Una stanza al buio

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Manfridi Giuseppe

Manfridi Giuseppe

Una stanza al buio

                                                                                  Ad Anna Maria

                                                                                 

                                                                                  e Paolo D'Achille


PERSONAGGI:

DONNA: Diabolica e divertente. Intrigante. Misteriosa. Guantata. Elegante. Un po' folle. Furba come una volpe. Svagata e misteriosa. Direi bella.

UOMO: Trasandato ma non troppo. Puntuale. Meticoloso. Uterino. Spigoloso. Moralista e corruttibile. Fragile come un vetro soffiato. In veste da camera. Occhialuto. Di mezza età. Senso dell'humour: zero.

DONNA DEL VIDEOTAPE - Così come apparirà, al momento opportuno, suggerita dalle indicazioni di didascalia.


PRIMO ATTO

SCENA: All'alzarsi del sipario, una stanza immersa nella penombra. Mobili ricoperti da teli bianchi. Elementi essenziali: una comoda poltrona sulla sinistra (se ne intuiscono la configurazione e la mole di sotto l'ampio lenzuolo che la protegge), una scrivania prospiciente la scena sulla destra e un consistente armadio-biblioteca a chiudere la parete di fondo. Un po' defilato e daccosto alla biblioteca un bel televisore, dal video liscio nero-specchiante, troneggia sopra un elegante mobiletto predisposto a contenere, negli scomparti più bassi, sofisticati strumenti per la videoregistrazione e una ricca raccolta di nastri tutti accuratamente siglati e tenuti in bell'ordine. Più in avanti, dissimulata da un sontuoso tendaggio, è sistemata una scintillante teoria di lunghi e sottili bicchieri di cristallo e di flaconi per il liquore, bottiglie dalle superfici bagnate come le pareti di un palazzo di Ferrara e dagli immensi tappi, grossi e pesanti come bocce.
In prossimità della quinta di sinistra si suppone il vestibolo e l'ingresso principale dell'appartamento; in prossimità della quinta di destra, i vani interni e, quindi, la probabile uscita di servizio. In terra sono appena visibili degli scarabocchi tracciati col gesso, la cui polvere, nelle ore, è salita a stagnare nell'aria fondendo, col paludamento dei mobili, un sinistro biancore.
Fino a precisa indicazione di didascalia il dialogo che avvia la commedia giungerà da fuori scena, presumibilmente dal pianerottolo, proprio a ridosso della porta d'ingresso.

UOMO: Preferirei non entrasse...

DONNA: Mmmh... sia buono, la prego.

UOMO: Preferirei non entrasse, perlomeno fin quando non mi verranno date disposizioni più precise. Poi che le avevo detto? Vede bene che c'è tanto di sigillo.

DONNA: Via, non racconti storie - ché questo sigillo ha già i nastri rotti! Sì... mi figuro il traffico qui dentro!

UOMO: Un mistero, mi creda! Dio sa chi può essere stato. Ma domani torneremo a rimetterlo.

DONNA: Appunto, domani.

UOMO: Chissà, forse proprio lui...

DONNA: Prego?...

UOMO: Dico, forse proprio lui, o lei - questo non si può sapere... Mi capisce, sì?...

DONNA: Accidenti, lei pensa... ah, ma sarebbe straordinario!

UOMO: E chi altri sennò?

DONNA: Tant'è, nel frattempo però... fino a domani... fino a domani non corre nessun rischio a farmi entrare. Poi già che siamo saliti fin quassù... e mi farebbe un grande piacere, proprio un grande piacere...

UOMO: Mah, che dirle... non so...

DONNA: La prego...

UOMO: Lei mi capisce, dovrei almeno avere un'autorizzazione...

DONNA: Ma come?... sembrava che fossimo d'accordo!...

UOMO: Sì, però... se lei almeno mi chiarisse la sua urgenza, e tutta questa sua necessità...

DONNA: E no, questo non me lo chieda. Si renderà conto che fra un uomo e una donna possono correre segreti che a rivelarli sarebbe un'indecenza. Si fidi di me.

UOMO: Appena pochi minuti, però!... E... mi raccomando!

DONNA: Si figuri, non intendo proprio metterla in difficoltà.

UOMO: (Ancora poco convinto)  Oh... siamo intesi, sì?... Che qui se questa storia viene fuori, lei capisce... sono guai per tutti!

DONNA: Intesi, intesi.

UOMO: (Lo si ode armeggiare con un mazzo di chiavi)  Andiamo allora! Faccia quello che deve fare, ma alla svelta!

DONNA: Perfetto, mi aspetti fuori. Ho solo bisogno di pochi minuti.

UOMO: Lei scherza? Non pretenderà che la faccia entrare da sola? La mia irresponsabilità ha pure un limite. Prego, passi... (Rumori nell'ingresso. La porta viene richiusa e i due finalmente appaiono in scena. Luce)  Ecco fatto, ci siamo! Dico, mi batte un po' il cuore... Certo che emoziona pensare a cosa è accaduto qui dentro. (Annusa l'aria)  Diamine, che tanfo! Non si respira! L'aria tossica: è sempre stata una prerogativa di questa casa.

DONNA: L'umidità...

UOMO: (Con disprezzo)  Parlo dell'appartamento, non del palazzo. Ho annusato qui dentro le miscele le... le più insostenibili, sa!... Liquori, tabacchi, acque di colonia - ma di tutto! Di tutto!... Vomitevole. Appestavano pure il pianerottolo, mi creda. Adesso, magari, non dico... saranno i disinfettanti, e tutta questa polvere di gesso. (Riprendendosi)  Ma già, lei deve essere un'amica... Saprà bene di che parlo.

DONNA: (Aggirandosi per la stanza)  Sì, capisco.

UOMO: Già interrogata, lei?

DONNA: (c.s.)  Io?... Oh, no! Io non c'entro proprio. Niente da dire, assolutamente niente!

UOMO: (Quasi con entusiasmo)  Io sì! Ieri e oggi. Due giorni - due!

DONNA: (c.s.)  Ullallà, accidenti! Due giorni...

UOMO: Ieri e oggi, sì. Quattro ore al giorno, faccia un po' i conti: ieri e oggi, due giorni, quattro ore al giorno: due giorni, no cioè... otto ore! Un giorno pieno, praticamente.

DONNA: (c.s.)  Mmmmh... bravo! E sì: otto ore, un giorno pieno. Bravissimo.

UOMO: Oh, ma certe cose bisogna saperle prendere con spirito. D'altronde è comprensibile: nella mia posizione!...

DONNA: (c.s.)  Logico!...

UOMO: (Con altro tono, con più forza)  Poi, per dirla chiaramente: non è che fra me e lui corresse tanto buon sangue, sa!... E guardi... voglio sforzarmi di tenere solo per mia un'opinione che, comunque, so essere condivisa da molti.

DONNA: (c.s.)  Capisco...

UOMO: Certo, una morte raccapricciante! Tutta la scatola cranica spappolata. Le dico solo una cosa: portato via il cadavere qui è rimasto un lago di sangue da fare schifo...

DONNA: (Voltandosi brusca, sinceramente scossa)  E per piacere! (Da questo momento in poi l'attenzione della donna verrà sempre più attratta da questo buffo tapinello che non manca occasione per mettere in mostra la sua discutibile personalità, goffamente fragile)

UOMO: Mi scusi l'espressione un po' cruda, ma l'avesse visto, ci si fosse trovata!... Ah, io perché ho lo stomaco forte di mio, ma non avrei mai immaginato che solo una pozza di sangue come que...

DONNA: E le ho chiesto per piacere! A me il sangue fa più effetto a sentirne parlare che a vederlo. Per piacere!...

UOMO: Mi scusi, mi scusi - sono mortificato. Eh, devo ammetterlo che il senso del limite mi ha sempre fatto difetto.

DONNA: (Con piglio esagerato, che quasi nasconde il riso)  Già, vedo!

UOMO: Non vorrei... non vorrei che si fosse impressionata...

DONNA: (c.s.)  Eh, poco c'è mancato! (E in un breve tempo di pausa resta immobile a fissare l'uomo con intenzione; l'altro, sentendosi preso di mira, vorrebbe distrarsi da questa disagevole situazione, tornare a parlare, dire qualcosa di conveniente ma, di fatto, la sua unica risorsa è rifugiarsi dietro qualche prurito improvviso e ostinato; poi ide, ammicca, sorride, si scompone e si ricompone nell'attesa disperata che qualcosa avvenga) ... Ha una tale capacità di sintesi nel rendere certe immagini... le butta lì così: cadavere, pozza di sangue... che io ma la vedo proprio questa pozza di sangue, e quel cadavere...

UOMO: Beh, parole che si usano...

DONNA: Ma trova un modo lei per dirle... Bravo: poche, semplici e azzeccate.

UOMO: Insomma...

DONNA: O forse saranno le circostanze.

UOMO: Ecco, sì - probabile.

DONNA: Comunque non insista. Ha capito che tipo sono, sì?... Non insista. (E torna a curiosare per la stanza)

UOMO: Sa, poi bisogna capire... sono due giorni che non mi tocca parlare d'altro... cioè, che mi tocca... che... che... sì, sempre con questa storia - e poi mica solo con la polizia... no, tutti, qui, tutti... E anche i giornalisti... ah, quelli poi... quasi peggio della polizia... allora... allora, ecco... per me quasi non ci faccio più caso, e, vede... d'altronde... d'altronde da chi altro possono andare? Io bene o male qui... bene o male qui sono quello che ne sa più di tutti... E lei... lei mi diceva che sarebbe allora... un'amica, sì?... O no, cosa? Proprio una parente o solo un'amica?...

DONNA: (Aggirandosi per la stanza, come se cercasse qualcosa)  Mmh, mmh... già, proprio.

UOMO: Beh?... Scusi ma non ho capito. Amica o parente?

DONNA: (c.s.)  Amica... amica, amica!... Insomma, mezzo e mezzo - un po' amica e un po' parente. Ma diciamo amica, sì - soprattutto amica!

UOMO: Lei è la prima persona, sa, che viene a cercare di lui... beh, via di lui... sì, ecco, mi ha capito insomma: che viene qui.

DONNA: Davvero?

UOMO: Altroché!

DONNA: So che è stata chiesta l'immediata abitabilità, è così?

UOMO: Sì, dalla moglie.

DONNA: Non viveva con lui?

UOMO: Come se viveva con lui?...

DONNA: Perché, non può essere?

UOMO: Diamine, ma allora non li conosceva affatto!

DONNA: Wow, Gesù che malfidato! Non benissimo, ecco - tutto qui! Era un po'... era un po' che ci si era persi di vista, ma le pare che sarei venuta altrimenti?... Eh, Santo cielo - lei prende tutto per il verso sbagliato!

UOMO: (Cercando un tono che abbia il massimo dell'autorità)  Oh, insomma, tagliamola corta!... Cosa sarebbe venuta a fare? E che cerca?... Eh? Cosa?... Vuole essere chiara una buona volta e spiegarsi, sì o no?

DONNA: Gliel'ho detto e ripetuto: nulla di losco, stia tranquillo. Io... io desidero solo... desidero solo vedere.

UOMO: Vedere cosa?

DONNA: Vedere!

UOMO: (Eccitatissimo)  E no! Io le restituisco i suoi soldi ma la faccio uscire - non mi fido mica! Ho dei doveri... ho dei doveri, sa, da rispettare: molto precisi. Una scappatella va bene, se innocua... però niente di più! Niente! Più di un occhio stia sicura che non intendo chiudere! Poi sarei io a doverne pagare le conseguenze, cosa crede?...

DONNA: Me ne rendo perfettamente conto.

UOMO: E no, cara signora, non mi sembra proprio. Questo appartamento è ancora luogo di indagine e io sono demandato alla sua sorveglianza. Proprio non ha idea di cosa stia facendo per lei!

DONNA: Ma non per nulla! Le ricordo che si è lasciato corrompere con estrema facilità, e, se è questo che vuole, posso venirle nuovamente incontro...

UOMO: (Risentito)  E lasci perdere!

DONNA: Via, non volevo offenderla...

UOMO: Ah, certo che no - non le era passato nemmeno per la testa!

DONNA: Su, non faccia il bambino adesso!...

UOMO: E non è la prima volta che accade. Anche prima mi ha offeso, e senza scusanti.

DONNA: (Sinceramente sorpresa)  Prima? E quando?

UOMO: Prima! Gliel'ho fatto gentilmente notare ma non ci ha nemmeno badato. Si stava rivolgendo a me con un certo tono... (Infine, con il piglio di chi vorrebbe apparire molto più arrabbiato di quanto non sia in realtà...)  E dunque sia ben chiaro una volta per tutte: io non sono il portiere qui! Non sono il portiere!

DONNA: Ah, questa proprio...

UOMO: Sono un inquilino come tutti gli altri, anzi: ben qualcosa in più, ben qualcosa... Sono l'amministratore del palazzo, va bene?... E sono io che organizzo e dirigo le riunioni di condominio - io! Per cui, in mancanza di una guardiola - eh, questa è una vecchia pena! - e per tacito e comune consenso, sono quello che più di tutti s'interessa della sorveglianza dello stabile e dei vari traffici che avvengono qui dentro. Così, pur se non da contratto, io finisco per accollarmi le mie responsabilità.

DONNA: Ah, ecco!... Lodevole da parte sua. Lei deve essere persona dotata di uno spiccatissimo senso civico.

UOMO: (Con ulteriore risentimento)  Poi, svolgo un'attività, io, che non ha proprio niente a che vedere con il portierato!

DONNA: Sarebbe?...

UOMO: Cosa?

DONNA: La sua attività.

UOMO: Ah, io lavoro... lavoro il marmo.

DONNA: Scultore?... Affascinante.

UOMO: O beh, un'arte ereditata. Ma con un certo talento e profitto, in verità!

DONNA: Perché, già suo padre?...

UOMO: (Con vivissimo orgoglio)  Oh, lasciamo perdere! Ci perderemmo nella notte dei tempi.

DONNA: Wow... addirittura roba di generazioni!...

UOMO: Gestione famigliare, sa come si dice!...

DONNA: E non si butti giù adesso. L'arte è arte!

UOMO: Vero, vero! Ma bisogna anche saper restare con i piedi per terra, mica no!...

DONNA: E mi dica...

UOMO: (Interrompendola, con un certo imbarazzo stavolta)  No, la supplico! Non vorrei parlarne... davvero! (Dopo una breve pausa, riprendendosi)  La mia musa è avara, sa... pretende tatto e riservatezza.

DONNA: Un lavoro amato. Si sente.

UOMO: (Arrischiandosi nello sproloquio)  Sa cos'è... certo, la bellezza che foggia la pietra, la creazione, la... la... la cosa che ti nasce dalle mani... oh, tutto bello, sì! Giusto, giustissimo - e uno può fare tutti i sogni che vuole, ma poi... poi i tempi sono quelli che sono, e più che mazzate in testa... Ah, non me lo dica - so bene, so da me... lo so da me cosa significhi poi, alla fin fine, ridursi a vivere un'esistenza di... di... bah, diciamo di soli pensieri. (Picchiandosi sul petto)  Tutta qui, dentro - dentro!

DONNA: (Quasi andandogli a bisbigliare nell'orecchio)  Ma di che purezza! Ed è sempre dentro che ci teniamo il meglio. Vedrà, non demorda - vedrà, anche gli ideali se ne verranno con i loro tesori - vedrà...

UOMO: (Cambiando decisamente tono e prendendo possesso del centro della stanza)  Va bon, lasciamo andare, via!... Lasciamo andare!...

DONNA: Ma perché?... Se può darle un po' di conforto parlare, sfogarsi...

UOMO: (Sordo alle parole dell'altra)  Ora le spiego. Il condominio, qui, è tutto formato dalle famiglie fondatrici della cooperativa che, circa una cinquantina di anni fa, comprò il terreno edificabile e tirò su lo stabile. Intendo dire: dagli eredi delle stesse famiglie. Ecco, questo appartamento è l'unico che ha subìto l'ignominia della vendita. Vendita ingiustificata, peraltro. Negli altri siamo tutti noi, quelli delle famiglie di un tempo.

DONNA: Perfetto, ma... a me?...

UOMO: Scusi?

DONNA: Perché me lo racconta?... Forse pensa mi sia utile saperlo?

UOMO: Non conosco i suoi fini. Ad ogni modo è un nostro motivo di orgoglio.

DONNA: Ah, questo sì - me ne rendo conto.

UOMO: (Più diretto, quasi sfrontato)  Senta, le propongo un patto. Inutile nascondere la mia curiosità, per cui lei adesso mi spiega ben bene il motivo che l'ha fatta venire qui, e... e se lo riterrò un buon motivo - e opportuno, soprattutto... Beh, sa cosa faccio?... Sono anche disposto ad andarmene e a lasciarla sola qui dentro - chiusa, s'intende: come se la porta stanotte non fosse stata aperta. Però... sincerità!

DONNA: Cos'è? Le sta dando di volta il cervello?

UOMO: Ma non è quello che voleva, scusi?...

DONNA: E tutte le sue remore?... Sparite?... Tutte d'un colpo, così, sparite?...

UOMO: So quel che dico! Non prendo mai decisioni alla leggera, io!

DONNA: Ma se è stato lei a dirmi che la polizia...

UOMO: Non le va?... Perfetto, basta - argomento chiuso! Avanti, si sbrighi che ce ne andiamo.

DONNA: Via, si calmi. E' che la sua proposta mi pare davvero sorprendente: farmi passare la notte qui...

UOMO: (Quasi a giustificare)  Non dico tutta la notte, solo il tempo che le serve.

DONNA: Incredibile!

UOMO: Certo che poi mi premurerei di dare una bella perlustrata in giro, questo sì... e che tutto sia a posto, così come è adesso... E poi, perché non dirlo?... mi fido abbastanza, sì - per cui... la mia proposta è chiara; quello che le chiedo è solo questo: sincerità... Ci pensi. Non dovrebbe costarle granché! (Segue una pausa. I due stanno a leggera distanza l'uno dall'altra e si scrutano, si osservano; forse per la prima volta l'uomo sta provando la dolcissima illusione di aver preso in mano le redini della situazione; nel suo sguardo c'è la strafottenza tipica di chi pensa di avere incastrato l'avversario con una mossa magistrale; infine, come illuminato da un'intuizione...)  Perdio, ci sono! E sì che ci sono!... (Puntandole il dito contro)  Lei è una scrittrice! Dica, avanti - ci ho azzeccato? E' così?... (Nessuna risposta)  Perdio,  sì! dica la verità, dica la verità che ci ho preso!... E' una scrittrice... una scrittrice o giù di lì?...

DONNA: Nulla, comunque, che giustifichi espressioni tanto sboccate.

UOMO: E avanti, sù... sinceramente...

DONNA: (Pensando a tutt'altre cose)  Se dovessi consigliarla direi che la sua mi sembra una proposta un po' sciagurata. Oh, intendiamoci: a me andrebbe benissimo - ma per lei, dico.

UOMO: ... o una giornalista, forse?...

DONNA: Qui dentro...

UOMO: Purché mi dica chi è e cosa vuole!

DONNA: A pensarci... l'idea è suggestiva davvero.

UOMO: Se ne persuada. Avrà tutto il tempo che le occorre per fare quello che deve fare - tutto il tempo.

DONNA: (Svenevole e falsa)  Ma raccontarle tutto... proprio tutto tutto...

UOMO: E non stia a fare queste arie! Mi ha capito benissimo. Solo quello che c'è da sapere. Decida lei. Certo... se è quel che penso...

DONNA: Cioè?

UOMO: Posso azzardare?...

DONNA: Azzardi, azzardi...

UOMO: Letterine compromettenti, suppongo...

DONNA: Gesù, che tipo!

UOMO: Magari non proprio letterine, ma che so?... regalini, sciocchezzuole...

DONNA: (Candidissima ma quasi fingendo orrore)  Ma lei è un mostro! Né più né meno: un mostro!

UOMO: Oh oh... mostro - addirittura!...

DONNA: Mostro, mostro! Altroché! E della peggiore specie. Ma se la sentissero quelli della polizia, che si fidano tanto di lei... ma lo sa che ci sarebbe da impiccarla al palo più alto! Se ne rende conto sì o no?... E si rende conto che le letterine che dice potrebbero magari essere delle prove fondamentali?... E lei, qui, che ci fa tutto il cicio...

UOMO: Uff... fondamentali, sì - mi figuro quanto! Giusto per ingarbugliare ancora di più le indagini!

DONNA: Allora zitto lì! Io ci sto - e per il resto affari suoi... se davvero crede di poterlo fare...

UOMO: (Nuovamente in crisi)  Ma perché insomma dice che, forse, insomma... sarebbe proprio esagerato?...

DONNA: Alla sua età non starà mica a dipendere dal parere di una sconosciuta. Probabilmente abbiamo solo una maniera diversa di ragionare - tutto qui! E forse, dal suo punto di vista, chissà!... Solo che mi ha un po'... sorpresa, ecco... solo questo: un po' sorpresa.

UOMO: Appunto, questo! Non vedo perché non dovrei fidarmi... poi è una questione... una questione d'intuito.

DONNA: Fidarsi sempre dell'intuito.

UOMO: Vero?... Anch'io lo dico.

DONNA: Per forza, è un artista.

UOMO: E non si creda che tutti la pensano così...

DONNA: Vorrei vedere! Mica tutti sono artisti.

UOMO: Anche lei, però, nel suo piccolo...

DONNA: (A schermirsi)  Via, via...

UOMO: E se non mi fidassi nemmeno glielo avrei detto.

DONNA: Ma certo! Sicuro!... La cosa si coglie al volo. Lei è un uomo zelante, veramente zelante... E mica staremo a fare un processo per qualche piccolo cedimento - ché poi, accidenti, anche la sua galanteria dovrà avere un suo prezzo, no?... Oh, su questo non ci sono dubbi: nessuna leggerezza nel suo comportamento.

UOMO: Ma mi stesse prendendo in giro, per caso...

DONNA: Ah, ricominciamo... Ma si può sapere in che lingua debbo parlarle per sperare di non essere fraintesa?...

UOMO: Non è questione di lingua, lo sa benissimo!...

DONNA: Ah, no?... E di cosa, allora?... (Dicendo questo si avvicina al mobiletto-bar e si china a dischiuderne le piccole ante)

UOMO: Ma che fa? Lasci stare! Non si può toccar nulla qui - cosa si mette a smucinare?... Oh, ma questa poi!...

DONNA: E mi vorrebbe lasciar sola?

UOMO: (Preoccupatissimo)  Guardi un po', era sigillato per caso?

DONNA: (Inventariando divertita)  Bottiglie, bottiglie e ancora bottiglie... dovunque apri: bottiglie!

UOMO: Ma cosa gliene importa a lei?... Se a quello piaceva bere... ma cosa gliene importa?...

DONNA: Che dice... approfittiamo?

UOMO: Lei è pazza.

DONNA: Bum, e che sarà mai!... Solo perché le propongo un brindisi?...

UOMO: Bere? In questa stanza?... Da quelle bottiglie? (Con insostenibile disgusto)  Possibile che non provi il ribrezzo di... di... ma solo di quello che dice, solo pensarlo...

DONNA: Io? No. Proprio no. (Si versa da bere e beve)

UOMO: Ma allora lo fa apposta! E non ci sono altre spiegazioni: per forza che lo fa apposta!... E sì, perdio - me lo faccia dire: lei è malata, depravata tutta nel profondo dell'anima.. Venire a farsene bisboccia nella casa di un morto ammazzato... Magari poi sarà anche una cosa che ci ha un suo nome preciso, non lo so, ma questa... questa non è una cosa normale, sa - proprio no! Questa è malattia! Malattia!

DONNA: (Lasciandolo ancora inascoltato e indicando i segni che sono tracciati in terra, esattamente vicini al punto in cui si è fermata a bere)  Guardi là: non le sembra che si possa quasi seguire l'itinerario di quel crimine?

UOMO: Eh?...

DONNA: Guardi le linee di gesso... quei segni là in fondo(Indica)  ... fino a questa sagoma. Passo passo - qui la vittima... e lì l'assassino. (Additando tre punti)  Minaccia, colluttazione, morte. Questi cerchietti sa cosa stanno a indicare?

UOMO: (Titubante)  No... veramente no.

DONNA: Le macchie di sangue. Sono schizzate fino a laggiù, oppure... le spiegazioni potrebbero essere tante. Ma guardi, guardi qui!... Ecco guardi com'è chiaro: la fuga... e la caccia. Non le sembra chiaro?... Ma sì che è chiaro. La disperata corsa verso la salvezza... e la smania di colpire! Però... però, a guardare con altri occhi... a guardare con altri occhi, chissà?...

UOMO: Cioè.

DONNA: Ecco... E se il sogno di chi fuggiva non fosse poi stato tanto disperato?... Se all'ultima di queste stazioni - dico "stazioni", Via Crucis: è tutto chiaro, sì?... - ecco, se all'ultimo le parti si fossero improvvisamente invertite?... Se chi stava per essere colpito avesse trovato - lui! lui! - con un ultimo guizzo di terrore - se avesse trovato lui la forza per uccidere prendendo, lui, le parti del suo carnefice?... Incredibile... ma possibile - e cosa possiamo saperne noi?... Insomma, lei che ne pensa? Sarà poi tanto vero che le vittime sono sempre quelle che finiscono ammazzate?... Ci faccia caso: guardando questi sgorbi... si può immaginare di tutto!... O no?... (Segue una lunga pausa)

UOMO: Ma... lei è del mestiere? (La donna si versa del liquore e beve; nessuna risposta)  E certo che sì! L'avevo detto io - l'avevo detto!...

DONNA: Cosa?

UOMO: Oh, insomma!... Ma non mi sta mai ad ascoltare quando parlo?...

DONNA: Mi duole offenderla, ma devo confessare di non avvertire in lei una solida tempra di artista... (E gli gira intorno, l'osserva, sorride) ... Niente... niente di spregiudicato, di particolarmente estroso... Invece sempre tutto teso, spaventato... E un po' di fantasia, che diamine, un po' di spirito!

UOMO: Se permette, so da me quello che valgo, e certo non stavo qui ad aspettare lei che me lo venisse a dire... sempre se me lo permette, vero!...

DONNA: Oh, impressioni mie, s'intende!

UOMO: Soprattutto, poi, credo che abbia completamente perso di vista lo spirito della situazione in cui ci troviamo. Questa non è una garçonnière, e spero non saremo saliti qui solo per metterci a fumare, a bere e a fare conversazione. Trovo assolutamente irritante la sua indifferenza al raccapriccio e alla ripugnanza che si respirano qua dentro!

DONNA: (Con il suo solito modo disincantato)  Ma poi si è capito come hanno fatto a sfondargli il cranio?

UOMO: Mi dica perché siamo qui!

DONNA: Un colpo secco alla tempia, sembra... Ma con che? E come?... Non è stato trovato niente, mi pare...

UOMO: Cose che non ci riguardano, va bene?... Ci pensa la polizia a questo! Quando lo scopriranno glielo verrò a dire, contenta?...

DONNA: ... Senso di nausea, per caso?...

UOMO: E la pianti! Mi stava dando ragione prima, aveva mostrato di comprendere la mia situazione...

DONNA: Sicuro.

UOMO: (Con un soffio di viva speranza)  E dunque?

DONNA: (Risoluta, franca)  Carte in tavola, okay?

UOMO: E lo dice a me?...

DONNA: Innanzitutto, una piccola confessione. Sa che prima, mentre salivamo... ma no, anzi: prima ancora, quando sono venuta per convincerla a portarmi sù - lo sa che mi ero davvero messa in testa di darle a bere qualche balla, magari quella di essere una giornalista... Bah, la cosa più logica! D'altronde le era anche venuto in mente senza che io le dicessi nulla... E Dio, perché non l'ho fatto?... Almeno mi sarei evitata tutti questi suoi noiosissimi interrogatori.

UOMO: Ah, grazie! Come se non fosse nel mio diritto!...

DONNA: Ma tanta onestà dovrebbe garantirla delle mie buone intenzioni... Ci rifletta!

UOMO: E perché poi... perché poi ci avrebbe rinunciato?

DONNA: Prego?...

UOMO: A dirmi una bugia!

DONNA: Ah, così!... Avrebbe preferito?...

UOMO: Non dico questo, però...

DONNA: Ma che tipo! Gesù che tipo!

UOMO: Insomma, perché?

DONNA: Ma perché la rispetto: tanto semplice!... Prenderla in giro? Ma scherziamo?... Un brav'uomo come lei!...

UOMO: Signora, debbo tornare a pregarla di usarmi almeno la cortesia di non offendere!

DONNA: Essere offeso... sembra che non ci sia cosa che tema di più al mondo!... (Più spigliata e diretta)  Beh, a dirla tutta, ci ho rinunciato, sì... perché lei mi dà sicurezza... davvero! Mi dà sicurezza e voglio fidarmi.

UOMO: Ah, lei di me - ma questo è il colmo!

DONNA: Il colmo?... forse, già - in qualche modo... (Andandosene, con la sua solita aria da schiaffi, al televisore)  Sa come si accende questo coso?...

UOMO: Ma non ci provi nemmeno!

(Detto fatto: l'uomo nemmeno ha il tempo di terminare la frase che sul video, e con il sonoro a buon volume, appaiono le immagini alquanto lubriche di una confusa ammucchiata)

DONNA: Toh, guarda: sozzerie!

UOMO: E spenga, per la miseria! Spenga! (Si precipita verso il televisore, vorrebbe correre a spegnerlo ma la donna, che ha impugnato il telecomando, alza di colpo il volume... Urla sconce e insulti, tra cui spicca un  "Porco!"  a tutta forza, rimbombano per la stanza. L'uomo, raggelato, si blocca sul posto)

DONNA:(Con il telecomando puntato sul video)  Fermo dov'è! Non si avvicini di un passo!

UOMO: (Piagnucoloso)  Abbassi, la supplico, abbassi...

DONNA: (Abbassando)  Io abbasso ma lei non provi ad avvicinarsi, chiaro?...

UOMO: (Al colmo della viltà)  No, no... non mi avvicino, no.

DONNA: Bene, bravo... vede com'è facile intendersi!...

UOMO: (c.s.)  Ma perché... Perché si comporta così?... Si rende conto se ci trovassero qui?... Ma cosa si è messa in testa, vorrei sapere... Cosa?...

DONNA: (Con l'aria più innocente di questo mondo)  Io sono solo una curiosetta - io!... E' lei che mi ha invitato a salire, a vedere... è lei che ha le chiavi...

UOMO: (Perdendo letteralmente le staffe)  Oh, porco giuda, ma io la... (Dimenticandosi della minaccia starebbe quasi per piombarle addosso ma la donna, al solito, porta rapida il volume al massimo e lo inchioda sul posto)

DONNA: Oh, calmino, eh!... Mi meraviglio di lei! Una persona così a modo usare certe espressioni! (Dal video una bruna meravigliosa che si voltola tra le lenzuola mugola un dolcissimo:  "Oh, amore mio, sì...". Poi la donna, riabbassando, e con voce diabolica...)  Si goda lo spettacolo, piuttosto!...

(Segue un'intensa pausa. Improvvisamente attratto dalle immagini del televisore, e soprattutto, si capisce, come da qualcosa che riconosce, l'uomo resta di pietra. La donna, come se aspettasse questa reazione, sta ad osservarlo al suo solito modo pur fingendo con l'usuale e trasognata disinvoltura che rende ambiguo ogni suo gesto e ogni sua parola. Infine, con premeditata scelta di tempo, rompe l'incanto: spegne il televisore, se ne torna svelta al centro della stanza e, sedendosi in poltrona, riprende a parlare tranquilla e discorsiva)  Forse ha ragione: non converrebbe a nessuno dei due. No, credo proprio di no - e suppongo che comincerà davvero a vedermi come il fumo negli occhi, come... una stupida dispettosa e prepotente. (Accendendosi una sigaretta)  Lei niente, immagino... (Nessuna risposta)  Ha visto che sporcaccione?... Quelle cosette se le faceva da sé...

UOMO: (Farfugliando)  E lei cosa?... Ma chi le ha...

DONNA: Proprio vero: un maialone...

UOMO: (Esausto crolla a sedere sulla prima sedia che gli capita a portata di mano. Breve pausa)

DONNA: Deciso! Sarò franca. Sì... Ma sì, a lei posso dire tutto. E forse anche... se potesse consigliarmi... (Breve pausa)  Ma tu guarda i casi della vita! Chi me l'avesse detto!... Ha qualcosa di speciale, sa... Dico sul serio: per farmi questo effetto!...

UOMO: Io... io non ci capisco niente.

DONNA: Vede, io sono qui... (e tace)

UOMO: Beh?... Continui!

DONNA: Per...

UOMO: Per?...

DONNA: Chiuda la porta a chiave, per favore.

UOMO: E' ben chiusa, stia tranquilla.

DONNA: A chiave, dico!

UOMO: A chiave?... Ma... Ma è il colmo!

DONNA: Gesù, tutti colmi, per lei, tutti colmi!...

Avanti, sia cortese!... Cosa le costa?... (Nessuna reazione da parte dell'altro che se ne resta con l'aria imbambolata e completamente persa a fissare la sua antagonista)  Ma è sempre così sgarbato con le donne, lei?... (Niente, nessuna reazione)  Un duro, eh!... Guardi che non le dico niente!

UOMO: Mi dia solo una buona ragione per andare a chiudere la porta a chiave: una sola!

DONNA: (Con un tono più sottile, implorante)  Ma crede che io sia davvero quella che sembro?... E che non possa avere anch'io le mie debolezze?... Le mie paure?...

UOMO: (Imperterrito, monotono)  Una sola... Una ragione sola!...

DONNA: E gliela sto dicendo!... Mi faccia sentire sicura - ne ho bisogno. Certe confidenze, poi... lei capirà, pretendono la più serena disposizione d'animo... E se le dico che così mi sento agitata... Sia buono, la supplico: chiuda ben bene la porta a chiave.

UOMO: (Alzandosi)  E vada anche per la chiave!... Io voglio proprio vedere fin dove vuole arrivare... (E ripete nervoso)  Voglio proprio vedere, voglio proprio!... Ma non si creda... non si creda di mettermi sotto come le pare, sa... E figurati! Ha trovato lo scemo del villaggio, ha trovato... (E vorrebbe dirne altre ma non trova le parole e continua solo con degli astiosi mugugni)

DONNA: (Con sconfinata dolcezza)  Se invece di prenderla così cercasse di vedermi come un'amica... (L'altro ha un ringhio feroce)  Vada, vada... e si sbrighi!...

(L'uomo si allontana mentre lei torna al mobiletto-bar, verso il proscenio; riprende il bicchiere e si china a scegliere qualcosa da bere.)

UOMO: (Rientrando)  Tanto baccano per nulla! Non si deve preoccupare per la porta: un sistema di chiusura ermetico con innesto automatico dell'antifurto... Più chiusi di così!

DONNA: (Sempre intenta a leggere le etichette delle bottiglie)  Hai capito!... Ci teneva alla robetta sua, eh!... (Porgendo all'altro un bicchiere)  Un goccio, adesso?...

UOMO: No, niente!...

DONNA: Non le dispiace se io?... (E si versa da bere)

UOMO: Mi sembra che beva parecchio, però!...

DONNA: Eh, c'è chi ne ha bisogno!... (E beve)  Innanzitutto mi dica... (Una smorfia di impazienza dell'uomo)  Ah, non si dia pensiero: starò ai patti, ma innanzitutto mi dica: si è parlato molto della cosa in giro?

UOMO: Se se ne è parlato molto? Ah, direi!... Un incidente del genere... quando mai?... Non solo nel palazzo, ma in tutto il quartiere non era mai avvenuto. Questa, ringraziando Dio, è ancora una zona tranquilla. Al massimo furtarelli, scippi...

DONNA: Tutto qui?

UOMO: (Con rancore, come se parlasse di cosa sua)  Adultèri...

DONNA: Possibile?

UOMO: (Indispettito)  Giusto cielo, possibilissimo! Sono nato qui io, gliel'ho pur detto: abito in questo quartiere da sempre.

DONNA: Insomma... solo decessi occasionali, condominiali...

UOMO: Beh, nell'ordine delle cose, sì... Purtroppo accade. Ma certo... in questo modo barbaro e selvaggio...

DONNA: Oh, non lo dica!... Non mi ci faccia pensare! (E si aggira noncurante per la stanza)

UOMO: E allora?... Sto aspettando!

DONNA: (Buttando distrattamente l'occhio verso una mensoletta d'angolo)  Che senso! Hanno lasciato intatto il portacenere zeppo di mozziconi. Chissà, servirà...

UOMO: (Perdendo per un attimo il controllo dei nervi)  E parli, perdio, parli!

DONNA: (Con molta calma)  Sccch... La sentiranno. Non sarebbe opportuno. (L'uomo si rende subito conto dell'imprudenza compiuta; si ricompone, torna a sedere, ma ancora visibilmente scosso)  Tanto più che sento un certo viavai qui fuori. Qualcuno ha visite stasera nel palazzo. Non sia così eccitato... E' del tutto fuori luogo.

UOMO: (Con un filo di voce)  La scongiuro... Parli.

DONNA: Oh, un affaruccio semplice semplice... Ora che glielo dico rimarrà anche deluso. Praticamente già l'ha capito da sé... quello che diceva prima, sì... delle letterine da recuperare: più o meno... Ora, non proprio una letterina ma siamo lì. Eh, si vede che sa afferrare le situazioni al volo, lei!... Ma poi, soprattutto... Che faccio? glielo dico?... Ma sì, va - a questo punto!... Soprattutto è che avrei da restituire una o due cosette. Cioè... sarebbe meglio, ecco!... Sì, tutto sommato, meglio riportarle - tanto io non saprei davvero cosa farci.

UOMO: (Esterrefatto)  Restituire?... E a chi?

DONNA: (Indicando la sagoma in terra)  Teoricamente, a lui. Beh... tanto per cominciare io le ho riportate qui, poi se la vedranno gli eredi. Mi pare la cosa migliore, no?... Il ragionamento è giusto.

UOMO: (Agghiacciato)  Sono di stucco!

DONNA: Bene, questo è tutto. Suvvia, mi dia le chiavi adesso!

UOMO: Oh, ma sta dando i numeri?... Ma nemmeno per sogno!

DONNA: (Avvicinandosi con passo lento e con la mano tesa)  Le chiavi, sù!

UOMO: (Preso da una reazione inconsulta e rapidamente repressa)  Aiuto! (Poi, dopo una breve pausa, ben più calmo...)  Perché vuole le chiavi?... E soprattutto perché dovrei dargliele?

DONNA: Non ritiene che sia io ad aver preso in mano le redini del gioco oramai?... Quel che è giusto è giusto! Avanti, fuori le chiavi!

UOMO: Che gioco? Che partita?... E perché dovrebbero essere le mie chiavi a fare da posta?

DONNA: Cominciamo col dire che le chiavi non sono sue ma del defunto.

UOMO: Mi sono state affidate! Io ne debbo rispondere... ne debbo rispondere davanti a... di... (Farfuglia e si agita in preda al nervosismo)

DONNA: Secondo poi, la posta è sempre quella pretesa dal vincitore e non certo quella offerta dallo sconfitto.

UOMO: (Incollerito, ma in sensibile difficoltà)  Ma come si permette di avanzare delle pretese? come si permette?... A che titolo? Parla come una folle, e io che la sto pure a sentire... e che non ho avuto la minima spiegazione, non ho avuto!... Ma lei... lei ora esce immediatamente da questa casa, esce!... Immediatamente, mi ha capito?...

DONNA: Sbaglia a usare questo tono. Deve essere completamente fuori strada. Senz'altro avrà frainteso. Non confonda noi due con le circostanze: questo orribile lutto tinto di bianco, i disegni di gesso, la sagoma in terra...

UOMO: No, solo che mi sono sbagliato. Sì, lo ammetto: colpa mia, dovevo capirlo che razza di donna è lei... Una mitomane che non c'entra niente, ma proprio niente con questa storia... (Nel frattempo la donna se ne torna verso il televisore... passa in rassegna i titoli delle tapes registrate e cambia la cassetta nel videoregistratore - tutto questo, appunto, mentre l'altro continua nel suo sproloquio)  Oh, mi ha capito?... Sente quello che le sto dicendo?... Una mitomane, malata qui, nel cervello... Ma proprio tutta fatta, da cima a fondo, cara mia... questa è la verità! Questa!... Ma lei si deve curare, si trovi un medico, si ricoveri, faccia qualcosa - perché così non si può mica andare avanti, sa... Ora... Perché fin quando si trova con persone civili, vero...

DONNA: (Sistemato l'apparecchio, accende il televisore e appaiono le ultime fasi dell'incontro Italia-Germania, finale del Mundial '82. Leggera, in sottofondo, la telecronaca di Nando Martellini)  Però, sporcaccione ma sportivo. Sulla scatola c'era scritto "Dossier Barbara Estate '79". A lei piace il calcio? A me sì, tutto sommato. Non ci capisco niente ma mi piace.

UOMO: (Come in precedenza anche stavolta vorrebbe balzarle addosso e spegnere il televisore, ma l'altra, imperturbabile e senza nemmeno voltarsi, lo ferma al volo con il solito trucco di alzare il volume. Poi, con voce flautata...)

DONNA: Quelli con la maglia azzurra sarebbero i nostri, no?... E quelli bianchi?... Ma io l'ho vista questa!... Sì, sì... mi pare proprio di averla vista. (Più diretta all'altro, ma sempre guardando la partita)  Ehi, lei... faccia una cosa: se ne torni a sedere che le propongo un gioco. (Nessuna reazione; la donna rialza il volume)  A sedere, ho detto! (E l'uomo mestamente obbedisce)  Allora, il gioco... Provi... così - quello che le viene in mente, provi a dirmi qualcosa che abbia a che fare con la morte. (L'uomo la fissa stupito senza sapere che dire né cosa pensare)  Suvvia, non faccia il musone!... E' un gioco, ho detto. La pianti con quella smorfia catastrofica e mi risponda. Allora, qualcosa che abbia a che fare con la morte!...

UOMO: (Con accento freddo, inespressivo)  Becchino.

DONNA: (c.s., senza degnarlo di uno sguardo e sempre interessata alla partita)  Non c'è che dire, immaginazione concreta, ancorata alla vita... Ma insista, non è la parola giusta!

UOMO: Tomba... lapide...

DONNA: (c.s.)  Al fondo deve essere un uomo coraggioso lei - ma no, no: completamente fuori strada! Avanti, prosegua!

UOMO: (Cominciando ad accalorarsi, ma sempre molto impacciato)  Non so... fiori, ghirlanda... ma-marmo...

DONNA: (c.s.)  Ah, dovevamo pure arrivarci: la sua arte! ... Ma sia più audace! Più audace!

UOMO: Ancora?...

DONNA: (c.s.)  Avanti!

UOMO: Più audace?...

DONNA: (c.s.)  Più audace, certo! Non resti fissato su di una sola idea. (Volgendosi per un attimo a guardarlo, perfidamente)  Ho la sensazione che mi stia descrivendo la sua vita... (E torna alla partita)

UOMO: (Sconcertato)  Cosa? Lei come?...

DONNA: (c.s.)  Io, io... intuisco! Continui!

UOMO: Ma insomma, cos'è che debbo indovinare?...

DONNA: (c.s.)  Continui, mi dia retta - e non faccia domande sciocche! Se si dà tanta pena per rispondere è perché sa bene che a qualcosa serve. (Ancora notando il portacenere sulla mensoletta)  Che strano, se ne saranno accorti?... C'è del rossetto su alcune cicche... e le altre sono tutte fumate a metà. (Poi uno sguardo all'uomo e di nuovo alla partita)  Allora?...  Ci ha pensato?

UOMO: Sepolcro. (Alza gli occhi ansioso)  Eh? Sepolcro...

DONNA: (c.s.)  Che orrore! Possibile che proprio...

UOMO: Malattia... una malattia grave, una malattia mortale... malattia!

DONNA: (c.s.)  Ma che triste personaggio!

UOMO: Ehm... febbre, collasso... collasso... no, incidente...

DONNA: (c.s.)  Venga via dall'ospedale che non serve!

UOMO: (Veloce)  Olio santo... olio santo, confessore, abito nero... abito nero, ecco... lutto, funerale...

DONNA: (c.s.)  Sicuro - lutto, funerale...

UOMO: E' giusto?

DONNA: (c.s.)  No.

UOMO: Mi giuri che non si sta burlando di me, e che me ne verrà qualcosa da questa pagliacciata!

DONNA: (c.s.)  Eh, come no! Giuro. Vada avanti!

UOMO: Angelo, demonio... aldilà...

DONNA: (c.s.)  No, no... niente!

UOMO: Spirito... anima... fantasma, spettro, vampiro...

DONNA: (c.s.)  No, è davvero fuori strada... Non è nemmeno questo che io sono! (L'uomo alla rilevazione s'illumina e, dopo alcuni istanti di intensa concentrazione, riprende con rinnovato vigore)

UOMO: (Con determinazione)  Medico! (Spiegando)  Medico di quelli... di quelli che...

DONNA: (c.s.)  Sì, mi rendo conto - ma niente, niente da fare!

UOMO: Agente di pompe funebri, falegname...

DONNA: (c.s.)  Falegname?

UOMO: Fa le casse...

DONNA: (c.s.)  Sia serio! Sento che sta per venirle l'ispirazione.

UOMO: (Infilando le parole una di seguito all'altra)  Indovina, vedova, martire, eroe, strangolata, sacrificio... cioè, sacrificato... vittima, disperso, minaccia... minacciato, ricattatrice...

DONNA: (c.s.)  Avanti, così!

UOMO: Tranello, chi tende un tranello... epigrafe, epitaffio... chi scrive gli epitaffi, chi scrive gli epitaffi su commissione... No, eh!... Allora... Allora... corona di fiori... lei fa le corone di fiori... condannato...

DONNA: (c.s.)  Avanti, con la morte! Con la morte!

UOMO: (Completamente disorientato)  Ve-verme...

DONNA: (c.s.)  Verme, che idiozia!... Insista, che è a un passo ormai!...

UOMO: Condannato, condanna, boia, attentato, attentatore, delitto, assassino...

DONNA: (c.s. e con forza)  Ovvero?

UOMO: Eh?...

DONNA: (c.s.)  Ovvero?...

UOMO: Ovvero che?

DONNA: (Mentre il nastro, giunto alla fine, manda le scene del trionfo azzurro)  Assassina! (L'uomo emette un urlo soffocato, mentre lei, sempre con il telecomando in mano e con gli occhi incollati al video)  E dire che poi siamo caduti così in basso!... (E spegne. Volgedosi verso l'altro...)  "Voglio sapere, voglio sapere"... E io gliel'ho detto. E l'avevo pure avvertita: si contenti di sapere quel tanto che basta. Perché inabissarsi fino al fondo? E con quella sua pelle debole come una velina... No, così non va! Cosa ci guadagna con la verità? Solo un colpo al cuore. Tant'è! La curiosità se l'è tolta adesso!

UOMO: (Si alza tremante dalla sedia)  Non posso crederle... No che non posso!... Perché s'inventa queste fandonie?... Ma cosa si è messa in testa?... E cosa gliene viene, eh?... Cosa?

DONNA: Non può credermi?... E cosa glielo impedisce. Qualcuno dovrà pur essere stato, no!...

UOMO: O Dio Santissimo!

DONNA: Quanto meno l'ho messa al corrente usando un certo tatto. (Giunge da fuori una musica grave, inquietante - evidentemente dall'alto. I due alzano gli occhi al soffitto e per alcuni secondi rimangono in ascolto)  Cos'è?

UOMO: (Ancora inebetito)  Io... io...

DONNA: (Con forza)  Cos'è?

UOMO: Una festa di fidanzamento, credo...

DONNA: Proprio al piano qui sopra?

UOMO: Sì.

DONNA: E le sembra la musica più indicata per un ricevimento del genere?

UOMO: Sono due vecchi... sì, due vecchi...

DONNA: Un po' la favola del palazzo, immagino...

UOMO: Eh, un po'...

DONNA: Ma quanto siete pettegoli! E come mai due vecchi?

UOMO: Mah... non so... non...

DONNA: Via, che lo sa!

UOMO: (Deglutisce, facendo uno sforzo immenso)  Si sono incontrati a un centro... A un centro musicale.

DONNA: (Scoppia a ridere)  A un centro musicale!... Due cultori, insomma?...

UOMO: Sì, credo...

DONNA: (Si versa da bere, guarda in alto, ascolta deliziata e, dopo una breve pausa, alzando il calice...)  Auguri!

SIPARIO


SECONDO ATTO

SCENA: la stessa. La donna sta in piedi in prossimità della quinta sinistra con il suo bicchiere in mano. Di tanto in tanto alza gli occhi verso il soffitto e si concentra nell'ascolto della musica che penetra attraverso i muri e che durerà, con rare interruziioni, fino alle ultime battute della pièce. L'uomo, nell'angolo opposto della scena, è bocconi per terra e, con movimenti rattenuti ed impacciati che vorrebbero passare del tutto inosservati, si arrabatta a rovistare negli angoli, come se cercasse qualcosa. Evidentemente dalla fine del primo atto devono essere trascorsi non più di pochi minuti.

DONNA: In quel modo, stia pur sicuro, non troverà un bel niente!

Ma cosa cerca per terra? Non possono esserle cadute, se ne sarebbe accorto. Senz'altro le avrà poggiate da qualche parte e non si ricorda né quando né dove. Guardi sui mobili, piuttosto... sulla libreria, all'ingresso, e non si dia pensiero... Abbiamo tutta la notte!

UOMO: (Rimanendo inginocchiato, con il volto tra le mani)  Dio Dio Dio...

DONNA: Eh, lo so - una seccatura davvero! D'altro canto mica se le sarà inghiottite il pavimento. Vedrà che salteranno fuori, non è certo il tempo che ci manca. Cerchi, cerchi...

UOMO: (Sempre più piagnucoloso)  Ma perché? perché?... No, non può essere, no che non può... non può!...

DONNA: E' orribile, vero?... Situazione incresciosa, ne convengo.

Si lamenti pure. E come biasimarla?... Solo che come artista, penso, dovrebbe andare in cerca di qualche emozione forte di tanto in tanto, le pare?...
Eh, così si dice!... Oppure lei preferisce di no? Eppure dovrebbe... Sembra sia d'obbligo, anzi, facendo il suo mestiere: così, per tenere sempre la fantasia pronta, all'erta... E anche per metterci dentro un po' di vita vera, vissuta... O no?... (Cambiando tono, sprezzante)  Già, ma chissà cosa ci combina con il marmo, lei! Credo di aver capito qual è il museo dove espone, e quindi anche... anche il motivo di una certa sua scienza 'lessicale'. Mi dica se sbaglio: il cimitero!...

UOMO: (Dopo una breve pausa, d'improvviso, con irritazione)  Cazzi miei, va bene! Cazzi miei!

DONNA: Le ho ridotto di molto il vocabolario, mi pare!

UOMO: (Ora più nervoso che lamentoso)  Lei... lei non ha il diritto, sa... di... di...

DONNA: Di fare cosa?

UOMO: Ma tutto! Come mi tratta, tutto!

DONNA: Solo perché vado a scoprirle qualche altarino?...

UOMO: Non mi vergogno di niente io, sa!... Ma di niente proprio!... Perché io... io posso... posso...

DONNA: Andare a fronte alta! Appunto! Le fa onore. La lotta per la sopravvivenza: e chi non la conosce?

UOMO: (Nuovamente crollando col volto fra le mani)  O Dio mio!... Dio santissimo!

DONNA: Forza, si riprenda!... E' disposto ad ascoltarmi? Vuol saperne di più?... Alle fiamme pure gli ultimi veli! Cosa contano ormai!?

UOMO: No che non voglio! Non voglio sapere niente, non voglio sentire niente!...

DONNA: Sta perdendo il suo decoro, sa! Si metta seduto... E' ridicolo così, davvero ridicolo.

(L'uomo esegue)  Ma come? Da tanto vispo che era! Sembrava così spiritoso...

UOMO: Mai! E' solo... è solo che debbo badare... debbo badare a chi entra, a chi esce...

DONNA: L'ho già ammirata per il suo zelo.

UOMO: Non sto qui per nulla io.

DONNA: Lo zimbello del palazzo!

UOMO: Come?... Come ha detto?

DONNA: Immagino benissimo cosa dicono di lei.

UOMO: Cosa dicono chi?

DONNA: Qui, nel palazzo.

UOMO: Ma se ho la fiducia di tutti! Sono l'unico, io... l'unico che...

DONNA: Spero bene! Niente dà più fiducia, in una persona, dei suoi limiti.

UOMO: Che limiti! Oh, non sono uno che scherza troppo, io! Ma cosa si crede?... E so... so benissimo quello che faccio!

DONNA: Ah, me ne sono accorta!

UOMO: Mica... mica che uno viene e dice: voglio andare lì, voglio andare sù, voglio andare giù, e io ce lo faccio andare a suo comodo!... Debbo sapere, domandare prima... debbo sapere!...

DONNA: Whow, che uomo!

UOMO: Sì, sapere debbo! Rendermi conto, sapere!...

DONNA: Appunto dico! Poi oramai non ho più nessun motivo per nasconderle niente. Anzi, ci tengo che lei non mi consideri quel mostro feroce che altrimenti, sì... date le circostanze... Quando invece, a volte, si va poi a scoprire che... (Squilla il telefono. La scena, per un attimo, s'impietra)  Beh, questa poi!... Sembra scritto. Il telefono che squilla.
E c'è ancora chi ha il coraggio di dire che la gente legge i giornali!... (Pausa, i due aspettano che il telefono la smetta di squillare, quindi...)  Bene, a posto! Tutte le emozioni, eh!...

UOMO: Senta, a me non interessa niente!... Le giuro, davvero niente... Io prima dicevo così, in generale, si capisce... Ma ora, guardi, proprio... posso capire benissimo, certo, benissimo... (Lo scatto inatteso della segreteria telefonica ad ascolto diretto e una voce di donna, chiaramente straniera, interrompe il confuso monologo dell'uomo facendolo saltare sulla sedia)

VOCE: Ehi, brigante...

UOMO: Dio, chi è?...

DONNA: (Quasi in simultanea con la voce dell'uomo e con quella dell'altra donna)  Attrezzatissimo, accidenti!

VOCE: (Molto giovane, calda e dal tono irritato)  Beh, sono all'aero... l'areo - l'are - l'areoporto. Non dovevi venire a prendermi?... Mezz'ora che ti aspetto, dopo otto ore di volo. Otto. E tre giorni che telefono. Tre. E tu, mai. Ora dici dove vado a dormire?... Okay, ora prendo taxi e ti richiamo poi da città. Ciao... (Bacetto)  Ti odio. (Si sente il clic del telefono e l'apparecchio s'arresta)

DONNA: Perché non la ospita lei?... (E si versa da bere)  Io credo che faccia vita troppo ritirata, sa: troppo!...

Dovrebbe divertirsi di più, darsi da fare... Alla sua età: è ancora giovane. (Con altro tono)  Ma via, torniamo a noi!... Le stavo dicendo, scusi?...

UOMO: (Secco)  Niente!

DONNA: E no, qualcosa le stavo dicendo, altroché! Ah, sì... dell'incidente!... (Con altro tono, distratto e meno discorsivo)

 Vede quella dell'assassino non è che possa essere considerata proprio come una vocazione tipo la sua, d'artista. Cioè... non è una cosa che uno possa decidere di fare o meno - e quando lo si è, lo si è perché lo si è stati - capisce?... Anche una volta basta, una sola: poi non ci si libera più dal titolo. Eh, una bella seccatura! Tutto il resto sì che uno lo può preventivare e stabilire prima... Capisce, tipo: da grande faccio il cow-boy! Eh, ce lo vedo lei che da grande voleva fare il cow-boy! Ma dire: io farò l'assassino... si rende conto: follia! No, queste sono cose che capitano. Capitano, poi... chiuso! Ma le dirò che, al limite, uno potrebbe anche decidere di fare il ladro, ad esempio - e poi, dopo un certo tempo, decidere di non farlo più; le pare?... (Dopo una breve pausa)  Ecco, per restare in argomento, io sono una ladra!

UOMO: (Quasi con sollievo)  Ah, una ladra...

DONNA: Sì, una ladra! (E tira fuori da una tasca interna del suo soprabito un mazzo di chiavi e glielo mostra irridente)

UOMO: Le mie chiavi!

DONNA: (Cacciandosele di nuovo in tasca)  Non direi, se sono in mano mia! Capirà, per come stanno le cose i diritti valgono poco, e le cose appartengono a chi le tiene in pugno.

UOMO: Me le ridia! Non può costringermi a passare qui la notte con lei! (E quasi vorrebbe andarle addosso)

DONNA: E non alzi la voce, non si faccia sentire! Se, scardinando la porta, la trovassero qui con me, e se io... m'intende, vero?... con qualche piccolo accorgimento a svantaggio del mio corpo e dei miei vestiti... Ha chiara l'idea, sì?... Allora, mi dica: chi di noi due si troverebbe nei pasticci?

UOMO: (Spossato)  E va bene, basta! La faccia finita e mi dica cosa vuole da me!

DONNA: Bravo, così mi piace: all'altezza della situazione!

UOMO: (Disperato)  Cosa vuole da me?

DONNA: Maschio! Maschio!

UOMO: (Scorato)  Gesù, che pena!... Che pena!

DONNA: Vede, se non avesse insistito tanto!...

UOMO: Ah, io?...

DONNA: In tutti i modi ho cercato, non volevo... Ma resisterle è davvero impossibile!

UOMO: Ma, porco Giuda, dalla mia curiosità fino a questo punto!...

DONNA: La verità, la verità... questa smania benedetta della verità. Che poi... a cosa ci servirà mai la verità quando essa non è il nostro destino?...

UOMO: E non parli così! La smetta!

DONNA: Così come? Con proprietà di linguaggio?... Ho condotto degli studi regolari, io, sa... me lo posso permettere! (Più diretta)  Sia franco: lei mi biasima per quanto ho fatto. Vero che sì?... (Silenzio)  Senza sapere niente di niente, però mi biasima. (Silenzio)  Ah, ma che domanda stupida visto che, in cuor suo, già mi biasima per quanto teme stia per fare a lei.

UOMO: (Con uno sforzato moto di orgoglio)  No, cosa crede?... Ma per chi mi ha preso? Se ha ucciso... se ha ucciso mi rimane ancora la forza per giudicarla, mi rimane!... Ecco, me ne rimane ancora la forza!... Se ha ucciso!... Ché se proprio la vuole sapere tutta, cara la mia signora, allora le dico che nemmeno ci credo, nemmeno!... E che l'idea che mi sono fatta di lei già gliel'ho detta qual'è... E non si creda, adesso, per qualche frottola... Ah, comodo davvero!... E anche fosse, ma io glielo dico in faccia quello che penso, in faccia glielo dico, in faccia!...

DONNA: Al commissariato non sarebbe meglio?

UOMO: E sa che mi ci vuole?... Ma niente proprio! E sì, che davvero starei qui a farmi ricattare da lei!... Ma ci credessi sul serio, ma... ma... ma lei pensa che ancora staremmo qui, ci credessi sul serio?... Che ancora starei a farmi infinocchiare da tutte le scemenze che s'inventa?... Eh, beata lei!... Ancora non l'ha capito con chi ha a che fare, cara la mia signora, proprio no che non l'ha capito, cara la mia signora!... Capirà, ci metterei davvero tanto io a portarla dritta dritta dalla polizia, davvero ci credessi!...

DONNA: (Facendogli il verso)  Cara la mia signora.

UOMO: Cara la mia signora, proprio, cara la mia signora assassina!

DONNA: Che impeto! Mi mozza il fiato.

UOMO: Sì, sì... sfotta, lei sfotta... E pensi a ridarmi le chiavi, piuttosto!

DONNA: Sicché non mi crede...

UOMO: (Tanto nervosismo sembra avergli conquistato una sicurezza reale)  Ecco, l'ha detto!... Mi ridia le chiavi, sù!

DONNA: (Docile, mettendosi una mano in tasca)  Aspetti che cerco... Un attimo solo... Sa, è un cappotto da ladra questo! (E cerca; infine ritira fuori la mano chiusa a pugno. In un'azione lenta, di gesti misurati, si avvicina all'uomo e depone nella sua mano protesa un minuscolo involto)  Tenga!

UOMO: (Inorridito fa un balzo indietro lasciando cadere in terra il misterioso oggetto)  Dio che schifo!... Ma che rob'è?...

DONNA: Gliel'avevo detto che c'era qualcosa che dovevo restituire. (Chinandosi a raccogliere l'oggetto e sottoponendolo di nuovo all'attenzione dell'uomo)  Vede, c'è del sangue!...

UOMO: (Agghiacciato)  Ma questa...

DONNA: Non mi dica che la riconosce!... Tenga, guardi bene!

UOMO: (Tornando a prendere l'oggetto dalla mano guantata della donna e osservandolo accuratamente) Sì... sì che la riconosco. (Con voce vieppiù tremante)  La teneva spillata sul risvolto della giacca. E pure in casa... pure in casa, quando si cambiava, mi sono accorto che se la passava sulla vestaglia. Sì, proprio... se l'appuntava anche sulla vestaglia.

DONNA: Lo so! (Riprende la spilla, si china e la butta sotto un mobile)  Via, a casetta sua!... Ecco, così va bene! (Poi, dirigendosi verso la libreria)  E qui, invece... qui dovrebbe essere rimasto qualcosa di mio, se non ricordo male... (Cerca inutilmente tra i libri)

UOMO: (Assolutamente basito)  Cosa?... Di suo?...

DONNA: (Cercando)  Eh, le ho detto che c'è qualcosa... Oh, niente di che, una cosetta che dovrei recuperare. (E cerca)  Abbia un attimo di pazienza. E perché mai avrebbero dovuto notarlo?... Fra tutte queste carte... Spero proprio di no!... Poi... una cosetta piccola piccola... anche l'avessero vista ma chi ci avrebbe fatto caso? ... No, no - vedrà che qui sta! (Sospende le sue ricerche e si versa da bere)  A lei non glielo domando nemmeno, tanto... (Beve)  Le assicuro che nessuno verrà a lamentarsi, in guardiola, per queste orge.

UOMO: (Passivo come più non si potrebbe)  Non c'è la guardiola. Non c'è mai stata la guardiola qui. E io non sono il portiere.

DONNA: Oh, beh... insomma ci siamo capiti... Caro il mio signore.

UOMO: (c.s.)  Io... io sono un inquilino come tutti gli altri.

DONNA: Vedremo. (E beve)

UOMO: (Quasi senza avere idea di quello che dice)  Un corno, vedremo!... Un inquilino e basta.

DONNA: Paura?...

UOMO: (Con un pallido accento di sforzatissima audacia)  Credo di essere più forte di una donna. Anch'io ho due mani...

DONNA: Ah, si difenderebbe, dunque...

UOMO: (c.s.)  Certo che mi difenderei! Eccome se mi difenderei!

DONNA: (Beve l'ultimo sorso)  Bene, terrò presente!...

(E riprende le sue ricerche)

UOMO: (Più pavidamente)  Certo, bisogna... bisogna anche vedere cosa si intende per difendersi.

DONNA: (Cercando, inginocchiata in terra)  Eh, mi dica lei da cosa pensa di doversi difendere e saprò essere più chiara. (Con altro tono)  Se non lo trovo... se non lo trovo dovrò proprio usarla, sa...

UOMO: Me?... Usare me?...

DONNA: (c.s.)  Via non ci pensi. Salterà fuori. (Silenzio)

UOMO: (Ricominciando a parlare con mugugni sulle prime del tutto incomprensibili)  Dice di usarmi, dice... Usare me... Ma qua siamo... Ma qua davvero siamo impazziti. Usare me... nemmeno ci conosciamo, usarmi... ma che vuol dire? Che razza di...

DONNA: (c.s.)  Suvvia, non faccia lo sciocchino.

UOMO: (Più forte)  Non faccio lo sciocchino, ma se qui dobbiamo andare avanti a indovinelli... Sciocchino, sì - vorrei proprio vedere un altro al mio posto! (Più diretto)  Ma perché è tornata così?... Questo almeno me lo vuole spiegare! In un modo tanto buffo... venendo da me, lei che è un'assassina, e una ladra?... (Ripete con orrore, come, finalmente, a rendersi conto)  Un'assassina.

DONNA: (Facendo pile di libri e proseguendo, con estremo scrupolo, nelle sue ricerche)  Sono pigra, amo le cose comode. Poi, è lampante, l'incidente mi ha molto turbata. Ma rifletta - non è molto meno rischioso chiedere a lei, papale papale, di portarmi qui sopra - eh, quante cose insospettabili potrebbe avere da fare una donna in quest'appartamento! - piuttosto che arrampicarmi dalla finestra o magari venirmene, nel cuore della notte, a scardinare la porta?... Ci pensi.

UOMO: E allora perché dirmelo? Certe cose uno cerca di tenersele per sé, cerca!... Mica... mica è tanto normale andare a raccontarle in giro. Questo... ma questo mica poteva far parte del suo piano, immagino... (Poi, colto da un'intuizione che lo gela)  O forse sì?...

DONNA: (c.s., con fare sempre più distratto)  Piano? E che piano?... Sì, sono proprio il tipo da fare i piani, io!... Mi conoscesse!...

UOMO: Ma se dice usarmi..

DONNA: (c.s.)  Ancora! E m'è scappata, via! Non ci pensi, lasci perdere. Ma come si fissa sulle cose, lei! E' terribile. (Finalmente trova quello che stava cercando: un minuscolo taccuino. Non un'esclamazione, niente: la sua voce resta imperturbata, calma e autoritaria)  Ridicolo. Lo riconosco. Assolutamente ridicolo che un assassino si scordi sul luogo del delitto... (Voltandosi per mostrarla bene all'altro)  la sua agendina personale. (Pausa)  Eh?... Avanti, si renda un po' partecipe. Mi dia il suo parere. Non le sembra ridicolo?... (L'altro risponde con un'espressione un po' sciocca e con un mezzo suono inarticolato di difficile trascrittura)  Storia complessa, perché questa agendina, vede, è quella che lui - sì, lui, proprio! (E indica la sagoma)  - mi avrebbe dovuto, o meglio: voluto, restituire.

UOMO: (Ovviamente senza aver capito nulla)  Ah!... a lei...

DONNA: Bravo, così! Si lasci coinvolgere, s'interessi ancora alla vita. (Breve pausa)  Questa... (l'agendina)  è la mia esca. Eh, a volte ho di quelle trovate!... (Accostandosi di più all'altro)  Già, perché è molto difficile che un uomo non mi cerchi se trovo il modo di fargliela cadere vicino... e che la raccolga, e che la sfogli. Ecco, c'è il mio numero di telefono dentro, vede... (E la apre alla prima pagina)  E poi il mio indirizzo... Ma soprattutto, qui, una mia fotografia. Una fotografia, diciamo, abbastanza attraente. Pensi solo che quest'agendina ce l'ho da un paio d'anni e non è mai andata perduta. Le ho detto tutto. Capisce, sì, cosa voglio dire?... Sempre recuperata, e con molto profitto. Stavolta, però... non avrei dovuto. Troppo sordida quella voce al telefono. Troppo evidente il suo scopo. Ma che addirittura dovessi pagarla così, nel peggiore dei modi: uccidendo... Ah, una punizione davvero troppo severa. (Contrita, vibrante, mentre da sopra la musica segue in perfetta sintonia ritmica il crescendo di questo racconto)  Va bene, è stato orrendo, lo so... Peggio che orrendo: abominevole... Ma allora me lo dica lei: non l'avrei dovuto fare, e subire, e negarmi solo il diritto a... a... (Interrompendosi e riprendendo)  Ché poi è l'istinto che ce le fa fare certe cose, la volontà non c'entra niente. Lo so, non sarò una Santa Maria Goretti, ma fino a certi livelli... E' così umano difendersi, mi creda... così umano! (La donna tace; si porta avanti, verso il proscenio, un passo dietro la sagoma disegnata in terra. La guarda fissa, forse sinceramente turbata. L'uomo è scosso, ma quasi, adesso, sembra essere più tranquillo, meno spaventato)

UOMO: Ma quell'agendina... Non ho capito. Cioè, non credo di aver capito bene. Nessuno che poi... Insomma, se c'è davvero il suo numero, nessuno che poi?... Dopo le sue visite, dico...

DONNA: (Sempre con lo sguardo rivolto alla sagoma in terra)  Mai. Nessuno. Le cose bisogna saperle fare. Capisce che intendo?

Che una come me se la beccano mentre sta svuotando un portafoglio, sa che fa?... Grida "Al ladro!" e arrestano il proprietario del portafoglio. Questo per dire che ci so fare.

UOMO: E lui?... Allora così sarebbe andata, che lui avrebbe... che lei... Insomma, così sarebbe andata!...

DONNA: (c.s.)  Così.

UOMO: E come avrebbe fatto?... Esattamente con cosa avrebbe?...

DONNA: (c.s.)  Io non avevo niente, niente proprio per difendermi... Non fosse che qui... (Indica il mobiletto-bar)  Si ricorda quello che le dicevo: all'ultimo, all'ultimo... non fosse che all'ultimo, qui, ho trovato questo!... (E tira fuori dalle tasche un altro involto, ma molto più grosso dell'altro)  Le presento... Sua Eccellenza l'arma del delitto.

UOMO: (Avvicinandosi per vedere)  Ma che diamine?...

DONNA: (Liberando l'oggetto dallo straccio che lo occulta, mostra all'uomo un massiccio e scintillante, nonché presumibilmente pesantissimo, cubo di cristallo tutto bugnato e provvisto di un minuscolo puntale mozzo. L'oggetto è lordo di sangue)  Quel che si suol dire... un tappo. (In effetti è proprio il tappo di una di quelle bottiglie di brandy che fanno bella mostra di sé sul ripiano più alto del mobiletto)

UOMO: (Strabuzzando gli occhi)  Gesù Cristo!

DONNA: E tutti i Santi!

UOMO: Questo preso di spigolo deve fare un male della madonna.

DONNA: Così sembra.

UOMO: Pazzesco, pazzesco.

DONNA: Visto il misterioso oggetto contundente?...

UOMO: Pazzesco!... (E nuovamente piomba, allucinato, a sedere)

DONNA: (Nascondendo da qualche parte l'orribile oggetto)  Sa che il mio rischia di essere proprio un delitto perfetto?... Manca solo la volontarietà dell'omicida, ci fosse!... Ah, no! Qualcos'altro manca. Sa cosa? (Nessuna risposta. L'uomo si limita a sollevare il volto per scrutarla con occhi vuoti)  L'ambulante.

UOMO: (Appena mormorando)  Le... ambulanze...

DONNA: L'ambulante...  -nte, non -nze. Un classico. L'ambulante che dopo il delitto incrocia l'assassino in fuga. L'ambulante che, presentandosi alla polizia come unico e solo testimone, viene salvato a stento dal linciaggio e subito poi, stretto da innumerevoli sospetti, accusato e condannato per un delitto di cui lui è l'unico innocente a sapere qualcosa.

UOMO: Oltre alla vittima.

DONNA: Non dia troppa fiducia alle vittime! (E mentre parla se ne va verso il televisore; toglie il nastro della partita e rimette quello che aveva sfilato in precedenza)  No, assai più patetico è il povero ambulante. Creatura notturna, immacolata, cui tocca sempre una brutta fine. (E va su e giù con l'avanzamento veloce cercando un punto preciso del nastro. Sul video scorrono rapidi fotogrammi di donne - e, fra tante, di una soprattutto - dall'aria molto disponibile e seducente)  Mah, è stato pur detto: è questo slittare delle parti da un'anima all'altra, e delle maschere di volto in volto che piega le esistenze, e che sconvolge i destini. Bisogna saperne approfittare. L'ambulante, il capro espiatorio... Ecco quello che ci manca.

UOMO: Una fortuna per il colpevole.

DONNA: Non se lo faccia insegnare. La salvezza è spesso di chi non se la merita.

(Pausa. Il nastro nel frattempo sta mandando le immagini della stessa donna già vista in precedenza: una figura molto avvenente. La donna parla, ma giunge appena un mormorio indistinguibile. Le sequenze, alla lunga, sono un po' monotone: lei al mare mentre si fa il bagno, poi seminuda mentre prende il sole e infine nuovamente in scene volutamente erotiche tra le lenzuola di un letto, e poi ancora seminuda in un interno domestico: evidentemente nell'appartamento dove si trovano adesso i due personaggi. L'uomo freme insofferente. Smania, sbuffa, si torce le mani. L'altra lo ignora e se ne sta là imbambolata, col telecomando in mano, a godersi, con sfrontata indifferenza, la trasmissione)

UOMO: Beh... si può sapere cosa stiamo aspettando?

DONNA: Scccch, faccia un po' sentire. (E alza di poco il volume in modo da rendere intellegibile quel confuso mormorio)

VOCE DELLA DONNA INQUADRATA: (Che appare, con l'aria un po' bevuta, languidamente persa si di un raffinato triclinio, coppa di champagne in mano e abito da sera scuro, scollato ed elegante) ... Sì, proprio... Come non lo sapessi! Allora guarda, dai guarda! (Scoprendosi mezzo seno e subito ricoprendoselo)  Questo diciamo... cinquanta... mila?... (E ride)

VOCE DELL'UOMO: (F.C.)  Sì... Bum! (E ride)  Cinquantamila!... (E ride. L'inquadratura trema)

VOCE DELLA DONNA: O vogliamo salire, eh?... Saliamo?... Poco poco? Centomila tutte e due. (E si scopre interamente il seno e poi di nuovo lo ricopre. Ride)  Oppure cento una sola. Cento, okay? (E ride, scoprendosi a metà e non ricoprendosi più. E ancora ride)

VOCE DELL'UOMO: Ehi, so io chi farei felice con questa roba!

VOCE DELLA DONNA: Ma solo te, fanciullone mio! (E ride, ride)

DONNA: (Togliendo l'audio ma non il video, che continuerà, ostinato, a trasmettere le più svariate immagini della stessa donna)  Patetico.

UOMO: Non si potrebbe?... (Starebbe per dire  'spegnere')

DONNA: No! (Dall'alto giungono le ultime note di un finale d'opera cui fa immediatamente seguito un entusiastico scroscio d'applausi)  Ma non è musica incisa quella che stanno ascoltando?

UOMO: Oh... Ci sarà qualcuno che farà finta di dirigere l'orchestra. (Pausa. Si capisce che l'uomo è preso da qualche suo rovello, mentre la donna, pur se apparentemente distratta, ha come l'aria di essere in paziente attesa che accada qualcosa)  Domani interrogheranno la moglie.

DONNA: (Sempre fingendo di non dargli troppo ascolto)  Davvero? Sospettano di lei?

UOMO: Credo.

DONNA: Cosa ne pensa? Se non mi avesse conosciuto l'avrebbe immaginata capace di tanto?

UOMO: (Dopo una breve pausa)  Ne sospettavo, eccome! E' una donna crudele. (E lancia una torva occhiata al televisore)

DONNA: La conosce bene?

UOMO: Molto bene.

DONNA: Come mai?

UOMO: (Con un filo di voce)  Beh, il marito la conobbe in casa mia.

DONNA: (Già più partecipe)  E come? Per caso?

UOMO: Si conobbero il giorno in cui lui venne per trattare l'acquisto dell'appartamento.

DONNA: Mentre lei già abitava qui?

UOMO: Io?...

DONNA: La donna.

UOMO: Sì, con me. Erano due anni che stava in casa mia.

DONNA: Come mai? Una sua modella?

UOMO: Avrebbe dovuto esserlo. Avevo in mente delle idee che poi... una cosa e un'altra, non se n'è più fatto niente. Solo qualche disegno, qualche ritratto. Così. C'erano sempre commissioni più urgenti, e questa era un'idea mia. Non potevo dedicarle molto tempo. C'era il mio lavoro, che non vive di certe iniziative. Bah, non mi sono rimasti che i bozzetti migliori, e forse dovrei bruciare anche quelli, prima o poi.

DONNA: (Con impercettibile sadismo)  Modella, già. Me l'immagino. (Più innocua)  Sì, capisco. Molto penoso. Ma loro non vivono più insieme?... Separati? Divorziati?...

UOMO: No. Qui, poi, la signora conobbe qualcun altro.

DONNA: Però! Si è data da fare in questo palazzo, eh!...

UOMO: La cosa ha avuto seguito anche fuori di questo palazzo.

DONNA: Mi sembra che ci sia un po' di rancore da parte sua nei confronti della signora, o sbaglio?

UOMO: Le ho detto solo quello che so.

DONNA: Immagino... debba essere un'amante assai calda. Di quelle che è destino perdere.

UOMO: Ma che vuole saperne lei? E faccia il piacere di non impicciarsi!

DONNA: Da quello che mi racconta...

UOMO: Ma stia zitta, e mi faccia andar via! Mi ridia le mie chiavi! E poi spenga... spenga quell'accidente di televisore!

DONNA: E' presto. Già vuole andarsene?

UOMO: E spenga il televisore, almeno!

DONNA: Non sarà mica atteso, per caso...

UOMO: Può essere, va bene? Proprio! Può essere.

DONNA: Vede, non ha nulla da fare! E perché lasciarci così?...

UOMO: Mi faccia uscire, perdio!

DONNA: Continui. Stava dicendo di quella donna?

UOMO: Solo perché pensa di potermi ferire? Solo perché si crede di potermi fare male?...

DONNA: E come no, sai che spasso!

UOMO: Lo sa lei cosa ci sarà mai da divertirsi tanto con le disgrazie degli altri!

DONNA: Disgrazie... disgrazie... Storie di vita! E che siamo, degli struzzi che dobbiamo nasconderci con la testa sotto la sabbia?

UOMO: Lasci stare gli struzzi! Mica scemi. Hanno il collo lungo e fanno bene quello che fanno.

DONNA: Gesù, ma si rende conto? Fosse davvero quello che vorrebbe farmi credere...

UOMO: E invece sì, sono proprio quello che voglio farle credere, va bene?... Beh, perché? Che c'è, non le va?...

DONNA: Ah, lo dico per lei.

UOMO: Grazie, terrò presente!

DONNA: Avanti sù, prosegua. Mi racconti di quella donna.

UOMO: Già, per farla divertire.

DONNA: (Più dura, con intenzione)  Non sia tanto sciocco. Prosegua!

UOMO: E perché lo dovrei fare? Sentiamo. Per la sua bella faccia?

UOMO: Per piacere! Qua scendiamo a livelli da osteria.

UOMO: No, mi risponda. Perché dovrei farlo? Per lei dovrei farlo, per lei?...

DONNA: Non dico per me, ma per se stesso. (Pausa. La donna, con i suoi usuali gesti accorti e controllatissimi, prende, dal pacchetto che teneva in tasca, una sigaretta, se l'accende e un'altra, di cui solo lascia sporgere il filtro, la porge all'uomo, che appare sempre più combattutto dai suoi dilemmi interiori)  Una, adesso, forse potrebbe aiutarla.

UOMO: Non fumo, io. Non fumo.

DONNA: Meglio, avrà più gusto. (Si alza, e va quasi a mettergliela fra le labbra. L'uomo non reagisce. Lascia, passivamente, che la sigaretta venga accesa. Tossicchia e resta immobile con quel rotolino di carta fumante che gli pende appeso alle labbra. Ancora una breve pausa. Poi lei, sovrastandolo...)  Avanti, racconti.

UOMO: Credo... Per essere sincero, credo che lei abbia già capito molte cose. (Si tira via la sigaretta dalla bocca. Un lungo sospiro, e poi...)  Ma... ma se un uomo non conosce certe donne, se un uomo, almeno una volta nella sua vita... se almeno una volta non viene... non è... Come dirle?...Offeso... Se almeno una volta non viene offeso, proprio, da certe donne, eh... Mi dica, mi dica lei: ma che uomo è?

DONNA: Mmmmh, probabilmente. Sì. Capisco che intende. Ma l'offesa resta, e non sarà meno grave solo perché inevitabile.

UOMO: Ma quelle offese!... Io a volte penso che forse non possa esserci niente di meglio nella vita. Sono quelle... queste offese che dice, che dico, queste che poi ci danno qualcosa da pensare. I ricordi migliori.

DONNA: Rioordi!... Valgono quanto le sciagure, né più né meno.

UOMO: Che vuol dire?

DONNA: Guai a viverci immersi.

UOMO: (Più disponibile, ma quasi soggiogato)  E allora, secondo lei, che cosa dovrei fare?

DONNA: Non neghi il suo ascolto ai suggerimenti che le manda il cuore.

UOMO: Di riaverla?...

DONNA: E per farne cosa?

UOMO: Per riaverla, che diamine! Ora che lui è morto...

DONNA: Tenti di tutto. L'abbandono dismisura l'anima.

UOMO: (Con slancio)  Mi aiuterebbe?

DONNA: E come?

UOMO: Non so, potrebbe dirmi qualcosa...

DONNA: Ah, certo che potrei.

UOMO: (Felice)  Lo vede!...

DONNA: Solo non vorrei che i miei consigli potessero superare i suoi stessi desideri.

UOMO: No, no! Li accetterò senz'altro.

DONNA: (Dopo una brevissima pausa)  Bene, ora sì che finalmente sento di averla vicino.

UOMO: E dunque?...

DONNA: (Alzando gli occhi in alto)  Ma sentili...

UOMO: Sono tipi da andare avanti tutta la notte.

DONNA: I vecchi?...

UOMO: Ad ascoltar musica non me ne sorprenderei.

DONNA: L'appartamento è di lui o di lei?

UOMO: Di lui.

DONNA: Cosa sarebbe, il secondo piano?

UOMO: Sì.

DONNA: E proprio qua sotto è casa sua, vero?

UOMO: (Più piano)  Sì.

DONNA: Quindi... immagino che pena. Con loro due, qui sopra...

UOMO: (Pianissimo)  Sì.

DONNA: Magari, proprio la camera da letto...

UOMO: (Di nuovo con forza)  Le mura sono molto spesse.

DONNA: Non mi sembra.

UOMO: E io invece le dico di sì!

DONNA: Via, forse avrà usato qualche accorgimento. Eh, non ci vedrei niente di strano. Dico, siamo tutti fatti di carne e ossa, in fondo! Me ne rendo conto, sa! Certo che me ne rendo conto. Mica che uno... Come si dice? Mica che uno ci ha l'acqua nelle vene. O sbaglio?...

UOMO: (Con un filo di voce)  No che non ce l'ha. Mica l'acqua.

DONNA: Sì, mi va di aiutarla e voglio offrirle un'idea, un'idea tenera e delicata. Veramente degna di un gentiluomo della sua statura.

UOMO: (Con rabbia, ma senza più troppe energie)  E spenga quel televisore!... Ché poi... mi figuro cosa potrà mai importargliene a lei di uno come me! Me lo figuro proprio.

DONNA: Oddio, ricominciamo? Sembrava si fosse convinto. Mi fa piacere aiutarla. In cambio di tutto quello che ha fatto per me. Allora?... Me lo consente?

UOMO: Ma faccia un po' come le pare.

DONNA: Sì che me lo consente. E dunque... Il suo primo rivale è morto, per gli altri però... Credo che l'elenco sia ancora lungo!

UOMO: Uff, per quello che me ne importa ormai!...

DONNA: Questo può dirlo di loro. Ma di lei?...

UOMO: Bah, lei... Insomma...

DONNA: Non sia sciocco, e non menta con se stesso. Me l'ha confessato chiaro e tondo che certe memorie sono dure a morire.

UOMO: Ma sì, così, a momenti.

DONNA: A momenti un corno! Sono dure, e basta. E allora mi dia ascolto. Questo è il momento, ora, ora è il momento di fare qualcosa: adesso che ha l'alleata giusta al suo fianco.

UOMO: (Senza capire)  Alleati chi? Noi?... Io e lei, dice?

DONNA: (Stringendolo dappresso)   Ma perché non tentare di ingraziarsela nuovamente, la sua vorace sparviera, la sua mantide religiosa?... Mi dia retta, torni all'assalto! Subito! Torni all'assalto.

UOMO: (c.s.)  Ingraziarmela?... E come ingraziarmela?

DONNA: Come sarebbe a dire come? Ma con qualche regalino di gusto, accidenti! Logico. O vede qualcosa di meglio? Qualche bel regalino resta sempre il mezzo più semplice ed infallibile.

UOMO: (Sbalordito)  E ... che regalino?

DONNA: Così, da donna, potrei suggerirle... un monile di classe, un oggettino curioso, elegante.

UOMO: (c.s.)  Cioè, sarebbe... cosa?...

(Pausa. La donna si china in terra, sotto lo sguardo esterrefatto dell'altro, a recuperare di sotto un mobile la spilla che vi ha gettato; quindi, porgendola all'uomo insieme al tappo di cristallo...)

DONNA: Ecco, un monile come questa spilla... Un oggettino bislacco... come quest'affare. (Breve pausa)  Sono sicura che un furbacchione come lei troverà certo il modo di farglieli avere, sempre, beninteso, se pensa che se li meriti.

(Breve pausa)  Beh, che dice?... Se li merita?

UOMO: (Con voce tremolante, quasi sillabando)  Io... Io dico di sì.

DONNA: Non le sembra una buona idea la mia?

UOMO: (c.s.)  Forse...  forse li avrà.

DONNA: Forse?...

UOMO: (Completamente plagiato)  Li avrà. Li avrà.

DONNA: Ci vuol nulla a dissimulare un po' d'oro tra le cose di una donna. E anche un tappo, perché no?... A tempo e luogo... Hai visto mai!...

UOMO: (Improvvisamente spaventato)  Ma dovrei farlo io? Dovrei essere io a...

DONNA: Di chi il pensiero, altrimenti? Però, certo, non voglio essere io a forzarle la mano. Se davvero ritiene che se li meriti...

UOMO: (Lamentoso)  E quel televisore, accidenti!...

DONNA: Oh, stia attento! Badi a non insudiciare i suoi doni stropicciandoli troppo. Tenga. (Gli porge il fazzoletto che avvolgeva la spilla)  Li confezioni ben bene. Capirà, io ho avuto la premura di procurarmi dei guanti, ma lei, così... a mani nude. Eh, sono cose preziose queste. Regali che te li ricordi per tutta la vita. Non li impiastri con quelle manacce.

UOMO: Però, io ancora non posso dire se... Non so se...

DONNA: (Stringendogli ambo le mani in una morsa che quasi non consente all'uomo alcun movimento)  Sì che lo sa.

UOMO: (Farfugliando)  Quel televi... quel... Io... Ah, la supplico!...

DONNA: E un po' di coraggio, via!

UOMO: (Trovando clamorosamente la forza di alzare lo sguardo a scrutare l'altra negli occhi)  Certo che le torna comoda questa mia disgrazia, eh!

DONNA: Quanto a lei può tornare utile la mia.

UOMO: E mi dovrei fidare?... Bel consiglio! Pensa solo al suo tornaconto, pensa! Già, come se non l'avessi capito. E mi manda allo sbaraglio così, speculando sulle mie pene.

DONNA: Dio, che pensieracci! Ma apra gli occhi. Siamo fatti per intenderci noi due.

UOMO: E fosse poi vero... Davvero fosse vero che desidero... che...

DONNA: (Scuotendolo)  Cosa?

UOMO: Vendicarmi, e non riavere.

DONNA: Non lo chieda a me. Rischierebbe una risposta precisa.

UOMO: (Ora quasi fra sé)  Già, non si dà niente per niente.

DONNA: Non mi lasci andar via senza una sua promessa.

UOMO: (c.s.)  Figuriamoci!... Farsi derubare di tutto, di tutto farsi derubare... e non fiatare. Mai.

DONNA: Deciso la voglio. Deciso. Bello gagliardo!

UOMO: (c.s.)  ... Del meglio che si possiede...

DONNA: Ah, potessi entrarle nel cuore e indicarle, come fosse una pagina scritta a lettere chiarissime, cos'è che attende da tempo!

UOMO: (c.s.)  Forse potrebbe essere una cosa benfatta.

DONNA: Perché un uomo umiliato, un uomo abbandonato e tradito...

UOMO: Non ci s'immischi troppo!

DONNA: Crede di dimenticare...

UOMO: E non può essere? Sì che può essere!... Se si continua a vivere, a lasciare scorrere le proprie giornate...

DONNA: Crede di dimenticare, ma starsene fermo è la sua vera sconfitta. E vedrà poi, dopo, negli anni, se non ho ragione a dire quello che dico.

Mi dia retta, non si lasci sfuggire quest'occasione.

UOMO: E va bene, se pure volessi, se me ne convincessi... Poi, che ne sarà di me? Eh?... Cosa?

DONNA: Oh, bella! Tanto per cominciare le potrà scrivere in carcere. Confermarle la sua solita amicizia. Magari... qualche piccolo cenno alla sua vita sprovveduta, ad aspettare che esca. Infine, chissà... Le vie del cuore sono infinite.

UOMO: Che esca? Ma se ne parlerebbe...

DONNA: Appunto!

UOMO: E potrei essere io a fare tanto? Una cosa simile, io?...

DONNA: Via, si entusiasmi per questo fagottino!

UOMO: Ah, dovrei tapparmi le orecchie!

DONNA: Sia sincero. Quandomai le è capitato di incontrare un'amica come me?...

UOMO: E se m'imbrogliasse?

DONNA: Imbrogliarla?... Ma non lo vede da solo quali sono i fatti?

(Pausa. L'uomo, in preda a tumultuose passioni che confondono l'ebbrezza con lo spavento, procede, come un Edipo dell'ultimo atto, verso il proscenio. Stringe tra le mani gli oggetti della sua vendetta con orrore e desiderio. Straparla. E lo farebbe anche meglio se solo ne fosse in grado.)

UOMO: Che vertigine! Gesummaria, che vertigine!
Maimai, così... Mai! Mi monta, fino alla testa, una passione, una cosa... una... una... una passione scatenata. Ah... e una gioia. Una gioia sordida. Sinistra. Una sordida gioia. Sordida. E... come una parola. Una parola. Sì. A dirla... "Finalmente perdio!". (Come aprendosi il cuore ripete due volte con possenti respiri e brandendo quei malefici oggetti)  Finalmente! Finalmente!

DONNA: E si ricordi: io sono qui. Le sono vicina, e non l'abbandonerò. Comprenderà, spero, l'interesse comune. Non mi prenda, dunque, per una che se ne approfitta. Non me lo merito. Certo, un piccolo grazie per le sue titubanze, per il suo zelo...

UOMO: (Completamente invasato)  Per le sue reticenze.

DONNA: Per il suo timore, la sua paura...

UOMO: Per le sue rivelazioni...

DONNA: Per la sua disgrazia...

UOMO: Per il suo delitto.

DONNA: (Lo scruta con occhi diabolici. L'uomo stringe avidamente l'involto)  E per tante cose ancora che sono una cosa sola: la nostra fortuna.

UOMO: (Si siede. Rabbuiandosi...)  Eppure...

DONNA: Cosa?

UOMO: Mi sembra una canagliata, sa!

DONNA: (Irritata)  Stupidaggini! Stupidagginistupidagginistupidaggini! E il nostro diritto dove lo mette? A questo non ci pensa? Ma guardi le cose come stanno. Per noi tutto è già scontato. Io... che già pago la mia colpa col delitto che m'è toccato compiere. Capirà, uno scherzo da niente! Ma non lo vede come mi ha ridotta, non lo vede?... E lei... lei... Beh, non mi faccia dire! Il tradimento che ha patito varrà pure un'espiazione, no!

UOMO: (Ridotto ai minimi termini)  Sì... giusto. A prenderla da questo verso, sì... E' senz'altro giusto.

DONNA: Tranquillo sù. E' tutto a posto. Nessun problema. Tutto a posto.

UOMO: (c.s., alzandosi)  Andiamocene. Andiamo via adesso. Sono stanco.

DONNA: (Infilandogli nella tasca della giacca l'involto con gli oggetti)  A ciascuno il suo. Mi raccomando, con molta attenzione. E sia cauto.

(Pausa. Giungono da sopra le note di un valzer che dureré quasi fino alla fine della commedia. L'uomo, ancora sotto ipnosi, va lento verso il fondo, in direzione della porta, ma d'un tratto si ferma, proprio al centro della stanza, spalle alla platea, con gli occhi fissi sul televisore. La donna osserva senza capire. O forse invece capendo benissimo. Trascorrono così alcuni secondi)

Beh, cosa le piglia adesso?

UOMO: (Con tono freddo, carico di odio)  Lei lo sapeva. Lei sapeva benissimo tutto senza bisogno che le raccontassi niente.

DONNA: Un accidente sapevo! Ma scherza? Ci conosciamo nemmeno da un paio d'ore!

UOMO: E quel nastro allora?

DONNA: Ma me lo aveva fatto vedere lui quel nastro. Beh, che c'entra? Un porcellone schifoso, lo sa bene, no!... Capirà, sono proprio il tipo che si fa incantare da queste porcherie! (Con altro tono, più partecipe)  Ah, ma perché?... Non mi dica che... Non mi dica che questa... (Indicando la donna che appare sul video)

UOMO: Sì che lo sapeva! Ci giurerei che lo sapeva.

DONNA: Ah, mi dispiace davvero! Io non immaginavo. Sono mortificata. Ma poteva anche dirlo, no! Ma poi... Poi supponga anche che lo sapessi - e non è vero!...

UOMO: E' vero, sì che è vero!

DONNA: E va bene, come le pare. Solo per farla contenta diciamo che lo sapevo - ma cosa cambia? Eh?.... Me lo spiega cosa cambia?

UOMO: Cambia che mi ha preso in giro fin dall'inizio, ecco cosa!

DONNA: E se fosse stato l'unico modo per riuscire a parlarle di certe cose?...

UOMO: (Senza ascoltarla)  ... Ché voleva incastrarmi, ecco perché! Tutto studiato, fin dall'inizio!

DONNA: (Con violenza)  Oh, basta insomma! Le ho detto che non sapevo niente e non lo sapevo! La smetta di fare il bambino. (E finalmente va a spegnere il televisore)  Direi che ci siano cose molto più importanti adesso a cui pensare, molto più importanti.

(Squilla il telefono. I due s'immobilizzano. Dopo alcuni trilli lo squillo cessa. Alcuni secondi di pausa e quindi di nuovo l'altoparlante della segreteria...)

VOCE: (Non poco seccata)  Oh, bello. Insomma, io arrivo e tu parto (Dice proprio:  "tu parto") . Oh, well. Bello, bello - propr-pro-pro-prio bello. Otto ore di volo. Otto. Basta. Ora sono in Hotel. Ora cambio e vengo. Oh! Se non trovo dormo davanti porta.

(E la comunicazione s'interrompe.)

DONNA: Mi sembra che non sia davvero il momento di mettersi a fare questioni. Comunque gliel'ho detto, per me dovrebbe invitarla. Piuttosto che farla dormire sul pianerottolo. Allora, si è messo l'animo in pace finalmente?... (L'uomo non risponde. Guarda per terra. Ancora non azzarda a muoversi. Il suo moto d'ira si è chiaramente spento e non c'è in lui più nessuna forza di reazione)  Via, mi dia una mano. Sarà il caso di rimettere un pochino d'ordine, e alla svelta anche. (L'uomo obbedisce. I due vanno a sistemare i libri tirati fuori, a riporre bicchieri e bottiglie, a cancellare eventuali tracce sparse un po' dappertutto)

Certo... mi dispiace di non aver potuto nemmeno fare un brindisi...

UOMO: (Mettendo in ordine)  Lasci perdere!

DONNA: (c.s.)  No, davvero! Avremmo dovuto. Certo con questa stupida che sta per arrivare! Ma chissà? Non mancherà occasione. (Guardandosi attorno)  Okay, tutto perfetto mi pare. Tutto a posto.

UOMO: Io penso... che ce ne potremmo andare.

DONNA: Anche un giro di valzer non mi sarebbe dispiaciuto. (Avvicinandosi all'uomo e scompigliandogli i capelli)  Ma pure per questo non mancherà occasione.

(Pausa. I due si fronteggiano fissandosi dritti negli occhi. Lei non cessa di ostentare un sorriso lieve ed ingualcibile. Non ha fretta, né vuole dimostrare di averne. Ancora lo sfida. Lo sguardo di lui, dopo tante emozioni, va facendosi più duro, inespressivo. La musica, da sopra, giunge più forte. Infine, d'un tratto, con gesto insospettato, l'uomo avvinghia con forza la donna e la stringe a sé.)

DONNA: (Quasi senza respiro per la morsa poderosa e con il volto a un palmo da quell'altra faccia di pietra, impenetrabile)  Ehi, ehi... Dio, che foga! Complimenti. Non ce la facevo, sa!...(E lui stringe)  Va bene, va bene, ho capito. Ma sì, così. In fondo... sono stata io a proporlo. Però... ho detto valzer, mica tango. Deve capire, è una questione di tempo. (Tentando di prendere un po' d'aria e di farsi spazio)  Uff, ma così mi soffoca. Sù, da bravo... Più morbido. (Ma l'altro non molla)  Accidenti, anche questa ci mancava! Oh, mica si sarà impazzito proprio adesso, spero. (Nessuna reazione)

Più morbido, ha capito?... Più morbido. Oh, ma insomma... si può sapere cosa le ha preso?... (L'altro, contratto come un automa, comincia a massaggiarle una coscia)  Per la... Ma che... Ah... Ah... (Poi tace. Chiude gli occhi. Reclina all'indietro la testa. Ma di poco. Un gesto appena abbozzato. Forse di fastidio. Lui la stringe, la carezza, le tira gli abiti su per le gambe. Goffamente)  Il tempo, il tempo... Provi a rendersi conto... (Un sospiro improvviso)  Ah!... Vede... Non si dice per niente che è tutta questione di orecchio. Ah, sì... Di orecchio. (Il volto dell'uomo appare più congestionato. Sconvolto quasi. La sua presa si allenta. La mano si ferma. Le forze cedono. E' lei, adesso, che lo tiene a sé, e che lo conduce)  D'orecchio. D'orecchio. Ci provi. (Muovono insieme un passo di danza. L'uomo è un bamboccio tra le braccia dell'altra)  Ma senza farsi tutto rigido! Bravo. Morbido. Morbido. Si fidi. Morbido. Senza paura, sì... Così. Così. (E volteggiano, sempre più spediti, a passo di valzer)  Vede come capisce al volo! E sente, sì, come filano all'unisono i nostri cuori, sì?... E i nostri desideri?... (E ballano)  E lei... Ah, capoccione!... Lei, con tutte quelle sue paure... E quei voglio e non voglio... Poi lo vede com'è facile!... Facile... Ah, davvero voglio credere che sia stato solo un attimo di irripetibile debolezza. (Fermandosi di colpo. Esausta al pari dell'altro, che pure continua a tenersi abbracciato. Respiri pesanti, affannosi)  Ma ora basta, via! Basta. Uff... Qui si comincia a esagerare. E il tempo... Uff... Come da copione, il tempo stringe. (Lui vorrebbe nuovamente abbrancicarla con forza, forse baciarla. O riprendere a ballare. Ma lei, respingendolo e strappandoselo di dosso...)  Ho detto basta! Mi ha capito?... Basta! E se dico basta è basta! Suvvia, si comporti da persona matura e responsabile. La smetta adesso! (L'uomo non resiste più. E' allo stremo di sé. Crolla in ginocchio piangendo come un vitello e premendo la testa, scossa dai singhiozzi, sul ventre di lei. Una breve pausa. La donna, intenerita, lo carezza sul capo)  Oh, beh... Andiamo bene. Proprio bene... Già, ma dovevo aspettarmelo. Naturale e conseguente. Oh, avanti! Non la prenda così. Animo! Animo! Sono prove che bisogna superare con spavalderia queste, animo! (L'uomo farfuglia qualcosa di incomprensibile)  Eh?... Che dice?... (E quello ancora farfuglia)  Non capisco che sta dicendo. Parli chiaro.

UOMO: (Fra mille sforzi)  Non... Non mi lasci solo. (E piange)

DONNA: Ma no, no che non la lascio solo. Neanche a pensarci. (E lo carezza)

UOMO: Non mi... non mi lasci solo. (E piange)

DONNA: Sù, sù... Che sono queste storie! Non faccia il bambino. Le ho detto di no... Che glielo giuro!... Sù, si asciughi qui. E si renda conto che è tardi, che dobbiamo andare. (Facendolo alzare)  Avanti, si tiri sù. (Breve pausa)  Allora?... Tutto passato?.. (Lui, proprio come un pupo, fa di sì con la testa)  Oh, bene. E adesso tenga. (E gli dà il mazzo si chiavi che gli aveva sottratto)  Avanti,  mi dia la mano. Andiamo. (E così, mano nella mano, i due si dirigono verso la porta)  Ora spenga la luce... (L'uomo esegue)  E ora andiamo... (Tirandoselo appresso)  Sù... andiamo, ho detto.

(Pausa. La camera resta in penombra. Le loro voci giungono adesso da dietro la quinta di destra, in prossimità dell'ingresso. L'uomo sta infilando una chiave nella toppa.)

DONNA: Vedrà, avremo presto notizie l'uno dell'altra. Beh, per vie traverse probabilmente. Certo io qui... non se ne parla più.

(Nemmeno finisce la frase che, potentissima, scatta la sirena dell'antifurto e, con un urlo modulato e lacerante, continuerà a suonare fino a conclusione della commedia. Concitate dal panico, le voci dell'uomo e della donna giungono adesso confuse ed affannate.)

UOMO: Cristo, l'antifurto!

DONNA: Cosa?

UOMO: L'antifurto! Ho dimenticato di toglierlo.

DONNA: E forza presto - lo... lo... lo spenga, lo levi, lo faccia smettere!

UOMO: Ma la chiave... (Si ode un rumore caotico di ferri, mentre, da sopra, la musica s'interrompe di colpo)

O porca...

DONNA: E avanti, si spicci!

UOMO: E' che... ho dimenticato... L'altra, ci vuole l'altra chiave!

DONNA: Ma la porta? La porta si può aprire almeno?

UOMO: O Madonna, Madonna mia!

DONNA: E si sbrighi! Non stia fermo come un idiota, si muova! Faccia qualcosa!

UOMO: La porta sì, ma saranno già tutti fuori, già tutti fuori... O Dio, Dio santissimo!

DONNA: E apra allora! Apra! Presto, la apra!

UOMO: Ma come? Così? Ora? Io...

DONNA: Apra o mi metto a urlare! Mi strappo i vestiti e mi metto a urlare!

UOMO: Vacca! Vacca!

DONNA: Se non apre subito le dico che urlo, e allora chi rimarrebbe nei guai? Eh?... Ci pensi un po'!

UOMO: O maledetta! O Dio santissimo! Sciagurata!

DONNA: Presto!

UOMO: O Dio, Dio mio!... (Tenta disperatamente di far scattare la serratura)  Ma son già tutti fuori. Ci vedranno!

DONNA: E che cosa ci guadagnamo a restare qui dentro? Sfonderanno la porta. Presto, idiota, ché almeno scappiamo! (Finalmente la porta viene aperta)

UOMO: Ecco, e ade... (E' un lampo di luce per la porta dischiusa, poi si ode un urlo dell'uomo e una sorda imprecazione. Immediatamente dopo, il tonfo secco della porta che viene richiusa alle sue spalle; quindi, stremata, riappare in scena lei: ha i capelli scompigliati e gli abiti scomposti, se non proprio lacerati. Si appoggia affranta a una parete, appena sulla soglia della stanza)

DONNA: (Quasi ridendo, dita tremanti sulle labbra, mentre la sirena continua a ululare e di fuori giunge un esagitato brusio di folla...)  Ah... Chiuso di fuori. Una spinta e... Solo una piccola e... Una spintarella e... Ah... (E ride)  Chiuso di fuori. Ah, che tipo! Che tipo! (Spossata)  Whow... Whow!... (E ride. Poi, più calma...)  Avanti, trovategli addosso quello che ha. Quello che è venuto a raccattare. Frugategli nelle tasche! Avrà un bel raccontare, ah, il mio povero ambulante. Ne dovrà dare di spiegazioni. E prima che entrino qui... (Dopo una breve pausa, sorridendo...)  Uccidere vuol dir nulla. E' per salvarsi la vita che gli uomini si giocano l'anima.

(Poi, attraversando la scena e fuggendo verso l'uscita di sinistra...)  E c'è gente che non si sa calare dalle finestre!

SIPARIO

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