Una guerra per amore

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Una Guerra Per Amore

Vi è una violenza da cui non possiamo difenderci

Commedia in due atti di Alberto Ticconi

Alberto Ticconi 101752

Depositata l’1.12.1994

N° 816463A

Personaggi

ABELARDO - (TRICLIVIO) - Giovane studente

POLICANTRO - Padre di Abelardo

RESTEA - La madre

MISOTRILPO - Il nonno

PRIMO INFERMIERE (ELISEO)

SECONDO INFERMIERE (VENTOSA)

MATILDE - (ENRICA, LEONA, GUGLIELMA) - Fidanzata e moglie di Abelardo

ELISEO - Padre di Matilde

VENTOSA - Madre di Matilde

Una guerra per amore

ATTO PRIMO

Scena prima

Salotto; è quasi mattino. I mobili sono disposti un pò a caso. Tendaggi ovunque.

Sulla sinistra un tavolo con sedie, ed in fondo a destra un lungo divano con davanti un

mobiletto portaoggetti. Una breve scala sulla destra introduce alla zona notte attraverso

una porta. Un frigorifero bene in vista è accanto alla scala.

La finestra, sulla scala, lascia filtrare della luce dal vetro opaco.

Il lampadario è ricoperto da un drappo bianco sporco a forma di piovra. Ci sono quadri

con immagini sbiadite, e un grosso mobile a un angolo, sulla sinistra.

Domina su tutto un senso di vuoto; una penombra greve e silenziosa.

Appena si apre il sipario, in una scena nell'assoluto silenzio, un forte rumore di oggetti

caduti a terra, violentemente, farà trasalire il pubblico. Un imprecazione, ma subito

soffocata.

Sulla rampa di scale si spalanca con lentezza una porta e vi penetra, piano, una figura

avvolta in un lenzuolo, curva, goffa e guardinga. La sua sagoma è illuminata

posteriormente da una luce azzurrognola, la quale proviene dall'uscio spalancato.

Il "fantasma" si avvicina al frigorifero, lo apre, e si volta spesso, per assicurarsi che non ci

sia nessuno in giro. E' sul punto di prendere qualcosa, ma poi un rumore lo spaventa, così

chiude velocemente lo sportello e si nasconde. Nessuno. Sistema per bene il suo

abbigliamento ma, a un tratto, decide di toglierselo. E' un uomo anziano, gracile, ma

rapido nei gesti. Il tempo ha ingiallito più che sbiancato i suoi capelli. E' teso, ossessionato,

bizzarro. Di colpo, come se prendesse corpo un pensiero celato e indefinibile, esplode:

MISOTRILPO - Sono convinto che se c'è qualcuno che ha le idee chiare! Ebbene, quello sono io! In barba e in qualche altra cosa di chi non mi crede. Ho capito tutto! (Riflette... si attenua il suo entusiasmo; deluso di se riversa le colpe sulle cose, sui fatti, sul mondo) Ma tutto che? Che mucca di una mucca c'è da capire? Io ho capito, si! E come no?!?! E volete che non abbia capito? Ho perfettamente capito… che non c'è niente, assolutamente niente da capire! (Comincia a tormentarsi) E già! Ma per capire questo, volendo o non volendo, vi ho impiegato una vita!!! E adesso sono tanto e tanto nervoso.

Basta!! Queste sono sciocchezze! E per oggi pure le sciocchezze mi hanno stufato. Vorrei parlare chiaro. Vorrei dire le cose quali sono! E quali sono? Come sono? Dove sono?? Devo essere confuso! Oppure ottuso!? Lo sono? Lo sono?

(Il nuovo interrogativo sconvolge quei pochi meccanismi di autocontrollo che ancora possiede)

NNOOOOO!!! NUAUOOOOO!!! IAUAAUAAOOOOOUUUU!!! Fermatemi il cervello! Sta sparando! Sta esplodendo. Fermati cervello! Non innescarti, ora, mortale scoppio dirompente. (Inizia una danza beffarda) E non lasciatemi le briglia sciolte. Acchiappatemi! Acchiappate questo uomo e fermatelo. Fermatemi il cervello, perché mi sta suggerendo bagordi, gente! Di spargermi di odorosità e di farmi ventimila elettroshock alla fragola! SPIRIUAUA!! UAUA!!!! YEEEEE!!!!!

Entrano in scena Abelardo e Restea; accendono la luce.

Abelardo, un ragazzo sui ventiquattro anni, alto un metro e novanta e pesante intorno ai cento chili, è elegantissimo, aggraziato, anche troppo. Restea è appariscente e sciatta, con qualche spruzzo di eccentricità. Abelardo si interessa superficialmente alle cose che lo circondano. Restea è artificiosamente calma.

ABELARDO - Nonno, rientra in te!

RESTEA - Papà, per favore, rientra in te.

MISOTRILPO - Voi due... impicciatevi dei fatti vostri!

ABELARDO - Rientra.

MISOTRILPO - No!

RESTEA - Però...

MISOTRILPO - Ma che però? Che però??

RESTEA - Basta concentrarsi...

MISOTRILPO - AHHHH!! AH! Tu certo hai dato il buon esempio.

RESTEA - Io?

MISOTRILPO - E guarda che cosa hai tirato fuori dalla tua concentrazione!

ABELARDO - Bèh!??

MISOTRILPO - Bèh a tuo nonno non lo dice nemmeno quel merluzzo di tuo padre. (preso da eccessiva ira cerca di aggredire Abelardo; si interpone Restea)

RESTEA - (Al padre) Queste sono cose che non si fanno!

MISOTRILPO - La moglie del merluzzo ha parlato!

ABELARDO - Quando viene glielo dico.

MISOTRILPO - Al merluzzo?

ABELARDO - Si?!? A ma!!? (Restea da al tono della sua voce calma e musicalità, Abelardo scopre il lenzuolo del nonno).

RESTEA - Papà, più dici cattiverìe e più… e più ti si schiaccia il cervello, ecco! Quelle, le cattiverìe…

ABELARDO - He He!! E già!

RESTEA - …sai che fanno?

ABELARDO - Ehhh!! Già!!

MISOTRILPO - Un altro "eh.. Già" e gli sotterro il ... il gallo!

RESTEA - Quelle che si sparano dietro la schiena, che escono a forza perché uno non riesce a controllarle. E che sono letame per una persona intelligente e civile.

MISOTRILPO - Io con il letame ti ci laverei la bocca! Che fanno?

ABELARDO - Domandagli quale gallo mi sotterra. (Restea è sorpresa)

MISOTRILPO - Lascia perdere quel pennuto di tuo figlio! Queste cattiverìe che sbottano!?

RESTEA - Mio figlio è un pennuto?

ABELARDO - Chiedigli del gallo.

MISOTRILPO - Tra un gallo ed un pennuto...

ABELARDO - Sotto quale senso dici gallo?

RESTEA - Ma da dove è uscito questo gallo?

MISOTRILPO - E lo domandi a me?

RESTEA - Perché è un gallo mio figlio?

MISOTRILPO -NOO!! SIII! E guardalo. Guardalo! Sempre incravattato. Sempre stirato, lucido e colorato. Gli manca solo la cresta e gli speroni ai piedi!

ABELARDO - A maaaaa? Mi sotterra il gallo?!?!

MISOTRILPO - Ma pure lui sotterro. Duecento metri sotto.

RESTEA - E' mio figlio!?

ABELARDO - E non ho il gallo.

Entra silenziosamente Policantro.

MISOTRILPO - AAAHHHHH!! Hai visto? L'ho sempre detto che gli mancava qualcosa! Sempre l'ho detto. Sempre!!!

ABELARDO - Se a me manca il gallo a lui l'intero pollaio!

MISOTRILPO - A chi??? Tiè!!!? (Abelardo si scosta velocemente e la mano di Misotrilpo, con l'indice ed il mignolo bene in evidenza, oscilla ora beffardamente davanti alla faccia stravolta di Policantro. Attimi di tensione).

RESTEA - Policantro?!? per amor del cielo non ti arrabbiare.

ABELARDO - Arrabbiati, papà! Chiunque si arrabbierebbe al tuo posto!

RESTEA – (con disperazione) No!!! che poi diventi brutto.

MISOTRILPO - E allora è già arrabbiatissimo!

ABELARDO - Papà', al tuo posto chi non si arrabbia è perduto.

MISOTRILPO - Ha parlato lo scemo.

POLICANTRO - Basta!! M'avete stufato!!!

RESTEA - (Disperata) Adesso voi l'avete stufato... Voi l’avete stufato… ed io lo devo sopportare.

POLICANTRO - Mi... Mi sono stufato. Mi sono stufato!

MISOTRILPO - E no!! Ti abbiamo stufato noi o ti sei stufato da solo?

RESTEA - Ma che dici papà???

MISOTRILPO - Qua bisogna essere chiari!!

ABELARDO - Sta parlando Biancaneve. Ma che importanza ha se si è stufato da solo o l'abbiamo stufato noi?

MISOTRILPO - Sempre brutto è!

POLICANTRO - Mi avete... Mi sono... Si è stufato!

MISOTRILPO - Chi?

POLICANTRO - C'è uno stufamento!

RESTEA - Dove??

POLICANTRO - Si stufò!!!

ABELARDO - Quando??

POLICANTRO - N'ate quando, n'ate dove e n'ate chi, e me facce piglia pazze!!!

ABELARDO - S'è arrabbiato, finalmente!

MISOTRILPO - Lo scemo!!!

ABELARDO - Papà deve far valere i suoi diritti.

RESTEA - E non può farlo senza arrabbiarsi?

ABELARDO - Papà se non si arrabbia non s'ha comunicare.

ABELARDO - E non è certo colpa mia!? Ora vi illumino.

MISOTRILPO - E' arrivato! In ginocchio, immediatamente! Una persona normale si sarebbe accontentato di dire: "Ora vi spiego". Lui no! Lui si deve vestire di panni messianici. Ci dà l'illuminazione!? Lo scemo!

POLICANTRO - Ma lascialo parlare ò Guaglione.

RESTEA - Il ragazzo si deve esprimere.

POLICANTRO - EHHH!!! O' Guaglione s'hanna spremere.

RESTEA - Spremere? Policantro, esprimere!

MISOTRILPO – Eh! eh! Quello o si esprime o si spreme fa sempre lo stesso rumore.

POLICANTRO - E che rumore è?

MISOTRILPO - E io che ne so!? Mica vorrai che mi metta a studiare le sue spremute? Che gente!!

POLICANTRO - Mi dispiace per te figlio mio! Le tue spremute non gli piaciono! Ma mica è grave! Nooo!! (di nuovo a Misotrilpo) Ne sei proprio certo? Pò guaglione. Chillo non è che sa’ fa’ tanti cose.

MISOTRILPO - Nooo?

POLICANTRO - E s'encazza! Ma chiane chiane fussi nu’ poco invidioso delle spremute di mio figlio?

RESTEA - Ma che schifo!

POLICANTRO - No! E' che qua so’ tutti invidiosi! Pure de na’ semplice spremuta. (rivolto a Abelardo) A che è, all'ananasse?

ABELARDO - 'A papà!!??

POLICANTRO - UHHHHEEEEE!!!!? Papà pe' te le fa stì cose. Siente, siente a papà. (Padre e figlio si seggono vicini) Jatevenne!!! Io e mio figlio abbiamo da parlare. Ti piace èh? Ti piace quando papà tuo ti da’ i consigli della sapienza!!?

ABELARDO - (un poco ironico) Si!!? Si papà, si!!

POLICANTRO - No le spremute che ti fa’ fare tua madre.

ABELARDO - Ma quale spremute?

POLICANTRO - Come "quali spremute"? "Questo ragazzo si deve spremere" e che l'ho detto io? Ma hai ragione: la mamma è mamma. Allora di che cosa vogliamo parlare?

ABELARDO - E dì tu papà. (leggermente seccato)

POLICANTRO - Della vendita degli scarrafoni sott'olio?

ABELARDO - Non sono redditizi!

POLICANTRO - Ed hai ragione. Quando il fatto non da il reddito... E che ne parliamo a fare!!? Bravo! Bravo!! Si nu’ brave vaglione. (Restea è quasi indifferente, Misotrilpo soffre) E di che parlamme? Dell'inflazione??

ABELARDO - Ne sento parlare tutto il santo giorno.

POLICANTRO - Ahh!! Già!! Tu vai all'università dei commercianti.

ABELARDO - E' una disciplina scientifica. Una scienza!!

POLICANTRO – (scioccato) Ma quale scienza? (arrabbiato)T'avarria mannate a ghiettà tiempe e denare per una qualsiasi scienza? E' una morale! Una metafisica. Una religione! E tale deve restare.

ABELARDO - (Dopo attimi di assestamento)Qua non ci piove.

RESTEA - (Guardando il soffitto)Qua non c'è mai piovuto!!??

POLICANTRO - Non disturbate la lezione.

MISOTRILPO - Il docente.

POLICANTRO - E allora di che cosa dobbiamo parlare?

ABELARDO - Della materia "tua", papà! (Policantro è leggermente frastornato, Misotrilpo ne gioisce)

POLICANTRO - Eeeeeee!!! Ma qual'è stà materia? SSSTT!! (Guarda con sfida Misotrilpo)Tante ne tengo di materie mie.

MISOTRILPO - Ovvero: "Come raggirare il prossimo per fregargli la borsa."

POLICANTRO - Ehh!! E come no!? Io songo nu’ maestro 'ncoppa a stà materia! Cosa?

MISOTRILPO - Non mi sono spiegato bene?

POLICANTRO - Tu non ti spieghi bene????

ABELARDO - Nonno, per favore! Non offendere babbo. Ora te la dico io qual'è la materia tua. "Come contraffare in modo ottimale e permanente la contrattualità socio-formale per il solo utile personale al di la della povera massa".

MISOTRILPO – Ma… non è la stessa cosa?

POLICANTRO – Non contraddire mio figlio! Ecco; adesso ho capito qual'è la materia mia!

ABELARDO - Bene. E allora inizia papà.

POLICANTRO - Io????

ABELARDO - E inizia papà. (Misotrilpo continua a soffrire enormemente)

MISOTRILPO - E inizia papà. Quanto sono scemi tutti e due.

POLICANTRO - Io inizio. Statte attiente.

MISOTRILPO - Quello è uno più scemo dell'altro.

ABELARDO - E dai papà, inizia!

MISOTRILPO - E dai papà inizia. Padre e figlio fatti della stessa sostanza: la scemenza.

POLICANTRO - (Portandosi le mani alla bocca)Sto’ per iniziare, stat'attiente!!

MISOTRILPO - Quello è così... e tu te lo sei sposato.

RESTEA - Smettila!

MISOTRILPO - (esplodendo)Io mi sono stancato di dire che sono scemi. Io li ammazzo.

RESTEA - Papà!!?

POLICANTRO - (Dando ancora qualche occhiata a Misotrilpo)Io comincio allora?!!! Comincio? Io comincio!

RESTEA - Policantro non tenere in tensione Abelardo!

POLICANTRO - Io inizio. "Per fare un affare, in modo che il Quirinale e la permanente, -Mahh??!- contrattualizzando con il cacio cavallo, per un utile... - Stò andando bene?- Per un utile funzionale, ma stavota dint'a' tazza."

ABELARDO - Papà, non ho capito che cosa hai detto?

POLICANTRO - Come? Quello che hai detto tu.

ABELARDO - Io avrei detto tutte queste sciocchezze?

RESTEA - (Si alza di scatto)Adesso basta! Tu non devi mancare troppo di rispetto a tuo padre. Non devi credere in tutto quello che egli dice, forse a niente! Però… però mancargli troppo di rispetto non è… non è bello! E nemmeno carino!

ABELARDO - E come si fa'?

RESTEA - Il compromesso lo devi trovare tu! Ma non puoi negare che anche grazie a tuo padre ora sei quello che sei. Lui ha inguaiato un sacco di brave persone per te. Per farti studiare e vestire bene. Il povero diavolo non poteva fare diversamente. Inoltre egli credeva che suo figlio sarebbe stato almeno un ragazzo sveglio; fosse diventato, cioè, uno importante. In fondo non sei l'ultimo, ma il primo certo no!

MISOTRILPO - Sei scemo a metà!

RESTEA - Papà?!

MISOTRILPO - Spiegavo il pensiero.

RESTEA - Tutti ha rovinato per far emergere te.

ABELARDO - Caritatevole.

RESTEA - Non dare ascolto a tuo nonno. Mio marito era un bell'uomo; intelligente, raffinato. Ha rovinato... e si è rovinato. Così, giorno per giorno, me lo sono visto trasformare sotto gli occhi. Tanto che ora fa’ enormemente schifo!

MISOTRILPO - E questo è vero!

RESTEA - Era un fiordaliso.

MISOTRILPO - Questo non è vero! Quello ha fatto sempre "enormemente" schifo!

POLICANTRO - Tu n'hai tirà tropp'à capezza!!!

RESTEA - Era un figurino. Un vero uomo!

POLICANTRO - "Chi di spada ferisce di spada..." 'Hame capite! I solite scemenze.

MISOTRILPO - (Ora Misotrilpo è più sicuro di se, Restea ha lavorato come al solito, senza accorgesene, per la sconfitta del marito) Ma com'è? Sei ridotto a un cesso e ancora parli!!? Sei una cosa che fa rivoltare lo stomaco e ancora apri bocca.

POLICANTRO – Mo’ me va ò sanghe all'uocchie!

MISOTRILPO - Solo quello ti manca.

POLICANTRO - Me scuorde cà so’ n'ome e muozzeche n'cape a cacchèrune!

RESTEA - (disperata)Ora dimentica anche di essere uomo!!!?

POLICANTRO - Ancuminciasse à te!

RESTEA - E con quella lingua quante ne dice. Era una lingua fine. Come un capello.

MISOTRILPO - Da vomitarci anche gli occhi!

ABELARDO – Che cosa?

MISOTRILPO - Uno che parla con un capello al posto della lingua, ... che si muove in continuazione.

RESTEA - Dicevo che, da una cosa finissima, è diventata... E' diventata...

ABELARDO - Una barca di escrementi!

POLICANTRO - (Al colpo della sua ira)Ma iatevenne dind' 'o'pertuso do' cesso. Mo’ me so’ 'ncazzate ò bì! Me so 'ncazzate!!! E se n'à smettete o muorte ce facce scì! O morte! (alla moglie) Incomincio con questa bistecca arrizzate; (al suocero)continuo con quella ricotta affumicata, e posso finire cò te, stu’ salame 'ncravattate.

MISOTRILPO - Ecco il cenone di fine anno.

ABELARDO - Manca l'antipasto.

RESTEA - Io preparerò una bella torta al cocomero...

POLICANTRO - U' cocomero che tiene au' poste e’ a’ capu. Chigli te stanno a sfotte.

RESTEA - A me?!!

ABELARDO - Mamma, non è vero! E’ a te che stanno sfottendo papà.

POLICANTRO - Stà tirate 'e catena da d'è sciuta?? (avanzando verso il figlio)Ma piènze de potè aggiudicà da nu’ momento a n'atu? (Abelardo cerca di conservare un atteggiamento d'impassibilità). Tu?! Tu n'hai capito mai niente! A ogni cosa: Papà!! Papà!!! Che vu’ dicere? Ma che buò capì??? Niente! E vuie? Che v'agge mai fatte mancà caccosa?

MISOTRILPO - E chi lo nega!!! Ma il modo?

POLICANTRO - Aggio 'mbrugliato? L'ho saputo fare. E voi, pur sapendo, continuate a magnà. A "buonanema"!? Da quanto tiempe va ricenne ca cà trà merluzze e calamare, truffatori e grassatori non c'è più posto per la sua integrità! E lu pozzeno accite, stà sempre cà!!!? Non parla mò a buonanima?

RESTEA - Policantro!?!!

POLICANTRO - Zitta! Quetete, ammucchete. Anzi vatt'à cuccà! "Policantro non lo provocare a mio padre. "Policantro quello è vecchio. Tiene o' core fraggile." Chillo lu stà rumpenno a me o' core. E pure o...

RESTEA - Policantro!!'

POLICANTRO - Policantro parla! M'aggia sfogà. Se no v'accito. E la mia cara buonanima, per mio merito, potrà farlo sul serio il fantasma.

RESTEA - Ma quello un difetto ha.

POLICANTRO - Ogni notte si deve travestire da fantasma? E m'hanna mettere paura? Io, di notte, m'aggia iavozà à forza pe’ ì a fa’ i fatti mieie, così l'ata sera, alle undici e cinquantotto, sono sceso al piano giorno per andare al bagno. Ho guardato per bene: so’ stato attiente; "n'azzefolava nà mosca". Ho pensato fra me e me:"Vuoi vedere che stanotte quella sartania ha deciso di dormire?"

MISOTRILPO - Io sarei una sartania?

POLICANTRO - Non mi sembrava vero. Chiane, - ma chiane, hè!? - mi sono avvicinato al bagno. Ho aperto la porta, lentamente. Ripeto: "non' azzefolava una mosca!" Spingo un altro poco..... Maronna! Maronna mia! La’ stava! Schiaffato 'ncopa a' tazza a legge o' quotidiano.

MISOTRILPO - Allucinazioni! (rivolto alla figlia)Allucinazioni!

POLICANTRO – Nu’ fantasma imbarazzate. E che si aggiorna anche.

RESTEA - Policantro! Quello un...

POLICANTRO - Un difetto ha! Ma ì n'ate ce ne facesse venì de difetto, o’ bì!

MISOTRILPO - (valutando la discussione ormai pericolosissima)A Misotrilpo il grande nessuno può dare e nessuno può togliere.

POLICANTRO - E siente na’ cosa.

MISOTRILPO - Misotrilpo sente e vede quando gli pare e piace.

POLICANTRO - Ma stamm’a’ sentì!

MISOTRILPO - Misotrilpo, fa’ e non fa’, va e non va come vuole e quando vuole!

POLICANTRO - Ma siente! Nu’ sta’ a scassà o'...

MISOTRILPO - Misotrilpo scassa e non scassa, tutto quello che vuole, e a chi vuole.

POLICANTRO - A soreta!

MISOTRILPO - (Misotrilpo inorridisce)Misotrilpo... non raccoglie la sconcezza, e dice: Mirolò, mirolò, mirolò. Tieni questo cuore e guardalo con il bianco degli occhi. Mirolò, mirolò, miritè! e le guance ti dicono pischè! Mirolò, stratistò, musità. Una ghianda, cento funghi... un baccalà! La minestra eccola qua. Un verme a strisce gialle; un buccone corazzato ed un satiro incazzato. Mi sovien l'eterno e le morte stagioni, e le foglie antiche. Così il cuculo rivendica i suoi diritti, per essere scambiato da qualche sordo e cieco, con il merlo qua vicino.

RESTEA - Non fermatelo! Quale forma meravigliosa! Quale poesia. Per favore, lasciatelo esprimere. Ecco, lasciatelo esprimere!

POLICANTRO - EHHH! Non lo disturbate!! Pure isse s'hanna spremere! O' vero, o nonnò? (Pausa)A bonanima?! (quasi piagnucolando)Io voglio sapere solo se il fantasma (rivolto a Misotrilpo)può concedere quattro chiacchiere a un comunissimo uomo ancora in vita?

MISOTRILPO - Esci per strada e al primo che incontri rivolgi la parola.

POLICANTRO - Fosse o’ cielo! Io appena mi avvicino a' cacche piezz' e' fetente sento dentro di me cà isse, dint' a isse sta’ pensanne: "Chiste mo’ me vo’ fa’ fesso o bì!!"

MISOTRILPO - Hanno cominciato a capire.

POLICANTRO – A si!? Allora tu ancora n'hai capite niente? E se no come si spiega ca staie sempre cà a magnà e beve?

MISOTRILPO - Quante volte lo devo dire che i fantasmi né mangiano e né bevono.

POLICANTRO - E che ce fa’ nu’ fantasma int'ò cesso, e con tanto di quotidiano spampanato?

RESTEA - Policantro, a proposito, il primo cittadino ti ha concesso quei favori?

POLICANTRO - Solo uno.

RESTEA - Quale?

POLICANTRO - L'uneche ca non te riguarda.

RESTEA - (rivolta a Abelardo)Se ci fossi andato tu, con la tua cultura, il tuo parlar forbito, tutti te li avrebbe concessi. Tutti! Col sangue ti ho fatto studiare. Vent'anni per farti esprimere.

POLICANTRO - E ieva nu’ puoco tuosto su’ cristiane?! (Restea è esterrefatta)Certo che per vent'anni... In genere si soffre. Invece lui sempre co’ ‘a cravattozza, ‘a giacchetta e ‘u pantalone do' colore soio. E ci sarà andato il nonno al posto suo. Così ora si capisce il continuo stare "in azione". Si "esprimeva" anche per il nipote. Ma guarda il fenomeno della natura. Ed ecco finalmente spiegato il travestimento: un giorno da fantasma e un giorno da ricotta affumicata. E sì! Perché, intelligentemente, vedendo tutto sto’ traffico 'ncoppa a sta’ tazza, "qualcuno" poteva pure domandarsi: Ma quanta robba se magna dint'a casa mia stu’ disgraziatù?

RESTEA - Sei sempre così triviale. (rivolgendosi a Abelardo) Tieni! E guai a te se sbagli. (gli mette tra le mani un gomitolo con dei ferri e cominciano entrambi a lavorare febbrilmente)

POLICANTRO - Spiegami sta’ storia del fantasma. Tu che cosa ci'hai a che fare?

MISOTRILPO - La questione é... (imbarazzato)E' una questione delicata.

POLICANTRO - E' una questione delicata, eh? (Mangia)

MISOTRILPO - E' una questione molto delicata!

POLICANTRO - Abbiamo capito!

MISOTRILPO - Dunque. Ho potuto scoprire in me...

POLICANTRO - Quando?

MISOTRILPO - Che cosa?

POLICANTRO – Sta’ scoperta. Questa scoperta… quando l'hai fatta?

MISOTRILPO - La scoperta di che?

POLICANTRO - Uhè!!! Questo tra quello che fa’ e quello che è non ha differenze.

MISOTRILPO - Insomma, dicevo, ho potuto scoprire in me...

POLICANTRO - E quando è avvenuto nun se pò sapè...?

MISOTRILPO - Tempo fa, tempo fa è avvenuto.

POLICANTRO - Adesso si. Io non riesco nemmeno a digerire se non so come, quando e perché. (Misotrilpo allunga una mano su una mela nel portafrutta sul tavolo, Policantro pianta un coltello sul tavolo davanti alla mano dei Misotrilpo)Lassa perde!

MISOTRILPO - Una strada!

POLICANTRO - Che cosa?? (Si volta in giro)

MISOTRILPO - Una strada… Una strada capace di portarmi lontano... (Pausa)O almeno da qualche parte. E allora ho voluto scoprire dove mi potesse portare.

POLICANTRO - Dint'ò cesso? (Misotrilpo si contorce)E là ti ho trovato!

MISOTRILPO - Non diciamoci fesserie.

POLICANTRO - Neee! Io t'agge visto chiare chiare: tu stave...

MISOTRILPO - Ma non ridiciamoci fesserie!

POLICANTRO - E che cosa ci dobbiamo dire?

MISOTRILPO - (Come in estasi)Cose bellissime. Siii! Cose bellissime. Cose piene di patos. Nooo!

POLICANTRO - Eh??

MISOTRILPO - Di denso ludibrio.

POLICANTRO - Hanna esse pè forza denso?

MISOTRILPO - Che cosa?

POLICANTRO - Il lombriculo!

MISOTRILPO - E che cos'è?

POLICANTRO - Quell'animale!?

MISOTRILPO - Quale animale?

POLICANTRO - Non è un animale!?

MISOTRILPO - Ma di che cosa stiamo parlando?

POLICANTRO - Quell'animale! Il lombriculo?! (cerca con gesti di farsi capire)Vive sotto terra, e dicono che se la mangia pure. Io però non l'ho mai visto.

MISOTRILPO - Il lombrico?!

POLICANTRO - Stavi parlando di un altro animale?

MISOTRILPO - (ancora con indecisione, poi con forza)E la spada della derisione affondando nelle nostre vite farà emergere crepitante...

POLICANTRO - Il Lombriculo!!?

MISOTRILPO – Nooo!... Il duro alito del cuore.

POLICANTRO - Emerge?

MISOTRILPO - E se non emergesse… (con ironia) sospetterei qualcosa di ambiguo.

POLICANTRO - O' vero?

MISOTRILPO - Mi sono accorto di essere portato lontano. Ed io ho il coraggio, perché bisogna proprio averlo, il coraggio di dire chi si è e quello che si è.

POLICANTRO - Io sono un...

MISOTRILPO - Un porco! Questo mi sono detto. E sono contento. Perché ho avuto il coraggio di farlo. Io mi sono accorto, veramente, che ero portato lontano. Lontano. Ed emerge, crepitante e duro, il duro alito del duro cuore.

POLICANTRO - Ma non era il lombriculo?

MISOTRILPO - No!! Deve emergere il triviale grido dell'animale assetato di sesso! Affinché il duro alito, collegato con il duro cuore...

POLICANTRO - Per duro alito tu vuò dicere alito puzzolente?! Qua ci dobbiamo capire.

MISOTRILPO - ..ed emergendo duramente, ottenga per noi, semplici e miseri allocchi, condoni ed amnistie!

POLICANTRO - Guarda un alito puzzolente quante belle cose.....?? Tu me stai dicenne qualcosa, (si commuove) in buona fede, ne sono sicuro. Ma n'agge capite che?!!! (piange)

MISOTRILPO - E si! Perché se viene risparmiato esso, il trivialissimo animale, dalla lama taglientissima della giustizia, ancor più noi, miseri allocchi, dovremmo essere degni di perdono. No?? Siii!

POLICANTRO – Si! No!! Come no!? Ma questo che ce trase?

MISOTRILPO - (in faccia a Policantro) Non sono forse lo specchio di me stesso? Ma sono anche lo spettro di me stesso, nell'istante in cui desidero essere qualcosa al di fuori di me e mi accorgo, muorendo immediatamente...

POLICANTRO - N'ata vota!?

MISOTRILPO - ...di essere ancora in me, e di essere completamente diverso da come vorrei.

POLICANTRO - (piange) Come è o’ vero!

MISOTRILPO - Ma hai capito qualcosa, fino a ora?

POLICANTRO – No… Si!! Non lo so!

MISOTRILPO - Vorrei addirittura, a volte, sogghignare vergognosamente e mosciamente, per somigliarti.

POLICANTRO - E' bbuono?

MISOTRILPO - E' una schifezza! (Policantro fa una cattiva espressione)Non riesco nemmeno in questo. Sono un fallito.

POLICANTRO - E non fare così. Ti darò delle lezioni private. Ma non fare così; me fai chiagnere.

MISOTRILPO - Non me ne frega niente: del mondo e del Verdicchio, dell'asino e del cammello… Io non userò mai un rasoio elettrico.

POLICANTRO - Pure a me. Nun'è che me piace stu’...

MISOTRILPO - Lo vedi questo naso? (Policantro ha attimi di confusione)Lo vedi?

POLICANTRO - E come non o’ vedo.

MISOTRILPO - Hai visto che naso?

POLICANTRO - Pure io, ringraziando il cielo, non mi posso lamentare.

MISOTRILPO - Non è un naso! Nessuno mi dice mai la verità.

POLICANTRO - Il mio è ‘o veramente naso.

MISOTRILPO - Hai visto che naso!? Hai visto!!!? L'hai visto!! Lo vedi?

POLICANTRO - (un poco arrabbiato)Ma che tiene sta’ schifezza e’ naso?

MISOTRILPO - Una bazzecoletta, una spruzzata di fastidio. Un leggero anche se spregiudicato raffreddorencello. Ma, e questo è vero, è sempre un fastidio fastidioso.

POLICANTRO - Si può curare. Io conosco un chirurgo...

MISOTRILPO - Qua ci dobbiamo impicciare dei fatti nostri.

POLICANTRO - E' vero! Ma stu’ naso e sta’ spruzzatina continua, dint'à casa mia...

MISOTRILPO - Lo riconosco: è un fastidio fastidioso.

POLICANTRO - Ma siente na’ cosa! E adesso devi ascoltarmi.

MISOTRILPO - Misotrilpo ascolta e sente soltanto se acconsente.

POLICANTRO - Non tergiversiamo.

MISOTRILPO - Misotrilpo lo sa fare, e, se vuole, lo fa!

POLICANTRO – Ma che cosa?

MISOTRILPO – Tergiversare. Misotrilpo, se vuole, tergiversa.

POLICANTRO - Ma Misotrilpo sa pure rompere o’...

RESTEA - Policantro?

POLICANTRO - I' vulesse sulu sapè pecché nun se pò parlà mai seriamente co’ patete.

RESTEA - Non dar fastidio a quel vecchio: lotta ormai solo per abitudine. Apriti un pò alla pietà verso il prossimo.

POLICANTRO - Una domanda gli ho fatto!!?? Stà facci 'nsallanuta. non solo mi risponde male, o non mi risponde, o tira fuori il lombriculo!

RESTEA - Che cosa farebbe mio padre?

POLICANTRO – Adesso tergiversa anche… Poco fa’ si è messo a parlare di un lombriculo.

MISOTRILPO - Di un lombrico, vuole dire lombrico. E poi non è vero!

RESTEA - AHH.!!! A si!? Policantro io conosco mio padre. Non ha mai parlato di lombrichi in vita sua.

POLICANTRO - E si vede che me lo sono sognato. Di bello e buono mi metto a sognare lombriculi Ma mica lombriculi normali, NOOOO! Chigli hanna esse, densi assai! e insieme a cuori tuoste e a "aliti puzzolenti" hanna emergere a forza; dint'à casa mia!?

RESTEA - E poi lo sai perché mio padre fa così? Lo sai?... Lo sai! Lo sai!!

ABELARDO - Non lo sa.

POLICANTRO - Ohi piezze e' sceme!!??

RESTEA - Per sfuggirti. Perché tu sei mortale. Sei un cobra, una vipera... (alle mostruose espressioni del marito reagisce cambiando il tiro) Un cinghiale... un mulo, un asinello... Un falchetto. Una capinera, "un pesciolino rosso... un vermetto di torba; piccolo, piccolo, piccolo".

MISOTRILPO - Un virus!? Un virus! Ecco cos'è stato. (Rivolgendosi con violenza e risentimento verso Policantro)Tu sei stato! Sono sicuro. Sei venuto a abitare dentro questo mio naso.

POLICANTRO - Io?

RESTEA - Papà????

MISOTRILPO - Non mi sbaglio, io! Non mi sbaglio mai!!

ABELARDO - Papà???

MISOTRILPO - Hai fatto quello che dovevi fare...

POLICANTRO - UUEEEHHHH!! Ma tu si sceme? Dint'ò nase toie?

MISOTRILPO - E mi hai infettato.

ABELARDO - Questo fanno i virus.

POLICANTRO - Ma tu ti stai sbagliando!

MISOTRILPO -(Con piglio autoritario)Guardami il naso. Guardami il naso!!

POLICANTRO - Chisto ò veramente pazze è sciute!

MISOTRILPO - Guardami il naso. Vedi?

POLICANTRO - Lo vedo! L o v e d o!!!

MISOTRILPO - Guarda bene! Guarda!

POLICANTRO - Ma c'hama fa’ cò stu’ cazze e’ nase?

MISOTRILPO - Questo è il mio naso.

RESTEA - E guardagli il naso a quel povero vecchio.

ABELARDO - Dai papà, che ci rimetti.

POLICANTRO - La tessitura come procede?

MISOTRILPO - Lo vedi? Guardami il naso!

POLICANTRO - La devi smettere!

MISOTRILPO - Guarda! Guarda bene!

POLICANTRO – Le’ a’ fernì!

MISOTRILPO - EH, EH! Guarda meglio.

POLICANTRO - Te scasso a’ cocozza.

RESTEA - Policantro!??

POLICANTRO - E vieni a guardà tu? Vieni, vieni!

MISOTRILPO - (quasi spicca un salto dalla gioia)In due? Due stupidi che guardano contemporaneamente, contemporaneamente, il mio naso? Meglio ancora! Guardatemi il naso. Guardatemi il naso.

RESTEA - Noi ci ritiriamo nelle nostre stanze. (Escono offesi ed impettiti)

MISOTRILPO - (si avventa con più furore)E guardami il naso AAAAAHHHH!! Guardami il naso!!

POLICANTRO - (svenendo) MARONNA MIA!!!!

Entrano due infermieri

PRIMO INFERMIERE - Dov’è il pazzo?

MISOTRILPO – (in un primo momento è disorientato, poi…) Eccolo. E’ lui.

Si spengono le luci lentamente mentre Policantro viene portato via di peso

FINE PRIMO ATTO

Una guerra per amore

SECONDO ATTO

Nella stanza c'è un vaso di fuori qua e là. Restea si preoccupa di sistemare meglio le cose e se stessa. E' emozionata, arrabbiata, commossa e un pò assonnata. Ha qualche difetto alla vista che non ha mai avuto e sembra che una gamba non le funzioni più; le mani le tremano e accusa con insistenza forti dolori alla schiena.

RESTEA - Me lo hanno ridotto al punto da fare la cattiveria! (Piange)E tra poco ce la farà conoscere. "Cara mamma ho incontrato una bella ragazza. Mi è tanto piaciuta che ho deciso di sposarla". - Ma pensaci bene. - Dico io. - Non lo fare assolutamente, - dice il nonno. - O'tiene o' capitale??? O' tiene??- Quel triviale di mio marito!!! E il mio bambino si è accanito ancora di più. Appena gli si nega qualcosa subito vuole farla a ogni costo. Chi gli laverà, d’ora in poi, tutte le sue mutandine firmate? (Piange)Chi gli porterà il cappuccino con la panna a letto ogni mattina? Chi!!? Poi avrà dei figli... E poi dei nipoti... Poi morirà? Morirà! AAAAHHHHHHHH!

MISOTRILPO - (Entrando velocemente) Ti sei fatta male? (Restea si continua a tormentare)Si può sapere cosa c'è?

RESTEA - (ormai completamente frastornata)...E poi si sposa. Poi ancora si fidanza e si sposa ancora. Ancora si risposa e si rifidanza. Poi avrà dei figli. Ti rendi conto!? (i due si guardano in faccia in attesa di qualcosa)Poi muore. Siii (Piange) EHHHH!! Eh! (si dispera, Restea, e un grosso nodo alla gola le impedisce di parlare)

MISOTRILPO - (al massimo della pazienza)E mi sembra pure giusto!

RESTEA - (Lei piange con più forza)Per me è come se fosse terribilmente morto. (Esce)

MISOTRILPO - Qua se c'è qualcuno che ha ancora le idee chiare... (Accusa di colpo forti dolori alla schiena) AAAAHHH!!! Le mie ossa. Le mie povere ossa! E che dolore. A sera è come se fossero fatte di cristallo finissimo: ti si rompono una dopo l'altra in mille frantumi. E così ecco che una polvere scintillante ti esplode tutt'intorno, facendoti fluttuare in un oceano di luce decalcificata e ostioporotica. Sono costellazioni ormai, e amano circondarmi del loro alone artritico-doloroso. Così, m'inseguono afone e stanche, le mie stesse ossa. Maledette! (Entra Policantro silenziosamente come sua abitudine)Infine, e finalmente, il sonno e la notte mi ristoreranno, nascondendomi la loro perduta forma.

POLICANTRO - Il sonno e la notte? A nonnò!? Qua sono le sei del pomeriggio!

MISOTRILPO – Già!! E' proprio vero che la trivialità non ha orari.

POLICANTRO – Scusate a nonnò.. qua dentro sento sempre parlare di questa signora ma non si capisce mai chi è e dove sta’.

MISOTRILPO – Questa signora!? Quale signora?

POLICANTRO – Non cominciamo a fare un’altra volta il fantasma diarroico. Pure pochi secondi fa l’hai chiamata per nome. E non ci dobbiamo prendere in giro.

MISOTRILPO – Chiamata per nome? Ma chi??

POLICANTRO – E, e, e! Lo so, lo so che tu non avendo niente da fare tutto il santo giorno devi divertirti a scassare la povera gente ma poco fa hai detto… testuali parole: "La Trivialità non ha orari." Ora, apparte che una persona che non ha orari potrebbe pure rivelarsi scocciante…

MISOTRILPO – Ma che cosa abbiamo capito?

POLICANTRO – Vuoi dire che non è quello che hai detto?

MISOTRILPO – Ma certamente che ho detto quello che ho detto…

POLICANTRO – Ed è quello che ho detto io?

MISOTRILPO – In modo preciso. Rigoroso.

POLICANTRO – E allora ho capito bene?

MISOTRILPO – Assolutamente no!

POLICANTRO – Io un altro poco mi tengo dopo prendo la vasca dei pesci rossi e ti scramaccio a’ capa…

MISOTRILPO – La trivialità non è una persona, ignorante.

POLICANTRO – Non è una persona? E sta dint’a’ casa mia?

MISOTRILPO – Aaaa…! Continuamente, dalla mattina alla sera. Per non parlare la notte. E’ una qualità dell’animo. Una signora…?

POLICANTRO – Una qualità dell’anima? E dell’anima di chi? (Misotrilpo stà quasi per rispondere con una battuta scurrile quando) Allora è una cosa positiva?

MISOTRILPO – Che ignorante! Io, dopo tanti sacrifici nella mia vita, dovevo finire ad aver a che fare con un troglodita.

POLICANTRO – A nonnò, e che cos’è un’altra qualità dell’animo?

MISOTRILPO – (esasperatissimo) No! Questa è proprio una persona. Anzi non è una persona: è una persona che di fatto è un animale. Anzi, più che un povero animale è un mostruoso, basso e zozzo animale dalle "quasi" sembianze di persona!

POLICANTRO – Insomma è un animale o una persona? Boh!? (si avvicina al pubblico) Guardami il naso mi deve dire. (Estrae una grossa forbice) AH! AH! AH! (nasconde la forbice)

RESTEA - (entra in scena)Siete pronti? Siete pronti ad accoglierla? E sì! Fosse anche una bistecca questa ragazza...

POLICANTRO – Una bistecca? Dove? Ahhh…! A’ guagliona!? Ma noi, ormai, siamo degli esperti a trattare con le bistecche. (indica la moglie)

RESTEA - Scherza, scherza. Fatto sta che ieri non era fidanzato e oggi si! Povera creatura!

MISOTRILPO - Lei?

POLICANTRO – Lei chi? (Dopo un leggero suono gutturale)"Lei" a figlieme non ce l'ha ditte mai nisciune. O' nonnò, nun pazziamme! Chillo, ò guaglione, è omme. Omme vero! Come' a me!

MISOTRILPO – Ahhh! (rischia di strozzarsi per qualcosa che gli è andato di traverso)

RESTEA – Pappà!?? Bèh, Policantro, non diciamo enormità. Certo che è uomo! Ci mancherebbe. E' un uomo si! ma come te proprio...

MISOTRILPO - C'è da morire per l'imbarazzo della scelta.

RESTEA - Lui!?! (trasognata)Lui è un’altra cosa. E’ un tipo delicato, sensibile, morbido. Tutto un eleganza, un profumo.

POLICANTRO - E allora ha ragione lo scemo? (indica il nonno)

RESTEA – Ma ci mancherebbe altro! Tu invece, Policantro, sei vigoroso; spietato; violento; sanguigno e crudele.

MISOTRILPO - (gridando) Un animale! Descrizione perfetta. Un animale feroce! E l'altra sera ho visto un documentario sui carnivori della savana e mi sono acculturato: erano spietati, sanguinari, crudeli; "uguali"!

POLICANTRO - Io non capisco! Ma di che cosa sta parlando?

RESTEA – Di niente, caro!

MISOTRILPO – "Caro"!??

RESTEA – Ha visto qualcosa alla televisione e ne è rimasto colpito.

POLICANTRO – Ha visto qualcosa ed è rimasto colpito!? E dove? No, voglio dire: uhh! quanto mi dispiace! Povera creatura!! Ma la colpa è tua. E’ tua! Stù cristianu è così sensibile e tu, "irrespoinsabbile", gli fai vedere certi ‘ccose?

RESTEA – Cosa? Senti… Bisogna pure che si divaghi un pò.

POLICANTRO - E come no! Qua hai raggione! Si vede che la prossima volta il sottoscritto se lo porterà a fare un bel giro allo zoo.

MISOTRILPO – Questo non doveva dirlo. Questo no!!! Dici a tuo marito che i parenti suoi se li va a trovare da solo.

POLICANTRO – Ohi Gesù, Gesù, Gesù! Ma quali parenti? (qualcuno bussa alla porta)

RESTEA – AAAAHHHHHHHHHH! (sottovoce) sssstttsss (Bussano di nuovo)Bussano!

POLICANTRO – Ma che d’è?

RESTEA - Stanno bussando?

POLICANTRO - Si!

RESTEA - Stanno bussando!

POLICANTRO - E allora?

RESTEA – (con patos) Stanno bussando!

POLICANTRO - Abbiamo capito. (Quasi arrabbiato)

RESTEA - (bussano ancora, il nonno non sa cosa fare)Così non hanno mai bussato. Sembra una forza della natura.

MISOTRILPO - (ormai stufo) Ho capito!

RESTEA - (Restea è terribilmente emozionata)Mi sento venir meno, Policantro! Sorreggimi il cuore.

POLICANTRO – Quale? quello di destra o quello di sinistra?

RESTEA – Policantro!?

POLICANTRO – Ahhh! E scusate, avevo presa una confusione. Si, ma come si fa?

ABELARDO - (Con irruenza, seguito da una fanciulla e dal nonno)Mamma, papà, nonno, vi voglio presentare Enrica! Leona questi sono i miei genitori. Amore della mia vita, questo è mio nonno. Guglielma accomodati.

RESTEA - Siamo... lieti... di... di conoscerla. Nostro figlio è entusiasta di lei... Signorina?

ELG - Enrica, signora.

MISOTRILPO - Devo ammettere che per parlar di qualche altra cosa al di fuori delle sue cravatte, ci deve essere un certo merito e interesse… Signorina…? come ha detto che si chiama?

ELG - Leona, signore.

POLICANTRO - E quello, o' guaglione, ha visto il buono e non ha perso tempo. O’ vero? (schiocca le dita per ricordare il nome)

ELG - Guglielma, signore.

POLICANTRO – Come?

ELG - Enrica, signore.

POLICANTRO – Enri… Non ho capito bene?

ELG - Leona, signore!!

POLICANTRO – (visibilmente confuso) E certo…? Quello… Cosa? Il ragazzo…? (ad Abelardo) Ma è una parente di tuo nonno?

ELG – Prego?

RESTEA – No…!? Cara signorina, mio marito vuole dire che lei ha qualcosa di familiare.

ELG – Grazie. E’ un complimento vero?

MISOTRILPO – E certamente!

POLICANTRO – Ma quanto mai!!!…? Volevo dire… Il ragazzo ha apprezzato il genuino, il tenero, il profumato...

MISOTRILPO - E' andato in macelleria.

ABELARDO – Io!??

ELG - Dove è andato?

RESTEA – Ma non è vero!

ABELARDO – Ti posso garantire nonno che è da dieci giorni che non…

RESTEA - OOOHHH! Mio padre dice che fra le tante virtù di mio figlio c'è anche quella di saper fare la spesa.

ELG – A sì!? Ma che cosa ha a che fare con… Bello! Non me l'ha mai detto Abelarduccio.

MISOTRILPO - Abelarduccio?

POLICANTRO - Mio figlio, se è per questo, sa fare anche qualche altra cosa. Per esempio delle spremute all'ananas che...

RESTEA - Policantro!!!

ELG – Spremute?

ABELARDO – Non è assolutamente vero, cara…

ELG – Ma non c'è niente di male a dire una cosa del genere. Continui signor Policantro, che scoprire in lui tutte queste qualità mi da gioia. Spremute di che genere?

ABELARDO – (al padre, che stava quasi per rispondere) Papà, perché non t'impicci degli affari tuoi?

POLICANTRO – Io? ma è tua madre che…

RESTEA – Policantro!? Non ci faccia caso, signorina.

ELG – Ma ci mancherebbeme, signora. E' una cosa buonissima! Abelardo, sono sempre più orgogliosa di te. (Misotrilpo inorridisce)Caro!

Attimi di imbarazzo dove di colpo scarseggiano argomenti e coraggio per continuare la

conversazione. Restea, finalmente, fa un flebile e mal riuscito tentativo.

RESTEA – Oggi, è una di quelle giornate che… Un sole… Piove un po’, però… domani invece riavremo il… il coso…? Come si chiama? Forse… se la neve… Due volte l’anno a mio padre gli si ghiaccia il naso. Una cosa… Non so’ che cosa succederà al suo callo del piede destro…

POLICANTRO – O’ vero?

ELG – (rivolta a Restea)Signora, ma come fa una mamma che ha un simile tesoro a non impazzire? (con forza)Averlo davanti agli occhi tutti i giorni; per anni?! Confesso che io invece, appena l'ho visto, quasi morivo. Quegli occhi bellissimi! E quelle mani possenti? Un miraggio! (a Misotrilpo) Ecco, voi, caro nonno, che lo conoscete da tanto tempo, ditemi qualcosa di lui.

POLICANTRO - La buonanima!?!

ELG - La buonanima?

RESTEA - Una persona di animo buono.

ELG - Tanto meglio.

RESTEA – (di colpo preoccupatisima) Ma no!!! Nel senso si!? Cioè… Mio padre è vecchio, sa!? E poi comunque è una cosa troppo faticosa parlare del proprio amatissimo nipote.

ABELARDO - Mio nonno si esprime rarissimamente.

POLICANTRO - Però quando succede ca' dinte è il coprifuoco.

MISOTRILPO - Ma che cosa…?

ABELARDO – Ciò accade… Ciò accade perché parla rarissimamente… e soppesa molto le proprie parole. Pertanto tutte queste parole così pregnamente espresse si preparano inevitabilmente ad affrontare la storia.

RESTEA – Sono, per loro singolare natura, molto ben paragonabili a pietre.

POLICANTRO – Ecco perché appena apre quella bocca mi prende un dolore di stomaco…?

RESTEA – Pietre metaforiche. Mattoni culturali.

ABELARDO – …fondamenti basilari ed essenziali di ogni possibile e vera civiltà.

POLICANTRO - Tutto questo fa la buonanima?

ELG - Ma è stupendo. Dio, che meraviglia! Sono imbarazzata.

RESTEA - E' proprio in fondo a destra, cara.

ELG – Che cosa?

RESTEA – Il bagno.

ELG – Il bagno?

RESTEA – Ha detto di essere imbarazzata…?

ABELARDO – Metaforicamente, mamma.

RESTEA – E a questo punto che tipo di bagno si usa, invece?

ABELARDO – Mamma, basta!

ELG – Comunque, grazie. Grazie, ma non ne ho ancora bisogno. Insomma, questa è una famiglia di poeti; di artisti; di geni!

POLICANTRO - Di fantasmi, di ricotte, di bistecche. E anche di salami incravattati.

ABELARDO - Di virus! (Misotrilpo annuisce)

La conversazione si blocca un’altra volta. Trovare nuovi soggetti di conversazione a questo

pundo è molto difficile.

POLICANTRO – Ma che d'è stù virùs?

ELG - (dopo attimi di sorpresa) Non sa… Lei sta dicendo… insomma lei sta affermando che non sa che cosa è un virus? Un organismo monocellulare. Un parassita!

POLICANTRO - (guardando Misotrilpo) E come no? E io non lo so? Ogni tanto ne incontro qualcuno al bagno.

ELG – Davvero? Ma è pericoloso! E’ pericolosissimo!

POLICANTRO – O’ veramente?

ELG – Essi sono agenti formidabili di gravissime malattie infettive.

POLICANTRO – E come lo sapevo! (al nonno)Tu da domani ti piazzi nella cuccia di Fido. Ma lasciamo perdere questi argomenti che ci interessano e "non c' interessano". Parlateci di voi! Come avete pigliata sta sbandata?...

ELG – E’ successo tutto mentre…? Cosa??

RESTEA - Decisione. Vuole dire decisione.

ABELARDO - Se mi permetti cara, a papà gli racconto tutto io.

MISOTRILPO - Tutto?? Ma tutto "di che"?

ELG - OOHHH!! (quasi materna)Io da lei mi aspetto un bel discorso, èh? Ce lo fa adesso?

RESTEA – O Dio!? (veloce) Abelardo, raccontaci tutto!!! Sono tutta un attesa. Presto! Presto! Presto!!! Racconta! Racconta!!! Dai, dai; fai presto!

ABELARDO - (frastornato e con la massima platealità e velocità:)Si!?? Miravo di lontano il fioccare del sole... Che cosa devo raccontare? …e mi incontrai con il preside della facoltà di giurisprudenza… di Sodoma. Di Sodomia!? Gomorra…? Gomorra mi guardava di lontano, sospetta, mentre in cima alla collina, sdraiata su una vacca dalle corna incrociate, stava la mia fantasia... Va bene così? …e brucava i germogli morti dell'arte antica e futura. Ma forse non era quella la mia fantasia sul dorso della mucca grassa e in cinta...

ELG – (non sapendo più che cosa pensare) Bello! Bello! Bello!!! Dove ha detto che è il bagno?

RESTEA – Si! Vieni cara. Ti accompagno io. (escono)

ELG - Scusatemi!

POLICANTRO - Prego, prego. Ci mancherebbe altro. Queste sono cose naturali. E' vero o' nonnò?

MISOTRILPO – Caro Abelardo… Si! Questa volta… Devo dire che questa volta sei stato geniale. Bravo! hai la mia approvazione.

POLICANTRO – E certo! Potevi non approvare una scemenza? Il preside in cinta e la vacca sdraiata?

MISOTRILPO - Siamo incompresi (A Policantro)E' un linguaggio simbolico. Pieno di sensi traslati. Che un grande ignorante come te non potrà mai capire.

ABELARDO - Questo avviene perché non vuole!

MISOTRILPO - Non vuole? Non può!

POLICANTRO - State dicendo che il sottoscritto è un deficiente?

MISOTRILPO – Anzi, io stò affermando che non è colpa tua.

POLICANTRO - E' caduto da criatura!?

MISOTRILPO - Ma no! Anche prima. Anche prima; molto. E’ un fatto genetico.

ABELARDO - Quindi non ha colpa! E sì, perché affinché ci sia colpa bisogna ammettere a priori, una capacità lucidissima di intendere e di volere.

MISOTRILPO - (dopo aver guardato attentamente Policantro) E questo è da escludere.

ABELARDO - Altrimenti dobbiamo considerare il caso come: un confluire di cause e di effetti, certamente raggruppati in forma vivente, ma che turbinano, turbinano… incapaci di gestire in modo vero se stessi, il mondo e la vita! Eventi che conservano di se nient’altro che la loro conseguenzialità. Un accidente, insomma; né più né meno.

MISOTRILPO - Io l'ho dissi a tua madre; fino al giorno fatele del suo matrimonio con questo… Questo, mia cara, è un accidente che ti capita tra testa e collo!

POLICANTRO - Uhèèèèè!!! Quando parlate seriamente avviene addirittura una moltiplicazione della scemenza.

ABELARDO - Ma che vuoi sapere tu, caro papà, di moltiplicazioni? Nonno, a esempio, fa il fantasma per un calcolo algebrico-insiemistico. Un'esigenza della mente e del cervello.

POLICANTRO - Della panza! Della panza!! (al nonno) E una volta tanto devi confessare! E' vero?

ABELARDO - Stiamo attenti. La confessione di ciò che è vero, a volte, è una barriera per l'esplorazione di esperienze.

POLICANTRO - In poche parole??

ABELARDO - La verità non esiste come oggetto, perché nessuno potrà mai toccarla, la verità! (pieno di foga filosofica si rivolge al padre). Invece, papà, terribilmente, mostruosamente, inesorabilmente, esisti tu!! Tu!! Solo e soltanto tu!!!

POLICANTRO - Ohi Maronna! Ma che è… è grave?

MISOTRILPO - Gravissimo.

ABELARDO - (quasi salta addosso al padre)Essa non si declama da sola; la verità. Ma deve essere vissuta. Non si può confessare il vero se non è incarnato, chiaro? Dire: "il rospo è azzurro e la capra è piena di zecche" potrà anche essere una verità, ma è relativa al tempo e allo spazio. Papà, tu sei grande…

POLICANTRO - In che senso?

ABELARDO - Sei un uomo con una capacità indiscussa di autodifesa, giusto? (Policandro sta per rispondere…) Ebbene, nessuno, anche sentendo il tuo grido d'aiuto, nessuno verrebbe mai a soccorrerti. Perché si genera, a priori, la ferma convinzione dell'assurdità di qualsiasi operazione di soccorso nei tuoi confronti. Di fatto è impossibile aiutare chi non ha bisogno di aiuto! (L'entusiasmo lo coinvolge a tal punto da spingerlo a dare un forte pugno sul tavolo) Ahi!! O Dio! Mi sono rovinato un’unghia. Che macello!! Papà aiutami!!! Aiutami per favore. Un tagliaunghie, presto!!! Mi sento… Mi sento morire!!!!

POLICANTRO - E non ti preoccupare! Vedi se ti puoi arrangiare con queste!(Gli da le grosse forbici)

ABELARDO - Maledizione (esce)

RESTEA - (Entrando tutta emozionata)Non so se piangere o ridere.

POLICANTRO - I' te facesse chiagnere.

MISOTRILPO - Abelardo, che discorso stupendo!

RESTEA - Per prima cosa mi sono fatta spiegare la questione dei nomi. Pensate. Non sopporta essere chiamata allo stesso modo per due volte consecutive e poi vive con una sua grande aspirazione: fare una serie di tuffi dal trampolino più alto del mondo e dedicarli a Sigmud Freud (si aspetta qualche reazione dai due)Bèh!?? Non dite niente? Sembra approvabile concederle la mano del nostro piccolo?

MISOTRILPO - Ma queste sono cose che deve vedere il ragazzo. "Il nostro Piccolo?"

POLICANTRO - Il ragazzo non può giudicare in materia. E' ingenuo!

MISOTRILPO – Deficiente…

POLICANTRO – Ingenuo.

MISOTRILPO – Deficiente…

POLICANTRO – Ingenuo. E, solo considerando la maternità, pure nu' pocherille deficiente.

RESTEA - Una cosa del genere non la sopporto. (rientra in scena Elg)

ELG - Cosa vi angustia, signora?? Cosa non sopporta??

RESTEA - (sorpresa)Niente, cara! Niente d'importante. Una… Una fitta bislacca mi stà logorando da qualche tempo a questa parte.

POLICANTRO – Cosa? Una fitta … bis…bisché?

RESTEA - Si, bislacca! le mie fitte sono così; bislacche. E tu dovresti saperlo.

ELG - Abelardo mio dov'è?

RESTEA - Non c'è. (guardandosi intorno)

MISOTRILPO – Ragazzi deficienti e fitte bislacche? Ma per favore! La vogliamo gettare la maschera, si o no? Dirla, finalmente, questa sacrosanta verità?

ELG - Che cosa gli è successo?

POLICANTRO - (minacciosa)A' nonnò!!?

ELG - Gli è capitato qualcosa che non devo sapere?

RESTEA - Papà non hai il diritto di dire certe cose!

ELG - Qualcosa di così grave che non si può dire?!?!

MISOTRILPO - Le cose è meglio dirle chiare chiare!

ELG - E' morto!!?(con orrore)Il mio Abelardo è morto?

RESTEA - (scioccata) Abelardo mio è morto!? NNNOOO!!!

POLICANTRO - E chi è stato? Chi è stato??

MISOTRILPO - Qualche virus!? (tutti si allontanano da Policantro)

RESTEA - Anche il figlio? (guarda con odio il marito) Il proprio figlio!?

MISOTRILPO - Vergognati! Vergognati!!

ELG - (con tono tragico e visionario) Il virus è un assassino. Attacca e uccide, perché questo è l'ordine della sua miserabile esistenza. E' spietato, maligno, e infetta sistematicamente gli Abelardi.

RESTEA - Solo gli Abelardi?

MISOTRILPO - E' specializzato!?

ELG - Appena vede l'Abelardo indifeso, tenero e bonaccione, gli salta addosso, lo prende per la gola e lo schiaccia.

POLICANTRO – Tu.. Tu… Tu mi sembri chiù scema e' chisse.

ELG - Io sono di una normale "normalità" a prova anche di virus. I maledetti cozzano contro di me senza tregua, ma senza alcun apprezzabile risultato; poiché io confluisco in me e mi rigenero.

MISOTRILPO e RESTEA - SIII!!! (Si alzano in piedi in sincrono)

ELG - E rigenerandomi rendo indeterminato il valore dell'incontro informale dell'io cosciente con l'Inconscio collettivo.

MISOTRILPO e RESTEA - SIII!!!

ELG - Si devono incontrare. Lo devono!! Perché le realtà sono confuse! Si devono incontrare, perché un confronto è necessario.

MISOTRILPO e RESTEA - SSSIII!!!

POLICANTRO - Ma che è?

ELG - NOOO! (con disperazione)

RESTEA - Papà, è no!

ELG - Non dite questo si con tanto entusiasmo, dato che saranno ortaggi amari in quel momento per l'ottantanove per cento di tutti noi, in quanto non potendosi avere più una simulazione di malattia, e scoprendosi la natura unica di menzogna e ladrocinio, l'itinerario dell'individuo sarà chiuso, l'Assoluto riprenderà il suo e la carcassa umana sarà dilaniata!

MISOTRILPO - Però è si?

ELG - (con rassegnazione)Si!

MISOTRILPO - Hai visto?

RESTEA - Màhh!!?

POLICANTRO - Io voglio parlare.

ELG – Perché? A cosa servirebbe?

MISOTRILPO - Ma quanto ha ragione...

POLICANTRO - Stà lavatrice arruzzinita! Stà caffettiera sfonnata. Stà marmitta sfiatata.

MISOTRILPO - (di scatto) Ferri vecchi! Ferri vecchi e il meglio dell'usato. Tutto per la casa.

RESTEA - Un bellissimo frullatore rosa.

POLICANTRO - O' frullatore che tiene n'capo!

RESTEA - Io in testa non ho né frullatori e né cocomeri.

MISOTRILPO - E allora io?! Io dovrei avere una caffettiera sfondata?!?

RESTEA - Papà, questi sono problemi tuoi. Io, in testa, non per vantarmi, ho una cosa immensa. Una... Una…

MISOTRILPO - Una vasca da bagno!

RESTEA - Una vasca da bagno!…?? Non è vero!! (quasi piange)

ELG - Ma che… Ma che artisti! Guardate voi… Voi siete... SIII!!! Voi siete il confine immanente dell'io cosciente con l'inconscio collettivo. In voi si è verificato quello che Jung ha profetizzato per tutta la vita! L'inconscio ha aperto la porta e si è vestito con panni umani. Ha preso personalità diverse, e, per meglio esprimersi, ora è emerso.

POLICANTRO - Emerge? Ma non era il triviale grido dell'animale assetato di sesso?

ELG - Per Freud il sesso è fondamento di ogni pulsione. Di ogni desiderio di vita e di ogni intelligenza. Di ogni vera trascendenza! Di ogni odore.

RESTEA - (sta annusando un fiore)Ohh là là!!?

ELG - Ma in questo istante ciò è superato, perché voi ormai siete solo vuoti bozzoli. Abelardo!! Egli è il puro emerso. Il solo!

ABELARDO - (rientrando preoccupatissimo per le sue dita fasciate)Egli è cosa? Papà, con quelle tue maledettissime forbici quasi mi tagliavo tutto.

ELG - In questo istante abbiamo scoperto la tua vera natura: Chi sei veramente!

MISOTRILPO - Un disgraziato??

POLICANTRO - Un agente segreto?

RESTEA - Abelardo!!? Chi sei?

ABELARDO - Mamma! Non lo so neanch'io!

ELG - Ascoltami. Loro cercano, egoisticamente, di non perderti. Questa è la verità; purtroppo. Ma io… io ti dico che sei un evento unico nella storia: l'inconscio collettivo emerso in tutta la sua essenza. In te vive tutto l'insieme imponderabile delle esperienze umane. Ed è logico che sembri scemo, stupido e anche deficiente.

POLICANTRO - Ueh!

ELG – Assolutamente cretino, rimbambito e perfettamente rimbecillito.

POLICANTRO - Ueh! ueh!!? (applaude)

ABELARDO - Grazie! Grazie! Sono veramente commosso.

ELG - E' normale e doveroso. Guai se non fosse così.

POLICANTRO - Insomma, hanna 'esse a' forza scemo?

MISOTRILPO - Io credevo che era per tuo marito.

RESTEA - Non riesco a capire.

MISOTRILPO - Infatti! Qui stiamo discutendo di scemenza cosmica; e anche se il padre è abbondantemente scemo questo... Questo frutto prelibato non è farina del suo sacco. Onestamente la scemenza di tuo marito, Restè, anche se ben consistente, non giustifica assolutamente quella di tuo figlio. Va bene?

RESTEA – Continuo a non capire, assolutamente.

ELG - Se mi lasciate spiegare??

POLICANTRO - A me sembra che qualcuno qui stia dicendo che qualche deficiente da un altro pianeta abbia attraversato l'intero universo per fare cornuto a me.

RESTEA - Non ti permettere Policantro, nemmeno per battuta.

POLICANTRO - Ma che l'ho detto io? La signorina ha cominciato abbondantemente, e quella sartania di tuo padre ha confermato.

MISOTRILPO - Quale sartania???

ELG - Voi non capite… Non capite che… che la sua grande ricchezza è alle soglie della coscienza. Egli non può valutare i fatti verificabili nella sfera dell'esperienza individuale semplicemente perché il suo immenso è al di sotto della soglia cosciente. E anche se è emerso non può negare se stesso. Quello che voi chiamate scemo e, ripeto, a ragione, non è scemo! Stupido e deficiente, e non è… Imbecille e non è…

POLICANTRO – E abbiamo capito.

ELG – Egli è solo al dì là di noi stessi. La sua natura è quasi… quasi… Sicuramente la sua natura è quasi divina.

MISOTRILPO – Insomma è un dio o uno scemo?

POLICANTRO – E’ nu’ die e’ scemenza

RESTEA –Policantro!?

ELG - Vi dico, quindi, che egli a questo punto ha bisogno assolutamente di un traduttore. Sì, un vero mediatore semantico e spirituale, che lo ponga in relazione tangibile con il resto del creato, (Abelardo addenta una grossa mela)poiché solo il mio amore per lui, e il suo per me, compiranno il miracolo del contatto. Ora ve ne darò un esempio.

MISOTRILPO - Esempio di cosa? (Abelardo resta con il boccone che gli gonfia le guance)

RESTEA - Abelardo, spiegami questa cosa, a mamma tua! non riesco a capirci nulla.

ABELARDO - Non l'ho capita neanch'io, mammina!!

MISOTRILPO – E… mammina!??

ELG - Possibile??? Noo! Non dire di più!!! Ho capito. (verso Restea)Lei ,signora... Lei non è una signora!

POLICANTRO – Ah!? Cosa?

ELG – Lei signora non è assolutamente una signora!

RESTEA – Non so di che cosa si stia parlando…

POLICANTRO - Allora sono veramente cornuto?

RESTEA – E come mai?

MISOTRILPO - Beh??!! E anche se fosse?

POLICANTRO - A' nonnò!!? Ma vattìnne d'int'ò cesso.

RESTEA - Scusa... Policantro mio... E questo che ha a che fare? (Il nonno si agita e Restea cerca di calmarlo) Se non sono più una signora potrà dipendere da qualche altra cosa. (Rivolta a ELG). Da che cosa, "cara"?

ELG – Non si preoccupi. Lei non è mai stata una signora!

POLICANTRO - E qua andiamo sempre peggio.

ABELARDO – Ma… E chi lo dice?

ELG - Tu lo hai detto! Ti ho dovuto anche interrompere. Se non ti avessi interrotto… ma quante altre cose che avresti detto.

MISOTRILPO - Quello è proprio scemo: dice cose che poi non ricorda di aver detto!?

POLICANTRO - A' nonnò, ma tu hai sentito qualcosa?

MISOTRILPO - Io sono vecchio, malato, e potevo anche essere distratto.

ELG - E' in questo suo non dire che egli parla.(Policantro mangia una mela)Ma io leggo al di sotto di tutte le parole e i silenzi. Non è una signora per tutto ciò che è nascosto nella sua anima. A livello inconscio lei è un uomo.

POLICANTRO - (quasi si strozza)Porca zozza. E qua... dobbiamo... Io, poi, non me ne sarei mai accorto?

MISOTRILPO - E perché?

POLICANTRO - Da vent'anni... ogni notte insieme...

MISOTRILPO - E che importa?

POLICANTRO - Io normalmente dormivo.

MISOTRILPO - Ma qual'è il problema?

POLICANTRO - A' nonnò mò te scass'a' capa.

RESTEA - Veramente non riesco a capire neanch'io.

POLICANTRO - Sognavo! Io sognavo di dare e invece ricevevo. Ma guarda a nu’ povero cristiano che doveva capitare?

ELG – Non è proprio così. Anche se può succedere.

POLICANTRO - Ma iatevenne dint'ò pertuso do’ cesso, n'ata vota.

RESTEA - Policantro!!? Queste sconcezze!?

POLICANTRO - Tu mi vieni a parlare di sconcezze? Dopo vent'anni di sposamento con un uomo? A mia insaputa. Assolutamente contro la mia volontà?

ELG - Signor Policantro, non è come lei pensa.

POLICANTRO – A no!?

MISOTRILPO – E certo: è peggio!

POLICANTRO – Io ti scasso…

RESTEA – Insomma!? "Cara" signorina Enrica, o Leona, o Guglielma, o come altro diavolo si chiama... Mi scusi… Ci spieghi questa situazione.

ELG – E che cosa c’è da …

MISOTRILPO - E certo: che cosa c'è da spiegare? Questo povero disgraziato per vent'anni ha incassato, incassato, incassato… e non si è accorto mai di niente. Per vent’anni ha subito quello che neanche un giacimento petrolifero abbia mai subito…

POLICANTRO – A nonno’!?

MISOTRILPO - … e non ne sa niente. Almeno si ritroverebbe per la pensione qualche esperienza in più!

RESTEA – Papà stai parlando di tua figlia, non so’ se ti rendi conto.

ELG – No, no, no. No! Non è così! Lei, nel suo profondo, lei, appunto, è stata sempre un uomo.

RESTEA - E insiste? Signorina, io a questo punto...

ELG - Ma non c'è niente di male in questo, mi creda! A volte è normale.

POLICANTRO – E a volte?

MISOTRILPO - A volte!? Assodato che sia così…

POLICANTRO – A nonno’, io questa sera…

MISOTRILPO – Adesso ci arriviamo. Cerchiamo di capirci meglio! Qui dobbiamo proprio capirci bene. Allora secondo quando emerge…

POLICANTRO – A nonno’ lasciamo perdere queste tue emersioni, se no…

MISOTRILPO – Adesso ci arriviamo. Adesso ci arriviamo.

POLICANTRO – Ma dove dobbiamo arrivare?

MISOTRILPO – Adesso ci arriviamo. Secondo il ragionamento, allora, lui… Lui il ragazzo! "O’ guaglione" è figlio di due uomini!?

POLICANTRO – Come, come, come…

ELG - Bravo!

POLICANTRO - Ma che bravo?

RESTEA - Stai zitto Policantro!

ELG - Due uomini. Due uomini!

POLICANTRO - Eeeh!!

ELG - Due uomini. Lui è figlio di due uomini.

POLICANTRO – E abbiamo capito…? Ma che abbiamo capito!???

ABELARDO - Papà calma! Aspetta e vedrai.

POLICANTRO - Ma che aspetta e vedrai? Se andiamo avanti di questo passo tra cinque minuti mi trovo a far concorrenza a Messalina.

ELG - Un uomo nel fisico ed un altro nello spirito. Non c'è nulla di vergognoso. Nella psicanalisi se ne incontrano molti di questi casi. Almeno così dice Abelardo.

POLICANTRO – Ma… E quando l’ha detto?

MISOTRILPO – L’ha detto, l’ha detto.

RESTEA – Io non ho sentito niente.

POLICANTRO – E neanch’io.

MISOTRILPO – (come preso da raptus mistico) Chi ama la verità la sente.

POLICANTRO – Ma è sicuro?

MISOTRILPO - (c.s.) Su questa terra nulla può definirsi sicuro.... se non la morte.

POLICANTRO – Ma…

MISOTRILPO - (c.s.) Solo ciò che l’uomo propone Iddio dispone.

POLICANTRO – E infatti io propongo caldamente una tua immediata dipartita e sepoltura.

MISOTRILPO – Ma…? Fortuna che Dio non ascolta le preghiere di un primate.

POLICANTRO – Il primario…? Che ci’azzecca il primario? Ma andiamo a cose più importanti. Signorina allora, sono cornuto o arruinato? O tutt’e’ due insieme?

ELG - La signora Restea, (piccola pausa) in tenera età, ha perso la propria mamma, ed essendole tanto, ma tanto… ma tanto, tanto, tanto… affezionata, ha continuato a tenerla accanto a se nel padre. In poche parole il signor Misotrilpo incarnando in se la figura della madre, cioè di una donna, non era più… non poteva essere più un uomo, quindi suo padre, ma sua madre. Solo che a questo punto manca qualcuno.

RESTEA – Come, prego!!??

POLICANTRO – E chi?

ELG - Manca, mio caro signore, la figura del padre. Dov'è finito il padre della signora qui presente?

POLICANTRO - Al solito posto!? E non devi negare! Io ti ho visto chiaramente e ho anche sentito...

ELG – Lei, signor Misotrilpo, senza accorgersene, per carità, ha fatto da madre a sua figlia, e sua figlia le ha fatto da marito, non sopportando l'idea di sua madre sola senza lo sposo.

POLICANTRO – U’ aneme!! E tu staie assai chiù 'nguaiate e' me! E sì! Poiché se il sottoscritto incassa da venti, tu almeno da quaranta.

MISOTRILPO – Ma non diciamo corbellerie!

ABELARDO - Insomma, in che casa sono cresciuto? Mio nonno che invece è mia nonna...

ELG - Per tua madre!

ABELARDO - E per me?

ELG - E' sempre tuo nonno.

ABELARDO - E per mio padre?

ELG - La suocera!

ABELARDO - Mia madre che è mia nonna.... o no?

ELG - Si..... questo è vero.

ABELARDO - Ed anche mio padre?

ELG - Certamente! Bravissimo! Hai capito perfettamente tutto quello che tu stesso ha denunciato!

POLICANTRO – (con finta meraviglia) Ma guarda che miracolo assai miracoloso? (aggressivo) Che cosa? Ma vogliamo scherzare? O' guaglione, chiane chiane, s'è fatta na’ famiglia nu’ poco parecchie scansata?! Due padri, quattro mamme, nove nonni..... e nu strunze e' fantasma?

RESTEA – Policantro, per favore… Questa pioggia di trivialità! Senta signorina mia, mi dica, non ha detto nient'altro mio figlio?

ELG - A proposito del nonno... il buon Misotrilpo...

POLICANTRO - Ahh!!!! O' nonno! O' nonno! Era ora!

ELG – Lei, a dispetto di tutti i maldicenti di questa terra… lei è un fine dicitore; un poeta, un illuminato, forse...

POLICANTRO – Ma è sicuro che parliamo della buonanima?

RESTEA - Certo!

ELG – Forse lei è un satiro evoluto. Un centauro illuminato; un cervo iperboreo o, almeno, una puledra con le corna.

POLICANTRO – Ahh!? Ti sei fatto mettere le corna da un asino?

RESTEA – Anche lui!? Ma no…

ELG – Perché no? un pappagallo canterino.

MISOTRILPO - Non ho mai cantato in vita mia.

ELG - Una cinciallegra gay.

POLICANTRO - AAAHHHH!!

ELG - Lei infine è un mantello magico.... dove trovano riposo le gazze ladre dopo ogni rapina.

POLICANTRO - E' un complice!?

ELG - Lei somministra polveri di energia e di saggezza a grossi cani allucinati.

POLICANTRO - Anche spacciatore? Dint'a' casa mia?

RESTEA - Policantro!!

ELG - Lei è pieno di grosse tavole imbandite...

POLICANTRO - Le mie!

ELG - Con minestre senza sale.

POLICANTRO – Sceme!

RESTEA – Policantro!

POLICANTRO – Se sono senza sale? E comunque sono sempre le mie!

RESTEA - Adesso basta!

ABELARDO - Ora però vai al nocciolo della sua anima.

MISOTRILPO - Ma perché non v'impicciate dei noccioli vostri?

RESTEA - Dai papà, tu ti sei sempre impicciato di quelli degli altri.

POLICANTRO – E dai. È il tuo momento di generosità; tanto che ti costa?

ABELARDO - Solo un poco di attenzione.

ELG - Silenzio! Silenzio! Silenzio!!

RESTEA – Chiediamo scusa!

ELG si concentra con molta appariscenza

POLICANTRO – Che si vede? Che cosa c'è?

ABELARDO - E' qualcosa di interessante?

RESTEA - Che emozione! E' qualche cosa di colorato? Emette suoni?

POLICANTRO - Fete?

MISOTRILPO – Ma come ti permetti…?

ELG - Silenzio! Ecco che l'immagine si chiarisce. Il nocciolo è spesso ma galleggia.

POLICANTRO - E lo sapevo. Come lo sapevo. Non poteva essere diversamente!

ABELARDO - Che nocciolo è?

POLICANTRO – Ma se galleggia…? Galleggia!?

RESTEA - Dove galleggia?

POLICANTRO – Forse… Non ci dobbiamo scordare della minestra.

ELG - NOOOOO!! E' un brodo di mercurio, e il nocciolo è di ferro.

MISOTRILPO – Cosa? Ecco. Ecco!! Così! Ora voglio vedere se lo aprite.

ABELARDO - Papà con la sua forza potrebbe farcela benissimo.

POLICANTRO - A' papà!? Chillo o' fatto e' de fierro.

RESTEA – E adesso cosa si fa? Non è giusto.

ELG – Fermi tutti!

POLICANTRO - (quasi sottovoce ad Abelardo) Guaglio’, ma per caso a’ guagliona toia ha fatto il "carabiniere".

ELG – Silenzio!! Eccolo…Eccolo che invece… invece si apre da solo! Si stà aprendo… da solo soletto. Si apre!

RESTEA - Che bello, si apre…, si apre da solo…? Ma che cosa? Ahh! Il nocciolo di papà! Che bello, che bello! E’ bellissimo.

ELG – Ora è completamente aperto. Completamente aperto.

MISOTRILPO - Non è vero! Non è vero! Non è vero... (quasi piangendo)

ELG - Ecco, si apre ancora di più, ancora di più. Questo è un vero evento! Non c’è limite alla sua apertura. Ma..... ma.... Dio mio!!? Che cosa mostruosa!

POLICANTRO – O’ vero?

RESTEA – Non ci tenga in tensione. Che accade adesso?

POLICANTRO – Un virus assassino?

ABELARDO – Un esercito di formiche spregevoli?

RESTEA – Insomma! Continui dolce fanciulla.

ELG – Dentro quel grande nocciolo… Dentro quel grandissimo nocciolo non c'è altro che un cuore piccolo… un piccolissimo cuore piccolo..... piccolo...... piccolo! Basta, per oggi! (ad Abelardo, mentre gli altri restano terribilmente attoniti)Vieni o potente! Vieni con il tuo profeta! Insieme scopriremo tutti i segreti dell'universo e percorreremo le infinite praterie della tua anima.

Escono. Mentre Misotrilpo è immobile sulla sedia Restea si attacca al telefono.

RESTEA – Pronto, ospedale? Pronto Soccorso? Dovete correre subito… Dove? A casa mia. Ho mio padre con il nocciolo completamente aperto… E mio marito!? Cose centra mio marito? Di che nocciolo si tratta? Sentite, non ditemi che non avete mai richiuso un nocciolo umano in vita vostra? (chiude di scatto il telefono) Maleducato. Che poi io una sorella neanche ce l’ho!

Policantro è attonito più che mai.

FINE PRIMO ATTO

Una guerra per amore

SECONDO ATTO

Ora siamo in un salotto decisamente signorile, pieno di luce e di oggetti raffinati. I quadri alle pareti, degli astratti, sono ricchi di colori caldi, alle finestre ci sono lunghissime tende bianche. Il portaoggetti al centro della stanza è in cristallo, con supporti in ottone. A terra della moquette grigia. Una porta a arco da in cucina; un altra è l'ingresso dall'atrio, ed una finestra. La prima è a sinistra, la seconda al centro e la terza a destra. Dalla porta centrale...

ELISEO - (entrando in scena con violenza)Lasciatemi in pace.

VENTOSA - (dalla porta a sinistra) In pace!

ELISEO - La mia testa non ce la fa più. Quando una di voi due parla mi sento attraversare da mille lame e squartare da milioni d'esplosioni. Una tregua! Una pietosa tregua militare, almeno. Per carità! Insomma mi dovete far riposare, è chiaro?

VENTOSA - Riposare.

ELISEO – Perché innegabile che l’uomo ha bisogno di calma. E voi mi dovete far calmare…

VENTOSA – Calmare…! Già!

ELISEO - Altrimenti io qui rischio di...

VENTOSA – Crepare!? E fatelo crepare una buona volta! Perché giustamente l’uomo… l’uomo ha bisogno di crepare! Che crepi…! e che non se ne parli più!

ELISEO - (la osserva a lungo) Forse l’uonica soluzione è voi non dobbiate mai parlare.

MATILDE - (è sulla porta di centro) Noi non dobbiamo?

VENTOSA - Lascia perdere, Matilde. Matilde cara! Con lui devi usare i guanti.

ELISEO – Come i guati? Quali guanti??

VENTOSA – Quelli del cesso! Si, cara la mia Matilde! E’ un fatto igienico. Ma che dico è un fatto clinico. Per non sporcarsi le mani e non infettarsi mortalmente il cuore e il cervello!

TRICLIVIO - (entrando in scena dalla porta di centro)Ma non esageriamo…

ELISEO - Triclivio, ascolta. In casa mia so difendermi da solo.

TRICLIVIO - Abelardo.

VENTOSA - Triclivio stai zitto! Non ti ci mettere pure tu.

TRICLIVIO - Abelardo.

MATILDE – Triclivio mi vai a fare la spesa?

TRICLIVIO - Io mi sono sempre chiamato Abelardo, maledizione!

VENTOSA – Calmo. Cos’è? C’è qualche problema in questa casa, stamattina? Vedi, caro genero, tu di questa casa in realtà non ne sai niente!!

ELISEO - Ignorante!

VENTOSA - Eliseo!?

MATILDE - Povero il mio piccolo Triclivio! Cosa ti tocca sopportare. Tu che ami tutte le cose calme, le cose belle, le cose ragionate...

VENTOSA + ELISEO - Le cose cretine.

MATILDE – E già…? Io sarei una cosa cretina?

VENTOSA - Si. Oh! Scusa cara. Ma guarda cosa mi fa dire tuo padre.

ELISEO – Io? E certo…! Perché anch’io ho il diritto di dire la mia in questa casa, se pur attraverso la bocca di altri. O no?

TUTTI – ASSOLUTAMENTE NOO! !

ELISEO - E visto che ho questo diritto....?? Come no? Non scherziamo! Insomma, io non sono d'accordo con le vostre decisioni. Mi dovete dare atto che questo è un mio infallibile diritto.

VENTOSA – Innegabile diritto, non infallibile. Innegabile. Che poi non è vero.

ELISEO – Io sono una persona con un alto senso critico.

VENTOSA – Certo, come quello all’esercizio della rottura.

ELISEO – E la ragione è..... fruibilissima.

TRICLIVIO - E'…??

ELISEO - E' comprensibilissima. L'ho detto che è ignorante.

MATILDE - Ma mamma ha due lauree!?

ELISEO - Uno che si chiama Abelardo e poi si fa chiamare Triclivio.

TRICLIVIO – Fruibilissimo è un termine non appropriato al contesto…? E perché, sua figlia allora? Quando io l'ho conosciuta, e l'ho presentata ai miei, ha preteso di farsi chiamare in perfetta successione: Enrica, Leona e Guglielma. Mia madre ne ebbe anche un leggero attacco di panico.

VENTOSA – Non era certo colpa di mia figlia se alla gente comune manca assolutamente il senso creativo. Che bei nomi, cara. Brava! Però quell'anno, quando ti venne in mente di farti chiamare Genoveffa, superasti te stessa: che splendore! Avevi messo addirittura un colorito…, ma che cosa… E lo sguardo? era più radioso del sole che nasce al mattino.

ELISEO - Basta! Inoltre il nostro Triclinio non sa guidare la macchina.

TRICLIVIO – (come per scusarsi verso Matilde) Ho avuto sempre antipatia per le macchine. Sono arroganti e senza cuore.

ELISEO - Le macchine!?

TRICLIVIO – Lei non può capire. Le interazioni affettive sono alla base di ogni nostro interfacciamento o azione esistenziale, e dove ciò non è possibile vi è innegabilmente una degenerazione della nostra più profonda qualità spirituale.

ELISEO – Davvero? Ma se io affettivamente mi interfaccio molto di più con la mia quattroruote che con mia moglie!? E come mai? Eh!? Come mai? Ma smettiamola con queste sciocchezze! E infine non m'interessa affatto (alzandosi di scatto)su quale cavolate spazia il suo cervelletto!

MATILDE – Il cervelletto!? E va bene. Mamma, digli di si.

VENTOSA - Che cosa? A lui ho detto una sola volta "sì" e per le conseguenze me ne pento ancora oggi.(guardando Triclivio)

MATILDE - Mamma, per favore, digli di si.

VENTOSA – Cosa?

MATILDE - Mamma, per favore, digli di si.

VENTOSA – No!

ELISEO – Ma a che cosa dovrebbe dirmi di si?

MATILDE – A quello che hai chiesto.

VENTOSA – Certo! Perché che cosa mi ha chiesto?

MATILDE – Non ve ne siete accorti?

VENTOSA + ELISEO – No!!

MATILDE – Non vi siete resi conto di niente!? (a Triclinio) E tu, nemmeno hai sentito niente?

VENTOSA – No, per favore; che cosa vuoi che abbia sentito lui? Il poverino...

MATILDE – Mio marito non è "il poverino"! Comunque, babbo ha chiesto solo un poco di pace, e tu, cara mamma, a ragione o a torto saresti in dovere di concedergliela, una volta tanto.

VENTOSA – Ha chiesto la pace!?

MATILDE – Certo. Forse non nel modo giusto, però lo ha fatto.

VENTOSA – Ha chiesto la pace!?

MATILDE – Pace, non la pace!

VENTOSA – A! ecco!! Ha chiesto…?

MATILDE – Sì! Non sapendo nemmeno come e quando farlo e perché, però lo ha…

ELISEO – Eeeeh!? E che, siamo dei deficienti assoluti qua dentro!? Ciò che ho chiesto…

VENTOSA – Matilde, piccola e ancora ingenua moglie, ascolta. Quando si chiede pace, o la pace, o quello che diavolo è, bene? ci presenta con una bandiera bianca e a volte, in ginocchio. Io… Io non pretendo questo. Anzi, questo perderebbe a (indicando il marito) "questo", ai miei occhi, anche quel poco di dignità, seppur deviata, che ancora gli conservo. Però tuo padre dovrebbe condire comunque con modi ben diversi le sue suppliche. Anche perché, che cosa potrebbe pensare il poverino?

MATILDE - Mamma, non capisco il poverino?!

VENTOSA - Matilde, a mamma tua! il poverino a tuo marito, non ce lo leva nessuno.

ELISEO - (con speranza)Per la questione del cervelletto?

VENTOSA - Eliseo! (con disperazione e drammaticità)Matilde. Matilde. Figlia di mamma tua, figlia bellissima di mamma tua... Quel giorno, e lo devi sapere; perché lo devi sapere! Quel giorno avevo il seminario si semiotica, in ateneo; e invece no! Che andai a fare? Che cosa? Scelsi, criminalmente, per la qual cosa mi sono già condannata a quarantasette ergastoli, scelsi la passeggiatina romantica con il qui presente essere. Hai capito ora perché quanto mi confesso chiedo espressamente al sacerdote di "non" darmi assoluzione… a niente! Ma che cosa stavamo dicendo di importante?

ELISEO - (dopo una breve risatina piena d'ironia) Io non sono assolutamente d'accordo su tutto quello che avete deciso fino a oggi.

MATILDE - Noi non abbiamo deciso nulla.

ELISEO - Su quello che avete detto.

TRICLIVIO - Noi non abbiamo detto niente.

ELISEO - Stai zitto, cervelletto semovente.

MATILDE - Papà non ti permetto! (rivolta a Triclinio)Il mio piccolino. (Al padre)E' vero, noi non abbiamo detto niente.

ELISEO - Non sono d'accordo su quello che avete pensato.

VENTOSA - Tu sai quello che ho pensato io?

ELISEO - Beh!?

VENTOSA - Quello che ha pensato tua figlia?

ELISEO - Qual'è il problema?

VENTOSA - Quello che ha pensato Triclivio?

ELISEO - No! Quello no.

MATILDE - (pausa) Perché lui no?

ELISEO - Con quel cervelletto che si ritrova.

TRICLIVIO - Io non ho un cervelletto.

ELISEO - Di bene in meglio.

MATILDE – Papà, non hai il diritto di offendere la gente!

ELISEO – La gente? Ma qui stiamo parlando di cervelletti…

VENTOSA – Ragazzi! Ragazzi. Per favore, lasciateci qualche minuto soli, ragazzi miei.

TRICLIVIO - Io volevo dire solo una cosa…

VENTOSA – No! non è il caso.

I ragazzi si avviano ad uscire di scena

TRICLIVIO - Vedi come mi trattano i tuoi?

MATILDE - (verso i suoi)Cattivi!(trascina con se Triclivio)

TRICLIVIO – Signora mamma, ma poi il prete, l’assoluzione…

VENTOSA – (molto isterica) Matilde, porta quella cosa fuori di qui! (escono)

ELISEO – Sublime. Devo riconoscere che ho ancora molto da imparare da te in questo settore…

VENTOSA – Ascoltami, bestia senza museruola. Non mi devi trattare male quel ragazzo, hai capito?

ELISEO – Io? Dopo che tu…

VENTOSA – Come ti salta in mente di parlare di cervelletti? Qui non riusciamo ad avere un nipotino e tu invece di dare una mano ti produci in questi veri e propri atti di terrorismo antifecondativo.

ELISEO – Mi produco in cosa?

VENTOSA – Queste sono cose che devi tenere per te, ad ogni costo.

ELISEO – Non ho capito un tubo di quello che hai detto. Che cosa centra l’impotenza del marito di tua figlia con… Che cosa? Scherziamo!? Troppe cose tengo per me!!!

VENTOSA – E a me non interessa!

ELISEO – E che non lo sappiamo! Tu…

VENTOSA – Queste sono cose che non mi interessano affatto!

ELISEO – Perché "di fatto" non ti sei mai interessata a me.

VENTOSA – Ma se ho rinunciato anche a farmi suora per te!?

ELISEO – E sapessi che… E quando è stato? Io non ne ho mai saputo niente.

VENTOSA – Il giorno prima di conoscerti…

ELISEO – Non me lo hai mai detto!

VENTOSA – Non te l’ho detto perché volevo sempre farti una sorpresa, ma siccome da oltre vent’anni mi fai incazzare ogni santo giorno non te lo sei mai meritato, ecco!

ELISEO – Ma guarda… Ehi, ma se è avvenuto prima che mi conoscessi non l’avresti fatto certo per me!?

VENTOSA – Tu dici? Ebbene, ma se fosse stato che cosa ci avrei guadagnato, infine?

ELISEO - Non lo so! Perché mi hai sposato?

VENTOSA - Ti ho sposato perché eri bello.

ELISEO – Allora adesso sono orribile?

VENTOSA - Allora eri bello.

ELISEO - Sono brutto?

VENTOSA - No! Adesso sei cretino.

ELISEO - Allora prima ero bello e adesso sono bello e cretino.

VENTOSA - No! Sei sempre stato lo stesso.

ELISEO - Ma se non è cambiato niente...?

VENTOSA - E' per questo! (pausa) Non capisci? (pausa) Appunto per questo. Tu sei rimasto tale e quale. Un tubero! Bello si, ma che è sempre lo stesso.

ELISEO - E che pretendevi? Che con il passare del tempo diventassi una testuggine, un vaso di fiori. Un tubero? Ma come osi?

VENTOSA - Che desolazione!

ELISEO - Un tubero non può diventare una banana.

VENTOSA - E quello ti mancava!!!

ELISEO - C'è chi si sposa un tubero sperando addirittura che con il tempo si trasformi, in un forziere pieno di...

VENTOSA - Eliseo! Le banane non mi sono mai piaciute!

ELISEO - Monete d'oro! Monete d’oro, cara.

VENTOSA - Al nostra povero Tricliniuccio manca solo un poco di autostima su quel versante. Cretino, possibile che non comprendi. Autostima. Autostima viril-macio-explosiva. Bisogna incoraggiarlo insomma a pensare di se cose potenti, dure, possenti, fecondanti. Travolgenti. Un calabrone!?

ELISEO – Un calabrone?

VENTOSA - Ecco: come un calabrone ben armato del suo micidiale pungiglione che appena punge gonfia, gonfia, gonfia…? e… voglio dire: Ingravida, ingravida, ingravida… E il mondo cambierà!

ELISEO – A proposito di cambiamenti! Che cosa dovrei dire io, allora?

VENTOSA - Tu? Di che cosa?

ELISEO - Sono diciannove anni che porti lo stesso nome! Questo da quando ti conosco.

VENTOSA – Cosa centra adesso questo con…

ELISEO – No, no, no! Ha a che fare; ha a che fare… Eccome. Anch’io ho avuto e ho problemi gravissimi di autostima.

VENTOSA - E' colpa mia?

ELISEO – No… Come no? Si, è colpa tua. E’ colpa tua! E di chi se no? Eh? Di chi? Il tuo nome si deve cambiare! L'abbiamo cambiato a Triclivio. Nostra figlia ne fa collezione.

VENTOSA - Tu sei pazzo. (piange)

ELISEO - (al pubblico)Ventosa, VENTOSA! Chiamateci per anni una persona e vedrete. Verrà il giorno (pausa) che nemmeno un bacio avrete coraggio a darle. Appena vi si attaccherà alla bocca vi sentirete strappare la lingua; risucchiata con tutte le corde vocali, le tonsille, le ugole...

VENTOSA - Un magazzino!

ELISEO - E io mi chiamo solo Eliseo. Cambiamo questo nome. Cambiamolo, maledizione! Tu già sei di gusti difficili.

VENTOSA - Non è questo il problema.

ELISEO – Cosa?

VENTOSA - Non è questo il problema.

ELISEO – Cosa?

VENTOSA - Il problema non è questo. Il problema è...

ELISEO - Il problema è altro, lo so! Sempre! Ma tu guarda che faccia tosta!? La verità è che non mi hai mai amato.

VENTOSA - Questo è vero.

ELISEO – E non dire di … E’ vero!?

VENTOSA – Si.

ELISEO – E lo dici così?

VENTOSA – Sbraiti sempre che la verità viene prima di ogni cosa.

ELISEO – E certo…

VENTOSA – Però...(piange)

ELISEO – C’è un però? Però!?

VENTOSA – Però...(sempre piangendo) non è colpa mia.

ELISEO – No, eh!?

VENTOSA – No!

ELISEO – Se non ti ammazzo io.

VENTOSA - Anche questo è vero.

ELISEO - Ma non è questo il problema!? (EH! EH!!)!!? (totalmente isterico) Per favore, che la storia del problema che non è mai quello che emerge mi fa diventare completamente isterico.

VENTOSA - E che colpa ne ho io?

ELISEO - Già, tu sei senza colpa…!

VENTOSA - E che è colpa mia? (piange)

ELISEO - Ci mancherebbe che t'incolpassi anche di questo.

VENTOSA - E che vuoi da me?

ELISEO - Non potrei volere proprio nulla da te.

VENTOSA - Che ci posso fare?

ELISEO - Hai ragione, che puoi... UE'HH!! EEEEEHHHH!! AAAA!! OOOOOOO!!?? Vuoi vedere che l'unico colpevole in questo mondo assassino e ladro sono io? Vuoi vedere che è colpa mia anche per quello che accade dall'altra parte della Terra? Ma vogliamo vedere?

VENTOSA - Eliseo caro... io... non... ti sto dicendo... NULLA!

ELISEO – Forse… (pausa) è questo… (pausa) il problema.

VENTOSA - (dopo attimi di concentrazione meditativa)Questa mia vita non la posso buttare e nemmeno regalare. Devi capirlo una buona volta. Mi sta appiccicata addosso. Totalmente. E più passano gli anni più altre cose si attaccano senza staccarsi mai. MAI!!

ELISEO - Forse perché ti chiami Ventosa?!

VENTOSA – Smettila…? SMETTILA! Prima i miei genitori... Le cadute... le delusioni. TU! Ogni giorno che passa qualcos'altro si attacca e io... Tu!? Non ne posso più. Credimi, Eliseo, tutte queste cose sono sulla mia pelle, come la vita; e questo è doloroso.

ELISEO - Sono convinto della tua sincerità.

VENTOSA – (raptus) Lassù! (resta con il dito teso in alto)

ELISEO - (prima serio, ora serio e disorientato) e... e... Ma più che preoccupato per questa tua condizione, io... io penso di non sbagliare nel dire che stai sulla strada giusta per...

VENTOSA - (c.s.) Quaggiù. (indica il pavimento)

ELISEO - (sempre più scosso, ma perseverante nel suo serissimo discorso) ...per risolvere i tuoi problemi. Problemi che ognuno di noi si porta addosso... ma che pochi, afferrando il giusto attimo, con estrema forza e volontà... riescono a toccare, a trafiggere! ... E a risolvere.

VENTOSA - (c.s.) AL DI LA'!!

ELISEO - (c.s.) Si! Al di là, ed indipendentemente da tante cose... ci vuole un salto.

VENTOSA - Adesso!??

ELISEO - Dopo! Rimossi come sono. Incastrati nella nostra mente. (con esasperazione) Con ramificazioni profonde, che giungono da chissà quale remoto passato...!

VENTOSA - (c.s. ma con grande disperazione) IN QUESTE MANI!

ELISEO - Certo... anche in queste mani. Calma!?... (lei si aggrappa violentemente alla giacca del marito) Io noooonnnn...

VENTOSA - (con morbosità) Perché mi hai sposato Eliseo?

ELISEO - (a bruciapelo, incerto sulla risposta) Sarà… perché… ti amavo!?

VENTOSA - (ride rivolta al marito) Se... se non lo sai tu...

ELISEO - (stavolta convinto)Sarà perché ti amavo.

VENTOSA – (accigliata) Non ti accorgi di quanto sei diventato, restando lo stesso, una nullità?

ELISEO - (facendo degli sforzi visibili) Sei contorta...

VENTOSA - Sono più chiara di quello che tu vorresti che fossi!

ELISEO - Questo non ti scagiona della colpa di affliggermi, costantemente!

VENTOSA - E che cosa potrei fare? Accarezzarti?

ELISEO - Son pronto a scommettere... tu.... non ne sei capace!

VENTOSA - (dopo un lungo doloroso attimo) L'ho fatto… nei miei sogni.

ELISEO - Non ricordo.

VENTOSA - Per pochi attimi... però... è avvenuto.

ELISEO - Non lo ricordo affatto.

VENTOSA - Tu non mi hai mai sognato... addirittura.

ELISEO - Te l'ho detto... Il tuo nome è…

VENTOSA - Questo dialogo non ha soluzione.

ELISEO – Sì, si è fermato davanti a un muro.

VENTOSA - Certo! Ho anch'io delle stanze segrete... Questo dialogo... ed altri ancora, arrivati a questo punto si devono fermare.

ELISEO - Aprile, invece; apri le tue oscure stanze, prima che partoriscano il mostro. Cosa credi di fare? Ben presto tutto il tuo corpo sarà in necrosi.

VENTOSA - Un funerale in più.

ELISEO - Discutere con te è un continuo trovarsi di fronte a un baratro! Nessuno... avrebbe mai potuto sopportarti. Ma se tu vuoi...

VENTOSA - Se vuoi? Se tu vuoi??? Io volevo tante cose... ed ho ottenuto solo e soltanto... te!

ELISEO - Grazie... Grazie! Non è molto in verità... Ma basta accontentarsi.

VENTOSA - Via all'inferno.

ELISEO - E questo cos'è?

VENTOSA – Vile, io ti auguro di non chiamarmi mai in tuo soccorso.

ELISEO - Potresti venire, hai ragione...

VENTOSA - Potrei anche amarti... Magari di nascosto. Ma non tentarmi... ti prego.

ELISEO - In fondo il matrimonio deve restare un avvicendarsi di conflitti mortali, disgreganti e parossistici! (esce Ventosa)Oggi è una giornata come le altre. (riprende a leggere il giornale e si siede a un angolo della scena)

TRICLIVIO - Hai letto quell'articolo su...

MATILDE - No! Ma sento che è tempo di agire!! Tu però non rattristarti. Il nostro momento potrebbe scoccare all'improvviso... e noi, gattone, potremmo essere gettati in una missione senza fiato. (come in estasi)Come ti ci vedo bene.

TRICLIVIO - E chi mi getterà in questa missione?

MATILDE - Io stessa, ominazione di te stesso. Solo così avremo un momento vero, nella storia della nostra vita. (le strane moine di Matilde provocano lo sconcertato e controllato disappunto del padre)

TRICLIVIO - Mia sposa diletta... da quel dolcissimo "si" non ne abbiamo avuto neanche uno. Altro che ominazione di noi stessi! Un silenzioso, coinvolgente, romantico e appiccicoso momento... vero. Sarà colpa mia? Non credo...: sono tutta una passione. Sarà colpa tua? Ma tu mi ami tanto!!!?

MATILDE - Gattone, perché non ti calmi? Sei troppo irruente troppo...

TRICLIVIO - Tu mi sfuggi!

MATILDE - Di giorno?!!!!

TRICLIVIO - (quasi rincorrendola)A me il giorno ispira... la notte no!

MATILDE - Non siamo sintonizzati! Maledizione!!!

TRICLIVIO - (si ferma di scatto)Di notte... ho paura! Lo sai! Ho sempre il dubbio che tu ti stia trasformando in un mostro... Devo, quindi, subito accendere la luce e... ritirarmi in bagno. Lì ritrovo tutta la mia tranquillità... e quando l'ho ritrovata... ho perso qualche altra cosa.

MATILDE - Che bellezza!

TRICLIVIO - (con nuovo slancio)Mentre di giorno sono bene assestato. Pronto allo slancio coraggioso ed eroico.

MATILDE - Ma se dev'essere così erotico... chi te lo fa fare? Poi... eh!! Non fare così! Anzi... stai lontano. Mi fai paura quando mi guardi con quegli occhi neri, verdi, azzurri, castani e... e fiammeggianti.

TRICLIVIO - E' solo una sana passione!?

MATILDE - No! Tu sembri pronto a sbranarmi. I muscoli della faccia tesi, la lingua, mossa da un doppio desiderio, vibra, si bifora! O Dio!! Sembri un cobra!

TRICLIVIO - Matilde! Matilde! MATILDE! Matilde per favore non fare così. Ammetto i miei difetti. Però...

MATILDE - Triclivio basta! Diamine... La notte! ... Lo sanno tutti!

TRICLIVIO - No. Tutto alla luce del giorno. Con un bel sole chiaro, chiaro!

MATILDE - Nel buio non si vede lo scintillio bramoso dei tuoi occhi.

TRICLIVIO - E' un anno che siamo sposati!?? Dovrei essere assolutamente un...

MATILDE - Ecco... l'hai detto. Dovresti essere proprio così.

TRICLIVIO - Io non ho detto ancora niente.

MATILDE - No?? Di notte! E non discutiamo più. O ti fai passare le tue paure o... Ma in che mi potrei trasformare? Tu mi stai stringendo con le tue poderose braccia... Mi stai strapazzando mostruosamente... siamo nel buio...

TRICLIVIO - (gridando)AIUTO! Non siamo nel buio... NON LO DIRE PIU'! (è tutto tremante) Nel buio c’è sempre un fantasma nel frigorifero.

MATILDE – Che cosa?

TRICLIVIO – Niente!

MATILDE - Calmati maledizione!! Siediti! Distenditi!!... In che cosa mi potrei trasformare, micione?

TRICLIVIO - Non lo so! E' difficile prevedere le azioni del prossimo. (lei lo accarezza per calmarlo)Immagino, in verità, di una metamorfosi improvvisa. ... di colpo una iena mostruosa: che ride, ride, ride...

MATILDE - Una iena!!!? (continua a accarezzarlo e baciarlo)

TRICLIVIO - Nel migliore dei casi. Si... si! Perché se lasciassi fare arriverei a pensare, senza volerlo, a una radio. Io che sto facendo l'amore con una radio a valvole!!? Ci pensi? Con il rischio di essere bruciato; di prendere una scossa, micidiale. E poi.... quegli spigoli vivi e taglienti. (con decisione)Non posso fare l'amore con una radio piena di polvere; di ragnatele e di ragnetti impertinenti. NOOO... Non mi puoi obbligare.

MATILDE - (compassionevole) Hai ragione. Povero caro. Ed io che pretendevo tutto questo.

TRICLIVIO - Ho bisogno di un pò d'aria, mi ci vuole proprio. (esce)

VENTOSA - (entrando)Bella giornata oggi, vero cara?

MATILDE - Bella giornata mamma.

VENTOSA - C'è un sole che a solo vederlo ti si riscalda il cuore. Forse tuo marito non ha tutti i torti...

MATILDE - MAMMA!?? (Si guardano con sfida)Mamma!!? (Eliseo le osserva con ostentata e ironica curiosità)

VENTOSA - Questa generazione difficile! Difficile!!!

ELISEO - Non si può stare in pace qua dentro. E’ inevitabile, come per voi essere quello che siete.

VENTOSA - E cioè?

ELISEO - Donne di piazza! Donne stronze di piazza!

VENTOSA - (pur di scagionare la figlia) Eliseo!? E no!! No, no, no! Ero sola! (Eliseo guarda Matilde)Parlavo con me stessa... con mia figlia. La voce che hai sentito era di mia figlia ma non era mia figlia... nel senso che bisognava pure che fosse di mia figlia altrimenti tu potevi benissimo pensare: questa è pazza! Ma non era mia figlia, altrimenti come facevo a essere sola?

ELISEO - Una madre mediterranea...

VENTOSA - Pensa alla tua di madre, piuttosto. Mentre t'imboccava non si ricordava di tutti quei poveretti che ogni giorno muoiono di fame nel mondo? E se lo faceva, come poteva continuare a imboccarti? Non aveva coscienza affatto, non aveva!!!

ELISEO - Ti prego. (al pubblico)Una donna, signore e signori, ti apre alla comprensione di un ben altro mondo. Tuttavia, amici del pubblico, io di tutta quest'altra realtà ne farei volentieri a meno. Questo regno, che prima non si vede, è purga senza fine...Ma forse è colpa nostra!! Siamo allora noi la causa primordiale!? Questa loro dimensione che esse si portano sulle spalle, non sappiamo se con piacere o dolore, è il prodotto secolare dei nostri scarti? Voglio dire; ciò che noi non abbiamo scelto allora è divenuto materia prima per i mattoni del loro universo! Ed ora, giustamente, ci sta cadendo tutto addosso. Forse perché la struttura non regge più! Forse perché l'uomo ha socialmente abbassato la guardia, ingannato, certamente, da una graziosa parità diversa. Forse perché la natura a loro ha dato quelle armi irresistibile che tutti noi conosciamo e da cui ti puoi difendere solo in due casi: o sei santo o sei frocio. PERO' IO POTEVO BENISSIMO NASCERE IN QUALCHE ALTRO SECOLO!!

VENTOSA - Eliseo, siediti! Che le tue stupidità pesano e potrebbero spezzarti le gambe. La verità è che i tuoi scarti li scopro ogni giorno; spesso te li scopi anche da solo, e nel migliore dei casi se ne nutrono i maiali... Se adesso a voi maschietti vi cade addosso qualcosa è... è per un improvviso emergere di remoti sensi di colpa: infedeli, macellai, trucidatori, infanticidi.

ELISEO - C'è stata una BORGIA nella storia...

VENTOSA - Matilde, dici qualcosa.

ELISEO - E della Lucrezia ne hai anche un bel ritratto al posto del crocifisso.

MATILDE - E' vero, mamma!

VENTOSA - Matilde stai zitta! Ognuno ha diritto alle sue consolazioni.

ELISEO - Vuoi dire che devo aspettarmi qualcosa di mortale da un momento all'altro?

MATILDE - Ma no... Mamma vuole semplicemente dire che è un oggetto di confronto. In momenti in cui lo sconforto della vita ci tocca con maggiore forza...

ELISEO - ... Lei può dire: "Tòh ce n'è una più disgraziata".

MATILDE - Il fatto è che mi avete scocciato tutti e due.

VENTOSA - La mia bambina quanto è rispettosa!!? Pur di non offendere il padre ci schiaffa pure la mamma sua. (al marito) Hai visto che figlia ti ho dato? Bue!!?

MATILDE - Mamma!!?

VENTOSA - No, no, no, nooooo!!! Bisogna ricordargli, giorno per giorno, che in questa casa se c'è qualcosa di buono... è perché questa vittima, questa dimenticata dagli dei.....Questa sciagurata, questa disgraziata... ha sublimato totalmente se stessa... ed ora… (sedendosi)Non so che cosa mi succede. Sono ancora me stessa? (riprende con forza ma con trasporto poetico)

Quando le negligenti nebbie mattutine mi sfiorano il volto

e la sera schiaccia le mie infinite speranze,

io mi vedo bambina e con la mano tesa nell'acqua,

mi diletto con il mio riflesso.

Addio caverne invidiate,

là in quella roccia a picco sul mare...

dove i gabbiani ti scoprono intruso a te stesso.

Non disperdetemi!

Non sono solo un immagine sfuggente.

Datemi un corpo per vivere.

ELISEO - Oggi... oggi è… è mercoledì! (guardando dalla finestra)

VENTOSA – Maledetto! Maledetto!! Era un mio momento poetico, tra i pochi veramente riusciti, e tu con un mercoledì… un mercoledì assassino, l'hai distrutto! Quando uno non ha rispetto nemmeno dell'arte non è pari, se non peggio, a un criminale.

ELISEO - Calmati.... assassinata.... Chi viene a trovarci ogni mercoledì, e quindi anche questo mercoledì?

MATILDE - Ogni mercoledì… questo merc…?? Il papà, la mamma e il nonno di Triclivio!? Ahhhhh! Scusa, caro! Dov’è? Già è di nuovo mercoledì!? Voglio dire: che cari. Però mi raccomando: davanti a loro dobbiamo chiamarlo Abelardo.

VENTOSA - E' vero!!! E' vero. (si sistema il vestito e la capigliatura)Dovrebbero essere già qui, però... Che stano: dovesse essergli capitato qualcosa? (campanello... esteso)Eccoli! (va a aprire)Buon giorno! Buon giorno! Cari!!! Come va? Vi trovo sempre più in forma. Bravi... bravi. Accomodatevi. C'è Matilde ed Eliseo, qui! Tric... Ehm... (colpi di tosse).

ELISEO - Il tricheco non c'è!

MATILDE - (lo guarda con cattiveria) Papà!?

ELISEO – Lei… Io ho, invece...

MATILDE - Papà dice...

VENTOSA - Che Abelardo... Abelardo... non c'è!

MATILDE - Insomma Abelarduccio non è in casa.

POLICANTRO - (per star comodo si toglie la giacca) Permettete che ci sediamo?

MATILDE - Certo "papà"! Siediti, papà!

POLICANTRO - Come è bello questo papà detto con tanta dolcezza.

MATILDE - (al nonno) Sedetevi anche voi, nonno!

VENTOSA - Mia figlia? E che ne parliamo a fare!? Mia figlia ha tanta dolcezza e rispetto. Ha preso tutto della mamma. Il padre ha cento altre doti, certo: intelligenza, carità, solidarietà di spirito. Però tutte... tutte ben nascoste. E di dolcezza neanche l'ombra!!! Parlatemi di voi! Che avete fatto in questi giorni? (Policantro prende una mela dal portafrutta)

RESTEA - Cara la mia signora... Policantro, non cominciare a mangiare anche qui!

VENTOSA - Lo lasci fare. Alcune sono di cera e altre sono vere... ma del mese scorso! Ammuffite...insomma!!

RESTEA - Devo sempre controllarlo... La pancia! Da quando il nostro Abelardo non è più con noi… cresce. Cresce smisuratamente.

VENTOSA - Ma che strano. Non sembra... Voglio dire... Non si vede poi tutta questa pancia, diciamo, enorme!

RESTEA - Il problema, cara, è che... si sente.

VENTOSA - Ho capito, ho capito! E tu come la sostieni? Racconta, racconta. A vederlo promette grandi fuochi d’artificio. Racconta…

RESTEA – (presa alla sprovvista…) Dicevo... in questi ultimi giorni... Cioè, anche prima… mai dopo! Vorrei… Volevo dire una cosa importantissima… Non proprio tanto importantissima… Abelardo… Insomma… Però…? (disperata) Non so più da dove allacciar filo.

VENTOSA - Allacciar filo?

MATILDE - Mamma...? forse vuol dire da dove iniziare il discorso.

VENTOSA - AAHH!! Ho capito, ho capito. Che linguaggio interessante!!! Ma da dove è venuto fuori questo...

RESTEA - Che cosa?

VENTOSA - Come ha detto lei... Il filo! Il filo da dove le è uscito?

RESTEA - Mi è uscito del filo?

VENTOSA - E allora a chi? Signor Policantro, le è uscito del filo?

POLICANTRO - A me!?

RESTEA - Papà? Ti è uscito del filo?

MISOTRILPO - E che sono, una macchina per cucire? Aspettate, aspettate! Visto che non parla, e chi tace acconsente, potrebbe essere uscito dal marito.

RESTEA - E' vero! Provi, provi a domandare.

VENTOSA - Che cosa dovrei fare?

POLICANTRO - Domandate a vostro marito se ha perso la sigaretta.

VENTOSA - La sigaretta? Mio marito non fuma.

RESTEA - Policantro intende quel fatticino con avvolto del filo di cotone. Domandi... su... si faccia coraggio!

MATILDE - Dai mà! A provare non ci si rimette nulla. Falli contenti.

VENTOSA - Tu dici? (il marito legge ancora il giornale) Caro!? CARO!!?

ELISEO - Che cosa c'è?

VENTOSA - I signori vogliono chiederti una cosa... (lui annuisce)Vogliono sapere se, per caso... (alla figlia) E se si arrabbia? Comunque...! Vogliono sapere... se... hai perso quel fatticino... con del filo arrotolato intorno.

ELISEO – Ancora no! (dopo aver ben guardato tutti i presenti riprende a leggere il giornale)

VENTOSA – Guarda, che non intendevo… Bèh non è poi molto importante...

MISOTRILPO - Io, se mi è concesso...

POLICANTRO - (a Restea) Tuo padre sta pè parlà! (Restea guarda il padre)

MISOTRILPO - Volevo chiede alla signora... Matilde!?! Matilde vero? Non so gli ultimi aggiornamenti.

POLICANTRO - Tuo padre sta parlando! (Restea guarda ancora il padre)

MISOTRILPO - Insomma io voglio un chiarimento. Quando l'inconscio collettivo emerge...

POLICANTRO - Tuo padre sta cominciando a dicere fesserie. Hai capito?!!

RESTEA - Cosa?? AAAHHH NO, NO, NO? O SI? Insomma papà che devi dire?

POLICANTRO - E invece di mettergli un tappo in bocca tu gli fai pure un altra domanda?

VENTOSA – Che bello: lasciate che il nonnino si esprima...

POLICANTRO - Che cosa!? Già quando lo faceva il nipote d'int' a' casa non ci si poteva stare...

VENTOSA - Ma di che cosa state parlando?

MISOTRILPO - Lasci perdere signora. Questo è un perfetto ignorante... e anche stupido. Lei mi chiederà perché… Me lo chieda! Se uno è solo ignorante... almeno tace. Ha capito adesso il concetto?

VENTOSA - Fai qualche domanda a tuo padre! Se no va a finire che fa la figura dell'ignorante, anche se non stupido.

MATILDE - E già! E che domanda gli faccio?

VENTOSA - Fai presto!

MATILDE - Devo fare, scusate, prima una domanda a mio padre...

VENTOSA - E' necessario.

RESTEA - Come mai?

MISOTRILPO - Glielo ha ordinato il dottore?

MATILDE - Si, bravo, è così!

POLICANTRO - O poveru cristianu! Ogni quanto tempo?

VENTOSA - Ogni dieci minuti.

RESTEA - Ma che strana malattia... poverino.

POLICANTRO - Insomma, ogni dieci minuti gli dovete fare una domanda?

VENTOSA - A volte anche due.

POLICANTRO - Me dispiace! I' però se fosse pe'' isse... me scassasse pure o'...

RESTEA - Policantro!!?

POLICANTRO - E no... è che questa malattia hanna esse pure scocciante assai: pe' loro che s'hanna sfurzà a truvà stà domanda, e pe' isse, che ogni dieci minuti, a do' sta’ sta’,... Ma i' vulesse sapè sulo d'avite truvate stu strunze e' dottore?

RESTEA - Policantro!?!

MATILDE - Il nonnino, invece, da personcina attenta e sensibile, mi stava chiedendo una cosa.

POLICANTRO – Lui, persona attenta e sensibile? E no... e no!! qua la terapia va applicata, all’istante! Il malato ne potrebbe crepare. Quello già la faccia ce l'ha!

VENTOSA - Che cosa vuol dire?

RESTEA - Gli dovete far la domanda poiché sono passati già più di dieci minuti. Controlla caro!

POLICANTRO - Dall'ultima domanda cretina... ecco: undici minuti e venti secondi. Perché, da quello che ho potuto capire, più le domande sono cretine più la cura è efficace. O' vero, nonnò? A buonanima in fatto e' fesserie è esperta assai.

VENTOSA - Matilde, fai questa domanda a tuo padre.

MATILDE - Papà!!! Papà?

POLICANTRO - E si... la malattia è grave. Osservate. Lo devono chiamare due volte.

MATILDE - Papà, devi dirmi perché le fragole sono rosse.

POLICANTRO - E... E certo che è cretina assai sta’ dumanda!!! Con questa il paziente sta buono pe' mezz'ora. Ascoltiamo, ascoltiamo la risposta. (Eliseo guarda di nuovo tutti e non risponde)

VENTOSA - Va bene! Andiamo avanti.

MISOTRILPO - Come va bene, andiamo avanti!???

VENTOSA – Possiamo andare avanti.

MISOTRILPO – Quello non ha aperto bocca!?

RESTEA – Non ha risposto nulla!?

VENTOSA – Mia cara signora Restea la cura consiste solo nel fare le domande. L'affetto da questa malattia non ha alcuna necessità di rispondere.

RESTEA – Ma guarda che anomalia singolare.

POLICANTRO – Scusate ma… Ma questo l'ha detto sempre il dottore?

VENTOSA - Certo!

RESTEA - Vorrei proprio conoscerlo questo dottore.

POLICANTRO - Vattene! Vorrei conoscere questo dottore?! Signora Sanguetta (calcio negli stinchi da parte di Restea)... Che d'è??!! Non per disprezzare il suo dottore, ma a mia moglie preferisco curarla a modo mio.

VENTOSA - E faccia pure! Nessuno vuole obbligare.

POLICANTRO - Grazie!! Però il perché queste fragole sono rosse... non si può sapere? Ueh... e adesso come si fa? Ma questa è una cura disgraziata! Adesso tengo nu' rusico dint' a sta coccia: "pecché le fragole sono rosse." Mo’ devo sapere ad ogni costo: "Pecché sti' fragole so’ rosse???"

ELISEO - (al culmine della sua pazienza) Le fragole sono rosse perché sono rosse... il colore rosso fragola deriva appunto dalla fragola. E' come dire: "Perché il calabrone è nero?" Perché? Me lo volete dire!? Perché?!

POLICANTRO - Ehm!!?... Perché?

ELISEO - Perché?

VENTOSA – Ebbene… Ma… Io penso che certe cose bisognerebbe saperle. Vero Matilde?

MATILDE - Si! Bisognerebbe almeno averne un'idea.

MISOTRILPO - Non bastava il problema delle fragole... anche quello del calabrone!?

ELISEO – Il calabrone? Quale calabrone?

POLICANTRO – Isse l’hanominato!

ELISEO – Aaaah! Il nostro calabrone!? La storia dell’autostima? Sì! Scusate, scusate! Ebbene ora mi devo intromettere. Sì, perché voglio anch'io capire qualcosa del mondo. Dunque, perché questo calabrone è nero?

POLICANTRO - E adesso che vuole? Chiane, chiane tu vuoi cominciare proprio in quest’istante? E con i sottoscritti? Chiste è tuosto assai? Ma insomma, signora sanguetta, (secondo calcio) Aaaa!!... Ma che d'è??? Insomma questa cura è diventata un poco troppo fastidiosa: non tanto per il malato ma per i disgraziati che gli capitano a tiro; e isse non è obbligato a rispondere... e devo essere obbligato io che non ci'azzecco nu'...

RESTEA – Policantro!!?

POLICANTRO – Ie te scass’a’ cape se…

ELISEO – Perché? Perché il calabrone è nero? Questo io voglio sapere. Nient’altro. Perché…

VENTOSA - Caro... Forse stai esagerando! Loro di questo tuo calabrone non ne sanno niente.

ELISEO – Loro no ma tu si! E poi non è vero; loro sanno, sanno tutto... E se non lo sanno loro chi vuoi che lo sappia. Perché il calabrone è nero? Allora!?

VENTOSA - Fagli un altra domanda, poverini...

RESTEA - Ecco! Un altra bella domandina... facile, facile.

POLICANTRO - E che, sono un deficiente!?

ELISEO - Io voglio sapere perché è nero?

POLICANTRO – Ma chi?

ELISEO – Il mio calabrone.

MISOTRILPO - Suo?

ELISEO – Certo, mio, mio! Prima era vostro. Adesso, purtroppo è mio. Capito? Prima era in casa vostra e a desso è nella mia. Maledettamente mio!

POLICANTRO – E’ un calabrone ammaestrato?

MATILDE – Ma perché questa storia del calabrone?

RESTEA – Per favore non peggioriamo la questione con un altra schifezza di animale. Un caso alla volta.

MISOTRILPO – Insomma, cerchiamo di capirci: lei ha questo calabrone...

ELISEO - No... SI!

POLICANTRO - Buono!... No o si? Uhe!!! Fussi sciute pazze?

ELISEO - E che dobbiamo fare?

POLICANTRO - (guardandolo con il massimo rispetto possibile) Stu calabrone ittate e scurnacchiate è o non è il tuo?

ELISEO – Che faccia tosta! Ma ammesso e non concesso, quello che sia sia, e che dobbiamo fare?

MISOTRILPO - (A Policantro) Ma tu che vuoi fare?

POLICANTRO - Con che cosa?

MISOTRILPO - Con il suo calabrone!

POLICANTRO - A' nonno...?!

MISOTRILPO – (a Restea) Allora la colpa è tua. Lasciagli stare il calabrone e torniamocene a casa.

RESTEA – Papà non so’ di quello di cui vai parlando. Vogliamo invece domandarlo al calabrone?

MATILDE - SIIIII... Domandiamolo al calabrone.

VENTOSA - E dove possiamo trovarlo, questo calabrone?

Entra in scena Abelardo/Triclivio, tutti gli occhi sono puntati su di lui.

TRICLIVIO - Ciao!!! Come siete belli!!! Come state bene! Da quanto tempo. Da quanto tempo! (bacia a uno a uno i suoi, gli altri lo fissano sempre con uno stupore eccessivo)

MATILDE - Profeta dei nostri desideri...

RESTEA - Si... Abelardo…? (sta quasi per alzarsi e abbracciare suo figlio, ma poiché Matilde lo tiene attaccato a se senza lasciarlo andare, al colmo dell’imbarazzo…) Perché… perché qui ci sono dei malati di domande e dei dottori alla fragola, dei farmaci interrogativi e delle risposte con vitamina... e... e... io vorrei andare tanto a casa.

TRICLIVIO - Ed io, invece, vorrei fare ben altra cosa. (guarda Matilde con espressione ammiccante)

ELISEO – Ecco il nostro magnifico calabrone. Tenetemi il gioco altrimenti qua non ci scappa il nipote.

MISOTRILPO – Che cosa?

ELISEO – Se non lo aiutiamo ad autostimarsi con il calabrone fecondante e scemo lui non ingraviterà mai mia figlia.

VENTOSA – Ma, veramente…

POLICANTRO – E allora ci penso io? (ad Abelardo) Guaglio’, siente a papà! Ti piacerebbe essere lucido?

TRICLIVIO – Che cosa?

VENTOSA – Non facciamo stupide domande.

RESTEA – Rispondi a papà.

POLICANTRO – Allora, ti piacerebbe essere nero ma lucido, lucido, lucido?

TRICLIVIO - Perché no!? (c.s.)

ELISEO - Nero, nero, nero?

TRICLIVIO – Ma quale è il problema!? (c.s.)

RESTEA - O mio Dio!!! (si porta le mani alla bocca)

MISOTRILPO - Con dei peloni, setosi, setosi, ma tanto virili?

TRICLIVIO - Certo! (c.s.)

MISOTRILPO - Insomma ti piacerebbe fare il calabrone!?

POLICANTRO - Digli di si, altrimenti questa storia non finisce più. Digli di si.

MISOTRILPO - E che... Che…

ELISEO - Io voglio sapere…!!! Tu sei un calabrone nero e lucido!?

MATILDE - Se mi ami veramente...

RESTEA - Abelardo... speranza della mamma tua... Altrimenti non sarò più nonna.

VENTOSA - Devo nascondere le mie rose però... che con un calabrone così grosso si rovinerebbero tutte, poverine.

ELISEO - Lascia perdere le rose!!! Abbiamo finalmente un calabrone parlante.

MISOTRILPO - Ma non era un inconscio collettivo emerso?

MATILDE – Errore! Ma giusto. Quando esso emerge assume tutte le forme che vuole.

ABELARDO - Io qui dentro mi chiamo Triclivio!

POLICANTRO - Abbiamo sbagliato casa?!!

RESTEA - Ma no!! E' sempre tuo figlio!?

POLICANTRO - Fai il calabrone e stai zitto!

ELISEO - Parlami della tua specie.

POLICANTRO - Guardate a' "capa tosta" come s'accanisce scrupolosamente.

VENTOSA - Parlaci della tua calabrone/femmina o bel calabrone/maschiaccio, nero, lucido e colorato...

MISOTRILPO - Non confondiamo il ragazzo... Nero o colorato?

VENTOSA – Lucido…?

ELISEO - (Abelardo si siede cominciando a perdere il senso d'orientamento) Non sei solo nero, sei lucido, peloso e con tanti riflessi colorati. Ma forte, forte, poderoso e forte, un toro…

POLICANTRO – Un calabrone con le corna?

ELISEO – Per favore! Sei come un grande tronco di quercia secolare. Bello, duro, e resistente… i secoli passano ma tu giganteggi sempre di più alla fine della radura. Che calabrone sei? Da dove vieni? Quanto sei forte?… Forza, confessa: da dove vieni... dalla radu…

Tutti gli altri ripetono più meno le stesse affermazioni mentre Triclinio perde sempre di più il senso

dell’orientamento e si accascia su una sedia. Si abbassano le luci.

TRICLIVIO – Io… tutto sommato, vengo da molto lontano. (tutti si spaventano e sgranano gli occhi)

VENTOSA - Ho paura!

MISOTRILPO - Che cosa dice? Che cosa è successo?

POLICANTRO - Vuoi vedere che la storia del cornuto spaziale è vera?

RESTEA - Figlio della mamma tua...

MATILDE - Me lo avete spaventato!

VENTOSA - Ha avuto paura, certo, della vostra ignoranza.

MATILDE - Abelardo mio, Triclivio mio...

MISOTRILPO - Non capisco!

POLICANTRO - Triclivio dev'essere il calabrone.

MATILDE - Amore... rispondi alla tua cara fidanzatina, sposina, mammina, nonnina...

RESTEA - E anche alla tua cognatina...

POLICANTRO - Ma che dici?

RESTEA – (piagnucolando di sconforto) Si è preso tutto lei. Tutto!

TRICLIVIO - Sto scendendo lungo le mie radici... Sto scendendo lungo le radici di tutta la mia vita. Che meraviglia! E’ difficile trovare le parole giuste. E' un mondo tutto verde e c'è una grande nebbia, ma a tratti scompare. Vedo le mie radici. Man mano che scendo vedo anche altre di radici. Ci sono, infatti... ma molto distanti, altri viaggiatori. Però alcuni salgono. Ora percepisco come una ventata i piani sottili dell'esperienza. Meraviglia: davanti a me c'è una luce viva, palpitante, e sento tutto il fuoco della grande e inesauribile fiamma dell’Amore... Ma improvvisamente una mano invisibile mi scarna, e mi amplifica gli orizzonti. Ed ecco che quella mano dolorosamente mi da occhi di carta...

POLICANTRO - Occhi di carta?

ELISEO - Perché occhi di carta?

TRICLIVIO - Sono le pagine perfette dove la Sapienza Assoluta può scrivere direttamente le sue parole; il suo Verbo. Ma che accade ancora? C'è molta nebbia ora...

RESTEA - Non farà freddo? Tieniti coperto, mi raccomando…

TRICLIVIO - Ecco, ecco!! Ecco che dalla nebbia emerge…

POLICANTRO – Pure qua!?

TRICLIVIO – Emerge silenziosamente una figura misteriosa. No… si denuda… è molto tondeggiante, piena, molto piena.

POLICANTRO – E’ una maggiorata!? Sophia Loren!? Malgrado gli anni quella sì che è una donna…

RESTEA - E chi lo avrebbe mai detto?

TRICLIVIO – Si toglie anche l’ultimo indumento…

VENTOSA – Prostituta! Svergognata…

TRICLIVIO – La Morte!!

TUTTI – Ahhhh!

TRICLIVIO – E’ la signora Morte in persona. Che fascino. Ha quasi la forma di una sfera nerissima, e in essa si scorgono tutte le stelle dell'universo... Ingigantisce ora; e mi parla. La Morte ha denti di diamanti; mani di smeraldi; occhi di perle preziosissime e capelli di topazio. La sua pelle profuma di miele, e ambra sono le sue unghie. E’ bellissimo e appagante restare qui, a qualche passo da lei. Tuttavia... Sì io… io voglio tornare da voi... Perché qui è troppo bello. Voglio che anche voi possiate venire a conoscere questa "nostra" gaiezza infinita. Voglio che voi veniate quaggiù... E saremo felici insieme. (a uno a uno scompaiono tutti; per ultimo resta Policantro)Anzi, ora… poiché tanto è il bene che mi volete, ora vengo a prendervi... Si, presto sarò da voi, perché anch’io vi amo. Vi prenderò con me, sulle mie spalle, per dividere con voi questo dono che io ho meritato. Se mi volete veramente bene, verrete con me, lo so. Ecco, vengo a prendervi. Sono quasi da voi. Arrivo...

POLICANTRO – (accorgendosi di essere solo) Stu’ piezze e’ disgraziatu... (esce anche lui)

TRICLIVIO – Eccomi qui!

Abelardo si sveglia, si alza, si guarda intorno: nessuno. Dopo un po’ tura fuori una bella banana

dalla tasca e, sedendosi comodamente, comincia a sbucciarla e morderla con molto gusto e

soddisfazione… per essere finalmente solo.

SIPARIO!

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