Uniti per difetto

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Uniti per difetto

di Eva De Rosa e Massimo Canzano

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UNITI PER DIFETTO di Eva De Rosa e Massimo Canzano                                                                                                        pag. 1


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Uniti per difetto

di Eva De Rosa e Massimo Canzano

PERSONAGGI 10 (4F/6M)

1)SARA Innamorata, romantica ma puntigliosa è sposata con

2)MARCO strafottente, superficiale, malato del Napoli, lavora per il padre di Sara.

3)MONICA fissata per l’igieneseparata dal primo marito convive con

4)ALBERTO casinista è disordinato.

5)OLGA succube ha una relazione di compagna con

6)MARIANO maniaco dell’ordine frigo e delle regole

7)TITTA giovane e fortemente innamorata è prossima alle nozze con il fidanzato

8)FILIPPO bonaccione ed ingenuo.

9)DOCTOR STRUNZ scienziato creatoredell’androide

10)MEXS androide (Maschio Evoluto Per Signore)


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Uniti per Difetto

di Eva De Rosa e Massimo Canzano

Ambiente moderno siamo in un salotto, a destra dello spettatore c’è la porta dello sgabuzzino e l comune con un piccolo tavolino tondo 2 sedie ed a sinistra una porta per la cucina e una della camera da letto con un piccolo divano 2 posti. Qualche mobile per riporre pochi oggetti, 1 altra sedia al muro ed un vaso-portaobrelli

E’ mattina e dopo l’ennesimo litigio, Sara ha deciso di dividere in percentuali di proprietà l’appartamento con il marito

SCENA 1: Sara, Monica ed Olga

SARA: (sta prendendo con penna e block-notes le misure con un metro, della distanza che c’è tra

la parete e il corridoio che deve creare - Vedi nota finale del primo atto per come posizionarlo) Quarantanove e

cinquanta. Ecco questo è quello che gli spetta, 50 centimetri (bussano alla porta e va ad aprire, mentre parla rimane sull’uscio in attesa)

MONICA: (porta una busta ed indossa guanti monouso) Ciao Sara, questo è il basilico per le conserve di pomodoro ma va in frigo i batteri sono sempre in agguato, (avviandosi in cucina) spero tu abbia un abbattitore alimentare (ESCE)

SARA: Credo di si, controlla tu stessa la temperatura inserita nel frigo

OLGA: (entrando) Tesoro, scusa il ritardo, io ho portato una bottiglia di vino ed una parmiggiana di melanzane, dubito che avremo il tempo di cucinare e soprattutto con il lavoro che ci aspetta sai che caos si farà e quando poi avremmo fame, se non ci sarà qualcosa di pronto, il mio Mariano sarebbe capace di azzannare qualsiasi cosa per fino …

SARA: (interrompendola) Si, si … mettili sul tavolo, ho ben altro per la testa (guardando verso l’esterno della comune) che faccio, lascio aperto?

OLGA: No, no, meglio che chiudi ci vorrà tempo, gli uomini stanno cercando un parcheggio nei dintorni del tuo palazzo

SARA: (chiudendo la porta) Ma come qui sotto ci sempre tantissimi posti dove si può parcheggiare per bene


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OLGA: Per bene per te, ma non per il mio Mariano, lo sai com’è, se non trova il parcheggio perfetto, la macchina non la lascerà mai. Come diceva Honorè de Balzac “Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo

SARA: Ma perché Balzac, faceva il parcheggiatore?

MONICA: (rientrando dalla cucina senza guanti, vistosamente si igienizza le mani) Sara perdonami, ma che hai combinato in cucina? Stanno post-it attaccati ovunque: “Non aprire, Non toccare, Roba mia” … Ma che sono

SARA: Sedetevi, ora vi spiego … dopo mi dovete dare una mano a continuare

OLGA: A continuare cosa?

SARA: Ieri sera c’è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso

MONICA: (presa dal panico si alza) E’ caduta dell’acqua? Si deve subito asciugare. Quale vaso? (Prendendo il vaso in scena) Questo vaso? L’umido impregna i mobili e crea un habitat naturale per le termiti … quanto tempo è passato? Dunque vediamo, ieri sera (facendo un calcolo con le dita) … 8 ore ….Siamo ancora in tempo, prendi carta e scotch (dalla borsa estrae una bomboletta) l’anti-parassitario ce l’ho io …prestoincellofaniamo il mobile …

SARA: Ohhh ma statte calma (levandole con cautela il vaso dalle mani) posa immediatamente il mio prezioso vaso porta-ombrelli, questo qui, è stato testimone del primo bacio che Marco ed io ci siamo dati al nostro primo appuntamento in pizzeria

OLGA: Pensa che pur di averlo, se lo sono fatti vendere dal ristoratore

MONICA: Scusatemi non lo sapevo, com’è romantica questa storia. E allora qual è il vaso?

SARA:  Nessun vaso. Ma che hai capito? E’ come dire, che “la misura è colma”

MONICA: Dove sta? (cercando di agire ma prontamente trattenuta da Olga che la fa sedere) La svuoto io

SARA: (ammonendola) Monica non ti agitare, non devi svuotare nulla. Ascoltatemi, lo dico a voi che per me siete come sorelle, ho bisogno del vostro aiuto perché i panni sporchi si lavano in famiglia.

MONICA: Allora sono panni? E che problema ci sta … (dalla borsa estrae i guanti monouso) Li divido io ho i guanti monouso, i bianchi con i chiari, gli scuri con i colorati e l’intimo lo faccio a 90 gradi (si alza)

SARA: Si nun te staje zitta metto a te a 90 gradi e te piglio a cavece.

OLGA: (abbassandola) E cioncate ’ngoppo a stu divano, stai sempre a pensare alle pulizie, sentiamo cosa deve dirci Sara

SARA: Oh finalmente. Ragazze, ho deciso, mi divido da mio marito e quindi mi riapproprio delle mie cose, nelle dovute percentuali


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OLGA: Quali percentuali?

SARA: Ieri sera abbiamo fatto discussioni, ed alla fine mi ha detto che se non era per lui non ce l’avremmo mai fatta a comprare tutto. Io stanotte ho fatto i conti, non voglio nulla che non sia dovutamente il mio e se la matematica non è un’opinione, a lui spetta il 12,7% e quello deve avere. Anzi se mi date una mano a fermare il nastro, completiamo pure la superficie dell’appartamento … (riprendendo a misurare con il metro) quarantotto, quarantanove e cinquanta

OLGA: Ma non ti sembra di esagerare?

SARA: Hai ragione … quarantanove.

MONICA: Ma allora  è una cosa seria?

SARA: Serissima

MONICA: Ma proprio oggi? Sara cara, non puoi soprassedere ... ti ricordo che oggi dobbiamo fare le bottiglie di pomodoro ed abbiamo bisogno anche del suo aiuto

Sara. Non so che farmene del suo aiuto ... del resto conoscendolo, sarebbe andato annanze e addereto semp ccà stessa butteglia ‘nmano ... con la speranza che non me ne accorgevo.

OLGA: Ma si può sapere cosa ha combinato stavolta?

SARA: Il tavolino

OLGA: L’ha rotto?

SARA: Ed io pò nun le rompevo à capa?

MONICA: (toccando il tavolino) Ed allora che ha fatto?

SARA: L’ho trovato per l’ennesima volta con i piedi sopra.

MONICA: (alzandosi di scatto allarmata, si porta dietro il nastro e si pulisce le mani con il disinfettante) Santa Vergine che orrore … carta vetro ed acido muriatico presto, presto prima chescoppi un’epidemia.

SARA: (incurante) Finiscila! Lui sa benissimo a quanto ci tengo a questo tavolino qua. E’ un nostro ricordo, è il primo acquisto che abbiamo fatto insieme da sposati, eravamo a Venezia, durante il nostro viaggio di nozze

MONICA: Scusa, ma il nastro, l’hai messo per la quarantena?

SARA: Ma che dici … finiscila con queste tue fissazioni. Sto delimitando la zona di transito di Marco (indicand oil corridoio creto) da qua può passare è roba sua, di qua invece (indicando il resto della stanza) è off limits.

OLGA: E per il bagno come fate, voi ne avete uno solo

SARA: Semplice, non potendolo delimitare, ho diviso pure quello, gli spetta nei giorni pari la tazza e in quelli dispari il bidet


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OLGA: Scusami Sara, con decenza parlando, e quando va di corpo, come fa?

SARA: Il lunedì scarica (gesto) ed il martedì si lava. Del resto chi glielo ha detto a lui di mettersi contro a me?

MONICA: Non si lava? Allora dovremmo rimandare l’imbottigliamento, qua, oltre al botulino rischiamo pure il colera.

OLGA: E smettila … ma che rimandare e rimandare … sei pazza? Se non lo facciamo subito possiamo dire addio ai San Marzano, sai in quanto tempo marcirebbero?

MONICA: Marcirebbero? Per carità …qui dobbiamo trovare una soluzione ed alla svelta … Sara se veramente hai deciso di cambiare la tua vita e se davvero volete fare le bottiglie, allora abbiamo solo due alternative o divorzi subito da Marco e lo cacci, o lo addestri a fare i suoi bisogni di martedì, quando può lavarsi.

OLGA: Ma ch’è fatto nu cane? Aspettate un momento e qui mi sembra che si sta proprio eagerando, il nastro, il bagno, il divorzio … tutto questo per una sciocchezza

MONICA: Effettivamente stavota Olga ha ragione, pensandoci bene in fondo si tratta di un semplice litigio per un tavolino … io ci passerei sopra

SARA: Tu cosa? Ma statti zitta… mi sembri la meno adatta a dare consigli, ad Alberto, manco lo fai entrare in casa, se prima non si è tolto le scarpe sul pianerottolo, e se qualche volta si dimentica di farlo, lo costringi ad (mostra) appoggiare la mano al foglio A4 che hai messo al muro, così non lascia l’impronta

MONICA: E che centra mica è per l’impronta, è una questione di igiene, saccio sti fatti, le mani dove le ha messe dopo una giornata di lavoro per strada? Se non facessi così sai quanti microbi di questa posta (indicando una misura enorme) me camminassero dint’à casa

SARA: (indicando una misura piccolissima) Monica i microbi sono così, accussì semmai so zoccole

MONICA: E vabbè era per dire, e poi mi faccio rispettare mica sono come ad Olga che si è abituata a subire le manie di precisione di Mariano.

OLGA: Che c’entra Mariano adesso

MONICA: C’entra, non so come fai a sopportarlo, ad esempio, ti costringe ogni volta che pigli qualcosa dal frigo a cancellarlo dalla lista che ha messo sullo sportello esterno e che quella volta che te lo sei dimenticato, per punizione ti ha fatto scendere pure di notte per riandarlo a comprare.

OLGA: Vabbè, lo accontento, in amore bisogna avere pazienza.

MONICA: Ma poi non capisco per quale motivo vuole tenere la dispensa sempre aggiornata

OLGA: Perchè è preciso.

SARA: Ma qua preciso, chillo è cacacazzo (nu guaie è notte)


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OLGA: Ma no, lui dice che se all’improvviso scoppia una guerra … un’epidemia ... un cataclisma ... deve sapere quanti giorni riusciamo a sopravvivere. Sai, è previdente.

SARA: Tu stai più ‘ngaiata e isso. Comunque venite qui ed aiutatemi, ho stilato (mostra un pacco di fogli) una piccola lista di cose che può o non può fare e qui ci sono i foglietti da attaccare con idivieti da rispettare, ma prima di iniziare prendiamoci una tazza di caffè (mostrando il vassoio sul tavolo) è ancora caldo!

OLGA: (con disgusto) Ma sta cosa  non si può proprio evità?

MONICA: (preoccupata) Perdonatemi, ma il caffè è stato fatto prima o dopo l’infettamento del tavolino?

SARA: Dopo, molto dopo, (prendendo i pos-it in mano)

MONICA: Quindi deduco ... dopo averci appoggiato i piedi

SARA:  Si

MONICA: E tu sapendo ciò ... ci hai appoggiato lo stesso le tazze sopra?

SARA:  Si

MONICA: Rischiando la contaminazione?

SARA: Monica ... Nun t’ ‘o piglià o caffè (gli toglie la tazza dalla mano)

OLGA: (perplessa guardando i fogli) E tu credi che qualche scritta lo terrà lontano?

SARA: (riflettendo) Non credo proprio

OLGA: E che li mettiamo a fare?

SARA: Come istigazione a delinquere e spingerlo all’infrazione, così appena commette reato, gli dimezzo l’orario della tv a lui destinato

OLGA: Ma perché a che ora gli spetta?

SARA: Dalle due alle sei di mattina?

MONICA: E come fa con le partite di calcio che lui è malato del Napoli?

SARA: Come fa? Le registra e se le vede all’alba

OLGA: Poverino, sai che ansia gli verrà che non può sapere il risultato in diretta?

SARA: Non ti preoccupare ho trovato la soluzione pure per questo …

MONICA: Ahhh allora lo vuoi ancora bene …

SARA: (ironico) Certo. Mi metto la sveglia  all’una e cinquantanove ... lo sveglio, gli dico il risultato,

ò‘ntossico e po’ … m’addormo nata vota. OLGA: E Marco ha accettato queste condizioni?


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SARA: Non ancora, ma appena si sveglia, gli faccio firmare l’accordo.

OLGA: E se si rifiuta di firmarlo

SARÀ: (mostra due euro) ... saranno i miei migliori soldi investiti

OLGA: lo corrompi? ... E  basteranno due euro?

SARA: È comme no ... un litro e mezzo di benzina e le dongo fuoco ccà miezze

MONICA: Sara ... nel caso ricordami di non litigare mai con te

SI SENTONO DEI RUMORI DI CHI STA PER USCIRE DALLA STANZA

SARA: Sta per uscire, non gli date confidenza, beviamo il caffè (tutte eseguono con disgusto)

SCENA 2: Sara, Monica, Olga e Marco

SI APRE LO SGABUZZINO DOVE DORME MARCO CHE ESCE IN PIGIAMA DI COLORE ROSSO CON EVIDENTI MOLLE PER IMBALLAGGIO APPESE OVUNQUE

MARCO: Buongiorno! (silenzio) … buon giorno … (cs)

LE DONNE SORSEGGIANO IL CAFFE’ CON IMBARAZZO E DISGUSTO

MARCO: Ahhhhhhh ho capito? Vi si è azzeccata a lengua ‘nganna? Il caffè di mia moglie non si smentisce mai. Ho detto buongiorno

SARA: Amiche mie, il signor San Marzano ha dato il buon giorno

MONICA: Marco mi sa che è meglio se non parli, la tua azione è stata davvero abominevole …

OLGA: Personalmente consiglio cautela, gli animi sono scossi e potresti infilarti in un vicolo molto stretto

MARCO: Olga credimi … mai stretto come questo stanzino. Siente Sara, mò t’ò dico pure davanti a loro, ieri sera ho accettato di dormire qui dentro, proprio perché ho visto che la situazione stava degenerando ma è la prima e l’ultima volta. Hai capito?

SARA: Che c’è, hai sofferto di solitudine?

MARCO: Troppo onore. Io te l’avevo detto che il letto era troppo largo per questo buco, ma tu non hai voluto sentire ragione e mi hai chiuso fuori dalla camera da letto. Ascoltami bene, per farlo entrare l’ho dovuto mettere di sguencio (mostra) e meno male che aggio trovato sti molle (mostra) così per non scivolare, stanotte, mi sono dovuto imbragare comme a ‘na sasiccia.

OLGA: Mi sa che stavolta gliela hai combinata grossa.

MONICA: Il tavolino non glielo dovevi infettare.


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MARCO: O’ tavolino? Sara, ma stai ancora a pensare a sto tavolino? Ma vuò vedè che (indica sgabuzzino) traso logo dinto, piglio ò flex,t’ò faccio piezzo piezzo e po’, l’auso commesegaturap’à lettiera dò gatto?

SARA: Parla parla … tanto mentre tu parli io faccio i fatti. Olga prendi la penna ed aggiungi queste note alla lista … (Olga esegue) ricordarsi di comprare tronchesina per tagliare le corde della racchetta, della chitarra e chelli molle là (indicando quelle che indossa Marco) accussi vedimme se stanotte riesce a durmì

MARCO: Ah ah ah ah (ironico) che paura, sto sudando freddo … Ma io sono superiore a queste minacce … Mò sai che faccio? Me vago a ffà na bella doccia (fa come per attraversare la scena)

SARA: Fermate loco

MARCO: Ch’è passato?

SARA: Divieto di transito, proprietà privata. Questa parte è tutta roba mia, a te spetta solo la zona delimitata dal nastro (indicando)

MARCO: E chi lo dice?

SARA: T’è piaciuto e ffà ò buffone aiere sera? Io ho fatto i conti, a te spetta il 12,7 per cento della proprietà, (indicando il corridoio) quel corridoio lì. Mio caro, da oggi in poi le cose cambieranno, vide e t’è abituà (dandogli dei fogli) tieni, questa è la lista

MARCO: La lista di che?

SARA: Di quello che puoi e non puoi fare

MARCO: (buttando i fogli e continuando a camminare) Non farmi ridere

SARA: Fermati o non sentirai più la mia voce

MARCO: (camminando ed esultando con le mani) A nome delle mie orecchie, tante grazie

SARA: Fai un altro passo e vado dall’avvocato a chiedere il divorzio

MARCO: (cs) O’ tiemp e ffà na doccia e t’accompagno

SARA: Cioncati loco, o si no chiamme a papà e te faccio licenzià

MARCO: (a questo punto si blocca in posizione plastica ed a gambero ritorna allo sgabuzzino e spalle al muro e braccia aperte come di chi sta su un cornicione per non cadere, costeggia la parete fino ad arrivare al bagno dove inchinandosi dirà) Ossequi al papi (ENTRA IN BAGNO)

SARA: Io perciò me l’aggio spusate, è troppo omme


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SCENA 3: Sara, Monica, Olga e Marco

OLGA: Ma allora sei proprio convinta? Hai visto si è subito pentito, si vede che ha paura di perderti

SARA: A me? O’ lavoro caso mai. Sa bene che se io lo dico a papà, quello ci mette un attimo a licenziarlo

OLGA: Ma dai, con questo che vuoi dire, che tutti i giorni che avete passato insieme, erano solo per interesse?

SARA: Tutti i giorni no, ma il  27 di ogni  mese si

MONICA: (conteggia con le dita delle due mani come se calcolasse i giorni pari con la destra ed i dispari con la sinistra) Lunedì, martedì mercoledì, giovedì, venerdì, sabato (si ferma guarda le dita) scusami Sara ma oggi che è domenica che può fare in bagno, come lo si considera, ungiorno pari o uno dispari?

SARA: Oggi è domenica ed è festa quindi, può fare quello che vuole

MONICA: Meno male, mi sento risollevata, già stavo pensando, quando ce ne andavamo, a come fare per non stringergli la mano

BUSSANO ALLA PORTA

OLGA: (alzandosi di scatto) Questo dev’essere Mariano … non preoccupatevi vado io

SARA: Acchiappa a chesta (Monica la blocca) Non ti muovere, lo so che è tuo marito ma è anche amico (indicando il bagno) del mio nemico e come tale, è nemico pure a me. Se vuole entrare è Marco che deve aprirgli la porta.

RIBUSSA LA PORTA

MARCO: (da dentro) La porta

SILENZIO E RIBUSSA LA PORTA

MARCO: (da dentro) Né, a vulite arapì sta porta? Vedi che saranno Alberto e Mariano

SARA: Appunto sono gli amici tuoi, se vuoi li apri tu

MARCO: (cs) Ma io me stonghe facenne a doccia

SARA: E me dispiace pè loro, aspettano

BUSSANO DI NUOVO A RIPETIZIONE

MARCO: (da dentro) Ma vedite s’è cosa … (apre la porta ed ESCE in accappatoio e cuffia visibilmente femminile) Ma l’accappatoio mio dove sta?(spalle a muro come prima si avvia all’ingresso)

SARA: Sequestrato, te l’ho comprato con i miei soldi


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MARCO: Si ma addò sta?

SARA: Di là, nella mia proprietà, se lo vuoi devi cercarmi il permesso

MARCO: Ih comme è accuminciata bella sta domenica

SARA: E devi vedere ancora comme t’à faccio fernì

MARCO APRE LA PORTA

SCENA 4: Sara, Monica, Olga, Alberto, Marco e Mariano

ALBERTO: Ma tutto stu tiempo (interrompendosi)… E tu che ci fai vestito così?

MARCO: (ironico) Sto provando il vestito di carnevale …

MARIANO: E chi saresti?

MARCO: La principessa Sissy dopo che s’è fatta ò bidet (risoluto) Jamme trasite, la storia è lunga

…seguitemi e fate come me (inizia a mettersi spalle a muro) ALBERTO: Ma cheddè sta strunzata?

MARCO: Poi vi spiego, di là non si può passare, mettetevi spalle a muro e seguitemi (a questo punto capeggiati da Marco, i due amici spalle a muro lo seguono)

MARIANO: Ma non dovevamo fare le bottiglie di pomodoro? Ah ho capito, ristrutturi, (indicando il nastro ed i post-it) nastro, indicazioniper la sicurezza …Se perdi il lavoro, hai un futuro comecapo cantiere

MARCO: Ua già s’è sparsa la notizia?

ALBERTO: (scostandosi dal muro) Scusatemi, ma qua è pittura fresca?

MARIANO: (facendosi controllare) Pittura? Vedi mi sono sporcato?

MARCO: Qua pittura muovetevi …

ALBERTO: We we, ma addò amma arrivà?

MARCO: Aspetta, mò lo domandiamo alla figlia del titolare. Sara si possono (indicando il divano) accomodare?

SARA: Non potrebbero, ma in via eccezionale, prendete posto

ALBERTO: (sedendosi ed in modo affermativo dirà) Te si appiccecato cu Sara!

MARCO: Azz ce si arrivate …


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MARIANO: (guardandosi in torno e sedendosi) Cogliete quest’occasione per fare una bella rinfrescata alle mura

MARCO: Offriti volontario, mi faresti una cortesia

SARA: Semmai la cortesia la farebbe a me, visto che la proprietaria sono io

MARCO: Si, ma il 12,7% è il mio e se decido, lo faccio come, quando e del colore che dico io … (riflettendo) azzurro sopra e bianco sotto

ALBERTO: Ua, come il colore del Napoli

MARCO: Esatto! Con al centro, una gigantografia del ciuccio e per buon augurio, tra le zampe ce metto pure la coppa della Champions League che sicuramente quest’anno vinciamo

SARA: Seeee, e quanne ò vire stu journe … siente a me, pè miezze è cosce, fagli una bella B, perché chella è a fine ccà facite

MARCO: Ah ah ah, noi abbiamo quella squadra e quanne ce jammo in serie B

SARA: Vuò vedè ccà si me concentro, ve faccio perdere tutte e partite?

MARCO: (serio ed offeso) Sara, nun me tuccà ò Napole eh!

SARA: E perché, tu nun m’è tuccato ò tavolino?

MARCO: E tu vuò mettere stu tavolino e niente, con la cosa più importante che c’è?

SARA: Ma perché, il Napoli, nella nostra scaletta delle importanze, viene sempre prima di me?

MARCO: A … A … A … non diciamo eresie, chi ha detto sempre, Marià, ho detto sempre?

MARIANO: In tutta coscienza, la parola “sempre” non è stata enunciata

MARCO: Hai visto? Aggiungi cose che non ci sono, io non ho detto sempre … ma il lunedì, il mercoledì, il giovedì, il sabato e la domenica si

ALBERTO: (alzandosi e porgendo la mano a cinque che ricambia) E qualche volta pure il venerdì

MARCO: Giusto m’ero scordato l’anticipo. Forza Napoli e …

ALBERTO: … abbasso le mogli

I MASCHI RIDONO TRANNE MARIANO

SARA: (alle signore) Avete sentito? Il Napoli è più importante di noi? Allora visto che la cosa vi diverte, continuate tutti e tre a divertirvi al di là del nastro

MONICA: Ben detto

MARCO: E che problema ci sta, uagliù, andiamo (Alberto si avvia e Mariano resta seduto) Oh, e ti vuoi alzare?

MARIANO: Io? E che c’entro io, io non ho detto manco una parola


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OLGA: E’ vero, il mio Mariano non ha parlato proprio

SARA: Giusto, lui resta, voi due invece, dietro la linea

MARIANO: Andate

ALBERTO: (seguendo Marco dietro il nastro) Ih che amico

MARCO: Ex amico, ora è alleato con il nemico

SARA: (alzandosi con una tazza di caffè in mano si mette a destra di Mariano) Mariano caro, gradisci una tazza di caffè?

MARCO: Buono, accussì l’avvelena (insieme gioiosi, si guardano ed iniziano a tifare a pugni chiusi) Napoli, Napoli, Napoli ….

MONICA: (prendendo la zuccheriera ed il cucchiaino si siede sulla sinistra) Amico nostro, quanti cucchiaini ci metto?

ALBERTO: 46 accussì gli sale il diabete (insieme cadenzando) Napoli, Napoli, Napoli

OLGA: (mettendosi alle spalle di Mariano) L’amore mio, si è proprio meritato un massaggino alla testa (lo massaggia)

MARCO: E gotatella, ccà doppe te l’arapimme a doje parte (insieme nervosi) Napoli, Napoli, Napoli …

MARIANO: Ti dispiace massaggiare pure le spalle, ho un doloretto, sapete ho guidato

MARCO: Sta scena nun se po’ proprio vedè (costeggiando  il muro) Io me vago a vestì!

ALBERTO: E che faje, me lasce a me sulo ‘ngoppe a stu cornicione?

MARCO: Mantienete forte, ccà subbeto vengo (ESCE)

SCENA 5: Sara, Monica, Olga, Alberto e Mariano

SARA: Cosa gradisci che prepariamo solo per te?

MONICA: (guardando il marito) Io direi, una bella parmigiana di melanzane con tanto fior di latte filante già pronto e solo per lui

ALBERTO: (rimanendo spalle a muro) Azz, proprio il mio piatto preferito!

OLGA: (prendendolo dalla tavola) Magari accompagnato da questo buon vinello

ALBERTO: (sempre al muro) Posa quella bottiglia, l’ho comprata io, il vino è il mio


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MONICA: Era il tuo, ma come vedi era lì abbandonato ed Olga l’ha trovato quindi, è roba sua

ALBERTO: Overo, e chi lo dice?

OLGA: La legge, non è vero tesoro?

MARIANO: Si certo (ad Olga) ma continua a massaggiare per favore, (ad Alberto) io so che chiunque trova un relitto in mare, ne diventa il legittimo proprietario, ergo la proprietaria è Olga

ALBERTO: Ma perché sei un avvocato tu?

MARIANO: No, ma me lo diceva il nonno che faceva il pescatore, ergo, risulta verità

ALBERTO: A me non risulta, ma anche ammesso che hai ragione, quella è una bottiglia, mica è una barca

MARIANO: Ma anche la bottiglia come la barca galleggia, ergo, si applica la stessa legge

ALBERTO: Allora per la stessa legge … visto che anche tu a mare galleggi, pecchè si strunz (avviandosi) mòvengo loco ed, ergo, t’affondoe pacchere

MARIANO: Amiche fermatelo

MONICA: Smettila, stavamo scherzando, del resto è colpa tua che sei alleato con il nemico ….

(dolcinata) Se poi passi dalla parte nostra, una generosa porzione di parmigiana spetta anche a te

ALBERTO: (guardando verso la camera da letto e riflettendo un attimo) Marco, con te avrei affrontato tutte le battaglie, ma di fare la guerra con il mio piatto preferito, no, chesto nun m’à può cercà. Signore, mi arrendo … mi dichiaro prigioniero della parmiggiana (sta per avviarsi al divano)

BUSSANO ALLA PORTA CON INSISTENZA

SCENA 6: Sara, Monica, Olga, Alberto, Mariano, Titta e Marco

ALBERTO: Apro io

CONTINUANO A BUSSARE

ALBERTO: (aprendo) Titta, ma ch’è passato?

TITTA: (preoccupata) Fate presto, un tipo, ha tamponato l’auto di Mariano e Filipo mi ha mandato a chiamarvi mentre cerca di trattenerlo

MARIANO: (allarmato si avvia alla comune) La mia macchina?

TITTA: Si, si fai presto che quello me lo ammazza

MARIANO: Presto mi stanno ammazzando la macchina, scendiamo … Aberto vieni pure tu

TITTA: Ma dove andate da soli … quello è un energumeno … ci vuole un esercito per fermarlo


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MARIANO: Ma perché quante e grosso …

TITTA: Non lo so … ma sta seduto in macchina e dal tettuccio gli esce la testa

ALBERTO: Uanema e cheddè n’armadio chisto (chiamando nella camera) Marco … vieni, vieni subito dobbiamo scendere

MARCO: (da dentro) Ma che succede?

MARIANO: Mi hanno distrutto la macchina dobbiamo scendere …

MARCO: (cs) Ma come faccio, non trovo che mettermi, quella pazza, mi ha nascosto i panni

ALBERTO: Ma miettete na cosa ‘nguollo ed andiamo

MARCO: (cs)Vengo vengo un momento

ALBERTO: Mi raccomando Mariano dobbiamo essere diplomatici, prendi carta e penna per i dati (passa qualche secondo) We Marco hai fatto?

MARCO: Eccomi arrivo … (esce con le babbucce, un pantalone di tuta ed intento ad infilarsi una magliettina super colorata di Sara) Andiamo (a Sara) We, si mò che salgo, non me fai truvà tutt’evestite o posto loro, à vide chesta maglietta? La uso come pezza pè pulì ò cess ….

ALBERTO:  (spingendolo fuori) Andiamo (ESCONO)

MARIANO: Facciamo presto (ESCE)

I TRE ESCONO E TITTA CHIUDE LA PORTA

SCENA 7: Sara, Monica, Olga e Titta

TITTA: (preoccupata) Speriamo che non me lo gonfia troppo, tra una settimana ci dobbiamo sposare ed a Filippo il vestito gli va già un pò stretto … Come facciamo con le foto del matrimonio? … Ci pensate, quando le rivedrò tra vent’anni, sembrerà che mi sia sposata con una zampogna. Sai che disgrazia

MONICA: La vera disgrazia, è che passati vent’anni, sarai ancora sposata

TITTA: Ma che dici? Parli proprio tu, che prima ti sei separata da tuo marito ed adesso convivi con Alberto

MONICA: Appunto, convivo ma non mi sono risposata

TITTA: Sara ma tu non dici niente? Diglielo pure tu, che per noi donne, il matrimonio è un sogno

SARA: All’inizio, mia cara ... solo all’inizio ... poi diventa un incubo. Vero Olga?


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OLGA: Certo, voi sapete come la penso, il matrimonio è la tomba dell’amore. Convivendo senza sposarsi è come se, tutte le mattine decidessimo volutamene di continuare a vivere uniti, senza sentirci obbligati dal vincolo di un contratto. Poi, tutto sommato, quando le cose vanno male … o può sempe licenzià! (ride)

SARA: Cosa che farò fare io, appena avrò parlato con papà

TITTA: Ti sei litigata con Marco? … E no Sara … da te non me lo aspettavo, tu per me sei sempre stata la coppia di riferimento, un esempio da seguire, il prototipo di come deve essere una coppia felice

SARA: Una volta mia cara … anche io lo credevo, ma sappi che tutto cambia … tutto si trasforma pure una bella scarpa diventa nu scarpone.

TITTA: Marco uno scarpone? … Ma dai … è sempre cosi premuroso nei tuoi riguardi

SARA: A te la favola del matrimonio e del principe azzurro, ti fa proprio male … sei ancora così innamorata, che hai il prosciutto davanti agli occhi … Vuoi sapere come sarà la tua vita dopo il fatidico si?

TITTA: Fantastica … sarà fantastica, tutti i giorni sempre insieme a lui. Già me la immagino ...

(enumerando con le dita) Uno lo delizierò con la mia cucina amorevole, due, quando camminerà per strada sarà orgoglioso di far notare a tutti le camice da me stirate con cura ed attenzione e tre, amiche mie, per lui ci sarò sempre e solo io che nelle nostre notti romantiche ci uniremo in una sola anima con lunghissime ore di passione travolgente

RIDONO TUTTE E TRE

SARA: Siente Titta si nisciuno ha mai avuto il coraggio di dirtelo, è arrivato il momento di svelarti la cruda realtà, è vero, il principe azzurro esiste, ma arete è rine, tiene stampata la data della scadenza che è …

MONICA: … il giorno del matrimonio.

SARA: Punto UNO, la cucina amorevole?

OLGA: Lo puoi cucinare quello che vuoi tu, ma dopo qualche tempo, ti dirà che manco una zuppa di latte sei più in grado di fare, perché la cucina della mamma sarà sempre la migliore, manco avesse vinto il corso di Master Chef …. Chella janara

SARA: Punto DUE, orgoglioso delle camice stirate da te?

MONICA: Non se ne accorgerà nemmeno, l’unica cosa che gli interessa stirato, è il suo completino spotivo con il quale va a giocare con gli amici a pallone

SARA: Che puntualmente toccherà a te lavare

MONICA: Titta, sai quanti batteri contengono i panni di un uomo dopo una partita?

OLGA:  Avrai davanti a te sempre una montagna di panni da lavare, stirare e …


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MONICA: Igienizzare con prodotti chimici

OLGA:  E mentre tu stiri sudando come un mulo

SARA: Lui, senza un minimo di comprensione, si sparapazza sul divano a vedere le partite con i piedi sul TUO tavolino

OLGA: E punto TRE

INSIEME: Ore lunghissime di passione travolgente?

OLGA: Quando gli scatta la molla devi essere sempre pronta, qualsiasi cosa stai facendo

SARA: Persino mentre stai stirando

MONICA: Ti piglia da dietro all’improvviso con l’inganno e senza farsi una doccia … ti ‘ncatasta dint’à angolo

OLGA: E dopo tre minute di terremoto, all’improvviso fernesce tutte cose e tu sconvolta ...

SARA: ... ancora con il ferro da stiro in mano

OLGA: ... non hai capito, se hai avuto un amplesso amoroso o se isso, arete te, te steve murenno d’epilessia

TITTA: Madonna santa

SARA: Salvati amica mia … finchè sei in tempo … non sposarti

TITTA: Non mi sposo? E se poi resto zitella?

OLGA: Meglio sola che male accompagnata. Gli uomini sono superficiali, ad esempio non si ricordano mai le nostre ricorrenze

MONICA: Non gli interessa dei sacrifici che fai per loro. Tu hai avuto il pensiero di comprargli, strappandolo dalle mani di centinaia di pretendenti, l’ultimo giubbotto in pelle, identico a quello che indossava nell’ultimo film George Cloney e lui che fa? Impassibile, a stento lo mette e manco ti ringrazia

SARA: Tu aspetti il fine settimana, che lui non lavora, per indicargli qualche lavoretto da fare per rendere sempre più accogliente il vostro nido d’amore e lui che fa? Trova sempre la scusa che è stanco e non ha tempo

OLGA: E mai, mai una volta, che quando tu gli chiederai di accompagnarti a fare la spesa, facesse salti di gioia, fosse solo per il fatto che glielo hai chiesto tu, per condividere con lui la gioia di acquistare qualcosa insieme

SARA: E quella volta rara volta che ci riesci, te lo ritrovi con una faccia appesa manco se gli fosse morto qualcuno o tragedia pure avesse perso il Napoli

TITTA: Sentite, forse sarà come dite voi e mi dispiace che avete avuto tutte queste brutte esperienze, ma con me sarà diverso


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MONICA: Ma se siamo in tre e tutte e tre diciamo la stessa cosa perché non vuoi crederci?

TITTA: Ma io vi credo, ma voi siete solo in tre, rappresentate come dire, quelle famose eccezioni che confermano la regola ... il matrimonio è la culla dell’amore

SARA: Sei un’inguaribile romantica, ragazze non la pensate, come si dice:” ò purpe se coce dint’à l’acqua soja”

TITTA: Sentite anche se non la penso come voi, non c’è bisogno di offendere, io non sono un polipo, che sono un polipo io?

SARA: Non sarai un polipo ma tiene à stessa cervella

SCENA 8: Sara, Monica, Olga, Titta, Marco, Filippo, Alberto e Mariano

ENTRANO GLI UOMINI DALLA COMUNE

MARCO: Eccoci qua

FILIPPO: (mettendosi le mani in faccia) Io non ci posso credere, una tragedia

TITTA: Amore mio, che ti ha fatto?

MARCO: Niente che l’hanno fatto, sto vigliacco, s’è miso areto a tutti, ha detto “io rimango qua mi devo sposare”, Alberto ha risposto “io faccio ò cumpare luateme a miezz”, chist’ato pò ha detto (indicando mariano) “io non posso sono l’autista” … Si sono fermati tutti e tree mi hanno lasciatoda solo davanti a quel delinquente … Ma dico io prima di scendere, mi volevate dire che quello era una montagna. Più m’avvicinavo verso di lui e cchiù pareva gruosso … e non appena gli sono arrivato sotto, (mostrandosi) e m’à visto accussì accunciato, non mi ha fatto manco parlare, ha detto: “io cu na femmena nun ce parle, mandame a mariteto”

TITTA: Embè allora avete dovuto dargli ragione e fargli voi la lettera?

MARIANO: Nooo quanto mai e che simme pazze nuje?

OLGA: A meno male

FILIPPO: Meno male? Per levare tutto da mezzo, ho dovuto dirgli che mi sposavo e gli ho fatto vedere le partecipazioni

MARIANO: Modestamente con molto tatto, per addolcirlo, lo abbiamo invitato

TITTA: Lo avete invitato? Ma mica viene?

FILIPPO: Dieci persone, lui, la moglie e otto figli

TITTA: (piangendo va in cucina) Mi avete distrutto un matrimonio!!

SARA: Avete ragione, vuje nun site pazze, site proprio scieme


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MARIANO: Sentite qui se c’è un danneggiato quello sono io ... la mia povera auto … non mi resta che portarla allo scasso

ALBERTO: E non esagerare, (mostrando una piccola misura con le dita) chillo nu scippetiello tanto t’à fatto, e pò, è stato meglio così, o si no chillo a Marco, veramente gli cambiava i connotati

FILIPPO: Marià, la macchina se la porti dal carrozziere, si aggiusta, ma se quello si incacchiava di brutto, a noi per ce accuncià, manco a Lourdes jeveme buone

MARCO: Ha ragione c’è mancato poco che ci dava fuoco

MONICA: Aproposito di fuoco, io sento puzza di bruciato dalla cucina

OLGA: Oddio chi lo sa Titta che sta combinando

MONICA: Olga vieni con me, andiamo a vedere (Entrano in cucina)

MARIANO: Che incubo, ho dovuto pure spostare l’auto, la bestia diceva che quello spazio era suo

MARCO: Ed abbiamo dovuto cercare un nuovo parcheggio

ALBERTO: Sara e che c’è voluto, abbiamo fatto mille manovre, manco tenesse una Ferrari chisto, tu un’utilitaria tieni

MARIANO: We chi poco tene caro tene

FILIPPO: Un giro pazzesco … tu mi devi far capire perché all’angolo di quella strada non poteva stare.

MARIANO: Troppo vicino all’incrocio, se prendevano la curva larga ci andavano a finire dentro

MARCO: E vicino al tabaccaio?

MARIANO: Troppo lontana, se mi affacciavo dalla finestra, non la vedevo

ALBERTO: E sulla salita?

MARIANO: Ma che sei pazzo? Non lo hai visto il cane?

ALBERTO: E che c’entra il cane

MARIANO: C’entra, appena ha visto la macchina, ha fatto duje occhie tante, ha cacciato la lingua

da fuori e ha aizato à coscia, come per dire: “comme te ne vaje t’a battezzo io sta machina”.

MARCO: Vabbè oramai è andata, (ironico) di questa bella giornata, prendiamoci quello che ci rimane

SARA: Il 12,7 per cento. Tu qua che ci fai? Non hai capito che devi stare dietro il confine

MARCO: Ma dai Saruccia, questo gioco è durato tanto, che figura ci facciamo, ci sono pure gli amici

SARA: Ci può stare pure il presidente della Repubblica sempre dietro la barricata vai a fernì


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MARCO: Basta Sara, finiamola qua altrimenti …

SARA: … chiamo a papà

MARCO: Appunto, altrimenti chiami il papi ed a quest’ora lo disturbiamo, caso mai lo telefoniamo stasera, così colgo l’occasione, di farmi licenziare prima di dargli la buona notte. (andando al muro) Signori, seguitemi al muro

FILIPPO: Io adesso sono arrivato e sono stanco, mi dissocio da qualunque discussione e mi siedo sul divano (siede)

MARIANO: Io pure, scusa Marco ma sto ancora agitato per la macchina e voglio stare tranquillo (siede)

ALBERTO: E pure io, abbi pazienza (siede)

MARCO: Ma comme tu nun stive ccu mme ‘ngoppe ò curnicione?

ALBERTO: Marco, che buò ffà, io soffro di vertigini e ppò mi hanno promesso una parmigiana

MARCO: E tu per una parmigiana hai buttato vent’anni d’amicizia?

ALBERTO: We Marco, se avessi saputo come era buona la parmigiana di mia moglie, o journe che t’aggio conosciuto, te menavo sotto c’à machina

MARCO: (riflettendo) Statte accorte, ccà mo che te ne vaje, devi passere annanze a stu cornicione, e tanne te piglio a cavace

SARA: Tranquillo, la mia proprietà è vasta, girando in largo ti tieni a debita distanza.

MONICA: ( da dentro) Saraaaa vieni subito … qui è tragedia pura

SARA: (verso dentro) Arrivo (ai ragazzi) Vado ma … (guardando Marco) a te, non approfittare, quando torno llà t’aggia truvà, ‘nfaccia ò muro!!! (ESCE)

SCENA 9: Marco, Filippo, Alberto, Mariano e Sara

MARCO: E’ uscita? (superando il nastro) Ah finalmente non se ne poteva più con questa scemità

MARIANO: Ma che fai, attraversi la frontiera senza chiedere il permesso?

MARCO: Ma qua permesso, qui comando io

MARIANO: Marco ritorna li, vedi che Sara sta agguerrita, mi sa che la perdi questa battaglia

MARCO: Posso pure perdere un battaglia, ma l’importante è che vinco la guerra. In questa casa ò generale songhe io e Sara sa bene, se voglio, come la faccio correre

ALBERTO: (ironico) E delle conseguenze, non hai paura?


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MARCO: Io nun tengo paura e nisciuno, anzi mò vengo loco e (avvicinandosi in modo minaccioso) te faccio vedè comme si fà l’omme … traditore …

ALBERTO: (alzando la voce) Saraaaaaaa

MARCO: Acala sta voce (tornando al muro ma questa volta si mette faccia al muro spiaccicato con una gamba alzata e le due braccia aperte tipo uomo ragno )

SARA: (entrando) Che c’è? Mi avete chiamata?

MARCO: No

SARA: Eppure mi era parso … Mha! Devo essermi impressionata

MARCO: Mai quanto mi sono impressionato io

SARA: (guardando il marito e dopo una pausa) Dite all’uomo ragno, che il muro si mantiene anche da solo (ESCE)

SCENA 10: Marco, Filippo, Alberto e Mariano

MARCO: Ma tu fusse scemo?

ALBERTO: (a Filippo) Thè guarda e fanne scuola, questa è la fine che farrai quanne te spuse

FILIPPO: E mama mia bella, da quando vi ho dato la notizia del mio matrimonio, mi state facendo nà capa tanta su tutte le negatività, manco se dovessi andare al patibolo

MARCO: Magari, almeno là, te tagliano à capa e subito fernesce

FILIPPO: Spiritoso. Intanto però  tu ti sei sposato e che io sappia nessuno ti ha costretto a farlo

MARCO: E che vò dicere, uno fa tanta strunzate dint’à vita … Se te lo diciamo, è perché ti vogliamo bene ed è per questo che cerchiamo di aprirti gli occhi, vogliamo farti evitare uno sbaglio

FILIPPO: E va bè, facciamo finta che vi voglio dare retta, allora per evitare di fare uno sbaglio, non mi sposo più e faccio come a loro (indicando Mariano ed Alberto), convivo

MARIANO: Ah ah e che te cagna, sposato o convivente che tu sia, nel momento in cui ti leghi a loro, perdi tutti i diritti civili e personali

FILIPPO: Allora devo restare io solo?

ALBERTO: Bravo. Amico mio, prima del matrimonio amore in abbondanza, quello che è suo diventa tuo e quello che era tuo il suo, senza distinzione ma poi …

MARCO: … devi stare con due piedi in una scarpa, hanno la memoria corta, per loro puoi fare di tutto, pure pittare ò sole e a luna, ma comme lieve ò piede a dint’à scarpa e o puoje ‘ngoppa a nu tavolino, le tornano a mente le percentuali


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FILIPPO: E va bè, allora basta evitare di mettere il piede sul tavolino

MARCO: Il tavolino è la punta dell’iceberg, ma i pretesti sono tanti, per esempio, tu aspetti il venerdì sera, dopo una settimana allucinante, di tornare a casa con quell’unico pensiero di abbracciarti il divano e di farti 48 ore di sonno. Apri la porta, la trovi sorridente ed accattivante che ti butta le braccia al collo, che tu pienze: “vuò vedè ccà stasera è la volta buona pè quaglià” … e mentre te sta saglienne ò sangue n’capa …

ALBERTO: … te sfila na lista di lavori da fare, talmente longa e complicata …

MARCO: … che ò sangue sagliuto se scioglie e se ne scenne sotte è piede, manco te fusse abbracciato a San Gennaro

FILIPPO: Vabbè che sarà mai, aiutarsi l’uno con l’altra non è il primo scopo di due persone che vivono insieme?

ALBERTO: Aiutarsi? Non tocchiamo questo tasto, quelle sono diaboliche, non appena capiscono che non hai nulla da fare, che sei libero e ti stai rilassando un pò, dranghete ti affidano un compito e quando stai per terminarlo, dranghete te ne danno un altro. Te lo fanno un poco alla volta, perché non vogliono che fatichi sulamente ma devi pure suffrì

MARIANO: Dicono che in Italia c’è la crisi del lavoro … ccà nun se trova na fatica manco a parlarne, assumessero ad Olga al ministero del lavoro, tiempe nu pare è journe e se risolve ò problema d’à disoccupazione

ALBERTO: E mica solo questo, vogliamo parlare di come ti impongono il loro gusto nel vestire? L’anno scorso Monica, tornò tutta soddisfatta dal mercato, con un sorriso a 32 denti ed un giubbotto di pelle sotto al braccio. (mimando) Nu coso curto... di due taglie più piccole ed ha preteso, solo per il fatto che era lo stesso modello di George Cloney, di indossarlo sempre … Otto mesi me l’ha fatto tenè ‘nguollo, me l’aggio levato il 14 agosto ‘ngopp’à spiaggia, perché ò juorne aroppe era ferragosto ... e ch’à robbe che s’erano fatte vicino, avevame fà a zuppa e cozze!!

MARCO: E della domenica ne vogliamo parlare? Pure il Padreterno dicette che l’uomo deve riposarsi la domenica ed essa invece …

ALBERTO: … ti chiede di accompagnarla al centro commerciale, ma dico io, che mi fai venire a fare, manco mi desse lo sfizio di scegliere o decidere per qualcosa …

MARCO: … e quella volta che perdi i sensi e l’accompagni … capita sempre che il Napoli gioca e puntualmente perde … uagliù, me sta venendo nu dubbio ... ma vuò vedè che è il centro commerciale ccà marca à peste.

MARIANO: A me invece, mi rimprovera sempre (imitando in crescendo ed innervosendosi, i due parlati di lei e di lui) “non ti ricordi mai le nostre date” … “tesoro,mi sono dimenticato il nostroanniversario” … “no” …. “Amore forse il giorno che ci siamo incontrati” … “nemmeno” …. “Gioia

mia, allora il nostro primo bacio” … “neanche” …     “Ah giusto ho capito, la prima volta che ….” …

“Nossignore” … “Ed allora che mi sono dimenticato?” …. “Oggi ricorre l’anniversario del primo

mensile che abbiamo dato al proprietario del nostro nido d’amore” … “Chi te bive e chesto m’era


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arricurdà?” E comme aggio fatte a mò scurdà chillu journe, ò stipendio appena pigliate … visto e non visto cchiù …

FILIPPO: Vabbè ma tutto questo ci può stare, come si dice:” l’amore non è bello se non è litigarello” anche perché dopo ogni bisticcio si trova sempre il modo di fare pace … stringendosi cuore a cuore sotto le lenzuola.

ALBERTO: Ma addò l’è visto stu film? Se fosse come dici tu, a casa mia tenesseme sempe ò lietto sfatto, voglio dire … forse prima, quanne faceveme gli innamoratielle coccosa se faceva, ma mò comme ti avvicini e cominci l’approccio del vichingo maschio, lei, allontanandoti con la mano, ti riponde: (le frasi che seguono nelle virgolette saranno dette come se fossero le donne a dirle) “Adesso no, ho mal di testa” ….

MARIANO: “Non abbiamo tempo, devo stendere i panni “…

MARCO: “Ma stu pensiero nun t’ò lieve maje a capa” …

ALBERTO:  “Ora non è il momento, ho le mie cose” …

MARIANO: “Ma che faje, si sceme? E vicine ponne sentì”…

MARCO: E quando quella volta capisci che il momento potrebbe essere propizio, le dici: “ cara ti aspetto a letto”

ALBERTO: e lei ti rispone:  “mi preparo e ti raggiungo” …

MARCO: Allora tu corri in camera, (alzandosi in piedi stringe gli abiti, con la mano dx all’altezza del fianco sn, come per prendere insieme pantalone e camicia, e mima il gesto di denudarsi stracciandosi in un solo gesto entrambi i capi) te straccedint’àna botta tutte è panne à ‘nguolloe

ALBERTO: … annure, stute a luce primma ccà essa te po’ dicere ccà se mette scuorno …

MARCO: … smaniuso, t’infile dint’ò lietto e abbie a pensà … “mo sai come viene bella preparata

… sicuramente metterà quell’unico completino sexy comprato apposta per l’occasione” …

(enfatizzando) E aspiette … (perdendo lentamente l’entusiasmo per la lunga attesa) aspiette … e

ALBERTO: … e aspettanne aspetanne te vene ò dubbio … ”ma nun è caggio capito na cosa pè nata? Ha ditto “te raggiungo” o “se ne parla a giugno” ….

MARIANO:  E deluso pienze “manco chesta era a vota bona” e mentre te stai avvelenne …

ALBERTO: … la senti arrivare … e te ripiglie … a siente che piglia posto dint’ò lietto e ò scuro te la trovi al tuo fianco, e tu, appezzato comme a nu toro, finalmente pruove a la tastià …

MARCO:  E a tastia a ‘ngoppe … e a tastia a sotto … e a tastia miezzo …

ALBERTO: … “ma quanta panne s’è mise ‘nguollo, ma addo adda ij ‘ngoppe à neve?

MARIANO: A guarde … e sapendo che quell’occasione non ti capiterà tanto facilmente …

ALBERTO: … nun te pierde e curaggio e pienze: ”c’à posso ffà”


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MARCO: La cominci a spogliare ….

ALBERTO: …e quanne tutto sudato, ce l’hai fatte  …

MARCO: (disperato, prende per il bavero Filippo e lo scuote come se la colpa fosse la sua) T’accorge ccà s’è fatta matina e nun tiene cchiù tiempo

FILIPPO: (scostandolo) Ma lasciami. Possibile mai che non ci sono momenti felici nel matrimonio?

MARCO, MARIANO ED ALBERTO: (si guardano un momento) No.

MARCO:  L’unico momento poteva essere il viaggio di nozze, ma pure quello m’ha ‘ntussecato!

FILIPPO: E perché cosa ti ha fatto?

MARCO: Cosa mia ha fatto?... Cosa non m’ha fatto! So stato quindici giorni (indicando il tavolino) con questo tavolino sotto al braccio, quando andavamo a cena, il ristoratore voleva che lo lasciavamo all’ingresso e lei, pur di non perderlo di vista, mi faceva pagare tre coperti, il primo posto a tavola era il suo

FILIPPO: Vabbè, Sara è una donna previdente, ha pensato che lo potevano rubare

MARCO: Ma chi so piglia stu coso! E fosse niente, a Venezia cu isso, se facette ò giro ‘ngoppa a gondola, lei con il tavolino al fianco ed io che mi facevo tutto il canale a père.

FILIPPO: E va bè un pò di moto non ha mai fatto male a nessuno

MARCO: Overe? M’ascettene certi bolle sott’è piede (camminando a mò di Gesù a braccia aperte invade la zona vietata e si pone spalle alla cucina dove rientrano le donne) accussì grosse, ccàcomme a Gesù Cristo ò Canal Grande m’ò attraversaje a piedi

SCENA 11: Sara, Marco, Titta, Monica, Filippo, Alberto e Mariano

RIENTRA SARA E MONICA CON DEI CONTENITORI CHE METTERANNO A POSTO NEI MOBILI

SARA: (rientrando a Monica) Adesso deve bollire e (a Marco) … Wè,  ma che stai facendo?

MARCO: (spaventato) Madonna … m’anno fatto distrarre (simulando che nuota a rana) mò il ritorno so costretto a mò fà a nuoto.

RIENTRA TITTA ANCHE LEI CON DEI STROFINACCI TITTA: (rientrando a Filippo) Tesoro dove hai messo l’aglio?

FILIPPO: Porca miseria, per via di quel disgraziato del parcheggio, mi sono dimenticato di prenderlo dalla machina

MONICA: Oddio al caldo sicuramente si sarà perso


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ALBERTO: Perso? Dint’a na machina? E comme fa chello o spazio è poco Aha ha ha

TITTA: Spiritoso, Filippo abbi pazienza, scendi un attimo e vallo a prendere che al caldo si secca

FILIPPO:  Certo tesoro, ragazzi andiamo

ALBERTO: Ma che andiamo, mò siamo saliti e già riscendiamo, vai da solo

FILIPPO: Ma che da solo? Si acchiappo n’ata vota a chillo, oltre al matrimonio, me l’aggia purtà pure ò viaggio e nozze

TITTA: Non sia mai … Per carità, accompagnatelo (raggiunge le ragazze e sistema con loro)

MARCO: Ok andate voi, io combinato cosi non posso proprio riscendere

MARIANO: Ma no proprio perché stai cosi che devi venire … ci fai da scudo … una donna non la picchierebbe mai

MARCO: Ma non dire stronzate (simulando ironicamente di essere gay) e poi non vedi … mi si vedono tutte le forme

ALBERTO: Meglio accussì ò fai innamorà … jamme (e lo spinge fuori la porta)

MARCO: Aspettate un momento, (a Sara) piccerè si quanne torno, nun lieve stu recinto, vide che te dico, me ne vado a dint’à sta casa e non vi vedi più, ci siamo spiegati?

SILENZIO

ALBERTO: La vuoi finire, jamme (e lo spinge fuori la porta)

ESCONO A SOGGETTO MENTRE ENTRA OLGA

SCENA 12: Titta, Sara, Monica, Olga e Doctor Strunz

OLGA: Dove sono i ragazzi?

TITTA: Sono scesi a prende l’aglio che ho portato per le conserve

OLGA: Ma per le bottiglie non serve l’aglio

TITTA: Non serve? … Sicura?… Forse è meglio che a Filippo non glielo dico … gli ho fatto girare centinaia di fruttivendoli … vabbe … l’useremo per una speghettata piu tardi.

MONICA: Siete delle incoscienti, laciare prodotti alimentari al caldo, habitat naturale per far crescere ogni sorta di bacillo, microbo e virus letale … se quando lo vedo non mi convince … chiamo i Nas

BUSSANO ALLA PORTA

TITTA: Oddio, quegli stupidi, avranno dimenticato qualcosa … vado ad aprire


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MONICA: (avviandosi alla cucina) Io vado a cercare un contenitore per isolare e ispezionare l’aglio

OLGA: Aspetta ti dò una mano (escono)

DOCTOR STRUNZ: (parla con accento tedesco, entrando trasportando un grosso pacco) Veloce, Snell … Ein, zwei, trei, vier camminare …

TITTA: Ma è troppo pesante, non ce la faccio …

DOPPIA SOUZIONE PER PORTARE MEX IN SCENA:

1-TITTA (si puo’ aggiungere anche un aiutante) PORTA SU UN CARRELLINO PER TRASPORTO UNO SCATOLONE CONTENENTE L’ATTORE CHE INTERPRETERA’ MEXS QUESTO SARA’ VISIBILE A FINE ATTO

2-TITTA PORTA UN ENORME SCATOLONE (VUOTO) IN GRADO DI CONTENERE PER GRANDEZZA UN ROBOT QUESTO RESTA IMBALLATO A FINE ATTO L’ATTORE ENTRERA’ NEL PACCO PRIMA DI INIZIARE IL SECONDO ATTO

DOCTOR STRUNZ: Questi giofani ti oggi, volere tutto, ma cazzimma fino dentro recchia … (arrivati al centro scena ed appoggiandogli il pacco a dosso) … camminare schnell

TITTA: Aiutooo …

SARA: Professore, ma voi che ci fate qua

DOCTOR STRUNZ: Sara mia kara, questa folta noi fare zentro, qui tentro scatolonen mia uttima invenzionen …

TITTA: Toglietemi sto peso di dosso …

DOCTOR STRUNZ: Shhhhh silenzio, niente parlare bitte …(prendendo un piccolo notes con pennino dalla tasca per annotare) Ricortare aiutante sfatikaten mandare via, kaput

SARA: Ma che aiutante professore? Questa è una mia amica Titta, (aiutandola a liberarsi) vieni, lascia la presa …

DOCTOR STRUNZ: (aggiustandosi gli occhiali, come se la vedesse per la prima volta)

Entschuldigung fraulein, io motto lieto, professore Melchior, Alexander, Karl, Otto und Max …

Strunz, ma tu può chiamare me con uno solo nome, sceglia leo quello che più piace

TITTA: Strunz


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DOCTOR STRUNZ: (riflettendo) Chi sa perché, tutti scegliere sempre questo mio nome

SARA: Professore perdonatemi ma questo non è il momento …

DOCTOR STRUNZ: Momento puonissimo … maine invenzionen essere motto importante, (a Titta) fare inchino a questa crante scoperta. (Solleciterà Titta ad abbassarsi sempre di più) Di più

…di più … di piuuu … (guardando il fondoschiena di Titta) ecco così motto buonissimo

SARA: (rimproverandolo e ricomponendo dalla posizione Titta) Titta … Professò e che facciamo?

DOCTOR STRUNZ: (allusivo) Io una piccola idea avrei … Ma adezzo penzare a maine invenzionen che …

INSIEME (Sara e Doctor): … che vincerà Oscar della Scienza

DOCTOR STRUNZ: (battendo con le mani) Precisamente Ja … ja … ja

SARA: Jamme belle dottò … ogni volta mi dite sempre la stessa cosa e puntualmente mi fate testare le vostre invenzioni che non servono a niente

DOCTOR STRUNZ: Kome non serfono?

SARA: Vogliamo parlare di Fidos

DOCTOR STRUNZ: Meravilioso elettrotomestiko FIDOS: Facile Ideale Divoratore di Odioso Sporco, dove lui passare tutto pulire, polvere kaput, pelo kaput, akaro kaput … era come secugio, sequifa perzone, raccoglieva sporco pè terra …

SARA: A certo, per pulire puliva, ma poi, si cercava un angolo, aizzava na rota e me svuotava tutto cose pè terra

DOCTOR STRUNZ: Avefa spirito di cano

SARA: Veramente, teneva è rine laschi

DOCTOR STRUNZ: Questo io non ricorda

SARA: E la famosa centrifuga delle verdure?

DOCTOR STRUNZ: Kome dimenticare (guardando Titta) CESS

TITTA: Ne Strunz?

DOCTOR STRUNZ: Brafa, come ricordare bene mio nome. Tu ricorda ancora mia CESS:

Centrifuga Elettrica Scelta Speciale?

SARA: Si proprio quella.

DOCTOR STRUNZ: Una zentrifuga intellighente, che sceglieva le parti giuste della frutta da usare

SARA: Ma con la mania di rendere ogni vostro elettrodomestico “vivente” gli avevate inserito l’opzione “istinto di donna” … andava a simpatia ed antipatia ... per un mese della frutta, mi ha centrifugato solo le scorze


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DOCTOR STRUNZ: Competizionen femminile … come dire …  CESS te schifava proprio

SARA: Ecco appunto e con quella, ho smesso di farvi da cavia

RIENTRANO OLGA E MONICA

MONICA: (entrando) Sara, ho trovato una zuppiera

OLGA:  (seguendola) Che dite un imbuto può servire?

DOCTOR STRUNZ: Silenzien … Tutto il mondo attendere questo momento …

OLGA:  Che portavo l’imbuto?

DOCTOR STRUNZ: Alt, non muovere, non guardare , non respirare

OLGA: (a Titta) Ma chi è questo?

DOCTOR STRUNZ:  Tu non conoscere me? Io sono uno …

TITTA: Strunz … uno scienziato Doctor Strunz che …

DOCTOR STRUNZ: Shhhhhhhh … Non parlare … fare perdere tempo … Setere preco … Oggi voio motto onorate … essere prime a federe mia invenzionen di uomo che renterà felicio tutte quelle tonne che essere tristi, perché uomeni no perfetti come tonne

SARA: (riflettendo) Avere creato l’uomo perfetto?

DOCTOR STRUNZ: Ja … In kesto pacco ho costruito uno androide, no robot, motto identico a vero uomo. 70% di suo interno composto da macchina e 30% di suo esterno da tessuto umano.Non chiedere me, dove preso parti umane

TITTA:  Ma che tenete qui dentro … Frankenstein?

DOCTOR STRUNZ: Quello primo prototipo di mio bis bis bis nonno, ma io ora perfezionaten ...

(euforico) Non posso trattenere mia gioia (comincia a piangere dalla gioia) io felicio … molto felicio da piancere …

SARA: (stufa perché il professore la prende alla lunga con il pianto) Profesò e ghiamme bello, facciamo una cosa veloce, teniamo 100 chili di pomodori sul fuoco ed oggi non è proprio il momento

DOCTOR STRUNZ: (si ricompone): Pomodoro? Pomodoro no importante come mio androide ... ora io subito faccio, ora io mostrare (prende dalla tasca delle forbicine)

MONICA: (allarmata) Aspettate un momento e quanta fretta, il signore qui presente sarà pure uno scienziato come dite voi, ma a me pare che gli manchi l’ABC della conoscenza scientifica

DOCTOR STRUNZ: Non capisco

MONICA: E mo vi spiego. Ma che avete fatto, avete messo in un cartone per alimenti del tessuto umano?


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OLGA: Ma che è fatta na pizza?

DOCTOR STRUNZ: Silenzien

MONICA: Per l’umido ci sono i sacchetti di plastica …. (odorando lo scatolo)  Io sento una puzza

DOCTOR STRUNZ: Actung bitte … concentrazionen

OLGA: E statte zitta! Dottò scusatela, fa sempre questo, io invece, voglio farvi una domanda intelligente, posso?

DOCTOR STRUNZ: Intelligente? Preco

OLGA: Grazie professore, dunque questo robot

DOCTOR STRUNZ: (innervosendosi sempre più) Androide … no robot … Piccola tonna stupita …

OLGA: Scusate è questa (indicando Monica) che mi fa confondere … Dicevo, l’androide come fà a rendere felice ogni donna, noi siamo così diverse tra noi

DOCTOR STRUNZ: (c.s.) Tomanda motto cretina, come fare a non capire … (prende l’imbuto ed avvicinandosi all’orecchio di Olga) Olalajuju … olalajuju … (rivolto alle altre) sentito eco? Ora iokapito lei afere cranta capa, ma eine solo neurone …. Tutto chiaro adessen? (mette l’imbuto in

tasca)

TUTTI FANNO SILENZIO

SARA: Tutto cosa? Professò, volete spiegare?

DOCTOR STRUNZ: Ah... non avere ancora detto?

OLGA: No!

DOCTOR STRUNZ: Per rendere tonne felicio, basta usare (dalla tasca caccia un mezzo panino rancido) questo

OLGA: Nu mezzo panino?

TITTA: O’ pigliamme pè famme?

MONICA: Attente può essere infetto non porta un’involucro

DOCTOR STRUNZ: Basta interrompere sempre … (notando il panino) Ah ecco dove esser finito ieri mio pranzo (addentandone un pezzo)

MONICA: Oddio, che schifo vomito

DOCTOR STRUNZ: Vomito? Mia invenzionen che vincerà premio Oscar di Scienza fare vomito? Adesso io molto incazzaten, io portare via perfecta creazionen e voi rimanere con vostri uomini e con cranti difetti, auwiedersen (tenta di prendere il pacco)


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SARA: (bloccandolo) Ma qua auviedersen, per una volta che mi avete portato una cosa che mi può tornare utile, voi che facite, ve la riportate? Arapite stu scatolo che se l’androide funziona comme dico io, è à vota bona ccà maritemo l’arravoglio e m’ò stipo ccà dinto.

DOCTOR STRUNZ: Ed allora mie damen, a crante richiesta (recupera dalle tasche il telecomando, apre lo scatolo, schiacciando i pulsanti di un telecomando) Ecco a voi … HomusPerfectus (l’attore fa due passi verso il proscenio)

Vedi i consigli degli autori di come far entrare il pacco contenente l’androide se si sceglie la soluzione 2 all’ultima battuta del professore si indicherà solo il pacco senza aprirlo e si attenderà l’apertura del secondo atto, in cui l’attore a sipario chiuso, si sistemerà nel pacco e si riprende dal copione di quando il professore presenta la sua invenzione e dirà nuovamente al pubblico homus perfectus ed aprirà il pacco.

FINE PRIMO ATTO

Note di fine atto:

*1: Il nastro antiinfortunistico deve formare una sorta di corridoio piuttosto stretto che dalla porta del ripostiglio inclusa, costeggia il muro, fino al laterale che porta all’ingresso


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ATTO SECONDO

La scena si apre esattamente come si era chiusa, tutti gli attori fermi nelle posizioni di chiusura e verrà ripetuta solo l’ultima battuta del professore e precisamente:

SCENA 13: Sara, Monica, Doctor Strunz, Olga, Mexs e Titta

DOCTOR STRUNZ: Ed allora mie damen, a crante richiesta (recupera dalle tasche un telecomando, apre lo scatolo ed inizia a schiacciare i pulsanti) Ecco a voi … Homus Perfectus(Mex fa due passi verso il proscenio)

TITTA: (guardando Mexs) E questo fosse l’uomo perfetto?

DOCTOR STRUNZ: (prende il recipiente portato da Monica) Eine momente bitte (lo mette in testa a Titta per coprirla) luio si, tu no, madre natura afere accanito su tua personen…(poi dalle tasche, prende un biglietto e glielo da) ora io aiutare te…ecco ... prendere questo und andare

TITTA:  Ma dove scusate? (guardandolo) Lourdes? Mi avete dato un biglietto per Lourdes?

DOCTOR STRUNZ: Jawohl ... tuo caso difficilo, solo lì tu tiene qualche speranza di miracole, lievete a miezz (la allontana). Dicevo, ecco mio androide, io chiamare Mexs: Maschio Evoluto Per Signore perché, questo qua, essere massimo che tonna può avere, luio rendere tutte tonne felicio, lui sape a isso

OLGA: (guardando Mexs) Ma un pò più carino non lo potevate fare?

DOCTOR STRUNZ: Chi ha parlato?

OLGA: Io

DOCTOR STRUNZ: Brava, anche tu fatto una tomanta cretina, Mexs essere uno prototipo, mio ultimo androide costruite, certen … io dofuto eliminare … kaput … 123 piez prima di fare luio e tu non sa, kome essere difficile, ogni volta eliminare chille piez e …

SARA: … e che?

DOCTOR STRUNZ: … e scart, piez è scart.

OLGA: Ma professore, ma questo androide è proprio come un vero uomo?

DOCTOR STRUNZ: Certo, piccola callina, io cià spiegato, lui cammina, parla, muove … fa tutten

MONICA: Va be ora però, datelo a me, non vedo l’ora di portarlo subito all’isola

DOCTOR STRUNZ: Isola? Penissimo, tu portare tuo nuovo compagno su isola … pene … motto pene … e una volta li cosa volere fare?


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MONICA: O’ jetto dint’à munnezza … nell’indifferenziata … questo va portato subito all’isola ecologica

DOCTOR STRUNZ: Uno momento, permette? (avvicinandosi a Monica, prende l’imbuto, guarda nell’orecchio e dopo averlo visionato) Complimenten come io penzava, (indicando Titta) lei teneretesta fuota … (a Monica) tu invecia no … (sorridente) in tua testa essere tanta, tantissima scheiße

MONICA: Uh che bello, che avete detto che tengo nella testa ?

DOCTOR STRUNZ:  Scheiße … merda, tenere tanta merda

MONICA: Aiuto, aiutatemi (pulendosi con l’igienizzante) Sono contaminata

SARA: (tranquillizzandol) Ma no Monica, non hai nulla, il professore stava scherzando

MONICA: Stu Strunz

DOCTOR STRUNZ: Brava, anche tu ricordare bene mio nome

SARA: Professò non vi dovete arrabbiate, ma le mie amiche hanno ragione, a vederlo stu coso non sembra un gran chè, forse il 70 per cento interno, sarà pure perfetto come dite voi, ma il 30 per cento dell’esterno fa proprio schifo

DOCTOR STRUNZ: Tu così penza?

SARA: Non è che penza … quello si vede proprio. Sapete a noi piacerebbe un uomo che assomigli, che ne so … a Brad Pitt

DOCTOR STRUNZ: Aspetta io prendere appunten (prende il notes) scegliere uomo che pitta …

SARA: … ehhhhhhheee che fa e cammise è stucco … ma che avete capito? … Io intendevo fisicamente più prestante, più carino … e magari con un carattere dolce …

MONICA: … si dolce, pulito e romantico … ma che poi al momento giusto diventa …

OLGA: … virile, anche un pò rozzo … se la situazione lo richiede e …

TITTA: … divertente, solare … pieno di spirito …

DOCTOR STRUNZ: Stop … stupita tonna, lieva spirita di mezzen, circuiten puff scoppiaren

SARA: Ma no, Titta intendeva, un uomo che abbia in se un pò di ironia … a noi piacerebbe trovare in lui, quello che in realta ognuna di noi gradirebbe dal proprio compagno, come dire, quei pregi che a loro mancano

DOCTOR STRUNZ: Ya, tranquillen, questo essere possibile, noi potere acciuncere molte qualità in Mexs … Questo non essere problema, mio Mexs essere tutto quello che tu vuole … lui essere wunderbar

TITTA:  Fatica dint’è bar?

DOCTOR STRUNZ: Qua bar? … Ancora una parola … (mostrando) ed io comprimere tua testolina ed usare lengua per fare fiocco …


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SARA: Ma la vuoi finire? Professò, continuate, fateci capire come funziona

DOCTOR STRUNZ: Sicuro che io può?

SARA: Certo vi prometto che staremo in silenzio

DOCTOR STRUNZ: Molto pene, allora adesso io spiega. (riflettedo) Anzi, forze essere meglio se io mostro te (utilizzando il telecomando) con questa mia telecomante … noi accendere Mexs poi …(ad Olga) volere virile clik? (a Monica) volere romantichio clik clik? … nessuno problema e se tu vuole, a te, lui ti fare anche le caccole

MONICA: E no … le polpette à dint’ò naso no … io gia tengo ad Alberto che me le va azzeccando pè tuorno pè tuorno, ce manca sulo Mexs … questo è troppo …

DOCTOR STRUNZ: Silenzien … (preme i tasti del telecomando) Ecco MEXS (Mexs rimane immobile e D. Strunz insiste a preme i tasti ) …. Ecco homo perfectusmio Mexs

SARA: Professò, sarà pure perfetto come dite voi, ma a me, me pare nu vruoccolo stu robot … nun se move … non parla … nun dice … ma fosse scassato?

DOCTOR STRUNZ: (arrabbiato) Nein, non essere scassato … e non essere robot, essere androide … atesso actung … (rischiaccia con insistenza i tasti sul telecomando) ein, zwei und drei … azionen … start …

SARA: Avete visto? L’aggio ditto io che era scassato

DOCTOR STRUNZ: (con denti stretti e arrabiatissimo) Ancora una parola ed io non rispondere di mia aziona. (urlando) Niente scassaten … mio Mexs afere solo pila scarica … noi dofere solo sostituiren, (spingendo il telecomando verso il naso di Monica) qui fete, fete

MONICA: (odorando) E nun m’ò mettite sotto ò naso, se sente che puzza …

DOCTOR STRUNZ: No fete come puzzo, fete come fetere con occhi, qui (spinge la testa di Monica sul telecomando) questo essere tasto METTERE PILA

OLGA: Ah va a pile? … e ce l’avete messa?

DOCTOR STRUNZ: Certen, ma adesso scarica, ora zubito cambiare (prende dalla tasca una pila enorme che sembra un siluro) ecco pila

SARA: Uh mamma mia e comme è grossa … ma dove va messa?

DOCTOR STRUNZ: Se tu fare zitto io spiega … mantenere prego (la dà a Monica) danke, io ora premere tasto e tu aspettare, quando Mexs essere pronto tu sentire segnalen

MONICA: Quale segnale?

DOCTOR STRUNZ: Tranquillen … tu capire subbiten quale essere segnalen, adesso venire qui vicino me (la porta dietro Mex e premendo il tasto) Ora noi premere questo tasto “METTERE PILA” (a questo punto Mexs con la bocca emette un rumore prolungato per tutta l’azione e lentamente, si abbassa a 45 gradi)


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MEXS: (parla come da robot) Infilare prego

MONICA: (perplessa) Caggia ffà?

DOCTOR STRUNZ: Ecco segnalen, atesso metti pila in vano aperto tietro schiena

MONICA: Ah qui … dietro la schiena? Non vi dico cosa avevo pensato (introduce)

MEXS: (raddrizzandosi e tenendo la mano destra in direzione dell’orecchio come se dovesse

ascoltare e la bocca aperta a mò di smorfia) MEXS: Maschio Evoluto Per Signore pronto ed attivo

DOCTOR STRUNZ: Ecco fatto, essere pronten … soddisfatten?

SARA: Soddisfatten di che?

MONICA: (guardandolo) Professore guardatelo, ma che gli è successo?

OLGA: L’è venuto na paresi!

TITTA: A me me pare nu tocco!

DOCTOR STRUNZ: Perfetto, (allungando la mano verso Sara) ora pacare me prego

SARA: Ma che pagare e pagare, a chi lo volete dare stu coso?

DOCTOR STRUNZ: (mettendosi le mani in testa) Niente da fare oggio brutta ciornata, io essere capitato proprio dentro pollaio, troppe calline a chiaccheraro nun sputa mai journe. Voi fare solo ciu ciu ciu ma no capire niente

MONICA: Dottò, ma c’amma capì, questo non fa niente, che se n’adda ffà Sara e stu coso, s’ò tene dint’à casa a piglià a povere?

DOCTOR STRUNZ: (avvicinandosi mentre con la mano destra l’accarezza guarda sulla sinistra il suo orologio) Brava, molto brava tu avere detto cazzata delle 12,48 minuten ora stare zitten fino

…(riguardando l’orologio) fino … Natale. Danke (avvicinandosi a Mexs) Mio Mexs essere in questa posizionen perché attendere comando vocale. Voi dire dentro recchia come volere lui essere e lui essere. Capiten?

SARA: (guardando anche le altre) No

DOCTOR STRUNZ: (sbattendo i piedi a terra) Quanten spiegazionen, come fare a no capire, dunque, tu avere tre opzionen, basta dire dentro recchio quella che tu vuole e lui ffà.

TITTA: Tre opzioni? E quali saebbero?

DOCTOR STRUNZ: (torcendosi la pancia) Qui dentro io afere dolori di panzen. Tu dire dentro recchio quello che voi detto prima, io già taraten su comando … Avere chiesto me uomo … Romantichio,Timido e Rozzo? Ora comandare

MONICA: Ah ho capito, ho capito professore, a seconda dell’uomo che vogliamo, dicendo il modello lui esegue

DOCTOR STRUNZ: Precisamenten


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MONICA: Posso provare prima io?

DOCTOR STRUNZ: Profa

MONICA: Ma ccà detto scrofa?

DOCTOR STRUNZ: Neine scrofa, profa, profare … dicere

MONICA: Ah ok ho capito adesso (si avvicina all’androide) Dunque vediamo, ah si … (nell’orecchio) corteggiami in modo Romantico

MEXS: (si inginocchia con mano al cuore e con dolcezza) Amore mio … stasera insieme faremo l’amore sotto un cielo stellato

MONICA: Oddio che romantico, con un uomo così mi sciolgo

TITTA: No, così non mi piace (si avvicina all’orecchio) Timido

MEXS: (con fare impacciato stringe le gambe quasi come se dovesse farsi pipì adosso e giocherella con le dita delle mani, occhi abbassati e balbettando) Signorina, non so come dirvelo,ma si coraggio, adesso ve lo dico, si ve lo dico, vorrei tanto fare l’amore con lei

OLGA: Mamma mia bella nun se pò proprio sentì (c.s.) Rozzo

MEXS: (smanicandosi, si porta i capelli sul retro, si sistema nelle parti intime poi con vemenza l’abbraccia stringendola fortea sé e volgarmente) Femmena mia, viene nu poco allà, ccà stanottet’arapo comme na cozza

DOCTOR STRUNZ: Penissimo, motto pene, poi naturalmento potere fare anche modalità casuale

SARA:  E sarebbe?

DOCTOR STRUNZ: (parlando all’orecchio di Mexs) Casuale

MEXS: (timido) Non so come dirtelo, (romantico) ma sotto un cielo stellato, (rozzo) t’arapesse comme a na cozza

DOCTOR STRUNZ: Signoren questo essere MEXS tutto quello che tu vuole lui essere, ora tare 200 euro che io tofere finire altro esperimenten

SARA: E no professò, stavolta non ci casco, ogni volta vi fate pagare in anticipo le vostre invenzioni e puntalmente poi non servono, stavolta lo tengo in prova e, se funziona come dite voi, vicino alle 200 euro ve metto pure a maritemo accuccì facimme pure na rottamazione

DOCTOR STRUNZ: Ma certen, io troppo sicuro che tu piacere molto assaje (sta per andare) Buono divertimento, voi provare e poi dire me … allora maine callinen … ummm folere dire daminen, io adesso andare via … auf Wiedersehen (esce)

SARA: Questo Mexs capita proprio a fagiolo, lo useremo per dare una lezione ai ragazzi, che ne pensate?


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OLGA: Per lezione che intendi?

MONICA: Sara, che vuoi fare?

SARA: Fingeremo attrazione verso l’androide ed io farò ingelosire Marco

TITTA: Io mi dissocio, Filippo non merita questo mio atteggiamento, è moralmente scorretto … tra una settimana mi sposo lo avete dimenticato?

SARA: Ma che razza di amica sei? Ti sto chiedendo solo un pò di collaborazione per una giusta causa, e tu che fai? Resti li impalata a vedere il mio matrimonio fallire?

TITTA: Ma io veramente …

SARA: Gli uomini devono capire che non possono trattarci con indifferenza, che meritiamo attenzione anche se magari ai loro occhi le nostre richieste sono stupide, puntigliose o sdolcinate, ci hanno scelte proprio perché siamo diverse da loro e si sono innamorati di noi, anche se avevamo qualche difettuccio

TITTA: Ma dimentichi che sono uomini e come tali sono gelosi, superficiali, competitivi e pur di salvare la loro faccia, da duri che non devono chiedere mai, sarebbero capaci di lasciarci, pur di dimostrare a se stessi di essere uomini

MONICA: Ma non essere esagerata Sara ha ragione, ogni tanto qualche strattone al guinzaglio lo si deve dare, altrimenti il cane non capisce chi comanda

TITTA: Ma che dici, i nostri uomini non sono dei cani

MONICA: … ma sporcano tale e quale …

TITTA: Loro ci completano con i loro pregi e difetti, essere una coppia significa essere una squadra ognuno dà il suo contributo

OLGA: Bhè io, sono curiosa di vedere come reagiscono, del resto è una finzione, dopo tutto poi chiariremo

SARA: Ben detto … ragazze di una cosa sono certa, il bene si capisce quando lo si perde, vedrete che per fine serata, quando capiranno che stanno rischiando di perderci, saranno più dolci con noi, forse non durerà a lungo, ma servirà per ristabilire gli equilibri.

MONICA: Sara, mi sa mi sa, che a Marco gli stai preparando un bel piattino

SARA: Ragazze, portate Mexs di là per istruirlo, io subito vengo

OLGA:    Mexs vieni con noi, così ci dai una mano a fare le bottiglie

TITTA: Andiamo

MEXS : Mexs pronto all’uso, impostare comandi per attivazione autonoma

ESCONO RIDENDO E A SOGGETTO


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SARA: (levando il nastro) Che ha detto Monica, che sto preparando a Marco un bel piattino, si sbaglia, qua piattino … io le voglio apparecchià, tutto ò servizio e piatti (va in camera da letto)

SCENA 14: Marco, Filippo, Mariano, Alberto e Sara

RIETRANO I RAGAZZI E FILIPPO PORTA UNA GROSSA TRECCIA DI AGLIO

MARIANO: Ma che esagerazione. Ma c’avimma fà cu tutto st’aglio? Esorcizzare i vampiri?

FILIPPO: Me l’ha fatta comprata la mia Titta e voi lo sapete, adora l’abbondanza

MARCO: Azz uagliù, guadate qua, Sara ha toto la recinzione, bene, molto bene, amici miei, come volevasi dimostrare in questa casa si fa come e quando lo dico io.

ALBERTO: Ha tolto la divisione della proprietà?

MARCO: E certo, avevi dubbi? Caro Filippo, visto che sei prossimo al matrimonio, impara la lezione numero uno, mai farsi mettere i piedi in testa dalle donne, devono capire chi comanda in casa, altrimenti si prendono il dito con tutta la mano.

FILIPPO: Tu dici?

MARCO: Certo amico mio, se vuoi ottenere dei risultati, tu prima provi con le buone, ma se non ci riesci, come ultima arma usa la più potente e sicura

FILIPPO: E sarebbe?

MARCO: Quella che ho usato io prima di scendere, le ho detto che se non faceva quello che dicevo io, me ne andavo. Come vedete, ha calato le scelle, ha tolto il nastro e, con poco lavoro e spreco di energie, ora mi riapproprio (sedendosi e mettendo i piedi sul tavolino) del mio regno.

RIENTRA SARA CON UNA BUSTA DELLA SPESA, STRABORDANTE DI PANNI CHE ESCONO PURE DA FUORI E SUBITO NOTA MARCO CON I PIEDI SUL TAVOLINO

SARA: Ah bene, stiamo comodi?

MARCO: Sua maestà imperiale non è mai stato meglio.

SARA: (porgendo la busta) Mi fa piaere per te, questa vedi, è la roba tua che stamattina ho ammassato, t’a metto qua vicino … (allontanandosi poi ritorna verso di lui indicando il tavolino) e… visto cca te piace tanto,‘mbragate pure o tavolino e comme state uno (indica prima il tavolo, poi i panni e poi Marco), due e tre, jatevenne fore d’a’ casa mia.

MARCO: Ah ma stiamo continuando? Non ci siamo ancora arresi? Allora sai che c’è di nuovo? Me ne vado overamente e stavota i pomodori, te li farai da sola, arrivederci … (si avvia)

SARA: Non ti preoccupare, ho braccia forti per sostituirti, te ne può ghij.


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MARCO: Gli amici possono sostituire le mie braccia, ma quando se ne andranno, voglio proprio vedè, quando di notte sentirai quei rumori e tiene paura, a dint ò lietto, a chi fai sosere, statti bene (si riavvia)

SARA: E quanne me le dato o sfizio e te vedè e te sosere a dint’ò lietto? P’à paura m’ fatto fà è nuttate in bianco. Potete andare.

MARCO: (rivolto agli amici) Caso mai e senza offesa e nuttate in bianco ce l’aggio fatte ffà’ pè nato motivo capite a mme. Sentite, come avete visto, ho fatto di tutto per tenere in piedi questo matrimonio e quando glielo spiegherò al padre, voi mi farete da testimoni, in fondo anche lui è un uomo e per difendere la categoria, mi darà pure un aumento di stipendio … ( raccatta la borsa ed il tavolino) Signori, me ne vado, voglio proprio vedè quanne ò truove a natu fesso comme a me ( si avvia busta in un amano e tavolino sotto al braccio e spalle al pubblico).

SCENA 15: Sara, Marco, Filippo, Mariano, Alberto e Mexs ENTRA MEX CON UNA BOTTIGLIA DI POMODORO

MEXS : Ecco amore questa è la prima bottiglia, adesso sai che facciamo? La conserveremo come la prima cosa che abbiamo fatto insieme. (le fa fare una piroetta ed un casquè ) … andiamo mia principessa ...

SARA : (sussurrandogli nell orecchio ) Rozzo!

MEX: (cambiando e diventando rozzo).... Andiamo di là, cca cu tutte sti pummarole , me sta

saglienne à frennesia, stanotte dint’è braccia meje, t’aggia arravuglià comme a nà braciola

SARA:  Si andiamo non vedo l’ora (escono)

MARCO: (marco si gira lentamente guarda la scena ed incredulo agli amici)  Ma chi ha parlato?

MARIANO: Ma chisto chi e’?

MARCO: A braciola? Ma tu nun stive a dieta?

ALBERTO:  E visto comme se l’ha strignuta?

FILIPPO: Ha fatto quella piroetta, ha fatto.

MARCO: Ma non dovevi mangiare in bianco?

ALBERTO:  Mi sa che in bianco, ci rimane tu

SILENZIO

MARCO: Ma che stato?

MARIANO: No, niente, è cosa e niete  … tiene e corne!


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SCENA 16: Marco, Filippo, Mariano, Alberto, Olga, Monica, Titta, Sara e Mexs

ENTRANO LE ALTRE DONNE RIDENDO

OLGA: Ma come è simpatico, ha sempre la battuta pronta

TITTA: Sara è stata proprio fortunata, è perfetto per lei. Monica tu come te lo prendi?

MONICA: Potendo scegliere, fammi pensare un pò, ordinato e come me amante dell’igiene e tu?

OLGA: Dell’igiene non lo so, ma amante sicuramente, il mio sarà focoso, virile ed instancabile

FILIPPO:  Se isso tene e corne, a vuje v’è stanno spuntanne

TITTA: Però se proprio devo cambiare, lo voglio prima del matrimonio così, avvisato il prete, cambiate le partecipazioni, non perdo gli anticipi, i regali e la festa

FILIPPO: (tutti lo guadano) E a me e corne, me le sta ordinanando

ENTRA SARA

SARA : (rienta ed aggiustandosi i capelli alle ragazze) O mamma mia, è instancabile

MARCO:  (da maschio geloso) Siente nu poco Sara, prima ho sentito la voce di un uomo

SARA : Ti stai sbagliando

MARCO: Non mi sto sbagliando, era un uomo e tutti gli uomini stanno qua

SARA : E vedi che ti stai sbagliando? Di qua ci sono i maschi, l’omme ò tengo dint’à cucina

MARCO: E chi è?

SARA : Mexs

MARCO: (incredulo) Ma ti sei fatta un’amante?

SARA : Noo ma che sei scemo? Nessun amante

MARCO: Ed allora chi è

SARA : Il tuo sostituto … Mexs

OLGA : Maschio evoluto per signora

MONICA: E’ un robot … anzi scusate un androide … in grado di sostituire … in tutto e per tutto un uomo

SARA : Me l’ha portato doctor Strunz, la sua ultima invenzione

MARCO: (ridendo) Aahhahahah avete sentito? (mostrando le corna agli amici)  Non è un uomo …

èun robot. E quindi hai pensato bene, mantiene loco (dando busta e tavolino agli amici e mostrandosi) di sostituire questo maschio latino, con un gioco ferlocco?

MARIANO: Marco, guarda che è un gran bel ferlocco

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FILIPPO: E ffà pure cierte belle (ruotando la mano con l’indice sollevato) piroette

ALBERTO: Qui si parla di robot ad altissima tecnologia, non te lo immagini nemmeno

MARCO: Me lo immagino, ò tenevo pure io un robot quande ero piccirillo, alto così (un metro) na luce n’capa che lampeggiava (imitando il camminare a scatti di un robot) eh ghieve cadenne pè tutta a casa … (emettendo i suoni gira su stesso fino a trovarsi faccia a faccia con Mex ancora in modalità rozzo che entra ) … gne gne gne gne gne gne gne gne gne … (appena di faccia l’utimo)gne

MEXS : (a Marco) Ch’è passato nè? (a Sara) Piccerè, ma stu giocattolo te sta danne fastidie? Che faccio t’ò svito pà capa o t’ò smonte pè cosce?

SARA : (abbracciandolo) Calma Mexs, è tutto a posto

MARCO: (agli amici) Ma chiste è robot? Io m’ò arricudave cchiù piccirillo

ALBERTO: E sarà l’ultimo modello

SARA : Vieni caro, ti presento il mio ex marito

MARCO: Qua ex, io sono il marito

MEXS : Si ... si fratè comme dice tu …

SARA : (nell’orecchio) romantico

MEXS : Sentite non vorrei essere inopportuno … ma dovreste andar via … si sta facendo tardi ed io e la mia principessa vorremmo rimanere un pò da soli … sapete stasera c’è la luna piena e mi sento ispirato

MARCO: Ma chisto over fa?

MEXS : (accompagnando Marco ed i due che ancora reggevano il tavolino e la busta) Vedo che avete anche preparato i bagagli … bene … su ... su andate adesso (alla porta) ci vediamo tra quattro cinque giorni per darvi le bottiglie … giusto il tempo che mi occorre, per fondermi in un amplesso amoroso con la mia dolce Sara (poi tornando verso Sara) Arrivederci … andiamo cara

SARA : (abbracciandolo) Bye bye e mi raccomando uscendo chiudete bene la porta ESCONO

SCENA 17: Marco, Filippo, Mariano, Alberto, Olga, Monica e Titta

MARCO: (perplesso) Marià, ma dimme na cosa, tu che sai sempre tutto, ma si l’accido a tutte è duje ‘nsieme, sconto pè nu delitto o pè duje?

MARIANO: Credo che si calcoli come un unico crimine, forse … forse potresti anche risparmiare qualche annetto di carcere


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ALBERTO: Eh si, prendi due e paghi uno

MARCO: Accussì è? ( facendo come se si volesse far mantenere) … lassateme … da oggi in poi m’ata chiammà Otello (notando che gli amci non lo tengono e fermo sul posto) lassateme l’aggia accidere … lassateme faccio na strage … lassateme … (guardandoli dopo una pausa) e me vulite mantenè

ALBERTO: E che t’ammma mantenè, nun vulive ffà na strage?

MARIANO: Hai tutto il diritto ed il dovere di farlo

FILIPPO: (dandogli l’aglio) Thiè piantancello ‘ngoppa à tomba

MARCO: Si, ma l’avete visto buono? Quello ha detto che mi svita la testa (depresso si accascia sul divano mani alla testa disperato) Qui si sta rasentando l’assurdo … pensare di sostituire unessere umano con un freddo robot … ma una volta e per tutte, faciteme capì na cosa, ma cos’è che non vi sta bene di noi …

SI CREA UN SALOTTINO SUL DIVANO SIEDERANNO I 3 UOMINI ED INTORNO AL TAVOLO LE 3 DONNE

OLGA: Che faccio, elenco in ordine alfabetico o in ordine di apparizione?

MONICA: In modo casuale, tanto dove cogli cogli, cogli bene

OLGA: Gli uomini che siano mariti, compagni o conviventi … sono tutti uguali

TITTA: Non dimenticarti i fidanzati

FILIPPO: Non capisco che facciamo di male

MARIANO: Non ti preoccupare che qualcosa lo trovano sempre

MARCO:  Preferire un androide qualunque a noi

ALBERTO: Amico mio, à femmena nun se corica ccò ciuccio pecchè a si no le stracciasse è lenzole (la donna non si corica con l’asino perché gli straccia le lenzuola)

MARCO: Ma che c’entra io a paragone sò meglio e nu ciuccio e dint’à tant’anne, n’aggio mai rotto nu lenzuolo

OLGA: Hai visto? Come volevasi dimostrare, l’unica cosa che a loro interessa è il sesso

MONICA: Non solo, ma credono, che anche per noi sia assolutamente importante

TITTA: Sarà pure importante, ma è solo un collante, la ciliegina sulla torta … l’apostrofo rosa tra le parole t’amo

MARCO: Adda passà nu guaje a Ferrero e chillo che scrive ’ngoppe e Baci Perugina

OLGA: Devono capire che per sentirsi coppia, non c’è bisogno di fare l’amore tutti i giorni (a Mariano)


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MARIANO: Tutti i giorni? Ma se tengo la media più bassa d’ò prevete fora a casa mia

MONICA: ( ad Alberto) L’amore non è inteso solo come atto fisico, come unione carnale, ma va vissuto anche come filosofia di vita, in modo pulito … platonico

ALBERTO:  Difatti, a casa mia si fa solo sesso orale

MARCO: (incredulo) Veramente?

ALBERTO: Si, se ne parla sulamente

MARCO: Allora io non capisco cos’è che non va in me, alla mia Sara, se fatti per bene, come solo io so fare, tra le lenzuola, bastano anche cinque minuti

SCENA 18: Marco, Filippo, Mariano, Alberto, Olga, Monica, Titta, Sara e Mexs

ENTRA SARA ABBRACCIATA CON MEXS

SARA : (A Mexs) Allora tesoro, quanto tempo mi dicevi che potevi durare, diciamo in quel senso?

MEXS: (romantico) Fiorellino, non è importante la quantità ma la qualità d’amore che …

SARA : (nell’orecchio di Mexs) Rozzo

MEXS: Ma si t’anteressa solo a quantità fatte stu cunt, cu na batteria sana, 24 ore e cinque minuti

ALBERTO: Marchetiè, e nun ffà ò ‘nfame, s’avessa stancà ò puveriello, vide si t’è fà fa a te, l’urteme cinque minuti

TUTTI RIDONO TRANNE MARCO

SARA : A siete ancora qui? E di cosa state parlando di così divertente?

FILIPPO: Dei difetti che avremmo noi uomini

SARA : A quelli? Sono cose che oramai non mi riguardano più

MARCO: (a Filippo) Piano con queste affermazioni e tenesseme sulo nuje e difiette? Voi siete nate difettose

MONICA: Io non ho difetti

ALBERTO: (a Monica) Ma si ò peggio difetto è o tuojo, fissata come si pè pulizie, si voglio na fritturina, me l’aggia ffà io sulo fore ò barcone, pecchè ‘ngoppe a cucina ce sta ancora a plastica,. Tenimme na casa comme a na bumbuniera, manco si fosse nu museo. E fatte venì ò schifo a tutte quante e ce venì a truvà

MONICA: Non essere ridicolo


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ALBERTO: (agli amici) Avita penzà na cosa, che l’ultimo ccà è venuto, era un esattore dell’Equitalia, ed io pà cuntentezza, me l’aggio ospitate tre journe giusto po’ sfizio e vedè a qualcheduno ccà girava e spurcava ppè dint’à casa

MONICA: E per forza disordinato come sei, quando entra in casa è peggio di uno tzumìnami, come si può fare, incomincia lo striptease già all’ingresso, ed io dietro, le scarpe le trovo vicino alla porta, il pantalone nel corridoio, la camicia nel salotto, le mutande in camera da letto ed i calzini, uno dentro la vasca da bagno e l’altro lo devo recuperare ‘ngoppe ò discarico dò gabinetto.

OLGA: Tu ti lamenti che lui non è ordinato, ma non hai proprio idea di come sia difficile convivere con qualcuno che è maniacale per l’ordine e la precisione.

MARIANO: Ma chi io?

OLGA: Si tu. (elencando) Uno, la posta gliela devo mettere in ordine di data in cui è stata spedita dal mittente e non in sequenza di come l’ho ricevuta. Due, è guerra, se prima di sistemargli una camicia nell’armadio, non ho verificato di averla messa, nella giusta gradazione di colore. E tre, non possiamo, dico non possiamo iniziare a mangiare se prima, metro alla mano, non ha verificato che le posate stanno a tre centimetri dal piatto… m’ata credere, nun aggio avuto cchiù ò sfizio e mangià nu brodo cavero

MARIANO: Si vabbè, ma in compenso ti completo … ma scusa non hai sempre detto che io sono la metà ordinta che in te è sempre mancata?

OLGA: Si ma il troppo è troppo

MARIANO: E sarebbe troppo, per esempio, fare puntualmente il cambio stagione?

OLGA: Non toccare questo tasto sa … se non arriva il 21 dicembre … (alle amiche) giorno dell’ inizio ufficiale dell’inverno … il cambio di stagione negli armadi, non lo si può fare

MARIANO: Le date ufficiali vanno sempre rispettate

OLGA: Rispettate? Appresso a te, ogni anno, me fai piglia a brunchite, a dicembre vado camminando ancora a mezze maniche e che zuoccole o père

MARIANO:  Si ma sono romantico e questo di me ti piace

TITTA: Vedi, almeno il tuo è romantico! Il mio Filippo invece ...

FILIPPO: Io e che centro io? Non ho proprio parlato

TITTA: Lui non parla ma fa i fatti, te la sei già dimenticato la nostra monetina dell’amore?

FILIPPO: Ancora con questa storia, tesò vai scavando dentro la preistoria, un’episodio risalente al primo giorno che ci siamo messi insieme

TITTA: Il buongiorno si vede dal mattino. Quando ci salutammo la prima volta, prima di andare via ci baciammmo ed io come pegno d’amore, gli diedi la mia monetina portafortuna di 10 centesimi su cui c’era incisa la mia iniziale, dicendogli che se era vero il sentimento per me, l’avrebbe dovuta


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custodire per sempre. Mesi dopo il nostro fidanzamento, gli chiesi di farmela rivedere e lui che mi disse che ne aveva fatto?

FILIPPO: Mi era comprato le sigarette!

TITTA: Mi capite adesso?

FILIPPO: E che ci posso fare io, se il giorno dopo le marlboro aumentarono di diece centesime? Che faceve, nun m’è cattave? M’aveva levà ò vizio è fumà? Però, Titta cara, non dici che sono tre anni che per amore tutti i venerdì sera ti porto al cinema

TITTA: Sbaglio o ci siamo conosciuti in una multisala? Quindi evidentemente già ti piaceva andare al cinema

FILIPPO: Si ma a vedere i film d’azione … Come si puo fare sono tre anni che mi subisco solo storie d’amore strappa lacrime … mai che ci fosse che so … un colpo di pistola … qualche schizzo di sangue … na coltellata a ‘ngoppe ‘ngoppe … invece no … solo cuori infranti, corna e tradimenti … che puntualmente alla fine del film, tutti a me, me li fa scontare … manco se la storia l’avessero scritta ‘nguollo à me

SARA : Vabbè, vabbè, vedo che si stanno surriscaldando gli animi, ma non è il caso amiche mie che vi applicate più di tanto, tanto a breve anche voi avrete il vostro unico, fantastico e perfetto uomo della vostra vita, capace di farvi sentire meravigliose e speciale come solo noi possiamo essere

MARCO: Siente Sara, ammesso e non concesso che nuje fossimo e malamente e vuje e buone, ma vuoi vedere che in ognuno di noi un lato positivo, qualcosa di buono, non ci sta? Ma che tene cchiù e nuje stu Goldrake?

MEXS: Tito, se vengo loco a botte e cavece e buffettune ve frullo tutte è quatto ‘nsieme e chisto (mostrando il dito medio alzato) è risultato ccà ne iesce fore. ( a Sara) E mo se permettete, te faccio vedè come vengo loco e v’impalo à uso spiedini (avviandosi)

SARA : (abbracciandolo per bloccare) Amore non è il caso (nell’orecchio) Romantico … sii superiore, non abbassarti al loro livello, rispondiamogli a tono. Per esempio dì loro cosa farai tu quando io tornerò stanca da lavoro

MEXS: Semplice, luce dei miei occhi, dopo aver pazientemente atteso il tuo ritorno, occupando il tempo a rassettare casa, fare il bucato e stirare quell’odiose camice che ti innervosiscono tanto, ti accoglierei aprendoti la porta

SARA : Uno a zero per Mexs

MARCO: Ma perché à porta nun à saccio arapì pure io? Quanto maje t’aggio fatto rimanè fore à porta! (agli amici) Uno a uno

SARA : E tutto il resto?

MARCO: E va bè, quelli so dettagli, come sei puntigliosa


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MEXS: Si ma io, per farle dimenticare la faticosa giornata avuta, prima del suo arrivo, avrei stappato un buon rosso e preparato con le mie mani l’impasto per la sua pizza fritta preferita

SARA : Fantastico, due a uno

MARCO: Ovvì, e ccà si sciuliato, a parte il fatto che all’angolo della strada, ci sta Peppe ò pizzaiuolo che fa à meglia pizza e Napoli e tiempo cinque minuti te la porta calda calda fino a casa, quanno pò amico mio, con il vino hai toppato malamente, vicina a pizza fritta … ce vò na granda birra (dandosi il cinque con Alberto) Due a due

SARA : (innervosendosi) Ah si? E dimmi una cosa, mio dolce Mexs … se capitasse che proprio quella sera ci fosse una partita del Napoli, tu che faresti?

MEXS: Ma come, mia trottolina amorosa e du du da da da … non lo immagini … Anche se fosse la finale della coppa di campioni ed il Napoli stesse battendo l’ultimo calcio di rigore decisivo per la vittoria finale, io, per dimostrarti il mio amore, nell’attimo in cui il calciatore sta per calciare la palla verso la porta avversaria, click, spegnerei il televisore, perché non è importante sapere il risutato finale, l’importante è che tu sia felice, perché io accucciolandomi ai tuoi piedi, ascolterei beato il racconto della tua giornata.

MARCO: Uanema d’à colonna (guardando gli amici) Uagliù si me date na mano tutti è tre ‘nsieme io ce metto cinque minuti a me ffà è valigie e me nè ij

MARIANO: Che fai ti arrendi? Guarda che così per abbandono, perdi la partita tre a zero a tavolino.

MARCO: Marià, io nu pensiero a lavà è piatte me l’ero pure fatto, una cammisa ogni tanto m’à putesse pure stirà, ma tu l’è ‘nteso a chisto? Chillo ò Napule già stà tieneme ccà me tengo, si po’ sapesse ccà fosse ciorta nostra, ccà stamme in finale e signanne chillo rigore nuje vincessimo la coppa dei campioni, io che faccio? Clik. Stuto a televisione, m’endenocchio ‘nterra e me metto a sentì a journata soja? Chella addà prià a Dio che ò Napole segna, ccà si ò sbaglia, io cù essa m’ò piglio, pecchè è essa, che ha marcato a peste

SARA : Come volevasi dimostrare, il calcio è sempre al primo posto nella tua scaletta delle priorità, voi uomini siete tutti uguali

MARIANO: Aspetta un attimo, non generalizziamo, io ad esempio del calcio non me ne importa un fico secco, non è mai stata una mia priorità

OLGA: Non sarà il Napoli, ma di certo non lo sono io, non mi accontenti mai

MARIANO: Ma che dici, io cerco sempre di soddisfare le tue richieste

OLGA: Ah si? Ed il cane? Me lo hai voluto far adottare?

MARIANO: Quà cane … chillo sulo o cane ce manca int’à casa mia

OLGA: Nostra caso mai, nostra


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MARIANO: Certo nostra, ma sono io che la tengo in ordine … i cani, scacazzano e innaffiano per tutta la casa, perdono i peli manco fossero in muta perenne e stanno sempre a sbavare con quella lingua da fuori che uno e putesse mettere a faticà dint a posta pè fà azzeccà e francobolli. Nessun uomo con un po’ di sale in zucca acconsentirebbe ad una simile idiozia

OLGA: Ah si? Mexs, mio caro, se Sara ti chiedesse di voler adottare un piccolo cane, tu cosa le diresti?

MEXS: (a Sara) Amore posso, mi dai il permesso di rispondere?

ALBERTO: Che avutamiento è stommaco

SARA : Certo, consiglia la mia amica

MEXS: Se la mia principessa, mi chiedesse, anzi mi facesse solo capire, che un cucciolo in casa le recherebbe gioia, io, subito prenderei la macchina, subito la porterei al canile ed insieme, dopo aver guardato negli occhi tutti quei cuccioli dagli occhioni dolci, aprirei la gabbia, ed anche se a me non piacciono, ne sceglieremo uno da portare a casa, per tenerci compagnia

MARIANO: Ah e vabbè … allora è per compagnia? E qual è il problema? E’ una dimostrazione d’amore? Mi arrendo … Ed allora vuol dire che anch’io, oggi stesso, subito prendo la macchina, subiro la porto al canile … ed insieme, dopo aver guardato negli occhi tutti quei bei cuccioli dagli occhioni dolci, aprirei la gabbia, ed anche se a me non piacciono, ne sceglierei uno, e per compagnia, poso a essa e me piglio ò cane

MARIANO SI DA’ IL CINQUE CON MARCO

OLGA: E fai bene, così ogni mattina quando ti sveglierai, dirai a lui, quando te lo troverai davanti agli occhi, che hai mal di testa, che vuoi il massaggino del buongiorno o che vuoi che ti porti il caffe caldo (come se fosse Mariano) “e mi raccomando nella tazzina di vetro e senza zucchero” … Così sarai felice, potrai vivere con lui, senza sentirti obbligato, come mi ripeti sempre, dal alcun vincolo di matrimonio ... e detto ciò ... Sara … io me ne vado! (SI AVVIA ALL’USCITA)

MEXS: (seguendola rimane fermo di lato all’uscio di casa) Mia cara ed il cane?

MARIANO: E come te ne vai a piedi? Le chiavi della macchia ce le ho io

OLGA: E che problema ci sta … anche tu te ne andrai a piedi … (prendendo le forbici usate per tagliare il nastro) …a vire chesta? Mo che scenno, te schiatto tutte e quatte rote (ESCE)

MARIANO: (sconvolto agli amici) E mo che c’entra la macchina … Olga, se proprio la devi dare, dammela a me na sforbiciata (RINCORRENDOLA) Olga, Olga … (si ferma vicino a Mexs lo guarda e gli dà uno scappellotto) Tutta colpa tua …Olgaaa (ESCE)

MEXS: (scosso dallo schiaffo parla come un robot ) Mexs pronto all’uso

FILIPPO: Speriamo che riesca a bloccarla, Olga sarebbe veramente capace di bucargli le ruote

TITTA: E’ il minimo che poteva accadere, preferire la compagnia di un cane a lei, Mexs non l’avrebbe mai fatto


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FILIPPO:  Ma che dici, da quando è arrivato stu coso, voi donne state dando i numeri, siete

asciute tutte a ‘mpazzì … ma sai che ti dico: “visto che te piace tanto, spusate a isso”, io ne ho abbastanza (passando vicino a Mexs gli dà un altro scappellotto) all’anema e chi te vivo (ESCE)

MEXS: (storditissimo) CA-SU-A-LE …Inserita opzione casuale

TITTA: (incredula alle amiche) Che ha detto? Non mi sposa più? Tutta per colpa vostra, ve l’avevo detto io che non la volevo fare questa cosa, ve l’avevo detto … Filippo, Filippo Filipoooo (ESCE)

ALBERTO: Siente Marco, premesso ccà io sono venuto a casa tua à ffà e pummarole non tanto per il risparmio, perché lo sai, non me non mi è mai fregato niente di questo, ma l’ho fatto solo per lo sfizio e me ‘nzacchierà nu poco cu l’amici, perché stu sfizio questa (indicando Monica) non me l’ha mai dato … ma visto e considerato che le nostre metà, si sono coalizzate per l’ennesima volta per sottolineare i nostri difetti, sai che c’è di nuovo? Me piglio a parta mia delle bottiglie, me ne vado a casa e pè sfreggio e pummarole ce le faccio dint’ò salotto. Oggi o si fà la passata o si muore (ESCE)

MONICA: Uh mamma mia, stavolta si è proprio arrabbiato. (inseguendolo) Aspetta amore dove vai, vengo anch’io, dammi almeno il tempo di incelofanare il divano. E a te (a Mexs) ‘mparate à ffà l’homme (dandogli un altro scappellotto) Tesorooo

MEXS: (roteando si ferma con le braccia aperte al lato della scena a mò di attaccapanni) Strunz … chiammateme a Strunz …

SCENA 19: Marco, Sara e Mexs

MARCO: Hai visto che hai combinato? Non ti bastava di stare litigato con me, hai voluto coinvolgere pure i nostri amici, e se prima eravamo solo noi ad essere appiccicate, si state capace e ffà appicciccà a tutte quante

SARA: E che sono stata io? Adesso è colpa mia? Si sono appiccicati da soli

MARCO: Da soli? T’è piaciuto e sfrugulià a mazzarella ccu stu coso (indicando Mexs)?

SARA: Sto coso come lo chiami tu, sarebbe la salvezza di noi donne, e si tu t’à facisse nu poco cu issso, sapisse quanta cose te putesse ‘mparà

MARCO: Ma cadda ‘mparà, nun vire ccà  s’è pure scassate

SARA: E’ normale che si è rotto, vuje arete à capa, l’avite bbuffate e pacchere a stu puveriello, adesso è ovvio che non serve più

MARCO: Ma perché prima serviva? Ma perché te pare normale come si comportava prima?

Quante maje s’è visto ccà n’homme tene tutti sti preggi. Sora mia, sai perché stu coso nun serve?

Perché è troppo perfetto

SARA: Si infatti, sa come si dimostra il vero amore ad una donna


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MARCO: Piccerè, questo non è un uomo in carne ed ossa, chisto è un robot, una macchina

SARA:  Lo so bene, ma almeno è perfetto ed è senza difetti

MARCO: (tranquillo e sereno) Ed è proprio per questo che non è buono. Gli umani, proprio perché umani, hanno difetti, (indicando lei e lui) io e te ne abbiamo, tutti ne hanno, non esiste chi non ne ha. (prendendola tra le braccia) Mia cara Sara, è troppo semplice amare la perfezione, e poi tutto sommato forse a noi non piacerebbe neanche. Discutere, confrontarsi, tenersi il broncio e fare pace è maledettamente vivo, vero, umano … sono il sale e pepe della vita, della coppia.

SARA: Ma a noi, è una continua guerra

MARCO: Ci stiamo limando, tesoro mio, litigio dopo litigio e pace dopo pace, stiamo formando il nostro legame di coppia, unico ed irripetibile, ma perfetto per noi e solo per noi, perfetto nella sua imperfezione ed a me tu piaci …anche per le tue imperfezioni … Vedi anche Olga … Monica e Titta hanno tantissimi pregi … mai io non le sceglierei mai … e sai perché?

SARA: No, perché?

MARCO: Semplice … perchè alcuni dei loro pregi posso essere perfetti solo per il loro medesimo compagno mentre per qualcun altro, me per esempio, potrebbero essere considerati difetti ... ed è questa la vera motivazione che fa sì che due persone decidono di unirsi.

SARA: Cosa vuoi dire che siamo uniti per difetto?

MARCO: (tenero) Si, proprio così. Amore mio, insieme levigheremo gli eccessi, smusseremo i toni e piano piano saremo un tutto uno. La vera dimostrazione d’amore non è fare tutto quello che l’atro vorrebbe, sarebbe mancanza di una propria idea, di un proprio carattere, di un propria personalità

SARA:  Ed allora quale sarebbe?

MARCO: La più umana, amare significa sopportare senza farne un peso, i difetti dell’altro ed essere certi che anche i nostri saranno tollerati con amore, questo è per me amare

SARA: Può essere, ma siccome a quanto pare, io e te siamo pieni di difetti, che dobbiamo fare, litigare per tutta la vita, per limare, come dici tu?

MARCO: E qui ti sbagli ancora … non siamo solo pieni di difetti … ma abbiamo anche dei pregi e sono quelli che ci legano, ci fanno stare insieme … è una specie di bilancia … fino a quando i pregi superano anche di uno solo, il numero dei difetti … tutto si puo apparare, tutto è bilanciato

SARA: Si, ma con la scusa che sei fatto così, pretendi che ti devo accettare per come sei e non fai il minimo sforzo per venirmi incontro, limo solo io

MARCO: (teneramente guardandola negli occhi) Tho, potrei direi la stessa cosa di te

SARA: Perché cosa avrei io che non ti va giù

MARCO: Questo. Che c’appiccicamme solo pè strunzate


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SARA: Non sono stronzate

MARCO: A no, perché quest’ultimo litigio, quello fresco fresco di stamatina cos’è?

SARA: Di ieri sera caso mai

MARCO: E dai... non puntualizzare. Ieri sera, certo lo so, ieri sera ok? Che mi dici? Ti ricordi qual è il motivo?

SARA: E come faccio a dimenticarlo per me è importantissimo, per l’ennesima volta ti ho trovato a leggere il giornale sul divano tenendo i piedi sul mio tavolino

MARCO: Nostro tavolino, questo bellissimo tavolino, il nostro primo acquisto da sposati … Hai ragione, ho sbagliato, i miei piedacci non li avrei mai dovuto mettere su questo nostro ricordo importantissimo e micetta mia, per farti vedere come la penso, visto e considerato che tu dici che io non ti vengo mai in contro, io ti prometto anzi, ti giuro solennemente che io da oggi in poi, non userò mai più il nostro tavolino come poggia piedi

SARA: Davvero? Lo giuri solennemente?

MARCO: (mettendo la mano sul cuore) Te lo giuro ‘ngoppe a capa d’ò suocero mio

SARA: Papà e che centra mio padre, non hai un altro per un giuramento così solenne?

MARCO: E chiù solenne e chisto, chillo se more pateto io perdo à fatica. Soddisfatta?

SARA:  Diciamo di si

MARCO: Ah sia lodato nostro Signore. (abbracciandosi) E pace fù! (tra sé) E che c’è voluto. (a Sara) Mò famme na gentilezza, amore mio, damme qualcosa, che mè venuto nu male e capa ccàstanotte, appiso a chelli molle, nun aggio chiuse l’uocchie

SARA: Era scomodo eh? Effettivamente chella era à speranza mia, ma mò non importa, stasera dormiremo insieme e ti faccio recuperare il sonno, ora sotterrata l’ascia di guerra, ti vado a prendere una bustina di Aulin (ESCE VA IN CUCINA)

LUI SI GIRA INTORNO

MARCO: Tutto è bene quel che finisce bene, perché in fondo quando c’è l’amore tutto si risolve,

perché l’amore è il motore del mondo e solo se c’è amore si può smuovere una montagna, si può

prosciugare un mare e creare delle oasi nel deserto. (prende uno strofinaccio lasciato in scena)

Tutto avviene perché abbiamo un cuore (a Mexs) cosa che tu non hai. Ih che fine è merda che hai

fatto! Ti hanno creato per sostituire l’uomo e si fernuto (mettendogli lo strofinaccio sul braccio)  a

ffà l’attaccapanni dint’à casa mia. (sposta il tavolino) Caro il mio Mexs, sarai pure perfetto e

(prende il vaso) senza difetti (lo posiziona davanti al divano), ma un robot (si siede) che vuole

prendere il posto di un essere umano (apre il giornale) ancora l’hanna inventà (mette i piedi

incrociati sul vaso) … ve manca il cuore … ma soprattutto … ve mancaa cazzimma !!!

RIENTRA SARA, LASCIA CADERE IL BICCHIERE A TERRA SARA: (incredula) Che stai facenne?


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MARCO: (sereno) Sto leggendo il giornale

SARA: Che piere ‘ngoppe ò vaso mio? O’ sapevo ccà nun t’era credere … bujardo

MARCO: Ma che bujardo, e bugiarde, io t’ero prummise ccà nun metteve cchiù e pière ‘ngoppo ò tavolino ma ‘ngoppe ò vaso no.

…cala la tela.


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