Una magica notte d’estate

Stampa questo copione

Una magica

Una magica notte d’estate

commedia musicale di

Mauro Fontanini

musiche di Davide Pitis

PERSONAGGI

Uomini:

PRETE

GIACOMO detto JACK IL GOBBO - il magnaccia

CONTE ALFONSO

GENDARME

ZANE MONTAINGONDOLA – gondoliere veneziano

SMILZO TARTAIA – ciabattino veneziano

ANDREA

GIOVANE MARINAIO

VECCHIO MERCANTE

Donne:

ZIA

TRAPPOLA – giovane ladruncolo

PRINCIPESSA – giovane ladruncola

MOLLICA – giovane ladruncolo

COSTANZA - nobildonna

MADAME – prostituta

MARIANNA

CRISTINA

CATE FAMETERNA – lavandaia veneziana

LE SUORE

ORTOLANA

VENDITRICE VESTITI

POPOLANA

ARLECCHINO

ALICE

Marinai

Briganti

Maschere veneziane

PRIMO ATTO

PRIMA SCENA : Trieste 1860. Un funerale nel cimitero.

MUSICA DI OVERTURE.  All’apertura del sipario al centro del palcoscenico c’è un praticabile con un unico grande baule chiuso. Al suo interno ce ne sono altri tre uno rientrante nell’altro. Avviene l’apertura dei bauli e la preparazione della scena. Entrano poi altri bauli ed i vari personaggi. Un uomo consegna ad alcuni un fazzoletto nero, mentre gli altri entrano con degli ombrelli neri. Gli attori si dispongono poi in fila, in fondo alla scena, di schiena al pubblico sul fondale illuminato. E’ il funerale della madre di due sorelle, rimaste orfane in tenera età. Il prete dopo la benedizione canta con la zia delle bambine, mentre un uomo si allontana in fretta.

1 – MARIANNA E CRISTINA: DUE SORELLE

PRETE                        Piangendo sul letto di morte

                        ti è stata affidata la sorte                  

                        delle bimbe di tua sorella,                

                          Marianna e Cristina.

ZIA                  Già abbandonate dal padre

                        le povere bimbe rimaste

                        son orfane anche di madre                          

                          e adesso sono sole.

PRETE                Sole al mondo vivran con la zia,                        

                           ma tu sei povera: una dovrai darla via.

PRINCIPESSA   Tua sorella le proteggerà;  

                            il Dio che vigila, quello a lor penserà.

 

RIT.  CORO     Di due sorelle / questa è la storia: 

                        di lor memoria / mai più ci sarà;

                        né mai potranno / crescere insieme  

                        la sorte crudele / lontane le tiene. 

ZIA                  Soltanto un pezzetto di pane                        

                        mangiato le bimbe oggi hanno:

                        stanotte per via della fame

                          occhio non chiuderanno.

PRETE                        Con quel tuo marito ubriacone

                        e gli altri due figli che hai,

                        di certo tu tante persone                               

                          nutrire non potrai.

 

                          Il consiglio mio devi accettar;

                          per il suo bene:  Marianna ora fai adottar.            

TRAPPOLA    Lieta viva coi suoi genitori:

                          è più piacevole stare con ricchi signori.                  

RIT.  CORO   Di due sorelle / questa è la storia... 

JACK – Sbrigati! Presto farà mattina. Ho promesso che al canto del gallo consegnerò la piccola ai suoi nuovi genitori adottivi.

ZIA - Oh, piccina mia. Iddio solo sa quanto soffro nel doverla abbandonare. (al prete) Tenete, padre. (gli consegna un medaglione) Questa medaglia apparteneva a sua madre. Dovete metterla al collo della piccola Marianna. Anche sua sorella Cristina ne porta una identica.

PRETE – (le consegna del denaro ) I signori mi hanno raccomandato di darti questi danari. (la donna li rifiuta)

ZIA – (singhiozzando) Non li voglio i suoi trenta denari.

JACK – (prendendo lui i soldi) Non essere sciocca, hai ancora quattro bocche da sfamare.

PRETE – Devi essere felice e ringrazia il Signore, invece di piangere.

ZIA – Spero tanto che Marianna possa crescere in una famiglia ricca, che le dia una buona educazione e non le faccia mancare nulla.

PRETE - E’ meglio che consegni io la piccola ai suoi nuovi genitori. ( Escono: la zia si dispera.) BUIO

SECONDA SCENA : Trieste 1872 , dodici anni dopo.

Una delle due ragazze vive fra agio e ricchezza, mentre l’altra nei bassifondi, fra mendicanti, borsaioli e prostitute. Le due bambine crescono divise. Marianna saluta i nuovi genitori e passa ben vestita con i libri sottobraccio mentre Cristina, vestita di stracci, arriva con un secchio ed uno straccio con cui lava il pavimento.

2 – DUE VITE LONTANE

TRAPPOLA   Dai nuovi genitori / affetto riceverà                                      

                     e fra tanti balocchi / felice crescerà.

                       

PRINCIPESSA   La scuola lei frequenta, / con tutti sta beata,

                         ma di Cristina / non s’è scordata.   

JACK                  Il tempo passa in fretta / anche per la sorella,

                           che cresce in povertà, / però è sempre più bella.

ZIA                     Cristina tutto il giorno / lavora da sfruttata,

                           non studia più, / da serva è trattata.   (escono tutti)

CAMBIO LUCI. Luce soltanto su Cristina. Passano alcuni anni.

 

CRISTINA                  Passan gli anni, resto sola;                          

                                   sola, muore, muore la zia                                        

                                   di grave malattia.                                          

MADAME                    Jack il Gobbo vuol far di te                        

                                   una prostituta una sgualdrina                                   

                                   ma non accetterai                                        

                                   di metterti in vetrina.                                    

JACK IL GOBBO        Coi compari vi arrangiate:                                    

                                  per campare diventate                                   

                                  ladri ed accattoni.                                                      

MADAME               Sempre sbronzo all’osteria                                          

                                 Jack il Gobbo giorno e notte sta.                               

                                  Con donnacce lui va.                                       

JACK IL GOBBO       Che trovo sulla via.     ( beve dalla bottiglia )                            

                                  

JACK – (vedendo Cristina) Cristina, ogni giorno che passa diventi più bella. (si avvicina con chiare intenzioni)

CRISTINA – Lasciatemi! ( Lui insiste e lei gli dà un morso alla mano. ) Finitela!

JACK - Piccola sgualdrina, come ti permetti! ( Le dà uno schiaffo. )

CRISTINA – Smettetela, zio Jack. Vi ho detto di non toccarmi!

JACK – Ti ho dato un letto per dormire e ti ho fatto mangiare tutti i giorni. Sei cresciuta senza un padre perché era troppo impegnato a correre dietro alle puttane e deve essere ormai già morto in galera. Tua madre prima di morire ti ha affidato alla mia povera moglie e alla sua morte ho dovuto badare io a te e come ringraziamento mi tratti a questo modo? ( Vuole baciarla, ma lei gli dà un morso e scappa. ) Piccola bastarda! Sei cresciuta abbastanza per andare a battere!

Due ragazze escono una dall’interno di un baule, l’altra da una botola, ed iniziano una cantilena.

TRAPPOLA     Buon signore, per pietà                  

                       su donatemi un soldino;

                       fate orsù la carità

                       a ‘sto cieco poverino!

 

PRINCIPESSA                Su compratemi una rosa            

                               voi signora bella: se      

                               non arrivo con qualcosa

                               mi bastoneranno, ahimè !

Durante la “Ballata dei bassifondi” entrano anche Madame ed un mendicante che camminerà come uno spastico con un piede messo di taglio, la bocca semiaperta e su di un dito della mano “a griffe” è infilato un piccolo boccale di metallo con cui chiede la carità. Una donna sputa per terra se un passante le nega la carità.

3 - BALLATA DEI BASSIFONDI

RIT. CORO                Noi siam belle / noi siam furbi / noi siam tanti;

                                   così soltanto i poveri / potran tirare avanti.

                                   La vita è molto dura / in ’sto sporco paese,

                                   e noi donne e ragazzi / ne facciam le spese. 

 

JACK IL GOBBO       Del vostro corpo avete / fatto buon mercato?        

                                   Mie care, su su, vediam / che avete guadagnato!     

 

MADAME           Per lui noi continuiamo / a fare ’sta vitaccia                 

                          e senza lavorare / si fa ricco il magnaccia!   (consegna il denaro a Jack)           

 

JACK IL GOBBO      Il furto vi ho insegnato / da ottimo maestro:              

                                   sapete i portafogli / sfilare ora con estro.     

             

TRAPPOLA    Ogni sera il bottino / tutto quanto gli portiamo       

                        e lui spende per sé / quello che noi guadagnamo.   (consegna a Jack il malloppo)

 

RIT. CORO                Noi siam belle / noi siam furbi / noi siam tanti;

                                   così soltanto i poveri / potran tirare avanti.

                                   La vita è molto dura / in ’sto sporco paese,

                                   e noi donne e ragazzi / ne facciam le spese.

JACK IL GOBBO      In questo mondo c’è / ben poco da scherzare:                 

                                   i ladri e gli accattoni / mi danno da mangiare.    (passa il gendarme)

 

PRINCIPESSA              Se un gendarme ci vede / che rubiamo alle persone,            

                           solo noi sbatte dentro / una squallida prigione.  (i due vengono portati via dal gendarme)                

MADAME          A carte i biscazzieri, / coi dadi i truffatori,      (alcuni giocano a carte ed a dadi)          

                         derubano gli amici, / ne fan dei debitori !             

             

JACK IL GOBBO      Facciam coi lor guadagni / festa oggi e brindiamo,     

                                   quel che sarà domani / certo non lo sappiamo.            

RIT. CORO                Noi siam belle / noi siam furbi / noi siam tanti

                                      così soltanto i poveri / potran tirare avanti.  …

Entra in scena un nobile ricco, il conte Alfonso.

JACK – Caro conte, avrei un bocconcino per voi. E’ un fiorellino che aspetta solo di essere raccolto.

CONTE ALFONSO – Non sarà come quella che mi hai procurato l’altra settimana, Jack?

JACK – No, questa è tutt’altra cosa, una primizia. ( Gli indica Cristina che si nasconde in fondo scena. )

CONTE ALFONSO – La ragazza è davvero carina. (dà il denaro a Jack) Avvicinati, come ti chiami?

CRISTINA – Non sono in vendita, signore. (si allontana)

JACK – (al conte) Questa costa molto di più, è una ragazza molto speciale. (a Cristina) Cristina, dove stai andando? C’è un signore che vuole conoscerti. (Cristina si avvicina) E muoviti che il conte non ha tempo da perdere.

CONTE ALFONSO – (a Jack) Va bene, va bene. (dà i soldi a Jack che esce contandoli) Sei molto furba, ragazza. Quanto vuoi ancora? (Le mostra il denaro.)

CRISTINA – Mi lasci stare, io non la conosco. E non voglio il suo denaro.

CONTE ALFONSO - ( Vuole baciarla, ma lei gli dà un calcio e scappa perdendo la borsetta. ) Me la pagherai!

Mette il suo denaro nella borsetta della ragazza ed inizia a gridare fingendosi derubato. Entra un gendarme.

CONTE ALFONSO – Aiuto! Aiuto, al ladro! Mi hanno derubato!

GENDARME – (a Cristina) E’ tua questa borsetta?

CRISTINA – Sì, mi è caduta quando sono fuggita. (raccoglie la borsetta)

CONTE ALFONSO – Voleva venire con me, ma siccome mi sono rifiutato, mi ha derubato.

CRISTINA – Non credetegli, signore. Non è vera una parola di quello che ha detto!

GENDARME – (fruga nella borsetta e trova il denaro) E questi chi ce li ha messi?

CRISTINA – (dopo l’iniziale esitazione) Io no! Sono innocente! Non so come siano finiti lì dentro!

GENDARME – Ma certo, tu sei una santerellina, vero?

 Entra la contessa Costanza.

CONTE ALFONSO – (dando del denaro al gendarme) Questa  sgualdrinella è una ladra e deve essere punita!

GENDARME – ( mettendo in tasca il denaro ) Lo accontenterò volentieri, signor conte.

COSTANZA - Questa ragazza va riportata sulla retta via prima che sia troppo tardi. (si avvicina a Cristina)

CONTE ALFONSO - (tra sé) Ma che ci fa qui mia moglie? (avvicinandosi alla moglie) Costanza, moglie mia, come mai anche tu da queste parti?

COSTANZA – Stavo facendo quattro passi, mio caro. ( Rientra Jack. )

CONTE ALFONSO – Questa ladruncola mi ha appena derubato!

CRISTINA – Non è vero! Ecco che è tornato mio zio. Lui potrà spiegarle tutto.

CONTE ALFONSO – (a Jack che è molto agitato) Ah, questa dunque sarebbe tua nipote?

JACK – Quella io non la conosco! E’ la prima volta che l’incontro sulla strada. (Jack esce seguito dal conte)

COSTANZA – Chi sei?

CRISTNA – Mi chiamo Cristina, signora.

COSTANZA - Dove abitano i tuoi genitori, ragazzina?

CRISTINA - I miei genitori sono morti!

Entrano Trappola e Principessa e vedendo il gendarme si nascondono.

COSTANZA – Ah, allora sei sola al mondo.

GENDARME – Lasciatela a me, signora contessa. I nostri metodi sono infallibili e davvero molto convincenti. Non la riconoscerete più quando uscirà dal riformatorio. ( Durante la canzone viene fatta indossare a vista una divisa grigia a Cristina. )

4 – CANZONE DEI TAGLIABORSE

JACK IL GOBBO          Il lunario dobbiamo sbarcare

                                   e bisogna sapersi arrangiare!

                                   Gli accattoni ed i ladri facciamo

                                   e in ’sto modo la panza riempiamo!

                                     

TRAPPOLA     Pollo in vista: un bel fischio si fa,

                       tutti quanti sul posto si va.

PRINCIPESSA     Prima ancor che la gente sia accorsa               

                            gli abbiam già ripulita la borsa!

                                    

TRAPPOLA    Buon signore, per pietà                    

                         su donatemi un soldino;

                         fate orsù la carità

                         a ‘sto cieco poverino!          

 

PRINCIPESSA    Su compratemi una rosa

                            voi signora bella: se         

                            non arrivo con qualcosa

                            mi bastoneranno, ahimè!

 

JACK IL GOBBO        Un secondo e le mani rampanti                

                                 hanno preso orologi e contanti.     ( sfila un orologio ed un portafoglio )

                                   Per chi ha dita da gran giocoliere

                                 è uno scherzo fregar tabacchiere!    ( le ragazze vengono prese e portate via )

                                    

JACK IL GOBBO    Hanno troppo gli avari ammucchiato,

e  MADAME           come gazze lo tengon celato...

                               Non è male se ai ricchi togliamo

                               e le loro ricchezze spargiamo! 

TERZA SCENA :  nell’orfanotrofio.

Entra Cristina da sola in divisa e viene poi raggiunta dalla contessa Costanza.

COSTANZA – Cristina, vedrai che ti troverai bene. Qui non ti mancherà da mangiare e riceverai un’istruzione ed una buona educazione. Anch’io avevo una figlia che oggi avrebbe più o meno la tua età se una polmonite non me l’avesse portata via sette anni fa. Avrei voluto morire anch’io con lei, ma aiutando i ragazzi meno fortunati come voi ho ritrovato uno scopo per la mia vita. Se ti comporterai bene e non farai delle sciocchezze, vedrai che passerà presto il tempo qui dentro. ( Entrano altre tre ragazze, sporche e vestite di stracci, ospiti dell’orfanotrofio. ) Ragazze, vi ho portato dei doni. ( Levando ogni cosa da un piccolo baule. ) Una bambola per Principessa, un palla per Trappola, e dei dolciumi per Mollica. (brusio)

TUTTI – Grazie, signora contessa. (le ragazze escono con i doni)

COSTANZA – ( a Cristina ) Ti prometto che ritornerò spesso a trovarti. (esce)

TRAPPOLA – ( Inizia a raccontare la sua storia. ) Quando ho tentato di fuggire sono stato subito ripreso mi sono fatto quattro mesi in cella d’isolamento, al buio, in compagnia solo dei sorci e con soltanto un mestolo di zuppa inacidita con un pezzo di pane ammuffito per tutta la giornata.

PRINCIPESSA - Nessuno è mai riuscito a scappare da quest’inferno. 

TRAPPOLA – Ehi tu, che hai fatto per essere ospite qui al “Grand Hotel”?

CRISTINA – (piangendo) Non sono voluta andare a letto con un ricco signore, un porco e malvagio, e lui allora mi ha denunciato ai gendarmi, dicendo che l’avevo derubato.

TRAPPOLA – Io ho dovuto far fuori il mio vecchio. Non gli bastavano mai i soldi che portavo a casa svuotando le tasche a tutti quelli che incontravo per strada. Mi picchiava, mi picchiava, mi picchiava sempre più forte. Finché un giorno ho preso un coltello in cucina…

MOLLICA – E gliel’hai ficcato tutto nella pancia. Hai fatto bene, Trappola!

PRINCIPESSA - Io invece non ho mai trovato il coraggio di ammazzare il mio patrigno, che mi ha sbattuta sulla strada quando ero solo una bambina.

TRAPPOLA – Ehi, e tu Principessa? Tu non l’hai ucciso il tuo patrigno, ma gli hai gettato l’acido negli occhi, non è vero? (risata).

CRISTINA – (a Principessa) Ora dove sono i tuoi genitori?

PRINCIPESSA - Me li ha portati via il vaiolo.

TRAPPOLA – E tu Mollica, racconta su come ti è andata.

MOLLICA – Mi ricordo che quella mattina faceva molto freddo ed avevo tanta fame.

TRAPPOLA - Erano tre giorni che non mettevi in bocca neanche una crosta di pane e quando hai visto una vecchietta all’angolo della strada che vendeva le caldarroste…

MOLLICA - Non ci ho visto più per la fame ed allora gliene ho chieste un sacchetto.

PRINCIPESSA – E lei te le ha date?

MOLLICA – Sì, erano calde e grosse. Ne ho messa in bocca una, scottava, e l’ho inghiottita quasi senza masticare, facendo finta di cercare i soldi in tasca. Invece sono fuggita via. Che colpa ho io se lei, per inseguirmi, si è messa a correre ed è inciampata sbattendo la testa su un grosso sasso?

TRAPPOLA - E’ morta sul colpo e così ti hanno portata qui dentro. 

PRINCIPESSA – ( a Cristina) E tu come ti chiami?

CRISTINA – Cristina.

PRINCIPESSA – Vieni, Cristina. Ti spiegheremo noi come si vive qui dentro. (escono tutte con Cristina)

QUARTA SCENA : 1877, sono trascorsi cinque anni.

Marianna è una bella ragazza, innamorata di un giovane, che non si accorge di lei.

5 - IL GRANDE AMORE

MARIANNA             Di me lui non s’accorge, / ma sono innamorata     

                                   e come fosse un re / vorrei servirlo grata.              

                                   Ma non c’è speranza /  perché ignora il dono che      

                                   io fare gli potrei con tanto amore.                                 

                                  Ah, se il pregare gli addolcisse il cuore!                     

                                Trascorre il tempo senza / vederlo e m’innamoro,

                                 più lui m’ignora, più / per lui d’amore moro

                                 più il tempo passa, / più non s’accorge lui di me.

                                 Prima che io vedessi il suo bel viso,

                                 la vita mi sembrava un paradiso!    (secondo passaggio di Andrea)

                       

                                  Amore, se tu fossi / con me, ti donerei 

                                  il mondo intero, ciò / per te io lo farei

                                  pur che tu mi amassi / davvero come io amo te. 

                                  Dovrò imparare l’arte di una dea

                                  per conquistare il cuore del mio Andrea.

MARIANNA – Ci incontriamo quasi ogni giorno e faccio di tutto perché lui mi noti, ma non mi ha mai regalato neanche un sorriso.

QUINTA SCENA : nell’orfanotrofio.

Cristina-bambina passa una valigia a Cristina-donna, e che diventa la nuova protagonista dello spettacolo.

COSTANZA - Cristina, ormai sei una donna e devi trovarti un lavoro. In questi cinque anni di permanenza qui dentro ti sei comportata bene e spero tu abbia imparato qualcosa.

CRISTINA - (inchinandosi) Voglio vivere onestamente, signora.

COSTANZA – Brava, Cristina. La mia governante se n‘è andata all’improvviso ed io sto proprio cercando una nuova cameriera. Ho deciso che ti prenderò al mio servizio. Se saprai guadagnarti la mia fiducia potrai presto rifarti una vita, dimenticandoti del tuo triste passato. (le consegna un biglietto da visita) Questo è il mio indirizzo. Ti aspetto domani a casa mia.

CRISTINA – ( Inginocchiandosi e baciandole la mano. ) Oh, grazie di tutto, signora.  MUSICA

Costanza esce e Cristina si toglie il grembiule-divisa. Sotto indossa già un altro vestito. Con un fagotto ed una valigia si incammina sulla STRADA: dal baule tirano fuori una lunga stoffa su cui cammina e danza felice.

SESTA SCENA : qualche mese dopo.

Entrano due uomini che domandano la carità. Uno finge di esser cieco, l’altro avanza in ginocchio su un piccolo carretto su ruote e finge di essere senza gambe. 

ZANE – Fate la carità… Fate la carità… (Passa il conte Alfonso che si allontana senza considerarli)

CRISTINA –  (entrando) Tenete, buon uomo. (dà un soldo a Smilzo).

SMILZO – Grassie! Come te se ciami bela puta?

CRISTINA – Cristina. (si allontana)

ZANE – Ma indove te scampi? Vien qua.

CRISTINA – Non posso, devo correre a casa della mia nuova padrona, la contessa Costanza. (esce).

ZANE - Mi voleria proprio saver coss’che ne xe saltà tala crapa de andar via de Venesia!

SMILZO TARTAIA – (balbettando) No te ricordito che gerimo sensa un lavor e co la muffa sula schena.

ZANE – Perché stemo forse megio in ‘sto paese foresto? Mi go un buso tal stomego perchè xe tre zorni che no metemo in boca gnanche una feta de poenta e semo costreti a dimandar la carità.

SMILZO TARTAIA – Tasi Zane, ecco che ‘riva Cate. Scoltemo coss’ che ne ga de contare!

FAMETERNA – (entrando) Go finì de lavar strasse a Trieste. Vardè qua: bezzi!

ZANE – Ma coss’ te ga fato Cate?

FAMETERNA - Un servo de un nobilomo che go incontrà davanti a un’osteria, sicome che el gera imbriago e in vena de confidenze el m’à ditto che el so paron fra un pochi de zorni el vol maridare la so’ bela puta con un zovine de sesto. E per la festa de noze el ga dimandà un pochi de giocolieri, de saltimbanchi e de atori. Mi no so far i salti mortai, ma credo che no deve esser massa difizile imbastir su una bela comedia, magari un poco dramatica, roba de siori insoma.

ZANE - Te gà ciapà fogo el zervelo, Fameterna? Va ben che per impienir el stomego te saria sta’ disposta anca a andar in zenocio da Rialto in Piazza San Marco, ma improvisarse atori, me par che xè un poco massa par noaltri.

SMILZO TARTAIA - E te vol che dei veri siori i gabi bisogno de tre morti de fame come noaltri?

FAMETERNA – Ma lassème che ve conto, ah! I atori comici veri li gaveva zà catadi, ma i se ga tuti malà de tifo. Ghe go fato intender che anca mi gero un’ atrice e che ghe ne gavaria catadi altri do, che po’ saressive vualtri.

ZANE – Brava, muso de pantegana! E cossa ghe recitaremo noaltri?

FAMETERNA – El servo gaveva la bala aliegra. Mi ghe go dà d’intender che el me piaseva e… cussì me ga portà un libro che gà catà tala biblioteca del so paron. El m’ha dito che al vecio, quando che lo gaveva leto, ghe iera piasudo tanto. Basta che recitemo a memoria un tocheto de questa opera che ga da ‘verla scrita un dozento ani fa un famoso scritor anglese… El ga un cognome un poco strambo… Speta che vado a legerlo… Shakespeare….

ZANE – Dame qua che vogio vedar mi. (leggendo sillabando dopo aver girato e rigirato il libro) Sachespeare! Te son più sempia de ‘na galina! Ma che autor anglese! No te vedi che el libro el xe scrito par talian. Questo de siguro xè un cognome veneto. Sache Speare. Tradoto in venesian: sa cossa sperare.

SMILZO TARTAIA – Te gà rason, Zane. Anca mi cognosso un omeno che el ga el nome praticamente compagno. El se ciama proprio cussì: Sache Pescare. Xè un sovranome de un pescaor, un lontan parente de mi’ fradelo.

FAMETERNA – Va ben, poco importa come che se ciama el scritor. Noi dovaressimo recitar solo un toco de ‘na comedia, che tuta intera la xè massa longa. E cussì gavaremo in premio mille ducati.

ZANE – Mille ducati?

FAMETERNA – El nobilomo el me ga zà fato firmar un contrato e el m’ha dato un anticipo per le spese. La comedia la se deve recitar tra do zorni.

SMILZO TARTAIA – Do zorni ?

FAMETERNA – Sì, do. Proprio el zorno dela festa de nozze in casa del nobilomo. D’altronde se no acetavo, me lo perdevo no l’anticipo?

SMILZO TARTAIA – Do o quatro zorni xè lo stesso: mi no go mai recità in vita mia. Mi fasevo il caligher, il ciabatin, e l’ator no lo go mai fato e no lo vogio fare.

ZANE – Par mille ducati mi fasso coss’ che i vol! Mi ‘na volta, co’ gero toso, go zà recità. Go fato Ercole. No xe difizile.

FAMETERNA – Anca mi go recità un do volte dale munighe, co’ gero puta. Me ricordo ancora qualcossa: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai… per una strada drita”. No, no gera proprio cussì… No xe difficile, dài, Smilzo.

SMILZO TARTAIA – E alora recitè vù, mi ‘sto mestier no lo so far.

ZANE – Oh, insoma! Basta! Lo fa i altri? Lo podaremo fare anca noi.

SMILZO TARTAIA – Ma i altri i xe veri atori, noi stemo tutto el santo zorno a fadigar. Tignimo i calli sule man!

ZANE – Perché, chi che ga i calli non pol far i atori? Apena che aprirò el beco la gente se pissarà dar rider. Per prima roba, Fameterna, contine de cossa che parla la recita.

 

FAMETERNA – (mostrandogli il copione) Ecco qua, Smilzo!

ZANE – ( strappando il copione dalle mani di Smilzo) Un bellissimo lavoro, ve assicuro mi, e ‘ssai da rider. Lo go zà visto. Xe ‘na farsa.

FAMETERNA – Ma che farsa e farsa! Questa xe ‘na tragedia greca.

ZANE – Allora vol dir che me so’ sconfondudo.

SMILZO TARTAIA – E quanti personagi ghe saria?

FAMETERNA – (contando sulle dita delle mani con difficoltà) Disdoto.

SMILZO TARTAIA – Ahhhhh! (Sviene e i due gli fanno aria e lo prendono a sberle. Poi riprendendosi) Ma se noi semo solo in tre!

ZANE – No sta’ preocuparte, Smilzo Tartaia. Ela la ga sielta aposta con tanti personagi per farse dar più fliche come anticipo, vero Cate?

FAMETERNA – Te lo ga capì subito, ah, Zaneto! Go trovà la comedia più ingropada, quela con più parti e costumi.

ZANE - Tanto poi le parti se le taja opur fasemo i dopioni. Pei costumi se rangiaremo con do tochi de strasse… I senari li fittaremo…

SMILZO TARTAIA – Ma disdoto parti no xe un poco massa?

ZANE – Se taja, te go ditto.

SMILZO TARTAIA – Ma se poi qualchidun el se n’accorze?

ZANE – Ma chi te vol che se inacorga? E chi la cognosse ‘sta tragedia de Pitimo e Tisba e il suo autor venezian Sache Sperare?

Andrea e Marianna si sono fidanzatati. Incontro fra i due giovani sulla panchina. Lei è innamorata per la prima volta in vita sua. Lui si avvicina e lei scappa perché non vuole cedergli subito.

FAMETERNA – Tasè! Fermi tuti! Quei do zovini i ga tuta l’aria de esser proprio i do novissi. (si nascondono)

MARIANNA – (respingendo le avances di Andrea, fattosi troppo intraprendente) No, Andrea!

ANDREA – Marianna, fra soli tre giorni dobbiamo sposarci .

6 - AMORE MIO, NON MI TENTARE

ANDREA                        Sappi coglier le frasi innocenti.

                                   C’è l’amor dietro i miei sentimenti, c’è l’amore lo sai.

                                   I destini son stretti ora assieme:

                                       un sol cuore perciò ci appartiene.

MARIANNA                L’attesa a noi ora conviene:

                                    siam giovani onesti, sai bene.

                                    Amor però non mi tentare,

                                   per sempre io ti voglio amare.

MARIANNA – (innamorata) Mio padre mi ha promesso che darà una grande festa. Ci saranno anche dei comici ad allietare la nostra festa di nozze!

ZANE – (sempre nascosto) Te gavevi rason Fameterna, i xe proprio lori i do novissi!

ANDREA                    Presto un vincolo ci unirà:

                                   il destin un dell’altro sarà, un dell’altro sarà.

                                   Fammi stare perciò a te vicino:

                                   due fratelli spartiamo il cuscino!

MARIANNA    Andrea, tu non sei un bugiardo

                         e meriti molto riguardo.

                         Però non mi devi tentare

                         e un po’ tu devi ancor aspettare!  (esce di scena)

ANDREA – ( Rimasto da solo con i suoi pensieri. ) Fra tre giorni dovrò sposarla, ma dovrò farlo soltanto per accontentare mio padre. Donne, sono ancora troppo giovane per sposarmi!

MARIANNA – (rientra) Ma che fai ancora lì, Andrea? Dài, muoviti, i miei genitori ci aspettano!

ANDREA – Arrivo! ( Quando i due giovani escono i tre amici rientrano dai loro nascondigli.)

ZANE – Xe megio scominziare prima che rivi qualchedun altro, che qua do zorni zà i xe pochi. Fameterna da’ ‘ste parti.

FAMETERNA - (legge) Piramo, bel giovane.

ZANE – Chi elo Piramo? Un innamorà o un tirano?

FAMETERNA – Un innamorato che da prode se copa per amor.

ZANE – Piramo lo fasso mi.

FAMETERNA – Piramo, bel giovine, ti no te lo pol proprio far.

SMILZO TARTAIA – (timidamente) Posso farlo mi?

FAMETERNA – Non xe la parte tua. No, xe ‘na question de ossi, de fisico. Piramo xe un toco de mato, no un strasseto de omo longo e seco come ti. Poi metemo le robe in ciaro. L’occasion dela recita la me xe capitada a mi. E alora Piramo lo fasso mi.

ZANE – Ti? ‘Na femena?

FAMETERNA – Vorrà dir che me travestirò de omeno.

ZANE – E te pareva! Quela saria la to parte, vero Cate? ‘Na femena vestida de omeno…

SMILZO TARTAIA – E a mi che parte me speta?

ZANE – Quela del tartaion!

FAMETERNA – Tasi Zaneto e finissila de coionare Smilzo! (a Smilzo Tartaia) Ti te fa Tisbe.

SMILZO TARTAIA – E chi xeloTisbe? Un cavalier errante?

FAMETERNA – No, qua dise che xe ‘na dona che Piramo deve amar. ( Smilzo fa per andarsene. )

ZANE – (bloccandolo) Indove te scampi?

SMILZO TARTAIA – Mi ‘sta Tisbe no la fasso. Fala ti che te sono ‘na femena…

FAMETERNA – (decisa) Tisbe te la fa’ ti!

SMILZO TARTAIA – Mi no la fasso.

FAMETERNA – Insomma, li volemo proprio perder ‘sti bezzi?

SMILZO TARTAIA – Questo mai!

FAMETERNA – Ben bon. Volarà dire che andaremo in zerca de un altro cristian che azeti de recitar con noaltri!

ZANE – Bela pensada, Cate! Lo trovaremo de siguro!

FAMETERNA - E allora scominzemo intanto la prova, che do zorni i passa in fretta.

SMILZO TARTAIA – Mi no recito più. No vogio far brute figure!

ZANE – Chi no vol recitar pol benissimo far de manco. Però nol magna.

SMILZO TARTAIA – (arresosi) E va ben, allora la fasso. Te la ga scritta la parte del lion?

FAMETERNA – Ma te la fa’ lì per lì, te devi solo ruggir.

SMILZO TARTAIA – Ah, ruggir…  la posso far anca mi.

ZANE – Figuremosse se sto toco de mona barboto pol far la parte del lion! Ti a stento te pol far la pecora! ( Fa il verso balbettando.) Beeeeh! Mi ruggirò cussì ben che i se metarà paura prima ancora de vederme. Grrr!

FAMETERNA – Se te fa cussì i ne rimanda tuti a Venesia…

SMILZO TARTAIA – (interrompendo) Magari!

FAMETERNA - … e i ne mette in galera ai Piombi a tutti quanti, e i buta via la ciave. Cussì i se spaventarà. Zane, go capido perché te sta fasendo de tuto per intrigarne. Te vol far Piramo? E allora falo ti! Piramo xe un bel omo col muso aliegro, un come se deve, un vero zentilomo.

ZANE – (beandosi) Grazie, Fameterna. Sarò zovine e belissimo!

FAMETERNA – Ben bon. Go deciso. Alora Zaneto el fa Piramo. Ti Smilzo Tartaia te fa Tisbe. (Smilzo esce)

ZANE – Allora, scominzieremo a provar diman dopo el tramonto, al porto vecio. (smorfia di dolore) Aaah.

FAMETERNA – Ma coss’ te ga?

ZANE – No xe niente, el mio solito mal che el torna a farme visita. Ma dove xe scampà Smilzo? Smilzo, Tartaia! (escono)

SETTIMA SCENA : Al Porto Vecchio

7 - BALLATA DELL’AMORE MERCENARIO

MADAME       Vendo il mio corpo a chi / un’ora vuol d’amor,

                        triste è la vita se / perduto hai l’onor.

                        Prima sfruttata io / dovevo lavorar,

                        ora rischio di più / e mi posso ammalar.

                       

JACK IL GOBBO         Pure se vecchi son / tu li farai pagar

                                    qualche bacetto / e poi l’amore / svelta vai a far. 

MADAME       Lunga la vita no / di certo non avrem,

                       presto malate noi / finita la farem.

                       Meno di nulla è, / quand’è staccato, il fior:

                      vizzo diventa poi / e calpestato muor.

JACK IL GOBBO      Se tutto quello che / ti danno non mi dai,

                                       botte da orbi / da Jack il Gobbo / sempre prenderai.

JACK – (rivolgendosi ad Andrea) Lo sai che nessuno può passare di qui senza il mio permesso?

ANDREA – Sto andando dalla mia promessa sposa, signore.

JACK – Ah, il signorino deve sposarsi, ma va con le puttane! (tutti ridono) Ho sete. Dai, pagami da bere! (Jack lo spinge a terra e tira fuori un coltello. ) E adesso dammi il portafoglio se vuoi tornare vivo dalla mamma. (Tutti ridono. Andrea, derubato e umiliato, si allontana ed incontra Cristina che sta entrando con il conte.)

CONTE ALFONSO – (entrando con Cristina) Ma come sono splendidi i tuoi capelli. ( Inizia a toccarli mentre tutti ridono. ) Che volete voi? Cosa c’è da ridere? Andatevene tutti a bere alla mia salute, in osteria. ( Getta dei soldi a terra. Tutti si precipitano sul denaro azzuffandosi e poi escono. Rimasti soli, l’uomo ricomincia ad importunarla con più insistenza. Andrea vede la scena in disparte. )

CRISTINA – Mi lasci signor conte, o sarò costretta a raccontar tutto a sua moglie.

CONTE ALFONSO – Da quando hai messo piede in casa mia, non penso che a te. Sono passati cinque anni da quel giorno in cui ti rifiutasti di venire con me. Ora non sei più una bambina. (la strige e vuole baciarla)

 

CRISTINA – ( respingendolo ) Non voglio, non voglio! ( Lui insiste e lei gli dà uno schiaffo. )

ANDREA – ( accorrendo in aiuto di Cristina ) Fermo! Non la tocchi!

CONTE ALFONSO – Non t’immischiare. Questa giovane mi appartiene. ( Cerca di strapparle il vestito. )

CRISTINA – Mi lasci! (gli morde la mano)

CONTE ALFONSO – ( prendendola a bastonate ) Aah!  

Andrea per difenderla inizia una furibonda lotta con il conte che ha la peggio ed estrae una pistola. Parte un colpo ed il ricco signore rimane a terra immobile. Intanto entrano in scena anche Smilzo e Cate Fameterna.

CRISTINA – (precipitandosi sul padrone) Ma che hai fatto?

ANDREA – Non volevo ucciderlo, è lui che ha tirato fuori la pistola.

CRISTINA – Nessun giudice ti crederà. Era il mio padrone, il conte Alfonso. Devi scappare, prima di esser arrestato!  

SMILZO – (avvicinandosi con Cate ad Andrea) Te xe mato? Te ga copà el conte! (a Trappola e Madame) Juteme anca vualtri a portarlo via. ( Lo portano fuori mentre entra Jack che raccoglie la pistola.)

CRISTINA - (riconoscente bacia Andrea ) Grazie.

ANDREA – Aspetta. Non so nemmeno come ti chiami?

CRISTINA – Cristina. E tu?

ANDREA – Andrea. ( Contraccambia il bacio con più intensità. Marianna entra e, nascosta dietro un baule, assiste al bacio fra i due. ) 

Rientra Jack il Gobbo che ascolta con interesse il dialogo dei due giovani.

CRISTINA – Non puoi restare qui, ti arresteranno. 

ANDREA – Devo fuggire! Domani m’ imbarcherò su una nave in partenza per l’Oriente.

CRISTINA – Nasconditi in quella locanda. Lì non ti troverà nessuno.

OTTAVA SCENA : Una locanda.

Andrea e Cristina fuggono verso una locanda. Jack il Gobbo li segue a distanza. Anche Marianna, accortasi di essere stata tradita, dopo averli sorpresi, li insegue e canta mentre i due giovani arrivano nella locanda.

8 – GELOSIA E TRADIMENTO

MARIANNA                 Era tanto di me ìnnamorato;

                                   ma non pensa più a me, l’ha stregato.

                                   Dicon tutti che son la più bella,

                                   però lui or stravede per quella!

                                      

                                      Lo dirò dove vuole scappare

                                     e così lo potranno arrestare.

                                      Quella vedova mi sarà grata

                                     ed inoltre sarò vendicata.

                                  

Cristina racconta ad Andrea la sua infanzia infelice. Anche Smilzo sta bevendo all’osteria.

CRISTINA – E così ora sai tutto di me.

ANDREA – Non mi interessa del tuo passato. So solo che ti ho incontrata e non ti lascerò più. ( Si baciano. )

CRISTINA – Ma come? Mi conosci solo da poche ore e non mi pare possibile che ti sia già innamorato di me. Mi sembra di essere la protagonista di una favola, ma non ho mai creduto alle favole. Mi hai anche detto che dovevi sposarti fra pochi giorni. Non voglio che un’altra donna soffra per causa mia.

ANDREA – No, quelle nozze sarebbero state il più grande errore della mia vita. Non amo quella ragazza. Tu invece… Appena ti ho conosciuto sei entrata nel mio cuore come un uragano ed io non voglio perderti.

CRISTINA - Non so proprio spiegare cosa mi sia successo in questa magica notte…

ANDREA - … d’estate. (si scambiano effusioni amorose mentre Marianna canta, tormentata dalla gelosia )

                         

I due amanti sono seduti. Marianna si è nascosta per spiarli, mentre arriva all’osteria anche Jack il Gobbo.

JACK – (si avvicina) Ehi, piccioncini! Posso offrirvi da bere? (a Cristina) Non ti ho mai visto da questa parti.

CRISTINA – Non mi riconosci più? E’ anche causa tua se ho passato cinque anni in riformatorio.

JACK – Tu qui? Ma certo, Cristina! Sei ancora più bella. Allora sei tornata a lavorare per me?

CRISTINA – Non resterò qui in città. Me ne andrò subito con il mio fidanzato.

JACK – Fidanzato? Ah, pensavo fosse un cliente. (risata sgangherata) Qui va sempre peggio. Oggi sono dovuto rientrare presto perché ci sono guardie dappertutto. Qualcuno ha ammazzato il conte Alfonso al mercato e così non si possono fare affari. I ragazzi mi hanno portato solo due orologi ed un tabacchiera d’oro.  (Andrea è molto agitato) Troppi gendarmi in giro, questa notte. (si attacca alla bottiglia) Vuol favorire?

ANDREA – No, grazie. (mette una mano per coprire il bicchiere)

JACK - Stanno cercando l’omicida, non può andare lontano. (fissando Andrea) Noi ci siamo già conosciuti… Sì, sei quel cacasotto che non ha avuto il coraggio di battersi con me! (Andrea ha un fremito) Ormai tutti ti danno la caccia. Ti cattureranno presto, vedrai. Non ti resta che pregare, se ci credi.

ANDREA – Signore, qui ci sono dieci monete d’oro. Mi aiuti a trovare un nascondiglio sicuro, almeno per qualche ora. Domani m’imbarcherò sulla prima nave pronta a salpare da Trieste e presto sarò già lontano.

JACK - (prendendo il sacchetto con i soldi) Allora, vuoi scappare come un coniglio?

SMILZO - Go savù dall’osto che i zerca marinai disposti ad imbarcarse sula “Perla d’Oriente”.

JACK – Sì, è un vecchio e malandato brigantino che domani notte mollerà gli ormeggi dal porto di Trieste. Dopo aver imbarcato merce e stoffe a Venezia il bastimento farà rotta per Costantinopoli. Ma solo un pazzo può rischiare la vita su una di quelle carrette. ( Si allontana. ) Lo seguirò al porto. perché la taglia che hanno messo sulla testa di quel coniglio deve essere mia! ( Esce ridendo sguaiatamente. )

Entra Marianna, mentre Smilzo si avvicina ai due innamorati.

SMILZO – Forse, Cristina, questa xè l’unica via de fuga per el to novisso.

ANDREA – Forse ha ragione. Domani mi imbarcherò su quella nave .

CRISTINA – Ti accompagnerò anch’io. ( Andrea e Cristina escono. )

MARIANNA – (sola) Andrea domani vuole imbarcarsi su un brigantino in partenza per l’Oriente. Bene, andrò dai gendarmi perché lo arrestino. Se non posso averlo io, non farà mai la felicità nemmeno dell’altra! (esce)

NONA SCENA : il giorno dopo al porto di Trieste.

Il fischio della sirena della nave annuncia la partenza.

ANDREA – (abbracciandola) Oh, Cristina, ci siamo incontrati solo ieri e dopo questa notte d’amore…

CRISTINA – (lo zittisce) Ti amo. (si baciano)

SMILZO – Dai, basta basarse! Ormai i sbiri te starà zà cercando. Xe megio che el to moroso el scampi via subito! Dai, te compagno mi!

ANDREA – Tieni, così ti ricorderai sempre di me. ( Si sfila un anello e lo infila al dito di lei, mentre arriva Marianna con un gendarme. )

SMILZO – I sbiri ! Svelto, scampa! 

( Smilzo si nasconde , mentre Andrea corre a perdifiato ma viene ripreso dal gendarme. ) 

GENDARME – Sei in arresto!

CRISTINA – Vattene, presto!

ANDREA – Marianna! Perché? ( La guarda mentre viene bloccato da un gendarme. )

MARIANNA – (con le lacrime agli occhi) No, non è lui, mi sono confusa. Faceva molto buio. (Il gendarme lo lascia e lei si dispera. Entra anche Fameterna che ritrova Smilzo. I due si nascondono ed assistono alla scena seguente. )

GENDARME – Ma signorina, siete voi che mi avete condotto fin qui, al porto di Trieste.

MARIANNA – (piange) Vi dico che non è lui l’assassino. Lasciatelo andare.

Si sente ancora il fischio della sirena della nave, ed il gendarme si allontana senza essere troppo convinto.

ANDREA – Marianna! Mi volevi far imprigionare! (Marianna piange)

FAMETERNA – Ma quela che pianze no xè la novissa?

SMILZO – Ta-tasi!

ANDREA - Vattene! Non ti voglio più vedere!

FAMETERNA – E quel che adesso no la vol più vedar, el doveva diventar so marì.

SMILZO – Ta-tasi te go dito!

MARIANNA – Oh, Andrea, non posso credere che tu dica la verità. Sono passati solo pochi giorni da quando mi giurasti che i nostri cuori sarebbero rimasti uniti in eterno e fra due giorni avremmo dovuto sposarci.

ANDREA – Avrei sposato la donna sbagliata! Non ti ho mai amato veramente, così come ora amo Cristina. Vattene!

SMILZO – (deluso) A remengo nozze e recita.

FAMETERNA -  E addio …

SMILZO E FAMETERNA  - … mille ducati.

9 – LA FINE DI UN AMORE 

MARIANNA           Perché mai mi respinge / mentre io l’amo tanto,       

                                 e voglio solamente / a lui restare accanto?               

CRISTINA                Tanto dovrebbe odiarti / e maledirti, sai,                   

                                 ieri per gelosia, / vile, venduto l’hai!                           

                 

ANDREA              Mai fuggirò da te, / accanto voglio starti.                        

                                Non sono un assassino: / l’ho fatto per salvarti!        

              

MARIANNA          Sfogarti tu non devi: / un malinteso è questo!         

                              Volevo, ma capace / non fui di tale gesto.              

CRISTINA            L’arresto lui per caso / sol ieri l’ha schivato           

                              già il misero ai gendarmi / avevi denunciato.         

ANDREA           Dato che hai fatto ciò, / io più non ti sopporto      

                           non mi vedrai mai più / da vivo né da morto!   (Marianna piange disperata e si allontana).    

SMILZO – (ad Andrea) No te ga sentì la sirena? Movite a salir a bordo! (esce)

MARINAIO – (entrando) Ne troveremo di donne in ogni porto dove attraccheremo, amico.

10 – ADDIO IN UNA MAGICA NOTTE D’ESTATE

ANDREA                    Cristina, perché sei / così pallida, amore?

                                   Le rose sul tuo volto / han perso ogni colore.

CRISTINA                  Perchè forse la pioggia / è venuta a mancare,

                                   eppur con le mie lacrime / io le potrei bagnare.     

DUETTO                   Dalla sorte le passioni / nostre sono ostacolate

                                   dirci addio dobbiamo in questa / magica notte d’estate.  (2)

                         

ANDREA – Addio, Cristina!

CRISTINA - Ci ritroveremo fra qualche mese a casa tua a Verona. (bacio)

ANDREA - Ti prometto che ritornerò e ci sposeremo. (Lungo abbraccio.)

CRISTINA –  Andrea! (vede  Marianna che ha assistito al loro addio) Ma cosa fa ancora qui quella donna?

11 – DUE NEMICHE

MARIANNA                 Non smetterò di odiarti / perché me l’hai rubato:

                                   per sempre tu m’hai tolto / colui che avevo amato.

                                   La vita non ha senso / se non ho più i suoi baci,

                                   però io non sopporto / che più di me gli piaci.

 

CRISTINA                  Andrea la scelta sua / l’ha fatta in armonia

                                   e tu l’hai denunciato / pazza di gelosia.

                                   Prodezza da vantarsi, / una gran bella impresa,

                                   portare via l’amore / a una donna indifesa!

DUETTO                   Nemiche noi siam diventate,

                                   d’un uomo ambedue innamorate.

                                   Divider non voglio con te:

                                   nessuna l’avrà più per sé.

MARIANNA                 Promesse e poi lusinghe / e tanti giuramenti,

                                   odio e invidio / i vostri sentimenti.

                                   Trattarmi dovevate / con meno scortesia,

                                   e non farmi subire / l’atroce villania.

CRISTINA                 Il cuor tu hai di sasso, / seppur dici d’amarlo,

                                   ma con gli inganni non / potrai riconquistarlo.

                                   Tradendolo, mi hai / portato via l’amore,

                                   crudele come sei / tu gli hai trafitto il cuore.

           

DUETTO                   Nemiche noi siam diventate...  (Marianna piange in disparte mentre entrano i comici.)

FAMETERNA – Anche se xe andà tuto in malora, mi no vogio tornarghe i schei de l’anticipio al pare dela puta. Dai Tartaia vien anca ti, vado in ostaria a stropar el buso che go intel stomego! Pago mi! (esce)

ZANE – Smilzo, forse xe megio imbarcarse anca noaltri….

SMILZO - …. e tornar subito a casa a Venesia. Tornerò a inciodar siole o magari poderò finalmente far el murador.

ZANE – No. Zane Montaingondola no vol tornar a Venesia morto de fame e cole tope in tal culo come che ‘l xe partì. Vado in zerca de fortuna a Costantinopoli! La “Perla d’Oriente” la sta molando l’ancora! Svelto, cori anca ti, Tartaia. (sale a bordo)

SMILZO – Ti te xè mato, Zane! Quela no xè ‘na gondola! Mi prima andarò in zerca de fortuna a Verona e dopo qualche mese tornarò a Venesia. Ma adesso vogio andare con Cate Fameterna a impienirme la panza in ostaria! Bona fortuna, Zane! (si salutano ed escono)

Nuovo fischio della sirena.

MARINAIO – (entrando) Salpiamo! Dài, nostromo, molla l’ancora!

JACK –  ( Entrando insieme a Costanza. ) E’ lui ! (Cristina scappa.) Chi ha ucciso suo marito sta salpando su quel piccolo brigantino.

Jack spara verso Andrea che è sulla nave e Marianna gli si butta davanti facendogli scudo con il suo corpo.

MARIANNA – Attento, Andrea! ( Viene colpita al petto e si allontana ferita, seguita a distanza da Cristina.)

COSTANZA – Maledizione! L’avete mancato!

JACK - Ormai è troppo tardi. E’ riuscito a sfuggirci, contessa!

COSTANZA – Peccato, pagherò trentamila ducati a chi lo farà arrestare.

JACK – Per trentamila ducati riuscirò a trovarlo anche se dovrò seguirlo in capo al mondo! ( Esce con Costanza. )

CRISTINA – ( a Marianna) Tu sei ferita!

MARIANNA – Non è niente.

CRISTINA – Perché l’hai fatto?

MARIANNA – Perchè lo amo.

Marianna, ferita, piange disperata. Cristina si accorge che la rivale porta al collo un medaglione identico al suo: è sua sorella. Durante la canzone seguente viene “costruita” con i bauli la nave per la scena seguente.

CRISTINA – ( riconoscendo la medaglia) Ma questa…

12 - SORELLE RITROVATE

CRISTINA                  La medaglia che la nemica porta

                                       è uguale a quella di mia madre morta.

                                       È mia sorella che per Andrea muore,  (2)

                                       e la ritrovo in questo gran dolore.

                                              

                                       Come pensar che la rivale odiata

                                       fosse in realtà la mia sorella amata?

                                       Sorella cara, non m’abbandonare

                                   e dimmi se potrai mai perdonare!

MARIANNA                  Lontano il nostro amore se n’è andato

                                        Fuggendo sulla nave s’è salvato.

                                        Fra poco la mia voce sarà flebile

                                        ed io sarò già nell’oscura tenebra.

                                      Fin da bambine andammo noi cercandoci,

                                   sul letto ora di morte ritrovandoci.

                                   Andrea ho perso, ma Cristina eccola,                                

                                       con cui giocavo sempre fin da piccola.     ( perde i sensi )

Cristina l’abbraccia e piange. Ricompare Jack e Cristina fugge via spaventata con la collana cantando le ultime strofe, mentre Jack e la banda rubano orecchini e borsetta a Marianna e la portano fuori sulle braccia.

CRISTINA                   Salvato l’ha, ma s’è sacrificata

                                   e sola nel rimorso mi ha lasciata.

                                       Lacrime verso su tristi pensieri,

                                       con te vanno i sogni ed i desideri.   ( Marianna viene portata via. )

                                   Sorella dolce, appena ritrovata

                                       t’avevo e già ti ho perso: sei spirata.

                                       Per anni avrei voluto con te stare;

                                       trovata t’ho, ma sol per lacrimare.      

 

DECIMA  SCENA : incontro di Andrea con Zane in navigazione.

I marinai entrano dalle botole. Andrea a Zane dialogano mentre stanno pelando patate, seduti su un baule. Buttano le bucce in un secchio di metallo e le patate sbucciate in un altro.

ZANE – E cussì, per amor de ‘na femena che no te gavevi mai visto prima, te se gà ficcà intuna bela rogna, zovine mio. E pensar che mi gavaria dovudo far l’ator al tuo sposalizio… Te ga copà una delle persone più influenti e siore dela città. Chiunque per trentamila ducati saria disposto a taiarte la gola.

ANDREA – Ah, non posso più vivere senza di lei.

ZANE – Su, caro el me tosato, te ghe ne catarà un’altra apena che sbarcheremo.

ANDREA – No, io le resterò sempre fedele!

ZANE – I zovini volaria esser fedeli, ma alla fine no ghe riva, mentre i veci che volessi esser infedeli, no ghe ne ga più de ocasioni. (fa il gesto del polso spezzato)

ANDREA – Voi non mi capite perché amate solo voi stesso.

ZANE – Amar se stessi xè l’inisio de una storia d’amor che dura tutta la vita. Anca mi, però, molti anni fa go perdù la testa per una zovine femena. Se ciamava Nicoleta e la gera una serveta tanto bela. Tra i soi brazzi go gustà el Paradiso, ma le sue dolci carezze me ga portà ‘sti tormenti de l’Inferno che i me rosega fin qua. (fa un segno con l’indice).

13 - CANZONE DEL MAL FRANCESE

ZANE  -  Bruta malatia gaveva

              e de questa povareta,

              la xè morta Nicoleta.

              ‘Sta robazza ghe ga dà

              un dotor, un dotor tanto studià.

              Gera stà co una marchesa,

              ela la aveva presa

              da un famoso general

              gran esperto de caval,

              che una baronessa a lu

              ghe la dava a un rendez-vouz,

              che de un frate la gaveva

              presa, che ghe la doveva

              a un gentil e bel pageto

              che era andà con Giacometo

              el famoso venturier

              venessian, quel trapoler

              Casanova, fiol e un can,

              de un can, de un can!

ZANE - Mi inveze no ghe la darò a nissuni, parché ne morirò presto.

ANDREA – Ma dovete pensare a curarvi, amico mio, se volete guarire.

ZANE – E come posso? Se no gavaressi tutti i miei debiti, non gavaria niente a cossa pensar. Son senza un bezzo amico mio. E no se pol né farse salassare, né farse far un clistere senza pagar o senza che qualcun altro paghi par vu.

ANDREA – Nessun gentiluomo ha mai denaro. Se mi aiuterete a scappare ai gendarmi, vi farò guarire a mie spese.

UNDICESIMA SCENA : Cristina è incinta e cerca di lavorare.

Cristina fa la lavandaia, la stiratrice, ma viene subito licenziata, perché nessuno vuol mettersi contro i conti.

CRISTINA – (disperata) Non avrò mai il denaro per poter raggiungere Andrea a Verona.

14 – DISPERAZIONE DI CRISTINA.   (canta lavorando)

MADAME                  Partì l’uomo tuo / ed hai perduto il sorriso;

PRINCIPESSA                        Marianna da te / sorte spietata ha divìso.

CRISTINA                   Avrei con Andrea / lieta potuto gioire,

PRINCIPESSA              ma per colpa tua / egli è dovuto fuggire.

CORO          Dopo una notte d’amore / Cristina aspetta un bambino:

                      Le sembrerà che ci sia / Andrea così più vicino.         

DODICESIMA  SCENA : Andrea e Zane in navigazione.

ZANE – Fra tre zorni dovaressimo rivar in vista de Costantinopoli, amico mio.

NOSTROMO - Vedo le onde del mare sempre più alte. E quelle nuvole nere là in fondo non promettono niente di buono.

ZANE – Sì, il mar xè zà in tempesta e penso che presto ghe sarà da balare su questa careta.

TIMONIERE – Tutti ai vostri posti. Il mare è in burrasca. Reggetevi forte e pregate!

MUSICA TEMPESTA. MARE IN BURRASCA – Il nostromo sta in piedi e regge il timone finché cade in mare. Effetto onde. Lotta fra due naufraghi. Uno cade in mare giù dal baule, ma vi si aggrappa disperatamente. L’altro gli spinge la testa sott’acqua per farlo affogare, ma annegano entrambi. Si sentono i gabbiani alla fine del fortunale. Andrea e Zane nuotando si salvano naufragando sulla spiaggia.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

PRIMA SCENA : viaggio di ritorno in carrozza due mesi dopo.

Zane e Andrea arrivano su una carrozza nei pressi di un fiume. C’è poca visibilità per la nebbia.

1 – VERONA, VERONA !

      CORO - Tu devi andare a Verona! Sì.

                    Ma com’ è bella Verona!

                    Quanto ti piace Verona, sì.

                    Il tuo pensiero è a Verona

     

      ANDREA – Mi manca tanto la mia Verona!

                         Star non so proprio senza Verona.

      CORO – La troverai a Verona, sì.

                    Batte il tuo cuore a Verona

                    Ella ti aspetta a Verona, sì.

                    Corri di corsa a Verona.

      ANDREA – Il cuor mi batte forte a Verona

                        Tornar io voglio presto a Verona!

     

      CORO - La vita è bella a Verona, sì.

                    Risplende tutto a Verona

                    Ecco si vede Verona, sì.

                    Mille le luci a Verona.

ZANE – Varda. ( scrutando l’orizzonte ) Te vedi là in fondo quel campanil? Ghe somegia tanto a quel de San Zeno…

  

      CORO – Or sta arrivando, è qui a Verona!

                     Ecco già vede, la sua Verona.

      ANDREA  - Vive il mio amore a Verona, sì.

                         Batte il mio cuore a Verona.

                         Ella mi aspetta a Verona, sì.

       TUTTI       Sei arrivato a Verona!   (scendono dalla carrozza)

SECONDA SCENA : a Verona dopo la nascita di Alice.

Cristina ritorna stanca dal lavoro e va a riprendere la piccola da Madame, a cui ha affidato la figlia.

CRISTINA – E’ stata brava, Madame?

MADAME – Dorme sempre, anche quando sto con i clienti. Eh, da quando sono fuggita da Jack il magnaccia e ti ho seguito qui a Verona, gli affari non vanno più molto bene.(Cristina tossisce ed ha un piccolo mancamento. Viene soccorsa da Madame.) Ma tu stai male.

CRISTINA – No, non è niente Madame, solo un po’ di stanchezza. Sono tre giorni che non mangio.

MADAME – Tu lavori troppo e mangi troppo poco, Cristina.

CRISTINA – Devo pensare anche alla mia piccola, adesso. Andrea prima di imbarcarsi mi aveva detto di raggiungere suo padre qui a Verona, ma a quell’indirizzo non abita più nessuno.

MADAME – Ti ha raccontato una grande balla, come fanno tutti gli uomini davanti a una sottana.

CRISTINA – No, Andrea era sincero! Il fatto è che anche suo padre è partito improvvisamente da Verona, e nessuno sa dove sia andato.

MADAME – E del tuo grande amore, hai poi saputo qualcosa?

CRISTINA – Ho tanta paura che non lo rivedrò più. ( si asciuga le lacrime e dà un bacio alla piccolina che è tutta infagottata; le mette poi al collo il medaglione che era stato di sua sorella .) Tienilo tu, tesoro, e spero ti porti più fortuna che a mia sorella. (La mette in un piccolo baule che fa da culla e canta una ninna  nanna.)

2 – NINNA NANNA

CRISTINA – Dormi in culla tu piccina,

                    dormi in pace, mia bambina.

                    Dormon i pappagallini,

                    dormon già, stando vicini.

                    Dorme il sole e la montagna,

                    dorme il fiume e la campagna.

                    Dorme Trillo, il cagnolino,

                    dorme sopra il tappetino.

CRISTINA - (dopo aver baciato la piccola, a Madame) Torno a riprenderla questa sera, dopo il lavoro.

MUSICA : Riprende il lavoro pesante, ma viene licenziata. Entrano Jack il Gobbo e Principessa.

JACK – (a Cristina e Madame) Voi due pensavate di farla franca scappando via, ma i miei ragazzi vi hanno seguito fin qui a Verona. Ed ecco così ricomposta la nostra grande famiglia! (risata) Su, al lavoro! (fischia)

3 - CANZONE DEI TAGLIABORSE ( bis )

JACK     Pollo in vista: un bel fischio si fa,

             tutti quanti sul posto si va.

PRINCIPESSA     Prima ancor che la gente sia accorsa               

                           gli abbiam già ripulita la borsa!    (escono)

Continua la MUSICA. Cristina è costretta a fare la prostituta per mantenersi ed esce con un cliente. Rientra, ma trema e cade a terra svenuta. Principessa e Madame la soccorrono. Entra un Vecchio Mercante che osserva la scena e li segue a distanza.

JACK – (prendendola fra le braccia) Portiamola via. L’abbandoneremo davanti al convento. (BUIO)

TERZA SCENA : in viaggio verso Verona. 

ZANE – Xe mesi ormai che tute le rogne le ne cori drio! No bastava el naufragio, dopo i ne gà obligà a aruolarse su quela nave militar… Per fortuna che semo rivai a scampar via anche se te ga dovù rinunciar a Costantinopoli…

ANDREA – Sì, non potevo più vivere senza Cristina.

ZANE - E non sta pensar sempre a quela Cristina! Sula Bibbia xè scrito che la femena xè l’ultima cossa che Dio ga creà. Se vede che la ga fata un poco in premura de sabato sera. (apertura baule al centro)

ANDREA – Che ne sarà di lei! Spero che sia arrivata qui a Verona.

ZANE – Con un poco de fortuna, forse un zorno te la ritroverà, ma senza de mi.

ANDREA - Ne hai passate tante, Zane, e ce la farai anche stavolta.

ZANE – No, Andrea, go paura che presto andarò a sburtar il radicio soto tera. (smorfia di dolore)

ANDREA – Questi denari adesso servono più a te. Qualche bravo medico riuscirà a bloccare la tua malattia.

ZANE – Grazie, Andrea. Speremo che salassi e medicine possa servir a qualcossa. Ma adesso va via, a zercar la to novissa. ( Abbraccio di addio fra i due e poi Andrea si allontana. ) MUSICA.

QUARTA SCENA : il mercato di Verona.

I bauli sono aperti con stoffe, vestiti, frutta, verdura, fiori e varie mercanzie. Entrano Jack il Gobbo e, dalla parte opposta, Smilzo Tartaia.

SMILZO – Indove la xe scampada quela ostrega de Fameterna? Sta a vedar che la xè tornada a netar strasse e la me ga lassà solo in te le rogne! Zane el gondolier, inveze, el sarà de siguro finido in fondo al mar e lo gavarà magnà i pesicani. ( Vede un gendarme in quinta.) Oddio i sbirri! La recita quela volta la gera andata in malora e quei adesso i vol indrio i schei de l’anticipo e mi e Fameterna li gavemo spesi tuti par magnare! Xè finida! No vogio morir in galera coi sorzi e le pantegane. (si accorge di Jack ) Ostro porco! El gobbo sassin el xè riva a Verona anca lu! Quel maledeto el xe bon de taiarme el colo. Indove posso sconderme?

ORTOLANA – Signore, volete della frutta fresca? Assaggiate queste mele succose e croccanti.

SMILZO – No, grazie. (ad una venditrice)  Presto, la me daga quel vestito! E quel capelo…

VENDITRICE – Ma sono da donna, signore. Per lei ne abbiamo degli altri, molto eleganti.

SMILZO – Sto qua el va benissimo. E’… per la mia novissa. Presto. (le dà del denaro) Tenga pure il resto.

( Appena la venditrice di vestiti si gira si riprende i soldi e scappa rubando anche due mele all’ortolana.)

VENDITRICE E ORTOLANA – Al ladro! Al ladro!

Smilzo scappa e si veste da donna per non venir riconosciuto. Entra Andrea che si accorge di Jack il Gobbo e scappa via senza esser visto.

JACK – (che ha infilzato un’arancia dal cesto) Veramente buona quest’arancia. (la mangia)

ORTOLANA – (impaurita) Sono due soldi… signore.

JACK – Due soldi? Ma quanto costa la frutta, qui a Verona! Ora vorrei assaggiare anche questa mela. Dev’essere molto croccante, succosa e piena di sapore come te. (le si avvicina e fa per baciarla)

ORTOLANA – (scostandosi e sempre più impaurita) Mi lasci, la prego, gliela regalo.

JACK – Ma come? Io volevo pagare… (si rivolge poi alla venditrice di vestiti che sta mettendo via la merce) E tu? Come mai chiudi bottega?

VENDITRICE – S’è fatto tardi, signore.

JACK – Tardi? Ma il sole è ancora alto e non mi pare che gli affari vadano poi così bene, oggi. ( Controlla l’incasso e lo ruba.) Te li renderò domani, non preoccuparti. ( Prende una bottiglia e beve a garganella.)

VENDITRICE – (con il capo chino) Non importa, signore.

Smilzo rientra camuffato da donna. Jack gli si avvicina dopo aver rubato un mazzo di fiori da una bancarella.

JACK – (offrendo i fiori) Questi sono per lei.

SMILZO – (parlando in falsetto ed annusando i fiori) Oh, grazie. Ma no me par de cognosserla.

JACK – Come si chiama, signorina? Il mio nome è Giacometo, ma tutti mi chiamano Jack.

SMILZO – (tra sé) Maria Vergine el xè proprio lu, el Gobbo!

JACK  - Ma lei non mi ha ancora detto il suo.

SMILZO – (parlando in falsetto) … Lusietta.

JACK – Veramente un bel nome. (tra sé) Le donne alte e slanciate mi eccitano. E poi questa potrebbe lavorare per me. (alta voce) Non l’ho mai vista in giro, e le confesso che non passa inosservata una donna affascinante come lei.

SMILZO – (c.s.) Infatti, son foresta.

JACK – Ma come mai è giunta qui a Verona?

SMILZO – Devo andar… a far visita ai miei fradeli che abitano proprio in ‘sta città.

JACK – Posso accompagnarla io a casa loro?

SMILZO – No, la ringrazzio, stanno qui vicino e preferisso fare do passi a pie.

JACK  – Ma allora, potrebbe venire a casa mia.

SMILZO – Ma gnanche se cognossemo? Io sono una putta onorata. Lei la xè un poco impertinente.

JACK – Mi perdoni, ma la sua bellezza mi ha incantato. Sarei lusingato se accettasse di bere un goccio con me all’osteria. ( Beve dalla bottiglia.)

SMILZO – Mi spiace, no go sede e vado di premura, i miei fradeli mi starano zà spettando.

JACK – Nemmeno un bicchiere di rosolio, signorina? ( Le bacia la mano voglioso. )

SMILZO – Andemo, no ghe par de esagerare?

JACK – ( Allunga le mani sul sedere. ) No, sono conquistato dalla tua bellezza!

SMILZO – (scansandolo) No ghe par di gavere massa premura? La prego, si fermi. Mi no la cognosso.

JACK – Sono mesi che non vado con una donna, da quando sono sulle tracce di quel giovane assassino. (su di giri) Io sono cotto. Quel tuo aspetto così muscoloso… quasi mascolino.

SMILZO – (con voce da uomo) Apunto. ( Correggendosi, nuovamente in falsetto. ) Si, sono una putta un poco… pelosa… (nasconde le gambe)

JACK – ( Accorgendosi delle gambe pelose. ) Sì, le donne un po’ irsute mi fanno impazzire!

SMILZO – La prego, sior Giacometo…

JACK – Chiamami pure Jack…

SMILZO - La smetta de importunarme, la me magna coi oci, son una zovine da ben! ( Le cade il seno finto che si riassetta alla meglio. )

JACK –  (abbracciandola ) Sono vedovo e potrei anche sposarti, Lusietta.

SMILZO – (divincolandosi) Ma mi no posso sposarlo a elo.

JACK IL GOBBO – Perché? Sei forse già maritata?

SMILZO – No, pezo! ( Togliendosi parrucca e vestito, con la sua vera voce. ) Vogio tornar a casa, a Venesia!

VOCI ORTOLANA E VENDITRICE – (in quinta) E’ lui, al ladro! Fermatelo!

SMILZO – Oddio Fameterna, indove te xe scampada! ( Fugge inseguito da Jack. )    

                

           

QUINTA SCENA : nel convento.

Cristina è a letto. Due suore le bagnano le labbra e le asciugano la fronte. Ha i brividi per il freddo e le allucinazioni per la febbre. Si agita.

CRISTINA – Scappa, Andrea! Marianna, non mi lasciare! Attenta, Alice!…

PRIMA SUORA – Ha le allucinazioni per la febbre alta.

SECONDA SUORA - E’ troppo debole. Non riuscirà a farcela, povera ragazza.

CRISTINA – No!… Andrea! Dove  sei, Alice?

PRIMA SUORA - Chiede in continuazione di sua figlia e mentre smania ho sentito che ripete sempre il nome di un uomo.

SECONDA SUORA – Ha assoluto bisogno di medicine, ma non avrà mai i soldi per procurarsele. 

Entra in scena Madame che ha in braccio la piccola Alice.

MADAME - Sono due mesi che sua madre non mi dà un soldo. Non penserà che voglia mantenere io questa piccola bastarda.

4 - LA VENDITA DI ALICE

MADAME       Chi per curarsi soldi / sufficienti non ha

                      di polmonite certo / non sopravviverà.

                       Suora, non ci pensare / neanche per un po’:

                       soltanto in cimitero / sua madre incontrerò!

MADAME       Di un morto la medaglia, / anche se in mano l’ho,     (oscillando la collana)

                       per non cercarmi rogne, / io non la venderò.

                       Addio, sorella, vado, / ormai è tardi, ma                  (riprende la neonata dalla culla)

                       la piccola bastarda / a un gran signore andrà.

Madame esce con una risata sguaiata con la piccola in braccio. Durante la canzone successiva Madame cede la piccola Alice ad un losco furfante in cambio di denaro. Entrano altre due suore.

5 - PERCHE’ ?

CORO SUORE – Madame la peccatrice / tu che sembravi amarla,

                            perché la porti fuori / invece di cullarla?

                            Perché la cedi adesso / ad un losco furfante,

                            perché tu prendi in cambio / del denaro contante?

                            Perché? Perché? Perché?  ( 2 )

                            Perché gli hai venduto / la tenera piccina,

                            perché non hai voluto / tenertela vicina?

                            Perché, tu che potevi / trattarla con amore,

                            per sempre l’hai perduta / e lei n’avrà dolore?

                            Perché? Perché? Perché?  ( 2 )

Qualche giorno dopo nel convento Cristina si sta svegliando.

VECCHIO MERCANTE – Come sta?

PRIMA SUORA – Il vostro medico ci ha detto sta molto meglio ed oggi potrà lasciare il convento.

SECONDA SUORA - Il Signore misericordioso vi ricompenserà per tutto quello che avete fatto per questa giovane ammalata. (l’accompagna all’uscita mentre Cristina si sta svegliando)

PRIMA SUORA – Finalmente ti vedo seduta a letto.

CRISTINA – Sto molto meglio. Vi ringrazio, madre, per tutto quello che avete fatto per me.

PRIMA SUORA – Non devi essere riconoscente a noi, Cristina, ma ad un vecchio mercante che ha voluto pagarti tutte le medicine e si è preso cura di te mandando il suo medico personale per curarti.

SECONDA SUORA - (rientrando con una tazza di brodo) Ringrazia Dio che esistono ancora in questo mondo persone buone e caritatevoli come lui.

CRISTINA – Io non ricordo niente. ( Beve il brodo dalla tazza. )

PRIMA SUORA – Avevi sempre la febbre alta, per questo non ricordi nulla. Ti avevo fatto dare già la sacra unzione degli infermi e le mie sorelle ed io avevamo già iniziato a pregare per la tua anima. Questo ricco mercante è venuto quasi ogni giorno in convento per rispettare un voto che aveva fatto. Si è preoccupato lui di tutte le tue necessità.

SECONDA SUORA – Mi ha appena raccomandato di dirti che fra poco tornerà a prenderti perché ha bisogno di una donna che l’accudisca.

CRISTINA – Non posso credere che lui si accontenti di una povera ragazza come me e poi devo andare da Alice, la mia bambina. L’ho lasciata in consegna a Madame.

SECONDA SUORA – La tua figlioletta è stata venduta.

CRISTINA - Com’è possibile?

PRIMA SUORA – Coraggio, Cristina. Non disperarti.

SECONDA SUORA – Mi ha anche assicurato che ci penserà lui a ritrovare tua figlia. ( Cristina piange disperata e la suora esce. )

PRIMA SUORA – (accarezzandola) Abbi fede, vedrai che fra non molto la potrai riabbracciare. Quel ricco signore ha comperato una casa a Venezia ed ha pensato di trasferirsi lì con te e tua figlia.

(Rientra il Vecchio Mercante con un mantello che mette addosso a Cristina)

CRISTINA – ( Baciandogli le mani.) Vi sarò grata per sempre, signore. (scoppia a piangere )

VECCHIO MERCANTE – (porgendole il braccio) Su, andiamo. (escono)

BUIO. Alcuni giorni dopo Andrea arriva al convento ed incontra una suora. CAMBIO SCENA GONDOLA.

ANDREA – Ho saputo che qui ospitate una giovane donna che è molto malata.

PRIMA SUORA – Vi sbagliate, mio caro giovane, nel nostro convento c’è posto solo per le monache.

ANDREA – Ma come? Mi hanno detto che Cristina è qui.

PRIMA SUORA – (sorpresa) Ma allora voi siete Andrea?

ANDREA – Come, sapete chi sono?

PRIMA SUORA – Cristina ripeteva sempre quel nome quando delirava per la febbre. (entrano il gondoliere e Marianna) Ma da due giorni se n’è andata in compagnia di un vecchio signore che ha pagato tutte le medicine e si è preso cura di lei.

ANDREA – Andata via?  Ditemi dove posso ritrovarla.

PRIMA SUORA – Non lo sappiamo, ma abbiamo sentito dire dal suo benefattore che erano in partenza per Venezia.

SESTA SCENA : Venezia.

Si vede arrivare una gondola dov’è seduta anche una donna. In alto il gondoliere canta remando. Durante la canzone s’incontreranno alcuni passanti e delle maschere veneziane : Arlecchino e Colombina.

6 – E’ NOTTE A VENEZIA 

GONDOLIERE – Notte: Venezia pigra / ancora sta dormendo,

                            ma il sole sta sorgendo / sopra il mare.

                            Le gondole oscillare / fan l’ onde in mezzo ai pali,

                            Dormono nei canali / un sonno finto.   ( 2 )           

GONDOLIERE  -  Come in un labirinto / al buio navighiamo,

e MARIANNA       ma pur non ci perdiamo / senza fili, senza fili.

                             Si sentono, sottili, / i solitari passi           

                             per le calli di sassi / del quartiere.   ( 2 )

CORO -  Notte: Venezia pigra / ancora sta dormendo,

              ma il sole sta sorgendo / sopra il mare, sopra il mare.

MARIANNA       Gridando il gondoliere, / che il silenzio ha spezzato

                          ricorda che ho trovato / casa mia.

                          Mi piace quando giro / per i campielli e sento

                         che porta con sé il vento / odor di mare.  ( 2 )

                          Sogno e realtà mi pare / tra presente e passato

                         Venezia m’ha stregato, / come quando, come quando

                         Venezia per magia / or splende nel mattino, 

                         m’accolgono Arlecchino / e Colombina.   ( 2 )

CORO -  Notte: Venezia pigra / ancora sta dormendo,

               ma il sole sta sorgendo / sopra il mare, sopra il mare.

Marianna scende dalla gondola aiutata da Zane. Dalla parte opposta intanto è entrato anche Smilzo Tartaia.

MARIANNA – Buon uomo mi saprebbe indicare dove posso trovare degli attori, dei comici che sappiano rallegrare una festa di Carnevale che voglio dare domani sotto casa mia?

ZANE – Voi dovete essere di sicuro una siora foresta, se non cognossete chi vi sta davanti.

MARIANNA – Infatti, non sono veneziana. Sono stata ferita e sono rimasta ricoverata a lungo in ospedale. (porgendo la mano) Mi chiamo Marianna.

ZANE – (borioso) Mi son Zane, ma tutti i me ciama Montaingondola e son … un ator comico!

SMILZO TARTAIA – (in secondo piano balbettando) Che muso roto ch’ el ga!

MARIANNA – Allora voi siete proprio un attore?

ZANE – Ma certo, patrona. Anca mi son tornà da pochi zorni dopo un longo viaggio per mar…

SMILZO – Perché anca lu el gera malà e squasi morto de fame…

ZANE – (tra i denti a Smilzo) Tasi, Tartaia! (borioso) Eh, quando che recito mi tutti i se spela le man per gli applausi e le femene, con rispetto parlando, le se pissa indosso dal tanto ridere.

MARIANNA – Bene! Questo è il mio giorno fortunato! Allora dovrete far divertire gli ospiti della festa che domani, ultimo di Carnevale, mio marito ed io daremo sotto casa, in Campo San Bartolomeo. Ecco un anticipo per le spese. (consegna un sacchetto di monete ed un biglietto) Questo è il mio indirizzo.

ZANE – La lassi far a mi! La riverisso patrona. (Marianna si allontana.) La xe fata! (mostra il denaro)

SMILZO – Varda ti, gaveressimo podudo far i atori proprio a casa nostra, a Venesia. Bravo Zane! No vedo l’ora che rivi Fameterna. E ghe contaremo anca dela fortuna che ne xe capitada.

ZANE – Oh, Smilzo, varda quanti bezzi che gavemo guadagnà! (consegna il danaro a Smilzo)

SMILZO TARTAIA – E senza fadigar! Andemo de Cate Fameterna! La xe tornada a far la lavandera. Ma a netar strassi pe’ i siori, se ga ‘ssai poco da magnare. (escono)

Dalla parte opposta entrano Cristina ed il Vecchio Mercante che sono andati a vivere a Venezia. Subito dopo entra in scena Andrea che, dopo un momento di indecisione, riconosce Cristina.

 

CRISTINA – (al Vecchio Mercante) Non potrò mai ringraziarvi abbastanza per tutto ciò che avete fatto per me. Mi avete anche comperato questo splendido vestito per andare in maschera in Campo San Bartolomeo, dove ci sarà la grande festa di carnevale per il Martedì Grasso.

ANDREA – (riconoscendola) Ma è proprio… Cristina!

VECCHIO MERCANTE – Voglio vederti felice. (La bacia sulla fronte ed escono.)

ANDREA –Com’è possibile! Quegli occhi, gli stessi capelli! Non ha aspettato il mio ritorno ed ha ceduto ai denari di quel vecchio mercante! Devo seguirla, devo sapere dove abita. ( Esce per sapere dove Cristina abiti a Venezia, ma non si accorge di essere inseguito da Jack il Gobbo. )

SMILZO – ( Entra con Zane. ) Eco che riva Cate. Va a sconderte, Zane. (Zane si nasconde nella botola a sx.)

FAMETERNA – (entra dalla parte opposta) No go catà niente, Tartaia, nissun servissio per guadagnar qualcossa! Go un buso in tel stomego. Te magnassi anca una gamba intiera, co’ la fame che go!

SMILZO – Cate mia, ogi se podemo impienir la panza, perché diman de sera fasaremo i atori!

FAMETERNA – I atori?

ZANE – (uscendo dalla botola a dx) Sì, Fameterna, proprio cussì. I atori!

FAMETERNA - (si accorge di Zane) Zane! Te son vivo, alora! (si abbracciano felici) Quando te son tornà?

ZANE – Te conterò dopo.

SMILZO TARTAIA - Adesso dovemo trovar qualcossa de recitar per la festa de Carneval.

FAMETERNA – Cossa? Tornemo a far i comedianti, come ‘na volta?

SMILZO TARTAIA – Sì, ma cossa ghe podaremo recitare a quela nobildona?

ZANE – Ma toco de aseno! Te se ga zà desmentegà de Pitimo e Tisba? La gera belissima!

FAMETERNA – Ma quela xè una tragedia, no una comedia, come che vol quela nobildona! Semo de Carneval!

ZANE – Coss’ te vol che importi? Con Smilzo vestì de femena e ti Cate de omeno la faremo diventar cussì comica che tuti i se pisserà indosso par le ridade!  Sto posto xè proprio adato per le prove.

I comici preparano la scena mentre passa canticchiando Marianna che li saluta.

ZANE – Ah, la me gà saludà. La canta come un rusignol. E la xè anca bela…

FAMETERNA - Massa bela per ti …

ZANE – Fameterna?

FAMETERNA – Cos’ te vol, Zane?

ZANE – Gavemo un grando problema. Nela comedia Piramo e Tisbe i se parla atraverso la fessura de un muro, drento un buso, insoma.

FAMETERNA - No ghe la faremo mai a portar in sena un muro.

SMILZO TARTAIA – Eeh! E questo saria un problema? Mi so far el murador. Basta che te vien vizin de mi e te me disi intuna orecia: “Fai il muro” e mi entro ‘na mezz’oretta te lo tiro su alto do metri.

ZANE – Ma senti ‘sto sempio! Te vol che se metemo a costruir un muro de madoni durante la comedia? Vol dire che un de noi dovarà impersonar el muro.

SMILZO TARTAIA – Ah? Un muro umano? Un muro vivente?

ZANE – Basta che un lo diga: “Io sono il muro”.

FAMETERNA - Ma sa che come muro te me piasi proprio ti Smilzo?

ZANE – Sì, cussì lui taca a far malta e madoni!

FAMETERNA – Va ben, go deciso: il muro lo fasarò mi!

ZANE – E la fessura?

FAMETERNA – E va ben! Basta che un se meti cussì coi diti verti e el diga: “Io sono la fessura attraverso la quale i due innamorati si parlano”. (gli ficca inavvertitamente due dita negli occhi)

SMILZO TARTAIA – Ah! E do! (lamentandosi per il dolore) E la fessura chi la fa?

ZANE – Mi no la fasso.

FAMETERNA – E va ben. Se trovarà qualchedun.

SMILZO TARTAIA – Xè inutile che me guardè. Mi la fessura no la fasso. Zà fasso la femena. La fessura no la vogio propio far.

FAMETERNA – E va ben. No sta farte vignir ‘na crisi epilettica. La fasso mi. Me devo sacrificar sempre mi.

ZANE - Bene, tutto xè a posto!

FAMETERNA - Adesso scominziemo la prova. Piramo, scominzia ti. (urlando) E ti Tisbe vien avanti.

SMILZO TARTAIA – ( Inciampa, cade e sbatte la testa lamentandosi. ) Aaah!

ARLECCHINO – (affacciandosi dalla quinta) Brutì gattassi, gavè finì de far confusion! (butta un secchio d’acqua addosso ai teatranti) Non se pol mai serar ocio de note in ‘sto campielo!

SMILZO TARTAIA – Certo che do zorni de prove in più no guastava… (escono di scena con i bauli)

 

SETTIMA SCENA : un campiello davanti la casa di Cristina a Venezia.

Andrea vestito da mendicante, con un mantello ed un cappuccio, arriva sull’uscio della casa di lei che sta ricamando a tombolo sulla porta.

7 - UN AMORE RITROVATO

ANDREA –  Avreste a un pitocco / qualcosa da dare?

                    A lungo ho viaggiato / per terra e per mare.

                    Da molte giornate / non mangio più niente.

                    Vi prego, qualcosa / donate a un pezzente.

                    Da molte giornate / non mangio più niente.

                    Vi prego, qualcosa / donate a un pezzente.

CRISTINA – Entrate, buon uomo, / venite pure avanti.

                    E’ sempre la mia casa / aperta ai mendicanti.

                    Ho avuto fame anch’io / diciamo fino a ieri

                    e mi son mantenuta / con umili mestieri.       ( Gli dà una ciotola e lui mangia con appetito. )

ANDREA – Dov’è il vostro sposo, / mia bella signora?

CRISTINA – Io no non mi sono mai / sposata fino ad ora.

ANDREA – Ma allora chi è / quel vecchio signore?

CRISTINA – Io vivo nella casa / del mio benefattore.

                     Per me è come un padre, / però non c’è l’amore

                     Il cuore con un altro / io l’ho sempre impegnato

                     e spero solamente / che m’abbia perdonato.

                    Per causa mia è dovuto / in fretta lui salpare,

                    finì la nave sua / allora in fondo al mare.

                    Sono annegati tutti / in quella gran tempesta,

                    l’anello è tutto quello / che ormai di lui mi resta.    ( Cristina scoppia a piangere. )

ANDREA – Non pianger, Cristina, / or m’ hai ritrovato?    ( Si toglie il cappuccio. )

                   Son io chi pensavi / che fosse annegato.   

                   Sorridi Cristina / da te son tornato

                   Scordar ti farò / il tuo triste passato.

CRISTINA – Andrea! Amore mio sei vivo! (lungo bacio) Sei tornato da me? Come hai fatto a trovarmi?

ANDREA – Ti racconterò ogni cosa, Cristina. ( Inizia il racconto fra i due giovani. )

ZANE - Pubblico rispettabile! (sale in piedi su un baule). E qua mi fasso tuto el prologo de Piramo. Quello che voi vedete è Piramo.

SMILZO – Ma come? No te son Zane?

ZANE - Questo però nella scena, tala commedia. Nella vita invece son mi, Zane. ( Continuano a provare. )

ANDREA – Ti prometto che ritroveremo nostra figlia.

CRISTINA – Ho tanta paura Andrea, tu sei ancora un ricercato.

ANDREA - Domani è l’ultima notte di Carnevale e tutta Venezia sarà in maschera. Lo saremo pure noi e così potremo fuggire insieme.

CRISTINA – No. Al mio benefattore io devo la vita, Andrea. E’ vecchio ed io non posso abbandonarlo. ( Lo bacia e lei fugge via. Solo allora lui s’accorge dei commedianti, ma non riconosce Zane. )

ZANE – ( Salendo sul praticabile. ) Quando Piramo more no ve dovè preoccupar, perché nol sarà lu a morir, ma mi! Che poi in fin dei conti no more nissun dei do!

SMILZO TARTAIA – E chi mori alora?

ZANE – Ti, perchè ancora una volta che te me interompi, te copo.

ANDREA – (nascosto in disparte parla sulle battute seguenti) Ma chi sono questi zotici bifolchi che di notte blaterano a voce alta in questo campiello? Preparano una commedia per la grande festa del Martedì Grasso?  ( esce )

FAMETERNA –  Zane taca la parte drioman. Smilzo vien a suggerir. Mi fasso da pubblico.

SMILZO TARTAIA – Certo, che do zorni de prove in più no i guastava, però.

FAMETERNA – Vai, Tartaia, suggerissi.

SMILZO TARTAIA – “Tisbe, i fiori odorosi odorano dolci!”

ZANE – “I fiori odiosi odorano di dolci!”

SMILZO TARTAIA – Ti puzza il fiato, Tisbe.

FAMETERNA – Ma te son sicuro?

ZANE – Ma no pol esser. Tisbe xè l’inamorada. Se ghe spussa il fiato a ela, va in malora tutto il romanticismo della tragedia stessa! No xè possibile. Ti no te son bon de leger! 

SMILZO TARTAIA – Ma perché a una che xè inamorada, no ghe pol spussar il fia? Mi gavevo ‘na morosa, ‘na volta…

FAMETERNA – Fasevive schifo tuti do! Chissà dove l’ha catata quela spussona!

ZANE – (guardando il copione) Ma xè tuto giusto! “I fiori odorosi odorano dolci così come il tuo fiato, o Tisbe!”

FAMETERNA – Ma cossa fa ‘sto fiato?

ZANE – Il fiato nol fa gnente. Xè’ la battuda che va ditta di filato, tuta tacada, d’un fiato. “I fiori odorosi odorano dolci, così come il tuo fiato, o Tisbe!” Ti no te son bon de legger. E varda le virgole!

ANDREA – ( Interrompendo le prove dei comici. ) Scusate se mi intrometto, ma non potete spiegare al pubblico battuta per battuta, così capisce meglio?

 

SMILZO TARTAIA – Qua meno se capisse e megio xè!

ZANE – Finalmente Tartaia te ga dito ‘na roba giusta!

ANDREA – Non mi sono presentato. Mi chiamo Andrea e son arrivato oggi stesso a Venezia.

ZANE – (sorpreso) Andrea! No te me cognossi? ( Andrea resta perplesso. ) No te se ricordi più de Zane Montaingondola? Gavemo naufragà insieme!

ANDREA – Ma certo, Zane! (si abbracciano) Non sai quanto sia felice di averti ritrovato vivo.

ZANE - Questa xè Cate lavandera ciamada anche Fameterna, perché la ga de ver ciapà el vermo solitario. E quest’altro morto de fame saria Smilzo deto Tartaia.

ANDREA – L’ho già conosciuto. E’ un amico di Cristina.

ZANE – Bene! Saria lori i altri atori… Eco catà chi che ne darà ‘na man a recitar la comedia.

ANDREA – Volentieri, amico mio!

SMILZO TARTAIA – Alora. “Ma zitti una voce”. ( Tutti ammutoliscono. ) “Ma zitti una voce”. “Ma zitti una voce”.

ZANE – E chi parla?

SMILZO TARTAIA – “Zitti una voce!”, xè la battuda.

ZANE – E chi la dise?

SMILZO TARTAIA – Ti. Te devi dir: “Zitti una voce!”

FAMETERNA – Zane, no te ga intivada una. (a Smilzo) E ti, leggi i punti.

SMILZO TARTAIA – “Zitti. Pu-punto. Una voce. Pu-punto:”

ZANE – (ripetendo) “Zitti pu-punto. Una voce pu-punto.”

SMILZO TARTAIA – (suggerendo) “Fermati”.

FAMETERNA – (rivolto a Zane) Fermati.

ANDREA – “Fermati”.

ZANE – E chi si sta muovendo? Mi sono paralizzà.

FAMETERNA - Ma fermati xe la batuda.

Entrano alcuni operai con degli elementi scenici e completano il palco per la recita.

FAMETERNA – ‘Ndemo de ‘sta altra parte che qua i ga de montar el palco per la Festa de Carneval.

ZANE – ( Approfitta per sbirciare nel copione. ) “ Fermati, Tisbe… ”.

FAMETERNA – Quel el sta anca legendo. Ma ti la parte te la ga imparada sì o no?

ZANE – No la so… perfetamente.

ANDREA – E qui te ne vai.

ZANE – “ E qui te ne vai ”.

FAMETERNA – Ma no te ga capido?

ZANE – “ Ma no te ga capido? ”

FAMETERNA –  Zane, va fora dei pie perché la parte xè finida! E daghe ‘na man a ‘sti siori a prontar el palco!

ZANE – (ai comici) E voialtri co gavemo finì, andè a ripeterve la parte! (esce)

SMILZO TARTAIA – (al pubblico) Certo, che do zorni de prove in più no guastava, però. (esce)

OTTAVA SCENA : casa del vecchio mercante.

ARLECCHINO – ( consegna una lettera a Cristina)  Patrona, patrona, una letara par vu. Un vecio mercante me ga dà do soldi perché ve consegnassi ‘sta letara. ( Ricevuta la mancia va via felice. )

Mentre Cristina legge la lettera, entra di nascosto Jack il Gobbo che è sulle tracce di Andrea..

CRISTINA – “ Purtroppo non ho ancora avuto notizie della piccola Alice. Adesso che hai ritrovato il tuo Andrea, però, è meglio che io sparisca per sempre dalla tua vita, come feci vent’anni fa quando ti abbandonai con tua madre e tua sorella . ”

8 – E’ MIO PADRE   ( Jack e Cristina cantano in due posizioni diametralmente opposte del palcoscenico. )

CRISTINA – Da sempre mi sparlavano / del povero mio padre:

                     di esser l’accusavano / un ladro e ubriacone.

                    

JACK IL GOBBO - Morto t’ho fatto credere / fosse, come tua madre,

                               invece ha trascorso anni / chiuso in una prigione.

CRISTINA -  Mai volle raccontarmelo / questo triste passato;

                    pentito or desidera, / giurando sul suo onore,

                    che troverà la piccola / per esser perdonato,

                    ché adesso sa di essere / proprio il mio genitore.

CORO – Come è tanto sicuro / di essere tuo padre,

               se non te n’ha parlato / nemmeno tua madre? Oooh, oooh!

  

JACK IL GOBBO – Gli anni trascorsi in carcere / gli fecero capire,

                               che di giustizia il debito / dovea esser saldato.

CRISTINA - Un viver così squallido / era giusto finire,

                    ricco mercante nobile / adesso è diventato.

JACK IL GOBBO – La refurtiva indebita / per anni ha rivenduto,

                               gabbando ladri perfidi / ed altri farabutti,

                               l’avevano sepolta / in un luogo sperduto.

                               E’ tanto meritevole / che lo rispettan tutti.    (si allontana non visto)  

CORO – Come è tanto sicuro / di essere tuo padre,

               se non te n’ha parlato / nemmeno tua madre? Oooh, oooh!

CRISTINA – (continuando a leggere la lettera) Prima di abbandonare Marianna e te che eri ancora nella culla, vi lasciai due collane identiche con un medaglione d’argento e me ne andai via in cerca di fortuna. ( Appare il Vecchio Mercante dietro Cristina.) Appena ti vidi in quel letto, che deliravi per la febbre alta, riconobbi subito il tuo medaglione. ( Cristina lo prende fra le dita.) Ti ho scritto questa lettera perché non ho avuto il coraggio di dirtelo.

CRISTINA – (vedendolo) Oh, papà. ( Gli corre incontro.)

VECCHIO MERCANTE – Figlia mia!

CRISTINA - Non andartene più, ti prego! (Lungo abbraccio)

ARLECCHINO – (entrando di corsa senza fiato) Jack il Gobbo el xè rivà a Venessia! El gà da ver pedinà Andrea. Presto, Cristina, dovè scampar via!

CRISTINA – Dio mio! Jack il Gobbo è qui! Devo correre ad avvisare Andrea. E’ in pericolo! (escono tutti)

NONA SCENA : la recita in Campo San Bartolomeo.

Musica. Cristina è in fuga con Andrea. E’ Carnevale ed i due fuggiaschi si perdono fra le calli in mezzo alla gente in maschera che ride e scherza. Andrea si accorge di essere stato pedinato ed arriva in Campo San Bartolomeo dove sta per iniziare la recita.

Entra in scena il Jack il Gobbo da una botola mentre Andrea, vestito in maschera, si allontana.

JACK – (guardando in parte) E’ lui, lo riconosco. Sapevo che era ancora vivo! Finalmente incasserò la taglia che hanno messo sulla sua testa. Non sarò felice finché non lo vedrò pendere dalla forca.

 

Entrano i tre comici. Applauso del pubblico. Si inchinano, ma nessuno vuole iniziare.

TUTTI - Cominciare! Cominciare! ( Fischi del pubblico.)

ZANE – ( a Smilzo Tartaia. ) Comincia prima ti. (Smilzo non ha il coraggio di iniziare)

FAMETERNA - Va’ ben, comincio mi! Cossa devo dir? Mi son il primo prologo che deve spiegare perché gabbiamo sielto questa commedia…  e di che si tratta… Ora noi l’abbiamo scegliuta perchè…

ZANE E SMILZO TARTAIA  - Ne serve i schei!

FAMETERNA – Ne serve i schei! ( Tutto il pubblico ride. ) Ma coss’ me fasè dir? Ma dove xe andà Andrea? Gera lu che el doveva suggerir… 

ZANE – Zitta! Sera el becco. Taco mi. Questo che ora vi rappresento è il giovane Piramo. Quell’altro invece, ancora è Tisbe. E quest’altro ancora è il Muro.

TUTTI – Il muro?

 

ZANE – Adesso sentìme ben e spalanchè le recie: il muro ga una fessura, attraverso la quale i due innamorati si parlano.

COSTANZA - Ma scusa, lei prima fa il muro e poi fa la fessura…

ZANE - Se xè per questo anca mi fasso pure el lion in questa posa. ( Indossa copricapo e si atteggia a leone emettendo un improbabile ruggito. ) Grrrr!

TUTTI – Bravo! Bis!

ZANE – Un’altra volta ancora? Grrrr! Grrrr!

TUTTI – Bis! Bis!

ZANE - Questi i me vol coionare! ( recitando) A questo punto arriva Piramo che son mi, va al muro che xe ela, vede Tisbe, che poi saria elo, macchiato di sangue di un lione e si scoperchia il petto col pugnale. Dopo arriva Tisbi e vede Piramo scoperchiato e che fa? Si scoperchia il petto col pugnal anca ela. E mori!

SMILZO E FAMETERNA - Sì, la poveretta fa ‘na bruta fine!

MARIANNA – La trama è confusa, io non ho capito nulla.

ZANE – Eh, gavè visto? No gà capì gnente gnanca ela!

Risate generali mentre entrano in platea Andrea e Cristina. 

9 – LA FUGA

ANDREA – Stavolta, amore, no, / da sola non ti lascerò.

CRISTINA – Prima dell’alba, so, /  amor, con te io fuggirò.

ANDREA – Per tutta la città / la caccia Jack mi dà.

CRISTINA – Non puoi restare qua: / la faccia tua ognun saprà!

ANDREA – Stanotte me ne andrò con te / lontani da questa città.

CRISTINA – Con te io scapperò: / non ci prenderanno, no!

ANDREA – La maschera che ho / stasera indosserò.

CRISTINA – Giulietta io sarò / e il mio Romeo poi sposerò.  ( Si abbracciano e si separano. )

FAMETERNA – Se Andrea nol ‘riva subito a suggerir, xe la fine! (facendosi coraggio) Io sono il muro.

ANDREA – ( Entrando finalmente in scena travestito da muro come anche Fameterna che gli fa dei gesti eloquenti. Viene riconosciuto da Cristina che è mascherata con un costume di Carnevale. ) Io sono il muro…

FAMETERNA – Io sono il muro! … attraverso il quale si parlano i due innamorati.

ZANE – Te ga portà il copion! (invocandolo)

ANDREA – Ecco il copione! Suggerisco io. (glielo mostra)

MARIANNA – Ecco Piramo che si accosta tremante al muro.

ZANE – Io sono Piramo. (stretta di mano a Costanza) Molto lieto. Piramo nella commedia deve morire.

COSTANZA – Oh! (leva subito la mano e fa le corna per scacciare il malocchio)

ZANE – In fin dei conti nol more né lui né mi.

MARIANNA – Io continuo a non capir niente.

ZANE – Ma perché, secondo ela, mi go capì qualcossa? Comunque adesso vado a scominziare…

ANDREA – Vai avanti. (Zane avanza)

FAMETERNA – (a Zane) Ma dove te va, vien indrio …

ZANE – Ma dove devo andar? Meteve d’acordo.

ANDREA – Vai avanti con la battuta!  “Non vedo la mia diletta dalla fessura”.

ZANE – “Non vedo la fessura della mia diletta” ( Fameterna gli dà un calcio. ) Muro maledetto!

FAMETERNA – Ghe ne intivassi una! (Litigano)

SMILZO – (Separando i due che litigano.) Qua entro mi. Buonasera. Io sono Tisbi, che poi sarebbe l’innamorata romantica e femminile della tragedia, alla quale è stato dichiarato che non ghe pol spuzzar el fià!

ZANE – “Tisbi, sei tu?”

SMILZO – Sì, son mi, Smilzo Tartaia. “Un bacio dammi attraverso il vil muro”. ( Si baciano attraverso le dita. )

ZANE – “Ecco…” Che schifo! “Fermati Tisbi, torno in un baleno”. ( Esce fra gli applausi. )

FAMETERNA – Io avrei finito la parte mia, e come Muro me ne vado via. ( Esce e poi rientra. ) Ed ho finito anche con la fessura. ( Riesce. )

ARLECCHINO – (ridendo) No go mai scoltà ‘na recita più ingropada de questa.

TUTTI – (tra i fischi) Basta! Finila! (gettano scarpe, verdura, ecc. addosso ai comici)

FAMETERNA – Taia, taia, va’ al final.

ZANE – ( Ripresosi dall’incidente. ) E alora dame ‘sta spada che me copo! Nella sinistra mammella ove il cuore saltella! ( Si colpisce il petto con la spada. ) Ora muoio, ora il mondo lasso…

FAMETERNA – E coss’ te speti a morir?

ZANE – E spetè un momento! “Ora muoio, ora il mondo lasso, ora muoio, oh casso!” ( Applauso. )

COSTANZA – E’ morto veramente?

FAMETERNA  - Xe ‘na finzione scenica.

ZANE – ( Rialzando per un attimo il capo. ) Xè una finzione scema! ( Applauso. Entra Smilzo e Zane esce. )

SMILZO – ( Sbirciando nel copione. ) Piramide mia, tu dormi ancor? Sei morto? No, amor!, levati, tirati su! Parla! Sei muto? Allor moristi! ( Inizia ad urlare come in una sceneggiata napoletana. ) Tu spada entrami dentro, trafiggi il petto mio! ( Si pugnala. ) Di Tisbe finite son le pene.” ( Il pubblico rumoreggia impaziente. ) Io muoio tra un momento. “Sì, addio, adieu!” ( Applauso e Smilzo si rialza per un istante. ) Attenzion, no xè Smilzo el caligher che xè morto, è morta Tisbe.

COSTANZA – La tragedia è conclusa.  ( Applausi e fischi del pubblico. )

CRISTINA - Ti amo, Andrea! ( Si toglie la maschera e gli dà un bacio. )

ANDREA – ( Si toglie la maschera e le mette un dito davanti alla bocca. ) Zitta, amor mio. Non vorrai farmi arrestare. Tra poco fuggiremo insieme. ( Si allontana. )

MARIANNA – ( Riconoscendo sua sorella. ) Cristina!

CRISTINA – ( sorpresa) Marianna! Sei viva? (si abbracciano) Ho creduto che fossi morta per salvare Andrea.

MARIANNA – La ferita era molto profonda. La pallottola è passata a sole due dita dal cuore. Quel medico che mi ha curato ora è divenuto mio marito. Viviamo qui a Venezia. Sono davvero felice per averti ritrovato e perché finalmente anche tu hai ritrovato Andrea. Presto, devi scappare con lui! La contessa Costanza vuole farlo arrestare per la morte di suo marito.

Lungo applauso. La festa finisce. Andrea va incontro a Cristina.

FAMETERNA – Che figura che gavemo fato! ( Raccogliendo i costumi e gli oggetti di scena rimasti. ) I bezzi xè megio che se li desmenteghemo.

SMILZO - Mi lo gavevo dito: bastava solo do zorni de prove in più… (escono tutti)

JACK – ( vedendo Andrea che fugge con Cristina. ) Fermati, coniglio! Ti ho inseguito e braccato per mezzo mondo e finalmente ti ritrovo a Venezia. (rivolto ai presenti)

COSTANZA -Quest’uomo è un assassino! (brusìo)

CRISTINA – ( Mettendosi davanti ad Andrea. ) Non è vero!

COSTANZA – ( che ha seguito Jack ) Sì, ha ucciso mio marito!

ANDREA – Volevo solo difendere questa giovane donna.

COSTANZA – Non avrò pace finché non avrò visto l’assassino di mio marito con i ferri ai polsi!

JACK - Ed io incasserò la taglia di trentamila ducati che ha sulla sua testa, vero contessa Costanza?

Jack il Gobbo si avvicina minaccioso ad Andrea impugnando una pistola.

CRISTINA – Scappa, Andrea!

ANDREA – ( Sfidando Jack il Gobbo ) No, basta fuggire! Non ho più paura di questo miserabile tagliaborse!

JACK – Arrenditi, o ucciderò anche Cristina. ( Andrea si gira per proteggerla e Jack gli spara alla schiena. )

CRISTINA – No! Perché? ( Si china sul corpo di Andrea, mentre Jack fugge via. ) Fermate quell’uomo! E’ un assassino! 

10 – NON POSSO PERDERTI 

CRISTINA – Così non posso perderlo / dopo averlo tanto atteso

                    or per un colpo perfido / è in terra qui disteso.

                    Vivrò per lui io vedova, / nè cercherò l’amore;

                    a lui penserò fervida, / sempre nel mio dolore.

MARIANNA - Prima che celebrate / vengan le nozze amabili,

                      Andrea ti vien   rubato / da un destino orribile.

                      Or che l’amore eterno / tu lo potevi vivere,

                      or nel più cupo inferno / Sei ripiombata misera! (abbraccia la sorella)

CRISTINA – Con lui era possibile / esser assai felice;

                     forse era sopportabile / la perdita di Alice.

                    Ora emozioni tenere / non più, né sentimenti,

                    questo crudele vivere / può darmi sol tormenti.

MARIANNA – La vostra vita resta, / sarete inseparabili,

                       se vi sposate in questa / notte d’estate magica.

                       Vincete questa sfida / e la destra stringetevi,

                       prima che vi divida / sempre la morte orribile.   

      

Arlecchino porta un velo bianco che Marianna mette sul capo di Cristina unendo le mani di Andrea e Cristina.

11 – LE NOZZE 

MARIANNA - La vostra unione io la benedirò

                      con un segno di croce io la benedirò.

                      Adesso ripetete, quel che dico ripetete

                      con un filo di voce quel che dico ripetete.

                       La mano mia ti do,

                       la vita mi ridai.

                       Per sempre resterai

                      tu con me, io con te.

                      Nessuno potrà da me

                      più separarti mai .

CRISTINA – La mano mia ti do.

ANDREA  – La mano mia ti do.

CRISTINA – La vita mi ridai.

ANDREA  –  La vita mi ridai.

CRISTINA –  Per sempre resterai.

ANDREA  –  Per sempre resterai.

CRISTINA – Tu con me,

ANDREA  –  Io con te.

CRISTINA – Nessuno potrà da me

                     più separarti mai .

ANDREA  –  Nessuno potrà da me

                     più separar...  (muore)

CRISTINA – Noo!  ( Zane e Smilzo Tartaia portano fuori scena Andrea ormai morto. )

DECIMA SCENA : quindici anni dopo a Venezia.

MUSICA.  Passano delle comparse e si rivedono Zane e Smilzo Tartaia che sono tornati a fare i mendicanti.

ZANE – Fate la carità! … Fate la carità! A remengo tuti i siori!

SMILZO – Xe pasadi quindese ani de quando che semo tornai a Venesia, ma gavemo el stomego sempre più svodo.

ZANE – Ti te son tornà a inciodar siole e mi a remar in gondola…

SMILZO – Anca i pulisi e i pedoci i xe scampai via, parchè el mio sangue nol sa più de gnente.

ZANE – Al Gobo sassin ghe xe andà anca peso de noialtri : el xe morto in galera ai Piombi, dopo gaver copà el mio amico Andrea.

SMILZO – E Cristina, che fine la ga fato?

ZANE – Dopo la morte de Andrea la xe tornada a Trieste con sua sorella Mariana e coi schei de l’eredità de so pare.

SMILZO – Xe vero Zane, ‘desso che me ricordo la xe deventada ricca e rispetada de tuti.

ZANE – E la torna spesso a far beneficenza tal riformatorio indove che la gera stada reclusa de puta.

SMILZO – De noialtri solo Cate la ga fato fortuna.

ZANE – No la lava più strasse… La ga sposà un rico foresto e la xe deventada parona de ‘na locanda.

SMILZO – Alora, scolta, forse xe megio che ‘ndemo a trovar Cate, che magari la ne dà qualcossa da magnare.

ZANE -  Andemo dai, Smilzo!

UNDICESIMA SCENA : quindici anni dopo a Trieste.

Cristina è diventata una ricca signora e ritorna nel suo riformatorio con Marianna per le sue opere di carità.

MARIANNA – Ragazzina, perché sei finita in questo posto?

ALICE – Signora, due anni fa sono scappata dalla casa del mio patrigno a Verona e sono venuta qui a Trieste alla ricerca di mia madre. Ho dovuto rubare perché avevo fame e così mi hanno incarcerato in questo riformatorio.

CRISTINA - Anch’io tanti anni fa, quand’ero una giovane peccatrice, fui rinchiusa qui dentro.

                  

MARIANNA – E dopo tanti anni, Cristina, sei diventata la loro benefattrice più generosa.

Cristina si accorge che la collana che la ragazza porta al collo è uguale alla sua.

CRISTINA – Dove hai preso questa medaglia?

ALICE – E’ l’unico ricordo che ho di mia madre.

                  

CRISTINA – Questa… è la collana che avevo donato alla mia piccola!  Ma allora … Alice!

MARIANNA – (ad Alice che non capisce) Vai, è tua madre!  ( madre e figlia si abbracciano con affetto. )

12 – RITROVAMENTO DI ALICE

MARIANNA - Il vostro incontro io lo benedirò

                      con un segno di croce io lo benedirò.

CRISTINA - Abbraccia la tua mamma, / mia dolce cara Alice,

                    questo della mia vita / è il giorno più felice! 

                       L’affetto mio ti do,

                       la vita mi ridai.

                      Per sempre resterai

                      tu con me, io con te.

                      Nessuno potrà da me

                      più separarti mai.

Mentre stanno cantando l’ultima canzone, i tre bauli vengono rimessi dagli attori uno dentro nell’altro, dal più piccolo al più grande. Lo spettacolo finisce con un unico grande baule in mezzo alla scena vuota, così com’era incominciato. Luce sull’unico baule centrale e poi buio.

13 – CANZONE FINALE USCITE

Ecco signori la storia è finita

Di Jack il Gobbo scordate la vita.

Delle furbate di Zane

E dell’ingenuo Tartaia,

Dell’insaziabile Cate

Non vi dovrete scordare.

MARIANNA - Noi due sorelle ci siam ritrovate

CRISTINA - Ma il mio Andrea mai più rivedrò.

MARIANNA - Per quel delitto Jack venne punito

CRISTINA – Per causa sua il mio amore è finito.

Ecco Andrea che qui ricompare

Anche Costanza vi vuol salutare.

Madame è molto felice

E’ tanto allegra anche Alice.

Veniam qui tutti vicino,

e vi facciamo un inchino.

ALICE – L’amore per sempre unite ci tiene

CRISTINA – Alice, ora noi vivrem tutti assieme.

MARIANNA – Cristina e sua figlia si sono riabbracciate

TUTTI - In una magica notte d’estate.

F I N E

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 2 volte nell' ultimo mese
  • 37 volte nell' arco di un'anno