Ventiquattr’ore di un uomo qualunque

VENTIQUATTRORE

DI UN UOMO QUALUNQUE

Commedia in tre atti

di ERNESTO GRASSI

PERSONAGGI

ALBERTO CIMMINO

LISA CARDON

EMILIA CIMMINO

CINQUE

ETTORE LORIS

IL CAVALIERE

IL COMMENDATORE

PANICO

NINI'

MARCELLA

GUIDO LAURI

MIRELLA MARI

LA SIGNORA LOMONACO

ELVIRA

L'UFFICIALE GIUDIZIARIO

PALMIERI

LA DATTILOGRAFA

UN CAMERIERE

ATTO PRIMO

La scena rappresenta un ufficio. Porte in fondo, a destra e a sinistra della scena. Un tavolino con macchina da scrivere. Un tavolino pi importante a sinistra della scena: quello dei cavaliere-, il capo ufficio. Sulla parete in fondo, un calendario con la grande cifra in rosso: il 27 settembre, di buon mattino. All'aprirsi del sipario, la scena vuota. Cimmino entra dal fondo, sospende il cappello all'attaccapanni, si cambia di giacca, depone sul tavolo l'involtino della colazione. Poi siede allo scrittoio, estrae dal tiretto un pacchetto di lettere. Ne scorre qualcuna e sospira. Infine depone il pacchetto, tira fuori un asciugamani e un portasapone in celluloide, si alza ed esce dalla destra. Panico, l'usciere, entra dalla sinistra, senza giacca, e comincia a spolverare gli scrittoi, pensieroso.

Panico - E questo un altro ventisette... (Smette di spolverare) S, sto fresco, oggi... (Facendo i conti con le dita sul naso) In primis, tremila lire al vinaio... Se non fosse per un dito di vino... Andiamo avanti: mille lire per la rata a quello della tela di famiglia, e sono quattromila. Poi: duemila, pi e non meno, per la bolletta del gas, e sono seimila. Ed finita:1 Non finita! Le scarpette nuove a quelle povere creature... S, s, sto fresco... Servo suo, signor Cimmino...

Cimmino - ( entrato, silenziosamente, dalla destra) Che cosa dici? Parli solo? Brontoli sempre... Brontoli sempre... Sei talmente chiacchierone che attacchi dei bottoni a te stesso.

Panico - Altro che bottoni, signor Cimmino! Altro che bottoni! Sono chiodi!

Cimmino - Che chiodi?

Panico - Quelli di fine mese.

Cimmino - Male, caro Panico! Male! Disordine! Megalomana! Bisogna misurare le proprie forze. Tanto si pu spendere e non un soldo di pi! Io, come faccio a campare? Come me la sbrigo, io?

Panico - Lei? Bella forza! Lei un signor...

Cimmino - Un signore? Sono un signore? Ecco qua, ci siamo. Le solite parole a vanvera. Panico, ascoltami bene. Io sono un contabile di ruolo con funzioni di vice-capo ufficio, ed ho uno stipendio di quarantaquattromila lire. Aggiungi la scala mobile e tira i conti. Ho moglie e una figlia. Eppure ce la spunto! E perch ce la spunto? Perch ho la testa sul collo! Questa gente, qui dentro. Si meraviglia che io non ho debiti. Non c' da meravigliarsi. Basta essere sobri e presenti a s stessi. Basta non perdere la testa.

Panico - Signor Cimmino, signor Cimmino... Mettiamoci nei panni degli altri... Vorrei vederlo, io, con ventisettemila lire al mese, tirar su cinque figli... Cinque... Come le canne dell'organo... Come le dita della mano... ho un bell'essere presente a s stesso... .

Cimmino - Panico, una pura questione di metodo. Vedi? (Gli indica il calendario) Guarda il calendario, 27 settembre 1955: io ho ancora quattrocento lire in tasca. (Mostra dei biglietti in un portadanaro di metallo).

Panico - (sbalordito) No!

Cimmino - S, caro! Se tutta questa gente campasse come campo io, se tutti costoro (indica gli scrittoi) che sono indebitati fino agli occhi, il giorno ventisette consegnassero la busta dello stipendio alla moglie, non farebbero le cattive figure che fanno...

Panico - Giusto. Una bella idea. Io voglio proprio consegnare i soldi a mia moglie... Quella sa cosa fa? Lo sa, lei?

Cimmino - Cosa fa... Cosa fa... Se li distribuisce per tutto il mese, giorno per giorno...

Panico - Va al bancolotto all'angolo di Spacca-napoli e se li gioca su tre numeri! Ecco cosa fa!...

Cimmino - Esagerazione! Illazione gratuita! Le madri di famiglia sono sensate e morigerate! La verit un'altra: la verit che fate il passo pi lungo della gamba! E non soltanto voialtri subalterni! Anche il personale cos detto di concetto! Anche i miei colleghi! Ma se pensi soltanto al loro modo di stare in ufficio! Anarchia mentale... Paranoia superba... Io domando e dico: Domineddio vi ha messi al mondo per protocollare verbali? E protocollate verbali! No. Devono fare gli estrosi, i poeti, i dongiovanni... Senz'ordine, senza metodo... Trovane uno, uno solo, che rispetti l'orario, qua dentro... Palmieri, vedi, non venuto ancora! La ragazza, niente! A quest'ora, si star truccando allo specchio! Non parliamo poi di quell'altro, l, di quella marionetta... Cinque... E gli vuoi dar torto, a quel pover'uomo del cavaliere? (Indica il tavolo del cavaliere) E guarda me: sono in ufficio tre quarti d'ora prima. Mi levo alle sette in punto, ogni mattina. Mi preparo, mi faccio la barba, d il miglio al canarino, ogni mattina, cronometricamente alla stessa ora. Mia moglie macina il caff; io ripulisco la gabbia a Pasqualino - si chiama Pasqualino - e la signorina dirimpetto suona Sogno d'amore. La conosci, Sogno d'amore? Non la conosci. E' una romanza di Liszt. La sento ogni mattina, da venti anni. Poi mi vesto con tutto il mio comodo, prendo il pacchetto della colazione e vengo in ufficio. Vedi? (Mostra a Panico il pacchetto della colazione) Una frittatina di due uova e sono a posto. (Deponendo l'involto) Addio Palmieri. (E' entrato Palmieri).

Palmieri - (sospendendo il cappello all'attaccapanni) Salute e bene.

Panico - Servo suo, signor Palmieri.

Cimmino - Anzi, vedi, adesso mi rado ogni giorno. Guarda un po' qui: che bella faccia liscia...

Palmieri - (avvicinandosi al collega) Gi. Me ne sono accorto. Da qualche tempo, non so, ti trovo cambiato... Mi sembri un altro...

Panico - Buona giornata, signori... Beati voi... (Esce dalla destra).

Cimmino - No, nulla... Non nulla... (Guardando l'orologio) Che ora ?

Palmieri - Le nove meno un quarto.

Cimmino - Strano... Stamattina non ho caricato l'orologio... No, non c' nulla, Palmieri... Nulla di nuovo...

Palmieri - Nulla, nulla!... Sono chiacchiere! Sei diventato elegante... Ti radi ogni giorno...

Cimmino - Be'?

Palmieri - Qualche cosa c' sotto, caro mio! Hai dei segreti per un amico come me!... Eh, non bello!... Eppure, vedi, io credo di aver capito.

Cimmino - Avanti, di', sentiamo: che cosa hai capito?

Palmieri - Quelle lettere... Le lettere che conservi nel cassetto... Non negare! Me ne hai parlato tu stesso, per quel bisogno irresistibile di confidarsi a qualcuno che hanno tutti gli uomini innamorati... L'amante, eh? Ci siamo fatta l'amante...

Cimmino - Ma che amante!... Non dire stupidaggini... Volesse Iddio!

Palmieri - Tu vieni presto in ufficio per rileggerti quelle lettere... Mi credi? Io vengo pi presto per godermi la scena...

Cimmino - Che vuoi farci? E' la vita...

Palmieri - Ieri mattina eri seduto l, vedi. Leggevi e t'agitavi. Io sono entrato e non te ne sei nemmeno accorto. Cimmino, mi credi? Eri grande...

Cimmino - S, s, rileggo quelle lettere... Le rileggo come i capitoli d'un romanzo...

Palmieri - E l, sempre nel famoso cassetto, conservi un paio di guanti e una boccettina d'acqua di Colonia...

Cimmino - (scattando, quasi senza ragione) Ma perch spiare? Perch frugare nell'anima degli altri? E' come un furto, sai? E' il furto dell'intimit!

Palmieri - Va bene, adesso non pigliarla sul tragico... Non ti controlli pi, questa la verit... Avanti, confessa... Tu aspetti qualcuno... Tu aspetti qualcuno ogni giorno... Zitto! Credo di aver capito! Dev'essere quell'amore antico... quell'amore antico di cui mi parlasti... (Cimmino abbassa la testa) Lo vedi? Prima le dici, le cose, e poi te ne penti...

Cimmino - (lasciandosi andare) Un sogno... Che vuoi farci? A questa et... Ma stata la prima... La prima e l'ultima... Aveva l'alito d'un fiore...

Palmieri - Cimmino, io non ti riconosco pi. Sei una persona seria, sei un modello di equilibrio, e quando parli di quello sciocco romanzetto perdi la tramontana...

Cimmino - Il primo amore. Abitavamo nello stesso caseggiato, laggi nel Rione Ferrovieri... Strano... Le Ferrovie dello Stato hanno avuto sempre una curiosa interferenza nella mia vita... Suo padre era segretario di seconda classe alla Trazione; mio padre capo-stazione aggiunto a Mergellina. Io e lei recitavamo insieme alla Filodrammatica dei Ferrovieri, e il circolo si chiamava L'Ideale ... Una sera, ricordo, abbiamo dato Una partita a scacchi... Piangeva sai? Piangeva davvero... Perch, paggio Fernando, mi guardi e non favelli? Io? Ti guardo negli occhi che sono tanto belli... .

Palmieri - Cimmino, mi fai ridere...

Cimmino - Ridere? E perch?

Palmieri - Perch tutto questo di una incredibile ingenuit

Cimmino - Ingenuo? Non trovo. Ci sento anzi, non so, come un profumo di peccato... O forse... forse hai ragione... Ma non credere ch'io perda la testa, neh! Non credere che io mi smarrisca nel sogno! E poi... E poi lei lontana... Da quando suo padre fu trasferito a Bologna non l'ho vista pi. Sono circa vent'anni... E mi scrive, mi scrive ancora... Che fai? Mi pensi? Qualche capello bianco? . (Passandosi una mano sul cranio, cogitabondo) Eh!

Palmieri - (sbottando a ridere) Li hai perduti, i capelli, caro mio...

Cimmino - Spirito di patate... (Tornando al suo pensiero fisso) Senti: m'ha scritto che verr a trovarmi...

Palmieri - Tu le scrivi, e lei ti risponde... Non farri illusioni... Le donne, siamo l... Le hai sottomano, credi di stringerle nel pugno e volano via... Figurati poi a quella distanza!

Cimmino - (un po' drammatico) Verr, Palmieri, verr! Mi disse che sarebbe tornata e torner! Lo sai, che potrei vedermela qui da un momento all'altro? Se ci penso, tremo.

Palmieri - Verr all'appuntamento con vent'anni di ritardo?

Cimmino - S. E vuoi saperlo? Io l'aspetto da vent'anni. Per rivederla soltanto, non per altro... Per ritrovare un brandello della mia giovent... Per cambiare... Per fare un'altra cosa... Sempre lo stesso, e ci si scolora... Sempre lo stesso, e si diventa vecchi... Cambiare per un'ora! Ma senza perdere le staffe, eh? Senza far guai! La famiglia famiglia! La famiglia non si tocca! (Pensieroso) E' diventata un'attrice...

Palmieri - Un'attrice! Occhi aperti, mio caro! Queste donne di teatro!... Ho fatto la vita... Lo so...

Cimmino - Se tu l'avessi conosciuta... Carina, appassionata... un po' strana... Una volta... (Si guarda intorno).

Palmieri - Una volta?

Cimmino - (a voce bassa) ... Le carezzai un ginocchio...

Palmieri - (in tono di rimprovero burlesco) Ah! (Incuriosito) E lei?

Cimmino - Lei, mi guardava fisso.

Palmieri - E poi?

Cimmino - E poi... raggiunsi la fibbia della giarrettiera... ma mi punsi, e rientrai in me. Spero che me lo abbia perdonato...

Palmieri - Non te lo ha perdonato, amico mio.

Cimmino - Non mi ha perdonato che osai di carezzarle il ginocchio?

Palmieri - Non ti ha perdonato che rientrasti in te. Ossequi, cavaliere.

Cimmino - Cavaliere... (Dal fondo entrato il capo-ufficio. Cimmino e Palmieri fanno per mettersi a lavorare).

Il Cavaliere - Signori... Sempre i primi... Bravi. Resti fra noi: ho fatto le note caratteristiche... Be', posso anche dirvelo: vi ho classificati ottimi .

Cimmino e Palmieri - (insieme) Grazie, cavaliere, grazie.

Il Cavaliere - Non ringraziatemi. Lo meritate. Mi date notizie di quel bel mobile, l?... Come si chiama? Gli voglio tanto bene che me ne dimentico perfino il nome.

Palmieri - Giordano?

Il Cavaliere - No, che Giordano! Cinque! Ne sapete niente?

Cimmino - Dice che ammalato... Dice...

Il Cavaliere - Ammalato... Ammalato... E il medico non l'ha trovato in casa!

Cimmino - (scandalizzato) Non l'ha trovato in casa? (A Palmieri) Lo vedi? Poi trovano da ridire se il cavaliere perde la pazienza e fa rapporto al segretario generale! Il cavaliere tutto d'un pezzo. Esige che ognuno faccia il proprio1 dovere, si capisce! Quello un sant'uomo, vedi, Palmieri. Rigido, s'intende! Se no, starebbe fresco!

Il Cavaliere - Certo, i buoni impiegati li aiuto, li incoraggio, li porto su... Vogliono un permesso? Non glielo nego. Domandano un prestito? Ed io inoltro la domanda con parere, favorevole. Ma quando mi accorgo che uno vuol fare il comodaccio suo, allora no, eh? No. Badate che nessuno, dico nessuno, mai riuscito a farmela, in dieci anni di grado! E oggi devo subire un ragazzaccio che l'ultimo arrivato e pretende di far da padrone!...

Cimmino - E' una vergogna.

Il Cavaliere - Per, bisogna che si metta al passo, eh? Bisogna che si metta al passo, altrimenti ne parlo al segretario generale e buona notte!

Cimmino - (spolverando il bavero della giacca del cavaliere e togliendone qualche cosa d'impercettibile) Gli puoi dar torto, al cavaliere? Quell'individuo non c' mai... Perde tempo per tutti gli uffici... Non fa nulla per l'intera giornata... E noialtri ci ammazziamo di lavoro! E sai perch? Lo sai? Non lo sai. Perch il cavaliere un gran galantuomo, e merita ogni riguardo!

Palmieri - Chi sgobba dalla mattina alla sera e chi non fa nulla...

La Dattilografa - (entra e si toglie il cappellino) Buon giorno.

Palmieri - Salute e bene.

Cimmino - Chi che non fa nulla? Lui, Cinque! Mettiamo le cose a posto! Non ci teniamo nel vago!...

La Dattilografa - Le solite chiacchiere... Le solite insinuazioni... Come vi piace, di attizzare il fuoco! Come vi piace!

Cimmino - E perch, scusi? Secondo lei, il cavaliere non se ne accorge?

Il Cavaliere - Occhi, non ne ho?

Palmieri - Ragazze che vanno e vengono...

Il Cavaliere - Poi arrogante, screanzato...

Cimmino - Fa la vita di notte, cavaliere! Fa la vita di notte!

La Dattilografa - (a Cimmino) E basta! Basta! E' un vero accanimento!

Il Cavaliere - Che accanimento, signorina? Che accanimento? Ecco qua. (Guarda l'orologio) Sono le nove e venti e il signor Cinque non s' visto ancora!

Palmieri - Stanotte sar andato a ballare.

La Dattilografa - Ebbene? Noi siamo giovani e andiamo a ballare. Voialtri prendete le gocce e vi mettete a letto. Questa la differenza.

Cimmino - Noi prendiamo le gocce e lei stia zitta. Cavaliere, mi permette? Stia zitta perch oltre tutto un'avventizia e non detta l'ultima parola. E' vero, cavaliere, che non detta l'ultima parola? Qui non c' un partito preso. Qui c' un impiegato che non fa il proprio dovere, e il cavaliere se ne accorto da tempo. (A voce bassa, passando accanto alla dattilografa) E fa anche la spia!... Fa la spia! (Forte) Oggi, intanto, non venuto in ufficio.

Il Cavaliere - Le vacanze continuano...

Cimmino - Non venuto, ma verr... Gioco la testa che verr... Ne abbiamo ventisette...

Palmieri - Lo stipendio...

Il Cavaliere - Tra l'altro, un ignorali taccio... lo non so come l'ha strappata, quella licenza di scuola media...

Palmieri - Giorni fa, che sosteneva? Cimmino, dillo tu.

Cimmino - Che cosa sosteneva? Eh! Una quisquilia! Una cosa da nulla! Diceva, nientemeno... Ah! Ah! Ah!... diceva che la parola Liutprando un gerundio! (Ridono tutti esageratamente).

Il Cavaliere - (battendo le mani) Be', avanti, mettiamoci a lavorare! Lo stato al quindici settembre a posto?

Cimmino - Cavaliere, una differenza di mille lire.

Il Cavaliere - Mille lire? Un errore di somma.

Cimmino - Le somme le ho rifatte cinque o sei volte...

Il Cavaliere - E allora spunti le cifre.

Cimmino - Benissimo, cavaliere. (Va a sedere al suo tavolo e si mette a lavorare).

Il Cavaliere - Palmieri, e quell'elenco?

Palmieri - E' in fine, cavaliere.

Il Cavaliere - Sbrighiamoci, su... C' la situazione di fine mese... Siamo al ventisette...

Gli impiegati - (l'uno dopo l'altro, in diverso tono) Ventisette... (La dattilografa tamburella sulla macchina: Cimmino spunta le cifre a voce bassa, Palmieri scrive. Squilla il telefono).

Il Cavaliere - (al telefono) Pronto! Ufficio contabilit! Dite!

Cinque - (dall'interno) E basta! Finitela! Voi siete l'usciere e dovete stare al vostro posto! Vi piglio a pedate, sapete? Buffone!

Il Cavaliere - Ssssst! Chi che grida? (Al telefono) Dite, dite! Lo stato al quindici settembre? Sar pronto verso l'una! (Riattaccando il ricevitore) Che diavolo succede?

Cinque - (entra dal fondo, vestito con ricercatezza) Scusi, cavaliere, ma ci che avviene in quest'amministrazione incredibile! Quel malcreato di Panico sorpassa ogni limite! (Il cavaliere guarda l'orologio) Si permette delle familiarit! Si crede autorizzato ad ogni eccesso! (Verso la porta) Vi caccio, avete capito? (La dattilografa contempla Cinque, tutta compresa d'ammirazione).

Il Cavaliere - Cinque!

Cinque - Scusi tanto, cavaliere! Quello l un agente subalterno e non giusto che si permetta certe libert. Ieri venuta a cercarmi una signorina, cavaliere, le assicuro, una signorina veramente per bene, e quel gianfuttero sa che cosa le ha risposto? Vada... Vada... Cinque non venuto... E' a casa con un foruncolo al sedere... . Sa, una iniezione andata a male... Cinque! Siamo parenti, forse? Siamo cugini? Vi caccio, sapete! Vi licenzio! Cavaliere, perdoni, ma io desidererei sapere qual la funzione di quell'individuo qua dentro.

Panico - (che entrato dal fondo) Ah, santo Iddio! Cavaliere, lei vuol sapere la verit? Qui c' il passo delle quaglie! Arrivano donne a tutte le ore!

Il Cavaliere - Panico, silenzio. Andate al vostro posto. Cinque, venga qui.

Cinque - Un'indecenza! (Salutando intorno) Signori, buon giorno.

Cimmino - Buon giorno.

Palmieri - Salute e bene.

La Dattilografa - (sorridendo) Buon giorno. Cinque - (alla dattilografa) Ciao, Bib.

Il Cavaliere - Cinque, mi permesso di rivolgerle un'umile preghiera?

Cinque - Dica, cavaliere! (Il cavaliere mostra a Cinque l'orologio da polso) Ah, bene, bene! Lo conosco benissimo! E' un Philip Watch. Buono, buono, sa! E' di oro... Non glielo vedevo da qualche mese... Ah, ho capito... Be', accade.

Il Cavaliere - Era alla riparazione... E badi agli affari suoi. Intanto desidero sapere quest'oggi che cosa le capitato. Una volta arriva in ritardo perch si sgonfiata una gomma dell'autobus. Un'altra volta, perch piove. Una mattina uno scivolone; un'altra mattina, il dentista. Desidero sapere stamane che cosa le capitato. L'ascolto. Dica. (Piega le braccia).

Cinque - Cavaliere, la prego di credere...

Il Cavaliere - Dica...

Cinque - Non mi sentivo bene; volevo starmene a letto. Poi ho pensato: cosa faccio? Il tempo coperto... in casa m'annoio... Be', vuoi sapere che c' di nuovo? Adesso me ne vado in ufficio...

Cimmino - E' venuto al club.

Cinque - Sono uscito, Dio sa come, e ho preso il numero cinque... Ah, ah, ah! Il numero cinque... Il mio omonimo... Affollatissimo. Cimmino lo sa: abita nella mia stessa strada, proprio dirimpetto a me... Ci vediamo dal balcone... E' vero, Cimmino?

Cimmino - Io non so niente.

Cinque - Erano le nove meno venti. Se tutto fosse andato bene, sarei giunto in ufficio in perfetto orario. (Battendo la mano sul tavolo) Ma siccome qui nulla va bene, perch Napoli sempre il paese in cui tutti fanno il comodacelo loro, nel bel mezzo di via Roma...

Cimmino - Manca la corrente.

Palmieri - Un guasto alla vettura.

Cinque - Cavaliere, le garantisco: una cosa incredibile. Si mette un funerale davanti al filobus. Lento, solenne... La solita marcia funebre di Chopin... Sull'ultima automobile c'era una corona... vede: ricordo i dettagli pi minuti... c'era una corona col nastro viola e con la scritta in argento: Gli impiegati al loro amato.... Ho avuto un tuffo al cuore. Ho pensato: Vuoi scommettere che... Si danno tante combinazioni!...

Il Cavaliere - (afferrando una chiave che ha sul tavolo e facendo le corna) Va bene, ho capito. Senta, Cinque, mi ascolti bene perch parlo nel suo interesse. Faccia pure dello spirito, ma stia bene attento. Un giorno o l'altro lei perder il posto. S' dato ammalato, e il medico dell'amministrazione non l'ha trovato in casa. Oggi, ventisette, eh? ventisette, riprende servizio, e tutto va bene. Ma si ricordi che di questi tempi non si scherza. Le ripeto: parlo nel suo interesse. Stia attento.

Cimmino - (alzandosi) Il cavaliere l'avverte nel suo interesse. Cavaliere, permetter che io interloquisca quale vice-capo ufficio... (A Cinque) Lei viene in ritardo ogni mattina... quando viene. Cinque, il lavoro non fatto per lei, diciamo la verit...

Palmieri - Cimmino, spunta! Lascia correre!

La Dattilografa - Uh! Quanto zelo!

Cimmino - No, no! Bisogna che glielo dica, perch giovane, e deve imparare. Deve imparare a fare il proprio dovere, e non soltanto a riferire... a riferire ci che accade qui dentro... Perch qui c' un capo servizio che sa il fatto suo e che non permette abusi da parte di nessuno... Bisogna lavorare, caro giovanotto! Lo stipendio stipendio! Senta: io posso affermare che in venti anni di servizio non mi mai capitato una sola volta di giungere in ritardo. E non c' nulla di eccezionale, sa! E' un semplice meccanismo di abitudine. Basta caricare l'orologio a sveglia e buttarsi dal letto alle sette precise. E il segreto sa qual ?

Panico - (entrando) Signor Cimmino...

Cimmino - Lo sa? Non lo sa. Il segreto...

Panico - Signor Cimmino...

Cimmino - ... il carattere! E' la forza di volont! (A Panico) Che c'?

Panico - Signor Cimmino, c' la signora con la signorina... (Verso la porta) S'accomodi, signora, s'accomodi... (Entra la signora Cimmino con Nini. La ragazza in Montgomery e mastica chewing-gum).

Emilia - Permesso?

Cimmino - Cavaliere, lei permette? Questa visita in ufficio non sarebbe regolamentare...

Il Cavaliere - Prego, prego! Signora, s'accomodi!

Palmieri - Ossequi, signora... Signorina...

Cinque - Devoti omaggi... (Scambia un'occhiata con Nini. La dattilografa saluta con un cenno del capo).

Emilia - Buon giorno, buon giorno...

Nini - Buon giorno...

Emilia - Permettono? Dovrei domandare qualcosa a mio marito...

Tutti - Prego, prego!

Cimmino - Che cosa vuoi?

Emilia - (traendolo in disparte, seguita dalla figlia) L'hai avuto?

Cimmino - Che cosa?

Emilia - Come, che cosa? Il tuo stipendio! (Nini mastica chexving-gum e guarda Cinque. E' una ragazza allarmante negli abiti e nel portamento. Si vede che tra lei e Cinque c' qualche cosa).

Cimmino - Non ancora.

Nini - Uh, pap!.., E come si la, adesso? Dovevamo comprare la stoffa per l'abito mio... Il quindici ottobre c' il ballo d'autunno...

Cimmino - Il ballo, eh? Balli sempre, tu... Balli sempre... E sputa quella porcheria... (Si guarda intorno) Intanto siete venute troppo presto. La busta non l'ho avuta.

Emilia - E come si fa?

Cimmino - Come si fa? Si ritorna fra un paio d'ore: ecco come si fa! O si aspetta a casa che meglio!

Emilia - Alberto! E che modi sono questi? E da quando in qua? Vogliamo litigare qui, davanti a tutti? Vogliamo fare uno scandalo?

Cimmino - (guardandosi intorno) Sssst! Sta' zitta!

Nin - Mamma, ti raccomando, sa! Fanne una delle tue!

Emilia - E' lui che sposta i termini della questione!

Nini - Pap, non spostare i termini della questione... (Giocherellando con un bottone della giacca di Cimmino) Senti... E quanto tempo, ci sar?

Cimmino - Non lo so... E sta' ferma con quel bottone perch si stacca e qui non c' filo... Non lo so. (Sbirciando intorno gli impiegati che sembrano indaffarati nel loro lavoro) Ma vi accorgete che tutto questo ridicolo? Vi rendete conto che grottesco? (A Nin che sorride a Cinque) E tu, Nin, non guardare quel cretino!

Emilia - Alberto, non perdiamoci in chiacchiere! Va' dal cassiere e chiedigli la tua busta di stipendio! (Nin e Cinque si scambiano dei cenni).

Cimmino - Emilia, tu vaneggi! Io andare dal cassiere? Nemmeno per sogno! E s, ci mancava soltanto questa... Fare una figura simile... Emilia, ti ho detto mille volte che questo sopraluogo del giorno ventisette mi mortifica e mi secca...

Emilia - Bravo, lui!... La famiglia gli fa vergogna!... La moglie gli d fastidio!... Una povera donna che sfacchina in casa dalla mattina alla sera...

Cimmino - Nossignore... Non cominciare adesso a prenderla cos... (Volgendosi a guardare Cinque che ronza intorno) Nin, la finisci?... E' che in tanti anni non mi capitato mai, nemmeno una volta di fare richieste simili...

Emilia - Eppure adesso bisogna che tu la faccia.

Cimmino - Per forza, vero? Con la corda al collo? Sono pi ragionevoli gli usurai che aspettano questa gente gi al portone...

Nini - (ricomincia a giocherellare col bottone) Senti... (E' distratta da Cinque che la guarda) Senti...

Emilia - Finiscila con quella marionetta!... (A Cimmino) E tu, ricordati stasera di comprare il veleno dei topi... Mi hanno mangiato mezzo chilo di reggiano.

Cimmino - Va bene...

Nini - (sempre distratta) Senti pap, facciamo cosi; io vado con mammina a farmi le unghie, e torniamo qui dopo mezzogiorno. Va bene?

Cimmino - S, s, va bene, dopo mezzogiorno. E andate, adesso andate. Cinque, si tolga di mezzo. Non ha niente da fare, lei? Nin, saluta il cavaliere.

Emilia e Nini - (insieme) Cavaliere...

Il Cavaliere - Signora ragguardevole! Signorina bella! S' fatta grande, eh?

Emilia - Eh, cavaliere... Gli anni passano! Se la ricorda, qualche anno fa? Veniva qui dal padre con le trecce morbide...

Cimmino - ...sull'affannoso petto... Andate, andate... (La spinge verso la -porta volgendosi a guardare Cinque) Andate...

Emilia e Nini - (insieme, a tutti) Arrivederci!

Emilia - (a Cimmino) E non dimenticare il veleno dei topi. Segnatelo in qualche parte. Non pretenderai che andiamo a comprarlo noi!

Il Cavaliere - Avete i topi in casa?

Emilia - Un vero guaio, caro cavaliere! E lui resiste, rimanda, temporeggia!... Non vuole avvelenarli! Dice che gli fanno compassione...

Cimmino - L'ho comprato, il veleno dei topi. Ma sa che cos', cavaliere? Sono vice presidente del gruppo zoofilo...

Emilia - Gi: vice presidente degli zoofili, vice presidente della filodrammatica, vice capo-ufficio... Insomma, mio marito nato vice. Cosa vuol farci? Arrivederla, cavaliere. Andiamo, Nini.

Il Cavaliere - Di nuovo, di nuovo, signora.

Palmieri - Ossequi... (Cinque saluta Nin con la mano. Madre e figlia escono. Squilla il telefono).

Il Cavaliere - (al telefono) Pronto! Ufficio contabilit! Dite! Cinque? Eccolo qui! (A Cinque) Cinque, al telefono! E questo un altro sconcio, veda! E' un altro sconcio!

Cinque - Grazie, cavaliere. (Al telefono) All? All? Ah, d, Checchino... S, s, siamo d'accordo... Come?... S, da Bardini a Toledo... Come hai detto? Chi ci sar? No no no, Checco, ti prego!... Pronto... Ti prego di non assumere le difese di quella sciagurata!... Se c' lei non vengo, ecco, non vengo!... No, no... Affatto... Prendere cappello un'altra cosa... Io me ne infischio, ma se la trovo, me ne vado... All... Come, niente? Ma tu parli di Cicci?... E dici che non ha fatto nulla di male? Ma fa il piacere! S' andata a coricare con mezza Napoli...

Il Cavaliere - Cinque!

Cinque - (otturando il microfono) Scusi, ho finito. (Al telefono) Come dici? No, no. Niente da fare. All... Ho detto: niente da fare! Oppure... oppure scelga... si, sclga tra Pippo, Giorgio, il capitano e me... All... Cosa dici? Vuole me? (Al cavaliere, perplesso, otturando il telefono) Cavaliere, Cicci vuole me...

Il Cavaliere - Giovanotto, basta! Tolga la comunicazione e vada a lavorare!

Cinque - Un momento, scusi... (Al telefono) All... Ma insomma, cosa t'ha detto?... Come? Che vuole avvelenarsi? Davvero? E allora, allora...

Il Cavaliere - ... Allora, facciamo la pace... (Cinque ride, divertito. Il cavaliere gli toglie il ricevitore di -mano e sospende la comunicazione. Gli impiegati commentano animatamente fra loro) Avanti! Vada a lavorare!

Cinque - Cavaliere, un po' di garbo, che diavolo! Questo un vero abuso di autorit! E non esageriamo! Io lo dico al commendatore e buona notte!

Il Cavaliere - Signor Cinque, mi ascolti bene. Se crede di farmi paura, lei la sbaglia. Io non sono di quei vigliacchi che subiscono tutto per quieto vivere. Io faccio il mio dovere come lei dovrebbe fare il suo. Ha capito? E se racco mandato, a me non importa un bel niente! (Cinque sorride) Quel sorrisetto sardonico perfettamente inutile, sa! Lei non figlio della gallina bianca!

Cinque - Ah, no, cavaliere! Un momento! Mettiamo le cose a posto! Cosa c'entra la gallina bianca? Cosa vuol dire? E' forse un'insinuazione?

Il Cavaliere - Voglio dire che se non ha voglia di lavorare pu lasciare il posto a qualche povero diavolo che muore di fame!

Cinque - Cosa vuol farci? E' una fissazione di mio padre... Dice che il pane dev'essere bagnato di sudore... Puah... Guardi un po' che idea.

Il Cavaliere - E allora se lo guadagni, il pane, e la finisca con questi ridicoli colloqui telefonici! (Squilla il telefono) Pronto!... Contabilit... Chi, Cinque? Ecco qua! Cinque, al telefono! (Gli porge il ricevitore, fremendo).

Cinque - Posso parlare? Non s'arrabbia?

Il Cavaliere - Avanti, parli e faccia presto.

Cinque - (al telefono) All! All!

Il Cavaliere - (imbestialito) E basta! Smetta di fare il burattino! Dica: Pronto!. Parli italiano!

Cinque - All... Pronto... Prall... Son io, Marcella, son io... Cosa c'? Una notizia grave? Pronto... All... Prall... E di', cos' accaduto?... Di', pronto... Ma c' pericolo? Perch non puoi parlare? Ah, c' gente... Va bene, alla stazione... A mezzogiorno preciso... Come?... L, al caff, nella saletta piccola... alla stazione di Mergellina? A mezzogiorno preciso? (Al cavaliere, otturando il microfono) Cavaliere, per favore, prenda nota... Se no mi dimentico... (II cavaliere, esasperato, butta tutte le sue carte all'aria) E va bene, cara, mi dirai... Qui siamo nervosi... A mezzogiorno... A Mergellina... Ciao, passione. Auff! (Toglie la comunicazione, seccato).

Il Cavaliere - Signor Cinque, mi ascolti bene. Ha telefonato .Marcella. Tra un minuto, mentre siamo qui a discutere, richiama Checco. Dopo di che, si presenta Adriana. E' uno scandalo. E' qualche cosa di insopportabile. Cinque, io le preparo un rapporto da farla saltare fuori in tre giorni. E poi ricorra al commendatore e anche al Padreterno! Io non ho paura di nessuno, ha capito? Non ho paura di nessuno! La mia schiena non si piega!... Commendatore! (Si piega in due davanti al segretario generale che entrato dalla sinistra della scena. Gli impiegati si alzano).

Il Commendatore - (al cavaliere, dopo aver fatto un cenno amichevole di saluto a Cinque) Come va, quel giovanotto? Lo tenga in evidenza. E' un giovane molto volenteroso. Vero, giovanotto?

Cinque - Modestamente, commendatore...

Il Cavaliere - Ma certo, certo... Tanto pi che ci stato segnalato da...

Il Commendatore - Ecco, benissimo. Non c' bisogno di far nomi. (Agli, impiegati che sono rimasti in piedi) Stiano comodi, prego. (Gira un po' fra i tavoli) E lei, signor Cimmino,..

Cimmino - Ai suoi ordini, commendatore...

Il Commendatore - Eh, bisogna che sia attento, sa! I moduli degli accertamenti sono stati passati alla Segreteria pieni di cancellature, di abrasioni... Da qualche tempo lei non va, signor Cimmino. Proprio non va.

Cimmino - Mi scusi... Non l'ho fatto apposta...

Il Commendatore - Macch! Macch! Quando si esegue un lavoro bisogna piantarcisi dentro e non distrarsi! Che diavolo! E' anche una questione di dignit! Lei pagato, signor Cimmino! Lei non lavora mica gratis! E i denari che si prendono alla cassa in fin di mese bisogna renderli in altrettanto attaccamento al servizio! Glielo dico chiaro e tondo! E poi mi risulta che frastornato, che si occupa d'altro... Mi si dice addirittura che perda il suo tempo a preparare dei copioni per una compagnia di filodrammatici!

Cimmino - (lanciando a Cinque uno sguardo di odio) Ah, no, commendatore! Non vero! E' falso! In ufficio io faccio il mio dovere, e non sottraggo nemmeno un istante al lavoro per il quale... sono pagato! Il cavaliere pu dirlo... Possono dirlo tutti... Cavaliere... Signorina... Palmieri... (Gesti vaghi degli interpellati) Eh, si capisce... Adesso non parla nessuno... Commendatore, lei un padre di famiglia... Lo giuro sulla vita di mia figlia, della mia bambina, che al mio lavoro non sottraggo nemmeno un minuto... Soltanto la sera, a casa, nelle ore di libert... Anch'io, ho diritto a un po' di respiro...

Il Commendatore - Ma che respiro! Non esageri! Non faccia il filodrammatico! Lavori piuttosto con maggior attenzione! Lei vive con l'amministrazione, e tutto il suo tempo dev'essere dedicato all'amministrazione! (Al cavaliere) E lei, che cosa fa? Badi un po' pi al personale, che diavolo! Ricordi che sta per raggiungere i limiti di et, e se vuol essere trattenuto in servizio bisogna che finalmente si renda utile!

Il Cavaliere - Come? Finalmente?

Il Commendatore - Finalmente, s, finalmente! Bisogna che metta fuori un po' di carattere! Vigili, sorvegli, si faccia rispettare! Sono veramente dolente di doverle muovere simili rilievi! (Si avvia rapidamente all'uscita e saluta Cinque) Addio, giovanotto.

Cinque - Tante cose, commendatore. (Il commendatore esce. Gli impiegati, meno Cinque, si sono alzati in piedi).

Il Cavaliere - (segue il superiore, quasi di corsa) Lei mi mortifica... Ho tutto l'ufficio sulle spalle... Faccio tutto io... (Via dalla sinistra).

Cimmino - (misurando la scena in lungo e in largo) Eccola, la giustizia che regna qua dentro! Non lavoro con attenzione... Non valgo pi niente... Mi sono rimbambito... E gliel'ho detto. Lei un padre di famiglia... Le giuro sul mio onore... Ho giurato perfino sulla vita di mia figlia... Niente... E' inutile: quando sei preso nella morsa... quando sei capitato nell'ingranaggio, non ti salvi pi! Venti anni, capite? Venti anni della vita venduti a questa gente per quattro soldi, per una miseria... Non lavoro con attenzione... Io, capisci, Palmieri? Io! E qui c' della gente che ruba lo stipendio!... E per giunta calunnia i colleghi!... Ma verr un'ora, ma verr un momento anche per me! E allora...

Palmieri - E allora, che cosa farai?

Cimmino - Che cosa far? Niente... Non c' niente da fare... E' la famiglia, che m'incatena! E' la famiglia! Dieci volte, avrei potuto darmi al teatro, ma sul serio, non cos per gioco, non per sentirmelo buttare sulla faccia da quel... commendatore l... (Palmieri e la dattilografa gli fanno cenno di tacere e guardano allarmati verso la porta) Ah, se avessi avuto il coraggio! (Sinceramente, infervorandosi) Se me ne fosse bastato l'animo, vedi Palmieri, se me ne fosse bastato l'animo, a quest'ora reciterei all'Eliseo! (Palmieri ride).

Cinque - Esagerato!

La Dattilografa - Uh, l, l!

Cimmino - Voi ridete, eh? Ridete? )Lo so io, quello che valgo! Lo so io, quello che ho qui dentro! Ah, la famiglia! Leggevo in un vecchio libro di storia della mia bambina che qui a Napoli la gente si faceva impiccare per essere libera... I moti del Ventuno... I moti del Quarantotto... La libert... Bella parola! Ma la libert da me stesso, chi me la d? Chi mi d la forza, alle sette di sera, di prendere un'altra via che non sia quella di casa? (A Palmieri) Ecco, vedi: a quest'ora, teoricamente, io potrei prendere un treno e andarmene. Ma chi mi ci mette, sul treno? I carbonari si facevano impiccare... Ma posso impiccarlo, il mio cuore?

Palmieri - E va bene... Calmati... Finiscila... E' la vita...

Ctmmino - E' la vita... E' la vita... E intanto guardate se uno di voi, uno solo, ha detto una parola per aiutarmi, poco fa... Silenzio assoluto... E quello mi mortificava ingiustamente...

La Dattilografa - Sa... Sono situazioni delicate...

Cimmino - Situazioni delicate... Che catena! Che brutta catena! (Si mette a riordinare le carte che ha sullo scrittoio, amareggiato, nervosissimo; poi resta un momento pensoso, con la testa fra le mani) Qualche capello bianco...

Cinque - Be', ma lo stipendio viene, o non viene? Ho capito; bisogna che me ne occupi io... (Dalla porta di sinistra) Ferrare' Ferraro!

Il Cassiere - (dall'interno) Eh?

Cinque - Lo apre, questo sportello, s o no? E' tardi! Sono le undici!

Il Cassiere - E cominciate a venire, su... (Palmieri e la dattilografa s'avvicinano alla sinistra, ed escono).

Panico - (entrando dalla comune) Avanti! Avanti! Ventisette! Gi c' folla, signor Cimmino! C' folla! (Via dalla sinistra, mentre Palmieri e la dattilografa rientrano entrambi contando il danaro nella busta gialla).

Cimmino - C' folla, gi... I creditori... Tutto per la gola... Tutto per il mangiare bene. (Esce anche lui dalla sinistra. Cinque s' messo a scrivere una lettera. Il cavaliere torna dalla destra).

La Dattilografa - Cavaliere, c' lo stipendio...

Il Cavaliere - Eh, lo stipendio! Ce ne vorrebbero tre o quattro, di stipendi! (Via dalla sinistra).

Cimmino - (rientra, controllando il suo danaro) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei... due da mille... tre da cento. Cinquanta lire in francobolli... Be', i francobolli possono sempre servire...

Palmieri - Gi, per scrivere a Bologna...

Cimmino - Palmieri, ti prego... Ti ho fatto delle confidenze da amico... L'ambiente lo conosci... Se si diffonde una cosa simile...

Il Cavaliere - (rientra) E ci sono anche dieci lire dispari... Vivere un mese... Vivere...

La Dattilografa - (meravigliata) Millecento lire in pi... E perch?

Palmieri - Da quanto tempo, non aveva aumenti?

La Dattilografa - Da due anni... Gi dev'essere il biennio.

Cimmino - E' il biennio.

Cassiere - (dall'interno) Signor Cinque!

Cinque - S. (Scrive ancora la sua lettera).

Il Cassiere - (dall'interno) Vuol venire?

Cinque - (alzandosi, annoiato) Vengo', vengo...

Cimmino - Non c' fretta... Siamo figli di pap...

Cinque - ... e di mamm... Cretino! (Esce svogliatamente).

Il Cavaliere - Sapete che cosa ho pensato? Ho pensato che non vai la pena di prender le cose sul tragico... Importante mangiare bene... Questa sera, per esempio, melanzane al pomodoro...

La Dattilografa - Cucina bene, la signora, vero, cavaliere?

Il Cavaliere - Se cucina bene!... Certe donne hanno il genio delle vivande appetitose... Cucinare le melanzane non facile, cara signorina! Bisogna fare le cose a regola d'arte! Se no inutile... E costa un occhio! Ci vuole una dote di figlia femmina! (E si mette a spiegare) Le melanzane si sbucciano, s'affettano e si mettono sotto sale...

Cinque - (sempre scrivendo) Eccola, questa Napoli... Le tre effe... Festa, farina e forca...

Il Cavaliere - Poi si risciacquano, si spremono e si friggono. Quando la padella rovente, quando le melanzane son diventate rosse, quando hanno assorbito tutto l'olio, allora si dispongono in bell'ordine in un tondino...

La Dattilografa - (prendendolo in giro) ... di alluminio...

Il Cavaliere - Di rame! Di rame! Dev'essere di rame! (Cimmino, Palmieri e la dattilografa si accostano al tavolo del cavaliere) Si fa uno strato di melanzane e uno di formaggio... Uno di melanzane e uno di formaggio... Uno di melanzane... (Continua a parlare).

Panico - (entra e tira Cimmino per la giacca) Signor Cimmino... Signor Cimmino...

Cimmino - Chi ?

Panico - C' questa lettera per lei. (Gli porge una lettera).

Cimmino - (aprendo la busta, pensieroso) Chi l'ha portata?

Panico - Un giovanotto. (Ed esce. Cimmino comincia a leggere e s'emoziona sempre di pi).

Il Cavaliere - E poi, il pomodoro. Ma che dico, pomodoro? Vagoni, di pomodoro! (Continua a parlare piano).

Cimmino - (stravolto, tirando Palmieri per la giacca) Palmieri! Palmieri! E' qui! E' venuta! E' a Napoli!

Palmieri - Ma chi?

Cimmino - Lei! Maria Luisa! L'attrice! E' qui! M'ha scritto! E' in tourne con la compagnia! Viene da Fresinone e prosegue per Salerno! M'attende alla stazione! ed ora, come si fa? Devo chiedere il permesso, capisci, in un momento simile!

Palmieri - Va bene... Non t'agitare... Chiedi il permesso e va'... Vuoi che glielo dica io? Aspetta, glielo dico io... Cavaliere... Cavaliere...

Il Cavaliere - (che continua a discorrere con la dattilografa) Che c'?

Palmieri - Cavaliere, Cimmino vorrebbe rivolgerle una preghiera... Ha bisogno di qualche ora di permesso.

Il Cavaliere - Cimmino, figlio mio... Proprio oggi? Non pu farne a meno? Qui c' tanto da fare...

Cimmino - Non posso farne a meno...

Il Cavaliere - Oh, Dio mio... Proprio oggi? L'ha sentito il commendatore?

Cimmino - Allora vado... Grazie, cavaliere...

Il Cavaliere - Un momento! Io non ho detto ancora nulla... Be', se proprio non pu farne a meno, cosa vuole che le dica?

Palmieri - Va Cimmino, va... Il cavaliere te lo d, il permesso... (Mentre il cavaliere si dispone a lavorare, e Cinque continua a scrivere la sua lettera, Cimmino letteralmente trasfigurato preso da una specie di frenesia. Aiutato da Palmieri toglie la giacca da ufficio e indossa l'altra; passa la busta dello stipendio da una tasca all'altra: cerca febbrilmente nel cassetto, ne trae il paio d guanti bianchi e la boccettina dell'acqua di Colonia, si spruzza il profumo addosso, prende il cappello, agguanta il parapioggia e si slancia fuori. Palmieri si avvicina anche lu al tavolo del cavaliere).

Il Cavaliere - (terminando il suo discorso) E' chiaro? Le melanzane si cucinano cos. E vi assicuro...

Cinque - (battendo la mano sul tavolo) Signori! Signori! qui si lavora, o si ristampa Il re dei cuochi ?

Il Cavaliere - E s... Faccia dello spirito, lei... Che vita! Maledetto il ventisette!

Cinque - Ah, no, cavaliere, no! Il ventisette non si bestemmia! Il ventisette, per lei, significa un bel piatto di maccheroni!

Il Cavaliere - E questo il guaio! Per lei, no, vero? Lei viene in ufficio per sport! Be', mettiamoci a lavorare, va... Altrimenti qualcuno riferisce al commendatore... Palmieri, continui lei quella spunta di Cimmino... Signorina, il prospetto della situazione... E tiriamo avanti... (Si mette a scrivere. Palmieri ricomincia a lavorare. S'ode il ticchetto della macchina. Cimmino appare sulla porta, ansante per aver fatto la scala di corsa. Si guarda intorno, senza che nessuno si accorga di lui, si avvicina al suo tavolo in punta di piedi, prende il pacchetto della colazione che aveva dimenticato, e se ne va in punta di piedi. Cala rapidamente il sipario).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La scena rappresenta la sala piccola del caff della stazione, dove accampata la Compagnia Drammatica Italiana di Ettore Loris e Lisa Cordn. A terra cappelliere e valigie trasandatissime. Dalla sinistra si passa nella sala del ristorante. Altra uscita a destra. La comune a vetri d sul piazzale interno. Cartello ben visibile: Ai treni . (All'aprirsi del sipario alcuni degli attori sono raccolti intorno ad un tavolino del caff. Si tratta di uno squallido complesso di terz'ordine. Ettore Loris, il direttore della compagnia, posa sinistramente. I generici Guido Lauri e Mirella Mari sono vestiti con la pretesa di lusso un po' logoro dei comici randagi e dissestati. Ettore e Lisa fanno pensare anch'essi a questo ferreo destino di non rassegnata e mal dissimulata povert. Lisa Cardn non dunque che una guitta dai toni eccessivi, e guasta, e anche un po' cinica. Per qualche istante, tuttavia, nell'ascoltare Cimmino, il guitto della vita, ella s lascer andare all'onda dei ricordi lontani che le daranno una lieve tenerezza e un sottile rimpianto, subito spenti in un riso un po' rauco, che fa pena. Lisa Cardn seduta, fuma e ride. Ad un tavolino pi lontano, con i gomiti puntati sul marmo e col volto fra le mani, una signora in grigio, tutta sola, attende qualcuno. Si udranno durante l'atto, fischi di treni, sbuffi di locomotive, voci: Cestini da viaggio-, Cuscini, Giornali... In complesso; la decorazione scenica conferisce all'ambiente l'atmosfera densa e caliginosa delle stazioni ferroviarie).

Loris - Buttati nel cinematografo, credi a me... Ci guadagni in salute e dignit... Una particina la trovi sempre... E poi un cachet... e poi una comparsa... E' cos che si fa carriera, mia cara...

Lisa - Darmi al cinematografo, eh? Ebbene, un'idea. Me ne vado a Hollywood... Tu mi dai le dieci lire che hai in tasca, e io mi pago la cabina di prima classe per l'America. Una cabina di lusso... (Ride. I due generici le fanno eco).

Loris - Ridi verde, lo vedi? C' poco da sfottere. Il teatro finito. Bisogna darsi al cinematografo: non c' scampo. Nel film ti rimettono a nuovo, e s che ne hai bisogno!

Lisa - Vigliacco!

Mirella - Avete bevuto, Loris?

Loris - Bevuto? La rimetterebbero a nuovo, altro che bere! Rifanno perfino la voce, alla gente! Pensa a Bette Davis. Pare che la tragica parli attraverso un imbuto... Una voce endovenosa... (Ride).

Lauri - (piano, alla Mari) Letteratura...

Lisa - (drammatica) Bette Davis ancora giovane ed terribilmente celebre...

Loris - Muori d'invidia, povera donna...

Lisa - E tu? Non conosci, l'invidia, tu che sei uno straccione? Fa rimettere i tacchi alle tue scarpe, va... Uno straccione superbo, sei... Vedi, Loris, .tu non riuscirai per tutta la vita ad andare in scena con un frac come quello di Stori... E ne avresti una voglia... Confessa che ne avresti una voglia...

Loris - Me? Io me ne infischio, per esempio... (Sogghigna).

Mirella - Bell'uomo, lo Stori!

Lauri - (con intenzione) Troppo bello...

Lisa - Forse, ma non conta. E' un attore. Vorrei averlo, io, in compagnia... Cos stilizzato... Cos fine...

Lauri - Troppo stilizzato... Troppo fine... (La signora in grigio, seduta in disparte, manda un lungo profondo sospiro. Gli attori si volgono verso di lei).

Lisa - Attende qualcuno... E' innamorata... Forse soffre... Lei beata! Soffrire d'amore, Loris... Ci pensi? (Loris alza le spalle).

Lauri - Non facile, Lisa.

Lisa - Non facile, vero? Anche tu, la pensi cos... E sei cos giovane! Vattene, Lauri, non ti disseccare, non ti svuotare... Diventeresti arido come un sughero... Che cosa eri, Lauri? Sottufficiale dei bersaglieri?

Lauri - Ufficiale.

Lisa - Guarda... Pare quasi che il piumetto ti baci ancora la guancia... Torna al tuo reggimento, ragazzo. Sarai lucente... Dovrai servire e tacere, ma non avrai mai freddo. (Enfatica) Tra un anno, saresti preso dal gelo...

Lauri - Tu dimentichi l'arte! (La signora in grigio d un altro sospiro).

Lisa - (volgendosi a guardarla) L'amore dev'essere una specie di asma. Dicevi, caro? L'arte? (Ride) S, hai ragione... Eccola, dunque... (Indica Loris) Guardatela questa divina arte... Rotolare da Brunate a Borgo San Donnino, da Fresinone a Salerno... La grande Arte! Dora o le spie ... Il padrone delle ferriere... (Indicando ancora Loris) Ecco Ferreol! Ecco Filippo Derblay! Come dici, in quella tirata del Padrone , Loris?

Lauri - Nessun ringraziamento, signora Beau-lieu... .

Lisa - (facendo il verso a Loris) Nessun ringraziamento ... Tu imparerai a pronunciare quelle parole zacconeggiando sinistramente come Loris. Ed in cambio darai la tua giovinezza, il tuo cuore, la tua speranza... (Tra l'enfasi e il birignao) Teatri di provincia polverosi e deserti, cattivi ristoranti di paese, terze classi di accelerati locali... Ti divertirai, ragazzo. Poi conoscerai il successo, il nostro successo: pi reciterai male, e pi la piccola gente si innamorer di te... Indovinerai le lacrimette sul ciglio delle donne grasse, dai capelli oleosi, quando sarai Massimo Odiot nel Romanzo di un giovane poi'ero ... Farai sgranare gli occhi alle buone ragazze, di giorno, al caff (Come se rivolgesse la parola a Loris, con intensit dolorosa e perversa) Vedrai scomparire d'un tratto la piccola amica che ti sarai fatta in compagnia: la vedrai scomparire per un'ora dopo che avr sorriso due p tre volte al signore del luogo che ha fama d'uomo ricco... Si chiude un occhio, allora, nevvero, Loris?

Loris - Sei lugubre, oggi, Garden. Lugubre e cattiva. (Al cameriere che passa) Un cognac.

Il Cameriere - Un cognac!... (Via).

Mirella - Coraggio, Lisa... Andr meglio... Gambiera...

Lisa - Si chiude un occhio... Loris lo sa... Nev-vero, Loris? quando non c' danaro... Quando i bagagli corrono pericolo...

Lauri - Io sono abbastanza forte per affrontare la vita.

Lisa - Tu non sei che un povero ragazzo. Presto la citt ti far paura, col suo pubblico che non transige, che non s'accontenta... Credi a me, Lauri: o si sfonda subito, o mai pi. Vi ricordate di Albertina Moreno?

Mirella - La vecchia? Quella che chiedeva l'elemosina ne] ristoranti, a Santa Lucia?

Lisa - I suoi capelli bianchi scompigliati dal vento... I suoi stracci inzuppati di pioggia... E' morta. (Spiega un giornale sul tavolino e comincia a leggere a voce alta. Gli attori le si stringono intorno) Stanotte alcuni passanti.... (Continua. La sua voce si dissolve. Cinque entra rapidamente dal fondo e si dirige verso la signora in grigio).

Cinque - Marcella!

Marcella - Finalmente! Ti attendo da un'ora!

Cinque - Scusa, Marcella! Un guasto al filobus! (Si terge il sudore).

Marcella - Un'ora qui ad attenderti... Sola sola... (Scoppia in singhiozzi).

Cinque - Ecco, adesso mi diventi drammatica!... Sei drammatica, tu... E no, no, non piangere...

Marcella - (asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso) Mio marito sa tutto!

Cinque - No!

Marcella - Eh, no? Sa tutto!

Cinque - E come lo sa?

Marcella - Ormai lo sanno dovunque... Forse avremo commesso delle imprudenze... Non so... Eppure siamo stati sempre cos attenti... (Colpita da un pensiero improvviso). A meno che tu...

Cinque - Io? Ma sta zitta, Marcella, sta zitta! Si vede che non mi conosci! E perch, poi, avrei parlato? Per vantarmene? E vantarmi di che? Lasciamo andare... Queste sono cose che restano tra il sommier e la camera da bagno...

Marcella - Ed tutto, eh? Non trovi altro da dirmi? Credi che non lo sappia, che ti sei messo con una ragazzina, una tua vicina di casa, la figlia di uno dell'ufficio? Ed io che m'ero abbandonata a te... Sei stato il primo...

Cinque - Ah, no, Marcella! Il primo no! Mettiamo le cose a posto!

Marcella - Il primo amante... M'ero data a te con una specie di verginit...

Cinque - Ecco, con una specie... D'accordo. E . senti, adesso...

Marcella - Sei l'ultimo degli uomini, ma ormai non c' pi nulla da fare. Ho confessato. Sono fuggita di casa. Prendiamo il treno.

Cinque - E un momento! Calmati! Fuggire cos, senza salutare nessuno? Dico per ischerzo, sai... E no, non piangere... Tu vai difilata a certe soluzioni estreme...

Marcella - Ma che cosa faremo?

Cinque - Faremo colazione. E' curioso che certe emozioni diano i crampi allo stomaco. Ma qui ci dev'essere un ristorante... Cameriere! (A Marcella) Piangi, eh? Povera cara... Ebbene, senti: io ti giuro su quanto ho di pi sacro che qualunque cosa accada... (Si alza).

Marcella - Qualunque cosa accada?

Cinque - Il mio pensiero non ti lascer mai. Adesso sai che cosa ci vuole? Ci vuole un buon pranzetto e un fiaschettino di Chianti. Cameriere! Cameriere!

Il Cameriere - (accorrendo) Pronto, signore!

Cinque - (traendolo in disparte) Cameriere, mi occorre immediatamente un spar. (Strizzando l'occhio e accennando a Marcella) Non una donnetta qualunque... Guardate com' agitata...

Il Cameriere - Caro signore, qui non ci sono gabinetti riservati. C' il ristorante dall'altra parte. Se vogliono accomodarsi...

Cinque - Be', vada per il ristorante... Purch finisca... Vieni, Marcella, vieni... (Marcella, annichilita, si alza senza parlare ed esce dalla destra, con Cinque e col cameriere).

Loris - (battendo la mano sul giornale che sul tavolino davanti a Lisa Cardn) E quando tutto questo ben bene avvenuto, la vita continua, indifferente e irremovibile... Puah! Non allegro, tutto ci. Ma in compenso assisteremo presto ad una scena soave! (Accennando a Lisa) Sta per giungere il suo primo amore!... Il suo primo amore...

Lisa - Vedrai che tanto migliore di te...

Mirella - Conosciuto a Bologna?

Lisa - A Napoli... Eravamo vicini di casa... (A Loris, sinceramente) Senti: quando verr, non essere brutale con me... Non so precisamente come sia diventato adesso, ma sono sicura che certe cose non pu capirle... (Alla Mari) Aveva delle ingenuit da bambino...

Loris - (inchinandosi e scandendo le parole) Non vi guasteremo l'idillio...

Lisa - Grazie, visconte...

Loris - Non c' di che!

Lauri - E poi?

Lisa - Poi che cosa?

Lauri - Dico lui, quel tale di Napoli...

Lisa - Ah, lui. Niente... Mi amava... (Ride) Era un amore bianco... La madre mi guardava con una specie di paura... Le pareva ch'io volessi portarle via suo figlio... S, le madri sono gelose, ma la vita divide. Egli voleva sposarmi... (Ride).

Loris - L'avesse fatto! Oggi saresti la signora Tal dei Tali...

Lisa - La signora Tal dei Tali? No, nel copione non c'era scritto... C'era scritto soltanto che fosse un piccolo sogno, un piccolo sogno un po' scemo... Poi, facevamo dell'arte. Con lui ho recitato le prime volte...

Mirella - Bello?

Lisa - Chi?

Mirella - Lui: era bello?

Lisa - Ah, si... Un bel ragazzo... Fresco, allegro, con i capelli neri... Con gli occhi cos grandi e ridenti...

Cimmino - (entra dalla sinistra, appoggiandosi all'ombrello. Si scopre, resta incerto. Nella mano sinistra porta una rosa rossa accartocciata nel cellophane e, sospeso a un dito, ha il pacchetto della colazione. Si avanza. S'avvicina al gruppo) Signori...

Lisa - (alzandosi e andandogli incontro) Alberto? (Crudelmente delusa) Alberto! (Come in un crollo) Oh, Alberto!... Vieni, vieni... Puoi abbracciarmi... (Agli altri) Pu abbracciarmi, vero?

Loris - Ma prego! Prego!

Cimmino - (l'ha gi stretta fra le braccia, e le d sulla bocca un bacio disperato, che non finisce mai. Loris tossisce con intenzione. Lauri e la Mari ridono) Scusino... sono passati tanti anni. Eravamo amici... Eravamo giovani... Aveva l'alito d'un fiore... Ma che dico? Perdonami, Lisa... Mi scusino...

Lisa - Niente, niente... (Fa le presentazioni, sempre guardando Cimmino) L'attore Ettore Loris... Alberto... Alberto...

Cimmino - (sconsolatamente) Cimmino... Fortunatissimo...

Lisa - Dio, queste amnesie... Ho un vuoto qui, nel cervello...

Loris - Veramente lieto, cavaliere! (Il cameriere entra dalla destra e si mette a ripulire i tavolini).

Cimmino - (sorridendo) Non sono cavaliere...

Loris - Possibile? Mi pare che sia un funzionario... Ci sar almeno una proposta...

Cimmino - Veramente, una proposta in corso ci dev'essere. Ma fino a questo momento...

Loris - Verr, la croce, verr!... E noi la festeggeremo in anticipo! Cameriere, cinque doppi cognac!

Cimmino - No, no... Per me no... Io non bevo liquori...

Loris - Macch! Macch! Cinque doppi cognac! Per una volta non fa male!

Il Cameriere - Cinque doppi cognac! (Esce dalla destra).

Loris - E tu Lisa, non startene cos imbambolata... Eccola l: sembra una statua di sale... E presenta gli attori, che diavolo!

Lisa - (distraendo a fatica la sguardo da Cimmino) Guido Lauri... Mirella Mari... Gli altri sono in treno... Siedi, siedi, Alberto... (Cimmino siede; siede anche lei) Parlami di te... Di' la verit, mi trovi cambiata?

Cimmino - No, no, sei la stessa...

Lisa - La stessa di venti anni fa? E' un po' troppo...

Cimmino - Certo... Non so... Mi sembri un poco pi robusta... Sei diventata bionda... Perch non hai voluto mandarmi mai i giornali che parlavano di te? Ma io lo so che trionfi...

Loris - Modestia, sa, delicatezza...

Lisa - (a Loris) Cos... Non ha importanza... (A Cimmino) E poi, tu mi giudichi con una grande indulgenza... Forse esageri...

Loris - Forse...

Cimmino - (ostile)E' simpatico, quel signore!... No, no, io ricordo benissimo... (Agli attori) Si figurino che recitavamo assieme all'Ideale...

Il Cameriere - (entrando dalla sinistra col liquore) Cognac... (Depone il vassoio sul tavolino, mesce il cognac).

Cimmino - Prego di scusarmi, ma liquori non sono abituato a berne... Soltanto a tavola, la sera, mezzo bicchier di vino...

Loris - Che vino! Che vino! Il fuoco liquido, ci vuole! Una volta tanto!... (Agli attori) Alla salute del cavaliere! (Lauri, la Mari, Lisa e Loris bevono).

Cimmino - (tossendo) E' forte...

Lauri - Macch forte! Fa bene, riscalda, ristora...

Loris - (al cameriere) Quanto ?

Cimmino - (timidamente) Ma no, no, pago io...

Loris - Che? Non ci mancherebbe altro! (S'attarda a cercare nel portafogli).

Cimmino - Prego, prego... (Lascia cadere. Si rivolge a Lisa) Ho trovato quattro o cinque attori discreti... (Loris temporeggia a bella posta continuando a cercare nel portafogli) Prego, pago io! (Trae di tasca la busta gialla dello stipendio. Gli attori si chinano a guardare intensamente il danaro. Al cameriere, porgendo un biglietto da mille) Tenete: pago io. (Ripone la busta in tasca, il cameriere esce).

Loris - Grazie, cavaliere! (Agli attori, ammiccando, come per dire: Lasciamoli soli ) Andiamo ad occupare i posti!... Compermesso...

Cimmino - (alzandosi, un po' stordito) Prego... Prego... (Gli attori escono da destra).

Lisa - E cos? L'Ideale?

Cimmino - Va avanti abbastanza bene.

Lisa - E' ancora nel palazzo delle Ferrovie?

Cimmino - No, adesso al principio della strada di Posillipo. Si vede il mare...

Lisa - Sei il primo attore?

Cimmino - S... E sono anche vice presidente della filodrammatica... Il presidente il direttore compartimentale... Ma una carica onoraria... Cosa vuoi? In fondo, uno svago... Dopo una giornata di lavoro... Gioved abbiamo dato Gran Mondo.

Lisa - Guarda!... Gran Mondo!... Ce l'ho nel repertorio, sai? E' la prima cosa che va su a Salerno. E senti: parliamo un po' di te... Ti sei sposato, d la verit...

Cimmino - (turbato) No, no... Sono scapolo, ancora e sempre...

Lisa - E tua mamma?

Cimmino - Mia madre... non c' pi... Una diecina d'anni fa...

Lisa - Oh, povera mamma... Gabriella, si chiamava, vero?

Cimmino - Adelina... Non ti ricordi pi...

Lisa - E dove abiti?

Cimmino - L... Sempre l...

Lisa - In quel vecchio palazzo... Alla vostra porta c'era una tabella d'ottone; Cimmino... E il cordone del campanello era di seta rossa... Vedi, che ricordo? C' ancora, quel laccio di seta rossa?

Cimmino - No... Adesso c' il campanello elettrico...

Lisa - Gi... Sono passati tanti anni... E quella ragazza che abitava di fronte?

Cimmino - Quale?

Lisa - Ma s... Quella che mi sbatteva le imposte in faccia...

Cimmino - (turbatissimo) Ah, Emilia, la figlia del cavalier Trabieco... Chiss dove sar andata a finire... Il padre fu promosso applicato di prima classe e fu trasferito... Che strana ragazza! E che brutto carattere! Non ne parliamo...

Lisa - Era innamorata di te...

Cimmino - Ma che innamorata! Quella era un castigo di Dio... Il veleno dei topi...

Lisa - Che dici?

Cimmino - Niente, niente.

Lisa - Di' un po': e con chi vivi?

Cimmino - Come?

Lisa - Avrai un'amica, non so... Una compagna...

Cimmino - Sto con le mie sorelle... Ormai sono tanti anni... C' una vecchia zitella, al piano di sopra, che si mette ogni mattina al pianoforte... E comincia sempre col Sogno d'amore... Te lo ricordi, Sogno d'amore ?

Lisa - Ci farai la passioncella, con la zitella del pianoforte...

Cimmino - Macch! Del resto, io non sto mai in casa... L'ufficio le faccende... (Le offre la rosa accartocciata) Ecco: t'ho portato... E' una cosa da nulla, ma gradirai il pensiero...

Lisa - (scartocciando la rosa) Oh, grazie, caro, grazie... (S'appunta il fiore sul petto, si punge) Ah!

Cimmino - (sobbalzando) Amore mio! Ti sei fatta male?

Lisa - (guardandolo fisso, con una specie di curiosit intenerita, come se lo vedesse per la prima volta) No... non mi son fatta male... (S'odono lievi, le prime note, non pi che le prime, del Sogno d'amore di Liszt).

Cimmino - (sussidia) C' un pianoforte, qui?

Lisa - (ridendo) Ma che pianoforte! E' una stazione ferroviaria! (Cimmino si guarda ancora intorno) E cos, vai alla Filodrammatica?

Cimmino - Tre volte 'per settimana... Marted, gioved e sabato. Ti ricordi della Partita a scacchi ?

Lisa - Jolanda... Il conte di Fombrone... Quelle prove che non finivano mai... Quanto fumo, in quella piccola camera... (Sinceramente triste) Perch m'hai lasciata partire? Oggi forse ti sarei vicina e sarei un'altra, e forse saresti un altro anche tu... Vedi, vedi che cosa la vita ha fatto di noi!... (Cimmino la guarda teneramente, con profonda commozione).

Lisa - (ha un piccolo scoppio di riso e comincia a recitare) Perch paggio Fernando, mi guardi e non favelli?

Cimmino - (animandosi) Io? Ti guardo negli occhi che sono tanto belli... (Entrambi fingono di giocare a scacchi sul tavolino).

Lisa - Sei mesto nel sembiante... Perch? La tua ferita ti duole, forse?

Cimmino - (cercando di ricordare le parole) Punto!... Com' bella, la vita!

Lisa - Paggio Fernando, molto lontano, il tuo paese?

Cimmino - Io nacqui dove l'aria tiepida e cortese, - dove la terra piena di cantici e di fiori, - dove in grembo alle Muse sorridono gli amori, -dove nel mar si specchiano i pallidi olivati, - dove i colli son ricchi d'aranci e di frutteti, - dove tutto profumo, dove tutto sorriso, - dove non si vagheggia pi bello il paradiso, - dove un riso di donna tutto un melograno,,- e quel vago paese lontano, lontano... (Pausa) Tu sei bella, Jolanda...

Lisa - Com' dolce, il tuo dire!

Cimmino - Senti... Hai tu mai pensato che si possa morire - senza d'aver provato che cosa sia l'amore? - Senza che un fiore sbocci dai germogli del cuore? - Prima di bisbigliarsi le pi ardenti parole? - Prima d'aver goduto la tua parte di sole?

Lisa - Oh, no!

Cimmino - No, non vero? Se non fosse che un'ora, - un'ora dell'ebbrezza che ogni ebbrezza scolora, - le mie pupille un'ora fissate nelle tue, - e poi, venga il destino!

Lisa - Si morirebbe in due... (Pausa, Lisa ha la voce velata di pianto) Perch, paggio Fernando, mi guardi e non favelli?

Cimmino - Io... ti guardo negli occhi che sono tanto... (Rompe in un singhiozzo).

Loris - (entra in fretta dalla comune e afferra Lisa per un braccio) Una parola, Cardn!

Lisa - (a Cimmino, alzandosi) Permetti? (A Loris) Che c'? (Lauri e la Mari entrano, parlando animatamente).

Loris - E' venuto il momento che ti pianto! Basta, ormai, con questa miseria che mi soffoca!

Lisa - Ma che cosa 'accade?

Loris - Martelli!

Lisa - Martelli... Aspetta... Chi ?

Loris - Chi ? Sempre stordita, tu!... Sempre addormentata!... Martelli di Bergamo!... Quello delle trentamila lire!...

Lisa - Martelli... E chi ci pensava pi?...

Loris - Hai capito, ora? Meno male!

Lisa - E che cosa vuole?

Loris - Il suo danaro, Dio santo! Che cosa credi che voglia? Vuole danaro! Tutti, vogliono danaro! Hanno sequestrato i bagagli, capisci?

Lisa - (atterrita) I bagagli?

Loris - Eh, no? Un usciere, alla Grande Velocit, sta suggellando tutto! E adesso va in scena a Salerno, se puoi!

Lisa - Ma non possibile!

Loris - Non hai che a scomodarti fino alla Grande Velocit. (Cimmino si avvicina a Lauri e alla Mari e comincia a discorrere con loro).

Lisa - (torcendosi le mani) E come si fa?

Loris - Si paga! Ecco come si fa! Si tira fuori il portafogli e si paga!

Lisa - Ma noi non abbiamo soldi...

Loris - Pazienza. Te la sbrighi da te. Io me ne vado.

Lisa - Te ne vai, Loris?

Loris - Me ne vado, Cardn.

Lisa - E dove?

Loris - Da Lucilla Primavera. Ha messo su una compagnia di riviste. E' a Roma, mi chiama. (Trae di tasca una lettera e la mostra).

Lisa - Tu non farai questo, Ettore!...

Loris - Lo far. Basta, con la fame. Non ne posso pi. (Raccatta la valigetta, ne osserva il contenuto, cerca qualcosa).

Lisa - Tu canterai dei couplets idioti?

Loris - Meglio cantare dei couplets idioti che il De Profundis. Me ne vado.

Lisa - E mi lasci cos, sola, con la compagnia addosso, senza risorse?

Loris - Io penso a me. Ne ho abbastanza. Dammi le tre cinquine arretrate.

Lisa - Ma non posso...

Loris - Dammi! (Le strappa la borsetta di mano) Come viaggio? (Apre la borsetta, ne trae qualche Vialetto e l'intasca).

Lisa - Ettore, non mi lasciare... Ettore, ti scongiuro... Lo sai che ho bisogno di te... Che ti amo... Che ti voglio sempre di pi... Resta.. Non ho pi nulla, m'hai tolto tutto... Pensa... La compagnia, il sequestro...

Loris - Io me ne vado! Penso a me! Quanto alla compagnia (ride) hai dimenticato il tuo primo amore? Il cavaliere... Hai visto? Aveva tanto danaro, in quella sua busta gialla...

Lisa - (volgendosi a guardare Cimmino che continua a conversare con la Mari, mentre Lauri esce dalla comune) Danaro... (Loris fa per andarsene) No, senti, questa una rovina... Resta, te ne scongiuro... A Salerno faremo soldi... C' il vecchio, il padrone del ristorante... Qualche biglietto da mille glielo strapper...

Loris - No.

Lisa - Solo per questa sera...

Loris - (chiudendo la valigia) No! (Tenta di liberarsi da Lisa che lo trattiene).

Lisa - Per andare in scena stasera... Poi Lauri imparer la parte e tu partirai... Fallo per carit... (Lo afferra per le braccia).

Loris - (divincolandosi violentemente, mentre Cimmino, attratto dalla scena, si avvicina timidamente) E lasciami, perdio! (D un urtane a Lisa, che va ad abbattersi con la schiena contro il taglio di un tavolino).

Lisa - (con un grido di dolore) Ahi!

Cimmino - (sorregge Lisa) Che c', Lisa? Che succede? (A Loris) E un po' di maniera, che diavolo! Se questo il modo di trattare una signora...

Loris - (con uno scoppio di risa) Una signora, quella?

Cimmino - Una signora! Una signora!

Loris - Davvero? E da quando in qua?

Cimmino - Da sempre! La conosco! Abitavamo nella stessa casa! Il padre era un gentiluomo!

Loris - S? E chi era? Il conte d'Armagnac?

Cimmino - Niente conte d'Armagnac! Era un galantuomo! Era applicato... Era Direttore Generale delle Ferrovie! E voi non permettetevi di quelle maniere da villano! Lisa una persona per bene, avete capito?

Loris - Ma non rompete le scatole! Cinquecento lire, e vi cavate il gusto!

Cimmino - Ah, mascalzone! (Gli si getta addosso, preso dal furore; cadono insieme. Cimmino picchia Loris come fanno gli uomini dal complesso di inferiorit quando una volta sono accecati dalla rabbia).

Lisa e Mireixa - (gridando) Lauri! Lauri! (Il cameriere accorre, tenta di sottrarre Loris a quell'energumeno. Lauri giunge di corsa e fa altrettanto. Cimmino tiene Loris stretto a s; gli ha passato il braccio sinistro intorno al collo e non lascia la presa, mentre batte Loris con la destra. Non si potrebbe nemmeno dire che lo hatta: lo picchia, la parola, con le nocche delle dita sulla testa, con odio selvaggio. Gli vengono in bocca, dopo aver detto due o tre volte Mascalzone , Fetente, Farabutto , tutti i nomi della gente che odia: Cinque!, Commendato, Segretario Genera! Mirella Mari e Lisa sono atterrite. La Mari chiama: Soccorso!, ma senza convinzione, sbalordita da quel furore improvviso. Finalmente il cameriere riesce a svincolare Loris, e, siccome questi fa per slanciarsi su Cimmino, lo trattiene per le braccia).

Cimmino - (a sua volta riesce a liberarsi dalla stretta d Lauri) Ah! Erano trent'anni, che volevo battere qualcuno! (Con un sospirane di sollievo) Ah! (Va su e gi, nervosissimo).

Loris - (raccoglie il cappello e la valigia) Se non temessi di perdere il treno! Ma ci incontreremo! (Via dalla comune. Cimmino continua a misurare il caff in lungo e in largo, eccitatissimo, tirando sospiri di sollievo).

Lisa - (si guarda in imito con la Mari e con Lauri) Alberto, calmati, su! Che diavolo! In fondo, poi, che cosa ti ha fatto?

Cimmino - Che cosa mi ha fatto? Tu domandi che cosa mi ha fatto?

Mirella - E che esagerazione!

Lauri - Roba da pazzi! (Cimmino che gli si trova avanti, gli d un ceffone. Egli porta la mano al volto) Ah! E che modo?

Cimmino - E andate immediatamente a ripassare la parte in treno, avanti! Ah, perdio perdio perdio! La metteremo a posto una buona volta, questa compagnia! Abusate che quella poveretta sola, eh? Le date addosso perch una persona per bene? Saltimbanchi scavalcamon lagne che non siete altro! Ma io vi metto a posto! Io vi raddrizzo le corna! Vi picchio, avete capito? Vi picchio!

Lisa - E va bene, Alberto... Adesso calmati... (Lo accarezza) Vieni qua, senti... Pensa a me... Hai visto? Quel vigliacco mi ha lasciata sola...

Cimmino - (che si smonta man mano) Ma ci dev'essere un contratto, una penale... Io lo citerei per danni, quell'infelice...

Lisa - Citarlo? Per cavarne che cosa? Non ha che le sue scarpe rotte... notaio, carta da bollo, diritti di accesso... Trenta-cinquemiladuecentosettanta.

Lisa - Bisognerebbe aver fiducia... (Avvicinandosi a Cimmino) Compassione di me...

Cimmino - (si irrigidisce: lotta per qualche istante con se stesso, e infine decide quasi senza volerlo, come uno che s getti in un baratro) La signorina paga.

Lisa - (a Cimmino) Grazie, grazie... (Cimmino tira fuori di tasca la busta gialla, ne toglie quattro biglietti da diecimila. Lisa li prende, glieli strappa quasi di mano, e l porge all'ufficiale giudiziario). L'Ufficiale Giudiziario - Un momento... Non c' fretta. (Siede ad un tavolino, estrae la stilografica, inforca gli occhiali, comincia a scrivere svila carta da bollo. Cimmino cade a sedere).

Lisa - Grazie... (Il cameriere entra e si avvicina a Cimmino portando in una sottocoppa il resto del biglietto da mille lire sborsato per pagare il cognac).

Cimmino - (ha un momento di esitazione, poi vuota la sottocoppa nella sua busta gialla, macchinalmente, senza lasciare mancia. Il cameriere se ne va, guardandolo di traverso. S'odono le prime note del pianoforte, come prima. Cimmino sobbalza. A Lisa, mentre l'ufficiale giudiziario scrive) E dopo Salerno dove andate?

Lisa - A Fresinone.

Cimmino - E dopo?

Lisa - Dopo, chi sa... Non si sa mai dove si va a finire... (Cimmino d in una piccola risata nervosa, un po' sorda. Si odono di nuovo le note del pianoforte. Cimmino s guarda intorno. Ride d nuovo. Lisa lo guarda) Perch ridi?

Cimmino - Niente... Pensavo...

Lisa - Che pensavi?

Cimmino - (serio) Se ne avessi la forza...

Lisa - Ebbene?

Cimmino - Una cosa enorme... Una fantasia...

Lisa - Dilla.

Cimmino - No, non possibile...

Lisa - Dilla, dilla!

Cimmino - Se ne avessi la forza... verrei con te.

Lisa - Per sempre?

Cimmino - (atterrito dalla parola) Per sempre?

Lisa - Ti domando.

Cimmino - (socchiudendo gli occhi) Per sempre.

Lisa - E tu ne avresti il coraggio?

Cimmino - Chi sa... Forse troppo tardi... Ma non ne posso pi... Che vita... Quel pianoforte che mi martella nella testa... Quella donna che mi tormenta... Il veleno dei topi...

Lisa - Che veleno?

Cimmino - Come?

Lisa - Dico: quale veleno?

Cimmino - (ripigliandosi) Ho parlato di topi? Non ci badare... E poi l'ufficio... Quella gente maligna, stupida, servile, che ti lascerebbe morire per un sorriso del segretario generale... Sempre gli stessi, sempre, dalla mattina alla sera... E passano le stagioni, e passano gli anni, e non cambia mai... C' un impiegato, un certo Cinque, che mi odioso. Uno di quei raccomandati di ferro, sai... La spia dell'ufficio. Ebbene, l'ho sempre intorno a me. Se salgo in tram, Cinque nel tram. Se m'affaccio al balcone, Cinque al balcone, di fronte a me. Io sono qui, ora, vedi, e nessuno lo sa... Mi credi? Non sarei sorpreso se Cinque fosse alle mie spalle. (Mentre Cimmino profferisce queste parole, Marcella entra dalla destra, in fretta, irritata, decisa a farla finita col suo pessimo amante. Cinque la segue, col tovagliolo in mano, chiamando: Marcella! Marcella!. Insomma, nel momento in cui Cimmino lo evoca, Cinque veramente alle spalle di Cimmino).

Lisa - (che non ha ascoltato, seguendo il suo pensiero) E tu avresti il coraggio di piantar tutto e di venire con me?

Cimmino - Non lo so... Ma basta, basta con questa vita miserabile... Tu dici che l'esistenza degli artisti dolorosa? Forse. Ma sempre diversa, sempre un'altra! La vita terribile quella che non cambia mai! Ogni giorno come il giorno precedente, come il giorno che seguir... Mia moglie macina il caff...

Lisa - Che dici?

Cimmino - Come? Che ho detto? Niente, niente, non ci badare. Piantare tutto... Ma no, no, non possibile! (L'idea della fuga lo terrorizza) Eppure... (La sua piccola anima oscilla. Egli si spenzola sull'abisso e se ne ritrae, ad un tempo affascinato e atterrito).

Lisa - Non vuoi.

Cimmino - Ci penseremo stasera, dopo la rappresentazione... (Seguendo il pensiero che lo attanaglia) No, no... sarebbe una pazzia... (Si tocca il petto, dove ha la busta gialla, ricorda) I denari... E come ci torno, a casa? (Balza in piedi) Meglio, meglio affrontare l'ignoto...

L'Ufficiale Giudiziario - (smettendo di scrivere) Ecco l'effetto con l'atto di protesto. Bisogna far annullare il protesto, altrimenti esce sul bollettino...

Lisa - Protesto pi, protesto meno... Grazie.

L'Ufficiale Giudiziario - (traendo di tasca del danaro e contando) Ecco la resta. (S'odono i rintocchi dei ganci del treno battuti col martello dei manovali. Un fischio).

Lauri - (rientrando con la Mari) Presto! Presto! Il treno parte!

Mirella - Le valigie! Le cappelliere! (Cimmino agitatissimo. Lauri, la Mari e Lisa raccolgono i bagagli. Un altro fischio. L'attore va verso la destra) Avanti, avanti, perdiamo il treno! Presto, presto! Avanti! E anche lei... Direttore!

Cimmino - Direttore? Io?

Lisa - (afferrandolo per mano) Vieni... Vieni... Se tu avessi coraggio... Andiamo, Alberto, andiamo... (Lo trascina via traendolo per mano. Cimmino si avvia, poi si ferma, esita, tentenna, nella sua tormentosa perplessit. Rintocchi di freni battuti. Altro fischio). Che hai? Andiamo!... (Lo trascina. Escono tutti dalla destra. Cimmino rientra dopo un istante, tra il voco dei comici; attraversa la scena in fretta, corre verso il tavolino dove ha lasciato il pacchetto della colazione, afferra l'involto e fa per uscire dalla destra. Al centro della scena si ferma, scorgendo qualche cosa a terra, si china lentamente, esitando, quasi con paura, raccoglie la rosa rossa che aveva portata a Lisa, e che, durante la scena fra Lisa e Loris, caduta ed stata calpestata. Il fiore gli si sfronda nelle mani, i petali gli cadono ai piedi. S'odono, forti, i rumori della stazione, mentre dura il voco. Lisa dall'interno) Alberto! Alberto! (S'odono di nuovo le prime note di Sogno d'amore. Cimmino socchiude gli occhi, serrando nel pugno la sua rosa morta, esita ancora un istante e fugge dalla destra).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

(La sala da pranzo, in casa di Cimmino. L'ambiente arredato con decenza. Nel complesso, tutto ci d comune che pu vedersi nella casa di un impiegato non di infimo grado. Al centro della scena, il tavolo sul quale, dal soffitto, pende il paralume. Sulla sinistra della scena, un divano abbastanza lungo, ai cui lati sono due poltrone. Sono in scena Umilia Cimmino, Nini e due vicine: la signora Lomonaco con la figlia Elvira. Tutte vestono decentemente).

Emilia - (tergendosi le lacrime e soffiandosi il naso) No, morto, signora! E' morto! Per amor di Dio! Lei scherza? Le tre di notte e Alberto non ritorna? Non mi ricordo che sia accaduto una sola volta! E' morto, morto... Marito mio bello... (Piange).

La signora Lomonaco - Su! Si dia coraggio! Che morto e morto! Possono capitare tante cose!

Nin - E che cosa poteva capitargli? Da quando ho l'uso della ragione, non mi ricordo che una sola volta pap sia tornato a casa dopo le sette... Mai... Mai... (Piange).

Elvira - Su, Nini, sta su... Perch pensare per forza a cose tristi? Vedrai, vedrai che da un momento all'altro verr!

Emilia - Elvira, figlia mia, non s'illuda... No, no. Io ho un brutto presentimento... Ieri notte ho sognato l'uva bianca... Ogni acino cos, grosso come un'arancia...

La signora Lomonaco - (fra s) Lacrime...

Nini - Sparito... Sparito...

Emilia - Stamattina siamo andate da lui in ufficio per... per una cosa. Che ora poteva essere, Nini?

Nini - (piagnucolando) Era quasi mezzogiorno...

Emilia - Siamo andate in ufficio a mezzogiorno. Alberto era l! Chiss se non era l'ultima volta che lo vedevo!...

Elvira - Signora, signora! E che modi, sono questi? Vuol farsi venire un malanno? E pensi a questa povera creatura...

Emilia - Alberto era l, seduto al suo tavolino. Ha detto, me lo ricordo come se avesse parlato un minuto fa: Tornate dopo mezzogiorno. D tu, Nin, vero, s o no? .

Nini - S, mamma... Dopo mezzogiorno... (Piange).

Emilia - Noi abbiamo preso il tram, e siamo andate dal parrucchiere... Torniamo dopo un'ora, signora cara, e Alberto non c'era pi! (Piange).

La signora Lomonaco - Ma i colleghi le avranno detto qualche cosa, non so, le avranno dato qualche indizio...

Emilia - S'erano accorti che era stravolto... Ha chiesto qualche ora di permesso ed uscito. Da quel momento, non l'hanno visto pi!

Elvira - E va bene, va bene... Coraggio... Da un momento all'altro suoner il campanello... Nin - (piagnucolando) Ha la chiave, ha...

La signora Lomonaco - Che sia tornato in ufficio pi tardi?

Emilia - Macch, signora cara! Macch! Stasera, verso le dieci abbiamo mandato a chiamare quell'impiegato che abita qui, di fronte a noi... Lo vede anche lei, dalla sua finestra... quel giovanotto... Come si chiama, Nin?

Nini - Cinque, mamm... Si chiama Cinque...

Emilia - Ecco, Cinque... Infatti ricordavo un numero... In verit, povero giovane, si sta comportando in un modo veramente esemplare... Sta frugando tutta la citt. Ebbene, quando l'abbiamo chiamato ed venuto, ci ha detto che era stato in ufficio, e il povero Alberto non era ancora tornato... (Piange) Madonna mia, e che cosa sar accaduto? Alberto! Alberto! Rispondimi!

Nini - (singhiozzando) Pap mio... Pap mio...

Elvira - Su, Nini, non piangere! (Le si avvicina) Vedrai, vedrai che torner!

Emilia - Alberto... Alberto! Rispondi alla tua povera Emilia... Signora, stamattina era l, sulla porta, guardi, l che se ne andava all'ufficio. Io gli ho domandato: Alberto, figlio mio, per secondo, che cosa preferisci?. Beh, guarda un po' tu - m'ha detto - delle frittelle e un po' di peperoni... . Signora, gli abbiamo preparato frittelle e peperoni. E adesso, chi se li mangia? Sono l, sul fornello spento. No, no, signora, Alberto non esiste pi!

Nini - E basta! Basta! Sta zitta! Non ho pi la forza di sentire! Ho un chiodo nella fronte!

Cinque - (dalla strada) Signora Cimmino! Signora Cimmino! (Le quattro donne corrono al balcone).

Emilia - Dica, dica... L'ha trovato?

Cinque - (dal basso) Niente, signora! Niente! L'ho cercato per tutta Napoli! Sono stato in Questura, agli ospedali...

Emilia e Nini - (insieme) E che le hanno detto?

Cinque - Nulla! Non ne sanno nulla!

Una voce - (dal piano superiore) Meno male! L'hanno trovato?

Emilia - (guardando in alto ed alzando la voce) Niente, presidente! Niente!

La voce - E dove l'hanno trovato?

La signora Lomonaco - Non s' trovato ancora!

La voce - Ah, benissimo! Ringraziamo Iddio!

La signora Lomonaco - Non l'hanno tro...

Elvira - Mamm, e finiscila! Quello non sente nemmeno le cannonate!

Emilia - Signor Cinque!

Cinque - Dica!

Emilia - Salga un momento! Lo faccia per carit!

Cinque - Va bene, vengo su. Aprano la porta... Nini vieni tu, ad aprire la porta! Vieni tu!

La voce - Tanti saluti al ragioniere! Domani sera lo aspetto per lo scopone!

Emilia - Eh, s! (Le donne rientrano. Nini esce in fretta per aprire la porta).

La signora Lomonaco - Vede? Se, Dio non voglia, fosse accaduto qualcosa di grave, lo avrebbero trovato in Questura, non so, a qualche ospedale... Oh, Dio, si sarebbe dovuto buttare a mare?

Elvira - Mamm! E che diavolo!

La signora Lomonaco - E che ho detto di straordinario?

Elvira - Tu salti fuori con certe enormit... Gettarsi a mare... E perch? Signora, non abbia paura. Io sono certa che suo marito da un momento all'altro sar qui. (Rumore della porta delle scale che si chiude. Entra Nini seguita da Cinque, che in smoking. Cinque si ricompone, e si passa il fazzoletto sulle labbra).

Cinque - (a Emilia) Signora ragguardevole... (Le bacia la mano).

Emilia - Signora, le presento l'avvocato Cinque... (Piangendo) ... Collega d'ufficio del mio povero Alberto. La signora Lomonaco...

La signora Lomonaco - Fortunatissima...

Cinque - Sono io, veramente lieto... Oh, ma dica un po'... Lei non abita qui accanto?... Ah, ho capito... Lomonaco, s... Conosco suo marito, il dottore... S, s, le vedo dal balcone... E mi pare che abbia anche una signorina...

La signora Lomonaco - Elvira! Eccola qui.

Cinque - (sbirciando la ragazza) Ah, ecco... La figlia di Lomonaco... (Le sorride. Elvira accenna un saluto col capo) Fanno compagnia a queste poverette, eh? Iddio gliene renda merito...

Emilia - Avvocato, dica, per carit... Ha una traccia? Un filo di speranza?

Cinque - Signora, gliel'ho detto. Sono stato in Questura: nulla. Poi sono andato all'ospedale dei Pellegrini: Scusino tanto - ho domandato hanno portato per caso un certo Cimmino? . L'infermiera ha guardato sul registro: nulla. Dai Pellegrini sono corso agli Incurabili. Niente. (Prendendo una sedia) Signora Cimmino, vuole sapere la verit? Non s'impressiona, eh? Sa, bisogna cercare dovunque... Sono andato anche alla Morgue .

Emilia - E non c'era?

Cinque - Nemmeno un'unghia.

La signora Lomonaco - Naturale! Voleva trovarlo alla sala anatomica? E che diavolo! Chiss per quale ragione si sar allontanato dall'ufficio!

Emilia - E non diceva nulla? E non m'avvertiva? No, no, signora, non s'illuda! Alberto non pi di questo mondo!

Cinque - Comincio a crederlo anch'io! (Emilia e Nini scoppiano in singhiozzi).

La signora Lomonaco - (in tono di rimprovero) Signor Cinque!

Cinque - Pardon.

Emilia - Domani vestir le gramaglie...

Nini - Non ne posso pi...

Emilia - Che ora , signor Cinque?

Cinque - Sono le quattro.

Emilia - Vede, signora? Vede? Alberto fuori casa fino a quest'ora? Chiss, chiss che tragedia, sar accaduta! (A Cinque che continua a parlare sottovoce con la signora Lomonaco e con Elvira) Avvocato, non resti, cos, in piedi... S'accomodi... Ma guarda! anche in abito da sera... Chiss dove era diretto... Ci scusi...

Cinque - Beh, cosa da niente... Mi attendevano certi amici... Dunque, signora mia, lei si dispera, lo so... Ma che cosa vuol farci? Ci vuole calma, rassegnazione... Stamattina leggiamo un po' i giornali, vediamo un po'... (Siede anche lui presso il tavolo, tra Nini ed Elvira).

Emilia - Avvocato, mi dia un po' di speranza... Che sia partito? Che l'abbiano mandato fuori Nanoli per servizio?

Cinque - No, questo no... Ma non si impensierisca. Guardi, signora, qui i casi sono due... O Cimmino... - come devo dire? - ...ha avuto una disgrazia e c' rimasto...

La signora Lomonaco - Avvocato! (Emilia e Nini piangono pi forte).

Cinque - E non probabile! Che diavolo! Un individuo muore cosi, da un momento all'altro, senza ragione? (Fa un segno d'intelligenza alla signora Lomonaco) Oppure... oppure... chiss... stato condotto dagli amici qui, nei dintorni, in uno di questi paesetti qui vicino...

Emilia - (lamentandosi) Non possibile... Non possibile...

Elvira - (a Cinque) Lei pensa ad una gita di piacere?

Cinque - Io penso a tutto e a nulla, carissima Elvira... Cosa vuol fare?... Un uomo nel mondo una quantit talmente trascurabile...

Nini - Ma che paesetto! Che gita di piacere!... Andarsene cos, senza avvertire nessuno, lasciando la famiglia nell'ansia? No, no, signora... Pap non avrebbe fatto... Non l'ha fatto mai... Sarebbe stato in contrasto con le sue abitudini!...

Emilia - Ma certo! Abitudini di venti anni! No, no! Signora Lomonaco, io sono la vedova di Alberto Cimmino!

La signora Lomonaco - (seguendo un suo pensiero) E quest'uomo sarebbe sparito cos, nella strada da un momento all'altro? Agli ospedali, nessuna notizia. In Questura, non ne sanno nulla. Alla Morgue non c'... E allora?

Cinque - (sorridendo) Allora, sono potute accadere centomila cose! L'abitudine, eh? Ah, lei crede che un uomo qualunque, per il solo fatto di essere tornato a casa venti anni di seguito ogni sera alla stessa ora, il ventunesimo anno non pu capovolgere la propria esistenza? Per venti anni ha fatto la gatta morta: casa e ufficio, ufficio e casa. Un bel giorno...

Emilia - Un incontro, dica la verit?...

Cinque - Un incontro, un'idea, una follia... Centomila cose. Ecco qua. Un uomo va per istrada. E' disceso un momento dall'ufficio... non so... per... per I giocare la schedina del Totocalcio.

Emilia - Non ha mai giocato un soldo!

Cinque - Dico per dire... Esce dall'ufficio, cammina. A un angolo di strada incontra un amico: uno che aveva perduto di vista da trent'anni Bemarnino! . Alberto!. Come va? Che diavolo te ne sei fatto, per tanti anni?. Sono stato all'estero. E tu?. Ah, io sono qui, a Napoli... Mi I sposai nel trentaquattro... E ho una moglie, amico mio, una moglie... .

Emilia - (alzandosi e levando il braccio) Giuro davanti a Dio che l'ho sempre amato!...

Cinque - Sar, signora, sar... Dico per dire! Senti, Alberto - fa Beniamino - te ne vuoi venire a colazione con me? Sono tornato ieri l'altro, e ho saputo che in un'osteria di Sorrento c' un I vinello... un vinello paesano... Alberto, oggi ho 1 deciso di fare cose da pazzi. Se ci stai, t'invito . No! - risponde Alberto Cimmino. - No, Beniamino mio! Mi attendono a casa! . A casa? E che I cos', questa casa? Ma che te ne frega, a te! Andiamo, Alberto, andiamo! . E lo trascina con s. Dopo di che, l'uomo qualunque che per vent'anni non ha bevuto mai pi di un dito di vino, perde la tramontana, commette mille e una imbecillit, e all'alba lo portano a casa inzuppato di vino come una spugna da bagno, sa, di quelle grandi, che...

Nin - No! No! Non possibile!

Emilia - Non lo credo! Non posso crederlo!

La signora Lomonaco - Un padre di famiglia come il ragioniere Cimmino non si lascia trascinare in un'osteria!

Cinque - Non ci sono, eh? (Si guarda intorno).

Elvira - E no, che non c'! Cosa vuole, lei, che un galantuomo...

Cinque - Come dite? Un galantuomo? E sentite quest'altra, va! Sentite quest'altra ipotesi! Ecco qua, ascoltatemi bene. L'uomo qualunque va per istrada. Cammina cos, sovrappensieri, o meglio, pensando a tutti i guai che gli prodiga la bella famigliola, Lo vedete? Sta bene. Da un momento all'altro, paffete, incontra una donna. Per vent'anni non ha pensato una sola volta che sulla faccia della terra esistessero altre donne all'infuori di sua moglie, di sua figlia... e delle signore Lomonaco qui presenti. Il ventunesimo anno, una bella mattina, incontra un'altra donna e si gioca la vita. Eh? Che ne dite?

La signora Lomonaco - Uh, avvocato! Che esagerazione!

Cinque - Esagerazione? Esagerazione? E perch, secondo lei, una bella femmina non capace di far perdere la testa a un tipo di quel genere? Un sor riso, sapete, uno di quei sorrisi che soltanto le al tre donne sanno fare, e si desta di soprassalto il maiale che sonnecchia in ciascuno di noi. Signora... Signorina... Una parola... . S'allontani per carit! Sono maritata!. Una parola, angelo biondo, deliziosa signora, inestimabile tesoro!... .

Emilia - Non le ha mai dette, queste parole!

Cinque - A lei? E che c'entra, lei? Lei la moglie! Queste sono parole che si dicono soltanto alle sconosciute!... Dopo di che, l'uomo qualunque, che in materia di gonne non ha mai fatto distinzione tra una donna e un prete, s'inebria, perde letteralmente il pudore, e a giorno chiaro lo sanno, come ritorna a casa? Lo sa, lei, signora Cimmino? Ritorna a casa senza la croce di un centesimo in tasca!

Emilia - (scattando in piedi) Nini, Nini, aveva lo stipendio addosso!

Cinque - Vede? Lo vede? E non tutto! Tenga presente che talvolta un uomo scompare, e nessuno lo vede mai pi. Il fatto di Don Gennaro Renzullo se lo ricordano? Affare di una cinquantina d'anni fa: lei, signora, se lo deve ricordare. Sparito, una sera, nel tornare dal caff a casa. Scomparve annientato dalla strada, povero Don Gennaro, rapito dal torrente che afferra, travolge, distrugge; risucchiato dalla fiumana che ingoia la gente.

Nini - (singhiozzando) Pap mio! Pap mio!

Emilia - (accarezzando la figlia) No, no... non l'hanno ingoiato, pap... Non l'hanno ingoiato...

La signora Lomonaco - Avvocato! E un po' di tatto! Che diavolo!

Emilia - (lamentandosi) E adesso come si fa? Oh, Dio mio! Dio mio! (Riflette) Ma almeno ci spetta la pensione?

Cinque - Ecco, cos va bene! Bisogna pensare alle cose serie! Bisogna andare al sodo! La pensione vi spetta! Vi spetta! (Pausa) Si chiede la fede di morte...

Nin - ('piangendo e -pestando i piedi) La fede di morte di pap! La fede di morte di pap!

Cinque - E un po' di calma, Nin! Alla fine dei conti, la fede di morte che cos'? E' un pezzettino di carta cos! Beh, arrivederci, io vado, fra qualche ora devo trovarmi in ufficio, e non vorrei mancare per nessuna ragione al mondo. Io sono fatto cos! Il dovere innanzi tutto! Per qualunque cosa occorra, dispongano di me. Nin, accompagnami, non conosco l'uscita... (Bussano al portone. Le donne si precipitano al balcone).

Nini - Un fattorino telegrafico! E' un telegramma! (Via di corsa, seguita da Cinque).

La signora Lomonaco - Vedranno, vedranno che una buona notizia.

Elvira - Ma certo! (Nin ritorna seguita da Cinque il quale, senza averne l'aria, si passa il fazzoletto sulle labbra, per toglierne qualche traccia di rouge. Poi Cinque firma il talloncino di ricevuta del telegramma. Elvira lo prende ed esce in fretta. Cinque porge il telegramma a Emilia che lo apre, lo legge, getta un grido e sviene, ha vicina la sostiene).

Nini - Mammina! Mammina! Che accade? (Accorre presso la madre).

Cinque - (alla signora Lomonaco, che raccoglie il telegramma) Si pu leggere? Non indiscreto? (Elvira rientra).

La signora Lomonaco - Ma s! Legga! Legga!

Cinque - (legge) Addio. Non attendermi pi. Alberto. Il telegramma viene da Salerno... (Gettando il telegramma sul tavolo) Ho capito: Cimmino s' buttato a mare.

Elvira - Eeeeh! Va sempre agli estremi, lei.

Cinque - Beh, in fondo, cos grossa non l'ho detta... Il suicidio acquatico diventato talmente di moda...

Emilia - (con voce fievole) Ho il freddo nelle ossa...

Cinque - Beh, adesso cerchi di riposare... Ormai, quello che fatto fatto... Stamattina si va sul posto, si vede un po'...

La signora Lomonaco - E s... Ormai!... Coraggio, signora Cimmino... Speriamo che oggi... (Continua con Elvira a confortare l'amica, mentre Cinque trae in disparte Nini; un po' pi verso la porta).

Cinque - Senti, non vorrei dirtelo, ma...

Nini - Che vuoi, da me?

Cinque - No, dicevo che adesso sarai pi libera... Potrai venire da me un po' pi spesso...

Nini - (aprendo il fazzoletto) Zitto! Zitto! Non il momento! E poi, ho un rimorso...

Cinque - E dagli! Sta a vedere che l'onore femminile un fatto fisico... Non ci si tiene pi...

Nini - Lo so, che non ci si tiene pi... Ma che vuoi? Mi pare un tradimento per quel poveruomo...

Cinque - Senti, ti avevo scritta una lettera: non sapevo che sarei venuto qui... C' l'indirizzo di quella casa... (Trae la lettera di tasca).

Nini - No, no...

Cinque - E va bene!... Ma non subito, eh?: tra cinque o sei giorni... Per devi farmelo sapere in tempo... Ecco qua: (legge) Mauriello, via Speranzella dodici... E' una casa di amici... (In quel preciso momento Cimmino appare sulla porta. E' senza baffi, affranto; ha la chiave di casa in mano, l'ombrello sospeso al braccio, il pacchetto della colazione sospeso a un dito. Tutti danno un grido soffocato. Nini nasconde la lettera in seno).

Emilia - (fissando il marito) Non lui...

Cimmino - (precipitandosi verso il tavolo sul quale spiegato il telegramma) E' arrivato prima di me... Non ho fatto in tempo...

Cinque - (che sull'uscio, piano) Si tagliati i baffi...

Nini - Madonna, com' pallido!

Emilia - Dove sei stato?

Cimmino - (guardando la gente estranea) Ti dir. (Cinque se la svigna, he vicine salutano ed escono silenziosamente, guardandosi in volto. Emilia e Nini guardano Cimmino, senza parlare).

Emilia - (severa) Dove sei stato?

Cimmino - (guardando il telegramma, tentando inutilmente di mentire, balbettando) A Salerno... Un affare di ufficio... Sono ritornatocol primo treno...

Emilia - E i baffi? Che cosa ne hai fatto, dei baffi? E questo telegramma? E i denari, dove sono? Dammi i denari!

Cimmino - Quali denari?

Emilia - Come? Quali denari? Lo stipendio!

Cimmino - Ah! La busta!

Emilia - La busta! La busta! Dove? (Cimmino non risponde) Chiss che cosa avrai fatto! Fuori i soldi! I soldi!

Cimmino - Ti esprimi peggio di una lazzara... Come, come sei volgare!...

Emilia - I soldi! Dove sono, i soldi? (Cimmino getta sul tavolo la busta contenente pochi spiccioli. Umilia li conta febbrilmente) E questo tutto? Che cosa hai fatto? Alberto, qui c' sotto qualche cosa di nefando... Tu hai la faccia del vizio... Gli occhi della lussuria... Una donna, di' la verit? Una donna?

Cimmino - (cadendo a sedere) Una donna.

Emilia - Subito a letto, Nini!

Cimmino - Bada che quella ha una lettera addosso... Gliel'ha data quell'individuo... L'ho visto io...

Emilia - (ridendo amara) La morale, vero? Tu parli di morale! Tu! E con quale diritto? Nini, dammi quella lettera e vattene a dormire, su, che tante sudicerie non puoi ascoltarle. Dammi quella lettera.

Nini - E cosa credi di trovarci? E' l'indirizzo di un maestro di ballo.

Emilia - Da' qui. (Nini d il foglio alla madre, ed esce dalla sinistra. Emilia depone la lettera sul tavolo) Svergognato! A quell'et! Con una figlia signorina! Ed hai anche la faccia tosta di guardarmi?

Cimmino - . E va bene... E va bene... Adesso fatto... E' passato... Lo vedi? Sono tornato... Sono tornato qui...

Emilia - Fatto? Passato? E come ce la sbrighiamo, sino all'altro ventisette? Come facciamo, a vivere? Tu ci hai affamate!

Cimmino - Ho fatto sacrifizi enormi per tutta la vita.

Emilia - E che volevi fare? Questo il tuo mestiere! Tu, uomo, lavorerai con gran sudore. Per ora, ci hai assassinate. Che cosa vuoi, che mettiamo un bel cappellino, io e tua figlia, e usciamo per aiutare la barca?

Cimmino - I soldi... S... Hai ragione... Bisogna far soldi... (Dopo un istante di silenzio) Ma dimmi: la gelosia in tutto questo non c'entra?

Emilia - (riordina il tappeto del tavolo che s' spostato) Gelosia, gelosia... E' la miseria, altro che gelosia!

Cimmino - Dunque, per te tutta una questione di danaro? Non si tratta che di soldi, vero?

Emilia - E ti sembrano niente, i soldi?

Cimmino - Tutto il resto non ti fa senso? Non ti fa soffrire? Non ti fa rabbia?

Emilia - A me? E che me ne importa?

Cimmino - Ah, non te ne importa? Ebbene, sono stato con una donna. Adesso finita, vedi, finita per sempre, ma quella donna l'ho pensata per tutta la vita mia. L'ho sognata per tutta la vita, ogni ora, ogni momento, senza scordarmela mai. E' stata viva nel mio cuore per vent'anni! D'autunno passavano le rondini? E io pensavo a lei che era partita. Vedevo una rosa rossa, di primavera? E desideravo la sua bocca. Pareva che non pensassi a niente, vero? Casa e ufficio... Ufficio e casa... E il cielo mi ricordava gli occhi suoi... E una canzone sentita cos, per istrada, mi faceva tornare a vent'anni...

Emilia - Questo, hai fatto? Questo, hai fatto? (S'avanza minacciosa).

Cimmino - Sta ferma con le mani! Voglio parlare, hai capito? Voglio parlare! Voglio gridare! Hai capito?

Emilia - Sta zitto, assassino!

Cimmino - Voglio parlare! Voglio gridare! Ho passato un'esistenza intera accanto a te che non mi hai nemmeno guardato... Hai saputo rammendarmi le camicie, cucinare lo stufato, raggiungere il ventisette, ma non mi hai guardato mai! E voglio dirtelo, senti, voglio dirtelo! Ho recitato in un teatro vero, accanto ad una donna amata; ho' visto la gente in piedi che batteva le mani! Allora, allora ho compreso chi ero, e come avevo gettato la mia vita nella spazzatura! Ho subissato la mia vita; ho barattato la mia giovinezza con la tua economia domestica! Questo, il delitto! Questo, il crimine da cui nessun Dio potr assolvermi mai, perch il nostro primo dovere quello di essere felici! Io sono stato artista e non l'hai mai capito; io sono stato ardente e non l'hai mai saputo! Me ne sono accorto, oggi, che sono forte, che sono ardente, che sono un Dio! Io sono io! (Precipitandosi al balcone) Gente! Gente! Io sono un Dio! Io sono un Dio! (Rientrando) Io sono forte... Io sono ardente... Io sono un Dio... (Cadendo a sedere sul divano) Io sono un miserabile... Sono un pover'uomo... Ieri ero giovane ancora, oggi sono un povero vecchio... (Singhiozzando, reclina la testa sul braccio del divano).

Nin - (rientra dalla destra ed accarezza la testa a suo padre) Pap mio... Pap mio... (Cimmino la respinge e resta cos, con un braccio penzoloni, con gli occhi fissi nel vuoto).

Emilia - E' forte... E' ardente... Ha gettato la vita nell'immondizia!... Ti sputerei in faccia!... Ti sei trascinato ai miei piedi per sposarmi... Me l'hai chiesto per carit... Il grand'uomo! Mi fece un grande onore! Figlia di segretario capo! Educata a] Sacro Cuore! Diplomata maestra!... Gli ho trovato gli errori di ortografia, nelle lettere, quando eravamo fidanzati!... Senti, vattene! Vattene! Hai capito, svergognato? Vattene!

Nin - E dove va, questo pover'uomo?

Emilia - Dalla sua amante! Dove ha fatto l'estate, faccia l'inverno!

Nini - (chinandosi sul padre con una folle paura nella voce) Mamm, quello non si muove!... Pap... Pap... Non si muove!... (Gli afferra il braccio sinistro che ricade penzoloni) Mamm! Mamm! Non si muove pi!

Emilia - (avvicinandosi, allarmata) Che c'? (A Nini) Non aver paura!... (A Cimmino) Che diavolo ti piglia? (Madre e figlia restano in ascolto. D'un tratto s'ode Cimmino russare).

Nini - (quasi delusa) Uh... S' addormentato...

Emilia - E si capisce! Sono le cinque! E' andato sempre a letto alle nove di sera!... Mascalzone... (Va intorno riordinando la camera) L'amore... Le rondini... Le rose, rosse... E a me, per farmi rimettere questi tre denti qui davanti c' voluta la mano di Dio! Farabutto cialtrone!... A quell'et!... (Esce e rientra dalla destra con un piccolo plaid che getta sulle spalle di Alberto) Gli ho fatto da governante per vent'anni... Andiamo a letto, Nini... Vieni, su... (Spegne la luce. Via entrambe a destra). (Buio sulla scena e in sala per alcuni secondi, fontano, smorzato, s'ode Sogno d'amore. Fischi di treno. Poi, tutta luce. Giorno chiaro. Dal balcone che ha le imposte aperte, entra un raggio di sole. Il canarino canta. Cimmino dorme ancora: s'ode il suo respiro pesante; poi il suono dell'orologio a sveglia dall'altra cantera. Alberto si desta, si leva a sedere sul divano, si guarda intorno, dice: La sveglia... Avevo caricato la sveglia . Porta la mano al labbro superiore, ricorda, si alza lentamente).

Emilia - (entra dalla destra, in vestaglia, col macinino; siede, mastica un chicco di caff) Ho la bocca amara come il veleno... (Continua a macinare).

Cimmino - (guarda il canarino, estrae dalla gabbia la piccola mangiatoia) Il miglio, dove sta?

Emilia - Che cosa?

Cimmino - Il miglio per il canarino!

Emilia - Lass! Sull'armadietto! (Cimmino sale su una sedia e prende un pacchetto) Che fai, adesso? Guardate l! E' ancora stordito!... Hai preso il veleno dei topi! L'altro pacchetto, devi prendere! (Cimmino, che sceso dalla sedia, vi risale dopo aver messo il pacchetto del veleno sul tavolo. Prende il miglio e comincia a versarlo nella mangiatoia della gabbia) Oggi forse ce la caveremo. E domani? (Conta il poco danaro che rimasto sul tavolo, nella busta) Guardate qui, guardate... Siamo rovinati... Per un colpo di testa imbecille... (Si volge a guardare il marito) Anche i baffi, ci ha rimesso... Perch sei tornato?

Cimmino - Mi mancato il coraggio... E poi... E poi... non dovevo andarci... Ho trovato una rovina... Ho trovato un rottame...

Emilia - Adesso la rinneghi, eh? Adesso la disprezzi... Sei tornato all'ovile, e vuoi riaccomodarti la vita alla men peggio... Bel vigliaccone... (Cimmino soffia sulla mangiatoia).

Cimmino - (voltandosi, debolmente) No, no... Tu non hai capito... Sono io, che non ho avuto il coraggio di restare, di abbandonarvi...

Emilia - E come? Dici che sei forte!... Dici che sei cos forte!...

Cimmino - Sono un pover'uomo... (Il canarino canta) Sono un povero vecchio... E non se ne parli pi... Te lo chiedo per carit... Non ne parliamo pi.

Emilia - Come potrai viverci, qui, nella tua casa, con una figlia signorina, dopo quello che hai fatto stanotte? Guardati nello specchio: hai la faccia devastata dall'orgia...

Cimmino - (rimettendo la mangiatoia- nella gabbia) Non c' stato nulla.

Emilia - Come, nulla?

Cimmino - Nulla.

Emilia - E che ci sei andato a fare?

Cimmino - A recitare Gran mondo.

Emilia - Non vero.

Cimmino - (con forza, amaramente, avvicinandosi alla moglie) Emilia, niente!

Emilia - (scattando in piedi) E tu hai speso cinquantamila lire cos, per niente? Ma guardate che imbecille! Ne avesse almeno ricavato un'esperienza!

Cimmino - (ridendo) Ti dispiace, vero? (Si toglie la giacca).

Emilia - Quei saltimbanchi ti hanno guardato in faccia e l'hanno capito, che sei una bestia!... (Cimmino esce dalla sinistra) E adesso, come si fa?

Cimmino - (dall'interno) Il quinto dello stipendio.

Emilia - E si potranno avere subito, questi soldi? Si potranno avere oggi, domani?

Cimmino - E chi lo sa? Giordano aspett un mese.

Emilia - Un mese? Sei pazzo? Qui bisogna provvedere oggi stesso... Noi non abbiamo da mangiare... Senti, fa cos: chiedili a Cinque...

Cimmino - (rientrando in maniche di camicia ed asciugandosi le mani) Ah, no! Quello no! Nessuna dimestichezza, con quell'individuo! Quello non recede di fronte a nulla! Sarebbe capace di insidiare mia figlia! (A bassa voce guardando verso la porta di destra) Di portarsela in una casa di appuntamenti! Anzi, ti dico, eh? Non voglio che rimetta mai pi il piede in questa casa! Hai capito?

Emilia - Non cominciamo a dare ordini! Non c' proprio di che! E non esageriamo! Insidia... Insidia... Parole grosse! Si tengono gli occhi aperti e basta. Comunque sia, Cinque ricco. Cinquantamila lire oggi non sono nulla. Gliele restituisci a duemila al mese... (Si odono dall'interno degli arpeggi di pianoforte).

Cimmino - (debolmente) No... No...

Emilia - Andiamo!... Quanti scrupoli!... Un favore a un amico tutti possono farlo!.,. Duemila lire al mese... In venticinque mesi va via il debito...

Cimmino - (deponendo lasciugamani su una sedia) Ventiquattrore, venticinque mesi...

Emilia - E' quello, il posto dell'asciugamani? Vallo a portare subito in camera da bagno! (Cimmino prende l'asciugamani ed esce per la comune. Emilia raccoglie il danaro ed esce per la sinistra. Sul pianoforte dirimpetto, le mani un po' incerte negli arpeggi cominciano a suonare Sogno d'amore ).

Cimmino - (rientra. Vede sul tavolo il pacchetto del veleno) Il veleno pei topi... (Vede la lettera di Cinque che Emilia ha lasciato sul tavolo; esita un poco, la legge) Via Speranzella, dodici... Madonna! Con lo spione... Col mio nemico... Tutto finito, tutto... (Prende il pacchetto) Il veleno pei topi... Un po' di coraggio... (Con decisione improvvisa, prende un po' di arsenico dal pacchetto, esita un istante, porge qualche grano del tossico al canarino) Anche tu... Anche tu... No! Che fai? L'hai beccato!... E adesso a me... Maledico Cinque, il cavaliere, il commendatore... (Due o tre volte fa per portare il veleno alla bocca)... Maledico mia moglie... (Rientra Emilia seguita da Nini).

Emilia - Che fai?

Cimmino - (mostrando la lettera con mano tremante) Via Speranzella dodici... Che cos'? (Guarda smarrito la moglie e la figlia).

Emilia - Sta tranquillo, sta tranquillo... E' l'indirizzo del maestro di ballo...

Cimmino - (con un grande sospiro di sollievo, appoggiandosi al tavolo) Ah! Meno male... Avevo pensato che.,. (Comincia ad annodarsi la cravatta).

Nini - Gli preparo la colazione?

Emilia - C' quella di ieri! Vuoi gettarla via? Si porta quella! (Prende il macinino sul tavolo e comincia a macinare il caff).

Nini - Va bene. (Vede la gabbietta sul tavolo e l'osserva incuriosita) Mamm!

Emilia - Che c'? (Nini introduce la mano nella gabbia e ne trae il canarino morto).

Nini - Mamm, guarda! (E le mostra l'uccellino stecchito).

Emilia - Uh!

Nini - E che ne faccio, adesso? (Cimmino s'infila la giacca).

Emilia - Cosa vuoi farne? E' morto... E lascia, lascia! Ti scuote, ti fa male ai nervi! (A Cimmino) Tu, buttalo nella spazzatura. (Si rimette a macinare il caff. Cimmino prende il canarino per la punta dell'ala, col pollice e l'indice, ed esce per la comune. Nini s' rimessa a riassettare. Cimmino rientra e prende l'ombrello, il pacchetto della colazione, il cappello. E) all'esterno, la romanza continua).

Emilia - (senza voltarsi) Oggi sabato. Riso in brodo. E non muoverti dall'ufficio fino a che non saremo venute noi! (Cimmino esce Nini spazza, ed Emilia continua a macinare il caff).

FINE

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