Una donna libera


UNA DONNA LIBERA

Commedia in tre atti

di ARMAND SALACROU

PERSONAGGI

LUCIA BLONDEL

CELESTINA, madre di Paolo e Giacomo

ZIA ADRIANA

GIACOMO MIREMONT

PAOLO MIREMONT

CHER AMI

MAX

UN ESATTORE DEL GAS

L'AUTISTA

UN RAGAZZO

Il primo e il terzo atto in casa dei Miremont, in campagna. Il secondo atto & Montparnasse. Fra atto e atto passano rispettivamente cinque e sette mesi.

ATTO PRIMO

La camera di soggiorno di una casa agiata di campagna. Vecchi mobili, fotografie sui muri, nessun lusso eccessivo, tuttavia molto ordine, molto lindore ovunque. Orologio a pendolo ad una parete. Lampadario nel mezzo.

(Zia Adriana, una zitellona, seduta in poltrona, fissa immobile la finestra aperta. Quasi subito Giacomo sporge il capo attraverso l'architrave della porta. (Sar appollaiato su una scala a pioli, nella stanza accanto). Allunga un doppio metro, quasi dovesse misurare il soffitto).

Giacomo - Le stelle sono trecento milioni!

Zia Adriana - (sussultando) E' questa la maniera di salutare tua zia?

Giacomo - Buon giorno, zia Adriana, buon giorno!

Zia Adriana - (senza guardare Giacomo) E cos, come se niente fosse, ti presenti alle tre del pomeriggio!... (Si volta e non scorge pi il nipote) Screanzato!... (Giacomo rientra, questa volta dalla porta, recando la scala a pioli: la piazza, e vi sale. Zia Adriana lo fissa, muta, piena di disprezzo. Giacomo, afferrato un martello, conficca un grosso chiodo nel soffitto) Sei pazzo?! Vuoi scendere di l?! Basta, mi fai diventare sorda con quei colpi... Giacomo, ma insomma...

Giacomo - (verificando il chiodo) Terr. Credete, zia Adriana, con immenso dispiacere che disturbo la vostra siesta... ma non avrei mai immaginato di aver fatto, in soli tre mesi, dei progressi cos rapidi... tanto da dover invadere persino la sala da pranzo! (Scende dalla scala, esce rapido).

Zia Adriana - Un buono a nulla... un fannullone; ecco cosa sei. Che, per di pi, prende la gente per il naso...

Giacomo - (rientra con una grossa palla di legno contornata da un anello) Oggi, sono vittima delle proporzioni.

Zia Adriana - Cosa?!

Giacomo - Eh, s... perch si pu mutare una dimensione, non un rapporto fra due dimensioni... Per, fatto il primo passo, tutto il resto viene da s... quasi ci fosse un destino che guida le proporzioni... Si discorre spesso dei figli e dei figli dei figli dei figli... Giustissimo! Ma anche i gesti hanno i loro discendenti; anche i nostri atti e i nostri pensieri sono concatenati ed hanno un loro futuro... Anche tu, zia...

Zia Adriana - Io?!...

Giacomo - S, anche le zitellone come te, cara zia Adriana, avranno una loro generazione che non potranno rinnegare...

Zia Adriana - (indicando la palla) Cos' quella roba?

Giacomo - Saturno, zia, Saturno e i suoi anelli...

Zia Adriana - Non attaccherai, spero, quella porcheria al soffitto?!

Giacomo - Un uomo di scienza stupirebbe del tuo disprezzo per un s eccelso pianeta... soprattutto se sapesse che tu tolleri in questa stanza quell'orribile lampadario pieno di polvere, fuori moda...

Zia Adriana - (chiamando) Celestina, Celestina!... (Giacomo dopo aver appeso il suo Saturno al chiodo del soffitto, esce portando la scala con s) Caro Giacomo, stai passando i limiti! (Chiama ancora) Celestina!

Celestina - (la madre di Giacomo, entrando) E' arrivato Paolo?

Zia Adriana - No. (Indicando la palla) Guarda!

Celestina - Cos'?

Zia Adriana - (spiega soltanto) Giacomo! (Pausa, quindi) Un'altra trovata di tuo figlio!

Giacomo - (entra leggendo un libro) Ho preso cos male le misure, che se voglio finire la messa in opera del mio sistema planetario, tenendo un conto esatto e proporzionale delle distanze fra pianeta e pianeta nel cielo... sar costretto ad appendere Uranio al soffitto della tua camera da letto, cara zia... Un bel disastro.

Celestina - Cos' questa nuova storia, Giacomo?

Giacomo - Quando appesi la terra alla piccola tremula luna nella mia camera, non pensavo che in un secondo tempo mi sarei interessato anche di Saturno, di Uranio e di Nettuno... Eh, s, cara mamma... perch esiste anche Nettuno! Capirai, tutte queste misure celesti, ridotte proporzionalmente, mi costringeranno a ficcare il povero Nettuno nell'ufficio postale, qui dirimpetto. La gentile signorina Daniela, che, come se nulla fosse, timbra lettere per Chicago e la Citt del Capo, scommetto non sopporter l'idea di lavorare con Nettuno sulla testa...

Zia Adriana - Scherza, scherza! Domanderemo a tuo fratello che cosa ne pensa della tua nuova mania astronomica!

Giacomo - Dubito che possa averne un'idea. Anche se qualche volta Paolo si serve del sole per abbronzarsi la pelle, il mio mondo solare molto diverso da quello ch'egli frequenta a Parigi...

Celestina - Ascolta, Giacomo... tuo fratello sar qui da un momento all'altro... Viene fra noi assai di rado... quindi, ti prego, non innervosirlo subito, come hai sempre fatto, con la tua mania di prospettargli le cose da un tuo speciale punto di vista... (Corre alla finestra) E'... No, non lui... (Torna da Giacomo) Quando Paolo qui, non passa giorno che non bisticciate. Ma s, lo ammetto, non saranno liti vere e proprie... si tratta sempre di dispute tra fratelli, di piccole nuvole passeggere... Tuttavia...

Giacomo - Cosa vuoi, mamma: siamo cos diversi, noi due! Lui un cittadino, io un uomo che vive a contatto con la natura...

Zia Adriana - Tu non sei nulla, caro mio! A te la campagna serve solo per sognare... Del resto io avevo sempre detto che non in una scuola d'agraria che si diventa agricoltori, ma stando nelle stalle in mezzo alle bestie... Soprattutto quello che devi tenere bene in mente, che tu non hai diritto a sparlare di tuo fratello... Paolo s, che un vero uomo, che si guadagna la vita... e i suoi guadagni li sa investire. D'accordo ch'egli vive a Parigi e che a Parigi si comporta da autentico parigino... ma aumenta cos il suo conto in banca... Tu invece non guadagni un soldo; al contrario, non fai che mangiarne.

Giacomo - Io mangio alla vostra stessa tavola, sempre le stesse cose, la carne due volte alla settimana e dell'insalata mal condita ad ogni pasto.

Zia Adriana - (non sapendo che cosa rispondere, cambia discorso) Quando penso che con la tua linguaccia, fai girare la testa alle ragazze d qui, e che in paese ti chiamano il bel Giacomino. S, un buono da niente: il bel Giacomino . E di' un po', giovanotto, anche alle ragazze parli di stelle e di astri?!

Celestina - Via, Adriana, ti prego...

Zia Adriana - S, s... proteggilo! Tu sei troppo buona con lui!

Celestina - Senti... (Rumore d'automobile. Corre alla finestra) Eccolo!... No, non la sua macchina...

Zia Adriana - (va anche lei alla finestra) E allora chi sar?

Celestina - La macchina s' fermata al cancello... Ma s, Paolo! Eccolo l: sta parlando con Giuseppe...

Zia Adriana - Che abbia cambiato macchina? Dio mio, si rovina quel ragazzo! (Celestina esce).

Giacomo - (fissando il suo Saturno) Pu darsi che Paolo mi sappia dare un'idea sulle proporzioni.. Paolo ha molte idee, e siccome le idee non costano nulla, le regala volentieri!

Zia Adriana - Ma non ti vergogni di stare sempre col naso in aria, a non far nulla, mentre tuo fratello?!... Se io fossi tua madre, terrei non so quante mucche in stalla, se non altro per fartele mungere dalla mattina alla sera.

Paolo - (entra seguito dalla madre. Sulla soglia si ferma e si guarda attorno da dominatore. Pronuncia con una certa enfasi) Eccomi qua... Buon giorno, zia Adriana... Ciao, Giacomo...

Zia Adriana - (a Celestina che accarezza Paolo) Il tuo Paolo, eh?!

Celestina - (fiera, commossa) S...

Zia Adriana - E pensare che il fratello d questo fannullone! (Avvicinandogli) Come sta il nostro Paolo?

Paolo - Come una quercia dei nostri boschi, zia. E voi? Come trovate la mia cera?

Celestina - Ottima! Si vede che l'aria di Parigi ti fa bene.

Paolo - (conducendo le due donne alla finestra) Ed ora ammirate la mia macchina! Bella, no?!

Zia Adriana - Oh, s, una macchina da milionari. Per, Paolo, ricordati del detto: Quando ci s crede molto ricchi si sulla soglia della povert... Perch allora che ci si d alle spese pi pazze...

Paolo - Hai ragione, zia Adriana...

Celestina - Ma, Paolo, la tua macchina se ne va...

Paolo - (allontanandosi dalla finestra, senza dar volutamente peso alla cosa) Si, va... a fare una corsa sino alla stazione... a prendere una persona... di cui voglio appunto parlarvi...

Giacomo - E cos... il tuo nuovo carrettone corre forte?

Paolo - Difficile risponderti, caro: dato che io non sono orgoglioso. Infatti io non dico mai faccio tanto all'ora, bens in un'ora d tante frenate. Quando vado in macchina, non ho mai l'ambizione di addizionare dei chilometri, bens di sottrarre delle frenate...

Celestina - Ma ora guidi tu la macchina? E se ti capita un guasto per istrada?

Paolo - Ma no, la guida sempre Giuseppe.

Zia Adriana - Lo spero! Non vorrai che Paolo paghi un autista per nulla. Paolo sa come si sta al mondo, e come ci si comporta con i propri dipendenti.

Celestina - E poi Giuseppe cos prudente...

Zia Adriana - I domestici costano magari cari, ma danno un tono; non vero, Paolo?

Celestina - Ma tu, Paolo, avrai bisogno di qualche cosa... Guarda un po'. Io sto qui a chiacchierare e tu intanto, povero Paolo... Ma era per la gioia di stare qui con te...

Paola - Non ho bisogno di niente, grazie. Mi occorre soltanto tutta la vostra attenzione per raccontarvi qualcosa che certo vi stupir... (Indicando la palla di Giacomo) Ma cos' quella roba?

Celestina - Tuo fratello, in questi ultimi tempi, si dato all'astronomia...

Paolo - (mezzo ironico) E' un telescopio?

Giacomo - Bench in campagna si debba usare sistemi rudimentali, quello non un telescopio: Saturno...

Paolo - Saturno?

Giacomo - S. Ho ricostruito il sistema solare, per potermi persuadere della sua perfezione, ma soprattutto della sua meravigliosa realt. Il Sole nel giardino, Marte sulle scale, Venere nella camera degli ospiti... l c' Saturno.

Paolo - Non saprai dunque pensare mai a qualche cosa di serio?!

Zia Adriana - Ma certo, qualcosa d serio... Ha ragione Paolo...

Giacomo - Tutto mi aspettavo da te, meno questo rimprovero...

Celestina - Oh, non ricominciamo... Io speravo che almeno questa volta...

Giacomo - E, bada, io non mi rammarico dei rimproveri che mi fai; trovo soltanto strano che sii proprio tu a dirmi di pensare a qualche cosa di serio; tu che passi la vita ad infinocchiare il prossimo ed a contare frottole.

Paolo - Frottole, io?!

Giacomo - Spero che non vorrai considerare una cosa seria lo scrivere soffietti pubblicitari che esaltano oggetti che magari non valgono niente, e di cui tu racconti mirabilia soltanto perch sei pagato per questo. Una ghiacciaia elettrica un arnese che, in ultima analisi, potrebbe anche non esistere... Andiamo, via: sei troppo intelligente per non comprendere che le tue trovate pubblicitarie sono delle autentiche frottole, paragonate alla luminosa realt del mio sistema solare...

Paolo - (padroneggiandosi) Debbo sempre ricordarti che sono pi vecchio di te!

Giacomo - No, non devi sempre ricordarmi la nostra differenza di et, Paolo...

Paolo - (suo malgrado) Perch?

Giacomo - Perch allora mi parrebbe di non aver altro scopo nella vita, che quello di aspettare la tua morte ed il tuo denaro.

Zia Adriana - (a Giacomo, velenosa) Caro ragazzo, se tuo padre fosse ancora vivo e ti sentisse dire simili assurdit a tuo fratello, il maggiore, non sarebbe certo soddisfatto di te... E nemmeno di te, Paolo, perch tu dovresti punire tuo fratello...

Celestina - Il loro padre, non potrebbe pretendere che si picchino, Adriana; ma che si comprendano...

Zia Adriana - (esaltandosi al ricordo) Che uomo (A Giacomo) Sai dove mangiava tuo padre, prima di vendere la tenuta del Bosco d'amore, cio quando era ancora il capo di casa? Solo, mangiava; solo ad un tavolo con tua madre che lo serviva in piedi accanto a lui! Dopo, quando lui aveva finito e si era ritirato nel suo studio, si mangiava noi. E quando tuo padre parlava, tutti lo stavano ad ascoltare sull'attenti, perch egli era il capo di casa. In una casa, il capo quel che un generale sul campo di battaglia. Il capo, ora, se tutti i valori della vita non fossero sconvolti, dovresti essere tu, Paolo...

Giacomo - Ma noi si ascolta Paolo... e lo si ascolterebbe anche pi attentamente... se ad un tratto non avesse cambiato mestiere, e da avvocato fosse diventato agente di pubblicit. Paolo, quando eri avvocato, i clienti che ti pagavano per avere da te un consiglio, ti ascoltavano, no?

Paolo - Io non voglio discutere delle mie professioni con te. S, ho smesso di fare l'avvocato. E con questo?

Zia Adriana - Tuttavia, da quando hai lasciato lo studio legale, quale posizione hai saputo crearti!

Giacomo - Ora sei direttore d'una agenzia di pubblicit: una specie di venditore di fumo...

Paolo - Tutto quello che mi riguarda tu lo giudichi buffo, inutile, grottesco... disonesto... E sta bene: ma tu? Cosa fai tu? Che cosa sei tu?

Zia Adriana - Vive tutto sospeso a mezz'aria...

Celestina - (che Quella la sua fissazione) Non vorrete, spero, litigare anche oggi?

Paolo - No, mamma. Oggi no. Sarei stato anzi felice, prima di annunciarvi la visita... di cui ora vi parler, di fissare con Giacomo alcuni punti essenziali, per evitare una volta per sempre, altre discussioni...

Giacomo - Tu vuoi fissare con me dei punti essenziali?

Paolo - Non fare sempre dell'ironia. So, d'altra parte, che non in poche ore che noi potremo metterci d'accordo.

Giacomo - Tuttavia, pensi che fra qualche secolo noi potremmo intenderci...

Paolo - Non sai nemmeno di che cosa voglia parlare...

Zia Adriana - Se noi tutti fossimo restati al nostro posto, se vostro padre dopo quella sciagurata vendita non fosse morto, voi oggi andreste perfettamente d'accordo. (A Paolo) Tu trotteresti dietro all'aratro (a Giacomo) lui accudirebbe alle bestie e mungerebbe il latte... e mio fratello con uno sguardo vi farebbe rigare diritti tutti e due.

Celestina - Adriana, non vorrai dire ora che il mio povero marito sia morto per avere venduto la tenuta Bosco d'amore per ottocentomila franchi.

Zia Adriana - S, proprio cos.

Celestina - Ma il Bosco d'amore apparteneva a te quanto a lui! Se quella vendita, come tu dici, l'ha ucciso, essa avrebbe dovuto uccidere anche te... tanto pi che non ha cambiato la sua vita perch aveva subito comprato un'altra fattoria... Aveva anzi dei fastidi di meno...

Zia Adriana - Sono per l'appunto fastidi che conservano l'uomo...

Paolo - Dimentichiamo il passato... Ascoltatemi, vi prego. (S mette in posa, come un oratore) La novit che sto per annunciarvi sono certo non vi rattrister: tuttavia penso che vi avvilupper come in una nuvola di solitudine...

Giacomo - Avvilupparci in una nuvola di solitudine! Bello! Scommetto una frase che usavi in tribunale...

Paolo - Sei un essere impossibile; senza rispetto per nulla e nessuno!

Giacomo - Io aspetto sempre di mettermi d'accordo sui punti essenziali.

Paolo - Giacomo: noi non potremo intenderci finch non avrai acquisito il senso della tua responsabilit.

Celestina - Dicci qual questa famosa novit Paolo...

Paolo - M'interrompe ogni volta che sto per dir-velo. (A Giacomo) Ma, si pu sapere perch guardi e vedi tutto sotto un aspetto grottesco?

Giacomo - Perch ho studiato gli astri! Sapessi come sono tutti meschini e buffi gli uomini, visti di lass!

Paolo - Avrei comunque desiderato conoscere oggi quali sono i tuoi progetti immediati; quali saranno - io amo le parole precise - le tue intenzioni future, e su che base, da oggi, tu intenda organizzare la tua vita.

Giacomo - Ti ascolto.

Paolo - Come, mi ascolti? Sono io che ti stavo chiedendo...

Giacomo - S-, ma io non ho nulla da risponderti. Proprio non saprei su che base... (Ci pensa un poco su) S: l'astronomia.

Paolo - Almeno tu facessi delle scoperte!

Giacomo - Io?! Scoperte? Ma io ogni giorno scopro un nuovo pianeta! Ho scoperto Saturno! (Lo indica al soffitto) Eccolo l! Ho scoperto Uranio, Nettuno... ho scoperto il Sole! Tu alzi le spalle! Tu pensi forse che io abbia scoperto il sole e la luna dopo gli altri... S, ma che significa?! E' sempre una mia magnifica scoperta sapere che ora il sole e la luna sono anche un poco miei... (Pausa) No, tu non puoi capire...

Paolo - So che a Parigi hai frequentato della brutta gente, degli squilibrati...

Celestina - Ma, Paolo; Giacomo non rimasto che un anno a Parigi... Due anni fa. (Un sospiro. Pausa) Gi due anni! Come passa il tempo! Era l'anno del...

Paolo - Poco tempo fa, a Parigi, ho ricevuto la visita di un tuo amico. Mi credeva ancora avvocato, e, sapendomi tuo fratello, era venuto a cercarmi. Aveva commesso... una piccola truffa... che l'aveva condotto in tribunale.

Giacomo - Era un mio amico? Pu darsi. Se lo ritrovassi lo sarebbe ancora. Io non ho pregiudizi. Quando i nostri posteri avranno scelto i loro eroi, in mezzo a noi contemporanei, chiss che la loro scelta non cada proprio su qualche condannato che a nessun costo vorresti avere per fratello. Ma Paolo: pensa a Socrate, a Etienne Dolet, al Cavaliere delle Barre, al Marchese di Sade...

Paolo - Ah, sei un sovversivo, dunque?

Giacomo - Non spaventare la mamma, ti prego, con sciocchezze inutili. Se tutti i sovversivi fossero come me, sta pur certo che rivoluzioni nel mondo ne scoppierebbero ben poche! Io, caro fratellino, so vedere le cose in controluce, ecco tutto!

Paolo - Tu non sei che un vanitoso, un disgraziato!

Giacomo - Forse perch vivo cos in disparte? Forse perch vivo... sottovoce?

Paolo - Io comunque ho il dovere di metterti in guardia!

Giacomo - Oh, grazie! (Gli volta le spalle e se ne va alla finestra).

Paolo - S... dato che io so giudicare e valutare gli individui... Io non mi lascio ingannare n dalle azioni, n dalle parole della gente. Io, caro mio, non sono uno sciocco checch tu ne pensi. Non mi lascio turlupinare n da te, n da altri...

Giacomo - (guardando verso il cielo) Che bella giornata d'autunno!

Paolo - (andandogli alle spalle) Non pensi, come ogni uomo normale, a crearti un tuo focolare?!

Giacomo - (si volta, la parola gli torna ostica) Focolare? (Breve pausa) Ah, no caro mio, no, nemmeno per sogno!

Paolo - No?! (Sorride soddisfatto) Bene! Dato quello che sto per dirvi, sono lieto della tua affermazione, Giacomo. Dal momento che io penso come non potrai stare ancora qui con la mamma e zia Adriana. (Si rabbuia) Per ne sono anche addolorato! S, perch la tua affermazione di non sposarti e magari d non credere all'amore, il frutto di teorie e discorsi dei tuoi amici squilibrati. S, perch il non sposarsi e il non credere all'amore... Tu non credi all'amore, vero?

Giacomo - Che domanda stupida!

Zia Adriana - E le ragazze che alla notte ti aspettano... credono all'amore?

Giacomo - Non lo so. Non l'ho mai chiesto. Comunque quelle sono ragazze per bene...

Zia Adriana - Ragazze per bene? Ah!... che intendi per ragazze per bene? Che non si fanno pagare? L'altra sera ho chiesto al curato se gli dispiaceva di essere rimasto scapolo. Sapete cosa mi ha risposto, lui che conosce i segreti delle tue ragazze per bene? Mia cara signorina - mi ha detto - i preti si consolano di non aver preso moglie, quando in confessionale ascoltano le mogli degli altri .

Paolo - Non tutte le donne, zia... non tutte sono a quel modo...

Zia Adriana - S, tutte le donne, Paolo, senza eccezione.

Paolo - (tossisce. Pausa) Scusate... Siamo usciti di strada.

Zia Adriana - Allora deciditi: parla, vieni alla conclusione.

Paolo - (inizia sempre come un conferenziere sulla pedana) Sposarsi giovani un dovere per coloro che desiderano che la loro Patria diventi forte e rispettata...

Giacomo - (lo prende in giro intonando qualche nota della Marsigliese) Se sei cos pieno di amor patrio, perch diffondi in Francia, esaltandoli, dei prodotti scadenti?

Paolo - Tu, quasi quasi, saresti capace di affermare che io sono un traditore della Patria, perch cerco di lanciare, di far vendere degli articoli che...

Giacomo - ...non valgono niente, come quella porcheria di ghiacciaia che esalti dappertutto, quasi fosse l'uovo di Colombo! Sai, se fossi al tuo posto, cosa scriverei di quella ghiacciaia e, credi, sarebbe comunque una magnifica pubblicit? La nostra ghiacciaia automatica, come tutte le meravigliose macchine del genere, conserva gli alimenti, ma fa marcire gli uomini! .

Paolo - Tu vuoi contraddirmi in tutto. Ma non basta contraddire per avere ragione!

Giacomo - Certo che se la verit e la menzogna non avessero che due volti, noi s'andrebbe sempre d'accordo. Tu diresti sempre s, io risponderei sempre no o viceversa e, una volta per uno, noi avremmo la verit in pugno... Dammi le mani! (Intreccia le mani col fratello) Ecco qua, signori, i Fratelli Verit! Io sono il fratello s, lui il fratello no. Da ogni parte del mondo verrebbero a interrogarci sulle cose pi disparate... Per essere felici necessario l'amore?. S; tu rispondi no . E l'avvenire dell'umanit...?. S . No . (Come un imbonitore) Avanti, signori, entrate: i celebri Fratelli Verit sono qui a vostra disposizione! Interrogate, signori! Ancora per pochi giorni... S... No...

Zia Adriana - Vuoi smetterla?

Giacomo - Si pu rispondere uno s, e l'altro no... ed avere ragione entrambi! (Suonano le ore).

Paolo - Gi le quattro? E non vi ho ancora detto... Con tutte le idee preconcette che ha zia Adriana sulle ragazze! Avrei voluto prepararvi a poco a poco... ma non ne ho avuto il tempo. Sono giunto in ritardo, perch ho bucato due gomme per strada... Poi qui mi sono perso in cento discorsi inutili, con mio fratello... S, inutili, Giacomo, e me ne dispiace. Dunque, mamma... zia Adriana... Giacomo, ho la gioia di annunciarvi... insomma, mi sposo!

Celestina - Ti sposi?!

Zia Adriana - Con chi?

Paolo - Con... con.., la mia fidanzata, che sar qui a momenti...

Zia Adriana - Ti sei fidanzato senza dirci nulla?

Paolo - No.

Zia Adriana - Come, no?

Paolo - No, perch non ancora la mia fidanzata ufficiale... Il fidanzamento ufficiale vorrei appunto celebrarlo qui, fra voi, questa sera...

Celestina - (agitata) Questa sera?! Come si fa...

Paolo - Ho mandato Giuseppe a prenderla alla stazione. Arriva da Parigi in treno. Sapete: non mi parso conveniente condurla in macchina con me...

Celestina - (come sopra) Ma la casa non in ordine...

Paolo - (tronfio, commosso) E' un'ora grave, questa, per me, e vorrei, pregherei che tutti mi comprendeste e che, soprattutto, partecipaste con seriet a questo avvenimento cos decisivo della mia vita!

Giacomo - (burlone come al solito) Da avvocato sei diventato direttore di un'agenzia di pubblicit? Hai sbagliato ancora professione! Tu dovresti fare il capo protocollo, il maestro di cerimonie, il gran ciambellano... (Agli altri) Che belle frasi ha saputo pronunciare al funerale della sua vita di scapolo...

Celestina - Ma taci, Giacomo...

Paolo - S, Giacomo, spero proprio che vorrai comportarti come si deve, quando ti presenter a colei che io sto per associare al mio avvenire. Gradirei proprio che tu, almeno oggi, assumessi un contegno dignitoso, se non altro esteriormente...

Giacomo - Se non altro esteriormente... Ti accontenti di poco-

Paolo - Anche la forma ha la sua importanza...

Celestina - Mi gira la testa... Ti sposi...

Zia Adriana - (a Giacomo, indicando la palla al soffitto) Togli subito quella roba l...

Giacomo - Non credi che la futura sposa di Paolo s'interesser ai miei studi planetari?

Zia Adriana - Caro Giacomino: tu non hai mai compreso una cosa: un tipo come te non si pu prendere sul serio.

Giacomo - E perch, zia Adriana? Per via dei pianeti?

Zia Adriana - No; perch sei sbarbato come un curato o un cameriere. Se tu invece avessi una bella barba ed un bel paio di baffi, allora s che incuteresti stima e rispetto! Oltre tutto poi, un paio di grossi baffi sarebbero come delle sentinelle che impedirebbero a molte sciocchezze di uscire dalla tua bocca! Guarda l tuo padre! (Mostra il ritratto alla parete) Quello era un uomo! Con quella barba anche a vent'anni imponeva rispetto a s ed agli altri! Tu invece, con quella faccia da prete, cosa vuoi avere autorit, imporre rispetto, soggezione?! Un uomo che non sa avere autorit non altro che un servo. Infatti tu, senza i nostri soldi non potresti fare altro che il domestico.

Giacomo - (comicamente serio) Zia Adriana, hai perfettamente ragione. Le tue parole mi sono discese nel profondo. Ti prover da oggi in poi che sapr essere degno delle austere tradizioni della nostra famiglia!

Paolo - Staremo a vedere...

Giacomo - Sento gi la barba spuntarmi al mento!

Giuseppe - (l'autista, entrando) La signorina Blondel, gi in macchina, signore.

Paolo - (agitatissimo) Di gi! (Ai parenti) E ancora non vi ho detto...

Zia Adriana - (alla finestra) Perch non sale?

Paolo - Vado a prenderla. (Esce seguito dall'autista).

Zia Adriana - Com' tutto emozionato!

Giacomo - Vado a prepararmi... (Esce).

Zia Adriana - Paolo un ragazzo troppo serio per essersi fatto prendere al laccio da una fraschetta; tuttavia mi pare che questa signorina avrebbe potuto farsi accompagnare dal padre o dalla madre, o da tutti e due. Non ti pare?

Celestina - (che non pensa ad altro) E credi proprio che rester a cena?!

Zia Adriana - Ma, calmati, Celestina. E' lei che deve essere emozionata, non noi. Noi non dobbiamo che metterci a sedere ed attendere... Siedi! Ci penser io a farle capire subito che in casa Miremont non hanno mai comandato i parenti acquisiti...

Celestina - Lo so, Adriana, ma non oltrepassare la misura, ti prego. Anche lei finir per comportarsi come me... Anche lei sapr diventare presto una Miremont, ed un giorno, anche lei...

Zia Adriana - (impaziente) Ma come lenta questa ragazza...

Celestina - E Paolo che non ci aveva detto nulla, nemmeno per lettera... (Entra Lucia Blondel. Bella ragazza, dall'aspetto serio e contegnoso. No-nostante tutto per si scorge subito in lei la vera parigina. Paolo la segue portando la valigia).

Paolo - Vi presento la signorina Lucia Blondel di cui vi ho parlato... tanto parlato. Lucia, ecco la mia mamma...

Celestina - (alzandosi) Molto felice di conoscervi, signorina. E... molto commossa. Mio figlio mi ha infatti... tanto parlato di voi... E so che... Del resto non dubito affatto... (Che quello che soprattutto la interessa) Ma ditemi: restate a cena da noi questa sera?

Paolo - (presentando) Mia zia Adriana...

Zia Adriana - Vi saluto, signorina. Noi amiamo molto Paolo, che il ritratto morale di mio fratello maggiore, il capo della nostra famiglia. Mio nipote un ragazzo leale.,. Ma non fatto sullo stampo dei vostri parigini. Lui di qui, il suo ceppo parte da questa casa. Ha forse un'educazione parigina, ma il primo latte l'ha succhiato fra queste mura... (Siede).

Lucia - Anch'io sono stata allevata in campagna...

Zia Adriana - Ah, vostro padre ha delle tenute? Molto bene!

Lucia - No... no...

Paolo - Il padre della signorina ha dovuto andare a Parigi prestissimo, dato i suoi affari...

Celestina - Ma Paolo, non fai sedere la tua fidanzata? (Chiama) Maria, Maria... Dove si sar cacciata Maria? (A Lucia) Gradirete, spero, un po' di vino nostrano e qualche biscotto da inzupparci dentro...

Lucia - Volentieri, grazie, molto gentile! (Celestina esce).

Zia Adriana - Paolo, dove conti'di fare abitare tua. moglie, quando sarete sposati?

Paolo - Va da s, cara zia, che io mi sposo per vivere con mia moglie. Abiteremo a Parigi. Ma tutte le vacanze le passeremo qui...

Zia Adriana - Ma quando sarai in ufficio, cosa far tua moglie, sola per Parigi?! Ma gi, oggi di moda che le mogli, mentre i mariti lavorano, vadano a bighellonare su e gi per le strade. (Pausa) Per, quando avrete bambini, bisogner che tua moglie venga qui coi piccoli. I ragazzi della nostra razza, per crescere sani e forti, hanno bisogno di respirare quest'aria...

Lucia - Siete molto gentile d invitarmi qui fin d'ora, assieme ai miei bambini!

Zia Adriana - Non mi ringraziate. Paolo qui sar sempre a casa sua, e cos i suoi figli... e i figli dei suoi figli.

Celestina - (entra con una bottiglia ed un piatto di biscotti) Ecco qua...

Zia Adriana - Quello un esempio da non imitare, signorina.

Lucia - (che non capisce) Prego...

Zia Adriana - Quando si hanno dei domestici giusto che a servire siano loro e non i padroni!

Celestina - Non sono stata capace di pescare Maria. (Lucia parla all'orecchio di Paolo).

Paolo - Mamma... ti prego, vuoi far vedere alla signorina Blondel la sua camera... volevo dire, la camera che avrai la bont di assegnarle per questa notte. Sai, vorrebbe pulirsi un po'... La polvere della strada...

Celestina - La camera blu, va bene, Paolo?

Paolo - S, mamma.

Lucia - Mi dispiace disturbarvi.

Celestina - Ma cosa dite, cara Lucia? Non siete gi un poco in casa vostra?

Paolo - (riprendendo la valigia di Lucia) La porter io.

Lucia - Ah, ve lo proibisco! (Gli prende la valigia di mano ed esce con Celestina).

Zia Adriana - Ragazzo mio, non ti faccio i miei complimenti!

Paolo - Perch, zia? Non la trovate graziosa?

Zia Adriana - Non apre nemmeno bocca, che tu rispondi s . Non poteva aspettare che fossimo noi ad offrirle una camera? E' questa l'educazione che insegnano nella famosa Parigi? E poi, quella strana maniera di esprimersi: Vi proibisco di portare la mia valigia . Ve lo proibisco ... Ah!...

Paolo - Lo diceva per complimento...

Zia Adriana - Bel complimento...

Paolo - Intendeva dire: Vi prego di non disturbarvi... .

Zia Adriana - Non cercare tanto di scusarla... Ed io che speravo tu assomigliassi a tuo padre! (Imperiosa) Stappa quella bottiglia! (.Poich Paolo la guarda interrogativo) Visto che ti piace ricevere ordini... stappa quella bottiglia!

Paolo - (eseguendo) Vedrete, zia, che tutto andr per il meglio...

Zia Adriana - Temo molto! Comunque, cambia sistema, ragazzo mio e fin d'ora. Tu sai che sei mio erede, ma sai anche che io non ammetter mai che una donnetta qualunque sperperi il mio patrimonio.

Paolo - Sar mia moglie, zia Adriana...

Zia Adriana - (poco convinta) S... s... (Pausa) Dove l'hai conosciuta?

Paolo - In casa di amici comuni.

Zia Adriana - Quando?

Paolo - Circa... circa un anno fa. (Pausa).

Zia Adriana - E... questo tutto?

Paolo - Non capisco...

Zia Adriana - Questo tutto quanto mi dici? S, insomma, spero saprai chi sia! E la sua famiglia? Conti presentarcela il giorno delle nozze?

Paolo - No, non sar possibile... Daltronde... io non sposo la sua famiglia...

Zia Adriana - Lo voglio sperare. Ce ne sar gi abbastanza di una per casa...

Paolo - Ma zia, come potete giudicarla, se la conoscete appena da cinque minuti?

Zia Adriana - Questo vero. Beh, non voglio affliggerti oltre, ragazzo mio.

Paolo - Poi, zia... Per Lucia io conto sulla vostra protezione. Se la sua giovinezza a prima vista la pu far sembrare un poco leggera - intendiamoci, leggera spiritualmente, e questo colpa del mondo in cui tutti oggi viviamo - sono certo che la vista dei luoghi della nostra famiglia le dar un nuovo punto d'appoggio e di partenza... Vedrete, zia Adriana, Lucia acquister assai presto la personalit dei Miremont. Ne sono sicuro!

Celestina - (che rientra con Lucia) Non trovi, Adriana, che la signorina assomigli un poco alla cugina Giannina?

Zia Adriana - (sbirciandola) S, pu darsi... un po' nel mento.

Celestina - Anche gli occhi sono gli stessi. Tu non trovi, Paolo?

Paolo - Ho visto cos poco la cugina Giannina!

Zia Adriana - E' venuta alla tua prima comunione con Agata! Non ricordi che s'era ficcata in testa di far sposare... Ma non ricordi?

Paolo - No, zia.

Zia Adriana - Ma i Guilbert, anch'essi cugini! Ebbene, ci riuscita! E i Guilbert hanno anche dei bambini. (A Lucia) Ma s, la cugina Giannina stata la madrina del loro primogenito.

Celestina - E il primogenito ha gi fatto la prima comunione.

Zia Adriana - Che sciocchezze, Celestina, vuoi che non l'abbia fatta se gi padre di famiglia! (Gesto a Celestina. Ora comprende cosa volesse dire. Chiedere cio se anche Lucia avr fatto la prima comunione. Poi cambia discorso) Ecco Agata. (Mostra un ritratto) Questa qui, accanto al nonno...

Lucia - Oh, ancora molto giovane!

Celestina - In fotografia, che di chiss quanto tempo fa...

Zia Adriana - Agata morta cinque anni fa...

Lucia - Ah... (Non sa che dire. Indica timidamente un altro ritratto) E questo bel bambino?

Celestina - E' lo zio Florindo. Un brav'uomo.

Lucia - (indicando Saturno) E quello? Cos' quello? (Tanto per dire ma stranamente intimidita).

Paolo - Oh, quello... E' un gingillo di mio fratello... Ma gi; cosa fa Giacomo che non viene?

Celestina - (versando il vino) La signorina avr sete...

Paolo - Non vi spaventa bere del vino, Lucia?

Lucia - Oh, no...

Celestina - Brindiamo alla vostra felicit, ragazzi miei!

Paolo - Ma si pu sapere cosa fa Giacomo?

Zia Adriana - Ancora una delle sue sconvenienze! Perch non qui?

Paolo - (chiamando) Giacomo, Giacomo, ti stiamo aspettando. (Agli altri) Ma cosa fa? (Richiama) Giacomo!...

Lucia - Lasciate, vi prego. Forse non osa...

Zia Adriana - Non osa? Ah, signorina, questa buona! Giacomo che non osa...

Paolo - (enfatico) D'altra parte noi non possiamo - nella nostra casa - brindare al nostro avvenire, senza la sua presenza. (Richiama nervoso) Ma insomma, Giacomo!

La voce di Giacomo - Eccomi, eccomi, vengo...

Paolo - Cara Lucia ho l'onore di presentarvi...

Giacomo - (entra truccato da vecchio padre nobile: barba fluente, grossi baffi; comicamente austero) Mia futura cognata, con sentimento di profonda commozione che io..

Paolo - Per Dio...

Giacomo - (pacato) Mio caro fratello, vi siete dimenticato... (Allude al discorso della zia sull'austerit degli uomini barbuti).

Zia Adriana - Non ho ragione di affermare che la nostra famiglia sta precipitando in un baratro? (Celestina, accorata, fissa Lucia sbalordita).

Paolo - Lucia, vi prego di scusare... di scusare... non so nemmeno io come dire. (A Giacomo) Vattene, perdio!

Giacomo - (a Lucia) Vi prego anch'io di scusare, signorina, le violenze verbali di un fratello che m un giorno come questo, manca a tal punto di calma e di dignit...

Paolo - Sei un mascalzone!

Giacomo - Cara futura cognata: chiss quale triste opinione avrete del rispetto di Paolo verso i sacri lari...

Zia Adriana - Saltimbanco!

Paolo - L'ha fatto per burlarsi d noi, Lucia... la sua barba finta.

Lucia - (scoppiando a ridere) Lo vedo che finta! Che buffo! Se avessi mai immaginato...

Giacomo - Accolgo la vostra risata con estrema umilt... Per ora sono debitore a voi tutti di una pubblica confessione...

Paolo - (minacciandolo) Ancora una parola e... (Lucia, sempre sorridente, trattiene Paolo).

Zia Adriana - Visto che tu non hai preso a schiaffi quel disgraziato, preferisco andarmene, anche perch (fissando Lucia) non so proprio cosa ci sia da ridere...

Paolo - Rimanete, zia Adriana, vi prego. (A Giacomo) Giacomo, l'aver agito cos in un giorno come questo... (Riprendendosi) Comunque oggi io non voglio giudicare il tuo contegno; soltanto ti dichiaro che non ti vorr pi vedere, che tu dovrai andartene da questa casa, da questi luoghi dove, quale capo di casa, ti proibisco di rimettere pi piede... (Celestina, accasciata su una sedia, fissa sempre Lucia).

Lucia - Paolo, permettete una parola?

Celestina - (si alza e corre ad abbracciare Paolo) Mio povero Paolo!

Paolo - L'ha fatto per oltraggiarmi!

Lucia - Io, scusate, mi domando perch non la prendete in ridere, come ho fatto io... Ad ogni modo io non voglio affatto che vi accapigliate per causa mia!

Zia Adriana - Ah, non vuole affatto?... Me ne vado... me ne vado. Non resisto pi! Io non voglio... Voglio. Ah! (Un gesto di sconforto irato. Esce in fretta).

Giacomo - Sentite dunque...

Paolo - Tu sta zitto e vattene!

Lucia - Via, Paolo, non v'arrabbiate cos.

Paolo - Dovete scusarmi... ma d'altronde comprenderete...

Lucia - Paolo, volete lasciarmi un poco sola con vostro fratello? Sono certa che noi ci comprenderemo...

Paolo - Voi siete troppo buona, Lucia, ad occuparvi d questo sfrontato imbecille!

Lucia - Paolo, io voglio farvi fare la pace!

Celestina - Ma s... ma s... Vieni Paolo. La signorina sapr accomodare tutto con calma e dolcezza...

Lucia - E questa sera ci ritroveremo a cena tutti allegri e sorridenti... A meno che vostro fratello rifiuti di ascoltarmi.

Giacomo - Tutt'altro. Io ascolto tutti. La vostra sar la seconda, magari la terza lezione della giornata.

Celestina - Ma certo! Paolo, vieni con me... Noi intanto penseremo alla cena ed anche... agli umori di zia Adriana, la quale, poveretta... Vieni, Paolo.

Paolo - - Voi siete troppo buona, Lucia... (Via con la madre).

Giacomo - (a Lucia) Osservo, del resto senza gelosia alcuna, che voi siete apprezzata e compresa, mentre io sono sempre misconosciuto...

Lucia - Toglietevi quella barba che possa vedere a chi assomigliate!

Giacomo - Da un'ora assomiglio a mio fratello... Anzi, sono mio fratello, da un'ora. Io, cos, sono l'anima della famiglia, il saggio della casa, la felicit della vita, la rettitudine fatta persona!

Lucia - Tutto questo, merito della vostra barba?

Giacomo - S, tutto questo merito della mia barba. Ma c' dell'altro: il deciderlo di coltivare le gioie domestiche, una mano sulla culla dell'ultimo nato, l'altra mano sul bastone del nonno...

Lucia - Non siete per caso... un poco matto?

Giacomo - Perch vi parlo metaforicamente e vi presento un motivo allegorico? Ma tutto allegoria e metafora in questa casa! Quel motivo, un giorno o l'altro, voglio anzi scolpirlo nel marmo!

Lucia - Siete scultore?

Giacomo - No, ma lo diventer. (Pausa) Gi vedo la scena; la sera noi saremo qui, uniti, stretti, sotto la lampada; il giorno sotto l'occhio vigile e severo di zia Adriana: voi agucchiando, io scolpendo, mio fratello in continua adorazione di voi... Il bere e il mangiare ce lo recheranno, mattina e sera, degli esseri sconosciuti che, ogni giorno, lavorano qualche minuto per noi... tanto da permettervi di lavorare di maglia dalla mattina alla sera, senza che la vostra felicit e la vostra immobilit ne sia scossa...

Lucia - Perch mi prendete in giro? Confesso che Paolo mi aveva descritto suo fratello assai diverso... Io vi credevo un po' campagnolo, un po' cittadino... ed avevo gi progettato di galoppare con voi attraverso la brughiera.

Giacomo - Amate i cavalli?

Lucia - Oh, tanto! Io non sono mai andata a cavallo, ma immagino che debba essere meraviglioso correre su un cavallo incontro al vento...

Giacomo - Ecco a cosa pensate: a galoppare. Invece di preparare la risposta al discorso che mio fratello terr questa sera a tavola, dopo il pranzo...

Lucia - Paolo terr un discorso? Oh, bella! E a chi?

Giacomo - Alla solennit dell'ora: a sua madre, a sua zia, a voi, a quei ritratti... anche a me, se ci sar...

Lucia - Siete proprio sicuro che far un discorso?

Giacomo - Non sar certo il primo che gli sentirete pronunciare. Paolo passa la vita a fare discorsi... Ma signorina, mi viene il dubbio che abbiate conosciuto Paolo questa mattina soltanto!

Lucia - No... conosco Paolo da... Ma via, toglietevi quella barba odiosa... Qua, ve la tolgo io... (Gli toglie la barba) Adesso vi pulisco... (Gli leva U fazzoletto dal taschino e gli pulisce la faccia) Oh, ecco! Adesso s che siete un bel ragazzo... Ma ditemi, perch vi siete messa una barba posticcia; speravate disgustarmi?

Giacomo - Non pensavo affatto a voi; non vi conoscevo ancora. Io sapevo soltanto che voi eravate stata scelta da mio fratello...

Lucia - Stata scelta... Non sono mica un vaso giapponese, da esser scelta in un bazar!...

Giacomo - Allora siete stata voi a scegliere Paolo...

Lucia - Incominciate ad indispettirmi.

Giacomo - Avete detto di non averlo mai visto in collera... Porse per questo siete ora molto fiera della vostra scelta, cio dopo aver visto come Paolo, poco fa, sia partito lancia in resta contro di me!

Lucia - Voi non dovete voler troppo bene a vostro fratello...

Giacomo - E' un pochino troppo solenne per il mio carattere, lo confesso. Per mi vuol bene; certo mi vuol bene soltanto perch scritto che si deve voler bene al proprio fratello... E poi, perch in me ama la sua dignit fraterna...

Lucia - Litigate spesso?

Giacomo - (senza rispondere direttamente) Come, in voi, amer la sua qualit di marito. Voi sarete lo specchio ove lui si fisser marito... Mi par gi di vederlo specchiarsi nei vostri occhi, intento ad aggiustarsi la sua cravatta maritale!

Lucia - Dunque, detestando vostro fratello - perch mi sembra chiaro che voi lo detestiate - avete immaginato questa farsa con la speranza di sconcertare la sua fidanzata e mandare all'aria il suo matrimonio?

Giacomo - Non sapevo si trattasse di voi... di voi come vi vedo ora... Io avevo immaginato che mio fratello potesse snidare soltanto una sciocchi-na, una pupattola insipida.

Lucia - Siete molto gentile... tuttavia il vostro giro di frasi manca di chic.

Giacomo - (si alza) Ah, non vi metterete adesso a giudicarmi anche voi! In questa casa gli uni passano il tempo a giudicare gli altri! Un modo come un altro per fare dei complimenti a s stessi. Badate, non dico questo per voi. Voi, forse siete diversa; ma, insomma, se la mia barba riuscita a farvi ridere...

Lucia - Ho riso perch, l per l, sono rimasta divertita e sorpresa; mi aspettavo di trovarmi davanti ad un provinciale timido, ed invece sono precipitata in piena farsa studentesca. Perch, la vostra barba, lasciatemelo dire, la trovata di uno studentello di immaginazione molto limitata... Sulle prime sono rimasta divertita, sorpresa... innervosita... Non illudetevi per adesso che io abbia trovata la vostra barba finta affatto trascendentale!

Giacomo - Scusatemi, signorina!

Lucia - Ma s, vi scuso... Dunque, perch avete immaginato quella mascherata?

Giacomo - Perch qui la vita asfissiante, impossibile.

Lucia - E perch non ve ne andate di qui, allora?

Giacomo - Per non dover incontrare donne come voi, che subito ti scoraggiano con un'aria da non toccatemi dicendo: S, ho capito, d'accordo... e poi? .

Lucia - Appunto. E poi?

Giacomo - Giusto. E poi? (Pausa) E poi c' il vuoto. Quella vecchia bisbetica di zia Adriana ha ragione... tutto precipita! Mi capite? Tutto precipita! La zia, per, ha torto quando vorrebbe tornare indietro nel tempo, cancellare il presente, risuscitare una felicit perduta che noi non sapremmo pi afferrare. (Pausa. Passeggia. Indi si ferma davanti alla tavola) Vedrete: quella bisbetica finir per proporre a Paolo di mangiare da solo, accanto al termosifone, mentre voi lo servirete, in piedi, ritta accanto a lui... Cos pretendeva nostro padre, un tempo, accanto al caminetto e mia madre... Sentirete, sentirete la loro enfasi quando diranno: I Miremont, qua... i Miremont, l.... Che buffoni! D'accordo, del resto, che questa rivolta, questo schifo in me non conduce a nulla. Per mi occupa lo spirito, ed gi qualcosa, sa!

Lucia - Questa la vostra unica occupazione?

Giacomo - S.

Lucia - Congratulazioni!

Giacomo - Se voi avete qualcosa di meglio da offrirmi.

Lucia - Non vorrete farmi ora credere che il non far niente sia un ammirabile sistema di vita!

Giacomo - E' colpa mia, forse, se nulla cosi perfetto, cos grande da soddisfare i miei desideri, n abbastanza solido ch'io vi possa appendere la mia smisurata ambizione?

Lucia - E dunque cos grande la vostra ambizione?

Giacomo - Ve l'ho detto: smisurata! Tutto ci che soddisfa gli altri, non appaga me. (Pausa. Ride) Ah! Non avete mai visto mio fratello seduto dietro la sua scrivania, nel suo studio d Parigi?

Lucia - Cosa c'entra adesso questo? S, qualche volta... anzi spesso.

Giacomo - Io una volta sola, un giorno che mi aveva invitato per farsi ammirare fra un cataclisma di telefoni e di macchine che scrivono sciocchezze su sciocchezze. Nell'atmosfera inumana di quell'ufficio, perfino i fiori sulla scrivania sembravano schiavi sottomessi, di donne perdute, di prostitute per ricchi industriali.

Lucia - Ma dico, siete pazzo?

Giacomo - E che m'importa di ci che pensate di me... dato che me ne vado, che non mi vedrete pi... Io andr a cercare...

Lucia - Cosa?

Giacomo - Se lo sapessi non starei a cercare...

Lucia - Ma dove volete andare? (Pausa. Giacomo cerca inutilmente di chiudere la porta in faccia alle lagrime) Perch ora fate sforzi per non piangere? Piangete, sfogatevi...

Giacomo - Piangere, io? Errore. Non ancora nata la donna che mi vedr piangere.

Lucia - Valete assai meno di vostro fratello!

Giacomo - Meno di Paolo?

Lucia - Volevo dire che almeno Paolo ha gi pianto per delle donne; almeno per una donna!

Giacomo - (felice) Voi avete fatto piangere Paolo? Voi? Davvero?! Raccontatemi: come piange il mio grande fratello? In che posa si mette? Ditemi: dai suoi occhi sgorgavano lacrime vere? E stava in ginocchio davanti a voi?

Lucia - (cerca d frenarne l'esaltazione) Vi prego, calmatevi!

Giacomo - Non ostante tutto, mia bella amica, voi non conoscete Paolo. O, meglio: voi conoscerete Paolo, non il signor Miremont! Che pena mi fate!

Lucia - Pena, perch?

Giacomo - (fissandola) Io me ne andr di qui non soltanto per me, ma anche per non vedervi diventare per sempre una signora Miremont!

Lucia - Per sempre? Certo che nel pronunciare questa parola la gola si chiude... Ma purtroppo la regola uguale per tutte. Ci si sposa una volta per sempre.

Giacomo - Vi ripeto: me ne vado e mi pento anzi di non di non essermene andato ieri, prima del vostro arrivo, prima di conoscervi... E non torner pi... Lucia, per non dover constatare che cosa qua dentro siano riusciti a fare di voi!

Lucia - E di voi, che cosa farete?

Giacomo - Non lo so, Lucia...

Lucia - Invece dovete dirmelo! Che maniera la vostra! Lo stesso giorno in cui entro per sempre nella vostra famiglia voi ve ne andate... Ah, no, non voglio!

Giacomo - Allora vi interessate del destino delle persone che incontrate anche una sola volta nella vita? Allora voi, vedendo un tizio in treno, nel metr, vi chiederete: S, un tipo simpatico, bello... ma fra dieci anni, come sar finito? .

Lucia - Cosa sar di noi fra dieci anni?

Giacomo - Quel che sar di voi io lo so.

Lucia - Voi non sapete proprio niente...

Giacomo - S, lo so. Volete sentire? Fin da domani zia Adriana vi sveler i terribili segreti della nostra famiglia: come si mette la bottiglia dell'acqua calda nel letto senza bruciare le lenzuola; vi insegner, quindi, come ogni sabato si debbano pulire gli ottoni delle maniglie...

Lucia - Che m'importa?

Giacomo - Dopo toccher a Paolo parlarvi, con parole altisonanti, dei sacri doveri del matrimonio...

Lucia - Il matrimonio comunque un avvenimento importante!

Giacomo - Del resto Paolo vi avr gi tenuto delle lunghe conferenze sulla solidit e sicurezza che d nella vita una famiglia bella ed unita come quella dei Miremont!

Lucia - No, non me ne ha mai parlato.

Giacomo - Oh, ve ne parler, statene certa; ve ne parler... E' una sua fissazione.

Lucia - Vostro fratello... vostro fratello... Io non posso dirvi... Voi non sapete niente...

Giacomo - Io mi domando soltanto come Paolo abbia potuto condurvi qui improvvisamente, senza organizzare un ricevimento alla stazione.

Lucia - Non sono venuta col treno... Sono venuta in macchina con lui... Mi aveva pregato di non dirlo...

Giacomo - Ma no? E' formidabile!

Lucia - Voi dite... parlate... non pensate che a voi... Ma se aveste lasciato parlare anche me... Se mi aveste almeno guardata... Voi non sapete neanche chi io sia...

Giacomo - No, non lo so. Chi siete?

Lucia - (breve pausa. Quindi) Chiamate Paolo, vi prego... su, siate buono, chiamate Paolo, subito...

Giacomo - Che fretta! Avete tempo di contemplarlo fino all'ultimo battito del vostro cuore. Voi morrete certo prima di lui. I Miremont sono longevi...

Lucia - Andate a chiamare Paolo... Io non voglio che ve ne andiate! Chiamate Paolo...

Giacomo - Si, me ne andr, ma non dovrete prendervela tanto per questo... Io non sono affatto da compiangere, andandomene di qui. Siete voi, piuttosto, da compiangere perch restate. E poi, io non tengo a nulla. Voi mi avete chiesto quali fossero le mie occupazioni... Ecco. Guardate l. Cos' quella? Una stella! E nemmeno visibile ad occhio nudo. Io ho vissuto mesi interi in questi mondi deserti, per rendere pi tollerabile la mia solitudine. Era un modo come un altro per consolarmi della mia triste vita e per convincermi che tutti noi, nell'universo, abbiamo un'importanza assai relativa. Ebbene, avevo torto. Sotto un certo aspetto, la vita un'avventura curiosa, perch fatta di cose inattese... Un bel giorno si capita sulla terra, senza nemmeno sapere che cosa si venuti a fare; poi si finisce per consolarsi delle meschine felicit, facendo a gomiti nel pigia pigia degli avvenimenti quotidiani, che nessuno di noi ha scelto. Oppure ci mettono in un dato posto, e noi si resta l; ma ci sono delle volte che, invece, venendo al mondo, possiamo scegliere il nostro luogo di nascita e il nostro destino. Come voi, oggi. Oggi state nascendo una seconda volta, per una nuova esistenza. Un'esistenza che voi stessa vi siete scelta... Non dite di no. La vostra talmente una nuova venuta al mondo, che assumerete persino un altro nome. Signora Miremont! Ma la prima volta, alla vostra prima comparsa sulla terra, vi veniva offerto un pianeta tutto per voi; questa volta, per rinascere, avete scelto questo spazio ridotto, questo cerchio chiuso: la famiglia Miremont!

Lucia - (in lacrime) Chiamate Paolo, chiamate Paolo...

Giacomo - Ditemi: quando eravate bambina, chi sognavate? Non possedete una piccola fotografia ingiallita presa su una spiaggia mentre attendevate il vostro Principe Azzurro?

Lucia - Io non ho mai sognato il Principe Azzurro.

Giacomo - No?! E chi sognavate da bambina?

Lucia - Nient'altro che quello che sarei diventata...

Giacomo - La signora Miremont!

Lucia - Dove sarei finita...

Giacomo - Nella tenuta dei Miremont!

Lucia - Al luogo pieno di vuoto dove avrei trascorso gran parte della mia vita...

Giacomo - La sala da pranzo dei Miremont!

Lucia - Non ho mai potuto incontrare un uomo senza sussultare e chiedermi: sar lui?.

Giacomo - Ora non avrete pi ragione di sus-sultare, signora Miremont.

Lucia - Tacete, tacete! Pensate: quando si apriva una porta davanti a me, mi chiedevo sempre: Mio Dio, chi entrer? . Io sono vissuta sempre in attesa di miracoli... E', anzi, un mio modo d dire: i miei miracoli, cio quando mi capita una cosa che attendevo e che mi sorprende. E' dunque impossibile che la mia presenza in questa casa sia prevista da qualcuno... Comunque, la mia presenza cambier ogni cosa... e questo sar appunto il mio miracolo, uno dei miei miracoli! Rimanete e vedrete! Sar una signora Miremont diversa, come mai l'avreste immaginata, una signora Miremont che io stessa non conosco. Io agisco sempre cos, d'istinto... come i gatti...

Giacomo - (pausa) Ma voi chi siete?

Lucia - Non chiedetemi nulla...

Giacomo - S, ancora una domanda; credete nelle chiromanti?

Lucia - Nelle chiromanti? Ma s, certo che ci credo!

Giacomo - Non vero come si esce agitati da casa loro, avendo sempre un nuovo destino in tasca? Ebbene, anche adesso, dietro quella porta, c' una chiromante. Costei ha gi sanzionato il vostro avvenire in questa casa. I vostri amori sono ormai codificati, il vostro cuore non avr pi palpiti di angosciosa attesa: la vostra esistenza futura interamente svelata!

Lucia - No, no, no...

Giacomo - S, signora Miremont!

Lucia - Non voglio, non voglio... i miei miracoli...

Giacomo - Niente pi miracoli, ormai...

Lucia - Non possibile... Non sarebbe pi vita.

Giacomo - Ma ditemi, chi siete voi?

Lucia - Una donna come tante altre.

Giacomo - No, no, lo nego. Come le altre, no. (Pausa) Dove avete vissuto fino ad oggi.

Lucia - Nei miei vent'anni, ho vissuto fino ad oggi! Il mio paese, la mia famiglia, sono i miei vent'anni... L'aria che respiro, le cose che tocco sono i miei vent'anni...

Giacomo - Spero non sia nei vostri vent'anni il s detto a Paolo, sapendo gi che cosa vi aspettava. Molto meglio per voi attendere un destino ignoto, uno dei vostri miracoli... Capite: ormai non ci saranno pi imprevisti per voi. Tutto stabilito, due pi due quattro. (Indica la porta) Voi siete entrata di l, vero? Adesso guardate qua: questa la poltrona del bisnonno. I vostri figli, reduci dalla guerra, vi siederanno anch'essi...

Lucia - I miei figli soldati?

Giacomo - V'accorgerete assai presto, come nella nostra famiglia le generazioni si mescolino fra loro e come giochino con matrimoni, battesimi, funerali... Guardate qua i ritratti degli avi ed i quadri di famiglia... (Afferra l'album e lo sfoglia) Ecco qua zia Adriana in fasce; qui la mamma mentre esce di chiesa, dopo il suo matrimonio; questa zia Adriana alla vostra et. Ed ecco il posto per appendere il ritratto della vostra prima comunione. Ah, non pensavate che sarebbe ingiallita qui la fotografia dei vostri dieci anni, e qui, vedete, vi appenderanno, prima con le trecce scure e poi con i capelli bianchi. In quanto al cimitero, non molto lontano. E' subito a destra, dopo la chiesa. I Miremont vi hanno una tomba di famiglia, s'intende: ampia, comoda, superba. Una meraviglia! Una d queste domeniche, dopo la messa, zia Adriana vi indicher quello che sar il vostro posto.

Lucia - (scoppiando in singhiozzi) Basta... basta!

Giacomo - Ma soltanto oggi l'angoscia vi fa singhiozzare davanti a queste povere cose mancate, mentre io vi svelo ci che tanti altri alla mia et non sanno vedere. Sapete cosa significhi per me il fatidico focolare domestico?! La terra dei morti Un'esistenza vissuta in mezzo ai morti e ai falliti! (Si fatto buio).

Lucia - Accendete la luce o urlo! Ho paura! (Giacomo accende. Lucia si guarda attorno piena d terrore) Come piccola questa stanza vista con la luce!

Giacomo - (abbassando il lampadario sulla tavola di mezzo) Abbassiamo un poco il lampadario. Questa la vostra seggiola. Qui ce ne sono altre tre. Ma voi sedete su questa. (Siedono alla tavola da pranzo) Ora guardatevi attorno. Non vedete nessuno? Voi credete che non ci sia nessuno qua dentro... Invece ci siete tutti e quattro, seduti attorno alla tavola, uno per lato: mia madre, Paolo, zia Adriana, voi! Zitta: Maria reca la minestra, la vostra nuova vita incomincia. Voi portate il primo cucchiaio alle labbra... E' tempo che io me ne vada. (Si alza) Ci sono troppe cose vive nel mondo perch io possa restare qui dentro, in mezzo ai morti. Addio. (Si avvia verso la porta).

Lucia - Giacomo... Giacomo... rimanete. (Si alzata, gli vicina) Sono io... io che me ne vado. Voi dovete rimanere per dire loro... a Paolo specialmente... Paolo creder chiss che cosa... Ma tanto peggio. Non ne posso pi!

Giacomo - Non potete andarvene cos!

Lucia - S, subito via di qui... Dove? E che mi importa dove? Purch via di qui. E quando me ne sar andata via, voi direte loro...

Giacomo - Cosa?

Lucia - Direte a Paolo che non posso... che non posso... che anch'io non posso vivere cos! Appena entrata, ho capito d'essere perduta. Ho cercato di vincermi, ma gi sento di morire a poco a poco, ed io voglio ancora vivere.

Giacomo - Non potete andarvene cos...

Lucia - S, subito via di qui, via, via... (.Esce di corsa).

Giacomo - (inseguendola) Lucia... Lucia... Ascoltate, Lucia! (Esce dietro a lei).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Una specie di studio da pittore, a Moniprimasse

Le undici del mattino. Attraverso le persiane chiuse filtra qualche spiraglio di luce. Cinque mesi dopo.

Lucia - (sola in scena, volgendosi ad un paravento dietro cui il letto dove ancora coricato Giacomo) Giacomo, sono le undici. (Quindi, rivolta al pubblico) Se continueremo cos, finiremo per coricarci all'alba, ci alzeremo al crepuscolo e non vedremo pi il sole!

Voce di Giacomo - Lucia...

Lucia - Alzati, poltrone!

Voce di Giacomo - No.

Lucia - Dico la mia solita preghiera mattutina e poi ti butto dal letto (Apre la persiana della finestra pi vicina al pubblico. Quindi, guardandosi attorno) Dov' la mia matita per gli occhi? Ah, eccola. Il sole, vedendo le mie croci, si chieder stupito cosa significano?. Ma io non lo dir nemmeno al sole! (Parlando al sole, oltre alla finestra) Perdonami, vecchio sole, d'avere perduto qualche ora di felicit, mentre tu gi illuminavi il mondo, ma sono cos felice. Lo sai che sono felice anche quando dormo?

Voce di Giacomo - Lucia...

Lucia - Un momento! (Sempre rivolta al sole) Hai gi cominciato da molte ore la nostra nuova giornata, ed io, come tutti gli altri giorni, la segner con una piccola riga cos! (Come se dovesse imprigionare un insetto, scherzosamente, imprigiona il sole nel pugno chiuso. Sul muro accanto alla finestra, dove gi sono disegnate molte croci, segna la prima sbarra di un'altra) Ecco fatto.

Giacomo - (esce in pigiama da dietro il paravento) Che cosa stai facendo?

Lucia - La mia ginnastica... (Infatti l'ha sorpresa in un largo gesto delle braccia).

Giacomo - Che ore sono?

Lucia - Le undici.

Giacomo - Se la memoria non m'inganna, non abbiamo un soldo ed a quest'ora io dovrei essere al giornale...

Lucia - S-

Giacomo - Allora torno a letto, dove ti consiglio di seguirmi! (Torna dietro al paravento).

Lucia - (alludendo alla sbarra disegnata poco prima, sempre rivolta al sole) Chiss se questa sera potr completare anche questa croce! Qualunque cosa succeda, io ti sar sempre grata, sole, di quei centosettantadue giorni di felicit... (Le croci sul muro dovrebbero appunto essere centosettantadue).

Voce di Giacomo - Lucia...

Lucia - (rapida a Giacomo) S... (Al sole) Per fortuna che non sono obbligata di mostrare al prossimo tutti i miei pensieri, altrimenti chiss cosa si direbbe di me, per non essere ancora riuscita ad abituarmi alla mia felicit... Fin da ragazza ho sempre atteso il giorno della fortuna, ho sempre creduto nella mia buona stella... Mi accorgo oggi di non aver sperato invano. (Lieve pausa) La ragazza pi dotata di fantasia non sapr mai immaginare i brividi di una donna veramente innamorata... (Si bussa) Chi ? (Entra Max, un giovanotto, un bohmien) Avete una bella faccia tosta! (Fugge rapida).

Voce di Giacomo - Chi ?

Max - Sono io, Max...

Voce di Giacomo - Cosa vieni a rompere le scatole?

Max - Come?... cosa vengo a rompere le scatole?

Giacomo - (entra) Che novit ci sono? (Max sta per rispondere) Non lo sai nemmeno tu, eh?!... Allora... pensaci su, poi me lo racconti... (Esce).

Max - (improvviso) Che casa! (Toglie il giornate di tasca, legge) Giacomo...

Voce di Giacomo - (annoiato) Che vuoi?...

Max - (come leggendo la frase sul giornale: invece un suo aforisma) Le persone felici sono terribilmente insopportabili per gli altri.

Voce di Giacomo - Lo so, ma per noi gli altri non esistono. Per me esiste lei. Esisto io. Esistiamo noi. Oltre noi due, non esiste pi nessuno.

Lucia - (mette dentro soltanto la testa per rispondere) Oltre noi due non esiste pi nessuno! (.Ritrae la testa).

Max - Giacomo...

Voce di Giacomo - Quanto sei noioso! Mi vuoi lasciar dormire?

Max - (leggendo vari titoli sul giornale) L'America chiede la revisione... In Polonia, il problema ebraico... La Cina ha dichiarato... Sul Danubio, alcuni rimorchiatori... Un incendio a Vaugirard. Giacomo, Giacomo... Un incendio nel quartiere d Vaugirard!

Voce di Giacomo - Ma che barba!

Max - Giacomo, s' incendiata una casa nel quartiere d Vaugirard...

Giacomo - (appare subito, scalzo. E sempre in pigiama) Perdo, fa vedere! (Oli strappa il giornale).

Max - Una fabbrica di lampadine elettriche...

Giacomo - Io batto sempre quel quartiere e non so nemmeno che si incendiato! Il mio secondo insuccesso in quindici giorni! Al giornale finiranno per mettermi alla porta. (Legge meglio) Ma idiota, l'incendio scoppiato al numero 243 sopra il caff Javel... Che s sparino! Per me pu bruciare il signor Javel in persona... Io credevo si trattasse del teatro... (Deciso) Torno a letto!

Max - Ma via, Giacomo...

Giacomo - A meno che per farmi avere un successo personale in redazione, mentre dormo, tu non vada a incendiare il teatro del quartiere Vaugirard. Buona notte! (Esce).

Max - Sei disgustoso. (Una pausa. Entra Lucia, ancora pi svestita di prima).

Lucia - Buon giorno, Max!

Max - Buon giorno, Lucia!

Lucia - Ah, no, non cos: dovete dirmi buon giorno, Lucia con un bacio sugli occhi!

Max - No, niente occhi. Soltanto buon giorno, Lucia! .

Lucia - C' al mondo qualche cosa di pi stupido di un uomo che non sappia amare?

Max - C' al mondo qualche cosa di pi perfido di una donna che ami un altro uomo?

Lucia - (scherzosa) Allora io son la donna pi perfida dell'universo!

Max - Non gridate tanto forte di amare Giacomo; finir per non crederlo pi. La qual cosa mi riempirebbe il cuore di gioia!

Giacomo - (rientra. Sta insaponandosi la faccia per la barba) Perch il tuo cuore si riempirebbe di gioia, mio bell'Adone?

Max - Oh, per niente... E sempre Lucia che mi stuzzica!

Giacomo - Stuzzicalo, stuzzicalo, Lucia... (Se ne va).

Max - Vi ecciterebbe un po' di musica?

Lucia - Non c' niente di vostro, credo, che mi possa eccitare!

Max - Allora, se giocassimo...

Lucia - A carte?

Max - All'amore!

Lucia - Cosa?

Max - E' un gioco di mia invenzione...

Lucia - Ah, s? Mi piace tanto quello che si inventa davanti a me! Quando, all'ora dell'aperitivo, aspetto Giacomo in qualche caff... e scorgo un tizio intento a scrivere seduto ad un tavolinomi sento sconvolta dalla curiosit di leggere quanto scrive... Forse - penso - costui sta scrivendo una lettera per l'onomastico della sua balia; ma pu anche darsi che stia componendo dei versi di un poema che sar tramandato ai posteri. E se invece su quel foglio di carta stesse segnando le formule di una scoperta meravigliosa che sconvolger il mondo? .

Max - Io non ho tanta fantasia!

Giacomo - (riappare. Si sta pettinando) Cos, vi siete messi d'accordo?

Max - Ma certo... s-

Giacomo - Si direbbe che stiate giocando al lupo... (A Lucia) Conosci il gioco del lupo?! Lupo, Lupetto, dove sei? . (Esce).

Lucia - (a Giacomo, mentre sta uscendo) Lupo, Lupetto... dove vai? .

Voce di Giacomo - A mettermi le scarpe.

Max - Vi dispiace se vi confesso di amarvi?

Lucia - Un po'...

Max - E se io fossi capace di restare otto giorni interi senza dirvelo?

Lucia - Cosa? Voi sareste capace di starvene zitto otto giorni filati?

Max - Si... intendo zitto anche con me stesso!

Lucia - E per quale miracolo diventereste ragionevole per otto giorni consecutivi?

Max - Ecco appunto il gioco di mia invenzione. Un gioco di carte di cui ho il brevetto.

Lucia - Non vi capisco...

Max - (togliendo di tasca un mazzo di carte e offrendolo a Lucia) Prendete una carta. Rosso o nero? basta il colore. Se viene nero perdo io e taccio per otto giorni...

Lucia - (subito interessata) Oh, s, bello, interessante... datemi subito una carta... Ma se viene rosso e vincete voi?

Max - Se viene rosso e vinco io, vi d un bacio... un lungo bacio, ma non sugli occhi... Capirete: se anche voi non avete il vostro rischio, il gioco non pi interessante...

Lucia - No, no, rinuncio...

Max - (scandalizzato) Voi non siete che una piccola borghesuccia timorosa... Esattamente il tipo di donna che Giacomo detesta!

Lucia - Che ne sapete voi?

Max - Io ho conosciuto Giacomo molto prima di voi.

Lucia - (triste) Lo so.

Max - Giacomo ha vissuto a Parigi anche prima di conoscervi e gi fin da allora eravamo amici... Non siete stata mica voi ad inventare Giacomo!

Lucia - (gelosa) Se vi avesse voluto tanto bene... a voi, Cher Ami, ed agli altri del nostro gruppo... perch un giorno vi avrebbe poi piantati?

Max - E chi lo sa?! Io lo vidi proprio la sera della sua partenza, quasi due anni fa. Giacomo ha un fratello, un signore serio... (Ingiurioso) Uno di quei tipi che sanno perch sono al mondo! Una volta faceva l'avvocato. Con lui Giacomo non mai andato d'accordo... perch Giacomo veramente uno dei nostri. Una sera, dunque, quella sera, Giacomo venuto al caff molto eccitato. Tornava da un colloquio avuto col fratello, che l'aveva acerbamente rimproverato di frequentare gente della nostra risma. Giacomo l'aveva mandato al diavolo. Le tue azioni di uomo d'affari, pensi siano proprio importanti quanto tu credi? gli aveva chiesto. Ed il fratello a rispondergli: La prova che le mie azioni sono fattive, che mi fanno guadagnare molto denaro! .

Lucia - E Giacomo?

Max - E Giacomo se ne venne via dall'ufficio del fratello dimenticandosi persino di riprendersi il cappello. Arriv al caff a testa scoperta e si mise a gridare, eccitato: Non comprer mai pi un cappello, n voglio pi saperne di quello schifoso denaro, tanto che anche qui fra breve far nascere una scandalo quando rifiuter di pagare la mia consumazione .

Lucia - E non la pag?

Max - Si arrese soltanto perch il cameriere gli disse: Se non la pagate voi, toccher pagarla a me. L'indomani si seppe che Giacomo era tornato ai suoi boschi, laggi, da sua madre. Sei mesi fa, infine, tornato a Parigi con voi, per nulla cambiato. Un uomo come lui, infatti, non pu cambiar pelle. E' un tipo tutto d'un pezzo, Giacomo!

Lucia - (che stava manovrando le carte) Nero! Avreste perduto!

Max - Avrei, ma io non intendo giocare per scherzo! Mentre voi siete anche capace di giocare per scherzo.,.

Lucia - (porgendo il mazzo) Mischiate le carte. Vi prevengo che gioco con la sola speranza di vincere, per non sentire per otto giorni le vostre stupidaggini.

Max - Vedremo! Su, tirate!

Lucia - (tira una carta) Rosso... Ho perso! S, ma il vostro un gioco disonesto... Voi non avete rischiato niente... Anche se avessi tirato nero, voi avreste chiacchierato ugualmente... Gli uomini sono cosi vigliacchi che con la scusa dei loro amori, giurerebbero il falso davanti al Crocifisso.

Max - Siete cos esperta del mondo e degli uomini?

Lucia - Non ancora del tutto.

Max - Come, non ancora?

Lucia - Su, pagatevi.

Max - No.

Lucia - Su, pagatevi. La cosa mi pu anche disgustare, ma io sono abituata a saldare i debiti d gioco.

Max - No, Lucia...

Lucia - (facendo ora ostentatamente la commedia) Mio piccolo Max... Prendi le mie labbra... Sono tue... Hai vinto! (Lo bacia, tuttavia, quasi disgustata).

Max - (rimasto male) Se sapevate in precedenza che la cosa sarebbe stata tanto sgradevole, perch mi avete baciato?

Lucia - Perch sono onesta al gioco... e poi per rendermene conto...

Max - E trovate che bacio tanto male?

Lucia - Volevo sapere che cosa avrei pensato d me stessa in un momento di disgusto.

Max - Voi non avete il diritto di essere cos crudele con me!

Lucia - Ma non capite, povero sciocco che non siete altro, che io amo Giacomo, unicamente Giacomo?

Max - E voi avreste l'intenzione di passare la vostra intera vita con Giacomo, per il solo fatto che una sera, sei mesi fa, per caso, siete andati a letto insieme?

Lucia - Credete di sconcertarmi con le vostre massime da quattro soldi? Non dimenticate che quella sera in cui io sono andata con Giacomo -per caso, voglio ammetterlo con voi, per caso -mi sono pazzamente innamorata di lui, ed oggi lo amo come quella prima sera!

Max - Non che io non capisca e non mi spieghi il vostro amore per Giacomo. Io stesso, ve lo ripeto, lo considero un ragazzo di prim'ordine. Soltanto, ed questo che vi domando ancora, non lo amerete certo tutta la vita?

Lucia - Se io morissi in questo momento, Giacomo sarebbe stato l'unico amore della mia vita. Certo che se morir a settant'anni... Ma a che mirano le vostre domande idiote?

Max - Voi non capite cosa intendo dire...

Lucia - Ma s, molto bene.

Max - Invece, no. Io volevo sapere, se non avete l'intenzione, statemi bene a sentire, l'intenzione di non spogliarvi pi davanti ad un uomo che non sia Giacomo.

Lucia - Come mi dispiace di aver tirato una carta rossa e d'aver perduto l'occasione di farvi star zitto per otto giorni!

Max - (continuando imperterrito) Io dico naturalmente spogliarsi per un ultimo cretinissimo verbale scrupolo borghese. Ma voi avete capito lo stesso. Le donne, magari, ci pensano su sei mesi prima d spogliarsi davanti ad un uomo... ma una volta spogliate... chi s' visto, s' visto.

Lucia - Non vi dir pi una parola.

Max - Non volete rispondere a me, perch avete paura ad interrogare voi stessa, poi credete nell'eterna fedelt di Giacomo...

Lucia - So molto bene che dovr giocare una partita assai dura per conservarmelo!

Max - E se, nonostante tutto, la perdeste?

Lucia - Una partita dove non si rischi nulla, non pi emozionante! Bisogna vivere con la paura di perdere!

Voce di Giacomo - Lupo, lupetto, dove sei? Mi metto la giacca e vengo.

Lucia - (a Max) Ora basta; Giacomo sa che voi mi fate la corte, tuttavia...

Giacomo - (entrando, a Max) Allora, hai riflettuto?

Max - A cosa?

Giacomo - Alle profonde ragioni della tua presenza qui?

Max - Sono venuto a colazione.

Giacomo - Ah, sei venuto a colazione? Allora, mio caro, sei cascato male!

Max - Cascato male?

Giacomo - S, perch anche Cher Ami verr a colazione... e buona notte...

Max - Come, buona notte?

Giacomo - Se resti anche tu, anzich in tre, saremo in quattro, soli col nostro appetito, davanti a dei piatti vuoti.

Max - Ma voi non avete fame?

Giacomo - Si, mio caro, altro che fame, vero, Lucia? Una fame da lupo... Lupo, lupetto, dove sei? (Facendo il gioco) Sei nella credenza? No. (Mettendo la mano in tasca a Max e togliendogli il por-tafogli) Io sono nella tasca di Max!

Max - (furioso) Rendimi il portafogli!

Giacomo - Lo vedi questo capitalista? Ha del denaro e non lo tira fuori!

Max - Non ho denaro. Ma rendimi il mio portafogli. (Fa per strapparlo a Giacomo, ma quello con un agile gesto gli sfugge).

Giacomo - (frugandovi dentro) No, vero, poveretto; non ha un soldo. (Toglie una piccola fotografia, calmissimo) Sei riuscita bene, Lucia... (Spiega sorridendo) E' una tua fotografia.

Lucia - (confusa, a Max) Dove l'avete rubata?

Giacomo - (a bella posta, per scoprire la verit) Ma sei tu che gliel'hai data!

Lucia - Io? Nient'affatto.

Giacomo - Che male c'? Ha bene il diritto di tenere in tasca una tua fotografia!

Lucia - Ah, s? Ne ha il diritto? E allora, mi dispiace di non avergliela regalata veramente!

Giacomo - Lo vedi come sono innocenti le donne? Lucia non sa ammettere che tu abbia una sua fotografia nel portafogli, ma trova del tutto normale mostrarsi a te ogni giorno in carne ed ossa, ad un metro di distanza. (A Lucia) Per esempio, in questo istante egli ti fissa estasiato, e tu, cos, sei molto pi somigliante che in fotografia! (Entra un altro bohmien: Cher Ami).

Cher Ami - E allora?

Lucia - (furente) E allora... un corno! Possibile che si debba sempre entrare in casa nostra senza bussare?

Cher Ami - Cara Lucia, voi siete vittima di una educazione primordiale e di abitudini troglodite, alle quali ubbidite come ad altrettanti leggi filosofiche... Sappiate che noi non siamo mai a casa nostra...

Giacomo - (abituato a quel genere di discorsi) Cher Ami, hai soldi?

Cher Ami - Per che farne?

Max - Per mangiare.

Cher Ami - Io disprezzo il denaro, lo sapete!

Giacomo - Io posso disporre di due franchi e quindici.

Max - (frugando nella tasca dei calzoni) Io di tre franchi e sette soldi...

Giacomo - In casa credo ci sia ancora del burro e della marmellata. Vuol dire che faremo dei panini imbottiti e del t. Corro a telefonare al giornale, compero del pane e torno. Un bacio? (Fa per baciarla).

Lucia - (sta per baciarlo, poi improvvisamente ricorda il bacio di Max e ritira la bocca) No

Giacomo - No? Non importa! Chiss poi perch no?! (Esce).

Cher Ami - (gli grida dietro) Gi che telefoni al giornale, di' a quei negrieri che a Parigi i giornalisti hanno delle paghe da fame!

Max - (a Lucia che si toglie la vestaglia ed indossa un abito) Mi permettete di dirvi, Lucia, che il vostro abito veramente originale? (Cher Ami sogghigna) Lui non s'interessa mai a niente!

Cher Ami - - Perch forse il tuo interessamento alle cose conduce a dei risultati positivi?

Max - Pu darsi... (Altro tono) Quel vestito lo stesso che Lucia portava ieri sera... ma in altra foggia... lo trasforma a piacere!

Lucia - Posso trasformarlo in mille modi: cos. (Con ci che trova sottomano, scherzosamente, compone il suo abito in vari modi, sottolineando ogni trasformazione) Cos, per esempio; oppure cos... Guardate ora con questa cintura, come cambia tutto!

Max - Conoscete Arbeau?

Cher Ami - Chi questo Arbeau?

Max - Un celebre sarto dei Champs Elises...

Lucia - S, lo conosco... Lo conosco di nome.

Cher Ami - Avreste intenzione di trasformare la nostra amica in una donna alla moda?

Max - ...alla moda?

Cher Ami - S, una donna del tempo nostro, cio un manichino.

Max - (senza rispondere all'amico) Sapete disegnare?

Lucia - S, un poco... perch?

Max - Io ho un amico che lavora da Arbeau... alla contabilit...

Lucia - E allora?

Max - Questo mio amico mi ha detto che ci sono donne che disegnano modelli di vestiti, mantelli, arrivano a guadagnare fino a centomila franchi Tanno... (Cher Ami ride con scherno).

Lucia - (ci pensa su, sorride) Allora, poich io so disegnare, come se avessi in tasca un biglietto della lotteria. Non si sa mai...

Cher Ami - S, magari guadagnereste un sacco di soldi, e poi? Io, da quando vi conosco, ho constatato che a voi basta cos poco...

Lucia - (che tiene alla considerazione di Cher Ami) Ma s, pochissimo, ma non questo,.. Non che mi seduca quel grande guadagno, bens l'idea che la mia vita possa prendere un'altra svolta...

Max - Questo vuol dire che oggi siete infelice?

Lucia - Nient'affatto!

Cher Ami - Comunque, qualcosa sta maturando per voi... ne sono certo!

Lucia - Come siete caro!

Cher Ami - N caro, n gentile... per so vedere le cose dal lato giusto... Perci vi dico: se proprio ci tenete ad entrare nella famiglia di Giacomo, avete sbagliato fratello. Dovete buttarvi sull'altro...

Lucia - (sbalordita) Siete pazzo?

Cher Ami - (continuando imperterrito) Un certo Paolo. Un uomo su misura per un genere di donna come voi, che cerca di sistemarsi nella felicitalo l'ho incontrato una sola volta, ma mi bastato per giudicarlo. Allora Giacomo non era gi pi a Parigi... Era ritornato in grembo alla famiglia.

Lucia - (stupitissima) Voi avete conosciuto Paolo?

Cher Ami - S, avevo una... contesa con un libraio che diceva d'avermi visto prelevare qualche libro dalle sue scansie... e poi andarmene... senza prima di passare dalla cassa! Volendo appianare il mio diverbio con quel libraio pignolo, andai dunque da questo signor Paolo, il quale, maligno come una volpe, mi lasci esporre la mia storia, fece anzi le fnte d'interessarsene, felice di fare la conoscenza di un amico di suo fratello, inceppato in una situazione che egli riteneva incompatibile con la normale rettitudine commerciale. Io sapevo che egli non era pi iscritto all'Albo, tuttavia ero andato da lui piuttosto che da un altro legale, terribilmente curioso di vedere il fratello di Giacomo nelle sue funzioni di moralista codino... Mi domand quale fosse la mia professione. Gli risposi che provvisoriamente era quella di attendere ore ed ore nelle anticamere degli editori coi miei manoscritti sotto il braccio... Gli dissi tuttavia che sarei potuto diventar ricchissimo qualora un editore avesse cominciato a nutrire per il mio romanzo la stessa considerazione che ne avevo io...

Max - Questo giovanotto un invertito mentale... Ieri diceva invece...

Cher Ami - Ah, tu fai parte d quelli che rimproverano le mie contraddizioni? Ma, mio caro, il mio pensiero non mica un monumento equestre eretto in mezzo ad una piazza!

Lucia - Io non vedo che rapporto ci possa essere fra tutto questo e il mio destino, che secondo voi, sarebbe quello di sposare il fratello di Giacomo...

Cher Ami - Anche il signor Paolo Miremont, come voi, non cap un'acca dei miei ragionamenti, soprattutto quando gli esposi le mie teorie sui pericoli delle conquiste umane e la vanit dei diversi possessi...

Lucia - (che s' sdraiata sul divano e fuma) E io, cosa possiedo, secondo voi, Cher Ami?

Cher Ami - Anzitutto Giacomo, che tenete per i polsi come farebbe un gendarme con un borsaiolo colto in flagrante!

Lucia - (disgustata dal paragone) Non vero affatto!

Max - Ieri afferm che esisteva soltanto una donna veramente libera fra tutte quelle che conosciamo... e questa eravate voi!

Cher Ami - Io ho parlato di temperamento, non di condizione... Ho affermato infatti che nessuna altra donna quanto Lucia libera allo stato potenziale... Vedremo se l'avvenire mi dar ragione!

Lucia - (a Cher Ami) Voi parlate sempre come foste ad un tavolo di caff, verso mezzanotte, quando s chiacchiera tanto per chiacchierare, per far venire l'ora di andare a letto...

Cher Ami - Io chiacchiero sempre, tanto per chiacchierare... per aver cio fra tanto chiacchierare la possibilit d'indovinare la verit... e poi, perch io non voglio che nulla sia imprigionato: neanche il mio pensiero. Anche a lui lascio sempre assoluta libert...

Max - Sarei proprio curioso di leggere il tuo romanzo, perch, lasciamelo dire, per essere uno psicologo sei proprio malandato!

Cher Ami - Come spieghi allora che io abbia perfettamente capito che tu sei innamorato cotto della donna del tuo migliore amico?

Max - (inquieto) Cosa?

Cher Ami - (a Lucia indicando Max) Ma non , come si potrebbe supporre, un superficiale, che per sterile perfidia non domanda altro al mondo che quello di andare a letto con la moglie del suo migliore amico, chiunque sia questa donna, chiunque sia quest'amico... No, no...

Lucia - E finitela...

Cher Ami - (continua sempre imperterrito) Non per perfidia, ma per appassionata amicizia... Egli vuol talmente bene al suo amico, gli talmente affezionato che, come ha preso i suoi tic, i suoi gusti, le sue cravatte... gli vuol prendere anche la donna! (A Max, comicamente paterno) Tu credi di essere un seduttore, Max? Macch, tu sei un sedotto! (A Lucia) Credete a me, i suoi sentimenti prendono spesso una strada sbagliata! (A Max) Lascia in pace le donne, Max; il tuo destino quello di diventare un pederasta! (Lucia scoppia a ridere).

Max - (a Lucia maligno) Non ridereste tanto delle sue imbecillit, Lucia, se sapeste fino a qual punto Cher Ami conosce i vostri atti, tutte le vostre azioni, anche le pi intime!

Cher Ami - Vorrebbe dire, ma non osa, che io ascolto alle porte! Ah, non lo sapete, mia bella amica, che ho questa abitudine? Me la rimproverano tutti quelli che non possiedono una curiosit morbosa come la mia... Questo idiota allude al fatto che io di voi so tutto, nei minimi dettagli... che per non vi svelo! Ad esempio: io so che Giacomo il vostro primo amante! via non sussultate cosi! Ah, le donne sono davvero sconcertanti! Si sposano con ghirlande di fiori di arancio: tutti i loro parenti stanno dietro la porta della loro camera nuziale, la prima volta che fanno all'amore col proprio marito... E non sono per nulla intimidite da tutto quel pubblico in ascolto. Poi, invece, sussultano come avete sussultato voi, quando uno, sei mesi dopo, svela loro d'essere matematicamente certo che il loro primo uomo stato il tale... E' fantastico! (Si diverte molto).

Lucia - Tacete, insomma, tacete... Impicciatevi di quello che vi riguarda! Ma gi: quando uno tanto stolto da farsi chiamare con un nome pretenzioso come il vostro...

Cher Ami - Cosa?

Lucia - Cher Ami! . Pensate che la gente davanti alla scelta di un tale pseudonimo vi consideri un modesto?

Cher Ami - Modesto o meno Cher Ami ormai la mia etichetta. E' un nome che suona bene, originale, pi che sufficiente per Parigi... Cher Ami... a Cher Ami ... Ho fatto un colossale affare assumendo definitivamente questa sigla! Pi cognome di famiglia, pi stato civile... pi vie d'uscita... Ho distrutto tutto dietro di me, prendendomi questo soprannome...

Max - Anche la tua famiglia?

Cher Ami - Ho distrutto dentro di me lo spirito della mia famiglia, ed quello che conta! (Estasiato) Pensate come bello! Nella mia splendente miseria, io cammino per le strade con nessun altro peso che quel nome sulle spalle: Cher Ami! ... Cammino, ed io stesso m'illudo che esso nasconda chiss chi sotto la sua maschera anonima... Un duca, un principe, un re, il pi grande poeta d'Oriente...

Lucia - Quanti anni avete, Cher Ami?

Cher Ami - Venticinque.

Lucia - (ironica) Coin mai nascondete il vostro nome e svelate la vostra et?

Cher Ami - Voi state adoperando con me lo stesso tono di suo fratello. (Rifacendolo) Signore, io non esercito pi, ma trovandomi davanti ad un essere come voi siete, vi dichiaro apertamente che non mi dispiace affatto d'aver abbandonato la professione. Quello che mi dispiace di non essere Giudice d'istruzione e Procuratore della Repubblica per far spiccare un mandato di arresto contro di voi...

Max - S'era messo nel commercio?

Cher Ami - (a Lucia) Ma io so che Giacomo si sbaglia di grosso quando s'illude che voi siate monda da tutti quei piccoli meschini pregiudizi, che fanno la fortuna della societ e l'infelicit degli uomini!

Lucia - Gli uomini sono dunque cos infelici, Cher Ami?

Cher Ami - I pi infelici sono coloro che pensano che la loro estrema felicit consiste nel conquistare e nel possedere un bene esclusivo... Ricordate, Lucia, che i beni di questo mondo sono ancora pi fragili della vita stessa. L'unico modo decente di vivere di starsene come faccio io, le mani protese, per cercare di afferrare tutto, ma anche tutto poter perdere in un istante... Ecco: vivere cos, senza n dare, n avere: a met della scala... Voi siete un vagabondo!, mi disse il signor Miremont. No! io sono un ricco signore, troppo orgoglioso e pretenzioso per sapermi accontentare della ricchezza, e che vive felice in un mondo incantevole... dove nulla mio... persino volumi di certi librai imbecilli... (Giacomo rientra con un grosso pane sotto il braccio. Cambiando discorso) Lucia stava chiedendoci se gli uomini sono infelici...

Giacomo - (baciandola) Tesoro mio! (Mentre Giacomo chino su Lucia, Cher Ami prende un pezzo di pane e si mette a mangiarlo tranquillamente).

Lucia - Guarda quel sudicio egoista!

Cher Ami - Io ho il coraggio delle mie azioni e dei miei desideri.

Giacomo - (a Cher Ami) Piantala!

Lucia - Giacomo, direttamente o indirettamente, tutti mi rimproverano la mia fedelt... (A Giacomo) Io sono capitata con te, per caso, d'accordo, ma visto che ti amo, non vedo nessuna ragione perch io me ne debba andare... (Agli altri) Fino a che ci amiamo, perch dovremmo lasciarci?

Giacomo - Lasciali chiacchierare; ascoltami piuttosto: c' una grande novit... Per devi promettermi di non piangere.

Lucia - Stai per lasciarmi?

Giacomo - Si.

Lucia - Ma io non voglio...

Giacomo - Mi lasci finire?... Me ne vado, ma per quindici giorni soltanto.

Lucia - Parti per quindici giorni? Dove vai... perch?

Giacomo - Telefono al giornale e mi danno la strabiliante notizia: in Polonia. Mi mandano in Polonia in prima classe e con un'ottima trasferta. Debbo fare una serie di articoli sulla questione ebraica... Giacomo Miremont, capisci? Fra tanti hanno scelto Giacomo Miremont!

Cher Ami - (scherzoso) Sensazionale!

Lucia - Mi porti con te?

Giacomo - Mai pi l'amministratore ti pagherebbe il biglietto; al giornale la pensano ancora all'antica: donne a casa!

Max - Nei tuoi articoli, trattandosi della Polonia, sotto sotto, fra le righe, puoi metterci un poco di spirito rivoluzionario, il che, per un giornale conservatore come il tuo, sar uno scherzo di prim'ordine...

Giacomo - (a Cher Ami) Tu potresti venire con me. Cercano uno che possa fare un servizio sull'Armata Polacca... Al giornale nessuno capisce come tu ti ostini a restare correttore di bozze...

Cher Ami - Cher Ami potrebbe magari firmare un'opera sconcertante sulle origini umane, ma tu lo vedi il mio nome sotto degli articoli che discorrono di strategia e di casermaggio? Mi squalificherei per sempre... Eh, purtroppo, ci sono dei nomi difficili da portare!

Max - Sei un bello sfacciato... Se proprio ieri hai detto...

Cher Ami - Ieri ti ho detto tutto l'opposto? Mio caro, la verit eterna, di cui sono l'umile servo, fatta appunto di continue idee contrastanti...

Lucia - Io non voglio che tu te ne vada!

Giacomo - Bisogna, tesoro... E poi si tratta di soli quindici giorni.

Lucia - Ah, tu trovi che quindici giorni siano niente?

Cher Ami - Parti, Giacomo, cos Lucia - durante la tua assenza - ne approfitter per trovarsi un amante!

Lucia - Oh! smettetela...

Cher Ami - La vostra fedelt vi d un tal reciproco senso della propriet, che certamente vi condurr a qualche disastro.

Lucia - (a Giacomo) Lo pensi anche tu, Giacomo?.

Giacomo - S. In teoria, si.

Lucia - Come, in teoria?

Giacomo - I modi con cui si perde la nostra felicit sono infiniti e cos inattesi!

Lucia - Allora... perch tu sia completamente felice, io dovrei avere un amante?

Cher Ami - Credete a me, ragazzi, sbarazzatevi dal vostro bagaglio di teorie tradizionali, guardatevi attorno! Non vedete tutti i giorni, per causa loro, quante bancarotte sentimentali avvengono, e suicidi, divorzi, delitti passionali? Non mettete anche i vostri desideri ed i vostri sentimenti alla stregua di quelli di tutti...

Lucia - (diversa) Ma Giacomo libero di s, completamente libero e parte per la Polonia! A che ora parti?

Giacomo - Alle tre e cinque.

Lucia - (quella di prima) No...

Giacomo - Ma s, cara, debbo; ormai mi sono impegnato.

Lucia - (breve pausa, quindi a Max) Venite, andiamo a prendere il t... (Esce con Max).

Cher Ami - Che ragazza fantastica!

Giacomo - Lei? e perch?

Cher Ami - Perch - ma tu lo saprai certamente - da tre settimane ha un amante.

Giacomo - Che dici?

Cher Ami - Non lo sapevi? Oh, ti chiedo scusati chiedo scusa... ho fatto una gaffe senza volerlo...

Giacomo - Un amante? Lucia un amante? Non vero! (Forte) Lucia...

Lucia - (rientrando con Max) Dimmi, caro...

Giacomo - Tu hai un amante?

Lucia - Io?!

Giacomo - Da tre settimane?

Cher Ami - Ho scherzato, scemo, per vedere la faccia che avresti fatto... e poi per constatare fino a che punto lei possa considerarsi libera.

Lucia - Voi siete un cinico, un mostro!

Cher Ami - (soddisfatto) Ho fatto un esperimento...

Lucia - E tu, per un istante, Giacomo, hai potuto credere una cosa simile?

Giacomo - (abbracciandola) Cara... piccola cara!

Cher Ami - (a Max) Tieni conto, Max, che lui si dice libero, che lei si dice libera... che si dicono liberi... Parole... parole... Discorrere di libert a due innamorati come parlare greco ad un cinese!

Lucia - Tu non dovrai mai dubitare di me...

Giacomo - E se, un giorno...

Lucia - No. Se dovesse capitarmi la disgrazia di innamorarmi di qualcuno, te lo direi subito...

Cher Ami - Che squisito pensiero! (A Lucia) Ma se gi ammettete questo, segno che fin da oggi avete l'intenzione di prendervelo, questo folle amante! Previdente, per; la vostra premessa vi servir per potergli dire un giorno, senza ch'egli possa obiettare una sillaba: Questa sera, tesoro, anzich con te, andr a letto con un signore cos e cos... Sono una donna onesta e te lo avverto... E tu, amore, stanotte cerca d dormire e di non rivoltarti nel letto! ... Immagino che faresti tutt'un sonno, povero Giacomo!

Lucia - Costui addirittura odioso. Digli di smetterla!

Cher Ami - Invece continuo. Io voglio mettervi in guardia dato che, per esseri come voi, l'amore la porta d'ingresso al talamo nuziale

Giacomo - Smettila, idiota; smettila per favore...

Cher Ami - State attenti! Voi vi siete tuffati nella felicit fino al collo!... Ma non sentite gi nell'aria l'odore di lavanda delle lenzuola di bucato e dell'amore messo a bollire assieme alla marmellata di ribes?

Lucia - Non vero, Giacomo. Guarda come egli mente e quanto tu sia veramente libero. Guarda! (Indica il muro dove sono le croci).

Giacomo - Cosa?

Max - Che cosa sono tutte quelle croci?

Giacomo - Le hai segnate tu?

Max - Cosa significano tutte quelle croci, una accanto all'altra, tutte uguali?

Lucia - Tutte uguali? Gi. Ognuna d queste croci rappresenta una giornata vissuta con te, Giacomo. La mattina, appena alzata, io segno la prima sbarra della croce e la sera, lieta d'un giorno d'intensa felicit, segno l'altra sbarra... Ecco, guarda qui, Giacomo, la croce di oggi ancora incompleta... Eccoli qui, Giacomo, in fila, uno dopo l'altro, tutti i nostri giorni felici. Eccoli qui, come in un piccolo cimitero gaio... Ma io ho sempre saputo, che una volta o l'altra, una croce sarebbe rimasta incompiuta... che una mattina avrei disegnato la prima sbarra, ma che la sera non avrei disegnato l'altra, perch, durante quel giorno - fra una sbarra e l'altra - tutto sarebbe finito fra noi! Ogni mattina ho incominciato la mia croce tremante, ed ogni sera l'ho terminata trionfante! Ecco, Giacomo, da l vedi quanto sia immenso il mio amore e puoi d'altronde constatare come io non sia una piccola borghesuccia che ha messo il suo cuore alla cassa di risparmio! Io ho sempre pensato che un giorno o l'altro, qualcuno s sarebbe affacciato a quella porta per dirmi: Non lo vedrete pi ! Ecco Giacomo, carne ho sempre vissuto accanto a te. Ora per ora, giorno per giorno, sempre con la speranza che duri ancora un po'! Ancora un po'... (Si getta nelle braccia di Giacomo).

Cher Ami - (a Max) Rassegnamoci, amico! Quei due finiranno assieme la loro gran giornata! (Si bussa) Chi ? (Pausa. Bussano ancora).

Lucia - Giacomo, ho paura!

Giacomo - Avanti! (Entra un ragazzo con una lettera).

Il Ragazzo - Chi il signor Miremont? 'Mi hanno detto: da consegnare nelle sue mani.

Giacomo - D qui. (Prende la lettera. La scorre) Devo la risposta?

Il Ragazzo - Non so...

Giacomo - Aspetta. Gli dirai... (Agli astanti) Amici miei, vi prego di lasciarmi un attimo solo. Vi dispiace? Devo ricevere qualcuno...

Lucia - Chi?

Giacomo - (al ragazzo) Prega quella persona di salire... (Il ragazzo esce. A Max) Max, va di l con Lucia. (A Lucia e Max) Io conto su di voi per essere lasciato in pace fino a quando vi chiamer... e soprattutto di impedire a Cher Ami di ascoltare alla porta. (A Lucia) Ti spiegher.

Cher Ami - (indicando la porta comune) Possiamo anche andarcene d l, se credi...

Giacomo - No, la casa ha una scala sola. Preferisco restiate con Lucia. (Li spinge fuori) A fra poco, - (I tre escono. Giacomo rilegge la lettera. Guarda fuori dalla finestra. Passeggia, indi spalanca la porta).

Paolo - (entrando) Ciao, Giacomo.

Giacomo - Ciao, Paolo.

Paolo - Ti ringrazio di avermi ricevuto anche se prima non ti ho avvisato della mia visita...

Giacomo - Siedi.

Paolo - Sai, temevo che, ad una mia lettera con cui ti avessi chiesto un appuntamento, non avresti risposto... come pure dubitavo che tu non mi facessi entrare, pur sapendomi dietro quella porta...

Giacomo - E perch? Io t'avrei ricevuto in ogni modo, poich immagino che non sarai venuto senza un motivo...

Paolo - E, se fossi venuto senza un motivo?

Giacomo - (violento) Cosa sei venuto a fare?

Paolo - (pacato) Per rivederti.

Giacomo - E poi?

Paolo - Per sapere cosa fai, come vivi...

Giacomo - Non c' altro?

Paolo - No

Giacomo - La mamma sta male?

Paolo - Non n troppo felice, n troppo allegra. Ma di salute non sta male.

Giacomo - E' molto che non la vedi?

Paolo - Adesso abito laggi con la mamma e zia Adriana. Forse tu non sai che ho definitivamente rinunciato a Parigi.

Giacomo - Ah, s? Nelle sue due lettere che mi ha scritto, la mamma non mi ha parlato mai di te.

Paolo - E' appunto per chiarire le cose... (Si in-terrompe).

Giacomo - Su, avanti, ti ascolto...

Paolo - Ecco, cos va bene, tu mi ascolti. Io parlo e tu mi ascolti. Noi siamo perfettamente calmi... Io sono qui da te... Non gi un bel progresso?

Giacomo - Un progresso verso cosa?

Paolo - Verso una riconciliazione fra noi... riconciliazione che stimo utile, se non altro per dare una gioia a nostra madre. (Pausa) Non so trovare le parole... n, d'altra parte, era il caso che preparassi un discorso... (Pausa. China lo sguardo) Da quella famosa sera io non ho smesso mai di parlare con te...

Giacomo - Con me?

Paolo - ... nella mia solitudine.

Giacomo - E' stata la mamma a mandarti qui?

Paolo - No. Oh, senza dubbio nostra madre sarebbe molto lieta se ci riconciliassimo; n la cosa mi sembra impossibile... In fondo, siamo fratelli.

Giacomo - E zia Adriana?

Paolo - Zia Adriana... vive in uno strano stato di euforia. La tua fuga con la signorina Blondel l'ha talmente disgustata, che non osa nemmeno giudicarti. Considera il tuo gesto oltre il confine naturale delle cose... (Pausa) Ieri sera, quando a tavola ho accennato alla mia decisione di venire da te... avresti dovuto vederla! E' balzata in piedi e mi ha chiesto se per caso non fossi improvvisamente impazzito. Ed ha aggiunto che sarebbe stata lieta di morire pur di non vedermi compiere questo passo. (Pausa) Ma non credo che morr...

Giacomo - Ebbene?

Paolo - Sei solo in casa? Voglio dire in questo momento?

Giacomo - S, sono solo; erano qui con me alcuni amici, ma se ne sono andati.

Paolo - Giacomo, mi permetti di farti una domanda? Sei felice?

Giacomo - S

Paolo - E lei?

Giacomo - Anche lei... Almeno credo.

Paolo - Tu vedi quanto sono calmo... (Pausa. Quasi sorride) E sono anche molto lieto della tua felicit. (Altra pausa) Certo, il giorno della vostra fuga... l per l, ho creduto ad uno scherzo... sai, ad una delle tue geniali trovate, come, ricordi? quelle tali sfere di legno del tuo sistema planetario che attaccavi in ogni angolo della casa... Ora vorrei chiederti un'altra cosa: tu... non avevi mai incontrato la signorina Blondel prima di quel giorno?

Giacomo - No, mai.

Paolo - Me lo giuri?

Giacomo - Ma s, te lo giuro.

Paolo - Eppure ve ne siete andati, cos, subito...

Giacomo - S.

Paolo - E' inconcepibile!... (Pausa) Mi devi perdonare se ti faccio tutte queste domande... ma mi devi anche capire... Tu te ne stai qui, a Parigi, mentre io sto laggi, solo, con la mia fantasia che corre a duecento all'ora; infinite domande che restano senza risposta, e si accavallano le une sopra le altre... Ormai, io, laggi, vivo in mezzo alle domande senza risposta, come una barca sulle onde. (Pausa) Ho saputo che conducete a Parigi un'esistenza da perfetti bohmiens... Come ha fatto lei ad assuefarsi ad una simile vita?

Giacomo - Non viveva a Parigi anche prima?

Paolo - S, ma prima... come certo lei ti avr raccontato, conduceva una vita seria, ritirata...

Giacomo - Abbiamo deciso di parlare del passato il meno possibile... (Una pausa. Poi, tanto per dire Qualche cosa) Sei venuto in macchina?

Paolo - Non ho pi macchina. Dando le dimissioni, ho dovuto restituirla. Erano una macchina ed un autista concessi dalla ditta al capo-servizio. Non c' che dire: gli americani - perch si trattava di una ditta americana - hanno un buffo sistema di concepire gli affari. Adesso mi sono dato all'agricoltura... (Pausa) Non vi capita mai di parlare di noi, della casa, di laggi?

Giacomo - Qualche volta, ma assai di rado.

Paolo - E tu non ti sei mai chiesto: quali saranno i sentimenti di Paolo nei miei riguardi... e nei riguardi di lei? . Se tu avessi trovato una risposta a queste domande, qualunque fosse stata, avresti indovinato perch io, laggi, nella mia solitudine, ho passato al setaccio tutti i sentimenti possibili. I pi sconvolgenti ed i pi impensati... (Pausa) Ma finalmente, ora, sono qui, davanti a te... Da sei mesi non riuscivo a respirare liberamente come ora! (Pausa) Cosa vuoi, Giacomo, bisogna rassegnarsi... E' come alle carte; perch, io ora, laggi in campagna, gioco a carte... Spesso non si sa cosa fare! E' come quando tu hai un bel gioco in mano, l'altro sbaglia nello scoprire la carta, e si deve mandare tutto a monte... Capisci, Giacomo? Ho finito per persuadermi che tu hai tutti i diritti di amarla... Questa convinzione la maggior vittoria conquistata con me stesso... Hai il diritto di amarla!... (Esaltato, ha alzato la voce. Ora si scusa) Ma io grido, mi esalto, ti domando scusa... Sono sei mesi che non parlo cos a lungo!

Giacomo - Non so cosa risponderti, Paolo... Io...

Paolo - Voglio farti un'altra domanda che forse ti stupir: dimmi, Giacomo, avevo ragione o no d sposare la signorina Blondel? Non una ragazza che si possa tranquillamente presentare in famiglia? E - se togli il can-can provocato dalla vostra fuga - una ragazza di cui si possa essere il marito?

Giacomo - Non ti capisco!

Paolo - Tu puoi figurarti cosa abbia detto zia Adriana sul conto di lei!

Giacomo - Me lo figuro!

Paolo - E... zia Adriana si sbaglia

Giacomo - Certo che si sbaglia!

Paolo - Tu capisci cosa voglio dire? Capisci quale significato abbiano queste parole? (S'interrompe) Non ti prendi gioco di me, vero?

Giacomo - No, Paolo... no, credimi...

Paolo - E cos, voi, vi siete subito amati?

Giacomo - Perch farti soffrire Paolo?

Paolo - Oh, io, laggi, mi son detto ben altro... La sofferenza non conosce mezze misure... (Pausa) Per sei mesi, di laggi, ho partecipato alle vostre intimit... per, ora, passata. Sono guarito... (Altra pausa) Ho finito per abituarmi a quelle visioni, che sulle prime mi hanno fatto urlare... (Mezzo sorriso) Ormai, non ho pi paura dell'inferno... l'ho gi provato... ci sono vissuto sei mesi... Anche alle fiamme dell'inferno si fa l'abitudine... (Pausa) Non torna?...

Giacomo - No... abbiamo appuntamento in un ristorante.

Paolo - Se permetti, ti accompagno... Naturalmente fino alla porta.

Giacomo - E'... che devo finire un articolo... perch forse non sai che sono giornalista...

Paolo - S, lo so. E allora finisci il tuo articolo... (Si bussa) E' lei? Eh, no, non pu essere lei... lei non busserebbe. (Giacomo va ad aprire. Entra l'esattore del gas).

L'Esattore - Salve signori, ho qui la bolletta del gas...

Giacomo - La bolletta del gas...

L'Esattore - Settantadue e quindici. Sono due mesi, ormai... Voi capirete!

Giacomo - S, capisco... ma dovete essere tanto gentile da ripassare.

L'Esattore - Ah, no, basta! E' gi la terza volta che ripasso...

Giacomo - E' che non ho soldi e sono qui solo...

L'Esattore - Solo? Allora la portinaia non sa pi quello che s dice! Mi ha detto: Salite pure i cinque piani che la signora in casa... .

Giacomo - Vi dico di no...

L'Esattore - La portinaia mi ha detto che c'era e quella non ha ragione di dire una cosa per un'altra... e io credo pi a lei che a voi, scusatemi... La signora certamente di l...

Paolo - Scusa Giacomo... vuol dire che me li renderai questa sera... ecco il denaro... paga quella bolletta...

Giacomo - (rifiutando) Ma no, ti ringrazio. Andate pure. Passeremo oggi stesso a pagare...

L'Esattore - E' nel vostro interesse; altrimenti, domattina, vi toglieranno il gas. Passate alla cassa dalle quattro in poi... Arrivederci. (Esce).

Paolo - E' in casa, vero?

Giacomo - Ti dico di no...

Paolo - Quella porta d sulla vostra cucina?...

Giacomo - S. (Pausa).

Paolo - Perch non vuoi che ti presti un po' di soldi... non far complimenti...

Giacomo - No. (Pausa) E' andata al mercato portando con s tutto quanto avevo nel portafoglio.

Paolo - Ah, va lei a fare la spesa?... Ed lei che ti fa da mangiare? Giacomo, io so che lei di l, dietro quella porta... Non dire nulla... Lo so. Ti chiedo una cosa soltanto: non hai una sua fotografia da mostrarmi? Sai... buffo... nel primo momento di rabbia le ho strappate tutte; poi ho bruciato i pezzetti, ed ora.. Oh, s... se ora entrasse improvvisamente la riconoscerei di certo... per non la ricordo perfettamente... La sua immagine nella mia testa ha assunto tali e tanti aspetti, durante questi sei mesi... E' cos confusa... che vorrei ritrovarla in una sua fotografia...

Giacomo - Non ho nessuna fotografia sua.

Paolo - Allora non importa. (Pausa) Senti: io abito all'albergo che sopra il Caff della Reggenza, il mio antico caff... Vuoi che domani ci s veda, io e te?

Giacomo - Ma certamente... (Ad un tratto, ricordandosi del viaggio) Ah, no, domani no. Domani sono in viaggio per la Polonia...

Paolo - Per la Polonia? Con lei?

Giacomo - No, solo. Ma soltanto per quindici giorni... un servizio per il giornale.

Paolo - E tu la lascerai quindici giorni, sola, a Parigi?

Giacomo - Dimmi tu come posso fare altrimenti! E poi, anche prima, non viveva sola a Parigi?

Paolo - S... ma allora c'ero io, sempre attento; lei lavorava, era una ragazza. Dimmi, Giacomo, io lo debbo assolutamente sapere: non mi ingannava mica allora, era veramente una brava ragazza, seria, da potersi amare tutta la vita?

Giacomo - Ma s, Paolo...

Paolo - Allora... ecco perch sono venuto da te... Riesco a dirtelo prima ancora di pensarlo... Sono venuto da te Giacomo, per...

Giacomo - Dimmi!

Paolo - Perch non la sposi?

Giacomo - Sposare Lucia?

Paolo - L'avrei ben sposata io, no? Questo matrimonio non metterebbe tutte le cose a posto? Una volta marito e moglie, potreste venire laggi... dalla mamma. Io stesso, come cognato, potrei tranquillamente rivederla, parlarle... Ti autorizzo a dirle che la rivedrei ormai senza nessun rancore... Sposala, Giacomo! In fondo non la stessa cosa? Anche ora non la lasci mica passare di avventura in avventura... (Pausa) Tu ne sei innamorato, Giacomo?

Giacomo - (nervoso) Ma s... ti ho detto di s-

Paolo - E allora sposala! Oh, non credere sai, non mica un ordine il mio... E' perch ormai mi sono assuefatto al vostro amore, e sono certo che saprei voler bene a tutti e due come un fratello... Giacomo, pensa: riprenderemo un'esistenza normale, felice... Dunque: io stasera cener da Vautel, conosci? Se hai qualche cosa da dirmi ti aspetter fino a tardi. Se per tu stasera non potessi venire... Domani torner a casa, dove attender una tua lettera con la data del tuo arrivo... Intesi?

Giacomo - (fra sbalordito e nervoso) Intesi.

Paolo - Questi quindici giorni mi sembreranno pi lunghi dei sei mesi passati... Ora che siamo entrambi decisi... Sono impaziente di veder rientrare tutto nella normalit!

Giacomo - Sei molto cambiato, Paolo...

Paolo - Te lo confesso, temevo un po' questo primo nostro incontro, per sapevo anche che tutto sarebbe finito per il meglio... Ma s, sulle prime, temevo... Con quello che c'era stato tra noi...

Giacomo - Io non avrei mai pensato che un giorno tu per primo saresti venuto ad offrimi la mano... Proprio tutto mi sarei immaginato, meno questo...

Paolo - (per non rispondere direttamente) Da Vautel, Giacomo, questa sera, oppure la lettera entro quindici giorni. Ormai sai che non serbo pi rancore ne a te n a lei. Mi sono inchinato alla fatalit. Ma sta attento! Pensa, se lei non si sentisse abbastanza legata a te e se dovesse commettere qualche pazzia... Non pensi che un giorno potresti anche non vederla pi, perch se n' andata chiss dove? Tu mi guardi: sono invecchiato, eh? Ebbene, sappi essere tu pi forte di me... Sappi custodirla... fa l'impossibile per custodirla... Hai capito, Giacomo? (Tocca il mento del fratello per una carezza scherzosa. Poi si abbracciano entrambi commossi) Allora a stasera... (Paolo esce).

Giacomo - (resta un momento assorto, quindi apre la porta della cucina) Venite pure.

Cher Ami - Puoi partire tranquillo per la Polonia. Ho persuaso Lucia a tradirti durante la tua assenza. Al tuo ritorno ritroverai una Lucia completamente diversa.

Giacomo - (nervoso) Smettila e vattene fuori dai piedi, per favore!

Cher Ami - Brutte notizie? Non esistono brutte notizie. Le notizie sono come noi ce le fabbrichiamo. Per, dato che tu sei pi irascibile di un metropolitano in servizio, Cher Ami ti saluta. (A Lucia e Max) Salve! (Esce).

Lucia - Chi era?

Giacomo - Ti dir...

Max - Hai degli amici che noi non possiamo conoscere?

Giacomo - No, Max, per vorrei restar solo con Lucia... se ne ho ancora il diritto.

Max - Vi lascio. Ci vediamo stasera all'ora dell'aperitivo?

Giacomo - S, stasera, al caff...

Max - (che si sovviene del viaggio in Polonia) Ma no, al treno.

Giacomo - Ah, gi, vero...

Max - Allora, ciao; arrivederci Giacomo.

Giacomo - Salve.

Lucia - (accompagnandolo alla porta) Arrivederci, Max. (Max esce. Lucia si volta rapida) Chi era?

Giacomo - Adesso te lo dico...

Lucia - Perch tanti misteri?

Giacomo - (esita) Come sei nervosa...

Lucia - E tu no? Sei pallido... Non ti ho mai visto cos...

Giacomo - S...

Lucia - Poco fa non mi avevi detto la verit!

Giacomo - A qual proposito?

Lucia - Il tuo viaggio in Polonia, un pretesto, vero?

Giacomo - Un pretesto, perch?

Lucia - Tu stai per lasciarmi.

Giacomo - Oh, no!

Lucia - Allora tu hai avuto una stupida avventura e quella donna stata qui!

Giacomo - Tu pensi che io possa tollerare che un'altra donna metta piede qua dentro?

Lucia - Perch?

Giacomo - In casa nostra un'altra donna?

Lucia - Sei libero!

Giacomo - Perch, tu riceveresti qui un tuo amante?

Lucia - Certo!

Giacomo - Ma Lucia! Via... Perch vogliamo recitare questa assurda commedia dell'uomo forte e della donna senza pregiudizi?! Dei pregiudizi bisogna liberarci, d'accordo, ma attenti: essi sono i rottami delle grandi cose che gli uomini hanno demolito, ma ancora non hanno saputo sostituire... Sono come dei relitti che, dopo un naufragio, galleggiano sul mare, quando per ancora nessuna nave in vista. (Pausa) Noi abbiamo avuto il coraggio di voler essere liberi, ma... dimmi tu: oggi, in mezzo a questo disordinato sfacelo delle cose, dimmi: siamo noi liberi... di essere liberi?

Lucia - Se io recito la commedia per te, Giacomo. Oh, se tose per me...

Giacomo - Cosa intendi dire?

Lucia - Non mi chiedere sempre: Cosa intendi dire ! Se io recito la parte della donna superiore tu non devi recitare quella del cieco... Non hai ancora compreso che questa famosa libert di cui sempre parli... io te la concedo soltanto perch tu non te la prenda, e che questo mio gioco quanto di pi eroico io abbia mai saputo fare... perch t'amo pi di qualunque cosa al mondo?

Giacomo - (commosso) Cara... Ma allora senti: quando noi siamo scappati come due pazzi... trovai l'avventura eccezionale, perch, alfine, mi liberavo dalla famiglia... (Pausa) Anche se ci davamo tante arie, restammo tremendamente sorpresi della nostra fuga, che non avevamo n prevista n premeditata...

Lucia - Come hai paura delle parole! Io ho spesso pensato che tu stessi con me, pi che altro, per una sfida a tuo fratello...

Giacomo - Non vero affatto! Tu mi hai sconvolta l'anima fin dal primo istante... C'era serbato di vivere una storia unica al mondo. Ma pensa: la tua presentazione in casa dei miei, subito dopo: la nostra fuga... E che commozione mi prese per il dono che tu subito mi facesti di te... Ad un certo punto, ma lo devi ricordare, ci siamo stretti uno all'altro con disperazione; una disperazione che io chiamai vittoriosa! Ma allora eravamo giovani...

Lucia - Abbiamo soltanto sei mesi di pi...

Giacomo - Tu allora eri ancora una ragazza... Ma dopo quella strana notte di nozze...

Lucia - Non avrei potuto sognarne una pi bella!

Giacomo - (pausa) E cos tu hai creduto che io ti abbia amata per far dispetto a mio fratello ? E questo non,: ti ha addolorata?

Lucia - Tu mi hai amato come hai potuto e saputo, Giacomo!... E io ho cercato sempre e comunque di essere felice con te...

Giacomo - E allora tu mi devi perdonare di dirti alcune cose soltanto oggi, dopo sei mesi, ma vedi, che ora sono assolutamente certo di amarti... Non vero che io ti ami in odio a mio fratello; ti amo per te, ti amo per me, ti amo, ecco.

Lucia - Prima di sentirti dire queste parole avevo tanta paura che tu mi volessi abbandonare.,.

Giacomo - Il nostro amore, a poco a poco, s' insinuato nella nostra esistenza, nei nostri sentimenti, nei nostri pensieri... E ci amiamo senza sapere il perch.

Lucia - Ma io lo so, il perch...

Giacomo - Tu?

Lucia - Lo so da quella prima notte che passammo sul greto del fiume; fin da allora, con gli occhi serrati, cos sconvolta di amare per la prima volta, di amare un uomo che non conoscevo...

Giacomo - Credi sia abbastanza grande il tuo amore per durare tutta la vita?

Lucia - Tutta la vita? Ti prego, lascia in pace il futuro.

Giacomo - Rispondimi.

Lucia - Giacomo, accontentiamoci della nostra felicit di oggi.

Giacomo - "Voglio che tu mi risponda. Fino a che punto mi ami?

Lucia - Pi di quanto una donna possa amare un uomo... Ti basta?

Giacomo - Allora, Lucia debbo dirti una cosa molto importante: io comincio ad avere paura delle chiacchiere di quegli idioti intellettualoidi che ti ho messo fra i piedi... Lucia, anch'io ti amo, ma non voglio che nessun altro uomo possa stringerti fra le braccia. (Pausa) Vuoi diventare mia moglie?

Lucia - Sposarmi? Tu vuoi sposarmi? Mi ami al punto da non desiderare pi altre donne? Mi ami al punto da pensare di non abbandonarmi mai pi, che io sar sempre la tua donna, e che d'ora innanzi i nostri occhi saranno sempre fissi gli uni negli altri, che mi starai sempre accanto, che io non sapr pi cosa sia una casa vuota in cui entrare la sera, sola, con sulle spalle pi che il peso della fatica l'angoscia di attendere l'indomani? (Lo abbraccia) Oh, Giacomo, Giacomo! Sai che ho avuto sempre paura che una sera tu non tornassi pi a casa? E tu vuoi sposarmi? Perch hai pensato di sposarmi? E' certo che noi non ci sposeremo mai... comunque ti sono cos grata di avermi fatto credere, anche per un istante solo, che le altre donne non avrebbero pi contato per te!

Giacomo - (ripete le parole di lei) E' certo che noi non ci sposeremo mai.... Invece noi ci sposeremo!

Lucia - Fra otto giorni, in Polonia, non ci penserai pi. (Pausa).

Giacomo - Tu allora non hai capito quanto ti ami e quanta paura io abbia!

Lucia - Paura?

Giacomo - Paura di perderti, Lucia, paura di tutte le sciocchezze che continuamente ti sussurrano all'orecchio... Sono geloso, Lucia, orribilmente geloso.

Lucia - Tu?!

Giacomo - Lucia, ti voglio per tutta la vita.

Lucia - Giacomo, sono tua, lo sai...

Giacomo - Quando due si amano come noi ci amiamo, il matrimonio, non un legame, bens un dono che si offre in omaggio alla propria felicit! E' soltanto una maniera come un'altra per dire a Max, a Cher Ami: Noi ci ameremo per sempre, e voi, che vi dite nostri amici, non siete per noi che dei passanti ignoti....

Lucia - Sono cos felice, Giacomo; anch'io, ormai, non ho pi paura di perderti... e mi pare di aver sempre vissuto cos, conoscendoti, come finalmente ti conosco e di avere alfine scoperto il tuo cuore e il tuo segreto...

Giacomo - Il mio segreto?

Lucia - Il segreto della tua vita: il tuo amore per me.

Giacomo - Perch mi guardi a quel modo?

Lucia - (fissandolo infatti stranamente) Eri dunque tu l'uomo che aspettavo... Eccolo, qui! Ho in questo istante come la rivelazione del miracolo. Ti rassomiglia.

Giacomo - S...

Lucia - Giacomo: per sei mesi abbiamo vissuto felici, senza saperlo. Bisogna che tutto il resto della nostra vita assomigli a questi sei mesi di felicit sconosciuta.

Giacomo - ...e ormai conquistata! Tu ora sai di essere per sempre la sola per me. Io so che per te gli altri uomini non esisteranno pi. Tu sei venuta al mondo per non voler bene che a me.

Lucia - Ma perch, Giacomo, proprio oggi, al nostro amore, abbiamo voluto mischiare il terrore che un giorno fra noi sarebbe finita?

Giacomo - Appunto, per scacciare definitivamente questo terrore da noi, io, Lucia, intendo chiudere tutte le porte.

Lucia - Avremmo potuto attendere da vecchi, per constatare d'esserci amati tutta la vita.

Giacomo - E se tu te ne fossi andata via prima? Io, invece, voglio garantire la mia felicit.

Lucia - Giacomo; tu stai chiedendo una ragazza in sposa.

Giacomo - Non una ragazza: te!

Lucia - (pausa. Strana intonazione) Giacomo, chi venuto a trovarti?

Giacomo - (imbarazzato) Ecco... vedi...

Lucia - E chiaro. E' venuta tua madre, non vero?

Giacomo - Mia madre, perch mia madre? Ma no, affatto...

Lucia - Credevo che tua madre fosse venuta Qui per chiederti di regolarizzare la tua posizione...

Giacomo - No: non affatto venuta mia madre... e non si tratta di regolarizzare nessuna posizione... E' venuto mio fratello...

Lucia - Paolo?

Giacomo - S!

Lucia - E' venuto certo a farti uno dei suoi stupidi discorsi?

Giacomo - No...

Lucia - Cosa voleva?!

Giacomo - Nulla. E' venuto qui, triste, calmissimo, per vedermi.

Lucia - Non sar stato certamente lui a consigliarti di sposarmi! Dunque, che cosa venuto a fare? A portarti il suo verdetto, la sua sentenza definitiva sulla nostra condotta?

Giacomo - No. E' venuto qui molto umile... Molto pi umile di quanto spesso non sia quell'imbecille di Cher Ami.

Lucia - E allora cosa significa questa domanda di matrimonio subito dopo la visita di tuo fratello?

Giacomo - (non risponde direttamente) C'era molta pi autentica sofferenza nelle parole pacate di mio fratello, che in tutte le tirate filosofiche di Cher Ami...

Lucia - E' cambiato a tal punto? (Improvvisa) Non sar mica perch adesso vi rassomigliate che vuoi sposarmi?

Giacomo - Io sono sempre lo stesso; non cam-bier mai.. Ho per scoperto improvvisamente quanto ti amo!

Lucia - Come un padrone.

Giacomo - S, come un padrone. Come bisogna amare la propria donna per sempre, o almeno volendo possedere l'illusoria garanzia che sia per

sempre.

Lucia - Io, invece, ti avrei amato per sempre... se avessi temuto di perderti da un istante all'altro...

Giacomo - Storie... Dammi la mano!

Lucia - Per rientrare nell'ordine?

Giacomo - S, uniti, stretti, la mano nella mano.

Lucia - Ma tu mi hai sempre affermato che tutto disordine, che il mondo ormai sottosopra, che noi viviamo alla fine di un periodo di civilt e che la nuova non apparir che fra due o tre secoli... perch l'umanit respira lentamente al ritmo delle generazioni che muoiono... Soprattutto, mi hai detto che oggi bisogna vivere non prendendo nulla sul serio.

Giacomo - S, vero: non esistono pi n ordine n gerarchia delle cose e dei sentimenti; non esistono pi, oggi come un tempo, spiriti di eroi o di santi a cui aggrapparsi nei momenti di disperazione. Gli uomini hanno demolite le barricate prima di costruirne delle nuove.. Tuttavia, una cosa soltanto hanno saputo salvare gli uomini: il cuore. Infatti oggi, non esiste altro all'infuori della nostra felicit e dell'altrui infelicit. (Pausa) Ti ricordi Finot, quel cagnolino che abbiamo tenuto per un paio di mesi?

Lucia - S, povero Pinot.

Giacomo - Fin da alloca avrei dovuto accorgermi che c'era pi verit negli occhi di quella bestiola che non in tutte le capriole verbali di Cher Ami. (Pausa) Lucia: bisogna essere d'un egoismo superiore, possedere delle convinzioni ben solide ed esclusive, per rimanere insensibili davanti alle lacrime di un uomo... E che lezione!

Lucia - Tuo fratello? S, capisco... ma quale lezione?

Giacomo - Lucia, ho potuto vedere con questi occhi il dolore di un uomo che ti ha perduta, mi comprendi? Guardando mio fratello, vedevo me, solo, straziato, abbandonato da te! E' per aver visto in faccia quel dolore che io ti voglio legare a me!

Lucia - (assente) S...

Giacomo - Io ti prendo fra le braccia e via, partenza! Io e te, verro un deserto senza n uomini, n donne... soprattutto al posto del sole, brucer soltanto la nostra fiamma.

Lucia - E tu credi che quando in mezzo a continui pericoli ci amavamo senza saperlo, non ci si amasse abbastanza?,..

Giacomo - Appunto: non voglio che ci siano pi pericoli per noi.

Lucia - Tu non credi invece che il pericolo sia oggi, quello che un tempo era il diavolo... Cio un motivo per non peccare?

Giacomo - No, noi cambieremo tutta la nostra esistenza. Anzitutto metteremo alla porta quella specie di amici. V:a, basta con le loro chiacchiere! Infine, se il giornale mi occuper troppo tempo, dar le dimissioni.

Lucia - Le dimissioni?

-Giacomo - Cercher un altro posto, meno impegnativo, e nel frattempo chieder dei soldi a casa.

Lucia - Chiederesti del denaro ai tuoi?

Giacomo - Denaro mio, intendiamoci, che ho ereditato da mio padre?

Lucia - Hai sempre detto che non avresti chiesto loro un centesimo.

Giacomo - Prima, perch ero in collera con loro. Adesso diverso. Paolo mi ha anche garantito che se noi ci sposiamo saremo accolti in casa molto bene.

Lucia - (con infinita tristezza) Ah, s tornerebbe laggi?

Giacomo - Di passaggio, soltanto di passaggio. La nostra vita qui.

Lucia - (dopo una pausa) Che cosa ti ha detto esattamente tuo fratello?

Giacomo - Quello che ti ho ripetuto.

Lucia - (con malinconia profonda) Attento, Giacomo! Se vuoi essere l'uomo che ho atteso devi restare quello che ho sempre sognato.

Giacomo - E' forse un diminuirsi condurre la moglie dalla propria madre?

Lucia - Se tu non riesci a capire il senso delle mie parole segno che non sei pi lo stesso, Giacomo.

Giacomo - Sei pazza! Corro a telefonare al giornale che rinuncio al viaggio in Polonia. Molti colleghi saranno felici di prendere il mio posto.

Lucia - No. Devi andare.

Giacomo - Ma come? Se sei rimasta cos addolorata quando te l'ho detto?

Lucia - Perch allora temevo sempre che fosse l'ultimo giorno; ma ora noi abbiamo tutta la strada davanti a noi... E poi, voglio che tu parta, perch sono certa che tu, magari fra un anno, ti pentiresti di non aver fatto quel viaggio.

Giacomo - No, Lucia...

Lucia - Va, voglio che tu vada... adesso non avr pi paura. Quindici giorni! Che cosa sono ormai quindici giorni?

Giacomo - Ma, Lucia, pensa che io, oltre tutto debbo restare qui per le pratiche. Non pensi che tra sei settimane puoi essere la signora di Miremont?

Lucia - (come un'eco dolorosa) La signora Miremont! Giacomo, devi partire. Voglio che tu parta.

Giacomo - Ormai troppo tardi. Il treno va via tra un'ora...

Lucia - (che aveva perso la cognizione del tempo) Ma no...

Giacomo - Sicuro...

Lucia - Devi partire, Giacomo... Vedi, sono coraggiosa... Tu non vorresti, del resto, che la tua donna mancasse di coraggio, vero? (Prende una valigia).

Giacomo - Vuoi veramente che parta?

Lucia - (con forza) S, Giacomo.

Giacomo - Ma... perch?

Lucia - In due minuti ti preparo la valigia: ecco, tre camicie... Quante cravatte vuoi?

Giacomo - Ma, non so... Ne comprer qualcuna in viaggio...

Lucia - No, voglio prepararti la valigia completa... voglio toccare con le mie mani tutte le cose che porterai con te e che userai...

Giacomo - Se l'avessi saputo avrei chiesto il passaporto anche per te.

Lucia - E' meglio cos.

Giacomo - Soltanto, mentre telefonavo al giornale... (S'interrompe) Come tutto lontano!

Lucia - S, tutto lontano.

Giacomo - Allora avevo ancora bisogno di loro. S, del direttore, dell'amministratore, non ho osato parlare di te... Perch questo portacenere fra le camicie?

Lucia - E' il portacenere della nostra prima felicit! Il primo regaluccio che t'ho fatto!

Giacomo - (cercando di scherzare) Ma non parto mica per dei secoli, signora Miremont! Fra quindici giorni sar di ritorno.

Lucia - Se il tuo servizio lo richieder, ti prego, Giacomo, resta anche di pi, un mese magari... Mai fiducia in me? Giuro che ti rester fedele fino al tuo ritorno!

Giacomo - (sempre scherzoso) Soltanto fino al mio ritorno, signora Miremont?

Lucia - (cercando di nascondere la propria emozione) Abbiamo un solo pettine... Te lo metto lo stesso nella valigia... (Rimane un istante estatica) Quindici giorni durante i quali ti amer, se possibile, ancora pi di quanto ti ho amato fino ad ora! Sono lunghi a passare quindici giorni-Specie se si contano prima... Uno, due, tre, quattro...

Giacomo - I vostri ultimi giorni di libert, signora Miremont!

Lucia - S.

Giacomo - E al mio ritorno le mie braccia si chiuderanno attorno a te, per non riaprirsi mai pi.

Lucia - Finirai per perdere il treno, Giacomo... Corri, fa presto... (La valigia ormai chiusa).

Giacomo - (stringendola) Vuoi che me ne vada... e piangi! Tu ormai non hai pi che me al mondo, vero?

Lucia - Presto... il treno, Giacomo...

Giacomo - (andandosene, dopo un'ultima carezze) Come sei coraggiosa...

Lucia - (singhiozzando) Pi di quanto tu non creda... (Ma egli gi uscito. Allora lei, sempre singhiozzando, afferra il lapis degli occhi e disegna la sbarra anche su quel giorno di felicit. Poi si getta sul divano, dove finalmente d intero sfogo alla sua disperazione).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena del primo atto.

(Zia Adriana seduta in una poltrona. Celestina le reca una tazza di brodo).

Celestina - Su, Adriana, manda gi almeno un sorso di questo brodo...

Zia Adriana - (immobile. E semifolle) Mi basta l'odore: ottimo! Puoi portarlo via.

Celestina - Prima bevine un po'...

Zia Adriana - (sempre immobile) Gi fatto. (Entra Paolo).

Celestina - Tua zia rifiuta qualsiasi cibo!

Zia Adriana - Io sono morta perch voi non vi occupate pi di me! (Sarcastica) Continuate pure le vostre pazzie; ma lasciatemi in pace. (Si alza).

Paolo - Zia... ho bisogno della vostra firma per la vendita dell'altra met del Bosco d'Amore...

Zia Adriana - Ma come, il notaio non ha ancora aperto il mio testamento? L'ho scritto alla vigilia della mia morte! Che lo apra, perbacco, che lo metta in esecuzione...

Celestina - Perch ti ostini in questo gioco, Adriana?

Zia Adriana - Gioco? Ah, tu credi sia un gioco? Forse avrei dovuto tranquillamente permettere che quello scimunito (indica Paolo) andasse a pregare suo fratello di venir qui con la sua bella? Dovrei perdonargli, secondo te? Non posso. Ho preferito morire. (Altro tono) A scappellotti doveva prendere suo fratello; altro che pregarlo.

Paolo - (alludendo al contratto di vendita) Perdiamo un magnifico affare, zia...

Zia Adriana - (a Celestina) E tu, pasta frolla, non pensi abbia durato abbastanza la farsa del Bosco d'Amore ? Sono rimasta vitella perch, a met con mio fratello, possedevo quella maledetta propriet... Quando penso che nella parte che stata venduta, laggi, fra quelli che erano i nostri alberi, quei degenerati hanno costruito alberghetti di lusso dove vanno a ballare le marchese in vestiti ornati di perle! Io, che nel Bosco d'Amore, non sono mai nemmeno andata a passeggiare, per paura di sciuparlo! Nostro nonno aveva stabilito che la propriet fra me e mio fratello restasse indivisa. E cos sono morta zitella. In quanto alle nobildonne, l'unica che ho conosciuta, quella sgualdrinella della tua fidanzata che ha saputo prendersi cos bene gioco di te!

Paolo - Voi affermate di essere morta... I morti non camminano...

Zia Adriana - Cosa vuoi saperne, tu, ragazzo mio? Ci sono morti che non intendono andarsene del tutto; altri che ritornano sotto spoglie di fantasmi. Io sono un fantasma. Perci, ho ben diritto di camminare quanto mi pare. E non dimenticare che io sono morta per causa tua! (Pausa) Ma poi tu conosci la vita dei morti, per poterne giudicare le azioni? (Con disprezzo) Tu sei vivo, mio caro!

Paolo - Zia, firmate il contratto di vendita...

Zia Adriana - Non occuparti della terra. (Ironica) Prima ti sei messo a fare l'avvocato; poi non rammento pi quale altro sciocco mestiere. Ora vorresti tornare alla terra! Non farlo! Pensa, nipote caro, che anche la terra finirebbe per prendersi beffe di te!

Celestina - Via, bevi questo brodo...

Zia Adriana - Non capisco perch vi sia cos difficile rendervi conto che io non faccio pi parte del vostro mondo; ormai vivo in un altro, del tutto diverso.

Paolo - Permettetemi di dirvi, zia Adriana, che avendo trascorso tutta la vostra vita fra una poltrona e l'altra di questa casa, non potete avere sufficiente esperienza per giudicare le cose dal loro giusto punto di vista.

Zia Adriana - Imbecille! Che forse tu conosci la mia vita? Aspetta di essere morto per poterti permettere di usare questo tono con me.

Celestina - (ad Adriana) Sii ragionevole, Adriana...

Zia Adriana - Voi, dovreste essere ragionevoli e considerarmi morta, come io mi considero...

Giacomo - (entra. E' vestito da campagnolo) Paolo, scusa, vorrei sapere...

Zia Adriana - Angeli del paradiso!... Scusa, vorrei sapere.... Ah! Ah! (Un risolino acre. I tre si fissano. Zia Adriana si alza e va a sederci in un angolo della stanza dove rester immobile) Vi lascio... Per non dite troppo male dei morti! I morti hanno l'udito finissimo,.. E scoprite pure i vostri cuori. (Ci ripensa. Ride ancora) Vuole sapere... . Oh, angeli del paradiso!

Giacomo - (alludendo alla zia) Sempre quelle sue malinconie... (S'interrompe. Vuole cambiare argomento, ma sente egli stesso l'artificiosit della sua manovra) Avete visto che tempaccio? Una settimana d'inferno. Gi cadono le foglie... ma non l'autunno a farle cadere... la pioggia e il vento che le strappa dagli alberi... (Pausa).

Celestina - (indicando la vecchia pazza) E' testarda come vostro padre, ma almeno quello, se si incaponiva in qualche cosa, era sempre per una idea sana, ragionevole...

Paolo - Cosa volevi sapere, Giacomo?

Giacomo - Non so... non ricordo pi.

Celestina - (sempre alludendo alla zia) Parla continuamente di... Ogni tanto tira fuori quell'argomento... Sembra lo faccia apposta per sondarvi, per confondere le vostre idee, i vostri sentimenti... (Pausa. I figli la seguono poco) E poi non mangia! Non durer a lungo cos!

Giacomo - Non temere, mamma... mangia quanto noi... di nascosto! (Ironico) I morti pranzano in ore diverse da quelle dei vivi! Mamma, se tu contassi i tuoi vasi di marmellata, constateresti che ne mancano parecchi...

Paolo - E intanto l'affare del Bosco d'Amore va a monte! E' un vero peccato. Avremmo potuto far concorrenza a quelli che nella parte gi venduta hanno impiantato alberghi, bars e ristoranti. Avremmo potuto organizzare una spiaggia unica in Francia... la gente comincia gi a venire da queste parti, e ci verr sempre pi perch la voce si sparger in un baleno... Si poteva creare una stazione balneare pi graziosa di La Baule e meno volgare di Biarritz.

Celestina - Vostro nonno aveva comprato quel terreno a tre centesimi al metro quadrato... Come cambiano i tempi... (Cercando di consolare Paolo) Via, ragazzi, bisogna saper attendere; voi siete comunque i suoi eredi e un giorno o l'altro vi troverete padroni di quel terreno e ne potrete fare quello che vorrete.

Paolo - Gi, ma un affare se fatto ora; non chiss quando.

Giacomo - Lascia stare, Paolo!

Paolo - Tu sei del parere di aspettare?

Giacomo -------------- - Io sono del parere di non prendersela mai per nulla... (Zia Adriana si alza dal suo angolo dove era rimasta immobile come una mummia, ed esce a passettini rapidi).

Celestina - (parla a frasi spezzate. Cerca di entrare nella confidenza dei figli, ma ci riesce poco) Chiss, forse un bene che oggi rifiuti di firmare quel contratto di vendita. Possiamo noi sa pere come vanno a finire le cose? Bisogna attendersi sempre il peggio. Dunque, cos, tutto ancora al posto di prima... (Pausa) Adesso sono proprio felice, ragazzi miei... a parte questa indisponente pazzia d vostra zia... (Con leggero astio) Si direbbe che faccia la pazza per provocarci, no? (Poich i suoi figli non le danno retta) Mah!... vado ad occuparmi della cena... Paolo, vieni con me?

Paolo - No, resto qui a leggere il giornale...

Celestina - Tu, Giacomo?

Giacomo - Ad aiutare Maria a sbucciare le patate? Non roba per me... Va tu, mamma, va tu, nella tua cucina...

Celestina - (la povera arida donna cerca comunque di dire una cosa gradita, ma i figli quasi non l'ascoltano, a capofitto come sono nelle loro ossessioni) Adesso s che si vive tranquilli., ragazzi miei... Da sei mesi non litigate pi, vi capite cos bene... Sarebbe davvero un peccato che le cose cambiassero... (Pausa) Voglio cos bene a tutti e due... Vi lascio! (Esce, pausa).

Giacomo - Che tempaccio, eh?

Paolo - (che seduto con un giornale in mano)

- S!... Hai visto il giornale?

Giacomo - No. Cosa?

Paolo - (leggendo senza dar peso alle parole) Ospiti di riguardo al Bosco d'Amore... All'Hotel Mercedes scesa la signorina Lucia Blondel.... (Pausa).

Giacomo - Eh?

Paolo - ... la famosa disegnatrice, creatrice di stupendi modelli per i maggiori sarti di Parigi....

Giacomo - Ma guarda! (Pausa).

Paolo - E' giunta con l'apparecchio privato del presidente della filiale europea dei lanifci del Michigan... .

Giacomo - Ma no?!

Paolo - ... aeroplano che pilotava la stessa signorina Lucia Blondel, sempre pi sportivo che mai!... .

Giacomo - (che ha voluto dare un'importanza disinteressata alla notizia) Magnifico! (Lunga pausa) Tu non hai mai volato?

Paolo - No. (Pausa, quindi improvviso, con violenza) E tu?

Giacomo - Neanch'io. (Pausa).

Paolo - Eppure bisogna che un giorno o l'altro ci si decida anche noi a prendere il battesimo dell'aria.

Giacomo - Ma s, tanto pi che un battesimo non impegna a niente. Sicuro: bisogna seguire la moda, l'esempio degli altri...

Paolo - L'esempio degli altri... appunto...

Giacomo - Ah, non c' che dire: la signorina Blondel una donnina molto...

Paolo - Ah, no, ti prego: fra noi chiamiamola soltanto Lucia... (Pausa) Lucia. Eh s che tu devi aver l'abitudine a pronunciare questo nome, e nei pi svariati toni... Lu-cia... Lucietta... Sono come due note musicali: Lu-cia... La... sol! . Oh, ecco qui la sua fotografia... (Coti le forbici ritaglia dal giornale) Non avrei mai immaginato, dopo appena un anno, di ritrovarla in una prima pagina di giornale... Non molto chiara per...

Giacomo - Non ricordo pi cosa stavo per chiederti...

Paolo - Cosa?

Giacomo - Ah, s: se domattina si va a caccia. Il signor Lebourg ci ha invitati a partecipare all'apertura che appunto domani.

Paolo - Se credi... Ti piace andare a caccia?

Giacomo - Non so ancora, per voglio provare. (Pausa) Dicono che tu sia un tiratore.

Paolo - Lo ero ma ci si stanca di tutto...

Giacomo - A chi lo dici!

Paolo - S, ci si stanca di tutto... se ci si vuol stancare! Ma, vedi, l'inverno scorso forse sono andato a caccia troppe volte... dopo che tutti e due mi avevate piantato a quel modo... Per mesi ogni mattina non ho fatto altro che andare a caccia... Dio sa quante volte sono uscito all'alba, non potendo pi restarmene sveglio nel letto, il pensiero fisso in... Che buffo... Delle volte riuscivo ad abbattere degli uccelli a cento metri, mentre non riuscivo a liberarmi dell'incubo che mi gravava sul cuore... Non sai? L'ultimo giorno che ci sono andato, ho ucciso il mio cane... gi: volevo sbarazzarmi di lui...

Giacomo - Perch?

Paolo - Per associazione d'idee!... Perch paragonavo la fedelt di quel cane alla fedelt di... (Ride acre) Il cane amico dei disgraziati, e non ti abbandona mai, come certi ricordi che non riuscivo a togliermi di dosso... Speravo sempre che si smarrisse, che non tornasse pi a casa... Macch... Mi dicevo: Se non lo vedessi pi, non penserei pi a lei... se si perdesse nella brughiera:... . Niente, l'avevo sempre fra i piedi. Allora lo presi di mira e... Che idiota!

Giacomo - Ignoravo le tue disavventure di caccia... Ti chiedo scusa...

Paolo - No, Giacomo; io debbo chiederti scusa d'aver introdotto in casa una donna simile, capace di...

Giacomo - Non esageriamo. E vogliamo parlare d'altro, per favore?

Paolo - Perch? Possiamo anche benissimo discorrere di lei. Queste conversazioni mi riposano.

Giacomo - A me invece seccano.

Paolo - Questo significa che non sei un buon giocatore. Mi ha turlupinato mica male, no?! Ho accusato il colpo, d'accordo, ma ora sono rassegnato. Tu, invece... E poi vorrei sapere perch tu non voglia convenire che sia una sgualdrina?! Giuro, non ti capisco: conoscendola a fondo, non dovevi certo esserti illuso che la tua avventura prendesse una piega diversa.

Giacomo - Non so...

Paolo - Tornando dalla Polonia, immaginavi di trovarla ancora a casa?

Giacomo - S.

Paolo - Tu te ne vai per quindici giorni in Polonia e nel frattempo la tortorella abbandona il nido!...

Giacomo - S, se n' andata: e pei?

Paolo - Se n' andata! . Non sai dire altro?

Giacomo - Che altro posso dire se ancora non so perch andata via?

Paolo - Ancora non lo sai? Non sai inghiottire il boccone amaro: ecco cos'! Male! Una volta per uno, mio caro! (Pausa) Ti vedo sempre pensare alla tua casa vuota, il giorno del tuo ritorno, alla porta aperta, alla tua felicit perduta... E il suo metodo! Tuttavia noi due siamo in una situazione del tutto diversa. Almeno tu hai avuto il tempo, se cos posso esprimermi, di saziarti di lei, dopo averla rubata a me. Per, Giacomo, te l'avr ormai detto cento volte, io non te ne voglio affatto. La vita una battaglia. Sul campo di battaglia, in mezzo a tutti gli altri ordigni distruttivi, ci sono anche le donne: anzi, due specie di donne: le spie e le crocerossine. Non si sposano certo le spie, specie quando si camuffano da crocerossine. (Pausa. Lieve sorriso) Se tu non mi avessi aperto gli occhi, oggi sarei proprio condito per le feste, perch io, prima, l'avrei sposata! Con me stata veramente eccezionale. Io non so quali atteggiamenti assumesse con te, ma immagino fossero atteggiamenti alla buona, in... vestaglia... Sicuro, in vestaglia, come un'attrice quando ripassa una parte fra le quinte. Tu eri per lei il compagnone, quello che si mette al corrente delle proprie scappatelle, o mi sbaglio? Invece con me, era ancora pi sostenuta che con se stessa. Con te, vista e presa, la prima sera. Con me per dei mesi interi ha recitato la farsa della verginit. Insomma, tu l'hai conosciuta donnina di facile assaggio, io ragazzina, pi inviolabile di una roccia di sesto grado...

Giacomo - Ti prego, Paolo, smettila...

Paolo - Con te stata sincera?

Giacomo - E' assai difficile stabilire se il nostro prossimo sincero o meno! La vita gira vorticosamente attorno a milioni di parole inutili. Quando si perde una partita si accusano gli altri di aver barato o di aver mentito... Ma sono poi menzogne gli sbalzi d'umore?

Paolo - Ah, sbalzi d'umore li chiami? Gentile eufemismo con una che si spaccia per verginella, e poi scappa col fratello del fidanzato la sera del fidanzamento ufficiale. Lo chiami uno sbalzo di umore? Ma fammi il piacere... La stessa colomba, che per preparare con comodo lo sgombero da casa tua, ti ha spedito per quindici giorni in Polonia...

Giacomo - Nessun sgombero... E' rimasta in casa mia fino all'ultimo. Conosceva l'ora del mio arrivo, perch le avevo telegrafato. Mi aveva apparecchiato la tavola. In un piatto c'erano dei dolci; sulla tovaglia dei fiori. Soltanto che aveva apparecchiato per uno. (Pausa. Abbassa la voce, roco) Dopo aver atteso per delle ore, seduto a tavola, mi sono convinto che quell'unico piatto era il mio.

Paolo - (non sa che cosa dire) Gi.

Giacomo - Ma non una bugiarda... Se comunque dovessi definirla con un aggettivo e nel vocabolario non ci fosse che quello, non potrei usarlo, non potrei chiamarla bugiarda .

Paolo - Come la chiameresti?

Giacomo - Non lo so.

Paolo - Comunque, non t'aveva mai detto di essere disegnatrice di modelli.

Giacomo - Non me l'aveva detto perch infatti non lo era.

Paolo - Ah, perch tu pensi che i suoi nuovi amici, oltre alle pellicce, i gioielli i vestiti, le abbiano regalato anche la facolt di saper disegnare?

Giacomo - Proprio cos: il ritmo della sua vita ha continuato, mentre il nostro s' fermato ad una stazioncina di campagna... (Pausa) Conosceva gi il disegno, ma non vi si era mai applicata. E poi disegnare dei modelli di abiti un estro, non una arte. La piccola pratica necessaria a tenere in mano la matita la si prende facilmente.

Paolo - Tu la giustifichi, la difendi quasi. Ma lascia andare! Si presa gioco di tutti e due! Non una bugiarda? Ah, no? Non mentiva forse con me, quando mancava poco la sposassi con lo strascico bianco e i fiori d'arancio in testa? Ah, non bugiarda? Sacrilega ...

Giacomo - Tu la giudichi assai male...

Paolo - S, non so avere nessuna indulgenza per lei.

Giacomo - Non questo che volevo dire. Tu la giudichi... di profilo.

Paolo - Di profilo? Oh, sai, in fondo me ne infischio! Ma via, Giacomo, noi siamo delle gran bestie! Non dobbiamo pensarci pi... pi... capisci? Tu, come tanti altri, sei stato a letto con questa gentile signorina, che immagino faccia la prostituta dal giorno della sua prima comunione. Hai saputo approfittare dell'occasione; tanto meglio per te. (Pausa) Ottima idea: domani andremo a caccia. (Ma deve tornare all'argomento scottante) Sai cosa mi era passato per la testa dopo aver letto questa faccenda nel giornale? Di andare al bar dell'Hotel Mercedes, dove forse l'avrei incontrata. E sai come avrei guardato la celebre disegnatrice? Con la medesima indifferenza con cui si guarda un quadro in una esposizione. Certe ossessioni magari ti perseguitano, ti levano il respiro per dei mesi; poi, si sgonfiano di colpo, come un palloncino punto con uno spillo... Tac! (Fa il gesto di un palloncino sgonfiato) Non resta pi nulla. Via: dobbiamo farci cattivo sangue tutta l'esistenza per quella donnetta da quattro soldi? Nemmeno per sogno: domani all'alba ci incammineremo verso la palude, fumando allegramente la pipa!

Giacomo - S.

Paolo - Ci stabiliremo qui definitivamente... Io proporrei di costruire una grande casa con due ali distinte e una gran terrazza nel mezzo. Ognuno di noi abiter la sua ala e gli ospiti riceveranno sulla terrazza... Dalla terrazza si vedr l'oceano e la gente dir: Che bella vista s pu ammirare dal castello dei fratelli Miremont... I fratelli Miremont ! Faremo anche costruire una cupola dove tu piazzerai un grosso telescopio! (Pausa) Sai che ho ripensato spesso ai tuoi pianeti? Avevi ragione quando affermavi che guardando alla loro immensa solitudine ci s pu consolare della nostra, che in fondo relativa.

Giacomo - S.

Paolo - Fissando i pianeti, ci si consola al pensiero che avremmo potuto vivere felici in un altro emisfero. (Pausa) E poi, qui, ci daremo alla politica! Tu farai il reazionario; io l'uomo di sinistra, o viceversa. Tanto la politica fatta soltanto di chiacchiere per passare il tempo. (Altra pausa) Vedi che siamo riusciti a metterci d'accordo sui punti essenziali e le questioni eterne, senza impiegarci dei secoli, come tu pensavi qualche tempo fa? Infine, sposando due brave stupide ragazze di queste parti, potremo dire d'averla scampata bella.

Giacomo - (che ormai certo di non poter pi conoscere felicit e che nella vita tutto gli indifferente) S. (Pausa).

Paolo - (che soffre lo stesso male del fratello, ma tuttavia cerca nasconderlo sotto una patina di cinismo) Ma perch m'hai detto d'averla giudicata di profilo?

Giacomo - Pu darsi che il suo vizio maggiore sia l'ambizione.

Paolo - L'ambizione?

Giacomo - Pu darsi, ho detto... Io non lo so esattamente. Ho detto cos per dire... Forse non lo credo nemmeno.

pAOLo - No, caro: altro che ambizione, una bugiarda! (Pausa) Io capisco abbia magari fatto un guadagno a piantarti, ma non vedo cosa ci abbia potuto guadagnare scappandosene con te.

Giacomo - Certo; non ci ha guadagnato nulla.

Paolo - Forse tu vorresti darmi ad intendere che si tratta d una donna ambiziosa, ma che per una volta rimasta accecata dall'amore? E, naturalmente, tu saresti quell'eletto, quel baciato in fronte dalla fortuna, colui davanti al quale non ha saputo resistere e proprio la sera del mio fidanzamento? Ma vattene!

Giacomo - No, affatto, non intendevo questo. (Pausa. Straziato) Ti prego, non parliamo pi di lei.

Paolo - Non una bugiarda? Eppure tu possiedi la prova della sua menzogna.

Giacomo - Quale prova?

Paolo - La sera che scappata con te, non hai avuto la prova che non era pi la candida ragazzina che mi aveva fatto credere... Era forse una ragazzina? (Pausa. Giacomo guarda altrove) Rispondi...

Giacomo - No... (Ma quel no ha un altro significato).

Paolo - (che interpreta diversamente il no d Giacomo) Naturalmente! E una menzogna di quel genere, anche se la vittima era tuo fratello., non ti ha aperto gli occhi?

Giacomo - Ho detto no... Volevo dire: non ti risponder. (Ma ancora il no non ha il significato che lo stesso Giacomo gli vuol dare).

Paolo - Perch tu vorresti farmi credere?... (Si getta su Giacomo) Giacomo, vorresti farmi credere che era ancora... che il primo saresti stato tu?

Giacomo - Non mi annoiare, Paolo. Non ti risponder n s, n no.

Paolo - N s, n no!? Va l, capisco bene: no! Ma lei V ha detto s . (Ride) Sciocco! (Pausa) Oh, per, sarebbe stata capace di giocare con me allo stesso modo.

Giacomo - (fissando il fratello) E se invece fosse s?

Paolo - (minaccioso) Sta attento, Giacomo!

Giacomo - (pausa. Cambia tono) Perch? Tu sei troppo ingiusto con lei; se ne andata, d'accordo, ma tu non sai come...

Paolo - Come?

Giacomo - Lasciandomi una lettera...

Paolo - Ma io me ne infischio di quella fuga con te... Io voglio sapere come scappata con te, di qui, quella sera. Come scappata da me!

Giacomo - (continuando come non avesse inteso) ... una lettera che ho trovato sul mio tavolo da lavoro. Oh, non molto lunga ; diceva soltanto: Perdonami Giacomo; ti amo e me ne vado!

Paolo - Rispondimi! Io voglio sapere della vostra prima notte, quando ve ne siete scappati come due ladri. Giacomo: se sapessi che sei stato tu il suo primo amante, se sapessi che sei stato tu il primo... durante quella notte in cui, qui dentro, mi aggiravo come una belva in gabbia, mordendomi le labbra a sangue, rischiando di dare la testa nei muri... Se sapessi che sei stato tu...

Giacomo - Non abbiamo deciso di dimenticare quella donna?

Paolo - (continua esasperato) ... Se sapessi che sei stato tu a prendere per primo quella ragazza che desideravo da mesi, che per mesi mi s'era rifiutata... se sapessi veramente che, senza di te sarei stato il primo ad averla... (Cade a sedere, la testa fra le mani, singhiozzando),

Giacomo - Paolo!

Paolo - Non hai ancora capito perch un uomo come me potesse giungere a sposare la propria dattilografa? S, Lucia Blondel la disegnatrice parigina pi in voga a e che oggi pilota un aeroplano privato... era la mia dattilografa. Sicuro: la mia graziosa, sorridente, spirituale, onestissima dattilografa.

Giacomo - Ma allora, quando sei venuto a Parigi e mi consigliasti d sposare Lucia?

Paolo - Allora ero convinto che fosse follemente innamorata di te. E davanti a questo, bisognava bene che mi rassegnassi, (Cupo).

Giacomo - Ma dopo, quando sono tornato qui, solo?

Paolo - Quando sei tornato qui, vedendo che t'aveva piantato a quel modo, conclusi fosse una volgare prostituta. Che m'importava allora che tu fossi o non fossi andato a letto con lei? Tu o un altro, uno di pi, uno di meno. (Pausa) Ma se veramente era onesta, come continuava a ripetermi, e per un caso scandaloso tu me l'avessi rubata quella notte... Oh, Giacomo, tu non immagini neppure quello che ho dovuto soffrire. Che mesi mi ha fatto passare. Mi chiudeva sempre sulla faccia la porta della sua camera... mandavo gi l'amaro, giustificandola: Lo fa perch una ragazza per bene!. Spesso pronunciava le parole Diventar donna. (Pausa) In un piccolo albergo alpino, dove la convinsi a seguirmi, per tre giorni ho creduto di diventar pazzo. Si faceva colazione, si andava a fare una passeggiata nel silenzio delle nevi... poi si tornava in albergo. Ogni volta ero certo che finalmente mi si sarebbe data... invece niente. La sera, nei corridoi dell'albergo, le baciavo le mani, supplicandola, disperandomi. Mi chiudeva sempre sulla faccia la porta della sua camera. Ero diventato la favola di tutti. La notte, con una speranza fatta di violenza e di rassegnazione, pensavo che l'indomani finalmente... Invece, niente, niente... (Pausa) Ecco perch, Giacomo, sono giunto a offrirle di sposarla: per essere io il primo ad averla. Era diventata un'ossessione: non so che cosa avrei fatto. Ecco perch decisi di condurla qui, dove tu, poco dopo, me la portasti via...

Giacomo - Taci, ti prego.

Paolo - Tutto il mio avvenire ronza attorno a quella notte che non ho potuto vivere con lei, come avevo sperato...

Giacomo - Anch'io soffro, Paolo, ma ti supplico di tentare, come faccio io, di uscire da questo labirinto di pensieri ossessivi; smettila con questo tormento.

Paolo - Ti sbagli; la mia non affatto una sofferenza sentimentale; un tormento fisico. (Si copre gli occhi alle visioni lancinanti) Vedo paesaggi di carne, sono perseguitato da odori animali, immagino un certo colore di sangue...

Giacomo - (con veemenza) Ma smettila, taci, basta perdio! (Quindi, pi pacato) Sono pazzie queste... Tu soffri come me, semplicemente perch se n' andata.

Paolo - No, no, no, non per questo! Io, ora, me ne infischierei se lei se ne fosse andata il mattino dopo; ma il mattino dopo, capisci? Tu me l'hai rubata una notte troppo presto.

Giacomo - Oggi parli cos... ma io sono certo che se lei fosse fuggita anche qualche giorno dopo quella prima sera qui, oggi forse, soffriresti di pi.

Paolo - No, cos soffriresti tu, non io. Io, con lei, volevo... s, forse volgare... Io volevo soltanto essere il primo. Poi, dopo, se ne fosse pure andata all'inferno. (Dice cos ma non sincero, la rabbia che parla in lui. Improvvisamente supplice) Ma dimmi, Giacomo, anche se quella notte non fosse scappata con te, io sarei arrivato lo stesso troppo tardi?

Giacomo - Non so.

Paolo - (fra veemente e supplice) Dimmi, Giacomo, se quella notte l'avessi passata con lei, sarei riuscito, finalmente, a togliermi dal sangue l'ossessione bestiale che era nata in me?

Giacomo - Non so, Paolo.

Paolo - E invece io voglio saperlo! Tutto straordinariamente precisa: potresti salvarmi, dicendomi...

Giacomo - Che cosa?

Paolo - (a mezza voce guardando altrove) Raccontandomi, istante per istante, la tua prima notte passata con lei!

Giacomo - Stai diventando pazzo?

Paolo - Io voglio conoscerla, quella vostra prima notte, capisci? Voglio! (Una pausa. Quindi improvviso) Vado subito all'Hotel Mercedes.

Giacomo - Paolo!

Paolo - L'aspetter al varco, la seguir, le parler. (Si ferma, cambia tono) Ci sono dei momenti in cui non ricordo pi esattamente il suo volto... s' smarrito nel mio cervello... (Pensa, torna impetuoso) La far parlare... e se non parler...

Giacomo - Che cosa aspetti da lei?

Paolo - Non lo so... ma riuscir a sapere quello che penso... perch io non so pi che cosa penso... Voglio rivederla; s, ecco, voglio rivederla.

Giacomo - Tu non sei abbastanza padrone di te stesso.

Paolo - (sulla soglia) Tanto meglio... almeno mi sfogher, mi liberer l'animo, finalmente!

Giacomo - (a Paolo che gi uscito) Paolo, Paolo! (Ma gi lontano).

Zia Adriana - (entrando) Avete vuotati i vostri cuori, miei poveri essere umani?

Giacomo - (che fuori di s) Sentite, zia: se non la smettete, dimentico che siete la sorella di mio padre, e vi d un tal sacco d legnate che, anche se morta, le sentirete lo stesso.

Celestina - (entrando) Che c'?

Zia Adriana - Paolo tornato da quella graziosa signorina Blondel!

Giacomo - (alla zia) Non potavate tenervela per voi?

Celestina - Paolo andato da lei... ma lei dov'?

Giacomo - Non temere, mamma, prima di cena sar di ritorno. Vado a pescarlo e lo riporto qui. (Via in fretta).

Celestina - (protesta verso la porta) Giacomo, figlio caro...

Zia Adriana - (che pare si diverta molto) Grandi novit in casa Miremont! Quello scimunito del tuo Paolo nuovamente disposto a sposare la gentile signorina Blondel.

Celestina - Morta o viva che tu sia, perch adoperi quel tono?

Zia Adriana - Sono morta, ma al pensiero di quel matrimonio, me ne dispiace... perch alle nozze Miremont-Blondel avrei cantato una romanza, e ballato una quadriglia. (Accenna al ballo ed al canto) Trallalera, trallal...

Celestina - Ah, c' da ridere, vero?

Zia Adriana - (cascata a sedere in una poltrona) Stsss! Parla piano! I morti sono eterni, ma si stancano facilmente.

Celestina - Perch ripeti sempre d'esser morta?

Zia Adriana - Dimmi tu perch dovrei esser viva? Per, confessa, Celestina, che so essere una morta eccezionale: sempre allegra, sempre sorridente. Adesso che sono estranea alle vostre continue sciocchezze, la notte, mentre voi dormite, sapessi quanto mi diverto alle vostre spalle e rido da sola fino a schiantarmi...

Celestina - (guardando fuori, disperata) Poveri ragazzi miei...

Zia Adriana - Sta calma, non tarderanno molto a ritornare, pescheranno la signorina Blondel e la condurranno qui.

Celestina - Cosa?

Zia Adriana - A meno che non la trovino gi qui... perch ho invitato quella gentil signorina a venire a casa nostra il pi presto possibile.

Celestina - Hai osato far questo?

Zia Adriana - Ho potuto conoscerla cos poco... Ora che la mia vita terrena compiuta, mi piacerebbe tanto discorrere con lei, sapere alcune cose...

Celestina - Sei un mostro.

Zia Adriana - (con voce pacata) Non sono parole che ti confanno, Celestina! (Scimmiottando la voce d Celestina) a E chiss che quella ragazza, non sappia riconciliare i miei figli una seconda volta, le vie della provvidenza sono infinite!....

Celestina - Fra l'altro non verr...

Zia Adriana - Tutto pu darsi... per dopo quanto le ho scritto, ne sarei molto stupita...

Celestina - Che cosa le hai scritto, in nome di Dio?

Zia Adriana - Lascia in pace Iddio; lui non c'entra.

Celestina - (annientata) Ho passato la mia vita in attesa di qualche ora felice, e non mi sono toccati che dolori e continue angosce. Adesso che sono vecchia debbo combattere con te, cos perfida, e quei due poveri figlioli che...

Zia Adriana - I tuoi poveri figlioli sono dei buoni a niente... (Pausa) Vorrei sapere perch il notaio non ha aperto il testamento! (Come dicesse una cosa da niente) Volevo sapessi che ho diseredato Paolo...

Celestina - Hai diseredato Paolo?

Zia Adriana - S. E anche Giacomo.

Celestina - Hai diseredato i miei figli?

Zia Adriana - S. Sai a chi ho lasciato tutta la mia sostanza? Non indovini?

Celestina - (si agita, smania) Perfida... perfida...

Zia Adriana - Aspetta a dire perfida... Sai a chi l'ho lasciata?

Celestina - (che ha un'ultima speranza) A chi?

Zia Adriana - (allegra) Alla signorina Lucia Blondel.

Celestina - (senza voce) Eh?!

Zia Adriana - Poich tanto, l'uno e l'altro di quei idioti dei tuoi figli avrebbero finito per farle mangiare i miei soldi, ho preferito regalarglieli io stessa.

Celestina - Che Dio ti perdoni.

Zia Adriana - Questo, vedi, mi stupirebbe. Dio, fino ad oggi, non mi ha procurato che fastidi. Tutta la mia vita ho avuto a che dire con lui e non abbiamo ancora finito di chiudere i nostri conti.

Celestina - Tu non sei mai stata infelice!

Zia Adriana - (ironica) Gi, perch tu hai conosciuto le mie amarezze, i miei dolori, forse?

Celestina - Tu non hai mai saputo pregare...

Zia Adriana - Un tempo ho pregato con pi fervore di te... ma poi... (S'interrompe cupa) Tu ignori che io a vent'anni sono stata ingannata, disillusa da un uomo che amavo come un Dio... e che stata la sola causa perch son morta zitella? Si tratta di mio fratello, di tuo marito. Sicuro, di tuo marito... che io ho amato di vero amore, dall'et di quindici anni, inconsciamente... e mio fratello l'aveva indovinato... e subito ne approfitt... e mi trasform per trent'anni nella sua serva devota... (S'interrompe) Bada, sarei anche riuscita a scusarlo, se almeno avesse sposato una donna che avessi stimato... invece, chi ha sposato? Te!

Celestina - Se Dio punisce malvagi...

Zia Adriana - Dio, Dio... sempre quel tuo Dio! Sei tu che mi vorresti punire, ma poich tu sei una pusillanime, vorresti che Dio lo facesse in vece tua... Le vecchie bigotte della tua razza non hanno nemmeno il coraggio delle proprie azioni!

Celestina - (disperata) Ecco... come finita... Nessuno ha mai... Ho sempre avuto...

Zia Adriana - E termina le tue frasi!

Celestina - - Terminare le mie frasi? Ne ho perso l'abitudine, dovendomi continuamente rassegnare a tutto.

Zia Adriana - Voglio sperare che alla tua et non comincerai a disperarti!

Celestina - Persino il nome col quale mi hanno battezzata stato un inganno. (Pausa) Ecco i miei figli che avrebbero avuto tutto per essere felici...

Zia Adriana - Si possiede sempre tutto per essere felici... all'infuori della felicit.

Celestina - Comunque, se tu affermi di essere stata tanto infelice, dovresti ora avere un po' di piet di me...

Zia Adriana - Io sono una morta recente e ancora non ti so dire se i morti possono avere piet per i vivi... Per non credo! I morti, vedi, sono oppressi dai loro ricordi, pi che dalla loro bara... S crede che i morti non possono muoversi perch sono stecchiti; non vero: essi non possono muoversi, non possono respirare, perch sono soffocati dai loro ricordi, ormai definitivi! Tu ancora puoi sperare in qualche cosa: hai due figli grandi che ancora non ti hanno rinnegata. I morti, invece, non possono n muovere il loro scheletro, n mutare i loro ricordi. Sai cos' l'inferno? E' il passato a cui i morti sono legati per l'eternit.

Celestina - (torcendosi le mani, parlando a se stessa) I miei figli sono sempre in agitazione fra loro... Mio marito morto... Tu sei pazza! Dio, Dio... Perch non hai guardato con un po' d'indulgenza sulla nostra famiglia?

Zia Adriana - Credi di concludere qualche cosa con i tuoi continui lamenti? Come se, comunque, nel mondo, ci fosse qualcosa e qualcuno in cui sperare. Dov' ormai la nostra famiglia? Distrutta, annientata, nel nulla. Tutto perduto, alla deriva. Non c' pi speranza per questa casa vuota! Quindi, una donna orgogliosa come me, tuttavia senza forza sufficiente per impedire da sola che tutto crollasse e si sfascinasse come un castello di carte, giusto che ormai se ne stia in una poltrona a ridere... a ridere... soltanto a ridere... degli altri...

Celestina - (prega) Padre nostro che sei nei cieli... sia santificato il tuo nome, sia fatta la tua volont...

Zia Adriana - (rumore d'automobile, corre alla finestra allegra) Ma s, cara... sar fatta la sua volont; ma non la tua! (Indicando fuori) Eccola!

Celestina - Non permetter che quella donna entri qui.

Zia Adriana - (tagliente) Povera Celestina! Non ti sono mai riuscite n le tue salse piccanti, n le tue preghiere... (Alla porta) E' qui.

Celestina - Come osa venire?

Zia Adriana - Aveva anche osato andarsene, il che peggio. Entrate, mia giovane amica, entrate! (Entra Lucia Blondel, molto elegante).

Celestina - Voi osate venire qui?

Lucia - (che non capisce il tono della domanda) S... (A zia Adriana) Avete fatto bene a scrivermi...

Celestina - (indicando Adriana) Ma lei pazza...

Zia Adriana - Non datele retta Sedete, mio bell'agnellino... Lasciaci, Celestina. Piuttosto, avverti Giacomo. Non vuoi? Bene, andr io... (Esce in fretta).

Celestina - (sempre sullo stesso tono) Come osate tornare in questa casa?

Lucia - Per questa lettera che ho ricevuto.

Celestina - Non sono stata certamente io a scriverla!

Lucia - (dolce) Voi mi odiate vero? S, giusto che voi mi odiate. Tuttavia, in una circostanza simile, vi pregherei di capirmi.

Celestina - Andatevene.

Lucia - Gi, non posso sperare compassione da voi. La vostra vita stata cos semplice, diritta... facile.

Celestina - Facile? Credete?

Lucia - Anch'io mi ero prefissa d'incamminarmi su di una strada diritta come la vostra... Ma cos difficile non uscire dai binari. Vi prego, lasciatemi vedere Giacomo.

Celestina - Ard^tevne! Tutto il male che ci potevate fare, l'avete fatto. Ed un male a cui ormai nessuna forza pu porre rimedio. Dio stesso se permetter che i miei figli un giorno vadano in cielo, dopo averli fatti entrare, dovr chiudervi la porta in faccia... (straziata, quasi lacrimando) e, soprattutto, Iddio deve cancellarvi dal loro ricordo... Voi... voi... che avrei voluto amare come una figlia!

Lucia - Dunque, per Giacomo... persa ogni speranza ?

Celestina - (quasi per darle un dolore) Non vi ama pi.

Lucia - Ma il dottore? Che cosa dice il dottore?

Celestina - (stupita) Quale dottore?

Zia Adriana - (ha inteso, entrando) I dottori sono dei somari. Venite, Giacomo vi vuole.

Lucia - Prima desidero che sua madre mi autorizzi a vederlo.

Celestina - (a Lucia) Ma, in nome di Dio, cosa vi ha scritto?

Lucia - Che Giacomo moribondo e mi vuol vedere.

Celestina - (ad Adriana) Che Dio ti maledica; che Dio ti maledica.

Zia Adriana - Dio non ha affatto bisogno dei tuoi consigli interessati per sapere che cosa devo fare.

Celestina - (esce disperata. Sulla porta) Non voglio che i miei figli vi incontrino. Vi prego di andarvene mentre non sono ancora qui. (Vorrebbe dire ancora chiss cosa, ma se ne va con le mani sul viso).

Lucia - Allora non vero che?...

Zia Adriana - Avevo bisogno di sapere da voi alcune cose... (Quasi tra s) Sono diventata cos curiosa da quando sono morta!

Lucia - Morta?

Zia Adriana - Vi stupisce perch vi parlo? I morti discorrono coi vivi pi di quanto si creda! (Le si avvicina, le prende una mano).

Lucia - Non toccatemi con quelle mani che hanno potuto scrivere una cosa cos mostruosa...

Zia Adriana - E se Giacomo fosse veramente perduto e non vi avesse dimenticata?

Lucia - Giacomo deve avermi dimenticata!

Zia Adriana - (improvvisamente, quasi ilare) Raccontatemi degli uomini che non ho conosciuto... Non mi giudicate male. Ho imparato goccia a goccia a soffrire e mi sono assuefatta alla sofferenza... per decidermi a morire bisognava che avessi molto male. Se sapeste com' doloroso rinunciare fin dai primi anni a tutte le gioie, e da vecchi doverle tutte rimpiangere... Ecco il male che mi ha uccisa.

Lucia - Voi siete un mostro a scrivermi che Giacomo giaceva in un letto senza speranza. (Fa per andarsene).

Zia Adriana - Non andatevene... Giacomo infatti senza speranza...

Lucia - (apre la porta da dove era uscita Celestina. Dice smarrita) Signora, non dite a vostro figlio che sono stata qui... ma se questa pazza glielo dicesse lei, spiegategli perch sono venuta... e ditegli anche, che avrei dato la mia vita perch guarisse... (Entra Giacomo) Tu? alzato?

Giacomo - Non avevo visto male. In quell'automobile bianca e rossa c'eravate voi, e venivate qui.

Lucia - (tentando di andarsene) Vostra zia vi spiegher...

Giacomo - (afferrandola alle braccia) Cosa siete venuta a fare qui?

Lucia - (disarmata) Non lo so pi...

Giacomo - Voglio sapere la verit di quest'altra storia!

Zia Adriana - (a mezza voce, andandosene con la pelliccia ed il cappello che lei stessa aveva tolto a Lucia) S, raccontateci tutta la verit... io vi ascolter qui. (Indica fuori. Esce).

Lucia - Quale verit? Ogni nostra giornata ha una sua verit esclusiva, e le ore delle nostre giornate girano su s stesse come stelle solitarie. Qualche volta saltano settimane e mesi, ma poi si scontrano fra di loro improvvisamente nel vuoto e si infrangono come fossero di vetro. (Pausa) Perch sono qui? s, perch sono qui?

Giacomo - Voglio saperlo da voi...

Lucia - Vostra zia mi ha scritto che stavate morendo...

Giacomo - Ma pazza!

Lucia - Ecco. (Porge la lettera).

Giacomo - (prende la lettera e senza leggerla la getta in un canto) E perch io stavo morendo e v'avevo invocato... siete venuta? Allora perch ve ne siete andata, allora? E' forse il rimorso che v'ha fatto tornare?

Lucia - No, Giacomo, dal giorno che me ne sono andata da voi ho troppo sofferto per poter avere rimorsi!

Giacomo - Troppo sofferto?

Lucia - Me ne sono andata da voi... aggrappandomi ai muri... non riuscivo a scorgere la strada, perch i miei occhi erano accecati dalle lacrime.

Giacomo - Ti avevano raccontato qualche storia sul mio conto?

Lucia - No.

Giacomo - E chi ti aveva fatto andar via, allora?!

Lucia - Tu.

Giacomo - Io?

Lucia - S.

Giacomo - Ma, come, io?

Lucia - Non lo indovini, Giacomo?

Giacomo - No.

Lucia - Ecco... ora che ti sono di nuovo vicina, non trovo le parole che mi allontanarono da te... e poi, anche se le trovassi, queste parole, ora, qui, non spiegherebbero nulla... Tu non capiresti.

Giacomo - Non le capirei?

Lucia - Io stessa, dicendole qui, davanti a te, non le capirei pi. Non avrei nemmeno dovuto incominciare a parlare. Ma, Giacomo, come potevo tacere? Ci rivediamo per la prima volta dal 23 maggio.

Giacomo - Gi.

Lucia - Il tuo stesso sguardo cambiato.

Giacomo - Anche tu sei molto cambiata.

Lucia - Eppure, n io, n te... n questa stanza, n la nostra esistenza sono mutate al punto che io non sappia ancora ricordare una cosa.

Giacomo - Cio?

Lucia - Una cosa ridicola...

Giacomo - Quale?

Lucia - Mi trovo cos spaesata davanti a te, tanto da non saperti riconoscere che in quell'unica cosa... oh, ridicola, t'ho detto... Tu riderai. (Sin-ghiozza) E' da stupidi piangere... Sono tutta sconvolta, pensa... perch ho riconosciuto in te una cosa, che tale e quale come allora... (tra un singhiozzo e un sorriso) la tua maniera orribile di annodare la cravatta... Eh, s, lo vedi bene: da stupidi piangere per questo.

Giacomo - (d un nervoso colpo alla cravatta) Perch te ne sei andata?

Lucia - (non sa che dire. Lo fissa soltanto) Giacomo...

Giacomo - H giorno che tornai a Parigi, mi amavi ancora?

Lucia - Non ti ho mai amato come quel giorno

Giacomo - Menti!

Lucia - (dolce) Giacomo, non hai il diritto di accusarmi di una sola menzogna!

Giacomo - E allora perch te ne sei andata?

Lucia - Perch sentivo che presto sarebbe arrivato il giorno in cui non ci saremmo amati pi... Ecco perch mi sono fatta forza, e me ne sono andata: per non sciupare il grande amore della mia vita!

Giacomo - E andandotene, spinta da quell'idea assurda, non pensavi che avresti gettato dietro le spalle anche la tua felicit?

Lucia - S, ma non volevo che la mia fosse una felicit sottoscritta in un contratto come un'assicurazione sulla vita.

Giacomo - (violento) E l'amore di un uomo, non forse pi angoscioso di tutte le tue malinconie di donna alla continua ricerca di una assurda libert?

Lucia - S, Giacomo. Sono sei mesi che mi parli cos, senza interromperti. Di notte, sai, quando ci si sveglia perch troppo stanchi, troppo abbattuti, tu sei sempre l, davanti a me, a parlarmi, a dirmi le cose pi atroci!

Giacomo - Anch'io, ti ho sempre davanti, sempre davanti. Senza che ti possa stringere a me! (Pausai Forse qualcuno pensa che io, qui, viva in un mondo balordo, assurdo, noioso. Si sbaglia! Io, da sei mesi, qui, vivo come in un paradiso; un paradiso a poco prezzo, d'accordo, un paradiso per poveri infelici, ma dove, comunque, tu sei sempre presente e nello stesso tempo lontana.

Lucia - Non passato un giorno che io non pensassi a te, e tutte le notti ti sognassi. E quando mi svegliavo, mi assaliva una tremenda nostalgia di te, Giacomo! (Stanno per baciarsi, ma Giacomo si ritrae a tempo).

Giacomo - Su, continua.

Lucia - (spaventata) Continuare?

Giacomo - C una cosa che voglio sapere...

Lucia - Attento, Giacomo: quando suona l'ora delle grandi confessioni, spesso pi difficile ascoltare che parlare.

Giacomo - Voglio sapere dove ti sei cacciata dopo essertene andata da me... Ti ho attesa per ore ed ore, per giorni e giorni, continuamente. Poi mi sono messo a girare Parigi in lungo ed in largo... Lucia: mi devi dire se non sei mai passata dall'angolo tra via della Senna e il Boulevard Saint Germain. Sono rimasto l, immobile, due giorni e una notte, senza perdere d'occhio un solo passante, ripetendomi continuamente: Non ti muovere... se tuo destino d'incontrarla ancora, la vedrai passare di qui, come da qualsiasi altra strada! . Sei passata di l fra il secondo ed il quarto giorno dopo il mio ritorno?

Lucia - No.

Giacomo - Non rispondere cos subito, pensaci bene, ho detto fra il secondo e il quarto giorno...

Lucia - Non ero pi a Parigi.

Giacomo - Pi a Parigi? Ebbene, non giusto, no, non giusto! La mia angoscia era mescolata a tanta speranza! Se il mondo fosse giusto, avremmo dovuto incontrarci. Non eri pi a Parigi! Speravo tanto che il mio folle bisogno di rivederti provocasse il nostro incontro, faccia a faccia, a quell'angolo di strada... e tu non eri pi a Parigi.

Lucia - Se fossi stata a Parigi, non avrei fatto che camminare su e gi davanti alla nostra casa.

Giacomo - (ripete) Perch te ne sei andata?

Lucia - Portami via con te, Giacomo... Durer il tempo che durer, ma portami via con te.

Giacomo - Vuoi che ce ne andiamo insieme?

Lucia - S.

Giacomo - Oggi?

Lucia - S.

Giacomo - Questa sera? ora?

Lucia - S.

Giacomo - Dove?

Lucia - Dove vuoi.

Giacomo - (altro tono, quasi ironico) So che ormai sei una donna celebre fra gli artefici della moda parigina. Non desideri pi continuare la tua vita brillante?

Lucia - Far quello che vorrai tu!

Giacomo - Io non posso offrirti che un'esistenza assai modesta.

Lucia - S.

Giacomo - Riabiteremo insieme ed aspetteremo gli eventi...

Lucia - S.

Giacomo - E ricominceremo la nostra vita?

Lucia - S, perch ti amo.

Giacomo - E quel giorno, laggi a Montparnasse, hai avuto il coraggio di discendere quelle scale, pur sapendo che non le avresti pi risalite?

Lucia - S.

Giacomo - Ricordi quei dolci? Non li ho mica mangiati, sai!

Lucia - Sapevo che non li avresti mangiati, ma li comperai lo stesso perch piacevano tanto a tutti e due. Ricordi che andavamo a comprare proprio quel tipo di paste da quel pasticcere grosso cos? (Scoppia a piangere nelle braccia di Giacomo).

Giacomo - Ed eravamo cos felici!

Lucia - Ora tutto pu ricominciare, e, forse, per sempre.

Giacomo - Ora? (Si scosta da lei) Gi, ora! (Pausa) Dove sei stata questi sei mesi? No, prima rispondi a questo: quando mi hai piantato, te ne sei andata via con il sarto Arbeau?

Lucia - Giacomo, non bisogna chiedere niente!

Giacomo - Perch?

Lucia - Perch non voglio n mentirti, n farti del male!

Giacomo - Mi vuoi dunque nascondere qualche cosa che mi potrebbe ferire?

Lucia - Non ho niente da nasconderti. Cosa mi chiedesti, un anno fa, quando ce ne andammo insieme da questa casa? Niente! Allora, perch vorresti farmi subire proprio oggi un interrogatorio?

Giacomo - Un anno fa, non ti amavo. Oggi diverso.

Lucia - E allora, perch tu mi hai amata qui, nella tua serena solitudine, mentre io stavo combattendo con me stessa, in mezzo agli uomini, ora, Giacomo, dovrei renderti conto...

Giacomo - Sii meno complicata. Ma ho capito! Lucia, mi addolora tanto...

Lucia - Anche a me. Per adesso devi sapere tutto...

Giacomo - No, non voglio, Lucia.

Lucia - Lo devi! Perch ormai col nome di quell'uomo sulle labbra ritrovo tutta la mia infelicit, della quale ti ritengo responsabile!

Giacomo - Io?

Lucia - Tu, che in questa stanza, per primo, mi hai insegnato il vero volto della libert! Sei stato tu a spalancarmi quella finestra verso il cielo, tu ad aprirmi quella porta! Chiss che senza di te, io non sarei oggi che una piccola provinciale, forse abbrutita di malinconia, circondata da marmocchi, ma non pi infelice di molte altre simili. Tu mi hai ossessionata, mostrandomi quel lampadario, mi hai terrorizzata, indicandomi quei ritratti appesi alle pareti, e mi hai portata via di qui senza diritto, perch tu non eri un uomo libero! Oh certo, meno asfissiante degli altri, ma anche tu discorrevi del mio avvenire e del mio corpo come un contadino discorre del suo campo. (Pausa) Del resto, tutti gli uomini agiscono con la donna con la mentalit dei contadini. S'impossessano di noi, discorrono di noi. Noi dobbiamo essere loro propriet, per l'eternit. Io non volevo che tu fossi come gli altri, perch io ti amavo, e ti amo ancora sopra ogni cosa!

Giacomo - (aspro) E' stato dunque il tuo amore per me, che ti ha spinta fra le braccia di un altro uomo?

Lucia - No, ma perch quel giorno io ho voluto liberarmi di te. Mi sono imposta un amante, senza gioia, ma con ferma volont. E con un'indicibile tristezza, anzitutto, perch non amavo affatto quell'uomo, poi perch sapevo che sarebbe stato lui a dividerci per sempre!

Giacomo - Perch questa assoluta necessit di liberarti di me?

Lucia - Perch tu mi amavi come tutti gli altri uomini, con un insopportabile egoismo. Io, con te, non ero pi, ormai, una donna in mezzo ad altre donne, una donna in mezzo ad altri uomini: ero una tua cosa, un tuo mobile, una tua propriet assoluta.

Giacomo - (al quale le parole di Lucia rammentano le parole di Cher Ami ) Vedi spesso Cher Ami?

Lucia - Che c'entra Cher Ami nella nostra storia?

Giacomo - Ora che diventato celebre, le sue sciocchezze saranno forse tenute in maggior conto.

Lucia - Oggi celebre, perch il suo romanzo che noi conosciamo in vendita da tutti i librai; ma egli non entra per nulla nella nostra storia. Se cerco la sua amicizia, per parlare di te. La gente che c'incontra insieme, ci domanda: Chiss cosa ci sar tra Cher Ami e Lucia Blondel?. Ci sei tu fra noi, Giacomo; tu che nessuno conosce fra la gente che noi frequentiamo, ma in mezzo alla quale parliamo cos spesso di te.

Giacomo - E pensi a me anche quando sei col signor Arbeau?

Lucia - E' molto facile essere crudeli, Giacomo.

Giacomo - (autoritario) Dimmi almeno se il signor Arbeau ti ha saputo offrire un amore meno opprimente che il mio. E se lo ritieni meno contadino di me.

Lucia - L'ho lasciato quasi subito, perch era quello che mi aveva separata da te. Sono rimasta con lui sette giorni!

Giacomo - Sette giorni?! Ed oggi il signor Arbeau annientato come me? (Pausa) Oggi che cosa penser di te il povero signor Arbeau?

Lucia - Che cosa volevi che facessi? che mi trascinassi per terra, domandando perdono dei miei peccati? Porse perch non mi lamento mi credi un'arida, una stupida? Giacomo, la vita una lotta atroce con noi stessi... (Pausa) Avrai incontrato uomini che in guerra hanno ucciso; ebbene, tra loro, avrai conosciuto dei timidi e dei sensitivi.

Giacomo - Che c'entra? La guerra era stata loro imposta!

Lucia - E la vita, non ci stata forse imposta?

Giacomo - E dopo?

Lucia - Dopo?

Giacomo - Dopo... quell'uomo?

Lucia - Che importanza ha?

Giacomo - Oggi vivi sola?

Lucia - ... No.

Giacomo - (per nascondere la sua disperazione cerca di scherzare, scandendo lentamente) Vivete con l'uomo delle lanerie del Michigan, quello di cui parlano i giornali?

Lucia - S.

Giacomo - Perch?

Lucia - Perch... con lui mi sento libera!

Giacomo - (torna al tu) Ed eri pronta a ripartire con me?

Lucia - S, Giacomo.

Giacomo - Sei disgustante.

Lucia - Conosci la storia di Barbabl? La sua ultima moglie, un giorno, apre un cassettone pieno di ricordi, di ritratti di donne uccise dal marito nel passato, di donne amate, dimenticate... e la chiave le casca di mano e resta per sempre macchiata di sangue... Oggi, tu, uomo, tremi come la moglie di Barbabl; ti credi un uomo libero soltanto perch hai distrutto in te lo spirito della famiglia? Invece sei impastoiato sino al collo nei pi vecchi pregiudizi...

Giacomo - E' possibile, anzi, certo. Ma difficile, alla mia et, far tacere pregiudizi di quel genere.

Lucia - Se davvero cos, non c' pi speranza n per te, n per me.

Giacomo - Non quello che avevate cercato?

Lucia - S. Soltanto nulla di quanto ho fatto ha potuto staccarmi da te, Giacomo. Tenta di capirmi. (Pausa) Dopo tutto, sei stato tu a dirmi qui dentro: a Signora Mremont, cos; signora Miremont col... . Assegnandomi un destino previsto sin nelle virgole e che avrei dovuto trascorrere tra i falliti ed i morti. Invece io ho voluto vivere la mia vita come si legge un romanzo poliziesco... senza sapere come va a finire... Ho voluto ignorare il mio avvenire... Mi ha ossessionata l'idea che tutta la mia vita fosse imprigionata da giuramenti, bench io intendessi rispettare quei giuramenti. Giacomo, perch hai voluto imprigionarmi chiedendomi di sposarti?

Giacomo - Eppure, quel giorno, tremavi al pensiero che me ne andassi...

Lucia - E quella mia paura era meravigliosa! Dovevi imprigionarmi a tradimento, afferrarmi alle spalle, senza dirmelo, se non quando fossi stata vecchia e non avessi scoperto, stupita, commossa, di non aver amato che te, di non essere stata che tua. Per te, avrei rinunciato a tutti gli uomini; ma giorno per giorno, uno per uno. Non tutti in una volta, a vent'anni, sapendolo prima. Bisognava dirmi: Vedi? tutti quegli uomini l sono tuoi! . Permettermi di sognare che tutto il mondo mi appartenesse... e invece, tu hai chiuso le tue braccia gelose su tutto il mio avvenire, ed io non ho voluto, non ho potuto sopportarlo... Tu eri il primo uomo che amavo; avrei voluto tu fossi l'unico. Ma soltanto con gli altri pronti ad insidiare la nostra felicit. Ricordi le mie piccole croci quotidiane? Era un gioco. Perch non ti sei sentito la forza di prestarti a quel gioco sino alla fine?

Giacomo - Un gioco, eh? Ecco cosa sei: una giocatrice!

Lucia - Non vero, non si pu definire una creatura solo perch le sfugge una frase.

Giacomo - Una giocatrice, sei.

Lucia - No. Io so gustare anche l'ebbrezza di ci che va alla deriva, di ci che perduto.

Giacomo - Infatti, ai giocatori piace lo spasimo della perdita.

Lucia - Io non sono una giocatrice. Non ho niente da guadagnare e niente da perdere. Io vivo con le mani protese, come il tuo Cher Ami; io vivo povera, senza nulla possedere, per possedere tutto: la libert!

Giacomo - Via, tu possedevi qualcosa di cui eri pi gelosa di quanto io non lo fossi di te.

Lucia - Che cos'era?

Giacomo - Se bisogna vivere con l'anima nuda per meritare la felicit, anche tu non la meriti, perch hai qualche cosa che ti possiede e ti annienta.

Lucia - Che cosa?

Giacomo - Il tuo avvenire! E nonostante tutti i tuoi discorsi sulle mani protese e le porte aperte, tu non vivi: tu fuggi continuamente, spaventata come un bambino, davanti ad un cagnaccio ringhioso. Tu scappi alla vista del tuo avvenire, al quale hai sacrificato il nostro amore.

Lucia - Avevo paura, avevo paura, sei stato tu a spaventarmi, prospettandomi la mia intera esistenza vissuta accanto a te, indicandomi fin da oggi il posto dove mi sarei accucciata da vecchia, laggi all'estremo limite della mia vita. Perch hai preteso che sapessi a priori che saresti stato tu il vecchio dai denti gialli che avrebbe tossito accanto alla vecchietta che diventer un giorno?

Giacomo - Povera Lucia!

Lucia - Povero Giacomo! Anche tu sei incapace di sacrificarmi ai tuoi pregiudizi. (Anelante) Giacomo, sono i nostri ultimi istanti per decidere: possiamo ancora andarcene io e te. Pensa: io e te.

Giacomo - Quello che non riusc sei mesi fa, credi che possa riuscire proprio oggi?

Lucia - S, perch vivremo faticosamente, perch ce ne andremo tremando, io e te, con te finalmente liberato dalla tua gelosia... Perch tu oggi, Giacomo, sei perduto, ed io sono abbastanza alla deriva per cercare d essere felice.

Giacomo - Ma se tu la disprezzi la felicit!

Lucia - Io sar veramente felice un giorno, Giacomo, ma tra moltissimi anni, se allora saremo ancora insieme. Perch, allora, la felicit l'avremo pagata, giorno per giorno, ora per ora, con la paura continua di perderci. Io non volevo, Giacomo quella specie di felicit garantita da secoli di abitudini, la felicit che ci avrebbe sanzionato il signor sindaco. Sai? Oggi non ho pi paura di quei ritratti; vorrei, anzi, guadagnarmi un posto onorato in mezzo a loro, ma sapendo di essermelo meritato soltanto l'ultimo; giorno della mia vita. Oh, quel giorno, Giacomo, quel giorno s che amerei la felicit. Ti giuro, Giacomo, che quel giorno sarei la donna pi felice del mondo per essere sempre stata tua. (Sono vicini alla parete; la porta si apre).

Giacomo - Stsss! (Entra Paolo che tuttavia non scorge Lucia e va a sedere presso la tavola).

Paolo - Ciao Giacomo. Una faticata inutile. Sono arrivato all'albergo, non ho chiesto a nessuno... non ho osato... Tornando, ho fatto la strada del faro e mi sono seduto sulla roccia e da l potevo scorgere le luci dell'albergo dove lei... (Pausa) Ho riflettuto molto, sai, l sulla scogliera. A che scopo rivederla? Sono rimasto l un bel po' ed al pensiero di non averla rivista, ho tirato un sospirone. Credo di essermi finalmente liberato l'anima da quella sgualdrina. Poi mi sono incamminato di nuovo, e, passo passo, sono ritornato a casa. Rivedendola, che cosa le avrei saputo dire? Parlando con lei, quando sono solo, con lei soltanto dentro di me, la conversazione facile... ma se davvero improvvisamente mi fosse apparsa davanti... Non so che cosa le avrei saputo dire... Forse non l'avrei nemmeno riconosciuta. (Giacomo si avvicinato a Paolo e, da sopra il fratello seduto pu scorgere Lucia che rimasta appiccicata alla parete, l accanto alla porta, immobile, atterrita. Mentre parla a Paolo, Giacomo si rivolge a Lucia).

Giacomo - Hai ragione, Paolo. Rivedi qualcuno che hai amato al di sopra di te stesso, che ancora ami perdutamente nel ricordo... ma ritrovandola faccia a faccia, non la riconosci pi. Magari ritrovi un dettaglio, la maniera di annodarsi la cravatta, la mania di far schioccare le dita...

Paolo - Lei faceva schioccare le dita?

Giacomo - Basta, Paolo, pensare a lei. (Pausa) Credo di possedere ormai la certezza che n tu, n io, n lei si sappia amare.

Paolo - Che cosa?

Giacomo - S, Paolo, perch noi tre non siamo che degli egoisti. Parleresti ancora di lei se quella famosa notte fosse venuta a letto con te? Ed io? Io non pensavo che a serbarla per me. E lei non pensava che alla sua libert.

Paolo - Te lo ha scritto?

Giacomo - Macch. Hai fatto benissimo a non cercarla laggi all'albergo, a non volerla pi rivedere. Non bisogna vederla pi; non abbiamo pi nulla a che fare con lei.

Paolo - Hai ragione.

Giacomo - Se per una strana ipotesi ella fosse venuta qui, bisognerebbe dire... (E si rivolge a Lucia) Voi non potete restare, n noi vi possiamo seguire . E se ella non se ne volesse comunque andare, bisognerebbe aggiungere: In questo triste mondo, noi non siamo che dei poveri diavoli, e altro non possiamo fare, gli uni per gli altri, se non guardarci reciprocamente soffrire! E non ne vale la pena! . E se ancora ella insistesse a restare, bisognerebbe concludere, con un gesto verso la porta (alza la mano, indicando la porta): Avete voluto essere libera, Lucia, ebbene pagate la vostra libert. (Lucia esce piangendo in silenzio).

FINE

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