Una donna quasi onesta

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Commedia in tre atti

di Alfredo Vanni

Rappresentata la prima volta al Teatro Valle di Roma

dalla Compagnia Galli-Guasti la sera del 20 marzo 1923,

inter­preti principali Dina Galli e Amerigo Guasti

PERSONAGGI

Enrico Versani

Giorgio L'Impresario

Lo Zerbinotto

Il Redattore

Il Buttafuori

Il Maestro

Il Contabile

Il Fattorino

Il Groom

Il Portiere

Andreina Vidal

Flora Anselmi

Lauretta

La Canzonettista

La Dattilografa

La Commessa

La Cameriera

Nei dì che furono.

Il primo atto a Genova, il secondo a Napoli, il terzo nei dintorni di Napoli.

Tra il primo e il secondo atto, due anni; tra il secondo e il terzo, diciotto anni.

GHERARDO CASINI EDITORE


ATTO PRIMO

Il piccolo foyer di un caffè-concerto a Genova. Pochi mobili: un paio di divanetti. qualche poltroncina, qualche seggiola, un grande specchio. Una porta nel fondo, che mette sul palcoscenico, una porta a destra, che dà nella saletta delle prove, e mia porta a sinistra, che è la comune. Destra e sinistra dello spettatore.

Il Buttafuori, con la scopa in mano, sta facendo la pu­lizie. Entra in fretta da destra l'Impresario, forte giovanotto sui trent’anni, tipo bonaccione, di maniere un po' ruvide.

L'Impresario  - Svelto! Svelto! Svelto!... Mezzogiorno è passato, è l'ora della prova, e tu stai a trastullarti...

Il Buttafuori - Mi trastullo?... Io?... Ma ho due braccia soltanto; e con due braccia...

L'Impresario - Due o quattro... Svelto, svelto, perdio! (Esce dal fondo).

Il Buttafuori - Che animale! Si fatica giorno e notte...

La Canzonettista - (Dalla comune. E' assai giovane, elegantina. timida) - Permesso? Si può?... Scusi, è venuto il Maestro?

Il Buttafuori - Quale maestro?

La Canzonettista - Avevo appuntamento per le dodici...

Il Buttafuori - Ah, lei deve provare?

La Canzonettista - Sì, sono Isolina Beaucoeur.

Il Buttafuori - Allora si accomodi là. (Accenna a destra. La Canzonettista esce). Beaucoeur! Anche questa è sbar­cata adesso dalla California.

L'Impresario (entrando dal fondo) - Svelto! Dunque?

Il Buttafuori - C e di là...

L'Impresario - Svelto! (Via a destra).

Il Buttafuori - Porco mestiere! (Continua a spazzare con rabbia. Il Maestro entra dalla comune) Riverito, Maestro.

Il Maestro (cinquant'anni, salute cagionevole, voce be­lante) - Riverito. Non potreste fare un po' meno pol­vere? Lo sapete che ho la voce un po' giù.

Il Buttafuori (continuando a spazzare) - Ma, scusi, non accompagna con le mani, lei?

Il Maestro - E con la voce, bestia! Chi è che dà il tono?

Il Buttafuori (tra sé) - Lo chiama tono!... Pare una capretta sgozzata...

L'Impresario (da destra, al Buttafuori) - Lascia qui e va a dare una spazzata di là, in sala... L'elettricista ha fatto un porcile... (Via il Buttafuori), Servo suo, Maestro.

Il Maestro  - Servo sempre. Come va. come va?

L'Impresario - Mah! (Cava il portasigarette, offre).

Il Maestro - Grazie. Sono un po' giù di voce.

L'Impresario (accendendo la sigaretta) - C'è di là quella ragazza, Isolina Beaucoeur.

Il Maestro - Che roba è, che roba è?

L'Impresario - Primo pelo. Niente di speciale. Provatela un po'.

Il Maestro - Ah, bene, bene. (Esce a destra)

(L'Impresario sta per uscire dal fondo, quando da sini­stra sopravvengono Andreina Vidal, lo Zerbinotto e il Redattore. Segue la Cameriera, che ha una grande scatola in mano).

Andreina (vedendo l'Impresario) - Gioia, sei qui? (Presen­tando i compagni) Conosci? Il baroncino Pio Ghezzi, di professione figlio di papà, e il signor Paride Fabiani, redattore...

Il Redattore (interrompe e stringe la mano all'Impresario) -Eh, ci conosciamo, noi! Se ci conosciamo!

Andreina (completa la presentazione) - Romolo Zenotti, nostro amato impresario. (Stretta, di mano tra il baron­cino e Romolo. Andreina, togliendosi il coppellino) Dun­que? (Consegna il cappellino alla Cameriera) Portali in camerino. (Va verso destra e si dà una ravviata ai capelli).

Il Redattore - Allora, questo pupazzetto, lo facciamo?

Andreina - Facciamolo pure. Purché non sia una cosa lunga, veh? Io odio le cose lunghe.

Il Redattore - Cinque minuti.

Andreina - E lo farete uscire sul « Camaleonte »?

Il Redattore - Di giovedì. In prima pagina. E vi farò un soffietto che... mi direte grazie.

Lo Zerbinotto (al Redattore) - Se non ti dispiace ne com­prerò cinquecento copie.

Il Redattore  -  Compra pure  tutta l'edizione...  Per me!

Lo Zerbinotto - E pagherò, se non ti offendi, l'articolo.

Il Redattore - Dio buono, siamo tanto amici! Paga, paga pure.

(Intanto il Redattore ha cavato il taccuino e la matita. Andreina, verso destra, si mette in posa. Dalla stanza a destra esce un preludio fragoroso, pestato sul pianoforte).

L'Impresario - Permettete?  (Via a destra).

Il Redattore (si avvicina ad Andreina) - Ecco, di profilo, così... Cinque minuti...

Andreina - Anche dieci, purché...

(Il religioso silenzio e il parto del caricaturista sono a un tratto interrotti dal canto poco gradevole della Can­zonettista nella saletta attigua).

Andreina (con una smorfia convulsa) - Oh Dio!

Il Redattore - Che c'è?

Andreina - Niente. Uno strappo a un nervo. Come quando

si suona un violino  e all'archetto manca...

(Altro silenzio. Altro couplet. Scena a soggetto di Andreina).

Il Redattore - Ferma!

Andreina (immobile) - Manca la pece, manca la pece!

Il Redattore - Io direi la voce... (Continuando a disegnare, all'Impresario che entra da destra) :  Ma che cosa avete di là, un allevamento di gatti?

L'Impresario - Un « primo numero ».

Il Redattore - Allora, una cagnetta.

L'Impresario - Giovanissima. Ma probabilmente non ne faremo niente.

Andreina - (in posa) - Oh! E perché?

L'Impresario - Non sentite che roba?

(Con un ultimo trillo, la Canzonettista ha finito di cantare).

Andreina (sempre in posa) - È un po' immatura. Ma si farà.

L'Impresario - Vada a maturarsi altrove. Qui non è una scuola di canto.

Andreina - Ma via, un po' d'indulgenza. Tutte abbiamo... (Al Redattore) Ohi, dico... Finito?

Il Redattore  (tira già altri due segni in fretta) - Ecco, finito...

Andreina   (movendosi)   -  Sia  ringraziato   Iddio.  Fate  un po' vedere.

Il Redattore - Guardate.

Andreina - Spero ce lo stamperete sotto, che sono io.

Lo Zerbinotto - Ah, certo. L'originale è assai superiore.

Andreina (al Redattore) - Sentite? La verità parla sempre per la bocca degli innocenti.

(Dalla saletta esce la Canzonettista, rimettendosi il coppellino. È titubante, confusa, un po' mortificata).

Il Redattore - Oh, ecco Adelina Patti.

Andreina (seria, al Redattore) - Ma via! (Va incontro alla Canzonettista) Isolina Beaucoeur?

La Canzonettista (esitante) - Per servirla. Mi ha sentito?

Andreina - Sì...

La Canzonettista - E... che gliene pare?

Andreina - Una vocetta... simpatica, ancora un po' dura negli acuti... Ma, col tempo...

Il Redattore - Ora siamo piccoli, ma cresceremo...

Andreina - Vedete?... Vedete come siete perfidi, voialtri uo­mini? Io vi dico che va. E tu (all'Impresario) da' retta a me: falla cantare un paio di sere.

LA Canzonettista (supplicando. all'Impresario) - Sì, sì, mi provi, mi provi!

Andreina - La senti? Provala. E poi, il volume della voce conta poco, quando c'è il volume... (esaminando la, ragaz­za) delle gambe. Io, per esempio, ho cominciato a sedici anni, in un caffè, Dio buono, che quando ci ripenso mi vien la pelle d'oca. Né voce, né gambe, né... niente! Quando cantavo, ai ritornello, il pubblico mi faceva il verso; al finale poi, mi faceva un altro verso. Era a Roma, figuratevi! Tornavo fra le quinte con le lacrime agli occhi. Per la strada, poi, piangevo addirittura. Ma a casa non avevo più tempo di piangere, perché dovevo preparare impiastri e decotti per la mamma ammalata, e farmi in fretta e furia un po' di cena. Cena! Un'aringa, un pezzo di pane, e acqua fresca. Adesso, quando bevo champagne e mangio pollo truffé, rido, se ci ripenso. Ma qualche volta, sarà forse effetto dello champagne, piango, perché adesso la mamma non l'ho più. (Alla Canzonet­tista) E voi, carina, l'avete la mamma?

La Canzonettista - Sì. E ho anche il fidanzato. E per questo vorrei farmi una posizione...

Andreina - Per voi o per lui? Eh, cocca mia, quando si comincia, la posizione è una sola... (Gesto orizzontale). Be', insomma, (passando al tu) questi sono affari tuoi. (All'Impresario) E tu, che decidi?

Lo Zerbinotto (intervenendo e accennando Andreina) - A tanto intercessor...

Andreina - Bravo Fifì!

L'Impresario (bruscamente, alla Canzonettista) - Ebbene, tornate stasera e firmerete il contratto.

La Canzonettista - Ah, grazie, grazie! E per quante sere, dite, per quante...

L'Impresario - Non Io so... Vedremo, vedremo... Ora andatevene, perché, se ci ripenso...

La Canzonettista - Grazie, grazie... (Stringe mani a destra e a sinistra, per ultimo quelle di Andreina). Signorina, grazie, grazie. (Le si butta al collo con impeto, la bacia, scappa via).

Andreina - Povera figliuola!

L'Impresario - Povera un corno! Puoi vantarti di avermela fatta!

Andreina - La fai tante volte tu a noialtre!

Il Buttafuori (dal fondo) - Signor Romolo, l'elettricista aspetta lei per dare la luce.

L'Impresario - Ah, sì! (Agli altri) Volete vedere il nuovo sistema d'illuminazione?... Lo inaugureremo giovedì, che è la serata d'onore della nostra Andreina... (Al Redattore) Venite, venite... Ho fatto mettere in ogni riquadro del soffitto un rosone... Si gira una chiavetta, tac, e contem­poraneamente si accendono... Un effetto fantastico!

(Escono dal fondo l'Impresario e il Redattore. Il Butta­fuori è uscito a destra. Rimangono soli lo Zerbinotto e Andreina).

Lo Zerbinotto (non sapendo che dire) - Ed eccoci soli!

Andreina - Già. « Meglio soli... »

Lo Zerbinotto - No. « Soli eravamo... »

Andreina - Già. Potrebbe anche continuare... (Un silenzio).

Lo Zerbinotto (con passione) - Andreina...

Andreina - Vidal. Avete visto che bell'effetto fa sui cartelloni?

Lo Zerbinotto - Ma no: io non voglio parlarvi dei cartel­loni...

Andreina - Volete parlarmi di voi. Ho  capito.

Lo Zerbinotto - Ah! L'avete capito?

Andreina - Sono furba, io!

Lo Zerbinotto - Siete furba?

Andreina - Già. E potrebbe... continuare.

Lo Zerbinotto- Andreina, la vostra freddezza mi sconcerta.

Andreina - Se vi sente il Maestro, dirà che siete uno iettatore.

Lo Zerbinotto - Andreina, voi siete a Genova da venti giorni. E sono venti giorni che io vi circondo di una corte assidua, spietata...

Andreina - « Spietata ».Mi avete levato la parola di bocca.

Lo Zerbinotto - Voi partirete tra breve e io non avrò concluso nulla!

Andreina - Scusate:  che cosa volete concludere?

Lo Zerbinotto - Vorrei provarvi da presso la mia devozione ardente...

Andreina - Più presso di così!

Lo Zerbinotto - Vorrei esprimervi rutto ciò che io sento...

Andreina - Che cosa sentite?

Lo Zerbinotto - Lo dico?...

Andreina - Ditelo.

Lo Zerbinotto  (abbracciandola bruscamente) - Andreina!

Andreina (con uno scoppio convulso di risa) - Ah!

Lo Zerbinotto (sorpreso lasciandola) - Che c'è?

Andreina - Soffro il solletico in una maniera incredibile.

Lo Zerbinotto - E per questo?...

Andreina - Per questo... mi vien da ridere... E allora... è finita. Guardate:  ride anche Giuseppe.

Il Buttafuori (che da un momento è sulla paria di destra) Signorina, il Maestro aspetta voi.

Andreina - Eccomi! (Accorre leggerà).

Il Buttafuori (parandosi bruscamente davanti allo Zerbinotto, che vorrebbe entrare anche lui) Pardon... Agli estranei, il est défendu!...

(Richiude la porta, prende una seggiola, siede di fianco alla porta e accende la pipa).

Il Redattore (che rientrato dal fondo ha visto la scena) Ah, ah, ah: la silfide è fuggita!

Lo Zerbinotto (rimettendosi la caramella) - Quella ragazza ha il dono di eccitarmi in una maniera incredibile. Mi eccita e mi smonta... mi smonta e mi eccita...

Il Redattore - Le fortezze più difese non si conquistano che con un lungo assedio. Ricordati di Troia.

Lo Zerbinotto (in estasi, udendo Andreina che comincia a cantare) - Ah!...

(Andreina canta nella saletta delle prove, accompagnata dal pianoforte, l'ultima canzone del giorno. Il Redattore e lo Zerbinotto ascoltano con evidenti segni di ammi­razione. Il Buttafuori, vedendo un signore che entra dalla comune, mette la pipa in tasca, si alza, gli va incontro).

Enrico (trentadue anni, aspetto serio, distinto) - La signorina Vidal è qui?

Il Buttafuori - È di là che prova...

Enrico - Potrei parlarle?

Il Buttafuori - Impossibile. Sente?

Enrico - Aspetterò.

Il Buttafuori - Si accomodi.

Enrico - Grazie.

(Siede in un angolo. Andreina canta. Il Redattore e lo Zerbinotto commentano coi gesti o con qualche parola a bassa voce. L'Impresario rientra dal fondo, si unisce ai due. I tre uomini fanno gruppo).

La Voce del maestro - Do... do... do!... Allarga, allarga!...

(Enrico Versani accende nervosamente una sigaretta, scaglia il fiammifero in terra).

La Voce del maestro (pestando sul pianoforte) - Brava! Così!... Dolce! Dolce!

Lo Zerbinotto - Crristo!...

L'Impresario (lieto, soddisfatto) - Eh?... L'ultima novità da Parigi: Ma petite chose! Il Redattore - Sss! Zitti!...

La Voce del maestro - Stringi!  Stringi!

(Enrico balza in piedi, passeggia, si rimette a, sedere, prende un giornale, l'apre. Gli altri, intenti al canto che precipita verso la fine, non gli badano. Quando il canto finisce, i tre battono concordi le mani: - Bene! Brava! Bis!).

Lo Zerbinotto - Ah! Mille, mille pazzie farei per una donna simile!

Il Redattore - Eh, eh! L'osso è un po' duro!

Lo Zerbinotto- Credir1 Credi? Eppure ti potrei assicurare...

Il Redattore - Va' là!  Non vantarti!

Lo Zerbinotto - Scommettiamo? Scommettiamo che tra qualche giorno, anzi tra qualche notte...

L'Impresario (ridendo) - Badate! Esiste - dicono - l'amante ufficiale, un meridionale; che ogni tanto viene a trovarla.

Lo Zerbinotto - Me ne infischio. Gli assenti hanno sem­pre torto. (Enrico chiude il giornale, si alza. Lo Zerbi-notto si precipita incontro ad Andreina, che entra ecci­tata, festosa, seguita dal Maestro) - Meravigliosa! Divina!

Il Redattore - Sorprendente! Ammirabile! Vi battezzerò nel mio articolo la regina, sì, la regina della canzonetta!

Lo Zerbinotto - Ma di' l'imperatrice!

L'Impresario - Per carità, non me la lodate troppo, che poi chi paga sono io!

Lo Zerbinotto (ad Andreina) - Posso offrirvi una piccola colazione?... Anche questi signori, se vogliono favorire...

Il Buttafuori (avvicinandosi col berretto in mano ad An­dreina, mentre si discute su la colazione) Signorina, c'è quel signore che desidera parlarvi...

Andreina - Quale? (Vede Enrico che si avanza. Sorpresa, con gioia) - Enrico?... Tu?... Qui?...

Lo Zerbinotto (piano) - Enrico?

Il Redattore - Ahi, ahi!

Il Maestro - Addio colazione...

Andreina (stringe le inani di Enrico) - Come mai?... Come mai?... (Agli altri) Signori, permettano... scusino... Vien da Napoli, si figurino!

Il Redattore (per rimontare il baroncino completamente smontato) - Coraggio!... Se vien da Napoli, ripartirà. (Agli altri) Vogliamo andare?

L'Impresario - Grazie: ho l'elettricista e non posso lasciarlo. Buon appetito. Signori... (Saluta, esce dal fondo).

Il Maestro - Veniamo noi...

Il Redattore - Sì, sì, veniamo noi. Signorina...

Andreina - Ciao, Fabiani. Il ritratto e l'articolo, mi raccomando, eh?... E voi, barone, cinquecento copie, vero?... Maestro...

Il Maestro - Ciao, piccola... Ripassati Ma petite chose, neh?

Il Redattore (pigliandolo pel braccio) - Non dubitate, la ripasseranno insieme.

(Via il Redattore, lo Zerbinotto, il Maestro. Il Buttafuori è uscito).

Andreina - E così? Come mai a Genova?

Enrico - Lo domandi?

Andreina - Certo. Non mi aspettavo questa bella sorpresa.

Enrico (serio) - Sorpresa, è vero. Ma per me, non per te. E non bella.

Andreina - Cos'è?... Non capisco. Enrico - Ma... vengo... càpito qui... e ti trovo...

Andreina - Come mi trovi?... Brutta?

Enrico - Oh, no.

Andreina - Ma sì. Non mi hai dato ancora un bacio! (Enrico, con aria sostenuta, la bacia) Grazie. E allora? Ho fatto qualcosa di male?

Enrico - Lascio i miei affari a Napoli, prendo il treno... arrivo pieno di speranze, pieno d'amore... e trovo... (Con un gesto di stizza) E l'insieme, capisci, il complesso...

Andreina - Quale complesso?

Enrico - Il complesso d'imbecilli che sempre ti trovo at­torno quando capito all'improvviso... come quell'imbe­cille che poco fa si vantava...

Andreina - Ma se sono imbecilli, di che cosa temi?

Enrico - Appunto perché sono imbecilli...

Andreina - Grazie. E ci hai preso anche il treno per venire a  farmi   simili  complimenti?

Enrico - Non sono complimenti. Verità.

Andreina - Ancora grazie.

Enrico - Non scherzare. Devo farti un discorso serio, molto serio. (Pausa). Andreina, credi tu che questa vita possa continuare?

Andreina - Quale vita?

Enrico - Quella che io faccio, quella che tu fai, quella che noi facciamo.

Andreina - Se parli di me, va benissimo. Ho un amante che mi adora, un impresario che mi paga bene, un pub­blico che mi batte le mani... Sono giovane, non brutta, ho una brillante carriera... Non so che cosa potrei desiderare di più.

Enrico - E non t'è mai venuto in mente che il tuo pubblico che batte le mani e l'impresario e la brillante carriera, eccetera, eccetera, possano fare l'infelicità di chi ti ama davvero?

Andreina - Mio signore, sarà forse il contatto con gli imbecilli, ma non vi capisco.

Enrico - Io ti voglio per me solo, e desidero che tu ti tolga da questa vita.

Andreina - Ma questa vita è il mio elemento. Può un pesce vivere fuor d'acqua?

Enrico - Io non comprendo che un solo elemento: l'amore.

Andreina - Bellissimo: ma non basta.

Enrico - Come, non basta?

Andreina - Il mio amore, per vivere, ha bisogno del suo naturale elemento: l'ossigeno.

Enrico - Denaro?... Ma mi sembra...

Andreina - Oh, no. Sei anche troppo generoso.

Enrico - E allora?

Andreina - Ma per ossigeno io intendo fiori, profumi, am­miratori, gioia, applausi. Perché poi, vedi, in mezzo al frastuono del trionfo, io mi gusto il mio amore sola so­letta, me lo godo col pensiero, e lo getto in faccia, come hai veduto dianzi, agli imbecilli che mi fanno la corte. Capito?

Enrico - No,

Andreina - E allora... spiegati meglio.

Enrico - Io?

Andreina - Sì, perchè mi sono spiegata abbastanza e non ho ancora capito che cosa tu vuoi.

Enrico - L'ho detto: averti per me, per me solo.

Andreina (pausa) - Dico... non sarai mica venuto per sposarmi?

Enrico - Sono venuto perché non intendo continuare così. Ho un'azienda bene avviata, interessi fin sopra i capelli. e non posso concedere troppo tempo agli affari dì cuore. E il tuo cuore me ne porta via parecchio di tempo. E poi. c'è la distanza. E poi... è puerile. Io confesso, ma sono geloso. È più d'un anno che continua questa relazione. Io non posso perpetuamente correrti dietro: Roma, Milano, Palermo. Torino...

Andreina - Insomma, gelosia o affari?

Enrico - Affari... gelosia... tutto un complesso...

Andreina - Affari, in lingua povera, affari soltanto!

Enrico - Ma se ti dico che ti voglio bene! Appunto perché ti voglio bene, desidero toglierti da una posizione falsa e condurti a Napoli.

Andreina - Oh bella! A far che?

Enrico - Per darti una residenza stabile, e una condizione...

Andreina - Tua mantenuta?... Grazie. Preferisco la posizione falsa, qui.

Enrico - Ma qui...

Andreina - Qui ho la mia camera, un avvenire. Mentre. con te, chi mi garantisce che un bel giorno...

Enrico - Sono una persona seria...

Andreina - No, no. Tengo troppo alla mia indipendenza. Forse perché sono una canzonettista e giro il mondo, non posso esserti fedele? In quasi due anni, bada bene, in quasi due anni, ti posso giurare che mai mai... (Si arresta, punta l'indice contro Enrico) Eccolo là! L'uomo! Sogghigna!

Enrico - Ti credo, ti credo, vorrei crederti.

Andreina - « Vorrei »... Capisco. (Alzandosi). E allora, non c'è proprio più niente da aggiungere. Meglio far punto! Del resto è una conclusione alla quale presto o tardi si doveva arrivare. Col vostro carattere diffidente, voi non potete avere per amante una ragazza come me, tanto più che siete costretto a vivermi lontano, salvo piccole scap­pate di tanto in tanto. Così, per il bene di tutt'e due, ma specialmente di voi, vi dico: -  Lasciamoci.

Enrico - Eh?

Andreina - Meglio subito, che poi. Perché io vi tolgo la serenità dello spirito, e voi state sdrucciolando sopra una cattiva strada, la gelosia, e potreste commettere qualche sciocchezza. Avete grandi magazzini, affari, doveri verso voi e verso gli altri. Col tempo prenderete moglie, metterete su famiglia. Lasciamoci dunque da buoni ami­ci. E un giorno, forse, uomo ammogliato e con prole, guardandovi indietro, direte : - Che imbecille!

Enrico - No, no...

Andreina - Conosco gli uomini. Lasciamoci e... senza rancore.

Enrico - Andreina, pensate...

Andreina - Ho pensato. Il dissidio è insanabile, come di­ceva mio nonno. Voi mi volete tutta per voi e io non vo­glio darvi che una parte di me... Doni, regali, il conto della sarta, sta bene, li accetto... Ma il mensile fisso, la mano al portafogli!... (Fa il gesto)... No, no, no!

Enrico - Continuerete dunque a fare la canzonettista?

Andreina - Sì,

Enrico - Senza pentimenti?

Andreina - Ma certo!

Enrico - E allora... (Con più irritazione che amarezza, pren­dendo il cappello) La vostra ultima parola è « no »?

Andreina - No.

Enrico (deciso) - Addio.

Andreina - Addio.

Enrico (presso la soglia si ferma, si volta, ripete con rabbia) Addio.

Andreina - Addio.

Enrico (via).

Andreina (con un respiro) - Oh! (Dopo averci pensato su) È strano... si è sciolto come un fiocco, come un cappio... leggermente... così... (Si muove, chiama) Giovannina, Giovannina!   (La Cameriera entra recando il cappello).

Andreina - Il cappello presto!

La Cameriera - Eccolo.

Andreina (va allo specchio, a destra, si mette il cappello) - Sai chi è stato qui, adesso?... Enrico!

La Cameriera - Il signor Enrico?

Andreina - Non ti rallegrare. Addio mance. Tutto finito.

La Cameriera - Oh Dio! E perché?

Andreina - Figurati che voleva che io lasciassi il caffè-concerto e mi stabilissi a Napoli.

La Cameriera - A far che?

Andreina - Oh bella! La sua mantenuta.

La Cameriera - Per lui? Tutta per lui?

Andreina - Ma sì. Geloso, geloso come uno sbarbatello alle prime armi. Gelosia, affari... Tutto un complesso, capisci?...

La Cameriera - Ma, allora, se voleva un amore tranquillo e sicuro, doveva pigliarsi una educanda. Non lo sa che le attrici di caffè-concerto sono sempre in ballo?

Andreina - Grazie.

La Cameriera - Volevo dire...

Andreina - Eh, no, ormai è andata... (Seduta, dandosi cipria e rossetto, che prende dalla piccola trusse d'oro) Piutto­sto, corri subito dalla sarta e dille che se per domani sera non ho pronto l'abito, non le pago né quello né gli altri. Capito?

La Cameriera - Sì, signorina.

Andreina - Poi va a casa e fa' preparare il pranzo. Presto. Marsch!

La Cameriera - E lei, signorina?

Andreina - Io farò una passeggiata, una lunga passeggiata. Sento che i nervi mi salgono alla testa. (Continua a darsi il rossetto) Ho bisogno d'aria, aria, aria... Va', va'...

(Giovannina s'avvia. Su la soglia s'incontra con Flora che entra. Flora è sui vent'anni, modestamente vestita di scu­ro, pallida, timida).

Flora - Scusi:  la signorina Vidal è qui?

La Cameriera - Brava! Capita in un buon momento. È là; ma se deve dirle qualche cosa, la dica a me, perché...

Flora - Quella là?

La Cameriera - Sì, ma...

Flora (slanciandosi) - Andreina!

Andreina - Chi è? Ah! (Scattando in piedi) Flora! Tu? Tu?...  (Caldo abbraccio),

Flora - Ho letto il tuo nonne su gli affissi. Io non li leggo mai, perché non vado mai a teatro... Ma ieri, una combi­nazione... E poi, è scritto a caratteri tanto grandi!...

Andreina - Come mai? Come mai?...

Flora - Sì, dopo tanti anni... (Timidamente) Vorrei parlarti...

Andreina - Ma subito. Tutta per te! A tua disposizione!... Vieni qui... Siedi. (Alla Cameriera) E tu, che aspetti? Corri. Va' via! Scimmia! (Via la Cameriera, Andreina, prendendo le mani di Flora) Dimmi, dimmi... È molto tempo che sei a Genova?

Flora - Ma sono stata sempre a Genova! Da quando uscii di collegio.

Andreina - È vero. Che smemorata! Già, mi hai scritto an­che parecchie volte... Qua, là... Io però ti ho risposto... E così?... Non ci badare, sai, se sono un poco nervosa. Ma proprio adesso ho avuto una liquidazione con un uomo d'affari.

Flora - Ti occupi di commercio?

Andreina - Un commercio relativo. La liquidazione l'ho avuta con un uomo che mi faceva la corte. Col mio amante, insomma.

Flora - Ah, è qui?

Andreina - No. Però era venuto espressamente per dirmi delle sciocchezze. Gli ho risposto. Breve: buon ritorno e buon viaggio.

Flora - Ma se ti voleva bene...

Andreina - Sì, un brav'uomo, una persona seria, corretta... ma un po' peso, un po'... macigno... (Mette la mano sul petto) Capisci?... Ogni volta che mi si presentava, pa­reva arrivasse l'impresario delle pompe funebri. L'amore era sempre in pericolo. Adesso l'abbiamo sepolto e non se ne parla più.

Flora (fissa nella sua idea) - Sì, ma quando si ha la fortuna d'incontrare un uomo che ti vuoi veramente bene...

Andreina. - Credi a me: il bene è sempre un punto oscuro, un rebus. Se vieni domani sera a teatro, ti farò sentire l'ultima novità di Parigi: Ma petite chose. E allora capirai.

Flora - Io non vado mai a teatro. Adesso poi... (Tace).

Andreina - Perché? Ti è accaduta qualche disgrazia? Ma. già, chiacchiero sempre, io, e non penso a domandarti... La mamma? Ti è morta la mamma?

Flora - No...

Andreina - È vero, morì due anni fa. Mi mandasti la par­tecipazione. (Pausa) Il babbo, però, è vivo?

Flora - Sì.

Andreina - Mi pare di vederlo, quando veniva in parlatorio, la domenica. Entrava, serio, impettito; col barbone nero, gli occhiali... Insegna ancora al liceo? Vivi con lui?

Flora - Da ieri, non più.

Andreina - Oh!

Flora - Una scena terribile. Da qualche mese, sono scene terribili  in casa.

Andreina (sorridendo) - Indovino. L'amore!

Flora - Sì... (Subito:)Però mi avrebbe sposata, aveva promesso di sposarmi! Non credi?... Non credi?...

Andreina (stordita) - Ma chi? Scusa, ma chi?

Flora - Daniele.                       

Andreina - Ah, si chiama Daniele?                    

Flora - Ho anche un figlio, da lui.

Andreina - Ahi!

Flora - No, sai, non era come gli altri. Ti dico che mi voleva bene, e mi avrebbe sposata. Ci conoscevamo da due anni...

Andreina - Ma se ti voleva bene... in due anni...

Flora - E chi poteva immaginare, chi poteva pensare?... Una disgrazia fulminea, atroce...

Andreina - È morto?

Flora - In un naufragio. Annegato!

Andreina - Poverino! Come mai?

Flora - Era capitano di un bastimento mercantile, che caricava vini per la Spagna: il Santa Maria del Rosario.

Andreina - Aspetta... Ah, sì, sì, ricordo, ho letto. Cinque o sei giorni fa...

Flora - Giovedì... E non ho potuto rivederlo!... (Piange).

Andreina (raccogliendo nel seno la testa dell'amica) - Flora! Povera Flora!

Flora- Ma chi poteva credere... chi poteva immaginare!... (Si asciuga gli occhi).

Andreina - E il bimbo?

Flora - E' a Sant'Ilario, a balia.

Andreina (con tenerezza) - E non potevi tu... non avevi due piccole cose... un seno per allattarlo?

Flora - Non potevo, non potevo... Mio padre...

Andreina - Tuo padre?

Flora - Sì è sempre ferocemente opposto al mio matrimo­nio, perché gli sembrava troppo pericolosa la profes­sione di Daniele, e perché diceva che Daniele era troppo vecchio per me. Quando si accorse che... ero incinta, per poco non mi uccise. Poi volle che andassi a par­torire in montagna, in una casa di contadini... La le­vatrice, per volontà di mio padre, portò via subito il bim­bo e lo fece iscrivere allo Stato Civile come figlio di ignoti...

Andreina - Povero piccino!

Flora - Daniele era in Spagna, Quando tornò, riprese il bimbo e lo affidò a una balia di Sant'Ilario. Stava per dargli il suo nome, riconoscerlo. Ma dovette subito par­tire... Sempre in mare, sempre lontano... Ora è morto, e il bimbo è là...

Andreina - E adesso?

Flora - Adesso, che non ho più Daniele, io non posso vivere con mio padre. Non fa che rimproverarmi, torturarmi. Una vita d'inferno! E così ho deciso di partire, di fuggire...

Andreina - E dove?

Flora - Lontano, lontano da questi luoghi che mi ricordano i giorni più belli e più tristi della mia vita. Ricordi Emmetta, Emmetta Rossi del collegio?

Andreina - Quella che si rosicchiava sempre le unghie?

Flora - Era buona, però. Adesso è cassiera in un albergo a Napoli. Le ho scritto. Mi ha risposto subito. Ci sarebbe nell'albergo un posticino anche per me. Non è molto, ma... infine...

Andreina - Vuoi una lettera di presentazione per qualcuno? Dal prefetto in giù conosco tutti.

Flora - No. Se ne avrò bisogno... Grazie... Ma per ora...

Andreina - Tutto quel che può occorrerti...

Flora - Grazie (Pausa) Tu sai... (Si trattiene).

Andreina - Parla, parla, di' pure.

Flora - Ti ho detto che ho un bimbo...

Andreina - È vero. Hai un bambino!  Felice te!

Flora - Mi burli?

Andreina - Felice te, perché avere un bimbo mi sembra debba essere la più grande delle felicità. Io non ne avrò mai. Già se non ne ho avuti finora... Come si chiama?

Flora - Giorgio.

Andreina - To'! Ho sempre avuto una grande simpatia per questo  nome.  Giorgio! Giorgetto!... Quanti  anni  ha?

Flora - Quattro mesi!

Andreina - Oh, carino, carino!  Non potevi portarlo?

Flora - Ma è a Sant'Ilario, con la balia! Te l'ho detto. Io non vado a trovarlo che di nascosto.

Andreina - Corriamo subito. Voglio vederlo. Pranzeremo là.

Flora (sempre timida e titubante) - Prima vorrei dirti... e per questo sono venuta...

Andreina - Ah, sì, sì... Ma già. chiacchiero sempre io!

Flora - Vorrei dirti che, se parto, se vado lontano, non potrò portare subito il bambino con me. Perché io intendo ri­prendermelo appena posso, e riconoscerlo. Ma, arrivata a Napoli, dovrò cercarmi una camera mobiliata, siste­marmi. Mi ci vorrà qualche giorno, qualche settimana. In questo tempo, bisognerà abituare il piccino al bi­beron... Ma se non c'è una persona che sorvegli, che abbia tutte le premure d'una madre... Tornerò tra quindici giorni, un mese, appena potrò. Porterò via il bimbo, ma intanto... intanto. (Di nuovo in lacrime).

Andreina (meditando) - Dare il biberon a un marmocchio non è poi cosa dell'altro mondo. Il guaio è che devo partire sabato. Una scrittura a Milano.

Flora (afferrandola, per le braccia) - Andreina, Andreina, non ho che te!

Andreina - Ma via, non ti disperare. Pago la penale e mi trattengo qui. Anzi è Romolo che pagherà la penale. Sarà felicissimo di pagarla... per forza.

Flora - Romolo?

Andreina - L'impresario. Un bonaccione. Fa tutto quello che voglio io.  (Alzandosi per chiamare) Romolo!

Flora - No, non chiamarlo. Stammi qui accanto... Accanto a te riacquisto la fiducia, il coraggio...

Andreina - Lascia andare... E pensiamo piuttosto a Giorgetto. Vuoi che ti dia un consiglio? Parti subito e non preoccuparti di lui.

Flora   (con slancio) - Andreina!

Andreina - Al bimbo penserò io. Avrà due mamme: la vera... e quella di ricambio.

Flora - E quando tornerò...

Andreina - Quando tornerai... (Pausa) Ma perché vuoi tornare?

Flora - E come...

Andreina - Che bisogno c'è di tornare, di pigliare il pic­cino, di portarlo laggiù? A chi l'affideresti? Potrai per­metterti il lusso d'una bambinaia? No. E poi, poi... Hai informato Emma di questo figlio?

Flora - No...

Andreina - Nessuno sa niente. E tu vuoi andare laggiù al tuo impiego, all'albergo, come signorina, come ragazza - sss, lasciami parlare - e di qui a quindici giorni, un mese, ripresentarti e dire: - Sapete, ho un figlio, -Patatrac! Frittata!... O ti cacceranno via, perché il mondo e gli alberghi sono pieni di gente onesta, o ti metteranno alla berlina.

Flora (torcendosi le mani) - E allora?... allora?...

Andreina - E allora, lascia il bimbo dove si trova. Io ho tutte le mie scritture qui, nell'Italia settentrionale. Per otto o dieci mesi almeno, potrò fare ogni tanto una corsa...

Flora - Ma la balia costa! Non ho i mezzi, capisci?...

Andreina - Se ti ho detto che avrà due madri! Una canzo­netta di più, ed ecco trovati i mezzi. No, no, non ti conviene portarlo con te. Hai su per giù la mia età. Vent'anni! A vent'anni comincia la vita. E tu vorresti finirla, distruggerla, confessando quello che nessuno ti obbliga a confessare?... No, no. Tu parti, vai a Napoli, vedi facce nuove, usanze nuove, e piano piano ti rifai un'esistenza... E io intanto rimango qui, giro da queste parti, come una rondine sul nido. Mamma! Chi me l'avesse detto un'ora fa, quando appunto un napole­tano... Già... Come il Vesuvio... uno sbuffo, e poi, paf, si spegne... Ma andiamo, su, andiamo a vedere quest'al­tro piccolo campione del sesso forte. Parla? Ma già, se ha quattro mesi!... Biondo? Se si chiama Giorgio, non può essere che biondo... Tu non puoi immaginare quanta gioia mi hai dato. Ero seccata, nervosa... Quasi quasi co­mincio a credere di averlo fatto io... A Sant'Ilario, hai detto?... Prenderemo una carrozza... (Chiamando) Ehi! Coso! Giuseppe! (A Flora) Ma, un momento! Regoliamo prima la questione del viaggio. Ne hai pochi, vero?

Flora - Mi bastano... Ti giuro che...

Andreina - I denari non bastano mai. (Cerca nella borsetta, vede che ha pochi soldi, chiama) Romolo! Romolo!

Flora - Cosa fai?

Andreina - La Banca è sprovvista. Ricorro alla Succursale. Romolo!

(Entra Romolo).

L'Impresario - Che c'è? (Vede Flora) Un' altra da raccomandarmi?

Andreina - No. Cioè sì. Fuori il portafogli!

L'Impresario (la mano al petto) - Ohé!

Andreina - Un piccolo anticipo.

L'Impresario - Li conosco i tuoi anticipi... (Soffia sulla palma sinistra).

Andreina - Su non scherzare, fuori il portafogli!

L'Impresario - Quanto?

Andreina - Ma...così.

L'Impresario (aprendo il portafogli) - Vedi: non ho nulla: pochi biglietti da dieci e due fogli da mille.

Andreina - Bravo, prendi quei due fogli da mille.

L'Impresario - Andreina!

Andreina - Non ti cavo mica un dente! E poi, te li renderò.

L'Impresario - Sì, corrigli dietro!

Andreina - Domani  è la mia serata. Canterò Ma petite chose... per te!

L'Impresario - Per me?

Andreina (a Flora) - E adesso, andiamo, corriamo... (Chiamando) Giuseppe!

Il Buttafuori (dalla comune) - Hanno portato questo mazzo di fiori per lei.

Andreina - Ah, benissimo. (A Romolo) Prendi, te lo regalo. (Gli caccia il mazzo tra le mani. A Giuseppe) Corri, corri, va' a chiamare una carrozza. (A Flora) Vieni, su, andiamo... Addio, Romolo. (Escono).

L'Impresario (col mazzo tra le mani) - Per duemila lire... veramente... mi pare un po' caro!...

Fine atto primo

ATTO SECONDO

A Napoli, nei Magazzini della ditta Versani & C. bian­cheria e confezioni per signora.

La Direzione, vasta stanza, che ha dello studio com­merciale e del salotto. Uscio a destra e uscio a sinistra. La comune è in fondo. A destra e a sinistra della comune, sim­metrici, due grandi scaffali con cartoni verdi ed etichette. Parallela alla parete laterale sinistra, ampia scrivania con tastierinadi campanelli elettrici, telefono, ecc. Ampia pol­trona di cuoio, a sbieco, davanti alla scrivania.

Quando si apre il sipario, giunge dalla stanza attigua, a destra, il ticchettio d'una macchina da scrivere. Breve pausa. Il Contabile entra in fretta dal fondo e si dà a cercare con premura un foglio tra le molte carte che ingombrano la scrivania.

Il Contabile (vecchietto bizzoso, occhiali a stanghetta, forte accento veneto) - Signorina Giulia, signorina Giu­lia... Venga un po' qui. (Continua a cercare) Signorina Giulia!

LA voce della Dattilografa (tra il ticchettio) - Eh! Che c'è?

Il Contabile (c.s.) - Venga qui...

La voce della Dattilografa (c.s.) - Che vuole?

Il Contabile - Ma lasci andare e venga qui! Se le dico di venire qui è segno che qualcosa voglio!

La Dattilografa - Eh, vengo, vengo. (Entrando) Cosa vuole?

Il Contabile (rovistando) - Un corno! Sa che cos'è un corno?... Il Signor Enrico cerca quella fattura della Casa Cioffi di Monza che lei ieri ha copiato a macchina. Do­v'è andata a finire?

LA Dattilografa - Guardi, l'ha lì, sotto il naso... Lì!... E ci porta anche gli occhiali!

Il Contabile (prendendo la fattura) - Eh, parla bene, lei! Non sa che oggi è giorno d'inventario?

La Dattilografa - Affar suo. Non è il contabile?

Il Contabile - Già, già, già... Io. Roba da diventar matti.

(Sta per uscire col foglio in mano, quando nel fondo s'incontra col Fattorino che entra reggendo in alto pel manico una grande cesta di fiori).

Il fattorino (con comica solennità) - Largo! Largo!

Il Contabile (fiutando) - Ah, che odore! (Via).

La Dattilografa - Oh, belli, belli, belli! E per chi sono?

Il Fattorino - Per lei.

La Dattilografa - Per me?

Il Fattorino - Poverina!... Guardi il calendario. Sa che santo è, oggi? Santa Flora, vergine e martire. A Flora, i fiori!  (E depone con solennità la cesta sulla scrivania).

La Dattilografa - Santa Flora? Uh! (Corre all'uscio a sinistra, e chiama:) Signorina Beatrice, signorina Bea­trice, venga a vedere! (Entra la Commessa) Guardi: Oggi... Santa Flora!

Il Fattorino (completando) - Vergine e martire!

La Commessa (molto ritinta e un po' stagionata, dopo aver guardato, esaminato e fiutato) - Vergine, non so... Ma martire, oh, molto martire!

La Dattilografa - Con quell'aria di santificetur!

Il Fattorino (sentenzioso) Ognuno fa quel che può!

La Dattilografa (risentita) - No, perché io, se volessi, potrei fare molto di più!

Il Fattorino - Col signor Enrico?

La Dattilografa - Con tutti!

(Il Contabile rientra dal fondo. Ha un foglio in mano e il riso gli guizza pelle pelle).

Il Contabile - Ah,. ah, ah! Graziosissima! La voglio rac­contare... Graziosissima! Vado giù, trovo il signor En­rico alle confezioni con la direttrice, gli consegno la fat­tura, guarda, si mette a ridere; dice: - Il nostro si­gnor Belisario ha sempre la testa all'amore... Mi ha por­tato la fattura della Casa Ciappi di Marsala... - Ah, ah, ah!  Graziosissima, vero?... La testa all'amore, io!

La Dattilografa - E lui?

La Commessa - Già, Lui?

Il Contabile - Lui, oh, lui, il signor Enrico, è di leva. Eh, troppe cartucce ha ancora da sparare!

(Il Fattorino scoppia a ridere con tale fragorosa ilarità che il Contabile si volta spaventato, mentre le due ra­gazze, indignate, fan cenno al Fattorino di chetarsi).

La Dattilografa - Sss! Che modo di ridere!

Il Contabile - Eh, che diavolo!

La Commessa - Se capita qui...

Il Fattorino - È giù, è giù, Eppoi, stamattina è di buon umore. Mi ha anche regalato cinquanta lirette per an­dare a pigliare la cesta dal fioraio.

Il Contabile - Quando si nasce fortunati! A me. per esempio, nessuno ha mai regalato una corbeille.

La Commessa (dando sfogo alla bile) - Fortunati, fortu­nati!... Eh, bisogna vedere come! La bella genovese! Io non ci trovo niente di bello. Furba sì, oh per questo! In un anno e mezzo, da commessa a direttrice di re­parto. E non basta, non basta ancora.

Il Contabile - Perché, scusi, non basta?

La Commessa - Più su, la vedremo, più su!

Il Contabile (per farla stizzire) - Dove? Sul tetto?

Il Fattorino (furbesco) - E poi, sul letto!

LA Commessa - Oh, per questo... chi sa? Io non voglio dir niente, perché non ho veduto niente, ma... sul tetto o sul letto...

Il Contabile - Non si riscaldi...

La Commessa - Io mi riscaldo? Parlo per principio.

Il Fattorino - Evviva il principio!

La Commessa - ... Certo è che, quando venne a Napoli, due anni fa, il vestito le piangeva addosso e le scarpe sbadigliavano per fame.

La Dattilografa - Adesso, invece!...

La Commessa - Se l'ho vista io, io, coi miei occhi! Era scritturale, vice contabile all'Hotel du Nord. Tutto il giorno chiusa in uno stanzino accanto alla cassiera a scrivere numeri sui registri, e a preparare il conto pei clienti. Io lo so, perché ci andavo spesso all'Hotel du Nord...

Il Fattorino - A far che? A far che?...

La Commessa - A... a trovare una mia amica impiegata... Il signor Enrico probabilmente l'avrà veduta là dentro, quando pagava il conto...

Il Contabile - Dell'amica impiegata?...

La Commessa (impappinandosi) - Ma no... di... Se non mi lasciate finire!... A qualche sua conoscente, perché tutti sanno che il signor Enrico...

Il Fattorino - Ama le gaie donzelle.

LA dattilografa - Certo è che gli si è messa attorno...

La Commessa - E non se la leverà più!

La Dattilografa - La ninfa Egeria! Signorina Flora di qua, signorina Flora di là!

Il Contabile - Però, ha i suoi meriti.

La Dattilografa - Quali meriti?

La Commessa - Ma tutti li abbiamo i nostri meriti!

Il Fattorino - Io, per esempio, ho quello di non dir mai male del prossimo. E me ne vado. Salute a chi resta. (Via).

Il Contabile - Anch'io... (Battendo una mano sull'altra) Signorina Giulia, al lavoro, al lavoro! Oggi è giorno d'inventario, lo sa?...

La Dattilografa (indispettita) - Dio, come sono imbecilli gli uomini!

(Mentre le due ragazze stanno per uscire, l'una a de­stra e l'altra a sinistra, entra Flora. Ha il vestito del ma­gazzino, che porta con disinvoltura e quasi con eleganza. Sembra ringiovanita. Le due ragazze si danno un'occhiata. Il Contabile rialza gli occhiali su la fronte).

La Commessa - Buon giorno, signorina...

La Dattilografa - Buon giorno, signorina...

La Commessa - E sinceri, sincerissimi auguri!...

LA Dattilografa - Con tutto quel che desidera.

Flora - Buon giorno. Auguri di che scusino?

La Dattilografa - Il fattorino ha portato dianzi cotesta corbeille per lei.

Flora - Per me?

La Commessa - Non è il suo onomastico?

La Dattilografa - Santa Flora!

Il Contabile (felice) - A Flora, i fiori!

Flora - Ma... io non capisco... non so chi ha autorizzato...

La Commessa - Chi vuole che sia? Un dono, un'omaggio del signor Versani... Così ha detto Giovanni.

Flora - (Dolorosamente sorpresa) - Ah!

La Dattilografa - E di nuovo tanti, tanti, tanti auguri! (Via a destra).

La Commessa - Sincerissimi auguri (Via a sinistra).

(Flora rimane interdetta, con una lieve puntura, una pena al cuore. Il Contabile, indeciso, rialza e riabbassa gli occhiali. Poi se li toglie, li netta con la pezzuola, se li pianta definitivamente su la punta del naso, e guar­dando sopra di essi Flora, le si avvicina).

Il Contabile - Non stia a badare... E' l'invidia.

Flora - Invidia di che?

Il Contabile - Lei è bella, intelligente, onesta. Lei non è mica la signorina Beatrice o quell'altro piccolo pap­pagallo ch'è uscito di là...

Flora (per troncare) - Signor Belisario...

Il Contabile - Glie lo posso assicurare io, che tengo i registri. Alle Robes et Manteaux è raddoppiato l'in­casso. E così, se il principale le usa qualche piccola at­tenzione, se le manda qualche piccola corbeille...

Flora - Signor Belisario, vada, torni ai suoi registri...

Il Contabile - L'ho offesa?

Flora - Vada, vada.

II. Contabile - Mi dispiace, proprio mi dispiace... Tanto più che volevo chiederle un piccolo favore.

Flora - Dica.

Il Contabile - Mi ha tolto il coraggio. Pensavo: oggi è la festa sua e non mi dirà di no.

Flora (sorridendo suo malgrado) - Le dirò di sì, purché si spicci.

Il Contabile - Ecco... Non è facile... Lei è di Genova, vero? E io di Venezia; e tutt'edue piovuti qui, in questa bolgia, dove quando parlano pare che vogliano man­giarti vivo... E viene ccà! fatte e chiù llà!... All'anema!... (Più serio) Diciotto mesi fa, quando la vidi, dissi: -Quella ragazza farà carriera. - E infatti, Robes et Manteax! Io, invece, il trotto dell'asino. E la vita è dura, signorina Flora! La pigione, il mangiare, una vecchia sorella da. mantenere... E la domenica, giù, in via Caracciolo a guardare il mare... Il mare!... Ah, Venezia!

Flora (commossa) - Signor Belisario, tutto ciò che posso...

Il Contabile - Può... sicuro che può... Una parolina al signor Enrico... Una parolina, sa, di quelle che toccano il cuore... (Si asciuga gli occhi) Un piccolo aumento, non molto...

Flora  (delusa, irritata) - Sì, sì...

Il Contabile - La dirà?..

Flora - Sì, sì... Ma vada, vada...

Il Contabile  - Ah, Venezia!   (Vedendo entrare Enrico) Però, anche Napoli è bella... Enrico (al Contabile) - È qui? Giù aspettano lei.

Il Contabile - Vado, corro. Signorina Flora, nuovamente tanti auguri. (Via).

Enrico (con tono leggero) - Permetta che aggiunga i miei agli auguri dell'ottimo signor Belisario, e che le offra questi pochi fiori.

Flora  -  La ringrazio  sinceramente,  signor  Versani,  e  le chiedo il permesso di... (Per andar via).

Enrico - Come?  Se ne va?  E il nostro inventario?

Flora - Le sarei grata se volesse rimandarlo a un'ora più opportuna.

Enrico - Più opportuna di così?

Flora - Senta, signor Versani, mi lasci andare...

Enrico - « Signor Versani »... Che gravità, che serietà! Ma io credo di non aver detto niente dì male.

Flora - Lei non mi dice mai niente di male. Anzi mi dice e mi fa gentilezze. Dianzi il cassiere mi ha chiamata per dirmi che lei mi aumenta lo stipendio...

Enrico - È vero.

Flora - Ora mi offre i fiori...

Enrico - E' verissimo. Non faccio che dimostrarle la mia gratitudine pel modo eccezionale con cui disimpegna il suo ufficio e si occupa della mia azienda.

Flora - Ma non pensa che mi espone a una maldicenza che io voglio a ogni costo evitare?

Enrico - No: perché io offro i fiori alla presenza di tutti, senza misteri. Un omaggio del proprietario.

Flora - Sono troppi i suoi omaggi, signor Versani, E agli omaggi seguono poi  i commenti... E per evitarli... ho pensato di andar via.

Enrico - Via di qui?

Flora - Di qui. O anche da Napoli.

Enrico - Da Napoli? Lontano? (Pausa) E tutto questo per quattro imbecilli... Oh, ma saprò metterli a posto... (Si muove).

Flora - No, no! Cosa fa?...

Enrico - Piazza pulita! Caccio via tutti!

Flora - Ma no? È umano! Vedono un uomo che fa la corte a una donna, e chiacchierano. Me ne vado, e tutto sarà finito.

Enrico - Lei non se n'andrà. I nomi?

Flora - Nessuno, nessuno... Voglio andarmene.

Enrico - Lei non se ne andrà, glielo giuro.  (Si muove).

Flora - Che cosa vuol fare?

Enrico - Una cosa che ho in mente da parecchi giorni. Cre­de che io abbia commesso un'imprudenza, una bestialità, offrendole una cesta di fiori? Che più volte l'abbia com­promessa coi miei sorrisi, i miei omaggi - come dice lei - davanti al personale?.. Ebbene, raduno il perso­nale e dinanzi a tutti le chiedo...

Flora (vivamente) - No, scuse, no! Non permetto!

Enrico - Ma che scuse!  (Con vivissimo sdegno) La mano!

Flora (sbigottita) - Cosa dice?

Enrico - La mano. In lingua povera, di voler esser mia moglie.

Flora (tace).

Enrico - Dovrebbe essersi accorta da un pezzo che io ho per lei qualcosa di più d'una semplice ammirazione. Mi ha attratto la sua bontà, la sua semplicità, la sorridente tranquillità con la quale lei affronta la dura battaglia della vita, come l'ho affrontata io. Perché so che è sola. Perché anche la mia è stata una vita di lavoro, tanto che, vede, non ho mai avuto il tempo di amar vera­mente. Qualche piccola relazione, sì, qualche scorribanda per l'Italia, dietro donnine galanti... Ma niente dì serio... Ora, in piena virilità, sento il bisogno di accasarmi. Chi dovrei sposare? Una signorina buona, intelligente, onesta... D'accordo. Ma perché andare a cercare altrove quello che ho sottomano?

Flora (porrebbe dire qualcosa).

Enrico - No, no, mi lasci parlare. Niente di strano, ripeto, nella mia proposta. Lei è una ragazza di cui mi posso fidare, È la mia collaboratrice. Mando a spasso il mio socio e fondo una nuova ditta: Casa Versani e Con­sorte. E stia tranquilla che non litigheremo per la di­visione degli utili. (Sorride) Era un pezzo che volevo dirle questo. Ogni mattina pensavo: oggi le parlerò... oggi le parlerò... E oggi, finalmente, le ho parlato! (Lun­ga pausa) Non risponde?

Flora - Lei è una persona per bene...

Enrico - Lasci le persone per bene. Non le piaccio?

Flora (reticente) - Sì...

Enrico - O mi sono ingannato?

Flora - Signor Enrico, io le giuro...

Enrico - Non c'è niente da giurare. Sì... o no?

Flora (avanza il viso trepidante, vorrebbe dire qualcosa).

Enrico - Sì?...

Flora  (ritrae il viso, lo contrae in un silenzio doloroso).

Enrico - No?

Flora (ha un moto spontaneo, vivo).

Enrico - Sì..?

Fiora (si richiude in se stessa, cava il fazzoletto).

Enrico (fra i denti) - Fazzoletto... Ahi, ahi... Segnale d'allar­me!   (Le si avvicina) C'è forse nel suo cuore...

Flora (vivamente) - Nulla. Io non amo nessuno!

Enrico - E allora, perché? Ah, forse perché teme si dica... Stia tranquilla: nessuno crederà che lei mi abbia sedotto. Ci vuol altro! Le ho esposto la mia idea. Ci pensi. L'unica difficoltà sarebbe se lei avesse...

Flora - Nessuno! Glielo giuro. Nessuno!

Enrico - Le credo. Del resto, sappia che io non ho mancato di chiedere informazioni sul suo conto.

Flora (ha un violento sussulto).

Enrico - La cassiera di quell'albergo, quella sua amica, Emma Rossi, me le ha fornite ottime. So che sono state compagne di collegio. Che lei ha perduto la mamma. Che è venuta a Napoli in cerca di lavoro. Non c'è dun­que niente di strano. E quando ci avrà pensato, vedrà che la mia proposta è semplice, logica. E adesso, bando agli affari di cuore e passiamo all'inventario. Ha visto le rimanenze delle pelliccerie? Non avrei mai sperato... (Su la soglia) Prego, signorina... (Escono a sinistra).

La Dattilografa (da destra) - Dio sia Iodato. L'udienza è finita.

Il Contabile (dal fondo, con registro in mano) - Ha visto il principale?

La Dattilografa - Era qui con la signorina Flora.

Il Contabile - Con la signorina Flora!

La Dattilografa - Sì. Ma che cos'ha?

Il Contabile - Cos'ho? Cos'ho? Lo vuoi sapere cos'ho? Che lei, con i suoi sbagli, mi fa dannar l'anima. Io scrivo tremila, e lei, giù, uno zero; trentamila! Ancora ridono, alle «Biancherie!».

La Dattilografa - Io copio quello che lei scrive.

Il Contabile - Io scrivo bene. Guardi qua. (Brandisce e apre su la scrivania il registro) Legga: tremila. È chiaro? E lei, trentamila. Trentamila camicie da notte!

Andreina - (da un momento apparsa in fondo, su la soglia, tra sé) - Caspita! Per tutta la guarnigione di Napoli!... (Forte) E' questa la Direzione?

Il Contabile (sorpreso) - Sì è questa.

Andreina - Grazie. (Si avanza, sceglie con cura il suo posto, si mette tranquillamente a sedere. La Dattilografa guarda quell'elegante signora con viva curiosità e, sempre guar­dandola, rientra nella sua stanza. Da sinistra, in fretta, entra la Commessa. Vedendo Andreina, si sofferma, poi va alla scrivania con la scusa di cercar qualcosa. Poi si ritira lentamente, come la Dattilografa, senza lasciare con gli occhi la sconosciuta. Infine il Contabile, che curvo sul registro sogguardava dì sopra gli occhiali An­dreina, chiude il registro e si ritira dal fondo. Andreina, a parte) Come lavorano!

Enrico (da sinistra, sorpreso) - Oh!

Andreina - Ah!

Enrico - Voi! Voi qui! Ma, già, una signorina che si fa annunziare, senza voler dire il suo nome, non può essere che Andreina Vidal!

Andreina - Divette excentrical!

Enrico - A Napoli? E da quando?

Andreina - Oh, di passaggio.

Enrico - Sempre bella, sempre giovane, sempre vibrante!

Andreina - Cosa volete, a ventidue anni non mi sento ancora la forza di rinunziare alla vita.

Enrico - Anch'io, anch'io!

Andreina - Ma voi, scusate... qualcuno di più!

Enrico - Sì, qualcuno...

Andreina - Parecchi...

Enrico - Sì, non molti. Come volete.

Andreina - Però, siete sempre un bell'uomo. Ora avete preso l'aplomb. E come va, come va il... complesso degli affari?

Enrico - Benone.

Andreina - Ne ho piacere... Dunque, dunque? Vi ricordate il nostro ultimo addio? Il canto dei cigno! Non ci avrete però fatto una biliosa, no? E nemmeno una malattia di cuore!

Enrico - Oh no!

Andreina - E nemmeno io. Non eravamo fatti per inten­derci. O meglio, c'intendevamo benissimo: ma quando eravamo lontani. Quando eravate vicino - non ve l'ab­biate a male - Dio, che macigno! Troppo preciso, trop­po serio, troppo meticoloso. Volevate cacciare il naso da per tutto!

Enrico (sorridendo) - Non avrete penato a trovar di meglio.

Andreina - Di meglio, no! Ma di più ragionevole, sì!

Enrico - E posso sapere, chi mi ha sostituito?

Andreina - Un avvocato.

Enrico - Subito?

Andreina - Ci furono sei mesi d'interregno.

Enrico - La repubblica?

Andreina - II conclave. Ci volevo pensai bene.

Enrico - E fu eletto?

Andreina - Giulio...

Enrico - Ah! Papa Giulio.

Andreina - No: avvocato soltanto.

Enrico - E ancora l'avete?

Andreina - Sì.

Enrico - Che costanza!

Andreina - Cambiamenti il meno possibile, e uno alla volta, ecco la mia divisa. Viviamo come moglie e marito, finché lui si stancherà di me, o io mi stancherò di lui. Ho il bernoccolo della donna casalinga, io. E poi, ho il cuore buono. Ho tutto buono, io! Pare impossibile, ma in fondo sono una donna onesta, o almeno, quasi onesta. No? Non mi credete?

Enrico - Vi credo, vi credo.

Andreina - Eccolo là, l'uomo! Sorride! Del resto, se non mi credete, poco importa. Vivo e digerisco egualmente. E voi? E voi? Ancora scapolo?

Enrico (sorridendo) - Purtroppo!

Andreina - A quarant'anni?

Enrico - Pardon... Trentaquattro.

Andreina - Ah, già... confondevo... Trentaquattro. L'età cri­tica. Vi vedo in pericolo. Badate a non fare qualche corbelleria.

Enrico (sorridendo) - Eh, chi sa? Chi sa?

Andreina - Perché? Qualcosa in vista?

Enrico - Mah!

Andreina - Badate, badate a sceglier bene. Del resto, anche di questo a me poco importa. Un amore in grande stile?

Enrico - Perché?

Andreina - Vedo là una corbeille degna d'una principessa.

Enrico - Volete un fiore? La principessa non sarà gelosa.

Andreina - No, no, sarebbe peccato sciupare...

Enrico - Come credete.

Andreina - Del resto, io non sono qui per sapere i vostri affari di cuore. Sono venuta a trovare una bella signorina amica mia:  Flora Anselmi.

Enrico (sorpreso) - La signorina Flora Anselmi... vostra amica?

Andreina - La signorina Flora, amica mia... Che c'è di stra­no? Ci conosciamo da piccine così... Compagne di collegio.

Enrico - Anche voi?

Andreina - Anche. Perché anche?

Enrico - No, pensavo... La conoscete, dunque?

Andreina - Se ve lo sto dicendo! Due sorelle. E dalla scorsa estate che non la vedo. Di qua, di là... Siete contento di lei?

Enrico - Arcicontento.

Andreina - Meno male. Ne ho sinceramente piacere. Eh, poverina, ne ha passati di guai! Priva dei genitori, sen­za protezioni, senza mezzi... Buona, vero?

Enrico - Buonissima.

Andreina - Una pasta di miele. E carina anche, no?

Enrico - Sì... tanto.

Andreina (osservandolo) - Che avete? Mi sembrate un poco turbato.

Enrico - Io? No.

Andreina - Forse ci avete messo su gli occhi?... Pensereste di farne la mia sostituta?... Badate, perdereste il vostro tempo.

Enrico - Credete?

Andreina - Sicuro. Una testolina che sa il fatto suo.

Enrico - Non lo metto in dubbio. Per me è un acquisto prezioso.

Andreina - Vero, eh? Laboriosa, intelligente, educata...

Enrico (assorto) - Ah dunque è stata in collegio con voi?

Andreina - Sì, al Sacro Cuore.

Enrico - E perdette i parenti...

Andreina - Tutti no. I genitori.

Enrico - E come fu che lasciò Genova?

Andreina - La disoccupazione... Bisogna pur vivere!

Enrico - Ma possibile che non avesse a Genova una rela­zione, una conoscenza... un legame... A vent'anni... carina... simpatica...

Andreina - Prima di tutto, vi dirò che lassù non c'è il fuoco che c'è qui. Anche a vent'anni, lassù, si vive benissimo senza relazioni e senza legami.

Enrico - Poi?

Andreina - Poi, cosa?

Enrico - Avete detto:   «Prima di tutto». Poi?...

Andreina - Poi, avrà avuto anche lei, non so...

Enrico - Dite, dite...

Andreina - Se v' interessa vi dirò che dopo ch'ebbi lasciata Genova - sapete, di qua. di là - appresi da una sua lettera che si era fidanzata...

Erotico - Fidanzata?

Andreina - Oh, pochino... tre o quattro mesi, credo, non di più... con un avvocato.

Enrico - Un altro avvocato?

Andreina - Non era il mio, però. Poi il fidanzamento si ruppe.

Enrico - Perché, perché?

Andreina - Per via che l'avvocato doveva andare in Ame­rica per certe pratiche relative all'emigrazione dei bam­bini minorenni... Tutta una storia complicata. E così si lasciarono. E lei, Flora, venne a Napoli. Ma non state a fargliene parola, eh?

Enrico - Perché?  Lo  ama  ancora?

Andreina - Chi, l'avvocato? Pff! Chi sa se se ne ricorda più!   Una ragazza seria, vi dico...

Enrico (allegro) - Volete dunque che ve la faccia chiamare? (Va verso la scrivania, Andreina lo segue) Ah, ah, ah! E brava la nostra Andreina! Ma come sono contento, come sono contento!

Andreina - Di avermi riveduta? Anch'io. Fa sempre pia­cere di ritrovarsi tra vecchi amici. Caspita, quanti cam­panelli! Un ministro! (Enrico ha suonato) La voluttà del potere, eh? Drrirnn   * Comandi! ».

Il Fattorino (dietro Andreina) - Comandi!

Andreina - Eh? C'è l'eco?

Enrico - Dite alla signorina Anselmi che favorisca subito in Direzione. C'è una signora...

Andreina - No, no, voglio farle una sorpresa.

Enrico - Bene. Venga subito. (Via il Fattorino, Enrico, ad Andreina) Vi lascio ai vostri ricordi d'infanzia. Ma se vi dirà corna del principale, difendetemi, eh?

Andreina - Non dubitate. Corna, mai.

(Via Enrico dal fon­do. Flora entra da sinistra. Andreina presso la scrivania, nasconde per gioco il viso tra ì fiori della corbeille).

Flora - Mi vuole?

Andreina - Cuccù!

Flora (siarresta, guarda attorno, poi, con slancio) - An­dreina!  (Caldo abbraccio) Qui?  Qui?  Sei qui?

Andreina - Canto all'Excelsior per poche sere; e ne ho approfittato per venire a trovarti.

Flora - Te ne sono grata. E Giorgetto?

Andreina (vivamente) - Sss! (La Dattilografa entra conte­gnosa e va a prendere una. carta su la scrivania. Quando rientra nella sua stanza, Andreina accorre leggermente a destra) C'è una corrente d'aria... Permette? (E chiude l'uscio senz'altro).

Flora (ansiosa, sommessa) - Giorgetto?

Andreina - L'ho veduto la settimana scorsa. Sta benissimo.

Flora - Cresce, di', cresce?

Andreina - Se cresce!  Guarda, così!

Flora - Come, come?

Andreina - Alto così. Sì, aspetta, così... Mi arriva al fianco.

Flora - Parla? Parla?

Andreina - Uno scilinguagnolo! E genovese stretto! Certe frasi variopinte!

Flora - Mi ricorda, di', mi ricorda?

Andreina - Sicuro: « Mammina piccola, quando torna mam­mina piccola?...». Anzi, no: aspetta... (Ripete la frase in genovese). Tu, mammina piccola; io, mammina grande.

Flora (giungendo le mani) - Quando, quando lo potrò rivedete?

Andreina - Questa estate. Prenderai i tuoi quindici giorni come l'altr'anno e verrai a Sant'Ilario.

Flora - Non vedo il momento. Credi, è uno strazio continuo. E non aver nessuno a cui  aprir l'animo, confidarmi...

Andreina - Brava. Sarebbe una bella frittata.

Flora - Ma lo tengono bene? Gli manca nulla? Fa il bagno?

Andreina - Quanto al bagno, sta tranquilla che sguazza sempre come un ranocchio. Quando scende alla spiaggia con la nutrice, tutti i pescatori...

Flora - Alla spiaggia? Tra gli scogli? Ma c'è pericolo, allora, c'è pericolo!

Andreina - Ma no, ma no, non c'è pericolo. Dio buono, come t'esalti! E poi ho un mio progetto. Vorrei levarlo da Sant'Ilario.

Flora - Sì, sì. sarei contenta...

Andreina - Lassù cresce come un piccolo selvaggio. E bi­sogna pensare al suo avvenire. Ho il mio vecchio babbo, tu sai, solo come un cane nel suo poderetto presso Padova. Glie l'ho comprato io, quel pezzo di terra. Ma è solo, si annoia. Ci vorrebbe un nipotino, un bambino... In me, come si fa? Non c'è la stoffa. E allora, portandoglielo bell'e confezionato...

Flora - Ma vorrà?

Andreina - Garantito. Col babbo c'è Martina, una vecchia serva brontoloni che adora i gatti. Le tolgo il gatto e le dò Giorgetto. (Più seria) E poi, è meglio, a dirla tra noi. che i legami con Genova si rompano quanto più è possi­bile. Dimenticare e far dimenticare. Il bimbo starà là, nel Veneto. Andrò a trovarlo spesso, lo farò passare per mio figlio.

Flora (ansiosa, perplessa) - E poi?... Ma perché, perché vuoi che rinunci...

Andreina - Nessuno ti chiede di rinunciare a lui. Ma nem­meno di rinunciare alla vita. Specialmente adesso che ti si presenta bella come non avresti mai potuto sperare. Mi hai scritto che qui ti trovi benissimo. Il tuo princi­pale mi ha parlato di te poco fa così bene, tanto bene...

Flora - Lo hai veduto? Ma, già, se mi ha fatto chiamare...

Andreina - Un buon diavolo...

Flora - Ti piace?

Andreina - Sì, niente di straordinario...

Flora (osservandola) - Lo conoscevi?...

Andreina - L'ho conosciuto qualche anno fa, en passant, non ricordo più dove: Genova, Bologna, Milano, Pizzighettone...

Flora - Non me l'hai mai detto...

Andreina - Si conosce tanta gente! Un piccolo episodio. La vita è fatta di piccoli episodi. Ci siamo perduti di vista. L'ho ritrovato, riveduto, venendo qui, per caso.

Flora (sorridendo) - È buono.

Andreina - Già, ma è sempre uomo. In che rapporti è con te?

Flora - E' buono, molto buono. Oggi è il mio onomastico e mi ha offerto quei fiori.

Andreina - Domando... che genere di bontà?

Flora - Mi tratta con deferenza. Mi ha aumentato lo stipendio,

Andreina - La deferenza è la tagliuola di cui si servono più spesso gli uomini.

Flora (vivamente) - Perché?... Sai?... Ti ha detto qualcosa?

Andreina - Vecchia volpe, io! (Pausa) Bada Flora, non ti converrebbe  tentare  una  nuova  avventura!

Flora - Oh!  Che dici, Andreina!  Vuole sposarmi!

Andreina (alzandosi sconcertata) - Eh?... Oh!... Dici per ridere!

Flora - No. Vuole sposarmi, seriamente. Pochi minuti fa, prima che tu venissi, mi ha fatto la proposta seria, concreta...

Andreina - Di che?...

Flora - Di matrimonio. Diamine, non sono una bambina!

Andreina (perplessa) - Una proposta?

Flora  -  Seria, serissima!...

Andreina - Diavolo, diavolo, diavolo... E tu?

Flora (triste) - Ed io... ti pare che possa accettare?...

Andreina - Oh bella! E perché no?

Flora - Nella « mia » condizione?

Andreina - Come, come, come?... Ah, capisco: il passato che torna. Ma saresti una pazza, vedi, a preoccuparti del passato.

Flora - E' questione di onestà.

Andreina - Onestà!?... Prova a dirgli: - Non posso es­sere sua moglie, ma potrei essere la sua amante - e vedrai se avrà tanti scrupoli, se rimangerà volentieri la sua proposta di matrimonio per averti con minor fatica e più a buon mercato. Ti sposa, perché è persuaso che in altro modo non potrebbe averti.

Flora - Non posso credere che abbia pensato di far di me la sua amante.

Andreina - Sposalo, dunque! Ma perché vuoi essere (con enfasi) più realista del re? La fanno tante volte loro a noi, che se per una volta noi la facciamo a loro...

Flora (con slancio) - Ma Enrico è buono! Mi ama seriamente!

Andreina (sorridendo) - « Enrico »... Allora, gli vuoi bene?

Flora - E per questo non voglio ingannarlo!

Andreina - Bel ragionamento! Gli vuoi bene e rinunci a sposarlo. Allora... sua amante?

Flora - Mai! E perciò voglio fuggire, voglio andar via!...

Andreina - Calma, calma! Non perdiamo la testa. E ricapi­toliamo. Non vuoi essere sua moglie perché non vuoi ingannarlo. Però gli vuoi bene; e per non cascargli tra le braccia ti prepari a fuggire. Fuggire. Ma dove? In un altro albergo o in un altra azienda, a ricominciar la carriera.. Nuovi padroni, nuove facce, nuove insidie, nuo­ve lotte. Guai a chi è sola! Se invece rimani, lui ti sposa, e...

Flora - No, no, non posso, non voglio! Sarebbe una viltà ingannarlo!

Andreina - E dagli con le parole grosse! Tu sei sempre la Floretta del collegio, con la piccola testa imbottita di ro­manticherie, di sogni e di fantasie. I guai passati non ti hanno insegnato niente; e sul punto di afferrare una fe­licità vicina, stai ancora a pensare se devi o non devi dir­lo, se devi fuggire o gettarti ai piedi dì un uomo e con­fessargli un peccato che non hai commesso. Ma no. non l'hai commesso, perché in ogni fatto bisogna distinguere, come dice Giulio, il caso per caso. Il tuo fu un caso di­sgraziato, di cui non hai colpa, e che tutti ignorano. Certo che se a Giulio, ad esempio, venisse in mente di sposare me, il caso sarebbe diverso...

Flora - Ma se un giorno Enrico venisse a scoprire...

Andreina - In che modo? Tuo padre è morto, la donna di Sant'Ilario non ti vede più e non sa chi tu sei, e Giorgetto risulta ancora iscritto nei registri dello Stato Civile quale figlio d'ignoti. Lo porto a Padova, gli dò il mio nome, lo riconosco io. Mi sono informata. È una cosa che la legge ammette. Come potrebbe Enrico scoprire chi fu la vera madre?

Flora (costernata) - E a Giorgetto... dovrò rinunciare per sempre?

Andreina - Ci penserò io.

Flora - Non lo vedrò più!

Andreina - Fammi il piacere! Te lo porto quando vuoi. Meglio abbia il mio cognome, che quello brutto e anti­patico che gli hanno affibbiato in Municipio e che dan­no ai figli di nessuno. (Con vera tenerezza) Ah, ormai lo sento così dentro di me, quel piccino, che qualche volta mi sembra veramente di averlo messoal mondo io.

Flora (combattuta) - No, no... Andreina... non so decidermi...

Andreina - Ma insomma! Pensa una buona volta al tuo avvenire. Un «sì», un semplice «sì», e sarai domani la signora Versani, riverita, rispettata, amata, e felice!

Flora (disperala) - Ma Giorgetto!...

Andreina - Lascialo a me, con me... Sarebbe una crudeltà, una pazzia, levarmelo... (Movendosi) Dunque, su, lo chiamo?...

Flora (debolmente) - No, no... Aspetta!

Andreina (alla scrivania) - Dov'è, dov'è il campanello?

Flora - No, no...

Andreina (le mani sulla tastiera dei campanelli) - Diamine, com'è complicato... «Portiere», «Contabile», «Groom»... Questo, no... Ah sì, questo... No, quest'altro. (Ha premuto tre o quattro bottoni).

Flora - Andreina...

Andreina - Lasciami fare, lasciami fare... Qualcuno verrà... (Preme ancora).

Flora - Andreina... no... no...

Il Groom (berretto, giubbetto rosso, precipitandosi) - Comandi!

Andreina - Bravo piccolo!  Sai dov'è il signor Versani?

Il Groom - Qui nella stanza accanto.

Andreina - Bene: che venga subito.

Flora - Andreina, Andreina... Che dirà?...

Andreina - Vedrai, rimarrà un po' sorpreso: ma sarà felice.

Enrico (in fretta) - Cosa c'è? Il groom è venuto come una bomba...

Andreina - Già. La bomba è questa. Qua la mano. (Gli pi­glia la mano, la mette in quella di Flora) Una buona stretta... e figli maschi!

Enrico (sorpreso) - Ah!... Allora?... (Ridendo) Originale! Originale! Impagabile!

Andreina - Quando mi ci metto io!... To', ci son già i testimoni?...

(Alle ultime battute è apparsa a sinistra la Commessa e a destra la Dattilografa. Poi, nel fondo, presso la porta, si son disposti il Contabile, il Fattorino, il Portiere e il Groom).

Enrico (sbalordito) - Chi vi ha chiamati?

Tutti - Ma... il campanello.

Andreina - E' vero: non so quanti tasti ho sonato...(A tutti) Grazie, grazie egualmente... E voi... (al Fattorino) giacché ci siete, prendete quella corbeille e portatela nella stan­za della signorina Anselmi, che presto diventerà la si­gnora Versani. Bravo. Così... A lei, caro signor Versani. I miei complimenti. A te, Flora, i miei auguri per oggi e per l'avvenire. (Stando tra Flora ed Enrico, presso il proscenio) Che ne dite? Non vi sembro truccata da madre nobile con la mano in alto per benedirvi?... E adesso scappo... Ho un mondo di cose da sbrigare... (Voltandosi, vede gli altri attoniti. A Flora, in sordina) Ma guarda, guarda che facce buffe! (Forte) Arrivederci al gran giorno, se sarò ancora a Napoli. Se no, vi man­derò la mia benedizione per telegramma!... (Agli altri) E voi, su, allegri!... allegri!...

(Via ridendo e facendo agli impiegati una smorfia graziosa).

Fine atto secondo

ATTO TERZO

Il villino della famiglia Versani nei dintorni di Napoli.

Vasto salotto a pianoterra con vista sul mare. In fondo balconcino con balaustrata e due brevi gradinate, di qua e di là, da cui si scende alla spiaggia. A destra, uscio della camera dei forestieri. A sinistra, uscio che mette nell'interno del villino.

Il salotto, che ha mobilia chiara e leggera, è il ritrovo preferito della famiglia. Infatti a sinistra è l'angolo intimo delle signore, con tavolinetto da tè, divano, cuscini, cestino da lavoro, ecc.; e a destra è la scrivania di Versani, con te­lefono e macchina da scrivere.

Le dieci del mattino, d'estate. Son passati diciotto anni dall'atto precedente.

Enrico (A cavalcioni d'una seggiola, la sigaretta in bocca, detta un pro-memoria a Giorgio, seduto alla macchina da scrivere. Giorgio è un ragazzone sui vent'anni, biondo e forte. Enrico ha cinquantadue anni. Capelli brizzolati, viso raso, aspetto e modi dell'uomo che si è fatto da sé e non dubita della propria importanza) - « La Società avrà per oggetto l'esportazione di tutti quei prodotti italiani, a cominciare dai tessuti, che potranno trovare sbocco nei mercati stranieri »... stranieri... « del Levante e del Sud America»... America... Scritto?... «Articolo quarto. La Società andrà sotto la ragione sociale... » Cosa c'è? (Distratto dagli scoppi di risa che vengono dalla spiaggia, Giorgio ha sbagliato. Prende la gomma e cancella, mentre Enrico brontola): Su, su, non ti distrarre, santo Dio, non ti distrarre. (Ripiglia a dettare): « Sotto la ragione sociale di Unione Fabbricanti Italiani Meri­dionali ». U.F.I.M. Unni! Magnifico, eh? L'ho trovato io!... Scrivi: « Articolo quinto. La Società avrà la sua Direzione Generale a Napoli, e tre sedi all'estero, così distribuite:   Smirne, Tokio, Montevideo... ».

Giorgio (pestando i tasti con rabbia) - Tokio. Monte...

Enrico - Ohi! Mi fracassi la macchina!

Giorgio - ...video... Il mare! Il mare!

Enrico - Perché!Qui non c'è il mare?

Giorgio - Sì, sì... mare per ridere... Mentre laggiù, l'Oceano Indiano! Il Pacifico!

Enrico - Non mi far l'indiano e non ti distrarre. Su, su, scrivi. (Ripensandoci) Mare per ridere? Il mare di Napoli? Col Vesuvio e tutti gli accessori?

Giorgio - Sì, sì... Ma laggiù è un'altra cosa! Ah, navigare, viaggiare! Avere in faccia il bacio salso del vento che fischia tra i cordami, lottare contro le forze brute della natura, i capelli al vento...

Enrico - Mi fracassi la macchina, perdio! (Pausa) Io non ca­pisco come mai tu, che sei stato fino ai sedici anni in collegio dai preti, e che ti trovi da quattro anni con me a far conti e lettere, possa aver tanta fregola di avven­ture. Ma butta via Giulio Verne! L'Oceano! Si può affo­gare in un semicupio, e figurati nell'Oceano! Là, là, non perdiamo tempo.  Dunque  dicevamo...

Giorgio -  « La Società avrà la sua Direzione Generale...

Enrico - Ah, sì. Scritto? Bene: « Articolo sesto. La Società avrà un capitale di cinquanta milioni...

Flora (entrando da sinistra) - Sss! Parlate piano! (Si avvi­cina all'uscio della camera degli ospiti, ascolta) Dorme.

Enrico (a Giorgio, sottovoce, in caricatura) - « Cinquanta milioni (spalanca le dita cinque volte) interamente ver­sato ». (Alla moglie) Fammi il piacere: apri un po' più, là... Non ci si vede... Così.

Flora (si avvicina a Giorgio) - Dica un po', signor Giorgio: che cosa preferisce la mamma a colazione, tè o caffè?...

Giorgio - Ma, non saprei...

Flora - Una volta preferiva il caffè. Non so se adesso i me­dici le abbiano prescritto un regime...

Giorgio - Oh no, signora. La mamma mangia di tutto. Un appetito e una salute di ferro. Non ha visto, iersera?

Flora - Ma se va a Ischia a fare la cura dei fanghi...

Giorgio (ridendo) - Ci crede? Un pretesto per vedere me!

Flora (materna) - Ecco, ecco come i figli compensano l'amo­re delle mamme! Mai credute, le mamme, mai credute! Ma che cosa ha qui, al vestito? Glie l'ho fatto stirare iersera ed è già tutto gualcito.

Giorgio - Sono sceso in barca... Due colpi di remo...

Flora - Lo vedo. Il colletto ha le pieghe... e la cravatta... (Gli aggiusta la cravatta).

Enrico (con lieve impazienza) Scusa, non potresti lasciarci lavorare?

Flora - Subito, caro.

Enrico - Lauretta dov'è?

Flora - Alla spiaggia.

Enrico - E le persone di servizio? Dieci minuti fa, ho chiamato. Cameriera, cuoca... nessuno.

Flora - Mi hanno chiesto il permesso di fare il bagno.

Enrico - E non potrebbero farlo appena alzate?

Flora - Siamo a due passi dal mare... la casa è già in ordine... ci sono io...

Enrico - Già, già, continuiamo pure a pagare la mesata e a servirci da noi. Va', va'.

Flora - Ti occorre nulla?

Enrico - Grazie.

Flora - Lei, signor Giorgio. Una tazzina di tè?

Giorgio (rifiatando) - Grazie signora. (Via Flora, Giorgio, con dolcezza) La signora Flora è la bontà in persona.

Enrico (evasivo) - Già.

Giorgio - Cortese coi più umili. Ci si vede proprio la signora nata.

Enrico - Già. Dunque... articolo... articolo...

Giorgio - Sei. «La Società avrà un capitale di cinquanta milioni interam... (finendo di scrivere la frase e com­mentando) Averne in casa uno solo... o mezzo... mezzo milioncino!

Enrico - Ah! E credi tu, ragazzo mio, che i milioncini ven­gano in tasca, così, da soli? Ma bisogna guadagnarseli, i milioncini! Col sudore, con molto sudore! Come me li son guadagnati io, e come ne guadagnerò altri, io, io, il creatore della U.F.I.M.! Adesso il nome Ufim e del suo creatore  andranno  lontano,  a Tokio, a Montevideo...

Giorgio (pregando) - Ci mandi anche me, signor Enrico!

Enrico - Dove?

Giorgio - A Tokio!

Enrico - A far che? Laggiù ci vogliono barbe d'uomini. E tu sei troppo giovane. Devi scozzonarti. E poi, figurati se tua madre...

Giorgio - Vuole che lo dica io alla mamma?

Enrico - Ecco l'ingratitudine. Quella povera donna non vive che per te; e tu vorresti, così, di punto in bianco, piantarla? Ma continua a fare il segretario! Quando sarai più maturo negli affari, ti farò attraversare il Pa­cifico e l'Atlantico. Per ora sei troppo utile qui e ti resta ancora troppo da imparare!

Giorgio - Signor Enrico...

Enrico (tagliando corto) - Via, lavoriamo! «Articolo sette. La Società avrà un Presidente, due Vice-Presidenti, un Consigliere Delegato... (commentando) che sarei io...

(Dal fondo entra di corsa, affannata, Lauretta).

Lauretta - Uomini!  Ci sono uomini, qui?

Enrico - Sì, ma non vogliono essere seccati.

Lauretta - Oh, un minuto, papà, un minuto soltanto. Il tempo di mettere in acqua la barca a vela. Siamo in sette; ma, spingi, spingi, non ci riusciamo. Signor Gior­gio, lei, che è forte, venga, venga!

Enrico (stizzito) - Mi fai il piacere...

Lauretta - Ti dico ch'è affar d'un...

Enrico - Ma che affare, che affare d'Egitto! Ne ho qui un altro, d'affare, che t'assicuro è un po' più impor­tante della tua barca a vela. E che riguarda non tanto me, quanto te.

Lauretta - Me?

Enrico - Quattrini, soldi, denari. Per chi li faccio? Per te. Per chi lavora, papà? Per te.

Lauretta - Ma se rimanderai di cinque minuti i soldi e i quattrini... Oggi poi è domenica.

Enrico - Ragion di più. Il lavoro è una preghiera, ha detto san... san... san Coso. Io lavoro.

Lauretta - Il guaio è che fai lavorare anche gli altri. (Ac­cenna Giorgio) Non vedi come freme? Pare un cane legato alla seggiola. Ma scioglilo, lascialo libero! Giù. alla spiaggia, tutti chiedono: - E Giorgio?... il signor Giorgio?... (Con tracotanza, a Giorgio) Insomma, lei che cosa fa? Viene o non viene?

Giorgio (balzando in piedi) - Vengo! (Con deferenza) Ver­rei... se il  commendatore permette...

Lauretta (appoggiandosi al padre, carezzevole) - Il com­mendatore permetterà, perché oggi è festa grande. (A Giorgio, accennando l'uscio a destra) Guardi... Chi c'è di là? Chi dorme là?... La mamma! (A Enrico) Mo­tivo per cui, babbo commendatore, noi andiamo.

Enrico (seccato) - Ma sì, sì... Le donne di servizio, il segretario... Comando forse io?

Lauretta - Quando la signora Andreina si desterà, farai il favore di dirle che venga subito alla spiaggia. La porteremo in barca.

Enrico - Sai come sarà contenta! Soffre il mal di mare an­che al cinematografo!... (Toglie dalla macchina il pro­memoria. Risate dalla spiaggia. Voci: Oh! Forza!).

Lauretta (A Giorgio) - Sente?... Ciao, babbo.

Enrico - Ciao, ciao... (Via di corsa Lauretta e Giorgio. Pau­sa. Enrico rilegge borbottando il pro-memoria. soffer-mandosi agli ultimi articoli con evidente soddisfazione) Cinquanta milioni, ah, ah... «Articolo sette: La Società avrà un Presidente, due Vice-Presidenti, un Consigliere Delegato, che sarei io...* (Sobbalzando) Bestia! Cento volte bestia! Ma dove ha la testa?... (Siede alla scrivania, prende la gomma, cancella) E vuole andare a Tokio... Ma nemmeno a Posillipo!...

(Si apre la porta a destra. Andreina entra, in accappatoio, e si dirige verso il fondo. Accorgendosi di Enrico, si ferma interdetta),

Andreina - Oh!...

Enrico - Ah!... Uh!... Voi? Voi?... Come state? Come sta­te? Tre anni... Tre anni che non ci vediamo!... (Le prende le mani) Fatevi vedere, fatevi vedere!

Andreina - Ci tenete tanto a vedermi?

Enrico - Sicuro, perché iersera sono tornato tardi da Napoli, e voi eravate già arrivata e andata a letto da un pezzo.

Andreina - Vi chiedo scusa se non vi ho aspettato, ma non ne potevo più dalla stanchezza. Un viaggio così lungo!

Enrico - Ma avete fatto benissimo! Sarebbero ridicole le cerimonie tra vecchi amici come noi. (Poetico) Io vi rivedo sempre volentieri. A voi è attaccata, dirò così, la rimembranza della mia giovinezza!

Andreina - Ah, già. Avevate passato la trentina, «allora ».

Enrico - Trenta o cinquanta...

Andreina - Oh, sì, questo sì: li portate assai bene.

Enrico - E voi? E voi?... Son trascorsi venti anni dall'ul­timo addio. Eppure, sempre fresca, gaia, mussante!

Andreina - L'ossigeno... No, non parlo dei capelli... Parlo di quell'altro ossigeno, sapete, la vita tumultuosa. vertiginosa...

Enrico - Ma non vi siete ritirata dalle scene?

Andreina - Da quattro anni... Ma ancora dura l'abbrivo. Sì,

mi sono ritirata quando Giorgio uscì dal collegio. C'era di mezzo la questione morale. Un figlio grande... di sedici anni... E poi avevo qualcosa da parte... la mia casetta a Padova...

Enrico - Ma che cosa fate là tutto l'anno?

Andreina - Faccio del bene, se posso. L'estate viaggio.

Enrico - E... il cuore?

Andreina - Sonnecchia. E poi, è passata l'età delle follie!

Enrico (assorto) - Ah. (Vivamente) Ma scusate se vi trat­tengo così, in accappatoio... Fate il bagno?

Andreina - Un tuffo. Breve immersione, poi fregagione. Ho visto il mare dalla mia finestra, così bello, placido, azzurro... E poi, le grida dei bagnanti...

Enrico - Non avete un reuma?

Andreina - Ah, sì... alla gamba destra. Il medico mi ha prescritto i fanghi... Ebbene, siete contento di Giorgio?

Enrico - Sì... un bravo ragazzo, che farà strada... Solamente, è un po' distratto... un po' con la testa fra le nuvole e il vento...

Andreina - Ma ha vent'anni! Chi non è distratto a vent'anni? Però un bel carattere, eh?

Enrico - Sì svelto, intelligente, lavoratore. Qui tutti gli vogliono bene. Mia moglie e mia figlia non hanno premure che per lui.

Andreina - E che ragazzone, eh? Che muscoli!

Enrico - Ma come avete fatto a farlo?

Andreina - Chi?

Enrico  - Il  ragazzone.  Siete  così...  così mingherlina!

Andreina - Misteri della natura. Me lo invidiate, eh?

Enrico - No, perché anch'io ho una figlia...

Andreina - Una figlia non è un figlio. Il maschio! Se sa­peste che voluttà quando m'afferra e mi alza in aria e mi stringe sino a farmi scricchiolare le ossa! E che bri­vido quando mi viene alle spalle e mi mette le mani su 58  

gli occhi e mi chiede: - Mammina, indovina chi è?... (Con dolcezza) Ah, la maternità!

Enrico - E pensare che avete tenuta nascosta questa vostra maternità per tanti anni! Un bel giorno, paf, ecco la nostra Andreina con un signorino ultima moda: « Vi presento mio figlio! »

Andreina - Flora sapeva. A voi avevo creduto inutile...

Enrico - E perché? Perché?

Andreina - Ma perché ciò poteva interessarvi mediocre-mente, e anche... per una specie di pudore... Quando però si trattò di dargli un collocamento e di preparargli una posizione, mi ricordai subito di voi. E vi ho trovato infatti quel cortese amico e perfetto gentiluomo che ho sempre conosciuto.

Enrico - E avete fatto benissimo. È stato per me un vero regalo.

Andreina - Non avevo che lui, non ho che lui. E io, d'al­tronde, non nuoto nell'oro. E gli anni passano.

Enrico - Mi metto nei vostri panni.

Andreina - No, mettetevi piuttosto nel mio cuore, e pen­sate che cosa dev'essere per me, sola al mondo, stanca noiata, la vita di quel caro ragazzo! Non ho che lui!... Non vivo che per lui!...

Enrico (la guarda sorridendo) - Lo vedo, lo vedo. Ah. non vi riconosco più! Quando penso all'Andreina dell'Eden di Genova e di tanti altri Eden...

Andreina - Che canzonette, eh? E che applausi! Vi ricordate, appunto a Genova. Ma petite chose? Che cappello pren­deste quella sera! Mi par di vedervi ancora, in fondo alla sala, con un viso di basilisco. Il giorno avanti c'eravamo detti addio...

Enrico - L'ultimo tentativo. Me ne andai disperato. (Con altro tono) Ma io vi tengo qui a discorrere... Una tazza di tè? Volete una tazza di tè?

Andreina - No, no.

Enrico - Prima del bagno, vi farà bene. Figuratevi che la signorina cameriera e la signorina cuoca sono già in acqua a prendere lezioni di nuoto. Si spende, si spende, e non si è mai...  (Chiamando) Flora!  Flora!

Andreina - Ma no, vi dico, no!

Enrico - È pronto. Caldo! Bollente!

Flora (entrando, ad Andreina) - Fai il bagno?

Andreina - Sì.

Enrico - Il tè? Ce il tè?

Flora - È di là. Pronto.

Enrico - Vado io. (Esce).

Flora - E la tua gamba?

Andreina - Ah, sì. Quando ci penso, mi fa male, molto male...

Flora - Vedrai Giorgio, giù, alla...

Andreina - L'ho veduto dalla finestra. È là, tra signore e signorine... il galletto!

Enrico (con teiera) - Pronto!!

Andreina - Grazie, grazie.

Enrico - Io vado a vedere se il capanno è in ordine. E se ci trovo dentro la cameriera e la cuoca, parola d'onore, le tiro fuori a pedate... (Via).

Andreina (sedala al tavolino, sorbendo il tè) - Ebbene? Novità? Sento che tuo marito s'ingrandisce sempre più.

Flora - Ora vuol fondare una grande società. Affari, af­fari. Non si parla d'altro in casa. Com'è cambiato!

Andreina - No, sai, il bernoccolo degli affari l'ha avuto sempre. Del resto, fin che fa quattrini...

Flora  -  Ma  potremmo  ormai  vivere  felici,  tranquilli...

Andreina - Ma lui è felice, nel suo genere. E a te, che cosa manca?

Flora - Nulla. Sono tanto felice, che temo sempre mi sovrasti qualche sventura.

Andreina - Eccoti coi sospiri. Ti ho conosciuta sempre così. Un salice piangente.

Flora - No, perché...

Andreina - Ma via, allegra. Hai una figlia che è uno splen­dore. Hai desiderato Giorgio accanto a te, sotto i tuoi occhi. Per me è un gran sacrificio; ma, in fin dei conti, la vera mamma sei tu.

Flora (spaventata, guardandosi attorno) - Sss!... (Si fa triste).

Andreina - Cos'hai?

Flora – È un tormento; un martirio continuo...

Andreina - A che proposito? Perché?

Flora - Vorrei abbracciarlo, baciarlo... Certe volte mi prende una voglia pazza di afferrargli la testa, così, con le due mani...

Andreina - Brava. Ti porterebbero al manicomio.

Flora - Quando mi guarda coi suoi occhi freddi, indiffe­renti, quando mi dice: - Signora Flora - come se io fossi per lui una persona estranea qualunque... provo qui, qui, come uno schianto...

Andreina - Ohi, bada a non esagerare. Tuo marito potrebbe pigliare questa tua tenerezza pel suo segretario per un altro sentimento che di solito non fa piacere ai mariti. Dunque, freno alle espansioni e accontentati di avere Giorgio vicino. Ormai è così. Tuo marito gli vuol bene?

Flora - Sai com'è Enrico... Lo apprezza molto, ma qualche volta è un po' brusco con lui, specie quando lo sor­prende immerso in letture di viaggi di mare...

Andreina - Non per nulla è figlio d'un marinaio... Del resto parrà a te, perché tu vedi Giorgio con altri occhi e immagini che tutti debbano essere teneri con lui. E poi, tuo marito, oltre agli affari, ha anche una figliola...

Flora - Che adora!

Andreina - Mi parlasti di un certo conte Derri... Berri... che le fa la corre...

Flora - Il padre ha parlato quasi ufficialmente con Enrico,

Andreina - E tuo marito?

Flora - Non ha voluto Impegnarsi. Lauretta ha appena diciassette anni. E poi non mi pare che Derri sia molto nelle sue simpatie.

Andreina - Oh, be'! Giovane, ricca e bella, non faticherà molto a trovare un marito di suo gusto.

Flora - Il male è... vorrei ingannarmi... ma...

Andreina - Cosa?

Flora - Mi pare che, senza rendersene conto, Lauretta abbia una viva simpatia...

Andreina - Per chi?

Flora - É per me un dubbio, una spina...

Andreina - Ci mancherebbe altro! E Giorgio?

Flora - Lui? Non ci pensa neppure! Gioca e si diverte con lei come un buon compagno, un rispettoso camerata, allegro e indifferente.

Andreina (con un sospiro) - È una tua idea, allora, una delle tue solite idee. Sempre paure! (Pensandoci) Però tutto è possibile... Vedi, se tu l'avessi lasciato con me a Padova...

Enrico (sul fondo) - Tutto pronto!

Andreina - Vengo (A Flora) Ma li osserverò io, lì studierò io... E se c'è qualche cosa...

Enrico (c.s.) - Venite?

Andreina - Vengo! (A Flora) Ho l'occhio clinico, io!... Se c'è qualche cosa, piglio il signorino per un orecchio e me lo porto via subito... (A Enrico) Subito! (Va verso il fondo).

Enrico - Il capanno è a vostra disposizione... (Galante) Potrete vestirvi... spogliarvi...

Andreina - Un giorno o l'altro mi farete arrossire... (Via entrambi).

(Lauretta appare. Si sofferma presso la balaustra, seguen­do con l'occhio i due che discendono verso la spiaggia Poi entra).

Lauretta (con un sospiro) - Sono felici, loro! E spensierati!


Flora - Cos'hai?

Lauretta - Dico che l'età della spensieratezza è adesso sui quaranta, o sui cinquanta. Mentre, a diciassette anni... (Altro sospiro).

Flora - Ma cos'hai?

Lauretta - Questo accade, vedi, a voler essere troppo buone. Ha ragione papà: ognuno dovrebbe stare al suo posto. Chi è segretario faccia il segretario, e chi è padrona faccia la padrona.

Flora - Ma, insomma, si può sapere? Il segretario, che cosa c'entra il segretario?

Lauretta - C'entra c'entra. Perché se io non fossi stata sempre tanto buona con lui e non gli avessi dato tanta confidenza...

Flora  (severa) - Confidenza?

Lauretta - Dio buono, si vive insieme, à coté! In villeg­giatura, poi, al bagno, sulla spiaggia, si stabilisce, volere o no, una certa famigliarità tra impiegati e padroni. Non è vero, forse?

Flora - Ti prego, anzi, ti ordino, di spiegarti.

Lauretta - Subito. Però ti avverto che la cosa non finisce qui, perché ne parlerò io a papà, ed esigerò che papà mi faccia fare le scuse... coram populo.

Flora - Per ora, parlane a me.

Lauretta - Subito. E se papà...

Flora - Vuoi parlare?

Lauretta - Subito, subito. Eh, come ti scaldi! In fin dei conti, l'offesa è stata fatta a me, proprio a me. Eravamo su la rena, in dieci o quindici, a spingere in acqua la barca grande, sai, quella a vela, che papa mi ha regalata, e che perciò è mia, « mia ». C'era Pierina Poggi... le due Arroca... Carolinetta... c'era quel grassone di Pometti... e c'era, naturalmente, Giorgio, che spingeva più di tutti, perché la Contessa Olderini, seduta comodamente a pop­pa, gridava: - Forza! Forza! - Io spingevo con gli altri, e, spingi, spingi, finalmente la barca è scivolata in acqua. Giorgio che era a polpacci nudi, ha spiccato un salto, e su, dentro, accanto alla contessa. - Ehi! Aspet­tate! Aspettate! - gridiamo tutti. Ma sì! Lui piglia i remi, inforca, due colpi, e via con la contessa, lasciandoci tutti con un palmo di naso. Credevamo fosse uno scherzo; ma è ancora al largo; e anzi, se prendi il binocolo...

Flora - E' tutto questo?

Lauretta - Non basta? Le due Arroca, Carolinetta e Pie-rina, ridevano tutte; ma ridevano guardando me.

Flora - Ebbene? Piangi?

Lauretta - Sì...

Flora - Per una gita in barca?

Lauretta - Sì...

Flora - Ma via! Metti via il fazzoletto, bambina!

Lauretta - Oh, mamma! Non ci sono più bambine!.. (Le si getta tra le braccia).

Flora (le solleva il capo, la guarda negli occhi, poi bru­scamente l'allontana da sé) - Queste puerilità... queste sentimentalità... lo sai mi seccano.

Lauretta - Non sono puerilità.

Flora - Ma via! Finiscila! E se il signor Giorgio t'ha offeso, provvederò io perché... perché torni a Napoli.

Lauretta - No. Io non voglio questo. Non sarebbe ge­neroso. Voglio però che comprenda... Ci vorrebbe tanto poco a mostrarsi più cortesi!.. Quando si gioca al ten­nis o al cricket non mi prende mai per compagna. Guarda invece Mario Derri!

Flora (subito) - Mario Derri ti vuol bene!

Lauretta (stupita) - Ah, sì?

Flora - E sarebbe un ottimo marito.

Lauretta - Questo non mi riguarda.

Flora - Come, non tiriguarda?

Lauretta - Fate le cose fra te e papà... Io non so nulla... Dunque, non mi riguarda.

Flora - Lauretta!

Lauretta - Mamma! (Piangendo) Ma che colpa ho io se gli voglio bene!

Enrico (dal fondo) - Che c'è? Che c'è?.. È morto il canarino?

Lauretta - C'è che la mamma...

Flora - Basta, ho detto! Va' via! E non tornare se non quando sarai chiamata. Va'! (Via Lauretta).

Enrico - Senti: se prima non ho preso la cuoca a pedate, è proprio perché ci dev'essere qualche santo protettore...

Flora (agitata) - Ma sì, ma sì... Cacciala via, mandala via, fa' quello che vuoi.

Enrico (stupito) - Perché? Non comando io?

Flora - Sì, sì; e appunto perché comandi tu, ti prego di darle marito il più presto possibile.

Enrico - Alla cuoca?

Flora - A tua figlia!

Enrico - Mia figlia?.. Ma, cos'hai? Ti vedo tutta sconvolta. E Lauretta che cosa faceva qui? Perché piangeva?

Flora - Perché, perché, perché... Appunto, ti dico di darle marito il più presto possibile.

Enrico - Queste sono cose che riguardano te. Sei la mam­ma ed è tuo dovere di starle accanto e di correggerla. Io ho tante noie per la testa...

Flora - Se il mio dovere è di starle accanto, ebbene, ti ripeto, maritiamola subito.

Enrico - Ma perché? Tu mi fai credere, sospettare... Che cosa è accaduto?

Flora - Niente di grave. Ma potrebbe accadere. Figurati che è innamorata, incapricciata, così, scioccamente, come una pazzerella, di Giorgio.

Enrico - (mediocremente sorpreso) - Ah!

Flora - Come, ah!

Enrico - Dico, « ah ».

Flora - E non trovi altro? Allora, set contento, lieto, soddisfatto!

Enrico - Ma no, ma no. Non mi pare sia il caso di preoccu­parsi per tanto poco. Dei resto, Giorgio è un buon figliolo... (Meditando). Però mi seccherebbe se approfit­tasse della nostra benevolenza per scaldare la testa a Lauretta.

Flora - Lui?... Ma se nemmeno la guarda!

Enrico - E allora, se nemmeno la guarda, che cosa temi?

Flora - Temo lei, lei, Lauretta!

Enrico - Lei?

Flora - Quei cambiamenti d'umore improvvisi... le lacrime, le bizze, i capricci... È l'amore che nasce. E per questo ti dico; maritiamola, o almeno stringiamo subito il fidanzamento.

Enrico - Con chi?

Flora - Col conte Derri.

Enrico - Mai!

Flora - Perché?

Enrico - Un imbecille, un infrollito, pieno di debiti e di vizi.

Flora - Ma se hai preso un mezzo impegno col babbo!

Enrico - Altro bel mobile! Gli ho detto, così, una mezza parola... tanto perché si decidesse a entrate nella Società. Ma piuttosto che dare mia figlia a quel cretino, preferirei cento volte il mio segretario, ch'è buono, fedele, disin­teressato e onesto. (Si ferma, con le mani in tasca) Tu stessa hai detto che non approfitta della sua situazione per tradire...

Flora - È vero... Ma non è un partito per Lauretta!

Enrico - Perché? Non è un bravo ragazzo, serio, distinto, lavoratore?

Flora - Sì, sì...

Enrico - Non è anche, se vogliamo, un bel ragazzo?

Flora - Sì sì..

Enrico - Meno male che almeno una volta siamo della stessa opinione. E allora, se è un ragazzo serio, distinto, bello, intelligente e gode buona salute, perché non dovremmo farlo felice?

Flora - Felice? Ma ti ho detto che lui non pensa minimamente a Lauretta!

Enrico - Farò in modo che ci pensi. Tu sai il mio sistema: non cercare mai lontano quello che hai sottomano. Di-ciotto anni fa presi in moglie una mia commessa e me ne trovai contento. Ora prendo per genero il mio segre­tario e rendo felice mia figlia.

Flora (violenta) - No!

Enrico - No? Perché, no? Ah, ho capito. Forse perché è figlio di una donna... quasi onesta? Ma sua madre frequentava la nostra casa, l'abbiamo ammessa nella no­stra intimità, io la conosco da vent'anni, tu da bambina... Anche lei è un cuor d'oro, più onesta di tante altre!

(Dal fondo,   correndo, stringendosi  nell'accappatoio  e battendo i denti, Andreina).

Flora (disperata, cercando di fermarla) - Andreina! Andreina!  Senti!  Ascolta!...

Andreina - Subito'... Un frrreddo, cara, un frrreddo!.. (Via di corsa in camera. Flora cade sul divano, col fazzoletto su gli occhi).

Enrico (guardandola e passeggiando con le mani in tasca) -Ecco le donne! Quando non sanno che dire, giù il rubi­netto delle lacrime! (Le si ferma davanti) Dunque?... Allora?... Sentiamo, Parla. Io sono dispostissimo ad ar­rendermi alle tue ragioni; ma sentiamole queste ragioni. (Pausa) Non rispondi?... Allora vuol dire che queste ragioni sono inconfessabili... e che riguardano te, sola­mente te, «personalmente» te!...

Flora (senza rispondere, si alza per andarsene).

Enrico - Ah no, no. Rimani. Sarebbe troppo comodo. Devi restare. E parlare. E confessare.

Flora - Confessare?... Cosa?

Enrico - Ciò che da tempo vado osservando. Che tu senti una tenerezza speciale, profonda, per... il signorino.

Flora (livida) - Eh!?... Enrico! Ma l'ho conosciuto piccino, capisci?.. l'ho tenuto su le ginocchia, in braccio... An­dreina, sua madre, ti può dire...

Enrico - Sì, sì, lo so: siete due sorelle, due amiche d'in­fanzia... Ma se si dovessero aver tanti riguardi per tutti i figli delle nostre amiche... (Reciso) Del resto: gli vuoi bene?

Flora - Sì!

Enrico - E allora diamogli in moglie Lauretta!

Flora - No!

Enrico - Ma perché?... (Pausa, con sarcasmo rabbioso) Ah, capisco, capisco... Perché, perché...

Flora (balzando in piedi e andandogli incontrai - Basta! Tu mi offendi, capisci?... Mi offendi, mi calunni e mi esasperi!..

Enrico - Ed ecco le donne: quando hanno torto, passano all'offensiva!..

Andreina (Entra. E' m kimono. Finendo di acconciarsi, a Enrico) - Che avete? C'è temporale?

Enrico - Amica mia, voi arrivate a proposito. Si tratta di questo. Mia moglie insiste perché io stringa al più presto il matrimonio di nostra figlia col conte Derri. A me quel tipo non va, e nemmeno a Lauretta, la quale invece ha una forte simpatia per il vostro Giorgio. Ora io do­mando: perché devo rendere infelice mia figlia col farle sposare un uomo che non ama, mentre potrei renderla felice dandole vostro figlio?

Andreina (sbalordita) - Nooo!

Enrico - No? Anche voi come mia moglie?...

Andreina (non trovando parole) - Ho detto di no, così come avrei detto... sì . Dio, che uomo a sorpresa!.. Avete certe trovate!..

Enrico - Non sareste contenta?

Andreina - Contentona. Una trovata di genio. Però vi prego di riflettere... di pensare...

Enrico - Io non penso mai! Vado diritto al mio scopo. Il mio segretario mi fa, mi è utile, è bravo, intelligente. Lo tengo per me e gli do mia figlia!

Andreina - Ma come fate a tenerlo per voi se siete geloso?

Enrico (sorpreso) - Come fate a saperlo?

Andreina - Lo intuisco. E vi dico subito che vaneggiate.

Enrico - Io vaneggio?

Andreina - Vostra moglie è una santa donna.

Enrico - E allora perché?...

Andreina - Perché, perché, perché... Lauretta è ancora troppo giovane... Giorgio non ha ancora una posizione...

Enrico - A questa penserò io!

Andreina - E poi... e poi... ci sono anch'io, caspita, che conto per qualche cosa! Ebbene... io non voglio!

Enrico - Voi non volete?

Andreina - Noi non vogliamo.

Enrico - Anche voi! E perché?

Flora - Enrico, ti supplico...

Enrico - Non mi seccare, tu! (Ad Andreina) Capisco per­fettamente. Voi volete che il vostro Giorgio sia libero, scapolo, per correre allegramente la cavallina ed essere una specie di paggio Fernando della signora... (Accenna Flora).

Flora (esasperata) - Ma fallo tacere, fallo tacere!

Andreina (conciliante) - Commendatore...

Enrico (fuor della grazia di Dio) - Ma che commendatore! Che commendatore!.. È inutile che mi facciate quel viso... Lo so, lo vedo, l'ho capito... D'accordo, siete d'accordo!...

Andreina - Che dite!?...

(Lunga pausa. Flora, a sinistra, seduta sul canapè, in la­crime s’annichila, contempla il pavimento. A destra, Andreina, con le reni appoggiate alla scrivania, non sa anche lei che dire e che fare. Poi prende un piccolo fer­macarte, lo guarda con attenzione. Solleva gli occhi, fissa Enrico, che continua ad andare su e giù. furioso. Ed ecco, lentamente, il viso d'Andreina s'illumina d'una luce in­teriore... È il sorriso proiettato da un'idea che sorge dal fondo dell'anima e che prende forma e sostanza. Ella guarda ancora Enrico, che va su e giù...).

Enrico (interrompe la passeggiata e curvandosi con uno scatto su la moglie) - Lacrime, eh?.. Le lacrime!... Giù!...

Flora (supplichevole, ad Andreina) - Fallo tacere, fallo tacere!

Enrico - (c.s. ghignando) - Tacere, eh?.. E come?.. E come?..

Andreina (posando il fermacarte, solenne) - Dicendo la verità. (Enrico si solleva, sorpreso. Flora ha un  violento sussulto, si alza, guarda con gli occhi sbarrati l'amica) Tutta la verità. (A Flora) No, sai, non mi guardare con quegli occhi, E non m'interrompere. Il signore vuol sa­pere! Ebbene, saprà:  e tanto peggio per lui.

Enrico - Per me?

Andreina - Sicuro. E' giunto il momento di parlare e par­lerò. (A Fiora) Tu, zitta! (A Enrico) Siete un uomo forte, voi?

Enrico - Sì...

Andreina - Preparato ai colpi più imprevisti?

Enrico - Sì...

Andreina - Alle emozioni... più dolci? (Gli mette una mano sulla spalla),

Enrico - Sì...

Andreina - E... con mi serberete rancore?

Enrico - No...

Andreina - Ebbene: Giorgio e Lauretta non potranno « mai »  sposarsi.

Enrico - Perché?

Andreina - Perché sono figli... d'uno stesso padre. (Controscena di Flora).

Enrico - Eh? Cosa dite?... Giorgio?...

Andreina - E' vostro figlio.

Enrico - Mio?

Andreina - E mio!

Enrico - Ma voi scherzate!

Andreina - Vent'anni fa... a Genova... quando ci lasciammo... (Abbassa pudicamente gli occhi sul ventre: poi a Flora, scusandosi) Sai, era scapolo...  « allora »...

Enrico - Ma no, no, scherzate!

Andreina - É la verità!

Enrico - Voi?... Io?...

Andreina - No!

Enrico - Ma figuriamoci se non me l'avreste detto subito!

Andreina - E voi, mi avreste creduto? Vi sareste messo a ridere. «Mio?.. Tu hai le traveggole!.. ». Così, ho pre­ferito tacere, tanto più che poi avvenne la rottura, quella definitiva. Voi tornaste a Napoli, e io rimasi... col terzo. Fu iscritto allo Stato Civile come figlio d'ignoti. Ma poi mi pentii. Con quel piccino era nato in me qualcosa che non avevo mai provato... Lo riconobbi davanti alla legge, gli diedi il mio nome... e continuai a occuparmi di lui, fino a quando uscì di collegio... Allora, allora soltanto, vi pregai d'impiegarlo.

Enrico - Ma è strabiliante!... Incredibile!...

Andreina - Che uno e uno... (indica sé ed Enrico) faccia tre?...

Enrico - E...? (guarda Flora).

Andreina - Oh, lei sapeva... Tra noi non ci furono mai segreti... Due sorelle!..

Enrico - Ah, ma è strabil... Lui?... Giorgio?... (Pausa) E ora?

Andreina - E ora non c'è più rimedio. Bisogna allonta­narlo di qui il più presto. Lo condurrò con me a Ischia, e poi a Padova.

Enrico - Ma è tutto il suo avvenire spezzato, distrutto... E lui, poverino, che colpa ha lui, infine?

Andreina - Cosa volete farci? Avrei taciuto. Non mi è stato possibile. Ormai non rimane che tagliar corto. Qui non può più restare. Ne converrete anche voi.

Enrico - Certo, certo... Ma... eppure... Lasciatemi pensare. (Riflettendo)  Ho  un'idea.  Sì,   una...   (Via dal fondo).

Flora (in orgasmo) - Andreina, Andreina... che rimorso!..

Andreina - Ma pensa piuttosto che l'abbiamo scampata bella! Mi tremano ancora le gambe!

Flora - Si crede colpevole... e sono io... io, invece...

Andreina - Vuoi andare a dirglielo? Corri, Non c'era altro mezzo. Va', va': non farti vedere con quel viso da cipresso. Rimettiti... Presto, via!   (La sospinge fuori).

Enrico (tornando) - L'ho fatto chiamare... È strano, incre­dibile!.. Flora sapeva, voi sapevate... ed io... (Commosso) Ebbene, concedetemi di riparare almeno in parte...

Andreina - Cosa volete riparare... Ormai!..

Enrico - Permettetemi di farlo felice. Non sogna che il mare, mandiamolo a Montevideo.

Andreina - Eh?... Montevideo?.. Che c'entra Montevideo?...

Enrico - L'America! Il paese del sogno! Lui là, alla Ufim, e Lauretta qua, sposa.

Andreina - Sì... è necessario.

Enrico - Non vi affliggete. Penseremo a lui. Saremo in due a pensare a lui.

Andreina - In tre con Flora...

Enrico - E' vero. L'avevo dimenticata. Dov'è andata?.. Ah, siamo delle grandi canaglie noi uomini!

Andreina - E il mestiere di noi povere donne è quello di perdonarvi sempre!

Giorgio (dal fondo, entrando) - Commendatore, ha bisogno di me?

Enrico (commosso) - Sì... Tu vuoi navigare, è vero? avere in faccia il bacio delle onde... (Piano, ad Andreina) Dio, mi rassomiglia! (Forte a Giorgio)... il vento che fischia tra i cordami... i capelli al vento... Ebbene, per premiare il tuo zelo, ti mando a Montevideo. Sarai il mio braccio sud-americano.

Giorgio - Commendatore!.. Eh?... Davvero... Io non trovo parole...

Enrico - Va' a prepararti. Andremo subito a Napoli per l'atto di procura e il passaporto. Va'...

Giorgio - Corro... Volo... Mamma, sei contenta?.. (La stringe, la bacia, scappa via).

Enrico (con ardore) - Non soesprimervi l'emozione che provo!..

Andreina (gli prende le mani) - Vi comprendo!  Andate, anelate da Flora... e via... fate la pace!…

Enrico - Avete ragione... perdo la testa... (turbato, esaltato, commosso) Vi giuro che ho fatto uno  sforzo enorme per non saltargli al collo e chiamarlo:  «figlio mio!... » (Le bacia la mani, via).

Andreina  (sola, sorridendo)  « Figlio mio! ». E poi si dice... la voce del sangue!...

Fine della commedia.

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