Viaggio verso la disperanza

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KAMAL (con le mani che coprono il viso) Padre, le ricchezze le strappano quelli che ci calpestano il corpo e l’anima…Yassin se n’è andato anche per noi…

                           “ VIAGGIO VERSO LA DISPERANZA “

                                        DRAMMA IN DUE TEMPI

                               

                               

        PERSONAGGI

        I PROFUGHI CURDI :   KAMAL NAREMAN

                                                    RASUL

                                                    AHMET MOHAMMAD

                                                    HASSAN

                                   

         AHMEDE, PADRE DI KAMAL NAREMAN

         UN CURDO, TRAFFICANTE

               DUOROKIS PANAGIOTIS, UN AUTISTA GRECO                  

               UN AUTISTA TURCO

               UN ADULTO ED UN GIOVANE, ITALIANI 

         VOCI MASCHILI E FEMMINILI FUORI SCENA.

       

          LA STORIA – UN FATTO DI CRONACA

       Dei clandestini curdi partono dalla zona di Kirkuk, al nord dell’Irak. Sono diretti ad Amburgo, in Germania, per cercare di rifarsi una vita. Riescono ad attraversare l’Irak, la Turchia e la Grecia. Al porto di Patrasso si fanno caricare da un tir greco carico di angurie, diretto in Italia. Allo sbarco, le forze dell’ordine nel porto di Brindisi scoprono che due dei migranti clandestini sono morti per asfissia. Gli altri vengono ricoverati in ospedale. Il viaggio dura sessantaquattro giorni. Inizia l’ultima settimana del mese di aprile e termina i primi di luglio. La vicenda si svolge nel 2002, un anno prima dell’ultima guerra in Irak.

ANNOTAZIONI PER LA MESSA IN SCENA E LA REGIA

I PERSONAGGI PRINCIPALI SONO SEI (6 ATTORI) : Kamal Nareman; Rasul; Ahmet Mohammad; Hassan; Ahmede e Dourokis Panagiotis.

GLI ALTRI PERSONAGGI : Un Curdo trafficante; Un autista turco, che non parla (comparsa); Un adulto ed un giovane, italiani; Voci maschili e femminili fuori scena; Due agenti di P.S. o carabinieri, in divisa o in borghese, che non parlano (comparse) POSSONO ESSRE INTERPRETATI DA 2-3 ATTORI DI SESSO MASCHILE E 1-2 ATTRICI DI SESSO FEMMINILE.

                                L’AUTORE

     NOME E COGNOME DELL’AUTORE: CARLO GIARLETTA

INDIRIZZO: VIA SANTA MONICA N.3

                         20162 MILANO

TEL. 02 66102270

CELL. 3381051086                         

                              

                              PRIMO TEMPO

Primo quadro

 

    Un posto telefonico pubblico all’aperto all’estrema periferia di Kirkuk, una città nel nord dell’Irak. L’impianto e la tecnologia in generale non sono all’avanguardia; l’ambiente e l’abitato rispecchiano le condizioni disagiate di una zona del Kurdistan iracheno. Nelle vicinanze e sullo sfondo, voci e suoni di umanità, animalità e mezzi di trasporto come vecchie auto, fuoristrada e furgoni, più o meno sgangherati, e carretti di campagna trainati da cavalli. E’la fine del mese di aprile dell’anno duemiladue. Kamal Nareman, un curdo di etnia turca sta parlando al telefono con il fratello Yassin che vive ad Amburgo. Kamal è un uomo sui trent’anni, dal colorito scuro; ha il fisico asciutto, i capelli scuri, corti. Veste con una maglietta dalle maniche lunghe, un pantalone sportivo e delle scarpette da ginnastica, in discrete condizioni.

KAMAL (la sua voce è a toni alti e bassi)  Sì, Yassin, sì è come dici tu…Sì, Allah veglia su tutte le genti, dispone e governa il mondo…Forse qui lo hanno fatto stancare e lui ha sviato lo sguardo…

No, non sto bestemmiando…No…no, parlo delle condizioni delle nostre esistenze…Sì, fratello, sì…Siamo pupazzi svuotati, non esseri

umani…La verità nuda spinge fuori dalla bocca tante parole…Sì, lo

so, restate chiusi nel recinto di una minoranza di poveri stranieri…Giusto…Ma non sentite i loro piedi sulla testa…Il coraggio che ti fa alzare ogni mattino lo stiamo perdendo…Voi no…Quelli?…

Ci trattano come rifiuti…Non posso dirti altro…Adesso non posso…

E’ verità…Siamo decisi…I risparmi saranno uccelli che voleranno dalle nostre tasche a quelle degli altri…Già stiamo pagando troppo la

sopravvivenza…Sì, sì…Che Allah benedica la tua mano.

   Termina la conversazione. Entra in un locale a fianco e paga il corrispettivo della telefonata ad un uomo corpulento, che veste alla

maniera araba ed ha modi bruschi. Poi esce, camminando a capo chino.

Secondo quadro

 

    In un paesino nelle vicinanze di Kirkuk. Casa di Kamal Nareman. L’arredamento dello stanzone è scarno. Verso il centro, un tavolaccio

quadrato con delle sedie; accanto a questo, sul pavimento, un grande tappeto rettangolare di fattura modesta, dai colori sgargianti. In un

angolo, c’è una specie di cassapanca molto vecchia e malridotta. A terra, qualche oggetto di fabbricazione artigianale del luogo. Appese ad una parete, si notano una fotografia formato poster di Jalal Talabani, il leader del partito dell’Unione Patriottica Curda (UPK) ed una bandiera dell’UPK  stesso. La camera è divisa dalla zona notte per mezzo di un grande panno colorato posizionato trasversalmente, ad uso di tenda o separè. Dietro, nella parte adibita a dormitorio, si intravedono tre letti normali e tre giacigli più piccoli, tutti vicini l’uno all’altro, ed occupati, al momento, da Shahin, il fratello di Kamal, Shadan e Narmin, le sorelle, tutti molto più giovani di Kamal, e Dashny, la madre, una donna sui cinquant’anni. Una fioca luce illumina la discussione notturna di tre persone: Ahmede, Kamal e Rasul. Ahmede, un uomo anziano, con la barba quasi tutta bianca, è

il padre di Kamal. Indossa gli abiti tradizionali curdi: pantaloni sciolti, camicia, giacchetta, una sciarpa portata come una cintura ed in testa una specie di papalina sulla quale è calzato una sorta di

turbante avvolto fatto di un grande blocco di stoffa. Rasul è un amico,

sui ventitre-ventiquattro anni; ha dei capelli bruni, appena ondulati e

lunghi, tirati all’indietro ed uno sguardo molto vivo. Indossa un jeans sdrucito, scarponi di tipo militare ed una camicia di tela, stropicciata.

AHMEDE (greve)  Siamo i falchi prigionieri del destino, giriamo senza pace. Non abbiamo un nido libero dagli attacchi dei rapaci umani…Ma se voi, forze del presente, cercate i sentieri della fuga, chi resterà a proteggere la nostra gente più debole?…I discorsi dei vecchi risuonano di pena.

KAMAL (con le mani che coprono il viso)  Padre, le ricchezze sono di quelli che ci opprimono…Siamo avvolti dall’aria dell’umiliazione…Yassin se n’è andato anche per noi…

AHMEDE (lo interrompe, c’è della rabbia e dell’amarezza nel suo tono)  Cosa dici, figlio!? Hai la mente ottenebrata!? Tuo fratello ha voluto abbandonarci!

RASUL (interviene, con voce bassa, timidamente, rivolto al padrone di casa)  Ascolta, signore, permettimi di esprimere il mio pensiero…(gesticola per dare forza alle parole)  Il lavoro lontano permette di raccogliere soldi per la guerra…Le comunità sono unite.

AHMEDE (scuote la testa)  E’qua, è qua che vogliamo uomini giovani  validi per combattere…Forze fresche e vigorose che non sentono il peso degli anni per lottare contro l’avidità degli sciacalli…

   Penombra sui tre. Parla un annunciatore con voce fuori campo.

ANNUNCIATORE   Il PKK era stato dichiarato illegale anche in Germania. Questo perché la nazione europea ha dei rapporti di intesa con la Turchia.

AHMEDE   C’erano tante pietre sparse lì dove vivevano dei villaggi…E tra i rifugi suonavano i tenbur, i surna, i dulul…Ma i

peshmerga restano, non alzano le mani, non gettano le armi…Giurano su questa patria, sul paradiso che ci appartiene…

   Buio completo nell’ambiente. Si sentono il vociare di una folla, grida, lamenti e pianti. Poi cessano ed esplode una grande risata grassa; segue subito un altro annuncio come quello di prima.

ANNUNCIATORE   Durante un periodo di fermenti di ribellione da parte degli oppressi, Al Majid, uomo del potere, killer del regime, parente del Rais, fece decapitare dozzine di Curdi e ne gettò i cadaveri lungo la strada per Kirkuk con le loro teste posate sui petti, come messaggio per l’avanguardia dei peshmerga.

   Ritorna la penombra.

KAMAL   Padre, il giallo, il rosso ed il verde li porterò sempre dentro di me…

RASUL   Anche mio cugino sta vicino ad Amburgo. Fa le pulizie nei grandi edifici…Non lo trattano male, ci aiuterà.

   Ahmede si alza e con passo lento si avvicina al drappo-separè. Lo scosta e dà un’occhiata; dormono tutti profondamente. Poi va a ridosso della parete occupata dalle foto e dalla bandiera, alza la testa

e lancia un mesto ponte silenzioso tra il suo sguardo ed i simboli. Kamal Nareman esce dal camerone e Rasul, quasi per un riflesso condizionato, si mette all’impiedi ed appoggia le mani sul tavolo. Il vecchio sgrana un piccolo rosario-preghiera estratto dalla tasca della giacca ma non inizia a pregare; fuori, lontano, un latrare di cani.

RASUL (si scosta dal tavolo, è un po’ a disagio)  Signore, lo sconforto sta scritto sul tuo volto…Lo sanno anche le pietre, tuo figlio Shahin è troppo giovane…

   Ahmede sembra cercare qualcosa. I suoi passi sono lenti, quasi strascicati. Si rimette a sedere.

RASUL (continua, con leggero imbarazzo)  Cerchiamo di vestire la speranza…Di darle qualche abito più colorato…Come quelli dei nostri danzatori…

AHMEDE (ieratico)  Io resto qui, sono contadino per servire Allah e guidare la famiglia. (con fierezza manifesta)  Nessuno mi farà abbandonare la mia terra.

   Rientra Kamal. Porta un vassoio con su una bottiglia e tre bicchieri. Li posa sul tappeto. Gli uomini siedono sul tappeto stesso, si mettono con le gambe incrociate, alla maniera turco-araba. Kamal versa da bere un liquore. Rasul apre la bocca, sta per dire qualcosa, ma il

padrone di casa rimette in tasca il rosario-preghiera ed alza la mano con il palmo aperto verso il giovane; il suo gesto è solenne,

significativo, consono all’espressione dura del suo viso. L’ospite capisce che deve tacere. Bevono.

KAMAL   Yassin dice che al porto di Amburgo le navi sono grandissime.…Non potrebbero navigare nel lago Dukan…

RASUL (cerca di essere brioso)  Una volta ho sognato di trovarmi nella città che cammina sul mare. Era bellissimo, perché avevo la divisa d’oro e comandavo tutti.

AHMEDE (per eliminare il lieve imbarazzo che aveva creato, a Rasul) Bevi ancora, ragazzo, hai l’età della gioventù che guarda lontano. Un mese fa è tornato il fuoco, il fuoco splendente per noi. Il primo giorno dell’anno nuovo ci riempie tutti di gioia. Anch’io l’ho sentita sulla pelle, sul mio povero corpo, nel mio cuore che non batte più al ritmo folle delle corse della gioventù.

KAMAL   Padre, il Newroz è vivo, ma la tolleranza ed il rispetto non vivono qui…Quando vedrò le famiglie del paese straniero, penserò ancora di più a voi.

AHMEDE (triste)  Figlio, non sei ancora partito e tua madre già sta provando le frustate della sofferenza.

   Kamal per qualche attimo si tocca la fronte con i pugni chiusi, poi riprende il suo bicchiere e beve quello che resta tutto d’un fiato.

RASUL   Io…io vorrei che un giorno nascesse un solo grande stato libero per noi Curdi.

   L’anziano riprende il rosario-preghiera ed inizia a recitare le sue orazioni in silenzio. Le luci in scena diminuiscono ancora d’intensità e vanno a spegnersi, mentre le figure umane restano ferme come se fossero scolpite.

Terzo quadro

   Kamal Nareman e Rasul sono in primo piano, vicini al proscenio. Sullo sfondo, un filmato, o un fondale dipinto o una scenografia che espone una raffigurazione di mercato agricolo della zona.

KAMAL   Non hanno ancora parlato.

RASUL   E quando si incontreranno?

KAMAL   Domani mattina.

RASUL   Ho raccolto i soldi, le mie ossa non riesco a raccoglierle.

KAMAL (scuote la testa)  E’duro il lavoro da giardiniere, lo so, amico. Sei trattato peggio di un animale da fatica.

RASUL (ha gli occhi che gli brillano)  Ci riusciremo. Me l’ha detto anche Zara…Mi ha dato la sua benedizione.

KAMAL   So che le hanno tolto la gioia del figlio più grande…Lo hanno assassinato.

RASUL   Maledetti macellai!

   Breve pausa di silenzio. Kamal si china e raccoglie della terra. In sottofondo, un belare di pecore e dei richiami di pastori.

KAMAL (alzando la mano e la polvere che ha nelle dita)  Vedi non è irachena e non è turca e loro la pretendono.

   Le sonorità di prima cessano. Si sentono adesso musiche e canti curdi, come se venissero da lontano e poi si avvicinassero rapidamente. C’è anche un intercalare di lamenti e pianti di donne. Il tutto si spegnerà ad un certo punto del dialogo tra i due personaggi.

RASUL   E non appartiene nemmeno a chi ci è nato! Dannati porci usurpatori, li farei danzare sui campi minati!

KAMAL   Sì, abbiamo la fortuna di sentire i loro coltelli piantati nelle nostre gole…Lo ha detto il signore e fratello capo Jalal Talebani.

RASUL (sorridendo amaramente)  Questo lo capisce anche un povero giardiniere…

KAMAL (annuisce)  Ed un misero antennista.

RASUL   Preparavano l’annientamento di Mosul…

KAMAL   Se la lingua di Barzani non avesse fatto ballare le parole, come ha parlato il suo pensiero…

RASUL (con compiacimento)  Quella dichiarazione: tombe per l’avanguardia dei soldati turchi?

KAMAL   Forse hanno aperto bene le orecchie al richiamo della prudenza.

RASUL (muovendo le mani aperte insieme in avanti)  No, no, fratello, se il loro volere era deciso per gli attacchi ci avrebbero strappato i coglioni e ce li avrebbero messi in bocca.

KAMAL (a testa bassa)  Anche le nostre bestie conoscono quelle belve armate…Oggi ha vinto il giocatore che fa il padrone del mercato ed attende, domani il sole e la luna forse illumineranno chi sta ritto all’impiedi e non ha più paura.

RASUL (rabbioso)  Perché dobbiamo essere schiacciati come i vermi della terra?! Perché dobbiamo aspettare un futuro migliore troppo

lontano, che non arriverà nemmeno per i figli dei nostri figli! Perché?! Perché?!…(dà un calcio nel terreno, poi gira quasi su di sé stesso, è fuori di sé)  Le case! Le case di paglia e fango!! Tante piccole case strappate a poveri derelitti!! Ci sono entrati quegli arabi, generati dallo sputo, dalla merda e dal piscio di un mostro delle tenebre!! No! No!! (scoppia a piangere)  Noo!! Noo!!

   L’altro gli va vicino, gli accarezza il capo. Rasul è accovacciato a terra. Il suo pianto diminuisce, il giovane si calma. Inizia a soffiare il vento. L’intensità non è forte, ma la si avverte chiaramente. I due alzano la testa verso il cielo.

KAMAL (battendo la mano sulla spalla dell’altro, la sua è mesta ironia)  Siamo nel mese di Gullan, i giardinieri hanno molto lavoro per arricchire. Non mostrare la tua merce dei lamenti…

RASUL (in piedi, prende l’altro sottobraccio, usa lo stesso tono di Kamal)  Tutti i mesi, da Jejhnan a Resheme gli antennisti sono occupati, la nostra gente deve vedere la televisione…Non piangere lacrime di cipolle.

KAMAL (con le mani levate)  Il vento sa portare via anche quelle.

   Si mettono in cammino, sorridendo con gravità, ed escono mentre la scena va in dissolvenza e/o cala l’intensità delle luci.

Quarto quadro

   La casa di Kamal Nareman; il solito stanzone. Penombra. Manca poco all’alba, sono svegli soltanto Kamal ed il padre. Sono in piedi, vicini ad una parete.

KAMAL   Abbiamo tutto pronto. Arriverà il camion.

AHMEDE (il suo tono è drammatico, ma egli mantiene la compostezza)  Figlio, il rischio è troppo grande, è alto come i monti Zagros! (con i pugni chiusi, all’altezza del petto)  Farete la stessa fine dei kaiyp…

KAMAL (a voce bassa, deciso)  Padre, qui siamo già come gli scomparsi. Siamo ombre, abbiamo il corpo e l’anima ma non siamo niente…Noi partiamo.

AHMEDE (esprime rassegnazione di fronte alla risolutezza del figlio)  Tuo figlio ti ha parlato. Le sue parole sono state chiare come il sole sull’acqua dei nostri fiumi.

KAMAL   Me la porterò negli occhi, padre.

AHMEDE (si avvicina al tavolo, si accascia quasi su una sedia e batte i pugni sul tavolo)  Tu non hai ucciso la vipera del richiamo, il serpente ha vinto, ti attira verso il pericolo.

KAMAL (calmo, in tono accorato, resta in piedi)  Io vi vorrei tutti con me, per andare ad ascoltare voci di uomini che non soffocano altre voci di altri uomini.

   Breve pausa di silenzio. Il capofamiglia inizia a pregare, a mezza voce; l’altro esce dal camerone.

VOCE FUORI CAMPO (di un annunciatore televisivo o radiofonico)  Nei centri di accoglienza in Italia non si rilevano particolari situazioni di criticità. A Crotone, non mancano esempi di profughi che vengono avviati a dei mestieri; un ragazzo curdo ha imparato a fare il pizzaiolo…

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO (è di una donna molto giovane, il suo italiano è un po’incerto ed ha le inflessioni della lingua parlata dai Curdi iracheni)  Nel mese di Jejhnan, che corrisponde al vostro periodo venti marzo-venti aprile, fioriscono i freschi narcisi, il simbolo col forte odore della nostra primavera. Nonostante il leggero freddo di marzo, guardate da ogni parte e vedrete macchie di giallo e bianco, mischiate sotto gli alberi con lo scarlatto ed il porpora, e il blu delle viole del pensiero.

   Si sente il canto di un gallo.

AHMEDE (a voce alta, è ancora solo)  Se questo nuovo giorno ci portasse minori pene, saremmo meno lontani uno dall’altro.

   Breve pausa di silenzio; provenienti dall’esterno, leggeri rumori di motori che vanno in crescendo.

KAMAL (rientrando)  E’l’ora, padre.

AHMEDE   Che Allah vi illumini!

KAMAL (sembra che parli a sé stesso)  Siamo come i piccioni che non riescono a sopportare la prigione della gabbia…Sì, è la storia dei boran, quella che raccontano i nostri fratelli in Turchia…Sbattono furiosi nelle sbarre dieci, cento, mille volte…Sì, si ammazzano da soli…E’ la fine che scelgono.

   Il padrone di casa si copre il viso con le mani, poi le alza al cielo. Il figlio gli va incontro, il loro dolore è composto. Si abbracciano. Adesso i rumori dei motori sembrano vicini. Il giovane si inginocchia

davanti al padre, questi gli mette una mano sul capo. Buio.

Quinto quadro – Attraversando l’Irak (dai dintorni di Kirkuk verso i territori di Erbil, Mosul, Dohuk, Zahko)

   Kamal Nareman, Rasul, Ahmet Mohammad ed Hassan, forniti di borse e bisacce consunte, sono ammassati assieme ad altri fuggiaschi e viaggiatori comuni di povera condizione in una corriera. Il mezzo, un vecchio modello, percorre, sobbalzando, rullando ed a tratti ansimando, una stradaccia interna dell'Irak. Ahmet Mohammad, venticinquenne, ha l’aspetto di un ragazzone sano e robusto, solare, dalla personalità estroversa. Ride a bocca aperta, con forte sonorità,

e proprio a causa della sua esuberanza, spesso interrompe gli interlocutori. Il suo abbigliamento è costituito da un camicione color crema a maniche lunghe, che porta fuori dai pantaloni scuri, macchiati in certi punti di vernice chiara. Ai piedi, porta degli scarponi di tipo militare. Hassan, il più giovane, è un tipino magro, dal colorito leggermente più chiaro rispetto ai suoi compagni. Ha diciassette anni, lo sguardo intenso e l’aria di una persona sensibile e desiderosa di conoscenze ed esperienze. Veste in maniera non molto differente dagli altri; le sue scarpette da tennis, bianche e sporche, si differenziano perché sono segnate da tocchi multicolori di pennarello.

E’ l’unico, poi, che al momento ha una papalina in testa.

AHMET MOHAMMAD (ridendo, si tocca un piccolo rigonfio che ha sotto la camicia, all’altezza dell’attaccatura dei calzoni)  I nostri belli e poveri dinari! Tanti sono ancora al riparo…Chi sa che riduzione avranno più avanti, quanti di loro non li vedremo mai più! Ah, ah, ah!

HASSAN (laconico)  La loro fine è stabilita dalla nostra volontà stessa.

RASUL (influenzato dall’atteggiamento scanzonato da Ahmet, battendo la spalla del ragazzo)  Bravo Hassan! Sei un vero saggio profeta!…(ridendo)  Porti solo tu il copricapo per non far fuggire le meravigliose idee che ti vengono!

AHMET MOHAMMAD (la sua risata aumenta di intensità)  Ah, ah, ah! Dobbiamo inginocchiarci davanti al grande signore giovane capo mistico, in viaggio verso la sua conquista personale delle terre delle

libertà!

HASSAN (sta allo scherzo, si toglie la papalina e fa un mezzo inchino)  Vi ringrazio, fratelli, mi fate tingere il viso con il colore dell’imbarazzo!

RASUL (c.s.)  Quando Barzani e Talabani riuniranno il nuovo parlamento a Erbil, chiameranno anche il magnifico illuminato Hassan!

   Kamal Nareman ha partecipato alle risate, ma si vede che è più autentico negli attimi in cui si mostra teso e greve.

AHMET (ritorna più serio)  Bene, bene, fratelli. Lo scherzo passa e la sicurezza resta nel nostro vedere la luce chiara delle cose…

KAMAL (scuote la testa, ora è cupo, non cerca di nascondere)  Le buone parole portano felicità…Ma una piccola acqua non può arricchire il mare. Il mio limite di uomo, che non possiede le armi vincenti della forza, della ricchezza e del potere, non cancella dalla mia anima i dubbi e le paure.

RASUL (a capo chino)  Non sei solo, Kamal.

   Momenti di silenzio. I quattro personaggi compiono gesti: guardano fuori, o gettano un’occhiata agli altri passeggeri, o fissano il vuoto, o tengono gli occhi chiusi. E’evidente, però, che hanno dei pensieri e dei turbamenti.

HASSAN (rompe il silenzio, in tono accorato)  Dicevo a me stesso, fino ad un anno o due addietro: vorrei poter fermare ogni emozione della mia vita…Possibile che oggi non sappia parlare così e sentirmi già vecchio…E perduto?!

   Il veicolo ha un forte scossone. I viaggiatori ne risentono.

AHMET MOHAMMAD (come se lo scossone avesse avuto un effetto benefico, riprende l’atteggiamento gioviale e scherzoso)  Basta con la tristezza ed i lamenti! Il cielo ci offre sempre il dono del sole, noi, coraggiosi principi della miseria del regno di Perdeh e del quartiere di Haddidin, non siamo rimasti a fare i mendicanti a Mosul!

KAMAL  ….Quanti avevano la morte in faccia.

AHMET (continua nel suo tono scherzoso, dice assurdità)  Presto, molto presto, con la vita in faccia, e con il favore di due lune regine della notte, io credo e vi dico che entreremo a Baghdad!

RASUL (sbotta, con un lampo d’allegria, ad Ahmet)  Maledetto miscredente, ti esce aria dalla bocca! Hai venduto il senno ad Ahriman?!

   Anche Hassan accenna ad un sorriso.

KAMAL (riesce a ridere, poi, sereno, deciso)  Ma la lotta è sopra ogni cosa…La nostra Intifada si chiama Serhildan…Continuiamo il cammino a testa alta…(sorridendo di nuovo)  Non voltarti, Ahmet!

AHMET (c.s.)  Ahmet ascolta e obbedisce!

RASUL (sentenzia)  Il sordo sta fermo, il mondo a occidente ci aspetta, il sacrificio è il nostro compagno di viaggio.

HASSAN (non riesce a vincere l’amarezza)  Io sto come un filo d’erba nella neve…Non ho certezze…(chiudendo gli occhi)…Non so neanche di quello che so…

AHMET MOHAMMAD   Coraggio, fratelli…(sghignazza)  Ah, ah, ah, un altro terremoto su questa strada di sterco e saremo sicuri…

(si interrompe e smette di ridere sguaiatamente)

KAMAL (ad Ahmet)  Hai perso il dono della parola, bestione?

AHMET (fa un mezzo salto, senza che il mezzo di trasporto abbia uno scossone, assume un’aria ieratica all’apparenza)  Ve lo dico come il verbo del Profeta in verità, saremo sicuri che la certezza è nel non conoscere.

HASSAN (finge di dare un pugno ad Ahmet)  Qualcuno romperà questa testa di capra che ha lingua di vipera!

RASUL   Se il grande montone signore delle cazzate non scherza, muore.

   Ridono. Poi, attimi si silenzio.

KAMAL (guarda fuori)  All’arrivo, cerco un telefono.

HASSAN (cerca nella sua bisaccia, ne estrae un pezzo di pane e lo addenta)  Io non parlerò con nessuno.

   Rasul chiude gli occhi e cerca di assopirsi. Kamal tira fuori dalla sua borsa una carta geografica, sgualcita e strappata, e la spiana davanti a sé.

AHMET (fa un percorso, sfiorando la carta col dito)  Tutto sembra così breve, dalle nostre case alla prossima destinazione…Ma il mio corpo non è convinto, i miei occhi hanno visto e continuano a vedere ed a capire…

KAMAL (indicando delle zone sulla carta)  Ci lasciamo dietro alle spalle tante cose, ne troveremo molte altre che ci bruceranno o ci conforteranno, quando l’imprevisto si manifesterà.

HASSAN (ha gli occhi bassi)  Penso a quei soldati…Lo sguardo del più giovane non era cattivo…

AHMET   Un bambino appena più grande del nostro principino degli straccioni. (indica Hassan)

KAMAL   Facevano parte della polizia militare, avevano una sola ragione di avidità da imporre.

HASSAN (stringe i pugni)  Ho provato il morso del ragno della ribellione, ma sono stato fermo.

AHMET   La piccola fortuna ci ha aiutato, si sono fermati al denaro che gli abbiamo consegnato.

KAMAL   La nostra fine non gli interessava.

   Breve pausa di silenzio. Rasul mugola e si lamenta nel sonno.

HASSAN (guardando prima Rasul e poi nel vuoto)  Quel giovane militare forse somigliava a lui (si riferisce a Rasul)

AHMET   L’angoscia invade i loro sogni…

KAMAL   E’ scritto nei libri del destino…

AHMET (fa un cenno con la mano, come se volesse allontanare qualcuno o qualcosa)  Aah, questo magnifico bellissimo glorioso non sapiente come me, il povero Ahmet, che sorte avrà se non legge?

KAMAL   Tu e tutti noi resteremo sempre senza divisa.

HASSAN   Io le odio. Le brucerei nei fuochi del Newroz.

   Il veicolo sobbalza ancora fortemente. Rasul si sveglia.

KAMAL (ha un accenno di brio)  Forza fratelli, siamo fratelli anche dell’autista! Anche lui non indossa l’abito dei signori padroni, è vero, Rasul?

RASUL (si sfrega gli occhi)  Vi svelo il grande mistero quando le ruote sono ferme e scendiamo…

AHMET (ridendo, a Rasul)  Il tuo sermone dirà ai poveri viandanti che vuoi bastonare il disgraziato guidatore, perché non ti ha fatto dormire.

   Si danno manate sulle spalle, ridono e tossiscono. Mentre la scena va in dissolvenza o cambia, compaiono due uomini. Sono vestiti alla maniera occidentale; uno, più giovane, ha un giornale in mano, l’altro, adulto, sta imprecando. Vanno a mettersi ad un lato della scena, nelle vicinanze del proscenio.

ADULTO   Non fanno altro che incoraggiarli, cazzo, solo un cieco non lo vedrebbe!

GIOVANE   Alt, sta buono (legge)  Nel mese di agosto del 2001, dodici Curdi dal Centro di permanenza temporanea Regina Pacis furono rimessi nelle mani dei loro torturatori turchi.

ADULTO (sbotta)  E che dovevano fare?! Sono troppi, troppi! Invadono il paese! Lo contaminano!

GIOVANE (fa un gesto per dire va bene)  Ok, ok! Fatteli da solo i tuoi goal! Siamo sazi ed abbiamo il culo al caldo, non li facciamo entrare nel nostro orticello…

ADULTO   Regalagli il tuo di spazio!

GIOVANE (più ironico)  Se un giorno ti buttassero fuori dal nostro Bengodi e ti venisse negato asilo da un altro paese, nel quale tu cercassi disperatamente di entrare, che faresti?!

ADULTO   Ma cosa dici?! Non sta in piedi, non ha senso! Siamo civili, ciò non accadrà mai!

GIOVANE (c.s.)  Sì?

ADULTO   Cero non puzziamo!

GIOVANE (c.s.)  Siamo civili?

   L’adulto non ribatte, fa un gestaccio rivolto all’altro, poi gira le spalle ed esce con andatura da nevrotico. Il giovane lo segue, ridendo.

Sesto quadro – Zahko, limiti tra il Kurdistan iracheno e la Turchia – verso Diyarbakir, Kurdistan turco e posti limitrofi.

   Zona della città di Zahko, confine. Si vede la strada provinciale attraversata da una fila di camion, alcuni del tipo dei vecchi modelli Dodge americani ed altri europei simili. Ad un lato della via, un cartello annuncia il benvenuto in Kurdistan in più lingue. Sono già passati diversi giorni dall’inizio del viaggio; le tracce dei disagi sono evidenti sui volti, le figure e l’abbigliamento dei quattro clandestini.

Questi sono seduti e/o appoggiati su una specie di staccionata bassa che delimita tutta la strada e stanno guardando i mezzi in transito. A terra, ci sono sacchi, borse e bisacce.

KAMAL   Mancherà poco, un altro piccolo spostamento del sole…

AHMET   La mia barba crescerà ancora e somiglierò ad un grandissimo sovrano e mago…(facendosi ammirare, di faccia e di profilo, lisciandosi le guance ed il mento, comicamente)  Mi sta benissimo, nessuno lo nega, è la suprema verità, sudditi e compagni di fuga!

RASUL (scherzoso, allarga le braccia verso il cielo)  Udite, udite, spiriti dell’aria: o Ahmet, eletto tra i vermi di terra, coltiveremo la natura più verde per sfamarti!

AHMET (c.s.)  Toccherò i miei lunghi peli sul volto e ogni pietra e sasso si trasformerà in pietra e sasso prezioso!

   Hassan lo guarda mestamente, chiude gli occhi, abbassa la testa. Appare stanco e depresso. Kamal guarda nel voto; si mostra pensieroso, turbato. Rasul ride nervosamente.

KAMAL (ad Ahmet e Rasul, in tono dimesso)  Fratelli, fratelli…Non ripetete le vostre stranezze.

AHMET (a Kamal)  Se non cerchi di allontanare la tristezza, la feroce malinconia ti salta addosso, ti uccide.

RASUL   Il sole è alto nel cielo che vediamo e nel cielo che vedremo ad Amburgo, nessun tiranno è capace di oscurarlo e farlo scomparire.

HASSAN (il suo sguardo esprime gratitudine, ad Ahmet e Rasul)  Sì…Il vostro pensiero è giusto…Nessuno, tiranno o agnello, può darvi torto.

KAMAL (scuote la testa e la percuote con dei pugni, ha l’aria del pentito)  Sì, sì…Sono un debole…Non prestate orecchio e testa ai miei lamenti…Lasciateli dissolvere nell’aria.

RASUL (siede a terra)  No, Kamal, fratello, non addossarti delle colpe inesistenti. Ci bastano le ferite dell’amarezza, a volte siamo capaci di oscurarle ma restano…

AHMET   Il nostro popolo senza stato porta sempre addosso un peso…

   La conversazione si interrompe. Buio in scena; i quattro restano immobili nella loro posizione. Si sentono rumori di aerei, di armi da fuoco sibili e scoppi di bombe; una voce di donna fa un annuncio.

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO   La chimica si inginocchia alla guerra, annienta Erbil e Sulaymania…Gli ordigni bellici colpiscono, distruggono, dilaniano, uccidono…La prevaricazione è stata estesa al genocidio, la Comunità Internazionale non ci abbandoni!

   Segue un grido di dolore ed un canto funebre (o di dolore o di tristezza) in lingua curda (o araba). Il tutto dura non più di due minuti. Segue la dichiarazione di un uomo che non entra in scena.

VOCE FUORI CAMPO   Quando lui bruciava vivi i Curdi con i gas nervini, qualcuno disse ad un alto ufficiale della Cia: “Guardate cosa sta facendo quel figlio di puttana!? “ Il commento fu : “ Sì, figlio di puttana, ma nostro ! “

   Le luci vengono riaccese. I presenti riprendono a muoversi ed a parlare.

AHMET (a mani giunte)  Getto aria dalla bocca, sono abile a dire stronzate…Ma sono sicuro di una cosa: gli uomini di rapina per farci continuare, arrivano, stanno arrivando…(sospira, mesto)  Io, dissennato contadino che ha abbandonato la sua terra, se cancello le lettere della follia dalla mia lavagna non vado più avanti, finisco.

KAMAL (gli mette un braccio sulle spalle)  La vita è uno scorpione, Ahmet, e tu sai pisciare sulla sua coda.

RASUL   Stringiamoci le mani…

HASSAN (muove le mani come se volesse allontanare qualcosa di spiacevole, si guarda attorno, sembra smarrito)  Voglio tornare…Voglio tornare indietro…(congiunge le mani)  Io torno…Io torno a casa…

KAMAL (ad Hassan)  Che dici, piccolo grande amico?!

AHMET   Dobbiamo proseguire e abbiamo bisogno anche di te, Hassan, puledro ubriaco!

RASUL (prende le braccia di Hassan)  Allontana la paura, ragazzo, sei già diventato uomo adesso!

HASSAN (disperato, riesce a svincolarsi)  La polvere in bocca e nei polmoni, la sete sulle labbra ed in gola, la stanchezza e la febbre nel corpo e nell’anima!…Siamo distrutti!…Penso alla mia famiglia, ho fatto male, ho fatto male ad abbandonarli tutti!…(a voce più bassa, meno agitato)  Voi andate, andate sempre avanti, io me la caverò…

(gesticola come per rassicurare gli altri)  Ho il denaro, fratelli, ho il denaro.

KAMAL (accarezza il ragazzo)  No, non ti lasceremo, sei dei nostri.

AHMET   La libertà è una preda astuta che non si fa cacciare, ma noi abbiamo le armi della tenacia…(ad Hassan)  Piccolo curdo, se resti solo, resti solo anche con i tuoi soldi…E il ritorno è lungo e terribile, senza amici.

HASSAN (confuso)  Io…Io vorrei tornare a Kirkuk e ricominciare da capo con voi, con la vostra forza, con la vostra volontà…

   Stanno molto vicini. Rasul si discosta un po’ e, gettando lo sguardo verso i mezzi che giungono, scorge un grosso camion in lontananza. Lo riconosce ed agita le braccia.

RASUL (invitando gli altri a guardare)  Arrivano, sono loro, hanno le due bandierine.

AHMET (sputa in terra)  Quelle gliele infilerei nell’ano con tutte le antenne!

KAMAL   Siamo nelle mani di sanguisughe furbe…

AHMET (ad Hassan)  Coraggio, piccolo, siamo proprio a posto. Con i soldi in comune, gli sporchi ladri conservano il loro interesse a spogliarci.

   Hassan abbassa la testa in segno di assenso, abbraccia Ahmet.

RASUL (rabbioso, come se avesse sentito tutto il peso della loro condizione di svantaggio)  Merda, merda! (dà un calcio al terreno)  Glielo farei ingoiare io un quintale di letame a quegli sciacalli travestiti da porci!

HASSAN (a Rasul)  No, amico, non fare così! Raccogliamo le forze, me lo avete ricordato voi tutti!

   Kamal ed Ahmet prendono sottobraccio Rasul, che per un attimo ha ancora un moto di stizza. Subito dopo, prendono le loro cose e si incamminano verso il mezzo riconosciuto.

Settimo quadro – Periferia di Diyarbakir.

   Interno di una locanda. E’ semivuota. Kamal, Rasul, Ahmet ed Hassan sono seduti ad un tavolo stretto, in disparte rispetto ai pochi altri presenti, e stanno mangiando.

KAMAL (a Rasul, che continua a guardare in direzione di un altro tavolo occupato da due avventori-giocatori non giovani, impegnati davanti ad una scacchiera)  Allora, ti piace proprio tanto quel gioco, fratello?

RASUL   Sì, ma non sono bravo come mio zio Huseyin. Lui è un grande campione di domino.

AHMET   Io sono il più grande campione di calcio.

HASSAN (ad Ahmet)  Tratti bene la palla?

AHMET   No, le do dei calci terribili! Sono un attaccante che fa tanti goal…Una volta ho tirato tanto forte che la rete della porta si è sfondata.

RASUL (ad Ahmet, dubbioso, per canzonarlo)  Mmh, forse hai bucato un grande buco. Lo hanno scritto sul giornale del tuo paese, la rete era già rotta prima della partita.

AHMET (a Rasul)  E’ cosa certa, tu li conosci bene i buchi…(ridendo fino a sghignazzare)  Ah, ah, li hai nella mente! Ah, ah, ah!

RASUL (dopo una breve pausa)  Il tuo cervello, Ahmet, è vuoto come un fiume senza acqua…E non basterebbe tutta l’acqua del Tigri e dell’Eufrate per riempirlo…

HASSAN (partecipando, brioso, a Rasul ed Ahmet)  Il vostro cammino sarà sempre unito, fratelli dello scherzo.

KAMAL (a Rasul)  Anche io sono come tuo zio.

HASSAN (intervenendo, a Kamal)  Abile nel gioco da tavolo ?

KAMAL   No, ma mi ricorda quand’ero ragazzo…Pensavo, mettevo insieme i pezzi, mentre i miei compagni correvano.

HASSAN (ispirato)  E’meravigliosa la corsa dello spirito.

RASUL (pensieroso, triste)  Mio zio Huseyin…La disgrazia è su di lui…E’una delle tante vittime vive.

AHMET   Sta in carcere ?

RASUL   No, lo hanno espulso da Kirkuk…E’un profugo rifugiato nel campo di Bardaqaraman.

AHMET   Le nostre gambe corrono ancora…

HASSAN   Solo quando dormiamo non corriamo.

KAMAL   A volte diventiamo frecce nel vento anche quando sogniamo i carnefici che ci inseguono…(dopo una pausa di silenzio)  Avete ancora fame, fratelli? Non possiamo trattenerci ancora molto…

AHMET (strizza l’occhio)  Aspettiamo l’estate per essiccare il pepe di Diyarbakir!

RASUL   Kamal, sì, sono ancora affamato.

AHMET (a Rasul)  Fai come il suonatore di oboe, fratello?

HASSAN (incuriosito)  Quando sente crescere la fame, pensa alle cerimonie di nozze!

KAMAL   Ahmet, tu gusti il sapore del tuo parlare stesso, ma gli spogliapoveri non perdono tempo a discutere.

AHMET (mette le mani avanti)  E’ risaputo. Ma diamo un senso al nostro difficile viaggio che ci martirizza il buco del culo: nella grande città andiamo a lavorare nei mercati.

RASUL   Prima dobbiamo arrivarci. Qua ci vivono ancora i nostri fratelli di razza, più avanti saranno sempre meno numerosi.

AHMET (a Rasul)  Tieni stretta la fiducia, curdo pauroso…Con i soldi della paga, compreremo bestie e donne.

HASSAN   Io non comprerei mai una donna…

KAMAL (ad Hassan, indicando Ahmet)  Non prestare ascolto alle sue fandonie, fratellino.

RASUL   Se il folle Ahmet continua a parlare troppo, gli faranno misurare la lunghezza di un pozzo.

AHMET (ridendo, declama dei versi in modo sconnesso)  Non pozzo senza fondo, che sia una vita degna!…Dite che non si inchinino davanti ai potenti!…Mi getteranno nel pozzo col fondo, così berrò a sazietà!

RASUL (in piedi, inizia a declamare anche lui, con modo di fare bizzarro, burlesco)  Cerchiamo ancora una volta gli amici della notte…Ahmet delle fogne, anche la resurrezione porta il tuo nome oltre quello di Diyarbakir!

   Si alzano tutti, un po’ conservando un sorriso ed un po’ col volto tirato. Breve pausa di silenzio. Si preparano per andare verso un’uscita.

KAMAL (ad Ahmet)  Non ti abbandoniamo ed entriamo assieme nelle loro graziose prigioni…Potremo mangiare di tutto…Ci faranno prima assaggiare e poi ingoiare le nostre stesse feci…

   Ahmet e Rasul chinano il capo; come gli altri due compagni, hanno un’aria sconsolata. Musica turca in sottofondo, deboli lamenti e grida soffocate. Le luci in scena vengono abbassate.

HASSAN   Si tolgono i prigionieri di dosso come se fossero camicie vecchie e rotte…Camicie vecchie e rotte e diventate strette…

RASUL   Poveri straccioni trattati peggio degli stracci.

   Escono.

Ottavo quadro – Oltre Diyarbakir (zone di Amed, Elezig, Tunceli, Sivas) verso Amasya.

   I protagonisti sono ammassati in una vecchia auto tipo fuoristrada che ha la carrozzeria in cattivo stato, ma il motore abbastanza efficiente. Alla guida, un piccolo uomo di età indefinita, che veste con una divisa paramilitare ed ha in capo un turbante. Hassan sta dormendo.

RASUL (c’è dell’amarezza nella sua espressione)  Sono un bue…Un bue carico di fatica che tira da solo un carro…

KAMAL (il suo tono è come quello di Rasul)  Se restavamo nel quartiere di Batikent, avremmo cercato di aiutare quei poveri fratelli profughi ciechi…

AHMET (appena sbuffando)  Aiutare, aiutare! Per il governo cosa saremmo stati?! Soltanto altri sporchi esseri!…

KAMAL (ad Ahmet)  Non sbagli, fratello, non sbagli…Sporchi esseri inferiori, gente di montagna da rinchiudere, da confinare in uno sporco villaggio fortezza.

RASUL   …Mentre il nostro viene bruciato con la benzina.

   Dopo qualche istante di mutismo, Ahmet assume un’aria soddisfatta, ridacchia tra di sé, si frega le mani e si lecca le labbra. Kamal e Rasul si incuriosiscono.

RASUL (ad Ahmet)  Che fantasia stai sporcando, assassino del buon comportamento?!

AHMET (sognante, istrione)  Sto pensando al migliore gusto…Ho morso una zolletta di zucchero e sto bevendo il thè…

RASUL (coinvolto)  Aah, alla maniera della nostra identità!

KAMAL   Fratelli, è un desiderio non impossibile. Che la pazienza vi sia compagna.

AHMET (mette le mani avanti e poi si tiene la testa)  Ora!…Sì, lo voglio nero e forte e curdo, col dolce leggero in bocca, giù nello stomaco, nel corpo, a riscaldare lo spirito!..Ma con una bellissima donna affascinante per i suoi occhi azzurri sulle mie ginocchia!…

Che me lo versi e me lo metta in bocca, mentre muove il ventre ed i fianchi carnosi!

   Breve pausa. Kamal e Rasul si guardano. Agitano scherzosamente i pugni verso l’altro, che abbassa continuamente il capo e dice “sì, sì, sì, voglio morire così! “ Guardano Hassan, sempre addormentato, e riescono a sorridere bonariamente.

RASUL (indicando il ragazzo)  Credete che il nostro bambino starà facendo un sogno?

KAMAL   Forse adesso sente la madre che lo chiama…

AHMET (riprende l’atteggiamento di prima)  No, guardatelo: stringe una adolescente occhi belli!

RASUL   Hai un tarlo nel testone, fratello maiale…(consapevole)  Tocchi una piaga di noi tutti…Portiamo il desiderio in mezzo alle gambe…

KAMAL (sempre ad Ahmet)  Lo sai che nella terra dove tramonta il sole le donne hanno il fiore dorato?

AHMET   E’ il paradiso!

RASUL   Lì non entrerai, fratello maiale che sogna ad occhi aperti.

AHMET   Ti sbagli, fratello noioso! Con la mia chiave aprirò le porte profumate.

KAMAL   La tua mente è un falco pazzo che vola in cieli che non esistono, grosso Ahmet…

AHMET   Lasciate fare a me, fratelli increduli.

   Brevissima pausa di silenzio. Ahmet gonfia il petto, si schiarisce la voce e prende una posa da dominatore.

AHMET (continuando)   …Con gli occhi di brace brucerò lo sguardo delle femmine dalla pelle di latte…Con la mano destra terrò e mostrerò il ricco denaro per pagarle e…con la sinistra farò vedere ed odorare i fiori blu delle pianure di Diyarbakir!

   Gli altri ridono e gli danno pacche sulle spalle.

RASUL   Abbi fede, Ahmet dalle potenti voglie. Dovrai spezzarti il culo e piegare le ginocchia per comprare una preziosa vagina.

KAMAL   E prima la signora dell’occidente ti farà lavare mille volte, perché non vorrà sentire addosso la puzza di curdo a quattro zampe! Ah, ah, ah!

   Le risate svaniscono. Buio in scena. Seguono delle urla ed un pianto. Subentra una voce.

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO (il tono è drammatico)  Per far parlare anche mio fratello, mi denudavano, lo portavano davanti a me e poi mi toccavano…Gli aprivano gli occhi con la forza e lo torturavano in mia presenza.

   Veloce rullare di tamburi e note di un clarinetto turco. Le luci vengono riaccese.

RASUL (indica l’autista, facendo in modo che questi non lo veda)  Chi sa come è la sua donna…

KAMAL   Si alzeranno alla stessa alba e giaceranno dopo ogni tramonto.

AHMET   E’ cosa buona quando le femmine non fanno ballare la lingua.

KAMAL (parla sempre dell’autista)  Ascolterà con lei il soffio del vento…

AHMET   E il belato delle pecore…

   Si sveglia Hassan. Apre a malapena gli occhi, si guarda intorno.

RASUL   Le orecchie per le voci dell’aria e degli animali…

HASSAN (ancora con fare sonnolento)  Non capisco…Che state dicendo, fratelli?

AHMET   Per noi niente, Hassan dei sogni…(fa segno di nuovo verso il conducente)  I suoi beni, la sua vita serena…(si lecca le labbra, esprime golosità)  Mmh! Io penso nel palato al sapore del pane, del formaggio e del pomodoro che mangiano i suoi figli…(dà l’idea del senso di benessere altrui)  E fanno il bagno nudi nel fiume, aah!

RASUL (prosegue nel tono precedente, ispirato e venato d’amarezza)  E gli occhi per le presenze a lui vicine dei monti e delle colline del suo paese…Del loro paese, che gli appartiene…(scuote la testa con mestizia, guarda dietro di sé)  Mentre i nostri Zagros…Se...sono nostri…E, Allah ci perdoni, li abbiamo lasciati…

KAMAL   Non beviamo il vino della nostalgia e della colpa, fa male, fratelli…(ad Ahmet)  Dammi oblio per lo stomaco, dammi dei pistacchi.

   Ahmet mette la mano in una bisaccia, prende dei pistacchi e li porge a Kamal ed a Rasul. Il secondo fa di no con la testa.

AHMET (ad Hassan)  E tu ne vuoi divorare, bambino ancora pieno di sonno?

HASSAN   Sì, mio signore senza una goccia di petrolio…(prendendo i pistacchi che gli porge Ahmet)  Prima sognavo la mia casa…(cambia tono, è ispirato)  Fuori, vicino alle cassette di frutta, ho visto mia sorella Azima, la più piccola…

RASUL (ad Hassan)  Stavi bene…

HASSAN   …Giocava e parlava da sola con i suoi piccoli burattini di plastica…

KAMAL (lo prende per le braccia)  Fatti forte, Hassan…Le mie sorelline Shadan e Narmin cinguettano lì, ci penso anch’io…(accorato, disperato)  Ma non debbo pensarci!…(si riprende)  Abbiamo il passaporto turco…Basta! (lo lascia, Hassan si rannicchia su sé stesso)

AHMET (con rabbia)  Così ci hanno venduto una divisa da servi e pupazzi senza confini! (si dà un pugno ad una mascella)

   In sottofondo, musica dell’area medio-orientale. E’una nenia triste che sfuma presto.

HASSAN (fa schioccare le dita di una mano, con brio, per alleggerire un’atmosfera cupa)  Cazzo, fratelli, ora so che dovevo fare!

KAMAL   Che?

RASUL   Il più giovane ha avuto una rivelazione…

HASSAN   Il mio compito era chiaro e sicuro…(entusiasta)  Compravo i biglietti per noi e prendevamo l’aereo dalla nostra Kirkuk!

RASUL (ad Hassan)   Con i dinari della fantasia?

AHMET (prima che Hassan replichi, con un sorriso aperto)  Sì, bambino dalla mente illuminata: la tua certezza è un pugnale con la lama sfolgorante!…(tace, si tocca la fronte con un dito, congiunge le mani alla maniera di chi prega, chiude gli occhi e riprende)  Il destino sarebbe stato più favorevole: ci avrebbero impiccati subito all’aeroporto (mima con un gesto evidente la sua spiegazione), alla presenza delle alte milizie!

   Ridono, compreso l’autista.

AHMET (indica il conducente)  Per il batacchio di un bufalo scannato, anche la testa di lui ha inteso! Hassan, ricco signore, perché non gli regali le tue scarpe?

HASSAN   Grande Ahmet, sarebbe un piccolo dono…

RASUL (ad Ahmet)  Dovresti donargli tu quelle che hai usato per bucare la rete da calcio: quello sarebbe un grande e magnifico dono!

AHMET   No, no, lui è beato perché fa all’amore sulla montagna di Turcel e in un meraviglioso giardino con una stupenda donna tatuata!

Gli basta questo, Allah lo dice!

   L’autista dice sì col capo, continuando a ridere ed a guidare. Atmosfera allegra. Dissolvenza o fine della scena.

                                        

                                     SECONDO TEMPO

   Nono quadro – Nella direzione di Yozgat, Kirikkale ed Ankara.

   Uno stanzone con tre letti. Su di essi, coperte, lenzuola e cuscini stracciati e bucherellati. Il resto del mobilio è costituito da un grosso armadio, un tavolaccio con su un vecchio lume che manda una luce fioca, tre sedie tarlate ed un treppiedi con sopra un bacile. Accanto a questo, sul pavimento, una brocca in rame, sbreccata e scorticata. Due asciugamani sbrindellati sono appoggiati sulla spalliera di una sedia. A terra, qualche oggetto di manifattura turca, in cattivo stato. Il tutto dà un’idea di degrado.

   Entrano Rasul ed Hassan.

HASSAN   Stanno facendo bene a lamentarsi, già gli abbiamo dato dei soldi.

RASUL   Non gli bastavano.

HASSAN (con rabbia)  Non è giusto! Perché adesso dobbiamo pagare anche la stanza?!

RASUL (siede su un letto)   …Non otterranno niente.

HASSAN (lo imita, su un altro letto)  Dannazione, è durissimo! E il tuo?

RASUL   Peggiore. Che ti aspettavi, il giaciglio di piume e le femmine pronte per giacere?!

   Hassan dà dei calci all’altro letto ed al tavolo.

RASUL   Hai ragione, piccolo giovane fratello. Ma lascia la porta aperta alla calma, non infilarti un coltello nell’anima.

HASSAN (seduto su un letto, si dà delle manate alle cosce)  Quel figlio di un tagliagole e di una cagna aveva suonato bene a sua lingua!…’ Come fate a sapere se sono un uomo onesto se non mi conoscete?! Contate bene i vostri soldi! ‘

Aveva detto, quando ci ha consegnato il resto e noi non lo abbiamo controllato subito!…

RASUL   Pazienta, pazienta…La durata della nostra vita sarà aumentata dalla vastità della terra della sua tomba.

HASSAN (brusco)  Ripeti la saggezza dei padri, ma anche i tuoi anni, Rasul, devono crescere ancora.

RASUL (mesto, pensieroso)  Non so…Se non tengo ferma la testa, mi sembra di essere diventato vecchio dal giorno della partenza…

HASSAN (con garbo)  Sì…Sì, è la mia età che non sa camminare ancora bene…

   Rasul gli sfiora il mento con una mano chiusa a pugno. Breve pausa. Arrivano Kamal ed Ahmet. Sono contrariati. Depositano le borse a terra. Ahmet si getta su un letto.

AHMET (sbuffando, rabbioso)  Gli avrei scaricato un kalashnikov nei denti!

KAMAL   Lui ed i suoi compagni ladroni e truffatori sanno che non siamo nelle condizioni di rifiutare.

HASSAN (seduto su un letto, si morde le nocche delle dita)  E nessuno, nessuno s’è ancora mostrato per punirli!

AHMET (siede, poi si alza subito)  Hanno tanti informatori e complici dei nostri! Dannati sciacalli curdi, più schifosi di loro!

RASUL (dopo qualche istante di silenzio cupo)  Fratelli, faremo a turno per i letti.

AHMET   Non occorre, io dormo bene a terra.

RASUL (scherzando, ad Ahmet)  Tu cadi nel sonno anche se sprofondi nelle cataste di letame!

AHMET (come Rasul)  Ahmet, il forte e valoroso, dorme sicuro di sé perfino se fa il pastore in mezzo ai bufali che corrono…Tu gemi, Rasul…(ride)  Ah, ah, ah…Gemi come una canna di narghilè…Ah, ah, ah!

HASSAN (con angoscia)  Io…Io sono fragile…Io…

KAMAL (allarga le braccia)  Ogni pena divisa per ogni fratello amico di sventura…I nostri corpi toccheranno il silenzio e la voce remota del pavimento.

   Siedono silenziosi sui letti e sulle sedie. Hassan abbraccia un cuscino, Rasul guarda il soffitto. Sono chiaramente stanchi, abbattuti, mostrano di sentire il peso delle loro vicissitudini.

AHMET (dimesso)  Ci manca un nuovo controllo della jandarma anche qui dentro, in questo maledetto rifugio per topi, scorpioni, cimici e serpenti!

KAMAL   Non conosci le bestie delle loro carceri, Ahmet.

HASSAN (tra lo stupito e l’angosciato)  I posti di blocco! Quanti!…Non ho conato l’intervallo dei chilometri, ma erano tanti i soldati-gendarmi…Tanti! Tanti!!

RASUL   E l’autista, il buon piccolo uomo, avrà preso quelle dannate strade per evitarne altri…

KAMAL   Qui non verranno, sono in accordo con i trafficanti che ci ricattano per il percorso e per l’alloggio…

HASSAN (le mani chiuse a pugno sugli occhi)  Mi sento un nessuno debole…Sono incapace di alzare un dito…

KAMAL   Fratelli, subiamo da tempo e continuiamo a sopportare…I luridi mercanti e le forze dell’ordine militare

banchettano insieme con i cibi della corruzione e della speculazione sulla pelle dei disgraziati profughi.

AHMET (la sua voce è un ruggito)  Facce di merda! Che possano rimanere conficcati nelle rocce delle montagne viola!

   Pausa. Dall’interno, due voci fuori scena di un uomo e di una donna.

VOCE DELLA DONNA   Mio marito era una guardia di villaggio da sette anni.

VOCE MASCHILE   Donna, chi ha ucciso tuo marito?

VOCE DELLA DONNA   Sono stati i soldati, quei maledetti assassini!

VOCE MASCHILE   Ma se hanno detto che sono stati quelli del PKK?!

VOCE DELLA DONNA   Il PKK?!  Ma, signore, vi siete guardato intorno?! Siamo da un lato tra la riva del Tigri con le posizioni delle guardie di villaggio, giusto lungo il fiume e dall’altra parte, dure rocce con postazioni militari in alto…

VOCE MASCHILE   E poi?

VOCE DELLA DONNA   Poi, due chilometri a nord, la gendarmeria dei soldati di Taskonak e tre chilometri più a sud, la gendarmeria di Kocyurdu…I guerriglieri del PKK che animali dovevano essere?! Falchi, aquile, sparvieri in cielo o vermi di terra, striscianti e tanto veloci, per portare un tale attacco e sparire così presto?!

VOCE MASCHILE   Ah, ma l’altra versione dei fatti….

   Risate fuori scena, frammiste a colpi di arma da fuoco che aumentano d’intensità e ad un tratto cessano di colpo. Dissolvenza o fine della scena.

Decimo quadro – Zona di Yozgat, Kirikkale – verso Ankara.

   Sullo sfondo, una periferia di città turca. A corredo, un filmato o delle diapositive. In scena Hassan e Kamal; stanno in una zona poverissima, di poche casette malandate, una sorta di bidonville. I due hanno in consegna le borse e le bisacce anche dei due assenti. I loro vestiti e le loro persone in generale danno ancor più un’impressione di trasandatezza.

KAMAL (in tono scherzoso, ma venato di rabbia ed amarezza)  Bambino dello Zab, ora puoi suonare lo strumento dell’orgoglio maltrattato! Hai in tasca le belle lire turche!

HASSAN   Sì, sì…Ankara, ormai sarà vicina, se non sbaglio…

KAMAL   No, non sbagli, non sbagli.

HASSAN   Kamal, ho dentro la scatola del mio pensiero la persona di Apo Ocalan…Lo immagino e lo vedo un uomo che dà grande sicurezza, di grandissimo coraggio e valore…

KAMAL   Rappresenta un simbolo per il nostro popolo.

HASSAN (gli brillano gli occhi)  E’come un padre!

KAMAL   E’ stato capace di condannare i suoi del PKK.

HASSAN (dubbioso)  Questo sfugge alla mia comprensione…

KAMAL   E’una certezza, Hassan. Apo ha punito capi militari assassini…Quando le sue truppe hanno trucidato maestri, donne e bambini turchi.

HASSAN (sgrana gli occhi)  Come è potuto essere?!

   L’altro non risponde. Guarda nel vuoto di una lontananza, abbassa la testa. Dopo siede a terra, allarga le braccia e porta le mani su borse e bisacce, come se volesse avvolgerle, proteggerle.

KAMAL   Vedi? E’ tutta la miseria che ci è rimasta. Se ci ammazzano, è per derubarci, ma forse è più per gusto di carneficina…

HASSAN   Sì…Sì…

KAMAL   E i più feroci del PKK hanno fatto questo, attaccando i villaggi sotto il controllo delle milizie curde contro di loro…Quelle legate all’esercito di Ankara. Capisci?

HASSAN   Ci vedo più chiaro, adesso…(mostra ammirazione)  Tu precedi l’orientamento, il mio tentativo, Kamal.

KAMAL   Il tuo desiderio di apprendere ti darà soccorso. Non cadrai tante volte nelle fosse degli errori.

HASSAN   Proverò a superare gli smarrimenti.

KAMAL (in piedi)  Apo Ocalan ha condannato e rinnegato la spietatezza del terrorismo, proprio contro i civili. E’questo che rientra nella sua grandezza e la accresce.

   Momenti di silenzio assoluto. Rumori fuori scena di motori e voci che inneggiano ad “Apo Apo Ocalan”. Sfumano e cessano nel giro di un paio di minuti.

KAMAL   Il limite…quello dei nostri capi è un altro, forse è l’opposto…

HASSAN   Sto dentro il fiume dell’inesperienza, ma forse un’idea diventa chiara. Loro sono poco uniti.

KAMAL   Più volte divisi. (con tono di sofferenza)  Le loro rivalità ci hanno condotto al precipizio degli scontri fratricidi!

   Pausa. Luci lampeggianti in scena. Stessi rumori di motori e mezzi di prima. Quando cessano, segue subito musica curda e, su di questa, le voci fuori scena di due uomini ed una donna.

VOCE DEL PRIMO UOMO (fa un annuncio, neutra, laconica)  Barzani e Talabani di recente hanno finalmente deciso di smetterla. Hanno cessato le ostilità per un’intesa comune nell’interesse del loro popolo….

   Pausa di silenzio, riattacca la musica. Riprende un’altra voce maschile.

SECONDA VOCE MASCHILE (c.s. per l’annuncio, ma con tono più incisivo)  Rispetto ad un passato carico di lotte intestine sanguinose i progressi ci sono stati, ma i problemi non risolti sono tanti. La parte irachena è spaccata tra due partiti che in fondo si odiano.

VCE FEMMINILE (dura)  E bisogna pagare, pagare salato! Corrono sottobanco tangenti e commissioni tanto al PDK quanto al PUK. I loro dirigenti si sono così satrapizzati ed infognati nella corruzione, proprio grazie all’abuso del potere.

HASSAN   Allora…allora…Siamo rimasti spogliati, spossessati…

KAMAL   Da secoli le nostre città si sono tramutate in città di fantasmi.

HASSAN (guarda nel vuoto, lontano)  Io…io provo a guardare nella confusione…Dentro e fuori di me…E di noi…(scuote la testa, mette le mani sul petto e sul volto)  Non vedo…Non riesco…E’ tutto annebbiato…E poi prigioniero negli artigli del buio…Ci sarà…Ci sarà una domanda per la mia goccia di conoscenza?!

KAMAL (con il capo chino)  Dare una risposta a tale domanda è troppo difficile per la mia piccola testa…(con le braccia tese in avanti, come per esortare)  Ma ti dico: per la tua età non aggiungere altri crucci alle pene.

HASSAN (lo guarda con intensità)  Ci penso…E penso a cosa potrebbe accadere…

KAMAL   Nessuno sa…Nessuno…L’unica leggenda…

Quella del re Jamshid gli consentiva, mille e mille anni fa, di leggere nella sua meravigliosa sfera di cristallo.

   Hassan tace. Siede a terra, solleva le gambe e mette la fronte sulle mani appoggiate alle ginocchia. L’altro gli si

avvicina. Pausa di silenzio.

KAMAL   Se il mercato non è stato avaro o infausto, raccoglieremo anche noi il loro sacrificio.

HASSAN (sorridendo, scherzoso)  Due mucche, qualche capra ed un asino.

KAMAL   Sì, giovane fratello, sono qua e tutto quello che ci portano è un dono di fatica…Eccoli.

   Arrivano Rasul ed Ahmet. La loro andatura è pesante, stanca.

RASUL (a Kamal ed Hassan)  Ci hanno costretto ad un lavoro duro ed incessante…

AHMET   La nostra paga è stata una manciata di polvere…

KAMAL   Non chiederemo la carità di un pane.

AHMET (sbuffando)  Sto peggio di un fottuto asino bastonato e martoriato.

HASSAN   Passavano tanti poveri mendicanti al mercato?

AHMET (ad Hassan)  Sei un piccolo ragazzo che vuole pescare un grande pesce…(sorridendo bonariamente)  Ma il tuo animo è fresco, nobile…Sì, là non c’era soltanto la frutta secca…e la merce umana mandava i lamenti al cielo…

   Rasul si guarda intorno. Appare nervoso, turbato. Kamal ed Hassan se ne accorgono, Ahmet china la testa. L’altro vuol far vedere che ritorna ad un atteggiamento normale, ma subito esprime la sua inquietudine.

RASUL   Hanno seminato il terreno con le carogne di quindici montoni…Sgozzati…

KAMAL (greve)  E’ un segnale malefico.

AHMET (muovendo appena le mani aperte)  Nessuno sapeva, ma…tutti sanno, se sono stati quelli del PKK, i Turchi o dei nostri fratelli curdi.

   Hassan si mostra impaurito. Gli altri cercano di stargli vicino. Per qualche attimo, guardano dappertutto con aria

preoccupata.

AHMET (si mette a scherzare per cambiare l’atmosfera che si è creata)  Nessuna pena, nessuna vittoria, fratelli. Conosco il rimedio per allontanare le paure. Andiamo a tracciare un grande cerchio magico col sangue dei montoni.

RASUL   Sei un figlio pazzo del male, Ahmet!

AHMET (c.s.)  Così ci metteremo dentro il cerchio come gli sceicchi che pregano e fanno austerità ascetiche…

KAMAL (sorride ed anticipa la conclusione di Ahmet)  Avremo la protezione dei demoni e dei geni.

HASSAN (ancora inquieto)  Quelli vivono veloci e furtivi…Abitano lì nei vuoti delle rocce…Me ne ha sempre parlato mia nonna Zeho…

RASUL (ad Hassan, bonariamente)  Sì, piccolo ragazzo che si fa sfuggire il grande pesce, lo racconta la voce delle credenze. I folletti stanno anche nei recessi nascosti delle caverne…Tu cancella le tue preoccupazioni dalla lavagna delle tue fantasie.

AHMET (con del sarcasmo e malanimo)  Ascoltate, fratelli, noi non siamo dei “buoni Curdi”, i bravi e generosi mercenari! Loro sono abili, sanno assassinare e massacrare altri Curdi indifesi a comando.

RASUL   Guardiamo i nostri volti…Ecco i “cattivi Curdi”! Non stiamo ai giochi e non dimoriamo selvaggi nella natura per attaccare e colpire.

KAMAL   La nostra sopravvivenza rimane tra gli stenti.

   Si guardano mesti, rassegnati alle vicissitudini e nel contempo decisi a continuare. Iniziano a camminare insieme per allontanarsi dal posto.

Dissolvenza o fine della scena.

Undicesimo quadro – Ankara e dintorni.

   Sobborgo di Ankara. Diapositive che mostrano la città in lontananza ed il paesaggio circostante. Sullo sfondo, minuscole casette che hanno accanto piccoli blocchi di sterco. La scena è ambientata nelle immediate vicinanze di un quartiere di robivecchi e sfasciacarrozze. E’ l’imbrunire.

In primo piano, accanto ad un camioncino senza capote, i quattro Curdi sono seduti e sdraiati a terra. Oltre alle loro borse e bisacce, in disparte, ci sono due sacchi a pelo stesi a terra. Su di essi, Kamal ed Hassan stanno dormendo. Gli altri parlano.

RASUL (indica Kamal)  Portiamo tutti un segreto dentro…Il suo è grande.

AHMET (in tono filosofico)  Quanto è grande lo può stabilire soltanto il Profeta.

RASUL (ride, scherza)  Non più grande della quantità di nocciole che hai mangiato…Dammi il tuo responso, sommo serpente, figlio del serpente del cielo!

AHMET (sghignazza, quasi gridando)  O Rasul, piccolo serpente di vetro sempre timoroso di romperti, il paniere che ci hanno offerto quei bravi passanti lo abbiamo svuotato insieme!

RASUL   Frena la tua voce di troppo, Ahmet, spezzi il loro sonno preda della stanchezza.

AHMET   La stanchezza è una bestia vile che cammina di giorno e di notte sulle reni dei derelitti e degli sbandati.

Calpesta le schiene anche di chi si sforza di restare sveglio…

   Tacciono per qualche momento. Vicino, dal fondo, echi di rumori di officina, come martelli che battono e/o simili.

RASUL (riprende, a voce bassa)  Se vuoi conoscere la sventura che ha colpito Kamal, devi tenere chiuso nella tua anima quello che ti rivelo.

AHMET (porta la mano destra al cuore ed abbassa il capo in senso affermativo)  Sì, o fedele e disperato custode di una storia curda. Sono curioso come una volpe e so stare muto come un pesce.

   Rasul osserva Hassan e Kamal, come se volesse accertarsi bene che continuano a dormire. Ahmet sbadiglia, si tiene il capo.

RASUL   Il grande ed il bambino stanno sotto una tenda nera e parlano felici con la luna.

AHMET (guarda in alto)  Noi aspettiamo che il sole della buona sorte ci ascolti.

   Sorridono. Rasul sfiora il terreno con le palme delle mani aperte, come se stesse compiendo un brevissimo rito. Il compagno va a battergli una spalla, in segno di cameratismo.

RASUL (tende le mani)  Kamal Nareman doveva sposarsi…Era il primo cugino di Nareen…

AHMET   Anche il mio desiderio aveva chiesto una moglie alla mia testa…Ma lo spirito della prudenza mi ha guidato.

RASUL   Lei era stata rapita con il consenso della sua volontà da un pretendente estraneo alla famiglia e si era lasciata convincere a sposarlo.

AHMET (fa un cenno in direzione di Kamal, con voce incerta)  Lui…Lui allora li ha uccisi?

RASUL   La sua vendetta ha risparmiato la giovane…Kamal non ha esitato ad assassinare il suo rivale.

   Ahmet muove il capo, quasi a voler negare quello che ha sentito. Osserva i due che dormono, poi riprende in tono sommesso.

AHMET (con una venatura di tristezza)  Il mio cuore è in angoscia per il nostro fratello. Certo lui ha agito come comanda la consuetudine.

RASUL   Da allora la pace e la serenità si sono allontanate dalla sua anima.

   L’altro stira le braccia, le agita verso il cielo, poi china la testa verso le cosce.

RASUL (gli tocca un braccio)  Bene, la curiosità della volpe è stata accontentata. Adesso il pesce deve mostrare che parli il suo silenzio.

AHMET (dà un leggero pugno amichevole all’altro)  Fratello Rasul, rettile di terra, il pesce d’acqua manterrà la sua promessa. Ma la volpe ingegnosa ancora non è soddisfatta, chiede dell’altro cibo per la fame di sapere.

RASUL (intuendo la richiesta di Ahmet e precedendolo)  Nareen…I suoi occhi sono scuri e belli come quelli di una gazzella…Ma le giornate della sua mente hanno perso la luce…Parla e non sa quello che dice, ripete sibili, mugugni, grida prive di senso…Forse amava troppo lo straniero…

AHMET   E quale via hanno scelto le famiglie?

RASUL   Si sono incamminati sul sentiero di un accordo…Con il loro patto hanno stabilito di far stendere un grande velo di silenzio.

AHMET (prima si copre il viso con le mani, poi scuotendo la testa batte i pugni sulle cosce)  Allah è grande! Allah è immenso! Noi uomini siamo neve sulle montagne amiche in primavera!…(i suoi occhi fissano il vuoto)  Sono proprio giusti i detti…(si tocca la fronte) “Non guardare la donna, guarda i parenti di lei”…

RASUL   E’ cosa opportuna, come “verifica il fratello di lei poi conduci la ragazza a casa”.

AHMET   L’anno scorso i miei occhi erano stati rapiti da una giovane. Aveva il portamento della pernice del deserto…

RASUL(ridendo)  la verità insegna che “non puoi sposare una principessa con una dote da vaccaro”!

AHMET   No, fratello giardiniere ignaro dei fiori che profumano, la mia verità era diversa…Ho allontanato i miei passi, perché non mi sono sentito pronto.

RASUL (a testa bassa e poi toccandogli un braccio)  La mia condizione è simile…(dopo una breve pausa di riflessione silenziosa)  Questa solitudine è buona per noi, non imponiamo sacrifici tremendi a delle mogli per arrivare alle terre lontane.

AHMET (batte le mani, con esuberanza)  Fuggiamo dalle donne che cercano un marito! Dice bene il proverbio: “chi prende una donna dovrebbe avere sia una valigia d’oro che un sacco di bugie”!

RASUL (riesce a sorridere)  La tua sapienza è infinita, o Ahmet, fratello contadino, eroico custode dei tuoi cugini bufali!

   Ridono. Luci che diminuiscono d’intensità fino a diventare soffuse. Ahmet e Rasul restano immobili. Si sentono voci di donne che non compaiono nel contesto della scena. Il tono è da annunciatrici di emittenti radiotelevisive.

PRIMA VOCE FEMMINILE   Sono in forte aumento negli ultimi anni i casi di suicidio ed omicidio di donne nel nord e nel sud. Le cause sono dovute principalmente all’oppressione del contesto sociale, in particolare per i suicidi.

SECONDA VOCE FEMMINILE   Esiste ancora un vuoto di autorità e prevalgono usi e tradizioni dei clan. Prima di

essere assassinate, le vittime sono morte già prima di morire...

PRIMA VOCE FEMMINILE   Sono state violentate o si sono opposte ad un matrimonio, o hanno ingannato i loro sposi.

   Mentre Kamal e Hassan si svegliano lentamente e gli altri si avvicinano a loro, la seconda voce di donna fa un nuovo annuncio. In sottofondo, un canto curdo con accompagnamento musicale di strumenti tradizionali.

SECONDA VOCE FEMMINILE   Nel carcere di massima sicurezza di Ankara, le detenute spesso sono sottoposte a dei pestaggi. Molte di loro, poi, subiscono molestie sessuali quando si effettuano dei ricoveri ospedalieri.

   Gli uomini in scena sono ravvicinati ed in piedi. Intanto prorompe la voce di un uomo che non compare, rozza e sguaiata.

VOCE MASCHILE   Sono un membro della polizia dei quartieri principali di Ankara. Merda, le abbiamo dato la corrente elettrica alle dita ed alla faccia, ma quella dannata cagna curda che sporca i marciapiedi non ha confessato!…

   Kamal, Rasul, Ahmet ed Hassan armeggiano con il loro misero equipaggiamento e lo raccolgono.

VOCE DELL’UOMO (c.s.)  Lurida puttanella, neanche questo le è bastato!…

   I quattro profughi cominciano ad allontanarsi, per poi uscire di scena.

VOCE DELL’UOMO (ghignando)  AH, ah, ah! Allora abbiamo provveduto a pestarla per bene con un manganello! Cazzo, cazzo! Dovevamo sfondarle il…

   Dissolvenza o fine della scena.

Dodicesimo quadro – Izmit, sulla strada per Istanbul.

   Uno stanzone, squallido e semibuio. L’ambiente sa di sporcizia e degrado. Sul fondo, una finestrella che ha un vetro rotto; ammassati uno sull’altro, verso il centro, due materassi sui quali è sdraiato Rasul, febbricitante, coperto in parte da un lenzuolo stracciato. Accanto a lui, seduti a terra, Kamal, Ahmet ed Hassan. Più in là, sul pavimento, una teiera rovesciata, bicchieri e tazze, danneggiati e sbreccati. Un vecchio comò, scheggiato in più punti, e due sedie ai lati, sono addossati ad una parete sulla quale è appeso un tappeto non grande, sfilacciato e consunto. Attaccate alla parete di fronte a quella col tappeto, una vecchia foto-ritratto in bianco e nero di Ataturk, il padre della Turchia moderna, ed una foto a colori, più recente, di uno scorcio della città di Izmit con i suoi containers del dopo terremoto.

AHMET (indicando Rasul)  Prima aveva la febbre più alta.

KAMAL   Le medicine stanno attraversando il fiume del suo sangue.

RASUL (si lamenta e si tocca la testa)  Ah, ah, mi sento una bomba nella testa!…Mi scoppierà, mi scoppierà!

   Kamal ed Ahmet gli si avvicinano, lo accarezzano, gli toccano la fronte e cercano di dargli conforto. Hassan si alza ed esce.

KAMAL (a Rasul)  Coraggio, fratello, presto ti sentirai meglio. La luna rivedrà la faccia del sole, il suo innamorato che le si è nascosto.

AHMET   Sii forte e paziente, Rasul, la tua stella in cielo non morirà prima di un altro secolo.

RASUL (c.s.)  Ditemi, fratelli, quando partiamo? Quando andremo verso gli spazi della libertà? Parlatemi, vi prego!

KAMAL   Tu guarisci, giardiniere del cielo ed i sentieri saranno migliori.

AHMET (con rabbia)  Quei vermi non ci fermeranno, non ci fregheranno, non ci fregheranno!

   Si alza e va a sputare sulla foto-ritratto di Ataturk.

AHMET (c.s.)  Odiano gli uomini! Odiano Allah, odiano Allah!

KAMAL (ad Ahmet)  Calmati, fratello, calmati! Così fai il loro gioco!

AHMET (c.s., dandosi dei pugni in testa)  Maledetti, maledetti! Allah avrebbe fatto meglio a fargli generare delle pietre!

KAMAL (muovendo la testa in segno di diniego)  No, no…Ascolta, Ahmet, ascolta, non scorrazzano solo i criminali ed i miscredenti…

   Ahmet ha una specie di tremito, poi si mette quasi immobile, con il capo chino e le braccia penzoloni lungo il corpo. Rasul si lamenta.

KAMAL   Hanno visto i loro soldati che cercavano di dare cibo di nascosto ai nostri bambini più piccoli...

   Ahmet stringe i pugni, poi sembra ritornare padrone di sé e si riavvicina agli altri.

KAMAL (continua)  Degli uomini con la divisa hanno pianto quando un bambino è morto.

   Rientra intanto Hassan portando delle pezze bagnate e va a metterle sulla fronte di Rasul.

AHMET (siede in terra accanto ai compagni, si rivolge a Kamal)  Le tue parole hanno rotto il muro che mi copriva le orecchie, fratello…Non devo gettare il mio povero cervello nella sabbia.

KAMAL (guarda Ahmet con intensità)  Il ricordo ritorna alla mia infanzia, fratello…Ero un bambino di otto-nove anni, quando mio nonno Jamal mi rimproverò: “ Non gettare il tuo cervello nella sabbia”…

HASSAN   Perché ti parlò così, Kamal?

KAMAL   Avevo rubato del pane.

AHMET (ridendo, a Kamal)  Ah, ah, ah, hai iniziato prima di me a fare il ladro, fratello!

KAMAL   Quel giorno mi svegliai molto presto per accompagnare mio nonno a Perdeh…Ci mettemmo in cammino prima dell’alba…Il sole si alzava nel cielo, io cominciai a lamentarmi per la fame…Lungo la strada vedemmo del fumo che usciva da una abitazione. Mio nonno, prima di recitare la sua preghiera del mattino, mi esortò ad andare là a chiedere del pane, perché la donna della casa lo stava preparando…

AHMET (assorto)  Mi sembra di sentire in bocca il buon sapore.

KAMAL   Io feci la mia richiesta, ma la donna s’arrabbiò…Gridò, chiese come avessi osato e mi minacciò col rullo per stendere il pane…”Se non te ne vai, te lo rompo in testa! Straccione e ladro! “…

HASSAN (con impeto)  Maledetta strega avara!

KAMAL   …Il marito, che sedeva lì vicino, intervenne in mio favore…”Donna, dai del pane al bambino! Grazie ad Allah non moriamo di fame!”…Lei allora si voltò e inveì contro di lui…Io approfittai della sua distrazione, presi tutto il pane che lei aveva già cotto e mi misi a correre…La donna mi inseguì, lanciando maledizioni…Suo marito rideva e mi incoraggiava…”Ben fatto, ben fatto! Corri, piccolo, corri! Donna, lascialo stare!”…Riuscii a scappare…

AHMET (ridendo di gusto)  Ah, ah, ah, bella storia!

KAMAL   “Come hai avuto tutto questo pane?” mi domandò mio nonno…” L’ho rubato.” risposi…Lui mi dette un leggero schiaffo, ma mi tolse tutto il pane dalle mani e me ne lasciò uno solo…”Non gettare il tuo cervello nella sabbia, Kamal!” disse in tono duro…Poi andò a restituire il pane.

HASSAN   Il marito di quella cagna rognosa lo meritava.

AHMET (toglie le pezze bagnate dalla fronte di Rasul e si alza)  Allah avrebbe dovuto farle cadere la lingua!

KAMAL (sorridendo)  Fratelli, quel giorno Allah mi prese per mano…Attaccò le ali ai miei piedi per fuggire, poi mi rimproverò con la voce di mio nonno.

   Gli altri sorridono compiaciuti. Ahmet si allontana ed esce.

   Dissolvenza o fine della scena.

Tredicesimo quadro – Istanbul

   Quartiere di Aksaray. Sullo sfondo, diapositive e/o filmati che mostrano un mercato e/o una strada con la spazzatura ammucchiata e l’entrata di un albergo molto modesto. In aggiunta, un panorama di Istanbul, in particolare del porto.

Vicini al proscenio, Kamal, Hassan ed un uomo di trentacinque-quarant’anni. E’un curdo iracheno, ha la pelle ed i capelli chiari e veste all’europea. Fa parte di un’organizzazione di trafficanti di merce umana ed il suo incarico è di reclutare viaggiatori clandestini in grado di pagare.

KAMAL (all’uomo)  Non puoi accettare seicento dollari?

CURDO   No, fratelli, gli uomini pagano ottocento dollari a testa…(indica Hassan)  Per lui, il prezzo è seicento.

HASSAN (all’uomo, brusco)  Non ci chiamare fratelli! (si scosta dagli altri due)

CURDO (ride fino a sghignazzare)  Ah, ah, ah! (poi con un sorrisetto mellifluo, rivolto a Kamal, indicando Hassan)  Di’ al ragazzo di non agitarsi, se vuole vivere per crescere…(in tono duro)  Dovete decidere prima del tramonto, il prossimo carico è fra tre giorni.

   Momenti di silenzio. Kamal ed Hassan danno le spalle al Curdo. Segue musica turca o araba, in sottofondo, e per pochi secondi la voce del muezzin.

CURDO (greve)  Fratelli, l’unico crimine che abbiamo commesso è stato quello di nascere curdi…(al pubblico)  Tre anni fa sono riuscito a partire da Mosul. Mi hanno fatto sputare sangue, ma sono riuscito a salvarmi…Quando ho conosciuto degli uomini, tutto è stato più chiaro. Ho capito che per vivere dovevo commettere altri crimini…Non offro la pietà che lascia tutto come prima. (agli altri)  Vi aspetto al solito posto. (esce)

   La musica sfuma. Kamal mette un braccio sulle spalle di Hassan. Luci soffuse. In lontananza, il suono della sirena di una nave. Dopo una diecina di secondi, arrivano Rasul ed Ahmet.

AHMET (a Kamal ed Hassan)  Fratelli, stasera c’è una partenza.

RASUL (mostra un pezzo di carta)  Ci hanno dato il nome del loro uomo.

KAMAL (prende il foglietto e legge)  E’lui.

AHMET (cupo)  Non possiamo aspettare un’altra occasione. Il rischio è troppo grande.

   Si scambiano muti cenni di intesa.

HASSAN (sorridendo)  Anche quando giungeremo a destinazione ci sarà chi aspetta un piccolo lustrascarpe.

   Brevi momenti d’atmosfera briosa.

RASUL (allarga le braccia, ispirato)  Ora vorrei rivelarvi il mio pensiero…

KAMAL (a Rasul)  Ti ascoltiamo.

RASUL (mette le mani avanti, sorride esprimendo un goffo imbarazzo)  Ma vi chiedo di non ridere di me.

AHMET (a Rasul, ridendo)  O giardiniere scemo, non temere! Per una volta starò zitto.

RASUL (sempre ispirato)  Qui abbiamo lavorato e incontrato delle persone…Io ho portato le valigie a delle donne di un paese lontano…Una di loro mi ha parlato con le nostre parole curde…

KAMAL   Abbiamo sentito tanti suoni della nostra lingua al mercato di Beyazit Meydani.

HASSAN   Domenica il mio corpo si lamentava per la fatica, ma le mie orecchie ascoltavano felici.

   Penombra in scena.

RASUL (in tono accorato)  Era bella, il suo volto era pieno di luce chiara come il sole…Voleva che andassi con lei…Nel mio petto un dahol aveva iniziato a battere forte…

   Breve pausa. Kamal mette una mano sulla spalla di Rasul.

RASUL (riprende, cupo)  Subito è arrivato un uomo con i passi veloci di volpe…La sua pelle ed i suoi capelli avevano lo stesso colore di quelli della donna…Le è piombato addosso come un’aquila rapace e le ha dato degli schiaffi e dei calci…Lui imprecava e lei piangeva ed implorava…Ho capito senza capire il loro idioma…

AHMET (greve, a Rasul)  Hai sentito gridare la tua anima?

RASUL (abbassa il capo in cenno di assenso)  Tutti quelli che stavano intorno non intervenivano…Io ho raccolto il mio coraggio e mi sono lanciato su quell’uomo violento…

HASSAN   Il tuo animo è nobile, Rasul.

KAMAL (a Rasul)  Soltanto uno stolto può ridere di te.

RASUL (con voce tremante)  Lo straniero mi ha spinto e subito la canna della sua pistola ha toccato la mia testa…La donna si è gettata in ginocchio…Gli altri si sono allontanati, rapidi come lepri…

   Musica in sottofondo.

RASUL (batte i pugni a terra, il suo tono è disperato)  Anch’io ho messo le ali ai piedi, fratelli!!

   I volti degli altri esprimono sgomento.

   Buio in scena. Dissolvenza o sipario.

Quattordicesimo quadro - Trasferimento su un camion da Istanbul fino alla Grecia. Arrivo ad Atene.

    La scena rappresenta uno spaccato dell’estrema periferia della capitale greca. Fotografie e diapositive a corredo del contesto. Luce fioca. Latrati di cani che a tratti accompagnano musica araba e greca. Rasul ed Ahmet sono seduti a terra, verso il proscenio.

VOCE  MASCHILE FUORI CAMPO   Ci sono delle regole. Il pagamento per essere portati in Grecia viene anticipato ad Istanbul. I clandestini lasciano i documenti in Turchia; i passaporti viaggiano per altre vie, passano per altre mani.

Quando la merce umana raggiungerà Atene, li ritroveranno.

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO   Le tappe successive sono i porti di Patrasso, Igoumenitsa o del Pireo. Prima di essere avviati, clandestini ed accompagnatori alloggiano in gruppi di quindici-venti per stanza negli alberghi gestiti dai passatori.

   Entrano in scena Kamal ed Hassan. Si mettono a sedere vicino agli altri. La musica sfuma.

 

KAMAL (prende un foglietto dalla bisaccia e lo mostra a Rasul e ad Ahmet)  Dobbiamo aspettare Hasan e Shamini per i documenti. Ci hanno detto che arriveranno molto presto.

 

RASUL (con aria trasognata, mistica)   E’ strano, fratelli. Ma mi  sembra di essere libero perché adesso non ho il passaporto.

AHMET (sghignazza)  Ah, ah, ah! Rasul, la tua testa partorisce assurdità perché stanotte ti sei ubriacato di angurie.

RASUL (ridendo) Oh ingordo Ahmet! Parla la tua bocca vorace che ha spogliato i campi durante il viaggio!

KAMAL (sorride anche lui)   Nelle zone vicine al fiume tanto povero di acqua, Allah ci ha protetto quando siamo riusciti ad alleggerire la fatica e la fame.

AHMET (batte le mani)  Io mi sento libero quando posso riempire lo stomaco. Questa è la vera libertà!   

HASSAN (apre la sua borsa e mostra della frutta secca)  A me è rimasta questa. (la porge agli altri che ne prendono)

    

KAMAL   Fratelli, se la sorte è propizia, resteremo qua soltanto questa notte.

RASUL (a Kamal, con amarezza)  Speriamo che le tue parole raggiungano il cielo…Sono già passati troppi giorni da quando ho parlato l’ultima volta con la mia famiglia.

         Momenti di silenzio. Le espressioni dei loro volti diventano

      pensierose, cupe, tristi. Musica in sottofondo.

 

VOCE MASCHILE FUORI CAMPO   Sembrò che il vento portasse echi lontani di risa e di canti, grida di bambini e animali.

AHMET (per rincuorare gli altri)  Presto attraverseremo il     grande mare e  daremo buone notizie!

 

KAMAL   Yassin continua a parlarmi delle nostre comunità…Ci aspetta….Sarà felice di accogliere tutti…

(allarga le braccia)  Non dimentica l’orgoglio di essere curdo, ma spera che un giorno gli daranno la possibilità di diventare cittadino di quel paese.

VOCE FEMMINILE FUORI CAMPO   Mi chiamano Banin occhi belli…Prima mi guardavo attorno e non capivo niente, poi ho incominciato ad imparare questa lingua difficile…Forse ora non avrò più paura.

 

HASSAN   Io comprerò delle bambole bellissime a mia sorella.

RASUL   Io guiderò una nave piena di luci sui fiumi di quella terra dove il sole va a dormire.

AHMET (sbatte le mani a terra, ridendo)  Sì, fratelli fortunati, la giustizia vincerà! Sarò io il più ricco di tutti!

    Ridono. Attimi di pausa. Si alzano in piedi e guardano nella stessa direzione.

KAMAL (indicando qualcuno che sta arrivando)   Sono loro.

Sipario o dissolvenza.

Quindicesimo quadro – Porto di Patrasso – Incontro dei quattro clandestini con Panagiotis, l’autista del Tir greco. Imbarco sul traghetto per l’Italia. Sul fondo, o ai lati della scena, diapositive e/o filmati di una città di mare della Grecia. Sparpagliati a terra, cordami, sacchi di juta vuoti, pezzi di pneumatici. Rumori di fondo, la risacca del mare, il motore di un’imbarcazione, sirene di navi. Rasul, Hassan ed Ahmet sono seduti con accanto le loro borse e bisacce.

HASSAN (con lo sguardo rivolto verso l’alto)  Gli uccelli che volano sul mare rubano pesci agli altri pesci.

AHMET   Sono ladri di sopravvivenza.

RASUL   Il cielo gli appartiene, Rasul…Non hanno un paese per i loro sacrifici.

HASSAN (mesto)  Gli uomini non hanno le ali…

RASUL (gli dà una manata sulla spalla)  Bambino pulisciscarpe, i cacciatori hanno le reti e le alzano per catturare quelle ali.

AHMET (prende la sua bisaccia e vi fruga dentro)  Ieri un uomo mi ha fatto entrare nella sua baracca…Lui e suo cugino non hanno catturato i miei dollari…

HASSAN (prende in mano un pezzo di corda e lo arrotola)  Non capisco…

AHMET (ispirato)  Ho comprato da essi una luce che dà senso ad ogni cammino.

RASUL   Che inganni ti hanno venduto, Ahmet?

AHMET (tira fuori dalla bisaccia degli anelli e del tabacco e li mette a terra. Serio, come se intendesse convincerli)  L’inganno non è un desiderio del cuore, Rasul. Guardate questi anelli, danno la felicità alle donne che li portano alle dita.

HASSAN (ad Ahmet)  Chi te lo ha detto?

AHMET (c.s.)  Uno dei venditori che me li ha mostrati…Conosceva delle parole curde e disegnava su fogli di carta.

RASUL (alza una mano e poi la abbassa in segno di disapprovazione, ridendo, la mette sullo scherzoso)  Testa di serpente cieco, tu ti lasci incantare dalla musica di un

mercante di sogni?!

AHMET (c.s.)  No, fratelli! (si alza)  No!…Nella baracca ho visto tanti oggetti belli…

HASSAN   Forse anch’io avrei comprato un regalo.

AHMET (il suo tono diventa vivo)  L’uomo poi ha parlato nella sua lingua al cugino più giovane…Egli è uscito ed è ritornato presto con due donne…Esse ridevano…Erano belle come i pavoni, gli angeli della luce…

RASUL (in piedi)  Il tuo sguardo sembra abbagliato dai lampi di una magia e la tua testa vola come le aquile tra le montagne. O Ahmet, ritorna nella casa della ragione.

   Si alza anche Hassan. Brevissima pausa. Ahmet osserva gli altri due in silenzio, poi scoppia a ridere.

AHMET (la sua risata è sonora, grassa)  Ah, Ah, Ah, non abbiate timore, Curdi creduloni! Vi preoccupate per il vostro compagno più astuto che ha sborsato solo cinque dollari!…(dopo pochi secondi di silenzio)  Ho giurato all’uomo che disegnava che avrei portato il denaro che mancava…Mi hanno lasciato andare.

HASSAN (ad Ahmet)  Ti cercheranno.

AHMET (ride)  Ah, ah, ah, non potranno sentire la mia puzza! Di notte mi sono lavato e la mattina ho bagnato il mio grosso corpo nel mare!

RASUL (sorride, ad Ahmet)  Hai più fortuna tu, bufalo nell’acquitrino, dei nostri compagni che tolgono mine e restano vivi!

HASSAN   Anche a me un giorno un uomo promise che mi avrebbe dato il resto dei soldi…Ero piccolo e portavo dei dolci in testa per venderli…Egli li comprò tutti ma non mi pagò tutto…

AHMET (con l’aria di chi ha esperienza)  Non hai più visto nemmeno la sua ombra, piccolo Hassan.

HASSAN (scuote un po’ la testa, mesto)  La mia rabbia ed il mio pianto desideravano soltanto riconoscere quella faccia da ladro…

   Rumore di un motore. Rasul, Ahmet ed Hassan guardano nella stessa direzione. Il rumore cessa. Arrivano Kamal e l’autista greco Dourokis Panagiotis. E’un uomo sui quarant’anni, di statura medio-bassa, grassoccio, coi capelli ricci, scuri e unti; ha un ghigno particolare che gli caratterizza il volto. Indossa una canottiera sporca ed un pantalone corto di tela scadente; ai piedi porta dei vecchi sandali. Le sue dita sono cariche di anelli.

KAMAL (ai compagni)  Ho parlato con uno come noi, il complice di questo autista…Lui ci farà salire sul suo camion…Gli pagheranno il compenso…

PANAGIOTIS (con una risata roca come intercalare)  Aah, bravi ragazzi!  Aah,aah, buoni amici! (si batte le mani sulla pancia)  Aah, aah, amici curdi, grandi amici!..Venite!

Seguite me, venite! Aah, aah, venite col vostro grande amico greco! (con un largo gesto del braccio li invita a seguirlo)

HASSAN (mentre vanno dietro all’autista, chiude la fila con Ahmet. Il suo è stupore da adolescente)  O Ahmet, hai visto gli anelli dell’uomo che ride?! Sono uguali ai tuoi!

AHMET (ridendo)  Ah, ah, piccolo Hassan, la tua faccia di bambino è troppo liscia, non conosce ancora la barba e l’esperienza! I miei hanno il potere del fascino…(a voce più bassa, riferendosi al Greco) I suoi anelli sono ornamenti inutili, annegano nelle dita di un grosso porco.

   Escono. Dissolvenza o sipario.

Sedicesimo quadro – Porto di Patrasso – Preparativi per l’imbarco. Scena ed ambiente simili o uguali a quelli del precedente quadro. All’entrata dei quattro Curdi e dell’autista greco, cala un largo telo trasparente o pannello o divisorio che occupa l’intero spazio scenico e viene teso o fissato a perpendicolo sul palcoscenico. Questo è diviso così in due in linea orizzontale. Nel contempo viene inserita dietro il pannello o telo una grande sagoma, che rappresenta un grosso camion. Gli uomini in scena si mettono accanto al profilo del tir.

PANAGIOTIS (gesticolando)  Se voi capite mio inglese, sapete quanti pagate dollari…

KAMAL   Sì, autista…Nel nostro poco inglese la mia piccola risposta è affermativa.

AHMET   Le nostre borse e cinture si svuotano come sacchi rotti la vento.

RASUL   E il mare non te lo regala nessuno.

HASSAN   Non ha fine, il mare.

PANAGIOTIS   Ooh, così è bene, così è un accordo, ragazzi!…

   Si scosta dagli altri, aggira il divisorio e va verso il proscenio. Luci in penombra. Musica popolare greca in sottofondo.

PANAGIOTIS (al pubblico, con nostalgia e partecipazione)  Penso alla frescura di pino del mio paese…L’odore mi torna alle narici…E’ forte…I miei compagni Stamatis, Vassilis, Nikos…Eravamo bambini tutti che correvano lungo gli argini del fiume…Mia zia Sotiro preparava i dolci…Che buoni! Ho il sapore ancora in bocca!..Mangiavo, mangiavo ed ero magro come un chiodo!…(scuote la testa, cupo, triste)  Oggi la mia vita ha il sapore della merda!…Questa targa del cazzo del tir è tedesca!…(si volta un momento)  Fottuti!…Fottuti disgraziati fanno la fame! Si sbattono in fila per assaltare ed arrampicarsi ed infilarsi come topi di fogna nei camion agli imbarchi!…Ma io ho bisogno di sopravvivere!…(le mani sul viso)  E quei figli di puttana del Pontios non ci starebbero niente a farmi fuori!..

   Resta fermo a testa bassa, in silenzio. La musica sfuma.

AHMET (in disparte ai compagni, dietro il divisorio)  Che Allah lo fulmini! Perché dobbiamo dare tanto a quel dannato maiale?!

RASUL (stringendo i pugni)  Abbiamo la testa sotto le loro ginocchia, Ahmet!

   Panagiotis, intanto, ritorna accanto ai quattro, vicino alla sagoma del mezzo. Riprende l’atteggiamento spavaldo e scanzonato.

PANAGIOTIS   Chiaro prezzo, sicuri soldi! (ridendo sguaiatamente)  Ah, ah, belli e profumati come le angurie che trasporto! Ah, ah, come le femmine che entrano nella mia cabina di guida e mi fanno godere! Ah, ah!

HASSAN (ai compagni, ignorando il Greco)  Stanotte soffriremo…

KAMAL   Coraggio, fratelli, domani arriviamo nella vera Europa.

PANAGIOTIS   Consegnate certo a me duemila dollari e salire sul mio tir per l’imbarco sulla nave è permesso.

   I quattro prendono il denaro dalle loro borse, bisacce e cinture e lo consegnano all’autotrasportatore.

PANAGIOTIS (raggiante)  Molto bene, amici veramente! Sono soddisfatto!…Per voi c’è il posto per stanotte che avete comprato qui dietro.

RASUL (mostra preoccupazione)  Autista, ma come ci stiamo in mezzo a tutte quelle angurie?!

AHMET (agitato, brusco)  Fa caldo, farà troppo caldo lì dentro! Mancherà il respiro! Soffocheremo!

PANAGIOTIS (con ampi gesti delle mani)  Non state in preoccupazione, amici! Avete saldato il vostro debito primo e il vostro Dourokis vi aiuterà! (ride apertamente)  Il grosso bravo greco ci pensa, ah, ah! Accenderà tanta aria condizionata per farvi stare molto bene, ah, ah! Al fresco!

KAMAL (dubbioso)  Ci vogliamo fidare di te, autista.

AHMET (a parte, a Rasul)  Io mi fido solo del mio cuore di animale pazzo…I porci devono stare nei liquami.

   Rasul, in atteggiamento disperato, si copre il volto con le mani e si dà dei pugni in testa. Panagiotis si guarda attorno con circospezione. Si muove furtivamente, come se temesse di essere pedinato, spiato o scoperto. Poi, a gesti rapidi, fa segno ai clandestini di salire sul tir. Questi raccolgono le cose. Buio in scena. Voci dei presenti.

RASUL   Che Allah ci renda più corta questa notte.

AHMET (il suo tono è dimesso)  Io donerò i miei anelli agli spiriti che vivono nell’immensa acqua.

HASSAN (si aggrappa al suo braccio)  Perché il tuo animo si inginocchia e piange, Ahmet?! Perché?!

AHMET (c.s.)  Forse annegherò anch’io con i miei poveri tesori…

PANAGIOTIS (incita, deciso)  Su, ragazzi curdi, su! Scuotete le chiappe! Fate i veloci verso la libertà!

   Silenzio. Dopo alcuni secondi, si sente il rumore causato dal motore dell’automezzo. Luci che vengono riaccese lentamente. La scena è vuota.

VOCE MASCHILE FUORI SCENA   Il camion col suo carico di merce alimentare ed umana doveva superare tutti i controlli al porto di Patrasso. Dei controllori avrebbero chiuso un occhio, altri più di uno. A mezzanotte, ci sarebbe stato l’imbarco sulla motonave di linea “El Greco” e la partenza. Il giorno dopo, era previsto l’arrivo al porto di Brindisi. Alle due di pomeriggio. Pausa. Segue musica curda in crescendo che andrà a sfumare.

VOCE FEMMINILE FUORI SCENA   Quella notte sembrava che sul mare sorgessero delle colline ventose…Sembrò di vedere giovanissime donne ardimentose, cariche di collane di monete d’oro, che salivano e discendevano per quelle colline, montando su veloci destrieri…Sembrò di sentire quegli zoccoli che correvano e altri zoccoli di buoi e muli che andavano lenti…Sembrava che una terra lontana lanciasse un richiamo, un urlo disperato.

Sipario o dissolvenza.

Diciassettesimo quadro

        

   Uno spazio che rappresenta un clichè di stanza di ospedale. L‘arredamento si rifà all’ambiente. Dei mobiletti bianchi, un letto, una finestra sul fondo. Kamal Nareman, in pigiama da ricoverato, sta bevendo dell’acqua. Dopo si

incammina a fatica verso la finestra. Parlerà con un uomo che fa da intervistatore. Di quest’ultimo si sentirà la voce.

Se ne intravede soltanto la sagoma o l’ombra accanto ad un lato/ingresso in scena.

VOCE MASCHILE   Avevate capito sulla vostra pelle che si trattava di un viaggio con pochissime speranze.

KAMAL (con voce fioca)  Avevamo deciso di continuare…Per le nostre famiglie, per noi…Sembrava che non finisse mai…Ma dovevamo arrivare a tutti i costi nell’altra Europa…

VOCE MASCHILE   Lo sappiamo che la chiamate così. Questo nome è il vostro sogno della libertà.

   Pausa. Kamal guarda dalla finestra, poi si volta verso l’interlocutore.

VOCE MASCHILE   Il mare è lontano da questo ospedale. Non lo si vede da qui.

   Il Curdo si lascia cadere sul letto. Parla con difficoltà.

KAMAL (c.s.)  La buccia delle angurie era dura…Comprimeva i nostri corpi sotto il tetto del camion…Non ci potevamo muovere…

VOCE MASCHILE   Una specie di camera a gas, dunque…

VOCE DI PANAGIOTIS FUORI SCENA (forte)  Puttane le loro madri, che fila di cazzo di tir come il mio! Lenta come la piscia che voglio spargere sui figli di cani rognosi turchi! (ride sguaiato)  Ah! Ah! Ah!…Allo sbarco ci squagliamo sotto il feroce sole!…(rabbioso, confuso)  Ho detto agli agenti che subito dovevo andare in un’officina per aggiustare un guasto al motore!…Per fare più prima con i controlli, merda secca!

VOCE MASCHILE FUORI SCENA (con un marcato accento pugliese)  Continuano a venire, continuano ad arrivare…Come mettono i piedi in terra, non ce la fanno manco a stare all’impiedi…Stanno ai piedi di Gesù Cristo…Inguaiati, sbattuti e scassati, morti fame e di sete…Il nostro ospedale “Perrino” sta sempre pieno…Non sappiamo dove li dobbiamo mettere!…Ma chi cazzo piglia provvedimenti per questi disgraziati?! E a noi?! Chi ci ascolta a noi?! I politici fanno come la serpe che prima ti stringe e poi ti lascia!…Non ce la facciamo più!

KAMAL (c.s.)  Quattordici  ore…Interminabili…Così…

Senza luce…Senza aria…

   Entrano in prossimità del proscenio Panagiotis e due agenti di P.S. o finanzieri, in divisa o in borghese, che lo trascinano tenendolo per le braccia. L’azione è rapida nello svolgimento e nella conclusione.

PANAGIOTIS (agitandosi e cercando di dare degli strattoni

ai rappresentanti delle forze dell’ordine)  Credete a me, prego! Voi credete a me, signori! Non sapevo niente io di quei dannati clandestini! Come le scimmie si sono arrampicati di nascosto sul mio tir!…Si sono infilati in mezzo ai miei verdi karpusi saporiti e metavigliosi!…Fanno tutti così questi bastardi! Si mettono in coda, si spingono, fanno risse per assaltare i camion! Approfittano, non si riesce a controllarli tutti e dargli un impedimento, porca troia! (escono)

KAMAL (sempre a mezza voce)  Non li ha azionati i ventilatori…Non li ha accesi…(tremando)  E Hassan, Hassan?!…Come sta il piccolo Hassan?!…

VOCE MASCHILE (dell’intervistatore)  Sta già un po’ meglio, il suo respiro diventa più regolare…Se la caverà, se la caverà, non preoccuparti.

KAMAL (per un attimo sembra più sollevato, poi ricade nello sconforto)  Quando lo toccavo non mi rispondeva…Non si lamentava…(molto triste)  Pensavo che fosse morto come Ahmet e Rasul…(si accascia sul letto. Musica curda in sottofondo)

VOCE DI AHMET (esuberante)  Ho fatto un sogno…Ho fatto un sogno meraviglioso, fratelli!…In una grande casa ad Amburgo, c’era una giovane bellezza…Lei si tingeva le unghie delle mani e dei piedi col rosso dell’hinnà-hinnà…Poi mi accarezzava e metteva con delicatezza dell’antimonio sulle sue sopracciglia e sulle mie…Ascoltatemi!…Anche sulle mie! Volavo per amore a cavallo del grande sole, fratelli!

VOCE DI RASUL (accorata)  Di giorno lavoro in uno stupendo giardino, la testa mi gira per i profumi…La notte sto sulla nave, aiuto il capitano…Sulle rive del fiume ci sono tante luci, questo paese è una terra ricca…Seguo la rotta sulle acque dell’altra vera Europa…Tutto è grande, organizzato, pulito…Ci incontreremo là, fratelli!…Presto ci rivedremo per bere dallo stesso samovar con la nostra gente

e per festeggiare i fuochi del Newroz!

   La musica finisce. Si sente il vociare di una folla.

VOCE MASCHILE (dell’intervistatore, che si rivolge ad un altro ipotetico intervistato)  A che ora avete fatto la constatazione?

VOCE MSCHILE FUORI SCENA   Alle tredici e quaranta abbiamo aperto i portelloni del tir…Per due di loro non c’era più niente da fare…Sono crollati per il sonno…Peccato, forse sarebbe bastata un’ora prima e si sarebbero potuti salvare…Gli altri due erano disidratati, ma almeno riuscivano a far uscire dei gemiti dalla bocca.

KAMAL (solleva un po’ la testa)  Mi girano ancora in testa le parole del Curdo a Patrasso…Gli altri soldi ce li ha lui…

Ci dovevano portare ad una stazione ferroviaria qui vicino…

Poi in treno fino a Roma…All’ultimo ad Amburgo…Sempre guidati da quei maledetti serpenti…(mette le mani sul viso e si abbatte di nuovo sul letto)  Ma Allah non ci ha sorriso…

   Buio totale in scena.

VOCE DI  PANAGIOTIS (disperata)  Noo, non volevo! Non volevo! Ho sbagliato! Ho sbagliato! Ho fatto una cazzata grande! Troppo grande!…Quando io ero più giovane, più pulite erano le vie che percorrevo! (diventa più forte, finisce gridando)  Cristo, non si può adesso ritornare alla mia età di innocente!…Sono diventato un bruto!…Non mi tufferò più con i miei compagni a prendere i polipi!…Sono un mostro! Maledizione, maledizione a me ed all’esistenza mia!

   Luce in scena sul punto in cui si trova l’intervistatore.

VOCE MASCHILE (dell’intervistatore)  L’opinione pubblica, quella raccolta in strada, la gente comune si interroga…Un proverbio curdo dice “se non sei un fiore non essere una spina”…Ma qui si tratta di crimini speculativi sulla carne umana…Chi darà delle misure e delle risposte plausibili, chiare, efficaci?

   Esce completamente di scena. Luci basse. Si sente un brano musicale in sottofondo. E’cantato in tedesco.

KAMAL (si mette a sedere sul letto e continua a parlare come se ci fosse ancora l’intervistatore)  L’ossigeno era finito…Ho battuto i pugni sul cassone…Ho urlato…Niente,

niente…Poi è finita anche l’acqua…(mette la mano in tasca e mostra pochi dollari)  Ecco tutto quello che mi è rimasto…Il resto lo tiene ancora quello sciacallo curdo di Patrasso…Gli dovevamo telefonare…Così poi avrebbe consegnato quattromila dollari ai complici del Greco…(si guarda intorno, con aria di smarrimento e parla scuotendo il capo)  Yassin, mio fratello Yassin, aspetta…Non sa niente…E la mia famiglia…La mia famiglia!…

   Pausa. Mentre la musica sfuma, si sente una voce.

VOCE DI AHMEDE, IL PADRE DI KAMAL   Profughi, profughi ancora! E’ infranto il sonno dei figli!…Kamal, i miei anni pesano…Tua madre non ha più lacrime…Ma vi porto sempre negli occhi!

VOCE DI HASSAN   Il piccolo lustrascarpe crescerà…E comprerà tanti regali per la sorellina e per tutti i suoi cari!…

Hassan andrà a testa alta!

   Silenzio. Kamal, barcollando, riesce a mettersi in piedi. Poi, con un altro sforzo, si inginocchia davanti al letto. Le luci diminuiranno d’intensità fino a che si arriverà all’oscurità in scena.

VOCE FEMMINILE FUORI SCENA   Sembrò che il villaggio si risvegliasse con voci e canti in festa…Uomini ed animali erano lieti e sereni…Il vento soffiava felicità…I fiumi, i laghi, le colline e l’erba risplendevano…Anche il sole, perfino il sole sorrideva e strizzava un occhio compiaciuto alla terra…Poi arrivarono con i loro carri e motori a incendiare, colpire e distruggere…Bombardieri seminarono strumenti di morte…Sfondarono ogni resistenza…

   Si sentono dei colpi forti, come se qualcuno battesse una lamiera o una parete di ferro che rimbomba.

VOCE DI KAMAL (prima alta, poi sempre più flebile)  Autista, apri!!…Apri!..Autista!…Autista!…Greco, accendi l’aria! Fai presto!…Accendi i ventilatori!…Non si respira!…Soffochiamo!…Moriamo…Aria…Greco…Greco...

Presto…Aria…

   Buio completo. Dissolvenza o SIPARIO.

  

      

   

 

 

                                   

   

  

 

  

   

 

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