Una sposa conveniente

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Una sposa conveniente

UNA SPOSA CONVENIENTE

dal romanzo omonimo di Elsa Chabrol

Adattamento di Sandro Romussi

Personaggi:

La Tavina[1]                    (101 anni)  La padrona di casa

Tersilla (la talpa)           (88 anni)    L’assetata di sesso

Richeta[2]                         (68 anni)    Badante, vive con una madre scorbutica

Giuspin[3]                        (47 anni)    Il factotum del villaggio

Pero[4]                              (80 anni)    Il piantagrane, fascistoide

Gnasi[5] (Peppone)           (82 anni)    Il comunista, intellettualoide

La Pinòta[6]                     (83 anni)    Moglie del Gust[7], ex commerciante, rincitrullito

       I toscani (i terroni):

Ildebrando Menotti      (65 anni)    Professore

Beatrice (la svampita)    (63 anni)    Sua moglie

Tatiana (la donnola)     (35 anni)    La sposa russa

Mirko (il fulminato)       (24 anni)    Il postino

Angiolina                      (36 anni)    La postina.



ATTO PRIMO

Scena I

Tavina e Tersilla, poi Richeta.

La scena si svolge in casa della Tavina. Sul lato sinistro del palco c’è una sedia a dondolo, rivolta verso il proscenio dove si immagina la presenza di una porta-finestra che dà sulla piazzetta sottostante. Un tavolo, alcune sedie, uno stipetto con sopra un telefono. Sul lato destro una specie di trespolo su cui poggia una lapide da cimitero in marmo con data di nascita (102 anni prima dello spettacolo) ed una di morte (2 anni prima dello spettacolo), e la scritta: “Ottavia Scardasso - Fui ciò che siete, sarete ciò che sono”. La lapide deve essere collocata in modo ben visibile e risultare leggibile al pubblico. Sulla parete di fondo un rettangolo bianco, come un grosso quadro, funge da schermo dove via via viene proiettata una data. All’apertura del sipario la data che si legge è esattamente un anno e una settimana indietro rispetto la data della rappresentazione. La Tavina entra da destra e attraversa la scena, fino alla sedia a dondolo; cammina aiutandosi con un bastone.

TAVINA:   (dice la data che viene proiettata) … e ancora viva … Anche oggi ho visto l’alba … Con ogni probabilità, l’ultima! Se mai dovessi campare ancora una settimana compirei cento e uno anni … (si siede) Inconcepibile!

TERSILLA:         È permesso? (entra dal fondo) Ciao, Tavina! (Tersilla ha 88 anni e pochi denti in bocca, ma porta occhialoni da sole, rossetto color bordeaux sbavato sulle labbra, trucco pesante, abito scollato con orlo che arriva da un lato quasi a terra, ma con uno spacco che lascia emergere la gamba fino alla coscia, calze a rete con giarrettiere e scarpe con tacchi a spillo)

TAVINA:   (trasale) Oddio, Tersilla, ma che fai conciata così, non è mica carnevale!

TERSILLA:         Ta-tan! Visto che roba? (fa stentatamente un giro su se stessa) Da oggi si cambia, mia cara! Ho deciso di passare alle maniere forti! Capisci bene che a 88 anni non mi rimane molto tempo per ottenere …

TAVINA:   (interrompendola) Ma quando la smetterai con quella mania!?

TERSILLA:         Chiamala pure mania … Già, tu, durante la tua vita te la sei spassata come una gran porca, mentre a me mai niente!

TAVINA:   Ma se sei tu che ti sei sempre vantata della tua verginità, dei tuoi ideali: pudore, rigore! Persino conciata a quel modo continui a fare la moralista, ancora mi dai della gran porca per aver vissuto un’unica stagione d’amo­re nella mia vita, quando tu ancora eri bambina! Sei davvero un’originale baciapile!

TERSILLA:         Però non mi sono sempre comportata come dici tu!

TAVINA:   (ironica) Ah no, devo riconoscerlo, solo fino agli ottant’anni! Poi, di colpo, hai voltato gabbana. Sì, “di colpo”, è il caso di dirlo! Hai avuto il tuo bell’ictus, sei stata in punto di morte, ma poi, chissà come, ti sei, diciamo, ripresa e ti è venuta ‘sta fregola … Un colpo rispettabile ti avrebbe spedita al creatore e invece il tuo ti ha solo imbucata per Sodoma e Gomorra… Ma si può sapere che cosa hai visto, di grazia?

TERSILLA:         Ho visto nell’al di là e ho capito.

TAVINA:   (c.s.) Già, ed eccoti conciata così! Ora ti sei ficcata in testa di perdere la verginità prima di andartene all’altro mondo! Da otto anni non pensi ad altro che al sesso, salti addosso a tutti gli uomini che ti vengono a tiro! Tranne quelli del villaggio, naturalmente, che ti conoscono e girano alla larga!

TERSILLA:         (si siede) Macché alla larga! Tieni conto che in tutto sono quattro e poi, Pero è impegnato da mattina a sera a litigare con tutti (me compresa); Peppone lui, filosofeggia e, a 82 anni, non potrebbe fare altro; non parliamo nemmeno del Gust, completamente fuori di testa … Rimane il Giuspin, ma potrebbe essere mio nipote …

TAVINA:   (si alza e passa dietro a Tersilla) Già, qui alla frazione Truc siamo rimasti in dieci … Per questo fai scappare a gambe levate venditori ambulanti, commessi viaggiatori, postini … Perfino il medico, che chiami continuamente, si rifiuta di entrare in casa tua se non c’è la badante, la Richeta. Ormai tutti chiamano casa tua il quartiere a luci rosse del villaggio!

TERSILLA:         Beh, senti, ciascuno ha la propria vita … Tu non sei mica meglio di me! Guarda lì, quella lapide, che senso ha? Non potresti almeno fartela portare in cantina?

TAVINA:   (camminando si è avvicinata alla lapide) Eh, no, mia cara, quella è frutto della mia lungimiranza … Non volevo che altri lesinassero sulla mia lapide o ci scrivessero chissà cosa, così sono andata all’impresa di pompe funebri e me la sono ordinata come piaceva a me!

TERSILLA:         Per mettertela in casa!

TAVINA:   (ridendo) Ma no, scema! Per metterla sul mio loculo nella mia edicola di famiglia. Solo che quello stupido del sindaco non ha voluto farla murare finché dentro la tomba non c’è nessuno. Così ho dovuto portarla in casa. (torna verso la sedia a dondolo) Beh, se non altro qui posso mostrarla ai visitatori!

TERSILLA:         Ma la data di morte è sbagliata …

TAVINA:   Embé, tra poco potrete farla correggere… (si siede) Sì quando sono andata a ordinarla il commesso era restio, ma io l’ho rassicurato: “Siamo in marzo, giovanotto. Non rischia molto, sa? È già poco probabile che passi la settimana, figuriamoci l’anno!” E invece … Ogni tanto la guardo e ho l’impressione di essere morta l’anno scorso … curioso! (pausa - guarda dalla finestra) C’è qualcosa di strano, in piazza … Il Giuspin è lì che si guarda in giro come un allocco; non è da lui, è tutto agitato, va avanti e indietro … (pausa) ora se n’è andato ... (pausa). Ah, la Richeta … agitata pure lei! (rivolta in basso) Che succede? Sali! (a Tersilla) Viene su.

RICHETA: (entrando) È morta la Vincenzina, la madre del Giuspin …

TAVINA:   Orpo! Ma quando è successo?

RICHETA: ‘Sta notte. Lui questa mattina s’è alzato e non trovando la colazione pronta come al solito è entrato nella camera della madre e l’ha trovata lì, nel letto, senza vita, poveretta!

TAVINA:   (si alza, si porta al centro della scena - “a parte:”) Ottant’anni, una ragazza! (pausa) Ricordo bene quand’è nata! Un momento indimenticabile, quel 10 luglio del (ottantuno anni prima dello spettacolo) (con aria sognante), il giorno, anzi la notte in cui è successo! Ci eravamo acquattati tra i cespugli proprio dietro la casa dove la madre della Vincenzina stava per partorire … Ah, Jean Claude, quel sorriso che faceva vacillare … e quelle mani, possenti e tenerissime nonostante i calli che raspavano impercettibilmente la pelle delle mie cosce … Insomma, è successo … la mia prima volta (una delle poche, Tersilla) … Poi sentimmo un vagito … la Vincenzina era nata … (torna verso la sedia) ora è morta, … (si siede e, con sollievo:) lei!

TERSILLA:         Così ora siamo rimasti in nove …

TAVINA:   E ho paura che per noi i guai siano appena cominciati …

Buio.

SCENA II

Tavina e Pinota

Ancora in casa della Tavina. Lei è in scena, seduta sulla sua sedia a dondolo. Sono passati due giorni, come si deduce dalla data che viene proiettata.

PINOTA     (Entrando, ha in mano una borsa con della verdura) Ciao, Tavina. Hai visto che traffico, per il funerale della Vincenzina? (mentre parla posa la borsa sul tavolo).

TAVINA:   Già, Pinota, un po’ d’invidia … Non potrò mai averne uno uguale. C’è stato un vero corteo funebre … Eh, con tutta la gente che conosce il Giuspin!

PINOTA:    (Avvicinandosi a Tavina) Tu non te la sentivi di andarci?

TAVINA:   No, temevo di cadere morta stecchita davanti alla fossa … (poi, ridendo:) capisci bene: non avrei voluto rubarle la scena!

PINOTA     (Ridendo anche lei, si siede accanto al tavolo) Dici continuamente “oggi è il mio giorno buono per morire” e poi invece non muori mai!

TAVINA    Dì un po’, mi stai facendo gli auguri? … Piuttosto, è vero quel che ho sentito dire, che il Giuspin se ne vuole andare, adesso che sua madre è morta?

PINOTA     Così pare, e mi sembra anche ragionevole …

TAVINA    (Si alza di scatto) Ragionevole un corno: Giuspin è il nostro factotum. Se se ne va è una tragedia. Nessuno di noi ha la patente; chi ci va in paese a fare la spesa? Noi non ce li sappiamo fare i lavoretti di manutenzione alle case … Restiamo in otto, e tutti con più di ottant’anni!

PINOTA     No la Richeta ne ha meno di settanta.

TAVINA    Sì, ma se c’è un’imbranata quella è proprio lei. È iscritta all’albo delle badanti, ma non sa badare neppure a se stessa, (si risiede) poveretta, ridotta alla solitudine, istigata da quella insopportabile scorbutica di sua madre a odiare l’altro sesso!

PINOTA:    Già … La madre, la “tele-visionaria”. (Al pubblico) Da quando il marito l’ha piantata per una ballerina del varietà s’è piantata pure lei: davanti al televisore … E da lì non s’è più mossa, non è più uscita di casa, non ha più parlato con nessuno e ha trasmesso alla figlia il suo odio per i maschi. (A Tavina) Hai ragione, Tavina, non è certo la Richeta che potrà sostituire il Giuspin!

TAVINA:   Lo dicevo, io, che per noi i guai sono appena cominciati!

Buio.

SCENA III

Tavina, Tersilla, Pinota, Giuspin, Pero, Gnasi, Richeta.

Sempre in casa della Tavina. Sono passati altri cinque giorni, come si deduce dalla data che viene proiettata (è il compleanno della Tavina, un anno esatto prima dello spettacolo). La Tavina è sulla sua sedia a dondolo.

RICHETA: (Entrando, con una torta in mano, seguita da tutti gli altri) Cento e uno anni! Evviva! (posa la torta sul tavolo)

TUTTI:       Evviva! (battono le mani, cantano “Tanti auguri a te…”)

RICHETA: Adesso lo sappiamo: la nostra Tavina resterà con noi per sempre!

TAVINA:   Non dite sciocchezze, è già un miracolo se arrivo fino a stasera; con tutta questa confusione mi sento già male! Che bisogno avevate di piombarmi in casa tutti quanti a questo modo? (Visibilmente commossa: ) Stupidi!

GIUSPIN:   Dài, Tavina non far finta di essere scorbutica, ti conosciamo! Sei lì che te la godi e non vuoi farci intendere che sei commossa … (ha in mano una bottiglia di spumante e dei bicchieri di plastica – posa il tutto sul tavolo)

GNASI:      (si avvicina a Tavina e le appoggia una mano sulla spalla) Ma quale commossa! Lei ha una tempra da vera rivoluzionaria! Ce ne fossero state tante di donne così! Oggi il sol dell’avvenire sarebbe un luminoso presente!

PERO:        (sta al lato opposto della scena) Tra noi c’è un cretino che ogni mattina si dimentica che svegliarsi comunista è indice di demenza senile!

GNASI       E invece noi dobbiamo continuare a sopportare te, fascistone di merda!

RICHETA: (sta al centro della scena) Voi due, volete smetterla di beccarvi continuamente, almeno oggi?

PERO:        È Peppone che va subito sul volgare!

GNASI:      (si porta vicino a Richeta, mentre Tersilla va ad occuparne il posto vicino a Tavina) Tu non mi chiamare Peppone, hai capito?

PERO:        Perché io non posso e gli altri sì?

GNASI:      Perché io so stare allo scherzo, ma da te non l’accetto!

TERSILLA:         (a Tavina) Con questi qui è meglio se mi tengo la mia verginità!

GIUSPIN:   Allora, la vogliamo tagliare questa torta? Guardate, ho portato un bottiglia di spumante e dei bicchieri, chi ne vuole? Io stappo (stappa lo spumante e lo versa nei bicchieri, poi ne porta uno a Tavina, intanto Tersilla si è seduta.)

TAVINA:   (mentre prende il bicchiere dalle sue mani) Dì un po’, Giuspin, è vero che te ne vuoi andare?

GIUSPIN:   (mentre risponde guadagna il centro della scena e parla rivolto un po’ verso il pubblico e un po’ verso Tavina) Eh, sì, Tavina, mi spiace lasciarvi, ma che vuoi, ho 47 anni, se mi sbrigo, forse riesco ancora a farmi una famiglia, una famiglia mia, capisci, una moglie, dei figli … Mi piacerebbe ma non è facile, ho paura che sia già tardi e qui non ho prospettive … Dove la trovo una donna che voglia trasferirsi al Truc? Devo andare a vivere in città pertrovare una moglie. Col lavoro non c’è problema, lo sapete, so fare di tutto; ma non sarà facile trovare una donna che voglia vivere con me e darmi dei figli; io saprei volerle bene, ma temo che questa mia urgenza appaiapoco romantica …

PINOTA:    (gli si avvicina, gli posa una mano sulla spalla) Sei buono e gentile, Giuspin, troverai di sicuro una donna capace di apprezzare le tue doti …

TAVINA:   (Meditabonda, al Giuspin) Già, per te la vita, d’ora in poi, sarà un problema … e per noi un vero rebus!

GNASI:      (a Giuspin) Ma come farai con la casa di tua madre? In città, prima di una moglie, devi trovare lavoro e casa.

GIUSPIN:   Lo so, devo vendere la casa di mia madre, se voglio avere i soldi per realizzare i miei progetti. Ci vorrà tempo; anche per questo ho così fretta … Però entro un anno devo trasferirmi in città. Ce la farò. Ora perdonatemi, ma devo proprio andare. Ciao a tutti e, ancora cento di questi giorni, Tavina!

TAVINA:   Anche meno! (Giuspin esce) … (accertatasi che lui si sia allontanato, con aria cospirativa dice agli altri:) Non dobbiamo lasciarlo andar via!

PINOTA:    (si siede, contemporaneamente si siedono anche Richeta e Gnasi) Ah, no? E come facciamo?

GNASI:      Via, Tavina, non essere egoista, il ragazzo ha diritto di farsi la sua vita!

PERO:        (è l’unico rimasto in piedi, si porta dietro a Gnasi) Adesso fai l’altruista … Però, tra il rubinetto che gocciola, la porta che cigola, il cassetto incastrato, sei sempre lì che rompi le balle al povero Giuspin. Se fossimo tutti come te, un Giuspin solo non ci basterebbe nemmeno!

GNASI:      È perché io ci tengo ad avere la casa in ordine, mica come te che stai in un letamaio che neanche la Richeta vuole più venirci a fare le pulizie, visto che non saprebbe da che parte cominciare! (lei, seduta accanto a Gnasi, fa un cenno di assenso)

TERSILLA:         Non cambiate discorso, Tavina ha ragione: come facciamo noi, alla nostra età, senza il Giuspin? Chi ce la fa la spesa di tutti i giorni in paese, e quella grossa in città?

RICHETA: Purtroppo avete ragione tutti. Non possiamo fare a meno del Giuspin: giusto. Lui ha diritto a vivere la sua vita secondo i suoi desideri: giusto. Le due cose non vanno d’accordo: giusto anche questo. E allora?

TAVINA:   Allora dobbiamo organizzare un piano d’azione per impedire al Giuspin di andarsene. Trovargli una sposa disposta a vivere al Truc è impresa disperata, ma entro l’anno dobbiamo trovare una soluzione. Intanto non perdiamo tempo, facciamoci venire delle idee. Fra quindici giorni ci ritroviamo, qui, in casa mia, e sentiamo che cosa ci è venuto in mente.

Buio.

SCENA IV

Tavina, il postino Mirko (il fulminato)

Sono passati altri dieci giorni. La Tavina dalla sua sedia a dondolo controlla la vita del paese attraverso la porta-finestra. Si sente il fracasso di una motoretta.

TAVINA:   Posta! Arriva Mirko, il fulminato. (cessa il rumore della moto. Lei manda un bacio con la punta delle dita) Ciao, stupidino! (tra sé) Catalogo o bolletta? Boh, per me fa lo stesso: dai cataloghi non compro niente e le bollette non le pago … tanto, per rispetto della mia veneranda età, non mi hanno mai tolto né acqua, né luce, né telefono! (si sente una assordante musica techno-house)

MIRKO:     (entra indossando un casco e camminando scompostamente a suon di musica; ha in mano alcune lettere. Parla urlando) Buongiorno signora Tavina, posso…(Tavina gli urla:) “Spegni quello scassa orecchie!” (lui esegue e poi riprende a parlare, a volume normale) posso lasciarle la posta dei signori Menotti?

TAVINA:   Chi?

MIRKO:     Sono i nuovi abitanti del Truc, due toscani, arriveranno fra due giorni. Sono un professore e sua moglie; pensionati, scappano dalla città. Hanno comperato la casa del Bastianon, quel rudere abbandonato …

TAVINA:   Oh, Madonna …

MIRKO:     Beh, guardi, hanno incaricato il Giuspin di rimetterlo in sesto. Adesso i lavori sono finiti e ho visto sa? Il Giuspin ha fatto un gran bel lavoro … Allora, signora Tavina, se non le spiace, le lascio la posta dei nuovi compaesani … (consegna e si avvia per uscire)

TAVINA:   (Guarda di cosa si tratta) Ma sono bollette, chi le paga?

MIRKO:     Non si preoccupi, sono domiciliate in banca, come le sue.

TAVINA:   Sono cosa?

MIRKO:     Domiciliate! Ha provveduto il notaio! Per loro come per lei! È tutto a posto, tranquilla! Sono domiciliate! Stia bene signora! (uscendo:) Do-mi-ci-liate!

TAVINA:   (Tra sé) Domiciliate … Boh, chi ci capisce? Io comunque queste bollette non le pago di sicuro, non pago neanche le mie, figuriamoci se vado a pagare quelle di ‘sti due terroni! … (si alza e guadagna il centro della scena, intanto si sente il rumore della motoretta che si allontana. Parla al pubblico) E poi dico io se è questo il modo di venire a sapere le cose! Sono la decana del villaggio, tengo continuamente sotto controllo la situazione (per la sicurezza di tutti, s’intende) e adesso arrivano due perfetti estranei, che non potranno mai e poi mai far parte della popolazione locale, due terroni, e io non ne so niente? Nessuno mi informa? Non c’è più rispetto per l’età! Sono indignata, sinceramente e profondamente indignata!

Buio.

SCENA V

Tavina, Tersilla, Gnasi e poi i due terroni

Sono passati altri due giorni. C’è Gnasi seduto a sinistra del tavolo; sta leggendo una rivista. Tra la sedia su cui siede lui e la sedia a dondolo ci sono, un pochino più arretrate, altre due sedie ed un’altra ancora sta a destra del tavolo. Da destra entrano Tersilla e Tavina. Stanno chiacchierando:

TERSILLA:         Di nuovo il mio orto non sta producendo niente, eppure lo curo tanto …

TAVINA:   (ridendo) È proprio per quello che non produce niente! Da decenni passi giornate intere a martoriarlo!

GNASI:      Sai che ho inventato un soprannome per tutti gli abitanti del villaggio compreso me stesso, e per te ho scelto “la talpa” proprio per la tua abilità nel rovinare l’orto, oltre che per la tua vista, non proprio da aquila! (Tersilla si siede all’altro lato del tavolo, mentre Tavina va verso la sua solita sedia a dondolo)

TAVINA:   (mentre si siede) Su, Peppone, confessa che con “talpa” volevi evidenziare la profondità del pensiero di Tersilla! (con la mano indica: sotto terra)

GNASI:      (ridendo) No, Tavina, non è vero; questo lo stai dicendo tu, ora, perché sei perfida!

TERSILLA:         Lascia perdere, Peppone: Tavina ha cento e uno anni: è la migliore dimostrazione che la cattiveria conserva!

Ridono. Suona il campanello.

TAVINA:   (Sussulta, spaventata) Oddio, che cos’è?

GNASI:      Il campanello di casa tua, Tavina.

TAVINA:   Oh, da quanti anni non lo sentivo suonare! Me l’ero dimenticato. La porta è sempre aperta, tutti entrano dicendo “permesso” quando sono già dentro. A chi sarà venuto in mente di usarlo? (grida) Entrate, è aperto!

IL PROF.:   (entrando, seguito dalla moglie) Buongiorno a tutti, siamo i coniugi Menotti …

Gnasi si alza, si avvicina, stringe la mano al prof. Contemporaneamente anche Tersilla si alza, pare si rivolga a Bea che si è diretta dalla sua parte, e, invece, passa dietro al prof. ed osservandolo con interesse si porta accanto a Tersilla

IL PROF.:   (rivolgendosi a Tavina) Siamo appena arrivati in questo vostro paradiso; volevamo presentarci e porgere i nostri omaggi alla signora Tavina … Il giovane Mirko ci ha detto che lei è la massima autorità del villaggio e che ha la nostra posta.

Fermo immagine. Tutti tranne la moglie del prof. sono immobili. Bea nota la lapide, la legge, poi guarda stupita Tavina, scuote il capo e, rivolta al pubblico, esterrefatta:

BEA:          Oh, questa poi …

Fine del fermo immagine.

TAVINA:   Non so di quale paradiso stiate parlando, ma certo questo villaggio è una cosa nostra. È la prima volta che arrivano qui degli estranei, per di più meridionali … Troverete molte difficoltà ad integrarvi nella nostra comunità … Ma accomodatevi!

Nel frattempo Gnasi si è spostato sull’altro lato del tavolo. Bea, passando davanti al tavolo va ad occupare la sedia precedentemente occupata da Gnasi, il prof. siede accanto a lei, sulla sedia leggermente arretrata e Gnasi siede dove prima era seduta Tersilla. Questa un attimo dopo che tutti sono seduti si precipita sulla sedia accanto al prof.

BEA:          Non che s’abbia nulla contro i meridionali sa, l’è solo per la precisione: noi s’è toscani … e siamo certi che ci troveremo benissimo quassù.

TAVINA:   Sì, appunto, toscani … terroni, insomma. Se siete contenti voi, di stare quassù ... Boh, non si può mai dire … A proposito: so che avete conosciuto il Giuspin … avete visto quanto è bravo eh? Un uomo veramente prezioso … Peccato che se ne stia andando via!

IL PROF:    No! Davvero se ne va? Che peccato! L’unica persona che conosciamo qui: onesto, lavoratore, generoso, simpatico. Mi spiace proprio che se ne vada … Mi dovete scusare ma vi confesso che senza di lui questo posto comincia già a piacermi un po’ meno!

GNASI:      Dice bene, e noi potremmo dire la stessa cosa, anzi molto di più, per tanti motivi … È nato qui, lo conosciamo fin da quando era piccolo.

TAVINA:   Non fare tanto il sentimentale! Dì come stanno le cose: noi non possiamo stare senza di lui perché lui è le nostre gambe, braccia, mani, il nostro autista, commesso viaggiatore, factotum: ecco come stanno le cose. (Intanto Tersilla osserva con insistenza la patta dei pantaloni del prof.)

BEA:          Mi rendo conto, l’è un bel guaio …

TAVINA:   No, non si rende conto, non è solo un bel guaio, è una vera tragedia! (si alza e passa dietro a tutti, fino ad arrivare, alla fine delle frase, accanto a Gnasi) Noi del villaggio stiamo studiando una strategia per dissuaderlo dall’andarsene. Non abbiamo ancora in mente nulla di preciso ma fra tre giorni terremo una riunione per vedere cosa si può fare …

IL PROF.:   (Si è accorto dell’interesse della Talpa e, imbarazzatissimo, cerca di nascondersi, accavallando le gambe e contorcendosi sulla sedia) (a Tavina) Un brain storming …

TAVINA:   Ma no, una riunione! Cos’ha capito? Venite anche voi, così veramente vi renderete conto …

Intanto Gnasi, accortosi della Talpa e dell’imbarazzo del Prof. dà una gomitata a Tavina, la quale, avendo già colto la situazione, decide di combinare uno scherzo al Prof.

TAVINA:   (a Bea, con tono molto falso) Che bello quel ricamo sulla sua camicetta! (si china, tocca, esamina) Visto che ama queste cose, venga, venga, voglio mostrarle dei lavori al tombolo che ho di là … Vieni anche tu, Gnasi, che mi tiri giù lo scatolone!

Escono. Restano in scena il Prof e la Talpa.

TERSILLA:         (Mantenendo lo sguardo sulla patta dei pantaloni) Qual è il suo nome?

IL PROF.:   Ildebrando

TERSILLA:         (Guardandolo in faccia, delusa) Pazienza, poco importa, (poi, seducente) io non sono difficile con gli uomini … Io sono tanto buona … (lunga pausa, poi, con imbarazzo, guardando altrove) Lei … (la voce è uscita troppo acuta, riparte) Lei non pensa che sia terribile morire vergine?

IL PROF.:   Scusi?

TERSILLA:         (lo guarda negli occhi e, con ansia) Non ritiene che sia terribile morire vergine?

IL PROF.:   Non saprei …

TERSILLA:         (distoglie lo sguardo) Ovvio. Lei, lei è sposato. Io non ho mai avuto marito, non ho nemmeno avuto innamorati. Non uno. E morirò presto, sa? (torna a guardarlo) Non mentirò sulla mia età, Ilde-coso, ho ottantotto anni! Morirò presto, senza che nessuno abbia mai colto il fiore della mia verginità … Non è terribile? (appoggia la mano su quella del prof.) Sarebbe disposto a fare qualcosa contro questa ingiustizia, Ilde … insomma, lei?

IL PROF.:   Scusi?

TERSILLA:         (Prende con entrambe le mani la mano del prof, si protende verso di lui, offrendogli il viso, mentre, sulla sedia, protende all’indietro una gamba  che uscirà dallo spacco fino alla coscia) Sarebbe pronto a farmi quel favore, Ilde-brando?

IL PROF.:   Ma, signora Tersilla …

TERSILLA:         Ma quale “signora”: Tersilla, Tersilla! (Si avventa su di lui, che tenta di sottrarsi come può)

IL PROF.:   Tersilla, no … (Chiama ad alta voce) Beatrice!

TERSILLA:         (Ricomponendosi) Niente eh? Peccato …

BEA:          (Rientrando, seguita da Tavina e Peppone che ridono sotto i baffi) Mi hai chiamata?

IL PROF.:   (Ancora spaventato) Credo sia ora di togliere il disturbo …

BEA:          Hai ragione, la signora Tavina è così gentile, non finiva più di mostrarmi autentiche meraviglie realizzate al tombolo. Andiamo; grazie ancora a tutti per la calorosa accoglienza!

TAVINA:   (Mentre i terroni escono) Ci vediamo per la riunione, fra tre giorni (poi, appena sono usciti, guardando Peppone con aria complice:) … Non immagina nemmeno, cara signora, quanto calorosa sia stata l’accoglien­za che ha ricevuto il suo maritino!

TERSILLA:         (Con aria delusa) Beh, è ora che me ne torni a casa anch’io!

GNASI:      (Prendendola sottobraccio) Vieni, talpa, che ti accompagno.

Buio. Musica


SCENA VI

Tavina, Tersilla, Pinota, Gnasi, Pero, Richeta, il Prof, Bea

Tre giorni dopo, in casa della Tavina. Il tavolo, al centro della scena è un po’ arretrato rispetto alle scene precedenti. Ai lati sono disposte, ad arco le sedie. Dietro al tavolo c’è la sedia su cui siede Tavina, che presiede la riunione; alla sua destra ci sono tre sedie su cui siedono nell’ordine, Gnasi (vicino a lei), Pinota e Pero; alla sua sinistra, accanto a lei sono Bea, poi, nell’ordine, il prof., Tersilla e Richeta.

TAVINA:   Sapete tutti perché siamo qui. Sentiamo le vostre pensate. Io non ne produco: dato che fra un anno non ci sarò più, mi limito a giudicare le vostre, visto che ho più buon senso di tutti voi messi insieme. Chi comincia?

IL PROF.:   Se mi permettete …

TAVINA:   No, non le permettiamo. Voi siete degli estranei: non venga a proporci di sostituire lei il Giuspin. Qui abbiamo bisogno di un tuttofare, non di un professore, di un tutto-dire-e-niente-fare!

IL PROF.:   Non intendevo affatto propormi come sostituto del signor Giuspin, tanto più che sia io che mia moglie ci rifiutiamo di guidare l’auto, per rispetto dell’ambiente … Quel che voglio dire è che, se il signor Giuspin mettesse a disposizione la sua casa, qualcuno della zona potrebbe decidere di venirci a vivere …

BEA:          Da queste parti ci sono tanti disoccupati … In fin dei conti noi abbiamo scelto di vivere qui senza che nessuno ce lo chiedesse; e la casa l’abbia­mo comprata e ristrutturata …

GNASI:      Mi permetto di osservare che voi non fate testo. In tutto il circondario non c’è una sola persona che capisca la vostra scelta.

PINOTA:    E poi il Giuspin quella casa ha bisogno di venderla, sennò dove li trova i soldi per comprarsene una in città?

RICHETA: Ma no, guardate, ho parlato io con il Giuspin … è proprio un gran bravo ragazzo … Mi ha detto che l’ha già pensato anche lui di mettere a disposizione la casa e di trovarci un suo sostituto … Il problema è che ha chiesto a dritta e a manca, ma nessuno che potrebbe fare al caso nostro si è dichiarato disponibile a venire quassù. I disoccupati vogliono tutti trasferirsi in città.

PERO:        Ma quale coglione verrebbe a vivere qui, anche disoccupato senza speranza! L’unica possibilità che ci resta è di andare all’ufficio di collocamento di Torino e vedere se lì si trova qualcuno …

PINOTA:    Per poi trovarci tra i piedi un estraneo? Mai e poi mai!

TERSILLA:         Scusate, ma perché il Giuspin vuole andarsene?

IL PROF.:   Perché vuole una donna …

TERSILLA:         (Passando improvvisamente al “tu” e appoggiando confidenzialmente una mano sulla spalla del prof.) Lo vedi, Ildebrando, lo stesso problema per tutti …

BEA:          (Meravigliata della confidenza tra la talpa e il marito) Questa poi …

Tavina e Peppone si guardano e soffocano una risata.

TERSILLA:         La soluzione dunque non è trovare un sostituto al Giuspin, ma trovargli una moglie!

PERO:        Il discorso che vale per gli uomini vale anche per le donne. Il Giuspin sarà anche un tipo interessante, ma …

TERSILLA:         Se lui si accontentasse io potrei sacrificarmi …

TAVINA:   Piantala, talpa! Il Giuspin ha bisogno di una donna, mica di una mummia egiziana in maschera! E allora, ci vogliamo provare, a procurargliela?

BEA:          Non vedo come …

GNASI:      Inserzione sui giornali?

RICHETA: Con quali probabilità di successo? E poi: una spesa enorme, soldi buttati al vento.

IL PROF.:   Si potrebbe provare con Internet …

TUTTI:       Cos’è?

IL PROF.:   Il computer ce l’ho; ho anche un router. Solo che avendo scelto di vivere in isolamento non ho nemmeno fatto domanda di allacciamento al telefono, quindi non posso navigare in rete …

TAVINA:   Senta, vuole smetterla di parlare quel suo dialetto meridionale e dire cose che anche noi possiamo capire?

IL PROF.:   Con Internet si può comunicare con il mondo intero. Uno lancia un messaggio, ad esempio: “voglio una donna” e immediatamente quel messaggio lo si vede in tutto il mondo. Ma bisogna collegare il computer alla linea telefonica e ci vuole l’ADSL.

TAVINA:   Ci risiamo col dialetto …

IL PROF.:   Non è dialetto, è linguaggio tecnico. Non fatemi spiegare, fidatevi. Bisognerebbe che qualcuno di voi che ha il telefono in casa, facesse domanda per l’utilizzo di questo ADSL. Comporta un sovrapprezzo sulla bolletta telefonica, ma non è una grossa cifra.

TAVINA:   Lo faccio io, tanto io le bollette non le pago. Domani mattina lo dico al fulminato, ma poi?

IL PROF.:   Poi, quando fra qualche giorno l’avranno autorizzata all’uso della rete, io porto qui il computer e tutto il resto, mettiamo in piedi una stazione di lavoro e facciamo il collegamento.

TAVINA:   Per lanciare quale messaggio?

IL PROF.:   Quello lo decideremo insieme …

TAVINA:   No, quello lo deciderò io. Lei faccia il braccio, che in questa operazione ci vuole una mente di esperienza: la mia.

TUTTI:       Giusto.

IL PROF.:   D’accordo. Se volete così …

TAVINA:   Bene, e tanto per cominciare, visto che il Giuspin non deve saperne nulla, per prima cosa nessuno gli dica di questa riunione e secondo, la “stazione di lavoro”, come la chiama lei, la facciamo di là. Così il Giuspin, che viene qui spesso, non vedrà niente. Lui di là non ci deve mica andare: a lui non interessano i ricami al tombolo! (a Peppone scappa da ridere)

Buio. Musica

SCENA VII

Tavina, Tersilla, Pinota, Gnasi, il Prof, Bea

Sono passati altri quindici giorni, sempre in casa della Tavina. Lei è seduta sulla solita sedia a dondolo; intorno al tavolo (tornato al suo posto) ci sono cinque sedie. Quella più vicina a Tavina è libera, poi ci sono Gnasi, Pinota, un’altra sedia libera, e infine Tersilla. Entra il prof. seguito da Bea.

IL PROF.:   (Ha in mano dei fogli che sventola mentre si dirige verso Tavina) Come vi avevo promesso, grazie alla tecnologia, ora abbiamo a disposizione un’ampia scelta di spose da proporre al Giuspin …

BEA:          (Avvicinandosi al tavolo) È formidabile, non vi pare? Abbiamo ricevuto centinaia di risposte, da tutto il mondo …

GNASI:      Grazie alla tecnologia o grazie alle balle che la Tavina ha preteso di inserire lì dentro?

PINOTA:    In effetti, non è che l’abbiamo raccontata proprio giusta …

TAVINA:   Quando si ha qualcosa da vendere si fa pubblicità, mettendo in evidenza i pregi del prodotto, magari con un po’ di enfasi … Lo fanno tutti, non c’è niente di male …

BEA:          Beh, francamente, ero anch’io un po’ perplessa: dire del Giuspin “Notaio trentenne, milanese, benestante, con alloggio proprio di 300 mq. in zona S. Siro” mi sembrava un po’ esagerato. La foto di Robert Taylor, poi … per fortuna nessuno se lo ricorderà più … (si siede tra Pinota e Tersilla)

TAVINA:   Conta il risultato.

GNASI:      Già, ma vorrò vedere quale sarà il risultato quando verrà a galla che il notaio è in realtà il factotum-badante di sette vecchietti e al posto del quartiere S. Siro di Milano salterà fuori il Truc …

TAVINA:   Dobbiamo lavorare di psicologia. Tra le centinaia di risposte ricevute dobbiamo sceglierne una da cui si intuisca che l’interessata non è una che bada a questi dettagli.

Il prof. si siede

PINOTA:    Chiamali dettagli …

IL PROF.:   La signora Tavina non ha tutti i torti. Esaminando le risposte, ne ho viste alcune, provenienti dall’estero, di ragazze che, pur di venire a vivere in Italia, accetterebbero qualunque condizione …

BEA:          Se permettete, vi consiglierei, in particolare, di osservare questa. È di una certe Tatiana, residente in un paesino sperduto sugli Urali, in Russia. Questa è la sua foto … (Mostra una fotografia, la prende Peppone)

GNASI:      (Osservando la foto) Sembra una donnola …

TAVINA:   Bene, Peppone appena l’ha vista l’ha battezzata, facendola immediatamente diventare una dei nostri … E allora vuol dire che la donnola è la nostra sposa per il Giuspin. Come facciamo a dirle di venire qui ad abbracciare il suo amore?

IL PROF.:   Adesso le scriviamo subito una E-Mail.

TERSILLA:         (si alza, agitata) Ma come? È tutto così semplice? Allora, per favore, chiedete a quella macchina lì di trovare qualcuno anche per me …

PINOTA:    Eh, no, cara talpa, abbiamo esaurito la scorta di balle. (Tersilla si risiede, lentamente) E poi renditi conto che per te bisognerebbe raccontarle così grosse che in quella macchina lì non ci stanno mica … Vero professore? Vero che scoppierebbe?

IL PROF.:   Beh, in effetti, mi pare difficile …

TERSILLA:         (si rialza e, rivolta al prof.) Per me è una necessità vitale. Me lo cerchi! Lì dentro ce ne sono a mucchi! Può essere vecchio, brutto, malato, nero, giallo, rosso, povero … gli dica che ho 26.400 Euro alla posta …

TAVINA:   Tersilla!

TERSILLA:         (fa un passo verso il proscenio e parla rivolta al pubblico) No, Tavina, tu te ne infischi perché ormai aspetti solo di morire, sai di essere pronta perché tu quello che dovevi conoscere l’hai conosciuto. Io invece, a 88 anni, mi guardo indietro e mi dico che c’è qualcosa che mi manca. Dunque se non c’è un uomo che venga a letto con me almeno una volta, penserò di aver buttato via la mia vita. Voglio sapere com’è quando …

BEA:          Oh, questa poi …

TERSILLA:         (c.s.) Potete pensare quello che volete, me ne infischio! E tanto peggio se vado all’inferno! Voglio un uomo. Perciò, dato che qui non ce n’è uno che si presti, embé, io voglio che me lo prendiate dalla macchina, in qualunque punto del pianeta, costi quel che costi, to’! Io pago! (Piange e torna a sedersi)

PINOTA:    Tornate a casa, voi, credo che abbiamo bisogno di parlare fra donne!

Imbarazzati, Gnasi e i terroni escono.

PINOTA:    (si alza, si avvicina a Tersilla e le mette una mano sulla spalla) Non fare così, su! Cosa credi di esserti persa eh? Te lo dico io: un bel niente! Che tu mi creda o no, ti dico che per me non è mai stato un piacere, in sessantotto anni di matrimonio …

TAVINA:   Sessantotto … Non mi dirai che ancora adesso …

PINOTA:    Sì, mie care, il Gust ne ha ancora voglia e ce la fa ancora …

TAVINA:   Ha tutta ‘sta salute? Beata te!

PINOTA:    (avanza verso il proscenio e conquista il centro della scena) Beata un corno! Capirai che bellezza vivere con uno completamente rimbambito! Abbiamo chiuso il negozio diciannove anni fa e lui è ancora lì alla cassa da mane a sera che batte scontrini e fa il galante con le clienti immaginarie. Se non ci fossi io che a una certa ora me lo porto via, ci resterebbe pure la notte! Ieri l’altro ho dovuto chiamare il Giuspin in piena notte perché lo calmasse: voleva uccidere il cane che, secondo lui, aveva mangiato tutti i salami della dispensa.

TAVINA:   E invece?

PINOTA:    Invece, da quando abbiamo chiuso il negozio in quella dispensa di salami non ce n’è mai più stata nemmeno l’ombra!

TAVINA:   E il Giuspin l’ha calmato? Il cane s’è salvato?

PINOTA:    Ma fammi il piacere, il cane è morto dieci anni fa! … Comunque, per venire alla vostra curiosità, ebbene sì, la zucca non gli funziona più, ma per il resto … Sembra che quel che ha perso di sopra l’abbia guadagnato di sotto … Eppure, niente, mia cara Tersilla! Tutte quelle donne che ti fanno vedere alla TV che fanno “Ah, Ooh, Sììì, Ahhh …” (imita un orgasmo cinematografico): balle!

Le altre due, vedendo la performance della Pinota cominciano a ridere.

PINOTA:    (va a sedersi dove prime c’era Gnasi) Sento molto di più quando mi faccio sfregare la testa dal parrucchiere!

TAVINA:   Per questo ci vai tutte le settimane!

Ridono tutte tre.

TERSILLA:         Però, visto che funziona, potresti prestarmelo?

PINOTA:    Cosa?

TERSILLA:         Il Gust …

PINOTA:    Ah, te lo presterei volentieri, però anche se è così fuori di melone, ho paura che si accorgerebbe dell’imbroglio …

TERSILLA:         Peccato …

Buio.

SCENA VIII

Tavina, Tersilla, Gnasi e poi il prof.

Il giorno dopo, sempre nello stesso posto. Tersilla e Gnasi sono seduti ai lati del tavolo (dietro al tavolo c’è una sedia libera), Tavina cammina dietro a loro, si ferma al centro della scena:

TAVINA:   Dobbiamo stare attenti: non so come, ma il Giuspin ha subodorato qualcosa. Ieri mi ha detto che secondo lui c’è qualcosa di strano nell’aria, sente come un complotto ai suoi danni …

TERSILLA:         Lo facessero ai miei danni un complotto del genere!

IL PROF.:   (Entrando) Ci sono novità!

TAVINA:   Buone o cattive?

IL PROF.:   Un po’ e un po’.

TERSILLA:         Cominciamo da quelle buone, per favore. (va a sedersi sulla sedia a dondolo)

IL PROF.:   La ragazza ha risposto e dice che è interessata a venire ad incontrare il notaio.

TAVINA:   Bene, e le cattive?

IL PROF.:   Si aspetta che sia lui a pagarle il biglietto dell’aereo; andata e ritorno.

TERSILLA:         Beh, potevamo prevederlo, e poi?

IL PROF.:   Mi sono dato da fare: ho fatto un piano per farla arrivare fin qui e due conti per capire quanto dobbiamo spendere, in tutto.

TAVINA:   Sentiamo.

IL PROF.:   (enfatico, con tono professorale, cammina da un lato all’altro del palco, dietro al tavolo) Allora: innanzitutto facciamo in modo che il Giuspin non sia al Truc quando la ragazza deve arrivare a Malpensa. Ho già pensato che lo spedisco per due giorni a mie spese alla fiera “Restructura” di Bologna a documentarsi su materiali e metodi per certi lavori che dovrà fare a casa mia. Approfittando della sua assenza, almeno due di noi uomini si recano a ricevere la fanciulla all’aeroporto; si presentano come dipendenti del notaio e spiegano che lui non ha potuto andare di persona perché impegnato in una questione di lavoro molto importante. Poi le offriamo un drink di benvenuto, ma sciogliamo nel bicchiere un sonnifero. Lei, appena sale in macchina, si addormenta e quindi non si accorge che la stiamo portando qui, poi … (caduta di tono) il resto non lo so.

GNASI:      E questo sarebbe un piano! Quella roba lì si chiama sequestro di persona! Volete finire tutti in galera? Io non ci sto, non mi immischio in una attività criminale! E poi, la macchina e l’autista dove li prendete?

IL PROF.:   (si siede al centro del tavolo) Quello della macchina è un problema risolto, fa parte delle buone nuove. So che tutte le settimane il figlio della Pinota la accompagna dalla parrucchiera col suo SUV. È una macchina grande ed elegante; credibile come auto di un ricco notaio. Perciò ho chiesto alla Pinota di proporre a suo figlio di farci questo servizio, naturalmente pagandolo, e lui si è mostrato felice di collaborare alla nostra operazione salva-Truc.

TAVINA:   E i due conti?

IL PROF.:   Qui vengono le dolenti note: in totale le spese ammontano a 3.382,72 €, bisognerà fare una colletta …

GNASI:      Ciumbia! Potete scordarvi di raccogliere qui al Truc una cifra del genere! Senza contare che contribuire alla colletta significherebbe rendersi automaticamente complici del reato di sequestro di persona.

TERSILLA:         Voglio partecipare anch’io alla spedizione all’aeroporto.

TAVINA:   No, talpa, non sei credibile come collaboratrice del notaio! La donnola si insospettirebbe, vedendoti.

TERSILLA:         Non è necessario che mi veda. Mi scaricate nell’atrio dell’aeroporto, appena arriviamo, e mi riprendete quando lei è già addormentata in macchina. Se mi portate con voi pago io tutte le spese.

TAVINA:   Quand’è così, non si discute: andrai a Malpensa. E anche tu, Peppone. Dopo 40 anni di partito comunista avrai ben imparato qualcosa di russo, no? Non fare il codardo, farai da interprete. Assumo su di me tutte le responsabilità legali dell’operazione donnola!

GNASI:      Messa così, è un ordine, non mi resta che dire “obbedisco”. Però non oso immaginare il casino che scoppierà quando la donnola si sveglierà e scoprirà di essere stata rapita.

TERSILLA:         Bisognerà vedere come reagirà di fronte al fascino del Giuspin …

GNASI:      Bisognerà vedere come reagirà il Giuspin, quando scoprirà quel che abbiamo combinato!

TAVINA:   Si procede per gradi. Ora andiamo avanti e poi … vedremo tutto quel che ci sarà da vedere!

Sipario

FINE DEL PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

Scena IX

Tavina, poi Peppone con il prof., poi la donnola, poi Pero.

La scena è la stessa del primo atto. Siamo in pieno inverno, come si deduce dalla data proiettata. Viene proiettata anche l’ora: 9,30. La Tavina entra in scena da destra, come all’inizio, e parla mentre si sta dirigendo verso la sua sedia a dondolo.

TAVINA:   Chissà cosa aspettano a riferirmi i dettagli …

GNASI:      (Entrando, con il prof.) Ciao, Tavina.

IL PROF.:   Buongiorno, signora Tavina.

TAVINA:   Oh, finalmente! Mi chiedevo che fine aveste fatto, tutti quanti. Allora, ieri era il gran giorno e ho visto che l’operazione è andata a buon fine. Vi ho visti scaricare la donnola, addormentata. Dov’è, adesso?

GNASI:      A casa della Richeta, che deve badarle …

TAVINA:   Giusto, fa la badante … (si siede) Tutto bene? (fa cenno ai due di sedersi. Loro prendono posto ai due lati del tavolo.)

GNASI:      Tutto bene un corno. È stato un gran casino, tutto per colpa della talpa. Si è fatta portare all’aeroporto perché sapeva che lì c’è un gran movimento, specialmente di uomini d’affari …

TAVINA:   Sì, di uomini! … D’affari e non; avevamo ben capito perché voleva venire con voi … Vedeva l’aeroporto come un cacciatore vede una riserva di caccia con tanta selvaggina …

GNASI:      Infatti, ma non aveva previsto né che la selvaggina fosse così abbondante, né che fosse così difficile catturarla con le sue armi spuntate …

IL PROF.:   Appena siamo stati là si è fatta lasciare nell’atrio degli arrivi. Noi ci siamo allontanati e l’abbiamo vista che ha cominciato subito a importunare tutti gli uomini che le venivano a tiro …

GNASI:      Incontrando … beh, ti lascio immaginare le reazioni. Noi facevamo finta di non conoscerla e per un po’ ci siamo divertiti …

IL PROF.:   Molti malcapitati, dopo un po’ si mettevano a ridere e cercavano con la coda dell’occhio le cineprese, pensando che si trattasse di una candid camera.

GNASI:      Quando poi è arrivato l’aereo della donnola dovevamo pensare alla nostra missione: presentazioni, brindisi, sonnifero, ritorno alla macchina … e così l’abbiamo persa d’occhio. Non riuscivamo più a trovarla.

IL PROF.:   Finalmente l’abbiamo vista che stava sventolando sotto il naso di un viaggiatore una mazzetta di banconote tenute insieme da una molletta del bucato: voleva offrirgliele in cambio di … Beh, sì, insomma …

GNASI:      Quello si è reso conto che la talpa non ci sta con la testa e si è rivolto a un poliziotto. Quando abbiamo visto l’agente avvicinarsi ci siamo preoccupati e siamo accorsi là.

IL PROF.:   Purtroppo la signora Tersilla non voleva sentir ragioni: diceva che dovevamo lasciarla lì, che aveva i soldi per l’albergo, che ci sarebbe rimasta fino a quando non avesse ottenuto quel che cercava e che, alla peggio, sarebbe morta in quel posto lì, che le piaceva tanto …

GNASI:      A questo punto le abbiamo offerto di continuare la discussione davanti a una bibita. Così si è potuto impasticcare anche lei. Quando si è addormentata con la testa sul bancone del bar, uno per parte l’abbiamo trascinata verso il parcheggio, scortati dal poliziotto, troppo gentile …

IL PROF.:   Con fatica siamo riusciti a convincerlo che poteva lasciarci prima di arrivare alla macchina; se vedeva la donnola, addormentata anche lei, chissà come andavamo a finire …

GNASI:      Adesso è a casa sua e sta ancora dormendo …

TAVINA:   (si alza e guadagna il centro della scena) Beh, tutto è bene quel che finisce bene … Anzi, non lamentiamoci: abbiamo una gran fortuna. Avete appena avuto il tempo di arrivare che ha cominciato a nevicare e adesso, come tutti gli anni, il Truc è isolato. E, come tutti gli anni, ce ne vorrà prima che il Comune si ricordi di noi e mandi a sgomberare la strada! (torna verso il suo angolo) Quindi, per ora, la donnola è qui e qui rimane … (Guarda giù in strada) Anzi, eccola! Povera piccola, col cappotto, la valigia in mano, i piedi affondati in mezzo metro di neve, piange … (Si sporge) Ehi!

TATIANA: (Fuori scena) Signora, aiuto, io rapire! Aiuto! Signora, per piacere!

TAVINA:   Vieni su! (Agli altri due) Voi andate di là, che se vi vede si spaventa! (Peppone e il prof. escono verso la stanza)

TATIANA: (Entra, titubante. Vede la lapide ed è ancora più perplessa)

TAVINA:   (Nota lo sguardo della donnola) Ah, è la mia … Bella vero? Siediti, ti faccio un caffè? (la donnola si siede ma non risponde). Ti starai chiedendo dove sei, vero? Qui “Truc”, molto meglio che Milano! Tutto bene, no preoccupare … Vedi quanta bella neve, come a casa tua, vero? Fra poco arriva tuo marito, lo conoscerai … Non è come nella foto, è molto meglio: lui abita qui. Capire? (la donnola fa cenno di no) … Uffa, questa non capisce niente!

PERO:        (Entrando) Permesso? Ah, questa è la donnola! Piacere di conoscerla! (le stringe la mano, gentile).

TAVINA:   Ciao, Pero, cercavo di spiegarle la situazione ma non capisce un tubo. (poi, rivolta verso la porta della stanza) Venite fuori, voi due, adesso è tranquilla!

Peppone e il prof. tornano in scena.

TATIANA: (Vedendoli balza in piedi) Aaagh! Loro papponi! Aiuto!

IL PROF.:   No, noi no papponi, no prostituzione! Tranquilla, tutto bene, noi amici: tu volere marito, noi portata qui dove marito arriva, fra poco. Bravo marito, tranquilla!

TATIANA: (Lunga pausa, agitata, poi) Io no vuole marito, no vuole fidanzato, io bisogna Milano, via Montenapoleone …

PERO:        Perché proprio via Montenapoleone?

TATIANA: (gradualmente aggira il tavolo e si porta in avanscena, al centro) Io mentire con Internet … Io volere viaggio Milano per compro cose, belle cose … dopo io vendo mio paese e guadagno soldi, voi capire?

IL PROF.:   No, spiegati meglio. (Tavina va sedersi al suo solito posto)

TATIANA: Io no Tatiana di Internet, io sola con figlio e mamma. Io no buono lavoro, capire? Io soltanto vedere uomo gentile una settimana in Milano e lui comprare vestiti e profumi! Io no matrimonio, soltanto viaggio e comprare … Dopo settimana in Milano e molti regali, dire no a uomo; che non bene, che lui trovare altra fidanzata e io torno Russia. Tu capisce?

TAVINA:   Andiamo bene …

TATIANA: Io fatto questo già prima, senza problemi, molto comprare e vendere regali: soldi per mio figlio, mia mamma. Io piccolo lavoro, no basta denaro, io scusa, ma io volere partire. Adesso andare.

PERO:        È una puttana …

TATIANA: Cosa è putana?

GNASI:      Scìluka

TAVINA:   Senti, senti, lo insegnano alla scuola del partito?

TATIANA: (Indignata) Niet scìluka! Io no putana, io no a letto con uomini, mai! Io fare credere ma mentire, mai a letto!

GNASI:      Quante volte l’hai fatto, quanti viaggi, quanti fidanzati?

TATIANA: Finora sei, Parigi, Bruxelles, Stoccolma, Ginevra, Amsterdam, Londra. Ma io mai a letto.

PERO:        Bugiarda!

TATIANA: Io partire, io scusa … partire.

PERO:        Abbiamo pagato una puttana 3000 euro! E per di più ci siamo fatti fregare, perché di norma, ve lo assicuro, per una cifra simile, a letto ci vengono, eccome!

TATIANA: (Arrabbiata) Io no putana! (Si infila il cappotto, afferra la valigia e si avvia all’uscita) Da svidania, arrivederci! (Esce sbattendo la porta)

TAVINA:   (si alza) Non preoccupatevi, con questa neve non andrà lontano … Resterà qui per un bel po’! Ad ogni modo a me piace, ha temperamento!

IL PROF.:   (mentre si porta avanti, al centro della scena) Però non possiamo proporla al Giuspin come moglie …

GNASI:      Già, soldi buttati … Bisognerà trovare il coraggio di andarlo a dire alla talpa, che li ha tirati fuori!

PERO:        Prof., ci vada lei, a dirglielo!

IL PROF.:   No, io no … da solo, in casa sua! No, per favore!

Ilarità generale - Buio

SCENA X

Gli stessi più la talpa

Stesso luogo, stesso giorno, ore 11,30.

TERSILLA:         (entrando) Allora, è una puttana? Bene! Finalmente una buona notizia! La ospito a casa mia, devo farmi spiegare …

TAVINA:   (Guarda giù) Oh, ecco il Giuspin, con le ciaspole ai piedi, la valigia della donnola sotto braccio e la fanciulla al fianco. L’ha riportata indietro; ora si comincia a ragionare! State pronti, vengono qui direttamente!

GIUSPIN:   (Entrando, come una furia, urla) Ho incontrato per strada la signorina Tatiana, qui, che mi ha raccontato quel che avete combinato; alle mie spalle, a mia insaputa! Siete dei pazzi criminali, tutti quanti!

GNASI:      Ma no, dài, Giuspin! Pensavamo che saresti stato contento, che così non avresti dovuto cercare altrove …

PERO:        È stato un lavoraccio, sai! Dovevi vedere che roba: la tecnologia di avanguardia del professore più la sapienza letteraria e l’astuzia commerciale della Tavina, tutto al tuo servizio! Mica roba da ridere eh!

GIUSPIN:   (Con un mezzo sorriso) Oh, me lo immagino … O meglio, immaginavo che avreste tentato qualcosa, ma questo! Non ci sarei mai arrivato! Vi rendete conto che potrebbe denunciarvi per sequestro di persona? Ringraziatela, và … ha già detto che non lo farà; in ogni caso chi ha combinato il pasticcio, deve porre rimedio, pagandole il viaggio di ritorno.

IL PROF.:   Ha ragione, siamo stati degli scriteriati, ma speravamo di favorire un felice incontro … abbiamo agito a fin di bene … Ad ogni modo la signorina è già in possesso di un biglietto aereo di andata e ritorno. Il viaggio di rientro però non può avvenire prima di una settimana … Se lei fosse così gentile da aspettare, risparmieremmo i soldi di un altro biglietto aereo. La ospiteremmo al meglio delle nostre possibilità …

TERSILLA:         Sì, sì, a casa mia! (Prende la donnola per un braccio e si avvia verso l’uscita) Venga, venga cara Tatiana! (a Giuspin) Tu vieni con noi e portaci la valigia!

Escono - buio - sipario - musica.

SCENA XI

La talpa e la donnola

A sipario chiuso. Le due agiranno nel proscenio. Si presume che quanto segue avvenga a casa della talpa. Al centro della scena è collocato un tavolinetto, che resterà a portata di mano dietro ai personaggi.

TATIANA: (Arriva da sinistra, illuminata da un occhio di bue. A parte) Dove sono capitata? Appena è caduta un po’ di neve sono sparite strade, elettricità e telefono! Non ricordo che nel mio paese sugli Urali, dove si raggiungono i 40 gradi d’estate e i 40 sottozero d’inverno, sia mai successo nulla di simile … Questo paesino, sotto la neve è pittoresco e incantato, ma … altro che nazione moderna e civile, culla della cultura europea, campione del lusso e dell’eleganza … Perfino nel cuore della Siberia sono meno arretrati. Insomma, dove sta il terzo mondo? E questa babushka che mi ospita da ieri … Mi sembra tanto strana … Però devo ammettere che è proprio gentile, mi tratta come una principessa … (Luci normali).

TERSILLA:         (Sbuca dall’apertura centrale del sipario. Ha in mano una tazza da tè e la offre alla donnola) Tieni, ti ho preparato una tisana …

TATIANA: Spassiba, Grazie!

TERSILLA:         Senti, ti volevo chiedere un favore!

TATIANA: Hmmm. (Risponde mentre sorseggia il tè. Si vede che è assorta nei suoi pensieri e non capisce niente di ciò che dice la talpa)

TERSILLA:         (Infila una mano dietro al sipario e ne estrae un catalogo per vendite per corrispondenza, tipo Postal Market) Guarda, è un catalogo: si può ordinare di tutto … ne ho anche altri, di cataloghi, ma per questo genere di articoli è qui che trovo la scelta migliore … Dunque, (schiaccia il naso sulle pagine) come vedi sono un po’ miope … (la donnola sorseggia la sua tisana, distratta. Parte una musica di sottofondo) Ecco, da principio avevo pensato a questo: il rotante doppio piacere a 79 e 99 euro. Vibrazioni e rotazioni si regolano separatamente. Bisogna inserire due pile. Ve’, sembra un cactus! Poi c’è anche questo: l’innervato a 59 e 99 euro, il ricaricabile e il modello lusso, c’è il delfino, il pinguino, il bruchetto, il Laya, con tre programmi … troppo complicato … sai, non sono portata per la tecnologia … (fine musica) Alla fine ho scelto questo, il “prima volta” a 23 e 99, pensando che fosse quello che faceva di più al caso mio … Aspetta … (Infila la mano col catalogo dietro al sipario e la ritrae con una scatola di forma idonea) … Non l’ho ancora provato, eh, non ho osato E poi non sapevo bene come fare … Sicché mi chiedevo se potevi consigliarmi. (la donnola posa la tazza della tisana sul tavolinetto) Posso ancora cambiarlo, non ho ancora inserito le pile (Toglie il coperchio alla scatola e la piazza sotto il naso della donnola).

TATIANA: (Prende la scatola, ne osserva il contenuto e, sbigottita) Aaagh, che cosa è questo?

TERSILLA:         (Stupita dalla reazione della donnola) Il prima volta a 23 e 99!

TATIANA: (Arrabbiata) Io dico a voi “io no putana!” Perché voi cattiva? Io no putana! Io me mai a letto! Voi capire?

TERSILLA:         Come? … Intendi dire che davvero non vai a letto con i tuoi fidanzati sparsi in tutto il pianeta?

TATIANA: (c.s.) Io no a letto! (restituisce la scatola a Tersilla)

TERSILLA:         (Richiudendo la scatola) Beh, permettimi di dirti che sei proprio sciocca, ragazza mia! (posa la scatola sul tavolinetto).

TATIANA: (Guarda la talpa con curiosità, mista a complicità e molto divertimento, e scoppia a ridere)

TERSILLA:         (Rendendosi conto della comicità della situazione, ride anche lei)

Le due sono prese da una ridarella irrefrenabile

TERSILLA:         (Frenando a stento le risa) Dì, Tatiana, volevo sapere una cosa che mi domando se sia vera … Posso farti una domanda sessuale comunque, anche se non sei una specialista?

TATIANA: Okay, vai, domanda.

TERSILLA:         Quando si bacia … capisci baciare? (la donnola annuisce) È vero che si infila la lingua? (Mostra la lingua con un dito)

TATIANA: (Ridendo) Sì, lingua tocca lingua.

TERSILLA:         (Con disgusto) Ma perché?

TATIANA: Perché è … (cerca la parola) … ah: è “piacevole”!

TERSILLA:         Puah!

Musica - Riprendono a ridere a crepapelle, finché la talpa, colpita da un nuovo ictus, si accascia a terra. La donnola si mette a urlare:

TATIANA: Signora talpa, signora talpa! Oddio, aiuto, aiuto, signora molto male! Aiutare lei, aiuto!

Esce di scena correndo, da dove era venuta. Buio. Fine della musica - Si riapre il sipario.

SCENA XII

Tavina, Gnasi, Pero; poi Angiolina

Siamo tornati in casa della Tavina, tre giorni dopo. Seduti attorno al tavolo, nell’ordine, Gnasi, Tavina e Pero

GNASI:      Dunque, è confermato. È stato un nuovo ictus. L’ha detto il dottore dopo le ultime analisi. La tengono a casa sua. Sembra meno grave dell’altra volta …

PERO:        Ma come, se non l’hanno nemmeno trasportata all’ospedale per paura che morisse per strada …

GNASI:      Subito sembrava peggio … E poi, “per strada” è un eufemismo. Tre giorni fa eravamo ancora isolati. Per fortuna avevano già ripristinato il telefono. Il 118 è venuto con l’elisoccorso, ma l’elicottero non era attrezzato per il trasporto dei malati gravi.

TAVINA:   Già, vedere atterrare un elicottero al Truc … Non era mai successo … Ancora questa dovevo vedere coi miei occhi… Proprio vero che finché non sei morto può capitarti di tutto … A proposito, chissà se alla talpa le è passata la sua fissa, dopo il nuovo colpo …

PERO:        Bisognerà aspettare che si riprenda, che riacquisti la parola, per saperlo.

TAVINA:   Se si riprenderà …

GNASI:      Beh, in casa sua hanno attrezzato una specie di sala di ospedale, con apparecchiature di tutti i tipi, monitor e altre diavolerie. Hanno lasciato qui anche un’infermiera professionale … Si alterna con la Richeta per l’assistenza ma è pronta per qualunque emergenza. Speriamo che con tutte queste attenzioni …

Squilla il telefono

TAVINA:   (Si alza e si accosta allo stipetto col telefono. Alza la cornetta) Pronto, chi è?

TERSILLA:         (Durante tutta la telefonata la talpa parla in un microfono amplificato rimanendo fuori scena. Parla a fatica) Sono Tersilla

TAVINA:   Talpa, tu? Eravamo qui a parlare di te pensando che fossi più di là che di qua, e invece …

TERSILLA:         E invece avevate proprio ragione … Volevo solo farti sapere che non sono ancora del tutto di là. Però non riesco più a muovere il lato sinistro: il piede, la gamba, il braccio, anche la faccia … Rido storto … Per fortuna c’è poco da ridere in questo stato …

TAVINA:   Almeno ti sarai messa il cuore in pace per quella faccenda … sai cosa intendo …

TERSILLA:         Ma come potrei essermi messa il cuore in pace! Ho sempre meno tempo e meno possibilità! Sono disperata, Tavina! Disperata e incazzata! Che sfortuna! Adesso metto giù, sono stanca …

TAVINA:   Sì, ciao, talpa, riposati. Ci risentiamo fra qualche giorno, quando starai meglio. Vedo che ti stai riprendendo in fretta, coraggio! (posa il telefono e torna, lentamente, a sedersi, mentre gli altri due parlano)

PERO:        Osso duro, la talpa, per la commare secca! Vedrai che fra un po’ sarà di nuovo qui, con le sue proposte indecenti!

GNASI:      È evidente che quando si ha un obiettivo preciso da raggiungere, si è più vitali … Hai ragione, Tavina, si sta riprendendo in fretta; e hai ragione anche tu, Pero, fra un po’ ce la ritroveremo fra i piedi …

TAVINA:   Su, ragazzi, piantiamola lì di far finta di credere chissà cosa …Lo sappiamo tutti e tre che non ce la può fare, che le restano pochi giorni …

Lungo silenzio, i tre si guardano e mestamente assentono.

TAVINA:   Proviamo piuttosto a vedere l’altra faccia della medaglia. La donnola si era molto affezionata alla talpa e dopo la disgrazia si è sentita una di noi, ha avuto un dispiacere pari al nostro. Ci ha perdonati tutti e inoltre, non potendo più abitare nella casa della talpa ha accettato di trasferirsi dal Giuspin: ha capito che di lui si può fidare e così … chissà … da cosa nasce cosa …

PERO:        Scusate, devo andare … (Si alza ed esce)

TAVINA:   (lo guarda uscire stupita, si alza e poi, a Gnasi:) Così, di colpo …

GNASI:      Sai Tavina, da quando la talpa è stata male, il Pero è cambiato tantissimo; non riesco nemmeno più a litigare con lui, sto scoprendo un insospettabile lato umano in quell’orso …

TAVINA:   (mentre Gnasi parla Tavina si è diretta verso la sua “postazione”. Guardando in strada:) Infatti guardalo là, è partito come un razzo ed è andato a trovare la talpa.

Si sente il rumore della motoretta

TAVINA:   (continuando a guardare in strada) Posta! … Ma non è il fulminato! È una donna … (Fa cenno a qualcuno di salire, poi siede sulla sedia a dondolo)

ANGIOLINA:  (entrando) Buongiorno a tutti! Sono la nuova postina.

GNASI:      E il fulminato, che fine ha fatto?

ANGIOLINA:  Mirko si è licenziato. Ha deciso di dedicarsi alla sua passione: la musica. Così ho preso io il suo posto, molto volentieri, visto che abito giù, al capoluogo, abbastanza vicino.

TAVINA:   Ah, sì?

ANGIOLINA:  Magari non vi ricordate di me ma io vi conosco tutti: naturalmente conosco il Giuspin, che viene in paese tutti i giorni, ma mi ricordo anche di lei, signora Tavina e del signor Pep … del signor Gna … del signor Ignazio.

GNASI:      Peppone, Peppone va benissimo …

ANGIOLINA:  (vede la lapide) E quella cos’è?

TAVINA:   È la mia! Bella vero?

ANGIOLINA:  (disorientata) Ah, sì, sì, bella! …

GNASI:      Non farci caso, ragazza, presto ci conoscerai meglio e ti stupirai meno ...

ANGIOLINA:  (perplessa) Già, immagino … Ma ora scusate, il dovere mi chiama, arrivederci! (esce)

TAVINA:   Simpatica ragazza … Meno male che ci siamo tolti dai piedi quello scassa orecchie! (guardando fuori). Toh, la Richeta era di turno per l’assistenza alla talpa, ma se ne sta andando. La talpa e Pero sono soli …

Buio - musica

SCENA XIII

La donnola e il Giuspin

A sipario chiuso. Come nella scena XI, i due agiranno nel proscenio. Si presume che quanto segue avvenga a casa del Giuspin. Anche questa volta un tavolinetto a portata di mano, dietro ai due

GIUSPIN:   (Arriva da destra, illuminato da un occhio di bue. Ha in mano una borsa della spesa. A parte): Questa russa, però, carina eh? Alla fin fine sembra una gran brava figliuola, sensibile … Guarda come se l’è presa a cuore per la talpa … Poi è simpatica: malgrado quel che le sta capitando non è per niente musona; anzi in questi tre giorni, da quando abita qui, mi ha fatto morir dal ridere, ripercorrendo in un italiano improbabile, fra un sacco di smorfie, il suo calvario. Grazie a lei mi sono reso conto che qui al Truc siamo dei veri trogloditi: un villaggio da commedia, anzi da farsa … Ora, visto che hanno riaperto la strada e sono andato a fare la spesa grossa in città per tutti, ho portato anche a lei un po’ di cose buone, così se vuole se le porta in Russia: salame come surrogato di Armani, formaggio per rimpiazzare Prada, salsiccia per sostituire Gucci; e moscato per Dolce (e Gabbana) … (luci normali)

TATIANA: (Sbuca dall’apertura centrale del sipario) Ciao, Giuspin, come va?

GIUSPIN:   Bene, sono andato a fare la spesa e ti ho portato qualcosa …

TATIANA: Oh, grazie! Tu veramente bravo uomo, mio cavaliere salvatore! (prende la borsa) Fa vedere? (Estrae la bottiglia di spumante) Hmm! Buono! Dài, facciamo un brindisi! (Posa la borsa sul tavolinetto, ripassa la bottiglia a Giuspin, infila una mano dietro al sipario e la ritrae con due bicchieri. Intanto Giuspin, piacevolmente sorpreso, stappa e versa). Na zdorovie! Alla salute!

GIUSPIN:   Salute! (bevono, poi posano i bicchieri sul tavolinetto).

TATIANA: (Riprende la borsa e guarda dentro) Hmm! Formaggi, salami, salsicce! Aspetta un attimo! (Passa la borsa dietro al sipario e ritrae la mano con un vassoio su cui sono collocate tartine con salame, formaggio, salsiccia) Noi ora mangia buone cose italiane! (presenta il vassoio a Giuspin)

GIUSPIN:   (sta per servirsi) Ma che brava! Hai fatto tutto in un attimo!

TATIANA: Magìa russa! Tu sa? Io maga, io leggo mano! (posa il vassoio sul tavolinetto) Dà a me sinistra!

Tatiana legge la mano a Giuspin, a lungo, mentre lui la guarda con occhi dolci.

TATIANA: Guarda qui: in tua vita grande fortuna, qui, vede? Tu vita molto lunga, come signora Tavina … Tua vita con donna, figli … Bello, tua mano!

A questo punto Giuspin, con la mano libera, accarezza il collo della donnola. Lei si irrigidisce, continuando a guardargli il palmo della mano. Parte la musica. Lui, delicatamente, le alza il mento, inducendola a guardarlo negli occhi, mentre le sorride. Lei lo guarda e ricambia il sorriso. Lui le accosta il viso, si baciano; lei gli lascia la mano che stava leggendo e si abbracciano. Intanto la musica è gradualmente aumentata di volume. Poi buio. Dopo qualche secondo, silenzio.

SCENA XIV

Tavina, Peppone, Pero, poi, subito, Giuspin e la donnola, poi Richeta

Si riapre il sipario e siamo di nuovo in casa della Tavina. Rispetto alla scena XII è passato un giorno. Tavina sulla solita sedia a dondolo, Peppone e Pero in piedi in atto di chiacchierare fra loro, sul lato opposto della scena.

GIUSPIN:   (Entrando, con la donnola e dirigendosi verso Tavina) Avete vinto, Tavina! Per fortuna, per mia grande fortuna! Tatiana accetta di sposarmi e di venire a vivere al Truc, con noi.

TAVINA:   Pensi ancora che siamo dei pazzi criminali?

GIUSPIN:   Fra due giorni Tatiana torna in Russia ma ha promesso che nel giro di sei mesi sarà di nuovo qui, definitivamente, con il figlio e la madre, per vivere con me.

TATIANA: Io ringrazia voi perché imparato lezione. Io mai più bugie. Io mai stata putana ma solo ora io donna veramente onesta!

GNASI:      E intanto potete continuare a scrivervi, usando la macchina, di là. Abbiamo fatto bene, Tavina, a non smantellare l’impianto …

RICHETA: (Entrando, con aria afflitta) Permesso? Brutta notizia: la talpa …

PERO:        Non ce l’ha fatta, vero?

RICHETA: Già … Sapevamo tutti che sarebbe finita così, ma poi, quando succede veramente …

TATIANA: Oh, no! Io molto addolorata; io perduto strana ma dolcissima amica …

TAVINA:   Ci mancherà, quella matta …

PERO:        Almeno, però, prima di morire ha avuto quello che desiderava di più …

Tutti lo guardano sbalorditi.

GNASI:      Tu … ?!?

PERO:        Sì, che volete … Le ho detto che non sapevo cosa sarei stato in grado di fare, ma lei mi ha fatto un sorriso storto dicendo “quel che saprai fare andrà benissimo …” e …

TUTTI:       E?

PERO:        E così è avvenuto … abbiamo riso molto …

Tutti commossi. Peppone mette un braccio attorno alle spalle di Pero, scuotendo desolatamente il capo; Richeta gli si avvicina sull’altro lato, gli afferra l’avambraccio, lo guarda comprensiva e fa cenno di sì col capo; lui la guarda.

Buio.

SCENA XV

Il sipario è aperto ma la scena è buia. Musica haevy-metal assordante. Un occhio di bue si accende, alternativamente, ad illuminare un angolo sulla sinistra e poi uno sulla destra del palco dove si alternano, in sequenza i vari attori.

MIRKO:     (A sinistra – dopo due secondi dall’accensione dell’occhio di bue la musica si abbassa e rimane debolmente in sottofondo) Ho smesso di consegnare la posta! Diventerò un grande musicista! Milioni di fan accorreranno ai miei concerti, sarò l’idolo delle giovani generazioni! (Di nuovo musica assordante per pochi secondi; poi sfuma rapidamente)

ANGIOLINA:  (A destra) Da quando sono divenuta la postina del villaggio ho incominciato a vedere ogni giorno il Giuspin e ad apprezzare sempre di più la sua bontà e la sua intelligenza. Ci son voluti tre mesi per acchiapparlo, anche perché lui pensava ancora alla sua russa, ma alla fine ce l’ho fatta ed ora si convive.

GIUSPIN:   (A sinistra) Già, le e-mail funzionano per un po’ ma poi … Mi sono accorto che Tatiana aveva sempre meno voglia di tener fede alla promessa di tornare e così abbiamo diradato i contatti, e poi Angiolina … sembra fatta apposta per me, ed è pure contenta di vivere al Truc!

TATIANA: (A destra) Ma sì, mi sta bene, mi sta proprio bene. Questi vecchietti mi hanno insegnato a vivere più di chiunque altro. Non si può continuare a vivere di inganni … anche con il Giuspin! Ora intuisco che si è trovato una brava ragazza del posto. E allora, Giuspin, non aspettare più questa russa così diversa da voi … Ti voglio bene, ti ricorderò sempre come il mio cavaliere salvatore, ma ho capito che la mia vita è qui, sugli Urali.

PERO:        (A sinistra. Ha in testa un cappello da imbianchino fatto con un giornale e in mano un pennello) Le mie attenzioni per la talpa mi hanno rappacificato con tutti. La Richeta ha insistito per venire a fare le pulizie a casa mia e ora, un po’ alla volta, la sta rendendo quasi abitabile. Ci passa un sacco di ore, così abbiamo fatto amicizia …

RICHETA: (A destra) Eh, sì … Io e il Pero … Mia madre dice sempre che degli uomini non bisogna fidarsi, ma lui è diverso … L’ho perfino convinto a imbiancarsi la casa … Ogni tanto ci prendiamo tutti e due una pausa dal lavoro e ci facciamo compagnia: due chiacchiere, si beve qualcosa, giochiamo a “Scarabeo” … Beh, non solo … Ridiamo molto …

PINOTA:    (A sinistra) Quando uno stupido incontra un deficiente possiamo aspettarci guai di ogni genere … No, non ce l’ho col Gust; lui è solo matto, completamente svanito, ma è innocuo … No, lo stupido è mio figlio. Pensate che ha raccontato a un suo amico tutta l’avventura dell’aero­porto … sapete: la donnola, la talpa, il sonnifero … Ebbene quello, il deficiente, l’ha trovata così divertente che ha deciso di scriverci su una commedia. Così d’ora in poi tutti quanti rideranno di noi del Truc … Eh, mondaccio infame!

GNASI:      (A destra) Ho smesso di litigare col Pero e un po’ mi annoio … Allora posso confessarvelo: non sono poi quel gran comunistone, tant’è vero che ammiro Sant’Agostino. Lui diceva: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina”; riflettendoci ho capito che non è mai troppo tardi per arricchire le proprie esperienze; così ho sentito l’urgenza di leggere pagine nuove, di viaggiare, di conoscere il mondo …

IL PROF.:   (A sinistra – distrattamente modella con le dita una pallina di mollica di pane) Già, il mondo … È così bello il mondo! Ma anche così fragile! Come questa pallina di pane! Possiamo farne quel che vogliamo: gettarla via, schiacciarla … o farne un fiore, i cui petali, dal più grande al più piccolo, sono uniti e si vogliono bene, creano sogni, utopie … Oscar Wilde sosteneva che “una mappa del mondo che non comprenda il paese dell’utopia è indegna finanche di uno sguardo”. Ecco, noi due, io e mia moglie, questo paese dell’utopia pensiamo di averlo trovato qui, dove accadono cose belle e inattese: ieri, ad esempio, è venuto da me Peppone compiendo due gesti imprevedibili: prima di tutto mi ha chiesto di organizzargli, attraverso Internet, un tour culturale della Sicilia, e poi, cosa per noi assai più importante, (a destra compare Bea) mi ha detto di aver trovato un nomignolo per mia moglie …

BEA:          Il che, lo sappiamo bene, significa che l’intero villaggio ha deciso di considerarci “dei loro”. È come se fosse venuto a consegnarci le chiavi del Truc! Già … Ha detto che d’ora in poi mi chiameranno “la svampita” … questa poi!

Buio.

SCENA XVI

A casa della Tavina. La lapide non c’è più. Viene proiettata la data della rappresentazione, che rimarrà accesa fino alla fine dello spettacolo. Dopo pochi secondi luci normali. La Tavina entra in scena da destra come all’inizio, parla al pubblico.

TAVINA:   Al Truc la vita riprende … Ora siamo undici … Sì, anche i terroni ormai sono dei nostri … e presto Giuspin e Angiolina faranno ancora aumentare la popolazione … (si ferma al centro della scena ed indica la data proiettata) Guarda lì, oggi sono cento e due anni giusti giusti. Questa sì che sarebbe una bella giornata per morire … Ma, in fin dei conti, devo smetterla di avere tutta ‘sta fretta … Alla mia età le cose vanno fatte con molta calma, anche crepare: non sono mica più una giovincella, diamine! (riprende a camminare verso la sua sedia a dondolo) Anche quella lapide … l’ho fatta portare in cantina … E poi, lo so già, (si siede) fra poco arriveranno qui tutti ‘sti scemi con la torta e tutto il resto per festeggiarmi, vuoi mica deluderli?

Entra Richeta con la torta in mano seguita da Giuspin, Angiolina, Pero, Peppone, Pinota, i terroni

RICHETA: Cento e due anni! Evviva!

TUTTI:       Evviva! (battono le mani, cantano “Tanti auguri a te…”)

RICHETA: Adesso lo sappiamo: la nostra Tavina resterà con noi per sempre!

TAVINA:   (al pubblico) Ecco, appunto …

Sipario

Musica

FINE


[1] Ottavia, Ottavina

[2] Enrica, Enrichetta

[3] Giuseppe, Giuseppino

[4] Pietro (si pronuncia Peru)

[5] Ignazio

[6] Giuseppina, Pina, Pinuccia

[7] Augusto (con la ü alla francese)

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