Veglia d’armi
VEGLIA DARMI
Rappresentazione in due parti e lintermezzo
di DIEGO FABBRI
PERSONAGGI
I rappresentanti della compagnia
IL DIRETTORE
FARRELL
HUDSON
PEDRO
STEFANO
ALESSIO
Gli ospiti e il personale dell'albergo
MONSIGNORE
LA STRANIERA
UN VIAGGIATORE
LA SIGNORA DEL BALLO - (Ada)
IL SUO COMPAGNO - (Gino)
MAITRE D'HOTEL
SECONDO MAITRE
Cameriere
Barman - Lift - Telefonista - altri ospiti
LA VICENDA
Ha luogo oggi in un grande albergo di una capitale europea
Il sipario si apre su un fondale che raffigura le sagome caratteristiche della grande citt in cui si svolge lazione. E' sera e la citt animata dall'allucinante palpitare di variopinte luci al neon. Nella colonna sonora, oltre a un sottofondo di rumori tipici (clacson, rombo di auto, fischi di vigili, sibili di sirene..,), si alternano musiche di vita notturna: jazz o da cabaret (anche cantate) con lintroduzione, brusca, poco prima dell'inizio dell'azione di un fraseggiare d'organo su un tema religioso, quasi liturgico. La frase liturgica non introduce, per, nell'azione scenica, ma viene sopraffatta da una folata di jazz che tocca un acme e, d'improvviso, si spezza di schianto. Il fondale della citt si apre e scompare, e vediamo la scena.
La scena raffigura lo spaccato d un grande albergo: si pu leggere, infatti, al sommo della scena la scritta luminosa: Grand Hotel. La parte centrale e dominante della scena, in cui si svolger principalmente l'azione, costituita da un appartamento dell'albergo composto di saloncino e camera da letto; la camera da letto, per, si intravede soltanto attraverso la porta di comunicazione con il saloncino. Porta d'ingresso che conduce al corridoio dove si aprono le porte delle -altre stanze e dove passa la gabbia dell'ascensore. Una finestra, vasta, si apre sulla citt.
L'arredamento dell'appartamento quello solito dei grandi alberghi. In mezzo, un lampadario di cristallo. Dovunque, tappeti colorati che annullano completamente il rumore dei passi. Questo appartamento contrassegnato col numero 252-254. La scena lascia vedere anche la camera attigua- (quella del numero 256): di questa si nota distintamente la porta, chiusa, che collega i due appartamenti. In primo piano- (proscenio), il corridoio che attraversa tutta la scena con la guida rossa. A destra- (sempre di proscenio) la gabbia dell'ascensore che si vedr salire e scendere secondo la necessit dell'azione. Sempre a destra, ma ancora pi verso il pubblico- (se fosse possibile sistemata addirittura nella cavea dei musicanti), la caratteristica cabina della telefonista, col quadro luminoso delle varie linee e dei telefoni delle numerose stanze sempre in fermento.
Dopo che si sar suggestivamente precisato dove ci si trova, la luce si fermer nell'appartamento 252-254, lasciando il resto in penombra. Silenzio, per un istante. Poi la rappresentazione ha inizio.
PARTE PRIMA
(La porta che comunica con la camera da letto si dischiude e nel saloncino entra il Direttore. E' un signore di mezza et, sicuro nei suoi movimenti. Porta occhiali e veste di scuro. Ha i capelli tagliati corti. D un'occhiata all'orologio che tiene nella tasca dei calzoni, e va decisamente al telefono. Alza il ricevitore).
Il Direttore - Per favore: il 719. (Pausa) Fedro ? Buon viaggio? S, il Direttore della compagnia sono io. Avvertite voi il 425 e il 427... devono essere gi l. Non ho controllato, ma devono esserci. Americani. Salite tutti da me. Diteglielo in latino-La mia la camera 252... Non servitevi tutti dell'ascensore, pi prudente... (Depone il ricevitore; rimane un momento assorto. Guarda ancora l'orologio e si mette a passeggiare per la stanza. Dopo aver fatto qualche passo e aver nuovamente consultato l'orologio, si avvicina lentamente al telefono e rialza con una reticenza il ricevitore) La disturbo ancora, mi scusi... Vorrei, adesso, il... 374. S, tre-sette-quattro. E' molto gentile. (Pausa) Stefano ? Buon viaggio? S, il Direttore della compagnia sono io. (Pausa) Come mai siete solo? (Aggrotta la fronte) Venite subito da me. Camera 252. (Depone bruscamente il ricevitore e si allontana dal telefono. Va alla porta d'ingresso, la apre lasciandola accostata; e rimane in piedi, in attesa. Dopo un momento la porta s apre ed entra un giovanotto poco pi che trentenne: dito, biondiccio, vestito di velluto pesante, capelli tagliati corti. E' Stefano ) Come mai siete venuto solo?
Stefano - Ho aspettato alla frontiera fino a stanotte. Non s' visto. Allora sono venuto solo.
Il Direttore - Si poteva avvertirmi subito, appena siete arrivato qui!
Stefano - Non sapevo di chi chiedere. Non figurava nelle istruzioni. (Con un po' d'ironia) E poi a che avrebbe servito?
Il Direttore - Con Alessio, l'accordo era chiaro?
Stefano - Chiarissimo. Ci siamo visti durante la festa degli stabilimenti. Una gara di canti, cori. Abbiamo parlato a lungo, senza dare nell'occhio. Intesa perfetta.
Il Direttore - Non c' da pensare a un errore o a un equivoco.
Stefano - Assolutamente no. Il luogo dell'incontro era quello.
Il Direttore - Un viaggio pericoloso il suo?
Stefano - Non particolarmente.
Il Direttore - Che cosa poteva avere su di s di... distintivo?
Stefano - Niente! Soltanto il piccolo crocifisso. (Si toglie dalla tasca dei calzoni un crocifisso) L'abbiamo tutti... ortodosso... molti contadini, per, lo portano ancora con s. Non un distintivo compromettente.
Il Direttore - Altri documenti, no?
Stefano - Escludo. Gli consegnai, vero, l'itinerario di questa riunione: citt, albergo, camera... tutto, insomma, secondo le istruzioni ricevute; ma quando partito non aveva certamente addosso queste carte. Si distruggono sempre.
Il Direttore - Credete, dunque, che possa ancora arrivare?
Stefano - Non credo niente di preciso. Pu benissimo arrivare... come pu essere accaduto anche il peggio. Le frontiere sono sorvegliate... (Suonano alla porta, il Direttore fa un gesto per dire che quel discorso chiuso. Poi va ad aprire. Entrano tre persone: uno spagnolo, piuttosto anziano, quello che il Direttore ha chiamato Fedro al telefono; un signore dai capelli bianchi, dall'aria assorta, quasi distratta, Farrell; e un negro, giovane, muscoloso, con occhiali d'oro, Hudson. I tre vanno, a uno a uno, verso il Direttore e gli baciano la mano. Pedro, prima d baciargliela, lo guarda bene negli occhi. Stefano va soltanto adesso al baciamano, insieme agli altri. Il Direttore fa cenno che si mettano a sedere. Tutti si accostano chi a una sedia, chi a una poltroncina, chi al divano, ma nessuno prende posto. Il Direttore si siede in un angolo e comincia a guardare attentamente i suoi uomini; poi, come se ricapitolasse).
Il Direttore - Manca soltanto... Roma. (Ha un sorrisetto) Ma verr, comunque, pi tardi... Almeno spero... (Un'altra brevissima reticenza).
Stefano - (borbottando) Se la prendono sempre comoda, loro... (I due americani sorridono; lo spagnolo severo).
Il Direttore - Non che se la prendano proprio comoda, che... (II Direttore lo fissa con una certa insistenza, ma non con severit; poi riprende) Ho rilevato che manca Roma, e manca, poi, un altro... compagno, che avrebbe dovuto giungere insieme al... (e indica Stefano) Confidiamo che giunga ancora in tempo... con l'aiuto di Dio. (Gli altri guardano Stefano) Comunque cominciamo noi. (Si alza. S toglie dalla tasca interna, dove abitualmente si tiene il portafoglio, un piccolo crocifisso, e lo posa sul tavolinetto da t. Gli altri si sono alzati prontamente; lo spagnolo con una certa fatica: deve essere malandato in salute. Il Direttore inizia la preghiera) Veni Sancte Spiritus Reple tuorum corda fidelium... (Mentre questi cinque uomini mormorano, raccolti, la loro invocazione allo Spirito Santo, appare, in alto, a sinistra, luminoso, l'ascensore. Viene dai piani superiori e scende lentamente. Ci sono, oltre al lift in divisa, due persone. L'ascensore si ferma al piano in cui si svolge l'azione: si apre il cancello. Le due persone sono: il Maitre d'hotel, in smoking, e un viaggiatore alto e distinto che indossa un soprabito grigio ferro, nuovissimo, ma di taglio antiquato: sembra perfino un personaggio in costume. Il Maitre lo precede attraversando tutta la scena fino alla stanza adiacente a quella in cui si svolge la riunione).
Il Maitre - (apre, entra, accende la luce) Ecco, la vostra. E' confortevole. Mi sono personalmente preoccupato di scegliercela in buona posizione... Vedrete. (Tirando le tende della finestra) C' anche un'ottima vista.
Il Viaggiatore - Grazie. (E' quasi commosso) Vi siete ricordato di quel mio certo estetismo giovanile. (Il Maitre allora gli tende la mano e il viaggiatore gliela stringe) Che consolazione rivedervi dopo tanto...
Il Maitre - (facendo cenno di tacere) Ssst... non ora. Parleremo pi tardi.
Il Viaggiatore - Come volete. (Le mani, rimaste strette si sciolgono. Il Maitre ha ancora un sorriso pi che di saluto, di promessa; poi si allontana. Entra nel corridoio e scompare in silenzio. Il viaggiatore depone il bastone, si toglie il soprabito, e anche nel vestire appare sempre di pi come un personaggio in costume. Si guarda attorno, ed subito attratto dal bisbiglio che proviene dalla stanza accanto; si avvicina alla porta divisoria e presta ascolto. Poi, preso come da una subitanea spossatezza e si lascia andare su una poltrona, vicinissimo alla porta, e rimane l, immobile. Il Veni Sancte Spiritus terminato. I cinque uomini si sono rimessi a sedere).
Il Direttore - Qui, mi pare, le presentazioni sarebbero perfino inutili. Comunque: (indicando Fedro) dalla Spagna; dall'America (e accenna al negro e al signore dai capelli bianchi) e da oltre cortina, proprio dalla Russia (e indica Stefano).
Pedro - (preoccupato) Anche l'altro confratello che aspettiamo deve giungere dalla...
Stefano - S, lavoriamo nella stessa terra. (Tutti, adesso, guardano con insistenza e apprensione Stefano che, cernie intimidito, china la testa. Poi, di colpo, la rialza e rimane con gli occhi fissi alla porta che comunica con la camera da letto. Si spalancata e da un istante in piedi sulla soglia c', fermo, il Maitre. Gli occhi fissi di Stefano attirano l'attenzione anche degli altri che si voltano).
Il Maitre - (senza muoversi, indicando appena la finestra) La tenda. E' rimasta aperta. Bisogna chiudere la tenda. (Al Direttore) E' stato lei a raccomandarsi di chiuderla... (E va a tirare la tenda) E' doveroso.
Il Direttore - S, s, grazie... l'avevo detto al cameriere, credo. Non volevo incomodare lei, il Maitre.
Il Maitre - Fa lo stesso. Ma... ho forse disturbato?
Il Direttore - Siamo rimasti un po' sorpresi perch non l'abbiamo sentito entrare.
Il Maitre - Mi scusino. Sono entrato, difatti, col passe-partout. Non volevo incomodare. E invece... Mi scusino... (Poi volgendosi, decisamente con intenzione) Buon lavoro. (Fa per avviarsi, invece si ferma e guarda il crocifisso, lungamente. Poi alza gli occhi sul volto dei presenti e li guarda a uno a uno facendo ad ognuno una specie di inchino e di sorriso. Tutti sono rimasti un po' senza fiato. Finalmente il Maitre si decide ad andarsene. Ma non ha ancora varcato la soglia che si volta nuovamente) Desiderano che faccia portare qualcosa da bere?
Il Direttore - (rispondendo per tutti) No, grazie. Chiameremo noi se occorre. (Il Maitre esce. Il Direttore si alza. Va a vedere se la porta ben chiusa; poi getta un'occhiata alla stanza da letto. Rientra, e mormora) E' passato di l... E ha guardato il crocefisso... l'avrete notato.
Stefano - Certo. L'ha visto! (Lievemente sprezzante) Tanti misteri per... niente! (Il Direttore prende il crocifisso e sembra abbia intenzione di rimetterlo in tasca. Stefano, brusco) Oramai, lo lascerai dov'! Si poteva fare a meno di esporlo, penso, ma ormai che esposto lasciamolo l. Rimetterselo in tasca, adesso, mi sembrerebbe vilt. (Tutti guardano Stefano con una certa ammirazione. Il Direttore ha posato il crocifisso sul tavolinetto da t. Stefano improvvisamente umile, alzandosi e inchinandosi) Chiedo scusa, Direttore, del mio tono. Siamo diventati arroganti a furia di sforzarci di essere naturali.
Il Direttore - Siete scusato. Sta a noi, per, giudicare fino a che punto le precauzioni prese siano state utili o no.
Stefano - Chiedo ancora scusa, ma, come vedete, in questo caso le precauzioni si sono dimostrate fin dal primo momento inutili o insufficienti. (Diretto) Perch poi riunirci qui, con questa... messinscena? (Anche gli altri hanno un mormorio di approvazione).
Il Direttore - Ci siamo ritrovati qui e non in uno dei nostri soliti luoghi perch tutti noi, in questa particolare circostanza, dobbiamo essere soltanto dei comuni viaggiatori che si ritrovano casualmente in un albergo. La nostra presenza qui, e quello che ci diremo, non impegnano nessun altro che noi, personalmente. Ricordiamolo bene. Se c' un rischio da correre lo corriamo noi, personalmente. Potremo essere smentiti, diffidati, perfino puniti se sar necessario farlo, per dimostrare che la Compagnia estranea a questo incontro.
Pedro - Eppure, avete detto prima, verr anche... Roma.
Il Direttore - Dovrebbe venire.
Stefano - Finora per...
Il Direttore - Ma anche per Roma sar una presenza... e basta!
Stefano - (senza smettere il tono ironico) Clandestina.
Pedro - Tutto in incognito, insomma.
Il Direttore - Esattamente.
Stefano - Ho capito! E alla fine, dite, nessuno ci avr visto, nessuno sapr niente. (Scuote la testa) E' incredibile! Avete potuto pensare seriamente che la riunione di quattro cinque... sette gesuiti - quanti siamo? quanti saremo? non lo so - arrivati dalle varie parti del mondo passer inosservata per il semplice fatto che anzich svolgersi in una delle nostre solite case o in una sacrestia qualunque, si svolge in un grande albergo della capitale. Oh! E questa, secondo voi, sarebbe una riunione clandestina! Io che la esercito da cinque anni almeno e con un certo rischio, posso dirvi che non credo pi alla clandestinit.
Il Direttore - Nessuno per, vi ha finora riconosciuto scoperto!
Stefano - Come no! Mi hanno invece riconosciuto. La prima mia preoccupazione, anzi, stata proprio quella di farmi riconoscere dalla gente in mezzo a cui lavoro. Mi sono fatto degli amici... non mi hanno denunciato. Tutto qui... ma sanno chi sono. Esattamente. Vivo, cio, allo scoperto, non clandestinamente come credete! Perch gli uomini possono, s, resistere alla tentazione, anche se vantaggiosa, di una denuncia, ma non resisteranno mai a sopportare il mistero dell'identit di una persona. Mai! Sono gli isolati, perci, i clandestini, appunto, che si perdono. E voi vorreste che... qui... Figurarsi! Ci saranno gi cento occhi, cento orecchie che ci spiano; oltre tutto perch siamo strani, perch diamo nell'occhio, cos come siamo fatti! Del resto l'abbiamo visto! Ci sono gi le... apparizioni. Ah! E' una trappola il vostro grande albergo! Sar una trappola!
Farrell - Per quanto mi riguarda sono certo di essere stato seguito durante il viaggio. Non so da chi, ma sono certo. Dopo le famose fughe, non possiamo muovere un passo senza che qualcuno si occupi di noi. (Gli altri lo guardano).
Il Direttore - E' il Padre Farrell, il nostro pi illustre studioso di fisica nucleare. E' ammesso ai laboratori della citt atomica.
Farrell - Per questo ho dovuto chiedere un permesso speciale al Dipartimento di Stato.
Il Direttore - E non stata una sufficiente garanzia il fatto che siete un gesuita?
Farrell - No. E' una qualifica che non interessa la sezione speciale di polizia. E non mi stupirei se qualcuno, che ha avuto l'incarico di... custodirmi, avesse gi preso alloggio nella stanza qui accanto.
Hudson - (di rincalzo) Perch poi ci tenete tanto alla clandestinit? Oltre tutto la clandestinit una posizione anticristiana. Il cristianesimo quand' autentico o scandalo o martirio! E tutto il resto diventa manovra, abile se volete, utile, talvolta, ma pure sempre manovra!
Il Direttore - Il Padre Hudson: l'anima del nostro apostolato tra la gente di colore.
Farrell - O siamo forse qui per... manovrare?
Il Direttore - Non sareste voi i convocati se ci fossimo proposti di manovrare. Vi consideriamo non uomini di... manovra, ma di... rottura: cio di scandalo o di martirio, per riprendere le vostre (a Hudson) parole del resto giustissime.
Pedro - Ma rimaniamo pur sempre dei gesuiti!
Stefano - (ironico) Certamente! Ed stato, forse, proprio per ricordarcelo che si applicata alla nostra riunione questa... etichetta qui: una clandestinit di questo genere (borbotta) da servizio segreto da quattro soldi!
Il Direttore - (secco) Non avreste per caso... paura, voi?
Stefano - (colpito) Potrebbe anche darsi! E' un lusso che potrei forse permettermi! Avere un po' di paura! (Pausa).
Il Direttore - (non guardando Stefano) Sono finite le critiche e le ironie preventive? Ammesso che si sia, forse, agito con un certo dilettantismo, ubbidendo alla segreta tentazione di volersi adeguare ai tempi...
Stefano - (borbotta) Ci vuol altro.
Il Direttore - (si interrompe) Ammettiamolo, dico! Vogliamo o no cominciare a discutere la sostanza degli argomenti previsti, piuttosto che irritarci con questioni di forma?
Pedro - Ma chi si irrita!
Stefano - E poi non sono questioni di forma! (Eccitato) L'altro che non arriva... Dov'? Dove sar? E io? Io dovr pur tornare di l a riunione terminata... E le chiamate questioni di forma?
Pedro - Anch'io sono preoccupato per la mia presenza qui. Solamente adesso so che la riunione clandestina, segreta, insomma. Se l'avessi immaginato prima forse...
Il Direttore - Non sareste venuto?
Pedro - Non lo so.
Il Direttore - Avreste disubbidito!
Pedro - Ma voi, Direttore, conoscete bene la mia particolare posizione?
Il Direttore - La conosco.
Pedro - E i superiori giudicano opportuno esporla per un incontro di questo tipo?
Il Direttore - Evidentemente.
Pedro - Vorrei almeno sapere, per sentirmi di pi a mio agio, con chi mi trovo, oltre i padri Farrell e Hudson...
Stefano - (si alza di scatto) Vuol sapere chi sono io!
Il Direttore - (col gesto frena Stefano; si alzato e dice con una certa veemenza a Pedro) Vi trovate sempre con dei vostri confratelli! E deve bastarvi!
Pedro - Ci terrei invece a chiarire.
Il Direttore - Avete gi chiarito abbastanza!
Pedro - Non vorrei compromettere la mia...
Il Direttore - Mantenete l'incognito, e gli altri manterranno il loro. Vi chiameremo Fedro e lo chiamerete Stefano. L'altro che deve giungere risponder al nome di Alessio! Cos nessuno sapr niente sulla vostra identit. Compromettervi... Vi ricordo comunque che dovreste essere sempre disposto a compromettervi se occorresse e se i superiori ve lo chiedessero.
Pedro - Non la mia personale compromissione che difendo, ma quella della specialissima posizione che ricopro.
Il Direttore - Se la vostra posizione risultasse compromessa dopo questa riunione, un altro' prenderebbe il vostro posto. I gesuiti non mancano in 1 Spagna! Ecco! E in ogni caso, prima si ubbidisce, poi, se necessario, si chiarisce.
Pedro - Se siamo qui senza sapere quasi niente di questo incontro, vuol dire che abbiamo gi ubbidito.
Il Direttore - Allora aspettate in ubbidienza che i giungano i chiarimenti. (Pausa).
Farrell - (a bocca chiusa si mette a mormorare un motivo della Quinta di Beethoven) Poro-p, po-p... (Tutti si fermano e lo guardano stupiti, ma l'americano continua).
Il Direttore - Cantate? (Farrell annuisce con la testa ed ha un'espressione di beatitudine) Ma che succede?
Farrell - Mi annoio. Questi discorsi mi annoiano. Tanto pi che ho qualcosa di preciso da dire. Confesso di non essere affatto interessato alle altre chiacchiere. Colpa mia, certamente. Potrei anche tornare pi tardi... (E si alza).
Il Direttore - (fermo) Sedete. Restate!
Stefano - Dev'essere proprio il luogo a renderci cos... distratti e irrequieti. (Stacco. Diretto) Se sapessimo esattamente perch siamo qui... Ditecelo!
Il Direttore - (si concentra) La nostra una riunione eccezionale. Che sia una novit assoluta per la Compagnia lo si pu vedere proprio da certi errori di ingenuit che possono essere stati commessi. Ripeto: riunione eccezionale. Poich... E' o non eccezionale l'ora che il mondo attraversa? E quelli che vediamo attorno a noi, su noi, dentro di noi, sono o no i segni dell'Apocalisse? E se l'ora del mondo - non lo so se lo sia: soltanto un'ipotesi - se , dicevo, l'ora dell'Apocalisse, qual , oggi, la forza della Compagnia per affrontare quest'ora? Quale dovrebbe essere? Quale potrebbe essere? Dobbiamo dirlo noi, qui. Ecco. Voi, sopratutto; io, tra poco, entrer nell'ombra e mi contenter di annotare. Ma voi, voi parlerete. Perch si vuole proprio la vostra parola, e non quella d'altri. Non dei padri provinciali e dei padri assistenti, e nemmeno dei nostri cosiddetti esperti, ma proprio la vostra. Gi conosciamo il loro pensiero. Le conclusioni che questi uomini ci hanno offerto sono, come chiamarle, conclusioni ordinarie: preziosissime, forse anche esatte, ma ordinarie. I superiori giudicano che occorra anche altro. S! Per fronteggiare l'Apocalisse occorre altro! E che cosa? Voi ce lo dovete dire, noi speriamo che voi ce lo diciate. (I gesuiti si guardano l'un l'altro con un muto stupore) Voi non vi conoscete, e non forse nemmeno indispensabile che vi conosciate di pi: quel che dovete sapere di voi, l'un dell'altro, il legame, la nota comune che, per noi, vi unisce. Tutti voi, chi pi chi meno, siete stati richiamati dai vostri diretti superiori e anche dalla curia generalizia alla disciplina e all'obbedienza. Siete stati irrequieti, tormentati e, quel che . pi serio, inquietanti. Per, non vi abbiamo mai fermati, perch, forse per ispirazione della Provvidenza, noi presentivamo che forse sarebbe venuta un'ora del mondo in cui la Compagnia avrebbe avuto bisogno anche di voi, proprio di voi, degli irrequieti. Perch se - dico se - i segni che vediamo oggi nel mondo fossero proprio quelli dell'Apocalisse, chi potrebbe fermare gli sfrenati cavalieri della fame, della pestilenza, della nequizie se non altri cavalieri altrettanto indomiti e sfrenati: cavalieri come voi? Noi, pur avendovi fino ad oggi richiamati e, spesso, anche mortificati, noi vi abbiamo continuamente seguito con trepidazione, con tremore, in quelle linee avanzate in cui voi stavate quasi soli, esposti. Oggi vi abbiamo convocati. Abbiamo convocato voi, e non altri, perch forse voi siete il cuore palpitante della Compagnia. (Tutti sono visibilmente colpiti). '
Stefano - Siamo qui.
Hudson - Una societ che nell'ora del pericolo fa appello ai suoi uomini pi irrequieti... tormentati, una societ che non pu perire. Io sono fiero di essere un gesuita!
Pedro - Tutti, penso, ci sentiamo fieri. Soltanto io non vedo ancora, e mi scuso di insistere, in che modo io possa considerarmi un irrequieto... un tormentato, tanto da essere convocato qui, insieme...
Stefano - Insieme a me, per esempio? Spiegateglielo, altrimenti non riusciremo ad andare avanti.
Il Direttore - (a Pedro) Lo capirete certamente alla fine della riunione, o anche prima, spero. Non possiamo attardarci in altre questioni personali. Ve ne prego.
Pedro - (chinando un po' la testa) Va bene.
Il Direttore - Vi ringrazio. Tanto pi che io sono impaziente di portare a termine il mio compito di Direttore della riunione, per diventare uno> come voi, tra voi. (Sguardo dei gesuiti) Da questo momento, e per tutto il tempo' che durer questo incontro, sarete sciolti dal dovere dell'ubbidienza. Voglio dire, sarete - saremo - liberi di esporre e di sostenere i vostri convincimenti senza nessuna preconcetta prudenza e senza timore alcuno. E con questa concessione di libert, io ho finito. (Si alza dal suo posto e fa per andare in mezzo agli altri; ma Pedro lo ferma a. mezza strada).
Pedro - Qualcuno dovr ben restare a quel posto per condurre il discorso e tenerne le fila!
Il Direttore - Se restassi vorrebbe dire mantenere un'autorit maggiore degli altri; e la discussione deve invece svolgersi senza subordinazione di sorta.
Pedro - Ma con ordine!
Il Direttore - Mi sembrerebbe farvi torto se dubitassi che non riusciremo a dare un ordine alle discussioni senza che io, di l, batta la musica... Oh, no, no! Mi siedo qui. (Si siede in mezzo agli altri) Ecco! (Bussano alla porta. Il Direttore non dice avanti e gli altri aspettano che lo dica il Direttore. Poi Pedro si decide a dirlo).
Pedro - Avanti! (Entra il Maitre sorridente con un fascio di cartoncini in mano che comincia a distribuire).
Il Direttore - Ma ... una festa?,
Il Maitre - S, signore. E' la festa annuale dell'albergo.
Il Direttore - E quando sarebbe?
Il Maitre - Stasera, come si pu vedere dall'invito. Tra poco cominceranno le musiche, gi, nei saloni, in basso. Tutti i nostri ospiti sono invitati, e dovrebbero onorarci della loro presenza.
Pedro - Credo che nessuno di noi potr venire.
Il Maitre - Mi dispiace: almeno qualcuno potrebbe scendere.
Pedro - E' assai difficile. Questa riunione ci assorbir interamente per molte ore.
Il Maitre - Lascio giudicare a loro dell'opportunit...
Pedro - Quale opportunit?
Il Maitre - Farsi o non farsi vivi...
Pedro - Io, piuttosto, lascio giudicare a voi, voi dell'albergo, sull'opportunit di disturbare per tutta una notte il sonno dei vostri ospiti!
Il Maitre - Perch disturbare?
Pedro - Avete parlato di musiche!
Il Maitre - La musica non disturba mai, signore, accertato.
Farrell - (sorridendo) E' vero, la musica non disturba il sonno.
Il Maitre - Buon divertimento! (Esce).
Pedro - E' anche ironico!
Farrell - Faremo una riunione con accompagnamento musicale...
Pedro - Fatto estremamente irritante.
Farrell - Dipende.
Stefano - Si comincia o no? Sembra che si abbia paura di cominciare! Avanti! Incominciamo.
Farrell - (si gi tolto di tasca un foglio e lo sta esaminando; poi come se parlasse da solo) Il primo punto, qui, sarebbe: situazione della vita associata. Ci sono i rapporti? (Tutti s tolgono di tasca dei fogli, tranne lo scienziato. Pedro ha un grosso fascicolo; Hudson alcune pagine che sfoglia quasi volesse ripassarsele mentalmente; il Direttore ha anche lu il suo rapportino: solamente Stefano ha un solo foglietto).
Stefano - Non ho rapporto. Ho buttato gi due idee in queste ore di attesa, prima di venire qui... Chi parla per primo? Chi ha il rapporto, o chi ha soltanto due idee? Non vorrei che i vostri rapporti me le confondessero, poi. Parlo per primo io... se me lo permettete..
Il Direttore - Senz'altro, per quel che mi riguarda; ma...
Pedro - Parlate pure.
Farrell e Hudson - Va bene.
Il Direttore - (facendo con la mano il gesto di a-spettare un momento) ...ma vorrei, prima, che si ponessero i termini del problema. Qual la posizione della Compagnia di Ges nella vita associata dei vari paesi. (E guarda Stefano).
Stefano - Di l... da noi: niente, si pu ben capire.
Il Direttore - Terra di missione...
Stefano - No, no: non ho detto questo! Al contrario.
Pedro - Al contrario?
Stefano - Ho detto al contrario. S! Non infedeli, c' la fede! Ma la Compagnia con la regolare vita, associata: zero. Nessun rapporto. A meno che questo rapporto non sia tenuto indirettamente (con un sorriso) clandestinamente... non so... Roma... Avrebbe potuto dircelo il rappresentante di Roma, se fosse stato qua.
Pedro - Forse non l'avrebbe detto.
Il Direttore - Ho capito.
Stefano - Ma sotto un certo aspetto, meglio cos!
Il Direttore - Meglio cos, come?
Stefano - Allora parlo. Autorizzatemi a parlare, e spiegher!
Il Direttore - Avete ragione, scusate. Fra un minuto parlerete. (A Pedro) Spagna?
Pedro - Siamo al centro della vita associata.
Stefano - La dirigete?
Pedro - La influenziamo seriamente.
Il Direttore - Esponendovi come gesuiti?
Pedro - Anche, talvolta.
Il Direttore - C', quindi, un avallo nostro dato al...?
Stefano - Regime!
Pedro - Beh, proprio avallo... Ma, data la situazione, si deciso di correre un certo rischio.
Il Direttore - Va bene.
Stefano - (ironico) Si vedr poi se va bene.
Il Direttore - Non era d'approvazione il mio va bene.
Stefano - (sorridendo come un bambino) L'avevamo ben capito.
Il Direttore - America? Stati Uniti? (Farrell si volge al negro con un gesto come per dire: parlate voi, io non ne so niente).
Hudson - Nessun rapporto diretto con gli uomini di governo: perci nessuna influenza diretta. Per, siamo egualmente presenti attraverso la classe dirigente che si orienta sempre pi verso di noi: universit, associazioni di cultura, collegi... Per questo, da noi, sono gli uomini politici che ci fanno l'occhietto, e noi fingiamo di non vedere... Gli sar entrato un moscerino nell'occhio, facciamo finta di credere... Vuole che glielo tolga? Indipendenza assoluta. Anche dall'autorit ecclesiastica, finch si pu... Cardinali, Monsignori... beh, insomma, l'autorit. Indipendenti. Contiamo proprio per questa indipendenza.
Il Direttore - Europa. (Sfoglia un rapporto che ha davanti) Italia, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Austria... Il nostro un atteggiamento misto: cio influenza di tipo americano, vale a dire indiretta; e compromissione di tipo spagnolo. Il quadro questo. (A Stefano e agli altri) E adesso, facciamolo parlare.
Farrell - (facendo un cenno) Una domanda, perch il quadro sia completo. E a Roma? La Compagnia che posizione tiene, che influenza ha a Roma?
Il Direttore - (facendosi avanti, ma come scusandosi) Devo rispondere io. (Con un sorriso) Beh, il rappresentante di Roma verr qui da un momento all'altro...
Farrell - Ho capito. (Rimane un po' sovrappensiero) E se verr, quando verr, credete che terr conto delle nostre conclusioni?
Il Direttore - Credo sia disposto a tenerne conto. Diversamente non verrebbe.
Hudson - Beh, per questo! Un atto di presenza non costa poi molto. (Un momento di imbarazzo; poi Stefano rompe il silenzio).
Stefano - (rivolgendosi a Hudson) Volevo chiedervi a proposito della vostra indipendenza americana. Lo fate per tattica, o vi siete convinti che la conquista dei capi finisce per essere lavoro sprecato per quel che veramente ci proponiamo?
Hudson - Forse lo facciamo con tattica... per potercene meglio servire.
Stefano - E' questo, per me, il punto; il punto su cui si dovrebbe parlare apertamente.
Il Direttore - Apertissimamente.
Stefano - Noi abbiamo avuto dal Fondatore un comando: quello di fare cristiana la storia. Conveniamo di aver fallito? (Silenzio) No? Io direi proprio che fallito! (Ancora un pi profondo silenzio) Si deve o no parlare liberamente?
Il Direttore - S, s. Ma siamo anche liberi di non approvare!
Stefano - Beninteso! Dovevamo farla s o no questa storia cristiana? Beh, anzich fare la storia noi abbiamo preferito intervenire nella storia, che un'altra cosa! Perch intervenire significa, nel pi ottimistico dei casi, subire da altri l'impostazione dei problemi e talvolta perfino' le soluzioni. Ci siamo accontentati di essere degli abili restauratori anzich dei geniali costruttori delle fondamenta. E anche per questo il nostro intervento sembrato, oltre tutto, quello di gente subdola e furbesca che vuole intrufolarsi e impadronirsi al momento buono di cose gi avviate...
Pedro - Non vero!
Stefano - Non vi pare che noi, i gesuiti, siamo piuttosto odiati che amati?
Pedro - Direi temuti, il che pu talvolta essere un vantaggio.
Stefano - Umanamente, sar un vantaggio. Non discuto. Infatti, e lo sappiamo benissimo tutti, attraverso questa diplomazia della conquista delle posizioni per patteggiamento, per avvolgimento, per progressivo assorbimento si sono allargate notevolmente le dimensioni aritmetiche e geometriche del raggruppamento cristiano; ma, alla fine, al momento della resa dei conti, quanto ci sono costate, quanto ci costano certe rinunce, certi silenzi, certe omissioni, certe complicit? Qui si parla di storia cristiana, cio di storia della persuasione, di storia dell'amore a Cristo, non dell'altra!
Hudson - (di rincalzo a Pedro) Non c' dubbio che ci conoscono male, perch siamo conosciuti pi per i nostri difetti che per le nostre virt.
Pedro - Forse, ma sono cose che non mi preoccupano! Ho detto, prima, non vero perch volevo ricordarvi che noi abbiamo gi tentato di fare, abbiamo, anzi, gi fatto un pezzo di storia dalle fondamenta, come voi vorreste: esperimento del Paraguay. Terra vergine, uomini allo stato naturale, non corrotti dalla civilt. Noi i padroni assoluti: reggitori e maestri.
Stefano - Avevamo creato uno stato perfetto.
Pedro - Forse troppo perfetto. Sapete com' finita.
Stefano - Lo so. E' finita bene, anche!
Pedro - Se vi pare che sia finita bene. Deportazioni, uccisioni, distruzioni, cancellazione dalla carta geografica.
Stefano - D'accordo! Ma doveva finire in altro modo. Per questo dico anche.
Pedro - Quale altro modo?
Stefano - Non cedere, o ricominciare. In un altro luogo, in cento altri luoghi. Si fatto di quei nostri confratelli quasi dei martiri di un errore, invece di farne i martiri della prima, vera, autentica terra cristiana, ricrocifissa dai detentori del potere. Il nostro errore consiste proprio in questo: aver creduto che per fare una storia cristiana, la strada migliore fosse quella di associarsi ai cosiddetti capi della storia, agli uomini dominanti. Tutte le nostre sconfitte sul piano cristiano' derivano da qui. Aver seriamente, tenacemente sperato, creduto di poter influenzare i capi, i condottieri, i regnanti, gli uomini politici. Non sono servite le esperienze catastrofiche del passato... Veniamo a oggi. (Accenna a Pedro) Continuano... incorreggibili, siamo... (A Pedro) Se da voi avvenisse un mutamento qualunque, un rivolgimento. Possibile, no?
Pedro - Possibile.
Stefano - La vostra, la nostra sorte?
Pedro - Non sarebbe per il tradimento dei capi, nel nostro caso.
Stefano - Peggio! Sarebbe per il risentimento del popolo, anche, badate, del buon popolo cristiano.
Pedro - Abbiamo gi avuto dei martiri. Ne a-vremmo altri.
Stefano - Non sono turbato tanto dall'idea del sangue di altri martiri, ma dal dubbio della inutilit di quel martirio.
Pedro - II martirio non mai inutile!
Stefano - Per chi lo subisce, personalmente, mai. Ma per la causa, alcune volte, s. Non serve. Avete cristianizzato di pi il popolo in questi anni di influenza?
Pedro - Non lo so, lo speriamo.
Stefano - E' la sola cosa, invece, che dovreste sapere.
Pedro - Abbiamo forse difeso la presenza di Cristo: le chiese che si moltiplicano, la parola di Dio che viene pronunciata liberamente, l'insegnamento della verit che viene impartito nelle scuole... Sono i segni sensibili della presenza di Dio.
Stefano - D'accordo. Segni sensibili! Ma la vera presenza di Cristo non ha bisogno della nostra difesa! Ha solo bisogno, semmai, della nostra testimonianza perch gi c', ormai, nel mondo, in tutto il mondo! Non si cancella pi. Anche da me... c'. E in questo senso non credo che la Russia sia meno cristiana della Spagna.
Pedro - Come!
Stefano - Ho detto cristiana, non cattolica!
Pedro - Ma anche cristiana!
Stefano - Chi pu misurare la carica d'amore cristiano che riempi i meandri della chiesa delle catacombe? Chi pu misurarlo? L'amore non si calcola a unit, ma a intensit. Vedrete quel che accadr solo che un segno appaia... E gi qualcosa apparso! Le nevi delle steppe si scioglieranno per il grande amore che quella gente porta al corpo martoriato di Cristo! Io li amo, tutti! E l'amore anche quando scomposto com' il mio, non ha bisogno di domandar perdono a nessuno. (Un lungo momento di silenzio).
Il Direttore - Noi, veramente, s parlava di capi.
Stefano - Gi. Ho detto che proseguiamo nell'errore di corteggiare i capi. E i capi ci tradiscono. Non possono che tradirci, a un certo momento, l'avete visto! Chi ci ha cacciato? Le nazioni cattoliche, spesso. I loro capi. Capi, capi, sempre capi! Non possono mai essere con noi, dalla nostra parte. E noi continuiamo a frequentarli! Possibile che non li abbiamo conosciuti! Gli uomini politici, anche quelli cristiani, personalmente, non possono, a un certo momento, agire pi da cristiani! Agiranno fatalmente da politici, e il primo ad essere tradito proprio il sangue cristiano, la midolla cristiana!
Il Direttore - (rivolgendosi a Pedro) Voi, non protestate?
Pedro - Non protesto.
Stefano - Mi giudicate un fantasioso apocalittico a cui non vale nemmeno la pena di rispondere?
Pedro - Al contrario. (Pausa, poi grave) Avete ragione. (Movimento di stufare di tutti) Non esistono, oggi, nel mondo, uomini politici cristiani. Esistono uomini politici che sono, personalmente, credenti o no, cristiani o meno, e basta. Sono quasi vent'anni che avvicino i capi delle nazioni, di tutte le nazioni, o ufficialmente o segretamente. (Rivolgendosi a Stefano) Intratteniamo rapporti anche con i rappresentanti russi e dei paesi al di l... tutti, insomma. Ebbene: la tecnica della vita politica non contempla alcuna istanza, alcuna effettiva misura che possa dirsi cristiana. I modi di essere della vita politica sono, purtroppo, ben altra cosa. E sono qualcosa di autonomo, che fanno a meno di tutte le conquiste cristiane o, peggio, se ne servono per dei fini non certamente cristiani. Io penso che quel che di diabolico opera, oggi, nel mondo, sia proprio lo spirito politico fine a se stesso. E non lo avvertiamo nemmeno, tanto ci siamo immersi dentro! E' una realt di per se stessa anticristiana. La si avvicina, la si pu toccare, la si pu perfino esercitare - quanti uomini politici cristiani! - ma non si giunge mai ad impossessarsene, a conquistarla, a permearla; non la si pu modificare, almeno finora! E' impermeabile! Talvolta penso perfino che il demonio ci sia annidato li, e si manifesti, oggi, con questo camuffamento politico. Tutti ne siamo presi. Si annidato, in questo modo, anche dentro di noi dal momento che immaginiamo e pensiamo e operiamo ogni giorno di pi in termini politici. E' il dmone, il corruttore moderno! (Come se si torcesse interiormente) Io lotto ogni giorno con questo dmone, mi batto con lui, ma debbo confessare che ne sento tutte le tentazioni e le volutt che sono infinitamente pi profonde e deliranti delle tentazioni della carne. Ne sento tutte le attrattive degli svariati camuffamenti ideologici e morali: la generosit, l'altruismo, il dominare, non per noi stessi, ma per gli altri, essre a servizio degli altri, del popolo... Sono in gran parte mascherature: c' sotto l'ambizione sfrenata, pressoch intoccabile, tant' protetta e fasciata da apparenza di virt. La politica il gioco pi terribilmente diabolico e ingannatore che possa essere fatto dall'uomo. E' il gioco fatto senza Dio... senza limiti, perci senza freni... , vi dico io, l'aridit di Dio, poich l'orgoglio del dominio, del comando, del potere esercitato su altre creature vive... anime. Alla sera, spesso, dopo una giornata passata tra le tentazioni di questo gioco senza soste, estenuante, io mi sento senza Dio, e Lo cerco, Lo chiamo, e spesso non mi risponde... perch mai come in questo gioco Dio sembra allontanarsi. (Sottovoce) E' il peccato contro l'amore, il peccato contro lo Spirito Santo. (Si prende la testa fra le numi, poi, come se questa confessione fosse stata una dolorosa parentesi di sincerit dovuta ai suoi confratelli, riprende) Eppure, dopo aver riconosciuto tutto questo, la mia ferma persuasione che si debba continuare ad operare in mezzo a questo mondo, a stringere quelle mani. Il nostro rischio questo e dobbiamo correrlo: batterci a faccia a faccia col Maligno, non lasciarlo operare da solo, tentare, dove si pu, di fermarlo, di stringerlo, di imprigionarlo.
Stefano - (violentemente deluso) No! no! e no! Li considero martiri inutili, questi! Abbandoniamo questo genere di intrigo che non pi per noi! Buttiamoci da tutt'altra parte!
Il Direttore - Vorreste che ci mettessimo ad osteggiare gli uomini politici?
Stefano - No: che li ignorassimo, vorrei. E vorrei soprattutto togliere loro l'alibi di sapersi in nostra compagnia, di poter contare quando lo vogliono sul nostro silenzio O' sulla nostra tacita complicit. Non devono pi pensare di poterci comprare a prezzo di questa o di quella concessione! Se gli uomini politici cercano di coinvolgerci, di comprometterci nella loro storia, noi sappiamo invece di poter costruire la nostra storia: non, cio, scegliere una delle varie soluzioni che loro ci propongono, ma trovarne e imporne, invece, un'altra completamente diversa, la nostra, la cristiana. Facciamo la nostra storia!
Pedro - E' bello! Ma sarebbe un voler ritornare volontariamente ai tempi delle catacombe. Capisco che la vostra particolare esperienza vi spinga... vi porti a...
Stefano - Non la mia esperienza, ma la vostra, da quel che ci avete detto, dovrebbe portarvi alle mie conclusioni!
Farrell - Perch discutere tanto sugli uomini politici? Non ne vai proprio la pena... Tra poco non nuoceranno pi! Hanno i giorni contati...
Pedro - I giorni contati? Siete un uomo di spirito, vedo!
Farrell - Anni si capisce! Dico, tra cinquanta, settantanni, forse anche meno, saranno dei dmoni addomesticati, se pur sono davvero dei dmoni come credete voi: animali da pollaio, diventeranno. E' gi nato chi li metter da parte. Non saranno pi loro a governare gli uomini. (Pedro ha un sorriso) Non dovete sorridere, confratello, a meno che non sorridiate di compiacimento al pensiero dei dmoni scacciati.
Pedro - E chi li scaccer dal potere?
Farrell - Noi.
Pedro - Voi... chi?
Farrell - (divertendosi un po') Anch'io, per e-sempio.
Il Direttore - Meno male che il potere rester sempre... in famiglia.
Farrell - Vedo che non mi prendete molto sul serio.
Il Direttore - Mi scuso.
Farrell - Per carit... (Si distrae, comincia a canticchiare la sua Quinta Sinfonia, poi ritorna bruscamente all'argomento) Perch governeranno i fisici, i biologi, insomma gli studiosi. E gli uomini politici non potranno aspirare ad essere nemmeno assistenti di laboratorio. Potremo spaventarli o consolarli con una parola, con una formuletta; potremo perfino giocare con loro, se vorremo. Gi s' cominciato un po' a giocare con loro... ma tra qualche decennio, vedrete! Governeremo. A loro verr lasciata l'ordinaria amministrazione. Burocrati. Degradazioni... (Serio) Non perdiamo, dunque, troppo tempo, a parlare di questi signori ormai decaduti.
Il Direttore - (severo) Sono stupito della vostra sicurezza, ma soprattutto della vostra ironia.
Farrell - Cercate di non esserlo. Sono sicuro perch sono, come si dice, documentato. E sono un po' ironico perch ho orrore della eccessiva gravit di questa riunione.
Pedro - (al Direttore) Non vi preoccupate per me: i politici sono molto spesso anche pi grossolani. (A Farrell) Voi dunque, illustre confratello, siete persuaso che si sia entrati nell'era della scienza, delle scoperte. Non. una tesi nuova.
Farrell - Non ho detto che sia nuova. Mi sono seccato un po' nel vedere che ci si preoccupa troppo di un mondo in agonia.
Pedro - Ammettiamolo pure. Le vostre previsioni?
Farrell - Non sono un profeta. Sono un gesuita e un fisico.
Fedro, - Avrete dunque una prospettiva?
Farrell - L'ho, certamente; ma ho soprattutto l'intuizione di un ritmo, il ritmo del mondo nuovo. Sar un ritmo rapido, stretto. Non ci saranno, voglio dire, troppe resistenze. Per affermare certe conquiste non ci sar bisogno di tanti comizi e di tanti trattati. Perch verr offerto quel che gli uomini aspettano.
Pedro - Cio?
Farrell - Quel certo benessere materiale... Io non sono un esperto e dir forse cose un po' generiche...
Pedro - Dite, dite... Quel certo benessere materiale?
Farrell - Ci sar. Potr essere offerto a molti. E poi: l'abolizione del ricorso alla guerra, la progressiva scomparsa delle barriere tra paese e paese, tra popolo e popolo. Ma soprattutto l'imporsi, direi automatico, di un nuovo tipo di uomo di comando o di governo, se vi piace di pi.
Pedro - L'uomo di studio, lo... scopritore, l'inventore? (Farrell annuisce) E perch nuovo?
Farrell - Avete osservato che noi - gli studiosi -finiamo prima o poi per non avere pi una nazionalit come, a un certo momento, non ha pi nazionalit una grande scoperta? Ecco: nuovi in questo senso. E per questo saremo accolti da tutti con simpatia, non odiati dagli uni e idolatrati da altri come succede per voi, reggitori politici. Questo tipo di uomo porter il mondo all'unit e forse alla pace.
Il Direttore - Sicch secondo voi - e noi non abbiamo motivo di dubitare delle vostre previsioni di studioso - secondo voi, dicevo, noi, allora, dovremmo auspicarlo questo giorno? Mi rivolgo con questa domanda allo scienziato, ma soprattutto al gesuita. Dobbiamo sperare o addirittura pregare che venga presto?
Farrell - Scienziato, gesuita. Beh, non posso mica sdoppiarmi! C' una risposta sola alla vostra domanda.
Il Direttore - Ditela.
Farrell - Lo auspichiamo o no, questo giorno verr. Viene. E' ineluttabile! In questo senso mi sembra un giorno provvidenziale. Allora bisogna aspettarlo; non osteggiarlo, ma andargli incontro quando sentiremo che alle porte. Ecco.
Pedro - Perch non osteggiarlo? Lo si potrebbe anche osteggiare, se si giudicasse pericoloso per i principi e la prassi della vita cristiana. Lo si dovrebbe osteggiare, anzi, in questo caso!
Farrell - Si commetterebbe uno dei soliti errori storici che noi abbiamo il cattivo gusto di commettere!
Il Direttore - Noi... Chi?
Farrell - Anche noi gesuiti ne abbiamo commessi di questi errori, non parliamo poi dei cattolici in genere.
Il Direttore - Ma dovremo ben sapere a chi , a che cosa andiamo incontro.
Farrell - Certamente. Lo sapremo.
Il Direttore - insomma, secondo voi, quello che giunger sar il tempo di Cristo o dell'Anticristo? (Farrell rimane a testa bassa, silenzioso).
Pedro - (ironico) Gi comprendiamo dal vostro imbarazzo - e lo sapevamo da soli - che non sar il tempo di Cristo.
Stefano - (ansioso, appassionato) Dite che sar il tempo dell'Anticristo?
Il Direttore - Questo mondo nuovo governato dalle rivelazioni della scienza, diretto dai fisici, dai biologi, dagli studiosi, sar o no un mondo senza Dio?
Farrell - Avevo ben capito il senso della vostra domanda. Pensavo a come formulare la risposta. (Breve pausa) Dio, intanto, ci sar. (Stefano ha un sorriso. Farrell agitando le mani e tracciando in aria gesti geo-metrici) Lo studioso moderno - tranne poche eccezioni - e lo affermo per la conoscenza diretta, vorrei dire per l'amicizia che ho per molti di questi uomini, lo studioso moderno ha sempre il senso vivo, spesso acuto, talvolta addirittura mistico, dico mistico! della religiosit di Dio, dunque. E necessariamente, direi, perch noi operiamo ogni giorno di pi costeggiando continuamente il mistero o inoltrandoci nel suo regno un po' alla cieca... cio con gli strumenti che ci sono serviti nel viaggio precedente. Ad ogni nuova indagine come se ci inoltrassimo su un legno sempre pi fragile entro un gran mare sconosciuto o troppo buio, o addirittura fosforescente, o assolutamente immobile, o paurosamente sconvolto.
Pedro - Proprio per questo la religiosit di questi uomini pu essere sospetta.
Farrell - Sospetta?
Pedro - Potrebbe spiegarsi come l'istintivo bisogno di protezione, di rifugio contro il tremore, lo sbigottimento da cui siete continuamente invasi ad ogni nuova indagine, ad ogni nuovo viaggio.
Il Direttore - (di rincalzo) E' vero, verissimo! Il giorno in cui si liberassero da questo sbigottimento, da questo tremore, verrebbe meno, forse, anche quel certo bisogno di protezione e di rifugio ,che voi chiamate, adesso, religiosit, Dio. Quel giorno giungeremmo ad una spiegazione meccanicistica della vita, o energetica, che poi lo stesso... insomma, a un nuovo e pi compiuto materialismo.
Farrell - Se questa la paura che avete, rassicuratevi. Non sar! Il pericolo, semmai, non questo. Ho parlato di studiosi ricchi di religiosit? Avrei dovuto parlare di scienza. Avete ragione. Sono le strade, sono le conclusioni delle ricerche e delle scoperte nuove ad essere religiose, indipendentemente dalle persuasioni e dagli atteggiamenti personali degli scienziati. E' la scienza, oggi, che porta all'idea di Dio. L'antica inconciliabilit di scienza e fede era soltanto frutto di ignoranza. Oggi non esiste pi, al punto che addirittura la scienza a postulare la fede e a concludersi nella fede.
Il Direttore - Siete persuaso che la scienza porter il mondo verso Dio?
Farrell - (soprappensiero) S... s... c', per, un pericolo, un pericolo nuovo.
Il Direttore - Quale?
Farrell - Sar addirittura il... pericolo di Dio. Di questo Dio intravisto, intuito, raggiunto per queste vie insolite, le vie della scienza.
Il Direttore - Ogni via che ci porta a Dio provvidenziale.
Farrell - Forse non questa della scienza, almeno per il mondo cristiano! E' vero: la via di questa indagine fisica e biologica ci porta direttamente all'idea, alla presenza di Dio, della sua realt onnipotente e infinita, ma senza che si sia necessariamente indotti a passare per Cristo. Mi capite? Si attinge, cio, direttamente a Dio saltando Cristo... Sembra che Cristo non sia quel supremo personaggio che si costretti ad incontrare durante il tragitto per giungere a Dio. Si stabilisce invece un ponte diretto tra l'uomo e Dio, e il mediatore non pi chiamato in causa. Sembra che si possa pervenire a Dio senza di Lui, senza divinizzare la sua sublime storia d'amore, di sangue, di morte, di Redenzione. Senza Cristo, fino a ieri, voleva quasi sempre dire anche senza Dio: oggi sta per nascere un uomo religioso, credente, che potr perfino non essere cristiano.
Il Direttore - (sbigottito) Ma... mostruoso!
Hudson - Toccher a noi impedirlo, noi che siamo la Compagnia di Ges! Toccher a noi difendere Ges!
Stefano - Io non credo al vostro mondo, illustre confratello! Ci potr essere un mondo senza Dio, mai un mondo senza Cristo. Io ne sono il testimone, ogni giorno, ogni ora. Finch ci sar la sofferenza e l'amore, gli uomini avranno sempre bisogno di Cristo.
Farrell - Speriamolo. Per, io non sarei cos sicuro della vostra equazione. Potrebbero accontentarsi di Dio il giorno in cui le sofferenze fossero mitigate.
Stefano - Le sofferenze dell'animo e dell'amore non le mitigher il Dio della scienza!
Il Direttore - Un Dio che sarebbe nient'altro che un'energia pi potente. Ritorneremo al Moloch.
Farrell - No. Non semplifichiamo per non voler guardare in faccia alla realt. Il Dio di cui parlo non solo potenza illimitata, ma ordine supremo.
Hudson - Ma anche amore?
Farrell - Dipende da quel che credete sia l'amore, in Dio!
Il Direttore - Qualunque cosa possiate pensare dell'amore di Dio, non potrete ridurlo solamente al timore di Dio!
Farrell - Non lo riduco...
Il Direttore - Ma s! Lo sbigottimento, la paura. (Angosciato agli altri) Lo capite il pericolo nuovo, tremendo? Perch, oltre tutto, loro, saranno creduti, saranno seguiti, perch faranno vedere, faranno toccare, e tutti, piegando la testa dallo1 sbigottimento, crederanno senza pi bisogno di una vera fede; la fede in quel che si vede e si tocca, non la Fede! E se Cristo si dovesse a poco a poco allontanare, ditemi che cosa diventer il mondo?
Hudson - In quel giorno, ritorner. Io sono certo che se questo dovesse accadere, Cristo ricomincer ad apparire qui o l... torner a farsi vedere a noi uomini!
Stefano - E a farsi riconoscere come Cristo?
Hudson - Non lo so, ma sar il momento in cui ricomincer a fare i suoi miracoli.
Il Direttore - No. I miracoli non li far pi! Perch i miracoli, allora, li avranno gi fatti loro, gli scopritori, gli inventori! Cristo, se dovesse ritornare, non farebbe pi i miracoli, sceglierebbe altri segni per manifestarsi!
Stefano - Quali? Quali?
Farrell - Perch non potrebbe riaprirsi l'epoca del Padre, secondo le parole dell'Apocalisse! Il Padre, cio il Pensiero.
Pedro - L'epoca della manifestazione del Padre si conclusa. Sarebbe eresia supporne il ritorno.
Farrell - O il tempo dello Spirito Santo!
Pedro - No, no! Tutta, tutta la rivelazione si conclusa con Cristo! Non potr accadere!
Hudson - Perch non potr? Se tempo dello Spirito Santo volesse dire avvento del Puro Amore?
Stefano - Quale amore? Quale amore sarebbe?
Hudson - Cristiano... di Cristo...
Pedro - Non pu essere! Perch, come faremmo, allora, a distinguere Cristo dall'Anticristo? Sarebbe la confusione.
Il Direttore - La Torre di Babele.
Pedro - Chi ci direbbe: Lui, proprio Lui! . E' Ges ch' ritornato? Nessuno!
Il Direttore - E nemmeno noi - i sacerdoti -potremmo essere di aiuto. Non potremmo pi insegnare al popolo dei fedeli in che modo riconoscerlo, da quali segni, perch nemmeno noi lo sapremmo. Io mi domando: pu il Signore permettere tale confusione per il suo popolo?
Stefano - Perch confusione? In quel tempo ognuno sar chiamato a scoprirlo, a riconoscerlo da solo, come ai tempi degli Apostoli. A suo rischio: dire Lui o non Lui, seguirlo o respingerlo secondo l'ispirazione del suo cuore e l'uso della sua libert! Ecco il miracolo nuovo! Sar questo! Il miracolo per ognuno! Perch spaventarsi tanto se ci dovesse accadere?
Il Direttore - Ma l'insegnamento di tanti secoli, le certezze di milioni di uomini, tutto andrebbe distrutto. Ah! Sar la prova pi tremenda che mai si sia dovuto affrontare!
Stefano - Non avete parlato in principio di segni dell'Apocalisse? E allora? Che c' da tremare?
Farrell - C', c' da tremare! Io, prima, ho tremato quando il confratello spagnolo ci ha confidato - ed io gliene sono grato come a un amico di sofferenza - di sentirsi svuotato di Dio in certe sere, dopo giornate e giornate di estenuanti trattative politiche. Anch'io in certe sere, dopo settimane, dopo mesi di ricerche, dopo essermi avventurato e, spesso, sperduto sulla traccia di un fragile e complicatissimo sentiero di numeri, entro quelle acque sterminate e paurose, ripiegandomi su me stesso, mi sono sentito tremare trovandomi non svuotato, ma troppo pieno di Dio, e nello stesso tempo troppo vuoto di Cristo: senza pi quell'amore, scaldato soltanto, se cos posso esprimermi, dalla fredda, immensa, luce di Dio, energia prima, luce accecante entro cui riuscivo a tenere aperta per un istante la mia umana pupilla. Luce inebriante... Ma l'immagine di Cristo non mi veniva pi spontanea, nemmeno quella struggente della Crocifissione. Eccolo, il mio strazio... mio di sacerdote e di studioso. Ve. lo confido... E se mi sforzo con un supremo atto di volont di richiamare quella Presenza sofferente, un'immagine sfuocata che viene, una presenza che non si inserisce pi con l'antica violenza nelle fatiche della mia anima... quasi rimpianto d'un bene supremo che vado perdendo. E mi domando tremante come un fuscello, mi domando: se questa civilt che si sta gi aprendo un varco direttamente sulla gran luce di Dio dovesse un giorno commemorare il sacrificio di Cristo come il... perdonatemi la parola blasfema... perdonatemi - come il... mito d'una civilt passata? (Un lunghissimo silenzio).
Pedro - (si alza, mette una mano sulla sfalla di Farrell, e parla per primo rompendo quell'atmosfera di totale sbigottimento) Come fronteggiare questo pericolo nuovo, al di fuori, s'intende, dei... casi personali? Il pericolo pu essere immenso, d'accordo; ma si deve nel tempo stesso riconoscere che non imminente.
Farrell - Se gi in atto! In atto!
Pedro - Per voi, lo so; per pochi come voi, non - fortunatamente - per le masse. E voi, gli scienziati, non vi siete ancora liberati di noi, i vituperati politici, noi vi teniamo ancora sotto il nostro sguardo, sotto la nostra autorit di uomini egoisti, ambiziosi, maliziosi, ma concreti. Forse si presenta un caso in cui proprio questi difetti possono tornare estremamente utili! Voi non potete ancora comunicare direttamente con la massa, ma dovete passare attraverso il nostro setaccio... Vi controlliamo. Per quanto ancora? Non lo so. Avete parlato di un certo numero di anni... (gesto di Farrell). Comunque riconoscete che non accadr domani. Dunque. C' il tempo per studiare in che modo si pu fronteggiare il pericolo di un allontanamento da Cristo in nome di Dio... o almeno di un certo Dio. E' questo, schematicamente, il pericolo. (Gli altri annuiscono) Che c' da fare? Cominciamo subito, adesso, qui, a vedere praticamente, come... si pu...
Il Direttore - Adesso, dite? Forse non adesso... Mi pare...
Stefano - Perch non adesso? Ogni minuto potrebbe essere prezioso!
Hudson - Vorreste rimandare?
Il Direttore - Non che voglia rimandare, ma mi rendo conto che siamo rimasti tutti cos sconvolti da questa nuova spaventosa prospettiva, che i nostri discorsi, le nostre proposte non sarebbero forse sufficientemente meditate e serne. Per quanto mi riguarda - almeno personalmente - vorrei riflettere un momento. Fare una pausa, un istante di raccoglimento o di distrazione. E proprio per non essere vittime di un particolare stato d'animo, di questa atmosfera che s' creata. (A Pedro) Non vi pare?
Pedro - Forse. Non potremo, per, dormirci sopra come s' soliti fare in questi casi.
Il Direttore - Oh, no! no, no! Tirare un respiro... Potremmo bere qualcosa, mi sento un'arsura... (Gli altri annuiscono) Quello che doveva essere il Direttore, il condottiero, d prova, come vedete, di debolezza! Perdonatelo.
Stefano - Cominciate a piacermi da questo momento, e proprio per la... debolezza! I troppi campioni di fortezza e di inflessibilit che ci sono tra noi, finiscono per irritarmi!
Il Direttore - Allora... chiamo?
Pedro - Chiamate.
Il Direttore - (ha appena allungato la mano per premere il bottone del campanello, quando si sente bussare alla porta. Non solo ' il Direttore, ma tutti sono stupiti e si rifanno tesi) Avanti! (Entra il Maitre che accompagna il barman e un cameriere che spinge un carrello d rinfreschi. Col suo sorriso di complicit).
Il Maitre - Almeno bere qualcosa, se proprio non si sentono di scendere a basso... (I gesuiti s guardano stupiti).
Il Direttore - S'era infatti pensato proprio adesso di bere qualcosa, ma...
Il Maitre - E' la direzione dell'albergo che, stasera, offre ai suoi ospiti... (Offre all'uno e all'altro. Dalla porta lasciata aperta giunge distinta la musica dei saloni. I gesuiti in preda ad una certa circospezione sorseggiano. Il Maitre Vi guarda quasi per raccogliere la loro approvazione) E' di loro gradimento?
Pedro - Strano sapore!
Hudson - E' deliziosa... ma disseta?
Il Maitre - Bevuta a piccoli sorsi, toglie completamente la sete. Chi beve di questo liquore non avr pi sete.
Il Direttore - (al Maitre) Mi dica: Lei ha sentito il richiamo del campanello... o...?
Il Maitre - Noi... si sente tutto, proprio tutto.
Stefano - Ma non poteva aver sentito, Direttore... E in ogni caso non c'era il tempo materiale per venire da noi.
Pedro - A meno che non spiasse...
Il Maitre - Oh! (Con un sorriso) Faccio il giro delle varie stanze... Sono accontentati? Vogliono altro? (A Hudson) Lei? Ancora un bicchiere? (Avviandosi dietro il barman e il cameriere) E suonino per ogni necessit. Si cercher di provvedere a tutto. (Esce).
Il Direttore - Strano... sempre pi strano! (Fa per andare alla porta a vedere. Stefano posa il bicchiere, si alza di scatto e si precipita verso la porta. Il Direttore lo ferma) Che c'?
Stefano - Lasciatemi andare... uscire. Voglio che quest'uomo mi spieghi. Voglio sapere esattamente chi ! Perch tiene questo tono?
Il Direttore - Non mettiamoci in agitazione... e non richiamiamo l'attenzione pi del necessario.
Stefano - Un momento! S'era o non stabilito di fare una pausa? E allora?
Pedro - Ma s, lasciatelo andare. (A Stefano) Informatevi un po', vedete se fa con tutti cos.
Hudson - (borbotta) Chi beve di questo liquore, non avr pi sete.
Farrell - Che dite?
Il Direttore - (pi agitato) Che ha detto?
Hudson - Nulla... nulla. Sembra uno slogan.
Stefano - ( uscito dalla stanza; sbucato nel corridoio. Guarda di qua e di l: il Maitre scemi-parso. C' invece - uscito proprio in quell'istante dalla sua stanza 256 - il Viaggiatore d'Oriente. E' vestito in nero, elegantissimo. Stefano, dopo aver cercato invano il Maitre, si rivolge al Viaggiatore) Avete visto per caso passare il cameriere... o il Maitre col carrello dei liquori, delle bibite?
Il Viaggiatore - S, sceso!
Stefano - Con l'ascensore?
Il Viaggiatore - Credo. (Stefano si precipita verso l'ascensore) Aspettate. Scendo anch'io. Venite alla festa?
Stefano - No... no...
Il Viaggiatore - Credevo voleste vedere anche voi. Vedere un ballo. Dopo tanto! Curiosit. Noi che veniamo di l, e balli non se ne vedono pi.
Stefano - (volgendosi bruscamente) Come... di l? Che cosa ne sapete?
Il Viaggiatore - Ma come? Se abbiamo fatto anche un tratto di viaggio insieme! Non mi riconoscete? A quella sosta, oltrepassata la frontiera, io vi ho anche detto: Se non prendete questo treno non ne troverete altri fino a domattina.
Stefano - Eravate voi?
Il Viaggiatore - (annuisce) Devo dirvi che un momento fa, quando vi siete rivolto a me come a un estraneo, ho pensato che aveste qualche motivo particolare per non volermi ricollegare con...
Stefano - (con una certa fretta) Nessun motivo particolare. Non vi avevo riconosciuto, semplicemente.
Il Viaggiatore - Eravate piuttosto agitato alla stazioncina di confine!
Stefano - Ero molto agitato, s! Tanto che devo aver sentito la vostra voce senza quasi vedervi.
Il Viaggiatore - Si sarebbe detto che aspettavate Qualcuno.
Stefano - Invece non aspettavo nessuno.
Il Viaggiatore - Oh! Le apparenze! Ecco l'ascensore. Arrivederci. (Il lift spalanca l'ascensore, entra il Viaggiatore e lo richiude, e fa per metterlo in moto).
Stefano - Aspettate! Scendo anch'io. (Il lift riapre la porta e fa passare Stefano dopo averlo squadrato nel vestito. L'ascensore si mette in moto, scompare verso il basso. I gesuiti intanto sono rimasti nella stanza. Hanno finito di bere; qualcuno s alzato: Pedro andato alla finestra e ha scostato la tenda per vedere fuori, la citt di notte. Il Direttore ha gettato un'occhiata alla sua camera da letto; Farrell ha tirato fuori dei sigari, ne ha offerto uno a Hudson, e s' messo a fumare in disparte, assorto, del tutto staccato. Pedro avvicinandosi al Direttore che rientra dalla camera da letto).
Pedro - Volete che vada anch'io a dare un'occhiata?
Il Direttore - Eh, no... finiremo per allontanarci tutti, a uno a uno.
Pedro - Aspettiamolo, allora. (E si rimette a sedere. Appena. Stefano e il Viaggiatore d'Oriente sono scomparsi con l'ascensore, il Maitre apparso precedendo una ragazza straniera, Monda, con un impermeabile grigio, verso la cabina della telefonista).
Il Maitre - (alla Telefonista) Chiamate il 252. (ha Telefonista innesta la spina e accenna alla ragazza un ricevitore. La Straniera lo prende accostandolo all'orecchio. Il telefono squilla nella stanza dei gesuiti).
Pedro - (che il pi vicino all'apparecchio alza il ricevitore) Chi ?
La Straniera - Stefano! (Silenzio) Stefano l?
Pedro - (rivolgendosi al Direttore e chiudendo il microfono con la palma della mano) Chiedono di Stefano. Una voce di donna.
Il Direttore - (prende lui il ricevitore) Pronto?
La Straniera - Stefano?
Il Direttore - Chi lo vuole?
La Straniera - Non mi conosce. Devo parlare subito con Stefano.
Il Direttore - Per il momento non qui. Mi spiace.
La Straniera - (decisa) Ah...
Il Direttore - Dovrebbe tardare pochi minuti. Voi dove siete?
La Straniera - In albergo. Qui, lo' aspetto nella hall .
Il Direttore - Non viene da fuori. Potreste anche salire se avete urgenza di parlargli. Tra poco sar da me.
La Straniera - Vengo. Camera 252, vero?
Il Direttore - S. (Depone il ricevitore; agli altri) Sale.
La Straniera - (al Maitre) Salgo. (Il Maitre fa il gesto dell' accomodatevi)
Il Direttore - Ma sar meglio che la riceva uno solo perch non sospetti di niente.
Pedro - Chi la riceve?
Il Direttore - Solo io, credo, so chi Stefano. Voi potreste passare di l. (E indica la camera da letto) Lasciate pure la porta socchiusa. Non ci sono segreti. (I gesuiti s avviano verso la camera da letto). Vi chiedo scusa.
Farrell - Non c' niente da chiedere scusa! E' che, all'improvviso, siamo caduti gi di tono. Il poliziesco non lo sopporto!
Il Direttore - Lo capisco, mortificante anche per me, ma non si pu sempre navigare nei... vostri mari! Accettiamo anche questo piano secondario -l'avventura quotidiana - questa trama minore della nostra vicenda terrena.
Farrell - Aspetteremo, comunque... (E va di l).
Pedro - (avvicinandosi al Direttore, un fo' in disparte)
- Chi sarebbe Stefano? Si pu sapere?
Il Direttore - Viene da una nobile famiglia polacca, i Koromanski... (Vorrebbe probabilmente proseguire, ma bussano alla porta; il Direttore fa cenno di andare dentro. Entrano, accostano la porta. Voi va ad aprire. Appare la Straniera).
La Straniera - Permesso?
Il Direttore - Accomodatevi.
La Straniera - (guardando i mobili, i bicchieri) Siete sicuro che venga qui?
Il Direttore - Lo aspetto.
La Straniera - Allora qui la riunione. (Il Direttore la fissa in silenzio) So' che Stefano deve partecipare ad una riunione. (Il Direttore fa un gesto. La Straniera guarda con insistenza i bicchieri) E' gi cominciata?
Il Direttore - Non vi basta sapere che, qui, siamo suoi amici?
La Straniera - Lo sapevo, questo. Altrimenti non sarei salita.
Il Direttore - Sarete, magari, una parente. (Adesso la Straniera a non rispondere) So che Stefano ha parenti anche in Francia.
La Straniera - Io, per, non vengo dalla Francia.
Il Direttore - (accattivante) Conosco' bene le... vicende della famiglia Koromanski: non dovete diffidare.
La Straniera - (un po' seccata, ma sincera, netta)
- Non sono una parente. (Pausa).
Il Direttore - (riprendendo) L'avevate conosciuto prima?
La Straniera - Non sono qui per subire un interrogatorio. (Pausa) Non lo conosco, questo Stefano... (il Direttore ha un moto di stupore) ...ma lo riconoscer. (Dicendo un po' macchinalmente dei dati a memoria) Alto, biondiccio, occhi grigi... Va bene cos?
Il Direttore - (serio, immobile) Vi... mandano.
La Straniera - Non ricominciamo, ve ne prego.
Il Direttore - Quando avete telefonato c'erano altre persone in questa stanza. (La Straniera si fai pi dura) Le ho allontanate perch ho pensato che preferiste...
La Straniera - Dunque la riunione incominciata?
Il Direttore - Adesso sono di l che aspettano. Posso richiamarle giacch Stefano tarda.
La Straniera - No, aspettate... Chi sono?
Il Direttore - Non preoccupatevi... Vedrete. (Va alla porta e fa un cenno. Gli altri gesuiti che erano usciti rientrano salutando variamente la ragazza straniera).
La Straniera - (ha fissato la porta con sempre maggiore agitazione, come se da un momento all'altro dovesse vedere apparire qualcuno di cui teme la presenza l. Dopo che sono tutti entrati, chiede con voce in cui si sente l'allarme) E... non c' pi nessuno?
Il Direttore - Di l, nessuno. Anche noi aspettiamo Stefano.
La Straniera - Ah. (E ha come un accasciamento).
Il Direttore - Vi sentite male?
La Straniera - No! Anzi... mi sento meglio. Sono cos stanca! Non preoccupatevi di me. Aspetto qui.
Pedro - (dopo una reticenza, con galanteria un po' spagnolesca) Peccato che non abbiamo niente da offrirvi... bisognerebbe richiamare quel...
La Straniera - Non importa.
Pedro - (fissandola, come continuasse un interrogatorio di cui stato testimone) Siete polacca anche voi?
La Straniera - (con un sorriso) No, no.. (Bussano alla porta).
Il Direttore - Eccolo. (E si muove per aprirla).
La Straniera - (si alza anche lei vivacemente e dice al Direttore, vicino alla porta) Parleremo un momento nel corridoio... cosa di un momento.
Il Direttore - Come volete. (E apre. Sulla porta appaiono il Maitre con un gesuita in abito talare. . E' bruno. Come et, ha poco pi d Stefano, ma al contrario di lui, forse per l'abito che indossa, i; suoi modi sono evidentemente ecclesiastici, quasi studiatamente tali. Dopo alcuni minuti si dovrebbe potere esclamare: proprio un gesuita!-. Parler piuttosto sottovoce, senza mai scomporsi, rimanendo a lungo negli stessi atteggiamenti, dando ai suoi discorsi o una sottile allusivit o una articolazione d logica che sottintendono una formazione ben precisa e una mentalit ormai formata. La Straniera fissa il gesuita e ha un vivo trasalimento. Il Direttore a sua volta fissa la Straniera e osserva la sua reazione).
Farrell - (come venendole in soccorso) Non lui. Non facciamo tante storie!
La Straniera - (con un'occhiata riconoscente a Farteli) Lo vedo bene che non lui. (Il Maitre, stavolta, non ha parlato. S accontenta di fare entrare con un gesto il nuovo venuto).
Alessio - (ancora vicino alla porta) Alessio.
Il Direttore - (ripete ormai macchinalmente la sua formula) Buon viaggio? Il Direttore della Compagnia sono io. (Alessio mette il ginocchio a terra e con molto stile bacia la mano al Direttore) Siete in ritardo. Stefano vi ha aspettato a lungo alla frontiera.
Alessio - (cercando gli occhi della ragazza straniera, con una certa inquietudine) Gi, Stefano?
Il Direttore - (cercando d interpretare lo sguardo di Alessio alla Straniera, interviene) La signora non fa parte, evidentemente, della nostra riunione. Aspetta soltanto Stefano. (Al Maitre) Deve aver parlato con voi, prima... dove lo avete lasciato?
Il Maitre - Con me? No.
Pedro - (seccato) Ma si! Appena siete uscito di qui... dopo averci offerti i rinfreschi. Ebbene, vi ha seguito.
Il Direttore - Si tratta di quel nostro amico. Il pi giovane tra noi.
Il Maitre - Ho ben capito: Stefano. No, non ci siamo parlati. Se avete bisogno di lui potremmo cercarlo.
Pedro - (intervenendo, brusco) Non importa, grazie! E adesso, abbiate la compiacenza di uscire.
Il Maitre - Subito. Non avete molta simpatia per me, signore. Si vede.
Pedro - N molta, n poca: non ho l'abitudine di farmi guidare dalla simpatia. Semplicemente. E mi fa piacere che si veda.
Il Maitre - Eppure nel nostro caso... Noi siamo della stessa terra. Anch'io sono spagnolo... di origine.
Pedro - Non si direbbe.
Il Maitre - E' vero. Ho ormai perduto certi caratteri; mi sono - come dire - internazionalizzato. Questa vita! (Brusco) Vi lascio la vostra libert! (Ed esce).
Pedro - Anche spagnolo, adesso! Mah!
Il Direttore - Accomodatevi, Alessio. Non rimanete in piedi. (Alessio si siede verso- il proscenio, il Direttore gli va vicino, si china su d lui e gli dice piuttosto sottovoce) Vi metteremo subito al corrente delle nostre discussioni. Non appena rientra Stefano e quando avremo potuto dare una risposta a... quella ragazza.
Alessio - Quando arrivata?
Il Direttore - Poco prima di voi.
Alessio - ...e perch proprio Stefano mi aspettava alla frontiera?
Il Direttore - (stupito) Non lo so... ma pare che fosse nelle vostre intese.
Alessio - Vostre... di chi?
Il Direttore - Vostre con Stefano.
Alessio - lo non conosco Stefano. Chi sarebbe?
Il Direttore - Non conoscete?... (Chiama gli altri) Sentite... per favore... (E se li raccoglie attorno) Non conosce Stefano... (Alessio rimane impassibile sotto gli sguardi degli altri confratelli) Ma chi vi consegn le istruzioni?
Alessio - (pronto) Ilario. Unicuique suum , mi disse.
Il Direttore - Esatto. Unicuique suum.
Pedro - Stefano potrebbe chiamarsi anche Ilario.
Alessio - (lanciando un'altra occhiata alla Straniera) E' possibile. Vedremo.
Pedro - (che ha notato lo sguardo di Alessio alla Straniera, prende con una certa vivacit il Direttore per un braccio, lo porta al proscenio, il pi avanti possibile e gli dice sottovoce) Non si pu continuare questo discorso in presenza di estranei. Non si pu, assolutamente... (E si volge a guardare la Straniera).
La Straniera - (si alza di scatto, fa per attraversare la scena) Vi lascio liberi anch'io, signori! Esco, Lo trover da sola!
Alessio - (andando verso il Direttore) Non lasciatela uscire. Non mi pare opportuno.
Il Direttore - (fermo) Mi spiace. Ma ormai dovrete aspettarlo qui.
La Straniera - E perch?
Il Direttore - Ci sono alcuni punti che desideriamo chiarire insieme, di fronte a tutti. Ritornate a sedervi e, laggi, per favore. (E le indica una poltrona vicino alla finestra nell'angolo pi remoto della scena. La Straniera fremente, va a sedersi dove le ha indicato il Direttore. Il Direttore, preso da un certo orgasmo) Possibile che sia sparito cos proprio pochi momenti prima che giungesse la... (E accenna alla Straniera).
Pedro - Non poi una lunga assenza. Vorr rendersi conto con esattezza...
Alessio - (curioso) Di che?
Pedro - (lo guarda) Della identit di una persona, qui nell'albergo... (E si dirige all'angolo dove . seduta la Straniera; con un tono confidenziale e perfino leggermente mondano) Gli amici di Stefano saranno anche i vostri amici?
La Straniera - Cio?
Pedro - (accennando ad Alessio) Lo conoscete?
Alessio - (che ha seguito la manovra di Pedro e si avvicinato, interviene) Oh, no!
Pedro - Non voi, lei; ma mi parso che la signora vi conoscesse. No? Guardatelo, guardatelo bene.
La Straniera - (afona, impassibile) Non lo conosco.
Pedro - (ridiscende la scena a fianco di Alessio. Dimprovviso, toccandogli la veste) Perch... questa? L'avete solo voi, ve ne sarete accorto.
Alessio - (con una certa tensione) L'ho indossata appena varcata la frontiera.
Pedro - (insistendo, col figlio di un esperto in certi interrogatori) Si era consigliato altrimenti. Vedete, tutti noi! Avete letto le istruzioni?
Alessio - Mi sono detto che era forse il solo modo di passare inosservato se qualcuno- - di l - accorgendosi della mia scomparsa, mi avesse segnalato... di qua. Le istruzioni, caro confratello, vanno anche interpretate, non seguite passivamente.
Pedro - Veramente dovrebbero essere soltanto eseguite, e se necessario anche passivamente. La vostra spiegazione, per, mi convince.
Alessio - Ma... si certi dell'identit di questo Stefano?
Pedro - Chiedetelo al Direttore. (Al Direttore) Dice se si certi dell'identit di Stefano.
Il Direttore - Fino a un momento fa ne eravamo certi.
Alessio - E... si parlato, finora, nella riunione di argomenti importanti, compromettenti?
Il Direttore - Importanti, s. Importantissimi. Compromettenti... Beh!
Alessio - Rivelazioni, documenti?
Il Direttore - No. L'esame dei rapporti non stato fatto. Anche perch manca ancora... Roma.
Alessio - Sia ringraziato il cielo... e per quel che devo dire io meglio, forse, che Stefano non sia presente, almeno fino a quando certi dubbi che sembrano essere sorti... (Si infila una mano in una tasca interna e ne toglie un fascicolo di carta finissima che, sfogliato, composto da un numero insospettato di pagine. Alessio sottolinea tutto ci con molta cura, poi appagando la curiosit dei confratelli) E' un rapporto segreto... sulla situazione religiosa di l. Ci sono tracciate le basi per un possibile accordo... (E porge al Direttore il fascicolo).
Il Direttore - (lo apre, ne legge alcune righe, lo sfoglia, butta l'occhio qui o l, poi corre alle conclusioni. Sembra estremamente soddisfatto) Non vi abbiamo fatto certo l'accoglienza che questo rapporto meritava!
Alessio - Non sono qui per ricevere delle accoglienze. Occorre essere disposti a tutto, anche a non essere... riconosciuti dai nostri, a essere magari accolti con sospetto... (Guarda Pedro) Sempre per la maggiore gloria di Dio! (l Direttore va a prendere il tavolino da t, lo porta pi avanti verso il proscenio, accende la lampada, apre il fascicolo e si mette a leggere. Gli altri gesuiti gli sono accanto, stretti l'uno all'altro, chi in piedi, chi seduto. Alessio, che rimasto un po' staccato, volge lentamente il capo e fissa la Straniera, ha Straniera risponde allo sguardo di Alessio, poi senza alcuna espressione ha un cenno di diniego col capo, e riprende la sua immobilit. Fuori, l'ascensore si apre lasciando uscire Stefano e il Viaggiatore d'Oriente. Stefano estremamente stanco, e addirittura un po' brillo, e si sorregge al braccio del Viaggiatore).
Il Viaggiatore - Non preoccupatevi. Entrate un momento da me... (ed entra insieme a Stefano nella sua camera n. 256) Stendetevi qui... e riposate uni po'.
Stefano - (balbettando) Ma... mi aspettano.
Il Viaggiatore - Arriverete al momento' giusto, non dubitate. (Stefano si assopisce sul divano. Nella stanza 252-254 gesuiti sono assort nella lettura del rapporto di Alessio. Il Maitre, fuori, sta scambiando qualche parola con il lift; poi si dirige verso la stanza della riunione. Bussa).
Il Direttore - A... avanti.
Il Maitre - (appare: si ferma sulla soglia) Sono in grado di dirvi che il vostro amico stato visto a! ballo in compagnia di... di un altro ospite del-: l'albergo.
Il Direttore - Di chi?
Il Maitre - Mi chiedete un'informazione che non potrei darvi. Non si rivela mai l'identit degli ospiti. Per... Si tratta di un viaggiatore che viene dall'Oriente.
Il Direttore - Credete che siano ancora nei saloni?
Il Maitre - Forse.
Il Direttore - La... festa continua?
Il Maitre - Oh, s! Fino all'alba.
Il Direttore - Credo che si debba scendere anche noi... Trovarlo.
Il Maitre - (ha un sorriso di approvazione) Tanto pi...
Il Direttore - (avvicinandoglisi) Tanto pi?...
Il Maitre - (tirandolo un po' da parte, con tono di complicit) ... Tanto pi che la vostra assenza gi stata notata. Siete i soli ospiti che abbiano disertato la festa. Potrebbero ricollegare...
Il Direttore - Ricollegare... che cosa?
Il Maitre - Voi volete passare inosservati, se ho ben capito. Non aspettate troppo prima di scendere. Credete a me... Io ho a cuore la sorte dei! nostri ospiti. Specialmente la vostra...
Il Direttore - Non capisco perch specialmente la... nostra. (Allontanandosi, agli altri) Comunque...; Si scende, allora...
Alessio - Non vorrei scendere con quest'abito.
Il Direttore - Potete non scendere, voi.
Il Maitre - (ad Alessio) La vostra stanza gi pronta, reverendo Padre. Settecentosettantotto: piani alti.
La Straniera - (si alza) Maitre, pregate questi...; signori di lasciarmi andare.
Il Maitre - Mah!
Il Direttore - Certamente. Scenderete con me, signora. (Il Direttore si infila il rapporto in una tasca interna).
Il Maitre - Una compagnia che non mancher di interessarvi. (Occhiata delusa di Alessio alla Straniera).
Alessio - Dunque, io vado.
Il Direttore - Tra un'ora. Qui.
Alessio - Va bene. Tra un'ora. (Esce. Poi escono nell'ordine: Farrell e Hudson, insieme; Fedro e, per ultimi, il Direttore e la ragazza straniera. Il Maitre rimane solo nella stanza; va alla finestra, apre le tende, spalanca i vetri, si vede tutta la citt. Poi va alla porta divisoria con la camera 256. Batte due colpi leggeri con le nocche. Dopo un istante altri due colpi gli rispondono).
Il Maitre - (dalla porta) Buon lavoro!
Il Viaggiatore - (accanto alla porta) Anche a voi! Buon lavoro! (Il Maitre sorride e si allontana. Esce dalla stanza- 252-254, passa nel corridoio, ne percorre un tratto, poi si ferma di fronte al pubblico).
Il Maitre - (con un sorriso) Sono riuscito a mandare al ballo... i Reverendi Padri della Compagnia di Ges! E andiamo a sorvegliarli... (Esce).
INTERMEZZO
Durante l'intervallo si udita la musica proveniente dai saloni, in basso, dove si svolge la festa. Si vede l'ascensore salire. Ne escono il Maitre e una coppia di giovani in abito da sera. Si tengono per mano; sono innamorati).
Il Maitre - (dirigendosi verso la camera 252-254) Una camera piuttosto famosa... (E si appresta ad aprire con il passe-partout).
La Ragazza - (curiosa) Chi c' stato?
Il Maitre - Oh! Penso che un giorno questa camera sar ricordata...
La Ragazza - (accanendosi un poco) Ma perch?
Il Giovanotto - E che t'importa? Non hai capito che vuol chiacchierare? (I due entrano).
La Ragazza - Ma... non libera?
Il Maitre - E' stata occupata fino a mezz'ora fa. Adesso... liberissima. Mander la cameriera a far le pulizie.
Il Giovanotto - No, no... Non voglio che ci disturbino, adesso.
Il Maitre - Va bene. (E fa per uscire).
Il Giovanotto - (raggiungendolo sulla porta e dandogli una mancia, sottovoce) Fate davvero in modo che nessuno ci disturbi.
Il Maitre - Grazie. (Esce. Il giovanotto chiude la porto dall'interno; poi raggiunge la sua compagna sul divano. Il Maitre va lentamente verso la stanza 256, apre con il passe-partout. Dentro c' Stefano, ancora addormentato sul sof, e il Viaggiatore che lo assiste come un angelo custode. Anche il Maitre si china per un momento sul sonno di Stefano, poi prendendo per la mano il Viaggiatore lo porta fuori, nel corridoio, verso il proscenio) Gli ospiti si sentono soddisfatti... gi alla festa. Mi sono ac corto che la loro vera pena doversi rinchiudere nelle stanze - sono celle, celle - soli. Hanno bisogno di compagnia. Allora cominciano le chiamate: campanelli, telefono. Vogliono vedere gente, sentire voci anche di notte... Proprio di notte! Mi piace, per questo, interrogare il personale notturno, sono tutti d'accordo: chiamano per ragioni futili... inesistenti, niente! Qualcuno ha il coraggio di ammetterlo. Altri: la minerale, la finestra o la tenda che non chiude, il rumore dell'acqua nel lavandino... La verit: hanno paura del buio... del sonno. Non possono, o non vogliono dormire, come i bambini. Verso l'alba comincia il tempo dell'abbandono, dura meno di tre ore. Finisce col sole... Stanotte, in vece, si fanno tutti compagnia... (Musica. Da una laterale entra Alessio: circospetto. Si dirige verso la camera della riunione, prova ad aprire; poi si toglie dalla tasca una, chiave e prova ad aprire con quella. La porta resiste; hanno chiuso' di dentro. Il Maitre continua a parlare, con naturalezza, pur seguendo l'azione di Alessio) Solamente l'amore basta a se stesso. Tende, anzi, a sfuggire le compagnie. Si isola, si nasconde, come avesse timore d'essere scoperto... e guastato. (Ironico) L'amore si chiude... e non sente pi. Non ha pi n occhi, n orecchie... (Alludendo alla stanza) Non sentono... e non dormono. Anzi, sono al massimo della vita... ma ogni altro segno di vita - attorno a loro - s' annullato... (Alessio tenta ancora di aprire, d scuotere la porta; e fa rumore. Il Maitre, dal suo angolo, non visto) Ssst! Ssst! (Alessio si ferma bruscamente, si guarda attorno, poi si allontana in fretta. Il Maitre, continuando) Porta bene la veste... da vero gesuita...
Il Viaggiatore - Che avr voluto?
Il Maitre - Non pu star solo... (Poi rivolgendosi con un sorriso al Viaggiatore) Dunque! Vi ha stupito il richiamo?
Il Viaggiatore - Un poco. Ma non troppo. Un giorno o l'altro avremmo pur dovuto avere un incontro in cui dirci... tutto! Chiarire, spiegare...
Il Maitre - Quando ci lasciammo, e voi partiste per l'Oriente il mio dolore fu cos grande che mi resi conto solamente allora quanto fosse profonda la nostra amicizia.
Il Viaggiatore - (vivace) Ma se foste voi ad allontanarmi.,, cos bruscamente, cos risolutamente!
Il Maitre - E feci bene!
Il Viaggiatore - AI punto che, per gli altri, la mia partenza sembr una fuga... o una cacciata. Lo lasciai che credessero cos...
Il Maitre - Vi rifiutaste perfino di scrivermi, nei primi tempi...
Il Viaggiatore - Non che mi rifiutassi. Avrei voluto scrivere tanto, troppo, e troppo... umanamente, forse. Ecco. Preferivo, allora, il silenzio. (Breve pausa).
Il Maitre - Come... andarono le cose? Non l'ho. mai saputo! Dal viaggio... in poi...
Il Viaggiatore - Dopo essere rimasto tramortito dal viaggio e dalla lontananza, cominciai a muovermi in quei paesi sterminati e sconosciuti. Giappone, India... Talvolta camminavo, di notte, per delle pianure immobili e gialle come la luna, e mi mettevo a cantare, cantare a piena voce... da solo...
Il Maitre - Che cosa cantavate?
Il Viaggiatore - Quello che mi veniva su... dal cuore...
Il Maitre - Quella vostra canzone francese?... La couleur d'une rose....
Il Viaggiatore - S, anche quella... ma poi canzoni d'amore della mia giovinezza spensierata: L'amour aux yeux cachs.
Il Maitre - Ah! (E l'accenna. Il Viaggiatore si unisce a lui e il canto d'amore diventa a due voci). E quella canzone spagnola che v'insegnai...
Il Viaggiatore - El fu ego ?
Il Maitre - (annuisce) El fuego!
Il Viaggiatore - Oh! (E sottovoce canta le -prime note di El fuego) I milioni e milioni di uomini che mi circondavano non mi hanno mai tenuto tanta compagnia come questi canti... Allora, per non essere preso dallo sconforto, mi son messo a viaggiare e a parlare. Viaggiavo e parlavo... freneticamente: avevo fatto la voce roca. Cambiavo continuamente luogo. Devo dire che non mi resi mai esattamente conto se le mie parole fossero intese per il loro giusto verso. Le facce di quei popoli non parlavano... Mi circondavano, mi erano vicini, ma non sapevo che cosa significasse la loro vicinanza dopo che avevo provato la vostra... Ancora la sentivo a migliaia e migliaia di chilometri lontano... Un giorno, mentre ero in viaggio su una barca, mi ammalai di febbri... mi condussero a terra, in una isoletta della Cina, proprio di faccia a Canton, e mi ricoverarono in una capanna. La barca doveva continuare il suo viaggio; mi lasciarono solo... Fu l, in quella solitudine e in quella gran febbre che io, ricordandomi pi disperatamente di voi, mi rimproverai di non avervi mai chiesto il perch!
Il Maitre - Quale perch?
Il Viaggiatore - Il perch del mio allontanamento! Ci doveva ben essere un perch, ed io non lo sapevo. Ero stato tanto orgoglioso da non voler chiedervelo mai. Ma adesso mi sentivo... morire, e il non saperlo era sofferenza e punizione troppo grande. Perch, ancora, non potevo capacitarmi... capire...
Il Maitre - Che si possa allontanare ci che sii ama, e proprio nel momento in cui si ama di pi? Era questo, in fondo, che non capivi?
Il Viaggiatore - S! E al pensarci mi ribellavo, e mi ribello ancora! Inumano, mi sembra. Mostruoso! Perch?
Il Maitre - Perch quest'amore non rimanga solo per noi, ma spezzandosi, rompendosi per il gran! dolore, per lo strazio che si prova, dilaghi nel mondo e inondi anche gli altri. Non ti rendi conto, Francesco, che dovunque, sempre, lo stesso amore, quando si ama! E allora si deve amare non soltanto col nostro amore, ma anche con quello degli altri; donando non solo il nostro, ma anche quegli altri amori ch'erano per noi, destinati a noi, che avremmo voluto unicamente per noi... E invece si donano, si mettono in comune!
Il Viaggiatore - (come per una rivelazione) Oh, questa sublime circolarit d'amore! Un po' inumana, per...
Il Maitre - Forse. Pi che umana, certo.
Il Viaggiatore - Non l'avevo capito! Non avevo capito niente! Perdonatemi... Io deliravo e tremavo per la febbre... ero alla fine... senza aver capito la cosa pi importante! Non sono degno! Tutto quel che ho fatto laggi, quel che ho sofferto vale ben poca cosa... perch il mio cuore non era liberato da questo peso, da queste scorie.
Il Maitre - Non t'inquietare, Francesco. Tu non I avevi ancora capito, vero, ma avevi gi operato, cos , come se avessi gi inteso. Per questo, amico mio, quando decisi di tornare qua, feci cenno a te - a te - e non ad altri. E tu venisti a tenermi. compagnia.
Il Viaggiatore - Come avete potuto ritornare ! dopo... tanto, a questo lavoro?
Il Maitre - Ti dir che ho sempre avuto una \ \ gran nostalgia di seguire quel che un giorno avevo creato e avviato. Il riposo, talora, non ci basta. Si ha l'impressione di essere stati messi a riposo troppo presto... E... sono qui.
Il Viaggiatore - Nuovamente insieme! A compiere una straordinaria opera di amicizia!
Il Maitre - S, s... di amicizia...
Il Viaggiatore - Non sono, forse, tutti amici?
Il Maitre - Tutti amici, ma... cos distratti. Non sono stati sfiorati nemmeno da un dubbio, da un sospetto vedendomi... e non una, ma tre, cinque volte... niente! Almeno un trasalimento interiore, avessero avuto, sentendomi tra loro... (Scuote la testa un po' sconsolatamente).
Il Viaggiatore - Ma perch?
Il Maitre - Perch, l'hai visto, sono dominati dal timore, dalla paura umana, e, allora, non vedono pi niente. Dalla paura, e anche da un certo orgoglio. E' quasi sempre l'orgoglio che genera la paura...
Il Viaggiatore - Ma... vi riconosceranno?
Il Maitre - Speriamo... speriamo che almeno alla fine... ci riconoscano. (Pausa. Bruscamente) E adesso, rimettiamoci a lavorare. (Guarda l'orologio) S' fatto tardi.
Il Viaggiatore Sono pronto.
Il Maitre - Rientrate, e tenetegli semplicemente compagnia. Su, su, andiamo! (Il viaggiatore si avvia. Il Maitre in piedi in mezzo alla scena. La musica a un culmine di fragore. Il Maitre si concentra, poi rivolto al pubblico, batte due volte le mani con una certa forza, un po' al modo dei prestigiatori. La musica s interrompe di colpo. Al pubblico, dopo un brevissimo silenzio) La festa finita! La Direzione dell'albergo ringrazia tutti i suoi ospiti! Buon riposo... (Le luci si abbassano).
PARTE SECONDA
(Dall'ascensore e dal corridoio giungono vari ospiti che si incrociano e vanno verso le loro stanze. Qualcuno fischietta un ballabile, qualche altro ride con un compagno. Pedro e Farrell arrivano insieme parlottando e si fermano davanti alla stanza 252-254. Poi si vede Hudson in compagnia di un vecchio signore negro che saluta. Ed ecco il Direttore con la Straniera).
Il Direttore - Scusatemi. Abbiamo voluto dare un'ultima occhiata ai saloni mezzi vuoti... macch! Non si trova! (E intanto infila la chiave nella serratura e la fa girare).
Pedro - La cosa comincia a diventare... insolita.
Il Direttore - Preoccupante... (E insiste nell'aprire la porta) Come mai?... Resiste, questa porta! (Fa ancora girare la chiave).
Pedro - E se Stefano fosse gi qui, chiuso dentro? Potrebbe essere risalito mentre noi eravamo a basso... (Batte con le nocche alla porta. Silenzio. Batte pi forte con il palmo della mano). Il Viaggiatore - (si affaccia dal 256) Cosa c'? Manca la chiave? .
Il Direttore - Mi scusi... la chiave c'... Abbiamo l'impressione che qualcuno si sia chiuso dentro.
Il Viaggiatore - Chiamino il Maitre...
Pedro - Oh, quello! (E d un colpo pi forte alla porta. Anche il lift s avvicinato e il Direttore gli dice).
Il Direttore - Chiamatemi il Maitre, subito. (II lift corre via).
Pedro - (accostando l'orecchio alla porta) Ssst...
Il Direttore - C'... qualcuno?... (Pedro annuisce e fa cenno d tacere; poi all'improvviso batte un altro colpo alla porta che si apre d colpo. Appare il Giovanotto e dietro di lui la Ragazza).
Il Giovanotto - Sono loro che battono in questo modo?
Il Direttore - Siamo noi. Desidero rientrare nella mia stanza. Lei come si trova qui?
Il Giovanotto - Mi stata assegnata!
Il Direttore - E da chi?
Il Giovanotto - Dal Maitre... da qualcuno dell'albergo... che ci ha condotto...
Pedro - Questa poi!
La Ragazza - Ma glielo giuro!
Il Direttore - Non importa che giuri, signora. Ci sar stato un equivoco, allora. Lo vedremo. (Anche gli altri, a uno a uno, sono entrati nella stanza; Il Viaggiatore si ritira nella sua camera).
La Ragazza - Ma qui mi pare che si cresca! Che tutta questa gente! Tutti a vedere noi? Oh, oh! E quanti ne devono entrare ancora? (il Direttore si toccato la tasca interna; e, preso da un improvviso orgasmo, s' messo a guardare attorno come chi cerca qualcosa un po' convulsamente) Che ha da guardare? Manca forse qualcosa?
Il Giovanotto - Nessuno ha toccato niente, stia pur tranquillo. Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di... sistemarci. Saremo entrati un quarto d'ora... venti minuti fa...
Il Direttore - (a Fedro) Ma io non trovo pi... il rapporto... Chi lo ha preso? Io?
Pedro - (accennando al tavolino) Quando sono uscito era ancora l sopra.
Il Direttore - (ai due, senza controllarsi) Qui sopra c'erano delle carte... dei documenti! Dove sono?
La Ragazza - Ma si figuri! Che importa a noi dei suoi documenti! Avevamo altro da... pensare. (E ride) Ma vedi un po' quel che deve succedere... (Al Giovanotto) E chiama, tu! Chiama... quello!
Il Direttore - Non si disturbi! E' gi fatto.
La Ragazza - Dico io, se... Ha mai visto dei ladri di documenti che si fanno trovare chiusi dentro... a chiave! (Appare il Maitre) Eccolo! (Aggredendolo) Ma lei... dico lei... in che pasticcio ci fa trovare!
Il Maitre - (cercando di calmarli) Un momento... Vediamo...
La Ragazza - Questi signori dopo tutto hanno ragione... E' la loro camera. Ma anche noi che colpa abbiamo? Mancano dei documenti, dicono!
Il Maitre - Un fascicolo?
La Ragazza - E che ne sappiamo!
Pedro - S, proprio un fascicolo.
Il Maitre - E' in direzione.
Pedro - Come mai?
Il Maitre - Il lift l'ha trovato nell'ascensore. Forse qualcuno di... loro l'avr smarrito.
La Ragazza - Oh! Li doveva sentire, un minuto fa! Ma noi, come ci siamo... qui?
Il Maitre - (con un vago sorriso) Come ci siete?
Il Giovanotto - S, come ci siamo!
La Ragazza - E non rida sotto i baffi, lei, perch il vero responsabile di tutto l'incidente proprio lei.
Il Maitre - (al Direttore) Li facciamo uscire subito, mi scusino... Un increscioso equivoco. (Alla coppia) Tra quanto possono lasciare la stanza?
La Ragazza - Oh, per questo noi facciamo in un momento... (Indicando un soprabito e una sciarpa) Prendi un po' l sopra, Gino... no... sul letto...
Il Direttore - Sul letto?
La Ragazza - Eh, s... perch?
Il Direttore - E' estremamente seccante tutto questo... estremamente...
La Ragazza - Ma se le dice che c' stato un equivoco... una stanza per un'altra... non sar poi la fine del mondo. A me, a dire il vero, m'era sembrato che fosse occupata... E gliel'avevo detto... Dammi anche la borsa, tesoro... l, nel bagno... (Si infila il soprabito, si mette un po' a posto).
Il Direttore - (nervoso, vedendola indugiare davanti allo specchio) Si sbrighi, signora, che abbiamo da fare.
La Ragazza - Un momento... Ci vorr il suo tempo, no! Oh! Gino, anche il rossetto, porta... sul lavabo... (Gli occhi di tutti sono fissi su di lei) E che c' poi da guardare a quel modo? Che siamo nati oggi?
Il Direttore - (al Maitre) Lei conoscer i nomi, penso...
La Ragazza - I nostri? Sicuro che li conosce! E che ci vuol fare con i nomi?
Il Direttore - Potrebbe non finire cos! La Ragazza - Ah, dice di no? E che potrebbe succedere? Ce lo dica un po' che ci piace saperlo... (Si mette a ridere) Che ha intenzione di fare: una denuncia? Violazione di... domicilio?
Il Giovanotto - Ada, Ada, lasciali perdere!
La Ragazza - Eh, no! Mi son ritornati i nervi, adesso; m'erano passati, ma con questo qui mi ritornano! Credono di mettermi paura con le allusioni... i nomi... Ah! ah! Lei spera che mi metta a piangere e la scongiuri in ginocchio di chiuderla qui, questa faccenda... per lo scandalo che potrebbe venir fuori... Avermi trovato in una camera d'albergo con un giovanotto, eh? Ma lei ha proprio capito male! Lei non mi conosce proprio per niente! Io, secondo lei, dovrei... vergognarmi, secondo voi, ve lo vedo scritto in faccia. Vergognarmi di chi? Di loro? E perch?
Il Direttore - (al Maitre) La faccia far finita... Noi dobbiamo... riunirci...
La Ragazza - Non sia nervoso anche lei: un minuto, un minutino solo! Tanto per spiegarci! Perch poi, domani, quando l'andr a raccontare fuori, non dica che ci ha cacciato via a male parole! No... no... Vi riunite tra un minuto... non sar la morte di nessuno. E' una riunione molto importante? A quest'ora di notte? Siete forse dei politici... o degli industriali? Ho indovinato, scommetto... (AI Direttore) S'immagini se non la conosco, la gente come loro! Di gente come loro piena tutti i giorni la casa di mio padre: colazioni, pranzi, ricevimenti.., Ne ho fin qui! Per l'importanza che si danno, dall'alto, guardano!
Il Direttore - Noi non siamo n politici... n industriali.
La Ragazza - Ah! E' gi qualcosa. (Si alza) Saranno medici o professori... (Il Maitre bisbiglii qualcosa all'orecchio del Direttore ed esce. La Ragazza, continuando) Se ne fanno tanti di congressi! di questo genere! Meglio, dopo tutto! Ma cinque minuti si possono perdere Io stesso.
Hudson - Siamo sacerdoti, signora.
La Ragazza - Sacerdoti? Preti, vuol dire?
Hudson - S.
La Ragazza - Preti... dei nostri? Cattolici? (Hudson annuisce) Ah! Non si sarebbe detto! E' vero, Gino, che non si sarebbe detto? Vestiti cos... e, con una ragazza, anche... Io, almeno, non l'avrei detto! Mi dispiace!
Farrell - (ridendo) Perch le dispiace, poi!
La Ragazza - Mi scusino... ho detto cos... ma vo-j levo dire un'altra cosa... Mi dispiace che siano preti perch se fossero stati altra gente... pi... come. dire... pi alla mano... pi bassa... mi sarebbe piaciuto prendermi una soddisfazione.
Farrell - Ma se la prenda lo stesso!
La Ragazza - Oh, con loro... Bench senza ilvestito io non senta nessuna...
Farrell - Dica, allora, se non sente nessuna... som sezione!
La Ragazza - Volevo dire: questa riunione importante che cosa sar mai? Pensavo alle elezioni. se si fosse trattato di politici, o a degli accordi di danaro, se foste stati industriali... Che sar mai questa riunione? Cose importanti, eh! Io non di credo che siano poi cose tanto importanti nemmeno le loro, bench siano preti... (Verso Gino) Almeno non saranno cos importanti come le nostre... come il bene che ci vogliamo noi due... Bene concreta sapete! Non a chiacchiere! (Alla Straniera) Lei forse mi capisce... che donna! Disapprova? Qual un'altra cosa pi importante del bene, dell'amore? Ditela! Avanti! Guardiamoci in faccia, non abbassiamo gli occhi, signori miei. Va bene che loro sono preti, e certe cose, magari, non le possono nemmeno capire fino in fondo, perch non le possono sapere... me ne rendo conto... siete come tagliati fuori... ma...
Hudson - Si sbaglia! Non siamo affatto tagliati fuori! Noi, anzi, siamo i soli che potrebbero capire!
La Ragazza - I soli, poi! Come fate a capire. voi che siete... puri? (Silenzio imbarazzante) Perch siete proprio puri, vero? Non c' mica malizia in quel che dico! S, o no? E allora! Come fareste...
Hudson - Lei pensa che noi... anche noi non amiamo?
La Ragazza - (un po' smarrita) Io veramente pensavo... A meno che... lei non voglia dire... amore, in generale. Quando si dice: amiamoci... ci dobbiamo amare... in tanti... tutti... Io, se debbo essere proprio sincera, ho sempre creduto e credo ancora, che siano parole... senza una base reale. Che vuol dire, praticamente, amiamoci tutti. Che vuol dire? (A Hudson) Lei, per esempio, mi ama?
Hudson - S!
La Ragazza - Dice di s... cos per dire... dal momento che si ragiona, si discute. Vede i suoi amici? Ce ne qualcuno che sorride... (A Farrell) Come potrebbe amarmi, veramente...
Hudson - Veramente, invece! Se ho detto che solo noi - noi - e ci guardi bene in faccia, sappiamo che cosa sia l'amore!
La Ragazza - Sar!
Il Giovanotto - (sottovoce, prendendola un po' da forte) Eh, s... anche se son... staccati dalla donna... perch non potrebbero sapere... quel che l'amore? L'amore non mica solo... quello!
La Ragazza - S, vero. (Al negro) Lei dice amore e intende dire quel sentimento che fa andare verso la gente per consolarla... per aiutarla?... Voi, mi ricordo, voi dite anche salvare il mondo con l'amore... ma intendete di certo un'altra cosa!
Hudson - No. Sempre quella! Se amore, amore!
La Ragazza - Oh! Parrebbe anche a me! Non ce ne potranno mica essere di tre, di cinque... di dieci qualit; quello di su e quello di gi, quello di prima e quello di dopo. E' sempre uno! Approva? E se approva, io mi chiedo: e allora? Perch entrando qui, e anche adesso, fate quelle facce? A parte un certo disappunto, che comprendo... succederebbe anche a me, ma poi, adesso, che avete capito... Perch? Se lo stesso amore, non c' pi niente da vergognarsi; e se non , allora si spiega perch la gente non sa che farsene di voi nove volte su dieci... Avete detto amore, ed restata una parola... vi siete subito vergognati ogni volta che l'avete davvero incontrato, come stasera.
Hudson - Chi si vergogna!
La Ragazza - Lei, no. Sar a causa... mi perdoni, della razza. Magari lei ha pi slancio... pi impulsivo... ma gli altri?
Hudson - Noi siamo tutti d'una razza che uccide per amore... un istinto che si tramanda di padre in figlio, sempre.
La Ragazza - Non si direbbe!
Hudson - Io, prima, ho detto che ti amo. E' vero! (Movimento di Fedro e del Direttore) E' vero! Se tu sapessi quanto!
La Ragazza - Ma... se un momento fa non ci si conosceva nemmeno di vista.
Hudson - Appena t'ho veduta e t'ho sentita parlare, scoppiato... voce del sangue. Ho detto che vengo da famiglia sanguinaria... T'ho vista... e ho sentito che avrei dovuto amarti gi prima... prima di incontrarti... Perch tu, gi prima, mi avevi fatto soffrire con questo tuo cattivo amore...
Il Giovanotto - (va verso il Direttore) Ma chi ? Che gli prende? Come si permette? Fatelo smettere. (II Direttore gli prende una mano).
Farrell - Lasciatelo dire.
Hudson - (esaltandosi) E avevi gi messo in gran pena tutta la mia famiglia... Eri te che chiamavamo... quando insieme si cantava... (E si mette a cantare uno spiritual ; va pi vicino alla ragazza fino quasi a sfiorarle le mani).
La Ragazza - (al suo Giovanotto e agli altri, mentre Hudson le si accosta) Io... comincio ad aver timore... ho un po' di paura... Ma siete proprio sicuri che sia un... (Gli altri annuiscono).
Hudson - (alla ragazza) Lui t'ama... veramente?
Il Giovanotto - (andandogli vicino) S. E non s'immischi! Sicuro che l'amo!
La Ragazza - Gino! Non fare cos...
Hudson - Sei mai arrivato a percuoterla per amore?
La Ragazza - (entrando nel gioco) Oh, s!
Il Giovanotto - Ma no! Che dici!
Hudson - Un giorno forse ti... percuoter.
La Ragazza - - E io gli perdoner... perch sar per. amore! Che m'importa!
Hudson - Brava! E se ti percuoter ancora?
La Ragazza - Ho detto che perdoner...
Hudson - Sempre?
La Ragazza - Sempre! O mi rivolter! Secondo quel che succede...
Hudson - E sar sempre per amore... Finch durer l'amore!
La Ragazza - Durer sempre!
Hudson - Speriamo... e se non durasse sempre... e lui non ti amasse pi... o ti amasse meno?
La Ragazza - Io l'amerei di pi... l'amerei ancora.
Hudson - Sempre?
La Ragazza - Sempre, sempre e sempre!
Hudson - Sempre... Aspetta. Finch lui non si stacca da te e incomincia ad amare un'altra donna...
La Ragazza - L'amerei... sempre...
Hudson - Pi bella di te... e comincia a passeggiare con lei... e tu l'incontri per i sentieri della foresta... e lo scopri, poi, sulla collina d'erba... disteso con lei... e t'avvicini lentamente a piedi nudi per spiarli... e senti passare per l'aria le tue stesse parole d'amore... quelle che udisti un giorno dette per te... e i canti anche... (Canta un motivo d'amore) Tu continui ad amarlo?
La Ragazza - Forse. Ma farei di tutto per cavarle gli occhi...
Hudson - All'altra?
La Ragazza - A lei, s!
Hudson - E... a lui?
La Ragazza - Anche a lui!
Hudson - E poi?
La Ragazza - E poi... Non l'amo pi... Me Io strappo dal cuore. Lo odio, lo odio! Vado via!
Hudson - Dove vai? Vedi com'era fragile il tuo nido d'amore tra la chioma del sicomoro! Non era nemmeno saldo e vivo e radicato come uno dei milioni di foglie che spuntano sui rami... Quando finisce, fugge via... pi niente. E dici che t'era entrato nel sangue? Non vero! Se ti fosse entrato, come tu dici, nel sangue... sarebbe ormai diventato carne tua, pelle, sangue, appunto... e anche capelli... e tremore delle mani e carezze delle dita... Se una foglia del sicomoro ti carezza la fronte tutto l'albero che un po' ti accarezza... E se stacchi una foglia spunta un grumo fresco di saliva sul picciuolo reciso... Butta linfa... Butta sangue tutto il sicomoro perch soffre un po' per la foglia che s' staccata. Tu no! Perch come te lo toglieresti dal sangue, dalla pelle, dalla carne, dalle dita, dai capelli se l'avessi amato davvero, per sempre! se ti fosse davvero entrato dentro? Svenarti, dovresti, per togliertelo dal sangue; toglierti tutto il sangue! Solo cos potresti: morire uccisa! Io t'ho detto che sono di famiglia sanguinaria che uccide o si uccide sempre per amore... (E riprende a mugolare un altro spiritual).
La Ragazza - (voltandosi verso il suo compagno) Per... non deve mica essere un vero prete, se parla cos!
Hudson - E invece sono un vero prete! Negro, s, ma un prete vero!
La Ragazza - Non li ho mai sentiti parlare cos! Mai!
Hudson - Non sarai stata attenta, fanciulla!
La Ragazza - No! Io sto sempre attenta quando si parla d'amore, sempre!
Hudson - (pi 'piano) Forse hai ragione. Siamo in pochi che parliamo cos, d'amore.
La Ragazza - E perch? Se cos bello sentire dei preti parlare d'amore!
Hudson - Abbiamo paura dell'amore... E dovremmo, invece, parlarne principalmente noi... perch l'abbiamo inventato noi, quest'amore!
La Ragazza - Voi? E come mai ve lo siete lasciati portar via? Che errore! Che sbaglio avete fatto!
Hudson - Lo so! Perch era stato Lui - il sanguinario - ad inventarlo! Io gli sono corso dietro pei questo: perch mi volevo imbrattare del suo sangue! Tu lo sai, bambina, fanciulla, quel che successe?. Eh? Te lo voglio dire io. Le cose andarono cos. Lo uccisero, quella sera. Ferito a morte. Il sangue gli usciva dal costato, dentro si vedeva ancora il cuore battere come quello d'un povero, innocente agnello sgozzato; il sangue colava gi per il petto, gi per le gambe, gi a inzuppare la terra, la polvere della terra... E la terra beveva, beveva quel sangue... Lui si svuotava del sangue, e a ogni goccia che cadeva moriva un po'... Finch dissero: morto! Agonizzava... Non morto. Lo seppellirono, non era morto! Resuscit! Non era mai morto! Non pi morto,-da allora. Agonizza ancora... butta sempre gocce d' sangue... E da quel giorno cominciata la grande inchiesta: chi l'ha ucciso? E tutti, tutti noi, siamo stati coinvolti in quel ferimento, in quel delitto di sangue e d'amore... Ci siamo entrati dentro in questa storia che non si chiude mai, che si rinnova sempre... Non ne usciamo pi! Tutti! Anche tu che non: lo sai... che non ci pensi... ti dico tutti! Per questo, se: amerai quel sangue nessuno ti potr pi abbandonare! Ti potranno far soffrire, morire, ma mai abbandonare.
La Ragazza - Ma perch?
Hudson - Chi entra nella storia di quel delitto non sar pi solo! Diventi testimone anche tu, testimone e parte in causa! Diventi foglia, o ramo, o corteccia, o radice di quell'albero che stato piantato da Ges, sanguinante. (Sfidando) Credevano di piantare una Croce, e non sapevano di piantare un albero! E' diventato immenso... Tutto fiorito..,! piantato, cos, nel cuore del mondo... il gran cuore del mondo dal sangue negro e aspro... ma c' l'albero che succhia il sangue negro e aspro e lo rifai chiaro e dolce ogni giorno! Diventa anche tu albero! Ogni tuo pensiero, ogni tua gioia, ogni tua sofferenza d'amore, non pi tua, di tutti diventa come i milioni di foglie sono tutte dell'albero, come l'immenso albero di ogni singola foglia... e ci si scambia tutto questo immenso patrimonio dilinfe d'amore... comunanza senza limite... gioie che vanno a compensare i dolori... meriti che entrano a colmare le colpe... bilancia misteriosa di sangue d'amore... Tu che ami cos, tu che dici d'amare tanto, non tardare ad innestarti nell'albero!
La Ragazza - (agitata, convulsamente) Ma come si fa? Che debbo fare? (E scoppia a piangere).
Il Giovanotto - (a Hudson, con risentimento) E'questo che voleva? Farla piangere... (Le va vicino, via lei lo scosta con il braccio e continua a singhiozzare. Entra Alessio: li trova tutti assorti e silenziosi).
Alessio - Ho fatto un po' tardi... (Alludendo alla ragazza) Che c'?
Il Direttore - (sottovoce, aiutandosi col capo) No... no...
Alessio - (la Ragazza leva la testa e guarda Alessio)
- Mi scusino... se sono entrato...
La Ragazza - (asciugandosi gli occhi) Ci scusi lei... Ce ne andiamo subito, sa... Ci siamo trattenuti pi del previsto... il discorso ha preso una certa piega... Mi sono un po' emozionata... (Si alza, va verso la porta; poi a Hudson) Noi... non c'incontreremo pi... (E scuote la testa).
Hudson - L'albero!
La Ragazza - (voltandosi) Come si chiama?
Hudson - Sicomro, ma... Cristo!
La Ragazza - II... sicomro... (Esce con il giovanotto nel corridoio).
Il Direttore - (a Hudson) Avete un po' esagerato, confratello... almeno nelle immagini...
Hudson - Si sapeva che questa non era una riunione di conformisti! Dopo tutto... che avr mai detto! Ho voluto parlare a quelle due creature della Comunione dei Santi... del corpo mistico di Cristo!
Il Direttore - Mistico!
Hudson - Eh, beh! Prima di essere mistico non era forse stato, il corpo di Cristo, un corpo fisico! Ed era pur sempre, anche allora, il corpo di Dio! Tutto. Intero. Vero Dio e vero Uomo. E allora! Non avremo mica paura del corpo? Del corpo vero di Cristo... Paura di chiamarlo col suo nome... di enumerare i suoi attributi reali?
Farrell - (sta gi "borbottando da gualche istante)
- Paura... paura di tutto... si ha ormai paura di tutto... Po-ro-pop, pop... (Pausa. Canto di Farrell).
Il Direttore - (a Pedro) Beh, vediamo di riprendere i nostri discorsi... (Fa il gesto di prendere posto; tutti si siedono lentamente, quasi svogliatamente).
La Ragazza - Non devono mica essere preti veri, sai, gli altri! Quello, hai visto! S' capito subito appena entrato... che lo era! (Allontanandosi) E poi dicono che l'abito non fa il monaco! Lo fa, s! Altro se lo fa... (E si allontanano).
Il Direttore - (alla Straniera) Potrebbe accomodarsi di qua? Dobbiamo riprendere la riunione. (E indica la camera da letto; la Straniera si avvia dietro al Direttore e scompare nella stanza da letto. Nel corridoio, prima che la coppia scompaia, entra il Maitre. Ha in mano il famoso fascicolo smarrito; alla coppia che forse non l'ha visto).
Il Maitre - Tutto bene?
La Ragazza - (avvicinandosi) Oh, s! Che gente strana, per!
Il Maitre - Se ne incontrano di tutti i colori!
La Ragazza - (raggiungendo il Maitre quasi davanti alla porta del 254) E' vero che... quel negro un prete? Lei lo dovrebbe sapere!
Il Maitre - S, un prete.
La Ragazza - Ma... prete prete, con la veste?
Il Maitre - (annuisce) Si chiama Padre Charles Hudson, gesuita, americano.
La Ragazza - (senza rispondere si allontana, va verso il suo compagno e dice) Mi hanno proprio preso qui, le sue parole. Scommetto che i santi - quelli veri - parlavano a quel modo. Per avere il successo che hanno avuto! Io ci credo! E non capisco nemmeno... ma ci credo... (Ritira fuori il fazzoletto' perch le ritorna il pianto; esce di corsa. Il Maitre ha bussato).
Pedro - (in assenza del Direttore ha detto) Avanti. (Il Maitre entra).
Il Direttore - (rientra in quel momento dalla camera da letto, chiude a chiave) Che... c' ancora? (E' un po' sostenuto, quasi seccato).
Il Maitre - E' il fascicolo' che cercavate?
Il Direttore - (avanza, prende il fascicolo; poi teso, sottovoce) Grazie. Ma bisogna assolutamente ritrovare Stefano! E' una sparizione che comincia a preoccuparci...
Pedro - Non ci vediamo del tutto chiaro... (duro) Se fosse successo qualcosa di spiacevole... si ricordi che l'albergo, sarebbe certamente coinvolto! E' uscito per parlare con lei... lei ci aveva lasciato da pochi minuti.
Il Maitre - Che cosa doveva dirmi?
Pedro - Non si sa. Cio: si sa benissimo!
Il Maitre - Allora?
Pedro - Voleva sapere chi siete veramente! Ecco! Il vostro contegno ci aveva insospettito... e continua a insospettirci! E' bene giocare a carte scoperte!
Il Maitre - Chi credete che io sia?
Pedro - Dovete dircelo voi!
Il Maitre - lo? Ma io... (alludendo al vestito) ho i segni distintivi. Nessuno ha mai dubitato di me!
Pedro - E invece noi dubitiamo...
Il Maitre - Proprio voi!
Pedro - Perch proprio noi ?
Il Maitre - Perch vi ho usato molti riguardi! Vi ho fatto qualche cortesia.
Pedro - Noi avremmo fatto a meno dei vostri riguardi, credetelo. Ci hanno... disturbato! Noi desideriamo soltanto il rispetto di certe regole di un grande albergo. E basta! E voi, invece, eccedete... troppo zelo. Forse vero che siete spagnolo! Dovete invece stare al vostro posto! Sapere quali sono i vostri limiti! Altrimenti... E cooperare in quelle poche cose per cui vi si chiede la cooperazione...
Il Maitre - Cio?
Pedro - (arrabbiandosi) Stefano! Avete il dovere di darci notizie di lui! Cio'? Altrimenti si dovr ricorrere all'autorit...
Il Maitre - Quale altra autorit c', qui, oltre la mia?
Pedro - La polizia! Potremo...
Il Maitre - Liberissimi. Non avrei per mai creduto...
Pedro - Non dovete credere niente! Dovete fare soltanto quel che vi si chiede. E se non potete, dirlo: non so, non posso... non voglio!. Chiaro. Questo il vostro... mestiere! E non perdete tempo! Stefano, Stefano! (Il Maitre esce lentamente, col volto doloroso) Bisogna usare la maniera forte, talvolta, con gente come quella. Io, del resto, so come trattarli i miei connazionali...
Alessio - Non... arrivare, per, alla polizia.
Pedro - Non ci ho mai pensato. L'ho soltanto detto.
Alessio - Non ho passaporto, io.
Pedro - (fissandolo) State tranquillo. Non verr nessuno a disturbarci. (Pausa) Dunque... (Al Direttore) Si riprende?
Farrell - (intervenendo, nervoso) Che dunque! Chi pu riprendere in questo stato d'animo! Una dopo l'altra ne succedono!
Il Direttore - E' vero. Ci siamo distratti, dispersi interiormente. Stentiamo a ritrovare il nostro tono. Direi di concentrarci un momento: pensare in silenzio, intensamente. Preghiera mentale. Basteranno pochi minuti...
Farrell - Potremmo recitare un Pater Noster respirato. E' una pratica ch' caduta un po' in disuso, ma Ignazio aveva le sue buone ragioni per consigliarla. (E comincia) Pater Noster... (un respiro) qui es... (un altro respiro) in coelis... (Tutti lo seguono. Qualcuno per concentrarsi meglio assume, anche esteriormente, atteggiamenti d preghiera. Questa preghiera fatta di parole e di colmi, profondi respiri ha qualcosa di singolare. Il Maitre uscito sul corridoio, ed rimasto l, diritto, disfatto). Il Viaggiatore - (s' affacciato alla porta della sua camera) Sono accecati! (Il Maitre gli si avvicina, e china la testa sulla sua spalla) Che fate? Piangete? Non dovete piangere...
Il Maitre - Talvolta non rimane che piangere. Mi fanno piangere! (I Padri hanno finito la preghiera e si scuotono. Il Maitre e il Viaggiatore entrano nella stanza del Viaggiatore).
Farrell - Come ci sentiamo, eh? S' placato! quello sbigottimento che le mie parole avevano suscitato? No? no?
Pedro - Perch dovrebbe essersi placato? Se nulla mutato! Permane, a mio avviso, nella sostanza, nei fatti.
Farrell - Non dovrebbe invece pi permanere,; perch qualcosa mutato. Non avete orecchio se sostenete che nulla mutato! Altra musica... Ci eravamo dimenticati di includere, qui, negli argomenti di discussione, l'amore! E la... la Provvidenza s' incaricata di farcelo trovare a domicilio, in camera! Uh, uh, uh! E lui, lui - Hudson - ha parlato. Ei come! Ha anche cantato. L'albero... Ci dimentichiamo troppo spesso dell'albero, se pensassimo sempre! all'albero... io per primo, mi batto il petto! Tutti siamo nell'albero, e dunque! Se innesto dell'inquietudine ricever, per vie misteriose, un'altra pacai Vi ringrazio... (si inchina agli spettatori) ringrazio-tutti... tutti quelli che senza saperlo pregano anche per me... E allora, se si mette tutto in comune, basti con la prudenza! Basta! A che serve parlare piano, sottovoce? A che vale? Se cominciassimo invece a parlare pi forte, a gridare! Ascoltino pure, gli spioni! Ascoltino tutti! Ascoltino tutto quel che diciamo, tutto! Che giova parlare sottovoce, bisbigliare, se oramai anche i suoni minimi, impercettibili all'orecchio umano possono essere dilatati e registrati da apparecchi che stanno dentro... a un... (E si tocca coll'indice l'orologio da polso) Dovremmo tacere! E poi, anche tacere... Tra poco non baster nemmeno tacere. Si sapr ugualmente quel che si pensa... perch si giunger a registrare anche i pensieri... e allora!
Pedro - Siamo sempre allo stesso punto! Dite: accadr cos e cos, e vi arrendete. No! Ci si oppone anche se dovesse accadere proprio cos! Perch seaccadesse sarebbe un violare certi limiti posti daDio.
Farrell - Da Dio? Chi ha detto che il segreti del pensiero un limite posto da Dio? Dov' detto! Dov' scritto?
Pedro - Solo il Signore potr conoscere i nostri profondi pensieri: la Scrittura, confratello!
Farrell - Sentimenti... profondi sentimenti, confratello! Anzi, trasalimenti del cuore... Non facciamo confusione! Si parla di certi abissi misteriosi del cuore, nella Scrittura. Altra cosa!
Pedro - Ma non sar pi arduo registrare i pensieri dei sentimenti?
Farrell - Non credo. Sar certamente pi arditi localizzare i sentimenti. I pensieri s, si potr; i sentimenti no. Dio geloso dei sentimenti, solo luivi pu posare lo sguardo entro la profondit del cuore, ma non altrettanto geloso dei nostri pensieri. Li vedano pure, i pensieri! In fondo, sono veicoli, sono strumenti... un pensiero dopo l'altro... una catena di pensieri... Si pu costruire, no? ma il sentimento? E' un punto di partenza e d'arrivo; una realt compiuta in s, una sfera! (Quasi abbracciando Hudson) Per questo tu, pi di loro, mi hai consolato... la sua certezza... sanguinaria, non il vostro spavento. E ho capito ancora una cosa dopo averlo sentito parlare, questo figlio della foresta! (Sottovoce) Anche quando molto sar svelato e conosciuto, una cosa rimarr comunque segreta, e la cosa segreta e celata diventer la sola cosa veramente preziosa... che continuer ad inquietarci. (Ha una reticenza) L'amore, quell'Amore... (Stringe ancora fervorosamente le mani di Hudson. Da qualche istante Fedro e Alessio si chinano uno verso l'altro e si scambiano a bassa voce qualche parola).
Alessio - Mi scuso... ma forse perch non ho presenziato alla prima parte della riunione, non mi possibile partecipare, e direi comprendere pienamente, il fervore di questi... alti ragionamenti e di queste squisite emozioni... Vorrei per che ci si rendesse anche conto che se si stima in qualche modo interessante questo documento, non si dovrebbe tardare troppo ad esaminarlo per poi, magari... (Come scusandosi con Farrell) Una parentesi, niente di pi che una parentesi...
Farrell - (allargando un po' le braccia come fa lui) Per me... (E va verso Hudson, sorridendogli).
Il Direttore - (estrae dalla tasca interna il fascicolo e dice) Giusto: facciamo una parentesi... (Bussano alla porta).
Pedro - (irritato, prima che il Direttore abbia avuto tempo di dire avanti) Ma non possibile continuare cos! Dovremo cambiare stanza!
Il Direttore - Pu anche darsi che si debba cambiare stanza... Avanti. (Ci si aspetta di rivedere il Maitre; invece sulla porta compare il lift che forge un vassoio su cui spicca la macchia gialla e rossa di un telegramma. Il Direttore si alza, legge l'indirizzo senza ancora toccare il telegramma; poi h prende) E'... per me. (Il lift esce. Il Direttore guarda suoi che lo fissano prima di decidersi ad aprirlo; poi lo strappa. Legge, rilegge. Lo ripiega. Non parla).
Pedro - Ci... riguarda? (Il Direttore tace).
Hudson - Cattive notizie?
Il Direttore - (distogliendo lo sguardo da Pedro e rivolgendosi ad Hudson) Roma... non verr.
Alessio - (ha un gesto di stizza) Ah!
Il Direttore - Eh, lo so: sarebbe stato molto utile che anche Roma vedesse almeno il rapporto... il documento...
Farrell - Io non ho mai sperato che venisse, e per essere sincero, non ci tengo nemmeno gran che! Po-ro-pop...
Alessio - Voi! Ma qui... (E accenna al rapporto) Roma... qui., avrebbe potuto... Che dice?
Il Direttore - (riaprendo a malincuore il telegramma) Beh, la forma... non badate alla forma...
Pedro - Sar la solita...
Il Direttore - (legge, senza tono) Altre cure nostro ufficio ci fanno ravvisare opportunit rinviare incontro con voi altra data ed altro luogo pi propizio punto preghiamo pertanto onnipotente per fecondit vostro soggiorno et pieno ristabilimento salute vostra et persone a voi care punto benedicendo... (E ripiega).
Pedro - Chi firma?
Il Direttore - (lasciando cadere la domanda) Non importa chi firma... (Un lungo silenzio sconfortato) Da questo silenzio pieno di evidente amarezza posso misurare quanto, tutti noi, tenessimo alla presenza di Roma, quale valore noi tutti attribuissimo a questa visita.
Hudson - Credo che meritassimo questo conforto, questa prova di vicinanza... materna... credo!
Farrell - Si lavora e si soffre tutti perch lo stesso Regno di Dio si compia... Ma loro... Uhm! Po-ro-pop, pop...
Alessio - Pensate che l'incontro fosse giudicato troppo compromettente?
Il Direttore - Ma si sapeva
Pedro - Anche... chi avrebbe presenziato... si sapeva?
Il Dlrettore - Tutto. (Ributtando l'occhio sul telegramma) ...ci fanno ravvisare l'opportunit rinviare incontro con voi altra data et altro luogo pi propizi... . In fondo c' una esplicita promessa... E quella preoccupazione... quella vicinanza materna che voi domandate... forse c'... a guardar bene...
Hudson - Dove?
Il Direttore - ... pieno ristabilimento salute vostra (sottolineando) et persone a voi care... . C'!
Hudson - A... voi?
Il Direttore - (si china sul telegramma) Aspettate... a voi o a noi ? Guardate... (I Padri vengono attorno al Direttore).
Hudson - (raggiante) A noi! Dice a noi care. Un errore...
Pedro - Indubbiamente, qui, c' stata una correzione... Noi, voi... ma non si sa se voi sia stato corretto in noi e... viceversa... Non potrei impegnarmi... D'altra parte, noi o voi che sia...
Farrell - Eh, no! Cambia! Fate un po' vedere anche a me questo telegramma. (Prende il telegramma dalle mani di Pedro e lo esamina. All'improvviso, furtivamente, senza il minimo rumore, entra nella stanza il Monsignore. S direbbe che scivolato o volalo dentro. Ha il vestito col filetto rosso agli orli, il cappello in mano alzato quasi fino al volto: se lo muove contro la faccia non si sa se per farsi vento o per nascondersela. E' un po' reclino, quasi rattrappito. Nell'altra mano ha un fazzoletto bianco con cui sembra asciugarsi la fronte o il naso: i suoi movimenti sono netti, disinvolti, ma di destinazione incerta. Da principio i Padri non s'accorgono nemmeno della sua presenza. Il primo ad avvedersene Alessio).
Alessio - Oh! (Anche gli altri si volgono. Allora il Monsignore improvvisamente si distende e, direi, si espande: alza la testa, allarga il petto, si eleva in tutta la sua statura. E' un uomo di alta e robusta complessione. Riempie la stanza. Guarda. Poi parla).
Il Monsignore - Vengo da Roma. (Alessio gli va vicino e gli bacia la mano).
Farrell - (alzando il telegramma che stava leggendo) Ma come? E questo?
Il Monsignore - (tende la mano verso Farrell e gli sfila con due dita il telegramma) Ah! E' arrivato. (Butta l'occhio sul telegramma) La mia presenza conferma, e nello stesso tempo corregge la comunicazione.
Farrell - Roma ama giocare alla doccia scozzese, a quel che vedo.
Il Direttore - Bene arrivato, comunque. Per, non erano queste le intese!
Il Monsignore - Si saranno dovute modificare, evidentemente.
Il Direttore - Ma si poteva anche avvertire in tempo!
Il Monsignore - (muovendo il telegramma) Si era appunto avvertito.
Il Direttore - Ma ecco che voi arrivate nel cuore della notte... come Nicodemo da Nostro Signore.
Il Monsignore - Lasciamo... lasciamo le analogie, poich io potrei ben accettare il posto di Nicodemo, ma voi dovreste assumervi quello di Nostro Signore, il che mi sembra per lo meno avventato. Sono venuto. S' deciso all'ultimo1 momento. La mia destinazione altra. Ho approfittato. Sono qui... tra due treni. Proseguo subito.
Il Direttore - Non vi pare che ci vorrebbe maggior riguardo per questi confratelli venuti... America, Spagna...
Il Monsignore - (fermandolo col gesto) So, so...
Il Direttore - (continuando e accennando ad Alessio) Russia!
Il Monsignore - (pi vivace e perentorio) Ssst! (Un silenzio, poi sottovoce) Voi dalla Russia. Ah! Siete voi. (Accennando alla veste) E... come mai? Travestimento a rovescia... Eccellente. Arrivo al momento conclusivo, spero.
Il Direttore - Arrivate in un momento di estrema tensione.
Il Monsignore - Ma conclusivo! S o no? Io pensavo gi di raccogliere, insomma, portarmi via! almeno le conclusioni pratiche.
Farrell - Non assumete questo tono, ve ne prego. Io avrei cominciato col chiedere scusa per i voltafaccia e per i ritardi. L'autorit non d il diritto di offendere nessuno.
Il Monsignore - Scusate.
Farrell - E se avevate tanta fretta potevate anche non venire. Il telegramma ci aveva gi... appagato! Dov'? Dov'?
Il Monsignore - (che se lo era gi messo premurosamente in tasca) E' qui... (E si appoggia la palma della mano sulla coscia) Non serve pi. Annullato. Rientrato. (Sorride).
Farrell - Ma io non ammetto questi metodi...
Il Direttore - Padre Farrell!
Farrell - Niente Padre Farrell! (Al Monsignore) Qui, siete un ospite. Sedetevi... Adesso, qui, non sii fa questione di autorit, ma di sostanza. (Rivolgendosi al Direttore) E' vero? Altrimenti... uno di noi due dovr uscire. (Al Monsignore) Vi sta bene?
Il Monsignore - Mi sta... benissimo. (Lentamente, quasi umilmente, si toglie il soprabito, poi il cappello e nasconde nel pugno il fazzoletto bianco; si siede).
Farrell - (che ha seguito i gesti del Monsignore) ' Beh, scusatemi... (E si allontana nella stanza mugolando qualcosa).
Il Monsignore - Di niente. Vi dir che mi piace' questa franchezza addirittura ruvida. La preferisco.
Pedro - La preferite, a che?
Il Monsignore - Eh, s, la preferisco alle schiene curve e ai colli torti... e a certi sorrisi della pelle, nemmeno della faccia, ma proprio della pelle che sono costretto a vedere continuamente attorno a me. Che fastidio! Preferisco cos.
Farrell - (scoppia in una franca risata) Bene! allora... prendete... (E gli offre un sigaro).
Il Monsignore - Al sigaro, no!... non ci posso arrivare... manco d'abitudine. (Farrell se ne mette in bocca uno e comincia ad accenderlo).
Pedro - Parliamo, su!
Il Monsignore - (guarda Pedro, riconoscente) I fatti pratici, se fosse possibile: le conclusioni pratiche. In altra sede, poi, le disquisizioni.
Farrell - (guarda il Direttore ed Alessio) Pratiche?
Il Monsignore - Eh, s! Noi, a Roma, siamo sensibili alle proposte, ai risultati concreti. Come potremmo giudicare, altrimenti, prendere delle decisioni? Abbiamo bisogno di dati concreti! (A Farrell) Voi no? E allora! Mettetevi un po' al mio posto, dietro un tavolo alla Segreteria di Stato, temi loggia, in Vaticano... Con tutte le voci che passano, se non ci si attaccasse, ai dati concreti... incontrovertibili... (Allarga le braccia).
Alessio - Io ho, appunto, un rapporto concreto.
Il Monsignore - Vediamolo. Avanti. Dov'? (Il Direttore lo porge al Monsignore. Il Monsignore con maggiore attenzione) L'avete voi... (Lo prende).
Pedro - E'... nostro. Frutto, voglio dire, della atti-. vita nostra in quelle terre. Lavoro della Compagnia.
Il Monsignore - Nessuno pensa a togliervi dei meriti.
Il Direttore - (cercando di spiegare al Monsignore l'intromissione di Pedro) E' il nostro esperto...
Il Monsignore - So. So. Spagna. Ssst. (Si mette gli occhiali, legge) Per un ritorno al culto cattolico nei paesi... . Oh, oh! Cose grosse. Si spara alto, qui. Uhm! (E quasi non vorrebbe andare avanti. Fissa Alessio) Voi siete... l. Operate l?
Il Direttore - (risponde per Alessio che ha annuito) S.
Il Monsignore - Sarebbe uno dei due. L'altro?
Il Direttore - Si allontanato un momento. Lo aspettiamo.
Il Monsignore - (si rimette a leggere e intanto dice un po' macchinalmente) E' certamente di alto merito quello che fate in quei paesi... di altissimo merito... (Continua a leggere; ogni tanto si interrompe e corruga la fronte) Io vi porto la benedizione... e la solidariet d tutto il mondo cattolico... et eziandio la... la... (Mugola una parola che non si sente; poi alzando gli occhi su Alessio) Scusate: un progetto vostro, oppure...
Alessio - Oppure?
Il Monsignore - Voglio dire: rispecchia soltanto una vostra personale persuasione, oppure...
Alessio - Non soltanto una mia persuasione.
Il Monsignore - (si rimette a sfogliare) Voi, cio, supponete che anche certe persone responsabili, sarebbero forse disposte su questa base a...
Alessio - Non lo suppongo: lo so di certo.
Il Monsignore - Avete dunque potuto avvicinare queste persone responsabili? (Fissandolo) Come mai? Come avete fatto?
Alessio - (lievemente infastidito) E' come se le avessi avvicinate.
Il Monsignore - Avete fatto un... buon lavoro! Non c' dubbio... Certi passi, per, certe frasi, almeno... ho perfin l'impressione di averli gi letti... me li ritrovo... Dite che non pu essere?
Alessio - Credo sia davvero impossibile.
Il Monsignore - Non furono, per caso, fatte altre avances su queste stesse basi, per altra via?
Alessio - Escludo.
Il Monsignore - Escludete. Bene. (Chiude bruscamente il fascicolo) E le condizioni generali, lass? Il clima che s' creato?
Alessio - Nuovo.
Il Monsignore - Nuovo?
Alessio - Credetemi.
Il Monsignore - Uhm! Ma... propizio? S o no?
Alessio - Senz'altro, propizio.
Il Monsignore - Escludete, dunque, la possibilit di una manovra a pi vasto raggio.
Alessio - Escludo.
Il Monsignore - Escludete sempre.
Alessio - (cercando di trattenere l'irritazione) Ma s! Perch dovrebbe esserci manovra?
Il Monsignore - Perch no?
Alessio - Dove sarebbe il vantaggio? Non lo vedo.
Il Monsignore - Questo - permettete - non sempre un criterio, sicuro: non vederne il vantaggio. Potrebbe esserci e non vederlo. Anche noi, a Roma, molte volte non lo vediamo, proprio come dite voi; per aspettiamo egualmente, lasciamo che passi un po' di tempo... Oh, il tempo! E pu accadere, anzi accade spesso,, che all'improvviso si veda quel che prima non s'era visto. E allora, tutti, in coro, a dire che noi avevamo gi tutto previsto grazie alle nostre informazioni segrete. Macch! Niente! Non avevamo previsto niente. Abbiamo solo aspettato.
Farrell - Ma non si pu sempre aspettare.
Il Monsignore - (Pronto) Verissimo. Eccomi qui. Pronto. (Cambia, batte due dita sul fascicolo) Che pretende questa gente? Vediamo un po'... (Ad Alessio) Avvicinatevi. (Legge) Questa premessa... Non c' dubbio... io la conosco. (Guarda Alessio) Escludete? Mah! Poi c', diciamo, il capitolo delle persecuzioni... (Sfoglia) Benissimo... cio, mi scuso... (Sfoglia) Ed ecco... ecco... ecco qui! Ci siamo! (Punta l'indice su una pagina) Venite pi vicino... ecco: vedete? Da pagina 23... (Sfoglia) a... a... pagina 26. Tre paginette. Tutto questo qui... Per queste poche pagine... Direi per queste pochissime frasi... vero? Ho trovato o no il punto giusto? (Appassionandosi) Vedete: il merito, in queste pratiche... se poi merito c' - il merito consiste nell'arrivare al punto giusto senza essersi, prima, dispersi o stancati troppo. Giungervi non estenuati, ma chiari. Allora pi difficile essere vittima di confusione, cadere in certi inganni... Stavolta ci siamo arrivati subito... Leggiamo... Volete o no venirmi pi vicino? (Legge. Intanto il Maitre e il Viaggiatore sono- rimasti accanto a Stefano. Il Maitre gli passa una mano sulla fronte. Stefano comincia a svegliarsi. Guarda fisso il Maitre).
Il Maitre - I vostri amici mi hanno ordinato di portarvi da loro... subito. Hanno urgente bisogno di voi.
Stefano - Ma... perch sono qui?
Il Viaggiatore - In confidenza... se non vi offendete... vi bastato un sorso di quel liquore per mettervi in questo stato.
Stefano - Oh, mi scuso proprio.
Il Maitre - Ora vi sentite meglio?
Stefano - S. Abbastanza bene.
Il Maitre - Cercate di sentirvi molto bene. Volete che andiamo?
Stefano - S, s. (Si alzano, escono. Davanti al 252-254, il Maitre bussa, apre la porta, introduce Stefano e, senza entrare, si allontana. Stefano sulla porta).
Farrell e Hudson - (volgendosi insieme) Stefano! (Il Monsignore e Alessio alzano gli occhi).
Il Direttore - Ssst! (accennando alla camera da letto) Dobbiamo chiarire anzitutto noi... senza interventi estranei. (A Stefano) Venite avanti. (Ad Alessio) Lo conoscete?
Alessio - (fa per alzarsi) No.
Il Monsignore - Non vi muovete da prenderemo subito. Ho bisogno di voi.
Il Direttore - E tutto questo tempo?
Stefano - (mortificato) Ho bevuto un liquore... ed ho dormito. La verit. Sono umiliato. Non so quel che mi sia successo... perch non ricordo nemmeno...
Il Direttore - (indicando il Monsignore) Intanto arrivato... da Roma... e c' anche il vostro... amico. (Indicando Alessio) Non lo riconoscete? E' Alessio.
Stefano - (pronto) Non Alessio.
Il Direttore - (ad Alessio, indicando Stefano) Sarebbe, per caso, quell'Ilario che vi consegn le istruzioni?
Alessio - Oh, no!
Il Direttore - E allora?
Stefano - (si avvicina ad Alessio; lo guarda; poi rivolgendosi ai suoi amici) Non ci siamo mai visti.
Alessio - E' verissimo. Mai.
Il Monsignore - Dunque: come si spiega?
Stefano - Non si spiega. Io, almeno, non me lo spiego.
Il Monsignore - Se il... nuovo confratello non Alessio, chi ci assicura che voi siate davvero Stefano? Dubbio per dubbio.
Stefano - (allarmato) Ma come! Che cosa pensate di me? Ditelo! Sospettate? Forse la mia assenza ve ne ha dato motivo... Siamo a questo?
Il Direttore - Non siamo a niente. State calmo.
Farrell - (al Direttore e a Monsignore) Perch complicare sempre le cose! Perch voler a tutti i costi trasformare questa riunione seria in un intrigo poliziesco!
Il Monsignore - Ma nessuno di noi vuole...
Farrell - Allora aprite quella porta, e chiamate la ragazza.
Il Monsignore - Ragazza?
Stefano - Quale ragazza?
Farrell - Lina ragazza. Vi cerca.
Stefano - Me?
Alessio - (verso il Monsignore) Non vorrei per! che si finisse per dar troppo credito alle parole m una ragazza. Sconosciuta, oltre tutto! (A Farrell) Siete voi, mi pare, che desiderate le avventure e.., gli intrighi!
Farrell - Si vedr. (Al Direttore) Volete aprire s o no? Non mica la gabbia dei leoni! (Il Direttore va ad aprire; dopo un istante entra la Straniera. La Straniera guarda Stefano, poi Alessio che le fa con gli occhi cenni disperati).
Il Direttore - (a Stefano) La conoscete?
Stefano - No.
La Straniera - L'ho gi detto che non mi conosce; E' Stefano. (Dopo una reticenza, senza guardare in faccia Alessio, ma indicandolo con la mano) Ma lui? non Alessio. E non nemmeno un prete! E' tra' vestito. L'Alessio vero stato fermato al confine Lui ha preso il suo posto.
Stefano - E ora... dov', Alessio? (La straniera china la testa. Stefano ad Alessio, sibilante) Assassini!
Alessio - Non datele retta! L'abbiamo soltanto fatto parlare. Era necessario perch io potessi venire qua preparato. Prima di interrogarlo ancora aspetteranno il mio ritorno. Alessio non ancora un martire, state tranquilli.
Il Direttore - Non fate dell'ironia!
Alessio - Non abbiamo pi intenzione di farne dei martiri.
Il Monsignore - Sia ringraziato Iddio, se fosse! vero!
Alessio - E' vero. (Furente) Ma tu, perch sei venuta? Che t'ha preso?
La Straniera - Mi manda... Alessio.
Alessio - Ottimamente! Questo vostro Alessio deve saper fare i miracoli... per convincere una come... lei!
La Straniera - Che miracoli! Alessio non aveva raccontato tutto. Semplicemente. (Ad Alessio) Tunon sapevi che Stefano doveva incontrarti al confine. Me l'ha detto Alessio, dopo, e mi ha persuaso che la tua sostituzione avrebbe finito, oltre tutto per essere inutile. Saresti stato scoperto. Avresti rischiato per niente. Com' avvenuto. (I Padri dm condono i due. Il Monsignore rimasto seduto)
Il Direttore - (volgendosi al Monsignore) Facciamo intervenire... l'autorit?
Il Monsignore - Non precipitiamo. Lasciatemi capire bene... (Si rivolge alla ragazza) Voi... perch siete venuta?
La Straniera - Perch sono stanca di veder gente che si sacrifica per niente.
Il Monsignore - E allora?
La Straniera - Sono volata qui perch questa riunione servisse almeno a qualche cosa!
Alessio - (ironico) Volata...
La Straniera - Volata! Materialmente volata! Ti ho preceduto!
Il Monsignore - (facendo cenno d tacere) Vorreste far credere che vi stava a cuore la riuscita di questa riunione?
Stefano - Come vi chiamate? (Silenzio) Siete una delle?... Siete una di... quelli che hanno promesso di immolarsi... per... (ha fissa).
La Straniera - No, no! Non sono di quelli! Non pensate che io sia dei... vostri! Sono dei loro. Senza che voi lo sappiate io, proprio io, vi ho dato molto filo da torcere. Ma a un certo momento, in tutte le cose, ci vuole un perch. Non vengo mica a chiedere che mi si perdoni qualcosa, no, no! Ho fatto tutto credendo che ci fosse un perch. I cinque gesuiti entrati attraverso la Polonia... li ho scoperti io, li ho fatti catturare io. E' stata oltre tutto una bella operazione.
Il Monsignore - Dove... sono adesso?
La Straniera - Credo che non ci siano... Eppure non ne ho rimorso... vedete...
Il Direttore - Dovreste averne.
La Straniera - E se non ne ho! C'era un perch... allora. Ma adesso, qui, non ci sarebbe stato alcun vero perch. Bench io sia figlia di un pope... non mi sento nemmeno cristiana. Eppure da questa riunione io... credo... spero qualcosa, non so che cosa, ma spero... almeno speravo...
Il Direttore - Se non vi sentite nemmeno cristiana, che speranza potete avere?
La Straniera - Mi presa una gran paura del vuoto, del niente! Voi, vi ho ascoltato parlare, avete una crisi di... saziet. Troppo, troppo... Dio, Cristo, Roma... e poi anche gli uomini... come noi... e li volete, come noi, riempire, saziare... Dio, Cristo, Roma... Ma noi ci siamo accorti che volevamo anzitutto fare il vuoto, il niente, dentro... per poi riempirli. Ma intanto che facevamo il vuoto... scoppiavano... Pom! pom! E c' preso paura! Proprio paura! Allora ho detto: meglio una fede falsa... una fede qualunque, del niente... Ah! V'ho detto che son la figlia d'un pope... Si crede d'aver tutto cancellato... macch... Una notte, che non si dorme, ti ritorna agli occhi un'immagine di una icona... Via! E' soltanto un'immagine... Ma poi le parole di mio padre... quelle stupide parole! Ah, ah! Parole stupide che mi forzano le orecchie... E gli occhi acquosi di mio padre quando gli dico: Sciocco... vecchio sciocco... raccontatore di favole... Rivedo quegli occhi pieni di pianti... Insomma! Si annaspa... Lui qui perch si annaspa per aggrapparsi a qualcosa che non sia il niente... Io sono qui perch cerco, se c', un punto d'appoggio di qua... da voi... Siete sospettosi? Avete ragione, mille volte ragione! Credete a un intrigo, a una manovra... chi pu darvi torto? Eppure vi... assicuro che siamo qui per tentare un appiglio... aggrapparci... e non tanto con le unghie... ci si graffia soltanto, con le unghie. Ci si strappa la pelle, la carne... no, no, ma con le mani... mani nelle mani... Datecela la vostra mano... E' forse un rischio... ci vuole forse una generosit... illimitata... una specie di stupidit. Che sciocchi, vi potranno dire... mettere la mano nella gabbia del leone... Lo capisco, e pu perfino essere giusto... Ma io mi ricordo quelle incomprensibili, inaccettabili, stupide... stupende parole di mio padre... Chi vuol salvarsi si perder... chi vuol invece perdersi si salver... . Vogliate perdervi... vogliate perdervi, se volete veramente salvarvi!
Il Monsignore - Ma voi eravate venuta per avvertirlo... (Alessio) perch non fosse scoperto, smascherato...
La Straniera - Anche. Ma soprattutto ero venuta per avvertire Stefano. Loro due - (Stefano e Alessio) avrebbero dovuto anzitutto parlarsi... Questo mi aveva detto Alessio. Cercate di Stefano, cosi, cos, e cos... perch Stefano la nostra guida, quass... Io ho cercato Stefano... ma... lo sapete com' andata!
Alessio - (freddo) Consolati, perch non avrei mai parlato con questo... Stefano. Non potrei avere... rapporto alcuno con lui. Sono della Sezione per gli affari religiosi di occidente.
Il Monsignore - Uno specializzato, cio. Eppure... io ho capito subito che non eravate... genuino... non appena avete esibito questo rapporto! Io avevo gi letto alcuni... passi di questo rapporto giuntomi per altra via. Mi sono messo subito in sospetto.
Pedro - Anche perch si pu dissentire da Stefano, mai crederlo... un delatore.
Il Monsignore - Il vostro scopo, qui?
Alessio - Introdurmi al posto di Alessio per trattare. Sapere fino a che punto e su quali basi si voleva trattare, concretamente. Meglio, allora, se mi aveste creduto dei vostri.
Il Direttore - Toglietevi almeno quella veste, adesso!
Alessio - Troppo giusto... (Si toglie la veste; rimane in calzoni e con un grosso maglione nero) Ecco... (Butta la veste sulla poltrona. A Pedro) Dunque... si chiude cos questo incontro?
Pedro - Come vorreste chiuderlo?
Alessio - Tronchiamo definitivamente i discorsi incominciati, oppure...
Il Monsignore - Dipende! Voi mantenete questo rapporto?
Alessio - Certamente.
Il Monsignore - Non era soltanto un... ballon d'essai legato a... quella veste?
Alessio - Affatto. Cos, anzi, tratto dalla mia vera veste.
Il Monsignore - (rivolgendosi al Direttore) Allora non vedo il perch non si dovrebbe proseguire il discorso...
Alessio - Con la sola preghiera di non tener conto alcuno degli sfoghi, del tutto personali, della nostra antica collaboratrice... piombata evidentemente in una crisi... mistica che nessuno di noi avrebbe sospettato.
Il Monsignore - D'accordo. Si pu benissimo prescindere... dai casi personali. Rispettarli, ma prescinderne. Allora... riprendiamo. (Alessio annuisce, ma guarda Stefano e la Straniera. Il Monsignore che capisce) Vorrei pregare voi... voi e... voi (Stefano, Hudson e Farrell) di lasciarci per un momento soli. E anche la signora... pu andare dove crede, per me...
Farrell - Non c' nessuno, qui, che abbia l'autorit di farmi uscire!
Il Monsignore - Direttore!
Il Direttore - No. Nemmeno io li ho dispensati...
Il Monsignore - Nessuno vuole usare di un'autorit che non ha. Scusatemi. Usciremo noi... (Si avvia verso la camera da letto seguito da Alessio e Fedro).
Stefano - (quasi sbarrandogli il passo) Ma come! Vorreste estraniarmi da una trattativa che mi riguarda direttamente? Io solo posso giudicare sulla sincerit... e sulle vere condizioni...
Il Monsignore - Che c'entra, figliolo! In un trattato non si pretende mica di autenticare una sincerit, ma di stabilire in modo chiaro certe condizioni pratiche e concrete. Soltanto. Voi rimanete sempre l'acqua viva, l'essenza: a voi spetta sempre il compito di persuadere a uno a uno i fedeli, di cristianizzarli nel cuore a prezzo anche del sangue... Ma lasciateci il compito di creare i canali, le condutture perch l'acqua viva possa scorrere meglio e meglio irrigare. (Ad Alessio) Noi ci limiteremo al problema delle condutture, vero? Questo signore disposto, pare, a studiare con me la possibilit di una rete, vero?, di un sistema, vero? Con me? S o no?
Alessio - Esattamente.
Il Monsignore - Con Roma? (Alessio annuisce) E allora! Preferisco trattare con uno come voi! Direi che il nostro incontro ... provvidenziale. Se non ci fossimo incontrati, cos, per caso... queste proposte non avrebbero mai potuto essere prese in considerazione, ufficialmente! Forse la Provvidenza! (Ad Alessio e agli altri) La nostra rimane una trattativa diretta... ma segreta. Su, allora, andiamo... (Entra con Alessio e Fedro nella camera da letto, il Direttore rimane incerto, non sapendo se seguire il Monsignore o rimanere con Stefano, Farrell e Hudson, ma il richiamo del Monsignore lo scuote) Venite, Direttore. Urge. (Il Direttore i allora si decide a seguire il Monsignore. Lascia peni aperta la porta della camera da letto, di modo che, si intravvedono, nello sfondo, alcune fasi della trattativa diplomatica).
Stefano - Perch ci si deve trattare cos! Avete I visto il Direttore? Non una parola!
Farrell - Vogliono far bella figura con quello di Roma!
Hudson - Credo che ci si voglia piuttosto umiliare di proposito!
Farrell - Non lo credo. E' perch diffidano di noi, un po' di tutti noi tre. Ci giudicano... esagerati... Troppo tormentati, gente di cui non o si pu fidare, in certi casi. E questo il caso! (Mentre stando parlando, la porta divisoria con il n. 256 si aperta e il Maitre ha messo dentro' la testa, poi entrato senza fare alcun rumore. Farrell h scorge per primo). Ah, cos, allora! Ascoltate dalla camera accanto. Per questo intervenite sempre al momento giusto... per questo sapete tutto! Ma meglio voi che... l'altro, dopotutto!
11 Maitre - Ssst! Non ascolto... dovete credermi.., Volevo solamente incontrarvi mentre eravate insieme, voi tre, soltanto voi tre. Ssst! Vi vedo volentieri, insieme... Tormentati, eh! Divisi, zoppicate un po'... qualche nota falsa c', voglio dire, e poi ognuno suona soltanto la sua musica... Monocordi! Ma insieme! Come dirvelo? Armonia, equilibrio, anzi, una sfera, una bella, splendida sfera...
Farrell - Che questa storia della sfera? Dite, dite pure liberamente! Debbo confessarvi che i vo stri interventi non m'hanno mai disturbato. Anzi!
Il Maitre - L'ho capito! Ho l'occhio e l'orecchio per certe cose... (A Stefano) Voi mi siete anche corso dietro, no? (A Hudson) E voi siete stato il solo ad apprezzare quel mio delizioso liquore...
Hudson - Oh, squisito.
Il Maitre - Noi, sapete, si vive anche di queste piccole soddisfazioni: un pensiero, una minima riconoscenza, un sorriso... Perch si sono voluti privare della cosa pi importante mettendovi da parte? Voi tre, insieme, siete la... sostanza... siete il fuoco... El fuego... el fuego. (Accenna al motivo di El fuego gi accennato nell'Intermezzo dal Viaggiatore d'Oriente).
Farrell - Chi, tra noi, il fuoco? Io... lui... o lui? Avete udito quel mio...
Il Maitre - Ho udito! (Breve stacco) Ho udito quel vostro pensiero che vola diritto alla conquista Dio. Volo sublime... (A Stefano) E voi pure, ho udito... Voi che dite - e lo fate, anche - che contano le idee e i programmi se non sono incarnati in una realt viva... il pensiero deve farsi carne operare, vero? (A Hudson) E voi... bellissimo! Bravo, bravo! Voi che ne fate soltanto e sempre una questione d'amore, sempre d'amore! Io vi guardo, cos divisi, distinti, ognuno col proprio carattere, col proprio calore... Campioni! Per, potreste battere anche una strada sbagliata, essere richiamati all'ordine! Eh, s... Da soli! (Come vedendo un'altra realt) Ma insieme! Prendetevi per mano... Provate a prendervi per mano! Stretti! Cos! Oh! Insieme... (A Farrell) Il vostro pensiero sublime di Dio... che s'incarna nella sua (di Stefano) attivit eroica e salvatrice, sotto il calore del vostro (di Hudson) inesausto amore che pervade i pensieri e circola continuamente nelle opere perch nessun atomo della vita resti senza quel palpito, senza quel soffio! Insieme rappresentate... la Verit, siete la Verit della Realt!. E se resterete uniti, voi tre, sempre, operanti l'uno con l'altro, io vi dico che voi appiccherete il fuoco al mondo... E brucer, il mondo, del vostro gran fuoco... El fuego! El fuego! E potrete inaugurare un'altra storia! Da oggi! Di qui! Un'altra storia cristiana!
Stefano - (sbigottito) Ma... voi, chi siete?
Il Maitre - Che t'importa sapere chi sono, se le mie parole ti riempiono il cuore! (Stefano fa per parlare, ma il Maitre gli fa cenno d tacere, e intanto fissa qualcuno dietro le loro spalle. Il Monsignore infatti apparso sulla soglia della camera da letto; dietro di lui, il Direttore, Fedro e Alessio).
Il Monsignore - Chiedete ancora chi sia? E' la spia! (Direttamente al Maitre) Vi sono sfuggito a fatica, a basso. Sono riuscito a salire da solo nonostante le vostre premure, le vostre insistenze per accompagnarmi... e rieccovi qui! A far che?
Stefano - No... no... e qualcuno che ci conosce profondamente... e intende guidarci...
Il Monsignore - Come no! (Imperioso) Lasciatemi solo con lui. Uscite tutti. (Il Maitre ha un movimento) Fermo voi. Non cercate di fuggire... (Agli altri) Aspettate fuori... e fate la guardia. (Tutti escono) Ne abbiamo gi scoperto uno degli spioni, e stiamo per trarne un certo vantaggio. Avanti, allora! Anche voi, via! Via i travestimenti. La verit. Chi siete?
Il Maitre - Se fossi in voi, a questo punto, procederei con maggior cautela. (Una sospensione) Potrei essere il Padre Generale venuto in incognito per sorvegliare i miei.
Il Monsignore - Conosciamo bene il Padre Generale.
Il Maitre - E invece lo sono.
Il Monsignore - Ma chi siete?
Il Maitre - Il primo Padre Generale, per grazia di Dio. (Si avvicina al Monsignore, spalle al pubblico: si apre lo smoking, si sbottona un po il panciotto bianco e lo sparato e si scopre una parte del petto, dal lato del cuore. Il Monsignore, che si sporto in avanti aguzzando lo sguardo come dovesse spiare da un pertugio, si sfigura in volto per il gran stupore, poi allunga la mano tremante) Toccate... toccate pure... E' il segno di fuoco.
Il Monsignore - Ignazio?
Il Maitre - Voi, per primo, mi avete riconosciuto.
Il Monsignore - Di Loyola?
Il Maitre - Nacqui a Loyola.
Il Monsignore - (arretra come freso da un subitaneo tremito; ma poi rapidamente si riprende) Che, che! (Come tra s) Il demonio s' travestito spesso anche da santo...
Il Maitre - E' vero, e si presentava ai santi in angelici atteggiamenti per tentarli nell'orgoglio. Questo, per, non il caso.
Il Monsignore - (si mordicchia le labbra) Demonio... o... santo che siate, questo un incontro che desideravo avere da tempo.
Il Maitre - Voi lo desideravate, io sapevo con certezza che l'avrei avuto. Sono qui anche per questo.
Il Monsignore - Incontrarvi con me? (Il Maitre annuisce). Sapete chi sono?
Il Maitre - So. E so anche chi diventerete, presto.
Il Monsignore - Non dovete tentarmi nell'orgoglio, adesso. Abbiamo convenuto che non sono un santo.
Il Maitre - Sarete presto una guida, forse suprema. Ma siete gi una guida importante, molto pi importante di quanto non abbiate fatto credere ai miei.
Il Monsignore - E allora discorriamo... discorriamo, vorrei dire, se non lo stimate troppo irriverente, discorriamo da uomo a uomo.
Il Maitre - Non lo stimo irriverente. Uomo del tutto non potr diventarlo, ma vi prometto che non far miracoli per vincere a tutti i costi la partita con voi!
Il Monsignore - Oh, la vostra antica lealt! Vi ringrazio. Ebbero torto a non credervi sempre sulla parola e alla lettera.
Il Maitre - Forse. Ci si sarebbe risparmiati tanti equivoci.
Il Monsignore - D'accordo. Sentite: inutile che ce lo nascondiamo, io e voi almeno. Continuiamo a contenderci il comando: noi a Roma, voi un po' dappertutto. Ci sono stati alti e bassi, momenti di auge e di disfatta, uomini illuminati si sono alternati a uomini mediocri e sordi... dalle due parti, d'accordo... Ma le posizioni sono rimaste, in fondo, le stesse anche dopo che voi saliste al cielo. Si sper, scomparso voi, che eravate un genio e un santo, si sper di ammansirvi, di assorbirvi; di penetrare nella vostra cittadella o di accogliervi stabilmente nella nostra. Invece, dopo quattro secoli, siamo, si pu dire, allo stesso punto. Eppure le posizioni furono chiare fin da principio, e non vi si pu certo accusare d'essere stato impreciso o subdolo, come qualcuno ha detto. Ci accorgemmo subito che ci avreste dato molto filo da torcere... che ci avreste procurato molti fastidi, voi e i vostri. Ma vi abbiamo lasciato crescere senza intervenire. Sbagliammo. S, perch si doveva subito ristabilire la gerarchia. Fummo... imprudenti!
Il Maitre - Benedetta imprudenza. Seguiste la voce dello Spirito! Cercate di ricordare lo sfacelo di allora! La crisi era scoppiata proprio perch si era creduto, a un certo momento, di non dover pi avere del filo da torcere... di potersi sottrarre ai fastidi. Ges Cristo, il nostro Divino Maestro1, era venuto a inaugurare un'epoca di sublimi fastidi, e un certo giorno, invece, si pens di poterli agevolmente scansare... Io venni a ributtarveli tra i piedi, anzi, nel cuore! Violentemente! E anche con scaltrezza, non ho motivo di nasconderlo. Poich tutte le armi dovevano essere usate in quel tempo di disfatta.
Il Monsignore - Oh! Non fraintendetemi, santo polemico e battagliero. Non parlo gi dei fastidi della santit! A quella mi inchino umilmente. Alla santit vostra... e a quella dei vostri che la praticarono in grado eroico... mi inchino. (Piega il ginocchio, poi, mentre continua a parlare, si rialza lentamente) Intendo parlare della... rivoluzione che avete operato d'un sol colpo nella struttura sensibile della Chiesa di Roma, nella gerarchia dell'autorit e del comando, nella ideazione e nella imposizione di strutture nuove. Protestando e mostrando di voler soltanto servire e ubbidire prendeste le redini del comando.
Il Maitre - Per ubbidire e servire Cristo, lo facemmo. Forse sbagliammo, talvolta, ma l'intenzione fu quella, soltanto.
Il Monsignore - Ma ubbidire e servire Cristo, quaggi, vuol dire ubbidire e servire soltanto noi.
Il Maitre - E non ubbidimmo, forse? Non vi ubbidiamo?
Il Monsignore - Formalmente, certo. Ma nella sostanza... Oh, lo sapete bene! Avete costruito una chiesa entro la Chiesa, voi, la Compagnia di Ges: una cittadella indipendente, salda, impenetrabile entro i confini larghi e sempre un po' fluttuanti della Chiesa.
Il Maitre - Se questo che dite ha qualche apparenza di vero, fu fatto per servire meglio la Chiesa.
Il Monsignore - Per dirigerla, non per servirla!
Il Maitre - La si pu servire, talora, dirigendola! Comunque noi ci imponemmo quell'isolamento proprio per poter essere un lembo intatto della Chiesa, non contaminato dalle tentazioni degli onori e dei posti di comando. Rinunciammo per sempre, da allora, ad essere vescovi, cardinali, papi.
Il Monsignore - Non fu certo un atto di umilt, ma un mezzo pi abile di comando. Per dirigere meglio, per comandare meglio, lo faceste! Abbiamo toccato il punto! Ci siete spesso riusciti a comandare; e ancora oggi siete voi che spesso dirigete, ma agli occhi del mondo chi sopporta concretamente la responsabilit dei vostri orientamenti e delle vostre azioni siamo noi. E perch? Perch voi non siete, non avete voluto essere n vescovi, n cardinali, n papi! Cos, per secoli e secoli, voi ci avete messo nell'alternativa di ubbidirvi o di sconfessarvi. Talvolta vi abbiamo anche sconfessato, mal il pi delle volte siamo stati indotti ad ubbidirvi. Ora questa situazione deve finire. Dobbiamo giungere ad una totale identificazione.
Il Maitre - Non vi pare che proprio questa separazione dei corpi e fusione dei cuori e degli! spiriti sia un servire meglio la Chiesa? Riflettete.
Il Monsignore - No. Finora non ci parso. E non ci pare. Servire anzitutto ubbidire, e voi avete spesso disubbidito apertamente, e quando avete ubbidito stato con un rincrescimento, con una resistenza interiore cos viva da apparirci pi dolorosa della stessa disubbidienza!
Il Maitre - (fermo e accorato) Abbiamo disubbidito tutte le volte che la Chiesa, nell'intimo del suo cuore, ha desiderato che qualcuno si assumesse il rischio di disubbidire a certi consigli che lei era indotta - o costretta - a dare, perch sollecitata dal convenienze o premuta da necessit... umane, storiche! La Chiesa chiede spesso la generosa disubbidienza piuttosto che la cieca obbedienza. Il suo cuore cerca spesso il figlio fedele che le disobbedisca con amore perch, in omaggio alla lettera, la verit profonda e spirituale non sia mortificata e umiliata. Voi lo sapete. Ebbene noi, s, ci siamo assunti forse pi spesso degli altri l'ingrato compito di questa eroica disubbidienza. Per questo siamo stati - o siamo - sgraditi anzitutto ai nostri. Talvolta avremo anche errato... vi chiediamo perdono. (China la testa davanti al Monsignore) Ma voi sapete bene che chi ha troppo temuto i pericoli dell'errore, non temer mai abbastanza quelli dell'indifferenza!
Il Monsignore - Ma voi, in fondo, non avete fiducia che in voi stessi, nei vostri metodi, nei vostri uomini! Ditemelo apertamente!
Il Maitre - Non dimenticate come sorgemmo! Per arginare l'eresia dilagante, per fronteggiare la riforma vittoriosa, per ristabilire la saldezza dell'edificio ecclesiastico che franava. Anzitutto! Ma...
Il Monsignore - Ma?
Il Maitre - Sapevamo per troppo bene che difendere la Chiesa non doveva assolutamente voler dire difendere le sue mondane corruzioni, i suoi intrighi temporali... No! Assolutamente, no. Noi eravamo per la Chiesa, ma vedevamo ben chiaro il male della Chiesa! Abbiamo dunque dovuto difenderci anche dalla parte umana e corrotta della Chiesa stessa! Non potevamo innestarci impunemente in quel corpo cos com'era, non potevamo nell'atto di restaurarlo correre il rischio di contaminarci. Per questo ci rinchiudemmo entro un recinto invalicabile!
Il Monsignoke - (scosso) Allora. Ma adesso? Oggi? Le condizioni sono mutate.
Il Maitre - E' vero. Adesso mutato molto. Non tutto, ma molto. E che avete da dolervi di noi? Non vi pare che ormai vi ubbidiscano sempre, in tutto? Direi che vi ubbidiscono perfino troppo! Vi sono ormai tanto vicini e vi abbracciate cos strettamente che non vorrei che finiste per soffocarli! Non so che cosa possiate pretendere di pi. Forse dovreste invitarli qualche volta a quell'antica, fervida, tenace disobbedienza che serv a sanare certe piaghe della Chiesa... Solo cos si mette a fuoco il mondo! E ce ne bisogno, pi bisogno che mai! E voi - voi - lo sapete bene. Se non lo sapeste nell'intimo del vostro cuore, lo Spirito di Amore e di Verit non guarderebbe con compiacenza anche a voi. Io lo' so. Voi, alla sera, quando vi inginocchiate ai piedi del vostro letto di ferro, dopo aver attraversato quella fila interminabile di sale dorate... voi vi battete il petto, chiedete piet, piet a Dio: Domine non sum dignus... Domine non sum dignus.... Avete lavorato, sofferto, seminato per il Regno di Dio, ma qualcuno, forse molti vi hanno sottratto la buona sementa per andare a fecondare il campo del maligno... Perch, perch cos poca la messe? Come mai? E piangete... Non vi resta che piangere... Anche a voi! Io lo so. Ho sentito le vostre preghiere. Visto e asciugato le vostre lacrime. Perch il giorno dopo avete timore di mostrare al mondo che avete pianto? Perch cedete alla tentazione di voler apparire un uomo forte tra gli uomini smarriti? Vi ho detto che vi guardo, e vi vedo in virt di quella vista arcana che mi viene dalla beatitudine. Ora io vi dico -e se pu essere motivo di consolazione, consolatevi pure! - che questa mia vista beata, anzich volgersi sempre verso la Luce altissima che ci d godimento, si china, forse pi spesso del prescritto, su voi, su tutti quanti operano in quei palazzi solenni... e indugia trepidante, ansiosa o esultante... e insieme al mio lo sguardo di altri beati... stormo di anime beate che vi segue col suo volo perch vi vuole trionfanti! Dovete far cristiano il mondo! Dovete innamorarlo delle letizie e delle sofferenze di Cristo! Date al mondo il fastidio di Cristo! Inquietatelo! Non lasciatelo un momento in pace! Tutto il resto non conta! Davvero! Non conta. Non sperate, con altri mezzi, di giungere a quel fine!
Il Monsignore - (gi da qualche istante inginocchiato davanti al Maitre) Come... come fare concretamente! Una guida... vi scongiuro... vi supplico una guida!
Il Maitre - (solenne) Avete tra voi i santi, e non li sapete vedere. Imparate a riconoscere i santi che sono tra voi. Appoggiatevi a loro. Cristo vi parla ancora per bocca loro. E' l'amore! l'amore! l'amore! Fate la crociata dell'amore... Non ditelo soltanto, fatelo! Rischiate di farvi dire: folli, pazzi... ma qualcuno si chieder: e se ci fossero invece i santi? E che tutto il resto si perda pure... cada in rovina... ma che il vostro amore si veda, si senta... risplenda, bruci tutto! Da quello vi riconosceranno... e vi seguiranno a legioni... popoli interi vi seguiranno... Per quello soltanto: l'amore! (Il Monsignore adesso con la fronte foggiata alla terra) E adesso levatevi. (Il Monsignore si alza, il Maitre lo abbraccia) Ora li chiamo. Ma voi non dovete dire chi sono. Da soli, dovranno riconoscermi. Chiss... (Va alla porta e l'apre) Entrate pure. (Entrano e guardano il Monsignore che a capo chino, disfatto e illuminato nello stesso tempo).
Il Monsignore - (sentendosi addosso quegli sguardi) Non la spia. E' il Maitre. E'... le grand Maitre.
Il Maitre - E adesso spero di non disturbarvi proprio pi. Resto, comunque, agli ordini. Non a-vrete che da chiamare, suonare... e io sar tra voi. (Fa un cenno di saluto ed esce).
Il Monsignore - (senza dir parola, si infila il soprabito, prende il cappello) Devo riprendere il viaggio...
Alessio - Ma il trattato... non s' concluso!
Il Monsignore - Concludetelo con loro... con lui (Stefano) se crederanno... (E fa per avviarsi),
Il Direttore - E ci lasciate... cos? Vi siamo dispiaciuti?
Il Monsignore - No, no... ma sono accadute tante cose... di cui non posso ancora parlare... lasciatemi andare...
Farrell - Ma qual , in fondo, il pensiero di Roma sulla nostra riunione, su voi? Ne abbiamo bisogno!
Il Monsignore - (supplichevole) Permettetemi di non esprimere nessun pensiero...
Stefano - Almeno un... sentimento!
Il Monsignore - Un sentimento... S! (Si ferma e si volge) Ho avuto l'impressione stando qui questo poco tempo... di essere ai tempi delle catacombe... (Animandosi, commuovendosi) Voi, voi siete l'anima, il cuore della Chiesa... voi che avete il dono di soffrire e di sperare... dunque di vedere! Non venite meno, voi! Non vacillate, voi! Coraggio, coraggio... perch siete voi che dovrete pagare per tutti! Restate uniti, saldi... Non scioglietevi, non uscite di qui... senza rivedere il Maitre... chiamatelo! Ascoltatelo! Mi raccomando... E' Roma che ve lo raccomanda... E pregate anche per me... Ne abbiamo tanto bisogno. Saluto... Benedico... (Col gesto della benedizione esce).
Stefano - Chiamiamolo subito, dunque!
Tutti - (meno Pedro) S, subito!
Il Direttore - (volgendosi ad Alessio e alla Straniera) Se voi volete uscire, uscite pure... ma se volete restare...
Alessio - Resto (La Straniera annuisce).
Il Direttore - (va al telefono, alza il ricevitore) Chiamatemi subito il Maitre... Che salga da noi, per cortesia. Ma subito, per favore. Lo aspettiamo tutti con grande impazienza. Grazie. (Depone il ricevitore) Manda immediatamente. (Tutti sono immobili, senza fiatare, in attesa che la porta si apra. Nel corridoio, dal 256 esce il Viaggiatore d'Oriente: vestito da viaggio esattamente come entrato all'inizio dell'azione; attraversa lentamente tutto il corridoio, si dirige verso l'ascensore e sembra aspettare che giunga. Intanto da un laterale un funzionario dell'albergo con galloni e distintivi, traversa, quasi correndo, il corridoio, saluta, incrociandolo, il Viaggiatore e va a bussare alla porta del 252). Avanti!
Il secondo Maitre - Desiderano?
Il Direttore - Avevamo chiesto del... Maitre.
Il secondo Maitre - S. Agli ordini.
Il Direttore - Del Maitre... in persona.
Il secondo Maitre - Sono io. Sono il solo Maitre dell'albergo. Perch, ne conoscono un altro?
Il Direttore - (guarda gli altri) Beh, s... ne conoscevamo un altro...
Il secondo Maitre - Allora deve esserci stato senza dubbio un errore, un equivoco. Vogliono che faccia chiarire subito?
Il Direttore - No, non importa. Credo sarebbe inutile...
Il secondo Maitre - Ma perch? Io posso in un momento...
Il Direttore - Deve essere stata colpa nostra...
Stefano - (commosso) E' stato senz'altro colpa nostra!
Farrell - S... colpa nostra.
Il secondo Maitre - (contraddetto, senza capire) Allora... Io...
Il Direttore - Ci scusiamo.
Il secondo Maitre - Non c' di che! Posso. (Il Direttore annuisce. Il secondo Maitre esce).
Stefano - (rompendo, dopo una pausa, quell'atmosfera di sgomento, un po' infantilmente) E che so? Dove sar? (Nel corridoio l'ascensore giunto in questo momento: si apre la porta, ne esce il Maitre che indossa un soprabito nero, il cappello e tiene infilato nel braccio un ombrello).
Il Viaggiatore - Siamo pronti?
Il Maitre - S, pronti... (Ma si avventura di qualche passo nel corridoio, si avvicina alla famosa camera e quasi davanti alla porta dice) Com'... sempre triste lasciare quelli a cui vogliamo bene e in fondo, ci vogliono bene... (Salutando con la mano) Ci si rivedr... Ci rivedremo... Ci rivedremo... (Rientra bruscamente nell'ascensore, e lo fa partire verso l'alto. L'ascensore s alza, luminoso; si sente con una musica arcana).
Farrell - Sentite? (Tutti ascoltano).
Pedro - Chi credete che fosse?
Stefano - Che m'importa saper chi veramente fosse! Qualcuno che era tra noi... e non l'abbiamo saputo vedere... sentire... Solamente troppo tardi ce ne siamo accorti. Questo mi importa...
Il Direttore - (a Pedro) Era spagnolo come voi Impetuoso e altero! conoscessimo... forse ricordate.
Stefano - Ignazio!
Hudson - Amore mio..
Il Direttore - Se lo avremmo riconosciuto!
Farrell - Era lui! Quegli occhi di fuoco!
Hudson - Noi l'abbiamo sentito parlare...
Il Direttore - Che vi ha detto?
Hudson - Insieme... incendieremo il mondo el fuego... Noi tre faremo un'altra storia cristiana... Ma uniti, uniti, insieme!
Il Direttore - (prendendo una decisione improvvisa) E allora prendetevi per mano... e precedenti. Noi vi verremo dietro. Camminate... Avanti (Hudson prende la veste buttata da Alessio su poltrona e se la mette attorno al braccio. I tre si avviano verso il proscenio seguiti dal Direttore e Pedro. Alessio fa qualche passo verso di loro, poi si ferma sulla porta. La ragazza straniera, invece, si avvia al seguito d Stefano).
FINE
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