Un’ora d’amore

UNORA DAMORE

Atto unico

di JOSEF TOPOL

PERSONAGGI

EL

ELA

LA ZIA

Commedia formattata da

Una stanza con pochi mobili: due sedie, un tavolino, un divano; sullo sfondo una tenda su cui dipinto lo zodiaco. Dietro di essa riposa la Zia.

Buio; illuminato, debolmente e in controluce, soltanto El che sta in piedi a destra, sullo sfondo.

El - Ela?

Ela - (gioiosamente) El!

El - Ela!

Ela - El, amore! Vieni avanti!

El - (resta fermo). Di nuovo qualche trappola?

Ela - (tenera). Vieni, segui la mia voce!

El - Perch te ne stai al buio?

Ela - Perch non c' luce.

El - E perch non accendi?

Ela - Perch non trovo l'interruttore.

El - Non mi muovo finch non accendi.

Ela - Non accendo finch non lo trovo.

El - Ela!

Ela - Come posso trovarlo in questo buio?

El - Devo dirti qualcosa di serio, di molto serio!

Ela - Una cosa seria?

El - S! Sono venuto per dirti che...

Ela - Non voglio! Per carit, niente di serio!

El - Per questo oggi non sono potuto venire.

(Silenzio).

Ela - El?

El - Che c'?

Ela - Sei l?

El - Di', non ci sar qualche trabocchetto?

Ela - Alza le gambe, fifone!

El - (muovendosi lentamente). Ela, io vengo, ma ti giuro che se hai di nuovo messo... Ahi!

(D'improvviso si accende la luce).

Ela - (salta, batte le mani dalla gioia). E' finito nella bacinella!

El - (con un piede nella bacinella). Questa, poi!

Ela - (correndo a precipizio per tutta la stanza). Gliel'ho fatta, gliel'ho fatta!

La Zia - (da dietro la tenda si sentita la sua risata). Gliel'hai fatta, gliel'hai fatta!

El - (si toglie la scarpa). Aspetta, aspetta, vedrai quando te lo dico!

La Zia - (da dietro la tenda). Che aria ha?

Ela - ( saltata sul divano e da l osserva El).Terribile!

La Zia - Me lo immagino!

Ela - No, non puoi immaginarlo! L'infelicit in persona! Un piede all'asciutto, l'altro al bagnato!

La Zia - Cos va il mondo.

Ela - E vedessi che espressione tragica! (Si sente la risata della Zia da dietro la tenda).

El - (spia dietro la tenda). Ela, Ela, ti passer la voglia di ridere!

La Zia - Pagliaccio sbardellato!

Ela - (smette di ridere, salta gi dal divano). Sei stato dal barbiere? Ma come ti sei vestito? Cos'hai in quel pacchetto? E hai le scarpe nuove, come sono solide!

El - Ormai cos. Non ci vedremo pi.

Ela - No!

El - Parto.

Ela - Per dove?

El - Lontano. Per sempre.

Ela - Di gi?

El - (la osserva). S.

Ela - (gli si avvicina spingendolo verso la porta). Vattene. E poi ritorna. Con qualcosa di diverso. Dimentica il mio scherzo. Non lo far pi.

El - (torna indietro). Non te lo avevo detto che era una cosa seria? Ti avevo avvertita!

Ela - (incerta). Che hai in quel pacchetto?

El - Del maraschino.

La Zia - (da dietro la tenda). Maraschino? Evviva, avr il maraschino!

Ela - per la zia? Allora daglielo. (Prende la bacinella, la infila sotto il divano e poi si siede).

El - (si avvicina alla tenda). Come state? Vi ho portato un regalino.

La Zia - Stappare!

Ela - Stappala tu. Lei farebbe cadere il tappo nella bottiglia.

La Zia - Anche tu perderai la pazienza quando sarai vecchia come me.

Ela - (getta ad El un cavatappi). Che ora ?

El - Mezza e qualcosa.

Ela - Come lo sai?

El - Da quando l'ho saputo conto i minuti. A sinistra e nelle pagine successive alcune scene di Un'ora d'amore al Teatro alla Porta di Praga, rega di Otomar Kreica, interpreti: Marie Tomasova e Jan Triska.

Ela - A che ora?

El - Tra un'ora.

Ela - Allora staremo insieme ancora un'ora!

El - E te ne rallegri?

Ela - Un'ora, un'ora, un'ora intera! Lo sai che in un'ora pu succedere tutto?

El - In un'ora?

La Zia - (con aria stizzita, da dietro la tenda). lunga, lunga!

Ela - Ora non pensarci. Altrimenti ci innervosiamo e non combiniamo nulla.

El - Ho quasi fatto, zia!

Ela - (tra s). Se non divento matta! (Rumore di tappo estratto).

La Zia - Ora s che mi sento meglio!

El - (va dietro la tenda). Va meglio? Avete una magnifica cera! Tra un paio di giorni potrete di nuovo sgambettare.

La Zia - Lo dicono tutti i dottori. Da quando sto in questo letto ne ho gi cambiati due. Due dottori e tre postini, quelli che per San Silvestro mi portavano gli auguri per l'anno nuovo.

El - Eppure...

La Zia - Sai, Ela, questo maraschino stato un'idea stupenda.

El - Veramente l'idea stata mia.

La Zia - Mi far senz'altro bene. Tu s che sei una brava ragazza!

El - Veramente...

La Zia - Mi hai proprio letto nel pensiero, Ela! Allora, El, me lo dai?

El - (le porge la bottiglia). Alla vostra salute.

La Zia - Che ti faccia buon sangue, ragazza mia! (Scoppia a ridere) Parola mia, veramente terribile con quel piede scalzo! (Tossisce).

El - (esce da dietro la tenda). sempre la stessa. Come se per lei io non esistessi.

Ela - (ad El). Ormai la conosci. Si fatta di me un'intermediaria: tutto ci che del mondo le inaccessibile, pu assaporarlo solo grazie a me, io le porto un pezzetto di tutto, ma questo non significa che tutte le lodi siano per me.

El - (con aria dubbiosa). Speriamo!

La Zia - Gli basta cos poco per abbassare le arie!

El - (indispettito). Restiamo qui?

Ela - E dove vorresti andare?

El - A bere una vodka.

Ela - Finch arriviamo, finch ce la portano, finch paghiamo...

La Zia - Ma resta a casa, magari te ne faccio assaggiare io un goccio.

Ela - Non te ne stare l impalato. Levati il cappotto. Siediti vicino a me. No, non sulla sedia. (Gli prende il cappotto) Come sempre. (Porta via il cappotto).

El - Ne vale la pena?

Ela - No, no, no! Come sempre! Tutto deve essere come sempre. Altrimenti non ha senso. (Ritorna in fretta verso El) Come sempre. Dobbiamo far finta di niente.

El - Son passati gi cinque minuti.

Ela - (gli gira intorno). Sei da me, nella mia stanza. (Lo spinge sulla sedia) Stai seduto vicino a me. (Si siede su un'altra sedia vicino a lui) Come sempre.

El - Ma...

Ela - Che volevi dire?

El - Cosa ci racconteremo?

Ela - (tenta a fatica di restare calma). Non voglio stare con te come alla stazione. Prima c' una gran ressa, poi la folla si dirada, gli sportelli sbattono, nuvole di vapore passano davanti ai finestrini... no, mi ucciderebbe! Dobbiamo prenderla ragionevolmente.

El - Ma non puoi cancellare il fatto che ci vediamo per l'ultima volta.

Ela - S, ma non bisogna prenderla tanto a cuore, altrimenti non riusciamo a fare nulla.

El - (la guarda fissamente). Comunque ormai non riusciamo a pensare ad altro.

Ela - (sente il suo sguardo). Ti sei fatto la barba! Per il viaggio o perch venivi da me?

El - Per il viaggio.

Ela - Ma anche perch venivi da me?

El - Anche.

Ela - Per non graffiarmi.

La Zia - Eppure ti piace di pi quando non rasato. Almeno cos dici.

Ela - Perch mi sembra pi virile. (El si alza dalla sedia nervosamente).

La Zia - vero, cos sembra pronto per la prima comunione. Uno sbarbatello!

Ela - (vede il nervosismo di El). Bevi piano, zia. Chiss quando potrai avere ancora un altro regalo. Finir tutto questo. (Ad El, in fretta) Raccontami cosa hai fatto oggi. Cosa hai fatto da stamattina?

El - Ho preparato la valigia e... (si interrompe) ho preparato la valigia.

Ela - Quando lo hai saputo?

El - A mezzogiorno. A pranzo.

Ela - E cosa hai fatto prima?

El - (con tono colpevole). Ho dormito a lungo.

Ela - Hai un bel carattere, tu!

El - (ha uno scatto). Io!

Ela - Ti sottrai a tutto. Dimmi, come riuscivi a dormire se sapevi...

El - Ma non sapevo ancora niente! Ti dico che solo a mezzogiorno...

Ela - lo stesso, non lo sentivi, non avevi un presentimento? Eppure doveva succedere, gi da tempo era nell'aria. Che notte agitata ho passato io!

El - (con aria incredula). E perch?

Ela - Te l'ho detto, tu riesci a schivare tutto. Hai un angelo che la notte ti copre con una pelle di ippopotamo.

El - Stanotte ho sognato...

Ela - Non me, di certo.

El - Questo no.

Ela - Ma di che cosa sono fatti i tuoi sogni, nei quali io non entro mai?

La Zia - (da dietro la tenda). Di pancia piena. Di indigestione. Prima di dormire mangia troppo, Io stomaco si gonfia, gli comprime il cuore e cos non ti lascia passare nei suoi sogni.

Ela - (con un gesto della mano calma El). Che hai sognato, allora?

El - Ero inseguito...

Ela - una cosa vecchia!

El - Mi sono rifugiato su un'isola deserta.

Ela - Erano tanti?

El - Erano molti.

Ela - Naturalmente ti hanno trovato.

El - Alla fine, si sa, ci sono arrivati.

Ela - un vero mistero. Ti troverebbero anche se ti nascondessi in un nido di rondini.

El - Era un'isola piccolissima, una collinetta, una bollicina sul mare! Ho pensato: qui sono perduto! Non c'erano che dieci passi dal mare alla cima della collina. Ho visto subito la loro barca. Non c'era dove nascondersi. A circa due passi dalla riva c'era un unico albero solitario, marrone scuro, con le foglie che sembravano di vetro, come squame verdi attaccate ai rami. Come nascondiglio non era buono, ma il terrore mi ha spinto a salirvi.

Ela - Cosa potevi fare l?

El - Potevo soltanto sedermi su uno dei tre rami, l'unico che reggesse il mio peso, e spenzolare gi le gambe. stata un'imprudenza, ma ho avuto fortuna perch camminavano con gli occhi fissi al suolo. Prima di arrampicarmi sull'albero avevo percorso tutta l'iso-letta, poi mi ero fatto il bagno e, a nuoto, avevo rifatto il giro dell'isola. Cos loro hanno visto proprio le orme che finivano in mare. Camminavano in fila indiana, per ultimo veniva un vecchio con un ciuffo di capelli bianchi sulla fronte - quando passato sotto di me i miei piedi nudi hanno sfiorato i suoi capelli, anche quelli sembravano di vetro - si voltato esitando...

Ela - Avr senz'altro pensato: la brezza marina!

El - Poi si accomodato di nuovo i capelli sulla fronte e ha seguito gli altri. Sono scomparsi nel mare.

Ela - (alzando la voce). Che ne dici, zia?

La Zia - Poteva essere l'albero della vita, visto che si trovava su un'isoletta deserta, anche perch, come dice, non era adatto come nascondiglio eppure ci si nascosto, e poi perch aveva un unico ramo che potesse reggere il suo peso. una cosa che capiamo soltanto quando mettiamo giudizio o quando ci capita una grossa fortuna; ti ricordi, Ela?... quando eri piccola sei caduta da un ramo di pero che si spezz sotto il tuo peso. E quei capelli sotto la pianta dei piedi potrebbero significare che scampato per un capello a morte sicura, o almeno ad un grosso pericolo...

Ela - Che scampato?

La Zia - Che scampato o che scamper.

Ela - Quale delle due, insomma?

La Zia - Andate a farvi benedire!

El - (scuote la testa). Quella ormai non sa pi quello che dice.

Ela - Bevi qualcosa?

La Zia - Porta qui un bicchiere.

Ela - (si avvicina alla tenda). Due?

La Zia - Ho detto uno.

El - (sospira). Come sempre.

La Zia - (da dietro la tenda). Ti tremano le mani.

Ela - Ti sembra.

La Zia - Ne hai versato un po' sulla coperta. Sprecare cos il ben di Dio!

Ela - (esce da dietro la tenda). Se ne gi scolato mezzo. (Gli porge il bicchiere) Bevi, prima che finisca.

El - L'ora? (Beve).

Ela - (siede su una sedia di fronte a lui). Vieni qui vicino. Ancora pi vicino. Ancora.

El - (si trascina con la sedia fino a lei, le sue ginocchia toccano quelle di Ela). Pi vicino non si pu.

Ela - Non possibile.

El - Pi lontano si pu sempre. Ma pi vicino...

Ela - Dio mio, quanto tempo abbiamo ancora! Quanti secondi!

El - Solo i disperati contano i secondi.

Ela - E i delinquenti. Al tre sparo. Uno, due, tre...

El - (scuote il capo) ...quattro, cinque, sei...

Ela - ... sette, otto, nove, dieci...

El - Uno, due, tre...

Ela - ... quattro, cinque, sei...

El - ... sette, otto, nove...

Ela - ... dieci. Venti secondi insieme a te. (Lo interrompe) No, eppure peccato!

El - Peccato, peccato, peccato...

Ela - Smettila! (Si alza, cammina per la stanza).

El - Il tempo passa lo stesso quando si sta zitti?

Ela - Senz'altro va pi lentamente.

El - Ma c' il tic-tac dell'orologio.

Ela - (ferma l'orologio). Non pi.

El - buio.

Ela - (accende la lampada sul tavolino). Non pi. (Gli si siede sulle ginocchia).

El - Ti batte il cuore.

Ela - Quello non posso fermarlo. Mi misura. Ci misura.

El - Invecchiamo ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno che passa.

Ela - Ma ora siamo giovani. Abbiamo ancora un'ora!

El - Non pi. Non intera. Restano...

Ela - (lo interrompe). Non bisogna sottrarre! Hai detto un'ora e questo vale. Varr fino all'ultimo minuto. Fino all'ultimo secondo sar sempre un'ora con te.

El - E poi?

Ela - Cosa e poi?

El - E dopo?

Ela - Questo me lo devi dire tu. l il bello! (Va verso la tenda).

La Zia - Ma non stavi meglio con me! Povera bambina mia!

El - Ela!

Ela - A voi uomini piace molto parlare. Vi sembra di dire chiss cosa. Dite Ela! come se fosse una profondissima deduzione, alla quale siete arrivati dopo un lunghissimo pensare. (La Zia ride da dietro la tenda).

El - (indispettito, guardando in cagnesco verso la tenda). vero, penso solo a te: sei tu il mio pensiero.

La Zia - (da dietro la tenda). Non lasciarti offendere da nessuno, Ela! Ti sta preparando un brutto scherzo. Ma questo pensiero io l'ho tenuto a battesimo, io l'ho cullato, io l'ho fasciato, io gli ho fatto il bagno, io l'ho imboccato, io gli ho cantato la ninna-nanna! Io sola so quello che vale!

El - Non starla a sentire, Ela!

Ela - (si volta verso di lui). Sono solo di carne ed ossa. (Va verso di lui e lo bacia) Questo pu farlo un pensiero?

El - No...

Ela - Oppure questo? (Gli pianta le unghie nel viso).

El - Ahi!

Ela - Come ce lo hanno insegnato a scuola? Incolore, inodore, insapore. (Con ostinazione) E poi il pensiero non riscalda.

El - A volte s.

Ela - Il pensare riscalda. Quando si pensa intensamente a qualcosa o a qualcuno. (Ad alta voce) Zia, che ne dici?

La Zia - Tu non mi hai mai dato pensieri.

El - Quella salta di palo in frasca.

El - Cos ci siamo fermati uno di fronte all'altro...

Ela - Tu sull'erba, io nel fango...

El - Che ha?

Ela - Freddo.

El - Bella idea buttarsi in acqua vestiti, a settembre poi!

Ela - Scommessa! Ho scommesso che avrei attraversato il fiume a nuoto.

El - Con chi?

Ela - Con quello l.

El - il suo ragazzo?

Ela - Marito. Vede come va su e gi nervosamente?

El - Pensa che si getter in acqua?

Ela - Questo affar suo.

El - Come sarebbe, mio?

Ela - lei che mi lascia morire dal freddo! Si infili dentro la camicia.

El - (si infila attentamente la camicia nei pantaloni, si interrompe). La prenderebbe in prestito?

Ela - Come crede. (Si sente il suono di un campanello).

El - Suonano.

Ela - Deve essere mio marito. Ha il fiatone, poveretto.

El - Sul serio, stanno suonando!

Ela - E che suonino!

El - Che seccatore!

La Zia - Eh s! Solo mi dispiace che tu non abbassi la radio quando sono malata. Che stazione stai ascoltando? Se almeno la sintonizzassi; si sente un miagolio terribile...

Ela - (alzando la voce). la mia stazione preferita. E trasmette per l'ultima volta.

La Zia - Ultima?

Ela - Questo programma verr eliminato. Zia. Meno male! Se Dio vuole avr un po' di pace!

Ela - (va verso El). Perch non sono affogata quel giorno! Tu stavi cos. (Gli sfila la camicia dai pantaloni).

El - Mi stavo vestendo.

Ela - Ed io stavo uscendo dall'acqua. (Guarda fisso El) Brrrr!.... Battevo i denti, il vestito mi si appiccicava addosso...

Ela - No. Passer per il ponte.

El - un bel pezzo di strada.

Ela - Almeno faccio in tempo ad asciugarmi. Mi trover completamente asciutta. Ecco che arriva. Sta andando verso il ponte.

El - Deve avere molta fiducia in lei...

Ela - Nuoto bene.

El - ... per lasciarla qui con me.

Ela - Che pu fare? Non sa nuotare. Deve necessariamente aver fiducia in lei.

El - In me?

Ela - E chi che sta qui con me?

El - Certo, se lo dice al contrario...

Ela - Non pi cos carino. E poi pu sempre svignarsela, lo resto qui.

El - Cos morir dal freddo.

Ela - Non ci sono per nessuno quando sto con te.

El - E se per caso...

Ela - In nessun caso. (Grida) E tu suona, suona pure, suona fino a scoppiare!... Ha smesso.

El - (innervosito). Be', non vorrei far tardi, sai com'...

Ela - Dio mio, partire per sempre e per di pi arrivare in ritardo! Non avere paura, farai in tempo! Alla mezza d la medicina al

La Zia - precisa come un orologio: tra un minuto urler la mezza. Hai fame?

El - (sempre pi nervoso). Che giornata, oggi!

Ela - Bellissima! Nel forno ho un'omelette.

El - Sempre una sola.

Ela - Sai,

La Zia - El. Mi ignora completamente.

Ela - Dice...

La Zia - (da dietro la tenda). Se vuoi stare con lui dovete fare a met.

El - Se, se. Fa come se io non esistessi. Quando le porto dei fiori...

La Zia - Dove li hai raccolti, bambina mia? Mettimeli qui in grembo.

El - Quando le avvicino una sedia...

La Zia - Cara, non dovevi farlo, non sto poi cos male da non potermi prendere una sedia!

El - Se non le avvicino la sedia...

La Zia - Non ti passa nemmeno per la mente di porgermi la sedia? Non vedi in che condizioni sto?

El - (facendo un gesto di stizza). Insomma, io...

Ela - Tanto questo finir.

La Zia - Sia lodato il cielo!

El - (grida). Tutto finir!

Ela - (cercando di calmarlo). Eppure le mancherai. Fa come se tu non esistessi tanto si abituata a te. (Gli si avvicina).

El - (le osserva a lungo la mano). La tua mano! Perch non pi cresciuta?

Ela - Ormai non chiedeva pi niente al mondo.

El - Come allora. (Le bacia la mano).

Ela - Sar qui a secondi. Mio marito. L, sul monticello. Prima vedremo la sua testa, poi la pancia, poi le gambe e poi lo avremo qui, tutto intero.

El - Che ci dir?

Ela - Getter uno di noi due nell'acqua.

El - Uno di noi?

Ela - Me, probabilmente, perch sono pi leggera. Con lei se la sbrigher altrimenti. Oppure vuole svignarsela?

El - E come si pu scappare da qui? Solo a nuoto.

Ela - Questa s che una buona idea! Appena arriva, hop nell'acqua! Che ci acchiappi!

El - Ci getter dietro qualcosa.

Ela - Non sa fare nemmeno quello. E poi qui non ci sono pietre.

El - Qui c' un sasso. (Un tonfo).

Ela - in acqua, ormai.

El - (fa finta di guardare in basso). sul fondo, ormai. Il fango lo sta inghiottendo pian piano, le sanguisughe gli si appiccicano addosso e rimangono in trappola.

Ela - Sanguisughe? Crede che io sia una sanguisuga?

El - E lei crede che io sia un sasso?

Ela - (sospira). No, non va. Non bisogna paragonarsi a quello che si vede nella natura. E in genere, non bisogna mai paragonarsi.

El - Eppure ogni tanto la mattina mi sveglio e sono felice di non essere un cinese.

Ela - Lei non niente. (Dolcemente) Lei solo lei.

El - Anche lei.

Ela - La cosa che mi piace di pi quando uno non si presta a nessun paragone.

El - Ma quando lei mi vide con quella camicia mi disse che sembravo un... non lo ricordo pi, ha borbottato qualcosa.

Ela - L'ho fatto apposta per non farmi capire.

El - E cos'era?

Ela - Ho detto: un sardanapalo.

El - (sconcertato). Cosa ?

Ela - Non lo so nemmeno io. Mi venuto in testa improvvisamente. Mi ha solleticato la lingua.

El - (diffidente). Sardanapalo!

Ela - (a precipizio). Stavo pensando a qualcos'altro e poi mi venuto in mente sardanapalo. sempre un guaio quando mi viene qualcosa in mente.

El - Lei dice sempre quello che le viene in mente?

Ela - Certe volte, come adesso, non mi viene in mente niente. Non le sembra a volte che non possiamo pi muoverci?

El - (incerto). Eh, s!

Ela - Eh, s!

El - La smetta!

Ela - La smetta!

El - (allegro). Lei un'eco!

Ela - Tu sei un'eco!

El - Cheee?

Ela - Nel nostro giardino, in campagna, c'era un'eco straordinaria. Se chiamavamo il nonno, rispondeva la nonna. E quando chiamavamo la nonna...

El - ... rispondeva il nonno.

Ela - (scuote la testa) ... c'era un silenzio di tomba. Il nonno era sordo e la nonna non rispondeva mai perch aveva paura che le chiedessimo qualcosa. Dovevamo sempre andarla a cercare in un boschetto l vicino. Oppure, quando volevamo che ci rispondesse, chiamavamo il nonno. Ma un bel giorno mangi la foglia e non rispose pi a niente.

El - morta!

Ela - Da allora ho paura dei giardini. Mi sembra sempre che ci sia la nonna nascosta da qualche parte, e che non voglia rispondermi.

El - Lei ...

Ela - Ela, mi chiamano Ela. Una volta sono svenuta in quel giardino, quando sono caduta dal pero a testa in gi. Quando mi sono riavuta ero gi in casa, e non sono pi tornata sotto quell'albero.

El - L'hanno abbattuto!

Ela - (scuote la testa con aria molto seria). Ho paura che mi ritroverei ancora con la testa ficcata nella terra. E forse ho solo sognato di essermi riavuta; forse tutto quello che successo fino ad oggi solo un sogno, germogliato sulla mia testa interrata...

El - un sogno che io sono qui con lei, che stiamo parlando, che ha attraversato a nuoto il fiume? E allora come spiega questo vestito bagnato che la sta facendo gelare?

Ela - Sar forse perch me ne sto cos, piantata nella terra, e la pioggia mi bagna. Chiss se su di me non crescer anche il muschio! come una malattia, mi creda! Quando sto sola smetto di esistere. Ho bisogno che ci sia sempre qualcuno accanto a me, che dica spesso il mio nome - qualcuno che mi sia caro, si capisce -, che mi sgridi, che mi rimproveri, che mi stuzzichi e mi punzecchi... Sarebbe cos gentile da mordermi la mano? Subito, la prego! Ahi! (Gli d uno schiaffo).

El - Ma sei matta? Me lo hai chiesto tu!

Ela - Grazie, grazie! Mi ha fatto tornare alla realt!

El - (toccandosi la guancia). Anche a me!

Ela - Ce li hai tu i denti! Belli aguzzi! completamente diverso da quando mi morde mio marito. Questi segni me li terr per ricordo.

El - (ride). Ma insomma, dove ce l'hai questo marito? Sta ancora correndo sulla riva del fiume?

Ela - Non era vero niente.

El - Ma allora quel ragazzo che correva sulla riva?

Ela - (sorpresa). Quello? Forse voleva salvarmi quando ho gridato aiuto.

El - Perch hai gridato aiuto, se sai nuotare?

Ela - Dio mio! Me ne era venuta voglia! Non so perch. Cos, mi venuto in testa improvvisamente.

El - E come ti chiami veramente?

La Zia - Prima che cadesse dall'albero la chiamavamo Eliska, ora soltanto Ela. Significa lei in francese.

El - Eliska...

Ela - Ti permetto di chiamarmi cos solo per un momento.

El - Eliska...

Ela - (con aria ispirata). Eliska!

La Zia - (da dietro la tenda). Eliska!

El - Eliska!

Ela - Sempre Eliska, Eliska! (S sente suonare il campanello).

La Zia - Suonano! (Ela non reagisce).

El - Sar quello di prima. Si annuncia esattamente allo stesso modo.

Ela - terribile.

La Zia - Vai ad aprirgli.

Ela - Ma...

La Zia - Devo andarci io?

Ela - No, no. Questo non posso pretenderlo. Ma sar quello delle assicurazioni o un vicino di casa, si metter a chiacchierare e perderemo minuti preziosi!

La Zia - Forse mi porta qualcosa!

Ela - Ma se non hai bisogno di nulla!

La Zia - Che discorsi!

Ela - Non suona pi.

La Zia - L'hai cacciato tu.

Ela - Se portasse qualcosa non insisterebbe tanto! Quello vuole qualcosa.

La Zia - Ma forse vuol darmi qualcosa.

Ela - Ti dico che quello venuto per chiedere qualcosa.

La Zia - Credi? Allora meglio non farlo entrare.

Ela - Non farei entrare nemmeno la morte.

La Zia - Questo giusto.

Ela - (ad El). Mi hai tenuto la mano per tutto questo tempo? Eppure te lo dico sempre che mi d fastidio. Lasciami un momento.

El - Smettila di recitare. E vieni qui a riflettere un po'.

Ela - Riflettere? E su che cosa?

El - Su noi due, su noi due, e in generale...

Ela - Che bisogno c'? Tanto ormai chiaro.

El - Che non ti piace pensare?

Ela - Mi imbruttisce. Mi vengono le rughe sulla fronte e prendo un'espressione come di vetro.

El - Pensa a cosa sar di me e di te quando la porta si chiuder alle mie spalle.

Ela - (risoluta). Non posso pensarci. Mi rattrista. Che non ti vedr mai pi, ecco a quale conclusione arriverei. Saresti come quella bacinella nel corridoio scuro... comincer a riflettere e ci cadr dentro.

El - Io penser sempre a te.

Ela - Quando non ti vedr.

El - Parler sempre con te ad alta voce.

Ela - Quando non ti sentir.

El - Ma puoi immaginarlo, puoi? La mattina ti affaccerai alla finestra, guarderai il cielo e improvvisamente ti chiederai cosa sto dicendo io in quello stesso momento!

Ela - Piove. Diluvia. Dio, che giornata! .

El - (indietreggia). Poi una corrente d'aria spalancher la porta e sar come se io entrassi... (Da lontano) Ela?

Ela - (in piedi, a destra, come all'inizio). Vieni avanti!

El - Perch non accendi?

Ela - saltata una valvola. Aspetto che tu la ripari.

El - Dove sei?

Ela - Qui. (Tenera) Segui la mia voce, vieni! (El viene avanti, inciampa nel tavolino e cade. Ela ride e salta dalla gioia) Precipitare a questo modo in una stanza!

El - (per terra). Roba da matti!

Ela - ( saltata sul divano). Le porte delle regge erano basse perch tutti quelli che entravano fossero costretti ad inchinarsi. Anche io mi servo di questo trucco per far cadere tutti alle mie ginocchia.

El - E se passasse la zia?

La Zia - (ride da dietro la tenda). Lei lo sa gi. Sei tu che sei uno scemo. Ci sei cascato!

Ela - (batte le mani). Ci cascato, ci cascato!

El - (rimane disteso per terra, cos come caduto). Se proprio lo vuoi sapere, io non mi alzo pi.

Ela - Tanto anche tu le combinerai qualcosa!

El - Non le combiner niente, niente, niente! Mi riposo un momento e poi vado.

Ela - Puoi anche restare se vuoi.

La Zia - Non permetterglielo, Ela. Perch ha cominciato a farti la corte? Gli piacerebbe prendere in giro la mia bambina!

El - Non starla ad ascoltare, Ela.

Ela - (sul divano). In fondo son solo di carne ed ossa.

El - (striscia sui gomiti fino a lei). Ela!

Ela - inutile che tu mi faccia le moine, adesso.

El - (si ferma). Che giornata! Piove, diluvia!

Ela - Pfu!

El - Crescer l'erba!

Ela - L'erba?

El - L'erba.

Ela - E che c'entra l'erba?

El - Spunta pallida dalla terra, e diventa subito verde dall'invidia.

Ela - Di che cosa?

El - Delle sue radici. Sai cosa dice alle radici? (Ela si siede vicino a lui) Dice: Siete sempre le stesse voi! Ve ne restate gi e mi date in pasto a qualsiasi bestia . E le radici le rispondono: E che dovremmo dire noi che ce ne stiamo eternamente sotto le zolle finch non diventiamo marce; non vedremo mai com' il mondo! Puoi ringraziarci, hai avuto una bella fortuna!. La fortuna bast all'erba per tirare un ultimo sospiro prima di finire in bocca ad una capra.

Ela - (delusa). tutto qui?

El - Oggi proprio uno di quei giorni in cui si falcia l'erba.

Ela - Aha! Sei venuto e non sai perch, parli e non sai di cosa.

El - Fatina mia. Tu capisci tutto al volo. Non puoi aiutarmi ad uscire da questa situazione?

Ela - Cosa ti successo?

El - Tutto e niente. Non ho dormito tutta la notte e poi stamattina, improvvisamente, ho avuto la certezza che ti amo.

Ela - Ne sei sicuro?

El - S perch questa certezza mi ha fatto pensare a te tutto il giorno ed durata fino a sera.

Ela - E per questo la chiami amore? Perch durata fino a sera?

El - S, perch avevo calcolato che la zia sarebbe uscita per fare il turno di notte.

Ela - Aha.

El - E anche perch per tutto il giorno ho avuto modo di provare se per caso non mi abbandonava.

Ela - E come andata?

El - Non se ne andata.

Ela - Allora ha una certa forza, ormai!

El - S.

Ela - Meno male. Perch la zia non ha il turno di notte.

El, - (meravigliato). Come sarebbe? da domenica che ci conto...

Ela - Doveva averlo, ma non ci andata.

El - E perch? Questa, poi, non la capisco!

Ela - a letto con l'influenza.

La Zia - (da dietro la tenda). Se mi portassi quel t, piuttosto! (Ela prende dal tavolino un thermos e va verso la tenda).

El - Allora stanno cos le cose! (Ela ritorna) Che ne facciamo allora?

Ela - Dell'amore?

El - (sottovoce) Della zia!

Ela - Dormir. Le ho messo del sonnifero nel t.

El - Ela, mi meraviglio di te.

Ela - Da quanto tempo ci conosciamo?

El - Da una settimana. Mi levo le scarpe, ti spiace? (Si toglie le scarpe e cammina per la stanza in calzini) Ora sto veramente a mio agio.

Ela - Ti levi sempre le scarpe per stare a tuo agio?

El - Non che funzioni sempre.

Ela - E lo sai che mi d fastidio?

El - (meravigliato). Sul serio? Allora me le rimetto.

Ela - (getta via le proprie scarpe). Ormai non mi importa pi. Quando qualcosa mi d fastidio debbo farla subito anche io. Cos mi metto l'anima in pace.

El - (sta in piedi, in calzini, vicino al divano). Incredibile!

Ela - (alza la voce). Zia, zia!... Hai visto? Dorme come un sasso!

La Zia - (da dietro la tenda). Non urlare cos se vuoi che dorma. (Un attimo di silenzio).

Ela - Accidenti, che tempra! E dire che le ho dato una dose doppia! Racconta qualcosa. Hai una voce cos bella. La far addormentare.

El - I miei discorsi addormentano?

Ela - Dipende. A me ridanno la vita. Tesoro, io sto qui sola tutto il giorno. Quelle rare volte che esco sono cos stramba... L'hai visto tu stesso quella volta, vicino alla diga.

El - passata solo una settimana!

Ela - Pensavo che non saresti venuto oggi.

El - Ma per chi mi prendi?

La Zia - (da dietro la tenda). Idiota, carogna, cataplasma, vigliacco, zotico, balordo, furfante, mangiapane a ufo, mascalzone, scansafatiche, farabutto, vagabondo, delinquente!

El - (sgomento). Non dorme ancora!

Ela - Parla nel sonno. Col suo dottore.

La Zia - Io ti caccio fuori a pedate!

El - La senti? Di nuovo!... Vuole che me ne vada!

Ela - Ma no, ce l'aveva con me.

La Zia - Sporco traffichino!

Ela - No, no, questo per te.

La Zia - Anche per te... impiastro! (Comincia a russare).

El - Usciamo, dai.

Ela - Ormai dorme sodo. (Si siede in terra).

El - Dice le preghierine prima di dormire, la zia! (Si stende sul divano) Lo sai, ti vedo dappertutto. Dovunque io guardi, l'aria davanti ai miei occhi si condensa e prende le tue forme. Ti vedo perfino sul soffitto.

Ela - Se solo ti alzassi dal divano, mi troveresti sul pavimento.

El - (senza muoversi). Peccato che io non sia il pavimento!

Ela - Peccato che io non sia un'asse del pavimento!

El - E che io non sia un nodo di quell'asse!

Ela - Questo legno mi ama! Burattino!

El - Smettila!

Ela - Non mi resta nient'altro, El!

El - (si mette a sedere). Me l'ero immaginata in modo diverso! La prima notte con te!

Ela - Sempre meglio la prima che l'ultima.

El - Ultima? Non ci sar l'ultima.

Ela - Che ne sai? Che ne sappiamo? (Silenzio).

El - Hai ragione tu. L'ultima notte saremo lontani.

Ela - (si alza). Quale stata la pi bella?

El - (le si avvicina). La prima. Avevi ragione, Ela, avevi ragione. La mattina la zia andata a lavorare e abbiamo avuto tutto il giorno per noi. (Si sente in lontananza la sirena di un vapore).

Ela - (disperata). gi qui!

El - (si spaventa). Cosa?

Ela - Non hai sentito? La sirena del vapore.

El - (le appoggia la testa sulla spalla). E con questo?

Ela - El, l'ultimo che passa. E suona sempre cos. Non ti ha ricordato l'ora? Ho visto che hai sussultato.

El - (languidamente). che...

Ela - Psst! (Silenzio) Che volevi dire?

El - Non lo so pi.

Ela - S, era senz'altro lui.

El - che...

Ela - Senti? Ancora la sirena!... Cosa volevi dire?

El - Ormai sto zitto.

Ela - Ti prego, dimmelo.

La Zia - (s sente, molto lontana, la sua voce che canta). Ho gi rifatto il letto, l'alba o il crepuscolo? Con quelli che se ne andranno dormo nel mio letto disfatto, ma tu sei l'ultimo.

Ela - Canta, zia, canta!

La Zia - Non so come continua.

Ela - Non sai come continua? E chi lo sa? Chi lo sa?

El - Sei una bambina, una bambina!...

Ela - Per dimenticare. Per non doverci sempre pensare. Vieni, contiamo di nuovo. dolce la matematica. Prima ancora di cominciare sei gi a mille, cos confortante! Mille, un intero migliaio!

El - C'era una volta la piccola Ela. (La fa sedere su una sedia e s inginocchia ai suoi piedi).

Ela - E tu ti prendevi cura di lei. Le ritiravi il cappotto dalla lavanderia... lei non lo avrebbe mai fatto. Le compravi il biglietto del tram... lei non lo comprava mai, non aveva paura dei controllori. Quando aveva sete la accompagnavi in qualche posto e le davi da bere; con te ignorava cosa fosse la sete. Quando si metteva a piovere cercavi sempre di coprirla con qualcosa, magari con la tua cartella o col pacchetto della camicia nuova, oppure la facevi riparare in qualche portone buio, dove da sola non sarebbe mai entrata, ed eri tu che amorevolmente premevi le spalle contro il muro freddo e sporco quando lei voleva appoggiare la sua fronte alla tua. Camminavi con lei di notte ed era una cosa stupenda perch...

La Zia - (da dietro la tenda). Una donna sola per strada di notte pazza o una puttana.

Ela - Cosa far tutta sola? Inacidir lentamente tra quattro mura. E cosa ascolter tutto il giorno?

La Zia - (esce da dietro la tenda, vecchia, ha una vestaglia e la cuffia da notte, attraversa la stanza picchiando in terra con un bastone). Cos' questo fruscio? Cos' questo scricchiolo? Come faccio a dormire? Non hai sentito il nuovo dottore? Non sai che mi ha prescritto il riposo assoluto? Come faccio a guarire? Cosa questa corrente d'aria? Non sai che le correnti possono uccidere un malato? Dove sono i miei occhiali? Che cosa hai bevuto? Dove hai messo la bottiglia? Dove me l'hai nascosta? Perch mandi via quelli che mi vengono a trovare? Perch non apri a nessuno? Dove sono tutti? E se si stancano di stare ad aspettare in eterno dietro la porta? Chi verr? Cosa mi porteranno? Mi senti? Dove andata a finire la mia fotografia? Quella di quando ero damigella d'onore ad un matrimonio, dove ho le trecce e la ghirlanda? Era appesa qui! Dove sta? (Col bastone spinge gi dal tavolo un libro) Non leggere i libri. Ti rovini gli occhi. Tanto nei libri non c' niente. (Ritorna dietro la tenda).

El - Povera Ela.

Ela - Si coprir lentamente di polvere. Gli uomini la dimenticheranno, i ragni la avvolgeranno nelle loro tele, si screpoler e sbiadir; quello che sa, lo dimenticher; quello che non sa, non le interesser pi; non sar pi la stessa, non distinguer pi quale sia lei e quale sia la zia, si sgrider con la voce della zia e pianger con le proprie lacrime; verr l'inverno, la neve, fuori prender a turbinare, e lei cadr insieme ai fiocchi bianchi oppure si scioglier in lacrime di pioggia; quando vedr le proprie gambe, urler istericamente: Per amor del cielo, andatevene . Quando vedr le proprie mani, si cinger le spalle e supplicher: Vi prego, non mi abbandonate! . Non si sapr pi come chiamarla, con che nome chiamarla! E l'unico che potrebbe saperlo sar lontano, per sempre...

El - E non ti pu nemmeno scrivere?

Ela - E come potresti raggiungermi con una esile scrittura su un sottile foglio trasparente? Io ero felice di poterti avere vicino, ancora pi vicino, pi vicino possibile, tanto che dovevi dirmi: Pi vicino non si pu... . Sapere che potevo in qualsiasi momento toccarti, sentirti respirare, sentire le mie ciglia che si inumidivano al tuo respiro... vero che a volte ci siamo incontrati anche nell'aria? Anzi, a volte mi sembra che anche i nostri pensieri si sfiorino... Oppure qualche volta ci giriamo improvvisamente ed abbiamo sulla lingua la stessa cosa...

El - E non potrebbe funzionare anche da lontano?

Ela - Tra me e te ci saranno tante persone, tante cose! Come potrebbero i pensieri trovare la strada per arrivare da te a me, da me a te? Si smarrirebbero.

El - Vieni a fare una prova. Tu stai qui... io metto la mia sedia qui: (Siede il pi lontano possibile da Ela) Ora tra di noi c' lo spazio.

Ela - Ci sono tante cose, troppe cose!

El - E se decidessimo di pensarci ogni giorno ad un'ora stabilita?

Ela - A che ora?

El - A mezzogiorno?

Ela - No, mentre mangio, no. Mi andrebbe per traverso.

El - La mattina alle nove?

Ela - Magari non mi sveglierei. E poi ci metto sempre un po' di tempo prima di svegliarmi completamente. Dopo un certo periodo mi farebbe l'effetto della scuola o di qualsiasi altro odioso dovere.

El - Alle tre e mezzo del pomeriggio?

Ela - Perch? Come ora non mi dice nulla.

El - Cos, un'ora neutrale.

Ela - E ci dovremmo incontrare in un'ora neutrale? Pfui, mi disgusti.

El - Allora a mezzanotte...

Ela - E gi, non l'ha fatto mai nessuno!

El - Tanto sar solo un colloquio delle nostre due anime.

Ela - E se avremo voglia di dormire, ma una voglia terribile?

El - Bisogna pur rinunciare a qualcosa.

Ela - Ma io debbo gi rinunciare ad averti qui con me tutto il giorno. E in pi dovrei anche svegliarmi nel cuore della notte, sul pi bello del sonno!

El - Per riuscirci, per non addormentarci, dobbiamo tanto pi pensare l'uno all'altro. Prima che batta la mezzanotte non dobbiamo pensare a niente altro, cos saremo completamente lucidi...

Ela - Meglio avere uno spillo a portata di mano. (Lo calma) Va bene. Tra cinque minuti mezzanotte. Posso mettermi a letto intanto, o devo restare sulla sedia?

El - Dove riesci meglio ad immaginarmi.

Ela - No, sulla sedia non mi viene molto bene. Se sto seduta ti ricordo poco!... Come possibile? Deve essere perch quando sto con te non riesco a stare un minuto ferma.

El - Cos non saremo mai pronti!

Ela - (si tura le orecchie). Fattoooooo!

El - (con il mento sul bracciuolo). Allora, la prima cosa che ci viene in mente...

Ela - (lo interrompe). Tesoro. Ricevi prima di tutto un cordiale saluto e il mio costante ricordo... Comincio apposta in modo banale, cos prendo la mano. Non posso dormire e ti vedo dappertutto. Sono completamente ammattita: mi sono messa a correre su e gi vicino al divano con la scopa per vedere se non ci fosse ancora da spazzare un ultimo pezzettino di fango caduto dalle tue scarpe. Invece niente. Ormai ho gi spazzato cento volte. Sei rasato o hai la barba?... S? Comunque ora non mi piace pi perch avrei voglia di sentire come graffi; non serve a niente pensarti soltanto!

El - Non farmi arrabbiare, Ela!

Ela - Sei gi a letto? Vestito o svestito? Sei proprio andato a dormire o ti sei solo gettato sul letto per un po'? E la mano destra? La tieni sotto il mento, sulla gamba oppure lungo il corpo? Stai attento, quella che la notte ti si addormenta quando ci dormi sopra. E la sinistra? La tieni sotto la testa? Oppure tracci nell'aria scarabocchi come fai sempre quando non me la vuoi dare? Ora, finalmente capisco che, se ci penso attentamente, ho un mucchio di cose da ricordare su di te, ma tu devi rispettare meticolosamente tutte le nostre abitudini se vuoi entrare nel magico mondo del ricordo. Dimmi, hai un ginocchio alzato o una gamba sull'altra? Stai proprio sdraiato oppure solo seduto sul letto? Giri per la stanza? Cammini per la strada? Tutto questo mi sembra terribilmente importante! Vorrei sapere ogni minuzia!

El - Dormirei volentieri... Oggi ho avuto molto lavoro, se continua cos dovr farmi un caff forte per poter restare sveglio.

Ela - Scusami se ti levo sempre la parola dalla bocca: in questo modo riesco ad immaginarti meglio.

El - Penso a te dovunque io vada...

Ela - Ach!

El - Cammino pi volentieri per le stradine nelle quali i passi rimbombano, mi sembra che tu cammini dietro di me, che tu sia solo restata qualche passo pi indietro perch ti sei fermata a guardare le finestre e i tetti. Fingo a me stesso che sia vero e parlo ad alta voce con te, ti chiamo senza voltarmi, e tento perfino di imitare la tua voce... Non avrei mai creduto che fosse cos difficile! E pensare che riesco ad imitare tutti, ma con te non ci riesco, sar perch ti conosco cos bene che sono geloso di ogni tuo capello, mi esercito per giornate intere, ormai parlo quasi come te eppure non sei ancora tu, la differenza , e questa differenza non si lascia eliminare; se continua cos diventer pazzo, eppure mi consolo perch proprio per questa differenza che non riesco a superare, proprio perch mi impossibile rifare la tua voce, tu continui ad esistere in me, e non ti dimenticher finch sentir la differenza . Il primo giorno, qui, ho dormito tutto addossato alla parete, non era molto comodo, ma l'ho fatto perch volevo che tu avessi tutto lo spazio, e mi quasi sembrato di sentirti respirare. Ma ora mi accorgo che piano piano non rispetto pi il tuo posto, mi sveglio e vedo che ho occupato tutto il letto, e mi sento come se ti avessi cacciata via da me.

Ela - Tesoro!

El - Che c'?

Ela - Ma questa non una conversazione. Sono monologhi. Non aspettiamo che l'altro risponda. Non ci pensiamo nemmeno.

El - Abbiamo appena cominciato.

Ela - Se continuiamo cos finiamo pazzi. Non serve a niente parlare e parlare, finch uno dei due non si addormenta e si sveglia solo perch ha la gola arsa.

El - Che cos'altro possiamo fare?

Ela - Come dice la zia...

La Zia - T sogni non saziano. una cosa da tempo risaputa e cento volte sperimentata. (Canta) I miei occhi e il mio corpo ti divorano, amore. Ti chiedono per l'ultima volta di cosa si nutrono le mie mani, il mio corpo e i miei occhi.

El - Abbiamo appena un quarto d'ora.

Ela - Mezza. Di' mezza.

El - No, un quarto. E chiss se...

Ela - (gli prende una mano). Non pu restarci cos poco!

El - Il tempo spietato. Ti interrompe nel mezzo di una frase. Come Amleto: Signori, non vi dir pi nulla... . E muore.

Ela - Dir sempre tutto quello che voglio. Non mi sono mai interrotta a met di una frase.

El - Tu no. vero, tu no.

Ela - (scivola sulla sedia). E quante volte voleva farmi tacere!

El - La morte? (Ela guarda spaventata verso la tenda, fa cenno ad El di tacere. El si trascinato vicino a lei sulle ginocchia, con le mani si cinge le ginocchia) Ela, Ela...

Ela - Vengo. (Allarga lentamente le braccia, come se si mantenesse in equilibrio in una posizione estremamente instabile, guarda fisso davanti a s).

El - (infelice). Insomma scendi. Scendi da quel parapetto. Vuoi cadere gi?

Ela - Non posso. Non posso.

El - (s mette in piedi). Allora ti aiuto io.

Ela - Non venire qui. Non ti avvicinare! (Barcolla).

El - (la osserva angosciato). Dio mio, che senso ha? (Si sporge in avanti e fa finta di guardare gi).

Ela - (con insistenza). Che cosa hai visto?

El - La tua testa ficcata nella terra.

Ela - E le mie ossa?

El - Non le ho sentite.

Ela - Non ho nemmeno gridato?

El - Avevi un bavaglio di pietra.

Ela - Cos gi, cos silenziosamente potrei cadere, allontanandomi da te?

El - (le tende le braccia). Vieni qui. (Esplode) Basta, non posso stare a guardare una cosa simile! (Si volta dall'altra parte).

Ela - Hai paura?

El - S, s!...

Ela - (abbassa le braccia). Finch vedr che sorvegli ogni mio passo camminer con piede sicuro sull'orlo dell'abisso e non potr succedermi niente. Con te potrei andare in capo al mondo. (Scende dalla sedia).

El - Non stai esagerando un po'? E che dovrei fare io al tuo posto?

Ela - Oh, a te non succeder. Non hai niente da seguire in capo al mondo.

El - Eppure vorrei averlo!

Ela - Non potrei essere io?

El - Tu sei una cosa a parte!

Ela - Tu anche!

El - Noi due ci apparteniamo. Noi due e nessun altro. Per questo si pu dire ambedue , ma non si pu dire ambitr; l' ambedue sono una sola cosa, una sola parola, una sola persona... Perch quel giorno sei passata su quel ponte?

Ela - Cominciavi a piacermi.

El - Ma veramente non avevi paura?

Ela - (fa cenno di no con la testa). Paura che non potesse durare in eterno, che sarebbe pian piano cambiato sotto i nostri stessi occhi... Non meglio se te ne vai? Almeno sar un cambiamento evidente! Le cose peggiori sono quelle che non notiamo. Il famoso goccia dopo goccia , granello dopo granello. Se questo masso deve cadere, che cada tutto intero. E subito!

El - (sorpreso). Vuoi che me ne vada?

Ela - (lo guarda meravigliata, resta un attimo in silenzio). Ormai mi sto lentamente arrendendo.

El - (si innervosito). Abbiamo dimenticato l'ora.

Ela - (saltando per tutta la stanza, cantilena le parole). Come un panino nel negozio. Il gatto di Pancrazio. Del latte sul fornello. La spilla sul cappello. Il cuore nel petto. Il colombo sul tetto. Il burro sulla pasta. E o-ra ba-sta...

El - Tu mi diventi matta.

Ela - Cosa?

El - Piano, piano, in silenzio, come un uccellino.

Ela - Mi metterei in ginocchio, non so cosa farei! Tu certo non ti tormenti cos.

El - Perch non mi metto in ginocchio? Perch non urlo e non mi mordo le mani come una bestia?

Ela - Questo proprio non doveva succedermi! (Scoppia in singhiozzi).

El - Neanche a me. (Imbarazzato, non sa che dire) Sar con te anche quando sar ormai lontano, sarai con me anche quando sarai ormai lontana.

Ela - Veramente? (Lo guarda fissamente).

El - (si rianima). Puoi crederci! che abbiamo una fantasia morbosa, ecco com'. Tutto ci sembra molto pi brutto di quanto non lo sia in realt. Di ogni sasso facciamo una montagna.

Ela - E allora com' veramente?

El - (getta un'occhiata significativa verso la tenda). La zia, per esempio. (Abbassa la voce) Quella vecchia vipera. Da quando vengo qui non mi ha mai detto una sola parola gentile. Mi odia. Mi prende in giro! Io ce la metto tutta, ma non le va mai bene niente, dannazione della vita mia!... E magari invece non cos. Un altro la prenderebbe in un altro modo: un'alzata di spalle e ci riderebbe sopra. Colpa mia che mi deprimo in anticipo invece di venire qui come se niente fosse, e poi (sporge la testa in direzione della tenda) Sono qui, fate di me tutto quello che volete .

La Zia - (da dietro la tenda). Voglio sgozzarti!

El - (ansimando dalla rabbia) Lo vedi? (Urla) Perch cos, dimmelo! (Ela gli si avvicinata) Cosa mi fai?

Ela - (gli lega un fazzoletto sugli occhi) Ti bendo. (Lo fa girare) E adesso trovami.

La Zia - (canta). Dietro le finestre la neve si scioglie in piena notte, in pieno giorno; e nemmeno i sogni possono nasconderlo, anche quando ci sembrano dolci... nel mezzo della notte, nel mezzo del giorno.

El - (s aggira indeciso per la stanza). Qui... (Incerto) Oppure qui! (Si ferma) No, non ci riesco. Dove sei?

Ela - (sta dietro a lui) Qui. (El si gira subito verso di lei) Ricordalo bene: che non potevi vedermi, ma proprio non potevi! Che ero qui, ma era come se non ci fossi. Che mi guardavi ma non mi vedevi. (Gli slega il fazzoletto) La realt di gran lunga peggiore.

El - Perch hai addosso questa tovaglia?

Ela - Perch l'avevo sottomano.

El - Ma allora sei!...

Ela - Nuda eppure vestita. Hai pensato qualcosa del genere, vero? Non sarai qui e sar come se ci fossi. Sarai qui e sar come se non ci fossi. Ti avr e sar come se non ti avessi. Non ti avr e sar come se ti avessi. Tutto sar come se...

El - Tesoro! La tovaglia a fiori. Stanno bene su di te i fiori! Meglio che per terra!

Ela - Meglio che per terra?

El - S, perch su di te non possono crescere. E ci che non cresce non si trasforma e non invecchia.

Ela - E non ama.

El - Non ama? A questo non avevo pensato. E perch poi non potrebbe amare?

Ela - Sciocco. Ci che ama cresce, si trasforma, invecchia...

El - E cosa resta allora? Cosa eterno?

Ela - (grida). Zia?

La Zia - (svogliata). Ci che ha vita, ha morte. Ci che si trasforma, muore.

El - Dunque solo quello che non vivo rimane in eterno? Ci che non esiste eterno?

La Zia - (laconica). Dio eterno.

El - (rivolto verso la tenda). Perch non esiste? (Silenzio).

Ela - Quando non esisteremo pi andremo verso l'eternit.

El - Ela?

Ela - Che c' ancora?

El - Allora siamo vivi solo quando amiamo?

Ela - Certo. Lo so da tempo, ormai.

El - Togliti quella tovaglia. Togliti di dosso quella eternit. Ho capito perch non mi piaceva. come i fiori finti. Levatela subito. (Si gira. Ela si toglie di dosso la tovaglia, ma continua a tenerla tesa davanti a s, coprendosi) Dove hai messo i vestiti?

Ela - Qui, da qualche parte. Sbrigati!

El - Devi rivestirti subito! (Striscia carponi, guarda anche sotto il divano) Ma ce li hai tu?

Ela - (lascia scivolare in terra la tovaglia). Indosso.

El - Non cambierai mai, mai!

Ela - (corre verso lo specchio). Hai ragione, sono matta!

El - E proprio adesso, in un momento del genere! Un'altra avrebbe le lacrime agli occhi! Perch fai cos?

Ela - Per non avere le lacrime agli occhi. (Silenzio) Ma ormai ce le ho. (Morde il fazzoletto) Non avresti dovuto interrompermi. Fai qualcosa.

El - Sii forte, dai.

Ela - Non posso, sono una donna...

El - E che fa una donna quando vuole farsi animo?

Ela - (tiene in mano il fazzoletto e balla per la stanza) Tra-la-la-la-la-la-la-la...

El - (le corre dietro, l'afferra per un braccio e cerca di fermarla, ma sembra piuttosto che l'accompagni per un po' nella danza, infine l'abbraccia e le grida sul viso). Ora basta!

Ela - (si ferma, si calma). In questi casi si dice: Ha cantato la propria disperazione . (Scivola su se stessa, El la sorregge).

El - Che cosa hai?

Ela - Mi sono andate via le gambe. Per fortuna che sono rimaste le tue. Mi porteranno via. (El la fa sedere su una sedia) Sulla sedia?

El - (la solleva di nuovo e la porta sul divano). Peccato che il tuo corpo non possa seguirmi.

Ela - Ti accompagner nei pensieri!

El - Per fortuna che ci sono almeno loro!

Ela - Non ne ho mai avuti molti. E che succeder ora se quei pochi che ho te li mander dietro? Cosa mi rester?

El - La vediamo troppo nera.

Ela - Non giusto: i pensieri se ne vanno in giro per il mondo e i corpi li lasciano a casa.

El - Mio povero corpo, mio triste corpo...

Ela - Mio dolce corpo...

El - Cosa sar di te?

Ela - Cosa farai cos solo?

El - terribile, vero?

Ela - Perch non posso trattenerti qui?

El - Perch non ti posso portare con me?

Ela - Se i nostri corpi potessero parlare!

El - Siamo capaci di attraversare i muri, di scavalcare qualsiasi ostacolo, ma poi, in una situazione del genere, debbo restarmene fermo, mani e piedi legati...

Ela - E mi fai male, e mi abbandoni come un vestito smesso, e non posso fermarti. (Si sente di nuovo lo squillo acuto del campanello. Indifferente) lui.

El - (spaventato). Chi?

Ela - Quello che non si lascia mandar via. Aprigli. Almeno ci lascer in pace. (El la bacia di sfuggita e va ad aprire, Ela rimane a sedere sul divano, con la testa china).

La Zia - (da dietro la tenda). Se ne andato? (Ela fa cenno di s con la testa) Stai facendo qualcosa? Fai qualcosa finch puoi. Io lo farei se potessi. (A bassa voce, severamente) Ela, stai dormendo? (Ela solleva la testa, meccanicamente tira fuori da sotto il divano la paletta e la scopa) Mi senti? (Ela spazza intorno al divano) Sei fuori di te.

Ela - (guarda la paletta). Niente affatto.

La Zia - Svegliati!

Ela - Qui c' del fango caduto dalle sue scarpe. (Va dietro la tenda dalla quale, contemporaneamente, esce la Zia).

La Zia - (guarda intorno per la stanza). Tu sogni. (Siede sulla sedia dir fronte allo specchio, si scioglie capelli. Intanto arriva El, ha indossato il cappotto, in mano ha un telegramma, sembra invecchiato).

El - (si ferma non troppo lontano dalla Zia). Sono qui.'

La Zia - Era cos importante?

El - Allora lo pensavo.

La Zia - Che cosa ti mancava qui?

El - (offeso). Vivevo come su un'isola deserta. Un unico albero. Non c'era un posto per nascondersi. Mi dicevo: Chiss che alberi esistono altrove! .

La Zia - Naturalmente.

El - Ero come un prigioniero che per anni prepara meticolosamente la fuga e ripone tutto in quella fuga. Alla fine ci riesce. (Sospira) Come bello essere liberi! Ma dopo un po' di tempo si accorge di portare con s la sua cella: ci entra continuamente dentro, se la trascina dappertutto, non fa un passo senza di lei, ci dorme, ci mangia e ci fa l'amore, e per quanto si sforzi non pu pi uscirne; forse (si interrompe) non pu pi farne a meno. Non sa cosa farebbe se le porte si aprissero realmente.

La Zia - Ti sei messo l'anima in pace?

El - (continua a parlare con calma, come se parlasse del destino di un altro). Voleva la libert, cercava qualcosa senza la quale non avrebbe potuto vivere.

La Zia - E come andata?

El - (scuote a lungo il capo). come se continuasse ad attraversare i muri, uno dopo l'altro...

La Zia - E gli fa male?

El - L'uomo si abitua a tutto.

La Zia - E cosa vuole fare?

El - Restare qui.

La Zia - Tu vuoi restare?

El - Devo! (La Zia ride silenziosamente e torna dietro la tenda) Non proprio questa la libert? Quando non si ha altra scelta? (Appena la Zia sparisce dietro la tenda, dall'altro lato esce Ela. Ha in mano la bottiglia vuota del maraschino, sembra pi vecchia, ficca la bottiglia sotto il divano, va verso El. El tira fuori dalla tasca un telegramma ancora chiuso).

Ela - Un telegramma? Aprilo. (El scuote la testa) Forse ti dicono che...

El - Non voglio sapere niente.

Ela - Non ti riconosco, El.

La Zia - (mugola da dietro la tenda). Che vita, la mia! Che vita!

Ela - sveglia. Tra un minuto la mezza!

La Zia - Sai bene cosa devi fare in questo minuto!

Ela - Amore, l'ultimo minuto e non ho pi tempo per te. Ti vengo a salutare sulla porta! (Va a prendere la medicina per La Zia. El, solo, apre il telegramma, legge. sorpreso, poi sorride, infine scoppia a ridere. Si interrompe e continua a leggere).

La Zia - sempre pi amara. Ormai non ho pi zucchero. Dove potrei pi trovarlo in me? Dove, ditemi?

Ela - (ritorna). El, abbracciami!

El - (l'abbraccia, poi dopo un istante). Non parto. (Ela non reagisce) Non parto pi. (La scuote) Ela! (Ela lo guarda senza capire. El mostra il telegramma) Non parta - viaggio revocato - stop! !

Ela - No!

El - S, s! (Ela gli strappa il telegramma dalle mani. El si sbottona il cappotto, getta il cappello sul divano. Va avanti e indietro per la stanza). incredibile!

Ela - (continua a non capire). vero?

El - S. (Si toglie una scarpa e vi fruga dentro con la mano).

Ela - Non andrai in nessun posto.

El - In nessun posto.

Ela - Resterai con me!

El - Rester!

Ela - Resti con me!

El - Cosa c'? (L'abbraccia, la spinge a sedere).

Ela - (sulla sedia, con il telegramma sulle ginocchia). Ancora una volta, ti prego!... Non andrai in nessun posto?

El - In nessun posto.

Ela - Resterai con me?

El - S.

Ela - strano.

El - E perch?

Ela - (incerta). Non strano?

El - Perch, in nome di Dio, perch? (Ela scoppia a piangere) Non ne sei felice?

Ela - S, Dio mio, s. Ormai eri quasi andato via... e improvvisamente sei di nuovo qui!

El - Per sempre.

Ela - Per sempre? (Scoppia di nuovo in singhiozzi).

El - Ma non sei contenta? E non piagnucolare, ti prego.

Ela - Quest'ora, quest'ora assurda!

El - Assurda?

Ela - Ma perch allora... perch siamo... perch tutto questo... terribile!

El - Ci siamo cascati.

Ela - Che vuoi dire?

El - Il destino ci ha preso in giro.

Ela - Davvero resterai con me?

El - Ormai non potrei fare diversamente.

Ela - E rimani solo per questo? Per questo?

El - Tu non ne sei contenta!

Ela - Quest'ora folle!

El - Perch folle? Come puoi dire folle ?

Ela - Lo so, lo so, sono felice. (Lo prende per mano).

El - (strappa via la sua mano). Perch folle?

Ela - (esplode). Non sei felice?

El - (cerca di controllarsi). Dobbiamo riprenderci. (S infila le scarpe e comincia di nuovo ad abbottonarsi il cappotto). To vado.

Ela - Adesso? Adesso che non devi?

El - Proprio per questo! (Pi dolcemente) Devo sbrigare un mucchio di cose. Sai, adesso che tutto cambiato...

Ela - Che cosa cambiato?

El - Tutto. (L'abbraccia e la bacia) Buona notte.

Ela - Vai. Potresti far tardi.

El - (la prende per il mento, la guarda negli occhi). Ela! (Prende il cappello dal divano, grida verso la tenda) Buona notte, zia!

La Zia - Sparisci, carogna!

El - (sorride, si mette il cappello). Tutto come prima. Ma non me la prendo, parola d'onore, no! (Va via).

Ela - (sola sul palcoscenico). peggio di quando sono caduta dall'albero... El! (El si ferma. Ela non sa che dire) Verrai domani?

El - E come potrei non venire? (Ride e se ne va definitivamente. Ela gli corre dietro, poi sente la porta che sbatte e si ferma).

La Zia - (da dietro la tenda). Allora proprio non lo so.

Ela - Cosa mi sta succedendo? (Va verso lo specchio).

La Zia - Macch, ho proprio una brutta cera.

Ela - (vicino allo specchio). Per come mi sento...

La Zia - un miserabile.

Ela - Se almeno riuscissi a sorridere. (Fa una smorfia davanti allo specchio).

La Zia - Dov', dov' andato a finire tutto?

Ela - Se riuscissi a capirci qualcosa... (Cammina per un po' e poi si siede sulla sedia in mezzo alla stanza).

La Zia - (canta). Sogniamo un'ora d'amore prima che faccia giorno. Il sogno si lacera e noi, quando ci svegliamo, capiamo che stato l'ultimo.

FINE

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