Una serata particolare

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"Esiste nell'inconscio di ogni essere una zona demandata ai commerci."

MANFRIDI GIUSEPPE

UNA SERATA PARTICOLARE

"Esiste nell'inconscio di ogni essere una zona demandata ai commerci."

                                               (Thomas Millington Fynks)

"Barattare se stessi è un impulso naturale."

                                               (Taddeus Fanelli)

"Duplicare o triplicare la propria anima è pratica tanto usuale nell'uomo quanto quella di portarsi il cibo alla bocca."

                                               (Jean Alphonse)


PERSONAGGI:

GIOVANNI GIOVANNONE - Regista cinematografico

LAURA GIOVANNONE -      Sua moglie, attrice

FRANCO DEL FERRO -          Sceneggiatore

AMBROGIO MINELLI -        Produttore cinematografico

ELEONORA -                        Attrice

LUCIO -                               Segretario di Minelli

ALFRED STILLINGTON -      Attore

INES -                                 Cameriera


I ATTO

SCENA

Roma. Un interno borghese. Salotto ampio, moderno, non ricchissimo ma arredato con gusto. Tavola imbandita sul fondo e contornata da numerose sedie. Un po' discosto, oltre il tavolo e in un angolo, è sistemato, nel suo mobiletto contenitore, un impianto di giradischi stereo.
Giovannone, inappuntabile in abito da sera, si aggira per la scena a sincerarsi che tutto sia a posto. Controlla che i vari contenitori siano ben forniti di sigarette, che vi siano portaceneri a sufficienza, e poi la simmetria dei tappeti, e il disco sul piatto, e gli altri messi in pila pronti per l'ascolto...
Si siede. Si accende una sigaretta, ma non resiste. La spegne e si rialza lanciando preoccupati sguardi per la porta che conduce alle altre stanze della casa.

GIOVANNONE: (Chiamando verso l'interno)  Beh... Ne hai ancora per molto?... Staranno per venire. Sbrigati, sù.

LAURA: (Da fuori)  Gesù, che piaga! Tanto lo sai che più mi metti il nervoso e più tardi finisco.

GIOVANNONE: T'avverto solo che sono le otto e, come non bastasse, quella poi ancora non si vede. A che ora ti ha detto che arrivava?

LAURA: (c.s.)  Sette e mezza, sette e trequarti. Non sono ancora le otto - arriverà, arriverà. Ho sentito Tilde a pranzo e me l'ha confermato.

GIOVANNONE: Beh, questa non si è mai sentita! Che a un ricevimento la cameriera debba arrivare dopo gli ospiti... Ma almeno tu l'hai vista?... Un tipo che ci si può fidare, sì?

LAURA: (c.s.)  Oh, Giovanni, io spero. Tilde spergiura che è bravissima. D'altronde, a fare le cose così all'ultimo...

(Su questa battuta entra in scena. Bionda. Sottile. Veleggia in una tunichetta di garza verde smeraldo. Ha due cintine in mano, una d'oro e l'altra d'argento. Mostrandole al marito)

LAURA: Consiglio. Quale metto?

GIOVANNONE: Oh, ma cosa vuoi che...

LAURA: Dio, che orso! E andiamo, dammi un aiuto. Così, a tuo gusto: quale ci sta meglio questa o quella?

GIOVANNONE: (Sbrigativo)  Ma sì, sì... Questa... Questa d'argento dài  è perfetta.

LAURA: Cioè, quale? Questa.

GIOVANNONE: Sì, questa questa.

LAURA: Non questa d'oro?...

GIOVANNONE: No, quella quella.

LAURA: Questa?

GIOVANNONE: Quella!

LAURA: (Uscendo spedita)  Bene grazie. Capito tutto.

GIOVANNONE: (Guardando l'ora)  Ma dimmi in che condizioni bisogna andare a mettersi... Bella figura che ci facciamo - ah, bella figura davvero! E 'sta benedetta donna, accidenti... Tè, le otto passate! (Forte, alla moglie)  E poi che te l'ho detto all'ultimo lo dici tu! E' un mese che se ne parla, mica un giorno.

LAURA: (Comparendo sulla porta. Indossa la cintina d'oro. Durissima)  Giovanni, piantala! Fa' il santo favore, piantala! Io non ne posso più di averti per casa in questo stato...

GIOVANNONE: (Sbalordito)  Io?... Ma ce l'hai con me? Che stato?

LAURA: Sì, con te ce l'ho - proprio!

Che stai sempre a strillare, a dare colpe: bisbetico, insopportabile. Qua bisogna che ti dai una calmata, sai - perché sta finendo veramente male, mica per scherzo!

GIOVANNONE: Oh, ma ti sta dando di volta il cervello? Ora solo perché...

LAURA: Zitto e stammi a sentire, ché te lo dico una volta e non ci voglio più tornare sopra...

GIOVANNONE: E no, scusa! Dici bisbetico, dici...

LAURA: Dico quello che vedo. E' un momento difficile e va bene. Ma cerca anche di avere il coraggio di prendere le cose per il loro verso, che a me, guarda, così non sta più bene, chiaro? - E se non trovi il modo di darti una svegliata io non lo so come potrà andare a finire.

GIOVANNONE: Ehi, che svegliata? Questa è una cattiveria bella e buona!

LAURA: Di', ma cosa ti sei messo in testa stasera, eh?... Che adesso con una cenetta si sistema tutto?... Ma allora sei proprio scemo, bello mio! perché se è per incontrarsi, per vedere gente, ma con piacere, figurati! Sono l'ultima a tirarsi indietro. Se però devi prenderla a questo modo... Beh, è anche mortificante, scusa! E non solo per te.

GIOVANNONE: Lauretta, ma davvero dici?... Io non ci capisco più niente. Non sei sempre stata tu a dire che bisogna fare così?... Comportarsi in un certo... Insomma, io... Io credevo...

LAURA: Io credevo è il verbo degli imbecilli!

GIOVANNONE: Ma se è una vita che mi fai scenate perché dici che so solo compiacermi di fare l'artista solitario e che poi mi lamento se non riesco a lavorare. Parole tue.

LAURA: Siamo chiari, Giovanni, e qui finisco: la cenetta con il produttore, l'amica del produttore, l'amico dell'amica, l'amico dell'amico... Tutto bene ma poi?... Eh, avanti, rispondi: 'poi'?...

GIOVANNONE: Beh, questo si vedrà. Dipende. Magari se...

LAURA: Dipende un bel niente, dipende!

GIOVANNONE: Ma perché scusa? Come fai a dirlo?...

LAURA: Lo dico perché lo so.

GIOVANNONE: L'idiozia di voler essere distruttivi a tutti i costi!

LAURA: No: l'idiozia tua, che per una volta, una!, che ti riesce di far venire a casa Minelli devi andarlo a dire pure a quel disgraziato di Del Ferro! Ma questo significa proprio avere la testa dura come il coccio.

GIOVANNONE: Franco?... Che c'entra Franco? Se abbiamo sempre lavorato insieme! Il mio sceneggiatore da una vita... Per forza che dovevo dirglielo!

LAURA: Per forza un accidente! Lo vuoi capire sì o no che quello te lo devi togliere dai piedi, e che non caverai mai un ragno dal buco fin quando continuerai a imporre alla gente la presenza di una persona che, se permetti, non è detto che tutti debbano gradire.

GIOVANNONE: (Sulle spine)  Laura fa' la cortesia, ne parliamo un'altra volta, d'accordo?...

LAURA: No, parliamone adesso invece! Tu che dici lo faresti per me, allora perché me l'hai tenuto nascosto fino all'ultimo che sarebbe venuto anche lui, eh? Perché!?

GIOVANNONE: Ma chi ti ha nascosto niente! Io pensavo lo immaginassi, che diamine!

LAURA: Io pensavo è il verbo degli imbecilli.

GIOVANNONE: Sì, vabbè, mo' tutti verbi degli imbecilli...

LAURA: In bocca tua sicuro! - Ma, Cristo santo, perché non vi sposate? Sposatevi, no! Chiedimi il divorzio e sposatevi visto che vi piacete tanto!

GIOVANNONE: Laura, per piacere, che ragionamenti sono? Se ho fatto le mie cose migliori con lui... Tutti lo sanno. Tutti.

LAURA: E tutti sanno anche come la pensa, altro che storie!

GIOVANNONE: (Fiero)  La pensa come la deve pensare: da persona libera, indipendente...

LAURA: Appunto!

GIOVANNONE: Da persona che ha idee per la testa, ecco come!

LAURA: Anche troppe, se per questo!

GIOVANNONE: Oooooh, e poi basta! Le chiacchiere stanno a zero se anche tu devi ammetterlo che quello che abbiamo realizzato insieme...

LAURA: E capirai! Quello che avete realizzato insieme... 'Rabbia a Palinuro' - ah, un capolavoro!

GIOVANNONE: Cinema, cara mia, cinema come Dio comanda!

LAURA: (Andandosene infuriata)  Ma fammi ridere!

GIOVANNONE: (Gridandole appresso)  Uno che sa tener la penna in mano! Ce ne fossero!(Silenzio. Pausa. Poi, reso più intraprendente dalla lontananza della moglie)  E poi non li tradisco gli amici, io! Non li tradisco! E che siamo, fra i selvaggi siamo?... Se ci sarà lavoro per me puoi giurarci che ce ne sarà anche per lui.

LAURA: (Riapparendo)  Ma se non ce ne sarà per lui non ce ne sarà nemmeno per te. (Questa battuta gela Giovannone che si lascia pesantemente cadere su un divano)  Afferrato il concetto o c'è bisogno che te lo spieghi? (Scompare)

GIOVANNONE:(Scarico)  Ne riparleremo, sai... Ne riparleremo. (Pausa)  Gesù, che pugnalata! Ma come fai a essere così cattiva?... (Breve pausa)  Dico, dovresti anche capirle certe situazioni, no... Io e Franco ci siamo sempre aiutati. Sempre. L'uno per l'altro. Poi... c'è una sintonia, un affiatamento. Anche per una questione di stile, di scelte. Come si può pensare di buttare alle ortiche, da un giorno all'altro...

(Laura rientra. Nemmeno lo degna di uno sguardo. Porta un alto vaso di cristallo pieno di gladioli gialli. Sistema il vaso sopra un mobile.)

GIOVANNONE: Dài, Lauretta, devi renderti conto... Va bene, okay, d'accordo - non è la prima volta che se ne discute. Nemmeno, però, mi potevo aspettare che così, tutto d'un tratto, te ne venissi fuori con queste scenate... Ora che staranno già per arrivare, poi... (E la scruta implorante, ma Laura, con strafottenza, continua a volgergli le spalle)  Beh, dài, lo devi riconoscere che io e Franco si viaggia proprio sulla stessa lunghezza d'onda, che ci si capisce al volo...

LAURA: (Prima rimira i fiori poi va a centrare meglio il vaso sul ripiano del tavolo)

GIOVANNONE: Insomma, è naturale che mi faccia piacere coinvolgerlo quando c'è qualcosa in vista.

LAURA: Cose che lui, puntualmente, fa sparire dalla vista.

GIOVANNONE: (Scattando)  No, questo non puoi dirlo! Sì, qualche volta, qualche piccolo incidente... Ma Franco sai com'è fatto!... O lo si prende così o niente. Vabbè, avrà un modo di fare un po' suo - intransigente, forse... Ma, oh... mica me lo posso scordare tutto il tempo passato insieme, gli anni del Centro, e i primi progetti, i primi film...

LAURA: E gli ultimi.

(Silenzio. Lei sistema delle coppette di salatini sui tavoli mentre lui la fissa spaventato.)

GIOVANNONE: (Fingendo scioltezza)  Oh, piuttosto... - La ragazza dell'amica tua... Sono quasi le otto e un quarto...

LAURA: Se non arriva pace. Ci organizzeremo in altro modo.

GIOVANNONE: E in che modo? A quest'ora!

LAURA: Meglio che farsi mettere i piedi in testa...

GIOVANNONE: Ma che c'entrano i piedi in testa?

LAURA: Come non ti ci vedessi!...

GIOVANNONE: A fare che?

LAURA: Mi hai capita benissimo.

GIOVANNONE: Ma stai scherzando?

LAURA: Tanto per quello che deve fare! Già è tutto pronto e c'è solo da servire a tavola.

(Breve pausa.)

GIOVANNONE: (Audace)  Franco avrebbe già dovuto esser qui.

(Poi con l'aria di un cane bastonato)  Dici... che non è proprio quello che ci voleva?... (Pausa)  Ma ormai gliel'ho detto.

LAURA: (Tornando al vaso)  Oddio, potevano mandarmeli anche un po' più belli questi gladioli. Capirai, si sono sprecati. Guarda che miseria! Però non stanno male. A te che pare?... (E riesce senza neanche aspettare la risposta del marito. Poi, da fuori)  Tu che stai a dire tanto a me... Finisci di sistemarti tu invece di fare la lagna. Mettiti la cravatta, dài! Mica vorrai riceverli così, spero.

(Giovannone è di stucco. La cravatta ce l'ha. Se la tocca, se la guarda, e non capisce. Va alla specchiera per una controllata generale, e qui il colpo di scena che dovrebbe dare un segno alla commedia. Egli, Giovannone, non vede la propria immagine riflessa. Ha un colpo al cuore. Le gambe non gli reggono, ma si riprende. Si cerca. Indaga lo specchio per ogni angolo, e in prospettiva. Lo tocca, lo ritocca. Strabuzza gli occhi. Se li massaggia con forza e torna a cercarsi. Niente. Di se stesso nessunissima traccia. Praticamente quello che vede è la parete alle proprie spalle; ma, della sua immagine, né il corpo né l'ombra.

Superati i primi secondi, durante i quali poteva ancora credere all'equivoco bislacco, superati i secondi secondi, quando già l'idea dell'effetto ottico andava facendo strada all'orrore dell'allucinazione, Giovannone, adesso, deve davvero credere a quello che non vede. Egli non c'è. Assolutamente. E' affranto. Vacilla e crolla a sedere in terra lì sul posto, ai piedi della tragica specchiera. Fermo a fissare con occhi vuoti il vuoto.)

GIOVANNONE: (Farfugliando)  Non ci sto... Non ci sto, non ci sto. Ma come non ci sto?... Eh, non ci sto. Se non ci sto non ci sto. Alt!... Meglio ragionare. Chiamare in causa tutte le soluzioni possibili, tutte. (Risoluto)  Specchio guasto. Lampante. Se lo specchio non specchia, lo specchio è guasto. (Ripensamento)  O che proprio non ci sto?... (Si ritira sù e con molto coraggio torna a controllare)  Pizzicotto!... (E si dà un pizzicotto alla guancia)  Sveglio son sveglio. Questo è da escludere.

LAURA: (Sempre fuori scena, ma stavolta senza dare l'impressione di lanciare la battuta oltre la porta)  No, per piacere - quella è orribile. Ma possibile... Con tante belle cravatte che hai!... (Breve pausa)  Mmmmmh, sì. Questa direi di sì. Prova un po'. (Breve pausa)  Sì, sì - buona. Approvata. (Giovannone sta ad ascoltare sconcertato. Suonano alla porta)  Va' tu ad aprire, che io un attimo e finisco di mettere in ordine la stanza. I cappotti li dovremo sistemare qui. Non posso mica farla trovare tutta sottosopra.

GIOVANNONE: (Senza calore, esterrefatto)  Passa, passa. Sono cose che passano queste. L'importante è non fissarsi mai troppo con i perché.

(E muove qualche passo tremolante in direzione della porta, ma, ben prima che l'abbia raggiunta, dal vestibolo giungono rumori di serratura e subito poi una trillante voce di donna.)

INES: (Da fuori; zona vestibolo, appunto)  'Sera. Inese. Famiglia Giovannoni, no?... (Breve pausa)  Noni, none... Vabbè, insomma, io sono quella della Contessa Castaldi... (Breve pausa)  Grazie.

(Ed entra. E' una mingherlina, aspra e spigolosa. Sui trent'anni portati male. Indossa un cappotto cachi; cammina e si muove coi passi e i gesti svelti, pratici, di chi diffida ma non teme. Parlando si rivolge a un immaginario interlocutore che dovrebbe stare al suo fianco.)

INES: Scusi per il ritardo, sa - ma con gli autobus a quest'ora è un vero macello. Un traffico che non se l'immagina nemmeno. (Giovannone, che non si è più mosso dal punto in cui è stato bloccato da questa sbalorditiva entrata, assiste al monologo annichilito. Poi lei, come rispondendo a un appunto fattole dal fantomatico padrone di casa)  La porta di servizio?... E che ne so io qual è la porta di servizio! Già è tanto che sono riuscita ad arrivare fin quassù. Manco il portiere ci sta. (Pausa, poi con aria piccata)  E no, non mi stia a dire subito così che non ci troviamo niente d'accordo perché io con la signora sono stata chiara e glielo ho detto fin dall'inizio... (Pausa)  E no, signore mio bello... (Pausa, resta a bocca aperta come se l'altro l'avesse interrotta. Poi riprendendo)  Ma chi dice che le vuole mettere i piedi in te... (Pausa)  E sì, beata a lei! Ho capito, eccome se ho capito - ho capito che qua proprio non è aria... (Pausa)  Ma lascio perdere un accidente - e che, davvero davvero... Con la signora si era detto chiaro e tondo: cifra e orario - ma che m'importa a me se c'è solo da servire a tavo... (Pausa)  Vabbè, capisco che è tardi ma certe cose meglio chiarirle fin da adesso per non trovarsi dopo a... (Pausa)  E appunto dico, a... (Pausa)  Sì, liti... (Pausa)  Ma non è que... (Pausa)  No, non è ... (Pausa, poi con forza)  E mi vuol far dire un attimo, per piacere! Sta sempre a parlà lei, sta!... Guardi, facciamo tanto presto: mi faccia vedere con la signora e chiuso. (Pausa)  Ecco, bravo, l'ha capito. (Pausa)  Noneeeee, col cavolo che intanto me preparo! Prima mi faccia parlare con la signora! (Pausa; poi con soddisfazione)  Oooooooh, così sì che andiamo d'accordo. Vada, vada. Io l'aspetto qui.

(Si mette a sedere e assume un'aria di rilassatezza come se davvero fosse rimasta sola nella stanza. Biascica qualcosa di incomprensibile. Giovannone, smuovendosi dalla sua allucinata immobilità, si accosta alla donna. Con infinita premura si siede in pizzo al divano su cui sta seduta lei tenendosi a rispettosa distanza.)

GIOVANNONE: (Con voce rotta)  Signora... o signorina, non so... Io temo... temo che si sia ingenerato un grosso, un grossissimo equivoco.

INES: (Tra sé)  Hai capito sì che tipo!...

GIOVANNONE: Sul serio, mi creda: un incredibile equivoco del quale io stesso...

INES: (c.s.)  E già, perché secondo te io qua in fronte c'avrei scritto 'fessa'!...

GIOVANNONE: Ma signora, per piacere...

INES: (c.s.)  Sì, ciao core!...

GIOVANNONE: E si volti, almeno, mi guardi! Non faccia così.

INES: (c.s.)  Oh, ma pure i soldi del biglietto mi faccio ridare, pure i soldi del biglietto!

GIOVANNONE: La supplico!

INES: (c.s.)  Mica per niente: una questione di principio.

GIOVANNONE: Io divento pazzo! Pazzo!

INES: Hai capito la Contessa sì che begli amici...

GIOVANNONE: (Con sguardo alla Van Gogh)  O forse già lo sono?

LAURA: (Entrando trafelata e ostentando uno smagliante sorriso riappacificatore)  Cara Ines, buonasera. Beh, cos'è questa storia che mi sta dicendo mio marito che ci sarebbero dei problemi? Ma era tutto d'accordo, tutto stabilito, no... (A qualcuno che non si vede)  E zitto, tu! Lascia dire a me!

INES: Signora cara, io, per me, come stanno le cose l'ho detto subito. E pure che sto lontano l'avevo avvertita, e che lavoro tutto il pomeriggio. Mò, nemmeno so' entrata che suo marito mi piglia subito di petto che mi vuole pagare la metà, che lui, dice, i piedi in testa non se li fa mettere da nessuno...

LAURA: Oh, via - e lei pure che lo sta a sentire! Ma lo lasci stare. E' un po' nervoso, non si preoccupi. Ma venga, piuttosto, che le faccio vedere come sono sistemate le cose in cucina e un po' tutto il resto.

INES: Insomma, posso stare tranquilla, sì?...

LAURA: Ma scherziamo! Neanche a dirlo. Anzi... Non avessimo trovato lei!... La signora Contessa è stata carinissima a farmi il suo nome. Poi, chissà... in futuro, per qualsiasi altra cosa uno avesse bisogno...

INES: Ah, si figuri! Magari solo a saperlo per tempo.

LAURA: Venga, venga. (Al marito)  E tu, pasticcione... Bel macello che stavi combinando! (Uscendo, a Ines)  Ma mi dica qualcosa di lei. Fidanzata? Sposata?... Ecco, qua è tutta la casa, vede... (Via)  Qui le stanze e lì la cucina. (E pure la voce sfuma)

(Giovannone è sconvolto. Si aggira per la stanza agitando le braccia, annaspando come ad afferrare qualcosa che non si vede. Lo fa e si vergogna di quello che fa. Si ferma. Cerca di ragionare.)

GIOVANNONE: Passa. Passa passa. E se non passa ci si abitua. A tutto ci si abitua, vogliamo che non ci si abitui a... a... (Riflettendo)  Già, ma a cosa?... (Illuminandosi)  Come cosa? Ma che sono pazzo. Questo l'arcano. Pazzo. Decisamente pazzo. Ecco come accade. Così che accade. E' evidente. Che da un giorno all'altro... Ma no, che dico "da un giorno all'altro" se solo mezz'ora fa, un quarto d'ora fa... Ehi ehi ehi, non precipitiamo la situazione. E perché dovrei prendermi tutte le colpe io? Ma chi l'ha detto? A volte cose che sembrano impossibili da capire va a finire che hanno un nome molto preciso: scherzi di cattivo gusto. (Pausa. Poi, tornando sui suoi passi)  Ma no, via! Anche questo come pensarlo? Tortuoso, improbababile. Immaginarlo come un fatto possibile è assoluta follia, immaginarlo come follia invece sì che mi sembra possibile, molto possibile. (Si volta a guardare lo specchio. Non ci si vede)  Di un'evidenza che fa cascare le braccia. (Dandosi tono)  No, no - qua bisogna organizzarsi. Prendere il dominio della situazione. A costo di adattarsi. Essere uomini, sempre e comunque. (Pausa. Si versa da bere e beve. E, mentre sorseggia...)  Sembra che io stia bevendo. (Beve ancora)  Che abbia bevuto. Dunque il meglio resta. (Ripensamento)  E se non avessi bevuto affatto? Se lui  non avesse bevuto per me? E se il suo non bere fosse più vero del mio bere? (Decisione finale)  Cavoli suoi, io me la spasso e lui no. (Si siede. Pausa. Poi, afflitto)  Proprio stasera però... (Suonano alla porta... Lui nemmeno ci fa caso, ma continua più rinfrancato, quasi ridendo)  Certo che a quella, oh... Messa sull'attenti come si suol dire! Ah, se gliel'ho cantata! E pretendeva anche di averci ragione, dopo che si presenta a quest'ora...

LAURA: (Da fuori)  Oh, la porta!

GIOVANNONE: (Impallidisce. Si alza con il ghiaccio nelle gambe)  Come... come la porta?

LAURA: (c.s.)  Oh, Giovanni, dico! Vuoi andare ad aprire, sì o no?

GIOVANNONE: (Come svegliandosi da un sogno, con voce impastata e tremante)  Sì, cara. Vado subito. Vado. (Poggia il bicchiere, si ravvia i capelli, si passa una mano sulla faccia)  L'avevo detto io, l'avevo detto che passava. Solo un attimo è stato. Ma nemmeno. Niente, niente. (Poi forte, in direzione della porta d'ingresso)  Eccomi, arrivo!

(Nemmeno termina di dirlo che, come in precedenza, la porta viene aperta prima che lui possa raggiungerla.)

DEL FERRO: (Da fuori)  Giovannone, carissimo...

(E compare in scena. Un fisico robusto, bello e fiero. Indossa uno stazzonato impermeabile chiaro all'origine, adesso un po' sudicio: guanti, cappello e sciarpa.)

DEL FERRO: Freddo? Sì, direi - abbastanza. E temo che siano solo le prime avvisaglie. Eh, un brutto inverno ci aspetta. Un brutto inverno.

GIOVANNONE: Franco, io... Ma come... Nemmeno tu...

DEL FERRO: (Togliendosi il soprabito)  Ma no, figurati! Racconta, racconta... (Pausa)  Io? Bah, dovessi dirti non è che ci creda troppo a queste cose. Comunque vedremo. Ma tu dimmi, dimmi - che io intanto, se permetti, mi verso un goccio. Vuoi anche te? Preparo?...

GIOVANNONE: (Crollando a sedere)  Ma pure doppio.

DEL FERRO: (Versandosi del brandy)  Ah, mi fai bere da solo. Non è da te.

GIOVANNONE: (Senza capacità di reazione)  Anche astemio, che schifo!

LAURA: (Entrando, gioviale)  Eccomi qui. Scusatemi se mi presento solo ora ma... (E si blocca vedendo che nella stanza si è aggiunto solo Del Ferro)

DEL FERRO: (Levando il calice verso di lei)  Ullallà, che meraviglia! La regina della casa in abito da cerimonia. Permettimi di dirti, cara Laura, che mi lasci senza parole. Com'è d'uso apostrofare a certi bassi livelli di mia conoscenza: un bocconcino. Un bocconcino coi controfiocchi.

LAURA: (Seccata)  Beh, se siete ancora solo voi... Avrete da parlare, immagino. Vi lascio. Con permesso. (Ed esce)

DEL FERRO: Ahi! Un vero peccato non cogliere al volo il brivido erotico di certi complimenti. Si può essere la donna più casta e fedele del mondo...

GIOVANNONE: (Passivo)  Le due cose non viaggiano insieme.

DEL FERRO: Ah, carina questa!

GIOVANNONE: Cristo, l'ha sentita! (E va a cercarsi nello specchio)

DEL FERRO: Ma vi sono paroline, dicevo, che dovrebbero fare arrossire chiunque, accidenti!

GIOVANNONE: (Non trovando la propria immagine)  No, niente. Si vede che ne ho detta un'altra. (Intanto l'altro, senza nessuna ragione apparente, si mette a ridere)

DEL FERRO: (Ridendo)  Scusa, sai... Scusa... Oh oh, ah, ah... Ma sto ripensando alla tua battuta. Stupenda, davvero!... (E ride)  Sulle prime mica... L'allusione, intendo... (E ride)  Splendida, splendida... (Asciugandosi le lacrime)  Però, era un po' che non ti sentivo così sboccato. Bravo, bravo. Splendida, davvero!

GIOVANNONE: (Inepressivo)  E se fossi morto?

(Il soliloquio che segue sarà, com'è logico, contrappuntato dalle più incredibili espressioni di stupore, orrore, sconcerto e meraviglia da parte di Giovannone.)

DEL FERRO: (Sedendosi)  Beh, basta! Io allora sono tutto orecchi. Comincia tu con quello che penseresti di fare. (Pausa)  Mi dicevi di Minelli, sì... (Pausa)  Beh, certo non sarebbe male... (Pausa)  Io? Ah, no. Direi proprio di no. Un bel colpo davvero. (Pausa)  Mmmmh, capisco. Certo. Sicuro. No, un a... (Pausa)  Sì, okay, tutto d'accor... (Pausa)  Perfetto, perfetto. Io penso allora che sarebbe il caso di tornare alla carica per... (Pausa)  Beh, sì, ci siamo capiti. (Pausa)  Certo senza forzare la mano, ma fino a un certo punto. (Pausa, poi allibito)  Come come?... (Pausa)  Non dirai mica sul serio, spero. (Pausa)  Ma, dico, metterla su questo piano significherebbe stravolgere il film da cima a fondo. (Pausa)  Ma sì io capisco tutto e tu potrai avere anche ragione da vendere ma permettimi di dirti che mi lasci di sasso. (Pausa. Alterandosi)  Oooooh, nemmeno c'è bisogno che ti scaldi tanto, sai! E se vuoi che te la dico tutta sappi che non mi sta bene nemmeno un po', non mi sta bene! Ma niente proprio!... (Pausa)  Ah, non te ne... (Pausa)  Ah, così!... Ma bene, abbiamo proprio deciso di sbracarci totalmente. Ma allora, guarda, potevi an... (Pausa)  No! No! Dico solo che se avevi queste idee in testa potevi anche evitare di farmi venire sino a qui!

GIOVANNONE: (Esplodendo)  Ma che diavolo! Basta! Basta! ... Oh, dico, non crederai davvero...

DEL FERRO: Io credo solo a quello che sento.

GIOVANNONE: (Con un impeto di speranza)  Ah, ma mi senti dunque! (Scuotendolo)  Franco, Franco... Tu mi senti, vero? Mi riconosci? Sì che mi senti, e senti quello che dico... Non sono io capisci! Non sono io!

DEL FERRO: (Mentre l'altro lo scrolla con forza, gettando lo sguardo oltre le sue spalle)  Tremo, dici?... E sì che tremo. Dalla rabbia tremo. E dall'indignazione, a sentirti dire certe cose... E dove te ne vai adesso? E sta' qui. Finiamo di parlare almeno, che sono proprio curioso di vedere fino a che livelli ti sei messo in testa di arrivare.

GIOVANNONE: (Che gli sta di fronte)  Dove me ne vado? Ma come dove me ne vado?... (Esausto, volto tra le mani)  O Gesù! Gesù!

LAURA: (Entrando)  Oh, ma dico! Siete impazziti?... Urlare a questo modo!

DEL FERRO: (Replicando a una battuta dell'altro)  Cosa? Ah, così lo dovrebbe anche chiedere a me!...

LAURA: Ma state calmi, per carità!

DEL FERRO: Ma tu sentilo, sentilo! Ha aspettato fino a oggi per buttare fuori tutto il marcio che si teneva dentro.

GIOVANNONE: (Pallidamente)  Tutto il marcio?...

LAURA: Oh, Franco! Non ti permetto di usare queste espressioni con mio marito. (All'altro)  E tu non urlare... Zitto, ti ho detto! Ché mi spaventi pure la cameriera, e quella già è un miracolo se sono riuscita a non farla scappare via.

GIOVANNONE: Spavento pure la cameriera, spavento. Che mostro!

DEL FERRO: (Annichilito)  Ah, dunque... dunque sarebbe così che la pensi!... Così!

LAURA: (Stupita ma, in qualche modo, anche ammirata)  Beh, Giovanni, detta sinceramente, sorprendi un po' anche me.

DEL FERRO: (Con gli  occhi sbarrati a fissare il suo invisibile accusatore)  Ma... Ma... Tu mi lasci senza fiato. Trattarmi... Trattarmi come una pezza da piedi solo perché... solo perché ho sempre voluto mantenere una mia dignità, io - un mio decoro! Un rispetto di me stesso che pensavo fosse cosa cara anche a te, e che... che... (Farfugliando sempre più nervosamente)  che pensavo... se abbiamo passato tutto quello che abbiamo passato - momenti neri, sicuro! - e che?... Come non lo sapessi, io, cosa vuol dire!... Ma questo almeno... (Pausa)  Cos'è che ti ci pulisci tu?... Cosa?...

GIOVANNONE: Gesù, fino a questo punto!

LAURA: (Ammirata)  Oh, amore, davvero dici?...

DEL FERRO: (Fremente)  Ah no! Non c'è niente da aggiungere, ma niente proprio! Bravi, bravi tutti e due! Complimenti, un bel capolavoro davvero!...

LAURA: Oh, insomma, caro Del Ferro... Inutile che fai di quest'ironia, sai! Padronissimo di crederci o no, ma puoi star sicuro che io, per me, non mi sono mai sognata di imporre a mio marito il mio modo di vedere le cose...

DEL FERRO: Ma basta guardare come l'hai ridotto!

GIOVANNONE: Ma che accidenti mai... Ridotto?... E io che mi ci pulisco...

DEL FERRO: (All'invisibile)  Ridotto, sì! Hai capito benissimo: ridotto. Lei a te, come ti ha ridotto.

LAURA: Ah, come lo avrei ridotto io! Ma questa sì che è bella!... (Pausa)  Prego, caro, dicevi?... No no, di' pure... dico io?... Bene, dico io. Caro Del Ferro, considerato che non sono stata io ad affrontare il discorso, ma anche considerato il fatto che finalmente qui ci si è decisi a mettere le carte in tavola una buona volta, non mi sembra che sia più il caso di nasconderti quello che penso di te. Anzi, se me lo consente, gradirei tornare a più ragionevoli distanze e quindi dirle quello che penso di lei.

DEL FERRO: A questo punto, mi sembra il minimo.

GIOVANNONE: Gesù, Gesù...

LAURA: E quello che penso, detto chiaro e tondo, è che lei è stata la rovina di mio marito. Sì, proprio: la rovina. La sua palla al piede, il peso morto che, per chissà quale sciagurato senso di compassione, si è sempre sentito in dovere di portarsi appresso. Lei, con i suoi vomitevoli moralismi, con il suo anarchismo d'accatto e, soprattutto, con la sua spudorata vocazione all'inefficienza...

DEL FERRO: Libertà, signora cara, quello che dice ha un nome molto preciso: libertà!

GIOVANNONE: Bel colpo.

LAURA: Zitto tu!

GIOVANNONE: Come zitto?...

LAURA: Libertà, dice, libertà...

GIOVANNONE: (Smorto)  Va cercando ch'è sì cara...

LAURA: Ma sa che significa per me la sua libertà? Questi quattro stracci che ho da mettermi addosso...

GIOVANNONE: Come sa chi per lei...

LAURA: Mi fa ridere: lei e le sue eleganze dentro!

GIOVANNONE: (Affondando con la testa nei cuscini del divano, quasi in lacrime) ... vita rifiuta.

LAURA: Ma Dio volesse che si fosse svegliato una buona volta! Un miracolo mi sembra, un miracolo! E anche per te, cioè lei: anche per lei me lo auguro, sa! Ché qualche buon esempio non le farebbe male. E se pensa... Se davvero pensa pure stasera di mandare tutto all'aria come al suo solito...

DEL FERRO: Come al mio solito?... Ma io, io non ho parole!

LAURA: Ce le ho io le parole, ce le ho io - non si preoccupi!... Ma avanti, mi dica una cosa, una sola, una sola cosa buona che sareste riusciti a combinare in tutti questi anni! Avanti, una sola!...

GIOVANNONE: Beh, 'Rabbia a Palinuro' non è film che si possa dimenticare dall'oggi al domani.

LAURA: Allora?... Sto aspettando. Una. Una sola.

DEL FERRO: Ah, perché?... 'Rabbia a Palinuro' secondo lei...

GIOVANNONE: Appunto dicevo!

LAURA: Ah, no. Lasciando da parte, beninteso, i vostri capolavori.

GIOVANNONE: E vabbè, bella forza! Se levi quelli...

DEL FERRO: Beh, che c'entra? E' chiaro, se toglie quelli...

LAURA: Tolgo quelli sì, tolgo.

GIOVANNONE: Che ragionamenti! Ma così è sleale.

DEL FERRO: Non conteranno niente per lei, forse. Ma per me, e anche per lui, sì... Anche per lui ancora oso sperare...

GIOVANNONE: Per me? Vorrei ben dire, ma ci mancherebbe altro!

LAURA: (Al marito che non si vede)  Bravo! Bravo! Ah, tu non sai, amore, la gioia che mi stai dando a sentirti dire queste cose.

DEL FERRO: (Di stucco)  Io... Io sono basito.

GIOVANNONE: (Come l'altro)  Direi che è la parola giusta. Inusuale ma giusta.

DEL FERRO: (Sempre costernato, in risposta a una frase dell'alter ego di Giovannone)  Ma prego, figurati. A questo punto!...

(Breve pausa.)

LAURA: (Con leggero imbarazzo)  Beh, magari... Moderando un po' il linguaggio...

GIOVANNONE: Moderando?...

DEL FERRO: (Schifato)  Ma qui si sta proprio toccando il fondo.

LAURA: Giovanni, per piacere, non fare così. Calmati però.

GIOVANNONE: Calmati?...

LAURA: Sì, capisco tutto, e sono io la prima a...

DEL FERRO: (Sconvolto)  Il fondo, il fondo...

LAURA: Pensa al cuore.

GIOVANNONE:(Portandosi una mano al petto)  Oddio, mi pigliasse un accidente!...

(A questo punto segue un contrappuntarsi di battute incompiute. E' chiaro che Giovannone, l'altro, sta tenendo una requisitoria durissima. Laura e Franco sono annientati dalla forza oratoria del loro interlocutore. La donna, in qualche modo, ne è anche ammirata, mentre Del Ferro, cui manca il terreno sotto i piedi, barcolla e cerca degli appoggi. Al massimo ribatte alla feroce arringa del suo accusatore - che gli sta rinfacciando il fallimento di un'intera esistenza - con frasi del tipo...)

DEL FERRO: Ma se io... Ma se tu... Io credevo... Io pensa... Sì vabbè, degli imbecilli... Sì, zitto, sto zitto...

(Infine è ridotto al mutismo totale. Al punto in cui la foga dell'altro sembra avere raggiunto vertici massimi, fa la sua comparsa sulla soglia, richiamata dalle urla, Ines, con tanto di grembiulino e crinolina. Anche lei ristà, stupefatta, ad ascoltare quel poderoso torrente di insulti.)

INES: Beata Vergine, che famiglia!... Sentilo, va'... Sentilo!...

DEL FERRO: (Al limite della sopportazione)  No! No!... Questo non puoi dirlo, e non ti azzardare a ripeterlo, sai!... T'ho detto smettila! Non puoi essere tanto carogna. (Tappandosi le orecchie per non sentire)  Non voglio sentire! Non voglio sentire!... (Fulminato)  Cosa? ... Ma davvero ho capito bene? E ridillo! Avanti, ridillo se hai il coraggio!

(L'altro evidentemente ha il coraggio e lo ridice. Franco, con una faccia stravolta dall'odio, va a piantarsi davanti a Giovannone, quello vero, e gli assesta un poderoso ceffone. Vero anche questo. Poi, con fierezza)

DEL FERRO: Fra noi, mi sembra, non c'è più niente da dire. Ma che tu dovessi arrivare fino a... Ah, che schifo!

LAURA: (Altezzosa, al marito)  Non reagire, non reagire.

GIOVANNONE: (Massaggiandosi la guancia)  E che sei matta?...

LAURA: Così, da gentiluomo.

(Franco va a riprendersi cappello, guanti e impermeabile.

Si indirizza trafelato alla porta, poi si ferma e si volta a guardare l'amico di un tempo.)

DEL FERRO: (Melodrammatico)  Oggi ho imparato qualcosa... di molto triste.

GIOVANNONE: (Accorato)  Franco, per piacere...

LAURA: Sccch, lascia stare, non reagire.

(Franco, indignato come più non si potrebbe, esce sbattendo la porta.)

LAURA: (Con superiorità)  Ines, per piacere, staranno per arrivare gli ospiti. Sarebbe meglio che tu cominciassi a preparare il vassoio degli aperitivi.

(Ines, ancora scossa, fa un cenno col capo ed esce. Per l'altra porta, ovviamente. Giovannone è perplesso: lo schiaffo lo ha sentito davvero, e pure le sue ultime battute sembra che siano state recepite. Si avvicina alla moglie. Le si mette davanti, la guarda fisso e cerca, a sua volta, di farsi guardare. Cosa che, di fatto, avviene.)

LAURA: (Entusiasta)  Io... Io non so che dirti... Io sono... sono... Bah, non ho parole. Sei stato incredibile. Incredibile. (Con altro tono)  Certo, però, quella cosetta sulla mamma... Duretta, eh!

GIOVANNONE: (Senza capire)  Già, la mamma... La cosa sulla mamma. (Tentando)  Quella... e già, dei soldi della mamma... della mamma che... (Impaurito)  Ma non dire che gli ho... Non mi di...

LAURA: (Carezzandogli la guancia)  Oh, povero caro. Fa tanto male?

(Lui le sguscia di sotto gli occhi e corre alla specchiera. Ci si vede.)

GIOVANNONE: Ma ci sto! - Allora ci sto, ci ristò! Sì che ci sto!

LAURA: Amore, non capisco. Ma che c'è? Che ti succede? Prima quell'incredibile presa di posizione, e adesso... (Con altro tono)  Oh, ma tu non puoi capire cos'abbia provato a sentirti parlare con tanta grinta, con tanta sfrontatezza... Un uomo! Finalmente un uomo.

GIOVANNONE: (Ancora guardandosi)  Ma sì, sì, un sogno. Solo un sogno. (Ha una flessione sulle gambe. Si porta la mano al cuore)

LAURA: (Correndo a soccorrerlo)  Dio Santo. T'ho detto che non dovevi agitarti a quel modo. Sempre a fare l'esagerato!

GIOVANNONE: (Azzardando)  Glie... gliel'ho cantata, eh!...

LAURA: Sei stato meraviglioso, grandioso.

GIOVANNONE: Certo che quella cosa della mamma...

LAURA: Eh, quella magari...

GIOVANNONE: Duretta...

LAURA: Ah, una vera mazzata!

GIOVANNONE: (Crollando afflitto)  Che bastardo!

LAURA: (Fraintendendo)  E lascialo stare, povero disgraziato. Importante è averci messo una pietra sopra.

(Suonano alla porta.)

GIOVANNONE: (Con un brivido di terrore)  No, eh... Io ad aprire non ci vado. (Buio)

(Di nuovo luce. Seduti sul divano stanno Minelli, Eleonora, Lucio e Giovannone. Il produttore e la sua amica vestono con ostentata eleganza, ai limiti dell'ostentata ricchezza. Lucio, invece, ha più l'aria di una losca eminenza grigia. A tratti ci si dimentica della sua presenza. E questo non per sua colpa ma per suo merito. E' un po' effeminato. E' la classica figura del servo che conosce le regole del potere assai meglio di chi il potere lo detiene. Laura, al vassoio degli aperitivi, sta versando liquidi dai colori mielosi dentro lunghi calici di cristallo. Atmosfera socievole e gaia.)

LAURA: (A Minelli)  Allora d'accordo per l'aranciata, commendatore?

MINELLI: Oddio, a ripensarci, se fosse possibile una cosetta un po' più forte, vero, non è che mi dispiacerebbe.

LAURA: Dica lei: Whisky, Gin, Vodka...

MINELLI: Vodka, direi, Vodka. (Agli altri)  Basta che non mi lasciate da solo negli stravizi, però! (A Giovannone)  Lei, caro amico... Avanti, mi faccia compagnia. Dico, mica vorremo brindare ad aranciata, spero!

GIOVANNONE: Veramente non potrei. Sa, il cuore... Un po' ballerino.

ELEONORA: Sì, sì. Vodka anche per me, grazie.

MINELLI: (Con autorità)  E tu, Lucio?

LUCIO: Mah, non è che... Insomma, se comincio già da adesso... Però, non so...

MINELLI: (Tagliando corto)  Bene, e siamo tre! Visto che si comincia a ragionare!

GIOVANNONE: (Allegro)  Ma sì, al diavolo! Mi ci metto anch'io. Vodka, Vodka.

LAURA: Appena un goccio, però. Non facciamo sciocchezze, caro. Te la verso io. (Chiamando)  Ines, per piacere, la Vodka! (Agli altri, con aria di scusa)  La bottiglia qui non la vedo.

MINELLI:(Padronale)  Simpatica quella ragazza che avete di là. Un po', come dire?... un po' ruspante, ma insomma... Simpatica.

LAURA: Scusatemi un secondo. Forse sarà meglio che vada io.

MINELLI: Prego, prego. (Laura esce)  Complimenti, caro amico: una donna stupenda sua moglie.

ELEONORA: (Esageratamente smancerosa)  Ah, favolosa! Quel vestitino, poi... Sembra niente, invece... Lo porta in un modo!... Una classe, una distinzione...

GIOVANNONE: Oh, detto da lei, soprattutto, è un complimento che vale il doppio. Ma in effetti, devo ammettere...

MINELLI: Scccccch, eccola che arriva... (Laura rientra con il carrello degli alcoolici. Minelli, frivolo)  Si sparlava, si sparlava.

LAURA: (Divertita)  Di me, per caso?

MINELLI: Eh, degli assenti - per forza! Dei presenti si parla e degli assenti si sparla. Dunque, o di lei o della cameriera.

LAURA: (Offrendogli un bicchiere)  La sua Vodka.

MINELLI: Ottimo, grazie. (Prende)  Ma dunque, mi stava raccontando prima di questo suo ultimo film con Bastiani... Dica dica, mi interessa.

LUCIO: Ah, Bastiani...

MINELLI: (A Lucio)  Prego?...

LUCIO: Bastiani, sì, ricordo.

MINELLI: (Nuovamente a Laura)  Allora, mi racconti.

LUCIO: (Sbadiglia)

MINELLI: (A Lucio, seccato)  Mano davanti alla bocca, please.

GIOVANNONE: (Alla moglie)  Sù, avanti, Lauretta, da brava - di' al signore.

LAURA: ( Decidendosi, un po' imbarazzata)  Niente, Bastiani, sì... Ma niente... Che c'è stato, insomma, tutto questo macello con la produzione per cui all'inizio, quando si è cominciato, sembrava chissà cosa e poi invece è finita come è finita. D'altra parte, a quel punto, nemmeno che potessi più tirarmi indietro. Il contratto era già firmato, e lei capisce... Comunque non è che mi sia dispiaciuto farlo, no. Certo, il risultato è quello che è, ma come esperienza valida senz'altro.

MINELLI: Mmmmh, Bastiani... Un cretino.

LAURA: (A disagio, per recuperare)  Sì, insomma... Non è che sia proprio un Bergman. Come persona, però, magari... Insomma, almeno ci si può parlare - le cose te le spiega...

MINELLI: Un cretino, un cretino.

LAURA: (Tenendogli dietro)  Beh, difatti dicevo che alla fin fine il film è stato quello che è stato.

MINELLI: Ma il film, anzi, ancora ancora...

LAURA: (Frastornata)  Cioè... Dipende sempre dai punti di vista.

GIOVANNONE: Sì, tutto sommato preso per un suo verso aveva qualche poesia...

MINELLI: Certo, a volerne dire male non è che sarebbe tanto difficile.

ELEONORA: Ma l'abbiamo visto insieme, ciccio? Non mi sembra.

GIOVANNONE: Dicevo... Qualche sua poesia...

MINELLI: (Tentando di ricordare, come se l'altro neanche avesse fiatato)  Insieme dici?... No, non credo. Io debbo averlo visto a Nizza. Sì, a Nizza. Mai stati a Nizza insieme noi due.

GIOVANNONE: (Insistente)  Insomma, poesia nel senso... nel senso di...

LAURA: A Nizza? Però! Lei mi dice una bella cosa. Questo significa che sarebbe andato anche in Francia.

MINELLI: Ah, non saprei, era una visione privata. Può essere ma non ci metterei la mano sul fuoco.

GIOVANNONE: (Con voce rotta dall'emozione)  Eppure insisto che una sua poesia...

LAURA:(A Minelli)  Eh, appunto - mi sembrava troppa grazia!

(Giovannone è preso da un'angoscia sconfinata. Vorrebbe alzarsi, andare alla specchiera, ma forse gli sembra un gesto eccessivo ed eventualmente ingiustificabile. Ricorre, perciò, all'idea di gracchiare con voce forte e stonata, in un momento di pausa generale...)

GIOVANNONE: Che ore sono?

LUCIO: (Guarda l'ora, ma si può anche supporre dal tono della sua voce che lo avrebbe fatto comunque)  Accidenti, le nove e mezza. Ma Alfred?... Avrebbe già dovuto essere qui.

ELEONORA: (Che se ne sta sempre attaccata al braccio di Minelli)  Già, avrebbe dovuto. E stiamo tutti aspettando.

(Giovannone si agita, smania; addirittura arriva a sfilarsi gli occhiali - se ne porta - per individuare la propria immagine riflessa nelle lenti.)

MINELLI: Comunque, per tornare sull'argomento e per chiudere, mi sembra doveroso postillare, vero, che il film con tutte le sue magagne e, perché no, direi anche con quel non so che di sua poesia...

GIOVANNONE: (Con entusiasmo)  Poesia, ecco, poesia! Quello che dicevo! - che una sua poesia in un certo senso, ecco...

MINELLI: ... La presenza della nostra Laura, è vero, ci ha portato dentro, a parte tutto quello che poteva esserci di buono o di cattivo, ci ha portato dentro, come dire, una carica di... di...

GIOVANNONE: Eh, di poesia!

MINELLI: Ora a parte la poesia, il lirismo...

GIOVANNONE: (Suggerendo a raffica)  Qualità? Vitalità? Esuberanza?...

MINELLI: Ma, non so, di... di... di classe, proprio!  e, perché nasconderlo, di sensualità, di eros, che mi permetterei di definire assolutamente impareggiabili.

GIOVANNONE: (Confuso, pasticciando)  Ah, l'eros! Era l'eros che mi era scappato - l'eros!

LAURA: (Lusingata)  Troppo gentile. Davvero. Troppo.

MINELLI: Oh, non è galanteria, le assicuro. Giudizio professionale, mi creda. Professionale.

LAURA: Mi confonde, sinceramente.

LUCIO: (Brandendo il bicchiere)  Potrei... Lei mi permette, vero... Un altro goccio...

LAURA: E c'è bisogno di domandarlo? Si serva pure da solo.

GIOVANNONE: (Con trasporto)  Se mi consente, vuole che faccia io?

LUCIO: Lasci, per piacere...

GIOVANNONE: (Illuminandosi tutto)  Lasci? Ha detto lasci? A me? Ho sentito bene, sì?... Lasci!...

LUCIO: (A Eleonora, insofferente)  E le sto chiedendo di lasciarmi la giacca, per cortesia! Ci sta seduta sopra, non posso muovermi.

(E ha già impugnato la bottiglia. Eleonora, sbuffando, scosta il suo posteriore da sopra la giacca dell'altro. Giovannone, dopo quest'ultima frustrazione, ripiomba in una situazione di stress insostenibile.)

MINELLI: (A Lucio)  Versa anche a me, please!... (Lucio esegue)  Tu, ciccia?

ELEONORA: (Annoiata)  Mmmmmh... Ditino appena.

LUCIO: (Isterico, mollandole in mano la bottiglia)  Ecco, faccia da sé che è meglio!

MINELLI: (A Laura)  E così, mi diceva, dopo quello non ha più lavorato...

LAURA: Beh, in fondo abbiamo finito a ottobre... Non sarebbe molto. Sì, poi così... Le solite cose.

GIOVANNONE: (Sempre per avere testimonianze di esistenza)  Pubblicità...

LAURA: (A ruota)  Caroselli...

MINELLI: Ah, pubblicità!

LAURA: Beh, logico. Quello che capita dall'agenzia.

GIOVANNONE: (c.s.)  Quando capita.

MINELLI: Beh, questo magari è già qualcosa.

GIOVANNONE: (c.s.)  Dicevo, quando capita.

MINELLI: Certo, se uno fosse sicuro di farlo con una certa frequenza...

LAURA: Eh, questo sì. Bisogna proprio dire: quando  capita.

(Ormai al limite della sopportazione, e con un urlo soffocato tipo: 'Buaaaah', Giovannone schizza sù dalla sedia e si precipita alla specchiera sotto lo sguardo costernato dei presenti. A trovare la propria immagine il sollievo è immenso. Crolla sui gomiti con la testa penzoloni. E' scosso da un affanno pesante e rumoroso.)

LUCIO: Gesù, una colica!

LAURA: Un crampo!...

ELEONORA: Un conato!...

MINELLI: Un bacile?...

(Tutti sono saltati in piedi tranne Minelli, e stanno intenti a osservare Giovannone che, lento, tira sù il volto, inebetito dalla gioia, a rimirarsi nello specchio.)

MINELLI: (A sdrammatizzare)  Ma suvvia! E' pettinato, è pettinato. Non si dia pensiero.

(E tutti ridono. Ancora una breve pausa.)

ELEONORA: Passato, sì?...

LAURA: Forse la Vodka...

LUCIO: Ma quell'urlo, accidenti!...

LAURA: Oh, caro - tu ti maltratti troppo, questo è il fatto. E poi la paghi. (E lo va a prendere per un braccio. Poi, mentre lo riaccompagna a sedere, ché gli altri non sentano...)  Che figuraccia! Vedi di controllarti. (Forte)  Ecco, adesso rimettiti qui, buono, seduto, che non è successo niente, e fra poco andiamo a mangiare. (A tutti)  Vi prego di scusarci, ma davvero...

MINELLI: Per carità di Dio, nemmeno a dirlo! (Gli altri fanno eco)

GIOVANNONE: (Contrito ma pure soddisfatto)  Sono mortificato, credetemi. Non so proprio spiegarmi.

ELEONORA: Sta abbastanza caldo piuttosto? In queste condizioni forse un plaid non sarebbe male.

LUCIO: Sì, effettivamente un plaiddino per sicurezza ... Se è una cosa di stomaco, soprattutto...

LAURA: (Un po' seccata, al marito)  Non so, di' tu: ne senti il bisogno, caro?

GIOVANNONE: Ma neanche per idea! Tutto passato. State tranquilli... E' stato proprio... un attimo, così... Un attimo.

MINELLI: Pittoresco però!

LUCIO: (Insistendo premuroso)  Sa forse cosa?... Una tisanina, questo ci vorrebbe! Una bella tisanina calda.

MINELLI: (A Lucio)  Vogliamo metterci a sedere, please, e zittini.

LAURA: (Andando al grammofono, con l'intenzione di ridare tono all'atmosfera)  Forse sarebbe il caso di mettere un pochino di musica, direi. Va l'idea?

ELEONORA: Oh, sì. Un po' di musica, dài!

MINELLI: Leggera leggera, però. Appena in sottofondo. Musica leggera, tanto per capirci. (E ride. Poi, a Giovannone)  E allora, carissimo, finalmente a noi! Cosa mi racconta di lei?... Eh, una bella volpe davvero! Fa parlare la moglie, fa parlare, e lui lì... zitto, zitto... Hai capito che lenza! (Agli altri)  Perché questo signore qui, per chi non lo sapesse, pare fatto tutto così, che se ne sta sulle sue, che non dice niente, che non pensa niente... Pare così! Pare. Ma questo signore, e ve lo dice il sottoscritto, ha numeri da vendere, altroché se ha numeri da vendere!

GIOVANNONE: Oh, commendatore, non lo dica nemmeno. Lei proprio ci vuole fare arrossire stasera.

MINELLI: E badi che io d'abitudine non sono un tipo mica tanto tenerello. (Frivolo, a Eleonora)  Eh, tu che ne dici, micia? Sono tenerello o non sono tenerello?

ELEONORA: (Civettuola)  Tenerello tenerello...

LAURA:(Per riportare il discorso su basi più concrete)  Effettivamente... Effettivamente che Giovanni abbia un certo talento...

MINELLI: Ohè, che sono adesso queste false modestie?... Capirà, ma se me lo chiama "un certo talento" così me lo smonta!

LAURA: Talento intendo per ... sì, capacità, ecco!

GIOVANNONE: Il fatto è che spesso magari... Che spesso non è che uno possa sempre fare quello che vorrebbe.

MINELLI: E che pretende, caro mio?... Sarebbe bello per tutti, allora! Ma qui sta il punto: ad avere il coraggio, ma la forza direi proprio, di saper affrontare certe privazioni, perché no? - pur di non rinunciare a quello che uno si è messo in testa di fare. Ah, mica è da tutti, sa! Mica è da tutti! Ma io la invidio gente come lei. Me lo faccia dire forte: la in-vi-di-o. Ma, dico, prenda solo quel suo film lì... Come si chiama quello che fece anni fa... Quella cosa...

GIOVANNONE: (Tentando di ricordare)  Lei forse dice 'La notte degli sgherri', quello sul golpe dei colonnelli...

MINELLI: No, no - quell'altro... Ah, ma pure quello! che film, ragazzi, che film!

GIOVANNONE: O forse... forse si riferisce a quella produzione italorumena...

MINELLI: Mah, questo proprio non me lo chieda.

GIOVANNONE: 'Ci rivedremo a Filippi'!

MINELLI: Dice, scusi?...

GIOVANNONE: No, è il titolo. Un film in costume. Da Shakespeare. Antica Roma, sa... 'Ci rivedremo a Filippi', dalla famosa frase del fantasma di Cesare a Bruto.

LAURA: Ah, splendido film! Spettacolare, molto. Come si chiamava quella che ci lavorava, bella, alta, un po' malata di nervi?...

GIOVANNONE: La Margareta Celinova. Grande attrice, grande attrice.

LAURA: Peccato la malattia, ma insomma!...

MINELLI: No, questo proprio... Non ho presente.

GIOVANNONE: Strano, perché eppure ha girato.

MINELLI: Tu, Lucio?... Mai sentito?...

LUCIO: Credo di ricordare, sì.

GIOVANNONE: Vede, vede! Lui se lo ricorda.

LUCIO: Se non rammento male, con Gino Pontefiaschi che faceva Bruto... O Cassio?...

GIOVANNONE: Bruto, Bruto. Accidenti, che memoria! Ma qui si parla di almeno quindici anni fa.

LUCIO: Gesù, era divino.

GIOVANNONE: Il film?...

LUCIO: Ehm... Gino.

MINELLI: Ma no, no... Qual è quell'altro... Com'era?... 'La sabbia di Palidoro', mi pare...

GIOVANNONE: (In un grido)  Ma dice 'Rabbia a Palinuro', accidenti!

MINELLI: Ecco, bravo! Quello! Quello!... 'Rabbia a Palinuro'! Ah, il trionfo del cinema alternativo!... Fatto, se non sbaglio, con quell'amico suo, quello sceneggiatore lì, che poi non si è più sentito... Ma, a proposito, non mi aveva detto che avrebbe dovuto esserci anche lui stasera?

LAURA: (Prendendo in mano la situazione)  Ma no, una mezza cosa così, niente di definito. - Che lo abbiamo incontrato dopo un sacco di tempo, ma per caso, e allora magari poteva essere un'occasione... poi però basta, non ci si è più sentiti...

MINELLI: Peccato, mi avrebbe fatto piacere.

GIOVANNONE: Ah, sì?...

MINELLI: Può giurarci! Un tipo estroso, un po' svagato. Matto, direi. Almeno per quello che se ne dice in giro. E certa gente, a dirla tutta, ha il dono naturale di mettermi il buon umore. (Spostando di forza la ragazza quasi addormentata)  Sù, micia, non così. Sta' un po' composta, per piacere.

ELEONORA: Ma Alfred... A che ora ha detto che sarebbe arrivato?

GIOVANNONE: Già, questo famoso Alfred.

LAURA: Il bellissimo Alfred.

LUCIO: Eh! Alfred.

INES: (Affacciandosi alla porta)  Ehm, signora, se mi permette, vero...

MINELLI: Toh, la rustica!

LAURA: Sì, Ines, che c'è? Cosa vuoi?

INES: La cena. E mi si scuoce tutto! So' quasi le dieci. Diceva alle nove a tavola, diceva.

LAURA: (Composta)  Bene, Ines, non ti preoccupare. Ti chiamiamo noi quand'è il caso.

MINELLI: Cioè però... Se la cosa deve creare disagio, intanto potremmo pure cominciare? Alfred, poi, per quello che mangia...

LUCIO: Oh, davvero un cardellino.

LAURA: Ma neanche per sogno! Cominceremo quando saremo tutti insieme. Ci mancherebbe!...

INES: (uscendo)  Faccia un po' come le pare. Io gliel'ho detto.

MINELLI: (Con gli occhi fissi su Ines che si allontana)  Stupenda. Questa da prendere così com'è e da sbattere dentro qualche film subito subito.

GIOVANNONE: (Trepidante)  Sicché... Scusi se ci torno sopra ma è umano, l'anima ha pur bisogno di qualche gratificazione... Sicché diceva che lei si ricorda di 'Rabbia a Palinuro'... Oh, non può capire cosa significhi questo per me! Che una persona del suo valore abbia la bontà di ricordarsi di un film che io sento come una tappa assolutamente fondamentale della mia vita, e non intendo solo della mia vita di artista, ma di uomo in generale. Ora non vorrei dire...

MINELLI: Ma andiamo, via! Che sono questi freni inibitori?!

GIOVANNONE: No, che freni inibitori!?...

MINELLI: E si lasci andare! - dica! Dica!

GIOVANNONE: (Confuso)  E sto dicendo. Lei capirà, erano un po' gli inizi, e...  beh, allora forse sì che ci voleva davvero coraggio ad affrontare certi temi, e con un certo piglio che... Beh, lasciamo andare!...

MINELLI: Ma si figuri! Dica, dica.

GIOVANNONE: Eh, dico, sì... Che dico?

MINELLI: Ma dica!

GIOVANNONE: (Ancora più confuso)  No, niente... Insomma, - oh, mica erano scherzi: roba che bruciava quella. Ma lei non può nemmeno immaginarsi le cose orribili che abbiamo dovuto affrontare, e non tanto prima o durante la lavorazione del film, ma dopo, dopo soprattutto!... Gli insulti, le minacce, le menzogne...

MINELLI: (D'improvviso)  E via, non si faccia pregare tanto: ce la vuole raccontare questa barzelletta sì o no?...

GIOVANNONE: (Cadendo dalle nuvole)  Barzelletta?...

LAURA: No, eh! Non farai mica che prima getti l'esca e poi ti tiri indietro...

ELEONORA: (Battendo a ritmo le mani)  Bar-ze-lle-tta-bar-ze-lle-tta!

LUCIO: Sù, dica lei, ché poi ne so una io... (Pausa)  No, no - per carità! Non mi chieda di cominciare per primo che non se ne parla nemmeno.

MINELLI: Oh, bravo! Così mi piace.

(E tutti si pongono all'ascolto, mentre Giovannone, col passo di un ipnotizzato, se ne torna alla specchiera. La sua immagine è scomparsa. Rimane lì impalato, in preda allo scoramento totale mentre, dal divano, si sentono fioccare le prime risatine.)

MINELLI: Oh, oh... Verde, ma tu senti... Verde... (Pausa)

LAURA: (Divertita ma imbarazzata)  Oh, Giovanni... Ti prego!...

MINELLI: Sccccch! E lasci dire, per piacere.

ELEONORA: (Ridendo a crepapelle)  Oh, ma guardalo! Guardalo! Ma è stupendo... Stupendo! Oh, signor Giovannone, mi fa morire, morire!... (E ride, ride)  Oh... Ma la prego! La prego!...

MINELLI: (Chiedendo lumi)  No, scusi un secondo sennò non ci capisco niente. Ma quello chi sarebbe: sempre il canguro?...

GIOVANNONE: (Inespressivo)  Verde... Il canguro... Ma a me mi sa che questa neanche la conosco.

LUCIO: (Ridendo. Più contenuto, ma ridendo anche lui)  Bisogna dire, guardi, che lei ha una vis comica veramente eccezionale.

(Entra Ines portando dei piatti in tavola. Anche lei si accorge del fantomatico Giovannone impegnato nel suo show e rimane bloccata ad ascoltare lasciandosi poi prendere dall'euforia generale.)

ELEONORA: (Ridendo)  Ma ti prego... Ti prego! Come lo fa, come lo fa!

MINELLI: Perfetto, assolutamente perfetto.

LAURA: (Ridendo, ma con più compostezza)  Ma insomma... Il finale. Qui non si resiste più. (Più diretta)  E attento al divano con quella sigaretta, per cortesia.

MINELLI: Oh, per me io starei qui fino a domani mattina.

(Segue un'intensa pausa. Ci si sta preparando, è chiaro, al gran finale della barzelletta. Tutti pendono dalle labbra dell'occulto enterteiner e ne seguono le battute con assensi e mormorii assolutamente impossibili da circostanziare. Infine, scoccata la frase fatale, è un boato di risate irrefrenabili.)

MINELLI: (Voltolandosi sul divano)  Uddiodiodìo, mi scompiscio, mi scompiscio!...

LUCIO: Ah, graziosa, graziosa davvero. Originale, poi. Veramente originale.

MINELLI: (Ancora scosso da singulti)  Ma lei, vecchio mio, il comico doveva fare, il comico - altro che il regista! Hai capito lui: adesso vi racconto una barzellettina... E chi pensava di farsi tutte 'ste risate!

(Anche Ines sta terminando di asciugarsi le lacrime con un lembo del grembiule.)

LAURA: Oh, ma vi giuro che così davvero mai. E' la prima volta che lo vedo esibirsi così. Vi dico, ha sorpreso anche me.

GIOVANNONE: Ma chi accidenti me l'avrà raccontata?

ELEONORA: Troppo bello, troppo bello...

(Suonano alla porta. E' un brusco ritorno alla realtà. Tutti si ricompongono. Ines scappa in cucina. Giovannone si fa di sasso prevedendo ciò che sta per accadere.)

LUCIO: (Felice)  Alfred! Dev'essere lui senz'altro.

ELEONORA: Certo che una telefonata almeno... Vabbè che ci sarà ancora traffico, però...

(Come al solito: serratura, porta. Giovannone che da dentro assiste impotente e, infine, una baldanzosa voce di uomo, di chiara origine anglosassone, giunge dalla zona vestibolo.)

ALFRED: Good evening... Alfred Stilllington... and you... You... dòttor... dòttor Giovannone, I suppose...

SIPARIO


II ATTO

SCENA

La precedente. Dalla fine del primo atto sarà trascorsa un'oretta, non di più. Il tempo di consumare un pasto. Lucio, Laura, Minelli, Eleonora ed Alfred (in quest'ordine)  stanno seduti a tavola. Alfred è un fanciullone biondo dalla cui bocca difficilmente potrà uscire qualcosa di interessante. Tra Eleonora e Alfred c'è un posto vuoto o meglio: vuoto per il pubblico, poiché lì dovrebbe stare seduto l'altro Giovannone, quello invisibile. I commensali sono al dessert.

(Col dialogo d'apertura coincide la scena di Giovannone, quello vero, che, seduto sul divano si sfila senza ritegno una scarpa mettendo in mostra un calzino disastrosamente bucato. E' chiaro che la cosa non gli dà pensiero. Tutt'altro. Si diverte a tirare sù la gamba, ad agitarla in aria tipo passi di can-can: a fare un po' il pagliaccio, insomma, mentre gli altri, ignari, procedono nella conversazione.)

MINELLI: (Con aria pasciuta e satolla, aprendosi in una franca risata)  Quello che mi diverte di lei, è che quando mi scappa di chiamarla in un modo... così - diciamo più intimo, più confidenziale, mi ritrovo puntualmente a chiamarla per cognome. (E ride)  Oh, senza offesa - ma mi lasci dire che Giovanni Giovannone è una trovata davvero. Ora io non so chi sia stato dei due, se il papà o la mamma, ma certo è che i suoi vecchi avevano proprio del talento. E d'altronde... buon sangue non mente.

LAURA: (Sottovoce a Ines, che viene ad offrirle un budino piatto e diffuso sopra un largo vassoio d'argento)  E ricominciamo?... T'ho detto prima al signore! (A Minelli, con spudorati sorrisi)  Già, non per farci dello spirito sopra, ma un che di buffo, in effetti... (Subito distraendosi per rivolgersi alla sedia vuota)  No, caro... Senti me. Col tuo diabete faresti bene a non prenderla affatto.

MINELLI: (Prendendo la sua porzione ad abbondanti cucchiaiate)  Ullallà, la crema caramellata!

ELEONORA: (Un pochino brilla, facendogli il verso)  Tsss, la crema caramellata...

MINELLI: Sì, proprio, cara la mia signorina. E fatemi il santo favore di non venirmi a dire che bisogna pronunciarlo alla francese, perché questa per me è sempre stata, fin da quand'ero ragazzino, e sempre sarà, l'italianissima crema caramellata. (E ne assaggia un boccone)  In squisita edizione, fra l'altro.

LUCIO: (Mangiando) Mmmmh... Poi fresca, soprattutto. Davvero eccellente.

MINELLI: Ah, se glielo dice lui può star sicura. E' un cuoco mancato il nostro Lucio, mica no!...

LUCIO: Via, via...

LAURA: Ma allora deve invitarci qualche volta. Ah, io ho sempre sostenuto che la predisposizione che hanno gli uomini per la cucina è mille volte superiore a quella di noi donne.

LUCIO: (Senza troppo entusiasmo)  Eh, si può fare, perché no?...

LAURA: Promesso, eh!

LUCIO: Una sera o l'altra...

(Una breve pausa. Giovannone segue la cameriera in cucina mentre i commensali si dedicano ai rispettivi dessert. Di tratto in tratto qualche monosillabo, qualche sorrisino e qualche mezza frase di assenso. Dopo alcuni secondi Giovannone rientra con un piatto colmo di budino in mano e se ne va, sulle prime sicuro poi titubante, verso la sedia apparentemente vuota. Con mano nervosa saggia la reale inconsistenza dell'altro suo corpo che dovrebbe stare lì a quel posto. Quindi, rassicurato, si siede e comincia a rimpinzarsi di dolce.)

GIOVANNONE: (Bofonchiando con la bocca piena)  Sì, sì... Dice il diabete, dice!... (E mangia)  E a me?... E che sarei io ad averci il diabete? Ma quandomai! (E mangia)  Lui  ce l'ha il diabete, mica io! (E mangia. Una pausa. Ci pensa; solleva il piatto e lo passa sotto il naso dei suoi commensali, imperturbabili)  Poi questo nemmeno è un budino: è l'alter ego di un budino. (E mangia)

ALFRED: (D'un tratto, con spiccato accento inglese, come rispondendo a una domanda)  No... no, da due anni solamente.

LUCIO: E a un tiro di schioppo da me.

ELEONORA: L'appartamento di fronte al mio, per l'esattezza.

GIOVANNONE: (Surreale)  Ecco, questo volevo sapere. (E mangia)

MINELLI: Beh, diciamola tutta: praticamente l'intero palazzo è mio, se non l'intera zona... Non per fare il gradasso, vero!

LAURA: (Ad Alfred)  E sarebbe la sua prima esperienza italiana, se ho ben capito...

MINELLI: La prima di tante! Può metterci la sua dolce mano sul fuoco, può metterci. (Baciandole la mano)  Con tutto il rispetto, vero...

LAURA: (Civetta)  Commendatore...

MINELLI: Ah, ma lo dovreste vedere! Mi sta facendo un Ben-Hur straordinario... Assolutamente straordinario. (Breve pausa, poi rivolto a Giovannone, ovvero: alla sedia)  Sì, un remake, esattamente.

LAURA: Stupendo. E per quando dovrebbe essere terminato, più o meno?

MINELLI: Per carità, non mi domandi di queste cose che non ne voglio sapere. A cena, poi!... Teoricamente per Dicembre, ma se quel gaglioffo di Sturati... (Pausa. Alla sedia, ovvero: a Giovannone)  Mmmmmmmh... Sì, lui. Eh, lo so, lo so che non è niente di che - ma bisogna ammettere che per questo genere di film ha mano sicura, mestiere... Insomma dicevo... se continua con questo ritmo mi sa tanto che andremo a finire alle calende greche, andremo a finire.

ALFRED: (Mano sulla bocca, deglutendo)  Sorry?... No conosco questa parola.

MINELLI: Modo di dire, ciccio, modo di dire.

LUCIO: Ad ogni modo, se mi è consentito, io mi sentirei in dovere di spezzare una lancia a favore del nostro povero regista. Sono anni che non mi ricordo una produzione più jellata di questa. Dico, per capirci, ma qua siamo a livelli che nemmeno... nemmeno la mitica 'Notte di massacro' di Hebbel... Vi ricordate, sì? ... Con la Judy Lester che faceva Alinka e Rok Robinson nella parte del tenente ussaro, mi pare... Roba che più morti e feriti su quel set di quanti ce ne fossero in sceneggiatura.

MINELLI: (Scurrile, tanto più che alla battuta fa seguire il gesto)  Gratta, gratta.

LUCIO: Ah, roba da guinness dei primati. Adesso, poi, è anche venuta fuori un'epidemia tropicale che ha fatto ammalare tutti i cavalli: tutti, dal primo all'ultimo. E valli a trovare, da un giorno all'altro, cinquanta cavalli addestrati per la corsa alle bighe. Capirai! Poi uno dice il regista... Ma che ci può fare anche quello, poveraccio!?

MINELLI: Io non so niente e non voglio sapere niente, certo che bloccarmi il film e ridurmi sul lastrico per tenere un branco di ronzini in cassa malattia mi sembra il colmo. (Risatine)

(Breve pausa.)

ELEONORA: Io faccio Licia, la schiava convertita.

LAURA: (Notando che tutti hanno finito il dolce)  Caffè?

MINELLI: Signora mia bella, un boccone ancora e faccio il botto.

GIOVANNONE: Veramente si parlava di caffè.

MINELLI: Dio, ma suo marito è terribile! Di un mordace che fa spavento. Vabbè, dicevo boccone in generale, si capisce. Magari dopo... Fra un pochino, forse.

(Sospetto. Giovannone ha la chiara sensazione di essere ascoltato. Rapido si riavvia i capelli, assume un'espressione e un atteggiamento più acconci; avido, soprattutto, di una verifica decisiva.)

ELEONORA: Io niente, grazie. Non prendo mai caffè dopo una cert'ora.

GIOVANNONE: (Azzardando)  Perché durante il giorno invece...

ELEONORA: Durante il giorno magari è diverso. Dalla mattina al primo pomeriggio posso arrivare a berne anche sei o sette.

GIOVANNONE: (Sempre più partecipe)  Sei o sette? Capperi! E abituati come siamo ai nostri caffè...

ALFRED: (Andandogli sopra con la battuta)  Oh, poi questi vostri qui d'Italia... Terribili! Proprio bomba. Ma come fate a bere, domando io. Io piace sì caffè, ma Dio... Quelli in bar poi... (Fa un gesto coi pugni chiusi e digrignando i denti come a dire: "Forti, fortissimi")  Ah, no. Io proprio non posso.

MINELLI: (Entusiasta)  Visto che espressioni, visto?... Fantastico! Una carica aggressiva incredibile. Rifa' un po', rifa' un po'... Com'era questa cosa del caffè forte?... (E fa una smorfiaccia per farsi intendere)

ALFRED: Ah, no. Così... (E ripete il gesto di prima. Tutti scoppiano a ridere. Ritenendosi ormai visibile, anche Giovannone, se pur con impaccio, ride)  Ancora?... Uno solo volta?... (E rifà, e tutti ridono)

LAURA: (Battendo le mani)  Simpatico davvero.

GIOVANNONE: Quando ci sono le capacità basta un niente, un niente per capirlo.

MINELLI: (A ruota)  Ah, Giovannone caro... Ma ci pensa, ci pensa cosa sareste voi due su un palcoscenico con lei che racconta barzellette e Alfred, ma solo a fare queste smorfie...

GIOVANNONE: Ci penso, ci penso.

MINELLI: (Continuando a ridere)  Ci pensi! Ci pensi!

LAURA: Comunque tutto questo per dire, se ho ben capito, che anche lei caffè non ne vuole...

GIOVANNONE: (Veloce, emozionato)  Si potrebbe, sennò, farlo bello lungo, leggero... All'americana!

LAURA: (A ruota)  Guardi, bello leggero, magari sì.

GIOVANNONE: Cioè, all'americana...

LAURA: All'americana?

ALFRED: Eh, all'americana.

LAURA: Perfetto! Un istante allora che vado a dire...

ALFRED: No - dopo, però, dopo. Tutti insieme. No preoccupi.

MINELLI: Beh, insomma: questo mascalzone qui (Alfred)  potete scommetterci quello che vi pare: tempo tre mesi - dico tre! - e ve ne accorgerete!...

ALFRED: Oh, Ambrogio...

GIOVANNONE: Beh, quando c'è la stoffa...

MINELLI: (A ruota)  Eh, quando c'è la stoffa c'è tutto! Ma ce ne vorrà per strapparmelo dalle grinfie. Mica fesso il sottoscritto!... Tutto sistemato con un bel contrattone...

ALFRED: Ah, lui secondo babbà per me, secondo babbà.

GIOVANNONE: Scelga, i casi sono due: o babbo, o papà.

LAURA: Ma che caro! Poi così affezionato, così riconoscente...

MINELLI: Naso ci vuole, naso!... E capirai... Hai voglia a dire che fare il produttore è una cosa così, che basta averci i soldi... Sì, ma sapeste quanti ne conosco io che sono finiti con una mano davanti e una di dietro con questa filosofia! Di' un po' tu, micia: cosa ripeto sempre io che bisogna avere per saperci fare?... Eh? Cosa?...

ELEONORA: (Con voce strascicata)  Il naso.

MINELLI: Il naso okay, ma poi?

ELEONORA: (Ridendo, un po' frivola)  No, dài... Non me lo fare dire.

GIOVANNONE: Ma no, dica! Non si faccia scrupolo.

MINELLI: Ecco, la solita stupidina. Sono regole di vita: non c'è niente da vergognarsi. Avanti! Il naso e poi?...

ELEONORA: (Ridacchiando con la mano davanti alla bocca quasi per non farsi sentire)  Le cose quadrate.

MINELLI: Con tutto il rispetto, vero! Ma la sapienza popolare, come si suol dire, fa uso dei linguaggi che possiede.

GIOVANNONE: Ah, concordo al mille per mille: giustissimo! Trovo che l'espressione stigmatizzi al meglio una cruda verità... Ma diciamo le cose come stanno una volta per tutte: pane al pane e vino al vino. E vorrei aggiungere, anzi, che, a mio modesto avviso, e a parte ogni possibile equi...

MINELLI: (Coprendogli la battuta)  Beh? Il nostro padrone di casa qui che fa? Non dice più niente? Prima tanto vispo e chiacchierino e adesso invece tutto zitto, pensieroso...

GIOVANNONE: (Stordito)  Come zitto? Ma se stavo giusto...

MINELLI: E avanti, parli, intervenga! Collabori al bene comune di una conversazione senza pause.

GIOVANNONE: (Esausto sta per dare in un'imprecazione incontenibile)  Porca la... (E annichilisce schiacciato dallo sconforto)

MINELLI: Ah, ma la capisco, sa! Lei osserva, guarda, ascolta, e si fissa tutto in testa: espressioni, ammiccamenti, situazioni... Eh, voi artisti siete il sale della terra, siete. E chissà quante idee, quanti film che le frulleranno di continuo per la capoccia!...

LAURA: Oh, se per questo...

MINELLI: (Sempre all'alter ego di Giovannone)  Sì, certo che l'ascolto... Ma prego, dica dica: son tutto orecchie.

GIOVANNONE: (Freddo, con lo sguardo perso in un altrove del tutto inimmaginabile)  Io non dico niente. Io non parlo. Io non intervengo... Io taccio, come corpo muto tace.

(Con i gesti di un automa si alza e se ne va, affranto, a buttarsi sul divano. In un secondo tempo - mentre il gruppetto degli ospiti continuerà, ameno, a conversare - si lascerà andare a gestacci e a smorfie delle quali nessuno si avvede. Nel frattempo Minelli insiste nel fissare la sedia che l'altro ha lasciato vuota.)

LAURA: (All'invisibile marito)  Ma no, caro - ché guardi me? Spiega tu che è meglio.

MINELLI: Eh, un furbacchione di niente. Dice: magari se ci parla mia moglie... (Breve pausa)  Oh, non volevo certo dire questo. Lungi da me solo pensarlo. Ma il gentil sesso - lei sa come si dice, vero... (Breve pausa)  Quale, scusi?... Ah, 'Rabbia a Palidoro', certo.

LUCIO: (Correggendo)  Palinuro.

MINELLI: Palinuro, Palinuro.

ALFRED: Palidoro. Vicino Roma, sì?...

ELEONORA: Due passi proprio.

LUCIO: Già, ma questa è Palinuro.

ALFRED: Ah, gran bel mare vicino a Roma.

ELEONORA: Di', bello, un giorno se ti va si prende la macchina e... vrummm!...

MINELLI: E silenzio, per piacere! Se avete da chiacchierare dei fatti vostri fate la cortesia di andarvene da un'altra parte.

LAURA: (Soddisfatta per la piega che sembra stia prendendo la situazione)  Appunto!

MINELLI: (Sempre al Giovannone invisibile)  Continui, continui. Interessante, molto interessante.

LAURA: Magari sul divano...

MINELLI: (A lei)  Prego?

LAURA: Staremmo più comodi.

MINELLI: Mmmmh... Perché no? (Tirandosi sù)  Gesù, non ho nemmeno la forza di alzarmi per quanto ho mangiato.

LAURA: (Eccitata, andando al giradischi)  Forse un altro po' di musica non sarebbe male... (E mette un disco)

MINELLI: (In piedi, dietro la tavola, al solito fantomatico interlocutore)  Oh, detto tra parentesi: divina sua moglie, divina. Sotto tutti i punti di vista. (E si avvia verso il divano nel mentre che l'altro, il Giovannone quello vero, se ne allontana per tornarsene alla sedia dove stava prima)  Ma prego... Vada avanti, non smetta. M'interessa questa cosa, sa... M'interessa molto.

(E si siede. Segue una pausa, poi voltandosi in direzione del tavolo e verso la solita sedia)

MINELLI: Beh, ma che fa? Mi lascia solo?... Perché se ne resta lì? Non capisco. Ma andiamo, venga... Venga a sedersi qui, vicino a me!

LAURA: (Al marito,in un a parte)  E vai, che te lo stai lavorando alla grande - Muoviti!

GIOVANNONE: (Interdetto)  Muoviti chi? - Cioè, me? - Dico, io? - Cioè proprio che...

LAURA: Sù, muoviti! Che aspetti?

MINELLI: Anche lei, signora, venga - si accomodi. Non mi stia troppo lontana che ne soffro.

LAURA: (Raggiungendolo)  Per carità, commendatore - mi lusinga.

MINELLI: (A Giovannone che, pavido, è andato finalmente a sedersi sul divano)  Oh, da bravo - qui, qui. (A Lucio)  Lucio, pure tu - vuoi venire, per piacere! (E Lucio, pur se a malincuore, è costretto a lasciare al tavolo Alfred ed Eleonora presi in allegri conversari e a raggiungere gli altri sul divano)  Oh, voi due lì! Dico, mi raccomando - Niente scherzi!

ELEONORA: Micio, ma che dici?... Mi sta parlando di Stratford, della casa di quand'era piccolo e della sua mamma.

MINELLI: Appunto. E' questo che mi fa paura.

LUCIO: (Sprezzante)  Capirai, la mamma...

ALFRED: Ambrogio, la mamma: dicevo che lei proprio stessi capelli della mamma.

MINELLI: E lì ti fermi. Okay, chiuso, andiamo avanti. (A Giovannone)  Allora... questo progetto praticamente, per essere più concreti...

GIOVANNONE: (Confuso)  Ah, il progetto, certo... Che, insomma non è che sia una cosa già tutta bella delineata. Cioè, ancora, per alcuni piccoli particolari bisognerebbe vedere.

LAURA: Ma pensi che non ne aveva mai parlato neanche a me.

GIOVANNONE: Ah, no?...

LAURA: Mai.

GIOVANNONE: Mi sembrava...

LAURA: Mai mai! Eh, me lo ricorderei, che diamine!

MINELLI: Ah, trama nell'ombra, trama!

GIOVANNONE: Sa com'è? Quando uno alle cose ci tiene cerca di mantenerle un po' nel segreto. Così, anche per scaramanzia.

LAURA: Beh, ma a tua moglie almeno...

GIOVANNONE: Guarda, però, se forse provi a sforzarti...

LAURA: Giuro: mai saputo niente di questa storia.

GIOVANNONE: Strano perché qualcosa, se ci pensi bene, qualche piccolo accenno...

LAURA: Niente, niente.

GIOVANNONE: Ma piccolissimo, dico...

LUCIO: Certo la cosa andrebbe ancora studiata bene nei particolari. (A Giovannone)  Scusi, sa... Ma io debbo vedere gli interessi del commendatore, innanzitutto.

MINELLI: Che non per niente sarebbero anche i suoi.

LUCIO: Mica per spegnere gli entusiasmi...

GIOVANNONE: Oh, ma nemmeno a dirlo! E' logico. Capisco benissimo.

MINELLI: (Ai due, dietro)  Oh, voi, gioventù! E venite un po' qua. Non mi piacete proprio niente, non mi piacete...

ELEONORA: Micio, Alfred dice se possiamo fare un balletto...

LAURA: (Per toglierseli di mezzo)  Ma sì, commendatore, li faccia fare. Poverini, ho una tale paura che si stiano annoiando a morte.

LUCIO: Mi permetto di presumere, signora, che le sue preoccupazioni siano del tutto infondate.

GIOVANNONE: (Svelto)  Magari forse, se per voi è meglio, se ne potrebbe anche riparlare con più calma in un secondo tempo. Non perché io adesso non voglia, figuriamoci... Ma nemmeno vorrei sembrasse maleducato che...

LAURA: (A frenarlo)  Ma no, caro, che dici? No. Solo... Solo che se vogliono ballare un pochino non vedo che male ci sia!... Sempre che il commendatore non abbia nulla in contrario, s'intende.

MINELLI: Ma sì, va'! Fate un po' quello che vi pare, basta che ci lasciate discutere in santa pace. (A Giovannone)  E dunque, mi racconti! Sono tutto orecchie.

(Pausa. Momento di gelo assoluto. Giovannone deglutisce a forza.)

GIOVANNONE: Ecco, trovare le parole... le parole giuste, intendo. Perché, capisce... perché è tanto che ce l'ho dentro, che ci penso e ci ripenso, e adesso, ecco, non vorrei... non vorrei adesso magari darle un'idea confusa, approssimativa...

MINELLI: Ma se si stava spiegando tanto bene. Sù, racconti!

GIOVANNONE: Vabbè, insomma, sì... Più o meno quello che ho detto...

MINELLI: Niente mi ha detto, solo le premesse. Ma il fatto, questo m'interessa: il fatto. Sù, racconti!

GIOVANNONE: (Dominando il panico che lo ha preso)  Eh, sicuro... Il fatto, già. Dunque... (E deglutisce)  Poi sarebbe che... L'idea, sì... Forte, molto forte... Alla mia maniera, insomma: di quelle che prendono di petto la realtà, capisce... Sì, secondo il mio stile, appunto. D'altronde si parlava prima di 'Rabbia a Palinuro', ecco, tanto per capirci, più o meno l'impostazione cinematografica dovrebbe muoversi in quel senso. Certo, ammetto che da allora c'è stata una maturazione... Insomma, sì, ne è passata di acqua sotto i ponti. E anche il panorama intorno... Beh, tutta un'altra cosa. Ma sempre... sempre io penserei a qualcosa che costringa lo spettatore a rendersi conto di certe realtà, a riflettere, a pensare... Una denuncia cruda, senza mezzi termini. (Improvvisando tutto al momento)  Magari... Magari pensavo... Lo spunto, ecco, potrebbe essere quel ballerino russo strangolato ad Ivrea. Ha letto, sì?... E io penserei... penserei proprio di ricostruire la psicologia dell'esule, del perseguitato politico... Un film-inchiesta sì, ma sempre con una sua trama, con un suo intreccio... tipo giallo, sì, ma che sappia coinvolgere le istituzioni. E anche il pubblico, per carità, anche il pubblico. Capisce come lo vedo?... Lui fin dai suoi primi anni qui, dopo aver ottenuto l'asilo politico... La lontananza dagli affetti, una vita da ricostruire. E pure il suo talento, perché no, i suoi successi, la sua carriera di ballerino, e la sua vita intima, e poi queste forze misteriose - cioè, misteriose ma non troppo - che lo seguono sempre, che non lo perdono mai di vista... I microfoni, l'intromissione nella vita privata, i ricatti morali... Fino al delitto. Ma dicendo qualcosa - la verità soprattutto, la verità!

MINELLI: Accidenti, che entusiasmo.

LUCIO: Mica male, però.

GIOVANNONE: (Spossato ma felice)  Sa, a parlare di quello che si ama.

LAURA: Ha incantato pure me, si figuri.

MINELLI: Devo ammettere: convincente al massimo.

LUCIO: E tutto rientrerebbe perfettamente nel tipo di operazione che si diceva prima.

MINELLI: Al bacio.

GIOVANNONE: (Ancora ansante, quasi tra sé)  Visto, quando si lascia fare a me.

LAURA: Poi uno come Alfred, in un ruolo come quello ce lo vedo proprio.

LUCIO: Eh, sì... In un certo senso potrebbe.

GIOVANNONE: Oddio, non so se per quel genere magari...

MINELLI: Oh, e per essere più precisi, lei sarebbe già orientato verso qualche attrice in particolare per la parte di Zaira, la regina delle Amazzoni?...

(Silenzio. Gelo, poi Giovannone ripete:  "Come... Za... Zaira?...")

MINELLI: Sù, coraggio! Se ha qualche idea, qualche nome per la testa lo dica, non si faccia scrupoli.

GIOVANNONE: (Ormai rassegnato, alzandosi)  Beh, io a questo punto penso che me ne posso anche andare. (E se ne torna al tavolo, mentre i tre continuano a fissare il posto che lascia vuoto)

MINELLI: La Eva Boll, in effetti, non sarebbe male. Ma una tedesca... Mmmmh, avrei le mie perplessità. Eventualmente già con lui (Alfred)  ... inglese... Mah, non so. Non è che mi convinca troppo. Poi per una cosa medioevale così un po' morbosa, torbida, eroticamente carica... (Pausa)  Italiana, sì - italiana, sarebbe molto meglio. (D'improvviso)  Cribbio, che idea!  (E lancia una lunga occhiata a Laura, la quale afferra al volo la situazione e si scioglie in un sorriso di condiscendenza assoluta. Ancora una breve pausa d'ascolto; quindi al solito fantasma)  No, no, vecchio mio: non mi chieda niente: meglio non azzardare - vero è che a me quando mi suona un certo campanellino... E le dico non insista, per piacere!

LAURA: Giovanni, andiamo! Non essere sgarbato. Se il commendatore dice che ci vuole pensare... Certe cose, è chiaro, vanno decise con calma. L'importante è trovarsi in un certo ordine di idee, mi sembra.

MINELLI: Quel che si dice avere il cervello fino, signora mia.

LUCIO: Soprattutto, certo, spingendo sul pedale del rapporto sadomasochistico tra madre, nonna e figlio (Smorfia di Giovannone)  ... E pure quelle metafore, tipo spunti politici mascherati e buttati lì, nel contesto... Originali, davvero originali.

GIOVANNONE: Spunti politici... Me li figuro!

MINELLI: (Al fantasma)  Certo, vecchio malandrino, ma lo sa che lei è stato proprio una rivelazione stasera! Non c'è altra parola: una rivelazione.

LAURA: A chi lo dice!

MINELLI: (Ai due che ancora stanno ballando e belli stretti)  Oh, voi lì! Calmini, eh!... Non stiamo mica al parco, vacca la miseria! Anzi, venite un po' a sentire, piuttosto! Alfred, vieni sù... Che la cosa interessa anche te.

LAURA: Ah, lui poi... Più lo guardo e più mi convinco che davvero sarebbe perfetto. Al cento per cento.

MINELLI: Sputato, sputato.

LUCIO: Per me, poi... Sarà forse che io sono già abituato a vederlo in armatura...

LAURA: Bisogna dire quello che è: bello è bello.

MINELLI: Sù, il divo lì, vicino al nostro Lucio. La squinzia dove le pare. E la cara Laura... se mi consente, vero... qui, vicino a me. Eh, mi si spezza il cuore ad averla tanto lontana.

LAURA: Spezzarle il cuore?... Per carità, non me lo perdonerei mai.

(Laura va a sedersi vicino a Minelli, Alfred affianco di Lucio, mentre Eleonora, con aria un po' triste ed annoiata, se ne torna al tavolo vicino a Giovannone, tutto preso dalle sue confusioni esistenziali.)

MINELLI: (Cingendo, un po' triviale, le spalle di Laura)  Stupenda, stupenda... Ah, davvero una donna come lei ci voleva per il nostro Giovannone. Me l'ha fatto rinascere, me l'ha fatto.

GIOVANNONE: (Dal fondo, inespressivo)  E togli quella mano, porco.

MINELLI: (Al fantasma)  Ma insomma, caro amico, io non posso fare a meno di confessarle che una proposta del genere da tutti avrei potuto aspettarmela, da tutti, ma non da lei. Così sottile, opportuna, pratica, efficace - attuale...

GIOVANNONE: (c.s.)  Attuale... In pieno medioevo, attuale!...

MINELLI: E poi... Poi con quel tanto di strizzatine d'occhio, vero, di ammiccamenti al pubblico che chiamano; altroché se chiamano! E dico, oh... Questo, ragazzi, è lo stesso regista che poi è stato capace di farti roba tipo... Sì, insomma, ci siamo capiti... Quello che si diceva prima... ‘Rabbia a Piedigrotta’... Ora, con tutto il rispetto... Ma una bella porcheria davvero!

LUCIO: Beh, presa da un certo punto di vista...

MINELLI: Macché punto di vista e punto di vista!?... La favola di Cinecittà! Sì, vabbè, con qualche sua ideuzza, con una sua cosa, un suo spirito così... Diciamo curioso, sopra le righe...

GIOVANNONE: Sopra le righe, ts... Di una violenza che ghiaccia il sangue nelle vene.

MINELLI: Ma pure con certe pretese, e prima fra tutte con quella di farsi vedere dall'inizio alla fine... (Grande coro di risate)  Vede che ci ride anche lei. Così si fa! Autocritica ci vuole, autocritica.

GIOVANNONE: Dio, che vergogna!

MINELLI: E io che già mi ero detto... Di' tu, Lucio: cos'è che ti stavo dicendo prima in macchina, per la strada?... Andiamo... (E ride)  Andiamo a farci quattro risate con le palle che ci tirerà fuori stasera quello squinternato di Giovannone!... (E ride)

LUCIO: Proprio così, davvero: le palle di quello squinternato di Giovannone. (E ride)

MINELLI: (Sempre ridendo)  Ra... rabbia a Crocefieschi...Ah, ah... (E ride, ride. In verità tutti, sul divano, ridono)

ALFRED: Prego, ma non... io non ben capito come... cosa... cosa esattamente la cosa. Che sarebbe idea per nuovo film, sì?...

MINELLI: E no che non hai capito. Tu te ne stai a fare l'idiota con la squinzia! (Al solito fantasma)  Sia gentile, veda un po' in due parole... Ma sì, appena la storia - lasci perdere il resto. Giusto per fargli capire di cosa si stava parlando. (Un singulto)  Oh, mi viene ancora da ridere se ci penso! (Al fantasma, frenandosi)  Ma basta, via! Cominci, cominci pure.

(Pausa. Tutti si predispongono all'ascolto. Mormorii, qualche sillaba che rimbalza dall'uno all'altro e niente di più. Sul fondo, al tavolo, stanno sempre Giovannone ed Eleonora, entrambi con malinconici sguardi fissi nel vuoto.)

ELEONORA: (Senza calore)  Posso dire una cosa io? (Pausa)  Voglio fare l'amore con lui.

GIOVANNONE: (Passivamente, senza guardarla)  Con chi?

ELEONORA: Con lui. (E indica Alfred)

GIOVANNONE: (Folgorato)  Ma... ho sentito bene?... Lei... Lei ha risposto alla mia domanda. E' proprio a me che dice - a me.

ELEONORA: (Tenerissima)  Voglio fare l'amore con lui.

GIOVANNONE: Oh, signorina, la scongiuro, mi risponda.

ELEONORA: Niente da spiegare. Tutto qui.

GIOVANNONE: Ma cioè, davvero sarebbe che...

ELEONORA: (Monotona)  Voglio fare l'amo...

GIOVANNONE: (Interrompendola)  Sei per sei?

ELEONORA: Eh?...

GIOVANNONE: Sei per sei?

ELEONORA: Trentasei.

GIOVANNONE: Ma sì, sì... Lei mi sente, mi ha risposto!...

ELEONORA: Sa, questa me la ricordo perché fa la rima.

GIOVANNONE: La rima?...

ELEONORA: Come sei per otto cinquantotto. Fa la rima.

GIOVANNONE: Whow, ma allora davvero mi può ascoltare, e vedere...

ELEONORA: Cavoli, e perché non dovrei?

GIOVANNONE: (Pallido)  E... e loro?... (Gli altri sul divano)

ELEONORA: (Sfilandosi una scarpa e massaggiandosi il piede)  Dio del cielo, queste scarpe mi fanno un male!...

GIOVANNONE: Ma ne sa niente lei?... La scongiuro, se sa qualcosa me la dica!... Loro, lì... loro lo sanno che io... Che io e lei...

ELEONORA: Perché, c'è qualcosa tra noi due?... Non lo sapevo.

GIOVANNONE: Ma signorina, vuole spiegarmi, per favore! - Cioè, se proprio sarebbe che mi ha dato di volta il cervello, ecco...

ELEONORA: Oh, non dica così.

GIOVANNONE: Ma sì invece che dico così!

ELEONORA: E fa male.

GIOVANNONE: E lei mi spieghi!

ELEONORA: Uffa, ma lo sa che è un bel noioso!?

(Breve pausa. Entra Ines, va dritta alla tavola e inizia a sparecchiare senza nemmeno badare alla presenza, meglio: all'assenza, di Giovannone e di Eleonora.)

MINELLI: (Ad altri)  Bene, e questo più o meno è tutto. Io direi di fermarci qui. Allora, Fred, a te che sembra? Ti ci vedi o no?

ALFRED: Oh... Ecco, ora un po' difficile a dire. Io solo voglio pensare una cosa a volta. Ma idea buona, molto.

MINELLI: (Come distratto da qualcosa, voltandosi verso un angolo vuoto del divano)  Eh?... Come dici, ciccia?... (Pausa)  Mmmmmh, sì - e perché no?... Cribbio, mica male la pensata della squinzia.

LAURA: Già, potrebbe essere un'idea.

MINELLI: (All'invisibile Eleonora)  Hai visto, stupidina, che, se ti ci metti, la testolina sai usarla anche tu.

ELEONORA: (Dal fondo)  La squinzia stupidina sarei io.

MINELLI: (Sempre al fantasma di lei)  E pure a te, ciccina... Vedrai che se continui a comportarti bene qualche cosetta da farti fare finiremo col trovarla.

LAURA: (Balzando in piedi)  Ma ora basta, via! Ché tanto siamo tutti d'accordo, mi sembra... E allora animo, animo - un po' di sprint!... E non voglio sentire di gente assonnata, per piacere!... Qua bisogna vivere, divertirsi! Niente moscerie!

MINELLI: Oh, brava la nostra signora! Così si fa - allegria! Allegria!

LAURA: Eh, mica vorremo passare la notte a parlare d'affari, spero!...

MINELLI: Sentitela, sentitela!... Eh, ma li ho capiti io a questi, eccome se li ho capiti!

LAURA: Commendatore, che dice!

MINELLI: Capirà, due lenzette da poco! E che ti pare? Qua, belli belli mici mici, m'avete messo nel sacco, mica no! Ah, ma non vi crederete adesso di scapparmi tanto facilmente. E sì, troppo comodo! Magari, pensate, tenendolo un po' sulle corde... E no, nisba! Con me non attacca - perciò ve lo dico bello chiaro e tondo: la cosa mi sta bene, okay, ma o si conclude subito o niente. Quindi, inutile fare i furbi perché se dobbiamo trascinarla per le lunghe poi mi passa la fantasia e chiuso.

LAURA: (Facendo la finta impressionata)  Mamma mia, anche a volerlo con lei non ci sarebbe proprio niente da fare. E' di quegli uomini che saprebbero mettere con le spalle al muro chiunque. Senza esagerazioni: chiunque.

MINELLI: (Tronfio)  Già, con le spalle al muro, come si suol dire.

(STACCO.)

ELEONORA: Ma sentilo, il porco!

GIOVANNONE: In che senso, scusi?

ELEONORA: Mmmmmmh, in che senso... Come non lo sapesse!

GIOVANNONE: No che non lo so, e nemmeno vedo perché dovrei saperlo.

ELEONORA: Lo saprà, lo saprà.

GIOVANNONE: Vabbè, diciamo che lo saprò - ma solo chiarirmi cosa...

ELEONORA: Per piacere, mi gratterebbe qui?... (E gli porge la schiena)

(STACCO)

MINELLI: (A Laura, preso in un altro colloquio)  Uè, mica male l'idea. Per me, approvata. Oh, sempre che suo marito sia d'accordo...

LAURA: Figuriamoci se non è d'accordo!

GIOVANNONE: (Dal fondo, stordito)  Io d'accordo?...

ELEONORA: (A lui)  Lei! Lei!

LAURA: (All'altro)  A te sta bene, sì?

GIOVANNONE: (c.s.)  Ma bene che?

LAURA: (A Minelli)  Sente, è d'accordo.

LUCIO: Io, se possibile, resterei qui. Lo preferisco. (Sul divano)

LAURA: Allora, dài, cominciamo a sistemare...

ALFRED: Se posso dare una mano...

LAURA: Ecco, mi aiuti magari a spostare il tavolo.

MINELLI: (Con voce irosa e soffocata, rivolgendosi all'invisibile Eleonora)  E se ti senti male va' al cesso, ma queste scene potresti anche risparmiarcele, vero!...

LAURA: Oh, mi dispiace - non si sente bene. (Al fantasma di Giovannone)  Giovanni, giusto che vai di là, indichi alla signorina dove sta il bagno, per piacere... E lei, commendatore... Se volesse intanto scegliere un po' di musica...

MINELLI: Per carità di Dio, non mi azzardo nemmeno. Faccia lei. Siamo tutti nelle sue mani. Poi io, per quello che ne capisco!... Oh, ma niente cose indiavolate, mi raccomando.

(Nel frattempo Alfred e Laura hanno spostato d'un lato il tavolo lasciando Giovannone e la ragazza seduti come due statue nelle loro sedie, assolutamente esclusi da quanto sta avvenendo.)

ELEONORA: (Sorridendo, un po' svanita)  E magari io e lei ce ne siamo andati a fare le sozzerie nel cesso.

GIOVANNONE: Ma non lo dica nemmeno per scherzo!

ELEONORA: Perché, non potremmo?

GIOVANNONE: Ma sia seria, per cortesia!

ELEONORA: Si lavorerà insieme, sembra.

GIOVANNONE: Già, sento dire.

ELEONORA: Ci crede?... Mi stava davvero raccontando della mamma, prima... E della casa di quand'era bambino.

(STACCO)

LAURA: (Rimirando l'ampio spazio ricavato sgombrando da sedie e mobiletti il centro del salotto)  Oh, bene... Più di così francamente non mi sembra..

MINELLI: Perfetto! Una pista coi fiocchi.

LAURA: Insomma, non che ci si possa fare grandi cose, ma almeno un po' di spazio l'abbiamo ricavato.

ALFRED: Io, in mia casa, ricordo che mia mamma spesso... (Esitando)  Spesso si dice, sì?... Per significare tante volte, tante...

MINELLI: (Sbrigativo)  Spesso, spesso.

ALFRED: Oh, spesso, con tanta gente, grandi feste. Grandi. Io, che tenevo mia camera sopra, allora sentivo, e volevo stare. Perché casa grande, molto. Ma sempre non potevo. E noi tenevano chiusi, io and my sister, perché noi voleva stare, no... Capisci?... E io, io ricordo che noi piangeva e piangeva. E c'era la mia mamma... Oh, lei davvero bellissima donna, che tutti amavano la mia mamma, e io che dicevo che quando io ero più grande trovavo lavoro, facevo soldi, così io non facevo più che ero suo figlio. Con soldi andavo in ufficio, dicevo: "Io grande e no più suo figlio." E potevo sposare la mia mamma e fare feste con lei. Con io che ballavo con lei.

GIOVANNONE: Ma è mostruoso!

ELEONORA: (A ruota)  Eccitante, invece.

MINELLI: (A ruota, ridendo)  Capirai, stai proprio messo bene! C’era un dottore amico mio di Vienna che sai le risate!

ALFRED: No, no... Perché mio daddy via che io piccolissimo. E mia mamma sola. Per questo dico.

MINELLI: Eh, come no!

LAURA: Ma no, perché?... E' carino, carino da morire.

ALFRED: Insomma... Allora solo che sopra, in nostra little room, io e Fanny, my sister, noi stavamo chiuse ma sentivamo musica.

MINELLI: Chiuse, ha detto. Notare: chiuse. (E ride)

ALFRED: (Continuando imperterrito)  E allora noi potevamo ballare, ballare. Uh, meraviglioso! Tutta la notte. Tutta. Perché feste... oh, lunghe. Lunghissime. E allora quando c'è festa io sempre felice.

MINELLI: Bon! ‘Piccole donne crescono’  parte prima. Finito, sì?...

ALFRED: Finito, finito. Solo per dire.

LAURA: Ma è di una tenerezza, di un candore che non ci si crede.

MINELLI: (Accattivante, a Laura)  Oh, e badi a non scapparmi lei, che il primo ballo deve essere il mio. Lo pretendo.

LAURA: (In un sussurro, quasi lasciva)  Solo il primo, dice? Ma tutti quelli che vuole.

MINELLI: (Pianissimo)  E se ci facessimo chiudere a chiave come due piccoli fratellini?...

LAURA: (Stretta dappresso)  Commendatore!

MINELLI: (Sempre a bassa voce)  Ma come due piccoli fratellini, ho detto. Che c'è di male? Alfred e Fanny. Una fuga nell'infanzia. Oh, a me piace tanto giocare, e sapesse il pupone che si agita sotto questa rude scorza!...

(STACCO)

ELEONORA: (A Giovannone)  Lascio a lei il commento.

GIOVANNONE: (Inferocito)  Ma io, per la miseria? Io?... Si può sapere dove diavolo sono andato a cacciarmi! Mica me ne starò ancora al cesso, brutto idiota che non sono altro!...

(STACCO)

MINELLI: (Riprendendo le distanze da Laura, all'alter ego di Giovannone che, evidentemente, sta rientrando nella stanza)  Oh, amico caro! Rieccola di nuovo qua. E la squinzia dove me l'ha lasciata?

GIOVANNONE: (Dal fondo)  Ah! Ah! Ora gliela faccio vedere io a questo maiale. Capirai, ha solo da riprovarci!

LAURA: (Chiara reazione a una battuta del Giovannone invisibile)  Oh, poverina.

MINELLI: Cribbio! Non ci voleva proprio. Ma tu guarda che seccature... Quella scempia deve sempre combinarmene qualcuna.

(STACCO)

ELEONORA: Mi domando se sto male davvero o se lo faccio apposta.

GIOVANNONE: Dica un po'... Ma lei con gli specchi, ad esempio... con gli specchi... In che rapporti è?

ELEONORA: Sccccch! Mi faccia sentire, per piacere.

(STACCO)

LAURA: Ma no, no - inutile stare a drammatizzare. Io dico che solo se la lasciamo di là distesa, tranquilla, vedrete che tra una mezz'ora si rialzerà più in forma di prima.

MINELLI: (Seccatissimo)  Io queste cose non riesco proprio a mandarle giù. Anche per le figure che mi fa fare. Beve lei, beve... Si vuole dare le arie della donna vissuta e poi eccola là! Ehm, Lucio, tanto che stai ad annoiarti fa' il piacere... vammi un po' tu a vedere che sta combinando la matta!

ELEONORA: (Dal fondo)  No, perché quell'imbecille?

MINELLI: (A Lucio che, seccato, esce)  Oh, e nel caso ricordati: specchietto davanti alle labbra... Se non si appanna vuol dire che è morta. (E ride)

LAURA: Dio, commendatore, questa è forte.

MINELLI: Humor nero. Al nostro Alfred dovrebbe piacere. Roba di casa sua.

ALFRED: Francamente no capito, perfettamente.

MINELLI: No, Giovanni, lasci stare! Senza che gliela spiega... Certe battute o si afferrano al volo o niente.

LAURA: (Falsa, falsa)  Comunque si vede che in fondo le vuol bene a quella ragazza...

ALFRED: Allora, io direi che si comincia, sì...

LAURA: Certo però che così... Con una sola donna in pista...

MINELLI: Ragazzi, ma è una ghiottoneria da raffinati.

(STACCO)

LUCIO: (Rientra introducendo l'invisibile Eleonora)  E dopo tre giorni resuscitò da morte. (E se ne torna, infuriato, a sedere)

LAURA: (Applaudendo)  Brava, brava... Ci toglie proprio un pensiero, sa! Ma lo dicevo io che non c'era niente da preoccuparsi.

(STACCO)

ELEONORA: (Deduttiva)  Mmmmmh... Facevo apposta.

GIOVANNONE: Ma io? Io?... Che accidenti sto combinando io?...

ELEONORA: Così, a occhio e croce, i sì detti affari suoi sta combinando. E nel migliore dei modi, si direbbe.

(STACCO)

MINELLI: Bene, e allora... Con tanto di permesso del marito... Signora, alle danze!

(E iniziano a ballare. Un lento, chiaramente. Alfred se ne torna al divano, accanto a Lucio.)

ELEONORA: (Trascinando Giovannone al centro della sala)  E si muova, avanti! Venga, che aspetta?...

GIOVANNONE: (Senza capire)  Ah, perché sarebbe... Non mi dica che noi adesso... Cioè che noi due, che loro... (L'altra lo stringe forte e i due cominciano a ballare)  Signorina... Signorina, mi perdoni... Probabilmente per lei non sarà una cosa tanto logica che io me la prenda a questo modo...

ELEONORA: Già che non sa ballare, abbia almeno il buongusto di lasciarsi condurre. E non stringa.

GIOVANNONE: Non stringo, non stringo...

ELEONORA: E stringe!

GIOVANNONE: Ma capisce quello che sto dicendo?... E' stata una vera rivelazione questa per me, che si potesse anche... Cioè, che capitasse questo andare e venire... Giuro che davvero non ne sapevo nulla, e che non mi era mai successo - mai... Perché noi adesso... Voglio dire, immagino che se noi adesso ci guardassimo allo specchio...

ELEONORA: (Separandosi brusca da lui mentre comincia una nuova canzone)  Molto gentile, grazie. Ma ora, se mi consente... Alfred, tesoro, potrei avere l'onore?...

ALFRED: (Che se ne stava sul divano a chiacchierare con Lucio)  Oh, my darling, ma sicuro.

(Eleonora e Alfred ballano. Pure Minelli e Laura continuano a ballare: stretti stretti. Lucio mugugna imbestialito. Giovannone, piantato in asso, se ne torna, sconfortato, alla sua sedia. Ci pensa un attimo, si alza e urla:  "Sei per sei?". Nessuna risposta. Gli altri continuano a ballare e lui torna a sedere.)

GIOVANNONE: (Terreo)  Ma sì, tanto... Sai che me ne importa! Niente me ne importa. (E se ne esce con sberleffi e linguacce che nessuno nota. Poi, più cupo)  Io... Io non ho mai sopportato di essere escluso, mai! I morti... I morti vengono esclusi. E sepolti. E che sono sepolto io?... E' dove non c'è spazio che bisogna escludere. E per escludere bisogna scegliere, e per scegliere bisogna preferire, e per essere preferiti bisogna piacere, perché ciò che non piace non serve e ciò che non serve non piace, non è scelto - e lo si esclude. (Ancora sberleffi. Pausa. Poi esplodendo)  'Ffanculo! 'Ffanculo! 'Ffanculo! Non voglio essere escluso! Non voglio essere escluso! (Tace, e così sta, ammusonito, per alcuni secondi mentre al centro della sala continuano le danze. Poi d'improvviso, di nuovo quasi urlando)  Sei per sei?

(Ancora nessuna risposta. Ma ecco che Eleonora e Alfred smettono di ballare, si fermano, si scrutano negli occhi e, mano nella mano, se ne vanno sul fondo, vicino a Giovannone che li osserva interrogativo. I due siedono l'uno affianco dell'altro. Sguardo spento puntato nel vuoto. Si accendono una sigaretta.)

GIOVANNONE: (Timidamente)  Forse che anche il signore...

ALFRED: Yes?...

GIOVANNONE: Sei per sei?...

ALFRED: Please?...

GIOVANNONE: Six times six?

ALFRED: But it's very easy; thirtysix.

(STACCO)

LAURA: (A Minelli)  Via, commendatore... Changez la femme! Mi permette un giro con il nostro bell'Antonio?...

MINELLI: (Un po' deluso)  Beh, se proprio vuole...

LAURA: (Chiamandolo come se fosse lì accanto)  Alfred, amore...

LUCIO: (Ripetendo acido, tra sé)  Alfred, amore...

MINELLI: Però, tradirmi così...

LAURA: Via, è dall'inizio che ballo con lei. Non mi faccia essere sgarbata con gli altri, adesso.

MINELLI: Insomma, devo capire che mi lascia alla mia squinzia.

LAURA: E si lamenta? (E si mette a ballare da sola ma come se fosse cinta da qualcuno)

MINELLI: (All'invisibile Giovannone che dovrebbe starsene sul divano)  Caro Giovanni, mi dispiace ma per questo giro mi sa che le tocca di restarsene ancora all'asciutto.

(Alfred, muovendosi dalla sedia come un automa, va a infilarsi tra le braccia di Laura, quantomai disponibile e un po' bevuta, mentre adesso è Minelli che se ne va, smorto, con Eleonora e Giovannone.)

GIOVANNONE: (A Minelli)  Sei per...

MINELLI: (Sedendosi)  Trentasei, trentasei...

GIOVANNONE: Anche lei? Possibile?

MINELLI: Beh, almeno la tabellina!...

(STACCO)

LAURA: (Ballando, all'altra coppia invisibile)  Ehi, voi due... un po' d'attenzione. E che siamo all'autoscontro?... Va bene che non c'è spazio, però...

(STACCO)

LUCIO: (Al fantasma che gli sta seduto affianco sul divano)  Oh, mi lasci in pace, per cortesia!... E le sto chiedendo di lasciarmi in pace, diavolo!... (Dopo una breve pausa, più dimesso)  Okay, scusi. Non volevo essere scortese, mi scusi. Ma capisce... Sarà l'ora, non so... O forse un po' di stanchezza, o magari... Magari è solo colpa mia, che in certe situazioni... (Pausa)  Sì, ecco, ha capito benissimo. Ah, senz'altro un mio difetto, una mia pecca, non voglio dire... Oh, ma sa che le dico? A un certo punto tanto meglio mettere le carte in tavola, esplodere se ce n'è bisogno e pace! Amen! Chiuso! Se poi agli altri sta bene, tanto di guadagnato, e se non gli sta bene ma sai chi se ne frega!... Capirà, nemmeno che uno si possa rovinare il fegato per fare sempre l'oca giuliva, per non scontentare nessuno... (Pausa)  No, per carità, non dico questo... (Pausa)  Ma no, no - non mi fraintenda... (Pausa)  No, guardi, non mi metta in imbarazzo perché le garantisco che questo non c'entra per niente. La sua signora, poi... di una gentilezza, di una cortesia... E la cena, sì, tutto perfetto. No, davvero, la prenda solo come un piccolo momento di depressione personale. E mi perdoni lo sfogo, ma sa... Quando si è fatti in una certa maniera...

(STACCO)

GIOVANNONE: (Dal fondo)  Si direbbe che stia parlando con me.

MINELLI: E con chi altri, sennò?

GIOVANNONE: Beh, con tutto 'sto casino...

MINELLI: (Ad Eleonora)   Non vorrei dire, ma ho idea che tu debba essere sbronza fradicia.

ELEONORA: E non credo di essere la sola.

MINELLI: Ma guardali quei due!... (Laura e Alfred)

ELEONORA: Appunto!

GIOVANNONE: In che senso quei due?... Si sta solo... si sta solo ballando...

MINELLI: Io mi domando cosa si è messa in testa sua moglie.

ELEONORA: Tutti ce lo domandiamo.

GIOVANNONE: Mia moglie?...

MINELLI: E non ci metterei la mano sul fuoco che sia solo per il vino.

ELEONORA: Nessuno ce la metterebbe.

GIOVANNONE: (Riscaldandosi)  Oh, sentite voi, io sono stufo, arcistufo di queste allusioni da caserma, chiaro? - E mi auguro solo che vi rendiate conto delle idiozie che vi fate uscire dalla bocca!

MINELLI: Gesù, calma, calma...

GIOVANNONE: Calma un accidente! Che qua se davvero mi fate girare le scatole...

MINELLI: Per carità, calma! - Se mi lascio scappare qualche osservazione così, a margine, ma lei non se la deve prendere mica... Cerchi di capire - sarà, forse, per qualche mio... residuo di purezza.

(Giovannone se ne corre verso il divano dove suppone che stia seduto l'altro se stesso.)

GIOVANNONE: (Orientandosi alla cieca)  Ma tu qui... Si può sapere che diavolo stai facendo brutto verme schifoso! E alzati, no!... Ma vallo a prendere a calci in culo quel mammone bavoso, perdio! Alza le chiappe, fa' qualcosa! Muoviti!

LUCIO: (A voce alta, in direzione della porta)  No, grazie, dottore. Non per fare complimenti, ma il bicarbonato è una cosa che non ho mai potuto sopportare. (Questo mentre la musica finisce)

GIOVANNONE: Ah, sei in cucina, maledetto!

LAURA: Io... Io mi sentirei un po' accaldata. Che dite di tornare un attimo a sederci?...

ALFRED: Perfetto.

(E mentre Laura, facendosi aria con le mani, va a buttarsi, con aria esageratamente affranta, sul divano, Alfred rimane immobile e un po' smarrito al centro della sala.)

GIOVANNONE: (Ad Alfred)  E lei che ci fa qui adesso?

ALFRED: Sorry?

GIOVANNONE: Sei per sei?

ALFRED: Thirtysix, thirtysix.

GIOVANNONE: (Spingendolo)  Ecco, allora faccia il piacere di andarsene sul fondo insieme agli altri.

(STACCO)

LAURA: Uff... Che sudata! E dire che erano appena dei lenti. Eh, cosa vuol dire non essere abituata a muoversi. (Presa da un'improvvisa risatina frenetica)  Oh, via! Non mi faccia il solletico, sciocchino!

(STACCO)

GIOVANNONE: Solletico?... (Agli altri sul fondo)  Chi di voi si sta azzardando a fare il solletico a mia moglie?

MINELLI: (Alzando la mano)  Questo mi sa che sono io. Vecchia passione d'infanzia fare il solletico alle ragazzine.

ALFRED: Mister Giovannone, perché non si accomoda con noi? (E va alle sedie sul fondo)

MINELLI: Venga, Giovanni, venga a farci compagnia.

ELEONORA: Suvvia, non ci metta a disagio. Venga, si sieda.

(STACCO)

LAURA: (Come vedendo il marito che rientra)  Vieni, caro, vieni qui che c'è po... Anzi, no: lì... Lì vicino alla nostra Eleonora (che sarebbe all'altro capo del divano)  E attento a quel bicchiere. Cos'è che hai preso?... Ah, beh... Bicarbonato, non macchia. Piuttosto, qualcuno ne sente il bisogno?...

(Per intanto Lucio, che pure se ne sta seduto all'estremità opposta del divano, ha fatto come il gesto di scostarsi un poco per lasciare spazio al nuovo arrivato.)

LAURA: (Frivolissima)  Che bello, che emozione... Fra due celebrità! (Pausa)  Oh, sì, altro che storie!... Andiamo, andiamo - inutile che fate i modesti: un grande attore e un grande produttore, ma cosa si può pretendere di più?... (Pausa)  Oh, via stupidone! E la smetta di farmi il solletico! E anche lei, per piacere... (Piagnucolosa)  Insomma, Giovanni, ma li vedi?... (Pausa)  E non dici niente?... (Breve pausa, rivolgendosi ai due)  Oh, guardate che mi arrabbio, eh!... No, è inutile che fate quelle facce da santarellini... (Pausa)  Sìììì, mi arrabbio! Avete capito benissimo. (Poi, come se uno dei due le stesse sussurrando qualcosa all'orecchio)  Come?... No, più forte, non capisco... (Tende il collo e comincia ad essere scossa da una risata sottile che tenta di mascherare con la punta delle dita portate alle labbra)  Ma no, non mi dica... Oh oh... Oh oh oh... Via, la smetta! (Dapprima si scosta quasi brusca, poi subito torna a richiamare l'attenzione dello stesso che le ha appena sussurrato qualcosa)  Ehi, senta... Dica, guardi là... Ma là, quei due... Eh, ma li guardi! (E ride sorda)  Proprio senza ritegno... Io non so come facciano. Senza un minimo di pudore, accidenti! (Pausa)  Io moralista? Sì, ci mancherebbe!... Anzi, sa che le dico? Che vado a rimettere un po' di musica, le va?... Venga, mi aiuti a scegliere. (Si alza e va al giradischi, passando logicamente davanti all'esterrefatto e annichilito Giovannone)

GIOVANNONE: (Con voce tremula, mentre la moglie, spensierata, cambia un disco sul piatto)  Lauretta... Lauretta mia...

(In quel mentre è come se qualcuno cingesse alle spalle Laura. Non in modo plateale, certo. Tanto più che il giradischi è in un angolo un po' defilato del salotto. Pur se trattenuta dalle circostanze, Laura vorrebbe abbandonarsi a questo misterioso abbraccio. Porta, con mossa cauta, le mani alla vita come per carezzare i polsi dell'uomo che la sta stringendo. Reclina di poco indietro la testa come per rifiutare ma in realtà per prendere i baci di cui l'altro la tempesta. Sospiri, mezze parole e monosillabi le escono, inavvertibili quasi, dalla bocca. Giovannone assiste alla scena frastornato, angosciato e assolutamente impotente.)

LAURA: (Sospirando, con l'intenzione di riferirsi al disco)  Questo... Questa va bene?... (Un singulto)  Oh, ti prego no... Come possiamo?... C'è mio marito, e poi... Poi... (Lancia uno sguardo in direzione del divano)  Scccch... Guarda, là. Guarda. (E segue lenta con gli occhi qualcuno che se ne esce dalla stanza, ma chi sia, ovviamente, non si vede. Poi piano)  Anche loro, hai visto?... Ma no, aspetta. Io... Io non so nemmeno se... (Pausa)  Ti prego, non dirlo nemmeno. E ancora ne dubiti?... (Ad alta voce, con un certo sforzo)  Noi... Noi andremmo un attimo a vedere tra gli altri dischi che stanno di là... Questi... Questi sono una tale lagna... (E' come se dal divano non le giungesse risposta. Laura, allora, prende un'ignota mano nella sua e sussurra...)  Vieni, andiamo. (Allegra, quasi ad alta voce)  E vediamo se riusciamo a trovare qualcosa di interessante. (E se ne va per la porta che conduce alle altre stanze)

GIOVANNONE: (Disperato)  Lauretta, no! Non puoi farlo! Non devi! (Minelli ridacchia)  E che si ride lei? Eh? Cosa?... Non c'è niente da ridere, brutto porco, niente!

MINELLI: Obiezione, vostro onore.

GIOVANNONE: Ah, perché secondo lei c'è dello spirito in tutto questo? La diverte la cosa, la mette di buon umore... Ma gliela faccio passare io la voglia, sa... Gliela faccio passare io la voglia di andare in giro a sfottere la gente, caro il mio padrone delle ferriere!

MINELLI: Obiezione, obiezione, obiezione. Mi concederà che se tutto, come sembra, sta avvenendo con il suo beneplacito avrò pure il diritto di congratularmi con me stesso per il felice esito della mia serata.

GIOVANNONE: Con il mio beneplacito?...

MINELLI: D'altronde sono cresciuto nell'ambiente, s'informi: il commendator Minelli sa essere molto riconoscente e generoso.

GIOVANNONE: Ehi, ehi, ehi... ma qui forse non ci siamo capiti... Insomma dico... Adesso, con mia moglie... era lei... o lui? (E indica Alfred)

ALFRED: (Con aria beata, allargando le braccia)  Eh, io non volevo dire ma... da come stava mettendo la situazione...

MINELLI: Ma via, non diciamo stupidaggini, per carità!

GIOVANNONE: Beh, francamente da quello che si è capito...

MINELLI: Lui, ts... Ma no, ve lo spiego io come stanno le cose: il nostro regista, qui, si sta pappando la squinzia...

ELEONORA: Ma per piacere!...

GIOVANNONE: Beh, perché?... Non potrebbe essere?

MINELLI: E avanti, che si è capito subito che questo era l'andazzo. Io, con tutto il rispetto, diciamo che sto discutendo di una certa scrittura con sua moglie, mentre il nostro Alfred se n'è rimasto di qua con l'ineffabile Lucio, ché poi pure questa, vero, è una cosa che potrebbe quagliare. Tanto logico. Non fa una grinza, non fa.

(Pausa di riflessione generale.)

ELEONORA: E se fossimo invece tu con la moglie e io con Alfred?...

ALFRED: Ecco, pure questo buono per me.

GIOVANNONE: E io?

ELEONORA: Lei sul divano.

MINELLI: L'unica soluzione da scartarsi a priori è quella di lei con sua moglie. Ché poi farebbe un po' il paio con l'ipotesi di me con la squinzia.

GIOVANNONE: Certo, la squinzia! E se fosse la squinzia sul divano?

ELEONORA: Già, e lei con Alfred?

MINELLI: E non proponga noi due insieme perché non se ne parla nemmeno!

GIOVANNONE: (A Minelli)  E allora perché non lei sul divano, eh?... Sentiamo: perché non potrebbe starci lei?

MINELLI: Io?... Ma siamo seri. Sarebbe contro tutte le regole, se ne renda conto.

ALFRED: Effettivamente...

ELEONORA: Mbe'... Bisogna ammettere...

(Segue una certa pausa. Giovannone è del tutto smontato. Non ha più la forza di replicare. Muove a stento pochi passi strascicati.)

GIOVANNONE: Capitemi, io... Io vorrei saperlo, però. Almeno questo. Almeno chi di voi due. Perché ci sarebbe una piccola differenza. Voi vi renderete conto, spero. Almeno saprei se lo sta facendo... (E guarda Minelli)  anche per me... (E guarda Alfred)  O solo per sé. E poi capire... Capire se davvero sono io l'escluso. Pure questo avrebbe una certa importanza. Non dico niente di che, ma insomma... E mi scuserà, signorina, se mi azzardo a sperare che lei almeno abbia saputo essermi di conforto. Beh, anche per una questione di prestigio, di decoro. Non vorrei... Non vorrei proprio sembrarle un porco, capirà che non è per questo, ma in fondo... In fondo... (Perdendo completamente le staffe)  In fondo siamo a casa mia, perdio! A casa mia!

MINELLI: (Calmo, guardando Lucio)  Se solo questo balordo si decidesse ad aprire bocca!...

(In effetti Lucio sta tutto contenuto mantenendosi sulle sue, ma da mille piccole cose - scatti nervosi, colpetti di tosse, stato di imbarazzo generale - è facilmente intuibile una presenza al suo fianco. Ragion per cui tutti adesso si fissano a puntargli gli occhi addosso in attesa di una sua battuta che possa far luce sul mistero. Infine, con aria altezzosa e passo svelto, entra Ines. Indossa il cappotto con il quale l'abbiamo vista entrare al primo atto. Ha un foglietto in mano. Si ferma accanto al tavolo. Lancia un'occhiata carica di sdegno in direzione del divano.)

INES: Vabbè, dotto'... Io avrei finito. In cucina mi pare che sta tutto a posto. Non so se serve altro perché io me ne andrei. Qua sta il conto. Glielo lascio quassopra, sul tavolo... (Poggia il foglietto e segue una pausa)  No, no, non si disturbi adesso. Preferisco passare domani mattina per il saldo... (Pausa)  Eh, no... Se le dico che preferisco passare domattina cerchi di capirmi... Buonanotte, dotto' - a domani. (A Lucio)  'Notte. (Ed esce)

(Pausa.)

GIOVANNONE: (Con un filo di voce)  Allora è vero. Sono io. Io. Sono proprio io, quello.

MINELLI: Ma per forza! La morte sua, come si suol dire. Complimenti, amico mio, complimenti. Una serata perfettamente riuscita.

LUCIO: (All'invisibile)  Mmmh?... Diceva, scusi?...

(Giovannone si avvicina e Lucio lo fissa di ghiaccio.)

GIOVANNONE: (Sfogando)  Io non sto dicendo niente! Io non sto dicendo niente!

(E mentre Giovannone, presso il divano, è tutto impegnato a seguire il monologo di Lucio, sulla soglia compare Laura; ovvero, il suo doppio. La donna non avanza di un passo ma se ne resta appoggiata allo stipite della porta. Scambia silenziosi segni di saluto con gli altri fantasmi, poi porta un dito alla bocca pregandoli di non fiatare e rimane, fino al termine della commedia, a osservare il congestionato marito con espressione tenera, amorosa e anche un po' divertita.)

LUCIO: (Continuando)  Bah, per me... Ma sì, va... Perché no? Si potrebbe anche fare... (Pausa)  Vuole che le prenda io? Se mi dice dove. (Si alza e va al mobile che evidentemente gli è stato indicato)  Ma davvero ha tanto sonno?... Qui ha detto?... Ah, sì, trovate. (Tornando a sedere con un mazzo di carte in mano)  Ha qualche preferenza lei? (Pausa)  Oh, io un po' tutti. (Pausa, storcendo la bocca)  Quello dice?... Ma in due come si fa? No, non mi sembra che ci sia proprio gusto... Non so, forse... lei ruspa, la conosce?... Oh, perfetto! Se per lei sta bene... (E mischia)  Sa, mica è tanto facile trovare gente che sappia giocare a ruspa.Perché poi è un gioco interessante. Di fortuna, sì, ma ci vuole anche un po' di furbizia. Soprattutto a non farsi scoprire quando si bluffa. (E mischia bene. Parla, parla... ma è pure imbarazzato. Giovannone, intanto, seduto a un palmo da lui, lo osserva a bocca spalancata)  Sa, è meglio mischiare bene, sennò... (E mischia. E si aggiusta gli occhiali sul naso)  Magnifica... magnifica serata veramente. Poi una bellissima casa. Complimenti. E a proposito, domattina si ricordi... Dalle nove in poi, quando preferisce. (Pausa, poi ridendo)  Ah, ah... Dottor Giovannone non lo dica, non lo dica!... Dio, ha certe uscite lei! (Poggiando il mazzo di carte sul tavolo)  Prego, alzi. (Pausa. Guarda l'altro ben fisso)  Beh, perché non alza? Smazzi, come si dice, smazzi. (Giovannone, annichilito, smazza. Lucio, svelto, distribuisce)  A lei, giochi.

SIPARIO.

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