vedova: Lo diceva sempre: il mio pi bel romanzo? questa vita che sto vivendo con te da pi di sessantanni.

Presentatore: Qual era il suo autore preferito?

Vedova: Bukowski. Charles Bukowski

Presentatore: Lei una delle pochissime donne anziane ancora in circolazione: a cosa pensa sia dovuto?

Vedova. (scocciata della domanda): Oh, ma che volete da me? Che volete (comincia a piangere) Oh, ma perch mi viene sempre da piangere? Perch mi fate parlare sempre di lui? Ecco, vedete? Alla fine ho ancora bisogno del fazzoletto. (piange e si soffia il naso).

Presentatore: ( trionfante) : Una donna che piange, cari spettatori! C ancora una donna che piange! E noi ve la stiamo facendo vedere. Alloperatore: le lacrime, Tony, inquadra le lacrime, gli occhi, il fazzoletto umido che stringe tra le mani tremanti. Fai dei bellissimi primi piani di quelle meravigliose lacrime.

Vedova: Scusate se piango. Piango senza motivo. Piango al solo pensiero di quei ricordi. Di dover ricordare sforzandomi di non piangere. Ma non colpa mia. Quando lui era vivo non piangevamo mai. N io n lui. Anzi ridevamo sempre, anche se non era famoso. E non piangevano neppure i nostri due figli ma per loro era naturale: erano stati vaccinati. I nostri figli! Ora, uno in America, medico. Laltro in Francia, docente universitario. Sono entrambi sposati, vivono felici, perch dovrei piangere? Eh? Dite, perch? Perch? Voi volete ridere, invece, eh? Ebbene vi far ridere: vi parler del rapporto che c tra il colore dei capelli delle donne e i loro peli pubici: il tutto secondo la visione di quel grande scrittore che era - che luomo che volete commemorare. Saggio dalta filosofia genetica antropologica lo definiva, scherzando, per minimizzare. Ecco, ce lho qui ( estrae dalla borsetta un foglietto spiegazzato). Il giorno dopo che me lho lesse glielo rubai e lo nascosi, per punirlo. Lui non lho cerc mai. Forse non ne ebbe il coraggio. O forse se ne dimentic, chiss. Ecco, lo legga lei (porge il foglietto al presentatore, che si appresta a leggere).

Presentatore: (leggendo briosamente, con opportuna interpretazione): Se avete notato tutte le bionde hanno i capelli lisci e morbidi. Ebbene: cos anche per i loro peli pubici: li hanno serici. Tutte le donne: cos come hanno i capelli, allo stesso modo hanno i peli del pube. Le bionde, dicevo, sono appariscenti e quando un uomo ne incontra una e le guarda i capelli, inconsciamente pensa ai peli. Ora, se la moglie di quelluomo non bionda, quelluomo sar inevitabilmente attratto dalla bionda. I peli delle bionde sono come di seta: lisci e scivolosi; una morbidezza unica; sono lucidi come il crine di un cavallo sudato. Oh! Bont! Le nere, specie quelle nere-nere - , coi capelli pi neri della pece, quelle certe bellezze mediterranee in particolare siciliane o spagnole hanno i peli pubici tutti arricciati: riccioluti di sogno, belli. Ecco perch luomo attratto dalle nere, perch lancestrale ricordo lo riporta alla madre natura, nella notte dei tempi, quando le donne erano tutte nere e quando pi visibile era loggetto che lo attraeva quello che lo calamitava. Peli riccioluti ! Giocarci e guardarli estasiato! Toccarli e baciarli e avidamente inebriarsi! Pube peloso! Cespuglietto! Cespuglietto in cui immergersi e perdersi! Ebbene, la stessa cosa non si pu dire delle rosse, bench siano parimenti attraenti. Hanno il pelo pubico crespato, quasi pungente: il rosso per chi ama le emozioni forti, quasi filo spinato. Non bello da toccare, non attraente, pelo irsuto. Di solito le donne rosse sono orgogliose dei loro capelli. Citano film Gli uomini preferiscono le bionde e concludono: per sposano le nere. Loro, le rosse, non si mettono in competizione e si vantano, o si consolano, dicendo che gli uomini sposano le nere e le bionde perch sono le pi comuni: a caccia si acchiappano pi anatre che cicogne, ossia: roba facile da trovare, e le cose facili da trovare, si sa, sono le preferite ma non le pi prelibate: margherite e orchidee. Ecco perch tutti gli uomini impazziscono appena vedono una rarit, cio una rossa. Una volta una rossa fece persino un paragone floreale: tra le bionde, le nere, e le rosse c la stessa differenza che esiste tra le rose, i carciofi e le orchidee. Esempio bello e suggestivo. Fine del saggio.

Vedova: Voi ridete, invece io piansi quando lo lessi. Piansi. Ma no era pericoloso, allora, piangere. Il tempo un grande costruttore, ma anche un grande distruttore.

Presentatore: Lasci stare queste cose: continui, continui a narrare, ci parli di lui.

Vedova: Di lui? Ah, s. Che pazzo era! E quella volta? Lui e quel suo amico! Aveva letto che allaeroporto erano stati avvistati dei dischi volanti. Ebbene, decise di andare vederli, manco fossero rimasti l, sospesi nel cielo, ad aspettare che la gente andasse ad ammirarli. Lui si trascin dietro quel suo amico. Non era certo da persone mature comportarsi da creduloni, perci non lo dissero a nessuno e la sera partirono per laeroporto. Ad un bivio si smarrirono ed entrarono in una trattoria per chiedere la via per laeroporto. A quella richiesta, tutti gli avventori si voltarono a guardarli e uno di loro disse: Andate a vedere i dischi volanti ,eh? e su quella battuta tutti risero. Ma i due amici non si persero danimo e andarono, cocciutamente, come due bambini, a vedere i dischi volanti. Aspettarono tre ore, al freddo, facendo la spola tra il terrazzino e la sala dattesa per scaldarsi a turno- ma di dischi volanti non ne videro. Il giorno dopo il giornale riport ancora la notizia: Avvistati altri dischi volanti allaeroporto. E veniva anche precisato a che ora erano stati avvistati: proprio nelle ore in cui i due amici si trovavano l. Da allora il Grande Scrittore cap cosa voleva dire informazione o notizia. Per lui la realt, la cronaca, divenne fantasia. Decise che tra realt e finzione, nella parola scritta, non vera alcuna differenza. E ne fece il suo credo. Scrisse lautobiografia e io, che lo conoscevo da cinquantanni, sebbene non avessi riscontrato in quellautobiografia niente di quanto era successo nella vita, dovetti ammettere che ci che vi era narrato era proprio la sua esistenza. Cera lui. Non cerano fatti. In quellautobiografia cerano solo opinioni, solo modi di vedere, capire, interpretare la vita: cerano solo sentimenti. Lui palpitava in quelle pagine senza esservi nemmeno presente. Riuscite a capire? Riuscite? Oh, scusate queste lacrime ( piange ).

SCENA QUINTA

Presentatore: Una donna che piange! C ancora una donna che piange! Ve lavevo detto, cari telespettatori, che oggi vi avrei presentato una vera rarit.

( a queste parole il pubblico comincia a ridere gradatamente, fino a sghignazzare).

Vedova (sorpresa): Perch? Perch ridete? Non avete rispetto per le mie lacrime?

( il presentatore ride anche lui).

Presentatore: Ah! Ah! Ah! Guardatela: forse sono le prime e ultime lacrime che vedete nella vostra vita, cari telespettatori e spettatori presenti in studio.

Vedova: ( al presentatore): Tu, tu sei sei tu li inciti. Ti credi un mago della comicit, uno stregone dellapplauso. Smettila. Oh, mi scusi ma mi faccia domande, la prego non domande che mi possano ferire. Per piacere.

(Il pubblico continua a ridere, incitato dal presentatore).

Vedova: Ma perch ridete? Che vi ho fatto? Cosa ho detto? Io sto solo piangendo!

( Il presentatore comincia a fare battute che feriscono la vedova nascondendole dietro la facciata dellintervista).

Presentatore: Ci dica, signora, quando e come fu la prima volta che fece il rapporto amoroso col Grande Scrittore?

Vedova ( sconvolta): No, no, no. Io non merito Non credo di meritare questo. Per piet.

Presentatore: Le lacrime, Tony, ci sono di nuovo: non lasciarti scappare il primo piano delle lacrime, se no ti licenzio.

Vedova: Ma che ci fate con le mie lacrime? Perch interessano tanto? Voi non piangete mai: da quando siete nati non avete mai pianto e non avete mai visto le lacrime. Non avete mai sentito il loro calore sulle guance, mentre scivolavano, a volte lentamente, a volte a fiume. Non potrete mai capirle, perci a che vi pu servire guardarle? E se a qualcuno venisse voglia di piangere? Ma impossibile. E se a qualcuno venisse voglia di imitarmi? Questo s , possibile, ma cosa succederebbe? Provate a stringere forte forte gli occhi: vi insegno a piangere, s provat

Presentatore: ( imbarazzato, furioso, interrompe la vedova): Giammai! Ma signora lei solo una curiosit. I nostri spettatori non hanno nessun interesse a

Vedova ( interrompendo a sua volta): Ma lei mi lasci provare, che ci perde? Insegner loro

Presentatore ( idem): Signora! ( Grida): Linsegnamento ce lhanno gi dato: il sentimento uccide lintelligenza. Pianga lei, se vuole, ma lasci perdere gli altri.

Vedova: Gi, meglio veder piangere che piangere. No?

(Durante il battibecco precedente, il pannello con le scritte applausi, risate ecc. sembra impazzito e le scritte lampeggiano velocemente con alternanza: di conseguenza si mescolano fischi, applausi e risate di pubblico frastornato, robotizzato).

( Loperatore aggiusta la posa della vedova: la fa mettere di profilo e le abbassa le mani per riprendere meglio il viso, ecc.)

(Il presentatore gesticola allindirizzo della sala di regia, fino a che tutto si calma):

Presentatore ( imperioso, alla vedova): E ora la smetta di piangere, basta con le lacrime almeno per un po e ci parli ancora di lui, siamo qui per questo, non scordiamocelo ( e si gira a guardare minacciosamente il pubblico). Poi cambia tono ed espressione: diventa dolce, accattivante). Lui, il Grande Scrittore. Forza, signora, racconti.

Vedova ( remissiva, come una bambina rimproverata) : Oh, s, s scusate. Avete ragione tutti: se non fosse per lui non sarei qui. Perci giusto che vi parli di lui, del Grande Scrittore, dei miei rapporti con lui. Bene, vi parler delle bambole, eh? Le mie.

Presentatore: Episodi, signora, aneddoti, prego!

Vedova: Ma s, un episodio. Ecco: mi piacevano le bambole, da bambina. E anche da grande. Per questo, lui, me ne regalava di tutti i tipi e di ogni paese.

Ed io ridevo di contentezza, quando me le portava. _ Una volta ridevo anchio, sapete?-

Presentatore: S, s, vada avanti.

Vedova: Me le portava e mi diceva: indovina cosa ti regalo!? ed io facevo finta di non sapere cosa poteva essere. Poi scartavo il pacchetto e quando tiravo fuori la bambola piangevo, per di gioia.

Presentatore: ( sfottendo): Vediamo se almeno Ah! Ah! Ah! Smette di piangere con una barzelletta:

Vedova: Non mi tratti cos, la prego. Mi lasci andar via.

Presentatore: Aspetti, ah! ah! aspetti: c ancora da divertirsi. Non vorr lasciarci cos, abbandonando a met milioni e milioni di telespettatori!

Vedova: Vi ho parlato di lui, no? Era questo che volevate, no? Ho finito, io soffro.

Presentatore: Soffre? Ah! ah! ah! Cosa vuol dire? legato alle lacrime? Ah! ah! ah!

Vedova: Soffro, come quando lui andava a vedere i film pornografici

Presentatore: Film pornografici? Questa buona. E cosa sarebbero? Che scoop! Che scoop! Le prossime lacrime, Tony, tieniti pronto, mi raccomando.

Vedova: Lui andava a vederli, qualche volta, cercando di non farmelo sapere. Ma io, in un modo o nellaltro, lo scoprivo. E soffrivo. E piangevo.

Presentatore: Piangeva! Ah! ah! ah! ridiamoci su.

Vedova : Perch? perch ridete? basta!

Presentatore ( fingendo): Non ci faccia caso. Ah! ah! Non ci faccia caso. Su, continui a parlare di lui.

Vedova: Di lui. Era un granduomo. Volete sapere questo?

Ecco il granduomo. Prima che ci sposassimo mi fece soffrire con due sole parole. Ci avevano regalato un tete tete, cio un servizio da caff per due, e io fui felice: era bellissimo e non ne possedevamo: ci sarebbe servito. Ma lui, vedendomi contenta a sistemare il servizio, disse: che tristezza! Due sole parole: che tristezza. Si vedeva gi, per i successivi dieci, venti, trenta anni, prendere il caff con quelle tazzine. Per lui, abituato alla libert del non fare mai colazione perch si alzava sempre a mezzogiorno, quelle tazzine erano un simbolo, simbolo della costrizione, della morte prematura: sposo novello che si sarebbe alzato alle sette per andare a lavorare e che avrebbe preso il caff nelle tazze preparate dalla mogliettina. Poi si vedeva gi vecchio, con lui ed io seduti su un divano - come raffigurato da certe statuine di Capodimonte. Seduti su un divano e ancora con quelle tazzine in mano. E io piansi. Che tristezza, disse. Ed io che potevo fare, se non piangere? Doveva sposarmi, trascorrere tutta la sua esistenza insieme con la mia e vedeva questa cosa come una tristezza!

Presentatore: Interessante, tutto quello che ci racconta. Davvero molto interessante. Ma ora non pianga, via. Pensi ai suoi complimenti: che complimenti le faceva per farla contenta?

Vedova: Complimenti? Una volta, ad una sua collega disse che era quasi bella. Quasi capisce? E questo perch finalmente laveva vista con la gonna e non con i soliti jeans, abbigliamento che si usava allora. Quel quasi non fu gradito dalla sua collega, ma per lui era uno dei migliori complimenti. Donne belle per lui ne esistevano ben poche: non dal viso o dal corpo che si vede la bellezza diceva bens dagli occhi, dal sorriso. Sono gli occhi che irradiano bellezza. E io, che piangevo, come potevo sprigionare sorriso e bellezza? Solo ogni tanto, quando imparai a farlo, mi diceva: che begli occhi che hai oggi Oggi! lo direste un artista un uomo cos? Eppure lo amavo, con i suoi difetti e le sue contraddizioni: oh! Quanti ne aveva! Ed ora amo il suo ricordo, ci che fu suo, ci che ha creato, ci che ha lasciato. E non ha creato solo con la penna, sapete? Ha creato anche con la natura. Da un frutto che mangiava riusciva ad ottenere tramite il seme una piantina, che lui andava poi a trapiantare in un posto particolare della campagna, un posto difficile da raggiungere, che solo lui conosceva. In cinquantanni ha piantato pi di trecento alberelli, che oggi sono forti piante da frutto, un grande magnifico frutteto. Quegli alberi esistono ancora, da qualche parte.

Presentatore: E dove li potremmo trovare? Per ammirarli, sintende

Vedova: Non me lo chieda, la prego: non lo direi mai. Molte altre piante, invece, le lasci nei vasi. Ne fece dei bonsai, cio degli alberi nani. Glielho detto: arrivava a creare usando persino la natura come strumento.

( Sullo schermo gigante scorrono delle diapositive raffiguranti artistici bonsai, con accompagnamento musicale possibilmente un valzer lento.)

SCENA SESTA

Presentatore: Ottima trasmissione, quella di stasera. Ma ritorniamo ai complimenti.

Vedova: Ma non lha ancora capito? Per lui non esistevano i complimenti. Per lui che era una buona forchetta una volta cucinai un fagiano in un modo che solo i pi grandi cuochi del mondo sapevano cucinare.

Presentatore ( con disgusto ): Mangiavate i fagiani?

Vedova ( sbrigativa ): S: e cera da leccarsi le dita e quel giorno lui se le lecc.

( Il presentatore fa controscena di disgusto, mimando il leccarsi le dita

e lo sputare schifosamente).

Vedova: Io lo guardavo, in attesa che desse un parere, un qualche parere su quello che avevo faticosamente cucinato e, non ricevendo parola alcuna, lo stuzzicai dicendogli che era un fagiano e non il solito pollo. E lui per tutta risposta, mi disse che un pollo fatto bene non ha nulla da invidiare a un fagiano fatto bene. Io non mi arrabbiavo perch il suo modo di fare complimenti lo si ritrovava nelle sue azioni: infatti mangi tre porzioni di fagiano; del pollo mangiava a stento solo le due ali.

Ma, del resto, era pieno di contraddizioni: diceva una cosa e dopo due minuti affermava il contrario. Con convinzione.

Presentatore: Ma veri complimenti, non gliene fece mai?

Vedova: Forse una volta. Gli domandai quale fosse stato il pi bel regalo che avesse ricevuto. Lui mi rispose: Il pi bel regalo sei tu. Lo direste un complimento?

Presentatore:( con entusiasmo): Ma cero!

Vedova: Lo pensai anchio, sul momento, ma dopo qualche secondo diedi unocchiata di sfuggita al libro che stava leggendo: era ancora aperto ad una pagina dove un personaggio diceva: Il mio pi bel regalo sei tu . Corsi via piangendo e lui mi corse dietro cercando di giustificarsi dicendo che non aveva importanza se quella frase laveva letta. Limportante era che ci che aveva detto lo pensasse veramente. E aggiunse che la letteratura psicoanalisi perch confronto con la vita realeefrasi di questo genere che capiva solo lui e con le quali mi addolciva. E io gliela perdonai. Facemmo il rapporto amoroso e devessere stato allora, quella volta , che concepimmo il nostro secondo figlio. S, devessere stato quella volta, perch doponon fu pi permesso concepire figli in quella maniera ( Si perde nei ricordi, tra s e s):

Presentatore: Ma non le disse mai di quelle frasi che si usava dire una volta? Per esempio: ti amo .

Vedova: Sentir dire ti amo a uno che non ha mai fatto complimenti? Le sembra facile? (Pausa. Poi, ricordandosi ): Anzi non, lo diceva. Per lo diceva solo quando era ubriaco: ed io, pur di sentirglielo dire, lo facevo ubriacare. Diceva serio: ti amo e poi scoppiava a ridere. Ma era meglio di niente. Per una volta lo minacciai di lasciarlo, rinfacciandogli che ad una moglie si doveva dare di pi, almeno a parole. Una donna ha diritto ad avere di pi dalla vita matrimoniale, gli dissi. Ma ancora una volta lui mi disarm dicendomi che nella vita c solo quello che la vita ci pu dare, non c qualcosa di pi. Tutto quello che la vita ci d un di pi. Voi cosa avreste fatto? Io mi rifugiai tra le sue braccia e lo pregai di non lasciarmi mai. E gli chiesi di stringermi forte forte.

SCENA SETTIMA

Presentatore: Ed ora passiamo ai litigi. Signora, ha mai litigato veramente col Grande Scrittore?

Vedova: Litigato? Una volta lo lasciai, addirittura.

Presentatore: Ci racconti, ci racconti tutto.

Vedova: Tra i tanti regali che mi fece durante il matrimonio cera una pelliccia, comprata venti o trenta anni prima. Era una pelliccia di visone fuori moda, che non usavo pi, perci decisi di disfarmene. Lui mi disse che si sarebbe incaricato personalmente di farla avere ad una associazione missionaria.

E quel giorno se la port via. Due mesi dopo andai a trovarlo nel suo studio. Avevo le chiavi, aprii nellaltra stanza, intento a fare il vecchio sporcaccione con la giovane donna delle pulizie. Oh, come lo odiai! Vedo ancora quei due corpi nudi, avvinghiati, la flaccida pelle di lui contro il sodo seno di lei, che rideva. E tutte due sulla mia pelliccia, a terra .e mentre scappavo via in punta di piedi, col sangue diventato acqua, lo udii promettere la mia pelliccia a quella puttanella. Mentre indietreggiavo tremante urtai contro un supporto che conteneva le sue pipe: si rovesci facendole cadere a terra e qualcuna si ruppe. Uscii sbattendo la porta e andai a rifugiarmi da mia sorella. Non mi cerc per niente, quel vigliacco. E quando, dopo una settimana di tormenti, tornai a casa, lui si comport come se non mi vedesse da poche ore. Ciao, cara . e mi baci. E sul tavolo cera un pacchetto regalo: era una parure di brillanti. Gli gettai tutto in faccia, lo schiaffeggiai ripetutamente chiamandolo porco e poi lo abbracciai, baciandolo. E lui ricambi labbraccio. Quella volta non fui sola a piangere. Anche il suo viso era rigato di lacrime.

(La vedova piange sommessamente. Il presentatore, come per non disturbarla, fa cenno alloperatore di riprenderla. Poi, come un diavolo tentatore, si rivolge alla vedova).

Presentatore: Su, signora, continui cos; continui a piangere. Vuole che laiuti a ricordare? Fu quella lunica volta che and con unaltra donna?

Vedova: ( guardandolo con disprezzo): Lei non ha cuore.

Presentatore: Ah! ah! si sbaglia: ne ho addirittura uno nuovo. Me lhanno trapiantato appena tre mesi fa.

Vedova: Cuore, cuore. Non dico il cuore. Bens cuore, come sentimento Ma gi, chi non ha mai pianto

Presentatore: Non si disperda in parole senza senso, signora. Non

Vedova: E va bene, va bene. Ce ne fu unaltra, di donna, una certa Enrichetta. Era giovane anche quella. Ma ci che mi fece soffrire di pi fu il suo modo di descriverla: bella, con occhi dolcissimi. E quel girocollo con piastrina che le avevo regalato sembrava un ponticello doro sul laghetto delle ochette.

Presentatore: Il laghetto delle ochette?

Vedova ( spiegando ): S , quella fossetta che c alla base del collo. ( Gridando ): soffrii perch sua moglie non laveva mai descritta in nessuna delle sue opere. Mai, neppure un crepa. E quando glielo rinfacciai mi rispose candidamente: E perch ti amo, tu esisti, per me. Se ti descrivessi in un libro, saresti solo nella mia fantasia. Invece ti ho qui, reale, in carne ed ossa: a che mi serve descriverti? ( sorride amaramente): voleva farmi capire che le altre non esistevano, per lui. Per ci andava a letto! E poi le descriveva nei suoi romanzi.

Presentatore: Era un amatore dei rapporti amorosi. Ma quante volte si masturbava in una settimana?

Vedova: Anche questo!

Presentatore: Tutto

Vedova: Sette volte.

Presentatore: Vuole dire

Vedova: S, si masturbava ogni giorno. A volte anche due.

Presentatore: E quando?

Vedova: Quando faceva il rapporto amoroso con me.

Presentatore: ( al pubblico ) Tutto, cari telespettatori. Tutto si viene a conoscere e a sapere in questa trasmissione seguita da ogni parte del mondo.

Vedova: Si crede a tutto, oggi.

Presentatore: Come dice?

Vedova: Niente.

Presentatore: Era un fenomeno vero?

Vedova: Il Dio, si autodefiniva. E se ne entusiasmava. Eppure, a volte, pensava davvero di essere potente, imbattibile, di avere delle energie che aspettavano solo di essere utilizzate, estrinsecate. Erano quei momenti in cui credeva e lo faceva credere anche a me che il mondo fosse a sua disposizione, a portata di mano. Credo che ognuno di noi avesse di questi momenti, qualche volta, una volta. Ora non pi.

Presentatore. Oh, lasci stare queste stupidaggini : fatti , vogliamo. Fatti, vuole il pubblico: fatti. Si concentri sui fatti.

Vedova: Oh, s, mi scusi. Stavo dimenticando. Volete fatti, vero? Eccoveli. Sapete cosa era capace di fare il Grande scrittore per dimostrare di essere un vero uomo? In campagna. Una volta eravamo in campagna, in una specie di fattoria del sud, dove cerano tanti animali. Lui vide il gregge e volle Comprare dal pecoraio un agnellino nato da pochi giorni, due settimane di vita. Stava l, tranquillo nell'ovile. Lo pag pi del suo va]ore, pur di non avere ostacoli. Afferr l'agnellino tenendogli unite le zampe posteriori e lo blocc tra le sue ginocchia, stringendogli la pancia.. Poi gli lasci le zampe e l'agnello cominci inutilmente a scalpitare e a belare. Poi, per non farlo pi belare - con quei belati sembrava che chiedesse aiuto alla sua mamma - per non farlo pi belare, dicevo, gli strinse il musetto con una mano. Poi, con laltra, afferr il lungo coltello appuntito che gli porgeva il pecoraio e lo conficc sul lato del collo dellagnellino, trapassandolo. Il sangue sgorg, colando in una, scode1la che Un bambino, il figlio del pecoraio, teneva sotto il collo de povero animale, che scalpitava sempre con minor vigore, finch la vita lo abbandon. Poi lo lasci cadere per terra. Il Grande scrittore ansimava. Il pecoraio e suo figlio ridevano, stavano quasi per applaudirlo. Questo sangue buono da mangiare, dopo averlo fatto indurire, fritto in padella, disse il pecoraio. Il bambino corse a far friggere il sangue che poi avrebbero avidamente mangiato. Io piansi perch non ero riuscita a farlo desistere, a impedirgli di uccidere quellindifeso agnellino. Poi, non ancora contento, afferr una zampa dellagnello, fece un foro sulla pelle, all'altezza del tallone, e vi soffi dentro con forza, poggiandovi le labbra. Lagnello cominci a gonfiarsi come un palloncino: era la pelle, che si staccava dalla carne per effetto della pressione del soffio. Poi, afferrato di nuovo il coltellaccio, squart l'agnello e spell il corpicino. Questa la faremo conciare, disse Il Grande Scrittore alzando la pelle come un trofeo. "E quello lo faremo arrosto", e indic la carne ancora sanguigna dell'agnellino.

Presentatore (Dopo una breve pausa). Fiiiu, che fatti.

Vedova (quasi per infierire): E non fin l. Durante il pasto, consumato allaperto davanti alla cascina, lui e il pecoraio decisero di castrare un porco. Andarono nel porcile seguiti dal bambino e scelsero il pi grosso porco, quello che ingravidava tutte le troie. Lo inseguirono per un po e lo afferrarono. Lo rivoltarono a zampe in su e mentre il Grande Scrittore e il bambino lo tenevano, il pecoraio, con un colpo secco, da esperto, gli tagli i testicoli. E subito dopo lo liberarono. Il porco, grugnendo rumorosamente , raggiunse le sue compagne. Il pecoraio, il Grande Scrittore e il bambino, ridendo, raggiunsero gli altri commensali. Il pecoraio sezion in due ogni testicolo e li depose sulla griglia. Un orribile lezzo si lev per qualche secondo e, dopo che furono ben cotti, gli uomini mangiarono i testicoli del porco. Anche lui ne mangi un pezzo. (silenzio.)

Vedova: Allora, come va la commemorazione del granduomo, del Grande Scrittore, eh?

Presentatore (con finta indifferenza, ma evidentemente turbato): Beh, che C di strano? Del resto tutti sapevano che il Grande Scrittore era rotto a tutte le esperienze. Sappiamo anche che rubava.

Vedova: Gi. Rubava. Era costretto a rubare per sopravvivere. Rubava al mercato, rubava ai grandi magazzini, rubava la vita altrui, le storie altrui. Archeologo della vita, si definiva, e rubava passioni, sentimenti... amore. Anzi no: lamore stata lunica cosa che non ha dovuto rubare. Il mio amore per lui.

Presentatore: Lamore?

Vedova: S, l'amore, il pi bel sentimento del mondo.

Presentatore: Sentimento?. Cos?

Vedova: Chi non piange non pu capirlo.

Presentatore: Questa vecchietta! bisogna compatirla: l'unico esemplare che sia rimasto al mondo. Dobbiamo fare tesoro delle sue testimonianze e, per questo, dobbiamo sopportare qualche sproloquio, qua e l. Amore, sentimento, passioni... Chiss a cosa si riferiscono. Ma forse inutile indagare, probabilmente neppure lei... Ci divertiamo molto di pi sentendo narrare di lui, del Grande Scrittore, che questa settimana celebriamo.

FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA

(Il presentatore si volge verso la vedova e la sorprende a piangere in silenzio.)

Presentatore: Presto, Tony, ancora le lacrime, presto. (Alla vedova:) Narri mentre piange, signora. far pi effetto.

Vedova: me ne frego del vostro effetto.

Presentatore: Ecco, cos. Tony, ci sei?

Vedova: Andate via... Lasciatemi andare... Lasciatemi in pace... (Cerca di scacciare loperatore.)

Presentatore : Dai, Tony , dai. Forza, signora, forza. Cos. Cos andiamo forte. (Incurante delle sofferenze della vedova:) E ora del lavoro, signora, ci dica del lavoro. Prima di diventare famoso era impiegato statale, vero?

(Impotente, la vedova si calma, ma singhiozza; nulla pu contro la "tenacia del presentatore, perci capisce che il modo migliore per liberarsi quello di finire di narrare il pi presto possibile.)

Vedova: Quellimpiego non lo ha mai interessato. Una volta disse: lunica cosa che mi dispiacerebbe, se morissi, il non aver fatto niente, nella vita. Vorrei scrivere almeno un libro che lasciasse una traccia del mio passaggio su questa terra.

Presentatore: Una traccia lha lasciata, non vero cari spettatori? E che traccia! Un applauso. E ci dica, signora, che rapporti aveva, suo marito, con quello che chiamavate denaro?

Vedova: Che rapporti? Carnali, direi. Voglio narrarvi qualcosa che ve lo chiarisca.

Presentatore . S, signora, ci narri.

Vedova. Un suo amico possedeva un portafoglio in pelle, che ha usato per un breve periodo. Poi la sua ragazza gliene regal uno nuovo.

Presentatore: Di lui, ci parli di lui, del Grande Scrittore.

Vedova: quello che sto facendo! Il Grande Scrittore, invece, aveva un portafoglio vecchio, brutto... - successe prima che ci sposassimo - ...e non voleva che gliene regalassi uno nuovo. Preferiva usare il suo, di puro cartone e leggermente strappato da un lato. Il Grande Scrittore, una volta offr il caff a quel suo amico il quale, notando quel logoro portafoglio, si offerse di vendergli il suo, di seconda mano ma in ottime condizioni. E lui accett. Il portafoglio del suo amico era in pelle. Vera pelle, un po' usato ma in buono stato. Glielo pag 500 lire, dopo tre giorni di estenuanti trattative. In seguito mi confess Che lo compr usato non per risparmiare, ma perch pensava che gli avrebbe portato fortuna. Per il portafoglio di cartone non lo butt via. Lo conserv.

(La vedova estrae dalla borsetta un vecchio portafoglio.)

Vedova (emozionandosi fino a piangere): Eccolo. (Lo porge al presentatore e questi lo prende e lo guarda incuriosito, tra il sorpreso e lincredulo.)

Vedova: Poi gli venne un'idea, che realizz veramente: non avrebbe mai buttato i suoi portafogli vecchi, ma li avrebbe collezionati. In pi avrebbe scritto - e lo fece - la storia di ognuno di essi e avrebbe seppellito il tutto nel bosco, in una cassetta chiusa ermeticamente. Vi scrisse tutto ci che quei portafogli avevano 'vissuto, i soldi che avevano contenuto, i luoghi che avevano visitato, descrisse i momenti ricchi e i momenti bui in cui furono vuoti, privi dellessenza che li rendeva necessari: la banconota. Ne seppell pi di sessanta, un tesoro di ricordi. Questo me lo lasci. Ecco comera il suo rapporto con il denaro.

Presentatore: Cos'?.... Cosera precisamente quello che lei chiama denaro?

Vedova: difficile spiegarlo. Oggi tutti possiedono tutto. Ma sessanta anni fa, senza denaro non si cantava messa.

Presentatore: Messa? (Confuso, lascia correre senza approfondire e riprende il vecchio discorso:) Quale fu il suo primo portafoglio?

Vedova: Era in pelle di dromedario - forse di cammello. Glielo aveva regalato suo padre, a dieci anni, e lo ha conservato per tutta la vita senza mai usarlo. Poi, ancora da suo padre, ebbe in regalo quel portafoglio di cartone, che us per lungo tempo, fino ai primi anni duniversit, quando lo conobbi.

Presentatore: Ecco: quando lo conobbe. Faceste subito il rapporto amoroso? Vedova (sorridendo): Fare il rapporto amoroso": Gi, cos che si dice adesso. S. E voi, voi che lo fate senza ritegno, senza ritegno volete conoscere quello degli altri. Non avete piet. Non potete averne: non la conoscete, non sapete neppure cosa sia, la piet.

Presentatore (assecondando) : No, non la conosciamo, la piet. In questo ha ragione. Quindi lasci perdere e passi alla Prima Volta. Come fu la Prima Volta?

Vedova (dopo un po di esitazione cede imbarazzata): Fu dopo una serata in pizzeria. Andammo nella sua soffitta, io mi spogliai e mi misi subito sotto le coperte. Anche lui era nudo, ma stava allimpiedi e fumava un puzzolente sigaro. Mi aveva promesso di farmi leggere un suo racconto e io aspettavo che me lo desse. Non lo avrei fatto avvicinare se prima non mi se. Non lo avrei avesse dato il dattiloscritto. Mi lanci una boccata di fumo appestandomi col suo sigaro e mi porse le pagine del racconto. Faceva freddo, in soffitta, nonostante la stufa elettrica accesa. Ma sotto le coperte si stava bene. E lessi il racconto avidamente. Lui, per tutto il tempo, mi osserv senza fiatare. Finito di leggere non mi domand neanche cosa ne pensassi: sollev le coperte e si mise sotto, avvicinandosi a me. butt il sigaro nel lavandino e mi abbracci. I nostri corpi erano caldi, caldissimi, e ci percepimmo a vicenda. E poi spense la lampadina colorata che dava una fioca luce dellambiente e spense il fuoco che c'era in me. Il giorno dopo scrisse quella nostra esperienza. E la scrisse a suo modo, naturalmente. Poche pagine, irriverenti. Senza nessun rispetto per me come donna.

Presentatore: Ecco il passato: donna rispetto irriguardoso (pausa) Ecco come veniva fatto il rapporto amoroso pi di cinquantanni fa , cari telespettatori.

Vedova: Ma no... No, la prego...

Presentatore: ...E poi cos'altro, eh? Botte? Insulti?

Vedova: Ma cosa sta dicendo?. Lei si sbaglia. Era uno Scrittore, lui. Doveva per forza scrivere in quel modo. Lho gi detto: per lui il mondo reale non si poteva portare negli scritti cos comera, ossia tale e quale. Ci voleva qualcosa, qualcosa che lui chiamava forza d'urto, che tutto trasformava, anzi no: non trasformava Bens deformava. S, deformava Deformava la realt e dalla sua penna uscivano capolavori. Irriguardoso, il suo amore? Vi dico due poesie, ora. Una la scrisse prima di conoscermi. Laltra dopo, molto tempo dopo, avermi conosciuta. La prima si intitola Senza amore. (Recitando:) Senza amore / E non sento / Il bisogno / Nemmeno / Di una goccia / Della sua / Linfa.

SCENA SECONDA

(Dal portafoglio che il presentatore tiene in mano cade una fotografia. Loperatore la inquadra in primo piano: il Grande Scrittore fotografato di spalle, mentre abbraccia la vedova, il cui viso sorridente spunta al di sopra della spalla di lui. Sono entrambi giovani.)

(Loperatore si mostra spaventato, confuso: dopo aver inquadrato la foto non sa cosa fare.)

Presentatore ( raccogliendo la fotografia): E questa? (All'operatore:) Su, continua, Tony. Riprendi tutto.

( La vedova si affretta a strappargli la foto di mano. )

Presentatore (sorpreso): Tutte le foto sono state abolite e distrutte tanti anni fa. Come ha fatto a nasconderne una?

Vedova (piange, ma guarda avidamente, contenta, la foto): Oh, no. Cosa mi faranno adesso? Io non sapevo che ci fosse ancora. Era l, nel suo portafogli, forse infilata in una tasca segreta. Oh, non m'importa di quel che mi faranno. In questo momento provo una doppia gioia: la gioia di rivedere una foto e la gioia di sapere che lui nascondeva una nostra foto. Che uomo! Nonostante la nostra vita vissuta cos come labbiamo vissuta, se lo incontrassi ancora, lo sposerei di nuovo. E ricomincerei con lui, un'altra volta, malgrado le sofferenze. Oh! Ha nascosto una nostra foto, rischiando per questo la vita. Capisce? Riuscite a capirmi?

Presentatore ( con complicit) : Signora, ci dica: cosa si prova a guardare una fotografia? Che senso ha guardare un pezzetto di cartoncino colorato?

Vedova (con nostalgia, sospira, ci pensa su, sorride): Si ricorda. Ecco perch sono state abolite. Le foto permettevano ad una persona di rivivere. Guardando una foto ci si estraniava dal mondo. Quando si guardavano delle fotografie, per qualche minuto non si viveva il presente, si viveva il passato. Anzi, lo si viveva unaltra volta. Basta una foto (la guarda commossa) e si ricordano certi momenti, a volte bellissimi a volte meno belli. Una foto crea anche lo stesso sentimento, la stessa sensazione, lo stesso stato d'animo che si aveva al momento dello scatto". Ogni foto era una storia, un fatto. Erano anche testimonianze. E ogni foto poteva far discutere per ore, giorni. Forse per questo che sono state abolite. Per far dimenticare.

Presentatore: Guarda, Tony, guarda che bella. Inquadra la fotografia. (loperatore appare spaventato, si allontana, rifiutandosi di inquadrare la foto) - (Il presentatore rimane conquistato dalla foto, continua a guardarla estasiato.)

Vedova : Quando sfogliavo un album di fotografie, era come se sfogliassi il tempo.

Presentatore: Sfogliare il tempo! .

Vedova: A me piaceva guardare le fotografie. Qualsiasi fotografia, specialmente quelle fotografie depoca, ingiallite, che mi portavano nel tempo che non avevo vissuto. Le fotografie sono voglio dire erano - vita, che lo si voglia o no.

Presentatore: E noi, qui, stasera, abbiamo detto tutte queste cose? Non posso crederci. Tony, hai registrato tutto? (Tony pi che mai spaventato.)

Presentatore ( imperioso): Tony! (Con cautela, Tony poggia a terra la video-camera ed esce correndo, impaurito da chiss cosa.)

Vedova (come in trance): Avevo due criceti, da bambina: Arcibaldo e Petronilla. Arcibaldo morto per amore, Petronilla di dolore. Al Grande scrittore piaceva un frutto, in particolare. Anche quello, oggi, scomparso. Ma resta una sua poesia, a ricordare quel frutto (comincia a recitare:) Denti di morto, mangio / Denti per Re, per pranzi da Re / Denti di morto, sul tetto / Dolci e aspri, rossi e bianchi / O con un punto di carie, nera / Carie nera sui denti di morto / Da buttare, da mangiare./ buoni, sul piatto / Morbidi e schizzosi / E la pelle amara che vi si attacca, / Denti sporchi di giallo. / Un dente di morto / Due, tre, centoventi pi centoventi / Denti di morto nel bicchiere. / Col cucchiaino, mangio / A sette a sette / Per il mio piacere / da gustare, ma solo in autunno / Denti di morto, per non piangere. (Pausa.)

Presentatore: Denti di morto?

Vedova: I grani di melograno!

Presentatore: Oh! E scrisse altre... Come ha detto che si chiamavano? s: poesie.

(La Vedova tira fuori dalla borsetta tre o quattro fogli piegati.)

Vedova: Queste. (Porge i fogli al presentatore.)

(Il presentatore, prima esamina gli scritti, incredulo; poi legge, contento del nuovo scoop.)

Presentatore (leggendo): "Andare dal corniciaio per per mettere cornici a stampe leonardesche e raffaellite, pi quadro ad olio...

Vedova: No, no. Mi sono sbagliata...

Presentatore : No, lasci: interessante. (Continua a leggere) "Fare bucato

Vedova: No, sono i suoi promemoria...

Presentatore : "...Scrivere ai critici. Battere a macchina i racconti...

Vedova: No, la prego, no. (Piange allunga le braccia e poi si arrende, impotente.)

Presentatore (incurante della vedova, continua a leggere imperterrito, avidamente). "Scrivere a editori e inviare racconti. Spedire racconti pornografici a riviste specializzate. Fare doccia. Andare al cinema. Telefonare al giornale. Telefonare a Pasquale, il pittore. Scrivere racconto sulla... morte. Andare in banca per versamento. Andare all'altra banca per prelievo. Andare a gabinetto poi fare barba. Andare ufficio collocamento per tesserino disoccupazione..."

Vedova: No, basta, la prego. Basta. ( Piange. )

Presentatore (Infierendo): "...Falsificare francobolli. Andare al museo. Dichiarazioni redditi: S o no? (Guarda la vedova.) Uh! Come piange Tony, dove sei? (riprende a leggere:) fotocopiare manoscritti. Comprare libro Come diventare ricchi nel l981. Telefonare a casa. Fare allamore - telefonare a Rosy.

Vedova: Ma perch? una tortura. No, la prego.

Presentatore: "Cominciare a scrivere seriamente. Litigare e mandare affanculo il caporeparto. Licenziarsi dalla ditta. Invitare Sara a cena - o a teatro. Invitare Laura a cena - o a teatro. Invitare Silvia a cena - o a letto. Andare al casin. Comprare Marijuana. Recuperare sonno perso.

Vedova (singhiozzando): E' contento, adesso? Cosa ci ha guadagnato?

Presentatore: Ma sono scritti... Come dire? Sono pi belli delle poesie.

Vedova (Ironica): Lo so. Per questo non volevo che li leggesse.

Presentatore (con solenne seriet): E' mia opinione Che dovessi leggerli.

Vedova: Sapete cosa diceva il Grande Scrittore? Diceva: Mi piacciono le opinioni, perch sono teorie, cio quelle affermazioni che non possono essere provate e delle quali - ecco il bello - si pu sostenere il contrario, perch neanche questo pu essere dimostrato.

Presentatore (estasiato, dopo una breve pausa): Bello!

SCENA TERZA

(Timidamente entra in scena Tony e riprende il suo lavoro con la videocamera)

Presentatore (a Tony): Ti sei perso un sacco di lacrime. Cerca di recuperare. (Alla vedova:) Dellimpiego, signora. Non ci ha ancora parlato del suo impiego statale.

Vedova: Cera il buio, davanti a lui. Si vedeva solo un piccolo, piccolissimo spiraglio, da dove entrava un po di luce. Sarebbe riuscito a fare breccia in quello spiraglio e vedere la luce? Le mie emozioni e il mio stato d'animo mi dicevano di s, ma lintelletto e la ragione avanzavano molti dubbi. Il destino non esiste o, se esiste, fatto di tante piccole trappole disposte da noi stessi lungo il cammino della vita. Trappole nelle quali prima o poi cadiamo. Infatti, poco prima che ci sposassimo, venne assunto in un Ente statale, impiegato di sesto livello. Da allora si mise in testa che nessuno volesse niente da lui, nessuno pretendesse niente dal Grande Scrittore. Bastava che facesse il proprio dovere, le sue ore in ufficio, e nessuno gli chiedeva pi nulla. Bastava che lavorasse, che contribuisse a far andare avanti quel carrozzone statale con le ruote contorte e traballanti. Era tutto normale. E per moltissimi anni venne lasciato tranquillo. In fin dei conti, per un miserabile stipendio, faceva fin troppo bene la sua parte per la Societ. Ma la sua vita non, poteva avere termine in un ufficio statale. (Comincia a piangere.)

Presentatore (fa cenno a Tony di riprendere, le lacrime. Poi , alla vedova: ) Certo , certo. Infatti poi divenne un grande scrittore.

Vedova (gridando): NO! Non lo divenne: lo era gi. Lo era sempre stato. questo che non riuscite a capire. Voi avete voluto scoprirlo solo dopo la sua morte. Per sin da allora voleva inventare mille cose, ma avete ucciso la sua fantasia ed era come se aveste ucciso lui. Voleva creare, fantasticare, vivere in mondi di sogni, ma lo avete azzerato, lo volevate come voi: morti viventi. E lui voleva creare mondi, vite. Mondi migliori, vite migliori, senza uffici. Andava in ufficio al mattino presto e tornava a casa la sera tardi. E le sue opere a met lo guardavano mute; gli ricordavano chi era e lo facevano star male. Opere create a met e mai finite, che avrebbe finito, prima o poi. E stavano l, le sue creature, come aborti che un ufficio aveva impedito di nascere, di scaturire da quell'anima immortale che era la fantasia del Grande Scrittore. E piangeva il padre, e piangeva la madre, madre natura, e piangeva il mondo, e piangevano tutti, anche i morti che morto lo volevano, come loro, felici di lavorare in un ufficio. ( Pausa ) E dopo alcuni anni di impiego statale scrisse una poesia che mi fece rabbrividire, che mi fece presagire qualcosa di grave: Uomo alle soglie del tempo / Cosa fai seduto l / A guardare inerme / Mentre la morte / Comincia a coprirti / Col suo nero Mantello?

(La vedova singhiozza sommessamente e piange.)

Presentatore (con discrezione): E le altre poesie?

Vedova (prende dalla borsetta due fogli e li porge al presentatore). Ecco. Legga lei, io non ne avrei la forza.

Presentatore ( apre i fogli) . Passer questa stagione - il titolo. (si schiarisce la voce). Bianche cime innevate / Lontane, alte a toccare il cielo / Montagne e colline Baciate dal limpido sole mattutino / Voi coronate il mio triste e lento andare. / Persino tu, /Rabbioso e gelido vento, / Persino tu / Urli e piangi un pianto sommesso e impotente / E sembri impedirmi l'andare / Verso il grigio, triste e Mortale cemento / Che si staglia, feroce e inumano / Verso il cielo sereno / Come spina maligna / Nel cuore innocente di un bimbo. / E Avanzo, lento. / E ancora violente sferzate / Di polvere e gelo / Mi trapassano il cuore. / E le foglie, tristi anch'esse, come me / Gialle animelle senzali / Vibrano tutte e si strappano nette / Dai rami grigi e morti / Cedendo al vento delluggioso mattino. / Vento complice e tentatore / Cui resisto a stento. / E sembrano fuggire, le foglie /Mentre mi sfiorano, rapide / Il petto, le gambe / Il sangue e lanima mia / E mi dicono - sadiche e tentatrici / Vieni con noi / Danza con noi / Vola con noi / Fuggi con noi. / Ma io, soldato dun esercito di morti / N quel giorno ne mai / Riuscii a disertare / La mia postazione , Una trincea di grigie pratiche da smaltire."

Vedova: Non granch, come poesia, eh? Ma capite, ora, cosa voleva dire per lui andare in ufficio?

Presentatore (spulciando tra i fogli che ha in mano): E questaltra? Piccolo uccellino?

Vedova: No, quella no. Lha dedicata a me. La scrisse sul frontespizio di un suo libro. E' quella che scrisse molto tempo dopo avermi conosciuta.

Presentatore: Leggiamola.

Vedova: No, mia.

Presentatore : E allora ce la legga lei.

Vedova: Io?

Presentatore: s . Un applauso, signori.

( La vedova, a malincuore, si appresta a leggere. )

Vedova: "Tu, piccolo uccellino di primo volo, /Tu vorresti volare, lo so / Ma sempre ricadi. / A volte unancora invisibile /La tua ingenuit. A volte tu stesso, testardo. / O i tuoi sbagli. / Tenero uccellino di primo volo! /Volerai, stanne certo / Ti aiuter a farlo. / Ma sorridi, ti prego."

(Pausa. )

Vedova: La scrisse un Natale di tanti anni fa. Non voleva che piangessi. Un giorno mi disse che era stufo di vedermi piangere. Devi essere felice, mi diceva. E io gli rispondevo che si pu essere felici anche piangendo, anzi: forse, chi piange, dimostra di essere pi felice di chi ride quando invece vorrebbe piangere ma non pu. Ormai era stato distrutto il sentimento.

( Pausa. )

Vedova (al pubblico): E voi, non vi siete ancora stancati di vedermi piangere?

Presentatore: Ma no! Per noi un piacere vederla piangere. una tale novit! non vero, cari spettatori? Un applauso.

SCENA QUARTA

(Gli applausi vanno scemando. )

Vedova: Oh, lo so, per voi sono una bestia rara. Oh s. Una donna che piange non lavevate mai vista. E non avete mai visto una donna che muore, vero?

Presentatore (spaventato): Non dica quella parola, signora.

Vedova (infierendo): Morte. Vi spaventa la morte, vero? Quella vi fa paura, fa paura a tutti. Ha sempre fatto paura. La paura della morte non si potr mai abolire. E volete sapere una cosa? Una cosa veramente segreta sul Grande Scrittore? L'ho ucciso io.

Presentatore (confuso): Ma signora, si esce dagli schemi. Non possibile. Ucciso, lei? Non possibile. Tony, spegni tutto, non registrare.

Vedova: No, Tony. Continua a registrare, invece. Riprendili. Su, dai. I miei occhi... Sapete una cosa? Erano pieni di lacrime, mentre lo uccidevo. lui era l, debole, vecchio. Era l , sul letto, senza pi forze, ne volont. Mi avvicinai, presi un cuscino, lo poggiai sul suo viso mentre dormiva e. . . (Scoppia a piangere.)

Presentatore (spaventato e confuso): incredibile! Cosa successo? Cosa succeder adesso? Non esistono pi n omicidi n assassini da almeno trent'anni.

Vedova: Ma di che ti preoccupi? Questa trasmissione non labbiamo voluta n io n tu. Lha voluta qualcun altro, di proposito, perch non ci fossero pi scrittori. Lui stato lu1timo, ma lhanno pescato troppo tardi, dopo la sua morte. Ve lo hanno dato in pasto, prima con la sua opera, per farvelo gustare, assaporare. Ora ve lo vogliono sottrarre, lo vogliono uccidere ancora - me lo vogliono far uccidere ancora - con la mia testimonianza. Il Grande Scrittore stato ucciso molte volte, ma sempre resuscitato. Ma da oggi in poi nessuno lo potr pi uccidere.

Presentatore (pi spaventato che mai): Tony, spegni tutto...

Vedova: Da decenni conduci questa trasmissione. Tutte le volte lhai condotta per uccidere la memoria di qualcuno o qualcosa. Per ti impediscono di parlare di morte. Ma stasera i tuoi milioni di telespettatori la vedranno, la morte. In diretta. Forza Tony.

Presentatore ( a Tony che passa la diretta): Tony, no.

(Ma Tony ormai un cane sciolto, che ha assaporato il sangue: sa solo che il suo compito quello di fare riprese.)

(La vedova estrae dalla borsetta un pugnale e improvvisamente si scaglia contro il presentatore, colpendolo al ventre. Il presentatore si accascia al suolo, morto. Loperatore inquadra il corpo ormai privo di vita.)

Vedova: Avevo il mio pianto, la mia solitaria sofferenza, ero tranquilla. Tu (al presentatore morto): tu hai fatto rinascere in me il ricordo di lui e, con il ricordo, anche il rimorso per quello che gli ho fatto. Ed come se lavessi ucciso ancora.

(La vedova lascia cadere il pugnale e l'operatore lo inquadra in primo piano, zoomando.)

Vedova: Inquadratemi pure, adesso. Inquadrate il mio volto, ormai non ho pi lacrime.

(Ma l'inquadratura resta fissa sul pugnale.)

BUIO.

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