Verso l’ora zero

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VERSO L’ORA ZERO

di Agatha Christie

Personaggi:

LADY CAMILLA TRESSILIAN

THOMAS ROYDE

NEVILE STRANGE

KAY STRANGE, moglie di Nevile

AUDREY STRANGE, ex moglie di Nevile

MARY ALDIN, segretaria di Lady Tressilian

MATHEW TREVES, avvocato

TED LATIMER, amico di Kay

BATTLE, sovrintendente di Scotland Yard

JIM LEACH, ispettore di polizia

BENSON, agente di polizia

Scene:

Il salone della Rocca dei Gabbiani, la villa di lady Tressilian a Saltcreek in Cornovaglia. Una mattina di settembre. Il locale è ampio e molto bello: evidentemente la proprietaria è una persona raffinata. L’arredamento è elegante, ma confortevole. Sulla parete di fondo, a destra, oltre un grande arco, una portafinestra si apre sulla terrazza che dà sul giardino e il campo da tennis. Sempre sulla parete di fondo, a sinistra, una finestra-veranda, con un sedile incassato sotto il davanzale: di lì si vede, oltre il fiume, un albergo di dimensioni imponenti sulla scogliera opposta. Una porta, a sinistra, conduce alla parte interna della casa. Al centro un’agrippina e, sparse verso il proscenio, poltrone e poltroncine. A destra dell’arco, sulla parete di fondo, uno scrittoio-libreria con un seggiolone di legno intagliato, un tavolino e un cestino per la carta straccia. Verso il proscenio, sulla parete di destra, un tavolino con la fotografia di Audrey in cornice. Accanto, una poltrona, un cesto da lavoro. Nella veranda, un carrello-bar con bottiglie e bicchieri. Al centro del salone un grande tavolo rotondo, a sinistra della finestra-veranda, una libreria bassa con una lampada e un’angoliera. Sul sedile sotto il davanzale un grammofono portatile e qualche disco. È sera, il salone è illuminato da appliques. Gli interruttori sono vicino alla porta.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Quando si alza il sipario, il salone è vuoto. Qualcuno ha dimenticato un battitappeto vicino a una poltrona. Dalla portafinestra entra immediatamente Thomas Royde. È un uomo di mezza età, abbronzato, dai lineamenti irregolari, ma gradevoli. Porta una valigia e una sacca da golf. Mentre avanza verso l’agrippina, la porta del salone si chiude con un tonfo, come se qualcuno fosse uscito precipitosamente. Royde si stringe nelle spalle e va alla veranda. Depone il suo carico e alza il vetro centrale. Prende di tasca la borsa del tabacco e la pipa e la carica mentre guarda il panorama. Kay Strange entra impetuosamente da destra. E vestita da tennis e ha in mano una salvietta. È visibilmente sconvolta e non si accorge di Royde. Butta la salvietta sull’agrippina e, mentre prende una sigaretta da una scatola su un tavolino, nota il ritratto di Audrey. Di colpo lascia cadere la sigaretta, toglie la foto dalla cornice, la fa a pezzi e la scaraventa nel cestino con un gesto rabbioso. Royde si volta di scatto. Kay si ferma un attimo, si guarda intorno e lo vede. Assume l’aria di una bambina sorpresa mentre sta facendo una marachella e, per un istante, resta senza parole.

KAY - Oh! E chi sarebbe, lei?

ROYDE - (facendosi avanti) Sono venuto su a piedi dalla fermata dell’autobus. Mi chiamo…

KA Y (interrompendolo) Sì lo so. Lei è quello che viene dalla Malesia.

ROYDE - (con aria grave) Proprio così: quello che viene dalla Malesia.

KAY - (avvicinandosi al tavolino) Ero… ero venuta solo a prendere una sigaretta. (Pesca un’altra sigaretta dalla scatola) Oh, accidenti, a che servono le spiegazioni? E poi, in fondo, che me ne importa di quello che può pensare lei? (Kay esce in fretta da destra. Royde la segue con lo sguardo, pensieroso. Entra Mary Aldin. È una donna sui trentasei anni, bruna, simpatica, disinvolta, con un’aria pratica e molto capace. Tuttavia, nel suo contegno riservato c’è qualcosa che incuriosisce un po’. Royde si volta a guardarla)

MARY - Il signor Royde? (Royde va a stringerle la mano. Lady Tressilian non è ancora scesa. Io sono Mary Aldin, la sua tirapiedi.

ROYDE - Tirapiedi?

MARY - La definizione ufficiale sarebbe “segretaria”, ma dato che non so la stenografia e i miei talenti sono puramente casalinghi, il termine “tirapiedi” è molto più indicato.

ROYDE - So tutto, di lei. Nella sua lettera di Natale, lady Tressilian mi diceva che le cose sono enormemente cambiate, e per il meglio, da quando lei è qui.

MARY - Le sono molto affezionata: è una donna formidabile.

ROYDE - Può ben dirlo! E come va la sua artrite?

MARY - Purtroppo l’ha quasi immobilizzata, poverina.

ROYDE - Come mi dispiace!

MARY - (dirigendosi verso la veranda) Vuol bere qualcosa?

ROYDE - No, grazie. (Seguendola e guardando fuori dalla finestra) Cosa sarebbe quella specie di mausoleo, laggiù?

MARY - E il nuovo Hotel della Baia. Hanno finito di costruirlo l’anno scorso. Non è un orrore? (Chiudendo la finestra) Lady Tressilian non vuole che questa finestra rimanga aperta, ha sempre paura che qualcuno possa precipitare. Eh sì, adesso la baia è diventata una località di villeggiatura molto famosa, lo sapeva? (Raccoglie dall’agrippina la salvietta di Kay e riordina i cuscini) Quando lei veniva qui, da ragazzo, non doveva esserci niente sull’altra riva dell’estuario, salvo qualche casetta di pescatori, no? (Fa una pausa) Perché lei veniva qui a passare le vacanze, o sbaglio? (Depone la salvietta, accuratamente ripiegata, sull’agrippina)

ROYDE - Si, il vecchio Sir Mortimer mi portava sempre in barca a vela con lui… Era pazzo per la vela.

MARY - Infatti. È annegato qui fuori, al largo.

ROYDE - E lady Tressilian ha visto tutto. Non so come faccia a vivere ancora in questa casa.

MARY - Credo che non voglia separarsi dai suoi ricordi. Pero’ qui di barche non ne vuole più. Ha fatto persino abbattere il capannone dove le tenevamo.

ROYDE - Così, se io volessi fare un giro in barca, dovrei scendere fino al traghetto…

MARY - Oppure attraversare il fiume. Ormai, le barche sono tutte sull’altra riva.

ROYDE - Odio i cambiamenti. Li ho sempre odiati. (Con un certo imbarazzo) Posso chiederle chi sono gli altri ospiti?

MARY - Il vecchio avvocato Treves, lo conosce? (Royde fa segno di si) E gli Strange?

ROYDE - Gli Strange? Vuol dire Audrey Strange, la prima moglie di Nevile?

MARY - Audrey, si. Ma ci sono anche Nevile Strange e la sua nuova moglie.

ROYDE - Non è un po’ strano?

MARY - Lady Tressilian lo trova più che strano.

ROYDE - Piuttosto imbarazzante no? (Mathew Treves entra dalla portafinestra, facendosi vento con un panama fuori moda. È un vecchio avvocato molto distinto, pieno di acume e di esperienza. Ha lasciato da qualche anno il suo studio legale di Londra e adesso è un attento osservatore della natura umana. Parla in tono asciutto, un po’ pedante) C’è troppo riverbero sulla terrazza quest’oggi… (Scorgendo Royde) Ah, Thomas. Che piacere rivederti dopo tanti anni!

ROYDE - E io sono felicissimo di trovarmi qui. (Gli stringe la mano)

MARY - Devo portar di sopra la sua roba?

ROYDE - (raggiungendola in fretta) No, no, non posso permetterlo! (Prende la valigia e la sacca da golf. Mary lo precede in direzione della porta. Passando, si accorge del battitappeto e lo afferra)

MARY - (Con un’esclamazione di stizza) Ma insomma! Le donne di servizio sono impossibili! Lady Tressilian diventa furiosa quando dimenticano la roba in giro.

ROYDE - (seguendo Mary verso la porta) Devo essere stato io a metterla in fuga, povera donna. Sono comparso improvvisamente sulla terrazza… (Si volta a guardare Treves. Treves sorride)

MARY - Oh, capisco. (Mary e Royde escono. Treves va allo scrittoio, scorge la fotografia a pezzi nel cestino, si china con qualche difficoltà e la raccoglie. Inarca le sopracciglia ed emette un piccolo suono di disapprovazione)

KAY - (da fuori) Dove stai andando, Nevile?

NEVILE - (da fuori) Faccio un salto in casa. (Treves butta di nuovo i pezzi della fotografia nel cestino. Nevile Strange entra dalla portafinestra. È vestito da tennis e ha in mano un bicchiere dove c’è ancora un po’ di limonata. Si dirige verso il tavolo centrale e depone il bicchiere) Audrey non è qui?

TREVES - No.

NEVILE - Dov’è? Ne sa qualcosa, lei?

TREVES - Non ne ho la minima idea.

KAY - (da fuori) Nevile… Nevile!

NEVILE - (accigliandosi) Oh, accidenti!

KAY - (sempre da fuori, ma più vicina) Nevile!

NEVILE - (avvicinandosi alla portafinestra e alzando la voce) Vengo… vengo! (Entra Royde)

ROYDE - Nevile!

NEVILE - Salve, Thomas. (Si stringono la mano) A che ora sei arrivato?

ROYDE - Poco fa.

NEVILE - È un pezzo che non ti vedo. Quando sei stato a casa l’ultima volta? Tre anni fa?

ROYDE - Sette.

NEVILE - Perbacco! Dici sul serio? Dio, come vola il tempo.

KAY - (da fuori) Nevile!

NEVILE - Ma sì, Kay, eccomi. (Kay entra dalla portafinestra)

KAY - (a Nevile) Perché non vieni? Ted e io ti stiamo aspettando.

NEVILE - Ero entrato un momento solo per vedere se Audrey…

KAY - (voltandogli le spalle) Oh, al diavolo Audrey… ce la caviamo benissimo anche… (Kay e Nevile escono dalla portafinestra. Le loro voci si spengono, via via che si allontanano)

ROYDE - Chi sarebbe Kay?

TREVES - L’attuale moglie di Nevile Strange. (Entra lady Tressilian assistita da Mary. È una donna dai capelli bianchi e dall’aria aristocratica, di poco più giovane di Treves e cammina aiutandosi con un bastone. Mary porta il ricamo di lady Tressilian e lo depone nel cesto da lavoro) Buon giorno, Camilla.

LADY TRESSILIAN - Buon giorno, Mathew. (A Royde affettuosamente) Bene, Thomas, eccoti qui. Sono molto contenta di vederti.

ROYDE - (quasi con timidezza) E io sono molto contento di essere qui.

LADY TRESSILIAN - Parlami un po’ di te.

ROYDE - (bofonchiando) Non c’è niente da raccontare.

LADY TRESSILIAN - (osservandolo attentamente) Non sei cambiato un filo da quando avevi quattordici anni! La stessa aria da basilisco! E quanto all’arte della conversazione… sempre negato!

ROYDE - Non ho mai avuto la lingua lunga io.

LADY TRESSILIAN - Beh, sarebbe ora che ti venisse. Un po’ di sherry Mathew? E tu, Thomas?

ROYDE - Grazie. (Mary riempie due bicchieri di sherry)

LADY TRESSILIAN - (indicando il divano a Royde) Su siediti. Qualcuno deve pur divertirmi raccontandomi gli ultimi pettegolezzi. (Accomodandosi su una poltrona) Perché non somigli almeno un po’ a tuo fratello Adrian? Vorrei che l’avesse conosciuto, Mary! Un giovanotto spiritoso, divertente, brillantissimo… (Royde va a sedersi sull’agrippina) Insomma, tutto l’opposto di Thomas! E tu non guardarmi con quel sorrisetto, sai? Come se facessi le tue lodi! Ti sto rimproverando, io!

ROYDE - Certo che Adrian era lo showman della famiglia.

MARY - (porgendo un bicchiere di sherry a Treves) È… è caduto in guerra?

ROYDE - No, è morto in un incidente di macchina, due anni fa.

MARY - Oh, che cosa tremenda! (Porge un bicchiere di sherry a Royde)

TREVES - Eh, i ragazzi d’oggi guidano in modo impossibile… (Lady Tressilian prende il ricamo)

ROYDE - Nel caso di Adrian, si è trattato di un guasto allo sterzo. (Tira fuori la pipa e guarda lady Tressilian) Permette? (Mary versa un altro bicchiere di sherry)

LADY TRESSILIAN - Non saresti più tu, senza la pipa! Ma non t’illudere! Non ti permetteremo di startene in panciolle a fumare! Devi darti da fare e aiutarci!

ROYDE - (sorpreso) Aiutarvi?

LADY TRESSILIAN - Abbiamo per le mani una situazione spinosa. T’han detto chi c’è qui? (A Mary che le porta un bicchiere di Sherry) No, no, è troppo presto, versalo di nuovo nella caraffa. (Mary ubbidisce con aria rassegnata)

ROYDE - Sì, l’ho saputo poco fa.

LADY TRESSILIAN - Beh, non ti pare una vergogna?

ROYDE - Ecco…

TREVES - Dovrai essere un po’ più esplicita, Camilla.

LADY TRESSILIAN - Ne ho tutte le intenzioni! Quando ero giovane, queste cose non succedevano. Gli uomini avevano le loro avventurette, beninteso, pero’ non permettevano mai che rovinassero il loro matrimonio.

TREVES - Per quanto riprovevole sia 1’atteggiamento moderno, bisogna accettarlo, Camilla.

LADY TRESSILIAN - Non è questo il punto. Siamo stati tutti felici quando Nevile ha sposato Audrey. Una ragazza dolce, adorabile. (A Royde) Eravate tutti innamorati di lei: tu, Adrian e Nevile. E ha vinto Nevile.

ROYDE - Naturale. Vince sempre, lui.

LADY TRESSILIAN - Sei un bel disfattista!

ROYDE - Non ne faccio una colpa a Audrey. Nevile aveva tutto: era bello, era un atleta di prim’ordine… aveva perfino tentato di attraversare la Manica a nuoto.

TREVES - E prima ancora, che chiasso quando ha organizzato quella spedizione sull’Everest… Lui pero’ non si è mai montato la testa.

ROYDE - Mens sana in corpore sano.

LADY TRESSILIAN - A volte penso che questa sia l’unica frase latina che voi uomini riusciate a imparare… Con quel che costa la vostra educazione!

TREVES - Mia cara Camilla, visto che i direttori dei collegi la citano invariabilmente, quando si trovano nell’imbarazzo…

LADY TRESSILIAN - Mary, non ti sedere sui braccioli delle poltrone, lo sai che non mi piace.

MARY - (alzandosi) Mi scusi, Camilla. (Si siede sulla poltrona. Treves si alza si scatto anche lui, con aria vagamente colpevole, e prende posto vicino a Royde sull’agrippina)

LADY TRESSILIAN - Dov’ero rimasta?

MARY - Stava dicendo che Audrey ha sposato Nevile.

LADY TRESSILIAN - Ah, già. Dunque, Audrey ha sposato Nevile e noi siamo stati tutti felicissimi. Specialmente Mortimer, vero, Mathew?

TREVES - Sì, sì.

LADY TRESSILIAN - E sono vissuti felici e contenti finche non è apparsa all’orizzonte quella… ehm… creatura. Non riesco assolutamente a capire come abbia fatto Nevile a lasciare Audrey per una ragazza come Kay.

TREVES - Io invece, sì. L’ho visto capitare tanto spesso…

LADY TRESSILIAN - Kay è la moglie meno adatta per Nevile. Non ha nessuna classe.

TREVES - Pero’ è piena di fascino.

LADY TRESSILIAN - Brutta razza. Sua madre era famosa in tutta la Riviera.

ROYDE - Perché?

LADY TRESSILIAN - Lasciamo correre. Che ambiente per una ragazza! Kay si è lanciata all’arrembaggio di Nevile dal momento che l’ha conosciuto e non ha avuto pace finché non l’ha persuaso a lasciare Audrey e a mettersi con lei. Per me, la colpa è tutta di Kay.

TREVES - (con aria vagamente divertita) Non ne dubito… Sei molto affezionata a Nevile.

LADY TRESSILIAN - Nevile è un povero merlo. Mandare a monte il suo matrimonio per una stupida infatuazione. Audrey ne ha quasi avuto il cuore spezzato. (A Royde) È andata da tua madre, al vicariato, con un esaurimento nervoso tremendo.

ROYDE - Ehm… sì, lo so.

TREVES - Appena ottenuto il divorzio, Nevile ha sposato Kay.

LADY TRESSILIAN - Per tener fede ai miei principi, non avrei dovuto riceverli qui.

TREVES - Se tenessimo sempre fede ai nostri principi finiremmo col non ricevere più nessuno.

LADY TRESSILIAN - Sei molto cinico, Mathew… pero’ è verissimo. Ho accettato Kay come moglie di Nevile, anche se non mi sarà mai simpatica, pero’, lo confesso, sono rimasta sbalordita e profondamente sconvolta. E vero o no, Mary?

MARY - Altro che.

LADY TRESSILIAN - Quando Nevile mi ha scritto chiedendo se poteva venire qui con Kay, col pretesto, figuriamoci, che sarebbe stata una cosa simpatica se Audrey e Kay fossero diventate amiche… (sprezzante) amiche… ho risposto che non mi sognavo nemmeno di prendere in considerazione una proposta simile e che per Audrey sarebbe stato molto penoso.

TREVES - (posando il bicchiere sul tavolino) E lui?

LADY TRESSILIAN - Ha detto che si era già consultato con Audrey e che, secondo lei, era un’ottima idea.

TREVES - E Audrey pensava davvero che fosse un’ottima idea?

LADY TRESSILIAN - A quanto pare, sì. (Buttando a Mary una matassina di seta) Vedi un po’ di sbrogliarla.

MARY - Beh, lei comunque l’ha detto, e con molta fermezza.

LADY TRESSILIAN - Ma si vede subito che Audrey è imbarazzata e infelice. Se volete la mia opinione, Nevile si sta comportando come Enrico ottavo.

ROYDE - (perplesso) Enrico ottavo?

LADY TRESSILIAN - È tutta questione di coscienza. Nevile si sente colpevole verso Audrey e sta cercando delle giustificazioni. (Mary va a mettere la matassina di seta nel cesto da lavoro) Oh! Insomma, io non riesco a capire queste assurdità moderne! (A Mary) E tu?

MARY - Solo in parte.

LADY TRESSILIAN - E tu, Thomas?

ROYDE - Posso capire Audrey, ma non Nevile. Non è da lui.

TREVES - Sono d’accordo. Non è affatto da Nevile andare in cerca di guai. (Mary prende i bicchieri di Royde e di Treves e li porta sul carrello-bar)

MARY - Forse la proposta è venuta da Audrey.

LADY TRESSILIAN - Oh, no. Nevile dice che 1’idea è stata sua.

MARY - Magari s’illude che sia andata così. (Treves le lancia un’occhiata penetrante)

LADY TRESSILIAN - Che sciocco quel ragazzo: mettere insieme due donne innamorate di lui! (Royde scruta un istante lady Tressilian) Audrey si è comportata in un modo perfetto, ma Nevile è stato troppo premuroso con lei… e come risultato adesso Kay è gelosa. E siccome è assolutamente incapace di controllarsi, la situazione e imbarazzante da morire… (A Treves) Vero? (Treves, che sta guardando in direzione della portafinestra, non le dà retta) …Mathew!

TREVES - Innegabilmente esiste una certa tensione…

LADY TRESSILIAN - Son lieta di sentirtelo dire. (Qualcuno bussa) Che c’è?

MARY - (avviandosi alla porta) Immagino che sia la signora Barrett. Vorrà sapere qualcosa.

LADY TRESSILIAN - (irritata) Vorrei fare entrare in testa alle domestiche che si bussa soltanto alla porta delle camere da letto. (Mary esce) Il nostro ultimo maggiordomo, se così possiamo chiamarlo, aveva il vezzo di fischiettare canzonette audaci mentre serviva in tavola. (Mary rientra)

MARY - Voleva solo istruzioni per il pranzo, Camilla. Me ne occupo io. (esce di nuovo)

LADY TRESSILIAN - Non so che farei, se non avessi Mary. È così riservata e piena di riguardi che a volte mi domando se ha una personalità.

TREVES - Ci credo. Sono due anni ormai che vive conte… Ma da che ambiente viene?

LADY TRESSILIAN - Suo padre era professore, non ricordo di cosa. Ma era invalido e Mary l’ha curato per anni. Poverina, non ha mai avuto una vita sua. E adesso, forse, è troppo tardi. (si alza e depone il ricamo nel cesto da lavoro)

TREVES - Chissà. (a passi lenti si avvia alla portafinestra) Stanno ancora giocando a tennis. (Royde si alza e va a guardar fuori anche lui)

LADY TRESSILIAN - Nevile e Kay?

TREVES - No, Kay e quel suo amico che sta all’Hotel della Baia, il giovane Latimer.

LADY TRESSILIAN - Già, quel ragazzo che sembra un attore. Proprio il suo tipo di amico.

TREVES - Chissà come si guadagna da vivere.

LADY TRESSILIAN - Vivrà di espedienti, immagino.

TREVES - Oppure sfruttando la sua bellezza. È molto decorativo. (Con aria assorta) Ha una testa interessante. L’ultimo esemplare che ho visto con una struttura cranica del genere, era imputato in una causa penale… Aggressione a un vecchio gioielliere…

LADY TRESSILIAN - Mathew! Non vorrai dire che…

TREVES - (turbato) No, no, mi hai frainteso. Non volevo insinuare niente. Facevo un semplice commento di ordine frenologico.

LADY TRESSILIAN - Ah, credevo…

TREVES - A proposito, stamane ho incontrato un vecchio amico, il sovrintendente Battle di Scotland Yard. È qui in vacanza dal nipote, che comanda la Polizia locale.

LADY TRESSILIAN - Tu e la tua criminologia! La verità è che ho i nervi a fiori di pelle. È come se stesse per succedere qualcosa.

TREVES - (avvicinandosi a lady Tressilian) Sì, c’è odor di polvere nell’aria. Basta una piccola scintilla per provocare un’esplosione.

LADY TRESSILIAN - Sembri Guy Fawkes prima della congiura delle polveri. Non puoi dire qualcosa di più allegro?

TREVES - Cosa dovrei dire (citando con un sorriso) Cade l’uomo falciato dalla morte, e insaziabile il verme lo divora, ma non è per amore…

LADY TRESSIL1AN Secondo te sarebbe roba allegra, questa? Beh, me ne andrò in terrazza per un po’. (Treves si avvicina alla portafinestra e guarda fuori. Lady Tressilian si rivolge a Royde in tono confidenziale) Non comportarti da idiota per la seconda volta, eh?

ROYDE - Sarebbe a dire?

LADY TRESSILIAN - Sai benissimo che cosa intendo. L’altra volta ti sei lasciato soffiare Audrey da Nevile.

ROYDE - E tu credi che avrebbe preferito me a lui?

LADY TRESSILIAN - Forse si… se avessi parlato. Hai intenzione di parlare, questa volta?

ROYDE - (con impeto improvviso) Può scommetterci! (Dalla portafinestra entra Audrey. È biondissima, molto bella e fa pensare a un’ondina. C’è qualcosa di strano in lei, una specie di passione repressa. Con Royde si comporta in modo naturale, allegro)

LADY TRESSILIAN - (mentre Audrey sta entrando) Sia ringraziato il cielo! (Audrey va verso lady Tressilian e Royde con le mani tese)

AUDREY - Thomas… caro Thomas. (Royde le afferra le mani. Lady Tressilian li studia per un attimo)

LADY TRESSILIAN - Mathew, dammi il braccio. (L’avvocato e la vecchia signora escono insieme dalla portafinestra)

AUDREY - (dopo un attimo di silenzio) Sono felice di rivederti!

ROYDE - (timido) E io di vedere te.

AUDREY - (staccandosi di qualche passo da lui) Sono anni che mancavi da casa. Ma non danno mai un congedo nelle piantagioni di gomma?

ROYDE - Due anni fa stavo per tornare… (S’interrompe, imbarazzato)

AUDREY - Due anni fa! Pero’, poi, non sei tornato.

ROYDE - Beh, sai… ci son state delle ragioni…

AUDREY - (affettuosamente) Oh, Thomas… non sei cambiato affatto… Sei identico all’ultima volta che ti ho visto, pipa compresa.

ROYDE - (dopo una pausa) Davvero?

AUDREY - Caro, sono felice che tu sia tornato. Adesso, almeno, potrò parlare con qualcuno. Thomas… c’è qualcosa che non va.

ROYDE - Che non va?

AUDREY - È cambiato qualcosa, qua dentro. Fin dal primo momento, ho sentito che qualcosa non andava. Non hai anche tu la sensazione… non so, di un clima diverso? No, come potresti? Sei appena arrivato. L’unico che ha l’aria di non accorgersi di niente è Nevile.

ROYDE - Accidenti a Nevile!

AUDREY - Non ti è simpatico?

ROYDE - (vivamente) Lo odio a morte. Da sempre. (Riprendendosi rapidamente) Scusami.

AUDREY - Io… non sapevo.

ROYDE - Quante cose non sappiamo, degli altri!

AUDREY - (pensosa) Sì… moltissime.

ROYDE - A quanto ho capito non tutto funziona come dovrebbe. Che cosa ti ha spinto a venir qui dal momento che c’erano anche Nevile e la sua nuova moglie? Era proprio necessario?

AUDREY - Sì. Oh, so che non puoi capire…

ROYDE - Invece capisco, eccome. Ho saputo tutta la storia. (Audrey lo sogguarda, dubbiosa) So perfettamente che cos’hai sofferto… (con forza) Ma è acqua passata ormai… tutto è finito. Devi dimenticare, pensare al futuro. (Entra Nevile dalla portafinestra)

NEVILE - Ciao, Audrey, dove sei stata tutta mattina?

AUDREY - In nessun posto.

NEVILE - Non son riuscito a trovarti… Che ne diresti di una nuotata prima di pranzo?

AUDREY - No, meglio di no. (Scartabellando le riviste su un tavolino) Hai visto il London Illustrated News di questa settimana?

NEVILE - (avvicinandosi a lei) No. Su, coraggio l’acqua sarà deliziosamente calda…

AUDREY - Veramente avevo promesso a Mary di andare a Saltington con lei a far spese.

NEVILE - Mary non se la prenderà. (Audrey sceglie una rivista. Nevile le prende una mano) Su, vieni.

AUDREY - No, davvero… (Entra Kay dalla portafinestra)

NEVILE - (come la vede) Sto cercando di convincere Audrey a venire a fare il bagno.

KAY - (avvicinandosi all’agrippina) Oh? E che ne dice Audrey?

AUDREY - Audrey dice di no. (Ritira la mano che Nevile stringeva ed esce)

ROYDE - Con permesso, vorrei salire a disfare le valigie. (Si ferma un momento alla libreria, sceglie un libro e se ne va)

KAY - E questo è quanto. Allora, vieni, Nevile?

NEVILE - Non saprei… (Prende una rivista dal tavolino, va a sedersi sull’agrippina tirando su anche i piedi) KAY - (spazientita) Beh, deciditi.

NEVILE - Mah… Forse preferirei fare una doccia e restare in giardino a far girare i pollici!

KAY - E una giornata perfetta, per un tuffo. Su, vieni!

NEVILE - Che ne hai fatto, del tuo amichetto?

KAY - Ted? L’ho lasciato sulla spiaggia e son venuta a cercarti. Puoi far girare i pollici sulla spiaggia, se proprio ci tieni. (Gli sfiora i capelli)

NEVILE - (allontanandole la mano) Insieme a Latimer, immagino. (Scuote la testa) L’idea non mi attira gran che.

KAY - Ted non ti è simpatico, vero?

NEVILE - Beh, non pazzamente. Pero’ se ti diverte tirartelo dietro come un cagnolino…

KAY - (dandogli una tiratina d’orecchi) Credo che tu sia geloso.

NEVILE - (allontanandogli la mano) Di Latimer? Che sciocchezze!

KAY - È un gran bel figliolo.

NEVILE - Certo. Trabocca di languido fascino latino.

KAY - Non c’è bisogno di prenderlo in giro. Ha molto successo con le donne.

NEVILE - Specialmente con quelle dai cinquanta in su.

KAY - (soddisfatta) Sei geloso.

NEVILE - Mia cara, me ne infischio perdutamente: è una nullità.

KAY - Non sei molto gentile con i miei amici… Io, pero’, devo sopportare i tuoi.

NEVILE - Che vorresti dire?

KAY - Quella barba di lady Tressilian, quel parruccone dell’avvocato Treves e tutti gli altri. (Va a sedersi di fronte al marito) Credi che li trovi divertenti? (Di scatto) Nevile, dobbiamo proprio rimanere qui? Non potremmo andarcene… magari domani? È una tale scocciatura…

NEVILE - Siamo appena arrivati.

KAY - Siamo qui da quattro giorni. Quattro lunghissimi giorni. Oh, andiamo via, Nevile, ti prego!

NEVILE - Perché?

KAY - Perché voglio andarmene, ecco. Sarebbe facile trovare una scusa. Ti prego, amore.

NEVILE - Non se ne parla nemmeno! Siamom venuti per restare quindici giorni e resteremo quindici giorni. Sembra che tu non capisca. Sir Mortimer Tressilian era il mio tutore. Io venivo qui da ragazzo, a passare le vacanze. La Rocca dei Gabbiani era praticamente casa mia, Camilla ci resterebbe terribilmente male (sorride)

KAY - (alzandosi e avvicinandosi alla finestra, spazientita) E va bene, va bene. Non c’è niente da fare: immagino che dovremo far le coccole alla vecchia Camilla nella speranza di metter le mani sui suoi quattrini quando morrà.

NEVILE - (alzandosi furioso) Ma che coccole e coccole! Vorrei che non vedessi le cose in questo modo! Camilla non può disporre del patrimonio. Il vecchio Mortimer l’ha lasciato in deposito fiduciario perché passi a me e a mia moglie, alla morte di Camilla. Non ti rendi conto che è una questione di affetto?

KAY - Per quel che mi riguarda, no! Mi odia!

NEVILE - Non dire sciocchezze.

KAY - E invece sì! Mi odia. Mi guarda sempre con sufficienza, arricciando il suo gran naso aristocratico. E Mary Aldin mi parla come se fossi una tizia che ha appena conosciuto in treno. Mi sopportano, ecco la verità! Ma a quanto pare tu non ti accorgi di quel che succede qui dentro.

NEVILE - A me sembrano molto gentili con te. (Si avvicina a un tavolino e vi butta la rivista) Tu t’immagini tutto.

KAY - Sono gentili, certo! Pero’, sotto sotto, fanno il possibile per irritarmi. Sono un’intrusa, io!

NEVILE - Beh, in un certo senso è naturale che…

KAY - Oh, sì, naturalissimo! Adorano Audrey, no? La cara Audrey così distinta, gelida e slavata! Camilla non mi ha mai perdonato di aver preso il suo posto. Beh, voglio dirti una cosa: Audrey mi fa venire i brividi. Non si capisce mai che cosa pensa.

NEVILE - (tornando a sedersi sull’agrippina) Oh, quante storie, Kay! Non dire assurdità.

KAY - Audrey non mi ha mai perdonato di averti sposato. Mi è capitato di osservarla un paio di volte, mentre ti guardava… e aveva un’espressione che mi ha spaventato.

NEVILE - Sei prevenuta, Kay. Audrey è stata un tesoro. Non avrebbe potuto essere più gentile.

KAY - Certo! L’impressione che dà è questa, ma non è vero. C’è sotto qualcosa! (Corre verso Nevile e gli si inginocchia al fianco) Andiamocene subito… prima che sia troppo tardi.

NEVILE - Non fare il melodramma! Non mi sogno nemmeno di dare un dispiacere alla povera Camilla, solo perché tu dai i numeri senza motivo.

KAY - Non è vero: i motivi ci sono. Comincio a credere che tu non conosca affatto la tua preziosa Audrey. (Lady Tressilian e Treves entrano dalla portafinestra)

NEVILE - (infuriato) Non è la mia preziosa Audrey! (Lady Tressilian si avvicina all’agrippina)

KAY - Ah, no? Ci sarebbe da pensarlo, da come le corri dietro!

LADY TRESSILIAN - Hai intenzione di fare il bagno, Kay?

KAY - (alzandosi piuttosto nervosa) Sì… sì, stavo giusto per andarci.

LADY TRESSILIAN - È quasi alta marea. Dovrebbe essere molto piacevole. (Battendo il bastone contro la gamba dell’agrippina) E tu, Nevile?

NEVILE - (imbronciato) Non ho voglia di fare il bagno.

LADY TRESSILIAN - (a Kay) Mi pare che il tuo amico stia aspettando. (Kay esita un momento poi attraversa la sala ed esce dalla portafinestra) Nevile, ti stai comportando molto male. Devi: sempre alzarti quando entro in una stanza. Che cosa ti succede? Hai dimenticato le buone maniere?

NEVILE - (scattando in piedi) Scusami.

LADY TRESSILIAN - (andando verso la poltrona) Ci metti tutti a disagio. Non mi sorprende che tua moglie sia seccata.

NEVILE - Mia moglie? Audrey?

LADY TRESSILIAN - Adesso tua moglie è Kay.

NEVILE - Con i tuoi rigidi principi religiosi, mi meraviglio che lo ammetta.

LADY TRESSILIAN - (Sedendosi) Nevile, sei incredibilmente maleducato. (Nevile si avvicina a lady Tressilian, le prende una mano e le dà un bacio sulla guancia)

NEVILE - (trasudando all’improvviso un fascino disarmante) Mi dispiace tanto, Camilla. Perdonami, ti prego. Sono così preoccupato che non so più quel che mi dico.

LADY TRESSILIAN (con affetto) Caro figliolo, cos’altro potevi aspettarti dalla tua stupida idea di un’amicizia a tre?

NEVILE - (con aria pensosa) Mi sembra ancora il modo più ragionevole di affrontare le cose.

LADY TRESSILIAN - Non con due donne come Audrey e Kay.

NEVILE - Non mi pare che Audrey ci badi molto.

TREVES - Si può sapere come si è creata questa situazione? (Nevile lascia la mano di lady Tressilian e fa qualche passo per la stanza)

NEVILE - (accalorandosi via via) Beh, mi è capitato di incontrare Audrey a Londra, per caso, e lei si è comportata in modo molto carino… Non mi ha dato l’impressione di portarmi rancore. E mentre stavamo parlando, mi è venuta l’idea che sarebbe stata un’ottima cosa se… se lei e Kay fossero diventate amiche… se avessimo potuto trovarci e capirci. E ho subito pensato che questa casa fosse il posto ideale per un incontro.

TREVES - Ci hai pensato tutto da solo?

NEVILE. Oh, sì. È stata un’idea mia. Ma Audrey mi è parsa molto contenta e dispostissima a tentare l’esperimento…

TREVES - E Kay? È stata altrettanto contenta?

NEVILE - Beh, no… Ho avuto qualche difficoltà con lei. Non riesco a capire perché. Voglio dire, se qualcuno doveva sollevare obiezioni, avrebbe dovuto essere Audrey.

LADY TRESSILIAN - (alzandosi) Beh, io sono vecchia, e tutto quello che fa la gente, oggi, mi pare insensato (si avvia alla porta)

TREVES - (seguendola) Bisogna andare coi tempi, Camilla. (Le apre la porta)

LADY TRESSILIAN - Sono molto stanca. Vado a fare un riposino prima di pranzo. (Voltandosi verso Nevile) Cerca di comportarti bene, Nevile. A ragione o a torto, Kay è gelosa. (Battendo il bastone sul pavimento per sottolineare le parole) Non voglio scene antipatiche in casa mia. (Si avvia impettita verso la porta) Ah, Mary… vado a sdraiarmi sul divano della biblioteca. (Lady Tressilian esce. Treves richiude la porta dietro di lei)

NEVILE - (tornando a sedersi sull’agrippina) Mi parla come se avessi sei anni.

TREVES - Alla sua età, per lei, è come se li avessi davvero.

NEVILE - (riacquistando la calma con uno sforzo) Già. Immagino di sì. Che cosa orribile, la vecchiaia!

TREVES - (asciutto) Ha i suoi vantaggi, te l’assicuro. Non si rischiano più complicazioni sentimentali… i palpiti sono fuori questione…

NEVILE - (sorridendo) Beh, è già qualcosa! (Avviandosi alla portafinestra) Forse mi conviene cercare Kay e far la pace. Anche se non capisco perché perda le staffe in quel modo. Sarebbe comprensibile se Audrey fosse gelosa di lei, ma non vedo proprio perché lei debba essere gelosa di Audrey. E tu? (Nevile esce sorridendo dalla portafinestra. Treves si accarezza il mento con aria pensosa, poi si avvicina al cestino della carta straccia, prende i frammenti della fotografia, e li infila in una casella dello scrittoio-libreria. Entra Audrey, guardandosi in giro circospetta per vedere se c’è ancora Nevile. Ha una rivista in mano)

AUDREY - (sorpresa) Cosa fa con la mia fotografia? (Posa la rivista sul tavolino)

TREVES - (voltandosi e mostrandole la foto in pezzi) A quanto pare, l’hanno strappata.

AUDREY - Chi è stato?

TREVES - La signora Barrett, immagino… Si chiama così, no, la donna con uno straccio in testa che pulisce questa stanza? Pensavo di riporla qui dentro finché non provvederanno a reincollarla. (il suo sguardo incontra per un attimo quello di Audrey, poi l’avvocato si volta e ripone nello scrittoio i frammenti della fotografia)

AUDREY - Non è stata la signora Barrett, vero?

TREVES - Non so niente di preciso… ma direi di no.

AUDREY - È stata Kay?

TREVES - Glielo ripeto, non so niente di preciso. (Una pausa)

AUDREY - Oh, povera me… Tutta questa storia è molto sgradevole.

TREVES - Perché è venuta qui, mia cara?

AUDREY - Forse perché ci vengo sempre, in questo periodo.

TREVES - Ma, visto che veniva Nevile, non sarebbe stato più saggio rimandare?

AUDREY - No, non mi era possibile. Vede, io lavoro. Devo guadagnarmi da vivere. Mi danno due settimane di vacanza e, una volta fissate, non posso più spostarle.

TREVES - Un lavoro interessante?

AUDREY - Non particolarmente, pero’ rende molto bene.

TREVES - Ma, mia cara, Nevile è in ottime condizioni finanziarie e secondo i termini del vostro divorzio è obbligato a provvedere adeguatamente a lei.

AUDREY - Non ho mai accettato un soldo da Nevile. E mai l’accetterò.

TREVES - Già, capisco. È lo stesso atteggiamento di molte mie clienti. Ma io ho sempre considerato mio dovere dissuaderle. Vede, bisogna lasciarsi guidare dal buon senso. Lei non è ricca. Ed è per lo meno giusto che Nevile, che può permetterselo, provveda a lei nel modo più conveniente. Chi sono i suoi legali? Perché eventualmente potrei…

AUDREY - I miei legali non c’entrano. Non voglio niente da Nevile, neanche un centesimo.

TREVES - (sogguardandola pensoso) Vedo che lei è una donna decisa… molto decisa.

AUDREY - Se vuole metterla così…

TREVES - L’idea di venir qui tutti e tre è stata proprio di Nevile?

AUDREY - (vivamente) Ma certo!

TREVES - Pero’ lei ha accettato?

AUDREY - Ho accettato. Perché non avrei dovuto?

TREVES - Pero’ non ha funzionato molto bene, vero?

AUDREY - Non per colpa mia.

TREVES - No, non per colpa sua… apparentemente.

AUDREY - (alzandosi) Che vuol dire?

TREVES - Mi stavo chiedendo…

AUDREY - Mi crede se le dico che a volte lei mi spaventa un po’, signor Treves?

TREVES - Per quale motivo?

AUDREY - Non lo so. È così osservatore, così perspicace. A volte, io… (Entra Mary dalla porta del salone)

MARY - Audrey, vuole andare da lady Tressilian? È in biblioteca.

AUDREY - Subito. (Attraversa la stanza ed esce. Treves si siede sull’agrippina. Mary si avvia al carrello-bar e riunisce i bicchieri usati per lo sherry)

TREVES - Signorina Aldin, chi c’è dietro al progetto della riunione a tre, secondo lei?

MARY - Audrey.

TREVES - Ma perché?

MARY - Suppongo che tenga ancora a lui.

TREVES - Ne è sicura?

MARY - E perché, se no? Lui non è veramente innamorato di Kay, sa.

TREVES - (sentenzioso) Molto spesso le infatuazioni improvvise e violente hanno vita breve.

MARY - Pensavo che Audrey avesse più orgoglio.

TREVES - A quanto ne so io, le donne parlano molto di orgoglio, ma ne mostrano pochissimo quando c’è di mezzo l’amore…

MARY - (con amarezza) Forse. Non saprei. (Guardando in direzione della portafinestra) Mi scusi. (Esce. Dalla portafinestra entra Royde. Ha un libro in mano)

TREVES - Ah, Thomas, sei stato al traghetto?

ROYDE - No, ho letto un giallo. Piuttosto bruttino. (Abbassa gli occhi sul libro) Secondo me, queste storie cominciano sempre al punto sbagliato: dal delitto. Ma il delitto non è l’inizio…

TREVES - Davvero? E dove le faresti cominciare, tu?

ROYDE - Secondo me, il delitto è la conclusione. (Si siede in poltrona) La vera storia comincia prima… addirittura anni prima, in certi casi. Da tutte le cause e gli avvenimenti che portano le persone interessate in un certo posto, un certo giorno, a una certa ora. Poi, finalmente, all’improvviso… ecco l’ora zero.

TREVES - (alzandosi) È un’opinione interessante.

ROYDE - (in tono di scusa) Temo di non sapermi spiegare molto bene.

TREVES - (avvicinandosi al tavolo centrale) Secondo me, sei stato molto chiaro, Thomas. (Servendosi del tavolo centrale come di un mappamondo) Persone di ogni genere che convergono verso un determinato posto a una determinata ora… tutti che si muovono verso l’ora zero. (Una breve pausa) Verso l’Ora Zero. (Treves guarda Royde. Le luci si spengono lentamente mentre cala il sipario)

SCENA SECONDA

Ancora nel salone: quattro ore più tardi, dopo cena. Quando si alza il sipario, le luci sono accese. Le tende della veranda sono socchiuse. La portafinestra che dà sulla terrazza è spalancata. La serata è caldissima, c’è afa, il tempo è nuvoloso. Kay, seduta sull’agrippina, fuma una sigaretta. È in abito da sera e ha un’aria imbronciata e annoiatissima. Ted Latimer, nella veranda, sta guardando fuori. È un bel giovane molto bruno, sui ventisei anni. Lo smoking gli sta forse troppo bene.

KAY - (dopo una pausa) Una serata follemente spassosa, eh Ted?

LATIMER - (voltandosi) Avresti dovuto venir giù all’albergo come ti avevo proposto. C’è una festa da ballo. L’orchestra non è un gran che, pero’ ci si diverte.

KAY - Volevo venirci, ma Nevile non era entusiasta, e…

LATIMER - E tu hai fatto la mogliettina devota.

KAY - Certo. E sono stata premiata annoiandomi a morte.

LATIMER - È il destino delle mogliettine devote. (Avvicinandosi al grammofono) Non ci sono dischi da ballo? Perlomeno, potremmo fare quattro salti.

KAY - Figurati se c’è qualcosa del genere, qui! Solo Mozart e Bach… tutta roba classica.

LATIMER - Oh, beh, se non altro, stasera c’è stata risparmiata la presenza della vecchia arpia. (Prende una sigaretta dalla scatola) Non scende mai a cena, oppure ha evitato di farsi vedere perché c’ero io? (accende la sigaretta)

KAY - Camilla va sempre a letto alle sette. Ha Il cuore stanco o qualcosa del genere. Le portano di sopra la cena su un vassoio.

LATIMER - Non è una vita allegra.

KAY - (alzandosi di scatto) Odio questo posto. Dio, vorrei non esserci mai venuta!

LATIMER - Calma, tesoro. Che ti prende?

KAY - Non lo so. La verità è che a volte… ho paura, ecco.

LATIMER - Ma che dici? Non ti riconosco più!

KAY - (riprendendosi) Già, non sembro io, vero? Ma sta succedendo qualcosa di strano. Non so che cosa, pero’ sono pronta a giurare che, dietro tutto questo, c’è Audrey.

LATIMER - Che pensata cretina, il tuo Nevile: venir qui con te nello stesso periodo in cui ci veniva la sua ex moglie!

KAY - Non credo che l’idea sia stata sua. Sono convinta che è stata lei a persuaderlo.

LATIMER - Perché?

KAY - Non saprei… per romperci l’anima, suppongo.

LATIMER - (avvicinandosi a Kay e posandole una mano sul braccio) Ragazza mia, tu hai bisogno di qualcosa di forte.

KAY - (scostando la mano di Ted, irritata) Non voglio niente di forte e non sono la tua ragazza!

LATIMER - Lo saresti stata, se non fosse arrivato Nevile (Va al carrello-bar e prepara due whisky e soda) A proposito, dov’è tuo marito?

KAY - Non ne ho la minima idea.

LATIMER - Non sono molto socievoli, in questa casa, vero? Audrey è in terrazza, a discorrere col vecchio Treves, e Royde passeggia per conto suo in giardino, fumando la sua eterna pipa. Proprio una banda di allegroni!

KAY - (stizzosa) Non me ne importerebbe un fico se finissero tutti in fondo al mare… salvo Nevile.

LATIMER - Sarei molto più felice se avessi messo anche Nevile nel mazzo, cocca. (portando un bicchiere a Kay) Bevi, bambina. Ti sentirai meglio. (Kay comincia a sorseggiare la sua bibita)

KAY - Dio, com’è forte!

LATIMER - Ancora un po’ di soda?

KAY - No, grazie. Vorrei che non facessi capire così apertamente che Nevile ti è antipatico.

LATIMER - Perché dovrebbe essermi simpatico? Non è il mio tipo. (Con amarezza) L’inglese ideale. Sportivo, bello, modesto, gran signore… E ha sempre ottenuto tutto quel che voleva… compresa la mia ragazza.

KAY - Non ero la tua ragazza.

LATIMER - Sì che lo eri. E se fossi stato ricco come Nevile…

KAY - Non ho sposato Nevile per i soldi…

LATIMER - Oh, lo so. E ti capisco: le notti sul Mediterraneo, una romantica storia d’amore…

KAY - Ho sposato Nevile perché mi ero innamorata di lui.

LATIMER - Non dico il contrario, dolcezza, pero’ i suoi soldi una spintarella te l’han data…

KAY - Ma credi sul serio a quello che dici?

LATIMER - Cerco di crederci, per consolare la mia vanità offesa.

KAY - (avvicinandosi a lui) Sei carino, Ted… a volte non so cosa farei se non ci fossi tu…

LATIMER - Tanto io ci sono sempre… Ormai dovresti averlo capito. Il tuo fedele seguace… o un feroce persecutore? Chissà. Dipende, da chi sei, il marito o la moglie. (Bacia Kay su una spalla. Dalla porta del salone entra Mary. Indossa un abito da sera molto semplice. Kay si allontana rapidamente da Ted)

MARY - (con intenzione) Qualcuno di voi ha visto per caso il signor Treves? Lady Tressilian lo cerca.

LATIMER - È fuori, sulla terrazza…

MARY - Grazie, signor Latimer. (Chiude la porta) Mamma mia, si soffoca! Son sicura che verrà il temporale. (Si avvia alla portafinestra)

LATIMER - Spero che scoppi dopo il mio ritorno, all’albergo. Non ho portato il soprabito: mi bagnerò come un pulcino, sul traghetto, se pioverà.

MARY - Credo proprio che potremo trovarle un ombrello, in caso di necessità. Se no, Nevile le presterà il suo impermeabile. (Se ne va dalla portafinestra)

LATIMER - Una donna interessante… un po’ misteriosa, direi.

KAY - Mi fa piuttosto pena. (Girella per la sala continuando a sorseggiare il suo whisky) Sgobba come una negra per quella vecchia insopportabile… E alla fine, resterà a bocca asciutta: tutti i soldi vengono a Nevile e a me.

LATIMER - Forse lei non lo sa.

KAY - Sarebbe abbastanza buffo. (I due scoppiano a ridere. Audrey e Treves entrano dalla portafìnestra. Treves indossa uno smoking di taglio vecchiotto. Audrey è in abito da sera. Osserva Latimer e Kay, vicini, poi avanza verso l’agrippina. Treves si sofferma sulla soglia parlando a qualcuno fuori scena)

TREVES - Sarò lietissimo di spettegolare un po’ con lady Tressilian, signorina Aldin. Magari riesumeremo qualche vecchio scandalo. Un pizzico di malignità, dà sempre un certo sapore alla conversazione. (Dirigendosi alla porta) Non è vero, Audrey?

AUDREY - Ah, la nostra Camilla… sceglie la persona che desidera e la convoca come una testa coronata.

TREVES - Ottima definizione, cara. Sono sempre stato sensibile al piglio regale di lady Tressilian. (esce)

AUDREY - (irrequieta) Che caldo spaventoso! (Si siede sull’agrippina)

LATIMER - Gradisce qualcosa da bere?

AUDREY - (scuotendo la testa) No, grazie. Credo che presto andrò a letto. (Cade un breve silenzio. Entra Nevile. È in smoking e ha in mano una rivista)

KAY - Si può sapere che cos’hai fatto tutto questo tempo, Nevile?

NEVILE - Avevo un paio di lettere da scrivere e ho pensato che fosse meglio levarmi il pensiero.

KAY - (alzandosi) Avresti potuto scegliere un altro momento.

NEVILE - Chi ha tempo non aspetti tempo. (Avvicinandosi a un tavolino) A proposito, qui c’è l’Illustrated News. Qualcuno lo cercava.

KAY - (allungando la mano) Grazie, Nevile.

AUDREY - (quasi contemporaneamente) Oh! Grazie, Nevile. (Tende la mano. Nevile esita fra le due donne, sorridendo)

KAY - (con un’ombra di isterismo nella voce) Lo voglio io. Dammelo.

AUDREY - (ritirando la mano, vagamente confusa) Oh, scusate. Per un momento ho creduto che parlassi a me, Nevile. (Nevile ha un attimo di esitazione, poi porge la rivista a Audrey)

NEVILE - (in tono pacato) Eccola, Audrey.

AUDREY - Oh, ma io…

KAY - (con rabbia repressa, quasi piangendo) Si soffoca qui dentro. (Afferra la borsetta da sera e si precipita verso la portafinestra) Usciamo un po’ fuori all’aria, Ted. Non resisto un minuto di più in questo miserabile buco. (Mentre esce, Kay inciampa e sembra che stia quasi per cadere. Latimer, con un’occhiata furiosa a Nevile, la segue in giardino. Nevile scaraventa la rivista sul tavolo centrale)

AUDREY - (alzandosi, in tono di rimprovero) Non avresti dovuto farlo, Nevile.

NEVILE - Perché no?

AUDREY - È stata una sciocchezza. Ti conviene andare a chiederle scusa.

NEVILE - Non vedo perché dovrei scusarmi.

AUDREY - Credo proprio che sia il caso. Sei stato molto scortese con tua moglie. (Mary entra dalla portafìnestra e si ferma vicino all’agrippina)

NEVILE - (a voce bassa) Sei tu mia moglie, Audrey. E lo sarai sempre. (Scorgendo Mary) Ah, signorina Aldin, sta salendo da lady Tressilian?

MARY - Sì, ci andrò, appena scenderà il signor Treves. (Royde entra dalla portafinestra. Nevile lo fissa per un attimo poi se ne va con aria abbattuta) Oh, povera me! Non sono mai stata così stanca in vita mia! Se lady Tressilian dovesse suonare il campanello stanotte, son sicura che non lo sentirò. (Si affloscia su una poltrona)

AUDREY - Quale campanello?

MARY - Suona in camera mia, caso mai lady Tressilian avesse bisogno di qualcosa durante la notte. È un campanello all’antica, con la molla, appeso a un fil di ferro. Fa un chiasso infernale, ma lady Tressilian si ostina a preferirlo a quello elettrico: si fida di più. (Sbadiglia) Mi scusi, credo che sia colpa del tempo… è così afoso…

AUDREY - Dovrebbe andare a letto, Mary. Ha l’aria esausta.

MARY - Ci andrò appena lady Tressilian avrà finito di parlare con il signor Treves. La sistemerò per la notte, con tutto quel che le occorre, poi finalmente me ne andrò a dormire anch’io. Oh, povera me! È stata una giornata molto faticosa. (Latimer entra dalla portafinestra)

ROYDE - Altro che!

AUDREY - (con un’occhiata a Latimer) Thomas, usciamo sulla terrazza (si avvia verso la portafinestra)

ROYDE - (seguendo Audrey) Si… voglio parlarti di un… giallo che stavo leggendo… (Audrey e Royde escono dalla portafinestra. Latimer li segue con lo sguardo. Una pausa)

LATIMER - A quanto pare, signorina Aldin io e lei. siamo tagliati fuori. Dobbiamo consolarci a vicenda. (Si avvia al carrello-bar) Posso prepararle qualcosa da bere?

MARY - No, grazie!

LATIMER - (versandosi una bibita) Una riconciliazione coniugale nel roseto, un innamorato fedele che sta raccogliendo tutto il suo coraggio per fare la grande proposta. E noi? Come c’entriamo noi in tutto questo? Non c’entriamo affatto. Noi siamo gli estranei. (Alza il bicchiere) Ecco, un brindisi agli esclusi… E che vadano al diavolo tutti quelli chiusi nel cerchio magico! (Beve)

MARY - Quanta amarezza!

LATIMER - Anche lei è amara.

MARY - (dopo una pausa) Non proprio…

LATIMER - Che cosa si prova, a correre di qua e di là, a portar cose su e giù per le scale, a servire una vecchia, senza un attimo di requie?

MARY - C’è di peggio.

LATIMER - Crede?

MARY - (dopo una pausa) Lei è infelice.

LATIMER - E chi non lo è?!

MARY - È… è… sempre stato innamorato di Kay?

LATIMER - Più o meno.

MARY - E Kay?

LATIMER - Credevo di sì, finché non è arrivato Nevile. Nevile, con i suoi soldi, con le sue imprese sportive. Se avessi avuto il grano avrei potuto scalarlo anch’io l’Himalaya!

MARY - Non credo che ne avrebbe avuta molta voglia.

LATIMER - (Brusco) E lei, che cosa vuole dalla vita?

MARY - (alzandosi, dopo una pausa) Forse, ormai è tardi.

LATIMER - Ma non troppo tardi.

MARY - No… forse no. Tutto quel che voglio è un po’ di denaro. Non moltissimo, quanto basta.

LATIMER - Quanto basta a far che?

MARY - Ad avere una vita mia, prima che sia troppo tardi. Non ho mai avuto niente…

LATIMER - Li odia anche lei, allora, quelli che stanno chiusi nel cerchio magico?

MARY - (con violenza) Odiarli? Io… (sbadiglia) No… no… Sono troppo stanca per odiare. (Entra l’avvocato Treves)

TREVES - Ah, signorina Aldin. Lady Tressilian vorrebbe che salisse da lei. Credo che cominci ad avere un po’ di sonno.

MARY - Meno male! Grazie, signor Treves. Salgo subito. (Si dirige alla porta) Non scenderò più, così vi do la buona notte adesso. Buona notte, signor Latimer, buona notte, avvocato Treves.

LATIMER - Buona notte. (Mary esce) Anch’io devo andarmene. Con un po’ di fortuna, riuscirò a prendere il traghetto e a rientrare in albergo prima del temporale. (Entra Royde)

ROYDE - Se ne sta andando, Latimer? Vuole un impermeabile?

LATIMER - No, grazie. La rischierò.

ROYDE - Sta per scoppiare un autentico uragano.

TREVES - È sulla terrazza, Audrey?

ROYDE - Non ne ho idea. (Si avvia alla porta del salone) Vado a letto. Buona notte. (Esce. Un lampo. Si sente in lontananza il brontolio del tuono)

LATIMER - (malignamente) A quanto pare, il Vero Amore ha incontrato qualche difficoltà. Era un tuono, quello? Beh, era ancora abbastanza lontano… (Si avvia alla portafinestra) Credo che ce la farò.

TREVES - Vengo con lei, così darò un giro di chiave al cancello del giardino. (Esce con Latimer)

AUDREY - (fuori scena, a Latimer) Buona notte. (Audrey entra a passi rapidi dal giardino. Un altro lampo, seguito da un tuono. Audrey rimane ferma un momento a guardarsi intorno poi va a sedersi sul sedile della veranda e guarda fuori, la notte. Nevile entra dalla portafinestra)

NEVILE - Audrey.

AUDREY - (alzandosi di scatto e allontanandosi un po’) Vado a letto, Nevile. Buona notte.

NEVILE - (seguendola) Non andartene ancora. Voglio parlarti.

AUDREY - (nervosa) Meglio di no.

NEVILE - Devo parlarti. Assolutamente. Ti prego, ascoltami.

AUDREY - (indietreggiando) Preferirei di no.

NEVILE - Allora sai già che cosa voglio dirti. (Audrey non risponde) Audrey, non possiamo ricominciare? Dimenticare tutto quel che è stato?

AUDREY - Compresa Kay?

NEVILE - Kay sarà ragionevole.

AUDREY - Che cosa intendi, per ragionevole?

NEVILE - (accalorandosi) Le dirò la verità… che tu sei l’unica donna che abbia mai amato. Ed è la verità vera, Audrey. Devi credermi.

AUDREY - (disperatamente) Amavi Kay quando 1’hai sposata.

NEVILE - Il matrimonio con Kay è stato il più grande errore della mia vita. Sono stato un maledetto idiota, ora me ne rendo conto. Io… (Kay entra dalla portafinestra)

KAY - Mi dispiace interrompere questa scena patetica, ma credo proprio che sia ora.

NEVILE - Kay, senti…

KAY - (furiosa) Sentire! Ho già sentito anche troppo!

AUDREY - (sollevata) Io vado a letto. (Si avvia alla porta) Buona notte.

KAY - Ma brava! Vai a letto. Ormai hai combinato tutti i guai che potevi! Ma non credere di cavartela a buon mercato, sai? Ci penserò io, a te, appena avrò finito con Nevile.

AUDREY - (freddamente) Son cose che non mi riguardano. Buona notte. (Audrey se ne va. Un altro lampo e, in lontananza, il rombo di un tuono)

KAY - (seguendo Audrey con lo sguardo) Brutta pappafredda velenosa…

NEVILE - Dammi retta, Kay. Audrey non c’entra assolutamente in questa storia. Non è colpa sua. Se vuoi prendertela con qualcuno, prenditela con me…

KAY - (sempre più eccitata) Certo che me la prendo. Ma che razza di uomo sei? (Alzando la voce) Pianti tua moglie, mi corri dietro come un disperato, ottieni il divorzio… Un momento sei pazzo di me, e il momento dopo sei stufo marcio. Adesso, immagino, vorrai tornare da quella madonnina infilzata smorta, lagnosa, imbrogliona…

NEVILE - (infuriandosi) Basta, Kay!

KAY - Ma è quello che è! Una carognetta scaltra e intrigante, una… una……

NEVILE - (afferrandola per le braccia) Piantala!

KAY - (svincolandosi) Lasciami! (Allontanandosi lentamente) Ma si può sapere cosa diavolo vuoi?

NEVILE - Non ce la faccio più! Sono un essere ignobile, un verme, tutto quello che vuoi… Ma è inutile, Kay, non ce la faccio più ad andare avanti così. Credo… eh sì, devo aver sempre amato Audrey. Me ne accorgo solo ora. Il mio amore per te è stato una specie di delirio, di pazzia… Ma non serve… è tutto inutile. Io e te non siamo fatti l’uno per l’altra. Cerchiamo almeno di salvare il salvabile.

KAY - (con voce ingannevolmente calma) E cosa mi proporresti, di preciso, Nevile?

NEVILE - Possiamo divorziare. Puoi citarmi per abbandono del tetto coniugale.

KAY - Dovrai aspettare tre anni.

NEVILE - Aspetterò.

KAY - E, dopo, suppongo, chiederai alla tenera, angelica Audrey di sposarti di nuovo, eh? Sarebbe questa la tua idea?

NEVILE - Se mi vorrà.

KAY - Certo che ti vorrà! E io? Che parte avrò, io, in questa deliziosa commedia?

NEVILE - Provvederò largamente alle tue necessità, è ovvio.

KAY - (perdendo il controllo dei nervi) Ma piantala! Credi di potermi comprare? Ascoltami bene, Nevile. Io non ti concederò mai il divorzio. (Battendogli convulsamente i pugni sul petto) Ti sei innamorato di me e mi hai sposata e io non ti lascerò tornare da quella sgualdrinella impostora che ti ha messo di nuovo le zampe addosso.

NEVILE - (gettando Kay a sedere sull’agrippina) Basta, Kay, perdio! Non puoi fare una scenata simile in questa casa!

KAY - È Audrey che l’ha voluta! Ha fatto tutto lei. Ci contava. Chissà come gongola adesso! Ma non le andrà liscia. Oh, no! Ci penserò io, vedrai! (Si abbandona sull’agrippina in un parossismo di singhiozzi. Nevile fa un gesto di disperazione. Treves entra dalla portafinestra e si ferma ad osservarli. In quell’istante un altro lampo illumina il cielo. Poi un tuono clamoroso e scoppia il temporale mentre cala il sipario)

SIPARIO

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Nel salone, la mattina dopo, sul presto. Quando si alza il sipario, il sole entra a fiotti dalla veranda. È una mattinata splendida. La portafinestra è spalancata. Il carrello-bar è stato portato via. Dalla portafinestra entra Royde. Sta succhiando la pipa, che dà l’impressione di essere intasata. Si guarda in giro alla ricerca di un portacenere, ne vede uno sul tavolo centrale, si avvicina e vuota la pipa. Ma si accorge che non funziona ancora, e prendendo di tasca un temperino si mette a frugare delicatamente nel fornello. Entra Treves.

TREVES - Buon giorno, Thomas.

ROYDE - ’giorno. Avremo un’altra magnifica giornata a quanto pare.

TREVES - Sì. (Va alla veranda e guarda fuori) Pensavo che forse il temporale avrebbe guastato il tempo e invece è servito a mandar via l’afa… Tanto meglio! Tu sei già in piedi da qualche ora, eh?

ROYDE - Mi sono alzato poco dopo le sei e ho fatto una passeggiata sulla scogliera. Rientro adesso.

TREVES - Non si è ancora visto nessuno. Nemmeno la signorina Aldin.

ROYDE - Uhm.

TREVES - Probabilmente sta occupandosi di lady Tressilian. Dev’essere rimasta piuttosto scossa dall’incidente di ieri sera.

ROYDE - (soffiando nella pipa) Già. C’è stato un po’ di scompiglio, eh?

TREVES - Hai un vero talento per minimizzare le cose, Thomas. Quella spaventosa scenata fra Nevile e Kay…

ROYDE - (Sorpreso) Nevile e Kay? Io parlavo del litigio fra Nevile e lady Tressilian.

TREVES - E quando è stato?

ROYDE - Verso le dieci e venti. Se non si sono presi per i capelli c’è mancato poco. Non ho potuto fare a meno di sentirli. La mia camera è praticamente di fronte a quella di Camilla.

TREVES - (turbato) Santo cielo, non ne sapevo niente!

IROYDE - Credevo che volesse alludere a quella…

TREVES - No, no, parlavo di una scenata imbarazzantissima, successa poco prima. Io, volente o nolente, ho dovuto assistere al finale. Kay, ha avuto una violenta crisi di nervi.

ROYDE - E perché han litigato?

TREVES - È stata tutta colpa di Nevile.

ROYDE - Non mi meraviglio. Si sta comportando da imbecille…

TREVES - Sono d’accordo… È assolutamente riprovevole. (Sospira e va a sedersi sull’agrippina)

ROYDE - Ehm… ha partecipato anche Audrey, alla lite?

TREVES - No, ma è stata per causa sua. (Kay entra frettolosamente. Ha un’aria stanca e depressa e ha una borsetta m mano)

KAY - Oh! Buon… buon giorno.

TREVES - (alzandosi) Buon giorno, Kay.

ROYDE - Buon giorno.

KAY - (Nervosa e imbarazzata) Siamo… siamo gli unici già alzati, vero?

TREVES - Credo di sì. Non ho visto nessuno. Ho fatto colazione in solitudine monastica.

ROYDE - Io sono ancora a pancia vuota. Credo che andrò a cercarmi qualcosa da mangiare. (A Kay) E lei, ha già fatto colazione?

KAY - No. Sono appena scesa. Ma non ne ho voglia, sto da cani.

ROYDE - Uhm… personalmente potrei mangiare un bue. Ci vediamo più tardi. (esce. Una breve pausa)

KAY - (muovendo qualche passo verso Treves) Signor Treves temo… temo di essermi comportata male ieri sera.

TREVES - Era più che naturale, che fosse sconvolta.

KAY - Ho perduto la testa e ho detto un sacco di sciocchezze.

TREVES - Capita a tutti, ogni tanto. E lei è stata gravemente provocata. Secondo me, Nevile, è stato inqualificabile.

KAY - Ci è stato spinto. Fin da quando siamo arrivati, Audrey ha cercato di farci litigare.

TREVES - Temo che lei non sia del tutto giusta con Audrey.

KAY - Ha combinato tutto lei, mi creda. Sa benissimo che Nevile si è sempre sentito in colpa per come l’ha trattata.

TREVES - No, no, son sicuro che si sbaglia.

KAY - Non mi sbaglio affatto! Vede, signor Treves, ci ho pensato tutta notte. Audrey deve aver calcolato che, se ci avesse riuniti qui tutti e tre, e avesse finto di essere affettuosa e indulgente, sarebbe riuscita a riprenderselo. Ha fatto leva sulla coscienza di Nevile. Pallida, affranta, con quell’aria da creatura superiore… sapeva che effetto avrebbe avuto su di lui… Nevile si è sempre rimproverato di averla trattata male. (Si siede sull’agrippina) Fin dal principio, o quasi, l’ombra di Audrey è stata fra di noi. Nevile non è mai riuscito a dimenticarla completamente. In fondo ai suoi pensieri c’era sempre lei.

TREVES - Di questo non può certo far colpa ad Audrey.

KAY - Ma non capisce? Lei sapeva che cosa provava Nevile. Sapeva che cosa sarebbe successo, se ci fossimo trovati insieme tutti e tre.

TREVES - Ho l’impressione che lei faccia Audrey molto più scaltra di quanto non sia in realtà.

KAY - Siete tutti dalla parte di Audrey! Tutti!

TREVES - Mia cara figliola!

KAY - Vi farebbe piacere che Nevile tornasse da lei. Io sono l’estranea, l’intrusa… Del resto, è quel che ha detto anche Nevile, ieri sera. E aveva ragione! Camilla mi ha sempre detestata… Finge di accettarmi solo per amore di Nevile. Io son tenuta a capire il punto di vista di tutti, e nessuno il mio! Quello che penso, quello che sento io non ha importanza. Certo, è un peccato che la mia vita sia distrutta, ma pazienza! E solo Audrey che conta.

TREVES - No, no, no!

KAY - (alzando la voce) Beh, Audrey non mi rovinerà la vita. Non so cosa dovrò fare per impedirglielo, ma ci riuscirò. Farò in modo che Nevile non possa più tornare da lei! (Nevile entra dalla porta del salone)

NEVILE - (cogliendo al volo la situazione) Che c’è ancora? Altri guai?

KAY - Cosa ti aspettavi, dopo il tuo bell’exploit di ieri sera? (Va a sedersi sull’agrippina e prende un fazzoletto dalla borsetta)

NEVILE - (avvicinandosi a lei) Sei stata tu a fare buriana, Kay. Io ero pronto a discutere la faccenda con calma.

KAY - Con calma! Pensavi che avrei accettato il divorzio, che avrei lasciato via libera ad Audrey, come se… se tu mi avessi invitata a un valzer?

NEVILE - No, ma avresti potuto almeno evitare di fare… l’isterica in casa d’altri! In nome di Dio, controllati e cerca di comportarti in modo decente.

KAY - Come lei, eh?

NEVILE - Se non altro, Audrey non dà spettacolo di sé.

KAY - Ti sta mettendo su contro di me. Tutto secondo i suoi piani.

NEVILE - Stammi bene a sentire Kay: Audrey non ha nessuna colpa. Te l’ho già detto ieri sera. Ti ho spiegato la situazione. Sono stato schietto e leale.

KAY - (sprezzante) Schietto e leale!

NEVILE - Sì. Cosa posso farci se questi sono i miei sentimenti?

KAY - Già, e i miei sentimenti, allora? Ma di quelli non t’importa un fico!

TREVES - (interponendosi fra i due) Credo proprio, Nevile, che dovresti considerare molto seriamente il tuo atteggiamento in questa… ehm… faccenda. Kay è tua moglie. Ha dei diritti di cui non puoi privarla con tanta leggerezza…

NEVILE - Lo ammetto, e… e desidero fare quello che è giusto.

KAY - Giusto!

TREVES - Inoltre, mi pare una grave mancanza di forma discutere una questione del genere sotto il tetto di lady Tressilian. Rischiate di turbarla profondamente… Le mie simpatie vanno tutte a Kay, pero’ credo che abbiate entrambi dei doveri verso la padrona di casa e degli altri ospiti. Vi consiglierei di rimandare ogni discussione alla fine della vostra visita.

NEVILE - (un po’ confuso) Suppongo che lei abbia ragione, signor Treves… Si, certo, ha ragione. Sono pronto a fare come dice. E tu, Kay, che ne pensi?

KAY - Se Audrey non tenta più di…

NEVILE - (aspramente) Audrey non ha mai tentato niente!

TREVES - (a Kay) Ssst! Penso, mia cara, che sarebbe molto saggio se aderisse alla mia proposta. Del resto, ormai, è solo questione di giorni.

KAY - (alzandosi, con malagrazia) E va beh! (Si avvia alla portafinestra)

NEVILE - (sollevato) Ecco fatto. Adesso vado a far colazione. Più tardi si potrebbe andare tutti a fare una gita in barca a vela. (Guardando fuori da una finestra) C’è una bella brezza. (A Treves) Lei non verrebbe?

TREVES - Temo di essere un po’ vecchio per queste cose. (Si avvia alla porta)

NEVILE - E tu, Kay?

KAY - Che facciamo con Ted? Gli avevamo promesso di andare a trovarlo, stamattina.

NEVILE - Non vedo perché non dovrebbe venire anche lui. Vado a chiamare Royde e Audrey e sento se l’idea li attira. Dovrebbe essere bellissimo, nella baia. (Entra Audrey con aria preoccupata)

AUDREY - (ansiosa) Signor Treves che dobbiamo fare? Ce lo dica lei! Non riusciamo a svegliare Mary.

NEVILE - Non riuscite a svegliarla? Ma che vuoi dire?

AUDREY - Esattamente quello che ho detto. Appena arrivata, la signora Barrett è salita come al solito a portarle il tè. Mary dormiva profondamente. La signora Barrett ha aperto le tende e l’ha chiamata, ma lei non si è mossa. Allora la donna le ha lasciato il tè sul comodino. Non si è preoccupata perché non scendeva, ma quando non 1’ha vista arrivare a prendere il tè per Camilla è risalita in camera sua. Il tè, ormai, era gelato e Mary continuava a dormire come un sasso.

TREVES - Ieri sera la signorina Aldin era molto stanca, Audrey.

AUDREY - Ma quello non è un sonno naturale. Non può esserlo. La signora Barrett l’ha scossa molto forte ma lei non si è svegliata. Sono andata di sopra anch’io, e ho fatto del mio meglio. Niente. Dev’esserci qualcosa che non va.

NEVILE - Vuoi dire che è fuori conoscenza?

AUDREY - Non Lo so. Mi sembra molto pallida ed è immobile, come un pezzo di legno.

KAY - Forse ha preso un sonnifero.

AUDREY - L’ho pensato anch’io, ma non mi pare possibile, non Mary! (a Treves) Che facciamo?

TREVES - Dovreste chiamare un dottore.

NEVILE - (avviandosi alla porta) Vado a telefonare a Lazenby e lo prego di venire immediatamente. (esce in fretta)

TREVES - L’ha già detto a lady Tressilian, Audrey?

AUDREY - (scuotendo il capo) No, non ancora. Non volevo turbarla. Adesso in cucina stanno preparando dell’altro tè. Glielo porterò di sopra e glielo dirò allora.

TREVES - Spero non sia niente di serio.

KAY - Probabilmente ha preso troppo sonnifero. (Si siede su una poltrona)

TREVES - In tal caso, potrebbe essere grave.

AUDREY - Non riesco a immaginare Mary che fa una cosa simile. (Entra Royde)

ROYDE - Ho sentito Strange che telefonava al dottor Lazenby. Cos’è successo?

AUDREY - Si tratta di Mary. Dorme ancora e nessuno riesce a svegliarla. Secondo Kay, potrebbe avere esagerato con qualche medicina.

KAY - Dev’essere andata così, altrimenti sareste riuscite a svegliarla.

ROYDE - Cioè avrebbe preso un sonnifero? Ma non ne aveva proprio bisogno ieri sera. Era stanca morta.

TREVES - Sono sicuro che Mary non prende mai sonniferi. Sapete, nel caso che dovesse suonare il campanello.

KAY - Quale campanello?

ROYDE - C’è un campanello nella sua camera. Lady Tressilian lo suona quando le occorre qualcosa durante la notte. (A Audrey) Ti ricordi che Mary ce ne ha parlato, ieri sera?

AUDREY - Sì. E non prenderebbe mai niente che le impedisse di sentirlo, perché potrebbe trattarsi di un’emergenza. (Nevile entra rapidamente)

NEVILE - Lazenby viene subito.

AUDREY - (avviandosi alla porta) Oh, bene. Prima che arrivi, vado a vedere se è pronto il tè per Camilla. Starà domandandosi cos’è successo.

NEVILE - Posso esserti utile?

AUDREY - No, grazie. Me la cavo da sola. (esce)

ROYDE - E se si trattasse di un attacco di cuore? (Va a sedersi sull’agrippina. Treves si accomoda su una poltrona)

NEVILE - A che serve fare tante congetture? Ce lo dirà Lazenby, di che si tratta. Povera Mary. Non so proprio cosa succederà in questa casa se dovesse avere qualcosa di grave.

TREVES - Sarebbe un disastro. Lady Tressilian dipende da lei in tutto e per tutto.

KAY - (avvicinandosi a Nevile, speranzosa) Suppongo che adesso tutti dovremo far fagotto e andarcene, eh?

NEVILE - (sorridendole) Forse non è niente di grave. (Kay si stacca da lui)

ROYDE - Dev’essere un brutto affare, non si riesce svegliarla.

TREVES - Il dottor Lazenby non ci metterà molto: abita a due passi da qui. E allora sapremo tutto.

NEVILE - Dovrebbe arrivare in una decina di minuti.

TREVES - E ci metterà l’animo in pace. Almeno spero.

NEVILE - (con allegria forzata) In ogni caso, veder tutto nero non serve a niente.

KAY - Sempre ottimista, eh, Nevile?

NEVILE - Beh, in genere le cose si sistemano.

ROYDE - Certo per te è sempre stato così.

NEVILE - Non capisco che cosa intendi, Thomas.

ROYDE - Eppure, mi sembra ovvio.

NEVILE - Che cosa vuoi insinuare?

ROYDE - Io? Niente. Sto solo citando dei dati di fatto.

TREVES - (alzandosi) Ssst! (Affrettandosi a cambiare argomento) Non pensate che… ehm… che dovremmo vedere se possiamo fare qualcosa per renderci utili? Forse lady Tressilian vorrebbe…

NEVILE - Se vuole qualcosa, ce lo dirà molto presto. Se fossi in lei non mi metterei di mezzo, a meno che Camilla non lo chieda espressamente. (Si sente un urlo di Audrey, fuori scena. Royde esce di corsa. Una breve pausa. Poi entra Audrey, sorretta da Royde. Ha un’aria quasi inebetita)

AUDREY - Camilla… Camilla…

TREVES - (turbato) Audrey cara! Cos’è stato?

AUDREY - (con un bisbiglio rauco) È… è Camilla.

NEVILE - (sorpreso) Camilla? Che le è successo?

AUDREY - È… è morta.

KAY - (sedendosi di peso sull’agrippina) Oh, no, no.

NEVILE - Dev’essere stato il cuore.

AUDREY - No… non è stato il cuore. (Si preme le mani sugli occhi. Tutti la fissano sbalorditi) C’è tanto sangue… su tutto il viso… (D’un tratto si mette a urlare istericamente) L’hanno assassinata! Ma non capite? L’hanno assassinata! (Audrey si lascia cadere su una poltrona e le luci si affievoliscono lentamente mentre cala il sipario)

SCENA SECONDA

Sempre nel salone, due ore più tardi. I mobili sono stati spostati in modo da rendere l’ambiente più adatto agli interrogatori della polizia. Il tavolo centrale è stato trasportato oltre l’arco di destra e l’agrippina è nella veranda. Un tavolino da gioco è stato spostato quasi al centro della scena, insieme a una sedia. Dietro il tavolino da gioco c’è una poltrona, sul tavolino, un vassoio con una caraffa d’acqua e due bicchieri, una scatola di sigarette, un portacenere e una scatola di fiammiferi. Sul sedile della veranda una copia del Times. Quando si alza il sipario, Treves è in piedi accanto al tavolino da gioco e si sta guardando in giro. Dopo un momento va verso la veranda. Entra il sovrintendente Battle, un uomo grande e grosso sulla cinquantina, vestito con sobrietà. Ha il viso largo, dai lineamenti grevi, ma pieni d’intelligenza.

TREVES - Ah, Battle.

BATTLE - Tutto è a posto, avvocato.

TREVES - Non ci sono state difficoltà?

BATTLE - No. Il capo della polizia della contea ha parlato con Scotland Yard. E poiché ero sul posto, hanno acconsentito ad affidarmi il caso. (Si fa avanti, e studia il locale)

TREVES - Mi fa molto piacere. Ci faciliterà le cose, avere qui lei, invece di un estraneo. Pero’ mi dispiace di averle guastato le vacanze.

BATTLE - Oh, per me va benissimo. Almeno potrò dare una mano a mio nipote. Sa, è il suo primo caso di omicidio.

TREVES - (andando verso lo scrittoio-libreria) Eh sì… gli sarà di grande aiuto, con la sua esperienza.

BATTLE - Certo che è una gran brutta faccenda.

TREVES - Sconvolgente, sconvolgente!

BATTLE - Ho visto il medico. I colpi sono stati due. Il primo ha provocato la morte. Poi l’assassino ha colpito ancora per assicurarsi di averla uccisa, o forse perché era accecato dalla collera.

TREVES - Orribile. (Si siede su una poltrona) Non riesco a credere che sia stata una persona di casa.

BATTLE - Purtroppo, non c’è dubbio. Abbiamo già esaminato tutte le altre possibilità. Ma nessuna porta è stata forzata. (Girellando perla stanza) Tutte le porte e le finestre, stamattina, erano sbarrate come al solito. E poi c’è la signorina Aldin: deve per forza averla narcotizzata qualcuno di famiglia.

TREVES - Come sta?

BATTLE - Smaltisce il sonnifero dormendo, ma deve averne preso una dose massiccia. L’assassino ha fatto i suoi piani con cura. Se si fosse allarmata per qualcosa, lady Tressilian avrebbe senz’altro suonato il campanello per chiamarla. Bisognava evitarlo a tutti i costi… e così, la ragazza è stata narcotizzata.

TREVES - (turbato) Continua a sembrarmi incredibile.

BATTLE - Riusciremo ad andare a fondo a questa faccenda, vedrà. Secondo il dottore, la morte dev’essere avvenuta fra le dieci e mezzo e mezzanotte. Non prima delle dieci e mezzo e non oltre mezzanotte. È già un punto fermo.

TREVES - Certo, certo. E l’arma era una mazza da golf?

BATTLE - Sì. Era sul pavimento, vicino al letto, macchiata di sangue e con qualche capello bianco ancora appiccicato!. (Treves ha un gesto di repulsione) Non avrei detto che si trattava di una mazza da golf dall’aspetto della ferita, ma, a quanto pare, non hanno colpito con la faccia ferrata. Secondo il dottore hanno usato la mazza dal lato convesso, di legno.

TREVES - L’assassino è stato incredibilmente stupido a lasciare sul posto l’arma del delitto, non trova?

BATTLE - Probabilmente ha perso la testa. Succede.

TREVES - Eh, sì, succede. Non ci sono impronte digitali, vero?

BATTLE - Se ne sta occupando in questo momento il sergente Pengelly. Mah, temo che le cose non saranno tanto semplici! (Entra l’ispettore Leach. È un uomo sui trentotto-quarant’anni, magro, bruno, giovanile. Parla con un leggero accento dialettale. Ha in mano una mazza da golf)

LEACH - Guarda un po’ qua, zio. Pengelly è riuscito a ricavare una magnifica serie di impronte… Chiare come il sole!

BATTLE - Ehi! Attento a come maneggi quell’affare, figliolo!

LEACH - Non preoccuparti, l’abbiamo già fotografato. E abbiamo anche prelevato un campione del sangue e dei capelli. (Porgendogli il bastone da golf) Che ne pensi di queste impronte? Nitide come un disegno, eh?

BATTLE - (esaminando la mazza) Altro che se son nitide! Che idiota l’assassino! (Mostra la mazza a Treves)

LEACH - Direi!

BATTLE - Tutto quel che ci resta da fare, adesso figliolo, domandare educatamente alla gente di casa se possiamo prendere le loro impronte digitali… Non c’è obbligo, naturalmente. Tutti diranno di sì, e allora i casi sono due: o non ci sarà neanche un’impronta identica a questa, oppure…

LEACH - Oppure il caso è chiuso, eh? (Si avvia alla porta. Il sovrintendente fa segno di sì)

TREVES - (a Battle) Non le pare curioso che l’assassino sia stato così balordo da lasciarsi dietro un indizio tanto pericoloso? Sulla scena del delitto poi!

BATTLE - Ho visto idiozie anche più grosse, creda. (Depone la mazza da golf sull’agrippina) Bene, adesso proseguiamo. Dove sono tutti?

LEACH - In biblioteca. Pollock sta perquisendo le camere. All’infuori di quella della signorina Aldin, naturalmente. Dorme ancora.

BATTLE - Li faremo venir qui uno alla volta. (A Treves) Quale delle signore Strange ha scoperto il delitto?

TREVES - La signora Audrey.

BATTLE - Ah, sì! È un po’ difficile barcamenarsi con due signore Strange. La signora Audrey è la moglie divorziata o sbaglio?

TREVES - Sì. Le ho già spiegato la… ehm… situazione.

BATTLE - Infatti Che strana idea, ha avuto il signor Strange. La maggior parte degli uomini avrebbe… (Kay entra rapidamente, avvicinandosi alla portafinestra. È molto turbata e vicina a una crisi di nervi)

KAY - (a Battle) Non resisto un minuto di più in quella maledetta biblioteca! Ho bisogno d’aria e vado fuori. E lei faccia quel che diavolo vuole! (Leach si fa avanti)

BATTLE - Un momento, prego, signora Strange. (Kay si ferma sulla soglia e si volta) Non c’è motivo perché lei non esca, se lo desidera. Più tardi, pero’.

KAY - Io voglio uscire adesso.

BATTLE - Temo che sia impossibile.

KAY - (tornando sui suoi passi lentamente) Non avete il diritto d’impedirmelo. Non ho fatto niente, io.

BATTLE - (suadente) No, certo che no. Ma, vede, vorremmo farle un paio di domande.

KAY - Domande? E che genere di domande? Non posso aiutarvi. Non so niente, io, di questa storia.

BATTLE - (a Leach) Chiama Benson per favore, Jim. (Leach annuisce e lascia il salone) E adesso, venga a sedersi qui, signora Strange… e si metta calma.

KAY - (sedendosi di fianco al tavolino da gioco) Le ho già detto che non so niente. Perché dovrei rispondere a un sacco di domande, se non so niente?

BATTLE - (con aria di scusa) Dobbiamo interrogare tutti, è la prassi, capisce? Non sarà molto piacevole per lei, come non lo è per noi, ma non c’è niente da fare.

KAY - Oh beh… allora va bene. (Entra l’agente Benson seguito da Leach. Benson è un giovanotto biondiccio e taciturno. Si pianta vicino all’agrippina e tira fuori matita e taccuino per prendere appunti)

BATTLE - (sedendosi al tavolino da gioco) E adesso, signora Strange, ci parli di ieri sera.

KAY - Che cosa dovrei dirle, di ieri sera?

BATTLE - Che cos’ha fatto… diciamo dalla fine della cena in poi.

KAY - Avevo mal di testa e sono andata a letto presto.

BATTLE - A che ora, di preciso?

KAY - Non lo so. Verso le dieci meno un quarto, direi.

TREVES - (interloquendo amabilmente) Alle dieci meno dieci.

KAY - Davvero? Che esattezza!

BATTLE - Allora diremo che lei è andata a letto alle dieci meno dieci. (Fa un cenno a Benson, che prende un appunto) Suo marito l’ha accompagnata?

KAY - No.

BATTLE - (dopo una pausa) A che ora è venuto a letto, lui?

KAY - Non ne ho idea. Le conviene chiederglielo direttamente.

LEACH - (avvicinandosi a Kay) La porta di comunicazione tra la sua camera e quella di suo marito è chiusa a chiave. Era già chiusa a chiave quando lei è andata a letto?

KAY - Sì.

LEACH - Chi l’ha chiusa?

KAY - Io.

BATTLE - Lo fa abitualmente?

KAY - No.

BATTLE - (alzandosi) E per quale motivo, allora, ieri sera l’ha chiusa a chiave, signora Strange? (Kay non risponde, una pausa)

TREVES - Io glielo direi, Kay.

KAY - Suppongo che se non lo farò io ci penserà lei, vero? E va bene! Posso anche dirglielo. Nevile e io avevamo litigato… una lite da coltelli… (Leach guarda Benson che prende nota) Ero fuori di me. Così, quando sono andata a letto ho chiuso la porta a chiave, perché ero ancora furente con lui.

BATTLE - Capisco. E perché avete litigato?

KAY - Ha importanza? Non vedo cosa c’entri.

BATTLE - Non è obbligata a rispondere, se non vuole.

KAY - Oh, si figuri! Mio marito si stava comportando come un perfetto idiota. Ma la colpa è tutta di quella donna.

BATTLE - Quale donna?

KAY - Audrey, la sua prima moglie. Tanto per dirne una è stata lei a persuaderlo a venir qui.

BATTLE - Mi pareva di aver capito che l’idea era stata del signor Strange.

KAY - E invece no! È stata di quella là.

BATTLE - Ma per quale motivo la signora Audrey Strange avrebbe proposto una cosa del genere?

KAY - Per seminare zizzania, immagino. Nevile è convinto di essere stato lui… povero ingenuo! Non ci aveva mai pensato, nemmeno lontanamente, fino al giorno in cui ha incontrato Audrey a Londra, nel parco. Lei gli ha insinuato l’idea in testa e gli ha fatto credere di averci pensato da solo. Io ho capito subito cosa tramava. Non mi, ha mai imbrogliato, quella!

BATTLE - E perché avrebbe dovuto tenerci tanto a riunirvi qui tutti e tre?

KAY - (parlando in fretta, ansante) Perché voleva riprendersi Nevile, ecco perché! Non gli ha mai perdonato di averla piantata per sposare me. È la sua vendetta. È stata tanto abile da persuaderlo a incontrarci qui e poi ha cominciato a lavorarselo. Non ha fatto altro dal momento in cui siamo arrivati. È furba, tremendamente furba. E sa benissimo come si fa, per sembrare patetica e inafferrabile. Povera, dolce, cara micina ferita… con tutti gli artigli fuori!

TREVES - Kay…Kay…

BATTLE - Capisco. Ma se lei era così contraria all’idea di venire qui, non poteva opporsi?

KAY - Crede che non ci abbia provato? Ma Nevile si era intestato. Non mollava.

BATTLE - Ma è proprio sicura che l’idea non sia partita da suo marito?

KAY - Sicurissima. Ha combinato tutto quella santerellina anemica.

TREVES - Ma lei non ha nessuna prova, Kay.

KAY - (alzandosi e avvicinandosi a Treves) Eppure lo so, mi creda. E anche lei lo sa, per quanto non voglia ammetterlo. Audrey è stata…

BATTLE - Torni a sedersi, signora Strange. (Kay obbedisce, riluttante) Lady Tressilian aveva approvato il progetto?

KAY - Lei non approvava mai niente che mi riguardasse. La sua cocca era Audrey. Mi detestava perché avevo preso il suo posto vicino a Nevile.

BATTLE - Ha mai litigato con lady Tressilian?

KAY - Mai.

BATTLE - Dopo essere andata a letto, non ha sentito niente? Non so… qualche rumore insolito in casa?

KAY - Niente di niente. Ero tanto agitata che ho preso un sonnifero e mi sono addormentata quasi subito.

BATTLE - Che tipo di sonnifero?

KAY - Sono capsule piccole, azzurre. Non so cosa ci sia dentro. (Battle guarda Benson, che prende un appunto)

BATTLE - Così, dopo essere andata a letto, non ha più visto suo marito?

KAY - No, no, no. Gliel’ho già detto: ho chiuso la porta a chiave.

BATTLE - (mostrandole il bastone da golf) L’ha mai visto prima, signora Strange?

KAY - (ritraendosi) Dio, che… che cosa orribile! È… è l’arma del delitto?

BATTLE - Così crediamo. Non ha idea di chi possa essere?

KAY - (scuotendo il capo) C’è una selva di mazze da golf in questa casa: quelle del signor Royde, quelle di Nevile, le mie…

BATTLE - Questo è un bastone da uomo. Non può appartenere a lei.

KAY - Allora dev’essere di… Non saprei.

BATTLE - Capisco. (Torna all’agrippina e vi depone di nuovo la mazza da golf) Grazie, signora. È tutto per il momento. (Kay si alza e si allontana di qualche passo)

LEACH - Ancora una cosa. Avrebbe qualche obiezione se il sergente Pengelly le prendesse le impronte digitali?

KAY - Le mie impronte?

BATTLE - (diplomatico) È semplice routine, signora. Lo chiediamo a tutti.

KAY - Per me va bene, basta che non mi facciate tornare nel caravanserraglio della biblioteca.

LEACH - Avverto subito il sergente Pengelly di venire a prenderle le impronte nel salottino. (Kay passa davanti a Leach, studia Treves per un attimo, poi se ne va. Anche Leach esce. Benson chiude il taccuino e aspetta, impassibile)

BATTLE - Benson. Vai a domandare a Pollock se per caso ha visto qualche capsula azzurra nella camera della signora Strange… della signora Kay Strange. Ne voglio un campione.

BENSON - Sissignore (si avvia alla porta)

BATTLE - E dopo, torna subito qui.

BENSON - Sissignore (esce)

TREVES - (alzandosi) Lei pensa che si tratti dello stesso sonnifero usato per narcotizzare la signorina Aldin?

BATTLE - Valla pena di controllare. Può dirmi, avvocato, chi ci guadagna, dalla morte di lady Tressilian?

TREVES - Lady Tressilian aveva ben poco di suo. Il patrimonio di Sir Mortimer Tressilian era in deposito fiduciario e l’usufrutto spettava alla vedova vita natural durante. Alla sua morte, doveva essere diviso in parti uguali tra Nevile e sua moglie.

BATTLE - Quale moglie?

TREVES - La prima.

BATTLE - Audrey Strange?

TREVES - Sì. La clausola del lascito è chiarissima: Nevile Henry Strange e sua moglie Audrey Elizabeth Strange, nata Standish. Il fatto che in seguito abbiano divorziato non fa nessuna differenza, agli effetti testamentari.

BATTLE - Naturalmente la signora Audrey Strange è al corrente di tutto questo?

TREVES - Certo.

BATTLE - E l’attuale signora Strange, sa che non avrà un centesimo?

TREVES - Questo non potrei dirlo. (Dubbioso) Probabilmente, il marito gliel’avrà spiegato. (si avvicina al tavolino da gioco)

BATTLE - Ma se non l’avesse fatto, la signora potrebbe illudersi di essere la beneficiaria?

TREVES - È possibile… Sì… (Si siede al tavolino da gioco)

BATTLE - Si tratta di una somma rilevante?

TREVES - Eccome! Circa centomila sterline.

BATTLE - Perbacco! È una bella cifra anche di questi tempi. (Rientra Leach portando una giacca da smoking tutta stazzonata)

LEACH - Ehi, guarda un po’ qui! L’ha trovata Pollock, appallottolata in fondo all’armadio di Nevile Strange. (Battle si avvicina a Leach, che gli mostra qualcosa su un polsino) E guarda queste macchie. Se non è sangue, io sono Marilyn Monroe.

BATTLE - (togliendogli di mano la giacca) Si vede a occhio nudo che non sei Marilyn Monroe, Jim. Pero’! Anche la manica è tutta schizzata di sangue. Hai trovato altri abiti nella camera di Strange?

LEACH - C’è un completo gessato grigio scuro, su una sedia. E intorno al lavabo il pavimento è tutto bagnato… una vera pozzanghera, come se l’acqua fosse traboccata…

BATTLE - Diciamo, come se lui si fosse lavato le mani a precipizio, per far sparire il sangue, eh?

LEACH - Precisamente. (Trae di tasca una pinzetta e stacca qualche capello dal colletto dello smoking)

BATTLE - Capelli! Capelli biondi, femminili, all’interno del colletto.

LEACH - Ce n’è qualcuno anche sulla manica.

BATTLE - Questi sono rossi. Pare che il signor Strange se ne sia stato con un braccio intorno alle spalle di una moglie e la testa dell’altra reclina sul cuore…

LEACH - Un vero mormone. Le cose si mettono male per lui, eh?

BATTLE - Più tardi faremo analizzare il sangue per vedere se è dello stesso gruppo di lady Tressilian.

LEACH - Me ne occupo io.

TREVES - (alzandosi e muovendo qualche passo in giro, molto turbato) Non posso credere, non posso assolutamente credere che Nevile sia capace di un’azione simile: lo conosco da quando è nato. Dev’esserci un errore.

BATTLE - (andando a posare la giacca sull’agrippina) Lo spero anch’io, avvocato. (A Leach) Adesso facciamo entrare il signor Royde. (Leach annuisce e se ne va)

TREVES - Dev’esserci una spiegazione, per questo smoking macchiato, ne sono sicuro. A parte che non c’è l’ombra di un movente, Nevile…

BATTLE - Cinquantamila sterline sono un movente più che rispettabile.

TREVES - Ma Nevile è ricco. Non ha bisogno di denaro.

BATTLE - Può darsi che ci sia sotto qualcosa che non sappiamo. (Entra Benson e si avvicina a Battle. Ha in mano una scatoletta rotonda)

BENSON - Pollock ha trovato le pastiglie, signore. (Consegna la scatoletta a Battle) Eccole.

BATTLE - (guardandovi dentro) Si, son proprio quelle. Chiederò al dottore se contengono lo stesso sonnifero che han dato alla Aldin. (Entra Royde)

ROYDE - Voleva vedermi?

BATTLE - Sì, signor Royde. (Gli indica la seggiola accanto al tavolino da gioco) Vuole accomodarsi?

ROYDE - Preferisco stare in piedi.

BATTLE - Come crede… (Benson tira fuori la matita e il taccuino. Treves va a sedersi in poltrona) Vorrei che rispondesse a un paio di domande, se è d’accordo.

ROYDE - D’accordissimo. Non ho niente da nascondere.

BATTLE - Mi risulta che lei è appena tornato dalla Malesia, signor Royde.

ROYDE - Infatti. Rimpatrio dopo sette anni.

BATTLE - Conosce lady Tressilian da molto tempo?

ROYDE - Da quando ero bambino.

BATTLE - Riesce a immaginare perché l’hanno assassinata?

ROYDE - No.

BATTLE - Da quanto tempo conosce Nevile Strange?

ROYDE - Praticamente da sempre.

BATTLE - Lo conosce abbastanza bene da sapere se ha qualche preoccupazione finanziaria?

ROYDE - No, ma non credo che ne abbia. È sempre stato ben fornito.

BATTLE - Se si trovasse in difficoltà pensa che si confiderebbe con lei?

ROYDE - È estremamente improbabile.

BATTLE - A che ora è andato a letto, ieri sera, signor Royde?

ROYDE - Verso le nove e mezzo.

BATTLE - Molto presto, mi pare.

ROYDE - Io vado sempre a letto presto. Mi piace alzarmi presto.

BATTLE - Capisco. La sua camera, si trova praticamente di fronte a quella di lady Tressilian, vero?

ROYDE - Praticamente.

BATTLE - Quando è andato a letto si è addormentato subito?

ROYDE - No. Ho finito un giallo che stavo leggendo. Deboluccio. Gli autori tendono a…

BATTLE - Certo, certo. Era ancora sveglio alle dieci e mezzo?

ROYDE - Sì.

BATTLE - Le è capitato… badi bene, è molto importante… le è capitato di sentire qualche rumore insolito circa a quell’ora? (Royde non risponde) Le ripeto la domanda. Le è…

ROYDE - Non occorre. Ho sentito.

BATTLE - (dopo una pausa) Ebbene, signor Royde?

ROYDE - Ho sentito un rumore in soffitta, proprio sopra la mia testa… topi, immagino. Comunque, è stato più tardi.

BATTLE - Non era questo che intendevo.

ROYDE - (sogguardando Treves, riluttante) C’è stato un po’ di chiasso.

BATTLE - Di che genere?

ROYDE - Beh… una discussione.

BATTLE - Una discussione? E fra chi?

ROYDE - Fra lady Tressilian e Nevile Strange.

BATTLE - Lady Tressilian e il signor Strange hanno litigato?

ROYDE - Beh, se vuol metterla cosi…

BATTLE - Io non c’entro. Lei, piuttosto, la metterebbe così?

ROYDE - Si.

BATTLE - Grazie. E perché han litigato?

ROYDE - Non ho ascoltato. Non erano affari miei.

BATTLE - Ma è sicuro che stessero litigando?

ROYDE - Direi di si. Avevano alzato parecchio la voce.

BATTLE - A che ora è successo di preciso? Lo sa?

ROYDE - Verso le dieci e venti.

BATTLE - Le dieci e venti. Non ha sentito altro?

ROYDE - Strange ha sbattuto la porta, uscendo.

BATTLE - E dopo?

ROYDE - Soltanto i topi. (Vuota la pipa nel portacenere)

BATTLE - (avviandosi all’agrippina) Lasciamo stare i topi. (Prende il bastone da golf e si avvicina a Royde) È suo, questo, signor Royde? (Royde, intento ad accendere la pipa, non risponde) Signor Royde!

ROYDE - (osservando il bastone da golf) No. Tutte le mie mazze hanno le iniziali T.R. incise sul manico.

BATTLE - Saprebbe dirmi a chi appartiene?

ROYDE - Non ne ho idea.

BATTLE - (riportando il bastone sull’agrippina) Dovremo prendere le sue impronte digitali. Ha qualche obiezione?

ROYDE - Non servirebbe molto anche se ne avessi, no? Comunque il suo uomo ci ha già pensato. (Benson ride silenziosamente)

BATTLE - Allora grazie, signor Royde. È tutto, per il momento.

ROYDE - Le dispiace se vado a fare quattro passi? Ho bisogno di una boccata d’aria. Resto sulla terrazza, caso mai avesse bisogno di me.

BATTLE - Certo, faccia pure.

ROYDE - Grazie. (esce dalla portafinestra. Benson va a sedersi sul sedile della veranda)

BATTLE - Le prove contro il signor Strange si accumulano, avvocato.

TREVES - È incredibile… incredibile. (Entra Leach)

LEACH - (giubilante) Le impronte sono proprio quelle di Nevile Strange.

BATTLE - È la conferma che ci occorreva, Jim. (Pensoso) Pero’… lascia l’arma del delitto, lascia le sue impronte… Mi domando perché non ha lasciato anche il suo biglietto da visita.

LEACH - È stato facile, vero? i;

TREVES - Non può essere stato Nevile. Ci dev’essere un errore. (Si versa un bicchiere d’acqua)

BATTLE - Eppure i conti tornano. Comunque, vedremo quello che ha da dire il signor Strange. Portalo qui, Jim. (Leach esce)

TREVES - Non riesco a capire. C’è qualcosa che non va, ne sono certo. Nevile non è un imbecille. Anche se fosse capace di commettere un atto così brutale… e mi rifiuto di crederlo… perché avrebbe lasciato in giro con tanta leggerezza una serie di prove compromettenti?

BATTLE - Beh, comunque l’ha fatto. Alle prove non si può sfuggire. (Nevile entra con Leach dalla porta del salotto. È preoccupato e u po’ nervoso. Si sofferma un attimo sulla soglia. Battle gli indica la sedia accanto al tavolino da gioco) Venga avanti e si sieda qui, signor Strange.

NEVILE - Grazie. (Si siede)

BATTLE - Vorremmo rivolgerle alcune domande, ma è mio dovere informarla che non è obbligato a rispondere, se non lo desidera.

NEVILE - Prego, mi domandi tutto quello che vuole.

BATTLE - Si rende conto che quel che dirà verrà messo a verbale e potrà essere usato come prova contro di lei?

NEVILE - Mi sta minacciando?

BATTLE - No, no, signor Strange. È un semplice avvertimento.

TREVES - Il sovrintendente Battle deve attenersi ai regolamenti, Nevile. Non occorre che tu risponda se non vuoi.

NEVILE - E perché non dovrei rispondere?

TREVES - Potrebbe essere più saggio non farlo.

NEVILE - Che sciocchezze! Coraggio, sovrintendente. Mi chieda tutto quello che vuole. (Treves fa un gesto di sconforto e va a sedersi su una poltrona. Benson si alza)

BATTLE - (soffermandosi vicino a Nevile) È pronto a rilasciarci la sua deposizione?

NEVILE - Beh, si. Ma temo di non poterle essere di grande aiuto.

BATTLE - Vuol cominciare raccontandoci con esattezza che cos’ha fatto ieri sera? Dalla fine della cena in poi. (Va a sedersi al tavolino da gioco)

NEVILE - Dunque, vediamo. Subito dopo cena sono salito in camera mia a scrivere un paio di lettere… era già parecchio tempo che le rimandavo e ho deciso di levarmi il pensiero. Quando ho finito sono sceso qui, nel salone.

BATTLE - Che ora poteva essere?:

NEVILE - Le nove e un quarto, credo. O comunque intorno a quell’ora. (Battle si accende una sigaretta)

BATTLE - (offrendo tardivamente le sigarette a Nevile) Oh, mi scusi.

NEVILE - No, grazie.

BATTLE - E dopo, che ha fatto?

NEVILE - Ho parlato con Kay, mia moglie, e con Ted Latimer.

BATTLE - Latimer? Chi è?

NEVILE - Un nostro amico che alloggia all’Hotel della Baia. Era venuto a cena. Se n’è andato quasi subito dopo e tutti gli altri sono saliti in camera loro.

BATTLE - Compresa sua moglie?

NEVILE - Si, non si sentiva molto bene.

BATTLE - Mi avevano detto che c’è stato un… un episodio spiacevole…

NEVILE - Oh… (Con un’occhiata a Treves) Ne ha sentito parlare, eh? Beh, è stata una semplice lite coniugale. Non ha mente a che vedere con questa orribile faccenda.

BATTLE - Capisco. (Una pausa) E quando tutti gli altri sono andati a letto, che cos’ha fatto lei?

NEVILE - Mi annoiavo. E siccome era ancora presto ho deciso di andare all’Hotel della Baia, di là dal fiume.

BATTLE - Col temporale? Perché ormai, a quell’ora, era scoppiato, no?

NEVILE - Infatti. Ma non ci ho badato. Sono salito in camera a cambiarmi…

BATTLE - (avvicinandosi rapidamente a Nevile) A cambiarsi? E cosa si è messo, signor Strange?

NEVILE - Portavo lo smoking. E siccome volevo prendere il traghetto e pioveva piuttosto forte ho messo un abito grigio, gessato… Sempre che le interessi.

BATTLE - (dopo una pausa) Prosegua, signor Strange.

NEVILE - (dando segni di nervosismo crescente) Son salito a cambiarmi, come le dicevo. Mentre passavo davanti alla porta di lady Tressilian, che era socchiusa, lei ha chiamato: “Sei tu, Nevile?” e mi ha invitato a entrare. Così sono entrato e… e abbiamo chiacchierato per un po’.

BATTLE - Per quanto tempo è rimasto con la signora?

NEVILE - Una ventina di minuti. Quando sono uscito, sono andato in camera mia, mi sono cambiato e sono uscito. Ho preso le chiavi di casa, perché pensavo di far tardi.

BATTLE - Che ora poteva essere?

NEVILE - (riflettendo) Saranno state le dieci e mezzo, più o meno. Ho preso per un pelo il traghetto delle dieci e trentacinque e sono passato sull’altra sponda. Ho bevuto qualcosa con Latimer all’albergo e siamo stati a guardare quelli che ballavano. Poi abbiamo fatto una partita a biliardo. E quando abbiamo finito, mi sono accorto di aver perso l’ultimo traghetto. Parte all’una e mezzo. Latimer, molto cortesemente, ha tirato fuori la macchina e mi ha accompagnato a casa. Sono una quarantina di chilometri se si passa per lo stradone. (Una pausa) Abbiamo lasciato l’albergo alle due e siamo arrivati qui alle due e mezzo. Latimer non ha voluto entrare a bere qualcosa e io sono andato dritto a letto. (Battle e Treves si scambiano un’occhiata)

BATTLE - Durante la conversazione con lady Tressilian come le è sembrata la signora? Normale?

NEVILE - Oh, sì, normalissima.

BATTLE - Di che cos’avete parlato?

NEVILE - Del più e del meno.

BATTLE - Piacevolmente?

NEVILE - Naturale.

BATTLE - (insinuante) Non avete avuto, per caso, un violento litigio?

NEVILE - (scattando in piedi, furioso) Che cosa vuoi insinuare?

BATTLE - Le conviene dire la verità, signor Strange. L’avverto, qualcuno vi ha sentiti.

NEVILE - Beh, effettivamente abbiamo avuto una piccola divergenza. Lei… disapprovava il mio contegno con… con Kay e la mia prima moglie. Può darsi che io abbia perso un po’ le staffe, pero’ ci siamo separati da buoni amici. (Batte un violento pugno sul tavolino. Poi con uno scoppio d’ira) Non le ho fracassato la testa in un accesso di rabbia, se è questo che pensa! (Battle si avvicina all’agrippina, prende la mazza da golf e torna al tavolino da gioco)

BATTLE - E sua questa mazza, signor Strange?

NEVILE - (osservandola) Sì. È un Walter Hudson numero cinque.

BATTLE - Secondo noi è l’arma usata per uccidere lady Tressilian. Può spiegare come mai ci sono le sue impronte digitali sull’impugnatura?

NEVILE - Ma è logico che ci siano… la mazza è mia. La uso continuamente.

BATTLE - Voglio dire, può spiegare come mai, a giudicare da queste impronte, lei è stata l’ultima persona a maneggiarla?

NEVILE - Non è vero, non può essere! Qualcuno può averla maneggiata dopo di me… Qualcuno coi guanti.

BATTLE - Nessuno avrebbe potuto maneggiarla come intende lei, cioè sollevandola per vibrare un colpo, senza cancellare almeno in parte le sue impronte.

NEVILE - (fissando il bastone da golf mentre la verità si fa lentamente strada in lui) Non è possibile! (Si lascia cadere sulla sedia accanto al tavolino da gioco e affonda il viso fra le mani) Non è vero! Non è assolutamente vero! Lei crede che sia stato io a ucciderla, ma le giuro di no! Ci dev’essere un terribile equivoco. (Battle riporta il bastone da golf sull’agrippina)

TREVES - (avvicinandosi al tavolino da gioco) Non riesci a trovare una spiegazione per queste impronte, Nevile?

NEVILE - No, non ci riesco… Non mi viene in mente nulla…

BATTLE - (che nel frattempo ha preso dall’agrippina la giacca da smoking) Può spiegarmi perché i polsini una manica di questo smoking, il suo smoking, sono macchiati di sangue?

NEVILE - (in un bisbiglio inorridito) Sangue? Non può essere.

TREVES - Non ti sei tagliato, per caso?

NEVILE - (alzandosi e spingendo indietro la sedia con violenza) No… no, naturalmente. Non mi sono tagliato. È fantastico… assolutamente fantastico. Non può essere vero.

BATTLE - I fatti sono quello che sono, signor Strange.

NEVILE - Ma, perché, avrei dovuto compiere un gesto così orrendo? È inconcepibile. Conosco lady Tressilian da quando sono nato. (Si avvicina a Treves) Signor Treves… lei non ci crede, vero? Non può credere che io abbia fatto una cosa simile! (Battle riporta la giacca da smoking sull’agrippina)

TREVES - No, Nevile, non posso crederci.

NEVILE - Non sono stato io. Giuro che non sono stato io. Perché avrei dovuto…?

BATTLE - Se non erro, lei eredita una grossa somma alla morte di lady Tressilian.

NEVILE - Vorrebbe dire che… Lei può pensare che io… Ma è ridicolo! Non ho bisogno di soldi! Sono molto ricco. Basta che chieda alla mia banca…

BATTLE - Controlleremo anche questo. Ma, per un motivo qualsiasi lei può aver avuto bisogno all’improvviso di una grossa somma… diciamo per un motivo che nessuno conosce, all’infuori di lei.

NEVILE - Non esistono motivi del genere.

BATTLE - Quanto a questo, vedremo.

NEVILE - (avvicinandosi a Battle) Ha intenzione di arrestarmi?

BATTLE - Non ancora. Pensiamo di concederle il beneficio del dubbio.

NEVILE - (con amarezza) Cioè ormai avete deciso che sono stato io, pero’ volete esser sicuri del movente in modo da inchiodarmi. È così, vero? Oh Dio! Sembra un incubo. È come trovarsi in una trappola da cui non si può scappare. (Una pausa) Ha ancora bisogno di me? Perché vorrei uscire un attimo a… a far mente locale. È stato uno choc terribile.

BATTLE - Prego, signor Strange, per il momento con lei abbiamo finito.

NEVILE - Grazie.

BATTLE - Non si allontanerà molto, vero?

NEVILE - (avviandosi alla portafinestra) Non si preoccupi. Non cercherò di scappare, se è questo che teme… (Guardando fuori) Comunque, vedo che ha già preso le sue precauzioni. (Nevile esce dalla portafinestra. Benson va a mettersi sul sedile della veranda)

LEACH - È stato lui, non c’è dubbio!

BATTLE - Non saprei, Jim. Per essere sincero, la cosa non mi piace, non mi piace affatto. Ci sono troppe prove contro di lui. Fra l’altro, qualcosa non quadra. Lady Tressilian lo chiama nella sua camera e lui, guarda caso, è lì pronto con un bastone da golf. Ma perché?

LEACH - Per fracassarle il cranio.

BATTLE - Vuoi dire che c’è stata premeditazione? E va bene, ha dato un sonnifero alla Aldin. Pero’ non poteva esser certo che dormisse già. Era troppo presto.

LEACH - Beh, allora diciamo che stava pulendo le sue mazze da golf. Lady Tressilian lo chiama. Hanno un litigio, lui perde la testa e la colpisce con la mazza che si ritrova in mano per caso.

BATTLE - Ma questo non spiega perché la Aldin è stata narcotizzata. E si trattava proprio di narcotico, l’ha detto il dottore. Certo che… (pensoso) la ragazza potrebbe essersi narcotizzata da sé.

LEACH - E per quale ragione?

BATTLE - Esiste un movente valido, nel caso della Aldin?

TREVES - Lady Tressilian le ha lasciato qualcosa. Non molto, poche centinaia di sterline l’anno. Come le dicevo, il patrimonio personale di lady Tressilian è molto piccolo.

BATTLE - Poche centinaia di sterline l’anno… (Va a sedersi al tavolino da gioco)

TREVES - (alzandosi) Sono d’accordo. È un movente inaccettabile.

BATTLE - (sospirando) Bene, sentiamo un po’ la prima moglie. Jim, vai a chiamare la signora Audrey Strange. (Leach esce) C’è qualcosa di molto strano in questa faccenda, avvocato. Un misto di fredda premeditazione e di violenza incontenibile. Due cose che non vanno d’accordo.

TREVES - Precisamente. Il sonnifero alla signorina Aldin fa pensare alla premeditazione…

BATTLE - E il modo in cui è stato commesso il delitto fa pensare a un raptus. Ha ragione, avvocato Treves. È tutto sbagliato.

TREVES - Ha notato quello che ha detto Nevile a proposito di una trappola?

BATTLE - (pensieroso) Una trappola… (Leach entra e tiene aperta la porta per Audrey. La ragazza è pallidissima, ma molto composta. Benson si alza. Leach esce richiudendo la porta)

AUDREY - Voleva vedermi?

BATTLE - (alzandosi) Sì. (Le indica la sedia accanto al tavolino da gioco) Prego, si accomodi, signora Strange. (Audrey si avvicina a passi rapidi e si siede) Mi ha già raccontato come ha scoperto il delitto, quindi non torneremo più sull’argomento.

AUDREY - Grazie.

BATTLE - Temo, pero’, di doverle rivolgere qualche domanda che forse troverà imbarazzante. Se non se la sente, non è obbligata a rispondere.

AUDREY - Oh, non importa. Ci tengo a essere d’aiuto. (Treves si avvicina lentamente)

BATTLE - Prima di tutto, vuol dirmi che cos’ha fatto ieri sera dopo cena?

AUDREY - Sono stata un po’ sulla terrazza a chiacchierare con il signor Treves. Poi la signorina Aldin è venuta ad avvisarlo che lady Tressilian lo aspettava nella sua camera, così sono venuta qui. Ho parlato un po’ con Kay e il signor Latimer e, più tardi, col signor Royde e con Nevile. Poi sono andata a letto.

BATTLE - A che ora, di preciso?

AUDREY - Dovevano essere le nove e mezzo. Non ne sono sicura, pero’. Forse era un po’ più tardi.

BATTLE - Ho saputo che c’è stata una discussione fra il signor Strange e sua moglie. C’era di mezzo anche lei?

AUDREY - Nevile si è comportato molto stupidamente. Mi è parso teso ed eccitato. Li ho lasciati insieme e sono andata a dormire. Non so che cosa sia successo dopo. (Treves va a sedersi su una poltrona)

BATTLE - Si è addormentata subito?

AUDREY - No. Prima ho letto un po’.

BATTLE - (avviandosi verso la veranda) E non ha sentito niente d’insolito durante la notte?

AUDREY - No, niente. La mia camera è un piano sopra a quella di lady Tressilian. Non avrei potuto sentir nulla comunque.

BATTLE - (mostrandole il bastone da golf) Mi scusi, signora Strange… Secondo noi questa mazza è l’arma del delitto. Il signor Strange l’ha identificata come sua. Ci sono anche le sue impronte digitali.

AUDREY - (trasalendo vivamente) Oh, ma… ma non vorrà insinuare che è stato Nevile!

BATTLE - La sorprenderebbe?

AUDREY - Moltissimo. Come può pensarlo? Nevile non farebbe mai una cosa simile. Fra l’altro, non ne avrebbe motivo…

BATTLE - Neppure se avesse urgente bisogno di denaro?

AUDREY - Impossibile. Non è uno spendaccione, non lo è mai stato. Lei si sbaglia, si sbaglia di grosso, se pensa che sia stato lui!

BATTLE - Non lo crede capace di un atto di violenza, se dovesse perdere il lume degli occhi?

AUDREY - Nevile? Oh, no!

BATTLE - (tornando a posare la mazza da golf sull’agrippina) Non voglio metter naso nei suoi affari privati, signora Strange, ma vuole spiegarmi perché si trova qui?

AUDREY - (sorpresa) Perché? Vengo sempre qui in questo periodo.

BATTLE - Ma non contemporaneamente al suo ex marito.

AUDREY - Me l’aveva chiesto.

BATTLE - È partita da lui, la proposta?

AUDREY - Oh si…

BATTLE - Non da lei?

AUDREY - No.

BATTLE - Pero’ lei ha accettato.

AUDREY - Sì, ho accettato… Non mi pareva il caso rifiutare senza motivo.

BATTLE - Perché no? Avrà pur pensato che poteva essere imbarazzante…

AUDREY - Sì, ci ho pensato.

BATTLE - Era stata lei la parte offesa.

AUDREY - Come dice?

BATTLE - È stata lei a chiedere il divorzio contro suo marito?

AUDREY - Ah, capisco. Si.

BATTLE - Non prova nessuna animosità verso di lui, signora Strange?

AUDREY - No… assolutamente nessuna.

BATTLE - Lei è molto generosa. (Audrey non risponde. Battle si alza e girella per il salone) È in buoni rapporti con 1’attuale signora Strange?

AUDREY - Credo di non esserle molto simpatica.

BATTLE - E a lei, la seconda signora Strange piace o no?

AUDREY - Per la verità non la conosco molto.

BATTLE - (tornando verso il tavolino da gioco) È sicura che l’idea di questa riunione non sia venuta da lei?

AUDREY - Sicurissima.

BATTLE - È tutto, signora Strange. Grazie.

AUDREY - (alzandosi, con voce pacata) Grazie. (Si avvia alla porta, poi esita un attimo e torna indietro. Treves si alza. Innervosita, parlando in fretta, Audrey riprende) Volevo solo dire che… secondo lei è stato Nevile, vero? E avrebbe ucciso Camilla per denaro? Ebbene, io sono sicurissima che non è stato lui. Nevile se ne è sempre infischiato, dei soldi. Questo lo so per certo. Perché, vede, sono stata sua moglie per parecchi anni. Non… non è da Nevile. So che questa mia dichiarazione non ha valore legale e non può servire come prova… pero’ vorrei che mi credesse. (Si volta rapidamente ed esce)

BATTLE - E difficile capire che tipo è, avvocato. Non ho mai visto una persona tanto chiusa e riservata.

TREVES - Uhm… Non lo dimostra, ma è capace di sentimenti molto forti. Credevo… ma posso sbagliarmi… (Entra Mary, sorretta da Leach. Vacilla leggermente. Treves le si avvicina) Mary! (L’accompagnano a una poltrona e la ragazza vi si lascia cadere)

BATTLE - Signorina Aldin! Non avrebbe dovuto…

LEACH - Ha insistito per vederti, zio.

MARY - (debolmente) Sto bene. Ho solo un po’ di vertigini. Ma dovevo venire. Mi han detto che lei sospetta di Nevile. È vero? Sospetta di lui? (Treves porta a Mary un bicchier d’acqua)

BATTLE - Chi gliel’ha detto?

MARY - La cuoca. Mi ha portato di sopra il tè e ha sentito gli agenti che parlavano in camera di Nevile. Poi sono scesa, ho visto Audrey e lei mi ha confermato che era proprio così. (Guarda dall’uno all’altro)

BATTLE - (evasivo) Non prevediamo arresti, per il momento.

MARY - Ma non può assolutamente essere stato Nevile. Dovevo venire a dirvelo. L’assassino non è lui! Lo so per certo.

BATTLE - E come mai?

MARY - Perché l’ho vista… ho visto lady Tressilian viva dopo che Nevile era uscito di casa.

BATTLE - Che cosa?

MARY - Ha suonato il campanello, capisce? Io avevo già un sonno terribile. Son riuscita ad alzarmi con una fatica enorme. Dovevano essere le dieci e mezzo. Mentre uscivo dalla mia camera, ho sentito Nevile nell’atrio. Ho guardato giù dalla balaustra e l’ho visto. È uscito dalla porta d’ingresso e se l’è sbattuta alle spalle. E io sono andata da lady Tressilian.

BATTLE - Ed era viva? Stava bene?

MARY - Sì, certo. Sembrava un po’ inquieta e ha detto che Nevile le aveva fatto una scenata.

BATTLE - (a Leach) Va a cercare il signor Strange. (Leach esce dalla portafinestra. Mary beve un sorso d’acqua) Che cosa le ha detto lady Tressilian? Se ne ricorda esattamente?

MARY - Ha detto… (Ci pensa) Oh, povera me, che cos’ha detto? Ah ecco: “Ho suonato per chiamarti? Non me ne ricordo. Nevile si è comportato in modo vergognoso… Ha perso le staffe e mi ha urlato dietro. Sono tutta sconvolta.” Io le ho dato un’aspirina e un po’ di latte caldo, e lei si è calmata. Poi sono tornata a letto. Morivo di sonno. Il dottor Lazenby mi ha chiesto se avevo preso un sonnifero…

BATTLE - Sì, lo sappiamo… (Nevile e Leach entrano dalla portafinestra. Kay li segue e si ferma a poca distanza dal tavolino da gioco) Lei è un uomo molto fortunato, signor Strange.

NEVILE - Fortunato? Perché?

BATTLE - La signorina Aldin ha visto lady Tressilian viva, dopo che lei era uscito di casa e abbiamo già avuto la conferma che lei si trovava sul traghetto delle dieci e trentacinque.

NEVILE - (stupefatto) Allora… non sospettate più di me? Ma la giacca con le macchie di sangue, la mazza da golf con le mie impronte digitali? (Kay va a sedersi su una poltrona)

BATTLE - Tutta messinscena. Molto ingegnosa. Qualcuno ha sporcato di proposito la sua mazza da golf di sangue e di capelli… Qualcuno che aveva indossato la sua giacca da smoking per commettere il delitto e dopo l’ha nascosta in fondo al suo armadio, per incriminarla.

NEVILE - Ma perché? Non riesco a capacitarmi.

BATTLE - (con aria solenne) Chi la odia, signor Strange? Chi la odia al punto da volerla vedere impiccato per un delitto che non ha commesso?

NEVILE - (dopo una pausa, sconvolto) Nessuno… nessuno… (Dalla portafinestra entra Royde e avanza lentamente verso il tavolino da gioco mentre cala il sipario)

SIPARIO

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Nel salone, la mattina dopo. Gran parte dei mobili sono stati rimessi a posto, ma adesso il tavolo rotondo è nella veranda e il cesto da lavoro è scomparso. Sono le undici. Il sole splende e tutte le finestre sono spalancate. Royde è nella veranda e guarda fuori. Mary entra dalla portafinestra. È un po’ pallida, preoccupata. Nell’avvicinarsi all’agrippina vede Royde.

MARY - Oh, Dio!

ROYDE - (chiudendo i vetri e voltandosi) È successo qualcosa?

MARY - (con una risatina nervosa) Soltanto lei, Thomas, poteva dire una cosa simile. C’è stato un delitto in casa e lei domanda educatamente: “E successo qualcosa?” (Si siede a un’estremità dell’agrippina)

ROYDE - Intendevo qualcosa di nuovo.

MARY - Oh, lo so che cosa intendeva. È un gran sollievo trovare qualcuno come lei, che si comporta tranquillamente, come se nulla fosse.

ROYDE - A che serve, in fondo, scaldarsi tanto?

MARY - Certo, lei è pieno di buon senso. Quel che non capisco, è come faccia a conservarlo.

ROYDE - Beh, tutte queste cose non mi toccano da vicino come voialtri.

MARY - È vero. Non so che cos’avremmo fatto senza di lei. Ci è stato di grande conforto.

ROYDE - L’uomo-cuscinetto, eh?

MARY - La casa è ancora piena di poliziotti.

ROYDE - Lo so. Ne ho trovato uno in bagno stamattina. Ho dovuto buttarlo fuori prima di farmi la barba. (Va a sedersi su una poltrona)

MARY - Già… s’incontrano nei posti più inaspettati. (Si alza) Cercano qualcosa. (Ha un brivido e muove qualche passo in giro) Il povero Nevile 1’ha scampata bella, eh?

ROYDE - Sì, c’è proprio mancato poco. (Satanico) Non posso fare a meno di esultare all’idea che gli abbiano fatto prendere uno spavento. Ha sempre quell’aria così soddisfatta di sé…

MARY - Oh, è solo un atteggiamento!

ROYDE - Ha avuto una fortuna diabolica. Se si fosse trattato di un altro, con tutte quelle prove a carico, era già bell’e fritto.

MARY - Dev’essere stato per forza qualcuno venuto da fuori.

ROYDE - Nient’affatto. Hanno le prove che non è così. Al mattino, tutto era chiuso e sbarrato. E poi, il sonnifero che le hanno propinato? Dev’essere stata senz’altro una persona di casa.

MARY - (scuotendo il capo) Non riesco a crederci. (Entra Latimer dalla portafinestra. Ha la giacca sul braccio)

LATIMER - Salve, Royde. Buon giorno, signorina Aldin. Sto cercando Kay. Sapete dove posso trovarla?

MARY - Credo che sia nella sua camera.

LATIMER - (Appoggiando la giacca sulla spalliera dell’agrippina) Ho pensato che forse le farebbe piacere venire a pranzo nel mio albergo. L’atmosfera non è molto allegra, qui da voi.

MARY - Non può aspettarsi molta giocondità date le circostanze.

LATIMER - Proprio quel che volevo dire. Ma per Kay è diverso, capite. La brava vecchietta non era tanto importante, per lei.

MARY - Naturale. Non conosceva lady Tressilian da anni, come noi.

LATIMER - Che brutta faccenda… Stamane la polizia è venuta a cercarmi all’albergo.

MARY - Che volevano?

LATIMER - Controllare i movimenti di Strange, credo. Mi hanno fatto domande di ogni genere. Io ho spiegato che era rimasto con me dalle undici alle due e mezzo e mi son sembrati soddisfatti. Una bella fortuna, per lui, aver deciso di seguirmi al mio albergo ieri sera…

ROYDE - (alzandosi) Una fortuna enorme! (Si avvia alla porta del salone) Io vado di sopra, Latimer. Se riesco a trovare Kay, l’avverto che lei è qui.

LATIMER - Grazie. (Royde esce. Latimer lo segue con lo sguardo per un momento, poi va a prendere una sigaretta dalla sua giacca) Strano tipo. Dà l’impressione di tenersi tutto chiuso dentro, con una gran paura che gli salti il tappo. Cosa farà Audrey? Premierà la sua annosa devozione da cane fedele? (Accende la sigaretta)

MARY - (avviandosi alla porta, infastidita) Non lo so e non sono affari nostri. (Esita un attimo, poi voltandosi) Quando ha parlato con i poliziotti han detto qualcosa… cioè, si è fatto un’idea di chi sospettano, adesso?

LATIMER - Non erano in vena di confidenze.

MARY - Me l’immagino. Pero’ pensavo che, magari, dalle domande che le hanno rivolto… (Entra Kay)

KAY - Ciao, Ted. Sei stato carino a venire.

LATIMER - Ho pensato che forse avevi bisogno di esser tirata un po’ su di morale.

KAY - Come l’hai indovinata! Già prima, questa casa era un mortorio, ma adesso…

LATIMER - Che ne diresti di una bella corsa in macchina e poi di un pranzetto al mio albergo, o in un altro localino che ti va? (Mary si avvia alla porta del salone)

KAY - Non so dov’è Nevile…

LATIMER - Non sto invitando Nevile, sto invitando te.

KAY - Non potrei venire senza di lui, Ted. Tra l’altro, son sicura che gli farebbe bene venir via di qui, almeno per un po’.

LATIMER - (stringendosi nelle spalle) E va beh… porta anche lui, se vuoi. Io sono di manica larga…

KAY - Dov’è Nevile, Mary?

MARY - Non lo so. Penso che sia in giardino.

KAY - Vado a cercarlo. Non starò via molto, Ted… (Esce dalla portafinestra)

LATIMER - (stizzosamente) Non riesco a capire cosa ci trovi, in quell’uomo. L’ha trattata come una pezza da piedi.

MARY - Io credo che gli perdonerà.

LATIMER - Non dovrebbe… Adesso che ha ereditato la sua parte del denaro della vecchia, Kay può andare dove le piace, fare quello che le salta in testa. Finalmente ha la possibilità di vivere la sua vita.

MARY - (Dubbiosa, come se non vedesse chiaro nei propri sentimenti) Ma è possibile vivere la propria vita? Non è solo un’illusione che ci incanta, che ci fa sognare, progettare un futuro che non si realizzerà mai?

LATIMER - Non è questo che diceva, l’altra sera.

MARY - Lo so. Ma mi sembra tanto tempo fa… Ne sono successe di cose da allora!

LATIMER - Più precisamente, un delitto.

MARY - Non parlerebbe di delitti così alla leggera se…

LATIMER - Se… che cosa, signorina Aldin?

MARY - Se fosse stato vicino al delitto come ci sono stata io.

LATIMER - In casi del genere, è sempre meglio girare al largo. (Kay e Nevile entrano dalla portafinestra. Kay ha un’aria piuttosto seccata)

KAY - Inutile, Ted. Nevile non vuol venire, così non andiamo neppure noi…

NEVILE - Non vedo come potremmo uscire. Lei è molto gentile, Latimer, ma non sarebbe corretto dopo quel che è successo, le pare?

LATIMER - Non vedo che mal: ci sia ad andare a pranzo. Dovrete pur mangiare.

NEVILE - Possiamo mangiare qui. (Si avvicina alla moglie) Accidenti, Kay, non possiamo andare a divertirci. Non c’è ancora stata l’inchiesta!

LATIMER - Se la pensa così, Strange, meglio rinunciare. (Va a prendere la giacca e si avvia alla portafinestra)

MARY - (Alzandosi) Forse gradirebbe fermarsi a pranzo con noi, signor Latimer?

LATIMER - Beh, lei è veramente gentile, signorina Aldin…

NEVILE - Si, resti, Latimer.

KAY - Vuoi, Ted?

LATIMER - Grazie, sarà un piacere.

MARY - Dovrà accontentarsi di quel che passa il convento. Temo che la nostra organizzazione domestica non sia molto brillante, con la polizia che va e viene dalla cucina ogni due minuti.

LATIMER - No, sinceramente, se disturbo…

MARY - (avviandosi alla porta) Per carità, nessun disturbo… (Entra Audrey. Kay va a sfogliare le riviste sul tavolino)

AUDREY - Qualcuno ha visto il signor Treves, stamattina?

NEVILE - Io non l’ho più visto dopo colazione.

MARY - Mezz’ora fa stava chiacchierando con l’ispettore, in giardino. Ha bisogno di lui?

AUDREY - Oh, no… mi chiedevo semplicemente dove fosse.

NEVILE - (guardando fuori) Eccoli, che arrivano. Ma il signor Treves non c’è. Sono il sovrintendente Battle e l’ispettore Leach.

MARY - (visibilmente nervosa) Cosa vorranno ancora? (Tutti aspettano, piuttosto tesi. Battle e Leach entrano dalla portafinestra. Leach ha con sé un pacco stretto e lungo, avvolto in carta pesante)

BATTLE - Spero di non disturbarvi, ma c’è un altro paio di cose sulle quali vorremmo qualche chiarimento.

NEVILE - Credevo che, ormai, avesse esaurito la sua scorta di dubbi, sovrintendente.

BATTLE - Non del tutto, signor Strange. (Tira fuori di tasca un piccolo guanto di camoscio) C’è questo guanto, ad esempio… A chi appartiene? (Tutti fissano il guanto senza rispondere. Battle si rivolge a Audrey) È suo, signora Strange?

AUDREY - (scuotendo il capo) No, non è mio. (Va a sedersi)

BATTLE - (mostrando il guanto a Mary) Signorina Aldin?

MARY - Non mi pare. Non ho guanti di quel colore. (Anche lei va a sedersi su una poltrona)

BATTLE - (a Kay) E lei? Che mi dice?

KAY - No, sono sicura che non è mio.

BATTLE - (avanzando verso Kay) Le dispiace infilarlo? È il sinistro. (Kay prova il guanto ma è troppo piccolo. Allora Battle si rivolge a, Mary) Vuole provarlo lei, signorina Aldin? (Anche Mary prova il guanto, ma è troppo piccolo. Battle va da Audrey) Credo che a lei andrà bene. Lei ha la mano più minuta delle altre due signore. (Audrey prende il guanto con riluttanza)

NEVILE - (facendosi avanti, in tono tagliente) Le ha già detto che quel guanto non è suo!

BATTLE - (pacatamente) Forse si è sbagliata, oppure non si ricorda.

AUDREY - Potrebbe essere mio… I guanti si somigliano tutti.

BATTLE - Lo provi, signora Strange… (Audrey infila il guanto. Le va a pennello) Sembra proprio che le appartenga. Comunque, è stato trovato sotto la sua finestra, nascosto nell’edera, insieme al suo compagno.

AUDREY - (parlando a fatica) Io… io… non ne so niente. (Si toglie frettolosamente il guanto e lo consegna a Battle)

NEVILE - Senta un po’, sovrintendente, dove vuol arrivare?

BATTLE - (avvicinandosi a Nevile) Potrei scambiare due parole in privato con lei, signor Strange?

LATIMER - (avviandosi alla portafinestra) Vieni, Kay, usciamo in giardino. (Se ne va con la ragazza)

BATTLE - (A Nevile) Non è il caso di disturbare tutti… Non c’è un posto in cui potremmo…?

MARY - (alzandosi velocemente) Io, comunque, me ne stavo già andando. Viene con me, Audrey?

AUDREY - (come in sogno) Sì… sì. (Fa un cenno di saluto con la testa, attonita e spaurita, poi si alza lentamente. Mary le circonda le spalle con un braccio, ed escono insieme)

NEVILE - (andando a sedersi sull’agrippina) E adesso, sovrintendente? Cos’è questa ridicola storia dei guanti di Audrey trovati sotto la sua finestra?

BATTLE - Non è ridicola, signor Strange. In questa casa, abbiamo trovato parecchie cose molto singolari.

NEVILE - Singolari? Che cosa intende per singolari?

BATTLE - Porta qui quell’arnese, Jim. (Leach va a prendere il pacco, ne estrae un pesante attizzatoio dall’impugnatura d’acciaio e lo consegna a Battle. Il sovrintendente mostra l’attizzatoio a Nevile) Un vecchio attizzatoio vittoriano.

NEVILE - E lei pensa che questo…

BATTLE - …sia la vera arma del delitto? Sì, signor Strange. Proprio così.

NEVILE - Ma perché? Non c’è nessun segno…

BATTLE - Oh, l’attizzatoio è stato ripulito e posato di nuovo sul camino, nella camera dove sta di solito. Ma togliere le macchie di sangue non è semplice come si crede. Ne abbiamo rilevato ancora qualche traccia. (Appoggia l’attizzatoio sul sedile della veranda)

NEVILE - (con voce rauca) E in quale camera l’avete trovato?

BATTLE - (lanciandogli una rapida occhiata) Verremo anche a questo. Ma ho un’altra domanda da farle, prima. La giacca da smoking che lei portava ieri sera aveva dei capelli biondi sul colletto e sulle spalle. Sa come ci sono arrivati?

NEVILE - No.

BATTLE - Sono capelli femminili. Biondi. E, sulle maniche, ce ne sono parecchi altri. Rossi.

NEVILE - Dovrebbero essere di mia moglie, di Kay. Vorrebbe insinuare che gli altri sono di Audrey?

BATTLE - Sono senz’altro suoi, signor Strange. Non c’è il minimo dubbio. Li abbiamo confrontati con quelli prelevati dalla sua spazzola.

NEVILE - Beh, sì è probabile. E con questo? Ricordo che, l’altra sera, sulla terrazza, mi sono impigliato nei suoi capelli con un gemello della camicia.

LEACH - In tal caso, signor Strange, i capelli dovrebbero trovarsi sul polsino, non nell’interno del colletto.

NEVILE - (alzandosi) Che cosa sta insinuando?

BATTLE - C’è anche qualche traccia di cipria nell’interno del colletto. “Soffio di Primavera”, una cipria carissima, dal profumo raffinato. E non mi dica che l’adopera lei, signor Strange… La signora Kay Strange usa “Orchidea Selvaggia”. La signora Audrey Strange, invece, usa “Soffio di Primavera”.

NEVILE - E anche se fosse?

BATTLE - In tal caso, mi pare evidente che la signora Audrey Strange ha indossato la sua giacca da smoking. Solo così i suoi capelli e la sua cipria possono essere finiti nell’interno del colletto. Lei ha già visto il guanto che abbiamo trovato sotto la finestra della sua camera. È della signora, non c’è dubbio. Era il guanto sinistro. Ed ecco il destro. (Toglie di tasca un guanto sgualcito e macchiato di sangue secco e lo tiene alto, davanti a Nevile)

NEVILE - (con voce rauca) Che… che cosa c’è sopra?

BATTLE - Sangue, signor Strange. (Passa il guanto a Leach) Sangue dello stesso gruppo di lady Tressilian. Un gruppo abbastanza raro, fra l’altro.

NEVILE - Dio santo! Vuol forse insinuare che Audrey… Audrey avrebbe fatto tutti questi agghiaccianti preparativi per uccidere una vecchia signora che conosceva da anni e metter le mani sul suo denaro? (Alzando la voce) Audrey? (Royde entra rapidamente dalla porta del salone)

ROYDE - (facendosi avanti) Scusate l’interruzione, ma vorrei sentire anch’io.

NEVILE - (infastidito) Permetti, Thomas? È una questione privata.

ROYDE - Scusa, ma non me ne importa. Ho sentito fare il nome di Audrey e…

NEVILE - (furioso) Che diavolo c’entri tu, anche se abbiamo fatto il nome di Audrey?

ROYDE - E che c’entri tu, allora, a pensarci bene? Io sono venuto qui deciso a chiederle di sposarmi, e credo che lei l’abbia capito. Non solo, ma la sposerò.

NEVILE - Sai che hai una bella faccia tosta?

ROYDE - Pensa pure quello che vuoi. Io, di qui, non mi muovo. (Battle dà un colpetto di tosse)

NEVILE - Oh, va bene! La prego di scusare 1’interruzione, sovrintendente. (A Royde) Il sovrintendente stava insinuando che Audrey… Audrey avrebbe assassinato barbaramente Camilla. Movente, i soldi.

BATTLE - Non ho detto che i soldi siano il movente. E non lo credo, anche se cinquantamila sterline sono un incentivo più che rispettabile. No, penso che il delitto sia stato studiato e commesso per incriminare lei, signor Strange.

NEVILE - (stupefatto) Me?

BATTLE - Ieri le ho chiesto chi poteva odiarla. Oggi credo che la risposta sia: Audrey Strange.

NEVILE - Impossibile. Perché dovrebbe odiarmi? Non capisco.

BATTLE - Fin da quando l’ha abbandonata per un’altra donna, Audrey Strange si è crogiolata nell’odio per lei. Secondo me, che resti fra noi, non è del tutto sana di mente. I grandi luminari potrebbero spiegarcelo con un sacco di parole difficili, ma, per dirla in soldoni, signor Strange, a Audrey non sarebbe bastato ucciderla, per placare il suo odio. Così ha deciso di farla impiccare per omicidio.

NEVILE - (sconvolto) Non ci crederò mai. (Si siede sul bracciolo dell’agrippina)

BATTLE - Ha indossato la sua giacca da smoking e ha lasciato la sua mazza da golf nella camera di lady Tressilian, macchiandola di sangue e appiccicandovi qualche capello bianco. Lei si è salvato per n particolare che Audrey non poteva prevedere: lady Tressilian ha suonato il campanello per chiamare Mary Aldin dopo che lei era uscito di casa.

NEVILE - Non è vero, non può essere vero! Lei sta prendendo un grosso granchio, Baule! Audrey non ha mai nutrito rancore verso di me. È sempre stata una creatura dolce, remissiva, pronta al perdono!

BATTLE - Non sta a me persuaderla, signor Strange. Ho chiesto di parlarle in privato perché volevo prepararla a quello che sta per succedere. Temo di dover chiedere alla signora Audrey Strange di accompagnarmi…

NEVILE - (alzandosi) Vuol dire che ha intenzione di arrestarla?

BATTLE - Sì, signor Strange.

NEVILE - Ma non può… non può! È assurdo!

ROYDE - (spingendo Nevile a sedere sull’agrippina) Cerca di dominarti, Nevile. Non capisci che il solo modo di aiutare Audrey, ormai, è dimenticare tutte le tue idee di cavalleria e tirar fuori la verità?

NEVILE - La verità. Vuoi dire…?

ROYDE - Voglio dire la verità su Audrey e Adrian. (A Battle) Mi dispiace, sovrintendente, ma lei non sa come sono andate veramente le cose. Strange non ha abbandonato Audrey per un’altra donna. È stata lei a lasciarlo. È scappata con mio fratello Adrian. Poi Adrian è morto in un incidente di macchina mentre andava a raggiungere Audrey. Strange si è comportato con estrema correttezza. Ha sistemato le cose in modo che fosse Audrey a chiedere il divorzio e si è accollato tutte le colpe.

NEVILE - Non volevo che il nome di Audrey fosse trascinato nel fango. Ma non credevo che qualcuno sapesse…

ROYDE - Adrian mi ha scritto raccontandomi tutto poco prima di morire. (A Battle) Lei capisce, vero, che così la sua ipotesi cade? Audrey non ha nessun motivo di odiare Nevile Strange. Anzi, ha mille ragioni per essergli grata.

NEVILE - (impetuosamente, alzandosi) Royde ha ragione. Ha perfettamente ragione. In questo modo viene a mancare il movente. Non può essere stata Audrey. (Kay entra rapidamente dalla portafinestra. Latimer la segue più adagio)

KAY - È stata lei, è stata lei! Certo che è stata lei!

NEVILE - (infuriato) Stavi ascoltando?

KAY - Naturale che ascoltavo. Ed è stata Audrey, ti dico. L’ho sempre saputo, che era lei 1’assassina. Ma ti rendi conto? Ha cercato di spedirti sulla forca!

NEVILE - (voltandosi verso Battle) Adesso lei rinunzierà all’arresto, vero?

BATTLE - (lentamente) A quanto pare mi sono sbagliato… per quanto riguarda il movente. Pero’ c’è sempre la questione dei soldi.

KAY - Quali soldi?

BATTLE - Alla morte di lady Tressilian, cinquantamila sterline vanno alla signora Audrey Strange.

KAY - (sbalordita) A Audrey? A me, vorrà dire! Il denaro tocca “di diritto” a Nevile Strange e a sua moglie. Sua moglie sono io. Metà di quei soldi spetta a me.

BATTLE - Sono stato informato, da una fonte ineccepibile, che il denaro è stato lasciato in deposito fiduciario per Nevile Strange e “sua moglie Audrey Strange”. È Audrey l’erede, non lei. (Fa un cenno a Leach, che esce rapidamente)

KAY - (affrontando Nevile) Ma tu mi avevi detto… mi hai lasciato credere che…

NEVILE - (meccanicamente) Pensavo che sapessi. Noi… io eredito cinquantamila sterline. Non sono abbastanza?

BATTLE - A prescindere dal movente, i fatti parlano chiaro. La colpevole è Audrey Strange.

NEVILE - Secondo i fatti, il colpevole ero io, ieri.

BATTLE - (un po’ sconcertato) È vero. Ma lei vorrebbe onestamente farmi credere che c’è qualcuno che vi odia tutti e due? Un essere diabolico che avrebbe messo le cose in modo da incriminare la sua ex moglie, se il piano contro di lei fosse fallito? Riesce a immaginare qualcuno che vi odia fino a questo punto?

NEVILE - (abbattuto e sconvolto) No… no.

KAY - Ma certo che è stata Audrey! È stata lei a studiare il piano… (Entra Audrey dalla porta del salone. Cammina come una sonnambula. Leach la segue)

AUDREY - Mi voleva, sovrintendente? (Royde va a mettersi alle spalle di Audrey. Nevile si piazza di fronte a lei)

BATTLE - (in tono ufficiale) Audrey Strange, l’arresto con 1’accusa di aver assassinato Camilla Tressilian, giovedì ventun settembre. È mio dovere avvertirla che tutto quel che dirà, sarà messo a verbale e usato come prova contro di lei. (Kay si alza e si avvicina a Latimer. Leach tira fuori un taccuino e una matita e si prepara a scrivere. Audrey fissa Nevile negli occhi, come ipnotizzata)

AUDREY - Così, finalmente è successo… è successo.

NEVILE - (voltandosi) Dov’è Treves? Non parlare Audrey. Vado a cercare Treves. (Esce dalla portafinestra. Chiamando) Avvocato Treves! (Audrey barcolla e Royde la sorregge)

AUDREY - Oh, non c’è scampo… non c’è scampo. (A Royde) Caro Thomas, sono così contenta che sia finito tutto… tutto. (Guarda Battle negli occhi) Sono pronta. (Leach annota le parole di Audrey. Battle resta impassibile. Tutti fissano Audrey sbalorditi. Il sovrintendente fa un cenno a Leach che apre la porta. Audrey si volta ed esce lentamente, seguita da Battle e dagli altri. Le luci si affievoliscono fino a spegnersi mentre cala il sipario)

SCENA SECONDA

Ancora il salone. La sera dello stesso giorno. Quando si alza il sipario le finestre e le tende sono chiuse e il salone è immerso nell’oscurità. Nevile attraversa la stanza e va a spalancare la portafinestra per avere un po’ d’aria, poi si dirige verso l’agrippina. La porta si apre e una striscia di luce lo illumina. Entra l’avvocato Treves.

TREVES - Ah, Nevile (accende le luci, chiude la porta e viene avanti)

NEVILE - (vivacemente) Ha visto Audrey?

TREVES - Sì, l’ho appena lasciata.

NEVILE - Come sta? Ha tutto quel che le occorre? Ho chiesto di parlarle, nel pomeriggio, ma non me 1’hanno permesso.

TREVES - (sedendosi su una poltrona) Al momento, non vuol vedere nessuno.

NEVILE - Povera cara, dev’essere in condizioni spaventose. Dobbiamo tirarla fuori da questo guaio.

TREVES - Sto facendo il possibile, Nevile.

NEVILE - È stato un errore spaventoso. Basta avere un po’ di cervello per capire che Audrey non sarebbe mai capace di uccidere una persona. In quel modo, poi…

TREVES - (in tono ammonitore) Le prove contro di lei sono schiaccianti.

NEVILE - Me ne infischio, delle prove!

TREVES - La polizia, purtroppo, è più terra terra.

NEVILE - Ma lei non ci crede, vero? Non crede che…

TREVES - Non so che cosa credere. Audrey è sempre stata un enigma.

NEVILE - (sedendosi sull’agrippina) Oh, che sciocchezze! È sempre stata dolce e gentile.

TREVES - Indubbiamente, lo è sempre sembrata.

NEVILE - Sembrata? Lo è! Audrey e la violenza, qualsiasi tipo di violenza, sono incompatibili. Soltanto una testa di cavolo come Battle potrebbe credere il contrario.

TREVES - Battle non è affatto una testa di cavolo. Io l’ho sempre giudicato un uomo eccezionalmente acuto.

NEVILE - Beh, in questo caso il suo acume lascia molto a desiderare. Perdio, non la penserà come lui, eh? Non può credere a una storia così campata in aria… Audrey avrebbe architettato tutto per vendicarsi di me, perché ho sposato Kay? È troppo ridicolo!

TREVES - Trovi? Guarda che l’amore può trasformarsi molto facilmente in odio.

NEVILE - Ma Audrey non aveva nessuna ragione di odiarmi. Quel movente è crollato quando ho spiegato la faccenda di Adrian.

TREVES - Devo confessare che è stata una sorpresa, per me. Avevo sempre avuto l’impressione che fossi stato tu, a piantare Audrey.

NEVILE - Naturalmente ho lasciato che tutti lo credessero. Che altro potevo fare? È sempre più difficile, per la donna… Audrey avrebbe dovuto affrontare da sola una situazione penosa, con tutti i pettegolezzi e le calunnie che si portava dietro… Non potevo permetterlo.

TREVES - Sei stato molto generoso, Nevile.

NEVILE - Chiunque l’avrebbe fatto. Fra l’altro, in un certo senso, era colpa mia.

TREVES - Perché?

NEVILE - Beh, vede, mentre eravamo a Cannes avevo conosciuto Kay e, lo confesso, non ero rimasto indifferente. Ho cominciato a flirtare con lei… in modo molto innocente, ma Audrey si è risentita.

TREVES - Vuoi dire che era gelosa?

NEVILE - Beh, sì, credo di sì.

TREVES - (alzandosi) Ma in tal caso, Audrey non avrebbe potuto essere veramente innamorata di Adrian.

NEVILE - Non credo che lo fosse.

TREVES - Allora se n’è andata con lui solo per ripicca, perché era offesa dalle tue… ehm… attenzioni per Kay?

NEVILE - Qualcosa del genere.

TREVES - Ma se le cose stanno così, il movente originale regge ancora!

NEVILE - Sarebbe a dire?

TREVES - Se Audrey era innamorata di te, se è scappata con Adrian solo per ripicca… in tal caso, potrebbe odiarti ancora per aver sposato Kay.

NEVILE - (aspramente) No! Non mi ha mai odiato. È stata molto comprensiva in tutta la faccenda.

TREVES - Esteriormente, forse. Ma com’era Audrey, nel suo intimo?

NEVILE - (alzandosi, quasi in un bisbiglio) Lei crede che Audrey sia colpevole, vero? Crede che abbia ucciso Camilla in quel modo così atroce? (Una pausa) No, non è stata Audrey. Sono pronto a giurare che non è stata lei. La conosco, mi deve credere. Ho vissuto quattro anni con lei… Non si può vivere con una persona per tanto tempo e non capire com’è. Ma se perfino lei, avvocato, pensa che Audrey sia colpevole, che speranze può avere?

TREVES - Voglio essere schietto, Nevile. Secondo me Audrey non ha nessuna speranza. Naturalmente, mi consulterò con il miglior penalista disponibile, ma la difesa, in questo caso, ha ben poco su cui far leva. Salvo l’infermità mentale, ma ho i miei dubbi che si riesca ad ottenere qualcosa, anche con quella. (Nevile si lascia cadere su una poltrona e affonda il viso tra le mani)

NEVILE - (con voce soffocata) Oh, Dio! (Entra Mary. È molto quieta, ma evidentemente ha i nervi tesi)

MARY - (senza accorgersi di Nevile) Signor Treves! (Scorgendo Nevile, con un certo imbarazzo) Ehm… ci sono dei panini in sala da pranzo, se qualcuno li desidera.

NEVILE - (distogliendo il viso) Panini!

TREVES - (in tono blando) La vita deve continuare, Nevile.

NEVILE - (a Mary) Lei pensa che sia stata Audrey, Mary?

MARY - (dopo una pausa) No. (Gli prende una mano)

NEVILE - Dio sia ringraziato! C’è qualcun altro che crede in lei! Non solo io! (Kay entra dalla portafinestra)

KAY - Sta arrivando Ted. È sul viale con la macchina. Io sono passata dal giardino.

NEVILE - Si può sapere perché Latimer viene qui? Possibile che non riesca a star lontano neanche cinque minuti?

TREVES - Sono stato io a mandarlo a chiamare, Nevile. E Kay mi ha fatto la cortesia di portagli il mio messaggio. Ho pregato anche Battle di venire. Ma preferirei non entrare in particolari. Diciamo che sto aggrappandomi a un’ultima speranza.

NEVILE - Di salvare Audrey?

TREVES - Sì.

KAY - (a Nevile) Ma non riesci a pensare ad altro che a Audrey?

NEVILE - No, non ci riesco. (Latimer entra dalla portafinestra e si avvicina a Treves)

LATIMER - Sono venuto il più in fretta possibile, avvocato. Kay non mi ha spiegato che cosa voleva da me, ha detto solo che era urgente.

KAY - (sedendosi in poltrona) Ho detto quello che mi han chiesto di dire. Non ho la più vaga idea di che si tratta.

MARY - (sedendosi sull’agrippina) Anche noi siamo all’oscuro di tutto, Kay. Come ha sentito, il signor Treves sta cercando di aiutare Audrey.

KAY - Audrey, Audrey, Audrey. Sempre Audrey! Immagino che continuerà a perseguitarci come un fantasma finché vivremo!

NEVILE - Che cosa ignobile da dire, Kay.

LATIMER - (furioso) Ma non vede che ha i nervi in pezzi?

NEVILE - Non è la sola! (Latimer va a mettersi vicino a Kay. Entra Royde)

ROYDE - (a Treves) C’è il sovrintendente Battle. Dice che è atteso.

TREVES - Fallo entrare. (Royde si volta e chiama qualcuno con un cenno. Entra Battle)

BATTLE - Buona sera. (guarda Treves con aria interrogativa)

TREVES - (andandogli incontro) Grazie per essere venuto, sovrintendente. È molto cortese a dedicarci un po’ del suo tempo.

NEVILE - (con amarezza) Soprattutto quando ha già in mano la vittima che cercava.

TREVES - Non credo che queste battute aiutino la situazione, Nevile. Battle ha fatto solo il suo dovere di poliziotto.

NEVILE - Mi scusi, sovrintendente.

BATTLE - Per carità.

TREVES - (indicandogli una poltrona) Si accomodi prego.

BATTLE - (sedendosi) Grazie, avvocato.

TREVES - L’altro giorno, il signor Royde mi ha detto una cosa che mi ha dato da pensare.

ROYDE - (sorpreso) Io? Davvero?

TREVES - Sì, Thomas. Parlavi di un giallo che stavi leggendo. E hai detto che i romanzi polizieschi cominciano tutti al punto sbagliato. Il delitto non dovrebbe essere l’inizio, ma la fine della storia. E, naturalmente, avevi ragione. Un delitto è invariabilmente il risultato di una serie di circostanze, che convergono tutte verso un determinato punto a un determinato momento. Con una certa fantasia, l’avevi chiamata l’ora zero.

ROYDE - Si, ricordo.

NEVILE - (spazientito) Ma che c’entra questo con Audrey?

TREVES - C’entra, e molto. Perché questa è l’ora zero. (Una pausa d’imbarazzo)

MARY - Ma lady Tressilian è stata assassinata tre giorni fa.

TREVES - Non sto parlando dell’assassinio di lady Tressilian. Ci sono diversi tipi di delitto. Sovrintendente Battle, se ci ripensa, mi concederà che tutte le prove contro Audrey Strange avrebbero potuto essere falsificate. L’arma presa dal suo parafuoco. I suoi guanti macchiati di sangue, nascosti nell’edera sotto la sua finestra. La sua cipria, nel colletto dello smoking di Nevile. E sempre sullo smoking, qualche capello, preso dalla sua spazzola.

BATTLE - (a disagio) Teoricamente è possibile, ma…

KA Y Ma Audrey è colpevole, l’ha ammesso lei, quando l’avete arrestata.

ROYDE - (facendosi avanti) No, non l’ha ammesso.

KAY - Ha detto che non c’era scampo.

MARY - Ha detto che era contenta che tutto fosse finito.

KAY - E che volete di più? (Treves alza una mano. Tutti tacciono)

TREVES - Ricordi, Thomas? Quando il sovrintendente ha domandato se avevi sentito qualche rumore, la notte del delitto, hai accennato ai topi. Topi in soffitta, sopra la tua testa.

ROYDE - (sedendosi in poltrona) Si.

TREVES - La tua osservazione mi ha incuriosito. Sono salito in soffitta… senza avere le idee molto chiare, lo ammetto… Direttamente sopra la tua camera c’è una specie di ripostiglio per i mobili vecchi. Roba che non serve più, tutta coperta di polvere. (Avvicinandosi allo scrittoio) Tutta salvo un oggetto… questo. (Tira fuori un rotolo di corda, nascosto dietro un angolo dello scrittoio e lo porge a Battle. Il sovrintendente lo prende, inarcando le sopracciglia per la sorpresa)

BATTLE - È umida!

TREVES - Si, è ancora umida. Niente polvere… acqua. Ed era nascosta nello stanzino dei mobili vecchi, dove qualcuno pensava che sarebbe passata inosservata.

BATTLE - Vuol spiegarci che cosa significa tutto questo, avvocato? {Restituisce la corda a Treves)

TREVES - Significa che la notte del delitto, durante il temporale, questa corda penzolava da una finestra fino a sfiorare l’acqua del fiume. (Butta la corda sul tavolo rotondo) Lei ha detto, sovrintendente, che quella notte non poteva essere entrato nessuno in casa, per commettere il delitto. Ma non è del tutto vero. Qualcuno ci è entrato, se questa corda era lì, pronta perché questo qualcuno ci si arrampicasse, emergendo dall’estuario.

BATTLE - Qualcuno che veniva dall’altra sponda del fiume, vuol dire?

TREVES - Sì. (A Nevile) Tu sei andato sull’altra riva col traghetto delle dieci e trentacinque. Devi essere arrivato all’Hotel della Baia alle undici meno un quarto… ma per un po’ non sei riuscito a rintracciare il signor Latimer, vero? (Latimer fa per parlare, poi si trattiene)

NEVILE - Precisamente. Ho guardato dappertutto. E in camera non c’era perché han provato a telefonare dal bureau.

LATIMER - Ero nella veranda con una grassona del Lancashire che parlava come un mulino a vento. (Con disinvoltura) Voleva ballare, ma ho fatto finta di non capire. Era un attentato ai miei poveri piedi.

TREVES - Strange non è riuscito a trovarla fino alle undici e mezzo. Tre quarti d’ora. Tempo in abbondanza…

LATIMER - Che cosa intende?

NEVILE - Non mi dirà che lui… (Kay agitatissima si alza e si avvicina a Latimer)

TREVES - Tempo in abbondanza per spogliarsi, per attraversare l’estuario a nuoto… è stretto in questo punto… per arrampicarsi lungo la corda, far quello che doveva fare, tornare indietro a nuoto, rivestirsi e incontrarsi con Nevile nell’atrio dell’albergo.

LATIMER - Lasciando la corda penzoloni dalla finestra? Lei è pazzo… Tutta questa storia è pazzesca!

TREVES - (con una breve occhiata a Kay) La stessa persona che aveva preparato la corda per lei, dopo, avrebbe potuto tirarla su e andare a nasconderla in soffitta.

LATIMER - (in preda al panico) Non può farmi una cosa simile… non può incastrarmi… e se ne guardi bene! Io… io non riuscirei mai ad arrampicarmi su una corda per due piani! E comunque, non so nuotare. Non so nuotare, lo giuro!

KAY - No. È vero, gliel’assicuro!

TREVES - (a Ted, con garbo) Infatti, lei non sa nuotare. Ho già controllato. (A Nevile) Ma tu sei un ottimo nuotatore, vero, Nevile? E un formidabile alpinista. Per te, sarebbe stato un giochetto attraversare l’estuario a nuoto, salire lungo la corda che avevi preparato in anticipo, andare in camera di lady Tressilian, ucciderla e tornare indietro per la via da cui eri venuto. Avevi tutto il tempo per far scomparire la corda al tuo ritorno, alle due e mezzo. Tu non hai visto Latimer all’albergo, tra le dieci e quarantacinque e le undici e mezzo… ma nemmeno lui ha visto te. È una verità a doppio taglio. (Battle si alza e va a piantarsi davanti alla porta del salone)

NEVILE - Non ho mai sentito tante idiozie! Attraversare l’estuario a nuoto… assassinare Camilla… Perché avrei dovuto fare una cosa tanto assurda?

TREVES - Perché volevi far impiccare la donna che ti aveva lasciato per un altro. (Kay si accascia su una poltrona. Mary si alza, le si avvicina e cerca di confortarla) Audrey doveva essere punita… È molto tempo che ti consideri una specie di superuomo, e guai a chi osa contrariarti.

NEVILE - Sicché sarei stato io, con le mie mani, a fabbricare tutti quegli indizi contro di me?

TREVES - (avvicinandosi a lui) È esattamente quello che hai fatto… E hai anche preso la precauzione di suonare il campanello di lady Tressilian, tirando il filo che corre fuori dalla sua camera, per assicurarti che Mary ti vedesse uscire di casa. Lady Tressilian, non ricordava di aver suonato. Per forza: avevi suonato tu!

NEVILE - (avviandosi alla portafinestra) Bugie, bugie, miserabili bugie! (Oltre la portafinestra si profila la figura di Leach)

TREVES - Tu hai assassinato lady Tressilian… ma il tuo vero delitto, il delitto che hai preparato, gongolando in segreto, è stato l’assassinio di Audrey Strange. Non ti bastava che morisse, volevi vederla soffrire. Volevi che avesse paura… paura di te. Ti divertiva l’idea di vederla passare l’inferno, vero?

NEVILE - (lasciandosi cadere sull’agrippina, con voce impastata) È tutto un intrico di bugie.

BATTLE - (avvicinandosi a lui) Davvero? Ho già incontrato persone come lei… persone con strane storture mentali. Quando la sua ex moglie l’ha lasciata, l’ha ferita mortalmente nella vanità, vero, signor Strange? Lei l’amava, ma Audrey ha avuto la colossale impertinenza di preferirle un altro. (Per un attimo Nevile ha l’aria di essere d’accordo con quello che dice Battle. Il sovrintendente lo fissa con occhi penetranti) Così ha deciso di escogitare qualcosa di straordinario… qualcosa di geniale, assolutamente fuori del comune. Il fatto che per ottenere il suo scopo dovesse uccidere la donna che era stata quasi una madre, per lei, non l’ha minimamente preoccupata.

NEVILE - (con risentimento) Camilla non avrebbe dovuto sgridarmi come un moccioso. Ma sono bugie… tutte bugie. E poi, io non ho storture mentali!

BATTLE - (continuando ad osservarlo) Oh, sì che ne ha, eccome! Sua moglie l’ha punta sul vivo, vero, signor Strange, quando l’ha piantata? Il magnifico Nevile Strange… Ha salvato il suo orgoglio fingendo di esser stato lei a lasciare Audrey… e ha sposato un’altra per rendere più convincente la sua storia.

KAY - Oh! (Si aggrappa a Mary. Mary le circonda le spalle con un braccio)

BATTLE - Ma per tutto questo tempo lei non ha fatto che pensare al modo di colpire Audrey. Peccato che non abbia avuto l’intelligenza di organizzare un piano migliore…

NEVILE - (quasi piagnucolando) Non è vero!

BATTLE - (inesorabile) E mentre lei si gonfiava di boria e si convinceva sempre più di esser stato abilissimo, Audrey rideva di lei. (Chiamando, ad alta voce) Venga, signora Strange. (Entra Audrey. Nevile dà un grido strozzato e scatta in piedi. Royde si avvicina a Audrey e le circonda le spalle con un braccio) Perché, vede, la signora Strange non è mai stata in arresto. Volevamo soltanto tenerla il più possibile al riparo da lei e dalla sua follia. Non si poteva sapere cos’avrebbe fatto, accorgendosi che il suo balordissimo piano era andato a rotoli. (Dalla portafinestra entra Benson)

NEVILE - (perdendo i nervi e urlando come un pazzo) Non era balordo… era intelligente, intelligentissimo! Ho studiato anche i minimi particolari! Ma come potevo immaginare che Royde sapesse la verità su Audrey e Adrian? Audrey e Adrian… (D’un tratto perde completamente le staffe e si mette a inveire contro Audrey) Come hai osato preferire Adrian a me? Che Dio ti maledica, finirai impiccata! Devono impiccarti! Devono assolutamente impiccarti! (Tenta di scagliarsi su di lei. Battle fa un segno a Leach e a Benson, che si piantano ai lati di Nevile. Audrey si stringe a Royde. Nevile si affloscia, quasi singhiozzando) Lasciatemi stare. Voglio che Audrey muoia… terrorizzata di morire… La odio. (Audrey e Royde gli voltano le spalle si avviano verso la porta)

MARY - (sedendosi sull’agrippina, con un filo di voce) Oh, Dio!

BATTLE - Portalo via, Jim. (Leach e Benson si avvicinano ancora di più a Nevile)

NEVILE - (improvvisamente calmissimo) State commettendo un grave errore, sapete? Io posso… (Leach e Benson lo conducono verso la porta. D’un tratto Nevile allunga un calcio negli stinchi a Benson, lo getta contro Leach e si precipita fuori. Leach e Benson lo inseguono)

BATTLE - (allarmato) Attenti! Fermatelo! (Corre fuori. Dall’esterno lo si sente gridare) Andategli dietro… non lasciatelo scappare! (Treves e Royde escono di corsa. Audrey muove lentamente qualche passo verso la veranda)

ROYDE - (fuori scena, gridando) Si è chiuso in sala da pranzo.

BATTLE - (fuori scena, gridando) Buttate giù la porta! (Si odono dei colpi violenti contro il battente di legno. Kay si alza)

KAY - (nascondendo il viso contro la spalla di Latimer) Ted… oh, Ted… (Singhiozza. Si sente uno scroscio di vetri infranti, seguito dallo schianto della porta abbattuta)

BATTLE - (fuori scena, gridando) Jim… corri sulla strada! Io giro dalla scogliera. (Battle rientra e si avvia rapidamente alla portafinestra, accigliato e ansante) Si è buttato dalla finestra della sala da pranzo. Un volo a picco sulle rocce. Non poteva salvarsi. (Esce dalla portafinestra. Entra Benson, attraversa il salone ed esce a sua volta dalla portafinestra. Si sentono tre colpi acuti del suo fischietto)

KAY - (coi nervi tesi) Voglio andarmene di qui! Non posso…

MARY - (alzandosi) Perché non la porta al suo albergo, signor Latimer?

KAY - (vivamente) Sì, Ted, ti prego… qualsiasi cosa, pur di andarmene di qui…

MARY - La porti via. Le preparerò le valigie e gliele farò avere più tardi.

LATIMER - (gentilmente) Su, vieni. (Kay esce con Latimer dalla portafìnestra. Mary annuisce e se ne va. Audrey va a sedersi sull’agrippina, dando le spalle alla veranda e scoppia in singhiozzi. Una breve pausa, poi le tende della veranda si scostano lentamente. Nevile scavalca il davanzale. Ha i capelli arruffati e le mani e il viso sporchi di terra. Fissa Audrey con un sorriso crudele, diabolico, mentre avanza silenziosamente verso di lei)

NEVILE - Audrey! (Audrey si volta di scatto e lo vede. A voce bassa, concitata) Non credevi che sarei tornato, vero? Sono stato troppo intelligente per loro, Audrey. Mentre cercavano di abbattere la porta ho scaraventato uno sgabello dalla finestra e mi sono arrampicato sul cornicione di pietra. Solo uno scalatore come me poteva riuscirci… Un uomo con le dita forti, come le mie. (Avanza sempre più verso di lei) Dita forti, Audrey…e una gola morbida. Non hanno voluto impiccarti, come speravo… ma tu morirai ugualmente. (Lentamente chiude le dita intorno alla gola di Audrey) Non sarai di nessuno… Soltanto mia! (Leach si precipita dentro dalla porta. Benson arriva di corsa dalla portafinestra. Leach e Benson liberano Audrey e trascinano via Nevile, dal giardino. Audrey resta sull’agrippina ansante. Entra Royde. Dà un’occhiata stupita alla portafinestra e si avvia in quella direzione. Ha già quasi oltrepassato l’agrippina, quando si accorge di Audrey)

ROYDE - (fermandosi di botto e voltandosi verso di lei) Ehi, che c’è? Ti senti bene?

AUDREY - Se mi sento bene? Oh, Thomas! (Scoppia in una risata. Royde apre le braccia e avanza verso di lei mentre cala il sipario)

SIPARIO

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