Uno degli onesti

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                 UNO DEGLI ONESTI

                Commedia in un atto

di Roberto Bracco

                                                               ATTO UNICO

Salotto elegante.  Una porta in fondo.  Un'altra a destra.  A una parete, l'apparecchio del telefono.

                                                                   SCENA I

                                                          Manina e Federico

(MANINA è seduta, col volto fra le mani, gli occhi rossi di pianto, i capelli un pò scompigliati.  FEDERICO passeggia furiosamente.)

FEDERICO(prende una sedia e la scaraventa a terra.  Continua a passeggiare). Sicchè, ci separeremo!

MANINA                    Nè più, nè meno. Tu non devi fare altro che recarti da un avvocato, non so, da un notaio e, se lo credi opportuno, mettere in ordine i nostri affari.  Del resto, io non ci tengo.

FEDERICO               Io sì.

MANINA                    Tanto meglio!  Separazione di beni...

FEDERICO               E di mali.  (Passeggiando ancora, prende un'altra sedia e picchia il pavimento).

MANINA                    E' inutile rompere le sedie.

FEDERICO               Questa è forse casa tua?  Sono tuoi questi mobili?  Queste sedie sono tue?

MANINA                    Non vorrai dire, spero, che io sia qui come in un albergo.

FEDERICO               Come in un albergo no, perchè io non sono l'albergatore di mia moglie; ma non c'è un gingillo qui dentro che non sia di mia proprietà.

MANINA                    Ti prego di non dimenticare che io t'ho portata una dote.

FEDERICO               Ti prego di non dimenticare che questa dote basta appena per le tue toilettes e per i tuoi  bonbons.

MANINA                    Dovrei pagare anch eil tuo sarto, non è vero?

FEDERICO               Lo sai bene che io non sono di quei mariti che si lascerebbero vestire dalle loro mogli.

MANINA                    Ed io non sono di quelle mogli... che spogliano i mariti!

FEDERICO(sedendo)  E dunque, separiamoci.

MANINA                    Questo è assodato.

FEDERICO(dopo una pausa)  Che diremo al mondo?

MANINA                    Ognuno di noi dirà quello che vorrà.

FEDERICO               Niente affatto.  Dobbiamo metterci d'accordo.

MANINA                    Diremo la verità.

FEDERICO               Io darei un occhio per sapere qual'è la verità.

MANINA                    La verità è che... i nostri caratteri sono inconciliabili.

FEDERICO               Ecco, per esempio, una cosa inesatta.

MANINA                    Ho sempre pensato che fra me e te non ci fosse niente di comune.

FEDERICO               Ma tu neghi i fatti compiuti!

MANINA                    E che dimostrano questo fatti?

FEDERICO               Dimostrano che ci siamo amati.

MANINA                    Quando?

FEDERICO               Non ci siamo mai amati in tre anni di matrimonio?!

MANINA                    Mai!

FEDERICO               Neanche nella luna di miele?

MANINA                    La luna di miele non conta.

FEDERICO               Come non conta!?

MANINA                    O Dio!  la luna di miele è una formalità.

FEDERICO               Ma questa formalità, con qualche lieve modificazione, è durata fino ad ieri.

MANINA                    Fino a ieri è durato il dovere.

FEDERICO               E a parer tuo questo dovere è esaurito?

MANINA                    S'intende.  Ogni dovere ha i suoi limiti.  Si va a fare il soldato o si va a fare il magistrato, e si ha il dovere di farlo bene.  Si va a fare la mglio, ed è lo stesso caso.  Io l'ho fatta bene.  Ma per tutta la vita, no.  Il soldato, il magistrato, la moglie, dopo un certo numero d'anni, hanno il diritto di dimettersi.  Io mi dimetto.

FEDERICO               In altri termini, se io ti chiedessi oggi quello che può chiedere un marito ad una moglie... tu mi diresti di no.

MANINA                    Certamente.

FEDERICO               Ma io potrei costringerti.

MANINA                    Costringermi!?

FEDERICO               Col Codice alla mano, perbacco!

MANINA                    Va là, che fortunatamente il Codice non si occupa di queste cose!

FEDERICO               Lo credi tu.  Si ha da interpretare lo spirito della legge, mia cara.  C'è un articolo che compendia tutto:  "La moglie deve seguire il marito".

MANINA                    Seguirlo dove?

FEDERICO               Dovunque.

MANINA                    Non c'è nessun sito dove una donna non possa dir di no ad un uomo.

FEDERICO               Ah non c'è nessun sito?  Non c'è nessun sito?  (Pausa.  Si alza.  Passeggia.  Torna a sedere, lontano da lei.  Indi in tono di comando:)  Manina, vieni qui e dammi un bacio.

MANINA                    (anche lei seduta, guarda il soffitto)

FEDERICO               (dopo una luna pausa)  Manina vieni qui e dammi un bacio.

MANINA                    Piglia, piglia il Codice.

FEDERICO               Bada che finisce molto male!

MANINA                    Purchè finisca, io sono contenta.

FEDERICO               Ma allora è un odio?

MANINA                    Voglio la mia libertà.

FEDERICO               Per farne che?

MANINA                    Lo vedrai.

FEDERICO               Per tradirmi.

MANINA                    Che sciocchezza!  C'è bisogno di separarsi dal proprio marito per tradirlo?  Al contrario!  Se c'è la separazione, non c'è il tradimento.

FEDERICO               Parli come una femmina pervertita.

MANINA                    E tu come un ingenuo.

FEDERICO               Perchè non dici come un imbecille?

MANINA                    Volentieri.

FEDERICO               Mi dài anche dell'imbecille?

MANINA                    Te lo dài da te.

FEDERICO               Ah!  questo è troppo! (si alzo furibondo)

MANINA                    Perchè non mi picchi?

FEDERICO               Io sento il sangue montarmi al cervello!  Io non so più frenarmi!  Io divento un mascalzone!  Io divento un faccino!  (Si schiaffeggia impetuosamente).  Ah!  ora sto meglio!

MANINA                    E anch'io.

FEDERICO               Ma questa volta è finita davvero!

MANINA                    Dio, te ne ringrazio!

FEDERICO               (prende il cappello e a un tratto le si avvicina).  Vuoi chiedermi scusa?

MANINA                    No.

FEDERICO               Vuoi che io chieda scusa a te?

MANINA                    No.

FEDERICO               Vuoi darmi un bacio?

MANINA                    No.

FEDERICO               Vuoi tu averlo da me?

MANINA                    No.

FEDERICO               Vuoi far la pace?

MANINA                    No.

FEDERICO               Vuoi che me ne vada?

MANINA                    Si.

FEDERICO               Addio. (Esce dal fondo correndo)

MANINA                    Finalmente!

                                                                   SCENA II

                                                            Manina e Alberto

MANINA                    (Sola. Va al telefono.  Gira il manubio del campanello.  L'ufficio risponde.  Ella parla:)  Comunicazione col n. 623.  (Pausa - Il Numbero 623 risponde.  Ella si mette gl'imbuti del telefono agli orecchi.  Parla:)  Chi è al telefono?  (Pausa)  Ah! sei tu Rosetta?  (Pausa)  Tuo marito... non è in casa? (Pausa) Grazie, volevo dargli soltanto una notizia.  (Pausa)  Oh! E' naturale: volevo darla anche a te:  vorrei darla a tutti i miei amici.  (Pausa)  Ecco, in poche parole:  Federico ed io ci siamo bisticciati, e ci separiamo.  (Pausa)  Si, si, ci separiamo.  (Pausa)  No, sai, è inutile:  non ci riusciresti.  (Pausa)  Vieni pure se vuoi, ma non ci riconcilieremo: sprecherai tempo e fiato.  (Pausa)  Non mi credi?  (Pausa).

Entra ALBERTO dal fondo, non visto da lei).

MANINA                    (sempre al telefono)  Te lo accerto, te lo giuro!

ALBERTO                (le va alle spalle e le bacia il collo)

MANINA                    (voltandosi)  Oh!  Sei tu!

ALBERTO                Cos'è che giuri?

MANINA                    Zitto, che sto parlando con tua moglie!

ALBERTO                Oh diamine!  (Quasi che la moglie potesse vederlo attraverso il telefono, se ne allontana sconcertato.)

MANINA                    (con gl'imbuti agli orecchi, cercando di abbreviare la conversazione telefonica.)  Si, diglielo tu a tuo marito. Tu lo vedrai sicuramente prima di me.

ALBERTO                (quasi tra sè)  Se sono qui!

MANINA                    (concludendo)  E' così intimo di Federico che la notizia gl'interesserà molto.  A rivederci.  (Gira il manubrio del campanello per far togliere la comunicazione).

ALBERTO                Che è?  Che è accaduto?

MANINA                    Non hai udito?

ALBERTO                No.

MANINA                    E non capisci?

ALBERTO                Nemmeno.

MANINA                    Io sono felice!

ALBERTO                Benone!

MANINA                    Ho avuto una scena tremenda con mio marito.

ALBERTO                E questa per te è una felicità?

MANINA                    Sfido io!  Tutto è finito.

ALBERTO                Scusa, io continuo a non capire.

MANINA                    Insomma, così come mi vedi, io sono libera come l'aria.

ALBERTO                Lo so ch'egli non è in casa.  La cameriera me lo ha detto.

MANINA                    Non tornerà che a prendere gli accordi necessari e definitivi per la separazione.

ALBERTO                (saltando di maraviglia)  Per la separazione!

MANINA                    Non gioisci?

ALBERTO                Andiamo, è una burletta!...

MANINA                    No, no, puoi gioire.  E' la verità.  Io sarò tutta tua, intendi?  Io darò a te tutto il mio amore, tutto il  mio tempo, tutta la mia vita.  Ah!  che sollievo!  Io mi sento non solamente felice, ma anche riabilitata, perchè quello che ho fatto fino ad ieri è stato disgustevole.  Sino a ieri, io sono stata due metà di una donna, ed oggi ridivento intera.  Ero stanca di dover distribuire ogni giorno le mi ore, le mie tenerezze, tutta me stessa, in due dosi uguali, fra te e lui.  Io ti tradivo.  Si, in fondo, il tradito eri tu.  Io ti tradivo con mio marito; ma era un tradimento come un altro.  Tu tolleravi, poverino, per la tua bontà.  Ma adesso!  Oh, adesso tu potrai amarmi con fiducia, con sicurezza, senza soffrire, senza transigere.  (Carezzandolo)  Sei conteno?  Dì, sei molto contento?

ALBERTO                (imbarazzato)  Ecco... questo provvedimento è così radicale che..., non so, ma...

MANINA                    Non mi ringrazii neppure?  Non mi ringrazii subito?

ALBERTO                O Dio, io apprezzo i nobilissimi sentimenti che ti hanno guidata... Nondimeno, se tu avessi chiesto il mio parere prima di deciderti...

MANINA                    (sbarrando gli occhi)  Avanti.

ALBERTO                (coraggiosamente)  Ebbene, si, se tu me lo avessi chiesto, io t'avrei vivamente pregata di non separarti da tuo marito.

MANINA                    Tu!?

ALABERTO              Io, io, io.

MANINA                    Alberto!  Tu pensi bene a quello che dici?

ALBERTO                E non mi disdico.  Tuo marito non merita d'essere trattato male.  E' un eccellente uomo.  E' un marito irreprensibile.  Io ho sempre deplorato che tu avessi cosi poco rispetto di lui.

MANINA                    E tu, lo hai rispettato?

ALBERTO                Prima di tutto, io non ero sua moglie.  E poi io ho sempre nutrita, e nutro per lui, la più sincera amicizia, la più profonda venerazione.  E dillo tu stessa.  Sono mai stato scortese con Federico?  Gli ho mai procurato un dolore, un dispiacere?  Mi son omai ribellato alle sue giuste esigenze?  Ho mai offeso la sua dignità?  Mai.  Tu, invece, hai cercato di ribellarti spessissimo alla volontà sua e sono io che ho dovuto frenare le tue ribellioni.  Tu non ti sei mai veramente preoccupata del decoro di colui che ti ha dato il suo nome, mentre avresti dovuto anche considerare che, se tu non fossi stata sua moglie, probabilmente io non t'avrei amata.  E quasi che tutto ciò non bastasse, hai avuta la crudeltà di essere d'una scortesia senza limiti per quest'uomo:  brusca, bisbetica, acre, violenta...

MANINA                    (inorridendo)  Ah!  ma tu sei un ingrato!

ALBERTO                Verso di chi?

MANINA                    Verso di me!

ALBERTO                Ma non verso di lui!  Noi due gli dobbiamo tutto, e quindi abbiamo il dovere della gratitudine!

MANINA                    Ah?  devi tutto a lui?  A me non devi niente?

ALBERTO                Che c'entra!  Per me tu sei il beneficio; il benefattore è lui!...

MANINA                    (tra l'ira e la tenerezza - quasi piangendo)  Se tu mi amassi come io ti amo, non faresti di queste distinzioni sottili, e non mi esorteresti ad essere ancora una buona maglie.

ALBERTO                Eppure, di te mi sono innamorato appunto perchè mi sei parsa una buona moglie.  Già, è inutile.  La penso così.  Sono un uomo onesto!  Mi piace di vivere in un ambiente onesto.  E la prima cosa che esigo dalla donna è l'onestà.

MANINA                    E non ti basterebbe che io fossi onestissima come amante?

ALBERTO                Un'amante che ha un marito è la sola amante sulla cui onestà si possa contare.  E questa è una delle ragioni più salienti per cui io non so consentire alla separazione.  Ti parlo franco.  Per una donna che vive sola c'è troppe tentazioni.  Per conto mio, tuo marito è il tuo custode.  Finchè c'è lui, io sono tranquillo.

MANINA                    (irritandosi, scervellandosi per intenderlo)  Sicchè degli altri saresti geloso, e di lui no?

ALBERTO                E' evidente!  Quando mai si è gelosi di un marito?  Anzi, un marito è una sentinella preziosa.

MANINA                    Ma anche ammessa questa diffidenza sciocca ed offensiva, chi t'impedirebbe di vigilare, di sorvegliarmi, di custodirmi?

ALBERTO                Oh bella!  Mia moglie.  Tu dimentichi che io ho una moglie:  una moglie che, dopo tutto, non ho nessuna voglia di mandare a spasso.

MANINA                    (eccitandosi)  Ah, dunque, è per lei!  è per lei!  Ecco quello che c'è nel fondo!  E' per lei!

ALBERTO                O che forse mi ti son dato per celibe io?  Oppure ti ho fatto credere di essere stanco del matrimonio?

MANINA                    Di tua moglie io non t'ho voluto mai parlare, per un sentimento di delicatezza.

ALBERTO                E ti sei regolata benissimo.  Il parlarmene ti avrebbe forse inasprita contro di lei, ed io ne avrei avuto uno scrupolo di coscienza.  Che diamine!  Un individuo fornito di senso morale non deve permettere che ci sia del rancore tra la propria amante e la propria moglie.  Io ti ho amata e ti amo; ma tengo ad essere anch'io un marito esemplare come è il tuo.  Ed eccone un'altra delle ragioni per cui non voglio la separazione.  Per continuare ad essere un marito esemplare, io non potrei assumere verso di te dei doveri... senza restrizioni.  Capirai: non ho vent'anni.  Adesso che questi doveri sono divisi tra me e Federico, va bene. Ma se restassi solo, sarebbe grave!  Come vedi, è necessary che, in un modo o nell'altro, tu faccia la pace.  Abbiamo vissuto per tanto tempo così, e infin dei conti ce la siam cavata.  Metti da parte le tue fisime, e lasciamo le cose come stanno.

MANINA                    (furente)  No che non le lasceremo come stanno.  La separazione io la voglio, e la avrò.  Che se poi è precisamente mio marito quello che più ti attira in questa casa, abbi la franchezza di dirmelo una volta per sempre. Oh!  anche lui non sa vivere senza di te.  Non c'è niente di più goffo e di più bestiale!  Una povera donna, al giorno d'oggi, non è più padrona di amare un uomo solo!  Deve subire per forza l'amico di lui.  Se vuole avere un marito, deve avere un amante.  Se vuole avere un amante, deve avere un marito.  Ah!  è una delizia!  Ma io mi separerò, ti garantisco che mi separerò, e, di buona o di mala voglia, con o senza entusiasmo, con o senza ingratitudine, a mio marito tu ci dovrai rinunziare.  Lascia fare a me.  Ci rununzierai!  (S'avvia per uscire a destra).

                                                                  SCENA III

                                          Manina, Alberto, Teresina, Rosetta.

TERESINA               (Dal fondo, in fretta, con zelo significativo e pettegolo) - C'è la signora Rosetta....

ALBERTO                Mia moglie ci mancava!

ROSETTA                (entrando anch'essa dal fondo)  Ma non c'è bisogno di annunziarmi.  Che novità!  (Si lancia con espansione ad abbracciare Manina)

MANINA                    (si lascia abbracciare diventando verde)

ROSETTA                Dimmi, dimmi, posso esserti utile in qualche cosa?

ALBERTO                Utilissima!... Lei t'aspettava.

ROSETTA                Vuoi che parli con tuo marito?

MANINA                    ma no, no...

ROSETTA                Vuoi farmi i tuoi sfoghi?  Ebbene, sono qui, a tua disposizione.  Fra noi due non ci sono segreti. Io e tu siamo una sola persona.  Sfoga, Manina mia, sfoga.

MANINA                    No, Rosetta, neanche questo.  Anzi, perdonami, non ho troppa voglia di parlare.  Soltanto volevo....pregarti d'impedire che tuo marito si cacci in questa faccenda e si affatichi a fare l'avvocato di Federico.

ROSETTA                Ecco, anch'io, non te lo nego, ero venuta per metterci una buona parola; ma se poi ci sono delle cause assai gravi, è tutt'altro.  A guidicare dall'apparenza, tuo marito sembra eccellente.  Ma chissà!... Fra marito e moglie ci sono tante cose!... Vedi noi due?  E' il caso opposto.  Lui, quel mostro lì (con grazia affettuosa, accennando ad Alberto), a prima vista, non lo si apprezza gran che.  Pare quasi un marito indifferente, mediocre, difettoso insomma.  Eppure no.  No.  In casa, non me ne posso lamentare.

ALBERTO                (come sui carboni ardenti)  Andiamo, Rosetta!  E' questo il momento di regalarle la mia apologia?!

ROSETTA                E' bene che Manina faccia il paragone tra te e Federico.  Non capisci niente!  (A Manina, continuando:) In casa, vedi, questo bel mobile è un angelo.  Un marito completo, ti dico.  E a tutte le ore, sai.  Non mi fa mancar nulla, te lo assicuro.  Io non so come avvenga, ma non mi dice mai di no.

ALBERTO                Rosetta!...

ROSETTA                Che è?  Ti vergogni d'essere condiscendente con me?

ALBERTO                Non me ne vergogno. Me ne vanto.  Ma tu fai credere Dio sa che cosa!  E poi che glie ne importa alla signora Manina?


MANINA                    Al contrario!  Tutto ciò m'interessa infinitamente.

ALBERTO                Ma vi garantisco che mia moglie vede tutto a traverso una lente d'ingrandimento... D'altronde, essa è così poco esigente...

ROSETTA                Questo non è vero!

MANINA                    E allora che mania avete di diminuire i vostri meriti?!

ROSETTA                (ad Alberto)  E poi tu non puoi essere guidice di te stesso.  siamo noi due che dobbiamo giudicarti.  Tu mi rendi felice, e io glielo voglio dire a lei.  Perchè, siccome è più graziosa, più intelligente, più elegante di me, essa deve essere anche più felice di me.  E se invece è tanto infelice, di chi è la colpa?  Dimmelo tu:  di chi è la colpa?

MANINA                    Ti prego, ti prego, Rosetta, non essermi così indulgente.  Ciò mi fa male... Tu non sai, non puoi sapere... La colpa è mia, credimi, è mia.

ROSETTA                Non è possibile.

ALBERTO                Auff!

MANINA                    Mio marito non ha nessun torto verso di me. Ma io sono una di quelle donne che hanno la grande disgrazia di non attaccarsi che agli uomoni... più vili che incontrano sulla loro strada.

ALBERTO(tra sè)  Molto cortese!

MANINA                    E quella stessa vigliaccheria che esse disprezzano, stranamente le avvince e le tiene.  Tu adori un uomo... perfetto; io adoro un uomo... ributtante!

ALBERTO(tra sè)  Gentilissima!

ROSETTA(intontita a Manina)  Ti fai sfuggire di bocca delle cose enormi!

MANINA(continua, eccitandosi:)  Enormi, si.  Tu sei venuta a soccorrermi senza immaginare di che si trattasse.  Io mi separo da mio marito perchè amo un altro.  Questa è la verità.  Ora che lo sai, tu, donna onesta, hai tutto il diritto di abbandonarmi a me stessa.  E voi, signor Alberto, voi uomo onestissimo, avete quello di proibire a vostra moglie d'avere per amica una donna come me. Arrivederci, Rosetta, o addio.  Rimettiti alla sua volontà.  Lasciati guidare da lui.  Profitta della sua intemeratezza, tu che lo puoi.  Io t'invidio! (Esce a destra).

                                                                 SCENTA IV

                                                           Rosetta e Alberto

ROSETTA(attonita)  Che ne dici, eh?

ALBERTO                Mah!

ROSETTA                Ama un altro!!

ALBERTO                (scrolla il capo gravemente)

ROSETTA                Ama un uomo ributtante!

ALBERTO                Ah, questo poi no!

ROSETTA                Lo conosci?

ALBERTO                Io?  Se lo conoscessi, andrei subito a sputargli sul viso.  Dico solamente che non può essere...ributtante, visto che lei lo ama sino a quel punto.  La signora Manina è stata sempre una persona di buon gusto...

ROSETTA                Di costumi illibati!...

ALBERTO                Altro che!  Per averla innamorata, questo individuo deve essere attraentissimo.  Io ci scommetto che è irresistibile!

ROSETTA                Eppure, io non ci credo.

ALBERTO                A che cosa?

ROSETTA                Io non credo che Manina sia capace di tradire suo marito.  Non ci crederei nemmeno se lo vedessi coi miei occhi.

ALBERTO                Questo, per esempio, mi fa piacere.

ROSETTA                Io dico che è una finzione per punire suo marito di qualche trascuraggine.

ALBERTO                Magnifico!  Hai avuto un'idea luminosa.  Francillon di Dumas!  Ma, nel dubbio, per ora, è meglio che tu te ne vada.  Resto qui io.  Indagherò io.  E, capirai, se veramente ella fosse colpevole e si separasse da suo marito, nè per te nè per me sarebbe più conveniente di frequentare la sua casa.

ROSETTA                Lo comprendo, ma, poverina, midispiacerebbe di...

ALBERTO(interrompendo, con solennità)  Ah!  Transazioni, mai! Sono fatto così!  (Baciandola) Va, va....

ROSETTA(malcontenta, si avvia per uscire; poi voltandosi) Ti raccomando però: in ogni caso, non essere troppo cattivo con lei.

ALBERTO                Eh già vorrei vederti al mio posto, vorrei! ... Ma non temere.  So che le vuoi bene; e ne terrò conto.

ROSETTA                Caro!  (Esce)

                                                                  SCENA V

                                                          Alberto e Federico

ALBERTO                E adesso?  (Guardando verso la camera di Manina riflette e conchiude:)  Sei cocciuta!  Ma la vedremo!

FEDERICO(entra affaccendato e, vedendo Alberto, corre a lui) - Oh, meno male!  Proprio di te andavo in cerca!  Hai saputo?!

ALBERTO                Ho saputo.  E un affar serio!

FEDERICO               Una follia.

ALBERTO                Questo guaio bisogna evitarlo.

FEDERICO               Evitarlo!  Io ho già chiamato il nostro avvocato, e fra un'ora egli sarà qui.

ALBERTO                Hai avuto fretta, eh?

FEDERICO               E' lei che l'ha voluto.  Non le hai parlato?

ALBERTO                Le ho parlato, si.

FEDERICO               Ebbene?

ALBERTO                Inutile.

FEDERICO               E dunque? Se non l'hai potuta convincere tu?...

ALBERTO                Ma, mio caro, di che potevo convincerla io?  Sei tu che devi ostinarti, sei tu che devi opporti energicamente. Ne va di mezzo il tuo nome!

FEDERICO               Lo so.

ALBERTO                Il tuo onore!

FEDERICO               Scusa, ma l'onore, poi, perchè?

ALBERTO                Perchè!  Perchè!  Che domande fai!  Questa faccenda dell'onore o l'ammetti o non l'ammetti.  Se l'ammetti, diventa un contratto come un altro, i cui obblighi non sono gli stessi per tutti.  Tizio, per esempio, è un uomo d'onore soltanto se si separa da sua moglie, Caio è un uomo d'onore soltanto se non si separa.

FEDERICO               E, secondo te, questo sarebbe il caso mio?

ALBERTO                Naturale.

FEDERICO               Io non iintendo di che ti preoccupi.  Quando la coscienza è tranquilla...

ALBERTO(in tono di rimprovero, accalorandosi)  In fatto di onore non c'è coscienza che tenga!  Io sono qui per salvarti, e non permetterò mai e poi mai che tu ti lasci trascinare a una separazione!

FEDERICO               D'altronde, che tu permetta o non permetta, è un dettaglio.  Quella donna mi ha costretto ad acconsentire.  Se non me ne vado io, se ne va lei.  Posso io cucirmela addosso?  Per me sarà un dolore grande, ne convengo, ma oramai non c'è rimedio.  Anche la mia dignità mi consiglia di non pregarla di più.  Sarebbe una umiliazione eccessiva.  Non posso, credimi, non posso!

ALBERTO                Federico, tu mi sfuggi di mano.  Bada che il tuo linguaggio è vituperevole!

FEDERICO               Il mio linguaggio è vituperevole!?

ALBERTO                Bada che se ti metti su quel tono, tu mi fai raccapricciare!

FEDERICO               Ma che raccapricciare!

ALBERTO                Bada che se non ti trovi il modo di vivere insieme, molto insieme con tua moglie, io per il primo ti disprezzerò!

FEDERICO               Ma tu esageri, mio caro Alberto, il tuo puritanismo è iperbolico.  E' una vera stravaganza.

ALBERTO                Eh! capisco: è una stravaganza perchè ti ci sei giá abituato al pensiero della indipendenza.  (Sempre più accalorandosi)  E' una stravaganza perchè tu sei un egoista e, dato il tuo egoismo, ti pare d'aver già fatto molto per trattenere tua moglie!  Io ti prego di dirmi che cosa hai fatto per trattenerla.  Ma parla, ma spiegati!  A quali mezzi, a quali espedienti sei ricorso?  Quali cose peregrine hai escogitate?  Quali fatiche hai compiute?  (Si asciuga il sudore).

FEDERICO               Ma che fatiche dovevo compiere!?

ALBERTO                Vergognati!  (Irritatissimo)  Tu sei diventato di un cinismo ristucchevole!  Non ti riconosco più!  Non ti riconosco più!... Era cosi bella, era cosí commovente...

FEDERICO               Cosa?

ALBERTO                La vostra unione...

FEDERICO               Questo non lo nego.

ALBERTO                Era così piacevole, consolante, che io non posso assuefarmi all'orribile idea di questa scissura definitiva, che è uno scandalo ed una catastrofe!  Ne ho una rabbia, vedi, ne ho una rabbia, che, non so, farei delle pazzie!  (Lacera il fazzoletto e siede).

FEDERICO(avvicinandoglisi con bontà, con affetto) Via, calmati.  Non ti eccitare tanto.  Già, tu hai il temperamento mio.  Preciso!  E mi dispiace che tu ti faccia cattivo sangue.  Io vorrei accontentarti.  Si, vorrei vederti rabbonito, tranquillo.  Ma come regoalrmi?  Dopo le sue dichiarazioni recise, violente, offensive, se non è lei che viene da me, non è possibile, non è verosimile un accomodamento.  Sii ragionevole.

ALBERTO(risoluto0  E allora, farò io un ultimo tentativo.

FEDERICO               Oh!  benissimo!  Io ti lascio con lei.

ALBERTO                No, no, no, resta qui tu.

FEDERICO               E' meglio che me ne vada.

ALBERTO                Nossignore. E' meglio che tu resti.

FEDERICO               Auff!  (Pausa - Poi, condiscendente)  Per farti piacere, resterò.

ALBERTO                Falla chiamare.

FEDERICO               Chiamala tu stesso.

ALBERTO                Verrà?

FEDERICO               Se la chiami tu...

ALBERTO(va alla porta a destra, e chiama:) Signora Manina!  Signora Manina!  Un momentino qua, ve ne prego.

                                                                  SCENA VI

                                                   Federico, Alberto, Manina

MANINA                    Avete predicata la morale, la vostra morale.  Ma tutte parole al vento.  Almeno per me.  Io, ne ho un'altra.  Quell'uomo lì, purtroppo, si convince di quello che dite voi...

ALBERTO(che è sulle spine, la guarda come per pregarla di non commettere imprudenze e di tacere)  Sss!...

MANINA                    Ma io no!

FEDERICO(ad Alberto)  Lo vedi che ricomincia?

ALBERTO                Aspetta.

MANINA(al marito)  Si, aspetta che egli adoperi tutta la sua eloquenza, tutto il suo fascino, per riunirci.  Aspetta che egli ci faccia muovere come delle marionette!...

ALBERTO                Prego, signora: io non ho altro scopo che di compiere una buona azione!...

MANINA                    A beneficio di vostra moglie!

FEDERICO(ad Alberto)  Come?  A beneficio di tua moglie?

ALBERTO(lanciando uno sguardo di rimprovero e d'imposizione a Manina)  Già!  Lei dice, capisci?... lei dice che io tema...che la vostra separazione dia un cattivo esempio a mia moglie.  Ma qui si sbaglia!  Rosetta è una bonacciona.  Non si separerebbe da me neppure con le cannonate!

MANINA                    ome mio marito!

FEDERICO               Tu t'inganni a partito, mia cara.  Oramai io sono felicissimo che tu mi tolga l'incomodo.

ALBERTO(in mezzo, tra Federico e Manina)  Modera i termini, Federico!

MANINA                    Lasciate che cominci a pensare col suo cervello!


ALBERTO                Sono delle brutalità che certamente egli non pensa e non sente!

(Si animano sempre di più tuti e tre, alzando la voce, gesticolando)

FEDERICO               Io le penso, le sento, le dico e le ridico!

MANINA                    Ed io le ascolto con entusiasmo e me ne faccio una festa!

ALBERTO                Signora Manina!

FEDERICO(a Manina) La tua superbia mi ha nauseato!

MANINA                    La tua nausea mi sollevo lo spirito!

ALBERTO                Ma siete matti!

FEDERICO               Io non resterei con te neanche se tu me ne pregassi in ginocchio!

MANINA                    Ed io con te neanche se tu tentassi di costringermi con un coltello alla gola!

(Tutti e tre insieme gridano concitatamente, cercando ognuno di levar la voce più degli altri e avvicinandosi tra loro nella concitazione)

             FEDERICO

             ALBERTO

               MANINA

E perchè, perchè dovrei io costringerti a restarmi vicino, se mi fai l'effetto d'una serpe, d'una vipera? E mi sembri anche brutta. Mi sembri brutta come un accidente!  Tu credi che non ci siano altre donne sul mondo? E se pure non ce ne fossero più, tu credi che io, pel gusto di averne una, subirei ancora la tua prepotenza, i tuoi nervi,la tua cattiveria, la tua perfidia,il tuo veleno, la tua infamia? No che non la subirei, no, no, no, no. Oh!

Ma io sono veramente scandalizzato di questi eccessi indegni di due persone per bene, che hanno, se non altro il dovere di rispettarsi. Io comprendo, si, l'eccitamento eccezionale di cui siete vittime tutti e due, e ammetto perfino che si ecceda e si trascenda... Ma a tutto c'è un limite, vivaddio!... Io vi prego, io vi supplico, io vi impongo di tacere!  Basta, signora Manina! ... Basta, Federico!... Basta, basta, basta, basta, basta, basta.

Oh!

Non ne posso più d'un uomo insensato, incretinito, attaccaticcio, che non vede, che non guarda, che non ode, che non capisce e non capirà mai niente!  Sono stance, sono stufa di un fantoccio che mi importuna, che mi annoia, che mi vuole, che mi si mette tra i piedi, che mi fa impazzire. Non ne voglio più sapere della sua bontà e del suo Codice, non ne voglio più sapere della sua balordaggine. Non voglio più saperne di nulla.  No, no, no, no. Oh!

(Con moto simultaneo, Manina e Federico si allontanano l'uno dall'altra e ai due estremi della camera prendono una sedia e seggono voltandosi le spalle scambievolmente e Alberto va fino in fondo e poi torna e prende anche lui una sedia e siede nel mezzo fra i due coniugi)

(Un lungo silenzio).

ALBERTO(quasi fra se)  E così tutto è accomodato!  (Ancora pausa. Indi, pazientemente, s'alza, s'accosta a Federico e gli dice piano:)  Se fosse lei che venisse a te, come tu avevi stabilito, saresti davvero disposto a fare la pace?

FEDERICO(sommessamente, burbero)  Ci sarei disposto, sissignore.

ALBERTO                Bè, sta tranquillo e aspetta.   (Si abbottona il soprabito e, coraggiosamente, si accosta a Manina.  Poi, forte, a Federico:)  Tu sei pregato di non ascoltare perchè ho da dire qualche cosa in segreto a tua moglie.

FEDERICO               Io mi tappo addirittura le orecchie. (Ostentatamente se le tappa con le mani)  Ecco.

ALBERTO(Pianissimo a manina)  Mi credi tu un uomo capace di mantenere i suoi giuramenti?

MANINA(pianissimo anche lei)  Si, si, io ti credo capace... di tutto!  Sbrighiamoci.

ALBERTO(sempre a bassa voce, ma sottolineando le parole)  Ebbene, senti.  Ti giuro...che se ti separi da tuo marito, io ti pianto!

MANINA(ha un sussulto violento)

FEDERICO               Hai detto?

ALBERTO                Si.

FEDERICO(non ha udito perchè ha ancora le orecchie tappate.  E ripete:)  Hai detto?

ALBERTO(Con un grido)  Siiii!

FEDERICO(lascia cadere le mani, liberando le orecchie)

ALBERTO(incrociando le braccia al petto, aspetta ansiosamente il risultato del suo supremo tentativo)

MANINA(ingoiando la rabbia, gettando ad Alberto occhiate feroci, convellendosi, mordendosi le labbra, si alza, e lentamente va alle spalle di Federico.  Cerca di parlare:)  Federico.....

(Le manca la voce)

FEDERICO               Cosa c'è?!

ALBERTO(le si fa d'appresso, incitandola con molta mellifluità nell'accento e con gli sguardi minacciosi di chi sa di poter essere obbedito.)  Andiamo, signora Manina!...Ma già, si sente che siete pentita...

MANINA(gli afferra un braccio e gli dà un pizzicotto terribile)

FEDERICO(senza voltarsi)   Io in verità non sento niente.

ALBERTO(contraendo il volto per il dolore)  Io, si!  Animo, dunque, signora Manina!....

MANINA(soffocando di sdegno represso)  Federico...Io ci ho ripensato... Noi...

ALBERTO                Benissimo!

MANINA                    Noi non ci separeremo!

FEDERICO(alzandosi giubilante e abbracciandola)  Ah! ora si che dimentico tutto, e ti perdono tutto!  Vedrai, vedrai che saremo ancora tanto felici!  Vedrai che sarò un marito impareggiabile!  Vedrai che... (cambiando tono a un tratto, e rivolgendosi ad Alberto)  Ma, a proposito, come hai fatto?

ALBERTO                Ah! questo, poi, non te lo posso dire!

MANINA(tra sè)        Che canaglia!

                                                                     Sipario

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