VIA DELLA CHIESA
Dramma in un atto
di LENNOX ROBINSON
Prima versione italiana di Liana Ferri
PERSONAGGI
GIUSEPPE RIORDAN
CATERINA RIORDAN
UGO
GIACOMO
MOLLIE
ZIA MOLL
SIGNORA DE LACY
SIGNORINA PETTIGREW
SALLIE LONG
JIM DALY
ONORATA BEWLEY
UGO (levocato)
DOTTOR SMITH
UNA INFERMIERA
UN PASTORE
II lavoro comincia e finisce nel salotto della signora Caterina Riordan, ma nell'evocazione passa nella casa della signorina Pettigrew, nella camera da letto di Onorata Bewley, nella sala d'aspetto di una clinica di maternit, nella casa di Jim Daly in Dublino e in un cimitero. Il periodo della durata dell'atto varia da una sera ad alcuni mesi.
Commedia formattata da
(La scena si svolge in un salotto arredato con gusto, ma non stipato. C un pianoforte ed una larga tavola nel centro della stanza. Pareti scuri. Un caminetto a destra della scena, una porta nel centro della parete di sinistra ( che immette nella sala da pranzo) unaltra porta nella parete di fondo sul lato destro. Quando comincia latto, la signora Caterina Riordan sta attizzando il fuoco, che gi ben acceso; una donna graziosa, di mezza et. Alla tavola del centro, seduta verso il pubblico, ma nascosta dietro il Manchester Guardian che 'Sta leggendo, sta zia Moll. E sera, e la stanza vivacemente illuminata. Se necessaria una finestra sar pesantemente coperta da una tenda. La porta a destra si apre ed entra Ugo. Ha circa 28 anni, vestito senza ricercatezza, pantaloni di flanella grigia, un pullover , una vecchia giacchetta di tweed . Sua madre vestita da sera per un ricevimento. Ugo ha una faccia stanca e annoiata).
Caterina - Eccoti qui, mio caro Ugo. Ti sei riposato?
Ugo - No. (Non ho chiuso occhio.
Caterina - Davvero? che peccato! Andrai a letto presto.
Ugo - E' una vaga speranza, con tutta quest'orribile gente che deve venire.
Caterina - Non si far tardi. Hai dimenticato che qui, a Knoick, si va a letto presto, mica come voi a Londra. Alle dieci, o al massimo alle dieci e mezzo, saranno gi andati via.
Ugo - Avrei ringraziato Dio se tu non li avessi invitati.
Caterina - Mio caro, muoiono dalla voglia di vederti, e stasera era l'unica serata della settimana in cui potevo riunirli tutti.
Ugo - (con un sogghigno) Che! Knock improvvisamente diventato un luogo brillante?
Caterina - Non .lo so, ma sembra che ogni sera ci sia qualche osa: il mercoled i concerti, un circolo dove si gioca al bridge e, naturalmente, il cinema che cambia programma due volte la settimana, cos sono due serate che se ne vanno e...
Ugo - E ;il piccolo ricevimento dai Moore o dai Daly, Io so.
Caterina - Ad ogni modo sono stata costretta a scegliere questa sera; non riesci a star fermo; anche l'ultima volta che sei venuto, quattro anni fa, rimanesti soltanto tre giorni, ricordi?
Ugo - Ricordo.
Caterina - Perch ci siano ospiti stasera, tuo padre ha dovuto rinunciare alla partita di bridge al Circolo della Banca Leister, era un po' seccato ma gli ho detto che non poteva mancare.
Ugo - Non era necessario.
Caterina - Forse hai ragione. Perch questa volta rimarrai per parecchie settimane, non vero? Ma non mi fido di te. Qualche teatro vorr mettere in cena un tuo nuovo lavoro e tu volerai via.
Ugo - Mettere in scena un mio lavoro? E' proprio molto probabile, dopo il mio ultimo insuccesso!
Caterina - Non devi pensare cos. Non puoi avere sempre grandi successi.
Ugo - Sempre!
Caterina - Lo so, mio caro. Non sei ancora apprezzato come dovresti, ma lo sarai. Tutti i grandi scrittori han dovuto penare, proprio come te. (Egli scrolla malinconicamente le spalle) Hai disfatto le valige?
Ugo - No.
Caterina - Hai pochissimo tempo per cambiarti. Saranno qui tra un minuto.
Ugo - Non mi cambio. Se non piaccio loro cos come sono, non hanno che da lasciarmi perdere.
Caterina - Oh... Certo non faranno caso a come sei vestito, ma viene Onorata e la moglie di Giacomo, cos carina ed elegante, e mi piacerebbe .che la prima volta che ti vede... In un lampo vuoter le valige. Sono certa che avrai un magnifico vestito londinese.
Ugo - No, non ti scomodare.
Caterina - (andandosene) Nessun fastidio. Avrei dovuto farlo appena sei arrivato.
Ugo - (fermandola) Ti prego, mamma.'Non ne vale la pena.
Caterina - Non ne vale la pena?
Ugo - No. La questione ... Che io. che... io non rimango.
Caterina - Non rimani?
Ugo - -Bene, giusto fino a dopodomani.
Caterina - (sedendosi e quasi piangendo) Ma perch ? Sei appena arrivato! Un nuovo lavoro?
Ugo - No.
Caterina - E allora perch ? Ugo, mio caro, ho tanto atteso che tu venissi.
Ugo - Maratona cara, lo so. Ma ho una splendida idea. Verrai a Londra con me.
Caterina - Ma... Ma...
Ugo - Ti ricordi, due anni fa, le magnifiche giornate che passamano insieme?
Caterina - Non posso venire. Giacomo sta per avere un bambino... voglio dire sua moglie, devo star qui. Che successo? Che abbiamo fatto?
Ugo - Niente. Almeno voi non avete fatto niente. Ma il posto!
Caterina - Il posto? La citt?
Ugo - Si. Knock. K, n, o, e, k. Mio Dio, mentre venivo dalla stazione, sentivo la citt serrarmisi addosso con ogni lettera del suo noioso nome. La sua monotonia, il suo grigiore, la sua noia; c da morire.
Caterina - Certo, immagino, dopo Londra...
Ugo - A Londra, dopo il fiasco della mia commedia, mi son detto : Tornare a casa, trovare un po' di pace, raccogliersi, cercare un nuovo soggetto, una nuova ispirazione! . Che pazzo che ero. Avevo dimenticato Knock. Me ne sono reso conto in quei cinque minuti di strada dalla stazione a qui, questa citt morta come una tomba.
Caterina - Forse sei soltanto stanco, Ugo. Immagini certe cose...
Ugo - No. Non posso immaginare niente in un posto come Knock. (Il giornale viene improvvisamente abbassato, e si vede zia Moll. E' una piccola vecchia donna, sopra i sessanta, elegantemente, vestita).
Zia Moll - Questa la sola parola giusta che tu abbia detto sinora. Ugo, ragazzo mio, tu non hai immaginazione.
Ugo - (raddolcito) Ho dimenticato che eri qui, zia Moll.
Zia Moll - Oh, tutti dimenticano zia Moll, ma in genere sono sempre qui.
Caterina - Ma bene! Nessuno ti dimentica. Son cose da dirsi?
Zia Moll - Con tutto il trambusto per i preparativi di questa sera, c' rimasto poco tempo per pensare a zia Moll. Tutto ci che ho chiesto per me stato il mio solito bicchiere di latte con due biscotti, ma li ho forse ottenuti? Oh, povera me, no. Gelatina, e altre leccornie, ma nemmeno un bicchiere di latte per la povera vecchia zia Moll.
Caterina - Te lo l'ar portare subito.
Zia Moll - No, non occorre che tu ti scomodi. Ho detto a Maggie che li mettesse sulla credenza. Se volete che una cosa sia fatta, fatela da voi.
Ugo - O almeno, obbligate Maggie a farla.
Zia Moll - Uhm!
Caterina - (ridendo) Come se tu non comandassi, in questa casa!
Zia Moll - Uhm...
Ugo - E cos, io non ho immaginazione? Questa una curiosa accusa nei confronti di uno scrittore di romanzi e di commedie.
Zia Moll - Non ne hai. Nemmeno un'oncia. Salire dalla stazione e trovare Via della Chiesa, morta! Che roba!
Ugo - S, morta, morta del tutto.
Caterina - E' quasi notte... no?
Zia Moll - E pensi la stessa cosa della Via della Stazione e del Corso?
Ugo - Ancora pi morte!
Zia Moll - Sei uno stupido.
Caterina - Zia Moll!
Ugo - Oh! Lasciala esplodere, mamma.
Zia Moll - Mi dispiace, Caterina, ma non che uno stupido. Io ti dico, ragazzo mio, che la commedia e la tragedia strascicano le loro sottane nella mota di Via della Chiesa, e se tu avessi occhi lo vedresti. Ma, oh! non vedi nulla! Hai bisogno di scrivere sulla societ elegante di Londra; ritrovi notturni, riunioni eleganti, tutte cose che conosci tanto quanto la suola delle mie scarpe. E che cosa ne ricavi? Credo che non hai guadagnato nemmeno cento sterline in questi sei anni che sei stato a Londra.
Ugo - Ho guadagnato del denaro col mio ultimo lavoro.
Zia Moll - E l'hai speso in una settimana.
Ugo - Ad ogni modo non questione di guadagno...
Zia Moll - Perbacco! Credo di s. Il valore di una bottiglia sta nel vino che c' dentro.
Caterina - Non vero, zia Moll. N io, ne Giuseppe, rimpiangiamo il denaro che ci costa il mantenimento di Ugo a Londra. Sappiamo che un ragazzo serio, non sperpera, n beve. Quello che spendiamo per lui denaro ben investito. Amebe se non far una fortuna col suo lavoro, rimarranno sempre i libri che scrive e le commedie...
Zia Moll - Non imi pare che ci sia molta gente che vuol leggere i suoi libri o vedere le sue commedie.
Caterina - E' molto scortese quello che stai dicendo.
Ugo - A me non importa quello che dici, zia Moll, ma a mamma dispiace; sar meglio che lasciamo andare.
Zia Moll - Non voglio essere scortese, Caterina, tu sai che voglio bene al ragazzo e so anche che ha del talento. E' per questo che mi fa diventar matta sentirlo dire delle sciocchezze come queste! Via della Chiesa morta! Ah!
Ugo - Mi piacerebbe che tu mi dimostrassi che viva.
Zia Moll - Potrei farlo. Potrei dirti... (Un rumore di voci e di risa fuori).
Caterina - Mio Dio, gi ora? (Guarda l'orologio) Proprio cos, sono le sette e mezzo.
(La porta di fondo si apre ed entrano Giacomo, Mollie, la signorina Pettigreiv, la signora De Lacy, Sallie Long, Jim Daly e Onorata Bewley. Giacomo, il fratello di TIgo, un giovanotto comune, forte e allegro; sua moglie Mollie una graziosa, comune, giovane donna, molto fiera per il fatto che al pi presto avr un bambino. La signorina Pettigrew piuttosto vecchia e vestita con un curioso abito da mezza sera, di circa trent'anni fa; sua sorella, la signora De Lacy, un poco pi vecciia, ma molto semplicemente e decentemente vestita di nero. Sallie Long una graziosa ragazza di 22 o 23 anni. Jim Daly un bizzarro tipo dall'aria sicura di circa 26 o 27 anni. Onorata Bewley ha press'a poco la stessa et, veste semplicemente di nero. Entrano tutti insieme e, appena entrati, subito danno l'impressione di essere ambientati, La scena che segue deve essere cos spontanea da non dar limpressione di essere recitata. La gente deve muoversi proprio quando non dovrebbe, devono nascondersi rimo con laltro, le voci s'incroceranno, ma ogni discorso deve potersi udire distintamente; il pubblico deve poter dire: Che scena recitata male, che brutta roba! ).
Giacomo - Ci siamo tutti incontrati sulla soglia, mamma. Salve, Ugo, sei tornato, finalmente. Son contento di vederti.
Ugo - (stringendogli la mano) Come va, Giacomo?
Giacomo - Ti voglio presentare tua cognata. Vieni qui, Mollie. Dove ti sei cacciata?
Mollie - (liberandosi dal piccolo gruppo) Eccomi qui. Buonasera, Ugo. Penso che posso darti del tu.
Ugo - Certamente. Sono felice di conoscerti, finalmente.
Mollie - Sei stato un vero animale a non venire pel matrimonio.
Ugo - Si dava una mia commedia... (La sua frase coperta dai saluti della signora Riordan).
Caterina - Come state, signora De Lacy? Sembrate gelata. Venite vicino al fuoco. (Alla signorina Pettigreiv) Oh, che grazioso vestito, Sara.
La signorina Pettigrew - Una vecchia cianfrusaglia.
Caterina - Non vi credo. Sembra molto originale.
Giacomo - (a Ugo) Guarda che devi venire per il battesimo, e rimanere qui fino ad allora. (Non vero, Mollie?
Ugo - Il battesimo?
Giacomo - Sarai il padrino. Abbiamo deciso cos, non vero, Mollie? E se un bambino lo chiameremo Ugo, come il genio della famiglia.
Mollie - E se una bambina... Moll.
Giacomo - Come il demonio della famiglia.
Caterina - Giacomo, prego! Ugo, hai dimenticato la signorina Pettigrew?
Ugo - (stringendole la mano) Certamente no.
La signorina Pettigrew - (con un sorriso sciocco) Veramente, non vedo perch dovreste ricordarvi... Una cos vecchia donna. Anni e anni. E questa mia sorella... Lucia!
La signora De Lacy - (avvicinandosi) Mi hai chiamato, Sara?
La signorina Pettigrew - Questo Ugo. Mia sorella, signora De Lacy.
Ugo - Tanto piacere. (La signora De Lacy fa un leggiero inchino).
La sicnorina Pettigrew - Credo che non l'abbiate pi vista da quando non era che una bambina... no, voglio dire da quando voi non eravate che un tenero, roseo bambino con i pi bei riccioli che abbia mai visto. Ha sposato Carlo, sapete, e poi venne l'epidemia e suo marito mor e...
La signora De Lacv - Sono certa, Sara, che tutto questo non interessa al signor Ugo. Eravate in fasce l'ultima volta che vi ho visto. Siete cresciuto.
Ugo - Lo credo.
La signora De Lacy - Mi ricordo perfettamente di voi, ma non ricordo i riccioli. L'immagine che ho di voi quella di una testa completamente calva.
La signorina Pettigrew - No, non calvo, Lucia... Morbido come una piuma, una tenera peluria.
La signora De Lacy - Calvo..
Ugo - - Molto probabile.
Caterina - (conducendosi dietro Sallie) Ecco la signorina Long. E' arrivata da poco. E' la figlia del Rettore.
Ugo - Piacere.
Sallie - Piacere.
La signorina Pettigrew - Tanto una brava persona, Ugo; qui da solo due anni. E' nato da qualche parte vicino a Lismore. Non vero, Sallie?
Sallie - S, signorina.
La signora De Lacy - Durante la luna di miele sono andata con mio marito nella valle di Blackwater.
Sallie - Veramente?
Ugo - Bellissima.
La signorina Pettigrew - Ho sempre sentito dire che il castello di Lismore... (La loro conversazione si perde; si sente la voce di zia Moll die parla a Jim Daly),
Zia Moll - No, Jim Daly, non c' ragione che cerchiate di rovinarmi la gola soltanto perch siete uno studente dell'ultimo anno di medicina, quasi un dottor:. Non approvo i vaccini. Rimango dove son sempre stata, accanto a Giorgio Bernard Shaw.
Jim - Beato Giorgio! Ma le statistiche...
Zia Moll - Non provano nulla. O se no, quello che volete che provino. Venite su in camera mia.
Jim - No? Veramente?
Onorata - Dovete andarci. La camera di zia Moll il tesoro della casa.
Caterina - Vieni qui, Jim. Tu ed Ugo eravate grandi amici prima che tu andassi all'Universit.
Jim - (va verso Ugo e gli stringe la mano) Addio, tipaccio.
Ugo - Salve, Jim. Son contento di rivederti.
Jim - Ho visto che, di tanto in tanto, i giornali parlano di te. Sei qualcuno nell'ambiente letterario di Londra, non cos? Mi rende pieno di vergogna pensare che siamo stati a scuola insieme.
Ugo - Vergogna? Diavolo. (Sono io che dovrei vergognarmi, e sei tu che hai vinto la medaglia d'oro.
Caterina - Mi pare che vi siate conosciuti tutti. Ma no, c' qui Onorata che si nasconde. Non hai bisogno che ti presenti a lei.
Ugo - No... certamente. (Traversa per andarle incontro e salutarla. C' una cordialit e un'allegria forzata nelle sue maniere) Come va, Onorata?
Onorata - (amichevolmente e con calma) Come stai, Ugo? Tua madre sar contenta di averti qui con lei.
Ugo - Oh lei.
Onorata - Ho letto delle critiche sul tuo lavoro. E stato un vero peccato che non abbia avuto gran successo. Sembrava tanto interessante. Certo io non so niente su quel 'genere di persone ma... (Il rimanente della conversazione si perde perch zia Moll alza la voce mentre parla a Mollie).
Zia Moll - Spero che ti sarai riposata questo pomeriggio. E' una cosa molto importante. Io lo so.
Giacomo - (ridendo) Come puoi saperlo, zia Moll.
Zia Moll - Lo so ed anche un'altra cosa. Jim Daly, venite qui. Bench io disapprovi le vostre idee circa i vaccini e la vivisezione, credo che voi ed io potremo dire a questa giovane donna che se vuole... no, non scappare... (La insegue e la obbliga a rimaner ferma nel l'angolo della stanza).
Ugo - (ad Onorata) Mi tanto dispiaciuto sentire della disgrazia. Volevo scrivere, ma sai come succede.
Onorata - Povero babbo. Soffriva tanto. Diceva che la morte era una liberazione benedetta .
Ugo - (sempre un po' impacciato) Hai ancora la tua piccola casetta? Rimani ad abitare l?
Onorata - Sar messa in vendita la prossima settimana.
Ugo - Ma no! Non vuoi dire che... che ti ha lasciato...?
Onorata - Mi ha lasciato molto denaro e quella graziosa, vecchia casa.
Ugo - E allora... e allora, perch ? (Prima che possa rispondere, la signorina Pettigrew sta dietro ad Ugo).
La signorina Pettigrew - Abbiamo sentito che stata rappresentata una vostra commedia al Teatro di Londra e che ha avuto un enorme successo.
Ugo - Ha tenuto il cartello per una settimana e due diurne .
La signorina Petticrew - Magnifico! Lo spettacolo che ha messo su la Societ della Temperanza durato solo due sere, bench fosse molto bello, almeno mi pare. Io non ci sono potuta andare perch mia sorella portava ancora il lutto: erano appena due anni che era morto mio cognato. Uno spettacolo commovente, mi hanno detto, molto triste. Certo, oggi, la gente non porta il lutto per tanto tempo, ma mia sorella ed io siamo all'antica, e...
La signora De Lacy - Sara!
La signorina Petticrew - Sto parlando troppo, Lucia?
La signora De Lacy - Mi pare.
La signorina Petticrew - Sono sempre stata un po' linguacciuta.
La signora De Lacy - Proprio cos.
La signorina Pettigrew - Sei sempre tanto severa con me, Lucia.
Onorata - Siete la pi deliziosa chiacchierina della citt ed avete anche il pi dolce cuore che io conosca, signorina Pettigrew.
La signorina Petticrew - Dici davvero, cara? Grazie. E tu hai il pi bel visino del mondo.
Caterina - Credo che possiamo andare a prendere il t senza aspettare mio marito.
Onorata - Dove il signor Riordan?
Caterina - Sta giocando al golf.
Giacomo - C' il premio del Capitano! Far certa mente tardi.
Zia Moll - Il premio del Capitano! Sappiamo tutti cosa vuol dire.
Sallie - Anche babbo l.
Zia Moll - Oh, per tuo padre va bene. Miraggi della speranza. Ma quelle diciannove buche!...
JlM - Sapete tutto, signorina Riordan.
Zia Moll - Non gioco al golf, grazie a Dio, ma non sono una stupida. (A Mollie) Ho sentito dire che hai fatto lasciare il golf a Giacomo!
Mollie - S, ora fa del giardinaggio.
Zia Moll - Splendido! Star curvati fa bene al fegato.
Mollie - Ha anche ripreso il canto, di nuovo.
Giacomo - La vera ragione per la quale l'ho sposata perch ho creduto che sarebbe stata capace di accompagnarmi al piano.
Mollie - Proprio cos, mio caro.
Zia Moll - Giacomo potrebbe avere una bella voce.
- (Voltandosi verso di lui con il primo segno di dolcezza che abbia mai mostrato) Canterai qualcosa per me, mio caro? Niente di molto antico e neppure niente di molto nuovo, proprio qualche cosa del diciottesimo o diciannovesimo secolo... come me...
Giacomo - (prendendo una pila di 'musica dal piano, dove l'ha poggiata quando entrato) Non so se qui ci sia qualche cosa che possa piacerti. C' n' dell'altra di l.
Zia Moll - (voltando i fogli) Profondo bosco , troppo ricercato e arido. Il Re degli elfi , non hai fiato abbastanza per cantare bene questa canzone. Non andar pi vagabondando , dove l'hai presa?
Giacomo - E' una vecchia canzone. Ma ancora conosciuta come una bella musica. E' di Maude Valry White.
Zia Moll - Non la conosco. Conosco la poesia, la pi commovente che egli abbia mai scritto.
Giacomo - Chi l'ha scritta? Non ho mai guardato chi era l'autore delle parole.
Zia Moll - Certo che non hai guardato! Si chiamava Giorgio Gordon Byron.
Giacomo - Oh, Byron! L'ho studiato a scuola.
Zia Moll - Non fa niente... per tutto il bene che sembra averti fatto. Come dice? Suggeriscimi.
Giacomo - (cantando piano, in moda da non disturbare) Lasciate che non andiamo pi vagabondando Cos tardi nella notte. Bench il cuore...
(Il signor Giuseppe Riordan entra. Mezza et, geniale).
Giuseppe - Buonasera a tutti.
Caterina - Stavamo giusto andando di l, Giuseppe. (Suona un campanello).
Giuseppe - Non sono mica in ritardo? Stavo giocando il premio del Capitano, sapete. Mi son classificato secondo. Quel dannato Rettore ha vinto. Oh, scusate, signorina Long, non vi avevo vista, ma del resto sapete che io e vostro padre siamo i migliori amici del mondo, un bravissimo tipo. Salve, Ugo. Mi dispiaciuto di non aver potuto venire a prenderti alla stazione, ma il premio del Capitano non potevo mancarlo, tu mi capisci? Come va Londra e tutto il resto? Allegria, ragazze. Ah! Signora De Lacy, ho una lettera per voi, gi in ufficio... non andatevene senza che ve l'abbia consegnata ; ed ecco qui anche vostra sorella graziosa come una miniatura... avreste dovuto essere la mia mascotte , oggi augurandomi la vittoria dalla tribuna... Sembri una botticella, Onorata. Dio ti benedica, ed ecco infine la mia vecchia zia col suo bastone del comando... e Jim... vostro padre non c'era oggi, ci ha traditi all'ultimo minuto.
Jim - Non si sente molto bene, un po' di raffreddore. (Giuseppe un poco brillo, e tutti durante il suo giro di saluti lo han salutato con gentilezza un po' furbesca).
Caterina - Ho suonato perch portassero il t.
Giuseppe - Bene. Ho una fame da lupo.
Zia Moll - (sinistramente) Non hai sete, immagino!
Giuseppe - No, non ho sete... s, sono assetato.
Zia Moll - Hummmm ...
Caterina - Bene, mentre noi stiamo qui, Maggie avr gi portato il t, andiamo, su. Si tratta di una cena fredda delle pi semplici... (Mormorando altre cortesi parole conduce gli invitati alla porta di sinistra. Ugo rimane indietro e Zia Moll non si muove) Non vieni, Ugo?
Ugo - Lasciami finire la sigaretta.
Caterina - Bene, non ti far aspettare.
La signorina Pettigrew - (mentre sta uscendo) Voi siete il nostro beniamino, stasera, lo sapete.
Zia Moll - Mandami il latte e i biscotti, Caterina. Non potrei resistere alla vista del vostro festino.
Caterina - Benissimo, zia Moll. (Tutti se ne vanno nell'altra stanza, meno Ugo e zia Moll).
Zia Moll - Se ne dimenticher, oh, se ne dimenticher; non si ricorda mai nulla per pi di pochi secondi. Ma non fa niente, zia Moll ha ancora l'uso delle gambe, grazie a Dio; pu andarsi a prendere da sola il latte e i biscotti. Una donna svanita e cortese, ecco quello che Caterina. Non nemmeno capace di spegnere la luce, quando non serve pi. In quella famiglia di uomini di affari son portati alla stravaganza e allo spreco. (Spegne tutte le luci meno una lampada vicino al caminetto) C' abbastanza luce per te che devi solo fumare ed anche abbastanza per me, mentre leggo e Levo il mio Bicchiere di latte.
Ugo - S... (Sta vicino al fuoco e muove le mani verso la porta da cui sono usciti gli ospiti) Bene, eccoci qui.
Zia Moll - Che significa eccoci qui ?
Ugo - C' Knock per te. C' la tua commedia e tragedia: quale era la tua pittoresca frase? ((Strascicano le loro sottane nella mota di Via della Chiesa! . (Ride).
Zia Moll - Proprio cos... se soltanto avessi occhi per vedere.
Ugo - Vedo tutto.
Zia Moll - Non vedi nulla.
Ugo - Ti concedo di ammettere che son tutta brava gente.
Zia Moll - (con degnazione) Graziosa, brava gente!
Ugo - Vuoi dire che non tutta brava gente molto educata?
Zia Moll - (seriamente e con calma) Te Io dico io, Ugo, c' un miscuglio di tragedia e di commedia, di l, attorno alla tavola del t, pi tragedia che commedia, temo.
Ugo - Vorrai scherzare! Zia Moll. Lo vorrei.
Ugo - Che c' di tragico in loro, se se ne toglie il loro orribile provincialismo?
Zia Moll - C' argomento per tre o quattro lavori teatrali, se tu avessi la sensibilit per sentirli, e gli occhi per vederli.
Ugo - Vorrai scherzare? Non ti credo nemmeno per scherzo.
Zia Moll - (pensosamente, come se riflettesse) Certo dovresti fare una selezione, scegliere quello che c' da prendere e quello che c' da buttar via. Non stato detto che il genio l'arte di selezionare? Ma tu non sei un genio. Potresti dare una forma a questo materiale, un po' di forma, e basterebbe ben poco. Ma forse non puoi, forse non c' nessun drammaturgo che potrebbe \ mettere tutta quella compagnia dentro un solo lavoro. Forse, solo attraverso un film si potrebbe realizzare una cosa come questa, tutte le diverse storie, che si intrecciano, allontanandosi da uno all'altro, ravvicinando uno all'altro, proprio come le figure dei lancieri.
Ugo - Lancieri?
Zia Moll - Forse sei troppo giovane per aver ballato questa danza. Una danza figurata, strepitosa in un salone, ma io l'ho vista ballare in una cucina, con tanta dignit come se fosse un minuetto del Settecento.
Ugo - La riunione di stasera sembra proprio una confusione di gente che parla no all'altro, pestandoli i piedi uno con l'altro.
Zia Moll - Lo so. Non c' ostruzione. Manca il contrappunto. Ma, gran Dio, ragazzo, questo affar tuo.
Ugo - Affar mio?
Zia Moll - Come drammaturgo. Dare una forma, una forma teatrale alla vita vera.
Ugo - Forse. Se soltanto ci fosse un soggetto.
Zia Moll - Te l'ho detto. Non hai che da scegliere fra due, tre o quattro soggetti.
Ugo - Non riesco a vederne nemmeno uno.
Zia Moll - Mi han detto che sei bravo per le commedie ed io temo che non ci sia molta commedia qui...
Ugo - E va bene. La signorina Pettigrew e sua sorella.
Zia Moll - Hmm, s. Ma non sono cos comiche come sembrano. C' tuo fratello Giacomo e sua moglie: faresti bene a tenerli presenti come esempi di normalit, bench sia un poco comico che Giacomo, cos indiavolato, si sia fatto domare da quella ragazzina di Mollie. Fargli lasciare il golf per abbracciare il giardinaggio! Giacomo che non distingue un cavolo cotto da una testa di porco! Ah! ah! Oh, son bravi ragazzi! Avranno una nidiata di bambini e Giacomo morir placidamente nel suo letto a ottanta anni.
Ugo - Lo vedi, non c' materia.
Zia Moll - C' tuo padre e tua madre....
Ugo - Anche loro normali. Le pi brave persone del mondo, ma estremamente normali.
Zia Moll - Bene, tuo padre di tanto in tanto beve un goccio di troppo. Credo che stasera fosse nettamente brillo.
Ugo - Sciocchezze. E anche se fosse, certo colpa del premio del Capitano. L'ho visto leggermente brillo, ma mai abbastanza da mettersi a ballare o a cantare; eppoi, se credi che abbia intenzione di mettere mio padre in un lavoro e mostrarlo come un ubriacone...
Zia Moll - Carlo Dickens ha messo suo padre in un libro e mi pare che non ci facesse una gran bella figura. Ma no, sar bene lasciar fuori Giuseppe, non mai ubriaco fradicio e, naturalmente, anche Caterina una roccaforte di moralit... Mi ha mandato il latte?
Ugo - No. Aspetta un minuto, lo vado a prendere. Vai avanti. La cosa comincia ad interessarmi.
Zia Moll - Tu dovrai fare di te stesso il personaggio cattivo del lavoro.
Ugo - Io? Cielo, che ho mai fatto?
Zia Moll - Tu e Onorata Bewley.
Ugo - Onorata?
Zia Moll - Non fingere di essere sorpreso. Le hai spezzato il cuore.
Ugo - Non Io credo.
Zia Moll - Proprio cos. Sei anni fa quando sei andato a Londra e l'hai abbandonata qui.
Ugo - Storie. Non eravamo fidanzati. Non c'era niente fra di noi.
Zia Moll - Fra voi c'era tutto meno la frase: Onorata, vuoi sposarmi? . Ti ricoi'di come era allegra anni fa? Ebbene, guardala ora... Questo il risultato dei tuoi sei anni di abbandono.
Ugo - Non ho colpa del suo stato. Ha avuto una vita dolorosa, sempre perduta dietro suo padre paralizzato. Questo l'ha invecchiata, naturalmente.
Zia Moll - Se si fosse sposata con te, avrebbe lasciato perdere suo padre, anche paralizzato. Cosa dice Bernard Shaw? Le signore sono ragazze sfiorite. Oh, ma Onorata una signorina sfiorita.
Ugo - Non ti credo, non ti credo. Stasera quando mi ha rivisto non ha avuto un attimo d'imbarazzo - era cos fredda e calma.
Zia Moll - Non sai perch ?... Ah! ragazzo, adopera la tua immaginazione. Non sai che cosa ha in animo di fare?
Ugo - No... (Improvvisamente) Non lo voglio sapere. Voglio dire... Voglio dire...
Zia Moll - Hai paura.
Ugo - (riprendendosi) Oh, cerchiamo qualcos'altro. Siamo allegri, oppure macabri se vuoi. E che ne della signorina Pettigrew e della sua monumentale sorella?
Zia Moll - S, considerale monumentali come ti pare, ma ricordati che c' qualcosa dietro quello stravagante vestito di Sara Pettigrew.
Ugo - Un cuore spezzato? (Ride).
Zia Moll - No, uno stomaco vuoto.
Ugo - (rattristalo) Oh!!
Zia Moll - Non lo so per certo, Ugo, ma credo che quelle due creature il pi delle volte siano affamate. Sai, a parte la grande vecchia casa che hanno ereditato per il resto dei loro giorni, non hanno mai avuto molti soldi; ma erano le pi generose creature del mondo, almeno Sara; non si sa un gran che di Lucia. Nessun povero ha bussato mai alla loro porta senza ricevere un piccolo pasto e uno scellino. Bene, ora ho sentito dire che anche il pi autentico degli accattoni non riceve nulla da loro, Credo che vivano di quel poco che rendono certi titoli delle ferrovie, ma da quando sono caduti... bene, tuo padre dovrebbe saperlo, il loro amministratore, ma certamente non posso andare a domandarlo a lui. C' da tirar fuori qualche cosa da tutto questo, Ugo.
Ugo - Per Giove! Certo. Ma non pu essere vero.
Zia Moll - La gente ha fame, Ugo, anche qui a Knock e non solo sui docks di Londra. Non hai visto che aspetto grigio hanno i loro volti?
Ugo - No.
Zia Moll - Proprio come ti dicevo. Non hai occhi, non hai immaginazione.
Ugo - Guarder meglio la prossima volta. Ma chi avrebbe detto che le mie due vecchiette potevano diventare delle figure semitragiche? Quando scriver il mio lavoro le terr presenti. Jim Daly e la signorina... ho dimenticato il suo nome, sembra che se l'intendano abbastanza bene.
Zia Moll - Sallie Long, la figlia del Rettore.
Ugo - Si, proprio lei.
Zia Moll - La figlia del Rettore e Jim Daly... sono innamorati. Non ti dice nulla tutto questo?
Ugo - Non mi pare.
Zia Moll - Non ti ricordi come la famiglia di Jim Daly fosse legata alla Chiesa? Uno zio monsignore e un altro prevosto a Liverpool, poi due zie monache, e anche Jim, bench sia uno studente di medicina, niente affatto strafottente, assolutamente incapace di fare qualsiasi cosa contro la sua famiglia e la sua religione.
Ugo - Vuoi dire che la sposerebbe, se non fosse una protestante?
Zia Moll - Sono innamorati uno dell'altro, e lei non andr contro la sua religione. Bisogna riconoscere, Ugo, che i protestanti, di tanto in tanto, sono cos attaccati alla loro fede tome noi alla nostra. Questa faccenda sta spezzando i loro cuori.
Ugo - Dio!
Zia Moll - Tutta la citt lo sa, non sto inventando niente, soggetto di risa ogni dove. U vecchio Daly sta tentando di tutto. La povera signora Daly appena corretta, cos spaventata, poverina. Quale sar la fine di tutto questo, Dio solo lo sa.
Ugo - Uno o l'altro finiranno col cedere.
Zia Moll - Nessuno ceder, sono troppo fieri tutti e due... Ho sentito dire che lei ha intenzione di andare a Londra.
Ugo - Per dimenticarlo? Capisco, una buona idea.
Zia Moll - (cupa) Forse.
Ugo - Forse? Se non per questo, per che cosa mai, allora?
Zia Moll - Non lo so non te lo direi anche se lo sapessi... Bene ci sono dei pezzetti di commedia in tutto questo, no, Ugo?
Ugo - S, ma solo pezzetti. Devo metterci anche te per collegare tutto insieme.
Zia Moll - A me lasciami in pace.
Ugo - Veramente non posso. Che cosa sei tu, zia Moll? Tragedia o commedia?
Zia Moll - Soltanto una vecchia donna stizzosa.
Ugo - S, va bene, Ma anche qualche altra cosa.
Zia Moll - Melodramma.
Ugo - Non lo credo.
Zia Moll - Ho ucciso il mio uomo!
Ugo - Zia Moll!!! Un delitto passionale?
Zia Moll - iNiente affatto. Un traditore della causa irlandese.
Ugo - Gran Dio! Mi par di diventar matto.
Zia Moll - L'ho colpito al cuore. Oh, per zia Moll non vanno bene quelle sporche faccende di colpire la gente alla schiena... C' una cappelliera sotto il mio letto.
Ugo - Che c' dentro?
Zia Moll - Un relitto. Umano.
Ugo - Dio ci liberi! E sei stata tu a insegnarmi il catechismo! (Si alza, passeggia avanti e indietro nella stanza, terribilmente eccitato) Hai ragione, hai ragione, c' un dramma qui, da qualche parte. Non so ancora dove, non so ancora con chi, devo cercare, provare qui e l, tener tutto nascosto nella mia mente... e nella tua, zia Moll, perch tu mi devi aiutare. Ma non voglio che stiano tutti insieme, appena due o tre allo stesso tempo credo che comincio a veder giusto... Quelle donne affamate... e Sallie Long a Londra... com' pauroso,., orribile... ma inevitabile... oppure vero? E' tutto frutto della mia mente o reale? Deve proprio avvenire? Sono io che foggio gli eventi o sono essi che formano me? Tutto predestinato? (Alza la voce e parla con tono innaturale, aspro) Volete star frmi, prego. Vi comando di essere come vi voglio. Ci sediamo da questo lato, zia Moll. Devo vederli sulla scena come li vedo con la fantasia. Gambiere le luci e sistemer i mobili mentre parlo.
Zia Moll - Metti in movimento tutta la tua fantasia, Ugo.
Ugo - Mi ci prover. (Spegne tutte le luci e nel buio conduce la zia nell'angolo estremo della, scena. Siedono su due sedie, di fronte e diagonalmente. Una debole luce appare. La scena di fondo scomparsa ed stata rimpiazzata da una parete simile alla precedente, contro la quale un banco lungo e basso dove stanno seduti tutti i personaggi che abbiamo visto nel lavoro, ad eccezione di Giacomo e Mollie. Sono senza vita, come persone finte. Si scorgono appena).
Ugo - (sorvegliandoli) S, cos pu andare Non credo che ci sia bisogno di cominciare dal principio, zia Moll; voglio dire quel che riguarda il pezzo del mio arrivo qui e quella discussione circa la mia intenzione di ripartire subito, non intendo di metterci dentro me stesso, devo pensare a condurre la scena, a costruire. Oltre tutto, poi, voglio immaginare un giovanotto molto pi bello di me... un po' tragico... s, proprio cos. (Mentre fa questa evocazione un giovane appare vicino al fuoco) E ora, mamma, tu sei andata gi via 'dalla stanza a prendere il latte di zia Moll.
Zia Moll - Ti ho gi detto che non voglio comparire per niente.
Ugo - Che pretesa! Ma aspetta! (Durante queste due battute la signora Riardati si alzata dal banco e ha preso posto vicino all'evocato Ugo. Le scene che seguono, con i personaggi evocati, devono, se possibile, essere un po' differenti come recitazione dalle scene in cui compaiono i personaggi veri, il parlare un po' pi lento e pi deliberato, i movimenti leggermente teatrali).
L'Evocato - No, non rimango.
Caterina - Non rimani?
L'Evocato - Soltanto fino a dopodomani.
Caterina - Ma perch ? Sei appena arrivato? Un nuovo lavoro? E' per questo che devi scappare a Londra?
L'Evocato - No.
Caterina - E allora perch ? Oh, Ugo. Ho atteso cos a lungo una tua visita!
L'Evocato - Lo o, ma...
Caterina - Shhhh. Sta arrivando qualcuno... Non prendere decisioni, Ugo, ne parleremo pi tardi.
Ugo - Ed ora Onorata. (Onorata si alza dal banco ed entra dalla porta).
Caterina - Come stai, Onorata cara?
Onorata - (dandole la mano) Sono la prima?
Caterina - S, ma che fa? Puoi avere un piccolo colloquio con Ugo, prima che arrivino gli altri.
Onorata - Addio, Ugo, come stai?
L'Evocato - (andandole incontro) Come va. Onorata?
Onorata - E passato iodio tempo dacch ci siamo visti.
L'Evocato - Quattro anni.
Caterina - Ti prego di scusarmi, Onorata, vorrei fare un salto in sala da pranzo pei- vedere se tutto in ordine. Maggie vale tant'oro quanto pesa, ma un po' distratta. (Va via).
Onorata - (sorridendo) Tua madre sempre stata molto diplomatica!
L'Evocato - Mi tanto dispiaciuto di apprendere la disgrazia che ti ha colpito. Volevo scrivere, ma sai come succede...
Onorata - Certamente. Sei cos occupato col tuo lavoro. Capisco benissimo.
L'Evocato - Hai un aspetto.
Onorata - Vecchio? Stanco?
L'Evocato - Bene... serio. Molto serio...
Onorata - Avrei dovuto non venire alla festa. Sono certa che sembro molto vecchia e stanca, ima babbo stato tanto ammalato e cos a lungo ed io l'ho curato da sola. Soffriva molto; la sua morte stata quella che lui chiamava una liberazione benedetta .
L'Evocato - Mamma mi ha detto che ti ha lasciato abbastanza denaro e la graziosa casa. Vivi ancora l, naturalmente.
Onorata - Sar messa in vendita la prossima settimana.
L'Evocato - Onorata! E perch ?
Onorata - Oh, ho altri piani.
L'Evocato - (ridendo) Penso che stai per sposarti.
Onorata - (addolorata) Ugo!
L'Evocato - Non avrei dovuto dire una cosa simile. Mi spia ce.
Onorata - Noti fa nulla... Ascolta, Ugo, dopo questi pochi giorni io non ti rivedr pi.
L'Evocato - Onorata!
Onorata - Mai pi. Cos per tua, ed anche per la mia regola, voglio dirti qualche cosa, molto francamente. Io stavo fuori, in collegio, e tu anche. Ti ricordi, ti ho incontrato quando avevo appena 17 anni. Ero una ragazza molto religiosa, volevo farmi monaca, pensavo di avere la vocazione, e ce l'ho ancora. Babbo non faceva obiezione e poi... e poi...
L'Evocato - E poi arrivai io.
Onorata - Esattamente. Arrivasti tu. Ti divertivi in quelle giornate di vacanze estive e per le feste idi Natale.
L'Evocato - Ti amavo molto, Onorata. Veramente.
Onorata - Lo so, pensavo che tu mi amassi. Ma quando fu questione di andare a Londra e di non avere denaro e di dover fare la tua strada...
L'Evocato - Non potevo sopportare l'idea di essere strangolato da un impegno preciso, dal matrimonio. Non potevo, Onorata, non potevo. Quella sera, tornando a casa dai ballo... ti ricordi? (Onorata annuisce) La sera precedente la mia partenza, avevo sulla punta della lingua la mia domanda vuoi sposarmi? , ma non l'ho pronunciata e quando sono arrivato a casa e mi sono ficcato a letto, dicevo: ..Sono libero, sono libero! Grazie a Dio, sono ancora libero .
Onorata - Anch'io ero libera, ma non volevo essere libera. Tu hai scritto appena, dopo, e cos ho capito che tutto era finito. Allora mi sono detta che bisognava di-menticare, mi ci son voluti quattro anni, ima ci son riuscita, alla fine. Ora, tu conti meno, per me, di qualsiasi estraneo che passi per la via. Penso che mi hai spezzato il cuore , come suol dirsi, ma ora di nuovo agguastato, e adesso che babbo morto posso fare quello che avrei dovuto fare quando sono uscita di collegio.
L'Evocato - Vuoi dire... vuoi farti monaca?
Onorata - S.
I/Evocato - Mi sento veramente un bruto.
Onorata - Ma no, perch ? Penso che non potrai mai dimenticare come mi hai trattata, ma forse era per il meglio, perch se mi fossi fatta monaca non avrei potuto curare il povero babbo. Ad ogni modo tutto passato, Ugo. Salutiamoci come vecchi amici, in fretta, prima che vengano gli altri. (Gli porge la mano).
LEvocato - Onorata, forse anche ora
Onorata - Sciocchezze. Sei completamente dimenticato dal mio cuore. Dio ti benedica, Ugo e che tu possa essere felice come lo sar io. (Si stringono la mano. Il signor Riordan entra, ha bevuto e agisce bruscamente e con eccitazione).
Giuseppe - Salve. Che state complottando? Scusa, Onorata, avrei dovuto salutarti, ma sono un po' scombussolato stasera. Che ne dici di questo tipaccio?
Onorata - Penso che et magnificamente, signor Riordan.
Giuseppe - Eperch non dovrebbe? Ha la fortuna di vivere a Londra. Vorrei avere anch'io la fortuna di andar via da qui per un po'.
Onorata - Da questi ultimi due mesi avete l'aria depressa.
Giuseppe - Sciocchezze, Sto benissimo, sto benissimo. Dov' tua madre, Ugo? Devo vedere Caterina. Affari. Devo telefonare subito a Dublino.
Onorata - Vado a cercare la signora Riordan, deve essere in stanza da pranzo.
LEvocato - No, vado io.
Onorata - Non ti muovere.
Giuseppe - Se non vi dispiace, andate via tutti e due, un affaruccio di carattere privato... niente di importante, ma privato. (L'Evocato apre la porta per Onorata ed ella esce. L'Evocato lancia a suo padre uno sguardo inquisitore).
Giuseppe - (accorgendosene) Pensi che abbia berillo? Bene, s, e lo avresti fatto anche tu se fossi nei miei panni.
LEvocato - Mi dispiace, posso far niente... posso aiutarti?
Giuseppe - No, non puoi. Ma grazie lo stesso. (L'Evocato esce).
ZaMoll - No, questo non mi piace, Ugo. Giuseppe non un attivo tipo.
Ugo - Ehhh, zia Moll. Ricorda che per met invenzione. (Entra Caterina).
Caterina - Mi volevi, Giuseppe?
Giuseppe - S. Ricordi quei titoli Blenkin?
Caterina - Blenkin?
Giuseppe - S, Blenkin. Vorrei che me li prestassi, devo farmi dare subito del denaro su quei titoli.
Caterina - Oh!
Giuseppe - Te li potr restituire fra un paio idi mesi. (La signora Riordan non parla). Mi fai credito, no? Non pensi che voglia scappare con i titoli?
Caterina - Ma no, certamente no. Ma. Ma non li ho pi!
Giuseppe - Non li hai pi?
Caterina - Li ho venduti tre mesi fa.
Giuseppe - Di nascosto, senza accennarmelo neppure?
Caterina - S, Giuseppe.
Giuseppe - Ma in nome del Cielo, perch ? Che cosa ne hai fatto?
Caterina i - Niente di male, Giuseppe, ma so che ti saresti arrabbiato. E' stato per Ugo.
Giuseppe - Ugo? E perch voleva del denaro? Nonna il suo mensile? Debiti?
Caterina - No, aveva bisogno di denaro per la sua commedia. Ha potuto ottenere che venisse rappresentata solo se i investiva un po di denaro anche lui. Naturalmente, all'infuori del mensile non aveva un soldo di suo. (La signora Riordan si siede disfatta) Non sei mica arrabbiato con ime, Giuseppe?
Giuseppe - No, non sono arrabbiato, ma c' qualcosa di peggio.
Caterina - Mi paventi. Che successo?
Giuseppe - Sono stato un pazzo, Caterina. Peggio che pazzo. Criminale. Ho speculato col denaro altrui.
Caterina - Giuseppe!
Giuseppe - Fra questi disgraziati ci sono anche la signorina Pettigrew e sua sorella. Ho pensato che avrei potuto raddoppiare il loro denaro... No, non lo facevo proprio per loro, se avessi raddoppiato i sarebbe stato un bel margine per me... e era, a meno che non trovi trecento sterline per domattina, tutto perduto.
Caterina - Ah! Povere donne!
Giuseppe - Non moriranno di fame, non le lascer morire di fame. Sono stato un pazzo, un pazzo stupido.
Caterina - Ho trenta e forse pi sterline alla banca, Giuseppe.
Giuseppe - S, cercher di far qualcosa con quelle e poi penser a qualche scappatoia... ci deve essere pure un mezzo.
Jim e Sallie - (entrano; saluti scambievoli).
Giuseppe - (irritato) - Ci siamo tutti? Possiamo cenare, ora? Caterina, sto morendo di fame.
Caterina - Aspetto ancora qualcuno, caro.
Giuseppe - Chi?
Caterina - La... La signorina Pettigrew e la signora De Lacy.
Giuseppe - Oh... Mio Dio!
Jim - L'avete detto come se non le poteste soffrire, come se non foste il loro migliore amico... come dicono sempre loro.
Sallie - Amici? Jim... tu sei stato a Dublino, ma se tu potessi vedere come il signor Riordan fa la corte alla signorina Pettigrew, troveresti che una vergogna. Credo che voi lo permettete, signora Riordan!
Caterina - (cercando di sorridere) Lo so, mia cara. Scandaloso, non vero? Ma... non avete una buona cera. Non state forse bene?
Sallie - (rapidamente) Non mi sono mai sentita meglio, signora Riordan. Forse vado un po' troppo in giro.
Caterina - Dovreste avervi pi cura. (Guardando Jim) Ah s, certamente.
Giuseppe - (battendo sulle spalle di Jim) I giovani son sempre giovani.
Jim - (imbarazzato) S. Si. Avete giocato a golf, oggi?
Giuseppe - No, Jim. Troppo occupato, troppo occupato. Dimenticavo, non vengono Giacomo e Mollie?
Caterina - Soltanto dopo cena, Giuseppe. (La porta si apre e Ugo fa entrare la signorina Pettigrew e sua sorella).
La signorina Pettigrew - Abbiamo incontrato Ugo nell'ingresso... Come state, signora Riordan? Mia sorella dice che cresciuto. Sallie, mia cara (la bacia) e Jim, al solito, mai lontano da lei. Ah! Ah! Ed ecco il signor Riordan che si nasconde. Vi vedo, per, vi vedo, tipaccio. Venite qui a darmi la mano. (Egli viene avanti imbarazzato) Tenete su la testa! Sono sicura che Caterina vi ha dato una buona lavata di capo e credo che ve la siate meritata. Non e vero, Caterina?
Caterina - No, oh, no!
La signorina Pettigrew - Non sareste capace. Nessuno li noi avrebbe cuore idi dire o di fare qualche cosa contro il nostro caro Riordan, il nostro miglior amico, il nostro pi vecchio amico. (Onorata apre la porta della stanza da pranzo).
Onorata - Il pranzo pronto, signora Riordan.
Caterina - Grazie, cara. Venite, dunque. (Parlando e muovendosi semplicemente vanno in stanza da pranzo e la porta si chiude).
Zia Moll - E questo, ritengo, accuratamente elaborato, il tuo primo atto?
Ugo - Non ne sono sicuro. Mi piacerebbe di portare avanti il lavoro attraverso una serie di piccole scene.
Zia Moll - Di quale durata?
Ugo - Forse un'ora, forse un'ora e mezzo.
Zia Moll - Sciocchezze! Nessun pubblico lo sopporterebbe. Non un pubblico di uomini, almeno. Non possono mai star seduti per pi di mezz'ora, senza voler fumare o bere... o altro. Non si sanno controllare.
Ugo - Eppure, al cinema resistono. Ad ogni modo ci prover. Il fatto , zia Moll, che sei proprio tu che non hai nessun controllo, stai morendo dietro al tuo bicchiere di latte.
Zia Moll - Certamente. La mia ora passata da un pezzo.
Ugo - (andando verso la sala da pranzo) Vado a prenderlo.
Zia Moll - (chiamandolo) E non dimenticare i biscotti!
Ugo - (scomparendo) Li avrai.
Zia Moll - Ragazzo. Tutto .sua madre. Smemorato. Son certa che dimenticher i biscotti o il latte; senza metodo, senza immaginazione. Bene, ho qui il mio Manchester Guardian . (Prende il giornale, ma, prima ancora che cominci a leggere, Ugo di ritorno con due biscotti, un bicchiere di latte e un altro di vino per lui).
Ugo - Ecco il tuo latte, zia Moll, e i tuoi biscotti.
Zia Moll - Grazie. (Prende un buon sorso di latte).
Ugo - (dopo un sorso di vino) Mi pare che avrei dovuto usare di pi il lato buffo, sfruttando maggiormente le due vecchie. Sarebbe stato facilissimo; io... ionia sono tutti qui, nella mia mente. Posso ritirarle fuori in qualsiasi momento, se necessario, Ma ora, per il primo effetto, ho voluto disegnarle chiare e nette - come uno a'sherry molto secco. Ma non essere impaziente, zia Moll, arricchir tutto pi tardi. Quello che voglio da te ora, che tu vada a metterti cappotto e cappello.
Zia Moll - Non far niente di simile. A quest'ora della notte.
Ugo - Ma s, lo farai. Non capisci che sono io il padrone, qui, questa sera? Qualsiasi cosa io dica, si compie. Batto le mani, presto! e tu scompari.
Zia Moll - (andandosene) Bene, io? Mai. (Scompare. Ce rumore di ping-pong , dalla sala da pranzo; risa e suoni di parole. La porta si apre e Sallie Long entra. Va verso il caminetto e rimane li sconsolata. Dopo pochi secondi compare Jim Daly).
Jim - Sei scappata via. Perch ? Eravamo tutti cos allegri.
Sallie - S, lo eravate.
Jim - Non ti piace il ping-pong ?
Sallie - Mi piaceva.
Jim - Perch non hai voluto giocare stasera?
Sallie - Non sei quasi un medico?
Jim - S... l'ho dimenticato, per un momento.
Sallie - Torna di l. Sentiranno la tua assenza.
Jim - No. Son quasi stato cacciato via.
Sallie - Eppure, sentono la tua assenza.
Jim - Ascoltami, Sallie, non si pu andare avanti cos.
Sallie - Perch no?
Jim - Ti sposerei domani, senza esitazione.
Sallie - S, alle solite condizioni. Oh, Jim, mio caro, non torniamo su questa storia. Abbiamo discusso e discusso. Non c' soluzione possibile.
Jim - Non puoi deciderti a farlo?
Sallie - Diventare cattolica? No. Non buffo che mi sia decisa a fare con te... quello che ho fatto senza poter poi rinnegare la mia fede? Non potr mai condurmi a dire che credo in cose nelle quali non credo, a cose che, nel mio cuore, odio. Tu non puoi rinnegare la tua fede. Ti rispetto per questo, tu fai lo stesso con me...
Jim - Lo faccio. Tu sarai sempre la sola per me...
Sallie - Non fare promesse decisive, e non essere cos solenne. Dopo tutto, non poi una cos vecchia 6toria? Lo studente in medicina e la figlia del pastore. Non vi sono delle storielle volgari a questo proposito? O delle canzoni buffe?
Jim - Sta zitta!
Sallie - Quando Giacomo e Mollie sono venuti ci sono stati degli scherzi delicati e 'graziosi circa quella che chiamano la sua condizione.., non si dice cos? Tutti erano allegri e contenti. Supponi che io entri in quella stanza e dica loro della mia condizione, che direbbero?
Jim - Non lo farai.
Sallie - No di certo. Ma supponi che lo facessi e dicessi che tu sei il padre.
Jim - Ma che succede?
Sallie - Vado a Londra la settimana prossima.
Jim - A Londra?
Sallie - Bene, Jim, babbo un nomo di vedute larghe, ma mettere al mondo un bastardo proprio al Presbiterio, sarebbe un po' forte.
Jim - Dove andrai a Londra?
Sallie - In una scuola di certe amiche mie.
Jim - Non ti credo.
Sallie - Bene, non una cosa facile da dirsi.
JlM - Voglio di tuo indirizzo.
Sallie - Perch ? Non vedi .che tutto finito Jim? (Egli comincia a protestare) Oh, va bene, te lo dar, ma non prometto di scrivere.
Jim - Io scriver spesso.
Sallie - (sicura che non lo far) Sono certa. Quando torni a Dublino?
JlM - Domattina.
Sallie - Oh... Allora stasera ci salutiamo.
JlM - No, no certamente.
Sallie - S. (Leggermente) Allora: addio, Jim!
Jim - Sei terribilmente crudele.
Sallie - Voglio esserlo.
Jim - Mi metti sempre dalla parte del torto.
Sallie - Ma no, ma no. Oh, scusami, caro, c' ancora una cosa, ringrazia tua madre per me, nel caso non potessi farlo io, e dille che stata molto dolce e carina con me. Credo che le sarei piaciuta come nuora... soltanto se le cose fossero state diverse da come sono.
Jim - Glielo dir. Babbo stato un animale.
Sallie - Ah, no! Si comportato allo stesso modo che tu adotteresti con i tuoi figlioli... i tuoi figli legittimi. Sar meglio che torniamo di l; staranno almanaccando chiss che.
Jim - S, vieni. (Mentre camminano, Sallie si ferma. Tende le braccia verso di lui).
Sallie - Jim, addio.
Jim - (baciandola) Oh, mia cara, mia cara.
Sallie - Mio povero Jim. -(Passano nell'altra stanza. Ugo gira per la camera aggiustando i mobili e parlando mentre cammina).
Ugo - Una grande sala da pranzo nello stile vittoriano; anche alone, perch , certamente, usano il salone solo quando danno una festa e non ne hanno date da anni. Il lutto della signora De Lacy una buona scusa. Pochi ritratti di famiglia di scarso valore, qualche buon mobile di mogano, qualche candelabro di valore, due quadri di scene con gatti. La luce fredda e scarsa. (Aggiusta le luci) S, osi. (La signorina Sara Pettigrew e la signora Lucia De Lacy entrano, si tolgono i mantelli, mostrando gli stessi vestiti che indossano alla festa. Si siedono vicino al fuoco).
La signorina Pettigrew - Guarda che bellezza, Lucia, c' ancora del fuoco.
La signora De Lacy - Gi.
La signorina Pettigrew - Questi ceppi sono magnifici, durano moltissimo. Sono quasi tre ore che siamo uscite. Posso metterne ancora uno?
La signora De Lacy - E' meglio andare a letto. Ce ne sono solo pochi pezzi nella cesta, domani dovrai tagliarne degli altri.
La signorina Pettigrew - S, lo far.
La signora De Lacy - Vorrei poterti aiutare... ma il mio cuore...
La signorina Pettigrew - Non fa nulla, Lucia. E non mi dispiace spaccare la legna, un lavoro che riscalda. Ho sempre detto che tagliare i ceppi una cosa bellissima, vi riscaldano mentre li spaccate e poi vi riscaldano ancora mentre bruciano.
La signora De Lacy - Vorrei proprio, Sara, che tu non scoprissi sempre il lato allegro delle cose, una faccenda delle pi irritanti.
La signorina Pettigrew - E' cos, Lucia? Mi dispiace, ma non posso fare a meno di essere gaia, dopo una cos bella serata. (Canticchia) Non andare pi vagabondando .
La signora De Lacy - Sta calma. Eri ridicola, stasera. Eri cos allegra come... come una bambina di tre anni.
La signorina Pettigrew - Ma davvero, Lucia? Ho folleggiato troppo?
La signora De Lacy - Mi pare di s.
La signorina Pettigrew - E' orribile da parte mia. Ma le luci, e tutta quella giovent, e il cibo cos buono, e quel dolcissimo vinello... mi ha dato alla testa, forse. (Sii alza e comincia a ballare, cantando) Cos, non andar pi vagabondando Cos tardi nella notte.
La signora De Lacy - Siediti e comportati decentemente.
La signorina Pettigrew - (danzando) No, vieni con me, sii il mio cavaliere. Eri solita fare il cavaliere quando imparavamo a ballare, tanti anni fa. Vieni, Lucia.
La signora De Lacy - E' ridicolo! Alla tua et!
La signorina Pettigrew - (danzando verso di lei) Su, vieni. (S'alza, lontanissimo, un violino e un piano fantasma suona il valzer della Vedova allegra ) Quello era il valzer che suonavano... ricordi? a quel ballo in cui Bob ti chiese in moglie.
La signora De Lacy - Ricordo.
La signorina Pettigrew - Era la banda di Clarice, no? Avevamo incontrato la signora De Lacy alia Esposizione idi Dublino. Era nel 1907, non vero. Lucia?
La signora De Lacy - S. I Morgan ci presentarono a lei.
La signorina Pettigrew - Come eri felice quella sera dopo il ballo. Venisti nella mia stanza, ci spazzolavamo i capelli a vicenda e tu mi dicesti di Bob.
La signora De Lacy - Ricordo.
La signorina Pettigrew - Eravamo cos felici tutte e due. Bob era cos bello.
La signora De Lacy - Ma non altrettanto buono come marito. Tu sei stata pi fortunata, dopo tutto, Sara.
La signorina Pettigrew - Perch non ho mai amato? O almeno perch nessuno mi ha mai amato. Proprio fortunata, Lucia?
La signora De Lacy - Certamente.
La signorina Pettigrew - Non lo so. Quando ho visto quei giovani, stasera, Giacomo e MoMie, e Daly e la signorina Long... mi venuto voglia di piangere.
La signora De Lacy - Sciocchezze. Giacomo e Mollie sono la gente pi comune che si possa immaginare. Bob ed io... ammetto che Bob come uomo di affari e come marito lasciava molto a desiderare... ma non siamo mai stati gente comune.
La signorina Pettigrew - Forse Mollie non pensa che Giacomo sia un tipo comune.
La signora De Lacy - Non voglio ballare pi, ridicolo alla nostra et. (Smettono di ballare).
La signorina Pettigrew - Ho ballato tre volte, stasera, col signor Riordan, con Daly e con Giacomo.
La signora De Lacy - L'ho visto. Pietoso.
La signorina Pettigrew - Davvero, Lucia? Mi dispiace. Ma era tutto cos bello. Soltanto, Ugo poteva essere meno strano. Che osa ha?
La signora De Lacy - Oh, soltanto nervi e stramberie, suppongo. Sono sicura che conduce una vita dissipata a Londra, mi hanno detto che tutti i .giovani si 'comportano cos laggi.
La signorina Pettigrew - La signora Riordan dice sempre che egli ili pi serio dei ragazzi.
La signora De Lacy - Hmmim! Leggi i giornali. Assassini!. Suicidi. Cabarets... A proposito, che osa diceva della tua borsa?
La signorina Pettigrew - La mia borsa? Oh, niente. Sciocchezze.
La signora De Lacy - Anche a me sembrata una cosa senza senso, mia tu sei diventata rossa ed ho pensato per un momento che ci dovesse essere dentro qualche osa.
La signorina Pettigrew - Dove? Nella borsa?
La signora De Lacy - No, in quello che diceva.
La signorina Pettigrew - Bene, in un certo senso, s.
La signora De Lacy - Che vuoi dire?
La signorina Pettigrew - Ti arrabbierai, Lucia, lo so, ma non ho potuto resistere e nessuno mi ha visto, posso giurarlo, e Ugo non era nella stanza in quel momento, cos che non capisco come abbia sospettato. Ad ogni modo, non gli ho lasciato aprire la mia borsa, e noi non abbiamo assaggiato 'burro in tutta la settimana...
La signora De Lacy - Ma di che diavolo stai parlando ?
La signorina Pettigrew - Quei panini con dentro l'affettato, non erano buoni?
La signora De Lacy - Erano eccellenti. Ne ho preso solo uno, mi sarebbe piaciuto mangiarne un altro, ma il vassoio scomparso.
La signorina Pettigrew - Io l'ho trovalo e ho pensato... un paio di quei panini per colazione...
La signora De Lacy - Sara ?!!
La signorina Pettigrew - S, ili ho nascosti nella mia borsa, due.
La signora De Lacy - Li hai rubati?
La signorina Pettigrew - Rubati, non esattamente cos, Lucia. Caterina Riordan desidera che si saccheggi la sua ricca tavola, lo sai bene. Ma non potevo chiederle del cibo.
La signora De Lacy - Lo credo bene!
La signorina Pettigrew - (prendendo i panini dalla borsa) Guarda, eccoli. Hanno un odore delizioso... Sei furibonda contro di me, no, Lucia?
La signora De Lacy - (dopo una pausa) Dovrei esserlo, ma non lo sono. Mio Dio, questo dimostra come siamo scese in basso.
La signorina Pettigrew - Le cose andranno meglio fra un po', quando le galline faranno di nuovo le uova.
La signora De Lacy - Dipendere da una mezza fioina di galline! Pettigrew che aspettano in ansia le nova delle loro galline! Grazie al cielo, babbo morto prima di vedere questo.
La signorina Pettigrew - Hanno la cresta molto rossa, ogni giorno deporranno un novo. E noi non abbiamo mai freddo, Lucia, con tratti questi alberi nel giardino. E a ime non dispiace affatto andare a tagliare i rami, ti assicuro. C' gente che sta peggio di noi. (Timidamente) Vuoi mangiare il panino adesso?
La signora De Lacy - Mi soffocherebbe.
La signorina Pettigrew - Anch'io non ho fame, veramente. Li manger a colazione. Quel vinello saporito... mi ha scaldato il cuore, e a te, Lucia? Credo che il signor Riordan abbia bevuto un po' troppo whisky durante la serata. Non ti sembrato, Lucia? Veramente nessuno dovrebbe dire una sola parola contro di lui, rana persona tanto gentile ed sempre stato il nostro migliore amico.
La signora De Lacy - Mi fai ricordare... mi ha dato una lettera mentre stavamo uscendo.
La signorina Pettigrew - Che c'era scritto?
La signora De Lacy - Non ho avuto modo di leggerla.
La signorina Pettigrew - Forse pagano di nuovo i dividendi.
La signora De Lacy - Forse. Disse che forse sarebbero passati (degli anni prima che avessero pagato i dividendi, ma che non c'era pericolo e le azioni erano sicure. (Prende una lettera dalla borsa).
La signorina Pettigrew - Presto, vedi che cosa dice.
La signora De Lacy - (aprendo la lettera) La luce poca. (Leggendo) Cara signora De Lacy... Come vecchio amico vostro e Idi vostra sorella... non offendetevi... In ricordo del vecchio tempo... Bene, bene... .
La signorina Pettigrew - Che osa questo?
La signora De Lacy - Un assegno, ci offre del denaro.
La signorina Petticrew - Denaro?
La signora De Lacy - Venti sterline per aiutarci a passare l'inverno, dice.
La signorina Pettigrew - Venti sterline? Che uomo generoso.
La signora De Lacy - Veramente.
La signorina Pettigrew - Potremmo comprare qualche vestito e forse una piccola apra e potremmo avere il latte per il t e comprare crusca per le galline e...
La signora De Lacy - Non avremo niente di tutto questo.
La signorina Pettigrew - Perch no? Come le vuoi spendere?
La signora De Lacy - Bench Giuseppe Riordan sia un buon amico, vorrei morire prima di accettare il suo denaro. Ha sempre fatto del suo meglio per noi, ha preso cura dei nostri investimenti e delle azioni e non colpa sua se tutto ci va male. Se prendessi questo denaro da lui non potrei pi andare a casa sua a testa alta.
La signorina Pettigrew - Ma non ti sei arrabbiata con me perch ho preso i panini.
La signora De Lacy - Avrei dovuto esserlo. Non devi mai pi fare rana osa simile. Promettimelo, Sara.
La signorina Pettigrew - (cominciando a piangere) Non posso promettere niente. Non sono sicura di me. Tu sei forte, Lucia, io sono debole, io sono affamata. Voglio dei bei vestiti e voglio del buon cibo. Che non lo so forse che sembro uno spaventapasseri con questi vestiti di zia Giulia vecchi di almeno trent'anni? Cerco di scherzare anche con questo e dico che mi sento vecchio stile, ma non co. Sono.., sono comica, ridicola...
La signora De Lacy - Non vero. Qualsiasi cosa tu ti inetta addosso rimani sempre una signora.
La signorina Petticrew - Sono tanca di essere una signora, stanca di questa povert, tanca di apparire quello che non sono, sapendo bene che tutti capiscono la verit, sono stanca di pensare che tutti gli accattoni che mi vedono passare per la strada mi chiamano fra di loro: povera vecchia signorina Pettigrew.
La signora De Lacy - Non pu essere. Come puoi saperlo ?
La signorina Petticrew - Non lo so di sicuro, ma lo so.
La signora De Lacy - Se siamo povere non colpa nostra.
La signorina Pettigrew - Questo non fa differenza. Forse ci terrebbero di pi in considerazione se avessimo perso il nostro denaro giocando a carte o alle corse. Non perch mi interessi quello che pensano. Ma, quelle venti sterline! Oh, ima dovrai pur ringraziare il signor Riordan!
La signora De Lacy - Gli scriver molto gentilmente e gli dir che non ne avevamo bisogno.
La signorina Petticrew - Gli rimanderai indietro l'assegno?
La sicnora De Lacy - Certamente.
La signorina Pettigrew - Gli dirai che non ne abbiamo bisogno? Sar una bugia che non creder facilmente.
La signora De Lacy - E abbastanza gentiluomo per prendere la cosa come deve essere presa; un cortese rifiuto. Dopo tutto non colpa sua se i nostri dividendi sono scesi a zero.
La signorina Pettigrew - No. Ma mandare indietro tutto quel denaro... Lucia!
La signora De Lacy - Non lo rimander indietro... Brucer l'assegno adesso!
La signorina Petticrew - No, no, ti prego Lucia, aspetta sino a domattina.
La signora De Lacy - Ce ancora abbastanza fuoco per bruciarlo ora.
La signorina Pettigrew - Aspetta sino a domattina. Forse domani penserai in un altro modo.
La signora De Lacy - E* di questo che ho paura, Sara. Forse domattina penser differentemente. Non buffo vedere come il buon cibo e il buon vino, cambino le persone? Mi sento molto forte e morale, stasera, forse non lo sar altrettanto domattina. (Brucia l'assegno).
La signorina Petticrew - (con un filo di voce) Brucer anche i panini, se vuoi.
La signora De Lacy - No, no, bambina, tienili. Li potrai mangiare tutt'e due a colazione.
La signorina Pettigrew - Non potrei mangiarli; mi ai fermerebbero in gola.
La signora De Lacy - Ma nemmeno per sogno! Faremo uno per uno e questo ti aiuter. Far bene al mio orgoglio 'mangiare del cibo rubato. (La signorina Pettigrew comincia a piangere) L, l, non ho detto per farti piangere... dichiaro che sto per piangere anch'io. (Mette un braccio attorno alle spalle della sorella e la scena si dissolve).
Ugo - (si muove aggirandosi in quel buio come se stesse aggiustando i mobili) Un Ietto bianco qui, un'immagine della Vergine, una piccola lampada e Onorata in camicia da notte, inginocchiata dinanzi all'immagine; ha gi detto le sue preghiere e sta per andare a letto. (Una luce si accende e si vede Onorata inginocchiata, tutta bianca nella sua camicia da notte).
Onorata - Ho pensato di aver completamente dimenticato, credevo di averlo cancellato dal mio cuore. Ma stavo ingannando me tessa e cercavo di ingannare anche voi, Santa Madre. Questo fiore, questa margherita che mi dette tempo fa, io l'ho conservata. Ora la distruggo. Guarda! Tutto comparso, tutto dimenticato. Sono svuotata, adesso, vuotata di ogni passione umana. (Prende il suo Tommaso da Kempis da vicino al letto e legge) Signore, quante volte devo rassegnarmi e quante volte devo dimenticare me stesso?... L'ho detto a te tante volte e te lo ripeto di nuovo, dimentica te stesso, rassegnati e godrai di una grande pace. A questo devi forzare te stesso, per questo devi pregare il tuo Signore, questo devi desiderare. Tu devi spogliarti di te stesso, e, libero, devi seguire il tuo Signore soltanto e morire a te tesso e vivere per sempre in me. Cos avranno fine tutte le vane fantasie, turbamenti, debolezze e cure superflue, cos scompariranno anche i disordinati sogni e i disordinati amori moriranno in te . (La scena diventa buia e si chiude).
Ugo - Ed ora, passeremo dalla cameretta di una ragazza irlandese alla sala d'aspetto di una clinica di maternit, in Londra. E' un tardo pomeriggio. C' un po' di nebbia e non fa n freddo n caldo. Zia Moll e Sallie Long, in impermeabile e cappello, sono sedute l'una di fronte all'altra, intorno ad una tavola centrale. (La scena si illumina e mostra le due donne come Ugo le ha descritte).
Sallie - Zia Moll, avete fatto tanto per me accompagnandomi fin qui e impedendomi di fare... Oh, non mi abbandonate!... Non posso sopportare che i miei debbano soffrire tanto per colpa mia!
Zia Moll - Lo so, ma tu saprai cancellare il loro dolore; devi essere fiera, felice!
Sallie - State parlando come i libri che leggete, zia Moll, ma non secondo il buon senso. Non c' niente di fiero e di allegro nell'avere un bambino non desiderato e senza padre. (Abbandonandosi all'isterismo) Andatevene, se volete; non vi mischiate pi in questa sporca faccenda: dite pure a tutti, domani stesso, che m'avete lasciata in una clinica di Paddington, dopo essere riuscita a stento ad impedirmi di non avere il mio bambino! Dite, dite pure che volevo ucciderlo...
Zia Moll - Stai dicendo delle sciocchezze, Sallie. Controllati. Sei salva, ormai. Tutto andr bene.
Sallie - Mi dispiace, zia Moll, mi dispiace tanto. (Entra il dottor Smith, un uomo dall'aspetto mediocre).
Dottor Smith - Buongiorno, signora.
Sallie - Buongiorno, dottore. La signorina mia zia.
Dottor Smith - Buongiorno, signorina.
Zia Moll - Quanto tempo... Voglio dire, se il decorso
Dottor Smith - Sar regolarissimo, vedrete. E tra poco tempo, tutto... Ah, ecco rinfermiera. (Entra una infermiera) Signorina, volete condurre 'di l la signora? Verr subito anch'io. (L'infermiera fa alzare Sallie e la porta con se. Mentre Sallie le passa dinanzi, zia Moll si alza e le fa una carezza).
Zia Moll - Mia cara bambina...
Sallie - Se succedesse qualcosa... dite a Jim che... No, meglio non dirgli nulla. (Esce).
Dottor Smith - Non succeder assolutamente nulla; state tranquilla, signorina. Hanno paura quasi tutte, la prima volta... E' la prima, vero?
Zia Moll - S.
Dottor Smith - Si capisce. Vedrete invece che fra poco tempo tutto sar risolto felicemente... (La scena scompare subitamente. La piattaforma posta dinanzi al banco si illumina e un pastore vi appare).
Il Pastore - Io sono la resurrezione e la vita, dice il Signore, e chi vive e crede in me non morir mai. Perch quando le trombe suoneranno, i morti risorgeranno incorruttibili e saranno cambiati... Perch , bench il nostro padre celeste si sia compiaciuto idi prendere con s l'anima della nostra sorella che ci ha lasciati, pure noi abbiamo posto il suo corpo nella terra, terra con terra, cenere con cenere, polvere con polvere. (La sua voce si spegne e la scena scompare. Una luce si accende. Jim Daly seduto vicino al fuoco e scrive su di un blocco che tiene sulle ginocchia).
Jim - Cara mammina. Mi sono laureato a pieni voti, con medaglie d'oro, 'dicono loro, ima temo che siano di ottone o di rame. Ad ogni modo ho deciso di seguire un corso speciale e cos non potr essere a casa prima dell'estate. Nessuna notizia di Sallie? Non ha risposto alle mie due ultime lettere. Il tempo qui abbastanza bello. Vado a un ballo al Metropol stasera e marted andr... (La scena scompare. Si vede Ugo e zia Moll. Ella senza cappotto e senza cappello; sembra che stia pian-gendo).
Ugo - Che succede, zia Moll?
Zia Moll - Sono stupida, credo, ima ombra tutto tanto vero.
Ugo - Sciocchezze. Nasce tutto dalla mia immaginazione. Una finzione dell'immaginazione, come suol dirsi.
Zia Moll - E cos? Sei sicuro?
Ugo - Sicurissimo. Non per niente sono un commediografo. Sh! Sento che stanno venendo, saranno qui fra un minuto. Ti prover che tutta invenzione. Chieder alla signorina Pettigrew di mostrarmi che cosa c' nella sua borsa, lascer che ci guardi, non ci saranno panini di sorta e questo ti prover come tutto quanto 6ia immaginario.
Zia Moll - Lo voglia Iddio. (La porta della stanza da pranzo si apre. Tutti entrano allo stesso modo di come sono usciti all'inizio).
Jim - Brr! Ho mangiato troppo, signora Riordan!
Giacomo - Anch'io. Ci hai dato un pranzo coi fiocchi, mamma.
La signorina Pettigrew - Un vero banchetto, signora Riordan. Non vero, Lucia?
La signora De Lacy - Sontuoso.
Caterina - Bene, mi fa proprio piacere che abbiate gustato il mio piccolo puntino, ma lo avete appena assaggiato.
Sallie - Direi idi no.
Giuseppe - Mi pare che tutti abbiamo fatto del nostro meglio, mamma, meno Ugo. E tu che eri il re della festa, Ugo, ti sei mostrato appena un minuto per prendere il latte di zia Moll.
Ugo - Oh, ho rubato anche un bicchiere di Bordeaux per me, babbo.
Giuseppe - Bordeaux? Non certo la bevanda adatta per un uomo.
La signorina Petticrew - Abbiamo sentito la vostra assenza, signor Ugo.
Ugo - Scusate. Stavo parlando con zia Moll.
Caterina - Hai avuto il tuo latte, zia Moll? Me lo sono dimenticato.
Zia Moll - Oh, s, zia Moll ha avuto il suo latte.
Giuseppe - Penso che potremmo fare un po' di musica o metterci a giocare.
Caterina - Penso che pi tardi potremmo sgomberare il pavimento e ballare un po'.
Jim - Bene!
Mollie - Giacomo non ani permette di ballare.
Caterina - Ci mancherebbe altro, mia cara.
Giuseppe - Sarebbe bene fare un po' di musica. Dopo tutto ho quasi vinto il premio del Capitano.
Caterina - S, credo anch'io che farebbe piacere a tutti un po' di musica; forse anche a voi, signora De Lacy.
La signora De Lacy - Purch non sia jazz !
La signorina Pettigrew - Oh, mi piace il jazz. Ma certamente non posso ballarlo. (Ride scioccamente).
Caterina - Onorata, volete...
Onorata - Ho un terribile raffreddore. Veramente, signora Riordan, non una scusa.
Caterina - Che peccato. Signorina Long?
Sallie - No, impossibile. (Voltandosi verso Giacomo) Ma, voi, signor Giacomo?
Giacomo - Niente da lare.
La signorina Pettigrew - Ma voi cantate proprio tanto bene?
Giacomo - Non ho mai preso lezioni in vita mia.
La signorina Pettigrew - Come i pettirossi... bench non ne abbia mai sentito uno, non ce ne sono in Irlanda, credo; strano.
Jim - Avanti, Giacomo.
Giuseppe - S, comincia, Giacomo ; qualcosa di allegro. Ugo, metti qualcosa qui dentro, ti prego. (Porge il suo bicchiere. Ugo va in sala da pranz).
Caterina - S, caro, Mollie ti accompagner, non vero?
Giacomo - Lo credo che lo far! Si pu dire che mi ha sposato per questo!
Mollie - Solo per questo?
Giacomo - No, no. Vieni, cominciamo.
Zia Moll - La canzone che ti ho chiesto, Giacomo.
Giacomo - Va bene!
La signorina Pettigrew - Oh, credo che sar delizioso. Si sente cos poca musica a Knock, oggigiorno. Io ricordo, tempo fa, quanta musica si faceva ai ricevimenti come questi. Ti ricordi, Lucia? Io ero solita cantare il duetto: Oh, noi due andavamo e tu eri magnifica, Lucia, in Quando il passero fa il nido .
La signora De Lacy - Shhh.
La signorina Pettigrew - Questi grammofoni e le radio hanno ucciso la musica vera; questo quello che dico sempre. Datemi un buon intenditore, sempre, sempre...
Onorata - Volete un cuscino dietro le spalle, signorina?
La signorina Pettigrew - Grazie cara. Shh, ora cominciano. Come suona bene Mollie!
La signora De Lacy - Shhh.
La signorina Pettigrew - Bene, mia caraSpero di essere capace di riconoscere la buona musica dalla cattiva.
Mollie - (suona assai bene. Giacomo canta bene bench non abbia la voce educata).
Giacomo - (cantando) Lasciate che non andiamo pi vagabondando Cos tardi nella notte, Bench il cuore sia ancora innamorato E la luna sia ancora lucente. La spada fuori dalla sua guaina e l'anima uscita dal petto, il cuore deve cessare idi battere, che anche l'amore si riposa. Bench la notte sia fatta per l'amore e bench il giorno spunti troppo presto, noi non andremo pi vagabondando nella chiara luce della luna. (La canzone rapisce gli ascoltatori. Il signore e la signora Riordan, siedono compiaciuti. Il signor Riordan tiene il bicchiere di whisky che Ugo gli ha portato. Ugo sta nel fondo. La signorina Pettigrew e sua sorella diventano sentimentali ma non comiche. Onorata sta rigida. Sallie sta per commuoversi. Jim calmo. Zia Moll impenetrabile e calma. La canzone si spegne, c' un minuto di silenzio).
Caterina - Grazie, caro. Come hai suonato bene, Mollie. (Un convenzionale suono di parole, di ringraziamenti. Sallie si alza e va verso il fuoco, traballando leggermente).
Sallie - Non posso... Jim.
Onorata - (le subito vicina) Mia cara, un giramento di testa, forse. Possiamo andare nell'ingresso, signora Riordan?
Caterina - Certamente. Ma... (Ancor prima che ella abbia risposto, Onorata ha preso Sallie e l'ha condotta fuori).
Giuseppe - Che successo? E' malata?
Zia Moll - Ma no, Giuseppe! Non esagerare.
Caterina - Un lieve svenimento, forse.
Mollie - Fa caldo, qui.
La signorina Pettigrew - Un pranzo troppo ricco.
Ugo - (che ha preso da parte Jim, gli parla con intensit, ma a voce bassa in modo che gli altri non lo sentano) Ella sta male e tu sai perch . Lo sai. Perch non vai da lei? Perch ?
Jim - Io? Io?
Ugo - (quasi scuotendolo) S, tu. Tu!
La signorina Pettigrew - E' stata una serata magnifica, signora Riordan, una delle pi piacevoli di quest'inverno, e certo la presenza di Ugo c'entra per qualche cosa.
Ugo - (voltandosi e lasciando Jim. Affetta una grande allegria) S, ed ora facciamo un gioco tutti insieme, o per lo meno cercher di combinare un mite scherzo per voi, signorina Pettigrew. Voglio rufolare nella vostra borsa.
La signorina Pettigrew - Nella mia borsa?
Ugo - S. Che cosa c' nella vostra borsa? La signorina Pettigrew (con una risatina nervosa e affettata) Pensate che abbia preso una forchetta d'argento di vostra madre?
Ugo - Ma no, che diamine! Lasciatemi vedere!
La signorina Pettigrew - No di certo.
Caterina - E' un'idea idiota.
Giuseppe - Ma che razza d'idea, Ugo. E' un gioco?
Ugo - (riprendendosi e cercando di parlare leggermente) No, non proprio un gioco, babbo, ma il futuro, la verit, tutta la realt dipende dalla risposta alla mia domanda. Zia Moll, tu capisci quello che significa ?
Zia Moll - S. (Onorata e Sallie rientrano).
Onorata - Va tutto bene, signora Riordan. E' stata colpa del vostro buon pranzo e del caldo.
Giuseppe - Penso che sia proprio tempo per fare qualche cosa, forse ancora un po' di musica. Vi piacerebbe, signora De Lacy?
La signora De Lacy - Certamente, come volete.
Ugo - (stranamente) No, no. Ci sono delle cose molte pi importanti che circolano per questa stanza, molto pi importanti idi un po' di musica o idi qualche gioco. Signorina Pettigrew, che cosa c' nella vostra borsa?
Caterina - Ma, Ugo, caro...
Zia Moll - Come dice Bernard Shaw? Insistete con le vostre domande, insistete .
Ugo - No, non lo far. Non potrei sopportare la verit. Oh, prendetela come credete meglio. (Va via in fretta).
Caterina - Sono molto dispiacente, prego di scusarlo, sfinito. Non ha dormito durante il viaggio e domani stesso deve ripartire.
La signorina Pettigrew - Domani? Cos presto?
Caterina - S, un nuovo lavoro che va in scena, credo. Giacomo, accendi la radio, troverai su una stazione qualsiasi un po' di musica da ballo. Possiamo giocare a ramino. Puoi far portare anche i bicchieri e il Bordeaux, ed anche i sandwiches... non dimenticare il seltz e la caraffa. Zia Moll, vuoi giocare anche tu? (Ma zia Moll non pu rispondere, tiene nascosto il viso tra le mani) Che c'? Non ti enti bene?
Zia Moll - (alzandosi e andando verso la porta) Sono una vecchia rimbambita. Lasciami perdere, Caterina. Vado da Ugo. (Esce).
Caterina - Povera zia Moll, comincia ad essere svanita. Dammi le carte, Caterina, le mischier. (Mettono le sedie attorno alla tavola, parlando e ridendo, e prima che cominci il gioco cala il sipario).
FINE
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