Una ragazza in gamba

Stampa questo copione

UNA RAGAZZA IN GAMBA

di Valentine Carl

Personaggi:

ENRICO PONSOMBY

LA SIGNORA PONSOMBY, sua moglie

DAFNI PONSOMBY, sua figlia

GIORGIO FEATHERSTONE, fidanzato di Dafni

SADIE BANNESTON, amica di Dafni

GIACOMO BANNESTON, padre di Sadie

HICKS, cameriere di Giorgio

MARTA, cameriera di Giorgio

MARLOWE, cameriere dei Ponsomby

Scena:

ATTO I - QUADRO I e ATTO III: uno studio nella villa dei Ponsomby. Libreria, poltrone, divano letto, scrivania. Porte a vetri che danno su una veranda, si scorge un gaio giardinetto.

ATTO I - QUADRO II: la camera di Dafni. In fondo verso sinistra una porta-finestra si apre su un balconcino. Contro la parete di fondo la spalliera del letto. Nella parete di destra una porta. Contro la parete di sinistra la toilette con l’occorrente per lavarsi.

ATTO II: l’appartamento di Giorgio Faetherstone in Piccadilly. Un salotto elegante. Telefono e grammofono.

PRIMO ATTO

PRIMO QUADRO

Lo studio nella villa dei Ponsomby. All’alzarsi del sipario la signora Ponsomby, aristocratica e piacevole signora sulla cinquantina, è seduta alla scrivania ed ha innanzi a sé un giornale spiegato e un foglio di carta: fra le mani ha una matita. Evidentemente sta risolvendo un gioco di parole crociate. Si ode una voce all’interno chiamare “Giulia, Giulia”; poi entra Ponsomby, un uomo alto, accuratamente sbarbato, calvo, con gli occhiali: ha un aspetto deciso che è sempre temperato da un mezzo sorriso.

PONSOMBY - Giulia!… Ah! Eccoti qui!

SIGNORA - (cessando con sufficienza di fare le parole crociate non senza un ottimo quanto vano sforzo mentale) Che c’è, Enrico?

PONSOMBY - (sedendosi) Ho idea che stasera ascolteremo delle novità.

SIGNORA - Che cosa vuoi dire?

PONSOMBY - È arrivato Giorgio. E Dafni e lui, in salotto, sono impegolati in una conversazione minutissima…

SIGNORA - Che cosa dicevano?

PONSOMBY - Non crederai che mi sia fermato ad ascoltare! Per lo meno non mi hanno visto. So che Dafni diceva: “Lascia fare a me. Preparerò io papà”. E i venti anni di Dafni e i trentacinque di Giorgio e la simpatia che hanno l’uno per l’altra mi hanno già spiegato di che si tratta.

SIGNORA - Sì, capisco. Vogliono sposarsi. Dafni me lo aveva già detto ieri che te ne avrebbe parlato.

PONSOMBY - (deciso) È troppo presto. Per quanto io sappia che Giorgio è di ottima famiglia…

SIGNORA - E mi sembra che Dafni abbia trovato l’uomo che fa per lei.

PONSOMBY - Il fidanzato è sempre l’uomo che fa per una donna. Finché non si sposano. Ci dobbiamo ricordare che Dafni è già stata fidanzata…

SIGNORA - Soltanto una volta, Enrico. Si può perdonare il morso di un cane…

PONSOMBY - È questione che Dafni non morde… mordicchia.

SIGNORA - Sono già quattro mesi che è fidanzata con Giorgio…

PONSOMBY - Un record per Dafni. E per questo desidero vedere se si tratta di una cosa seria. (sono entrati Dafni e Giorgio Featherstone) Non si sposeranno che fra un anno. D’accordo?

SIGNORA - D’accordo, caro.

DAFNI - (avanzandosi) Papà… c’è qui Giorgio…

PONSOMBY - Mi fa tanto piacere…

DAFNI - Deve dirti qualcosa di molto importante…

PONSOMBY - Beh! Fallo entrare…

DAFNI - È entrato… (si volta e non lo vede, perché Giorgio prudente, se n’è andato) Ma… Giorgio!… (va alla porta e chiama) Giorgio. Avanti! Avanti! (Giorgio appare e Dafni lo trascina dentro)

PONSOMBY - Buon dì, Giorgio… Come va?

GIORGIO - Non c’è male, grazie. Buongiorno, signora Ponsomby. (saluti, strette di mano)

PONSOMBY - Dunque, Giorgio… cosa c’è?

GIORGIO - (nervoso) Oh, sì… Naturalmente… Cioè… Si tratta di una cosa delicata, signor Ponsomby… Cioè… Insomma, ecco… Vorrei parlarle da solo a solo…

DAFNI - (sottovoce) No. Meglio se c’è anche mammà.

GIORGIO - Però è meglio se c’è anche mammà… Cioè, la signora Ponsomby… Io vorrei… Io vorrei…

DAFNI - (sottovoce) Avanti, lumaca…

GIORGIO - (sempre più nervoso) Io vorrei una lumaca…

DAFNI - (c.s) Fidanzamento di sei mesi… sotto!

GIORGIO - (c.s) Fidanzamento di sei mesi… sotto!

DAFNI - Insomma, pappone, vorremmo il tuo permesso di sposarci…

GIORGIO - Ed è per questo che siamo venuti da lei, signor Ponsomby.

DAFNI - Noi ci amiamo papà. Qualunque cretino può capirlo.

GIORGIO - Ed è per questo che siamo venuti da lei…

DAFNI - (sottovoce) Smettila! Non ne azzecchi una!

PONSOMBY - Sentite, Giorgio… Non ne parliamo più… La faccenda è questa: tu Dafni sei troppo giovane, mentre voi, Giorgio, non siete più un ragazzo… Questa differenza di età… Dovete aspettare ancora un anno, per essere sicuri di voi stessi!

GIORGIO - Ma noi siamo sicurissimi…

PONSOMBY - Tanto meglio. Fra un anno ne avremo la prova…

DAFNI - Tutto un anno!

PONSOMBY - Ho detto un anno!

SIGNORA - Ed anch’io dico un anno!

GIORGIO - Oh, Dio! Allora sono due!… (a Ponsomby) Facciamo sei mesi, signor Ponsomby… Tagliate il male a metà! Via! Creda che per di più ci rimetterei… Sei mesi? Sei mesi?… Nessuno parla. Sei mesi uno… sei mesi due…

PONSOMBY - (deciso) Un anno.

GIORGIO - È andata.

PONSOMBY - È inutile, ragazzo mio. Quello che dico faccio.

GIORGIO - Va bene, ma…

DAFNI - (cedendo alle lacrime) Lascia stare, Giorgio. A che serve discutere?

SIGNORA - Brava cara… A che serve discutere? Io non discuto mai. (esce)

PONSOMBY - La sola donna al mondo che non discute, Dafni, è proprio tua madre… (esce)

GIORGIO - (cadendo a sedere sul divano) E adesso siamo sistemati per benino. (silenzio)

DAFNI - (nervosa, sedendosi alla scrivania) Non hai niente da dire?

GIORGIO - Sì. Accidenti, ne avrei da dire…

DAFNI - Quasi, quasi… vorrei non aver mai avuto genitori!

GIORGIO - Ora è troppo tardi. Dovevi pensarci in tempo! (silenzio)

DAFNI - Ma tu, non hai idee? (si alza e va dietro il divano)

GIORGIO - Io? Altro che! Sono pieno di idee!… Ne ho un centinaio…

DAFNI - Dinne una, allora…

GIORGIO - Sì… Oh, Dio!… Per esempio… Ecco… Magari… Io e te… Sai… si potrebbe… si potrebbe… scappare…

DAFNI - Puoi tenerti le altre novantanove… (alzando le spalle)

GIORGIO - (sollevato) Grazie. Mi serviranno per un’altra volta.

DAFNI - Ma se conti di rassegnarti tu… Non la penso così, io!

GIORGIO - Non vedo che cos’altro si potrebbe fare!

DAFNI - Non lo so. (decisa, sedendosi sul divano) So che mi sposerò a tutti i costi.

GIORGIO - (senza convinzione) Anch’io.

DAFNI - Sono stanca di essere trattata come una bambina.

GIORGIO - Anch’io!

DAFNI - Non sono più una bambina. Sono una donna!

GIORGIO - Anch’io!

DAFNI - Ho quasi vent’anni…

GIORGIO - Anch’io!… Anch’io li ho avuti, voglio dire! Io penso che…

DAFNI - Non pensare.

GIORGIO - In genere, ne faccio a meno…

DAFNI - Lo so. (entra la signora Ponsomby sempre col giornale e la matita fra le mani; Dafni si alza immediatamente dal divano e si siede alla scrivania)

SIGNORA - Scusate se vi disturbo, ragazzi… Giorgio, da bravo, ditemi voi una parola che significhi “aggiustare una controversia con reciproco consenso o forma embrionale di contratto” in undici lettere…

GIORGIO - Undici lettere? (alzandosi dal divano e ripetendo confusamente le definizioni) Ehm… ehm… ehm… Ci sono: compromesso.

SIGNORA - (scrivendolo) C… O… M… P… Benissimo! Perfetto! Oh, che perspicacia! Grazie, eh? Grazie mille… scusate… (esce)

DAFNI - (pensosa) Giorgio… quelli non sono mica i soli significati di “compromesso”?…

GIORGIO - No… perché?

DAFNI - (alzandosi) Io dico che se vieni nella mia camera da letto, comprometterai me!

GIORGIO - (cascando a sedere sul divano) Cosa?!

DAFNI - (fiera e sedendosi sul divano accanto a Giorgio) Non ti sembra una bella idea? A me, sì!

GIORGIO - Lo credo, ma…

DAFNI - A te, no?

GIORGIO - Sì, sì… anche a me non dispiace. Ma ho l’impressione che tuo padre non sarà del nostro parere.

DAFNI - Naturalmente. Immagino che gli dispiacerà…

GIORGIO - Dispiacere mi sembra un verbo un po’ fiacco…

DAFNI - Tutto quello che vuoi… Ma non capisci che quando ti avrà trovato di notte in camera mia sarà costretto a dire. “Bisogna che si sposino!”?

GIORGIO - (dubbioso) E se poi non lo dice?

DAFNI - (offesa si alza e va dietro il divano) Giorgio! Papà è una persona per bene!

GIORGIO - Voglio dire che magari prima di dirci che ci dobbiamo sposare, dirà delle altre cose meno graziose…

DAFNI - Va là, che non se la prenderà con te! Dirà che è colpa mia… Insomma, non hai mai compromesso una ragazza, tu?

GIORGIO - No… (ci pensa e si alza dal divano) Per lo meno, nulla di cui valga la pena di parlare…

DAFNI - Strano. Credevo che tutti gli uomini che hanno un appartamentino in centro lo avessero fatto.

GIORGIO - No, no… (per sviare) E quando dovrebbe succedere tutta questa faccenda?

DAFNI - Stanotte. Più presto è, meglio è!

GIORGIO - Facciamo domani notte. Venerdì porta disgrazia.

DAFNI - Stanotte o mai più. Chi ha tempo, non aspetti tempo.

GIORGIO - (sedendosi sul divano) No. Non posso, Dafni… Non posso…

DAFNI - Allora non mi ami.

GIORGIO - È appunto perché ti amo che non voglio farlo!

DAFNI - Sei assurdo. (sedendosi sul divano) Soltanto se tu non fossi innamorato di me non avresti nessuna scusa per trovarti di notte in camera mia…

GIORGIO - La scusa ci sarebbe…

DAFNI - Giorgio, sei sconveniente! (altro tono) Sicché?

GIORGIO - Ma poi… fin dove devo comprometterti?

DAFNI - Fin dove?… (capisce, e ferita si alza dal divano) Non capisco, signor Featherstone!…

GIORGIO - No, cara… (alzandosi dal divano) Non intendevo quel che intendi tu…

DAFNI - (c.s) Io non intendo nulla!…

GIORGIO - Cioè… (avvicinandosi a Dafni) Non intendevo quello che tu potresti aver inteso che io intendessi!

DAFNI - Va bene! Va bene! Non ne parliamo più.

GIORGIO - Un momento… Tu dimentichi che io non dormo qui!

DAFNI - Oh, Dio! È vero... Allora è inutile!

GIORGIO - (sollevato e sedendo sul divano) Meno male!

DAFNI - Cioè no. Non importa niente. (si siede sul divano) Per fortuna dormo in questa stanza, che è il mio studio, perché nelle nostre camere stanno finendo di imbiancare. E questa stanza dà sul giardino…

GIORGIO - E allora?

DAFNI - Allora tu monti in macchina e vieni qui verso mezzanotte, scivoli nel giardino e ti nascondi nella serra fino al momento in cui dovrai entrare in questa stanza. Bada di non far rumore, perché se no si sveglia papà; ti prende per un ladro e spara.

GIORGIO - (alzandosi di scatto dal divano) Spara? Un momento!

DAFNI - Ma siccome tu non farai rumore…

GIORGIO - Speriamolo!

DAFNI - (alzandosi dal divano ed avvicinandosi a Giorgio) Su, trovi le imposte aperte…

GIORGIO - Io entro e buona notte!…

DAFNI - No! È allora che tu devi fare chiasso… Così papà ti sente…

GIORGIO - E spara! L’hai detto tu!

DAFNI - Ma no! Siccome il rumore viene da questa stanza, papà entrerà a vedere che cosa succede…

GIORGIO - Sì.

DAFNI - Tu, appena lo senti venire, ti precipiti verso di me, mi abbracci e quando papà entra…

GIORGIO - Questa è la volta che spara!

DAFNI - Ma no, pauroso! Quando papà entra, ci vede e siamo a posto!

GIORGIO - Io cosa devo fare?

DAFNI - Oh! Bisogna dirti proprio tutto! Tu… se io nascondo il rossore nel guanciale mi accarezzi il capo e dici: “Signore, la colpa è mia!”.

GIORGIO - (provando) Signore, la colpa è mia… Sì, questo è facile!

DAFNI - Se invece ti tengo stretto e grido: “Papà, lo amo!” non devi che guardarmi amorosamente negli occhi e mormorare: “Cara!”. In ogni modo, però, devi abbracciarmi…

GIORGIO - Come sei pratica di tutta la faccenda!

DAFNI - Non vorrai mica insinuare che mi è capitato altre volte?

GIORGIO - Ma ti pare?

DAFNI - E allora non fare osservazioni inutili! Si capisce che sono pratica. (pausa) Dunque… dove eravamo rimasti?

GIORGIO - Io ti guardavo negli occhi e ti dicevo: “Cara”…

DAFNI - Ecco. A questo punto entra papà e dice… (imitandolo) “Voi, Giorgio?! Quello che fate è indegno!”

GIORGIO - Bene!… E io cosa rispondo?…

DAFNI - Tu ci resti male…

GIORGIO - Lo credo!!

DAFNI - Poi, stendendo la mano, dici fermamente: “Signore sono un gentiluomo! L’ho compromessa, ma giuro che riparerò!”.

GIORGIO - Oh, Dio!… Questo è più complicato!

DAFNI - Ma no! È elementare! Prova…

GIORGIO - (provando, goffamente) ”Signore, sono un gentiluomo. L’ho riparata, ma giuro che la comprerò…”. Te l’ho detto che era complicato. (riprendendo) “Signore, sono un gentiluomo! L’ho compromessa, ma giuro che riparerò!”.

DAFNI - Benissimo. Papà urlerà, mamma sverrà, io piangerò…

GIORGIO - Ma che bella serata!

DAFNI - Ma vedrai che papà finirà per prenderti…

GIORGIO - (sedendo sul divano) Per il collo…

DAFNI - Ma no. (sedendo sul divano) Fra le sue braccia… (Ponsomby entra da destra e traversa la scena in fondo, inavvertito)

GIORGIO - No, Dafni, senti… Non mi piace… Mi sembra una brutta cosa.

DAFNI - (facendo la bambina) Di’ che mi comprometterai stanotte… Per farmi piacere! E poi pensa… Ci sposeremo subito… saremo felici, felici…

GIORGIO - (cedendo) E sia come vuoi tu, canaglietta! Ma credi che meriteremmo di essere sparati…

DAFNI - Fai del chiasso nella serra e vedrai che per conto tuo, sarai accontentato…

GIORGIO - (facendo gli scongiuri) Speriamo di no… Di’, Dafni… (ride) Domani tuo padre sarà come una bella bistecca…

DAFNI - Perché?…

GIORGIO - Perché sarà cucinato bene!… (tutti e due ridono)

PONSOMBY - (facendosi avanti) Come? Come? (i giovani si alzano di scatto dal divano) Questa non l’ho capita, Giorgio. Perché sarò come una bella bistecca?

GIORGIO - (confondendosi) Eh?… Chi?… No!…

PONSOMBY - Ma sì… Avete detto che domani sarò come una bella bistecca! Perché?

GIORGIO - (riprendendosi) Nooo! Ho detto che speravo che domani lei sarebbe stato come una bella… Cioè più tenero… le bistecche belle sono tenere…

PONSOMBY - Ah! Ecco! Ma io invece, ho paura di essere una bistecca congelata… Molto dura a cucinarsi…

GIORGIO - (guardando con intenzione Dafni e sorridendo) Non credo… Non credo… Lei si calunnia! Ma ora devo scappare…

PONSOMBY - Andate già via?

GIORGIO - Sissignore. È tardi. Mi ossequi la signora Giulia.

PONSOMBY - Grazie. (stretta di mano) E quando ci rivedremo…

GIORGIO - (distratto) Stanotte… (Dafni gli dà un calcio) Stanotte no, certamente… Un altro giorno, magari… Arrivederla.

DAFNI - Papà, lo accompagno al cancello… (escono)

PONSOMBY - (li guarda allontanarsi, poi pensoso) E così vorrebbero farmela!

SIGNORA - (entrando. È sempre alle prese col suo puzzle) Enrico, Giorgio dov’è?

PONSOMBY - È andato via, anzi, ti saluta…

SIGNORA - Grazie. Che peccato… Qui c’è un’altra parola che non riesco a indovinare e Giorgio, invece, ha certe trovate…

PONSOMBY - (pensoso) Già! Ha certe trovate…

SIGNORA - Secondo te come si direbbe uno che non vuol pagare un debito, in sei lettere?

PONSOMBY - (pensando a Giorgio) Un bel furbo!

SIGNORA - Furbo?… Ma sono cinque lettere. Non ci sta.

PONSOMBY - (c.s) E non ci starò neanch’io! (entra il cameriere)

Cameriere - Signora, è arrivata la signora Banneston.

SIGNORA - Sadie? Ma doveva venire venerdì prossimo… Non capisco… Fatela passare lo stesso… (esce il cameriere ed entra Sadie Banneston, una graziosa ed elegante ragazza di circa ventun’anni) Sadie, cara… (la bacia) Che piacere!…

PONSOMBY - Ma che bella sorpresa! (la bacia anche lui)

SADIE - Sorpresa? Non mi aspettavate?…

SIGNORA - Non precisamente. Ma siamo felici lo stesso di vederti. Dafni accompagna Giorgio al cancello. Sarà qui fra un minuto.

SADIE - No. Conosco Dafni e conosco Giorgio. Ne avranno per una buona mezz’ora. (ridono) Ma almeno saprete che Dafni mi ha invitato qui per una settimana?

SIGNORA - Ma sì… ma…

PONSOMBY - Mi pare…

SADIE - Scommetto che se n’è dimenticata!…

SIGNORA - Già, quella sventata!…

SADIE - Allora? Devo andar via?

SIGNORA - Ma no, cara. Ora che ci sei, saremo felici che tu rimanga. Oh! Ecco Dafni! (entra Dafni)

SADIE - Dafni!

DAFNI - Sadie! (si abbracciano)

SADIE - Ma… avete litigato tu e Giorgio?

DAFNI - No, perché?

SADIE - Non hai messo che cinque minuti ad accompagnarlo!

DAFNI - (ridendo) Maligna!

SADIE - Sai che sei una vile creatura e che ti odio? Mi inviti qui e non dici niente ai tuoi.

DAFNI - Sei tu la pasticciona! Io ti ho invitato per venerdì prossimo… (ride)

SADIE - Oh Dio!… Allora il torto è mio!

DAFNI - Fa niente! Oramai ci sei… (comicamente) Pazienza!…

SADIE - (ridendo) Viva la gentilezza! (altro tono) E Giorgio, come sta?

DAFNI - (improvvisamente) Oh Dio!

SADIE - Che c’è?

DAFNI - Niente… M’è venuta in mente una cosa… (aggrotta le sopracciglia. Poi si riprende) Giorgio?… Giorgio sta benone.

SIGNORA - Senti Dafni… ti devo dire una cosa. Permetti, vero, Sadie. (Sadie sorride e va a parlare con Ponsomby. La signora dice sottovoce a Dafni) Dafni, bisognerà che tu ceda questa stanza a Sadie. Sai che nelle camere il tappezziere deve finire di mettere la carta…

DAFNI - Eh, lo so… Ma non si può… Io non posso…

SIGNORA - Come, non puoi?

DAFNI - Voglio dire… E io dove vado?

SIGNORA - Cara… Dormirai in camera mia. Non sarà la prima volta…

DAFNI - (quasi fra sé) Andava così bene stanotte!…

SIGNORA - Come?

DAFNI - Dico che per stanotte andrà bene come dici tu…

SIGNORA - (si alza e si avvia) Allora vado a dar gli ordini… (esce)

SADIE - Ma non disturbo mica, vero?

DAFNI - Figurati…

SADIE - Qualunque camera… Non vi preoccupate per me!

DAFNI - Ma ti pare… (sottovoce) Porta via papà. Devo telefonare!

SADIE - (sottovoce) Che succede?

DAFNI - (c.s) Dopo. Porta via papà!

SADIE - (forte) Ma che bel giardino, signor Ponsomby… Andiamo a fare un giretto… Fatemi da cicerone…

DAFNI - Bravi… Io intanto scrivo una lettera, se no me ne dimentico… (Ponsomby sorride. Ha mangiato la foglia)

SADIE - Allora andiamo?

PONSOMBY - Andiamo, andiamo pure. (a Dafni) E tanti saluti…

DAFNI - A chi?

PONSOMBY - A quello della lettera… (ride)

DAFNI - Sai a chi scrivo?… A… a… cosa… a cosina…

PONSOMBY - Sì, sì. Falle tanti saluti. (esce con Sadie)

DAFNI - (si assicura che siano usciti. Si accosta al telefono silenziosamente e stacca il ricevitore) Pronto… Signorina… Piccadilly 25-68… Presto, per favore… Pronto… Chi parla… Casa Featherstone?… Siete voi Hicks? Sono la signorina Dafni, la fidanzata del signor Giorgio… Come “quale”? Vi ho detto che sono la fidanzata, la signorina Dafni… Oh bravo, dunque, state a sentire: quando torna il signor Giorgio ditegli da parte mia che per stanotte non se ne fa nulla… Avete capito?… Gli direte che per stanotte non se ne fa nulla… Di nulla, perfettamente. Mi raccomando, eh? Buonanotte Hicks… (riattacca il ricevitore. Nello stesso tempo rientra Ponsomby. Vedendolo, Dafni cerca di giustificarsi) Avevano telefonato… Un errore… Credevano di parlare con… col… con la cosa…

PONSOMBY - (falso) Oh! Guarda! Bada che Sadie è sola in giardino!…

DAFNI - (felice di andarsene) La raggiungo… (esce correndo)

PONSOMBY - (resta un attimo pensoso: poi ha un’idea, sorride. Va al telefono, stacca il ricevitore) Pronto?… Signorina, mi dia l’ufficio comunicazioni fonogrammi. (parlato) Ora ti aggiusto, canaglia! (al telefono) No, non a lei signorina… Comunicazione fonogrammi… Trasmetta questo fonogramma: Giorgio Featherstone, Half Moon Street 171, Piccadilly. Urgente. “Non badare ambasciata telefonica, attendoti stanotte come d’accordo… Dafni”. No!… Dafni. D… come demonio… Ha capito? Grazie. (riattacca. Sorride guardando verso la porta dalla quale è uscita Dafni)

SECONDO QUADRO

La camera di Dafni. È notte. All’alzarsi del sipario vi è in scena Sadie in camicia da notte e kimono. È seduta sul letto e si infila le pantofole. Si bussa.

SADIE - Avanti… (entra Dafni in kimono e camicia da notte, anche lei) Oh Dafni, vieni, vieni…

DAFNI - Credevo che tu fossi già a letto…

SADIE - Oh, per me… ce ne vuole prima che mi decida…

DAFNI - Come Giorgio. Anche lui ci mette un’eternità…

SADIE - Ma Dafni… Tu come lo sai?…

DAFNI - Non far la stupidella, lo so perché me l’ha detto. (ripensandoci) Però hai ragione… A volte dico certe cose che potrebbero far pensare male. (ride, poi cambia tono) Ma lo sai che a volte mi chiedo com’è che siamo tanto amiche, visto che Giorgio è una tua antica fiamma…

SADIE - (ridendo) Già… e visto che tu me l’hai portato via!

DAFNI - Questo non è vero… È stato lui! Ma io non l’ho mai incoraggiato…

SADIE - Del resto, Giorgio non mi avrebbe mai sposata… Si flirtava… ma così… per flirtare… Tu piuttosto, quando ti sposi?

DAFNI - Papà dice non prima di una anno…

SADIE - Con tutto che siete fidanzati da sei mesi?

DAFNI - …E mezzo. Quasi sette. Un record! (si guarda attorno, poi) Senti… Ma bada che è un segreto!…

SADIE - (interessata) Io adoro i segreti!

DAFNI - Beh… Giorgio ed io… ci sposeremo probabilmente fra quindici giorni!

SADIE - Ma se hai detto che tuo padre…

DAFNI - Papà non ne sa niente…

SADIE - E allora, scusa…?

DAFNI - Giorgio… Mi comprometterà!…

SADIE - (spalancando gli occhi) Ti comprometterà?…

DAFNI - Sì, non ti pare una bella idea?

SADIE - Dipende fino a che punto ti comprometterà…

DAFNI - Che scema!… È tutto un gioco…

SADIE - I giovanotti dicono sempre così.

DAFNI - Ma questa volta è così. Una notte Giorgio si farà sorprendere in camera mia… Ecco tutto. Siamo già d’accordo. Dunque non ti pare una bella idea? Avevamo combinato per stanotte, ma quando sei venuta tu, ho telefonato a Giorgio per rimandare…

SADIE - Mi dispiace che per causa mia…

DAFNI - Ma no, cara. È lo stesso. Una notte vale l’altra.

SADIE - Ma Giorgio che cosa pensa di tutto ciò?

DAFNI - Oh, Giorgio fa tutto quello che voglio io… (si sente bussare alla porta)

SADIE - Avanti… (entra la signora Ponsomby)

SIGNORA - Ancora sveglie? Dafni cara… sono le undici e mezza passate. (a questo punto la testa di Giorgio si affaccia dietro le imposte e si nasconde in un angolo del balcone in modo che non lo si veda)

DAFNI - Non ho punto sonno, mammà. (Giorgio sorride)

SIGNORA - Neanch’io! Veramente! (si siede, Giorgio si rabbuia)

SADIE - E il signor Ponsomby che cosa fa?

SIGNORA - Sta girando per il giardino con il suo revolver… (Giorgio sparisce) Appena sente un rumore sospetto spara… Dice che è un buon sistema per i ladri… (un rombo di tuono)

DAFNI - Ohi, là! Il tuono… Ci sarà temporale!

SADIE - Che bellezza!

SIGNORA - Come, non hai paura?

SADIE - Macché! Anzi dormo meglio!

SIGNORA - E i fulmini? Io ho paura dei fulmini.

SADIE - Ma se son così belli… (rumore di pioggia scrosciante)

SIGNORA - Meno male che piove. L’acqua porta via i fulmini. (un lampo ed un tuono vicinissimi)

SADIE - Che bellezza! Sembra la fine del mondo!… (fuori della porta si sente la voce di Ponsomby)

PONSOMBY - (da fuori) Giulia!… Sei qui?

DAFNI - (alla porta) Sì, sì… vieni papà! (entra Ponsomby)

PONSOMBY - Oh, che bella conversazione!

SIGNORA - Metti via il revolver, Enrico!

SADIE - Ha trovato il ladro, signor Ponsomby?

PONSOMBY - No. Però avevo sentito dei rumori… (guardando fuori) Caspita, come viene giù!

SIGNORA - Fa tanto bene alla campagna… (tuono in distanza)

PONSOMBY - Ho idea che smetta presto, però… (appare Giorgio: il bavero alzato e gronda acqua miserevolmente)

SADIE - Speriamo di no. Mi piace tanto stare in casa quando piove.

DAFNI - Anch’io. Vorrei che seguitasse per delle ore! Chissà come è contento Giorgio! Anche lui adora i temporali!

PONSOMBY - Già, è vero, l’ha detto anche a me! (fulmine e tuono lontano)

SIGNORA - Ma non sarà meglio chiudere?

SADIE - Lasci fare, signora! Non ho paura.

PONSOMBY - Tanto più che sta proprio passando. Non piove già più. Il classico temporale d’estate. Tutto è bene quel che bene finisce. E ora si potrebbe anche andare a letto. (rivolto a Sadie) Buonanotte, cara.

SADIE - Buonanotte… (saluti a soggetto. I tre Ponsomby escono. Sadie li segue. Chiude la porta, va a letto e spegne la luce. Giorgio appare, si guarda intorno e starnutisce. Sadie sta un po’ in ascolto poi mormora) Sarà stato il signor Ponsomby! (e si acquieta. Giorgio starnutisce ancora. Sadie si rizza a sedere in ascolto. Ma un lampo e un tuono potentissimo la spaventano. Con uno strillo ficca il capo sotto le coperte)

GIORGIO - (dopo una pausa bisbiglia) Se ne sono andati, finalmente. Posso entrare? Non ne posso più… Sono tutto bagnato. (starnutisce. Poi avanza in silenzio. Sadie scopre il capo. Giorgio starnutisce ancora)

SADIE - (spaurita) Chi è?

GIORGIO - Pronta? (Sadie balza a sedere sul letto, senza vedere Giorgio. Giorgio avanza d’un altro passo, inciampa e cade su Sadie)

SADIE - (involontariamente, forte) Accidenti! (Sadie dà uno strillo e salta fuori dal letto. Giorgio l’afferra per la camicia, si rialza e l’abbraccia per forza mentre lei seguita a strillare. La porta si apre ed appare Ponsomby in camicia, con una candela accesa in mano. La scena si illumina. Sulla porta appaiono anche Dafni e la signora Ponsomby)

PONSOMBY - (indignato) Che cosa fate, Giorgio?

GIORGIO - (stordito, abbagliato) Signore, sono un gentiluomo! L’ho compromessa, ma giuro che riparerò… (Dafni sviene)

SIPARIO

SECONDO ATTO

L’appartamento di Giorgio Faetherstone in Piccadilly. Quando si alza il sipario entra il cameriere Hicks, uomo allampanato, esatto, funereo, formalista. Porta un vassoio con la prima colazione. Depone tutto su di un tavolo, va alla porta della camera di Giorgio e bussa. Si ode un grugnito interrogativo.

HICKS - La colazione è pronta.

GIORGIO - (dall’interno della sua camera) Ditele di aspettare. (dopo un attimo Giorgio entra. È in veste da camera. Siede al tavolo e mangia. Hicks fa funzionare il grammofono) Come si chiama questo disco?

HICKS - “La notte infernale”.

GIORGIO - Non mi piace!… Mettete qualcosa di carino… un valzer…

HICKS - (scegliendo fra i dischi) Vuole “Amiamoci di notte”? Oppure “Quella notte che ti baciai”?

GIORGIO - Basta con le notti! Non voglio più niente!

HICKS - Bene, signore. (silenzio) Devo prepararle l’acqua per il bagno?

GIORGIO - Non mi parlate di acqua o vado in collera!… Hicks, mi sono messo in un maledetto ginepraio!

HICKS - Mi dispiace, signore… E io la conosco?

GIORGIO - Chi?

HICKS - La donna di cui si tratta.

GIORGIO - Come fate a sapere che si tratta di una donna?

HICKS - L’esperienza mi ha insegnato che ogni qualvolta il signore si trova in un ginepraio, è a cagione di una creatura di sesso differente dal suo.

GIORGIO - Stavolta non è donna. È una signorina. E mi aspetto qui da un momento all’altro un padre furibondo… Anzi a proposito… Chiamate qui Marta…

HICKS - Subito, signore. (esce e rientra dopo un attimo seguito da Marta, la cameriera e cuoca, grossa donna rubiconda che ha il tic di strofinarsi l’indice della mano sul naso aspirando frequentemente e rumorosamente l’aria dalle narici)

MARTA - Comandi, signore…

GIORGIO - Statemi bene a sentire, voi Hicks, e voi Marta… Verrà qui un genitore idrofobo… conto su di voi due per non lasciarmi troppo a lungo solo con l’animale…

HICKS - Bene, signore…

MARTA - Lasci fare a me. In caso, lo prendo io per il collo e lo scaravento…

GIORGIO - Non esageriamo! Vi chiedo soltanto di entrare molto spesso qui con una scusa qualunque… Se voglio qualcosa… se mi manca niente…

HICKS - Ho capito.

MARTA - Non dubiti.

GIORGIO - Mi basta che uno di voi interrompa la discussione. Dite quel che volete e non badate a quello che vi dirò io. Io, magari, farò finta di essere seccato. Non ci badate. Seguitate ad entrare e ad interrompere…

MARTA - Lasci fare. Anche se lei si arrabbia e ci manda via, noi ci inchiniamo e le diciamo: “Ho capito, signore! Ho capito!” Vedrà. Ho pratica. Sono furba, io.

GIORGIO - (imitandone istintivamente il tic) Brava! Mi raccomando… (si riprende) Ma cercate di non fare quel verso. (Marta esce)

HICKS - E per gli abiti, signore?

GIORGIO - Cosa c’entrano gli abiti?

HICKS - Mi permetto di dirle che l’abito ha una grande importanza. Sarebbe una vera indelicatezza ricevere uno sdegnato gentiluomo in vestaglia.

GIORGIO - È giusto. Vado a finire di vestirmi.

HICKS - Sarà infinitamente meglio… e, se non temessi l’indiscrezione, ardirei suggerirle di comprare dei buoni sigari. Non vi è nulla come un buon sigaro per placare un animo irritato.

GIORGIO - Sta bene. Compratene una scatola. E, secondo voi, che contegno dovrei tenere?

HICKS - A mio avviso il signore dovrebbe entrare a capo basso…

GIORGIO - È giusto. (esegue) Così?

HICKS - Perfettamente!

GIORGIO - E poi?

HICKS - Una lieve emozione… La voce leggermente tremante…

GIORGIO - Capisco. Presso a poco così: (esegue) Sign…o…re… la vo…o…ostra… vi…i…isi…i…ta…

HICKS - Così è un po’ troppo. Ma ci siamo.

GIORGIO - E come comincereste, voi?

HICKS - Io inizierei col dire che il signore non sa esprimere come vorrebbe i sentimenti che lo animano…

GIORGIO - (ammirato) Bene. E poi?

HICKS - Che il signore non osa neppure guardarlo in viso…

GIORGIO - E infatti, mi sarà difficile…

HICKS - Infine, che si deve perdonare l’impeto della passione che è straripata dal cuore del signore…

GIORGIO - Meraviglioso! Ma bisogna che io mi scriva tutta questa roba. È troppo bella! (prende carta e matita e scrive) Dunque: testa bassa…

HICKS - Appena, appena…

GIORGIO - (c.s) Voce tremante…

HICKS - Ma non troppo, si ricordi…

GIORGIO - E poi? Ah, sì!… (scrive) Non so esprimerle… che mi animano… Non oso guardare in viso… La passione che è straripata… (parlato) Benone! Ma dite un po’, Hicks! Dovete aver compromesso un sacco di ragazze, eh?… Beh, io vado a vestirmi. (esce ripetendo a soggetto le frasi suggeritegli da Hicks. Hicks principia a sparecchiare. Suona il campanello. La voce di Giorgio dice) Questo è il genitore infuriato, Hicks… Andate ad aprire.

HICKS - (avviandosi) Sissignore.

GIORGIO - (da dentro) Non dimenticate la scatola di sigari!

HICKS - Stia tranquillo. (esce. Giorgio, sempre di dentro, chiude la porta. Entra Dafni seguita da Hicks)

DAFNI - Hicks, dite al vostro padrone che ci sono io.

HICKS - Se la signorina ha la compiacenza di aspettarlo… Finisce di vestirsi. Sarà qui fra un attimo…

DAFNI - Com’è di umore?

HICKS - Non molto gaio, signorina.

DAFNI - Mio padre è già venuto?

HICKS - (sorridendo) Non ancora, signorina. Ma lo stiamo aspettando. (si ode la voce di Giorgio che dice solennemente: “Hicks, pregate il signor Ponsomby di attendere un momento…” Hicks, comincia a rispondere) Sissignore, però… (ma Dafni gli fa cenno di tacere. Hicks si inchina ed esce. Breve pausa. Poi entra Giorgio)

GIORGIO - (entra a collo torto, ha in mano un pezzetto di carta sul quale di volta in volta getta lo sguardo. Non si accorge di Dafni e comincia con molta compunzione) Signore, io non so esprimerle come vorrei i sentimenti che mi animano… Non oso neppure guardarla in viso… Deve perdonare l’impeto della passione che è straripata dal mio cuore… (alza gli occhi e vede Dafni che cerca di soffocare il riso nel fazzoletto. Le corre incontra e l’abbraccia) Dafni! (se la fa sedere accanto sul divano e la bacia) Brutta cattiva! Perché non mi hai fermato subito?

DAFNI - No… mi divertivo troppo!

GIORGIO - È stata un’idea di Hicks! Ti pare che vada bene?

DAFNI - Una bellezza! (ridendo)

GIORGIO - Cara! (la bacia) Non ti offendere, sai? Ti avevo presa per tuo padre!…

DAFNI - Stai tranquillo, che verrà anche lui!

GIORGIO - Eh, me lo immagino!

DAFNI - Giorgio caro, mi hai perdonato per ieri notte?

GIORGIO - Ma figurati! (la bacia)

DAFNI - Dì… Bada che sta per venire papà…

GIORGIO - A proposito… E tu resti qui?

DAFNI - Mi pare che sia meglio, visto che bisogna convincere papà… Ieri notte, in fondo, non mi hai compromessa affatto. Si tratta di dirgli tutto quello che gli avresti detto se invece di Sadie ci fossi stata io. (graziosa, accarezzandolo) Dì la verità ora che è tutto a posto: non sei contento di aver seguito i miei consigli?

GIORGIO - (dubbioso) Veramente, tutto non è ancora a posto…

DAFNI - Ma sì che lo è. Papà penserà che non era quella la prima volta che tu entravi nella mia camera da letto e vorrà che tu mi sposi subito… Adesso dammi un bacino… (si baciano. Entra Hicks e si crede in dovere di tossicchiare una o due volte. Essi si separano)

GIORGIO - Hicks, quanto vi vorrei più bene se non portaste i tacchi di gomma! Beh, cosa c’è?

HICKS - Hanno suonato, signore. Ho pensato che forse…

GIORGIO - Avete fatto bene, per Giove!… (è emozionato, dice a Hicks) Tu siedi qui, cara… (e a Dafni) E voi andate ad aprire… Cioè scusa… Tu stai lì… e quando credi che io possa entrare tossisci forte… Andate, Hicks… (si precipita in camera e chiude la porta. Hicks esce, dopo un attimo entra Sadie Banneston)

DAFNI - (appena la vede) Ssst!… Sadie… Zitta! Non dir niente!

SADIE - Che c’è?

DAFNI - Giorgio ti crede papà…

SADIE - Ma io…

DAFNI - Siediti e stai zitta. (Dafni la obbliga a sedere sul divano mentre lei si siede sulla poltrona a fianco del divano e dà un gran colpo di tosse. Entra Giorgio, con gli stessi atteggiamenti e toni di prima)

GIORGIO - Signore, io non so esprimervi come vorrei… i sentimenti che mi animano… Non oso neppure… Non oso neppure… (guarda il pezzetto di carta. Le ragazze scoppiano a ridere. Giorgio si accorge solo allora di esse) Ah!… Me l’avete fatta ancora!

DAFNI - Giorgio, sei grande! Vorrei che ti vedessi!… Tu conosci Sadie, vero?

GIORGIO - Sì… ci siamo incontrati ieri sera…

SADIE - Come va, Giorgio?

GIORGIO - Mah!… Oggi un po’ più asciutto…

SADIE - Sapete, ragazzi, che è successo una cosa terribile?… Papà è arrivato poco fa quando tu sei uscita.

GIORGIO - Il papà di chi?

SADIE - Il mio.

GIORGIO - Il vostro?…

SADIE - (senza badargli) La disgrazia ha voluto che papà entrasse proprio mentre si stava parlando dell’accaduto di stanotte! Naturalmente ha voluto subito sapere chi fosse l’uomo che era in camera mia…

DAFNI - (a Sadie) E allora?

SADIE - E allora, puoi figurarti, papà è montato su tute le furie e ha detto che sarebbe venuto anche lui qui, assieme a tuo padre…

GIORGIO - Anche lui?… (verso l’interno) Hicks, comprate due scatole di sigari.

HICKS - (dall’interno) Sissignore.

GIORGIO - (a Sadie) E che tipo è questo vostro padre?

SADIE - Un uomo in gamba, quadrato, massiccio… Era campione di pesi massimi, da studente…

GIORGIO - (con un filo di speranza) Da studente!… Ma poi…

SADIE - Oh, no! Si tiene ancora in esercizio…

DAFNI - Ed è molto in collera?

SADIE - L’ho lasciato che era addirittura fuori di sé…

GIORGIO - (verso l’interno) Quattro scatole di sigari, Hicks… (cercando di prenderla allegramente)

SADIE - Dice che vuol dare una bella strigliata al mio complice…

GIORGIO - E chi è il vostro complice?

SADIE - Voi, secondo lui.

GIORGIO - Ma no! Crede veramente che io fossi lì per voi?

SADIE - Pare!

DAFNI - Ma non gli hai detto che Giorgio non era niente per te?

SADIE - Si capisce. Gli ho detto che non lo vorrei neanche per parente in decimo grado…

DAFNI - (dignitosa) Mi pare che tu abbia esagerato.

SADIE - Dicevo così per convincere papà. A proposito, Giorgio… ricordatevelo: non interrompete mio padre quando parla. È la cosa che gli dà più fastidio. Una volta poco mancò che mandasse all’altro mondo un tale, per questo motivo.

GIORGIO - Ma che brutto carattere! (suona il campanello)

DAFNI - Giorgio, questo sarà papà…

SADIE - O il suo, o il mio…

DAFNI - Vai di là, Giorgio, ed entra come avevi stabilito…

GIORGIO - (facendo il furbo) No, care! Non mi ci pigliate più!

DAFNI - Davvero, Giorgio… Sarà uno dei nostri padri…

SADIE - O tutti e due…

GIORGIO - Sarà benissimo. Ma stavolta non ci casco. Due sì, ma tre no! Vengano, vengano i padri spauracchi… (entrano senza che egli li veda: Ponsomby e Banneston) Vengano i vecchi cerberi… Mi ci volevate far cascare, eh?… Marameo! Marameo, cuccu! (nel dir così si volge e vede i due. Quadro. Hicks entra con quattro scatole di sigari. Le posa. Esce)

PONSOMBY - Graziosissimo! Come avete detto, eh?… Gli spauracchi…

BANNESTON - I vecchi cerberi…

GIORGIO - (balbettando) Niente… Macché… Dicevo le prime parole che mi passavano per la testa… Ma non c’era niente…

BANNESTON - Non c’era niente nella vostra testa, vorreste dire?

GIORGIO - Sissignore… Nossignore… Sissignore… Si accomodino. (i due si siedono intorno al tavolo. Le ragazze sono in disparte)

BANNESTON - (squadrandolo) E così… Voi siete Giorgio, vero?

GIORGIO - Credo… Ma che bella visita!…

BANNESTON - (acido) Scommetto che vi fa piacere!

GIORGIO - (fra sé) Sono perduto.

PONSOMBY - Prendo un sigaro…

GIORGIO - Prego… sono miei… Senza complimenti… (a Banneston) Lei, no?

BANNESTON - (ne prende uno) Mi paiono buoni…

GIORGIO - Ne prenda un altro… Li prenda tutti. Beh, se vuole, ne mando a prendere degli altri… Quanti ne vuole…

BANNESTON - Basta con le chiacchiere. Ho qualcosa da dirvi, giovanotto. Io vorrei sapere… (entra Marta)

MARTA - (a Giorgio) Ha bisogno di niente, signore?

BANNESTON - Giovanotto, fate che non mi si interrompa perché mi secco!

GIORGIO - (sincero) Marta, non interrompeteci… Vi prego, non interrompeteci…

MARTA - (inchinandosi) Ho capito, signore. (esce)

BANNESTON - (seccato) Sedete ed ascoltate.

GIORGIO - Scusi tanto. Vedrà che non la interromperanno più…

BANNESTON - Speriamolo. Ed ora incominciamo.

PONSOMBY - Quello che vorremmo sapere, Giorgio, è che cosa diamine facevate ieri notte in camera di Sadie…

GIORGIO - Niente!… Parola mia! Niente…

DAFNI - Era venuto lì per vedere me… soltanto me…

GIORGIO - Come potevo sapere che avesse l’abitudine di cedere la sua camera agli estranei?

BANNESTON - (secco) Silenzio! (in tono oratorio) Giorgio Featherstone, voi foste trovato in camera di mia figlia, come lo provano le numerose… (entra Hicks)

HICKS - È venuto l’uomo del gas, signore…

BANNESTON - (molto seccato) Ah, perbacco!

GIORGIO - (implorante, sincero) No, Hicks! Non interrompeteci. Vi prego!… Non interrompeteci!

HICKS - (inchinandosi) Ho capito, signore! (esce)

BANNESTON - (furioso) Se ci interrompono ancora…

GIORGIO - Non lo faranno… Si calmi… Abbia pazienza! Vedrà che non lo faranno più…

BANNESTON - Lo spero per voi…

GIORGIO - Anch’io, signore! Anch’io!… Vada avanti.

BANNESTON - Ecco qua. Voi tenevate mia figlia tra le braccia ed avete detto: “L’ho compromessa, ma giuro che riparerò”. È vero o non è vero?…

GIORGIO - È vero, però io…

BANNESTON - Ah, dunque ne convenite?

GIORGIO - Sissignore, però…

DAFNI - Lo diceva per me!

PONSOMBY - Credevate allora che fosse Dafni?

GIORGIO - È un’ora che glielo sto dicendo!

PONSOMBY - E allora come mai, visto che siete tanto innamorato di mia figlia, non vi siete accorto che tenevate un’altra donna fra le braccia?

GIORGIO - Cosa vuole… al buio…

BANNESTON - Comunque, avete o no compromessa la ragazza che abbracciavate?

GIORGIO - Ma neanche per sogno!

PONSOMBY - E allora le vostre parole sono assolutamente prive di significato!

GIORGIO - Cioè, no… l’ho compromessa… (fra sé) Accidenti a questi cervelli giuridici…

BANNESTON - Giovanotto, state a sentire una volta per tutte… (entra Marta, seriamente eccitata)

MARTA - Signore, c’è una fuga di gas…

GIORGIO - Andate via, andate via!

MARTA - Ma c’è davvero, signore! C’è veramente!

GIORGIO - (spingendola via) Sì… sì… Ho capito! Ho capito!… (l’ha spinta via. Cerca di giustificarsi) Non… non ci badi… è un po’ scema… Diceva?…

BANNESTON - (contenendosi) Dicevo che una volta per tutte… (entra Hicks)

HICKS - Signore, Marta è svenuta!…

BANNESTON - (urlando) Oh, basta!…

GIORGIO - (spaventatissimo) Andatevene, Hicks!… Non è più il caso…

HICKS - Ma è svenuta davvero!…

GIORGIO - Via!… Via!… Via!… (lo spinge fuori)

BANNESTON - (furente) Basta così. Voi due filate. Lasciateci soli.

PONSOMBY - Giusto! È meglio che voi ragazze ve ne andiate.

SADIE - Sta bene. Ma io rifiuto assolutamente di sposare Giorgio. Intesi?

DAFNI - E io pretendo assolutamente di sposare Giorgio. Intesi?

GIORGIO - Purché di me ci resti un pezzettino, cara!

BANNESTON - Via, pettegole! (le ragazze escono)

GIORGIO - (osservando i due) Daniele nella fossa dei leoni…

BANNESTON - Dunque, giovanotto, riconoscete di aver compromesso mia figlia?…

GIORGIO - Sì, ma… appena, appena…

BANNESTON - E che cosa deve fare un uomo d’onore, quando ha compromesso una fanciulla?

GIORGIO - Le… chiede scusa…

BANNESTON - (con uno strillo) La sposa…

GIORGIO - Ma no… sarebbe assurdo…

PONSOMBY - Ah, sarebbe assurdo, vero?

GIORGIO - No, sarebbe logico… Ma è che… Oh, Dio…

PONSOMBY - (a Banneston) Scusate, Giacomo… Ma credo di dover dire una cosa a questo proposito.

BANNESTON - Perché? Egli ha compromessa mia figlia…

PONSOMBY - Sì. Ma dice di aver voluto compromettere la mia…

BANNESTON - Scusate, ma il diritto è molto più fondato…

PONSOMBY - Non sono d’accordo.

BANNESTON - Ma è ovvio. Se avesse realmente compromesso Dafni…

PONSOMBY - Ma ne aveva l’intenzione, lo ha dichiarato…

BANNESTON - Ma l’intenzione non costituisce reato, mio caro…

PONSOMBY - Giusto, la faccenda è diversa, fate pure…

BANNESTON - (si alza) No, no. Se avete qualcosa da eccepire…

PONSOMBY - (si alza) Ma no, mio caro. Non badate a me…

GIORGIO - (fra sé) E neanche a me…

BANNESTON - (a Ponsomby) Non crederete che io ci tenga ad averlo per genero…

PONSOMBY - Non l’ho pensato neanche per un minuto…

BANNESTON - Soltanto che in certi casi bisogna rassegnarsi…

PONSOMBY - Ci vuol pazienza!

BANNESTON - Ma mi dispiacerebbe intralciare i vostri piani…

PONSOMBY - Tra noialtri…

BANNESTON - Così vecchi amici! Quando ci siamo conosciuti?

PONSOMBY - Io ero studente a Oxford, facevo il quarto anno… (senza accorgersene hanno raccolto cappelli e bastoni e se ne sono andati. Si sente il rumore della porta che si richiude. Giorgio casca a sedere e chiama con voce spenta)

GIORGIO - Hicks?!

HICKS - (entrando) Comandi?

GIORGIO - Se ne sono andati?

HICKS - Sissignore.

GIORGIO - Datmi da bere, Hicks… Molto da bere…

HICKS - (gli versa del whisky e soda, glielo porge, poi) Come va… il pasticcetto?

GIORGIO - Il pasticcetto?… Ci sono due pasticcetti gemelli, adesso.

HICKS - Due?

GIORGIO - Pare che io ne abbia compromesse due.

HICKS - E ci sono due padri furibondi, allora?

GIORGIO - Appunto. Sono in un ginepraio più fitto di prima! (suona il campanello) Quale altro padre sarà? Andate a vedere, Hicks. (esce Hicks. Dopo un istante la porta si spalanca ed entra Dafni. Hicks la segue)

DAFNI - Giorgio!

GIORGIO - Dafni!

DAFNI - Sono riuscita a piantare papà. Ma non bisogna che sappia che sono qui.

GIORGIO - Non lo saprà. Hicks, se qualcuno chiede di me… (mette un braccio intorno alla vita di Dafni) …direte che sono occupatissimo.

HICKS - Bene, signore. (esce)

GIORGIO - Dunque?

DAFNI - Dunque, caro, eccomi qui. Che cosa faremo?

GIORGIO - Non so quello che farai tu. In quanto a me, sembra che io debba sposare Sadie.

DAFNI - Ma è assurdo!… Giorgio, bisogna trovare qualche cosa…

GIORGIO - (ironico) Forse avresti intenzione di farti ancora compromettere?

DAFNI - (in buona fede) Si capisce! Soltanto, come? Questo è il problema.

GIORGIO - Un’altra spedizione notturna?…

DAFNI - No. Stavolta bisogna provare con la luce del giorno in modo che non si trovi nulla da ridire.

GIORGIO - E… in quale camera da letto?…

DAFNI - La tua.

GIORGIO - (sbalordito) La mia?

DAFNI - (sedendosi sul divano e trascinandosi dietro Giorgio) Sicuro. Stai a sentire. Giacché papà non è rimasto convinto trovando te in camera mia, questa volta faremo sì che trovi me nella tua… Ascolta, tu fingerai di salutarmi e di accompagnarmi alla porta, cosicché se mio padre chiederà di me, Hicks potrà rispondere in piena sincerità che non ci sono. (si alza) In realtà, io sarò tornata in punta di piedi e sarò scivolata nella tua camera da letto. Tu, per conto tuo, dirai a Hicks che vuoi uscire e invece ritornerai come me, senza che lui se ne accorga. Quando mio padre e il signor Banneston verranno, Hicks dirà loro che tu sei uscito. Ma sul più bello tu verrai fuori tutto arzillo dalla tua camera da letto. Nel vederli arrossirai. Essi sospetteranno che ci sia Sadie… e invece esco io…

GIORGIO - (si alza) Un momento, proviamo tutta la scena. Quando io batto due volte il piede in terra, tu esci. Va bene?

DAFNI - Benissimo. Cominciamo. (entra in camera da letto)

GIORGIO - (teatralmente) Ebbene, sì! Perché negarlo?…C’è una fanciulla, quella che io amo veramente…

DAFNI - (uscendo) Ma che disordinato, Giorgio!… La tua camera sembra un caos.

GIORGIO - (smontato) Ma che cosa c’entra adesso!… Mi sciupi tutto l’effetto!

DAFNI - (serena) Facevo per avvertirti. Ricominciamo. (rientra in camera da letto)

GIORGIO - (ricomincia) Ebbene, sì, o signori! Perché negarlo?…

HICKS - (entrando) Il signore ha chiamato?…

GIORGIO - (seguitando con enfasi) Il signore ha chiamato!… (si corregge) Ma no!… No, Hicks! Andate via! Non ho chiamato affatto! (Hicks esce. Giorgio ripiglia) Ebbene sì… Perché negarlo?…

DAFNI - (sporgendo la testa) Beh? C’è da aspettare un pezzo?

GIORGIO - Se m’interrompete ogni momento! (Dafni sparisce) Perché negarlo?… C’è una fanciulla, quella che io amo veramente… colei che sarà mia moglie… (batte due volte il piede in terra, non esce nessuno; ribatte, ancora nessuno; allora si avvicina alla porta e dice) Ohè! Ho battuto! Che fai?

DAFNI - (uscendo pensierosa) Stavo pensando una cosa… prima che tu dica tutto ciò sarà bene che io faccia cascare un oggetto di là.

GIORGIO - Se credi!… Ma almeno cerca di fare in modo che non sia un oggetto fragile… Vogliamo riprovare?

DAFNI - No. Non occorre. Piuttosto fingi di salutarmi.

GIORGIO - Bene. (forte) Ciao, cara. Ci vediamo…

DAFNI - (c.s) Quando vieni a trovarmi?

GIORGIO - (c.s) Domani, dopodomani… al più tardi… Arrivederci. Tanti saluti a casa. (escono un istante. Si ode la porta rinchiusa con esagerata violenza. Poi rientra Giorgio, canticchiando: “Soli d’inverno è cosa da morire”, seguito in punta di piedi da Dafni che scivola in camera da letto dopo avergli mandato un bacio. Giorgio, allora, chiama) Hicks?

HICKS - (entrando) Comandi, signore…

GIORGIO - La signorina se n’è andata. Datemi ancora da bere…

HICKS - Sissignore. (e mentre lo serve) La situazione è sempre oscura?

GIORGIO - Mah! Ho idea che si alzerà un maestrale capace di schiarire il cielo da ogni nuvolone…

HICKS - Glielo auguro, signore.

GIORGIO - Hicks, io esco. Ma starò via per poco. Se vengono quei due signori prima che io sia qui, dite loro che mi aspettino, sarà questione di minuti. Avete capito?

HICKS - Benissimo, signore. Arrivederla. (escono entrambi. Dopo un attimo Hicks ritorna. Aggiusta qualche mobile, pulisce un portacenere. Suona il telefono. Hicks va a rispondere voltando così le spalle alla camera da letto e non vedendo Dafni che si affaccia ad ascoltare) Pronto… Casa Featherstone, sì… Nossignore… il signor Giorgio è uscito, ma tornerà subito… Nossignore, non c’è stato nessuno, da quando lei è uscito… Devo dire al signor Giorgio che lei non verrà?… Né lei, né il signor Banneston?… Benissimo. E se mi domandasse quando?… Domani?… Benissimo… (Dafni ha un moto di dispetto, un attimo di riflessione, poi traversa la scena alzando le spalle, come per dire “Allora è inutile” ed esce dalla comune. Hicks continua a parlare) Come vuole, signor Ponsomby… Arrivederla… (entra Marta con la scopa, portaspazzatura e stracci per pulire)

MARTA - Mamma mia! Hicks… Che giornata d’imbrogli!…

HICKS - Pazienza, ragazza mia. Si trattava di aiutare il signore.

MARTA - Non dico di no. Ma che pasticci! Ho fatto bene quelle interruzioni, io?

HICKS - Benissimo. (Marta entra in camera da letto chiudendone la porta. Si sente suonare il campanello. Hicks va ad aprire ed entrano Ponsomby e Banneston)

PONSOMBY - Il signor Giorgio, è tornato?

HICKS - Non ancora. Ma loro… non dovevano venire domani?

PONSOMBY - Sì, abbiamo cambiato idea. Non ve ne preoccupate. (Hicks si inchina ed esce. Ponsomby continua a parlare rivolto a Banneston) Era l’unico mezzo per sorprenderlo e trovarlo solo. Se no, con le ragazze presenti, non si può discutere.

BANNESTON - Dobbiamo seguitare la commedia?

PONSOMBY - Più che mai. Ah, credevano di farla a me?! Se ne accorgeranno!

BANNESTON - Volete davvero dirgli che il fidanzamento è rotto?

PONSOMBY - Ne avrei intenzione. Però… però… che volete… in fondo mi fanno un po’ ridere… Sono giovani… E lo siamo stati anche noi…

BANNESTON - Ma la severità è sempre utile! (Ponsomby e Banneston volgono le spalle alla comune. Giorgio così può entrare inavvertito e giungere fino alla porta della sua camera. A questo punto i due si voltano e lo vedono. Egli finge di uscire di lì e di essere imbarazzatissimo. I due si turbano e cominciano a sospettare)

GIORGIO - Oh! Guarda chi si vede!

PONSOMBY - Ma il vostro cameriere mi disse che eravate uscito…

GIORGIO - No! Davvero?… Si… si sarà sbagliato…

BANNESTON - Evidentemente…

GIORGIO - Ma si seggano, prego…

PONSOMBY - Grazie.

BANNESTON - Grazie.

GIORGIO - Per carità.

PONSOMBY - Quando siete tornato?

GIORGIO - Ma io non sono uscito… Cioè… sono uscito… e sono tornato… tre… due… mezz’ora fa… Ero lì, in camera da letto… Perché quella lì è la mia camera da letto… (i due si alzano) Ma perché non seggono… Stiano comodi, prego…

BANNESTON - (arrabbiato) Bene!… Dov’è mia figlia?

PONSOMBY - E dov’è la mia?

GIORGIO - (frugandosi in tasca) Non lo so… Erano qui poco fa…

PONSOMBY - Ah! Dunque mia figlia è stata qui?

BANNESTON - E la mia anche?

GIORGIO - (fingendo grande imbarazzo e dando evidenti occhiate alla propria camera da letto) Ma no… Chi gliel’ha detto?… Non è vero!…

PONSOMBY - Vorrei dare un’occhiata alla vostra camera!

BANNESTON - Anch’io!

GIORGIO - Sì?… Io li consiglierei di no. È tutta in disordine. (si ode un rumore di oggetti caduti fragorosamente) Mi pare che sia caduto qualcosa di là…

BANNESTON - (imperioso) Aprite quella porta!

GIORGIO - Non è niente, sa? Dev’essere stato il gatto…

PONSOMBY - Aprite quella porta! Vogliamo vedere chi c’è!…

GIORGIO - Avranno una bella sorpresa!…

BANNESTON - Ah, dunque vi nascondete una donna?!

GIORGIO - Una fanciulla, anzi.

PONSOMBY - Evidentemente la vostra è un’abitudine!

BANNESTON - E chi è questa fanciulla?

GIORGIO - Non è mica sua figlia, sa? Perché ieri notte fu per caso. Ora no. Ora c’è proprio la deliberata intenzione…

BANNESTON - Ah, lo ammettete, stavolta!

GIORGIO - Sicuro che lo ammetto!

PONSOMBY - Bene!…

GIORGIO - (recitando) Ebbene, sì o signori! Perché negarlo? C’è una fanciulla, quella che io amo… la sola che io ami veramente… Colei che sarà mia moglie… (batte due volte il piede per terra. Nessuno esce. Allora egli va alla porta, l’apre e squadrando i due dice) Vieni, amor mio… Lascia che essi ti vedano e comprendano finalmente… (protende la mano senza voltarsi e trascina fuori Marta, armata di scopa e stracci. I due la guardano sbalorditi. Egli sempre senza voltarsi, a poco, a poco, a tastoni, si accorge di una certa differenza. Si volta. La vede e sviene, spingendola via)


SIPARIO

TERZO ATTO

La stessa scena dell’atto primo, quadro primo. All’alzarsi del sipario è in scena Dafni, sdraiata sul divano, affogata nei cuscini, con aria stanca e sofferente. Sta leggendo un libro. Dopo un istante entra il cameriere, portandole una pozione.

MARLOWE - Signorina… la medicina… (gliela porge)

DAFNI - (beve, fa una smorfia) Puah!

MARLOWE - Come si sente, signorina?

DAFNI - Come un pezzo di sapone lasciato nell’acqua per ventiquattro ore.

Cameriere - Eh, l’influenza, si sa… abbatte molto. Badi che c’è di là la signorina Banneston.

DAFNI - Fatela passare. (il cameriere va alla comune e subito entra Sadie)

SADIE - (correndole incontro) Dafni cara… Come son contenta di vederti… Come sta, questa malatina?

DAFNI - Oh, ora sto benino. (al cameriere) Andate pure.

SADIE - E adesso… dimmi tutte le novità…

DAFNI - Cosa vuoi che ti dica?! Quando il diavolo ci mette la coda. E per di più mi sono anche ammalata…

SADIE - Per colpa di Giorgio?

DAFNI - Proprio per quello no. Ma certo che vi ha anche influito, la rabbia e la tristezza di esserne separata. Perché papà mi ha fatto cambiar aria vietandomi assolutamente di vedere ancora Giorgio…

SADIE - E adesso come farai?

DAFNI - Stavolta l’ho fatta grossa. Ho detto a papà che io e Giorgio prima dei due scandali eravamo… sì, insomma, eravamo amanti da più di nove mesi…

SADIE - (scandalizzata) Oh! Dafni! Come hai potuto?… Chissà che dispiacere che gli hai dato! E Giorgio?

DAFNI - A Giorgio ho scritto semplicemente di sostenere le mie bugie. Probabilmente se gli avessi scritto di quali bugie si trattava… si sarebbe arrabbiato.

SADIE - E non avrebbe tutti i torti… Sicché, Giorgio, verrà qui?…

DAFNI - Oggi, credo. (pensosa) Quello che mi stupisce è che papà, alla mia confessione, non s’è molto arrabbiato. L’ha presa con calma… come se non gli facesse né caldo né freddo…

SADIE - Forse non sarà rimasto convinto… Aspetterà a confrontare la tua versione con quella di Giorgio…

DAFNI - Forse. Sai che c’è qui Muriel?…

SADIE - Tua sorella?

DAFNI - Sì. È qui con i suoi due gemelli. Due amori, li vedessi… Anzi, andiamo in giardino a vederli… (si avviano. Entrano Ponsomby e Banneston)

BANNESTON - Oh, Dafni! Sono contento di vederti guarita! Tuo padre mi ha detto che sei stata malata molto. Sadie ti ha detto che è stata male anche lei?

DAFNI - No. (a Sadie) Che cos’hai avuto?

SADIE - Influenza, come te.

BANNESTON - (ironico) Già, marciate in coppia.

DAFNI - Senta, mi farebbe tanto piacere se non parlasse di quella faccenda. Andiamo, Sadie.

PONSOMBY - Dove andate?

DAFNI - In giardino, papà. Volevo far vedere i gemelli a Sadie…

BANNESTON - Gemelli?… Di chi?

DAFNI - Di mia sorella Muriel. (le ragazze escono)

BANNESTON - E così Muriel ha avuto due gemelli! Che brava! E… altre notizie?

PONSOMBY - Un sigaro?

BANNESTON - Grazie. (accendono) Erano migliori quelli di Giorgio.

PONSOMBY - Sfido! Io non ho nessun irato genitore da propiziarmi! (ridono)

BANNESTON - Dunque, che c’è di nuovo?

PONSOMBY - Dopo il pasticciaccio con vostra figlia e quella ridicola scena in casa di Giorgio, visto che non si facevano più vivi, ho creduto che si fossero dichiarati vinti… Macché! Una settimana fa, Dafni, col tono più patetico che le riuscì trovare, mi confessò che… era l’amante di Giorgio da circa un anno!…

BANNESTON - Ma è terribile!

PONSOMBY - Un’altra frottola, la più marchiana di tutte, per indurmi ad anticipare le nozze che essi sospirano! Ciò non toglie che io finsi di crederlo. Disse che se anche Giorgio ne conveniva, avrei consentito a regolarizzare la situazione.

BANNESTON - Giorgio, naturalmente, sarà avvertito e dirà di sì…

PONSOMBY - Questo è il punto! Giorgio è avvertito di sostenere una bugia, ma non sa di quale bugia si tratti… Ho aperto una lettera che gli era stata diretta da mia figlia… Oramai sono disposto a cedere, ma vorrei tanto divertirmi un’ultima volta alle loro spalle… Anzi, conto su di voi per aiutarmi.

BANNESTON - Volentieri, mio caro Enrico, ma… (nel fondo passano Dafni e Sadie. Dafni ha in braccio uno dei gemelli) Enrico… ho un’idea… Vi garantisco che se mi lasciate fare, Giorgio passerà uno di quei quarti d’ora…

PONSOMBY - Ma purché tutto finisca bene…

BANNESTON - Ve lo prometto, s’intende. Voi però lasciatemi fare. Si tratta semplicemente di farmi parlare con Giorgio, prima che Dafni gli possa aver parlato. Intesi?

PONSOMBY - Intesi. Ma mi raccomando.

BANNESTON - Non dubitate. (entrano le due ragazze)

PONSOMBY - (a Banneston) Zitto! Eccole…

DAFNI - Papà… Giorgio non è ancora venuto?…

PONSOMBY - Non ancora, ma non credo tarderà molto.

DAFNI - Potrò parlargli?

PONSOMBY - Certo. Non prima di me, tuttavia.

DAFNI - Ma ora, non avrai, spero, più obiezioni al nostro matrimonio…

PONSOMBY - Dipende dal papà di Sadie.

DAFNI - Dal signor Banneston?

SADIE - Che cosa c’entra mio padre?

PONSOMBY - (enigmatico) C’entra perché c’è voluto entrare.

SADIE - Bada, papà, che io non lo sposo, sai?

BANNESTON - Tu, cara, farai ciò che io stimerò più opportuno. E non ammetto repliche.

PONSOMBY - (a Dafni) Hai capito? Ho lasciato lui arbitro della questione. (i due escono)

DAFNI - (furibonda) Che te ne pare?

SADIE - Io dico che son pazzi! (Giorgio appare sulla porta)

GIORGIO - Si può?

DAFNI - (correndogli incontro) Oh, Giorgio! (forte per farsi sentire) Credo che papà ti voglia parlare… (sottovoce rapidamente) Ricordati di assecondarmi, così è la volta che ci sposiamo…

GIORGIO - (sottovoce) Ma che cosa gli hai detto?

DAFNI - (c.s) Gli ho detto che da più di nove mesi tu ed io… (vede venire i due padri) Oh, bravo papà… C’è qui Giorgio…

PONSOMBY - (andandogli incontro vivacemente a mano tesa) Oh, Giorgio!

GIORGIO - (ha per primo istante un moto di timore, poi si ripiglia e stringe la mano offerta, per quanto resti confuso) Come sta?

BANNESTON - (con una manata sulle spalle che fa sobbalzare Giorgio) Come va, Giorgio? Per quale delle due siete venuto?

GIORGIO - Come, per quale delle due?

BANNESTON - Mi dispiace, ma qui non ne abbiamo che due… Se non vi siete portato voi la terza…

DAFNI - Giorgio è venuto per me, questo è ovvio… (sottovoce a Giorgio) Ricordati di assecondarmi in ciò che ho raccontato…

GIORGIO - (sottovoce) Ma che cosa diamine…

DAFNI - (c.s) Zitto!

PONSOMBY - Silenzio. Mi sembra che prima di proseguire l’udienza sarebbe bene far sgombrare l’aula…

BANNESTON - Via, via, ragazze! Lasciateci soli…

DAFNI - (affettando indifferenza) Come volete. Vieni, Sadie? (andandosene, sottovoce a Giorgio) Ricordati di sostenere quello che ho detto… (Dafni e Sadie escono)

GIORGIO - (fra sé disperato) Ma che cosa diavolo avrà detto!…

PONSOMBY - Dunque…

BANNESTON - Sedete… (Giorgio si siede su una sedia)

PONSOMBY - Mio caro giovanotto, vi si è trovato in camera della signorina Sadie e avete rifiutato di sposarla…

GIORGIO - Avevamo stabilito che fu per errore che mi ci trovai…

PONSOMBY - E sia. Il giorno dopo fu trovata nella vostra camera la vostra cameriera, ma per quanto voi aveste dichiarato essere quello il solo amore della vostra vita, non avete voluto sposare neanche lei…

GIORGIO - Ma se è sposata da vent’anni e ha tre figli!…

PONSOMBY - E sia. Ora sopraggiunge un fatto nuovo. Le dichiarazioni di Dafni. Dichiarazioni gravissime… (Giorgio si agita nervosamente) Voi saprete già di che si tratta…

GIORGIO - (molto poco sicuro) Eh! Altroché…

BANNESTON - Non mi sembrate comodo su quella sedia. Sedete sulla poltrona.

GIORGIO - (eseguendo) Grazie, signore…

PONSOMBY - Dafni mi ha fatto una confessione… che mi ha lasciato oltremodo stupito e addolorato… Non ve la ripeto, perché certo non la ignorate…

GIORGIO - (sulle spine) Se lo può figurare… (fra sé) Cosa avrà inventato quella lì!…

BANNESTON - Non state comodo neppure lì? Provate il divano…

GIORGIO - (macchinalmente) Grazie, signore… (si asciuga il sudore)

PONSOMBY - Dunque… voi non lo negate? Riflettete bene, Giorgio… la domanda che vi faccio è più grave di quel che non sembri… Voi lo negate?

GIORGIO - No, nossignore… Io non lo nego… (fra sé) Se riuscissi almeno a sapere…

PONSOMBY - Vi assumete dunque ogni responsabilità…

GIORGIO - Tutte… (timido) Ce ne sono molte?

PONSOMBY - Vi dispiacerebbe stendere per iscritto quanto avete fin ora dichiarato?…

GIORGIO - Le dirò che ci avevo già pensato… (estrae un foglio) Ecco le mie ultime volontà… cioè… ecco le mie dichiarazioni…

PONSOMBY - (prende il foglio e legge) “Io sottoscritto dichiaro che tutto ciò che è stato detto nei nostri riguardi dalla signorina Dafni Ponsomby, corrisponde alla più esatta verità. Firmato: Giorgio Featherstone”. Sta bene. Ecco… ora, io vi lascio solo col mio amico Banneston per regolare la faccenda. A voi Banneston, eccovi la dichiarazione di questo sciagurato… (sottovoce) Mi raccomando… Non esagerate… Mi fa quasi pena!

BANNESTON - (c.s) State tranquillo! (Ponsomby esce. Banneston comincia energicamente) Ed ora… a noi due. (Giorgio si dimena compassionevolmente) È strano come i mobili di questa casa siano scomodi…

GIORGIO - Ma no… Anzi. (fra sé) Io darei dieci anni della mia rendita per sapere che cosa ho dichiarato…

BANNESTON - Dunque… da più di nove mesi, eh?

GIORGIO - (allargando le braccia) Mah! Pare!…

BANNESTON - Ma perché tacerlo?

GIORGIO - (vago, scuotendo il capo) Eh?

BANNESTON - Forse temevate…

GIORGIO - (senza capir niente, annuisce) Ecco…

BANNESTON - Ma anzi, scusate, mettetevi nei panni di suo padre… Che cosa avreste fatto?…

GIORGIO - (per non compromettersi) Sa… nella mia situazione… è difficile a dirsi…

BANNESTON - Questo è vero… E m’immagino come ci sarete rimasto quando Dafni vi disse…

GIORGIO - Non me ne parli! Non ne parli nemmeno! (appare nel giardino Dafni che vezzeggia con moine materne uno dei gemelli di sua sorella)

BANNESTON - Ma non l’avete ancora vista?

GIORGIO - Chi?

BANNESTON - Dafni, poverina…

GIORGIO - Per pochi istanti, qualche minuto fa… Ma non abbiamo parlato di nulla… Anzi, se lei fosse così gentile…

BANNESTON - Avete saputo che è stata poco bene?… Come l’avete trovata?

GIORGIO - Un po’ giù, a dire il vero…

BANNESTON - Eh, sfido… dopo quello che c’è stato!

GIORGIO - (disperato) Ma che cosa c’è stato in nome del cielo?

BANNESTON - (sereno) Guardatela! (accenna Dafni, sempre in giardino. Giorgio si volta, è sbalordito. Dafni sorridente gli mostra il bimbo e lo bacia. Poi manda un bacio a Giorgio e se ne va. Giorgio si rivolta abbrutito a Banneston)

GIORGIO - (con gli occhi fuori dalla testa) Ma… ma è uno scherzo!

BANNESTON - Uno scherzo? Che cosa?

GIORGIO - Quel… quel… quel coso… quel bambino…

BANNESTON - Uno scherzo?… E siete voi a dirmi questo?… Dopo che… Altro che scherzo, giovanotto… È un bimbo, vivo e vitale!

GIORGIO - E… e… e… Dafni?

BANNESTON - Dafni, povera cara, lo adora, si capisce!

GIORGIO - Ah, lo adora?… Io divento matto…

BANNESTON - Ma io non vi capisco giovanotto…

GIORGIO - No… senta… giovanotto… cioè, signor Banneston… mi ridia la cosa lì, la dichiarazione… Non è vero niente… Ho dichiarato il falso… Me la ridia…

BANNESTON - (con severità) Ma, dico!… A che gioco giochiamo?

GIORGIO - Niente. La verità è questa… io ho dichiarato quel che voleva Dafni, tanto per sposarci in fretta… Ma non è vero niente…

BANNESTON - E questo è il vero onore? Non mi sarei aspettato da voi una cosa simile…

GIORGIO - E io non me la sarei aspettata da Dafni…

BANNESTON - Suvvia, suvvia… Basta così. Fortunatamente Ponsomby ha ora la vostra dichiarazione… In quanto a questi vostri tentativi di ritrattazione… non gliene parlerò neppure… per non farvi passare un brutto quarto d’ora!

GIORGIO - Come è buono, lei!

BANNESTON - Non c’è di che… Vi sposerete e sarete felici tutti e due.

GIORGIO - (con l’agro in bocca) Tutti e tre… Ci sarà anche il pupo.

BANNESTON - Ve lo auguro…

GIORGIO - Come è buono, lei…

BANNESTON - Arrivederci, giovanotto. Vado a dare la buona notizia al mio amico… (andandosene dice fra sé) È un po’ forte! Ma l’ho vendicato bene!… (esce)

GIORGIO - (intontito) Ah, beh!… Questa poi!… Questa poi!… (entra il cameriere)

MARLOWE - Scusi, signore… Il padrone voleva i sigari…

GIORGIO - Oh, bravo Marlowe… Sentite una cosa… Quel bimbo, lì, in giardino… Quell’infante… che cosa rappresenta in casa… Chi lo ha fatto?

MARLOWE - Lo ha fatto la figlia del signor Ponsomby… È il nuovo nipotino del padrone…

GIORGIO - (tramortito) La figlia del signor… Marlowe, datemi un pizzicotto… Datemi un pizzicotto, subito!… (il cameriere esegue) Ah! Dunque sono sveglio… Marlowe, ho sentito bene? Avete detto che quel bambino è il nipotino del signor Ponsomby?

MARLOWE - Sissignore. Ma credevo che lei lo sapesse…

GIORGIO - Anch’io, credevo… Invece io non ne so niente. Capite!… È spaventevole! Andate, andate, Marlowe! (Marlowe esce. Giorgio siede abbattutissimo. Dal giardino entrano la signora Ponsomby e Dafni che tiene in braccio il bimbo. Dafni in punta di piedi si avvicina alle spalle di Giorgio e all’improvviso gli presenta il bebè)

DAFNI - Bau… sette!

GIORGIO - (balzando in piedi inorridito) Levamelo dai piedi, sai!… (vede la signora Ponsomby) Oh signora… come sta?…

SIGNORA - Non c’è male. (stretta di mano) Come avete trovato Dafni?

GIORGIO - Eh… Oh… come… comporta il suo stato…

DAFNI - (vezzeggiando il pupo) Beh, Giorgio!… Ti piace il mio pupo?

GIORGIO - (a denti stretti) Una… una cosa grande!…

SIGNORA - E non avete ancora visto l’altro!

GIORGIO - (sgranando gli occhi) L’altro?!…

SIGNORA - Ma come? Non sapete che son due gemelli?

GIORGIO - (cascando a sedere) Ge… gemelli?!… No!

SIGNORA - Non ve l’aveva detto, Dafni?

GIORGIO - (con uno strillo roco) Niente!… Non m’aveva detto niente!

SIGNORA - Che sventata!…

GIORGIO - (sbalordito) Sventata?!…

DAFNI - (porgendogli il pupo) Prendilo in braccio anche tu!… (Giorgio macchinalmente lo prende) Mammà… non trovi che hanno lo stesso colore degli occhi?

GIORGIO - (indignato) Ripiglialo! Ripiglialo!

DAFNI - (lo prende e lo porge alla madre) Adesso portalo a nanna, mammà. Io resto qui con Giorgio… Ricordati di dargli il biberon fra un’ora…

SIGNORA - (con orgoglio) Ma che brava mammina è la mia Dafni, vero?

GIORGIO - (non credendo ai propri orecchi) E lei se ne vanta, signora?

SIGNORA - Ma certo!

GIORGIO - (fra sé indignato) Che famiglia! (entra Sadie)

SADIE - Buongiorno a tutti!

DAFNI - Ciao, Sadie.

GIORGIO - Buongiorno… (tanto per dire qualcosa) E come mai qui?

SADIE - Ma è naturale… (accenna il bebé) Per il lieto evento…

GIORGIO - Ah, per il… (fra sé)

SADIE - (indicando il pupo) Questo qual è?

GIORGIO - Non ce ne saranno mica altri!

SIGNORA - No. No. Sono appena due.

GIORGIO - (sudando freddo) Appena!…

SADIE - Che cosa avete Giorgio?… Mi sembrate strano…

GIORGIO - Eh! Infatti!…

SADIE - Che c’è? Siete arrabbiato con Dafni?

GIORGIO - (soffocando) Anzi!… Macché!…

DAFNI - Giorgio, non ti ho detto che sabato li battezziamo…

GIORGIO - Oh, oh… che piacere…

SIGNORA - Via, via, lasciamoli soli. Chissà quante cose hanno da dirsi…

GIORGIO - Io sì!… Io ho da dirne quattro…

SADIE - Che peccato che non si possono celebrare le vostre nozze il giorno stesso del battesimo… (esce con la signora Ponsomby)

GIORGIO - Come “che peccato”?

DAFNI - Dunque, Giorgio. Dimmi come l’ha presa papà…

GIORGIO - (pronto ad esplodere) Ah, lui l’ha presa anche troppo bene…

DAFNI - E allora ci sposeremo finalmente…

GIORGIO - Oh, lui non ha difficoltà… lui…

DAFNI - Certo, ce l’avrà un po’ con te. Ma insomma, abbiamo vinto. E per merito mio. Se non c’ero io! Però non mi sembri molto soddisfatto…

GIORGIO - Ah! Te ne sei accorta? Obbligatissimo!

DAFNI - Perché? Per quello che ho detto a papà?… Che scemo!

GIORGIO - Come “che scemo”. Non vorrai mica dire che io c’entri qualcosa… in tutta questa storia!…

DAFNI - Si capisce che non c’entri!

GIORGIO - E me lo dici in faccia anche?

DAFNI - Cosa vuoi, che mentisca anche con te?

GIORGIO - Ma perché non l’hai detto anche a tuo padre?…

DAFNI - Ma sarebbe stato imprudente! L’importante è che lui creda che tu abbia qualcosa da riparare…

GIORGIO - Allora ti dirò che gliel’ho detta io la verità!

DAFNI - No!

GIORGIO - Sicuro, che gliel’ho detta!

DAFNI - Sei uno stupido, ecco!

GIORGIO - Purtroppo non mi si è voluto credere!

DAFNI - Meno male. Ma che egoisti siete voi uomini. Pur di esimersi da qualche responsabilità… Perché c’era un piccolo punto oscuro…

GIORGIO - Due piccoli punti oscuri…

DAFNI - Anche tre, se vuoi…

GIORGIO - Grazie! Due sono anche troppi…

DAFNI - Insomma, non mi sarei aspettata questo da te. Eppoi dici che mi ami!

GIORGIO - Che sfacciata! (entra Ponsomby)

PONSOMBY - Dafni, la mamma ti vuole. Sta dando il biberon ai piccini…

DAFNI - Vado subito. (esce)

PONSOMBY - (cordiale a Giorgio) Dunque, tutto è a posto!

GIORGIO - (fra sé) Lo chiama “a posto”, lui!

PONSOMBY - Mi sono inteso con Banneston anche per quel che riguardava sua figlia… Poverina, sapete che è stata male…

GIORGIO - (distratto) Cosa ha avuto?…

PONSOMBY - Anche lei come Dafni…

GIORGIO - (con un urlo) Anche lei?

PONSOMBY - Eh, sì purtroppo!… E in fondo, anche lei per colpa vostra… quella sera famosa, del temporale…

GIORGIO - (fuori di sé) E allora dovrò sposare anche lei? Bigamo! Sarò bigamo!

PONSOMBY - Non dite sciocchezze! Sapete bene che è impossibile!

GIORGIO - Niente è impossibile, stamattina! Niente! (entra Banneston)

BANNESTON - Ma che c’è? Perché urlate così?

GIORGIO - (urlando) C’è che ne ho abbastanza! Mi avete preso per un brefotrofio? Ah, no, per la miseria! Basta! (entrano Dafni, Sadie e la signora Ponsomby)

DAFNI - Ma che cos’ha?

SADIE - È diventato pazzo?

SIGNORA - Non urlate così!

GIORGIO - Vorrei vedere voi al mio posto!

SIGNORA - Per favore! Avete svegliato Muriel e i suoi bambini.

GIORGIO - Muriel e i suoi bambini?

SADIE - Ma sì, i gemelli!

GIORGIO - I due gemelli sono di vostra figlia Muriel…

SADIE - Ma certo!

GIORGIO - E… e in casa non ce ne sono altri?

SIGNORA - E di chi volete che siano?

GIORGIO - (cascando a sedere) Oh, che gaffe!

PONSOMBY - (a Banneston) Ma… che gli piglia?…

BANNESTON - Niente. È l’effetto del mio scherzo… Ti spiegherò…

GIORGIO - (tirando da parte Dafni) Dafni cara… perdonami, sai?

DAFNI - Ma di che cosa, me lo spieghi?…

GIORGIO - Avevo creduto che… (le parla all’orecchio)

DAFNI - Oh! Giorgio! Vergogna! Come hai potuto pensarlo?…

GIORGIO - Perdonami, amore!

DAFNI - (sorridendo) Sì, ma ad una condizione… Che quando ci saremo sposati… (gli parla all’orecchio)

GIORGIO - (baciandola) Cara! Quanti ne vorrai!


SIPARIO

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 7 volte nell' ultimo mese
  • 19 volte nell' arco di un'anno