Una personcina per bene

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U N A P E R S O N C I N A P E R B E N E

Una personcina perbene

 

                   Commedia in due atti di:

                             Patrizia De Cristofaro

PERSONAGGI

ARMANDO CERISIO, commendatore

MARGHERITA, sua moglie

STELLA, loro figlia

MARIA, cameriera

ADELE, sorella di Armando

TERESA SOLLI, vicina di casa dei Cerisio

ENRICO RASPINO, avvocato

FRANCO GIONTA

GIGLIOLA

MICHELE

ANNAMARIA                             amici di Stella

TONINO

GIOVANNI

GRAZIELLA

FLORESTANO RASPINO, padre di Enrico e maestro di musica

DOLORES, madre di Enrico

PASQUALE, fioraio

NANNINA, sorella del pasticciere


OCCORRENTE PER LA REALIZZAZIONE DI “UNA PERSONCINA PERBENE”

ARREDAMENTO: un tavolo (possibilmente ovale); sei sedie; un portacenere; un accendino da tavolo; una cristalliera; un bouffet con cassetti e specchio; una tovaglia (in un cassetto); una tenda; un tavolinetto; dischi e giradischi degli anni ’60; una rivista.

CANZONI: “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” (all’inizio). PER LA FESTA: “E più ti amo”; “Che m’importa del mondo”; “Una lacrima sul viso”; “Saint Tropez twist”.

MARIA: una gonna; una maglietta; un grembiule; uno strofinaccio; una divisa nera; un grembiule bianco orlato; una crestina; un vestito a giacca; un cappellino; un vassoio; un bicchiere da aperitivo; aperitivo (analcolico); bicchieri da liquore; liquori (Coca cola e aperitivo analcolico); un carrello portavivande; candeline rosa accese; scarpe basse; calze color carne; rossetto rosa.

STELLA: una vestaglia; un vestito da mattina; un abito elegante; un vestito “da vecchia”; rossetto rosa (nel primo atto); rossetto rosso (nel secondo atto); un pacchetto di sigarette (Muratti dure); una parrucca con i capelli lunghi che dovranno essere annodati prima a coda di cavallo, poi a coda alta e infine a “banana”; mollette e fermagli per mantenere le varie pettinature; una collana di perle; calze color carne; calze laminate; scarpe comode; scarpe con tacco alto (possibilmente).

PASQUALE: un grembiule bianco con la scritta “Da Pasquale Piante e fiori”; abbigliamento sportivo; un bouquet di rose rosse con biglietto di accompagnamento; una coppola.

ADELE: un vestito da mattina; un abito nero elegante; anello, orecchini e collana intonati; scarpe a tacco alto; rossetto rosso; un vestito da pomeriggio; calze color carne; una borsa; un portabonbon pieno di cioccolatini (possibilmente Baci Perugina); lire 18.000 in banconote degli anni ’60 (se possibile).

TERESA: un tailleur; scarpe preferibilmente a tacco alto; una borsa; un profumo confezionato; calze color carne; rossetto rosso.

MARGHERITA: per i vestiti e gli accessori vedi Adele; una pila di piatti.

NANNINA: una gonna con tasche; una misera mogliettina; pasticcini confezionati; una torta confezionata; calze color carne (un poco smagliate); rossetto rosa.

GIGLIOLA: un vestito da passeggio; una borsa sportiva; un bracciale d’argento confezionato; un abito elegante; calze laminate; una borsetta elegante; un pacchetto di sigarette; un accendino dell’epoca; calze color carne; rossetto rosa.

MICHELE: abbigliamento sportivo; abito scuro.

ARMANDO: un abito possibilmente marrone; un abito scuro; un giornale; un fazzoletto da taschino.

ENRICO: un abito grigio completo di panciotto; un orologio a cipolla; un portasigarette dorato; un accendino dell’epoca; uno smoking; un grosso fiore all’occhiello.

FRANCO: un vestito di taglio sportivo; un cuore stilizzato confezionato con carta velina; un abito scuro; un quadro incartato; un fazzoletto; un giornale.

ANNAMARIA: un abito elegante; una borsetta elegante; una confezione contenente una piccola trouse; un pacchetto di sigarette; calze laminate; un vestito da passeggio; una borsa sportiva; calze color carne; rossetto rosa.

TONINO: un abito scuro.

GRAZIELLA: un abito elegante – sportivo; calze laminate; una borsetta elegante; un set per manicure confezionato; rossetto rosa.

GIOVANNI: abbigliamento elegante – sportivo.

FLORESTANO: uno smoking; un fazzoletto da taschino.

DOLORES:un abito nero esageratamente elegante; borsa e scarpe, con tacco alto, possibilmente in coccodrillo o lucertola; calze color carne; un anello di brillanti confezionato; rossetto rosso.

INOLTRE: vernice per scrivere su tessuto; lacca argentata; matita nera; matita marrone; eye – liner; ombretto verde; ombretto azzurro; pettine; spazzola; mascara; clinex; struccante; fondotinta; fard rosa; rossetto rosa perlato; rossetto rosso; gel; accendino; registratore; cassetta audio con le canzoni degli anni ’60.

N.B. Le pettinature delle donne, ad eccezione di Nannina, devono seguire ASSOLUTAMENTE la moda degli anni ’60.

(Tra la prima e la seconda parte del primo atto, canzone: “La mia festa”)

                                      PRIMO ATTO

La camera da pranzo del commendator Armando Cerisio. Al centro vi è un tavolo ovale, con sei sedie intorno, che occupa quasi tutta la stanza; a sinistra vi è un bouffet basso, sormontato da uno specchio, con cassetti; accanto al bouffet c’è una porta ad angolo; in fondo vi è la cristalliera. A destra, nascosti da una tenda chiusa, ci sono una finestra e un tavolinetto sul quale sono poggiati dischi e giradischi.

Sono le 11 di una magnifica domenica di aprile del 1965.

All’alzarsi del sipario Maria, la cameriera, sta spolverando e canticchia. Dopo un poco squilla il campanello, la ragazza continua a spolverare e a canticchiare; il campanello squilla ancora, ma Maria, imperterrita, prosegue il suo lavoro. A questo punto il campanello suona con maggiore insistenza. Finalmente dalla porta ad angolo entra Stella.

STELLA (è una bella ragazza di diciotto anni, indossa una vestaglia ed ha i capelli raccolti a coda di cavallo. Appare imbronciata. Avviandosi per uscire per il fondo a destra) Mari’, sei diventata sorda? (Esce)

Maria non risponde.

PASQUALE (dall’interno) Signorina, buongiorno.

STELLA (dall’interno) Buongiorno. Vieni, da questa parte. (entra seguita da Pasquale)

PASQUALE Grazie. Mari’, salute.

MARIA (sussultando) Uè! Pasca’, e tu comme staie cca?!

PASQUALE (ironico) So’ vulato pe’ cielo.

MARIA (si accorge della presenza di Stella) Uh, signori’, avete aperto voi la porta?

STELLA (con rabbia mal contenuta) E sì, visto che una persona di mia conoscenza oggi è diventata sorda. (esce per la porta)

MARIA Signori’, so’ mortificata, mi dovete scusa’. Io… (Si accorge che Stella è andata via) Pasca’, ‘a signurina ogge tene ‘e nierve.

PASQUALE (è il fioraio. Reca in mano un meraviglioso bouquet di rose rosse) E io che c’aggia fa’?

MARIA Niente, Pasca’, e che ce vuo’ fa’? (Prendendo i fiori dalle mani di Pasquale e posandoli al centro del tavolo) Uè! Che bellu buchè ‘e rose! Chi l’ha mannato?

PASQUALE L’avvocato Raspino.

MARIA Ah, ah! (Accompagna l’esclamazione con un largo gesto della mano)

PASQUALE Mari’, che vo’ ricere stu “Ah, ah!”? (Esagera il gesto di Maria)

MARIA Niente, Pasca’, niente.

PASQUALE Quacche ghiuorno ‘e chisto saie che faccio? Piglio all’avvocato Raspino e ‘o votto abbascio. Neh, io so’ sciso a arapi’ ‘o magazzino all’otte e meza, isso già steve fore ‘a porta. “E’ un’ora e mezza che sto aspettando.”, ha fatto isso. “Mi dispiace. Avvoca’, un attimo di pazienza e vi servo, quando aggiusto questi fiori.” “No, tu devi servire prima me. Voglio essere il primo a scegliere le rose più belle per la signorina Cerisio.”

MARIA Madonna mia! Chi sa comme va a ferni’ sta storia!

PASQUALE Che storia?

MARIA Niente, Pasca’, niente.

PASQUALE (alterandosi) Ma insomma, Mari’, si’ o nun si’ ‘a femmena mia? E’ ‘a siconda vota che t’addimanno na cosa e tu rispunne “Niente, Pasca’, niente.” Tieni i “sicreti” cu mme?

MARIA Quanno maie! Chella ‘a storia è llonga. Quanno tengo cchiù tiempo, t’’a conto.

PASQUALE Va buò. Statte bbona. (Fa per andare, poi ritorna) Ah, a proposito! Mo me scurdavo. Te vengo a ppiglia’ ‘a via ‘e quatte e meza ‘e cinche manco nu quarto. Aggio cumbinato cu Gigino Pirozzi e Carmelina. Ce ne iammo tutte e quatte alla “Mela”.

MARIA Pasca’, ogge nun è cosa.

PASQUALE (deluso) E pecchè?

MARIA (dimenandosi) Be’, sai, io ho altre idee…

PASQUALE Mari’, quanno faie accussì, me faie tucca’ ‘a nervatura.

MARIA Madonna mia! Cu te nun se po’ manco pazzia’. (Spiega con pazienza) Ogge è ‘o compleanno r’’a signurina Stella. Stasera cca vene gente e io nun me pozzo movere. He’ capito?

PASQUALE (più deluso di prima) Aggio capito, aggio capito. Statte bbona.

MARIA Statte buono, Pasca’.

Pasquale esce per il fondo a destra.

ADELE (chiamando dall’interno) Maria? Maria? (Entra dal fondo a sinistra. E’ una donna che ha superato abbondantemente la sessantina. Usa mille artifici per sembrare più giovane) Mari’! Figlia mia, e tu stai ancora a questo? Di là ci stanno un sacco di cose da fare.

MARIA Signo’, mo proprio se n’è andato il fioraio. (Suona il campanello) Lo vedete? Da stamattina sto correndo solamente avanti e indietro. Ditemi voi che devo fa’.

ADELE Tieni sempre la scusa pronta, tu, eh? Vai a aprire la porta. (Maria esce per il fondo a destra. Rimasta sola, Adele stacca dalla sommità dei fiori il biglietto che li accompagna, lo legge, quindi quasi tra sé, a denti stretti) Mia nipote è una pazza! (Butta con nervosismo il biglietto sul tavolo)

MARIA (entrando con Teresa Solli) Prego, accomodatevi. (Ad Adele) Signo’, Ci sta la signora Solli.

TERESA (è una giovanissima signora, vicina di casa dei Cerisio. Gioviale) Buongiorno. Auguri anche alla zia.

ADELE (mentre saluta e bacia Teresa) Grazie, grazie.

TERESA Dove sta la festeggiata?

ADELE Viene subito. Mari’, vai a chiamare la signorina Stella. Dille che è venuta la signora Solli.

MARIA Va bene. (Esce per il fondo a sinistra)

ADELE Signo’, e che fate, state in piedi? (mostrando una sedia) Accomodatevi.

TERESA (sedendosi) Grazie.

ADELE E come mai siete venuta stamattina? Stasera non vi fate una passeggiata con vostro marito?

TERESA Mi dispiace, ma è capitato che oggi mio cognato fa il battesimo alla bambina. E allora… Dobbiamo andare là.

ADELE Ho capito. Mi dispiace solo che stasera non siete dei nostri.

TERESA Eh, lo so, lo so. Anche a me avrebbe fatto piacere… Ma certamente non mancherà occasione per stare insieme.

ADELE Ah! Questo è fuori di dubbio!

MARIA (entra dal fondo a sinistra. Ad Adele) Signo’, ‘a signorina non vuole veni’.

ADELE (dando un piccolo pizzico alla cameriera per farle capire quale deve essere la sua linea di condotta) Mari’, non è che la signorina non vuole venire. La signorina non può venire. (a Teresa) Sta aiutando la mamma in cucina.

MARIA No, signo’. Chella ‘a signorina non vuole proprio veni’. Sta nervosa e sta piangendo.

ADELE E tu si’ na cretina e quella è una scema! (A Teresa) Sapete perché mia nipote si è innervosita? Perché abbiamo invitato a pranzo Enrico Raspino.

TERESA Ah, quell’avvocato che stava qua l’altra sera?

ADELE Brava! Enrico, senza offesa, è una persona tanto a modo, tanto squisita… Una personcina perbene, insomma. Stravede per Stella. Io e mia cognata vorremmo che Stella ci si fidanzasse, ma mia nipote non ne vuole sentire parlare e quando ha saputo che l’abbiamo invitato a pranzo, si è innervosita. (Sottovoce) Quello appresso a Stella ci sta pure (quasi con disprezzo) un ragioniere, un certo Franco Gionta. Avete capito? Io poi dico: al giorno d’oggi che sicurezza può dare un ragioniere?

TERESA Avete ragione. Ma ha ragione anche Stella, scusate. Se non c’è amore da parte sua…

ADELE Signo’, allora voi Enrico non lo conoscete. Quello l’amore ve lo fa venire. Sentite che biglietto le ha scritto. Una poesia. (Prende il biglietto. Estasiata) E’ un poeta. (Legge quasi declamando) “I fiori son belli / Ma tu / O dolcissimo cherubio / Di molto sei / Più bella / O mia Stella.”

TERESA (senza convinzione) Sì, è un bel biglietto.

ADELE Poi tiene certi sentimenti di un certo livello… Signo’, uomini come Enrico non ce ne stanno più. Figuratevi che una sera ci invitò a teatro a me, a mio fratello, a mia cognata e a Stella. Al ritorno, sapete come sono le ragazze moderne, Stella nel salutarlo gli voleva dare un bacio qua (Indica la guancia). Sapete che Enrico si scostò? Disse:”No, Stella, non sta bene. Ci dobbiamo fidanzare prima ufficialmente.” La rispetta.

MARIA E chella perciò ‘a signorina nun ‘o vo’, sentite a me.

ADELE Tu statte zitta!

TERESA (si alza) Bè, per me si è fatto tardi. (Salutando Adele) Arrivederci. Fate voi tanti auguri a Stella da parte mia. (Estraendo un pacchetto dalla borsa e consegnandolo ad Adele) E gentilmente le date anche questa sciocchezza.

ADELE Grazie. Sono mortificata…

TERESA Ma di che? (Tanto per dire qualcosa) Non vi preoccupate. Tutti i ragazzi dell’età di Stella attraversano questi periodi. Vi farò vedere che Stella ci rifletterà e vi darà ragione.

ADELE Speriamo.

TERESA E’ così. Poi me lo direte. Di nuovo. (Esce per il fondo a destra)

ADELE Arrivederci, arrivederci. Mari’, accompagna la signora.

MARIA Va bene. (Segue Teresa)

STELLA (dall’interno con voce alterata) Mamma, si tratta della mia vita. Lo vuoi capire?

MARGHERITA (entrando dal fondo a sinistra, seguita da Stella. Margherita ha in mano una pila di piatti di porcellana che poggia sul bouffet. Infastidita) E tato teneva na bella macènnela.

STELLA (indispettita) Eh! Dico sempre la stessa cosa e la continuerò a dire fino a quando non ti deciderai a rispondermi decentemente.

MARGHERITA Ma tu che vuoi da me? Enrico ti adora di pensieri, economicamente non sta bene, ma benissimo… Che altro vai cercando?!

STELLA Mamma, è vecchio!

ADELE E’ vero, tu tieni diciotto anni e Enrico ne tiene quarantasette. Ma questo che significa? E poi Enrico tiene un carattere giovanile.

STELLA (sarcastica) Come no. Te lo raccomando il carattere giovanile di Enrico.

ADELE Stella, tu non capisci niente.

STELLA (scattando) Ma che devo capire, zi’ Ade’? Fammi il piacere! Capisco soltanto che non mi va di ammuffire accanto ad un uomo che non va a ballare perché “sono cose da pagliacci”, che non mi dà un bacio manco sulla guancia perché “non sta bene” e che pretende che io mi metta il rossetto del colore di quello di sua madre che ha settantacinque anni. Ma che devo fare, la marionetta appresso a lui?

ADELE Ecco. Questo è il difetto tuo. Tu vedi solo i lati negativi delle persone, quelli positivi non li vuoi vedere. Enrico è un uomo gentile, raffinato… (Dà il biglietto a Stella) Tieni. Vedi cosa ti ha scritto su questo biglietto che ti ha mandato con i fiori. (LI mostra)

STELLA (legge il biglietto, poi, ironica) Ah! E dopo che ho letto questo stupendo biglietto dell’Ottocento, non posso assolutamente non fidanzarmi con Enrico Raspino.

ADELE Stella, tu sei una scema cretina.

MARGHERITA Ade’, lassa sta’. A lavare la testa all’asino si perde tempo e sapone. (Alla cameriera che intanto è ritornata) Mari’, vieneme a da’ na mano int’’a cucina. Si deve preparare la macedonia. (Esce per il fondo a sinistra)

MARIA (fa per seguire la padrona, ma suona il campanello, per cui la ragazza esce per il fondo a destra. Dopo poco dall’interno) Vieni, Nanni’.

NANNINA (dall’interno) Grazie assaie. Uè! E comme pesa sta rrobba!

MARIA (entrando, seguita da Nannina) E damme a me.

NANNINA (dando delle confezioni di pasticceria a Maria) Grazie, Mari’. ‘A Maronna t’’o rrenne ‘ncopp’’a salute. (Maria poggia le confezioni sul bouffet accanto ai piatti) Mari’, ‘a signora Margherita ce sta?

MARIA Sì. Mo t’’a chiammo. (Fa per uscire per il fondo a sinistra)

ADELE Mari’, lascia stare. Adesso me la vedo io. Tu puoi andare in cucina.

Maria esce.

NANNINA Signo’, aggio purtato ‘o gattò e ‘e dessert. Ha detto mio fratello tutto il conto viene giusto diciottomila lire.

ADELE Adesso subito ti pago. Nanni’, dimmi na cosa: ma tu stai lavorando un’altra volta con tuo fratello?

NANNINA Sì, signo’. Io me so’ lassata cu maritemo.

ADELE Uh, sì?!

NANNINA (con rabbia) Pe’ fforza! Chillo me vatteva matina, mieziuorno e sera, e quacche vota pure ‘a notte me vatteva.

ADELE Ma vedete che si passa! (Sospirando) Ci vuole un poco di pazienza.

NANNINA Assaie, signo’, assaie!

ADELE (avviandosi a uscire per la porta) Vado a prendere i soldi. (Esce)

Suona il campanello. Maria attraversa il fondo per andare ad aprire.

NANNINA (a Stella che sta sfogliando annoiata e distrattamente una rivista) Eh, beata a voi, signori’. State senza preoccupazioni… Ogge è pure ‘a nascita vosta… A proposito, tanta cumplimente, eh.

STELLA (a sproposito) Sì, certo.

MARIA (entrando con Gigliola e Michele) Accomodatevi, signori’. ‘A signorina Stella sta qua. (A Stella) Signori’, è venuta ‘a signorina Gigliola c’’o fidanzato. (Ed esce per il fondo a sinistra)

GIGLIOLA (festosa, abbracciando e baciando Stella) Auguroni!

STELLA Grazie, Giglio’.

MICHELE (salutando e baciando Stella) Auguri, Stella.

STELLA Uè, Miche’, grazie. Ma voi stasera non venite?

GIGLIOLA Stella, staie pazzianno?! Noi dobbiamo essere i primi! Siccome siamo usciti per andarci a fare una passeggiata e per andare a Messa, ho detto: andiamo un attimo da Stella. (Traendo un pacchetto dalla borsetta) A me nun me piace ‘e ra’ ‘e regale quanno ce sta ‘a mmuina. (Dà il pacchetto all’amica) Questo è per te. Vedi se ti piace.

STELLA (scherzosa) Giglio’, parliamoci chiaro: ‘a mano a tte po’ maie asci’ na cosa che non mi piace? (Scartoccia il pacchetto e continua a parlare sottovoce con gli amici)

ADELE (entra dalla porta) Nanni’, ecco qua. (Contando i soldi in mano a Nannina) Sono dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette e diciotto.

NANNINA (intascando i soldi) Grazie, signo’. Bona iurnata.

ADELE Anche a te. Vieni, ti accompagno io. (Esce per il fondo a destra seguita da Nannina)

MICHELE Giglio’, andiamo, va'.

STELLA Già ve ne volete andare?

GIGLIOLA E sì, se no non facciamo in tempo per la Messa delle undici e mezza. (Con intenzione) E poi… Non ci vogliamo incontrare con una certa persona. Capisce a mme.

STELLA Hai perfettamente ragione. Ma io non mi voglio intossicare il compleanno. Sai che faccio? Me ne frego altamente.

MICHELE Brava!

GIGLIOLA Sì, e tu he’ fa’ accussì. He’ penzato proprio buono.

STELLA Eh, ma saie che ammurbamiento! (E ride con gli amici)

Adele rientra.

MICHELE Giglio’, mo dobbiamo proprio andare.

GIGLIOLA Sì, sì. (Salutando Stella) Ciao, Stella. Ci vediamo stasera. Verso le sei, va bene, no?

STELLA Va benissimo. Ciao, Giglio’.

MICHELE Allora a stasera. Ciao.

STELLA Vi accompagno.

MICHELE Zi’ Ade’, arrivederci.

ADELE Uè, Miche’! Tu qua stavi?! E chi ti aveva visto!

MICHELE (scherzoso) Eh, zi’ Ade’! Si vede che vi state facendo… anziana.

ADELE Eh, come si dice? Ogni scarpa diventa scarpone.

GIGLIOLA (scherzosa) Embè, che ci volete fare?! Arrivederci.

Gigliola, Michele e Stella escono per il fondo a destra.

MARGHERITA (entra dal fondo a sinistra seguita da Maria. Ansiosa) Ade’, sai Armando dove è andato?

ADELE No.

MARGHERITA (c.s.) Sono le undici e venticinque. Mo ti faccio vedere che arriva Enrico e Armando non ci sta. Maronna! Chillo fa sempe chesto!

Intanto Stella è ritornata.

MARIA (mentre prende da un cassetto del bouffet una candida tovaglia e la spiega sulla tavola) Signo’, a me me pare che ‘o commendatore ha detto che doveva anda’ prima a compra’ ‘o giornale e poi si doveva anda’ a taglia’ i capelli dal barbiere.

ENRICO (dall’interno) Caro commendatore, io vi ringrazio ancora dell’onore che mi avete dato.

ARMANDO (dall’interno) Ma l’onore è tutto nostro, per carità. Però, scusa, Enri’, eh, tu si’ bello e caro, ma si’ nu poco pesante, ‘a verità. Da quando ci siamo incontrati sotto ‘o palazzo già mi hai ringraziato tre volte.

MARGHERITA (tirando un sospiro di sollievo) Meno male, va'. Enrico ha incontrato Armando giù al palazzo. (E insieme con Adele si prepara a ricevere Enrico)

ARMANDO (entra con Enrico dal fondo a destra) Margheri’, qua ci sta Enrico.

ENRICO (ha quarantasette anni, indossa un vestito grigio ed ha i capelli brizzolati) Signora Margherita, ben trovata. (Le bacia la mano) Come state?

MARGHERITA Non c’è male. A te non ci vogliono domande.

ENRICO Per carità. Signora Adele, siete sempre frizzante. Per voi sembra che gli anni invece di andare avanti, vadano indietro. (Le bacia la mano)

ADELE Ma che simpaticone! Tu mo te lo volevi fare dire tu e l’hai detto a me.

ENRICO Non lo dite nemmeno per ischerzo. Non mi sarei mai permesso. (Si avvicina a Stella e le prende una mano) Auguri infiniti, dolcissimo angelo.

STELLA (glaciale) Grazie. (Ritira di scatto la mano)

ADELE (un poco imbarazzata) Enrico… prego… accomodati.

Enrico siede accanto al tavolo. Anche Armando, Margherita, Adele e Stella seggono. Il posto di Stella è tra Enrico ed Adele.

MARGHERITA Caro Enrico, che cosa ti possiamo offrire?

ARMANDO Margheri’, chianu chiano. Enrico mo è arrivato.

MARGHERITA Sì, ma siccome è quasi ora di pranzo…

ENRICO Bè, visto che è quasi ora di pranzo, un aperitivo lo piglierei volentieri.

MARGHERITA Ma certo. Maria, prepara un aperitivo all’avvocato.

MARIA Va bene. (Esce per il fondo a sinistra)

ARMANDO Enri’, mi dicesti che quel tuo cugino di Roma stava poco bene. Mo sta bene, sì?

ENRICO (sospira) Eh… Defunse.

STELLA (quasi tra sé) Defunse? (Fa un gesto come per dire: “E che significa?”)

ADELE (non ha capito, ma finge di aver capito) Ah, ah.

MARGHERITA Scusa, come hai detto?

ARMANDO (più esplicito) Enri’, che ha fatto?

ENRICO Defunse. (Fa un gesto con le dita per dire “E’ morto”)

ARMANDO Ah, è morto?

ENRICO Sì, defunse.

ARMANDO Uh, tu che dici?! E quando?

ENRICO Domani fanno due mesi.

ARMANDO Sssssss! Cose da non credere1 Margheri’, tu capisci niente? Un giovane di ventisei anni.

MARGHERITA (incredula) Ventisei anni?

Maria ritorna con un vassoio e un bicchiere di aperitivo che colloca davanti ad Enrico.

ENRICO Grazie. (Sospira) Purtroppo sì. Ventisei anni. (Sospira di nuovo) E’ la vita! (Inizia a parlare tra un sorso e l’altro) Caro commendatore, io sono sicuro al cento per cento che si è trattato di una diagnosi sbagliata. La buonanima abitava a Roma. Circa sei mesi fa mi chiamò per parlarmi di una causa che teneva in corso con un direttore di banca. La buonanima era pallido, anemico… Per non portarvela per le lunghe, lo convinsi a fare degli accertamenti, accertamenti dai quali non risultò assolutamente niente. Tre mesi fa la buonanima mi chiamò di nuovo, sempre per via di questa causa. Saverio aveva una tosse stizzosa, tanto che io dissi: “Save’, fatti vedere da uno specialista.” Neh, quest’emerito ignorante, che così lo devo chiamare, senza consigliare niente, senza consigliare di fare esami più approfonditi, disse che si trattava di bronchite cronica. Insomma, per farvela breve, la buonanima aveva un cancro ai polmoni.

MARGHERITA (sempre più incredula) Un cancro ai polmoni? Niente di meno?

ENRICO Sì, per sua disgrazia.

ADELE Povero giovane! Era sposato?

ENRICO Ha lasciato la moglie e un bambino di un mese.

Enrico ha finito di bere. Ora estrae da una tasca della giacca un portasigarette dorato ed offre sigarette ad Armando, a Margherita e ad Adele. Questi rifiutano con parole a piacere. A questo punto Enrico offre una sigaretta a Stella.

STELLA (gelida) No, grazie, non fumo.

ARMANDO Stella, bella a papà, sia io che tua madre sappiamo benissimo che tu fumi di nascosto. Mo sei entrata pure in società… Dunque, una sigaretta in presenza nostra te la puoi fumare.

STELLA No, papà. Non è che io non voglio fumare perché ci state tu e mamma. Io non fumo proprio.

ADELE (sottovoce) E pigliatella na sigaretta! Fai vedere che sei una ragazza moderna, che fumi!

STELLA Ma che devo fare vedere, zi’ Ade’?! Io non so fumare.

Maria si mostra contenta.

ENRICO (ha acceso una sigaretta per sé) Commendatore, l’altro giorno, passando per via Orazio, ho visto dall’esterno l’appartamento che state facendo ristrutturare. I lavori sono a buon punto, eh?

ARMANDO Sì, sì. Anzi, ieri hanno finito di mettere pure i pavimenti. Enri’, t’’e vvoglio fa’ vere’ pecchè so’ veramente belli. Margheri’, quantu tiempo ce sta primma ‘e ce mettere a tavola?

MARGHERITA Un’oretta. Il tempo che si cuoce il timballo.

ARMANDO Allora tenimmo tiempo. Andiamo, Enri’. (Si alza, imitato dagli altri)

ENRICO Con permesso. Ci vediamo fra poco.

MARGHERITA Senz’altro. (Armando e Enrico escono per il fondo a destra) Mari’, sta guantiera portala in cucina, poi vieni di qua e finisci di preparare la tavola.

MARIA Va bene. (Sottovoce a Stella) Signori’, brava! A vostra zia l’avete messa a posto! (Esce per il fondo a sinistra portandosi il vassoio)

MARGHERITA Ade’, pe’ piacere, vieneme a aiuta’ a taglia’ ‘o braciolone. (Esce per il fondo a sinistra)

ADELE Subito. (Segue la cognata)

Dall’esterno si sente un ritmato suono di clacson.

STELLA (con intima gioia) Franco!

E inizia a girare per la stanza, non sapendo bene cosa fare. Vede i piatti sul bouffet ed è presa da un’idea; va in fondo, scorge Maria e le fa un segno come per chiamarla.

MARIA (entra) Mi avete chiamata, signori’?

STELLA (in fretta) Sì. Senti, Mari’, questi piatti so’ sporchi, si devono lavare.

MARIA Signori’, li ho lavati io stamattina.

STELLA (c.s.) E allora si devono lavare meglio. (Consegna  la pila di piatti a Maria) Va'. E chiudi bene la porta della cucina.

MARIA (disorientata) Signori’, ma che dovete fa’?

STELLA (esasperata) Mari’, sta salendo Franco.

MARIA (con un sorrisetto malizioso) Ah! Aggio capito.

Suona il campanello.

STELLA Vado a aprire io. Tu fai quello che ti ho detto. Mari’, mi raccomando: mamma e zi’ Adele per nessun motivo devono entrare nella stanza da pranzo.

MARIA Non vi preoccupate. Ci penso io.

STELLA (esce svelta per il fondo a destra, mentre Maria esce per il fondo a sinistra. Dopo poco Stella ritorna con Franco Gionta) Lo sai che pensavo che mo non saresti più venuto? Avevo pensato che saresti venuto direttamente stasera.

FRANCO (è un bel ragazzo di ventiquattro – venticinque anni. Ammiccando) Sai benissimo che non lo avrei fatto mai. (Alludendo a una piccola confezione fatta con carta velina che ha in mano e che ora dà a Stella) E’ per te.

STELLA Grazie. (Apre la confezione e vede un oggetto di metallo dalla forma strana) Uh! Quant’è carino! Che cos’è?

FRANCO E’ un cuore stilizzato. Ha poco valore, ma è molto significativo.

STELLA (fingendo ingenuità) E che significa?

FRANCO (ammiccante) Non riesci proprio a immaginarlo, eh? (Abbraccia Stella e la bacia a lungo)

Buio totale di colpo.

Lentamente le luci si riaccendono. Sono le sei del pomeriggio. Il tavolo è stato addossato alla cristalliera; le sedie sono state sparse qua e là; i dischi e il giradischi sono in un angolo.

Maria è in piedi accanto a Gigliola e a Michele, seduti.

MARIA (a conclusione di un discorso) Signori’, voi capite niente?

GIGLIOLA Eh, come no! Povera Stella!

MICHELE Noo. Arrivati a chistu punto, Stella adda fa’ na sola cosa: adda aiza’ ‘ncuollo e se n’adda i’.

GIGLIOLA Effettivamente… (E rimane assorta)

Suona il campanello.

MARIA Permettete. (Esce per il fondo a destra)

MICHELE (premuroso) Giglio’, non ti senti bene?

GIGLIOLA No, no. Stavo pensando a Stella.

MICHELE (cingendole le spalle e poggiandole una mano sulla coscia) E nun ce penza’ mo, iammo. (La stringe di più)

GIGLIOLA (scostandosi) E lassame, Miche’!

MICHELE E pecchè?

GIGLIOLA Pare brutto. Si all’improvviso trase zia Margherita…

MICHELE (sbuffando) Uh, Giglio’!!!

MARIA (entrando, seguita da Annamaria e Tonino) No, no. Ci stanno già ‘a signorina Gigliola e ‘o fidanzato.

ANNAMARIA (allegra) Buonasera.

MICHELE Uè, ciao, Annamari’.

Scambio di saluti, con parole a piacere, di Annamaria e Tonino con Gigliola e Michele. Dopo i saluti Michele e Tonino iniziano a parlare tra loro a bassa voce.

ANNAMARIA (fregandosi le mani, sicura di avere molte notizie dalla cameriera) Allora, Mari’, l’umore di Stella come va?

MARIA Uh, signori’, voi che dite?!

ANNAMARIA Che ho detto?

MARIA Scusate, volete ripetere quello che avete detto? Non ho capito bene.

ANNAMARIA Mari’, voglio sapere l’umore di Stella come va.

MARIA Ah! Allora ho capito bene. (Segnandosi) Madonna mia! Ce mancava sulo chesto!

ANNAMARIA Mari’, che cosa?

MARIA ‘A signurina Stella tiene… quella malattia là.

ANNAMARIA Ma quale malattia?…

MARIA (candida) Il tumore.

ANNAMARIA Il tumore??? Che c’azzecca?

MARIA (disorientata) Signori’, scusate, voi mi avete domandato: “Il tumore di Stella come va?”

ANNAMARIA (ride di cuore per l’equivoco che involontariamente ha provocato) Hai capito, Giglio’? (Gigliola dice di sì e ride. A Maria) No, io ho detto (scandendo) l’umore.

MARIA Ah! L’umore? Io avevo capito n’altra cosa.

ANNAMARIA (ridendo) Eh, me ne sono accorta. Allora? Stella si sta preparando?

MARIA Sissignore.

ANNAMARIA E come sta? E’ contenta, felice…?

MARIA Chi? ‘A signurina? Speriamo che adesso si è calmata. (Con circospezione) Quella ‘a signorina fino a poco fa stava come una diavola.

STELLA (dall’interno) Maria?

MARIA (verso la porta) Vengo subito. (Ad Annamaria) Poi vi racconto. (Esce per il fondo a destra)

ANNAMARIA Giglio’, ma è successo qualche cosa?

GIGLIOLA (mentre prende le sigarette dalla borsetta) Caspita!

ANNAMARIA Veramente? E dimmi, dimmi.

GIGLIOLA Assettammece.

Gigliola siede, imitata da Annamaria, la quale prende anche lei le sigarette. Le due amiche, fumando, continuano a parlare.

TONINO Miche’, oggi pe’ punto e virgola nun aggio pigliato ‘a schedina. Mannaggia ‘a miseria! Io nun ce pozzo penza’. Mancavano duie minute ‘a fine r’’e ppartite e io tenevo trirece punte. Guarda, so’ cose ‘a se mettere ‘e mmane int’’e capille! ‘A Spal pareggia tre a tre c’’a Juventus e ‘a Ternana va a vencere doie a uno a Firenze c’’a Fiorentina. Miche’, tu capisci? ‘A Ternana vence c’’a Fiorentina.

MICHELE Ah, già. ‘A Ternana ha vinto. Toni’, ma chella ‘a Ternana oramai è retrocessa. Nun tene cchiù niente ‘a perdere.

TONINO E’ overo.

MICHELE A proposito. Ma tu po’ pecchè sabato passato nun si’ venuto a ffa’ ‘a partita cu nuie?

TONINO Che t’aggia ricere. Chella Annamaria quando sente che aggia veni’ a ffa’ ‘a partita, fa ‘a pazza.

MICHELE Toni’, te si’ perzo nu gol mio spettacolare. A n atu poco me scartavo pure… ‘a porta.

TONINO Ma io l’aggio ritto sempe. Tu sei centravanti. Nun capisco pecchè ‘o ragiuniere rice che tu he’ fa’ ‘o centrocampista.

Pausa.

MICHELE Ah, a proposito: ma noi oggi non ci dovevamo vedere fuori al “Miranapoli” per venire insieme qua? Io aggia aspettato fino ‘e sseie.

TONINO Miche’, tu he’ sape’ che chillu Santo che fa chiurere a Annamaria int’’o cesso, chillu Santo ‘a fa asci’. Avimmo fatto tarde e…

ANNAMARIA (ridendo) Giglio’, tu dici veramente? No, e tu stu fatto ce lo devi raccontare a Tonino. (Si volta verso i ragazzi e chiama) Toni’, vieni un momento qua. (Tonino e Michele si avvicinano alle amiche. A Tonino) Senti, sono giunta a una conclusione: se Stella si sposa c’’o viecchio, fa l’ultimo guaio della vita sua.

TONINO (ironico) Eh. He’ fatto sta diece ‘e scuperta!

ANNAMARIA No, ma tu devi sentire questo fatto. Vai, Giglio’.

MICHELE (alludendo a qualcosa) Giglio’, ‘a sigaretta?

GIGLIOLA No, ‘o pranzo.

MICHELE (ridendo) Ah! Stu fatto l’he’ senti’, Toni’. E’ fortissimo!

GIGLIOLA Allora. ‘O viecchio è stato cca a pranzo, no?(Descrive con i gesti le varie azioni) E’ arrivato l’antipasto. ‘O viecchio ha fatto alzare tutti quanti in piedi e ha fatto la preghiera. (Reazione di Tonino) Aspetta. Devi finire di sentire. E’ arrivato ‘o timballo. Dopo na ventina ‘e minute tutti avevano finito, ma ‘a viecchio stava ancora con metà piatto davanti. Allora zia Margherita ha detto:”Enrico, se il timballo non ti va più, lascialo. Non fare cerimonie.” ‘O viecchio saie che ha risposto? Ha detto: “Non sia mai. Io mangio piano perché ho la digestione lenta. E poi mi guarderei bene dal lasciare il cibo nel piatto. Questo potrebbe essere il mio ultimo piatto. Quando avrò l’onore di sposare Stella, insegnerò anche a lei che bisogna pensare sempre al peggio per stare meglio.”

TONINO Salute!!!

MICHELE Noo. Nun pazziammo proprio. Secondo me, Stella lassa perdere ‘o viecchio e se fidanza ufficialmente cu Franco.

ANNAMARIA Miche’, tu stai scherzando? Quella zi’ Adele dice che in tutte le famiglie perbene, se per la figlia c’è qualcosa in vista, la ragazza quando fa diciotto anni deve annunciare ufficialmente il suo fidanzamento. Miche’, qua se stasera Stella dopo ‘a torta dice che si fidanza con Franco, succede ‘o quarantotto. Te lo dico io.

MARIA (entra dal fondo a destra. Rivolgendosi un po’ a tutti, ma in particolare a Gigliola) ‘A signorina Stella vuole sape’ se è arrivato Franco Gionta.

GIGLIOLA Non ancora.

ANNAMARIA Uè, mo mi dimenticavo di dirtelo! Franco sta giù.

GIGLIOLA Annamari’, e tu mo t’’o ffaie veni’ a mente?! Dove sta?

ANNAMARIA Sta giù al palazzo.

GIGLIOLA Ma mo sta salendo, no?

ANNAMARIA No.

GIGLIOLA No? E perché?

ANNAMARIA Prima io e Tonino ce l’abbiamo chiesto. Ha detto che si mette paura di zia Margherita e di zi’ Adele.

GIGLIOLA Quanto è scemo! Mamma mia! Mo lo faccio salire io. (Ad Annamaria) Sta qua giù?

ANNAMARIA N’ata vota? Sì!

GIGLIOLA Mo lo chiamo dalla finestra.

ANNAMARIA Eh, sì, sì, fai bene.

GIGLIOLA (sicura del fatto suo) Mari’, dici a Stella che Franco Gionta sta salendo.

MARIA Va bene. (Esce per il fondo a destra)

Gigliola si avvicina alla finestra, la apre e si affaccia. Michele e Tonino riprendono a parlare tra loro.

ADELE (entra dal fondo a sinistra. Ha in mano un portabonbon pieno di cioccolatini. Poggiandolo sul bouffet) Abbiamo fatto un’altra cosa.

ANNAMARIA Buonasera, zi’ Ade’. (Le stringe la mano e la bacia su entrambe le guance)

ADELE Uè, Annamari’! Buonasera. Come stai?

ANNAMARIA Bene. E voi?

ADELE Eh, discretamente. (Ammirando la ragazza) Mamma mia! Fammiti guardare! Tieni un bellissimo vestito.

ANNAMARIA (vezzosa) Bello, eh? Vi piace?

ADELE Molto. Chi te l’ha cucito?

ANNAMARIA Una sarta di via Crispi.

ADELE Ah, già! Tu ti servi a via Crispi. Eh, si vede che è una cosa di lusso. (Piccola pausa) E papà e mammà non sono venuti?

ANNAMARIA Zi’ Ade’, stamattina è arrivato zio Antonio, il fratello di papà che sta a Potenza. E’ stato a pranzo da noi e papà e mamma non si sono potuti muovere. A proposito, vi mandano tanti saluti.

ADELE Grazie. Ricambia. (Altra piccola pausa) E così pure tu oggi a pranzo sei stata in compagnia?

ANNAMARIA Sì. Perché, anche voi avete avuto ospiti?

ADELE (con voluta indifferenza) Sì, sì. Abbiamo avuto l’avvocato Raspino a pranzo.

ANNAMARIA (fingendo di non sapere niente) Ah, sì?

ADELE Sì, sì. Senti, Annamari’, tu mi devi fare una cortesia.

ANNAMARIA Dite, zi’ Ade’. Se è possibile, con vero piacere.

ADELE E’ possibile, è possibile. Annamari’, io ti conosco bambina; tu e Stella vi conoscete dai tempi dell’asilo, siete cresciute insieme… Fammi il piacere: diccelo tu a Stella che si fidanzasse con l’avvocato Raspino. Io lo so: ci sta Franco Gionta “per lo mezzo”. Ma… Annamari’, Franco non è per Stella. Tu hai avuto modo di conoscere l’avvocato Raspino. Quello stravede per Stella. La tratta e la rispetta come una sorella.

ANNAMARIA (tanto per dare il contentino ad Adele) Vedete, zi’ Ade’, io vi assicuro che parlerò con Stella. Però vi voglio dire anche un’altra cosa. Voi siete una donna di mondo, diciamo, e certamente vi rendete conto che Stella non è una bambina che sta a sentire a voi o a me. Stella è una ragazza matura. D’altra parte, zi’ Ade’, parliamoci chiaro: avete detto voi stessa che l’avvocato Raspino la tratta come una sorella. Zi’ Ade’, pane al pane, vino al vino, nu frato e na sora nun se ponno spusa’.

ADELE (confusa) No, ma io dicevo per dire… Non so se rendo l’idea.

GIGLIOLA (si avvicina alle due donne. E’ raggiante di gioia) Buonasera, zi’ Ade’. Annamari’, l’ho convinto. Franco sta salendo insieme a Graziella e Giovanni.

ADELE (ad Annamaria) Hai visto quello che faccia tosta tiene? Quello, pur sapendo bene le cose come stanno, si permette di presentarsi qua.

ANNAMARIA Embè, zi’ Ade’. Franco è un nostro amico. Mo che volete fare, lo volete caccia’ fuori?

ADELE Ah, no! Questo è certo.

Suona il campanello.

GIGLIOLA Annamari’, ti devo domandare una cosa. Scusate, zi’ Ade’.

ADELE Prego, prego.

GIGLIOLA (trae in disparte Annamaria) Stavi parlando con zi’ Adele?

ANNAMARIA Sì.

GIGLIOLA E che ti ha detto?

ANNAMARIA Chella zi’ Adele sbarèa sempe. Vorrebbe che Stella si fidanzasse c’’o viecchio. Giglio’, per la verità zi’ Adele ha parlato in un modo che mi ha fatto un poco pena. Povera zi’ Adele.

GIGLIOLA Ma che povera zi’ Adele e povera zi’ Adele! Mo nun te ce mettere pure tu!

MARIA (dal fondo a destra, introducendo altri invitati alla festa) Accomodatevi, accomodatevi.

GRAZIELLA Buonasera.

GIOVANNI Buonasera.

Scambio di saluti. Franco entra per ultimo. Ha di faccia Adele, rimane turbato e fa per andare.

GIGLIOLA (che ha assistito alla scena) Vieni qua. Quanto si’ scemo! (E trascina Franco nel gruppo)

FRANCO Giglio’, vire che mi doveva capitare. Io entro e chi aggio ‘e faccia? ‘A zia ‘e Stella.

GIGLIOLA Eh. Embè?

FRANCO Va buo’, Giglio’… A parla’ cu tte… Addò sta Stella?

ANNAMARIA Si sta preparando. (Sottolineando la cosa) Si sta facendo bella per te.

FRANCO Annamari’, pe’ piacere, nun te ce mettere pure tu. Io la conosco, Stella. ( Con leggera ironia) Lei fa quello che dicono papà e mammà.

ANNAMARIA Quando mai! Statte zitto!  

FRANCO Eh… Me sto zitto… Poi ti farò vedere.

Suona il campanello. Maria va ad aprire.

ANNAMARIA (cambia discorso) A proposito. Grazie’, auguri.

GIGLIOLA (incuriosita) Perché auguri?

ANNAMARIA Non sai niente? Graziella si è fidanzata con Giovanni.

GIGLIOLA Veramente? Allora auguri, Grazie’. (Ad Annamaria) He’ visto? Graziella è stata ferma. Giovanni le piaceva e con Giovanni si è fidanzata. Brava Graziella!

GRAZIELLA Ma quando mai! Diciamo che… Io e Giovanni ci piacciamo soltanto. E’ vero, Giova’?

GIOVANNI (ridacchia, quindi accarezza a lungo il collo di Graziella, sussurrandole con infinito affetto) Dolcissima.

GRAZIELLA (eccitata) Tu sei dolcissimo. (E reclina un po’ la testa verso la spalla di lui. I due si allontanano)

GIGLIOLA (ad Annamaria e a Franco, rifacendo Graziella con ironia) “Ci piacciamo soltanto.” Gli altri ridono)

ARMANDO (dal fondo a destra con Enrico Raspino) Vieni, Enri’, entra.

ENRICO (guarda tutti con aria di profondo disgusto) Caro commendatore, però vi devo dire che quando sposerò Stella, io non permetterò che Stella frequenti questi bambocci. Che sia chiaro.

ARMANDO Ah, certo! Se capisce.

Tutti salutano Armando, ignorando Enrico.

MARGHERITA (dal fondo a sinistra) Buonasera. Ah! Qua ci stanno tutti i nostri!

Ancora scambio di saluti. Margherita, Armando ed Enrico vanno a sedersi.

ADELE Ma Stella si sbriga o no? Mo la vado a sollecitare io. (Esce svelta per il fondo a destra)

STELLA (dall’interno) Zi’ Ade’, dove stai andando?

ADELE (dall’interno) Ti stavo venendo a chiamare. Muoviti, su!

STELLA (c.s.) Sono pronta. (Entra dal fondo a destra, seguita da Adele. Stella è elegantissima e la sua pettinatura segue i dettami della moda dell’epoca) Buonasera. Eccomi qua.

ANNAMARIA Finalmente! Ti dobbiamo aspettare ancora?

Stella ride e va accanto al bouffet. Tutti si dispongono in fila indiana e ciascuno, con parole o frasi a piacere, dà gli auguri alla ragazza e le offre il “pensierino”. Stella man mano consegna i regali ad Adele, che li dispone in bell’ordine sul bouffet. Finiti gli auguri, qualcuno va a mettere un disco. La pantomima ha inizio. Tutti i dischi dal ’60 al ’65 vanno bene. I dischi saranno per lo più dei lenti. Stella ballerà sempre con Franco, con sommo disappunto di Adele e Margherita; Armando, dal canto suo, di tanto in tanto, consolerà Enrico dicendogli: “Nun te preoccupa’, Enri’. So’ ccose ‘e guagliune. Stella vo’ bene a te.” Alla fine di ogni disco le ragazze vanno a sedersi, si mettono in un angolo o si appoggiano al tavolo, aspettando che i ragazzi le invitino all’inizio di un nuovo disco. Soltanto una volta Enrico si azzarderà ad invitare Stella a ballare, ma la ragazza rifiuterà e come abbiamo detto ballerà sempre con Franco. Gigliola ballerà con Michele, Annamaria con Tonino e Graziella con Giovanni. Durante questa scena Maria passerà a piacere tre volte tra gli invitati, offrendo prima i cioccolatini, poi i pasticcini e successivamente i liquori. La pantomima dovrà durare al massimo dieci minuti.

Suona il campanello.

MARIA (dal fondo a destra, introducendo Florestano Raspino e sua moglie Dolores) Prego, accomodatevi.

FLORESTANO Grazie, molto gentile.

MARIA Adesso vi chiamo ‘a signora e ‘o commendatore. Permettete. (E si avvicina a Margherita) Signo’, è arrivato ‘o professore e ‘a moglie.

MARGHERITA Sì, vengo subito. Arma’, sono venuti i genitori di Enrico. (Va incontro ai nuovi arrivati, che sono rimasti quasi sul limitare dell’uscio))

Armando segue Margherita ed è seguito a sua volta da Adele. Maria esce per il fondo a sinistra. Armando, Margherita ed Adele salutano molto cordialmente Florestano e Dolores.

ARMANDO Prufesso’, come mai siete arrivato così tardi? Io e mia moglie vi aspettavamo più presto.

FLORESTANO Ma Enrico non vi ha detto niente? Commendato’, Enrico quando vede vostra figlia, non capisce niente più. Ho avuto un contrattempo al Conservatorio. All’improvviso abbiamo dovuto fare una riunione tra colleghi e si è fatta quest’ora.

ARMANDO Nemmeno di domenica vi lasciano in pace, eh?

FLORESTANO Eh,come no. Per fortuna questa riunione si fa soltanto una volta al mese.

DOLORES E Stella dove sta?

MARGHERITA Si sta trattenendo con gli amici. Adesso la faccio venire. Ade’, per piacere, vai a chiamare Stella.

ADELE Subito. (Si avvicina a Stella, la quale sta chiacchierando con Franco) Stella, vieni un momento. Ci stanno i genitori di Enrico che vogliono darti gli auguri.

STELLA (sbuffa discretamente, poi) Sì, vengo. Franco, scusami un attimo. Torno subito. (Con  Adele si avvicina a Florestano e Dolores) Buonasera.

FLORESTANO (stringendo la mano a Stella) Auguri per cento anni.

STELLA Grazie.

DOLORES Stella, auguri. (La bacia e le consegna una piccola confezione di gioielleria)

STELLA Grazie.

DOLORES Stella, stasera sei una fata.

MARGHERITA Eh… Addirittura?

DOLORES Come no.

STELLA (intanto ha aperto la confezione dalla quale appare uno scintillante anello di brillanti. Commossa) Madonna! Ma… è bellissimo! Grazie, signora. (Bacia Dolores)

DOLORES Io mi chiamo Dolores.

STELLA (ha infilato l’anello all’anulare sinistro. Mostrandolo ai suoi familiari) Mamma, ti piace? Papà, vedi. Zi’ Ade’, hai visto che bello? (Commenti favorevoli di Margherita, Armando ed Adele)

MARIA (entra dal fondo a sinistra. Sottovoce a Margherita) Signo’, la torta l’ho preparata. La posso porta’?

MARGHERITA Sì, certo.

Maria esce per il fondo a sinistra per ritornare subito dopo con un carrello portavivande sul quale c’è una torta riccamente decorata con sopra diciotto candeline rosa accese. Tutti si avvicinano alla torta. Stella va dietro il carrello. Qualcuno si preoccupa di spegnere le luci.

TUTTI (cantano)

Tanti auguri a te.

Tanti auguri a te.

Tanti auguri a Stella.

Tanti auguri a te.

Stella spegne le candeline. Tutti applaudono. Le luci si riaccendono. Maria porta la torta in cucina.

GLI AMICI (scandendo) Discorso, discorso, discorso.

STELLA Sarò breve.

ANNAMARIA Abbiamo capito. Ci possiamo sede’.

STELLA No, Annamari’. Veramente dico soltanto due parole. Innanzitutto vi ringrazio tutti per aver partecipato alla mia festa. Poi vi annuncio una cosa: mi fidanzo ufficialmente. Con… Enrico, dove sei?

ENRICO Sono a te, dolcissimo angelo. (Si avvicina a Stella)

STELLA Mi fidanzo ufficialmente con Enrico Raspino.

Adele e Margherita iniziano a piangere per la gioia e per l’emozione. Gli amici si guardano interdetti tra loro. Franco è come paralizzato.

                                           Fine del primo atto

                                              

                                           

                                            SECONDO ATTO

La stessa scena del primo atto. E’ trascorso un anno. Tardo pomeriggio.

All’alzarsi del sipario Stella è in piedi accanto al tavolo; Gigliola e Annamaria sono accanto alla ragazza, la quale sta mostrando delle foto alle amiche. Stella è cambiata completamente. Ha la pettinatura alta, il rossetto di un rosso acceso, dei fili di perle al collo ed inoltre… fuma.

STELLA (mostrando una foto alle amiche) Qua stiamo a Roccaraso. (Mostrandone un’altra) E qua stiamo a Positano.

GIGLIOLA Oh, oh! Quant’è bello stu costume! Stella, te l’ha regalato Enrico?

ANNAMARIA (ironica) Seh! Enrico non si sarebbe mai permesso di fare a Stella questi regali così intimi.

STELLA (offesa) Annamari’, tu è inutile che mi sf… che mi pigli in giro. Enrico è un tipo romantico. I regali suoi sono fiori, cioccolatini, gioielli… (Sorride) E pensare che non lo volevo manco sentire! Guardate, più passa il tempo e più mi convinco che avevano ragione mammà e zi’ Adele: Enrico è un uomo meraviglioso. Lui ha quarantotto anni, ma a me che me ne fr… che me ne importa? Ogni sera viene da me con un regalo diverso. Di valore, eh?! E questo adesso che siamo ancora fidanzati. Figuratevi un poco quando saremo sposati! Enrico mi coprirà d’oro! (Preoccupata) Ieri sera però non mi ha portato niente perché non è venuto. Io giustamente non ho telefonato a casa sua per sapere che cosa era successo perché sembrava indelicato da parte mia. Ma se stasera nemmeno viene, io gli telefono. Sto un poco preoccupata. (Pausa) Questa collana (la mostra) me l’ha regalata lui. Vedete quanto è bella.

GIGLIOLA (con poca convinzione) Veramente bella.

ANNAMARIA (c.s.) Eh, si vede. Tutto un altro livello.

STELLA (questa volta sorvola sull’ironia) Vi voglio far vedere il servizio da caffè per dodici che mi ha regalato un collega di Enrico, l’avvocato D’Ambrosio, per il mio onomastico. Sta di là. Permettete un momento.

GIGLIOLA Prego.

ANNAMARIA (c.s.) Stella, fai con comodo.

Stella esce per il fondo a destra.

GIGLIOLA Ma tu pecchè faie ‘a spiritosa? Po’ essere veramente che Stella s’era sbagliata; po’ essere che ci siamo sbagliati tutti quanti sul conto ‘e ll’avvocato.

ANNAMARIA Giglio’, fammi il piacere! Ci siamo sbagliati tutti quanti? Ma tu he’ notato Stella come è diventata?

GIGLIOLA Eh. Embè? Quello l’avvocato è un uomo, nun è nu guaglione. E’ logico che pure Stella mo nun adda fa’ cchiù ‘a ragazzina.

ANNAMARIA Ma io non mi riferisco a questo fatto qua. Oddio, mo Stella sembra una vecchia, ma comunque… Io mi riferisco al modo suo di parlare, di comportarsi… Ti pare che se Stella si fidanzava con Franco Gionta, si preoccupava tanto di farci vede’ il servizio da caffè per dodici?

STELLA (ritorna) Mi dispiace, ma mi ha detto la cameriera che il servizio da caffè mammà l’ha conservato sull’armadio, in alto. Dovrei prendere lo scaletto…

GIGLIOLA Stella, nun te preoccupa’.

ANNAMARIA (canzonando il nuovo modo di parlare e di comportarsi di Stella) Non mancherà occasione.

STELLA Però adesso vi faccio vedere un’altra cosa. Vi voglio far vedere la coperta imbottita che mi ha regalato mia suocera. Sta in camera mia. Venite. (Ed esce per il fondo a destra. Gigliola e Annamaria la seguono)

Maria entra dal fondo a sinistra. Indossa un vestito e una giacca, ed ha in mano una borsetta e un cappellino. Mentre si sta aggiustando il cappellino allo specchio, suona il campanello. Maria finisce di aggiustarsi e va ad aprire.

MARIA (poco dopo rientrando, seguita da Teresa Solli) Signo’, quando siete ritornata?

TERESA L’altro ieri. La signora c’è?

MARIA No.

TERESA E la signora Adele?

MARIA Nun ce sta nemmeno essa. E’ uscita insieme c’’a signora Margherita. Ci sta ‘a signorina Stella. Mo vi vado a chiama’ ‘a signorina.

TERESA (pronta) No, no, lascia stare. (Osservando l’abbigliamento della cameriera) Ma tu te ne stavi andando?

MARIA Noo. Stavo aspettando ‘a signora Margherita pe’ ce ricere che mi voglio licenzia’. Basta!

TERESA Ti vuoi licenziare? Scusa, e perché?

MARIA Vi devo dire ‘a verità? Dopo n anno ‘e vutamiente ‘e stommeco, me so’ scucciata. Signo’, io ‘e ccose storte nun m’’e firo r’’e vere’.

TERESA Le cose storte? Mari’, ma che è successo?

MARIA Voi avete visto ‘a signorina Stella comm’è addeventata?

TERESA No.

MARIA Ah, già. Voi siete stata fuori per parecchio tempo. Avete… Comme se rice?… Avete « accocchiato » niente ?

TERESA Eh, insomma… A Verona mi hanno fatto diverse cure. I medici mi hanno dato qualche speranza. Io però non ci credo. I medici ti danno sempre qualche speranza, ma io ho perso tutte le speranze di avere un figlio.

MARIA No, signo’, non dite così. Mi fate piglia’ collera.

TERESA (cambia discorso) Allora? Mi stavi dicendo. Stella come è diventata?

MARIA Vi ricordate quando l’anno passato voi siete venuta a fa’ gli auguri ‘a signorina p’’o compleanno suo e ‘a signora Adele ve ricette che ‘a nepote nun vuleva manco senti’ ‘e parla’ ‘e ll’avvocato Raspino? Eh. Tutto ‘nzieme ‘a signorina cagnaie penziero e se fidanzaie cu ll’avvocato.

TERESA Sì, questo lo so.

MARIA Io quacche mese fa ce ll’aggia chiesto ‘a signorina: “Signori’, ma comme va che tutto a nu tratto vi siete fidanzata con l’avvocato Raspino e fra un anno e qualche cosa vi sposate pure?”. ‘A signorina sapete che m’ha risposto? M’ha detto che a lei ci conveniva perché un uomo che ogni sera non si presenta se non porta un gioiello di valore alla fidanzata, fa sempre comodo. Mo se la vedete, ‘a signorina Stella pare na vecchia fatta a criatura.

TERESA (ambigua) Ah, cosicché l’avvocato ogni sera le portava un gioiello?

MARIA E ce li porta ancora. Ogni mattina ‘a signorina me fa vere’ quando na collana ‘e perle, quando nu bracciale e quando nu paro ‘e ricchine.

TERESA (c.s.) No, Mari’. Da oggi in poi non credo che glieli porterà più. (Tutto d’un fiato) L’avvocato Raspino è stato arrestato per furto. E’ stato processato per direttissima e ha avuto sette anni di galera.

MARIA (cade dalle nuvole) Signo’, voi dite veramente??? (Pausa) Aaah! Perciò stamattina ‘a signorina nun m’ha fatto vere’ niente. All’anema r’’o mariuolo!

Si sentono dei passi che si avvicinano.

TERESA (allarmata) Mari’, vedi se sta venendo qualcuno.

MARIA (si affaccia verso l’interno, poi) No, non vi preoccupate. ‘A signorina Stella sta andando dentro ‘a stanza sua.

TERESA (rassicurata) Ah, va bene. Che dici? Se Stella dovesse venire di qua, glielo dico anche a lei?

MARIA Che cosa?

TERESA Quello che ho detto a te.

MARIA Io ricesse è meglio ‘e no.

TERESA Sì, forse hai ragione.

STELLA (entra dal fondo a destra. Con affettata cerimoniosità) Oh! Signora Teresa! Ben tornata!

TERESA Ben trovata a te.

STELLA (c.s.) E… Prego, accomodatevi.

TERESA Ti ringrazio, ma devo scappare. (Imbarazzata) Ero venuta solamente per salutare te, tua madre, tua zia… Siccome ho saputo che tua madre e tua zia in questo momento non sono in casa, magari ripasso più tardi.

STELLA Sì, mammà e zi’ Adele sono uscite per delle commissioni, ma dovrebbero tornare a momenti. Intanto voi accomodatevi. Vi pigliate una tazzina di caffè. Mari’, vai a fare un caffè alla signora.

TERESA (ferma Maria che fa per andare in cucina) No, lascia stare. Ciao, Stella. Ci vediamo più tardi.

STELLA Vi accompagno. (Stella e Teresa escono per il fondo a destra, parlando tra loro. Dopo poco dall’interno) Arrivederci. Grazie della visita.

MARIA (che si sta specchiando) Cose ‘e pazze! Quanno maie ‘a signurina s’è sunnata ‘e ricere “grazie della visita”!

STELLA (rientra. Vedendo la cameriera che si sta ammirando) Mari’, ma tu devi uscire?

MARIA (impacciata) Veramente… (Pausa. Maria si decide e mente) Signori’, veramente mi volevo anda’ a compra’ nu paro ‘e scarpe per tutti i giorni perché queste (le mostra) si so’ fatte vecchie. Ma mo aspetto prima che torna vostra madre e poi esco io. (Suona il campanello. Maria esce per il fondo a destra. Dopo un poco dall’interno) No, no, non vi preoccupate. Ci sta solamente ‘a signorina. (Invogliando qualcuno ad entrare) Entrate, accomodatevi.

FRANCO (dall’interno) Va bè.

STELLA Franco?

FRANCO (entra, seguito da Maria. Ha un quadro incartato sotto il braccio e un giornale in tasca) Ciao, Stella.

STELLA (con voluta indifferenza) Ciao. Come mai da queste parti? (Franco le fa capire con lo sguardo che non vuole parlare in presenza di Maria) Mari’, tu puoi andare.

MARIA Va bene. (A Franco) Permettete. (Ma si mette sul limitare dell’uscio, in ascolto)

STELLA Pensavo che dopo quello che è successo, tu non mi volessi vedere più.

FRANCO Che c’entra. L’amicizia resta sempre amicizia, no? Sono venuto a portarti il mio regalo per il tuo matrimonio. E’ un quadro.

STELLA Sei stato gentilissimo. Ma io mi sposo tra undici mesi.

FRANCO Allora vuol dire che mi sono anticipato. Però è strano. Mi avevano detto che tu eri prossima a sposarti. (Posa il quadro sul tavolo)

STELLA Ti hanno informato male. (Accende una sigaretta)

FRANCO (non crede ai suoi occhi) Stella! Ma tu fumi?

STELLA Sì. Perché?

FRANCO Ma tu nun vulive senti’ nemmeno ‘a puzza r’’a sigaretta…

STELLA Certo. Ma io mi devo sposare.

FRANCO (ironico) Tra undici mesi. Ma scusa, una che non fuma non si può sposare?

STELLA (taglia corto) Enrico vuole così.

FRANCO (triste) Già… L’immaginavo… “Enrico vuole così.”… (Deciso) Io non capisco: si Enrico te rice “sparati”, tu che faie, piglie na pistola e te spare?

STELLA (calma, ma infastidita) Ma tu che vuoi da me?

FRANCO E si io mo te sciugliesse ‘e capille?

STELLA (non è sicura di aver capito bene) Che vuoi fare?

FRANCO (con semplicità) Eh. Ti voglio scioglier i capelli. (Inizia a scioglierle i capelli)

STELLA (lascia fare a Franco, intanto dice) Franco, tu sei pazzo! Enrico mi vuole con la pettinatura altra. Se stasera mi vede con i capelli sciolti…

FRANCO Stai tranquilla. Enrico stasera non viene.

STELLA Sì? E tu che ne sai?

FRANCO (non risponde. Ha sciolto i capelli di Stella) E si io mo te levasse stu rrussetto che te fa pare’… la signora delle camelie? (Già ha preso un fazzoletto dalla tasca ed ora lo strofina delicatamente sulle labbra di Stella, quindi bacia con trasporto la ragazza)

STELLA (con rabbia) Franco, perché lo hai fatto?

FRANCO (semplice) Perché ne avevo voglia. E pure tu ne avevi voglia.

STELLA (c.s.) No!

FRANCO (c.s.) Sì, invece.

STELLA (c.s.) E va bene: ne avevo voglia pure io, ma… (Si calma) Senti, io non ho mai smesso di amarti e tu se mi vuoi bene veramente, non devi venire più qua con una scusa qualsiasi, ti prego. Io l’ho capito benissimo, che il quadro, il regalo per il mio matrimonio, è stato soltanto una scusa per venirmi a trovare. (Irata contro se stessa) Io devo sposare per forza Enrico.

FRANCO (stizzito) Ma perché “devi”? Perché ti devi sacrificare per forza con un uomo che ha più del doppio della tua età? (Lievemente ironico) Per fare un piacere a mammà e papà?

STELLA No, Franco. (Scoppia a piangere) Io nun saccio all’improvviso che m’ha pigliato. Io… io Enrico non lo amo, non l’ho mai amato. Ma mi sono convinta che è un uomo meraviglioso perché… Franco! Io so’ na vigliacca! Me metto scuorno pure ‘e ricere pecchè…

FRANCO E se hai vergogna, mo te lo dico io. Io saccio tutte cose. Tu ti sei convinta che Enrico è un uomo meraviglioso perché molto spesso ti porta oggetti di valore. Giusto? (Stella non risponde. Dolcissimo) Stelli’, io non ti voglio creare sensi di colpa. Assolutamente. Mi vuoi rispondere?

STELLA (ammette) Sì.

FRANCO E certo. Una ragazza si sente soddisfatta quando vede tutte queste attenzioni così importanti. E’ vero?

STELLA Sì, è vero. 

FRANCO Cara mia, n ommo viecchio sa come deve fare per fare diventare una ragazza na cosa meccanica. Enrico se vo’ spusa’ ‘a guagliona giovane, bella… Na guagliona se po’ ‘mpapucchia’, pure nei rapporti. M’he’ capito, no?

STELLA (sorridendo) ‘Aspita! Tu he’ centrato in pieno. ‘O male ‘e capa… I reumatismi che si fanno sentire…

FRANCO Esattamente. (Riprende il discorso interrotto) Ma intanto deve fare pure bella figura in società. Stella, Enrico ti ha fatto il lavaggio del cervello e t’ha fatto addeventa’ na vecchia comme isso. (Pausa. Sospirando) Povera Stella.

STELLA No, Franco. Per fortuna non ho firmato ancora nessuna condanna. Stasera viene Enrico e gli dico chiaramente che lui non è l’uomo per me.

Maria esce per il fondo a sinistra.

FRANCO (ambiguo) Ce lo vuoi dire proprio stasera?

STELLA Sì, stesso stasera.

FRANCO Ho capito. (Pausa) Stelli’, ma secondo te un avvocato, per quanto possa guadagnare bene, guadagna tanto da potersi permettere di regalare alla sua fidanzata oggetti di valore, praticamente nu giorno sì e nu giorno no?

STELLA Che vuoi dire?

FRANCO Te l’ho detto. Nu farabutto quando vuole ottenere uno scopo, ricorre a tutti i mezzi. Enrico ha fatto ricorso al più losco di questi mezzi: arrubbava. E aiere è stato arrestato.

STELLA Franco, ma… ma sei sicuro?

FRANCO (estrae il giornale dalla tasca e lo dà a Stella) Leggi qua.

Suona il campanello. Maria, tolti la giacca e il cappellino e messo il grembiule, attraversa il fondo da sinistra a destra.

MARGHERITA (poco dopo dall’interno) Tieni, Mari’. Sti pacchi mettili in cucina.

MARIA (dall’interno) Va bene.

STELLA (ha letto tutto l’articolo) Incredibile!

MARGHERITA (c.s.) Ma Stella cu chi sta parlanno?

MARIA (c.s.) Cu Franco Gionta. (E prosegue per uscire a sinistra)

ADELE (dall’interno) Quella faccia tosta! Si permette ancora di venire. (Entra con Margherita. Fredda) Buonasera.

FRANCO (cordiale) Buonasera, zi’ Ade’. (A Margherita) Signora.

MARGHERITA (fredda) Buonasera. Franco, e tu che ci fai qua?

STELLA Franco mi è venuta a trovare. Il fatto che mi sono fidanzata con Enrico Raspino non mi può impedire di vedere i miei amici di sempre, no?

MARGHERITA (masticando amaro) Certo. Va bene, va bene. (A Franco) Grazie della visita. Adesso puoi andare.

STELLA Mamma, ma perché tieni tutta sta fretta di mandarlo via?

ADELE Stella, noi lo facciamo per il bene tuo.

MARGHERITA ‘A paglia vicino ‘o ffuoco s’appiccia.

STELLA Ma non mi fate ridere! Franco è venuto a trovarmi e mi ha aperto gli occhi. Enrico tutte le sere si presentava con un regalo, vi ricordate? Noi tutti baccalà. (Rifacendo con accentuato sarcasmo se stessa, sua madre e sua zia nel momento in cui Enrico offriva un regalo) Io per prima: “Madonna! E’ meraviglioso!” Mamma: “Ma non ti dovevi disturbare, non era proprio il caso.” Zi’ Adele poi era addirittura estasiata: “Eeeeeeeh! Enrico, i gusti tuoi sono di primissima qualità!” Soltanto papà non faceva commenti. Secondo me, papà è stato l’unico che ha capito tutto dal primo momento. Enrico ci ha impapocchiate tutte e tre. Enrico è un ladro. L’hanno arrestato ieri mattina.

MARGHERITA (trasognata) Veramente?! No, non è possibile!

ADELE (trasognata) No, è impossibile!

STELLA Che cosa? E’ impossibile? Qua sta il giornale, leggete voi stesse.

MARGHERITA (prende il giornale dalle mani di Stella) Fammi vedere. (Inizia a cercare la notizia) Addò sta? Ah, ecco qua. (Legge) “Clamoroso nella zona – bene di Napoli. Arrestato uno dei più famosi avvocati partenopei: Enrico Raspino.” Cose ‘e pazze!

ADELE Scusa, Margheri’. Fammi vedere pure a me. (Prende il giornale, legge, poi) Gesù, Gesù! Una personcina tanto perbene…

Entra Maria.

FRANCO Zi’ Ade’, se mi consentite, dovreste diffidare delle personcine tanto perbene.

ADELE E’ vero. Al giorno d’oggi non ci si può fidare più di nessuno.  

FRANCO (scherzoso) Però di me sì, se permettete.

ADELE (con lo stesso tono) Staremo a vedere.

STELLA (cambia discorso) Ah, mamma. Maria vorrebbe andarsi a comprare un paio di scarpe.

MARGHERITA Sì, Mari’, vai, vai.

MARIA No, signori’. ‘E scarpe erano na scusa. ‘A verità, mi volevo licenzia’. Signo’ io ‘e ccose storte nun m’’e firo r’’e vere’. Signo’, ricimmele quant’è: che doveva fa’ ‘a signorina cu nu viecchio?!… Mo in questa casa ‘e ccose stanno n’altra volta a posto e io… ho cambiato idea.

Tutti ridono.

                                                F I N E                                                             

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