UNA ZIA PER TUTTE LE STAGIONI
DI
ALBERTO TICCONI
Alberto Ticconi 101752
Opera depositata l8.04.1998
N 831581A
Indice esteso dei personaggi:
Prologo
Pagliaccio
Una donna
Teo / Voce di Teo fuori scena
Narratore
Zia Alonza / Zio Alonzo
Regista
Cesare
Coro
Seconda voce fuori scena
Primo centauro
Secondo centauro
Aristippa-maschio
Teucrolona-maschio
Primo infermiere
Secondo infermiere
Cicerone
Aristippa-femminile
Teucrolona-femminile
L'amante del regista
Prigioniero
La maestrina
L'educanda
La dolce mamma
Il prode figlio
Il folle Marco attori.....n 29
Indice ristretto dei personaggi
Prologo / Regista / Teucrolona-maschile
Una donna / Aristippa-femminile /LEducanda
Teo / Voce di Teo Fuori scena / Coro
Narratore / Prigioniero
Zia Alonza / Zio Alonzo / Coro
Pagliaccio/ Cesare / Coro / Il Prode Figlio
Primo Centauro / Primo Infermiere
Secondo Centauro / Secondo Infermiere
Coro / Aristippa-maschio / Cicerone / Il Folle Marco
Teucrolona-femminile / La dolce mamma
Lamante del regista / La Maestrina attori.....n 11
Siamo tra i pazienti di un Centro di Igiene Mentale, ed essi sono impegnati in una
drammatizzazione terapeutica.
La scena sostanzialmente spoglia: una parete con una finestra e delle catene; delle sedie buttate
qua e la, una scure ben conficcata su un tronco al lato della scena, una piccola e bianca scrivania.
Il lettore del prologo si porta alcentro del proscenio mentre le luci morbidamente aumentano di
intensit senza per superare una chiara penombra.
PROLOGO - Credo che tutti coloro i quali avranno modo di conoscere o confrontarsi con questopera, si porranno inevitabilmente la seguente domanda: A che genere o categoria appartiene? Che specie di catarsi ci dobbiamo aspettare da questa... da questa cosa? Noi poveri personaggi crediamo, o vogliamo semplicemente sperarlo, che da parte dellautore vi sia stato un tentativo, forse rigoroso, di indagine diciamo scientifica sul senso non astratto della vita, la quale a volte si colora del bello, delletico o del passabile. Ma il significato potrebbe anche essere ben perpendicolare allazione scenica. Potrebbe, ovvero, generarsi non nellopera in se, ma sul prodotto emozionale, intellettivo ed estetico del fruitore, vuoi "pubblico" o "maestranze". Noi attori-personaggi-coautori e vittime vogliamo sperare che al di l di unesigenza spettacolare ci sia lo scopo ben calibrato, rigorosamente valutato, di una finalit creativa ed evolutiva. Noi crediamo che dopo questo viaggio ci affacceremo certamente "a guardar le stelle". La differenza tra il perch "siamo" e il perch "non siamo" non nella materia, la quale pur evidente non mai vera, ma nelle posizioni angolari. Il punto di vista permette, se ben centrato, di colpire o no il bersaglio. E noi, che abbiamo solo questa possibilit, dato che nessunaltra dallautore ci verr data, siamo costretti a dirvi:
Dal lato della scena sbuca un pagliaccio e con modi pietosi si rivolge immediatamente al pubblico:
PAGLIACCIO - Per favore, non fate che la nostra vita termini nellistante stesso della nascita. Rimanete ben saldi nelle vostre posizioni angolari, e scegliete voi la giusta inclinazione. Noi siamo solo i bersagli sacrificali di questa azione drammaturgica. Colpiteci al cuore, cio, e ci salveremo insieme.
Il pagliaccio esce di scena zoppicando e guardandosi in giro
PROLOGO - Felice traversata a tutti, in queste stagioni confuse; in questa tundra senza confini.
Il lettore si allontana lentissimamente in una folata di fumo mentre la voce del Narratore riempie
la scena che va in buio.
VOCE DEL NARRATORE FUORI SCENA - Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? Gli risposi: Signore mio tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso le tribolazioni e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dellagnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio.... che stender la sua tenda sopra di loro. - Non avranno pi fame n avranno pi sete, n li colpir il sole, n arsura di sorta, perch lagnello che sta in mezzo al trono sar il loro pastore e li guider alle fonti delle acque della vita. E Dio terger ogni lacrima dai loro occhi. ....Quando Dio apr il settimo sigillo si fece silenzio in cielo. (dallApocalisse)
Si illumina la scena: su un tavolo una forma umana sdraiata; una donna entra lentamente, ha della
legna sulle braccia, ha vesti lacere; ha freddo.
UNA DONNA - Linverno delle mie passioni, quello che mi ricorda linfanzia, in cui venne la neve osservata, osservata con occhio pieno di meraviglia, di vita desiderata e, attraverso quel fioccare, ottenuta, ottenuta e non pi ritrovata; linverno ha ripreso il suo cammino.
TEO - O, linverno: la mia passione pi grande.
UNA DONNA - Dove una coperta ti amica, ed il suo calore .... pi che umano.
TEO - Sta per arrivare.
UNA DONNA - Chi lo fermer?
TEO - Non io.
UNA DONNA - Chi lo fermer?
TEO - In questi tempi, nessuno.
UNA DONNA - Nessuno, che non sia un dio maligno e dispettoso.
Niente, che non siano altro che grida di dolore
di chi, ignudo, si sente schiacciare dal freddo altrui.
TEO - Io non lo fermer, io non lo fermer!
UNA DONNA - Ti sapr assaporare, ora, pianta dalle foglie di cristallo. Ti sapr accarezzare senza piangere ora, per i dolorosi tagli dei tuoi spietati aculei. Senza desiderare altro che ci che .
TEO - Linverno non bussa alle porte.
UNA DONNA - Se la tua porta non aperta esso non entrer.
TEO - Se lo far, far caso allaccoglienza della tua casa?
UNA DONNA - Se entrer ti far compagnia.
TEO - E se trasciner via la tua vita ed il vento ne coprir inesorabilmente le grida? Ciao, io sono Teo! E tu? Penso che
UNA DONNA - Mimporta poco di quello che pensi, tu, se tra i tuoi pensieri c solo qualche chilo di carne turbolenta.
TEO - Non pensiamo, allora.
UNA DONNA - Mimporta ancora meno di quello che dici, tu, se tra le tue parole c solo e soltanto qualche barile di amaro bitume.
TEO - Non parliamo, allora, e non perderemo tempo. Avvicinati, facciamo carburare questi quattro chili di turbolenta carne. Agitiamoci come grossi barili bituminosi. Vieni, bruchiamo insieme alla pastura indomita dellalta torre e del vorace abisso.
UNA DONNA - Ho le vertigini e la nausea mi divora. Ho visto della gente peggiore, ma la nausea la provo solo con te. (fugge)
TEO - (prende un foglio di carta e una penna dalla scrivania, si siede e comincia a scrivere) Caro Teo, immagino che ti sarai messo ben comodo, hai aperto la busta, estratto il foglio ben scritto e ora stai leggendo queste mie prime righe, che da tanto tempo avevo voglia di mandarti. Io ti sto scrivendo appena poco dopo essere stato umiliato dalla spietata nostra esistenza. Cio capita sicuramente a chi troppo buono; troppo romantico o troppo rispettoso dei desideri altrui. Carissimo Teo, mi sento un fluente gabbiano su un mare di lava. E la mia mente, carica di energia entropica, comincia a slittare per falde sotterranee; sono come dei tuffi nella roccia pura. E ho freddo. Ho molto freddo. Non domino tutte le parti del mio corpo, e neanche il pensiero; tanto che a volte non so che cosa penso di me. Tu lo sai, Teo, che cosa pensi di te? Sai darti di te un simbolo? e di quel simbolo il concetto? e del concetto lidea? Ti ricordi di qualche momento in tutta la tua vita in cui sei stato sinceramente sincero? A volte la mia vita mi entra in casa mi prende a schiaffi, usa il mio bagno e depreda il mio frigorifero. Non lavrei mai creduto; mi carica di tasse per non pagare le sue. Cio, voglio dire, questa gente bussa, ma poi fa quello che gli pare. Fanno quello che gli pare, in casa mia, hai capito? Riesci a capire?. Della mia vita, del mio corpo, della mia .... del mio fallo. Laltra volta ne ho preso uno proprio mentre stava in cucina. "Lo ammazzo, questa volta"; mi sono detto, trovando finalmente il coraggio necessario. Era mia zia, mia zia Alonza. Mandami, ti prego mio caro Teo, un valido punto dappoggio. Un riferimento sostanziale per la mia vita, sai, la lava bollente comincia a darmi un po fastidio ai piedi. Mandami una chiave di lettura, o almeno un codice. Qui mi dicono che tra un mucchietto di fango e lestrema e pura manifestazione dello spirito c qualcosa. Solo che io non conosco niente che non sia o solo fango o solo spirito. Mandami qualcosa Teo, te ne prego. (scende dal tavolo) Anche un pezzo di carta dov segnato il Nord; almeno questo. Mandami una maniglia, un chiodo da mettere al muro. Il ferro da stiro di tua nonna; mi ci voglio aggrappare quando da queste parti ricomincia a tirare forte quel vento maledetto che tu conosci bene. Fammi parlare almeno con tuo figlio appena nato, allora; questa gente che sa il fatto suo, e su questa stupida terra di stronzi sono gli unici ad avere le idee chiare. (esce di scena) Mandami qualcosa, Teo. Qualcosa.....
Entra in scena Zia Alonza
ZIA ALONZA Eseguir, dalla raccolta di brani "Aspettando la fine del mondo", "Una volta avevo una ragione per vivere". (si schiarisce la voce, poi, rivolta verso il pubblico,)Mimporta poco di quello che pensate, voi. Mimporta ancora meno di quello che dite, voi. Ho le vertigini e la nausea. Mi divora lo sconforto. Sicuramente ho visto della gente peggiore ma il vomito lo provo solo qui. Sicuramente ci sar della gente peggiore ma quello che provo ora disonorevole. Anzi, il vostro odore insopportabile, e giunge fino a qui. Non posso pi cantare dato che la voce mi si impastata nella gola e le mie narici sono sature. Pensate; io ero venuta qui anche per parlarvi di grandi ideali: di fini umanitari; s, di tante cose da fare per il bene delle coscienze e delle anime. Dio, ora sento di avere solo un gran bisogno di vomitare. Fate qualcosa, impossibile sopportare questo tanfo. Chiamate almeno il vostro netturbino di fiducia, ma fate qualcosa, gente. Siete allultimo stadio, dico, e nessuno vi ha detto ancora nulla?
Entra in scena il Narratore
NARRATORE - Le elezioni, quellanno, furono vinte da Cocomero Blu, con gran gioia e disappunto di molti. Ormai passato del tempo, ma la storia non pi una storia di cocomeri raggianti e cactus scontenti. Bisognerebbe, a questo punto, parlare solo di un costruttore di casse da morto, il quale ha costruito il suo bravo stabilimento nel bel mezzo dellorto comunale. Roba di tangenti, direi oscene. Ah, ah ah! E, si sa come vanno queste cose, pur di vendere le sue brave cassettine ha avvelenato lacqua della rete pubblica e inquinato abbondantemente laria della nostra citt, facendo anche condannare a morte chi cercava di eliminare linquinamento o almeno di non aumentarlo; ottenendo cos plauso e voti dai suoi futuri clienti e fruitori. Roba di ordinaria amministrazione: la gente inesorabilmente premia chi la sfrutta e chi la depreda della sua dignit e della sua vita. Ma non roba per voi; voi siete ancora vivi, almeno per ora. Se avete qualche piccolo problema sar solo colpa della vostra stupida mano, la quale decide sempre sbagliato tra cactus e cocomeri. Per almeno libera la coscienza, nel senso che non pi gravata da nessuna scelta dovuta. E cos i cactus e i cocomeri vissero felici e contenti, in perfetta compagnia di casse da morto ben scolpite e profumate, le quali, seppur destinate a marcire allegramente, davano di se grande e dignitosa pompa e imperituro successo. Ora a dormire, cari e tranquilli frugoletti, vuoti di testa e anche di pancia, ahim! Buona notte.
ZIA ALONZA - (prende un mortaio dalla piccola scrivania e, famelicamente, vi pesta qualcosa dentro)
Vennero insieme.... scolpiti nel vento. Una nube suscitava tempesta. E violenta era ....era la forza. Di giorno si celava il mistero, ma arguto e..... e stridente..... come di creta svestito, era il tempo notturno. Una forza ammaliante... svestita ...svestita gioiva. Denudata anche della gioia, gioiva. Ah, ah, ah! Di tuo cera il fine. Di tuo cera il fine...
.cera il finire di un giorno.
Arida la steppa del curvo passato... ingigantiva, ....a lato. E il lato scelto derideva. Un tempo deriso il notturno lato, non scelto.... non amato...
....giaceva, chino. Tolto, alla gioia, separato. Alla gioia negato....
privato
e .... Privato
era di vita quellangolo di gioia del mio passato,
non scelto; deriso, senza un fine dato,
denudato,
non amato!
Si spengono le luci; musica
REGISTA - (entra in scena gridando) Ma mai possibile che quer disgraziato...
quann er momento suo nun c mai? A Cesare!? A Cesareee! A Cesareeeeeeeee!!
CESARE - Bh, che fai? Vendi il pesce?
REGISTA - Io me te venno a te. Ma and stavi?
CESARE - Mi facevo bello per la parte.
ZIA ALONZA - Davvero?
CESARE - Certo. Anche se non ne ho bisogno.
ZIA ALONZA - Perch, io si?
REGISTA - Non ricominciate, voi due. Qui bisogna produrre.
CESARE - Guarda, signor regista, che co sta gallina se producono solo ova sode.
ZIA ALONZA - Ma parli proprio tu, che sei rovinato da ogni punto di vista?
REGISTA - Non ricominciate....
CESARE - Per favore dite alla pennuta che se qua c un professionista quello sono io.
ZIA ALONZA A scemo! Professionista de ch? Ma non lo sai che io quando apro bocca produco arte?
CESARE - E quando la chiudi non se sa pi dove gettare la spazzatura.
ZIA ALONZA - Io sono la pi grande cantante e attrice di questo mondo. E se non sono una cantante sono unattrice; se non sono unattrice sono la pi bella donna che ci sia sulla faccia della terra. E se per caso non fossi neanche una donna sicuramente sono la pi saggia zia che tu e tutti quelli come te, e diversi da te, possano mai desiderare.
CESARE - Senti megera, da quando in qua ti paragoni a degli esseri umani?
ZIA ALONZA - Io ti purgo, figlio di una lavastoviglie.
REGISTA - State boni....
CESARE - La mia natura mi rende superiore ad ogni tua insinuazione.
ZIA ALONZA - La tua natura mi f un baffo. Io ho una natura, tu non ce lhai; tu sei solo un prodotto artificiale. Io ti tengo le radici e non mi scappi quando ti dico che ho intenzione di potartele. E quello che dico io legge.
REGISTA - Io sono il regista, e voi dovete fare quello che dico io.
CESARE - Che cosa? No, no, no, no! Non cos che va il mondo! E lautore? Come la mettiamo?
ZIA ALONZA - Noi non ascoltiamo nessun altro al di fuori dellautore.
REGISTA - Io.... Io sono il vero autore di questo lavoro. Lo dice anche Pirandello...
CESARE - Solo lautore nostro padre.
ZIA ALONZA - Egli anche il nostro unico Dio.
REGISTA - Io invece sono vostro padre e dio.
CESARE - Bestemmiatore.
ZIA ALONZA - Infame blasfemo.
REGISTA - Voi non potreste assolutamente prendere vita senza di me.
CESARE - ZIA ALONZA - Noi non abbiamo altro dio al di fuori dellautore.
REGISTA - Ammutinamento, tradimento, rinnegamento. Adesso parlo col direttore, e vediamo se.....
CESARE - Calma. Si ragionava del pi e del meno. Non il caso....
REGISTA - Io sono il demiurgo assoluto in questa realt. Guarisco i vostri mali e magnifico le vostre idiozie. Io...Io! Io!
ZIA ALONZA - Infermieri.
Entrano di corse due infermieri che trascinano via il regista
CESARE - AHHHHHH!! Ma che vergogna. Vergognate. Che vergogna immonda. (esce di scena)
ZIA ALONZA - Che lo possino caric, lo possino; st'asino. Che se possa rompe tutte e quattro le gambe e pure la testa. Che gli se possa spappola er fegato e la milza, e lulcera gli arrivi fino al cervello. Tih
CESARE - Um! Il vizio di augurare bene sempre a tutti non te lo levi mai. Comunque ci vediamo, cara. Adesso ciho da fa un sacco de cose mie. Ciao. (la bacia ed esce)
ZIA ALONZA - Aspetta, che parliamo d'affari.
(verso il pubblico)
Il sangue cade sullasfalto.
Il cielo dimenticato;
Il cuore delluomo cade con il sangue,
E il sereno solo e soltanto
..... vuoto. (esce anche lei)
Fine prima scena
Seconda scena
Sul tavolo un uomo legge una lettera
VOCE DI TEO FUORI SCENA - Caro Teo, come stai? da quanto tempo!. Ho un sacco di cose da raccontarti, da mostrarti. Tu sei in un luogoVorrei uscire di qui. Quest'anno mi sta condensando, come in una miniatura, tutta la mia esperienza: dalla nascita alla morte.
Un filo logico!? Vuoi un filo logico? Cavolo, non chiedermi un filo logico. Ti odio quando fai cos. Lo sai che pericoloso affidarsi a un filo logico. E' pericoloso solo averne un pezzetto in una tasca abbandonata. Io, il mio filo logico, un tempo lo chiamavo Dio. Ma era completamente illogico per la mia piccola e fragile logica. Lo sai che ancora mi viene a trovare? Del resto, cos la nostra vita? Quando sull'orizzonte tutto ci sembra chiaro e pacifico solo perch siamo stati sconfitti ormai dalla tristezza. Io, per, non ho la convinzione di scrivere qualcosa di logico; queste cose le lascio al dottore, quando mi da le sue brave ricette. Ho solo la certezza che prima o poi qualcuno mi tradir, mi vender ad un prezzo ridicolo e poi non mi porter neanche in televisione. Ieri ho visto un ladro di polli per venti minuti sul mio ventotto pollici. Come l'ho invidiato. Cosa posso rubare qui? I vasetti da notte dell'infermiera mi fanno un po' schifo. Ho trovato: ruber tutte le lampadine della citt e dir di essere io la luce del mondo.
VOCE DELLA ZIA ALONZA FUORI SCENA - Teo, Teo vieni. E' l'ora di mangiare. Teo! Teo corri; non ti resteranno neanche le briciole.
VOCE DI TEO FUORI SCENA - Caro Teo, ora ti saluto, mia zia chiama; il momento della pappa. E...e... e rispondi presto alla mia lettera. Sei il mio unico amico, lo sai. Tu conosci, per caso, qualcuno della televisione? Teo, sei un essere inutile. A cosa servir mai la tua presenza su questa terra. (si avvia verso il fondo) Fatti qualcosa: che so; una spremuta di arance. Fatti un clistere. Vai a trovare il dentista. Evadi le tasse. Iscriviti ad un clab per fiati pesanti; mostrati alle fiere del bestiame da ingrasso. Mostrati a Mostrati, caro Teo: fai luomo. Scusami, a volte ho delle regressioni mostruose.
Fine seconda scena
Terza scena
Cavalcando manici di scope, entrano in scena uomini con voluminosi cappelli femminili. Il primo
ha una frusta; il secondo un tridente.
PRIMO CENTAURO - Primo centauro. (gridando) Fermatelo, fermatelo.
SECONDO CENTAURO - Secondo centauro. (c.s.) E' nostro! Ci appartiene. Non lasciatelo scappare.
PRIMO CENTAURO - Primo centauro. Prendetelo per le gambe. Prendetelo per gli orecchi.
SECONDO CENTAURO - Secondo centauro. Prendetelo per il collo!
PRIMO CENTAURO - Primo centauro. Prendetelo per quel che vi pare! Non ha il diritto di andarsene cos.
SECONDO CENTAURO - Secondo centauro. Di sfuggirci dalle mani; come un ladro.
PRIMO CENTAURO - Primo centauro. E' un ladro; ci ha rubato l'essenza stessa della vita.
SECONDO CENTAURO - Secondo centauro. E' il peggiore dei ladri; poich non restituisce mai nulla di quello che toglie.
PRIMO CENTAURO - Lo vedi?
SECONDO CENTAURO - No.
PRIMO CENTAURO - Gi; ma da qualche parte si nascosto. E l ci aspetta, ancora, speranzoso.
SECONDO CENTAURO - Ladro e assassino.
PRIMO CENTAURO - Noi, che gi altre volte ti abbiamo scovato, e catturato, dopo tante fatiche; e fatto nostro, abbiamo dovuto scoprirti nostro tiranno.
SECONDO CENTAURO - Tempo maledetto, che costruisci i nostri giorni consumandoceli addosso.
PRIMO CENTAURO - Tempo tiranno; che ci sazi di gioie disperdendole nel passato pi oscuro e irraggiungibile del nostro sempre ieri.
SECONDO CENTAURO - Tempo dei nostri padri....
PRIMO CENTAURO- Tempo dei nostri morti...
SECONDO CENTAURO - Secondo centauro. Tempo della fine e dellinizio; dove sei diretto?
PRIMO CENTAURO Primo centauro. Tempo della nascita e della morte; dove affondi le tue radici?
Suono di tamburi in crescendo,
VOCE DEL CORO FUORI SCENA - Caos, padre.
Caos figlio
Caos essenza
Caos, padre.
Caos figlio
Caos essenza
(il coro entra in scena) Caos, padre.
Caos figlio
Caos essenza
Caos, padre.
Caos figlio
Caos essenza
mentre il coro continua in sottofondo:
IN CORO PRIMO E SECONDO CENTAURO - La mia corsa in te,
muto e intoccabile
assassino.
Tu sei la mia processione sfrenata verso il buio
inconosciuto.
Tu sei la melma acida e corrosiva
che mi succhia nel profondo.
La mia corsa in te.
Tempo senza tempo,
viaggio senza meta,
cammino senza strada.
Magnete senza poli.
La mia corsa in te,
madre che togli la vita
AAAHHH! NOOO! (gridano essi si contorcono per la scena)
Il coro danza. I centauri escono. Il coro tace e sempre danzando, togliendosi la veste, assume il
proprio ruolo: Aristippa, giovane sposa in cinta (un uomo); Teucrolona, madre ceca della sposa,
(un uomo); Zio Alonzo (Zia Alonza al maschile); Cesare, il marito, (Cesare). Aristippa intenta a
cucire quando dal suo petto un doloroso grido. Gli altri personaggi, che si erano dispersi per la
scena, le sono immediatamente vicini e la sorreggono mentre lei, muta, si alza in piedi.
ARISTIPPA - Se il cor mio non fosse carne
se l'amor mio non fosse omo,
io me credara na cosa sola.
CORO - Io me credara na cosa sola.
Io me credara na cosa sola.
Io me credara na cosa sola.
ARISTIPPA - Ma se il cor mio fosse solo carne
e l'amor mio fosse solo omo...
e.... io me perdara.
CORO - Me perdara,
me perdara,
me perdara,
me perdara.
ARISTIPPA - Ma pensando all'omo mio
lo core se 'nfiamma
e foco, e foco,
e foco sta carne
e la cosa sola fiamma.
E' fiamma.... e 'nfiamma.
TEUCROLONA - Ihh! E che cos' tutto questo bruciore?!
ARISTIPPA - E' il mio amore incommensurabile per "l'amor omo" mio.
CESARE - Badiamo signori che, bench marito, non ho parte in causa in codesto travaglio.
TEUCROLONA - Si, ma non fare il difficile.
ZIO ALONZO - Ma allora sei proprio partita, nipote mia? Tutti questi sospiri, liriche, versi, epopee?! Questo fuoco bisogner pure spegnerlo, altrimenti....
ARISTIPPA - Ne sono consapevole; ci vorrebbe molta pi moderazione.
CESARE - No, che dovresti essere molto meno "di strada", moglie mia.
TEUCROLONA - Invece di ringraziare Iddio di avere avuto da me una fanciulla cos sincera.
ZIO ALONZO - Io per, esempio, un fatto di famiglia, glielo dicevo sempre e francamente a mio marito, quanto era "cervificato". E lui, per gratitudine, mi rispondeva puntualmente: "Meglio che averti in casa, cara!"
ARISTIPPA - Madre, io l'amo come non ho mai amato nessuno. E sto' foco veramente me n'foca.
CESARE - (tra se) Meno male che non prevista qualche scena spinta. (in scena) Ma com' st'omo?
ARISTIPPA - E' bello, buono, forte, tosto; di carattere, ha uno spirito penetrante; sconvolgente; insomma vero. E' omo. E "omo"
CESARE - Dio, me sento male.
TEUCROLONA - E basta! Me sembri scema, me sembri.
ZIO ALONZO - Sembra che lo fai apposta. Dillo che ce voi rovin.
ARISTIPPA - Ma che male sto facendo?
CESARE - Me sento male.
TEUCROLONA - Ce stai a rovin ce stai.
ZIO ALONZO - Figlia mia, e tu mica ce poi tratt cos?! Lo sai da quando i nostri denti non masticano pi la "selvaggina".
TEUCROLONA - Insomma, non ce rosicamo n'osso?
CESARE - Non guardate me, per favore.
TEUCROLONA - Me se sta' a riemp la testa de turbolenze.
ZIO ALONZO - Stai a cuc e cuci. Non rompe l'anima co' ste' scostumerie.
CESARE - (uscendo dal ruolo) Che gliene pare, signor regista?
REGISTA - A Cesare, e che te devo d? Potrebbe anna' mejo se non se vedesse lontano un miglio che sei proprio.... sei proprio.... omosessuale.
CESARE - Io, eh? E ste' due, allora? A me pure come ommini me fanno schifo. E tutto me se p d meno che so' de gusti difficili.
TEUCROLONA - Ma che ce sta' a offende?
ZIO ALONZO - A me no.
ARISTIPPA - Senti, io sono un professionista e quello che me dice il regista faccio.
CESARE - Lo sai che sono regista pure io?
REGISTA - Basta co' sta caciara. Annate a mor ammazzati tutti quanti. E basta. Riprendiamo dalla scena settima. Aristippa che, credendo di baciare il suo amante, bacia invece il marito; e il marito, credendo di baciare la propria moglie, bacia invece lo Zio Alonzo.
TEUCROLONA - E io chi devo baciare?
ZIO ALONZO - Forza, che tardi.
ARISTIPPA - Signor regista io me ne potrei andare a casa, dato che mia moglie ha dei problemi, perch veramente in cinta?
TEUCROLONA - Pure la mia, signor regista.
REGISTA - Adesso che me lo avete ricordato, pure la mia. Annamo, va. (escono)
ZIO ALONZO - Io sono pronta.
CESARE - Signor regista, senta. Ma che f, se ne va cos? Ma lei non mi pu lasciare cos.
ZIO ALONZO - Un professionista un professionista.
CESARE - Non me ne frega niente. Signor regista! Un attore senza regista che cosa fa?
REGISTA - Ragazzi, ve dico solo questo: m'ariccomanno, fate un buon lavoro.
ZIO ALONZO - Grazie, signor regista.
Sui due, immobili in scena, musica: tamburi e melodie etniche in crescendo.
VOCE DI TEO FUORI CAMPO - Caro Teo, immagino che avrai gi aperto la busta, e stai leggendo queste mie ultime righe. Io ti scrivo mentre alla radio trasmettono una musica meravigliosa. Un'esperienza adatta ad essere vissuta in due, sotto il peso del pi bel tramonto che la terra ti possa dipingere. E' primavera, ed io sono immerso in questo strano intrigo: Sto' fluttuando, come uno sparviero, in un mondo esotico e selvaggio. Sotto di me le acque delloceano agitate dal vento. Proprio mentre scrivo sono trasportato da un'isola all'altra, e la mia mente, carica di energia entropica, inizia veramente a slittare per falde sotterranee del mio io. Ecco che comincio ad aver rimpianto per la superficie; per il colore del sole. Tuttavia ho dei terribili tuffi nella paranoia, caro; materia molto pi dura della dura roccia, ma con una coscienza dietro ben pi salda e presente. Ti ricordi di quando prendesti il teschio di un tuo parente e ti chiedesti: espettorare o non espettorare? A mezzoggiorno, alla mensa, oppure a mezzanotte, nella grande e silenziosa camerata, ricca di venticinque colleghi incazzati e in stato maniacale ormai?
Lentamente scema la musica. Buio.
Fine terza scena
Scena quarta
Dal Buio si illumina di nuovo la scena
VOCE DI TEO FUORI CAMPO - Indubbiamente, caro Teo, si lacerato un consistente segmento di antica stratificazione. Ottimo! Ottimo per analizzare questo campo di zolle umide e rotte, ben visibili alla luce del sole. Fallo. Presto, fallo! Prima che il tempo ricopra questa preziosa ferita di verit con un sottile e tenace velo di rassegnatezza incalzante. E scusami, e ringraziami, per questo mio esser sincero, ma ricordati che tra il pi gretto cumulo di fango e la massima manifestazione dello spirito c' sempre qualcosa, per tutti i diavoli? Cosa? Cosa? Cosa? (la voce si perde in lontananza)
Entrano due infermieri con una barella. Sulla barella, sdraiato
su un lato c' Cicerone.
CICERONE - (portato nel proscenio) Il vero problema, cari amici del pubblico, e con il quale possiamo passare un po' del nostro interminabile tempo, che questi signori hanno delle grandi perdite di gas. Carburano male. Per altro i loro rifornimenti sono di pessima qualit. E i freni? sono una schifezza. Eppure vi garantisco che quanto di meglio si trovi sul mercato.
PRIMO INFERMIERE - Non giochiamo a fare i furbi.
SECONDO INFERMIERE - Noi andiamo a metri, e a prezzo definito.
CICERONE - Aprono la bocca, rumoreggiano e per questo credono di essere uomini. Dovete sapere che ai miei tempi, per le strade di Roma vi era un silenzio perfetto. Non appena vi si verificava un problema intestinale, si tappava ermeticamente la marmitta. C'era, vero, anche chi ci crepava. Ma, tutto sommato, nessuno se ne mai lamentato.
PRIMO INFERMIERE - Nessuno poteva lamentarsi.
CICERONE - Molte volte la storia del mondo passata sulle carcasse di qualcuno.
SECONDO INFERMIERE - Troppe volte.
CICERONE - Ma guardate come siete fatti. Vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo mettere il nostro cervello nel cesso e i nostri piedi su cuscini profumati? Ragazzi, logica. Ci vogliono copertoni, battistrada, freni, paraurti, affinch questa povera umanit attraversi l'inferno. Poi, quando finalmente saremo dall'altra parte, gli ultimi non saranno pi gli ultimi. Non dico i primi, ci mancherebbe... ma non ultimi. Forza, avviamoci per il ritorno, gente. Avanti! Gira a destra. Attento alle buche, tu. E tu respira piano, cavolo; che mi fai freddo sulla testa. (escono)
NARRATORE - (in scena) C'era una volta un tracciato. I revisori della grande "fatica", servendosi di bisturi socio-psicologici, vi aprirono con determinatezza, incuranti del sussulto generale, un varco ed estrassero un eminente segmento di un pernicioso "discorso plagiato". Amir, grande cavaliere della tavola imbandita, pronunci la formula di rito: "Che questa generazione invereconda, priva di rigor mortis, si ricordi, quando attraverso lo stretto uterino, giunger dalla terra promessa; quando si apriranno le acque e si dischiuderanno i cancelli dell'istituto "Zia Alonza la tenera", e quando gli allievi del terzo millennio si ciberanno di carote gommose, cadute da un 747, non alieno, ma non pi terrestre."
Pronunciate queste parole due angeli vestiti di bianco, (entrano gli infermieri, salutano e si inchinano verso il pubblico, poi mimeranno ci che viene descritto dal testo) lucenti e rapidi pi che fulmine, tosto si avvicinarono al profeta Amir; lo sollevarono e lo trasportarono nella gloria della montagna falsificata. Amir, benedicente e maleodorante, salut i suoi fanciulli gridando: "Zia Alonza, il tuo cuore duro, perch ti chiamano "la tenera"? Le tue mani sono piene di calli e i tuoi piedi sembrano di cuoio fossile, perch ti chiamano "la tenera"? Il tuo corpo massiccio e vetroso, la tua gola sembra fatta di cemento, perch ti chiamano "la tenera"?" Domande che ancora oggi ci facciamo: "Perch? Perch ? Perch?" in memoria e a futura emancipazione di tutti i poveri Amir di questo mondo perduto. "Perch? Perch?"(esce di scena sollevato dai due infermieri, continuando a gridare le sue domande)
Ritorna Cicerone portato dai due infermieri sulla barella, arrivato al lato destro del proscenio:
viene letteralmente scaricato a terra. I due ripartono.
CICERONE (rialzandosi) L'umanit intera, l'insieme delle cose di questa terra, paragonabile a un bambino. L'intero corso della storia la storia di un neonato o di un innesto, curato, abbandonato e ritrovato.
"Anno VX della nostra bolla galattica. Ogni anno equivale a 2.160 miliardi di anni terrestri, miliardo pi miliardo meno. Madre Terra in cinta; dal suo seno nascer una bellissima dimora. Da questa dimora verrano fuori semi e giardini. Dai semi e dai giardini nasceranno paradisi o inferni. Dagli inferni non nascer nulla; anzi nascer solo quello. Alcuni dolori alimenteranno i paradisi e dai paradisi le trib dei santi che lavoreranno molto, molto, molto. Moltissimo!....ma solo per riempire il Paradiso".
Non ho capito quello che ho detto.
PRIMO INFERMIERE - (avanzando dal fondo della scena) Non sei il solo.
SECONDO INFERMIERE - (c.s.) L'evidente presenza della morte ti confermer quanto tutto questo mondo sia fuggevole e privo di verit.
CICERONE - Il sangue cade sull'asfalto;
il cielo dimenticato.
Il cuore dell'uomo cade con il sangue
e il sereno solo un vuoto da non colmare.
PRIMO INFERMIERE - Chi ama il vero si nutre e fortifica la sua radice.
SECONDO INFERMIERE - Chi ama il vero non passer attraverso un tempo vuoto.
CICERONE - Chi ama il vero rester uno, indivisibile , indisgregabile. (I due infermieri si avvicinano a Cicerone, gli staccano le braccia violentemente ed escono di scena.)
Non ho capito neanche questo, ma non temete, ne ho ancora molte in riserva.
Il povero Cicerone viene quasi travolto dalla compagnia che, provando con foga, irrompe per la
scena. Adesso gli attori sono giusti nel ruolo: donne e uomini. Cicerone trascinato dagli
infermieri.
CESARE - Ma no... non m'hai capito.
ARISTIPPA - Non volevi dire che mi ami?
ZIA ALONZA - Non ti far fregare.
TEUCROLONA - Non facciamoci riconoscere, per favore.
CESARE - Si.
ARISTIPPA - Volevi dirmi che mi ami molto?
ZIA ALONZA - Passiamo ai fatti.
TEUCROLONA - Qui ci facciamo una brutta figura.
CESARE - No!
ARISTIPPA - No??!
ZIA ALONZA - E strozzalo, che scemo.
TEUCROLONA - Con un cuscino in bocca, pero.
CESARE - Cio, si!
ARISTIPPA - Cosa significa: cio, si?
CESARE - Che non ti amo molto, ma moltissimo. Per...
ARISTIPPA - C' un per?
CESARE - Si!
ARISTIPPA - Si?!
CESARE - Cio, no!
ARISTIPPA - Cio, no??!
CESARE - Io volevo soltanto dirti che oltre al fatto che ti amo, anzi moltissimo, che non amo nessuno oltre te, c' anche... anche... Anche qualcos'altro che devo dirti, maledizione. Non posso, dalla mattina alla sera, ripetere in continuazione: ti amo, ti amo, ti amo. Devo pur dire qualche altra cosa che non sia: ti amo, ti amo, ti amo.
ARISTIPPA - E cos'altro mi vuoi dire? Che mi desideri da morire? Che non vivi altro che per me? Che ti manco? Che se non ci fossi bisognerebbe inventarmi? Che cosa di pi forte vorresti dirmi e donarmi, e darmi?
ZIA ALONZA - Che cosa?
TEUCROLONA - Che cosa?
CESARE - Io vorrei soltanto dire....
ARISTIPPA - Che cosa?
ZIO ALONZO - Che cosa?
TEUCROLONA - Che cosa?
CESARE - (con tutta la forza possibile) Che non me ne frega niente. Va bene!?? Non me ne importa un accidente di te, di tua madre e di tua zia. Non me ne frega un piffero di niente. E chiaro?
ARISTIPPA - Adesso hai capito perch sei il pi "cervificato" dei mariti, spero!?
ZIA ALONZA - E l'argomento si chiude qui.
TEUCROLONA - Infatti non ne parleremo mai pi. Troglodita!!
ARISTIPPA - No caro, non hai bisogno di dire altro. Questa volta ti sei espresso magnificamente. Ti giuro che mi basta ci che hai detto, per oggi. Ti prego, non rovinare tutto. Il superfluo sempre una sciocchezza, e anche se tu non sei capace di sciocchezze sei pur sempre capace del superfluo.
ZIA ALONZA - Figlio mio, ci penso io a difenderti. Ti assicuro che ho dilaniato cos tanti uomini che ormai da me tu non hai pi nulla da temere. Poi, se riproviamo ancora la scena del bacio.... non immagini che arca di protezione e comprensione e magnanimit troverai in me. Figlio mio, lascia questo mondo di perduta gente e immergiti nel dolce tepore di una carne amica. Lascia questa umanit perdente e prenditi una vacanza a tenuta stagna sulle coste di questo carnoso promontorio. Goditi, per tutti i diavoli, lattimo non fuggente; perch incatenato.
Buio.
FINE ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
Scena prima
L'AMANTE DEL REGISTA - (In scena in luce solo, nel proscenio, una ragazza vestita con una tunica nera, molto attillata. Ha un cartello con la scritta: L'amante del regista)
Ascoltate, miei signori.
Spazi celesti ed eternit
Ora vediamo chi la spunter
Minestre, lenzuoli e cavolfiori
Rendete orbene tutti gli onori
Flauti, pifferi e meridiani
Fate un lavoro da artigiani
Con ragni, lucertole ed occhi di bue
Chiudetegli l'udito senza troppe misture
Dolce cocchiere della mia passione
Frustami; affinch compresa sia la lezione.
Esce di scena lentamente e voluttuosamente
Ora in luce il fondale dove, incatenato, al posto del quadro
vi un uomo.
PRIGIONIERO - Ahhhh! Come sono disperato. Come brucia questa mia condizione. Secoli infiniti sulla mia schiena. Dove sono? Che cosa sono. Una larva? Una cavia? O sono gi morto?! Se tornassi in vita.... Se tornassi in vita presagirei solo sciagure. Al mio miglior amico augurerei di finire su uno spiedo, e al peggiore di essermi cari. Ai parenti pi prossimi di morire brindando con il proprio sangue, e a quelli lontani di prendersi tutti per mano e gettarsi in una voragine. Se almeno un imbecille mi venisse a confortare. Giuro gli rosicchierei solo un p il fegato, o al massimo gli strapperei qualche dente.
Entra in scena la zia Alonza
ZIA ALONZA - E tu chi sei?
PRIGIONIERO - Io sono...
ZIA ALONZA - E che cosa ci fai da queste parti?
PRIGIONIERO - Di preciso non....
ZIA ALONZA - Per che cosa sei qui?
PRIGIONIERO - Ho un forte attacco di nausea. Io non lo...
ZIA ALONZA - Insomma chi sei?
PRIGIONIERO - AHHHHHH!! Se non lo sai mi dispiace... perch vorrei saperlo anchio.
ZIA ALONZA - Senti scemo, qui hai poco da alzare la voce. Ormai non ti dato pi sapere, ma dire; dire tutto di te; di ogni tua esperienza; di ogni tua cosa.
PRIGIONIERO - Perch devo stare qui incatenato? A che mi servono queste catene folli, quando ci sono molti altri imbecilli da incoronare?
ZIA ALONZA - Fammi un nome.
PRIGIONIERO - Non sono fatti tuoi. Tuo nonno, forse. Meglio tua madre; che se avesse fatto pulizia nella culla dove ti sei cresciuta adesso non avrei tutta questa nausea.
ZIA ALONZA - Andiamo ai fatti.
PRIGIONIERO - Che cosa?
ZIA ALONZA - Vogliamo andare ai fati?
PRIGIONIERO - Maledizione si. Ma non ai miei, che da quando sono qui, ormai, non li ricordo pi. Andiamo ai tuoi, vuota di testa.
ZIA ALONZA - Questo non interessa a nessuno.
PRIGIONIERO - E perch i miei dovrebbero?
ZIA ALONZA - Da dove vieni?
PRIGIONIERO - Da una citt molto bella e piena di luce. C'era sempre sole nella mia citt.
ZIA ALONZA - Anche di notte?
PRIGIONIERO - Va bene, va bene. Va bene! Avevo i miei problemi, le mie soluzioni; sbagliate, come vuoi tu, brutta strega, ma erano le mie. Adesso non ho un piffero di niente, se non queste catene.
ZIA ALONZA - Non sta a te giudicare. Prova a dare, invece, una risposta a questa domanda: Perch sono qui?
PRIGIONIERO - Non me ne frega niente del perch tu sei qui, chiaro!
ZIA ALONZA - Era riferito a te.
PRIGIONIERO - Qualcuno ha voluto eliminarmi. Forse perch ero troppo buono, troppo.
ZIA ALONZA - Forse per una condanna.
PRIGIONIERO - Per un'ingiusta condanna, allora. Ma tu sei un'amica o una nemica?
ZIA ALONZA - Per te c' solo un vero amico e vero nemico.
PRIGIONIERO - E chi questo disgraziato indeciso?
ZIA ALONZA - Tu.
PRIGIONIERO - Sono convinto che tu sei scema. Io sono qui per l'invidia dei miei nemici. Ma se tu mi sei solo un poco amica liberami da queste catene.
ZIA ALONZA - Io sono venuta ad accrescerne il peso, invece.
PRIGIONIERO - Te potessi ceca'. E perch lo devi fare? E poi queste catene non possono essere destinate a me.
ZIA ALONZA - No; sono proprio per te.
PRIGIONIERO - Potessi mor, ti! E' stata una sfortunata concomitanza di fatti avversi.
ZIA ALONZA - Spiegati.
PRIGIONIERO - Una stregoneria, un sortilegio.
ZIA ALONZA - Chiarisci meglio.
PRIGIONIERO - Io non ho colpa.
ZIA ALONZA - Sii molto pi esplicito.
PRIGIONIERO - Ti strozzo, figlia di.... Ho fatto sempre del bene. Aiutavo le vecchiette ad attraversare la strada.
ZIA ALONZA - Sempre?
PRIGIONIERO - Dopo che avevano incassato la loro brava pensioncina. Comunque ho sempre diviso la mia ricchezza.
ZIA ALONZA - Con chiunque?
PRIGIONIERO - Grrr! Solo con i miei complici. E va bene, va bene; Ho dato, ho dato, ho dato sempre con generosit. Insomma mi stato facile dare.
ZIA ALONZA - Non hai mai avuto difficolt, allora?
PRIGIONIERO - Nel riprendere. Quei maledetti dicevano che i miei interessi erano troppo alti. Chi aveva meno di me ha comunque sempre ricevuto da me; questo importante.
ZIA ALONZA - E chi aveva di pi?
PRIGIONIERO - E' la gente che cattiva; sempre. Ero un poco strozzino e un poco ladro. E con questo? C' di peggio su questo mondo. Prendi te, per esempi. Mentre soffro cos incatenato tu mi guardi. E perch mi guardi? Perch? Non sar perch sei un poco scema?!
ZIA ALONZA - Vai avanti.
PRIGIONIERO - Ora, se tu vuoi, puoi aiutarmi. E, con tutte queste mie pene, devi aiutarmi.
ZIA ALONZA - Le tue pene mi fanno ridere. Esse dovrebbero nutrire lo spirito: le pene, il dolore delle nostre tribolazioni, i rimorsi, sono indispensabili mattoni per tempio della salvezza. Il dolore degli uomini, quando illuminato dallamore nutre anche gli angeli. Ma invece le tue pene sono sono vuote, disgustose, vermiformi.
PRIGIONIERO - Ti crepassero all'istante, per! Mi stai dicendo forse che sono poche? Sto soffrendo come una bestia, maledetta. AAAHHH!
ZIA ALONZA - E' questo il tuo problema: una piccola pena da uomo vale mille da animale. E una piccolissima pena di un essere divino vale milioni di volte una grandissima pena da uomo.
PRIGIONIERO - Sono tutto un dolore. Cosa? Ma se tu parli cos....cos....cos onesto... maledetta! Senti, hai anche tu le tue colpe, ne sono sicuro.
ZIA ALONZA - Sono solo le tue qui ad essere in gioco.
PRIGIONIERO - Ma tu sei venuta ad aiutarmi o a rompermi lanima.
ZIA ALONZA - Come vero!
PRIGIONIERO - Cosa?
ZIA ALONZA - Come vero! Tu sei proprio come quel cibo inutile; che gonfia lo stomaco ma non nutre. La tua coscienza ombra, selvaggia, abominevole, vuota. Vuota come un secchio sfondato. Tu non sei morto perch gi eri morto. Nelle tue carni tombali maturato ben poco. Tuttavia parlaci della tua vera storia. Racconta i tuoi casti desideri, Ah! Ah! Casto angioletto. Ah! Ah. Racconta, racconta, racconta!
PRIGIONIERO - Ma che cosa ti devo raccontare? Che ti andassero di traverso le tonsille, battona! Mi avete legato come una bestia; mi stai facendo solo vomitare con quello che dici. Ma lo vuoi capire che sei scema? Che cosa ti devo raccontare? Che cosa?
ZIA ALONZA - Non sai che il fiore pi soave quello reso essenza di se?
PRIGIONIERO - Ma di che diavolo stai parlando?
ZIA ALONZA - Lavora, gaio flagello infernale. Impasta la putrida carne dolente. Spingila a mostrare le pi nefande e nascoste virt. Disgrega tutto ci che si annida in questo bastardo incatenato.
PRIGIONIERO - Perdono. Perdono. Ti dir tutto di me. La mia storia ti narrer; attimo per attimo. La mia vita....
ZIA ALONZA - Il tuo nulla, vorrai dire.
PRIGIONIERO - Quello che ti pare. Quando ero piccolo ero un ragazzo pieno di speranze....
ZIA ALONZA - Questo non c'interessa.
PRIGIONIERO - Qualche anno dopo, andando a scuola una mattina....
ZIA ALONZA - Va avanti, che anche questo non c'interessa.
PRIGIONIERO - Crescendo, a vent'anni feci una festa....
ZIA ALONZA - Perch?
PRIGIONIERO - Come perch?
ZIA ALONZA - Perch?
PRIGIONIERO - Dico, tutti fanno una festa almeno una volta nella loro vita e anch'io.
ZIA ALONZA - Perch?
PRIGIONIERO - Ma perch avevo voglia di fare una sporca festa di uno sporchissimo compleanno con quattro luridi amici. Porca zozza!
ZIA ALONZA - E a noi perch dovrebbe interessare?
PRIGIONIERO - E che ne so io di quello che pu interessare a voi?! E poi voi chi? O le cervificazioni che hai sono cos tante che a reggerle dovete essere inevitabilmente in molti?!
ZIA ALONZA - E questo interessa a qualcuno?
PRIGIONIERO - Un giorno, lontano dal mio paese..... era estate e faceva un caldo incredibile. Era estate. Incontrai la sorella di un mio caro amico, per la prima volta. Era bellissima. Capelli neri, occhi neri, Carnagione meravigliosamente profumata di nero. Nei non neri ma belli, e al punto giusto. Sai come vanno queste cose? Sai come vanno queste cose? Non lo sai come vanno queste cose? Eppure dovresti saperlo come vanno queste cose. Tutti prima o poi conosco una ragazza che ti trapassa da parte a parte quella zolla indomabile e profonda, inaccessibile ai pi, che nascosta dentro ognuno di noi. E quel giorno accadde a questuomo.
ZIA ALONZA - Che cosa hai fatto con quella ragazza?
PRIGIONIERO - Mi ha invitato a casa sua.
ZIA ALONZA - Che cosa le hai fatto?
PRIGIONIERO - Niente; c'era la madre. Si mise a parlare. Non era di poco conto, ma io volli pensarlo. Per salvarmi! E' di poco conto, - mi dicevo - di poco conto, di poco conto, di poco conto. Ma era bella, maledizione. Bellissima!! Pi bella della bellezza stessa.
ZIA ALONZA - Che cosa le hai fatto?
PRIGIONIERO - Io a lei o lei a me, figlia di un cane? Mi offr un caff. Il pi bel caff di tutta la mia vita. Un caff con delle gambe stupende.
ZIA ALONZA - E che cosa ci'hai fatto con quelle gambe?
PRIGIONIERO - Adesso mi hai stufato. E chiudi quel tombino di bocca. Ci piacevamo, si. Tanto. Ci siamo innamorati. Almeno io ne ero innamorato; cos tanto che ancora lo sono mostruosamente. Lei invece mi ha ingannato; tanto, tanto, tanto. Amandomi mi ha ingannato. Mi ha detto che non aveva mai fatto l'amore con qualcuno. Era vero. Ma era anche vero che non cera nessuno che non avesse fatto lamore con lei. Lo ha fatto tante volte; prima di conoscermi, dopo avermi conosciuto e durante la nostra micidiale e bellissima conoscenza. Eppure ora so che lei non ha mai fatto lamore con nessuno se non con me. Maledetta!! Con lei io sono morto, in tutti i sensi, migliaia di volte. E non chiedermi che cosa ci ho fatto, strega.
ZIA ALONZA - Tu non hai colpe?
PRIGIONIERO - Si, ne ho una: di aver preso un caff a casa di quella.... di quella strega!! Questa colpa mi danna, perch ormai sono avvelenato di lei. E lei, che lo sa, non fa nulla....non fa nulla! non fa nulla! non fa nulla!! Non fa nulla per venirmi a sciogliere dal disperato bisogno di amarla. Non fa niente. Non fa niente. Niente, ti dico. Non una carezza; non una parola; non uno sguardo; Niente! La mia vera, mostruosa colpa quella di amare una strega. Ma guarda un po; e proprio a te dovevano dare questincarico? Vigliacca! Non ti potevi rifiutare? O lo avete fatto per torturarmi ancora meglio, vero? Come stanno quei nei? Sono sempre al loro posto? Parlami di loro.... almeno un po. Bellissima, stupenda, meravigliosa strega, figlia di streghe, nipote di streghe e madre sicuramente di creature bellissime. Ma streghe!!
Le luci si abbassano lentamente fino al buio. Sbuca Teo, vestito da pagliaccio; ben illuminato e si
ferma sul proscenio.
TEO - Bene, carissimi amici; nostro amato pubblico, molto bene. Prima che lo spettacolo vada avanti dobbiamo confessarvi un nostro piccolo segreto: noi siamo completamente sani. Sani, veramente sani. Non come voi, purtroppo, che vi portate appresso un immane fardello di cose inutili: il finanziamento, lavvocato, la lezione di francese, il corso dinformatica, il turno pomeridiano. Noi siamo essenziali; abbiamo solo noi stessi. Bh, lo sappiamo che non poco; affatto; assolutamente. Forse in questo siamo un poco presuntuosi? per vero. E non state a spettegolare. Questo spettacolo una cosa seria. Forse un po' troppo seria; ma seria. E voi potete approfittarne; che so? Facendo nuove conoscenze; somministrandovi un p di auto analisi, scambiandovi l'indirizzo del vostro veterinario. Inoltre la nostra vicinanza di una tale forza catartica da non sottovalutare assolutamente. Noi splendiamo apposta per voi. Per te, amatissimo pubblico, che tra pochi momenti ti perderai fra le strade anonime e luride di questo mondo; scorporando, disgregandoti cio nelle tue infinitesime cellule. Tra poco la tua identit, amato pubblico, che ora integra, funzionale, interattiva, efficace, sar assorbita nellanonimato di un organismo molto pi grande e massificante. Approfittane, ora, immediatamente, pubblico serioso: guardaci; assorbici, amaci. Sarai montato, elevato, identificato, prenderai coscienza di te. E sempre grazie a noi. La prossima scena, con la quale concluderemo questo spettacolo, vedr all'opera ancora la nostra zia Alonza, (si avvicina la Zia Alonza, inchinandosi dolcemente) la maestrina, l'educanda, la dolce mamma, il prode figlio e il folle Marco. Chi di noi non li ha gi sicuramente conosciuti? Chi di noi non li ha gi amati o odiati abbondantemente ? Addio amici, e che il tempo e le stagioni della grande bolla cosmica siano sempre con voi e non vi abbandonino mai in questo viaggio ultra cosmico. O, almeno.... quasi mai. (esce)
ZIA ALONZA - Io sono la zia Alonza. (esce Teo) Durante la commedia spero ardentemente che abbiate guardato solo me e che mi abbiate apprezzato oltre ogni limite dellumano. Non che io ne abbia un estremo bisogno. Per niente; ma che sono solo un po' vanitosa. Ih! Ih! Ih!! Quello che mi ha preceduta Teo; quello s che ne ha bisogno. E un animale raro; un beone e buffone da non descrivere. Tutto sommato un sub umano. Solo questo, in fondo. Attenzione, per; lui guarda sempre chi non lo applaude e poi lo perseguita con maestria. Perci applauditelo tantissimo: quando in scena e quando non lo .
Entra una maestrina e la sua educanda.
LA MAESTRINA - Saluta i signori. Su, saluta.
L'EDUCANDA - Salve, ciao, buon giorno, buona sera, felice di vedervi, quale piacere, ben trovati....(esce di scena zia Alonza)
LA MAESTRINA - Adesso basta. Questa una mia educanda, ed io sono la sua maestrina. Fai l'inchino. Brava. La seguo da anni; ventisette. E mi da sempre ottime soddisfazioni. Forse mi far anche vincere le elezioni comunali. Io sono la sua maestrina. Si, io sono proprio la sua maestrina: la sua personale maestrina. (resta immobile, come pietrificata)
L'EDUCANDA - (spaventata) Salve, ciao, buon giorno, buona sera, felice di vedervi, quale piacere, ben trovati. (tocca la sua maestra) Salve, ciao, buon giorno, buona sera, felice di vedervi, quale piacere, ben trovati. (sempre pi spaventata, la scuote) Salve, ciao, buon giorno, buona sera, felice di vedervi, quale piacere, ben trovati. AHHHHH!
LA MAESTRINA - (svegliandosi le molla un ceffone) Adesso saluta da brava i signori, su. Andiamo. Cretina, mi fai fare certe figure. Stupida, deficiente, cretina. Delinquente. Scomunicata sociale. (escono)
LA DOLCE MAMMA - (entra guardinga in scena, poi raggiunge il lato sinistro del proscenio) Vieni, vieni. Vieni o prode; figlio mio. (entra in scena, un poco gobbo, il prode figlio) Vieni. Ti saluto figlio degenere, nato in una notte piena di confusione e di nomi esotici; Igor, Hammed, Al, Ernesto, Mao Tze, Gioacchin lo Sbranator, ecc. ecc.. Tu che dall'elmo di "scippo" hai cinto la frasca, ordisci una ninna nanna fragrante per la mamma tua, che tua e tua rimane: a vita. Unitevi alla fugace celebrazione dell'amor materno che qui si consuma. Talami, imbanditi di unguenti e fiori quali doni, contornano questo altare vociante, offerta pregiata per una vorace madre-dea. Di mente in mente frasi intrise di follia oscena sono emigrate di mondo in mondo, prima di raggiungere te, marea di sentimenti vacui, generatrice plena di figli vuoti. Ora tu sei bello, nuovo, efficiente, sereno, nella tua nuova livrea. Tu sei un re; un re. Una giumenta. Figlio di questa carne e di queste ossa; tu che la speranza non conosci e non adori; tu che onori solo il presente delle mie mammelle. Io sono pazza di te, figlio mio, e le tue certezze sono le mie follie, perch ti ho soggiogato al carro dei miei desideri, e mi grata cosa sentirteli urlare nelle notti piene di paura.
Musica
IL PRODE FIGLIO - Del mare dei sonnolenti innesti io sono il plebiscito; riflesso oscuro delle molte speranze altrui; molli, argute e borghesi riflessioni di accomodanti ladri. Io sono un emerso; vincitor scortese. Il sono il prode figlio, eroe dall'indomito usbergo. Con me inizia l'umanit pestilente e termina la trista gente che lo cervello usa come cervello e non come matassa. Silenti, alfine, v'avvio alla morte oscura.
Mentre entra in scena il Folle Marco si ritirano i due.
IL FOLLE MARCO - (si spegne la musica) Amici, sono passato di qui solo per un breve saluto. Vi amo. Si, vi amo. Ma non provatevi ad addormentarvi; amo molto di pi abitare nei sogni della gente. Ne approfitterei e voi mi dovreste ospitare per molti anni nei frequenti incubi che vi tormenteranno. Il mio nome Marco e risiedo dove mi pare; un po' qua e un po' la. La mia casa il vento, la mia tana la tana del gufo. I vostri sogni il mio giaciglio prediletto.
ZIA ALONZA - (rientrando in scena) Non capisco mai quello che dici. Tu parli e le tue parole scivolano senza che nulla mi rimanga. Ti voglio, per questo, proporre un tema. Ascolta: Il confronto, itinerario semiserio per un arrivista smidollato.
IL PRODE FIGLIO - (piombando in scena) Ho sentito che qui si sta svolgendo un tema.
IL FOLLE MARCO - Lo ha appena enunciato.
ZIA ALONZA - Sei interessato al mio tema? Bene. Ma purtroppo solo per lui; per capire finalmente quello che si aggira nella sua mente.
LA MAESTRINA - Sono interessato a tutto ci che fa parte del tema.
ZIA ALONZA - C' qualcosa che non t'interessa?
IL PRODE FIGLIO - Certo. Sicuramente ci sar. Ma tanto non m'interessa che neppure so cos'.
IL FOLLE MARCO - Ehi, succede anche a me.
ZIA ALONZA - Succede, succede.
IL PRODE FIGLIO - Quale il tema? Dico, nella sua forma esplicita?
IL FOLLE MARCO - Il tema?!
ZIA ALONZA - Ma tu che vuoi, in specie?
IL PRODE FIGLIO - Ragazzi, c' un tema nell'aria; qui qualcuno sta svolgendo un tema e mi si vuole lasciare fuori? A me? Ma diamo i numeri?
IL FOLLE MARCO - No. (a zia Alonza) E tu chi sei?
ZIA ALONZA - Maleducato.
IL PRODE FIGLIO - Devo poter rispondere anch'io a questo tema. E se c' qualcosa da vincere, devo poter vincere anch'io tutto quello che c' da vincere. (si aggrappa al Folle Marco) Altrimenti muoio. Muoio! Muoio di morte violenta.
IL FOLLE MARCO - E vai cos che va tutto bene. Crepami anche allistante, se puoi.... No! Non farlo. Che schifo!
ZIA ALONZA - E' cretino.
IL PRODE FIGLIO - Mia madre mi ha ben preparato. Il concorso del tema del concorso va vinto; la mia unica carta nella manica. Se ci sono poche possibilit esse devono essere tutte mie. Il tema, la forma, le forme dei forni. Il glucosio e la ciambella. Due concorsi e una scarpa; la ciabatta del morente. La speranza falsa e vana del reato in parsimonia. Afferrato per il collo, morto, fuggo, fuggito, sul marciapiede.
IL FOLLE MARCO - Sei ancora vivo, maledizione.
IL PRODE FIGLIO - (Si getta su zia Alonza) Ahi, ahi! Il dolor comunque sento, o villana e ruffiana.
ZIA ALONZA - Ma quali sconcezze. Quali porcate. Maleducato. Via da qui. Via!
IL PRODE FIGLIO - Ruffiana.
ZIA ALONZA - Maleducato e cretino.
IL PRODE FIGLIO - Ruffiana!
ZIA ALONZA - Maleducato, cretino e stronzo! (va via indispettita)
IL PRODE FIGLIO - E ora, dove andata a finire quella simpatica vecchietta? Va, trovala e falla tornare. Ti scongiuro.
Il folle Marco obbedisce
LA DOLCE MAMMA - (entra in scena con irruenza) Ti scopro alfine.
IL PRODE FIGLIO - Mi scopri, alfine.
LA DOLCE MAMMA - Ti vedo e ti raggiungo.
IL PRODE FIGLIO - Mi vedi e mi raggiungi.
LA DOLCE MAMMA - Tu sei il mio unico tentativo di riconciliazione verso me stessa, quindi non mi puoi sfuggire.
IL PRODE FIGLIO - Tu sei il tentativo di qualcuno che mi pare appena di conoscere. Ma parlami invece, finalmente, di questa gente.
LA DOLCE MAMMA - (come scoprendo per la prima volta qualcosa di meraviglioso e di orribile allo stesso tempo) O immane massa di scellerati, e te societ balorda; madre incestuosa e famelica murena sanguinaria. Linfa ematica brami, e moltitudine sei, aerea ed assassina. Sangue d'innocenti ami gustare. Mio figlio, se lo avessi immaginato, mi sarei rifiutata di concepire. Io lo proteggo da te, in questo tempo dautunno, ma m'incolpo di averlo messo al mondo perch so proteggerlo appena da me stessa, in esigui sprazzi di tempo. (entra lentamente in scena la Maestrina) Io vi incolpo, o immane massa di scellerati, di avermi permesso di procreare vostri e miei figli.
LA MAESTRINA - Incolpati piuttosto, o donna, di non aver permesso che io agissi su di lui; lo avrei reso grande ai tuoi occhi e a quelli del mondo intero.
LA DOLCE MAMMA - Qualsiasi sorte sarebbe stata migliore che affidarlo a te.
LA MAESTRINA - Ingenua derelitta, non sai che agisco comunque. Le metastasi della mia parola hanno soggiogato quasi tutta la terra. Chi non con me contro di se.
LA DOLCE MAMMA - Anch'io non amo la vita, ma vi un limite che non bisogna superare. (stringe a se il figlio) Povero figlio mio: fa discorsi bislacchi che non hanno n origine e n fine. Si morde la coda e si compiange. Non amo la vita ma amo la sua vita. E' mio figlio. E mi riscalda il cuore il solo vederlo razzolare.
LA MAESTRINA - Anch'io sono una madre, ma sono anche una voce ed una voce ha sempre un padrone. Vorr dire che per oggi ho parlato abbastanza.
Escono di scena sorreggendo il Prode Figlio
IL FOLLE MARCO - Gente! Svegliatevi. Aprite gli occhi. Si dice in giro che la morte ha colpito anche l'immortale desiderio di conoscenza che nell'uomo.
L'EDUCANDA - (entrando di corsa in scena) Ah! Ah! Eh! Eh! Ih! Uh! Ih! Uh! Oh! Oh! Sono fuggita.
IL FOLLE MARCO - La verit lapidaria, folgorante, veritiera ....
L'EDUCANDA - Sono fuggita! Sono fuggita!!
IL FOLLE MARCO - Sono fuggita?! Da dove sono fuggita.
L'EDUCANDA - Mi opprimeva, mi toglieva la vita; la mia vita. Mi ingozzava di cose che non mi servivano e mi rubava ci che mi necessario; ed io sono fuggita.
IL FOLLE MARCO - Qualcuno ha inserito contro la mia volont, nel mio discorso, una frase ibrida. Aiutatemi ad estirparla dal mio mondo. Da dove posso esser fuggita io?
L'EDUCANDA - Era troppo cretina quella donna. E pretendeva di educare me?
IL FOLLE MARCO - Potrei anche adottare questa frase ibrida. Ha un suo contenuto di verit, sicuramente. Pi di voi amici del pubblico. Pi di voi che amate sola la fuga negli scantinati; nell'1-2, 2-X, X-X-1, 2-2-2, X-1-2. Anch'io ho cominciato cos, sapete. Ma restiamo in tema.
L'EDUCANDA - Noooooooo! Il tema non lo voglio svolgere! Mai pi.
IL FOLLE MARCO - Il tema sacro. Il tema tema. Il tema il pane quotidiano del correttore, il quale sublima il proprio dirompente complesso d'inferiorit galoppando con foga contro i mille errori che possono e devono affiorare da esso. Il tema un caposaldo culturale che dimostra inequivocabilmente la bravura del professore sullo sfondo dell'ignoranza di tutti gli allievi. Il macellaio armato di matita rossa e blu gode di ogni affondo perpetuato nella nuda materia del foglio a righi o a quadretti: carne dello scolaro deficiente.
L'EDUCANDA - Chi sei tu?
IL FOLLE MARCO - Io sono uno a cui non frega niente di niente di nessuno. E sappi che a me non interessa n quello che tu possa dire adesso e n sempre, e ne mai. Te lo giuro.
L'EDUCANDA - Ed io ti giuro che d'ora innanzi goderai di tutto il mio amore. E se proprio ci tieni ti concepir anche un tema, magari piccolo, un giorno.
IL FOLLE MARCO - Fanciulla scalmanata e repellente al tatto, non c' merce migliore della mia.
L'EDUCANDA - Dolcissimo, dimmi chi ti ha illuso.
IL FOLLE MARCO - Il mondo intero. Il mondo intero mi ha illuso. Confrontandomi con esso ho dovuto costatare l'indiscutibile superiorit della mia merce.
ZIA ALONZA - (entrando violentemente in scena) Fermi tutti. Basta! Adesso basta! Adesso parlo io. Guardatevi dal non interrompermi e guardatevi anche dall'interrompermi. Guardatevi in faccia che meglio. Il fuoco mi arrivato alla testa; e sono contenta di averlo, questo fuoco. Non c' senso logico in quello che dico, che diavolo vi spremete a capirci qualcosa, allora? Le cose logiche sono per i cretini che capiscono tutto. Certo. Capiscono tutto se tutto terribilmente logico. Ma trovatemi un cretino che comprenda una cosa non logica. Nessuno. Allorch ho scoperto che tutti quelli che capiscono, perch logici, sono deficienti. Evviva.
L'EDUCANDA - Il mio banco era proprio vicino alla lavagna, ed per questo che io capivo tutto. E la mia maestrina mi diceva sempre: "Brava bambina: di questo passo diventerai come me, quindi pi cretina di quanto si possa sperare". Io non speravo nulla, neanche di diventarlo, cretina.
IL FOLLE MARCO - Il mio maestro si chiamava Maglio. Dopo ogni suo schiaffo ti faceva cadere cinque o sei denti. Il macello cess quando il professor Maglio scambi il provveditore agli studi per il mio compagno di banco.
ZIA ALONZA - Tacete bestiacce. Oche, oche, oche! Ecco quello che siete.
L'EDUCANDA - Mi piacciono le oche.
IL FOLLE MARCO - Una volta svolsi un tema difficile: "Cosa pensi del sette elevato al cubo?"
ZIA ALONZA - Se per questo io fui oggetto di seri convegni scolastici. Tutto l'istituto fece il tema su di me e furono i miei genitori a correggerlo.
L'EDUCANDA - Non c' un tema nel mio avvenire.
IL FOLLE MARCO - Devo fare un test....
ZIA ALONZA - Io invece devo fare un peto.
LEDUCANDA - "Parlami di questo, di quell'altro e di quell'altro ancora." Non parlo pi di niente io!!! Non mi costringer pi nessuno a parlare di questo e di quello.
IL FOLLE MARCO - Devo fare un test.
ZIA ALONZA - Devo parlare; ora devo parlare.
L'EDUCANDA - Accomodati.
IL FOLLE MARCO - Ho dei problemi.
ZIA ALONZA - Non riesco a parlare quando nessuno me lo impedisce.
L'EDUCANDA - Devo impedirti di parlare per farti parlare?
IL FOLLE MARCO - Taci, vecchia caldarrostaia, che sto male.
ZIA ALONZA - Ehi, guarda che anche se vero che nella mia vita ho parlato molto, pure vero che ho ancora tante cose da dire. Lo so, devo fare discorsi normali, apprezzabili, digeribili, plausibili, non troppo personali, commestibili e succulenti. Ma lo sapete voi che ho oscurato me stessa per l'inconoscibile prossimo? Cretina!! Il tempo che ho perduto. Avete detto qualcosa voi due?
L'EDUCANDA - Da qualche tempo ho pi coraggio nella mia decisione di tacere.
IL FOLLE MARCO - Certo; sicuro che voi donne avete coraggio. Dio, come sto male! Lo avete. Ma tanto. Tanto! Mica poco! Riuscite addirittura a vivere nel vostro stato.
ZIA ALONZA - Cosa vuoi dire?
IL FOLLE MARCO - Di fatto non avete niente; n intelligenza e n volont. N forza e n fegato; n storia e n futuro. Maledizione, ma mi dite dove diavolo trovate il coraggio di andare avanti? Non ci riesco io, con tutte le mie qualit? E' difficile comprendervi.
ZIA ALONZA - Ma no, a volte risolviamo tutto con un buon marito.
L'EDUCANDA - E chi non ce l'ha?
ZIA ALONZA - Lo aspetta.
L'EDUCANDA - E chi non lo aspetta pi?
ZIA ALONZA - Lo ha aspettato.
L'EDUCANDA - E con ci?
ZIA ALONZA - Se ne fatta un'immagine cos stabile che come se lo avesse sempre avuto. E' pi sposata che una sposata. Maledizione!!
L'EDUCANDA - E chi non lo ha aspettato e mai lo aspetter?
IL FOLLE MARCO - Questo sono io, e sto' soffrendo le pene dell'inferno. Ho bisogno d'aiuto. Ho bisogno d'aiuto. Sto morendo, aiutatemi, aiutatemi, aiutatemi!
L'EDUCANDA - Ho paura delle crisi: ne ho tanta paura; ti posseggono e non ti lasciano fin quando non ti hanno tolto fino all'ultima goccia di dignit. Ed io ne ho cos poca; cos poca!
IL FOLLE MARCO - Aiuto! Aiuto.
ZIA ALONZA - Lascia fare a me. Ho un rimedio per te, cocco. Sai, un rimedio veramente efficace. Quanto mi dai?
L'EDUCANDA - Non dirai sul serio?
IL FOLLE MARCO - Tutto quello che vuoi. AAAHHHH!
ZIA ALONZA - Bene!
L'EDUCANDA - Non ci posso credere.
IL FOLLE MARCO - Allora?!
ZIA ALONZA - Allora. Allora comincia col dirmi una frase carina.
IL FOLLE MARCO - Non mi viene.
ZIA ALONZA - Stai per morire.
IL FOLLE MARCO - Quanto carina? Ahhh!
ZIA ALONZA - Molto carina e gentile. Soprattutto gentile.
L'EDUCANDA - Non stai chiedendo troppo?!
IL FOLLE MARCO - Sei bella. AAAHH! Che male.
ZIA ALONZA - Banale, ma andante. Adesso unaltra; molto pi carina e molto pi gentile.
IL FOLLE MARCO - Sei un fiordaliso, e il tuo profumo m'inebria d'amore.
ZIA ALONZA - Daaa! Che sventola. Ragazzi, questo cibo da re. Vai ancora avanti: pi carina e pi gentile. So che tu puoi molto....molto di pi.
L'EDUCANDA - Ma questo disumano.
ZIA ALONZA - Impicciati dei fatti tuoi, che ognuno a questo mondo si procura il pane come pu.
IL FOLLE MARCO - La verit... che sono troppo.... troppo innamorato di me.... per fare.... apprezzamenti cos alti.... verso chi .... altro da me.... Ahhhh!
ZIA ALONZA - E allora?
L'EDUCANDA - Sei spietata.
IL FOLLE MARCO - Se da te mai.... mai io mi dovessi allontanare, mio sole.... i miei occhi accecherei.... per non vedere se non la tua ultima immagine, inimmaginabile.
L'EDUCANDA - Sei sazia adesso? Assassina. Ti piace tormentare le tue vittime?! Ti pace schiacciare la personalit del tuo prossimo; annichilire i tuoi fratelli?
IL FOLLE MARCO - AHHHH! Miracolo! Sto bene, sto bene. Chi mi ha salvato? Chi?
ZIA ALONZA - Lei! Lei ti ha salvato. Io ho solo aiutato a tirare il carretto.
L'EDUCANDA - Non capisco cosa.....
IL FOLLE MARCO - Bellissima fanciulla.
L'EDUCANDA - E' impazzito?!
IL FOLLE MARCO - Mio amore infinito.
LEDUCANDA - Che cosa gli successo? O dio!?!
ZIA ALONZA - No, calmati. Gli capitato soltanto quello che accade alle oche quando escono dall'uovo.
L'EDUCANDA - Non capisco.
ZIA ALONZA - Questi animali, appena nati, s'innamorano della prima cosa semovente che si vedono accanto.
L'EDUCANDA - Ma mortificante.
ZIA ALONZA - E che te ne importa? Figliola, accontentati. Come credi che abbia trovato marito ai miei bei tempi? Ben quindici mariti ho posseduto con questo sistema. Accontentati.
IL FOLLE MARCO - Hai qualcosa da fare questa sera oltre la passeggiata in giardino?
L'EDUCANDA - No.
Mentre gli altri personaggi scompaiono nel buio....
ZIA ALONZA - (tirando fuori una lettera) Cara zia Alonza, come gi sai le ultime foglie del pruno sono cadute, ed ecco che si avvicina di nuovo l'inverno. E il ricordo del profumo dei fiori mi invita a gettarmi ancora tra le erbe del prato, come quando ero fanciulla. Ricordo le tante giornate passate a rotolarmi nella radura sotto il bosco, con i compagni di gioco preferiti; i miei fedelissimi, corretti, coerenti, leali e amati cani. Cara zia Alonza, si fa sera tra le rughe delle mie mani, ma il mio pi grande presente resta in quelle calde sere di luglio, ai confini del bosco. E vedo, come se fosse ora, io e te a viaggiare tra le stelle, con la nave pi veloce che c: la fantasia di un bambino. Cara zia Alonza, bello anche salutarti, forse per sempre. Addio, mia cara dolcissima madre di vita.
Si abbassano le luci; resta solo un cono di luce su Zia Alonza che guarda il cielo.
VOCE DEL NARRATORE FUORI SCENA - Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? Gli risposi: Signore mio tu lo sai". (lentamente anche la luce su Zia Alonza si affievolisce fino al buio)E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso le tribolazioni e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dellagnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio.... che stender la sua tenda sopra di loro. - Non avranno pi fame n avranno pi sete, n li colpir il sole, n arsura di sorta, perch lagnello che sta in mezzo al trono sar il loro pastore e li guider alle fonti delle acque della vita. E Dio terger ogni lacrima dai loro occhi. ....Quando Dio apr il settimo sigillo si fece silenzio in cielo.
Buio
F I N E
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