Una strana famiglia

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UNA STRANA FAMIGLIA

Commedia in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi


Elisa Delponte:

Vale Dimatteo:

Eros Persicini:

Ettore Dimario:

Monia Antonini:

Guido Lamonica:

Elena Spazzi:

Enrico Belli:

Duilio Bottini:

Mister Bell:

Miss Lovely:

Luigi:


Probabile fidanzata di Eros

Futura moglie di Eros

Futuro marito di Vale

Nonno di Eros

Nonna di Enrico

Probabile fid.zato di Elena

Futura moglie di Enrico

Futuro marito di Elena

Architetto,Amico di tutti

Costruttore

Architetto

Zio di Elisa


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Varese, autunno del 1980, casa di Duilio Bottini. La scena si svolge nella lussuosa villa dell’illustre architetto Bottini che vanta costruzioni in tutto il mondo considerate, dice lui, tra le migliori in assoluto. La casa è frequentata da alcuni amici di vecchia data e da due coppie di giovani ragazzi molto indecise sul da fare, cioè, se sposare l’uno o l’altro uomo o l’una o l’altra donna. A complicare le cose si mettono anche i nonni e due”furbacchioni” pronti a sfruttare qualsiasi occasione per racimolare denaro. La scena è composta da quattro porte. In un angolo un tecnigrafo, un tavolino con svariati strumenti ecc … Bottini è al lavoro, si fa per dire.

Ècertamente impegnato: sta tentando di creare una villa molto costosa per un cliente facoltoso.

Nota per la regia. I personaggi di Elisa/Miss Lovely e Guido/Mister Bell/Luigi, possono essere interpretati da due soli attori.

ATTO PRIMO

Scena prima

Duilio: Questi ricchi sono stravaganti, pretendono l’impossibile … guarda qui, mi costringono a calcoli astronomici per mettere in condizione un muro di reggersi. Dove andremo a finire. (Ettore lo guarda senza capire, ammicca ecc …). La situazione non è rosea, anzi, direi nero scuro.

Ettore:              Perché esiste anche un nero chiaro?

Duilio: Una volta lo chiamavamo grigio ma oggi … chi lo sa … ma cosa mi fai dire, Ettore. Tutti pretendono e nessuno paga. Soprattutto la classe politica … chi pensi che sia il committente di questo mostro da mille metri quadri? Per fortuna dicono che in questo paese c’è sempre la crisi … per alcuni c’è la crisi ma per altri … lasciamo andare che è meglio!

Ettore:              La crisi del tuo paese o del mio?

Duilio: (Grida). Monia! (Arriva, era in cucina, sta preparando il pranzo). È drogato o che cosa? Mi fa innervosire … poi mi vengono male le misure. Io sono un grande architetto, ho costruito interi quartieri in tutto il mondo. Se mi stai addosso posso fare degli errori che mi potrebbero costare un occhio della testa … (Traccia

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male alcune righe) … guarda …Si può definire perimetro questo? Guarda laproiezione!

Ettore:              Stai facendo un film?

Monia: Ettore, te lo dico per l’ennesima volta, comportati come si deve. (Allarga le braccia, si avvicina, lo annusa). Sei già andato in pellegrinaggio al circolo delsanto spirito?

Ettore: Dice un sacco di scemate … e il nero e il grigio … il suo paese che va male … sarà il paese della … (ridacchia, non lo dice).Vai a casa tua che è meglio!

Duilio: Sono a casa mia. E ma allora fai apposta … perché non gli mettiamo dentro un po’ di bromuro nella pasta? Tutte le volte che vieni mi fai dannare. Devo dannarmi l’anima io? Rispondi! (Ha alzato il tono della voce). Lo vedi … fa finta di niente. Che pazienza deve avere un architetto … lasciamo perdere …

Ettore: (Ha bevuto alcuni sorsi di vino ed è leggermente brillo, non visto ne beve ancora). Guarda che suona il telefono. (Duilio, già un po’ sovraeccitato, ci casca e si gira , alza la cornetta mentre Ettore tracanna). Tu ci senti poco e vedimale i colori … curati … Monia .. la polenta è pronta. Giornataccia oggi … mio nipote dov’è? Mi fa venire qui e lui perde tempo con le lucertole … ne ha trovata una di due metri …

Duilio: (Si è riseduto al tavolo). Quelli li si chiamano coccodrilli. Sei già in pista … quante volte ti hanno detto di non bere quel vinaccio? Mi piacerebbe sapere dove lo trovi … lo porti da casa o … Se ti colgo ancora in questo stato ti butto fuori. Basta! Monia, digli qualcosa.

Monia: Spugnetta, dai, aiutami in cucina … (Ettore, già un po’ alticcio si infila in bagno e Monia va a riprenderlo). È colpa tua che lasci in giro di tutto.

Duilio: Lo sapevo che incolpavi me ... logico … rimanere vedovi non è sinonimo di ubriacatura perenne … anche tu sei vedova e non ti riempi di alcool … è questione di “zucca”. Hai capito superalcoolico vivente.

Ettore:              Ce l’avete con me? Sono anni che non bevo ... (Pausa) acqua. (Si sdraia

sul divanetto e poco dopo cade giù). Porca miseria è troppo stretto: architetto, fanneuno più comodo … buono a nulla … (Al pubblico). Fa lo sbruffone, va in giro a dire che costruisce palazzi futuribili … tre mattoni in fila gli cadono uno sopra l’altro … sapete come lo chiamano? ..

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Duilio:             Dillo a tutti .. . sono venuti qui apposta per sentire le tue baggianate, su,

andiamo a mangiare sta pasta … comunque stavo dicendo che i tempi sono neri … attentati, incidenti aerei … cosa parlo … tanto, guarda che se ti azzardi a chiamarmi in quel modo io ti chiamerò … “decanter”. Sei talmente invecchiato che … ma quanti anni hai? Sei vicino al secolo te …

Ettore: Molto di più … vai a casa a dormire (Gli dà uno spintone mandandolo a finire in camera, si sente un frastuono). Per fortuna non ha moglie perché … questoqui … è un costruttore di serre … quando mai … dai vieni fuori non fare l’offeso. (Sul mobiletto dietro di lui ci sono svariate bottiglie, senza girarsi ne prende una credendo si tratti di quella che ha lasciato poco prima ma … ). Permettetemi ungoccetto. (L’avvicina alla bocca, sputa tutto). Petrolio, benzina, cos’è che mi dai da bere ….

Duilio:             Scemo di guerra finiscila di spintonarmi. Sono l’architetto Bottini per

bacco, non un semplice muratorino da quattro soldi … “Amici” … li chiamano amici guardatelo … sono circondato da … (È molto arrabbiato).

Monia: (Era in cucina). Allora, voi due … eh … march! Siete peggio dei bambini … molto peggio … architetto, tu che sei istruito, si può dire “più peggio”?

Duilio:             Altroché , se è riferito a lui anche peggio!

Ettore:              Ha parlato lo scienziato … ma va la … se è riferito a lui invece si può

dire anche “più peggio che di prima”. Scemo! Bevi un po’ di più: vedrai che starai meglio! Dai, a tavola! Monia tuo nipote deve venire o no?

Monia:            Non ti rispondo perché sei grave … (Si ritirano tutti in cucina).

Ettore: (Invece di andare in cucina imbocca la porta della camera, esce). Dove sono i piatti … mi fate mangiare con le mani? A parte il fatto che sono già sazio di mio … La fame è un’idea che passa per la testa: ai nostri giorni si mangia tanto per passare il tempo. Non c’è più nessuno che ha “fame” … una volta era diverso … oggi più che altro viene sete. (Tracanna ancora, si avvicina al proscenio). Rosolio della nonna petrolio della zia evviva la signora Maria.

Monia:            Allora, aspetti la corriera? (Casca tra le braccia di Monia).

Ettore: Morbidezza mia … tienimi in piedi … manda via il “fontina” che facciamo quattro salti sulla padella …

Monia:            Se vai avanti così andrai in giro con la padella … muoviti frazionatore di

attributi maschili.

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Scena seconda

Arrivano Elisa e Guido

Elisa: Non c’è nessuno … senti … sono di là ... stanno litigando con Ettore … zitto … (Stanno cercando di rinsavire Ettore).

Guido:             E chi parla! Facciamola corta, se ci scoprono siamo fritti. Allora,

mettiamo giù bene le cose da fare. Se per caso Elena ti domanda qualcosa di me dille che sono completamente perso per lei e di mollare quell’asino del suo fidanzato, che detto tra di noi, è scemo, ma lui non lo sa … è un ciula!

Elisa: La stessa cosa la devi fare tu con Eros. Raccontagli che a momenti mi stavo buttando sotto il treno e che tu mi hai preso per le mutande … no, per le

mutande no … sembra quasi che … oh! Ti piacerebbe eh? (Guido si lascia andare ad atteggiamenti ad hoc). Le vuoi prendere?

Guido: Ma ne varrà la pena? Stiamo facendo un macello per niente o … cosa c’è in ballo? (Sono vestiti un po’ alla Hippie ).

Elisa: Tanto … tanto! ( Sussurra qualcosa all’orecchio,Guido è visibilmente sorpreso e nel muoversi tocca un oggetto che cadendo si rompe attirando l’attenzione dei tre). Stai attento!

Duilio: (Esce con un pezzo di pollo in mano). Cosa avete rotto? Va! Va! Trenta milioni in fumo. State a casa vostra. Non vi hanno detto che oggi non vengono? (Inavvertitamente Guido mette una mano nella boccia dei pesci). Vuoi rompereanche quella? Dillo! Faccio un conto solo! Ma ti dico io!


Elisa:


Non ha fatto apposta!


Duilio:             Ha fatto per davvero, guarda qui! Via, via, andate a casa su. Fuori dalle


palle … questa casa è un opera d’arte non un laboratorio di test per controllare la resistenza dei materiali … (Cerca di raccogliere i cocci spingendoli coi piedi in modo da formare un mucchietto).

Ettore: (È sempre più brillo). Chi urla! Oste, un mazzo di carte … un litro e una gassosa per lui … (Precipita sul divanetto). Sono arrivati a benedire la casa? (Monia gli tappa la bocca).

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Guido:

la “pitta”.


Questo qui è quello che non beve … Glielo dico a tuo nipote che prendi


Duilio:


Che cos’è? Lo sapete che non conosco il vostro dialetto … Traduci!


Guido: La sbronza … si è “impittato”. Tu di che regione sei? (In certi casi i personaggi si esprimono in dialetto).


Duilio:


Valle d’Aosta.


Monia: Dei bricchi! Vivi qui da noi da quarant’anni e non sai niente, ma che architetto sei?


Duilio:


Perché, per fare l’architetto bisogna sapere i dialetti d’Italia.


Ettore:


Sì! Dall’Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno …


Monia: Ti correvan dietro tutti con un pezzo di legno … Alzati sbevaccione … tu sei fortunato perché non sono tua moglie, altrimenti ti avrei già buttato nel gabinetto … ma da anni!

Elisa:                 Si amano quei due lì … buono a sapersi ... (tra sé). Ettore, se vuoi ti


porto a casa io … Guido, vai fuori ad aprire la macchina … (Gli lancia le chiavi che però finiscono in un vaso dal quale magicamente escono dei fiori secchi).

Guido: Oh porca miseria … è proprio la casa di un architetto ... del cavolo ma pur sempre di un …

Duilio:             Anche quello adesso … andate via per carità prima che debba ricostruire

da capo. Oggetti millenari alla mercé di chiunque … e tempo che prenda dei provvedimenti … questa casa è diventata un porto di mare.

Ettore:              (Ettore annuisce). Di terra sarebbe difficile …

Elisa: Dai, attaccati a me … e tieni le mani a posto .. più diventate vecchi e più vi piace toccare! Le donne giovani non si toccano. È scritto anche sui muri!

Ettore: Cosa devo toccare: un manico di scopa! (Flette le ginocchia). E pensare che non ho bevuto niente.

Monia: Che gabbia di matti! Dai attaccati a me … su. Tu vai a strappare le ortiche per fare gli strozza preti …

Ettore:              Qui si che c’è polpa! (Al pubblico).

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Monia:


Stai fermo pelandrone … ti butto dal balcone eh!


Ettore:


Siamo al piano terra “madre superiora”. (Sghignazza da solo).


Monia: Sentitelo, gli affiorano i ricordi dell’orfanatrofio, quando è sotto alcool dice le giaculatorie … “oremus” …


Ettore:


Dominus sgobiscom Vobis defintibus rebus … amen …


Duilio:             Però, che strano effetto … ditegli che se non si ravvede non lo voglio più


in casa mia … ditelo ad Eros … (Telefono, nel frattempo gag a piacere). “Pronto … onorevole Lacapra … sì il progetto è finito … (Si avvicina al tecnigrafo) è qui davanti ai miei occhi, l’unico rischio è il muro di cinta … certo … lo vuol fare sulla spiaggia … abbia pazienza, sono un architetto non un mago … a domani in ufficio … salve”. Che clienti ho?

Ettore:              Monia, portami a casa perché mi è venuto leggermente sonno ... è un

periodo che dormo male … non faccio altro che pensare a te.

Monia: Cerca di pensare qualcosa d’altro va! Non vorrei che ti si scaldassero le candelette ... Signore, sei inavvicinabile … puzzi di benzina.


Ettore:


Ho appena fatto il pieno … andiamo … (escono).


Elisa: Beh! Se non vengono andiamo via anche noi. (Nel frattempo hanno guardato un po’ dappertutto in cerca di oggetti da rubare).

Duilio:              Mi domando cosa siete venuti a fare … a rompermi tutto … cercate di


stare attenti. Qui gli oggetti costano, è rutta roba di alto “design” ... capisco che siete abituati alla plastica e pertanto avete una visione ristretta dell’arte ma …

Elisa:                 Vedo, vedo!

Guido: Non la metta giù dura … che colpa abbiamo se siamo poveri … (Tra sé) Non veniamo mica qui per niente, con tutto il ben di Dio che c’è! Noi apparteniamo alla corrente degli “sgraffinians” metropolitani … lasciate fare …

Duilio:             Parli da solo?

Elisa: No, riflette sulla condizione umana del ventesimo secolo … bene, andiamo … ci saluti gli altri. (Escono).

Duilio: (Quando sono usciti). Andate fuori dalle palle che è meglio. Dunque vediamo questa piccola città innovativa che abbiamo intenzione di costruire in

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mezzo al deserto. (Mette sul tecnigrafo un altro foglio già disegnato. Si atteggia facendo un sacco di riverenze immaginandosi davanti ad alte personalità straniere). Vedete signori ho intenzione di erigere una sorta di Atlantide moderna … No, se dico così mi sparano … qualcosa di più grande … Una città a costi molto bassi … in poche parole una città del futuro nella quale, gli abitanti che ci vivranno, non avranno l’incubo delle bollette, perché l’energia sarà ricavata da fonti … da fonti … qui sta il bello … da quali fonti? Boh! Le idee non mi mancano: il bello è metterle in pratica. (Si mette le cuffie per ascoltare musica, si siede al tecnigrafo dando le spalle al pubblico).

Ettore: (Torna indietro all’improvviso e vede la scena). Ecco fontina alla creazione del mondo … (Duilio non lo sente, Ettore cerca la bottiglia, si mette dietro a Duilio il quale allunga le mani per prendere gli oggetti che gli servono. Ettore, divertito gli passa di tutto e Duilio, pensando di prendere per errore gli oggetti ,li depone sul tavolo finché nei vari movimenti Ettore, inavvertitamente, gli rifila in mano la bottiglia).

Duilio: Ma … allora … (Si gira, si leva le cuffie). Beh! Perché sei tornato indietro? Sto ideando la città del futuro.

Ettore: (Si guarda attorno perché pensa di essere spiato). Ho dei sospetti! Quei due li … non mi piacciono … fai ballare l’occhio fonduta … anche mio nipote non mi piace e quell’altro … tu non fai niente per … (Non gli vengono le parole).

Duilio: Farnetichi? … Quei due lì? Chiamo l’ambulanza: ti facciamo una lavanda cerebrale … lascia stare il tecnigrafo … (Ettore si è avvicinato e a scritto ”scemo” sul foglio, lo si vede solo dopo che si è spostato). E la chiamano “cerchia diamici” … perché mi voglio bene altrimenti mi ucciderei. (Esce disperato, Ettore lo segue imitandone l’andatura, ad un tratto si avvicina al proscenio pare debba dire qualcosa poi ci ripensa e segue Duilio in camera, dopo un attimo di silenzio lo si vede uscire di corsa inseguito da Duilio, escono entrambi dalla porta d’ingresso, rumori di cocci, rientra Duilio).

Duilio: Smettila di sdraiarti sul mio letto con quegli scarponi da montanaro … ti mando al confino … porca miseria … (Toglie il foglio con scritto“scemo” e ne mette un altro. Quando lo apre trova un’altra scritta “Wiwa la fontina”). Se lo prendo lofaccio nero!

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Scena terza

Il giorno dopo, tutti

Vale: (Entra con Elena). Certo che quell’Eros li mi è andato giù di giro in una maniera … Da quando mi regala fiori di plastica … sono quelli del cimitero … dai. Prima era gentile, mi portava al ristorante … insomma, più che altro nelle bettole fuori mano … sai, all’inizio mi pareva di toccare il cielo con un dito ma adesso … voglio dire che c’è stato un ridimensionamento del fenomeno … Quell’altro è più bello.


Elena:


Chi? Il Guido? Tieni giù le mani dal miele eh!


Vale:                 Bisogna prendere una decisione cara mia perché è difficile tenere il piede


in tante scarpe ... purtroppo quelle comode non sono del tutto mie. Sto parlando del Marco Bizzi … lui non lo sa ma mi piace … si vede con la figlia del panettiere … stupido. La conosci? È diventata grassa come una balena e furia di mangiare brioches

….pazienza: morirò con un desiderio inappagato!

Elena:               Lo so. Il Guido mi piace di più di quello stoccafisso di Enrico. Se penso

che mi devo sposare tra un po’ mi viene la pelle d’oca! Oh! Sono dieci anni che andiamo avanti col tira e molla … oggi, domani … vedi, più si allarga il cerchio delle conoscenze e più ti perdi via. Non vorrei mettermi in croce da sola … meglio prima che dopo … con quello che costa divorziare … alcune delle mie amiche che hanno pensato di sposarsi subito adesso sono con l’acqua alla gola perché hanno trovato un altro e non si possono permettere la separazione. In quelle cose qui è meglio dare del lungo … non voglio fare la fine di mio fratello che ha sposato una spaventapasseri coi capelli rossi e adesso ce l’ha da mantenere … io la metterei nell’orto con le braccia aperte quella scema li. Non la posso vedere … è arrogante, sai, parla sottovoce ... quei tipi li da manicomio … e li chiudono proprio adesso che c’è bisogno.

Vale: Come sei drastica … Senti, ma sei sicura che era per oggi … non è in casa il “fontina”? Taci che arriva. Guardalo, sembra il re del compasso! (Entra Duilio). Buon giorno architetto, penso di essere in anticipo.

Duilio:             Penso proprio di sì … ma di un giorno. Era per domani … giacché siete

qui, in confidenza: il nonno di quel tuo fidanzato, non lo si potrebbe far curare … gli ultimi esami sono disastrosi: gli hanno trovato tracce di sangue nelle vene, tutto il resto è spirito. Il suo fegato ha chiamato il dottore dalla disperazione … Ultimamente faccio battute micidiali. (Ridacchia).

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Elena:


Da quando ha perso la moglie è irriconoscibile.


Vale: Cosa dici ... è sempre stato un allegrotto dal gomito facile. È un attivista dei circoli familiari e delle case del popolo. Proverò a parlargli a “teretetet”.


Duilio:


Se parli in dialetto non capisco.


Elena:


A dire la verità non ho capito un ostrega nemmeno io.


Vale:


Come si dice. “faccia a faccia”.


Duilio: Ah! “Tète-a-tète”. Ragazze, datevi una regolata con le lingue perché mi siete rimaste indietro. Non pretendo un linguaggio da Treccani ma …

Elena: Non ne ha più … Sono morti tutti i cani, ma erano quattro non tre.(Duilio apre le braccia in segno di sconforto).

Vale: È vero … e poi noi, in fatto di lingue … lasci stare va. (Arrivano Enrico ed Eros). Vero Elena? (Elena annuisce).


Elena:


Oh! Hai voglia!


Enrico: Salute a voi … caro fontina … mi scusi architetto, ogni tanto mi lascio andare a inconsulti epiteti e mi creda, non è da me … mia nonna? (Ha una ventiquattr’ore).

Duilio:             Ma l’appuntamento non era per domani?

Eros: Per oggi! L’avevo segnato sull’agenda. (Estrae un libricino dalla tasca). No, questo è l’elenco della spesa … (Invece è uno di quei calendarietti a fisarmonica che si potevano trovare dai barbieri negli anni cinquanta ) avete visto Elisa?

Vale: (Eros lo riavvolge in modo approssimativo e se lo rimette in tasca). No, l’Elisa no, ma abbiamo visto un pescecane di lungo corso aggirarsi nello stagno. L’Elisa è una persona di cui tu devi avere la massima trascuratezza … chiaro! Fammi vedere la lista?

Eros:                 Sei sulla strada di mio nonno? Il “Sunset Boulevard”!

Vale: Guarda … il francese non lo conosco ma ti giuro che ne prendi più di sette …

Duilio: (Tra se). Mamma mia che asine … (A parte). Eros, sei sicuro di sposare questa qua. Non distingue la camomilla dalla pipì!

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Eros: Ma no, fa apposta … è intelligente. Non sembra ma lo è! E poi sai che ti dico. (Si fanno sempre più da parte mentre le due donne confabulano). A me piace di più l’Elisa … la tengo buona perché non si sa mai, se mi molla la Vale io ho pur sempre quella la … lineare no! Anche l’Enrico fa così … tutti fanno così.

Duilio: Ai miei tempi era diverso … la prima che si trovava la tenevi ad ogni costo, eri disposto a tutto anche a strisciare per terra … poi su in valle, dove la popolazione è a maggioranza vaccina, cosa potevi fare … per vederle ti dovevi scapicollare giù dai pendii e d’inverno dovevi fare attenzione a non finire in chiesa con gli sci … arrivavi giù a tutta birra e se non ti fermavi in tempo ti trovavi sull’altare ... qualcuno è finito in sacrestia … voi siete nati con la camicia.


Eros:


Bestia che mondo.


Duilio:


Oh! Non hai idea!


Vale:

l’aria.


Allora non arrivano, non è che abbiamo tempo di stare qui a … scaldare


Elena: Appunto! Dico a te … professore delle cause perse … non potremmo spostare la data delle nozze di qualche anno?


Enrico:


Perché, ti è già passata la voglia.


Guido:             Brava gente come andiamo? (Entra con una scatola, Elena è come


invasata). Elena la bella. (Non sa dove mettere lo scatolone).

Elena: Spazzi, non la bella! Chi se ne frega, chiamami come vuoi … (Gli finisce tra la, braccia senza accorgersi).

Enrico: Oh! Allora … e tu dalle corda … quando fa così, spostati, lasciala cadere per terra poi vedi se lo fa ancora.

Guido:             Perché? Se vuole buttarsi, si butti! Siamo amici. (Per farsi abbracciare

meglio alza la scatola ma, essendo pesantina, perde l’equilibrio finendo sulla sedia girevole del tecnigrafo tant’è che Duilio si ritrova col pacco in mano,gag a piacere).

Duilio:             Vai in giro coi pacchi ... è pesantino, cosa c’è dentro? (Perde a sua volta

l’equilibrio e finisce in camera, riesce senza niente).

Monia: (Entra, è un po’ seccata). Possono crepare tutti … malnati … eccolo lo sposo … Ehi, faccia da furbo, hai visto se sono maturati i fichi?

Enrico:            Nonna … con chi ce l’hai?

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Monia:            Stai a casa a dormire va! Prima di morire capirai qualcosa o  verrai a

sapere tutto nell’aldilà … pappagallo!


Elena:

favore!


Si può sapere cosa c’è? Signora Monia, si esprima chiaramente .. per


Duilio:


Se continuate a parlare in vernacolo io rimango tagliato fuori.


Monia:            Tu fontina … eh … senti parla chiaro perché non capisco il tuo di


linguaggio … tiri in scena di tutto, anche il tabernacolo adesso!

Duilio: Dicono che uno si circonda di amici … si definisce “cerchia” … ma io sono circondato e basta … sono un architetto per Bacco … ho la mia sfera d’influenza.

Monia:            Adesso è anche malato.

Ettore: (È piuttosto arzillo come al solito, entra barcollando e finisce in cucina, rientra, tenta di fare un discorso ma viene zittito dal nipote). Voi … Eccolo qui ilmagatello … sono settimane che ti cerco e tu sei qui dal fontina … c’è anche sua maestà la “madre superiora”.


Monia:


Taci “squilibrato” , guardati … Eros, fallo ritirare.


Eros:


Nonno, se vai avanti così lo devo dire a monsignor Tagliavini …


Ettore:


Grazie … Dov’è?


Eros:


Cosa?


Ettore:


‘Sto vino! (Si è seduto sul divano).


Duilio:

testa.


Alzati di lì … è un divano in pelle pregiata, mi è costato un occhio della


Ettore:              Solo uno?  Eros Dimario, ti devo parlare a … se possibile a quattr’occhi,


vieni di la. (Si alza ma lo stato di ebbrezza lo conduce fuori dall’ingresso mentre il nipote si avvia per andare nel salottino, rientra Ettore). Hai capito allora, non la devisposare.

Eros:                 (Torna indietro). Ma dove vai?

Vale:                 Chi non deve sposare? Ti sei lasciato gonfiare la testa da qualche tuo

amico scemo eh! (Piange, finge). Io, che amo solo te … e non ti lascerò mai … mi fai piangere …

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Guido:


Oh signore, quante storie per un matrimonio!


Monia:


Taci te e … quell’altra dell’Italia meridionale … forse!


Elisa:


(Entra). Ciao Guido… (Lo abbraccia, gelosia di Eros).


Eros:


Beh! Cos’è tutta questa voglia di abbracci? Non siete neanche parenti!


Ettore:

coccolano.


Perché bisogna essere parenti per coccolarsi … sono fidanzati e si


Elena:


Fidanzati? (Alza un oggetto, poi lo riposa).


Guido:

meglio …


Lo dice lui … Eros, digli di stare attento a quello che dice valà … che è


Elisa:


Io sono fidanzata con chi mi pare!


Eros:


Diglielo!


Vale:


Cosa? Non fare il bamba perché ti suono come una cornamusa.


Ettore:


Il primo pezzo di parola è giusto. (Sembrava addormentato ma …).


Monia:


Allora, cosa siamo qui a fare il pan grattato?


Ettore: (Si alza di scatto). Allora, spiegatemi tutto su … siamo in riunione per definire il programma … (telefono).

Duilio: Quale programma? “Pronto … si … in persona … dica … come caduto il muro … (Gesto di Ettore come a dire “non sa fare niente”) di cosa l’avete fatto … cosa … con le piume di struzzo … si … ho capito, sono straneri ma … di ignoranti è pieno il mondo … (occhiata ai presenti). basta che non mi incolpate … ci stia attento … “Calcestruzzo … piume di struzzo e dai …

Monia:            Vedi Ettore, non sei il solo “sbevascione”, almeno tu non fai danni.

Eros: Nonno, Vale … ho preso una decisione … mi voglio sposare tra due mesi. (Capisce che ha detto una cretinata e tenta di ravvedersi ma).

Vale: È una tua decisione, bisogna vedere come vanno le cose ... per me più tiriamo in la meglio è!


Elisa:


Anche per me.


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Vale:

taci …


Parla un altro giorno .. io mi intrometto nelle tue faccende … no e allora


Monia: Comincia la guerra dei sei giorni … giovanotti … cosa centri tu … (Ad Ettore). Dormi… devo parlare ora o rimandiamo tutto a dopo l’armistizio.


Enrico:


Nonna, noi ci sposiamo tra poco … non ti capisco …


Elena: Sì, ma io non sono d’accordo, corriamo il rischio di fare un matrimonio affrettato così tanto per farlo.


Enrico:


Siamo fidanzati da dieci anni …


Elena:

ci si stufa.


Lo sai che i fidanzamenti lunghi portano al divorzio quasi subito perché


Ettore: Anch’io ero stufo, non perché non l’amavo più ma perché mi dava le bastonate sul coppino. (Mostra dove).


Monia:


E faceva bene.


Duilio:


Posso dire la mia?


Monia:


Se proprio ci tieni … dilla.


Duilio: (Un attimo di silenzio). Io, come sapete, non mi sono sposato perché … ma lo avrei potuto fare se non fosse capitato un fatto che ritenni importante. La mia migliore amica un bel giorno viene a casa e mi dice: “Duilio, ho intenzione di abbandonare quel cretino del mio moroso” … e io gli chiedo il perché … e lei dice: “Voglio sposare te.”


Ettore:


E tu le hai detto di sì.


Duilio:             Le ho detto di no! E vi giuro mi piaceva da morire. Come si fa … la


fidanzata di un altro che ti viene a dire così! (Sottolinea il fatto). Non ero nella condizione di prendere delle bastonate supplementari.


Monia:

perdere”).


Perché ne prendevi già altre? (Gesto di Duilio come a dire “lascia E così sei rimasto da solo.


Duilio:


Già!


Enrico:

situazione?


E con questo cosa ci vorresti dire? Che qualcuno di noi è nella stessa


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Elisa:


Certe volte si crede di amare uno e invece si ama un altro.


Guido:


È vero … (Furbescamente dice) Elisa, vuoi sposarmi?


Eros:


(Ha uno sbandamento). Se non vi conoscete neanche?


Elena: (Ha in mano un bastone da base ball, Guido capisce l’antifona e fa marcia indietro).

Guido:             Era per dire …

Monia:            Appunto … non lo dire … voi due mi piacete poco.

Duilio: Amici … si fa per dire … quello che siete … io vi voglio anche bene però cercate di venirmi incontro … insomma, i vostri problemi sciorinateli a casa d’altri … ho tanti di quei guai che mi bastano e avanzano … venite qui con delle scuse generiche senza combinare niente e mi impedite di lavorare … un minimo di coerenza … capisco che mi aiutate a tenere sotto controllo la casa ma … capisco anche la costanza …

Monia:            Chi è questa qui?

Ettore:              Chi!

Monia:            Costanza … è la figlia del gelataio?

Ettore: (Ora sembra più sobrio). Non dire cretinate! Ha ragione … veniamo qui ad importunarlo senza dare niente in cambio. Sono pronto a pagarti le casse di vino che ti ho sbevazzato …

Duilio:           Quali casse? (Si precipita fuori e rientra con una bottiglia). Mi ha

spazzato tutto! Dieci milioni di vino .. volatilizzati … Nobile di Montalcino riserva.

Monia:            Ci vuoi far credere che hai speso dieci milioni per quella roba li?

Duilio:             Me lo hanno regalato … ma cosa c’entra?

Ettore:              Io intendevo quelle altre di casse … di Barbera ... giù in cantina.

Duilio: E allora? Come si spiega? Mi stai dicendo che hai tracannato quel vino? Sei matto .. sono vent’anni che è giù, l’ho imbottigliato io quando sono venuto a stare qui .. era già schifoso allora figurati adesso!

Ettore: (Ha un brivido). Ha un saporino di passito misto a un retrogusto di terra ma .. si può bere ….

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Eros: Nonno … ragazzi non ce la faccio più … Vale sposiamoci in fretta almeno …

Vale: Te lo tieni tu … lo metti nello sgabuzzino, lo tiri fuori per mangiare e lo rinchiudi subito.


Elena:


Ah, se capitasse a me … in ospizio subito …


Monia:

io!


Perché mi guardi? Oh! Non sono rimbambita … e poi Ettore … lo curo


Enrico:


Che motivo c’è di farlo … non sai neanche chi è?


Monia:


Perché tu lo sai … mi ha promesso che non beve più … vero?


Ettore:


(Fa dei gesti).


Duilio:


Ho i miei dubbi, comunque … “fate vobis” …


Ettore: (Affiorano i soliti ricordi dell’orfanatrofio). Quisitur esset in beneificium vostris pelandribus …

Monia.            Ecco, gli avete scatenato il latino … bravi.

Duilio: Ettore, vieni qui che ti confesso … (Lo porta vicino al tecnigrafo, Ettore si siede sul seggiolino girevole, tant’è che si trova a guardare gli altri e Duilio lo gira verso di sé. Gag a piacere).

Ettore:              Subito monsignore … non ho peccato …. Sono uscito di notte ma sono

rientrato alla mattina … prima che il gallo cantasse … mi sono perso nel bosco, poi ho incontrato cappuccetto rosso (Indica Monia) e mi ha ricondotto all’ovile.

Monia:            Senti, pecorella smarrita, finiscila di raccontare scemate e fila a dormire.

Duilio: Bravo … per oggi va bene così ma cerca di non cascare più tra le braccia di Bacco!

Ettore: Non so chi è ma le giuro che … Abbia pietà di un giovane anziano, monsignore. Se sono qui è perché c’è un motivo … sono un trovatello nato da genitori sconosciuti e di madre vedova di guerra … figlio di “N N” e marito di “X .”

Eros:                 Nonno … ti accompagno … dai … scusatelo ogni tanto straparla .. su …

e poi, come si dice: ”mutatis mutandis” ….


Monia:


Insisti ….


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Ettore:


(Guarda tutti, fa dei gesti come a dire “guardate che non sono scemo”).


Duilio:


Non dire niente, per favore!


Ettore:              Quando sono sobrio vi posso raccontare la Divina commedia al contrario


…a memoria … il problema è che non mi ricordo più le ultime parole …. Siete fortunati.

Vale: E io mi devo imparentare con gente simile … Eros, dagli una regolata. (Duilio le passa un cacciavite). Grazie … (Quando capisce lo getta per terra).Architetto, mi faccia il piacere … lo avviti lei!

Monia:            Ettore, non ti capiscono … e poi cosa ho detto: lo curo io!

Ettore:              Quando sarò malato ….

Monia:            “Fiat voluntas tua” … (Esce).

Ettore: “Disaremus cinque pater ave gloria … sum verbo santi magno semper … Piantatela di bere … (Escono tutti sconsolati).

FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Tutti

Guido: Entra, Elisa … Fontina è giù in cantina … controllerà che non manchi qualcosa … dieci milioni … che colpo di fortuna … e chissà quanto vale lo champagne … ci compriamo un po’ di roba, ci buttiamo sull’erba e stiamo da Dio!

Elisa:                 Ho visto un paio di cosette di là che … dobbiamo continuare la

commedia con quei due bamba … raccontagli di tutto , che stavo per impiccarmi che


Guido:


Ci crederanno?


Elisa:                 Oh! Sono persi … e scemi ... Lo condisco per bene … cosa ne pensi se


gli dico di sposarmi? Hai del fumo?

Guido: Non esagerare … tienilo in ballo per un po’ esattamente come faccio io con la Elena. Non capisci niente. Noi dobbiamo cercare il modo di “sgraffignare” il più possibile senza essere incolpati. Vado a vedere se c’è ancora lo scatolone che ho portato, ci metto questi oggetti e lo portiamo via in tutta tranquillità. (Esegue).

Elisa:                 Il fontina non è scemo … indagherà per il vino e le casse di champagne

…forse si accorgerà tardi che gli stiamo “sgraffignando” i precolombiani … Arriva. (In fretta e furia chiudono la scatola).

Duilio: Oh! Ragazzi. In questa casa ci sono i topi e … lo sapete che mi sono sparite due casse di spumante francese di valore. La questione è controversa perché quel giorno che me le hanno portate ho battuto la testa e ho un ricordo confuso degli avvenimenti … e non ricordo se era proprio quel giorno o no … e non so nemmeno se è vero che era champagne o no.


Guido:

spintone).


In quel giorno lì le hanno portato qualcosa d’altro? (Elisa gli da uno


Duilio:


Lo sai che non me lo ricordo! State aspettando l’Ettore?


Monia:


Dai, vieni dentro … (Entra con Ettore sotto il braccio).


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Ettore: “Pacem in terris” … no, non sono bevuto … Monia mi ha suggerito una cosa che ha tagliato la testa al toro …


Elisa:


Vale a dire? (Cerca di sollevare la scatola senza riuscirci).


Monia:            Non dirlo! Voi due andate a fare un giro sulla panoramica del vostro


paese … sciò! (I due si guardano perplessi). I nostri nipoti dove sono finiti? Duilio, digli qualche cosa a quelli la perché mi sembrano un po’ persi … non capisco cosa stanno facendo ma …

Duilio: Ci penso io … (A parte). “Che consigli volete che gli dia … mi sembra di rivedere la mia situazione … se sapevo me la sposavo quella ragazza magari a costo di qualche legnata ma per lo meno adesso non sarei qui a lamentarmi e a vivere di rimpianti … (Pensa). Però qui … gatta ci cova” … Quando vengono? Voi due portate fuori quella schifezza … su … (Guido non vede l’ora,esce).


Ettore:


Dovrebbero essere già qui ma come al solito sono andati a lucertole.


Monia:


Perché continui a dire così? Tuo nipote non è un farmacista?


Ettore:


Appunto! Nelle porzioni che fa ci mette dentro tutto il necessario per …


Tutti:


Per? (Duilio alza le mani al cielo quando sente lo strafalcione di Ettore).


Ettore:              Perché! Beh! Vari generi di piante strofficinali, animaletti, estratti di


mandragonia … tutto … le polveri sottili … alcuni rospi pregiati … Non sono farmacista. Chiedetelo a lui!


Monia:


Bestia … ma fanno bene? (Ettore sa segno di sì).


Duilio:


Lo ascoltate pure … (Ettore ride).


Eros:


(Entra). Elisa… (Le fa dei cenni). È vero che sei la fidanzata di quello?


Elisa: Sì e no … Siamo in trattativa … dipende da fattori esterni, da come si mettono le cose, dalla disponibilità di certa gente … insomma …


Monia.


È la sua morosa. Lo decido io. “Morosatevi” e finiamola qui.


Ettore:


Sei risoluta … mi piacciono le donne di polso.


Monia: È un ricordo che affiora o tua moglie era … severa? Comunque sono contenta che la pensi così … potremmo andare d’accordo … un domani.


Duilio:


Un domani … cosa credete di avere vent’anni?


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Ettore: Abbiamo appena fatto la prima comunione! (Senza farsi vedere ha cercato la bottiglia e ha tracannato un po’). Siamo giovani di spirito!


Elisa:


Soprattutto di quello! (Arrivano gli altri).


Vale:                 Eccoci qua! Eros sei sempre vicino a lei … cosa sono diventata la ruota


di scorta della bicicletta?

Eros: Vale … dai … arrivi adesso e ti lamenti già … che paure hai, ci sposiamo presto … diglielo anche tu Elisa!

Guido:             È vero, presto! (Rientra visibilmente soddisfatto).

Enrico: (Entra di corsa, senza rendersene conto spinge Guido che finisce vicino al tavolo da disegno andandosi a sedere senza volerlo). Elena!… non c’è? O porcamiseria, l’ho vista entrare … era davanti a me … (Ettore lo guarda meravigliato).

Elena!

Duilio:             Elena vieni fuori dai … (Ettore sempre più meravigliato).

Monia:            (Va alla finestra e grida). Elena!

Ettore:              (Si getta sotto il divano). Elena!

Enrico:            Scherzate … lo so io dov’è … (Vede Guido). Ah, ma tu sei qui?

Guido:             È evidente … e poi perché mi tiri in ballo? La mia fidanzata è lì … Elisa

…di’qualcosa di costruttivo.

Duilio:             Di costruttivo posso dirlo solo io e vi prego abbandonate la scena che ho

da fare … mi arrivano dei clienti importanti … da lontano … (Ettore da un’occhiata al tavolo da disegno e scuote la testa).

Ettore:              Stai progettando la casa tra le nuvole? (Si avvicina al tecnigrafo, Duilio

lo trattiene. Nel frattempo Enrico telefona alla fidanzata).

Elena: (Entra , sta parlando con qualcuno fuori ). Ha ragione .. sposarsi al giorno d’oggi è un rischio … se ne sentono di tutti i colori … ma non lo so … arrivederla! (Chiude la porta) Stavo parlando col … Buon giorno a tutti!

Ettore:              (Va alla porta guarda fuori, non dice niente). Perché dite tutti così?

“Salute a tutti”, non lo so, è logico? Cosa volete dire: saluti a metà di voi: te no, te no e voi si?

Monia:            Ve lo giuro: non ha toccato vino oggi. Ha promesso solennemente.

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Enrico:            Cosa vai dicendo … nonna? E anche tu … che rischio c’è nello sposarsi?

Duilio:             Ce n’è, fidati … tu non lo sai ma ce n’è!

Ettore: Vivere in due … è vivere in due … la donna ha sempre ragione anche quando ha torto e quando ha ragione sono legnate … un’ancora di salvezza ci vuole, tra le legnate e il divorzio c’è spazio per diverse cose …

Monia:            È diventato un filosofo … voglio vedere dove vai a parare … dai, dai.

Ettore: Allora … un discorso serio non si può fare? (Smarrimento generale). Ai miei tempi, prima di convolare … anche qui ci sarebbe da dire ma … convolare dove, dove devi volare … insomma … ci si chiariva, ci si interrogava; i nostri genitori chiedevano di nascosto alla gente , prendevano informazione sugli sposi, se erano brava gente o no e dopo, se erano soddisfatti, lasciavano che gli eventi fluissero e … poi dipendeva dagli sposi, come dicevo prima … perché il divorzio non c’era, per i poveri, i ricchi se la cavavano sempre … e lo sposo soprattutto doveva avere una posizione adatta a mantenere …

Monia: E se lo sposo era in bolletta nera lo spedivano a quel paese … avete capito?

Duilio: Erano altri tempi dai … siamo negli anni ottanta, certe cose sono del tutto anacronistiche … E poi si vede che il discorso non riguarda loro … abbiamo qui tre coppie che bramano il matrimonio … (Tra sé) non è ancora chiaro l’accoppiamento ma … Bene, signori io debbo lavorare, se avete il buon senso di lasciarmelo fare vi sarò grato. Non vi voglio cacciare … Non si dica che l’architetto Bottini scaccia gli ospiti a …

Ettore:              Hai ragione … tiriamo su il due di picche … ragazzi … il cronista è

occupato deve scrivere le barzellette sul foglio. (Guido ed Elisa si guardano perché se ne vanno a mani piene).


Duilio:


Quali barzellette? ... Ma vai al diavolo! (Ettore se ne va ridacchiando).


Elisa:


Allora buon giorno a tutti.


Ettore:


E dai … io non voglio essere salutato … va bene!


Duilio: Si può sapere perché siete venuti? Sto aspettando gente … degli americani … industriali del mattone … via, via … sgombrate l’aula. (Guido ed Elisa si guardano, si capisce che hanno avuto l’idea è loro).

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Scena seconda

Alcuni giorni dopo

Vale: Dimmi un po’ … Elena cosa si è messa in testa con quel cretino del tuo amico? Mi sorge un dubbio … sono sempre appiccicati …

Elisa: Lo sai come vanno le cose tra innamorati … Guido ha perso la testa per lei … è in uno stato … devi vederlo … perché lo conosco e lo controllo altrimenti potrebbe dare di matto: sono già intervenuta più volte per tentare di dissuaderlo dal compiere gesti inconsulti.

Vale: Si deve sposare tra poco e fa la scema … Cosa mi consigli di fare? Glielo dico all’Enrico o è meglio lasciar correre.

Elisa:                 Lascia correre … tra un po’ quello sparisce da solo e rimarrà un tenue

ricordo in tutti noi … sai com’è, ci si prende, ci si lascia … il mondo va così!


Vale:

(Esce).


La fai facile … senti, io vado dal mio Eros. Quello ho! Ci si sente!


Elisa:


Vai, vai … (Arriva Elena). Non vi siete incontrate?


Elena:


Con chi?


Elisa:


Con la tua amica!


Elena:


Hai visto Guido?


Elisa: Lo sai che lo hai stregato … Non capisce più niente, quando ti vede gli va su la pressione che è un piacere … Stai attenta a non farlo scoppiare … le sta tentando tutte per ammazzarsi.

Elena: Non sarà vero? Ho già quell’altro che mi cava il fiato con la storia del matrimonio … senza contare la vecchia che gli gonfia la testa e “spugna” che soffia sul fuoco … Il fatto è che mi piace da morire … Elisa aiutami ti prego …

Elisa: Cosa devo fare … arrangiati … scegli quello che ti piace di più … hai detto che sono dieci anni che andate avanti a spintoni … lascialo, fagli capire chi comanda.

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Elena:


La fai facile tu! Senti, vado da Enrico … se mi cercano sono là! (Esce).


Elisa:                 E io sono qua! Vediamo se c’è qualcosa che valga la pena di essere


rubato … oh! Orologi d’oro! Rolex? La miseria … quanto guadagna “fontina fresca”.

Guido: (Entra con la solita scatola). Dai, sbrigati ,butta dentro sta roba intanto che “Fontina” non c’è!

Elisa: Ho parlato con quelle due. Tutto a posto … sono bevute … Arrivano, porca miseria … se scopre lo scatolone si insospettisce ... buttalo di là!

Duilio:             Ehilà nullafacenti … mi sono chiesto più volte di cosa vivete voi due,

non mi pare che state sgobbando o studiando … mi sembrate piuttosto sbandati … o mi sbaglio?

Guido: Io sono iscritto a filosofia e lei a medicina … siamo un tantino fuori corso ma … abbiamo avuto dei guai in famiglia e la dobbiamo tirare in lungo. Lei poi, ha avuto un’infanzia difficile: avanti e indietro dall’America … studiare è diventato difficile.

Ettore: (Arriva con Monia). Siete sicuri … che studiate? Tu, parlami di Platone, racconta del Simposio … dai, la storia delle mele … dai.

Elisa: Sì le mele … Dimmelo tu … mi meraviglio che tiri in ballo i filosofi, cosa ne sai tu che vivi in uno stato di semi incoscienza?


Monia:


Rispondigli! (Da tempo sospetta ma non ha le prove).


Guido:


Lei non lo sa perché fa medicina …


Duilio: Invece tu eh! A menadito. Ragazzi, se volete vi do da fare io qualcosa … vedete laggiù quegli sterpi, ecco raccoglieteli e metteteli nei sacchi … vi do cinquanta mila … ora levatevi dai piedi …

Elisa:                 D’accordo! (Se ne vanno).

Ettore: Non ci vedo chiaro … quei due li … puzzano … manica di drogati, sempre in giro a fare un cazzo … mi informo io come si faceva una volta.

Monia: Cosa ti informi di chi … se ti sorprendo al circolo “ubriachi di lungo corso” di pianto in asso … uomo avvisato … ecco.

Ettore:              I patti li mantengo … a fatica ma … molta fatica ma …

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Duilio: Bravo … dai prova che è solo un periodo di debolezza dovuta al fatto della perdita della moglie … (Non visto Ettore tenta di prendere una bottiglia dal mobile, guarda il pubblico, fa dei gesti, rinuncia). Bene, se avete qualcosa da farealtrove: siete liberi … io ho da preparare delle tavole … mi piacerebbe stare solo.

Monia:            Ettore, lasciamo solo l’architetto che deve tirare le righe dritte. Già ha i

fogli grandi se poi gli stai con fiato sul collo me lo deconcentri: la puzza di alcool è dannosa per gli architetti. (Ettore si avvicina a Duilio che si sta sedendo al tavolo da disegno, Monia lo strattona via). Andiamoooo ... Duilio, perché non fai mettere unpo’ di allarmi. Assumi il giardiniere e fagli fare il guardiano … “Melius abbundare” altrimenti nascondi le cose. Come si dice?

Ettore:              Non mi scatenare il latino per l’amor di Dio.

Duilio: Nascondo già, non ti preoccupare … mi fido … in fin dei conti a me del vino … è meglio per lui, non ne trova più, non beve più!


Monia:


Vai fuori, non sono discorsi che ti riguardano … andiamo a fare la spesa.


Ettore:


L’ho già fatta! (Monia lo perquisisce).


Monia:

Tagliavini?


Sei pulito … (Ettore tenta di parlare). Non dire niente … parlo con


Ettore:


Parla con chi vuoi … Tagliavini, Bevi l’acqua, Allunga grappa …


Scena terza

Il giorno dopo. Elisa, Eros, Guido ed Elena.

Elisa: Eros, tesoro, molla quell’ignorantona la … mettiamoci insieme, lo so che non ti piace più … mi butto sotto il treno se mi lasci … (Inavvertitamente Eros lascia cadere il portafogli). Èbello pieno … però … ne hai di soldi!

Eros:                   Lo stipendio … Mi stai mettendo in crisi .. sei più bella di lei … e mi

piaci da morire … mi butto sotto il treno anch’io … buttiamoci.

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Elisa:                 Oh! Vacci piano, facciamo sempre in tempo a farlo … pensiamo a come

dirlo agli altri … a tuo nonno gli puoi raccontare quello che vuoi tanto vive nel mondo dei sogni e poi, a lui … Ha in mente la Monia te lo dico io … non sono scema, si vede che sono presi … meglio così … alla Vale raccontale che improvvisamente ti sei invaghito di me, che l’amore è cieco … inventa. Hai da parte qualcosa?

Eros: Sì, inventa … quella lì mi da una bastonata tra capo e collo … capisci che sono a rischio … il nostro rapporto è un rischio mortale, sia per me che per te!


Elisa:


Per me?


Eros:


E Guido, lo sa?


Elisa:                 Lui non c’entra niente … è un amico, un conoscente … un compagno


d’avventura … e poi, non lo dire a nessuno … è malato di AIDS (Mente di proposito).

Eros: (A parte). Devo avvisare Elena … ma come … io so di loro ma fortunatamente loro non sanno di me e lei … che pasticcio. Elisa, sei sicura di quello che dici? (Elisa annuisce). Io vado, ciao: a domani al solito posto. (Tra sé). Ha ragione l’architetto … sono legnate supplementari. (Si gratta la testa).

Elisa:                 Vai già via? Continui a dire che ti manco e quando sono qui fuggi. (Eros

allarga le braccia e se ne va. Come esce Eros, si mette a frugare dappertutto). Vaipure, per quel che mi importa di te … Chissà dove li ha nascosti … monete d’oro … (Se le mette in tasca).

Guido:             Entra non c’è nessuno. (Elisa si è nascosta nell’altra stanza appena ha

sentito dei rumori). Elena mi fai morire … sposiamoci domani,manda al diavolo quelcretino la …

Elena: Guido, stai calmo, ci vuole tempo … mi piaci ma dammi il tempo di riflettere un attimo … ma si lo mando a quel paese … è un cretino … piuttosto (Lo porta davanti al proscenio). Lo sai che l’Elisa ... si mette con quell’idiota là …Nondire niente nessuno per carità!


Guido:

(Mente).


Non lo sapevo. Sai tenere un segreto? Elisa ha l’AIDS … zitta eh!


Elena:


Bestia che brutta roba ... è grave?


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Guido:             In Africa stanno morendo come mosche .(Elisa sbircia dalla porta la

vede solo il pubblico). Non ti spaventare, la cosa non ci riguarda: noi siamo immuni!E’ una malattia che riguarda certe categorie di persone.

Elena:               Capisco … e all’Enrico cosa gli dico?

Guido: Non dirgli niente … scappiamo … tu hai dei soldi da parte? (Elena annuisce). Ecco, prendiamo quelli … io vendo un oggetto che vale una decina dimilioni e ce la battiamo … non ci trovano più per anni … bisogna fare in fretta.

Elena: In fretta, si fa in fretta a dirlo, dammi il tempo di riflettere un attimo … scappiamo … (pensa) … e quando finiscono i soldi?

Guido:             Ci penseremo al momento ... dai …

Elena:               Devo scappare … a dopo tesoro … (Esce).

Guido:             Elisa, esci, se no sono andati … adorata bimba mia … Elena ha dei soldi

da parte … racimoliamo il più possibile e giù in India. (Si capisce che sono sotto l’effetto di qualche stupefacente).

Elisa: Cosa vuoi vendere … i dieci milioni sono da dividere: chiaro! Guarda, un pacco di monete d’oro … Filiamo prima che arrivi “fontina”. (Escono).

Guido: Guarda che tra tutto abbiamo racimolato un bel po’ di grano … e non abbiamo ancora finito la perlustrazione … filiamo … poi c’è sempre quella faccenda degli americani.

Scena quarta

Duilio. Poi Ettore e Monia

Duilio:             (Entra canticchiando). Affari milionari. Il vecchio valdostano colpisce

ancora … otto progetti che un domani i politici definiranno: mostri di cemento … e li abbatteranno, ma a me … “Non-.me-ne-importa-un-fico-secco.” (Si avvicina al cassetto dal quale poco prima Elisa ha prelevato le monete d’oro). Porca miseriaanche i cioccolatini mi ha fregato … me ne ha lasciato uno! Che manica di sfruttatori! Ma … qui c’erano … dove sono finiti … e no eh … e no eh … qui ci sono i ladri. I precolombiani no! Per fortuna sono assicurati … due cento milioni … un momento

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…ho messo i falsi lì o li ho messi di là … adesso non li distinguo più … che scemo

…mi metto nel sacco da solo … (Si gratta la testa). Come faccio a distinguerli? (Suona il telefono). “Hallo? Yes … sont mi … l’architetto Bottini … sì …Venitequando volete mister Booby … shyo … boh! … venga pure … a domani allora”. Bene, benone … affari d’oro.

Monia:            Eccoti qua, mi hanno detto che eri al mercato invece sei alle prese con la

… cosa stai facendo?

Duilio:             Taci … mi sono spariti i precolombiani.

Monia: Oh Madonna ... dove sono andati? Te l’ho detto … non prendere gli stranieri, prima o dopo scappano coi soldi , ma tu “crappone” .

Duilio:             Sei di un’ignoranza abissale, Monia!

Monia:            Vuoi sempre fare di testa tua e poi si vedono i risultati … Ettore?

Duilio: Se viene bevuto lo strozzo … senti, non sarà lui a fregarmi le cose … passi per il vino ma …

Monia:            Lo puoi accusare di tutto ma non di essere un ladro … architetto, eh!

Esageri!

Duilio: Sì è vero … è un brav’uomo, dopo tutto ha avuto la sua disgrazia … quella povera donna ancora giovane … bisogna capirlo, forse io avrei reagito peggio. Monia, domani mi vengono qui gli americani per un progetto, aiutami a sistemare la casa … non ci facciamo scoprire subito … già dicono che gli italiani sono faciloni, superficiali … se trovano bottiglie dappertutto …


Monia:


Dai: sotto, tira fuori gli stracci ... (Arriva Ettore).


Duilio:             Teniamolo lontano dagli americani, portalo a fare un giro al Sacro


monte, fagli fare il giro delle bettole ma … lontano dagli affari …

Ettore: Quali affari “fonduta” hai trovato il modo di far stare in piedi i mattoni? Monia, i nostri nipoti si stanno mettendo nei guai con quei due. Facciamogli un bel discorsetto …

Monia: Ho capito anch’io che c’è qualcosa di losco … ma sai, sono giovani, si invaghiscono di questo, di quella e poi dopo … tu non ricordi più cosa facevi da giovane … se è vera solo la metà di quello che raccontano hai da scrivere un romanzo.

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Ettore: Più di uno … solo dell’orfanatrofio, ne ho ... oh! Se avete una quindicina di giorni liberi comincio a dire … (Gestaccio di Monia).

Duilio:             Tutti abbiamo un romanzo nell’armadio della memoria … il bello è

scriverlo … ma non divaghiamo … Ettore, domani vengono degli americani per un lavoro, non ti far sorprendere ubriaco e non venire qui a ballare in giro per casa.

Ettore: (Si guarda attorno). Mi sembra che manca qualcosa qui … quelle statuine strane … erano qui … Duilio, ti sei deciso a buttarle nella pattumiera.

Duilio: Me le hanno rubate altro che pattumiera … se li prendo … spero solo che non siano stati i vostri nipoti … non vi perdonerei mai.

Monia:            Interroghiamoli!

Duilio:             Sì ma prima devo verificare alcune cose … mettiamoci a pulire, Ettore

aiutami … ti pago … tieni centomila per uno … Monia, ti prego ,accettali … (Si danno da fare, gag a piacere, nel frattempo si alza una musichetta). Hai deciso dinon bere più?


Monia:


Non gli conviene … vero Ettore?


Ettore:


Non mi conviene!


Duilio:


Lo stai ricattando? Fai bene, con l’alcool non si scherza.


Ettore:


Non è per l’alcool … è per tutto il resto … abbiamo finito di scopazzare?


Duilio: Ho dei progetti che voglio mostrare a questi qui … sei ville in riva al mare … alcune in Sicilia e alcune in Puglia … in più un villaggio turistico di grandi dimensioni … Come si dice “Carpe diem” … o oggi o mai più!

Monia: (Tra sé). Anche le scarpe gli fa adesso … furbone d’un architetto. Io vado, se arrivano i nipoti mandali a ca … sa!

Ettore:              Ti seguo, portami al bar del Moro perché ieri ho lasciato la il fazzoletto!

Duilio:             Vai a vedere l’Otello? (Ride per la battuta).

Monia: (Apre la porta indicandone l’uscita ad Ettore che, allargando la braccia, se ne va). L’Otello non lo fanno più!


Duilio:


Come mai?


Monia:


Perché la gente come ti vede dice: tello li quello lì! Otello là quello là!


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Duilio: (Tra sé). L’ignoranza è una brutta bestia! (Pensa). Vediamo un po’ cosa si può fare con questi americani … chissà da dove vengono … da Venegono … (Ride per la battuta). Faccio delle battute troppo spiritose. (Va in camera,esce quasi subito). Mi hanno rubato le giade e i due crateri attici a figure rosse … no questierano i falsi crateri, quelli veri li ho in cassa forte … a volte mi preoccupo di me stesso … devo indagare sul fenomeno, falsi o no, è roba mia anche quella … (Esce).

Scena quinta

Tutti

Elisa:                 (Entra con Guido). Hai venduto gli oggetti?

Guido: Non tutti … Siamo ricchi! … Allora hai capito bene … guarda che non sono ammessi errori … gli americani siamo noi … ha abboccato come un merlo … a me non interessa il come a me interessano i disegni … li posso rivendere a qualche uomo politico che ha interessi a costruire in modo un po’ illegale … ce ne sono tanti pieni di soldi … voglio dire: trovarsi un progetto già bello fatto, fa comodo. Soprattutto se costa poco.

Elisa:                 Se lo dici tu! Per intanto occupiamoci di questi scemi che stanno

arrivando …

Vale: (Entra con Elena). Avete letto il giornale di stamattina? (I due non sanno). Hanno venduto degli oggetti precolombiani falsi ad un antiquario di Genova,si è accorto tardi dell’inganno, adesso ha sporto denuncia contro un tizio di Varese, pare … un drogato … Mah!

Elena. Chissà di chi era? Oggetti simili li ho visti in un posto … (Si guarda attorno). Mah! Non lo so! Dicono che li ha portati Colombo dall’America!


Guido:


Ci sono le foto del tizio?


Vale:                 No! È descritto in modo grossolano. I nostri compagni? Lo sapevo. Sono


in ritardo come al solito! La notte prima del matrimonio lo faccio dormire in chiesa … forse lo trovo pronto.

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Elena: Ciao Guido, come sei fresco, mordace … Elisa, ti cercano: esci … (Elisa finge di credere). Sei la mia passione …


Vale:

l’osso!


Nel senso della via Crucis … fresca … arriva il frescone, abbandona


Enrico: Mogliettina mia … Guido c’è fuori l’ambulanza che ti aspetta vai … la tua fidanzata è già salita … Eros, non c’è? Fontina?

Vale: Sei impaziente, calmati … cosa vi dovete dire di così importante voi due? Elena, marcalo stretto.

Elena: Mogliettina mia un corno ... perché hai cacciato Guido? Poverino! È così una brava persona … servizievole, gentile, educato …

Enrico: È bravo solo lui … io sono l’ultima ruota del carro … certe volte mi viene voglia di piantarti e filare alle Maldive …


Elena:


Volete andare tutti là, che mania …


Eros:                 Vale, dove ti eri cacciata? Esci e non dici dove vai, te ne vai senza


salutare i miei, lo sai che si arrabbiano con me, sii più gentile coi tuoi futuri suoceri.

Vale: Vacci piano con questa storia, eh! Lo dico a tuo nonno? A proposito, lo sai che si vedono di nascosto!


Enrico:


Chi?


Vale:                 I vostri nonni! Me l’ha detto la droghiera di via Marconi. È andato là con


la scusa del peperoncino … le ha raccontato su che gli corre dietro, che lo ha costretto a smettere di bere … che lo vuole sposare …

Eros: Ma non dire scemate … non sanno nemmeno dove stanno di casa figurati se hanno voglia di vedersi …

Elena:               Non hai notato come è cambiato tuo nonno: non beve più!

Eros: Davvero? Lui vive sotto di me, non è che lo vedo sempre … coi mie genitori non va tanto d’accordo … arrivano …

Monia: La devo considerare una riunione prematrimoniale o un qualcosa di misterioso? Entra ... (Entra Ettore, è ben vestito).


Eros:


Nonno! Come mai? È festa?


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Monia:            Sta mettendo la testa a posto … lui … voi invece la state perdendo.

Vale:                 Cosa insinua, che siamo scellerati?

Ettore: (Si guarda attorno). Ha finito il beveraggio il nostro “Fonduta” … che precisione! Come ha saputo che ho smesso … trac … glielo hai detto tu?

Monia:            Anche se fosse? Meglio no! (Approvazione di Ettore). Dov’è l’architetto

…tra poco devono venire degli stranieri per delle cose, cercate di sparire. Mi ha detto di non intralciarlo … ci tiene! (Va alla finestra). Quei due scemi sono spariti? Più li conosco, meno mi piacciono …


Elena:


Sono pregiudizi! (Monia vede il giornale).


Monia:            Ma! Dove li ho visti … (Si guarda attorno). Dice di Varese. Questi


oggetti sono rari, a Varese non li ha nessuno … pre … colombiani … ma sì … che scema … adesso ho capito … io credevo che erano … i giardinieri. Cosa ridi tu!

Ettore:              Chi ride?

Enrico:            Fammi leggere … e ma dice che sono falsi però … sono ladri da poco.

Solo un disperato ruba oggetti falsi.

Vale: Erano qui o mi sbaglio … è … sì … erano qui sul mobile … oh! Ci sono i ladri in questa casa … lo sapevo, ci darà la colpa a noi!

Eros: Che pasticcio ragazzi … siamo sempre qui, come fa a non sospettare? Quando arriva sarà meglio chiarire la faccenda … precediamolo … per fortuna non è un tipo sospettoso.


Ettore:


No eh! È lui? Arriva!


Duilio:             È una riunione di stato … signori, vi prego lasciatemi solo, ho un


impegno importante con degli americani … Ettore, Monia venite di là un attimo vi devo parlare. (È entrato con dei pacchi, sono dolci per l’occasione).


Ettore:


(Tra sé). Ci siamo!


Vale:                    Allora noi andiamo … forse non si è accorto nemmeno lui …


rimandiamo ad un altro giorno i chiarimenti … (Monia fa un gesto ad hoc).


Eros:


Non è che mi state diventando ladri? Vale?


Vale:


Bella fiducia! Bravo!


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Scena sesta

L’incontro.

Guido ed Elisa si fingono gli americani. È un altro espediente per sottrarre risorse a Duilio.

Duilio: (Campanello). Avanti … mi raccomando, Monia, non parlare, fai solo quello che ti dico … porta da bere, porta via il vassoio … prego, entrate.

Monia: (Al pubblico). Bestia che signoroni … pieni di grano questi qui. “Good bye” Scioris … vado di là prima che mi pestano … (I due ridono per il saluto).

Duilio:             Scusatela è una donna di paese, ma prego signori accomodatevi, prego

… avete fatto un buon viaggio?

Bell: (Parla con una cadenza tipica degli americani che parlano italiano, sono irriconoscibili). Non si dia peso di parlare l’inglese … noi sappiamo l’italianoperché abbiamo lavorato in Ambasciata a Roma per anni e lei è nata in America.

Duilio:             Bene, meglio! (Monia ascolta sulla porta della cucina). Monia, porti

dello Champagne per favore …


Monia:

gassosa.


(Ingenuamente). L’hanno rubato architetto: il frigorifero è vuoto.C’è la


Lovely: Non importa, signor Bottini. (Si schiarisce la voce). Rubato dice! Mascalzoni questi italiani …


Monia:


Mi creda non solo gli italiani … lasci fare …


Duilio: Servi i pasticcini. (Monia va a prenderli). Perdonatemi l’ardire. Voi avete intenzione di costruire in Italia o avete altre mire.

Bell:                   In Italia naturalmente … vogliamo vedere i progetti… (Duilio li va a


prendere). Vediamo … vediamo … magnificent … veramente grandiosi. Guardamy dear. Sarebbe favoloso questo impianto “albergastico” .

Lovely:           Yes, superlativo.

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Monia: (Tra sé). Quei due qui sono americani come mia sorella di Gorizia. Spero solo che non abbocchi … Duilio non è un falco per gli affari … una volta ha fatto una casa sperimentale e gli hanno soffiato il progetto sotto il naso.

Ettore: (Entra vestito da giardiniere con le cesoie). Professore … (Monia lo cattura e lo rispedisce fuori).


Duilio:


È il mio giardiniere … bravo ma un tantino impreciso. (Imbarazzato).


Bell:                   Vedo (Lancia un occhiata ad Elisa). Molto bene signor Botticini ...


compriamo i progetti dell’albergo sul mare … come lo ha definito? “Le Gabbianelle”.

Bene. Se ha interesse a vendere le ville le posso mandare un collega di Boston.


Duilio:


Bosson? Molto bene rimango in attesa.


Ettore:


(Rientra, è un po’ più brillo). Fontina … cacciali via …


Monia:            Perdonnels-lo è un pok bevèt ... vai fuori dalle palle stoccafisso. (Rientra


senza Ettore, tra sé). Hanno una faccia quegli americani qui … mh! Perché so chesono stranieri altrimenti … mi sembrano facce conosciute … Architetto, ha bisogno d’altro? Io andrei, devo tenere a bada i merluzzi … (Fa dei cenni a Duilio che capisce).


Duilio:


Vada pure Monia … è la mia domestica preferita.


Lovely:


Ne ha tante?


Monia:


Diciotto … con permesso … (Esce).


Bell:                   È molto ricco signor Bottietti … bene, vorrà dire che ci farà uno

sconticino … allora, mi dica quanto vuole … le firmo un assegno immediatamente, non vorrei che altri mi soffiassero i progetti.

Duilio: Così su due piedi … sono esclusivi … un hotel di quattro cento camere super accessoriato con discesa al mare privata … è tutto da espropriare, intendiamoci … vi dovete barcamenare coi politici locali per questo …


Bell:


Non si preoccupi, abbiamo i nostri canali . Vero architetto?


Duilio:


Allora, tenendo presente l’originalità del tutto … duecento milioni.


Lovely:           Ok! Aggiudicato! (Bell estrae il libretto degli assegni e firma per quella


cifra). Lo incassi lunedì, vede c’è la data del giorno venti due Ottobre!

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Duilio: Ok! (Si atteggia). Allora a presto. (Gli dà il progetto ma sbaglia e gli consegna una patacca).


Bell:

(Escono).


Lei ha concluso un ottimo affare mi creda signor Bertolini. Bye, bye!


Duilio:             Monia … (Arriva, Duilio sventola l’assegno). Duecento, per oggi, tra un


po’ saranno il triplo.

Monia: Sei sicuro, aspetta un momento … Ettore, vieni dentro … ha ripreso a bere … (Entra). Cosa ti abbiamo detto? Ti strizzo se continui!

Ettore: (Ormai è pieno). Non ti fidare di quelli lì … asino … sono amareggiato per quello che hai fatto … ti facevo più furbo … Li conosco … (Precipita sul divanetto).


Duilio:

male.


È letteralmente “strafatto”. Decidiamoci ad intervenire perché finisce


Monia: Finisce all’obitorio … se almeno il nipote lo sorvegliasse invece di correre dietro alle lucertole, magari …

Ettore:              Ti hanno fregato … non hai talento per gli affari … lascia che tratti io

per te … Moccetta. (Deduce tutto questo perché li ha visti arrivare in motorino). Sono dei poveracci. Hanno il motorino scemo!


Duilio:


Non mi offendere perché … Abbandona l’arena gladiatore da strapazzo.


Monia:


Non ti voglio più se continui col beveraggio incontrollato!


Ettore:              Non bevo più da anni, non ho mai bevuto in vita mia … in quella degli


altri … sì! È tutta colpa del mio amico. Quando vado al bar ordino due tazze, una per me e una per lui … io aspetto che arrivi e aspetto, ma non arriva mai e allora mi tocca berla io. (Gag a piacere).

Eros:                 Sono tre ore che ti cerco … cosa fai vestito da “Gardener”.

Monia: Guarda “gardenia” che se lo lasci libero di frequentare i ritrovi dei pubblici dipendenti te lo ritrovi a fare il presidente degli enologi riuniti d’Italia. Come onorario!

Eros: Chi ! Il presidente onorario è il direttore dalla mia azienda. Vale, non si è vista? Oggi è giornata di sparizioni.

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Monia:            Hai provato a casa di qualcun altro?

Eros:                 Monia, cosa dice!  Valentina è una ragazza per bene!

Monia:            Non come te.

Duilio:             Non ti voglio fare la morale ma capisci il detto.

Eros:                 Quale detto?

Ettore:              Chi troppo vuole nulla stringe … (Eros pensa di essere stato scoperto).

Eros:                 Nonno me lo hai insegnato tu che è meglio tenere il piede in due scarpe

piuttosto che fare la fine di “fontina”.

Duilio:             Ah! Io avrei fatto una fine? Ricordati che gli onesti andranno fino in

fondo alla meta!

Ettore:              Metti l’accento sulle parole che è meglio!

Duilio:             Vai via da casa mia … hai il privilegio di mandarmi su tutte le furie.

Ettore:              (Ammicca, si atteggia, non ha capito il senso). Monia, abbandoniamolo

su quelle cose lì che ha lui.

Monia:            Non capisci mai niente … ha detto su tutte, si sbaglia, ne sta arrivando

una adesso … (Ettore si affaccia).

Duilio:             Andate via! (Alza la voce).

FINE SECONDO ATTO

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ATTO TERZO

Scena prima

Tutti,due giorni dopo

Duilio: Molto bene … vado in banca ad incassare il malloppo … posso uscire o mi sto scordando la testa … esco … posso dire che sono euforico? … Sono euforico

…se vanno in porto tutti i progetti mi ritiro a vita privata … speriamo che non sia privata di tutto … il mio grande rammarico è stato quello di non essermi sposato con quella ragazza … “L’onestà innanzi tutto, ricorda, Duilio” … onesto e solo ... avessi un cane almeno … Invece ho una banda di gente del tutto inaffidabile … brave persone ma un tantino distanti da quello che si potrebbe definire interscambio culturale che scaturisce da uno scontro dialettico … questi parlano solo in dialetto, a volte non capisco una parola … bisogna essere superiori e comprensivi. (Ha parlato col pubblico mentre si sta mettendo la cravatta la giacca ecc … ora prende la venti quattr’ore e si avvia verso l’uscita). Vado! (Arriva Ettore, è sobrio, ha avuto una discussione con Monia e il nipote). Giusto te! Sto via un paio d’ore … fai ilguardiano della villa. Ciao!

Ettore: Dove vai di fretta? (Duilio sventola l’assegno). Hai capito: due scarabocchi e ... palanche a tambur battente. È tutta questione di fortuna … se fossi nato da una famiglia di nobili forse non sarei finito in orfanatrofio, ho detto forse perché, non è detto che … (Si mette a guardare i disegni). Però, come sono grandi. Villaggio turistico “Le Gabbianelle D’oriente”. Struttura in materiali sperimentali a basso impatto ambientale … quante belle cose … il mio più grande rammarico è stato quello di non aver potuto studiare quello di cui ero appassionato … e pensare che in collegio ero il primo della classe … ho fatto il ginnasio e il liceo … il mio insegnante di greco mi diceva sempre: “Caro Ettore mi spiace ma più di dieci non ti posso dare in pagella, l’undici, il dodici non sono ammessi”. Se mi dava tredici vincevo al totocalcio … (Ride. Arriva Monia).

Monia:            “Fontina”? (Ettore fa segno che è uscito). È tanto che sei qui!

Ettore:              No! Senti ma cosa ha venduto a quei due …

Monia:            Se non ho capito male il progetto di un grande albergo!

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Ettore:              Questo! (Monia va a vedere).

Monia: Pensi che ci possa capire qualcosa? Sarà una copia … non capisci mai niente … fatti vedere … no, sei a posto.

Ettore: Non bevo più … ti voglio sposare sapendo quello che faccio … non si dica che Ettore Dimario si è sposato sotto i fumi dell’alcool … perché circuito da un’affascinante femmina settantenne.


Monia:

Eros).


Settantenne sarai tu. Se sgarri ti condanni da solo. (Arriva Vale con


Vale: (Ha un pacco). Signor nonno, abbiamo deciso di sposarci entro quest’anno! È contento?

Eros: Abbiamo menato il can per l’aia per troppo tempo. Convincerò anche Enrico.

Monia:            Menarla troppo non va bene l’ha detto anche il dottore … gli effetti

collaterali … All’Enrico ci penso io … gliela faccio passare la voglia … è facile: non gli do più una lira …


Vale:


Cosa dice Monia … Elena mi ha detto che …


Monia:


Che?


Ettore:


Non incominciate eh!


Monia:


Taci! Parla tu!


Vale: Mi ha detto che sono pieni di soldi … un’eredità … di lei … i suoi nonni sono morti in anticipo ... e …

Ettore:              Sono morti in anticipo? Speriamo di morire in ritardo, il più possibile!

Elena: (Arriva con un pacco). Stia tranquillo non la saluto … avete visto il signor Lamonica?

Monia:            No! La monica no, abbiamo visto il prete per le nozze.

Elena: Non ho ancora deciso la data … accidenti ci siamo appena fidanzati … tempo al tempo diamine.


Ettore:


Chi sarebbe questa Monica?


Vale:


Si vede che si vuol ritirare in convento!


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Elena:


Mi sembrate brilli tutti quanti. Chiedevo di Guido!


Eros:


Ah! Guido.


Monia:


Invece di chiedere di mio nipote, tu chiedi di quello.


Elena:               Ho qui un oggetto che mi ha pregato di consegnare a Duilio … a


proposito: dov’è?

Duilio: (Entra furibondo). Maledetti americani … l’assegno è falso … sono stato raggirato da due imbroglioni … un progetto di duecento milioni andato in fumo … è colpa vostra, sì, mi avete sconvolto la vita con le chiacchiere … fortunatamente ho salvato le ville.

Elena:               Duilio, Guido mi ha dato questo pacco per te … lo lascio qui?

Duilio: Buttalo in pattumiera … Mi piacerebbe sapere chi erano quei due ladri. È un periodo che qua dentro succedono cose strane … e come sapevano dei progetti. È ovvio che qualche frequentatore è colpevole … indagherò …

Monia:            Non penserai che sia uno di noi … io ed Ettore veniamo in questa casa

da vent’anni e non è mai successo niente.

Ettore:              Ti fidi troppo degli sconosciuti … sei troppo generoso, lasci in balia di

chiunque oggetti antichi … leggi il giornale una volta tanto … leggi, guarda: “venduti oggetti precolombiani falsi a Genova, pare, un tale di Varese … lo stanno cercando”.

Duilio: (Guarda). Sono i miei! Falsi? … Allora ho messo in cassaforte quelli giusti … che spavento … gli sta bene … (Si precipita in camera).

Eros:                 Cosa fa? È un pasticcione!

Duilio: I crateri greci … lo sapete che mi hanno rubato anche quelli … vai a sapere se erano quelli buoni … faccio di tutto per conservare le cose e mi dimentico dove tengo quelle autentiche.

Ettore: (Tra sé). Per fortuna non beve! Se hai dei sospetti organizzati, ti diamo una mano noi a …

Eros: Nonno, lascia stare … Monia, dica ad Enrico di portare le sue telecamere, le sparpagliamo un po’ dappertutto, sono praticamente invisibili, roba americana.

Duilio:             Molto bene, chiamalo! (Eros telefona).

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Eros: “Pronto Enrico sei tu … sono io.. come chi! Io no … Eros … sono qui da “font” dall’architetto … sì … raggiungimi, porta le tue telecamere spia … gli stanno rubando le cose … dai … ma sì … Vale cosa … ah! Ciao!” Ti ha visto con uno, vi tenevate per mano … sono un cretino. (Ha cambiato tono sembra inebetito).


Ettore:


Ti sta bene.


Monia:


Urge una riunione interfamiliare al più presto.


Elena:


È un suo cugino di Parigi.


Eros:


E da quando hai cugini francesi? Dai dillo se hai il coraggio.


Vale: (Cambia discorso). Duilio è per te da parte di Elisa … è leggero, lo messo qui … Eros, mi sembri arrabbiato?

Eros:                 Da quando tu hai cugini francesi?

Vale: (Guarda Elena cercando un consenso). Dici Albert? (Inventa). Da quando avevo cinque anni …

Ettore: Io ho avuto un cugino a partire da otto uno da dieci e uno me le ha suonate di santa ragione.


Monia:


Eh, questi cugini, saltano fuori nel momento del bisogno.


Enrico:


Eccomi a voi … cosa succede? Elena mogliettina mia.


Elena: Tieni giù i titoli … fino a quando non siamo sposati mogliettina lo dici a qualcun’altra.


Enrico:


Ti ha punto la vipera?


Vale: Qui tra vipere e insetti vari non so chi sta messo meglio … bene, visto che il pacco l’ho consegnato me ne posso anche andare.


Eros:


(Vale si avvia per uscire). Vale … aspettami! (Esce con lei).


Duilio:


Allora, queste telecamere?


Enrico: Accidenti le ho dimenticate … le porto domani … Elena andiamo, ti devo parlare a quattr’occhi.


Monia:

Ettore?


Metti su gli occhiali. (Escono). Da giovani eravamo così anche noi?


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Ettore:


Oh! Ne abbiamo fatte di tutti i colori, vero Duilio?


Duilio:             Io non ho fatto un bel niente … te l’ho detto l’unica che mi chiesto di


sposarla era già fidanzata e non me la sono sentita di tradire un’amicizia per andare incontro a vendette e mascalzonate. Si è sposata con quello … sono rimasti assieme tre anni poi lei è scappata in America con quel tale: Delponte credo … ma non ricordo.

Monia: Se la sposavi tu era meglio … avresti preso qualche “cannellata” ma dopo, venendo in Lombardia, non ti avrebbe più cercato.

Duilio: Non ci voglio più pensare, ormai sono passati vent’anni o più … giusto l’età dei vostri nipoti e di quei cretini la … lo sai che non so nemmeno come fanno di cognome … è la prima cosa che gli chiedo quando li vedo. Vi prego, lasciatemi solo mi avete scatenato dei ricordi ormai sepolti …

Monia:            Andiamo a spasso, maritino mio!

Ettore: Vacci piano con sto maritino … quando saremo sposati mi potrai chiamare come vuoi.


Monia:


Anche scemo volendo.


Ettore:              Mi hai già chiamato in tutti i modi. Spugna, filtro, botticella, decanter …


non so, fai tu!

Monia:            L’ho fatto a fin di bene … ti ho fatto smettere … Duilio, non è così?

Duilio: Oh! … Lo sapete che siete i miei più cari amici e i vostri nipoti sono un po’ come figli per me … vi prego, aiutatemi a scoprire i ladri, potrei essere generoso. Diciamo così … progetterò una bella villa bifamiliare per loro … vanno di moda oggi.

Monia:            Non lo meritano, sono indecisi, stanno combinando qualcosa di strano.

Mi sembrano in balia di quei due … in che modo non lo so … è una sensazione … ma! Andiamo … (Non sa come chiamarlo, borbotta delle parole).

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Scena seconda

Il giorno dopo


Enrico:


Permesso, Duilio, le telecamere. Dove le mettiamo?


Duilio:


Quante sono?


Enrico:            Sei. Faccio io, sono pratico, ne ho piazzate tante che … (Si dà da fare e


le sistema ovunque). Se entra qualcuno lo becchi subito … ti metto il registratore incamera … ha un sistema di registrazione che ti permette di filmare ogni dieci secondi. Roba professionale! Trasmissione radio! Le usiamo per scoprire i tradimenti delle mogli e dei mariti … vediamo di quelle scene che …

Duilio: Stavolta li becco quei ladroni … mi hanno rubato dieci milioni di vini, otto milioni di Champagne, i precolombiani falsi e i crateri forse buoni e poi non so neanche bene cosa d’altro.


Enrico:


Non si lasciano le porte aperte a tutti … hai dei sospetti?


Duilio:             Non so! Quello che mi dà più fastidio è quell’assegno falso: ho


impiegato due anni per realizzare quell’impianto … (Batte i pugni sul tavolo dal quale cade un rotolo: il progetto buono che erroneamente non ha consegnato agli imbroglioni). Che cos’è! Accedenti è il disegno dell’hotel … cosa gli ho dato? Maguarda pensavo di … loro mi hanno pagato con un assegno falso ma io gli hoi dato una patacca … siamo pari. Enrico,vuoi vedere che tornano per scambiarlo con quello giusto?

Enrico:            E noi li becchiamo come polli. (Soddisfazione di Duilio).Ti lascio, ho da

fare … allora hai capito? Bene! (Esce). Ti posso dare del tu?

Duilio: Ci mancherebbe … Vado a mettere in funzione il marchingegno. (Esce con i veri precolombiani e li mette dove c’erano i falsi poi va a prendere i crateri e li mette dove trova spazio). Rubateli pure. Idioti. (Si infila la giacca e se ne va).

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Scena terza

Arrivano Guido, Elisa e poi Eros Vale Enrico ed Elena.

Guido: Non perdiamo tempo, cerca … dai, se arriva si accorge … Elisa, i nostri pacchi, non li ha aperti.

Elisa:                 Meglio. (Apre i pacchi. Ci sono i travestimenti che hanno usato).

Mettiamoli adesso, facciamo gli americani che vengono per i disegni delle ville. Gli facciamo credere che hanno mandato noi a prenderli … L’abbiamo venduto bene l’albergo … e non ci è costato un cazzo … compriamo chili di eroina …

Guido:             Stiamo esagerando, fidati! Attenta!

Eros:                 (Entrano i fidanzati). Buongiorno … desiderano?Chi vi ha fatto entrare?

Bell: Il giardiniere. Dobbiamo trattare un affare con l’architetto Bottolini , siamo incaricati da nostri colleghi per trattare con il signor “F”. (Si tradisce).

Enrico:            “F” sta per?

Lovely: (Tenta una spiegazione). “Fortune” per noi è fortuna aver incontrato mister Boccini.


Vale:


Bottini … si chiama così. Da dove venite?


Bell:


Oregon.


Lovely:


(Contemporaneamente). Missouri.


Elena:               Anche noi andiamo in America … dateci il vostro indirizzo, magari in

viaggio di nozze veniamo a trovarvi: andiamo a Los Angeles!


Bell:


Noi viviamo in Italia, mi spiace.


Lovely:           Già! In Italia! Abbiamo molto da fare. Dica al signor Bertini che siamo


passati e torniamo domani per i contratti. Bye bye.

Eros:                 D’accordo. (I due escono). Mi sembrano due drogati … sarà!

Vale:                 Questo pacco l’ho portato io. Chissà cosa c’era dentro?

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Elena: E questo l’ho portato io … gli avrà aperti “fontal”. Simpatici quei due. Se ci invitassero a casa loro in America faremmo il viaggio di nozze gratis … Tua nonna ha detto qualcosa ?


Enrico:


Qualcosa ha detto, bisogna vedere a che proposito.


Elena:


Sei scemo … del matrimonio no!


Eros:


Di chi?


Vale:


Eccone un altro! Di chi, di chi secondo te ... del loro no!


Enrico:


Del nostro?


Vale:                 Dei nonni! Crappe di falegname. Elena, senti una cosa. (A parte). Quei


due non si fanno più vedere? Meglio così, so alcune cose non troppo piacevoli sul loro conto.

Elena:               Cosa?

Vale: Devono avere una strana malattia … va di moda adesso ha il nome di quelle macchina che tagliano l’erba!

Elena:               Ah sì: Bcs … ne ho sentito parlare. Sai cosa ti dico: mi ha stufato. Non

ho voglia di regalargli i soldi … sarò anche ignorante ma scema … eh! Mi ha chiesto danaro ... perché? Se mi vuole bene non lo fa … sistemiamoci al più presto!

Eros: Di cosa state parlottando, signorine? Dai Vale, si è fatto tardi devo ricuperare il nonno. Sarà sicuramente appollaiato da qualche parte a sbevazzare.


Enrico:

raddrizzato.


Non beve più, mia nonna l’ha messo in riga … porco cane l’ha


Eros:                 Non parlare male di lui: non è stata colpa sua se gli è morta la moglie in


anticipo … dai: vamos! (A parte). Chissà dove è finita Elisa … forse è meglio così,

tutto sommato la mia Vale è bella, non ha grilli per la testa e poi mi ama …

(pensa).Quel cugino francese però non mi haconvinto … basta parlare con Elena e il

caso è risolto.

Elena:               Chissà che fine hanno fatto i nostri amici? Sono giorni che non si

sentono … forse è meglio così … lo sapete che non ho ancora capito che cosa fanno? Non si vedono mai in giro. L’unica persona che ci può dire qualcosa è la dottoressa Baldini. Lo dico perché l’ho vista nello studio: è uscita con un pacco di ricette.

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Enrico: Chiediglielo … sono curioso anch’io. Guido ed Elisa! Ma il cognome? Forse Duilio lo sa! Beh! Andiamo a casa, per oggi il fontina non si vede. Mettiamogli la chiave al solito posto. Fermi! Le statuette sono tornate al loro posto i anche i vasi greci … ma quanti ne ha?

Eros:                 Accidenti è vero! (Nel frattempo la ragazze si mettono a confabulare).

Lo chiamo … “Pronto, Duilio i vasi sono al loro posto non ti hanno rubato niente ...

ah, capisco … penso di sì”. Dice delle telecamere … “non abbiamo guardato … d’accordo ciao”. Arriva tra poco: è in studio! Andiamo. (Escono).

Scena quarta

Più tardi

Duilio: (Entra canticchiando) Poporoppopopopo … se non ci fossero quei ragazzi che danno un’occhiata alla casa … tutto a posto. (Lascia la valigetta a terra). Dunque, cosa ho dato a quei due invece del progetto vero? (Si mette a sfogliare altri disegni). Incredibile: non lo so!Se sono dei ladri veri tornano a prenderli … perbacconon avranno il coraggio di vendere … cosa … boh! Le telecamere! (Corre in camera, ritorna sbalordito, rientra nella stanza, riesce con una video cassetta). Maledettibastardi vi ho presi … devo escogitare un tranello … qui ci vuole l’appoggio di Ettore e di Moina … li chiamo. (Telefona).Non ci sono, provo a casa di … (Ritenta). Nessuno. Non saranno mica in viaggio di nozze? Ma no … che dico.


Ettore:


Ehilà, buon uomo … sei indaffarato?


Duilio:


Ho scoperto chi sono i ladri, vieni di là … (Nel frattempo entra Monia).


Monia: Dove s’è cacciato. Ettore! Eppure, dev’essere qui … non sarà sceso in cantina? Lo prendo stavolta? (Scende).


Duilio:


Hai capito? Fidati dei conoscenti.


Ettore:


Chi li ha introdotti in casa? Come sono venuti … li conoscevi già?


Duilio:


Penso che siano amici dei vostri nipoti … che ne so!


Monia:


(Risale). Eccoli qui … credevo che … bravo: così mi piaci, sobrio.


Ettore:


Sai chi sono i ladri?


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Monia:


Mi prendi per un’indovina? Dimmelo!


Duilio: Sai usare il registratore? Ho capito, guarda. (Introduce la cassetta nel videoregistratore che ha sotto la televisione).

Monia: Hai capito? Prendiamoli … prima o poi ritornano … queste scatole qui non sono quelle che hanno portato le ragazze? Chi la ha aperte?

Duilio:             Loro, quei due … mi hanno telefonato poco fa i vostri nipoti ... erano


qui, ogni tanto vengono a tenere d’occhio la casa … il bello è che non sappiamo cosa c’era dentro … Allora come organizziamo la trappola?


Ettore:


Ci devo pensare … (Monia fa un gesto). Allora pensaci tu, saputella!


Duilio: Ho trovato: facciamo finta di niente. Quando vengono ci nascondiamo e li becchiamo.

Monia:            Sei un genio … fin lì ci arrivavo anch’io. Piuttosto, cerchiamo di sapere


chi sono veramente e come si chiamano. Ettore, lasciamo solo l’architetto che deve pensare … sciollander …


Ettore:


Hai dei parenti tedeschi? Ogni tanto te ne esci con delle parole …


Duilio:

dite …


Finitela di parlare in longobardo perché non tutti capiscono quello che


Monia. Se tu avessi studiato al poli linguistico dei tre cantoni come noi sapresti tutto e anche di più!


Duilio:


Dei tre cantoni?


Ettore: Il primo è il cantone qui all’angolo, il secondo è quello di casa sua e il terzo è quello del circolo familiare che rilascia la laurea in “dialettolombardologia applicata”.


Duilio:


Applicata a cosa?


Monia:            Andiamo, scemarello … gli dai anche retta! Stai attento che ti applico io!


(Ettore ride).

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Scena quinta

Due giorni dopo. Tutti.

Duilio: Vieni dentro, non c’è nessuno. Caro Ettore è proprio vero: oggi giorno la gente è inaffidabile … Tu credi di fare del bene invece ti metti in croce da solo. Te lo dicevo che è un periodo nero scuro! Devo controllare i vasi antichi, non so se sono veri o no.

Ettore: Mi sembri in po’ confuso. Quando si hanno tante cose si fa confusione! Io non ho niente e vivo tranquillo … fino a poco fa, adesso che Monia si è messa in testa di sposarmi sto diventando irrequieto perché sai, un matrimonio alla mia età, dopo tanti anni di vedovanza, è un po’ impegnativo.

Duilio:             Ti ha rimesso in sesto, ammetti che avevi imboccato una strada molto

pericolosa … credimi sono stato là per là anch’io! C’è mancato poco eh! Dopo il fallito matrimonio ho vacillato assai … la mia fortuna è stato il lavoro, mi ha evitato un esaurimento totale. Sono stato sull’orlo del disastro economico per colpa di una cretina insicura … che poi, ha fatto una fine con quel matrimonio. Senza amore non si va da nessuna parte … credimi.

Ettore:              Però, non lo sapevo! Una vita senza donne è un disastro. Si rischiano

“cannellate” ma tutto sommato si può anche vivere … benino. So che Monia mi vuole bene.

Duilio:             Avrei preferito qualche “cannellata” come dici tu, credimi! I giovani

d’oggi non si rendono conto della fortuna che hanno. Si prendono si lasciano senza incappare nelle ire dei preti e dei parenti … pensa che una volta non potevamo nemmeno andare al cinema … era tutto vietato.


Ettore:


Oh! Tutto! Arriva Monia.


Duilio:


Spiegami cosa sono le “cannellate”!


Ettore:              Eh! Non è semplice: da noi in provincia, tanti anni fa si usava un bastone


ben nodoso per … la cannella appunto. Su da voi in montagna cosa usate per girare la polenta? Te lo spiego dopo …

Monia: (Entra. Osserva attentamente Ettore). Sei a posto! Ho sentito che parlavi della “cannella”. Era riferito a qualcuno in particolare o era tanto per dire?

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Ettore: Tutte le volte che mi vedi devo passare l’esame di stato? Stavo ricordando i vecchi tempi quando le donne usavano la Cannella per girare la polenta: la usava anche lui su … là …


Monia:

cucina.


La usavano anche per altri scopi quelle donne là: soprattutto fuori dalla


Duilio:


È il prezzo della felicità!


Monia:            Quale felicità? Non vorrei fare un passo falso ancora una volta. E non


ridere! … I nostri nipoti? … Ultimamente mi sembrano meno farfalloni del solito. (Ettore, pensando di non essere visto, si è messo a frugare nell’armadio dove Duilio, una volta, teneva gli alcoolici, Monia si accorge).Dev’essere successo qualcosa digrave. Bene, detto questo, possiamo dedicarci ai nostri “Ladri di polli”. Il petrolio di solito lo cercano da un’altra parte.

Ettore:              Ah sì?

Monia:            Vediamo di non ripristinare l’uso di quella cosa di cui sopra!

Duilio:              Suvvia, deponete le armi. Guardate, ho rimesso gli oggetti al loro posto,

voglio vedere adesso! Non vorrei che mi fregassero i vasi … non so se sono veri o falsi! Guardiamo il giornale … mamma mia che scemi … leggi. (Mentre Duilio sfoglia le pagine Ettore cerca con lo sguardo pensando di poter trovare, nascosta da qualche parte, una bottiglia. Monia se ne accorge. Gag piacere).

Ettore: “Venduto ad un noto uomo politico un progetto di un canile all’avanguardia” … Da quando ti interessi di cani? “Il progetto prevede la coabitazione di cani e gatti … (Ettore scuote la testa). L’uomo dichiara di essere stato raggirato da due individui alquanto sospetti ma non ne rivela i nomi … Gli inquirenti, chiamati dal politico per far luce sull’accaduto hanno espresso perplessità sulla veridicità delle dichiarazioni del parlamentare”. Cosa vorrà dire?

Duilio:             Era lui che ha commissionato il furto? Boh! Sta di fatto che per errore gli

ho rifilato una schifezza e adesso si lamenta per l’inganno. Gli avrò firmati? Chi si ricorda!

Monia. Hai la testa nel sacco, dai, trovati una donna … signore, non ti si può vedere così svanito. Quanti anni hai? Ettore?

Ettore:               Un’età discreta ancora entro i limiti del fattibile ... Glielo consigli?

Monia:            Stai attento a quello che dici te! Lo sai che sono capace di cose inaudite.

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Ettore:              Non sai neanche quello che vuol dire “inaudito” .

Monia:            Ne basta uno in famiglia di intelligente … e non sei tu!

Duilio: (Guarda dalle finestra). Attenti, arrivano gli americani … ve l’ho detto che ritornavano! Nascondetevi di là un attimo. Monia, quella “Cannella” è usabile o

…(Eseguono, bussano alla porta). Avanti!

Bell: Architetto Bertolini, cercavano proprio lei … (parlano col solito accento).Siamo venuti su incarico di mister Blake, il nostro conoscente, per queiprogetti di ville che ha detto … È interessato!


Duilio:


Ah! Sono interessati! … E quel progetto che avete comprato?


Lovely:

l’assegno?


È soddisfatto … volevo dire, siamo soddisfatti. Ha già incassato


Duilio:


No! Non ancora. Lo farò domani ”architetta”!


Bell:


Molto bene … vogliamo concludere questo affare?


Duilio: Perché no? Però voglio essere pagato in contanti … sapete, si tratta di centinaia di milioni, non vorrei prenderlo in quel posto.

Lovely:           Non si fida di noi? Abbiamo referenze prestigiose, guardi. (Gli mostra

dei documenti).

Duilio: (Alza la voce per farsi sentire). Ambasciata … accidenti … certo … perdonate un attimo, vado di là.


Bell:


Elisa, i precolombiani sono ancora qui e anche i vasi … Quanti ne ha?


Lovely:


Hai portato la borsa grande?


Bell:


No! Attenta!


Monia:


Buongiorno signori, ben arrivati, di dove siete originari?


Bell:


Colorado … (non ricorda lo stato che aveva detto precedentemente).


Monia: Non era l’Oregon o il Missouri? … Ettore, cosa ha detto mio nipote di questi due qui … che sono del?

Ettore:              Della Bovisa! (I due si sentono perduti).

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Bell: (Cerca di sviare il discorso). Che meravigliosi oggetti precolombiani, ne ho già visti altrove .


Duilio:


Ne sono certo: legga il giornale di qualche giorno fa. (Legge).


Bell:                   Guarda cara sono identici ma falsi, dice … e stanno cercando il venditore


in tutto il paese … curioso …

Lovely: Che strano fenomeno … signor Bottini, abbiano molta fretta … se riuscissimo a concludere l’affare, sa, dobbiamo partire per l’America domani e …


Monia:


Ma non abitate in Italia?


Bell:


Certo ma … impegni internazionali ci portano dovunque, ora qui ora là.


Monia:


Magari in un posto senza uscita.


Ettore:              Abbiamo saputo che un uomo politico ha acquistato un progetto di un


canile invece di un albergone e sta cercando i malfattori. Strano, non ha capito subito con chi aveva a che fare … curioso no? Voi non ne sapete niente?

Bell: No! Noi non vendiamo canili. Abbiamo pagato molto bene per un albergo che l’architetto Bortoloni ha dato a noi per una somma modesta. (Duilio sventola l’assegno).


Duilio:


Pagato con questo!


Ettore:              Mi sembra giunto il momento di gettare la maschera. Forza … mostra la


cassetta a questi cretini. (Duilio esegue mentre Ettore si piazza davanti alla porta). Allora? Ci sarà pure una spiegazione! Come siete arrivati qui, chi vi ha introdotti?

Guido: (Ormai scoperto si leva il travestimento). Abbiamo finto di essere innamorati dei vostri nipoti … un po’ di tempo fa … e loro ci hanno introdotti in casa del signor Bottini senza volerlo … Elisa … basta … digli chi sei!

Ettore:              Chi siete l’abbiamo capito: due mascalzoni drogati. Non ditemi niente

…non raccontatemi la favola del disagio sociale perché qui davanti a voi c’è qualcuno che il disagio lo conosce bene fin da bambino … io sono cresciuto in orfanatrofio e poi in collegio e poi, per giunta ho perso anche la moglie prematuramente e, è vero, ho preso una sbandata … mi sono dato all’alcool ma con il suo aiuto ne sto uscendo … trovate da lavorare … vedrete chi vi passa la voglia di andare in giro a truffare la gente per bene. Come vi chiamate?

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Guido: (Mestamente). Guido Lamonica, sono il figlio del professore ... il primario dell’ospedale di …

Duilio: Però, che bella carriera ti sta facendo fare … gli parlerò visto che lo conosco … chi credi che abbia fatti i progetti delle casa in cui vivi? E tu chi sei?

Elisa:                 Sono Elisa Delponte, sono nata in America … mia madre è scappata

laggiù perché a quell’epoca non c’era il divorzio e … mia madre è valdostana e anche mio padre … sono scappati entrambi da un matrimonio fallimentare. (Duilio ha un sobbalzo ma cerca di nasconderlo).


Monia:


Cos’hai Duilio, mi sembri preoccupato?


Duilio:             Delponte hai detto? Tuo zio, il fratello di tua mamma, si chiama Luigi …


quello che andava in giro a picchiare … (Non termina la frase, Ettore capisce tutto).


Elisa:


Sì, è lui! Come lo sa?


Ettore:


Lo so io come lo sa!


Duilio:


Dove si trova adesso tuo zio? È su in valle o abita qui nei dintorni?


Elisa:


Abita a Varese! Vicino al cimitero.


Ettore: È già pronto per la sistemazione definitiva … si vede che sa già come andrà a finire.


Monia:


Eppure non hai bevuto … perché farnetichi?


Duilio:


Non sta farneticando … ha capito di chi stiamo parlando …


Elisa:


Pur rendendomi conto della mia posizione vorrei sapere.


Guido: Se lo viene a sapere mio padre finisco in galera … sono due anni che non torno a casa … mi dovete aiutare voi … in fin dei conti non vi abbiamo rubato niente

…anche quei disegni … come ha fatto a fregarci così bene?


Ettore:


Lascia perdere … deve solo ringraziare la sua sbadataggine!


Guido: Ora tutto si scoprirà e verremo additati come criminali … Elisa, è colpa tua se sono finito in questo modo … tu e la tua droga …

Monia.            È troppo comodo dirlo adesso … Duilio, chiama le guardie, ci


penseranno loro a questi.

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Elisa: Hai cominciato prima tu … vivevo tra i pascoli beatamente fino al giorno che ti ho conosciuto.

Ettore:              Allora Heidi, come la mettiamo?

Duilio: Aspetta un attimo … di’ la verità, tu sai chi sono io! Ti ha mandato quel deficiente di tuo zio.

Ettore: Quando finirà questa storia … (pensa). Veramente, come è andata la faccenda, puoi anche dirlo dopo tutti gli anni che sono passati!

Monia: (Tra sé). Eppure non hanno bevuto! Se mi fate capire di chi state parlando … forse …


Duilio:


La signorina drogatella qui, è la figlia di quella tale che mi voleva …


Eros:


(Arrivano tutti). Elisa,che bello … sono giorni che non ti si vede!


Ettore:


Potrebbe essere l’ultimo … fesso!


Eros:


Nonno?


Monia:             Eccolo il genio! Vieni, vieni che ci sono novità sul fronte occidentale


“martalotto”.


Enrico:


Nonna?


Ettore:


Nonno, nonna … scemi!


Vale:


Nonno, beh! Come si permette di insultarlo?


Elena:


Appunto! (Timidamente). Ciao Guido … Non mi saluti?


Duilio:


Forza. Ettore chiama le guardie. Finiamola!


Eros:


Che guardie? Perché?


Monia: La tua “amichetta” qui presente e quell’altro genio lì, si sono introdotti per fregarvi tutti quanti e voi “balossoni” ci siete cascati alla grande.

Elena:               Enrico, non vorrai credere che io e questo qui … Per carità!

Eros:                 Per carità … lungi da me … Vale, diglielo tu!

Vale:                 Preferisco non parlare.

Ettore:              Forse non ti conviene … cugina francese .

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Eros:


Allora è vero che era tuo cugino … (Monia fa un gesto esplicativo).


Monia:            Ecco, siamo a posto! Il cerchio è chiuso! (Guido ed Elisa fuggono


disperati). Correte … state fuggendo da voi stessi … Duilio, fagli vedere lecassette.

Duilio:             Avrei dovuto capirlo che sono due poveri scemi: mi hanno preso i

cioccolatini per monete d’oro. Grazie Enrico: le tue cassette sono il toccasana del futuro .. . mi sbaglierò ma presto saremo spiati da chissà cosa … vedrete!


Monia:

pericolo!


A me basterebbe spiare lui quando esce di casa perché non è ancora fuori


Eros:


Nonno, sei in pericolo?


Ettore: Non sai quanto! (Sguardo di Monia, Ettore si ravvede). C’è gente che sta peggio! Dai, andiamo a medicare le ferite. “Alea iacta est”.


Monia:


È scoppiato il latino senza uso dell’alcool … te hai qualcosa di strano.


Duilio:


“Ex abbundantia cordis”. (Rincara la dose).


Monia: (Fa un passo verso Ettore poi ci ripensa e si avvicina a Duilio, agita un dito nell’aria … non sa che dire, si avvia verso l’uscita, torna indietro, è arrabbiata perché non capisce). Voi due finirete sulla corda! (Tutti ridono). Quella corda lì… lauso per strozzarvi. (Escono tutti).

Scena sesta

Elena, Enrico,Vale ed Eros. Qualche settimana dopo.

Eros: Come hai potuto pensare che io mi mettessi con quella … l’hai vista bene? Tu piuttosto che ti sei messa con quel tuo “cugino” … vergognati!

Vale: Io mi dovrei vergognare? Ringrazia Enrico che ha piazzato le telecamere ed è venuta fuori la verità altrimenti saresti finito a fare lo spacciatore.

Elena:               Addirittura!

Enrico: Tu non sei da meno … tua zia mi ha messo in guardia … Lei lo sapeva. “Il figlio di un primario conciato così” mi ha detto … quello non ha mai fatto niente … e va in giro a scroccare soldi a tutti … per me vanno a finire male.

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Eros: Il padre lo ha denunciato … ha fatto bene … Duilio gli deve avere telefonato … chiediamoglielo quando arriva!

Vale:                 E quell’altra, che fina ha fatto?

Enrico:            Ci dev’essere sotto qualcosa con Duilio … lo chiedo alla nonna.

Monia: (Arriva con Ettore, ormai si possono considerare marito e moglie). State tirando le somme. Le vostre splendide amicizie con i furbacchioni vi hanno rinsavito o state pensando di imitarli. Prendete esempio da noi che siamo gente semplice!

Enrico: Nonna, non siamo figli di chissà chi … noi sappiamo come far passare il tempo:lavoriamo, non abbiamo neanche un attimo …

Ettore: L’attimo per cascarci l’avete trovato e bene … ringraziate “fontina”. (Si guarda attorno, Monia lo coglie, sa che sta cercando le bottiglie).

Monia:            Cosa cerchi?

Ettore: Sto cercando … ah! Eccoli! (Monia si calma, stavolta si sbaglia, Ettore ha preso un paio di forchette d’argento, la prima cosa che ha visto).

Monia:            Ti è andata bene … facciamo i conti a casa!

Ettore: Propongo una tregua … una pausa di riflessione … forse fino ad ora non abbiamo dato il meglio di noi stessi ma, non essendo degli stupidi totali, siamo in grado di rimediare e mi riferisco a voi … (Gli sguardi di Monia ed Ettore si incrociano). A noi, sei contenta … mamma mia che roba, non ti scappa proprioniente.


Monia:


Sì eh! Se mi scappasse qualcosa sarebbe la fine … e so quello che dico!


Enrico:


Vale a dire?


Eros: Sono fatti loro … dai … Duilio non si vede. Ci ha convocati qui … dico, una vota tanto che veniamo per qualcosa di importante, non si fa vedere?

Ettore: Lo sapete che ha venduto tutti i progetti ad una immobiliare straniera. Ha ideato una città incredibile … dice che nessuno pagherà più le bollette.

Monia: Stai tranquillo che troveranno il sistema di falle pagare lo stesso. A proposito! Cos’è quella storia dell’eredità.


Ettore:


Eredità? Huila! Pensate già come fare a spogliarmi di tutti i miei averi?


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Eros:


Quali averi, nonno?


Enrico:


Di cosa state parlando?


Monia:


Elena, parlo con te … chi è che ti è morto in anticipo?


Elena:


L’ultimo nonno che avevo: aveva solo sessant’anni.


Ettore:


E … quanto ammonta il malloppo …


Enrico:

quell’Elisa.


Svariati … Ma cosa mi fate dire, pensiamo a noi. Nonna, parla di


Monia:


Da me non avrete più una lira!


Ettore: Non avete ancora capito? È la figlia di quella tale che lo voleva sposare e poi è scappata in America con il tizio lì … Delponte, il padre della sciagurata. A


quanto pare l’ha mandato qui proprio la donna in questione, dev’essere il fratello … ce l’hanno tutti con lui … vallo a sapere!


Vale:


Avrà combinato qualche casino! Questo qui è misterioso.


Eros:                  È un pasticcione … si è salvato da molti guai per via della sua


sbadataggine … a volte mi chiedo come sia potuto diventare così ricco … cosa ha fatto?

Ettore: Ha idee avanzate: ho letto i suoi appunti … queste costruzioni prenderanno piede tra vent’anni.

Monia:            Fatti un po’ vedere? Mi sembri sotto choc!

Enrico:            Nonna, come ti permetti di offenderlo?

Monia: Gli ho detto di smettere di bere … e lui … ha accettato perché ha capito che se stiamo insieme ci possiamo salvare.


Eros:


Da chi?


Ettore:              Da voi! Credete che non ci siamo accorti. Avete preso una bella sbandata


per quei due o tre …

Eros:                  Era così evidente? Avremmo fatto l’errore più grande della nostra vita!

Elena:               Capita a tutti di sbandare … ma ora: basta!

Ettore:              Se non succedeva il casino come sarebbe andata a finire?

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Enrico:            È una domanda alla quale non sapremo mai dare una risposta. Tanto vale

lasciar perdere …

Vale: Appunto! Lasciamo perdere … o per convenienza o per virtù siamo tornati all’ovile … a me basta questo!


Duilio:


(Entra come una furia). Largo, fate largo … (Si rifugia in camera).


Ettore:


Ha visto i fantasmi?


Monia:


Non c’è da meravigliarsi. (Lo segue in camera, ritornano).


Duilio:


È lui, ce l’ha ancora con me … dopo vent’anni … maledetto quel giorno.


Ettore:


Cosa gli hai fatto per avercela su ancora?


Duilio: Niente! (Entra Luigi con un randello, quel famoso bastone per la polenta). Non l’ho voluta sposare!


Luigi:


Vagabondo di un architetto … vieni qui se hai il coraggio?


Monia: Oh! Beh! Dove crede di essere, al mercato? Le ricordo che siamo in Lombardia … i vandali sono già passati da un bel po’!


Luigi:


Lei chi è? Cosa centra con lui! E voi chi siete, compari suoi?


Ettore: (Gli gira attorno, Luigi si calma. Ettore assume un tono da investigatore, usa le forchette come se fossero strumenti di indagine. Gag a piacere) Mi dica un po’, lei, esattamente cosa vuole, cosa è venuto a fare qui a casa di Fon … dell’architetto Bottini … è forse in cerca di guai? Lo dica … glielo devo dire in latino?


Monia:


Oh, Madonna comincia … parli con me … capisce quello che diciamo.


Luigi:


Non sono mica straniero?


Monia:

randello?


Non si sa mai … metta giù il bastone … ecco … perché va in giro col


Luigi:


Quello lì … lo sto cercando da anni … glielo chieda il perché!


Ettore:


Perché? È ancora per la storia della fidanzata di … quel tale …


Luigi:


Quale fidanzata? Cosa hai raccontato!


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Duilio: (Non sa più che pesci prendere). Beh! Insomma: non sono affari vostri, casomai … suoi!

Luigi: Vorrei ben vedere! Credevi di scappare qui lontano da tutti ma la tua fama mi ha raggiunto da anni. Traditore!

Ettore:              Traditore! … Ci fa capire?

Monia:            Sputa il rospo … è vero che lei abita vicino al cimitero?

Luigi:                Per seppellirlo subito … dov’è Elisa?

Eros:                 La conosce? Sappia che è un’amica mia … nostra … loro!

Luigi:                Allora? Dov’è?

Enrico: Lo sa che è una ladra … in questo momento potrebbe essere in galera assieme al suo amico drogato. Sappia che è una sbandata!

Luigi:                Assomiglia a suo padre … (Duilio cerca di sgattaiolare ma viene colto

da Luigi). Dove scappi tu?

Ettore: Lasci fuori dalla sua ira questo sant’uomo … ha passato tanti di quei guai che …

Luigi: Non ha idea! Vedo che i tuoi difensori non sanno bene i retroscena … cosa hai raccontato? Traditore!


Monia:


C’è di mezzo qualche storia di partigiani?


Luigi:


Partigiani suoi! (È alterato).


Vale:


Allora … dica lei questa verità, se la sa!


Luigi:


È forse una sua parente acquisita? Mia nipote … fatela saltar fuori.


Ettore: Quella scema è sua nipote dunque … invece di venire qui come una furia ad inveire contro il povero Duilio dica al padre americano di portarsela via.

Luigi: Padre americano? Sei un bugiardo … ma lo sapete chi è il padre di quella povera sciagurata?


Elena:


Lo dica lei!


Duilio:


Dillo! (Si fa da parte, teme l’ira di Luigi).


Luigi:


Mi sento male. (Ai siede sul divano di pelle pregiata).


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Monia:


Si sposti, questo divano costa un occhio della testa … sua!


Ettore:


In sostanza, cosa è venuto a fare a Varese? Turismo?


Luigi:                A prendere mia nipote … so che è in difficoltà … Si è messa in combutta


con dei drogati … Non capiamo come una persona di buona famiglia possa ridursi in quello stato.

Eros: Sì, sì, è la solita storia: famiglia borghese, benestante che trova un delinquente che la porta sulla via sbagliata ... la conosciamo la storia …


Vale:


La conosci ma ci stavi cascando … stai zitto che fai bella figura!


Elena:


Forse è meglio andare: Enrico non avevi un impegno?


Enrico:


Veramente io … Avevo un impegno!


Monia:


(Occhiataccia molto eloquente).


Ettore: Nessuno si muova. Non vorrete mandare a casa tutta questa gente senza sapere la verità.

Duilio: Quale verità? Di cosa state parlando … Luigi, se divi dire qualcosa dillo adesso o mai più!

Luigi: Non siamo a un matrimonio … o meglio … se tu ti fossi assunte le tue responsabilità forse adesso … invece hai preferito scappare … Pusillanime! (È sempre alterato).


Monia:


È scappato per via delle legnate supplementari .. .


Luigi:                Signori! (Sta per rivelare tutto ma entra improvvisamente Elisa). Elisa!

Sono giorni che ti cerco!


Elisa:


Zio Luigi! Ho avuto da fare.


Monia:


(Tra sé). In galera! Brutta scema … te e quell’altro manigoldo.


Duilio: Eccola tua nipote … bella ladra è diventata … lo sai che mi ha rubato un’infinità di cose? Per fortuna mia molte erano dei falsi … fai in modo che non metta più piede qua dentro … per favore!

Luigi: D’accordo, farò in modo di riportarla in valle ma sappiate che questa ragazza è sua figlia. (Un attimo di buio).

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Scena settima

Un mese dopo: tutti

Ettore: Questo Duilio mi ha sorpreso completamente … pensandoci bene avrei potuto capirlo subito appena l’ho conosciuto vent’anni fa. Una persona così importante, con una posizione di rilievo nel mondo dell’architettura che si precipita in casa mia bisognoso di aiuto senza nemmeno conoscermi … disse che lo stavano inseguendo dei banditi … era questo il bandito?

Monia:            Allora non ci conoscevamo … il fattaccio è avvenuto …

Ettore: Lo vedi che lo consideri ancora un fattaccio … per fortuna mi vuoi sposare! Dopo che mi hai rivoluzionato la vita, e te ne sono grato, mi rinfacci di essere un poco di buono … per non dire altro … lascia stare …

Monia: Tu metti sempre le mani avanti … non si sa mai … difendere le proprie convinzioni innanzitutto. Non è di te che stavo parlando. “Permaloso”!

Ettore: E di chi allora? L’ho sempre detto che il matrimonio, a qualunque età, ha i suoi rischi … legnate tra capo e collo!


Elena:


Veramente l’ho detto io parlando col giardiniere!


Enrico:


È per quello che la tiri in lungo da dieci anni?


Vale:                 Lo sanno tutti che è un rischio … basta guardare noi … stavamo facendo


una scemata mostruosa … in fin dei conti il matrimonio è un accomodamento, un aggiustamento del tiro: scegli quello o quella che pensi ti possa garantire una vita decente il più a lungo possibile senza troppi scossoni … voglio dire che è tutta questione d’interesse!

Eros: E brava la nostra Vale … mi sposi per interesse? A questo punto avrei preferito quell’altra, anche se sono consapevole che sarebbe durato poco ma per lo meno, forse, sarei stato felice per quell’attimo … “carpe diem”.

Monia: Questi discorsi si possono fare adesso, trent’anni fa ti appendevano al muro dopo essere stato crocifisso dai benpensanti.

Duilio:             (Entra piuttosto contento). Eccomi qua!

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Ettore: Mi sembri contento? Finalmente un po’ di serenità! Cosa è successo in prigione, perché è da lì che vieni no?

Duilio: Sì, vengo da lì … Elisa, puoi entrare se credi, gli orchi non ti mangeranno! Porta dentro anche tuo “zio” …


Elisa:

lei.


Scusate il disturbo! (Agitazione tra i presenti). Duilio, è meglio che parli


Monia: Gli dai del lei? A tuo padre … ormai mi sembra tutto chiaro, mi pare che tu abbia mentito abbastanza …

Ettore: Lasciala parlare … tendi sempre a soffocare le persone … aria, aria … (Gestaccio di Monia). Dica signorina sbandatella, ci metta al corrente dellasituazione: ci parli di quel sant’uomo di Bottini.


Luigi:


Parlo io!


Monia: È arrivato il presidente della banda bassotti … lei deve imparare ad essere più gentile ha capito … tutti possono sbagliare nella vita!

Duilio:             Signori, mi vergogno a dirlo, credetemi, sono quello che sono ma


davanti ad una figlia anche il più scellerato dei padri si mette una mano sulla coscienza e riconosce lo sbaglio … non fa parte della mia cultura negare l’evidenza ma le circostanze apparentemente innegabili mi hanno condotto a prendere una decisione drastica.


Luigi:


Ora parlo io!


Ettore:


Stia zitto, torni da dove è venuto … (Gesto di Monia come a dire “fila”).


Elena:


Sentiamo! Magari ha vinto alla lotteria e ci spettano dei soldi.


Enrico:


Sei la solita venale!


Vale:


Ha ragione, qualche soldo in più non fa male.


Eros: Allora! Un po’ di criterio. Dica le sue ragioni, anche se ormai penso che sia così lampante che non ce ne sarebbe bisogno … Duilio ha commesso un errore abbandonando la figlia … non è il primo e non sarà l’ultimo … e poi, ha detto che si assume le sue responsabilità … cosa volete di più?

Monia:            Cosa fai, metti le mani avanti? Casomai eh!

Luigi:                Duilio … (Pausa, tutti si guardano perché tarda a parlare).

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Ettore: Si è bloccato? Qui abbiamo una che per sbloccare la gente … (Spintone di Monia). Ecco, appunto!

Luigi:                Signori, non so nemmeno chi siete, sono precipitato qui per volere di mia

sorella che da oltre vent’anni sta cercando il vero padre di questa ragazza e finalmente l’ha trovato. (Applauso di tutti).


Ettore:


Forza, tira fuori un po’di vino buono, dai!


Monia:


Gliela rubato quella lì!


Duilio:             Calma, non è ancora finita! Si fa in fretta a dire, ad accusare, a indicare


qualcuno sommariamente solo perché si hanno delle sensazioni … ci vogliono prove … e io le ho!

Luigi:                Tirale fuori! Pusillanime! (Si alza per tentare di aggredire Duilio),

Monia: Oh Signore anche questa ci voleva … Duilio, falla finita. Perché sei scappato dalla val d’Aosta? A questo punto …

Eros:                 Mi sembra di stare su di un letto di spine!

Enrico:            Già, non l’hai mai detto!

Ettore: Perché … gli correvano dietro. E poi sono cose sue: potrà uno scappare dove vuole?


Elisa:


Basta!


Luigi:


Elisa è meglio se parlo io!


Vale:

tallona).


Stia zitto … (Ettore cerca una bottiglia senza riuscirvi, Monia lo


Monia:


Cosa cerchi?


Ettore: Quando sono sotto pressione mi viene sete. (Eros gli si avvicina cercando di dissuaderlo).


Monia:


Stanno processando lui e tu sei sotto pressione. (Annuisce).


Duilio:             Signori … non c’è nessun bisogno di essere sotto pressione … Mi


piacerebbe pensare che tutta questa faccenda sia realmente frutto di una mia scelleratezza alla quale debba porre fine dignitosamente ma credo che sia una dannata macchinazione di quella donna. (Prende una pausa, estrae dalla valigetta un foglio).

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Non sono io il padre! L’esame del DNA ha confermato la mia totale estraneità … La mia famiglia siete voi! (Luigi si accascia sul divano).

Luigi:                (Totalmente avvilito). Devo ricominciare da capo! Non lo troverò mai!

Monia: (A Ettore). Lo sapevo che aveva una strana malattia sennò non sarebbe scappato!

Ettore: Sei di un’ignoranza abissale ma non importa … Bene, cari signori, non tocca a me fare il discorso di congedo tuttavia sento di poter affermare che tutte le questioni sia passate che presenti si sono appianate in qualche modo “dignitosamente”. Resta pur sempre il grave danno perpetrato nei tuoi confronti da questi due furfanti …

Duilio: Vedremo di soprassedere, in fin dei conti, a parte l’ira furiosa di quel politico … a me ... vuoi per la mia totale sbadataggine, vuoi per fortuna mi è andata bene … e non sporgerò denuncia … ma se altri li denunceranno …


Luigi:


Non è colpa mia: sappiatelo! Sono stato mandato.


Ettore:

convolare!


Ecco appunto: se ne vada! … Vieni mogliettina mia adesso possiamo


Monia: Adesso sì e prima no? Non hai detto che sono tutte balle le parole lì … che si dicono in quelle circostanze … hai fatto un discorso un po’ di tempo fa!

Ettore: Ho detto così? Allora sarà vero! (Ettore allunga il passo perché teme che Monia lo bastoni e infatti lo insegue fin fuori dall’ingresso).


Monia:


Non cambierai mai!


FINE

I luoghi, i fatti e le persone sono del tutto immaginari .

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