Una famiglia molto unita

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UNA FAMIGLIA MOLTO UNITA

Commedia in un atto

di ALDO NICOLAJ

PERSONAGGI

IL PADRE

LA MADRE

IL FIGLIO

Un posto all’aperto, vicino a un fiume. Oggi.

Commedia formattata da

La scena: una baracchetta, fatta di assi e di la­miere, sulla riva di un fiume, a qualche chilo­metro dalla città. La baracca è sopra un terra-fimo, che serve anche da terrazzo. A un lato, più. verso il proscenio, in basso, un grosso albero. Se­duti di fronte al pubblico sono il padre, sui 50 anni, in manica di camicia e un cappellaccio in testa, tutto occupato a preparare gli arnesi per la pesca; la madre, sui 45, vestita di cotonina a fiori, rotonda e pacioccona; il figlio sui vent'anni, in blue-jeans e camicetta a righe. Si tratta di una tipica famiglia piccolo-borghese, che trascorre sulla riva del fiume il picnic domenicale.

Il Padre                            - (respirando a pieni polmoni ed inter­rompendo per un momento la minuziosa prepara­zione alla pesca) Approfittiamo di questa bell'aria pulita per disintossicarci i polmoni. Libe­riamo il nostro organismo dallo smog velenoso della città. Respiriamo profondamente. Qui, a con­tatto con la natura, accanto a questo fiume, le cui acque scorrono serene verso il mare, sotto questo bel cielo, pieno di nuvole, non vi sentite più felici di vivere? (Al figlio) Respira, Giuseppe, respira.

 Il Figlio                           - Respiro, papà. Se non respirassi sarei morto.

Il Padre                            - Respira con più energia, con più im­pegno, con più entusiasmo. Anche tu, Caterina. Respiriamo tutti assieme. Vi ho insegnato tante volte come si fa. Prima si ispira... lentamente... poi si espira. (Esegue) Così! Avanti: tutti assieme, ora. (Tutti respirano a pieni polmoni, comandati dal padre) E' tutta un'altra cosa, ora. I polmoni sono pieni di aria salubre. Caterina, non ti senti meglio, ora?

La Madre                         - (senza troppo entusiasmo) Certo... certo...

Il Padre                            - Per forza: l'ossigeno entra nei pol­moni e li lubrifica, li pulisce. Bisogna aver cura della propria salute. Mens sana in corpore sano, dicevano gli antichi. E per mantenersi sani non c'è di meglio che stare all'aria aperta almeno un giorno alla settimana. Ecco perché, con tanti sa­crifici, sono riuscito a costruire questo piccolo rifugio sulla riva del fiume. Non sarà una reggia, me ne rendo conto anch'io, ma non manca di co­modità, non è vero Caterina?

La Madre                         - Certo, Osvaldo. Possiamo accendere il fuoco, cucinare, lavarci, dormire... E tu puoi dedi­carti alla pesca, che è il tuo sport preferito...

Il Padre                            - Non solo. Noi, anziani, possiamo ripo­sare e i giovani cosa possono fare, Giuseppe?

Il Figlio                            - (senza entusiasmo anche lui, come la madre) Noi giovani possiamo esercitare i nostri muscoli, correre, saltare, arrampicarci sugli alberi...

Il Padre                            - Esatto. E soprattutto possiamo medi­tare. Allegri, dunque, e ringraziamo il cielo che la civiltà moderna, nonostante i suoi difetti, sia così efficiente da poterci permettere di godere questo meraviglioso riposo morale e materiale. Ogni settimana. Noi tre. Tutta la nostra bella fa­miglia unita. Non è cosi, Caterina?

La Madre                         - E' così, Osvaldo.

Il Padre                            - (sempre noioso e cattedratico) In tempi come questi, in cui molti ideali, purtroppo, non contano più e le istituzioni più sacre si sgretolano i-ne-so-ra-bil-men-te, noi, restando uniti, affermiamo, a contatto con la natura, la forza intramontabile della famiglia. Noi tre, coi nostri cuori puri, coi nostri affetti sinceri, coi nostri corpi sani, con le nostre menti pulite, coi nostri polmoni ossi­genati. Non mi stancherò mai di ripetere che la famiglia è una realtà vera e concreta. Una verità insostituibile, come la patria, che ho servito sempre, quando mi ha chiamato. E che cos'è la patria se non l'unione di tante e tante famiglie, oneste e sane, come la nostra? Noi siamo tutti per uno e uno per tutti. Non è così?

La Madre                         - Ce lo hai detto tante volte, Osvaldo...

Il Padre                            - E continuo a dirlo. In questo mondo, tutto tecnica e progresso, basta organizzarci per vivere felici. Basta avere ben chiari nella nostra mente quali sono ì principi fondamentali che rego­lano l'esistenza. Accettiamo dunque i benefici che ci offre la tecnica, ma, nello stesso tempo, con il nostro affetto e la nostra unione, difendiamo anche i principi morali, che hanno sempre regolato la vita dell'umanità. Impostando così la nostra vita, con la coscienza tranquilla e serena, nulla ci può far paura. Le avversità non possono farcì paura.

La Madre                         - Del resto, qualsiasi cosa ci possa capi­tare, noi siamo assicurati...

Il Padre                            - Esatto. La civiltà moderna ci ha anche insegnato questa difesa. Siamo assicurati contro gli infortuni, contro le rapine, contro le malattie, contro il furto, contro l'incendio, contro la disoccupazione, contro la vecchiaia, contro ogni forma d'imprevisto...

La Madre                         - ...anche contro la morte.

Il Padre                            - Il che non ci impedirà di morire, ma chi resta avrà, in fondo, i suoi benefici. Dobbiamo essere contenti e sperare che tutto continui così. La nostra non sarà una vita lussuosa, ma non ci manca nulla. Abbiamo ottimi elettrodomestici, un'ottima utilitaria, un'ottima cinepresa, un ot­timo televisore, un ottimo condominio e in più anche quest'ottima baracchetta sul fiume. Sì può dire che abbiamo raggiunto tutte le nostre aspi­razioni e siamo veramente felici.

La Madre                         - Abbiamo persino la nostra tomba di famiglia...

Il Padre                            - Modesta, piccola, ma dignitosa. In essa c'è posto per noi tre e ci sarà anche posto per la moglie di Giuseppe e per il figlio che met­terà al mondo. Dovrai avere un solo figlio anche tu, come noi. Bisogna limitare le nascite perché l'umanità possa continuare ad essere felice. Ab­biamo proprio tutto, dunque. Perciò godiamoci in pace questa giornata meravigliosa...

La Madre                         - Peccato non ci sia il sole.

Il Padre                            - Ecco, tu non sei mai contenta, ti la­menti sempre. Cosa importa se c'è il sole o no? Qui stiamo benissimo.

La Madre                         - Sì, ma non essendoci il sole, si sente molto l'umidità...

Il Padre                            - Non importa l'umidità. Qui l'aria è sana.

La Madre                         - ... non per i miei reumatismi, Osvaldo...

Il Padre                            - Non preoccuparti dei tuoi reumatismi. Quello che conta è poter respirare quest'aria piena di ossigeno...

La Madre                         - Ma il fatto è che mi sento tutta indolenzita...

Il Padre                            - L'aria aperta ti farà bene. E, poi, se hai male, prendi un calmante. Se non ti basta, prendine un altro. Se sei nervosa o triste, prenditi un tranquillante, se hai paura di qualche malattia, fatti vaccinare. Viviamo in un periodo meravi­glioso, Caterina, in cui non solo ogni male ha il suo pronto rimedio, ma ogni male può essere pre­venuto ed evitato...

La Madre                         - Lo so, ma se ci fosse il sole...

Il Padre                            - (cocciuto ed ottimista) Il sole c'è anche se non lo vedi. Il sole è lassù, in alto, nascosto da una spessa cortina dì nuvole. Ma il suo calore arriva ugualmente fino a noi e ci tonifica e ci ri­scalda. Sii allegra, Caterina, sii felice. Siamo una famiglia serena, senza preoccupazioni, una fa­miglia che ha raggiunto tutto quello a cui aspi­rava. O forse tu, Giuseppe, che te ne stai così zitto, hai qualche desiderio che sia rimasto in­soddisfatto?

Il Figlio                            - Una motocicletta. Vorrei una mo­tocicletta...

Il Padre                            - Per andarti ad ammazzare? Vorresti correre in motocicletta, in giorni come questi, col traffico che c'è, con tutta quell'umanità inscato­lata che corre per le strade? Non stai bene, qui? Il Figlio          - Sì, ma... passare in questa baracca tutte le domeniche e le altre feste comandate, alla lunga, finisce per annoiare. Se almeno si vedesse un po' di gente...

Il Padre                            - Gente? Sei forse solo qui? Non sei con tuo padre e quella santa donna di tua madre, le persone cioè che più ti amano e che più meri­tano il tuo affetto? Dove potresti star meglio che insieme a noi?

La Madre                         - Per te, Osvaldo... per me forse questo è il posto ideale per trascorrere la domenica, ma per Giuseppe... Capirai, lui è giovane ha bisogno di altre diversioni...

Il Padre                            - E quali altre diversioni? Giuseppe ha i miei stessi gusti, i miei stessi ideali. E' mio figlio. E con l'educazione che gli ho dato e con l'affetto che nutre per me, non può desiderare e volere che quello che vuole e desidera suo padre...

La Madre                         - (sempre debolmente) Ma Giuseppe ha vent'anni...

Il Padre                            - E con questo? Li ho avuti anch'io. E sai che cosa desideravo a vent'anni? Di poter pas­sare le domeniche e le feste comandate in una baracchetta, vicino al fiume, come questa...

La Madre                         - Ma Giuseppe avrebbe forse bisogno della compagnia di ragazzi della sua età...

Il Padre                            - E che cosa mai potrebbero insegnargli dei ragazzetti inesperti, immaturi, impreparati alla vita? Dei vizi, solamente dei vizi, che lo rovi­nerebbero...

La Madre                         - (sempre più debolmente) Ma forse Giuseppe avrebbe bisogno di una ragazza con cui chiacchierare... far progetti per la sua vita...

Il Padre                            - I progetti per la vita di mio figlio, li faccio io che sono suo padre...

La Madre                         - Ma un giorno dovrà pure sposarsi...

Il Padre                            - E allora ci penserò io a prepararlo al matrimonio, così come ci penserò io a trovare la ragazza che lo renderà felice. Bisogna stare at­tenti ai pericoli del sesso.

Il Figlio                            - Ma, papà, io...

Il Padre                            - Tu sei sano, sei pulito. Non hai com­plessi sessuali. Un giorno ti sposerai e godrai delle gioie dell'amore nel matrimonio. Come ho fatto io con tua madre.

La Madre                         - Ma vedi, Osvaldo, il nostro Giuseppe...

Il Padre                            - Basta, Caterina, l'educazione dei figli spetta ai genitori. E siccome tu sei una santa donna, ma sei debole ed incapace di educare, all'educazione di nostro figlio devo pensare io. Ora Giuseppe si metterà a correre, si arrampicherà sugli alberi, salterà, farà ginnastica e alla fine della giornata sarà stanchissimo, senza desideri repressi e senza idee morbose per la testa. Giu­seppe è felicissimo di poter passare il suo giorno di riposo con noi. Diglielo a tua madre.

Il Figlio                            - Se devo passare la domenica con voi, qui o un altro posto...

Il Padre                            - Ecco. Nostro figlio ha capito che solo in seno alla propria famiglia può essere veramente felice, Perciò, Caterina, non farti scrupoli o inu­tili rimorsi. Distenditi e sii serena. Goditi di que­sto meritato riposo che, tuo marito, sacrifican­dosi per il bene della famiglia, è riuscito ad offrirti. Qui voi respirate aria buona e state bene. Io pesco e sono felice. Spero di poter allietare ben presto con un buon storione la nostra mensa domenicale.

La Madre                         - Speriamolo. Domenica scorsa se non portavo il pollo, saremmo morti di fame.

Il Padre                            - Perché domenica scorsa in questa parte del fiume non sono passati storioni.

Il Figlio                            - (maligno) Lo zio di Claudia ne ha pescato una mezza dozzina, proprio domenica scorsa, a un paio di chilometri di qui...

Il Padre                            - Questo conferma quello che dico io. Si vede che domenica scorsa gli storioni, non so per quale motivo o per quale riunione, erano radu­nati a un paio di chilometri di qui. (Granitico, con allegria} Perciò avevo un bel buttar l'amo... Ora, butterò l'amo e se gli storioni ci sono abbocche­ranno...

Il Figlio                            - Ne sei proprio sicuro, papà?

Il Padre                            - E perché mai non dovrebbero abboc­care? Se sono in questo tratto di fiume, saranno ben felici di essere pescati da un galantuomo one­sto come me e consumati da una famiglia modello, come la nostra. Allora, al lavoro. (Si sposta in avanti con la canna da pesca e va a sedere vicino all'albero) Voi state zitti. Non disturbatemi i pesci. (Lancia l'amo. Qualche secondo di silenzio, poi la madre si dà delle manate in faccia per ammaz­zare le zanzare che la mordono) Zitti! (Si volta) E che succede, ora?

La Madre                         - Zanzare!

Il Padre                            - (seccato) Zanzare? Che zanzare?

La Madre                         - Zanzare….zanzare. Non le senti? Pare di essere all'aeroporto. Arrivano a stormi...

Il Padre                            - Questo è il loro regno, Caterina, gli intrusi siamo noi... Lascia che ronzino...

La Madre                         - Ma non si limitano a ronzare. Sono feroci. Mi pungono dappertutto.

Il Padre                            - (sorridendo) Lo fanno senza malizia, Caterina...

La Madre                         - Ma mi fanno male. Domenica scorsa sono tornata a casa tutta gonfia...

Il Padre                            - La colpa è tua, hai il sangue troppo dolce. Povere zanzare. Quando si saranno saziate, ti lasceranno in pace... Si vede che hanno fame...

La Madre                         - Arretrata. Mangiano solo la domenica, quando vengo qui io.

Il Padre                            - Hai il sangue troppo dolce. A me e Giuseppe non fanno niente. Noi siamo uomini tutti di un pezzo. Abbiamo il sangue forte, amaro. Il nostro sangue può far gola ai leoni, non alle zanzare...

La Madre                         - Ma io soffro le pene dell'inferno...

Il Padre                            - Sopportale stoicamente. Sei una donna sana, felice, una donna in vacanza. Questa tua felicità in qualche modo dovrai pure pagarla, no? E tu la paghi poco, in fondo. Con qualche fitta di zanzara e qualche fitta di reumatismo. Sorridi alla vita, Caterina e lasciami pescare in santa pace. (Si mette a pescare, isolandosi).

Il Figlio                            - (piano) Mamma, ma come fai a sop­portarlo?

La Madre                         - Non lo sopporto, invece. Non ce la faccio proprio a sopportarlo.

Il Figlio                            - Però gli dai retta, fai sempre quello che dice lui...

La Madre                         - Se protesto è ancora peggio. Lo co­nosci. Ha sempre ragione lui.

Il Figlio                            - Ma tu vivi con lui da ventitré anni... E continui a lasciarti dominare, a cedere sempre... Devi reagire, farlo smettere una buona volta...

La Madre                         - Bisogna che trovi il modo, Giuseppe. Non è facile. Le cose bisogna farle bene. Altri­menti è meglio non farle...

Il Figlio                            - Tu continui ad aspettare il momento buono. Ma questo momento buono mi pare che non arrivi mai. Non facciamo che perdere tutte le occasioni che si presentano...

La Madre                         - Non essere impaziente, Giuseppe. Troveremo. Vedrai che troveremo...

Il Figlio                            - Sì, ma... quando?

La Madre                         - (dà uno sguardo inquieto al padre, poi forte) Piano, Giuseppe, piano. Disturberai tuo padre, se fai così...

Il Padre                            - Cosa vuole il ragazzo?

La Madre                         - Vorrebbe mettersi a cantare...

Il Padre                            - Che canti gli inni della Patria, se vuole, ma in sordina. Musica moderna... canzoni­no. Motivi frivoli e parole immorali.

Il Figlio                            - (piano) Qui l'acqua è profonda una decina di metri. Basterebbe dargli una spinta men­tre sta pescando...

La Madre                         - Non dire stupidaggini, Giuseppe. Lo sai benissimo che papà sa nuotare. (Forte) Vero, Osvaldo, che sai nuotare?

Il Padre                            - Nuoto benissimo. A rana, a dorso, a farfalla, alla marinara, a siluro, sott'acqua e a cacciavite. Non ricordi che quando ci siamo spo­sati ti ho proposto di andare a fare il nostro viaggio di nozze a nuoto? Tu non hai voluto...

La Madre                         - So appena stare a galla...

Il Padre                            - E poi c'era la guerra, dovevo correre a servire la patria in armi. Anche buona parte della luna di miele, ho dovuto sacrificarla alla patria... (Riprende a pescare).

Il Figlio                            - (piano) Anche se sa nuotare, buttato in acqua di sorpresa, non se la caverebbe. Qui la corrente si trascinerebbe via un elefante. Ed an­che se lui sa nuotare a rana o a siluro, sarebbe portato via dalla corrente...

La Madre                         - Tu non conosci tuo padre, Giuseppe. Un uomo come lui riuscirebbe sempre a salvarsi...

Il Figlio                            - E come?

La Madre                         - Troverebbe un tronco a cui sorreggersi... uno scoglio a cui aggrapparsi... si mette­rebbe a urlare... a chiedere aiuto...

Il Figlio                            - E non lo lasceremmo gridare...

La Madre                         - Con che cuore? Si tratta di mio ma­rito, di tuo padre, in fondo. Per forza dovresti gettarti in acqua tu, per salvarlo. E forse lui si salverebbe e annegheresti tu. E' troppo rischioso...

Il Figlio                            - Ma se prima di buttarlo in acqua, gli si desse una botta in testa?

La Madre                         - Il fresco dell'acqua lo farebbe subito rinvenire...

Il Figlio                            - Ma con una botta in testa piuttosto forte...

La Madre                         - Non mi piacciono le brutalità, Giu­seppe. Non le ammetto. (Forte) Ma come ti ven­gono in mente certe idee? Se ti sentisse tuo padre...

Il Padre                            - Cosa fa il ragazzo? Canta?

La Madre                         - (dando una gomitata al figlio) Canta, canta. Non lo senti? (Il figlio canta un inno mili­tare).

Il Padre                            - Sento poco. Il rumore del fiume copre ogni voce... (La madre fa segno al figlio di star zitto).

Il Figlio                            - Avrai ragione tu, ma, secondo me, con questa corrente, papà cadendo in acqua sarebbe trascinato via...

Il Padre                            - (si volta e sorride) Parli con me, Giu­seppe?

La Madre                         - Il ragazzo vorrebbe sapere se tu, cadendo in acqua, con questa corrente così forte, riusciresti a salvarti...

Il Padre                            - Ma certamente. Durante la guerra ho attraversato a nuoto l'Ostrogoro in piena, sotto il mitragliamento nemico.

Il Figlio                            - E perché lo hai attraversato?

Il Padre                            - Per meritarmi una medaglia al valore.

Il Figlio                            - E te l'hanno data?

Il Padre                            - No, perché i nemici, nello stesso mo­mento, hanno attraversato anche loro a nuoto l'Ostrogoro. E così loro si sono trovati sulla sponda dove prima eravamo noi, noi ci siamo trovati sulla sponda dove prima erano loro. E' stato un grosso pasticcio. Per riprendere il combattimento abbia­mo dovuto riattraversare sia noi che loro l'Ostro­goro in piena. Figurati perciò se non me la cave­rei in questo fiume.

Il Figlio                            - Ma, allora, eri giovane, papà...

Il Padre                            - Giovane lo sono ancora, Giuseppe. Un uomo della mia età è nel fiore degli anni. A qua-rantanove anni e mezzo un uomo è nel pieno della sua forza fisica e morale. Eh, se volessi, ti farei ve­dere di che cosa non è capace un uomo della mia età. Tu non sai quante donne mi fanno l'occhio tenero. Ma io ho i miei principi. Mai tradito tua madre in ventitré anni di felice matrimonio...

Il Figlio                            - (piano) Davvero, mamma, che non ti ha mai tradito?

La Madre                         - Purtroppo. Sono sempre stata io il I suo solo rifugio e la sua sola consolazione...

Il Figlio                            - Possibile?

La Madre                         - E' un abitudinario, non ama il rischio, detesta l'avventura. Il venerdì non mangia carne, la domenica riposa, il sabato sera lo riserva alle sue effusioni sentimentali. Regolari, ma rapide, grazie al cielo.

Il Figlio                            - Ma com'è che te lo sei sposato, mam­ma? Non avevi di meglio?

La Madre                         - Attraverso un settimanale ho ricevuto un giorno una sua lettera dal fronte. Mi chiedeva assistenza e conforto morale. Così ho accettato di diventare la sua madrina di guerra. L'ho fatto anche per servire in qualche modo la Patria...

Il Padre                            - Cosa stai dicendo, Caterina?

La Madre                         - Gli raccontavo di quando ti ho conosciuto...

Il Padre                            - Bei tempi, eh, Caterina?!

Il Figlio                            - (piano) Ma quando te lo sei visto davanti?

La Madre                         - Mia madre aveva preso informazioni. Diceva che era un marito ideale. Non era bello perciò nessuna donna me l'avrebbe portato via, aveva un impiego sicuro, era metodico, era rispar­miatore, era in prima linea...

Il Figlio                            - Così te lo sei sposato?!

La Madre                         - L'ho fatto anche perché doveva subito ripartire per il fronte. Pochissimi sono tornati del suo reggimento...

Il Figlio                            - Ma lui sì!

La Madre                         - E che ne sapevo io? Tante mie amiche sposandosi con un militare si erano sistemate bene... Pensavo di poter avere anch'io un po' di fortuna. Come vedova di guerra avrei avuto di­ritto alla pensione... forse anche una medaglia... Ed avrei avuto il posto in tribuna alle parate mi­litari, che a me piacciono tanto...

Il Figlio                            - Invece... hai fatto male i tuoi calcoli...

La Madre                         - (forte in un momento di sincerità) Non sono stata fortunata, ecco tutto!

Il Padre                            - Perché dici che non sei stata fortu­nata, Caterina? Cosa ti manca? Cos'è che non ti ho dato?

La Madre                         - Dicevo che non sono stata fortunata a nascere col sangue dolce, perché così le zanzare  mi pizzicano...

Il Padre                            - Fossero vipere sarebbe peggio, no? (Riprende a pescare).

Il Figlio                            - Ma ventitré anni di questa vita, mamma...

La Madre                         - I primi anni sono stati molto duri... ( Poi sei nato tu... E allora sono vissuta per te, sicura che crescendo saresti diventato mio alleato...

Il Figlio                            - Ma non hai mai fatto niente per libe­rarti di lui?

La Madre                         - Ho provato in tanti modi, non lo dico per giustificarmi, ma ho fatto quanto ho potuto. Coi funghi, per esempio. Il cane, povera bestia al primo boccone, stecchito per terra...

Il Padre                            - Di che cosa stai parlando, Caterina?

La Madre                         - Dicevo a Giuseppe che tu vai matto per i funghi...

Il Padre                            - Soprattutto con la salsetta verde.

La Madre                         - (al figlio) Appunto, glieli avevo fatti con la salsetta verde. Lui ha avuto un po' di mal di pancia, ma il giorno dopo stava meglio di prima. Refrattario ai veleni, pare. Allora ho provato col gas. Lui riposava sulla sua poltroncina in tinello. Io ho aperto il gas, chiuso la finestra e sono uscita. Quando sono rientrata, m'è sem­brato di soffocare solo aprendo la porta. Lui aveva solo un po' di mal di testa...

Il Padre                            - Hai mal di testa, Caterina?

La Madre                         - Appena, appena...

Il Padre                            - A me capita di rado, molto di rado. Solo qualche volta, quando mi addormento dopo mangiato.

La Madre                         - (al figlio) Appunto. Ho anche pro­vato col grande quadro della Sacra Famiglia, quello che è appeso sopra il nostro letto matrimoniale. Tu sai quanto pesa solo la cornice... Ho fatto in modo che mentre dormiva ed io ero nell'altra stanza, gli cadesse sulla testa...

Il Padre                            - Parli con me, Caterina?

La Madre                         - No, raccontavo a Giuseppe di quando ti è caduto in testa il quadro della Sacra Famiglia...

Il Padre                            - Un miracolo. Un vero miracolo. Me la sono cavata solo con qualche graffiatura...

La Madre                         - (al figlio) Appunto. L'unico risultato effettivo, l'ho ottenuto quando sono riuscita a farlo scivolare sulle scale, mettendo ad arte, su di un gradino, una buccia di banana. Avrebbe dovuto fracassarsi il cranio... spezzarsi la spina dorsale.,.

Il Figlio                            - Invece?

La Madre                         - Osvaldo? Eh, quella volta che sei caduto per le scale?

Il Padre                            - Mi sono rotta una caviglia. Più che rotta... incrinata. Ma avrebbe potuto succedere ben di peggio. Per fortuna...

La Madre                         - (al figlio) E me lo sono dovuto curare io. Un mese a Ietto.

Il Figlio                            - Non sei una donna fortunata.

La Madre                         - Non sono una donna fortunata.

Il Figlio                            - Ma ti sei limitata a tentativi di scarsa importanza e di dubbio risultato...

La Madre                         - Ho cercato di fare del mio meglio. So che una donna ha a sua disposizione molti mezzi per indurre il marito ad uscire dal suo massiccio letto coniugale per entrare invece in una buona cassa di noce, altrettanto massiccia, ma io sono una donna debole, sentimentale... E ho il cuore troppo tenero.

Il Figlio                            - Ti sei limitata a cercare delle occa­sioni...

La Madre                         - E a crearle...

Il Figlio                            - Con troppe esitazioni...

La Madre                         - Come puoi dire questo? Ho fatto del mio meglio, ma, in fondo, si tratta di mio marito, di tuo padre, dell'uomo che ha diviso con me -sia pure nella banalità e nella noia - ventitré anni di vita coniugale... Con lui non potrei certo essere crudele. E, poi, ho sempre avuto orrore della violenza, della brutalità. Non mi piace veder scor­rere sangue. Per te sarà diverso. Tu sei un uomo... sei forte... a te nulla fa paura...

Il Figlio                            - Sì, in un certo senso...

La Madre                         - Attento, eh? Non è con questo ti spinga a far qualcosa contro tuo padre. Nonostante i tanti difetti, nonostante i torti che ha verso di te, nonostante che ti abbia distrutto l'infanzia e rovinato la giovinezza, dobbiamo riconoscere che siamo una famiglia molto unita. E lui, poveretto, è un buon uomo e ti ha sempre voluto bene. Ricordi quando da piccolo ti prendeva sulle gi­nocchia...?

Il Figlio                            - E mi insegnava a contare...

La Madre                         - E lo faceva con una pazienza da certosino.

Il Figlio                            - Perché voleva che diventassi contabile. Come lui.

La Madre                         - Ma ti ha anche insegnato altre cose...

Il Figlio                            - ...che la nostra vita era la vita più felice che si possa immaginare... che la nostra utilitaria era la migliore del mondo... che io dovevo diventare alto, onesto e contabile come lui... per avere anch'io una casa come la sua, una moglie come la sua, un impiego come il suo, una moralità come la sua, una macchina come la sua e una baracca per pescare come la sua: questa. E io la odio questa baracca.

La Madre                         - Anch'io. Però ti ha fatto diventare alto e forte...

Il Figlio                            - Perché potessi utilizzare i suoi vestiti smessi...

La Madre                         - Ha pianto di consolazione il giorno in cui ti sei diplomato...

Il Figlio                            - E mi ha regalato una calcolatrice elettrica.

La Madre                         - Ti accanisci contro tuo padre, Giu­seppe. Non sta bene.

Il Figlio                            - Cerca di rovinare la mia vita, come ha rovinato la tua, mamma...

La Madre                         - Che abbia rovinato la mia vita, guarda, non me ne importa, perché io ho sempre trovato il modo di avere una silenziosa rivincita su di lui. Ma che mi obblighi, con la scusa che siamo una famiglia unita, a venire ogni domenica qui, con lui, in questa maledetta baracca, a farmi gonfiare la faccia dalle zanzare e ad indolenzirmi di reumatismi, questo proprio non lo posso più sop­portare.

Il Figlio                            - Nemmeno io.

La Madre                         - Perciò bisogna far qualcosa.

Il Figlio                            - Sì, ma che cosa?

La Madre                         - Non lo so.

Il Figlio                            - Tanto per cominciare potremmo in­cendiare la baracca...

La Madre                         - Le ho dato fuoco tre volte io. L'assi­curazione ce l'ha sempre pagata e fatta rifare...

Il Figlio                            - Potremmo distruggerla in qualche al­tro modo...

La Madre                         - Siamo assicurati contro ogni tipo d'incidente...

Il Padre                            - Cosa dici, Caterina?

La Madre                         - Spiegavo a Giuseppe che se in qualche modo venisse distrutta la baracca, l'assicurazione...

Il Padre                            - ... ce la pagherebbe. Io sono previdente: penso a tutto.

Il Figlio                            - (piano) Se il Comune l'espropriasse...

La Madre                         - ...anche in tal caso l'assicurazione provvederebbe a farne costruire un'altra identica a questa in un altro punto del fiume uguale a questo...

Il Figlio                            - Allora?

La Madre                         - Contro questa baracca non si può far nulla. Finché vivrà ci porterà ogni domenica qui, con la pioggia o col sole, a disintossicarci i polmoni...

Il Figlio                            - (esasperato) Ma perché gli piace tanto questo posto?

La Madre                         - Ama stare a contatto con la natura...

Il Figlio                            - Allora facciamo stare lui a contatto con la natura fino alla fine dei suoi giorni...

La Madre                         - Non capisco, Giuseppe, cosa vuoi fare?

Il Figlio                            - (indicando) Lo vedi quell'albero?

La Madre                         - E' un salice.

Il Figlio                            - Piangente.

La Madre                         - Allora?

Il Figlio                            - Leghiamolo lì.

La Madre                         - E poi?

Il Figlio                            - E, poi, noi ce ne andiamo e lo lasciandolo lì legato.

La Madre                         - Fino a quando?

Il Figlio                            - Fino a quando ci resterà... Questo è un posto abbastanza tranquillo, abbastanza soli­tario... Non penso che qualcuno lo disturberà...

La Madre                         - Mi pare che tu abbia avuto un'idea abbastanza carina... Bravo, Giuseppe, bravo!

Il Padre                            - Che c'è, Caterina?

La Madre                         - E' un gran bravo ragazzo nostro fi­glio. Ha delle idee...

Il Padre                            - Cioè, Caterina?

Il Figlio                            - Stiamo inventando un giuoco, papà. Lasciaci finire di idearlo e poi te lo spiegheremo.

La Madre                         - Pesca tranquillo, Osvaldo. (Al figlio) Lo legheremo, ma non gli faremo del male, vero? Si tratta di tuo padre...

Il Figlio                            - Cosa dici, mamma? Nessun male. Per­ché dovremmo fargli del male? A lui piace star qui a guardare il fiume che scorre, le nuvole che si muovono nel cielo, a sentire le foglie che stor­miscono al vento e gli uccellini che cinguettano tra le fronde. Legandolo all'albero noi gli permet­teremo di godere di tutte queste bellezze che lui tanto ama e lo renderemo felice.

La Madre                         - Ma non potrà liberarsi, vero?

Il Figlio                            - Lo legheremo stretto, stretto...

La Madre                         - Ma non per fargli del male...

Il Figlio                            - No, mamma...

La Madre                         - Per renderlo felice...

Il Figlio                            - Certo, per renderlo felice.

La Madre                         - Ne sei proprio sicuro?

Il Figlio                            - Perché non glielo domandi?

La Madre                         - Glielo domando subito: Osvaldo?

Il Padre                            - Che c'è cara?

La Madre                         - Ti piacerebbe passare la vita qui, accanto al fiume a guardare le acque a scorrere e le nuvole a passare?

Il Padre                            - Certo che mi piacerebbe, Caterina. Ma come posso fare? Al lunedì devo andare in ufficio...

La Madre                         - (al figlio) Deve tornare in ufficio al lunedì...

Il Figlio                            - Ma se qualcuno ti costringesse, con­tro la tua volontà a restare qui, fino alla fine dei tuoi giorni... Ti piacerebbe, papà?

Il Padre                            - Certo che mi piacerebbe.

La Madre                         - Ti piacerebbe davvero?

Il Padre                            - Sì, Caterina, mi piacerebbe davvero. Come puoi dubitarlo?

La Madre                         - (al figlio) Allora, visto che è d'accordo anche lui... Ma noi non ci incrimineranno?

Il Figlio                            - E perché dovremmo essere incrimi­nati? Non è che gli facciamo del male. Lo leghia­mo e basta.

La Madre                         - Ma se lui, poi, non volesse essere legato...

Il Figlio                            - Diremmo... che abbiamo scherzato... che avevamo scommesso con lui di legarlo e che poi lui si sarebbe liberato e tornato a casa da solo...

La Madre                         - Ma nel caso in cui lui non tornasse...

Il Figlio                            - Siamo assicurati. Anche lui. Perciò l'assicurazione pagherà...

La Madre                         - Le pensi tutte, tu, Giuseppe...

Il Figlio                            - Non preoccuparti, strada facendo fa­remo il nostro piano...

La Madre                         - E ce ne andremo...

Il Figlio                            - Liberi...

La Madre                         - Soli...

Il Figlio                            - Felici...

La Madre                         - Giuseppe... la corda... ce l'hai?

Il Figlio                            - (prende dalla baracca un pezzo di corda) Eccola.

La Madre                         - Te la sei portata da casa?

Il Figlio                            - No, è quella che serve per legare gli arnesi di pesca di papà...

La Madre                         - Allora sbrighiamoci. Non dobbiamo perdere tempo. Osvaldo? Osvaldo? Giuseppe ha trovato la corda...

Il Padre                            - Che corda? Cosa vuoi farne della corda?

La Madre                         - Lascia fare a Giuseppe e vedrai.

Il Figlio                            - (si avvicina al padre e cominciando a passargli la corda attorno al corpo) Sii gentile, papà, alza le braccia e lascia che ti passi la corda attorno al corpo... sotto le ascelle... così...

La Madre                         - Non stringere troppo, Giuseppe...

Il Figlio                            - Non più del necessario, mamma...

Il Padre                            - Giuseppe, non capisco : perché mi leghi all'albero?

La Madre                         - Non preoccuparti, Osvaldo. Lascia fare a Giuseppe. Dopo, sarai contento anche tu...

Il Padre                            - Cosa sono questi scherzi? E' venuta la voglia di scherzare a voi due... Allora avete inven­tato un giuoco nuovo. Com'è?

La Madre                         - Divertente, vedrai.

Il Padre                            - Eh, non c'è che dire... vivere a contatto con la natura mette addosso il buonumore... fa ridiventare tutti ragazzi...

La Madre                         - I polsi glieli lasci liberi, Giuseppe?

Il Figlio                            - Non preoccuparti, mamma, lascia fare a me...

Il Padre                            - Mi stringe troppo forte, così mi fai male...

Il Figlio                            - Scusa, papà. Impugna bene la canna da pesca...

La Madre                         - Perché? Gli lasci tra le mani la canna da pesca?

Il Figlio                            - Sì, mamma. Così potrà continuare a pescare...

La Madre                         - Oh, che pensiero gentile, Giuseppe. Hai sentito, Osvaldo? Ti lascia anche la canna da pesca, così potrai continuare a pescare... Come ti senti, ora, che sei legato?

Il Padre                            - Non saprei... questa corda mi dà un po' fastidio... Non ho più possibilità di fare alcun movimento... Ma spiegatemi questo giuoco. Per­ché mi avete legato?

La Madre                         - Per renderti felice, Osvaldo.

Il Padre                            - Non capisco...

Il Figlio                            - Così sei legato. Domani non dovrai più andare in ufficio...

La Madre                         - Avrai una buona scusa per restare qui...

Il Figlio                            - Starai qui di giorno, di notte, col sole e colla pioggia. Potrai ammirare l'alba... il tra­monto... goderti il cielo stellato...

La Madre                         - Proprio come piace a te. Starai qui senza pensieri, senza preoccupazioni, senza dover più pensare a tutte le piccole cose che ti rendono la vita pesante e complicata...

Il Figlio                            - Le rate degli elettrodomestici le pa­gheremo noi...

La Madre                         - Le radio e i televisori dei vicini non ti daranno più fastidio...

Il Figlio                            - Non dovrai più partecipare alle riu­nioni del condominio...

Il Padre                            - Non capisco, spiegatevi...

La Madre                         - Non avrai più bollette da pagare...

Il Figlio                            - Né capufficio da riverire...

La Madre                         - Non ti preoccuperai più del dilagare dell'immoralità...

Il Figlio                            - Né degli anni che passano...

La Madre                         - Né dei capelli che imbiancano...

Il Figlio                            - Perché qui tu sarai felice...

La Madre                         - Sarai felice per sempre...

Il Padre                            - (continuando a credere al giuoco) Cer­to, così la vita sarebbe meravigliosa...

La Madre                         - E lo sarà, Osvaldo. Lascia fare a noi...

Il Padre                            - Adesso spiegatevi, per favore...

La Madre                         - Non hai ancora capito?

Il Figlio                            - Ti lasceremo qui.

La Madre                         - Noi ce ne andremo.

Il Padre                            - E volete lasciarmi qui solo?

La Madre                         - Lo facciamo per farti felice, Osvaldo.

Il Padre                            - Ma... e se piove?

La Madre                         - Osvaldo ha ragione. Bisogna lasciare un ombrello a papà, Giuseppe.

Il Figlio                            - (mettendogli sulle spalle un tendone im­permeabile) Meglio un tendone impermeabile. Lo copre meglio.

La Madre                         - Certo, mettiglielo bene, così non si bagnerà...

Il Padre                            - (finalmente realizzando) Ma, allora, non è uno scherzo, non è un giuoco... Voi state facendo sul serio... Cosa vi prende? Siete impaz­ziti? Non vorrete andarvene e lasciarmi qui solo!?

La Madre                         - Starai bene, qui, nessuno ti di­sturberà...

Il Padre                            - Caterina... ti ordino di liberarmi... Giuseppe... liberami da questa corda... Venite qua, dove state andando? Non potete... non potete far questo... Noi siamo una famiglia felice... una fa­miglia molto unita... siamo sempre stati così bene tutti e tre insieme...

Il Figlio                            - A te questo posto piace, è sempre piaciuto. Così potrai starci finché vorrai...

La Madre                         - (al figlio) Saluta tuo padre, Giuseppe...

Il Figlio                            - (si avvicina al padre e lo bacia sulla fronte) Ciao papà...

La Madre                         - (bacia anche lei il marito sulla guancia) Buona fortuna, Osvaldo... Sbrighiamoci, Giuseppe... (col figlio sparisce dietro la baracca mentre)

Il Padre                            - (urla) Non andatevene... Venite qui... Dove volete andare!? Non lasciatemi qui solo.,. Caterina? Giuseppe? (si sente il rumore del mo­tore della macchina e lo scatto dì partenza) Non ve ne andate in macchina... Attenti! Lo sterzo non funziona.. A cento metri c'è una svolta pericolosa con precipizio proprio sul fiume... Ma che cosa diavolo avete in mente? (si sente la macchina al­lontanarsi) Tornate indietro... Non lasciatemi qui.., Slegatemi... Aiuto?... Aiuto?... Ma perché mi hanno legato? (si sente un rumore assordante. Evidente­mente la macchina ha avuto un incidente ed a precipitata da qualche parte) Caterina? Giuseppe? Siete stati voi? Cos'è successo alla macchina? Ve l'avevo detto che lo sterzo non funzionava... Tor­nate indietro, sistemerò tutto io, voi slegatemi, per favore... (Silenzio) Ma cosa faccio io qui, le­gato a quest'albero? Per farmi felice? Ma io non sono felice per niente... La mia felicità è con la mia famiglia... (Urla) La mia felicità è con voi... (Cerca di liberarsi sempre tenendo in pugno la canna da pesca in quanto i polsi sono legati l'uno all'altro) Aiuto! Aiuto!... (In questo momento qual­cosa ha abboccato all'amo. Il pensiero di aver pescato uno storione gli fa momentaneamente di­menticare la sua situazione. Cerca di tirare con tutte le sue forze. Ma non riesce) Accidenti! Che storione! Deve pesare per lo meno una decina di chili... (La lenza continua a resistergli. Tira più forte. La canna tira lui verso l'acqua. Lo sforzo sempre più forte, così forte che la corda che lo lega all'albero si rompe e lui è libero) Oh, final­mente... E quei due matti che se ne sono andati... Quando vedranno lo storione che ho pescato... (Tira con forza e dall'acqua vengono fuori i cada­veri della Madre e del Figlio, abbracciati. Il figlio tiene ancora in mano il volante della macchina) Questa poi... L'avevo detto io che lo sterzo non funzionava... Giuseppe?... Caterina?... Ci siamo riu­niti. Ma ora che faremo? Con tutti i soldi che incasserò dall'assicurazione, non avrò più bisogno di andare a lavorare. Resterò qui, come volevate voi, per farmi felice. E io vi seppellirò qui, in questo posto, che vi piaceva tanto... E resteremo ancora insieme... Nessuno ci separerà più... mai più... mai più!

FINE

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