Una volta ancora

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Second time around

UNA VOLTA ANCORA

(Second Time Around)

Due  atti

di

Derek BENFIELD

Traduzione di

Sabina Ambrogi


PERSONAGGI:

                                      BERNARD

                                      MARION

                   LA SCENA:

          La commedia ha luogo nell’appartamento di Bernard e in altri luoghi, in una grande città,  nel presente e nel passato. I due personaggi interpretano se stessi e le persone nella loro vita.

 

                   La musica tra una scena e l’altra è della hit parade del momento.

                  

PRIMO ATTO:

Un sabato sera di  primavera.

SECONDO ATTO:

La domenica mattina successiva

TEMPO: il presente e il passato


PRIMO ATTO

          L’appartamento di Bernard in una grande città, al pianterreno. Una piccola ma confortevole camera da letto-soggiorno con le porte che dànno sul corridoio, il bagno e la cucina. E’ un fine pomeriggio di un Sabato.

          Bernard entra. E’ un uomo simpatico ed attraente sui cinquantacinque anni; indossa un impermeabile. Toglie la chiave dalla serratura tenendosi qualche passo indietro per lasciar entrare Marion.

          Marion entra, esitante, cauta, guardandosi intorno, chiaramente estranea all’appartamento. E’ una donna graziosa sulla cinquantina, indossa un largo soprabito e ha con sé varie buste della spesa.

Bernard chiude la porta e le si avvicina. Si guardano per un istante, con un misto di eccitazione e di imbarazzo. Una lunga pausa. Poi:

BERNARD - Proprio non potevo credere che fossi tu!

MARION   - Perché? Sono diventata così vecchia e brutta?

BERNARD - Beh… è passato tanto di quel tempo.

MARION   - Non hai risposto alla mia domanda.

BERNARD - No, non lo sei diventata.

MARION   - Questo mi conforta.

BERNARD - Ma, dopo tutto sono passati, quanti… venticinque anni?

MARION   - Non esageriamo! Ventidue, di certo. All’inizio ho pensato che qualcuno mi volesse rimorchiare.

BERNARD - Sì, eri davvero molto sorpresa.

MARION   - Da tempo non venivo rimorchiata, avevo dimenticato la pro-cedura. In genere non mi capita di aggirarmi in un grande magazzino e incappare in  strani  personaggi che mi afferrano il braccio al centro del reparto alimentari.

BERNARD - (Leggermente offeso) Vuoi dire che non mi avevi riconosciuto?

MARION   - Beh, dopo tutto, devono essere passati…

MARION e BERNARD - (Insieme) Ventidue anni!

                   (Ridono. Una pausa di imbarazzo)

BERNARD - Dammi il soprabito.

          (Marion si difende, stringendo a sé il soprabito)

MARION   - Perché?

BERNARD - Che problema c’è? Non sei completamente vestita, sotto?

MARION   - Certo!

BERNARD - Bene. E non  te ne vorrai neppure andare via di corsa… Non dopo ventidue anni.

MARION   - Beh… forse posso restare qualche minuto.

BERNARD - Ci vorrà un po’  di più!

MARION   - Per fare cosa?

BERNARD - Per recuperare il tempo perduto. Non sarà possibile riafferrare ventidue anni, in pochi minuti. Nemmeno con uno  scorrimento rapido. E sicuramente non se ti tieni il cappotto. (Le prende le buste della spesa).

(Marion si toglie il soprabito. Lui l’aiuta, notando la linea di Marion  con ovvia ammirazione. Lei si accorge del suo sguardo)

MARION   - Che c’è? Ti aspettavi che fosse crollata ogni cosa?

                            (Bernard sorride timidamente)

BERNARD - No!… no, certo che no! Sei bellissima. Così… così…

MARION   - Ben conservata?

(Ridono. Bernard ripone il suo soprabito e le buste della spesa, nell’armadio)

MARION   - Vado in una beauty farm due volte l’anno e mi faccio venti vasche in piscina ogni venerdì mattina. (Quando Bernard torna). E tu? Tu non te lo levi il soprabito?

(Bernard sorride, incerto, poi con un’espressione corag-giosa si toglie l’impermeabile. Marion fa un cenno di approvazione)

                   Mmm, non male…

BERNARD - (Offeso) Io ti ho detto che sei bellissima.

MARION   - (Con un sorriso) Tu stai bene.

BERNARD - Voglio sperarlo. Vado a piedi all’alimentari due volte a settima-na e non sto mai fermo sulla scala mobile. Ti dispiace sederti?    

MARION   - Perché?

BERNARD - Voglio vedere le tue gambe.

                            (Marion si guarda intorno, sceglie la poltrona e si siede. Incrocia le gambe e si accorge dello sguardo di approvazione di lui)

MARION   - Ebbene?

BERNARD - Meglio che mai.

MARION   - Bene così, allora. Quasi mi pentivo di non aver messo i panta-loni.

BERNARD - Dov’è?

MARION   - (Confusa) Prego?

BERNARD - La piscina dove fai venti vasche.

MARION   - Oh... A Little Marston.

BERNARD - Quindi non vivi in città…

MARION   - No.

BERNARD - Fai solo delle visite?

MARION   - A quelli di Little Marston è permesso  uscire, occasionalmente.

BERNARD - Fa piacere sentire una cosa del genere. Se fossi stata perma-nentemente prigioniera a Little Marston, non ti avrei mai incon-trata di nuovo.

MARION   - Si direbbe  che te la sei cavata senza vedermi per  ventidue anni.

BERNARD - Come fai a dirlo?

MARION   - Non sembri spezzato in due dalla disperazione di aver dovuto sopravvivere senza vedermi.

BERNARD - Forse non ho mai realizzato cosa stessi perdendo…

                            (Pausa. Si guardano fissi negli occhi per un momento)

                   Ti posso offrire qualcosa da bere?

MARION   - (Con entusiasmo) Oh, sì! Penso proprio di sì. Mi sento alquanto sconquassata.

BERNARD - Credo che nei negozi  ci sia molta gente.

MARION   - Non  ce l’avevo con i negozi.

                            (Bernard sorride con aria di saperla lunga e quasi soddisfatto di sé.)

BERNARD - Ti porto… (con effetto)…un Campari soda! (Sta per  andare )

MARION   - Perché?

(Bernard  si ferma)               

BERNARD - Passerai l’intera serata a chiedere perché?

MARION   - Dipende dalle tue proposte.

BERNARD - Sto proponendo un drink. Sono le sei passate. Di solito bevo qualcosa verso quest’ora. O cose del genere non si sono mai sentite a Little Marston?

MARION   - Volevo dire, cosa ti fa pensare che io voglia un Campari soda?

BERNARD - Beh, lo prendevi sempre.

MARION   - (Colpita) Sei carino a ricordarti le mie preferenze in fatto di drink come ricordi le  mie gambe.

BERNARD - (Con un sorriso sicuro) Bene. Lo vado a prendere allora. (Si avvia di nuovo)

MARION   - No!

BERNARD - (Frena) Prego?

MARION   - Le cose cambiano in ventidue anni, sai com’è.

(Bernard la guarda con orrore)

BERNARD - Oh no! Non dirmi. Hai smesso di bere!

MARION   - No. E non sono nemmeno diventata vegetariana.

BERNARD - Grazie a Dio! (Sta per andare ancora una volta)

MARION   - Ho solo smesso con il Campari soda.

BERNARD - (Fermandosi di nuovo) Come mai?

MARION   - Ora sei tu a chiedere perché. Bevevo solo Campari negli anni settanta. Poi negli anni ottanta sono passata al whisky con ginger ale.

BERNARD - Oh Dio…!

MARION   - Non approvi che le donne bevano whisky?

BERNARD - Non è questo. E’ solo che non penso di avere Ginger ale. Soda va bene? (Ancora una volta sta  per andare)

MARION   - No.

(Bernard si ferma e torna da lei)

BERNARD - Beh, mi dispiace, ma…

MARION   - Non bevo whisky.

BERNARD - (Confuso) Ma non hai detto…?

MARION   - Questo accadeva negli anni ottanta. Oggi sono ferma al vino bianco  frizzante.

BERNARD - (Sollevato) Oh, allora va bene. Ho bottiglie e bottiglie di vino.

MARION   - Un bicchiere andrà benissimo, grazie. Dopo di che andrò avanti con la Diet Coke. Voglio mantenere il possesso delle mie facoltà.

BERNARD - Non devi preoccuparti. Non credo che perfino tu possa perdere il controllo dopo un paio di bicchieri di vino e sprite.

MARION   - Perché dici “perfino tu” in questo modo? Come se fossi sempre   ruzzolata per terra ubriaca.

BERNARD - Non hai mai avuto una testa salda, o no? Vado a prendere il vino. (Va in cucina)

(Marion si esamina le gambe spostandole in una posizione favorevole. Sorride, lusingata che Bernard pensi che siano meglio che mai – ed è  piuttosto d’accordo con la sua opinione. Si guarda intorno, nota una fotografia in una cornice, si alza e va a guardarla.

Bernard torna a grande velocità con una bottiglia aperta di vino bianco: è sollevato nel vedere che lei sia ancora lì)

MARION   - Tutto a posto. Non sto rubando l’argenteria.

BERNARD - (Sorridendo, consapevole) All’improvviso ho pensato che te la fossi data a gambe.

MARION   - Santo cielo! La tua fiducia ha subìto dei duri colpi durante gli anni... (Mette a posto la foto)

BERNARD - Ho pensato che ti fossi scoraggiata e che fossi scomparsa.

MARION   - (Tornando) Non sono così disperata per del vino bianco frizzante.

BERNARD - No, no! Voglio dire -

MARION   - So cosa vuoi dire.

BERNARD - Mi occupo dei drinks.

                            (Va a versare i drinks)

MARION   - Dovevi essere contento che a quei tempi non fossi partico-larmente incline all’alcool. Allegra ed economica, ero così!

BERNARD - (difendendosi) Il Campari non era economico. Non guadagnavo, allora.

MARION   - E’ per questo che sei sparito?      

BERNARD - (Dopo un momento di pausa) Non sono… sparito.

MARION   - Ah no?

                            (Bernard non desidera continuare su questa linea di con-versazione e ritorna con una sprite e un whisky.)

BERNARD - Felice di rivederti di nuovo

MARION   - Felice di rivederti di nuovo…

                            (Fanno tintinnare i bicchieri e bevono, i loro occhi  sono chiusi per un momento. Un pausa. Poi Bernard parla con voce soffocata)

BERNARD - Difficile, vero?

MARION   - Come?

BERNARD - Dove cominciare dopo vent’anni.

MARION   - Sì. Se avessi saputo che ci saremmo incontrati mi sarei portata appresso  il mio Curriculum Vitae.

(Bernard fa uno sforzo supremo)

BERNARD - Quanto tempo sei vissuta a… Dov’era?

MARION   - (Ridendo) Little Marston.

BERNARD - Cosa c’è di buffo?

MARION   - Niente. Credo  sia un buon modo per cominciare.

BERNARD - Bene. Non sei sempre vissuta lì. Giusto? Cos’è successo dopo che noi…? (Finisce gradatamente)

MARION   - Dopo che sei sparito? Sono andata a vivere in Africa.

BERNARD - Naturalmente! Ora mi ricordo! Mi hai mandato una cartolina con due elefanti.

MARION   - Speravo  che la tua memoria fosse buona come la loro.

BERNARD - Sembrava che si stessero facendo delle indecenze.

MARION   - Forse erano quelle che mi ricordavo…

BERNARD - Quanto tempo sei stata laggiù?

MARION   - Tre anni. E’ là che ho incontrato George.

BERNARD - (Incredulo) George?

MARION   - Mio marito. Faceva il medico a Nairobi.

BERNARD - Allora sei sposata?

MARION   - Non avere quel tono di sorpresa. Sei sparito. Non avevo inten-zione di ciondolare senza nessuna probabilità che tu recuperassi dei principi morali. O pensavi che sarei rimasta single il resto della mia vita?

BERNARD - Com’è?

MARION   - Chi?

BERNARD - George!

MARION   - Non dirlo in questo modo.

                            (Bernard ha un riso soffocato).

BERNARD - Non ti immaginavo sposata a uno di nome George.

MARION   - E’ un nome molto carino!

BERNARD - Non mi avresti mai guardato se mi fossi chiamato George.

MARION   - Questo succedeva ventidue anni fa. Stavo attraversando la fase  incontentabile.

BERNARD - Sono lusingato. Vuoi dire che hai abbassato i tuoi standards dopo di me?

MARION   - (Con tono provocatorio) Era molto carino e ci innamorammo subito.

BERNARD - Bene. Ti porto un’altra sprite.

MARION   - Ora sei arrabbiato. Non ci siamo visti per ventidue anni e tu sei arrabbiato.

BERNARD - Non sono arrabbiato. Ti sto semplicemente offrendo un altro vino bianco frizzante. (Sorride). Ma mi arrabbierò se dirai di no.

MARION   - Stai tentando di farmi ubriacare?

BERNARD - Sì. Se ti farà smettere di parlare  di George.

(Marion ride e si riavvicina alla fotografia per guardarla di nuovo)

MARION   - E’ una dei tuoi?

BERNARD - Prego?

                            (Marion indica la fotografia)

                   Ah. Sì.

MARION   - Lo immaginavo.

BERNARD - Non dire che mi somiglia. Lei non ne sarebbe affatto compia-ciuta.

MARION   - Qualcosa degli occhi. E’ carina.

BERNARD - Lo è. Le voglio molto bene.

MARION   - Come si chiama?

BERNARD - Debbie. Fa l’assistente di produzione in una televisione. Produ-cono documentari sullo stato di declino della nazione.

MARION   - Quanti ne hai?

BERNARD - Cosa?

MARION   - Figli.

BERNARD - Ne risultano tre all’ultima conta. Uno di ogni tipo.

MARION   - (Divertita) Come?

BERNARD - Un ragazzo, una ragazza e un indeciso.

MARION   - (Tornando verso di lui) Non vivete tutti qui?

BERNARD - No. Diventerebbe un po’ troppo affollato! Questo è il mio rifu-gio di città. La nostra casa è in campagna.

MARION   - Che lusso! Non ti tieni esattamente sulla linea della frugalità allora!

BERNARD - Ehmm… non proprio. Lavoro nella pubblicità.  Un vino bianco frizzante sta arrivando. (Prende i bicchieri e va a riempirli).

                            (Marion vaga un po’ nell’appartamento guardandosi intorno)

                   Che ne pensi del mio pied-à terre?

MARION   - Molto carino. Molto ordinato.

BERNARD - Mi fa piacere la tua approvazione.

MARION   - Di certo sei cambiato. Non sei mai stato ordinato.

BERNARD - Ah no?

MARION   - Una volta hai cucinato le uova strapazzate per me, e la maggior parte è andata a finire sul pavimento.

BERNARD - Questo è successo prima che imparassi a maneggiare la frusta. (Arriva con i drinks). Come fai a ricordartelo!

MARION   - Mi ricordo un sacco di cose.

                            (Chiudono gli occhi)

BERNARD - (gentilmente) Sì. Anche io… (pausa) Il  tuo secondo vino bian-co frizzante.

MARION   - E gli altri?

BERNARD - Cosa?

MARION   - Gli altri figli. Come si chiamano?

BERNARD - Oh. Mark e Peter.

MARION   - (guardandosi intorno) Dove sono?

BERNARD - Là sopra.

                            (Marion va a vedere i ragazzi. Bernard la segue)

MARION   - Si direbbe che sono molto giovani.

BERNARD - E’ una vecchia foto. Hanno diciotto e diciannove, ora.

MARION   - E non si metteranno più davanti una macchina fotografica?

BERNARD - Rifiuto assoluto. (Sorride felice, chiaramente entusiasta dei suoi figli). E tu?

MARION   - Posso mettermi davanti a una macchina fotografica?

BERNARD - No, no. Hai figli?

MARION   - Oh, sì. George se la cavava bene.

BERNARD - Quanto tempo fa?

MARION   - Non sono affari tuoi!

BERNARD - Oh! Non volevo dire… (Ridono) Volevo dire quanti anni hanno i tuoi?

MARION   - Figlio? Ventuno.

BERNARD - Nome?

MARION   - Sì. Abbiamo deciso di dargli un nome di questi. Lo abbiamo chiamato Bernard.

BERNARD - Bernard? (sorridendo, lusingato) Ah… lo hai chiamato così da…?

MARION   - Suo nonno.

BERNARD - Come?

MARION   - Il padre di George si chiamava Bernard.

BERNARD - (deluso) Oh…

MARION   - Beh, tu non hai chiamato nessuno dei tuoi Marion. Nemmeno l’indeciso.

                            (Ridono)

BERNARD - E  il lotto è tutto qui? Solo un figlio?

MARION   - Oh no. Tre femmine.

BERNARD - Tre femmine e un maschio? A George piaceva parecchio.

MARION   - (modestamente) Sì. Era piuttosto entusiasta.

BERNARD - Fertile, anche, a quanto pare. Niente foto?

MARION   - Come?

BERNARD - (Ridendo) Dei tuoi figli! Dopo tutto hai visto i miei.

MARION   - Non avresti dovuto chiederlo!

                            (Fa dei risolini e va di corsa a  prendere la  borsa. Ritor-na al divano; Bernard siede accanto a lei. Tira fuori un astuccio apparentemente piccolo di foto, il quale una volta aperto, diventa un lunghissimo porta foto, che lo coglie di sorpresa)

                   Quando ti ho incontrato nel reparto alimentari ho pensato “Non sono fortunata? Ho le foto dei ragazzi con me!”

BERNARD - Avrei potuto non chiedertelo.

MARION   - Sapevo che lo avresti fatto.

BERNARD - (Studiando le foto) Sono tutti molto carini.

MARION   - Non dirlo con quel tono di sorpresa!

BERNARD - Avrebbero potuto prendere da George!

MARION   - (Dandogli una spinta) Hanno preso da George!

BERNARD - Ora stai facendo la modesta. Quanti anni hanno?

MARION   - Diciassette, diciotto, diciannove e ventuno.

BERNARD - Che è successo al venti?

MARION   - Abbiamo preso un anno di riposo.

BERNARD - Non mi sorprende. Ti prendo un’altra sprite.

MARION   - Devo ancora finire questa. Non è mica una gara? Abbiamo un sacco di tempo.

BERNARD - Ah sì? Oh, bene.

MARION   - (Mettendo via le foto). Non ci posso passare sopra che ti ricordi che bevevo Campari soda ventidue anni fa. Sono molto lusingata. Ti ricordi anche altri piccoli dettagli?

BERNARD - Certo che me li ricordo.

MARION   - (dubbiosa) Davvero?

BERNARD - Certo! E tu?

MARION   - (vantandosi un po’). Mi ricordo molto chiaramente dove ci siamo incontrati la prima volta. Scommetto che tu non sei in grado di ricordartelo.

BERNARD - Scommetto di sì.

MARION   - Bene, allora dov’era?

(Bernard esita)

BERNARD - Ehmm…

MARION   - (stuzzicandolo) Allora?

                            (Bernard si ricorda appena in tempo)

BERNARD - Ah sì! Fu in un pub!

MARION   - (compiaciuta) Ti ricordi.

BERNARD - Te l’avevo detto. E abitavi lì dietro.

MARION   - In un piccolo appartamento in cima a tante scale.

BERNARD - (lamentoso) Sì. Mi ricordo le scale! (Si alza)

MARION   - Dove stai andando?

BERNARD - A prendere delle noccioline. Ne vuoi un po’ vero? (Posa il bicchiere  mezzo vuoto sul tavolo)

MARION   - Stai cercando di cambiare argomento.

BERNARD - E perché dovrei?

MARION   - Perché non ti ricordi  di cosa abbiamo parlato.

BERNARD - Quando?

MARION   - La prima sera nel pub.

BERNARD - (incerto) Certo che mi ricordo.

MARION   - No che non ti ricordi.

BERNARD - Mi ricordo.

MARION   - Allora avanti! Dimmi cosa abbiamo detto.

BERNARD - Senti – dobbiamo proprio fare questo gioco?

MARION   - (prendendolo in giro) Ah! Non vuoi farlo perché non te lo ricordi!

BERNARD - Scommetto che mi ricordo quanto te!

MARION   - Va bene, vediamo quanto ci ricordiamo tutti e due.

                            (Iniziano a rievocare la scena del passato)

                   Ora - stavo seduta al tavolo del pub. Sola.

BERNARD - A bere Campari  soda…

MARION   - Sì. (Guardando il drink). Questo è vino bianco frizzante, ma andrà bene. Dobbiamo far finta che questo sia un tavolo del pub?

BERNARD - Beh, non c’è molta scelta.

MARION   - (Riflettendo intensamente) Non mi ricordo perché stessi sola quella sera…

BERNARD - (con un sorriso) Se non lo fossi stata… niente di tutto ciò sarebbe accaduto.  (Sta per andare)

MARION   - Dove stai andando?

BERNARD - A prendere le noccioline.  (Va come un bolide in cucina)

                            (Marion si mette seduta dalla parte della finestra, come se stesse nel pub)

MARION   - Così ero seduta qui, sorseggiando il mio Campari, quando sei

                   entrato all’improvviso. (Ridendo) E non eri molto contento di ve-

                   dermi. (ad alta voce) Bene sono pronta - Sono nel pub e siamo

                   ventidue anni fa. (Si arruffa i capelli, fingendo di essere più gio-

                   vane. Aspetta. Lui non dà segni. Lei grida) Bernard!

BERNARD - (fuori scena) Cosa?

MARION   - (ad alta voce) Dài! Fa’ come hai fatto quella sera!

BERNARD - (fuori scena, a malincuore) Va bene, sto arrivando!

                            (Le luci cambiano, concentrandosi alla fine sulla zona intorno al tavolo. La musica si dissolve  gradatamente ed è sostituita da un appena percettibile rumore di pub.

                            Bernard entra. Ora indossa un impermeabile. Si avvicina al tavolo dove Marion sta seduta. E’ sorpreso di vederla lì ed è piuttosto seccato.)

                   Oh. (intenzionalmente) Credo di aver lasciato qui il mio drink.

MARION   - Oh, mi spiace. Non ci ho fatto caso. Pensavo che questo tavolo fosse libero. (Vede il suo bicchiere e lo indica) E’ il tuo quello?

BERNARD - Sì. (Prende il bicchiere e controlla  sospettoso il livello del whisky) Non ne hai preso un sorso, vero?

MARION   - (divertita) No, certo che no!

BERNARD - Ci avrei giurato che ce n’era di più, quando sono andato a lavarmi le mani. (di nuovo guarda attentamente il livello del whisky nel bicchiere)

MARION   - (difendendosi) Ad ogni modo non è quello che sto bevendo.

BERNARD - E’ whisky.

MARION   - E io sto bevendo Campari soda.

BERNARD - Questo sarebbe? Sembra la roba che si prende dal dentista

                            (Bernard resta lì in piedi, dando l’impressione di non essere a proprio agio.)

MARION   - Puoi sederti, se vuoi.

BERNARD - Grazie. (Si siede goffamente)

MARION   - Non mi devi ringraziare. Era il tuo tavolo prima.

                            (Siedono in silenzio, per un momento)

BERNARD - Non hai visto nessuno?

MARION   - Dove?

BERNARD - Qui! A questo tavolo! Un uomo grosso con la barba. L’ho lasciato a sedere proprio qui! (intenzionalmente) Dove sei tu.

MARION   - Difficilmente mi sarei seduta a questo tavolo, se fosse stato occupato da un uomo grosso con la barba.

BERNARD - Sono andato a lavarmi le mani, e nel frattempo deve essere sgattaiolato via!

MARION   - A quanto pare.

BERNARD - Beh, penso che sia molto maleducato, no? Stavamo parlando di affari.

MARION   - Di solito la gente se la dà a gambe quando si parla di affari?

BERNARD - No! Non è mai successo prima!

MARION   - Mi sorprendi.

BERNARD - Mi dispiace! Andrò a sedermi da qualche altra parte.

                            (Si alza e si sposta di un po’)

MARION   - Perché?

BERNARD - (Esitando) Beh, stai per incontrare qualcuno. Non vorrei stare in mezzo.

MARION   - Che ne sai?

BERNARD - Cosa?

MARION   - Che sto per incontrare qualcuno.

BERNARD - Beh, presumo. Di solito la gente non se ne sta seduta sola a bere  un Campari soda se non deve incontrare qualcuno.

MARION   - Ti sbagli.

BERNARD - Tu l’hai detto che era un Campari.

MARION   - Sì. Ma non devo incontrare nessuno.

BERNARD - Oh. (Riflette) Ah…

MARION   - E non sto rimorchiando, se è questo che pensi.

BERNARD - Non l’ho pensato nemmeno per un istante!

MARION   - Allora siediti e finisci il  resto del tuo whisky.

BERNARD - Bene. (Si siede e finisce il whisky) te ne posso offrire uno?

MARION   - Perché?

BERNARD - Non la smetti di chiedere perché.

MARION   - Ho una mente indagatrice.

BERNARD - Io me ne prendo uno e siccome stai qui e non aspetti nessuno, puoi almeno farmi compagnia.

MARION   - (Dubbiosa) Beh… Va bene.

BERNARD - Non c’è niente di male, giusto?

MARION   - No, no. Suppongo di no.

                            (Bernard indica Marion, compiaciuto della sua memoria).

BERNARD - Campari  soda.

MARION   - Giusto.

(Si alza con i bicchieri, poi esita un istante)

BERNARD - Non andrai via, vero? Sarebbe un duro colpo per il mio morale essere abbandonato da due persone in una sola serata.

MARION   - Prometto che starò ferma immobile.

BERNARD - Bene. (Va con i bicchieri in “cucina”)

                            (Marion lo osserva andare via, si preoccupa se il naso è lucido, tira fuori la cipria, lo segue di nuovo con lo sguardo, e di nascosto si incipria il naso.

                            Mette a posto la cipria e si raddrizza di nuovo mentre  Bernard arriva con i bicchieri. Lui si rende conto che la cameriera ha aggiunto una fetta di arancia al Campari, e se ne preoccupa.

                   Hai voglia di una fetta di arancia?

MARION   - Cosa?

BERNARD - Con il Campari.

MARION   - Oh - sì.

BERNARD - Bene allora. (Si siede). Salute di nuovo!

MARION   - Salute!

                            (Fanno tintinnare i bicchieri e devono)

BERNARD - E’ il tuo locale?

MARION   - Come?

BERNARD - Il tuo fornitore di liquidi quando bevi Campari e non incontri nessuno?

MARION   - Beh, è a portata di mano. Abito qui vicino.

BERNARD - E hai un nome?

MARION   - (ridendo) Oh sì!

                            (Lui aspetta invano)

BERNARD - E’ un segreto?

MARION   - No, no! Scusa. Mi chiamo Marion.

BERNARD - Molto carino. Non ho mai conosciuto nessuna Marion. Almeno fin ora. Ed è tutto?

MARION   - (timidamente) No, non è finito…

BERNARD - Oh mio Dio! E’ così brutto?

MARION   - (facendo una smorfia) Eleanor.

BERNARD - Ah…

MARION   - Sai com’è... (poi,confusa). Di solito lo tengo nascosto. Non capisco perché l’abbia detto a te…

                            (Pausa. Si scambiano un breve sguardo)

BERNARD - Marion Eleanor cosa?

                            (Marion frettolosamente recupera il suo equilibrio)

MARION   - Oh no, credo che Marion Eleanor sia abbastanza per poter procedere. E tu?  O invece tu hai solo un numero?

BERNARD - Bernard.

MARION   - Solo Bernard? Nient’altro?

BERNARD - No.

MARION   - Bugiardo! (ride) Comunque, almeno ora sappiamo con chi stavamo bevendo.

BERNARD - Lo dici come se si trattasse di una cosa passata.

MARION   - Lo sarà presto. (Pausa) Che tipo di affari?

BERNARD - Ehmm?

MARION   - Con il tuo amico barbuto svanito nel nulla.

BERNARD - Oh. Lavoriamo nella pubblicità. Stiamo mettendo su un’agenzia insieme.

MARION   - Beh, non andrete lontano se l’altro continua a sparire ogni volta che vai al bagno.

                            (Ridono)

BERNARD - E tu? Di cosa ti occupi?

MARION   - Sono una disegnatrice di moda.

BERNARD - Sei una disegnatrice sposata?

MARION   - No. Non ancora.

BERNARD - Ma lo sarai? Un giorno? Lo speri?

MARION   - Forse. E tu?

BERNARD - Mi stai facendo delle proposte?

MARION   - (ridendo) Volevo dire – Sei sposato?

BERNARD - Oh, sì. Quasi da quattro anni, ora.

MARION   - Figli?

BERNARD - Non fin lì. Sembra che non abbiamo capito come affrontare la questione.

MARION   - Ma ne vorrai? Un giorno? Lo speri?

BERNARD - Sì. Sarebbe carino.

MARION   - (all’improvviso) Santo cielo! Guarda che ora si è fatta! Devo andare. (Scatta in piedi e sta per andare).

BERNARD - (alzandosi) Mi avevi detto che non dovevi incontrare nessuno.

MARION   - Difatti. Ma mi sono ricordata che c’è qualcosa che volevo vedere in televisione.

BERNARD - (Sgonfiato) Oh…(ride soffocato e sconsolato).

MARION   - (ridendo) Oh, mi dispiace! Deve essere sembrato molto sgarba-to. Non mi sono annoiata, se è quello che stai pensando, ma è una serie di film gialli e voglio vedere come va a finire questa sera.

BERNARD - (Con un sorriso) E io non posso competere con un film giallo alla televisione? (Appena lei reagisce) No, non importa. Mia moglie mi sta comunque aspettando a casa. Forse ti posso dare un passaggio? (prendendola in giro) Non devi perdere l’inizio.

MARION   - No, no. Va bene. Come ti dicevo, abito proprio qui dietro. Mi dispiace di averti rubato il tavolo. E grazie per il drink.

BERNARD - Piacere mio.

MARION   - La prossima volta te ne offro  uno io! Arrivederci!

                            (Marion va rapidamente in “cucina”, si mette un grembiule  per  diventare Carol.

                            Bernard la osserva andar via con un sorrisetto, poi finisce il suo drink, raccoglie i bicchieri e va in “cucina”, nel frattempo si diffonde la musica e cambia la luce fino a che l’intero appartamento non è illuminato.

                            Bernard entra dalla porta d’ingresso, indossando il suo impermeabile  e portando una  valigetta. Ora siamo a casa sua ventidue anni fa. La musica si arresta.

BERNARD - (ad alta voce) Ciao, cara! Sono a casa!

CAROL      - (fuori scena) Ciao!

(Bernard posa la valigetta e si toglie l’impermeabile.

Sua moglie Carol interpretata dalla stessa attrice che fa Marion, entra in scena dalla cucina. Indossa un grembiule e delle presine a forma di guanto.

                   Non credevo tornassi così presto. (Lo bacia, rapidamente)

BERNARD - Nemmeno io, ma la serata è finita piuttosto rapidamente. (Appende il soprabito nell’armadio.)

CAROL      - Ti porto qualcosa da bere.

BERNARD - No, grazie cara. Non adesso. (Prende un po’ di corrispondenza e siede sul divano per esaminarla).

CAROL      - Come è stato Martin?

BERNARD - Molto elusivo.

CAROL      - C’è stato un buon incontro?

BERNARD - Sì. Per quanto mi riguarda. (Ride)

CAROL      - Cosa c’è di divertente?

BERNARD - Ho incontrato una tipa molto carina nel pub.

CAROL      - Serviva dietro al bancone?

BERNARD - No, no… Stava… semplicemente  seduta lì.

CAROL      - (confusa) Semplicemente seduta lì? Era molto vecchia?

BERNARD - (ridendo) Naturale che non era vecchia! Sui trenta, suppongo.

CAROL      - (stuzzicandolo) E la rivedrai di nuovo?

BERNARD - Non essere sciocca. E’ stato giusto per una volta.

CAROL      - (Facendo finta di essere sospettosa) Oh, e sei andato a casa sua, allora?

BERNARD - Volevo dire incontro di una volta. Si chiama Marion Eleanor e beve Campari soda.

CAROL      - E’ spagnola?

BERNARD - Naturale che non è spagnola!

                            (Carol si siede accanto a lui.

CAROL      - Sei arrivato giusto al primo nome, allora.

BERNARD - Sì.

CAROL      - E lei ci stava?

BERNARD - Naturale che non ci stava.

CAROL      - E come lo sai?

BERNARD - Perché me lo ha detto.

CAROL      - Allora avete parlato di questo?

BERNARD - Non proprio, no… E’ giusto… venuto fuori durante la con-versazione.

CAROL      - E’ tutto quello che è venuto fuori nella conversazione? (Fa una risatina affettata) Dove abita?

BERNARD - (senza riflettere) Dietro l’angolo. (Si rende conto dell’impres-sione che può dare tale affermazione, ma è troppo tardi)

CAROL      - Ah! Ti ha detto questo, vero?

BERNARD - Forse ora mi va qualcosa da bere!

                            (Carol  sorride, compiaciuta del suo imbarazzo. Lui si affretta a versarsi del whisky)

                   Per puro caso le è capitato di dire che abitava molto vicino al pub.

CAROL      - E non ci stava.

BERNARD - No.

CAROL      - E tu l’hai creduta?

BERNARD - Certamente.

CAROL      - Non hai pensato che fosse un implicito “andiamo”?

BERNARD - (Tornando con il suo drink) Naturale che non era un “andiamo”.

CAROL      - E cos’era allora?

BERNARD - Era una conversazione. Stavamo facendo una conversazione. E’ quello che fai se incontri qualcuno in un pub. Tu… tu bevi e chiacchieri. E’ una donna molto carina.

CAROL      - Sì. Già l’hai detto. Comunque credevo che tu dovessi incontrare Martin stasera.

BERNARD - Dovevo, ma se l’è squagliata quando sono andato a fare pipì.

CAROL      - Forse ha avuto tatto. Lasciandoti campo libero per il tuo movi-mento con la trentenne spagnola.

BERNARD - Non è spagnola. E non l’ho rimorchiata!

CAROL      - Lei  ha rimorchiato te, allora!

BERNARD - Abbiamo solo fatto un po’ di conversazione. Sai com’è.

CAROL      - (Sogghignando) Sto cominciando a scoprirlo.

BERNARD - Non capisco tutto il trambusto che stai facendo.

                            (Lei sorride e lo bacia, affettuosamente)

CAROL      - Sei sempre stato un pessimo bugiardo, tesoro. Vado a prendere la cena. (Va verso la cucina)

BERNARD - Non ho molta fame.

CAROL      - Non ti ha nemmeno dato da mangiare?

BERNARD - Ho mangiato molto a pranzo.

CAROL      - Capisco…(Sta per andare)

BERNARD - (Difendendosi) Probabilmente non la rivedrò più.

CAROL      - Faresti meglio. (Dopo di che va in cucina. Ridiventa Marion)

BERNARD - (Ad alta voce) Ormai si sarà probabilmente dimenticata come sono fatto! (Finisce il drink, stancamente)

                            (Si diffonde la musica e le luci cominciano a cambiare, concentrandosi alla fine sulla zona del tavolo. In sottofondo si sente rumore non distinto di pub. Bernard è seduto al tavolo. La musica si arresta.

                            Marion entra dal “bar” (cucina). Porta un whisky e un Campari soda. Lui alza lo sguardo quando la vede arrivare.

                   Credevo che ormai ti fossi dimenticata com’ero fatto.

                            (Lei si siede con i drink)

MARION   - Non ho una così cattiva memoria. Ci siamo incontrati solo una settimana fa.

BERNARD - (Accettando il drink) Grazie. Ma non avresti dovuto farlo, sai. Offrire da bere a uomini sposati, hai una reputazione.

MARION   - L’altra volta ti ho detto che l’avrei fatto. E questo è semplice-mente un drink e un uomo sposato, quindi salute!

BERNARD - Salute!

                            (Fanno tintinnare i bicchieri e bevono a sorsi)

                   E’ stato eccitante il finale?

MARION  - Non ho proprio capito la domanda.

BERNARD - (ridendo) La puntata del film giallo in televisione.

MARION   - (Ricordandosi) Oh. No, è stato un po’ banale.

BERNARD - Così impari a lasciarmi seduto da solo in un locale pubblico.

MARION   - Ti ho promesso di non farlo di nuovo. (Guardandosi intorno) E’ già sparito, presumo.

BERNARD -  (Ha un attimo di smarrimento) Come?

MARION   - Il tuo socio barbuto. Sei qui  per  lavoro, vero?

BERNARD – (Imbarazzato, finge di essere disinvolto) Oh - no, non stasera. Ho pensato di fare giusto un salto e farmi un goccio al volo, tornando a casa. E poi ti ho… ti ho individuata… seduta qui… da sola. E’ stata proprio una sorpresa.

MARION   - Perché?

BERNARD - Ti piace molto domandare perché.

MARION   - Beh, abito  dietro l’angolo. O te lo sei dimenticato?

BERNARD - Oh -  sì - naturalmente. Me lo avevi detto, vero?

MARION   - Perciò era piuttosto probabile che io potessi essere qui.

BERNARD - (Preso nel sacco) Ehmm - sì… (Fa un ampio sorriso e si nasconde, bevendo).

MARION   - Hai parlato di me a tua moglie?

BERNARD - Sì. L’ho fatto, in verità.

MARION   - Oh Dio mio. Che delusione. Ambivo a diventare un segreto ben nascosto. Sarebbe stato molto più eccitante. Ora posso essere semplicemente una buona amica. (Fa un broncio aggraziato)

BERNARD - Beh, se ti può consolare un po’, credo che fosse gelosa.

MARION   - (rianimandosi) Davvero?

BERNARD - Era convinta che tu fossi spagnola.

MARION   - Oh, bene!  Va già meglio. Quale altra presunzione ha fatto su di me?

BERNARD - Oh - Eh... Niente che mi possa ricordare (ma invece se lo ricorda!)

MARION   - Ti ha chiesto se mi avresti incontrato di nuovo?

BERNARD - Sì.

MARION   - E tu hai detto no?

BERNARD - Sì. Ho detto no.

MARION   - Così stavi mentendo? Incoraggiante! (Sorride guardandolo fisso  per un momento)

BERNARD - Te ne andrai di nuovo via di corsa a guardare la televisione, stasera?

MARION   - No. Ritengo di no.

BERNARD - Oh, bene!

                            (Sorseggiano i loro drink in silenzio. Lui la fissa)

MARION   - Cosa c’è?

BERNARD - Mia moglie mi ammazzerebbe se sapesse cosa sto pensando ora.

MARION   - Allora non glielo dovresti dire.

BERNARD - Lo saprà. Ha i radar.

MARION   - Non penserà davvero che ti stai comportando male dopo due incontri?

BERNARD - Ha una mente molto sospettosa.

MARION   - Perché? Lasci le impronte?

BERNARD - No. Sono sposato da quattro anni e posso dire onestamente che non mi sono mai sentito come ora. Dio santo, ti conosco solo da una settimana!

MARION   - (divertita) Oh cielo! Cosa ha scatenato questo stato?

BERNARD - Non saprei. Forse il modo in cui bevi Campari  soda. Non sono in grado di localizzare con precisione il momento. Ma è successo all’improvviso. E non passerà.

MARION   - (prendendolo in giro) Bene, cosa ti senti? Devo chiamare il  dottore?

BERNARD - Non credo che servirebbe.

MARION   - Cosa  senti esattamente?

BERNARD - Un profondo imbarazzo.

MARION   - Perché?

BERNARD - Stai facendo di  nuovo il gioco del perché…

MARION   - Bene, non c’è  bisogno di essere in imbarazzo. Ho promesso di non comportarmi male in pubblico, quindi perché ti dovresti sentire in imbarazzo?

BERNARD - Perché sono un uomo felicemente sposato e sto parlando ad una donna che ho incontrato solo in due occasioni, e tutte le volte che parlo con lei diventa incredibilmente difficile.

MARION   - (Ridendo) Questo non è imbarazzante.

BERNARD - Lo sarà se mi alzo.

MARION   - Cosa pensi di fare, dunque?

BERNARD - Non lo so.

MARION   - Te lo puoi tenere fino a che non torni a casa?

BERNARD - Mia moglie si insospettirebbe.

MARION   - O si sentirebbe lusingata.

BERNARD - Sospettosa.

MARION   - Bene, ci deve essere una soluzione…

BERNARD - Sì.

                            (Riflettono per un istante)

                   Tu… tu hai detto che abitavi proprio qui dietro, vero?

                            (Pausa. Poi velocemente e nello stesso identico istante finiscono il loro drink ed escono di corsa fuori (portando i bicchieri.  

                            Si diffonde la musica e l’effetto del rumore del pub cambia mentre cambia la luce finché l’intero appartamento è illuminato.

                            La musica si arresta quando Bernard e Marion arrivano, senza fiato, passando dalla porta di ingresso di quello che ora è l’appartamento di Marion. Lui è più affannato di lei.  Stanno l’uno di fronte all’altro per un momento.

BERNARD - Non mi avevi mai detto che abitavi al terzo piano!

MARION   - Tu non me lo avevi mai chiesto.

BERNARD - Non avete un ascensore?

MARION   - E’ fuori servizio. (Lo guarda, divertita, per un momento) Bene, andiamo, cosa aspetti?

BERNARD - Dammi un’opportunità! Non ho ancora ripreso fiato.

MARION   - Oh Dio. C’è un po’ di calo di tensione, no? Pensavo che ci saremmo precipitati in casa e ci saremmo strappati i vestiti di dosso, come fanno nei film. 

BERNARD - Loro  non devono farsi tre rampe di scale! (Sprofonda in una poltrona). L’hai fatto apposta, vero? Mi hai invitato a casa tua sapendo che l’ascensore era fuori servizio.

MARION   - Non ti ho invitato, è stata una reciproca intuizione.

BERNARD - Potevo avere un attacco di cuore! Mi auguro che lo sistemino.

MARION   - Il tuo cuore?

BERNARD - L’ascensore! Se diventerà un’abitudine, devi avere l’ascensore che funziona.

MARION   - Chi ha parlato di abitudine? Per quanto ne so io, potrebbe anche non andarti.

BERNARD - Mi va eccome! Basta che non debba fare la maratona prima!

MARION   - Ti prendo un bicchiere d’acqua e un paio di aspirine.

BERNARD - Non voglio un bicchiere d’acqua! E’ molto imbarazzante. Lo sai, vero?

MARION   - Sì. Lo ammetto. (Nasconde a stento il suo divertimento)

BERNARD - Ti diverti, vero?

MARION   - Mi sarei divertita di più se fossimo sotto il piumone.

BERNARD - Grazie per  la dimostrazione di fiducia.

MARION   - Ad ogni modo, non lo sapremo mai ora, no?

BERNARD - Sapere cosa?

MARION   - Se era bene o male.

BERNARD - Perché no? Non stiamo rimettendo in scena il passato?

MARION   - Pensi che dovremmo anche se non hai un’infermiera specializ-zata in servizio?

BERNARD - (con aria di sfida) Sto bene! Avevo solo bisogno di riprendere fiato.

                            (Marion gli prende il polso, trova la pulsazione della vena e guarda l’orologio per qualche istante)

MARION   - Sembra normale. Dovresti essere in grado di farlo ora.

BERNARD - (scattando in piedi, con ardore) Bene! Vediamo se riusciamo a tornare nello spirito della cosa.

                            (Vanno velocemente alla porta che lei apre, poi lo guarda, interrogativamente)

MARION   - Ok. Fino a dove vuoi arrivare?

BERNARD - Beh, se l’ascensore non fosse stato fuori servizio immagino che avremmo corso l’intera distanza.

MARION   - Volevo dire, vuoi cominciare dall’inizio?

BERNARD - Non ho intenzione di farmi di nuovo di corsa tre rampe di scale! Potremmo rifarci giusto qualche metro di corridoio per precipitarci…

MARION   - Ti sarà sufficiente per metterti nel giusto stato d’animo?

BERNARD - Sono nel giusto stato d’animo ora!

MARION   - Ok. Andiamo!

                            (Escono di scena e vanno in corridoio. Pausa)

                   (Fuori scena) Sei pronto?

BERNARD - (Fuori scena) Sì.

MARION   - Fuori scena) Sicuro?

BERNARD - (Fuori scena) Sì.

MARION   - (Fuori scena) Bene!

(Entrano in scena precipitosamente dal corridoio, sbat-tendo la porta dietro di sé. Marion inizia  a togliersi i ve-stiti, facendo dei risolini. Lui prova a togliersi i pantaloni ma non riesce a farli passare dalle scarpe)

BERNARD - Oh mio Dio…!

                            (Marion si ferma e lo guarda)

MARION   - Che problema  c’è ora?

BERNARD - Non riesco a togliermi i pantaloni.

MARION   - Beh, dovresti avere fatto un po’ pratica!

BERNARD - Non sapevo che avrei fatto una cosa del genere. Non va bene. Mi dovevo togliere prima le scarpe.

MARION   - Ti eccita qualsiasi cosa.

                            (Bernard si siede goffamente sul pavimento, i pantaloni intorno alle caviglie, si toglie le scarpe. Lei lo guarda e la vista della scena straordinaria è davvero troppo: crolla sul letto, e ride da non poterne più)

BERNARD - (Furioso) Non c’è niente da ridere!

MARION   - Ah no? Ti dovresti vedere!

BERNARD - Mi dispiace che lo trovi buffo. Vuoi andare avanti o no?

MARION   - Sì, certo. Scusa. Proverò a controllarmi. (Prova a controllarsi)

(Bernard riesce a togliersi i pantaloni, si alza squadran-dola)

BERNARD - Bene, sei pronta?

MARION   - Oh forza! Sono pronta da una settimana!

(Lei si aspetta che lui faccia una mossa... Lui resta immobile e senza pantaloni, dopo un po’ parla, con molta cautela)

BERNARD - Come ti piacerebbe che cominciassi?

MARION   - (Con pazienza) Saltami addosso e prendimi di sorpresa!

BERNARD - Oh. Giusto. (Una pausa) Pronta?

MARION   - Se me lo chiedi non è più una sorpresa!

BERNARD - No. Ok. (Pausa) Conto fino a cinque.

MARION   - No! Senti - Perché non vieni e ti sdrai vicino a me e vedi come andare avanti?

BERNARD - Buon’idea!

                            (Va a sdraiarsi vicino a  lei sul letto. Una lunga pausa. Rimangono fermi immobili, fianco a fianco)

MARION   - Ti stai addormentando?

BERNARD - No. Sto solo entrando  di nuovo nello stato d’animo giusto.

MARION   - Beh, sbrigati o io   potrei addormentarmi.

                            (Un altro silenzio)

BERNARD - Quale lato preferisci?

MARION   - Cosa?

BERNARD - Quale lato del letto. Preferisci stare a destra o a sinistra? C’è una differenza.

MARION   - Non ci ho pensato veramente. Procediamo e vediamo come va a finire!

BERNARD - Io preferisco la sinistra.

MARION   - Ma  sei sulla destra.

BERNARD - Sì.

MARION   - (con tono irritato) Bene, faresti meglio a cambiare allora!

                            (Bernard si alza e corre dall’altra parte del letto)

                   Non ti stancare, però.

(Bernard esita, fermo in piedi come se stesse sul bordo di una piscina sul punto di tuffarsi)

BERNARD - Bene. Eccoci! (Una pausa) Tutto pronto?

MARION   - Sì.

                            (Salta sul letto e grida agonizzante)

BERNARD - Oooh!!!

MARION   - Non sarà mica così brutto?…

BERNARD - (Dolorante) Penso di aver fatto qualcosa di tremendo.

MARION   - (Stufa) Non mi dire che l’hai rotto!

BERNARD - Ho un crampo!

MARION   - Oh, mio Dio…! Dove?

BERNARD - Alla gamba! Dove pensi?

MARION   - Devi allungarla.

BERNARD - Non posso! E’ una tortura!

MARION   - Oh, lascia fare a me! (Gli afferra la gamba e cerca di stenderla)

BERNARD - Non quella! L’altra!

(Marion si arrampica su di lui e cerca di allungare l’altra. Bernard grida di dolore)

                   No! Lasciala! Lasciala! Stai facendo peggio!

MARION   - Prova a stare in piedi, allora. Sposta il peso sulla gamba.

(Respirando profondo, Bernard si allunga con cautela verso il piede, ma gli fa così male quando prova ad allungarsi che è costretto a stare su di una gamba come un airone sul fiume. Con difficoltà fa un balzo sul divano, e si lascia andare su di esso, con attenzione,  tenendo la  gamba dolorante allungata di fronte a sé.

Marion  ha assistito a questa scena con  la pazienza alla quale può fare appello. Lo percorre con lo sguardo poi lo fissa, dubbiosa.

                   Hai fatto questo genere di cose molte volte?

BERNARD - Vuoi dire, sesso?

MARION   - Oh,  lo chiami sesso?

BERNARD - Certo che l’ho fatto, regolare come un orologio.

MARION   - E’ proprio quello che mi hai detto:  sei sposato da quattro anni e non hai avuto figli così pensavo che questa fosse la tua procedura normale.

BERNARD - (Guardandola torvo, rabbiosamente) Non è divertente!

MARION   - Io credo che lo sia. Credo che sia molto  divertente.

BERNARD - Io sto agonizzando. Come puoi essere così insensibile?

MARION   - E’ molto facile.

                            (Torna al letto e comincia a rimettersi gli abiti sparpa-gliati a terra. Lui la vede)

BERNARD - Che fai?

MARION   - (Con freddezza) Mi rivesto. Che ne pensi?

BERNARD - Perché ti rivesti?

MARION   - Perché hai avuto la tua opportunità e l’hai persa!

(Bernard  guarda fisso, tristemente)

BERNARD - Questo è il peggior momento della mia vita…

MARION   - Non è esattamente il mio momento più memorabile. Farei me-glio a portarti da mangiare. Di certo hai bisogno di molte calorie. (Va verso la cucina)

BERNARD - (Riprendendosi) Hai qualcosa da mangiare?

MARION   - Sì. Ho dello spezzatino nel forno. Ero una guida ai boy scout. Mi piace essere organizzata. (Lo guarda in cagnesco e va in cucina)

(La musica si diffonde non appena Bernard si alza e con un balzo va a raccogliere scarpe e vestiti. Riesce a ripren-derli e tornare sul divano prima che Marion ritorni con un piatto di spezzatino su di un vassoio e una forchetta. Posa bruscamente il vassoio in grembo di Bernard. La musica si arresta)

BERNARD - Grazie!

MARION   - Ora ti mangi ogni pezzettino. E molto nutriente e ti farà bene.

                            (Ma Bernard guarda lei e non la pietanza. Marion si accorge del suo sguardo.

                   Qual è il problema?

BERNARD - Sono in grande imbarazzo.

MARION   - (Ridendo) Oh, no - non quello  di nuovo!

BERNARD - Sono un uomo felicemente sposato e mi sto innamorando di te.

MARION   - (Con calma) Oh tutto qui? Bene. Mangia. (Torna in cucina)

                            (Bernard ridacchia e mangia, affamato.

                            La musica si diffonde mentre la luce sfuma fino al buio e poi di nuovo alla luce totale. Siamo di nuovo nell’appar-tamento di Bernard, al tempo presente.

                            Marion è ora seduta a tavola. Bernard sta in piedi, tenen-do il vassoio con lo spezzatino. La musica si arresta)

BERNARD - Sicura di averne avuto abbastanza?

MARION   - Sì, grazie. Era buonissimo. La tua cucina è sicuramente miglio-rata con gli anni.

BERNARD - Già. Le uova strapazzate sul pavimento erano la mia specialità. (Porta il vassoio in cucina)

MARION   - (Ridendo) Mi ricordo! (Si alza a va a sedersi sul divano)

                            (Bernard torna e va a cercare qualcosa in un  cassetto)

Mi aveva sorpreso che tu fossi ritornato di nuovo da me dopo la notte del Grande Crampo.

BERNARD - Sono felice di averlo fatto, però.

MARION   - Anche io… Che stai cercando?

BERNARD - Ho qualcosa da farti vedere. Mi sono capitate l’altro giorno. Un bella coincidenza se consideri che oggi dopo ventidue anni ci siamo scontrati nel bel mezzo di un grande magazzino. (Va da lei con un po’ di fotografie, le si  siede accanto, sul divano) Guarda!

(Marion gli prende dalle mani una fotografia rovinata e la guarda attentamente, senza espressione)

MARION   - Chi è?

BERNARD - Tu ed io, naturalmente.

MARION   - Non siamo noi! (guarda più da vicino). Non può essere!

BERNARD - Sì invece.

MARION   - (Divertita) Veramente la gente si faceva crescere i capelli in questo modo?

BERNARD - Credo di essere piuttosto sexy.

MARION   - Sembri un capo brigante. E io dove ho preso questo vestito?

BERNARD - Erano di gran moda! (Ridacchia) Aspetta finché non hai visto questa! (Le passa un’altra foto)

                            (Marion la guarda e ha un’esplosione di riso)

MARION   - No! Sembro un pallone gonfiato! Dovevo attraversare la mia fase cicciona. Dio, ero veramente enorme allora!  Ti credo che hai avuto un crampo.

BERNARD - No, no eri bellissima. (Passa in rassegna le fotografie come carte da gioco)

MARION   - Cos’è questa?

BERNARD - No, forse non dovrei fartela vedere. (Prova a nasconderla)

MARION   - Fammela vedere! Dammela!

(Lottano per la fotografia. Lei riesce a prenderla, e la guarda confusa)

                   La sto guardando sottosopra?

BERNARD - (Guardandola) No.

MARION   - (Indicando) Sei tu?

BERNARD - Sì.

                            (Marion si mette con la testa su di un lato e guarda di nuovo)

MARION   - Mica sarò io?

BERNARD - Sì!

MARION   - Che diavolo stavamo facendo?

BERNARD - Stavamo al Giro della Morte a Luna Park.

MARION   - Sì, capisco dove siamo. Ma che facevamo sul Giro della Morte? (Ridacchia) Dovrebbero dare una medaglia a chi fa una cosa del genere. Oh, è carinissima! Posso tenerla?

BERNARD - Se vuoi.

MARION   - Sì, voglio, voglio! La custodirò gelosamente. (Senza pensarci lo bacia sulla bocca)

                            (Realizzano cos’è successo e scivolano automaticamente in un lungo bacio. Poi riemergono. Pausa)

BERNARD - Non è straordinaria la vita? Tra noi ci passano sette figli e stia-mo entrambi baciando qualcuno che non vediamo da ventidue anni.

MARION   - Beh… siamo vecchi amici.

BERNARD - Sì.

                            (Si guardano fisso)

MARION   - Pensi  che tua moglie se ne sia mai accorta. Di noi?

BERNARD - Non credo.

MARION   - Dopo tutto, ci siamo… sovrapposti un po’, no? Non ha mai avuto sospetti?

BERNARD - Solo la sera che non ho voluto cenare perché ero pieno del tuo spezzatino.

MARION   - Sicuramente altre sere c’erano altre cose che non potevi fare…

BERNARD - Non sembrava farci caso. Si è arrabbiata di più per la cena. Vado a preparare un po’ di caffè. (Va in cucina)

MARION   - Vengo ad aiutarti. (Lo segue, guardando le fotografie). Mi domando chi abita nel mio vecchio appartamento ora. (Esce di scena dietro di lui).

BERNARD - (Fuori scena) Beh, chiunque sia, spero per la sua salute che abbiano fatto aggiustare l’ascensore.

MARION   - (fuori scena) Sì, non ti sei mai abituato a quelle scale, vero?  (ride).

                            (La musica si diffonde e cambiano le luci. Siamo di nuovo nell’appartamento di Marion ventidue anni prima.

                            Bernard entra dalla porta di ingresso. Indossa l’imper-meabile e ha l’affanno.

                            Si arresta la musica.

                            Marion entra dalla cucina. Porta un piccolo dolce con sei candeline. Tiene gli occhi sul dolce.

MARION   - Si direbbe che sei molto affannato. E non abbiamo ancora co-minciato. (Posa con attenzione il dolce sul tavolo del divano)

BERNARD - Beh, non avete ancora fatto aggiustare quell’ascensore! Non ci sono  degli elettricisti nei dintorni?

                            (Marion va verso di lui e si baciano)

                   Sto migliorando, però, non trovi?

MARION   - (Con  un ampio sorriso) Sì, hai fatto un sacco di pratica.

BERNARD - Sto migliorando a fare tre rampe di scale di corsa! (Si toglie il cappotto) Devi veramente parlare a quel tremendo portiere!

MARION   - Il signor Ferris?

BERNARD -  Si chiama così? Non la smette di farmi l’occhiolino.

MARION   - Non riesco a capire perché. Ha un’ampia moglie e due bambini.

BERNARD - Non quel genere di occhiolino! Un occhiolino furtivo. (Va ad appendere il soprabito)

MARION   - Non ho mai pensato a Mr Ferris come a qualcuno di furtivo.

BERNARD - (Tornando) Beh, lo è! Sta in agguato. E ogni volta che passo per salire ghigna – e ammicca! “ ci siamo capiti, amico” una specie di ammiccamento. Come se sapesse cosa sta accadendo.

MARION   - Immagino che lo sappia. Arrivi qui e te ne vai due ore dopo con un  sorriso stampato sul viso: è probabile che si faccia venire dei sospetti.

BERNARD - Mi auguro che pensi che tu sia d’accordo. Non voglio un muc-chio  di maschi alleati con un portiere furtivo. Non sono affaracci suoi. E poi c’è un’altra cosa!

MARION   - Come?

BERNARD - La donna nell’appartamento sotto a questo. Ora, lei  ci sta. Ogni volta che salgo su, apre la porta e dice, “ Ciao, carino!” . E’ come se si aspetti che faccia una deviazione. Prima aggiustano l’ascensore, in modo che la possa evitare, meglio è.

MARION   - Immagino che sia gelosa. Pensa che io faccia concorrenza alla sua attività commerciale.

                            (Bernard a questo punto nota la torta)

BERNARD - Cos’è?

MARION   - E’ una torta.

BERNARD - Lo so che è una torta. (Esaminandola) Ma non è una torta co-mune. Le torte comuni non hanno le candele. Celebriamo qual-cosa?

MARION   - Non dire che ti sei dimenticato!

BERNARD - (Conta le candele) Uno, due tre, quattro, cinque, sei. Beh, non è il mio compleanno.

                            (Lei fa finta di arrabbiarsi)

MARION   - Speravo che ti saresti ricordato…

BERNARD - Avrei voluto…! (Confuso) Sei candele… (riflette profondamen-te)

MARION   - E’ la nostra festa.

BERNARD - (Smarrito) Prego?

MARION   - Festa!  Festeggiamo la sesta volta!

BERNARD - (Sorridendo) Non essere sciocca! L’abbiamo fatto più di sei volte!

MARION   - Hai  dimenticato!

BERNARD - Sì, è vero. Vuoto totale.

MARION   - (Con pazienza) Lo abbiamo fatto per sei mesi.

BERNARD - Oh davvero? Santo Dio. Sappiamo davvero come prenderci ormai.

MARION   - Beh, hai avuto delle partenze lente.

BERNARD - Non le avrei avute se non fosse stato per quel cavolo di ascen-sore! (Ammirando la torta). Beh, è molto carina. Sono davvero commosso. Chi si immaginava che avresti preparato una torta per festeggiare il mezzo anno preciso.

MARION   - Non l’ho fatta io. L’ho presa  da Tesco.

BERNARD - Non sapevo che facessero torte con candele.

MARION   - Infatti. Ho comprato le candele a parte.

BERNARD - Che bello. Un pensiero molto bello. Anche se proviene da Te-sco. Quando dovremmo tagliarla, prima o dopo?

MARION   - Prima! Come fai ad essere cosi  poco romantico?

BERNARD - Scusa, tesoro. Ma a me piace procedere secondo l’ordine. Spero che tutto questo non indichi una mancanza di fiducia da parte tua.

MARION   - Che vuoi dire?

BERNARD - Perché festeggi sei mesi? Non vuoi aspettare che compiamo l’anno intero?

MARION   - Sono un’avida. Volevo avere due festeggiamenti anziché uno solo. Così ho preso una piccola torta con sei candele.

BERNARD - Allora alla fine dell’anno prenderai una grande torta con dodici candele?

MARION   - Sì.

BERNARD - Com’è bello, grazie. Grazie. (La bacia) Anche  io  ho qualcosa per te.

MARION   - Sì, lo so, ma deve aspettare!

BERNARD - (Ridendo) Non quello! (Va a prendere un pacchettino grazio-samente incartato, tirandolo fuori dalla tasca del soprabito, e glielo porta) Auguri!

MARION   - (Sorpresa, felice) E’ per me?

(Lui si guarda intorno per controllare)

BERNARD - Beh,  qui non c’è nessun altro.

(Eccitata, si avvicina al divano e apre il pacchetto. Lui la segue. E’ una bottiglia di costoso profumo. E’ felicissima)

MARION   - Oh, Bernard! Che carino! E fin troppo prezioso. Grazie. (Lo bacia) Così te lo ricordavi?

BERNARD - No.

MARION   - Cosa?!

BERNARD - E non avrai due  bottiglie alla fine dell’anno!

                            (Ridono. Bernard la prende per mano e vuole portarla fino al letto. Lei resta indietro)

MARION   - Dove stiamo andando?

BERNARD - Non vogliamo perdere ancora tempo, no?

MARION   - Credevo che avremmo mangiato prima la torta…

BERNARD - Ah… prima la torta? Preferisci prima la torta?

MARION   - Beh… sì… credo.

BERNARD - Piuttosto che…?

MARION   - Non eravamo d’accordo?

BERNARD - Bene. (Tornando con lei). Allora, tagliamo la torta.

(Marion corre in cucina a prendere un coltello e si prepara a tagliare la torta)

                   Aspetta un minuto!

MARION   - Cosa?

BERNARD - Non abbiamo acceso le candeline.

MARION   - (Ricordando) Oh, no!

(Bernard accende le candele. Guardano la torta per un momento, con le candele sfavillanti)

                   Devo spegnerle tutte?

BERNARD - Certamente.

MARION   - Non so se ci riesco…

BERNARD - Ce ne sono solo sei! Se non ce la fai a spegnere sei candeline, cosa diavolo fai quando ti dovrai confrontare con dodici?

MARION   - (Riprendendo animo) Giusto. (Fa un profondo respiro)

BERNARD - Aspetta un minuto!

                            (Lei butta fuori l’aria)

MARION   - Ora  cosa c’è?

BERNARD - Non hai espresso un desiderio.

MARION   - Oh, no… beh… desidero… (Si prepara a esprimere un desiderio)

BERNARD - Ah! Non dirmelo! Non si avvera se me lo dici.

MARION   - Va bene. (Chiude gli occhi e esprime il desiderio)

                            (Dopo un attimo, apre di nuovo gli occhi)

BERNARD - Era un desiderio molto lungo.

MARION   - Già. Ora, devo spegnere?

BERNARD - Come?

MARION   - Le candele.

BERNARD - Oh. Sì. Il tuo desiderio non si esaudisce se non spegni le can-deline.

                            (Marion fa un profondo respiro e spegne cinque candele. Una resta con una luce tremolante. (Candela trucco).

MARION   - Oh Dio. Non vorrà dire che non si avvera il mio desiderio?

BERNARD - (Rassicurante) Ma certo. Cinque su sei è abbastanza. (Toglie la candela trucco) Ok - ora puoi tagliare il dolce.

                            (Marion taglia due fette di torta. Bernard la guarda para-lizzato. Lei coglie il suo sguardo e sorride, con sapevole.

MARION   - Perché mi stai guardando così?

BERNARD - Amo il modo in cui tagli il dolce.

MARION   - (con una risatina ) E’ il modo in cui tutti tagliano la torta.

BERNARD - Oh no, non è lo stesso modo! Quando la maggior parte della gente taglia una torta… semplicemente… taglia una torta. Ma tu… tu riesci a rendere il taglio della torta molto sexy.

MARION   - Che sciocco! (Ma le è piaciuto il complimento)

                            (Marion gli porge una fetta di torta e ne prende una per sé. Si guardano, con la fetta in mano. Lui alza la sua)

BERNARD - Salute!

(Lei alza la sua)

MARION   - Salute!

                            (Fanno “tintinnare” il dolce e lo mangiano. Lui si strozza e sputacchia. Lei si agita)

                   Stai bene?

(Bernard tossisce e le fa segno di dargli un colpo sulla schiena)

(Marion  gli dà un colpo, lui continua a tossire)

                   Ti vado a prendere dell’acqua.

(Corre in cucina e ritorna con un bicchiere d’acqua.

(Bernard beve a sorsi l’acqua, e gradatamente riguarda-gna l’equilibrio. Si siedono sul divano)

MARION   - Ti senti bene ora?

BERNARD - Sì. Beh, credo di sì. Il tuo appartamento sta cambiando rapida-mente in una corsia d’urgenza. Se non mi prende un crampo men-tre faccio l’amore muoio soffocato con un pezzo di dolce! (Resta a guardarla fisso)

                            (Marion nota il suo sguardo)

MARION   - Perché mi  guardi in quel modo?

BERNARD - (Triste, all’improvviso) Oh, Dio…!

MARION   - Cosa è successo?

BERNARD - (drammaticamente) Sapevo che sarebbe successo! Te l’ho detto che sarebbe successo!

MARION   - Cosa? Ma di cosa stiamo parlando?

BERNARD - Ti ho detto la prima notte che siamo stati insieme - quando ho avuto il crampo - che stavo per innamorarmi di te. (Rabbiosamen-te) Beh, dannazione, è successo!

MARION   - E non sembri contento!

BERNARD - Non lo sono! Era la peggiore delle ipotesi che si potesse verifi-care. Ed è tutta colpa  tua!

MARION   - Sì, ne sono certa.

BERNARD - Se non avessi avuto la sfrontatezza di rubarmi il tavolo al pub, non sarebbe successo niente!

MARION   - Avresti desiderato che non accadesse?

BERNARD - No, naturalmente no! Oh maledizione…! (Si alza e si allontana)

MARION   - Credevo che stessimo trascorrendo un bel periodo.

BERNARD - Proprio! Questo è il guaio. Sei dei migliori mesi della mia vita e ora devono finire in questa maniera!

MARION   - Sta  finendo?

BERNARD - E’ naturale che non sta finendo.

MARION  - Tu hai detto che doveva finire.

BERNARD - Finire così!  Con me innamorato di te!

MARION   - Non ci vedo nulla di terribile. Ci piaciamo. Andiamo d’accordo.

BERNARD - Io vado d’accordo con il mio macellaio ma non sono innamorato di lui.

MARION   - Ma lo sei di me?

BERNARD - Sì. Te l’ho detto! Maledizione…!

MARION   - Beh, io penso che sia piuttosto bello.

BERNARD - Non è bello per niente! (Camminando con ampi passi). Sono un uomo felicemente sposato e mi sono innamorato di un’altra donna!

MARION   - Succede sempre.

BERNARD - No, a me non succede.

                            (Marion lo guarda un po’ tristemente)

MARION   - Non sei neppure un po’ soddisfatto?

BERNARD - E’ naturale che sono soddisfatto! (Va in ginocchio da lei) Mi sposi?

                            (Marion indietreggia un po’, istintivamente)

MARION   - Sposarti?

BERNARD - E’ quello che fa la gente quando si innamora…

MARION   - Beh… sì, ma c’è qualche piccolo inconveniente in questo caso, no?

BERNARD - (alzandosi) Non  vuoi  sposarmi?

MARION   - Non è questo. E’ che… beh… come hai appena detto. Sei un uomo felicemente sposato.

BERNARD - Non più! Io sono un uomo tristemente sposato!

MARION   - Ma non è vero. E’ una di quelle cose. Passerà.

BERNARD - La fai sembrare un’indigestione.

MARION   - Abbiamo trascorso sei mesi meravigliosi. Non ideali perché sei sempre dovuto scappare via a casa subito dopo. Ma è stato bello. Ci è piaciuto. Nessuno si è fatto male. Tuttavia non potremo mai togliere il fatto che sei sposato.

BERNARD - (Furioso) Diventerò uno non sposato!

                            (Marion alza le mani in segno di  protesta)

MARION   - Non pensare nemmeno lontanamente a una cosa del genere.

(Bernard si avvicina a lei  e parla con più calma)

BERNARD - Senti  - se… se fossi stato un single… uno scapolo - mi avresti sposato allora?

MARION   - E’ una domanda ipotetica.

BERNARD - Lo avresti fatto?

                            (Marion  esita)

MARION   - Beh… sì. Sì, suppongo che ti avrei sposato.

                            (Bernard è di nuovo trasportato nell’azione)

BERNARD - Bene! Per me è sufficiente! (Parte di corsa e va a recuperare il suo impermeabile)

MARION   - (Seguendolo) Dove vai?

BERNARD - Vado a divorziarmi! Glielo chiedo stasera - nell’istante in cui entro in casa. L’istante in cui varco la porta di ingresso glielo chiedo! Lei capirà!

MARION   - Lo credi  davvero?

BERNARD - Lo so! Naturale che capirà. E’ una persona ragionevole. Templi-cemente le dirò che amo te e che ti voglio sposare! (La bacia rapidamente) Vedrai! Nessun problema!

                            (Dopo di che, su un’ondata di ottimismo, se ne va)

(La musica si diffonde mentre Marion lo osserva andare via, sorpresa. Si accorge della torta, sorride, la prende, raccoglie i bicchieri vuoti, e va in cucina. Si cambia per diventare Carol.

                            La luce cambia. Ora siamo nella casa di Bernard, ancora nel passato.

                            La musica sfuma quando la porta di ingresso si apre e entra Bernard, ansioso, indossando il suo impermeabile, ancora eccitato da quanto ha deciso di rivelare. Si toglie l’impermeabile e lo butta sul letto. Poi la sua sicurezza comincia a scomparire)

BERNARD - Oh, Dio…! (Prova a farsi coraggio, e senza troppa convinzio-ne, ad alta voce) C-c-cara! Ci… ci sei?

                            (Nessuna risposta dalla cucina, allora si affretta a versar-si un whisky che gli possa dispensare un po’ di effimera sicurezza,  beve, e si dirige verso la poltrona.

Sua moglie Carol (interpretata dalla stessa attrice che fa Marion) fa ingresso in scena dalla cucina, indossa un grembiule.  E’ raggiante)

CAROL      - Ciao!

                            (Corre da lui e lo bacia con entusiasmo. Bernard si tiene un po’ indietro)

BERNARD - Ah - ciao, cara. (Nervosamente) Hai passato una buona gior-nata?

CAROL      - Certo che ho passato una buona giornata!

BERNARD - Oh. Bene. Bene. Questo è un bene.

CAROL      - E tu? Come è andata la tua giornata?

BERNARD          - Oh - una cosa media.

CAROL      - Solo una cosa media? Che peccato, mentre io invece ho avuto una giornata così meravigliosa. Meravigliosa! Meravigliosa!

BERNARD - (confuso) E’ successo qualcosa… di speciale?

CAROL      - Oh, sì! Molto  speciale.

BERNARD - (ansioso di arrivare al punto) Ti dispiacerebbe sederti?

CAROL      - (Ridendo) Perché?

BERNARD - Beh, potrebbe… potrebbe essere meglio… sedersi.

CAROL      - Non voglio sedermi. Sono fin troppo eccitata!

BERNARD - Beh, vedi, c’è qualcosa di cui ti voglio parlare.

CAROL      - Oh. E’ importante?

BERNARD - Beh…sì, lo è. Sì.

CAROL      - Perché c’è qualcosa di cui io ti voglio parlare.

                            (E torna in cucina, camminando a un metro da terra per la felicità.  Bernard sente che sta perdendo l’iniziativa, corre  a prendere un altro whisky, poi torna dove lei l’ha lasciato.

                            Carol torna, portando una bottiglia di champagne e due bicchieri. Bernard osserva il suo arrivo con apprensione crescente. Carol  sistema i bicchieri sul tavolo del divano  ed inizia ad aprire la bottiglia. Lui gironzola nervosa-mente)

BERNARD - Ehm… champagne?

CAROL      - Sì! Perché no?

BERNARD - Fe… festeggiamo qualcosa?

CAROL      - Sicuro!

BERNARD - Ti potrei parlare, prima?

CAROL      - Prima che apra la bottiglia?

BERNARD - Potrebbe essere consigliabile.

CAROL      - Qualsiasi cosa tu voglia dirmi, è qualcosa di bello? Qualcosa che possiamo festeggiare?

BERNARD - Beh… non esattamente, no.

CAROL      - Allora festeggiamo prima!  (Apre la bottiglia)

                            (Bernard si rende conto di aver perso l’iniziativa, e cede il campo)

BERNARD - Oh. Bene. Beh… -hemm-  e c-c-cosa  festeggiamo esattamente?

CAROL      - (andando verso di lui) Non indovinerai mai!

BERNARD - Ah no?

CAROL      - Vuoi provare?

BERNARD - Non proprio. Non sono nello spirito di indovinare.

CAROL      - Non hai nemmeno un’idea?

BERNARD - Neppure mezza.

CAROL      - Sei un giocatore! Di solito ti piace indovinare i giochi. Forza! prova!

BERNARD - Non ho idea! Faresti meglio a dirmelo.

                            (Carol sorride, felice)

CAROL      - Siamo incinti.

                            (Bernard ha dei brividi di freddo)

BERNARD - Prego?

CAROL      - Incinta.

BERNARD - Incinta?

CAROL      - Sai cosa vuol dire, vero?

BERNARD - Oh, sì. So cosa vuol dire. Solo non pensavo che si  riferisse a noi.

CAROL      - (gioiosamente) Ora, si riferisce a noi!

BERNARD - Tu… tu vuoi dire che avrai un bambino?

CAROL      - Noi  stiamo avremo un bambino.

(Lui esita, permettendo a questa informazione di abbat-tersi lentamente su di lui…)

BERNARD - Ma come è successo?

CAROL      - (Ridendo) Nel solito modo.

BERNARD - Ma siamo stati sposati per quattro anni e mezzo e non è mai suc-cesso prima!

CAROL      - Questa volta hai fatto centro. Ti devi essere esercitato.

BERNARD - No!

CAROL      - Cosa?

BERNARD - E’ naturale che non mi sono esercitato! Cosa mai ti ha fatto venire un’idea simile?

CAROL      - Bene, qualcosa sembra aver fatto la magia. Sono molto sorpre-sa, in realtà.

BERNARD - Anche io…!

CAROL      - Non credevo che ti interessasse questo genere di cose ultima-mente. Ritenevo che tu fossi carico di lavoro e ti stancassi. (Inizia a versare champagne).

BERNARD - Sì! Sì è vero! Troppo lavoro - stavano così le cose!

CAROL      - Beh, comunque sia sembra aver avuto l’effetto desiderato.

BERNARD - Sì…

                            (Carol torna da lui. Gli prende la mano, romanticamente)

CAROL      - Dopo quattro anni e mezzo alla fine ce l’abbiamo fatta.

BERNARD - Sì…

CAROL      - Avevo quasi perso la speranza.

BERNARD - Sì, così io devo…

CAROL      - Ma  è valsa la pena aspettare, no?

BERNARD - Sì…

CAROL      - Ora diventeremo una famiglia anziché soltanto una coppia. (Una piccola ombra di dubbio) Sei felice, vero? Voglio che tu sia tanto felice.

                            (Bernard ricambia il suo sguardo pieno di richiesta, si stacca inaspettatamente sbattendo le palpebre e annuisce)

BERNARD - Sì. Sì  certo che sono felice. (E lo è, a dispetto delle circostan-ze)

                            (Una pausa, poi l’abbraccia, amorevolmente, e lei comin-cia a piangere)

CAROL      - Ecco! Sapevo che avrei pianto. Mi sono esercitata a dirtelo tutto il pomeriggio e ogni volta piangevo.

BERNARD - Quando te ne sei accorta?

CAROL      - Questa mattina. Sono stata per tutto il giorno con l’impazienza di dirtelo.

                            (Bernard le sorride, con amore.

BERNARD - Sono molto felice. Congratulazioni.

CAROL      - Tu sei quello che deve essere congratulato. Sei stato tu a farlo. (Gli porge un bicchiere di champagne) A noi!

BERNARD - Sì. A noi tre.

                            (Fanno tintinnare i bicchieri e bevono. Lei posa il nicchie-re, aspettando l’abbraccio  tradizionale. Lui se ne rende conto, posa il bicchiere. Si abbracciano. Restano così per un momento, poi lei lo guarda)

CAROL      - Come la chiamiamo?

BERNARD - Che ne dici di Bernadette?  Non era famosa per i miracoli?

                            (Ridono)

CAROL      - (Recitando) Se è una bambina la chiamiamo Debbie e se è un bambino Mark o Peter.

BERNARD - Sembra come se tu avessi già deciso.

CAROL      - Ho avuto molto tempo per pensarci.

BERNARD - (tristemente) Sì. Mi dispiace.

CAROL      - Oh, non intendevo quello!

BERNARD - Lo so.

                            (Lei lo bacia, felice)

CAROL      - Ti amo.

BERNARD - Ti amo, anch’io.

                            (Un momento di silenzio)

CAROL      - Bene - ora è il tuo turno.

BERNARD - Come?

CAROL      - Di cosa mi volevi parlare?

                            (Bernard esita)

BERNARD - Oh… niente. Non… non era importante. Veramente non  impor-tante…

                            (La musica si diffonde e le luci sfumano fino al buio. Rumore di champagne e di bicchieri. Quando riappare la luce siamo di nuovo nel presente, nell’ appartamento di Bernard.

                            Marion è seduta sul divano. Bernard è in piedi lì vicino. La musica si arresta)

MARION   - Ed è stata l’ultima volta che ci siamo visti. Prima che tu tornassi a casa tua quella sera di ventidue anni fa. Mi dovevo immaginare cos’era accaduto. (Fa una breve risata triste). Sapevo che avrei dovuto spegnerle tutte le candele.

BERNARD - (Siede accanto a lei) Quindi era quello il desiderio che avevi espresso?

MARION   - Sì certo, tu a cosa pensavi?

BERNARD - Beh… lo speravo.

MARION   - Perché non mi hai telefonato, avremmo potuto parlare.

BERNARD - Non ho osato.

MARION   - Sono stata a lungo a guardare il telefono, chiedendomi perché non suonasse. Sono andata perfino in quel pub e ho ordinato un campari-soda ogni venerdì per un mese. (Protestando gentil-mente) Avresti potuto telefonare.

BERNARD - Sapevo che se ti avessi parlato avrei cambiato idea. E non potevo farlo. (difendendosi) Ti ho scritto una lettera.

MARION   - Ah sì?

BERNARD - Naturale che l’ho fatto.

MARION   - Non l’ho mai ricevuta. L’hai mandata con un piccione viag-giatore?

                            (Bernard abbassa gli occhi, sentendosi in colpa)

BERNARD - Mi dispiace…

MARION   - E così quello è stato l’inizio della famiglia felice di Bernard?

BERNARD - Sì.

                            (Lei sorride, sincera)

MARION   - Sono contenta .

BERNARD - (Annuendo) Anche io.

                            (Pausa)

MARION   - E allora sono andata in Africa e ho incontrato George…

BERNARD - Ed eravate felici

MARION   - Oh sì. Molto felici.

BERNARD - E tu e George avete seguito il nostro ultimo esempio e avete iniziato a popolare il pianeta.

MARION   - (Ridendo) Sì.

BERNARD - Devi aver iniziato prima di noi. Non ci abbiamo provato per quattro anni e mezzo!

MARION   - Sì. Io ho solo dovuto dividere un taxi con George per rimanere incinta.

                            (Ridono)

BERNARD - Così… tutto a posto, allora, vero?

(MARION annuisce, gli occhi pieni di lacrime)

MARION   - Sì. Tutto a posto, allora.

                            (Si guardano fissi, felici ma provando del rimpianto)

BERNARD - Mi dispiace così tanto…

                            (Marion sorride, e prova a fatica a non piangere)

MARION   - Anche a me…

BERNARD - Però ancora buoni amici?

                            Lei annuisce.

MARION   - Ci puoi giurare. (Improvvisamente si fa attiva) Santo cielo! Guarda che ora è! Devo veramente andare. (Scatta in piedi, prende il cappotto ed sta per  metterselo).

BERNARD - (Seguendola) Sarà chiusa Little Marston ormai?

MARION   - Ho una dispensa speciale. Lasciano il ponte aperto per me.

BERNARD - (guardando l’orologio) E’ molto tardi. Non può esserci più un treno, ora. (poi, allegro) Resta la notte se vuoi.

MARION   - Secondo te è saggio?

BERNARD - Perché no? Abbiamo detto di essere vecchi amici.

MARION   - Mi stai offrendo il tuo divano?

                            (Bernard  la guarda dritto negli occhi e scuote la testa)

BERNARD - No.

                            (Marion considera la cosa)

MARION   - E la madre dei tuoi figli?

BERNARD - Nemmeno lei dormirà sul divano. (Sorride e scrolla le spalle, incoraggiante) Nessun male a nessuno.

MARION  - In ricordo dei vecchi tempi?

BERNARD - Perché no?

                            (Marion lo guarda per un momento. Poi si decide e sor-ride esprimendo consenso)

MARION   - Oh, Al diavolo!  Perché no?

                            (Si  toglie il cappotto rapidamente)

BUIO

FINE DEL PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

                            Appartamento di Bernard. La mattina seguente.

                            Marion è a letto addormentata. Indossa un pigiama di Bernard.

Bernard entra dalla cucina portando un vassoio della co-lazione. Indossa una vestaglia di spugna corta che rivela le sue gambe nude.

                   Va verso il letto e resta in piedi per un momento, guardan-dola fisso. Lei non si muove. Lui tossisce per attirare la sua attenzione. Ora si muove e apre gli occhi, lo vede e resta a guardarlo per un momento.

MARION   - Dove sono?  (Si ricorda) Oh, mio Dio, sono qui!

BERNARD - (Con un ampio sorriso) Sì.

MARION   - Nel tuo appartamento!

BERNARD - Sì.

MARION   - Mi hai sedotta?

BERNARD - No. Non credo. Credo che ci fosse un mutuo accordo.

                            (Marion  riflette un momento)

MARION   - Ci è piaciuto?

BERNARD - Forse a te è piaciuta più la seconda volta che la prima.

MARION   - Probabilmente la prima volta sei stato troppo veloce.

BERNARD - (Con un sorriso di imbarazzo) Sì. E’ vero. Mi dispiace.

MARION   - Oh, beh, una su due non è male dopo ventidue anni. (Si sistema nel cuscino e chiude gli occhi)

(Bernard la guarda in silenzio per un momento, poi tossi-sce di nuovo, per attirare la sua attenzione. Lei apre gli occhi, assonnata)

MARION   - Che succede? Non mi stai già buttando fuori, vero?

BERNARD - Colazione.

MARION   - Ma non è ancora il cuore della notte?

(Indica il vassoio scuotendo la testa. Lei nota il vassoio per la prima volta e si muove)

                   Oh! Mi hai portato la colazione a letto! Che amore! Nessuno mi ha portato la colazione a letto per anni!

(Si siede sul letto. Bernard mette il vassoio di fronte a lei. Marion beve del succo di arancia. Bernard versa il caffè per entrambi)

                   (assonnata) Da quanto sei sveglio?

BERNARD - Da un’ora circa.

MARION   - Che diavolo hai fatto tutto questo tempo?

BERNARD - Sono stato seduto qui, a guardare il tuo sonno.

MARION   - E’ molto ingiusto! Russavo?

BERNARD - No. Totalmente silenziosa. Come quando  Debbie  era appena nata. Dormiva così silenziosamente che mi svegliavo di continuo la notte e andavo a toccarle il viso per essere certo che fosse ancora calda.

MARION   - E  l’hai fatto a me?  Mi hai toccato il viso?

BERNARD - Con te non ne ho avuto bisogno.

MARION   - Stavo  russando!

BERNARD - (ridendo) No. Emanavi… calore!

MARION   - Mi fai sentire il sistema di riscaldamento centrale. (Si serve il toast e mangiucchia, felice)

                            (Bernard la guarda, fissandola romanticamente)

BERNARD - Avevo dimenticato quanto sei meravigliosa come prima cosa di mattina.

MARION   - Bugiardo. Non mi hai mai visto come prima cosa la mattina. Te ne sei sempre andato via prima dell’alba. Prendi un pezzo di toast (gli lancia un pezzo di toast.)

                            (Bernard ridacchia soffocato tra sé. Qualcosa lo ha divertito)

                   Perché ridi?

BERNARD - Stavo giusto pensando che dopo ventidue anni fare l’amore con te è stato come aver guidato la propria macchina di nuovo dopo averne affittata una all’Avis. Sapevo istintivamente dove fossero i tutti i comandi.

MARION   - (Con rimpianto) Ho paura che il modello sia molto più vecchio ora…

BERNARD - Ma ancora in un eccellente assetto operazionale. (La bacia attraverso il toast) Stanotte è stata la migliore, la cosa più fantastica che mia sia accaduta da… (Con voce tremolante.)

MARION   - Beh, vai avanti! Sicuro che non fai un confronto? Dalla notte che hai fatto di corsa  tre rampe di scale e ti sei  preso un crampo (Ride, divertendosi a ricordare)

BERNARD - Speravo che te lo fossi dimenticato.

MARION   - Non me lo dimenticherò mai!

(Bernard la fissa con un sorriso soddisfatto stampato sul suo viso. Marion finisce il toast, beve a sorsi il caffè e nota lo sguardo fisso di Bernard)

                   Ora  per cosa stai ridacchiando?

BERNARD - Beh, ti ho detto che era meraviglioso per me… (Sorride, spe-rando in una risposta congrua).

(Marion lo guarda con orrore)

MARION   - Oh, mio Dio, non osare dirlo!

BERNARD - (Innocentemente) Dire cosa?

MARION   - “Com’è stato per te?”

BERNARD - Beh, non è stato male per una coppia geriatrica!

MARION   - E’ stato molto carino. La  seconda  volta. Grazie molte. Ma do-po ventidue anni non ti puoi aspettare che il cuore si muova.

                            (Ridono e si abbracciano)

                   Hai fatto questo genere di cose molto spesso durante i passati ventidue anni?  Tradendo tua moglie?

BERNARD - (Un po’ troppo insolente) No! Mai! Beh… niente che signifi-casse veramente qualcosa.

MARION   - Io non ho mai tradito George!

BERNARD - Ora lo hai fatto! Anche se è stata solo una volta su due.

(Marion scende dal letto e porta il vassoio della colazione in cucina. Bernard si siede sul bordo del letto, sorridendo tra sé. Lei torna)

MARION   - Ora  cosa c’è che ti diverte?

BERNARD - Stanotte pensavo ai miei figli.

MARION   - Avresti dovuto pensare a me! Non c’è da stupirsi se è stata solo una volta su due.

BERNARD - E mi chiedevo cosa avrebbero detto se avessero saputo che loro padre stava rimbalzando su un letto con una strana donna che ha rimorchiato nel reparto di un supermercato.

MARION   - Io non sono una strana donna e non abbiamo rimbalzato così tanto.

BERNARD - (difendendosi) Abbastanza. Tu hai pensato ai tuoi  figli stanotte?

MARION   - No. Io ho cercato di tenere la mente concentrata sull’attività del momento. Ma so cosa avrebbero detto - “Buon  per te Ma’!’”

                            (Ridono.

                            Marion comincia  a raccogliere i suoi vestiti sparpagliati.

BERNARD - Cosa stai facendo?

MARION   - Non posso girare nel tuo pigiama tutto il giorno.

BERNARD - Non c’è fretta. Ce la stavamo solo prendendo comoda.

MARION   - Non ti aspetterai di certo che io passi l’intera Domenica a letto con uomo che non ho visto per circa un quarto di secolo?

BERNARD - A me sembra una buona idea.

                            (Marion gli prende le spalle e gli parla come a un bambino)

MARION   - Bernard - guardami le labbra. Sei un uomo felicemente sposato con tre deliziosi figli che ti adorano. Questo - non deve - succe-dere di nuovo.

BERNARD - Perché no? Siamo due persone perfettamente in salute che hanno fatto ciò che viene naturalmente. Milioni di persone lo fanno. Ogni giorno.

MARION   - Non con i mariti di altre persone.

BERNARD - Molti di loro lo fanno.

MARION   - Non significa che sia giusto.

BERNARD - Non significa che sia sbagliato. A quest’ora l’anno prossimo po-tremmo essere tutti distrutti. L’intero universo. Ho letto un arti-colo. La calotta polare artica si sta sciogliendo. Potremmo essere tutti sommersi. E potrebbe non esserci posto per tutti noi sul-l’Arca così potrebbe essere troppo tardi per recuperare il tempo perduto e noi avremmo perso tutti questi anni.

                            (Marion lo guarda con un sorriso paziente)

MARION   - Bernard - i miei ragazzi vengono a pranzo. E non ho nemmeno sbucciato le patate. Devo andare a casa.

                            (Bernard sorride e annuisce, consapevole del suo egoismo)

BERNARD - Sì. Sì, naturalmente. Mi dispiace. Non ci avevo pensato. Sup-pongo che George si stia chiedendo dove sei.

MARION   - (Casualmente) Non penso. E’ morto.

BERNARD - (Ad alta voce) Morto?

MARION   - Non lo sarà più tanto a lungo se urli in questo modo.

BERNARD - Mi dispiace. Io… io solo non immaginavo che George fosse morto in qualche modo…

MARION   - Nemmeno io. Ha preso di sorpresa anche me.

BERNARD - Allora non è stato malato?

MARION   - No. Ha avuto un attacco di cuore mentre giocava a golf.

BERNARD - Oh, Gesù, mi dispiace così tanto.

MARION   - Anche a lui sarebbe dispiaciuto. Aveva appena beccato una buca e stava vincendo tre a due.

BERNARD - E’ terribile…!

MARION   - Sì. Sarebbe stato furibondo. Ma almeno non ha dovuto pagare da bere a tutti al club.

BERNARD - Volevo dire è terribile che non  sapessi che fosse morto. Non me lo hai mai detto.

MARION   - Beh, non è il genere di cose che si dicono a qualcuno che non vedi da ventidue anni.

BERNARD - (Piuttosto arrabbiato) Ma ieri sera mi hai detto che eri sposata!

MARION   - Lo sono. Il fatto che mio marito non sia più con me non vuol dire che sono una zitella.

BERNARD - Ma sei… disponibile.

MARION   - Sì.

BERNARD - Tutto ciò confonde molto gli uomini.

MARION   - Perché?

BERNARD - Beh, se dici che sei sposata significa che  non  sei disponibile.

MARION   - Non vedo perché. Tu  sei sposato e sembri essere disponibile.

BERNARD - E’ diverso!

MARION   - E come?

BERNARD - Perché sono stato sposato a lungo.

MARION   - Oh, capisco. Dopo ventisei anni di matrimonio ti è permesso ti dormire in giro? E’ così?

BERNARD - No, naturalmente, no. Non volevo dire questo. Comunque, è differente farlo con  te. Ti conosco da molto tempo.

MARION   - Non mi hai visto per ventidue anni.

BERNARD - Ma ti conosco… sempre. E ti ricordo.

MARION   - Così se lo fai con me non sei infedele nei confronti di tua moglie?

BERNARD - Esattamente! Con te è differente.  Tu sei una vecchia amica.

MARION   - Una vecchia amica? Non suona molto sexy.

BERNARD - Oh sì  invece! Due vecchi amici che riagguantano il passato.

MARION   - E non conta come infedeltà?

BERNARD - No. Non lo avrei mai pensato in questo modo…

MARION   - Oh, bene. Va bene allora. Allora lo possiamo rifare se voglia-mo?

BERNARD - Che bell’idea!

                            (Si afferrano e accennano una danza tipo rock. Ma suona il campanello)

                   C’è qualcuno alla porta!

MARION   - Che si fa?

BERNARD - Quello che non  facciamo è quello che stavamo  per fare.

MARION   - Chiunque sia andrà via.

BERNARD - Andranno via?

MARION   - Non andranno via.

BERNARD - Potrebbero.

                            (Il campanello suona di nuovo)

MARION   - Te lo dicevo che non se ne sarebbero andati!

BERNARD - Non hai detto così. Hai detto che sarebbero andati via.

MARION   - Beh, ho cambiato idea. Non andranno via. Ti dovrai nascondere.

BERNARD - (confuso) Perché?

MARION   - Perché chiunque sia non ti deve trovare qui!

BERNARD - Perché no? E’ il mio appartamento. Vivo qui.

MARION   - (ricordandosi) Oh. Sì, naturalmente. Stavo pensando che fosse il mio appartamento. Mi sto confondendo terribilmente. Così io mi devo nascondere?

BERNARD - Sì.

MARION   - Dove?

BERNARD - In cucina.

MARION   - Perché in cucina?

BERNARD - Non sappiamo quanto tempo staranno qui queste persone, giu-sto? Potrebbero indugiare. Allora se indugiano a lungo almeno ti puoi fare un caffè.

MARION   - Sentiranno la macchinetta che smacchinetta!

BERNARD - Sì, suppongo di sì…

MARION   - Hai un’uscita di sicurezza?

                            (Il campanello di nuovo. Forte e a lungo)

BERNARD e MARION - (insieme) La cucina!

                            (Marion va velocemente alla porta della cucina, dove esita, tristemente)

MARION   - Solo la mia fortuna. La prima volta dopo anni che stavo per fare sesso una domenica mattina.

                            (Va in cucina chiudendo la porta dietro di sé)

                            (Diventa Debbie)

                            (La musica si diffonde mentre Bernard corre a riordinare un po’ le coperte del letto. Poi va alla porta di ingresso, si ricorda qualcosa e torna precipitosamente a nascondere i vestiti di Marion sotto al letto. Si guarda intorno per controllare, vede le due tazze di caffè e le nasconde in un cassetto. Alla fine apre la porta di ingresso. La musica si arresta.

                            C’è  Debbie, la figlia di Bernard (interpretata dalla stessa attrice che fa Marion). Indossa un giubbotto di pelle e degli stivali)

BERNARD - Debbie!

DEBBIE     - Papi!

BERNARD - Che ci fai qui, tu?

DEBBIE     - Beh, non è una grande accoglienza. Passavo qui davanti, ho visto la tua macchina fuori e ho pensato di venirti a dire ciao.

BERNARD - Ciao! Arrivederci! (Prova a chiuderle la porta ma lei glielo impedisce)

DEBBIE     - Non mi lasci entrare? Dopo tutto sono tua figlia…

BERNARD - (riluttante) Oh. Giusto. (Si fa da parte. Lei entra e chiude la porta) Ma solo per un minuto. Sto andando a lavoro.

DEBBIE     - In vestaglia? Ad ogni modo è domenica. In genere non lavori la domenica.

BERNARD - Ah - no. Sto andando in chiesa.

DEBBIE     - Non vai mai in chiesa.

BERNARD - Ci sono andato una volta.

DEBBIE     - Sì. Il giorno in cui  te e mamma vi siete sposati. Non ci sei più stato da allora. Comunque, cosa stai facendo qui?

BERNARD - (colpevole) Niente!

DEBBIE     - Di solito non stai qui la domenica. Sei a casa di solito. O al golf.

BERNARD - E’ saltato fuori qualcosa di inaspettato.

                            (Debbie ispeziona il letto in disordine)

DEBBIE     - Sai, dovresti portarti una donna qui.

BERNARD - Cosa?!

DEBBIE     - Non ci hai mai pensato?

BERNARD - No, certo che no!

DEBBIE     - Beh, non ci si può aspettare che tu faccia tutto da solo!

BERNARD - (confuso) Come?

DEBBIE     - E il cielo sa quanto  te lo puoi permettere.

BERNARD - (oltraggiato) Non ho intenzione di pagare per questo!

DEBBIE     - Ti costerebbe solo pochi pounds. Mamma ne sarebbe così contenta.

BERNARD - Oh, no che non lo sarebbe…!

DEBBIE     - Dice sempre che dovresti avere un aiuto quotidiano.

BERNARD - Un quotidiano - ? (Si rende conto dell’equivoco) Oh, capisco…! (ride)

DEBBIE     - Ad ogni modo cercherò di essere utile mentre sono qui. (Inizia a rifare il letto)

                            (Bernard corre ad impedirglielo.

BERNARD - No! Non farlo!

DEBBIE     - Papà, tranquillo. Non mi devi pagare.

BERNARD - Preferirei che non lo facessi! Io… io potrei ributtarmi al letto e farne ancora un po’.

DEBBIE     - Prego?

BERNARD - Una dormita! Ancora una dormita!

DEBBIE     - Hai detto che stavi per uscire.

BERNARD - Potrei cambiare idea. E’ stata una settimana impegnativa e sono esausto, così dormire è probabilmente la cosa migliore. (Racco-glie il piumino, lo tiene sul collo e cade indietro sotto il piumino.)

DEBBIE     - Bene, allora. Ti faccio una tazza di caffè. (Sta per avviarsi verso la cucina.)

                            (Bernard scatta in piedi e cerca di tagliarle la strada per bloccarla, ancora avvolto nel piumino)

BERNARD - No! Mi tiene sveglio! Non va bene tornare al letto - a dormire - e bere caffè! Devo contare pecore finché le vacche non vanno nella stalla!

DEBBIE     - Non mischiare le metafore. Decaffeinato!

BERNARD - Cosa?

DEBBIE     - Di solito prendi del decaffeinato. Non ti terrà sveglio.

BERNARD - Sì invece! Davvero farei meglio a non prendere caffè.

DEBBIE     - (Lasciando perdere) Va bene, allora.

                            (Bernard fa un balzo all’indietro, dentro il piumino, e si getta di nuovo sul letto.

                   Me ne farò uno per me. (si avvia, di nuovo.)

                            (Bernard sobbalza, si libera del piumino e cerca di ta-gliarle la strada per bloccarla di nuovo)

BERNARD - No! Mi terrai sveglio!

DEBBIE     - Non faccio molto rumore se preparo del caffè. Anche se è decaffeinato.

BERNARD - In cucina! Sei sempre molto rumorosa quando stai in cucina a casa!

DEBBIE     - Userò solo la macchinetta. E’ molto silenziosa.

BERNARD - No, non lo è. Scoppietta. Scoppietta e fa ruttini. Pop, pop, blurp, blurp!  Mentre provo a dormire sento un pop e aspetto un blurp.

DEBBIE     - (sospettosa)  Papà… ti è successo qualcosa?

BERNARD - A me? No. Naturalmente no!

DEBBIE     - Allora perché non posso farmi una tazza di caffè?

BERNARD - Non ce n’è.

DEBBIE     - Niente caffè?

BERNARD - No. L’abbiamo finito tutto.

DEBBIE     - Chi è “noi”?

BERNARD - Io e Martin! Ti ricordi di Martin? Quell’uomo grosso con la barba. Beviamo molto caffè quando lavoriamo, e abbiamo lavora-to e ora è tutto finito. (Spingendola verso la porta di ingresso). C’è una piccola caffetteria all’angolo. Fanno un cappuccino molto buono.

DEBBIE     - Non mi piace il cappuccino.

BERNARD - (disperato) Beh, avranno qualcos’altro!

DEBBIE     - Non importa. Mi faccio un tè. (Di nuovo sta per andare in cucina)

BERNARD - Non c’è latte!

DEBBIE     - Non mi dire che hai finito anche tutto il latte?

BERNARD - Sì.

DEBBIE     - Bene. Andrò allora al minimarket qui sotto e ne vado a com-prare un po’. Non ci metterò molto. (Esce)

BERNARD - Oh mio Dio!

                            (Corre alla porta, mette la testa fuori e le grida dietro)

                   Debs! Non bevo caffè di domenica mattina! E’ contro la mia religione. Debbie! (Si gira e parla ad una persona non vista dal pubblico, dall’altra parte) Ah! Buongiorno, Mrs Datchett! Che giornata deliziosa. Sta uscendo per la messa?  Bene. Ne dica una per me.

                            (Torna indietro e chiude bruscamente la porta. Poi va in cucina e apre la porta. Marion  entra)

MARION   - Pensavo che non se ne sarebbe più andata.

BERNARD - Tornerà qui a minuti.

MARION   - Cosa?!

BERNARD - E’ andata a comprare latte e caffè, e poi torna qui.

MARION   - Perché?

BERNARD - Perché vuole un caffè, e io le ho detto che non ce l’avevo.

MARION   - Ma  c’è un sacco di caffè e di latte là dentro! Sicuramente se ne accorge!

BERNARD - (Realizzando) Oh, mio Dio! Devo toglierlo! (Corre in cucina)

                            (Marion corre nel punto in cui ha lasciato i suoi vestiti. Non ci sono più. E’ in preda al panico)

MARION   - (Ad alta voce) Bernard! Dove hai messo i miei vestiti?

BERNARD - (Fuori scena) Sotto al letto!

                            (Marion trova i vestiti e si precipita al bagno.

                            Bernard torna con una scatola di latte (aperta) e un pacchetto di caffè. Si guarda intorno, incerto sul dove nasconderli.

                            Marion ritorna dal bagno finendo di vestirsi mentre parlano)

MARION   - Lo sapevo che non sarei dovuta restare la notte. Siamo fin troppo vecchi per i nascondini sessuali.

BERNARD - Stanotte non l’hai detto.

MARION   - Non facevamo questo genere di cose ventidue anni fa.

BERNARD - Sì che le facevamo. Non facevamo che correre dentro e fuori le camere da letto. Almeno io comunque.

                            (Marion afferra cappotto e borsa, pronta ad andare via)

                   Dove stai andando?

MARION   - Dove pensi che stia andando? Non ho intenzione di aspettare qui che tua figlia torni.

BERNARD - Me ne libero. E dopo che se n’è andata ti darò un passaggio. E’ un bel pezzo di strada fino alla stazione.

MARION   - Chiamo un taxi. Arrivederci Bernard.

BERNARD - Non te ne puoi andare senza aver fatto dei progetti.

MARION   - Quali progetti?

BERNARD - Ho bisogno di sapere quando ti rivedo. Ho bisogno del tuo numero di telefono e tutto.

MARION   - No, Bernard, non hai bisogno di nessuna di queste cose.

BERNARD - Cosa dovrei fare allora? Continuare a girare per i reparti dei grandi magazzini nella vana speranza di incappare in te un’altra volta? Ci vorranno altri ventidue anni!

MARION   - No Bernard! Sto andando.

                            (Suona il campanello)

BERNARD - Non lo farai. (Afferra il cappotto e la borsa di lei)

MARION   - E’ stata veloce.

BERNARD - E’ giovane. I giovani si muovono velocemente. (Ripone le sue cose nell’armadio)

MARION   - Oh, ci risiamo… (Si dirige in cucina)

BERNARD - Dove stai andando?

MARION   - Di nuovo in cucina, naturalmente.

BERNARD - No! Non lo puoi fare!

MARION   - Perché no?

BERNARD - (Sforzandosi di essere paziente) E’ andata a prendere il latte e il caffè. Userà la cucina.

MARION   - Beh, di certo non mi vado a nascondere sotto al letto.

BERNARD - No. Il bagno!

MARION   - (Oltraggiata) Bagno?!

BERNARD - (Persuasivo) E’ un bagno molto carino.

MARION   - Chi dice il contrario!

                            (Il campanello suona di nuovo)

BERNARD - (Insieme) Il bagno!

MARION   - (Stancamente) Oh, va bene. Suppongo che dovrò solo starmene a sedere ed essere paziente.

                            (Va in bagno e chiude la porta. Ridiventa Debbie. La mu-sica si diffonde mentre Bernard si guarda intorno, ancora indeciso dove nascondere il latte e il caffè. Non trovando nessun posto conveniente, ficca tutto sotto la poltrona. Sta per andare ad aprire la porta, quando pensa alla povera Marion sola in bagno. Prende una pila di riviste, dà un occhiata per trovarne una giusta, si dirige verso il bagno e apre la porta. La musica si arresta)

BERNARD - (Sussurrando) Qui c’è una rivista da leggere per te!

                            (Un braccio che indossa la maglia di Marion sbuca fuori per prendere la rivista. Bernard chiude la porta e va ad aprire la porta di ingresso. C’è Debbie con un cartone di latte e un pacchetto di caffè macinato)

DEBBIE     - Ci hai messo un sacco di tempo.

BERNARD - Tu no! Hai fatto due strade alla volta!

DEBBIE     - Pensavo che ti fossi addormentato.

                            (Tiene in mano il latte e il caffè, trionfante)

                   Ad ogni modo, ora possiamo prendere un po’ di caffè. (Gli fa un largo sorriso e va in cucina)

                            (Bernard inizia a vestirsi, mettendosi frettolosamente la camicia e i pantaloni e gettando da una parte la vestaglia)

                   (Fuori scena) Come ti piace?

BERNARD - (Ad alta voce) Cosa?

DEBBIE     - (Fuori scena) Il caffè! Con o senza latte?

BERNARD - (Ad alta voce) Meglio con latte - visto che ti sei disturbata ad andarlo a prendere.

                            (Debbie torna)

DEBBIE     - Non ci vorrà molto. (Rendendosi conto che ora è vestito) Pensavo che saresti tornato a letto.

BERNARD - Sì. Stavo per farlo. Ma non posso. Devo uscire.

DEBBIE     - Uscire?

BERNARD - Sì. Mi sono appena ricordato. Ho un appuntamento. Lo avevo completamente dimenticato. Perciò mi devo vestire – velocemen-te! - e andare. E perciò anche tu  devi andare.

DEBBIE     - Quando ho preso il caffè.

BERNARD - Ah - sì. Prendi il caffè - molto velocemente - e poi va’. D’ac-cordo?

DEBBIE     - (Con un sospiro paziente) D’accordo. (Sta per avviarsi verso il bagno)

BERNARD - Dove stai andando?

DEBBIE     - In bagno.

BERNARD - (Sgomento) In bagno?

                            (Debbie è sorpresa dalla sua veemenza)

DEBBIE     - Hai un bagno, vero?

BERNARD - Sì. Ma non puoi usarlo!

DEBBIE     - Devo usarlo.

BERNARD - Non puoi!

DEBBIE     - Devo!

BERNARD - Ma stai badando al caffè.

DEBBIE     - Tu puoi badare al caffè mentre io sono al bagno. (Lo spinge da una parte e procede verso il bagno.)

BERNARD - No! Non devi!

                            (Debbie lo ignora e si affretta ad andare al bagno. Bernard aspetta l’inevitabile esplosione quando vedrà Marion. Silenzio. Aspetta, confuso dalla sorprendente pa-ce. Dopo un momento si sente lo scarico  del water.

                            Debbie riappare chiudendo la porta dietro di sé)

                   Tutto… bene lì dentro?

                            (Debbie è piuttosto sorpresa dalla  domanda)

DEBBIE     - Sì. Bene, grazie. (Va verso la cucina)

BERNARD - Il bagno è di tuo gradimento?

DEBBIE     - L’avevo già visto prima,  papà. (Gli lancia un’occhiata confusa e va in cucina.)

                            (Bernard la segue con lo sguardo mentre va in cucina, poi attraversa la scena e arriva al bagno. Dà un’occhiata ver-so la cucina, furtivamente, poi apre la porta e guarda den-tro. Emerge profondamente confuso, e chiude la porta. Debbie torna con le due  tazze di caffè)

                   Caffè!

BERNARD - (fa un salto, nervoso) Cosa?!

DEBBIE     - Salti per dei nonnulla, oggi.

BERNARD - Sì. E’ Domenica. La domenica salto sempre. (Accetta il caffè) Grazie.

DEBBIE     - Zucchero?

BERNARD - No grazie. (Sollecitandola) Bene, forza! Bevi!

DEBBIE     - Dammene la possibilità.

                            (Debbie si siede e sorseggia il caffè, confusa dal compor-tamento piuttosto eccentrico del padre. Lui resta in piedi goffamente, tenendo la tazza di caffè)

                   Papà, siediti e rilassati.

BERNARD - Oh. Certo.

                            (Si siede sulla poltrona e prova, senza successo, a rilas-sarsi. Sorseggia il caffè, ma è troppo caldo. Soffia)

DEBBIE     - Che succede?

BERNARD - E’ troppo caldo. Mi brucio la lingua.

DEBBIE     - Allora mettici  più latte.

BERNARD - Giusto.

                            (Senza pensarci, Bernard allunga il braccio sotto la pol-trona, tira fuori uno dei cartoni (aperti) di latte, aggiusta il caffè serenamente, e rimette il latte sotto la sedia. Sorseggia il caffè, felice)

BERNARD - Così va meglio.

                            (Debbie  ha osservato questa straordinaria performance con stupore crescente. Lui la guarda e le sorride)

DEBBIE     - Papà…!

BERNARD - Cosa c’è?

DEBBIE     - Per quanto tempo hai tenuto il latte sotto la poltrona?

                            (Bernard realizza cosa ha fatto)

BERNARD - Oh, mio Dio…!

                            (Debbie posa il caffè e va a guardare sotto la poltrona, sollevando la gamba di Bernard. Bernard osserva con orrore mentre lei tira fuori latte e caffè)

DEBBIE     - Dicevi di non avere  né latte né caffè.

                            (Bernard fissa il tesoro nascosto, privo di qualsiasi spie-gazione conveniente. Fa un coraggioso tentativo per rimediare)

BERNARD - E’ lì che si sono cacciati! Li ho cercati dappertutto!

                            (Debbie posa gli oggetti sul tavolo del divano)

DEBBIE     - (pazientemente) Ok, papà,  -  perché li hai messi sotto la pol-trona?

BERNARD - Io? Non penserai che sono stato io a metterli sotto la poltrona, vero?

DEBBIE     - Beh, non c’è nessun altro qui. Giusto?

BERNARD - No! No - solo io!

DEBBIE     - (Tornando al suo caffè) Allora chi  li ha messi lì?

BERNARD - (Con un’ispirazione improvvisa)  Martin!  Ti ricordi Martin?

DEBBIE     - (pazientemente) Oh sì. Grande uomo con barba che beve un sacco di caffè.

BERNARD - Bene, lui deve averlo fatto.

DEBBIE     - Perché Martin dovrebbe nascondere il latte e il caffè sotto i mobili?

BERNARD - Questo  lo devi chiedere a  lui !

                            (Bernard finisce velocemente il caffè e posa la tazza. Poi va verso Debbie e prende bruscamente il caffè che lei non ha ancora terminato, proprio mentre  se lo sta portando alle labbra)

DEBBIE     - (Protestando) Papà…!

BERNARD - (Tirandola per i piedi) Grazie per essere andata a prendere il caffè, cara - e il latte e tutto - scusami se ti metto fretta ma si sta facendo un po’ tardi per me. (La spinge verso la porta)

DEBBIE     - Non ti scusare. Ho capito bene.

BERNARD - (Sorpreso) Davvero?

DEBBIE     - Oh sì. E la prossima volta che vengo a fare una sorpresa, almeno saprò dove andare a cercare il latte. (Apre la porta, poi esita) Papà..

BERNARD - Hmm... Sì?

DEBBIE     - Perché non mi hai detto che eri in compagnia?

BERNARD - (nervosamente) C-compagnia?

DEBBIE     - (sorride, con l’aria di  saperla  lunga) C’è il rossetto di una donna nel bagno. (Ciò detto se ne va, chiudendosi la porta alle spalle)

                   (Bernard è sovreccitato, incerto, per un momento, poi corre, apre la porta e la chiama)

BERNARD - Debs! Debs!

                            (Troppo tardi per riprenderla, ritorna e corre al bagno)

                   Marion!

                            (Nessuna traccia di lei. La musica si diffonde, mentre lui raccoglie le tazze utilizzate, il latte, il caffè, e li porta in cucina. Ritorna ed inizia a mettersi i calzini e le scarpe.

                            La musica si arresta non appena Marion esce dal bagno)

                   Dov’eri? Stavo già per far iniziare le indagini.

MARION   - Ero fuori della finestra, naturalmente.

BERNARD - Ti sei arrampicata fuori della finestra?

MARION   - E cos’altro avrei potuto fare? Non volevi che ci fosse un faccia- a- faccia tra noi, giusto?

BERNARD - Beh, spero che nessuno ti abbia vista. Immagina cosa possono aver pensato vedendo una strana donna che se ne sta in piedi fuori della  finestra del mio bagno.

MARION   - Bernard…!

BERNARD - Oh e tu, povera cara! (L’abbraccia) Comunque guarda, c’è qualcosa di positivo nella faccenda.

MARION   - (Dubbiosa) Oh? E cosa?

BERNARD - Avrei potuto abitare al quinto piano! (Ride all’idea) Bene! Pro-cediamo. (Inizia a togliersi la camicia.)

MARION   - (cercando di essere paziente) Bernard…

BERNARD - (esitando) Sì?

MARION   - Che stai facendo?

BERNARD - Mi sto spogliando. Ora che Debbie se n’è andata possiamo pro-seguire quello che abbiamo sospeso.

MARION   - No! Bernard - no.

BERNARD - No?

MARION   - No, non lo facciamo.

BERNARD - No? Sembravi molto propensa prima che suonasse il campa-nello.

MARION   - Sì, ma ho avuto il tempo di pensarci. Per quanto ne so io tutta  l’intera famiglia potrebbe arrivare da un momento all’altro. Non voglio passare l’intera domenica a nascondermi nel bagno.

BERNARD - Ma stanotte!  Siamo stati bene…

MARION   - Sì. E’ vero.

BERNARD - Bene, eccoci, allora. (ricomincia a spogliarsi)

MARION   - No!

BERNARD - Non ci siamo visti per quasi  un quarto di secolo! C’è un sacco di tempo da recuperare.

MARION   - Bernard -

BERNARD - (Speranzoso) Sì?

MARION   - Quando stai fuori della finestra del bagno di qualcuno per dieci minuti il buon senso ha modo di prevalere.

BERNARD - Davvero? Non lo sapevo.

MARION   - Beh, te lo dico io. Questa è la ragione per cui ora vado a casa a preparare il pranzo ai miei figli che vengono a trovarmi.(Prende il cappotto)

BERNARD - Ma non abbiamo fatto alcun progetto.

MARION   - Non ci sono progetti da fare.

                            (Si mette il cappotto. Lui, agita il dito verso di leiJ

BERNARD - Questo non è quello che vuoi, vero?

MARION   - Sì che lo è.

BERNARD - No invece.

MARION   - (Scoraggiata) No?

BERNARD - Se non vuoi fare nessun progetto perché sei rimasta fuori dalla finestra del bagno? Abito al pianterreno. Non dovevi aspettare che Debbie ed io prendessimo il caffè. Avresti potuto squagliar-tela fino alla metropolitana e non rivedermi mai più.

                            (Marion non ha repliche da fare di fronte a questa osser-vazione. Così resta in silenzio. Silenzio colpevole. E Bernard - da uomo - sorride trionfante)

                   Vedi?

MARION   - Non c’è  bisogno di sentirti così tremendamente sicuro di te.

BERNARD - Ma ho ragione? No?

                            (E poiché lui ha ragione, lei può fare solo un sorriso di disfatta)

MARION   - Oh… sì! (Si abbracciano. Poi lui prova a trascinarla verso il letto, ma lei resiste) Ma non ora. E non qui.

BERNARD - Non vorrai che prenoti un albergo costoso quando ho un appar-tamento perfetto?

MARION   - Hai anche una famiglia incline a farti visita.

BERNARD - Allora dove ci incontriamo?

                            (Riflettono)

MARION   - Cosa ne pensi… di casa mia? Dopo tutto, sono una vedova. Ho le carte in regola per poter ricevere visite.

BERNARD - (Entusiasta) Giusto! Buona idea!

MARION   - Ma Bernard - questo è solo - occasionalmente - in ricordo dei vecchi tempi. Chiaro?

BERNARD - Ok. Va bene. Quante volte?

MARION   - Una volta al mese.

BERNARD - Una volta al mese?! Ci vedevamo una volta ogni quindici giorni ai vecchi tempi. Ora siamo quasi due volte più vecchi perciò lo dobbiamo fare il doppio delle volte.

MARION   - O la metà.

BERNARD - Una volta a settimana!

MARION   - Una volta ogni quindici.

BERNARD - Affare fatto. Con un’opzione di rinnovo.

MARION   - E ora vado a casa. (Prende la borsa e i sacchetti della spesa). Ci vediamo presto.

BERNARD - Mercoledì?

MARION   - Giovedì.

BERNARD - Sette e mezza?

MARION   - Un quarto alle otto.

BERNARD - D’accordo!

                            (Si abbracciano, felici. Lui la fissa, adorante)

                   Sono così felice di averti incontrata nel reparto alimentari.

MARION   - Anche io. (Un bacio veloce) Giovedì. (Va alla porta)

BERNARD - Aspetta un minuto!

MARION   - (esitando) Cosa c’è ora?

BERNARD - Non so dove abiti.

                            (Marion apre la borsa, tira fuori un pezzo di carta, e glielo porge. Lui lo prende, e fa un ampio sorriso)

                   L’avevi già deciso vero?

                            (Marion gli sorride, non ammettendo nulla)

MARION   - Giovedì.

                            (Va via, chiudendosi la porta alle spalle.

                            Bernard sorride contento, va in cucina camminando a un metro da terra, mentre si diffonde la musica e le luci sfu-mano fino al buio. (Sistemare la fotografia di George). Ora siamo nell’appartamento di Marion. Marion entra in scena dalla cucina con una bottiglia di vino e due bic-chieri che sistema sul tavolo. Si guarda intorno, assicu-randosi che tutto sia di suo gradimento. La musica si arresta. Squilla il campanello.    Marion esce nel corridoio e rientra dopo un momento con Bernard, che indossa un soprabito e ha un mazzo di rose rosse. Si guarda intorno, ammirato)

BERNARD - Hmmm, molto carino. George di certo è stato un buon consulente.

MARION   - Dammi il cappotto.

                            (Stringe il cappotto a sé come aveva fatto lei all’inizio della commedia)

BERNARD - Perché?!

MARION   - Che problema c’è? Non sei completamente vestito sotto il cap-potto?

                            (Ridono. Posa le rose e si toglie il cappotto. Marion lo porta nell’ingresso. Quando torna lui le offre i fiori)

BERNARD - Sono per te.

                            (Marion reagisce con fin troppo entusiasmo)

MARION   - Oh, Bernard! Mi hai portato delle rose! Rose rosse. Che carino! (Lo bacia) Quanto sei tenero. Che pensiero gentile. Amo le rose. Specialmente quelle rosse. Sono meravigliose!

BERNARD - (Confuso) Non devi esagerare. Ti ho portato rose altre volte.

MARION   - Sono ventidue anni che non lo fai. Le metto nell’acqua. (Porta le rose in cucina)

                            (Bernard gironzola un po’, guardandosi intorno. Nota una foto di George in una cornice, sul tavolo vicino ad una poltrona. La prende e la guarda mentre Marion ritorna con le rose in un vaso)

                   Quello è George.

BERNARD - L’avevo immaginato. E’ un bel tipo.

MARION   - Mi fa piacere che approvi. (Posa il vaso) Ti offro da bere?

BERNARD - Ottima idea.

MARION   - Vino bianco, OK?

BERNARD - Perfetto.

                            (Marion riempie due bicchieri di vino. Bernard si sistema sul divano)

                   Non sono mai stato a Little Marston prima. E’ un’esperienza nuova per me. Non avrei mai pensato che un giorno avrei fatto tutta la strada fino a Little Marston per fare l’amore con una vedova di mezz’età.

MARION   - Chi ha detto che faremo l’amore?

BERNARD - Non era questa l’idea?

MARION   - (difficile da convincere) Potrei non essere nello spirito giusto.

                   (Arriva con i drink e si siede accanto a lui)         Salute!

BERNARD - Salute!

                            (Fanno tintinnare i bicchieri e bevono. Si guardano, poi posano all’unisono i bicchieri e si baciano. Emergono dall’abbraccio. Lui ovviamente non è a suo agio. Lei se ne accorge)

MARION   - Che succede?

BERNARD - Dobbiamo… dobbiamo tenere la foto di George proprio qui?

MARION   - Perché no? E’ dove ha vissuto.

BERNARD - Sì, io - io lo so che è dove ha vissuto, ma mi sento… in imbarazzo.

MARION   - Perché?

BERNARD - Vorrei che  smettessi di chiedermi perché! Mi sta guardando, ecco perché!

MARION   - E’ costretto a guardarti. Stava guardando nella macchina foto-grafica, così naturalmente ti sta guardando.

                            (Bernard si alza e prova a muoversi, guardando la fotografia)

BERNARD - Vedi? I suoi occhi mi inseguono! Ovunque io vada, i suoi occhi mi inseguono! E come se osservasse ogni mio movimento - e criticasse!

MARION   - (Cercando di essere paziente) Bernard - è morto. E’ una foto-grafia.

BERNARD - Sarà anche morto, ma mi sta guardando! Mi causerà dei crampi del mio stile.

MARION   - (ridendo) Fossi in te, non menzionerei crampi.

                            (Bernard ignora la frecciata)

BERNARD - Lo sentirò criticare qualsiasi cosa io faccia. Potremmo… po-tremmo metterlo in un’altra stanza?

MARION   - (iniziando ad arrabbiarsi) Quella è la sua posizione. La sua fotografia è sempre stata lì. Non ho intenzione di spostarla solo perché hai perso sicurezza in te stesso.

BERNARD - Non ho perso sicurezza. Solo non sono abituato ad avere spet-tatori.

MARION   - Beh, abituati! Magari  rimedi degli applausi.

BERNARD - Stai diventando irragionevole. Se ci spostiamo in un'altra stanza, devo supporre che lo prendi e lo porti con noi?

MARION   - Perché dovremmo andare in un’altra stanza?

BERNARD          - Perché non ho intenzione di farlo sul sofà! Presumo che tu abbia un letto…

MARION   - (livida) Sì! E’ quello in cui dormiva George!

                            (Questo gli toglie vento dalle vele e lo zittisce per un attimo)

BERNARD - Sapevo che non sarei dovuto venire a Little Marston. Me la sono cavata tutta la vita senza venire a Little Marston. Avrei dovuto continuare così. (Prende il bicchiere) Immagino che mi sia con-cesso più di un bicchiere?

MARION   - (Gelida) Certo. Basta una parola e te ne faccio bere un secchio! (Prende il bicchiere e va a riempirlo. (Bernard guarda in cagnesco George, e si volta dall’altra parte, tentando di uscire dal campo visivo di George. Marion ritorna con il bicchiere, pericolosamente pieno, e glielo porge. Lui lo prende, registrando il livello provocatorio del vino, e lo beve di un fiato)

                   Mi auguro che dopo ventidue anni tu non sia diventato un alcolizzato.

(Bernard posa il bicchiere vuoto, si alza e va verso la porta di ingresso, enfaticamente)

                   Ora  dove vai?

BERNARD - Vado fuori e poi rientro di nuovo, e spero che possiamo evitare questa parte di conversazione.

                           (Va fuori nell’ingresso, chiudendosi la porta alle spalle.

                           Marion aspetta, ridacchiando in anticipo. Suona il campa-nello. Lei si alza con un balzo e corre nel corridoio. Torna con Bernard. Lui indossa di nuovo il cappotto. Si guarda intorno come aveva fatto al suo precedente ingresso)

                  Mmm, molto carino. George  di certo è stato un buon consulente.

MARION   - Dammi il cappotto.

BERNARD - (Stringe  il cappotto  a sé) Perché?!

MARION   - Qual è il problema? Non sei interamente vestito sotto?

                           (Ridono. Lei porta il cappotto all’ingresso. Quando torna lo guarda severamente, facendo finta di essere arrabbiata. Bernard si accorge dello sguardo)

BERNARD - Che succede?

MARION   - (Facendo finta di piangere) Non mi hai portato nemmeno una rosa!

                   (Ridono di nuovo e si abbracciano, stringendosi forte)

BERNARD - Mi dispiace.

MARION   - Anche a me.

BERNARD - (Alla fotografia) Scusa George.

MARION   - (decisa) Bene! Andiamo, allora! (Cerca di trascinarlo verso la camera da letto)

                   (Bernard, sorprendentemente, fa resistenza)

          Ora cosa c’è?

BERNARD - Non va bene. Mi sento in colpa.

                   (Marion a stento crede che lui abbia potuto dire queste parole)

MARION  - Non ti sentivi in colpa quando eravamo a casa tua.

BERNARD - E’ differente. Casa mia è un terreno neutrale. Ma qui - mi sentirò in colpa - qui a  casa di George.  E di sicuro non nel letto di George.

MARION   - Va bene. Andiamo nella stanza degli ospiti. (Si avvia di nuovo)

BERNARD - E  c’è un’altra cosa!

MARION   - (frena) Scusa?

BERNARD - (Grave) Non capisco come  tu  possa farlo qui.

MARION   - Bernard - Durerà ancora a lungo la morale? Perché se è così dovrò allontanare la mia mente dal sesso e indirizzarla verso un buon libro.

BERNARD - Questa è casa tua! Tua e  di George!

MARION   - Sì.

BERNARD - La casa dove sono cresciuti i tuoi figli. I tuoi e di George. Si sente il ticchettio di piccoli piedini - e scarpe da calcio - e bastoni da hockey - e musica da adolescenti! Non pensi che i tuoi figli si sentirebbero traditi se sapessero cosa stiamo per fare? Quando li vedrai la prossima volta, non avrai un senso di colpa per averli delusi andando a letto - in casa loro! -  con un uomo nel quale sei incappata nel reparto alimentari di un grande magazzino?

MARION   - (Stupefatta) Bernard - non li ho delusi. E se pensassero che ho avuto un uomo qui si metterebbero a ridere e mi incoragge-rebbero.

BERNARD - Potrebbero dare l’impressione di riderne e di incoraggiarti, ma dentro ne soffrirebbero.

MARION   - No, Bernard, non è così. Sarebbero felici per me.

BERNARD - (si siede, all’improvviso, e la fronteggia con decisione)Marion, dimmi dei tuoi figli! Non so nemmeno cosa facciano. Dimmi cosa fanno. (La fissa, con entusiasmo)

                   (Marion è incapace di capire quest’ultimo mutamento della conversazione)

MARION   - Bernard -

BERNARD - (intensamente) Sì?

MARION   - Ti potevo mandare una lettera allegando il curriculum dei miei ragazzi. Non dovevi farti il viaggio fino a Little Marston solo per sentirti raccontare i loro progetti di carriera. Ad ogni modo, que-sta è casa mia e loro sono i miei figli. Sono io che dovrei sentirmi in colpa, semmai.

BERNARD - Ma non ti ci senti! Questo è quello che non capisco!

MARION   - Bernard -  non ti ho invitato qui per fare una discussione su principi morali. Ti ho invitato per stare -

BERNARD - Sì. Lo so!

MARION   - E non devi preoccuparti che i miei figli vengano traditi. Loro mi amano. E quello che è giusto per me è giusto per loro.

                   (Immediatamente Bernard riprende animo)

BERNARD - Veramente? Allora è tutto a posto?

MARION   - Naturale che allora è tutto a posto! Per l’amor del cielo, seguimi fino  al letto e facciamo l’amore!

                   (Lei corre in camera da letto. Lui scatta in piedi  e sta per seguirla, poi esita, ritorna e gira la fotografia di George a faccia in giù. Poi corre dietro di lei, inciampa e cade, urlando agonizzante)

BERNARD - Oooooooooh!

                   (Marion ritorna e lo guarda, cercando faticosamente di essere paziente)

MARION   - Oh mio Dio! Non mi dire che ti sei fatto venire un crampo di nuovo?

BERNARD - Chiedo compassione, non sarcasmo. Non vedi che sto agoniz-zando?

MARION   - (andando verso di lui) Che diavolo hai fatto?

BERNARD - Stavo correndo dietro di te - come da istruzioni ricevute - e mi sono slogato la caviglia.

                   (Marion  fa del suo meglio per trattenersi dal ridere)

MARION   - E’ chiaro che sei  fuori allenamento.

BERNARD - (guardandola con occhi torvi) Cosa stai facendo?

MARION   - Beh, non posso fare niente ora che sei fuori uso. Non ho intenzione di iniziare da sola.

BERNARD - (soffrendo) Aiutami fino al divano!

MARION   - Oh. Giusto. (Lo aiuta ad andare verso il divano. Lui saltella nel tentativo di non appoggiare il piede disastrato sul pavimento. Si siede e lei gli solleva la gamba sul divano)

BERNARD - Ho bisogno di una fasciatura, penso.

MARION   - (Nascondendo  a mala pena il riso) Una fasciatura?

BERNARD - Mi sono slogato la caviglia! Ho bisogno di una fasciatura!

MARION   - Oh…

BERNARD - Di sicuro hai una benda…

MARION   - Non credo…

BERNARD - Allora che si fa in un’emergenza come questa?

MARION   - Non lo so. Non mi succede spesso di ricevere visite di signori incapaci a mantenere una postura eretta.

                   (Bernard la guarda in cagnesco, cercando di ignorare il suo mal celato sarcasmo)

BERNARD - Presumo che tu abbia un armadietto nel bagno…

MARION   - Sì, ma è pieno di talco e spazzolini. Non credo ci sia una benda.

BERNARD - (Fissando la sua caviglia) Oh, mio Dio! Mi sto gonfiando! (Solleva la gamba per mostrargliela) Guarda! La caviglia si sta gonfiando come un pallone!

MARION   - Oh, va bene, vado a dare un’occhiata…

                            (Va, senza troppa convinzione, nel bagno. Lui tenta di essere coraggioso, ma non è facile. Guarda torvo la fotografia, capovolta sul tavolo)

BERNARD - Mi fa piacere che tu  non stia vedendo tutto questo, George…

                            (Marion torna con delle bende e un paio di forbici. Bernard è contento)

                   Ecco! Sapevi di avere una benda!

MARION   - Non so come ci sia arrivata! (Si siede sul divano, prende il piede di Bernard e se lo mette sul grembo, poi procede alla fa-sciatura della caviglia. E’ difficile non ridere della situazione)

                   Beh, questa è una deliziosa  scena sexy, no?

BERNARD - Non fa ridere! (Gli fa male, senza volerlo) Ooooh! L’hai fatto apposta!

MARION   - Avresti dovuto portare con te un’infermiera specializzata. Non ho l’abitudine di fasciare caviglie di  uomini anziani.

BERNARD - Non sono un uomo anziano! Sono nel fiore degli anni!

MARION   - Allora veramente dovresti smetterla di cadere. (Taglia il pezzo di  fascia eccedente e si siede di fianco) Ecco! Allora va meglio?

BERNARD - (a malincuore) Sì.

MARION   - Sì, grazie, Marion.

BERNARD - Sì, grazie, Marion.

MARION   - Vuoi una copertina?

                            (La  guarda torvo. Una pausa)

BERNARD - Sì. (correggendosi, prima che lo faccia lei) Sì, grazie Marion.

                            (Marion va alla cassapanca e ritorna con un plaid che lui avvolge intorno alla caviglia)

MARION   - Nient’altro?

BERNARD - No, grazie.

                            (Pausa)

MARION   - Un ponch?

BERNARD - No, grazie me ne starò qui seduto tranquillo, per un po’.

                            (Suona il campanello. Sussultano. Una lunga pausa)

                   Spero che tu non abbia viste.

MARION   - (ridendo) Lo spero anch’io! Vado a vedere chi è dalla finestra della cucina. (va in cucina. Ritorna velocissima dopo un momen-to) E’ Bernard!

BERNARD - (Confuso) Bernard? Io  sono Bernard!

MARION   - Mio figlio Bernard!

BERNARD - Oh, mio Dio!  Che fa qui?

MARION   - Immagino che venga qui a fare visita alla sua vecchia madre.

BERNARD - Non te lo dice  quando viene a farti visita?

MARION   - Forse  ritiene che possa essere una sorpresa carina. Non starà a lungo. Sarà contento di conoscerti. (Si avvia)

BERNARD - (è in preda al panico) Non puoi lasciarlo entrare!

MARION   - Certo che posso. E’ casa sua. Ricordi? Ti piacerà. E’ un ragazzo molto simpatico.

BERNARD - Non voglio che mi veda in queste condizioni!

MARION   - Perché no? Ha una natura molto solidale. Sarà comprensivo.

                            (Ma Bernard non vuole niente di tutto ciò. Lotta con il suo piede, gettando da parte la coperta)

BERNARD - No! Mi nascondo finché non se ne sarà andato!

MARION   - Bernard - non c’è bisogno di tutti questi sotterfugi…

BERNARD - Oh sì invece! (Saltella disperatamente, verso il bagno) Mi nascondo nel tuo letto! Digli ciao e liberati di lui!

                            (Va a nascondersi, rapidamente, chiudendosi la porta alle spalle. (Cambia in Bernie).

                            La musica si diffonde mentre Marion va al divano, prende la coperta e la rimette nella cassapanca. Prende la botti-glia di vino, i bicchieri e li porta in cucina. Ritorna e si guarda intorno controllando che ogni cosa sia in ordine. Nota la fotografia di George capovolta. La prende, dà un’occhiata di rimprovero verso il bagno, la risistema nel verso giusto e va all’ingresso. La musica si ferma quando Marion torna in scena con Bernie (interpretato dallo stes-so attore che fa Bernard). Indossa una maglia dai colori vivaci e un cappello da baseball, ha con sé una racchetta da squash.

BERNIE     - Hai messo un sacco di tempo ad aprire la porta.

MARION   - S-sì?

BERNIE     - Pensavo che non ci fossi. Che stavi facendo?

MARION   - Non stavo facendo niente!

BERNIE     - (sospettoso) Non ho interrotto niente di serio, vero? (Mette la sua racchetta da squash a terra vicino all’armadio)

MARION   - No, naturalmente no, tesoro! Cosa avresti mai potuto interrom-pere?

BERNIE     - Magari ti stavi intrattenendo con qualche  gentile visitatore!

MARION   - Non sarebbe stato male avere un’opportunità del genere!

BERNIE     - Dopo tutto, sei ancora  molto presentabile. Per una madre.

MARION   - Oh grazie Bernie, sei gentile.

BERNIE     - E in fin dei conti la vita deve continuare dopo papà.

MARION   - Ne terrò conto.

                            (Bernie le fa un  sorriso, con l’aria di saperla lunga)

BERNIE     - Potresti comunque dirmelo.

MARION   - (innocentemente) Dirti cosa?

BERNIE     - Mamma - c’è un cappotto da uomo appeso nell’armadio.

MARION   - Ah sì? Oh Dio! Sì, c’è, vero?

BERNIE     - Allora potresti almeno essere chiara.

MARION   - E’ un vecchio amico. L’ho conosciuto anni fa. Prima di incon-trare tuo padre.

BERNIE     - Eravate insieme a scuola?  Avete pomiciato dietro un ripostiglio di biciclette?

MARION   - No!

BERNIE     - Beh, allora dove l’hai incontrato?

MARION   - Mi ha rimorchiato in un pub. O l’ho rimorchiato in un pub. Non so più chi è stato. Ventidue anni fa. Ma era tutto finito prima che incontrassi George.

BERNIE     - (gioioso) E ora ristate insieme dopo tutti questi anni? Com’è romantico! Oh, è meraviglioso! Due vecchi amanti riuniti dopo che i loro sposi sono passati a miglior vita.

MARION   - Hemm… non esattamente.

BERNIE     - Ah - E’ ancora sposato!

MARION   - Sì.

BERNIE     - Fai il concorrente nascosto, vero mamma? (con eccitazione) Vuoi essere citata nella causa di divorzio? Avere la tua fotografia tra le carte dello scandalo?

MARION   - No, non è così! Bernie!

BERNIE     - Beh, spero solo che tu sappia cosa stai facendo. Dov’è ad ogni modo?  Mi piacerebbe incontrarlo.

MARION   - (con difficoltà) E’…è nascosto.

BERNIE     - Nascosto?

MARION   - Sì. Si sente in imbarazzo, così si nasconde.

BERNIE     - Perché dovrebbe sentirsi in imbarazzo?

MARION   - Beh….

                            (Bernie trae le conclusioni)

BERNIE     - Oh, mio Dio! E’ il doppio più anziano di te! Frequenti un vecchio bacucco!

MARION   - Non ha due volte gli anni miei.

BERNIE     - Che problema ha allora? Due piedi sinistri?

MARION   - Non ha nessun problema. E’ un uomo molto simpatico.

BERNIE     - Allora perché si nasconde? Non sarà mica il lattaio, vero?

MARION   - No, non lo è!

BERNIE     - Il lavavetri?

MARION   - No!

BERNIE     - Dove si nasconde? Lo vado a tirare fuori e vedo che tipo è.

MARION   - Non vuole che tu lo veda.

BERNIE     - Perché? Non ha i pantaloni?

MARION   - No!

BERNIE     - Ah!

MARION   - Sì. Ha i pantaloni.

BERNIE     - Questo è un sollievo. Mi hai fatto preoccupare per un momento.

                   (Nota i pezzi di fasciatura sparpagliati e li raccoglie) Cos’è?

MARION   - (Senza riflettere) E’ il resto della fasciatura.

                            (Bernie prende in esame questa strana rivelazione per un momento)

BERNIE     - Quale fasciatura?

MARION   - (in imbarazzo) Gli stavo… gli stavo fasciando la caviglia.

BERNIE     - (ammirato) E’ un vecchio bacucco! Lo devi rattoppare! Stavi per fare l’amore con un vecchio bacucco e prima hai dovuto rattopparlo! (Ride di gusto, godendosi la visione che ha evocato)

MARION   - Non ho dovuto rattopparlo. Si è…si è slogato la caviglia.

BERNIE     - (ridacchiando) Non è vero… Slogata la caviglia? E come ha fatto?

MARION   - Mi stava correndo dietro.

BERNIE     - (Bernie non crede alle sue orecchie) Correndo dietro?

MARION   - Sì.

BERNIE     - E tu, perché scappavi? Non volevi che ti prendesse? Non ti capisco, mamma. Se inviti un attempato signore a casa per fare sesso, va bene. Ma perché cavolo stavi scappando?

MARION   - Non è attempato!  E’ nel fiore degli anni. Lui ha detto  così.

BERNIE     - E però è inciampato cercando di acchiapparti? Non riesco ad immaginare perché tutt’e due stavate facendo queste corse in giro, comunque.

MARION   - (freddamente) Si chiamano preliminari. I giovani non fanno questo genere di cose?

BERNIE     - Beh, di certo non perdiamo tempo a giocare a acchiapparella.

MARION   - No. Voi lo fate e basta!

BERNIE     - Allora cosa è successo dopo che si è slogato la caviglia? O dopo di questo la gara si è fermata?

MARION   - Tu  hai suonato il campanello.

BERNIE     - E  lui è andato a nascondersi! (ride)

MARION   - Sì.

BERNIE     - Ma dove?

MARION   - Non  lo so. E’ passato di là, da qualche parte. (Fa dei gesti, vaghi)

BERNIE     - Immagino che si stia nascondendo nel tuo guardaroba. Sembra  il marito della farsa francese. Scommetto che  i genitori di nessun  altro  si sono mai cacciati in questo genere di cose. Vado a tirarlo  fuori. (Sta per andare)

MARION   - No! Non lo fare! Per piacere! Promettimi.

BERNIE     - Oh, Mamma...

MARION   - Prometti!

BERNIE     - (riluttante) Va bene. Suppongo che me ne debba andare e  lasciarti continuare le olimpiadi sessuali. (La bacia, e si avvia prendendo la sua racchetta da squash)

MARION   - Bernie -

                            (Esita all’ingresso)

BERNIE     - Seee?

MARION   - Non è… non è serio.

BERNIE     - Non mi stupisce. Difficilmente si può prendere sul serio un uomo che balzella su una gamba e si nasconde nei guardaroba.

                            (Ride e se ne va, chiudendosi la porta alle spalle)

                            (Marion va a chiamare Bernard.)

MARION   - Ok, Bernard puoi uscire!

                            (Nota il pezzo di fasciatura, lo raccoglie e lo getta dentro il cestino per la carta. Poi va in cucina, torna con due bottiglie di vino e due bicchieri che posa sul tavolo. Versa il vino e porta i bicchieri al divano e li posa. Si sistema a suo agio sul divano,  prende il bicchiere. Guarda la foto di George e alza il bicchiere)

                   Alla tua, George!

                            (Beve  il vino a sorsi).

                            Appare la testa di Bernard, furtivo.

BERNARD - E’ andato?

MARION   - Sì.

BERNARD - Ha saputo che ero qui?

MARION   - Sì.

BERNARD - (allarmato) Cosa?

MARION   - Non ti preoccupare. Non è appostato.

                            (Bernard raggiunge con esagerata difficoltà il divano)

                   Vedo che hai ancora male.

BERNARD - Naturale che sto ancora soffrendo!

MARION   - Allora faresti meglio a prenderti un bicchiere di vino.

BERNARD - Buona idea! (Si sposta con relativa disinvoltura e si siede accanto a lei. Prende il bicchiere) Salute!

                            (Nessuna risposta. Marion ha assunto un certo atteggia-mento distante. Lui lo nota e dice serenamente a se stesso)

                   Salute, Bernard… (beve)

                            (Marion muove i piedi come se fosse irritata. Lui registra il movimento)

                   C’è… c’è qualcosa che non va?

MARION   - Sì.

BERNARD - Oh. (pausa) Qualcosa che io  ho fatto?

MARION   - Sì.

BERNARD - Oh. (pausa) Posso sapere di cosa si tratta?

MARION   - Sì.

BERNARD - Oh. Cosa?

MARION   - Hai girato la fotografia di George sottosopra.

BERNARD - No. Non l’ho fatto!

MARION   - Sì, l’hai fatto.

BERNARD - Sì, l’ho fatto. Mi dispiace. Non volevo. Devo averla urtata con la manica passando. Facile a farsi. Facile che accada.

MARION   - Bene, non lo rifare di nuovo.

BERNARD - No! Non lo rifarò!

MARION   - (Rianimandosi immediatamente) Bene. Va bene, allora. (Sorri-de felicemente) Salute!

BERNARD - (Sorpreso) Oh - sì. Salute.

                            (Bevono)

                   Hai detto a Bernie chi ero?

MARION   - Beh, non ho fatto nomi. Ho solo usato… descrizioni generiche.

BERNARD - Così non sa chi sono?

MARION   - No. Pensa solo che sei un vecchio storpio che intendo sedurre. (Posa il bicchiere e comincia a sbottonarsi la camicia) Bene! Procediamo, allora!

BERNARD - (Pazientemente) Marion…

MARION   - (Esitando) Sì?

BERNARD - Che stai facendo?

MARION   - Mi sto spogliando. Ora che Bernie se n’è andato possiamo continuare da dove abbiamo lasciato.

BERNARD - No!

MARION   - (Sorpresa) No?

BERNARD - No.

MARION   - Perché no?

BERNARD - Beh… è solo che… stavo pensando…

MARION   - E questo è insolito?

BERNARD - Come hai detto tu l’ultima volta - stando nascosto in una casa estranea, hai tempo per pensare. E questo è quello che ho fatto, mentre stavi parlando a Simon. Ero  nascosto nel tuo guardaroba, e pensavo.

MARION   - E sei giunto a qualche conclusione mentre eri nascosto nel guar-daroba?

BERNARD - Sì. (Con improvvisa veemenza) Non posso andare avanti così.

MARION   - Così come?

BERNARD - Come stasera!

MARION   - Beh, non penso che ti slogherai una caviglia  ogni  volta che ci incontriamo.

BERNARD - Non alludevo alla caviglia.

MARION   - Oh.

BERNARD - Questi incontri, una volta ogni quindici giorni, non possono an-dare.

MARION   - (Confusa) Ma sono a mala pena iniziati. Non siamo ancora en-trati nel vivo della faccenda.

BERNARD - (Violentemente) Non posso continuare a vederti una volta ogni quindici  giorni!

MARION   - Ma tu hai suggerito di vederci perfino una volta a settimana!

BERNARD - Beh, sarebbe stato un po’ meglio.

MARION   - Come?

BERNARD - Una volta ogni quindici giorni non va bene. Una volta a settima-na non va bene. Non capisci? E’ successo di nuovo! L’ho rifatto un’altra volta!

MARION   - Fatto cosa?

BERNARD - Sono un uomo felicemente sposato e mi sono innamorato di te - per la seconda volta in ventidue anni!

MARION   - (Pensierosa) Hemm. Sembra davvero che sia diventata un’abi-tudine. Così hai deciso, dopo tutto, di smettere di vedermi?

BERNARD - No!!

MARION   - Scusa? Sono un po’ confusa.

BERNARD - Non posso smettere di vederti! Per questo una volta ogni quin-dici giorni non va bene.  Voglio sposarti!

MARION   - (cerca di essere paziente) Bernard - abbiamo detto che dovevano essere solo degli incontri occasionali - in ricordo dei vecchi tempi. Ricordi? Non devi infrangere le regole.

BERNARD - Non capisci? Voglio sposarti! (Prende la fotografia di George e gli parla) non ti dispiacerebbe, vero, George? (a lei) Vedi? Sta sorridendo. Non gli dispiacerebbe. (Posa la fotografia) Chiederò a Carol il divorzio stasera stessa! (Sta per mettersi il cappotto.

MARION   - Bernard!

BERNARD - (Fermandosi) Sì?

MARION   - Abbiamo fatto questo percorso una volta, ricordi? Ventidue anni fa. Ricordi cosa è successo dopo?

BERNARD - Sì. Mia moglie era incinta.

MARION   - Esattamente. E ora hai tre figli che ti amano e che non vorreb-bero perderti.

BERNARD - Non mi perderanno. Ci sarò sempre per loro.

MARION   - Un giorno a settimana?

BERNARD - Non si dispiacerebbero. La maggior parte dei loro amici hanno genitori divorziati. Oggi è tranquillo avere genitori divorziati. La gente non sembra più voler recitare i ruoli della famiglia felice.

                            (Si prepara ad andarsene)

                   Glielo chiederò stasera! Il momento stesso in cui entro in casa! Il momento stesso in cui oltrepasso la soglia della porta di ingresso, glielo chiederò! Lei capirà. (Ritorna correndo da lei)

MARION   - Ma Bernard - !

                            (La bacia.)

BERNARD - Capisci! No problem!

                            (Raggiunge di corsa la porta (dimenticando la caviglia dolorante), esita e la  guarda di nuovo)

                   Oh - grazie per la fasciatura.

                            (Andando via si ricorda di zoppicare, chiudendosi la porta dietro le spalle. Marion fa un sorriso triste e pieno di rimpianto. Finisce il vino, poi si accorge che lui ne ha lasciato un po’ e finisce anche quello. Sta per andare con i due bicchieri vuoti, ma esita, guardando la fotografia di George. La prende)

MARION   - Oh, George…, caro George… cosa sta succedendo?

                            (Prende con sé la fotografia e va verso la cucina. La musi-ca si diffonde. Prende la bottiglia di vino e va in cucina mentre le luci si dissolvono fino al buio. Dopo qualche momento la luce torna di nuovo. Ora siamo a casa di Bernard. La musica continua. La porta d’ingresso si apre lentamente e sbuca la testa di Bernard. Non c’è nessuno. Entra, con attenzione, chiudendo la porta dietro di sé. Si toglie il cappotto e lo butta da una parte. Guarda verso la cucina per vedere se c’è traccia di sua moglie. Nessuna traccia. Fa un profondo respiro e butta fuori l’aria, cer-cando di mantenere i nervi saldi. Poi va a versarsi del whisky per raccogliere un po’ di effimero coraggio. Beve tutto in un volta e posa il bicchiere vuoto. Sua moglie Carol, entra dalla cucina ed è sorpresa nel vederlo. La musica si arresta)

CAROL      - Ciao!

BERNARD - Ciao!

CAROL      - Sei tu!

BERNARD - Chi pensavi che fosse? Il lavavetri?

CAROL      - Hai detto che avresti fatto tardi stasera.

BERNARD - Abbiamo… abbiamo finito la riunione prima del previsto.

CAROL  e BERNARD - (insieme) Vuoi qualcosa da bere?

                            (Ridono, poi parlano insieme di nuovo)

BERNARD e CAROL - (insieme) Sì. Magari.

                            (Ridono di nuovo)

CAROL      - Whisky?

BERNARD - No, no - vado io. (Va verso il whisky)

CAROL      - Anche io  ne prendo.

BERNARD - Di solito non bevi whisky.

CAROL      - No. Ma stasera io… io ne ho sentito il desiderio.

BERNARD - (Un po’ confuso) Oh. D’accordo. (Serve due whisky) Hai passa-to una buona giornata?

CAROL      - Ehm… sì. Penso di sì. Tu?

BERNARD - Oh una via di mezzo. Sai com’è.

CAROL      - Sono contenta che tu sia rientrato prima.

BERNARD - (Arrivando con i whisky) Anch’io. Eccoci qua.

CAROL      - (Accetta il whisky) Grazie. Salute…

BERNARD -  Oh. Sì. Salute…

                            (Bevono, ma senza molto entusiasmo)

                   Perché sei contenta?

CAROL      - Prego?

BERNARD - Che io sia tornato prima.

CAROL      - Perché c’è qualcosa di cui ti voglio parlare.

BERNARD - (Piuttosto spiazzato) Oh. Non è importante vero? Perché c’è qualcosa di cui io  voglio parlarti.

CAROL      - Davvero? Oh, Dio! Non potresti aspettare? Devo parlarti io per prima!

BERNARD - Ha l’aria di essere  importante.

CAROL      - Sì. Lo è.

(Bernard ha un pensiero improvviso)

BERNARD - Non sei incinta di nuovo, vero?

CAROL      - (Ridendo) No, naturalmente no! Non fare l’idiota!

BERNARD - (guardandosi intorno torvo) No. Non c’è champagne, così non possiamo celebrare niente, vai avanti allora. Cos’è?

CAROL      - Non sarà facile.

BERNARD - Ah no?

CAROL      - No, temo di no.

BERNARD - Allora prima lo tiri fuori meglio è.

CAROL      - Sì. Suppongo di sì.

                            (Una pausa)

BERNARD - Vai avanti allora! Sto aspettando!

CAROL      - Beh… vedi… ( prova  a trovare coraggio)

BERNARD - Vai avanti!

CAROL      - Ho intenzione di lasciarti.

                            (Bernard la fissa per un momento in silenzio, incapace di credere alle sue orecchie)

BERNARD - Lasciarmi?

CAROL      - Sì, ti prego...

BERNARD - Oh, Dio mio…!

CAROL      - Mi… mi dispiace molto. Davvero.

BERNARD - Davvero intendi… lasciarmi?

CAROL      - Sì.

BERNARD - (Silenzio. Poi esplode) Non puoi farlo!

CAROL      - Perché no?

BERNARD - Perché no?! Perché sono tuo marito, ecco perché no! Sono stato tuo marito per venticinque anni!

CAROL      - Sì. Lo so. E ora sento che è tempo di cambiare.

BERNARD - Ma sei stata mia moglie per un quarto di secolo, questo non conta niente?

CAROL      - Certo. E’ un bel numero tondo. Ma ora sento che ho bisogno di un po’ di spazio.

BERNARD - (Oltraggiato) Spazio?! Non hai bisogno di spazio all’età tua! I giovani - loro sì - ne hanno bisogno. Sono il padre dei tuoi figli!

CAROL      - (Con calma) Sì. Lo so.

BERNARD - Non sei stata felice con me? Non sono stato un buon marito?

CAROL      - Sì. Siamo stati molto felici. Certo che lo siamo stati. (Pausa) Per la maggior parte del tempo.

BERNARD - Che intendi “per la maggior parte del tempo”?!

CAROL      - Beh, proprio ultimamente qualcosa sembra sia andato storto. Non sei mai stato qui. E quando lo eri sembrava come se la tua mente fosse altrove. Non con me.  Così ho cominciato a sentire la necessità di una relazione più stabile.

BERNARD - (Incredulo) Vuoi dire che c’è qualcun altro?

CAROL      - Sì.

BERNARD - Sì?

CAROL      - Beh, potrebbe esserci. Ultimamente. Ma se sono ancora pesan-temente sposata, la mia relazione non avrà alcuna opportunità di svilupparsi, giusto?

BERNARD - (Realizzando che la cosa è vantaggiosa per lui) Così… così vuoi il divorzio? E’ questo?

CAROL      - Beh… mi piace pensare che stiamo andando in quella direzione.

                            (Bernard decide di tenere alto il morale)

BERNARD - (drammaticamente) E i ragazzi? Hai pensato ai ragazzi?

CAROL      - (Con un sorriso paziente) Bernard – stanno crescendo. Non è un problema  di custodia.

BERNARD - Ma hai considerato quanto il divorzio potrebbe farli soffrire?

CAROL      - Non ci baderebbero. La maggior parte dei loro amici  ha genitori divorziati Oggi pensano che sia normale avere genitori divorziati.

                            (Bernard reagisce. Ha già sentito queste parole…Tuttavia risponde aggressivamente)

BERNARD - Chi è?!

CAROL      - Non c’è bisogno di urlare.

BERNARD - E’ qualcuno che conosco?

CAROL      - Ha importanza?

BERNARD - Sì, ce l’ha! Se mia moglie mi lascia per un altro uomo mi piacerebbe vederlo in faccia.

CAROL      - Si sentirebbe in grande imbarazzo.

BERNARD - Lui si sentirebbe in imbarazzo, io sono il cornuto e lui si sente in imbarazzo!

CAROL      - Non essere così drammatico.

BERNARD - Non è Martin, vero?

CAROL      - Non essere sciocco. Ha la barba!

BERNARD - Da quanto tempo dura questa storia?

CAROL      - Circa sei mesi.

BERNARD - Sei mesi?!

CAROL      - Ma ci siamo incontrati solo una volta ogni quindici giorni.

                            (L’informazione lo fa ritornare allo stato d’animo di partenza, e ricorre al ruolo del marito tradito)

BERNARD - Capisco…

CAROL      - Perciò che farai?

BERNARD - Mi pare che tu abbia già deciso cosa faremo. Non sembra ci siano molte scelte in materia.

CAROL      - Quindi collaborerai? Mi piacerebbe tanto che rimanesse tutto amichevole. Per amore dei ragazzi.

                            (Bernard si lascia andare al ruolo del martire. Singhiozza, gravemente)

BERNARD - Io… io non avrei mai creduto che venticinque anni sarebbero finiti in questo modo. Beh, - non proprio così… Ma  se sei decisa - e lo sei - allora suppongo che io debba soltanto accettare le tue richieste…

CAROL      - Oh, bene! Grazie, caro. (Lo bacia, impulsivamente) So che è dura per te. Deve essere uno shock tremendo. E trovo che sei molto coraggioso.

BERNARD - (fiero) Sì, lo sono, vero?

CAROL      - E lo apprezzo. Grazie di essere così comprensivo. E… e saremo sempre amici, vero?

BERNARD - Naturale che saremo sempre amici. Abbiamo venticinque anni di storia. Ti auguro di essere felice… con comunque si chiami.

CAROL      - George.

BERNARD - (sgomentato dalla coincidenza) George?!

CAROL      - Cosa c’è che non va? E’ un nome molto carino.

BERNARD - Oh - ehm - non c’è niente che non vada. Ti auguro di essere molto felice… con George.

CAROL      - Grazie. (All’improvviso) Santo cielo ti devo fare la cena!

BERNARD - Non ti devi disturbare.

CAROL      - Non essere sciocco tesoro. Anche se stiamo per divorziare non vuol dire che smetterò di nutrirti. (Corre verso la porta della cucina, dove esita) Oh - ehm - e tu di cosa volevi parlarmi? (Esce)

                            (Bernard esita)

BERNARD - (ad alta voce) Oh - niente! (Poi, piano) Non importa, ora.

                            (Bernard rimane totalmente immobile per un momento, emotivamente più confuso di quanto previsto. Poi sorride, felice e pieno di rimpianti in egual misura. La musica si diffonde e sfuma fino al buio. Dopo qualche momento la scena si rillumina. Siamo di nuovo nel pied à terre di Bernard. La musica  continua.    Bernard arriva frettolosa-mente dalla cucina. Porta una bottiglia di champagne e due bicchieri. Canticchia con le labbra serrate seguendo la musica felicemente, sistema le bottiglie con i bicchieri. Li aggiusta e riaggiusta, cercando di ottenere l’effetto desiderato. Riordina un po’ la stanza. Poi, soddisfatto del-l’atmosfera, procede a togliere la carta dorata e il filo intorno al tappo della bottiglia.

                            Suona il campanello.

                            Bernard sorride, felice, posa la bottiglia  e va ad aprire la porta. La musica si arresta.

                            C’è Marion, indossa un cappotto)

BERNARD - Oh, Dio! Speravo che venissi!

MARION   - (Entrando) Non mi avevi dato molta scelta. Il tuo messaggio suonava come una questione di vita o di morte.

BERNARD - Lo è! Dammi il tuo cappotto.

                            (Stringe il cappotto a sé, in  modo difensivo)

MARION   - Perché?

BERNARD - Qual è il problema? Non sei completamente vestita sotto?

MARION   - Certamente.

BERNARD - Va bene, allora.

MARION   - Ma non posso restare a lungo.

BERNARD - Non scappi via? Sei appena arrivata.

MARION   - Beh… penso di poter restare qualche minuto.

BERNARD - Ci vorrà molto più tempo!

MARION   - A fare cosa?

BERNARD - Vedrai! (Prende il cappotto e lo butta da una parte. Lei lo guarda sospettosa)

MARION   - Non dovevamo vederci di nuovo, ogni quindici giorni. Ti sei dimenticato?

BERNARD - (con un sorriso) Questa è un’occasione speciale! (Fa per aprire la bottiglia di champagne)

MARION   - Bernard… se sei andato a fare quello che penso che sei andato a fare me ne vado dritta dritta a casa. (Riprende il cappotto)

BERNARD - No! Non l’ho fatto!

MARION   - Sei sicuro?

BERNARD - Assolutamente.

MARION   - Va bene, allora. (Riposa di nuovo il cappotto). Ma l’altra sera mi hai preoccupato.

BERNARD - Come accade, non ho avuto bisogno di fare… quello che hai pensato che avrei fatto.

MARION   - Non hai avuto bisogno?

BERNARD - No.

MARION   - (Di nuovo sospettosa) Che significa non hai avuto bisogno?

(Bernard le porge un bicchiere di champagne)

BERNARD - Salute! (beve lo champagne a piccoli sorsi).

MARION   - Salute! (sta per bere lo champagne, ma si ferma) Non so a cosa sto bevendo!

BERNARD - Lo scoprirai tra un minuto.

MARION   - (Sospettosa) Bernard… quando te ne sei andato da casa mia l’altra sera… dove sei andato?

BERNARD - Sono andato a casa, naturalmente.

MARION   - C’era tua moglie?

BERNARD - Sì. Abita  lì.

MARION   - Spero che tu non le abbia parlato!

BERNARD - Beh, non potevamo starcene seduti in silenzio.

MARION   - Voglio dire parlato di ciò di cui avevi detto di voler parlare.

BERNARD - Oh, no.

MARION   - Bene, allora berrò a questo. (Beve lo champagne)

BERNARD - Ma ho parlato con lei.

MARION   - Di cosa?

BERNARD - Hai tre domande a disposizione.

MARION   - La situazione politica?

BERNARD - No.

MARION   - La pesca al salmone?

BERNARD - No.

MARION   - Divorzio?

BERNARD - E’ giusto venuto fuori  durante la conversazione.

                            (Marion, posa il bicchiere e si alza con decisione)

                   Dove vai?

MARION   - Me ne vado a casa! Ti avevo detto di non infrangere le regole. (Prende il cappotto)

BERNARD - (Inseguendola) Non ho infranto le regole! Non ho dovuto farlo. Oh, per piacere siediti. (Le prende il cappotto e lo posa)

                            (Con grande riluttanza, Marion si siede, tentando di essere paziente. Bernard  la raggiunge  e riprende animo per la grande rivelazione.

                   Non ci crederai mai.

MARION   - (glaciale) Mettimi alla prova.

BERNARD - Carol ha trovato un altro uomo. Vuole il divorzio.

                            (Marion riflette per un momento, poi inizia a ridere, cosa che Bernard trova irritante.

                   Non è divertente!

MARION   - Oh. Sì che lo è! Lo trovo molto divertente! (Prende il bicchiere e lo alza) Buon per te Carol! (beve lo champagne controllando a stento delle  risatine).

                            (Bernard è molto irritato)

BERNARD - Non pensavo che lo avresti trovato divertente!

MARION   - Perché no? Hai sempre ammirato il mio senso dell’umorismo.

BERNARD - Mi aspettavo che ne saresti stata contenta.

MARION   - Perché avrei dovuto essere contenta? (Un pensiero improvviso). Non hai acconsentito, vero?

BERNARD - E’ naturale che ho acconsentito!

MARION   - A concederle il divorzio?

BERNARD - Sì.

MARION   - Perché?

BERNARD - Vorrei che la smettessi di chiedere perché! Perché pensi che l’abbia fatto? Perché vuol dire che sarò libero.

MARION   - E’ quello che vuoi? Essere libero? Essere di nuovo uno scapolo? Non sei un po’ vecchio per essere uno scapolo?

BERNARD - Non sarò scapolo per molto…

MARION   - Perché no?

BERNARD - Eccoci di nuovo!

MARION   - Questa non è una risposta.

BERNARD - (Mantenendo a stento la calma) Non resterò scapolo.

MARION   - Ah no?

BERNARD - Naturale che no. Ora posso sposarti.

                            (Una pausa. Marion lo guarda)

MARION   - Sposare me?

BERNARD - Sì! Naturalmente! Chi, se no?

MARION   - Oh…

BERNARD - Perché pensi che abbia fatto tutto questo?

MARION   - Non mi sembra che tu abbia fatto qualche cosa. E’ tua moglie che ha fatto tutto. Tu hai solo detto sì.

BERNARD - Ma è andata come volevamo!

MARION   - Ah sì?

BERNARD - Certo! Ora ci possiamo sposare! (Lui l’abbraccia) Dopo venti-due anni ci possiamo sposare!

                            (Marion resta tra le sue braccia, analizzando la sua dichiarazione)

MARION   - Vuoi dire con la cerimonia… e tutto il resto?

BERNARD - Sì.

MARION   - Fiori e prete? E canzoni e tutto?

BERNARD - Sì.

MARION   - Con la gente impiumacchiata che manda regali?

BERNARD - Sì.

MARION   - (Incerta) Oh…

                            (Bernard la lascia, facendosi via via più frustrato)

BERNARD - Marion - sto per divorziare - e quando ho divorziato ci possiamo sposare.

                            (Una pausa)

MARION   - Ma io non credo che voglio sposarti…

                            (Bernard è sgomento.)

BERNARD - Cosa?! Tu hai detto che volevi sposarmi!

MARION   - Quand’è stato?

BERNARD - La sera che abbiamo festeggiato il nostro sesto mese di fidanza-mento! Ricordati! Prendesti un dolce da Tesco. Con sei candele!

MARION   - Bernard - è successo ventidue anni fa!

BERNARD - E non volevi che avesse quel significato, allora?

MARION   - Oh sì, aveva quel significato, allora.

BERNARD - E ora non ce l’ha più?

MARION   - (Con un po’ di tristezza) Ventidue anni fa volevo sposare te.

BERNARD - Credevo che ora lo volessimo entrambi.

MARION   - Ora voglio vederti una volta ogni quindici giorni. Per amore dei vecchi tempi. Non pensavo al matrimonio. Mi sono già sposata una volta.

BERNARD - (Disperatamente) Ed è stato bello! Tu l’hai detto! Ti sei sposata con George - il buon vecchio George! E ti è piaciuto!

MARION   - Sì. E’ la ragione per la quale non mi voglio sposare di nuovo.

                            (Bernard  non crede alle sue orecchie)

BERNARD - Mai più?

MARION   - Beh… non ora, comunque.

                            (Una pausa. Poi…)

BERNARD - (esplode) Ma sto per divorziare! E’ tutto in ordine!

MARION   - Allora dovrai disordinare tutto.

BERNARD - E’ troppo tardi! (nella più profonda depressione). Oh, mio Dio…! Ho comprato dello champagne. Pensavo che avremmo festeggiato…

MARION   - Beh, possiamo.

BERNARD - Non c’è nulla da festeggiare ora…

MARION   - C’è qualcosa, invece! Ci siamo incontrati di nuovo dopo ventidue anni. E’ qualcosa da festeggiare, no?

BERNARD - (A malincuore) Sì. Credo di sì…

MARION   - Senti, devo andare! (Afferra il cappotto) I miei figli vengono a cena e non ho nemmeno pensato a cosa fare da mangiare (Sta per andare, si gira alla porta a guardarlo.) Oh Bernard! Animo per favore! Non è la fine del mondo!

BERNARD - (distrutto)  Sembrerebbe di sì…

(Marion torna da lui, amorevole)

MARION   - Bernard - caro Bernard - mi dispiace di averti lasciato intendere una cosa per un’altra. Ti voglio veramente bene. E voglio vederti regolarmente. Ma il matrimonio non è la cosa che ho in mente. Mi dispiace veramente molto. (Lo bacia, velocemente, poi dice, allegramente) Ci vediamo tra quindici giorni!

                            (Dopo di ciò se ne va. La musica inizia a diffondersi, sof-fusamente. Bernard è solo, disperato. Prende il bicchiere mezzo vuoto e lo guarda per un attimo. Poi raccoglie le bottiglie e si siede, una bottiglia in una mano e il bic-chiere nell’altra. Scorre lo sguardo dall’uno all’altra, ri-flettendo. Poi prova a versare il contenuto del bicchiere nella bottiglia di champagne, ma invano. Abbandona il tentativo e posa la bottiglia e il bicchiere.

                            Poi si apre la porta e Marion torna.

                   Stavo pensando…

                            (Bernard sobbalza e le sorride, la sua vecchia sicurezza rifluisce di nuovo.

BERNARD - Ecco! Lo sapevo che avresti cambiato idea!

MARION   - No…

BERNARD - (Trionfante) Allora perché saresti tornata? Non puoi prendermi in  giro! Tu vuoi sposarmi!

MARION   - No, non voglio. (Poi con un gran sorriso). Ma vivrò con te, se ti può andare. (E va via di nuovo, chiudendosi la porta dietro le spalle)

BERNARD - (Borbottando tra sé). Oh, capisco. Questo è come tu - (reagisce, realizzando cosa ha detto) Cosa? (la chiama) Marion?

                            (Marion riappare immediatamente)

MARION   - Cosa c’è ora?

BERNARD - A casa tua o casa mia?

MARION   - Mia!

BERNARD - Affare fatto!

                            (Corre all’armadio e tira fuori una valigia. Lei lo guarda sorpresa)

MARION   - Cosa stai facendo?

BERNARD - Faccio i bagagli prima che tu cambi idea! (Mette la valigia sul letto e frettolosamente comincia a sistemarci i vestiti che tira fuori dal cassettone).

MARION   - (seguendolo) Non puoi trasferirti ora! Vengono i miei figli a cena.

BERNARD - Beh, prima o poi dovranno conoscermi! Vai a chiamare un taxi! (raggiungendo l’armadio). Sarò giù tra cinque minuti! (Tira fuori disordinatamente i vestiti dall’armadio)

(Marion sorride, scrollando le spalle felice e rassegnata)

MARION   - Oh, d’accordo. Dopo ventidue anni  posso aspettare altri cinque minuti.

                            (Esce, felice, questa volta lasciando la porta aperta)

                            (Il volume della musica aumenta mentre Bernard si affretta a fare a  tutta velocità e disordinatamente  la vali-gia. Alla fine va di corsa alla porta. Ma mentre sta andan-do,  la valigia si apre di scatto, sparpagliando i vestiti sul pavimento, lui inciampa e cade a terra, gridando agoniz-zante tenendosi la caviglia.

                            Marion riappare, e lo vede agonizzante. Ride e si piega  ad assisterlo di nuovo.

BUIO

FINE DELLA COMMEDIA

                  

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