ZERO
Di
Laura Vittoria Sicignano
(registrato
alla SIAE)
La scenografia non deve essere realistica.
Elementi molto stilizzati indicano i diversi ambienti (casa di LUCIO con bagno
e sala con veduta su un giardino; casa di Simone con stanza da letto e cucina;
tetto della casa di Simone; giardino della casa di SIMONE). Il quadro nella
sala della casa di LUCIO potrebbe essere l'unico elemento decorativo, ma di
dimensioni irreali: forse utilizzato con diverse illuminazioni diventa uno
sfondo variabile anche per altre scene. Forse potrebbero esserci dei rampicanti
che via via invadono lo spazio.
LUCIO, detto Zago ha 25 anni,
DENIS SUPERBI ha 20 anni,
SIMONE BIANCHI ha 20 anni,
L'UOMO, un adulto terribile.
SCENA I
(Appartamento di buona borghesia. LUCIO In una vasca da bagno)
LUCIO Forse si tratta solo di eseguire delle azioni quotidiane. Nutrirsi,
defecare, dormire e le altre. Risolversi in questa semplicit. Trovare la pace
nella cura del corpo. Eliminare. Dimenticarsi. Diventare idioti come arbusti,
come sterpi. Elisa con quelle piccole mani mi strappi parole e sangue come rami
spezzati...
(Suona il citofono. LUCIO spegne il registratore su cui stava incidendo queste
parole, esce lentamente dalla vasca, indossa un accappatoio, va al citofono ad
aprire, poi va in sala lasciando la porta di casa aperta. Si prende cura dei
bonsai. Ombra. Arriva SIMONE)
SIMONE Ave.
LUCIO Ciao.
SIMONE - Dominare la natura con paziente perizia, attendere i germogli,
reciderne le radici e modellare i rami. Una forma inestimabile di sadismo sui
vegetali. Considerato che non hanno facolt di protesta, larte del disporre i
bonsai un sublime balsamo per lo spirito.
LUCIO Mi rilassa.
SIMONE Si potrebbe raggiungere un pi sottile piacere con gli animali,
badando prima a reciderne le corde vocali. (Indicando il quadro)
Schifano?
LUCIO Gi.
SIMONE - Eccellente. Un memento che per noi trasgredire sempre pi
arduo.
LUCIO - Hanno gi strafatto i nostri padri. Quanta?
SIMONE Un grammo basta. Domani tornano i miei.
LUCIO (estrae da una tasca una bustina e la d a SIMONE) E l'ultima: in
regalo. Ricette ne puoi prendere ancora a tua madre?
SIMONE Basta Roipnol per un po'. Al farmacista parsa sospetta la questua di
giovanotti, tutti forniti di regolari ricette tutte firmate dalla stimabile
dottoressa mia madre. Allora le ha telefonato, per verificare la curiosa
coincidenza. Lei non pensa che il furto del ricettario sia opera del suo
bambino. (Lucio guarda Simone come a interrompere il fiume delle sue parole) Ma
non bisogna esagerare. Per un periodo basta.
LUCIO Esagerare sempre. Se me ne procuri ancora un paio.
SIMONE Vedremo. Fra un po', magari. Perch questa passione per le piante?
LUCIO E vita senza memoria e senza linguaggio.
SIMONE Quando Elisa veniva qui, stava in giardino anche dinverno. La vedevo
dalla strada, magrolina come una fontanella in mezzo a tutti tuoi arbusti.
(LUCIO mette un disco a volume alto)
SIMONE - Questo nuovo? (abbassa il volume)
LUCIO No.
SIMONE Preferisco Wagner. La musica classica
LUCIO (interrompendolo) Vuoi fartela qui?
SIMONE La cavalcata delle Valchirie, epica, sontuosa. Se si pu.
LUCIO Sono solo fino a domenica sera.
SIMONE Bene. Per cambiamo musica.
LUCIO No.
SIMONE (si siede) Hai un'insulina?
LUCIO Una.
(suona il citofono. LUCIO smette di occuparsi delle piante)
SIMONE Chi ?
LUCIO (Spegne la musica e va al citofono) Non so. Bossa. (SIMONE nasconde la
roba. Al citofono) S? (Pausa) S.
(LUCIO apre la porta di casa. Entra DENIS)
DENIS Ciao.
SIMONE (a Lucio) Gli sciacalli sono sempre in agguato.
DENIS 'fanculo.
SIMONE Il tuo. Hai seguito l'odore delloscuro oggetto dellunico reale
desiderio?
LUCIO (a DENIS ) A cosa devo lonore?
(LUCIO d linsulina a SIMONE e si siede. Anche DENIS si siede)
SIMONE Ce l'hai un'insulina per te?
DENIS Qui?
SIMONE Il capo cortese e offre ospitalit.
DENIS S. Una, per.
LUCIO Io passo.
SIMONE Perfetto!
(SIMONE e DENIS si preparano a farsi, scaldando la roba eccetera. LUCIO li
guarda)
LUCIO Non voglio smarroni in casa. Metteteveli in tasca e fuori buttateli in
unaltra strada.
SIMONE La saggezza del capo. E buona?
LUCIO Devi dirmelo tu.
SIMONE Non l'hai provata?
LUCIO A te l'onore.
SIMONE (assaggiando la polvere con un dito) Jus primae noctis. Mi pare
eccellente.
DENIS (che si gi fatto) Se lo dici tu.
LUCIO (a Denis) Non gradisci?
DENIS Mah.
SIMONE (a Lucio) Denis ostenta un palato fino, ma si appena svezzato dal
tirare di colla.
DENIS Io vado. (a Simone) Tu che fai?
SIMONE Hai scroccato, come sempre, e gi te ne vai. Fingi almeno qualche
minuto di conversazione.
DENIS A ognuno secondo i suoi bisogni, ognuno secondo le sue possibilit. (si
fruga in tasca per cercare le sigarette. Non le trova. Ne prende una dal
pacchetto di SIMONE)
SIMONE Carlo Marx. Lascia stare le mie sigarette! A parte le poche citazioni
liceali, la tua conversazione si riduce a grugniti beluini. Inoltre i tuoi
bisogni chimici eccedono qualsiasi ragionevole possibilit.
DENIS Sono ambizioso: le possibilit che aspiro ad esaurire non sono le tue,
ma quelle di tuo padre.
SIMONE E lui che produce in misura eccessiva.
DENIS - E io ho diritto a consumare non meno di te
SIMONE - Unetica sociale impeccabile.
DENIS - Cosa ne sarebbe di tutta questa ricchezza, senza il nostro inutile
spreco?
LUCIO Vanit delle vanit. E il destino delle cose.
DENIS Produci, consuma e crepa.
SIMONE La mia famiglia produce ricchezza da generazioni.
DENIS Ma come ti manca il titolo nobile! Simone Bianchi un vero
squallore, e lo sai anche tu. O a tuo padre hanno dato in omaggio un blasone
insieme alle mazze da golf?
SIMONE Tu taci che siete dei barboni.
DENIS Ma senti il cognome: Superbi. (tira fuori dalla tasca un fazzolettino
di carta tutto stropicciato) Asciuga la bava, Bianchi.
SIMONE Barboni. Tuo padre fino a ieri faceva il poliziotto.
DENIS - Menomale. Se lo faceva oggi, ci capitava alla porta (ridono).
SIMONE - Ci capitava!!! Perch vogliamo dimenticare i congiuntivi?
DENIS - Perch non si usano. Per economia.
LUCIO Neanche il cervello si usa. Eliminiamolo. Sarebbe lunico vero
progresso umano negli ultimi duemila anni.
SIMONE Cos parl Zarathustra.
DENIS - Non male (riferito alla roba).
LUCIO - No, non male.
DENIS Allora esiste un male che porta giovamento.
SIMONE Giovamento, oblio e dolce senso di volutt.
DENIS Meglio di una scopata. Vi saluto e mi annullo.
SIMONE Una frase gi sentita, cristiana.
LUCIO Significa che luomo cerca di perdere ci che lo caratterizza
banalmente, ci che lo rende opaco. Per potersi presentare a dio, il giorno in
cui morir, in pura trasparenza.
(Pausa)
SIMONE Amen.
DENIS Non ho capito un cazzo. E me ne frego.
SIMONE (a Denis) Allora attieniti ai tuoi grugniti. (a LUCIO) Ma tu sei fatto
o no? Non si capisce mai.
LUCIO E il mio bello.
DENIS Un vero duce.
SIMONE (a Denis) A te si vede benissimo: sei un barbone. (a Lucio) Secondo
me, Denis piace alle donne perch vedono in lui la bestia primordiale.
DENIS (si alza) Io vado.
SIMONE Sei un ospite del cazzo. Ti si offre, ne approfitti e te ne vai.
DENIS Sono un barbone.
SIMONE E poi dove vai in quello stato. Sei fattissimo. Si vede.
DENIS Tu invece sei fattissimo, si vede e ti vai a schiantare con la
macchina.
SIMONE (a LUCIO) Sai che mi sono schiantato? Ero fattissimo!
LUCIO E il destino delle cose.
SIMONE Io non mi sono fatto niente, ma lauto sfracellata, cos (schiaccia
il pacchetto di sigarette). Quasi. Mia madre dice che certi incidenti sono come
dei lapsus.
(LUCIO si alza di scatto ed esce dalla stanza)
SIMONE (ridacchiando) Ora gli chiedo se gioved la sua macchina ha avuto
migliore destino.
DENIS (ironico) Una domanda garbata, intelligente.
SIMONE E fuori.
DENIS Tu no?
SIMONE Voglio dire che lui fuori sempre.
DENIS Il tuo mito. Ognuno ha la mitologia che si merita.
SIMONE No, amore, il mio mito sei tu, fatti baciare il culo.
DENIS Caccia le mani, fai schifo.
SIMONE Ho capito perch tu ed Elisa vi sieti trovati: avete lo stesso odore!
DENIS - Toglimi quel naso schifoso dal collo.
SIMONE Affinit elettive con me e affinit corporali con te. Noi tre siamo
una coppia perfetta.
DENIS Tu con Elisa non sei proprio niente.
SIMONE - Lei il mio fuoco fatuo, la prima stella della sera, la nostalgia
dellEden prima della cacciata...
DENIS Ormai parli come Zago. Ti ha completamente plagiato.
SIMONE Patetica invidia per il fulgore del nostro linguaggio. Io se fossi in
te non mi farei la roba che ti d lui. Magari avvelenata.
DENIS Elisa ha ragione a dire che hai le mani da prete.
SIMONE Perch le conosce bene
DENIS Tu sogni..
SIMONE - Per me avvelenata
DENIS Io c'ho nove vite. E poi te la sei fatta anche tu.
SIMONE Otto. Una te la sei giocata gioved. (simula con pacchetto di
sigarette e accendino la dinamica dellincidente). Brum, brum. Qui c il
nostro eroe, splendido, Lucio, ma lo chiamano Zago, sul suo rombante squalo
nero. Qui ci sei tu, sul tuo rottame da bulletto di periferia
DENIS La vespa non mia, di mio fratello.
SIMONE Pardon, sul rottame di quellidiota di tuo fratello. Leroe ti vede
mentre tenti una patetica sgommata. Ti ha visto. Ha mirato. Ti centra. Ti
stende. Si ferma. Ti guarda. Ti ammazza? No, magnanimo come un dio, Zago ti
lascia sullasfalto. Quasi vivo.
DENIS Purtroppo.
SIMONE Pensa se ti accoppava. Magari.
DENIS Vaffanculo (si tocca le palle). E poi stato un caso.
SIMONE Prima pagina: Zago uccide per amore! Magari restavi
paralizzato.
DENIS Vaffanculo.
SIMONE Elisa avrebbe spinto la tua carrozzella sul lungomare nelle tiepide
sere destate.
DENIS Mi sembra di sentire la musica di sottofondo.
SIMONE E ti sei perso anche la vespa.
DENIS La vespa di mio fratello. Se la fa rifare nuova.
SIMONE Era un rottame.
DENIS Tanto, va.
SIMONE Andava.
DENIS Se la fa rifare nuova.
(torna LUCIO vestito, con una bottiglia grande di Coca Cola e si siede).
SIMONE Quanta Coca bevi? Posso averne un po'?
LUCIO E in frigo.
(SIMONE esce. LUCIO e DENIS restano soli in silenzio. Aria di tensione. Denis
prende una sigaretta, ma non trova laccendino. Nel cercarlo nervoso. Lucio
lo guarda)
LUCIO Hai perso qualcosa?
DENIS E tu?
LUCIO Tutto.
SIMONE (da fuori) - Sei tu il bambino grasso della foto?
(Nessuna risposta. LUCIO tira fuori dalla tasca un taglia unghie e si taglia le
unghie)
SIMONE - (rientrando con una lattina) Sei tu il bambino grasso nella foto
di l?
LUCIO No. E mio fratello gemello.
SIMONE Hai un gemello?
DENIS (a SIMONE) Sei veramente deficiente. Fammi accendere. (gli prende
laccendino)
SIMONE Stai zitto, tu, barbone. (a LUCIO) Eri grasso, da piccolo.
LUCIO Paffuto.
DENIS (a SIMONE) - Te, eri obeso: ti esplodevano i bottoni della camicia.
SIMONE (a LUCIO) Questa l'ha raccontata sei milioni di volte. E come i
vecchi.
DENIS Io sono nato vecchio. (prende la lattina di SIMONE e beve)
SIMONE Chi ti detto di bere dalla mia lattina, barbone? Vatti a prendere la
tua, sempre che il padrone di casa acconsenta, visto che non ti ha invitato
nessuno.
DENIS (si alza) - Appunto, io vado. Ciao.
SIMONE Sai che Zago fa colazione con un litro e mezzo di Coca Cola? (a LUCIO)
Ma cos'hai nello stomaco, una marmitta? (a DENIS) Dove vai con quel brutto
cipiglio?
DENIS Cazzi miei. Ti salita logorroica.
SIMONE Stasera?
DENIS Cazzi miei (esce).
SIMONE Ti chiamo stasera.
(Si sente la porta chiudersi. SIMONE rutta. Pausa)
LUCIO E arrivata lei?
SIMONE No, arriva dopodomani. (Beve) E gelata questa Coca. (Pausa) Lui non
so dove stia andando. Ma lei, la vado a prendere io.
SCENA II
LUCIO Cara Elisa, le cose che sono fuori di noi e il nostro stesso corpo, ci
che succede in noi e ci che succede di noi si fa predominante. Gli oggetti
devono essere la prova che i nostri simili non sono entit isolate rispetto a
noi, gli oggetti devono dimostrare che le persone sono o non sono insieme con
noi. Le testimonianze di se', della propria vita, lintera sfera del privato
impiegati come materiali di repertorio. Tutto diventa recuperabile: una
qualunque azione, un qualsiasi momento di una qualsiasi giornata, le proprie
foto, radiografie, le scorie, la propria voce, tutti i possibili rapporti con
gli escrementi e con i genitali. Ricostruzioni di fatti del proprio passato o
messa in scena di sogni, la ginnastica, il giardino, le minacce, le acrobazie,
le percosse e le ferite.Troppa roba: cancellare. (Pausa) Ma non riesco a fare a
meno di te. LUCIO.
SCENA III
(Questa conversazione si svolge mentre i due compiono unazione sportiva, forse
squash, tennis, freesbie. DENIS pi abile.)
DENIS La storia questa. Spiaggia di Acapulco. Sole allo zenit. Ci va allo
zenit il sole ad Acapulco?
SIMONE Che ignorante.
DENIS Sole allo zenit. Io e mio cugino stiamo pescando paguri, con le
ciabatte. Lei stesa su una chez longue e sorseggia caipirinha da un calice di
cristallo.
SIMONE Caipirinha da un calice di cristallo?
DENIS Elisa sorseggia solo da calici di cristallo.
SIMONE E vero.
DENIS Occhiali a farfalla e monokini francobollo.
SIMONE Ovvio.
DENIS Non ti eccitare, stronzo. Io e mio cugino sciacquettiamo sul
bagnasciuga con il retino. A caccia di paguri. Ma con la coda dellocchio non
la perdiamo di vista. Le sue guardie del corpo.
SIMONE Sembri un film di serie zeta.
DENIS Gli intellettuali siete voi. Dunque: lei sente un po' caldo, allora si
alza, si avvicina alla riva, assaggia col piede le tiepide acque di Acapulco e
si immerge. Nuota.
SIMONE La testa fuori dallacqua se no si bagna i capelli.
DENIS No, nuota come una sirena immergendosi e riemergendo grondante di gocce
perfettamente equidistanti una dall'altra. Ma a un certo punto un granchietto,
no, una medusina, quando molto al largo, le pizzica una coscia.
SIMONE MMMH...
DENIS "Ah fa lei. Un suono impercettibile, a cui sono sensibili: a) i
diapason, b) le marmotte c) io. Ecco, lei in pericolo! Bisogna intervenire.
Io e mio cugino saltiamo sul pattno e iniziamo a pedalare velocissimo per
andarla a soccorrere. Le ciabatte ce le dimentichiamo a riva.
SIMONE Col pattno.
DENIS Siamo barboni noi. Abbiamo anche un costume da bagno di quelli vecchi,
a mutanda. Ma mentre sudiamo come cani, ecco sentiamo avvicinarsi il rombo di
un motoscafo. Sempre pi vicino, sempre pi potente. Eccolo.
SIMONE Sono io!
DENIS Si, sei te, oltre a me e alle marmotte anche tu puoi percepire
l'impercettibile. Sei te, in piedi, al volante di un motoscafo Ferrari (un po'
da cafoni).
SIMONE Vaffanculo.
DENIS S, con i Ray Ban, ci sorpassi, ci sommergi con un'onda, noi ci
capotiamo e ci troviamo a mollo con i paguri che ci mordono il culo.
SIMONE E io traggo in salvo la principessa, io, Lancillotto.
DENIS No, caro. Dallalto improvvisamente si ode avvicinarsi una musica. E
la Cavalcata della Valchirie. Nana nanananan nananan nan nanaa
SIMONE N nan nanaa
DENIS Zitto merda, stoni. E un elicottero. A bordo c Zago. Splendido, con
il giubbotto da aviatore e le cuffie. Nana nana nanaaa. Si pone esattamente
allo zenit, lui s, su di lei e cala una fune prensile. Lei con gesto elegante
si infila nel cappio e come le acrobate del circo si eleva sulle acque. Un
trionfo.
SIMONE E i delfini applaudono festosi.
DENIS Tu gli fai un cenno di intesa, sta a dire "Cedo il passo, sei il
migliore". Il sole tramonta e lultimo raggio si riflette sulla carena del
tuo motoscafo. La musica si allontana.
SIMONE The end. Anche lui percepiva l'impercettibile. Ma non andata cos.
SCENA IV
(Questa scena non deve essere recitata con un telefono in mano).
SIMONE Ciao, piccolina, come stai? ... Qui bellissimo, quando arrivi
andiamo al mare, voglio vedere il tuo corpo dorato dal sole. Ma s che fa
caldo! Sei sempre pallida come un piccolo fantasma. Chiss perch non riesco
ricordarmi il tuo viso, quando parti. Vedo solo le punte dei tuoi capelli, che
mi piace tanto succhiare. Sanno di zucchero sciolto nellacqua, come quando ero
piccolo, prima di addormentarmi Luinica perversione che mi concedi No, i
miei tornano domani, ma se vuoi possiamo stare lo stesso a casa mia, ci
mettiamo sul tetto Come vuoi Nessuna novit: Zago inconsolabile e il porco
sta bene. Si straf come al solito, l'idiota Dostoevskij? Tu sei Natascia, ma
lui non centra un cazzo, lui magari un qualche servo della gleba... siamo
andati a giocare io sano come un pesce! vengo a prenderti io al treno,
mettiti qualcosa di provocante che ti abbordo al binario come se non ti
conoscessi ma tu continui ad andare a letto con un barbone No, non mi
arrender mai, mia cara. E poi a letto con me come se ci fossi gi stata.
SCENA V
(Lucio si prende cura delle piante)
SIMONE Quale libro delle Bucoliche stai scrivendo?
LUCIO (passandogli un vaso) Reggi qui.
SIMONE - Non si mai visto un giardino cos: non ci sono fiori.
LUCIO Sar un giardino vuoto e silenzioso.
SIMONE Il giardino dellEden. Ho portato la panacea.
LUCIO Fra due giorni linizio dellestate.
SIMONE - Fermati un attimo.
LUCIO Devo fare pulizia.
SIMONE (preparando la roba) - Prova questa: arrivata stamattina. Il miglior
frutto di qualsiasi giardino.
LUCIO Ho da rivoltare tutta la terra, poi devo seminare e l ci sono da
legare i rampicanti sulla spalliera. La siepe sta crescendo e canceller la
ringhiera. Mi piacerebbe vedere ledera cancellare tutta la casa e poi la
strada e piano piano lintera citt.
SIMONE - Ti tremano le mani.
LUCIO - Questo giardino diventer come il mondo prima delluomo. Il terzo
giorno. Un gran silenzio e pace, solo il vapore della terra sullerba. E il mio
corpo silenzioso sotto le felci del giardino.
SIMONE Ma tu sei fatto o no?
LUCIO Non si capisce mai. E il mio bello. La vite selvatica cresce velocemente
e ricoprir ogni cosa.
SIMONE - E arrivata Elisa. Si tagliata i capelli. (porgendogli la roba)
Tieni, pronta.
LUCIO Adesso vattene.
SCENA VI
LUCIO - Chiudo in fretta le tende, che non passi nulla e poi, nel buio a
capofitto, vado a sconciarmi di nascosto nella mangiatoia sotto larmadio.
Elisa sei in quella striscia di luce che filtra dalle imposte socchiuse
allalba? Ti intravedo mentre mi ingozzo. O sei quella tenda gonfia come una
palpebra stanca? Come mi consola quel disegno di righe parallele sul muro:
scrive che nessuna notte infinita e che quasi estate ed mattina presto e
il cielo della nostra citt, per unora, unora soltanto, pace e se io
volessi uscire, troverei una solitudine buona e troverei un tenero dio di pace
che trascorre su qualche spiaggia accanto ad anziani a passeggio sul lungomare,
l proprio l, negli stessi luoghi dove durante la notte ho trascorso tempi
feroci, caparbie chirurgie. Ma non so uscire, mi pesa lindecenza della mia
abbuffata. Posso appena tentare di vomitare il pastone nella mangiatoia
nascosta sotto larmadio, dicendo mai pi e sapendo che domani torner a
mangiarlo. Mentre rigetto riesco a immaginare pallidamente quella pace, il
giardino intatto, dove vorrei seppellirmi in una vecchiaia che non ci unir
mai. Vomito acqua ormai. Poi mi riaddormento senza sonno, nellodore stantio
del mio buio, coi crampi. Ci sono tante cose da fare fuori, giorno pieno, ma
io sono stanco.
SCENA VII
(Sul tetto di casa di SIMONE. Notte. Bevono birra, fumano hascisc. SIMONE
durante le battute passeggia pericolosamente sul ciglio del tetto)
SIMONE Si potrebbe calcolare la traiettoria e decidere con la massima
precisione dove cadere.
DENIS Il suicidio non si progetta, si fa.
SIMONE No. Lunico modo possibile. Suicidarsi scientificamente. Questa vera
classe.
DENIS Speculazioni da liceali, da giovane Werther dei poveri.
SIMONE Dei poveri non lo puoi dire, barbone.
DENIS Arricchiti e depravati. Io possiedo ancora una legge morale: le mie
origini proletarie.
SIMONE Banale. E poi piccolo-borghesi: ma non sai ancora che la classe
proletaria nei Paesi industrializzati non esisite pi? Non sai che si va
verso lomologazione globale? Se ne deduce che ci si salva solo attraverso la
De-pra-va-zione. Ma di certo sai che la depravazione non se la possono
permettere tutti
DENIS Io so solo essere quello che sono (Rutta)
SIMONE Eccolo. Tutto inutile: ti manca quel quid che fa di un uomo un
iperboreo. Banale. Roba che se muore chissenefrega.
DENIS Perch se muori tu chissenefrega?
SIMONE Tu. E anche Elisa.
DENIS Lei solo perch in nero sta male.
SIMONE E Raissa.
DENIS Raissa s. I cani soffrono come cani. Uguali a se stessi. Beati loro.
SIMONE Scientifico. La casa alta 10 metri. Il mio peso corrisponde a 70
chili. Una massa di 70 chili lanciata ad una velocit di 3,6 km orari accelera
del 2% e compie una parabola valutabile in 41 gradi. Considerato un minimo
influsso del vento, direi che la caduta potrebbe verosimilmente avvenire a 12
metri di distanza dal giardino.
DENIS Nel volo ti agiteresti scompostamente, mandando in malora la tua
metafisica da seghe. Uno fa un progetto, una cosa qualsiasi, una passeggiata da
qui a l, arriva un fulmine e ti fotte come una mosca sulle lampade a scarica.
SIMONE Un fulmine divino che depura il mondo dalle sue scorie.
DENIS Un fulmine del cazzo che ti si infila su per il midollo spinale.
SIMONE No. La mia sarebbe una planata perfetta. Aerodinamico. (si atteggia al
volo). VVVVh...
(pausa)
DENIS Dai.
SIMONE Non mi provocare.
DENIS - Agli occhi di Elisa entreresti nellOlimpo.
SIMONE Non mi provocare.
DENIS Dai. Secondo me finisci sulla ferrovia.
(Pausa)
DENIS Non hai il coraggio. Se ti suicidassi davvero, dovresti smetterla di
menartelo con queste seghe sul suicidio. E ti piace tanto farti le seghe.
(SIMONE si avvicina sempre pi pericolosamente al bordo)
SIMONE Il mio corpo silenzioso sotto le felci del giardino.
(pausa)
DENIS Il giovane Werther lavrebbe gi fatto.
(SIMONE vicinissimo al vuoto. Pausa)
SIMONE Mi viene da vomitare.
DENIS Cacciati due dita in gola.
SIMONE Vado al cesso.
(SIMONE scende dal tetto. DENIS resta solo. Prende dei soldi fasciati in carta
di giornale dalle mutande, li conta rapidamente e li mette nel portafoglio. Poi
si alza e butta la carta di giornale appallottolata dal tetto, prendendo la
mira.)
DENIS (sottovoce) Bingo! Sulla ferrovia, C.V.D.
SCENA VIII
(Suono prolungato del campanello. Pausa)
SIMONE DENIS! DENIS scendi, scendi, fai presto!
(DENIS scende molto lentamente. Entra in casa e trova LUCIO in una maschera di
sangue)
SIMONE Cazzo, cazzo, cazzo, aiutami, prendi qualcosa, in cucina, del
ghiaccio, uno straccio, vai.
(DENIS va in cucina con calma)
SIMONE (a LUCIO) Siediti qui, no, sdraiati, alza le gambe. Com?
LUCIO Insomma.
(DENIS torna con il necessario)
SIMONE Hai un sopracciglio aperto, bisogna cucire. Perch non sei andato al
Pronto Soccorso? Proprio aperto.
DENIS Che domanda idiota.
LUCIO (a SIMONE) - Tu non sei capace?
SIMONE Io? Non che un esame di anatomia E sulla faccia...
DENIS Io sono capace.
SIMONE Ma che cazzo dici?
DENIS Io le bestie le cucio in ambulatorio, un anno che cucio bestie: qui
tutto sguarato. Ma se volete andare all'ospedale. Oppure lasciate cos.
LUCIO S' un po' fermato il sangue?
SIMONE Un po'. Sta gonfiando. Cazzo, sei verde.
LUCIO Ho bisogno di bere. Se no svengo.
SIMONE Hai la pressione bassa? (a DENIS) Prendi della vodka. Quanto sangue.
(Cerca di pulire)
DENIS Prendila tu. E casa tua.
SIMONE 'Fanculo. (va a prendere la vodka)
DENIS Prendi anche dell'alcool.
LUCIO Allora mi cuci tu?
DENIS Se ti fidi.
LUCIO Va bene.
(SIMONE torna con vodka, alcool e uno straccio per pulire. D le prime due cose
a DENIS e si mette a pulire)
SIMONE Cazzo, cazzo domani tornano i miei...
DENIS Con cosa lo cucio?
SIMONE (smette di pulire, guarda LUCIO) Come volete.
(SIMONE esce di nuovo e torna con ago e filo)
LUCIO Non fa infezione?
SIMONE E che ne so. So che se non bevi, svieni.
(LUCIO beve. DENIS beve e si appresta a cucire, si mette dietro a LUCIO e gli
prende la testa fra le gambe)
DENIS (a SIMONE) Piantala con quello straccio, lo fai dopo.
(SIMONE smette di pulire)
DENIS (a LUCIO) Chiudi l'occhio.
SIMONE Ma chi Clint Eastwood? (beve)
LUCIO (a occhi chiusi) - Un barbone.
SIMONE (a DENIS) Disinfetta un po' prima, pieno di sangue, non si vede
niente.
DENIS (a SIMONE) Chiuditi la bocca su questa faccenda.
SIMONE Figurati se mi perdo quest'occasione.
DENIS (a SIMONE) Vuoi cucire tu?!?
LUCIO Vedi di startene zitto con Elisa.
SIMONE Con Elisa ovvio, ovvio.
(DENIS cuce)
LUCIO Cristo.
SIMONE (a DENIS) Stai attento!
DENIS Faccio quel che posso.
SIMONE Che cazzo di punti!
LUCIO Sbrigati (geme piano)
SIMONE E svenuto!
DENIS Io ho finito.
SIMONE E svenuto, cazzo, che facciamo?
DENIS Lo facciamo rinvenire. Dai (prende la bottiglia della vodka e la
rovescia in faccia a LUCIO).
SIMONE Che animale.
DENIS - Disinfetta.
LUCIO - Ahh...
SIMONE Com?
LUCIO Eh. Ho bisogno di soldi.
SIMONE Adesso meglio che dormi. Alzati ti porto di l
LUCIO Ho bisogno di soldi.
DENIS Tiralo su, non ce la fa. E in astinenza, anche.
(LUCIO e SIMONE escono. Resta DENIS. Si siede per terra. Mette una mano nella
macchia di sangue per sbaglio. Si guarda la mano sporca di sangue)
DENIS Che bestia.
SCENA IX
LUCIO Vari pensieri dondolano su varie altalene. Ma le altalene non sono
sincronizzate nel mio cervello. Non c' pace. Muoversi con attenzione per
limitare i brividi. Sudore chimico sulla pelle. Troppa saliva in bocca. La
faccia. La faccia fredda e priva di sensibilit. Aghi gelati bucano la pelle.
Si tendono i muscoli erettori dei peli dalla schiena fino alla faccia. Il
corpo. Braghe calate fino alle ginocchia. Cara Elisa, le ferite bruciano,
restano ferite permanenti. Tutti le cercano sul corpo per guardarle a lungo. Il
letto come un sudario. Il mio odore di tabacco svizzero e di sudore chimico ti
dar l'esatta dimensione della mia incapacit. Questa fuga faticosa. Una
parte del cervello resta sveglia: delle lamette da barba in bocca; un uovo di
ferro da inghiottire. La solita ossessione si gira intorno. A forza di
mangiarsi la coda. Sembra la coda di un ratto sanguinante nella tagliola. La
coda che il ratto si mangia per scappare dalla tagliola. Scappare e lasciare un
pezzo sanguinante di te. E a forza di lasciare pezzi, finalmente un giorno ti
accorgi che non ci sei pi. Ciao Elisa.
SCENA X
(SIMONE pulisce il sangue. DENIS si prepara una canna)
SIMONE Che brutta scimmia.
DENIS E un calcio in faccia.
SIMONE - Fino a stasera pu stare qui, poi arrivano i miei.
DENIS Cazzi vostri.
SIMONE Credo si sia infilato in una storia un po grossa.
DENIS Mah?
SIMONE No?
DENIS Vuoi sapere cosa penso io?
SIMONE S.
DENIS Io penso che si fatto tutta la roba che doveva vendere e ora non ha
pi i soldi per ripagarla. Quelli si sono incazzati, lo hanno menato e lui, in
pi, adesso ha una brutta scimmia che gli rosicchia le orecchie.
SIMONE Pu darsi. Sono tre giorni che non si fa. E rivoltato.
DENIS Allora no.
(Pausa. Fumano)
SIMONE Io un po' roba ce l'ho. Potrebbe farsela, almeno per arrivare a
domani. Poi vediamo.
DENIS Chi vediamo? Sono cazzi vostri.
SIMONE Che eloquio da barbone.
DENIS - Ne hai?
SIMONE Sono un ragazzo giudizioso.
DENIS Tirala fuori.
(prende la roba e preparano)
DENIS Ce n' per tre.
SIMONE Bestia famelica.
DENIS Potresti darglieli tu i soldi. In fondo il tuo idolo.
SIMONE Ci stavo pensando.
(SIMONE prende un vassoio su cui dispone tre piste)
DENIS Ti sarebbe grato per tutta la vita. (Vede il vassoio) Perch non gli
chiedi di sposarti?
SIMONE 'fanculo. E un amico.
DENIS Sei tu che sei amico suo, lui non amico tuo.
SIMONE Tu s?
DENIS Io sono una bestia.
SIMONE Vieni di l.
(SIMONE e DENIS si alzano e vanno nella stanza in cui si trova LUCIO. LUCIO a
letto al buio. SIMONE accende la luce)
SIMONE Breakfast is ready.
LUCIO Spegni la luce.
(SIMONE spegne, DENIS accende la tv senza sonoro e si siede sul letto a
guardarla, dando le spalle a LUCIO)
SIMONE Ho una sorpresa. (Gli mostra il vassoio)
LUCIO No.
SIMONE Ti rif la faccia.
DENIS Sei hai finito con la tua cazzata del breakfast, io vorrei la mia roba.
(SIMONE d la roba a DENIS a si prende la sua. Si fanno una pista)
LUCIO Quanto posso stare qui?
SIMONE Fino a stasera. Tornano i miei. Stai da cani.
LUCIO Ce l'hai del Valium?
SIMONE Ora te lo porto. Con quella faccia non tornerei a casa. Cosa gli
racconti a tuo padre?
LUCIO Che mi hanno investito.
SIMONE Una scimmia gigante ti ha investito. Se ti fai, almeno smetti di sudare
e cagare.
(SIMONE esce)
LUCIO (a DENIS) Una sigaretta.
(DENIS prende una sigaretta da un pacchetto poggiato l vicino e gliela lancia.
Ne prende una anche per se')
LUCIO Da accendere?
(DENIS si fruga nelle tasche)
DENIS Non ce l'ho.
LUCIO (estrae un accendino particolare). E questo?
DENIS E un accendino.
LUCIO L'hai lasciato in giardino a casa mia. Vicino al buco scavato sotto la
ringhiera. Te lo rendo (lo lancia verso DENIS, che non lo prende e lo lascia
sul letto)
(pausa)
DENIS (guardando sempre la tv) Se avessi preso io la tua roba, me la sarei
gi fatta.
LUCIO Io ho detto che nel mio giardino cera un buco e vicino ho trovato
questo. Di roba hai parlato tu.
DENIS Non abbiamo altri argomenti in comune.
LUCIO Prendi anche il tuo accendino
(DENIS prende l'accendino, se lo infila in tasca, senza accendersi la
sigaretta, si alza e se ne va di scatto. Quasi scontra sulla porta SIMONE che
torna)
SIMONE (a LUCIO) Non ho Valium in casa, mi dispiace.
LUCIO Non possibile! Sto male.
SIMONE L'occhio?
LUCIO Lascia stare l'occhio.
SIMONE (esanimando l'occhio) Ti rester una brutta cicatrice. Un vero uomo ha
sempre qualche brutta cicatrice. Limportante che non faccia infezione.
LUCIO Ah! Non toccare.
SIMONE Se vuoi, la roba c.
LUCIO (sbotta) - Ho detto no! Possibile che non ci sia un Valium, un Alcion,
qualsiasi cosa?! Non puoi andare in farmacia con il ricettario di tua madre?
SIMONE Ti ho detto che non mi va per un po di usare il ricettario. C del whiski,
se vuoi.
(pausa)
LUCIO Dammi la roba.
SIMONE Se hai bisogno di soldi te li posso prestare io.
SCENA XI
DENIS Per te ho imparato una lingua, una lingua che non ti insegna nessuno.
E la lingua dellombra di certi vicoli neri, di certe cabine del telefono che
sanno di tabacco, da cui chiami guardandoti alle spalle. La lingua del silenzio
e del tradimento. Il silenzio che ti giochi come un asso al poker. Il
tradimento che ti salva. E la lingua che ho trovato scritta sulla mia pelle,
questa pelle che ti aspetta nelle notti afose, che aspetta le ferite acute che
saprai infliggermi. Non c riscatto alle tue frecce, e neppure potr esserci
vendetta, perch sono doni, i momenti bianchi di torpore e felicit. Ho
imparato bene questa lingua, l'ho imparata scartando 10.000 pacchetti di
sigarette nelle attese, e nelle brevi frasi di intesa agli angoli di certe
strade, nelle bianche domeniche pomeriggio, lungo spiagge piene di detriti
umani in lontananza, sulla statale di notte ad aspettare lappuntamento che
forse non ci sar e nella solitudine, quando non ci sei, per ritrovarti nelle
vene come una lenta funivia, come dice la canzone, come unaltra madre che non
ho.
SCENA XII
(DENIS sta sfogliando un giornale di ippica. Bevono, si fanno delle piste.
Arriva SIMONE. DENIS durante la scena si accende una sigaretta coll'accendino
visto prima)
SIMONE Dimmi tu se ti sembrava il momento per smettere? No! Non era il
momento per smettere.
DENIS Sei il serpente.
SIMONE Adamo non aspettava altro che essere tentato. E se non fosse per
l'occhio, adesso avrebbe una faccia decente. L'hai cucito come un cavallo.
DENIS Potevi farlo tu, dottore.
SIMONE Per me doveva andare all'Ospedale. Con la polizia inventarsi una
storia. A suo padre dovr raccontarla, comunque. E poi anche spiegargli perch
si fatto cucire da un veterinario
DENIS Io non esisto.
SIMONE 'Fanculo.
(Pausa)
DENIS Giochi cinquanta su Mancino?
SIMONE A quanto lo danno?
DENIS (aprendo il portafoglio) Lo danno bene. E poi mi piace il nome.
SIMONE (fa per prendere i soldi) Va bene. (gli cade locchio sul portafogli
di DENIS). Dove hai trovato tutti quei soldi?
DENIS Ho vinto.
SIMONE Quando?
DENIS Gioved. Marted. Non ricordo.
(Pausa)
SIMONE (con sospetto) Alla tris?
DENIS Io gioco Mancino vincente, Salvo e Miracolo piazzati. Ci ho studiato
su. Ci stai cinquanta e cinquanta?
SIMONE Salvo e Miracolo sono nomi che combinano. Mancino che c'entra?
DENIS E il tiro del vincitore.
SIMONE Il tiro mancino. Dietro ad ogni vittoria c sempre un tradimento. Mi
piace, ci sto. (Gli d i soldi)
SCENA XIII
(Si apre improvvisamente la porta della stanza dove riposa LUCIO. Luce.
Urlo soffocato di LUCIO.
Entra un UOMO armato. LUOMO esaltato)
SIMONE Cos?
DENIS E entrato qualcuno.
(LUCIO si sveglia, abbagliato dalla luce, si muove come un insetto
spaventato)
SIMONE Andiamo a vedere.
DENIS Stai fermo.
(SIMONE e DENIS spiano da un punto non visti)
UOMO (urlando) Uno due tre quattro.
DENIS (a bassa voce) Aspetta! Non capisci?!
UOMO Cinque sei sette otto.
(LUCIO cerca faticosamente di alzarsi, si alza. LUOMO lo blocca contro il
muro)
LUCIO (debolmente) No...
UOMO (prende una mano a LUCIO e puntandogli la pistola alla testa) Nove. Dieci.
Ora recitiamo insieme le preghiere del contrario. Nove. (Gli spezza un dito ad
ogni numero).
LUCIO AHHH..
SIMONE Bisogna aiutarlo...
DENIS (ferma SIMONE, facendolo cadere e gli tappa la bocca) Fermo! Zitto! Ci
ammazza tutti e tre!
UOMO Facciamo piano piano. Otto.
LUCIO Non ce l'ho, me l'hanno rubata...
UOMO E questo Male. Sette. Diciamo insieme l'atto di dolore...
LUCIO Ho i soldi, aspettate, li ho. Ahh...
UOMO Sei. I soldi allo zero. Pazienza, adesso, la pazienza virt cardinale
e la parola pazienza ha la stessa radice della parola passione. Passione
amore e patimento. Cinque. Chiediamo perdono nell'atto di confessarci. Quattro.
(LUCIO riesce a divincolarsi, scappa. L'UOMO spara disordinatamente, ma non lo
centra)
UOMO (con un ruggito) Tu devi lasciar compiere al signore la sua volont.
SIMONE Dobbiamo fare qualcosa, quello un pazzo...
DENIS Sta fermo. Quello uno a cui devono dei soldi.
(LUCIO scappa e si arrampica sul tetto.
L'UOMO, un po disorientato, spara a vanvera e lo segue.
Sono sul tetto.
Durante la battuta seguente l'UOMO si avvicina sempre pi a LUCIO)
UOMO Tu hai mangiato del frutto dellalbero del quale ti era stato comandato
di non mangiare.
LUCIO Basta...
UOMO (LUOMO ha afferrato LUCIO. Sono sul bordo del tetto) Quattro. Nessuna
donna ti ha indotto, nessun serpente ti ha tentato. Il frutto dellalbero che
hai provato ti produrr spine e tribolazioni, finch tu ritorni nella terra
donde fosti tratto.Tre
LUCIO Dio...
UOMO Perch sei polvere e polvere ritornerai. Due. Siamo quasi
all'assoluzione, stai buono. Pagato lobolo, sarai libero. Uno
(LUCIO si liberato e indietreggia verso il bordo del tetto)
LUCIO - N al di sopra, n al di sotto, n accanto, n allinterno, n al bene,
n allonore, n alla soddisfazione, n al piacere, n allutilit, n
allinteriorit, n alla santit, n alla ricompensa e neppure al regno dei
cieli. Zero.
(LUCIO si lancia dal tetto.
Buio sullUOMO e su LUCIO)
SIMONE (alzandosi in piedi e scagliandosi contro DENIS) No!
(pausa)
SIMONE - Andiamo a vedere.
DENIS E se quello fosse ancora in casa?
SIMONE Quello il suo l'ha fatto, ormai!
DENIS Forse s.
SIMONE Dobbiamo vedere cosa successo!
DENIS Cosa succede a uno che si butta da un tetto?!
SIMONE Piantala!
(Vanno in giardino con molta circospezione. Si guardano in giro. Non c
nessuno)
DENIS Se n andato.
SIMONE Ma Zago dove finito?
DENIS Che cazzo ne so.
SIMONE Forse ancora vivo da qualche parte.
DENIS Non c pi. (fa per andarsene)
SIMONE Cosa vuol dire non c pi?
DENIS Vuol dire cos.
SIMONE - Cosa vuol dire cos?
DENIS Che forse ci siamo sognati tutta la storia: Ci siamo strafatti e
abbiamo fatto un bel viaggio con la testa.
SIMONE Dici?
DENIS Forse s. Io me ne vado.
SIMONE (come risvegliandosi) Tu non te ne vai! Tu non mi lasci in questa
merda! La roba gliel'hai presa tu, l'ho capito, tu pensi che io sia deficiente,
ma io l'ho capito subito, sei stato tu a metterlo in questa merda, se lui
morto (DENIS accenna ad andarsene. SIMONE lo assale alle spalle. Cadono,
lottano) Bastardo, barbone, bastardo!
(Nessuno ha la meglio. Estenuati, si separano)
DENIS Idiota.
SIMONE E stasera tornano i miei.
(DENIS si alza, si accende una sigaretta, affacciandosi al parapetto del
giardino)
DENIS - Simone...
SIMONE Cosa.
DENIS L'ho trovato.
(SIMONE si alza e si affaccia anche lui)
SIMONE Oh Dio. (chiude gli occhi)
(pausa)
SIMONE Ci passer sopra il treno.
DENIS Non rester granch. S' sdraiato da solo sul binario. Crisi di
astinenza, problemi esistenziali, la ragazza lha mollato. (Pausa) Nessun
cucito, nessuna roba, niente tetto. Sulle rotaie ci si sdraiato da
solo.
SIMONE Ho capito. Non esistito.
DENIS Bravo.
SIMONE Niente.
DENIS Bene. Simone, apri quegli occhi. Adesso andiamo a fare la
giocata.
SIMONE Magari vinciamo questa volta.
DENIS E facciamo un regalo a Elisa.
SIMONE Domenica il suo compleanno.
DENIS E una bella festa qui da te, con i lumini cinesi in giardino, tanta
birra, ormai fa caldo anche la sera.
SIMONE Solo noi tre nel giardino, musica bassa e parlare fino allalba, come
ai tempi della scuola. Elisa zampiller di gioia.
DENIS (ridendo) Ma come parli
SIMONE Le faremo una festa di leggerezza, di dolce pace, la sua festa cos,
tu farai i giochi di prestigio, e io vi fotografer una volta per tutte, che
non riesco mai a ricordarmi il suo viso, appena appena il profilo quando parte
il treno.
DENIS Oggi il primo giorno dellestate
(appare brutalmente lUOMO con la pistola in mano,
prende SIMONE e gli punta la pistola alla gola)
UOMO Caronte vuole il suo obolo. Se non glielo paga il morto glielo
pagheranno i vivi.
SIMONE I soldi ci sono. Calma, per favore, si calmi. I soldi ci sono.
UOMO In questa bella casa da ricchi ci sono tanti soldi. La casa del padre
del figlio ricco. (a DENIS, che fa latto di scappare) E tu, stai fermo.
SIMONE (all'UOMO) I soldi sono di sopra. Denis, per l'amor di Dio, stai
calmo. (all'UOMO) Ci sono anche argenteria e monete antiche e pu prendere
tutto quello che vuole.
UOMO Grazie, grazie. Forza, (a Denis) tu davanti, noi seguiamo.
(vanno in casa)
SIMONE Ecco, questa la cassaforte di mio padre. Se mi lascia un attimo, la
apro, lei prende tutte le cose e abbiamo finito.
UOMO Seguo una voce che dice Non devi lasciarlo, ha paura, potrebbe cadere.
Apri, sii sereno, questo vecchio ti abbraccer per tenerti saldo sulle tue
lunghe gambe.
SIMONE La combinazione la soallora sette, ventotto no ventitr no
ventotto, il ventotto c'era, sono sicuro o Dio non si apre...
UOMO Apri questaffare o ti sparo in testa.
DENIS Simone, concentrati.
SIMONE Non mi ricordo...
UOMO Allora ti sparo in testa.
SIMONE Il sette c'era. Poi cera un numero con il venti ventidue o Dio
Denis, non mi ricordo DENIS! Tu hai i soldi! Dagli i soldi, daglieli, i soldi
della roba di Lucio, dagli i tuoi soldi...
UOMO (lascia la presa su SIMONE e punta la pistola prima su uno poi sullaltro
ragazzo) Chi , chi che si sta prendendo gioco di questo povero vecchio?
(DENIS prende molto lentamente il portafoglio dalla tasca.
Estrae i soldi e li d all'UOMO.
Ma mentre lUOMO prende i soldi, DENIS lo aggredisce e fa per prendergli la
pistola.
Colluttazione tra i tre)
SIMONE No! Denis! Lascia stare! Te li faccio restituire dai miei...
(lUOMO spara caoticamente.
Uccide involontariamente SIMONE.
Spinge brutalmente DENIS che cade.
Spara ancora colpi caotici, poi scappa)
SCENA XIV
(DENIS resta a terra quasi sdraiato accanto a SIMONE moribondo.
Lo guarda.
Lo tocca.
Simone rantola per pochi istanti, poi smette.
E morto.
Denis si siede lentamente per terra vicino a lui.
Esegue tutte le seguenti azioni lentamente, come in trance, ma allo stesso
tempo con naturalezza.
Prende il pacchetto di sigarette.
Ha finito le sigarette.
Prende l'accendino.
Gioca con l'accendino.
Appoggia distrattamente laccendino accanto a Simone.
Si guarda la mano sporca di sangue.
Il monologo seguente sar ricco di pause)
DENIS (piangendo silenziosamente) Non come la coda della lucertola che si
dibatteva nel giardino. Laveva troncata il coperchio di una cassapanca che nel
trasloco stava sbaraccando i rimasugli di felicit.
(canticchiando) Ci che rimane da spartirsi e litigarsi nel setaccio della
penultima ora
Non quella coda che mio padre per raggranellare i pezzettini del mio orrore,
disse che poi alla lucertola sarebbe ricresciuta.
Qui non ricresce niente.
E in giro c chi si porta le cicatrici trasversali e i fori dei tubi di
plastica. E chi non si porta in giro pi nulla.
(si asciuga le lacrime. Geme piano)
Ah, che male.
La vita mi pesa sulla testa come una colonna verticale. La devo tenere in
bilico, perch se casca mi schiaccia.
Ma se non casca resta a pesare proprio sulla testa e mi preme la spina
dorsale.
Un po come cristo in croce, ma la croce ce lhai sulla testa, come un
equilibrista, sai Elisa? (ride)
Ti ricordi quel tipo fattissimo che per raccogliere i soldi per la roba girava
con limmaginetta di Cristo appesa al collo e chiedeva Cento lire per Ges
Cristo, cento lire per Ges Cristo, sperando di infinocchiare qualche beghina.
Che commedia! E la cosa pi divertente era che lui assomigliava da matti alla
faccia di Cristo, con la barba, i capelli e quello sguardo da cane bastonato.
Nella disperazione ti esce quellumorismo
E di vita che soprattutto si muore.
Lo dicono le statistiche (ride).
Che fare?
Subire, ribellarsi, mordere, e poi finire sempre con la coda mangiata,
sanguinante e un urlo che ti nasce dalla nuca dove, si sa, non ci sono corde
vocali.
Se esistessero le corde vocali nella nuca quellurlo spaccherebbe i vetri di
tutta la citt e arriverebbe fino dallaltra parte del mondo dritto nel cuore
di chi so io.
Mi piacerebbe fare un viaggio dallaltra parte del mondo.
Su una di quelle navi cargo che partono al mattino presto, uno scarto di
qualche importante spedizione.
Soli io e te, Elisa, equipaggio zero.
Gli altri sarebbero tutti morti, perch c stata una grande guerra.
Partire dalla citt per andare a vedere il mondo.
Nel mondo non ci sarebbe pi nessuno, solo grandi macchine abbandonate.
Qualcuna ancora funzionerebbe da sola, facendo un gran rumore, poi piano piano
si spegner.
Avremo tutto il mondo pieno di silenzio e del ricordo di quella madre che ti
dice vai e torna quando vuoi che io rimango.
Potremo entrare in tutte le case vuote, anche nelle pi belle e tutto sar
nostro, potremo consumare tutto il cibo che vogliamo, e ne avanzer
ancora.
Potremo metterci tutti i vestiti, oppure girare nudi.
Diventare vecchi senza lavorare mai.
Solo noi due.
Io penso che credo s, insomma sono quasi sicuro tutti gli altri ce li
dimenticheremo presto.
(si alza, si sistema, fa un gesto che gli abbiamo visto fare spesso durante lo
spettacolo, una specie di tic, come toccarsi i capelli)
FINE
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