Vedovo arzillo… cerca compagna

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Vedovo cerca nuova compagna

VEDOVO ARZILLO… CERCA COMPAGNA

commedia brillante in due atti

di Calogero Maurici

                                          (elaborata da Pietro  e Rosanna  Maurici)

   

Turi           Conforto                   (il vedovo)

Cuncetta  Sempreviva               (la compagna)

Monia      Conforto                    (la figlia di Turi)

Giulia      Conforto                    (l'altra figlia)

Sandro     Conforto                    (il figlio)

Calogero   Lanza                        (il marito di Giulia)

Nino   Mira                                 (il marito di Monia)

Donatella   Pizzica                     (la moglie di Sandro)

Olga   Cavalla                            (vicina di casa di Turi)

Peppe  Fuso                                (l'amico di Turi) 

                                                                                                       (tel.autore)  abit.   090/638009

                                                                                                                           cell.    3393359882 

Dedicato a tre amici nonché artisti che apprezzano il vero valore del teatro.

A  Nicola Cefalù, grande comico ed a tutti i suoi bravissimi componenti della  compagnia :dal regista, attori e tecnici "L'Armonia di Cefalu" -PA-

Ad Osvaldo Scolaro, attore e presidente della compagnia "Nuovi Orizzonti di Merì" -Me-

ed a tutti i suoi componenti.

A Federico Pandolfino, attore poliedrico ed amante del teatro.

                                                                                                                ( con grande affetto da  Calogero Maurici)

Vedovo arzillo…cerca compagna

commedia brillante in due atti

di Calogero Maurici

(elaborata da Pietro e Rosanna  Maurici)

          Difficilmente  scrivo cose non attuali anche se sto attento alla spettacolorizzazione (in senso bonario) e non per sfruttare con spregiudicatezza un qualche avvenimento, ma per aiutare gli attori, il regista a rendere ancor più esilarante la storia.

          Per certi versi questa commedia puo' essere considerata la continuazione di:

                "Ora ca a mamma muriu..cu su teni u papa" già rappresentata da diverse compagnie con uno strepitoso successo.

          In questa ci troviamo di fronte al personaggio di Turi (vedovo da tre anni)  che ha tre figli di cui un maschio.Turi dopo aver fatto l'esperienza di rimanere con le sue figlie  un mese da una , un mese dall'altra, decide di ritornare a vivere da solo in casa sua.

         Dopo alcuni mesi, sentendosi ancora arzillo, come gli piace defenirsi, decide di trovarsi una compagna e cosi con l'aiuto di un amico scrive una lettera ad un'agenzia matrimoniale.

         Le due figlie non appena sanno delle intenzioni del padre, temendo di dividere anche quel poco che possiede il padre con una estranea, cercano di convincerlo a non farlo.

         IL figlio Sandro, "giovane molto vivace" prima di essere sposato con Donatella, una donna dalle due facce che vuole apparire aperta rispetto alle cognate, che ha soggiogato letteralmente il marito e con la sua apparente "apertura" e grande "opportunismo",  si schiera dalla parte del suocero per ottenere anch'essa dei benefici.

         Una vicina di casa  per' altro vedova, che da qualche anno fa il filo a Turi, ma quando viene a sapere che quest'ultimo si vuole risposare comincia ad architettare degli stratagemmi.

        

         Turi pensa di essere felice con la nuova compagna, "Cuncetta Sempreviva" pensa di essere giovincello, arzillo, in realtà le intenzioni di Cuncetta sono ben altre e non quelle di vivere una vita serena con Turi.

          Olga la vicina di casa sempre intransigente scopre le intenzioni di Cuncetta e dopo una serie di tentativi negativi, finalmente assieme alle figlie di Turi riescono a mettere all'erta quest'ultimo.

           Quando Turi scopre che Cuncetta è un' approfittatrice di vedovi per scippare loro dei beni,

cade in una delusione profonda, capisce di aver sbagliato, chiede perdono alla defunta Carmela e pensa che l'amore, la compagna della vita per lui sia una.  

S C E N A  I°

(Turi, l’amico Peppe, Olga)

Tur.   Ti cunfessu caro Peppi ca di quannu niscivu di dintra i casi de me figghi mi sentu megghiu…mi sentu un picciutteddu! Un misi di una e un misi di nautra. O postu di coccolarimi…si nni futtianu…e poi si vulianu mangiari a me pensioni…ma io fu chiù scaltru, mi stufafu e mi ni vinni a me casa…sulu…ora mi sento rinvigorito…. ringiovanito.

Pep.  E rincoglionito!…

Tur.   Si io sugnu rincoglionito, tu si fuso di nome e di fatto… A me età certi cosi non l’avissi a pinsari chiù, inveci caro amico io mi vogghiu passari a vecchiaia comu si fussi ancora un giovanotto…mi vogghiu truvari nà compagnia…

 

Pep.  E chi ci voi fari purtroppo a vecchiaia è brutta, a  'nnà certa età non servimu

          chiù megghiu ristari scapulu comu ammia….   

Tur.   Ma chi dici, quali certa età…e scapulu…io mi sento ancora nel fior fiore della

gioventù, ho voglia ancora di sentirmi masculu…masculu, cu la M maiuscula…mi sentu un focu dintra, ho voglia di uscire i miei bollenti spiriti, Peppe non poi immaginare comu su bollenti…bollano… megghiu di un timbro, mi sentu un fuoco dentro…senti pi mmia,  'nnà cumpagna o latu ci voli…

Pep.  Ma quali cumpagna, poi ti scippa i soldi, poi ti fa abiliari, poi ti sciarrii chi tò figghi, poi cià spartiri a roba a metà e ci sunnu sempre scerri…poi…

Tur.   (interrompendolo) Poi…poi….poi…ma a calmare i miei desideri bollenti però cià va pinsari idda…caro Peppi di quannu  muriu a bon’anima di me mugghieri sugnu asciuttu, fradiciu, anzi siccu, però u sangu l’haiu sempre cavudu…caro Peppi, ora mettu un annuncio no giornali… cuori solitari… e mi cerco una compagna…(fa segno di sentire caldo) Oggi non trasi mancu 'nna goccia d'aria.

Pep.  'Nna goccia d'aria!… sta funnennu…Ma chi stai dicennu….

Tur.   Anzi picchi non ta cerchi puru tu, accussi facemu puru ogni tanto 'nna gara a chi fa di più l’amore…(Peppe guarda il pubblico stupito)

Pep.  Signuri mei, a chissu  'nna vecchiaia a testa ci funniu…

Tur.   Si, mi funniu, picchi non vogghiu stari sulu, vogghiu na cumpagna, vogghiu l’amoreeeeeeeeeee…

Pep.  Non è chi ti parti pi mmia…Io cumpagna non nni vogghiu, i me soldi non mi fazzu scippari di nuddu…

Tur.   Ma pezzu di cretinu a cu la lassari…ti porti a tomba e poi ti mangianu i vermi…tu ora mi aiuti a scriveri l’annuncio e poi all’agenzia ciù lassi tu stesso e nuddu a va sapiri nenti…i me figghi l’hannu a sapiri alla fine, forse un jornu prima ca mi maritu…

Pep.  Io pensu ca non ti fannu maritari…

Tur.   A vita mea è… e decidu io della mia vita…

Pep.    Purtroppu quannu in famigghia ci sunnu artriti…

Tur.   Artriti!..si dolori reumatici. (prende carta e penna) teniccà scrivi ca ti dettu io…GIOVANE…SIMPATICO…

Pep.  (guarda stupito prima il pubblico poi lui) Comu giovane simpatico…

Tur.   Picchi non sugnu simpatico…

Pep.  Simpaticu si…ma Giovane!…

Tur.   Allura scrivi: Giovane anziano cerca…

Pep.  Ma comu giovane anziano…

Tur.   Oh! ma si camurriusu… anziano di bella presenza, alto biondo con gli occhi azzurri…

Pep.  Si, u principi della bella favola…

Tur.   Anziano di statura non troppo alto cerca compagna per eventuale sviluppo…

Pep.  Ma che barzelletta.

 

Tur.   Mizzica…Anziano di bella presenza, vedovo con moglie defunta da anni…

Pep.  Turi, ma si fusu…

Tur.   Vidi ca ma scrivu io…anziano di bella presenza, vedovo di bella presenza, sistemato con ottima pensione, cerca vedova di compagnia con il sangue ancora nelle vene…per vivere insieme…

Pep.  (al pubblico) A vidiri chi zoccola a va capitari!…

Tur.   Chi dicisti…

Pep.  No nenti…dissi ca i tò figghi appena u sannu…

Tur.   E cu ci l’ava diri…mancu appena partu pu'  viaggiu di nozze ci dicu nenti…

Pep.  Secunnu mia ti stai dannu 'nna zappa nelle tue mani…

Tur.   A zappa nelle mani!…poi dici ca non è vero ca si fusu…(entra Olga Cavalla

          vicina di casa (pettegola anch’essa vedova, e che da tempo fa il filo a Turi.

          Preferibilente una donna prosperosa)

Olg.   Turi, pinsava ca eri sulu, inveci ogni vota ti trovu cu to cumpari…ma mai ti trovu sulu! Preferisci a so cumpagnia, ma non pensi ca a mea fussi megghiu!

Tur.   ( al pubblico) I me bollenti spiriti si raffriddanu subitu quannu a vidu…   

Olg.   Cumpari Peppi, ma non aviti chiffari, se permettiti io c’iavissi a diri du paroleddi a sulu a Turi e di  'nna certa intimità…

Tur.   Oh mamma mia!

Pep.  Va beni mi 'nni vaiu…

Tur.   Aspetta nautru pocu Peppe…(lo trattiene)

Olg.   (lo spinge verso la porta d' uscita) E chiccè di aspettari…

Tur.   Non mi lassari Pepp…

Olg.   Peppe o ti nni vai o ti pigghiu a pidati no culu….

Pep.  Talia ca a iri a finiri ospitali…

Tur.   Non mi lassari Peppe..

Pep.  Ma dici ca hai i bollenti spiriti e u sangu cavudu…

Tur.   Si ma cu chissa i spiriti diventanu fantasmi e u sangu mi diventa acqua…

Olg.   Peppe e vattinni asinò t’affucu…

Pep.  Va beni…va beni…Turi poi vegnu…

Olg.   Basta ca non ti fai vidiri quannu ci sugnu io… (Peppe esce) Turi allura, chi dici

ci pinsasti di maritarini o voi ristari sempre senza  'nnà cumpagna…(mentre gira attorno il tavolo per prenderlo anche Turi gira) ma non ti fazzu un effettu stranu…(si tocca il seno)

Tur.   Si mi fai veramente un effettu stranu!…(ironico)

Olg.   Ma picchi non ti fermi e ni stringemu stritti stritti…(continuano a girare attorno al tavolo)

Tur.   Quannu mi stringiu soffoco, mi manca l’aria…

Olg.   E ta dugnu io l’aria ca sugnu megghiu di nà finestra spalancata…

Tur.   Ammia mi piaci l’aria do balcuni…

Olg.   Ma talia che beddu u me balcuni, chiù fiorito di cosi… (si tocca il seno) e fermati…

Tur.   Mi sta scappando a pipi…

Olg.   T’aiutu io a falla…

 

Tur.   No, picchi poi si emoziona u pi  pi  nu… quannu veni tenuto di l’autri non piscia chiù…(và nella stanza, poi Olga vede il foglietto dell’annuncio che aveva scritto Peppe e che aveva dimenticato lo prende e lo legge)

Olg.   Figghiu di bona matri!…io avi chi ci vaiu appressu e iddu si voli maritari cu nautra, e poi mi dici ca non voli picchi ci dispiaci pi so mugghieri, l’unica donna da so vita…ma io ta cuminu!… o tu  ti mariti cummia o cu nuddu… (si mette il biglietto in tasca poi esce Turi) Turi sai, io ti ammiro pi certi versi, ca pensi a to mugghieri, ca non talii a nuddu, ca non ti voi maritari cu nuddu ca nuddu ti fa acchianari u sangu 'ntesta…

Tur.   (vittima) Ormai a me età u sangu non m’arriva mancu né pedi figuramuni 'ntesta…e poi mischina di me mugghieri, non si merita ca io stassi cu nautra, (piagnucola) l’amuri è uno sulu  'nna vita…uno…

Olg.   Certu ca pi ora ti sta vidennu, di quantu ci fusti affezionatu e sicuramente sta chiangennu…

Tur.   (finge di piangere) Certu ca u sta vidennu, i morti vidunu tutti cosi…peggiu de vivi…

Olg.   Comunque pi ora mi nni vaiu, ma non mi rassegno…poi vegnu…(esce)

Tur.   (smette di colpo di fingere) Chi ci vinissi nà pipita dintra…a…a…a vita!

         Menumali ca Peppe s’avia purtatu  l’annuncio asinò chissa su vidia!….

          (mentre si riempe di profumo canticchia) E diri ca è a cummari di me mugghieri… CARMELA…CARMELA…. Bedda cummari c’avivi, però tu u vidi io sono forte, non cado alla tentazione… chi dici? Di luntanu si, chi vicini no… non ti preoccupare…ora mi vaiu a pigghiu a pinsioni… (entrano le figlie)

         

S C E N A  II°

(Turi, Monica, Giulia e Olga)

Tur.   Care figlie…chi caminati comu i carabineri a dui a dui…

Giu.   Chi stai facennu papà…

Tur.   Chi mi vidi fari di stranu.

Mon. U lettu è sistimatu, hai robi di lavari, linzola…

Giu.   Ti priparamu un pocu di mangiari…

Tur.   Tutto a posto…non vi preoccupati, di quantavi chi niscivu de vostre case mi sentu nautru…

Mon. Chi voi diri ca ta passavi tinta…

Giu.   Tu decidisti di iritinni…ammia non mi pisavatu…

Tur.   Pisavatu… pisavatu… ma si mancu aviatu na bilancia…anzi t’accattasti?

Giu.   Papà puru tò jenniru ti rispittava…

Tur.   Si…ammazza quantu mi rispittava!.. io nenti mi scordu…m’accattastivu u materazzu ortopedicu, a poltrona, a televisione, quannu vi dissi c’avia i soldi…

         Comunque ora sugnu a me casa e sono ringiovanito, ognuno avi i so abitudini…

Mon. Si vidi ca si tisu…

Giu.   Puru a nostra casa era tisu, facia a scena…

Tur.   Facitimi sbrigari picchi a iri a pigghiari a pinsioni.

Mon. Oggi!?…Du’ misi passaru già! Mancu mu ricurdava…

Giu.   Mancu io mu ricurdava ca oggi era u tò jornu…

Tur.   Pigghiativi un pocu di fosforo…accussi vi ricurdati megghiu…(poi al pubblico) filibustiere!…l'autri cosi si scordanu ma u jornu da pensione mai…

Giu.   Papà t’aspittamu, nel frattempo priparamu i robi ca ti lavamu na lavatrici…

Mon. Passaru du misi già!…

Tur.   A pinsioni ogni misi a dunanu ora…

Mon.Giu.    Ah! veru è!…

Tur.   (mentre esce al pubblico) Fina dintra mi vonnu scippari, ma non ci nescinu chiù nenti…(esce)

Mon. Avi qualchi quattru misi ca non duna mancu decimilaliri…

Giu.   E cusapi quantu ristamu ancora senza pigghiari nenti…

Mon. 'U staiu vidennu stranu…u sintisti com' era beddu profumatu…

Giu.   'U sintivu..u sintivu…sparti s’accatta i dopo barba e i profumi di marca…

Mon. Chi dici ti porti tu stavota i linzola…

Giu.   Va bene…(entra nell’altra stanza a prenderli)

Mon. Voli fari u picciutteddu…a sta età!…(mentre sistema qualche cassetto, ad un tratto trova un profilattico e lo prende) Signuri mei, chi cosi..chi cosi…un preservativo!…Ma mi pari vecchiu, non è c' avi 'nna para d'anni ca è ccà, non ci cridu ca s’accattau ora…e chi ava fari…(entra Giulia) Giulia, talia chi truvavu no cassettu…ammia mi pari vecchiu…

Giu.   Ma chi dici…ammia mi pari friscu…ma non è chi si porta qualchi fimminazza dintra…poi sa marita ci scippa soldi e proprietà e nautri ristamu comu i baccalà…

Mon. A ma stari attenti a soru…(bussano, entra Olga) Salutamu signora Cavalla…

Olg.   Ti dicu sempre chiamami Olga e non pi cognome…Vi vitti trasiri, vitti nesciri a vostru patri e vinni picchi è giustu ca v' avvisu, non lu fazzu ne pi curtigghiari né pi rapportari…vostru patri si voli maritari…

Mon. Dai signora Olga…

Giu.   Cu ci cunta sti fissarii…

Olg.   Sugnu sicura di chiddu chi dicu…ma non lu viditi di comu è arzillu, di comu si 'nprofuma, di comu si vesti, di comu…

Mon. Signora Olga, i cristiani parlanu assai…

Giu.   Me patri si atteggia cosi, ma  non cià fa chiù a nenti…

Olg.   E comu mai s’accatta ogni tanto di cosi… e forse i teni dintra pinsannu a qualchi avventura…cià fà…cià fa!…

Mon. E lei comu u sapi ca  s' accatta di cosi…

Olg.   Mi n’accorgiu ca ci porta l’amicu soi, io da finestra pari ca non vidu nenti, ma vidu puru i pila ca si movunu di tutti, soprattutto di vostru patri…

Giu.   Po esssiri c’avi ragiuni…apri sta manu, facci vidiri chi truvasti…(Monica apre la mano e gli e lo mostra)

Mon. Ammia mi pari ca è vecchiu, a quannu c’era ancora a bon’anima di me matri…

Olg.   (lo prende, lo guarda bene) Ma quali a vecchiu e vecchiu, chissu è friscu, si e no po’ aviri  'na decina di jorna, Settebello… di marca bona è… resistenti, difficilmente si rumpinu, in ogni scatola cinnè sei, finu a tri anni fa custavanu cinqu milaliri, ora sintivu diri ca crisceru e mancu sunnu chiù resistenti comu na' vota, unu quannu l’ava accattari è megghiu c' accatta a marca bona…(le due sorelle stupite si guardano)

Giu.   Signora Olga cchiù pratica di nautri è…

Olg.   A bon’anima di me maritu usava sempri chissi, ci mannava ammia accattalli, io m’affruntava e o farmacista ci dicia… un paccu di sacchetti di plastica piccoli…

Mon. Comunque po’ esseri… ma ca si voli maritari non ci cridu…

Olg.   (mostra loro l’annuncio) Liggiti…liggiti…

Giu.   Matri mia ma chè pazzu…a cu si voli mettiri dintra…

Olg.   Giustu, megghiu a una chi canusci…

Mon. Quannu unu si rimarita, ci tocca u cinquanta per cento di chiddu c’avi….

          

Giu.   Matri, non putemu rischiari…

Olg.   Facemu un pattu, io vi aiutu a mettiri u bastuni in mezzu, mu maritu io e proprietà non  'nni vogghiu, non vogghiu nenti, vi lassu tuttu, vautri non sapiti di quant’avi chi ci vaiu appressu!

Mon. Signora Olga, mi dicissi a verità: non succidiu mai nenti cu lei veru!?…

Olg.   Chissa è a me disperazione! Ca non succidiu mai nenti, picchi iddu mi rifiuta…

         A stura a vogghia di trasiri e nesciri da farmacia accattari sacchetti di plastica.

Giu.   Stu bigliettu u tinemu nautri, lei non sapi nenti…

Olg.   Va beni, mi raccumannu mittitici a bona parola pi mmia, almeno ni consolamu a vicenda…iddu si senti un focu, io mi sentu a pagghia, a vogghia d’addumari!

         Ora mi 'nni vaiu…(esce)

(S C E N A   III°)

(Turi, Monica,Giulia,Peppe)

Mon. Non ci facemu capiri nenti, ora parlamu puru chi mariti, parlamu puru cu Sandro, picchi anchi iddu avi a essri d'accordu ca non si rimarita.

          Tranne ca so mugghieri Do na te lla non fa sempre a furbarella!

Giu.   Non putemu rischiari di perdiri sti quattru soldi c’avi sarvati…dopu tanti anni di sacrifici, ora arriva una chi ci lava, ci stira quattru cosi e si pigghia metà….no…no, assolutamente…a ma fari in modo a soru di purtarinillu dintra.

         

Mon. Pazienza un pocu di sacrifici…prima i faciamu senza chi vuliamu…

Giu.   Ni fici dispirari menumali ca poi decidiu di irisinni dintra a so casa…ora inveci nu tinemu picchi vulemu nautri..vidi comu si rovescianu i cosi…  (entra Turi)

Tur.   Ogni vota o postu di crisciri a pinsioni, a diminuiscinu…

Giu.   Veru papà e comu mai…

Tur.   E chissacciu, comu mai…

Mon. Comunque, nautri ninniemu, chiù tardu vinemu assieme a Sandro..

Giu.   Io vegnu cu me maritu…

Mon. Puru io vegnu cu me maritu…

Tur.   E comu mai viniti tutti assieme!

Mon. Dicinu ca avi assai ca non ti vidinu…

Tur.   Ah! Ma diciticcillu ca a pinsioni a diminueru…

Giu.   A chiddi chi c’interessa…anzi papà si non ti bastanu basta ca parli…

Mon. Si papà basta ca parli…u sapemu ca anchi si unu e sulu i soldi non bastanu mai…

Giu.   Menumali ca tu si un tipu ca voi ristari sulu…ciao. (escono)

      

Tur.   Si sulu, vogghiu ristari, vi devo fari  'nna sorpresa…(ride) sulu…ammia u sangu m’acchiana e mi scinni e iddi vonnu ca restu sulu…speriamo ca si presenta una bedda ragazza…ragazza proprio no, magari una bella femmina…(entra Peppe)

Pep.  Turi ciao…

Tur.   Ciao Peppe, assettati amico mio, non mi diri ca già ci purtasti l’annuncio all’angenzia, dimmi c’eranu vedove c’aspittavano, cuntami tutti cosi, a cu vidisti, e com’eranu…(euforico) matri chi sarà bello, mancu ci cridu… io Turi assieme ad una vedova, matri…matri…u pilu m’arrizza…

Pep.  Turi l’annuncio mu scurdavu ccà dintra…

Tur.   Chi dici! Chi stai dicennu! Ma chissi fusu…

Pep.  Fusu ci sugnu veru, è u me cognomi…Si mu scurdavu, 'ncapu u tavolinu…

Tur.   Chi ti vinissi un vermi, un centu pedi dintra a lingua…io 'ncapu u tavolinu non vitti nenti…

Pep.  Comu non vidisti nenti.

Tur.   Quannu ti nni isti, non c’era nenti, e io pinsava ca ti l' aviatu pigghiatu, chi già ci l’aviatu  p u r t a t u  e chi già l’agenzia l’avia  a n n o t a t u ,  picchi su voi sapiri già iu l’avia…a t t i s a t u!

Pep.  Ma u scrivemu nautra vota…e ciù portu subitu.

Tur.   Cretinu, si non lu truvamu, mi scantu ca u truvaru autri e poi sunnu ca…ca…cavoli amari e poi mi veni chiù di                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    fficili…circamu, circamu (cercano)

         speriamo ca cadiu, ma sicuru  'ncapu u tavolinu era…

Pep.  Mi pari di si…

Tur.   Mancu sicuru si…(apre il cassetto dove c’era il profilattico) Puru chiddu spariu, e comu mai!

Pep.  Chi spariu Turi…

Tur.   U sacchettu di plastica unni ci mittia a banana… 

 Pep. Turi scrivemulu di novu e ciù portu subitu…

Tur.    Ma comu a fari cu ttia, m’aiutari e mi sdirupi… dai assettati e scrivi di novu…

          (prende carta e penna) dai scrivi..c’aspetti…

Pep.  Non mi ricordu chiù… (Turi s’innervosisce) Signuri mei veru fusu è!

Tur.   Anziano non troppo anziano, con buona pensione, vedovo da anni ma sempre arzillo, sempre pieno di amare, cerca donna anche vedova ma non troppo anziana, ma che sia arzilla, disposta a rimanere sotto il tetto coniugale e sotto il letto coniugale disponibilissima di amareeeee… la e allongala chiassai possibile…va bene cosi…metticci l’indirizzo e tutto e portacilla subito…vai vai…

Pep.  Prima ca cià porto ci fazzu  nna’ para di fotocopie accussi sa perdu avemu i riservi…(esce)

S C E NA  IV°

( Turi, Monica, Nino, Giulia, Calogero, Donatella, Sandro)

Tur.   Signuri mei, megghiu ca resta sulu chissu, picchi si si marita di quantu è Fusu…imbranato, chi cià va fari a so mugghieri…(si siede rilassato) Io penso ca u primu annunciu u perdiu iddu e mi dissi ca su scurdau…ah! che bello quannu sugnu sulu e nuddu de me figghi ci rumpi a testa…(bussano, entrano Monica col marito Giulio)

Mon. Papà ciao…

Nin.   Papà salutamu…ma u vidu un pocu musciu…vossia pi forza voli ristari sulu.

Tur.   Veramente mi sentu chiù tisu di quanu eru a vostra casa…

Mon. Papà nautri vinnimu pi diriti ca io e Ninu dopu tantu riflettere decidemu ca po veniri a nostra casa…

Tur.   Mi dispiaci..già ci stetti assai ni tia e ni to soru e mi trovu megghiu a me casa.

Nin.   Papà…

Tur.   Papà…papà…comu mi chiami senza difficoltà ora…prima di ccà ca ti niscia sta parola ti vinia a diarrea…(bussano, entra Giulia con il marito Calogero)

Cal.   Papà…Papà…(ha sempre prurito dappertutto specialmente nel sedere)

Tur.   Senti a chissatru… (poi al pubblico) a chiddu ci vinia a diarrea a iddu u cacaruni e ch'aumenta u manciasciumi!…

Giu.   Papà…senti, io e Calogero decidemu dopu una riflessione ca sulu non poi stari.

Tur.   (al pubblico) E sunnu dui!

Cal.   (sempre col prurito) Papà in fin dei conti capemu ca ni manca…ni manca veramente… (addolorato)

Tur.   (verso il pubblico) Vi presento i miei due generi…unu si chiama Mira Calogero e l'altro Lanza Nino… Praticamente MIRA-LANZA bei prodotti…

 

Mon. Papà 'nni manchi veramente…

Nin.   Pari babbaria  'nveci è accussi…

Giu.   Papà putemu fari sei misi l’unu…

Cal.   Giustu picchi un misi l’unu po' esseri stancanti…e vossia merita di stari beddu, comudu, servitu, reveritu e coccolato.

Tur.   Tuttu chiddu chi prima dicia io ora  u dicinu iddi! (al pubblico)

Nin.   Aviamu accattatu tuttu già…u materazzu ortopedicu, a televisione, i carti siciliani…

Cal.   U borotalco, a pizza  'nna mangiamu spissu…

Mon. Non ti devi affaticare di nenti…I soldi da pensione, u librettu pi sarvaritilli ci pinsamu tuttu nautri...

Tur.   Veramente a sti cosi ci vulissi pinsari io…e poi non mi va di non affaticarimi…io mi vogghiu affaticare…mi sento vespo….(fa scena)

          Ma mi vogghio affaticare sulu a me casa…vogghiu ristari su lu.

Giu.   Papà ma ci pensi mentri chi mangi e ti va qualchi cosa di traverso, cu ta pigghia subitu l'acqua… (Turi fa scena)

Mon.  O mentri chi ti fai u bagnu, sciddichi  'nna vasca e ti rumbi a carina…

Cal.   O  l'osso sacro…u femore…

Nin.    O l'osso du coddu…u bacinu…

Giu.   O di notti mentre chi dormi e t'affuchi e non hai tempu di alzariti…

 

Cal.   O quannu avi a frevi forti, cu cià metti a supposta…

Mon. O mentre camini dintra cadi e ti poi rumpiri na gamma…na…

Tur.   (al pubblico) Chi sugnu sfurtunaaaaaaaatu!.. Oh!…ma chi mi vuliti mortu…ma

          itivinni a vaffanculu….affucativi, sciddicati, rumpitivi u coddu vautri.

Cal.   Ma nautri u facemu pi vossia non vulemu ca resta sulu…e nei momenti di sconforto cu ci duna conforto.

Tur.   Io sulu…picchi mi chiamu CONFORTO!

Giu.   Papà picchi si tistardu…

Tur.   Io restu a me casa…sulu, anzi in compagnia, su vuliti sapiri io mi marito…

Mon.Giu. Ti mariti!!!

Cal.Nin.  Si marita!!!

Mon.Giu. Cu cui!

Cal.Nin.    Cu cui…

Tur.   Pappagaddi!!!

Mon. Papà ma ti fai scippari i soldi…(entrano Donatella e Sandro)

Giu.   Sandro vidi ca u papà si voli maritari, diccillu tu ca non è giustu.

San.  (sta per parlare e la moglie lo blocca)

Don.  Sandro…se tuo padre si vuole sposare a noi non c'interessa, la vita è sua…

Mon. E finiscila di parlari in italiano…e non t' intromettiri tu…Sandro ma ci pensi

           una estranea a nostra casa…(Sandro sta per parlare e viene bloccato)

Don.  Io sono aggiornata, preparata in queste cose…Io leggo  e guardo la tivù…

Giu.   Fotoromanzi, e telenovele…

Mon. E i surviza dintra aspettanu…

Don.  Sandro diccillu, i survizza aspettanu?

San.  Non è veru, picchi quanu arrivu do travagghiu, io mi mettu subitu a priparari, a

           puliziari, a me casa brilla…brilla…

Cal.   A to casa brilla, to mugghieri sgrilla, e tu si un brambilla

Don.   Prima non lu vuliavu dintra e va pigghiastivu cu me maritu…ora, non vuliti ca  si marita…siti faccioli…faccioli!

San.    Faccioli e ghiaccioli!…

Nin.    Cosa strana una nuora difente il suocero…

Tur.    Ogni tantu ci voli…Mia nuora Donatella Pizzica…(poi al pubblico) Pizzica bona!

Cal.   (gli viene più prurito) Ma talia a chissa di quantu è prepotente…

Nin.   Faccioli siti vautri…

Mon. (Alla cognata) Ma tu cu si…cu si…pi diri ca me patri si po’ maritari…attia no

           ti brucia…

Tur.   No frattempu io vaiu o bagno (và)

Giu.   E chi cià va bruciare a idda…non ci brucia nenti a idda, non vidi ca ancora è

           senza figghi..

 

Don.  Sandro i sintisti parla…parla…(sta per parlare e viene bloccato)

           Siti egoisti, pinsati sempre all'interessi… e siti puru troppu chiacchiaruni, fussi

           io a patruna da casa vi livassi puru a chiavi e a dassi sulu a Sandro ca iddu non

           avi bucca pi parlari…

Giu.   Certu cu ttia…

Don.  Chi vuliti diri…Sandro parla ..diccilli quattru cosi, picchi sunnu convinti ca

           sugnu io ca non ti fazzu parlari…(guarda la moglie che gli da il permesso)

San.  Giustu dici me mugghieri, vautri siti faccioli, pinsati all'interessi, siti egoisti,

           siti chiacchiuruni, e si fussi io u patruni da casa vi livassi a chiavi e a dassi

           sulu a Sandro almeno iddu non avi bucca pi parlari…(poi alla moglie) poi chi

           dicisti…

Don.  Nenti basta cosi…

Nin.   Si un burattinu, un pupu, ti fai cumannari a bacchetta…

Cal.   Ma chi rappresenti a to casa, ma unni a truvasti a chissa, vai contro i toi interessi, u sai chi significa si marita, a metà da casa, a metà de soldi, a metà do terreno restano a matrigna…

Don.  A nautri sti cosi non 'nni interessano..diccillu Sandro…

San.  Giustu a nautri sti cosi non ni interessano…(rientra Turi)

Tur.   Cu sti forti vuci chi faciavu, a pipi non mi vulia nesciri, chiù gridavavu, chiù si trattinia…ma picchi non vinniiti a fari 'nculu!…Io mi maritu, già fici tutti cosi, haiu a mugghieri pronta, u ristoranti prontu, a chiesa pronta, i juri pronti, e l'albergo pa' prima notti prontu…e a vautri non v'invitu…sulu a me nora Donatella e me figghiu… (Donatella compiaciuta)

Don.  Grazie papà…Sandro ringrazia…

San.  Grazie papaneddu…

Giu.   Papa, nautri ninniemu, a mente serena poi parlamu, senza faccioli pedi pedi..

Mon.   Puru natri papà, poi parlamu senza pupi di pezza, burattini…

Nin.   Papà io ci dicu di riflettere e di seguire u consigghiu de figghi…

Cal.   De figghi fimmini!…e dei generi!…sinceri, leali, onesti…

Nin.   Onesti, boncori, chi capisciunu e chi non  pre ten dono…(escono)

Don.  Papà mi deve scusare, ma io non pigghiavu i so difesi pi scopu, picchi io capisciu ca unu vedovo chi ancora si sente arzillu, non po ristari sulu, veru Sandro…

San.  Papaneddu si senti arzillu non po’ ristari sulu…(ride)

Tur.   Quantu vaiu a pigghiu qualcosa e v'accattati chiddu chi vuliti…

Don.  No papà , lassassi stari, picchi poi  so figghi pensanu ca vulemu scruccari, veru Sandro…

San.  Lassa stari papà….lassa stari…poi ci pari ca vulemu scruccari (lo trattiene insistendo)

Tur.   Io u sacciu chiddu c'affari…( mentre và) Sichiama Pizzica di cognome…e

          PI ZZ ICA bona.

Don.           Ma si proprio cretinu, bastava na vota, a mumenti u conviciatu veru…ma fatti chiù furbu… anzi dicci ca si marita datu ca u stamu difinnennu, accussi a so morti pensa chiassai attia. (entra Turi)

 

Tur.   Ecco qua (sta per dargli trecentomilalire a Sandro)

San.  Ma non c'era di bisogno papà…

Don.  Non c'era ragiuni…però i dassi ammia picchi io i sacciu amministrari boni…

San.  E si ti voi maritari maritati papà…nautri ti difennemu sempre…

Don.  La vita è sua…Vero Sandro diccillu! (prima di uscire)

San.  La vita è toa papa..papaneddu…Papà a to morti pensami…

Tur.   Prima chi moru io, caditi malati vautri…(escono)

S C E N A  V°

(Turi, Olga, Peppe)

                                                   

Tur.   Poviru figghiu miu, comu u riduciu…mah! Non vidu l'ura ca mi maritu, accussi sugnu in compagnia, mi pripara pi mangiare, mi pripara u bagnu, i robi, pripara u lettu, e poi…(si strofina le mani) Cerimonia non 'nni fazzu, ai me figghi ci dissi ca a fazzu, però non nni fazzu… e mancu o ristoranti, sulu o municipiu…quanto mi rilasso un poco…( il tempo di sedersi e bussano, entra Peppe)

Pep.  Turi…tutto fatto…

Tur,   Dimmi tutto…dimmi tutto.

 Pep. U titolare dell'agenzia mi dissi ca cinnè una ca circava a un vedovo beddu,

          arzillu, cu nna' pensione discreta e ca non si fa cumannari de figghi…(Turi si

          atteggia)

Tur.   Mi truvau precisu…

Pep.  Poi ma fici vidiri na fotografia….

Tur.   E com'è...dimmi…dimmi!

Pep.  Bedda!

Tur.   (fa scena) Uhmmm….bedda e poi…

Pep.  Statura giusta…e mi pari ca da facci è una tisa, arzilla.

Tur.   Uhmmm….tisa, arzilla…i lampadini comu l'avi…

Pep.  I lampadini!…

Tur.   I lampadini…(fa scena)

Pep.  Ah! ora capivu…veramente mancu si vidianu, picchi era misa a braccia conserti.

Tur.   Ma chi razza di fotografu cretinu, ci tira a fotografia e a fa mettiri a bracccia conserti. Ma non è chi forse avi lampadini a basso consumo e non si vulia fari vidiri!..

Pep.  Io sugnu sicuru ca è cumminata bona in tutti i sensi, u titolare mi dissi ca stasira stessu v'incuntrati e dumani vi putiti maritari.

Tur.   Ora vattinni, lassami sulu ca mi devo concentrari, di comu è fatta, di comu l'appigghiari, di unni l'appigghiari, di comu ci l'addiri! (Pep. saluta ed esce)

          (euforico fa qualche passo veloce poi si siede) Quantu mi rilassu e mi concentro…(bussano, entra Olga) Matri mia a cavalla c'è…

Olg.   Turi, sulu si, quantavi chi sugnu affacciata a finestra, cu stu trasiri e nesciri chi cià stato non haiu pututu veniri, ma ora si sulu e non ti lassu facilmente… diventu  'nna tigri…(Turi si alza e si mette dietro il tavolo) e tu, cu si… dimmillu ca si u me liuni…dimmillu…

Tur.   Io mi scantu da tigri e do liuni…(girano attorno al tavolo)

Olg.   (accennando al seno) Ma talia chi roba chiccè, l'hai davanti e vai circannu fora, tu ti mariti ammia, picchi a preferenza prima tocca e confinanti, siccomu io staiu appressu di tia, prima tocca ammia, si poi io non ti vogghiu è nautru paru di manicu…ma siccomu io ti…am…am…am…(gesto di mangiarselo) ti rusicu, ti spulpu, io non vogghiu ne pensione, ne terreno, io vogghiu attia..(continuano a girare attorno al tavolo)

Tur.   Bedda matri! Non po’ esseri picchi tu eratu amica di me mugghieri…

Olg.   Puru tu eratu amicu di me maritu…ormai iddi sunnu rusicati de vermi…

          Veniccà, fermati ca ti fazzu ringiovaniri di vintanni…

Tur.   Ma chi si pigghiau tri chila di peperoncinu! (al pubblico)

         Fammi riflettere, fammi ripusari, dopu dumani ti dugnu a risposta.

Olg.   Va beni, vidi ca dopudumani vogghiu a risposta e non mi deludere…

         E ricordati ca quannu finisci a luci (accenna al seno) cu stu paru di lampadini o scuru non ci resti mai…(esce)

Tur.   Idda, idda u pigghiau u bigghiettu…Mamma mia, menumali ca dumani sugnu già maritatu…pi lampadini avi ragiuni, l'avi di tricentu  kw…A signora Olga Cavalla…Cavalla, ma vu immaginati si chissa zamadio si mittissi a cavaddu, cu la putissi spiccicari chiù…Carmela, cara moglie, non ti preoccupari non mi ci mettu mai cu idda, stai tranquilla, non cadu sotto le sue lampadine, anche a costu di ristari o scuru, però di maritarimi, mi maritu, ma cu l'autra…e non ti preoccupari, io u fazzu picchi sacciu ca tu non sopporti ca staiu sulu… ma nna me vita prima c'eri sempre tu…(poi a bassa voce)  PRIMA!… (si chiude il sipario)

A T T  O   II°

S C E N A  VI°

(Monica, Giulia, Calogero, Nino, Cuncetta, Turi)

                                      (seduti commentano il matrimonio)

Mon. Chiddu chi mi brucia, è ca o municipio mancu ni calcolau ne me patri ne idda…

Giu.   A ma circari di non chiudere definitivamente u rapportu, asinò rischiamo di perdiri anchi u picca…picca pi picca megghiu picca ca nenti.

Cal.   A signura Cuncetta!…Concetta Sempreviva, chi razza di cognome… u sintisti comu a chiamava to patri, Cetta…Cetta

Nin.   A signora Olga mentre viniamu pi ccà mi taliava cu du occhi sbarrati…

Mon.  Si  'nni putia ammazzari a stura avi ca eramu morti. Comunque a ma circari o di livarinilla  'nmezzu i pedi chiù subitu possibili o di fari aricchi di mercanti e aspittari u mumentu precisu…

Giu.   Io non sacciu si ci rinesciu a fari aricchi di mercanti, a chissa non ci nni fazzu purtari robba…

Cal.   Ammia pi dirivi a verità non mi calau, non mi piaciu, l'occhiu maiolo avi…

Nin.   Mancu ammia mi piaciu, sarà cumannera e scruccuna…Intantu passaru du jorna e non si ricogghiunu…

Giu.   Capaci irisinni all'Hotel e ci manciau un saccu di soldi…

Mon. Soldi ca 'nni putiamu truvari chiassai no cuntu nautri…

Cal.   (sempre colo prurito) Chiddu per ora si sente al settimo cielo e non capisci nenti, a vogghia  in farmacia d'accattari sacchettini di plastica…(ridono col cognato, le mogli li guardano e smettono subito)

Mon. A chissa non ci fazzu godiri nenti, si 'nna va iri sula sula, talmente sa va  stufari…

Giu.   Ammia mi parsi na babba casa casa…e poi cu ci po’ cu mmia e me soru…

Cal.Nin.      Aviti ragiuni! ( sentono rumori, Monica e Giulia si alzano facendo

                    finta di sistemare la casa, subito dopo entrano Turi e Cuncetta)

Mon.Giu.    Ciao Papà… (poi i generi) Ciao Papà… (Cunc. e Turi si fermano)

Cun.  (come un capitano, con cappello elegante e borsetta ,mentre Turi tiene la

            valigia) Turi, salutaru attia prima…

Tur.   Prima a viti a salutari a mamma…a me mugghieri!

Nin.   ( al pubblico) Matrigna…peggiu da gramigna!

Mon. A stavamu salutannu…subitu.

Giu.   O prima o dopu non è u stessu.

Cun.  Non è u stessu, u rispetto si vidi anchi ni sti piccole cose.

Nin.   A prossima vota salutamu a vossia prima.

Cun.  Certu mi salutati ammia picchi vu dissi vostru patri, non picchi u sintiti di cori.

Tur.   Comunque semu stanchi morti, ni vulissimu ripusari…

Cal.   Certu ca siti stanchi…si vidi…si vidi…

Cun.  Comu mai eravu ccà a stura.

Mon. Vinnimu pi daricci na sistimata a casa, pi lavari qualcosa.

Cun.  Non c'è bisognu chiù di lavari e sistimari d' ora in poi…

Nin.   Giustu, ora u papà non è chiù sulu.

Cun.  I cammareri picchi ci sunnu…i lavanderii picchi ci sunnu…( mogli e mariti si guardano)  Chissi sunnu cosi ca ormai 'nna videmu nautri, io e me  ma  ri  tu.

Tur.   Io e me  mu  gghi  eri!

Cun.  Chiuttostu Turi, i chiavi da casa l'amateniri sulu nautri…non pi sfiducia, ma stu trasiri e nesciri in qualsiasi momento po' dari fastidiu…

Tur.   Giustu po dari fastidiu…

Nin.   (Al Pubblico) Comu me cugnatu Sandro divintau.

Giu.   Giustu…lavastovigghi non cinnè, accattativilla, o megghiu chiamati a una chi lava i piatti…ccà dintra fa cavudu, pigghiati a una chi vi svintulia e vi rifrisca puru u ciriveddu, a chiavi da casa va damu, 'nchiuditivi e non apriti a nuddu…

Mon. Ma cu è lei…mancu arrivau e già si voli sbarazzari de figghi…(i mariti li

           trattengono) vossia…anzi lei è un'estranea, anzi peggiu di un'estranea, anzi

           mancu esisti proprio…(Calogero aumenta il prurito)

Cun.  Viditi ca si m'acchiananu i cinqu minuti…

Giu.   E si ammia m'acchiananu i deci minuti…

Mon. E si ammia m'acchiananu i quinnici minuti…

Cun.  E si ammia m'acchiananu…(viene bloccata)

Tur.   Basta..basta…a cinqu minuti a cinqu minuti siti capaci d'arrivari a un'ura…

Nin.   Calma…calma…

Mon. Papà  ma a sintisti comu detta leggi…

Cun.  Io i leggi i dettu dintra a me casa, e cu me maritu…

Tur.   Ma dicu io a vuliti finiri…tutti quanti…           

Giu.   Amuninni prima ca  'nni vomitamu picchi poi a ma puliziari nautri (escono)

S C E N A  VII°

(Cuncetta, Turi, Olga)

Cun.  Certu ca hai figghi capitani…

Tur.   Tu mancu scherzi, pari un generale.

Cun.  Turi ma non è chi ponnu trasiri quannu vonnu.

Tur.   Giustu non ponnu trasiri quannu vonnu, specialmente cu sta fami c' haiu. Mi facisti stari quasi tri jorna a casa di to soru e sparti ni curcamu separati, e ammia a fami mi sviluppava chiassai (si avvicina ma Cuncetta si svincola)

Cun.  Me soru purtroppu quannu sapi ca ci sugnu io, sa va curcari pi forza cu mmia.

Tur.   Speriamo ca non veni mai ccà dintra.

Cun.  Si mai, sapennu ca sugnu maritata veni spissu…

Tur.   E io chi mi curcu sulu.

Cun.  Quannu c'è idda purtroppu e accussi Ma avemu tantu tempu...!

Tur.   E ammia cu mi duna a mangiari. Comunque avemu un saccu di tempu per ora…(avvicinandosi)

Cun.  Sugnu stanca megghiu ca ni ripusamu per ora, poi semu chiù rilassati e veni megghiu. (Si siede e Turi si siede accanto a lei)

Tur.   Io sugnu rilassato, sgrassato e attisato. (Cun. si sposta e cambia discorso)

Cun.  Turi a ma sistimari stu fattu de to figghi, forse fu troppu dura.

Tur.   Chiù tardu i chiamu e faciti paci…per ora pinsamu a nostra paci!

Cun.  No, va chiamali ora, risolvemu stu fattu e poi avemu tantu di pinsari a nautri!

Tur.   Va beni, scappu e subitu vegnu, picchi non mi tegnu

Cun.  Perdici un po di tempu, spiegacci ca a ma iri d'accordu e ca io non sugnu tinta.

 

Tur.   Non ti preoccupari, sugnu preparato ma sempre attisato.(esce contento)

Cun.  (prende il telefono e chiama la sorella) Io sugnu a soru, ancora di precisu non sacciu si l'avi a posta o a banca i soldi, però un bel gruzzoletto l'avi…non ti preoccupari ca subitu u sacciu, poi avi un pezzu di terrenu, a casa non dispiaci…Non ti preoccupari ca ci scippu puru i pila do culu…dopu quattru mariti sugnu pratica …(ride) Ci dissi ca quannu ci si tu, ti curchi cummia (ride) avi tri figghi, dui i canuscivu, parunu dui capitani, ma cummia aricchi si calanu, du jenniri cretinischi, unu avi sempre manciasciumi, poi avi un masculu ca ancora non canusciu, però dici ca è un mammasuccu…va beni poi ni sintemu ciao.(Bussano, entra Olga)

Olg.   Bongiorno pozzu entrare.

Cun.  Prego…chi voli.

Olg.   Piacere, io sugnu a megghiu vicina di so maritu, ogni tantu ci vegnu a facciu, picchi me cummari prima di moriri mu dicia sempre… Olga mi dicia veni spissu, picchi i me figghi non ponnu veniri sempre, lavacci i mutanni, picchi purtroppu si leva mutanni ma mutanni lordi!…e che disordinato quannu si fa u bagnu, tutto pedi pedi lassa, vizi, quantu vizi chi avi, quantu soldi chi spenni pi giocari…quannu bivi non capisci nenti e quannu si 'mbriaca non chu pozzu cuntari chiddu chi cumina… me cummari mischina muriu di crepacuore…poi Turi si vulia mettiri cummia, ma io sempre luntanu dal matrimonio, per amicizia vegnu, ma mai e poi mai per matrimonio. Iddu quannu ci dumannanu ca mi vulia, nega picchi ci pari mali…anzi a tanti ci dici ca u vulia io…si, sotto questi aspetti è un tragediaturi, si lei ci dumanna si bivi vinu ci dici di no, insomma dici tutto al contrario….

Cun.  Io spero ca cummia si metti a testa o postu.

Olg.   Difficili mi pari, a sta età a mumenti pigghia a strada da vecchiaia…ora io vado, s'avissi aviri bisognu mi chiamassi, e speru ca divintamu buoni amici…

Cun.  Certu…e grazie…(entra Turi)

Tur.   Oh! Olga, ti  'nni stai ennu, avi assai chi si ccà…

Cun.  Poco e si voli signora po’ ristari ancora un pocu…

Tur.   Ma idda avi chiffari, l'aspetta a finestra!

Olg.   Vado ma 'nni videmu arrivederci signora. (esce) 

S C E N A  VIII°

(Cuncetta, Turi, Donatella, Sandro).

Cun.  Ma siti boni amici cu chissa…

Tur.   Boni amici!.. È una ca mi vulia, ma o non la sopporto.

Cun.  Ah! Turi ma vinu cummia non ne beviri…

Tur.   Ma io astemio…

Cun.  E quannu ti fai u bagnu, beddu ordinatu…e la biancheria intima ti la cambiari ogni giorno.

Tur.   Certo.

 

Cun.  Turi comu finiu vennu i to figghi…

Tur.   Ah! Mi dissiru ca chiù tardu vennu, però vitti a me nora e mi dissi ca a mumenti vennu…vogghiu vidiri quannu l'avemu un pocu di tempu pi nautri.

Cun.  A vogghia! (accarezzandolo) A ma stari  'nna vita assieme.

Tur.   Si 'nna vita! (romanticone)

Cun.  Turi non è ca i tò figghi mi vulissiru mettiri di fora pà casa, pi soldi chi hai sarvati...

Tur.   Tuttu chiddu chi è meu è toi (sempre più romanticone)

Cun.  Ancora non mai dittu quantu casi hai, quantu soldi avemu…

Tur.   E si tu, ti curcasti cu to soru unni l'eppimu stu tempu di parlari…

Cun.  Quannu c'è idda non putemu parlari, non  'nni putemu curcari assieme, non putemu fari nenti…

Tur.   Allura a m'affari tutti cosi veloci veloci quannu non c'e idda…(gli si avvicina)

Cun.  (si svincola) A vogghia! Avemu tantu tempu…ogni tantu idda veni…

Tur.   Ogni quantu…

Cun.  Durante u misi po' veniri sette ottu voti…

Tur.   E quantu jorna si resta…

Cun.  Tri quattu jorna ogni vota.

Tur.   (al pubblico) Agghiacciavu!.. (entrano Donatella e Sandro)

Don.  Papà auguri…(anche Sandro fa gli auguri) auguri mamma…

          (anche Sandro)

Cun.  Chissa mi chiamau subitu mamma, l'autri mi chiamaru matrigna.

Don.  Non ci dassi retta alle mie cognate, picchi chidde sunnu due vipere.

          Sandro comu sunn i to soru…

San.  Due vipere…

Don.  Ha visto, per dirlo puro il fratello senza che nessuno ci dici nenti…oltre a due vipere sono due gelose, non lasciano vivere…é vero Sandro…

San.  Si, ca sunnu du vipere e due gelose e non lasciano vivere e nuddu mai mi l'ha dittu, io sulu da me stesso lo penso.

Tur.   Va bene poi continamo.

Cun.  Che duci sta nora, mi piaci Donatella, veni spissu accussi semu tutto il giorno in compagnia…

Tur.   (al pubblico) Che bello, io moru cavudu cavudu senza mancu…

Don.  Ora andiamo, picchi a ma passari accattari u lavello…

San.  Mamma ciao, io l'aiuto sempre picchi io sugnu un marito modello. (escono)

(S C E N A  IX°)

(Turi, Cuncetta, Peppi)

Cun.  Brava è sta nora, e to figghiu non è unu lingutu comu l'autri dui.

         Turi io mi vaiu a dugnu 'nna rinfrescata…poi chiù tardu mi fazzu a doccia.

Tur.   Vegnu puru io ca ti lavo i spaddi…

Cun.  Non c'è bisognu, ricordati c'avemu tantu tempu. (va)

Tur.   Si…si… avemu tantu tempu! fra i me figghi, fra Olga, fra me nora, fra so soru, io resto comu un tritrolu…(bussano, entra Peppi) e cu è…

Pep.  Cumpari, chi si dici (ride) cunsumastivu gia…

Tur.   Si, sugnu cunsumatu!

Pep.  E cunta comu fu, comu fu…

Tur.   Ma chi voi, ma maritati e poi u sai com'è…

Pep.  Io non mi maritu, megghiu ca mu cuntanu l'autri comu è, tutti dicinu ca provanu piaciri…sunnu cretini, io inveci u sentu di l'autri com'è, e provu piaciri, almeno i soldi mei non si mangia nuddu…

Tur.   Senti vidi c' avi  'nna soru ca rumpi l'ova no paniere…

Pep.  E idda picchi non si metti non postu chiù sicuru.

Tur.   Bonu va…Senti vidi ca ti fazzu canusciri a so soru accussi quannu è ccà ci fai cumpagnia e mi lassi a via libera ammia….e tu si voi poi ta poi maritari…

Pep.  Levatillu da testa…(entra Olga)

Olg.   Turi. Ciao, e la tua mogliettina unnè…

Tur.   Si sta lavannu…

Olg.   A quannu a quannu ti trovu senza di idda, a cu trovu ccà, a Peppi…ma dicu io picchi non ti vai a fari 'nna caminata, vai vai…ca io e Turi avemu tanti cosi di diri e di fa…ri…

Tur.   Chi voi cuminari….

Olg.   Si voi ni putemu arriminari!

Tur.   Peppe resta

Olg.   E io ci rumpu a testa

Tur.   Peppe non ti n'annari…

Olg.   Peppe nesci asino finisci mali

Tur.   Peppe resta asino ti mannu io ospitali

Pep.  Ma si po sapiri cheffari io…picchi non mi lassati in paci…

Olg.   Vattinni picchi ti staiu acchianannu supra a panza…(Peppe scappa)

         Venicca Turi, ma non vidi ca to mugghieri non avi nenti, non avi mancu balcuni, i lampadini l'avi astutati…(girano attorno al tavolo) io penso ca chissa ti voli rusicare a pensione, a casa e poi ti lassa comu un tritrolu…

Tur.   Finiscila ca senti…

Cun.  (dalla stanza) Turi cu è…

Olg.   Signora Cuncetta, sugnu a signora Olga, vinni pi lei pi faricci un pocu di cumpagnia…

Cun.  Ah! grazie ora vegnu, ci facissi cumpagnia a me maritu per ora…

Olg.   Va beni, ma non si preoccupassi, facissi con comodo, si sciacquassi tri anche quattru voti, facissi come si fussi a casa sua…

Tur.   Olga vattinni…

Olg.   Chidda si 'nni sta futtenu di tia…

Tur.   Non è veru, idda mi voli….

 

Olg.   Si  'nni sta futtennu, io per ora dintra a doccia mi facissi lavari i spaddi di tia… Ti voli scippari tuttu, e si voi facemu 'nna scummissa e si è veru chiddu chi ti dissi poi ni mttemu assieme, si non è veru ti lassu in paci pi sempre.

Tur.   Ci staiu, affari fattu. Ora vattinni e lassami in paci.

Olg.   No, no no..mi la mettiri per iscritto…(prende un foglio e scrive la promessa)

         Bravo dammillu…(lo guarda fisso) al più presto sarai mio! Ahm…(esce)

 

Tur.   Menumali, sulu accussi ma pozzu livari di 'ncapu…povera fissata, ci pari ca mi maritavu pi fari scippari i soldi…(entra Cuncetta)

S C E N A  X°

(Cuncetta, Turi, Monica,Calogero, Giulia, Nino)

Cun.  Unnè Olga…

Tur.   Avia chiffari poi veni.

Cun.  Ma dimmi a verità tu a vuliatu a Olga veru.

Tur.   Ma e poi mai, idda mi vulia…sempre appresso ma vinutu.

Cun.  Mutanni, assai ti 'nna lavato.

Tur.   Mutanni! Ma quannu mai ma lavato mutanni. Dai ti prego finiscila cu sti dumanni e pinsamu a nautri (si avvicina ma Cuncetta si svincola) Haiu fami!

Cun.  Fatti un panino…

Tur.   Haiu fami di…di…di mortadella.

Cun.  Ora niscemu e l'accattamu.

Tur.   Cuncetta, o Cuncetta ma non vidi, non capisci ca u cavudu chi sentu non è 'nna cosa giusta, mancu cu deci climattizzaturi mi putissi arrifriscari.

Cun.  Ah! ora capivu, (Tur. si avvicina e Cun. si svincola) avemu tantu tempu…chiuttostu, ancora mancu ma dittu ni quali banca l'avemu i soldi, prima mi dici fra marito e moglie tutto si deve dividere. Ma a proposito quanti soldi avemu sarvati, pigghia sta libretta e ma fai vidiri. (Tur. Và)

         Speriamo c'avi un bel gruzzoletto…(entra Tur.)

Tur.   Eccolo.

Cun.  Pinsava chiassai, comu mai trentontotto miliuna, forse i to figghi ti mangiavanu i soldi. Non ti preoccupari ca di oggi in poi tegnu io tutto sottocontrollo.   

         Sai chi ti dicu, è arrivato il momento (Turi sta sperando) il momento ca ti vai a

         fari 'nna bella doccia accussi stasira…

Tur.   Subitu scappu subitu…(và)

Cun.  (Si dirige verso il telefono per avvisare la sorella, si siede e comincia a parlare)

         Io sugnu... A soru, stu vecchiu rimbambitu avi trentottomiliuna, l'haiu ne mani per ora sta libretta… babbu babbu avi tutti sti soldi, e si i so figghi non l'avissiru sfruttatu fussiru chiassai. Tu teniti pronta, casomai veni…u mannavu a farisi na doccia, poviru illusu, resterà senza 'nna lira, cu 'nna fami e sciarriatu cu i so figghi. Poi c'è 'nna vicina di casa (in quel momento entrano i figli, Cuncetta saluta e chiude il telefono)

Mon. Bongiorno… vinnimu picchi ni vuliti parlari.

 

Cun.  Si, io decidivu di parlarivi.

Mon. Mi pari ammia ca troppi cosi decide lei.

Cun.  Ti devi abituari cara figghia.

Mon. Non sugnu vostra figglia.

Cun.  Hai 'nna mugghieri capitano caro genero.

Cal.   Non sugnu vostru generu.

Mon.          State facennu a contabilità…

Cun.  Ah! picchi mi viditi a libretta ne manu. Mio marito voli ca io e solo io devo amministrare i nostri soldi…(in quel momento entrano gli altri due)

Giu.   Allura chiccè.

Mon. (ironica) A mamma ni chiamau pi dirini ca fa l'amministratore.

Nin.   Di chi di Condominiu? (ridono)

Cun.  Riditi ca all'ultimu chiangiti. Vi sta bruciannu…

Cal.   Lei è na provocatrice…

Giu.   Unnè me patri…

Cun.  Si sta facennu a doccia, poi si 'mprofuma picchi si deve preparare pi stasira…

Mon. Pi stasira! Me patri avi l'occhi chiusi, chi ci potti vidiri.

Cun.  Ci vitti ci vitti, e poi si l'avi chiusi io ci li fazzu apriri. E sta libretta di ora in poi a putiti vidiri cu lu binocolu.

Giu.   Lei di ccà dintra si nni va cu l'ossa rutti…

Mon. Si me soru ci rumpi l'ossa io ci scippu a lingua e a testa.

Cal.   Io ci scippu aricchi, u nasu, e l'occhi.

Nin.   Io ci dugnu tanti di pidati no culu ca cha va divintari chiattu chiattu…

Cun.  Comu mi piaci quannu vi bruciati…Ora itivinni ca io e me maritu avemu chiffari…

(Le figlie con i mariti si guardano e poi rispondono) Nautri di ccà non niscemu.

Cun.  E io vi fazzu nesciri subitu…(a Calogero) e attia u manciasciumi tu fazzu veniri chiù forti ancora. (comincia a gridare e a fare l'isterica) Disgraziati, invidiosi, Turi o Turi mi vonnu dari lignati (continua a fare scena) fora fora da me casa, io vi chiamavu pi mettiri paci (entra Turi seminudo)

Tur.   Chiccè…

Cun.  (si dispera di più) Turi mi stavanu pigghiannu a lignati picchi mi vittiru a libretta ne mani, ghettali fora…fora…(i figli tentano di parlare ma non ci riescono)

Tur.   Fora fora da me casa…(Cuncetta di nascosto gioisce)

Cun.  Disgraziati, mi misiru i mani 'nconddu…

Tur.   (la conforta) E bonu non ti dispirari, stava dinchennu a vasca menumali ca gridasti.

Cun.  Io non vulia gridari ma iddi mi dissiru ca tu non hai bisognu di na fimmina.

Tur.   Iddi u dissiru. Ma ammia mi sta vinennu a gastriti cu stu focu chi m'acchiana e mi scinni. Disonesti…ora capisciu chiassai ca sunnu gelusi…ma ti struppiaru…

Cun.  Menumali ca arrivasti in tempu…Turi, dumani stessu levacci i chiavi va beni. (Turi risponde di si)  va fatti a doccia vai…

Tur.   Vai…non ti preoccupari ca iddi a finisciunu di fari i scaltri… (Va)

Cun.   (cambia atteggiamento) Chissi sunnu scaltri ma cummia toccanu duru. (ride)

           Resterannu poveri, delusi, fregati e bastonati. (ride, poi si accerta che la porta  dell'altra stanza sia ben chiusa) Chissa è bedda chiusa…però c'è cavudu, apro chissa (apre la porta d'ingresso) e fazzu circolare un po' d'aria…(prende il telefono) A soru io sugnu, ti stava dicennu ca avi trentottu miliuna sarvati, avianu a esseri chiasssai, sicuramente i so figghi ci mangiaru un bel po' di soldi, sunnu scaltri ma io i staiu mittennu o postu (nel frattempo Olga stava per entrare ma  sentendo parlare si nasconde fuori dalla porta ascoltando tutto) Penso ca non ci staiu assai a scipparicci tutti cosi, stavota è chiu facili di l'autri voti…(chiude il telefono entra nell'altra stanza chiamando) Turi finisti…

Olg.   (entra un attimo in scena ) A figghia da bona matri! (esce subitu prima di entrare Cuncetta) Ora pozzu chiudiri…(entra Turi con una bella giacca da camera) Eccomi pronto…  

Cun.  (fa scena) Matri mia chi stanchezza chi mi sentu…forse foru i to figghi chi mi ficiru stancari…e diri c'avia pinasatu ca stasira…

Tur.   Ta fazzu passari io…

Cun.  Pi favuri Turi, avemu tantu tempu…

Tur.   Avemu tantu tempu ma pari ca non n'avemu mai... io staiu scoppiannu.

Cun.  Dumani semu chiù ripusati e avemu chiu forza…

Tur.   E va beni.

Cun.  Ma dimmi u terrenu quantè assai, quantu pedi di alivi ci sunnu.

Tur.  Qualchi centu.

Cun.  Bastanu pi aviri l'olio pi un annu…e i to figghi non ci diri nenti di quantu soldi avemi sarvati, sti cosi li devono sapere marito e moglie…

Tur.    Certo…marito e moglie.

Cun.   Senti chi fazzu Turi, ora mi fazzu puru io na doccia e poi ni ripusamu…

                                                         S C E N A  XI°

                                  (Turi, Olga, Monica, Giulia, Ninu, Calogero)

Tur.  Vai…vai…(Cunc. Va) Avemu tantu tempu….speriamu ca non m'astutu.

         certu ca i me figghi esageraru però…a quannu a quannu truvavu una di casa e

         tutta pa' famigghia…certu ca comu a bon'anima di me mugghieri non cinnè…

         Carmela…Carmela…(entra Olga con Giulia e Monica)

Olg.  Turi..(fa cenno di non parlare forte)

Tur.  Chi voi…vattinni…

Olg.  Subitu mi nni vaiu, però ti prego fammi parlari…

Tur.  Ma non ci stunari a testa……(Olga fa cenno di non alzare la voce)

Olg.  Turi vinni pi mettiti in guardia…vidi ca sintivu con le mie orecchie ca ti voli

         scippari tutti cosi e ti voli mettiri contro i to figghi…

Tur.  Puru chissu devi inventare pi mandare in frantumi il mio matrimonio…

Olg.  Chiddu chi pinsava io, ti dissi ca u sintivu…parlava cu so soru e comu ridia,

         dici ca ti voli scippari puru i pila di culu…

Tur.  Non ci cridu…si tragediatura nesci da me casa…(Olga chiama le figlie)

         (entrano Monica e Giulia) Vi mittistivu tutti d'accordo, avi ragiuni me

         mugghieri, suti gilusi…fora da me casa…(lo invitano a parlare piano)

Mon.  Papà ti pregu, a signora Olga, n'avvisau subitu e nautri ci cridemu, picchi si capisci subitu…

Giu.   Papà apri l'occhi, si non è veru chiddu chi dici a signora Olga, idda ccà dintra non ci metti chiù pedi, io e me soru vinemu na' vota o misi e ti lassamu in paci di vivere la tua vita con la tua Cuncetta Sempreviva come meglio credi…

Tur.   Non voglio sapire nenti…

Mon.  Chi ti costa pruvari…dicci ca hai qualche altra proprietà, poi con una scusa

           t'ammucci e vidi si telefona o so soru…prova..

Giu.   Prova, levatillu stu dubbiu chi ti dettimu…

Tur.   Siti tutti d'accordo io non ci cridu… (si sente chiamare dall'altra stanza da Cuncetta)

Cun.  Turi cu è…

Tur.   A signora Olga…

Cun.   Dicci ca staiu vinennu…

Mon.   Prova papà…ti prego…..

Giu.   Ora ni nniemu…dai ca non ti costa nenti…(escono, rimane Olga)

Olg.   Quannu u sintivu mi caderu i brazza…

Tur.   Olga cummia non ci nesci nenti…(entra Cuncetta )

Cun.  Mi stava priparannu, mi dicissi Signora Olga… 

Olg.   Mi scusa, non pensavo ca si stava facennu a doccia…vi vulia diri si duminica vuliti mangiari a me casa, cucino certi pranzetti ca fannu veniri l'aquilone in bocca.

Tur.   Me mugghieri cucina megghiu.

Cun.  Va beni duminica vinemu..

Olg.   Grazie,  ora  tolgo il disturbo.

Cun.  Ma non disturba…Turi veru ca non disturba…

Tur.   Un pochiceddu…

Olg.   Magari vegnu dumani, forse vi vuliti ripusari…Bona notti e sogni d'oru…

          (esce)

Cun.  Ma chissa veni sempri quannu io sugnu dda dintra…non ma cunta giusta chissa…

Tur.   Ma chi dici, ormai ha perso ogni speranza.

Cun.  Io paru cosi aperta, ma vidi ca sugnu gilusa!

Tur.   Non ti preoccupari…Chiuttostu, Cuncetta ta diri 'nna cosa ca non sannu mancu i me figghi.

Cun.  Dimmi, u sai ca segreti pi nautri non cinnè.

Tur.   I soldi do librettu, a libretta comu a chiami tu, iddi u sannu quantu ci sunnu…però haiu nautru librettu sarvatu a posta di cinquanta miliuna, (Cuncetta mostra attenzione)  col tempo ci vuliamu fari 'nna sorpresa cu me mugghieri, purtroppu non c'è chiu… e io continuava a mettiri di parti sulu, fino a chi idda era in vita aviamu quaranta quattro, ora sunnu cinquanta e non sacciu si fazzu mali a non diricci nenti…

Cun.  (subito) No, fai bono a non diricci nenti, chiccè megghiu di  'nna sorpresa, ma comu mai non mi dicisti nenti.

Tur.   Picchi ti vulia fari 'nna sorpresa puru attia. (ride e poi anche Cuncetta ride)

Cun.  Chi bella sorpresa…bravu…ma dimmi unnè sta libretta picchi non ma fai vidiri.

Tur.   Ormai dumani picchi ora semu stanchi, dumanu semu ripusati e dopo…dopo…uhm… ti fazzu vidiri a bella sorpresa. A proposito cuntami dei tuoi ex mariti.

Cun.  Eh! Purtroppu fu sfurtunata…U primu muriu cu 'nna malattia ai polmoni, u secunnu ci vinni un icchitussi mentre mangiava…u terzu avia 'nna cirrasa epatica da anni e dopu quattru misi cummia muriu…u quartu mentre chi…mentre… mi capisti va…cu sforzu ci vinni un infartu e mi ristau supra, di ccà chi mu livavu…pensa ca mi facia impressione picchi era nudu, chiamavu i vicini di casa pi vestilu…ah! fu troppu sfurtunataaaa…

Tur.   Tu fusti sfurtunata…iddi mischini foru chiù furtunati!..sulu ca iddi non ci sunnu chiù e tu si SEMPREVIVA…ah! chi bella battuta.. (ridono entrambi)    

          Ora mi vaiu a curcu…sicuramente dormu subitu. (mentre và, ripete: SEMPREVIVA continuano a ridere)

Cun.  Tu vai ca io sistemu na pocu di cosi e poi ti raggiungo….

Tur.   Va bene…Non vidu l'ura ca veni dumani…

Cun.  A voglia di tempu c'avemu…

Tur.   Già… a voglia di tempu c'avemu.. (Va)

  

Cun.  (fa finta che sistema delle cose, nel frattempo sottovoce prende in giro Turi)

          Poviru illuso…(ride) avemu tantu tempu…mi paria chiù scaltru…(continuare a soggetto…poi comincia a sentire russare, si accerta che il marito dorme e va a telefonare la sorella) Già dorme…(mentre fa il numero) non cià fa a stari additta e vulia cunsumari…ma è proprio cunsumatu…Prontu…io sugnu a soru…novità boni e grossi…avi nautri cinquantamiliuna misi da parti, e u bellu è ca non lu sapi nuddu…dici c'avia a essiri 'nna sorpresa pi so figghi…(ride) a sorpresa cià fazzu io…(continua a ridere) ci scippu tutti i pila do culu…

         (entra Turi)

Tur.   Proprio in quel posto sugnu senza pila…

Cun.  (cerca di raggirare) Ah!..eh!.. si…si a soru scippaccilli sti pila a stu cani.

          (posa il telefono) Eh!… era me soru, dici ca u muzzicau u cani e ci voli scippari i pila…

Tur.   (Sicuro e rigido) Ma tu pensi di scippari i pila ammia? Ccà (fa il segno) ti dissi ca pila nonnaiu…chiddi di sutta e sciddi non t'arrinesci scippalli picchi sunnu

          'mpiccicati ca codda, chiddi do pettu sunnu spinusi e appena i tuccavi ti pungiatu…pigghiati a valigia e fila…

Cun.  Turi fatti spiegari…(viene interrotta)

Tur.   (tono duro e forte) Pigghiati a valigia e nesci subitu da me casa…e ringrazia u Signuri ca non ti lassu mezza morta…(entrano le due figlie ed Olga)

Mon. Chiccè papa…

Giu.   Chi succidiu…   (Cuncetta si prende la valigia)

Tur.   A signura Cuncetta si nni và ca so valigetta!…

Mon. A signura Cuncetta si stuia u mussu dintra a so casetta!

Giu.   A signura Cuncetta…nenti libretta!

 Olg.  A signura Cuncetta era furba ma fu scoperta!…

Cun.  Turi io…

Tur.   (deluso e pacato) Nesci subito di sta casa, non diri mancu ciu e ringrazia

          tutti i Santi ca mi stai truvannu accussi…picchi con la tua razza, con la tua specie, non cunveni mancu sporcarsi le mani, u chiù tintu dell'animali di sta terra è sempre megghiu di sta specie di fimmina…nesci, non parlari, non fiatari, non ti girari e non ti fari vidiri chiù di mia mancu a deci chilometri di distanza. (Cun. esce mentre le figlie con lo sguardo la seguono soddisfatte.

Tur.   (verso le figlie ed Olga) Grazie…grazie,  ma chi fici, chi stava facennu…

          Mi sentu di non poter diri mancu perdono a vostra madre.

Mon. Bonu papà, a mamma ti perdona.

Giu.   Fai finta ca fu 'nna spavalderia di vecchiaia.

Olg.   Di vecchiaia!  Di mezza età!…(subito entrano i due generi)

Cal.   Vitti a matrigna ca valigia…

Nin.   A salutamu e mancu salutau…

Tur.   Pi favuri..lassatimi un pocu sulu…viniti chiù tardu. (escono tutti)

         

               

S C E N A  XXI°

(Turi, Peppe, Sandro, Donatella, Olga, le figlie con i mariti)

 Tur.  (si versa da bere) Chissu è u prezzu da pagare…mi sentu un rimorso incredibile…ma chi vulia dimostrare!…(entra Peppe)

Pep.  Turi, mi dispiace, sei scivolato in una buccia di sapone…

Tur.    Buccia di sapone!..

Pep.   I to figli mi dissiru…

Tur.   Non diri nenti…Sai Peppe, aviatu ragiuni tu, megghiu ristari suli e quannu unu si senti troppu ma troppu cavudu, si metti a moddu 'nni l'acqua agghiacciata e s'arrifisca.

Pep.  Ma io mai mi ci sentu cavudu cavudu…

Tur.            Gia, megghiu tu ca si sempri friscu friscu comu un ghiacciolu…ti pregu lassami un pocu sulu, chiù tardu veni…(mentre esce, entrano Sandro con la moglie)

Don.  Papà…qu  a  ntu     mi   di  spi  a  ci… assai  assai…veru Sandro? Quantu…

San.  Assai assai papà…

Don.  Papà, non si preoccupassi picchi cu la prima po' capitari e anche cu la secunna e forsi puru ca terza…ci voli fiducia…poi pari ca le mie cugnate, ci ghittaru u picchiu, non vulianu e quannu iddi non vonnu 'nna cosa, capitanu sempre cosi brutti… comunque la vita è soa papà, e se la deve gestire come meglio vuole senza dare ascolto a nessuno…vero Sandro senza dare ascolto a nessuno…(suggerisce all'orecchio il marito)

San.  Vero papà senza dare ascolto a nessuno specialmente ai me soru ca portanu sempre cose brutti… (Turi gia mostrava insofferenza da prima)

Don.  Nella vita bisogna essere ottimiste e guardare sempre avanti e mai dietro…

San.  Però ammia guardannu sempre avanti andura mi stavanu scacciannu, mi stavanu mittennu sutta papà…

Tur.   Tu ormai si sutta, ti scacciu una ca forse è peggiu di 'nna machina…

           MIZZICA…comu PIZZICA… Pi favuri vulissi ristari un pocu sulu…

Don.  Va beni papà…e quannu voli veniri a nostra casa è sempre aperta quannu ci semu!…picchi u sapi ca spissu sugnu ni me matri e ni me patri…coraggio papà chiu tardu vinemu…Sandro chi dici vinemu chiu tardu…

San.  Si Papà chiù tardu vinemu…(escono)

Tur.   Unu voli ristari un pocu sulu e non po essiri…(entrano le figlie con i mariti)

Mon. Papà…scusa si vinnimu subitu, ma non ti vulemu lassari sulu ni stu mumentu.

Giu.   Cu me soru decidemu ca facemu a turnu pi stari cuttia…

Cal.   Menumali ca  capemu subitu chi razza era…

Nin.   Grazie a signora Olga.

Tur.   Già grazie al balcone fiorito…è finito questo romanzo colorito.

Mon.  Papà senti, io e me soru capemu  ca forse stu sbagghiu nasciu picchi nautri

          sbagghiamu puru cuttia. Abbiamo pensato piu agli interessi che a te, e poi di

          un sbagghiu si 'nni fa nautru e nautru ancora…

Giu.   Tutti sbagghiamu 'nna vita, l'importante è non ripetere gli stessi sbagghi.

Cal.   Si sbagghiamu 'nni perdonassi…

Nin.  Ni perdonassi…

Tur.  Si, vi perdonu, picchi tutti avemu bisognu di perdonu ed io chiassai di

         vautri…Chiassai di vautri e con la forza del mio cuore chiedo perdono a

         Vostra  madre…  (entra Olga)

Olg.   Scusate, capisciu u mumentu delicatu, ma io vulissi 'nna risposta…

Tur.   Olga, a risposta avia a essiri fra du jorna…ma a commedia sta finennu e

         risposta non cinnè…ora vi prego lassatimi sulu…sulu…(vanno tutti nell'altra

         stanza. Turi si siede preferibilmente al centro del palcoscenico. Luci soffuse)

         Carmela ti chiedo perdonu, io ca t'avia promesso amore eterno, mi sentu un

         rimorso  incredibile, l'amuri, nella vita è unu, a cumpagna nella vita è una.

         Poi si unu voli  'nna cumpagna pi sfogo, o  'nna cumpagna pi cumpagnia non è

         Amuri…io ci stava cadennu e si putissi turnari indietro…(pausa) Carmela di

         stu mumentu in poi vivrò nel tuo ricordo, o meglio con la tua presenza, col

         tuo respiro, sentendoti sempre vicina…Dintra sta sala (o Piazza) i pareri sicuro

         saranno diversi, c'e cu dici ca è giustu rifarisi 'nna vita, c'è chi comu ammia dici

         ca megghiu vivere sempre nel ricordo vivo della prima ed unica donna della

         vita.(prende la foto della moglie, s' inginocchia ripetendo: Carmela…Carmela…

         Sarai sempri cummia…cummia (china il capo, mentre il sipario si va

         chiudendo)                                                   

                                                                              (2000)

 

                                                                 (elaborta da Pietro, Rosanna Maurici e dallo stesso autore)

                                                                                     

 

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