VITTORIA

Commedia in tre atti

di W. SOMERSET MAUGHAM

Traduzione di Ada Salvatore

PERSONAGGI

GUGLIELMO

FEDERICO

VITTORIA

LEICESTER PATON

A. B. RAMO

LA SIGNORINA MONTMORENEY

LA SIGNORA SHUTTLEWORTH

LA SIGNORINA DENNIS

LA SIGNORA POGSON

TINA

ANNA

CLARENCE.

ATTO PRIMO

La camera da letto di Vittoria: una stanza che non serve soltanto per dormire. se non fosse per il letto coisuoi panneggiamenti e la bella coperta, e per la grande toletta laccata, ingombra d tutto il necessario per la bellezza femminile, potrebbe benissimo essere un salottino. Mobili graziosi qua e l; alle pareti, quadri interessanti; fiori sui tavolini. L'insieme molto piacevole, lussuoso e moderno. Vittoria, una graziosa creatura che indossa un vestito che in parte abito da t, in parte vestaglia, sdraiata su un divano. La signorina Dennis, la manicure, le vicina. Circa venticinque anni; parla con accento leggermente dialettale.

La signorina Dennis - (terminando evidentemente un lungo discorso) E cosi finii col dirgli: Oh, beh; vi lascio libert di azione .

Vittoria - E' sempre in questo modo che si finisce, sapete?

La signorina Dennis - Aveva chiesto la mia mano cinque volte: oramai ero stanca di rifiutare. E poi, dato il mio lavoro, conosco ormai tutto quanto succede nella vita coniugale, e mi sembra che a lungo andare, non importa pi chi si sposa.

Vittoria - Oh, sono d'accordo con voi. Tutto dipende da noialtre. Quando il mio primo marito, poveretto, fu ucciso, io mi ridussi un cencio. Il mio seno era cos sciupato che per parecchi mesi non potetti indossare un abito scollato.

La signorina Dennis - Terribile!

Vittoria - Lo adoravo. Eppure, ci non impedisce che ora sia innamoratissima del mio secondo marito.

La signorina Dennis - Si vede che la signora ha un grande temperamento.

Vittoria - Sono sicura che non sopravviverei se dovesse succedere qualche cosa al mio secondo marito; ma se mai qualcosa dovesse capitargli - Dio non voglia! sapete che non posso restar sola: non potrei fare altro che rimaritarmi e sono certa che amerei il mio terzo compagno come gli altri due.

La signorina Dennis - (sospirando) L'amore una cosa meravigliosa!

Vittoria - Si, meravigliosa. Naturalmente, lascerei passare l'anno. Lasciai appunto passare un anno quando il mio primo marito fu ucciso.

La signorina Dennis - Giustissimo.

Vittoria - Ho notato, poco fa, che avevate al dito un anello di fidanzata quando siete entrata.

La signorina Dennis - Veramente non dovrei portarlo durante il lavoro; ma mi piace averlo sempre con me.

Vittoria - Capisco benissimo il vostro sentimento. Lo fate girare intorno al dito, sotto al guanto, e dite a voi stessa: Eccolo al suo posto! . E' bello il vostro fidanzato?

La signorina Dennis - Non precisamente quel che si dice bello, ma ha un viso simpatico.

Vittoria - I miei mariti sono stati entrambi molto belli. Si dice che per un uomo la bellezza non necessaria, ma a me sembra un controsenso. Non vi niente che piaccia tanto a una donna quanto un bell'uomo.

La signorina Dennis - Il mio fidanzato molto biondo.

Vittoria - Senza dubbio, questione d. gusto; ma non credo che mi piacerebbe. Si dice sempre che i biondi sono falsi. Io ho sposato due bruni. E tutti e due decorati con la Croce di guerra.

La signorina Dennis - Strano, non vero?

Vittoria - Mi lusingo che non vi siano molte donne che hanno sposato due ufficiali decorati. Credo di aver fatto il mio dovere.

La signorina Dennis - Ne son persuasa. Se non chiedessi troppo, vorrei sapere quale dei due ha amato di pi.

Vittoria - In verit, non saprei.

La signorina Dennis - Bench io non abbia abbastanza esperienza, credo che la signora preferisca l'assente. E' la natura umana che porta a questo, non vero?

Vittoria - Veramente, tutti gli uomini han no i loro difetti. Sono egoisti, brutali e inconsiderati. Non capiscono che la vita costa cara. Sono molte le cose che non possono comprendere. A volte Freddie un po' irragionevole; per anche Bill era cos. Ma mi adora e non pu stare senza vedermi. Entrambi mi hanno voluto un gran bene.

La signorina Dennis - Mi pare che questo sia l'essenziale.

Vittoria - Non so perch ci siano donne che ti lamentano di essere incomprese. Io non ho bisogno di essere compresa; mi basta essere amata.

- (Tina apre la porta per introdurre la signora Shuttleworth. E' la madre di Vittoria; attempato, capelli grigi, vestito nero).

Tina - La signora Shuttleworth. (Via).

Vittoria - (con effusione) Mamma cara!

La signora Shuttleworth - Tesoro mio!

Vittoria - (presentando) La signorina Dennis. E' l'unico momento durante la giornata che mi pu dedicare.

La signora Shuttleworth - (con benevolenza) Molto lieta.

Vittoria - Non ti ha dato troppo fastidio fare tutte queste scale? Dobbiamo economizzare il carbone. Abbiamo cercato di averne di pi, ma stato impossibile.

La signora Shuttleworth - Oh, lo so. L'addetto alla distribuzione stato molto scortese con me. Burocrazia, ecco.

Vittoria - Dicono che possiamo tenere accese solo due stufe; quindi una nella stanza dei bambini e una nella mia camera. Perci sono costretta a ricevere qui.

La signora Shuttleworth - Come stanno i tesori?

Vittoria - Fred un po' raffreddato e Anna ha creduto prudente farlo restare a letto. Il piccolo sta benissimo. Anna lo porter qui a momenti.

La signorina Dennis - Sono due maschietti, signora Lowndes?

Vittoria - S. Ma la prossima volta sar una bambina.

La signora Shuttleworth - Fred compir due anni il mese entrante, Vittoria.

Vittoria - Lo so. Comincio a invecchiare. Povero piccolo, nacque tre mesi dopo la morte di suo padre.

La signorina Dennis - Che cosa triste! Non le piacciono le unghie troppo rosee, vero?

Vittoria - No, non troppo.

La signora Shuttleworth - Era tanto carina, in lutto. Vorrei che l'aveste veduta, signorina Dennis.

Vittoria - Oh, mamma, come puoi dire una tosa cos crudele? Del resto, il nero mi sta bene. Non si pu negarlo.

La signora Shuttleworth - Insistetti perch si facesse fare gli abiti da Matilde. Il lutto deve essere elegante; altrimenti meglio non portar. lo affatto.

La signorina Dennis - Ha detto che il suo bimbo si chiama Fred... Come suo padre, suppongo?

Vittoria - No, il mio" primo marito si chiamava Guglielmo. Ma era suo vivo desiderio che il piccino si chiamasse Federico, come il maggiore Lowndes. Il maggiore Lowndes stato sempre il migliore amico di mio marito.

La signorina Dennis - Capisco.

ViIttoria - Quando mi sono sposata per la seconda volta ed nato il secondo piccino, pensammo che sarebbe stato carino chiamarlo Guglielmo, come il mio primo marito.

La signora Shuttleworth - Io non ero di questo parere. Il bimbo, in questo modo, le ricorda sempre il marito che ha perduto.

Vittoria - Non il caso, mamma cara. Io non dimenticher mai Bill. (Alla signorina Dennis, indicandole una doppia cornice con fotografie) Vedete, le loro fotografie sono una accanto all'altra.

La signorina Dennis - Alcuni uomini non ne sarebbero troppo contenti.

Vittoria - Freddie sa che sono sua adesso. Non pu esser geloso se ho un pensiero per quel povero caro eroe che giace in terra di Francia in una tomba senza nome.

La signora Shuttleworth - Non ti agitare, cara. Sai quanto sia dannoso per la tua carnagione. Mia figlia ha un cuore tanto sensibile, povera cara!

Vittoria - Del resto, ora che la guerra finita, la cosa diversa; ma quando Freddie era al fronte, ho sempre pensato che poteva essere una consolazione per lui il pensare che se gli fosse accaduta una disgrazia e io mi fossi rimaritata, ci sarebbe sempre stato nel mio cuore un posticino per lui.

La signorina Dennis - Credo che per oggi basti, signora Lowndes. Vuole che venga nuovamente venerd? (Si dispone a riporre i diversi strumenti adoperati).

Vittoria - (guardandosi le unghie) Va bene. Le fate benissimo. Vi qualche cosa di seducente in una mano ben curata. D un senso di sicurezza, non vero? Se fossi uomo, non prenderei mai una mano che non fosse ben curata.

La signorina Dennis - Il mio fidanzato dice che la prima cosa che lo attrasse fu appunto il modo in cui le mie unghie erano tenute.

Vittoria - Non si pu mai sapere che cos' che colpisce l'immaginazione di un uomo.

La signora Shuttleworth - Per conto mio, credo molto alle prime impressioni. Ecco perch dico sempre a tutte le ragazze di mia conoscenza: Prima di entrare in una sala, stringete le labbra, inumiditele ben bene; alzate la testa e poi entrate . Non vi nulla di pi interessante per un uomo, di una bocca rossa e umida. Io ormai sono vecchia; eppure non entro mai in un salotto senza aver prima fatto questo.

La signorina Dennis - Non vi ho mai pensato. Voglio provare anch'io.

La signora Shuttleworth - E' una cosa che pu decidere della vostra vita.

Vittoria - La signorina Dennis fidanzata, mamma.

La signora Shuttleworth - Ah, cara, non cadete nell'errore comune di credere che non sia pi necessario rendersi attraenti quando si sposiate.

Vittoria - Allora, a venerd, signorina Dennis.

La signorina Dennis - Benissimo, signora. Le occorre nulla?

Vittoria - No, grazie.

La signorina Dennis - Ho qui un nuovo prodotto per la pelle che ho ricevuto or ora da Parigi. Mi piacerebbe che lei lo provasse. Credo che sia molto adatto per lei.

Vittoria - Ho paura ad adoperare dei prodotti che non conosco. Ho una carnagione tanto delicata...

La signorina Dennis - E' stato appunto preparato per le carnagioni come la sua. La solita crema adatta per le carnagioni ordinarie; ma per la sua ci vuole qualche cosa di veramente speciale.

Vittoria - Temo che sia troppo cara; e sapete che occorre fare economia. Bisogna che qualcuno sopporti le conseguenze della guerra.

La signorina Dennis - Le far delle condizioni specialissime, signora. Le metter 297 lire un barattolo di 300 lire. E' un vasetto grande cosi. (Indica con le dita un'altezza di circa sette centimetri) Le assicuro che non esagerato. Una buona crema un impiego di capitale.

Vittoria - Bene; portatelo la prossima volta che verrete.

La signorina Dennis - Sono sicura che non se ne pentir. Arrivederla, signora. (Alla signor ra Shuttleworth) Buon giorno. (Via).

La signora Shuttleworth - Credo quasi che abbia ragione. Hanno una grande esperienza, queste donne. Del resto, io ripeto sempre alle giovani: Abbiate cura della vostra carnagione e i vostri conti della sarta si pagheranno da s.

Vittoria - Mi stava dicendo che i Johnston Elakes divorziano.

La signora Shuttleworth - (senza interessamento) Davvero? E perch?

Vittoria - Il marito ha combattuto per quattro anni e dice che ora ha bisogno di tranquillit.

La signora Shuttleworth - Ho gran paura che questi uomini che son rimasti assenti tanto tempo, abbiano perso l'abitudine di essere ammogliati. Oserei dire che l'uccisione del povero Bill stata una grazia.

Vittoria - Mamma, come puoi dire una cosa cos atroce?

La signora Shuttleworth - Ti assicuro che sono stata molto pi tranquilla dopo che Freddie trov da occuparsi al Ministero della guerra. La differenza fra gli uomini e le donne che gli uomini non hanno una tendenza naturale .al matrimonio. E' solo con la pazienza, la fermezza e qualche ricompensa ogni tanto che si finisce a portarli dove si vuole, cos come si fa camminare un cane sulle zampe posteriori. Ma il cane preferisce camminare a quattro zampe e l'uomo preferisce rimanere libero. Il matrimonio un'abitudine.

Vittoria - Una buona abitudine, mamma.

La signora Shuttleworth - Il guaio che a questo mondo le buone abitudine si perdono pi facilmente delle cattive.

Vittoria - Io so una cosa sola: che Freddie felicissimo di avermi sposata.

La signora Shuttleworth - Al tuo posto, io avrei sposato Leicester Paton.

Vittoria - Dio mio, perch?

La signora Shuttleworth - Non hai notato che porta le uose? Gli uomini che le portano sono sempre i migliori mariti.

Vittoria - Probabilmente soffrir il freddo ai piedi. Temo che porti i calzini da letto, ed una cosa che detesto.

La signora Shuttleworth - Al contrario. Sembra un uomo molto ordinato. Gli piace ogni cosa al suo posto e a suo tempo E' una creatura di abitudini. Sono convinta che dopo sei mesi di matrimonio, Leicester Paton avrebbe dimenticato per sempre di essere stato scapolo.

Vittoria - Ero la vedova di un soldato. Non credo che sarebbe stato patriottico sposare un borghese.

La signora Shuttleworth - Voi giovani parlate come se la guerra avesse dovuto durare eternamente. L'eroismo un'ottima cosa; ma in un salotto non molto utile come argomento di conversazione.

Tina - (entrando) C' il signor Leicester Paton, signora. Gli ho detto che non sapevo se lei poteva riceverlo.

Vittoria - Quando si parla del diavolo... S, fatelo passare.

Tina - Benissimo, signora. (Esce).

La signora Shuttleworth - Non sapevo che tu fossi in relazione con lui, Vittoria.

Vittoria - (con qualche malizia) Ultimamente mi ha usato delle attenzioni.

La signora Shuttleworth - Sapevo di aver ragione. Ero certa che gli piacevi.

Vittoria - Mamma cara, sai che non posso pensare ad altri che a Freddie; per utile avere qualcuno per occuparsi delle commissioni e delle provviste. Ed egli pu ottenere quasi tutto quel che vuole.

La signora Shuttleworth - Burro?

Vittoria - Qualsiasi cosa, mamma; burro, zucchero, whisky.

La signora Shuttleworth - Stringi le labbra e inumidiscile bene, cara. (Vittoria agisce sotto la suggestione materna) Hai sbagliato la scelta.

Vittoria - Dopo tutto egli non ha mai chiesto la mia mano.

La signora Shuttleworth - A proposito, dov' Freddie?

Vittoria - Sono in collera con lui. Mi aveva promesso di condurmi fuori a colazione e invece non si fatto vivo. Non una parola. Non mi ha neppure telefonato e tanto meno avvertita. Questo non si fa. Pu anche essere morto senza che io lo sappia.

La signora Shuttleworth - Sei ottimista.

- (Tina introduce Leicester Paton e quindi esce. E' un uomo piccolo, grasso, florido, soddisfatto del mondo e di se stesso. Veste elegantemente. Si pu dire lontano un miglio che possiede tanto denaro da non sapere che farne. E' affabile, galante, disinvolto).

Tina - Il signor Leicester Paton.

Vittoria - Spero che non vi avr dato noia lare tutte queste scale. Dobbiamo fare molta economia di carbone. Posso tener acceso il fuoco solamente in questa stanza.

Paton - (stringendole la mano) Forse avete qualche preoccupazione per l'acquisto del carbone? Perch non vi siete rivolta a me? (Stringe la mano della signora Shuttleworth) Come state?

Vittoria - Vorreste dire che vi possibile procurarmene?

Paton - Una bella signora pu ottenere tutto quanto le abbisogna.

Vittoria - Dissi a Freddie che ero sicura che egli lo potesse avere in un modo o nell'altro. A che serve essere al Ministero della Guerra quando non si pu avere quel che occorre?

Paton - Lasciate fare a me. Vedr quel che posso fare per voi. (Attraversa a destra).

Vittoria - Siete straordinario!

Paton - Ora che questi uomini sono tornati dal fronte, nessuno si occuperebbe pi di noi, poveri diavoli rimasti a casa, se non cercassimo di essere utili in qualche modo.

Vittoria - Rimaneste a casa solo perch era il vostro dovere.

Paton - Posso testimoniare, lo sapete, che non aspettai di essere chiamato. Ma il Governo mi disse: Siete un costruttore navale e il vostro posto nei cantieri . Perci rimasi a costruire dei piroscafi.

La signora Shuttleworth - Fu assai nobile da parte vostra.

Paton - E poi mi hanno applicato la tassa sui sopraprofitti. Come dissi al Primo Ministro, si vuol mettere un po' troppo alla prova il patriottismo. E' proprio cos. (Si siede).

La signora Shuttleworth - Un uccellino mi ha sussurrato che il governo intende dimostrarvi la sua riconoscenza in una prossima lista di onorificenze.

Paton - Non pretendo questo. Quando si compiuto qualche cosa di utile, si contenti.

Vittoria - E' verissimo. E' ci che penso anch'io.

La signora Shuttleworth - Vittoria ha lavorato come un cane, sapete? E' inconcepibile per me come la sua salute abbia potuto resistere.

Vittoria - Non so dire a quanti comitati io abbia appartenuto. Sono stata alla vendita in ventitr bazar.

Paton - Non vi niente che stanchi maggiormente.

Vittoria - Al principio della guerra lavoravo in un posto di distribuzione di soccorsi, ma dovetti rinunciarvi perch non potevo mai fare colazione. Pensai di entrare in un ospedale, ma sapete quanta burocrazia vi sia in quei luoghi: mi dissero che non avevo nessuna preparazione.

La signora Shuttleworth - Sono sicura che saresti riuscita un'ottima infermiera.

Vittoria - Non mi proponevo certo di essere una delle solite infermiere. Questo lo avrei lasciato fare a quelle povere disgraziate che sono obbligate a farlo per guadagnarsi la vita. Non occorreva nessuna preparazione speciale per essere utile a quei poveri ragazzi feriti: accomodare i guanciali, portar loro dei fiori, leggere qualche cosa. E' necessaria solo una certa dose di simpatia.

Paton - Non conosco nessuno che ne abbia di pi.

Vittoria - (con un lampo negli occhi) Con le persone che mi piacciono.

La signora Shuttleworth - Hai sospeso i tuoi t, cara? (Si alza).

Vittoria - S, dopo l'armistizio.

Paton - Avevate l'abitudine di offrire il t ai soldati feriti?

Vittoria - S; ai Tommies. Credo assai importante coltivare le relazioni personali. Ogni marted avevo l'abitudine d'invitarne una dozzina. Da principio li ricevevo in salotto, ma rimanevano cos intimiditi, poveri cari, che credetti pi conveniente farlo servire nel tinello. Sono la sola donna, fra quelle che conosco, che non abbia mai avuto la bench minima noia col suo personale di servizio.

La signora Shuttleworth - Cara, salgo a vedere come sta il mio nipotino. Spero che non si tratti d'influenza.

Vittoria - S, mamma, vai. Sar contento di vederti.

- (La signora Shuttlewort esce. Leicester Paton, che si era alzato per salutarla, siede nuovamente prendendo posto vicino a Vittoria).

Paton - Che cos'ha il vostro piccino?

Vittoria - Povero piccolo, raffreddato,

Paton - Me ne dispiace assai.

Vittoria - Credo che non sia niente, ma sapete come sono le inanime. Non si pu fare a meno di essere preoccupate.

Paton - Siete una mammina modello.

Vittoria - Adoro i miei bambini.

Paton - (continuando il suo discorso) E una moglie perfetta.

Vittoria - Credete?

Paton - Vostro marito non di questo parere?

Vittoria - Oh, soltanto mio marito. La sua opinione non conta.

Paton - Sa di essere un uomo fortunato?

Vittoria - Se lo sa, assolutamente convinto di meritarlo.

Paton - Lo invidio.

Vittoria - Non credete dunque che io sia detestabile?

Paton - Volete che vi dica ci che penso di voi?

Vittoria - No, vi prego; esagerereste. Per ci sono due qualit che riconosco in me: non sono frivola e sono altruista.

(Entra Federico. E' un giovane slanciato; indossa la divisa militare con mostrine rosse e un certo numero di nastrini sul petto. Fa un cenno di saluto a Leicester Paton e gli stringe la mano).

Vittoria - Freddie, dove sei stato tutto questo tempo?

Federico - Al circolo.

Vittoria - Ma mi avevi promesso di condurmi a colazione fuori!

Federico - Davvero? Me ne sono completamente dimenticato. Scusami.

Vittoria - Dimenticato? Immagino che avrai avuto da fare qualche cosa di pi divertente.

Federico - Ti avevo detto che sarei venuto se non avessi avuto molto lavoro.

Vittoria - Hai avuto da fare?

Federico - S.

Vittoria - Bill non aveva mai troppo da fare quando io desideravo di andare a colazione fuori.

Federico - Storie!

Paton - (si alza) Bisogna che vada. Ora che la guerra finita, voialtri potete prendere le cose pi alla leggera; ma per me il lavoro continua nello stesso modo.

Federico - Avete un'automobile nuova, mi pare?

Paton - Che volete, bisogna bene che vada in giro...

Federico - Anch'io; ma essendo un semplice soldato, devo contentarmi di andare a piedi.

Paton - (stringendo la mano a Vittoria) Arrivederci.

Vittoria - Arrivederci. Grazie della vostra visita.

- (Leicester Paton esce).

Vittoria - Vorrei sapere perch mi guardi in quel modo.

Federico - Sei proprio costretta a ricevere le visite in camera da letto?

Vittoria - Non credo che sarai geloso. Mi sembri di malumore, caro. E' nervoso, il bimbo? Allora venga subito a dare un bacio alla sua mogliettina!

Federico - Non sono affatto geloso.

Vittoria - Brutto scimmiotto. Losai che questa l'unica stanza deve sia acceso il fuoco.

Federico - Perch diamine non fai accendere in salotto?

Vittoria - Caro, dimentichi che c' stata la guerra e che c' deficienza di carbone. Vuoi proprio sapere perch non si accende la stufa in salotto? Per patriottismo.

Federico - Ma questo non toglie che la casa sembri una ghiacciaia.

Vittoria - Non essere irragionevole, caro. Non avrei mai creduto che dopo aver passato due inverni in trincea, tu fossi cos schiavo delle tue comodit. So che non pensi ci che dici, quando te la prendi col patriottismo, ma certe rose non si dicono nemmeno per scherzo.

Federico - Vorrei proprio riuscire a capire perch sarebbe meno patriottico accendere il fuoco in sala, dove tutti potremmo goderne, piuttosto che qui dove non riesce utile che a te.

Vittoria - (spalancando gli occhi) Non vorrai chiedermi di non accendere la stufa nella mia camera da letto. Come puoi esser cos egoista! Dio sa che non voglio vantarmi di ci che ho fatto, ma dopo essermi affaticata per quattro anni, credo di meritare un po' di considerazione.

Federico - Come sta il piccolo?

Vittoria - Come se io t'impedissi l'uso della mia camera! Puoi venire e stare quanto ti piace. Inoltre, un uomo ha il suo Circolo. Ci pu andare quando vuole.

Federico - Scusa. Hai ragione. Hai sempre ragione.

Vittoria - Credevo che tu desiderassi vedermi felice.

Federico - Ma s, cara.

Vittoria - Prima che ci sposassimo, dicevi che avresti fatto di questo lo scopo principale della tua vita.

Federico - (sorridendo) Non credo che un uomo sensibile potrebbe desiderarne uno migliore.

Vittoria - Confessa di essere stato brutale.

Federico - Un animale, addirittura.

Vittoria - (raddolcita) Sai che ti ho chiesto or ora di darmi un bacio? Non una domanda che sono abituata a veder trascurata.

Federico - Spero che tu non abbia questa abitudine con altri! (La bacia).

Vittoria - E ora, dimmi, perch ti sei dimenticato di condurmi a colazione?

Federico - (siede) Non l'ho dimenticato. Non ho potuto. Veramente... ecco... non ho fatto colazione. Volevo appunto suonare per dire alla cuoca che mi mandi qualche cosa.

Vittoria - Agnellino mio, la cuoca se n' andata stamattina.

Federico - Di nuovo?

Vittoria - Come, di nuovo? E la prima volta che se ne va.

Federico - E' rimasta solo una settimana...

Vittoria - (va verso il caminetto, siede) Non devi esserne contrariato. La cosa pi noiosa per me che per te.

Federico - (irritato) Non riesco a capire perch le donne di servizio non possono rimanere con te.

Vittoria - Al giorno d'oggi, nessuno riesce a tenere le donne di servizio.

Federico - Gli altri ci riescono.

Vittoria - Ti prego di non parlarmi cos, Freddie. Non ci sono abituata.

Federico - Ti parlo come mi piace.

Vittoria - E' ridicolo perder la calma semplicemente perch non hai da mangiare. Dopo aver passato due anni in trincea, credevo che ti fossi abituato a saltare qualche pasto.

Federico - Per l'amor di Dio, non fare scenate.

Vittoria - Non sono io che desidero fare scene sei tu.

Federico - Vittoria, ti prego di dominarti.

Vittoria - Non capisco come tu possa essere cos scortese con me. Dopo tutte le angosce che ho sofferto per te quando eri in Francia credo che potresti-avere un po' pi di riguardo!

Federico - Considerando che l'ultimo anno sono stato ottimamente imboscato, essendo stato destinato al Ministero della Guerra, immagino che tu abbia avuto tutto il tempo per rimetterti dalle angosce provate per me.

Vittoria - Devo ricordarti che i miei nervi furono molto scossi dalla morte del povero Bill?

Federico - No; ma speravo che ti fossi rimessa.

Vittoria - Il dottore disse fin da allora che abbisognavo delle massima calma per parecchi anni. Non credo neanche che potr mai rimettermi completamente. Anche se non mi ami pi, credo che potresti avere un po' di compassione per me. Non domando di pi: soltanto la gentilezza tollerante che avresti per un cane che ti affezionato. (Esaltandosi artificiosamente) Dio sa che non esagero. Faccio tutto il possibile per renderti felice. Sono la pazienza personificata. Perfino il mio peggior nemico dovrebbe ammettere che sono altruista. (Poich egli sta per parlare) Tu (si alza) non eri obbligato a sposarmi. Non te lo chiesi. Dicesti che mi amavi. Non ti avrei mai sposato se non fosse stato per il povero Bill. Eri il suo migliore amico. Ti ho amato perch parlavi cos bene di lui. (Federico si alza per dire qualche cosa, ma ella continua implacabile) Questo stato il mio errore. Ti ho amato troppo. Non meritavi un amore cos grande. Oh, come sono stata sciocca! Mi sono lasciata ingannare da te e sono amaramente punita. (Vede che egli sta per parlare; siede) Bill non mi avrebbe mai trattata cos. Bill non avrebbe preso il mio povero cuore amante per gettarlo via come uri cencio vecchio. Bill mi amava. Mi avrebbe amata sempre. Io lo adoravo. Mi serviva come il prete all'altare. Era l'uomo meno egoista che io abbia conosciuto. Era un eroe. E' il solo uomo al quale io abbia veramente voluto bene. sono stata una pazza a sposare te, pazza, pazza. Non sar mai pi felice. Darei qualunque cosa per riavere il mio caro, diletto Bill.

Federico - Sono contento che tu la pensi cos, perch egli sar qui fra tre minuti.

Vittoria - (interrompendolo) Come? Che diamine dici?

Federico - Mi ha telefonalo al Circolo poco fa.

Vittoria - Freddie! Che cosa stai dicendo? Sei pazzo?

Federico - No. E nemmeno ubriaco.

Vittoria - Non capisco. Con chi hai parlato?

Federico - Con Bill.

Vittoria - Quale Bill?

Federico - Bill Cardew.

Vittoria - Ma, mio povero amore, morto.

Federico - Al telefono, non mi sembrato. (Si alza).

Vittoria - (si alza) Ma Freddie... Freddie... Ho le gambe che mi tremano. Come fai ad essere cos senza cuore?

Federico - Aspetta e ti convincerai. (Guardando il suo orologio da polso) Fra due minuti e mezzo, adesso.

Vittoria - (accarezzandolo) Non essere vendicativo, Freddie. Ammetto che sono stata cattiva. Non ne avevo l'intenzione. sai che ti voglio bene. Puoi accendere la stufa nel tuo studio e mandare all'inferno l'ispettore dei consumi. Mi dispiace quello che ho detto. Ora passato tutto, vero?

Federico - S. Ma ci non impedir a Bill di essere in questa stanza fra due minuti e un quarto.

Vittoria - Grider. Non vero. Oh, Freddie, se ancora mi vuoi bene, dimmi che non vero.

Federico - Non vedo la necessit d'ingannarti.

Vittoria - Ma Freddie, caro, ragiona. Il povero Bill fu ucciso alla battaglia di Ypres. Fu visto cadere. Fu dato come morto dal Ministero della Guerra. Sai benissimo in quali condizioni ero. Portai il lutto. Abbiamo fatto il funerale.

Federico - Lo so. Ci vuole il destino per spiegare un fatto come questo.

Vittoria - Fra un minuto diventer pazza. Come puoi sapere che chi ha parlato al telefono era Bill?

Federico - Me lo ha detto.

Vittoria - Ci non prova niente. Tutti dicono di essere il Kaiser.

Federico - S, ma parlano dal manicomio. Egli ha telefonato dalla stazione di Harwich,

Vittoria - Sar stato qualcun altro che ha lo stesso nome.

Federico - E' idiota, Vittoria. Ho riconosciuto la sua voce.

Vittoria - Glie cosa ha detto precisamente?

Federico - Ha detto che si trovava alla stazione di Harwich, che sarebbe stato a Londra alle 3,13 e che te lo comunicassi.

Vittoria - Avr detto qualche cosa di pi.

Federico - No. Niente altro.

Vittoria - Per l'amor del cielo, dimmi esattamente la sua telefonata.

Federico - Stavo per tornare a casa, quando son venuti a dirmi che ero chiamato al telefono. Chiamavano dall'interprovinciale Harwich.

Vittoria - Lo so. Una citt sul mare.

Federico - Sono corso all'apparecchio e ho preso il ricevitore. Ho detto: Siete voi, caro? .

Vittoria - Perch hai detto cos?

Federico - E' sempre un buon esordio al telefono. Mette la persona che si trova dall'altra parte a suo agio.

Vittoria - Idiota.

Federico - Qualcuno mi rispose: Sei tu, Freddie? . Mi parve di riconoscere la voce; l cosa era strana. S , dissi.. Sono Bill, replic, Bill Cardew .

Vittoria - Per l'amor del cielo, dimmi presto.

Federico - Oh, dissi, credevo che fossi morto . Lo credevo anch'io, continu . Come stai? chiesi. Benone , disse.

Vittoria - Che conversazione idiota. (Si siede).

.Federico - Perdinci, dovevo pur dire qualche cosa.

Vittoria - Avresti dovuto dire mille cose.

Federico - Avevamo solo tre minuti a nostra disposizione.

Vittoria - Continua.

Federico - Allora ha detto: a Sono diretto a Londra. Arriver alle 3,13. Vai a preparare Vittoria . Benissimo , risposi. Egli aggiunse: A pi tardi e io: A pi tardi , e ci lasciammo.

Vittoria - Ma questo stato prima di colazione. Perch non sei venuto subito a casa ad avvertirmi?

Federico - Per dirti la verit ero un po' scosso. La prima cosa a cui ho pensato, stato di prendere un doppio whisky con soda.

Vittoria - E dopo?

Federico - Mi sono messo a riflettere. Ho riflettuto per due ore intere.

Vittoria - E che cosa hai pensato?

Federico - Niente.

Vittoria - Sembra perfino impossibile che tu abbia fatto a meno di far colazione!

Federico - E' una posizione infinitamente imbarazzante per me.

Vittoria - Per te? E per me?

Federico - Dopo tutto, Bill era il mio pi caro amico. Trover alquanto strano che io abbia sposato sua moglie.

Vittoria - Strano!

Federico - D'altra parte, pu anche darsi di no.

Vittoria - Perch non me lo hai detto appena entrato, invece di parlare di Dio sa cosa?

Federico - Non era molto facile dirlo. Cercavo il modo di entrare ih discorso.

Vittoria - (furiosa) Perdendo un tempo prezioso.

Federico - (blando) Tesoro, certo tu non credi mai che il fare una scenata sia una perdita di tempo.

Vittoria - Ora non abbiamo pi modo di prendere una decisione. Non ho neanche il tempo di mettere un abito.

Federico - Perch diamine dovresti cambiarti?

Vittoria - Dopo tutto, sono la sua vedova. Mi pare che sarebbe gentile farmi trovare in lutto quando viene. Che ha detto quando lo hai informato...?

Federico - Informato di cosa?

Vittoria - Come sei stupido! Quando gli hai detto che tu e io eravamo sposati.

Federico - Ma non gliel'ho detto.

Vittoria - Vuoi dire che viene qui convinto che io sia sua moglie?

Federico - Naturalmente.

Vittoria - Ma perch non glielo hai detto subito? Era la sola cosa da fare, non ti sembra?

Federico - Non mi parso possibile. D'altronde una cosa piuttosto delicata da annunciare per telefono.

Vittoria - Insomma, qualcuno glielo deve dire.

Federico - Sono venuto alla conclusione che tu sei la persona pi adatta.

Vittoria - (si alza) Io? Io? Io? Credi che tocchi proprio a me?

Federico - Non mi sembra clic sia conveniente che glielo dica io.

Vittoria - Io non voglio dare al mio caro Bill questo colpo cos doloroso.

Federico - (si alza, va verso sinistra) Del resto una bella cosa che sia vivo, non vero?

Vittoria - Bellissima!

Federico - Sono molto contento; e tu?

Vittoria - Contentissima!

Federico - Devi dargli la notizia il pi dolcemente possibile, Vittoria.

Vittoria - (come se stesse pesando la cosa) Ma in verit, non credo che spetti a me.

Federico - (esercitando tutto il suo fascino) Tesoro, tu hai un tatto cos squisito. Non ho mai conosciuto nessuno che sappia cos bene disimpegnarsi nelle situazioni pi delicate; hai una mano leggerissima. E sei cos carina, hai tanta tenerezza...

Vittoria - Non credo che tu possa allontanarti dalla linea retta. C' un solo mezzo per risolvere la faccenda: che tu lo prenda per il braccio e gli dica: Senti, caro amico, il fatto ... .

Federico - (va verso Vittoria, interrompendola) Vittoria, non vorrai rinunciare alla pi faglia scena che ti sia mai capitata nella vita!

Vittoria - Senti, Freddie: l'unica cosa che io ti abbia mai chiesto di fare per me. sai quanto sono fragile. Non mi sento affatto bene. Tu sei il solo sul quale io possa contare.

Federico - No, Vittoria, non va bene. Non voglio.

Vittoria - (furiosa) Vai al diavolo! (Si sente sbattere la porta).

Federico - Per Giove, eccolo.

Vittoria - Non mi sono neanche incipriato in naso. Fortunatamente non sono vanitosa. (Comincia a incipriarsi febbrilmente). (Si sente la voce di qualcuno che vien su per le scale: Hello! Hello! Hello! . Quindi la porta si apre di colpo e appare Guglielmo. E' un giovane ben portante e gioviale; indossa un abito molto logoro).

Guglielmo - Eccoci qui!

Vittoria - Bill.

Federico - Avevo ragione?

Vittoria - Stento a credere ai miei occhi.

Guglielmo - Dammi un bacio, vecchierella mia. (Vittoria abbraccia Guglielmo. Egli la stringe e la bacia con effusione. Quindi si volge a Federico; si stringono la mano). Dunque, Freddie, caro amico, come va la vita?

Federico - Benone, grazie.

Guglielmo - Sei sorpreso di vedermi?

Federico - Un poco.

Vittoria - Diciamo pure molto.

Guglielmo - Sono contento di vederti qui, Freddie. Durante il viaggio, mi sono maledetto ben cinque volte per non averti chiesto di aspettarmi qui con Vittoria. Temevo che tu avessi qualche stupido sentimento di delicatezza.

Federico - Io?

Guglielmo - Temevo che tu immaginassi che Vittoria e io potessimo desiderare di esser soli nel primo momento; ma sarei stato molto infelice se non avessi visto qui la tua brutta faccia a darmi il benvenuto. Intanto, nessuno di voi ha detto che contento di vedermi.

Vittoria - (va verso sinistra) Si sa che siamo contenti, caro Bill.

Federico - (va a destra) Si capisce!

Guglielmo - Ho mostrato del tatto incaricando il nostro vecchio Freddie di venirti a portare la notizia, non vero, Vittoria?

Vittoria - S, caro.

Guglielmo - Mi pare di essere tornato agli antichi tempi, sentendoti dirmi caro tutti i momenti.

Federico - E' una delle parole favorite di

Vittoria.

Guglielmo - Per un istante ho pensato di non avvertirvi. Sarebbe stato un bello scherzo capitarli qui nel cuore della notte.

- (Federico e Vittoria hanno un piccolo sussulto).

Vittoria - Sono contenta che tu non l'abbia fatto, Bill.

Guglielmo - Che bella scena sarebbe stata! La bella addormentata nel suo virtuoso Tettino. Entra un uomo con un vecchio abito sdrucito. Grida alla bella addormentata: Sono io, tuo marito! . Quadro.

Vittoria - (per sviare la conversazione) Hai ragione, hai un abito tutto sdrucito. Dove lo hai comprato?

Guglielmo - Non l'ho comprato. Mi capitato. A dir la verit, non tenevo ad avere un abito elegante. (Va verso una porta che conduce fuori della stanza di Vittoria).

Vittoria - (precipitosamente) Dove vai?

Guglielmo - Nel mio gabinetto. Per l'anima mia, ho quasi dimenticato che cosa avevo. Mi pare che ci sia un abito blu piuttosto elegante.

Vittoria - Ho riposto tutti i tuoi abiti, caro..

Guglielmo - Dove?

Vittoria - Nella canfora. Non puoi indossarli finche non hanno preso un po' d'aria.

Guglielmo - Diamine, come diceva la duchessa.

- (Entra la signora Shuttleworth. Guglielmo si trova in modo che essa a tutta prima non lo vede).

La signora Shuttleworth - Credo che il piccolo stia benino, Vittoria.

Vittoria - (inghiottendo) Mamma.

Guglielmo - Stavo appunto per chiedere del bambino.

(La signora Shuttletvorth d un balzo. Si volge e vede Guglielmo).

La signora Shuttleworth - Chi ?

Guglielmo - Chi volete che sia?

La signora Shuttleworth - Il modo di parlare e la voce sono di Bill Cardew. Chi quest'uomo?

Guglielmo - (andando verso di lei) Dio mio, forse son un po' dimagrito, e il mio abito molto sciupato...

La signora Shuttleworth - Non vi avvicinate o mi metto a gridare.

Guglielmo - Niente paura. Voglio darvi un bacio.

La signora Shuttleworth - Portatelo via! Non lo lasciate avvicinare... Vittoria, chi quest'uomo?

Federico - E' Bill Cardew, signora Shuttleworth.

La signora Suttlewokth - Ma Bill morto.

Federico - Pare che non lo sappia.

La signora Shuttleworth - E' assurdo. Bisogna che qualcuno mi svegli.

Guglielmo - Posso pizzicarla; ma dove?

La signora Shuttleworth - E' un orribile sogno. Bill morto. Quest'uomo un impostore.

Guglielmo - Devo mostrarvi la voglia di fragola che ho sulla spalla sinistra?

V1TTOEIA


La signora Shuttleworth - Vi dico che Bill Cardew morto.

Guglielmo - Provatelo.

La signora Shuttleworth - (indignata) Provarlo? Il Ministero della guerra lo ha annunciato ufficialmente. Vittoria ha portato il lutto.

Guglielmo - Era carina in nero?

La signora Shuttleworth - Molto. Deliziosa. Ho insistito perch andasse da Matilde. Il lutto dev'essere elegante, altrimenti meglio non portarlo affatto. E poi, abbiamo fatto fare un funerale.

Federico - Con gran pontificale.

Guglielmo - Hai fatto fare un funerale per me, Vittoria? Sei stata molto gentile.

Vittoria - E' venuta molta gente.

Guglielmo - Sono contento che vi sia stata della cordialit verso la mia memoria.

Federico - Senti, caro mio, non per farti fretta; ma siamo ansiosi di avere spiegazioni.

Guglielmo - Ora vi racconter. Ho voluto prima darvi il tempo di rimettervi dalla prima emozione del mio arrivo. Siete tutti calmi?

Federico - Io posso parlare solo per conto

mio. N

Guglielmo - Dunque: come sapete, fui gravemente ferito.

Federico - S, a Ypres. Un compagno ti vide cadere. Disse che eri stato ferito alla testa. Si ferm un momento, vide che eri morto e se ne

and.

Guglielmo - Un osservatore superficiale. Non ero morto. Fui raccolto e portato in Germania.

Vittoria - Perch non scrivesti? (Siede a sinistra).

Guglielmo - Credo di essere stato molto male per parecchio tempo. Non so con precisione quanto sono rimasto in ospedale; ma so che quando cominciai a star seduto sul letto a mangiare, non mi ricordavo pi nulla. Avevo completamente perduto la memoria.

La signora Shuttleworth - Strano. A me sembra molto strano. (Siede).

Guglielmo - La mia ferita mi aveva reso irritabile. Quando fui portato in un campo di concentramento, ebbi un diverbio con un ufficiale tedesco e lo picchiai. Per Giove, mancato poco che mi fucilassero. A ogni modo, mi condannarono a circa 150 anni di prigione e mi proibirono di scrivere o di dare alcun cenno di vita.

Vittoria - Ma la memoria ti era tornata?

Guglielmo - S, gradatamente. Naturalmente immaginai che mi avreste creduto morto, ma non avevo modo di comunicare con nessuno.

Federico - Avresti potuto telegrafare da Rotterdam, dopo l'armistizio.

Guglielmo - Le linee erano congestionale. Mi dissero che sarei arrivato prima del telegramma.

Federico - E' probabilissimo.

Guglielmo - Insomma, mi congratulo con me stesso. Ma potete esser sicuri di una cosa: che non sono morto e che mi propongo di vivere ancora una quarantina d'anni, se non cinquanta. (Entra Tina).

Tina - Signora, mi pu dire dove devo mettere il bagaglio del signore? Mi ha detto di portarlo di sopra.

Guglielmo - Si tratta di poca roba: mettetela nello spogliatoio.

Vittoria - No, Tina; per ora .lasciatela dove . Decideremo dopo.

Tina - Bene, signora. (Via).

Guglielmo - Che cos', Vittoria: perch non nello spogliatoio?

Vittoria - Caro, tu dimentichi che il tuo arrivo una sorpresa. Non vi nulla di pronto.

Guglielmo - (andando a destra) Non ti preoccupare. Dopo quello che siamo stati abituati a sopportare, posso stare dovunque. (Guarda il letto) Perbacco, un materasso e un elastico. Il pupo dormir senza che ci sia bisogno di cullarlo stanotte.

La signora Shuttleworth - (con energia) Bisogna fare qualche cosa.

Guglielmo - Che volete dire?.

Vittoria - (in fretta) Siamo senza cuoca.

Guglielmo - Oh, non preoccupartene. Freddie ed io faremo cucina. La mia specialit la bistecca ai ferri. Tu che cosa sai fare, Freddie?

Federico - Cuocere un uovo.

Guglielmo - Benissimo. Andremo a comprare un po' di pat di fegato d'oca e delle ostriche, e siamo a posto. Ora, vediamo un po' il bimbo.

La signora Shuttleworth - Non sta molto bene oggi. Non credo che si alzer.

Guglielmo - Non importa. Andr io da lui. Non ho ancora fatto la conoscenza del signorino. Come si chiama?

Vittoria - (piuttosto nervosa) Non ti ricordi che prima di partire dicesti che desideravi che si chiamasse Federico, se era un maschio?

Guglielmo - S, mi ricordo; ma mi dicesti che ero pazzo. Volevi chiamarlo Lancellotto.

Vittoria - Quando ho creduto che tu fossi morto, ho voluto rispettare i tuoi desideri.

Guglielmo - Dev'essere stato un gran colpo per te, se lo hai preso in questo modo.

Vittoria - Naturalmente, piegai Freddie di far da padrino.

Guglielmo - Il vecchio mascalzone stato un buon amico per te durante la mia assenza?

Vittoria - S... s... s... l'ho visto spesso.

Guglielmo - Ero certo che saresti stata al sicuro con lui. E' un bravo ragazzo.

Federico - Senti, risparmia la mia modestia.

Vittoria - E' stato molto buono con me durante il mio lutto.

Guglielmo - Caro amico. Sapevo che sei forte e generoso.

Federico - (sudando freddo) Ho... ho fatto ci che ho potuto, ecco tutto.

Guglielmo - Andiamo, non fare la mammoletta.

La signora Shuttleworth - (con maggior energia) Vi dico che bisogna fare qualche cosa.

Guglielmo - Cara Vittoria, che cos'ha tua madre?

Federico - (cercando di sviare la conversazione) Credo che stasera possiamo darci alla pazza gioia e bere un po' di sciampagna, Vittoria.

Guglielmo - E accidenti all'economia!

Federico - Mi meraviglio che non l'abbiano ancora portato. Dissi l'altro giorno di mandarlo a casa.

Guglielmo - Sei stato in cantina? Sei stata imprudente a lasciarvelo andare, Vittoria; molto imprudente.

Vittoria - Non mi intendo affatto di vino.

Guglielmo - Freddie se ne intende... e si intende anche di qualche altra cosa. Ti ricordi L'ultima volta che siamo andati insieme a giocale a cricket? Dio, come avevi perso la testa!

Federico - Neanche per sogno.

Guglielmo - Era molto carina, per. La vedi ancora cos spesso come allora? (Vittoria si alza e guarda fisso Federico).

Federico - (con dignit) Non capisco affatto a chi vuoi alludere.

Guglielmo - Oh, caro, non avere tanti scrupoli. Vittoria una donna sposata e sa benissimo cir cosa fanno i giovinotti quando escono. Una bella bambina, sai, Vittoria. Se non fossi stato ammogliato, avrei cercato di tagliar l'erba sotto i piedi a Federico.

Vittoria - (glaciale) Freddie mi ha detto che non ha mai guardato una donna in vita sua.

Guglielmo - Non dovresti incoraggiarlo a mentire. Dicono tutti cos. E' uno di quelli che non perdono tempo. Quei poveri aviatori avevano un bel mettere in opera tutti i loro motori: nessuno poteva competere con lui. Si tratta di un passato scandaloso, signora Shuttleworth: velatevi il viso.

Federico - Povero Bill, la tua memoria ti fa dei brutti scherzi. Ho paura che quando l'hai ricuperata ti devi esser ricordato un'infinit d cose che non sono mai successe.

Guglielmo - Ho parlato del passato? Temo che il presente non resisterebbe a un'inchiesta fatta da vicino.

Federico - Perdinci, ho colto nel segno. Il povero ragazzo crede di esser divertente.

Guclielmo - (passeggiando in su e in gi) Non ti biasimo. Bisogna tagliare il fieno mentre il sole alto. Ammiro il tuo sistema di amare tre donne contemporaneamente, facendo credere a ognuna di esse che l'unica veramente amata.

La signora Shuttleworth - (con determinazione) Se nessuno si decide a fare qualche cosa, mi decider io.

Guglielmo - (in un soffio a Vittoria, indicando la suocera) Effetto delle incursioni aeree? (Si sente di fuori il vagito di un bimbo).

Vittoria - (agitata) Willie.

Guglielmo - Perbacco, cos'? Il pupo? (Va in fretta alla porta e l'apre. Il pianto del piccino si sente pi distintamente) Sta venendo su. Mi avevate detto che il piccino non esce di camera. (Rivolgendosi alla bambinaia) Portatemelo, fatemelo vedere. (La bambinaia, in uniforme grigia, appare sulla soglia col bimbo in braccio).

Vittoria - (disperatamente) Freddie, fai qualche cosa, anche se dev'essere una stupidaggine.

Federico - La sola cosa necessaria di non perdere la testa.

Guglielmo - (al bimbo) Hallo, hallo, hallo!

Federico - Non cos che si parla a un bimbo, allocco.

Guglielmo - A un bimbo come questo, s. (Alla bambinaia) Parla?

La bambinaia - No signore, non ancora.

Guglielmo - Un po' in ritardo, no? Non me lo sarei aspettato, in un mio bambino. (La bambinaia lo guarda con grande sorpresa, quindi si volge verso Vittoria e la guarda con aria di suprema ingenuit).

La bambinaia - Non ho mai saputo che bimbi di quest'et parlino, signore.

Guglielmo - Perbacco, non c' da esser troppo contenti. Mi guarda con un musetto senza espressione. Credo che abbiamo fatto un fiasco, Vittoria.

La bambinaia - (indignata) Non deve dir questo, signore. E' un bellissimo bambino. Pesa parecchio pi di quanto pesa un bimbo di sei mesi.

Guglielmo - Come? Quanto ha?

La bambinaia - Ha compiuto quattro mesi marted scorso.

Guglielmo - Sei stata occupala durante la mia assenza, Vittoria.

Vittoria - Freddie, per l'amor di Dio, parla. Non stare l impalato.

La signora Shuttleworth - (alla bambinaia)

- Andate pure. (La bambinaia, mordendosi le labbra, incuriosita e perplessa, esce.

Federico - (cercando di prenderla leggermente) Il fatto che hai preso un piccolo abbaglio. Sci stato via tanto tempo che vi sono molte cose che naturalmente non conosci.

Guglielmo - Io sono una creatura semplice.

Federico - Per dire in breve una lunga storia...

Guglielmo - Quale storia?

Federico - Vorrei che non m'interrompessi. Te la racconter nel modo pi breve possibile... In poche parole, il bimbo che uscito adesso non tuo figlio.

Guglielmo - Ne avevo un vago sospetto. Te lo dico con tutta franchezza.

Vittoria - Che stupido! Che stupidone!

Guglielmo - E chi diavolo il padre?

Federico - Se devo dire la verit, sono io.

Guglielmo - Tu? Sei ammogliato?

Federico - Come tanti altri... Il matrimonio stata una delle maggiori occupazioni, durante la guerra.

Gliglielmo - E perch non me lo hai detto?

Federico - Caro mio, eri morto da tre anni. Come avrei potuto?

Guglielmo - (afferrandogli la mano) Sono molto contento, mio caro amico. Sapevo che un giorno o l'altro ci saresti capitato. Sei un furbacchione, ma presto o tardi, tutti cadiamo nella rete. Le mie migliori congratulazioni.

Federico - Sei molto buono. E... e... abito qui...

Guglielmo - Davvero? Una cosa simpaticissima. Anche tua moglie qui?

Federico - E' un po' difficile da spiegare.

Gugliemo - Non mi dire che cieca da un occhio.

Federico - Non indovini perch abito qui?

Guglielmo - No. (Si guarda attorno e il suo sguardo cade sulla signora Shuttleworth) Non hai mica sposato la madre di Vittoria?

Federico - No, non precisamente.

Guglielmo - Che cosa significa non precisamente ? Spero che non ti sarai preso gioco del tenero cuore di mia suocera.

La signora Shuttleworth - Ho forse l'aria di essere la mamma di quel pupo?

Guglielmo - Viviamo nell'epoca del progresso. Su certe cose si pu conservare una certa freschezza d'idee...

Federico - Non mi hai affatto capito, Bill.

Guglielmo - Non c' nulla fra te e la madre di Vittoria?

Federico - Assolutamente nulla.

Guglielmo - Peccato. Mi sarebbe piaciuto esser tuo genero. E avresti fatto il tuo dovere verso di lei; non ti pare?

Vittoria - Bill, non devi parlare cos di mia madre!

Guglielmo - Se l'ha compromessa, deve sposarla.

Vittoria - Non l'ha affatto compromessa e non pu sposarla.

Guglielmo - Non voglio essere indiscreto; ma se non hai sposato la madre di Vittoria, si pu sapere chi hai sposato?

Federico - Perbacco, ho sposato Vittoria!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Il salotto in casa di Vittoria. Molto bizzarro. Vittoria ha incaricato della decorazione un futurista e il risultato molto moderno, esagerato, fantastico, ma non brutto. Non c' fuoco nel caminetto e tutte le finestre sono aperte. Federico seduto; ha il paletot e le gambe avvolte in uno scialle; legge il giornale. Entra la signora Shuttleworth).

La signora Shuttleworth - Ora vado.

Federico - Ah s?

La signora Shuttleworth - Porto con me i miei cari nipotini.

Federico - Ah s?

La signora Shuttleworth - Non mi sembrate molto di buon umore stamane.

Federico - Infatti.

La signora Shuttleworth - Vittoria sta per scendere.

Federico - Ah s?

La signora Shuttleworth - Credevo che mi aveste chiesto come sta, dopo quel terribile colpo.

Federico - Davvero?

La signora Shuttleworth - Sta meglio, povera cara, ma terribile scossa. L'ho fatta andare subito a letto, con delle bottiglie d'acqua calda.

Federico - Ah s?

La signora Shuttleworth - Poverina, era assolutamente incapace di discutere questa incresciosa situazione.

Federico - Davvero?

La signora Shuttleworth - Lo capite anche voi. Non c'era altro da fare che lasciarla perfettamente tranquilla per darle modo di rimettersi alquanto.

Federico - Ah s?

La signora Shuttleworth - Ma non dubito che stamane la troverete preparata ad affrontare la situazione.

Federico - Davvero?

La signora Shuttleworth - Se non avete altro da dirmi, credo che posso andarmene.

- (La signora Shuttleworth stringe le labbra e va verso la porta. In questo momento entra Tina).

Tina - C' il signor Leicester Paton, signora. La signora prega lei di riceverlo un momento, perch la signora esce ora dal bagno.

La signora Shuttleworth - Va bene. Fatelo entrare qui.

Tina - Subito, signora. (Via).

Federico - (si alza) Io me ne vado.

La signora Shuttleworth - Chi sa cosa vuole?

Federico - Forse verr a chiedere a Vittoria il permesso

Tina - di farvi la corte. (Via a sinistra). (Tina annuncia Leicester Paton ed esce. La Signora Shuttleworth siede sul divano). Il signor Paton. (Via).

Paton - Vostra figlia mi ha telefonato stamane. Ho pensato che la miglior cosa da fare era venire subito.

La signora Shuttleworth - Siete molto buono. So che se c' qualche cosa da fare, voi siete il solo uomo adatto.

Paton - E' una situazione straordinaria.

La signora Shuttleworth - Senza dubbio stato imprudente, da parte di Bill, tornare in questo modo.

Paton - Poveretta, dev'essere tutta sconvolta. (Siede a destra della tavola).

La signora Shuttleworth - Vi dico soltanto che il colpo le ha addirittura fatto andar via l'ondulazione dai capelli. Se l'era fatta fare ieri, e stamane erano dritti come spaghetti.

Paton - Non me lo dite!

La signora Shuttlewokth - Eccola.

(Entra Vittoria. E' in accappatoio e pantofole. Non ancora pettinata, ma riesce ugualmente a essere seducente).

Vittoria - Non ho voluto farvi aspettare. sono venuta gi come mi trovavo. Non mi guardate.

Paton - Non posso farne a meno.

Vittoria - Che sciocchezza! So che sono un orrore; ma fortunatamente non ho vanit personale.

Paton - (si alza e le prende la mano)Che catastrofe! Dovete esser tutta smarrita.

Vittoria - (con un sorriso affascinante)Sapevo di poter contare sulla vostra simpatia.

Paton - Che avete intenzione di fare?

Vittoria - Vi ho telefonato appunto perch non ho la pi lontana idea. Colpa vostra: mi avete insegnato a rivolgermi a voi in qualunque difficolt.

Paton - E a chi altro dovreste rivolgervi? Dobbiamo pensare. Dobbiamo discutere la cosa.

Vittoria - La posizione impossibile.

Paton - E' meraviglioso il coraggio col quale l'affrontate. Mi aspettavo di trovarvi in stato di collasso.

Vittoria - (con un lampo negli occhi)E voi a sostenermi?

Paton - Immagino che abbiate avuto delle scenate tremende.

Vittoria - Da spezzare il cuore. Che volete, mi adorano entrambi.

Paton - E voi?

Vittoria - (in centro)Io? Io voglio fare soltanto... il mio dovere.

Paton - Come vi somiglia queste!

La signora Shuttleworth - (alzandosi)Cara, se per ora non posso fare altro per te, vado via.

Vittoria - Vai, mamma cara.

La signora Shuttleworth - (stringendo la mano a Paton)Siate buono per lei.

Paton - Far del mio meglio.

- (La signora Shuttleworth esce a sinistra).

Vittoria - (siede. Quasi teneramente) Siete stato molto carino a venire subito. Temevo che non aveste tempo.

Paton - (in piedi) E credete che potrei lasciarmi trattenere da qualche cosa quando voi mi chiamate?

Vittoria - Oh, ma sapete che non vorrei che trascuraste qualche faccenda importante per causa mia.

Paton - (va al divano. Siede)Sarei lieto di farlo. Ma per esser sincero, stavo semplicemente per andare a vedere un sito che ho comperato recentemente in campagna; per l'occasione avrei provato la mia nuova Rolls, e avrei sparato qualche colpo di fucile agli uccellini.

Vittoria - Non sapevo che aveste comprato una propriet.

Paton - Oh, una cosa molto modesta. Il parco non pi di 300 jugeri; e nella casa ci sono soltanto ventotto camere da letto. Ma essendo scapolo, ho bisogno di poco.

Vittoria - Dov'?

Paton - Nei pressi di Newmarket.

Vittoria - Bei posti.

Paton - Un uomo della mia posizione costretto a far qualche cosa per il bene del paese; e mi pare che proteggere quello che uno dei migliori sporta inglesi e che da lavorare a una quantit di brave persone, sia un'occupazione altamente patriottica. Conto di mettere una scuderia da corse,

Vittoria - Un'idea magnifica. Tanti uomini sciupano il loro denaro in piaceri egoistici. E' un vero sollievo imbattersi in qualcuno che deciso a fare un buon uso del proprio. Mi sono domandata molte volte come mai non andate in Parlamento.

Paton - In questi ultimi anni sono stato troppo occupato a vincere la guerra, per potermi prender la briga del governo della nazione.

Vittoria - S! ma adesso c' bisogno di uomini forti, che abbiano un'intelligenza viva e una personalit dominatrice.

Paton - Non escluso che presto io abbia lopportunit di mostrare di che metallo son fatto. Ma non alla Camera dei Comuni.

Vittoria - (molto interessata) Alla Camera dei Lords?

Paton - (con malizia) Ah, non dovete chiedermi di tradire le confidenze del Ministro.

Vittoria - Starete molto bene in scarlatto ed ermellino.

Paton - (galante) Ma sono molto egoista a parlar delle mie faccende, quando le vostre sono tanto pi importanti.

Vittoria - Oh, non potete credere quanto mi piace sentirvi parlare di voi stesso. Si sente l'ingegno in ogni vostra parola.

Paton - E' facile esser brillanti quando si ha un'ascoltatrice consenziente e simpatica.

Vittoria - Senza dubbio, Bill e Freddie sono dei buoni e cari figlioli, ma la loro conversazione un po' limitata. Durante la guerra era di moda parlar di cannoni, di aeroplani, di dirigibili, ma adesso...

Paton - Come vi comprendo, cara Baronessa!

Vittoria - Perch mi chiamate cos?

Paton - Per togliermi da un imbarazzo. Non so se devo chiamarvi signora Cardew o signora Lowndes.

Vittoria - Perch non risolvete la difficolt chiamandomi semplicemente Vittoria?

Paton - Posso?

Vittoria - (dandogli la mano) Ci mi far sentire che non siete completamente un estraneo per me.

Paton - (con sorpresa) E i vostri anelli nuziali? Ne portavate sempre due.

Vittoria - Finch ho creduto che il povero Bill fosse morto, non volevo dimenticarlo.

Paton - Ma perch li avete tolti entrambi?

Vittoria - . Mi sento cos sbandata... Sono sposata a due uomini e mi sembra di non essere sposata a nessuno.

Paton - Magari fosse vero. Con tutta l'anima mia, dico magari fosse vero !

Vittoria - Quanta enfasi. Perch?

Paton - Non indovinate?

Vittoria - (abbassando gli occhi) Credo di esser molto stupida.

Paton - Non sapete che vi amo perdutamente? Maledico il mio infelice destino che non mi ha fatto incontrare con voi prima che foste sposata.

Vittoria - Mi avreste chiesto di sposarvi?

Paton - Ve lo avrei chiesto la mattina, a mezzogiorno e la sera, finch avessi ottenuto il vostro consenso.

Vittoria - Non ho mai desiderato tanto un modello di Parigi come quando ho saputo che era stato venduto a un'altra. Mi piacerebbe sapere se mi sposereste, qualora fossi libera.

Paton - S. Con tutto il cuore!

Vittoria - Ma non sono libera.

Paton - E voi... se foste libera, mi sposereste?

Vittoria - Ditemi, perch portate le uose?

Paton - Perch mi sembrano eleganti.

Vittoria - Ah, non perch soffrite il freddo ai piedi?

Paton - No; la mia circolazione ottima;

Vittoria - Non credo che siate di quegli uomini che prendono un no come una risposta.

Paton - Siete adorabile.

Vittoria - Volete condurmi fuori a colazione?

Paton - Ne sar felicissimo.

Vittoria - (si alza) Devo vestirmi. Tornate fra mezz'ora e mi troverete pronta.

Paton - Benissimo.

Vittoria - Grazie, per ora. (Escono insieme. si sente la voce di Guglielmo a sinistra).

Guglielmo - (di dentro) Vittoria! (Entro ma non vede nessuno) Hello! (Gridando) Freddie!

Federico - (di dentro) Hello!

Guglielmo - Freddie!

(Federico entra con lo scialle e il giornale).

Guglielmo - Non riesco a trovare le mie scarpe.

Federico - Le scarpe? E perch ti servono?

Guglielmo - Per metterle. Altrimenti non le cercherei.

Federico - Mi ricordo di averle viste. Le ho messe via con l'idea che avrebbero potuto servire.

Guglielmo - Imbecille! E dove le hai messe?

Federico - Sto cercando di ricordarmi.

Guglielmo - Insomma, non sai dove sono?

Federico - So dove sono, perch ce le ho messe io; ma in questo momento non mi ricordo.

Guglielmo - Beh, sbrigati a ricordarti.

Federico - Non darmi fastidio. E' impossibile che mi ricordi, se tu mi infastidisci.

Guglielmo ; - Cerca di farti venire in mente dove le hai messe.

Federico - (guardando dubbiosamente un portafiori) So di non averle messe in uno di questi vasi.

Guglielmo - Spero bene.

Federico - Forse sono nella cassa del carbone. (Va verso destra).

Guglielmo - Se ci sono, te le strofino sul viso fino a fartelo diventare come quello del carbonaio. (Va verso sinistra).

Federico - (guardando nella cassetta del carbone, trionfante) Ho detto che non erano nella cassetta del carbone.

Guglielmo - Idiota! Non voglio sapere dove non sono. Voglio sapere dove sono!

Federico - Se lo sapessi, non le cercherei.

Guglielmo - Se non le trovi in due secondi e mezzo, ti rompo le ossa.

Federico - Non vale la pena che ti arrabbi... Se non le troviamo, pazienza.

Guglielmo - (irritato) Perch diamine tieni tutte le finestre aperte?

Federico - Cercavo di riscaldare un po' la stanza. E poi, dicono che igienico.

Guglielmo - (va a chiudere le finestre).

Federico - Non credo che lambiente diventi pi caldo. Ho gi provato.

Guglielmo - Ma idiota che sei, perch non accendi la stufa?

Federico - Non essere cos poco patriottico. Vittoria ha bisogno del fuoco nella sua camera, e un'altra stufa occorre nella camera dei bambini.

Guglielmo - Perch? (Siede alla tavola).

Federico - Per il bagno. (Siede sul divano).

Guglielmo - (con stupore) Come, tutti i giorni?

Federico - S; oggi i bimbi vengono lavati moltissimo.

Guglielmo - Povere creature.

Federico - (balza in piedi e va verso di lui) Dove diamine hai preso codest'abito?

Guglielmo - Me lo ha mandato Vittoria.

Federico - Non era necessario che ti mandasse l'unico abito che mi son fatto dopo la guerra. Questa mi sembra un po' forte.

Guglielmo - Scusa, l'abito che portavo ieri non vi piaciuto. Non pretenderai che vada in giro in maniche di camicia, a meno che la casa non sia ben riscaldata.

Federico - Se avessi avuto l'educazione di chiedermelo, ti avrei dato l'abito che porto io.

Guglielmo - Grazie, ma non mi piace affatto. Ha le borse alle ginocchia.

Federico - Ti sbaglio se credi di metterti lutti gli abiti nuovi e farmi portare i vecchi.

Guglielmo - A proposito: dove hai preso quella spilla?

Federico - Me l'ha regalata Vittoria per il mio compleanno.

Guglielmo - E' mia. Vittoria l'aveva regalata a me per il mio compleanno. E quella catena?

Federico - Me l'ha regalata Vittoria per Natale.

Guglielmo - Ah, s? L'aveva regalata a me il Natale precedente. Mi farai il piacere di toglierti questa roba.

Federico - Ma neanche per sogno: quando sei morto, le hai lasciato tutto per testamento. Se lei ha creduto di regalarmi questi oggetti, non affar tuo.

Guglielmo - Senti, non voglio discutere; ma non mi pare molto grazioso andare a frugare nella gioielleria di un morto.

Federico - A proposito: avevi anche un portasigarette d'oro martellato?

Guglielmo - Sicuro: il regalo di nozze di Vittoria. Hai avuto anche quello?

Federico - Una donna economica, Vittoria.

Guglielmo - Senti, se non si accende un po' di fuoco, divento un ghiacciaio.

Federico - Prova con un fiammifero: vediamo cosa succede.

- (Guglielmo strofina un fiammifero e accende la stufa. Le fiamme brillano).

Federico - Ora posso levarmi il pastrano. Vittoria sar furente.

Guglielmo - Tocca a te stare all'erta. La responsabilit tua.

Federico - Io non c'entro. Il padrone di casa sei tu.

Guglielmo - Niente affatto. Io non sono che un ospite.

Federico - Oh no; nel momento in cui tu sei comparso, io sono sprofondato nel nulla dell'essere insignificante.

Guglielmo - Caro amico, sai dove ho dormito stanotte? Nella camera dei forestieri; ci che prova che non sono altro che un ospite.

Federico - E dove credi che abbia dormito io? Qui.

Guglielmo - Perch?

Federico - Vittoria ha detto che non potevo dormire nella camera accanto alla sua ora che sei tornato.

Guglielmo - Oh, beh, credo che sarai stato abbastanza comodamente sul divano.

Federico - S; guardalo un poco, il divano!

Guglielmo - Giusto: che fine hanno fatto i mobili?

Federico - Quando tu sei morto, Vittoria fu tanto sconvolta, che fece nuovamente arredare il salotto.

Guglielmo - Forse non ho il cervello molto sveglio, essendomi alzato presto; ma non riesco a vedere la connessione.

Federico - Che vuoi, la vecchia stanza ride, stava troppi penosi ricordi. Voleva distrarre il suo spirito.

Guglielmo - Oh, avevo avuto l'impressione che di questo avessi avuto cura tu.

Federico - (con dignit) Ho condiviso il suo dolore con simpatia. Certamente quanto attendevi da me.

Guglielmo - Senza dubbio. Non ti biasimo.

Federico - Se tu avessi visto Vittoria in lagrime, non crederesti verosimile che un uomo potesse rimaner l senza tentare di consolarla.

Guglielmo - E' la sola donna, fra quante ne ho conosciute, che carina quando piange non meno di quando sorride. E' una grande qualit.

Federico - Sapevo che mi avresti compreso.

Guglielmo - E' naturale.

Federico - Quando vuoi che me ne vada?

Guglielmo - Perch vorresti andartene, mio caro? Certo non immaginerai che io voglia crearti? un impedimento. Mi propongo di fare una visita brevissima.

Federico - Mi dispiace. Vittoria avr una delusione. Ma del resto, non cosa che mi riguardi. Tu e tua moglie dovete mettervi d'accordo su questo.

Guglielmo - Mio caro amico, vedo che mi fraintendi. Non sono l'uomo che voglia metterai fra moglie e marito.

Federico - Che vuoi dire?

Guglielmo - E tu, che vuoi dire?

- (Entra Vittoria. Indossa un elegante abito da mattina. Porta una scatola di cioccolatini).

Vittoria - Buon giorno.

- (Va da Guglielmo e gli porge la guancia da baciare).

Guglielmo - Buon giorno.

Vittoria - Buon giorno.

- (Va da Federico e gli porge l'altra guancia da baciare).

Federico - Buon giorno. (Siede sul divano).

Vittoria - (accennando con la testa a Guglielmo) Sono andata prima da lui perch stato via tanto tempo.

Federico - Naturale. E perch era tuo marito molto prima che lo fossi io.

Vittoria - Non voglio che siate gelosi uno dell'altro. Vi adoro entrambi e non voglio fare nessun favoritismo.

Federico - Non vedo perch egli abbia dovuto dormire nella stanza dei forestieri, e io sul divano del salotto.

Vittoria - (accorgendosi della stufa accesa) Chi ha acceso il fuoco?

Federico - Lui.

Guglielmo - Col tuo fiammifero.

- (Vittoria prende una sedia e si colloca dinanzi alla stufa in modo da intercettare tutto il calore).

Vittoria - (mangiando un cioccolatino) Naturalmente, a voialtri non importa se abbiamo cos poco carbone che i miei poveri piccini muoiono di polmonite. E' semplicemente uh delitto accendere il fuoco qui.

Guglielmo - Sono lacerato dai rimorsi. Ma necessario che lo monopolizzi tutto tu?

Vittoria - Dal momento che acceso, tanto vale che ne goda anch'io.

Federico - Cosa mangi, Vittoria: cioccolatini?

Vittoria - S, me li ha mandati Bobbie Curtis. Sono squisiti.

Federico - Davvero?

Vittoria - Ed cos difficile, adesso, aver dei buoni cioccolatini.

Federico - Lo so. Sono mesi e mesi che non ne assaggio.

Vittoria - (mordendo un cioccolatino) Oh, questo morbido dentro. Che orrore! Forse a uno di voi piace?

Guglielmo - E' un peccato buttarlo via, Vittoria.

Vittoria - (mangiandolo) Hai ragione. Non bisogna guardar tanto per il sottile in questi tristi momenti.

Guglielmo - Immagino che hai pensato proprio questo, quando hai sposato Federico.

Vittoria - L'ho fatto per amor tuo, caro. Eravate cos amici!

Federico - Era addirittura inconsolabile quando tu fosti ucciso.

Guglielmo - Meno male che c'eri tu a consolarla.

Vittoria - Povero Freddie, pensava a tutto. Fu lui che si occup del funerale. Veniva a vedermi due volte il giorno.

Guglielmo - E col tuo spirito pratico, avrai pensato che non valeva la pena fargli consumare le scarpe, quando una semplice cerimonia avrebbe potuto risparmiargli tante gite.

Vittoria - Per abbiamo aspettato un anno. Gli dissi che non era il caso di pensarci prima che fosse trascorso l'anno.

Guglielmo - Malgrado il prezzo del cuoio? Bisogna riconoscere che hai sempre avuto dei buoni sentimenti, Vittoria.

Vittoria - Sai come mi trovo sperduta senza un uomo. Sapevo che non avresti desiderato che rimanessi vedova.

Federico - Sentivo che ero la persona pi adatta per occuparmi di lei.

Guglielmo - II sacrificio che avete fatto entrambi per amor mio, mi commuove profondamente. spero soltanto che non abbiate dovuto contrariare eccessivamente i vostri sentimenti.

Federico - Che vuoi dire?

Guglielmo - Dio mio, dal momento che, a quanto pare, vi siete sposati soltanto per riguardo a me, presumo che fra voialtri non ci fosse altro che... vogliamo dire della stima?

Vittoria - Ma caro Bill, non ti ho detto che adoravo Freddie? E' la sua mirabile amici, zia per te che mi ha conquistata.

Federico - Ti era cos devota, Bill, che avrei dovuto essere privo di cuore per non amarla.

Guglielmo - Quasi quasi si crederebbe che vi siate innamorati uno dell'altra.

Vittoria - Solo sul tuo cadavere, caro.

Federico - Convinti che ne saresti stato commosso.

Guglielmo - Infatti, mi sento un nodo alla gola.

Federico - E Vittoria non ti ha mai dimenticato, sai? Non vero, Vittoria?

Vittoria - Mai.

Federico - So benissimo di aver avuto solo il secondo posto nel suo cuore. Finch ci sei stato tu, non avrebbe pensato a me.

Guglielmo - Oh, questo non lo so. Anche la donna pi costante ama variare ogni tanto.

Federico - No, no. Conosco il cuore fedele di Vittoria. Ella non pu amare veramente altri che te. Vittoria, tu sai come ti adoro. Sei l'unica donna al mondo, per me. Ma capisco che posso fare soltanto una cosa. Bill tornato. Non vi che una soluzione per me, come gentiluomo e come uomo d'onore. E' un amaro sacrificio, ma sapr impormelo. Rinuncio a tutti i miei diritti sopra di te. Me ne andr triste e desolato, e ti lascer a Bill. Addio, Vittoria. Pulisciti la bocca e dammi ancora un bacio prima che ci separiamo per sempre.

Vittoria - Ah, Federico, come sei grande! Che anima generosa la tua!

Federico - Addio, Vittoria. Dimenticami e vivi felice con un uomo migliore di me.

Vittoria - Non ti dimenticher mai, Federico. Addio. Vattene subito, altrimenti non resisto.

(Guglielmo si piantato risolutamente dinanzi, alla porta. Federico va verso di lui con la mano tesa).

Federico - Addio, Bill. Sii buono per lei. Non farei questo per nessuno, se non per te.

Guglielmo - (deciso) Niente affatto.

Federico - Esco per sempre dalla vostra vita.

Guglielmo - Ti dico di no.

Federico - Non il momento di scherzare, Bill. Togliti dinanzi alla porta.

Guglielmo - Dovrai passare sul mio cadavere.

Federico - A che scopo tutto questo? Non possiamo mutar nulla ai fatti.

Vittoria - Bill, perch prolungare una scena penosa?

Guglielmo - Cara Vittoria, non sono l'uomo capace di accettare un simile sacrificio. No; il ministero della Guerra ha deciso che io sono morto. Mi hai fatto il funerale. Hai fatto riammobiliare il salotto. Sei felice. sai ebbe un mostruoso egoismo il mio se volessi disturbare uno stato di co6e nel quale vi trovate ottimamente entrambi. Non voglio mettermi fra voi.

Vittoria - Oh Bill, come sei nobile...

Guglielmo - Vittoria, sono un gentiluomo e un soldato. Questo essere che vedi dinanzi a te, malgrado l'abito che indossa, uno spirito disincarnato. Per tutti gli effetti e motivi, io sono morto come un vitello allo spiedo. Voglio rimaner tale.

Federico - Vittoria non sar mai pi felice con me ora che sei tornato.

Guglielmo - Non una parola di pi. Essa tua.

Federico - Caro Bill, mi conosci troppo poco. Sono pigro, egoista, irritabile, volgare, gottoso e predisposto al cancro, alla tubercolosi e al diabete.

Guglielmo - Terribile, mio povero Freddie. Dovrai prendere gran cura della tua salute; e la cara Vittoria far del suo meglio per correggere i tuoi difetti di carattere.

Federico - Se veramente la amassi, non la esporresti alla vita infelice che le riservata con un uomo come me.

Guglielmo - Freddie, amico mio, non posso nasconderti pi a lungo che col mio fisico rovinato da una giovinezza dissipata e dai disagi della guerra e della prigionia, non ho pi molto da vivere. Del resto, Vittoria sa anche troppo che sono vendicativo, intollerante, stravagante, violento e bugiardo.

Vittoria - Ah, come vi comprendo bene! Siete tutti e due cos nobili... Siete cos eroici... Siete cos altruisti...

Tina - (entrando) Signora, c' una persona mandata dall'Agenzia di Collocamento Alessandra. (Tende un foglietto di carta).

Vittoria - Fatela entrare.

Tina - Subito, signora (Via).

Vittoria - Una cuoca. Una cuoca. Una cuoca.

Federico - Meno male.

- (Tina introduce la signora Pogson e richiude la porta dietro di lei. La signora Pogson grossa e autoritaria. E' vestita come la vedova di un appaltatore).

La signora Pogson - Buon giorno.

Vittoria - Buon giorno.

- (La Pogson si guarda attorno e vedendo una sedia a braccioli, si siede).

La signora Pogson - Ho trovato il suo nome sulla lista di persone in cerca di una cuoca, che mi ha data l'agenzia Alessandro. Non ho molta simpatia per questi paraggi, ma ad ogni modo ho pensato di fare una capatina, per vedere se a volte il posto mi convenisse.

Vittoria - (cercando d'ingraziarsela) Sono sicura che vi ci troverete benissimo.

La signora Pogson - Ho lasciato Londra durante le incursioni aeree, decidendo di non tornarvi finch durava la guerra. Le strade buie e tutto il resto... Ma dopo tutto, preferisco ancora Londra a qualunque altra citt.

Vittoria - Naturalmente.

La signora Pogson - E ora che la guerra finita, sono disposta a stabilirmi nuovamente qui, se trovo un posto che mi conviene. Perch andata via la sua ultima cuoca?

Vittoria - Perch si doveva sposare.

La signora Pogson - Ah, questo quello che dicono tutte le signore. Pu essere vero, ma pu anche dar si. che non lo sia.

Vittoria - Veramente, ha sempre detto che da tre mesi in qua non aveva trovato un posto migliore.

La signora Pogson - Prima di parlare di altro, vorrei sapere una cosa. Avete garage?

Vittoria - Lo abbiamo, ma non c' niente dentro. Abbiamo venduto la nostra automobile.

La signora Pogson - Beh, questo comodo. Porto sempre con me la mia Ford.

Vittoria - Giustissimo.

La signora Pogson - Ci sono servitori?

Vittoria - No, purtroppo.

La signora Pogson - (severamente) Sono sempre stata abituata ai servitori.

Vittoria - Sapete, la guerra...

La signora Pogson - Oh, inutile che me lo dica. So benissimo le difficolt. E immagino che non ci sar neanche una sguattera?

Vittoria - Impossibile trovarne, n per molto n per poco.

La signora Pogson - Questa una cosa che non perdoner mai al governo. Aver preso tutte queste ragazze e averle messe nelle fabbriche di munizioni. Ci sono molte cuoche che assolutamente non vanno in una casa se non c' l sguattera; ma io capisco che in tempo di guerra bisogna adattarsi. Se devo fare a meno della sguattera, ne far a meno.

Vittoria - Siete una buona patriota.

La signora Pogson - La signora potr disporre come crede meglio per fare accendere il fuoco in cucina. Tutto quel che domando e che sia gi acceso quando io scendo, la mattina.

Vittoria - Ah, capisco benissimo. Soltanto, non so in che modo possa fare.

La signora Pogson - Nell'ultima casa in cui sono stata, il signore accendeva il fuoco tutte le mattine.

Vittoria - Ah, a questo non avevo pensato.

Guglielmo - E se fossi in te, Vittoria, non ci penserei neppure.

La signora Pogson - Era un signore molto gentile. Mi portava ogni mattina, prima che io mi alzassi, una tazza di te e una fettina di pane imburrato.

Vittoria - Certamente, faremo il possibile perch vi troviate bene.

La signora Pogson - Che genere di cucina desidera la signora?

Vittoria - Oh, sono sicura che ci contenterete. si vede subito che siete una cuoca di primo ordine.

La signora Pogson - Non perdo tempo a fare tante cose complicate, specialmente in tempo di guerra. Bisogna ringraziar Dio che ci sia qualche cosa da mangiare.

Vittoria - Senza dubbio, so che difficile avere una grande variet, adesso. Crdo che farete del vostro meglio. Siamo spesso a colazione fuori e pranziamo alle otto.

La signora Pogson - Questo dipende dal vo-stro modo di vedere; ma io non cucino mai nel pomeriggio.

Vittoria - E' una cosa un po' scomoda.

La signora Pogson - (si alza) Se credete che non vi convenga, inutile che io perda altro tempo. Ho una diecina di signore da interrogare stamane.

Vittoria - - Oh, non faccio di questo una con-dizione assoluta. Potremo stabilire i nostri orari in modo che si adattino al vostro.

La signora Pogson - (si siede nuovamente)Io servo sempre il pranzo all'una pomeridiana. Un po' di carne e un pudding al latte. E se credete, potete avere per cena la carne fredda e un po' di dolce che si fa avanzare.

Vittoria - Capisco. E... quanto chiedete di stipendio?

La signora Pogson - Non chiedo stipendio. Sono disposta ad accettare un salario di due sterline la settimana.

Vittoria - E' un po' pi di quanto ho la abitudine di pagare.

La signora Pogson - Se non volete pagarle, c' una quantit di persone che le pagano.

Vittoria - Non discuteremo su questo. Sono sicura che valete questa cifra.

La signora Pogson - Non mi sembra di avere altre domande da fare.

Vittoria - No; mi pare che abbiamo parlato di tutto. Quando potete venire?

La signora Pogson - (si alza) Ora vado da queste altre signore e vedo che cosa mi offrono; e se vengo alla conclusione che questa casa mi conviene pi delle altre, mander un biglietto.

Vittoria - Spero che verrete. sono sicura che sarete felice.

La signora Pogson - (va verso Vittoria) Questo quello che dico sempre: la cosa importante esser felici. E mi piace il suo viso, signora. Non le dispiacer se le dico che proprio simpaticissima.

Vittoria - Sono contenta di sentirlo.

La signora Pogson - (in centro) Oh, me ne andino, mentre ho ancora qualche cosa da chiedere. sono un po' distratta stamane. Quante persone sono di famiglia?

Vittoria - Ho due bambini, ma non danno nessun disturbo; ora, poi, non ci sono neppure.

La signora Pogson - Oh, dei bimbi non mi importa. Ne ho avuti troppi io per badarci.

Vittoria - E allora ci siamo soltanto io e questi due signori.

La signora Pogson - Suppongo che uno dei due sia suo marito.

Vittoria - Sono sposata con tutti e due.

La signora Pogson - Tutti e due? Legalmente?

Vittoria - S.

La signora Pogson - Questo poi... (Con crescente, indignazione) Se ci fosse stato un amiro, non avrei avuto nulla da dire. sono stata nelle migliori famiglie e ci sono abituata. E' una cosa che conserva la calma e il buon umore della signora, di modo che non va in giro per la casa a infastidire la servit. E se l'amico vive n casa, non c' pericolo che un giorno s e l'altro no, il pranzo ritardi di mezz'ora o di tre quarti d'ora. Ma se la signora lo ha sposato, la osa diversa. Non giusto. Se le signore adesso credono di poter avere due mariti mentre le povere donne che lavorano spesso non riescono ad averne uno, vi dico io che non giusto. Sono stata conservatrice tutta la mia vita, ma grazie a Dio ora abbiamo il voto, e vi assicuro che voter per il lavoro, ora e sempre!

(Esce a precipizio, sbattendo la porta).

Guglielmo - Bang!

Vittoria - La posizione intollerabile. Bisogna che io abbia un marito. Ci sono moltissime circostanze nelle quali un marito indispensabile. Ma solo uno. Non posso e non voglio averne due.

Federico - Ho un'idea.

Guglielmo - Sar certo un'idea idiota.

Federico - Tiriamo a sorte.

Guglielmo - Ero sicuro che fosse una stupidaggine.

Vittoria - Che vuoi dire, Federico?

Federico - Prendiamo due pezzi di carta e su di uno di questi tracciamo una croce. Poi li pieghiamo e li mettiamo in un cappello. Tiriamo su, e quello a cui capita la croce prende Vittoria.

Vittoria - Com' emozionante!

Guglielmo - Preferisco fare a testa e croce. Ho sempre fortuna in questo giuoco.

Federico - Hai forse paura?

Guglielmo - Non ho paura. Ma un bel rischio.

Vittoria - E' molto romantico. Prendi un po' di carta, Federico.

Federico - Subito.

Guglielmo - (va in centro; preoccupato) Non mi piace. sono in una giornata di sfortuna. Ho visto la luna attraverso i vetri. E quando ho rotto il mio uovo alla coque, stamane, ho sentito che le cose sarebbero andate di traverso.

- (Federico va alla scrivania e prende un foglio di carta che divide in due. Quindi, volgendo le spalle, traccia la croce).

Federico - Quello a cui capita la carta bianca, rinuncia a ogni diritto su Vittoria. Scompare dalla scena come uno sbuffo di fumo. Non si sentir pi parlare di lui.

Guglielmo - Non mi piace. Ripeto che lo faccio protestando con tutte le mie forze.

Vittoria - Via, Bill, non mostratevi scompiacente appena tornato.

Federico - Avrai tutto il tempo di esserlo, durante i quarant'anni che bai dinanzi a te.

Vittoria - Ti dai delle arie di superiorit, Freddie. E se estraessi tu il pezzo bianco?

Federico - Ho visto un cavallo pomellato stamane. Dove mettiamo i bigliettini adesso?

Vittoria - II cestino della cartaccia la cosa migliore.

Federico - Benissimo. Ora, state a sentire. su uno di questi bigliettini c' una croce. Li metto tutti e due nel cestino che Vittoria tiene in roano. Siamo d'accordo che chiunque dei due prende il bigliettino bianco, lascer immediatamente la casa.

Guglielmo - (debolmente) S.

Federico - (tendendo il cestino) Ecco, Vittoria.

Guglielmo - (agitato) Scuotili bene.

Vittoria - Non dubitare. Ma ditemi: non emozionante?

Federico - - Prendi prima tu, Bill.

Guglielmo - (trema come una foglia) No, non posso. Davvero non posso.

Federico - E' il tuo diritto. Sei il primo marito di Vittoria.

Vittoria - Ha ragione, Bill. Devi essere il primo a tentare la fortuna.

Guglielmo - Terribile. sudo freddo.

Vittoria - E' straordinariamente eccitante. Ho il cuore che batte a precipizio. Chi sa chi di voi due mi avr...

Guglielmo - (esito) E' pi forte di me...

Federico - Coraggio, via, coraggio.

Guglielmo - Dovete ricordarvi che i miei nervi, dopo tre anni di prigionia in Germania, sono ridotti in poltiglia.

Vittoria - Vedo quanto mi ami, Bill.

Federico - Chiudi gli occhi e ficca la mano senza esitare.

Guglielmo - E' meglio farla finita... (Trae dal cestino uno dei pezzi di carta, e subito dopo Federico prende l'altro. Per un istante Guglielmo incapace di spiegare il suo; e lo guarda nervosamente. Federico apre il suo, da un grido, indietreggia).

Federico - (drammaticamente) Bianco, bianco, bianco, bianco!

- (Guglielmo da un balzo e apre in fretta la carta che ha in mono. La fissa con orrore).

Guglielmo - Dio mio!

Vittoria - Oh, mio povero Freddie. (Va verso di lui).

Federico - (con sentimento esagerato) Non mi compatire, Vittoria. Ho bisogno di tutto il mio coraggio. Ti ho perduta e devo dirti addio per sempre.

Vittoria - Oh, Freddie, troppo terribile. Puoi venire a vedermi ogni tanto.

Federico - Non potrei sopportarlo. Non ti dimenticher mai. Sei la sola donna che io abbia amata.

- (A queste parole, Guglielmo alza la testa e osserva con curiosit).

Vittoria - Non amerai mai nessun'altra, vero? Mi dispiacerebbe.

Federico - Come potrei amare un'altra dopo di te? E' come se chiedessi a un uomo di vedere la luce quando il sole tramontato.

Guglielmo - Pu girare l'interruttore della luce elettrica.

Federico - Ah, tu puoi scherzare; ma io sono un uomo finito e ho il cuore spezzato.

Guglielmo - Mi limitavo a suggerire la possibilit di una consolazione.

Vittoria - Non carino da parte tua, Bill. Mi pare che ci che dice Freddie sia molto poetico. D'altronde, non desidero affatto che sia consolato.

Federico - Dammi un ultimo bacio, Vittoria.

Vittoria - Caro.

Federico - (la prende fra le braccia e la bacia. Eroe da romanzo) Addio. Vado attraverso la notte.

Guglielmo - Ah, non vai via subito?

Federico - S.

Guglielmo - Beh, ma siamo di pieno giorno.

Federico - (con dignit) Parlavo metaforicamente.

Guglielmo - Prima di andartene, fammi ve-dere quell'altro pezzetto di carta, quello bianco.

Federico - (andando verso la porta) Non trattenermi con delle sciocchezze.

Guglielmo - (intercettandogli il passo) Mi dispiace di farti perder del tempo.

Federico - (cercando di scansarlo) Perch vuoi vederlo?

Guglielmo - (sempre impedendogli di andare via) Semplice curiosit.

Federico - (tentando di passare dall'altro lato) Veramente, Bill, non capisco come tu pos-sa essere cos privo di cuore da avere delle banali curiosit mentre io ho una ferita che sanguina e duole.

Guglielmo - Voglio far mettere i due pezzi in cornice, come ricordo di questa memorabile giornata.

Federico - Qualunque altro pezzo di carta far lo stesso ufficio. Quello l'ho gettato nel fuoco.

Guglielmo - No, no. L'hai messo in tasca.

Federico - Oh, basta! Non vedi che sono un uomo disperato?

Guglielmo - Non quanto me. se non mi dai con le buone quel pezzo di carta, te lo prender con la forza.

Federico - Va' all'inferno.

Guglielmo - Dammelo. (Da un urlone a Federico che si scansa; poi lo insegue intorno alla stanza).

Vittoria - Cosa succede? Siete impazziti?

Guglielmo - Me lo dovrai dare, prima o dopo.

Federico - Piuttosto mi faccio ammazzare.

Vittoria - Perch non glielo dai?

Federico - Perch non voglio che i miei sentimenti siano calpestati in questo modo.

Guglielmo - A momenti calpester ben altro che i tuoi sentimenti. (Federico fa un balzo improvviso verso la porta, ma Guglielmo lo afferra per un braccio e glielo torce) Ti ho preso, caro. Ora, vuoi darmelo?

Federico - Neanche per sogno.

Guglielmo - Ti spezzo il braccio se non me lo dai.

Federico - Accidenti! Smettila. Mi fai male.

Guglielmo - E' quello che cerco.

Federico - Picchialo sulla mano con l'attizzatoio, Vittoria.

Guglielmo - Non commettere volgarit, Vittoria.

Federico - Vigliacco traditore. se mi lasci, te lo d.

- (Guglielmo lo lascia e Federico trae di tasca la carta. Ma quando Guglielmo crede che stia per dargliela, se la mette in bocca).

Guglielmo - (afferrandolo alla gola) Sputa subito.

- (Federico si toglie la carta dalla bocca e la getta in terra).

Federico - Forse t'illudi di essere un gentiluomo.

- (Guglielmo raccoglie la carta e la spiega).

Guglielmo - Brutto porco mascalzone.

Vittoria - Che c'?

Guglielmo - (va verso di lei e le porge la carta) Guarda.

Vittoria - C' una croce.

Guglielmo - (indignato) C'era la croce su tutt'e due.

Vittoria - Non capisco.

Guglielmo - No? Ti spiego io: voleva essere sicuro che io non avrei preso il foglietto bianco. (Vittoria guarda stupita. Breve pausa).

Federico - (magnanimo) L'ho fatto per amor tuo, Vittoria. Sapevo che il tuo cuore propendeva per Bill, ma che temevi di ferire l'animo mio; perci ho voluto renderti facile la soluzione.

Vittoria - (va verso Federico) Come ti somiglia questo, Federico... Sei sempre stato pie, no di bont...

Guglielmo - (a destra; leggermente ironico) Mi vien quasi da piangere.

Federico - Sono fatto cos. Non posso fare a meno di sacrificarmi per gli altri.

Tina - (entrando) Permetta una parola, signora.

Vittoria - Ora no; ho da fare.

Tina - Ma molto urgente, signora.

Vittoria - Va bene; vengo. Voialtri non dite nulla d'importante finch non torno. (Tina le tiene la porta aperta ed ella esce).

Federico - Come hai fatto a indovinare?

Guglielmo - Eri troppo calmo.

Federico - La calma della disperazione.

(Guglielmo seduto sul divano. Mette casualmente una mano dietro di s e sente qualche cosa di duro. Ficca la mano tra il sedile e la spalliera ed estrae prima una scarpa e poi un'altra).

Guglielmo - Le mie scarpe.

Federico - Sapevo di averle riposte in qualche luogo.

Guglielmo - Non le avevi affatto riposte, mascalzone. Le avevi nascoste.

Federico - Mentisci. Perch diavolo avrei dovuto nascondere le tue scarpacce?

Guglielmo - Avevi paura che io me ne andassi.

Federico - Pu anche darsi. Ti avrei semplicemente attribuito gli stessi sentimenti disinteressati che ho io. Posso aver sbagliato, ma dopo tutto un nobile errore.

Guglielmo - Si potrebbe quasi immaginare che non desideri Vittoria.

- (Federico lo guarda penosamente per un momento; poi decide di mettere le cose in chiaro).

Federico - Bill, amico mio, tu sai che non sono l'uomo capace di dire una parola contro la propria moglie.

Guglielmo - N io sono il tipo disposto ad ascoltare qualche cosa contro la mia.

Federico - Ma corpo del diavolo, e non si pu discutere spassionatamente della propria moglie col suo primo marito, con chi se ne pu parlare?

Guglielmo - Non saprei, a meno che non sia col secondo.

Federico - Dimmi che cosa pensi realmente di Vittoria.

Guglielmo - E' la pi deliziosa donnina del mondo.

Federico - Non si potrebbe desiderare una moglie migliore. .

Guglielmo - E' carina.

Federico - Seducente.

Guglielmo - Amorevole.

Federico - Squisita. Ti confesso che qualche volta, quando ho desiderato una cosa, mi sembrava che fosse egoismo; mentre se la desiderava lei, era cosa giusta e naturale.

Guglielmo - Non esito ad ammettere che spesso mi son chiesto perch da parte mia era naturale sacrificare ogni mia inclinazione, mentre se lo faceva lei era una prova di generosit di carattere.

Federico - E perch in ogni divergenza di opinione dovevo sempre aver torto e lei aveva ragione?

Guglielmo - E perch ogni mio impegno potesse esser considerato come non esistente, mentre per nulla al mondo ella avrebbe mancato ai suoi?

Federico - E perch il mio tempo non aveva alcuna importanza mentre il suo era cos prezioso?

Guglielmo - Insomma...

Federico - Insomma, io non sono degno di lei, Bill. Come hai detto giustamente, nessuno potrebbe desiderare una moglie migliore.

Guglielmo - Sei tu che lo hai detto.

Federico - Ma io non ne posso pi. Se tu fossi rimasto morto, avrei continuato a condurmi da gentiluomo, ma dal momento che sei tornato, tocca a te riprendere la tua soma.

Guglielmo - Neanche se ti ammazzi.

Federico - Eppure bisogna che Vittoria abbia un marito.

Guglielmo - Senti, qui c' una sola cosa da fare. Che scelga lei fra noi.

Federico - Questo non mi da molte probabilit.

Guglielmo - Non capisco ci che vuoi dire. Mi sembra di essere molto magnanimo.

Federico - Accidenti alla magnanimit. Sai che ho un simpatico carattere e che sono un bel giovane. Vittoria naturalmente vorr scegliere me.

Guglielmo - Iddio sa che non sono vanesio, ma mi sempre stato detto che sono un perfetto campione di bellezza maschile. La mia conversazione non solo divertente ma istruttiva.

Federico - Farei qualunque scommessa...

Guglielmo - Non voglio arrischiar nulla di questo genere. Ne ho avuto abbastanza del tuo pasticcio.

Federico - Credevo di trattare con un gentiluomo.

Guglielmo - Eccola.

Vittoria - (entra nervosissima) Tutte le don. ne di servizio si son licenziate.

Federico - Sul serio?

Vittoria - Ho sempre fatto tutto il possibile per loro. Ho dato doppi stipendi. Ho dato loro da mangiare quel che c'era di meglio. Ho dato perfino il mio burro e il mio zucchero.

Federico - Soltanto perch mangiandone ingrassavi e ti sciupavi la linea!

Vittoria - Ma loro non Io sapevano. Le ho lasciate uscire tutte le sere, quando non avevo bisogno di loro. Ho permesso che invitassero tutto l'esercito a prendere il t. E ora si licenziano.

Guglielmo - E' un po' forte, veramente.

Vittoria - Ho discusso, ho cercato di convincerle, direi quasi che mi sono inginocchiata dinanzi a loro. Non hanno voluto ascoltarmi. Se ne vanno tutte nel pomeriggio.

Guglielmo - Ebbene, Freddie e io faremo i lavori di casa finch ne troverai delle altre.

Vittoria - Sai che pi difficile trovare una cameriera che vincere alla lotteria? Tutti i giorni, all'Ufficio di Stato Civile c' una fila di scapoli che vanno a fare le pubblicazioni matrimoniali. Sposano le loro cuoche: il solo mezzo per tenerle,

Guglielmo - Intanto... Senti, Vittoria: abbiamo deciso che c' una sola soluzione: che tu scelga fra noi.

Vittoria - Come potrei? Vi adoro entrambi. Del resto, cos difficile scegliere fra voi...

Guglielmo - Non mi pare. Freddie ha un simpatico carattere ed un bellissimo giovine.

Federico - Non dir cos, Bill. Dio sa che non sei vanitoso, ma bisogna che ti dica in faccia che sei un campione quasi 'perfetto di bellezza maschile e che la tua conversazione non solo divertente ma istruttiva.

Federico - (si alza) Prima che tu prenda una decisione, credo onesto farti una confessione. Non potrei sopportare che la nostra vita futura fosse basata su una menzogna. Vittoria, nel mio ufficio c' una stenografa. Occhi azzurri e ricciolini gialli sulla nuca. Lascio il resto alla tua immaginazione.

Vittoria - E' abominevole. E ho sempre creduto che avessi dei sentimenti cos elevati.

Federico - Sono indegno di te. Lo so troppo bene. Non potrai mai perdonarmi.

Guglielmo - Mascalzone.

Vittoria - Certo, questo semplifica molto le cose. Non mi vedo a rappresentare le parte della terza donna in un harem.

Guglielmo - Non correrai nessun rischio di questo genere al Canada. Le donne sono scarse a Manituba,

Vittoria - Che diamine dici?

Guglielmo - (si alza) Sono giunto alla conclusione che l'Inghilterra non mi offre alcun avvenire ora che la guerra finita. Dar le dimissioni. L'Impero ha bisogno di lavoratori e io son pronto a prender parte alla ricostruzione. se tu, Vittoria, farai di me il pi felice degli nomini, emigreremo insieme.

Vittoria - Al Canada?

Federico - Il paese delle martore,

Vittoria - Non le migliori. .

Guglielmo - Comprer una fattoria. Credo che farai bene a occupare le tue ore libere imparando come si cucinano i semplicissimi cibi di cui vivremo. Credo che tu sappia lavorare.

Vittoria - (con asprezza) Le trine.

Guglielmo - Credo che dovrai anche imparare a mungere.

Vittoria - Non mi piacciono le mucche.

Guglielmo - Vedo che l'idea ti sorride. sar una vita meravigliosa. Accenderai il fuoco e strofinerai i pavimenti, cucinerai il pranzo e laverai la biancheria. E avrai il voto.

Vittoria - E che cosa far nei momenti di libert?

Guglielmo - Ti coltiverai la mente leggendo l'Enciclopedia Britannica tutta di seguito. Osservaci dunque bene, Vittoria, e decidi quale di noi deve rimanere tuo marito.

Vittoria - A dirvi la verit, non vedo perch debba essere uno o l'altro.

Federico - Ma poich necessario...

Vittoria - Credo che non si possa negare che dal giorno che vi ho sposati mi sono sacrificata in tutti i modi possibili. Mi sono affaticata per rendervi la vita piacevole. Pochi uomini hanno avuto una moglie come sono stata io per voialtri. Ma questa volta bisogna anche pensare a se stessi.

Guglielmo - Com' vero!

Vittoria - La guerra ormai finita, e io credo di aver fatto il mio dovere. Ho sposato due uomini con la croce di guerra. Ora ho voglia di sposarne uno con una Rolls Royce.

Federico - Ma non ci adoravi?

Vittoria - Ma s, vi adoro tutti e due. Ma dal momento che non potete esser tutti e due miei mariti...

Federico - Mi pare un po' grossa. Insomma, avresti deciso di sposare qualcun altro alle nostre spalle?

Vittoria - Sai che non farei mai una cosa simile, Freddie.

Federico - Allora, non capisco.

Vittoria - Caro Freddie, hai mai studiato le abitudini domestiche dell'unicorno?

Federico - Purtroppo la mia educazione stata molto trascurata.

Vittoria - L'unicorno un animale prudente e piuttosto pauroso e non possibile prenderlo con le solite trappole dei cacciatori. Ma stranamente sensibile al fascino del bel sesso. Quando sente il fruscio di un abito di seta, dimntica la sua nativa prudenza. In poche parole: una bella donna lo prende facilmente per il naso.

Tina - (entrando) II signor Leicester Paton in basso con l'automobile, signora.

Vittoria - Con la Rolls Royce?

Tina - Credo di s, signora.

Vittoria - Ditegli che scendo subito.

Tina - Va bene, signora. (Via).

"

Vittoria - L' unicorno mi conduce a colazione. (Fa un palmo di naso ai due uomini ed esce

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La cucina. In fondo, da un lato il fornello a gas. All'altro lato, una credenza con sopra piatiti, e altre stoviglie. Nel fondo, In porta che conduce nel cortile e accanto una finestra, con sbarre di ferro, attraverso alle quali si vede la scala che conduce nel cortile e le persone che la salgono e la scendono. In mezzo, una tavola di cucina; qua e l sedie di legno. Sul pavimento, un linoleum. La cucina chiara, pulita, allegra. Guglielmo seduto su una sedia, coi piedi appoggiati su un'altra, e legge un romanzo poliziesco in un fascicolo Crimen . Federico entra con un cesto pieno di carbone).

Federico - (posando il cesto) Questo carbone pesa una tonnellata. Potresti portarlo di sopra.

Guglielmo - (gaio) Potrei, ma non lo porto.

Federico - Non te lo chiederei; ma da quando sono stato ferito al braccio servendo il mio paese, non ho pi la forza che avevo prima.

Guglielmo - (sospettoso) A che braccio ti sei ferito?

Federico - (pronto) A tutti e due.

Guglielmo - Allora puoi portare il carbone sulla testa. Del resto, credo che sia il miglior mezzo. E dicono che giova per la linea.

Federico - Sei senza cuore.

Guglielmo - Lo farei volentieri, mio caro; ma il dottore mi ha detto che il portare dei grandi, pesi mi fa male al muscolo cardiaco.

Federico - Che c'entra il cuore? Hai eletto che sei stato ferito alla testa.

Guglielmo - Del resto, non tocca a me. Io faccio la cucina. Non puoi pretendere che faccia anche il servizio della casa.

Federico - Fai la cucina? Mi pare che tu stia l seduto a far nulla. Non vedo perch debba fare io queste sudate.

Guglielmo - Vedi, caro, a te manca l'organizzazione. Io sono un organizzatore. E' il mio segreto.

Federico - Sono stato un imbecille a scegliere il servizio di casa. Avrei dovuto pensare che se c'era un lavoro comodo sarebbe stato scelto da te.

Guglielmo - Naturalmente ho scelto quello che ero pi capace di fare. Questo uno dei segreti dell'organizzazione. La cucina un'arte. I lavori di casa possono essere fatti da qualunque imbecille.

Federico - Te la d io, l'organizzazione! Prova un po' a lucidare un paio di scarpe e poi dimmi se facile!

Guglielmo - Non credo che tu sappia come si lustrano le scarpe. Ci hai sputato sopra?

Federico - No.

Guglielmo - Vedi? Beh, adesso non perder pi tempo e apparecchia la tavola mentre io finisco il mio Crimen .

Federico - (cupo) E' colazione o pranzo?

Guglielmo - - Non lo so ancora; ma ad ogni modo apparecchiamo qui perche pi comodo poi per lavare i piatti. Questo fa parte dell'organizzazione.

Federico - E che cosa ne dice Vittoria?

Guglielmo - Non gliel'ho ancora detto.

Federico - E' di pessimo umore stamane.

Guglielmo - Perch?

Federico - Perche l'acqua del bagno non era calda.

Guglielmo - Davvero?

Federico - Sai benissimo che era tiepida.

Guglielmo - Credo che i bagni freddi siano molto pi igienici. Ci sarebbero meno malattie se l'uso dei bagni freddi fosse pi diffuso.

Federico - Questo dillo ai cavalli marini. La verit che ti sei alzato tardi perch sei pigro.

Guglielmo - Faresti meglio a fare il tuo la-voro invece di interrompermi continuamente.

Federico - Non mi pare che tu abbia tanto da fare...

Guglielmo - Ho bisogno di sapere se la protagonista di questo romanzo, che una governante, finisce con lo sposare il duca. Devi leggerlo anche tu quando l'ho finito.

Federico - Non ho tempo di leggere. Quando mi assumo un lavoro, intendo compierlo come si deve.

Guglielmo - Se brontolassi un po' meno!

Federico - Cosa c' per colazione? (Va al fornello e toglie il coperchio da una casseruola) Che cosa questa roba?

Guglielmo - Sono patate. Dovresti provare a ficcare la forchetta in una per sentire se son cotte.

Federico - (prende una forchetta e cerca di trafiggere una patata) Accidenti, non vogliono star ferme, scivolano nel recipiente. scappa, scappa, canaglia! Come se fossero anguille...

Guglielmo - Non far tanto chiasso. Ti dico che questo Crimen interessantissimo.

Federico - (finalmente riesce a ficcare la forchetta in una patata) Per bacco, non sono sgusciate.

Guglielmo - Vorrai dire sbucciate.

Federico - Se c' una cosa che detesto, sono le patate con la buccia.

Guglielmo - E' un vero sciupio, sbucciare le patate. Io non le sbuccio mai.

Federico - Anche questo fa parte dell'organizzazione?

Guglielmo - Visto che vuoi saperlo, ti dir di si.

Federico - Da quando sono al Ministero della Guerra, ho sempre sentito parlare di organizzazione, ma non ho mai trovato nessuno che mi dicesse precisamente che cos'. Ora sto cominciando a vederci un po' chiaro.

Guglielmo - (leggendo) Ebbene, che cos'?

Federico - Non te lo dico, se non mi ascolti.

Guglielmo - (alzando gli occhi) Si stanno giusto baciando. Ebbene?

Federico - L'organizzazione consiste nel far fare ad altri il vostro lavoro, se potete; e e non potete nel lasciar che vada alla malora.

Guglielmo - Certo, immagini di essere spiritoso.

Federico - (rimettendo la patata nella casseruola; viene verso il centro) Dall'odore, la bistecca si direbbe cotta.

Guglielmo - Cotta? Se l'ho messa appena da un quarto d'ora.

Federico - Ma nei ristoratori danno la bistecca in dieci minuti.

Guglielmo - Non vuoi dir nulla. La carne deve cuocere un quarto d'ora per ogni libbra.

Federico - Che c'entra questo?

Guglielmo - Ho comprato tre libbre di bistecche, dunque deve cuocere tre quarti d'ora.

Federico - Eppure, sembra che sia proprio al punto.

Guglielmo - E' una sua finzione. Ci vuole un secolo prima che sia pronta. Faresti meglio a lasciarmi leggere.

Federico - Ma insomma: se sono tre bistecche ognuna di una libbra, ci vorr un quarto d'ora per ognuna.

Guglielmo - Precisamente: in tutto, tre quarti d'ora. E' quel che ti ho detto.

Federico - Ma, che il diavolo ti porti, lo stesso quarto d'ora.

Guglielmo - Mi stai stancando... Potresti nello stesso modo dire che poich tre uomini possono fare ciascuno quattro chilometri l'ora, un uomo solo pu fare in un'ora dodici chilometri.

Federico - Sicuro: quello che dico.

Guglielmo - Ebbene, una cosa idiota.

Federico - Ma no; dico precisamente il contrario. Ora mi stai confondendo. Ricominciamo.

Guglelmo - Non finir mai di leggere questo Crimen se tu continui a darmi noia.

Federico - E' una cosa molto importante. Prendiamo una matita e un pezzo di carta e facciamo il calcolo.

Guglielmo - Ti prego, vai a pulire i coltelli o a fare qualche altra cosa del genere e non occuparti di cose che non ti riguardano.

Federico - Chi che deve mangiare le bistecche?

Guglielmo - Tu no di certo, se seguiti a sec-care. La cucina ha le sue regole come ogni altra cosa; ed inutile discuterle come inutile discutere le donne.

Federico - Insomma, se tu tagli quella bistecca in tre, saranno tre libbre di bistecca o no?

Guglielmo - No. Saranno tre bistecche di una libbra ciascuna, ed una cosa tutta diversa.

Federico - Vuoi dire che se avessi una bistecca di cento libbre la faresti cuocere per venticinque ore?

Guglielmo - S; e se ne avessi una di mille libbre, la cuocerei per dieci giorni.

Federico - Mi pare che sarebbe un terribile spreco di gas.

Guglielmo - Non importa; sarebbe logico.

Vittoria - (entra e siede a sinistra) Mi pare che siate indolenti. Ho suonato il campanello per un quarto d'ora. Ci sono due uomini in casa e nessuno se ne occupa menomamente.

Guglielmo - Stavamo discutendo.

Federico - Voglio che giudichi tu, Vittoria. .

Guglielmo - Vittoria non c'entra. Io sono il cuoco e non ammetto che nessuno s'intrometta nella cucina.

Federico - Devi intervenire, Vittoria. La bistecca sar assolutamente immangiabile.

Vittoria - Non me ne importa. Non ne mangio mai.

Guglielmo - Non c' altro per colazione.

Vittoria - Non faccio colazione qui.:

Guglielmo - Perch?

Vittoria - Perch... perch il signor Leicester Paton mi ha fatto una domanda di matrimonio e l'ho accettata.

Federico - Ma hai gi due mariti, Vittoria!

Vittoria - Immagino che sarete entrambi abbastanza gentiluomini da non porre ostacolo al ricupero della mia libert. (Campanello).

Federico - Oh, chi sar?

Vittoria - II mio avvocato.

Federico - Che cosa?

Vittoria - Gli ho detto di venire all'una. Vai ad aprire la porta, Federico, ti prego.

Federico - E che diavolo vuole?

Vittoria - Viene per decidere del mio divorzio.

Federico - Non ti lasci crescer l'erba sotto i piedi! (Esce).

Guglielmo - E' un passo disperato questo che fai, Vittoria.

Vittoria - Dovevo lare qualche cosa. Devi renderti conto che impossibile per una donna vivere senza servit. Non ho avuto nessuno che mi stirasse il vestito che dovevo mettere, stamane.

Guglielmo - E come diamine hai fatto?

Vittoria - Ne ho messo uno che non aveva bisogno di essere stirato. E naturalmente, il solo che non ne avesse bisogno, era il solo che non desideravo indossare.

Guglielmo - Ti sta benissimo e sei ugualmente deliziosa.

Vittoria - (piuttosto acida) Preferirei che non mi facessi dei complimenti, Guglielmo.

Guglielmo - Perch no?

Vittoria - Perch ora che sono fidanzata con Paton, mi pare che non sia conveniente.

Guglielmo - Sei decisa a divorziare?

Vittoria - Assolutamente.

Guglielmo - In questo caso, posso quasi con-siderarti come la moglie di un altro.

Vittoria - Come sarebbe a dire?

Guglielmo - Che posso farti la corte senza sembrare ridicolo.

Vittoria - (sorridendo) Non ti permetter d farmi la corte.

Guglielmo - (alzandosi) Non potrai impedirmi di dirti che sei la donnina pi graziosa fra quante fanno girare la testa a un pover'uomo.

Vittoria - Posso tapparmi gli orecchi.

Guglielmo - (prendendole le mani) Impossibile, perch ti terr le mani.

Vittoria - Grider.

Guglielmo - Impossibile, perch ti chiudo la bocca baciandoti. (Eseguisce).

Vittoria - Oh Guglielmo, che peccato che tu sia sempre stato mio marito: saresti stato un amante delizioso.

Guglielmo - E' la parte migliore.

Vittoria - Attento. Vengono. Non sta bene che il mio avvocato mi trovi fra le braccia di mio marito.

Guglielmo - Sarebbe indecoroso. (Federico introduce il visitatore. Il signor A. B. Ramo un avvocato. Non c' altro da dire sul suo conto).

Vittoria - (alzandosi) Come state, avvocato? Conoscete i miei mariti?

Ramo - Molto lieto di trovarvi qui, signori. Credo che le cose saranno facilitate se mi indicate quale l'uno e quale l'altro.

Vittoria - Questo il maggiore Cardew, mio primo marito, e questo il maggiore Lowndes, il secondo.

Ramo - Ah, capisco. Tutti e due maggiori. Strana coincidenza.

Guglielmo - Credo che la signora Lowndes vi abbia messo al corrente dei fatti, avvocato.

Ramo - S. Abbiamo avuto un lungo colloquio ieri nel mio studio.

Federico - Vi rendete conto che una posizione delicata per la signora Cardew.

Ramo - (incuriosito) La signora Cardew?

Federico - Ma... la signora la signora Cardew.

Ramo - Ah, capisco. Infatti, la difficolt questa. E' la signora Cardew o la signora Lowndes? Il fatto sta che la signora ha deciso di non essere n l'una ne l'altra.

Vittoria - Volete sedere? Ho annunciato questa decisione or ora ai miei mariti.

Guglielmo - Ci trovate ancora tremebondi per il colpo.

Federico - Tremebondi.

Ramo - La signora ha deciso di divorziare da entrambi. Le ho detto che non necessario, poich ovvio che ella la moglie di uno solo.

Vittoria - (casuisticamente) In tal caso, che cosa sono per l'altro?

Ramo - Cara signora Cardew - o devo dire Lowndes? mi dispiace pronunciare questa paiola dinanzi a una signora; ma devo dirvi che siete la sua concubina.

Guglielmo - Mi piace questa parola: ha un suono alquanto orientale.

Vittoria - (indignata) Non ho mai udito una cosa simile.

Guglielmo - Oh, Fatima, il tuo volt come, la luna piena e i tuoi occhi sono simili a quelli ili uria gazzella. Vieni ,a danzare dinanzi a me al dolce suono del liuto.

Vittoria - Allora, voglio divorziare da tutti e due per provare che tutti e due sono miei ma. riti.

Ramo - I due signori acconsentono?

Guglielmo - Per conto mio, sono pronto a sacrificare i miei sentimenti, per quanto siano profondi, alla felicit di Vittoria.

Ramo - Molto ben detto.

Vittoria - E' sempre stato un gentiluomo.

Ramo - (a Federico) Ora tocca a voi, maggiore Cavdew.

Federico - Io mi chiamo Lowndes. (Va a defin, prende una sedia).

Ramo - Scusate. Mi sono sbagliato. Volete accordare alla signora la libert che desidera?

Federico - Si. Quando che ho risposto nello stesso modo? Dev'essere stato quando mi sono sposato.

Ramo - Benissimo. Ho l'impressione che quando sar il momento non occorrer convenivo i due signori dinanzi al Tribunale; ma sono d'accordo con la signora Lowndes-Cardew che per risparmiare tempo converr condurre l'azione contro entrambi nello stesso tempo. Poich nessuno dei due intende fare opposizione, mi sembra inutile che facciate la spesa di un avvocato; vi propongo di assumere io stesso la parte che vi riguarda.

Vittoria - Farete benissimo ad accettare il consiglio del signor Ramo. E' l'uomo che ha sistemato il maggior numero di divorzi in Inghilterra.

Ramo - Posso dire che sono ben poche le famiglie, fra le migliori del paese, che non hanno ricorso ai miei servigi, in un modo o in un altro. Mariti offesi, mogli tradite, amanti, complici... difficile che chi una personalit non figuri presto o tardi in una di queste categorie. E vi assicuro che fa cosa saggia se si rivolge a me. La mia massima sempre: fare presto e senza fastidi. Il mio sistema tale che alcune signore mie clienti hanno divorziato da tre o quattro mariti successivamente, senza che mai il pi piccolo scandalo abbia macchiato la purezza del loro nome.

Guglielmo - Dovete aver molto da fare.

Ramo - Vi assicuro che sono uno degli uomini pi occupati di Londra.

Guglielmo - Fortunatamente alcuni matrimoni son felici.

Ramo - Non lo credete, maggiore Cardew. Non ci sono matrimoni felici. Ma ve ne sono alcuni sopportabili.

Vittoria - Siete pessimista, signor Ramo. Io ho reso felicissimi tutti e due i miei mariti.

Ramo - Ma veniamo al fatto. Sebbene non sia forse necessario, pure voglio mettere al corrente i signori di quel che la nostra legge richiede per rendere la libert a una coppia che per ragioni che concernono lei soltanto, ha deciso di separarsi. Se un marito chiede il divorzio contro sua moglie, non deve provare altro che ladulterio; ma la legge inglese riconosce la naturale poligamia dell'uomo; perci se una donna vuoi divorziare deve provare anche i maltrattamenti o l'abbandono. Desiderate che il motivo sia l'abbandono o le sevizie?

Vittoria - Personalmente, preferirei l'abbandono.

Guglielmo - Senza dubbio. Non mi piacerebbe doverti seviziare, Vittoria.

Federico - E io sono incapace di far malea una mosca.

Ramo - Allora, diremo abbandono. Credo anch'io che sia pi distinto; inoltre pi facile provarlo. La procedura semplicissima..La signora Cardew-Lowndes vi scriver una lettera che io le detter, chiedendovi di tornare con lei, e voi rifiuterete. Propongo che entrambi mi diate adesso il vostro rifiuto.

Guglielmo - (sorpreso) Prima di ricevere la lettera?

Ramo - Precisamente. La lettera che la signora scriver e che si dovr leggere in Tribunale, cos commovente che in un caso simile un marito che stava per divorziare, ritorn immediatamente alla moglie. La signora ne fu irritatissima; perci da allora ho adottato il sistema di farmi prima dare il rifiuto.

Guglielmo - E' ben difficile rispondere a una lettera che non stata scritta.

Ramo - Per ovviare a questa difficolt, ho preparato le risposte. Avete la stilografica?

Guglielmo - S.

Ramo - (traendo dalla sua busta di pelle un pezzetto d carta e due fogli di carta da lettera) Se volete aver la bont di scrivere sotto la mia dettatura, ci sbrigheremo subito. Ecco un foglio di carta.

Guglielmo - (prendendolo) Intestato all'Hotel Majestic?

Ramo - C il suo motivo che vi dir ,a suo tempo.

Guglielmo - Dovremo firmare la stessa lettera?

Ramo - No. Ho due lettere delle quali mi servo di solito; quindi propongo che le utilizziamo entrambe. Il tono di una pi dolente che irritato. L'altra piuttosto violenta. Potete decidere fra voi quale preferite.

Vittoria - Hanno sempre bestemmiato tutti e due; ma credo che il linguaggio di Bill sia pi variato.

Ramo - Bene. Allora legger e voi firmerete, maggiore Lowinlen.

Federico - (si prepara a scrivere).

Ramo - (dettando) Mia cara Vittoria, ho letto la tua lettera con attenzione. se vi fosse qualche speranza di potere in avvenire trovare nella nostra vita coniugale pi felicit che in passato, sarei il primo a suggerire di fare un altro tentativo .

Guglielmo - Molto commovente.

Ramo - (continuando) Ma purtroppo sono giunto alla conclusione che il mio ritorno in casa non significherebbe altro che la continuazione di una vita infelice della quale tu non hai sofferto meno di quanto ho sofferto io. Perci sono costretto a respingere definitivamente la tua domanda. In nessun caso far ritorno sotto il tetto coniugale. Cordialmente . Ora firmate con nome e cognome.

Vittoria - Una lettera molto carina, Federico. Avr sempre di te un simpatico ricordo.

Federico - Sono stato sempre bravo a scuola.

Ramo - Ora, maggiore Cardew, la vostra.

Guglielmo - Son pronto.

Ramo - Mia cara Vittoria, ricevo la tua lettera che mi chiede di ritornare a casa. La nostra vita in comune stata un vero inferno e da molto tempo mi son convinto che il nostro matrimonio stato un tragico errore. Mi hai tormentato con una quantit di scene e mi hai ossessionato con la tua gelosia. Se hai cercato di rendermi felice, hai fatto un vero fiasco. Con. fido di non vederti mai pi; e nulla al mondo potrebbe indurmi a riprendere una vita che con-sidero come una miserabile degradazione .

Guglielmo - Forte, eh?

Ramo - Ora, il finale. Notate la cortese ironia. Ti prego di credermi sempre sinceramente tuo . Firmate.

Guglielmo - Ho firmato.

Ramo - Allora non c' altro. Ora bisogna soltanto andare al Tribunale, chiedere il decreto per la reintegrazione dei diritti coniugali e fra sei mesi intentare la causa di divorzio.

Vittoria - Sei mesi! Ma allora, quando sar libera?

Ramo - Fra un anno, circa.

Vittoria - Ma no! Ho bisogno di essere libera per... ad ogni modo, prima che finisca la stagione delle corse.

Ramo - Cos presto?

Vittoria - Per il Derby, possibilmente. Ma certo per il premio delle Duemila Ghinee.

Ramo - (scrollando le spalle) In questo caso, l'unico motivo possibile sono le sevizie.

Vittoria - Non se ne pu fare a meno. Bisogna che mi maltrattino.

Federico - E' una cosa che non mi piace, Vittoria.

Vittoria - Cerca di essere un po' altruista per una volta tanto, caro!

Guglielmo - Non son capace di battere una donna.

Vittoria - Non vedo perch dovresti farlo.

Ramo - Le sevizie hanno i loro vantaggi. Se sono provate con buone testimonianze, hanno un'aria di convinzione che l'abbandono non raggiunge mai.

Vittoria - Mia madre giurer qualunque cosa.

Ramo - Sono meglio le persone di servizio. I giudici spesso trovano sospette le testimonianze delle suocere. Ricordo che una volta, in un caso patrocinato da me, il marito colp la mia cliente al viso e disgraziatamente le fece cadere i denti finti che ella aveva. Il signore che lei avrebbe dovuto sposare dopo, si trov casualmente presente e fu cos impressionato che la stessa sera prese il treno per il continente e non se ne mai pi avuto notizie.

Guglielmo - Sono lieto di poter affermare che i denti di Vittoria son tutti suoi.

Ramo - In un'altra occasione, raccomandai al marito di prendere un bastone e di dare a sua moglie qualche colpo. Non so se era eccitato o che cosa fosse; ma so che le diede una bastonatura in piena regola.

Vittoria - Terribile.

Ramo - Terribile davvero, perch la signora gli gett le braccia al collo, dicendogli che lo adorava e rifiut di continuare l'azione di divorzio. Doveva sposare un colonnello dell'esercito, il quale se la prese con me. Dovetti dirgli che se non lasciava il mio ufficio, sarei ricorso alla polizia.

Vittoria - Siete addirittura scoraggiarne.

Ramo - No; voglio soltanto dirvi quel che pu succedere. Ma io ho il mio sistema che non pu fallire. Organizzo sempre tre maltrattamenti ben definiti. Il primo, a tavola durante il pranzo. Vi prego di ascoltarmi con attenzione, signori, e di seguire letteralmente le mie istruzioni. Dopo avere assaggiato la minestra, dovete lasciar cadere il cucchiaio sul piatto con rumore, dicendo: Questa minestra immangiabile. Non potresti cercare di avere una cuoca migliore?. E voi, signora, dovete rispondere: Faccio del mio meglio, caro . Dopo di che voi gridate a gran voce: Maledetta stupida, mangiala tu! , e scagliate il piatto contro di lei. Con un po' di abilit, la signora scansa il piatto, e il solo danno per la tovaglia.

Vittoria - Questo mi piace.

Ramo - II secondo un po' pi violento. Immagino che abbiate una rivoltella.

Guglielmo - In tutti i casi, posso comprarla.

Ramo - Dopo averla accuratamente scaricata, suonate il campanello per chiamare la cameriera, e quando questa apre la porta, voi puntate l'arma contro la signora gridando: Ah, canaglia, ti uccider . E voi, signora, gettate un urlo e gridate alla cameriera: Salvatemi, salvatemi! .

Vittoria - Molto drammatico. Lo far benissimo.

Ramo - Credo che abbia ottimo risultato. Quando la cameriera racconta il fatto al Tribunale, raro che il pubblico non abbia un brivido. Nei giornali descritto come sensazionale .

Vittoria - (si esercita) Oh, salvatemi, salvatemi!

Ramo - Ora c' la sevizia vera e propria. Per questa, sarebbe bene avere due testimoni. 11 marito prende la signora per la gola sibilando: Ti strozzo, perdio! , E' importante produrre una contusione in modo che il dottore, chiamato immediatamente, possa giurare di averla constatata.

Vittoria - Questa parte mi piace meno.

Ramo - Credetemi, non pi spiacevole che farsi otturare un dente. se uno dei signori vuole avvicinarsi alla signora, possiamo fare la prova. Tengo molto a questo episodio e occorre non fare errori. Vi dispiacerebbe provare, maggiore Cardew?

Guglielmo - Volentieri.

Vittoria - Stai attento, Bill.

Guglielmo - Devo prenderla con tutt'e due le mani o con una sola?

Ramo - Con una sola.

- (Guglielmo afferra Vittoria per la gola).

Ramo - Benissimo. Se non stringe abbastanza, dategli un calcio negli stinchi.

Guglielmo - Se lo fai, ti giuro che te lo ricambio.

Ramo - Questo lo spirito del gesto. Non potete produrre contusione senza un po' di violenza. Ora sibilate.

Vittoria - Soffoco!

Ramo - Sibilate! Sibilate!

Guglielmo - Ti strozzo, perdio!

Ramo - Benissimo! Un vero artista! Sembra che abbiate gi divorziato.

Vittoria - L'ha detto bene, vero? Mi ha fatto gelare il sangue.

Federico - > Devo provare anch'io?

Ramo - Ora che avete visto, credo che riuscirete benissimo se fate la prova una volta o due col maggiore Cardew.

Federico - Ah, va bene.

Ramo - Ora c' un punto che per se stesso abbastanza volgare, ma essenziale per soddisfare a quanto richiede la legge. Adulterio.

Guglielmo - Per questo, potete fidarvi di noi.

Ramo - Niente affatto. Sarebbe molto pi pericoloso.

Guglielmo - Perbacco, credo che in questo caso ci si possa fidare della natura umana.

Ramo - Non si tratta della natura umana, si tratta della legge.

Guglielmo - Con in tasca il denaro occorrente per una cena, e con le mie maniere invitanti, vi posso fornire tutte le flagranze che volete.

Ramo - Sono indignato e inorridito della vostra idea. Vi pare che un uomo nella mia posizione possa rendersi complice di un'immoralit?

Guglielmo - Immoralit! Ma, date le circostanze, bisogna che ci sia... almeno che ce ne sia un barlume!

Ramo - Niente affatto. Ho l'abitudine di sistemare questa parte del procedimento in modo da salvare scrupolosamente la morale. E prima di continuare, desidero informarvi che a meno che non siate disposti a rinunciare a priori a un contegno che possa essere scandaloso, declino di interessarmi ulteriormente del vostro caso.

Vittoria - Mi pare che tu abbia delle orribili tendenze, Bill.

Guglielmo - Desideravo solo facilitarti la cosa, cara Vittoria. Domando scusa. Mi metto nelle vostre mani, signor Ramo.

Ramo - Allora ascoltatemi. Fisser un appartamentino per voi all'Hotel Majestic. Ricorderete che da l che avete scritto la lettera nella quale declinate l'invito di tornare a convivere con vostra moglie. Il giudice non manca mai di notare questa coincidenza. Alla data che fisseremo, verrete al mio studio, dove incontrerete una signora.

Guglielmo - Provvedete anche .a questo?

Ramo - Senza dubbio.

Federico - Com'?

Ramo - Una persona molto perbene. La impiego per questi casi da parecchi anni.

Guglielmo - Ingomma, ne fa un affare.

Ramo - Infatti.

Federico - Come!

Ramo - S; ha avuto l'idea- ottima, secondo me - che in quest'epoca di professioni specializzate, c'era estremo bisogno di qualcuno che si assumesse la parte di complice. Dedicatasi a questo, stata impiegata dai migliori legali di Londra, e ha figurato praticamente in tutti i divorzi pi aristocratici di questi ultimi quindici anni.

Guglielmo - Divertente!

Ramo - Ho creduto mio dovere darle tutto il lavoro che potevo, perch ha da mantenere il padre paralitico.

Vittoria - Immagino che sia un'esistenza piacevole.

Ramo - Se la conosceste, vi rendereste conto che nessun'idea di questo genere le mai passata per la mente. E' una donna di nobile sentire, assolutamente priva di egoismo.

Guglielmo - E guadagna?

Ramo - Abbastanza per i suoi modesti bisogni. Fa pagare il suo servizio venti ghinee.

Guglielmo - Sono certo che potrei trovare chi lo fa per meno.

Ramo - Non una donna cos fine, per.

Guglielmo - Ad ogni modo, si tratta quasi sempre, per noialtri, di una sola volta nella vita!

Ramo - Vi incontrerete con la signora al mio studio e la condurrete all'Hotel Majestic, dove vi iscriverete come il maggiore Gardew e signora. Sarete condotti nell'appartamentino che avr fissato per voi e vi sar servita la cena nel salottino. Berrete dello champagne.

Guglielmo - Vorrei scegliere da me la marca.

Ramo - (magnanimo) Non ho obiezione.

Guglielmo - Grazie.

Ramo - Poi giocherete a carte. La signorina Montmorency una brava giocatrice; non solo conosce moltissimi giochi di quelli che si possono fare in due persone, ma sa anche fare una quantit di solitari e di giochetti divertenti. Cos la notte passer senza troppa noia e la mattina suonerete per la colazione.

Federico - Non so se si possa avere molto appetito, dopo una simile nottata.

Ramo - Dopo aver pagato il conto, metterete la signorina Montmorency in un taxi e l'accompagnerete al mio studio.

Federico - Io vorrei vederla, prima di far tutto questo.

Ramo - Facilissimo. So che molte volte le signore hanno piacere di vedere loro stesse la complice. spesso le signore sono sospettose, e anche se vogliono esser liberate dai loro mariti, non hanno piacere che questi... insomma, che corrano dei rischi; perci ho preso la libert di condurre con me la signorina Montmorency. Aspetta gi in taxi; se volete vado a cercarla.

Federico - (si alza) Non vi disturbate. Vado io e l'accompagno qui.

Vittoria - E' una persona che posso conoscere, signor Ramo?

Ramo - Oh, una distintissima signora. Appartiene a una delle migliori famiglie dello Shropshire.

Vittoria - Vai a cercarla, Freddie. Ora che ci penso, meglio che la veda anch'io. Gli uomini sono tanto deboli, che sar molto pi tranquilla quando mi sar convinta che questi poveri ragazzi non saranno tratti fuori dal retto sentiero. (Federico esce).

Guglielmo - Allora, con questa finzione di adulterio, potrete ottenere il divorzio?

Ramo - Senza dubbio. Ne ho ottenuti a centinaia.

Guglielmo - Sono stato ferito al capo, e non sarete sorpreso che io sia deficiente.

Ramo - Niente affatto. Niente affatto.

Guglielmo - Spiegatemi dunque la necessit di tutti questi trucchi.

Ramo - Ah, una domanda che anch'io mi son rivolto pi di una volta. Mi pare che quando due persone sono d'accordo per divorziare, la cosa non riguarda che loro. Quando hanno fatto la loro dichiarazione e hanno avuto sei me. si di tempo per pensarci, se alla fine di questi hanno sempre la stessa idea, il matrimonio dovrebbe essere sciolto senz'altro. Non ci sarebbe da dire tante bugie, da lavare tanti panni sporchi in pubblico, e la santit del matrimonio sa-rebbe fortificata se al mondo venisse risparmiato lo spettacolo di tante brutture. Ci sarebbe una notevole economia di tempo, di denaro e di rispettabilit. Ma alla fine ho capito il perch.

Guglielmo - E sarebbe?

Ramo - Se le leggi fossero sempre ragionevoli, obbedire a esse sarebbe cos facile che tutti lo farebbero per istinto. Ora, non bene che la comunit sia troppo sollecita delle leggi. Perci i nostri antenati, nella loro saggezza, decisero che alcune leggi fossero vessatorie o assurde, sicch la gente dovesse disobbedire a queste ed essere insensibilmente condotta a disobbedire anche alle altre.

Guglielmo - Ma perch non bene che la comunit sia ossequiente alle leggi?

Ramo - Caro signore, e come guadagnerebbero da vivere gli avvocati?

Guglielmo - Li avevo dimenticati. Ora capisco.

Ramo - Spero di avervi convinto.

Guglielmo - Completamente.

- (In questo momento entra Federico. E' pallido e sconvolto. Entra barcollando come un uomo che abbia avuto un colpo tremendo).

Federico - (convulso) Cognac. Cognac.

Guglielmo - Che c'?

Federico - Cognac! (Riempie quasi mezzo bicchiere di cognac e lo tracanna d'un fiato).

- (Si sente una voce di fuori).

La signorina Montmorency - (di dentro) Da questa parte?

Ramo - Venite, venite, signorina.

- (Entra la signorina Montmorency. E' una zitellona d'et incerta; potrebbe anche avere cinquantacinque anni. Ha l'aspetto di un uovo sodo, ma nei gesti ha una certa grazia languida. Parla un po' strascicato, pronunciando le parole con affettazione; le sue maniere hanno un misto di affabilit e di condiscendenza. Potrebbe essere governante in una buona famiglia. E' straordinariamente rispettabile).

La signorina Montmorency - Ma questa la cucina. (Guglielmo le da una lunga occhiata; poi si alza e va a prendere il cognac. La sua mano trema cos violentemente che il collo della bottiglia urta contro il bicchiere. Beve un lunghissimo sorso).

Vittoria - Purtroppo la sola stanza della casa che sia abitabile in questo momento.

La Signorina Montmorency - I segni della infelicit domestica balzano agli occhi d'un og. servatore esercitato, come dicono i francesi.

Ramo - (presenta) La signorina Montmorency; la signora Lowndes.

La signorina Montmorency - (graziosamente) Lietissima di fare la vostra conoscenza. La moglie offesa, immagino?

Vittoria - Hm... S.

La signorina Montmorency - Molto triste. Molto triste. Purtroppo la guerra responsabi. le della rottura di molti matrimoni felici. Mol-to triste. Molto.

Vittoria - Sedete, vi prego.

La signorina Montmorency - Grazie. Vi dispiace se prendo il mio taccuino? Desidero che tutto sia ben chiaro, e la mia memoria non pi quella di una volta.

Vittoria - Fate pure.

La signorina Montmorency - Dunque, qua. le di questi signori il marito traviato?

Vittoria - Tutti e due.

La signorina Montmorency - Ah, davvero? E quale sposerete dopo divorziata?

Vittoria - Nessuno dei due.

La signorina Montmorency - E' un caso molto strano, signor Ramo. Vedendo questi due signori ho pensato che uno doveva essere il marito da cui la signora vuoi separarsi e l'altro quello che vuole sposare. L'eterno triangolo, insomma.

Guglielmo - In questo caso il triangolo quadrilatero.

La signorina Montmorency - Oh, molto strano.

Ramo - Vediamo molte cose strane nella nostra professione, cara signorina.

La signorina Montmorency - A chi lo dite, come dicono i francesi.

Vittoria - Non vorrei che pensaste che sono stata leggera o incurante; ma il fatto che tutti e due sono miei mariti.

La Signorina Montmorency - Molto interessante. E da quale divorziate?

Vittoria - Da tutti e due.

La signorina Montmorency - Capisco. Molto triste. Molto triste.

Guglielmo - Cerchiamo di prenderla il pi allegramente possibile.

La signorina Montmorency - Ah s. Questo ci che dico ai miei clienti. Courage. Courage.

Federico - (con un sobbalzo) Cosa?

Vittoria - Stai tranquillo, Freddie.

La signorina Montmorency - Credo di dovervi dire subito che non mi piacerebbe condurmi male - uso l'espressione tecnica - con tutti e due questi signori.

Ramo - Oh, signorina Montmorency, una donna della vostra esperienza non vorr badare a certe inezie!

La signorina Montmosency - Bisogna che io non perda il rispetto di me stessa. Un signore, un affare: due sarebbero dbauch.

Ramo - La signora Lowndes desidera sbrigare la cosa il pi presto possibile.

La signorina Montmorency - Credo che la mia amica signora Onslow potrebbe prestarsi, se io glielo chiedessi come un favore personale.

Vittoria - Ci si pu fidare di lei?

La signorina Montmorency - Oh, una perfetta gentildonna e molto rispettabile. E' vedova e ha due figli nell'esercito. Si sono condotti molto bene durante la guerra.

Ramo - Se non riusciamo a far recedere la 'signorina Montmorency dalla sua decisione, temo che dovremo ricorrere alla signora Onslow.

La signorina Montmorency - Sono adamantina, signor Ramo. Adamantina.

Federico - Prender io come complice la signora Onslow.

La signorina Montmorency - Allora voi toccate a me, maggiore... non ho capito bene il vostro nome.

Guglielmo - Cardew.

La signorina Montmorency - Spero che giochiate alle carte.

Guglielmo - Qualche volta.

La signorina Montmorency - Io sono una gran giocatrice. Pitjuet, cart, bzigue, baccarat... credo di conoscerli tutti. E' un piacere trovare un signore che ama giocare.

Guglielmo - Altrimenti, temo che la notte sarebbe ben lunga.

La signorina Montmorency - Oh, per me no. Io sono una grande studiosa della natura umana. Ma i signori cominciano a diventare irrequieti quando ho parlato con loro per sei o sette ore.

Guglielmo - Stento a crederlo.

La signorina Montmorency - Un signore una volta mi disse che voleva andare a letto; ma gli dissi che assolutamente non doveva farlo.

Vittoria - Perdonate la mia domanda... ma sapete come sono gli uomini... nessuno ha mai tentato di prendersi qualche libert?

La signorina Montmorency - Oh no. Una signora sa sempre far rimanere un uomo al suo posto. E il signor Ramo accetta solo divorzi di persone per bene. La sola noia che ho avuto stata una volta con un signore mandatomi da un altro avvocato. Mi dispiacque dal primo momento e quando a cena volle bere soltanto della birra, mi posi in guardia. Pensai che doveva essere un sensuale gelido.

Vittoria - - Oh, come capisco bene ci che volete dire.

La signorina Montmorency - Appena finita la seconda bottiglia di birra mi disse: Ora vi bacer . Finsi di credere che scherzasse e gli dissi: Siamo qui per affari, non per divertirci . Sapete cosa mi rispose? Questa una delle rare occasioni in cui si possono unire le due cose . Gli dissi che ero una donna senza difesa, ma tutto fu vano. Non sapevo pi che fare quando ebbi un'ispirazione. Corsi alla porta e chiamai il detective che ci sorvegliava; questi mi protesse.

Ramo - Un rischio, signorina Montmorency. Il giudice avrebbe potuto dire che c'era un accordo segreto.

La signorina Montmorency - La necessit non ha legge, signor Ramo. E io avevo terribilmente paura.

Guglielmo - Vi assicuro, signorina, che con me non avrete da temere che io voglia abusare della vostra delicata posizione.

La signorina Montmorency - Oli, signor Ramo, non dimenticate che bevo soltanto Pommery. Nel divorzio Twickenham mandarono del Poi Roger; uno champagne che mi da sempre l'indigestione. Per fortuna il marchese, il quale soffre di dispepsia, aveva seco dei tabloidi di pepsina.

Ramo - Prendo nota subito. Pommery...

La signorina Montmorency - 1906. (A Guglielmo) Certo passeremo una notte piacevolissima. Vedo che abbiamo molte cose in comune.

Guglielmo - Siete molto gentile.

La signorina Montmorency - (a Federico) E son certa che andrete benissimo d'accordo con la signora Onslow. Una perfetta dama. Maniere affascinanti. Dovrete per fare che la vostra conversazione non sia troppo arrischiata. E' una donna di mondo, ma vedova di un vicario, e perci un po' scrupolosa in materia.

Federico - Vi prometto di stare attento.

La signorina Montmorency - Non so se il signor Ramo approver se propongo di dividere lo stesso appartamento. Si potrebbe giocare a bridge. E' molto brava e...

Ramo - Sono sempre lieto di accontentarvi, signorina; ma credo che questa combinazione non vada. Sapete come sono seccanti i giudici. Ce ne potrebbe capitare uno a cui la faccenda non sembrasse chiara.

La signorina Montmorency - S; sono degli esseri cattivi e noiosi. Meglio non correre rischi. Bisogner che siamo soli voi e io, maggio re. Mi farete sapere in tempo utile per quando fissate la notte fatale. Ho molti impegni in questo periodo.

Ramo - Senza dubbio, faremo tutto in modo da non scomodarvi, signorina Montmorency. E ora, signora Lowndes, giacche abbiamo fissato tutto, credo che la signorina e io possiamo andare.

Vittoria - Mi sembra che non vi sia altro.

La signorina Montmorency - Sensate se mi prendo la libert, signora Lowndes; ma se dopo terminate tutte queste storie aveste bisogno di un po' di massaggio al viso...

Vittoria - Ah, fate il massaggio al viso?

La signorina Montmorency - Solo alle signore che mi sono particolarmente raccomandate, Ecco la mia carta.

Vittoria - (leggendola) Esmeralda.

La signorina Montmorency - Un bel nome, vero? Fabbrico anche la Crema Esaierslda. Il viso della marchesa di IVickenham era semplicemente rovinato dopo il suo divorzio; ebbene, dopo una cura di dodici sedute, non si riconosceva pi.

Littoria - Certo, queste storie danno una scossa ai nervi.

La signorina Montmorency - Sicuro. E non c' nulla come il massaggio al viso per calmare i nervi.

Vittoria - Terr conto del vostro indirizzo.

La signorina Montmorency - Allora, a rivederci. (A Guglielmo) Noi ci rivedremo presto.

Guglielmo - Lo spero.

Ramo - (si alza) Buon giorno signora Lowndes. (Va verso la porta che mette nel cortile) Possiamo passare da questa parte?

La signorina Montmorency - (un po' disgustata) Dal cortile? Beh, perch no? Una signora, quando veramente signora, pu fare qualunque cosa. (Fa un grazioso inchino ed esce seguita da Ramo).

Guglielmo - Ci fai subire una bella seccatura, cara Vittoria!

Vittoria - Caro, la sola cosa che io ti abbia mai chiesto di fare per me; perci devi compatirmi.

Guglielmo - Lo sopporter come un martire.

Vittoria - Ora non mi rimane che dirvi addio.

Federico - Di gi?

Vittoria - (ss alza) Dovete comprendere che, date le circostanze, non sarebbe grazioso per me restare qui. D'altronde, senza servit molto scomodo.

Guglielmo - Non vuoi neanche rimanere a colazione?

Vittoria - No, grazie. Credo che manger meglio a casa di mia madre.

Federico - Ali, vai da lei?

Vittoria - E dove vorresti che andasse una donna in una crisi come questa?

Guglielmo - Credo che la bistecca sia quasi cotta, Freddie.

Federico - Oh, sar meglio lasciarla ancora un'ora o due per esser proprio sicuri.

Vittoria - Capisco che un triste momento per entrambi; ma non credo che lo renderemo meno penoso trascinandolo in lungo.

Guglielmo - Vero. (Va al centro).

Vittoru - Addio; Bill, ti perdono tutto e mi auguro che saremo sempre buoni amici.

Guglielmo - Addio, Vittoria. Spero che questo non sar il tuo ultimo matrimonio.

Vittoria - Quando tutto sar definito, verrai a pranzo da noi. Troverai che Leicester ha i migliori sigari e i vini pi fini che esistano. (Gli porge la guancia con indifferenza).

Guglielmo - (baciandola) Addio.

Vittoria - Ora, Federico, tocca a te. Non essendovi pi nulla fra noi, puoi ridarmi la spilla che ti regalai.

Federico - (togliendola dalla cravatta) Eccola .

Vittoria - E c'era un portasigarette.

Federico - (dandoglielo) Eccolo,

VlTTOHlA - Pare che l'oreficeria sia aumentata enormemente dopo la guerra. Voglio dare a Leicester un portasigarette come regalo di. nozze.

Guglielmo - E' la tua abitudine.

Vittoria - E' un oggetto che gli uomini gra-discono. Addio, caro Freddie. Avr sempre di te un buon ricordo. (Gli porge l'altra guancia).

Federico - Addio, Vittoria.

Guglielmo - Vuoi un taxi? (Va a destra).

Vittoria - No, grazie. Credo che due passi mi faranno bene. (Esce dal fondo; la si vede scendere gradini del cortile).

Federico - Una donna straordinaria.

Guglielmo - Non rimpianger mai di averla sposata. Ora facciamo colazione.

Federico - Non sono sicuro che mangeremo.

Guglielmo - Amico mio, forse questa scena ti ha tolto l'appetito?

Federico - Non dubito del mio appetito, ma della bistecca.

Guglielmo - Oh, non ci pensare. Ora la porto in tavola. (Va al fornello e cerca di trarre la bistecca dalla casseruola) Vieni fuori, demonio! Non vuole uscire.

Federico - Lasciala stare!

Guglielmo - (portando la casseruola sulla tavola) Oh, beh, ci serviremo addirittura cos, non ti pare? Posso tagliare?

Federico - (sedendo) S.

- (Guglielmo prende un coltello e comincia a tagliare la bistecca. Non ci riesce; si sforza, ma la bistecca resiste eroicamente. Ancora un po' di forza. Inutile. Comincia a irritarsi. Lotta. Stringe i denti. Tutto vano. Il sudore gli cola dalla fronte. Federico l'osserva, immerso in un cupo silenzio. Finalmente, Guglielmo getta via il coltello con ira).

Guglielmo - (arrabbiatissimo) Perch non dici nulla, imbecille?

Federico - (gentilmente) Devo andare a prendere l'accetta?

Guglielmo - (attaccando ancora una volta la bistecca, con rabbia) Sono sicuro della mia teoria. Se si fa cuocere una libbra di carne per un quarto d'ora, tre libbre devono cuocere tre quarti d'ora.

- (Si vede nel cortile un ragazzo che porta un gran cestino quadrato. Sale i gradini e bussa alla porta).

Federico - Chi sar? (Va alla porta ed apre) Che vuoi, figliuolo?

Clarence - Abita qui la signora Lowndes?

Federico - Per modo di dire, s.

Clarence - (entrando) Dall'Hotel Ritz.

Federico - Come? Entra, caro. Posa sulla tavola.

Guglielmo - (guardando il biglietto che accompagna) Coi saluti del signor Leicester Paton.

Federico - E' la colazione.

Clarence - Mi stato detto di consegnare il cestino personalmente alla signora.

Federico - Va bene, va bene.

Clarence - Se la signora non c', devo por. tarlo indietro.

Guglielmo - (pronto) Sta scendendo. (Va alla porta e chiama) Vittoria? Quel caro signor Leicester Paton ha avuto la bont di mandarti Tin piccolo spuntino dal Ritz.

Federico - Ecco mezza corona per te, figliuolo. Va', svelto.

Clarence - Grazie, signore. (Via).

Federico - Ora puoi mangiare la bistecca, se vuoi. Io manger la colazione di Vittoria.

Guglielmo - E' una cosa molto scorretta. Voglio associarmi a te per la responsabilit. (Cominciano a vuotare frettolosamente il cestino).

Federico - (prendendo un piatto coperto) Cosa c' qui? Pollo in tegame.

Guglielmo - Bene. Dammi quella bottiglia che la apro. (Tira fuori una bottiglia di champagne e comincia ad aprirla).

Federico - Pt de foie gras! Buono. Caviale? No. Salmone affumicato. Un bravo ragazzo, il signor Leicester Paton.

Guglielmo - Non stare in contemplazione. Tira fuori.

Federico - Mousse au jambon. Ha una discre-ta idea dell'appetito di Vittoria.

Guglielmo - Mio caro, l'amore cieco.

Federico - Ringraziamo Dio; tutto quel che posso dire. Come va quel turacciolo?

Guglielmo - Sta per saltare.

Federico - Questo quel che si chiama un grazioso spuntino. Cara Vittoria, era una buona figliuola.

Guglielmo - A modo suo.

Federico - Dammi un po' di pt.

Guglielmo - (tenendo fermo il tappo sulla bottiglia) Ecco fatto. Il tuo bicchiere.

Federico - Eccolo. Ho una fame da lupo.

Guglielmo - Prima di cominciare, dobbiamo bere alla salute... (Si alza).

Federico - Bevo alla salute di chi vuoi.

Guglielmo - (alzando il bicchiere) Al terzo marito di Vittoria.

Federico - Dio lo benedica.

Guglielmo - E... alla nostra libert! (Mentre bevono, il sipario cala rapidamente).

FINE

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