VENEZIA CASANOVA
Atto unico
di
Andrea de Manincor
La scena, spoglia e quasi completamente squintata: la luce illumina appena una cassa , su cui sdraiato un uomo. La luce, tenue e gelidamente piombante su questuomo, comincia ad espandersi, sempre lasciando delle penombre inquietanti per lintera misura dello spazio scenico. Si cominciano allora ad intravedere sul fondo sedie e poltroncine accatastate, e sullassito, sparse disordinatamente, le carte della confessione casanoviana, la biacca, una parrucca e quanto occorra ad incipriarsi, o ad agghindarsi in teatro, secondo tradizione.
Luomo sciorina parole, sfarinate, deliranti, in una sorta di litania, e gesticola insensatamente con le mani.
CASANOVA: Ioho cento anniDi pi, di pimillemille ne hoLui giovaneAmatoRiama con forza di maschioil suo oggettola donnaNasceil vigore dalle sue membragiovanimani possentisapientiche cercanoil benemaggioresupremo benedamoreIo houn vecchio dmonetra le cosce avvizziteLuimi superaed ha un nomefamosoIl mio serpenteIl suo serpente tanto pi forte del mioOh vigore lotta impari cercatoredellonesto fruttodamore
Lui haocchi viviLa morteadombrai mieiocchivivii suoisuperbiarancoree tutto lorgogliodi un nome famosoche ionon possiedonon possiedoRancoresuperbiaastuziaUna volpe(ride, alla pronuncia del nome in greco) Kedrauna volpeLui hauna vitainteradi vittoriedavantiIosolo lamemoria di tanteillustri sciocchezzedi sconfittesulla via atrocedellesistenza (la voce compie una climax, sviluppandosi dal fiato ad un urlo pieno e lunghissimo) Casanovaaaaa!
Luomo cade pesantemente sullassito. Passano pochi istanti, durante i quali la luce sagoma e disegna meglio lo spazio circostante: di miseria, fatto questo spazio, una miseria e una povert per metafisiche, o comunque surreali, da teatro-cantina. Luomo si arpiona, si avvinghia alla cassa, tenta unimprobabile risalita, alla fine, spossato, cede e sappoggia con la schiena ad essa.
Casanova! E tuttauna disperazione, in quel nometutta una truffa, un latrocinio continuo. Cavaliere De Seingalt. Ah, ah ah! Cavaliere! Truffatore, giocatore dazzardopoeta, va! Pi onesto, sarebbe stato pi onestoma Cavaliere! Fregiarsi di un titolo che non gli sarebbe spettato maineanche lavessepagato col sangue rappreso, grasso ed acido delle sue sconce prodezze. Avventuriero di quartordine, Casanova!
Pausa. Lentamente volge il capo ad osservare tutto lo spazio decaduto, in una sorta di anamnesi di ci che lo circonda.
La mia stanzaa Duxnon so nemmeno dove sia finitaE la memoria, il cervello sfarinato che comincia a confondere e a vacillareVedo solovedo solo le rovine di un tempo che non mi appartiene piormai.
L, su quella poltrona, ho veduto per la prima volta il seno generoso dicome si chiamava? Aveva quel nomepiccolo nomeMa chi le vide il seno? Non iocerto non io E che faceva? CortigianaSera cortigiana(in una pausa di riflessione e realizzazione) Vecchio e matto! Gi! Spiego i miei pensieri al nullae questo nulla(volgendo il capo direttamente alla platea buia) e questo nullasta tutto in queste facceche non sonooh no! Non sono quelle della mia vitaperch la mia vitapassataha conosciuto i volti che inebriava la giovinezzache solleticava il piacereed il gioco sgovernavatrapassando il cuore di quei voltifacendo dispetti alla loro malinconiaValeva la pena dessere vissuta, quella vitaEd ionon lho vissuta.
E daccordo! Diamo al nulla questi quattro pensieri capovolti, scombinati dal tempoPoco ci divide dalla morteDiventeranno la menzogna sincera della memoriache non pi.
Mentre luilui ancora giovanela vita davanti..fatta di sfrontate certezzeLui possiedela massiccia corporatura degli deiLui non ha bisogno di confessarsigiustificarsi, no! Non ha memoria, ancoraLanimo suo pulito, chiaro e libero da ogni malafedecarpita allipocrisia degli uomini tutto istinto, furore primigenio, potenza, ardore
Pausa
Ma dove sono? Se questa non la miabella stanzadove sonoQueste cartecosa(raccoglie un foglio da terra e legge)
"Io sononato da questo matrimonioil 2 AprileMillesettecentoventicin
que".
Pausa. Luomo sfiora le labbra con una mano, e con la stessa fa velo prima sugli occhi, poi sullintero viso.
Ma perch? Che cera bisogno diPerch ha avuto bisogno didi confessare la propria memoriaLui giovanetanto pi giovane (Riprende a leggere) "Gaetano Giuseppe Giacomo abbandon la famigliaconquistato dalle grazie di unattriceDecise di guadagnarsi la vita a partito le sue doti personaliSi un a VeneziaVeneziaad una compagnia di commedianti che recitavano al Teatro SanDi fronte alla casain cui aveva preso alloggioabitava un calzolaiocon la moglie (in un piacevole sussurro) Marziae lunica figlia, la sedicenne ZanettaIl nome Zanettasenzaltro ZanettaIl giovane commediante si innamor di leiLa indusse a lasciarsi rapire(ora, senza pi leggere, dichiara scanditamente e con puntualit, senza pi alcuna incertezza) Io nacqui da questo matrimonio..
Poi, nuovamente come colto da un malore, che , pi che fisico, psichico, generato dallanima
Ahhhh! Io no! Io noIo non sonoio sono nato senza avventurealle spalleil mio avvenireIl mio avvenire era segnato dalla professione di mia madre Puttana!
La mia vitanon ha limportanza degli deiIo non sono nato in quellannoIo ho secoliE tutta dispersa, in pochi rivoli di banalit, la mia esistenza!
Questa opera suaCasanovaDove sei? Dove sei tugiovane portento della naturaDove sei? Difendimi se vuoi che ti difenda, preserva la mia anima intattaFra di noi esistequel maleficiolo zolfo del demonio e il fiato storto di una vecchia strega lhanno creato, seppellendolo fra noi, per sempreCasanova!
Chi nato nel Mille setteVentiCinque? Chi? Non io, non io! Chi ha scritto qui? Chi ha imbrattato le carte con questo inchiostrofalso inchiostro?
(Pausa. Ora porta la stessa mano, con la quale prima aveva fatto velo al viso, ai capelli)
I miei capellisono diventati radie bruttihanno il biancore irriverente della vecchiaiaci fu un tempo, in cuiMa i suoi! I suoi capelliIl mio giovane portento si lascia sempre pettinare i bei capellii bei capelli giovanigiovani come la sua carnegiovani come la sua esperienzaha conosciuto da poco lamoreBettinaBettinaIl suo amore si chiama BettinaIl suosi chiama BettinaLhai scritto qui, amico? Hai rivelato il nome della tua dolce, sorprendente innamorata qui? Hai lasciato alle carte qualcosa di lei?Come hai potuto lasciare qualcosadi lei?
Faticosamente si alza, si riaccomoda sulla cassa
Sei ancoracos giovanee gi pensi a raggelare cos la vitacon la penna
Inizia a leggere
Bettina prese a cuorecon tanto scrupolo i miei capelliveniva a pettinarmi tutti i giornie spesso lo faceva prima che mi alzassi
Abbandona il foglio; a quel punto, la voce nuovamente assume una sicurezza di toni e colori, rivelando una sorta di dicotoma fra lanziano Casanova e il giovane Casanova, di cui il vecchio rammemora le gesta. Questo gioco durer, sempre pi sviluppato in volute inquietanti, per buona parte dello spettacolo. Appare una donna, sempre la stessa dora innanzi, a rappresentare le femmine possedute in giovent dallavventuriero Casanova
Mi lavava il viso, il collo, il petto; mi faceva carezze infantili che giudicavo innocenti, e mi facevano andare in collera con me stesso, perch mi turbavano.
Mi diceva che avevo la pelle lisciapensavo che non potesse amarmi con maliziala pelle lisciail solletico mi costringeva a ritirarmi, irritato con me stesso perch non osavo ricambiare le sue carezzeMi dava baci dolcissimi, mi chiamavail suo caro bambino.
La figura femminile si avvicina a questo punto a Casanova, rimanendone per scostata, alle spalle
Il suo caro bambino Una mattinadopo avermi pettinatomi disse che doveva provarmi delle calzebianchefatte da leiMentre le infilavadisse cheavevo le cosce sporchesaccinse a lavarmele!
Pausa. Il vecchio lascia cadere atterrito, impietrito, il foglio
Come ho conservata, fina, la sua memoria! Come conosco bene il suo recente passato! Parlo con la sua voce, sento con le sue orecchiesentocon le sue gambeChe dono questoCon chi mi sono compromesso? Il piacevole strisciare delle mani di donna su queste cosceavvizzitesenza ritegnoio lo sentoqueste cosce punitedallacida vecchiaia
Io la lascio faresenza prevedere chesucceda. Bettinala sua curiosit..la sua curiositmi procura un piacere cos vivocos vivoche cessacessa solo quando ha raggiunto(Pausa) Ahhh! Il peccatore torna a camminare i sentieri del peccato! La mia carnesquallidasi inebria perversa alle gioie di un vigore che non il mioche non mi appartieneun vigore che in luicrescecrescerperch in fioreed io inveceio! La mia professione quella della fede, la mia professioneHo portato sempre la croce, io, su questo cuoreLa mia vita fu quella dei grandi predicatoriAmmassai folle che bevevano le mie parole, perch paroletoccate dalla fede!
Ora che son vecchio, il peccato sale di nuovo alla lingua, la mia bocca evoca un nome censurabile, si riempie del fiele fetido del libertinaggioPerch mi ricordo quel nomePerch mi ricordo il nome?
Casanova! Casanova! Quante volte ci siamo incontrati? La tua strada ha incrociato la mia, ed io ho difeso il mio signore dalle tue funeste insidieMa se in questo nulla ha un senso rivolgerti una vocese queste parolenude parole damorese queste parole furono toccate dalla tua sconcia stregoneria di demoniolascia che io trascorra lontano dalle secche del peccato i miei ultimi giornile mie ultime oree quellinnocenzaquellinnocenza che viveha vissutono, vive ancora attraverso queste cartee le rischiaraquellinnocenza lasciala intattalascialainnocenza.
Lo senti? Lo senti fremere, innocente, per quel suo giovane amore? Non os pretendere di pi, pi di quanto non pretendesse la sua innocenzaBettinaBettina, tu te ne vai nella memoriadei giorni pi bellii pi bellii pi belli
La figura femminile continua a rimanere in scena, immobile
Oh nonon te ne andareBettinaLuciaLucia?(convincendosene) Bettina, Bettina! Si chiama Bettiname lha confidato, lui me lha confidato, il nome del suo unico amore me lha confidato luiPerch di questa carne, indecente carne dabate, ha fiducia lui! Ha fiducia! Si chiama Bettina, eh s! Lho deve avere scritto ancora, quel piccolo nomecos mi crederannomi crederanno le facce di questo tempo smarritoHanno tutti stentato, sempre, a credere alle mie paroleparole dabateLho deve avere scritto ancora, qui! (raccoglie ancora un foglio) Luci! Lucia! Dappertutto! Allorail mio giovane amico ha gi tradito il pi giovane dei cuori? Oraquel cuore seccoquel cuore seccoil libertino Casanovaha gi messo il carro del peccato sulla sua strada? (Pausa)
Abluzioni, amico!Sacre abluzioni!Ci vogliono sacre abluzioniTu es pulvis et in pulvem reverteris. Questa Lucia certo creatura sconciaavida creaturadel peccato! Va dilavata la carta imbrattata dalla penna del sacrilegio, dalla blasfema corruttrice di quell' ereticoLui, certo, luiguida la tua manoperch guida il tuo pensieroed io ho da difenderti
Pausa. Un duplice riconoscimento avviene da parte di Casanova: innanzitutto, della purezza quasi virginale di Lucia, giovane e innocente creatura, ancora non posseduta dal seduttore, nei primi anni dellapprendistato libertino si pu pensare che ne recuperi, tra i fogli, un ritratto -; in seconda battuta, del fatto che tutto ci che viene ricordando sia capitato a lui stesso, o che comunque con lui abbia a che fare, simbioticamente
Questa creaturaquesta creaturaoh, lei! Ha innamorato il mio signorecos candidamentee leicos candidamente..la pelle di alabastrolebano dei capelligli occhi neri(rispuntando lanima nera della rimozione) pieni di fuocofuoco dinferno, fuocodi candore, col grazioso disordine della capigliatura, e una camicettauna gonna corta che lasciava scorgere una gamba ben fatta e un piedino delizioso.
La donna si avvicina e si offre con il piede a Casanova, che comincia a suggerle lalluce del piede
Quando tha incontrata? Quando(Pausa) Annie annie anni fa! Secolimontagne di secolia PaisanoSpesso, trovandomi le sue guance a due dita dalla bocca, sentivo il desiderio di coprirla di baciNon ne potevo pi, ad ogni istante sentivo crescere lardore che mi divorava!
No, non si pu fare, Lucia! No, non si pu fare, Lucia! Non puoi corrompertiperderti cos, nonon puoi! Giovanesei giovaneVedi, per te ho gli occhi umidi di lacrimeah ah ah! Che falsitperSi scopr ella, per asciugarmelie con quel gestosembrava volermi confessare
In una sorta, ora, di palpitazione orgasmica
" Mio caro abate, se lamore un tormento per lei me ne dispiace, ma mai possibile che lei sia nato per non amare?" Lucia, abbandona ai miei baci ardenti la tua bocca divina!
Casanova bacia il nulla, mentre la figura femminile si allontana, verso le sedie accatastate sul fondo scena
Bocca divinabocca di peccatosaliva e materia del suo cuoreD, bello? E bello questo giovane che ti ha sgovernato i sensi? Lucia, bello!Ziogarziogar ancorParla, s, dimmidimmi che bello; bacia le sue labbrabacia il suo pettodenuda il tuooh, ma solo per svelare lanimo, il cuoreun cuore a nudo pi bellobello e innocenteinnocenteche scena perfetta!me la vedoil mio signore un giovane dai modi delicati, e dai tempi sincroni
Raccoglie da terra un po di cipria da teatro e con essa si imbiacca il viso e le mani
Che dolci mascherateche squisiti travestimentiil mio signore, giovane attoreviaggia senza requieed bello seguirlo per lEuropa: lItalia, Roma, NapoliParigi, Costantinopolila FranciaE una cosauna cosache lanima ci si inebria, in questa cosaHa lo spirito dei conquistatori, dei Matamoros della scenalui tutto ci che io non sono stato maiNiente sfiorisce tra le sue mani delicatedelicateTocca la pelle di seta di giovani corpi, come il suone nasce una musicauna musicadi candore inviolato
Pausa. Si rivolge alla figura seduta presso le sedie
Vero, Nanette, vero Marton? La sua carne vergineVero, Lucreziacom la sua carne vergine?Ripetetelo, ripetetelo! Ora, me lavete sussurrato, ora! Ve ne siete gi scordate? Come avete potutocome avetenon potete, non potete!Ah no, no! Ioson troppo violento, io! Io sonoun essere abbietto! Io non ho conoscenza delle tremule sensazioni femminili, io! Perdonatemi, perdonatemi! A lettoa letto!Con la candela spentaE voltatemi le spalle
Inizierebbe ora una minuta descrizione delle prodezze del giovane Casanova, iniziato ai misteri damore dalle donne evocate, se non fosse che questa descrizione si perde in ambiguit sintattiche, in incertezze della voce, in fremiti di incredulit, che esplodono in un orgasmo di risa finale e sbertulante
E a casorivolsi le primi attenzionia colei che stavadestra, stavanon sapendo seNanetteMartonLucreziaBellinoBettinatravestita dacastrato
Bellinoe le sue sorelleah ah ahle sue sorelleTutta rannicchiatetutte avvolte nella solacamicia da notteah ah ahLa misile misiin condizionedizionidi dichiararsiconfessarsivintevinta, una vintadi convincersi chela cosa migliore chepotesse fare eracontinuasse cio a far finta di dormireIntesaperfimperfetRaggiunsi laFelice di avergoduto il piacere.il doloregoduto il dolorelasciai la miavittiOffrii alla sorelgemellagemelleOffrii un tribuun tribu.ah ah ahtotribdel mio ardoredolorepiacereI primi approccii primicome se avessi paura disbagliasvegliaree sbagliar I sensi! I sensicominciai ad eccieccitecciverginelverginelleno, no! Tutte e due verginelcedettecedettiallaal pienah ah ahdel sentimento che sagitavasagitavaabbracciaiah ah ahabbracci mecon frenesiami abbracciah ah ahnel momento dellacrisimi copr diingiurieah ah ahmacchbacimi coprdi baciah ah ahe lamoreconfusele nostreah ah ahanimeah ah ahle confuse eccomein ununicaah ah ahvolutaah ah ahvoluttah ah ah
Giunto come ebbro alle ultime battute, Casanova sfoga questubriacatura dei sensi e della propria stessa incredulit in un riso lungo ed epocale
Euna pienache traboccaLanima colma di ogni suo piccolo sentimentoIo non credo a una sola parola di tutta questafolliaMa lui trasfuso completamente in me, completamente! La mia carne si muove comandata da un cuore non mio! A luiqualcuno ha insegnato ad amarenon io certo! Come avrei potuto io? Ho come un nodo qua, alla golaunangoscia anticauna tentazione alle lacrimeNon mi ricordo il suo nomeNon mi ricordo il suo nomeil nome del mio giovane padronenon lo ricordo! (Raccoglie nuovamente una delle carte)
Quiho scritto iola mia scritturasi contorta tutta, quiMi ha dettato luiSforzati, vecchio pazzo, sforzati! Quando lhai scritto, quando? E tua questa mano, guarda, malferma, insicuraEcco perchecco perchio rammento tuttotuttotutto di luiMa non ne conosco il nome! Non lo conosco! E di nuovo lontano lui! Il suo genio lha portato nei teatri dEuropa.
Principi, la nobilt tutta si spezzano le mani, ad applaudirne labilit, la maestra infinita! Giocolieregiocolierefunambolo dellanimaOh giovane dio della farsa e del travestimento! Come vorrei essere ancora con tecon tedocile servonon costretto, quinon costretto da un luogo e da un tempo irriconoscibiliTaccompagni la fede, sempre!
Ma chi gli ha insegnato ad amare, vorrei saperlo! E cos? E in che anno siamo? Che anno mai questo?
Pausa, poi
Certo, lanno della mia suprema disgraziadella vergogna ingiuriosalanno della perdita dei sensidellinfiacchimento sovranolannodella mortedi un gelo e di un soffio appena, che chiude i battenti della portae lascia la vitafuori del caloredomestico e selvaticoHo cosgrande desideriodi piangere tutte le lacrime che non ho mai piantosono io, che ho scritto quidella vita altruicancellando la mia?
Sono vittima dellincantesimo di un mago(ridendosela, come imbonitore di piazza)
Linventore dei giochi della nobile societ parigina! Casanova! Sempre lui.
Iomi ricordosolo quel nome! Come se non ne conoscessi altri! E non ne ho altri, nella mia boccaIocome mi chiamo, io? Possibile che ionon abbianon abbia avuto un nomemai? O ancheuna cifraun segno per un passato che non fosse solamente la servite lossequio impostoreipocritalossequio al giovane attore?
E queste cartesono forse sicuroche siano daltri lanimo, la mente che lhanno pensateo non miomio il frutto spropositato di questo ricordo?
Una vitache non la miao statamiaper un attimo!
Midigoche voratornara ciarlar una lenguache la sia queladel mi paesedela zente miadela mia it
Un luogo oscuroimpressionato nella menteun ziogo de periculoinsinuato per sempre nel cuoreE topi, vedograndi come cattedralicome la Santa cattedrale di San Marcoe lodore fetido delle prigionie di quellodore ho ribrezzo, e di quel fetore ho paurae poi labbandonoun tremolo infinito di luci e ombreun baluginare doro zecchino sullo sciabordare dellacqueacquee vedo una donnache mi sconforta per sempre il destinouna donna con una nome piccoloun nome piccoloBettinaHenriettestranieraun ragionare e un amarsi attraverso corpi che ragionanoa quel punto la mente non separata dal cuoree i corpi si fanno una parola sola, si fondonoe parlanodialogano, i corpila carne dialoga loquace nella sola lingua che conosce, nella sola, grassa parola consentitadellamoreE che gran tentazione di piangereChe lacrime impertinentiRigano il suo voltoHenrietteCreatura mianon piangereSlacerato il cuore, non ti resterebbe granchAnima miaVita mia
Direttamente al pubblico
Voglio tornare in Europa! Signore, giovane portento, riprendimi con te! Voglio tornare in Europa, voglio apprendere la divina arte dellamore e dellingannoche resto a fare qui? E tuttoombra, quiVoglio travestire il mio volto avvizzitovoglio sonare le campane sul palcoscenico, voglio un teatro e una mascheravoglio la biacca degli antichi attorivoglio la musica e il canto dei castratiVoglio scrivere per le sceneE trionfaree vivere riccoe morire immortale! Morire immortale!
Echenon voglio morireE mi fa paura , la morte! E mi fan paura, le carni dei vecchi! E mi fan tremare i capelli bianchi!
Voglio il nome del diavolo! Voglio il nome di Casanova!
Lo scrosciare degli applausio i silenzi delle stanze dove si consumano giochi di coppiela lussuria! La lussuria! Voglio abbandonarmi al peccatoioche avevo decisodi votare alla castitla mia vitaHenriette!
La figura femminile si riavvicina, ora con una grazia tutta materna e particolare, commossa, alla ricerca di un vero contatto con luomo
Henriette! Perch sentoche non sono lunico a morire? E come se morissemorisserocon mele passioni di mille vitedi nobili cittin un fuoco che grandee non lascia scampoHenriette! Sai?Non veroA te lo posso direA teNon fu eroica la mia fuga dallo stento delle prigioniApprofittaicome sempreapprofittaie mi vantaidellinettitudine degli uominidella loro innata corruttibilitIl cuore degli uomini uno sforzo continuo a compiere il maleQuanto male, quanto male!Fossi marcito, laggi!
Non avrei lasciato traccia alcuna di questesistenzamiserasenzavventurecolma di imprese flaccide e irriverentipeccatricispesa a rincorrere la mia stessa solitudinecome una mta!
La donna gli si accosta in qualche modo donandoglisi, e Casanova ne cerca il tenerissimo abbraccio
Henriette! Io non ho mai saputo che fossela lascivia! Ma ho ingannato la mia stessa ingenuitIl male peggiorelho commesso abbandonando il mio cuore puro allipocrisia altruiperch ne facessero pasto, un sorbetto per un pranzo ingordo, insaziabileMi son preso gioco di me stesso, Henriette!HenrietteE perch conosco il tuo nome?Sono sparite gi le altre, dalla memoriale donne che si chiamavanosi chiamavanoNon so comeIl mio giovane signore ha avuto sul suo cuore lanimo delle donneson scritti qui, i loro nomiBaster che io li legga, vero Henriette?E la memoria torner a galoppare giorni di gloriadella sua gloriadella mia gloria
Si riappropria dei fogli, e come in unossessione, vi legge solamente
Io sono natoMillesettecentoventicinque
Ripete questo, sempre pi concitatamente, 5 o 6 volte; infine, non trovando scritto altro sulle carte, urla, disfatto
Vattene! Vattene Ma che anno questo? Ed ioio ho peccato al punto daver smarrito la testa nelle confessioni altrui?
Io non sono nato nel 1725!
Ionon lo so, ioio non sogli annigli anni, quanti sianosu queste spalle...non lo soVattene demonio! Vattene! O fatti riconoscere, se la mia anima quella che cerchi, per scaraventarla allInferno! Io sono un gran credenteE certo tu fosti inviata perch la perdessi, lanimaed il fuoco eterno mi raggelasse in un impeto di furia estrema! Perch il calore diverrebbe ghiaccio e rancore insopportabile per lInferno stesso!
DovNonna!Cara nonninaDove seisono cos vecchio, che tho persa nei secoliMarzianonnavita dolce, mi educasti al benedove seiDov la mia stanzai miei giochiBei zioghiLEuropa nienteniente di fronte a VeneziaUtero VeneziaBaluginare di luciOmbreSciabordare dacquetremolo dombrescivolare di lucioro zecchinoazzurro intensosacri misteri di San Marcoed ambrosiavino e nettare degli deicom infelice la vita degli uomini, al crepuscoloE quando lalba non sorge piVeneziasogno lungamente sognatola cullala culla
La donna si fa dolce e piangente, e culla il vecchio Casanova, ma con un desiderio nei movimenti, come se stesse fremendo sotto carezze dolcissime
Son stato buon cristiano, iocredentesempreanche nellassassinioHo inventato solo qualche sollazzo per gli sciocchiIo mi chiamo GiacomoEcco, il mio nomenel punto della morte, quando tutto, tuttola coscienza degli uomini del tempo che vissitutto alla fineMa non mi fa paura la morteMi chiamo Giacomo, VeneziaPartito che ero bambinoavevo il sussurro fresco dellla vitami chiamo GiacomoVolevo amare il mondonon gli volevo fare male alcuno, al mondomi chiamo Giacomoabbandonai la mia citt, Venezia.per seguire un giovane portentoil suo nomeora ricordo il suo nomeSogno, il suo nomeil giovane lo portava con disinvoltura, questo nomeSognoIo mi chiamo GiacomoE di cognome faccioHo ingannato la fedeprofessai la truffami congiunsi con la lussuriadirettamentemi chiamo Giacomomi deliziai agli inganniGiovani italiane, vecchie parigine.Io mi chiamo Giacomoho professato
la maschera e il travestimentoavventurierofilosofoe cavaliereDe Seingla cabalacontinuo a chiamare Giacomo la mia personaMa di cognome faccioLa mia vecchia servami bruci le cartevi scorse il peccatoVenezia, tienimi stretto fra i brivididi un geloLe sentono, l, le parole di un pazzo? Sono vecchio e mi chiamo GiacomoDi cognome faccioIl gelo, Dio mio, il geloFai allamore, Venezia, con mech non lho mai fattotra gli sfilacci delle cupolele colonne ridentile travi solitarie delle casele calli sconce e festantisplendidearrossite dal solecome il volto di sale ed argilla delle donnee i loro cuori di marmo...I cuoriI cuoriMi chiamo Giacomo e di cognome faccioDi cognome faccio Guarda,Venezia.Henriette guardaLuciaBettinaGuardaFaccioFaccio
Di cognomeFaccio
I
Sale una musica, una sonatina del Galuppi, prima distinta, poi in combinazione con un vociare confuso, cannoneggiamenti, note dalla Marsigliese: la fine di unepoca
Sparanoe cantano finito il mondo degli inganni e dei travestimentisparano per lui e per meMa il cuoredegliuominisemprecorrottorimarrDi cognome faccioCasanAiutamichiamala miaservaAiutamie bruciami tuttotuttoma non il cognomeCasanonon il cognomeCasanoIl cognome
La musica si fa inesorabile, scrosciante, con i rumori, e gli spari. La donna abbandona il corpo, prende la parrucca, la pone sul capo delluomo, ne imbiacca il viso, ad invecchiarne i lineamenti, si abbassano le luci e cala la tela.
CASANOVA, una nota.
Il secolo dei lumi fece, probabilmente, una scoperta epocale: quella della morte.
La lascivia, a cui molti intellettuali, spiriti illuminati del proprio tempo, si abbandonarono, uomini colti, trascinati spesso in un turbinio libertino e sfrontato senza regole e senza precedenti, questa lascivia, ebbene, sembr essere un antidoto naturale ad un senso di finitudine, che per la prima volta nella storia delluomo si sentiva incommensurabile, pur nella meraviglia e nello stupore generali per le straordinarie scoperte scientifiche, per la compilazione dellEnciclopedie di Diderot ed accoliti: un senso di finitudine che si contrapponeva in maniera filosoficamente contraddittoria ad unepoca sfacciatamente ottimistica.
Casanova, dalle "Memoires" - pi precisamente, "Histoire de ma Vie" - alle riuscite ricerche biografiche, anche recenti, risulta vivere profondamente il proprio secolo, anche in questa unicissima e sostanziale contraddizione.
Lo spirito libertino, che gli consente di passare felicemente, e facilmente, da una carriera allaltra, e da un letto allaltro, senzaltro cifra di una determinazione, di una volont allinseguimento del tempo che fugge e sfugge pericolosamente di mano.
La rivoluzione francese e il tempo dei grandi stravolgimenti sono giunti: le stanze dei nobili, quelle stesse dove si consumarono i pi giocosi tradimenti, dove si compirono le efferatezze peggiori con in bocca il sorriso, si son tinte di un sangue, le cui macchie rimarranno incancellabili, indelebili - come la mano di Lady Macbeth dopo il delitto.
Il profumo della morte, e di quel sangue che segno inesorabile della fine di un mondo in cui tutto era permesso, solo che si possedessero i mezzi, quel profumo che obbliga luomo alla risoluzione estrema, al redde rationem con se stesso e il proprio passato, si propone come spunto iniziale di questatto unico, dove i piani di lettura si triplicano:
1- da un lato, Casanova rantola le proprie ultime ore, snocciolando pezzi della memoria che si sta slacerando, confondendo i nomi, o eguagliandoli tutti, nonostante limponente opera di (ri)scrittura del passato;
2- da un altro lato, egli stesso si frantuma in tre persone (il Casanova che , anziano, quello che fu, giovane, e quello "dannato", vero e proprio tramite fra i primi due), in una impossibilit a ricomporsi, essendo la coscienza colma delle bugie, che un tempo furono giocose ma ora son divenute insopportabile peso per lanima.
3- infine, laspetto onirico, di sogno prefunebre, prende forza e concretezza di immagine, attraverso un attore (Renato Perina), che si mostra assai pi giovane del Casanova maturo, giunto a un passo dalla fine, ma proprio questo aumenta la distanza e la frattura dalla verit - verit frutto della penna di Casanova, si badi -
delle carte e delle memorie.
Il monologo diventa loccasione di unassolutamente immaginaria, e immaginata, confessione di Casanova, che nellincubo si vede come fu, forse nel momento del massimo splendore e vigore fisici, ma anche nel momento di massimo compimento del peccato, avvertendo dessere ad un niente dalle tenebre.
Venezia estranea al testo sino alla fine, Quando invece Casanova se ne riappropria, chiamandola "utero", volendone usare il corpo in un supremo atto damore, in unimpossibile, e incestuoso, amplesso, che una sorta di regressum alla nicchia materna, in una volont di sparizione ed annullamento e, allo stesso tempo, di rinascita e rinnovamento.
Al di fuori dellincubo, finisce unepoca, si ode il bombire dei cannoni, un vociare confuso e fastidioso per chi, come Casanova, lontano da Venezia, lontano dalla natalit, si travest e gioc, come altri, forse un po troppo con la vita, e fu spettatore e attore del gran teatro ilare degli inganni, su cui doveva miseramente e tragicamente calare un sipario lungo decine danni, colorato col sangue.
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