Viva l’Italia

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IV-V CIRCOLO DIDATTICO DI ERCOLANO - Anno Scolastico 2004/05

IV-V CIRCOLO DIDATTICO DI ERCOLANO - Anno Scolastico 2004/05

“VIVA L’ITALIA”

di Marina Gallo

Spettacolo musicale delle classi V dei plessi “Rodari” e “Marconi”

I Quadro: “1861…ARRIVA GARIBALDI” cartello portato da due majorettes

-A sipario chiuso: ritornello: “La bandiera di tre colori”

     Voce di scugnizzo: “Guagliu’: ha vinciuto Garibalde

                                     Francischiello se n’è ghiuto!”

-Si apre il sipario

-Entra un gruppo di garibaldini agitando il tricolore, la folla applaude, sventola bandierine, lancia grida di giubilo, poi tutti si immobilizzano.

-CANTO: “FRATELLI D’ITALIA”

-La scena si svuota lentamente, rimane solo, sulla destra, don Nicola che, in piedi su una sedia cambia l’insegna del bar e lo intitola “Caffè Italia”. Si avvicina don Antonio.

-A.: “Né, don Nico’, ma che state facendo? Vulite na’ mano?”

-N.: “Grazie…ho già fatto…..Vedete: Mi adeguo! Ormai facciamo parte del

-        Regno d’Italia!”

-A.: “Eh, già, ho sentito: spare, botte, Francischiello che ‘a perzo a Gaeta,   : “

-        Garibalde che vince…”

-N.:  a mezza voce “E ‘nce regala a Vittorio Emanuele…”

            più forte “Ma secondo voi, mo’ che succede?”

-A.: “Grandi cose, amico mio, grandi cose!

             E’ vero che non siamo più capitale del Regno delle due Sicilie,

             è vero che hanno portato a Torino sino all’ultima lire delle casse dei

             Borbone…Ma ora facciamo parte dell’Italia!”

             Diventeremo una città moderna ed europea!”

-N.: “Sarà…Ma a me Vittorio Emanuele, cu chille baffune non mi ispira simpatia…”

-A.: “Baffoni! Gesù, voi guardate i baffoni!

              Vedete come siamo provinciali!?

              Ma da oggi tutto cambia: ricchezza e lavoro per tutti! E per festeggiare questo

              cambiamento…una grande Piedigrotta!”

-N.: parlando tra sé e sé “Già, perchè a noi, sulo ‘a Madonna ‘e Piererotta nce’ po’ aiutà!”

-Escono don Antonio e don Nicola, entra il gruppo degli scugnizzi, delle ragazze e dei ragazzi; sullo sfondo la folla passeggia

-POESIA: “PIEDIGROTTA” (brani) di R. Viviani

-Escono tutti ed entrano i ballerini

-BALLETTO: “TARANTELLA”

-I ballerini si dispongono su di un lato del palco, entra il coro

-CANTO : “FUNICULI’ FUNICULA’ ”

II QUADRO: “1900:I PROBLEMI DOPO L’UNITA”.

Entrano gli emigranti e si dispongono sul lato sinistro e centrale della scena.

POESIA: “L’EMIGRANTE” di R. Viviani

Don Antonio entra e si siede a tavolino; si avvicina don Nicola

-A:  “Povera gente…. Avete visto che tristezza….”

-N.: “Già, per  poter guadagnare un pezzo di pane, devono lasciare la loro terra  e partre….

              Scusate don Anto’, ma i Savoia non ci dovevano portare lavoro e ricchezza?”

-A.: “Vedete Nicola, i problemi sono tanti: noi qui non abbiamo fabbriche, non abbiamo

              soldi, sono tanti quelli che non sanno leggere e scrivere….”

-N.: “Veramente, mai per polemica,  noi qualcosa la tenevamo: Pietrarsa, le seterie di

              San Leucio, la fabbrica delle porcellane….Solo che:”Visto e non visto!”: neanche il

              tempo d’alluccà “Viva ‘O rrè””…che sono sparite come per magia!”

              E mo’, ‘a Roma per noi che fanno?”

-A.: “Fanno, fanno…che volete che vi dica…fanno quello che possono!!”

-N.: “E intanto noi partimmo…e quelli che restano guadagnano tre sorde e so’ sfruttati…”

CANTO: “SANTA LUCIA”

Escono gli emigranti ed entrano i muratori

POESIA: “FRAVECATURE” di R. Viviani (brani)

CANTO: “’A CANZONA DA’ FATICA” di R. Viviani

Escono gli emigranti e pian piano si forma il quadro del primo sciopero. Tutti sono immobili.

-A.: “Nico’, ma chi sono questi che avanzano?”

-N.: “Sono scioperanti, don Anto’. Gente che paga di tasca sua per avere lavoro e giustizia;

              gente che vuole lavorare ma non vuole più essere sfruttata!”

CANTO: “L’INTERNAZIONALE”


III QUADRO: “ 1915 – 18: LA GRANDE GUERRA”

Sulla scena un gruppo di donne salutano i bersaglieri che partono, i bambini sventolano bandierine.

CANTO: “ ‘O SURDATO NNAMMURATO”

Don Antonio è seduto al tavolino, legge il giornale, durante il canto lo posa e guarda commosso i soldati che partono. Vicino a lui, in piedi, don Nicola.

-A.: “Come sono belli i nostri bersaglieri”

-N.: “ E come piangono le loro fidanzate

-A.: “Ma vuie tenite sempe’ ‘a dicere! Questa volta l’Austria se ne va e Trieste diventa italiana!”

-N.: “ Avite ragione! Salutiamo gli alpini e i bersaglieri, i fanti e gli aviatori che nel fango

              delle trincee, nella neve delle montagne e sotto il fuoco dei cannoni vanno a difendere

              la nostra terra”

Cala un telone bianco, scorrono le immagini della prima guerra mondiale

CANTO: “ LA TRADOTTA”, “TA PUM”, “MONTE CANINO” (brani)

Si alza il telo bianco, entra il coro con l’Italia e la bandiera

CANTO: “LA LEGGENDA DEL PIAVE”

IV QUADRO: “IL FASCISMO PRENDE IL POTERE”

Sul palco sfilano i partecipanti alla marcia su Roma innalzando cartelli e facendo il saluto romano.

-N.: “Scusate, don Anto’, voi che leggete il giornale e capite le cose: me sapisseve dicere dove  

             Va tutta questa gente?”

-A.: “A Roma! A Roma! Va a Roma per prendere il potere, per acclamare il duce, per

             Rimettere ordine nella Nazione!”

-N.: “Ho capito: è un colpo di stato!”

-A.: “Ma che dite! L’Italia è un paese democratico! Quale colpo di Stato!”

-N.: “Scusate, ma a Roma non ci sta già Vittorio Emanuele III che comanda?”

-A.: “Certo…Ma il Cavalier Benito Mussolini con le sue camicie nere, va a dargli una mano.

              Diciamo la verità : troppi scioperi, troppi disordini…Ordine ci vuole, ordine!”

-N.: “Mah, secondo me l’ordine si fa con la giustizia e non con i manganelli!”

CANTO : “GIOVINEZZA”

Entrano i soldati che partono per l’Africa orientale, solito gruppo di donne che saluta sventolando i fazzoletti.

CANTO: “FACCETTA NERA”

-N.: “Ed ecco a voi un'altra guerra!!!”

-A.: “Guerra, guerra, ma noi andiamo a conquistare il nostro SPAZIO VITALE! Noi

                Andiamo a conquistare l’ IMPERO !”

-N.: “Veramente NOI stiamo qua, col caffé davanti… A morire per l’Impero ci vanno

-loro, poveri ragazzi…”

-A.: “Questo si chiama disfattismo!”

-N.: “Don Anto’…”

-A.: “Sssss, Silenzio! Ma che dite!”

-N.: “ E che ho detto!? Ho detto don…”

-A.: lo interrompe bruscamente “Ma come, non sapete che “il don” non esiste più?

             Ora siamo tutti  “camerati”!”

-N.: “Ed ecco a voi un’altra novità! Allora, camerata Antonio, stavamo dicendo…:ma

             Come vanno a farla questa guerra, se a stento tengono le scarpe ai piedi?”

-A.: guardandosi intorno con circospezione “Ma allora siete proprio pazzo! Ma come fate a

            Parlare così?  Ed a voce così alta…Volete forse bere una bottiglia di olio di ricino?”

-N.: “No, perchè? Le mie funzioni sono ottime e regolari….”

-A.: “Fate anche dello spirito!...Ma lo sapete che per quello che dite potreste essere mandato

            al confino…”

-N.: “Gesu’, Giuseppe e Maria!!! Vuie che diciate! Ma allora mo’ non si può più pensare

            e parlare…”

-A.: “Taci…il nemico ti ascolta….”

-N.: “Pe’ carita’! Io tengo famiglia! Tengo na’ carretta ‘e figli…!

              A voce alta Viva l’Impero! Viva il re! Viva il duce!

              Parlando tra se’ e se’ Madonna mia: io cca’ m’aggia mpara’  a sta’ zitto!”

CANTO.: Si ripete il ritornello di FACCETTA NERA.

Entrano i balilla, facendo la sfilata del sabato

Don Nicola cambia di nuovo l’insegna e la sostituisce con “Gran caffè dell’ Impero”

-A.: “Ebbene, camerata, vi adeguate, vedo”

-N.: “Mi adeguo, mi adeguo: io, come tutta la gente come me, mi adeguo sempre!”

-A.: guardando i balilla che fanno le esercitazioni ginniche “Che bella gioventù, dite la

verità!”

-N.: “Veramente, a me, le creature con i moschetti in mano mi fanno un poco impressione”

-A.: “Libro e moschetto balilla perfetto! Noi, così difendiamo la pace!”

-N.: “Sarà, ma, secondo me con i .fucili si preparano solo le guerre!”

CANTO: “BALILLA”

V QUADRO: “1940-45: IL MONDO IMPAZZISCE”

La piazza è  molto affollata,la folla ascolta attentamente il discorso del duce che annuncia l’entrata in guerra. Piano piano la piazza si svuota, resta solo don Nicola, al centro con un’espressione di profondo dolore.

-N.: “ L’avevo detto io che con i fucili si preparano solo le guerre….Mai la pace!

               E questa è una guerra brutta, sporca! E’ una bufera che sconvolge il mondo!

Cala il telone bianco per la proiezione

Entra un soldatino ed un medico

POESIA: “EROISMO” di R.Viviani

Escono e sul telone scorrono i filmati della seconda guerra mondiale

CANTO: “LILY MARLENE”

Seguono le immagini dei camp idi concentramento; durante la proiezione:

CANTO: “ANNA FRANK”

Sale il telone, nella piazza entra il coro

CANTO: “BELLA CIAO”

VI QUADRO: “IL DOPOGUERRA: LA SPERANZA”

Nella piazza un gruppo di marines balla con le ragazze

BALLO: “BOOGIE BOOGIE”

Don Nicola cambia per l’ennesima volta l’insegna con quella “New York bar”

-A.: “Vi adeguate nuovamente, vedo…”

-N.: “E come dobbiamo fare? L’impero è sfumato; la speranza, adesso è l’America! Però, dite

             la verità: avevo ragione io quando dicevo che tutti quei moschetti non avrebbero portato

             a niente di buono…”

-A.: “E come no, caro Nicola, come no! Avevate ragione, ma che vi devo dire: eravamo tutti

              abbagliati, stavamo come in un sogno, credevamo di essere Dio….

              Mo’ ci siamo  svegliati!

              Ma che ferite profonde ci sono rimaste…

              Tutto si è sconvolto, tutto è cambiato: principii… morale… nun se capisce cchiù niente!”

-N.: “Piano, piano, don Antonio…ci vuole tempo per sanare le ferite ma poco ‘a vota tutto

             torna a posto.

             La nostra terra è stata ferita; è sempre stata ferita, accisa da tutti quelli che sono venuti:

             l’hanno sfruttata e se ne so’ghiute.

             Ma nun more maie! E’ tosta! Ed ogni volta che cade, trova sempre la forza di rialzarsi!

CANTO: “ SIMME ‘E NAPULE,PAISA’ “

POESIA: “C’AVIMMA SULLEVA’” di R.Viviani

BALLO: “ ‘A RUMBA DE’ SCUGNIZZI”

La gente ordinatamente affolla la piazza ed in fila esce dalla quinta di sinistra

-A.: “Quanta gente, eh, per il referendum!”

-N.: “Tutti, don Anto’, tutti concordi…o quasi…”

-A.: “Parlate sempre con qualche sottinteso…Ma cosa volete dire, che, per caso, c’è

              qualche imbroglio?”

-N.: “Per carità! Voglio solo dire che hanno votato proprio tutti:…vivi…e morti….!”

-A.: “Io, naturalmente, ho votato per la repubblica; e voi?”

-N.: “Pure io, per carità! Ma secondo voi, mo’ che Umberto se ne va e viene il Presidente,

             le cose, cambiano?”

-A.: “Ma certamente: ora saremo un paese ricco, che offrirà lavoro a tutti! Un paese moderno

            ed europeo, un esempio di libertà e democrazia per tutti i popoli!”

-N.: “Speriamo…. Ma a me, queste parole mi sembra che le ho già sentite…tanto, tanto tempo  

             fa….”

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