Varietà

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Varietà

(tutto normale)

due atti di

Paolo Cappelloni


Varietà (tutto normale)

Personaggi

Marco (attore)

Martino (attore)

Enrica (attrice)

Sig.ra Armandina (proprietaria dell’appartamento)

La scena rappresenta il soggiorno di un appartamento ammobiliato che viene solitamente affittato a studenti di recitazione e ad attori di teatro. È arredato con una certa pretesa di eleganza ma rasenta il kitsch: c’è uno scrittoio (obbligatorio), un tavolinetto (facoltativo), un pianoforte verticale (facoltativo), una vecchia radio (facoltativo), un televisore (obbligatorio), un giradischi (obbligatorio), un orologio a pendolo (obbligatorio), ecc., il tutto sovrastato da tante suppellettili, con l’intento di mostrare il suo “glorioso” utilizzo da parte di artisti. Le pareti sono infatti tappezzate da ritratti di grandi attori, attrici e autori teatrali del passato che chiaramente non vi hanno mai messo piede (da Gassman a Randone a Govi alla Magnani alla Brignone, ecc.); in un angolo troneggia il ritratto di Shakespeare. Ci sono naturalmente alcune sedie una delle quali è diversa dalle altre ed ha una collocazione ben precisa. Ci sono due porte: una dà verso l’esterno e una verso l’interno dell’appartamento.

(TUTELA SIAE)

L'uso senza permesso da parte di chiunque, in qualunque forma, è assolutamente vietato.

Nel caso di rappresentazione dichiarare alla SIAE il titolo originale.

Per eventuali comunicazioni contattare l'autore.

cell: 338 9 338 116

e mail: paolocappelloni@yahoo.it


Primo atto

All’aprirsi del sipario la scena è vuota.

Armandina -        (Entrando con Enrica) Eccoci qua! Vede, signorina? Io ho sempre amato questo appartamento per tantissimi motivi! Perché oltre ad essere molto luminoso, ampio e ben disposto è soprattutto... non so come dire, è come se mi ci sentissi a casa, è un po’ parte di me, forse perché è stato sempre ed esclusivamente vissuto da artisti! Magari semplicemente così, di passaggio, ma ognuno dei miei ospiti ha lasciato un po’ di polvere!... (La guarda allusiva) Sa, la polvere del palcoscenico, intendo!

Enrica -                Sì, capisco.

Armandina -        Or dunque veniamo a noi: questa è la stanza principale... il palcoscenico, oserei dire! (Indica i vari punti della stanza) Vede il salottino, l’angolo TV con stereo HI-FI e quel grazioso scrittoio che crea un angolo di studio, di disimpegno e quant’altro! Di là, invece, troveremo la cucina, che è nuovissima, sa? Poi due camere da letto, entrambe con balconcino, un’altra stanza che può essere utilizzata a mo’ di stireria, guardaroba eccetera, e infine il bagno con doccia, anch’esso rimesso completamente a nuovo!

Enrica -                (Guardandosi intorno) Bè, è un bell’appartamento, ecco perché l’affitto non è dei più economici.

Armandina -        Mia cara, riconosco che potrebbe trovarne a meno prezzo ma lei avrà certamente notato che è a due passi dal suo teatro, e sa quanto risparmierà in trasporto? Lo sa? Poi non so se lei ha visitato altri appartamenti ma so per certo che affittano certe topaie indecorose...! Indecorose per un’artista! E qui ne sono passati parecchi, di attori e di attrici, mia cara!

Enrica -                (Indicando il ritratto di una grande attrice appeso alla parete) Anche lei...?

Armandina -        (Con lieve imbarazzo) Bè, quelli sono ritratti che, diciamo così, danno una certa atmosfera all’ambiente; aiutano gli ospiti a sentirsi a casa propria, ma le confido che alcuni di essi... bè, ho avuto occasione di conoscerli personalmente, sia pure, come dire, en passant! Comunque le garantisco, mia cara, che molti miei ex inquilini stanno ora girando il mondo con prestigiose Compagnie!

Enrica -                Capisco.

Armandina -        Oserei dire che alloggiare in questo appartamento dà prestigio e porta fortuna! Ecco perché è così ambìto! Oggi stesso, per esempio, verrà un’altra persona che desidera visitarlo.

Enrica -                Ah, capisco. (Si appoggia con le mani sulla spalliera di una sedia)

Armandina -        (Lancia un grido) Aaah! No! (Enrica toglie immediatamente le mani dalla sedia)

Enrica -                Cosa c’è?

Armandina -        Mi scusi, signorina, ma quella è l’unica sedia su cui non può sedersi. Nessuno può sedercisi!

Enrica                  È rotta?

Armandina -        No, ma vede... quella è stata una sedia di scena in “Sei personaggi in cerca d’autore” su cui si è seduto (Le bisbiglia segretamente un nome all’orecchio)... mi capisce? Da allora ho fatto in modo che non la usasse più nessuno!

Enrica -                (Con fare ironicamente complice) Capisco, lo terrò presente.

(L’orologio a pendolo batte quattro rintocchi)

Armandina -        Sono le quattro.

Enrica -                Ho sentito...

Armandina -        Bene, torniamo a noi, signorina: deve sapere che questo appartamento non è mai stato libero per più di una settimana, via uno sotto l’altro, come dire! Ed ognuno, qui, è libero di fare ciò che vuole: può provare i propri spettacoli, suonare strumenti e quant’altro, visto che l’unica coinquilina sono io qui al piano di sotto! (Si fa seria e categorica) L’unica cosa su cui non transigo, e sottolineo “non transigo” è l’assoluta mo-ra-li-tà di chi lo occupa! Io non ho mai avuto problemi con i miei locatari e non ne desidero avere in futuro! Sto parlando di... uomini! Lei mi capisce...

Enrica -                (Accennando un sorriso) La capisco benissimo, signora, ma sotto questo aspetto le garantisco che potrà dormire fra due guanciali!

Armandina -        Meglio così. Ora venga pure di là ad ammirare il resto dell’appartamento. (Entrambe escono. La scena resta vuota per qualche secondo)

Martino -             (Si affaccia alla porta) È permesso?... C’è nessuno? (Nessuno risponde, Martino entra con discrezione) Signora...! Signora Armandina! È qui? (Non ricevendo alcuna risposta, Martino si guarda intorno curiosando per la stanza, attratto dai ritratti di attori e attrici, finché non capita davanti al ritratto di Shakespeare e spontaneamente accenna una genuflessione pronunciando solamente:) Wow! William!... (Cita) “Il resto è silenzio”! (Richiama) Signora Armandina!

Armandina -        (Rientra, seguita poco dopo da Enrica) Oh, santo cielo! È già qui, signor Martino?

Martino -             Sì, signora Armandina, sono venuto a vedere l’appartamento, come d’accordo!

Armandina -        Ma le avevo dato appuntamento sul tardo pomeriggio, benedetto figliolo!

Martino -             (Vede Enrica) Ehi, ma ci sei anche tu?? (Ad Armandina, mentre Enrica risponde con un lieve sorriso) Ha ragione, signora Armandina, ma... così, durante la nostra conversazione me l’ha descritto in maniera talmente... talmente appassionata che non vedevo l’ora di vederlo! Le ho causato qualche problema?

Armandina -        Ma no! (Ad Enrica) Vede, signorina, quanta gente è interessata a questo appartamento?

Enrica -                Vedo.

Martino -             (Ad Enrica) Perché non mi hai detto che cercavi un appartamento anche tu, Enrica? Se non ci si aiuta fra noi...! (Ad Armandina) Sa, signora Armandina, (Alludendo ad Enrica) noi reciteremo insieme nel nuovo spettacolo!

Armandina -        Ah, allora siete colleghi!

Martino -             Sì! Stiamo allestendo la “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams! Lei sarà Maggie! Sa, signora Armandina, Enrica è una persona speciale, oltre che essere una cara amica! La scorsa stagione abbiamo lavorato insieme ne “La Locandiera” ed è stata un’esperienza fantastica, vero Enrica?

Enrica -                Fantastica e faticosa.

Armandina -        Lo immagino, (In un crescendo di esaltazione) perché il teatro, ragazzi miei, è un mondo fantastico ma anche faticoso! Provoca lacrime di gioia e gocce di sudore! Il riso e il pianto! Platee gremite...

Enrica -                (Per tornare all’argomento)... e appartamenti vuoti, signora Armandina.

Armandina -        Prego...? Ah, sì! Bè, ora mostrerò l’appartamento anche a lei, signor Martino, poi deciderete chi di voi due vorrà usufruirne!

Martino -             Ma come...? A proposito: sa, signora Armandina? Non me ne voglia ma un nostro collega mi ha chiesto se conoscevo un posto in cui poter alloggiare e ho pensato di proporre anche a lui questo appartamento.

Armandina -        Oh Gesù!

Martino -             Ho fatto male, signora Armandina? Enrica, indovina chi è??

Enrica -                Chi è?

Martino -             Marco! Marco Sparta!

Enrica -                (Senza alcuna enfasi) Ah. Che fortuna.

Martino -             (Ad Armandina) Sa, signora Armandina, anche lui lavora nel nostro spettacolo! È una persona molto stimata nell’ambiente teatrale, un attore... un attore... come dire?

Enrica -                ... consumato

Martino -             Ecco, sì, insomma ho pensato di invitarlo ed ora che vedo qui anche Enrica... wow! Praticamente siamo quasi metà Compagnia!

Armandina -        Capisco il suo entusiasmo, signor Martino ma, vede... A questo punto dovrete mettervi d’accordo voi su chi vorrà utilizzare l’appartamento perché... insomma, finché siete voi due: lei e il suo collega, intendo, non ci sono problemi ma la signorina... Lei mi capisce, signor Martino: io non voglio assolutamente che si creino situazioni... ambigue, in casa mia.

Martino -             ... Ambigue? (Prende la sedia già citata per mettersi seduto)

Armandina -        (Lancia un grido) Aaah! No! (Martino interrompe immediatamente l’azione)

Martino -             Cosa ho fatto??

Armandina -        Mi scusi, signor Martino, ma quella è l’unica sedia su cui non può sedersi.

Martino                È rotta?

Armandina -        No, ma vede... quella è stata una sedia di scena in “Sei personaggi in cerca d’autore” su cui si è seduto (Gli bisbiglia segretamente un nome all’orecchio)... mi capisce? Da allora ho fatto in modo che non la usasse più nessuno!

Martino -             Oh, capisco.

Enrica -                Non si preoccupi, signora, se a loro fa comodo e preferiscono alloggiare qui, io troverò benissimo un’altra sistemazione.

Martino -             Ma no! Perché?? Suvvia! Signora Armandina! Siamo tre attori e lavoriamo allo stesso spettacolo, siamo perciò qui esclusivamente per ragioni professionali in questo... (Guardandosi intorno) luogo affascinante! Ogni angolo del quale odora di palcoscenico, di quinte, di... teatro! Che motivo ha dunque di impedirci di condividere aspettative, emozioni, sensazioni, scambi di opinioni vivendo qui: in questo piccolo tempio dell’arte! (Rivolto ad Enrica) E sono convinto che anche tu la pensi come me!

Armandina -        (Previene la risposta di Enrica) Sta forse proponendo alla signorina di condividere questo appartamento con voi due?? No! No! Assolutamente no! La cosa è fuori discussione!

Enrica -                Martino, non insistere, prendetevelo pure voi due.

Martino -             Ma dove troverai un posto più bello e comodo di questo? E dove te ne andrai, da sola?

Enrica -                Stai tranquillo, sono abituata a stare per conto mio.

Martino -             (Ad Armandina) Le va almeno di continuare a mostrare l’appartamento ad entrambi?

Armandina -        Se volete visitarlo non ci sono problemi, prego, venite con me. (Escono tutti e tre verso le camere. La scena resta vuota per qualche secondo)

Marco -                (Bussa e si affaccia alla porta) È permesso?... C’è nessuno? (Con enfasi e voce impostata) Sono Marco Sparta! (Nessuno risponde, allora, come Martino, anche Marco approfitta per dare un’occhiata all’ambiente mentre l’orologio a pendolo batte cinque rintocchi; Marco si ferma ad osservarlo poi continua l’ispezione dei vari oggetti fino a soffermarsi davanti ai ritratti dei grandi artisti) Ma tu guarda... (Passa davanti al ritratto di Shakespeare) Shakespeare... (Cita, tra sé) “Fragilità, il tuo nome è donna!”, “Amleto”, primo atto, seconda scena. (Ad alta voce, impostata) C’è nessuno in questa casa? (Rientra Martino seguito da Armandina e da Enrica)

Martino -             Marco! Sei già arrivato! (Ad Armandina) Lui è Marco Sparta, signora Armandina; lui interpreta Brick, il marito di Enrica, cioè: di Maggie. Praticamente è il protagonista; è un attore di grande talento, sa? Di buone capacità mimiche e di una duttilità sorprendente, di una ecletticità...

Marco -                (Lo corregge)... di un “eclettismo”, Martino, “eclettismo”, (Con falsa modestia) comunque ti ringrazio ma non esagerare come al solito! (Vede Enrica) Ciao, collega. (Ad Armandina) Piacere, signora.

Armandina -        Piacere, ma... aspettate un momento perché questa situazione mi sta sfuggendo di mano. Capite: a me dispiace sinceramente ma io non ammetto che due uomini condividano con una donna... o meglio: che una donna condivida con due uomini lo stesso appartamento! È una questione di moralità, di decoro, di... di...

Martino -             ... ipocrisia, signora Armandina, mi permetta di dirglielo. Di fronte ad una simile situazione mi viene francamente da pensare solo ai vantaggi che ne scaturirebbero nella riuscita del nostro spettacolo. Pensi se tutti e tre potessimo confrontarci continuamente, indagando i nostri rispettivi personaggi ogni ora del giorno e della notte fino a raggiungere quello stato ideale che è un misto di razionale ed istintiva fusione tra attore e personaggio! (Indica Enrica) Lei: Maggie! (Indica Marco) Lui: Brick! Ed io, modestamente... (Accennando un inchino) Gosper!

Armandina -        Signor Martino...

Enrica -                (A Martino) Lascia perdere, se la signora è così... cioè: se le sue convinzioni non le consentono di accettare questa tua proposta non credo sia il caso di insistere.

Marco -                (Ad Armandina) Ho capito il desiderio dei miei partners, signora; bè, in effetti anch’io ritengo che sarebbe utile se potessimo continuare a frequentarci anche fuori dal teatro, soprattutto per loro che avrebbero così l’occasione di restare sempre a contatto con il protagonista del lavoro, di commentare le prove con lui, chiedergli consigli e via dicendo.

Armandina -        E il protagonista sarebbe lei?

Marco -                (Con sussiego) Certo, chi altri?

Enrica -                (Con ironia) Figuriamoci.

Armandina -        Capisco quel che vuol dire, signor Sparta. Purtroppo, come ho già detto ai suoi colleghi io non posso permettere...

Martino -             (In tono supplice) Signora Armandina...

Armandina -        (Guardando Martino) Non so, non so proprio...

Martino -             La prego, signora Armandina! Se acconsentisse darebbe sicuramente un aiuto concreto all’allestimento del nostro lavoro! Come se facesse parte della nostra Compagnia! Sarebbe un notevole contributo all’arte!

Armandina -        Mamma mia!... Permettetemi almeno di pensarci, o per lo meno di conoscervi un po’ meglio...

(Marco estrae un pacchetto di sigarette ma viene subito fermato da Enrica)

Enrica -                Eh no! Scusa Marco ma io non lo sopporto proprio, il fumo!

Marco -                (Rimettendo via il pacchetto controvoglia) Cominciamo bene! (Prende la sedia in questione per mettersi seduto)

Armandina -        (Lancia un grido) Aaah! No! (Marco interrompe immediatamente l’azione)

Marco -                Cosa c’è?

Armandina -        Mi scusi, signor Sparta, ma quella è l’unica sedia su cui non può sedersi.

Marco                  È rotta?

Armandina -        No, ma vede... quella è stata una sedia di scena in “Sei personaggi in cerca d’autore” su cui si è seduto (Gli bisbiglia segretamente un nome all’orecchio)... mi capisce? Da allora ho fatto in modo che non la usasse più nessuno!

Marco -                Mm.

Martino -             (Riprende il discorso) Bè, è giusto che la signora Armandina ci debba pensare un po’ su ma a prescindere dalle sue perplessità, signora Armandina, lasci che anche Marco Sparta possa dare un’occhiata al resto dell’appartamento!

Armandina -        Per carità... ma venga anche lei, signor Martino, le mostrerò tutto.

Enrica -                (Ad Armandina) Mi scusi, signora, permette due parole? Credo che loro siano in grado di visitare l’appartamento anche da soli.

Marco -                (Uscendo con Martino, recita ironicamente) Affrontiamo da soli l’esplorazione di questo appartamento sperando di non perderci fra i suoi reconditi meandri!

Enrica -                Li lasci fare, signora Armandina, posso chiamarla così?

Armandina -        Certo, cara.

Enrica -                Bene, ecco... prima le dissi che non deve temere assolutamente che io le possa portare uomini qui in casa, ricorda?

Armandina -        Sì, certamente.

Enrica -                Ecco: questo è perché io non sono assolutamente... attratta dagli uomini.

Armandina -        E... da chi è attratta, di grazia?

Enrica -                Eh, da quelle del mio stesso sesso!

Armandina -        (Facendo un repentino passo indietro) Oh mamma mia!

Enrica -                (Ridendo benevolmente) Non abbia paura, signora! Non sono mica una mangiatrice di donne! Sa, è semplicemente un fatto di gusti e lei mi insegna che i gusti...

Armandina -        (Termina la frase suo malgrado)... sono gusti.

Enrica -                Esattamente! Quindi vede che in effetti, pur stando con due uomini, non esisterebbero problemi di convivenza perché il mio rapporto con loro due è solo ed esclusivamente professionale!

Armandina -        Non so, voglio dire: ma lei...

Enrica -                Mi dia pure del tu.

Armandina -        ... voglio dire: tu mi sei simpatica, come lo è il signor Martino, ma...

Martino -             (Rientra, entusiasta, seguito da Marco) Signora Armandina! Questo appartamento è davvero uno spettacolo! È un gioiellino! (A Marco) Vero, Marco??

Marco -                Sì, un gioiellino.

Martino -             La cucina è deliziosa e la nostra camera da letto è davvero un incanto! Un bijou! (Guardando Marco) Non trovi, Marco?

Marco -                (Scostante) Già.

Enrica -                Capisce, signora, che non c’è niente di male?

Armandina -        Bè...

Enrica -                Oltretutto si capisce benissimo che anche lei ha avuto a che fare con il teatro...

Martino -             Ha lavorato in teatro?? Racconti, racconti, signora Armandina!!

Armandina -        (Con malcelata vanità) Oh, è stato tanti anni fa, ormai! Ero così giovane quando calcai per la prima volta le scene! Ma devo dire che ho avuto anch’io le mie soddisfazioni e i miei applausi! Sapete che ho recitato per una stagione con la Compagnia di Paolo Stoppa?

Enrica -                Davvero?

Martino -             Glorioso!

Marco -                Bè, io faccio un salto qua sotto, se si dovesse concretizzare qualcosa fatemi uno squillo; io sarò comunque d’accordo. Buongiorno (Esce estraendo il pacchetto di sigarette)

Martino -             (Ruffiano) Ma doveva essere una bambina...!

Armandina -        Bè, diciamo: una ragazzina! Però da allora il teatro è rimasto dentro di me come... come...

Enrica -                ... il primo amore!

Armandina -        Esatto, mia cara!

Enrica -                Deve essere stata veramente bella, da giovane.

Martino -             (Le regge il gioco) Io l’avrei vista benissimo nelle parti da innamorata! Sono convinto che sarebbe stata deliziosa nelle vesti di Giulietta!

Enrica -                Concordo!

Armandina -        Oh, non sapete quanto amo quella parte! Adoro la scena della loro unica notte d’amore prima dell’esilio di Romeo!

Martino -             Quella dell’usignolo!

Enrica -                Quella dell’allodola e dell’usignolo!

Armandina -        Sì, proprio quella! Che bella!

Enrica -                (Porge la battuta ad Armandina) “Già vuoi andartene? L’alba...”

Armandina -        (Entrando nella parte di Giulietta, recita) “Già vuoi andartene? L’alba è ancora lontana...” (L’orologio a pendolo batte sei rintocchi)

Enrica -                (Suggerisce) “Era l’usignolo, poco fa...”

Armandina -        (Ad alta voce) Come...?

Enrica -                (Suggerisce ad alta voce)... “Era l’usignolo, poco fa...”

Armandina -        (Ad alta voce fino al cessare dei rintocchi) “Era l’usignolo, poco fa, non l’allodola, quello che ti ha ferito l’orecchio inquieto:”

Enrica -                (Suggerisce)... “canta tutte le notti...”

Armandina -        ... “canta tutte le notti sul melograno laggiù. Credimi, amore, era l’usignolo.”

Martino -             (Recita Romeo) “Era l’allodola, messaggera dell’alba, non l’usignolo...” Fantastico!

Armandina -        (Estasiata) Oh, sì! (Continua)... “Quella luce laggiù non è il chiarore del giorno...”

Martino -             (Continua)... “io lo so, è una meteora...”

Enrica -                (Applaudendo insieme a Martino) Brava! È veramente una credibilissima Giulietta, signora Armandina!

Armandina -        (Accennando un inchino) Grazie! Grazie!

Martino -             Vede com’è bello condividere certe emozioni?

Enrica -                Potrebbe addirittura venire a stare anche lei, qui con noi!

Armandina -        (Ritrosa) Ma cosa dici? Poi chi sta dietro a mio marito?? Sai, lui è come uno di quei bambini problematici e se lo lascio solo non so cosa mi potrebbe combinare in casa!!

Enrica -                Capisco.

Martino -             Ci lasci provare, signora Armandina! Ci dia la possibilità di dimostrarle che potrà fidarsi di noi!

Armandina -        Voi attori ne sapete una più del diavolo! E conoscete bene l’arte di... confondere le persone!

Enrica -                Noi abbiamo solo espresso ciò che proviamo!

Martino -             La vita è teatro, signora Armandina, chi può saperlo meglio di un’artista come lei?

Armandina -        Faremo una prova, va bene? Ma guai, dico “guai” se sento il benché minimo odore di... scandalo!

Martino -             Scandalo?? (Recita)... “Dove si fia alcuna cosa non onesta, sarà in modo detta che queste donne potranno senza arrossire ascoltarla...”... lo dice Machiavelli! Che bello! Grazie, signora Armandina,! Lei è un angelo! Vado subito a prendere le mie cose e torno! (Esce)

Armandina -        Mamma mia! Mi sembra di essere in una commedia!

Enrica -                (Tra sé) È così, anche se i generi spesso si intersecano.

Armandina -        Cosa vuoi dire, mia cara?

Enrica -                Niente, stavo facendo delle riflessioni drammaturgiche.

Armandina -        Quel... Martino mi ha davvero frastornata, con la sua esuberanza! Ma devo dire che se ho accettato questa situazione è perché... non so... quel ragazzo ha un qualcosa che me lo rende simpatico ed affidabile!

Enrica -                Già, Martino... lo conosco da due anni, ormai, e devo dire che è davvero una bella persona, sensibile e generosa.

Armandina -        Ma, mi tolga... toglimi una curiosità, Enrica: come mai ti è venuto questo... interesse?

Enrica -                Per il teatro?

Armandina -        Ma no, per... per le donne!

Enrica -                Ah! Non è che mi sia venuto, l’ho sempre avuto!

Armandina -        E come mai? Se posso.

Enrica -                Bella domanda! Alla quale non so però rispondere; so solo che non sono mai stata attratta dai maschi, né fisicamente né per il loro comportamento: li ho sentiti sempre come persone diverse da me in tutto, e di conseguenza estranei e spesso inaffidabili.

Armandina -        (Ride) Hai conosciuto forse mio marito??

Enrica -                Vedo che mi capisci... Anche se ammetto di aver conosciuto uomini degni di stima.

Armandina -        Me la stai presentando come una cosa naturalissima!

Enrica -                (Sorridendo) Non lo è? Mi trova forse... strana?

Armandina -        No, assolutamente no!

Enrica -                Ne sono contenta. Mi accorgo sempre più della capacità di noi donne di capire il prossimo. (Durante quest’ultima battuta entra Marco che si ferma sulla porta ad ascoltare le ultime parole. Ha con sé una grossa borsa con dentro gli effetti personali)

Marco -                (Sorprendendo le due donne) Bel concetto.

Enrica -                Ti facevo più abituato a stare al centro del palcoscenico che ad origliare da dietro le quinte.

Marco -                Stavo solo aspettando il momento della mia entrata. Allora: Martino mi ha detto che si è giunti ad un accordo.

Armandina -        Io ho accettato questa vostra proposta, signor Sparta, ma con la riserva di un comportamento consono alla rispettabilità di questa casa.

Marco -                (Andandosene verso le camere) Il nostro comportamento sarà senz’altro consono alla rispettabilità di questa casa. (Esce)

Armandina -        Scendo di sotto, nel mio appartamento, Enrica; se ti capitasse di avere qualche problema, tu mi capisci... non esitare a venire da me, d’accordo?

Enrica -                D’accordo, signora Armandina, stia tranquilla. (Armandina esce e Marco rientra appoggiandosi alla porta)

Marco -                Benvenuta...

Enrica -                Altrettanto.

Marco -                Contenta di questa sistemazione?

Enrica -                Soprattutto perché pagherò un terzo dell’affitto.

Marco -                Ecco quello che mi piace di te: la tua logica ragionieristica con appena un tocco di femminilità.

Enrica -                È la terza volta che lavoriamo insieme, io e te, ma non hai ancora capito che non ti serve a niente fare lo stronzo con me.

Marco -                ... logica ragionieristica ma scarsissima femminilità.

Enrica -                (Sarcastica) Ma dai, cerca di entrare nella parte di mio marito anche se riconosco che ha una personalità molto lontana dalla tua.

Marco -                Vorrei ben vedere! Anche Maggie, comunque, è distante anni luce dalla tua personalità! (Incalza) Certo che deve essere difficile, per te, fare la parte di una moglie.

Enrica -                Il difficile non è fare la parte di una moglie ma di “tua” moglie.

Marco -                Su! Cerca di essere più carina! Dobbiamo lavorare insieme e avvertire almeno un “filo” di feeling reciproco! (Marco prende involontariamente la solita sedia)

Enrica -                (Lancia un grido) Aaah!

Marco -                Cosa c’è?

Enrica -                La sedia proibita... (Marco si siede su un’altra) Allora fai uno sforzo e cerca di comportarti in maniera più civile!

Marco -                Mah, il problema... (L’orologio a pendola batte sette rintocchi. Marco alza la voce) Il problema è che... (Viene disturbato e urtato dai rintocchi)

Enrica -                Sì...?

Marco -                (A voce alta finché non cessano i rintocchi) Il problema è che con te c’è scambio di battute ma non c’è dialogo!

Martino -             (Entra con un borsone ed una gabbietta per uccelli con lo sportellino aperto) Trasloco! Voi avete già portato tutto?

Enrica -                Ancora no.

Marco -                Ti sei portato anche la gabbietta?

Martino –             Sì, certo, mi tiene molta compagnia!

Marco -                (Osservando la gabbietta) La gabbietta?

Martino -             Ma no! Il canarino!

Marco -                E dov’è?

Martino -             (Guarda la gabbietta vuota e si accorge dello sportellino aperto) Santo dio! È evaso!

Marco -                (Sarcastico) Perché sei distratto. Devi stare attento, Martino, a non perdere gli uccelli.

Enrica -                (Urtata dalla battuta di Marco) Non c’è niente da fare, Marco, sei proprio senza speranza.

Martino -             (Sinceramente dispiaciuto) Chissà dove se n’è andato! Ora come faccio a ritrovarlo?

Marco -                (Senza ascoltare minimamente Enrica e mantenendo il tono sarcastico) Non te la prendere, ce ne sono tanti, di uccelli, in giro!

Enrica -                (Disgustata dalle battute di Marco, si avvia verso l’uscita) È meglio che vada a prendere le mie cose. (A Martino) Mi dispiace, Martino. (Esce)

Martino -             Si chiamava Fischietto perché aveva un canto acuto ma melodioso nello stesso tempo.

Marco -                Come fai a disperarti per un canarino? Cresci, Martino! Sii più pratico, più concreto! (Riprendendo il tono sarcastico) Diventa uomo!

Martino -             Perché ti diverti a prendermi in giro? Che cosa ti ho fatto di male, Marco?

Marco -                Ti prendo in giro? Ma scusa, se ti comporti in questo modo è normale che mi venga da ridere!

Martino -             Ognuno ha i suoi sentimenti, cosa c’è di comico se io ero affezionato a Fischietto?

Marco -                (Ride) Affezionato a Fischietto! Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? Parliamoci chiaro, Martino: tu hai queste tendenze infantili solamente perché sei gay!

Martino -             E che cosa significa? (Marco estrae il pacchetto di sigarette) Ti prego, Marco, Enrica sentirebbe il fumo appena rientra e sai che le dà fastidio. (Marco ha un gesto di stizza e rimette via il pacchetto)

Marco -                Significa che non ti piacciono le donne e che viaggi... con le gabbiette degli uccellini!

Martino -             E la cosa ti fa ridere molto? Hai un bel senso dell’umorismo...! Madonna mia, Marco! Ma siamo ancora a queste cose...?

Marco -                Però non lo dici! Lo tieni nascosto!

Martino -             Ma cosa dovrei dire? Tu vai forse in giro a dire a tutti che ti piacciono le donne?

Marco -                (Ridendo) Non occorre che lo dica!

Martino -             Allora perché dovrei dirlo io? Perché dovrei dire a tutti che mi piacciono gli uomini? Dimmelo! Cosa gliene frega alla gente? (Pausa)

Marco -                Smettiamola qui, non voglio litigare con te, ne andrebbe anche della serenità necessaria per lavorare insieme.

Martino -             Ah, ecco! La serenità! Allora cresci anche tu! Mi sembra molto strano che proprio tu che sei talmente bravo ad interpretare tanti personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche, con la propria personalità... proprio tu non hai ancora capito la varietà della natura umana.

Marco -                Il teatro è teatro, la vita è un’altra cosa.

Martino -             (In completo disaccordo con quest’ultima asserzione di Marco) Ah, quand’è così... lasciamo perdere, non ne parliamo più. (Pausa, poi guardando Marco) Ma tu, Marco, dimmi la verità, non hai mai avuto un canarino?

Marco -                In che senso?

Martino -             Nel senso di un canarino che tenevi in casa, in una gabbietta come questa.

Marco -                Non ricordo. Forse qualcosa... da ragazzo.

Martino -             E come si chiamava?

Marco -                Chi?

Martino -             Il canarino!

Marco -                (Scocciato) Ma non lo so come si chiamava il canarino!

Martino -             Sforzati di ricordare, dai, sicuramente gli compravi anche il mangime... il panìco, gli mettevi l’osso di seppia fra le sbarre... ricordi? Come lo chiamavi, quando al mattino ti svegliava col suo “cip cip”?

Marco -                (Riluttante) Non era un canarino, era un pappagallino.

Martino -             Un pappagallino! Bello! E come si chiamava?

Marco -                Non ricordo ora. Mi pare...

Martino -             Ti pare...?

Marco -                ... mi pare... Ciuffetto.

Martino -             Ciuffetto!! Che carino! E perché?

Marco -                Bè, perché aveva le piume dritte sulla testa, come quel genere di pappagallini.

Martino -             Vedi che qualcosa in comune l’abbiamo?

Marco -                (Uscendo verso le camere) Sì, (Si riaffaccia) ma il mio pappagallino scopava come un riccio. (Scompare)

Martino -             (Tra sé) Non c’è proprio niente da fare.

Armandina -        (Si affaccia alla porta) Permesso? Ho visto che la signorina Enrica è andata a prendersi le sue cose... Allora, come stanno questi miei due uomini? Vi state ambientando?

Martino -             Sì, signora Armandina, va tutto bene.

Armandina -        Il signor Sparta... dov’è?

Martino -             È andato sul balcone ad alimentare il suo vizio.

Armandina -        Prego...?

Martino -             Sta fumando una sigaretta.

Armandina -        Ah, bene. Spero non vi dispiaccia, signor Martino, se ogni tanto verrò a fare capolino quassù da voi; sa: quell’energumeno di mio marito fa il tassista e mi sta fuori tutto il giorno e a volte fa anche turni di notte perciò... ma non preoccupatevi, non vi farò sobbalzare con improvvise visite notturne!

Martino -             No, no, per me non ci sono problemi, signora Armandina, anzi, sarà una cosa simpatica avere una spettatrice delle nostre prove... domestiche.

Armandina -        Ma mi dica un po’ di lei, signor Martino, mi parli della sua carriera!

Martino -             Oh, io ho iniziato prestissimo! Recitare mi è venuto sempre spontaneo, sin da piccolo, come usare le mani per prendere oggetti o le gambe per camminare. La mia prima Compagnia faceva teatro per bambini.

Armandina -        (Avvicinandosi un po’ a lui) E che cosa rappresentavate?

Martino -             Favole. “Il mago di Oz” dove feci la parte dello spaventapasseri... poi “Alice nel Paese delle Meraviglie” dove ero la lepre marzolina...

Armandina -        Che matto!

Martino -             (Imbarazzato) Eh sì.

Armandina -        Deve essere stato delizioso nella lepre marzolina!

Martino -             La ringrazio, signora Armandina.

Armandina -        Può darmi del tu... se vuole.

Martino -             Ti ringrazio ma tu... fai altrettanto con me.

Armandina -        E poi...?

Martino -             ... poi saremo più amici!

Armandina -        No, intendevo: poi cosa hai fatto in teatro?

Martino -             Ah, in seguito ho frequentato una scuola d’arte drammatica, qui a Roma, e ho cominciato pian piano a lavorare in diverse Compagnie con gli autori più disparati: da Shakespeare a Ionesco a Miller a Goldoni.

Armandina -        Devi essere un attore molto sensibile, tu! Con una recitazione...

Marco -                (Comparendo sulla porta interna)... fine! Ma più che fine, lui è...

Martino -             (Interrompendolo) Hai finito col tuo vizietto?

Marco -                È bello il tuo!

Armandina -        Di cosa parlate?

Martino -             Di niente, è che ci piace stuzzicarci e mantenere sempre viva la nostra presenza di spirito, Armandina!

Marco -                Anche se abbiamo due diversi... sensi dello humour.

Armandina -        Ma è bene che sia così! Altrimenti sai che mortorio!

Marco -                È vero, invece fra noi due ci facciamo di quelle risate!

Martino -             Sì, sì! Da piegarsi in due!

Marco -                (Sarcastico) A novanta gradi!

Martino -             (Fulmina Marco con lo sguardo, poi si alza ed esce verso le camere) Mi scusi, Armandina.

Armandina -        Cosa è successo? Fuma anche lui?

Marco -                No, no, non fuma, lui.

Armandina -        Bene, non voglio disturbare oltre, poi devo scendere a preparare qualcosa da mangiare per mio marito che se al suo ritorno non trova il pasto pronto si sentiranno i ruggiti fin qua!

Marco -                Vada, allora, vada pure.

Armandina -        Con permesso. (Esce)

Marco -                (Rimasto solo) Mah! (Appoggia un piede sulla sedia “proibita”, dà un’occhiata distratta a tutta la stanza ed estrae il pacchetto di sigarette, lo guarda, quindi si dirige verso le camere ed esce. Due secondi dopo entra in fretta Martino come se avesse appena evitato la vicinanza di Marco)

Martino -             (Con gli occhi lucidi) Stronzo!

Enrica -                (Entra con un borsone e nota gli occhi di Martino) Cosa ti ha fatto?

Martino -             Niente, le sue solite cafonate.

Enrica -                Dovresti esserci abituato. Sai, che si incontrano ogni giorno persone del genere e che dobbiamo fare i salti mortali per non reagire in modo sbagliato alle offese, ai sottintesi e via dicendo. Lascia scorrere il tutto come pioggia acida senza lasciarti intaccare. Non pensiamoci, Martino, asciugati gli occhi e concentriamoci sul nostro lavoro che, almeno quello, ci dà delle soddisfazioni.

Martino -             Hai mangiato?

Enrica -                Un panino, tu?

Martino -             Niente.

Enrica -                Se vuoi, ti preparo qualcosa.

Martino -             No, grazie, preparo io: ho già fatto un po’ di spesa nel negozio qui sotto.

Enrica -                Sono contenta di lavorare ancora con te. (Gli dà un piccolo bacio sulla guancia)

Martino -             Anch’io, Enrica, grazie, sei una vera amica.

Enrica -                Anche tu lo sei. Senti: domani è domenica e potremo ripassare qualche scena per le prove di lunedì.

Marco -                (Entra, rivolto a Martino mentre Enrica va a portare il borsone in camera sua senza minimamente guardare Marco) Ti è passata...?

Martino -             Per ora sì. A te? La tua stronzaggine?

Marco -                Va bè, ti chiedo scusa ma era una semplice battuta.

Martino -             Di cattivo gusto e... questa me la lego al dito. (L’orologio a pendolo batte otto rintocchi)

Marco -                (Cambiando discorso) Allora... (Ad alta voce) Non si mangia, in questa casa?

Enrica -                (Ad alta voce) Prego...?

Marco -                (Urtato, ad alta voce) Ho detto: Non si mangia in questa casa?

Martino -             Vuoi che... prepari qualcosa per cena? Prima ho fatto un po’ di spesa.

Marco -                (Con ironia che poi riesce a controllare) Oh ma sei davvero una... una personcina previdente!

Martino -             Bè, se si vuole mangiare...!

Enrica -                (Rientra) Domani proveremo i nostri dialoghi.

Martino -             Sei d’accordo, Marco?

Marco -                Certamente! Altrimenti perché sarei venuto qui con voi?

Enrica -                (Reprimendo la rabbia) È chiaro, altrimenti cosa sarebbe venuto a fare qui con noi?

Marco -                Allora via, a mangiare e poi... tutti a nanna!

Martino -             Bene, andiamo.

(Marco e Martino escono mentre Enrica resta, si assicura che entrambi siano usciti, quindi va a sedersi per un istante sulla sedia “proibita” con evidente soddisfazione, poi esce. La luce si abbassa e si alza una musica lontana. Dopo un po’ si sentono i rintocchi dell’orologio a pendolo che suona le tre. Subito dopo si sente il grido di Enrica. Si accende la luce ed Enrica entra in scena di corsa, spaventata, in pigiama; è seguita da Martino, anch’egli in pigiama e da Marco, in vestaglia)

Enrica -                Ma sei scemo??

Marco -                (Sinceramente dispiaciuto) Scusami, Enrica, davvero non volevo! Ho sbagliato stanza! Dovevo andare in bagno ma ancora non mi oriento bene, in questo appartamento!

Martino -             Che cosa è successo?

Enrica -                ‘Sto scemo è entrato in camera mia, ha acceso la luce e si stava spogliando!

Marco -                Mi stavo spogliando...! Dovevo far pipì!

Enrica -                E tu ti prepari a far pipì appena varchi la porta? Io, quando vado in bagno, non inizio mica ad accovacciarmi dalla soglia della porta! Madonna che impressione!!

Marco -                (Con orgoglio) Eh, lo so!

Enrica -                Intendo dire... il ribrezzo che mi ha fatto!

Martino -             Non l’ha fatto apposta, Enrica.

Enrica -                Vorrei ben vedere che l’avesse fatto apposta! Ma sempre scemo rimane! (Si sente bussare alla porta)

Martino -             Chi è?

Armandina -        (Da fuori) Sono Armandina, Martino. (Martino va a d aprire e Armandina entra, è in vestaglia) Scusatemi, ma ho sentito un grido e mi sono spaventata! Che cosa è successo? Enrica? Stai bene?

Enrica -                Sì, certo, non si preoccupi, signora Armandina, è stato Marco che ha confuso la porta della mia camera con quella del bagno e mi ha fatto prendere un grosso spavento.

Marco -                (Scherzosamente) Grosso... non volendo, si capisce!

Martino -             (Cita) Bè, Molto Rumore Per Nulla!... Come si dice.

Armandina -        Meno male! (Sistemandosi i capelli) Scusate il mio abbigliamento ma ero a letto e...

Martino -             Scusa tu se ti abbiamo svegliato, Armandina.

Armandina -        Per carità, Martino, lì per lì mi sono allarmata ma poi... ho visto che non ti era successo nulla e mi sono tranquillizzata! Bene! Allora possiamo tornare a letto.

Enrica -                Sì, certo.

Martino -             Buonanotte, Armandina...

Enrica -                ... e stia tranquilla... è tutto normale!

Martino -             Tutto normale!

Marco -                (Tra sé, avviandosi) Quasi.

Armandina -        Bene, buonanotte a tutti. (Esce)

Marco -                Buonanotte, Enrica, e non temere: non mi sbaglierò più tra la tua camera e il bagno! (Esce verso le camere)

Enrica -                Ne sono convinta! (Uscendo insieme a Martino) Ehi, Martino, hai fatto colpo sulla signora Armandina!

Martino -             (Sorridendo) Già, pensa un po’...!

Buio

Sipario

Fine del Primo Atto


Secondo Atto

Al riaprirsi del sipario la scena è al buio, sono illuminati solamente i ritratti sulla parete. Lentamente si alza la luce.

Martino -             (Entra dalle camere con una tazzina di caffè in mano mentre l’orologio a pendola batte nove rintocchi;gironzola per la stanza curiosando finché non incappa nella sedia “proibita”, la osserva, si guarda intorno poi, con fare birichino, vi si siede solo per un attimo poi si rialza)

Enrica -                (Entrando) Grazie per il caffè.

Martino -             Figurati. Dormito bene?

Enrica -                Da schifo. Dopo che Marco mi ha svegliata non sono stata più in grado di riprendere sonno.

Martino -             Accidenti, mi dispiace!

Enrica -                Ma come ti è venuto in mente di proporre ad uno come lui di condividere l’appartamento?

Martino -             Ma che ne so! L’ho sentito lamentarsi che non trovava casa... pensavo di conoscerlo abbastanza bene ma non credevo davvero che fuori dal teatro si rivelasse in tutta la sua stronzaggine!

Enrica -                A teatro si contiene perché c’è il regista che lo tiene in riga! Vedi: Marco appartiene a quella razza di attori che a teatro servono, purtroppo, ma che non danno molto lustro alla nostra categoria.

Martino -             Peccato però!... Senti, perché non approfittiamo per provare?

Enrica -                Provare? Cosa proviamo se il “divo” è già uscito senza nemmeno dire quando tornerà!

Martino -             Potremmo ripassare l’unico dialogo che abbiamo insieme, che ne dici? Dai! Facciamo un po’ di spazio e ci creiamo un piccolo palcoscenico come fanno i bambini quando giocano al teatro!

Enrica -                (Sorridendo) Va bene. (Entrambi creano uno spazio al centro del palco e prendono il copione)

Martino -             Ok, cominciamo da quando tu dici... “Oh, sentite, non voglio che critichiate mio marito.”... va bene?

Enrica -                Sì, quello verso la fine... (Recita) “Oh, sentite, non voglio che critichiate mio marito.”

Martino -             (Recita) “Senti, Margaret, io ho diritto di criticare mio fratello quanto mi pare coi membri della famiglia di cui tu non fai parte! Ma prenditi un bicchiere anche tu e vai a sbronzarti là fuori!”

Enrica -                (C.s.) “Non ho mai visto una tale ostilità contro un fratello!”

Martino -             (C.s.) “E la sua verso di me? Se non sopporta neanche di stare nella stessa stanza con me?”

Marco -                (Entra interrompendo la prova. Ha un’espressione furbesca e maliziosa) Già al lavoro?

Enrica -                Mi sembra una cosa naturale, visto che sono le nove passate.

Martino -             Ma dove sei stato?

Marco -                (C.s.) Ho fatto un po’ di jogging qua intorno, come mia abitudine, e ho scambiato due chiacchiere con una persona...

Enrica -                Va bene, ora continuiamo, però.

Marco -                Aspettate un momento, voglio riferirvi una confidenza appetitosa che mi è stata appena fatta!

Martino -             Appetitosa?

Enrica -                (Ironica) Te l’ha fatta un cuoco?

Marco -                No, me l’ha fatta il tabaccaio qua sotto!

Enrica -                Va bene, sentiamo questa appetitosa confidenza.

Marco -                Allora... (Prende la sedia “proibita” e sta per sedersi)

Martino -             (Grida) Aaah!

Marco -                (Fermandosi in piedi) Cosa c’è?

Martino -             La sedia!!

Enrica -                Ti stavi sedendo sulla “sedia proibita”.

Marco -                (Prendendone un’altra) Allora: Stavo scambiando due parole col tabaccaio, gli stavo dicendo che alloggio qui e lui mi dice, come se fosse la cosa più normale e risaputa del mondo: “Ah, alloggia dalla tenutaria”.

Martino -             La tenutaria??

Marco -                Già!... “La tenutaria??” dico io, lui allora mi ha raccontato che ormai diversi anni fa la nostra cara signora Armandina venne incriminata per sfruttamento della prostituzione!

Martino -             Ma che stai dicendo??

Marco -                La verità! Proprio in questo appartamento la “signora” favoriva piacevoli incontri fra ragazze squillo e i clienti che lei stessa procurava!

Enrica -                Veramente?

Marco -                Te lo giuro! Il tabaccaio si è anzi stupito che non lo sapessi, visto che è un fatto ormai vecchio e di cui tutti sono al corrente. Insomma, dopo tutte le vicissitudini che ha dovuto passare, la “signora” Armandina ha riaperto ormai da tempo questo appartamento ridandogli l’atmosfera e la rispettabilità che ora possiede, così come ce l’ha presentato.

Enrica -                Ecco perché è così preoccupata della moralità della sua casa!

Marco -                Già! Avete capito? La signora cosi perbenino??

Martino -             Bè, nessuno è perfetto. L’importante è che ora la signora Armandina si sia ravveduta e abbia fatto di tutto per cambiare vita! Tant’è vero che poi si è anche sposata!

Marco -                Ah, il tabaccaio mi ha anche detto che il marito teneva la contabilità!

Martino -             Ops!

Enrica -                Ma tu senti che roba!

Martino -             Secondo me sono cose che comunque non devono assolutamente influenzare il nostro comportamento nei suoi confronti.

Enrica -                Va bè, coraggio, riprendiamo queste prove, Martino.

Marco -                Permetti che provi io, Martino? Scusa ma ho una parte talmente lunga ed impegnativa che più provo e meglio è.

Martino -             (Deluso) D’accordo, prova tu...

Marco -                (A Martino che agisce) Segui le mie battute sul copione, ok?

Martino -             Comandi!

Enrica -                (A Marco) Allora facciamo il pezzo del regalo a papà.

Marco -                Va bene... aspetta, Brick deve avere una stampella. (Si guarda intorno) Martino, non è che riesci a trovarmi qualcosa che faccia da stampella...

Martino -             (Si guarda intorno, prende un ombrello appoggiato ad un angolo e glielo porge) Ecco qui la stampella.

Marco -                Grazie.

Enrica -                (Recita) “Brick, metti almeno una firma qui!”

Marco -                (C.s.) “No!”

Enrica -                (C.s.) “Devi farlo!”

Marco -                (C.s.) “Io non devo far niente! Tu ti dimentichi a che condizioni ho accettato di vivere con te!”

Enrica -                (C.s.) “Tu non vivi con me; stiamo insieme nella stessa gabbia e basta.”

Marco -                (C.s.) “Queste erano le condizioni!” (Bussano alla porta, Marco si indispettisce) Ma porca puttana! Proprio adesso?

Armandina -        (Da fuori) Sono Armandina...!

Marco -                ... La santarellina!

Martino -             (Va ad aprire e torna con Armandina) Buongiorno, Armandina.

Armandina -        Buongiorno, Martino! Disturbo?

Marco -                (Ironico e scostante) Macché! A noi piace essere interrotti sul più bello!

Armandina -        (Offesa dalla risposta di Marco) Oh, mi scusi tanto!

Enrica -                Stavamo provando, signora Armandina...

Martino -             ... ma non badare al sarcasmo del signor Sparta, Armandina, lui è il protagonista ed è, diciamo, normale che sia così suscettibile.

Armandina -        Sì, ma questo non significa che si debba essere scortesi.

Marco -                Vogliamo riprendere, “per cortesia”?

Enrica -                D’accordo ma a me farebbe piacere se assistesse anche la signora: mi darebbe più carica avere qualcuno... in platea!

Armandina -        Grazie, cara! Allora sapete cosa faccio? Mi metterò buona e tranquilla in un angolino e sarò la vostra spettatrice!

Martino -             Ok, riprendiamo. (Prende il copione e si mette in disparte)... Pronti?

Marco -                Io sono pronto.

Armandina -        Ma tu, Martino, non reciti? (Marco ha un’espressione di esasperata sopportazione)

Martino -             Io ho pochi interventi e penso che sia meglio dare la priorità al signor Sparta.

Armandina -        Oh, mi dispiace!

Martino -             Eh, lo so, ci vuole pazienza!

Enrica -                Allora, ricomincio... (L’orologio a pendola batte dieci rintocchi)

Marco -                (Ad alta voce, allargando le braccia) Ci mancava la pendola!

Martino -             (Ad alta voce) Aspettiamo un attimo!

Marco -                “Diiiin doooon!!! Diiiin doooon!!! Ma che palle!!

Enrica -                (Appena finiti i rintocchi) Ricomincio... (Recita) “Brick, metti almeno una firma qui!”

Armandina -        (A Martino) Cosa deve firmare? (Marco ha un moto di fastidio per l’intervento di Armandina)

Martino -             (Ad Armandina, sottovoce) Il biglietto d’auguri per il padre.

Armandina -        (Sottovoce) Ah.

Marco -                (C.s.) “No!”

Enrica -                (C.s.) “Devi farlo!”

Marco -                (C.s.) “Io non devo far niente! Tu ti dimentichi a che condizioni ho accettato di vivere con te!”

Enrica -                (C.s.) “Tu non vivi con me; stiamo insieme nella stessa gabbia e basta.”

Armandina -        Proprio come me e mio marito!

Marco -                (Ormai deconcentrato e infastidito) No, no, scusate, è meglio fare una pausa, ok? (Estrae il pacchetto di sigarette)

Martino -             Marcooo...! (Marco, torvo, rimette via il pacchetto)

Enrica -                Va bè, rilassiamoci un po’.

Martino -             Ok, facciamo una pausa... Ehi, vi ricordate, l’anno scorso, durante le rappresentazioni de “La locandiera”?? Ci sono capitate più cose in quella tournée...!

Enrica -                Già, un po’ di tutto.

Marco -                Vero! (Vantandosi) Non dimenticherò mai quella ragazza di Piacenza!

Martino -             Già, quella che ti venne a trovare in camerino alla fine del primo atto...!

Marco -                (C.s.) Esatto, caro Martino! (Sorridendo sardonico) Non mi era mai capitato di farmene una tra un atto e l’altro! (Armandina scuote la testa con disapprovazione)

Martino -             Tant’è vero che sei entrato in scena in ritardo!

Marco -                (Ridacchia) Giusto il tempo di infilarmi i pantaloni e rimettermi la parrucca!

Armandina -        Sinceramente non mi pare un comportamento molto professionale.

Marco -                Già, lei se ne intende... di professioniste!

Armandina -        In che senso?

Marco -                (Ignorandola) Faccio un salto qui sotto a prendermi un caffè. (Estrae il pacchetto di sigarette ed esce verso l’esterno)

Armandina -        Ma si comporta sempre così?

Martino -             Spesso. Sai: noi attori abbiamo ogni tanto momenti di insofferenza.

Enrica -                Dal momento che abbiamo interrotto approfitto anch’io per sistemare la mia camera, con permesso. (Esce verso l’interno)

Armandina -        (Ad Enrica) Fai pure, mia cara! (A Martino) Oh, se è per questo, io ce li ho tutti i giorni... momenti di insofferenza, di intolleranza e oserei dire, di repulsione nei confronti di mio marito ma non lo faccio mica pesare agli altri!

Martino -             Marco Sparta è fatto così!

Armandina -        L’ho notato, ma non mi sembra una persona... normale!

Martino -             Eh, lo so!

Armandina -        Lasciamo perdere... Quando pensate di andare in scena?

Martino -             Oh, per Aprile dovrà essere tutto pronto; debutteremo qui a Roma poi speriamo di fare anche un piccolo giro nel centro Italia.

Armandina -        Bene, sono contenta! (Gli si avvicina) Anche se mi dispiacerà tanto quando lascerai questa casa!

Martino -             Dispiacerà anche a me. (Guardandosi intorno) Credo che questo appartamento sia il sogno di chiunque ami del teatro!

Armandina -        (Gli si avvicina ancora un po’) Ah, se tu potessi entrare in una Compagnia stabile, Martino! Qui a Roma! Questa potrebbe diventare veramente casa tua! Ne saresti praticamente il re! Ed io... e noi...

Martino -             (Imbarazzato) Bé, sì, la nostra amicizia e simpatia reciproca potrebbero rafforzarsi.

Armandina -        Solamente rafforzarsi? Mio caro Martino... Che peccato che io sia sposata! Sapessi che vita sto passando con quel cavernicolo che abita con me!

Martino -             Armandina, anche se tu non fossi sposata ci sarebbe ugualmente un grosso impedimento.

Armandina -        Sei sposato anche tu!!

Martino -             (Ride) No, ci mancherebbe altro!

Armandina -        Allora? Non sarebbe forse bello se... ecco, se la nostra amicizia sfociasse in qualcosa di più...

Martino -             (La interrompe) Non sarebbe davvero possibile, Armandina.

Armandina -        Perché?

Martino -             Perché io, Armandina... perché a me piacciono gli uomini.

Armandina -        Che cosa??

Martino -             È così, Armandina: io sono omosessuale.

Armandina -        (Prendendogli il viso tra le mani, quasi maternamente) Oh, povero...

Martino -             (Sorridendo) Perché “povero”? La mia non è mica una disgrazia!

Armandina -        Ma la mia sì! Oh, signore mio!

Martino -             Già. È così.

Armandina -        Aspetta, aspetta, fammi capire bene: Sicché... in questo appartamento convivrebbero: una lesbica, un... gay e un... un...

Martino -             ... etero un po’ stronzo!

Armandina -        Oh, mamma mia! Bè, questa situazione mi pare davvero eccessiva! (Rigorosa) Eccessiva e niente affatto sostenibile!

Martino -             Ma ragiona un po’, Armandina: Prendiamo Enrica e Marco, d’accordo? A lui piacciono le donne e ad Enrica piacciono le donne, mi pare non ci siano problemi, no?

Armandina -        Bè, no, questo l’avevo accettato.

Martino -             Bene. Se Enrica dovesse quindi portare un’amica qui in casa, agli occhi... della gente che male ci sarebbe? Nessuno!

Armandina -        ... No.

Martino -             Ora veniamo a me: io non creerei alcun problema con Enrica, giusto? Come non lo crea il fatto che qui ci sia anche Marco o l’eventualità che io portassi un amico... sempre agli occhi della gente, perché è di questo che tu ti preoccupi; ci sarebbe qualcosa di male?

Armandina -        (Confusa)... No... non credo.

Martino -             Vedi? Vedi? Al limite, l’unica persona “sospetta” sarebbe Marco, nel caso si portasse qui una donna!!

Armandina -        (Scatta) Ah no! Questo mai! Oltretutto mi pare risulti ben chiaro che non mi è piaciuto da subito quel... Marco Sparta!

Martino -             (Rincarando la dose) Tipo ambiguo... eh?!

Armandina -        Molto! Ambiguo e troppo pieno di sé!

Martino -             Pensa che io sarò costretto a recitare insieme a lui per un’intera stagione... Armandina!

Armandina -        Non te ne fare un cruccio, Martino mio! (Sospiro) Ognuno ha la sua croce! Hai capito quante ne devo sopportare io, con quello là sotto? Pensa che l’altra sera... (Viene interrotta dal tossire di Enrica)

Enrica -                (Entrando) Disturbo?

Armandina -        Ma cosa dici, cara! Stavamo parlando così, del più e del meno! Riprendete pure tranquillamente il vostro lavoro!

Enrica -                (Irritata) Se Marco continua a comportarsi così e a fare i capricci da “grande attore” preferisco prepararmi da sola!

Martino -             Sai, Marco com’è, (Rivolto più ad Armandina che ad Enrica) purtroppo non sempre capitano persone affidabili.

Armandina -        Parole sante!

Enrica -                Per cui aspetterò ancora un po’ i comodi del “divo” poi proverete solo voi due, se vorrete.

Armandina -        Allora io vi lascio, ragazzi, ma riferite al signor Sparta che non mi permetterò mai più di venire ad assistere e... disturbare la sua prova. (Esce)

Martino -             Hai sentito tutto, vero?

Enrica -                Non ho perso una parola.

Martino -             Bè, pensavo che la signora Armandina l’avesse intuito, poi, visto che le cose stavano, come dire, precipitando, mi son trovato costretto a dirglielo.

Enrica -                Hai fatto bene; è stata una forma di... legittima difesa! (Entrambi ridono)

Martino -             Il nostro è un mondo fantastico, Enrica.

Enrica -                Fantastico ma faticoso.

Martino -             Come quello del teatro: provoca lacrime di gioia e gocce di sudore! Il riso e il pianto!

Enrica -                Stai usando la battuta di Armandina...

Martino -             Bè, non è forse vero? Sai, una volta dovremo metter su uno spettacolo con solo io e te! (L’orologio batte undici rintocchi)

Marco -                (Entrando) Ma quel cazzo di pendola ce l’ha con me!! Mi è ormai entrata nel cervello!!

Enrica e

Martino -             (All’unisono) Cosa hai detto...?

Marco -                (Ad alta voce finché non cessano i rintocchi) Ma porc..! Ho detto che... È andata via “Santa Armandina delle squillo”?

Martino -             Sì, e ha detto che non ti disturberà più le prove.

Marco -                Meno male.

Enrica -                Te la senti di riprendere o sei ancora deconcentrato?

Marco -                Riprendiamo.

Enrica -                La stessa scena?

Marco -                No, perché poi, lì, entra Mae. Passiamo alla scena della “gatta”. Martino, per cortesia...

Martino -             (Prendendo il copione)... seguo sul copione.

Enrica -                (Recita) “Adesso basta con questo supplizio! Ma quanto durerà ancora? Non m'hai tenuta in castigo abbastanza? Non ho espiato? Quando verrà la grazia?”

Marco -                (C.s.) “Hai la voce di una che ha fatto cinque piani di scale gridando al fuoco!”

Enrica -                (C.s.) “È vero! Sono una gatta su un tetto che scotta.”

Marco -                (C.s.) “E allora salta, da questo tetto! Tanto i gatti cascano in piedi.”

Enrica -                (Interrompe la scena estraendo il cellulare dalla tasca) Scusatemi tanto, il telefono. (Marco allarga le braccia in segno di esasperazione) Pronto... Ah, Milena! Ciao... sì, certo, certo, Milena, quando vuoi tu... Hai capito bene dove sto?

Martino -             È Milena?

Enrica -                Sì. (Al telefono) Aspetta un momento, qui c’è poco campo. (A Marco e Martino) Scusate (Esce)

Martino -             (A Marco) Eh, c’è poco campo... (Pausa. Marco estrae involontariamente il pacchetto di sigarette) Marcooo! Per favore! Sai che Enrica non sopporta il fumo! (Marco rimette a posto con stizza il pacchetto)... Su, su! Dimmi la verità, Marco: come ti trovi qui?

Marco -                Cosa vuoi che ti dica? È una cosa strana: l’ambiente mi ricorda tanto il salotto di nonna Speranza di gozzaniana memoria: pieno di cianfrusaglie di dubbio gusto! E non mi sembra il luogo ideale per provare uno spettacolo, sia pure così, tra noi; non parliamo poi della proprietaria ex tenutaria e invadente...

Martino -             Non mi pare che ti sia molto simpatica, la signora Armandina.

Marco -                E nemmeno io a lei, suppongo.

Martino -             Sai, con le persone, a volte, è una questione di pelle, non nel senso del colore, intendo dire... è come con la radio: una questione di sintonia, se non c’è non c’è, non ci si prende, non ci si prende!

Marco -                Esatto: non ci si prende.

Enrica -                (Rientra parlando ancora al cellulare) Va bene, tranquilla. (Chiude) Scusatemi ancora.

Marco -                (Ironico) Un’amichetta...?

Enrica -                Perché, tu non ne hai?

Marco -                (C.s.) Sì, ma le mie sono più carine delle tue!

Martino -             Com’è andata a finire, poi, tra Milena e Luca?

Marco -                Luca Mantini?

Enrica -                (A Marco) No, Marco, tu non lo conosci. (A Martino) Stai zitto... dopo un anno insieme l’ha lasciata da un giorno all’altro! L’ha buttata via come una scarpa vecchia, e sai per chi?

Martino -             No! Per chi??

Enrica -                Per Amanda! Hai presente...?

Martino -             Oh, Madonna mia! Quella sciacquetta che cantava al “Matita blu”?? Ma avrà dieci anni più di lui!

Marco -                (Sentendosi escluso, cerca di intromettersi) Amanda chi? La Frattini?

Enrica -                No, Marco, tu non la conosci. (A Martino, mentre Marco, annoiato, gironzola nervoso per la stanza) Dieci anni? Povero te! Ne avrà almeno una quindicina di più!

Martino -             Ed ora come sta?

Enrica -                Amanda?

Martino -             Ma no!! Milena!

Enrica -                Ah! è ridotta uno straccio! L’ho incontrata due giorni fa da Sally che la sta ospitando e quasi non la riconoscevo!

Marco -                (Che continua a sentirsi escluso dalla conversazione) Sally... Sally... mi pare di...

Enrica -                (Lo interrompe) No, Marco, tu non la conosci. (A Martino)... dimagrita, trasandata, oltretutto si è fatta mora!

Martino -             Mora?? Ma dai!!

Enrica -                Ed ha un’aria così... così...

Marco -                (Cerca di partecipare ala conversazione)... depressa?

Enrica -                No, Marco, tu non la conosci. (A Martino) Così... depressa!

Marco -                (Esasperato) Ma insomma... qui non si prova più??

Enrica -                Cosa ne dici, Martino?

Martino -             Di Milena?

Enrica -                No, di riprendere la prova.

Martino -             Ma sì, dai, riprendiamo, altrimenti non combiniamo niente.

Enrica -                Hai ragione, Martino, dove eravamo rimasti...?

Marco -                (Si intromette, perentorio) Riprendiamo da: “Hai la voce di una...“

Enrica -                Ah, sì.

Martino -             (Fintamente offeso) Uffa, però! Ma io quando provo? (Durante le prossime battute della prova Martino gironzola, annoiato, per la stanza toccando i vari oggetti, soprammobili ecc.)

Marco -                (Recita) “Hai la voce di una che ha fatto cinque piani di scale gridando al fuoco!”

Enrica -                (C.s.) “È vero! Sono una gatta su un tetto che scotta.”

Marco -                (C.s.) “E allora salta, da questo tetto! Tanto i gatti cascano in piedi.”

Enrica -                (C.s.) “Ah si?”

Marco -                (C.s.) “Che aspetti?”

Enrica -                (C.s.) “A far che?”

Marco -                (C.s.) “A prenderti un amante.”

Nel frattempo Martino si avvicina ad un giradischi e lo accende.

Enrica -                “Non posso! Per me non ci sono altri uomini. Io vedo solo te. Anche a occhi chiusi, non vedo che te! Quando diventerai brutto, Brick? Diventa brutto, grasso, fa' qualche cosa, aiutami!...“ (Martino appoggia la puntina sul disco diffondendo la musica. Marco grida, esasperato)

Marco -                Martino!! Ma porca di quella puttana! Lo stai facendo apposta??

Martino -             Scusatemi, ragazzi! Non pensavo che facendo questo gesto la musica partisse così all’improvviso!

Marco -                Se appoggi la puntina sul disco mentre gira mi sembra logico che qualcosa si senta! Eh ma cazzo! Per una ragione o per l’altra è la terza volta che si comincia e s’interrompe!!

Martino -             La quarta.

Marco -                La quarta! Sentite?? Allora basta! Basta! (Esce e rientra dalle camere, sotto lo sguardo dei due, recuperando tutte le sue cose che mette in borsa alla rinfusa) Mi sono stufato! Mi sono rotto le palle!

Enrica -                Marco, adesso stai trascendendo.

Marco -                Sto trascendendo?? Io sono un attore! Un professionista serio! E se trascendo significa che ci sono ottime ragioni! Accidenti a me e a quella volta che ho accettato di venire in questo appartamento dove non si può provare! Non si può fumare!... (Sta per appoggiare la borsa sulla sedia “proibita”)

Martino ed

Enrica -                (All’unisono) Aaah!

Marco -                Cosa c’è??

Martino -             La sedia proibita!

Marco -                (Appoggiando la borsa su un’altra sedia)... non ci si può sedere! Non si può scopare! (L’orologio batte dodici rintocchi. Marco alza ancora più la voce) Non si può parlare!! Eh no! Mi sembra eccessivo! Ma siamo in affitto o in un collegio delle orsoline?

Martino -             Come...?

Marco -                (Ad alta voce) Ho detto: siamo in affitto o in un collegio delle orsoline? Ma andate tutti a fanculo!

Martino -             (Falsamente preoccupato, ad alta voce finché non cessano i rintocchi) Marco, non fare così, su!

Marco -                No, no, io preferisco andarmene in albergo dove potrò fare tutto ciò che voglio! Signori: ci vediamo domattina in teatro!... Ah, salutatemi tanto la signora Armandina e riferitele che questo appartamento è... un casino! (Esce)

Martino -             (Ad Enrica) Abbiamo esagerato?

Enrica -                Ma no! (Ironicamente) I “grandi” attori hanno bisogno, ogni tanto, di sclerare e fare delle scene-madre.

Martino -             Mi dispiace ma mi ha fatto proprio cadere le braccia!

Enrica -                Sta cominciando davvero ad allettarmi l’idea di metter su uno spettacolo con solo io e te!

Martino -             Potremmo fare... “Le due orfanelle! (Ridono entrambi)

Enrica -                Ci penseremo!

Martino -             Senti, perché non proponi a Milena di venire qui con noi?

Enrica -                Ma gliel’ho già offerto e mi è sembrata contenta! Ora dipende dalla signora Armandina.

Martino -             Già, la signora Armandina... (Cambia discorso) Dai, ora non pensiamoci, pensa piuttosto a ripassare la tua parte. (Prendendo il copione) Io farò la parte di Brick, seriamente, senza intoppi e interruzioni.

Enrica -                Va bene, grazie.

Martino -             Ricordi questa scena? (Legge sul copione) “Non voglio divorziare. Ma se tu pigliassi un amante, mi sentirei più tranquillo.”

Enrica -                (Recita) “Non te la do questa tranquillità: preferisco restare sul mio tetto che scotta.”

Martino -             (Legge) “Attenta che ti bruci.”

Enrica -                (Recita) Se mi brucio, fatti miei. Resisterò finché sarà necessario.” (Bussano alla porta)

Martino ed

Enrica -                (All’unisono) Armandina...!

Martino va ad aprire ma è Marco che entra e si dirige subito verso le camere.

Marco -                Ho lasciato l’accendino. (Esce di nuovo incrociando Armandina che sta entrando)

Armandina -        (Guardando Marco uscire di fretta) Che cosa è successo?

Martino -             Niente di grave: è successo che Marco ha preferito trasferirsi in albergo; sai, Armandina, lui è il protagonista, un attore... serio!

Armandina -        Cosa significa? Che questo posto non è degno di essere abitato da un attore serio?? Forse voi non lo siete?? Sapete che qui sono passati fior di artisti? Fior di attori, fior di attrici, fior di...

Enrica -                (La interrompe) Ogni tipo di fiore, insomma.

Martino -             È solo che il signor Marco Sparta non ha legato con l’ambiente. Pazienza! D’altronde, come dicevamo, lui era l’unica persona, qui, che poteva creare un certo... imbarazzo.

Enrica -                ... agli occhi della gente.

Armandina -        Bé, sì.

Martino -             Diciamo pure che era un soggetto a rischio!

Enrica -                Non ci sono dubbi. Pensi, Armandina, che in Compagnia tutti sanno che è un gran donnaiolo!

Armandina -        Ah!

Martino -             Lui è uno che non sa stare più di una notte senza una compagnia femminile!

Armandina -        Ma pensa tu!

Enrica -                Insomma, possiamo dire di essere stati fortunati, Armandina!

Armandina -        Ora però, ragazzi, sarete costretti a dividere l’affitto in due.

Martino -             Ah, a questo proposito... sai, Armandina: io e Enrica avremmo pensato di fare un’opera buona!

Armandina -        In che senso?

Enrica -                Bè, avremmo pensato di invitare un’altra persona a condividere con noi questo delizioso appartamento...

Martino -             ... ed è completamente l’opposto del signor Marco Sparta!

Armandina -        Ah! E chi sarebbe?, Come si chiama questo nuovo inquilino?

Enrica -                Si chiamava Giulio.

Armandina -        Si chiamava? Ha assunto un nome d’arte?

Martino -             Praticamente sì.

Armandina -        Ed ora come si fa chiamare?

Enrica -                Milena.

Armandina -        (Sospettosa) Ragazzi, spiegatevi meglio.

Martino -             Bé, Milena è...

Enrica -                ... senti, Armandina, nella strada qui sotto non possono passare le macchine, giusto?

Armandina -        Giusto.

Enrica -                Non possono passare perché c’è il divieto di...?

Martino -             ... di trans...?

Armandina -        Oh, Gesù!! (Si accascia sulla sedia “proibita”)

Martino ed

Enrica -                (All’unisono) Aaah!! La sedia proibita!

Buio

Sipario

Aprile 2010

Arredi di scena e oggetti personali

Numerosi quadri di celebri attori, attrici e autori del passato (Necessario un ritratto di Shakespeare).

Un orologio a pendolo.

Una sedia diversa dalle altre in una collocazione ben precisa.

Un giradischi.

Un pacchetto di sigarette (che Marco tiene sempre in tasca)

Un borsone (che Marco porta in scena e che riporta via alla fine del secondo atto riempiendolo, in scena, con alcuni suoi oggetti personali – una camicia, un paio di pantaloni ecc.)

Un borsone e una gabbietta per uccelli (che Martino porta in scena)

Un borsone (che Enrica porta in scena)

Un pigiama per Martino.

Un pigiama per Enrica.

Una vestaglia per Marco.

Una vestaglia per Armandina.

Una tazzina di caffè con cui Martino entra all’inizio del secondo atto.

Un copione.

Un ombrello.

Un telefono cellulare (Che Enrica tiene in tasca)


Note sui personaggi di “Varietà”

Martino

È una persona simpatica che vive in maniera semplice e naturale la propria omosessualità con atteggiamenti molto sottili. (Finché non lo rivela ad Armandina, il pubblico non dovrebbe notare la sua omosessualità). Ha simpatia per Enrica e per Armandina ma viene deluso dal comportamento di Marco. La sua reazione insieme ad Enrica è una piccola vendetta ma anche un modo per creare un ambiente più consono alla sua personalità.

Enrica

È una donna di poche parole, alquanto scontrosa e a volte spigolosa. Accetta di convivere con i suoi due colleghi per convenienza ed è per questo che parla ad Armandina della propria omosessualità. È in sintonia con Martino mentre disprezza Marco per la sua boria e il suo greve maschilismo.

Marco

È un attore borioso e molto pieno di sé. Tratta Martino con sufficienza usando a volte grevi battute sulla sua omosessualità mentre è leggermente più cauto nei confronti di quella di Enrica perché lei reagisce in maniera sarcastica e combattiva.

Armandina

È una signora che ha rimosso il suo passato “turbolento” dedicandosi al suo appartamento che affitta a chiunque abbia a che fare con il teatro, sua passione ed esperienza giovanile. Ora tiene molto alla moralità e teme ogni situazione che possa creare scandalo. Ha subito un debole per Martino che le rimane anche dopo il suo “outing”.

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