Volevo fare la velina

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1-Ecco, contenta Santa Rita

Teatro Comico Italiano

VOLEVO FARE LA VELINA

 COMMEDIA IN DUE ATTI

 Autore:

Camillo Vittici

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

 PERSONAGGI

Cesira

La madre

Annibale

Il padre

Gilda

La figlia

Lucy

La cugina

Manuel

Agente di spettacolo

William

Il fotografo

La storia si svolge in una stanza modesta

La storia

Gilda è decisa a calarsi nel mondo dello spettacolo.

Un book fotografico di presentazione è indispensabile.

Il costo, tuttavia, è eccessivo e l’idea per coprirlo è decisamente bislacca.

C’è anche una cugina, Lucy, moralista con qualche scheletro nell’armadio.

Comunque Gilda sarà scelta, ma non per fare la Velina

PRIMO ATTO

CESIRA: (Sta mettendo dei fiori davanti ad una immagine sacra). Ecco, contenta Santa Rita? Fiori freschi del mio orto. Tu che sei la santa dei miracoli impossibili… te ne chiedo uno che è proprio impossibile. Metti a  posto la testa della mia Gilda, povera disgraziata. Lo so, lo so che anche tu, con tutta la tua buona volontà, non ci puoi proprio far niente, ma io ci provo. Chissà se un santo o l’altro riuscirà a farmi questa grazia. Non certo per mettervi in competizione perché tu sai che sei la mia preferita, ma, se non ce la puoi fare tu, vedi di trovare lassù qualcuno che di queste cose sappia fare meglio. Non dico di rivolgerti al Capo Supremo, non pretendo tanto se no chissà quanta anticamera dovresti fare con tutti i problemi che avrà, ma almeno a quei santi che non conosce quasi nessuno di modo che anche loro si sentano un po’ più importanti. E poi, già che siamo in argomento, metti una mano benedetta sulla testa del mio Annibale che ogni giorno diventa sempre più scemo. Ma, dico io, l’ho sposato che era un bel giovane e che, non faccio per dire, era un bel Ferrarino testa rossa, ma adesso è diventato un catorcio che non va neanche se lo spingi. Ha il motore che picchia in testa e la marmitta bucata. (Entra Annibale, un po’ balbuziente. Cammina da una parte all’altra del palco). Ma si può sapere cos’hai? Annibale; parlo con te!

ANNIBALE: Mi scappa

CESIRA: Ti scappa? E vieni a dirlo a me? Ma vai in bagno, no

ANNIBALE: Non posso, c’è la Gilda. Occupato!

CESIRA: Quella, quando si chiude lì dentro, si mette in ferie. Gilda!

GILDA: (Da dentro). Che c’è?

CESIRA: Vieni fuori che tuo padre ha bisogno. Gli scappa!

GILDA: Digli che la tenga. Fra venti minuti ho finito

CESIRA: Ma sei così stitica?

GILDA: No, mi sto facendo il colore

CESIRA: Quale colore?

GILDA: Rosso tiziano

CESIRA: Non ho mica capito bene; chi è quel Tiziano che è lì con te in bagno?

GILDA: Il rosso tiziano è un colore, non è un uomo

CESIRA: Senti, c’è qui tuo padre che non resiste più. Non vorrai mica che mi scoppi qui in cucina. Poi tocca a me pulire. Lo sai che è debole di prostica e che non resiste a lungo. (Annibale corre fuori). Ma dove vai? Senti Santa Rita; devo mettere un’aggiunta alla preghiera di prima. All’Annibale non mettere solo apposto la testa, ma sistemagli anche tutto l’apparato inferiore perché qui, di bagni, ne abbiamo solo uno. Bisogna che mi decida a mettere sulla porta un foglio con su scritto i turni, come alla FIAT

CESIRA: Ma quanto ti ci vuole ancora?

GILDA: Sto mettendo il tanga

CESIRA: Mica vorrai ballare anche il tango lì nel bagno

GILDA: Ancora un attimo; finisco di farmi la ceretta e vengo

CESIRA: Dopo il tango anche una cenetta? Ma non mi sembra proprio quello il posto più adatto

GILDA: Sono quasi pronta. Dì al papà di tenere duro ancora un attimo che fra pochi secondi esco

CESIRA: Veramente quello è già uscito e chissà dov’è andato. (Entra Gilda vestita presumibilmente elegante, piuttosto succinto, ma nello stesso tempo pacchiano)

GILDA: Cosa dici mamma? Commenti al gioiellino della tua Gilda? Vedo che sei rimasta a bocca aperta. Non hai parole…

CESIRA: Quando si prende uno spavento è come quando si muore, si rimane a bocca aperta e le braccia cascano per terra. Ma dico io, cos’è tutto quel tafanario che ti sei messa? Ho capito, siamo a carnevale

GILDA: Ma mamma! Cosa vuoi capire tu di eleganza. Guardati tu invece; su, guardati

CESIRA: Io tento di guardarmi, ma se qui non c’è uno specchio dove vuoi che mi guardi? Aspetta… (Si specchia in una padella). Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?

GILDA: Ma cosa fai? Stai dando i numeri?

CESIRA: No, i numeri li aspetto in sogno da Santa Rita perché sarebbero l’unico modo di dare una spinta alle finanze di questa casa

GILDA: Ma dai, guardati! Sempre il solito grembiule, la stessa acconciatura da trent’anni a questa parte. Deciditi una buona volta a rifarti il loock (luc)

CESIRA: Cosa dovrei… il loock?

GILDA: Se non un loock integrale… almeno un po’

ANNIBALE: Allora… un lucchetto. Lo saprei io, figlia di buona donna, dove vorrei mettertelo quel lucchetto! Uno per chiuderti le bocca e l’altro, con tutti i morosi che ti sei fatta, non so ancora come hai fatto a non rimanere incinta

GILDA: Prendo le precauzioni

CESIRA: E sarebbero?

GILDA: La pillola

CESIRA: Anche tu?

GILDA: Come anche io? Vuoi dire che la prendi anche tu?

CESIRA: Primo; sono in menopausa da trent’anni; secondo, non conosco uomo

GILDA: E papà?

CESIRA: Ma mica lo chiamerai uomo quello lì! Quello è solo una vecchia locomotiva che ormai fa solo acqua

GILDA: E perché mi hai detto… anche tu?

CESIRA: O brutta bestia! Conoscendo il tuo andazzo sentimentale tutte le mattine te ne metto una anch’io nel caffèlatte

GILDA: Bella questa! Io alla sera e tu alla mattina

CESIRA: Due pillole al giorno tolgono la pancia di torno! Ma ti ha visto tuo padre conciata così?

GILDA: No, esco solo ora dai miei appartamenti

CESIRA: Dai tuoi… Ma se hai la tua camera, tre metri per tre, divisa dalla nostra da una parete di compensato! Prima almeno era più grande, ma poi la signora ha voluto una stanza tutta per sé

GILDA: Naturale, la privacy…

CESIRA: Annibale! Annibale! Ma possibile che si debba sempre urlare quando si chiama tuo padre?

GILDA: Ma lo sai mamma che è sordastro…

CESIRA: Sarà anche sordastro, però non ci sente una bella madonna; fatto sta che si sta rincoglionendo tutti i giorni. Annibale! Ma dove si sarà cacciato? (Entra Annibale). Ma si può sapere dove sei filato?

ANNIBALE: Non ce la facevo più; mi scappava troppo

CESIRA: E allora?

ANNIBALE: Allora ho fatto tutto nell’orto

CESIRA: Ma bestia! Nell’orto è quasi matura l’insalata

ANNIBALE: No, sull’insalata no

CESIRA: Meno male. E dove allora?

ANNIBALE: Sulle carote; quelle stanno sotto terra

GILDA: Ma che schifo! Le carote io non le mangio più. E sì che mi facevano bene per mantenere l’abbronzatura

CESIRA: Ma quale abbronzatura se non hai preso il sole?

GILDA: Ho messo due dita di Fard, è lo stesso

CESIRA: Ma Dio che famiglia squinternata. Ascolta Annibale… Annibale!

ANNIBALE: C’è qualcuno che ha chiamato l’Annibale?

CESIRA: Come ti dovevo chiamare? Alain Delon?

ANNIBALE: Buongiorno signorina

GILDA: Ma papà! Non dirmi che non mi conosci; sono la Gilda

ANNIBALE: La Gilda… Ma ti sei vestita da extracomunitaria?

CESIRA: Probabilmente voleva dire da extraterrestre

GILDA: Vi prego di notare che questo vestito è di Dolce e Gabbana

CESIRA: E chi sarebbero quei dolci gabbiani che te lo hanno prestato?

GILDA: Ho copiato un loro modello e me lo sono fatto fare dall’Andreina, la mia sarta

CESIRA: Annibale, prendi nota; noi due da quei due gabbiani lì i vestiti non ce li faremo mai fare

GILDA: Ma perché?

CESIRA: Perché mi sembri una di quelle che la sera vanno avanti e indietro sui marciapiedi. Ma si può sapere perché ti sei conciata così?

GILDA: Aspetto il mio agente

ANNIBALE: Deve arrivare un parente? Quale?

GILDA: Non il parente, un agente!

CESIRA: Della polizia, dell’assicurazione, delle tasse?

GILDA: Ma quali tasse! Ma se in questa casa, con quello che prende di pensione il tuo Annibale, non si arriva neanche a fine mese

ANNIBALE: Ci vorrebbero tutti i mesi come il febbraio

CESIRA: Perché? Cos’ha di strano il febbraio?

ANNIBALE: Perché è più corto e a fine mese ci si arriva prima

CESIRA: E che agente dovrebbe arrivare allora?

GILDA: L’agente dello spettacolo

ANNIBALE: Cosa centra il tabernacolo?

GILDA: Spettacolo, papà, non tabernacolo! Ma ti vuoi svegliare? Ho deciso di buttarmi…

CESIRA: Ecco, stavolta l’hai detta giusta; ottima soluzione. Buttati dalla finestra, ma ho paura che non sia abbastanza alta. Magari ti rompi solo una gamba; la testa no, è troppo dura; resisterebbe

GILDA: Ma piantala mamma! Ho deciso di buttarmi nel mondo dei media

CESIRA: Le medie? Ma se non hai nemmeno terminato le elementari…

GILDA: Dei media, della televisione

ANNIBALE: Allora vieni di là a riparare la mia che non si vede tanto bene

CESIRA: Annibale, quante volte ti ho detto che è ora di cambiare gli occhiali? Lo sai che sei presbitero. Il dottore oculare ti ha detto che ti mancano un sacco di dottrine. Cos’hai detto Gilda? Che vuoi riparare la televisione?

GILDA: Certo che voi capite toma per Roma! Voglio fare la soubrette, magari la Meteorina

CESIRA: Fai le puzzette Gilda?

GILDA: Cosa centrano le puzzette?

CESIRA: Al tuo papà il dottore della mutua ha detto che aveva… era una parola difficile… ecco, il meteorismo, insomma, l’aria nella pancia. Al mattino devo lasciar aperta la finestra almeno un paio d’ore perché una camera a gas è più sana della nostra camera. Di notte mi alzo almeno tre volte perché penso che arrivi il temporale e invece è l’Annibale che si… sfoga. L’unica cosa positiva è che non abbiamo mai zanzare. Come arrivano le stordisce e le stecchisce. Posso proprio dire che l’Annibale è proprio il tipo che si dà delle arie

GILDA: Come siete ignoranti! Ignoranti e volgari. La mia più grande ambizione è quella di fare la Velina

CESIRA: Per me ti verrebbe meglio fare la Zoccolina

GILDA: Non so proprio cosa sia

CESIRA: Lo so io. E ti verrebbe anche bene, naturale insomma. E questo agente cosa dovrebbe fare?

GILDA: E’ un coreografo

ANNIBALE: Fa il fotografo?

GILDA: Il fotografo lo porta lui. Sai, prima di tutto devono farmi il book (buc)

CESIRA: Un altro?

GILDA: Come un altro? Io non ce l’ho il book

CESIRA: Gilda, ascoltami bene; la tua mamma, quando ti ha fatto, e lasciamo perdere poi cos’è saltato fuori, ti ha fatto con tutti i tuoi santi buc, davanti e dietro e tutti al loro posto. Poi tu ne hai fatti degli altri per appenderci quegli orecchini che sembrano una sveglia a pendola. Manca solo il cucù

GILDA: Il book è un album fotografico da presentare ai registi cinematografici e televisivi. Poi ci sono le riviste; magari sarò in copertina su Play Boy, una coniglietta insomma

ANNIBALE: Evviva! Un bel coniglietto arrosto a pranzo per oggi…

CESIRA: No, tu a pranzo oggi ti becchi il solito pane e mortadella e acqua del rubinetto per via della tua ulcera sanguinaria

GILDA: Mamma, già mi vedo nel paradiso del Jet Set, fra i Vips. E vi giuro che ci arriverò anche a costo di fare la escort

CESIRA: La scorta? La scorta di chi?

ANNIBALE: Voleva dire la ruota di scorta

GILDA: Macchè ruota di scorta, ma la protagonista di film e telenovelas. Magari mi chiameranno a Beautiful. Mi vedi accanto a Ridge?

CESIRA: No, io ti vedo solo accanto all’Annibale, uno più sballato dell’altro. Ma che famiglia mio Dio che mi hai dato! Una che fa la ruota di scorta e l’altro con la cervice morta!

ANNIBALE: E’ morto qualcuno?

CESIRA: Tu sei morto; dalla testa in giù, ma soprattutto giù perché, da quelle parti, sei un cadavere totale

GILDA: Hai delle voglie particolari o strane mamma?

CESIRA: Certo che le ho, ma mica tanto particolari e strane; avrei voglia di strozzarvi tutti due e mandarvi nel paradiso dei matti

GILDA: Io sì che sicuramente andrò in paradiso…

CESIRA: Non dirmi che ti stanno spuntando le ali e stai diventando un angelo. Ma chi ti vuole da quelle parti? Ti lasciano qui a far fare il purgatorio anticipato alla Cesira

GILDA: Non quel paradiso lì, ma quello della notorietà, delle luci della ribalta

CESIRA: A me bastano le luci che tieni sempre accese in camera tua; e il contatore chi lo paga? La pensione dell’Annibale, perché tu lavorare mai, eh?

GILDA: Lavorare? Ma lo sai che si rovinano le unghie? E le tips chi le paga poi?

CESIRA: Hai dei tick?

GILDA: Non tick, tips! Le extension ungueali

ANNIBALE: La Gilda ha imparato il tedesco

GILDA: Extension è inglese, non tedesco

CESIRA: Sarà anche inglese, ma per me è arabo. Ma parla come mangi!

GILDA: Come mangio? Qui non c’è mai nulla di nuovo; ogni giorno la stessa cosa. Mai un po’ di caviale…

CESIRA: Guarda che qui i cavoli non mancano mai in tavola

GILDA: Infatti la puzza dei cavoli bolliti si sente a tre chilometri di distanza. E da bere? Sempre acqua del rubinetto, mai uno champagnino

ANNIBALE: Cos’è quella roba lì Gilda?

GILDA: Le bollicine, no?

CESIRA: Ti prendi una bella scodella, ci metti un po’ di sapone, una bella cannuccia e ti fai tutte le bollicine che vuoi. (Suono di campanello)

GILDA: Eccoli! Sono loro! (Va alla porta. Entrano Regista e Fotografo). Venghino pure, s’introducano; pensavo mi aveste dimenticata

MANUEL: Ma cosa dice signorina; signorina vero?

GILDA: Ma certo, signorina illibata come mia mamma mi fece. A proposito, questa è la mia mamma Cesira e questo è il mio papà Annibale

MANUEL: Molto lieto, sono Manuel, agente delle dive.

GILDA: Non ci faccia troppo caso, loro non sono gente di mondo

CESIRA: Veramente non siamo neanche gente dell’altro mondo; siamo ancora qui vivi e vegetali. Almeno io perché il mio Annibale, più che un vegetale è un minerale

GILDA: Ma cosa vuoi che interessi a loro tutto questo? State lì buoni e assistete all’apoteosi della vostra Gilda

CESIRA: Siediti lì Annibale che assistiamo all’ipotenusa della nostra Gilda

GILDA: Comunque, il dottor Manuel è il regista e William il fotografo

CESIRA: Mi scusi signor fotografo. Già che è qua non potrebbe fare una fotografia a mezzo busto al qui presente signor Annibale che per disgrazia è mio marito?

GILDA: Ma cosa ti salta in mente?

CESIRA: Sa, è per la tomba. L’ultima che ha è quella del giorno della disgrazia… volevo dire… del nostro matrimonio. Lui è così avaro che, per non pagare la foto, vorrebbe che lo sotterrassero con la testa di fuori

WALTER: Io scatto solo foto artistiche signora

CESIRA: Più artistico di lui… Sembra il muso di un quadro di Picasso

GILDA: Mi scusi, non dia retta a questi due ruderi. Vi aspettavo mezz’ora fa

MANUEL: Lo sappiamo, ma ho appena terminato di fare un servizio a una delle Veline

CESIRA: Lo so io che servizio avrà fatto a quella lì. Quello lì ha una faccia che non mi piace

MANUEL: Dovrò farle un paio di domande prima di iniziare la sequenza fotografica

GILDA: Sono tutta quanta a sua disposizione. Gradisca pure

MANUEL: Prima domanda… I seni sono i suoi?

CESIRA: Cos’è sta roba? Certo che sono i suoi! Glielo giuro io che sono la sua mamma che l’ha fatta. Mica l’avrò fatta dissennata

MANUEL: Volevo dire… Nessuna protesi?

GILDA: Beh, sì; devo confessare che mi sono fatta fare una protesi ad un dente che avevo perso quando all’asilo sono caduta dall’altalena

MANUEL: Mi scusi, ma io intendevo un’altra protesi

ANNIBALE: Magari si riferisce alla prostica. Se ce l’ho io che sono il suo papà l’avrà anche lei

MANUEL: Volevo dire… ai seni

ANNIBALE: Per me la prostica è più bassa dei seni, ma magari le donne ce l’hanno lì

GILDA: Mai fatte protesi ai seni. I miei sono naturali, come mamma li fece; tocchi tocchi… La mia è una seconda netta

MANUEL: Ma no, non è il caso…

CESIRA: Mi sa, Annibale, che per quelle cose lì, insomma, per diventare una Zoccolina dovrebbe ingranare almeno la quarta

ANNIBALE: A me sembra che invece abbia la retromarcia

MANUEL: Mi scusi, ma a me sembrano un po’… ridotte

ANNIBALE: Te l’ho detto che parlano di una macchina; adesso parlano delle marce ridotte

MANUEL: E a cellulite come stiamo?

GILDA: Bene, grazie, e lei? Ho le gambe lisce e dure come il marmo

ANNIBALE: Cosa centra il cellulare?

CESIRA: La cellulite, non il cellulare!

ANNIBALE: E cosa sarebbe?

CESIRA: Tutto quello sbrodolamento di grasso che hanno le donne sulle gambe e sulle cosce

ANNIBALE: Come il prosciutto?

CESIRA: Sì, come il prosciutto, il salame e la mortadella

MANUEL: Che ne dici William?

WILLIAM: In effetti, per un buon servizio fotografico, ci vorrebbe qualcosa di più evidente, di più… prorompente

GILDA: Trovato! Ci mettiamo un rinforzino. Mamma, va di là a prendere un paio di gomitoli della tua lana con i quali stai facendo il maglione al papà così sistemiamo tutto

CESIRA: Mah, bisognava arrivare alla mia età per vedere queste cose. (Esce)

MANUEL: E i glutei?

GILDA: I…?

MANUEL: Il sedere! I glutei sono sodi?

GILDA: Ma certo; sodi come le uova che mi prepara la mia mamma al venerdì. (Rientra Cesira con due gomitoli di spessore diverso)

CESIRA: Ne ho uno rosso e uno bianco. Vanno bene lo stesso?

WILLIAM: Il colore non centra, è lo spessore che vale

GILDA: Dai mamma, aiutami a piazzarli. (Spalle al pubblico e Gilda si infila i gomitoli). Va bene adesso?

WILLIAM: A me sembra che ci sia un seno più grande dell’altro. Vabbè, la fotograferò di profilo

MANUEL: Ancora una domanda signorina; sa cantare?

GILDA: Ma certo; ho sempre fatto parte della schola chantorum del paese fino a dodici anni

ANNIBALE: Ma se quando canta noi scappiamo perché è stonata come una campana rotta…

MANUEL: E ballare? Per certe comparsate televisive è indispensabile saper ballare

GILDA: Non faccio per dire, ma non mi perdo un sabato alla balera. So fare la salsa…

CESIRA: Veramente la salsa la preparo sempre io. Le uniche volte che ha tentato di farla lei è sempre venuta bruciata

GILDA: E non parliamo del merenghe

CESIRA: Sì, meglio non parlarne proprio della merenda. Quella pretende solo prosciutto crudo, magro e di prima qualità

GILDA: Ma il mio forte è la lambada

ANNIBALE: Cosa centra la lombarda? Parla della Lega?

CESIRA: Zitto tu; stanno parlando della lombata

WILLIAM: Comunque direi di non perdere altro tempo; facciamo subito il servizio

CESIRA: Forse non ho capito bene signor fotografaro; parla del servizio dei piatti o delle posate?

GILDA: Il servizio sono le fotografie che usciranno su tutti i giornali, non quello dei piatti e delle posate. Forza, diamoci da fare. La notorietà aspetta solo me. (Sta al regista organizzare, buffamente, le sequenza delle foto nelle varie pose… la gonna sino alle cosce che la Cesira corre ad abbassare, ecc. ecc……..)

WILLIAM: Direi di aver terminato la sequenza

MANUEL: Ora le portiamo allo studio, le sviluppiamo…

CESIRA: Speriamo che le sviluppiate più in fretta di quanto si è sviluppata la mia Gilda. Lei si è sviluppata a sedici anni, solo nel fisico però, perché per la testa stiamo ancora aspettando

GILDA: Ma cosa vuoi che interessi a questi artisti quando mi sono sviluppata io! La prego, vada avanti

MANUEL: Dicevo… Ora le portiamo allo studio, le sviluppiamo per bene e sceglieremo le migliori. Dimenticavo un insignificante particolare… Il servizio costa 8000 euro

GILDA: 8000 euro?

CESIRA: Lo chiama insignificante lui…

GILDA: Ma questo non me l’avete detto. Ma per la gloria tutto questo e altro. Chissà quanti soldi guadagnerò dopo il debutto. Milioni a bizzeffe! Papà, tira fuori subito 8000 euro

CESIRA: 8000… Ma se non li ho mai visti tutti assieme! Non so neanche con quanti zeri si scrivono

GILDA: Ma mamma, non vorrai mettere un freno alla felicità della tua Gilda. Sarò una Star! Cosa vuoi che siano 8000 euro per la notorietà, per la carriera artistica della Gilda? Ve lo immaginate? Rilascerò autografi a tutti, magari con dediche personalizzate. Senza poi contare sui cachets (cascé) che incasserò ad ogni esibizione, ad ogni comparsata…

CESIRA: Ma chi ti credi di essere, brutta bestia che non sei altro! Adesso questa si è messa in testa di fare concorrenza alla Madonna

GILDA: Ma cos’hai capito? Io non voglio comparire a nessuno; comparsata è quando uno appare in un programma televisivo. Lo faccia capire lei alla qui presente Cesira

MANUEL: E’ tutto vero signora; ogni persona che compare in televisione viene pagata profumatamente

CESIRA: A me basta il mio Annibale a profumarmi tutte le mattine quando mi sveglio

WILLIAM: E allora? Come la mettiamo col pagamento delle mie prestazioni?

CESIRA: Così va proprio meglio

WILLIAM: In che senso?

CESIRA: Se sono prestazioni vuol dire che le foto ce le ha prestate; noi le guardiamo e poi gliele restituiamo e con le spese siamo a posto

WILLIAM: Forse non ha capito signora Cesira… Le mie prestazioni sono il mio tempo, le pellicole, il book che sarà pronto a brevissimo, la professionalità…

GILDA: Sentite, tagliamo la testa al tordo. Quando mi consegnerete il book fatto e finito sarete pagati all’istante

WILLIAM: Dobbiamo fidarci maestro?

MANUEL: Perché no? Di certo abbiamo a che fare con una stella nascente…

CESIRA: Per me è solo una stella cadente…

MANUEL: Le faremo firmare un contratto a vita e per noi sarà fonte di immensi guadagni

WILLIAM: E va bene; preparerò all’istante il book e ci rivedremo presto per il pagamento

MANUEL: Siamo molto lieti di aver potuto lavorare per lei signorina Gilda e di aver conosciuto i suoi genitori stupendi. A presto allora. (Salutano ed escono. Esce anche Annibale)

CESIRA: Senti un po’ Gilda, mi ripeti cosa avrebbe detto quel tale lì prima di uscire. Ho sentito bene? Siamo molto lieti di aver conosciuto i suoi genitori stupidi?

GILDA: Stupendi, mamma, stupendi!

CESIRA: Ah, così va meglio. Perché qui siamo in due; potevano magari dirlo dell’Annibale perché ormai ha il cervello in trasferta, ma mica della Cesira

GILDA: Tutto apposto allora…

CESIRA: Tutto apposto una bella sega!

GILDA: Perché? Cosa c’è che non va?

CESIRA: Cosa c’è che non va? Hai il coraggio di chiedermi… Ma tu sei tutta scema! Santa Rita, patrona dei miracoli impossibili, hai fatto cilecca anche questa volta. (Toglie i fiori dall’immagine). No miracolo, no fiori! Vorrà dire che mi rivolgerò alla concorrenza. (Al posto dell’immagine di Santa Rita ne piazza una di Sant’Antonio). Mi sa che questo funzionerà meglio. Siccome non li voglio far litigare lassù usando gli stessi fiori, al posto di quelli gli metto un bel lumino. Se non fai qualcosa tu ti prometto che divento Testimone di Genova! E allora? Come la mettiamo con gli 8000 euri? Quelli non li posso pretendere da Sant’Antonio perché a quello bisogna darli, non chiederli. Lo so solo io quanto bollettini mi arrivano da Padova

GILDA: Ma gli hai almeno mandato dei soldi qualche volta?

CESIRA: No, basta la fede

ANNIBALE: (Rientra Annibale. Ha in mano una banconota da 5 euro). Io metto la mia parte…

CESIRA: Cos’è sta roba? Cinque euri? Cosa ne fai? Ma dove li tenevi?

ANNIBALE: In un posto segreto; sotto il vaso da notte nel comodino. Quando la famiglia avesse avuto delle spese impreviste…

CESIRA: Cinque euri! Adesso sì che possiamo brindare, festeggiare e divertirci

GILDA: Ma dai mamma; è un bel gesto dopo tutto

CESIRA: Certo, ma quelli non si accontentano dei gesti, vogliono i liquidi

ANNIBALE: Vado a prendere un secchio d’acqua?

CESIRA: Per farne?

ANNIBALE: Per i liquidi…

CESIRA: Sant’Antonio, mi sa che stai perdendo i colpi anche tu. Se la situazione non si risolve mi sa che ti stai giocando il lumino

GILDA: Mancano poi solo 7995 euri…

CESIRA: Ma certo, ormai quasi ci siamo; se vuoi altri cinque euri ce li posso mettere anch’io, così siamo a 7990 euri. E allora, come la mettiamo?

ANNIBALE: Dove mettiamo cosa?

CESIRA: Lo so io dove la metterei questa matta. Peccato che i manicomi li abbiano chiusi

GILDA: Mamma… Io l’avrei un’idea per riuscire a coprire quella piccola cifra residua…

CESIRA: Chiamala piccola… Per me tutti quei soldi non li ha neanche una banca

GILDA: Brava! La tua è migliore della mia, è geniale

CESIRA: La banca?

GILDA: Non la banca; l’idea

CESIRA: E quale sarebbe questa mia idea geniale?

GILDA: Vai in banca, chiedi un prestito e… zac! Il problema è risolto

CESIRA: Ho già capito; dovrò di nuovo cambiare santo. (Toglie l’immagine di Sant’Antonio e ne appende una con una colomba). Ecco, se non ce la fai tu non ce la fa nessuno

GILDA: Ma cos’hai messo? Un piccione?

CESIRA: Non bestemmiare Gilda! Quello non è un piccione qualunque, è lo Spirito Santo. È lui che illumina le menti e spero proprio che riesca a rischiarare la tua. È l’ultimo tentativo, poi non mi rimane che il suicidio

GILDA: Ma cosa ti prende? Ho detto qualcosa di sbagliato?

CESIRA: Tu sei tutta sbagliata! Ma cosa credi? Che basti andare in una banca, chiedere dei soldi e quelli te li danno? Magari con una penna biro d’argento in omaggio? Quelli vogliono delle garanzie, bisogna avere della terra al sole da dare in cambio

ANNIBALE: Potremmo provare con la nostra

CESIRA: Tu avresti della terra al sole?

ANNIBALE: Certamente, abbiamo l’orto

CESIRA: Fantastico! Orticello di metri 3 per 4 coltivato ad insalata e carote abbondantemente concimate dal qui presente Annibale Bruschetta tutte le volte che la principessa Gilda occupa il bagno. (Rivolgendosi al quadro). Niente di nuovo ancora, vero? Ci stiamo organizzando per un miracoletto o siamo ancora in lista d’attesa? Urge imminente intervento. Attivarsi, prego

GILDA: Però io ti avevo detto che avevo una mia idea; quella risolverebbe tutto

CESIRA: (Rivolgendosi al quadro). Beh, noto con piacere che ci stiamo svegliando. Finalmente stai illuminando la mente della Gilda. Se l’idea è buona ti metto una bella cornice di lucette colorate attorno a quadro. Ti farò godere! Dai allora, sentiamo questa idea

GILDA: Sai, mamma, ci sono delle professioni che rendono dei bei soldi

CESIRA: Non dirmi che dovrei fare l’avvocato, il dottore o il notaio… Sarei un po’ in ritardo con gli studi

GILDA: Ma no, non quelle; insomma… potresti fare… la escort

CESIRA: La… La cosa?

GILDA: La escort; oggi le chiamano così

CESIRA: Questa parola l’ho già sentita prima, ma non ho capito bene cosa sia. Cos’è? Un tipo di auto mi sembra

GILDA: Ma no, non quella; la dovresti fare tu

CESIRA: L’auto? E chi mi guiderebbe? L’Annibale? Ma se non ha mai preso la patente in vita sua…

GILDA: Mi vuoi ascoltare o no? Dovresti solo… passeggiare…

CESIRA: Passeggiare? E dove? Con le vene vanitose che mi ritrovo poi…

GILDA: Beh, su un marciapiede

CESIRA: Quello non è difficile, il difficile sarebbe camminare in mezzo alla strada col traffico di oggi. Quelli non ci pensano un attimo a tirarti sotto e spiattellarti come un’acciuga sotto sale

ANNIBALE: Ho capito

CESIRA: Ma cosa succede? Che lo Spirito Santo stia svegliando anche il cervello incartapecorito dell’Annibale? Sentiamo cos’hai capito

ANNIBALE: Ho capito quello che dice la Gilda. Dovresti fare… aspetta che te lo dico in un orecchio… (Sussurra qualcosa all’orecchio)

CESIRA: Cooosa? Io dovrei fare la… E sarebbe quella la escort? (Va all’immagine e la toglie). Tutti licenziati! Da domani mi faccio buddista! Ma dico io, una donna di quasi settant’anni, timorosa di Dio e dei suoi santi, anche se sono completamente inaffidabili, che è stata onesta per tutta la vita, che si è dedicata solo e soltanto a questi due malnati e disgraziati…

GILDA: Ma dovresti solo limitarti a battere un paio d’ore

CESIRA: A far che cosa? (Batte le mani). Così?

GILDA: Beh, non proprio così. Comunque ti accompagnerebbe papà

CESIRA: E lui cosa farebbe? Il trans?

GILDA: No, ti farebbe da protettore

CESIRA: Chi, lui? Questa è la battuta più curiosa e scema che ho mai sentito in vita mia. L’Annibale che mi protegge; questa è bella! Scusa Gilda, ma perché non ci vai tu?

GILDA: Io ci andrei, ma non posso

CESIRA: Perché? Non sai passeggiare?

GILDA: Non posso passeggiare perché… perché ho le mie cose

ANNIBALE: Allora non è vero che non hai niente; qualcosa ce l’hai

CESIRA: Lascia perdere Annibale che queste sono cose che non capisci; troppo difficili da spiegarti

GILDA: Mamma, o lo fai tu o questi ci portano via la casa

CESIRA: Questo vuol dire prendere la gente per il collo

GILDA: Comunque la mia amica Giuliana in poche ore si è guadagnata una pelliccia. Capisci? E tutto col sudore della sua fronte

ANNIBALE: Non sapevo che la tua amica Giuliana avesse la fronte così bassa

CESIRA: Ma io cosa dovrei fare per l’amor di Dio?

GILDA: Apri la prima anta del mio armadio, troverai un vestito, indossalo e poi ne riparliamo

CESIRA: Io ci vado, ma dichiaro che, a questo punto, che non ci capisco più una mazza. (Esce)

GILDA: Anche tu papà va di là in camera e mettiti il vestito della festa

ANNIBALE: Che festa è?

GILDA: E’ la festa di Santa Gioconda, la santa dei miracoli che non si avverano mai e delle cause perse. Va Annibale, datti da fare anche tu qualche volta. (Annibale esce). Di solito si dice che è difficile allevare i figli, ma chi lo dice non sa proprio come sia ancor più difficile allevare i genitori. Il fatto è che i figli si fanno, ma i genitori li trovi già fatti e, come il colore della pelle, non li cambi più per tutta la vita. (Rimette il quadro di Santa Rita). Ti prego in ginocchio Santa Rita; se mi tiri fuori da questa situazione ti faccio un voto. Ti prometto di portare almeno una volta nella loro vita i miei genitori al cinema visto che non ci sono mai stati, considerato anche che, dopo i 65 anni, ci andranno con lo sconto. E, già che ci sei, fa in modo che i miei futuri provini vadano tutti a gonfie vele come, del resto, sono sicura. Inviterò i miei infiniti fans a farti tutti una novena. (Entra Cesira truccatissima, con un vestito provocante, parrucca, tacchi alti con i quali spesso s’inciampa, borsetta  e  minigonna al braccio di Annibale)

ANNIBALE: Dove andiamo Cesira?

CESIRA: A passeggiare. Io la escort e tu la scorta. E che Dio ce la mandi buona! (S’incamminano goffamente verso l’esterno)

SECONDO ATTO

(Cesira, sempre vestita com’è uscita, è seduta con la testa fra le mani. Annibale si è appisolato sulla poltrona. Gilda è vestita in modo normale)

CESIRA: Che vergogna! Che vergogna!

GILDA: Ma cos’è successo?

CESIRA: Di tutto è successo! Per prima cosa mi piazzo davanti al cancello dei giardini pubblici e mi appoggio ad un albero

GILDA: Che albero era?

CESIRA: Non lo so; probabilmente era l’albero delle zoccole. Tuo padre è seduto sul muricciolo e si addormenta subito. Gli cade il cappello e mi va a finire fra i pidi. Passa diversa gente e non mi degna di uno sguardo. Poi si ferma una signora con un bambino e cosa fa?

GILDA: Cosa fa?

CESIRA: Mi mette cinquanta centesimi nel cappello. Che vergogna! Mi hanno preso per una barbona. Passa di lì un militare, doveva essere un pezzo grosso, aveva un sacco di nastrini sulla giacca. Si ferma e mi dice: “Per cento euro accetterebbe la mia compagnia?”. Cento euro? Mai presi cento euro in un colpo solo. Certo-gli dico- che accetto la sua compagnia…

GILDA: Ti è andata bene allora…

CESIRA: Andata bene? Sta a sentire… Quello si gira e urla: “Compagnia, avanti, marc”! Non mi arriva tutta intorno una compagnia di Alpini?

GILDA: Certo che per tutta una compagnia di Alpini ti poteva almeno dare 150 euro…

CESIRA: Mi hanno guardata e ho visto delle facce così schifate che non ho mai visto nemmeno quando alla televisione hanno visto uno zombi camminare per strada. Pensa che uno ha anche vomitato…

GILDA: Ma che villani!

CESIRA: Poi è arrivato un tale che mi ha preso per una di quelle. Mi fa: Non c’è la Deborah oggi? E io gli dico furbamente: No, ci sono io al suo posto. E lui: Ma mi faresti anche tu quello che mi fa la Deborah? E io: Cosa ti fa la Deborah? E lui: Mi fa credito!

GILDA: Ma che taccagno!

CESIRA: Poi si sveglia tuo padre, mi viene davanti, mi guarda; evidentemente così conciata non mi riconosce. Toglie dalla tasca della giacca cinque euro e mi chiede se voglio fare sesso con lui. Gli do uno sberlone e va a rotolare fra le gambe di un vigile che sta arrivando in quel momento. Quello non ti chiama la Buoncostume? Dopo dieci minuti ci troviamo tutti due in Polizia. Uhahh, uhahh, mi sembra di sentire ancora la sirena nelle orecchie. Io mi sono trovata in mezzo ad una dozzina di puttanone che mi guardavano schifate, qualcuna rideva e altre erano ubriache. Che ambiente ragazzi!

GILDA: E papà?

CESIRA: Arrestato in fragranza di reato per induzione alla prostituzione. Ce n’è voluto del bello e del buono per dimostrare che era mio marito ed eravamo usciti solo per una passeggiata. Per fortuna ci hanno lasciato andare, ma, nell’uscire, non ti vado ad incontrare don Guglielmo, il parroco della nostra parrocchia? Che figura! Quello mi guarda, mi riconosce e non mi va subito a raccontare la storia della pecorella smarrita? (Annibale si mette a russare). Ma sentilo quell’imbranato incosciente! Dorme lui, come se non fosse successo niente

GILDA: Papà! Annibale! Svegliati!

ANNIBALE: Chi è?

GILDA: Ciao, buonanotte; sono la Gilda

ANNIBALE: Si può sapere perché mi hai svegliato? Stavo facendo un così bel sogno…

CESIRA: Che disgraziato

GILDA: Cosa stavi sognando?

ANNIBALE: Stavo davanti ad una bellissima donna, alta, slanciata, elegante, portamento signorile. Tacchi a spillo… (descrive i particolari di com’è vestita la Cesira)… Aveva accettato cinque euri per una notte folle, glieli stavo consegnando e poi…

GILDA: E poi?

ANNIBALE: E poi tu, disgraziata, mi hai svegliato. Ma non potevi aspettare almeno un paio d’ore?

GILDA: Perché proprio un paio d’ore?

ANNIBALE: Perché in un paio d’ore me la sarei sbrigata

CESIRA: Un paio d’ore? Ma se ti ho sempre detto che eri lo Speedy Gonzales? Un paio d’ore; ma quando mai? Magari fossimo arrivati almeno una volta a tre minuti. No, una volta sì però; dopo dieci minuti mi sono accorta che stava russando

GILDA: Allora, tiriamo un po’ le somme…

CESIRA: Si fa presto a tirare le somme; dopo tutta questa avventurosa mattinata abbiamo incassato la fantastica somma di cinquanta centesimi

ANNIBALE: (Guarda Cesira). Ma… ma… ma… Credevo di essermi svegliato e invece, che bello… continuo a sognare. Eccola qui la bellissima donna del mio sogno…

CESIRA: Alta, slanciata, elegante, portamento signorile…

ANNIBALE: Sei tu, sei proprio tu?

CESIRA: Piacere, sono la Cesira, la donna che attira

ANNIBALE: Ti ricordi che ti ho dato cinque euri?

CESIRA: Ma certo che mi ricordo. Con quelli sono già stata a fare la colazione da Tiffany

ANNIBALE: Allora… Possiamo consumare?

CESIRA: Ma dico io, pistola di un Annibale, cosa vuoi consumare? Il cervello ti sei consumato! Ma non ti sei ancora reso conto che sono la Cesira, la tua disgraziata moglie? Santa Teresa del Bambin Gesù!

ANNIBALE: Non ho capito… Sei la Cesira o Santa Teresa?

CESIRA: Sono Santa Disperata vergine! Signore, fa che questo sia solo un sogno, ma che dico un sogno? Un incubo! Fa che mi svegli e che non sia successo niente!

GILDA: Sentite voi due, vi consiglio di andare di là e togliervi quei vestiti

CESIRA: Vieni uomo appassionato e sensuale. Forza prima che ti scoppi di nuovo la prostica. (Escono. Entra Lucy)

LUCY: Ciao Gilda

GILDA: Ciao Lucy; che ci fa qui la mia cuginetta?

LUCY: Beh, è una cosa delicata…

GILDA: Credi che non sia capace di mantenere un segreto?

LUCY: Il segreto è come il vento; racconta una cosa ad una foglia, la foglia la racconta al ramo, il ramo al tronco e il tronco al terreno e si spande a tutta la terra

GILDA: Senti Lucy, non fare la culturata, vieni al dunque; vedrai che con me tutto rimane sulla foglia

LUCY: Mia madre, tua zia, passando davanti ai giardini ha visto lo zio Annibale che stava dando dei soldi ad una… come posso dire…

GILDA: Dillo come vuoi

LUCY: Insomma…a una donnaccia di strada

GILDA: Ma no! Ma sei sicura?

LUCY: Vuoi che non creda a mia mamma? L’ha visto con i suoi occhi

GILDA: Ma se è andata dall’oculista perché era mezza orba…

LUCY: Era mezza orba, ma ora, con gli occhiali, ci vede benissimo e ha visto lo zio Annibale in atteggiamento sospetto

GILDA: Sospetto? Sospetto come?

LUCY: Stava dando dei soldi, almeno cento euro, ad una… non so come chiamarla… ad una passeggiatrice

GILDA: Ma davvero? Da non credere!

LUCY: Una stangona provocante che sprigionava sesso da tutti i pori

GILDA: E te l’ha detto sempre la tua mamma?

LUCY: Certamente. Siccome non era sicura al cento per cento, col cellulare ha chiamato la zia Pina e anche lei l’ha visto. Per non dire del cugino Sergio che è stato chiamato dalla Pina il quale si è immediatamente messo in contatto con la zia Suora che è la superiora del Convento di San Vagabondo

CESIRA: E per fortuna doveva essere un segreto

LUCY: Sai, io lo voglio dire a te per metterti in guardia, non lo dico certo alla zia Cesira. Poveretta, morirebbe dal dolore se venisse a sapere una notizia simile. Per cui ti suggerisco di uscire subito, andare a recuperarlo e riportarlo subito a casa prima che il fattaccio diventi di dominio pubblico. Magari è ancora là. Era vestito di tutto punto, elegantissimo. Hai capito il vecchietto?

GILDA: Aspetta un po’ che chiamo il vecchietto

LUCY: Quale vecchietto?

GILDA: Quello che in questo momento sta davanti ai giardini, vestito di tutto punto ed elegantissimo. Papà, vuoi venire un momento? Annibale!

ANNIBALE: (Entrando). Qualcuno ha chiamato l’Annibale?

LUCY: Ma… Ma allora…

GILDA: Papà, ma non sarai magari di là con una donnaccia?

ANNIBALE: Magari, ma è solo la mia Cesira. Adesso che l’ho vista bene in faccia sono sicuro di essere sveglio. Chi lo sa quando ritornerà il mio sogno…

LUCY: Di quale sogno parla?

GILDA: Dice che nel suo sogno gli è comparsa…

LUCY: Gli è comparsa…?

GILDA: Gli è comparsa… Santa Gioconda; lui ha una venerazione speciale per Santa Gioconda. Probabilmente questa notte ha sognato di essere in paradiso. Mettiti in poltrona papà, riposati un po’ e magari potrai ritornare a sognare Santa Gioconda

ANNIBALE: (Mettendosi in poltrona). Sì sì, speriamo, speriamo. (Poco dopo si addormenta)

LUCY: Beh, visto che è qua…

ANNIBALE: E non davanti ai giardini, vestito di tutto punto ed elegantissimo…

LUCY: Logico che non poteva essere lui. Meglio così; lo dico per il buon nome della nostra famiglia; uno scandalo simile avrebbe distrutto la reputazione di tutta la famiglia Bruschetta di cui tutti facciamo parte. Sai, una zia suora, mia mamma che è presidente della San Vincenzo, io che insegno catechismo la domenica…

GILDA: Insomma una famiglia di santi

LUCY: Se non santi almeno timorati di Dio e di una moralità assoluta. Ma sai, in ogni famiglia c’è sempre una pecora nera, insomma… una pecorella smarrita che bisognerebbe riportare all’ovile

GILDA: Ma no! E chi sarebbe quella pecorella scappata dall’ovile?

LUCY: Non vorrei dirlo, ma… si da il caso che anche sabato sera ti abbiano visto ballare al Peccato Mortale con una minigonna che copriva solo le mutande e, quando avete fatto il trenino, quello dietro a te teneva le sue mani sul tuo sedere…

GILDA: Ti prometto che la prossima volta, invece che al Peccato Mortale, andrò a ballare al Paradiso delle Vergini

LUCY: Quello non l’ho mai sentito nominare

GILDA: Vorrà dire che lo inaugurerò io; sarà aperto solo a suore, frati, chierichetti, sacrestani, novizie e diaconi  e le musiche saranno esclusivamente imperniate su canti gregoriani. Se vuoi invierò l’invito anche a te e ti metterò sul cubo a fare la lap dance

LUCY: Cos’è? Un inno sacro?

GILDA: No, però ha a che fare con l’osso sacro e zone affini. (Annibale si agita nel sonno dicendo alcune parole tipo… Ecco i cinque euri… Come sei bella… ti voglio… e espressioni simili)

LUCY: Cos’ha l’Annibale?

GILDA: Mi sa che ha ripreso il suo sogno

LUCY: Non sarebbe meglio svegliarlo? Potrebbe star male

GILDA: Ci mancherebbe altro. Non vorrei interromperglielo un’altra volta sul più bello. (Annibale da’ segni di eccitamento e poi si placa di colpo). Ecco, il sogno deve essere terminato nel migliore dei modi

LUCY: Sarei curiosa di chiedergli com’era vestita la Santa

GILDA: Quale santa?

GILDA: Santa Gioconda, quella che gli appare nel sogno

GILDA: Ah, già, Santa Gioconda… Tacchi alti, borsetta, minigonna (…descrive minuziosamente l’abbigliamento della Cesira)

LUCY: Orribile! Ma come fai a saperlo

GILDA: Non è la prima volta che la sogna

LUCY: Ma nel dormiveglia parlava anche di cinque euro

GILDA: Le avrà fatto un’offerta e acceso una candela

LUCY: Ti dicevo Gilda che dovresti venire anche tu ai ritiri spirituali della nostra parrocchia… (Campanello).

GILDA: Vediamo chi arriva adesso… (Entra William)

WILLIAM: Buongiorno signorina Gilda. Il suo Book è pronto. Eccolo qua. Le posso assicurare che è venuto proprio bene

GILDA: Grazie William; chissà come sarà contenta la mia mamma; ci teneva molto ad avere questi… questi ricordi

WILLIAM: Ricordi?

GILDA: Ma certo; abbiamo raccolto tutte le fotografie di quando ero bambina; del battesimo, della Prima Comunione, della Cresima…

WILLIAM: Capito benissimo. E per il saldo?

GILDA: Ma lo sa che oggi è sabato e domani è domenica. Non posso far aprire la banca solo per me, no? Lunedì saldiamo tutto. Mi auguro che alla Cesira vada meglio di oggi…

LUCY: Ma lei è la signorina Lucy! Allora ne approfitto; invece di fare una strada in più le consegno direttamente il suo book. Ecco, questo è il suo

GILDA: Vedere vedere… (Gli toglie di mano l’album)

LUCY: Ma Gilda, che fai? Queste sono cose private. È mio! Solo mio! Non hai il diritto di…

GILDA: (Sfoglia, Lucy si copre la faccia con le mani). Ah… oh… Ma guarda guarda… Nooo!

WILLIAM: Che ne dice? Venute bene?

GILDA: Altrochè! Ma guarda questa… (Simili esclamazioni man mano sfoglia). Ma… anche in topless… Questi te li sei proprio rifatti; mai saputo che tu avessi una quinta. E che mini tanga! Non ho parole! (Entra Cesira vestita normalmente)

CESIRA: Cos’è tutto questo raduno? Ah, c’è il fotografo. Pronte le foto? Vediamo vediamo (Guarda da dietro Gilda. Anche lei le stesse esclamazioni di meraviglia). Certo Gilda che sei venuta proprio bene. Ma non mi ricordavo di questo neo sul sedere; si vede che ti è venuto dopo la nascita. Ma questi… non dovevano essere i miei due gomitoli di lana? Si vede che ti hanno fatto le fotografia con i raggi X per vederli così bene. E che mongolfiere!

WILLIAM: Gentili signore, a questo punto, lieto che la mia opera vi sia piaciuta, me ne devo andare

CESIRA: Aspetti che arrivo anch’io; devo andare a comperare il sale per la cena

GILDA: Mamma, prenditi il papà; se continua a dormire rimarrà sveglio tutta la notte. Magari riprende il suo sogno e spreca le poche energie che gli sono rimaste

CESIRA: Dai, su, forza uomo delle mie brame. Vieni a fare due passi che l’ossigeno ti farà bene al cervello. Noi andiamo, torniamo presto. (I tre salutano ed escono)

LUCY: Gilda, giura, giura che non lo dirai a nessuno

GILDA: La Gilda li sa mantenere i segreti. Mica lo va a raccontare alla zia Pina, alla zia suora, al cugino Sergio e a tutto il resto della parentela come ha fatto qualcuno che crede di aver visto davanti ai giardini l’Annibale vestito di tutto punto ed elegantissimo. Ma che proprio tu venga a raccontarmi la storia della pecorella smarrita… Chi è senza peccato scagli la prima pietra ha detto qualcuno e tu, voi, siete stati i primi a lanciare le vostre pietre su di noi. Lo so, lo ammetto, non sono una santarellina, mi si potrà accusare di tutto, ma non di sparlare degli altri

LUCY: Forse dovremmo tutti darci una regolata; ognuno fare un esame di coscienza e mettere in pratica… non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Questo book per me rappresentava un sogno, lo stesso sogno che ogni ragazza ha fatto almeno una volta nella propria vita e ti confesso che…

GILDA: Dai, sfogati una buona volta. Sta sicura che sono dalla tua parte

LUCY: Un certo signor Manuel, agente di artisti e regista, mi ha promesso che mi avrebbe lanciato nel mondo dello spettacolo e mi ha proposto di farmi questo servizio totalmente gratis se…

GILDA: Avanti Lucy, niente paura; sono più segreta di un confessionale

LUCY:  Mi ha proposto di farmi questo servizio totalmente gratis se avessi accettato di… se vessi accettato… per una notte…

GILDA: Capito tutto; puoi fare a meno di continuare. E hai accettato?

LUCY: Per niente! Anzi, gli vado immediatamente a riconsegnare le foto, anzi no, le vado a bruciare

GILDA: Ma poi lo devi pagare

GILDA: Digli che ci provi; penserò io a sputtanarlo e ad aprire gli occhi a tutte le ragazze che hanno accettato i suoi servizi. Mi raccomando Gilda, mi raccomando…(Esce)

GILDA: Hai capito la santarellina? Però c’è da dire che si è fermata in tempo. Vuoi vedere che stavolta è toccato alla Gilda riportare all’ovile la pecorella smarrita? Meglio così, una concorrente in meno al scintillante, favoloso mondo dello spettacolo in cui sarà solo una stella a brillare, la Gilda! (Entra Manuel)

MANUEL: E’ permesso? Ho trovato la porta socchiusa ed ho approfittato

GILDA: Ma maestro; benvenuto! Novità? Qualcuno in alto ha visto il mio book?

MANUEL: Signorina Gilda, sapesse che fantastiche news (nius) ha da raccontarle!

GILDA: Oddio! Non mi dica… anzi, mi dica. Non sto più in me dall’emozione. Sono stata… scelta?

MANUEL: Scelta? Altro che scelta! S’è aggiudicata il primo posto!

GILDA: (Si accascia sulla sedia). Piano, piano per favore; non vorrei che il cuore si fermasse. Mi racconti tutto, ma poco, poco per volta; voglio assaporare ogni istante di questo favoloso momento, di questo mio prossimo ingresso nel mondo… che dico del mondo? dell’universo delle luci di Mediaset, della RAI, di Cinecittà, di Holliwood…

MANUEL: Una giuria scelta fra dieci personalità dello spettacolo non ha avuto dubbi e l’ha proclamata… Squillino le trombe! Vincitrice a-sso-lu-ta!

GILDA: (Corre all’immagine e accende un lumino). Grazie, grazie Santa Rita. Questa volta ce l’hai proprio fatta. Tre Pater Ave e Gloria tutte le sere per una settimana ti reciterò in ginocchio. Ti prometto che sarai la mia santa preferita. (Torna a sedersi). Continui pure maestro Manuel

MANUEL: Intanto questa è la fascia con cui dovrà presentarsi fra qualche giorno, la data non è stata ancora fissata, negli studi della nostra televisione locale, la Tele Carretta

GILDA: Dio, che emozione! A Tele Carretta! Incominciamo dalla nostra televisione, mi pare giusto. Poi il volo verso lidi più alti e lontani!

MANUEL: Su, la indossi. (Gilda esegue)

GILDA: Non sto più nei miei panni per vedere cosa c’è scritto. Aspetti che leggo… Cosa vuol dire… Miss Racchiolina?

MANUEL: Beh, è sempre una Miss

GILDA: Ma non ci doveva essere scritto Velina o Meteorina?

MANUEL: No, c’è proprio scritto… Racchiolina. Quando la giuria ha esaminato le sue foto ha deciso all’unanimità di inserirla in un’altra categoria; quella delle Racchioline

GILDA: Racchioline… nel senso di… di racchia?

MANUEL: Mi complimento per la sua deduzione

GILDA: Sicchè… sicchè avrei vinto il concorso delle racchie…

MANUEL: E non è contenta? E pensi che il premio per la vincitrice è di 10.000 euro, così non dovrà più preoccuparsi per il nostro compenso. 8000 euro più 1.600 euro di IVA al 20 per cento fa 9.600 euro, più la mancia al fotografo fanno 10.000 euro esatti. (Gilda si lascia andare a pianto irrefrenabile e plateale)

MANUEL: La lascio alla sua emozione e commozione. Rinnovo i miei complimenti più sinceri e tolgo il disturbo. (Esce. Gilda, sempre piangendo e singhiozzando, va all’immagine sacra, spegne il lumino e la toglie dalla parete. Entrano i genitori)

CESIRA: Ma cos’è successo alla mia Gilda? Ti fanno male i denti? Mal di pancia? E questa cos’è? Ma che bella fascia! Vedere vedere cosa c’è scritto… Miss Radiolina… Vuoi dire che ti prendono alla Radio?

GILDA: Macchè Radiolina… Racchiolina! (Altri pianti)

CESIRA: E cosa sarebbe?

GILDA: Cosa sarebbe? Cosa sarebbe dici? Che ho vinto il concorso come la più racchia della regione

CESIRA: Ma chi l’ha detto?!

GILDA: La giuria

CESIRA: Giuro che vado dalla giuria e li prendo tutti a sberloni dal primo all’ultimo. Ti vendico io! Non è vero Annibale? Ma dove vai? Cosa fai? (Annibale toglie da un cassetto cinque euro)

ANNIBALE: Prendo cinque euro e poi…

CESIRA: Ancora in poltrona?

ANNIBALE: Voglio dormire; voglio sognare… Non si sa mai, potrebbe tornare. (Si rimette a dormire)

CESIRA: Non ti preoccupare Gilda; vedrai che se anche non farai la velina prima o poi lo troverai l’uomo giusto

GILDA: Ma come si fa a trovare l’uomo giusto? Tu come hai fatto?

CESIRA: Ma è la cosa più semplice del mondo. Se ne provano tanti e si sceglie il migliore

GILDA: E tu hai scelto il babbo…

CESIRA: Ecco, quello è stato l’unico sbaglio della mia vita

GILDA: Ma, se non ci fosse stato il papà, io non sarei nata

CESIRA: Non dico che tu sei stato il secondo sbaglio, non mi azzarderei mai, ma se fossi venuta un po’ meglio, specie a livello di testa, non avrei pregato così tanto Santa Rita da Cascia. Povera la mia Gilda (si siede); vieni qua in braccio alla tua mamma. (Canticchiando una ninna nanna)

Dormi Gilda, dormi bambina

Sogna sogna di far la Velina.

Chiudi pure i tuoi begli occhietti

Resta qui coi tuoi vecchietti.

Mentre l’Annibale sogna l’amore

Tu riposa accanto al mio cuore.

Cuore di bimba, cuore di mamma

Sta qui con me a fare la nanna.

Per la Cesira è sempre una pacchia

Stringer la Gilda anche se è racchia,

D’esser Velina continua a sognare

Coi piedi in terra qui devi stare.

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