Una lunga e calda estate a Itaca

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Una lunga calda estate a Itaca

scritto da Silvia Lemmi

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n° posizione s.i.a.e    179695

Personaggi

Radio (può essere sia una vox off o un personaggio presente in scena)

Zeus capo degli dei

Era moglie di Zeus

Afrodite dea della bellezza

Artemide dea della scienza

Eros dio dell’amore depresso

Dioniso dio del vino ubriaco

Atena una bambina dea della saggezza

Mercurio postino degli Dei

Ulisse eroe e grande surfista

Penelope moglie di Ulisse

Telemaco ragazzino un po’ infantile, figlio di Ulisse e Penelope Ancelle di Penelope

Calipso dea in stile figlia dei fiori

Ancelle “peace and love” di Calipso

Arete Regina stile English

Alcino Re stile English

Nausicaa principessa stile punk

Ancelle punk di Nausica

Polifemo proprietario di una discoteca

Dante Marinaio di Ulisse

Pino Marinaio di Ulisse

Mario Marinaio di Ulisse

Circe maga proprietaria di una locanda

Sirene nuotatrici sincronizzate barbute


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Prologo

Radio: Buongiorno a tutti i nostri cari ascoltatori. Un saluto da Radio Omero, che vi augura una buona giornata, ma prima di partire con i nostri meravigliosi programmi, alcune informazioni metereologiche: Niente di nuovo, anche oggi fa caldo a Itaca, fa caldo in tutta la Grecia, il solito caldo afoso, implacabile, ostinato; quindi anche oggi cari ascoltatori si consiglia di bere tanta acqua e niente bibite gassate, mangiare frutta e verdura, di non restare troppo sotto il sole senza copricapo e per i malati di cuore si consiglia di non fare troppi sforzi e di sacrificare una lattina di cocacola a Zeus. Il caldo non sembra dare tregua a tutto il bacino mediterraneo, stiamo assistendo all’estate più calda e più lunga della storia; da ben dieci anni l’inverno è assente dalla Grecia. La popolazione è stremata e senza speranza, invano sono stati fatti sacrifici agli dei, le orazioni, gli scioperi, le rivoluzioni. L’unico che potrebbe risolvere la situazione ormai al limite della catastrofe è il nostro eroe Ulisse, scomparso dopo la guerra di Troia. Un appello da tutta la popolazione: Ulisse se sei ancora vivo, se ci stai ascoltando, ti preghiamo di tornare, perché soltanto tu puoi salvarci, tu hai il favore degli dei… Ulisse ritorna!

E ora andiamo avanti con il nostro programma di hit parade. Al primo posto troviamo incontrastata….(canzone che parla di estate e mare).

SCENA I

Gli dei sono in riunione, tutti un po’ tramortiti dal caldo. Sono tutti in costume da bagno.

Sulla scena ci sono ventilatori, bottiglie d’acqua, ventagli.

Era: Che caldo!

Artemide: Già che caldo!

Afrodite: Oh Zeus, che cosa terribile!

Eros: (Entrando come se fosse in ritardo e con vestiti da sci) Che hai mamma?


Afrodite: Quante volte ti ho detto di non chiamarmi mamma in pubblico. Guardate le mie unghie!
 (Tutti la guardano ma non notano niente) Non vedete? Sono tutte molli e stanno per spezzarsi! OhZeus! È tutta colpa di questo caldo terribile!

Artemide: È vero. Il caldo sta facendo danni irreparabili. (Mostra un gran disegno) Come potete vedere dal grafico, i campi sono tutti bruciati, la vegetazione è cambiata, non ci sono più le mezze stagioni, gli uomini sono costretti a coltivare banane e manghi e a mangiare soltanto riso, siamo


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vicini ad un a catastrofe naturale. Zeus bisogna intervenire e solo tu puoi farlo. (Rivolgendosi a Zeus che è seduto sul trono un po’ tramortito dal caldo.)

Afrodite: Giusto solo tu puoi farlo! Altrimenti che ne sarà delle mie splendide manine!

Era: E i miei capelli? Non pensi ai capelli di tua moglie? Guarda caro come sono rovinati! (Zeus non risponde).

Eros: Allora le mie ali? Come faccio ad andare in giro in questo stato? Io sono il Dio dell’amore e devo mantenere un certo fascino… Così non ho credibilità! Dioniso: Beveteci sopra!! Come me. (Beve da un fiasco del vino).

Era: (Rivolta a Dioniso) Così finirai nell’Ade! Zeus dì qualcosa! Tu sei il capo degli dei, solo tu puoi fare qualcosa! Accontenta nostra figlia, fai tornare Ulisse a Itaca da sua moglie! Così il caldo finirà!

Tutti: Sì è vero.

Afrodite: Dai Zeus, solo tu puoi aiutarci!

Era: Basta con questo caldo!

Artemide: Vogliamo l’inverno!

Eros:E la neve per andare a sciare!

Zeus: (Risponde con grande fatica) Non ho intenzione di assecondare un capriccio di mia figlia! Quella è un demonio, crede di essere più forte di suo padre. Accidenti a me che le ho dato in dono la saggezza e la furbizia! Che perfida! Mi vuole prendere sullo snervamento, sullo sfiancamento, ma io resisterò e non farò tornare Ulisse a casa, perché ha osato contrastare il volere degli dei. Ma chi si crede di essere?

Era: In effetti è un bell’uomo. Forte, attraente, intelligente…

Afrodite: Ha un fascino unico. Non ci sono uomini così in giro. E poi è molto giovanile…

Zeus: Che cosa vorreste dire? Che è meglio di me? Guardate che anch’io ho sempre un gran successo con le donne.

Era: Magari qualche annetto fa!

Tutti ridono.

Zeus: Non mi fate arrabbiare, che con questo caldo rischio l’infarto. Ormai ho deciso: Ulisse non tornerà mai a casa, se ne resterà dove è, nell’isola di Calipso! Io sono il capo di tutto l’Olimpo, le mie decisioni devono essere rispettate e non ammetto obiezioni, perché se ognuno facesse quello che gli pare…(Gli prende un malore) Oh, che caldo! (tutti vanno a soccorrerlo). Era: Caro il mio marito, calmati, non ti scaldare troppo, fa caldo.

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Entra improvvisamente Atena.

Zeus: Ecco quella sconsiderata!

Atena: Allora papino? Non ti sei ancora convinto che è giusto concedermi quello che ti chiedo da ben dieci anni? Non hai capito che faccio veramente sul serio? Il caldo andrà sempre ad aumentare e non potrai farci niente. Eolo e Apollo li ho mandati in vacanza per un po’, quindi niente in inverno, solo estate. Che bello, no? Tutti sempre a fare il bagno! Zeus: Ma perché ho creato una figlia così testarda?

Atena: No papino, sei tu che sei testardo e sei soltanto geloso di Ulisse perché è più bello e giovane di te. Guarda che se non mi accontenterai, sono già d’accordo con Efesto per riaccendere tutti i vulcani della Grecia. Ti immagini che sudate e che ustioni di terzo grado? Che ne dici tu, mamma? E voi cari zietti e cugini?

Afrodite: Io dico che hai perfettamente ragione….

Dioniso: Ulisse deve tornare a casa sua ….

Artemide: Basta con questa afa, per il bene dell’Olimpo e di noi tutti…

Era: Oh sì voglio di nuovo i miei capelli sani e forti…

Eros: Voglio andare a sciare…

Zeus: Va bene, ti accontenterò, ma non perché mi hai convinto. Ti accontenterò per il bene di tutti gli dei e perché questo caldo finisca al più presto. Vai da tuo fratello Mercurio e ordinagli di andare sull’isola di Ogigia per dire a Calipso di lasciare andare Ulisse a casa sua. E che non se ne parli più! Atena: Grazie, papà, ma non mi fido completamente di te. Questa lunga e calda estate non finirà finché Ulisse non avrà riabbracciato sua moglie Penelope, nel vero senso della parola. Finché non vedrò l’happy end!

SCENA II

Itaca. Tutti in lutto. Penelope sta cucendo una tela, con le ancelle. Queste cantano tristemente

“Acqua azzurra, acqua chiara”.

Penelope: Che caldo! Ancelle datemi dell’acqua. E smettetela di cantare, non avete la gola secca? E poi non c’è proprio niente da cantare, sono trascorsi ormai dieci anni ed Ulisse non torna. (Piange) Ah.. accidenti, gli dei sono tutti contro di me.. sono una donna sola e disperata.

Ancella1: Signora non faccia così sono sicura che suo marito è vivo e presto tornerà da lei.

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Ancella2: Signora, lei è veramente innamorata.

Penelope: (Le ancelle le porgono una bottiglia d’acqua vuota, che lei, arrabbiata, getta per terra) Innamorata un corno! Lo so che è vivo, uno come lui non muore mai. Se Zeus vorrà che Ulisse torni a casa glielo faccio vedere io! Altro che guerre, quello sarà sicuramente tra le braccia di qualche femmina!

Ancella4: Signora, allora si prenda uno dei proci!

Ancella3: Non saranno tanto eleganti e educati, ma sono belli e soprattutto presenti, non escono mai di casa!

Penelope: Anche troppo. Gli uomini sono tutti uguali.

Ancelle: Ah, giusto.

Penelope: Non conoscono le mezze misure.

Ancelle: Oh, quanta verità!

Penelope: Uno vale l’altro. Comunque non ci penso nemmeno a sposare uno dei proci. Prima di concedermi ad uno di quegli approfittatori preferisco la morte! Ancelle: Ah!!

Penelope: Si fa per dire, ovviamente.

Entra Telemaco, che sta parlando con i Proci (Voix off con voci distorte in stile gramlot).

Telemaco: Antinoo, non ti arrabbiare. Per favore. Voi potete restare qui, però io sono il padrone. A mia madre ci penso io. Sì, finirà il lenzuolo e dopo di ché sceglierà come sposo uno di voi. Però con calma, non posso costringerla, Antino. (Arriva un urlo dal fuoriscena) No, volevo dire che certo, la costringerò a scegliere. Avete perfettamente ragione, basta aspettare mio padre Ulisse! Sicuramente

èmorto e non tornerà più. Mia madre si risposerà con uno di voi. Certo, certo. (Rumore di porta che si chiude). Madre, siamo ai ferri corti. I proci sono molto arrabbiati, dovete scegliere uno di lorocome vostro marito.

Penelope: Mi dispiace ma io non sposerò nessuno prima di finire questa tela. E poi fa caldo, fa male arrabbiarsi e prendere decisioni.

Telemaco: Madre, lo sanno tutti il vostro trucco: il giorno la fate e la notte la sfate.

Penelope: Questa non ci voleva! Ulisse accidenti a te! Ti prendesse un fulmine. Zeus perché non mi ascolti mai!


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Entra Atena, nessuno la vede tranne Telemaco.

Telemaco: Madre non fate così ci sono ospiti. Buongiorno signorina.

Penelope: Ma con chi parli? Io non vedo nessuno figliolo, forse è il caldo che ti fa avere un’ allucinazione.

Telemaco: Madre non la vedete? È qui davanti a noi, mi sta dicendo di avvicinarmi perché vuole parlarmi.

Penelope: (disperandosi )O poverino è diventato matto a causa dell’abbandono del padre, quel irresponsabile dongiovanni. Nemmeno di suo figlio si è preoccupato. Zeus ti prego ascoltami, folgoralo con uno dei tuoi fulmini e poi fallo tornare non per me, ma per mio figlio. (Ha un mancamento e le ancelle la sorreggono). Ho bisogno di una tisana rilassante.(La portano fuori). Atena: Telemaco io sono qui solo per te, gli altri non possono vedermi. Sono Atena la figlia di Zeus e sono qui per portarti un messaggio molto importante.

Telemaco: Tu la figlia di Zeus? (Inizia a ridere) Non ci credo, è impossibile. Tu una dea? Ma Atena non è così, è molto più alta e più grande di età. Tu come minimo hai 5 anni meno di me.

Atena: Io sono una dea e non ho età. Gli dei non hanno età. Smettila di ridere, non è educato. Io sono Atena veramente. Io sono la dea della saggezza e sono qui per dirti una cosa che ti riguarda. Telemaco: Guarda piccoletta che questo scherzo non funziona. Non siamo a carnevale e nemmeno al primo aprile. Oppure è il caldo che ti ha dato alla testa? Tu Atena, che ridere!

Atena: Stupido mortale! Devi credermi, io sono la figlia di Zeus e Era, abito sull’Olimpo insieme a tutti gli altri dei e ho dei poteri sovrannaturali.

Telemaco: Sì e io sono spiderman (Mima i gesti di spiderman e ride sempre di più ).

Atena: Mi hai scocciato, me ne vado.

Telemaco: Dai non fare la permalosa, dimmi pure quello che mi devi dire. Anche se non sei una dea ti ascolterò lo stesso. Non sono mica razzista.

Atena: Sono venuta per dirti che tuo padre è ancora vivo.

Telemaco: Davvero?

Atena: Sì, si trova sull’isola Ogigia, nelle mani dalla ninfa Calipso perché mio padre voleva punirlo, negandogli il ritorno. Ma adesso finalmente ho convinto mio padre a farlo tornare a casa. Dovrà percorrere un lungo viaggio in cui incontrerà molti pericoli per il mare, quindi prendi coraggio e vai a cercarlo. Farò in modo che vi incontriate a Pilo. Ora mi credi che sono una dea?


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Telemaco: No, ma voglio credere ugualmente alla tua notizia. Grazie cara bambina, anche se mi sembri un po’ pazza, partirò comunque. Se le tue si riveleranno delle bugie, pazienza. Per lo meno avrò fatto una bella vacanza. La costa mediterranea è molto bella e mi rinfrescherò un po’.

Atena: Ugh!! Devo restare calma e essere saggia. Telemaco prendi questo legno e vai. (Gli da una piccolissima tavola da surf e esce).

Telemaco: Speriamo bene. Madre! (Entra Penelope) Ho saputo che mio padre Ulisse è ancora vivo.

Andrò a cercarlo con questo legno.

Penelope: Tu? Ma se sei una frana in mare!

Telemaco: Sconfiggerò la sorte e riporterò a casa mio padre, nonché tuo marito.

Penelope: Bravo, portamelo sano, per favore che ci penserò io a conciarlo per le feste. Grazie Zeus! Va figliolo. Stai attento e copriti sempre il pancino, sennò ti vengono le congestioni. Sù mettiti la muta e prendi tutto l’occorrente per procurarti il cibo. Dai un bacio alla mammina. Ricorda, lo voglio vivo e sano! Ah, che caldo!

Telemaco: Sì mamma.

SCENA III

Mercurio, il postino degli dei, sta guardando alla televisione una partita di calcio. Mangia pop

corn e beve birra fresca.

Atena: Mercurio! Mercurio! Finalmente sono riuscita a convincere papà a far tornare Ulisse a casa sua. Quindi devi andare da Calipso. (Mercurio è preso dalla partita di calcio e non l’ascolta) Mercurio staccati un attimo dalla televisione. Devo dirti una cosa molto importante. Mercurio: Accendi il ventilatore.

Atena: Sì ma ascoltami.

Mercurio: Dai, dai… forza spingi sulla fascia. Ora stringi, passa la palla. Dai, dai!!! Nooo! Palo!!!


Atena: Mercurio, tu guardi troppa tv. Non è saggio e poi non ti fa bene stare così vicino alla televisione, ti anestetizza il cervello e ti si rovinerà la vista.

Mercurio: Dai, ancora, ora ce la fai, ora ce la fai….Accidenti…un altro palo.

Atena non sarai mica tu che porti male? Non è che sei la dea della sfiga invece che della saggezza? (Ridendo a crepapelle).


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Atena: Ma perché nessuno mi capisce! Senti: nostro padre mi ha detto che devi andare sull’isola Ogigia dalla ninfa Calipso per ordinarle di lasciare andare Ulisse, perché finalmente è giunto il momento che torni a casa. Capito? Scrivi. (Gli porge un foglio e una penna e gli ripete l’ordine). Mercurio: Ecco, eccolo…. Sììììì Goal!! Dicevi?

Atena: Hai scritto tutto?

Mercurio: Oh sì, certo, certo. Ho capito tutto e ho scritto tutto. Non sono mica stupido. Ci andrò.

Atena: E non fare come al tuo solito, stai attento e non ti distrarre. (esce).

Mercurio: Ecco è finita la partita. (Rileggendo quello che ha scritto) Chi è Ulisse?

SCENA IV

Calipso e Ulisse ballano un tango. Ad un certo punto Ulisse la lascia cadere in terra e va a ballare con le ancelle. Calipso si arrabbia e interrompe la musica.

Calipso: Smettetela! Questa è la mia canzone! Basta! Era il mio tango con il mio uomo!

Ancelle: Calipso, peace and love.

Ulisse: È vero Calipso, rilassati, era soltanto un diversivo. In questo periodo trovo che sei un po’ troppo appiccicosa. Lo so che è impossibile resistermi, però così è un po’ troppo. Comincio ad avere bisogno dei miei spazi.

Calipso: Ma che dici Ulisse? Non mi vuoi più? Non ti piace stare qui con me? Non mi ami più? Ti piacciono di più le ancelle?

Ancelle : Peace and love!

Ulisse: No, io amo solo te. Solo che mi sento un po’ annoiato.

Calipso: Come annoiato? Dai vieni dalla tua cara Calipso. Vieni che ti faccio un po’ di coccole. Sei soltanto un po’ stanco, forse. Vieni tra le mie braccia!

Ulisse: Oh sì, cara. Ma non senti? Ti sta squillando il telefono. Vai a rispondere cara, potrebbe essere importante!

Calipso: Ma io non sento niente.

Ulisse: Come no? Vai cara, io ti aspetto qui con le ancelle. Non ti preoccupare, non scappo mica.

Calipso: Vado e torno. Mi raccomando ancelle fate le brave e stategli lontano.

Ancelle: Peace and love!

Ulisse: Ragazze, via libera!

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Entra Mercurio un po’ smarrito. Ulisse si diverte con le ancelle di Calipso.

Mercurio: Scusate! Scusate se vi disturbo…(Ulisse e le Ancelle lo guardano) vorrei delle informazioni. Potete aiutarmi?

Ancelle: Certo Fratello, peace and love!

Ulisse: Dì pure, sei in terra di amici, fratello.

Mercurio: Vedete, il fatto è che mi sono perso. Mio padre mi ha ordinato di portare un messaggio ad un certo….certo.. ..(Guarda su un foglio che aveva in borsa, ma non ci legge)un tale di cui ora mi

sfugge il nome. E mi aveva detto che viveva su un isola.. l’Isola (Guarda di nuovo il foglio) di una certa Calippo…

Ulisse: Forse intendi Calipso, amico.

Mercurio: Sì, la ninfa che abita l’isola famosa di cui non mi ricordo il nome…. cioè lo avevo scritto

su questo foglio…però ora non riesco a leggere… ho una pessima calligrafia, mi sembra ci sia scritto Gigia.

Ulisse: Isola Ogigia. Ehi amico, tu devi essere Mercurio, il postino degli dei.

Mercurio: Bravo! Ma come fai a saperlo?

Ulisse: Mi sembra di averti già incontrato qualche anno fa.

Mercurio: Oh davvero, io non mi ricordo!

Ulisse: Amico voglio aiutarti. Forse conosco la persona che stai cercando. Sei lettere inizia con la U.

Mercurio: Ugo!


Ulisse: No, ho detto sei lettere. E poi è alto, forte e ha vinto infinite battaglie sconfiggendo i mostri

più terribili.

Mercurio: Urk!

Ulisse: Noo! È bello, affascinante ed ha molto successo con le donne. Uli..

Mercurio: U.. Uli..

Ulisse: ..sss..

Mercurio: ..sss..

Ulisse: ..U-li-ssse..

Mercurio: Ulisse! Ah sì, Ulisse. Ma chi è Ulisse?

Ulisse: Sono io! Non mi riconosci?

Mercurio: Ma, sì… tu sei quello che aveva quella strana malattia al tallone.

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Ulisse: Lascia perdere. Dammi il foglio, faccio da me. (Legge con estrema fatica) “Ordina niffa Calpso, lasciare andare Ulisse, perche……-hai veramente una pessima calligrafia- perche momento

torni Itaca. Questo caldo finire! E questo accadrà solo quando Ulisse riabbraccerà sua moglie.” Sì, Itaca, tornerò a Itaca da mio figlio Telemaco -chissà come sarà cresciuto!- e tornerò finalmente dalla mia cara mogliettina Penelope! A pensarci bene forse è meglio se resto qui.

Ancelle: Ulisse resta con noi, Peace and Love.

Ulisse: Lo so che per voi, sarà un duro colpo, ma devo farlo: le mie origini mi richiamano. E poi ho moglie e figlio. Dobbiamo dirci addio! Peace and Love, però prima di partire andiamo a farci l’ultimo mambo!

Escono. Mercurio rimane in scena. Entra Calipso.

Calipso: Ulisse! Eccomi caro mio bel eroe.. Scusi ma lei chi è? Ah, Mercurio! Che ci fai qui? Eh?

Come ti sei permesso di entrare in casa mia? 


Mercurio: Ah, tu devi essere la signora Calippo!


Calipso: Calipso, per favore! Ma quando imparerai? Sei veramente un maleducato, oltre che una testa di rapa vuota! Per favore adesso vattene, ho molto da fare.

Mercurio: Mi dispiace Calipso, ma sono qui per portarti un messaggio da mio padre Zeus. Devi lasciare tornare Ulisse a casa sua. È arrivato il momento che si ricongiunga alla sua famiglia. Calipso: È impossibile. Devi esserti sbagliato come al solito, tu non capisci un hacca. Fu proprio Zeus ha ordinarmi di tenerlo per sempre qui, come punizione per aver osato sfidare gli dei. Mercurio: Ha cambiato idea. Mia sorella lo ha piegato con il caldo su tutta la Grecia. Quando Ulisse tornerà a casa, il caldo finirà. Ha veramente una gran testa mia sorella. Lo ha stremato. Lo ha messo KO. E lui alla fine gli ha concesso di liberarlo. Obbedisci Calippo, altrimenti Zeus si arrabbierà con te e ti annienterà l’isola con un solo fulmine, tanto è innervosito. Non lo sopporta più questo caldo. Calipso: Ah, povera me! Me infelice! Ma io amo Ulisse! Come potrò vivere senza di lui. Ah, come sono ingrati gli dei dell’Olimpo. Oh, Zeus! Io l’ho salvato dalle onde del mare in tempesta, io l’ho accolto e curato. Io l’ho nutrito e amato gelosamente. Ah, dei ingiusti, non potete proprio sopportare che una dea sposi un mortale? Accidenti a quella ragazzina “So tutto io” e impicciona!

Mercurio: Senti, mi dispiace ma io adesso devo andare a fare altre consegne. Dai, su, fattene una ragione, ci sono tanti uomini al mondo, se vuoi ti lascio il mio numero di telefono.


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Calipso: (Si dispera) Oh no! Gli ordini di Zeus non si discutono, che torni alla sua dolce terra l’ingrato! E tu…Vattene! Lasciaci a vivere il nostro ultimo momento di amore. (Occhio di bue) Come faro? Come farò ad andare avanti senza di lui?

Ulisse, io ti amo. Senza di te non posso vivere. Come potrò dimenticare tutti i momenti felici passati insieme? Voglio morire! La mia vita non avrà più alcun senso. Ah come sono infelice! (Entra Ulisse, pieno di rossetto sul viso, seguito dalle ancelle)

Ulisse: Cara, una delle tue solite crisi?

Calipso: Caro cosa hai sulla faccia?


Ulisse: Niente cara! (Mercurio gli passa un fazzoletto) Ho mangiato delle ciliegie!

Mercurio: Arrivederci! (Esce).

Calipso: Sciagurato, non piangere per quello che ti dirò. Gli dei vogliono separarti da me. Vogliono farti tornare da tua moglie. Oh, caro che destino di amanti infelici ci aspetta. Ma il nostro amore è forte, quindi fuggiamo! Sfidiamo gli dei! Amore, io ti seguirò ovunque!

Ulisse: Ma veramente io andrei. Sai cara, io ho già sfidato gli dei e non mi è andata troppo bene. Ci scoprirebbero ovunque. (Calipso si dispera) Ti prometto che ti scriverò. Ti manderò delle mail. Ti invierò degli sms o se vuoi anche degli mms. Naturalmente anche a voi, care ancelle.

Ancelle: Peace and love!

Ulisse: Vedi le ancelle come sono brave? Fai la brava anche tu Calipso, non ti arrabbiare e non diventare gelosa. Fa caldo, ti potrebbe prendere un malore!

Calipso: (Scoppiando in un eccesso di rabbia) Ah… ah….

Ulisse: Ancelle tenetela, sta avendo una delle sue solite crisi di gelosia! Ancelle prendete del valium. (un ancella va a prendere del valium).

Calipso: (Trattenuta dalle ancelle) Ti odio,Ulisse! Vai, torna pure da tua moglie. Spero che tu incontri uno squalo, che ci sia patana o che Poseidone ti faccia naufragare o annegare in un maremoto o peggio ancora: che tu perda il tuo surf. Non vuoi accettare l’amore eterno di Calipso, quindi ti aspetta un lungo viaggio! (Beve e sviene).

Ulisse: O dea sovrana, non ti arrabbiare con me per questo. Lo so bene che in confronto a te,

Penelope non vale niente a vederla: è brutta, vecchia, mortale, e tu invece sei immortale! Ma io voglio tornare a casa comunque.. per mio figlio e per il bene di tutta la Grecia, questo caldo deve finire. Andrò. (Tira fuori il suo surf, un po’ impolverato). E se ci saranno altri ostacoli in mare, sopporterò, tanto ci sono abituato. Ho già sofferto molto in guerra e corso molti pericoli …ma dopo


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questo venga tutto quello che deve venire. Ancelle, pregate Poseidone per me, che ci sia una buona scaduta. (Si spoglia, rimane in costume e se ne va). Ancelle: Aloa, Ulisse e Peace and love.

SCENA V

Isola dei Feaci. Re Alicino e la Regina Arete stanno prendendo un Thè freddo.

Arete: Che arsura, caro!

Alcino: Già, non ci sono più le mezze stagioni. I ventilatori non si sentono neppure.

Arete: Magari tornasse l’inverno! Per bere il nostro Tè delle cinque come facevamo un tempo. Un thè intenso, bollente con latte e biscottini inglesi!

Alcino: Che bei tempi! Ora solo ghiaccio e limone. E non alle cinque ma a tutte le ore, perché

questa sete non ci abbandona mai.

Arete: Dov’è tua figlia?

Alcino: Tua figlia deve essere in camera con le ancelle a fare i compiti.

Entra Nausica con le ancelle, vestite in stile punk.

Nausica: Ma che a fare i compiti! Stavamo facendosi i tatuaggi a vicenda. Che delirio! Ah, scusate

non vi ho salutato: Ciao pà, ciao mà!

Arete: Per favore cara non mà, lo sai che vogliono essere chiamata mother. Alla inglese. E poi non hai caldo, con tutta quella roba indosso?

Nausica: No, mà, io ho freddo dentro! Senti pà, stasera posso andare a vedere un concerto dei Ciclopi maledetti? Ho già preso il biglietto, sai pà?

Alicino: Dei Ciclopi maledetti? E perché non un bel concerto di musica classica al tempio della dea Pallade?

Nausica: Schifo pà! È da vecchi, pà! Vero, ragazze?

Ancelle: Schifo, Schifo!

Arete: È colpa tua, caro te l’avevo detto di mandarla al college di Londra. Lì sarebbe diventata come volevamo noi. A quest’ora sarebbe sposata con un bell’ingegnere navale e mi chiamerebbe mother.


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Nausica: Siete dei superficiali. Voi non potete capirmi. Siamo una generazione diversa, senza punti di riferimento. Il mondo non è più come una volta, non ci sono più ideali e regole. È tutto un gran caos. Voi non avete questa sensibilità, come me. Io soffro per il mondo e mi ribello alle istituzioni che ci vogliono strumentalizzare!

Ancelle: Sì, abbasso le istituzioni! Abbasso l’Olimpo!

Alcino: Ma quale istituzione? Gli dei ci vogliono bene.

Nausica: Povero pà e mà, non aprirete mai gli occhi. Andiamo ancelle, voglio farmi il piercing all’ombelico. (Escono).

Arete: Penso che sto per svenire.

Alcino: Bevi un po’di thè cara, questo caldo finirà prima o poi.

SCENA VI

Ulisse stremato per terra con la tavola da surf un po’ distante da sé.

Ulisse: (Si sveglia lentamente, tasta il terreno poi sempre più atterrito si tocca il piede e sente che non ha più il laccio della tavola da surf ) Oh Zeus il mio surf! Tutto ti prego, ma il surf no! Zeusnon farmi questo! (Lo trova) Oh grazie, Gli dei sono con me! (Sente delle voci di donna) Dove sono finito? Di quali uomini ancora arrivo alla terra? Forse violenti, selvaggi, senza giustizia, oppure ospitali e gentili? Ma che sono questi schiamazzi? Mi sembrano grida di fanciulle. Potrebbero essere ninfe?

Entra Nausica con le sue ancelle. Musica aggressiva di genere metal rock.

Nausica: Ragazze, questo pezzo è veramente uno schifo!

Ancelle: Sì, uno schifo! (Ballano in modo frenetico, Ulisse si avvicina per farsi notare ma loro non gli danno attenzione.)

Ulisse: Io mi inchino fanciulle! Siete dee o mortali? (Loro non gli rispondono) Siete del posto o straniere come me? (c.s) Non ho mai visto una donna così bella!

Nausica: Ehi, straniero dici a me? Noi non parliamo con un surfista! Vero ragazze?

Ancelle: Sì, schifo!


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Nausica: Sì, troppo solari, sempre abbronzati e, scusa se mi permetto, un po’ superficiali. La vita è

bella, il mare, il sole, le onde. Ma non lo sapete che nel mondo c’è gente che soffre? Che patisce la

fame o che muore perché non ha la vitamina A?

Ulisse: No. La vitamina A?

Nausica: Non sai cos’è la vitamina A?

Ulisse: Ah…

Nausica+Ancelle: Schifo.

Ulisse: Questo è un insulto alla mia dignità. Voi non sapete chi sono io! Sono l’uomo ricco di astuzie, che tanto vagò dopo che distrusse la rocca sacra della città di Troia, di molti uomini la città vide e conobbe gli ingegni, molti dolori patì per il mare, lottando per salvare la sua vita e quella dei suoi marinai…

Nausica: Ehi ci sai fare con le parole! Allora non sei stolto come sembri. E non sei neppure malvagio. Ancelle non fuggiamo alla vista di questo uomo. Non è un nemico. Dategli da mangiare e da bere e lavatelo nel fiume dove non c’è vento!

Ulisse: Ah, l’incipit di Omero funziona sempre. Andiamo ragazze.

Nausica: Straniero, anche se sei un surfista non sei niente male. Mi sposi?

Ulisse: (con grande fatica) Gli dei mi impongono di dirti che sono… un uomo sposato! Ho moglie e figlio.

Nausica: Quindi? Non sono mica gelosa. Basta con questi schemi sociali che ci incatenano con un anello al dito per tutta la vita. Viva il libero arbitrio! Sai, io ho avuto 20 fidanzati, uno in più uno in meno. Vieni con me, ti presenterò mio padre e mia madre. Vedrai che shock! (Escono. Ulisse si da una sistemata per andare dai genitori di Nausica.)

SCENA VII

Arete e Alcino, nella stessa posizione della scena precedente. Bevono il thè. Entra Nausica con

Ulisse.

Nausica: Ciao pà, ciao mà. Vi presento il mio fidanzato!


Ulisse: Salve papi, salve mami!


Arete: Mother per favore!

Alcino: Come si permette di entrare in casa mia senza presentarsi.


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Nausica: Oh come siete attaccati alle formalità borghesi. Nemmeno io so chi è, ma cosa importa è sempre una persona che deve essere apprezzata per quello che è non per il suo nome e le sue origini. Non avete sensibilità.

Alcino: Mi stai dicendo che non sai come si chiama?


Nausica: Certo che non lo so. Ma pà, hai mai letto Romeo e Giulietta di Shakespeare? Non credo proprio, siete delle anime aride, attaccate solamente al consumismo. Bè Giulietta dice al suo Romeo che il suo nome non è importante, che lei ama lui non il suo nome e che una rosa anche se avesse un altro nome non perderebbe il suo dolce profumo. Ma sto dando perle ai porci.

Ulisse: Comunque, io sono Ulisse di Itaca, uomo ricco di astuzie; ho vinto la guerra di Troia e tante altre battaglie. Sono qui per chiedere la mano di vostra figlia. Alcino: Dunque tu sei Ulisse. Il famosissimo Ulisse.

Arete: Quell’Ulisse? Ma non sei sposato?

Ulisse: Sulla carta sì, mami.

Arete: Zeus, mother!

Alcino: Non pensare caro il mio uomo ricco di astuzie di venire a casa mia e di fare quello che ti pare con mia figlia!

Ulisse: In realtà io dovrei tornare a casa da mia moglie e mio figlio, secondo il volere degli dei. Anche perché finché non torno a casa, ci sarà questo caldo tropicale. Gli dei sono veramente dei capricciosi. Però sono indeciso perché sua figlia mi sembra proprio un bel partito.

Alcino: Puoi scordartela, dongiovanni. Io sono molto deciso, invece. Tu tornerai a casa da tua moglie e tuo figlio, come vogliono gli dei. Non possiamo più sopportare questo caldo!

Arete: E il tè freddo tutti i giorni, voglio gustare di nuovo del buonissimo thé all’inglese, caldo con i biscottini.

Nausica: Siete i soliti perbenisti, schiavi del potere e della religione. Io scappo di casa. E questa volta dico sul serio. (Esce)

Ulisse: Ma non la fermate?

Alcino: È una delle sue solite sceneggiate, al massimo si farà un nuovo tatuaggio. Ma dimmi Ulisse, prima di tornartene a casa, vorrei sapere alcune delle tue avventure.

Arete: Oh, sì narraci alcune delle tue prodezze, così saprò di ché discorrere dal parrucchiere. Ulisse: D’accordo, ora il mio ritorno drammatico vi narrerò, che Zeus mi costrinse a fare dopo la guerra di Troia.


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SCENA VIII

Flashback. Arrivano i marinai e Ulisse sul territorio di Polifemo. Stanchi, stremati, stano

remando sulle tavole da surf.

Marinaio-Dante: Ulisse, ma dove siamo? Non ce la faccio più a remare con le braccia. Marinaio-Mario: Abbiamo avuto una sfortuna tremenda. 2 giorni di patana assoluta! Che noia, neanche un’ onda! Sono depresso!

Marinaio-Pino: Già Ulisse, gli dei non sono più con noi. Abbiamo fatto arrabbiare Poseidone e ce la sta facendo pagare cara!

Ulisse: Ragazzi, credete ancora in me?(Tutti fanno cenno di assenso, in modo stanco). Gli dei non ce la faranno a sconfiggermi. Remate e non vi scoraggiate. I veri eroi non si lasciano abbattere dalle avversità della vita. Remate! Remate! (Prende il cannocchiale) Ragazzi credete in me?

Marinai: Eh!

Ulisse: Sbagliate, miei prodi, perché ho intravisto……TERRA!!!!! Remate, remate, remate!!!!!

(Iniziano a remare forte, forte).

Tutti: Terra!!!! (arrivano). Ma dove siamo?

Marinaio-Pino: Bello questo posto!

Marinaio-Dante: Speriamo di trovare un po’ di cibo e qualcosa da bere.

Ulisse: Uhm…mi sembra di conoscere questo posto. Aspettate cari compagni. Andrò ad esplorare questa gente, se è violenta selvaggia, senza giustizia , o ospitale e generosa. Seguitemi ragazzi! Sì, mi sembra proprio quello che stavo pensando. (Parte la musica e il luogo diventa una discoteca piena di personaggi strani che portano cose da mangiare e da bere, i marinai mangiano e uno di loro beve il vino. Viene offerto del vino a Ulisse, sta per accettare, ma prima chiama la madre al telefono). Pronto.. Ade? Salve sono Ulisse vorrei parlare con mia madre……Ciao Mamma, come

stai? Sì, lo so un gran caldo. Troppo affollamento. Non ti ho più chiamato perché ero occupato. Sai la guerra di Troia, il naufragio. Quale musica? Mamma, hai le allucinazioni sonore. Senti, mamma, una cosa urgente. Non mi ricordo, ma io posso bere il vino? Sono allergico o intollerante? Ah…va bene mamma grazie. Sì, cercherò di chiamarti più spesso, non è una scusa, ti giuro lo farò…sì mamma Penelope sta bene, appena arrivo te la saluto.. Mamma tunnel non sento niente…non ti sento! (Butta giù) No, grazie, per un succo di ananas.

Entra Polifemo, uomo ben vestito con un occhio bendato, padrona dell’isola.


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Polifemo: Stranieri chi siete? Come osate arrivare sulla mia isola senza presentarvi o peggio ancora come osate entrare nel mio locale senza tessera?

Ulisse: Dai amico scusaci se siamo stati un po’ scortesi, ma siamo in viaggio per mare da mesi

senza mai toccare terra. Vero ragazzi?


Marinai: Giusto capo!

Polifemo: Chi siete?

Ulisse: Siamo giovani guerrieri di ritorno da Troia, e vogliamo sballarci un po’. Ehi questa baracca è veramente fantastica.

Polifemo: Questa non è una baracca.

Ulisse: Oh scusami. Come sei suscettibile. Che è? Ti sei alzato con la luna storta? Che hai fatto all’occhio, congiuntivite? Potresti farti degli impacchi di camomilla.

Polifemo: Io ho un solo occhio.

Ulisse: Bello! Vedi io non volevo offenderti. È carino il tuo occhio, e poi che te ne fai di due. Uno basta e avanza. Potrebbe diventare quasi una moda. Ehi ragazzi, guardate (Si tappa l’occhio) Come sto? Sto bene? Ragazzi questa sarà la nuova moda primavera-estate di tutta la Grecia. Polifemo: (Molto scocciato) Ah… straniero temerario! Tu non sai con chi stai parlando!


Ulisse: Rilassati amico, siamo achei e io stavo solo scherzando per sciogliere un po’ il ghiaccio. Dai facciamo amicizia. E facci come dono ospitale un po’ del tuo vino.

Polifemo: Bevete pure stranieri, fate come se foste a casa vostra. (Offre loro il vino). Ma dimmi, come sei arrivato? E come ti chiami straniero?

Ulisse: Solo per te Nessuno, e sono arrivato sulla cresta dell’onda con il mio surf. Sai, anche se ti manca un occhio, non sei poi tanto male. Dovresti solo vedere un po’ più di gente, aprirti alle opportunità che la vita ti può offrire. Se vuoi mi inginocchio ai tuoi piedi.

Polifemo: Io sono Polifemo. Come sei sciocco, straniero, a rivolgerti con tanta arroganza al più terribile dei Ciclopi. I tuoi marinai, lasciali pure divertirsi, ballare, bere e mangiare. Quel vino che stanno bevendo li porterà alla morte, perché solo i Ciclopi possono berlo.

Ulisse: Ragazzi non avete bevuto, vero? (Tutti fanno cenno di no, tranne Mario che cade morto a terra). No, Mario! Mario!!!!

Ciclope, hai ucciso due dei miei marinai e questo è un grave affronto per me e per gli dei. (Tira fuori una fionda e tira un sassolino nell’unico occhio di Polifemo). Scappiamo. (Prendono i surf e scappano).


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Polifemo: Ahhhhh….il mio unico occhio…ahhh … ascolta, padre Poseidone, fa che Nessuno non

torni più in patria …. Ma se è destino che riveda la sua famiglia, fa che ci arrivi tardi e male!!!

Perdendo i suoi compagni, trovando sciagure per la via e in casa, e che perda il suo maledetto surf!

Ulisse: Zeus non lo ascoltare, tutto ma il surf no!!

SCENA VII

Radio: Buongiorno, Itaca. Un saluto da Radio Omero. Un’altra giornata splendida per la Grecia: Apollo ci sorride dal cielo mostrandoci tutto il suo splendore, Eolo soffia un lieve venticello che rinfresca la giornata, Poseidone ci regala un dolce e costante movimento delle onde. Adatto ai surfisti alle prime armi e a chi ama il Windsurf moderato. Ma veniamo alle notizie più attese: Ulisse

èuscito vittorioso dalla Guerra di Troia. Grazie alla sua astuzia è riuscito a far entrare gli Achei nella città e a sbaragliare tutte le difese della rocca sacra. IL trucco del cavallo è stato sbalorditivo, strabiliante. Cari amici possiamo essere tutti fieri di avere come concittadino un eroe, un genio, un semidio. Ulisse sei un mito. Tutta Itaca è ai tuoi piedi. Ecco una canzone a te dedicata: Vai!

(Parte la musica.)

Ulisse e i marinai in mare, surfano blandamente.

Ulisse: Ragazzi l’abbiamo scampata bella!

Marinaio-Dante: Chissà come si arrabbierà Poseidone quando saprà che hai accecato suo figlio. Marinaio-Pino: Poveraccio, aveva un occhio solo. E poi non aveva tutti i torti, non avevamo la tessera!

Ulisse: Già, ma io pensavo solo di spaventarlo, non credevo di prenderlo sul serio. Ho sempre avuto una mira terribile. Poseidone non mi perdonerà mai. (Tuono). Oh, no! La pioggia! Mi sa che Zeus è venuto a sapere del piccolo incidente. Forza ragazzi, cerchiamo un riparo.

Entra Circe.

Circe: Venite da Circe, riccioli belli, terribile dea dalla parola umana! Venite nella mia caverna, non

vi mancherà niente: un morbido e confortevole giaciglio, del buon cibo, dell’ottimo vino. Venite


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marinai, venite a riposare le vostre affaticate membra da ….Circe, riccioli belli, terribile dea dalla

parola umana! Venite nella mia caverna, non vi mancherà niente: un morbido e confortevole giaciglio, del buon cibo, dell’ottimo vino… venite da Circe..

Ulisse: Ehi bellezza, che hai ti senti male? Che è? Ti si è incantato il disco? (Lei continua) Ma ti

pagano per fare questo o hai bisogno di un’ambulanza? (Lei continua) Ragazzi, questa è messa

male. Ma non abbiamo scelta.

Marinaio-Dante: Non mangiamo da sei giorni.

Marinaio-Pino: Non dormiamo da sei notti!

Marinaio-Dante: E poi sento la sua voce bellissima…

Marinaio-Pino: Anch’io…

Ulisse: Io invece, non ci crederete ma ho il mal di mare, andiamo.

Buio

La scena si trasforma in una taverna, la cui proprietaria è Circe. Ulisse e marinai sono seduti ad un tavolo apparecchiato, con tovagliolo al collo.

Circe: (Molto eccitata) Allora cari marinai, cosa volete mangiare? Abbiamo come antipasto piatto misto di salumi di maiale e carpaccio di maiale, come primo invece pappardelle al maialino, lasagne al profumo suino e crepe prosciuttate, come secondo Maiale arrosto con patate, filetto di maiale, petto di maiale alla contadina e come dessert la specialità della casa: Soufflé di maiale. Vino della casa al Sanguinaccio.

Marinaio- Dante: Per me un assaggio di tutto.

Marinaio-Pino: Anche per me.

Circe: E per lei?

Ulisse: Devo ancora decidere.

Circe: Intanto vado a preparare questi due ordini.

Ulisse: (gli suona il cellulare) Oh Zeus, ma chi è? (Lo guarda) Anonimo. (Risponde) Mamma, ciao mamma! Come va? No, non ho riattaccato il telefono di proposito. E che non c’era campo. E poi dopo non ti ho richiamato perché ero in alto mare, vedessi che onde mamma. Sì, avevo la maglietta, mamma. Sì, anche i tappi alle orecchie. Senti, mamma, ma il maiale lo posso mangiare? Ho una fame da lupo. No? Mi vengono le chiazze rosse e disturbi intestinali. Perfetto! Grazie mamma,


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stammi bene. No, non posso venire a trovarti, sono ancora giovane.. ho moglie e figlio. Ah, aiuto… non ti sento più…galleria mamma, ciao a presto.

Circe: Ecco tutto quello che avete chiesto. Mangiate e bevete. (I marinai si abbuffano e Ulisse guarda) e tu non mangi?

Ulisse: Sono allergico a tutte le carni rosse. Per me del riso in bianco e un succo di ananas.

Circe: Oh sì certo…(Esce).

Marinaio-Dante: (Dopo aver bevuto un bicchiere di vino)Ah, che bella abbuffata!

Marinaio-Pino: (Beve anche lui)Capo, non sai cosa ti perdi. Mi scoppia la pancia!


Marinaio-Dante: Ma sentite questa voce che ci sta chiamando!
 Marinaio-Pino: Oh sì, è una voce bellissima, sembra un musica. Viene dalla cucina. Andiamo a vedere.

Ulisse: Ragazzi, ma state bene? Io non odo niente.

Marinai: Andiamooo… (Un po’ ipnotizzati) Andiamoooo…

Ulisse: Ma dove andate!

Entra Mercurio

Mercurio: Ehi tu sai darmi un informazione?

Ulisse: Certo amico.

Mercurio: Sto cercando l’isola di una certa… (Guarda su un foglio un po’ impiastricciato)

Ciccia..Cice.. Cecio..

Ulisse: Circe, vorrai dire?

Mercurio: Oh sì, Circe! Grazie. E poi sto cercando una persona… di cui non ho scritto il nome. Mia sorella mi dice sempre le cose, mentre sto guardando la partita… Ma mi ricordo che mi aveva parlato di un guerriero, furbo, molto furbo…

Ulisse: Amico voglio aiutarti. Questa persona ha fatto grandi imprese. Segui. (Gli fa il mimo della battaglia avvenuta a Troia).

Mercurio: Ercole! Ettore! Enea!

Ulisse: (Scocciato) No! No! La rocca sacra, il cavallo, Elena, Achei contro Troiani!

Mercurio: Superman!

Ulisse: Ulisse!

Mercurio: Oh sì, Ulisse e dove posso trovarlo?

Ulisse: Qui davanti a tuoi occhi, Mercurio.

Mercurio: Tu sei Ulisse? Ma come fai a sapere il mio nome?


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Ulisse: La fama della tua sbadataggine corre per tutto il mondo.

Mercurio: Davvero, che bello!

Ulisse: Hai un messaggio scritto per me da parte di tua sorella? Strano di solito lo fa per San Valentino.

Mercurio: No, non ho messaggi scritti. Mi ha detto di darti questa pozione per combattere il veleno di Circe che trasforma tutti in maiali. (Si odono grugniti). Allora (legge dal foglietto) Pren..prendi..questo..far..r ..stra…

Ulisse: Scusa vorrei velocizzare i tempi. Sai, ne vale la mia vita! (Prende il foglio e legge) Oh,

Zeus, ma è scritto benissimo! Ma sai leggere? Allora: ‘prendi questo farmaco e quando la maga ti offrirà una sua pietanza, niente ti succederà.’ Non perdiamo tempo, dammi il farmaco!
 (Mercurio lo cerca nella sua borsa in modo confuso) Dai presto, sta per tornare la maga. (Finalmente lo tira fuori. Ulisse beve) Mercurio, ringrazia tua sorella Atena da parte mia, dille chele manderò dei fiori.

Mercurio: Certo, certo..arrivederci! (Esce e entra Circe).

Circe: Ecco il tuo succo di ananas. Bevilo l’ho fatto io con le mie mani… non ti preoccupare, non ti può far male! Fidati!

Ulisse: Certo, grazie. (Lo beve) Ah, ci voleva!

Circe: (Ride sotto i baffi aspettando che Ulisse si senta male. Ulisse fa finta di niente). Come va?

Tutto bene?

Ulisse: Certo.

Circe: Ah! (Aspetta.) Niente? Non senti niente? Nemmeno un dolorino di pancia? E alla testa? Ulisse: (Inizia a prenderla in giro) Oh sì, sento qualcosa qui al collo. Ah.. aiuto mi sento strangolare…(Simula un soffocamento) Aiuto Zeus! Aiuto… mamma eccomi nell’Ade….(Cade morto fintamente).

Circe: Ecco fatto!(Si avvicina ad Ulisse). Con te ci farò una bella macedonia di maiale.

Ulisse: (Prendendola per i capelli) Povera strega, tu non sai con hai a che fare. Cosa pensavi di cavartela con un semplice veleno? Io sono un uomo ricco di astuzie e tu sei una dilettante. Ma ora vedrai cosa ti faccio.


Circe: Ah…ah.. ma tu chi sei? Da dove vieni? Qual è la tua patria non è mai successo che il mio incanto abbia fallito… Forse tu sei quel famoso supereroe di cui gli Mercurio mi parlò…. Superman..


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Ulisse: Sono Ulisse. E vengo da Itaca e là voglio tornare, però prima voglio darti una lezione.


Circe: No, ti prego. Non sono cattiva, è che mi sento tanto sola.. perché non resti con me? Se mi risparmi ti offro tutta la mia isola e me stessa.


Ulisse: Circe, come fai a chiedermi questo, tu hai trasformato tutti i miei compagni in maiali.


Circe: Ti prego, ti prego!


Ulisse: Basta mi hai stufato! Silenzio! Adesso devi farmi il cane. (Circe esita) Forza, forza. (Circe fa il maiale) Ho detto il cane. (Circe fa il cane) Bene, ma più forte! E adesso fammi la pecora. (Circe fa la pecora) Ora il cavallo. Il lupo. Lo scoiattolo. L’asino. (Ulisse la spinge fuori scena).Chissà perché riesco a far fare alle donne tutto quello che voglio. (Pensa un attimo) Il surf…o Zeus!

Buio.

SCENA VIII

Ulisse solo con il suo surf. Rumore del mare.

Ulisse: Chissà se riuscirò mai a tornare ad Itaca… Sono solo ormai… ho perduto tutti i miei compagni.. e stavo per perdere anche il mio surf! (Entrano le sirene) Delle ragazze, in costume da bagno! Ma che isola è questa? Oh Poseidone grazie, così allieterò un po’ questo lungo viaggio.

Parte la musica. Le sirene sono di spalle e fanno una coreografia stile nuoto sincronizzato. Ulisse apprezza, fa per andare ma non si slaccia il laccio del surf. Poi le ragazze si voltano e si nota che hanno tutti i baffi.

Ulisse: Ah, le sirene barbute. Che disdetta!


Sirene: O molto illustre Ulisse, fermati e la nostra voce soave ascolta….. vieni da noi! Vieni!

Ulisse: O Zeus, non so perché ma qualcosa dentro di me mi spingerebbe ad andare. Devo resistere. So che mi ucciderebbero all’istante e si ciberebbero del mio bel corpicino…. Devo riuscire a

sconfiggerle. Aiuto! (Tira fuori uno specchio, le sirene si guardano e si vedono i baffi e si spaventano, scappano e urlano). Sono veramente un uomo ricco di astuzie.

Buio


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SCENA IX

La corte dei feaci. Arte e Alcino sono addormentati.

Ulisse: Sono veramente un uomo ricco di astuzie. Niente può sconfiggermi. Poi dopo le sirene ho surfato velocemente verso la vostra isola ma dei mostri terribili mi hanno assalito…si chiamavano Scilla e Cariddi… (Si rende conto che stanno dormendo). Ehi ma state dormendo?

Alcino: No, no…il cattivo muore e il buono vince.


Arete: Sì. Sì caro e …. E domani e un altro giorno.

Ulisse: Non stavate ascoltando. Dove siete rimasti?


Alcino: Ma credo di aver perso solo gli ultimi due minuti del racconto…quando Polifemo …cara aiutami..

Arete: Sì, quando Polifemo si arrabbia e tu accechi il suo unico occhio..

Ulisse: Oh ma avete perso parecchio, quindi riprendo da lì ….

Alcino+Arete: No, no grazie!


Ulisse: Oh ma lo faccio con piacere non sono stanco.


Arete: Ma noi sì, non ne possiamo più, ci hai sfinito con i tuoi mille dettagli, avrai parlato per due giorni. Sei un narcisista e un egoista. Questo caldo deve finire. Caro mandalo via!

Alcino: Cara calmati. Non farci caso Ulisse mia moglie è molto stressata dal caldo. Forse ha bisogno di rinfrescarsi e di riposare. Prendi pure il tuo surf e vai torna da tua moglie, che ti starà aspettando con ansia.

Arete: Dieci anni, mascalzone.

Alcino: Non ci fare caso. Su vai Ulisse, fallo per tutta la Grecia. Puoi tornare a trovarci quando vuoi. (Lo spinge fuori scena) Sarai sempre il benvenuto. Addio! Arete: Addio!

Ulisse: Addio! Sì questo caldo finirà.

SCENA X

Penelope prende il sole con le ancelle.

Penelope: Per quest’anno..

Ancelle: Tu-ttù.


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Penelope: non cambiare..

Ancelle: Tu-ttù.

Penelope: Stessa spiaggia, stesso mare…

Ancelle: Tu-ttù.

Penelope: Ah, ancelle che lieto vivere! Mi sto proprio abituando a questo caldo. Sole, mare e

coctails, senza uomini scocciatori.

Ancelle: Giusto.

Penelope: Menomale che i Proci se ne sono andati, lo sapevo che non avrebbero resistito. Gli uomini sono tutti uguali, senza carattere, senza costanza, senza qualità.

Ancelle: Già.

Penelope: Non ce ne uno che si salvi. Pigri, disordinati, irresponsabili, insoddisfatti, egoisti. Si sta meglio sole.

Ancelle: Quanta verità.

Penelope: Infatti non mi interessa più che Ulisse torni a casa. Che se ne stia dove è e con chi vuole. (Entra Telemaco) Telemaco, che è successo? Perché quella faccia così triste?


Telemaco: Madre ho fallito, ho perso la tavola tra le onde. Non sono riuscito a trovare mio padre. Ma questa volta non è colpa mia, è stato Poseidone che mi ha fatto cadere dal surf. Io provato a riprenderlo ma le onde erano troppo grandi, ho anche bevuto! Per fortuna passava di là un pescatore…

Penelope: Bambino mio il mare non fa per te. Non hai preso da tuo padre, menomale! Ma tu sei ostinato. Comunque stai tranquillo, mettiti qua vicino alla mamma a prendere un po’ di sole. Telemaco: E papà?


Penelope: Caro figliolo, l’ho aspettato per dieci anni. Ora è arrivato il momento che pensi a me stessa e a rifarmi una vita. Che se ne stia dove è, tra le braccia di una qualsiasi ninfa o sfortunata fanciulla. A me non interessa più. Dai caro non ci pensare, starai sempre con la tua mamma. (Riprende a cantare) Eccome l’anno scorso..

Ancelle: Parappara!


Buio


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SCENA XI

Ulisse è di nuovo privo di sensi su una spiaggia.

Ulisse: (Sta sognando) No Calipso ti prego lasciami andare! Polifemo perdonami…non volevo offenderti…ancelle toglietemela di dosso è gelosissima…Nausica non posso sposarti… ho moglie e figlio…ho moglie e figlio….voglio il mio surf.. dov’è il mio surf?(Si sveglia) Oh Zeus che

incubo… menomale che il mio surf è indistruttibile….ma che terra è questa? (Entra Atena) Ehi

ragazzina sai dirmi che terra è questa?


Atena: Io sono Atena, figlia di Zeus, caro Ulisse.

Ulisse: Tu Atena? Io la conosco Atena, non di persona ma ci scriviamo da anni e mi protegge dall’invidia degli dei.

Atena: Sono io.


Ulisse: No, tu non puoi essere Atena. Si dice che sia una donna bella, forte e altissima, tu sei una bambina.

Atena: Uffa non sono una bambina…sono la dea della saggezza. Guarda che senza di me a quest’ora saresti ancora sull’isola di Calipso a morire di caldo o peggio ancora con Circe tra maiali puzzolenti. Accidenti ai mass-media che manipolano il cervello della gente.

Ulisse: Come fai a sapere tutte queste cose… allora forse sei proprio Atena, la mia più grande ammiratrice. D’altronde il mio fascino conquista tutte le età.

Atena: Ti mando i fiori a tutti San Valentino. Mi credi adesso?


Ulisse: Che gaf terribile! Atena scusami, non essere ti arrabbiare con me…. ma ti immaginavo un

tantino diversa e poi sono molto stanco… senti sai dirmi che terra è questa?
 Atena: Indovina?


Ulisse: Certo, vedo che mi conosci bene. Sai che mi piacciono molto i giochetti. Però dammi magari un indizio.


Atena: È aspra.


Ulisse: ..e poi?

Atena: È ricca di capre e pecore..

Ulisse: Senti Atena a me piacciono i giochi enigmistici ma solo quando li invento io, quindi arriviamo subito al sodo, ti giuro che quando sarai grande ti inviterò a cena.

Atena: È Itaca….


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Ulisse: Itaca? La mia Itaca… oh si sono arrivato…sono arrivato.. finalmente….grazie Atena te ne

sarò per sempre grato. Hai fatto tanto per me!


Atene: Non voglio la tua gratitudine, voglio soltanto che tu torni da tua moglie e tuo figlio. Come sono saggia! Chissà come sarà arrabbiato mio padre! (Esce).

Ulisse: Itaca….Itaca..

Buio

SCENA XII

Ulisse entra in casa.

Ulisse: Penelope! Telemaco! Sono tornato!


Telemaco: Salve.. ma lei chi è?

Ulisse: Sono Ulisse tuo padre.


Telemaco: Davvero? E come faccio a saperlo, io non me lo ricordo neanche mio padre…

Ulisse: Sono io Telemaco, ho combattuto la guerra di Troia e o corso molti pericoli tra le onde, sono un uomo ricco di astuzie….che tanto vagò…ho moglie e figlio…(Entra Penelope).

Penelope: Ancelle mi porgete la crema solare, grazie?

Telemaco: Mamma, quest’uomo dice che è mio padre.

Ulisse: Penelope! Sono io!


Penelope: Oh Zeus perché non mi ascolti mai! Sì, caro purtroppo questo è tuo padre. Ancelle portate mio figlio a fare merenda.

Telemaco: Bentornato papà. (Escono ancelle Telemaco).

Penelope: Sei tornato alla fine? Cosa ti aspetti? Che ti perdoni?

Ulisse: No, ma io sono tornato per te e per nostro figlio. E ti dimostrerò il mio amore e la mia sincerità sconfiggendo tutti i proci e rendendoti una donna felice. Dove siete, Proci? Fatevi sotto! È tornato Ulisse, il padrone di casa. Avete paura?


Penelope: Non c’è nessun Procio…se ne sono andati via tutti. Non hai da dimostrare niente.. puoi tornartene da dove sei venuto. Dieci anni ti abbiamo aspettato. Adesso non abbiamo più bisogno di te.


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Ulisse: Non dire così… non è stata colpa mia. Zeus mi ha impedito il ritorno… perché tutti gli dei erano arrabbiati con me. Ora invece gli dei si sono calmati e Atena è riuscita a convincere tutti a farmi tornare.

Penelope: Non so se riuscirò a perdonarti.

Radio: Buongiorno Itaca, radio Omero è lieta di salutarvi stamani con una notizia sensazionale: Ulisse è finalmente tornato a casa. È stato visto arrivare sulla cresta dell’onda alla nostra costa rocciosa con il suo surf e il suo stile inconfondibile. Sapevamo che sarebbe tornato. Il nostro eroe non poteva abbandonare la sua famiglia e la sua patria. Ulisse sei la nostra gloria, il nostro mito!!!
 Ora vedremo se il nostro paladino riuscirà a riconquistare il cuore di Penelope a riguadagnare la sua fiducia. I sondaggi danno il 50% di successo, sarà dura: una moglie infuriata è molto più impegnativa di qualsiasi mostro! Ulisse usa tutto il tuo fascino e tutta la tua astuzia. Tu sei una asso con le donne. Non ci deludere! Questo caldo deve finire! Penelope in nome di tutta la Grecia perdonalo. E ora per due piccioncini un revival anni ottanta per aiutarli a ritrovare il loro amore… (Parte ‘Sarà perché ti amo’ dei Ricchi e Poveri).

Scena mimata in cui Ulisse cerca di riconquistare Penelope. Prima ci prova con il suo fascino, poi usa Telemaco, ma passano le ancelle lui si volta Penelope lo schiaffeggia. Poi usa regali, ma lei niente. Alla fine lui si dispera. Lei si addolcisce. Lui di sorpresa la abbraccia.

Penelope: Ho deciso di perdonarti. Ma solo per il bene della salute di mio figlio e di tutta la Grecia.

Abbiamo bisogno tutti di rinfrescarci un po’ il cervello. Al tuo ci penserò io. Innannzitutto a lavoro

tutti i giorni.

Ulisse: Sì, cara.

Penelope: Mi aiuterai nei lavori domestici.

Ulisse: Sì, cara.

Penelope: Mi porterai a cena fuori una volta alla settimana.

Ulisse: Sì, cara.

Penelope: E a ballare, dove voglio io.

Ulisse: Sì, cara, tutto quello che vuoi.

Penelope: E guai a te se guardi un’altra donna.

Ulisse: Che Zeus mi fulmini.


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Penelope: E poi niente surf per un anno.

Ulisse: No! Il surf no…ti prego Penelope parliamone…ti giuro sarò bravo ma il surf no……

Gradualmente il loro dialogo viene coperto dalla radio.

Radio: Ulisse e Penelope si sono ricongiunti per il bene di tutti. La temperatura sta scendendo, l’aria

ègià più respirabile e si sente un fresco venticello soffiare da est. La vita sta tornando alla normalità.

E tutti vissero felici e contenti. Happy together!.

Fine


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