UNA NOTTE DI CASANOVA
Monologo
di FRANCO CUOMO
PERSONAGGI
GIACOMO CASANOVA in una et indefinibile della sua maturit
UNA BAMBINA di dodici-tredici anni
L'azione si svolge in una stazione di posta d'una indefinita localit d'Europa. Ricordi e riferimenti storici sono stati accostati liberamente, tenendo conto dell'intero arco della vita di Casanova e non di un particolare momento.
Scena
Una saletta riservata in una stazione di posta. Una tavola apparecchiata per due con molta cura, e con quel minimo di lusso provvisorio che la locanda pu offrire: lume di candela, qualche riverbero di argenteria e cibi di una certa vistosit, come un fagiano piumato, souffl di varie dimensioni, affettati misti e formaggi, terrine ricolme di pt, creme colorate, sughi vaporosi, qualche bottiglia di annata. Si intravvede nella penombra, sul fondo, un grande confortevole letto, discretamente occultato da una tenda scorrevole. Accanto, un tavolo da toilette con specchio, un necessaire da viaggio, flaconi, oggetti da trucco.
Bagagli: un baule semiaperto, una cappelliera, qualche valigia, quanto basta per sottolineare con un certo disordine la provvisoriet del momento.
Casanova solo si aggira pigramente, ma con una certa impazienza, in questo spazio limitato, soffermandosi di tanto in tanto davanti alla tavola imbandita e controllandone i dettagli. Come aspettasse qualcuno. Sposta ripetutamente le posate secondo un ordine prestabilito, d una sistemata ai fiori, annusa le pietanze, si guarda intorno, raccoglie una camicia rimasta su di una sedia e la ripiega in una valigia, nota il baule semiaperto e lo richiude comprimendo all'interno qualche capo di vestiario che parzialmente fuoriusciva. Sposta a lato la cappelliera per fare spazio. Si siede poi davanti allo specchio e controlla il trucco, avvicina il viso alla superficie lucida per controllare meglio i dettagli, si passa una lozione sulle mani e poi sul
collo, aggiunge un velo di cipria alle guance. Giungono di tanto in tanto dall'esterno i rumori della stazione di posta: carrozze in arrivo o in partenza, scalpitio di cavalli, ordini urlati in lingue diverse. Si mescolano a questi echi le voci provenienti dall'interno della locanda: gente che mangia, ride, canta.
Le undici
Casanova apre una finestra e guarda fuori, annusa l'aria della notte, respira a pieni polmoni. Guarda intorno, come aspettasse qualcuno, forse l'arrivo di una carrozza. Poi guarda in alto, come cercando nelle stelle una risposta alla sua attesa.
Casanova - cos chiara questa notte che tutte le carrozze arrivano in orario tranne la sua... Ammettilo, in ritardo. Forse non verr affatto. Ma non detto. Sono appena le undici. S, d'accordo l'aspettavo per le nove. Due ore... Non verr. Oppure s. Che m'importa? (Si stringe nelle spalle e chiude la finestra. Ci ripensa e la riapre. Guarda ancora il cielo). cos chiara questa notte... Ricordo una notte cos nitida cos trasparente con lei. Guardavo il cielo con lei una notte cos bianca, tersa, di un tale chiarore che tutte le cose parevano d'argento. Guardavo una stella, e lei che gi m'aveva riempito di doni mi mise una mano sugli occhi: non guardarla, disse, quella non te la posso regalare. (Chiude la finestra e si dirige verso il tavolo apparecchiato). Ammettilo... Non verr. Ma chi l'ha detto? E poi verr non verr... Che significa? Questo stufato ha un profumo inquietante vale la fatica di dieci mogli e sette cuoche. Varr pur dieci mogli e sette cuoche un'amante ritardataria!... No?! (Indugia ad annusare i cibi). E un'amante assente un'amante che non verr?... (Intinge un dito nel sugo caldo dello stufato e lo succhia. Poi cerca tra le bottiglie aperte. Ne annusa una, ma la mette da parte, come sapesse di tappo. Ne prende un'altra, l'annusa, se ne versa un bicchiere. Degusta, lo trova buono. Se ne versa un altro). Un'amante che non verr... Ma s che me ne importa? Verr non verr... Che significa? (S versa ancora da bere. Annusa con cura i cibi in tavola. Si decide per un pasticcio di carne. Ne prende un pezzo con le dita e assaggia). Ho sempre amato queste pietanze fini e grevi: il pasticcio di maccheroni alla napoletana, l'olla podrida degli spagnoli, il merluzzo grasso dei mari del nord, la selvaggina frollata fino a sentire di muffa, quei formaggi la cui perfezione si esprime attraverso il vermicolio dei piccoli esseri generati dal calore del loro grembo... S, ho amato (man mano che parla, assaggia i vari cibi, annusa, si versa ancora da bere) i sapori, gli odori delle cose che mi erano care. Come le donne mi parso sempre soave, inebriante l'odore di quelle che amavo.
Si lascia cadere seduto su una sedia accanto alla tavola apparecchiata e mangia, passa da un piatto all'altro, annusa, beve.
Casanova - Posso alternare un pasto di sette portate a una notte d'orgasmo senza sfiancarmi senza risentirne. Posso vegliare per giorni e per notti senza allentare la mia tensione il mio assillo filosofico la mia ricerca d'estasi e conoscenza. Che gioia vivere... Letterati e storici malaticci non me lo perdoneranno mai.
(Si versa ancora da bere).
Casanova prende una gazzetta, come per ingannare il tempo nell'attesa di chiss che cosa, e legge. Poi commenta ad alta voce.
Casanova - Non passa giorno ch'io non legga sulle gazzette d'Europa che qualcuno dei miei migliori amici d'un tempo ha perso la testa a Parigi. (Ripiega il giornale e lo mette da parte, abbandonandosi al compiacimento del ricordo). Parigi... Quante volte l'ho persa anch'io la testa a Parigi quante volte. meraviglioso perdere la testa a Parigi... (Scoppia a ridere, con una punta di crudelt, ma anche di pena per se stesso e il proprio mondo) Perdere la testa a Parigi. Un tempo la si perdeva per amore. Oggi sotto la lama di quell'orrida macchina popolare inventata da quel medico di Marsiglia s, come si chiama?... quella specie di meccanico dell'anima e dei corpi s, il dottor Ghigliotti, Ghigliottini, Ghigliotten... (Riprende a mangiare. Immerge un dito in un souffl, lo succhia, ne prende ancora). Coloro che non hanno vissuto prima del 1789 non sanno cos' la gioia di vivere. (Si versa da bere. Va verso lo specchio e si sistema il trucco). La storia per me finisce quando finisce la cipria.
Si sente dall'esterno il rumore di una carrozza in arrivo. Casanova lascia cadere la gazzetta e si alza, tende l'orecchio. La carrozza si fermata. Si sentono ordini in tedesco, via vai di servi. Casanova rimane in ascolto, immobile. Finch le voci diradano.
Casanova - No, non lei. Non la sua carrozza. (Raccoglie da terra la gazzetta. Fa per rimettersi a leggere, poi l'appallottola e la getta lontano. Va verso la tavola, indugia tra un piatto e l'altro, poi prende con le dita una fetta di prosciutto e l'ingoia). Buono... mi ricorda ma s, qualcosa... Tutti gli odori, tutti i sapori mi ricordano qualcosa.
Riprende a mangiare con ingorda decisione, demolendo avidamente un souffl.
Mezzanotte
Musica dall'esterno. Qualcuno, in altre stanze della locanda, accompagna la cena con un'aria dal Don Giovanni di Mozart. Casanova interrompe la scorpacciata, riconosce la musica, cerca di cogliere le parole. Che ora si sentono distintamente.
... Ah, la mia lista doman mattina
d'una decina devi aumentar!
Casanova - S, una decina!... In una notte?! (Scoppia a ridere) Dieci in una notte!... Via, Dongiovanni siamo seri! Le nostre matematiche divergono. E anche le nostre liste. Non m'importa niente di poter annotare di aver posseduto dieci donne in una notte ammesso che si possa... Non ci penso nemmeno... Ma procurare dieci orgasmi alla medesima donna in una notte questo s, questo amore, questa la mia gloria. Perch io le amo tutte tu nessuna. ... tutto amore. Chi a una sola fedele verso l'altre crudele. S, certo amarne una far torto alle altre. Cos, per non far torto a nessuna non ne ami nessuna. Io per non far torto a nessuna le amo tutte.. ( quasi commosso di ci che dice. Forse ha gli occhi umidi. Si passa una mano sul viso. Forse si asciuga una lacrima). Abbiamo grattato le mura delle medesime galere io e te ma tu dall'esterno, pagliaccio io da dentro. Sei solo un seduttore, Dongiovanni io un sedotto. (Compiaciuto della sua patetica scena, trangugia un 'altra fetta di prosciutto il che lo riconduce a una dimensione pi reale. Il suo interlocutore non pi Dongiovanni, creatura fantastica, ma l'autore del libretto, amico suo da vecchia data). Dieci in una notte!... Ah, Lorenzo, Lorenzo Da Ponte amico mio dieci in una notte... Ma come t' venuto in mente? Questo tuo libretto davvero bizzarro. Capisco che quel Mozart non se ne intenda poi tanto di amplessi ma tu, amico mio... Ricordi? Canzonettiste, attrici, castrati, cameriere, baronesse, lavandaie, vergini, ostesse... Ricordi? E allora come fai come fai a fargli dire dieci, dieci donne in una notte? Dieci... Lorenzo dieci... (S'interrompe, ha un moto di perplessit, forse di dubbio) Dieci in una notte... (Riflette un attimo. Poi scuote la testa, risoluto). No no no non si pu... (Nuovamente indeciso) O s?... Si potrebbe?... Ma no, no!... Ed anche se si potesse s mettiamo che uno ce la fa quale ignobile prova... Mettiamo che uno ce la fa. E la tenerezza? Il mistero? Le parole soffiate in un orecchio a fior di labbra? Le promesse?... Niente. Soltanto fretta e sudore a meno che a meno che... no, niente non si pu. La musica finita. Continuano a sentirsi tintinnio di bicchieri e risate femminili. Casanova fa per prendere ancora qualcosa da un piatto, ma lascia stare. Ritrae la mano e va verso lo specchio. Si guarda, si d una ripassata di cipria. Indugia ad ascoltare le risate femminili dall'esterno, il tintinnio di bicchieri, gli echi della festa.
Casanova - (riflessivo, continuando a rifarsi il trucco). Dieci in una notte... Ma no. A meno che questo Dongiovanni non consideri la seduzione un fatto compiuto 'al momento in cui ha la certezza che l'amplesso se richiesto non verrebbe rifiutato. Ecco, s qualcosa come uno scambio di sguardi un rossore un ventaglio lasciato cadere dal finestrino d'una carrozza e magari gli basta, s per lui sufficiente. Ecco, la donna in lista a questo punto possederla o meno a questo punto del tutto irrilevante. Per lui. Ma per me per noi, caro Lorenzo... Dio, come siamo diversi io e il tuo Dongiovanni. E pensare che noi due siamo invece tanto simili, Lorenzo pensare che mi avevi perfino proposto di scriverlo insieme io e te quel libretto per Mozart... Fortuna che non ti ho preso sul serio. Ancora cavalli e carrozze all'esterno. Urla di cocchieri e servi in una lingua sconosciuta, forse polacco.
Casanova - (scattando) Eccola lei!... (Va su e gi, si ricompone, si specchia, riordina il tavolo) S, dev'essere lei... L'avevo detto. lei sicuramente. Non poi cos tardi... (Resta inutilmente in attesa. Aspetta con l'orecchio teso alla porta che le voci e lo scalpiccio dei passi si disperdano). E lei... Ma no, lo sai lo sai che non lei. Smettila di ripeterti che verr verr verr... Lo sai non verr. S, d'accordo, te l'ha promesso ed era pure sincera... Perch mentirti? Verr, ti ha detto ed era sincera, puoi giurarci era certa che sarebbe venuta che ti avrebbe raggiunto... S ci credeva davvero. E perch no? Perch non avrebbe dovuto? Forse t'amava... Forse? Ma no, certamente t'amava quando te l'ha promesso... Verr facile a dirsi verr... S, come Isabella all'Hotel dei Mori di Dresda te l'aveva giurato. Verr come Miranda alla Chiesa della Salute. Come Henriette... Henriette alla locanda della Bilancia di Ginevra. Anzi no, Henriette c'era gi l con me alla locanda di Ginevra. Verr?... No, rester ecco la sua promessa rester per sempre con te... Henriette a Ginevra. Per sempre e intanto se ne va mentre dormo e mi lascia scritto sul vetro tu dimenticherai anche Henriette... anche Henriette. Sul vetro con la punta di diamante incancellabile. Mi dicono (con una sorta di compiacimento, di vanit per la sua fama) che molti albergatori di Ginevra hanno inciso la stessa frase sul vetro di una finestra qualsiasi per poter dire qui pass Casanova con la sua giovane Henriette... S, insomma per ragioni turistiche tale la mia fama ormai... Henriette (di nuovo malinconico, sincero) perch te ne sei andata? A quel modo poi... tu dimenticherai anche Henriette. No, Henriette, non ti ho dimenticata. Ho ancora in tasca, qui... in tasca qui sul petto... in tasca la tua lettera... Ma dov'? (Si fruga nervosamente, enfatico e commosso, un po' isterico, come temesse di non trovarla) La tua lettera... Eccola. (Trova un foglio spiegazzato, lo apre, lo bacia con melodrammatica tenerezza, lo scorre con lo sguardo). Voce di donna fuori campo. Mentre Casanova l'ascolta, le lacrime gli rigano il volto. Sono io, mio unico amore, che ho dovuto abbandonarti, poich tu non l'avresti mai fatto. Non mi vedrai pi, n potrai mai sapere quanto dolore mi costata questa separazione. Ma ti prego, non accrescere il tuo dolore pensando al mio. Sappi, amore mio, che la mia vita scorrer senza problemi ho sistemato le mie faccende in maniera da poter essere felice per il resto dei miei giorni, per quanto mi sar possibile senza di te. Non chiedere mai di me, e se il caso ti far conoscere la mia identit fingi d'ignorarla. Facciamo finta di avere sognato. Nessun sogno dur mai tanto a lungo. Vantiamoci di essere stati capaci di renderci assolutamente felici per tre mesi interi. Io non so chi tu sia, ma so bene che nessuno ti conosce quanto me. Ti amo. Non amer mai nessuno nella mia vita, ma spero che tu non voglia imitarmi. Vivi, amore mio non lasciarti vivere. Ama non lasciarti amare. S, amore non imitarmi. Io desidero che tu ami ancora, e che tu possa trovare un'altra Henriette. Addio, amore. Addio, Casanova... Tu dimenticherai anche Henriette.
Casanova - No, Henriette. Non ti ho dimenticata. Per ti ho disubbidito. Ho chiesto di te dovunque ti ho cercata senza darmi pace. Ho cercato di scoprire il tuo segreto la tua identit. Desideravi ch'io potessi trovare un'altra Henriette. Devo averti deluso... Non ci sono riuscito. Ho amato molto, vero come volevi. Ma un'altra Henriette non l'ho trovata mai pi... Per non sono triste per questo. L'amarti ancora non motivo di dolore. Al contrario, la prova che in fondo la mia vita la vita confusa di questo disperato d'Europa stata felice, assai pi felice che infelice.
L'una
Ancora rumori di carrozze, cavalli e ordini di postiglioni all'esterno. In lingue diverse.
Casanova ha un moto d'insofferenza, si prende la testa tra le mani e la scuote.
Casanova - Cavalli, cavalli e ancora cavalli... Non se ne pu pi. Sono dunque cos interminabili le strade del mondo? Cavalli carrozze cocchieri facchini locande serve dogane... Basta. Dovr fuggire in eterno?... Da che? Sono evaso da quella tomba che i veneziani chiamano Piombi. Quale galera d'Europa pu farmi paura? Fuggire fuggire fuggire... Da che? come se le mura degli alberghi e dei castelli d'Europa mi si serrassero intorno come se andassero chiudendosi ogni giorno di pi come una morsa... Ed io devo sottrarmi, sfuggirle... dunque tutta una galera l'Europa intera, la vita con i suoi vini e le sue birre, le donne, gli arrosti fumanti sugli spiedi, le cambiali e le banche, le donne, le zuppe calde d'inverno, le strade che si tagliano come fili di gomitoli sparsi, le donne, i numeri, gli infiniti zeri dell'oro depositato nei forzieri, la cabala, i grandi arcani del tarocco, la cacciagione spezzata sulla brace, il vino aromatizzato coi chiodi di garofano, le donne, la ruota della fortuna, il diavolo, i numeri, le donne, il denaro... dunque tutta una galera l'Europa? Sono davvero pi inviolabili dei Piombi le mura delle galere dell'anima?... Cavalli carrozze cocchieri... Che sia lei?
Finge ancora una volta di tendere l'orecchio all'esterno, senza convinzione, come un attore che debba recitare svogliatamente la sua parte fino in fondo. O forse anche per dimostrare a se stesso che quella donna che non verr, lo sa benissimo sia davvero importante per lui, visto che lo prevede il copione. Silenzio. Parrebbe rassicurato dall'allontanarsi dei passi e delle voci. Come se in fondo, nonostante tutto, desiderasse restare solo con se stesso. Anche se non l'ammetter mai. Perfino un gesto di sconforto, uno scuotimento nervoso del capo e le parole che borbotta tra s nell'allontanarsi dalla porta, sanno di simulazione. Recita per se stesso.
Casanova - Ma no no no non lei... Non verr. Smettila d'illuderti... Non verr. (Va su e gi per la scena, poi si china a raccogliere la gazzetta appallottolata che aveva gettato poc'anzi. Scorre il foglio con tutta l'indifferenza di chi non ha niente da fare. Scandisce qualche nome). Gerard, Francois, Philippe... Quante teste di amici d'un tempo miete la gelida amante d'acciaio. Eppure quanto misericordiosa al confronto di altri carnefici. (Si concentra su ricordi esaltanti e terribili: l'esecuzione d Damiens, attentatore di Luigi XV). Eravamo in cinque sul balcone di piazza di Grve quella mattina del ventotto marzo giorno atroce dell'atroce supplizio di Damiens, vittima fanatica e demente dei gesuiti, che credendo di guadagnarsi il paradiso aveva scalfito con un temperino il re. La piazza era gremita. Tutto esaurito anche sui balconi. Avevo prenotato il mio con una settimana d'anticipo. Tutta Parigi voleva assistere all'evento. Eravamo in cinque: tre dame che avevo prelevato di buon'ora e il conte Tiretta di Treviso, esule come me per un malinteso con la giustizia veneziana, a Parigi da qualche giorno ma gi circondato da una certa fama, tant' che tra certe signore s'era guadagnato il soprannome di Tiretta-sei-volte con riferimento non troppo velato agli assalti amorosi ch'era in grado di sostenere con successo nel giro di una notte. Eravamo in cinque: io, Tiretta, due giovani dame una delle quali si faceva passare per nipote del papa, dato che si chiamava Lambertini, e la zia di quest'ultima, attempata. Dato che il balcone era stretto, mettemmo avanti le tre dame approfittando di uno scalino che permetteva loro di seguire meglio lo spettacolo. Ebbero la costanza di assistervi per quattr'ore ed io con loro ma almeno io distolsi lo sguardo e mi tappai le orecchie alle grida del disgraziato. Orrori simili oltraggiano la natura ma nessuna delle donne ne fu turbata. L'esecuzione fu un avvertimento: Damiens fu straziato con tenaglie roventi alle mammelle, alle cosce, alle braccia e ai polpacci. Poi fu messo nella sua mano destra il coltello con cui aveva attentato alla vita del re. La mano fu bruciata lentamente mentre sulle ferite gi aperte dalle tenaglie in tutto il corpo veniva fatto colare piombo fuso, olio bollente, cera e zolfo insieme. Soltanto dopo questa cerimonia inizi lo spettacolo vero e proprio: il corpo di Damiens fu legato a quattro cavalli da tiro per lo smembramento. Ma Damiens era di costituzione cos robusta che le membra resistevano. Provai un moto di orrore nel constatare che le braccia e le gambe si allungavano smisuratamente sotto il tiro dei cavalli ma non cedevano. Le dame restavano indifferenti. Fu necessario per aiutare lo sforzo dei cavalli l'intervento di un chirurgo, che pratic incisioni alle ascelle e alle giunture. Una coscia si stacc per prima poi l'altra, poi un braccio. Damiens era ancora vivo e gridava mentre i cavalli continuavano a scalpitare. Nell'atroce silenzio che ci avvolgeva tra un gemito e l'altro della vittima sentii alla mia sinistra un fruscio: Tiretta aveva sollevato con molta discrezione la gonna dell'abbondante vecchia zia della damigella Lambertini e ne abusava sconciamente. La vecchia signora, da parte sua, mostrava la pi totale indifferenza a quanto le stava capitando per non scandalizzare la giovane nipote. Insomma Damiens moriva nell'indifferenza e nell'orgasmo. Fui l'unico a distogliere lo sguardo e tapparmi le orecchie per non sentire l'ultime grida. E quando chiesi alle donne come avevano potuto assistere con tanta disinvoltura a torture cos ripugnanti si stupirono della mia sensibilit e mi guardarono quasi con disprezzo o sospetto, non so. Poi con grande naturalezza la giovane Lambertini sorrise spiegandomi che il suo amore per il sovrano era tale da giustificare qualsiasi crudelt nei confronti di chi aveva attentato alla sua vita. Non si pu provare piet disse per simili mostri. E sorrideva. Anche sua zia sorrideva.
Casanova - Sorridevano. Se davvero straordinaria la capacit delle donne di non sentire alcuna piet quando ritengono giuste le sofferenze altrui, ancora pi straordinaria la loro pretesa di riceverla quando ritengono ingiuste le proprie. Ricordo cinque sorelle di Hannover cadute in disgrazia. Erano bellissime. La pi grande aveva ventidue anni, la pi piccola quattordici. Morto il padre, avevano finito per perdere ogni loro ricchezza. La madre era immobilizzata a letto e rischiava l'arresto per debiti. Loro rischiavano il lastrico. Nessuno degli amici d'un tempo muoveva un dito per aiutarle, pur trattandosi di gentiluomini ricchi e generosi. Ma perch? Perch mi spieg una delle hannoveresi che si era rivolta a me per aiuto pretendevano in cambio favori che avrebbero offeso la loro dignit. Ci significava cercai di spiegare a mia volta alla ragazza che quei signori le trovavano amabili e chiedevano loro semplicemente di soddisfare quei desideri che esse stesse ispiravano e di cui erano dunque in qualche modo colpevoli. Era perci naturale che, non avendo quelle fanciulle piet per i desideri di quegli uomini, questi non potessero averne per la loro indigenza. Io trovavo che quei gentiluomini avevano ragione. La ragazza ne fu scandalizzata. Ma io fui tanto chiaro da aggiungere che la pensavo come loro. Ammisi di essere animato dai medesimi desideri: vedete, dissi, la vostra disgrazia di essere belle. Se foste brutte nessuno di noi vi negherebbe le venti ghinee che vi occorrono. Ve le darei io stesso senza pensarci due volte. Ma visto che voi siete belle e fatte per ispirare ardenti desideri, nessuno crederebbe alla mia buona azione. Tutti attribuirebbero la mia offerta non alla generosit del mio cuore ma all'intenzione di ottenerne una ricompensa, che non venendo mi renderebbe a ragione molto ridicolo. Voi valutate la vostra dignit al di sopra di ogni altro bene. Non nutrite alcuna piet per i nostri desideri. E va bene. Noi vi lasciamo la vostra dignit e ci teniamo il nostro denaro per procurarci con altre i piaceri che voi ci negate. Non vi pare ragionevole? Le ragazze trovarono che il mio non era un linguaggio paterno. Ed io non ebbi difficolt ad ammetterlo: nei loro confronti non m'interessava altra parte che quella d'amante l'unica del resto che ho sempre sostenuto ,con tutta la mia fantasia ed il mio fervore in qualsiasi circostanza. Ma visto che questo offendeva la loro dignit promisi che non le avrei tormentate oltre con tali discorsi raccomandando per loro di non tormentare gli uomini. E feci per andarmene. Ma mi trattennero. La loro dignit non avrebbe comunque sofferto alcun pregiudizio da un invito a cena. Le mie cinque deliziose ninfe, superata la perplessit iniziale, furono felici e grate non soltanto dei miei doni ma della lezione che avevo loro dato. E poi una dopo l'altra, giorno dopo giorno, si contesero la mia compagnia. Vittoria fu la prima. Era come il suo nome: destinata a vincere qualsiasi partita d'amore per sfinimento dell'avversario. Poi tocc ad Augusta, poi ad Ippolita... tutto annotato tutto scritto dettagliatamente nei miei capitolati, dai quali un giorno trarr 10 straordinario racconto della mia vita. Gabriella era la pi piccola. Pu darsi che mi sia piaciuta pi delle altre per via di quei suoi quattordici anni. Pu darsi ma credo di averle adorate tutte allo stesso modo per l'ebbrezza incantevole cui sapevano abbandonarsi nei momenti di felicit credo di avere adorato anche me stesso in quei giorni per averle rese cos felici.
come immalinconito dal ricordo. Ma anche compiaciuto. Muta istericamente toni ed espressione a seconda che parli del proprio dolore nel separarsi dalle hannoveresi (che lo deprime) o del loro nel separarsi da lui (che lo esalta).
Casanova - Dedicai l'ultimo giorno a Ippolita e Gabriella, che tutti ormai consideravano la mia sposa bambina. La mia felicit con lei era perfetta ed io la ricambiavo con la fedelt per quindici giorni ignorai le sue sorelle, trattandole come sorelle a mia volta nonostante quello ch'era accaduto tra noi. Eravamo insomma una meravigliosa famiglia, terribilmente unita. L'ultimo giorno con Ippolita e Gabriella decidemmo di sfiancarci in una pazza corsa a cavallo. Uscimmo dalla citt al passo poi ci lanciammo al galoppo fino a Barret, dove facemmo colazione mezz'ora dopo. Avevamo percorso dieci miglia in venticinque minuti. 11 che parr inverosimile a chi non conosce la velocit di certi cavalli tedeschi. I nostri erano superbi come le due amazzoni, cos ebbre nel loro sudore di felicit da stordire chiunque le guardasse. Al momento di dirci addio il giorno dopo le cinque ragazze di Hannover piangevano a dirotto. Mi confortava nel separarmi da loro la certezza di avere davvero compiuto una buona azione, perch nel frattempo ero riuscito a combinare un matrimonio tra la dolce Augusta e Lord Pembroke un matrimonio con regolare contratto di nozze: una rendita di cinquanta ghinee al mese per tre anni, una casa a Saint-Alban, domestici ed ogni agiatezza. Il che avrebbe consentito a tutt'e cinque le hannoveresi e alla vecchia madre di vivere per il futuro nella massima tranquillit. Piangevano tutte al momento di dirci addio. Io mi chiusi nella mia stanza d'albergo per tre giorni attanagliato da una cupa tristezza. In un mese avevo speso con le hannoveresi tutto il ricavato degli ultimi miei affari e in pi avevo quattrocento ghinee di debiti. Sistemai ogni cosa con le mie carte di credito e la vendita di qualche gioiello. Decisi quindi di prendere il mare per Lisbona. Ma prima scrissi a Bragadin per farmi accreditare duecento zecchini per corriere. Avevo ancora gli occhi rossi e il cuore gonfio di malinconia quando lasciai quella stanza in cui ero stato felice con Gabriella, Ippolita, Augusta, Vittoria... E all'improvviso nell'attraversare la hall dell'albergo il mio sguardo incontr quello di... Ma no, questa un'altra storia.
Le due
Mentre parla si sposta da un angolo all'altro della stanza, sistema oggetti fuori posto, riprende ad assaggiare cibi. Ha preso da una scatola aperta un mazzo di carte e lo manipola con destrezza, come un prestigiatore. Sta per disporre le carte sul tavolo, come per un solitario, quando all'esterno si sentono nuovi rumori di cavalli in arrivo. Tende ancora una volta l'orecchio all'esterno, pigramente, senza pi alcun interesse, e scuote il capo, scorrendo tra le dita le carte.
Casanova - Non verr. Lo dicono anche le carte. (Legge le carte con distacco, lasciandole cadere sul tavolo, dopo una rapida scorsa, una dopo l'altra) Le due coppe dell'innamoramento e dell'unione sono strette tra l'Eremita e il Sole. L'Eremita invita alla prudenza il Sole segno di felicit. Come conciliare felicit e prudenza? Vediamo. Accanto all'Eremita c' la Donna di Denari, accanto al Sole il Bagatto Le Bateleur, come dite voi francesi, dunque me, la Volont di Essere. Essere che? Il vostro amante, signora. Ma voi siete prudente e interessata, come vedo. Altrimenti sarebbe venuta la Donna di Coppe, tenera come una madre o una sposa verginale oppure la Donna di Spade, irata e vendicativa come una vedova senza rassegnazione o un'amante tradita. Invece no: la Donna di Denari, una cortigiana senz'amore o un'innamorata cos cortigiana da non saper sacrificare il proprio benessere, la sicurezza, la servit al sogno. Addio, amica mia. (Tira distrattamente un'altra carta, come cercando soccorso) Eccola, la Morte. Ma niente paura. Non c' pericolo. da tempo che cammino sotto l'ala della Morte senza riceverne alcun danno. La Morte non morire nel codice della divinazione. solo la compagna del guerriero di colui che sfida la vita. Ecco tutto. Per il Destino la Morte rinascita, rinnovamento s, insomma come a teatro: ogni finale un principio, ogni principio un finale. Addio, signora stanotte ho un'amante molto pi importante di voi. (Fissa la carta della Morte, la mette bene in luce perch tutti la vedano, se la porta alle labbra e la bacia) Dammi un figlio... Dammi un figlio... (Parlando alla carta, come un innamorato, con le lacrime agli occhi) Dammi un figlio... Racconta una leggenda assai remota che un libertino, avvicinandosi la fine dei suoi giorni, tent di sedurre la Morte per protrarre la vita. Ma guardandola negli occhi se ne innamor, come di tutte le Donne Ineluttabili. Ne fu riamato. Dammi un figlio supplic allora prima di abbandonarsi all'amplesso e sprofondare nel vuoto senza fine di quel piacere irreparabile che gli occhi cerchiati della Morte lasciavano intravvedere... Dammi un figlio. (Prende un'altra carta) Ecco, ancora la Luna. Torna in gioco la Luna. Ma a quel tempo non esisteva ancora la Luna. Dammi un figlio insist il libertino con la Morte. (Casanova piange, lascia cadere le carte, cammina su e gi per la stanza, prende un pezzo di torta dal tavolo e la divora nervosamente, versa del vino e lo beve d'un sorso, si riprende, come obbligato dal dovere di terminare il racconto. Lo fa con tono mondano, sorseggiando vino e gesticolando con grazia) S, insomma il libertino mor e fu pianto da tante donne che perfino la Morte, amante il pi delle volte indifferente, fin per commuoversi ed esaudire il suo ultimo desiderio. Cos ne rest incinta e lo ripartor. Il vecchio libertino a questo modo rinacque ragazzo e corse subito alla ricerca di tutte le sue donne. Ne incontr molte, spesso con gli occhi ancora umidi di pianto, altre volte racconsolate, ma tutte con quel medesimo viso, quella medesima pelle che lui aveva amato. Le chiam per nome. Corse loro incontro, ma tutte quelle che lo videro rimasero terrorizzate e fuggirono. Lui gridava: Non vi spaventate, sono mio figlio! Ma quelle fuggivano, mentre lui tentava di avvertirle: Non fuggite, se no morirete per sempre! Se mi aspettate risorgeremo insieme nel cielo. Non fuggite! Ma fuggirono. Il ragazzo rest solo, crebbe, divent uomo e mor e in cielo per la prima volta comparve la Luna. Da allora quel libertino continua a rinascere e morire tutte le notti regolando coi suoi andirivieni le maree di sangue nel ventre delle donne rimaste sulla terra. Ma quelle che fuggirono morirono per sempre. (Casanova stanco, come sopraffatto dall'intensit del racconto che ha appena terminato. Beve ancora e siede, concludendo con un 'ultima battuta, quasi una specie di morale, la storia) cos. Per questo la Luna l'astro tenerissimo di tutti i libertini. Per questo le donne le dedicano a scadenze ben precise l'omaggio sanguigno del proprio ventre. Perch la Luna con la sua malinconia e i suoi tradimenti cela nel suo mistero l'identit di un libertino essa stessa.
Ripone ordinatamente le carte sul tavolo dopo averle rimescolate. Rimane un attimo a riflettere sul responso, poi si scuote con un'aria improvvisamente dubbiosa che parrebbe quasi un rifiuto del verdetto ricevuto.
Casanova - cos, dunque... Voi dite che non verr. Ne siete sicure? Sentiamo i numeri loro non sbagliano mai. I dadi dove sono i dadi? (Fruga in una sacca da viaggio) Eccoli... Ed ecco anche l'Oracolo. (Tira fuori, insieme ai dadi, un misterioso libriccino, che sfoglia molto delicatamente) Ecco vediamo un po' le tavole che c'interessano. Poniamo la domanda giusta. (Legge) Di quale specie l'amore che ti viene professato? No, non c'entra. La persona che ora presente farebbe teco l'amore? Quale persona? Non c' nessuno qui. Sei veramente corrisposto in amore? Ma no, non questo che voglio sapere. Voglio sapere se verr. Possibile che non ci sia una domanda pertinente! Ecco, forse questa proviamo. A che pensa in questo punto la persona amata? Saperlo pu servire pi che sapere se m'ami. Numero della questione: venti. (Lancia i dadi) Nove. Venti pi nove meno uno: tavola ventotto. Risposta: nove, il numero gettato dai dadi. Vediamo. Ecco: pensa all'istante vicin dell'abbandono. Vaga. Pertinente ma vaga... Pu significare troppe cose. Pensa all'istante vicin dell'abbandono... Va bene, ma quale abbandono? L'abbandono di due amanti che si gettano l'uno nelle braccia dell'altro? In tal caso, vuol dire che verr. O l'abbandono dell'addio? In tal caso, la separazione. Non verr. Riproviamo... (Lancia ancora dadi) Due. Venti pi due meno uno: tavola ventuno. Risposta: due. (Legge) Tu solo or sei del suo pensiero oggetto. S, certo. Ma in che senso? Nel senso che mi ama? Va bene, ma che dimostra? Che verr? Non necessariamente. Che mi stia pensando certo ma pu farlo sia che abbia deciso di raggiungermi sia che abbia deciso di lasciarmi... Proviamo un'ultima volta. (Lancia i dadi) Quattro. Venti pi quattro meno uno: ventitr. Tre... Cio no, quattro. (Legge) Volge il pensiero d'ingannarti al modo. E quale amante, prima o poi, non lo fa? (Scrolla le spalle e depone con noncuranza dadi e libretto sul tavolo) Anche i numeri sono vaghi stanotte. Come le carte.
Riprende a passeggiare e parlare freneticamente tra s.
Casanova - Numeri, dadi, tarocchi, cabala, oroscopi... Di talismani e pendoli, petali di margherita e bolle di cristallo sono lastricati i sentieri della seduzione. Nemmeno questi nuovi filosofi che si dicono sacerdoti della Ragione quel Volterio ed i suoi accoliti nemmeno loro con i pi elocubrati artifici delle loro dottrine sono riusciti a scardinare O quanto meno comprimere la naturale tendenza degli amanti a rifugiarsi, comunque vadano le cose, nel mistero della divinazione. Al contrario, l'hanno rafforzata come conseguenza forse dell'urgenza di sciogliere l'amore dai lacci della Ragione, liberandolo in primo luogo dalla responsabilit di scelte meditate. Oracoli e profezie d'amore, auspici e segni premonitori, astri... Passare una spugna filosofica sul cielo e cancellare lo zodiaco ci hanno provato. Non ha funzionato. E perch avrebbe dovuto? In nome dei lumi della Ragione? Via, siamo seri. Non c' riuscita nemmeno la chiesa romana in nome di Cristo... Anche se non si capisce perch dovesse avercela tanto con l'astrologia una religione il cui fondatore nasce annunciato da una stella e si circonda di dodici apostoli dodici come i segni dello zodiaco per poi provocare in morte un'eclissi di sole. Ma con loro, coi sacerdoti della Fede si finisce sempre per intendersi. 1 loro dogmi sono accessibili. coi sacerdoti della Ragione che l'intesa si fa difficile. I loro teoremi sono spesso inaccessibili. Peccano di logicit e presunzione. La loro chiesa non indulgente come quella cattolica: brucia egualmente i suoi eretici e ha inquisizioni ben pi efficienti inesorabili perch sotterranee. Ma soprattutto non d requie all'anima perch non ci crede. Cos, ignorandola le infligge la pi dolorosa delle torture, non attenuata certo dal fatto che non infierisca sui corpi. Infine non considera la confessione, estorta o spontanea, un sacramento quindi non elargisce assoluzioni. (Indugia a riflettere. Non certo di avere ragione, ma sa di non avere del tutto torto. sconcertato. Si interroga, risalendo ad immagini colte) II sonno della Ragione genera mostri, dicono. Che vuol dire? Che non bisogna ubriacarsi, sognare, impazzire d'amore? E perch? Non altrettanto vero il contrario? Allora io dico che il risveglio della Ragione genera mostri. Chi pu ragionevolmente contraddirmi? (Pausa. Amarezza) Le loro certezze mi fanno orrore. Ma insomma, chi siete? Che volete? Illuminarci? E va bene riconosciamo che siete colti ed aggiornati. La storia dalla vostra riconosciamo che avete ragione. Tanto, se non ve la diamo ve la prendete lo stesso. Anzi ce l'avete gi. Vi appartiene da sempre. Ma che volete in cambio dei vostri lumi? In cambio ci togliete la notte, la magia, l'allucinazione, i cimiteri, gli spettri, gli amanti protesi dai balconi, le mirabili scope volanti delle streghe, l'oroscopo, le scommesse col destino (di qualsiasi genere: l'idea di scommessa in s che irrazionale) e l'androgino, il sole che si congiunge con la luna, gli esili fianchi della vergine Giovanna, l'occhio profondo di Morgana, i santi tutto questo vi prendete lasciandoci come premio di consolazione per la nostra intelligenza qualche formula matematica, un'anatra meccanica e un automa che gioca a scacchi. (Sempre pi amaro, sempre pi perdente, sempre pi consapevole di non avere vie d'uscita contro l'incalzante mostro dell'illuminismo) Come darvi torto? Per... Le streghe non si devono bruciare, d'accordo. Ma non si devono nemmeno amare? Qualcosa ci vieta di cedere alla loro mala? I vostri argomenti sono identici a quelli dell'Inquisizione. Voi vietate di amare ci che sognate perch il sogno indimostrabile. Voi non avete altra verit che quella dei vostri teoremi. Bruciate gli stessi libri che bruciavano i preti: i preti perch ci credevano e per questo li temevano; voi perch non ci credete e li temete lo stesso. Cos avete spento roghi irrazionali per ergere ghigliottine razionali. Avete abbattuto dei irragionevoli per deificare la Ragione.
Le tre
Casanova - Povero Volterio, nessuna donna mai venuta con te per amore. (Con improvviso slancio) Con umilt e passione, signor Volterio, venni a cercarvi nella vostra villa in Svizzera per prosternarmi ai vostri piedi e dirvi che quello era il pi bel momento della mia vita. Di fronte a tutti i vostri cortigiani ve lo dissi: Da vent'anni voi siete il mio maestro e il mio cuore pieno di gioia per la fortuna che mi capita finalmente d'incontrarvi! Mi rispondeste con una battuta: Onoratemi ancora per vent'anni diceste e promettetemi di portarmi alla fine i miei onorari. Risero tutti. Ma seppi difendermi: Ve lo prometto risposi purch voi mi promettiate di aspettarmi. Quanto parlaste quella sera, signor Volterio: letteratura, teatro, politica, umanit sembrava che tutto il sapere vi appartenesse. Intorno vi ascoltava una corte di isterici devoti al confronto della quale la corte del re di Francia a Versailles sarebbe potuta passare quella s per un austero asilo di filosofi. Contraddirvi non era permesso: voi che vi dicevate pronto a morire per difendere il diritto altrui di professare un'idea diversa dalla vostra eravate l pronto, malignamente arrampicato sul vostro seggiolone, a linciare con un ghigno e una battuta chiunque non si fosse lasciato asservire dalla suggestione del vostro sproloquio. E ne dicevate di sciocchezze: arrivaste a dire che i francesismi migliorano la lingua italiana. Vi risposi che la rendono insopportabile come accadrebbe alla lingua francese del resto se lardellata d'italiano o di tedesco, sia pure scritta dal grande Volterio. Ne conveniste il che valse a dimostrare se non altro ch'ero in grado di tenervi testa e niente affatto confuso dal vortice della vostre arguzie incessanti. Tentaste di mettermi in difficolt chiedendomi quale genere di letture preferissi vi risposi che il mio libro era l'universo intero e che mi piaceva studiare l'uomo viaggiando. Ironizzaste: ma il libro troppo grande. Meglio studiare la storia. La storia? Quel calendario di delitti che l'uomo chiama storia? S, certo se la storia non mentisse. cos piena di menzogne la vostra storia che bisogna cercare la verit nelle favole. Come nei miei viaggi. Io viaggio anche dormendo. Che itinerario preferite per questi vostri viaggi? Chiedeste allora ed io, pronto: Orazio. Orazio? S, Orazio lo so a memoria e lo trovo dappertutto. Litigammo sull'arte di scrivere sonetti arte che i francesi non sono in grado di praticare con profitto per via dell'impaccio della rima cui la loro lingua non si addice. Ci riconciliammo sull'Ariosto e sul sorriso di madame Denise... (Declama l'Orlando furioso polemicamente, rivolto a Voltaire e alla sua corte, eccitandosi mano mano) Chi va lontano da la sua patria, vede cose da quel, che gi credea, lontane: che narrandole poi, non se gli crede, e stimato bugiardo ne rimane; che'l sciocco vulgo non gli vuor dar fede, se non le vede e tocca chiare e piane; per questo io so che l'inesperienza far al mio canto dar poca credenza. Poca o molta ch'io ci abbia, non bisogna ch'io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro; a voi so ben che non parr menzogna, che'l lume del discorso avete chiaro; et a voi soli, ogni mio intento agogna che'l frutto sia di mie fatiche caro. (Dopo questa tirata allusiva e provocatoria all'indirizzo del lume di Voltaire, riprende fiato. Quindi cambia registro, come si rivolgesse a una donna, forse quella Denise che ha appena citato, con struggente tenerezza, fino a commuoversi) Ingiustissimo Amor, perch s raro corrispondenti fai nostri desiri, onde perfido avvien che t' s caro il discorde voler ch'in duo cor miri? Gir non mi lasci al facil guado e chiaro, e nel pi cieco e maggior .fondo tiri: da chi disia il mio amor tu mi richiami e chi m'ha in odio vuoi ch'adori et ami. Fai eh'a Rinaldo Angelica par bella, quand'esso a lei brutto e spiacevol pare; quando le parea bella, e l'amava ella, egli odi lei quanto si pu pi odiare; ora s'affligge indarno e si flagella, cos renduto ben gli pare a pare; ella l'ha in odio, e l'odio di tal sorte, che pi tosto che lui vorria la morte. (Ormai preso da un irrefrenabile pianto, con rapsodico slancio) Pensoso pi d'un'ora a capo basso stette, Signore, il cavalier dolente-poi cominci con suono afflitto e lasso a lamentarsi s soavemente, ch'avrebbe di piet spezzato un sasso, una tigre crudel fatta clemente; sospirando piangea, tal ch'un ruscello parean le guancie, e'I petto un Mongibello. (Riprende il suo racconto, asciugandosi gli occhi e ricomponendosi dopo tanta enfasi) Piangevano tutti intorno a me per la passione che avevo messo nel mio canto. Denise mi butt le braccia al collo urlando: Com' possibile, com' possibile che il Papa non abbia messo all'indice dei versi cos conturbanti?!... Con la sua mesta logica razionale le rispose Volterio sostenendo che ci non era accaduto perch le due grandi famiglie d'Este e dei Medici avevano interesse a sostenere il poeta per loro particolare prestigio. Non degnai nemmeno d'una risposta una cos meschina considerazione e me ne andai in giardino con Denise. (Declama con contenuta tenerezza, senza pi clamore n tecnica, qualche altro frammento dell'Ariosto, con evidente riferimento alla venust della donna di cui parla) Sola fra tutti Alcina era pi bella, s come bello il sol pi d'ogni stella. Di persona era tanto ben formata quanto me' fnger san pittori industri; con bionda chioma lunga, et annodata, oro non che pi risplenda e lustri: spargeasi per la guancia delicata misto color d rose e di ligustri; di terso avorio era la fronte lieta, che lo spazio finia con giusta meta. La bocca sparsa di natio cinabro... Bianca nieve il bel collo, e il petto latte, il collo tondo, il petto colmo e largo... Gli angelici sembianti nati in cielo non si ponno celar sotto alcun velo... Ah, Denise... Cos superiore, bella, intransigente. Avresti potuto fare di me il pi felice degli uomini. Avresti potuto liberarmi della mia inutile libert. Avresti potuto... (Rimuove di colpo il pensiero della donna. Si versa da bere) Detesto le donne di questi filosofi moderni. Finiscono per condividere morbosamente i pensieri dei loro uomini. La loro passione dominante l'amore per l'umanit l'umanit cos in generale, non il singolo individuo. Questo amore le acceca, spersonalizza ogni loro sentimento. Tutto diventa motivo di dibattito, discussione, disamina. Non questo il modo di rispondere all'amore. Io ti dico che t'amo, Denise e tu mi rispondi che anche tu m'ami perch ami l'umanit. Io ti slaccio il corsetto e tu mi lasci fare continuando a parlarmi dell'umanit. Sprofondiamo in un cespuglio che profuma di verbena e tu... Come sei disumana, Denise, mentre ti verso in grembo le stille calde del mio amore come sei disumana con tutto questo tuo amore per l'umanit. Non riesco ad esserne geloso non una grande rivale l'umanit. Non in grado di godere dei benefici che tu vorresti offrirle. Nessun filosofo n donna di filosofo potr mai liberarla dalla belva che la divora per una ragione molto semplice: questa belva le cara. Non ho mai riso tanto quanto nel leggere di Don Chisciotte costretto a difendersi dai galeotti ai quali per grandezza d'animo aveva reso la libert. (Di nuovo malinconico, depresso) Quanta pena dovettero farti dopo l'amore questi miei pensieri, Denise. Mi dispiace che abbiate un'idea cos cattiva dei vostri simili, dicesti. Che risponderti? Amo la libert, tutto qui. Anche la mia libert, cos inutile senza una donna come te con cui dividerla, pur sempre libert libert di non assomigliare ai miei simili. Io sono libero dovunque. Anche sotto i Piombi? S, anche sotto i Piombi. Perch ne sei fuggito allora? Perch ne avevo diritto. Come il governo aveva diritto d'incarcerarmi. Il mio rapporto con gli inquisitori di stato fu buono, dopo tutto. Glielo lasciai scritto fuggendo, in un biglietto che dimostra tutta la mia serenit: Voi dovete fare quanto in vostro potere per tenere in carcere chi ritenete colpevole. Lui per deve fare quanto in suo potere per sfuggirvi, dato che non prigioniero sulla parola. Ecco tutto. Fu quest'assenza di rancore insieme alla mia grande intelligenza sostenuta da una favorevole congiunzione astrale a permettermi di riappropriarmi della libert perduta. Stupita? cos paradossale per un filosofo moderno sentire da chi ha subito un atto dispotico che non nutre nessun rancore per il despota? Ma la libert tu m'interrompi il tuo amore per la libert... Nessuno me l'ha mai tolta. Stavo per dire nessuna... Nemmeno ai Piombi? Nemmeno ai Piombi. Nessun rancore per Venezia? No, solo rimpianto, semmai... Ma no, nemmeno. Ci torner presto. Mi hanno appena offerto un lavoro importante una cosa delicata e remunerativa un incarico di grande prestigio e responsabilit... (China il capo sul tavolo, come se piangesse)
Casanova - Non drammatizziamo. La crudelt del governo veneto tutta letteratura fantasia di scrittori. I Piombi sono soltanto i Piombi una prigione. Despotismo?... Siamo seri. Come si pu ancora parlare di despotismo dopo avere assistito alle crudelt indescrivibili di una folla sfrenata e feroce che si raduna urlando nelle strade e taglia teste, impicca, stupra, deruba e massacra tutti coloro che non appartengono al popolo e magari osano ancora nutrirsi di idee fuori moda o semplicemente coltivare le buone maniere? La stessa folla che fece festa in piazza de Grve mentre straziavano il corpo di Damiens assiste oggi danzando alla decapitazione degli aristocratici. Questa filosofia... Prendetene atto sacerdoti del Libero Pensiero questa filosofia... Il popolo di Francia il pi abominevole di tutti i popoli. Lo dice lo stesso signor Volterio. Il popolo di Francia un camaleonte pronto a cambiare colore in bene e in male pronto a collaborare con qualsiasi nemico ed obbedirne gli ordini in bene e in male. Lo dice lo stesso signor Volterio.
Casanova - Se non fosse stato per quella sua smania di canzonare il prossimo che me lo fece odiare dopo tre giorni l'avrei giudicato un essere sublime in tutto io e Volterio saremmo diventati amici. Ho registrato minuziosamente tutto quello che ci siamo detti e non posso negare che c' del genio in quell'uomo. Forse se ci ritroveremo nel regno delle anime in cui peraltro non crede potremo abbracciarci e metterci d'accordo su tutto, magari scambiarci delle scuse, in nome di quella fraternit universale nella quale entrambi crediamo.
Le quattro
All'esterno diluvia.
Casanova - Ma piove... Diluvia. Le strade saranno un pantano ormai nessuna carrozza potr pi farcela per stanotte a raggiungere questa stazione di posta se non trainata dai cavalli dell'amore pi irriducibile. E non il caso della donna che aspetto. dunque l'ora di lasciar perdere e mettersi a tavola... (Offre il braccio a una dama immaginaria e la conduce premurosamente a sedere) Vieni, mia cara qui, siediti. Sarai stanca. (Sposta la sedia e le toglie amorevolmente un invisibile scialle) tanto che ti aspetto, sai. Temevo non venissi pi... Anzi, no (si corregge) temevo che venissi. Ma per fortuna non sei venuta. (Siede a sua volta. Si poggia il tovagliolo sulle ginocchia e prende una bottiglia) Ne vuoi? No? Dell'acqua? Gi, dimenticavo che sei astemia. Come dici? Solo un dito di vino, nell'acqua? Come vuoi, cara. Certo, un delitto. Ma quale delitto non ti sarebbe perdonato? (Le versa acqua e vino. Si versa a propria volta del vino) No no, ti prego. Non c' bisogno che mi spieghi. Lo vedo bene la pioggia, il traffico, la dogana... Ci che conta che tutto sia andato per il meglio. Se Dio vuole, non sei venuta. L'incubo finito i dubbi, l'ansia, le paure, la speranza. Tutto finito, se Dio vuole. Non sei venuta. questo che conta. Bevi, adesso. Mangia qualcosa, devi essere affamata. Ed anche stanca, certo. Come dici? Esausta? S, certo. Ma non temere tra qualche minuto potremo sprofondare in quel piumone caldo e dimenticare tutto quello che abbiamo passato. tutto finito, non temere. Ma intanto mangia qualcosa questo fagiano con la polenta straordinario. Troppo pesante? Assaggia almeno quest'anatra. Come dici? Soltanto del prosciutto? Ecco, amore. Solo una?... (La serve) Ti amo, Eleonora. Sei bellissima. Ora che non ci sei non ho pi dubbi se la pi bella, l'unica. La pi amata sempre la pi lontana. Naturale. una legge fisica. In ottica si deve allontanare l'oggetto attraverso la lente per poterlo mettere a fuoco conoscere, rimirare, quindi amare. Ti adoro, sai. Ancora del prosciutto? No? Un'ala di pollo?... Lo sai cos' l'adorazione, Eleonora? Lo sai cos' al confronto dell'amore? l'amore moltiplicato per mille, diecimila, un miliardo... l'intero firmamento al confronto di una stella. Ecco Eleonora, io t'adoro. niente l'amore che t'avevo promesso al confronto dell'adorazione io mi prosterno ai tuoi piedi. Grazie di non essere venuta, Eleonora. Grazie di questo ineguagliabile brivido che solo la tua assenza poteva donarmi... (Alza il calice) Al nostro amore, Eleonora... Che dico? All'adorazione. (Beve) Casanova e l'immaginaria dama mangiano in silenzio. Al termine, lui si alza e le va incontro affettuosamente, tendendole la mano come per aiutarla ad alzarsi.
Casanova - (tenero ed ambiguo) Sei stanca, vero? Sei inquieta? Pensieri oscuri ti tormentano? No, non dirmeli. Non li voglio conoscere. Non abbiamo pi nulla da temere qui, visto che non ci sei. Nessuno pu raggiungerci, visto che nemmeno tu mi hai raggiunto. Devi solo dormire. Come me, del resto. Vuoi bere qualcosa di forte? Ah, gi tu non bevi. Vuoi una tisana calda? Come?... l'oroscopo? Vuoi che ti faccia l'oroscopo? Ma non hai sonno? Casanova trae da una borsa una gualcita cartella di tavole astronomiche. Le poggia distrattamente sul tavolo, le scorre con lo sguardo, ne sceglie una e la studia pi da vicino.
Casanova - La tua Venere sta per entrare in congiunzione con la Luna il che non potr che accentuare il tuo amore per l'arte e per il lusso. La quadratura con Marte, per, ti render irritabile e irritante, suscettibile per ogni nonnulla attenta a non annoiare l'uomo che ami. Me?... No non credo, visto che il tuo Medio Cielo staziona sulla Quarta Casa: focolare domestico e via dicendo, sicurezza, bambini, cucina... Peccato sarebbe bastato spostarlo di due tre gradi e saremmo stati uniti per sempre nella Quinta Casa: l'azzardo, gli amori istintivi, l'eterna vacanza ed una sconfinata indulgenza per se stessi... Attenta a Saturno nello Scorpione potresti restare incinta quando meno te lo aspetti. La vedo questa gravidanza la vedo proprio vicina attenta a un'insidia di Mercurio in semisestile con Venere... (Solleva lo sguardo dal foglio e fissa negli occhi la dama inesistente, con aria subdola e paterna) Sei preoccupata?... Via, non drammatizziamo. Posso aiutarti. Viviamo tempi moderni e illuminati anche se in fondo il genio umano non ha certo dovuto aspettare la dea Ragione per prevenire una gravidanza. (Estrae con un ambiguo sorriso dal taschino del gilet una piccola busta rosa, che apre con cura, sfilando delicatamente con due dita una specie di budello trasparente, stretto e lungo poco pi di un palmo. Glielo mostra) Vedi, Maria. Non hai nulla da temere, amore mio. Questa pellicola trasparente ed impermeabile ci preserver da ogni rischio. Senza privarci del piacere che cerchiamo. Vedi un indumento del tutto elastico, ricavato dalle visceri di un animale, che aderir perfettamente, stirandosi e ritraendosi. Vedi, poco pi lungo di otto pollici, ma variabile a seconda delle nostre esigenze. Come dici? Se davvero sicuro? Guarda. chiuso ermeticamente. Vedi? No, certo solo da una parte. naturale. Dall'altra invece... Come dici? Come fissarlo? Amore mio, quanto sei ingenua!... Ma non vedi questo nastrino rosso?... Pensavi fosse solo un ornamento?... Ma no, non vedi che passa in una guaina?... Ecco, basta farlo scorrere poi stringere, annodarlo e l'indumento indossato, ben calzato, pronto alla funzione per cui stato concepito. Ah, scusami, tesoro concepito l'ultimo aggettivo che avrei dovuto usare in un momento come questo. (Passando dal tono colloquiale diretto a quello narrativo, non pi rivolto all'interlocutore inesistente ma al pubblico o a se stesso) Povera Maria era terrorizzata. Nelle sue condizioni di conversa ormai vincolata dai voti una gravidanza l'avrebbe esposta alle severissime pene dell'autorit ecclesiastica. Le proposi di seguirmi a Roma dove avrei fatto annullare i suoi voti e l'avrei resa certamente felice. Ebbe paura. Hanno sempre paura le donne quando un amante propone soluzioni grandiose. Bruciano d'amore, impazziscono ma poi ti abbandonano, preferiscono la sicurezza della casa o del convento, come nel caso di Maria. Sono stata cos felice in questi giorni che mi baster per tutta la vita. Cos mi disse la mia bella suora prima di rientrare in convento... Per tutta la vita mi basteranno i giorni che ho diviso con te. Lasciami ritornare nella tomba. E nellaccomiatarsi mi don un piccolo somigliantissimo ritratto devo averlo qui con me (fruga nelle tasche, poi in una borsa) eccolo un ritratto nel quale era riprodotta nuda e nella stessa posa di quell'altra sua sorella che avevo amato a Venezia, s insomma, della prima suora della mia vita. Le avevo fatto vedere a suo tempo quell'immagine e lei, tenerissima, si era affrettata a farsi ritrarre per me da un abilissimo pittore miniaturista di Annecy in quella medesima posizione. Part una mattina alle quattro per raggiungere le altre converse. La rividi per caso il giorno dopo mentre cavalcavo sulla strada di Chambery. Veniva con un'altra conversa verso di me lentamente a testa bassa. Quando ci incrociammo l'altra conversa mi chiese l'elemosina. Io le diedi un luigi d'oro. La mia santa non mi guard.
Casanova - Ecco, ha smesso di piovere. Anche il tempo incostante stanotte. Tra poco far giorno. (Passa distrattamente le dita tra le carte astrologiche sparse sul tavolo. Sorride scrollando le spalle) Fammi l'oroscopo, leggimi le carte, guardami la mano... Non c' donna che nel chiederti certe cose non sottintenda in pratica qualcos'altro. Non c' donna che non si conceda se le offri l'opportunit di dare la colpa a un oracolo attribuire la sua debolezza al destino... Vale per illusionisti e ciarlatani, ma anche per i confessori. Chiss, dipender dal fatto che l'amplesso l'unica manifestazione fisica che possa procurare sensazioni analoghe all'estasi dei santi. Cos dicono... Sta di fatto che magia e religione sono supporti ineguagliabili alle imprese d'amore pretesti unici per la fascinazione. Di qui forse l'inclinazione delle donne pi pie per certe forme d'auto mortificazione crudeli e voluttuose al tempo stesso che vanno dalla flagellazione al cilicio. Sar per via del fatto che entrambi gli slanci, quello religioso e quello erotico, scaturiscono dal medesimo delirio di sottomissione e adorazione. Fammi l'oroscopo... Passammo un paio d'ore a parlare di astrologia. Poi madamigella Roman mi chiese di fare due passi in giardino. Ebbero tutti la cortesia di lasciarci soli. Discorremmo liberamente di tutto ma ebbi la destrezza di recitare un monologo sulla sua bellezza e sulla sua saggezza, per non parlare di tutte le altre virt che riuscii a enumerare, da farla sciogliere in lacrime e farle ammettere: se il Cielo ha deciso ch'io debba maritarmi vorrei davvero tanto che il mio sposo somigliasse a voi. Non aveva che sedici anni la bella Roman. Cos arross della sua stessa audacia e fugg lasciandomi come il pi felice e il pi infelice degli uomini, sospeso com'ero tra la certezza del desiderio reciproco e l'incertezza di poterlo appagare. Di certo non c'era tra noi che il mio bisogno urgente di essere amato da lei. Devo allo Zodiaco, se non altro come pretesto, l'appagamento del mio sogno. La sera dopo mi fu recapitato un biglietto sul quale la piccola Roman aveva segnato il giorno, l'ora e il minuto della sua nascita... Senza parole. Significava che solo con la scusa dell'oroscopo si poteva giustificare un secondo incontro tra noi. A casa mia? A casa tua? No, c' la zia. Lo so bene, solo per dimostrarti la purezza delle mie intenzioni. A casa mia, stasera.
Le cinque
Casanova getta via con una risata (amarissima) tarocchi e carte astrologiche.
Casanova - Truffa, raggiro, millanteria!... I miei dotti biografi, moralisti e saccenti non smetteranno mai di rinfacciarmelo. E nemmeno le menti illuminate. Perfino i nuovi filosofi finiranno per fare comunella col tribunale dell'inquisizione. Sul mio nome ragione e religione si daranno la mano per confermare il rapporto segreto degli sbirri veneziani per dire insomma che s, questo Casanova letterato ma di una mente feconda di cabale, essendo sempre stato suo costume vivere a spese altrui e coltivare gente facile a credere o amante del libertinaggio e delle sregolate passioni. S, certo questo Casanova giocatore di carte dotato di fantasia iperbolica, tale da consentirgli coi suoi raggiri di vivere a spese di questo e di quello. S, insomma ha rovinato il nobile Zuanne Bragadin cavandogli molti denari con la fandonia che venir doveva l'Angelo della Luce... Impostore?... Cos sarebbe se nel dispensare tesori e segreti non fossi riuscito a conseguire il principale dei miei scopi cio la felicit, mia naturalmente ma anche delle mie vittime. Vittime poi?... Non c' stata vittima che non mi fu anche complice sollecitando il mio inganno e godendone. Dio mio, quanto godemmo tutti insieme del medesimo gioco quanto ci divertimmo tutti, ciarlatano e spettatori... Devo dire che ho amato tutti e tutte nella mia vita a condizione che l'amore per il prossimo non fosse in contrasto con l'amore per me stesso. Le donne... Avrei dovuto sposarle tutte davvero non ne ho sposata nessuna ma a molte ho trovato marito interessandomi al loro futuro con la premura di un padre. Alla felicit di alcune ho contribuito costituendo loro una dote dato che il denaro, grazie agli infami artifici che taluni mi attribuiscono, non mi mancato mai... In realt sono un genio finanziario oltre che un maestro di morale e le cabale non sono poi cosa tanto sciocca se mi hanno permesso di risanare le finanze di Francia. In che modo? Semplice. Prendete novanta numeri ed estraetene cinque alla settimana. Permettete al popolo di scommettere acquistando cartelle in diverse agenzie sparse sull'intero territorio nazionale. Ciascuno acquister quanti numeri vuole puntando sul singolo estratto o su combinazioni di due tre quattro fino a cinque numeri. E mentre gli scommettitori vincenti riscuoteranno il loro premio fiumi di denaro si riverseranno nelle casse dello stato e nelle mie tasche, naturalmente, avendone io richiesto l'appalto. Ecco il mio progetto di lotteria s insomma, il gioco del lotto l'ho inventato io. Ci ho vissuto di rendita per una vita insieme ad altri traffici s'intende. Ma vi sembra poco? Il governo francese dovrebbe farmi un monumento. E me l'avrebbe fatto se la canaglia in armi non si fosse impadronita dello stato. Cosa credete che mi abbia permesso di parlare da pari a pari con i ministri delle corone pi prestigiose d'Europa e (sommessamente, chinando quasi servilmente il capo, compiaciuto e commosso dalla solennit di quanto afferma) non di rado con gli stessi sovrani. (Non riesce a trattenere la commozione. La voce gli trema e infine si spezza in un singhiozzo) Ah, Caterina!... Con accanto una donna come te sarei diventato il migliore degli uomini... (Prende da terra una carta dei tarocchi, la rimira, l'esibisce, la bacia, la rimira ancora, la bacia inondandola di lacrime) La Forza, Caterina la tua immagine... una donna che senza sforzo apre le fauci di un leone guardando con noncuranza il mondo intorno a s. Cos come se nulla fosse inespressiva e bellissima, senza che nulla turbi la regale perfezione del viso. Anche la gonna immobile, perfettamente stirata il cappello saldo sulla fronte come una corona... Ti amo, Caterina sei l'unica che davvero avrebbe potuto fare di me il pi felice, il pi sicuro, il pi realizzato degli uomini... Ti amo per quella cipria che non riesce a nascondere il terribile potere del tuo volto, per quel belletto che non pu renderti uguale a nessuna dama di nessuna corte d'Europa ti amo per quelle tue ciglia immobili che con un cenno possono muovere un'armata, per quella piega delle labbra che con una sillaba pu decidere della vita e della morte di un popolo ti amo per quella passeggiata irripetibile nella bianca gelida bruma del tuo giardino di Pietroburgo...
Si toglie di colpo, in tutta fretta, la giacca. Quindi fruga freneticamente nel baule da viaggio, tirando fuori altre giacche, una dietro l'altra, che si butta disordinatamente alle spalle. Finch non ne trova una da cerimonia, elegantissima, nera con guarnizioni dorate.
Casanova - (rimirandola compiaciuto) Ecco questa andr bene. (L'indossa. Si inchina vistosamente, salutando con un'ampia voluta della mano una dama inesistente) Maest ho inseguito tutta la vita quest'attimo ma nemmeno nei miei sogni pi temerari ho mai sperato che potesse giungere... Ah, Casanova tu non insegui che te stesso. No, Caterina io non inseguo che te te soltanto da sempre... (Fa quasi per genuflettersi e baciare un'invisibile mano. Ma la stessa invisibile mano lo risolleva, lentamente, mentre suoi occhi vagano smarriti nel vuoto circostante. Di nuovo eretto, composto, riprende con tono narrativo) La Zarina avanzava preceduta dal conte Orloff e seguita da due dame. Mi trassi da parte per lasciarla passare ma appena mi fu abbastanza vicina da riconoscermi li conged con un cenno della mano e mi rivolse la parola. Mi chiese che ne pensavo delle statue del suo giardino ed io non seppi nasconderle che le trovavo quanto meno bizzarre, dato che Saffo era raffigurata come un vecchio barbuto ed Avicenna come una femmina rugosa. Rise, apprezzando la mia sincerit, e cominciammo a passeggiare. Mi domand dapprima degli spettacoli cui avevo assistito a Pietroburgo poi di Venezia e delle feste veneziane. Ne approfittai per stordirla con tutte le meraviglie ch'ero in grado di elencare sulla bellezza mortale della mia citt, sui raggi della luna che s'inseguono tra l'onde nella scia delle gondole, sui suoni e sulle mascherate del nostro inebriante carnevale. Mi chiese allora del clima ed io rincarai la dose parlandone dell'umidit vellutata e mite di certe notti e delle nostre lunghe tiepide giornate. Anche l'anno da noi pi lungo di undici giorni per via del calendario gregoriano... (Si inchina di nuovo, riprendendo il tono colloquiale) Maest non sarebbe un'impresa degna della vostra gloria quella di rendere l'anno russo pari al nostro? Adottando il calendario gregoriano? Ma s tutti i paesi d'Europa l'hanno fatto con grande vantaggio. una questione che conosco a fondo posso illustrarvi ogni dettaglio d'equinozio. Il vostro cade il dieci, il nostro il ventuno di marzo ma la legge della luna di marzo ha poca importanza in fondo salvo che per la Pasqua e per gli ebrei. Secondo un mio progetto... (Si rialza. Di nuovo narrativo) Basta. Per farla breve non esagero ma la Zarina era davvero raggiante nel ringraziarmi sette giorni dopo per i miei consigli, che certamente erano serviti ad accelerare il progresso e accrescere la gloria della Russia, dato che tutti gli atti pubblici da quel giorno avrebbero recato due date, quella gregoriana e l'altra. Quanto al gioco del lotto... S, avevamo parlato anche di quello come di molte altre questioni personali e di stato. Quanto al gioco del lotto la Zarina non riteneva conveniente instaurarlo se non ponendo alle giocate il limite minimo di un rublo il che per avrebbe impedito ai poveri di giocare, cio in pratica all'intera popolazione russa. L'affare cadde cos nel vuoto e riprendemmo a parlare di notti veneziane e spettegolare sui sovrani che avevo recentemente incontrato, a cominciare da quella specie di sergente coronato del re di Prussia, cordialmente antipatico ad entrambi. Quanto al gioco del lotto l'ho gi detto niente... per mi confid languidamente, allusivamente, la mia regina che di tutto cuore avrebbe desiderato ch'io accettassi un impiego stabile a corte. Ma quale? Non amavo in fondo la Russia al punto da volerci restare... (Si toglie la giacca di gala, restando in gilet) Partii un mese dopo per Varsavia con un'attrice parigina di nome Valville. Mi aveva ispirato sentimenti tali (lo dice con voce atona, stanca, come ripetendo all'infinito una lezione scontata) da rendermi infelice per il resto dei miei giorni se non li avesse ricambiati... una frase fatta, lo so ma perch inventarne di nuove se rende cos bene l'idea. Un'attrice, quante attrici, tutte attrici come te mamma hai visto che bei viaggi e quanta bella gente ho incontrato... Caterina che donna straordinaria... un impiego a Pietroburgo. Mamma portami a casa ti prego mamma non lasciarmi in collegio... Non ti dar fastidio... Me ne star buono tra le quinte mamma portami a casa... Scriver per te commedie pi belle di quelle del signor Goldoni in veneziano. Con il tuo nome mamma in cartellone all'infinito: Zanetta Farussi Casanova prim' attrice la vedova pi bella di Burano... In veneziano mamma ho tradotto perfino l'Iliade in veneziano. L'ho fatto non sapendo che fare, perch sono sfaccendato e ozioso. Io non so la lingua greca ma scrivo cos bene in veneziano... (Declama) O Dea, cantami l'ira di Achille, figlio di Peleo... (Si corregge) Gran Dea che, co vol, s tanto cara, del gran fio de Peleo cant la bile, colera rovinosa, orrenda, amara, despetto atroce dell'ardente Achile. Cant quanto quell'ira ha cost cara a l'aneme de mile eroi, e mite morti e all'orrido inferno condannai da cani e corvi i corpi devorai. Un cumulo de guai tanto funesto. Donca sta causa un Dio. Musa sincera disne in cortesia sto Dio chi el gera. Mamma portami a casa... Ho delle splendide ricette per farti dimagrire tornare bella; prendi un'oncia di ginepro, un pugno di fiori secchi di rosmarino e veronica, riduci tutto in polvere e fai bollire in una boccia di vetro con tre pinte di vino bianco...
Il mattino
come intirizzito dal freddo, raggomitolato su se stesso. All'esterno si odono i tocchi di una campana. Il suono e la prima luce che filtra lo riconducono alla realt.
Casanova - Gi giorno. Non verr. Tanto meglio... (Comincia a raccogliere stancamente indumenti ed oggetti che depone alla rinfusa nel baule) I bagagli sempre i bagagli... Non si finisce mai di fare i bagagli... Ma questa volta basta torniamo a casa. Il cavaliere di Seingalt torna a Venezia... Giacomo Casanova (con alterigia, elencando i propri titoli) cavaliere di Seingalt dottore utriusque juris signore dello Speron d'Oro protonotario apostolico extra urbem membro dell'Accademia degli Arcadi membro dell'Accademia degli Infecondi membro della Hessen-Hamburgische-Patriotische und Literarische Gesellschaft membro... Come dici, amore? Non sono cavaliere? Seingalt non esiste? (sorride con indulgenza) Che vuoi che siano otto lettere rubate all'alfabeto che propriet di tutti? D'accordo non sono cavaliere io da solo mi sono fatto cavaliere. Va bene? Ho tolto niente a nessuno? Se per questo, non sono nemmeno dottore! Va bene? Seingalt non esiste? Il mio nome non esiste?... Ma sono io (urlando) sono io che non esisto!... Lo volete capire? Non c' nessuno qui non c' mai stato nessuno. Lei non verr. E perch avrebbe dovuto se non c' nessuno ad aspettarla? Guardate... Sotto questa cipria (si strofina la guancia) non c' nessuno. Sotto questa parrucca (se la toglie, la scaglia lontano) nessuno... Soltanto un povero bastardo pieno d'ingegno che non riesce a realizzare nessuno dei suoi sogni nemmeno l'amore per non parlare della letteratura o della scienza, del potere... Ma Casanova un mago, uno stregone Casanova dotato di superpoteri. Casanova conosce i segreti della cabala, l'arte della fascinazione... Siamo seri. Chi ha bisogno di superpoteri se non chi privo di poteri reali?... Quand'ho ferito in duello il conte Branicki, generalissimo di Polonia, facendo fremere i circoli aristocratici d'Europa per la mia audacia tutti si sono profusi in elogi per il mio orgoglio come per la mia fuga dai Piombi ma ha detto bene il principe di Ligne ridimensionando tutto: Il est fier parce qu'il n'est rien. S, Casanova fiero perch non niente... Allora ditemi che volete da me?... Che parte mi si chiede di recitare?... Dell'amante o del baro, dell'avventuriero, del grande iniziato, dell'ambasciatore, della spia... Che parte?... Mi offrono uno stipendio da delatore a Venezia. Ci vado. l'unico modo per tornarci e poi mettersi al soldo della polizia non sar pi infame che mettersi in politica o in affari di giustizia. Potevo diventare tribuno del popolo in Francia, banchiere in Inghilterra, consigliere regio in Prussia, visir a Costantinopoli, dignitario in Spagna, generale a Cipro. E invece no, torno a Venezia, torno dalle parti dei Piombi. I Piombi poi sono soltanto una prigione i Piombi e nientaltro. Li ho conosciuti a ventanni. Posso mandarci dei ventenni a mia volta. Magari per aver letto Volterio e non La mia fuga dai Piombi La luce intorno si fa sempre pi livida. Filtra dappertutto. l'alba sempre pi inoltrata. Casanova ne come abbacinato. forse questo l'ultimo segno, la luce, che la donna non verr.
Casanova - Non verr. Si lascia cadere stancamente su uno sgabello davanti a una specchiera, cerca il necessaire da trucco e comincia pigramente a struccarsi. cos intento nell'operazione che non si accorge di una ragazzina che s'introduce nella stanza e comincia a sparecchiare. una camerierina fragile di dodici-tredici anni, biondiccia, un tantino lentigginosa, magrissima. Se ne accorge per caso, per via del rumore dei piatti. La guarda interdetto per un attimo, come imbarazzato, in difficolt per essere stato sorpreso cos disfatto, senza pi trucco n parrucca.
Casanova -E tu chi sei?
La ragazza - Ich verstehe nicht.
(Continua a sparecchiare, senza guardarlo)
Casanova - Come ti chiami?
La ragazza - Ich weiss nicht.
(Questa volta gli sorride, continuando a sparecchiare)
Casanova - Aspetta. Fermati un attimo.
La ragazza - Ich verstehe nicht.
(Ride, si stringe nelle spalle)
Casanova - Guarda. Ti piacciono?
(Ha preso dal tavolo i tarocchi e glieli mostra. Lei ha un moto di stupore, e smette di sparecchiare)
La ragazza - Oh wie schn!...
Casanova - Belli, eh?... Ti piacciono? (Glieli mostra, passandoglieli davanti agli occhi) Questo il Sole... Vedi?... Die Sonne. Questa la Luna... Mond. Questa l'Imperatrice... Kaiserin. Massimo De Rossi Casanova e nient'altro... Li ho conosciuti a vent'anni. Posso mandarci dei ventenni a mia volta. Magari per aver letto Volterio e non La mia fuga dai Piombi... La luce intorno si fa sempre pi livida. Filtra dappertutto.
La ragazza - (come ipnotizzata) Schn... oh, schn!...
Casanova - Queste sono le Stelle... che vegliano sui tuoi sogni di felicit, sulla tua speranza. Questo il Diavolo... Non devi temerlo. solo una raffigurazione del destino. Rappresenta tutto quello che non puoi evitare. Questo l'Angelo... Porta grandi mutamenti ma in senso buono eventi che migliorano la tua condizione. Mi segui? Questa la Papessa... La conoscenza. Significa che hai capito... Bussano all'esterno.
Casanova - Chi ?
Voce - arrivata quella signora. Chiede di lei?
Casanova - Chi?!
Voce - Madame de... Quella signora che aspettava.
Casanova - Ditele che sono partito. (Rivolgendosi ancora alla ragazza, riprendendo) Vedi, questo il Mondo... L'immagine della realizzazione. Questo il Matto... Guardati da lui. Questa la Ruota della Fortuna... Questo l'Eremita... Questa la Torre.
Continua a mostrare alla giovinetta gli arcani del tarocco, mentre intorno la luce invade tutto, accecandolo.
FINE


