Uno stupido sentimento

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UNO STUPIDO SENTIMENTO

UNO STUPIDO SENTIMENTO

Gianluca Rovagna

Corso Enotria 37

12051 Alba – cn

gianlucarovagna@libero.it

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UNO STUPIDO SENTIMENTO

Atto unico diviso in tre momenti

Personaggi:

ERIKA, 33 Anni. Grafico pubblicitario

STEFANO, 35 anni. Marito di Erika. Proprietario di un ristorante.

LEONARDO, 35 anni. Amico della coppia

Ambiente:

Appartamento della coppia. Due uscite ai lati. Una è l’ingresso di casa. L’altra è la porta per l’entrata alla camera da letto. Un’altra porta, anche fittizia, è la camera dei bambini. Necessari un tavolo, delle sedie e un divano in primo piano. Può esserci anche uno scaffale o due, tanto per aiutare gli attori in scena nelle azioni di routine.

Tutti i personaggi possiedono un cellulare. Possibile anche un telefono fisso in scena.

- Nella seconda parte saranno presenti degli ostacoli fisici, degli impedimenti o dei legami che creino fastidio alla circolazione dei due attori sulla scena. Es: altri attori sdraiati che li tengono per i piedi, una qualche struttura in mezzo che i due devono scavalcare o spostare.

- Nella scena della separazione, Stefano riceverà le sue battute, che leggerà in maniera robotica, assente, attraverso oggetti che gli vengono lanciati dall’alto o dalle quinte, o da pagine strappate da un libro, o da appunti che lascerà cadere a terra dopo averli letti: ogni battuta un oggetto, una pagina di libro, un appunto.

- In sala saranno lasciati accesi i cellulari, così da farli squillare un po’ alla volta da un certo punto in poi.


UNO STUPIDO SENTIMENTO.

Scena 1

Nell’ambiente, STEFANO, da solo. AD un certo punto prende il cellulare e fa una telefonata.

S.         Leo? Ciao. Tutto bene?... sì, io sì… anche Erika…ti va una birra, stasera?... sì, sono solo in casa…No, lascio Erika con i bimbi… No, le va bene, non le dà fastidio… Ok, passi tu a prendermi?... A più tardi. Ciao.. –

Buio

La scena si riapre sull’ambiente vuoto. Quindi dalla porta principale entra ERIKA con le borse della spesa, la borsa a tracolla. Dietro di lei c’è LEONARDO. Mentre appoggia tutte le sporte sul tavolo inizia a parlare.

E.        E la mostra in San Domenico? Come sta andando? Ho già detto a Stefano che dobbiamo passare a fare una visita prima che chiuda, ma non troviamo mai il tempo. Avanti, entra! Mettiti comodo. Stefano dovrebbe esser già a casa! Ste!! Sarà di là con i bimbi. Accomodati intanto.

L.        Dovete affrettarvi per la mostra. Chiude sabato e non ce la fate nemmeno questa settimana a venire in San Domenico. Ci giurerei. Non so perché vi credo ancora quando dite che verrete a comprare qualche cosa! Fosse per gli amici come voi, sarei morto di fame come organizzatore di eventi.

E.        Neanche stavolta ha preparato cena! (entra in camera da letto e ne esce quasi subito) Dove sono i bimbi? Edo? Giorgia? (prende il cellulare dalla borsa) Scusa, non sono in casa e mio marito non mi ha detto nulla. Sì! Hai ragione! Sarà difficile che riusciamo a venire questa settimana a veder la mostra. Edo ha la partita (parla al telefono) Pronto! Ste! I bimbi sono con te?.. ma dove siete? Come li hai portati a mangiare il kebab? Ste, li hai portati già ieri sera!... vabbè, ieri era la pizzeria. Ma la sostanza non cambia….vabbè, ne parliamo quando siete a casa. Senti, piuttosto, qua c’è Leo che è venuto a trovarci…. Tardate ancora molto?... come dovete uscire?... no! Stasera no! Ho la serata con i colleghi. Devi stare tu a casa con i bimbi!  No, non se ne parla!... va bene. (riattacca)     Vabbè, neanche stasera mangio cena. Non faccio in tempo a prepararmi qualcosa. (verso Leo) Senti Leo, io ho giusto un attimo per buttarmi sotto la doccia, cambiarmi e uscire...

L.        Non c’è problema per me, lo sai. Fai pure. Come se io non ci fossi.

E.        Stefano era solo qui sotto. Cinque minuti e sale, mi ha detto. Non ti dispiace veramente se ti lascio solo? Non fossi certa che è proprio questione di cinque minuti, ti terrei compagnia.

L.        Ti ho detto di star tranquilla! Va’ a cambiarti. Aspetto Stefano e poi rimaniamo qui in casa a fare due chiacchiere.

E.        Grazie! Sei veramente un angelo! Ora vado. Grazie mille!

L.        Erika!

E.        Dimmi…

L.        No. Niente. Pensavo… lascia perdere! Vai a docciarti!

Entra STEFANO da solo

E.I bimbi dove sono?

S.Sotto da mia madre.

ERIKA ha l’aria dispiaciuta, ad indicare che voleva vederli.

S.         Adesso che esci li saluti lì. Tanto non hai tempo! Devi uscire subito!

E.        Appunto perché devo uscire che volevo vederli. Sapere che cosa hanno fatto oggi a scuola. Com’è andato l’allenamento di calcio. Cosa hanno mangiato a pranzo…

S.         Ma sì che stanno bene! Tutto bene a calcio. Giorgia non è stata interrogata. Oggi, poi, hanno mangiato perché quel cretino del loro padre non è stato con loro fino alle sei. (sorride in maniera sarcastica nei confronti di Erika).

E.        Che significa? Nessuno ti ha dato del cretino! Ho solo detto che li hai portati già ieri fuori a mangiare porcherie! Tutto qui!

S.         Ok, ho capito. Ti sei chiarita. Va bene. Non succederà più. (a Leo). Ciao Leo. Scusa! Piccola discussione familiare. Pare che non potremo uscire.

L.        Per me non c’è assolutamente nessun problema, lo sai.

S.         Vuoi mangiare qualcosa? Non so se ci siano ancora degli spuntini in frigo, ma…

E.        Non c’è nulla, ci ho già guardato io. Potevi pensarci tu! In fondo, è il tuo lavoro!

S.         Appunto! Tu sei andata a far la spesa, non hai comprato nulla? Non devi uscire, poi?

E.        Sì, sì. Ora esco!

S.         Non ti fai una doccia, non ti cambi?

E.        Non faccio più in tempo. Mi aspettano alle nove a casa di Fra. Sono le otto adesso. Vado così. Neanche le altre tanto saranno cambiate.

ERIKA si riveste, prende la borsa, controlla che vi sia tutto ed esce

S.         A che ora torni?

E.        Non lo so. Credo presto. Ti faccio un messaggio se tardo o se andiamo a ballare. Leo, ti compriamo un quadro!! Se alla fine della mostra hai da quadrare i conti e vuoi vendere dei quadri che non vuole nessuno, io e Ste lo compriamo.

L.        Vattene. Ti potrei prendere in parola.

ERIKA esce

S.         Dobbiamo farci perdonare qualcosa?

L.        Il fatto che siate i migliori amici più inaffidabili che conosca?

S.         In effetti lo siamo. Hai ragione. Che cosa stai combinando?

L.        Ho una mostra in San Domenico. Te ne ho mai parlato?

S.         Dai, quella cosa lì la so. Parlo sul serio! Non ci sentiamo da… sei mesi?

L.        Beh, me la cavo. Lavoro. Faccio cose. Vedo gente: solo per lavoro. Non sono ancora riuscito a fare le mie otto ore di lavoro e poi andarmene a casa.

S.         (ironico) Ma… quello non è il sogno dei nostri padri? Quello che volevano abbandonare i lavoratori della nostra generazione. Orari flessibili!!

L.        Certo, ma avevano detto che avresti fatto gli orari che volevi tu, non quelli che vogliono gli altri.

S.         (di colpo serio) Tra me ed Erika va male.

L.        Scusa? Tra voi va male?! Me lo dici così?

S.         E come dovrei dirtelo? Hai visto anche tu come mi ha trattato poco fa!

L.        Vabbè, e che significa? Lei era di corsa. Arrivata a casa trafelata. Non ti ha visto, i bambini non c’erano. Doveva scappare subito. Magari si aspettava di mangiare qualcosa di pronto per cena.

S.         Ma no! Fai finta di non vedere perché sei dalla sua parte. I segni sono però inequivocabili.

L.        Sono dalla sua parte cosa? Cosa stai dicendo? Come faccio ad essere dalla sua parte o dalla tua se sono sei mesi che non vi vedo né vi sento? Mi dici ora che le cose non girano più… che cosa significa che sono dalla sua parte? Non ti capisco!

S.         Ma sì, è un atteggiamento normale! Tra i due, tra marito e moglie, si prende sempre la parte della donna. È del tutto prevedibile, non te ne faccio mica una colpa. È del tutto normale pensarlo.

L.        Ma che cosa stai dicendo! Che cosa vuol dire che è normale? Scusa, ma non ci capisco un bel niente! Non ti conoscessi, sembra che tu mi stia incolpando di qualcosa. Che tu mi stia aggredendo.

S.         Ma va bene. Sì, ti ho detto che è un atteggiamento normale. Probabilmente lo farei anche io se fossi al tuo posto. In una coppia, sposata da anni e con figli. L’ambiente esterno tende a prendere le parti della madre e ad incolpare il marito della non riuscita del rapporto. In virtù del fatto che è lei la chioccia a cui faranno capo i figli.

L.        Chi te l’ha detta ‘sta stronzata?! Uno dei tuoi cuochi? Senza offesa, eh! Ovvio…

S.         No, il professor Biondi.

L.        Chi? Quello della televisione?

S.         Lui, sì. Guarda che è uno scienziato affermato nel campo delle separazioni...

L.        (interrompendolo) Sì, sarà… però… tu hai capito che tra te e tua moglie le cose non vanno perché te lo hanno detto in tv?

S.         No! Ha scritto un libro, il professor Biondi, che ho letto. E che spiega benissimo queste situazioni.

L.        Ha scritto un libro sui litigi familiari?

S.         Un manuale.

L.        Che significa un manuale? Un manuale di che?

S.         Un manuale sulle separazioni. Un manuale che spiega cosa fare nella coppia che si sta separando. Visto però dalla parte debole. La parte dell’uomo.

L.        Vi state già separando? Sei mesi fa era tutto perfetto. Dieci anni di matrimonio…...

S.         Nove e mezzo….

L.        Ok, nove e mezzo. Non importa…

S.         No. Invece importa. Dieci anni sono un traguardo importante. Io ed Erika non li abbiamo raggiunti sani e salvi.

L.        Va bene. Nove e mezzo. Non mi interessa questa cosa…

S.         No, invece deve interessarti. È un passo fondamentale, la durata del matrimonio…

L.        Basta! Va bene! Ti ho detto che mi va bene. Non interrompere. Quel che voglio dire… insomma, è.. eravate perfetti. E in sei mesi non riuscite a superare una crisi per una cena non fatta, per i bambini che mangiano kebab per due cene di fila... e già parlate di separazione!? E che si tratta di separazione, te lo fai anche dire da un “manuale di perfetta e indolore separazione dalla moglie”, scritto da un divo della televisione?

S.         Non capisci che Erika ha un altro? Mi tradisce!

L.        Chi? Erika?! Non farmi ridere! Erika è sempre stata innamorata di te. Chi ti ha detto una cosa del genere? O meglio, come fai a saperlo? Questo non l’avrai letto sul manuale di Biondi?

STEFANO annuisce, anche se imbarazzato

L.        Oh, santo cielo! Ma tu sei completamente impazzito!

S.         No! Non sono impazzito. E il manuale non è campato in aria come pensi. Infatti, parlava anche di una reazione come la tua.

L.        Ti credo che se lo immagini! È completamente assurda come cosa! Non posso neanche pensare che tu lo possa immaginare possibile. Incredibile!

S.         Tu parli così perché sei sempre stato innamorato di Erika.

L.        Stai parlando di una cosa di quattordici anni fa! Come ti viene in mente? Adesso non mi accuserai anche di essere, io, l’amante di tua moglie, mi auguro?

S.         No. Questo no.

L.        Beh, è già qualcosa. Temevo di essere citato anche io sul manuale di Biondi.

S.         Dove credi che sia lei ora?

L.        A una cena di lavoro. Non è la prima volta che accade.

S.         No. Non è la prima volta, ok. Ma, vedi, è diversa da un po’ di tempo a questa parte. Non è più la donna innamorata di me. Quella di una volta.

L.        Te lo ha detto il manuale questo? Voglio dire… seriamente… dopo dieci anni di matrimonio e convivenza hai notato che è cambiata rispetto a un tempo?

S.         Beh, sì. Dopo nove anni e mezzo ti posso dire che è diversa! Insomma… non ci vediamo ormai più quasi. Lei è fuori tre sere su sette la settimana. Sempre cene di lavoro. Cene di lavoro. Cene di lavoro. Quando è a casa, non parliamo quasi più. Se lo facciamo, parliamo sempre dei bambini. O del suo lavoro.

L.        Ste, la stai buttando giù dura.  Erika fa un lavoro in cui deve essere sempre presente. Non può perdere mai un incontro, una cena, un’idea. Ha sempre fatto questo lavoro. Non mi dire che è cambiata solo di recente?!

S.         Vedi, è che uno fa il carico di più e più cose, e, a un certo punto, c’è la cazzata che manda tutto a puttane! Quella che è la goccia che fa traboccare il fatidico vaso.

L.        Ho capito, ma in dieci anni, nove e mezzo anzi, non mi dirai che non avete mai avuto un momento negativo, una crisi… che poi, di colpo, è stata risolta. Che avete risolto?

S.         Sì, ci sono stati, va bene… ma… tu che non sei sposato… certe cose non le puoi capire. Non le vivi tutti i giorni! Tu vivi solo e non puoi capire che cosa sia il “logorio della vita moderna”.

L.        No, ti prego! Non parlare come uno psicologo della pubblicità. Ne ho già abbastanza anche tuo “manuale Biondi”, quindi non me lo citare anche qui a memoria…

S.         Se tra te e la tua ragazza le cose non funzionano, la prendi e la metti alla porta, non hai vincoli...

L.        Oh, ma per chi mi hai preso? Secondo te sbatto fuori di casa la donna con cui vivo al primo momento di difficoltà?

S.         Poi, se ti accorgi di venire tradito dalla donna che ami…

L.        Ecco, appunto. Io non riesco ancora a credere che lei ti cornifichi. Come fai a dirlo?

S.         Mah… da… da niente. Certe cose le sai, “un uomo sente nei confronti della propria donna”...

L.        Stai di nuovo citando a memoria!

S.         è nervosa. Pare che nasconda qualcosa. Mi estrania dalla sua vita. Non è più affettuosa come un tempo.

L.        Vabbè, queste sono cose che accadono a milioni di persone, a chi più a chi meno… ma  succede a tutte le coppie che stanno assieme da anni. Non significa proprio nulla.

S.         Sì, ma tu queste cose non le puoi capire, non sei sposato. Cosa ne vuoi sapere tu di una moglie che ti tradisce? Non hai mai vissuto con una donna per saperlo. Sei mai stato innamorato?

L.        Quello veramente sì! Non avrò vissuto dieci anni accanto a una donna ma almeno innamorato…

S.         (si illumina) Ha un altro perché mi parla sempre di lui! Ecco! Un suo nuovo collega, o qualcosa del genere, lui stravede per lei, lei stravede per lui. Me ne parla in continuazione! Sempre!

L.        Ho capito. Quindi Erika si è innamorata di un altro! È questo che pensi?

S.         No. Innamorata no! È una questione solo fisica! Lei è una bella donna. Lui anche, almeno a quanto dice lei. Solo sesso!

L.        Che, a quanto ho capito, con te non c’è più?... Allora, io non capisco! Uno stravede per Erika, lei ricambia... e poi è solo sesso? No! Guarda, Erika non mi sembra una donna che abbandoni tutto solo per una storia di sesso.

S.         No. Ma non ha abbandonato nulla!

L.        Intendevo… nel senso che ha messo da parte marito e figli e lavoro… no, quello no. Insomma, per inseguire una semplice storia di sesso.

S.         Eppure è così. Cioè, i pochi momenti della settimana in cui è a casa e non disegna,… ecco, quei momenti li dedica ai bambini. Io per lei non conto più nulla. I bambini, quelli ci sono sempre nella vita di una donna, certo… Prima mi hai chiesto se tra noi c’era ancora sesso, ecco, sai da quanto tempo non scopiamo più? Io non me lo ricordo. Un uomo ha bisogno di certe attenzioni, di certi gesti. Tu che sei scapolo lo saprai. Ah, tra l’altro, vedi ancora quella ragazza?... come si chiamava?... Cinzia?

L.        Sì, ogni tanto. Ma lascia perdere me! Come dici tu, io non sono sposato e certe cose non le conosco, ma penso che dopo dieci anni di matrimonio,… certi momenti, certe attenzioni… come dici tu, calino! O cambino, per lo meno. È del tutto normale. Cazzo, Ste! Cambiano  per me! Nemmeno io scopo più come una volta. Non lo faccio più con lo spirito con cui lo facevo quando avevo dieci anni di meno. Io stesso, mi trovo spesso a pensare di voler una donna solo per poter dormire. Cinzia ed io, la maggior parte delle volte ci vediamo per una cena a casa mia, poi ci stravacchiamo sul divano di fronte a un film e non arriviamo alla fine.

S.         Perché?

L.        Non in quel senso! Perché ci addormentiamo davanti al video!

S.         Ah. Comunque, Erika spesso dalle sue cene arriva che i bimbi non sono più alzati e qualche volta nemmeno io sono più sveglio. Sai, ho sentito dire che se il tuo partner ha un amante fisso anziché tradirti con più persone si soffre meno, ma non crederci, non è vero! La sola idea di pensarla a letto con quel suo collega, che tra l’altro mi ha detto, è più bello di me, mi è insopportabile. Magari lo fanno anche in auto, sui sedili reclinati, come le puttane!

L.        Ma sei pazzo! Dai della troia a tua moglie?

S.         Ne sono innamorato. Devo difendermi!

S.         Ti andrebbe di parlarle?

L.        Con Erika? Sì. Va bene. Ma lei ti ha confessato qualcosa? Le hai detto dei tuoi presentimenti, delle tue paure? Del tuo disagio?

S.         Ma sì!  Le ho parlato. Non lo hai capito che litighiamo in continuazione. Per qualsiasi cazzata! Io per lei non rappresento più nulla. Non sono più il suo uomo. Sono solo un rompiballe che abita in casa con lei.

L.        Di tradimento, però non avete mai parlato?!

(STEFANO annuisce in maniera confusa)

L.        Tu vuoi che le parli perché lo confessi a me!

S.         Credi che sia facile sentirmelo dire che ha un altro?

L.        No. Penso di no. Ancora non credo che ti tradisca ma posso comprendere che la possibilità, anche solo ipotetica ti faccia male.

S.         E se non sono corna che cosa sono?

L.        Niente. Non è niente. Potrebbe essere un momento in cui i problemi hanno superato il loro limite. Vi siete persi e non vi trovate più. Potrebbe anche essere semplicemente finito il vostro matrimonio.

S.         No. I matrimoni non finiscono dopo dieci anni a meno che non arrivi un esterno a dare una scossa.

L.        Il manuale? (STEFANO annuisce). Ho tutta la settimana libera, la sera. La chiamo domani.

S.         Non illuderti. Non sarà facile trovarla a casa!

L.        Io ci provo lo stesso. Le parlerò io, Ste. E, se è il caso, la convincerò a non fare cazzate: a tornare a casa. Tu, però, inizia a pensare a un’alternativa alle corna. È molto probabile che si tratti di doverla riconquistare, semplicemente. E nient’altro.

S.         Leo, Erika mi tradisce. Sei tu che devi fartene una ragione. Corna! Sono corna!

BUIO

Scena 2.

In casa ci sono ERIKA e  LEO. Un’altra sera.

E.        E dov’è che sei stato?

L.        Mirabilandia! Ci ho portato Cinzia. Avevamo entrambi due giorni liberi dal lavoro e siamo stati là un po’.

E.        Com’è? Divertente? È come Gardaland?

L.        Non lo so. Non ero mai stato in un parco giochi. Non so come sia Gardaland. Però mi hanno detto di sì. Una vera e propria città, fatta di giostre con settori a tema. C’è la città dei pirati, il quartiere western, la città fantasma, i dinosauri.

E.        Sei salito su qualche giostra “paurosa”?

L.        No. C’erano le montagne russe, quelle che ti legano per la schiena e stai con le gambe penzoloni, ma non fanno per me. Non sono neppure salito sulle montagne russe normali!

E.        Non è un parco acquatico? Non è dentro l’Aquafan? O l’Aquafan è una parte di Mirabilandia?

L.        No. Non c’entra nulla. Sono vicine. Una a Ravenna e l’altra a Rimini.

E.        Dovremmo portarci i bambini. Solo che, sul lavoro non abbiamo tregua. Né io né Stefano. A te come va il lavoro? Infognato anche tu?

L.        Abbastanza. Prima di Mirabilandia avevo finito di combinare un concerto di classica all’aperto. Andato bene, ma non è mai facile.

E.        Sì. Ti credo e ne so qualcosa. Inizi un lavoro e nel mentre ne hai altri tre in corso...

L.        Poi, tu hai anche la famiglia a cui pensare…

E.        No. Quello è il meno. Ste mi dà una mano con i bimbi, nonostante il lavoro... anche lui… Senti, sono gelosa! Parlami di questa Cinzia. Da quando vi vedete?

L.        Bah, ci vediamo da sei mesi oramai ma non è niente di serio. Diciamo che, più che altro, siamo insieme per colmare il senso di solitudine che abbiamo in casa nostra.

E.        E funziona?

L.        In che senso?

E.        Nel senso che vi fate compagnia? Vi sentite meno soli?

L.        Più o meno. Non so nemmeno io come mi sento! Andiamo d’accordo. Ci piacciono le stesse cose. Poi, sai, non sei mai a casa, non sai dove mangi mai e a che ora. Non puoi pretendere di legarti in un rapporto troppo intenso.

E.        Ce l’avevano venduta come libertà. Ricordi? Telefoniamo a Ste per sapere a che ora torna? Che dici?

L.        No, non sono qui per lui, stavolta.

E.        Ah no?

L.        Volevo rimanere un po’ con te. Stefano mi ha fatto capire che forse,… tra voi… c’è qualcosa che… Erika, va tutto bene?

ERIKA si siede, fino ad ora era stata in piedi a trafficare in casa, molto tranquilla ma indaffarata. Assume ora un’aria tra lo stupito e il colpevole.

L.        Ste l’altra sera mi ha detto che tra voi le cose non vanno benissimo… Erika, io sono vostro amico… se le cose stanno così… ci tengo ad esservi d’aiuto se me ne date la possibilità e ne sono capace…

E.        Beh, sì. Forse ci siamo un po’ allontanati di recente. Non ci vediamo quasi più in casa. Né a pranzo o a cena. Io sono sempre in quel cavolo d’ufficio. Ste non lo capisce, ma il mio lavoro non è come il suo. Lui va al ristorante, dà gli ordini ai camerieri e ai cuochi, si mette ai fornelli una mezza giornata e bene o male sa come va la sua giornata!

L.        Dai, non è proprio così.! Ho sempre visto che fa degli orari impossibili, assurdi. Fin da quando ha iniziato!

E.        Una volta era così, dici bene! Ora ha molto tempo a disposizione. Il locale è avviato bene. Quello è il suo lavoro e lo sa fare da dio. Alle sei è quasi sempre fuori, perché lascia fare molto ai suoi assistenti.

L.        Tu invece?

E.        Il mio lavoro è una merda. Sono sempre là dentro, non ho orari, in qualsiasi momento arriva una nuova campagna a cui lavorare e che si deve concludere in pochi giorni. L’ufficio, poi, è  pieno di questi neo-laureati tossicomani che pur di  farti le scarpe ucciderebbero.

L.        Non tutti, mi auguro! Ci sarà pur qualcuno che ti dà una mano. Sei lì da anni, lo hai creato tu quello studio, ti sarai fatta degli amici?

E.        Ma sì, qualcuno c’è! Siamo in quindici in quell’ufficio. Voi, tu e Stefano, non capite le dinamiche di un lavoro d’ufficio. È esattamente come nei film, il primo stronzetto che arriva con una buona idea ti sorpassa e tu perdi tutto quello che hai fatto in anni. Così, alla fine io sono quella che si trova ad andare a cena con i clienti per rappresentare l’ufficio.

L.        Da sola?

E.        No. Di solito siamo io, Vincenzo il mio capo, e un altro.

L.        E questo qui chi è?.. (ERIKA lo guarda interrogativa). Non mi sembra tu mi abbia detto che ti stanno licenziando!

E.        Ecco, vedi che non ci arrivi neanche tu! Come Ste, questa cosa non la capite. Sono una grafica pubblicitaria! Il mio lavoro consiste nello stare in mezzo ai colori, ai disegni e creare un’immagine, un’idea, una campagna pubblicitaria. Uno slogan. Non fare l’accompagnatrice del capo o la rappresentante dello studio. Io, là dentro non mi posso fidare di nessuno. E guarda che stare otto ore in mezzo a gente di cui non puoi mai fidarti completamente, diventa pesante. Ogni cosa che fai devi controllarlo dieci volte di più perché, oltre ad essere una svista, potrebbe diventare l’errore che ti segnerà per chissà quanto: non puoi farti scappare nulla. Soprattutto se sei una donna, in mezzo ad altre donne. Non sto a spiegarti che abbiamo dei problemi maggiori dal punto di vista fisico rispetto a voi maschi, ma non solo: io mi aspetterei solidarietà dalle altre donne in virtù del fatto che anche le altre dovrebbero capirlo, e invece.. tutt’altro! Delle vipere, più sono giovani e belle e più sono vipere! Sempre pronte a fare le cagnette con gli altri maschi e con Vincenzo in particolare, e dove vogliono arrivare, di solito arrivano. Voi uomini, per quanto intelligenti ci cascate sempre in questi tranelli!

L.        Sì, hai ragione! In fondo, lo capisco. Però… hai anche la famiglia da guardare, un marito… No, non in quel senso, non mi fraintendere! Intendo, una famiglia di cui tener conto.

E.        Non mi fraintendere tu ora; da un certo punto di vista la famiglia rappresenta un ostacolo al mio lavoro, proprio perché ci devo pensare, devo tenerne conto. Lo so benissimo. Cosa credi? Non me lo sono dimenticata! Edoardo e Giorgia sono in cima ai miei pensieri. Metto loro prima di me stessa, anche!

L.        Stefano però, a questo punto si sente messo da parte…

E.        Di questo si lamenta? In questo momento sono io ad avere bisogno di lui! Quando ha aperto il locale, e tutto era all’inizio, tutto da cominciare, allora c’erano i bimbi piccoli, quindi era logico che io rimanessi a casa a fare la mamma. Io non ho mai smesso di  sostenerlo, di aiutarlo. Non mi sono mai negata. Mai! Tornava a casa all’una o anche dopo, mi ricordo, dormiva fino a tardi al mattino e io evitavo di disturbarlo e quando si alzava partiva e andava al lavoro. Punto. Non gli è mai mancato nulla. Tra lui e i bimbi, io creavo e disegnavo nei ritagli di tempo, perché per fortuna il lavoro mi permetteva di essere autonoma negli orari: almeno questo devo ammetterlo. Oggi il ristorante è avviato, i bimbi sono  già abbastanza grandi e scusami, ma penso di più a me stessa! Nel locale, lui  ci sta il minimo indispensabile; e tutto il resto del tempo? Poi, arrivo a casa e mi dice che non ha avuto di meglio da fare che portare i bambini in pizzeria? Se è a casa che non fa nulla!! Se oggi sono costretta a fare gli straordinari è anche perché anni fa ho pensato a lui, ai bimbi e ai miei!

L.        A proposito, come stanno?

E.        Bene. Ora bene. Mio padre è sempre lì con la sua gamba, che va e non va. Mia madre c’è e non c’è: abbiamo preso una badante per entrambi, così corro solo per le emergenze. In più si ostinano a stare lassù, in mezzo alle capre!

L.        Certo. Se loro o qualcuno fosse qui vicino e  vi potesse dare una mano coi figli…

E.        Sui miei suoceri, lo sai, non ci posso contare. Loro, da quando sono in pensione, ormai, fanno i giovani a oltranza. Non credo neanche che i bimbi la chiamino nonna, la madre di Stefano. No. Non ho nessuno su cui poter contare. Leo, sono stufa di dovermela cavare  da sola in tutto.

L.        Non va proprio tra voi, quindi?

E.        No. Non va. Io sono persa! Invece di avere un aiuto da mio marito devo fare da balia a lui. Cazzo! Possibile che non ci arrivi a vedere che ho bisogno di una mano? Sono da sola a tirare avanti due figli, un marito e un lavoro. Due genitori quasi invalidi e due suoceri che fanno i ragazzini. E amen, questo passi, se lo possono permettere! Tutto il resto, però? Io penso che nel nostro matrimonio ci fosse un accordo, seppur tacito: io sostengo te e tu me. E invece no! Qua fanno tutti capo a me! Quando mi sono dovuta  sacrificare per lui tutto bene. Ora gli chiedo un po’ di sostegno e si fa assente, si tira indietro.

L.        Va bene. Ma voi ne avete parlato? Che cosa vi siete detti?

E.        Niente. Lui fa lo gnorri. Sono più le volte che mi aggredisce e mi dice che lo soffoco che le volte in cui si rende disponibile. Che diavolo ha da fare? Non è mai a casa! I bimbi sono grandi, è ora che lui si metta a fare il padre una buona volta e non il genitore buono che le dà tutte vinte!

            Poi, ha anche una moglie. Sembra che se lo sia dimenticato. Ha la sua donna a cui pensare. A cui badare. Ho anche io voglia di qualcosa da lui, in quanto sua moglie. Sai da quanto tempo non facciamo più l’amore? Io e lui? Otto mesi! Dico, quasi un anno! Va bene tutto, o quasi, io ce l’ho fatta finora, continuerò a farcela. Se Dio vuole i bambini non sono cresciuti disgraziati, ma io ho bisogno di lui in qualcosa.

L.        Non avete mai pensato di fare un viaggio assieme? Che so, tanto per stare soli voi due… ritrovarvi ancora come da fidanzati.  Ho sentito di una coppia di miei conoscenti a cui un qualcosa del genere è servito.

E.        Io sì. Ci ho pensato. Ma come fai? Passi il mio lavoro, se è il caso me ne frego ancora un’altra volta e lo lascio perdere, se ho la possibilità concreta che la cosa funzioni, ma i bambini? Guarda che quando dico che i miei suoceri sono diventati dei ragazzini non lo dico tanto per dire! Prendono, partono e chissà quando tornano! Di stare a guardare i nipoti non ci pensano proprio per una settimana o due. Cosa mi resta? Lasciarli a te?

L.        Se a Edoardo e Giorgia va bene, io mi arrangio. Non lo dico scherzando! (pausa) Il problema, però, diventa insanabile se uno si fa un’amante!

E.        Certo! Se uno si fa l’amante! Ci manca solo più il terzo incomodo che ti ruba il partner.

L.        Appunto Erika. Che cosa ti è venuto in mente di farti un’amante? Se ci sono dei problemi, si cerca di risolverli, di risolverli insieme, come coppia, non di fuggire! Fai dei discorsi che io condivido in pieno, questo lo sai, ti do ragione in tutto, ma  in questo no! È un errore! Un errore  che può rivelarsi irreparabile. Piuttosto, non chiamatemi a cose già precipitate, fatelo prima. Io o un’altra persona di cui vi fidate, fa lo stesso..

E.        Sì, è quello che ho pensato anche io, quello che gli ho proposto.

L.        E lui?

E.        Lui non ne vuole sapere di estranei in casa. Sono stupita del fatto stesso che abbia chiamato te. Ma cosa è questa storia dell’amante?

L.        Ste mi ha detto che teme, anzi che è praticamente sicuro, che tu abbia un amante. Ed è quello che mi hai detto tu ora..

E.        Ste ti ha detto che il nostro matrimonio è in crisi perché io ho un altro?! Il mio capoufficio, magari? Questo ti ha detto?

LEO annuisce

E.        Lui ha l’amante! Lui è lo stronzo che mi tradisce con la sua cameriera ventenne! Lui! Non io! Ma come diavolo puoi aver pensato una cosa così idiota? È lui che ha l’amante!

L.        Ma.. Lui mi aveva detto…

Entra STEFANO. I due in scena lo guardano. STEFANO  capisce che cosa è successo. Ritorna indietro sui suoi passi, di schiena.

BUIO

Scena 3

Si riapre su ERIKA e STEFANO. ERIKA prende bicchieri e piatti da uno scaffale, dietro le poltrone. Inizia a  preparare il tavolo per la cena. In silenzio. Suona un cellulare, STEFANO risponde.

S.         Sì? Pronto? Ciao! Dimmi pure!

STEFANO si allontana in un angolo del palco. Non lo sentiamo più, ma lo vediamo e si comprende che si tratta di una telefonata dell’amante. ERIKA lo osserva da lontano. STEFANO mette giù. Mentre torna in centro, il telefono risuona e lui si allontana in un angolo ancora una volta. Dopo un poco richiude il cellulare.

La scena si ripete fino a cinque volte. Sempre uguale, sempre in silenzio o quasi.

E.        Vuoi piantarla?

S.         Che cosa c’è? Mi chiamano dal lavoro! Adesso non dovrei più rispondere?

E.        Non dire cazzate! Ti chiamerà dal lavoro ma so benissimo chi è e che cosa vuole!

S.         Non sono l’unico a ricevere telefonate dal lavoro!

E.        Andiamo! Non cercare di arrampicarti sugli specchi. Sei tu quello che tradisce, dei due!

STEFANO da ora in poi inizierà a parlare in maniera controllata, riportando le parole del libro. I suoi gesti però saranno tipicamente gesti di nervosismo non controllato.

S.         Sono stato un po’ scostante in questo periodo ma ho qui un regalo per farmi perdonare.

Estrae un anello

E.        Che significa? Che significa questo anello? (pausa) No. Stai cercando di confondermi. Non significa nulla. Non c’è motivo  per regalarmi qualcosa. Tu mi hai tradito! Questo è. Mi hai tradito e io non ho mai voluto guardare in faccia la realtà, ma ora basta! Sei stato capace di mettere in mezzo altra gente, come Leo, mentre io cercavo di coprirti con me stessa e scusarti. All’inizio mi sono detta che era una scappatella, che era una mia idea e basta; mi sono detta che, per i figli, anche se fosse stato vero, dovevo difendere questa famiglia; ma la realtà era che avevo terrore di ammettere il fatto. Sentirmi dire da Leo che tu gli avevi detto che io di avrei tradito, quando sai benissimo che è l’esatto opposto… beh, stavolta non ci ho visto più.

S.         Non ammetti di avermi tradito.

(iniziano a squillare dei cellulari in sala)

ERIKA lo guarda in maniera furiosa. STEFANO è assente dalla scena. Dopo un momento di silenzio ERIKA riprende

E.        Dobbiamo fare qualcosa per questo rapporto. Possiamo ancora salvarci, non credi?... (STEFANO non ha reazione). Dobbiamo correre ai ripari ma da soli io penso che non possiamo farcela. Ho preso una decisione di cui avrei voluto parlarti stasera. (qui STEFANO perde per un attimo l’aria robotica e si volta verso ERIKA). ho preso appuntamento con uno specialista, uno studioso di rapporti di coppia, per un consulto. Lui sarebbe disponibile già domani sera, se volessimo. Per me non ci sono problemi..

S.         (interrompendo) Io non sono pazzo!

E.        Stefano, nessuno sta dicendo che tu o io siamo pazzi o malati o chissà che altro. È un modo per trovare di nuovo un bandolo della matassa.

S.         Io non sono mica pazzo! (altro biglietto) Se la coppia non riesce a trovare una via di uscita ai propri problemi in maniera autonoma è questa la fine della coppia.

E.        Stef, ma cosa stai dicendo? Magari tu ha delle esigenze che non riesci a dirmi, a comunicarmi. E che io non so comprendere. Con uno psicologo possono venire fuori… può aiutarti…

S.         Nego tutti gli addebiti a mio carico!

E.        Ma… che cosa significa?

S.         è tutta colpa tua!

E.        Colpa mia di cosa? Del fatto che mi tradisci? Va bene! Sì, può darsi!

S.         Ognuno può commettere degli errori. Occorre saperli riconoscere!  Riconosci i tuoi. Come io faccio dei miei.

E.        Va bene, sono pronta a riconoscere i miei errori. Sono stata assente, ammetto di aver trascurato te, i bimbi, la casa…

S.         Noi uomini veniamo bombardati  da immagini di belle donne con aria disponibile. E i media propongono ciò che la gente  vuole.

E.        Che cosa significa?

S.         La società è composta da rapporti flessibili. Il “per sempre” non esiste più

E.        Cosa diavolo stai dicendo? Che ora, dopo dieci anni di unione vuoi un rapporto flessibile? Me ne frego di che cosa propongono  giornali e società! Io voglio parlare del mio matrimonio.

S.         Questo  tradimento è segno che le cose sono finite. Questo te lo dico perché tu non soffra, non è stato un vero tradimento. Io lo faccio per te.

E.        Oh no! Ti prego! Non cominciare con queste frasi da film! Non dirmi che lo fai per me o per noi o per che altro. Non è finita! Non è finita! Dobbiamo parlarne. Ti ho detto che io ammetto di aver sbagliato. Sono stata assente, va bene, ti ho trascurato, anzi, vi ho trascurato. Questo cambio di routine non ci voleva, non ci ha fatto bene. È stato un errore, anzi… Ma non e tutto perduto! Abbiamo una storia insieme di quasi vent’anni. Venti! Non finisce così! Per una sbandata! Perché tu magari ti sei innamorato di un’altra. Tu pensi di essere innamorato di questa donna, ne sei convinto! Fermamente convinto, anche! Ma sai benissimo anche tu che non è così facile. Senti, vuoi parlarmi di lei?.. vuoi?

S.         E’ nata sul lavoro. Il contatto con persone che condividono con te gli stessi problemi e le medesime preoccupazioni professionali non fa che favorire la comprensione reciproca.

E.        Sì, certo! Vedi che, in fondo, mi dai ragione? Si tratta di un problema di comprensione reciproca. Tra noi è venuta a mancare questa comprensione reciproca e tu hai trovato complicità nelle braccia di un’altra.

S.         Ho bisogno di una donna che sia sempre al top. Al lavoro e in palestra sono circondato da donne che sono il meglio sul mercato.

E.        Il meglio sul mercato? Stefano, non ti riconosco più? Da quando vai in palestra? E poi, il meglio sul mercato? Ma allora, non sei innamorato! Vuoi solo farti una scopata! Ti va bene una puttanella qualsiasi! Io sono il top! Io sono una donna vincente. Io ho un uomo che amo, dei figli stupendi, un matrimonio che funziona, faccio il lavoro che ho sempre desiderato fare!

S.         Io ho bisogno di donne che mi diano approvazione. Una bella donna, che mi fa capire che ci sta, è per me irresistibile. Non posso dire di no! Sono maschio in questo!

E.        Ma questo succede a tutti. Se proprio vuoi saperlo, io ho dei colleghi che mi hanno fatto capire che intenzioni hanno e sono tutt’altro che da rifiutare in quanto a uomini! Se proprio vuoi saperlo anch’io incontro  degli uomini “irresistibili”, ma mi rendo conto che non ne vale la pena. Potrei  anche scoparmeli, visto che tu, in questo, non ti comporti da “uomo”, ma ho delle responsabilità e quindi rifiuto queste occasioni, chiunque essi siano.

S.         Non devi negarti queste possibilità, se ti va. Oggi va la coppia aperta!

E.        Che diavolo stai dicendo?! Che stai dicendo?! Ti fai forza sapendo che  non ti ho mai tradito e che non sono capace di farlo ma non parleresti così se tu ti sentissi tradito. Coglione!

S.         Diventi buffa quando dici le parolacce!!

E.        Sei ridicolo! Sei tu a essere ridicolo, non io, stronzo! Cosa ti è successo? Dov’è finito l’uomo che ho sposato? Il padre dei miei figli? Ma che cosa sei diventato? Tutto per una troietta qualsiasi che te lo fa rizzare!

S.         Io ti ho tradito per affermare il mio senso di libertà. Il mio bisogno di sentirmi di nuovo innamorato!

E.        Va bene! Questo lo potrei anche capire, al limite anche accettare! Se tu ne fossi però innamorato! Se lei lo fosse innamorata, di te. Ma tra voi c’è solo  sesso! Non lo capisci?

S.         I miei ideali! I miei desideri di gioventù… la mia libertà…

E.        E prenditela la tua libertà!! Prenditi questa libertà del cazzo! Ridiventa padrone del tuo tempo, visto che ti piace la pubblicità. Ma quanto dura? Per quanto tempo pensi di rimanere innamorato? Tutta la vita? O quando finisce con la tua cameriera, ne cerchi un’altra che ti faccia innamorare di nuovo della tua libertà, o… come hai detto prima? Che ti dia di nuovo approvazione. A colpi di erezione!

Suona il cellulare di STEFANO. Lui risponde. ERIKA glielo strappa di mano e lo getta sulla poltrona.

E.        Almeno non rispondere adesso al telefono! Tanto so chi è, e può aspettare se è in fregola

S.         Non ti ho mai vista arrabbiata così. Mi fai ridere! (va a prendere il cellulare e lo mette in tasca)

E.        A me invece fai piangere. Pezzo di merda che non sei altro!

S.         Mi dispiace che tu la prenda così. Dimostri che il tuo amore è molto infantile e soprattutto statico.

E.        Cosa diavolo vuol dire che sono infantile? Sei tu che stai scappando dalle responsabilità di una famiglia, di due bambini da crescere e che hanno bisogno di te, da un rapporto in cui pensavo entrambi avessimo messo tutto!

S.         La noia e la monotonia hanno fatto un brutto scherzo.

E.        Ma la noia ci sarà sempre. Come puoi pensare che con l’altra non ci saranno momenti di assoluta noia! Apri gli occhi, io sono qui ad avvisarti perché ci tengo ancora a te, nonostante tu qui non ci sia più.

S.         Io penso di amarti ancora, però…

E.        Però vai con un’altra! È ridicolo. Anzi no! È folle! Come puoi dirmi di amarmi in questo momento! Vuoi andartene, te ne stai andando, lasciandomi qui dopo vent’anni quasi di storia assieme e dici di amarmi?! Come puoi essere umiliarmi così? Come fai a essere così infame? Ingiusto?

S.         Tu hai bisogno di un uomo che ti ascolti, ti conforti, ti incoraggi come persona, come donna. Tu con me ti sottovaluti! Ma io ti amo ancora!

E.        No. Non mi sottovaluto. E non sottovaluto te. Io ho creduto in questo amore e ci credo ancora. Non voglio un altro uomo. Voglio te. L’uomo che mi ha preso dalle braccia di mio padre, che ho sposato, al quale ho fatto delle promesse di fedeltà, di fiducia, di accoglienza.

S.         (ridacchia con aria di sufficienza). È normale che tu abbia una forma particolare di possesso, che come donna ti faceva sentire protetta e al sicuro. E questo che denota una differenza di maturità nella concezione del nostro rapporto di coppia.

E.        Stefano io voglio te, ti desidero al mio fianco. Ho bisogno di te!

S.         Una coppia deve condividere degli ideali, delle aspirazioni, dei progetti con un denominatore comune.

E.        Noi li avevamo questi progetti. Avevamo delle aspirazioni.

S.         Ognuno può commettere degli errori. Occorre saper riconoscere i propri

E.        Non è stato un errore il nostro! Viviamo assieme da dieci anni. Non è stato un errore il nostro! Non puoi pensare di prendere tutto in un pacchetto e gettarlo alle ortiche!

S.         Tra noi si è creato uno spazio di identità non protetta. Non c’è più nessun rapporto di confidenza.

E.        Non è vero!  Quello è solo un periodo recente! Tra noi c’è sempre stata confidenza, complicità.

S.         Io ho sacrificato tutti i miei progetti individuali in questa famiglia. Ho rinunciato a troppa parte di me, dei miei ideali, tutto per te. Ora basta.

E.        Io ho sempre fatto tutto ciò che potevo e sapevo fare per te. Ho sempre cercato di starti vicino.

Il telefono di STEFANO squilla

            Di accontentarti, di comprendere le tue esigenze. Se ho lasciato perdere, se sono stata assente, è perché ti vedevo felice, autonomo. Ma ho sbagliato e ti chiedo scusa.

S.         Non devi soffrire. Questo tradimento è segno che le cose sono finite da tempo. Solo non avevamo il coraggio di ammetterlo a noi stessi. È come se non ti avessi tradito!

E.        Tu mi hai tradito! E non solo perché ti sei scopato un’altra ma perché non è finita tra noi.

STEFANO è lontano da ERIKA, guarda il telefono, sorride e chiude il  la telefonata. Fa per uscire.

S.         Erika, io lo faccio per te, di lasciarti. Per quel poco di amore che ancora provo e che rimarrà sempre tra noi.

STEFANO se ne va. ERIKA dice l’ultima battuta con lui sulla porta.

E.        Non puoi andartene! Non è finita. Torna indietro! Non abbiamo finito niente noi due. Stefano non abbiamo finito. (STEFANO esce) torna indietro. Stefano! Stefano!

BUIO

Scena 4.

In scena LEO e ERIKA. lui è seduto mentre lei rassetta, pulisce, riordina mentre conversano. Lei è molto nervosa, voce rotta per l’emozione. All’inizio sta piegando biancheria che estrae da un cesto. Sono passati già molti giorni dalla scena precedente.

E.        Io non posso pensare di essere stata tutto questo tempo con un uomo simile. Un immaturo, un irresponsabile, un codardo,…

L.        Beh, fa specie anche a me. Neanche io lo riconoscevo in certi discorsi che faceva ultimamente…

E.        Un bambino. Sembra rimbecillito di colpo. Per tutto il tempo a farmi sentire in colpa, a dirmi che dipende tutto da me. Come se fossi stata io la causa di tutto.

L.        Per non dire poi del tentativo di farmi credere che fossi tu a tradire lui e non viceversa.

E.        Ridicolo, vero! No, guarda! Io sono arrabbiatissima con lui, con me, con tutto. Ma da qualche giorno sto iniziando a pensare che andandosene di casa, mi sia andata solo bene. Un deficiente in casa, è proprio l’ultima cosa che mi serve. Un cretino, un ingrato. Io, in passato l’ho sostenuto, aiutato, capito anche! Tanto c’erano Edo e Giorgia piccoli e con quella scusa, è ovvio che non pensi prima a te stessa, poi quando si è trattato di fare cambio, di pensare al mio mondo: sparito! Scomparso! Puff! No. Non è proprio l’uomo che mi serve al mio fianco ora.

L.        Sì, guarda, ti do ragione pienamente. Si è rivelato una persona che non conoscevo, te l’ho detto. Da quando se ne è andato, ho provato a cercarlo ma… sarà il senso di colpa per avermi mentito, non lo so, ma non mi risponde più al telefono…

E.        Ah, non è un problema mio. Chiama almeno quindici volte al giorno da una settimana in qua.

L.        Che cosa ti dice?

E.        Non lo so. Non rispondo mica! Se gli vengono i sensi di colpa per sapere come sto o come stanno i suoi figli, doveva pensarci prima di fare la cazzata. Io non voglio più vederlo.

L.        Magari si è reso conto della cazzata che ha fatto e vuole tornare!

E.        Se lo scordi! Tu non hai idea delle cose che mi ha detto. Tu non lo sai come mi ha fatto sentire! Mi ha umiliata! Me ne sto chiusa in casa tutto il giorno, a far niente. Esco solo per andare in ufficio ma appena sono in strada mi sento da schifo e se non ci sono i bimbi che mi vedono, me la faccio fino in ufficio piangendo. Quando sono lì, ogni dieci minuti mi chiudo in bagno a farmi un pianto di nascosto. Guarda Leo, te lo dico perché spero tu comprenda, ma se non ci fossero i bimbi io, da allora non mi sarei nemmeno alzata dal letto ancora. (osserva la biancheria che sta piegando). Questa biancheria… è la terza volta che la lavo senza averla mai usata.

L.        Datti una calmata. Su, vieni a sederti qui. Sono venuto a  trovarti per vedere come stai e mi stai facendo venire il mal di mare

ERIKA si siede accanto a lui.

E.        Non posso perdonarlo! Vorrei, ma non posso perdonare tutto il male che mi ha fatto. Dall’uomo che amavo non posso accettare frasi come “da una donna cerco approvazione”  “non  so resistere a una bella donna che ci sta”. Mi è venuto a dire che lui è circondato da donne che sono al “meglio del mercato”, come se io fossi una sguattera. Una delle sue cameriere da licenziare su due piedi. (squilla il telefono di ERIKA, lei lo indica con un dito). È lui! Capisci! Sono sua moglie. Più di quindici anni assieme! Lui era la mia vita e pensavo di essere lo stesso per lui.

L.        Evidentemente lui non la pensava così. Non vorrei infierire ulteriormente, ma  chissà da quanto tempo andava avanti.

E.        Non lo so, non ci voglio pensare! Ma io chiedo, allora: come ha potuto guardarmi negli occhi per tutto questo tempo, come se nulla fosse? Come se tutto girasse alla perfezione?

L.        Tu non ti sei mai accorta di nulla?

E.        E’ questo che fa più male! Che, in fondo, lo avevo sospettato, da almeno un anno, e oramai non c’erano dubbi, suona il telefono e lui corre a rispondere nell’altra stanza, così che io non sentissi (squilla di nuovo il cellulare di ERIKA), torna tardi dal lavoro regolarmente tutti i mercoledì,  che  in fondo, non era mai stato un giorno pieno. Gli indizi c’erano e oggi so che non ci potevano essere dubbi, ma facevo di tutto per non rendermene conto. Per non affrontare la realtà che ci fosse un’altra.

L.        Lui non faceva praticamente nulla per nascondersi?

E.        Assolutamente no. Anzi, tutt’altro. Faceva di tutto per farsi beccare. Lasciava il cellulare in giro, biglietti, che io non ho mai letto per timore che ci fosse la prova dei miei dubbi. Questo che mi fa rabbia. Faceva di tutto per farsi beccare e io  non volevo affrontarlo.

L.        Pensavi che se fosse stato lui a dirtelo (squillo) avresti sofferto meno. Volevi che te lo confessasse lui.

E.        Lui non avrebbe mai confessato! E lo sapevo! Non sai quanto sia imbestialita con me stessa per questo!

L.        Non devi essere severa con te stessa. Lo hai detto anche tu che realizzare che razza di carogna fosse, ti faceva star male. Non c’è assolutamente niente di sbagliato in questo.

E.        Un codardo! Ecco cos’è! Un codardo. Voleva che fossi io a scoprirlo così non avrebbe dovuto fare neppure la fatica di andarsene: lo avrei sbattuto fuori io! Così avrebbe potuto andarsene tranquillo dalla sua sgualdrina! Ah, guarda, se penso a quella stronza che ha giocato nell’ombra per portarmelo via!! Come si fa a essere così subdoli? Mi chiedo io?

L.        Non è detto che sia così da invidiare! Prima aveva Stefano solo nel tempo libero, scopavano e lui poi tornava a casa da  te. Ora lei dovrà fare le veci della moglie. Non avrà solo i piaceri, ma anche i problemi di tutti i giorni da affrontare.

E.        Sì. Questo sì. Ora anche per loro arriva la quotidianità! Pensa che tra le tante frasi storiche c’è stata anche un “la noia e la monotonia fanno brutti scherzi”. Si renderà conto che l’innamoramento, passati due mesi finisce e a lei iniziano a puzzarle i piedi.

L.        Ricordo una frase di Philip Roth che dice che l’amante non lo vedi mai in quelle situazioni squallide come la fila al supermercato, perché altrimenti si trasforma in una amante di tutti i giorni, prosaico e non più il fantastico amante che avevi idealizzato e… noia, noia, noia. La realtà trionfa sul sogno!

E.        Intanto io, due mesi che mangio merda, loro mesi che scopano. Guarda, sono così arrabbiata che nemmeno mi viene voglia di vendicarmi. Sono mesi che non faccio l’amore, altro indizio del fatto che mi tradiva, ma l’idea di fare sesso con un altro proprio… e dire che mi farebbe bene, dicono…

L.        Non so! Per quanto ti conosco non credo tu sia capace di avere una relazione solo fisica con un uomo, anche se si tratta di una volta sola e sulla spinta dell’ira.

E.        Ti sbagli! C’è stato un periodo in cui ho rischiato seriamente di cadere nell’errore di farmi una notte brava. Quel mio collega, quello con cui lavoro da qualche tempo, mi ha invitato a cena più di una volta e mi avesse beccato nel momento giusto, non so come sarebbe andata a finire, però poi ha prevalso un sentimento, o meglio una sensazione: oramai ho una sfiducia totale negli uomini!

L.        Attenta a parlare, ricordati che sono un uomo anch’io…

E.        No, voglio dire… Stefano ha distrutto la mia vita, il mio progetto, la famiglia era la parte più importante della mia vita. Io non sarò mai più parte di una famiglia perché (squilla il telefono), il mio concetto di famiglia prevede Stefano. Ora mi sento una donna  con due figli ma quest’uomo ha spaccato la “mia” famiglia.

L.        Cosa intendi con questo? Tu ora sei ferita, infuriata, sei succube dei sensi di colpa per questa storia ma ti assicuro che ne verrai fuori. Non puoi pensare che non sarai mai più felice. Che non incontrerai più qualcuno che possa renderti felice…

E.Sì, forse sarò un giorno di nuovo felice, non te lo escludo perché non posso darti torto a priori. Ma sarò felice come donna, come madre, certamente perché farò di tutto per crescere i miei figli felici, ma se un giorno ci sarà un altro uomo al mio fianco, non sarà più la mia famiglia. Per quella mi sono impegnata insieme a Stefano, in quella ho creduto (suona il telefono di nuovo, ora lei lo prende in mano, lo guarda e rifiuta la chiamata). Quella parte di me è definitivamente persa. Io non sarò più parte di una famiglia.

L.Erika, non puoi chiuderti le porte davanti! Non puoi mettere il naso fuori casa pensando che non ci sarà più possibilità di rifarti una vita. E rifarsi una vita potrebbe, anzi, quasi certamente significa, trovare un uomo da avere al proprio fianco.

E.No Leo, non riesci a capire. Di colpo mi sono accorta che il mio futuro poggiava su delle basi inesistenti, non solide. Avevo lavorato per anni, dico anni, su qualcosa che era aria fritta. Che è aria fritta! Non ne ho avuto niente da questo: solo dolore.

L.Ora stai parlando da persona ferita! Sai benissimo che sei stata felice!

E.D’accordo ma non lo sarò più! Non totalmente! E soprattutto non mi succederà più di innamorarmi. L’Amore è una leggenda, una favola per bambini. In questo ha ragione Stefano, è infantile credere all’amore per sempre, alla passione continua. È un sentimento stupido, non ne vale più la pena; è troppo alto il rischio di rimanere fregate di nuovo e… non ci voglio più cascare.

(squilla il telefono)

E.Come posso pensare che esistano degli uomini diversi da Stefano? Che ho avuto gli occhi coperti per anni e non mi sia mai accorta di chi era in realtà?

L.E chi era in realtà?

E.Te l’ho detto! Un codardo, un bambino che voleva solo continuare a giocare. La nostra relazione era finita ma lui non aveva il coraggio di venire a parlarne. Ha dovuto andare a fottere con quell’altra e poi farsi scoprire per poi sperare che fossi io a lasciarlo! Io sono stata quindici anni con un essere simile?!

L.Succede a migliaia di donne in tutto il mondo, Erika, e non ne muoiono! Ora tu ingigantisci le cose, il tuo dolore soprattutto ma tra qualche tempo ne sarai fuori.

E.Va bene,  ne sarò fuori! Te l’ho detto che già ora faccio i salti mortali per sembrare a posto in casa, sul lavoro e in giro. Ci riuscirò meglio ancora un giorno.

L.E troverai anche un uomo! Ti giuro che lo troverai. Basterà che tu ti lascia di nuovo andare, basterà che tu lasci entrare delle persone nella tua vita e ricomincerai a vivere.

E.Oh Leo, ma chi vuoi che si prenda una donna di quarant’anni con due figli?

(LEO si avvicina a lei, quasi ad abbracciarla)

L.Erika, io non ti ho mai nascosto di provare per te una certa attrazione…

E.E’ successo a quattordici anni, Leo, su!… Anche io ti voglio molto bene…

L.Erika, no! Sai bene di che cosa parlo! Tu per me sei una donna speciale.

E.Leo, non  scherzare! Non sono… non so neanche che cosa mi passi per la testa…

L.Io sono serio, lo sai. Io ti amo. E non mi spaventa l’idea di fare da padre ai tuoi figli!

E.Io non voglio un altro padre per Giorgia e Edoardo!

L.Hai capito che cosa intendo, sono pronto a starti vicino in tutto perché sono certo dei miei sentimenti e ho piena fiducia in noi due insieme!

E.Non parlare così, per favore. Non hai idea di quanto mi facciano male queste cose…

(LEO BACIA ERIKA e lei lo ricambia, salvo poi spingerlo via con violenza)

E. No! Nooo! (si passa la mano sulla bocca, come a pulirsi del fatto).       Vattene! Vattene via Leo!

(squilla il campanello della porta, ERIKA corre ad aprire, come a cercare salvezza). Entra STEFANO.

S.Ciao. Erika, ho compreso il mio errore e voglio tornare a casa con te. Con quell’altra non c’è più nulla. Erika dimentichiamo tutto!

(ERIKA urla terrorizzata e fugge dall’altra parte del palco. Lontano da entrambi gli uomini)

BUIO

Nel buio si sente la voce della tv che parla, si accende una sola luce ad illuminare solo il divano. LEO guarda la tv, ha il telecomando in mano o accanto a lui. ERIKA è appoggiata a lui, addormentata. Parla nel dormiveglia.

E.Stefano, abbassa la tv! (si risveglia di botto). Oh, scusami Leo, stavo dormendo.

L.Non importa. È tardi, hai ragione. Andiamo a letto.

 - FINE -

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