Una lady per la morte

una Lady per la morte

UNA LADY PER LA MORTE

Commedia in un atto unico

di GERMANO BELLUSSI

PERSONAGGI

LADY MACBETH

RE MACBETH

L'INTERLOCUTORE

LA DAMA DI CORTE

IL DOTTORE

IL SACERDOTE

UNA VOCE

UNA SECONDA VOCE

CORTIGIANI

Commedia formattata da

Vari interni nel castello di Dunsinane, in Scozia, lanno 1057. Re Macbeth ivi assediato dall'esercito dei ribelli guidati da Lord Macduff. Voci si odono da fuori scena.

LInterlocutore - Vorrei parlarti della morte.

Lady Macbeth - No; non ora.

LInterlocutore - Vorrei parlarti della morte.

Lady Macbeth - No; non ora.

LInterlocutore - Vorrei parlarti della tua morte, ora.

Le voci si odono da fuori scena. Entra in scena all'ultima battuta l'interlocutore.

La Prima Voce - Le ragazze hanno cosce di gazzella, ventre piatto ed i seni come caprioli sfuggenti la presa.

La Seconda Voce - Che cosa una Regina pi di una ragazza di paese?

La Prima Voce - Le ragazze hanno profumo di muschio, colore di sabbia assolata e vibrazioni d'arpa sotto le carezze dell'amore.

La Seconda Voce - Che cosa una Regina pi di una ragazza di paese?

La Prima Voce - Le ragazze vivono l'amore o lo fingono e tra la vita e la finzione la differenza soltanto una sfumatura.

La Seconda Voce - Che cosa una Regina pi di una ragazza di strada?

La Prima Voce - Le Regine si illudono di poter inventare il loro destino, di essere leggere e libere, di non avere bagagli nel loro cammino. Sono come turiste giunte con i soldi in tasca ed i sogni in testa alla stazione di una citt sconosciuta. Credono di poter fare tutto ci che vogliono. E forse lo possono fare effettivamente quello che vogliono, ma una volta soltanto. Poi una volta compiuta la prima scelta le condiziona L'essere andate a destra anzich a sinistra, l'essere scese all'Hotel Hilton invece che alla locanda dell'Aquila Nera, l'avere preso i tram anzich i taxi, ha segnato il loro destino. Compiuta la prima scelta tutto definito, concluso; tutto non potr che avvenire secondo una rigorosa causalit. Lady Macbeth, ad esempio, ha armata la mano di suo marito, ha fatto sgozzare il suo Re, ha lavate le mani dell'assassino. Avrebbe potuto non farlo, certo, ma, una volta fatto questo, tutto divenuto previsto, segnato, a voler guardare bene, anche banale. A questo punto Lady Macbeth come la solita ragazza di campagna che ha accettato un bacio dal giovanotto del fondo vicino e da ci derivato che un prete ha benedette le loro nozze, che ha messo al mondo cinque figli ed ha lavorato sui campi come una schiava per tutta la vita. La storia avrebbe potuto essere stata scritta in anticipo con assoluta precisione. In queste condizioni la vicenda diviene banale; a chi potrebbe interessare? A chi mai pu interessare la storia di Lady Macbeth, Regina di Scozia?

LInterlocutore - Non cos. Innanzi tutto, se vogliamo essere precisi, anche la prima scelta era condizionata e questo un fatto sufficiente a mettere in crisi la tua tesi. In secondo luogo, determinati o meno, certi fatti inquietanti presentano per noi un grande interesse. Almeno per me essi hanno un alto grado di suggestione. voglio vedere come muore Lady Macbeth.

Dottore - Il Re si preoccupa da qualche tempo con una particolare insistenza delle sue condizioni di salute.

Lady Macbeth - Lo so, e la prego di credere che la sua non solo amorevole sollecitudine.

Il Dottore - Lo immagino. Credo di avere letto nel suo cuore le ragioni di una tale inquietudine.

Lady Macbeth - Davvero?

Il Dottore - S. Penso che egli riterrebbe di cattivo augurio che ai vari rovesci della fortuna, in questi ultimi tempi per lui particolarmente oltraggiosa, si dovesse aggiungere anche la malattia della Regina.

Lady Macbeth - Oh no! Anzi! Come lo conoscete male !

Il Dottore - E perch mai allora?

Lady Macbeth - So gi che le apparir strano quello che sto per dirle, in quanto non corrisponde certo alla immagine che di Macbeth il mondo si fatta. Ma questa immagine ingannevole. Chi pi di me del resto lo pu sapere? Vede; Macbeth di fondo un uomo con ben radicati principi morali. Per conquistare un trono doveva uccidere un vecchio sovrano che aveva gi un piede nella fossa; altri per molto meno ha riempito di stragi la terra; io invece ho dovuto forzarlo a questo, e le assicuro che non stata una impresa facile. Quando per ragioni di stato doveva condannare a morte un amico, ed il cielo sa se ai Re questo non accada di frequente, viveva ore di ansia, trascorreva notti insonni, rimaneva ogni volta profondamente turbato nel suo spirito. Il delitto non mai divenuto per lui un affare di ordinaria amministrazione. Questo, a lungo andare, ha finito per logorargli i nervi. E' un uomo di principi morali e religiosi. Basti considerare che ha sentito addirittura il bisogno di andare come penitente in pellegrinaggio a Roma da Papa Leone IX, distribuendo in quella occasione una fortuna ai poveri. Cose da non credersi. Ora dice di vedere i fantasmi degli assassinati, e non dubito che li veda davvero. Fatti del genere per accadono soltanto ai fanciulli ed ai pazzi, e lui dovrebbe avere da tempo superata l'et della ragione. Cos ora, in nome di una pi alta giustizia, esige dal cielo la mia morte. Una morte possibilmente tempestosa e drammatica, che faccia colpo sul grosso pubblico. Esige la morte del suo cattivo demone. Questa sarebbe per lui la ennesima testimonianza della esistenza di un ordine divino contro cui sia pericoloso andare, della possibilit di una vendetta divina inflessibile custode di quell'ordine. Ha paura di Dio, ma non pu farne a meno e invoca ogni giorno una nuova testimonianza della sua esistenza. Assomiglia a quei fanciulli che pur potendole nascondere, raccontano alla mamma le loro birichinate per essere puniti e ritrovare cos la loro pace. Questo l'uomo che regge le sorti della Scozia, poveri noi, non davvero meraviglia che le cose vadano cos male!

Il Dottore - S, possibile, e questo spiega anche le sue improvvise vocazioni mistiche, quel suo sostare a lungo in preghiera, l'isolarsi dal mondo. Se comunque questo quello che desidera il Re, temo che debba rimanere deluso. Lei gode di una invidiabile salute. Lei non vede certo i fantasmi.

Lady Macbeth - Per grazia di Dio, no, io non vedo i fantasmi. Vedo per le cose come sono e sono messe davvero male. E inoltre io non credo ai miracoli, del resto non ho neppure dei meriti che mi consentano di pretenderne qualcuno.

Il Dottore - Le cose sono messe davvero male, su ci non v' dubbio. Quanto potr resistere questa ultima roccaforte del Re? Io non sono certo un esperto di cose militari ma non mi faccio troppe illusioni. Del resto tutti lo hanno gi abbandonato. Quanto a lungo potr combattere ora che praticamente solo. Tutta la Scozia con Lord Macduff, la nobilt, il popolo, il clero, persino la diplomazia straniera. Non v' dubbio, una situazione disperata.

Lady Macbeth - Si proprio cos. Per questo dovr regalare a Macbeth la mia morte, e lo far con la stessa ripugnanza con cui gli davo il mio corpo quando aveva bisogno del mio amore. Oh tempi lontani! Ora passa le notti a pregare o a guardare la foresta di Birnam che per caso non si metta in movimento, secondo la profezia delle streghe.

Il Dottore - Perch morire? Lei non corre alcun pericolo. Le donne passano incolumi attraverso le battaglie.

Lady Macbeth - Non che morire mi faccia piacere, ma non vedo altra soluzione. Cadere nelle mani dei miei nemici, implorare salvezza, accettare l'esilio, no, non si addice al mio temperamento. Preferisco essere tra coloro che giudicano piuttosto che tra coloro che sono giudicati. Meglio morire, e bisogna farlo dignitosamente, da vera Regina, poich ricopro questa dignit. E non manca pi molto tempo. Dottore, conto su di lei in questo momento.

Il Dottore - Su di me? Oh no!

Lady Macbeth - S, conto su di lei; e bisogna fare presto, non ho pi molto tempo a disposizione.

LInterlocutore - E' infatti quasi l'alba ed il cielo si sbianca ad Oriente.

Lady Macbeth - Parliamo allora, dal momento che ne hai desiderio. Cosa vuoi sapere?

LInterlocutore - Se valeva la pena.

Lady Macbeth - No.

LInterlocutore - E' stato troppo alto il prezzo?

Lady Macbeth - Anche questo, s, ma non sopra tutto questo. E' durato poco ma forse avrei accettato il giuoco anche se avessi saputo che doveva durare solo dodici anni.

LInterlocutore - Cos'altro allora?

Lady Macbeth - Non ho avuto in cambio ci che volevo.

LInterlocutore - Ti ha delusa il regno?

Lady Macbeth - S, proprio questo.

LInterlocutore - Ed il piacere del comando?

Lady Macbeth - Su di chi comandavo? Su pochi servi senza dignit n intelligenza, senza idee. Che gioia pu dare a comandare su gente simile? Che cosa comandavo poi? Oh la grande politica di uno stato relegato ai confini del mondo.

LInterlocutore - E la ricchezza?

Lady Macbeth - Un Re non pi ricco dell'ultimo dei suoi Pari, padroni di terre e castelli, veri Re nei propri domini. Che cosa avevo pi delle grandi signore del mio regno? In che cosa potevo risplendere su di loro?

LInterlocutore - Ed il piacere di uccidere? 1

Lady Macbeth - Per altri forse, non per me. I Io non ho un temperamento sadico o, almeno, I avrei bisogno di un sadismo pi intelligente e I pi raffinato, pi mediterraneo. Il delitto doveva essere all'occasione un buon mezzo, e come tale l'ho usato. Nulla di pi.

LInterlocutore - Ed a qual fine l'hai usato?

Lady Macbeth - Per prendermi e, poi, conservarmi il potere. Quel potere che nei miei sogni di ragazza doveva assicurarmi l'appagamento della mia lussuria e del mio desiderio di lusso; ma ho dovuto constatare che l'una e l'altro si addicono pi alle cortigiane che non alle Regine. Alle Regine si addice invece l'austerit, io non

10 sapevo, e se lo avessi immaginato avrei presa un'altra strada. Ma sempre cos: le scelte fondamentali vengono fatte nel silenzio della ragione. Le Regine vengono rispettate come si conviene al loro rango, anche a letto. Sai che divertimento! Tutto questo naturalmente l'ho appreso quando era troppo tardi. Sono stata una cattiva Regina, avrei potuto essere una deliziosa cortigiana, e mi sarei divertita di pi.

LInterlocutore - Ed ora?

Lady Macbeth - Ora, la morte.

(La scena divisa in tre settori, in ciascuno dei quali viene recitato un monologo. Solo il settore in cui si recita deve essere illuminato).

Primo Settore

Il Dottore - (ad un gruppo di cortigiani) La morte, miei cari, la impossibilit di fondo i che accompagna le umane vicende. Vivere vuol dire scegliere, anzi avere la possibilit di scegliere, ma scegliere vuol dire uccidere, ed uccidersi. Due possibilit sono davanti a me, io faccio la mia scelta. L'una o l'altra troveranno verificazione, ma in ogni caso scegliendo avr cancellato una delle due possibilit. E questo vuol dire dare inizio al processo della morte. Per anche la possibilit che ho prescelta mi pu venire strappata, non viene mai a costituire per me un possesso stabile e definitivo. Per questo se la possibilit non si apre perennemente ad una nuova possibilit, allora il giuoco si chiude. Resto a mani vuote. Si veri fica allora quella che io definisco la impossibilit totale. E questa quella che gli uomini chiamano: la morte. Anche i pi abili giuocatori, i filosofi ed i santi, non sanno rilanciare all'infinito la loro possibilit. E' infatti caratteristica dello stesso meccanismo della scelta, che lo spazio riservato alle possibilit progressivamente si restringa, fino a sparire, ad un certo momento, ineluttabilmente.

Secondo Settore

La Dama - Preparare con ferma fede la formula della resurrezione. La fede muove le montagne, trasforma il mondo, compie miracoli, segna gli eletti e li separa. La fede vita, e la sua tecnica il mistero. Tobia uscito dal ventre della balena; Ges di Nazareth da quello pi profondo ed antico della terra. Iside invitta ha raccolto le sparse spoglie dello sposo divino. Dopo la morte la vita, dopo la tenebra la luce, questo stato visto dagli illuminati di tutti i tempi. Impariamo anche noi a guardare al di l del consueto orizzonte, al di l di ogni umana saggezza, al di l degli insegnamenti della stessa fede codificata. Operiamo nel seno del mistero la nostra salvezza, in questa ora di morte.

Terzo Settore

Il Sacerdote - (ad un gruppo di fedeli) La morte, o fedeli, sia per noi come il buon Pastore che raccoglie le pecore disperse e le riconduce all'ovile. Ivi, riconosciute dal Padre, le pecore godono nella continuit dei tempi per i meriti di nostro Signor Ges Cristo. La morte sia pertanto attesa ed accettata da noi in serena letizia. Ore gravi sono quelle che stiamo vivendo, di esse parleranno le cronache. Noi poveri ed umili, cos come i grandi che paiono dominare queste vicende tragiche, attendiamo la voce del Padre che ci chiami. Nell'attesa della nostra ora ultima recitiamo le parole della preghiera: comunque non la nostra ma la tua volont sia fatta.

LInterlocutore - Ora la morte. Sei preparata.

Lady Macbeth - S. Quando si compreso si

preparati.

LInterlocutore - E la condanna?

Lady Macbeth - Quando si compreso si

assolti.

Re Macbeth - Sar condannata. L'ira che sale verso il castello, la vendetta in forma di foresta che quasi per magia muove verso il castello non contro di me, anche se io ne sar la vittima. Sono innocente. Si pu essere innocenti anche con le mani sporche di sangue. S, sono innocente. Lei la causa di tutto, sar condannata dagli uomini e da Dio. Sono i suoi ultimi palpiti di vita. S, definitivamente perduta. La condanna pesa sopra di lei e la schiaccia. La schianti! Muoia dannata! Neppure in cielo vi ormai forza che possa salvarla. Cosa ha fatto di me, a che cosa mi ha ridotto. Quanti delitti ha commesso! Oh le sue mani sporche di sangue! Le sue piccole ingannevoli mani! Le sue carezze! Muoia! Sgualdrina! L'ultimo suo giorno, l'ultimo mio giorno. Uniti nella morte come nell'amplesso, che nausea! Non poter uscire dal suo orizzonte, non poter trovare scampo, non poter ritornare solo! La foresta di Birnam si muove verso il castello secondo la profezia. Ora so; uomo non nato di donna mi trafigger secondo la veridica profezia delle streghe. Uomo tratto anzi tempo dall'utero materno segner la mia fine. Ed allora venga presto e quanto prima sia tutto finito. Perch ho creduto? Non sapevo forse che le parole dell'inferno celano sempre un inganno? Non sapevo forse che i fantasmi della terra non pagano mai con buona moneta? Non sapevo forse che l'amore rende ciechi e l'ambizione prepara le vie della rovina? Perch ho voluto questo regno? perch? perch ho goduto su quel corpo, perch ho placata la mia voglia in quel ventre osceno, perch ho pagata con una corona la volutt di poche notti? Non vi erano forse in Scozia altre donne ad aspettare Macbeth, il vincitore, il primo nel regno dopo il Re? Oh Gruah, maledetta la tua pelle di donna, la tua sporca pelle di donna, maledetto il giorno in cui ti ho chiamata Lady Macbeth ! Maledetta la morte che mi sale alla gola come un singhiozzo! Maledetta sgualdrina! Maledetta!

(Le voci fuori scena; in scena all'ultima battuta l'interlocutore).

La Prima Voce - La fertile terra di Scozia ha vasti prati, roride erbe e bianchi cieli per lunghi riposi.

La Seconda Voce - Chi potr trovare riposo nella morte se non coloro che hanno camminato nelle vie della luce?

La Prima Voce - La fertile terra di Scozia ha grandi mani ed un profondo grembo per la pace dei suoi figli.

La Seconda Voce - Chi potr trovare riposo nella morte se non coloro che hanno camminato nelle vie della luce?

La Prima Voce - La fertile terra di Scozia cancella il mondo con un velo di polvere sopra gli occhi dei suoi figli troppo stanchi.

La Seconda Voce - Chi potr trovare riposo nella morte se non coloro che sono stati osservanti della legge di Dio?

La Prima Voce - Verranno i figli dei figli a cercare la tomba leggendaria di Re Macbeth e troveranno soltanto le mura diroccate del castello. Berranno alle fonti pure guardando la foresta di Birnam e non crederanno troppo alla leggenda che porta questo nome. Gli innamorati si siederanno sui torrioni, nidi di uccelli, e parleranno di sogni e di concreti programmi per una vita insieme. Conteranno i soldi e si sporcheranno di baci la bocca. Verranno di lontano a cercare le tombe della triste coppia senza preoccuparsi troppo di conoscere la vera storia, cos assillati dagli impegni della vita di ogni giorno, dall'ingranaggio dei rapporti umani. Per loro Re Macbeth non sar pi di una tappa in un giro turistico organizzato da una compagnia di viaggi, come una mostra di quadri od un ristorante a buon mercato. Allora Re e Lady Macbeth non saranno pi.

LInterlocutore - Sarebbe pi esatto dire che vorrebbero, forse, non esserci pi.

Il Sacerdote - Allora, quali nuove?

Il Dottore - Usciranno appena si sia levato il sole; il Re vuole morire in battaglia. Oramai tutti lo sanno.

Il Sacerdote - Nasce un triste giorno. Dovremo dunque piangere la morte del nostro Re?

LInterlocutore - Non sar solo il Re che noi dovremo piangere, oggi.

(Prima la dama sola, poi gli altri).

La Dama - Ha voluto rimanere sola. Sta bruciando e non vuole essere vista, spiacevole anticipo dell'inferno che la attende. Ha voglia ed sola. Per il cielo, questa giustizia. Ha voglia di un uomo ed sola. Era tempo. Si rivolti nel suo letto, la sgualdrina. E' sola ed ancora pi lo sar domani, e lei lo sa. Si tormenti, si frughi nel cuore, cerchi pace, non la trover. Paghi! Tutto sta finalmente crollando attorno a lei. E' Regina, ma del suo regno non le rimasto che un castello assediato. E' ricca come lo sono poche sulla terra, ma non sa pi cosa farsene dei suoi forzieri ripieni. E' donna, ma non ha neppure suo marito per fare all'amore. Muoia! Siamo state spente vicino a lei, noi, le prime del regno. Nessuna era potente come lei, nessuna ricca, nessuna seducente come lei. Ha avuto ci che ha voluto, ma ora finalmente giunta la nostra volta. Tutto sta ora cambiando. I Re crollano, le Regine tremano nelle loro stanze, si affilano nel clamore di guerra le armi della vendetta. I castelli inidono alla sicurezza degli uomini, il tempo alla stolta vanit delle donne. Le potenze dell'inferno non possono pi fermare la santa mano di Dio. Muoia. Io ho un uomo per le mie notti, e lei no. Io ho un avvenire e lei trema come una foglia perch non sa quello che le faranno. Tremi ! E' la mia vendetta. E' la nostra vendetta. La vendetta degli umili che devono piegare il capo e le ginocchia, che devono ascoltare e tacere, che devono sorridere ed approvare anche quando non ne hanno voglia. La vendetta degli umili, di coloro che sopravvivono. Muoia!

Il Dottore - Dov' la Regina?

Il Sacerdote - Dov' la Regina?

La Dama - E' a letto, sola.

LInterlocutore - Sola!

Lady Macbeth - Aspettano?

LInterlocutore - S.

Lady Macbeth - Che io muoia?

LInterlocutore - S.

Lady Macbeth - Tutti?

LInterlocutore - S.

Lady Macbeth - Sono proprio sola.

LInterlocutore - Sola.

Lady Macbeth - Non importa, del resto forse lo sono stata sempre.

LInterlocutore - Infatti non ha molta importanza.

Lady Macbeth - E allora?

LInterlocutore - Cosa?

Lady Macbeth - Suvvia, insegnami, come deve morire una donna che ha sbagliato tutto, ma che giunta all'ultimo atto della sua commedia ha finalmente visto chiaro. Non sei forse qui per questo?

LInterlocutore - Hai qualche cosa da imparare?

Lady Macbeth - No, vero ! So perfettamente quello che mi aspetta e quello che mi resta da fare. Non sono di quelle che strillano perch non vogliono morire, n di quelle che piangono perch vi qualche cosa che le tiene legate al passato con i vincoli del rimpianto.

LInterlocutore - No, per fortuna non sei di quelle.

Lady Macbeth - Mi spiace, solo un poco, che gli altri si possano immaginare questa scena in un modo molto pi romantico.

LInterlocutore - Gli altri hanno mai contato molto nelle ore-limite?

Lady Macbeth - No, non hanno mai contato molto. Lo debbano sapere o meno me ne andr come una donna che non rimpiange ci che lascia e non teme troppo ci che la attende. E devo riconoscere che pi facile di quanto non avessi immaginato.

LInterlocutore - Naturalmente.

Lady Macbeth - Mi sento come se fossi restata solo ragione. Vuota e limpida. In un certo senso mi pare di essere diventata soltanto ora la padrona del giuoco che sto vivendo. Padrona perch estranea. I fatti bisogna proprio abbandonarli per poterli intendere. Bisogna vederli dall'alto.

LInterlocutore - Senza concedere loro il nostro cuore, senza, quasi, parteciparvi. Il mondo deve essere per noi come un paziente sul tavolo operatorio, su cui il nostro pensiero opera a freddo, professionalmente.

Lady Macbeth - S, proprio cos. Non so se questa che mi accingo a recitare sia la mia parte, ovvero soltanto una parte come l'altra occasionalmente recitata da me in questi anni. Vorrei per che fosse la mia parte, per sempre.

LInterlocutore - E se non fosse la tua parte, falla tua con violenza. Impregnati di lei. Non lasciare che la maschera passi ad altri. E' la parte che stata assegnata ai predestinati alla salvezza.

Lady Macbeth - Lo so. E mi viene da ridere. Dio ha certo pi fantasia dei suoi ministri sulla terra, ed un apprezzabile gusto per lo scandalo. Per quali strade si pu giungere alla salvezza !

LInterlocutore - Per molte ed inaspettate, infatti. Per non ancora detto.

Lady Macbeth - Invece s, proprio detto. Comincio a sentire le membra sciogliersi in un dolce torpore. Il veleno sta facendo il suo effetto, e la sua azione rapida e certa. Io non sbaglio il colpo, di delitti ho una certa esperienza. Non vi per me pi tempo per ripensamenti ed errori. Meglio cos.

LInterlocutore - Allora buona fortuna, Regina, ci rivedremo molto presto.

Lady Macbeth - S, molto presto.

Il Dottore - (ad un gruppo di cortigiani) Non, non certamente una cosa facile capire il senso di queste vicende. La morale che se ne potrebbe trarre ad un esame troppo superficiale non appare per nulla convincente. Vi qualche cosa che sembra quasi volerci sfuggire come se dopo un rigoroso discorso, giunti al momento di trarre la conclusione cui volevamo appunto pervenire, ci venisse a mancare, d'improvviso, l'interesse a farlo. Come se negassimo senza ragione fiducia a quella conclusione pur mantenendola invece piena ai singoli passaggi che a quella conclusione ci hanno ineluttabilmente condotto. Perch ci avvenga io non so. Non bisogna chiedere troppo ad un povero medico anche se un poco letterato ed un poco filosofo. Se avessi una figlia, non le augurerei certo il regno di Lady Macbeth, ma piuttosto la tomba di una delle tante infelici vittime di quella donna. Eppure non vorrei essere il suo giudice. Re Macbeth stato chiaramente lo strumento di forze estranee. Non stato mai il responsabile; ma proprio per questo la sua vita ci appare dispersiva, non autentica, condannabile in sommo grado. Lady Macbeth ha invece scritta la sua storia, trovata la sua strada, operata la sua scelta; stata la responsabile. Pu essere forse questo il primo, timido passo, sulla via del conseguimento di un valore umano, di una salvezza umana? Forse. Io non lo so. Ma poi, mi chiedo, stata davvero libera Lady Macbeth, e noi che cerchiamo rozzamente di interpretare e di dare un senso a queste cose, a tutte le cose, siamo davvero liberi? I nostri giudizi sono davvero soltanto nostri? E le nostre azioni non sono piuttosto delle actiones liberae in causa? Signori, ripeto, io sono soltanto un medico e giunto ad un certo punto mi fermo. Se alcuno, tra voi, sa andare oltre, sia lode alla sua pericolosa intelligenza.

FINE

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