Vita senza Tobi

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VITA SENZA TOBI

Ovvero

LA SPIEGAZIONE RIMANDATA

Di Carlo Terron

Mistero giallo

In ricordo di A.M.,

seguace eretico

di Sigmund Freud.

Si pu scrutare fino in fondo il proprio cuore solo attribuendolo ad un altro (Chateaubriand)

et ainsi, adieu, ma inoubliable soeur. Hels, tout se tient

Mes enfants pour mon enfant

(Frammento di una lettera datata 3.824 A.C.,

rinvenuta tra le rovine dellarchivio, nella reggia di Tebe, spedita da Medea a Giocasta, conservata nel museo di Atene)

PERSONAGGI

Maia

Tbi

Irmo

Alain

Charlie

Pablo

Danilo

Ivan

Nonch certi altri giovanotti in vestaglia

e signore in veletta, presenti ma silenti, salvo:

Lignoto, ultimo, che ha un particolare da comunicare con una parola sola che rivela tutto, se lo rivela.

Mai e sempre; in nessun luogo e ovunque.

Eternato, irripetibile e immemoriale, uno dei momenti sublimi del cattivo gusto, tale e tanto da risultar baciato in bocca dallarte. Macch Ballo Excelsior: una giostra allantica, come avrebbe potuto essere sognata dalla fantasia di Lodovico Ariosto fanciullo, visitato dai primi fremiti di un presagio di lussuria. Nel tortuoso abbraccio ma ce ne vuole per decifrarlo di due sciancati scaloni laterali, a esse, privi del bench minimo sospetto della possibile esistenza di un centro di gravit, scendenti simmetrici a circuire, sullo sfondo, un gran tavolo circolare, luccicante dargenti, a corona di un trionfo centrale doro dal quale esplode una gigantesca granata di rose cremisi, il proditorio schiudersi del sipario rivela allocchio, non incredulo, esterrefatto, un ebbro salone ovale, acerrimo nemico della linea diritta quanto insatirito vizioso di quella curva; dalla decorazione paravegetale e pseudoanimale: a fronde, a frutta, a foglie, a viticci, a fiori, a calle, a giacinti, a tulipani; a draghi, a liocorni, a serpentoni; con arredamento e mobilio in tono; sfolgorante di un opprimente fasto aureo, affollato del pi demente liberty, quale nemmeno il delirio cesareo di un postremo Ludwig di Baviera paranoicamente incalzato dal demone indistruttibile della spirocheta pallida, colto in bilico sul culmine vertiginoso, nel supremo momento kitch della pi impudica e impunita belle-epoque, ad esaltazione forsennata perduta la verginit delliperbole dello stile-bordello, tipo Parsifal in casino, avrebbe mai potuto concepire, squassato dal furore di un raptus erotico sublimato in misticismo decadente. Fa venire in mente l Iris di Mascagni: autenticit dellequivoco e coerenza dellimplausibile. Ove un analogo effetto vogliasi, e possasi, ottenere, esattamente per contraria via, tramite la scorciatoia di nude insanie indecifrabili, oppure ossessive astrazioni geometriche, in spirito di lesina francescana, alla Kandinskij e alla Mondrian, facciano pure, per carit, sar un risparmio; le nostalgie dellautore, per, rimangono l, in giostra, abbracciate a una popputa sirena dai capezzoli felliniani. Senza riguardi anche gli scenografi hanno diritto ai loro onanistici vizi personali, franchi dalla prima pietra ; spietati pur che si consegua il risultato auspicato; e cio il vago malessere di unirreale superrealt; tanto gi, se si far, si far, magari, tutto neoclassico, sempre cos asettico, inorganico, perbene e antidionisiaco; alla peggio, un assirobabilonese incrociato col tardo gotico tuttavia (E una timida, timidissima proposta di compromesso a prova di disponibilit, nel caso che saltasse fuori un complice disposto al rischio degli inevitabili fischi, a lenimento delle sofferenze morali di qualche famelico sicario della critica drammatica in trasferta, a stomaco vuoto). Ma Piacentini no, per piacere (sar Piacentini). -1-

Addotto per mano da Charlie, giovane mulatto atletico, introverso e tenero, sta entrando, come lui aitante e sorridente, Irmo, acerbo maschio che, sgusciato, da poco, dalla crisalide delladolescenza, ostende gi umori ed ardori di giovane uomo. Sta ascoltando affrettate istruzioni sul contegno da tenere con colei che li incalza da pochi secondi, scendendo, da una delle scale: Maia, gran dama sibillina, dal fascino ambiguo, senza et, cupa e leggera, dalleleganza eccentrica e portentosa. Ad essi, lattacco di un recitar stupito, impercettibilmente febbrile, circonfuso, da cima a fondo, dallalone di una sfumata irrealt, scalfita da dissonanti arricciolature di improvvisa, quanto fugace compiacenza retorica: nitida intelligenza non ignara di ilare narcisismo, nel brivido dallegorici enigmi, arcanamente governati da Sfingi oscure, esperte frequentatrici di ansia e di riso; esiguo umorismo della vaga enfasi sintattica che effonde futili turbamenti; quantomeno disagi, di curiosit allarmanti impalpabilmente malsane: un inquietante capriccio: quale lambiente, tale il discorso, cos falso nella sua apparenza naturale. Insomma, in due parole povere: non sar magari niente, ma c qualcosa sotto

CHARLIE - Eccola Non sorprenderti di niente La chiamano Madame Mystre. Ci tiene. Ma tu non dirglielo. Se ne risente. Non farci caso E arrivato, signora.

MAIA - Va bene, CHARLIE. Niente altro. Ora, lasciaci soli.

CHARLIE - Come comanda. Un inchino a lei, uno sguardo, un sorriso a lui, ed ci che si accinge a fare, quando lo squillo del telefono interrompe la sua sortita e lo trattiene a rispondere. E stata sfortunata Ha sbagliato colore. Non sono io quello che cerca Tutti gli altri, signora, non dubiti. Che idee le vengono? Qui nessuno si tinge tutti colori naturali.. La casa mantiene ci che promette e pi ancora Richiami pi tardi Di niente. Non la prima volta A giorni, ci sar il videotelefono e linconveniente cesser Comodo, certo. Purtroppo, soltanto il viso Disotto, censura. Disposizione prefettizia Solo il disotto, beninteso. Ma pu fidarsi Siamo tutti fratelli E allora, perch ne dubita, scusi: No, no lei ne dubitava Laspettiamo Non c di che. Riverisco domando scusa. Le dona il bianco, una su dieci. Non aggiunge altro e via Ah, non ho avuto il tempo di chiedergli se ha fatto colazione.

IRMO - Lho fatta.

MAIA - In seguito, potrai fartela servire anche in stanza.

CHARLIE - Non c sveglia. Avverto Alain di provvedere. (ora, via davvero).

MAIA - Come sei arrivato fin quass?

IRMO - Ho avuto limpressione di essere atteso.

MAIA - Dici?

IRMO - Qualcosa stabilito da sempre Perch me lo domanda?

MAIA - Non dovrei?

IRMO - Per carit, son qui apposta. Mi preme solo evitar passi falsi.

MAIA - Sei stanco?

IRMO - Appena. La salita Ma non niente, non ci badi. Ho riserve di ripresa pressoch inesauribili, nonostante tutto. Non stato difficile trovare la villa, bisogna essere ciechi per non vederla, domina il paesaggio Disagio momentaneo, pi che altro Un po trafelato, sciocchezze: esiti di una vecchia ferita alla caviglia.

MAIA - Sei sicuro? Ci hai pensato bene? Lo vuoi proprio?

IRMO - Non so. Mi pare S! Certo: sono sicuro di essere sicuro.

MAIA - Ti vedo sorpreso indeciso preoccupato. Se mai, non farti riguardo: per uno che si tira indietro, dieci si fanno avanti.

IRMO - E il primo contatto, deve compatire.

MAIA - Succede a tutti Quasi a tutti.

IRMO - Mi rendo conto; ci saranno anche gli sfacciati, mi figuro.

MAIA - Non farci caso E uno scardinamento salutare Se ti metti a sedere e accendi una sigaretta, ti passa. Passa tutto, allet tua Sono l, non hai che da allungare il braccio Le sigarette Anche i fiammiferi sono l Ecco. Rilassati. Vedrai che andr meglio

IRMO - Lei fuma?

MAIA - Conforme A periodi Qualcuno, durato anche molto a lungo Virginia, soprattutto. Anzi, esclusivamente. Un vero vizio. Fui schiava del Virginia.

IRMO - Com possibile, scusi? Schiava lei? Non mi dica.

MAIA - Del Virginia. Tu non puoi sapere. Erano sigari biondi, delicati ed esili, trafitti da una lunga paglia sottile, lungo tutto il corpo. Le sigarette usavano poco, allora: eccentricit andavano molto i igarillos, anche le signore I Virginia devono aver smesso di fabbricarli prima che tu venissi al mondo circolavano le prime Isotta-Fraschini E avanti, ancora, sera messa a declinare labitudine del tabacco da fiuto, insostituibile nel raffreddore; allora, laspirina era una rarit Fu cos che la pratica utilit delle mie cento tabacchiere storiche cominci ad organizzare in quella preziosa vetrina da collezionista e un altro mondo se n andato

IRMO - Le dispiace?

MAIA - Mi secca. Io sono monotona, ripetitiva e abitudinaria, in fondo; e il tabacco da fiuto era rimasto una delle poche residue componenti della galanteria illuministica.

IRMO - In ultima analisi, se ha smesso di fumare, stato, dunque responsabilit del Monopolio. Ne ha fatto dei danni, quello!

MAIA - Siamo giusti: stata colpa del tempo. Spegne tutto il tempo. Anche i vizi. Si passa ad altro. Per, una civilt senza Virginia, che malinconia!

IRMO - Una battuta fa lha chiamata seccatura.

MAIA - E non , forse, una seccatura la malinconia?

IRMO - Solo? Solo seccatura?

MAIA - E che dovrebbe essere di pi?

IRMO - Non so. Se lo dice lei Altro?... Altri vizi, intende? O altri sigari?

MAIA - Non mi piace la parola vizi. Penso che non esista nemmeno: altro. Ma le domande le faccio io o le fai tu?

IRMO - Lei, lei mi perdoni. Dicevo cos, tanto per dare una spallata al discorso. Mi domandi. Stava parlando di sigari trasformandoli in filosofia.

MAIA - Nessun obbligo, soprattutto, dunque, mai dimenticarlo. Puro impegno ideale. il fondamento dellIstituzione.

IRMO - Lo so, s. Non ho fatto che ripetermelo. bello.

MAIA - Un conto la parola, un conto la vocazione. Saperlo dentro. Sentirlo, mica ragionarlo: quello importa. Allora bello.

IRMO - Una decisone naturale e libera. Lidea ce lho non dubiti.

MAIA - Ecco. Chi portato a farlo, lo fa spontaneamente, per chiamata; oppure, altrettanto spontaneamente, non lo fa: sbagliarsi per sordit morale non colpa. Colpa volere e disvolere: chi, avendo udito la chiamata, ci viene e ci sta come se non ci fosse o stacca.

IRMO - Io ci sono venuto, come vede, ci sto e ci sono. Ho molta buona volont.

MAIA - Era la parte facile. Padrone di cominciare come di smettere, in ogni caso e in ogni momento; questo lo un po meno. Ma sta l il suo blasone. Mai e guai le due cose insieme, ma peggio nessuna.

IRMO - Oddio, una minaccia?

MAIA - E un avvertimento.

IRMO - Pare una missione, come ne parla.

MAIA - Di pi: un destino. Non per altro, luomo stato creato.

IRMO - Eh, gi Scusi, usa uomo in senso di maschio o cos double-face?

MAIA - Tu tendi troppo a sottilizzare. Disintossicati dai giudizi Rimanda, rimanda Lattesa bella.

IRMO - Non si trattava della fiamma?

MAIA - Fu un errore di stampa e rimase fiamma: doni dellimprevisto. Il difetto della giovent limpazienza. Accontentati, per il momento, di considerarti addetto a un basilare servizio sociale, non pi a senso, volevo dire a sesso unico, e pi non domandare.

IRMO - Gratuito, se ho ben compreso.

MAIA - Totalmente.

IRMO - E questo, vede, che bramerei farmi chiarire. Non per altro, perch mi confonde le idee, dico bene?

MAIA - Dovrebbe chiarirtele. Dici male.

IRMO - Mi spieghi, allora.

MAIA - E quando mai un servizio sociale, degno di chiamarsi cos, comport una mercede? Specie se il maggior beneficio va a chi lo elargisce?...

IRMO - Io ragiono da ignorante, si capisce.

MAIA - Fortunato colui che lo rimane.

IRMO - Voglio dire, pi che altro, mi riferivo mah a un risarcimento morale, chiamiamolo cos. Capisce?

MAIA - Infiniti sono i modi di ripagare, come, altrettanto infiniti, sono quelli no.

IRMO - Intende materialmente?

MAIA - Che significa materialmente? Attento a non smarrirti nel labirinto delle distinzioni. Aggettivi ed avverbi sono ignoti alla Creazione. Tu vuoi conoscere troppo, ragazzo mio: al termine della conoscenza luomo incontra solo linfelicit. Non scendere mai allultima stazione: non mai lultima. Chi meno sa meno soffre Qui, da noi, sei giunto piuttosto per allungare che per accorciare il tuo viaggio, gi breve di per se stesso. Frena la tua corsa: arriverai fin troppo presto al confine oltre il quale cessa lorizzonte E chiaro?

IRMO - Sar anche chiaro e tuttavia

MAIA - E tuttavia?

IRMO - Non saprei, tra chiaro e scuro, mi si intorcigliano tutti i pensieri Tuttavia. Non mi viene in mente altro Un avverbio, come vede. Sto facendo la figura del mona, me ne rendo conto Forse, ho solo bisogno di dormire, che ne pensa?

MAIA - Non farne un problema. cos per tutti allarrivo. Quella dove sei seduto la poltrona del tuttavia. Finiscono tutti l. I problematici oltrepassano anche il tuttavia: giungono a dire: nondimeno: nondimeno, e persino: bench. La pendolarit dellEros suscita turbe cotali.

IRMO - A tanto si pu arrivare?

MAIA - A tanto.

IRMO - Si sentiranno ancora peggio. Nondimeno una parola pesante, che rimane sullo stomaco.

MAIA - Non detto. Il vocabolario influisce fino ad un certo punto.

IRMO - Per influisce.

MAIA - E inevitabile, visto che, ormai, esistere esiste; gli errori si pagano. Per un certo periodo, il tuttavia permane.

IRMO - Pendolare dellEros: una definizione malagevole da indossare Ma poi, passa?

MAIA - Generalmente, poi si supera. Quando la chiamata stata pi forte, interviene lassuefazione; tanto sconquasso e si rivela un disturbo superabile, scompare perch non cera. Dopo il bench scompare anche il tuttavia.

IRMO - Vedo, e ci conto Ma Sono molti che non ci passa, perdoni la mia insistenza?

MAIA - Pochi, pochissimi, starei per dire nessuno. Si stacca dalla mente, come, allinverno, un ramo secco dallalbero la Natura miracolosa. Quando si tocca il fondo, ci si rende anche conto che saggio rimanerci. Stabilito da sempre era stata la tua seconda battuta: riprendiamo da l.

IRMO - Ah, s: cos. Spinto, ecco, per dar unidea, se vogliamo: stabilito da sempre e, tuttavia spinto, trascinato, come un istinto; mi ci lascia aggiungere il solito irresistibile che vi si accoppia sempre? banale ma ci sta.

MAIA - Ce lo devi aggiungere. banale ma ci vuole. Pochi, per esistono anche gli aggettivi inevitabili.

IRMO - Un istinto irresistibile. Adesso, giusto. Mi sento gi meglio.

MAIA - E la norma. Un caso, il tuo, che non creer, e non ti creer complicazioni. Fatti credito, dammi retta. C sempre tempo a restituirlo. E a chi, poi? E perch? Vivere di pi e pensare di meno, il gran segreto sta tutto l.

IRMO - Dicevo Finalmente, poi, un giorno, si vede, venne il giorno decretato. Mi trovai, ora che mi viene in mente, a passare qui davanti come per caso senza che fosse un caso e ci che era sempre stato sottopelle, venne a suppurazione, non so come altro spiegarlo Allora, ho salito la collina Strano, ho subito riconosciuto la casa avrei potuto descriverla dentro, si fa per dire E stato proprio come aver saputo gi tutto senza aver saputo ancora niente, rendo lidea?... Mettiamo che, ora, lei mi dica: Va nel bagno

MAIA - E a tua disposizione.

IRMO - No, faccio per spiegarmi senza spiegarmi, come piace a lei. Bene: lo troverei difilato, a occhi chiusi. Ne sono matematicamente sicuro. Qua, da lei, mi sento tale e quale una creatura che si muove nella pancia della buona donna che lha partorito guardi che discorsi mi viene di fare.

MAIA - Dov? Prova a dire, allora.

IRMO - Il bagno?... Lass, a met corridoio.

MAIA - Pi altri undici; i bagni della casa sono dodici salvo errore, eccettuato il mio personale.

IRMO - Senza meno, una meraviglia, certo; e fanno tredici.

MAIA - Sar. I numeri non sono il mio forte Dunque, hai suonato il campanello

IRMO - Gi. Ho dovuto aspettare un po Per ero calmo, sa, tranquillo, parola, proprio: un ritorno in famiglia, ma pensi!

MAIA - E come avresti dovuto essere?...

IRMO - Ha ragione, come avrei dovuto essere?... Poi, quel giovane negro

MAIA - CHARLIE.

IRMO - La gentilezza in persona venuto ad aprire Ah, si ricordi: il cancello cigola, dovrebbe far oliare i cardini

MAIA - Ha sempre cigolato. Le abbiamo provate tutte, non mai stato possibile porvi rimedio.

IRMO - Mha preso educatamente per mano: La signora ti aspetta ha sussurrato, ed eccomi qua Mi sorrideva, come mi sorrideva E ci fu, in me, un momento di lucidit straordinaria, mai provata. normale? Come una luce. Proprio.

MAIA - Ogni tanto, normale. La febbre dellintuizione regala momenti cos.

IRMO - Vuol dire qualcosa, oppure niente?

MAIA - Tutto, sempre, vuol dire qualcosa; e niente vuol dir niente, mai.

IRMO - Salvo quando parla lei, beninteso, ch, allora, va tutto insieme e sembra chissach il niente e niente il chissach.

MAIA - Coshai detto?

IRMO - Non ci faccia caso, mi borbotto addosso, ho il vizio del tra s. Mah

MAIA - Mah

IRMO - Turbamenti che vengono, si vede Fa parte del college pure lui?

MAIA - CHARLIE? B3ninteso. un componente della pensione anche

CHARLIE - cos mite cos tenero cos ardente una fiamma al calor bianco Questa la sua settimana ai servizi. Se fossi arrivato in una settimana diversa tavrebbe aperto Tobi, o Ciang, o Pablo, o Udo, o Ted, o Ivan, o Omar, o Cly, o Renato, o Lino, o Franz, o Al, o Rud, o Mirko, o Danilo, o Berto, o Gigi, o Iri, o Fred

IRMO - Tanti? Tanti siamo?

MAIA - Altri, altri e non finiranno mai di popolare la terra. Ci si alterna, uno per tutti, tutti per uno.

IRMO - Non manchiamo nessuno a quanto mi par di capire, da ogni confine, di ogni razza.

MAIA - Naturalmente. Per, procura di reprimere la parola razza; malvista dallorganizzazione.

IRMO - Ha fatto bene ad avvisarmi, non piace nemmeno a me.

MAIA - Ma non sar necessario. Dopo un po, qui, razza si rivela quella che : un fiore velenoso che appassisce spontaneamente e si secca scivolando via dal vocabolario.

IRMO - E un bel ragazzo.

MAIA - Non c figlio di mamma che non sia un bel ragazzo.

IRMO - Quel negro, mi riferisco in particolare. Pardon, sconsigliabile dire anche negro, presumo, qui al college.

MAIA - Lo puoi pensare. Se ti suscita qualcosa di dentro, o, anche sulla pelle, lo puoi pensare, tanto e quanto e come vuoi Pure sussurrarglielo, puoi, in qualche momento.

IRMO - Magra, ma una risorsa.

MAIA - Come lui pu pensare bianco: uguale; e, in qualche momento, anche sussurrartelo.

IRMO - Non ci avevo mai riflettuto. Sicuro, come i noi, loro; cos loro, noi: il tirante dei contrari. Sa che straordinario: la forza del pensiero!

MAIA - Reciprocit, n pi e n meno. Fratelli non essendo fratelli.

IRMO - E diventa naturale, cancellato ogni complesso. Lei capisce tutto. Specialmente ci che non si capirebbe mai di capire.

MAIA - Breve vantaggio di una lunga esperienza.

IRMO - S, quel CHARLIE , davvero, un amabile ragazzo, se cos permesso di dire Il resto, lo penso. Posso?

MAIA - Puoi. Probabilmente, anche

CHARLIE - trover te un amabile ragazzo. E pu. Ha lo stesso diritto di ognuno, qui, di far la corte alla libert.

IRMO - Vuol stabilire che lo sono pure gli altri?... E possono?

MAIA - Ne dubiti?

IRMO - No, no, me ne guardo. Meglio cos. Fa bene alla vista, e ci si fa compagnia.

MAIA - Bello, amabile e bravo. Tutti.

IRMO - Son contento e mi congratulo. Far la corte alla libert. Mi piace. Pare un gioco.

MAIA - Lo . Diversamente, non starebbe in pedi. Lallevamento sempre stato di primordine.

IRMO - Mi consolo. Sta con loro da molto?

MAIA - Che domanda. Potrei risponderti da sempre, o da quando ebbe let, o da quando rispose alla chiamata. Che importanza ha? Era segnato. La Fondazione non tiene registri da conservare in archivio. Il ricambio continuo. Una notte o una vita non fa differenza, se destino che accada. Il flusso vitale la sua fonte inestinguibile. Si fa e non si domanda. Di qui, basta passarci. Libera morale in libero sesso. E si resta marchiati tutta la vita.

IRMO - Pare dascoltare la celebrazione di un sacramento.

MAIA - Pare.

IRMO - Straniero?

MAIA - Alabama, forse, o Mississipi, o Costa dAvorio, o Louisiana, o Nigeria o la strada accanto, o mah

IRMO - Luoghi onusti di avventura e di sogno: il paese del mah.

MAIA - di crimine o di virt. Nemmeno questo ha importanza. Il college, come va di chiamarlo a te, non richiede n passaporto n certificato penale.

IRMO - Ma, sceglie? Mi pareva. Voglio dire: accoglie scegliendo?

MAIA - Da soli son termini vuoti. Acquistano un senso solo sovrapponibili, come due corpi a far lamore: or di faccia, or di nuca or di sorriso or di respiro basta coesistere, fondersi un momento. Il solo venir accolti presuppone la scelta. Certo, la giovinezza un minimo di predisposizione e di aitanza, come di salute e disponibilit, indispensabile. Il resto matura colla dedizione e lesercizio. Dipende da essi tener accesa la sacra fiamma. Ma chi non li possiede? La giovent ne abbonda; solo, si macchia della colpa di non darci importanza.

IRMO - Pura curiosit: codesta conversazione tra me e lei, adesso, ha il significato di un esame, un test, come si dice?

MAIA - Un primo orientamento, facciamo.

IRMO - C anche chi non lo supera?

MAIA - E raro. Assai raro. La pelle pi precoce, sapiente e pronta della mente. A forza di vitamine, Freud, spinelli e Coca-Cola, diventa sempre meno frequente: non la disponibilit a far difetto, e tuttavia

IRMO - Vede, anche lei. A nessuno manca il suo tuttavia.

MAIA - S. Una volta cera, forse, maggior difficolt, ma anche maggior soddisfazione, debbo ammetterlo. La quantit va un po a scapito della qualit Fa conto, idealmente parlando sintende, sorprendere, in una moltitudine indistinta, un velo inavvertibile di profumo di muschio esalato da unascella appena lavata, ancora umida una lontanissima poesia di animalit leco remota di una innocenza primigenia, hai presente?... Una facolt del genere. Aroma che si va perdendo; colla civilt, sfuma la gioia il sesso di massa vuole il suo tributo.

IRMO - E, a decidere, lei?... Laroma dei predestinati, intendo.

MAIA - Sono io.

IRMO - Inappellabilmente? Col naso di una volta?

MAIA - Inappellabilmente. Il mio naso rimasto intatto.

IRMO - Una pesante responsabilit. Non ha timore di sbagliare? Il fiuto, lei mi insegna, anche metaforicamente parlando, il pi infingardo dei sensi.

MAIA - Formalit, pi che altro, esperienza fa sapienza. Nove volte su dieci, la prova gi un collaudo: chi esala quel sentore invia richiami inequivocabili.

IRMO - E poi si lamentano che, nel nostro paese, non c niente che funziona.

MAIA - Meglio cos che peggio. Chi non sa non nuoce. Il guaio che, oggi, son troppi a sapere: a credere di sapere.

IRMO - E ancora uninformazione: ci si da del tu?

MAIA - Conforme. Tra condiscepoli obbligo: fa confidenza e solidariet.

IRMO - E con lei, madame? per sapermi regolare.

MAIA - Tassativamente vietato. il prezzo dellimparzialit.

IRMO - E chi lo paga?... Madame Madame non si distragga dico a lei.

MAIA - Eh? Scusa?

IRMO - Le ho chiesto: chi lo paga? Il prezzo dellimparzialit

MAIA - Quello lo pago io.

IRMO - E un prezzo alto?

MAIA - Dipende. La vita non ti d nulla gratis, caro. E, quanto al prezzo, va a capriccio.

IRMO - Per

MAIA - Per?

IRMO - Imparzialit, e mi sta bene. Quello che non vedo, proprio, perdoni, sa, lincompatibilit dellimparzialit col tu. Se potessi osare, direi: anzi. Posso?

MAIA - E so anche come lo motiveresti.

IRMO - E allora, abbia pazienza?

MAIA - Accorto! Non fai che ricascarci. Troppa lucidit acceca e paralizza; limita gli orizzonti, azzera le disponibilit e costringe alle decisioni drastiche. Lasciar lente le maglie della vita. Sempre. I miopi pi vedono perch pi indovinano. Imparzialit, irraggiungibile virt. Gi ardua dietro agli steccati del lei, diverrebbe caotica esposta alle devastazioni del tu.

IRMO - Posso solo domandarle il permesso di lasciarsi stupire collultima parola che si attenderebbe di ascoltare, trattandosi che centra di meno

MAIA - Qualche volta la parola che centra di meno e stupisce di pi, proprio quella che centra di pi e stupisce di meno. Dilla.

IRMO - Cose da pazzi, una mezza bestemmia: m.a.t.e.r.n.i.t..! Ha capito giusto: maternit. Ahh E adesso, mi faccia pure buttar fuori a calci nel culo dai suoi figli dai miei fratelli, negri, che ne ha diritto. Poich, minimo del minimo, scusi tanto, maternit chiama il tu, come il latte chiama il caff se maternit vuol dire ancora maternit e ragionare vuol dire ancora ragionare, come la mettiamo?

MAIA - Certo: chi conserva il gusto del latte col caff e persevera nel pessimo vizio di ragionare.

IRMO - Lei no?

MAIA - Io debbo evitarlo.

IRMO - Le fa male?

MAIA - Dicono.

IRMO - Unultima curiosit: che concetto ha, lei, del caffelatte, diciamo cos. Sentiamo, allora.

MAIA - Ottimo, possibilmente, servito con educazione, in due bricchi separati.

IRMO - Ed convinta che basti? Badi che ho detto: maternit; o non ci ha fatto caso?

MAIA - Deve bastare.

IRMO - Le piace ma non lo digerisce, in parole povere.

MAIA - Pretendere soltanto ci che ci si regala: non esiste norma pi alta per un nobile vivere. Non facile e non da molti. Ma non nemmeno impossibile e non da pochi. Tu hai la sfortuna di essere istruito e petulante, quindi in grado di comprendere. Oltre, interdetto inoltrarsi, bruceresti ogni tua intelligenza.

IRMO - Sa cosa le dico?

MAIA - Me lo immagino.

IRMO - Naturalmente. E, allora, mi risponda: se la sentirebbe di provare a figurarsi lei, come mi sento io, in questo momento?

MAIA - Uno davanti a una porta chiusa che sia spalancata, pressa poco.

IRMO - Ecco, pi o meno, incasinato cos. Non mica tanto comodo, sa.

MAIA - Condizione ideale per un vivere pieno e felice, dammi retta.

IRMO - Mi sciolga un dubbio: per caso filosofa, lei signora? Parla come Aristotele quando straparla. Glielo cito perch ho appena fatto lesame di filosofia e sono stato bocciato.

MAIA - Mera coincidenza. Ah la sua gran testa di capelli bruni!... Come uomo, non mi fu simpatico. Mai conosciuto un filosofo con tanta forfora. Non faceva che grattarsi. Fino a sanguinare.

IRMO - Mi pareva. Poetessa?

MAIA - Magari.

IRMO - Volevo ben dire. Sibilla? Indovina? Maga? Profetessa? Chiromante?... Ragazza di vita?... Matta?... Non mi dica di no. Senza offesa, beninteso, pura informazione S? Non mi deluda.

MAIA - Nulla di tutto questo, ahim E tutto.

IRMO - Si capisce. Poteva esserci dubbio?

MAIA - Come ogni autentica donna normale e comune, per poco che avesse un minimo di coscienza di s, dovrebbe accorgersi di essere: donna solamente.

IRMO - E pensare che sembra tutto il contrario.

MAIA - Lapparenza, purtroppo, inganna.

IRMO - Per, ragiona come se lo fosse.

MAIA - Come se fossi che?

IRMO - Tutte le cose che sembra.

MAIA - Non c altro modo di essere qualcuno: sembrare ci che si , non viceversa. A questo proposito, ha fatto pi disastri Pirandello che la filossera.

IRMO - Lei non discorre, scolpisce geroglifici. Se ne rende conto?

MAIA - E da tanto tempo che non ne ho pi il tempo.

IRMO - Faccia attenzione. Di questo passo, si finisce sulle cartine dei cioccolatini e si passa nei libri di lettura per handicappati, domando scusa.

MAIA - Rischi che si corrono. Non sarebbe la prima volta. una delle vie che conducono allimmortalit: essere fraintesi, la maggior fortuna che possa capitare per aver fortuna.

IRMO - E cos, s messa colle spalle al sicuro. Cosa significa vera per lei? Se la sente di dirmelo, senza compromettersi?

MAIA - Fermiamoci qui. Ci si inquisiti abbastanza, per il momento. Ci arriverai da te, pi avanti, quando avrai perso io vizio del no e il tuttavia non sar che un ricordo illanguidito.

IRMO - Lultimo punto interrogativo, poi avvenga ci che avvenga: si considera morale o immorale?... La gestione, qui, dello stabilimento, intendo.

MAIA - Sai che intenerisce larcaicit del tuo vocabolario? Se non fosse anacronistico, sulle tue giovani labbra ignorare, sarebbe commovente. Par di sfogliare un ingiallito Larousse di antiche infanzie.

IRMO - Cosa dovrei dire io che, da quando sono entrato, non ho smesso di interrogarmi che ci stia a fare, sulle sue, uninquietante espressione che non cera sul volto dellimmagine sacra appesa in capo al letto della povera zia Onorina.

MAIA - Perch dici povera?

IRMO - Perch morta. Nel manicomio dellisola di San Clemente, a Venezia, ninfomane, persuasa di essere santa Teresa del Bambin Ges E innaturale il sorriso della Gioconda sulle labbra della Madonna della seggiola, se lo lasci dire, signora.

MAIA - Non mi turba, n mi disturba.

IRMO - Ecco, limpressione proprio cos.

MAIA - Incanto della giovent! Il tuo fascino, vedi

IRMO - il mio sentore

MAIA - il tuo sentore, sta nella vertigine dellesser l l per capire che stai l l per capire

IRMO - senza capire Ho capito.

MAIA - Senza capire: gloria e miseria eterne delluomo. Ah, poter fermare questattimo!

IRMO - Si tratter del solito attimo fuggente, ribelle a ogni guinzaglio, penso. Ha letto il Faust?

MAIA - Chi non lha letto? una delle poche imposte che non si possono evadere.

IRMO - Ci vuole un bel coraggio, oggi.

MAIA - Lho avuto, ieri, tanti ieri fa, quel coraggio.

IRMO - Che tentazione devessere per lei, sembrar misteriosa!

MAIA - Mica tentazione sembrarlo: necessit esserlo. Chi si scopre perduto.

IRMO - Nessuno mi leva dalla testa, scusi sa, che lei sia anche laureata.

MAIA - Cosa te lo fa credere?

IRMO - Permette?

MAIA - Te lordino.

IRMO - La bravura di rendere arcana la stupidit.

MAIA - In bilico sul capire e non capire mai. Lideale!

IRMO - Un cazzo in bilico sul capire!

MAIA - Va bene cos. Perfetto. Tempo al tempo, pi tempo possibile Solamente, maggior controllo sul linguaggio. In questo, sono allantica: la scurrilit strumento pregiato, da riservare a rari e particolari momenti di gloria. Parsimonia. Non va sprecata. un consiglio.

IRMO - Lo terr a mente, madame.

MAIA - Sar un esempio e un beneficio anche per i ragazzi. Lungo il loro ironico dialogare senza ironia, a scandire i momenti tpici, entrate ed uscite in isole di silenzio fermo, nellassoluta indifferenza reciproca, quasi invisibili gli uni agli altri, la sala stata attraversata da fantomatiche coppie composte di eleganti signore in veletta, autentiche maschere estranianti su volti indecifrabili, galantemente condotte alluscita da giovani maschi ignudi, sotto seriche vestaglie sgargianti. Assolto il loro compito ospitale, essi scompaiono, soli, a ritroso, da doverano apparsi, risalendo, taciti e compunti, lo scalone donde erano discesi in compagnia, impercettibilmente alonati dalleco di voluttuosi valzer viennesi, eccezionalmente qualche languida mazurca e gaia polchetta.

MAIA - A proposito, sei maggiorenne?

IRMO - Mi calano quattordici giorni ancora. Lei che ne pensa?

MAIA - Non la precocit a farti difetto. Ti presenti, addirittura in anticipo Vergine?

IRMO - Ahim, s: ovunque e di tutto, ignaro, diciamo.,

MAIA - Si rimedia presto.

IRMO - Non vedo lora.

MAIA - Non dirlo.

IRMO - Debbo tornare? Mi rimanda indietro?

MAIA - Rimani. Entrerai in servizio fra un paio di settimane. Tutto deve essere fatto nella rigorosa osservanza del regolamento. Questa prima quindicina, ti servir ad ambientarti e acquistar confidenza coi tuoi compagni. Alle ventitr e cinquantanove, scatta lextramuros e si stacca. La notte vostra. Si segue il calendario gregoriano e lora di Greenwich, sia nel pubblico che nel privato; festivit, quelle comandate, pi il tredici di maggio, festa grande ed esclusiva.

IRMO - Perch?

MAIA - Accadde qualcosa alcune migliaia di anni fa.

IRMO - Cosa?

MAIA - Ne andata persa la memoria tra la gente.

IRMO - Dove?

MAIA - In una localit greca Uno storico incidente stradale. Ora ti lascio. Mi attende il massaggiatore Si pranza qui, tutti insieme. Mettiti pure in libert. Hai il tempo per una doccia o una nuotata nella piscina. Se trovi gi il compagno, anche una partita a tennis; a golf non avresti tempo. Le saune cominciano a funzionare dalle sedici in poi. Frattanto, prenderai visione della tua camera; le pareti sono insonorizzate; radio e televisione o altro, quindi, non c problema di rumore. Pigiama e vestaglie a carico della casa, extra stipendio. Colore e foggia a gusto dellospite; non il viola, tassativamente escluso, eccettuati lenzuola ed asciugamani del venerd riservato alle visitatrici che, avendone lhobby, ne facciano espressa richiesta a proprio rischio e pericolo. Non sorridere: esiste un sodalizio: il sodalizio del viola. Tieni a mente, anche, che non si d pi deleterio antiafrodisiaco del sorriso da ebete che ti sei dimenticato sulle labbra; esattamente il contrario di unespressione un po canaglia, eccitante efficacissimo in qualsiasi caso, con qualsiasi partner, di qualsiasi et, sesso, ceto, rango e professione; in misura eccezionale, comprensibilmente, la polizia.

IRMO - Non ne allergica? Dovrebbe.

MAIA - Tutto il contrario: idolatra! Un olezzo di malavita e perde la testa. Nulla di pi eccitante, pare, da una parte e dallaltra.

IRMO - Come faccio a stivarmi nella mente tutte queste preziose istruzioni in una volta sola, madame?

MAIA - Affidati alla destrezza dellastuto e languido Alain dal quale puoi cominciare a farti aiutare a disfare le valigie; questa settimana, essendo lui di turno alle camere, ti sar riconoscente di ogni comando che ti piacer impartirgli; a buon rendere quando toccher a te, e le sue estenuate obbedienze masochiste si capovolgeranno in altere crudelt sadiche. Francese, spiritoso, elegante coutourieur dal gusto sicuro e raffinato, pu essere utilizzabile anche in questioni di abbigliamento.

IRMO - Me ne sono gi fatto una mezza idea dallatmosfera generale.

MAIA - Meglio cos. Preferisca una camera singola, oppure in compagnia, provveder lui anche a quello.

IRMO - Singola Perch quel sorriso?

MAIA - Allarrivo sempre cos, conseguenza del tuttavia. In seguito, diventa il contrario. La solitudine una vetta aristocratica, ardua e indecifrabile da conquistare: premio oppure castigo: umilt o superbia, miseria o lusso della compagnia di se stessi. Pi agevole frequente la promiscuit.

IRMO - Per lei, cosa rappresenta, se lecito chiedere al suo ragionamento di scendere dai trampoli, per un momento.

MAIA - Varia; or langue, or vigoreggia.

IRMO - Potr aver la grazia che me lo spieghi, un giorno?

MAIA - Ancora!... Spiegare un verbo che ti devi toglier dalla testa, giovinotto.

IRMO - Volevo ben dire.

MAIA - Basta l Benvenuto nella famiglia Ah, ti chiami?

IRMO - Ci siamo: IRMO.

MAIA - IRMO?

IRMO - IRMO: unimpuntatura alcoolica di mio pap che, quando era arrabbiato, una spugna cera per niente, e pass tutta la vita di pessimo umore. Tre fratelli maschi. Aspettavano una femmina. Avrebbe dovuto chiamarsi Irma, in onore di mia nonna. Uscii io: IRMO, non ci fu niente da fare.

MAIA - Succede.

IRMO - Agli alcoolizzati?

MAIA - Anche agli astemi. La fantasia non in vendita dal vinattiere.

IRMO - E se lo chiamassimo oste?

MAIA - Era una parola frequentata e cara a Giosu Carducci dal quale lho imparata, devi compatire.

IRMO - Se si tratta di un omaggio al vate, come non detto, si figuri.

MAIA - Mai ospitato un IRMO, in tanti secoli, la casa. Bene: il primo IRMO. Lo sfiora con un bacio gelido e, quindi castro, sulla guancia. A maggior titolo, benvenuto. Fa che, del tuo nome, resti memoria degna in queste mura.

IRMO - Io ce la metto tutta. Speriamo Ah, senta

MAIA - D.

IRMO - Ci sar una festa per la mia inaugurazione?

MAIA - No. Sei gi in ritardo. Sceglier io la destinata. Il ricordo sar il mio regalo. Sei un ragazzo giusto, IRMO. Lultimo arrivato sempre lospite atteso.

IRMO - Posso considerarmi ammesso? Mi tolgo il pensiero?

MAIA - Non avrai, presumo, difficolt ad inserirti, sempre che non nascano complicazioni. Considerati gi parte del sistema e presto lo sarai pure della famiglia. Contento?

IRMO - Adesso, non mi faccia arrossire. Mi dona maggiormente o il pallore o labbronzatura. Reggo male le mezze tinte.

MAIA - Ogni stanza dotata della propria lampada al quarzo. Regolati tu. Consigliabile lirradiazione completa del corpo. Quei lombi lattei, a pi duna, fanno ribrezzo, suscitando imbarazzanti inibizioni. Pare sempre che appartengano ad un altro che non centra. Evitarli.

IRMO - Non dubiti, fanno ribrezzo pure a me. Prediligo lultravioletto integrale anche laggi. Mi considererei menomato della personalit, diversamente.

MAIA - Perfetto. I particolari del controllo a pi tardi. Sar una pura formalit, prevedo Per caso, non che disponi di qualche neo lungo il corpo, da registrare sulla tua scheda personale?

IRMO - C il computer?

MAIA - C la mia memoria.

IRMO - Raggiungibile dallocchio, che io sappia, un neo soltanto, sul davanti, per memorabile. Se ne sta un po imbarazzante ma s messo l, lho trovato cos.

MAIA - Non occorre, vedr io. Purch discreto, qualche segno aberrante, fisico o psichico non nuoce alla carriera. Nulla va considerato improprio del nostro fratello corpo; ed naturale proporsi nudi, innaturale esibirsi vestiti. Nessuno stato partorito col palet, che io sappia: metterselo bene in mente.

IRMO - Ne ha fatto di guasti la foglia di fico!

MAIA - Dipese che fu chiamata civilt Altro?

IRMO - Altro cosa?

MAIA - Altri segni particolari?

IRMO - No, no, no, escluso; nessun altro, mi pare, per quanto uno in grado di garantire, didietro. Lo specchio, almeno, scrutato, obtorto collo, non me ne ha segnalati, mai.

MAIA - Potresti darne la tua parola?

IRMO - Oddio, qualcosa pu sempre sfuggire, sa com

MAIA - Com?

IRMO - Gli occhi, madame, purtroppo, sono sul davanti; il didietro rimane tutto a beneficio degli altri. ingiusto ma non c nulla da fare Mi mette una pulce nellorecchio, cosa fa?

MAIA - Ti sei, almeno, informato da qualche osservatore disinteressato e scrupoloso?

IRMO - Nessuno mha mai messo in guardia di niente. Neanche mia mamma, e s che le mamme ficcano gli occhi dappertutto. Buon segno, no? Vuol controllare lei, cos siamo pi sicuri?

MAIA - Sono gi in ritardo. Ogni cosa al momento adatto.

IRMO - Non sarebbe mica tempo perso, sa. Faccio la mia figura anche posteriormente. Dispongo di qualit tridimensionali, se posso chiamarle cos.

MAIA - Adesso, occupati del davanti e non darti delle arie.

IRMO - E non me ne d. Di natura, tendo, anzi, piuttosto, alla modestia, dovrebbe essersene accorta. Non lo dico per superbia.

MAIA - La modestia la superbia dei timidi. Guai far confusioni. Ma il tempo passa, altri tre minuti di ritardo. Si va incontro al caos, oggi. A fra poco.

IRMO - Faccia con comodo, signora. Il mio orologio va a fantasia. Detesto lordine.

MAIA - Perch, io no? Non per altro, ne sono ossessionata. Ordinare il proprio disordine, ecco la vera saggezza.

IRMO - Accetta un consiglio da me?

MAIA - Sentiamo. Potrebbe trattarsi, finalmente, di quello buono.

IRMO - Si lasci andare.

MAIA - Lo sapevo: lunico negatomi.

IRMO - Ci pensi su. Non dipende che da lei.

MAIA - Ciao. Tu, intanto, comincia ad ambientarti. Considerati a casa tua

IRMO - Ah, senta, senta: e che gli torna, che gli torna, il tuttavia, signora, che gli torna, agli altri, ce n? Madame E gi, lei, non pi l. Ma cera davvero? Non mha risposto Il giovane, solo il tempo di stupirsi. Indi, subito, Tbi, il meno giovane tra tanti giovani, eppur giovane. Sui trenta. Se di pi, non li dimostra, o poco; se di meno, figurano di pi. -2-

TOBI - Ciao.

IRMO - Ciao.

TOBI - Sei nuovo?

IRMO - Pare.

TOBI - Io, TOBI, il veterano.

IRMO - Io, IRMO, il coscritto.

TOBI - A prima vista, non mi fai una cattiva impressione.

IRMO - Non sai la gratitudine.

TOBI - Di che?

IRMO - Davermi risparmiato la consueta manfrina sentendo che mi chiamo IRMO, scambiandomi per una sorella che non sono.

TOBI - Perch, non un nome maschile permesso, IRMO?

IRMO - Par di no.

TOBI - Tanto, gi, il nome di ciascuno di noi, sempre un altro da quello con cui ci si presenta. Nessuno stupore se si trattasse di un nome comune per tutti Chiss che accadrebbe il giorno che si scoprisse!?

IRMO - Se c una cosa che colpisce, in questa pensione, la chiarezza del discorso da parte di tutti.

TOBI - Io fui sverginato, figurati, da unamazzone superba di chiamarsi Casta: Casta. E non ho ancora smesso di arrossire da tanto poco che lo era, senza trovarci nulla di strano. Evidentemente, i casi sono due: o non si trattava del suo vero nome, o io avevo inteso male. Mi spiego?

IRMO - Tre: oppure, aveva un nome sbagliato.

TOBI - Mi domando se non sia il caso di tutti Ah, son piuttosto stracco. Le trasferte esterne riserbano sempre sorprese. Ma come si fa a dire no? Mha fatto sfiancare tutta la notte, mai sazia. I sensi affamati di una donna son peggio della carestia di un continente. E non era che una marchesa. Lho lasciata con la carne frolla. Ti so dire se si fosse trattato di una principessa. Checch se ne pensi, a due secoli dalla rivoluzione francese, la borghesia la classe rimasta ancora con meno pretese. Un bel risultato, dopo tutto quel che stato speso in ghigliottine! Di quante rivoluzioni non siamo ancora in credito?...!

IRMO - Ti resta sempre la consolazione della rivoluzione russa.

TOBI - Per carit. Non ha fatto che replicare il maggior sproposito della rivoluzione cristiana. Soffocare il capitale, quando si trattava di dar respiro al sesso! Non capire che questo, non quello, il perno delluniverso e luomo lo possiede gratis. Morale ed economia sono ancora tutte da inventare. Il richiamo della foresta? stato quello a indurti a rifugiarti sulla collina?

IRMO - Assai di meno.

TOBI - Che, di solito, va letto assai di pi. Lapprodo avrebbe potuto essere migliore, per, tutto considerato, anche peggiore.

IRMO - Allet mia, era, mi sa, un approdo inevitabile. Come, da piccoli, il morbillo.

TOBI - Che ci vuoi fare? Sotto i ventanni, il proprio destino lo si crede racchiuso dentro alla cassaforte dei pantaloni, e soltanto l.

IRMO - Anche sopra i venti, ho idea.

TOBI - Sempre che, col passare degli anni, non se ne smarrisca la combinazione, indubitabile: il sancta sanctorum, per luomo, sta l. Lo sbaglio della maggioranza, vedi, confondere la semplice custodia di un comune, e monotono, per quanto indispensabile e piacevole arnese da lavoro, col prezioso tabernacolo di un incomparabile gioiello. Non ci si dovrebbe mai dimenticare che la destinazione terminale di qualsiasi cassaforte di venir scassinata e resa inutilizzabile. Quel che ci si trova dentro pu anche risultare una delusione, a conti fatti. Quando, alla sua morte, venne aperta quella di mio nonno, uomo considerato facoltosissimo, si scoperse che il suo contenuto consisteva in un busto smesso, segnato di sudore, di Lina Cavalieri e un tenero macchiettino delle prime unghie che merano state tagliate da piccino: i poli di una vita. Niente altro: valore affettivo senza prezzo ma assolutamente privo di mercato.

IRMO - Ti debbo una risata?

TOBI - Mi accontento di un sorriso. Anche perch, ho notato, il sorriso ti riesce meglio del riso. Strano. Hai il ridere avaro; il sorridere, viceversa, generoso. Te ne ha messo al corrente nessuno?

IRMO - Finora no. Sei il primo Fa il caso mio: io sono colui che ha ancora tutto da apprendere.

TOBI - Lincontaminato! Mille e una tentazione, peccati zero: miscela esplosiva, da maneggiare con cautela. Cassaforte ancora inviolata.

IRMO - Pi o meno.

TOBI - Ed una camicia che comincia a starti stretta, vero?

IRMO - Piuttosto, se vuoi.

TOBI - E ben monotona la vita!...

IRMO - Che dovere avrebbe di non esserlo?

TOBI - Come si vede che sei agli esordi!... Fuga dallinferno del solito insofferente proletario discolo?

IRMO - Evasione dal paradiso del solito annoiato piccolo borghese conformista, semmai.

TOBI - E quello che, pi o meno, si fa tutti Corrisponde, corrisponde.

IRMO - Cosa corrisponde?

TOBI - Tutto. Nessun particolare escluso: tipica vocazione allangelo protestatario che si lancia nel precipizio ad ali aperte, una copia illusa di essere un prototipo Siamo tutti fatti a macchina, in serie, usciti dal medesimo stampo Fa molto liceo classico superato a pieni voti, primo della classe, probabilmente.

IRMO - Ne parli da esperto o da teorico?

TOBI - Ci vivo dentro. Mi lasci dire da empirico?

IRMO - Fotografo impietoso.

TOBI - Ma azzeccato, tassicuro.

IRMO - Anche con te stesso, a quel che pare. Te ne d atto.

TOBI - Vantaggi e doveri di un fratello maggiore Sei gi stato sottoposto allesame?

IRMO - Dipende ci che si intende per esame. Non ha fatto che squadrarmi dalla testa ai piedi, tutto il tempo, neanche si trattasse dun acquisto, preoccupata dello sconto. Manca poco che non mi spogliasse.

TOBI - So. E il modo come scruta tutti. E come, se vogliamo mettere le carte in tavola, e, magari, senza voler sapere di saperlo, tutti si desidera di essere scrutati, sha un bel dire. Perch, altrimenti la mandria troverebbe tanto facilmente il cammino dellovile?

IRMO - Indubbiamente, tu sei uno per il quale pur che sia sgradevole non esiste nulla che non si deva, o non si possa mettere in piazza.

TOBI - Meno male che non hai detto nulla di sacro. Sono allergico al sacro.

IRMO - Dovevo dirlo?

TOBI - Ah, non me ne sarei stupito.

IRMO - Chi sa, se lavessi detto, che piega avrebbe preso il discorso?

TOBI - Una sola, la stessa:: non esistono panni sporchi e panni puliti, amico: sacri, come a te piace blasonarli: solo panni. Va sicuro, uomo esemplare.

IRMO - Mi riempi di tentazioni, volevo dire di speranze.

TOBI - In guardia. Primo errore, che ha sconcertato, sconcerta e sconcerter chiunque si presenti ai nostri cancelli. Lei! Non troveresti uno che uno fuori dal giro, non disposto a mettere, alla cieca, la mano sul fuoco circa il carattere del tributo, qui, delle reclute; e nondimeno, nessuno, dentro alla storia, che fissandoti negli occhi, potesse asserire di essere stato adoperato concretamente a quel preciso scopo. Va bene?... Inaccessibile!

IRMO - Esonerati dal tributo, intendi dire?

TOBI - Mah E l il mistero. Dipende dallidea che se ne ha. Esonerati? Il sorprendente finire col crederci: vivere in un: come se. Ignori, forse, la norma inderogabile di ogni grande cuoco? Per alcuna cosa al mondo, non assagger mai i piatti che prepara; cos come nulla indurr un celebre sarto ad indossare un vestito che confeziona?

IRMO - Tutto e solo per la clientela?

TOBI - In un certo senso. Ci non esclude, tuttavia, anzi probabile, che esalti, sia nelluno sia nellaltro, la soddisfazione e il piacere di gustare il piatto che prepara e di compiacersi del vestito che confeziona.

IRMO - Troppo difficile.

TOBI - Mica tanto; piuttosto mostruoso, quando mai.

IRMO - Una parola?!... Snobismo?

TOBI - Se vuoi. Ma troppo elementare. Rimozione in levare, per cos dire: esorcizzare il proibito generalizzando lesclusivo; buttare, gratis, sul mercato, allingrosso, ci che si pagherebbe qualsiasi prezzo per s, al minuto. Mi segui?... Una mistica, addirittura, a meno che non sia una difesa.

IRMO - Difesa? E da che?

TOBI - Eh bravo. Ancora uno sforzo, allora. Ti regalo un proverbio: sospetta sospetta e catturerai la verit. Il carcere pi rigido pu, qualche volta, essere il pi esaltante: mai scordarsene.

IRMO - Tu esigi troppo. Fai indossare le mutande ai pensieri e poi, hai la pretesa che uno riconosca al tatto ci che potrebbe toccar colle mani. Abbi pazienza Venendo al concreto: sha idea della sua et, piuttosto?

TOBI - Realt o allegoria? Siamo sempre l: pu arrendersi al tempo una come lei? Con quel nome intriso dantica magia, io credo che esista da sempre e da mai. Adombrasse, per caso, il genio della sua chiara follia, lambiguit proteiforme e contraddittoria del Sesso nella sua cangiante ed eterna onnipotenza? Ipotesi: una delle tante. Pu venire in mente.

IRMO - Lei, lei, in carne ed ossa, peso e misura.

TOBI - E sia: distruggiamola, se ti fa piacere. Ma bada, i frammenti di un idolo infranto sono pi inquietanti dellidolo integro Sta di fatto Particolare bizzarramente umoristico, per rivelatore: una sera che era in vena e non frequente vistosamente ringiovanita; di ritorno da una delle sue ricorrenti ispezioni al circuito delle filiali estere, tirava a lasciar credere lei; da unennesima plastica estetica, ho ragione di sospettare io Una notte pigra, dun silenzio soffice, nel tepore tenebroso dellalta primavera un tardo maggio Stava seduta l, proprio dove sei seduto tu e noi, giovani, mezzi discinti, intorno Che stavo dicendo?...

IRMO - Noi giovani mezzi discinti intorno

TOBI - Ah s, quelle zone di tempo magico, che tutto par possibile Non so come, il discorso cadde, pensa tu: su Garibaldi, personaggio spaesato, qua dentro, se mai ne esistettero la prima volta che ne veniva pronunciato il nome, giurerei.

IRMO - Non faccio fatica a crederlo.

TOBI - Sar stata la lingua di Alain a far dello spirito sul modo carnevalesco come andava in giro vestito uno dei suoi show o si sar parlato di eroi; s, doveva esser venuto fuori il nome di Achille s s; e sempre Alain, sfacciato come il solito, afferrandomi la mano, aveva burlescamente esclamato: Non rubatelo a Patroclo, o qualcosa del genere non pi intelligente.

IRMO - Ebbene?

TOBI - Mi costa persino sforzo recuperare il ricordo. Beh, si cap, dico cap, che Garibaldi laveva dovuto conoscere personalmente la vedo e la sento, fa conto te e me, qui, ora Faceva lamore come un bambino, la stessa golosit e la stessa imperizia usc a dire; e poi, sardonica e oscena, lei solitamente cos riservata e prude, concluse: e lo pagava con leiaculazione precoce

IRMO - Ti dai la zappa sui piedi. Sarebbe la prova che, almeno con Garibaldi, differenza det permettendolo, a letto c andata.

TOBI - Errore: solo sentito dire. Asser, alla nostra sorpresa, col risultato di raddoppiarla, di esserne stata informata da Anita: la signora Garibaldi intenta a confezionare un panino farcito alla cipolla al bollente consorte, durante una breve sosta, decisa dalle due parti, per mandar gi un boccone, alla difesa storica di Villa Medici; e ti garantisco che, a nessuno pass per la testa di sorridere quando forn particolari anatomici del biondo guerriero, non proprio lusinghieri, per discretamente eccitanti, da non lasciar dubbi Ma prima? In epoca prerisorgimentale, per cos dire?

IRMO - Tu capisci che, di prima in prima, puoi risalire a Mos. Ma gi, Mos non andava a donne, obbietterai, scusa.

TOBI - Come lo sai?

IRMO - Non era tipo. E, poi, se le cose stanno come tu dici, anche se ci fosse andato, con lei sarebbe rimasto in bianco.

TOBI - Ma, sai trattandosi di Mos, uneccezione era sempre possibile.

IRMO - Con tutta quella barba?

TOBI - Perch avremmo dovuto conoscerlo da vecchio, Mos, domando e dico? stata una fissazione di Michelangelo. Avr pur avuto anche lui i suoi ventanni, no?...

IRMO - Ah, sicuro Come sar stato Mos da giovane?... Certo che un gagliardo Mos nel fiore degli anni, un pensierino si sarebbe potuto anche farcelo. Va avanti.

TOBI - Rimane, comunque, storicamente accertato dalle Gazzette coeve, che, alle otto di sera del cinque febbraio 1887, dal quinto palco del primo ordine, a sinistra, assistette alla prima dell Otello, alla Scala, in toilette di velluto mauve, con frange e passamanerie di seta cremisi, decisamente os; seduta tra il mite e sensuale Jules Massenet e, altera, nel superbo naso, retaggio del gran santo di famiglia, la Marchesa Chiarina Borromeo, gran dama che sembrava uscita dai Promessi Sposi, in nero stretto per un lutto recente Affacciati, Alain, so che stai origliando. Conferma tu a questo scettico miscredente. Origliava davvero, e levocato compare sulla balconata che congiunge i due scaloni. ALAIN In nero: moire, esatto. Non per, stretto: jabot Valencienne, aigrettes e guanti lunghi di capretto, erano bianchi. Nessun gioiello visibile; violetta di Parma il profumo, appena un soffio etereo. Si fiss cos nella memoria di nonna mia fin che visse, Via Santo Spirito 14, terzo piano, a cinquanta metri dal salotto della contessa Maffei in Via Bigli, lisolato prima. Nonna ebbe agio di contemplarla e annusarla, dallo sbarco del tenore a Cipro, alla soffocazione del soprano in camera da letto oggi la strozzano a mano, chiss perch: arbitri di regia. O li disturba il guanciale. Dormiranno nudi ci si scorda che il letto serve per dormire, per far lamore, ma anche per uccidere, con eleganza e simpatia, le persone care. Oggi, fanno, di tutto un Kamasutra senza souplesse. Io sono contrario Stava seduta tre mesi sotto, in platea aveva buon naso e ottima vista. Mia nonna, non la Maffei. La Maffei non cera: era morta da qualche anno. Il palco Maffei era dallaltra parte, sesto del secondordine; e, poi, la contessa non si sarebbe mai adattata a una poltrona di parterre. Il che anche comprensibile. Rango.

TOBI - E fu lunica a non applaudire. Domandaglielo.

ALAIN - Certo, certo, impenetrabile; di marmo gi allora.

IRMO - Sua nonna?

ALAIN - Ma che dici? Mia nonna rimase entusiasta dellOtello. Lasci un diario.

IRMO - La contessa Maffei?

ALAIN - Te lho detto: non cera, era morta; stava al Monumentale, uccisa da unindigestione di patriottismo, disturbo storico del quale soffriva fin da giovinetta. Se fosse stata viva, non sarebbe, certo, mancata. Non ne manc una delle prime verdine. Fin a Parigi per il Don Carlos. Fanatica.

IRMO - Ci fosse qualcosa sotto?

ALAIN - Non si sa. Lo escluderei. Era troppo amica della Strepponi bench, anche lei, e per quanto Verdi era un gran bel fusto. Sul rude che sempre un contorno eccitante per la componente maso. Chi non avrebbe fatto un capriccio con uno capace, magari, al momento magico, tra un brivido e una carezza, di farti scivolare nellorecchio: Quando le sere al placido? E, in fatto di corna, il conto colla Peppina sarebbe stato ben lungi dallessere pareggiato: santa da maritata ma una frana da nubile; collhobby di far collezione di figli dai cromosomi inidentificati, dimenticandone dappertutto i padri: una jeunesse outrageuse, come avrebbe detto il mio amico Proust.

IRMO - La Borromeo?

ALAIN - Sotto Verdi, la Borromeo? Non dire eresie: la nipote di San Carlo?... La Borromeo stava sopra, in palco come una regina in gramaglie sullaltare. E lei e il maestro non risulta che si fossero mai incontrati, timida superba e pia, comera. Non scese mai in una platea una Borromeo. Mai neanche messo piede: inesistente, non la vedeva proprio.

TOBI - Puoi credergli, se te lo dice. In queste cose,

ALAIN - imbattibile.

IRMO - Ma l Otello le piacque o non le piacque? A questo mi riferivo.

ALAIN - A chi?

IRMO - Alla Borromeo, no?

ALAIN - Se le piacque?!... Si slog un polso a forza di batter le mani, mettendo a repentaglio la languida e longilinea austerit onde era celebre in tutto il Lombardo-Veneto e tracimava nel Canton Ticino. Bisogna anche tener conto che girava il pettegolezzo, per Milano, di un suo debole tutta una cosa sul platonico, beninteso per Tamagno, il protagonista. Quaranta giorni di gesso, e senza il telefono perch non era ancora stato inventato: isolata dal mondo. Ti preme saper altro?

IRMO - Non ci siamo capiti.

ALAIN - Me ne rendo conto.

IRMO - Insomma, quale fu, quella sera, lunica a non applaudire lOtello?

ALAIN - Ma madame, notre-Dame des plaisirs, la nostra signora, no?... Solo lei e la Boetti-Valvassura, in prima galleria, per via che era stata una modesta Desdemona, in prosa, a fianco di Alamanno Morelli, Otello gigantesco dal gran pi e poco pi. Loro due, soltanto, in tutta la Scala. Chiaro, adesso?

TOBI - La Duse era presente?

ALAIN - Non se ne mai potuti andare fino in fondo. Chi dice di s, chi dice di no. Voci. Se cera, non si fece notare. Lunico in grado di pronunciare la parola definitiva avrebbe potuto essere Arrigo Boito, amante in carica della divina. Ma fu sempre muto come un pesce, al proposito; il che pu anche far sospettare che fosse presente con DAnnunzio e larcano si spiegherebbe collincognito.

IRMO - Non ama Verdi. Cosa mi dite? Onora Garibaldi e disdegna Verdi che puro Garibaldi in musica?

TOBI - Delira per Wagner, fatta cos. Parla tu, ALAIN.

ALAIN - Tira un po a Brunilde, vi dir, effettivamente. la sua nevrosi, forse uninconscia vocazione allincesto.

TOBI - C chi giura daverla vista perdere i sensi al Sigfrido, vero?

ALAIN - AllOpera di Roma. Ma pu aver influito lesecuzione. Si petulant che il protagonista, voce ancora discreta ma schiena sinistrata visibilmente dallincipiente artrosi deformante che, se Dio vuole, fin collinchiodarlo in una carrozzella restituendolo alla Stadt-Oper dalla quale proveniva: gobbo per parlar schietto; cosa non improbabile perch allOpera di Roma, tutto possibile; e non sar la colonna vertebrale di un tenore a cambiare la situazione. Capirai, Sigfrido, giovane, aitante, biondo Tartan dai muscoli in gloria, a dorso e gambe nudi, sexy da morire mille volte preferibile una stecca, a una gobba per quanto prima misura Una stecca, quando dura tanto, la devi sopportare qualche secondo, una gobba te la devi tenere tutta la vita.

TOBI - Ha il vantaggio che non te la vedi.

ALAIN - Ma la vedono gli altri. Mettici che non manc nemmeno la stecca e madame la sent anche davanti. In fin dei conti, per poco che si pretenda, un Sigfrido deve, almeno, star dritto. Chi non sarebbe svenuto? Aggiungi che dirigeva la camomilla Antonino Votto e la regia era firmata da Luca Ronconi, con Wotan in ghette, finanziera e cilindro, a dispetto dei gerontofili, numerosi laggi, e poi sappimi dire; una serata tutta sbagliata. Io dico che fece bene a svenire. Piacendo al cielo, un episodio cos entra nella sua leggenda.

IRMO - Rimane la macchia di non aver applaudito l Otello.

ALAIN - Chi senza peccato scagli il primo fischio.

TOBI - Perch lo dici rivolto alla platea? un invito?

ALAIN - Perch mi piace provocare Se non vi serve altro, il dovere mi reclama. A letto, a letto!... Se, come probabile, i fischi cominciassero qui, raccogliete anche i miei; mi restituirete la mia parte dopo, grazie. Al caso, mi trovate sotto le lenzuola Anzi, sopra. Si fa pi presto. E si ritira

TOBI - Milleottocentoottantasette, millenovecentoottantatr: sono due date incontrovertibili, s o no?... Vogliamo che, alla storica serata dellOtello, avesse almeno trentanni? A te il conto.

IRMO - Ma, se non ne avr, adesso, nemmeno quaranta!

TOBI - Evidentemente, li ha sempre avuti. Chiss da quanti secoli Non insistere, ci si perde la testa

IRMO - Dovrebbe essere tutta finta!

TOBI - E tutta vera, semplicemente. Dov lo strano?... E lideal fu sogno e sogno lideal

IRMO - Non ha senso.

TOBI - Che senso avrebbe se avesse un senso? in questordine di idee che non riesci ad entrare. Te lo dissi Fa conto, ascolta, di essere stato calamitato dallorbita di una metafora, va bene?

IRMO - Una che?

TOBI - Metafora: metafora.

IRMO - Ah. Di cosa?

TOBI - Tutto e niente. Difficile da dire quanto facile da percepire: antenne, giovanotto! Definisci, se ne sei capace, lebbrezza dellambiguo, la vertigine del no, lattrazione del proibito, il piacere della protesta, la volutt della tentazione, la cognizione della colpa, lassoluta ignoranza del peccato: il sortilegio anarchico del sesso nello sconcerto del tutto lecito nel nulla consentito. Lo scatenamento dellassoluta libert, in due parole Entrare in una storia cos. Ce la fai? Aria alla fantasia!

IRMO - Concludi tu, tanto gi, prima o dopo, dovr leggerlo in un romanzo, o ascoltarlo, fischiato, in una commedia. Il suo domicilio quello.

TOBI - Viverlo, IRMO, viverlo Dovresti far caso, piuttosto, e riflettere a quella che una sua esclamazione abituale.

IRMO - Dammi una mano: sentiamo.

TOBI - Quando la clandestinit sar sconfitta e affronter la luce del giorno, cesser il mio compito. Non fa che ripeterlo, inaspettatamente, senza apparenti connessioni logiche anche tra s Cercavi un senso? Sar la sacerdotessa del culto del contrabbando. Altro? Altro. Pi certe realt si sviscerano e meno se ne lacera il bozzolo. Diradane il mistero e ti trovi la vita spianata: dove si ergeva una vetta, marcisce una palude. Mette conto? Una cosa fuori discussione: una volta avvicinatala, non si riesce pi a farne a meno. un rapporto stregato il richiamo di una droga che ti portavi dentro prima ancora di vedere la luce Ti senti violato, non so invaso posseduto a distanza, ecco: da una mah: una sublime meretrice a rovescio une vierge courtisane rebours, come la chiama

ALAIN - persuaso che solo in francese la si possa definire partecipi della sacralit di una sorta di rituale incestuoso, celebrato da una madre demoniaca qualcosa cos; se fosse possibile scherzarci su, ci aggiungerei per procura, guarda, e non chiedermi perch: non lo so: unestasi ossessiva in qualche momento, crederesti di odiarla e non ne puoi fare a meno Innaturalmente naturale, se permetti. E, se non permetti, vattene, fuggi, scomparisci, dimenticatene, se non gi tardi Nulla da dire?

IRMO - Per, una bella immaginazione!

TOBI - La realt, la realt che ti schiaccia, sempre limmaginazione a partorirla.

IRMO - Se lo dici gi tu

TOBI - Va l che lo sai. Per essere qui, non puoi non saperlo. Tutti!

IRMO - E lei? Lei?

TOBI - Lei Si esalta del suo privilegio e si macera della sua condanna, perch devessere una condanna; isolata o difesa? nellangoscia del proprio enigma, pi o meno, chi lo sa?... Che fatica sognare!...

IRMO - Che ti devo dire? Unimpressione: mi sa che tu sogni vergognoso Toh, vuoi unaltra sigaretta?

TOBI - No Ma s, allungamela Sognare vergognoso?!...

IRMO - Vuoi finire la mia?

TOBI - Magari pure Che male c?... Vergognoso parola arcaica.

IRMO - E da dove provengono i sognatori senza saperlo? Gli adepti, gli eletti, intendo; qui, la sacra falange dei puri folli, i cavalieri dellEros, noialtri, insomma.

TOBI - Qualsiasi strada e da qualsiasi tempo, se la voce chiama. Qui non si fa storia, si fa vita.

IRMO - Contentiamoci di far cronaca. Poniamo, esempio, il caso tuo. Tu, in che posizione ti ritrovi?

TOBI - Anomala, in un certo senso; e, in un certo senso, ovvia. A sedici anni, scappai di casa per imbarcarmi, mozzo, sulla petroliera Heros Appunto! Appunto

IRMO - La passione del mare. Avevi letto Kypling?

TOBI - Non sapevo nemmeno nuotare. Mera preso da un momento allaltro una sbandata per lufficiale di macchina incontrato, casualmente, in un vespasiano di Soho, una sera di maggio. Un metro e novanta, barba di miele, occhi di cielo, muscoli da purosangue, quarantasei di piede, il resto in armonia; e, quella sera, pioveva. Lui, Kypling, laveva letto. Un ciclone. Furono ventitr mesi inobliabili e terribili, su e gi per il Tamigi, ascoltandolo declamare i sonetti di Shakespeare che conosceva a memoria, prendeva alla lettera e praticava a tutto spiano, nel pi filologicamente esteso senso del termine, dal primo allultimo e mi risuonavano dentro, trasformati in vita, durante le brevi notti dolci e chiare e senza vento, passate coricato sulla tolda, gli occhi spalancati al cielo, vedendo senza guardare e sentendo senza pensare; e lo storico problema dei sonetti shakespeariani fu risolto una volta per tutte Aveva nome Teodoro: gli piaceva essere chiamato Teo, che si presta tanto di pi alle effusioni morbide e alle intimit torbide. Era sposato con una di Tolosa, che non lo capiva ma rimediava caricandolo di corna come un montacarichi; del resto, lui non capiva lei e pareggiava il conto facendo lo stesso rebours come direbbe ALAIN, esperto in tutta la letteratura sullargomento, nella sua infeconda qualit di poeta adamico, radicalmente dinamitico, non corrisposto.

IRMO - Il suo rebours, eri tu?

TOBI - Per un lungo periodo, s Aveva due splendori di bambine: gemelle: Juliette e Fanny, ora giovinette; la moglie: madre esemplare unarmonia inimmaginabile: il matrimonio ideale. Io e lei, Ethel, eravamo come fratello e sorella. Ci si scrive ancora.

IRMO - Qualche cartolina, suppongo.

TOBI - Lettere. Fin sei facciate. Siamo luno il diario dellaltra. Eh s, se tutto ci ha unombra di tirare verso residui di idealit borghese, lo riconosco

IRMO - E poi?

TOBI - Poi, volli provare, come si dice, a normalizzarmi, su insistenza del timoniere, geloso di Teo: un Teo miniaturizzato, in tutto e per tutto la sua caricatura. Stava in una culla. Se il primo aveva una qualit era di essere tanto; se il secondo aveva un difetto era di essere poco; originale e copia in formato ridotto. Uno labbondanza, laltro la carestia, temperamento compreso. Provavi limpulso di tenerlo sul com con un lumino davanti. Viceversa, gelosa della propria libert, Ethel era giustamente contraria. Io: testardo.

IRMO - Decidesti cos, di punto in bianco?

TOBI - Io son sempre stato uno dalle decisioni repentine. Proviamo anche questo, mi dissi, e non ebbi pace fin che non mi fui levata la curiosit E, poi, un itinerario non esclude laltro. Si pu gustare la montagna senza schifare il mare. questo che non si vuol capire e ci si nega una villeggiatura non meno piacevole e salutare.

IRMO - E come ti sei trovato?... Al mare intendo.

TOBI - Ti dir: avrebbe potuto essere peggio. Una differenza esiste, ma non bisogna nemmeno esagerare. Non si tratta, mi spiego, come la cura disintossicante dalla droga che linferno non c per niente.

IRMO - Hai provato pure quella? Non ti sei negato nulla.

TOBI - IRMO, nel mio piccolo, ho provato un po di tutto quanto non si pu fare a meno di provare per rendersi conto di essere al mondo. I trenta se ne sono gi andati, comincio ad invecchiare. Non pu che esser vicina la campana della prossima mutazione. Non ci sar unaltra chiamata; o, se ci sar, chiss quale sar e per dove sar

IRMO - Decidesti per la normalizzazione. Ebbene?

TOBI - Basta non aver pregiudizi e funziona come un treno svizzero. Lo feci, pi che altro per mia madre, era la sua spina. Il ritorno del figliuol prodigo sempre una gran scena, infallibile: il vitello grasso, larrosto e cos via, un tuffo nel classico. Un giubileo in occasione del suo onomastico: tredici febbraio, Santa Fosca, giorno scelto apposta, nebbia e buoni propositi; in una giornata di sole, penso che non lo avrei mai fatto, e, per tutto quellinverno, era stato come navigare in una bottiglia di latte. Solo luggia del maltempo pu darti la forza per certe decisioni estreme. Io sento molto il barometro, sono un metereopata. Tu no?

IRMO - Che vuol dire?

TOBI - Giramento di palle in dipendenza del tempo che fa.

IRMO - S, s Un po anchio E allora?... Ti presentasti a tua madre

TOBI - Etero. Una festa. Specie il pap. Questa unEpifania! non faceva che ripetere, ricordandosi di essere stato in seminario. Era il tredici di febbraio e lEpifania era passata da cinque settimane, ma io non dissi niente per evitare, conoscendo mio padre, una discussione che, altrimenti, durerebbe ancora Insomma, si grad molto limprovvisata, non credevo nemmeno. Il sesso il sesso. Come e con chi lo si eserciti viene in secondo piano a gusti.

IRMO - E

TOBI - Ci vengo. La prima volta, fu terribile; la seconda, riuscii a pensar ad altro; alla terza, era gi sopportabile; buon segno; dipender che dispongo di un certo spirito di adattamento allenato sul Tamigi; dalla quinta in poi, divenne dilettevole, e lo rimasto, pi o meno.

IRMO - Se sei potuto finir qui, evidente Non mi hai detto niente della quarta.

TOBI - Cos cos: la malinconia del sesso normale. Allo scopo di contenere il trauma, avevo distribuito la disassuefazione nello spazio di due settimane, e manciate di vitamine. Fu pi che sufficiente. Io fido molto nelle vitamine associate allallenamento. Presentemente, giungo anche a quattro senza fatica.

IRMO - Vitamine? Non mi paiono molte.

TOBI - Donne. Se ti paiono poche, per uno che aveva cominciato con un fuochista! Lavvenire nelle mani di Dio. Insomma, fu dura, ma la spuntai. Ho tutto segnato su un quaderno.

IRMO - Pensi di scrivere le tue memorie, un giorno?

TOBI - Tu, che ne dici?

IRMO - Non sarebbe mica una cattiva idea.

TOBI - Eggi, con tanti che ti raccontano come si comincia, uno, almeno, che ti spieghi come si finisce e senza abiurare e barare. C da pensarci.

IRMO - Hai tempo.

TOBI - Mica tanto.

IRMO - E cosa fu che ti fece abbandonare, di nuovo, i tuoi?

TOBI - Anche questo m sempre rimasto inesplicabile. Mi sentivo estraneo in quella che credevo la mia famiglia; mero sempre sentito estraneo Di pi: una specie di impulso a difendermi, e a difenderli, da un pericolo s Dovetti fuggire di nuovo proprio fuggire; pensa che fu appunto in quelloccasione che investii lunico morto che ho sulla coscienza. Mi voleva superare Un automobilista: un bel signore distinto, stizzoso e colla barba; avrebbe potuto essere mio padre. Persi la testa e non ci vidi pi.

IRMO - Che credevo, hai detto. Non era la tua famiglia?

TOBI - Certo che lo era, certo Eppure Mah. Da un po di tempo, mi trivella unidea pazza in testa pazza, senzaltro

IRMO - E adesso?

TOBI - Lo vedi: oscillo. I sessi sono tre. Anche di pi, forse ognuno il proprio. Si pu scegliere: un diritto tacitamente barattato in famiglia, a denti stretti, colla ripresa degli studi e relativa laurea: sociopsicologia comportamentale, nientemeno. Tutto si paga al mondo, e specie ci che non si dovrebbe pagare. Prezzo ancora conveniente per il figlio di un notaio che, di sessi, non ne ha mai riconosciuti che due, separati, uno alla volta e razionati.

IRMO - E un binario preferenziale?

TOBI - Indifferente. Comanda lumore. Visto obbiettivamente, stato un patto inesplicito reciprocamente vantaggioso e liberatorio. Fra linvidia generale, mi fu di molto consiglio e incoraggiamento lei, sempre Lei, tanto saggia, aperta, comprensiva e incoraggiante in fatto di sesso altrui Quass, vedi, quando piove e piove spesso contro la noia non ci sono che due rimedie, a me, giocare al biliardo, francamente non che vada molto.

IRMO - Non hai dei gran problemi, in conclusione.

TOBI - Apparentemente no, eppure occorre esser preparati anche al congedo dalla giovent: mantenersi pronti a qualsiasi partenza e a qualsiasi ritorno. Mah!... Mi par di vedermi: una scuola media a insegnar aritmetica a chi sta gi in difficolt colla tavola pitagorica; sposer qualche tardona coi soldi e riserber le mie residue follie corrompendo qualche allieva carina, scarsa di seno, che non chiede di meglio; con sortite furtive alla sera, a battere nei cinemini di periferia dove si batte pi normale di cos!?...

IRMO - O tornerai a navigare.

TOBI - O chiusura del cerchio, portando fino in fondo la mia nevrosi del va e vieni torner a navigare, curando i mozzi dellequipaggio; aspettando i primi reumatismi Mutar pelle come le biscie Niente pi innaturale che ricominciare una nuova vita col corpo invecchiato: il ribrezzo di ritrovarsi bambini, padri di se stessi Gi lo sento Non prima, per, di una decisiva spiegazione Con una grande domanda per una grande risposta questo s. Qui si fuori del tempo: un sogno; o un incubo. Destinati ecco destinati. Un ruolo Ma quale?... Sempre altrove ma dove?... Il piacere rende onnisciente, come il desiderio rende sospettosa, la carne.

IRMO - Tutto maiuscolo, eh?...

TOBI - Per lultima metamorfosi, tutto maiuscolo.

IRMO - Si sente. Le maiuscole colpiscono pi le orecchie che gli occhi.

TOBI - I nemici di se stessi, sconfitti, hanno dei doveri verso se stessi.

IRMO - E verso le loro sconfitte?

TOBI - Pi che mai. Sono i soli doveri che hanno. Le vittorie sono sempre un regalo, le sconfitte sono spesso una conquista Ma ci tieni proprio a questo dialogare in erezione alla Victor Hugo?

IRMO - Non mi dispiace. Sai, sono stato educato nel culto delle bandiere Mi aiuta a capire: rovescio la conclusione ed quella giusta.

TOBI - E luovo di Colombo!

IRMO - Non so, tutto, in te, assume mah il tono del numero uno. Fai venire in mente, in famiglia, il parente che si fa sedere a capotavola. Tha mai fatto senso la tua vocazione al protagonismo?

TOBI - Malizioso, il ragazzo!

IRMO - E gli altri, qui?

TOBI - Dal pi al meno Ciascuno la sua storia, i suoi gusti e la sua nevrosi, eguali e differenti. Non si sfugge alla nevrosi delluniformit di un destino. Per, vita vita, tutti ragazzi spensierati ed allegri, sotto lala della grande chioccia, col tempo dalla loro, loro.

IRMO - Mi tiri su. Nonostante tutto, ho idea che, con voialtri, non ci si dovrebbe annoiare.

TOBI - Va a onde. Quella che non manca la solidariet, se cos si pu chiamare questa ammucchiata nella mente degli altri, con gli altri nella mente Le molte piante di una serra, finiscono, sai, col trasformarsi in una specie mostruosa, se vuoi di unica pianta comune, dalle radici attorcigliate. Solo consiglio: non commettere il mio errore: la fretta.

IRMO - M gi stato raccomandato qualcosa del genere. Sembra che qui, ne regni il terrore.

TOBI - Mai a sufficienza. C sempre tempo a vivere.

IRMO - O a sapere?

TOBI - E lo stesso; dovrebbe essere lo stesso Amici?

IRMO - Amici.

TOBI - La mano Una mano conturbante la tua, lo sai? Calda, potente e delicata, contraddittoria con tutto il resto, in certo senso.

IRMO - Trovi?

TOBI - Ci avevo fatto attenzione fin da quando sono entrato. la prima spia che scruto di chi non conosco; ancora prima del viso.

IRMO - Me nero accorto Seconda: la bocca. Dalla mano lo sguardo saltato direttamente sulle labbra.

TOBI - Non ritirarla Lasciamela. un piacere chiuderla nella propria un abbandono e una stretta: incastro ideale dellintesa animale: la mano di Teo, la prima volta la gran mano amica e sicura di Teo infondeva vigore esortando alla gioia. Non glielho mai sentita fredda.

IRMO - Tutto in una mano?

TOBI - E anche di pi. Il tatto pi coraggioso della parola.

IRMO - Feticista della mano, debbo dedurne?

TOBI - Qualche volta, me la stringo da me stesso. Questa con quella: un modo di farmi coraggio, probabilmente Te la restituisco Tu no? Io, destra, prevalentemente; maschile se possibile. Il discorso , generalmente, pi leale.

IRMO - Indifferente destra e sinistra; ci tengo a non perdermi i mancini, capirai.

TOBI - E allarmante come stai a certi giochi, tu. Puoi diventar pericoloso La mano un confessionale. Non dice nulla e suggerisce tutto. Pochi lo sanno e meno ancora coloro che ne sanno approfittare.

IRMO - Dimmi: c qualche altra mano godibile tra voi?

TOBI - ALAIN, lambigua e veggente mano di ALAIN. Lintelligenza di

ALAIN - ha sbagliato domicilio: gli si diluita tutta sulla pelle, banalizzandosi.

IRMO - Lavevo supposto. Gli si allungano dalle pupille, le dita, ad

ALAIN.

TOBI - Fiero di un particolare lunico che laffratella a Lei: lo sguardo che sfiora quando non afferra, e comanda quando non prega. Non gli sfugge niente.

IRMO - Uninezia ancora: ognuno che la nomina la chiama madame, la signora; tu, solo tu: Lei, semplicemente: Lei da servo e padrone Ti arrabbi?...

TOBI - No Penso, proprio, che diventeremo amici. Mano.

IRMO - Pi disponibile di me, guarda, hai presente?... Nemmeno un salice investito dal turbine.

TOBI - Si dice ma non facile stare nella vita come una bandiera nel vento.

IRMO - Dire gi a met cammino dal fare.

TOBI - No no, sarebbe gi fare, se uno sapesse dire come fare. recidere le proprie radici il difficile L. Osserva quelle parole incise l sopra, sullarchitrave l le vedi? A lettere doro? Leggi Ti dicono niente?...

IRMO - Mes enfants pour mon enfant . E un rebus ? Che vuol dire ?

TOBI - E il motto dellIstituzione, riprodotto in ognuna delle cento case, e ricamato su ogni capo della biancheria dei servizi. Per certuni, anche come medaglione individuale, a contatto del corpo. Proibito levarselo in qualsiasi circostanza per qualsiasi ragione. Osserva.

IRMO - Chi altro ne insignito, qui?... Soltanto tu?... Bello ma sinistro

TOBI - Sinistro?

IRMO - M venuto cos non so nemmeno io: cimiteriale. Nello stile della casa. C come una tonalit dominante, io lavverto Complimenti. Riconoscimento di anzianit?

TOBI - No. Gi allarrivo. Subito. Un disagio

IRMO - Come mai?

TOBI - Il criterio dellassegnazione rimane inesplicabile.

IRMO - Uninvestitura? I numeri uno?

TOBI - Mai sentito nominare lenigma della Sfinge?

IRMO - Mes enfants pour mon enfant. Non meno sibillino de La legge uguale per tutti o frasi del genere.

TOBI - Forse non pi tanto. Ci ho messo, ma non escluso che ci sia arrivato.

IRMO - Beato te. Ma perch, ti dovrebbe turbare?

TOBI - Caro, qui si comincia a capire dal momento in cui si comincia a pensare coi verbi al passato Tempo fu. Inaspettato, sulla balaustra, ricomparso ALAIN, e scende.

ALAIN - oppure al futuro tempo sar.

IRMO - Dovete aver pazienza, sono appena arrivato. Mi far.

ALAIN - Ma certo: predestinati un titolo araldico che va conquistato. A tre passi da ALAIN, riecco anche CHARLIE.

ALAIN - Ti faremo, ti faremo; daccordo, CHARLIE?

CHARLIE - Ci faremo,

IRMO - ; ci siamo fatti tutti. C bisogno di essere uniti.

ALAIN - Sempre che

TOBI - non abbia nulla in contrario e non ponga il veto.

CHARLIE - Laccumulo delle esperienze il cemento della comunit. Madame non fa che ripetercelo.

ALAIN - Ma il nostro

TOBI - minaccia di tralignare. Si sta ammalando di individualismo. un deviante, dopo essere stato dogmatico, aggrappato al clan come una zecca al cane. Colla scusa di qualche anno in pi, comincia ad accampare privilegi indebiti. Rischia che le future reclute, anzich un fratello, si trovino fra i coglioni un padre, collobbligo di ottemperare allo jus primae noctis. Attenzione compagno!

CHARLIE - Let non fa premio.

ALAIN - Anzi, il contrario, semmai. In teoria.

TOBI - Lo fa qualcosaltro. In pratica.

CHARLIE - Ne so io qualcosa.

TOBI - Il tuo irriducibile complesso della buccia buia, eh CHARLIE. Senza di esso, verrebbe a mancarti la principale ragione di vita.

CHARLIE - Niente da fare. Come potrei, senn assaporare il piacere di vegetare infelice, secondo te?

TOBI - Non sai ci che perderesti rinunciando a due ricatti: lesotico e lingiusto. Sei in una botte di ferro, dolce Calibrano. Squilla e risquilla il telefono.

CHARLIE - Rispondo io In persona. Dica Spiacente. Per altre quarantottore, sono ancora di riposo Passano presto, signora. Riprendo servizio luned Proprio me? sicura di non sbagliare?... CHARLIE, s Vede, mio padre era, di professione liberatore negro, negro, del pi bellebano, a ci che racconta mamm che ne pot scrutare ogni piega: Tanto negro da sembrare blu e, quando si incazzava, viola addirittura; ho detto si incazzava in senso letterale materiale, appunto, migliaia di generazioni. Pure, lui - ; quando tocc a Napoli, conobbe una Carmela daltonica e mi dimentic dentro al suo ventre. Pass via. Aveva altri, che aspettavano, da liberare. Io sono riuscito un po stinto riguardo a lui. Capir, la mamma Lusingato che non patisca di prevenzione circa i mulatti Un bel mulatto? Faccio il possibile e i riconoscimenti non mi mancano Giudicher lei Troppo buona A sua disposizione Non mi posso lamentare No, non ricordo. Ma mi baster unocchiata, mi vanto di una certa memoria visiva Come lei E tattile, beninteso Nuovamente grato Non dubiti: ritrover tutto tale e quale. Nulla di peggio che deludere i ricordi Ritelefoni per la prenotazione, guadagner tempo Di niente. Dovere Sempre qui, dica No, io solo Probabilmente, ne arriver un altro; non per, prima della settimana che viene Cosa vuole, le richieste non fanno che aumentare. Oggi va di moda il nero Spiacente. Ci rinunci. Metter le mani su un Vatusso, oggi puro sogno; quei pochi che restano, tutti requisiti Gi: la tratta del Vatusso. Lultimo che fu qui con noi, due metri e dieci Proporzionatissimo, per un po scomodo da maneggiare: nessun letto che lo contenesse Di esaurimento, si estinse di esaurimento Certo, un dolore per tutti Quanto Beh Beh Non creda, quanto a quello Pi apparenza che sostanza, madame; son lunghi di gamba la sproporzione tra il tronco e la coscia che trae in inganno Se le dico, praticante si suicid Dalla Nigeria, questo. Ne dicono un gran bene Sulluno e novanta e un piede gigantesco Certo che ci arriver vaccinato Come crede. Far del mio meglio Dovere

TOBI - Una bianca fanciulla tra le braccia di un etiope dalle gonfie labbra Shakespeare intenditore e profetico! Il nero andr sempre di moda, CHARLIE. Son pochi a cui non dona. Gode fama di tener caldo dinverno e fresco destate: figurarsi poi le mezze stagioni Ben lo sapevano la casta Desdemona e limpotente Jago, diversamente ossessionati dalla stessa lussuria bloccata. Di che ti duoli? Vanne orgoglioso.

ALAIN - Finir che ti ci ammali, altroch. Da quanto continuo a ripetere che uno solo insufficiente alla richiesta? Teniamo qui un cinese carente e irrichiesto che se ne sta colle mani in mano dalla mattina alla sera, e te che non hai un momento di respiro.

TOBI - Evidentemente il giallo non per i nostri climi. Verr, anche per esso, il suo momento di gloria.

ALAIN - Non questione di momento. Mao rovinosamente gi di moda.

CHARLIE - Per ora, non mi pesa. E poi, mi ripaga sentirmele mugolare sotto, codeste fanatiche dei detersivi, viziose dello sporco, perch non quello che cercano.

TOBI - Non lamentartene. Rinunceresti al privilegio di piangerti addosso per la volutt dellorgasmo umiliante?

CHARLIE - A che mi giova, quando mi toglie quello della vendetta?

IRMO - Ma sembra che vi odiate!

TOBI - Non farci caso. Fa parte della parte. Non riesce a mandar gi che il cielo non sia nero e non si sia costretti a vivere al buio. Per tutto il resto, il notturno confratello , forse, il migliore della compagnia. Sta, una volta di pi, attraversando latrio, la nuova coppia di unaltra signora irriconoscibile sotto lelegante trasparenza della compiacente veletta, guidata e, costei, con delicata deferenza da un giovanotto, semidiscinto; il quale ripassa, poi, solo, accingendosi a riguadagnare lo scalone. Pablo. Altre coppie analoghe, silenti e inindividuate, si capisce, erano passate prima. Ah, i maschi circolano, tutti, scalzi. -4-

ALAIN - Ti stai mettendo nei guai, Pablo.

PABLO - Dici a me?

ALAIN - E a chi altro?

PABLO - Assolvere con zelo il compito assegnatoci lo chiami mettersi nei guai? Stai mutando pelle?

ALAIN - Fa meno il furbo. Non basta una veletta a nascondere un sentimento. Sai pure che, se c una cosa estranea al sentimento il genio del luogo. Limitarsi al piacere che si d: cento occasionalmente, nessuna abitualmente.

PABLO - E sei proprio tu a far certi discorsi? Dovresti, esserne, personalmente, al corrente: anche i coglioni hanno un cuore. Si paga pegno?

TOBI - Pazienza, PABLO. In ALAIN - si sviluppata una mentalit di ispettore del personale. Si preannuncia la vocazione del burocrate. Gratta lo snob e metti a nudo il reazionario. Non una novit. Let comincia a far brutti scherzi pure a lui. Dopo di me, qui, lui il pi anziano.

PABLO - Mi denuncia, fa rapporto alla direzione, mi fa licenziare?

ALAIN - Lo dico per il tuo bene e la pace di tutti o vogliamo ignorarlo? Otto giorni, otto visite; ogni visita, mezza giornata della medesima veletta, a proposito che non sono ammesse le relazioni fisse.

PABLO - La tua malizia. Come fai ad asserire la medesima veletta? Massimo, avresti potuto dire: otto giorni, otto profumi diversi. Ma quanto a ci che c sotto? Solamente lintelligenza duna mano pu conoscerlo.

ALAIN - Ti nascondi dietro a un dito. Lavrebbe riconosciuto anche un cieco.

TOBI - Non la si fa ad uno come ALAIN. Mancher, magari di naso, ma quanto a tatto garantito ha la pelle negli occhi e gli occhi sulla pelle, naturalmente. Non vero,

ALAIN?

ALAIN - Se per questo, ho anche il naso nel cervello.

TOBI - Nonch il cervello nel naso. Uno che uno, non hai un senso al posto giusto, insomma. Parlo con cognizione di causa.

ALAIN - A dispetto dei tuoi che non fanno che andare e venire senza sapere dove posarsi, come uccelli spaventati in fuga da tutte le parti, e non trovano mai il ramo che cercano.

TOBI - Dio ci guardi dagli amici spiritosi.

ALAIN - Da buon disoccupato e scansafatiche, Dio non fa altro. E la sua occupazione preferita, forse la sola che conosca; non preoccuparti.

PABLO - Dipender mica che pigro di natura?

ALAIN - No. Dipende che stupido e crudele di vocazione e di esperienza. Un bel risultato per uno che aveva puntato tutto sulla carta uomo.

CHARLIE - ALAIN!... Stai parlando di Dio.

ALAIN - E ancora il solo di cui si possa dir male senza esser contraddetti.

TOBI - Impara, IRMO. E tutto perch landaluso s regalata la libert di prendersi una cotta per una cliente di Milano, che, poi, di Monza e ha trasferito il cuore nelle ovaie.

ALAIN - Facciamo che notre-dame se ne accorga e mi saprete dire Tu E s la conosci da pi tempo di tutti. O ci si vuol mettere a provocarla?

TOBI - Togliti il pensiero. Se se ne doveva accorgere, se ne sarebbe gi accorta.

PABLO - Vuoi dire che non le importa niente di me, che non le interesso?

TOBI - Chi lo sa? Bisognerebbe starle dentro. Con essa tutto possibile. Anche il contrario.

ALAIN - Ragione di pi.

TOBI - E lascialo perdere. Se crede di poter far credere che laddolorata da consolare, di turno, gli venga a far visita per ascoltarlo battere i tacchi sul pavimento mentre balla il flamenco in camera sua, che ti frega? Lo balla benissimo, nessuno lo ignora, moralizzato da un rigido sospensorio del numero sei, di massima sicurezza per tutto il tempo che lo indossa. Pi garantito di cos, il regolamento!... Fuori, pu regolarsi come vuole. Il nostro non il servizio militare; n, codesta, una caserma. Il diritto alla libera uscita,

ALAIN! O, se preferisci, il diritto di portarselo a spasso. Lasciagli fare il suo piccolo contrabbando, se ci lo consola. A chi fa del male se si mette in proprio?

ALAIN - Non era il tuo parere una volta. Ad ogni modo, se non dovrebbe fregare a me, potrebbe fregare a Madame, lo ammetti pure tu; ed la sola cosa che conta. Hai rinnegato anche questo?

TOBI - Tu prevedi catastrofi come uno dei tuoi eroi da melodramma.

ALAIN - E tu sembri impaziente che debbano succedere. Io prevedo solo il prevedibile Spaventa quello che essa sa prima ancora che accada. O ti fa comodo ignorarlo? Spiegherebbe tante cose.

IRMO - Io non dovrei entrarci, ma non posso trattenermi: mi sembrate delle serve.

TOBI - Soltanto?

ALAIN - Lo siamo.

PABLO - Chiamala gelosia,

TOBI - ; te la cavi con una parola sola, pulita: vecchia ma esauriente Arrenditi, ALAIN: te, come me, come tutti, un giorno: libero cuore in libero sesso. Di qualsiasi sesso si tratti. In fondo ce lha inculcato lei. Prendiamola alla lettera.

ALAIN - Guardami negli occhi, TOBI: ce lhai con me? Che tho fatto?

TOBI - Per piacere. Tronchiamola qui. con me che ce lho, unicamente con me. Con te, non ho niente; che dovrei avere? Figurarsi: malumore autogeno. Cambier il tempo.

ALAIN - Non il cambiamento del tempo, la ragione, da qualche tempo.

PABLO - Sei invidioso delle sue lenzuola, ALAIN. E questo pu dar fastidio. Cos intelligente, possibile tanta cecit?

TOBI - Nemmeno. Ognuno invidioso delle lenzuola di qualcun altro. E la croce della vita; e sarebbe ancora sopportabile. Senza una ragione; che sempre la pi potente delle ragioni, va bene? Lasciamo perdere, cambiamo discorso che meglio.

PABLO - Fa conto che la stessa richiesta te la rivolga io, ALAIN. Mhai avvertito? Ti ringrazio. Daccordo? Chiuso.

ALAIN - Tu tu, lirresistibile, il bellindifferente, il macho da esposizione! Cosavr mai, quella l, da starti appiccicata come la piattola al pelo, a rischio di mandar a puttane tutto quanto? Come non si vivesse gi su una polveriera. Nemmeno uno che voglia aprire gli occhi.

PABLO - E lunica volta, dacch porto i pantaloni lunghi, che posso dirmi felice. Ti basta? E sono grato a

TOBI - daverlo indovinato.

ALAIN - Hai detto niente?!... Travolti tutti dallepidemia del capire!

PABLO - Quando colui che ne avrebbe pi bisogno sei soltanto tu.

ALAIN - Perch, se non ti di disturbo?

PABLO - Perch tu non sei felice. E linfelicit un veleno mortale per la comprensione.

ALAIN - E da che dipende, viceversa, la tua esplosiva felicit?

PABLO - Da niente. ALAIN. Come un niente sarebbe sufficiente a rendere felice te in questo momento, e un altro niente ti rende infelice E una donnetta stupida, riposante ritmica e calda, incontrata al momento giusto. Mi rammenta il mio paese. Ti convince? Mi colma di voglia di nacchere. Ah! Il miracolo tutto qui. Perch, ancora, lunica possibilit concessa alluomo di essere felice, manifestando a qualcuno il bene che gli vuole, andarci a letto assieme, senza negarsi niente.

ALAIN - Ma pensa! Mi farebbe ridere, se avessi voglia di ridere.

PABLO - Chi te lo vieta? Fa ridere pure me e questo non tocca la mia felicit Te, TOBI, ti persuade?

TOBI - Ne ho davanzo. Ne vuoi saper una? A darmi qualche momento di felicit malinconica, mi son procurato un disco con inciso su, non musica: mica Mozart, Bach, Strauss no: il rumore delle onde del Tamigi Lo metto su alla sera, chiudo gli occhi dimenticandomi un sorriso sulle labbra; e la mia adolescenza rimpatria per venirmi ad addormentare Figurati se non mi persuade.

PABLO - Medita ALAIN. E impara.

ALAIN - Naturalmente. Le onde son tutte uguali, comprese quelle registrate sui dischi, si vede.

PABLO - Beh, stacco per un paio dore. Tregua, ragazzi. A proposito di dischi, m stato regalato un trentatr giri di Belafonte

ALAIN - ...Da lei, si capisce.

PABLO - Da lei. Salgo a godermelo, solo, steso sul letto, senza nessuno tra i piedi. A dopo Poi, te lo passo, CHARLIE. Ci son dentro le tue lontane dimore. pieno di tamburi e strane campane, tra gemiti e sospiri. Fallo ascoltare ad ALAIN, se te lo concede. Chiss che non gli faccia da camomilla.

ALAIN - Procura di tener la mano fuori dalle coperte fin che ascolti le sue canzoni, piuttosto.

PABLO - Cercher, ma non te lo garantisco: le mie mani sono ancora colme di lei. E abbandona la compagnia risalendo, fischiettando, le scale.

TOBI - Faccio altrettanto, senza nemmeno la risorsa di Belafonte. Si appresta a fare altrettanto. ALAIN - lo ferma.

ALAIN - Ti rimane la voce del Tamigi e la nostalgia il sentimento che perdona meno di ogni altro Ascolta

TOBI - Fermati.

TOBI - S. Che c?

ALAIN - Ti faccio scaldare lacqua del bagno?

TOBI - No.

ALAIN - Ti apro la radio? E lora di un concerto del tuo prediletto Ciaikowskij.

TOBI - No.

ALAIN - Ti accendo la lampada degli ultravioletti?

TOBI - No.

ALAIN - Possibile che non ti serva niente?

TOBI - Possibile.

ALAIN - Lo fai apposta, per non dover niente a me.

TOBI - Non mi passa nemmeno per la testa.

ALAIN - Ti faccio un massaggio?

TOBI - No.

ALAIN - Ti faccio?

TOBI - No!

ALAIN - Nemmeno?

TOBI - Nemmeno.

ALAIN - Ti preparo un laccio per impiccarti?

TOBI - Sarebbe unidea.

ALAIN - Ma che ti succede, TOBI, un partito preso.

TOBI - Nulla, non mi succede nulla. Sono stracco e stufo.

ALAIN - Quando?

TOBI - Capiter. Capita sempre lunica cosa su cui si pu fare affidamento. Capita sempre, anche quando deciso che non capiti pi.

ALAIN - E aspettiamo che capiti Perch, a stracco e stufo, non aggiungi anche disgustato? Ce lhai sulla punta della linguae, forse, quello ti garantirebbe a non farlo capitar pi.

TOBI - Perch tu non centri.

ALAIN - E quando mai ci sono entrato io, in ci che, davvero, ti riguarda dentro? Dietro luscio, sempre, io: bussare, bussare e basta.

TOBI - Non prenderla per questo verso, ALAIN, credimi. Risparmiati queste nevrastenie, non sono da te.

ALAIN - E allora

TOBI - Per adesso, ho solo voglia di una cattiva doccia gelata e di una buona ora di sonno di pietra, tiepido e nudo. Passer.

ALAIN - E una decisione irrevocabile?

TOBI - S!

ALAIN - Il primo s da una settimana, ed un no. E poi mi si nega il diritto di chiamarla crudelt mentale! Gi quasi al culmine dei gradini, TOBI - si ferma e si volta:

TOBI - Ah, senti. In bagno non trovo pi la mia vestaglia blu.

ALAIN - Lhai lasciata nel mio. Ci sta da marted passato.

TOBI - Ti dispiace allungarmela attraverso la porta?

ALAIN - Se ti preme tanto, te la vieni a pigliare tu, colle tue nobili mani, e chiamalo pure ricatto, se ti fa comodo.

TOBI - Vuoi usarmi tu la cortesia,

CHARLIE?

CHARLIE - Non sono io laddetto alle stanze. E, anche se lo fossi, non lo farei. Non mi stai simpatico, TOBI, abbi pazienza; lo sai: mi piaci, ma non mi stai simpatico.

IRMO - Lasciate stare: faccio io, se credete.

ALAIN - No. Non questa la tua settimana di servizio. Verr. Calma. Sourtout, pas trop de zle, ragazzo.

TOBI - Grazie lo stesso. Non importa, tanto gi a che mi serve ? Ne ho delle altre e mi sento pi a mio agio spogliato che vestito. Si fa meglio tutto da spogli.

ALAIN - lo sa.

ALAIN - Anche dormire.

TOBI - Anche dormire Beh, che hai? Sei l ammutolito, malinconico, accigliato.

IRMO - Me? Ti assicuro

TOBI - Lui, lui, il sensibile, nevrastenico, pestilenziale, carissimo

ALAIN.

ALAIN - Son qua ad aspettare un tuo sorpreso e benigno mutamento di espressione. Se ti degni di far scorrere una delle tue occhiate da svenimento dal mio collo in gi, che non poi una visione cos disgustosa e sempre che lo sforzo non ti costi scandalo e vergogna, non escluso che ti riesca.

TOBI - Oh guarda. Potevi avvisarmi subito: ce lhai indosso tu la mia vestaglia.

ALAIN - Non potendo indossare te

TOBI - Fa una cosa: prestami la tua e sar io a indossare te; ci che preferisci, no?

ALAIN - Dicesti di non averne bisogno.

TOBI - Se ne dicono tante!... E poi, mica posso scendere anche a pranzo nudo, abbi pazienza.

ALAIN - Perch no? Non sei tipo tu, di farti certi scrupoli. Non hai appena sentenziato che si fa tutto meglio nudi?

TOBI - Di, ALAIN, passato anche per te il tempo di comportarti da bambino.

ALAIN - Linconveniente che rimasta appesa nel mio bagno anche la mia. Stanno l, fianco a fianco, mosce ed estranee, eppur si toccano.

TOBI - Non parliamone pi. Non giorno.

CHARLIE - Non lhai ancora capito che, in camera tua, non ci vuol mettere piede e non perde occasione? Furbo come pretendi di essere, non lhai ancora capito?

ALAIN - Lho capito, s: da quel d che lho capito.

TOBI - CHARLIE, se va di mettercelo tu il piede in camera sua, nessun riguardo. Quando mai se ne sono fatti tra di noi? Semplifichiamo la vita, ragazzi: io non sono n lui, n te: sulla mia mancanza di gelosia si pu sempre far conto. chiaro?

ALAIN - La verit che un amore terminato peggio di un impero devastato. Ma, almeno il coraggio di dichiararlo apertamente Un momento,

TOBI - Dimmi che tho fatto, almeno. Ne ho diritto.

TOBI - E dlli! Non hai idea quanto sarei curioso di saperlo anchio. E via, finalmente, per davvero

ALAIN - Non dici nulla, tu?

IRMO - Imparo

IRMO - il mio nome.

ALAIN - Ne sono al corrente.

IRMO - Ah, sicuro, ascoltavi.

ALAIN - Una vecchia abitudine da serva e da puttana, piuttosto diffusa, qua dentro

ALAIN - il mio: il mio nome.

IRMO - Lo conosco anchio. Te lo invidio e mi sei simpatico, nonostante tutto.

ALAIN - A me, un po meno, ma tu non ne hai colpa.

IRMO - Spero che muterai opinione.

ALAIN - Non improbabile. La pelle umana un pacificatore irresistibile. Ha fatto cessare delle guerre E anche scoppiare, si capisce.

CHARLIE - Fattela passare, ALAIN. Dignit. Non ti devi umiliare cos.

IRMO - Con me? Umiliare con me?

CHARLIE - No, no con quello l.

ALAIN - Mavesse degnato duno sguardo. Nemmeno losso al cane.

CHARLIE - Disprezza tutti. Si sente chissach. Fa di tutto per rendersi odioso.

IRMO - Non fateci caso. Ha la luna. solo bisogno di solitudine. Pu succedere a chiunque. antipatico anche a se stesso, mi d limpressione. Non sarebbe cos ombroso, senn.

ALAIN - Si irrita, pare, perch non ci si irrita. Non era cos. Tu non lhai conosciuto. Una volta non si sentiva come in galera. S ridotto che costituirebbe meno rischio maneggiare una bomba a mano disinnescata, io lo conosco perch lho conosciuto. Si sta distruggendo. Perch? Di che?...

CHARLIE - Era cos, invece; sempre differente dagli altri. Come se tutto gli fosse dovuto, bianco fin nella sua stessa merda, quello sporco bianco!

IRMO - Ha dei problemi, punto e basta. talmente evidente!

ALAIN - Te ne sei accorto tu? Non si aspettava che te!

IRMO - Problemi, tu, nessuno?

ALAIN - Uno, purtroppo: lui.

IRMO - Vedi?... Chi non li ha, se li crea.

CHARLIE - E tu, risparmiati di guardarmi a quella maniera. Non ho chiesto compassione. E mai a te. Non in questo momento, almeno, un po di pazienza: saper attendere; il turno viene per tutti al termine della lista dattesa. Capito ragazzino?

IRMO - Amici, non create dei problemi, voi a me, adesso, che son lunico a non averne, finora.

CHARLIE - Non far cos, non voglio vederti con quella faccia, ALAIN: smettila di morirgli dietro, a quel superbo lass: non ti merita.

ALAIN - Ci si muore dietro tutti, CHARLIE, fin dalla prima volta che ci si affaccia alluscio, a quella specie di sultano l. Lesempio ce lhai sotto gli occhi: il ragazzo. Giunto nemmeno unora fa e gi suo.

IRMO - Io? Non sono di nessuno, io, che sia chiaro. Manco mi passa per la testa.

ALAIN - Ti passa ti passa. E, poi, ci pensa la forza di gravit a farti scendere il pensiero al posto giusto. Esperienza generale. Se c una cosa certa, nella giostra di questo inesplicabile casino, limpossibilit di mentire Il prediletto! Cosha di speciale? Perch? Chi ? Il pi diverso dei diversi? Il pi normale dei normali?... Il capofila, lunto del signore? Toccato dal dito di Dio? Priapo personificato? Porta il suo sesso come un ostensorio, decorato dal nastrino del proprio malcontento come da una medaglia al valore. Pretende ossequio quando dovrebbe chiedere scusa. Al culmine della scala, comparsa MAIA. Ferma, imperscrutabile, ha ascoltato. Poi scende e interviene. Pare ? un idolo. -5-

MAIA - C sempre un predestinato a cui si muore dietro: il vincitore o il vinto. Ed il pi in pericolo anche quando il pi difeso.

ALAIN - Sarebbe a dire?

CHARLIE - Perch in pericolo?

MAIA - La vita non ama n i vinti n i vincitori. Ne ha paura Paura e odio sono fratello e sorella. Luna arma la mano allaltro.

CHARLIE - Ogni negro si trascina il suo bianco alle spalle.

ALAIN - E ogni bianco, il suo negro a lato. Non impressionarti. Siamo solo dei personaggi improbabili in cerca di battute possibili Vieni, IRMO, ti guido nella tua camera.

MAIA - Numero otto, tra il sette di

TOBI - e il nove di ALAIN. Va a pi tardi.

ALAIN - Hai udito? Ti sei messo fra noi due, IRMO. Tout se tien. Via, lentamente, IRMO, guidato per mano da ALAIN. Rimangono, soli, MAIA - e CHARLIE - silenzioso a lungo.

MAIA - Sempre la tua irriducibile vocazione al campionato dellinfelicit, nevvero, CHARLIE?... Il mio tenero e fedele masochista Quando ti arrenderai alla convinzione che, qui, non deve aver corso?... Non ha corso. Dovresti guardarti dallinfluenza di ALAIN. Avete ciascuno da rimetterci. Per lui, scena; per te, vita.

CHARLIE - Non ho altro patrimonio, lei lo sa Me lo d un bacio, signora? Ora non la vede nessuno. Ci si pu concedere questa debolezza.

MAIA - Avvicinati. Un bacio freddo. In fronte.

CHARLIE - Penso cosa sarebbe, dato da lei, un vero bacio.

ALAIN - E vivi per questo momento ogni giorno, tu.

CHARLIE - Grazie.

MAIA - Dicono grazie gli altri?

CHARLIE - No.

MAIA - E, allora, perch, tu s?

CHARLIE - Scusi.

MAIA - Domandano scusa gli altri?

CHARLIE - No.

MAIA - E allora perch tu la domandi?

CHARLIE - Non so.

MAIA - S che lo sai.

CHARLIE - Mi va di domandar scusa. Sono le fruste del mio piacere. Sono cos.

MAIA - Non ti deve far piacere.

CHARLIE - Me lo si rimprovera troppo per non piacermi. Se bastasse cancellare le parole per rimuovere la realt!...

MAIA - Hai ragione, scusa tu.

CHARLIE - Perch mha baciato sulla fronte?

MAIA - Tho baciato. Non basta?

CHARLIE - Ma perch, sulla fronte? Sempre sulla fronte?... Solo sulla fronte E il posto dei baci delle mamme, la fronte. Un bacio tale e quale mia madre, il suo Lei sa, lei sa Bambino: una gran testa sempre ammaccata, invasa da una sterpaglia di ricci crespi, impidocchiati, nemici del pettine Continue busse, luomo bianco, lustro di brillantina, che si diceva mio padre solo perch sera intromesso per sfruttar mia madre; e cominciava a contraddirlo gi il colore della pelle, sempre pi sporca quanto pi pulita, puzzolente di maschio rancido, come certe lenzuola non lavate biacca, signora, biacca lercia, il colore dei bianchi sozzi didentro soltanto qualche sforzata carezza, lei, sempre pi avara e distratta Non aveva tempo di volermi bene. Non c via di mezzo: una prostituta o da un dollaro, o da cento dollari. Le prime non hanno mai tempo. Le malizie che mettevo su, ogni mattina, per carpirle un bacio cos un mezzo bacio, un quarto di bacio un bacio rubato, sulla fronte, prima di recarmi a scuola, colla paura incollata alle membra sudavo paura! offerto ai dileggi di tutta la classe che mi rifiutava, perch non ero come loro n abbastanza diverso da loro relegato nellultimo banco Non son stato capace di diventare nemmeno un negro; mi son dovuto accontentare di essere un mezzo negro Andavo a cercarle, le botte un mendicante di umiliazione Avrei potuto darle e me le facevo dare So che non gradisce confidenze del genere, ma mi ha proibito di domandarle scusa.

MAIA - Credi di sapere.

CHARLIE - So, anche, che sa che glielo racconto per rubarle una carezza di pi

MAIA - E che non devi dirlo, lo sai?

CHARLIE - Io vivo di carit, non sono buono che a far lamore Mi insegni a odiare, madame

MAIA - Senza la tua infelicit, saresti infelice. Lei, accarezzatolo, assorta, nellabbraccio di una poltrona. Lui andato. Una, due, tre volte il telefono. Secoli di apatica indolenza paion pesare sul capo del sublime mostro nellalzarsi, raggiungerlo, sollevarlo e porselo allorecchio. Lha detto Esatto Parli Vergogna? E quando mai? Di che?... Ascolto Biondo Ho inteso: biondo Mai discussi i gusti delle clienti Presentemente, s, la casa dispone di un paio di biondi Interi Naturalmente: anche le ascelle Pure. Si capisce: interamente biondi, a tutti gli effetti Non credo: so. Che biondi sarebbero, altrimenti?... Eh?... Sceglierglielo io? Io non ne faccio uso, n biondi n bruni Astemia, per cos dire O, se meglio crede, daltonica mentale Non ne dubito. Lusingata, ma non rientra nelle mie mansioni Mai fatto differenze. Per me, tutti egualmente eguali Precisamente. Deve assumersi la responsabilit lei. Appunto: suo dovere perch suo diritto: dare ci che si riceve. Altro comandamento non c. Li contiene tutti Non indispensabile, nella vita, capire Ci si confonde le idee. Solo ignorando si sa Lo ripeto da secoli O, senn, ascolti: lasci che siano loro a scegliere i due biondi, s Che siano essi a venire a lei. Per una volta, si pu concederglielo Eh? Piccante? Strana parola Se lei la pensa cos bene Non prima di un paio dore. Manca poco per mettersi a tavola Aspetti. Mi correggo: tre. C anche un terzo biondo disponibile Ma, forse, non utilizzabile Non ne tenga conto, vedremo In sospeso, ecco Un colpo di telefono No. Non tocca a me giudicare. Guai Mai fatto la conoscenza diretta con una cliente Non c deroga. Non insista. Telefonicamente, sempre a sua disposizione, per ragioni dufficio, nelle ore dufficio. Con permesso Di cuore. Nove e due Dice, nel premere i pulsanti di due campanelli tra i numerosi allineati su un apposito quadrante luminoso. Subito dopo, alla balaustra, gi affacciata una coppia di aitanti giovanotti a dorso nudo, naturalmente biondi: Danilo ed Ivan. -6-

MAIA - Danilo?

DANILO - Comandi, madame.

MAIA - Ivan?

IVAN - Agli ordini.

MAIA - Pronti subito dopopranzo. senzaltro bruna, considerata lesclusiva richiesta del contrario; probabilmente meridionale settentrionalizzata: ha gusti speciali: monomaniaca del biondo, ascelle e annessi compresi. Genuine, non ossigenate, possibilmente.

DANILO - Madame, ci offende.

IVAN - Ovviamente, il resto.

MAIA - Ovviamente.

IVAN - Non poteva cascar meglio. Non vanto, natura; il mio resto pi biondo ancora.

DANILO - Non da meno io. Lei lo sa.

IVAN - Posso garantire. Non per niente siamo gemelli.

MAIA - Per che altro avrei dato parola? Comunque, regolarsi. Se feticismo, esortarlo; se razzismo, scoraggiarlo.

DANILO - E in tre?

MAIA - Tiratevela a sorte uno dei due. Sar un diversivo. Al caso, alternarsi. Sempre che vi diverta.

IVAN - Met razione

MAIA - Per modo di dire O devo aspettarmi di sentirvi inventare di essere allergici al bruno? Tutto possibile da qualche tempo, qui.

IVAN - Allergico al bruno! Io che non vedo lora di precipitarmi dentro quellindossatrice, debano caldo, rifiutata da CHARLIE, che viene a farsi ogni tanto il Mirko, e c gi Jas, in lista dattesa.

DANILO - Prima di Jas ci sono io, se non ti dispiace.

MAIA - Meglio cos. Nessun problema. Mera parso.

IVAN - Le era parso male. Io non ci dormo.

DANILO - A differenza di me che mi ci sveglio. Esser gemelli non significa non aver problemi, come si pu render conto.

IVAN - Il singolo diventa, anzi, doppio.

DANILO - Lei non indovina nemmeno quali sogni, signora!

IVAN - Le basti che ce li imprestiamo vicendevolmente. Non c maggior gloria al

DANILO - Freno alla lingua, IVAN. Ci sono termini che il timpano di notre-dame, respinge.

IVAN - Pardon: al pardon; stavo per esclamare non c maggior gloria al pardon.

MAIA - Verr loccasione ragazzi. Viene per tutti loccasione sapendo aspettare. Ci che non mi stancher mai di richiedervi: decenza e gentilezza. Possibile che, con voialtri, si riesca a disciplinar tutto e darvi gioia, tranne il linguaggio? V toccato il privilegio della lingua del garbo e della cerimonia. Non ingaglioffitela gestendola da facchini. Verso di essa, i biondi hanno doppi doveri. Evitate di brutalizzarla involgarendola. Tutto a tempo e luogo. Omeopatia. Dirompe pi la lascivia, a mezza bocca, di un biondo, sussurrata in un orecchio, indotto a indovinare senza ben udire; di quanto non devasti un carro di scurrilit massicce, urlate da un bruno alla finestra. Imparate a graduare le dosi. Ad altri, necessaria la brutalit; a voi basta la delicatezza: la sensualit della tortora non minore di quella del bisonte. Tubare, qualche volta, pi voluttuoso di barrire. A ognuno il proprio stile.

DANILO - Hai compreso, IVAN? Tortore pubbliche e privati bisonti.

IVAN - Cos si comanda e cos sia.

MAIA - Almeno, colle clienti: sesso generoso, estenuante, educato e scaltro, elargito in sordina.

DANILO - Non dubiti madame, ci staremo attenti. Son lezioni che non si scordano.

MAIA - Tortore che barriscono e bisonti che tubano deve suonare il vostro ideale.

IVAN - Che maestra, signora maestra!

DANILO - Una libera docenza.

MAIA - Basta l. E che Dio vi guardi dalla lascivia invidiosa: avvelena il piacere, corrompe il carattere, guasta lo stile E mai di pi. Congedarsi lasciando dietro di s, sempre, una traccia di inappagato desiderio.

DANILO - Missione recepita.

IVAN - Madame non avr a dolersi dei suoi emissari.

ENTRAMBI - Compermesso, ci si va a far la barba.

MAIA - Che si senta leggermente pungere. Soltanto il viso beninteso.

ENTRAMBI - Madame?!... Un inchino e si ritirano tutti e due.

MAIA - Se bene allevati, anche i biondi hanno i loro momenti di gloria. Ha concluso quando gi riapparso CHARLIE e si accinto ad apparecchiare, con precisa e silenziosa cura, il tavolo per il pranzo imminente, una presenza assente. Mezzo minuto, e ridiscende anche TOBI, avvolto in un accappatoio. Scarlatto? Bianco? Nero? Turchino? Cremisi? Giallo? Verde? Pervinca? A righe? A rombi? A pois? A frange e fiocchi? Scampanato o in vita? Interroghi il proprio umore. Quale occasione per il costumista; e che responsabilit per il regista: sotto, nudo. Approfittando come la compagnia della moquette, anche i piedi: splendidi, il calco usato da Michelangelo per il suo Davide, rinvenuto nello scantinato degli Uffizi. Una riproduzione in bronzo sta sul com di madame, in camera sua, ma non si deve conoscerlo. -7-

TOBI - Non pi qui ALAIN?

MAIA - Gli occhi li hai perduti? Cera. Tocchi a chi tocchi, e in qualsiasi modo tocchi, per farsi maltrattare da te, si sempre presenti.

TOBI - Offeso?

MAIA - Non pi di quanto gliene avessi dato diritto.

TOBI - Ero, appunto, tornato per chiedergli scusa.

MAIA - Pentimento?

TOBI - Educazione.

MAIA - Non ti sprechi. Qualcosa uscito dai cardini. Sembra che, in loro, tu detesti te stesso.

TOBI - Ha detto bene: qualcosa uscito dai cardini.

MAIA - Non da oggi, ha avuto inizio.

TOBI - Non da oggi. Sono, anchio, una delusione?

MAIA - Sei quel che sei.

TOBI - E dove si trova adesso?

MAIA - Si sta occupando dellultimo arrivo.

TOBI - Che vuol dire catechizzandolo.

MAIA - Una volta per uno. Corsi e ricorsi, una catena, anello dopo anello.

TOBI - Lo raggiungo. Che stanza?

MAIA - Otto. A destra. Successiva alla tua e precedente la sua.

TOBI - Calcolo?

MAIA - Caso.

TOBI - Talvolta il caso non che un calcolo mirato.

MAIA - Possibile.

TOBI - Nulla pi esplosivo del caso, quando calcolo.

MAIA - Limitiamoci a dire provocante.

TOBI - Collaggiunta dun perverso, se lei consente.

MAIA - Corsi e ricorsi, pure codesti Hai ferito anche

CHARLIE - che non meno vulnerabile. Solo PABLO, colle sue sgualdrine, ti va a genio.

TOBI - Domander scusa anche a

CHARLIE - e toglier il saluto a PABLO. Contenta?

MAIA - Troppe scuse per essere scuse.

TOBI - Son quel che sono, e faccio quel che posso.

MAIA - Naturalmente Ah, senti. Per puro scrupolo: ha chiesto aiuto una che insiste per un biondo. Se non sei troppo stanco Non c obbligo.

TOBI - Ha sbagliato indirizzo: nessun greco biondo. E, se lo , un falso biondo.

MAIA - O un falso greco Solo questa la ragione? Cercare una ragione in Grecia Strano.

TOBI - Non la trova valida? Credevo

MAIA - Come non detto, se non te la senti. il primo soccorso che rifiuti; con questa scusa, almeno.

TOBI - Mettiamola che, per la richiesta di un biondo, mi sento bruno; per la richiesta dun bruno, mi sento biondo. Comincia, pressa poco, sempre cos, mi figuro, la fine o il principio dellinganno: col complesso del bastardo, vale a dire.

MAIA - Da un po di tempo, non ti capisco pi.

TOBI - E coinciso col momento, penso, che, forse, ho creduto di cominciare a capire io; se, ci che ho creduto di cominciar a capire, era ci che cera da capire.

MAIA - Cio?

TOBI - Conviene?

MAIA - Larbitro sei tu, ormai. Le carte sono nelle tue mani, cos come la frenesia di far saltare il banco. la tua vocazione.

TOBI - Lassurdo, capire lassurdo: linimmaginabile che , poi, la luce del sole - e si liberi, oppure spacciati. Sembra un gioco ed una macchina infernale.

MAIA - Per la telefonata, non importa. Non mero impegnata. Ne avevo solo prospettato leventualit: ipotesi. Sei nel tuo diritto.

TOBI - La libert di scegliere o di respingere la propria schiavit.

MAIA - E il patto.

TOBI - E il patto. A proposito, giacch ho la ventura di trovarla sola compatisca Non pu non aver intuito

MAIA - A che stai a tormentare, continuamente, quel medaglione che porti al collo? Non un guinzaglio. Non lavevi mai fatto.

TOBI - Lo faccio cos, senza accorgermene. Le dispiace?...

MAIA - Mi distrae.

TOBI - Nientaltro?

MAIA - Mi amareggia.

TOBI - Perch?

MAIA - Strano. Mi invedovisce Tu puoi darmi del tu, ormai.

TOBI - Del tu?

MAIA - Del tu.

TOBI - Io, a lei ma allora

MAIA - Stavi per aprire o chiudere un discorso se non ho mal compreso.

TOBI - Il discorso Lei, tu, non puoi non aver intuito, dicevo limpressione il sospetto lo sgomento Lurgenza di una spiegazione, insomma.

MAIA - Purtroppo.

TOBI - Ecco Da dentro dal profondo contro me stesso, giuro.

MAIA - Distruggersi distruggendo.

TOBI - La vocazione a far saltare il banco, hai detto bene: il destino delluomo.

MAIA - E lagguato di sempre, si ripete

TOBI - E il mio turno, evidentemente.

MAIA - La maledizione che fruga nellantica piaga del sapere sapere, ad ogni costo: E, allora, si spalanc un grande abisso.

TOBI - La Bibbia no, per piacere. La vergogna delluomo non ne ha bisogno, sufficiente a se stessa.

MAIA - Ci sarebbe stato tempo ancora,

TOBI.

TOBI - Vuoi dire che ci sarebbe stata vilt, ancora?

MAIA - E cos umana la vilt, la nostra sola amica.

TOBI - Filare il tempo non significa viverlo e, tanto meno onorarlo. Costi ci che costi Lignoranza non un rifugio. Sento prossima la scadenza del mio ciclo, e respingo il farmaco della cecit. Devo assolutamente conoscere se il mio sogno stato soltanto un sogno, perch non diventi un incubo: frugare nellignoto colla speranza di metter le mani su tutta la verit.

MAIA - La verit intera non mai un unico sogno. La verit intera la trama inestricabile di molti sogni inconfessabili, e nemmeno allora, tutta la verit Fermati,

TOBI.

TOBI - Ci son tratti, lungo la strada della vita, dai quali impossibile tornare indietro e dove proibito fermarsi Comechessia! Pur che sia la veritM cresciuta dentro, giorno a giorno, nelloscurit della coscienza, tragica e inesorabile, maligna peggio di un cancro, prima che fossi preparato.

MAIA - Va bene. Aspettami. Verr, se lo vuoi.

TOBI - Lo voglio Il caso non mai un caso: sapere se, ci che si fa, si sceglie, oppure si subisce. gi un punto dappoggio.

MAIA - Trista cosa sapere, quando sapere nega la pace a chi sa.

TOBI - Lo voglio, ugualmente. Eros, ormai, s spinto talmente avanti da non poter pi voltarsi indietro.

MAIA - Ti perdi. Luomo sa, TOBI, fin che ignora. la sola zattera nel suo naufragio.

TOBI - Lho compreso, mamma: questo lho compreso. Ma non mi aiuta pi. E va. A CHARLIE, in fondo, inteso a finire di apparecchiare, alla parola mamma, sfugge dalle mani una rara porcellana Tiffany, e si infrange in cento cocci sul pavimento di marmo. Un caso, ma par di no.

MAIA - Debolezze, loro non ne hanno Io ne ho una: li amo E, quanto pi ami, tanto pi soffri -8- Intermezzo melofilo (che potrebbe anche non esserci, per) Pi tardi. Fra poco, ci si metter a tavola tra leni melodie di remote operette, principescamente allestito il servizio, scintillanti le lumiere. Nellattesa che anche tutti gli altri scendano, via via, a completare il favoloso androceo festeggiando il pranzo nelle loro sgargianti vestaglie a volubile quanto effimero riparo di quali atletiche, quali efebiche nudit, raccolti in disparte, alcuni dei giovani ganzi inizialmente: ALAIN - e i due biondi stanno ascoltando delle romanze alla radio. S appena inconclusa una difficile disputa: se fosse pi grande Tito Schipa nell Elisir damore, oppure Galliano Masini nella Fanciulla del West. ALAIN - ha tagliato corto chiudendo la bocca a tutti col sentenziare che chi non ha udito Joan Sutherland nella Linda di Chamonix non ha il diritto di giudicare. La chiacchiera precedente verteva sullinnamorar cantando di Franco Corelli; quella susseguente era stata di ALAIN: durante tutti i nove mesi della gravidanza, e ad onta del clima primaverile di Fontainbleau, la propria madre aveva vissuto disturbata da una voglia insaziabile di Andrea Chenier, del quale aveva imparato a memoria tutte le poesie senza ricavarne un apprezzabile sollievo. Sta terminando l Amor ti vieta nella voce di Placido Domingo. In seguito, via agli Strauss con qualche intervento di Lehar

DANILO - Ricordarsi: ci che non si pu dire, si canta, ed subito lecito Eh, il Placido!

ALAIN - Vuoi mettere quando pesava quindici chili di meno?...

IVAN - Eh gi, peccato che abbia perduto la linea per emulare lirraggiungibile Pavarotti.

DANILO - In compenso, ha guadagnato il do naturale. Tutto non si pu avere.

IVAN - Non laveva?

DANILO - Non laveva, pensa.

ALAIN - Del Monaco li possedeva ENTRAMBI, quello naturale e quello innaturale, vale a dire lurlo. Ed era bello e scritto.

IVAN - Possedeva tutto, Del Monaco, il visibile e linvisibile.

ALAIN - E fortunato chi lo pot aver a portata di mano LOpera: la sublimazione delleros! Ti sei mai fatto tu, una Mim? Dico: portata a letto.

DANILO - Chi non s fatto una Mim?... Tre o quattro; forse cinque, se non sei, solo dacch sono sulla breccia e senza esserne affatto patito. Semmai, le mie preferenze andrebbero alle Elvire e alle Eleonore, per via che, aristocratiche e superbe, sono, sempre, favorite dei re o concupite dai banditi, generalmente dei bellissimi uomini con delle nobili professioni, su gambe magnifiche. Tenersi sul classico fin che si pu.

ALAIN - E tu, te ne sei mai fatte?

IVAN - Ci stavo pensando Possibile?... Che mi ricordi io, una Mim sola. A Copenaghen o a Danzica?... Ero di passaggio ma non ricordo dove. Mi verr in mente Una sola Per notevole, debbo dire: freddina ma notevole. Devono essere tutte freddine le Mim, ho impressione.

ALAIN - E un grosso sbaglio che commettono in parecchi.

IVAN - Sai, stracche, smunte, anemiche, sempre con quella tosse a interromperti ogni momento sul pi bello. Poca salute.

DANILO - Non te ne sei fatto che una e giudichi un universo. Ci sono anche delle Mim senza tosse. E le Violette, allora?

IVAN - Ho parlato di una semplice impressione.

ALAIN - Rettificala, se vuoi un consiglio. Certo, non hanno la salute n delle Amelie n delle Gilde, per si battono bene anche loro nella vita dogni giorno.

IVAN - Sar. Personalmente, trovarmi nudo in un letto con una tubercolosa a fianco, che le conti le ossa e sputa i polmoni, a onor del vero, mi farebbe senso. Non me ne vanterei troppo.

ALAIN - Oggi, colla penicillina, il rischio minimo.

IVAN - La prudenza non mai abbastanza.

DANILO - In questo, ti d ragione. Gi, lirica ininfluendo, la nostra una professione, di per s, non esente da pericoli.

ALAIN - Citamene una che non abbia i suoi E una Musetta? Una Musetta? Quella scoppia di salute e di allegria Tu? E tu?

DANILO - Musette? No, mai, nessuna. Che idea?

IVAN - Nemmeno io, no, no. Esclusa. Eh, Musetta, una parola! Mica le trovi al primo angolo di strada, le Musette.

ALAIN - Appunto. con le Musette che cominciano le quaresime. Le Mim, al confronto, ti cascano tra le braccia da s, si fa per dire Ma, insomma, chi sa cercare trova. Tutto il contrario, le Musette. Me n toccata una che circolava celandosi proprio dietro il nomignolo di Mim, casini del generee, piuttosto di niente, mandi gi, che vuoi farci?

DANILO - Perch, scusa?

ALAIN - Che ne so? Snobismi piccoloborghesi.

IVAN - Non corretto, trovo.

DANILO - Donne! Se stai tanto a sottilizzare, non ne chiameresti pi una. Guarda quella che ci aspetta. Si arriva a discriminare sul pelo! Una ti vuole bruno, una ti vuole biondo Poco manca che ti pretendano colle mches.

ALAIN - Perch, domandi? Mero ficcato in testa le polluzioni fantastiche dei melomani! di mettere insieme un personale cast della Bohme, da stare nella mente a futura memoria di un mio preferenziale harem privato. Cinque Mim e ben tre Musette autentiche in tre anni di servizio, non sono un capitale da buttar via. Rodolfi e Marcelli da farne indigestione; ne ho perso il numero.

DANILO - Rodolfi e Marcelli, bella forza! Non occorre conoscere la musica per incontrarli sotto le coperte; o sopra, se uno preferisce.

ALAIN - E io cosa sto dicendo?

IVAN - E insisto nel battesimo: un predestino. Ne ho conosciuto uno sordomuto, senza alcun pregiudizio per la sua idoneit, anzi!

ALAIN - Mi guardo bene dal negarlo. Son nomi sicuri come tutti i nomi, nomi. Anche ministri del culto Larchimandrita di Smirne, Alessio, va bene!? Esperienza personale.

IVAN - Non occorre andar tanto lontani. La mia balia: Marcella. Era un travestito, plasticato a Casablanca

DANILO - Ma poi? Poi? Gli altri? Qui ti voglio. Un archimandrita conta come una tantum.

ALAIN - Poi, sorto il problema, hai centrato il bersaglio.

IVAN - E ti credo!

ALAIN - Dove lo peschi uno Schaunard, un Colline? Siamo giusti.

DANILO - Un Alcindoro, un Parpignol Assolutamente irreperibili, al giorno doggi.

ALAIN - La solita censura repressiva. La terra del melodramma, un ministero dei beni culturali che ci costa un occhio della testa, ma solo a patto che si tratti di roba di metallo antico; carne e pelle viva nemmeno parlarne I bronzi di Riace? Benissimo, per carit, ce ne fossero; ma allatto pratico che te ne fai? Assolutamente inutilizzabili Un rimpianto e una tentazione, cose commemorative pezzi da museo, e non vai pi in l Faccio unipotesi: nel migliore dei casi ti ci ammaccheresti le ossa Non trovi un cane battezzato Colline in tutti gli elenchi della rete telefonica nazionale. Provare per credere. Io ho provato. Neanche sulla pagine gialle Mah!... Non si pretende una piazza Niente: nemmeno una strada, un vicolo: ignoto! Colline ignoto. Come il milite; al quale han pur dedicato un altare, addosso a un monumento che pur sarebbe un bel vespasiano, per proibito frequentarlo, la buoncostume ha messo il veto, e dire che sembrava costruito apposta. Scusate lo sfogo.

DANILO - No, no, ti do ragione. Sacrosanto!

ALAIN - Te, vedi, a proposito, puoi chiamarti fortunato.

DANILO - Me? Mica mi chiamo Colline, io.

ALAIN - Ti chiamo DANILO, anche se purtroppo non sei un conte.

DANILO - Capirai!

ALAIN - Capirai?... Nessuno, probabilmente, tha ancora messo al corrente che si tratta, nientemeno, del tenore della Vedova allegra, nata Anna Glavari, come tutti sanno: un figo vertiginoso.

IVAN - Se ne trovano a carrettate.

DANILO - Danili?

IVAN - Anne.

DANILO - Ah; volevo ben dire.

ALAIN - Il pi affascinante play-boy dellempireo lirico, e non lo sa!

DANILO - Ho gettato via venticinque anni. Ah, ma adesso, tutto cambia! Da DANILO, tutto cambia. Sono stati raggiunti da IRMO - che ascolta interessato, senza intervenire.

ALAIN - Tu, non hai niente da dire?

IRMO - Io, sapete, non che sia un patito per la lirica. Da povero provinciale, io stravedo ancora per i Ricchi e poveri e tifo, qualche volta, per la Milva, quando fa il Brecht in coppia con Streheler, Padre Coraggio, pur che lui stia zitto e di schiena.

ALAIN - Stai ancora al pliocene, figlio mio; la fata turchina, ormai, gi di moda, serve pi per lesportazione, come i grissini in Francia, dove lo sopportano anche di fronte, non so come facciano. Per mai dire lultima parola. Nemmeno io cero portato fino a quando sentii il Sempre libera deggio della Maria che, poi, anche un gran precetto di vissuto esistenziale, se vogliamo: tutta una filosofia morale quel tirar le scarpe in platea in faccia agli spettatori. Prima, arrivavo a malapena al Paese dei campanelli. Il mio dio era Ives Montand; pi che altro, per via dei piedi impareggiabili! un bronzo, la volta che glieli vidi giocare solo colla sabbia, purtroppo, sulla spiaggia della Croisette: la caviglia magra, lunga, filante sul calcagno biondo e la gran pianta falcata

DANILO - Stai descrivendo i suoi o i tuoi?

ALAIN - Quelli di ENTRAMBI.

DANILO - Impara IVAN. Come si fa per farsi dire che si hanno dei bei piedi.

IVAN - Modestamente, penso, i miei non hanno nulla da invidiare.

DANILO - Se ci aggiungiamo anche i miei, in tre, niente male.

IRMO - Accettate che ci metta pure i miei, per far contento lautore?

ALAIN - E una bella ammucchiata, non c che dire; starebbero bene in una vetrina di Cartier. Li riuniscono tutti e otto, a raggera, come i petali di un fiore e se li contemplano: i piedi (la metafora, cos si arricchisce). Sembrano una rosa Con questo, non intendo che, alla rosa, siano mancate le spine.

DANILO - Sempre la frustrazione dei cast incompleti? O sbaglio?

ALAIN - Sempre Mettiamo l Aida Altra utopia.

IVAN - Sfido, l Aida! Scherziamo? Le difficolt dell Aida! Se ne rende conto un corista.

DANILO - Te le vai a cercare le rogne, abbi pazienza; c un limite a tutto.

IRMO - Credo anchio, per quel poco che ne ho sentito parlare: tutta quella gente!...

ALAIN - Mai desistere dallinvestigare: il primo dovere e lultimo piacere di ogni essere umano. Certo, follia sperare di presentarsi a uno sconosciuto e pretendere di sentirsi rispondere: Piacere, Amonasro, oppure: Lieto di conoscerla, Ramfis. Non ci sono in giro che nomi falsi o sbagliati: non si cancella, con un colpo di bacchetta magica, la tragedia dellidentit perduta. Tuttavia, le due donne fu meno difficile di quanto si poteva temere.

IVAN - Anche lAmneris? Cosa mi dici!

ALAIN - Anche lAmneris. Tre a tre.

IVAN - In Egitto?

ALAIN - In Egitto non esistono Aide, lerrore di tutti; solo Cleopatre, Ramseti e Nefertiti. A Parma: la source; Parma il supermarket dei verdiani di vita. Rifiutatevi di credermi: persino un Radames, parola donore. In un vicolo cieco, umido e stretto, per cera.

DANILO - Eri a cavallo.

ALAIN - Con una gamba sola Oddio, un Radames decrepito, inutilizzabile come una vecchia chitarra rotta. E s, che a Parma dispongono persino di un Nabucco che non ha ancora finito il liceo e circolano fior di Ernani, torvi, splendidi e fluviali, coi pantaloni colmi damore, capaci, quando gli stringi la mano, convinto che tutto sia finito, di precipitarsi, in ginocchio, davanti, - viva la faccia singhiozzando: Fu delirio tamo ancor e, addio come rugiada al cespite dun appassito fior. Resa a discrezione: cose cos.

DANILO - Devo decidermi a fare un pellegrinaggio a Parma.

IVAN - Io son del parere che dipenda dallesserti fissato sul Verdi.

ALAIN - Non credere, son tutti uguali. Nella nobile famiglia del melodramma, spadroneggia la camorra dei nomi da paravento, come nella Resistenza Adesso mi son rassegnato a collezionare qualche singolo personaggio. E anche l, son pi le sconfitte che le vittorie. Araldici eroi irraggiungibili, chiusi nellusbergo incandescente del loro nome vero, come sotto una maschera inespugnabile. Nemmeno lharem di un satrapo, di uno sceicco, di un maraja, oggi potrebbe permettersi una Dalida, una Didone, una Vespina, una Thais, una Turandot, una Semiramide un Pollione! Una Rolls-Royce? sufficiente una telefonata e un assegno ma una Lorely?... Sogni! Non basta il petrolio a pagarsi la felicit.

DANILO - Che ti devo dire? Io trovo, in ci, una specie di giustizia superiore: la prova dellesistenza di Dio. Che debban aver tutto?!... E Dio! Son sicuro.

ALAIN - S, s, lui pu scegliere; il suo uno sterminato gineceo dal battesimo facile: tutti nomi a portata di mano, che finiscono nelle canzonette, salvo qualche perdonabile eccentricit. Le difficolt stanno quaggi. M giunta voce di un Calaf dico Calaf - , naturalmente incognito, guardato a vista da eunuchi perfidi e feroci e odalische lesbiche, nellandroceo della maharani del Giangipur, che lo sta distruggendo a suo uso e consumo, come una mantide religiosa ed atea - , ripagandolo con regali di migliaia di barili di petrolio alla settimana, che non sa che farsene, in mancanza di unautomobile per battersela. Sar vero?... Ma raggiungerlo! Collezionismo delite.

IVAN - E, una volta raggiunto, ci starebbe, poi?... Sai, da quelle parti son gente che non si pu mai dire.

ALAIN - E il problema minore: a saperci prendere, ci si sta tutti; nella natura delluomo. E poi, mhanno assicurato che non ne pu pi. Non si vive solo di petrolio sottobanco.

IVAN - Che centra Calaf con Verdi, scusa? Semmai, il responsabile Puccini.

ALAIN - Te lo raccomando. Siamo sempre l: Puccini aveva il complesso di Verdi. E esagerava peggiorando le cose: Cio-Cio-San, Lescaut, Yamadori, Sonora, Suzuki, Schicchi, Minnie, Pinkerton non ce n uno pronunciabile. Sia con chi va un po meno male? Con Donizetti che, in fondo, era un uomo di buonsenso, eccezion fatta la fissazione di far morire tutti i tenori misteriosamente.

DANILO - E gli altri, no?

ALAIN - Daccordo, ma meno, e quasi sempre, con una ragione: una malattia, un veleno, il duello, la scure, il capestro, il pugnale Donizetti no; i suoi tenori muoiono sempre in perfetta salute; decidono di morire, una bella romanza educata, e via, testardi, non c pi niente da fare: defunti per cause morali o sentimentali. Dai dispiaceri! I medici non lo trovano naturale. Si pu? Le morti cruente, che hanno un senso e danno soddisfazione a chi assiste, le riserba unicamente al soprano; tant vero che si prese la sifilide che si prese. un po ingiusto, siamo giusti Ciononostante, devo riconoscerlo, cuore e mente mi rimarranno appesi, fin che vivo, al si naturale se non era un do che mi spar in faccia inondandomi i timpani e lasciandomi mezzo cieco, il suo Fernando, una sera di gennaio, mentre, intorno alla Scala, Milano si copriva di neve.

IRMO - Mai sentito nominare. Chi ?

ALAIN - Lamante della Favorita, un Eleonora dal passato poco raccomandabile. Ne fa di tutti i colori. Si traveste fin da frate, ma senza vocazione.

IRMO - Lei o lui?

ALAIN - Lui, lui. Sono i suoi momenti migliori.

IRMO - Coi frati?

ALAIN - Coi dispiaceri. I frati sarebbero disposti a tutto per tirarlo su, ma lui rifiuta, non ne vuole sapere niente! Si lascia uccidere dalle campane e non vi dico altro.

IRMO - Gli cascano in testa?

ALAIN - Suonano. Campane e donne, guarda, Donizetti non capiva pi niente.

IRMO - Ed sufficiente che suonino?

ALAIN - Par di s. Lui intende linvito e spira senza far tante storie E come gli dona il saio in agonia dun erotico!

IRMO - Strano suicidio, campane avvelenate, si vede.

ALAIN - A me, mi bastato. Da quella sera, vivrei di tenori e di campane, naturalmente.

DANILO - Io di baritoni. Anche senza campane, ma, se ci sono, non mi disturbano.

IVAN - Non stento a crederlo. Di Fernandi ne trovi a bizzeffe. Pi ancora di Marcelli e Rodolfi, son persuaso.

ALAIN - Pur di far attenzione: nove su dieci hanno il vizio di farsi passare per Nandi. Tengono nascosto il Fer come un segreto di famiglia, per confondere le idee: il loro cadavere nella stiva. Son fatti cos.

IVAN - Averlo saputo! Chiss quanti Fernandi mi son fatto, ritenendoli dei comuni Nandi.

ALAIN - Decine, puoi giurarlo. la vita. Bisogna chiudere un occhio e mandar gi.

IVAN - Dici?

ALAIN - Senzaltro.

IVAN - Chi andava a pensare?

ALAIN - Adesso lo sai. Regolati, caro.

IVAN - Una parola. Se fosse facile!... Mica posso farmi mostrare la carta didentit.

ALAIN - Una parola. difficile Ma perch no? Nel dubbio, io, sempre: avendo a che fare collessere pi enigmatico che esista: il tenore colui che non si sa mai da dove venga, raramente di cosa muoia ed generalmente disoccupato. La sola caratteristica che lo contraddistingue la nevrotica ostinazione di andar a letto colla primadonna per quanto repellente possa essere.

DANILO - Amici, bando alle malinconie. Non il nome che conta, dopotutto.

ALAIN - Altro se conta! Soprattutto.

IRMO - Se son Fernandi, fioriranno.

IVAN - Tanto perch nessuno, su questo fragoroso pianeta asfaltato, possa dirsi identificato.

ALAIN - Voialtri non vi sognate nemmeno la voglia che infesta la malinconia delle mie notti fin dalladolescenza, e mi dovr portare, inappagata, nella tomba.

DANILO - Anche tu?...!

ALAIN - Cosa?

DANILO - I bassi? Ah i bassi!...

ALAIN - I bassi?

DANILO - Io i bassi. I bassi non barano: nome e cognome controllabili sempre. A posto colla religione, se la loro professione sacerdote; e, se no, mai meno di becchi o di re. E quando dormono, dormono soli, nei loro manti regali, col posto a fianco sempre libero, a disposizione; ospitalissimi. Non gli par vero. I bassi ti riconciliano colla gerontofilia. Io me la son beccata dopo un Mos.

ALAIN - Per dormono. I tenori, generalmente, tendono allinsonnia e si trovano in giro di notte, per duelli e serenate, a stomaco vuoto, senza bere e senza mangiare. A letto ci stanno solo per due cose: a far lamore o ad aspettare di farlo, dopo aver cantato una romanza damore per distrarsi dalla fatica di farlo, sperando che il pubblico non se ne accorga; , invece fa solo finta di niente.

IVAN - A proposito, hai lasciato in sospeso al tua voglia. Che , che ?

ALAIN - Irrealizzabile. Tanto vale Purtroppo, anche lui come gli altri.

IRMO - No, che comincio a essere curioso anchio e imparo qualcosa.

DANILO - Sempre nel registro di tenore, mi figuro.

ALAIN - Che posso farci se ho pi simpatia per i tenori che per i bassi?

DANILO - E tenore sia. Io sono un po gerontofilo, ve lho detto. Verr anche per te la stagione dei bassi.

ALAIN - Il principe Igor! S, la fantasia dellincontro privato con un principe Igor mi devasta il corpo e il pensiero, togliendomi il sonno. pi forte di me.

DANILO - Hai detto niente! La miseria! Il principe Igor: principe, russo e in pieno marxismo! Sei nemico di te stesso. Ma dico!...

IRMO - Cala, cala.

IVAN - ALAIN, gioia, son qua io. Non ascoltarli. Se posso esserti utile, non farti riguardi, conta su di me.

ALAIN - Che centri tu? Igor, ho detto, mica IVAN. Se c una cosa che mi avvilisce stringere fra le braccia una persona e chiamarla col nome di unaltra come fa la maggior parte. Non si deve: mai: un falso in atto pubblico, osceno e disonesto.

IVAN - E vero, mi chiamo anche IVAN, ma il mio primo nome Igor e nasco pure nobile. DANILO, che m fratello e si chiama Vladimiro, lo sa.

IRMO - Non c un nome che corrisponda!

IVAN - Non ne faccio uso e adopero il secondo perch sono democratico e disdegno di passare per snob. Sai, coi tempi che corrono e il passaporto U.R.S.S. Per, quando si tratta di un favore a un amico, non son certo uno che si tira indietro. Parola: me ne avrei a male. In Moscovia, lamicizia sacra. Sognavi il principe Igor? Tieni il segreto e prendimi.

ALAIN - Che Dio ti benedica!... Vedi la vita? Hai la provvidenza a tiro, un fratello ti allunga la mano e passi oltre senza accorgertene IRMO, te invidiabile che senti pronunciare questi nomi sublimi e terribili, tracimanti di destino, per la prima volta.

IRMO - Son contento lo stesso. Ti ritrovo, in tutto al meglio. Ottimista e pieno di vita come un film di Ren Clair.

ALAIN -

TOBI - m venuto in camera a domandarmi scusa. stato molto carino, col suo affetto rabbioso; quanto lui solo sa esserlo quando vuol esserlo e ha fatto la doccia. Come disse PABLO?... Le mie mani sono ancora colme di lui. Ci siamo scambiati gli odori e le vestaglie. Sto bene in blu? Bisogna vedere lui, in rosa: un sogno! Sa di corallo.

DANILO - Vuol morire.

ALAIN - La stessa cosa ho pensato io, mentre stringevo al cuore il dispiacere della mia vita. Ho scacciato subito lidea. C voluto un po, ma, annusandolo, lho scacciata: la Bibbia aveva ragione: gli unguenti e i profumi rallegrano il cuore.

IRMO - Una domanda: temo che, in tutta la lirica non ci sar un personaggio di nome

IRMO - No, eh?...

ALAIN - No. Non c. Irreperibile.

IVAN - Ti dispiace?

IRMO - Beh, insomma avrei preferito che ci fosse. Mi sarei sentito qualcuno.

IVAN - Non un ostacolo insormontabile.

DANILO - Non ci si abbevera solo di romanze, nevvero, Al?

ALAIN - Un conto il lusso dellalto collezionismo, ben altro il casual del banale quotidiano. Mai dir mai, in tempi grami come i nostri. Ci son due cose che non si negano a nessuno: una sigaretta

DANILO - E

ALAIN - Non si pu dire.

DANILO - In un orecchio Glielo porge, ascolta e si impensierisce Dipende; mai alla cieca

ALAIN - Signore, fammi casto non subito.

IVAN - Ti prendi troppa confidenza coi miracoli, Al. Vacci piano.

ALAIN - Per questo, gli lascio tempo Ci si inginocchia anche per pregare.

IRMO - E se mi facessi chiamare Loris: nome darte. M sempre piaciuto. Che ne dite?

IVAN - Che bisogno ne hai? Non trovo. Oggi c troppo nominalismo a scapito della sostanza.

ALAIN - Tu, adesso, esageri, ragazzo. IRMO: un nome darte ce lhai, gi, anche tu, e niente male, senza doverlo rubare al tenore della Fedora. Accontentati.

IRMO - Cosa non darei per conoscere allombra di che tenore ti sei messo al riparo tu!

DANILO - Sigfrido?

IVAN - Manrico?

IRMO - De Grieux?

DANILO - Lohengrin?

ALAIN - Tutti! Io mi sento il tenore.

IRMO - E non sopporti che

TOBI - ti abbia sottratto la parte.

ALAIN - Lui

TOBI - ; glielo si cede volentieri, grati che laccetti, tu, lingua di piccolo corista velenoso!

IRMO - Dicevo cos per inserirmi, scherzando, nel discorso.

ALAIN - Esistono soggetti sui quali non si scherza: Caruso, tanto per intendersi, fa conto.

IRMO - Scusami, non intendevo.

ALAIN - Mi sa tanto che proprio perch intendevi.

DANILO - Intendono tutti, appena arrivati.

IVAN - E anche in seguito. l aura del sito. -9- Nellattesa di assidersi intorno al gran tavolo opimo, apparecchiato da CHARLIE, la sala s andata affollando di una gaia e fluttuante assemblea di rigogliosi virgulti, variopinto bouquet, squillante di sete e velluti, nonch petulante di sussurri e malizie, nel riso effuso dellinnocenza sfacciata nella sensualit discinta, volubile e gaudiosa della calda ed alerte giovinezza, onde, con spontanea insolenza, prorompe. Son presenti tutti e pi: il glorioso bordello al completo. Manca, ancora, solo TOBI - al momento che giunge madame. Latto di tendere a ciascuno la mano da baciare, passando tra loro talmente consueto da non risultar, ormai, nemmeno avvertito consapevolmente dai partecipanti al rituale. Percorsa come una regina ladunanza, e sedutasi, in centro al desco, fa cenno ai giovani sudditi di prendere posto. Ne rimane inoccupato solo uno, quello subito alla sua destra, un caso?...

MAIA - Manca, ancora, TOBI. CHARLIE - si alza per premere un pulsante sul quadro dei campanelli corrispondenti ai vari appartamenti dellanomalo college. Breve attesa inconcludente; quindi solleva il ricevitore di un telefono interno e se lappoggia allorecchio, dopo aver composto un numero. Altra attesa altrettanto vana, mentre si va diffondendo, nei presenti, una certa stizza, presagio di nonsisach. E sempre in casa?

CHARLIE - Certo che in casa. Nessuno uscito.

MAIA - Nelle sue stanze?

ALAIN - Ce lho condotto io nemmeno unora fa. Attendeva madame.

MAIA - Disse cos?

ALAIN - Disse cos, aggiungendo importante, ella verr.

DANILO - Palese reminiscenza pucciniana della Tosca.

MAIA - Tale, in effetti era la sua richiesta.

CHARLIE - era presente.

CHARLIE - Ero presente Per lui, come non ci fossi Sempre silenzio. Campanello e citofono suonano a vuoto Si sente guaire il suo cane Ancora niente E un pianto, quel guaito. Fa senso.

MAIA - Lo si vada a chiamare. E scatta ALAIN, subito bloccato. Tocca a CHARLIE. Il turno il suo. CHARLIE - si affretta a guadagnare la scala e a scomparire. Passa dellaltro tempo prima del suo riapparire. Ebbene?

CHARLIE - Nessuna risposta, madame.

MAIA - Si sar addormentato. Disse di essere stanco.

ALAIN - Con me non lo era; n disse, n dette segno, n finse di esserlo. Fu alacre dalla testa ai piedi.

MAIA - Entra e sveglialo. Non pu costringere tutta la casa ad aspettarlo.

CHARLIE - La porta chiusa a chiave.

MAIA - Da quando invalso luso, tra voi, di chiudervi dentro a chiave?

CHARLIE - E chiusa dal di fuori, madame.

MAIA - Aprila. Che aspetti?

CHARLIE - La chiave scomparsa.

ALAIN - Io lho lasciata aperta e la chiave stava dentro alla toppa.

PABLO - Evidente che qualcuno entrato da lui dopo di te.

DANILO - Non v dubbio, se aspettava madame.

MAIA - Non essere cos sicuro di ci di cui non sei sicuro, tu.

ALAIN - Era in attesa della sua visita, madame

TOBI - non ha mentito mai.

MAIA - Significa, forse, che mi ci sia recata?

ALAIN - Chi altri se la chiave scomparsa?

MAIA - Ognuno pot averne la possibilit, il primo tu. un perpetuo andare e venire tra di voi, a tutte le ore: deve finire.

ALAIN - Non pu essere, certo, a votre-dame che dispiaccia. Non le par vero e non si sa perch.

MAIA - Si riconsegni la chiave a CHARLIE. Non son scherzi degni di voi, ragazzi. N agevolano, n contrastano le vostre espansioni. Quale a cenni, quale a monosillabi, intimidito, ognuno nega daverci a che fare. Aleggia un vago malessere. Che si attende? Si sfondi luscio, se necessario.

TOBI - deve star qui. Unesitazione appena, e tutti sciamano in alto. Unico eccettuato: IRMO, impeditone dalla voce e dal gesto di lei. Tu no. Fermati. Soli loro due. Nelle mani della signora comparsa la catena col medaglione di TOBI, e la infila al collo del giovanotto.

IRMO - Ma appartiene a TOBI -

MAIA - Appartiene a chi ne degno, quando dia segno di esserne degno e fintanto che se ne senta degno.

IRMO - No, no Perch io?... Si sbaglia io, no.

MAIA - Niente domande. Adesso tocca a te portarlo.

IRMO - Che significa?...

MAIA - e attenzione a non privartene A contatto della pelle, che sia sempre incalorito di essa e impregnato del suo afrore. Non l, sopra, alla vista di tutti. Sono investiture fatali predestini che possono costar cari.

IRMO - Non lo voglio. Me ne esoneri. Non mi piacciono riti del genere.

MAIA - E inevitabile. Tutti di nuovo, impetuosamente, tra sgomento e orrore, preceduti da tre grida di ALAIN: TOBI!... TOBI - TOBI!...

CHARLIE - Morto. Steso sul letto Pallido e composto: intatto. Con tutta la triste vergogna del mondo sul viso; e lo sguardo perso nellassoluto di lontananze inattingibili, folgorato da una verit omicida. Evirato!!

ALAIN - Chi stato?... Chi, chi?

MAIA - Chi?!... Non c uno che non avesse, confessato o no, una ragione di rimuoverlo dalla comunit. Li fissa tutti, uno ad uno; e, uno ad uno, si fissano tutti senza protestare Regia! Era divenuto un corpo estraneo, gi uscito dal Sistema.

ALAIN - Polizia, polizia!...

PABLO - Il destino della libert delluomo: figurarsi se son problemi per la polizia, Al!...

MAIA - Non sarebbe che lultima degradazione. Nel migliore dei casi, solo perder tempo.

ALAIN - Perder tempo!? MAIA, eterna assassina! chiaro alla fine, tutto un piano infernale: il piacere una morale, la gioia un dovere, la diversit un diritto, nella totalit del sesso proteiforme e indiscriminato; e la promiscuit come fratellanza e la prostituzione missionaria: altrettante tagliole disposte lungo il cammino: donarsi a tutto e a tutti al fine di non appartenere mai a nessuno: possesso esclusivo di una divinit spietata. E quando una tagliola non funziona pi: eliminati: Mes enfants pour mon enfant. Lui sciolse lenigma perch incarnava lenigma stesso: altrettanti fuchi castrati per unape regina sterile, la libert strumento di schiavit.

MAIA - Sragioni! Che dici? Che dici?

ALAIN - Dico di lei!

MAIA - E lui? E lui? E lui? E lui? E lui? E lui? E lui?... E tu?...? Se fu delitto, fu delitto di ognuno. Correi tutti.

ALAIN - Ma io lamavo!! Capite?!...

MAIA - Non solamente tu. Suicidio, Al. Solo cos puoi trovare il conforto di piangertelo. Suicidio. E uninequivocabile occhiata, perentoria intesa di comando, a CHARLIE, il quale risponde obbediente, a testa china.

CHARLIE - Non faceva che ripetermi di voler uscire da questa vita.

ALAIN - Quando, se era lui stesso la vita?

CHARLIE - Quando mi teneva stretto fra le braccia.

ALAIN - Menti, CHARLIE, menti!

DANILO - Non era pi lui, da un po di tempo, ha ragione la signora. Anche il gemello di rincalzo, e ogni altro, in viso, un s.

IVAN - Cambiato da tanto a tanto, dice bene madame.

ALAIN - Mentite Perch menti, CHARLIE?... Non abbassare il capo guardami negli occhi Giura! Te che lhai amato colla disperazione di chi non ha speranza e cercavi di trovarmi addosso una traccia di lui?...! CHARLIE, sentivo scorrere le tue lagrime tra le mie ascelle

PABLO - La possibilit dellimpossibile

ALAIN - Via quella mano, lei, madame; dove passarono le sue, via!

MAIA - ALAIN, caro, non cos.

ALAIN - La sua prima carezza, a contrabbando duna menzogna. Via Via Mentite tutti.

MAIA - E tu, sei certo, tu, di possedere la verit? La tua verit? Quella cui, nemmeno a te stesso, dato renderti conto?

ALAIN - Io dico solo che son rimasto solo: un frutto tagliato a met.

PABLO - Tutti sospetti, nessuno colpevole. Senn, non vita.

ALAIN - Tutti colpevoli, nessuno sospetto. questo vivere? E rompe in un pianto convulso, medicato dalle carezze silenziose, finalmente accettate, di lei, sulla nuca. -10-Tra qualche secolo. Dopo che s fatto udire un campanello echeggiare, pi volte, in distanza, addotto per mano dellimmutabile CHARLIE, spontaneo e sorridente, nella sua smilza e fragile indolenza anarchica, entra, ambiguo, il giovane ignoto che si ferma a guardarsi intorno incantato.

CHARLIE - TOBI?... TOBI S, mi pare

TOBI - un suicida, anche lui. Devo averne sentito vagamente parlare S Invitto, nel suo letto Composto e casto, gli occhi spalancati allombra delle lunghe ciglia raggiante nello splendore del surplus di bellezza che il dono arcano onde la morte risarcisce la spoglia di coloro che ruba, giovani, alla terra Lasci un amico che non si dette pace e, poi, dimentic S, s,

TOBI - Vivere senza

TOBI - Ma si trattava del suo nome?... Zoppicava, impercettibilmente, come te, ho una vaga idea. Accadde tanto tempo fa Non farne parola con lei. Non ama discorrere delle persone care che ha perso Eccola. E, effettivamente, in arrivo. Non sorprenderti di niente. La chiamano Madame-mystre. Ci tiene. Ma tu non dirglielo. Se ne risente. Col tempo, si fatta permalosa e irta di sospetti non pi vita, bisogna aver pazienza, non farci caso, sorridi E arrivato, signora.

MAIA - Va bene, CHARLIE. Niente altro. Ora lasciaci soli. E che non si origli.

CHARLIE - Come comanda. Un inchino a lei; uno sguardo, un sorriso, a lui, ed ci che fa

MAIA - Come sei arrivato finquass?

LIGNOTO - Ho avuto limpressione di essere atteso.

MAIA - Dici?

LIGNOTO - Qualcosa stabilito da sempre

MAIA - Come ti chiami?

LIGNOTO - Edo.

MAIA - Edo?

LIGNOTO - Edo.

MAIA - Edo Edoardo?

LIGNOTO - Edo: Edipo, madame.

MAIA - Finalmente. Edipo. Sei il primo che si presenta col suo vero nome. -11-Estranei, vestiti e calzati come noi, un braccio a cingersi le spalle luno dellaltro, valicando disinvolti, la ribalta per dileguare attraverso la platea illuminata a giorno, mentre il pubblico fischia e fa altre cose indecorose, di cui approfittano i manigoldi delle gazzette, in agguato, nellaffilare, inosservati, la punta del loro lapis per il piscio a bagnomaria delle cronachette di domani. Peste ai sicari della critica teatrale!

IRMO - Per, hai visto? Non ha arrischiato di confessargli il suo.

ALAIN - E la sua dannazione.

IRMO - O la sua gloria.

ALAIN - Non ancora giunto il momento conclusivo del nero vaudeville.

IRMO - I tempi sono lunghi a maturare, Al.

ALAIN - Non matureranno mai, Ir. Dio non vuole. Ne ha una paura boia. A cominciare dal madonnismo della propria famiglia, occultamente, la maternit sempre stata la sua maggior avversaria. Pu, a malapena, sperare di ricacciarla indietro, nel futuro; questo, almeno, arrivato a comprenderlo. Si sta facendo, anche lui si sta facendo. E luomo, al solito, ne paga le spese.

FINE

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