Una virgola fuori posto

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ARNALDO BOSCOLO

UNA VIRGOLA FUORI POSTO

Commedia brillante in 3 atti

“Animata e rilucente dalla prima all’ultima battuta”

RENATO SIMONI

1952 “Una virgola fuori posto” (Milano, Excelsior, Compagnia Micheluzzi, 3 aprile; ed Cappelli, Bologna, 1959)

E’ uno scherzo arguto e brillante di un ingegno nella pienezza della sua esperienza teatrale.

Premiata al Concorso Gallina, è commedia ridanciana che narra la vicenda di due colossali distratti, condotti dal destino a vivere insieme affinchè le distrazioni dell’uno indirizzino inconsciamente ad esito lieto le catastrofiche distrazioni dell’altro. La commedia viene portata sulle scene quasi contemporaneamente alla Pergola di Firenze da Raffaello Niccoli e all’Excelsior di Milano dai Micheluzzi, con successo clamoroso e lunga serie di repliche; suggerendo a Renato Simoni, alla vigilia della sua scomparsa, questo sintetico e lusinghiero giudizio: “Commedia animata e rilucente dalla prima all’ultima battuta”.

PERSONAGGI

STEFANO DACCÒ

CESARINA, sua figlia

ARRIGO, suo marito

MASSIMO TABARIN

LUISINA, sua moglie

ENRICHETTA, madre di Massimo

ADELE

CARLA

DONETTI

L’Avv. PADOVANI

MARISA, segretaria

IL LATTAIO

IL CAPOSTAZIONE

L’ISPETTORE DEL CIRCOLO

UN FERROVIERE

UN PASSANTE

FERROVIERI – VIAGGIATORI

Il I° atto presso una stazione ferroviaria.

Il II° e III° atto in una grande città Porto di mare.

__________________

O G G I


A T T O   P R I M O

LA   SCENA

Salotto terreno d’una casetta al “Villaggio dei Ferrovieri”

Casa e mobili nuovi, chiari, lindi, di carattere quasi standardizzato.

Il salotto serve anche da camera d’ingresso e si apre, a destra, per una porta a vetri, sul piccolo giardino.

Due usci alla laterale di sinistra; il primo dà in camera da letto, il secondo in cucina. Al fondo una finestra sul cui piano posano dei vasi di gerani. Appesa all’imposta una gabbia con canarino. Per la finestra aperta si scorgono, bene allineate, altre casette nuove, tutte uguali.

Estate: mattino.

______________

(il velario si schiude sul rumore di un treno che passa rapidissimo e s’allontana lanciando un fischio prolungato).

Enrichetta       - (Sui sessanta, viene dal secondo di sinistra con un vassoio e dei bicchieri puliti; a

   Luisina, giovane sposa fresca e ridente)

   Cos’è? Il 176 in ritardo?

Luisina            - (Che sta rassettando) E’ il rapido, mamma. Sente che non ferma in stazione?…

Enrichetta       - Di già le otto e mezza?… Massimo a che ora prende servizio?

Luisina            - Non so; non ha neanche messo la sveglia. Stanotte dev’essere smontato al tocco. Ha  

                          fatto così piano, che non l’ho sentito nemmeno coricarsi. Probabilmente oggi avrà

                          turno libero.

Enrichetta       - Meno male! Una bella vita da cani si è scelto quel ragazzo…!

Luisina            - Tutti i mestieri sono mestieri, mamma. Se non me ne lagno io che me lo sento 

dormire accanto una notte sì e due no… Ma in fondo penso che Massimo lavora volentieri…; che lo stipendio è discreto…, la pensione assicurata… e con tutta la disoccupazione che c’è al giorno d’oggi…

Enrichetta       - Beata te…! “Chi si contenta …” dice il proverbio… ma io?

Il mio povero marito se fosse al mondo?… aver speso un patrimonio per farlo studiare e sapercelo là tra i binari, nel buio della notte, d’inverno, d’estate…, disagio e responsabilità!… se incontro quello che ha inventato la strada ferrata…

Luisina            - Lo mette con la testa sotto le ruote d’un treno!… Vado a portargli il caffè.

Enrichetta       -  Lascialo dormire ancora un poco. Se non ha messo la sveglia…

Luisina            - Ha ragione. Una pulitina alle scarpe, allora… E poi scappo alla Provvida altrimenti

                          mi tocca far la fila. (esce pel primo di sinistra. Enrichetta va a riporre i bicchieri

                          nella credenza).

Adele              - (Formosa popolana non più giovane, ma pretenziosa però di apparire ancora

                          piacente, ha già fatto capolino dall’esterno fra i vasi di gerani. Non appena Luisina

                         è uscita) Psst! Psst!

                         Signora Enrichetta?

Enrichetta       - (Con un sussulto) Chi è? Ah, lei, signora Adele?!

Adele              - (Facendole cenno di abbassare la voce) Stzz!…

Enrichetta       - Che c’è? Perché non entra?

Adele              - Dovrei dirle due parole a quattr’occhi…, in confidenza…

                          Ma se c’è sua nuora…

Enrichetta       - Venga, venga intanto. Sta per andarsene.

Adele              - (Gira l’angolo ed entra da destra; ha un involto sotto il grembiule) Eccomi qua.

                          Dio, che batticuore.

Enrichetta       - Che le succede, signora Adele? Cosa c’è che Luisina non possa sentire?

Adele              - Per carità di Dio! Succederebbe il finimondo! (con circospezione) Salva per

                          miracolo; capisce?…

Enrichetta       - Mia nuora?

Adele              - Io! La mia reputazione!

Enrichetta       - Zitta che viene.

Luisina            - (Con un paio di pantofole tra le mani) Mamma, le ha prese lei le scarpe di

                          Massimo? Oh, buongiorno signora Adele…

Adele              - Buongiorno, signora Luisa.

Enrichetta       - Le scarpe?… che scarpe?

Luisina            - Le sue; non ne ha che un paio. A piedi del letto non ci sono.

Enrichetta       - Si sarà spogliato nello sgabuzzino per non far rumore. Guardaci.

Luisina            - Ho guardato. Ho trovato queste pantofole!

Enrichetta       - Beh?!…

Luisina            - Non sono sue. Non ne ha mai portato da quando siamo sposati.

Enrichetta       - Se le sarà comperate ieri.

Luisina            - In questo stato?… e le scarpe che non si trovano?…

Enrichetta       - (Che ha colto da Adele uno sguardo d’intesa) Beh, lascia, cara. Guarderò io, poi, a

                          finestre aperte. Sai come ha la testa quel figliuolo… corri alla Provvida invece,

                          altrimenti fai tardi.

Luisina            - Sentiremo quando si sveglia… (depone le pantofole) Ma guarda che roba!…

                          (prende la borsa della spesa) Che buon vento signora Adele?

Adele              - Un piacere, se vuol favorirmi. Ieri ho fatto il bucato e il mio cortile è così piccolo

                          per stendere… un paio d’ore, se permettete, dalla parte della ferrovia.

Luisina            - Ma si figuri! Faccia, faccia pure. Vero, mamma? Arrivederla, signora Adele.

Adele              - Arrivederci, sposina. E grazie. (Luisina è uscita. Adele va alla finestra per

                          accertarsi che non abbia a ritornare).

Enrichetta       - E così?…

Adele              - (Leva di sotto il grembiule l’involto da cui trae un paio di scarpe) Eccole qui le

                          scarpe di suo figlio!!

Enrichetta       - Ehhh?… Le scarpe?… e come ce le ha lei, signora Adele?!

Adele              - (Indicando le pantofole) E quelle sono le pantofole di mio marito!

Enrichetta       - Signora Adele, mi vorrà spiegare…

Adele              - Non gliel’ho detto? Salva per miracolo! Può ringraziare il suo Santo protettore,

  quello svergognato, che non ho voluto far scandali… ma questa notte ha tentato di

  venire nel mio letto!

Enrichetta       - Noo!!

Adele              - Sì. Verso il tocco. Ero ancora in quello stato di dormiveglia che fa quasi sognare ad

   occhi socchiusi… Ed ecco che l’uscio della stanza si apre cautamente… Al

   momento rimango un po’ perplessa sapendo che mio marito era uscito un’ora

   prima appunto per dare il cambio al suo figliuolo; ma poi pensando ai soliti

   spostamenti di turno… Sento il tonfo delle scarpe sul pavimento, le coperte tirate

   da una parte… Una mano che mi accarezza i capelli… Poi dei movimenti rapidi

   come di chi si riveste in fretta… Balzo a sedere sul letto, scorgo un’ombra che

   infila l’uscio…; dalla finestra lo vedo entrare dal loro cancello…Era lui!! Ma lo

   sparviero aveva lasciato le penne!

Enrichetta       - Che penne?!

Adele              - Voglio dire… le scarpe!

Enrichetta       - Che mi racconta mai?! Mio figlio?! Sposo appena da pochi mesi?

                          E lei non ha gridato? Non si è fatta sentire?

Adele              - Capirà… Me ne è mancato il tempo… E poi così nel dormiveglia… Dio! Se lo

                           sapesse mio marito!… Se avesse visto quelle scarpe!… L’orma di un altro uomo

                           sul pavimento coniugale!… Se non trovasse ora le sue pantofole!…

Enrichetta       - Gliele riporti presto! Prima che smonti.

Adele              - Non può smontare… E’ di servizio alla cabina di blocco numero due. Ne ha ancora

                          fino a mezzogiorno.

Massimo         - (che viene dal primo di sinistra senza giacca e senza scarpe; ha il berretto da

                          ferroviere di sghimbescio; è assonnato) Chi ne ha fino a mezzogiorno? Ah!…

                          signora Adele!? Parla di suo marito, vero? Quel caro Ernestone… Come va? I suoi

                          dolori reumatici? Passati, no? … Ha fatto quegli impacchi di senape che le ho

                          suggerito? Mò brava! Mò brava! Ma che bella cera!… (e poiché Adele lo squadra

                          da capo a piedi) Ah! Lei mi squadra perché mi vede così…; scusi, sa ma

                          francamente non sapevo… Se Luisina me l’avesse detto… e m’avesse portato in

                          camera le scarpe!… Ma mi diventa pigra la mia mogliettina!… Stamane siamo in

                          ritardo con la lustratura delle pepè!…

Adele              - Le sembra, sì? – Guardi qui! (e solleva le scarpe)

Massimo         - Come?… Me le ha pulite lei?!… Eh no! Eh no! Questo non va!… Mamma diglielo

                          tu che non va!... Fra vicini capisco la confidenza… le reciproche cortesie…; ma

                          fino a un certo limite… Diglielo tu mamma… Non mica per disdegnare, sa… Per

                          l’amor del cielo! Lei non mi conosce…Ma insomma … poteva ben pulirle la

                          Luisina, no?…

Adele              - No, la signora Luisina non poteva pulirle!

Massimo         - Oh bella! E perché? Dov’è la Luisina, mamma?

Enrichetta       - Alla Provvida.

Massimo         - Ah, perché mancava il lucido?!…

Adele              - Perché mancavano le scarpe! Che fino a pochi momenti fa posavano sul pavimento

                          della mia camera; a fianco del mio letto! A lei: (e gli epone le scarpe ai piedi)

Massimo         - (sbarra gli occhi; si batte la fronte) Sacripante! Toh!..

                           Ora mi ricordo! Ero entrato dunque da lei stanotte’… Oh, guarda!… Ma non si sarà

                          mica spaventata, vero?… Eh no, perché non ha nemmeno fiatato. In quel caso le

                          avrei domandato scusa, parola d’onore! Che vuole?… Venivo giù dalla mia cabina

                          di blocco così, fantasticando… Queste benedette case dei ferrovieri tutte uguali;

                          uguali i cancelli; uguali gli ingressi; uguale l’abitudine di lasciare gli usci aperti…

                          Stàndard: Tutto stàndard!…

Adele              - Ma non saranno stàn…, là quella roba che dice lei, anche le donne, però!…

Massimo         - Ecco; giusto… Tanto è vero che appena mi sono accorto di non essere… nel mio,

                          ho infilato le scarpe…; cioè, no, le pantofole…

Adele              - Ah sì?! Dica piuttosto che ha avuto paura.

Massimo         - Paura?! Di chi avrei dovuto aver paura? Di suo marito che mi aveva dato il cambio

                          allora? Di lei che non ha strillato?… (celiando) Dica la verità che non le sarebbe

                          parso vero di… essersi sbagliata con un simpaticone come me!…

Adele              - Ah, svergognato!…

Enrichetta       - Massimo!…

Massimo         - Eh no, perché simpaticone lo sono; vero mamma? (e nel contempo infila e si

                          allaccia le scarpe) E lei è stata zitta per questo!… Sono proprio dolente, sa, di

                          averle dato questa delusione!… Ma che vuole? Per farla alla mia Luisina…

                          (ridendo) Ah! Ah!… Povera la mia Luisina che ha corso il brutto rischio… Adesso

                          quando sentirà…

Adele              - Non avrà l’ardire di dirle, spero…

Massimo         - Come no?… Altro se ce lo dico! Non vorrei che lo venisse poi a sapere da altra

                          fonte e che mi credesse di così facile contentatura!… (a una smorfia di Adele) Mi

                          scusi, sa; non volevo proprio dir questo… Oh, ma per dircelo ce lo dico…

                           Si, perché lei, l’ho già capito, muore dalla voglia di metterla in giro… per farsi una

                           reputazione… (e se ne fa una risata). Oh eccola qui appunto la Luisina!… (si

                          scorge Luisina che attraversa oltre la finestra di fondo)

Adele              - Io me ne vado…

Massimo         - Perché? Resti. Altrimenti vuol dire che lei si sente in dolo!

Adele              - (trasecolata) In dolo, io?

Luisina            - (entra da destra con la borsa della spesa rigonfia) Oh, Massimo, sei alzato?…

                          Signora Adele, ancora qui?…

Massimo         - Sicuro. Per poterselo mangiare almeno con gli occhi!

Luisina            - Che cosa?

Massimo         - Il frutto proibito. L’oggetto dei suoi sogni… Io!… Aspetta Luisina, che te lo

                          racconto. (a un gesto di Adele) No, lei taccia, perché non sa darci il calore

                          necessario. Lo sai, Luisina, che quasi quasi ti facevo la festa dell’incoronazione?…

                          Oh, ma senza saperlo, sai! Mancava “l’animus”. Hai visto quelle pantofole

                          spapparacchiate? Sono del marito, qua della signora Adele… le ho infilate io per

                          sbaglio stanotte… E ci ho lasciato le scarpe. Sono entrato senza accorgermi in casa

                          sua, capisci?… in camera sua! E lei zitta!… Dal momento che le era capitata

                          l’occasione… “L’occasione fa l’uomo ladro!”… dice il proverbio…; ma anche la

                          donna!…

Luisina            - Davvero?… Oh povero il mio Massimo!…

Adele              - Povero il mio Massimo, lei dice? E vorrebbe farmi credere anche lei che soltanto

                          per distrazione?…

Luisina            - Oh, lei non lo conosce!…

Massimo         - Già; non mi conosce. Diglielo tu, Luisina, che il giorno delle nozze, avete dovuto

                           venirmi a cercare perché m’ero dimenticato. A pescare con la lenza me n’ero

                           andato…

Adele              - Ma è possibile? Distratto fino a questo punto? Un deviatore ferroviario?!… Che ha

                          in meno la vita di migliaia di persone?! Che deve essere sempre vigile?…

Massimo         - Appunto per questo… quando stai vigile per dodici ore di fila nelle altre dodici ti

                          sarà concesso di prenderti qualche distrazione, no?… Altrimenti c’è caso che ti

                          venga la meningite. Ah! Ah! Ah! (a Luisina) scusa cara, me lo vuoi dare un po’ di

                          caffè e latte? (Luisina si dispone a servirlo) tu, mamma, mi rimetti intanto l’olio

                          alla lanterna… (toglie la lanterna da un angelo, ne cava il lume ad olio e lo depone

                          sulla tavola) In lampisteria sono così sudicioni.. (stacca la gabbia del canarino e si

                          mette a rassettarla; cambia il radicchio, leva l’abbeveratoio per rimetterci

                          l’acqua)Però a pensarci bene è buffa! Non te lo immagini, Luisina, la scena di

  stanotte se niente niente io fossi stato di manica larga? Bandello!… Boccaccio!…  

                          (ad Adele) Non sono mica ferrovieri… Lei non li conosce, ma io! Ho studiato,

                          sa?…   Stavo per prendere la licenza d’Istituto. Ma quella benedetta matematica

                          non mi  andava giù… e la chimica tanto meno. Si figuri che all’esame il professore

                          mi ha  chiesto la  formula dell’acqua… - H/2/0/4 ho risposto! – “Tre molecole di

                          ossigeno   per la tua ultima ora!” E giù uno zero più tondo del disco del semaforo!

                          Nemmeno   l’acqua sapevo distinguere!…

Enrichetta        - (Accorgendosi che Massimo ha versato il latte sull’abbeveratoio del canarino;

                          sorridendo) mi sembra, caro, che tu non la sappia distinguere nemmeno adesso…

Massimo          - Perché?

Enrichetta        - Se mi abbeveri il canarino con il latte!…

Massimo          - Oh, guarda… (ad Adele che ride) Ah! Ride ora, eh? E fa bene; che tanto a prendere

                           le cose in tragico ci si scapita sempre. Buona, signora Adele, buona, che ne ho per

                           diciotto ore di fila; e così nella prossima notte non corre alcun pericolo. Pietanza di

                           famiglia soltanto!… (trattenendo le risa) Chissà come se la riderà anche lui, dopo,

                           quando lo saprà!…

Adele              - (spaventata) Chi?

Massimo          - Suo marito.

Adele              - Non vorrà mica andarglielo a raccontare anche a lui?

Massimo          - Come no? Se non c’era l’animus!…

Adele              - Per l’amor di Dio!

Massimo          - Ah, vede?!… Ha paura!… E’ lei che ha paura adesso! Segno che la coscienza

                          proprio tranquilla non se la sente!… (mette la zuccheriera di metallo bianco dentro

                          la lampada; s’avvia zoppicando a riappendere la gabbia del canarino) Però…

                          però… dev’essersi vendicata! Strano!… La prima volta che le scarpe mi fanno

                          male… E son tre mesi che le porto… - Non me le avrà mica messe per caso in un

                          bagno di allume di rocca?… (si guarda i piedi) Toh! Si guardano in cagnesco!… Si

                          voltano le spalle!…

Luigina            - Te le sei scambiate di piede…

Massimo          - (indicando Adele) Lei! È stata lei a pormele davanti così… Tu me le metti sempre

                           giù giuste. Non te l’ho detto? Ha voluto vendicarsi! (slacciandosi le scarpe e

                          cambiandole di piede) Versami il caffè e latte, Luisina, che ho fatto tardi. Qua

                          morettine! Ognuna al proprio posto! A marcio dispetto della mia seduttrice… Lei,

                          là, con suo “lascia fare e fa finta di niente” Ma io, cara Luigina, non te le metto!…

                          Se mai, con una più tenerina di te!

Luisina            - (Che gli ha versato il caffè e latte) Ma che hai stamane? Brutto svergognato!

Massimo          - Sono in vena! (abbracciandola) Caro, caro questo musetto da coniglio!… (beve

                          una sorsata) Lo zucchero! Dammi lo zucchero, che ne ho abbastanza delle

                          amarezze in cuore!…

Luisina            - Se te l’ho messo qui ora…

Massimo          - Non c’è.

Enrichetta        - Ma si…; la zuccheriera…

Massimo          - (Guarda ancora sulla tavola; scorge l’ampolla metallica della lampada; s’accorge

                          dell’errore ed opera lo scambio con gran naturalezza; mette lo zucchero nel caffè e

                          latte; beve a larghe sorsate) Riprenda le sue pantofole, si ricordi; altrimenti scoppia

                          la tragedia. (guarda l’orologio) Accidempoli che tardi! (dà un bacio rapido alla

                         moglie, afferra la lampada e il berretto)

Luisina            - Ma non hai turno libero oggi?

Massimo          - Dovevo averlo. Ma mi fanno supplire un collega ammalato alla cabina 3. Meno

                           male che non ho che da attraversare i binari… Addio bellezze! (e scappa)

Luisina            - Ha visto?

Enrichetta        - Ha sentito?

Adele              - (Intontita) Ma è proprio così?

Luisina            - Va a periodi…

Adele              - Davvero che a me sembra di vivere nel mondo della luna!… Secondo lui non mi

                           resterebbe che da domandargli scusa… E’ un simpaticone però.

Enrichetta        - Tanto bravo, sa. Peccato proprio che non abbia avuto la fortuna che si meritava…

Luisina            - E così signora Adele, non doveva stendere, mi disse?…

Adele              - Ma no; non ha capito? È stata una scusa per poter venir qui stamattina… Con

                          questo bel risultato! Ma se avessi potuto prevedere che la prendeva su quel tono…

                          (sorridendo, con un leggero senso di concupiscenza) Però…, se è vero che fu

                          soltanto per distrazione… può ben chiamarsi contenta lei, signora Luisina….

Luisina            - Perché?

Adele              -  Ha un certo modo di accarezzare quell’uomo… La mano di velluto… Senza

                           volerlo mi sono sentita un brivido…

Luisina            - Ma a me lo viene a raccontare?!…

Adele              - Dal momento che non c’era… l’animus, come ha detto lui…

Luisina            - (celiando) Ma non ha un marito, scusi, lei, per procurarsi certi brividi?

Adele              - Quel bestione?… I brividi… del sotto zero! Si figuri col mio temperamento… (e

                          poiché le due donne la guardano stupite) Sì, sì… non ho vergogna a confessarlo;

                          non sono fatta io per le astinenze; e se avessi trovato un altro uomo… - Se qualche

                          sera si va al cinematografo e si assiste a certe scenette…; si vedono certi

                          atteggiamenti… Oh Dio! Si torna a casa con un po’ di eccitazione…, con un po’ di

                          fuoco nelle vene… E lui posa la testa sul cuscino e parte con gli angioletti! È una

                          pena, credetelo; è una pena!… (e raccoglie le pantofole)

Luisina            - (quasi a sé) Ritengo anch’io ora che abbia ragione Massimo…

Adele              - Di che?

Luisina            - (riprendendosi) Oh, niente…; così…

Adele              - Beh! Andiamo a rifare i letti…

Il lattaio           - (d.d.) Permesso? (entra) Buongiorno.

Luisina            - Buongiorno Marco.

Lattaio             - Mezzo litro?

Luisina            - Sì… (porge il tegamino che il lattaio riempie)

Lattaio             - Ah, è qui lei, signora Adele?… Guardi che le ho lasciato la bottiglia del latte sul

                          davanzale della finestra. Faccia presto che alle volte non prenda il volo.

Adele              - Volete scherzare?… Al villaggio dei ferrovieri non c’è questo pericolo…

Lattaio             - Veramente!… Con le voci che corrono…

Adele              - Che voci?…

Lattaio             - Dell’affare del ladro. (la guarda stupito) Ma allora non è vero.

Adele              - Di che?…

Lattaio             - Ma del ladro.

Adele              - Un ladro? Dove?

Lattaio             - In casa sua, stanotte. L’hanno visto scappare di corsa dal cancello dell’orto.

Adele              - Chi vi ha detto ciò?

Lattaio             - La figlia del fuochista del terzo villino, che era alla finestra. Avrebbe voluto anzi

                          chiamare suo marito; ma sapendolo di servizio al semaforo… E’ proprio sicura che

                          non le manchi nulla in casa?…

Adele              - Ma no, no…

Lattaio             - Strano! Allora il ladro che è venuto a fare da lei?

Adele              - Ma che ladro! Che ne volete sapere voi?…

Lattaio             - Oh niente, così… se dice che non era un ladro, si sarà trattato di qualche fantasma

                          volante (rumore di treno che passa vicinissimo e s’allontana) Accidempoli!

                          Sembra il terremoto! Come fanno loro a dormire con questa ninna-nanna?

Enrichetta        - Questione di abitudine.

Lattaio             - Cos’è? Il diretto? Di già le nove?

Enrichetta        - Sfido io! Se vi fermate a chiacchierare ad ogni porta!… La gente finisce col

                          prendere il caffè e latte a mezzogiorno!… Meno male che per mio figlio ce n’era

                          ancora da ieri… (uno stridore di freni; poi uno schianto; tutti si guardano

                         allarmati)

Adele              - Che è successo?

Lattaio             - Zitta!… Gridano!… (s’ode un vocio lontano)

Luisina            - Dev’essere accaduto qualche cosa…

Enrichetta        - Non s’ode più il rumore del treno…

Lattaio             - (che è accorso alla finestra) C’è una nuvola di vapore, là, verso la tettoia… (ad uno

                          che passa correndo) Che c’è? Voi! Perché correte? Cos’è successo?…

Passante          - (d.d.) Il diretto… là, in stazione…; falso scambio!…

Luisina            - Gesù!

Lattaio             - Corro io a vedere…

Massimo          (irrompe dall’uscio di strada; è sfigurato, inzaccherato; i capelli scomposti, le mani

                       convulse, il viso terreo; senza fiato; si appoggia a un mobile per non cadere;

                      borbotta) Ah, Madonna! Ah Madonna mia!…

Luisina            - (accorrendo) Massimo! Che c’è?!…

Massimo          - (si lascia cadere affranto su di una sedia) Madonna mia che rovina!…

Enrichetta        - Massimo?!…

Massimo          - Luisina son finito!… Mamma son morto!…

Luisina            - Ma che è accaduto, in nome di Dio?…

Massimo          - Come un bolide!… Gesù, che schianto!…

Luisina            - Che dici?

Massimo          - Leva tre… leva tre invece che quattro… Sul binario morto… S’è buttato a destra!

Luisina            - Il diretto?

Lattaio             - Ha fatto inzuccare il treno!

Massimo          - Uno sfacelo certo!… Trent’anni! Col nuovo codice… Trent’anni a dir poco..

                          Morirò in prigione… Luisina sei vedova!…Mamma sei orfana!… Oh Madonna!…

                          Leva tre invece che quattro.

Luisina            - Massimo mio!…

Massimo          - Niente più Massimo!… Minimo!… Zero!… Finito!… Come ho fatto a

                          sbagliare?… Uhmmm! (e si morde rabbiosamente la mano. – Voci che

                         s’avvicinano) Eccoli! Eccoli! Vengono a prendermi. (alla finestra) Ci sono morti?…

La voce           - Manco uno!…

Lattaio             - Centouno?!…

Massimo          - Più di cento! Hai sentito?… I carabinieri!… La Polizia ferroviaria!

Luisina            - Ah, no! Fuggi! Nasconditi!…

Lattaio             - Ci penso io. Corra. Fra i bidoni del latte…; sotto il copertone cerato…

Massimo         - (desolato) No, no; che vengano! Ormai son finito! Ma che facciano presto: (porge i

                          polsi) Presto per carità! Mamma sei orfana!... Luisina sei vedova!... (rapido

                         passaggio di gente al di là della finestra)

Capostazione  - (entra di corsa seguito dal comm. Daccò, da Cesarina e da parecchi ferrovieri e

                          viaggiatori) Dov’è? Dov’è?...

Un ferroviere  - Eccolo lì!

Capostazione  - (Correndogli incontro) Tabarin?!...

Un ferroviere  - In che stato!

Capostazione  - Poveretto, capisco… l’emozione. Lo shock nervoso!... Succede sempre così.

Un ferroviere  - Bravo!

Altro ferrov.   - Immenso!

Capostazione  - Eroico! Siete stato eroico!

Massimo         - (Che non sa più in che mondo si sia, borbotta) Cento e uno…

Capostazione  - (abbracciandolo) Qua sul mio petto! È tutta l’amministrazione ferroviaria che vi

                          abbraccia con me!...

Luisina            - (quasi non osando) Signor Capo?... Signor Capo?...

Capostazione  - Eroico, vi dico!... Il deviatore della cabina 2 inoltra il diretto senza attendere il

                          consenso…

Adele              - (cadendo su di una sedia) Gesù! Mio marito!...

Capostazione  - E in stazione c’è ancora il 149!

Enrichetta       - (soccorrendo Adele) Acqua!... Un po’ d’acqua!...

Massimo         - (borbotta ancora) Leva tre…

Capostazione  - Leva tre, sì! Il miracolo! Lui con prontezza magnifica… - Leva tre! (fa il gesto) E il

                          diretto irrompe sul binario morto… Una frenata brusca, qualche contusione, un po’

                          di spavento…

Daccò             - Molto spavento! Abbiamo perso la… la cosa…

Cesarina          - … la parola.

Capostazione  - Ma il disastro enorme, raccapricciante, evitato! Evitato in pieno!

Daccò              - Centinaia di uomini salvi!

Massimo          - (borbotta) Cento e uno…

Daccò              - Noi compresi che eravamo nel primo coso…

Cesarina          - … scompartimento, papà. Bisognerà telegrafare subito a mio marito, che non si  allarmi.

Daccò              - Ma se è a Parigi?

Cesarina          - Che dici?!... E’ tornato ieri, papà! Se ha pranzato con noi!...

Daccò              - Ah, già!... (e fa un gesto con la mano come per dire che era soprappensiero)

Capostazione   - (all’ispettore che entra)Eh Ispettore! E così? Altri feriti?

Ispettore          - No, per fortuna. Quella coppia in vettura letto soltanto… i vetri del finestrino… L’uomo un taglio netto qui alla faccia lei alla coscia. Niente di grave. (a Massimo che ha incominciato a riprendersi) Ma come avete fatto voi?... Se la curva nasconde la stazione?...

Massimo          - Io?...

Ispettore          - Voi, sì.

Capostazione   - Si capisce… intuito!

Massimo          - Ecco… Come dice il signor Capo… intuito.

Ispettore          - Cosa?!...

Daccò              - Sesto senso!...

Massimo          - Sesto senso…

Capostazione   - Come la voce di Dio!

Massimo          - La voce di Dio: spingi la tre! Molla la quattro!

Daccò              - Ed è così che nascono i cosi…; gli eroi!

Massimo          - Io non ho colpa!...

Daccò              - Colpa?!...

Massimo          - Sì, dico…

Capostazione   - L’avvenire fatto, Tabarin! Dopo una simile prova…

Ispettore          - Un momento! Nessuno infine l’aveva autorizzato a spostare quella leva…

Daccò              - Ma se ciò non fosse avvenuto…

Ispettore          - Ne convengo. Ma agli effetti regolamentari è un arbitrio che in altra circostanza avrebbe potuto avere conseguenze tremende!

Capostazione   - Ma non in queste!

Ispettore          - L’articolo 9 è matematico.

Daccò              - Ma se ci ha salvato tutti?!...

Ispettore          - Non è salvo il regolamento!

Daccò              - Ma mi faccia un balletto!

Ispettore          - Io?...

Daccò              - Lei, sì. Chi è lei?

Ispettore          - L’Ispettore del Circolo.

Daccò              - E allora circoli. Non venga fuori con queste cose!...

Ispettore          - Io faccio il mio dovere e non tollero inframmettenze di estranei

Daccò              - Un estraneo io?!...

Ispettore          - E’ dell’amministrazione forse?...

Daccò              - No, sono un coso…, un viaggiatore.

Ispettore          - E allora viaggi.

Daccò              - Che, viaggi?... Per arrischiare la cosa…, la pelle sui suoi treni?

Ispettore          - E allora stia a casa così non le succederà niente; o viaggi in auto, in pullmann, in aereo… Ma proprio in treno vuol viaggiare lei? Guardi me: Viaggio io forse?

Daccò              - Ma senti la reclame che fa alle sue ferrovie!

Ispettore          Del resto si è fatto male? È ferito forse?

Daccò              - Caro mio, se fossi ferito lei mi pagherebbe per nuovo, sa! E poi chi lo dice che lo spavento non mi procuri un coso…, uno shock nervoso? Si fa presto, sa, a diventare cretini!

Ispettore          - Eh, me ne accorgo!

Daccò              - (eccitandosi)Dica, non mi tiri, sa…, non mi tiri per i cosi…, per i capelli, perché lei non mi conosce. Io sono Daccò. Il commendator Stefano Daccò. E lei vorrebbe che io fossi crepato?!... ma se lei vuol prendersela con qualcuno se la prenda con l’altro deviatore, con quello che ha sbagliato.

Ispettore          - Per quello si è già provveduto.

Adele              - Ernesto mio; (scappa fuori)

Ispettore          - E adesso anche lei, capo, al suo posto; qui non c’è altro da fare. (a Massimo) Per lei poi si provvederà. (esce col capostazione)

Massimo          - (a Luisina) Luisina, ho perduto l’impiego!

Daccò              - Macchè! Non si turbi, sa; non si lasci guastare la gioia dell’ora. Alta la fronte! E nessuna preoccupazione per l’avvenire. In ogni caso sono qua io. La mia Azienda… Tutto me stesso… Daccò… Commendator Daccò. Il più forte importatore di sale pescato.

Cesarina          - Di pesce salato, papà.

Daccò              - Già di quello. (recandosi al fondo e parlando verso l’Ispettore che si è allontanato) Un monumento dovreste erigere a questa gente umile e devota! Per la vigile responsabilità! Per il diuturno sacrificio!... (scendendo la scena)E se non glielo fanno loro il monumento, glielo faccio io nel mio giardino di casa, con tanto di dedica sotto. Come si chiama?

Massimo          - Massimo Tabarin.

Daccò              - Bene. “A Massimo Tabarin, deviatore del destino”.

Massimo          - Un monumento? A me?

Daccò              - Si. Con la leva del miracolo in mano.

Massimo          - (assumendo la posa) tira la tre… Molla la quattro!...

S  I  P  A  R  I  O


A  T  T  O      S  E  C  O  N  D  O

Magazzini Daccò, grosso importatore di pesce salato. – Studio del principale. – Uscio a sinistra che dà all’ufficio commissioni e contabilità; uscio a destra che mette all’abitazione; portiera a vetri al fondo con la scritta a rovescio: “Daccò – Importazioni”. – Ampia scrivania, apparecchio radio, telefoni, suonerie, dittafono. Un orologio a muro segna le nove e mezzo. – Lampadario al centro. – Un attaccapanni con paletot e cappello. Il lampadario è acceso.

__________________

Marisa             - (la segretaria, riordina alcune carte sulla scrivania) Anche per oggi ce n’è del lavoro!

Bonetti            - (entra da sinistra) Non s’è ancora visto il commendatore?

Marisa             - Ma no. Non so capire. E fra poco ci sono i listini di borsa.

Bonetti            - Che stia male?

Marisa             - Avrebbe fatto avvertire…

Bonetti            - Che si debba andare a vedere?

Marisa             - Non si sa mai come comportarsi. È così nervoso… (telefono) Oh! Incomincia la musica! (all’apparecchio) Pronto? No. Il signor Tabarin non c’è. Appena viene. Sissignore. Riferirò. (posa il microfono) Che cosa vogliono poi? È la seconda volta che lo cercano.

Bonetti            - Ah! Non c’è il signor Massimo? Benone! In ritardo anche lui come i treni che deviava. Che idea però di mettere un ferroviere ai magazzini… Quello s’intende di stoccafisso come io di astronomia.

Marisa             - E’ per ricompensa, dice il Commendatore.

Bonetti            - (con intenzione) Eh la riconoscenza!... La riconoscenza è un mito…; come la fedeltà delle donne. Dove sei stata ieri a sera?

Marisa             - Al cinematografo.

Bonetti            - Quale?

Marisa             - Oh Dio!... Al coso… là…

Bonetti            - Brava! Parla anche tu come il commendatore.

Marisa             - Al Moderno.

Bonetti            - Che film c’era?

Marisa             - Oh! Una sciocchezza; non mi ricordo nemmeno il titolo… Ho quasi sempre dormito.

Bonetti            - Infatti; si va al cinema per dormire. Aspetta che ti creda…

Marisa             - Prima di tutto non mi dia del tu.

Bonetti            - Ih! Quante storie!...

Marisa             - E se non mi crede si accomodi pure. Tanto io non sono tenuta a render conto a lei dei miei affari privati.

Bonetti            - Veramente mi parrebbe… Dopo quello che c’è stato…

Marisa             - Perché ho tollerato che allungasse le mani di là in spogliatoio? Non potevo mica mettermi a gridare… Tanto lo si sa che gli uomini sono tutti uguali.

Bonetti            - Perché io non ti ho dato nessuna prova, vero?... Che se appena appena potessi migliorare la mia condizione…

Marisa             - La migliori e poi ne parleremo.

Bonetti            - Ho avuto un’offerta anche ieri dalla ditta Pittaluga; e con tanto di cointeressenza. Se non fosse per la paura di perdere la liquidazione… Il mio sogno non è che uno… Batterlo in concorrenza, metterlo con le spalle al muro… Se ci riesco ti sposo subito… Tu intanto potresti restare qui in… missione esplorativa: Prezzi, fatture, listini… Alla sera poi al cinematografo potremmo trovarci assieme e là…

Marisa             - Fra un bacio e l’altro… far la spia al mio principale. L’utile e il dilettevole insomma…

Bonetti            - Eh, che a questo mondo bisogna arrangiarsi se si vuol mettere su casa…

Marisa             - Sì. Vicino alle prigioni.

Cesarina          - (vivacissima d.d.) Papà… Papà!... Paparino d’oro!... (irrompe dal fondo; è in abito da viaggio estivo; molto abbronzata) Tho!... Non c’è?... Buongiorno, signorina. Buongiorno, Bonetti.

Bonetti            - Bene arrivata, signora.

Cesarina          - Il papà?

Bonetti            - Lo aspettiamo anche noi. Di solito prima delle otto e mezza è allo studio. Abbiamo mandato su ora il fattorino a vedere.

Cesarina          - Ah, beh! Ed io che appena giunta son corsa qui… Mi faccia portar su i bagagli in casa, per favore. Chiami la governante. (Bonetti esce dal fondo)

Marisa             - Dev’essere in ferie, signora.

Cesarina          - Toh! E allora in casa non c’è nessuno?

Marisa             - La signora Tabarin, credo.

Cesarina          - La signora Tabarin? Chi è?

Marisa             - Sì, la moglie del signor Massimo… (e perché non capisce) quel ferroviere che…

Cesarina          - Ah! Sempre qua lui?

Marisa             - In pianta stabile, signora; dal giorno dell’incidente del treno. Il commendatore se ne serve ora come magazziniere. Da tre giorni è giunta anche la moglie in occasione del processo; poiché la governante è in ferie ha voluto prestarsi lei ad ogni costo…

Daccò              - (d.d.) Roba da matti! (entra con Bonetti; è semivestito) Si può sapere che vi prende stamattina? (si accorge di Cesarina) Toh! Cesarina? Tu? Da dove vieni?

Cesarina          - Dai bagni, papà.

Daccò              - Non dovevi starci tutto il mese?

Cesarina          - E oggi è il primo, papà.

Daccò              - Il primo? Se ieri ne avevamo trentuno?

Cesarina          - Infatti…

Daccò              - Già, infatti… Dammi un bacio. (l’abbraccia; indi a Bonetti) Beh, dico, voi? Alle otto e mezza già in ufficio?

Bonetti            - Le nove e mezza, commendatore.

Daccò              - Avete presto un colpo di sole, vero?

Bonetti            - Guardi. (e addita l’orologio a muro)

Daccò              - Un colpo di sole anche quello, come voi. Il mio spacca il coso… spacca il minuto. (trae di tasca il suo cronometro e lo mostra trionfante ai presenti)

Bonetti            - sì. Basta ricordarsi di caricarlo.

Daccò              - (a Cesarina) E’ fermo? (e glielo mette all’orecchio)

Cesarina          - Sì, papà.

Daccò              - E allora si capisce. Se non si gira qui il coso… Io d’altronde ho altro per la testa… (a Cesarina che ha ancora la valigetta alla mano) Hai la valigia; sei di partenza?

Cesarina          - Se sono arrivata ora, papà!...

Daccò              - Hai fatto buon viaggio?

Cesarina          - Ottimo, papà. Se avessi avuto l’orologio fermo come te forse avrei perso il treno.

Bonetti            - (per toglierlo di imbarazzo) Se dovesse aver bisogno, commendatore, noi siamo di là. (e si avvia a sinistra con Marisa)

Daccò              - Bravo! Mi mandi un momento il signor Massimo.

Bonetti            - Dev’essere fuori, commendatore.

Daccò              - Fuori? Proprio oggi? Le altre mattine è il primo di tutti qui dentro…

Bonetti            - Sfido io! Se prima doveva starsene nascosto per evitare l’arresto preventivo… Ma ora che il processo è finito…

Daccò              - Processo? Che processo?

Bonetti            - Quello del signor Massimo; ieri; al Tribunale.

Daccò              - Quanto ha preso?

Bonetti            - Assolto. Se lei stesso ha offerto la bottiglia?

Daccò              - Io? Macchè! Lo avrò offerto per la mia festa: - S.Stefano.

Bonetti            - Quella viene in Dicembre.

Daccò              - Ed ora in che mese siamo?

Bonetti            - In Agosto.

Daccò              - Sarà. Io ho un freddo maledetto. Presto, andate a lavorare.

Bonetti            - (avviandosi) Quello non sa neppure di essere al mondo! (esce con Marisa)

Daccò              - (a Cesarina) Hai notizie di tuo marito?...

Cesarina          - Qualche cartolina, papà… Bognanco, Fiuggi, Montecatini…

Daccò             - Soffre di stomaco?

Cesarina          - E chi lo sa? Tu lo conosci il nostro motto ormai: ognuno per sé e Dio per tutti…

Daccò             - Se ci trovate gusto…

Cesarina          - Gusto, papà?... Tu sai quante lacrime ho versato, specie nei primi tempi… Delusione, senso di rivolta, amor proprio offeso… sentivo che non sarei mai stata capace di adattarmi… Ma poi?... con un po’ di raziocinio… Un modo come un altro per salvare l’equilibrio e risparmiare a lui la pena dei sotterfugi, delle bugie piccole e grosse… Ne ha guadagnato così la dignità di entrambi… Per fortuna che ha avuto almeno il buon senso di starmi alla larga; e tu conosci il vecchio proverbio…

Daccò              - Occhio non soffre cuore non vede…

Cesarina          - O viceversa. Però non è mai stato così lungo tempo senza farsi vivo.

Daccò              - Io non mi ricordo neanche più la sua fisionomia.

Cesarina          - Tu adesso esageri, papà… E’ giusto dall’epoca dell’incidente del treno… Abbiamo anche telegrafato, ti ricordi? Ha risposto dopo una settimana da Cortina: “Rallegramenti per scampato pericolo”. Mi dispiace per te, guarda!

Daccò              - Che sia scampato dal pericolo?

Cesarina          - Della sua continua lontananza, se ci tieni alla discendenza…

Daccò              - Sicuro che ci terrei… A chi lascio le arringhe?.. E il baccalà? Ma se quando tu parti lui arriva e se quando tu arrivi lui parte…

Cesarina          - (conservandolo) Che c’è? Hai ancora la cravatta sciolta?

Daccò              - Sfido io!... Stavo per andare in bagno… Nemmeno il tempo di prendere il caffè… Ed ora qua comincia la musica… (si accinge ad esaminare la corrispondenza) Scusa, sai. Parla, parla… Dici, dici… Io mi sdoppio (passa Marisa)

Cesarina          - Ma il caffè intanto puoi prenderlo. (a Marisa) Per favore, signorina, vuol dire in casa che portino il caffè a papà?

Marisa             - Subito, signora. (via a destra)

Daccò              - Hai viaggiato sola?

Cesarina          - No, è tornata con me la mia amica Carla.

Daccò              - Ah! Si vede che non avrà trovato da far bene. Di solito è fra le ultime a lasciare la spiaggia. Si manica larga com’è…

Cesarina          - Oh, sì, papà!... Da non conoscerla più… Tu ricordi che in passato ho avuto modo di criticarla anch’io… E come!... Certi costumi da bagno… Più pelle che stoffa!... E quest’anno invece… le mutandine fin sotto le ginocchia…

Daccò              - (che ha scorso la corrispondenza) Arringhe! Arringhe! Ancora arringhe! E abbiamo i magazzini semivuoti!... (a Cesarina) Che dicevi? Il ginocchio sotto le mutande?...

Cesarina          - Parlavo di Carla… Così pudica… Così riservata… Pensa che quando si spogliava voleva che uscissi di cabina… E siamo nate assieme, si può dire…

Daccò              - Per niente vi chiamavano le sorelle… cose…., le sorelle…

Cesarina          - Siamesi.

Daccò              - Macchè, sei mes!

Cesarina          - Macchè sei mesi.

Daccò              - Sbagli! Svedesi, allora.

Cesarina          - No, papà. Quelli sono i fiammiferi.

Daccò              - Ah, già. Danesi.

Cesarina          - Quelli sono i cani.

Daccò              - Beh, insomma…; quello che vuoi tu.

Cesarina          - L’ho lasciata adesso alla porta di casa sua; ma verrà fra poco a far colazione da noi. Suo marito è in giro d’affari. Ti dispiace?

Daccò              - Non è mica un mio concorrente. Io tratto stoccafissi e lui macchine agricole.

Cesarina          - No, dicevo di Carla; per la colazione.

Daccò              - Ah, figurati! Più gente ho a tavola e meglio sto. Soltanto bisognerà che t’arrangi da sola perché la cosa…, la governante ha le sue cose…, le sue ferie…

Cesarina          - Me l’hanno detto.

Daccò              - (esaminando un bollettino di borsa) E monta!... E monta!...

Cesarina          - Che cosa monta, papà?

Daccò              - Niente… Affari miei… Qua… la cosa…; la sterlina; parla, parla… Dici, dici…

Cesarina          - Io ho finito, papà!

Luisina            - (da destra) Permesso?

Daccò              - Avanti! Chi è?... (entra Luisina col vassoio del caffè) Oh, la signora Cosa!

Luisina            - ( a Cesarina) Ben arrivata, signora.

Cesarina          - Grazie. Buongiorno.

Daccò              - Non occorreva che si disturbasse lei.

Luisina            - Oh, per così poco… Non sono capace di stare con le mani in mano.

Daccò              - Brava donna di casa, la signora cosa… Come si chiama? Chi l’ha mandata?

Cesarina          - E’ la moglie di Massimo, papà…

Daccò              - Vuoi che non lo sappia?... Quel caro Max… tanto coso…, simpatico. Max. Max Tabaren.

Luisina            - No. Tabarin.

Daccò              - In italiano. Ma lui è certamente oriundo. I suoi antenati devono essere stati francesi.

Luisina            - (per mettere lo zucchero) Come le piace?

Daccò              - A me? Deve piacere a lei, non a me.

Luisina            - Dicevo il caffè.

Daccò              (aprendo la radio) Amaro. Tre cucchiaini.

Radio              - Durante la corrente settimana si è consolidato il recente miglioramento della sterlina sul dollaro; la settimana borsistica fiacca e svogliata nel suo complesso…

Daccò              _ (mentre sta sorbendo il caffè, sbotta) Alle stelle! La sterlina va alle stelle! E abbiamo i magazzini vuoti… quelle talpe! (abbassa la radio, suona, urla) Bonetti!... (il caffè gli va di traverso; tossisce; uno sbruffo di caffè va a macchiargli il polsino della camicia)

Cesarina          - Guarda, papà! Sta attento!...

Daccò              - Al diavolo anche il caffè!... Ed ora come si fa?... (a Luisina) Un po’ di cosa, per favore…

Luisina            - Che cosa?

Daccò              - Accidempoli! Quella cosa che si lavano i cosi… Non capisce?

Cesarina          - Acqua, vuol dire.

Daccò              - Beh! E ci vuole tanto a dire acqua? È così semplice!

Luisina            - Quanta?

Daccò              - Un bicchiere! Una secchia! Un ettolitro!... Non costa niente!

Luisina            - Subito.

Cesarina          - Aspetti che salgo anch’io; debbo cambiarmi; rinfrescarmi un po’. (avviandosi) Prendila in dolce, papà.

Daccò              - Macchè dolce! Pura, senza zucchero!... Non devo mica berla. (via le due donne)

Bonetti            - (da sinistra) Eccomi, commendatore.

Daccò              - Ha fatto quel telegramma alla Svatson Yarmouthut?

Bonetti            - Che telegramma? Lei non mi ha mai detto…

Daccò              - E c’è bisogno che glielo dica? Se non abbiamo più arringhe!

Bonetti            - Non abbiamo più arringhe? Il magazzino mi dà una giacenza di 7.300 barili!

Daccò              - Lei sogna?

Bonetti            - E’ segnato sulla tabella di scarico.

Daccò              - Chi può aver scritto una simile bestialità?

Bonetti            - Il nuovo magazziniere. Se a capo di certi servizi si mettesse gente pratica dell’articolo…

Daccò              - Non cominciamo con le cose… adesso…

Bonetti            - Sono dati di fatto e non cose… Ora vado a prenderle la tabella.

Daccò              - Le proibisco di disturbarsi. Del resto basterebbe aprire gli occhi. Le richieste aumentano di ora in ora… (batte sulle carte che ha sul tavolo) Non vede qua?

Bonetti            - Come posso vedere? La corrispondenza se la sbriga tutto da solo…

Daccò              - Non sente i listini di borsa?... La sterlina cresce. La cosa…, là… (con gesto circolare della mano sopra la testa) quella che si mettono in testa i re…; la corona norvegese… Alle stelle!... Tutto alle stelle”… Che cosa ascolta lei per radio? Le canzonette? I papaveri?

Bonetti            - Anche quelli quando non sono in servizio. Anche i papaveri sono divertenti.

Daccò              - Vedo che non capisce niente. Sono… così… - Sono alti.

Bonetti            - Con tre anni che lavoro da lei… Se mi lasciasse un po’ di iniziativa…

Daccò              - L’iniziativa delle topiche! Qui è l’ufficio commissioni che non funziona. Ci ridurremo a pagare le arringhe a prezzo di diamanti…

Bonetti            - Ma le assicuro…

Daccò              - Non mi assicura niente. Lei è sempre con la testa fra le nuvole!

Bonetti            - Io?!...

Daccò              - Lei. Proprio lei!

Massimo          - (entra dal fondo con un fascio di giornali e un rotolo fra le mani; a sé) Eppure io avevo qualche cosa d’altro da sbrigare… Una cosa importante… (si tocca col dito sulla testa) E’ qui… è qui… Buongiorno, commendatore; addio, Bonetti…

Bonetti            - (di botto Vero, lei?... Sulla tabella di fine settimana non mi ha segnato una giacenza di 7.300 barili di arringhe?

Massimo          - (trasognato) Arringhe? Io?...

Bonetti            - Arringhe; lei!

Massimo          - Ah, già! Sicuro. Ci sono i magazzini di ponente pieni. Ho controllato i barili uno per uno. Due volte li ho contati. Per un verso e per l’altro.

Bonetti            - Ma quelle sono acciughe!

Massimo          - Noo?... Davvero?... Oh, guarda un po’! si capisce allora che mi sarò sbagliato… Un lapsus… come si dice…

Bonetti            - Ah, un lapsus? E intanto le lavate di testa sono mie! Ma guarda un po’ che razza di magazzinieri!... Non sanno distinguere un’arringa da un’acciuga!:..

Massimo          - (che ha sentito) Pesci sono; non c’è poi una gran differenza.

Bonetti            - Infatti; si mangiano tutti e due con la polenta…

Daccò              - Non faccia dello spirito fuori luogo. Se lei sapeva che quelle erano acciughe, come poteva basarsi sulla tabella di scarico? E poi non ha i registri sotto il naso?... Questa è malafede e acidità. Lei è sempre acido.

Bonetti            - (sbotta) E perché allora non se ne trova uno più dolce di me?... Se le sembra che non faccia al caso suo…

Daccò              - Non lo dica due volte!...

Bonetti            - Ma mi paga la liquidazione, però.

Daccò              - Se crede di spaventarmi con questo!...

Bonetti            - Il tempo di provvedersi, allora.

Daccò              - Ho già provvisto. Lei può andarsene anche subito. (a Massimo) Che fa lei con quel rotolo in mano?

Massimo          - Il bozzetto del monumento…

Daccò              - Metta giù lì. Prenda le consegne. Subito.

Bonetti            - A lui? (sbotta a ridere) Pff!... Del resto c’è ben poco da consegnare. Quattro scartoffie. Venga. Venga. Ne vedremo delle belle!

Daccò              - (a Massimo, che lo guarda sempre trasognato) Non ha sentito? Vada.

Massimo          - (mentre esce da sinistra seguendo Bonetti come un’automa) Eppure qualche cosa d’importante io dovevo fare…

Daccò              - Pezzo di asino! La liquidazione gli preme!... (a sé)

Luisina            (da destra con un vassoio e un bicchiere d’acqua) Ecco l’acqua, commendatore.

Daccò              - A me acqua?... Non ho mai bevuto acqua al mattino da quando son nato!

Luisina            - E’ per … (e indica il polsino sporco da caffè. Depone il bicchiere accanto alla tazza di caffè sullo stesso vassoio)

Daccò              - Ah, già!...

Luisina            - Vuole che faccia io?

Daccò              - Non importa, grazie. Qui si perde la cosa…, la testa. (si toglie dal taschino della giacca il fazzoletto bianco e se lo avvolge intorno al dito medio della destra; fa per intingerlo nell’acqua; ma in quella la radio riprende)

Radio              - Listino cambi chiusura giorno 31. Francia 160.35 – Svizzera 168. – Norvegia 47.30 –

Daccò              - ….(e si morde rabbiosamente il dito fasciato, poi lo intinge nella tazza del caffè e si mette a strofinare il polsino) A rotoli anche il baccalà!...

Luisina            - (che se n’è avvista) Commendatore…

Daccò              - (nervosissimo in ascolto) Stia zitta!

Radio              - Olanda 88.30 – Belgio 5.10 – Spagna 22.15…

Daccò              - Addio sardine!...

Radio              - New York 643. – Londra 2043. - …

Daccò              - A rotoli anche le arringhe: (continua a strofinare) Qua bisogna far presto! Altrimenti è un disastro! È un macello! È una catastrofe!

Radio              - Non ti arrabbiare! Prendi un Cinar!

Daccò              - Eh! In malora! (chiude la radio; si avvede del polsino tutto nero) Cos’è sta roba?!

Luisina            - E’ stato lei, commendatore…

Daccò              - E lei non poteva avvertirmi?

Luisina            - M’ha detto: “Stia zitta!”…

Daccò              - Ho capito. Bisognerà cambiare la camicia. Già tanto ora devo fare il bagno… (e tracanna d’un fiato il bicchier d’acqua)

Massimo          - (rientra) Oh Luisina! Ti ricordi tu che cosa dovevo fare?

Daccò              - Ha preso le consegne?

Massimo          - Mi ha messo sotto il naso là… un pacco di carte… “Buon divertimento” – m’ha detto; e fuori per la porta… Ma io veramente non capisco…

Daccò              - Non capisce che cosa?... Assume il reparto delle cose… delle omissioni. Lo promuovo coso… capo ufficio. Lei ha intelligenza, cultura, volontà, probità…; dunque…

Massimo          - (balbetta) Riconoscente… si figuri… Riconoscente per la vita. Vero Luisina?... Da baciare dove posa il piede… Ma gli è che…

Daccò              - Gli è che?... Fuori!... Ah!... Ora credo di capire: Spirito di casta, nostalgia. Lei vuole rientrare alle ferrovie.

Massimo          - No. Anche se volessi io…; sono loro che non mi vogliono più. Non ha letto qui? (e indica i giornali) Assoluzione per totale infermità di mente al momento del fatto!...

Luisina            - Oh, Dio, Massimo!

Daccò              - Matto, insomma!

Massimo          - O scemo, che forse è peggio. E il regolamento parla chiaro. Bisogna per forza che mi trovi un altro impiego.

Daccò              E allora, meglio di qua…

Massimo          - Da toccare il cielo con un dito, commendatore; ma gli è che… bisogna che glielo confessi: io sono molto distratto.

Daccò              - E non ci sono qui io? Coraggio! Basta non impressionarsi! Subito, là; prenda quel notes.

Massimo          - Che ne dici, tu, Luisina?

Luisina            - Caro, se te lo assicura lui…

Massimo          - (che gli si è messo di fianco col notes alla mano, in piedi) Ebbene… mi detti.

Daccò              - Segni i cosi…, gli estremi. Telegramma urgente. “Secondo vostra proposta inviare arringhe, marca Medusa, barili ventimila, cif Genova…!

Massimo          - Cif? … Cosa vuol dire?

Daccò              - Consegna banchina arrivo; termine convenzionale…

Massimo          - (scrive) Cif.

Daccò              - Prezzo richiesto listino cambio, data commissione. – Firmato Daccò.

Massimo          - E basta?

Daccò              - E basta. Cosa vorrebbe metterci?

Massimo          - Almeno distinti saluti…

Daccò              - Sìì! E buon appetito.

Massimo          - Questo non è difficile.

Daccò              - Non è difficile affatto. Il difficile in questa casa è di poter fare il bagno.

Luisina            - Vado a prepararglielo io.

Daccò              - Brava!

Massimo          - Come si chiama?

Daccò              - Come? Non sa il nome di sua moglie?

Massimo          - Il nome della ditta.

Daccò              - Ah, già! – Svatson e C. Yarmuth – Inghilterra… Oxford Street 38-39.

Luisina            - (che ha tolto il vassoio ed è giunta all’uscio di destra) Quanti gradi?

Daccò              - (meccanicamente) Quaranta.

Luisina            - (a sé) Quaranta?... Uhmmm! (esce)

Massimo          - (stacca il foglietto dal notes; riprende il fascio di giornali che poi apre)

Daccò              - Non si perda a leggere i giornali.

Massimo          - Parlano… del processo… Figli di cani! Quell’avvocato poi, che lei mi ha procurato…

Daccò              - Non le piace? P un asso! Il principe del foro cittadino!

Massimo          - Io non dico… Ma non aveva altri argomenti da mettere fuori? Ha cominciato la sua arringa cosi: “Signori! Osservate l’imputato; i caratteri somatici della sua faccia; non vi rivelano essi che vi trovate di fronte a un perfetto idiota, completamente irresponsabile delle sue azioni?!!!” E poi un sacco di paroloni… Lobi cerebrali che non ingranano… Freni inibitori che non funzionano… Lacune… Amnesie… Ha preso a volo la deposizione dei testi; prima fra tutte quella della cara signora Adele, la moglie del mio collega del posto di blocco… Bisognava sentirla a raccontare la storia del mio sbaglio di stanza la sera avanti l’incidente. Per fortuna che suo marito era fra i carabinieri in stato di arresto; ma al racconto della moglie sgranava certi occhi… Quello, quando esce, mi fa un buco nella pancia largo come un cappello!

Daccò              - Non mi impressioni; gli hanno dato quasi tre anni; chissà che crepi in prigione.

Massimo          - E io morirò asfissiato! Ieri dopo l’assoluzione, appena mi son fatto riconoscere… stamattina per la strada… Tutti coloro che avevano viaggiato su quel treno… Baci, abbracci… Da soffocarmi, dico…

Arrigo              - (d.d.) C’è mio suocero?

Marisa             (d.d.) Un momento, credo che sia occupato.

Arrigo              - Non importa.

Daccò              - (grida) Chi è? Arrigo?

Arrigo              - (è sull’uscio di sinistra; anche lui ha un fascio di giornali tra le mani e una cicatrice traversale sulla faccia) Sono io, sì.

Daccò              - Toh! Guarda chi si vede!... Un fascio di giornali anche tu? Avete intenzione di metter su edicola?...

Arrigo              - Ora, almeno, so dove trovarlo… E’ qui, vero?

Daccò              - Chi?

Arrigo              - Quel tizio che ha fatto deviare il treno.

Daccò              - Ah! Vuoi ringraziarlo anche tu per aver salvato la vita a tuo suocero e a tua moglie?...

Arrigo              - Ecco…

Daccò              - Non importa. È modesto, ci tiene così poco! (e rivolgendosi a Massimo) Vero, lei?

Massimo          - Niente del tutto, anzi.

Arrigo              - Ah! È lei!...

Massimo          - Dicono…

Arrigo              - Bravo. (e gli dà una stretta di mano da fargli vedere le stelle) Le faremo un monumento!

Massimo          - Un altro?!...

Arrigo              - Ho preso il primo treno appunto per questo.

Daccò              - Nasce un altro papa?... la prima volta che arrivate nello stesso giorno!

Arrigo              - Chi?

Daccò              - Tu e tua moglie.

Arrigo              - Cesarina è qui?

Daccò              - E’ arrivata or ora con la sua amica Carla.

Arrigo              - Benone! Un’altra ragione per farle il monumento!...

Massimo          - Beh, adesso lei esagera!... (a sé) Io vorrei sapere che cosa dovevo fare… Mi son fatto anche un nodo al fazzoletto… Ma perché?

Daccò              - (osservando Arrigo) Che hai lì, sulla faccia? Hai litigato col barbiere?

Arrigo              - Ah, perché lei non sa niente?... Ma lo saprà presto; e anche Cesarina lo saprà! Tanto non si può più tenerlo nascosto, perché i giornali, nel resoconto del processo, fanno anche il mio nome.

Daccò              - Che cosa c’entri tu? Si può sapere?...

Cesarina          - ( da destra affannatissima; anch’essa ha un fascio di giornali in mano) Papà! Papà! (sbotta in pianto) Oh, papà mio!

Daccò              - (alludendo ai giornali; come uno strillone) Gazzetta!... Stampa! Corriere della Sera!...

Cesarina          - (sempre con il pianto in gola) Ah vergognoso! Traditore! Uomo senza ritegno! Senza pudore!...

Arrigo              - (che era rimasto un po’ in disparte) Cesarina…

Cesarina          - Sei qui, tu?... E osi ancora pronunciare il mio nome?...

Arrigo              - (fatuo) Beh? Cesarina, che c’è?... Anche tu le tragedie come una borghesucciaqualunque? Eppure avevamo dimostrato di saperla equilibrare così bene la nostra vita…

Cesarina          - Ma fino a questo punto? … Non attendere neppure che avessi girato l’angolo di casa… Gettarmi il ridicolo addosso… Considerarmi meno di niente…

Arrigo              - Andiamo, via…, non esageriamo ora… sei sempre stata una così brava bambina…

Cesarina          - Ah, ti faceva comodo la mia bontà, vero? Per i tuoi sporchi capricci… Eccolo lì il segno della tua colpa!... Almeno ti fossi rotto la testa del tutto.

Daccò              - Tuo marito? Perché?...

Cesarina          - Perché è un miserabile.. (ironica) E lei? Quel tesoro santo? Non ha voluto lasciarmi sola ai bagni… Ormai avevamo affittato la capanna insieme, diceva… Ma sta fresca! E tu con lei!... Ora leggerà anche suo marito. Starete freschi tutti e due! Aspetta che venga!...

Daccò              - (che ha guardato ora l’uno e ora l’altro senza capire) Ma insomma, si può sapere cosa succede?

Cesarina          - Succede, papà, che nonno non ci diventi più di sicuro!

Daccò              - E’ scritto sul giornale?

Cesarina          - non è scritto; ma del resto… Per quello che leggi tu sui giornali… il listino di borsa, appena, appena.

Daccò              - (un attimo; guarda i tre; poi urla) Signorinaaaa!...

Marisa             - (sull’uscio di sinistra) Comandi.

Daccò              - Corra a comprarmi i giornali; subito.

Marisa             - Che giornali?

Daccò              - Tutti. (via Marisa di corsa)

Cesarina          - (al padre intensamente) Nel nostro stesso treno, capisci? Che sarebbe come dire sotto il medesimo tetto coniugale”:.. la coppia ferita in vettura letto, quella mattina… Lui alla faccia… Lei alla coscia… (al padre che ancora non capisce)Carla! La mia amica d’infanzia! La sorella Siamese! Per questo portava il costume fin sotto il ginocchio! (Massimo durante tutta la scena, fin dall’ingresso di Cesarina, quasi automaticamente, come volesse riordinare la scrivania, ha stracciato corrispondenza e listini gettando tutto nel cestino ed ha ridotto pure in pezzi minuti il foglietti di appunti del telegramma, spargendoli sul pavimento)

Arrigo              - (a Massimo, truce) Ha visto, lei, che cosa ha fatto succedere?

Massimo          - Io?!...

Arrigo              - Se avesse pensato ai casi suoi!... Se non avesse toccato quella leva

Massimo          - Sarebbero andati a sbattere contro il treno fermi in stazione…

Arrigo              - Poco male. La vettura letto era in coda…

Daccò              - Comodi?!... Ma la mia era di testa, sotto il bagagliaio. Ma guarda un po’ che per nascondere le sue marachelle avrebbe voluto che mi riducessi in polpetta!...

Arrigo              - Io questo allora non lo sapevo…

Daccò              - Ma lo sa ora! E la richiamo al rispetto verso l’integrità fisica del suocero e della moglie…

Cesarina          - Ma che suocero!… Che moglie… Papà, non ti sembra che basti?

Daccò              - Sicuro che basta! Con le prove che abbiamo in mano… Le ritiro la figlia. Rinuncio alla discendenza! Può andare.

Arrigo              - Lei mi mette alla porta?… Eh già!… E’ nel suo diritto… Sono in casa sua… Vado… (passando davanti a Massimo) Ma con lei faremo i conti! (esce dal fondo lasciando i giornali sul tavolo)

Luisina            - (a destra) Commendatore, se desidera, il bagno è pronto.

Daccò              - Vengo. (alla figlia) Su, piccola, su… Non è mica vero poi che rinuncio alla discendenza. Oh sì!

Avvocato        - (sull’uscio di fondo) Permesso? Si può salutare? Passavo di qui…

Daccò              - Oh, bravo avvocato! Appunto lei; giunge al momento buono. Ho bisogno ancora dell’opera sua; una causa di separazione da iniziare.

Avvocato        - (guardando Massimo) Come? Il signor Massimo si separa dalla moglie?

Luisina            - (abbracciandolo subito) Massimo mio!…

Daccò              - No, Massimo. Mio genero e mia figlia. Anzi ci sono gli estremi per l’annullamento di matrimonio.

Avvocato        - Bene. È il mio forte!

Massimo          - (quasi a sé) Questo qui, quando può mettere pace in famiglia…

Daccò              - Le spiegherò; ora ho il bagno che si raffredda… Passerò io dal suo studio…; a meno che non preferisce aspettarmi.

Avvocato        - La aspetto, la aspetto…

Massimo          (a Daccò)Mi scusi, commendatore, se mi permetto… ma non sarebbe consigliabile temporeggiare un po’?… Diceva non so quale personaggio: quando hai preso una decisione conta fino a dieci; può darsi che sul nove tu ti penta.

Daccò              - So, so, che lei avrebbe un temperamento indeciso e conciliante… Ma qui bisogna che si abitui alle soluzioni rapide; e che si uniformi alle direttive fondamentali che governano la casa e l’Azienda: aver sempre davanti agli occhi la cosa… che unita al coso…, manda avanti il mondo! Salve! (esce con Cesarina)

Avvocato        - Simpatico uomo! Tutto dinamismo! Così bisognerebbe che fosse l’intera umanità!…

Massimo          - (a sé) Sa che bazza per gli avvocati?…

Avvocato        - Beh? E così? Il nostro redivivo qua… Non mi dice niente?

Massimo          - Che dovrei fare una cosa importante e non mi ricordo più che cosa sia.

Avvocato        - Capisco, capisco! È un po’ con la testa fra le nuvole!… Emozione! Col trionfo che abbiamo ottenuto! Una sentenza che farà epoca… Strappata con un virtuosismo forense che non ha precedenti… Mi ringrazierà almeno!

Massimo          - Ringraziarla perché?

Avvocato        - Non è felice di essere stato assolto?…

Massimo          - Oh, per questo, contentone… Ma è la motivazione che non son capace di mandar giù…

Avvocato        - Una logica conseguenza della tesi che ho sostenuto. Una tesi che solleva il caso giuridico al di sopra della banale normalità. E la tesi va al di sopra di tutto, egregio amico!…

Massimo          - Mah!… A me sembrerebbe che al di sopra di tutto dovrebbe andare la reputazione del cliente.

Avvocato        - Errore! Io, per esempio, quando mi si profila un caso come il suo, mi esalto, mi appasiono…

Massimo          - Ci sguazza dentro, insomma…

Avvocato        - …. O trasformo il caso al servizio della tesi. Il cliente non resta che un mezzo.

Massimo          - (a mezza voce) Se poi va a finirla in galera…

Avvocato        - Un banale incidente di trascurabile importanza… Come quando scoppia una provetta in un laboratorio di chimica: la provetta scoppia, ma l’assioma scientifico resta.

Marisa             (da sinistra con un fascio di giornali) Ecco i giornali. Manca la “Domenica del Corriere” che deve ancora arrivare… (a Massimo) Guardi che hanno telefonato dalla Questura chiedendo di lei. Che vada lì subito.

Massimo          - In Questura? Che cosa vorranno?

Avvocato        - Il disbrigo di qualche pratica inerente al processo. Passerò io a sentire.

Massimo          - Tante grazie. (a Marisa) Guardi, signorina, che c’è un telegramma urgente da spedire. Quasi quasi mi dimenticavo… (cercando il biglietto degli appunti) Dove ho messo quella carta? … L’avevo qui…

Avvocato        - avvicinandosi al tavolo dove Marisa ha posato i giornali) C’è anche l’udienza di mezzogiorno?

Marisa             - Sì, avvocato.

Luisina            (scorge i pezzettini di carta sul tappeto) Oh, guarda?… Che cosa sono quei pezzetti di carta?

Massimo          - Oh Vergine Santa!

Luisina            - Sei stato tu?

Massimo          - Si capisce che senza accorgermi…

Luisina            - Aspetta, caro, che ti aiuti… (si chinano entrambi a raccogliere i pezzetti e tentano poi di metterli insieme sulla scrivania).

Avvocato        - Vediamo se riportano decentemente il riassunto della mia arringa. (toglie il giornale e si mette in disparte a leggere)

Massimo          - Sì, sì… ci siamo… manca qualche pezzetto ma ci siamo… (detta) Svatson e C. Yarmaount – Okford Street  38 – 39.

Marisa             - So, so; non è la prima volta.

Massimo          - Ah, sì? Meglio… “Secondo proposta inviate arringhe marca Medusa, barili…, barili… (fa combaciare due volte due pezzettini di carta) duecentomila cif Genova; prezzo richiesto listino cambi; data… (avvicina altri pezzetti) data… data … data spedizione. Firmato Daccò? Vuole rileggere?

Marisa             - (rilegge rapida) “Secondo proposta inviate arringhe marca Medusa barili duecentomila, cif Genova prezzo richiesto listino cambi data spedizione. Daccò” Mi sigli la minuta.

Massimo          - Ecco. Subito, mi raccomando. Urgente. (Marisa si avvia) Anzi urgentissimo.

Marisa             - Bene. (esce dal fondo)

Avvocato        - Addio, ragazza. (poi sbotta) Eh no, eh no! Questi benedetti giornalisti non ne imbroccano una!…

Daccò              - (irrompe da destra con Cesarina) dov’è? Dov’è la Tabarina?! (puntando l’indice verso Luisina) Lei!… Lei!… Che cosa ha fatto? Voleva spellarmi vivo? Per fortuna che ho tastato l’acqua con un dito! Si poteva cuocere la pasta asciutta in quel bagno!

Luisina            - Toh! Mi aveva detto il bagno a quaranta…

Daccò              - Io?… Lei farnetica.

Luisina            - Eppure…

Massimo          - Ho sentito anch’io con questi orecchi…

Daccò              - Ma mi faccia il piacere!… Guarda un po’ se chiederò il bagno a quaranta!

Carla                - (viene dal fondo; è una bella donna procace, elegante, vivacissima)Eccomi qua finalmente. Mi son fatta aspettare? (a Cesarina) Devi scusarmi, cara; ma quando si torna dopo qualche giorno di assenza, si trova sempre qualche cosa che non va.

Cesarina          - E’ proprio così tesoro. Anch’io infatti ho trovato in casa qualche cosa che non va. Tanto che per questo la colazione è un po’ in ritardo.

Carla                - Oh, non preoccuparti per me, gioia. Lo sai che io non ho quasi mai appetito.

Daccò              - Sarà innamorata!

Carla                - Oh, il nostro commendatore!… Sempre faceto…

Cesarina          - Sai Carla, che sorpresa mi aspettava qui al mio arrivo? Una sorpresa in carne ed ossa… Indovina!

Carla                - Non saprei…

Cesarina          - Arrigo!

Carla                - Tuo marito?…

Cesarina          - Mio marito, sì… Guarda combinazione!… Giunto quasi alla stessa ora nostra. Per un uomo che è a zonzo trecento e sessantacinque giorni all’anno, è un bel caso, non ti pare?

Carla                - Ma certo!…

Cesarina          - Tu non lo hai incontrato ora sul corso?

Carla                - Io no…

Cesarina          - E’ uscito poco prima che tu entrassi…

Carla                - Oh, ma avrò modo di vederlo certamente e di dargli una bella lavata di testa! Non è permesso, caspita, lasciar sola per così lungo tempo un fiore di mogliettina come te!…

Cesarina          - Oh, lo sai bene come è fatto!…

Carla                - Come sei fatta tu, piuttosto; pronta a concedere sempre le attenuanti… Senti: io sarò anche antiquata, se vuoi; ma il marito lo desidero stretto accanto a me; devoto e fedele sempre; come un cagnolino.

Cesarina          (sottovoce al padre) Senti che sfacciata!

Daccò              - (pure sottovoce) Io penso, Cesarina, che tu abbia preso un granchio fenomenale!

Cesarina          - Aspetta un momento… (presentando a Carla i presenti) Tu conosci, vero?…

Carla                - No, veramente…

Cesarina          - Oh, io credevo… Scusate. Carla Baroni. L’avvocato Padovani; una illustrazione del foro.

Carla                - Conosco di fama, certo. Tanto piacere.

Avvocato        - Ben onorato, signora.

Cesarina          - E questi sono i signori Tabarin; Massimo Tabarin; il nome non ti deve riuscire nuovo…

Carla                - Ma figurati! Se n’è tanto parlato!… I miei amici, qui, le devono la vita!

Massimo          - (stringendole la mano) Sarà forse per questo che mi hanno fatto il processo…

Carla                - Un processo, lei? No?… Perché?

Luisina            - I regolamenti, dicono…

Massimo          - Tira la tre, molla la quattro!

Avvocato        - Ma assolto!… Assolto in pieno!

Cesarina          - Non hai letto i resoconti dei giornali? Ci sono qui tutti.

Avvocato         - C’è anche il riassunto della mia arringa… Perché sono stato io il suo difensore… (e le mette i giornali tra le mani) Guardi qui. Non troppo fedele, se vogliamo, ma c’è.

Cesarina          - (indicando un punto sul giornale) Leggi piuttosto qui, cara… Dove parlano delle parti lese… La cosa ti può interessare… (rimanendole alle spalle legge) “Le parti lese che viaggiavano nel vagone letto non si sono presentate. Trattasi di una coppia che aveva riportato ferite leggere: lui alla faccia, lei alla coscia”.

Carla                - (si fa bianca in volto, mormora più volte) Oh!… Oh!… Oh!…. (strabuzza gli occhi e si lascia andare su di una sedia fingendosi svenuta)

Cesarina          - (a Daccò) Hai visto, a proposito di granchi?!…

Avvocato        - Sta male! Presto, un po’ di acqua… (Massimo esce correndo a destra)

Daccò              - (con improvvisa risoluzione alza la sottana di Carla da un lato) Un momento!

Avvocato        - Cosa fa?

Daccò              - Niente. La controprova… Da quest’altra parte! (eseguisce)

Carla                - (scuotendosi) Giù le mani, vecchio libertino!

Daccò              -Avvocato, prenda nota. Può servire per la causa.

Avvocato        - Va bene. Prendo nota. Per quanto non capisca…

Cesarina          - (ironica) Capirà più tardi, avvocato. Ora, da buon cavaliere, potrebbe offrire il braccio a questa mia cara amica e accompagnarla a casa anche senza colazione; poiché immagino che quel po’ di appetito che poteva avere lo avrà perduto del tutto.

Carla                - (riprendendosi) Non ho bisogno di cavalieri, tesoro; posso anche andare da sola; ma tornerò presto con mio marito che vi chiederà soddisfazione di un simile affronto.

Cesarina          - Davvero? Sempre a tua disposizione, tesoro.

Massimo          - (rientra con il bicchiere) Ecco l’acqua. Toh!... E’ rinvenuta? Come si sente, signora?

Carla                - (fremente) Ed ha anche l’ardire di chiedermelo?... Lei?!... Lei che è la causa di tutto? E pensare che se non fosse venuto al mondo… (ed esce precipitosamente dal fondo)

Massimo          - Le do tanto fastidio? (a sé) Io vorrei sapere perché son capitato in una gabbia di matti come questa… (e porge il bicchiere a Cesarina) E quest’acqua?... Vuol bere?

Cesarina          - A me acqua? Fuoco dovrebbe darmi! Per bruciare chi dico io! Avvocato, ha sentito? Separazione! E al più presto! (esce rapida a destra)

Avvocato        - Eh, ho sentito; ma non ci ho capito niente.

Daccò              - Ma è così chiaro!... Quella che è rimasta ferita in treno insieme a mio genero! Uno strappo qui alla coscia… (e trangugia l’acqua che toglie dalle mani di Massimo)

Avvocato        - Ah, per questo allora!... (commenta) Belle gambe, però!...

Marisa             (entrando) Signor Massimo; è la quarta volta che telefonano dal Commissariato di Stazione.

Massimo          - Ma che vogliono queste seccature?

Marisa             - Dicono che una vecchia donna lo aspetta in Stazione fin dalle cinque di stamattina. E non sa dove trovarlo.

Luisina            - La mamma!!!... Che hai fatto venire per la tua assoluzione!

Massimo          - Lo dicevo io che m’ero dimenticato qualche cosa…

Daccò              - E non sapeva che lei era qui?

Massimo          - Sì, ma le avevo telegrafato di attendermi alla stazione.

Luisina            - Corriamo!

Massimo          - Presto!

Avvocato        - Vengo anch’io con loro. Voglio che conosca il suo salvatore. (s’avviano)

Daccò              - (a Massimo) E il telegramma è stato fatto?

Massimo          - Fino da ieri sera.

Daccò              - M se gliel’ho dettato mezz’ora fa?

Massimo          - Per la mamma?

Daccò              - Per le arringhe.

Massimo          - Già arrivato.

Marisa             - L’ho spedito io. (Massimo esce con la moglie; l’avvocato esce dietro a Massimo dimenticando la busta sul tavolo)

Avvocato        - Mi aspetti, signor Massimo. Mi sono dimenticato la busta. (rientra di corsa)

Massimo          - (che è rientrato a sua volta) Mi aspetti, avvocato. Mi sono dimenticato il bozzetto del monumento. Voglio farlo vedere alla mamma. (si caccia il rotolo sotto il braccio)

Marisa             - Si prenda l’ombrello. Incomincia a piovere. (glielo porge)

Massimo          - (apre l’ombrello in scena e fa per uscire, ma l’ombrello aperto non passa; il rotolo del bozzetto gli sguscia di sotto braccio; nel chinarsi per raccattarlo pone l’ombrello aperto tra le mani di Daccò che è presso l’uscio)

Luisina            - (d.d.) Massimo! Presto! (e Massimo, raccattato il rotolo, si lancia fuori)

Daccò              - (che è rimasto con l’ombrello aperto in mano, ridiscende la scena) Che gente! Che distratti!! Uno si dimentica la busta…, l’altro la madre e il monumento!...  Se non ci fossi io ad aver la testa a posto!... Andiamo a fare il bagno. (s’avvia a destra sempre con l’ombrello in mano aperto, tendendo il dorso dell’altra mano per sentire se piove. Marisa lo osserva sbalordita.

S  I  P  A  R  I  O


A  T  T  O       T  E  R  Z  O

Stessa scena del secondo atto.  - L’orologio segna le dieci.

___________________

Massimo          - (in piedi, davanti al tavolo, risponde a una chiamata telefonica all’apparecchio di destra) Pronto?... Pronto?.... Daccò, importazioni… No, il commendatore è sul molo; ma se vuole dirmi. – Sono il capo dell’ufficio commissioni… Va bene. Ventiquattromilasettecentonovantasei? Fino a che ora è aperta la Banca? Dodici e trenta? Non dubiti; prendo nota. Grazie. (depone il ricevitore, suona, chiama la signorina sul tono abituale di Daccò) Signorinaaaaa! (squilla la suoneria dell’apparecchio telefonico di sinistra; risponde) Pronto? Daccò importazioni. Arringhe marca Medusa?... Pochi barili al momento e dobbiamo accontentare diversi clienti… Ma fra qualche giorno speriamo… Non dubiti… (alla signorina che entra da sinistra, dopo aver coperto il microfono con la mano) Dev’esserci in portafoglio l’avviso di una tratta dei Magazzini Generali. Come mai non è segnata in scadenzario?...

Marisa             - Io non l’ho visto; bisognerà sentire il Commendatore…

Massimo          - Lo cerchi, lo cerchi… (via Marisa; leva la mano dal microfono e riprende la telefonata) Stia tranquillo; per mezzogiorno la tratta sarà ritirata… Che tratta?... Quella dei ventiquattromila ecct… Come? Io con la testa fra le nuvole?... (s’avvede dello sbaglio e depone subito il ricevitore) oH!...

Arrigo              - (dal fondo) Dov’è mio suocero?

Massimo          - E’ uscito presto con la signora Cesarina.

Arrigo              - Dove saranno andati?

Massimo          - Dall’avvocato, credo. Hanno preso appuntamento ieri a sera, per telefono.

Arrigo              - Per la causa di separazione, vero? È un bel testardo mio suocero. Vuol farci dividere ad ogni costo…

Massimo          - E le sembra che non abbia ragione? Con tutto quello che lei ha fatto passare alla signora!...

Arrigo              - Eh, che se tutti coloro che hanno compiuto qualche sconfinamento dovessero separarsi…

Massimo          - Qualche sconfinamento, lo chiama? Ma lei ha varcato gli oceani e i monti addirittura!...

Arrigo              - (seguendo un suo pensiero) Che bestie che siamo noi uomini!

Massimo          - Può anche parlare in persona singolare!

Arrigo              - Non avevo mai visto Cesarina in quello stato!... E le disperazioni di una donna contano alle volte più di mille discorsi persuasivi… E poi…, e poi… certi esempi… Se dovessero compilare un trattato di perfetto contegno coniugale, dovrebbero metterci il suo ritratto sulla copertina… Lei che non ha fatto un torto a sua moglie nemmeno con il pensiero…

Massimo          - Può ben dirlo…

Arrigo              - Lo so, lo so… “Tesoro santo! Vita mia! Amoruccio caro!...!

Massimo          - Come lo sa lei?

Arrigo              - Ieri a sera in giardino, nascosto tra le piante, col cuore in gola. Ho visto e ho sentito…

Massimo          - Come?!... Lei era nascosto in giardino mentre io e la mia Luisina? Ma guarda un po’ che viene a spiare quello che io faccio al buio con mia moglie!...

Arrigo              - Volevo spiare attraverso le finestre ciò che faceva la mia… Leggere qualche sofferenza sul suo viso… e mi si è presentato subito, invece, lo spettacolo di loro due…

Massimo          - Beh!..... In casa, sotto gli occhi della gente, non si può nemmeno toccarsi una mano… Suo suocero poi ha avuto la buona idea di assegnarci due camere separate…

Arrigo              - Sempre bestia, mio suocero!... Certo che io da ieri a sera ho l’impressione di avere spalancato gli occhi su un altro mondo; e son  qui ora che mi chiedo se dopo vari anni di matrimonio sia ancora possibile pronunciare certe parole tenere, scambiarsi moine…

Massimo          - Certo! Più che possibile, quando si è sposato una donna alla quale si vuole bene realmente! Che cosa c’è di più bello al mondo? Il conforto di una parola, di un bacio, di una carezza quando si torna a casa, alla sera, stanchi morti dal lavoro?

Arrigo              - Il male si è che io stanco non lo sono mai stato in vita mia…

Massimo          - Qual è il suo mestiere? Mi scusi…

Arrigo              - Niente…

Massimo          - Come niente?

Arrigo              - Giuoco a poker, viaggio per passatempo.

Massimo          - Oh, un bel mestiere davvero!... Stancarsi, stancarsi, signor mio!

Arrigo              - Non saprei da che parte incominciare…

Massimo          - Cominci dal baccalà! Lei mi dirà che puzza… Tutto sta abituarsi… Odore sano, di mare, di bastimento, di carne affumicata… Ci si butti dentro… Nuoti tra le sardine, le arringhe, le saracche… Cibo del popolo… E se le dà fastidio il nome di baccalà, oltre che l’odore, lo chiami merluzzo; animale nobile che offre il fegato per il bene dell’umanità. Quand’era bambino non ha mai preso lei l’Emulsione Scott? Olio di fegato di merluzzo. La mia mamma, poveretta, doveva rincorrermi con la bottiglia e il cucchiaio per tutta la casa!...

Arrigo              - Intanto io non sono stato capace di dormire tutta la notte… E se mio suocero si è fissato di farmi dividere io mi son fissato di non lasciarmi portar via la moglie. Non potrebbe darmi una mano anche lei?

Massimo          - Come ha detto?!... “Fra moglie e marito non mettere il dito” dice il proverbio.

Arrigo              - Ma qui non si tratta di mettercelo; si tratta anzi di levarlo. Mi aiuti, via! Se lei mi aiuta io le perdono l’affare del treno.

Massio             - Mille grazie… Ma non so se il mio intervento…

Arrigo              - Io intanto mi siedo qui e non mi muovo nemmeno con le cannonate!...

Massimo          - (dopo un poco) Ma guarda un po’ i casi della vita… L’altro giorno sembrava che mi volesse sbranare, e oggi invece…

Arrigo              - E oggi invece la benedico. Le dispiace?

Luisina            - (da destra dopo aver bussato discretamente) Si può, Massimo? Disturbo?...

Massimo          - Oh, Luisina cara. Vieni, vieni.

Arrigo              - (alzandosi) Buongiorno, signora.

Luisina            - Buongiorno. Scusami caro, ci sarebbe qui con me la signora Adele… (ad Adele che timorosa fa capolino all’uscio) Venga, venga avanti…

Massimo          (inalberandosi) Come?… Lei?... Ah, questa poi!... Ha ancora l’ardire di comparirmi davanti?

Luisina            - E’ per il tuo bene, Massimo. Almeno così dice lei… Per il nostro bene.

Adele              - (mettendo in mostra un giornale) Non ha letto il giornale?

Massimo          - Ancora giornali?... Non leggo più giornali, nemmeno se mi dicono che ho vinto la Lotteria di Merano!...

Adele              - C’è il decreto di amnistia.

Massimo          - Amnistia?

Luisina            - Sì. Per tutte le pene fino a tre anni.

Adele              - Mio marito ha preso due anni, undici mesi e ventidue giorni. C’è dentro. Dunque domattina viene fuori.

Massimo          - E me lo dice con quella faccia di bronzo? Ma quello mi buca la pancia!

Adele              - E non a lei solo! Bisogna che mi salvi, signor Massimo…

Massimo          - Io?... Ah son io che debbo salvarla?...

Adele              - In fondo se mio marito è in carcere è colpa sua!

Massimo          - Come?... Ah beh!... Sono stato io a sbagliare per primo la leva al posto di blocco?

Adele              - No. È stato lui. Ma bisogna pensare allo stato d’animo in cui si trovava, povero uomo! Un momento prima qualche anima pia era andata a mettergli una pulce nell’orecchio circa il suo sbagli di camera la sera precedente; e allora ha visto rosso… anche se il semaforo era verde… E non potendo correre a casa per fare un macello, ha maneggiato le leve come fossero quelle della ghigliottina!...

Massimo          - Vergine Santa! Avevo ragione io di dire che quello mi fa a pezzi!... Non ci mancava poi che la sua deposizione al processo… Come si fa ora?... Come si fa?

Luisina            - Calmati, Massimo; lo affronterò io per prima; gli dirò che ti avevo mandato io da sua moglie a chiedere un po’ di laudano per i miei dolori di stomaco…

Massimo          - Purchè la beva… Eh, no, perché di solito quando uno si fissa di avere certi chiodi per la testa (ad Adele) Ma lei si può sapere dove è andata a pescare tutti quei particolari al processo? Se quella notte sono scappato via subito?...

Adele              - Che vuol farci?... Non lo so nemmeno io… Man mano che parlavo, i particolari mi fiorivano di bocca così…, come a coloro che scrivono romanzi…

Massimo          - Carolina Invernicio! Ed ora, quando lui sarà uscito, cosa diavolo farà? Anche lui alle ferrovie non lo vogliono più di sicuro… C’è il regolamento…

Adele              - Io spero che lei non ci abbandonerà… Ecco la vera maniera di salvarmi… Di salvarci anzi tutti e due… Con tutto l’ascendente che lei ha sul commendatore… Un posticino qualsiasi qui…

Massimo          - Scherza? Il patronato per i ferrovieri liberati dal carcere! Sa che cuccagna?... Le arringhe ci arrivano in magazzino col carro ferroviario e tutto!... Lei è pazza?...

Luisina            - Ad ogni modo, Massimo, tentare…

Massimo          - Ma che tentare! Se glielo dico quello ci fa fare un volo dalla finestra! (s’ode la voce di Daccò in amministrazione)

Daccò              - (d.d.) C’è il signor Massimo?

Massimo          Zitte; è qui.

Luisina            - (ad Adele) Venga lei, intanto; venga di là; altrimenti il caffè e latte si raffredda…

Massimo          - Anche il caffè e latte le dai? Che santa donna sei, tu, Luisina!

Arrigo              - Può ben dirlo!

Massimo          - Meglio che vada anche lei di là un momento a far loro compagnia.

Arrigo              - Ma…

Massimo          - Lasci che lo affronti io da solo; che scandagli un pochino; non gliel’ho promesso?... Dopo, se mai… (Luisina, Adele, Arrigo escono a destra)

Daccò              - (con Cesarina da sinistra) Ah! È qui lei?... Ha sentito le novità? Col primo del mese ci raddoppiano il coso…, il dazio di importazione… Tegole!... Sempre tegole!... E in Inghilterra sono sossopra per le elezioni. Sciopero dei minatori, sciopero dei ferrovieri…; la sterlina precipita… (cambiando) E qui niente di nuovo?

Massimo          - Niente, Commendatore. (squilla il telefono) Rispondo io?

Daccò              - Risponda.

Massimo          - (al telefono) Pronto?... Chi parla?... Ah! La ditta Pittaluga?... Sì, sì,… Ditta Daccò… Come?... Se ci occorrono arringhe?... A noi? A noi primi grossiste della piazza? Grazie, grazie tante per la sua bontà… Ma per il momento non ne abbiamo bisogno. (stacca) Pezzo d’asino!

Daccò              - Chi è?

Massimo          - Bonetti; il suo ex commesso. L’ho riconosciuto alla voce. Siccome gli risulta, dice, che abbiamo i magazzini semivuoti, ci offre una partita di cento barili di arringhe a 8.300. – Per spirito di colleganza, dice… Ma aveva una certa aria di prenderci in giro… (guarda Cesarina che è sconvolta e malinconica) E così? Ormai tutto deciso?...

Daccò              - Tutto, o quasi… L’avvocato è stato di una precisione matematica. Che asso!... Metteremo quel vergognoso con le spalle al muro!... Arriveremo all’annullamento del matrimonio.

Cesarina          - Papà, io te l’ho detto; non voglio esporre Arrigo a certe figure… In fondo ho portato il suo nome e lo porto ancora…

Daccò              - Con i riguardi, con le mezze misure, non si conclude nulla… Lascia fare a me. A me e all’avvocato che di legge ce ne intendiamo…

Cesarina          - Ma oltre alla legge ci sono anche le convenienze sociali; un senso di pudore da salvaguardare…

Daccò              - Io voglio arrivare a darti un uomo che sia degno di te e di me!

Cesarina          - Oh, fai presto, tu, papà!... Ma non ci si cambia di marito come ci si cambia di camicia!

Arrigo              - (irrompe da destra, esultante) Cesarina, tesoro, vali un milione!

Massimo          - Toh! Non era salito in casa con le donne?

Luisina            - (che è alle spalle di Arrigo, per trattenerlo) Signor Arrigo!

Daccò              - (furente) Che cosa sono queste storie?... Che cosa sono questi complotti?...

Arrigo              - Ma che complotti! Sono venuto a riprendermi mia moglie!

Daccò              - Moglie?... Lei non ha più moglie! Questione di giorni… Appena i giudici avranno finito lo sciopero, separazione legale! E dopo…

Arrigo              - Ma bisogna che ci sia anch’io per separarmi…

Daccò              - Lei è già separato. Se è un gentiluomo non si rifiuterà di firmare la dichiarazione che l’avvocato sta preparando.

Arrigo              - Ma io non ci tengo ad essere un gentiluomo.

Daccò              - A che cosa tiene lei, allora?

Arrigo              - Ad essere un marito innamorato della propria moglie. E a fare magari a coltellate pur di non lasciarsela portar via.

Daccò              - Ma che cosa è lei? Un porco!

Arrigo              - Sarò anche un porco… Ossia, lo sarò stato; ma talvolta anche i porci possono tornar utili al prossimo.

Dacco              - Sììì! Quando gli ammazzano!

Arrigo              - O quando si vergognano di ciò che sono stati (a Daccò) Ma anche lei, del resto, ha la sua parte di responsabilità.

Daccò              - Io?...

Arrigo              - Lei, sì. Diceva bene il signor Massimo: - Lavorare, stancarsi… E lei non si è mai curato di conoscere le mie possibilità; e di sfruttarle… Si è solo preoccupato di allestirmi una bella villa in campagna e un’automobile di quaranta cavalli per condurre a spasso le donne.

Daccò              - L’automobile gliel’ho comperata per portar a spasso mia figlia e non le donne!

Arrigo              - Ma se a lei l’automobile non conferisce? Ed è pericoloso, sa, andar in giro soli; quando si è soli in macchina vien voglia di avere compagnia… (a Cesarina teneramente) Ma ora la vendo, sai, e vengo a piedi con te… Se tu sapessi ciò che ho sofferto in questi giorni… La notte scorsa, specialmente… Fino al tocco nascosto in giardino a spiare dalla veranda, col cuore in tumulto. Ho visto loro due, qui, che si accarezzavano dolcemente… Ma ho visto anche te, Cesarina mia, che piangevi come una bambina… E allora mi son detto: “Niente è perduto ancora! Tutto si può ricostruire!”

Cesarina          - Queste sono chiacchere!

Arrigo              - Fatti! Sono già un altro uomo! Ne vuoi la prova? Da domani mi metto a lavorare. (al suocero) E a lei proibisco di darmi più un soldo!

Daccò              - Creatura, viene il finimondo!

Cesarina          - Speriamo invece che venga un po’ di giudizio; e allora val la pena di riprovare…

Arrigo              - Prova, tesoro, prova! E non te ne pentirai! (e l’abbraccia teneramente)

Cesarina          Arrigo mio! (anche Massimo e Luisina, presi dalla medesima commozione, si buttano l’uno fra le braccia dell’altro)

Daccò              - (sbotta) Benone! Ma guarda che quadri!!! E lei pronta a cedere, così… Sei poi sicura di non restar vedova prima del tempo?... Io mi meraviglio anzi che sia ancora vivo!...

Cesarina          - Perché, papà?

Daccò              - Se il marito di quella sgualdrina là (fa cenno della mutandine al ginocchio) ha letto i giornali…

Arrigo              - Non può averli letti. Ha la cheratite bilaterale…; il medico gli ha proibito ogni lettura.

Daccò              - (vinto) Tutte le fortune, quest’uomo! Vince di prepotenza!

Marisa             - (da sinistra) Telegramma urgente, commendatore… (esce)

Daccò              - (in piedi, davanti al tavolo, mentre apre il telegramma) (quasi a sé) Ora, poi, che cosa racconto io all’avvocato?... (ha inforcato gli occhiali, scorre il telegramma; crede di aver letto male; si toglie gli occhiali e se ne rimette un altro paio; con un tremito in gola) Noo!... Noo!... Ma questo è uno scherzo!... E’ uno scherzo da manicomio!... Signorinaaaaaaa!!!...

Marisa             - Eccomi, commendatore. (entra)

Daccò              - La cartella della ditta Svetson, subito! (la signorina esce di corsa: a Massimo) Non avevamo accettato la commissione integrale?

Massimo          - Infatti hanno subito risposto telegraficamente…

Dacco              - (a Marisa che rientra con la cartella) Che dice quel telegramma dell’altro giorno?

Marisa             - (legge) “Commissione accettata secondo vostra richiesta telegrafica, stop. Notificheremo giorno spedizione. Stop. Data entità partita provvedete parziale accreditamento bancario”.

Massimo          - E infatti abbiamo provvisto il giorno stesso. Perché?

Daccò              - Senta qua. (legge il dispaccio che ha sul tavolo) “Notifichiamo partenza intera partita. Piroscafi Principe Gorge. – Queen Mary – Andacity. – Madelein. – General Wood. – salpati oggi, saranno giorno ventisei banchina Genova.!

Massimo          - Cif.

Daccò              - Cinque piroscafi per ventimila barili?... Un colpo di freddo alla testa…

Marisa             - Vorrà dire duecentomila barili, commendatore.

Daccò              - Lei stanotte ha dormito scoperta!

Marisa             - C’è qui la copia della nostra commissione regolarmente stampata e siglata.

Daccò              - Siglata da chi?

Marisa             - (indica Massimo) Da lui.

Daccò              - Dia qua. (le strappa la copia commissione di mano, legge, trema, vacilla) Oh Dio!... (a Massimo) Che cosa ha fatto lei?... E’ la rovina!... Il fallimento! La catastrofe!...

Massimo          - (balbetta) Avrò sbagliato la virgola…

Daccò              - Duecentomila barili!... con la sterlina a 2043?!...

Marisa             - Un momento. A 2043 una settimana fa; il giorno della commissione. Ma con i moti politici di questi giorni…

Daccò              - Che c’entra?

Marisa             - (legge) “Prezzo listino borsa data spedizione”.

Daccò              - Chi ha scritto “spedizione”?... Io avevo detto “commissione”.

Marisa             - Lui, il signor Massimo. (Massimo si rimpicciolisce sempre più)

Daccò              - Oh Dio!... Quando è stato spedito il telegramma arrivato ora?

Marisa             - Ieri 16; ore 10.45.

Daccò              - I piroscafi allora sono partiti ieri?... (affannosamente) Valeri!... L’agente di cambio, subito!... (Massimo compone il numero all’apparecchio)

Massimo          - Pronto!... Studio Daccò… Chi parla?... Come?... Ho sbagliato? (agli altri) Ho sbagliato. Parla il manicomio. (rifà il numero e passa il microfono a Daccò).

Daccò              - (risponde al telefono) Valeri?... Bravo! Parla Daccò… Listino di Londra… Chiusura di ieri… Millequattrocentoventi?... E’ ben sicuro?... Lo so, lo so…; scioperi, schioppettate… Tante grazie… (depone il ricevitore) A millequattrocentoventi ha detto… (gettando un blocco notes, a Massimo, rapidamente) Conti! Conti! Conti!... (tutti si buttano sul tavolo: è un nugolo di carte che va per aria) Ogni barile viene a costare?... Faccio io, faccio io…, qui c’è il prontuario… (cercano il prontuario mandando sossopra tutto; lo trovano; fanno rapidamente il conto) Costo, sdoganamento, scarico… Ecco… Ecco… 5300 lire a farla larga… Il nostro listino dei prezzi quanto li mette?

Marisa             - Settemilaquattrocentoventotto. Ma aumenteranno di sicuro se raddoppiano il dazio di importazione…

Daccò              - E i concorrenti sono bloccati; non potranno più importare! (a Massimo) Un guadagno di duemila lire per barile al minimo… Quanto fa?... duecentomila barili…

Massimo          - (che si affanna sul notes) Quattro milioni.

Arrigo              - (subito) Sbaglia la virgola!

Massimo          - Quaranta milioni…

Arrigo              - Ha sbagliato ancora. Sposti!

Massimo          - Quattrocento milioni!!! Oh Dio! Luisina, reggimi, perché mi si piegano le gambe…

Daccò              - Ed ora chi vuole arringhe deve passare da noi! (trionfante) Ma bisogna darsi da fare per il collocamento… Duecentomila barili…

Massimo          - (con un balzo) Aspetti un momento… (fa il numero telefonico) Pronto! Pronto! Ditta Pittaluga?... Vorrei il procuratore Bonetti, sì… Ditta Daccò… Ah, è lei, signor Bonetti? Parla Tabarin. Lei ci aveva offerto mezzora fa cento barili di arringhe a 8300. -, vero?... Bene; noi ora, sempre per spirito di colleganza, ne offriamo ventimila a lei, a… (interrompe, chiede a Daccò) A quanto?

Daccò              - Il listino segna 7428.

Massimo          - (riprende a telefonare) A 7928. (commenta)A loro cinquecento lire di più… (riprende) Pazzo? No, caro, ho il cervello a posto… ventimila, sì…  E si sbrighi anche, perché domani arrischia di pagarli il doppio! (stacca) Là! Vedrà che quelli si precipitano!

Daccò              - e dove metteremo così su due piedi gli altri centoottantamila barili? Bisognerebbe accaparrare dei magazzini, collocare delle partite, muovere dei viaggiatori…

Massimo          - Pronti i viaggiatori (indicando Arrigo) Uno, intanto, eccolo là!

Daccò              - Cosa?...

Massimo          - Un treno ancora domani mattina. Si porti magari con lei la signora. Rifarà il viaggio di nozze.

Daccò              - Ma sono sposati da sei anni!

Massimo          - Ma questa è la volta che può scapparci l’erede!

Adele              - (timidamente da sinistra) Domando scusa; mi hanno lasciato sola…

Daccò              - Chi è questa donna?

Massimo          - La moglie di un altro viaggiatore (ad Adele) Suo marito lo mollano alle otto, ha detto? Alle sette si trovi alla porta della prigione con Luisina; che non abbia tempo d’armarsi; alle otto me lo porti qui. (a Daccò) E’ la moglie di quel deviatore che torna libero per l’amnistia. Lo assumiamo noi.

Daccò              - Ma lei ordina, briga, dispone…

Massimo          - Se le do un guadagno di quattrocento milioni avrò un po’ di diritto, mi pare…

Daccò              - Ma lei come ha fatto, si può sapere?

Massimo          - Mi meraviglio!... Intuito!.... Sesto senso! (ed assume la posa statuaria facendo il gesto di manovrare le leve)

Daccò              - (abbracciandolo) Massimo caro! (poi abbraccia Luisina e la bacia) Cesarina, tesoro!...

Massimo          - Commendatore?

Daccò              - Oh, mi scusi!... Credevo di abbracciare mia figlia… (si avvicina ad Adele che subito protende e allarga le braccia; ma Daccò se ne avvede in tempo e va ad abbracciare Cesarina)

Cesarina          - Papà mio…

Arrigo              - (avanzando) E a suo genero?...

Daccò              - Lei meriterebbe che stamattina a colazione lo tenessi… senza milioni…

Arrigo              - Ma mi ero pentito già prima… (e si abbracciano)

Marisa             - Tutti in festa, tutti si sfogano… (a Daccò) Permette, commendatore, che mi sfoghi anch’io?

Daccò              - Si cara. Si sfoghi pure, tesoro!

Marisa             - (va al telefono) Ditta Pittaluga?... La segretaria della ditta Daccò… C’è il signor Bonetti?... Ah è lei?... Due parolette soltanto: Asino, tanghero, mammalucco!... Niente, così… Tanto per sfogarmi. E stasera vado al cinematografo con Pierino! (stacca) Voleva batterli in concorrenza, quello stupido!... Metterli con le spalle al muro!

Avvocato        - (a sinistra con un foglio tra le mani) Pronta la dichiarazione! M’è venuta di getto. O con le buone o con le cattive bisognerà che firmi. (scorgendo Arrigo vicino alla moglie) Toh, è qui, lei e a braccetto della signora?

Daccò              - Non c’è più niente da fare, avvocato, come vede…

Avvocato        - Come? Come?... Ma se appena mezzora fa?...

Daccò              - In mezzora può succedere anche la fine del mondo… Si aprono le cateratte…; piovono milioni…; gli uomini tornano fratelli

Massimo          - (completa) E gli avvocati possono andare a prendere il fresco!

Avvocato        - Ah, così?  La mettono in burletta?... Allegri, a quanto pare! Se ne accorgeranno alla specifica, però (s’avvia)

Massimo          - Bravo! Si tenga pur alto!

Avvocato        - (sull’uscio) Lasci fare a me! (esce)

Daccò              - Ma cosa dice, Massimo?

Massimo          - Prima che arrivi a quattrocento milioni…. Senza contare gli altri che le farò guadagnare… Con questa febbre di lavoro che mi prende… Non bisogna dormire sugli allori… Milioni chiamano milioni! (alla dattilografa, imperioso) Scriva!

Daccò              - No, per l’amor del cielo!!... Che mi sono già sentito una volta passare la morte vicina!... (mettendosi le mani sui capelli) Madonna mia, in che baratro siamo stati per cadere!...

Massimo          - Come? Lei disdegna ora la mia collaborazione?

Daccò              - Bisogna sapersi fermare a tempo, caro Massimo!

Massimo          - Questa sarebbe la gratitudine?...

Daccò              - Ma io sono pronto a dimostrargliela in un altro modo… Sa che faccio? Invece di ritirare la moglie a mio genero, gli ritiro la villa di campagna; e gliela regalo; padrone assoluto lei, con le sue donne…

Luisina            - (tutta felice)Massimo?!...

Massimo          - Luisina?!... Ci regala la villa!... Diventiamo villani tutti e due!...

Daccò              - E se laggiù ci scapperà l’erede, spero che per ricordo mio gli metterà nome… (indica sé stesso) Coso…

Massimo          - Ecco. Non dubiti; lo chiameremo Coso.

S  I  P  A  R  I  O 

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