Una vecchia storia

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UNA

VECCHIA

 STORIA

Commedia in tre atti

di

Matteo Tibiletti

PERSONAGGI

Filippo (un uomo di sessant’anni nel primo e terzo atto; di 25 anni nel secondo atto)

Alida (una donna di sessant’anni nel primo e terzo atto; di 25 nel secondo atto)

Franz (un uomo di settant’anni nel primo e terzo atto; di 35 nel secondo atto)

Angelo ( un uomo robusto di 35 anni)

Primo poliziotto

Secondo poliziotto

Un gruppo di ragazzi e ragazze di circa vent’anni

AMBIENTAZIONE

Primo atto

Una sera d’autunno. Al giorno d’oggi.

Secondo atto

Un pomeriggio ed una sera d’estate. Anni ’30

Terzo atto

La mattina dopo la sera d’autunno. Al giorno d’oggi

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Matteo Tibiletti nasce a Varese il 23/10/1978. Da sempre coltiva una profonda passione per il cinema, la fotografia e per la scrittura creativa. Autore di sceneggiature, racconti, poesie e copioni teatrali si cimenta spesso come regista di brevi cortometraggi o shooting fotografici (su www.youtube.com/teotibi e www.flickr.com/teotibi  è presente tutta la sua produzione). Nel 2009 ha pubblicato tramite il sito www.lulu.com   una raccolta dei suoi migliori scritti dal titolo “LO SCONOSCIUTO”.  Ha frequantato per cinque anni la Scuola di Teatro Città di Varese. Dal 2008 è uno dei membri fondatori, attori e registi dell’Associazione culturale “Compagnia Duse” di Besozzo. Da gennaio 2012 è regolarmente iscritto alla SIAE come autore teatrale e fotografo.

DATI DELL’AUTORE

NOME E COGNOME: Matteo Tibiletti

NATO A : Varese il 23/10/1978

RESIDENTE IN: Via C. Goldoni 41/B, Varese (VA)

CELLULARE: 3462219045

INDIRIZZO MAIL:  tibilettimatteo@gmail.com

POSIZIONE SIAE: 213623

ATTO PRIMO

Giorno d’oggi. La scena si apre su di un salotto molto povero. Mobili logori. Un tavolo apparecchiato decentrato e posto sulla sinistra. Filippo e Alida, marito e moglie, sono seduti rispettivamente su di una poltroncina e su di un dondolo, entrambi in bambù. Lui è nervoso. Lei sta lavorando a maglia con lentezza e molta cura.

FILIPPO – Non è mai come sembra.

ALIDA – Cosa?

FILIPPO – Tutto.

ALIDA – Mmm … mmm

FILIPPO – Ogni cosa va esaminata sotto ogni punto di vista. Non basta limitarsi al proprio. Bisogna sforzarsi di vederla da diverse angolature. Ecco, vedi: io guardo questo bracciolo. E’ un normalissimo bracciolo di una seggiola in bambù, d’accordo ma, se mi sposto appena sulla destra, c’è un leggero raggio di luce che lo illumina diversamente. Produce delle ombre che prima non avevo notato.

ALIDA – Sono le ombre della tua testa che ora è davanti alla luce.

FILIPPO – Sta’ zitta! Quello che intendo dire è che con l’immaginazione potrei andare oltre ed arrivare ad affermare che ogni cosa può essere altro... addirittura arriverei a dichiarare che ogni cosa può trasformarsi in qualsiasi altra cosa. Credo che potrebbe essere una logica universale. L’immaginazione lavora in maniera costante nel nostro cervello, giusto? Ecco, in questo senso credo proprio che ad ogni battere delle nostre palpebre ogni cosa potrebbe prendere una forma diversa. Può assumere logiche differenti da quella iniziale. Il sole è il sole, siamo d’accordo ma, fissandolo attentamente, può diventare una palla di fuoco: non che non lo sia, intendiamoci, ma può assumere un senso diverso da quello che assume nell’istante in cui è “solo sole”. Capisci? Voglio dire che una palla di fuoco assume un significato di pericolo e perde il suo tepore, assumendo invece un ruolo distruttore. Il sole crea, nel senso ampio del termine, ci dà la vita; la palla di fuoco distrugge perché, dove passa, toglie la vita. (Pausa). Questo ragionamento è estremamente profondo, e mi stupisco che tu non ti ci sia mai soffermata. Ogni cosa contiene in sé il suo opposto. Ogni emozione, il suo contrario. E’ per questo che amo la vita, e tu mi stai sulle palle.

ALIDA – Anche io ti sopporto a fatica, caro.

FILIPPO – Ma che ne sai tu, che ne sai?!

ALIDA – Già, io non lo so

FILIPPO – E allora perché rispondi?

ALIDA - Per non farti sentire inutile.

FILIPPO – Inutile, io? Se soltanto vent’anni fa avessi dato retta a mia madre!

ALIDA – A quest’ora saresti morto in totale solitudine, divorato dai vermi.

FILIPPO – Mia madre! Tu non hai il diritto di nominarla! Lei sì …

ALIDA – E io no?

FILIPPO – Neanche per sogno! Lei è stata madre, moglie e compagna di vita.

ALIDA – Per te, per tuo padre, oppure per i suoi amanti?

FILIPPO – Amanti?

ALIDA – Amanti, amanti … o come li chiamava lei, “amici”.

FILIPPO – Un amico è un amico! Non è un amante.

ALIDA – Già, anche per me è così.

FILIPPO – Infatti.

ALIDA – Proprio per questo non invito a dormire nel mio stesso letto, i miei amici.

FILIPPO – Che diavolo stai dicendo?! Non vorrai insinuare che …

ALIDA – Insinuare? Io?... figuriamoci! Non ricordi? Io non so nemmeno cosa vuol dire la parola “insinuare”. Io non insinuo nulla. Do fiato alla bocca e basta.

Pausa.

FILIPPO – Inutile, Io? Puah! Io ho guidato un carro armato! Io ho condotto dieci uomini a morte certa durante la guerra!

ALIDA – Quale guerra?

FILIPPO – Non ricordo più.

ALIDA – Ah, ecco.

FILIPPO – Questo tuo continuo darmi contro …

ALIDA – E quand’è che avresti guidato un carro armato?

FILIPPO – Cosa?

ALIDA – Quando avresti guidato un carro armato?

FILIPPO – Mi sì, dammi contro per ogni cosa, ora! Non c’è più rispetto! Tu dovresti essere la donna che ha deciso di starmi accanto …

ALIDA  - Infatti, sono qui

FILIPPO – E invece passi la giornata ad insultarmi, a denigrare la mia vita …

ALIDA – Va bene.

FILIPPO - Una vita fatta di sforzi, di sacrifici …

ALIDA – Lo è stata anche la mia …

FILIPPO – Ma che vuoi saperne tu … cosa …

Pausa

ALIDA – E’ ora di cena, cosa preferisci mangiare?

FILIPPO – Niente.

ALIDA – Faccio io, allora?

FILIPPO – Ho detto che non voglio niente! Secondo te, cosa significa la parola “niente”? Ce l’ha ancora un significato, oppure ha perso anche il suono, per te? Ti ricordi ancora il significato delle parole?

ALIDA – Zuppa di ceci?

Pausa.

FILIPPO – Minestrone.

Alida sorride e si alza per poi uscire dalla quinta a sinistra. Filippo fa una smorfia, poi si allunga verso il tavolo e prende il giornale.

FILIPPO – (borbottando) Non è mai come sembra!

Pausa.  Suona il telefono. Filippo alza lo sguardo dal giornale, verso la quinta di sinistra.

FILIPPO – Alida!

Pausa.

FILIPPO – Alida! Il telefono sta suonando!

Pausa. Filippo sbuffa, si alza a fatica e, zoppicando, raggiunge il mobiletto del telefono, prende il ricevitore e risponde.

FILIPPO – Pronto! Chi? Cosa? Come? Più forte, santo cielo, non sento niente!

Filippo rimane in ascolto, immobile. D’un tratto gli cedono le ginocchia ed è costretto ad aggrapparsi al mobiletto. Dopo un lungo istante silenzioso, riaggancia il ricevitore e a fatica torna a sedere. Alida rientra e comincia ad apparecchiare la tavola.

ALIDA – Forza, dammi una mano ad apparecchiare. Non sono mica la tua serva. Chi era al telefono?

Filippo non risponde. Ha il viso tra le mani.

ALIDA – Allora, perché non ti dai una mossa …

Filippo seguita a non rispondere. Alida si accorge del suo atteggiamento e gli si avvicina stranita, inginocchiandosi accanto a lui.

ALIDA – Filippo, che ti prende? Chi era al telefono poco fa?

Filippo non risponde

ALIDA – Filippo?

Filippo alza lo sguardo. Le lacrime gli stanno segnando il viso. Guarda tristemente la moglie.

ALIDA – Che c’è? Parla, non fare così … mi stai facendo preoccupare!

Filippo fatica ad emettere un suono, travolto com’è dai singhiozzi e dal pianto.

FILIPPO – Franz. Era Franz.

Silenzio. Alida si alza in piedi, lenta. Il suo atteggiamento cambia improvvisamente. Si raffredda. I suoi gesti divengono via via più affrettati. Senza dire una parola, torna al tavolo. Sistema la tovaglia. Da un cassetto del mobile posto sul fondale estrae delle posate e dei tovaglioli. In fretta, li dispone sulla tavola, poi si blocca di colpo. Guarda ancora il marito che nel frattempo non ha smesso di piangere.

ALIDA – (freddamente) Quando?

Filippo non risponde.

ALIDA – Quando, Filippo, quando?! … rispondi!

FILIPPO – (alzando a fatica lo sguardo) Quando, cosa?

ALIDA – Quando?! Rispondimi, sai benissimo cosa intendo!

FILIPPO – Tra dieci minuti.

Silenzio. Alida stringe i pugni ed ha un brivido. Marito e moglie si guardano. Alida si volta di scatto, torna al mobiletto, riapre il cassetto, estrae altre posate ed un altro tovagliolo e li appoggia sul tavolo; dopodiché, esce di scena sulla sinistra.

ALIDA – (fuori campo) Mangerà quello che c’è.

FILIPPO – Cosa?

ALIDA – (fuori campo) Ho detto che si dovrà accontentare, non ho nessuna intenzione di mettermi a spadellare per lui.

FILIPPO – Per quel che mi interessa …

Alida rientra in scena.

ALIDA – Eh, già, perché a te non interessa, vero? A te non cambia la vita, giusto? Per te è solo un brutto ricordo che torna a galla, vero?! Se tu soltanto sapessi cosa vuol dire per me! (gli si avvicina, lo prende per mano e lo costringe ad alzarsi) Guardati, per favore, guardati, Filippo! (lo trascina fino allo specchio) Guardati bene!

Filippo si guarda nello specchio e poi abbassa gli occhi.

ALIDA – Per te non ha nessuna importanza che io stia qui a guardarti mentre piangi e ti disperi per un passato che ormai dovrebbe essere morto e sepolto! Lo è per me! Dico, guardami! Per me quel passato è morto. E’ sepolto. Sul serio! E’ stata dura per entrambi, ma ho dimenticato. Davvero! Forse non sono mai riuscita a ricordare davvero quel che è successo. Siamo rimasti soli. E sono passati quarant’anni. Non ti basta questo? Certo, avresti anche potuto dire: “No grazie, Franz! Ti ringrazio per esserti fatto di nuovo sentire, ma proprio non ho nessuna voglia di vederti!”. E invece, niente! Posso solo immaginare che tu abbia fatto scena muta al telefono, vero?

Filippo non risponde.

ALIDA – Ma certo! Facciamoci del male! Roviniamo quel poco di tranquillità che ci siamo a fatica costruiti! Ogni volta che mettiamo un mattone nuovo su quel muro, tu fai di tutto per buttarlo giù. Per distruggerlo!

Filippo non risponde.

ALIDA – Bastiamo a noi stessi, dobbiamo smetterla di pensare agli altri! Abbiamo passato una vita nel tentativo di dimenticarci degli altri, del resto del mondo! Ora abbiamo una vita! Ce l’abbiamo fatta! Ti prego, promettimi che quando arriverà non ti farai rovinare la serata! Guardami negli occhi, Filippo!

Filippo alza lo sguardo.

ALIDA – Forza Filippo, promettimelo! Io non ti posso impedire di vederlo se è questo quello che vuoi …

FILIPPO – Che voglio?

ALIDA – Però per favore … non … (le trema la voce ) … non permettergli di rovinare tutto, un’altra volta!

Silenzio. Filippo e Alida si guardano negli occhi. Lui le si avvicina, le prende il viso tra le mani. La bacia con dolcezza. Lei si abbandona in un abbraccio. Silenzio. Filippo si scosta con delicatezza dalla presa di lei. La guarda ancora, abbozza un sorriso. Lei ricambia.

FILIPPO – Hai già messo l’acqua a bollire?

ALIDA – Sì

FILIPPO – Se vuoi ti do una mano, hai bisogno di là?

ALIDA – No, vatti a vestire però, non vorrai riceverlo in pigiama (sorride)

FILIPPO – Oh, già, hai ragione.

ALIDA- Mettiti la camicia marrone e i pantaloni puliti, te li ho messi nel primo cassetto. Non puoi sbagliare.

FILIPPO – Come farei senza di te?

ALIDA – Come faresti? Gireresti con il pigiama ogni giorno.

FILIPPO – Dici?

ALIDA – Ne sono sicura.

Sorridono. Lui con fatica si dirige verso la quinta di destra. Alida rimane da sola, sul palco. Si siede. La rabbia le disegna una tensione innaturale sul volto.

ALIDA – Perché? Perché?! Che diavolo c’entra ora lui, qui! Perché?! Avevamo finalmente trovato un equilibrio, erano già sei mesi che non si faceva vivo! Mio Dio, ti prego: non far sì che accada ancora, non permetterlo! Farò penitenza, mi prodigherò ancora di più per chi ha bisogno, ma in cambio, per favore, non sconvolgerlo ancora di più.

Si alza e va verso la quinta sinistra. Suonano alla porta. Sulla quinta di sinistra compare all’improvviso Alida, gelida e quasi terrorizzata, sulla quinta di destra, Filippo, con espressione cupa. Filippo finisce di abbottonarsi la camicia e fa per uscire nuovamente dalla quinta a destra.

FILIPPO- Fallo accomodare, arrivo subito.

Alida annuisce in silenzio. Filippo esce. Alida va verso la porta, sul fondale. La apre. Entra Franz, un uomo sulla settantina, con una lunga barba grigia, cammina appoggiandosi ad un bastone. Indossa un pesante cappotto. A tracolla porta un vecchio borsello impolverato e sporco.  Sul suo viso compare immediatamente un largo sorriso.

ALIDA – Franz, quanto tempo...accomodati.

FRANZ – Carissima!

Franz le si avvicina, abbracciandola mentre lei, disgustata dal cattivo odore, cerca di scostare quel gesto affettuoso. Buio improvviso. Le luci si riaccendono, solo su Alida, rivolta verso il pubblico.

ALIDA – Sento un odore acre pungermi le narici, un fetore pesante che mi soffoca, cerco di divincolarmi dalla stretta, ma non ci riesco: è come una morsa. E’ forte, sento le sue braccia stringermi sempre di più, i suoi muscoli sono rigidi, tesi, duri come il ferro. Non ricordo d’aver mai provato una tale sensazione di immobilità e impotenza. Ha bevuto. Dal suo fiato alcolico percepisco che ha bevuto di nuovo. Lo fa spesso, specie dopo cena. Le sue labbra, tagliate e ferite dal nervoso si fanno avanti, cercano qualcosa di mio. Le mie labbra, forse. No. Tentano di scendere al mio collo. Ma non è abbastanza. Nel tentativo di liberarmi, la testa cade all’indietro. Gli ho dato l’impressione d’esser disponibile, penso. Non voglio. La mia voce trema e fatica ad uscire dalla gola. Il mugolio che ne esce anziché fermarlo, sembra essergli di sprone. Mi sussurra disgustose similitudini animali all’orecchio. Gli mordo una guancia, come unico, vero, tentativo di salvezza, ma questo non contribuisce alla mia lotta, piuttosto alla mia sconfitta. Per un istante mi guarda fisso, si accarezza la guancia. Sul suo volto compare un sorriso che ha più del compiacimento che del dolore. Ho fallito, penso. Le sue mani si insinuano sotto la camicetta, il mio seno diventa la sua preda. La stoffa della camicetta si rompe. Fa freddo. La sua bocca si avventa sui miei capezzoli, li morde, per un attimo sono invasa dal timore che voglia strapparmeli. Si sta eccitando, lo percepisco distintamente mentre preme il suo corpo contro il mio. Ho un mancamento. Comincio a comprendere che è finita. Non ho scampo. Le mie forze mi stanno lentamente abbandonando. Non ho più le energie, nemmeno per piangere. Mi sento mancare. Probabilmente sto svenendo e quando mi riavrò sarà tutto finito. Tutto finito. Tutto finito. Mi sdraia per terra. Sta succedendo davvero. Pronuncio un “no”, flebile, debole, sterile … so che non avrà nessun effetto. E infatti non ce l’ha. Muoio. Sto morendo. E’ questa, la morte?

Buio. Al riaccendersi delle luci, Alida è ancora abbracciata a Franz.

FRANZ- Quanto tempo è passato, eh? (tossisce)

ALIDA – Ormai sono sei mesi.

FRANZ – Come?

ALIDA – Ho detto “ormai sono sei mesi”

FRANZ- Addirittura, io pensavo fossero passati solo sei mesi!

ALIDA – E infatti!

FRANZ- No, non c’è fretta, non stare a tirare già fuori i piatti!

ALIDA – Uff … e va bene, va bene, accomodati.

FRANZ – Se non ti dispiace mi accomoderei, cos’è, hai perso le buone maniere? Non sai che quando un ospite entra in casa, la prima regola è farlo accomodare affinché si senta a casa propria?

ALIDA – Certo, come no, (urlando) ACCOMODATI!

FRANZ- E certo non bisogna alzare la voce! Sono vecchio, certo, ma non sono stupido. Se c’è una cosa che non tollero, è essere considerato uno stupido vecchio! E’ una delle combinazioni peggiori che la nostra amata lingua ci permetta di costruire!

ALIDA – Scusami Franz, non volevo offenderti

FRANZ- Che?!

ALIDA – Ti chiamo Filippo.

FRANZ- Chiamami Filippo, per cortesia, io e te non siamo mai andati molto d’accordo … e fatico a sentire quel che dici.

ALIDA – Lo vedo …

Alida esce a destra. Franz rimane solo, si siede sulla poltroncina in bambù.

FRANZ- Incredibile. La moglie di mio fratello non ha ancora imparato a fare la moglie! Dico, si ricevono così gli ospiti?! Ah, ai miei tempi …

Da destra entrano Filippo e Alida. Lei, dopo aver sussurrato qualcosa all’orecchio di Filippo corre in cucina.

FRANZ – (Allargando le braccia) Fratellino! Avanti, vieni ad abbracciare il tuo vecchio Franz!

FILIPPO – (Titubante) Ciao, Franz … quanto tempo … non pensavo che saresti tornato …

Rimane immobile.

FRANZ- Beh, sorpresa! Coraggio, vieni qui, fatti abbracciare!

Filippo gli si avvicina. Franz lo abbraccia. Buio improvviso. Le luci si riaccendono, solo su Filippo, rivolto verso il pubblico.

FILIPPO – Fa freddo, è buio, non so dove sono, non ricordo d’essere mai stato dove mi trovo. Come ci sono arrivato? La testa mi fa male. Forse mi hanno colpito. Mi tocco la testa, è ferita, il sangue è caldo. Lo guardo sulle mie dita dopo essermi accarezzato la nuca. Forse sono caduto, forse sono stato aggredito. Non ricordo. Dove sono? E’ un garage. Sì, forse un garage, ma non il mio, no, di certo non è il mio garage. Ma fa freddo. E non c’è nessuno con me. Cerco di focalizzare la situazione ma ho un vuoto in testa che non mi permette di capire come sono finito in quel buco, così umido e freddo. Sento un rumore provenire da fuori. C’è qualcun altro. Potrei chiedere a quel qualcuno perché sono finito lì e come mai mi ci hanno portato. Potrei. Ma forse chi si sta muovendo là fuori è anche chi mi ha condotto dove sono. Magari è la stessa persona che mi ha colpito. Non so. La botta in testa deve essere stata forte, molto forte. Non ricordo nulla. Ancora un rumore. Mi avvicino, barcollando alla parete. Sento un mugolio. Sottile, quasi impercettibile. Potrei essermi sbagliato. No. Mentre lo penso, qualcuno pronuncia, quasi in contemporanea con me, un “no”. E’ flebile, debole, sterile. Non mi sono sbagliato. E’ un’ aggressione. Qualcuno ha aggredito me e poi, qualcun altro. Dov’è Alida? Mi guardo attorno. Forse ho capito dove sono. Dobbiamo scappare, penso. Via, per sempre. Penso. Ricordo la sua voce che mi sussurra “portami via, questa notte”. Ricordo le lacrime, i singhiozzi. Sì, ho capito dove sono. Mi avvicino al tavolo da lavoro, rovisto tra gli attrezzi ed impugno un grosso martello. Lentamente, esco; mi accingo ad uscire dalla porta. La apro. Cigola, maledizione. Il movimento aldilà della porta continua. Nessuno ci ha fatto caso, ma avrei preferito che la porta non avesse cigolato. Proseguo. Socchiudo la porta. Nel richiuderla il cigolio è sparito. Strano, penso. Non la chiudo per evitare che la sorte si prenda gioco di me producendo un suono ancora più inequivocabile. I miei passi sono lenti e pesanti. La ferita si fa più fredda, forse il sangue sta uscendo ancora, ma non mi voglio toccare. Non posso distrarmi. Rigiro il martello tra le mani. Lo sto impugnando con entrambe ora, mi fa sentire più sicuro. Sono fuori dal garage. Fa ancora più freddo. Mi stringo nelle spalle ma cerco di non tremare. L’emozione vorrebbe farmi sbattere i denti; per tutta risposta, li stringo in una morsa. Non voglio farmi giocare dall’emozione. Svolto l’angolo che dà sulla strada principale. Dietro un folto cespuglio vedo spuntare qualcosa. Sono piedi. Piedi nudi. Ma non sono due, no, sono quattro. Ancora un “no”. E’ flebile, debole, sterile. Riconosco la voce. Il sangue sale al cervello e mi pulsa nelle tempie come se avessi un altro cuore nel cranio.Alida. Mi avvicino. Il martello è diventato parte di me. Scaglio il colpo. Due volte. Il corpo dell’aggressore di mia moglie ha uno scossone, poi un altro e nulla più.

Buio. Al riaccendersi delle luci, Filippo è ancora abbracciato a Franz.

FRANZ – Bene, fratellino. Eccoci di nuovo assieme, come ai vecchi tempi,vero?

FILIPPO – Già.

FRANZ- Come dici? Parla più forte, sono diventato un po’ sordo negli ultimi tempi.

FILIPPO – Ho detto “GIA’ ”.

Filippo si divincola dall’abbraccio.

FRANZ – Fratellino, che hai? Come sei teso. Non ci vediamo da tanto tempo e non ti fai nemmeno abbracciare un po’?

FILIPPO – Ti ho abbracciato, Franz.

FRANZ- Beh … potevi farti abbracciare ancora un po’ (ride). Che direbbe la mamma se sapesse che non porti più rispetto al tuo fratellone.

FILIPPO- La mamma non c’è più.

FRANZ- Cosa?

FILIPPO – Ho detto che la mamma non c’è più!

FRANZ- Bah, oggi proprio non ti capisco! Fortuna che la mamma non c’è più! Chissà che direbbe!

FILIPPO – Siediti Franz, ti prego. ACCOMODATI.

FRANZ- Se non ti spiace mi vorrei accomodare. (si siede a tavola) E’ già pronta la  cena?

FILIPPO – Alida se ne sta occupando.

FRANZ- Spero che Alida se ne stia occupando. Ho molta fame. Ricordo bene che tua moglie non ha mai cucinato bene come la mamma, ma un piatto di minestra lo saprà fare, credo, oppure no? Cos’è si è dimenticata … come si fa?

FILIPPO – Niente affatto. Alida cucina benissimo.

FRANZ- Tu hai sempre sostenuto che Alida cucinasse benissimo. Mah … secondo me è molto meglio come amante che come cuoca, non trovi?

FILIPPO – Come hai detto?!

FRANZ- Che c’è?! Non si può nemmeno fare una battuta in questa casa? Dico siete diventati tutti così seri! Ma cosa diavolo vi è successo?

FILIPPO – Il tempo passa per tutti, Franz

FRANZ- Che?

FILIPPO – Ho detto che il tempo passa per tutti!

FRANZ- Ah, eh … già! Proprio vero! Sembra ieri la nostra giovinezza, vero? Mi guardo indietro e vedo solo serenità, spensieratezza e tante risate. Sarà che quando si diventa vecchi gli eventi drammatici della nostra vita scompaiono per lasciare posto soltanto a quello che della vita val la pena ricordare. Sai, è strano … se tu ora mi chiedessi cosa ho mangiato per pranzo, non lo ricorderei; eppure, se qualcuno dovesse domandarmi che profumo c’era la notte di Natale di quarant’anni fa, credo proprio che avrei una miniera di aggettivi, pronti per essere attribuiti. Riuscirei ad attribuire alla brezza anche un colore, se qualcuno me lo chiedesse. Chissà che ricordi avranno i giovani del futuro! Noi sì che possiamo dire di avere un passato, di avere avuto un’infanzia, Un’infanzia ed una giovinezza senza eguali. Altro che i giovani di oggi. Cosa fanno? Tu lo sai? No, forse nemmeno tu lo sai. Tu e Alida non avete mai avuto figli. Mamma non ha mai gradito che voi due non abbiate mai messo al mondo un figlio. Avrebbe tanto desiderato un nipotino! Io, beh, non avrei mai potuto accontentarla, lo sai come sono con le donne, io. Un don Giovanni da strapazzo, come diceva sempre il papà. Ricordi? Mi prendevate sempre in giro. Eppure, della famiglia, sono stato l’unico ad avere successo. Concorderai con questo, spero. Io ho costruito un impero. Sono partito dal niente e sono cresciuto. Mi sono fatto le ossa. La mia fabbrica di laminati metallici mi ha dato la felicità. Mi ha reso ricco e potente. Ma tu che ne sai? La gente mi implorava per un lavoro, sai? Durante la crisi venivano da me, mi regalavano cesti di frutta e dolci. Le più belle donne della città mi si offrivano per una o più notti. Avevo il potere. Tu non sai neanche che odore ha, il potere. (Pausa). Certo, d’altra parte nostro Signore ha donato a te quel che ha negato a me. Ti ho sempre invidiato, fratellino, lo sai? Tu eri il preferito della mamma. A te regalava sempre qualcosa al ritorno dalla spesa. A me arrivava sempre e solo una sonora sberla; un calcio nel sedere; una bella cinghiata sulla schiena. E perché? Perché non mi prendevo cura di te! Ti rendi conto? Perché avrei dovuto?! Io quando avrei dovuto cominciare, a vivere la mia vita? Mamma questo non lo ha mai capito. Ti ha sempre favorito. Alida le somiglia molto, vero? Alla mamma. E’ certo per questo che alla fine l’hai sposata. Anche a lei io non sono mai piaciuto. Peccato. Avrei voluto essere migliore di te, almeno in questo. E invece … beh, la vita è una sola, non si dice così? Ognuno gioca le proprie carte come meglio crede e nel modo che pensa sia più vantaggioso. Non esiste una partita senza errori. Tutti conservano delle macchie nel proprio passato. Tutti. Anche chi pensa di aver fatto semplicemente il proprio dovere, non credi?

Pausa. Filippo guarda negli occhi il fratello. Franz sorride. Dalla cucina rientra Alida con un pentolone ed un mestolo.

ALIDA – E pronto.

FRANZ- Bene, benissimo … ho un grande appetito, cosa c’è da mangiare?

FILIPPO – Minestrone di verdure.

FRANZ- Ma siete tutti senza voce oggi, diavolo, parla più forte!

ALIDA- Minestrone di verdure!

FRANZ- Uhmmm … buono! Bene, molto bene!

Alida serve Filippo e Franz, poi riempie il proprio piatto. Sono tutti e tre seduti. Si guardano a lungo. Franz sorride.

FRANZ- Buon appetito.

ALIDA, FILIPPO- Buon appetito.

Franz comincia a mangiare, risucchiando sonoramente dal cucchiaio il minestrone.

FRANZ- Uhmmm… che buono! Brava Alida … Certo non è come quello della mamma … ma per carità, la perfezione è propria solo di nostro Signore.

Buio. Si accendono le luci solo su Alida, al centro del palco, rivolta al pubblico.

ALIDA – E’ terribile … ho il suo puzzo addosso, non riesco a dimenticare la sua morsa d’acciaio. La sensazione del suo fiato contro le mie labbra serrate. E’ passato del tempo. Ma quanto? Non so, non riesco a rendermene conto. Forse sono svenuta o forse no. Dicono che il tempo rallenti quando stai per morire. Forse sono già morta. No. I miei occhi sono aperti, lo so, lo sento, perché sbatto le palpebre e le lacrime mi offuscano la vista. Vedo solo delle luci sbiadite. Intravedo la sagoma del suo viso in controluce. Forse è una fortuna. Il non vederlo in faccia mi aiuta a continuare a sperare che si tratti di un sogno. Ma non lo è. Il dolore è reale. E’ dentro di me. Sono invasa dal disgusto. Ho la nausea. Il suo ansimare si è fatto più fioco. Ha rallentato, forse non ce la fa. Forse è stata troppo ardua anche per lui, la lotta. Potrebbe svenire su di me? Per un attimo prego perché questo desiderio si avveri. Sogno, per alcuni istanti, di raccogliere le ultime forze e di spostare il suo corpo privo di sensi, dal mio. Non succede. No. E’ ancora sopra di me. Ha ripreso con un ritmo più concitato. Ora respira con affanno crescente. Sento un rumore. Ne sento un altro. E’ un fruscio, forse dei passi. Silenzio. Il cuore fa un balzo nel vuoto per l’emozione. Silenzio. Niente. Ho sentito male. Il groppo in gola si stringe. La speranza, l’ultima che avevo sta per morire definitiva, quando ... due colpi, sordi fanno accasciare il suo corpo contro il mio. Un’ombra, in controluce, di un uomo che mi tende la mano. Raccolgo le ultime forze e sposto il corpo privo di sensi alla mia sinistra. E’ una fatica enorme. Ma ce la faccio. Respiro profondamente, poi allungo la mano verso quella del mio benefattore. Sorrido e piango. Lo abbraccio. Riconosco il suo profumo. Sono salva. Il dolore è ancora vivo in me, ma quello che conta è che sono salva. Non sono più sola.

Buio. Al riaccendersi delle luci sono tutti a tavola. Franz e Filippo hanno finito di mangiare.

FRANZ- Davvero eccellente. Brava Alida. Ho sempre detto che prima o poi saresti migliorata anche come cuoca.

ALIDA – Grazie

Si alza, prende i piatti vuoti e torna in cucina.

FILIPPO – Grazie, Alida.

FRANZ- Bene, fratellino. Dove posso sistemarmi per questa notte?

Silenzio. Filippo ha un sussulto. Dalla cucina si sente il rumore di piatti frantumarsi a terra. Alida rientra. Le mani sulla bocca.

FILIPPO – Sistemarti per questa notte?

FRANZ- Beh, certo, non vorrai farmi cercare un albergo a quest’ora … vengo da molto lontano e sai che amo stare in compagnia.

ALIDA – Non è possibile.

FRANZ- Cosa dice tua moglie? Non ho sentito.

ALIDA – Ho detto che non si può. No! Cercati un albergo, una pensione, oppure tornatene a casa!

FILIPPO – Ti prego!

FRANZ- Dovrò comprarmi uno di quegli aggeggi elettronici per l’udito, sai Filippo? Odio quei cosi! Ti fanno sembrare un robot, quando non sono altro che un vecchio. Un po’ rintronato forse, ma un vecchio. Non un robot. Mah …  a volte proprio non sento nulla! Altre volte, come in questo caso, è come se percepissi il suono di un calabrone impazzito. La vecchiaia è una cosa brutta, non trovi? Che dice tua moglie? Puoi ripetermelo tu?

FILIPPO – Ti prepareremo un letto, qui, nel salotto.

ALIDA – Ma …

Filippo fa cenno di tacere alla moglie che, per tutta risposta, si copre il viso con le mani e corre, adirata, in cucina.

FRANZ- Grazie, fratellino.

FILIPPO – Per quanto intendi intrattenerti qui con noi?

FRANZ- Oh … non per molto … quanto basta, quanto basta …

FILIPPO – Quanto basta?

FRANZ- Sì, quanto basta. Ogni tanto ho bisogno di stare accanto al mio passato. Ricordarlo, e ricordare agli altri che il peso di una vita, va condiviso.

Pausa.

FILIPPO – Vado a prendere la brandina e le lenzuola.

FRANZ- Grazie.

Buio.


ATTO SECONDO

Anni ’30. La scena si apre su un grande giardino. Ci sono due panchine, poste sulla scena: una a destra in profondità, l’altra a sinistra, più vicina al proscenio. Sul fondale c’è un cancello di ferro. Il cancello è aperto. E’ domenica. Dalla destra entrano Franz e Filippo.Sono giovani, armati di fionda. Sono sudati. Hanno corso.

FRANZ – La devi smettere di farti scrupoli!

FILIPPO – Scusa.

FRANZ- Avrebbero potuto prenderci!

FILIPPO – Ti ho chiesto scusa.

FRANZ- Non serve chiedere scusa, idiota! Serve correre quando c’è da correre e colpire quando c’è da colpire!

FILIPPO – Basta, ti ho chiesto scusa!

FRANZ- Io non accetto le tue scusa! Sei e rimani un idiota! Io non voglio finire in galera perché tu non sei capace di fare questo lavoro!

FILIPPO – Lavoro?! Quale lavoro? Solo perché ti hanno chiesto di vendicarti di Spanò, non vuol certo dire che tu ora faccia il delinquente di mestiere!

FRANZ – Ah, no?

FILIPPO – Direi di no! Di certo non ti pagano per fare quello che hai fatto!

FRANZ- Questo è quello che pensi tu!

FILIPPO – Vuoi dire che …

FRANZ – E’ chiaro, idiota! È chiaro! Non mi sarei mosso se non avessi avuto il mio tornaconto!

FILIPPO – Piantala di chiamarmi idiota (lo spinge)

FRANZ – Io ti chiamo idiota quando mi pare e piace! (lo spinge)

FILIPPO – Vedi di piantarla! (lo spinge)

FRANZ – Non mi toccare (lo spinge)

FILIPPO – Tu, non toccare me (lo spinge)

FRANZ -  Cos’è, fratellino, non mi senti? (lo spinge)

FILIPPO – Ti sento anche fin troppo forte e chiaro, fratellone (lo spinge)

FRANZ – Ah, sì?!

Franz si scaglia contro Filippo, si buttano a terra e cominciano a lottare. Dalla sinistra entra un poliziotto.

POLIZIOTTO – Ma che diavolo fate?! Basta! Basta! Piantatela!

Attirati dal caos, arrivano anche altre persone. Soprattutto sopraggiungono altri giovani che fanno cerchio attorno alla rissa.

POLIZIOTTO- (separando i Franz e Filippo) Ma si può sapere che vi prende?!

Filippo abbassa lo sguardo. Franz vede l’atteggiamento dimesso del fratello e per tutta risposta incalza l’agente.

FRANZ- Fatti gli affari tuoi!

POLIZIOTTO – Come dici, ragazzo?

FRANZ – Ho detto, “fatti gli affari tuoi”!

Franz sferra un pugno in faccia al poliziotto, che cade per terra. Entra da sinistra un altro poliziotto, armato di manganello.

POLIZIOTTO2 – Ma che cosa succede qui?!

FRANZ – Avanti, fatti sotto anche tu!

FILIPPO – Smettila, Franz! Falla finita!

FRANZ- Zitto, mammoletta … sii uomo! Guarda, impara dal fratellone!

POLIZIOTTO2 – Stai calmo, ragazzo … ora sdraiati per terra e metti le mani dietro la schiena!

FRANZ- Atterrami, se ne sei capace.

Filippo si allontana, nascondendosi alle spalle del fratello. Il primo poliziotto si rialza in piedi dolorante ed estrae il manganello.

FRANZ- Bene, siete in due ora … forza, fatemi vedere cosa siete in grado di fare … avanti!

I ragazzi che avevano fatto cerchio durante la rissa si disperdono, senza uscire di scena e rimanendo in attesa degli sviluppi.

FRANZ- Hai visto Filippo? Guarda come li tengo a bada … sono due, ma si cacano sotto dalla paura!

,

FILIPPO – Franz, ti prego …

FRANZ – Ho tutto sotto controllo ti dico …

Franz si volta verso il fratello

FRANZ – Il tuo problema è che non ti fidi mai di me!

In un istante il primo poliziotto gli sferra un colpo con il manganello sulle gambe. Il secondo lo aggredisce con una serie di colpi allo stomaco  ed alla schiena. Filippo indietreggia silenziosamente. Gli agenti atterrano Franz, ormai privo di sensi, lo ammanettano e lo portano via.

POLIZIOTTO – Voi, che avete da guardare?! Via, circolate, forza! Circolate!

Filippo rimane immobile. I poliziotti escono sulla sinistra. I giovani riprendono a parlare tra loro, in piccoli gruppi. Dai gruppi spunta Alida, anche lei giovanissima, che si avvicina a Filippo. Gli tocca la spalla, lui ha un sussulto.

ALIDA – Filippo.

FILIPPO – Ah! Alida, sei tu … che ci fai qui?

ALIDA – Ero qui con …

FILIPPO – Capito. Con il tuo ragazzo.

ALIDA – No, no, ma tra poco devo andarmene. Mi sta aspettando.

FILIPPO – Dov’è?

ALIDA – Filippo, lascia stare.

FILIPPO – Cosa c’è, non posso conoscere il tuo fidanzato?

ALIDA – Filippo, per favore! Non c’è nessun fidanzato!

FILIPPO – Niente è come sembra

ALIDA – Cosa?

FILIPPO – Ho detto che niente è come sembra!

ALIDA – E questo che c’entra?!

FILIPPO – Puah! Ma tu che ne sai!

ALIDA – Smettila di fare lo scemo, Filippo … cos’è successo con tuo fratello Franco?

FILIPPO – Non si chiama Franco!

ALIDA – Come sarebbe a dire? Certo che si chiama così!

FILIPPO – Lui è Franz, si chiama Franz, va bene?! E smetti di trattarmi come un idiota, non lo sono!

ALIDA – Io non ti tratto come …

FILIPPO – Tutti, tutti lo fate! Nessuno si deve permettere di farlo più, però! Sono cresciuto! Non sono più un ragazzino! Allora, dov’è quel cacasotto del tuo fidanzato?!

ALIDA – Smettila, per favore, può sentirti!

FILIPPO – Allora vedi che c’è un fidanzato?! Che mi senta!

Filippo, in un impeto, prende Alida, la abbraccia e la bacia sulla bocca.

FILIPPO – Allora, io ho baciato questa ragazza! C’è il suo fidanzato in zona?! Oppure posso continuare!

ALIDA – Sei uno stupido! Altro che idiota, sei solo uno stupido! … mio Dio, che vergogna! Ci stanno guardando tutti!

FILIPPO – Ah sì? (si guarda attorno e con modi minacciosi si fa avanti) Che avete da guardare?! Si può sapere?! Cosa volete? Chi siete?! Fatevi sotto, forza! Lo avete visto mio fratello con i poliziotti, no? Nessuno della mia famiglia si piega a qualcuno! E ora, forza! Se c’è qualcuno che ha il coraggio di rivendicare l’amore di questa ragazza, si faccia avanti … se la vedrà con me!

Dalla folla si fa avanti Angelo, un ragazzo alto e robusto.

FILIPPO -  Ah, eccoti! Sei tu? Tu sei il fidanzato di Alida?

ANGELO – No, sono suo fratello! Metti giù immediatamente le mani da mia sorella!

ALIDA – Angelo, lascia stare, è sconvolto per via del fratello … lo hai visto poco fa!

ANGELO – Va a casa! La mamma ti aspetta.

ALIDA – Angelo, per favore.

ANGELO – Va a casa. Ci parlo io con questo mocciosetto.

ALIDA – Ti prego!

Angelo, con il dorso della mano schiaffeggia la sorella, che cade a terra.

FILIPPO – Bastardo! Sei solo un bastardo! Prendertela con una donna … vergognati! Non sei un uomo, sei un …

Angelo, con la stessa mossa, colpisce il volto di Filippo che cade a terra, accanto ad Alida. Il gruppo di ragazzi, tutt’attorno, ride di gusto.

ANGELO – Bene, adesso che hai avuto la possibilità di mostrarti per la nullità che sei, ora che hai dato fiato alla bocca senza riflettere, costringendomi a venire alle mani, con te, ma quel che è peggio, con mia sorella … ti chiedo: valeva la pena, tutta questa stupida sceneggiata? Vuoi che la mia mano continui? Che si stringa a pugno e ti faccia male seriamente? Finora ho solo scherzato. La carezza che ti ho fatto avrebbe dovuto stendere solo mia sorella, invece ha dimostrato di che pasta sei fatto anche tu! Se avessi le tette, saresti da sposare anche tu … tale e quale a lei! (ride)

FILIPPO – (rialzandosi a fatica) Non mi fai ridere, fenomeno da baraccone!

Silenzio. I ragazzi, tutt’attorno prendono a mormorare terrorizzati.

ANGELO – Ti chiedo scusa, microbo … non ho afferrato il concetto … puoi ripetere?

FILIPPO – Te lo ripeterei, il concetto, se non fosse inutile ripeterlo ad una scimmia!

ANGELO – Ah ah ah ah! Sei davvero divertente!

FILIPPO – Bravo, ridi … e ora comincia a far combaciare ritmicamente le mani, così, guarda … (batte le mani) … questo si chiama battere le mani.

ANGELO – Ma davvero?

FILIPPO – Certo … quando avrai imparato anche questo trucco, potrai dire ai tuoi amici che il mondo animale comincia ad esserti estraneo!... bada bene, però … ho solo detto che “comincia”! A proposito … vedo che hai imparato a camminare su due zampe sole … bene! Fai davvero passi avanti!

I ragazzi scoppiano a ridere. Angelo diventa rosso dalla rabbia. Alida si alza, prende Filippo per un braccio e lo trascina via di corsa.

ANGELO- Dove lo porti, cretina! Torna qui! Torna Qui!

Si volta a guardare il gruppetto di ragazzi che sta ancora ridendo.

ANGELO- Che avete da ridere voi!

Il gruppo si disperde. Angelo rimane solo. Abbassa la testa ed esce dalla quinta a destra. Buio.

Le luci si riaccendono sul far della sera. Si ode di lontano un rumore di grilli. Dalla sinistra spunta Alida, si guarda attorno e poi volge lo sguardo indietro.

ALIDA- Via libera!

Alida si fa avanti, ancora circospetta. Alle sue spalle appare anche Filippo. Altrettanto guardingo.

FILIPPO – Non c’è più nessuno?

ALIDA – Sì, stai tranquillo … a quest’ora sono già tutti a casa.

FILIPPO – Anche quell’energumeno di tuo fratello?

ALIDA – Ma certo! Non è diverso dagli altri!

FILIPPO – No? Forse non è diverso, ma è grosso il doppio! Dovrebbero fornire te e i tuoi parenti di porto d’armi quando ve lo scarrozzate in giro!

Alida ride.

ALIDA – Ma che dici?

FILIPPO – Ha una mano che assomiglia alla vanga con cui mio nonno sovescia il letame!

ALIDA – Sciocco!

FILIPPO – E non dico tanto per dire, eh! Anche l’odore che emana è simile!

Ridono. Si siedono sulla panchina a sinistra.

FILIPPO – Perché hai cercato di difendermi?

ALIDA – Quando?

FILIPPO – Come sarebbe a dire, quando? Oggi.

ALIDA – Ah, oggi.

FILIPPO – Dico, non eri tenuta a …

ALIDA – Lo so.

FILIPPO – E allora perché?

ALIDA – Pensi di essere l’unico ad avere uno spirito ribelle?

FILIPPO – Spirito ribelle? Io?

ALIDA – Beh, direi … Nessuno avrebbe osato fare quel che hai fatto tu! Mio fratello è temuto da tutto il quartiere!

FILIPPO – Ah, sì?

ALIDA – Certo!

FILIPPO – Ah.

ALIDA – Vuoi dire che non sapevi nulla?

FILIPPO – Ma chi, io? Non sapevo nemmeno che tu avessi un fratello!

ALIDA – Ma …

FILIPPO – Se avessi saputo della sua stazza e della taglia che porta … sarei scappato a gambe levate!

ALIDA – Ma com’è possibile?! Non conosci ancora la mia famiglia?

FILIPPO – Perché dovrei conoscere la tua famiglia?!

ALIDA – Beh, da quant’è che ci frequentiamo? Sei mesi?

FILIPPO – Mio padre ci ha portati qui a Febbraio … sì, sei mesi e allora?

ALIDA – E ancora non conosci i Malineri?

FILIPPO – I Malineri?! Cos’è, una marca di sigarette?

ALIDA – No, è una tra le famiglie più facoltose del circondario.

FILIPPO – A casa mia non si dà molto peso ai pettegolezzi

ALIDA – Ma questi non sono pettegolezzi, è la verità. I miei discendono da una lunga dinastia nobiliare.

FILIPPO – Sono sempre pettegolezzi per me.

ALIDA – Ti consiglierei di ripensare alla tuo concetto di “pettegolezzo”. Il pettegolezzo è qualcosa di superfluo che non ha alcun peso sulla vita di tutti giorni, se non quello di intrattenere l’interlocutore con fatti privati di persone che, in quel dato momento, non hanno facoltà di rispondere e difendersi.

FILIPPO – Per me invece è tutto quello che non mi interessa e che non mi scalfisce.

ALIDA – Per questo ti dico di rivedere il tuo concetto … prima che mio fratello ti scalfisca con uno dei suoi rinomati ganci destri.

FILIPPO – Tanto rinomati?

ALIDA – Abbastanza da avere contribuito a fare del nome della mia famiglia, il terrore del quartiere.

FILIPPO – Wow … mi stai dicendo che me la sono vista brutta?

ALIDA – Così brutta che pur di salvarti mi sono presa un ceffone anche io! Sai da quant’è che mio fratello non mi metteva le mani addosso?

FILIPPO -  Molto?

ALIDA – Una settimana.

FILIPPO – Ed è molto?

ALIDA – Considerato che stiamo parlando di mio fratello … sì, è molto. Una volta arrivò a schiaffeggiare mio padre.

FILIPPO – Addirittura?

ALIDA – Oh sì …

FILIPPO – E tuo padre che fece?

ALIDA – Gli puntò il fucile contro e gli disse di non riprovarci mai più a mancare di rispetto ad un Malineri, altrimenti gli avrebbe sparato alle gambe mentre dormiva.

FILIPPO – Tuo padre ha detto così?

ALIDA – Te l’ho detto che la mia famiglia è molto nota.

FILIPPO – E com’è finita?

ALIDA – Com’è finita, cosa?

FILIPPO – Tra tuo fratello e tuo padre? Com’è andata avanti?

ALIDA – Mio padre è morto tre mesi fa.

FILIPPO – Non sarà stato …

ALIDA – Ma no, sciocchino! Mio padre era molto malato.

FILIPPO – Oh, mi dispiace.

ALIDA – Poco male.

Silenzio.

FILIPPO – Poco male?

ALIDA – Se mio fratello è quel che è, è perché mio padre non è mai stato un vero padre.

FILIPPO – Sì, ma è pur sempre tuo padre.

ALIDA – Già, ma non tutto è come sembra, non è così?

FILIPPO – Come?

ALIDA – Non tutto è come sembra, non mi hai detto così, questo pomeriggio?

FILIPPO – Sì, ma …

ALIDA – Beh, vale anche per me. (sorride. Filippo sorride di rimando.)

Filippo e Alida si guardano a lungo negli occhi. Sembrano stare per baciarsi. D’un tratto, dalla quinta a destra rientra Franz, zoppicante e con un occhio nero. Filippo e Alida si alzano di scatto e gli vanno incontro.

FILIPPO – Franz!

ALIDA – Stai bene?

FILIPPO – Che ti hanno fatto?

ALIDA – Sono stati i poliziotti,vero?

Franz si siede sulla panchina a destra. Alida e Filippo lo raggiungono. Si siedono accanto a lui.

FRANZ- Oh, fratellino. Tu non imparerai mai, vero?

FILIPPO – Cosa?

FRANZ – Cosa ci fai ancora a spasso, a quest’ora? Mamma e papà saranno in pensiero.

FILIPPO – Aspettavo te.

FRANZ- (voltandosi verso Alida ) E lei?

FILIPPO – E’ con me.

FRANZ – (girandosi ancora verso Filippo) Con te?

FILIPPO – (guarda velocemente Alida che sorride appena) Con me.

FRANZ – Ma dai! E da quando questa novità?

FILIPPO – Da ora.

FRANZ – Da ora?

ALIDA  – Da ora.

Franz si gira di nuovo verso Alida.

FRANZ – Come sta il tuo fratellone, come sta quel pazzo scatenato?

ALIDA – Bene, sta bene.

FRANZ – Fratellino .. tu conosci suo fratello?

FILIPPO – L’ho conosciuto oggi.

Franz si volta verso il fratello.

FRANZ – Non è possibile.

FILIPPO – Perché?

FRANZ – Perché? Perché sei ancora vivo, ecco perché.

FILIPPO – Mi so difendere io, che credi?

FRANZ – Cos’è, ti sei mimetizzato tra le foglie?

FILIPPO – Cosa?

Alida ride. Filippo si innervosisce.

FRANZ – Dico, non penserai di farmi credere che lo hai affrontato ed ora sei qui a raccontarmelo come se nulla fosse.

FILIPPO – Perché?! Perché non potrei averlo affrontato?! Perché mi credi così codardo?! Chiedi, chiedi a lei! Alida, non ho forse affrontato tuo fratello, oggi pomeriggio?

Alida sta per parlare ma Franz le fa cenno di tacere.

FRANZ – Lascia stare, Alida. Conosco mio fratello più di qualsiasi altro. Qualsiasi storia possiate avere inventato per farmi credere che mio fratello ha un briciolo d’amor proprio non basterebbe a farmi cambiare l’opinione che ho di lui. Sai, Alida, lui è il cocco della mamma. Tutti i ragazzini che crescono in questo limbo, in questo paradiso che è “il mondo dei cocchi di mamma”, non hanno davvero idea di cosa sia il mondo esterno. Non sanno cosa voglia dire essere uomini, con la U maiuscola intendo. Vedi, tanto per fare un esempio … tuo fratello. Tuo fratello è uno psicopatico, certo, ma è un uomo, un uomo con la U maiuscola. Non è mai stato il cocco di mamma. Giusto? Sai noi ci facciamo sempre gli affari nostri, non diamo mai molto ascolto ai pettegolezzi, ma le orecchie le abbiamo. Con le orecchie ascoltiamo attentamente e poi filtriamo quello che riteniamo essere importante da quello che invece è solo interessante. Alcuni dettagli sono semplicemente morbosi e quindi li lasciamo scivolare via, ma il concetto centrale, quello lo memorizziamo. Il concetto centrale, nel caso della tua famiglia, è che tuo fratello non si farà mai mettere i piedi in testa da nessuno. Nessuno, non so se mi spiego. Nessuno.

Pausa.

FRANZ- Con tutta franchezza, ti posso dire che mio fratello, oltre a non essere un uomo con la U maiuscola, non è nemmeno un buon ascoltatore. Lui non tende nemmeno l’orecchio. Ha uno strano concetto di pettegolezzo. Lui vorrebbe vivere in un mondo ovattato, capace di tenerlo a distanza dai veri problemi dell’esistenza e della vita. Il risultato è un bamboccio che pensa che vivere e sopravvivere siano la stessa cosa. Non ha mai combattuto per nulla. E non lo farà mai. Perché non ha un buon motivo per farlo, tutto qui. Mamma ha sempre pensato a lui. Papà lo ha sempre reputato un debole. Si sono sostituiti a lui in tutto facendogli vivere una vita immacolata.

FILIPPO – Smettila, Franz!

FRANZ – Che dici, fratellino! Sto aprendo gli occhi alla tua fidanzata! Non posso permettere che un’altra persona venga infettata dal tuo morbo. La paura di vivere, la chiamo io. La paura di stare al mondo, dico sempre quando parlo di mio fratello.

ALIDA – Smetti, per favore, tuo fratello non merita tutto questo.

FRANZ – Mio fratello non merita? È vero, ragazzina. Mio fratello non merita niente. Nemmeno te, se è per questo. Eppure è qui e forse vuol usare anche te per rimanere nel suo piccolo mondo. Tu hai in casa un uomo con la U maiuscola che è tuo fratello. Di solito questo aiuta i cacasotto a farsi avanti nella vita. Io sono un uomo con la U maiuscola, ma non sono riuscito ad avere sufficiente influenza su questo cacasotto. Hai visto anche tu, oggi. Io ho affrontato due poliziotti, da solo. Lui è rimasto a guardare, non ha mosso un dito. Questo è il mio fratellino. Lui sta qui, mi guarda prendere un sacco di legnate e poi mi aspetta per curarmi le ferite. Ma questo lo fa anche mia madre, capisci Alida? Questo è il tuo fidanzato. Pensaci bene. Tu hai bisogno di un uomo vero, di un uomo con la U maiuscola. Come me, come tuo fratello.

Franz si fa avanti e accarezza i capelli di Alida, che si scosta. Filippo si alza in piedi, stringe i pugni e guarda a terra.

FRANZ – Lo vedi? Guardalo, non è in grado. Si sta già cacando sotto. E’ proprio tipico di quelli come lui. Io non posso arrabbiarmi, non è colpa sua. Ogni tanto, nostro Signore guarda giù e decide, a te do le palle, a te no. Funziona così. Essere uomini non è per tutti gli esseri umani. La selezione naturale ha sempre la meglio.

Franz si avvicina ancora di più ad Alida. Lei è immobile, terrorizzata.

FRANZ- Sei davvero un bel bocconcino, lo sai?

FILIPPO – Lasciala stare!

Silenzio.

FRANZ – (continuando ad accarezzare i capelli di Alida) Alida, tu hai sentito qualcosa? A me è sembrato di sentire ronzare un moscone. Speriamo che se ne vada via … vorrei tanto poter rimanere da solo con te.

FILIPPO – Ho detto, lasciala andare!

FRANZ – Sai, Alida … questa mattina ho portato mio fratello in un posto. Volevo che vedesse un uomo con la U maiuscola all’opera. Volevo che mi vedesse al lavoro. Armato di fionda, mi sono presentato al negozio di Spanò. Hai presente quell’analfabeta che rivende l’argenteria rubata? Quello che ha il negozio all’angolo? Ecco, ovviamente nessuno dirà mai che si tratta di argenteria rubata. Ma io so che è così  perché qualche settimana fa ci sono sparite alcune cose. Non era tutto argento a dir l’onesta verità. Mia madre conservava solo un vecchio servizio da tè, appartenuto a mia nonna. Ma questo servizio aveva un bel valore, sai? E di questi tempi non è mai bello veder sparire qualcosa che abbia un bel valore, ne convieni Alida?

Alida non parla.

FRANZ- Sono sicuro che condividi, anche se la tua famiglia di questi problemi non ne ha mai avuti, problemi di denaro, intendo. Come ti dicevo, qualche settimana fa, hanno forzato la porta d’ingresso, sono entrati nel nostro salotto, aperto tutte le dispense e rubato quel maledetto servizio da tè … quello di mia nonna … quello di valore, non so se mi spiego.

Silenzio.

FRANZ – Il problema è che quell’idiota di Spanò non si è accorto che, mentre lui ci perquisiva la casa, io ero nascosto sotto il tavolo. E’ talmente idiota che non si è accorto che l’ho lasciato fare in tutta tranquillità. (Pausa). Questa mattina, armato di fionda, gli ho sfondato la vetrina e ho ripreso il mio servizio da tè, che era proprio lì, in bella mostra! Oltre a quello, mi sono preso anche

un piccolo ciondolo d’argento (estrae un ciondolo dalla tasca): questo ciondolo.

Filippo guarda con rabbia il fratello.

ALIDA – Ma … questo …

FRANZ – Lo riconosci?

ALIDA – E’ il mio …

FRANZ – Lo so, c’è scritto il tuo nome, proprio qui.

ALIDA – Oh, ma come …

FRANZ – Non ti preoccupare, mi è giunta notizia da amici che lo stesso servizietto lo avevano fatto anche a casa tua, qualche tempo dopo. Tuo fratello in persona mi aveva chiesto di occuparmene. E, visto che dovevo recuperare anche il servizio da tè della nonna, … ho trovato del tutto normale, fare un favore a tuo fratello Angelo, e a te … angelo mio.

ALIDA – Grazie …

FILIPPO – Alida, andiamo via.

FRANZ- Che fai?! Non ho ancora finito. Vedi, Alida, questa mattina, come ti dicevo, ho portato con me mio fratello. Per far sì che mi vedesse all’opera, che mi desse una mano, che si rendesse uomo. Con la U maiuscola intendo. Macchè! Niente! Si è cacato sotto! Per colpa sua, ho rischiato di essere preso dagli scagnozzi di Spanò! Doveva fare da palo, ma era talmente terrorizzato che non si è accorto che due suoi amici stavano arrivando di gran carriera per farmi la pelle! Ho dovuto correre come mai prima d’ora. Lui mi è corso dietro … ah, sì, a correre è sempre stato bravo! Fin troppo, non è vero, donnetta? (ride, rivolto a Filippo)

FILIPPO – Ahhhh!

Filippo si getta contro il fratello, con il pugno alzato. Franz lo blocca, piegandogli il braccio dietro la schiena. Lo mette a terra con forza, premendo il ginocchio contro la sua schiena. Filippo urla di dolore.

ALIDA – Basta, per favore, lascialo andare.

FRANZ – Ehi, fratellino, che ti prende? Hai dimenticato chi comanda, qui?

ALIDA – Lascialo andare Franz, per favore!

FRANZ – E tu, in cambio, cosa mi dai?

ALIDA – Come?

FILIPPO – No, Alida, vattene, vattene via!

FRANZ – Dicevo, bellezza … se lo lascio andare, tu, cosa fai per il tuo amichetto Franz?

ALIDA – Cosa stai dicendo? Lascialo andare  e basta!

FILIPPO – Alida, vattene! Torna a casa! Torna a casa!

FRANZ- Zitto, fratellino. Alida ha tutto il diritto di salvare il suo eroe, se vuole.

Silenzio. Alida guarda fisso negli occhi Filippo, poi sposta lo sguardo su Franz. Si volta. E se ne va, uscendo a destra. Franz rimane a bocca aperta. Filippo inizia a ridere di gusto.

FILIPPO – Hai visto? Chi era l’uomo vero? Chi è l’uomo con la U maiuscola?! Sei solo un buffone! Ecco cosa sei!

Franz, irritato dalla reazione del fratello comincia a picchiarlo con violenza. Buio.

ATTO TERZO

Giorno d’oggi. La scena si apre sul salotto di Alida e Filippo. Al centro della scena ora c’è una brandina. Franz sta dormendo, russa rumorosamente. Dalla quinta a sinistra compare Filippo, in camicia da notte. Si avvicina alla brandina. Si siede al bordo di essa. Scuote con forza il braccio del fratello finchè questi non si sveglia di soprassalto.

FRANZ – Che c’è?!

FILIPPO – Avanti, dimmi che sei venuto a fare?

FRANZ – Cosa?

FILIPPO – Sono passati più di sei mesi, cosa sei venuto a fare qui?

FRANZ – Parla più forte, non ti sento!

FILIPPO – Smetti di fingere. Alida sta dormendo. Non posso parlare più forte. Cosa sei venuto a fare, qui. Oggi?

Franz, stancamente, si mette a sedere sul letto. A fatica si alza. Cammina verso l’attaccapanni. Prende il borsello. Estrae un piccolo apparecchio per l’udito e lo applica all’orecchio destro. Tutt’a un tratto prende a parlare e ad ascoltare normalmente. Sembra sentire tutto, senza problemi.

FRANZ – Scusa, ma proprio non lo sopporto questo aggeggio. Preferisco che mi si reputi un vecchio rintronato, visto che l’età mi permette di esserlo, piuttosto che andare in giro conciato come un robot. (sorride. Filippo non ricambia)

FILIPPO -  Sono passati più di sei mesi, cosa sei venuto a fare qui?

FRANZ -  Proprio per questo, sono tornato.

FILIPPO – Cosa intendi?

FRANZ- Sono passati più di sei mesi dall’ultima volta. Avevo voglia di vedere il mio fratellino.

FILIPPO – Smettila di dire stupidaggini. Parla seriamente, non sono più un bambino.

FRANZ – Ah, sì? Ne sei sicuro? E allora perché quando mi hai visto, oggi, quando sono arrivato, hai cominciato a tremare come una foglia?

FILIPPO – Sai bene perché. Cosa vuoi, dunque?

FRANZ – Voglio dirti che possiamo smettere di avere paura.

FILIPPO – Forse puoi smettere tu, basta disinteressarti completamente a me, vero? Come facevi quando eravamo ragazzi.

FRANZ – No, Filippo. Questo non te lo concedo. Io non ho mai smesso di disinteressarmi a te, mai.

FILIPPO – Allora vieni al dunque, oppure vattene e non tornare più.

FRANZ – Lo farò. Non tornerò più.

Silenzio.

FILIPPO – Cosa?

FRANZ – Sono morti tutti. Possiamo smettere di avere paura.

FILIPPO – Chi, chi è morto?

FRANZ – Sono morti tutti. Non ti basta questo? Nessuno verrà mai a sapere di nulla. Nessuno più.

FILIPPO – Ma allora …

FRANZ – Angelo non è mai esistito. E’ come se non fosse mai nato.

FILIPPO- Franz, ti avverto .. se si tratta di uno scherzo non è divertente.

FRANZ – Non ho mai scherzato su questa faccenda.

FILIPPO – E’ tutto finito?

FRANZ – Tutto. Non verranno mai a sapere di quel che è successo quella notte.

FILIPPO – Ma tu, dove sei stato tutto questo tempo?

FRANZ – Ho cercato di far credere a tutti quel che avevamo concordato. Un delinquente. Una tentata rapina, il furto di un ciondolo. Angelo si sa, non era nuovo alle risse. Ha incontrato uno più furbo di lui e …

FILIPPO – Sei riuscito ad insabbiare tutto?

FRANZ  - Già, ci ho messo un bel po’ … l’ho sempre detto che tu, quando ti vuoi cacciare nei guai, scegli sempre il modo peggiore … proprio i discendenti di una dinastia di nobili sei andato a pescare!

FILIPPO – Non ci scherzare … non ci ho dormito per giorni e tu lo sai.

FRANZ – Lo so, lo so eccome, non sei mai stato un giustiziere.

FILIPPO – Nemmeno tu, se è per questo.

FRANZ – Certo, no. Ma avrei avuto maggiore lucidità a fare quel che ho fatto.

Silenzio. Si guardano, sorridono appena.

FRANZ-  Alida ne parla ancora?

FILIPPO – No. Di quella notte non ricorda nulla, o forse ha rimosso tutto. Mi parlava di fotogrammi rapidi e di ombre nei ricordi. Dice di svegliarsi ogni tanto, la notte con quel respiro pesante addosso. L’odore forte. Ricorda alcuni dettagli, per fortuna non il quadro complessivo. Avrebbe potuto impazzire, credo, se avesse saputo.

FRANZ – Ha rischiato comunque. Non è uno scherzo.E’ incredibile però … come hai spiegato la morte di suo fratello?

FILIPPO – Ha letto i giornali.

FRANZ – Si è bevuta tutto?

FILIPPO – Sì. Per fortuna.

FRANZ – Perché mi odia così tanto?

FILIPPO – Non so, credo che, sotto sotto, abbia sempre pensato che tu  fossi implicato in qualche modo nell’omicidio del fratello.

FRANZ – Io?

FILIPPO – Già.

Silenzio.

FILIPPO – Tu non c’entri nulla,vero?

FRANZ – Con cosa?

FILIPPO – Sai con cosa. Tu c’entri qualcosa? Conoscevi suo fratello, eravate amici. Tu eri praticamente a suo servizio, no?

FRANZ – Non eravamo amici. E non ero al suo servizio.

FILIPPO – Ma avevi paura di lui!

FRANZ – Che c’entra, tutti avevano paura di Angelo Malineri!

FILIPPO – Io no, non ne ho avuta.

FRANZ – Ma che c’entra ora tutto questo. Sono venuto per dirti che è tutto a posto. Che potete tornare a dormire tranquilli e che da domani non mi vedrete mai più, d’accordo?

FILIPPO – Non c’è altro?

FRANZ – No.

FILIPPO – Ne sei sicuro?

FRANZ – Senti, sono passati quasi quarant’anni da quella notte. Non avrei avuto motivo di nasconderti una cosa del genere così a lungo, ti pare?

FILIPPO – Non so, di questo non sono mai stato molto sicuro.

FRANZ – E perché?

FILIPPO – Ricordi cosa dicevi di me?

FRANZ – Quando?

FILIPPO – All’epoca. Ricordi come mi definivi?

FRANZ – Un cacasotto?

FILIPPO – Già, un cacasotto.

FRANZ- E allora?

FILIPPO – Ne eri convinto?

FRANZ- Ma che ne so! Ero un ragazzo, chissà quante idiozie ho detto e fatto senza pensarle!

FILIPPO – Ne eri convinto?

FRANZ-  Senti Filippo, proprio non capisco dove tu voglia arrivare con questo discorso. E’ tardi, vorrei tornare a dormire!

FILIPPO – Rispondi!

Pausa.

FRANZ- No, non l’ho mai pensato. Ma ti ho invidiato. Sempre.

FILIPPO – Ho dovuto aspettare sessant’anni per sentire la verità da mio fratello.

FRANZ – La verità non è mai stata una cosa adatta a te.

FILIPPO – Ah, no?

FRANZ – No.

FILIPPO – Come puoi dire una cosa simile?

FRANZ – Non fare l’ingenuo.

FILIPPO – Non sono ingenuo.

FRANZ – Lo so. Infatti, ti ho detto di non “fare” l’ingenuo.

FILIPPO – Non sto facendo l’ingenuo!

FRANZ – Tu hai sempre avuto più fortuna di me. Ma sono sempre io che sono andato avanti al posto tuo. Avanti, ora smentiscimi! Fallo, se ne hai il coraggio! No, non sei mai stato un cacasotto e no! Non sei mai stato uno stupido. Ma essere uomini era un concetto che non ti è mai interessato. Hai sempre avuto qualcuno che ha avuto il coraggio di aprirti la strada, o di spalancarti una porta. Non hai mai avuto bisogno di chiedere due volte la stessa cosa. Prima mamma, poi papà, poi io … ora Alida. C’e sempre stato qualcuno al tuo fianco. Io non ho mai avuto nessuno. Mai. Gli errori che ho commesso nella mia vita sono stati tanti, ma sono stati dovuti alla mancanza di un sostegno. Di qualcuno che mi fosse accanto come è stato per te. La vita non è una cosa tanto facile se non hai le giuste agevolazioni.

FILIPPO – Quali agevolazioni?

FRANZ – Quelle che hai avuto. E che ora neghi d’aver ricevuto. Non sono un santo, ma tu, almeno ora, sii uomo. Quel tanto che basta da farmi sentire orgoglioso d’avere un fratello che ha realizzato qualcosa nella propria vita.

Pausa.

FRANZ – Quella notte tremavi. Ti avevo seguito perché avevo intuito quello che ti stava passando per la testa. Non mi avevi detto nulla, ma io ti ho sempre letto dentro. Volevi fuggire via con lei. Non ti avrei fermato. Non ti ho mai fermato. Ti ho seguito. Ho seguito mio fratello per vederlo trasformarsi in uomo. Con la U maiuscola. Quando sono arrivato, eri immobile, in mezzo al giardino dei Malineri. Davanti a quel cespuglio. Tu e Alida eravate come in trance. Ho provato a parlarvi ma non sentivate nulla. Vi ho detto di scappare, di prendere il primo treno e di non farvi vedere più. Mi hai obbedito. E’ stata la prima volta, quella, in cui ho sentito crescere un profondo orgoglio per te. Avrei coperto tutte le tue tracce. Mi sarei addossato tutte le colpe in cambio di quel gesto che aveva fatto crescere mio fratello … quel bamboccio che non si era mai staccato dalla gonna della mamma.

FILIPPO -  Mai avrei pensato che saresti arrivato ad addossarti tutte le colpe. A te piaceva Alida.

FRANZ – E mi piace ancora. E’ una gran donna. Ma meglio farle credere che non tutto è come sembra, giusto?

FILIPPO – Non ci cercheranno più?

FRANZ – I Malineri?

FILIPPO – Sì.

FRANZ – No, te l’ho già detto. E’ stata dura, ma alla fine ho disperso i sospetti che giravano attorno alla nostra famiglia.

FILIPPO- Hai disperso i sospetti?

FRANZ- Sì.

FILIPPO – Sì? E come?

FRANZ – Smettila.

FILIPPO – Cosa c’è?

FRANZ- Smetti di fare il finto tonto. Ho disperso i sospetti. Punto. Che t’importa? Tu sei qui, con tua moglie, io sono qui. Siamo qui tutti. E sono passati quarant’anni. E’ stata dura, punto. Ce l’abbiamo fatta. A che serve fare altre domande?

Pausa.

FILIPPO – Quando hai intenzione di andartene?

FRANZ – Non avere fretta. Me ne andrò appena farà giorno.

FILIPPO – E non ti rivedrò mai più.

FRANZ – Promesso.

Si stringono la mano.

FILIPPO – Grazie.

FRANZ – A te, fratellino.

Buio. Al riaccendersi delle luci Franz è in piedi, con il cappotto addosso. Sta per andarsene.

FRANZ – Bene allora … sono stato felice di rivedervi, dopo così tanto tempo.

FILIPPO – Anche noi, Franz.

ALIDA – Fa buon viaggio.

FRANZ – Grazie, Alida. Devo proprio ricredermi. Sei diventata un’ottima moglie. Sono proprio contento per il mio fratellino.

Pausa. I tre si guardano.

FRANZ – Forza, Alida, un ultimo abbraccio …

Franz spalanca le braccia. Alida gli si avvicina. Lo abbraccia. Buio. Luce improvvisa solo su Alida, rivolta al pubblico.

ALIDA - Un’ombra, in controluce, di un uomo che mi tende la mano. Raccolgo le ultime forze e sposto il corpo privo di sensi alla mia sinistra. E’ una fatica enorme. Ma ce la faccio. Respiro profondamente, poi allungo la mano verso quella del mio benefattore. Sorrido e piango. Lo abbraccio. Riconosco il suo profumo. Sono salva. Il dolore è ancora vivo in me, ma quello che conta è che sono salva. Non sono più sola. Mi giro, scorgo a fatica la sagoma del corpo senza vita tra i cespugli. Mi stupisco a riconoscerne la fisionomia. Sono stordita dall’accaduto eppure la lucidità non mi abbandona. Ho poco tempo per guardare oltre le spalle del mio benefattore, mentre rimango stretta nel suo caldo abbraccio. I capelli arruffati della vittima, il sangue attorno al corpo. Gli occhi che brillano al chiarore della luna. Metà del volto illuminato. D’un tratto penso che mai avrei potuto immaginare accadesse una cosa simile. Che fai lì per terra? penso. Alzati, smetti di scherzare. Ma non si muove, non sorride più. Penso a lui come ad un uomo violento, un bastardo. Una bestia. Ha avuto quel che meritava, penso. Ma un nodo mi si stringe in gola. Vorrei gridare e non ho voce. Non ho la forza di guardare da vicino il mio carnefice, non lo riconosco. O forse sì. Sì, sì, certo è lui è … No, non lo voglio riconoscere. Sono più forte di te e ti cancellerò. Il mio amore è grande e non mi lascerà da sola. Non avrebbe mai permesso che qualcuno ci impedisse di vivere la nostra vita. Filippo, tu hai ricambiato il mio amore, con il gesto estremo, di un amore estremo.

Buio improvviso. Le luci si riaccendono sull’abbraccio tra Franz e Alida. Alida si scosta dall’abbraccio, sul volto le si disegna un sorriso.

FRANZ – Avanti fratellino, ora è il tuo turno!

FILIPPO – Già, tocca a me

Si abbracciano. Buio improvviso. Le luci si riaccendono illuminando solo Filippo, rivolto al pubblico.

FILIPPO – Aprendo la porta d’ingresso sento improvvisamente come di essere precipitato in una voragine. Un salto al cuore mi prende alla sprovvista. Tachicardia, penso. Rimango immobile, per poi muovere nuovi passi verso l’ingresso. Mi guardo attorno. Fa freddo. Troppo freddo per essere la casa di una famiglia di nobile dinastia. Pagliacci! Penso. Hanno preso in giro tutta la città con le loro radici, ma sono solo dei poveracci come tutti noi. Il mobilio è spoglio e logoro. Se mai hanno avuto una grandezza, quella ora appartiene di certo ad un passato dimenticato. Salite le scale, intravedo, in fondo al corridoio, una luce provenire fiocamente da una porta socchiusa.  “Alida”, sussurro debolmente. Nessuna risposta. Ripeto, “Alida, sei qui? Sono io”. Mi avvicino lentamente. Scosto l’uscio e una sagoma di uomo mi si scaraventa addosso con furia. Non ho il tempo di vedere nulla, né di riconoscere i tratti del volto. Sento solo una frase che mi riconduce la memoria a quello stesso pomeriggio: “ sapevo che ti avrei ritrovato, microbo”. Un tonfo sordo. Sprofondo. Fa freddo, è buio, non so dove sono, non ricordo d’essere mai stato dove mi trovo. Come ci sono arrivato? La testa mi fa male. Forse mi hanno colpito. Mi tocco la testa, è ferita, il sangue è caldo. Forse il mio stesso aggressore, non ricordo. Faccio per avvicinarmi ma sento un rumore provenire da fuori. C’è qualcun altro. Fa ancora freddo. E la luna è alta.

Buio improvviso. Le luci si riaccendono sull’abbraccio tra Franz e Filippo. Filippo si scosta dall’abbraccio, sul volto gli si disegna un sorriso.

FRANZ – Bene. E ora che io me ne vada. E questa volta definitivamente. Ho bisogno di un po’ di pace anche io. Ora che ne ho restituita al mio fratellino, non è così?

Filippo accenna un sì con il capo.

FRANZ – Allora: addio. Siate felici come non lo siete stati fino ad ora. E ricordatevi: nulla è come sembra.

FILIPPO – Lo so, Franz, lo so.

FRANZ - Ogni cosa va esaminata sotto ogni punto di vista. Non basta limitarsi al proprio. Bisogna sforzarsi di vederla da diverse angolature. Ecco, vedete: io guardo la maniglia di questa porta. E’ una normalissima maniglia di un’altrettanto normalissima porta in legno, d’accordo,;ma se mi sposto appena sulla destra, c’è un leggero raggio di luce che la illumina diversamente. Produce delle ombre che prima non avevo notato. Ogni cosa ha delle ombre. Tutto attorno alla luce, è ombra. Bisogna imparare a conviverci, con l’ombra intendo … bisogna imparare per poter avere la sensazione che tutto, attorno a noi, segua una logica predefinita. L’alternativa sarebbe insostenibile, non trovi, fratellino?

FILIPPO – Già.

ALIDA – Già.

FRANZ – Alida, tesoro, non preoccuparti più di nulla. Non c’è più nulla da temere. Le ombre si sono attenuate.

Alida annuisce silenziosamente. I tre si guardano negli occhi.

FRANZ – Addio.

FILIPPO – Addio, Franz

ALIDA – Addio.

Franz esce. Silenzio.

ALIDA – Preparo la colazione?

FILIPPO – Sì.

ALIDA – Vuoi del caffè?

FILIPPO – Solo se lo prendi anche tu.

ALIDA – Certo. Per chi mi hai preso, per la tua serva?

FILIPPO -  Puah! Ma tu che ne sai? Che ne sai!

ALIDA – So quel che basta a farmi rimanere al tuo fianco.

FILIPPO – (sorride) E questo ti basta davvero?

ALIDA – (sorride di rimando) Sono quarant’anni che me lo faccio bastare.

Ridono. Escono dalla quinta a sinistra. Buio.

Sipario.

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