Zio Tom viene a trovarci
di Vincenzo Rosario Perrella Esposito
(detto Ezio)
02/09/2010
Personaggi: 11
Franco Del Giudice
Emilia
Bruno Del Giudice figlio di Franco e Emilia
Zio Tommaso Del Giudice, zio di Franco
La badante Nancy
Zia Monica, zia di Lino
Il badante Boris
La professoressa Olivia Ascolana
Miro Vinate
Isacco Vuoto il pescivendolo
Lino Cotone
Napoli, casa Del Giudice. Franco ed Emilia sono alle prese col loro figlio Bruno, il quale ha una malattia mentale che lo rende un po bambino. In realt Bruno ha qualit affettive di primo livello. La vita della famiglia potrebbe cambiare grazie allarrivo di uno zio che vive fuori Italia. Zio Tommaso, questo il suo nome, molto ricco. I Del Giudice hanno ottenuto qualche riguardo economico dalluomo. Zio Tom, cos lo chiamano tutti, infatti sa che suo nipote Bruno studente universitario di primo livello e perci invia soldi dallestero per consentirne lapprodo alla laurea. Torna in Italia, avendo pagato tutti i debiti che ancora aveva con lo stato. Cosicch la famigia Del Giudice si mette in allarme ed ingaggia un servero insegnante allo scopo di sgrezzare un po Bruno nel modo di parlare. Qualche risutato lo si ottiene. Zio Tom giunge a Napoli accompagato dalla badante Nancy e si imbatte in zia Monica, parente di Lino Cotone, amico di famiglia dei Del Giudice. Questultima accompagnata dal badante Boris. Nasceranno una serie di innamoramenti a raffica, con annessi equivoci che coinvolgeranno anche Bruno. Invece Franco ed Emilia faranno limpossibile per non far scoprire a zio Tom linganno col quale essi riescono a ricevere i soldi dal loro facoltoso parente.
Numero posizione SIAE 233047
Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it
Napoli, sala da pranzo di casa Del Giudice. Alla stanza si accede da una porta di ingresso laterale (a destra) al cui fianco ci sono un portaombrelli e un appendiabiti. Una porta centrale conduce in camera da letto, due stanzette e bagno. Una porta a sinistra conduce in bagno e cucina. A centro stanza vi un tavolo con quattro sedie, mentre decentrato c un sof. Alla parete sinistra c una credenza, sulle altre pareti quadri vari.
ATTO PRIMO
1. [Franco Del Giudice, Lino Cotone ed Emilia Mattone]
Dalla destra entrano Franco, Lino ed Emilia con buste di compere in mano.
Emilia: Ah, come mi piace di fare lo shopping!
Posa le buste sul tavolo, mentre gli altri due le posano sulle sedie.
Franco: Emb, tutte dduje me state influenznno pure a me!
Lino: Amico mio Franco, lasciati andare. Si campa solo una volta nella vita.
Emilia: E ppo, mica e sorde songhe nuoste?
Franco: Pe carit! O stipendio mio e spazzino durasse na semmana!
Lino: E almeno tu hai lo stipendio fisso. Io invece faccio o rappresentante e patatine!
Emilia: E io, allora? Faccio a segretaria part-time. E m me vonno pure licenzi.
Franco: E che te ne mporta, Em? I soldi non mancano. E questo grazie allidea di Lino.
Lino: No, Franco, e ti ho pregato.
Emilia: E invece Franco ave raggione. Ma comme h fatto a av stidea?
Lino: A me me piace e fa fesse e ggente!
Emilia: Allora io vado a posare le mie cose nellarmadio. (Prende le buste) Ti raccomando,
Franco: miette a rrobba toja into allarmadio tuojo, no inta chillo mio. Capito?
Franco: E qual larmadio mio? Chillo tutto do tuojo.
Emilia: Appunto. E nun to scurd!
Esce via al centro. I due si accomodano al tavolo.
Lino: Caro Franco, adesso ti svelo il segreto della mia idea: come sai, zia Monica ricca
sfondata. Quella abita a Francoforte, in Germania. E adora gli animali. Cos ecco
lidea: le ho detto che mi sono aperto il pi grande negozio di animali dEuropa!
Franco: E add sta?
Lino: Ma non c. Questa la scusa per farmi inviare i soldi da lei. Quella sa che io pago
1000 Euro al mese di affitto. Per ogni mese me ne manda 2.000!
Franco: E se poi viene in Italia?
Lino: E come ci viene? Quella vive sola. Chi la accompagna?
Franco: Aggio capito.
Lino: E tu, invece, che palla hai inventato con tuo zio Tom che sta a New York?
Franco: Una palla sola? Ben tre! Nel primo caso, io e Emilia gli abbiamo scritto che questo
palazzo doveva essere ristrutturato. Una volta, pure lui viveva qua dentro. Allora
noi lo abbiamo commosso! E lui ci ha mandato un assegno con 100.000 Euro!
Lino: Uh, bravissimo!
Franco: E questo niente. Tre anni fa, io e Emilia gli abbiamo scritto che abbiamo avuto
un bambino, anche se a tarda et. E si chiama Bruno.
Lino: E m nun me trovo: ma Bruno nun tene vinticinchanne?
Franco: S, ma zio Tom non lo sa, perch non lha mai visto. Noi gli abbiamo spedito la
foto del figlio della signora al piano di sopra, dicendo che il nostro Bruno. E cos
a zio Tom lo abbiamo commosso. E lui ci ha mandati un assegno di 50.000 Euro!
Lino: Azz, ma quanno chisto se commuove, nun caccia e llacrime: caccia e sorde!
Franco: E non finita qua. Secondo te, noi come stiamo facendo lo shopping insieme a te?
Lino: Un altro figlio?
Franco: No, caro mio. Devi sapere che io e mia moglie ci siamo laureati con 110 e lode: io
in ingegneria nucleare e Emilia in ingegneria genetica!
Lino: E scommetto che lo avete commosso!
Franco: Esatto! E accuss ce ha mannato dujcientomila Euro!
Lino: Bravi, bravissimi! (Dubbioso) Nu mumento, e si po isso ve vene a truv?
Franco: Impossibile. Manca dallItalia e da Napoli da trentanni. Quello ricercato dai
finanzieri per evasione fiscale. Ecco perch fugg in America! Meglio accuss! No?
I due se la ridono. Dal centro torna Emilia che nota i due ridere e vi si avvicina.
Emilia: Nh, ma ch stato?
Franco: No, niente, Emilia. Stavo raccontando a Lino come abbiamo fregato a Zio Tom!
Emilia: S, per m va a pus a rrobba toja, e nun te scurd che llarmadio o mio.
Franco: (Si alza e prende le sue buste) E io add a metto a rrobba mia?
Emilia: Fora a veranda.
Franco: Emb, e chistu passo, me sa che me ne vaco pure a cucc, fora a veranda!
Esce via centralmente. Emilia si siede al posto di Franco.
Emilia: Lino, grazie ancora per lidea che ci hai dato.
Lino: Cara Emilia, noi ci dobbiamo arrangiare come possiamo. Del resto, a vita cara. E
chi ricco, ha da aiut a chi nun ricco. Spontaneamente oppure no.
Emilia: Per lo sai? Un po mi dispiace di fare fesso allo zio di Franco. E se poi ci scopre?
Lino: Cu zia Monica s cinchanne che v annanzo sta storia e nun mha maje scoperto.
Emilia: A nuje invece so tre anne. Speramme sulo che z Tummaso nun ce vene a truv!
Lino: Non pu. E evasore fiscale. (Si alza in piedi) Quindi, tutto tranquillo. Bene, ora
vado pure io a posare i miei acquisti a casa mia. Come sta facendo Franco. E
Si sente da dietro un tonfo e Franco gridare.
Emilia: Ma che sta cumbinanno Franco, fora a chella veranda?
Lino: Aspi, m vaco a ved io. Che guajo e notte tuo marito!
Emilia: A chi o ddice!
Lino esce via per il centro. Emilia si alza in piedi e sistema le sedie al tavolo.
2. [Emilia, la professoressa Olivia Ascolana e poi Bruno Del Giudice]
Emilia, dopo aver sistemato le sedie, prende una scopa e spazza in stanza.
Emilia: E vabbu!
Dallingresso, a destra, giunge la professoressa Olivia Ascolana: una ficcanaso.
Olivia: E permesso?
Emilia: Professoressa Olivia Ascolana! Prego, prego, entrate.
Olivia: (Le si avvicina) Come state, signora Emilia?
Emilia: Un poco affaticata. Sapete com, faticoso portare le buste degli acquisti.
Olivia: Ah, non lo dite a me. Sapeste come odio fare la spesa. Specialmente dal macellaio!
Emilia: No, ma io non ho fatto la spesa. Aggio fatto o shopping!
Olivia: Beata voi! Io invece non arrivo mai a fine mese coi soldi, anche se c pure lo
stipendio di mio marito che anchegli professore.
Emilia: E vostra figlia Anna?
Olivia: Compra solo scarpe. Ma del resto, lei fa lattrice. Per i soldi li tiene tutti per s.
Emilia: E non possiamo fare niente per farla innamorare di mio figlio Bruno?
Olivia: Pe carit! Ehm no, nel senso che mia figlia non una ragazza da consigliare!
Emilia: Invece mio figlio Bruno, un giovane intelligentissimo e educatissimo!
Dallingresso entra Bruno, tipo bonaccione, tutto sparato. Ha una lettera in mano.
Bruno: Nh, uh, ma se magna cc?!
Olivia: (Lo osserva e lo addita) Appunto!
Emilia: Uh, Bruno!
Bruno: (Va da lei) Ci, momm*! *(ha dei difetti di pronuncia: momm sarebbe mamm)
Olivia: (Incuriosita) Momm? Che succede momm? In italiano vuol dire or ora!
Emilia: No, vi sbagliate. Quando lui dice momm, sta dicendo mamm!
Olivia: Ma cos, un difetto di pronuncia?
Emilia: Esatto.
Bruno: Nh, momm! Add sta pop*? *(come sopra)
Olivia: Pop sarebbe pap?
Emilia: Esattamente. Nh, Bruno, ma nun h salutato a professoressa Olivia Ascolana?
Bruno: A figlia vosta comme sta?
Olivia: Ah, cio, proprio direttamente. Neanche buongiorno! Comunque Anna sta bene.
Bruno: E me la salutate?
Olivia: Ma certo, servir.
Bruno: Buono! M per, momm, taggia fa ved na cosa. (Esibisce la lettera) Chesta!
Emilia: E che d sta cosa?
Bruno: No, niente, a solita lettera e chillu fesso e zio Tom!
Olivia: (Indiscreta) Fesso? E perch fesso?
Emilia: Ehm no, mio figlio vuole dire che questo zio Tom ingenuo.
Olivia: Ah, ecco. E perch ingenuo?
Emilia: Perch si crede un sacco di cose.
Olivia: Ah, ecco. E perch si crede un sacco di cose?
Bruno: Ma che state facnno, o gioco del perch?
Emilia: Ma che dici? Che sta facendo di male, la professoressa? Scusatelo tanto.
Olivia: Non vi preoccupate. Un momento, ma voi due non dovete parlare pi?
Emilia: No, no, basta.
Olivia: E allora me ne posso pure andare! Torno a trovarvi un altro giorno. Arrivederci.
Emilia: Arrivederci, professoressa.
Olivia: Arrivederci, Bruno!
Bruno: Orrivederci!
Olivia: No, con la a: arrivederci.
Bruno: Orrivederci!
Olivia: Dici Anna!
Bruno: Onno!
Olivia: (Ci rinuncia) No, niente da fare. Di nuovo arrivederci!
Va per uscire, ma in realt origlia dalluscita. I due non la notano e parlano.
Emilia: E allora, Bruno, cchi tarde facmme leggere a lettera e zio Tom a pap.
Bruno: E gi. M amma truv quala palla amma invent pe mbrugli o zio americano!
Emilia: Infatte! Cu e prossime sorde che ce manna o zio, maggia accatt na villa!
Bruno: E io invece na Ferrari chaggia parchiggi lloco ffor! (Nota Olivia origliare e fa
segno ad Emilia) Ehm momm!
Emilia: (La nota) Professoressa!
Olivia: Uh, ehm no, niente, io stavo qui per per salutarvi di nuovo! Arrivederci!
Emilia: Arrivederci!
Olivia va via e cos Emilia concerta qualcosa con Bruno.
Bruno, jamme a parl inta nata stanza. Ce sta chella nciucessa lloco ffora.
Bruno: Nun te prioccup, momm. Aroppo parlamme cu pop!
I due escono a sinistra.
3. [Franco e Lino. Poi Bruno ed Emilia]
Dal centro torna Lino che aiuta a camminare Franco, dolorante alla testa.
Franco: Ah, nema do bisnonno mio ch muorto cientanne fa! E che capata!
Lino: (Lo aiuta a sedersi al tavolo) E statte cchi attiento. Tu putve rompere a veranda!
Franco: Ah, ecco, nun che me putvo rompere a capa!
Lino: Ma comme he fatto a tuzz?
Franco: Ma nun aggio tuzzato io contro a veranda, a veranda ha tuzzato ncapa a me!
Lino: Vabbu, allora m me ne pozz?
Franco: S, s, nun te prioccup. Stongo gi meglio.
Lino: Menu male. M me piglio a rrobba mia. (Va per prenderla dal tavolo, ma nota
qualcosa di strano) Ma cc me manca na mutanda. Nun che lh pigliata tu?
Franco: Io?
Lino: Per sbaglio! Non per niente, ma si trattava di certe mutande di colore viola!
Franco: Nun laggio viste.
Lino: E allora forse me laggio scurdate into negozio. Io vaco, allora. Ci.
Prende le buste ed esce via. Franco si duole ancora, mano sulla fronte.
Franco: Ah, mamma e llArco! A capa!
Da sinistra tornano Emilia (con un foglio in mano) e Bruno (con la lettera).
Emilia: Allora, Bruno, a mamm, chesta a lista e tutte ccose chamma accatt cu e
prossime sorde e zio Tom! M ce a facmme leggere a pap.
Bruno: Uh, sta assettato lloco. Jamme add isso.
Vanno da lui.
Uh, pop!
Franco: Ma te vuo mpar a ddicere pap? (Poi si alza in piedi) So fatto pop, io?
Emilia: Vabbu, basta. (Gli esibisce il foglio) Chiuttosto, aggio fatto a lista de ccose che
ce amma accatt cu e sorde e zio Tom, tra cui: na villa, na Ferrari e na cucina! Franco: Mittece pure na veranda nova!
Emilia: Sicuramente. E m, Bruno fance ved a lettera ch arrivata.
Franco: Quala lettera?
Bruno: Chesta cc, pop! (Gliela cede)
Franco: Uh, che bellezza! Ci ha scritto! Allora per festeggiare, Bruno, dopo vai a alla
pasticceria Sas e compri 10 bab! Hai capito? Pasticceria Sas, compri 10 bab.
Bruno: Nun te prioccup.
Franco: E m leggo a lettera. (La apre sorridente. Man mano il sorriso diventa smorfia,
fino a che poi sviene)
Emilia: Oddio! Ch stato?
Bruno: E svenuto!
Emilia: Aggio visto. Cretino, damme na mana, facmmele assett ncoppa a seggia.
Cos fanno.
Franco, Franco, ma ch stato? Uh, Mar, nun risponne. Bruno, chimmele tu!
Bruno: Pop, pop!
Franco: (Si sveglia e lo guarda male) Ma che staje sunnno, o clacson? (Si rialza)
Emilia: Nh, ma se po ssape che ss svenuto a ffa?
Franco: (Ironico) Accuss, pe bellezza! (Poi sconvolto) M te faccio sent che ha scritto o
zio Tom: (Legge con accento torrese) Cari nipoti, m succiessa na bella casa!
Emilia: Nh, ma pecch staje liggnno accuss?
Franco: E the scurdata? O zio Tom turrese!
Emilia: Ah, gi. V annanzo, liegge ancora. Quala bella cosa succiesa?
Franco: (Legge con accento torrese) Aggio pavto tutte dibete cu o stato italiano. M
pozzo turn in Italia. Anze, siccmme tengo a nostalgia, aggio deciso e ven a
casa vosta. Firmato o zio! Ma vuje ate capito?
Bruno: Allora pozzasc?
Emilia: Add vaje?
Bruno: Momm, pop, vaco add Sos a accatt e bob!* *(Mamm, pap, vado da Sas a comprare i bab!)
Franco: Add vaje? Quali bab? Nun pu ggh add Sas. Chesta nun na bella nutizia.
Emilia: E gi. Si o zio Tom vene cc, nun trova n o palazzo ristrutturato, n o figlio
nuovo e neppure a laurea mia e chella e pap. E comme facmme, m?
Franco: M venuta na granda idea: pe quanto riguarda o palazzo nuosto, dicmme che
s scarrubbato nata vota, pecch cc a Porta Nolana c stato o terremoto!
Emilia: Bravo! Ma che ce dicmme quanno isso v ved o criaturo?
Bruno: E che ce vo? Ce facte ved a me!
Franco: Ma che ssi scemo? Indubbiamente, ce staje pure tu. Per o criaturo ce vo. Allora
ce o facmme prest da signora o piano e coppa!
Emilia: Perfetto! Ma a laurea add a piglimme?
Franco: A facmme al computer e lazzeccmme nfaccia o muro.
Emilia: Ma io nun sto parlanno do piezzo e carta. Nuje amme fatto fino e scole medie.
Franco: E gi. Emb, allora saje che se fa? Si o vvuo sape, pure Bruno tene a laurea.
Bruno: E che rrobba ?
Franco: Nu titolo e studio. E sapete chi ci aiuter? La professoressa Olivia Ascolana col
marito. Baster che ci insegnano qualcosa al volo, al volo. La professoressa penser
a me e a te, mentre il professore se la vedr con Bruno.
Emilia: Franco, ma o ssaje che na vota ire tutto scemo? Invece m si cchi intelligente!
Bruno: E o vero, pop!
Franco: Stai zitto, che ne sai tu? E m, jamme bello, Em, va a chiamm a professoressa e
dince a verit. Si va tutto cose buono, ce sta nu premio pure p essa e o marito.
Emilia: Vabbu. Io vaco.
Emilia esce via frettolosamente.
Bruno: E io? Vaco add Sos a accatt e bob?
Franco: Ma qualu Sos e bob, Sas e bab?! Inzomma, statte cc.
Bruno: E tu add vaje?
Franco: Adda signora o piano e coppa. Ce aggia dicere che ce ha da presta o piccerllo.
Bruno: Chillo da fotografia?
Franco: Esatto.
Bruno: Io dico che nun to presta!
Franco: Stattu zitto, nun fa a ciucciuvettola! E chiunque vene, nun o fa tras. He capito?
Bruno: Vabbu. Va, va.
Franco esce e Bruno si siede sul divanetto.
4. [Bruno ed Isacco Vuoto. Poi Lino]
Bruno, seduto sul divanetto, comincia ad annoiarsi.
Bruno: E m che faccio? Io mammscio! (Si alza, va allingresso, guarda fuori, poi torna
a centro stanza e si interroga da solo) Add sta o telefono? Inta cucina! Ma s
sicuro? V a ved, sc?! Oh, ma quanta cunferenza me piglio cu me stesso!
Esce a sinistra. Poco dopo torna col cordless e digita un numero di telefono. Poi
Pronto! Onno! So Bruno! (Parlando, fa strane pose) Sai com, mi hanno rimasto
da solo a casa. E quando il gatto non c, i porcelli ballano! Dove ti posso portare,
stasera? A ballare, a mangiare la pizza, a fare shopping, o a casa mia? Come dici?
No, a ballare non si pu, perch non tengo la macchina. No, a mangiare la pizza non
si pu, perch sono allergico alla farina. No a fare lo shopping non si pu, perch ho
speso tutti i soldi di zio Tom. Quindi, rimane solo casa mia. Come? Non si pu
pecch so rattuso?! (Guarda il telefono) Ha attaccato! E pecch, po? Boh!
Esce via a sinistra. Da fuori (a destra) intanto si sente un pescivendolo gridare.
Isacco: E pisce, e pisce! Accattatavlle! (Entra: ha due ceste con pesci) Oh, inta sta casa
a primma vota che ce traso. Eppure io stongo e casa o piano e coppa! E allora,
shanna accatt e pisce add me: Isacco Vuoto! (Poi grida) Nh, ca io sto cc!
Da sinistra torna Bruno, allarmato.
Bruno: Chi ce sta? (Lo nota) No, no, nun vale. Pop ha ditto che nun ha da tras nisciuno!
Corre da lui e lo spinge via verso luscita. Ma Isacco gli fa resistenza.
Isacco: Nh, uh, ma che staje facnno?
Bruno: Te ne sto caccianno!
Isacco: Ma me faje cad e pisce! Me faje cad e pisce!
Bruno: Nun me ne mporta! (E lo caccia fuori) Ecco qua!
Isacco: (Rientra in casa) Nu mumento, ma io
Bruno: Nata vota? Te nh a . Nun pu sta cc.
Isacco: Ma pecch?
Bruno: Me lha ditto pop!
Isacco: E chi pop?
Bruno: Ma comme, nun saje a pop? Tu nun e ttiene a pop e a momm?!
Isacco: No.
Bruno: Allora si orfano!
Isacco: Ah, pap e mamm?! E tu dice pop e momm! Ma io aggia tras pe forza
inta sta casa.
Bruno: Ma pecch, si lufficiale giudiziario?
Isacco: No, faccio o pisciavnnele! Isacco Vuoto!
Bruno: Comme?
Isacco: Isacco Vuoto!
Bruno: Ah, nu mumento. (Capisce sacco vuoto e cos si abbassa sulle ginocchia)
Isacco: No, nun he capito: Isacco Vuoto!
Bruno: E invece aggio capito: h ditto sacco vuoto! E io me s mmiso in ginocchio!
Isacco: Ma qualu sacco vuoto? Io nun voglio fa sacco vuoto.
Bruno: Allora vuo fa un, due, tre stella?!
Isacco: Amico, ma tu staje fora cu a capa! Io me ne torno a putca mia, cc ffora!
Bruno: Aspi, e me lasse accuss? (Gli mostra di essere ancora inginocchiato)
Isacco: Ah, gi: sacco pieno!
Bruno: (Si rialza) Ecco qua!
Isacco: Laggio ditto: tu staje fora cu a capa! (Poi si volta verso luscita e grida)
Accattteve o purpo! A diece Euro o chilo!
Ed esce via.
Bruno: Ma chisto fosse o pisciavnnele che tene a putca ll ffora? Mah! Che tipo strano:
invece e vnnere e pisce, s mmiso a ffa sacco pieno e sacco vuoto!
Si volta per tornare a sinistra, ma dallingresso a destra entra Lino con una lettera.
Lino: (Disperato) Bruno, Bruno!
Bruno: (Si volta e lo blocca) No, no, nun pu tras. Nun po tras nisciuno. Lha ditto pop!
Lino: Ma che pop e pop? Io aggia parl cu pap!
Bruno: E io sto parlanno justo e isso.
Lino: (Preoccupato) E add sta? Ce aggia fa leggere na cosa. E importantissima.
Bruno: E m nun ce sta.
Lino: (Si arrabbia) Comme, nun ce sta?
Bruno: E pecch tarraggie? E gghiuto adda signora ncoppa: ci deve prestare il figlio!
Lino: Eh?
Bruno: Vabbu, tu nun puo cap!
Lino: Bruno, ma io aggia parl cu coccheduno.
Bruno: E m m asciuta pure momm*! *(Traduzione: Or ora uscita anche mamm!)
Lino: Chi uscito, m m?
Bruno: Momm!
Lino: Aggio capito. Ma chi asciuto, m m?
Bruno: E te sto dicenno ch asciuta momm! Comme a chiamme? Emilia!
Lino: (Finalmente capisce) Ah, mamm! Ma che strana lengua parle tu! Inzomma, pteto
e mmmeta nun ce stanne. Allora voglio scrivere nu messaggio pe lloro.
Bruno: Vulmme chiamm a C posta per te?
Lino: Ma che C posta per te? Me serve sulo na carta e a penna.
Bruno: E ttengo, e ttengo. Stanne inta cucina.
Lino: E allora jamme, nun me fa perdere tiempo!
I due escono a sinistra.
5. [Emilia e Franco. Poi Lino. Infine Olivia, Miro Vinate e Bruno]
Dallingresso (a destra) tornano Emilia e Franco.
Franco: Che tha ditto a professoressa? E o prufessore?
Emilia: Cinche minute e stanne cc! E a te, che tha ditto a signora o piano e coppa?
Franco: Em, na brutta nutizia: nun ce o vo da, o piccerillo! Eppure io laggio promessa
na bella sommetta.
Emilia: Vabbu, nun te prioccup, po ce parlo io.
Franco: Brava! A proposito, ma Bruno add sta? Mica sarr asciuto?
Emilia: (Sente puzzo nellaria) Ma che d sta puzza e pesce, cc ddinto?
Franco: Ma nun che Bruno s mmiso a frijere e pisce?
Emilia: Ma nun te fiss. E pp, limportante che nun ha fatto tras a nisciuno cc ddinto.
Da sinistra esce Lino con un foglio in mano.
Lino: Ecco qua, aggio scritto o biglietto pe Franco e
Franco: Uh, Lino, tu staje cc? Io e Emilia tamma parl nu mumento.
Lino: (Va dai due) No, songhio che vaggia parl a vuje.
Emilia: Aspi, m te parlamme primma io e Franco.
Lino: Ma chello che vaggia dicere io cchi importante.
Franco: (Stufo) Ma pecch, tu saje che tamma dicere nuje?
Lino: (Stufo) E vuje sapte chello che vaggia dicere io?
Emilia: Ma a nuje c arrivata na lettera e zio Tom. Vo ven in Italia!
Lino: E a me mha scritto zia Monica. Vo ven puressa in Italia!
I tre: Oh, no!
Lino: E m comme facte?
Franco: E tu comme faje?
Lino: E io picci so venuto add vuje. Voglio sape comme cacchio ve state priparanno.
Emilia: Niente: o palazzo ristrutturato s scarrubbato nata vota pe colpa do
terremoto, o piccerillo se riesce a truv e a laurea finta.
Lino: E io? Add o trovo , o negozio e animale?
Emilia: Mannaggia, ma pe forza o negozio e animale teva ven a mente?
Lino: E che vvuo a me? A zia Monica v pazza pe bestie!
Da sinistra torna Bruno.
Bruno: E m ce penzio!
Franco: A proposito e bestie, ce sta Bruno! Uh, vattnne, stamme parlanno e cose serie.
Lino: Aspi, falle parl.Che stive dicenno, Bruno?
Bruno: Poco fa, aggio cunusciuto a nu tizio che tene nu bellu negozio e animale.
Lino: O vero?
Bruno: S. E trasuto cc ddinto. Volendo, te po dda na mana isso!
Lino: Giusto: io sto con lui nel negozio di animali, per dico a zia Monica che mio!
Bruno: E io chesto vuleve dicere!
Lino: Ma tu si nu genio, Bruno! Va, va, va add stamico tuojo.
Bruno: M ce vaco subito.
Lino: Grazie, Bruno. Io invece vaco a pripar tutto cose. Grazie, grazie, grazie!
Esce frettolosamente.
Bruno: Ma comme, se n gghiuto? E o regalo nun mo fa?
Franco: Nun te prioccup, a pap, chillo te fa nu bellu regalo.
Bruno: E allora m vaco a parl cu chillo do negozio e animale!
Esce subito via. Emilia cerca di fermarlo, ma inutilmente.
Emilia: Aspi, m ha da ven o prufessore e a professoress! Ah, guarde comme corre!
Franco: Nun o da retta. Penzmme a mettere a posto cc ddinto.
Emilia: S, s, he raggione.
Franco: (Va al tavolo, sistema le sedie, poi si rivolge ad Emilia) Ecco qua, a casa pronta!
Emilia: E chesto tutto?
Franco: Nenn, ma m te vulsse mettere a scup nterra, a lav o pavimento, a sceri e
llastre e a lubrific a cucina?!
Emilia: E che fa? Teniamo ancora qualche minuto!
Ma invece i due si presentano: Olivia e Miro Sereno. Salutano gioiosi.
I due: Buonasera!
Franco: He, visto, Em? Gi stanne cc! Buonasera, buonasera, entrate.
I due: (Venendo avanti) Grazie!
Emilia: Oh, professore, professoressa!
Olivia: Conoscete mio marito?
Emilia: Io solo di faccia.
Franco: Io, s e no. Ci salutiamo solo di sfuggita. Comunque piacere, Franco Del Giudice.
Miro: Miro Vinate!
Franco: Comme?
Miro: Miro Vinate!
Franco: Ma no, non vi preoccupate. Non vi roviniamo.
Emilia: E gi, tutto tranquillo. Nessuno ci scoprir.
Olivia: Ma no, che avete capito? Lui si chiama Miro Vinate, come san Miro eremita!
Franco: (Imbarazzato) Ah ehm ma noi avevamo capito proprio questo! E vero, Em?
Emilia: Uff!
Olivia: Bene, signora, voi, vostro marito e vostro figlio avete bisogno dellinsegnamento
mio e di mio marito. Solo che non ho ben capito di quale genere vi occorre.
Franco: Ma comme, nun ce lh spiegato?
Emilia: Inta mmuina, me so scurdata proprio.
Franco: Professore, professoressa, voi dovete farci prendere la laurea stesso oggi!
I due: (Sorpresi) Eh?!
Franco: Zio Tommaso Del Giudice sta tornando in Italia dallAmerica. E cos a me, a mia
moglie e a mio figlio che nemmeno conosce, ci vuole laureati!
I due: Laureati?
Franco: S, laureati. E voi ci dovete laureare subito!
Emilia: E per voi che ci vuole? Voi siete tanto bravi.
Olivia: Ma scusate, io credo invece sia impossibile. Come vi laureate subito?
Emilia: No, ma per finta. Ci dovete imparare qualcosa per far credere a mio zio che siamo
persone intelligenti. Avete capito?
I due: Ah, ecco!
Franco: E vi dovete occupare soprattutto di mio figlio Bruno che una autentica testa di!
Emilia: Franco, nun essere volgare, per!
Franco: No, no, mi sono trattenuto!
Miro: Conosco vostro figlio. Fa la corte a mia figlia Anna. (Severo) Penser io a lui!
Franco: Per non lo uccidete! Quello tra poco torna pure.
Olivia: Ho unidea: io e i signori Del Giudice ci spostiamo in altra stanza. Che ne dici?
Miro: Sono daccordo, cos non disturberete me e Bruno.
Emilia: Intanto io preparo pure il caff.
Miro: (Severo) No, ma che caff? Dobbiamo cominciare subito le lezioni. Avete capito?
Olivia: (Severa) Allora noi andiamo di l. Subito!
Emilia: Con permesso!
Olivia: (Si arrabbia) Ma che con permesso?
Franco: Azz, ma chesta nun che ce vatte pure?!
Emilia, dubbiosa, non risponde. I tre vanno a sinistra. Miro si siede sul divanetto.
6. [Bruno e Miro. Poi Emilia, Franco ed Olivia. Infine Lino ed Isacco]
Miro, seduto sul divanetto, si annoia. Dallingresso entra Bruno.
Bruno: Uh, io aggio parlato cu! (Non lo nota) E add stanne, chiste?
Miro: (Si alza e gli si avvicina, con sguardo severo) Devo aspettarti ancora? Eh?
Bruno: (Intimorito) Uh, o prufessore! E comme sta a figlia vosta?
Miro: Mia figlia Anna? Non pensarla nemmeno. Adesso devi dedicarti ad altro. Seduto!
Bruno: (Intimorito) Nu mumento, m massetto. (Si siede al tavolo)
Miro: (Si siede anche lui) Sai scrivere?
Bruno: Cocche parola s e cocche parola no! Io per tengo a quinta elementare.
Miro: Cosa? I tuoi genitori non ti hanno mandato pi a scuola? Chi di loro due?
Bruno: Pop!
Miro: Eh?
Bruno: Pop!
Miro: Che centra il pop?! Io voglio sapere chi che non ti ha mandato pi a scuola.
Bruno: E llaggio ditto: pop! Il mio genitore maschio.
Miro: Ah, allora pap. E perch non ti ci ha mandato pi?
Bruno: Perch ha detto che erano soldi sprecati!
Miro: E tua madre?
Bruno: Pure momm!
Miro: Momm?
Bruno: Momm! Il mio genitore femmina!
Miro: Hai uno strano modo di parlare. Io direi che prima di imparare nozioni di storia,
geografia astronomica, scienze e quantaltro, occorre che tu impari la dizione.
Bruno: A matematica?
Miro: Non ho detto laddizione, bens la e poi staccato dizione, ossia il modo in cui si
dicono le parole. E allora, tua madre non momm, bens mamm! Dici A.
Bruno: O!
Miro: Ho detto A!
Bruno: O!
Miro: Ca-sa!
Bruno: Co-so!
Miro: Cac-ca!
Bruno: Coc-co!
Miro: An-na!
Bruno: Bo-na!
Miro: Ah, per chesto o ssaje dicere!
Bruno: E a figlia vosta me piace troppo assaje!
Miro: (Si alza indignato) Insomma, come faccio ad insegnarti qualcosa? Tu stai proprio a
zero. (Torna a sedersi) Speriamo che mia moglie abbia pi fortuna coi tuoi genitori.
Ma da sinistra entrano Franco ed Emilia, rincorsi da Olivia che li richiama.
Olivia: Disgraziati, voi siete troppo ignoranti! Ma io vi ammazzo! Vi ammazzo!
Fanno due giri attorno al tavolo, poi escono nella porta centrale.
Miro: (A Bruno) Ma allora siete delle bestie! Siete proprio delle bestie.
Bruno: Uh, a proposito e bestie: aggia parl cu Lino! (Si alza in piedi e va verso destra)
Miro: (Si alza pure lui e lo blocca) Che cosa ti alzi a fare? Noi non abbiamo ancora finito.
Bruno: Ma io aggia add Lino!
Miro: E chi questo Lino?
Dallingresso a destra entra proprio Lino.
Lino: Songhio, songhio! (Va da Bruno, spostando Miro) Levteve a nanzo, pe favore!
Nh, Bruno, allora h parlato cu chillo do negozio e animale?
Bruno: S, s. Ce aggio ditto che si te presta o negozio suojo, tu ce regale cientomila Euro!
Lino: Che? Cientomila Euro? Accuss assaje?
Bruno: Amico Fritz, tu mhe regal coccosa pure a me!
Miro: (Li interrompe) Scusate, scusate, ma qui si starebbe facendo lezione.
Lino: Dopo, dopo! M stateve zitte e aspettate!
Miro: Vabb. (Va a sedersi sul divanetto, imbronciato) Quando avete finito, mi chiamate!
Bruno: Prufess, ve chiammamme quanno se n gghiuto chillo do negozio e animale!
Dallingresso a destra entra Isacco.
Isacco: (Grida) Nh, uh, ca io sto cc!
Bruno: Uh, Lino, isso.
Lino: S? Piacere, Lino Cotone.
Isacco: Isacco Vuoto!
Lino: Eh?
Isacco: Isacco Vuoto!
Cos Lino e Bruno si abbassano sulle ginocchia. Isacco li richiama e li fa rialzare.
Ma che state facenno? Io nun vaggio ditto che voglio fa sacco pieno e sacco
vuoto. Io me chiamme Isacco Vuoto.
Lino: Aggio capito, aggio capito. E allora, Bruno tha ditto tutto cose?
Isacco: S, te serve o negozio mio. Nun te prioccup po me daje e centomila Euro!
Lino: (Guardando male Bruno) Appunto! E che animali tieni?
Isacco: Tengo o purpetiello, e ccozzeche, e pisce spada, e spigole, eccetera eccetera!
Lino: Ma aggie pacienza: tu tiene sulamente pisce?
Isacco: E io tengo na pescheria!
Lino: Bruno, ma comme, chisto tene a pescheria, nun tene nu negozio e animale.
Bruno: Ma pecch, e pisce nun so animale?
Lino: Ma io vuleve pure cocche cane, cocche gatto, cocche serpente!
Isacco: E add e ppiglio?
Bruno: Lino, tu tiene troppi vizie!
Lino: No, no, maccuntento. Voglio da a bella nutizia e Franco e a Emilia. Add stanne?
Bruno: Niente, stanne currenno pe tutta a casa!
Lino: Eh?
Dalla porta centrale entrano di corsa Franco ed Emilia (da soli). Si fermano.
Franco: Fuje, fuje, Emilia. Lamme distanziata!
Lino: (Va da loro) Aspettate, Franco, Emilia, vaggia dicere na bella nutizia!
Ma dal centro esce Olivia, arrabbiata.
Olivia: Dove state?
Emilia: No, Lino, m nun cosa!
Lino: Ma io vaggia parl!
Cos Franco ed Emilia corrono fuori casa, inseguiti da Olivia e Lino.
Bruno: Oh, add jate?
Miro: (Si spazientisce e va da lui) Insomma, che facciamo? Torniamo a studiare?
Bruno: Momm, pop, voglio ven cu vuje!
Esce pure lui di casa. Isacco, perplesso, rimasto solo, esce via pure lui di casa.
Isacco: (Gridando) Stock, baccal, sogliola e merluzzo Isacco Vuoto!
FINE ATTO PRIMO
Salone di casa Del Giudice: il giorno dopo. Sulle pareti ci sono dei festoni e un paio di striscioni con su scritto: Bentornato zio Tom!
ATTO SECONDO
1. [Franco ed Emilia. Poi Miro. Infine Bruno]
Franco (con tuta da spazzino) ed Emilia sono seduti sul divanetto.
Emilia: Franco, ma e chello che ce ha mparato a professoressa aire, che h capito?
Franco: Poca rrobba! A proposito, na cosa clamorosa: ma tu o ssapive ca 1 + 1 faceva 2?!
Emilia: S!
Franco: Ma nun dicere palle!
Emilia: Vabbu, aggia dicere a verit? No! Per nun ce o ddicere a nisciuno.
Franco: Nun te prioccup. E tu, invece che th mparata?
Emilia: Io maggio mparata e vvocale: a, e, i, o, u!
Franco: (Sconvolto) No! Nun po essere. Io maggio mparato fine a lettera i!
Emilia: (Fiera) O v? Allora aggio vinciuto io!
Franco: (Dubbioso) Siente, ma m, secondo te, io paro ningegnere nucleare?
Emilia: E io paro na laureata in ingegneria genetica? (Poi, realizza) A proposito, e Bruno?
Franco: E gi. Che laurea sha pigliato Bruno? Ecco qua: Bruno ingegnere aerospaziale!
Emilia: E chi ?
Franco: Chillo che costruisce llaria, e nnuvole e o spazio! Chiedi conferma al professore.
Emilia: No, pe carit! E si po faccio na brutta figura?
Allingresso (a destra), si presenta proprio Miro.
Miro: Signori, buongiorno!
Franco: (Si alza in piedi) Carissimo professore, entrate!
Miro: (Va da loro) Come vanno le cose?
Emilia: (Salza in piedi) Beh, ieri vostra moglie ci ha fatti correre un po, per vanno bene!
Miro: E dovete scusarla se ha agito cos, ma stato per il vostro bene. Anchio, del resto,
ho inseguito Bruno. E a differenza vostra isso ha pure abbuscato!
Emilia: A proposito di Bruno: stamattina uscito prestissimo. Ma dove lo avete mandato?
Miro: In giro a conoscere la cultura: al Maschio Angioino, poi al Castel dellOvo, infine
lho spedito al museo della scienza, cos impara che il sole contiene i raggi U.V.A.
Emilia: Uh, bello, bello!
Franco: Ma che bello e bello? Sti ccose e ppo ccap nessere normale, ma no Bruno!
Emilia: E invece te faccio ved che Bruno sha mparato tanti belli ccose!
Dallingresso (a destra) torna Bruno, tutto dubbioso.
Bruno: Mah! Boh! Eh! Uff!
Miro: (Lo nota) Oh, eccolo l! (Va da lui) Allora, caro Bruno, ti sei divertito?
Bruno: Diciamo! E stato bello m per me serve nu spicanalista!
Miro: Che d stu spicanalista?
Bruno: E chillo che scngeca e ccerevelle e ppo lacconcia nata vota!
Miro: Ah, o psicanalista! Ih! (Finge di dargli uno schiaffo) Che simpatico che sei!
Emilia: (Va da lui) Bravo, a mamm!
Franco: (Va da lui) Ma che bravo e bravo?! Inzomma, che tha mparato o prufessore?
Bruno: (Fiero) Vuo ved! (Indica Emilia) Tu si mamm! (Poi Franco) E tu si pap!
Emilia: Oddio, mha chiammata mamm: se lha mparato a dicere buono! (Si commuove)
Franco: (Commosso) E gi. E penz che quannire piccerillo, fine m, ce h fatto itt o
sango: a me me chiammave pop e a essa momm!
Miro: Avete visto? E lalba di una nuova era! Bruno, e adesso fai sentire le altre cose
che hai imparato oggi. Per esempio, coshai visto al Maschio Angioino?
Bruno: Nun laggio truvato.
Miro: Che cosa?
Bruno: O maschio e Angelina!
Miro: E chi stu maschio e Angelina?!
Bruno: Che ne saccio? Io ce llaggio domandato pure a essa, ma chella nun o tene o
maschio. Tene sulo a femmena!
Miro: Ma di chi stai parlando?
Bruno: Angelina, a figlia e on Pascale o funtaniere, o frato do battilocchio!
Miro: Ma chi so sti ggente? Io volevo solo farti vedere un castello a Piazza Municipio.
Bruno: Ah, ma era nu castiello?
Miro: E certo. Aspetta, ma non dirmi che non sei stato nemmeno al Castel dellOvo.
Bruno: S, lloco ce so stato.
Miro: E che cosa hai visto?
Bruno: Nu sacco dacqua attuorno a castiello. Chimpressione! Ma che sarr succieso?!
Miro: (Ironico) No, niente, se sarr scassata a cannola into castiello!
Bruno: Uh, che peccato! E m nun che se nfonne?
Miro: Chi?
Bruno: Luovo che sta into castiello!
Miro: Ma tu hai visto il mare. Vabb, e per finire, sei stato al museo della scienza?
Bruno: S, s. Prufess, m ve faccio ved.
Corre a sinistra. I tre lo osservano sorpresi, poi si guardano tra di loro.
Emilia: E m che ffa?
Franco: Boh!
Bruno torna con un bicchiere in mano e va da loro.
Bruno: Ecco qua.
Miro: E che devi fare con questo bicchiere?
Bruno: Vado sul tetto. Voglio riempire il bicchiere coi raggi del sole, cos faccio il vino!
Miro: E perch?
Bruno: I raggi uva!
Ed esce di casa. Miro si prende a schiaffi da solo. Franco ed Emilia lo fermano.
Franco: No, no, no, non fate cos. Non vi pigliate a schiaffi.
Emilia: Del resto, che cosa vi aspettavate da Bruno?
Franco: Chillo gi assaje che sha mparato a ddicere mamm e pap!
Emilia: E noi gi siamo felici cos. E questo grazie a voi. E grazie a vostra moglie. A
proposito, ma non ci sta lei?
Miro: In questo momento sta facendo lezione al signor Lino: le differenze tra gli animali.
Franco: Ah, gi, per il finto negozio di animali. Vabb, profess, e quanto vi debbo pagare?
Miro: Pensate alla salute. Piuttosto, sapete cosa vi dico? In bocca al lupo con vostro zio!
Franco: (Dubbioso) Scusate, ma m che ce azzecca o lupo?
Miro: E meglio che me ne vaco, v! Signori, arrivederci!
Esce via.
Franco: Em, io vaco a fatic. Vaco a pigli a scopa into deposito. E non mi saluti?
Emilia: In bocca al lupo!
Franco: Nmocca a soreta!
Franco esce di casa. Emilia lo osserva perplessa.
Emilia: Vabbu, va. Io vaco a ffa e liette.
Emilia esce dalla porta centrale.
2. [Lino ed Olivia. Poi Isacco]
Poco dopo entrano Lino ed Olivia.
Olivia: Allora, signor Lino, questa domanda facile: a quale famiglia appartiene lasino?
Lino: Alla famiglia Del Giudice!
Olivia: In che senso?
Lino: Bruno: quello asino ciuccio!
Olivia: Ma io non intendevo dire questo. Lasino appartiene alla famiglia degli equini.
Lino: Giusto, brava!
Olivia: E il cercopiteco?
Lino: Come?
Olivia: Cercopiteco!
Lino: E dove sta?
Olivia: Chi?
Lino: Piteco.
Olivia: Non so.
Lino: E allora che lo cercate a fare?
Olivia: Ma io non cerco nessuno. Parlavo del cercopiteco che fa parte della famiglia delle
scimmie. Ora parliamo di uccelli. Che uccello il cacatua? (Mima un becco curvo)
Lino: Il cacatua un animale un animale (Nota la mimica) Spuorco assaje!
Olivia mima un battito di ali. Lino la osserva e continua a rispondere equivocando.
Mentre vola con le ali, come state facendo voi, colpisce la gente che ci sta sotto! Da
questo deriva il nome cacatua!
Olivia: (Spazientita) Ma no, un pappagallo. Questo . E che tipo di pesce il pagliaccio?
Lino: E nu pesce poco serio! E pagliaccio!
Olivia: Oh, mamma mia! Sentite, parliamo di insetti: qual la differenza tra la vespa
europea e la vespa orientale?
Lino: Chesta facile: a vespa orientale tene lluocchie a mandorla!
Olivia: Ma che state dicendo? Emb, vi faccio unaltra domanda per aiutarvi: che
differenza c tra il cane e lo scarafaggio?
Lino: Dunque: lo scarafaggio si uccide con lo scarpone, invece il cane no!
Olivia: E che centra? Io parlavo del fatto che gli scarafaggi non hanno spina dorsale!
Lino: Ah, ecco: gli scarafaggi non tengono proprio spina dorsale, quindi sono vigliacchi!
Olivia: Ma come? Ve lho spiegato venti volte: i vertebrati hanno la spina dorsale, invece
gli invertebrati non ce lhanno.
Lino: Veramente?
Olivia: E certo. Insomma, come fate a lavorare nel negozio del signor Isacco? Voi non
sapete che gli scarafaggi non hanno la spina dorsale!
Dallingresso a destra entra Isacco.
Isacco: Scusate, aggio ntiso e parl e scarrafune! Ma mica into negozio mio ce stanne?
Olivia: Che centra? Dicevamo cos per dire.
Isacco: Allora professoressa, lui pronto per il mio negozio?
Olivia: Beh, diciamo la verit: no!
Isacco: Arrivederci!
Si volta per andarsene, ma Olivia lo richiama.
Olivia: Dove andate?
Isacco: E me ne vaco!
Lino: Ma add vaje? Nun te prioccup, io nun te facc in fallimento!
Olivia: Del resto, pure voi, signor Isacco, non siete un pozzo di scienza.
Isacco: E che me ne mporta? Io ne capisco sulo e pisce!
Olivia: E che sapete dei pesci? Niente. E invece dovete sapere che nella zoologia, i gruppi
di animali vengono chiamati con un nome tecnico: phyla*! *(Leggi: fila)
Isacco: Comme?
Olivia: Phyla!
Isacco: Aggia fil? (Fa il gesto di andarsene)
Olivia: (Osserva Lino) No, phyla, phyla!
Lino: Aggia fil purio?
Olivia: Ho detto phyla, phyla!
Senza aggiungere altro, i due filano via, fuori casa.
Ma che hanno fatto? Io gli ho detto phyla e loro sono filati via? Mah! Cerchiamo
la signora Emilia, v: arrivata lora di farmi i fatti suoi. (La chiama) Signora!
Esce via a sinistra.
3. [Zio Tommaso Del Giudice e Nancy la badante. Poi Emilia ed Olivia, Franco e Bruno]
Dallingresso a destra, entrano Zio Tom (cammina col bastone) e la badante Nancy
(ha un pacco e tira un trolley). Lui parla con accento torrese, lei solo napoletano.
Tom: (Prima di entrare, ringrazia qualcuno) Grazie, signora, grazie! (Poi entra) Trase,
Nancy*, trase. A signora a fianco ha ditto che simme arrivate! *(Letto come si scrive)
Nancy: Ma site sicuro ch cc? (Lascia il trolley accanto alla porta dingresso)
Tom: E che ne saccio? Io ce manco a trentanne. A proposito, o tiene tu o regalo?
Nancy: (Mostra il pacco) O tenghio. Me lha dato pap. Cheste songhe olive ascolane.
Tom: Brava, brava. M ce stamme add mio nipote, accuss te porto a ved Napule.
Nancy: Uh, s! Io nun llaggio mai vista, pecch so nata a Little Italy. Grazie, signor Tom.
Tom: Di niente. Del resto, tu s a badante mia e te voglio bene. Mo vu da nu vaso?
Nancy: E no, uffa, ve laggio ditto gi mille vote: io vengo appriesso a vuje sulo pe lavoro.
Tom: Vabbu, vabbu, basta. Nun te vaso. E m famme chiamm a Franco e a Emilia.
(Chiama) Nh, Franco, io sto cc!
Da sinistra torna Emilia, seguita da Olivia.
Emilia: Chi ce sta? (Li nota) Ah, menu male, nun zio Tom!
Tom: Ci, Em!
Emilia: (Sconvolta) Oddio, invece overamente zio Tom!
Tom: Comme staje, nh?!
Emilia: (Si ricompone) Ah ehm bene, grazie. E voi come state? Ora siete arrivato?
Tom: A quala domanda aggia risponnere? A primma o a siconda?!
Emilia: Lasciate stare, non mi rispondete. E la signorina vicino a voi chi ?
Tom: A badante mia.
Nancy: Piacere, io me chiamme Nunziatina Perrella, ma pe tutte quante so Nancy.
Emilia: Piacere.
Tom: Em, taggio purtato nu regalo. Laggio pigliato a New York.
Emilia: (Lo prende dalle mani di Nancy) Grazie. Mantenete, professoressa! (Glielo cede)
Olivia: (Perplessa) Va bene!
Tom: E voi chi siete?
Olivia: Olivia Ascolana.
Tom: E vuje commo ssapte?
Olivia: Di che?
Tom: Che chillu regalo so olive ascolane!
Olivia: No, ma sono io Olivia Ascolana. E adesso vi lascio da soli. (Cede il pacco regalo a
Emilia) Signora Emilia, vi raccomando: ricordatevi che siete laureata!
Emilia: Va bene. Grazie.
Olivia: E poi dopo voglio sapere tutto. Allora arrivederci, signor Tom. Arrivederci, Nancy.
Tom: (In torrese stretto) E comme, gi ve ne jate? Sign, nun ve mettite in soggezione,
io songo na brava perzona. Vulite riman a magn cc?
Olivia: Prego?
Emilia: No, niente. Andate, andate!
Spinta via da Emilia, Olivia esce sorpresa. Tom la osserva perplesso.
Tom: Ma che d? Nun mha capito?
Emilia: Nun a data retta. Ma prego, assettateve. (Gli restituisce il pacco regalo)
Tom: Grazie. Viene cu me, Nancy.
I due si siedono sul divanetto, Emilia al tavolo.
Siente, Em, ma Franco nun ce sta?
Emilia: Ehm no, chillo laureato!
Tom: E con ci?
Emilia: E gghiuto a fatic. Torna tarde assaje. Picci, inutile che laspettamme!
Dallingresso a destra entra proprio Franco con la scopa in mano.
Franco: Maggio scurdato o farzulett (Inciampa sulla valigia di zio Tom e cade) Aaah!
Emilia: Oddio! (Corre subito da lui) Franco, te s fatto male?
Franco: (Rialzandosi, sempre con la scopa in mano) Ma e chi cacchio sta valiggia?
Emilia: E zio Tom!
Franco: (Inconsciamente) Ah, vabbu, menu male ch e zio Tom! (Poi realizza) Che? Zio
Tom? Allora me naggia fu primma che me vede!
Emilia: Add vaje? Chillo sta cc! (Lo conduce dai due) Ehm zio Tom, ecco Franco.
Franco: Ehm ci, zi Tumm!
Tom: (Si alza in piedi) Che se dice, Franco?
Franco: Primma steve meglio. E vuje?
Tom: Me fanne male e ccosce, pecch aggio cammenato assaje.
Franco: Tenete lacido lattico nelle gambe?
Tom: Esatto, tengo o latte acido inte cosce!
Franco: E allora assettammece.
I quattro si siedono.
Tom: E allora, chesta che sta vicino a me Nancy.
Franco: E a fidanzata toja?
Nancy: Ma quala fidanzata? Chillo viecchio, io invece no! Io songo a badante soja.
Franco: A badante? Mah! E a che serve?
Emilia: (Cambia discorso) Ehm zio Tom, avete visto come hanno aggiustato il palazzo?
Tom: Ma pecch, lhanne accunciato? Io o veco tale e quale a trentanne fa!
Franco: E pe forza. Cc a Napule, c stato o terremoto. Anze, sulo a Porta Nolana!
Tom: O vero?
Franco: No, addirittura lha fatto sulo inta stu palazzo! E allora amma fa e lavore.
Picci, zio Tom, nun che te puo commuovere nu poco?!
Tom: No, nun tengo genio e chiagnere! A proposito, Emilia ha ditto che tu te s laureato.
Emilia: E io pure. Io me so laureata in ingegneria genetica.
Tom: E allora comm che nun staje a fatic?
Emilia: Ehm pecch pecch
Franco: (Mette una toppa) Pecch essa fatica in casa. Io invece songo ingegnere nucleare.
Tom: S? E pecch staje vestuto accuss? E pp pecch tiene sta scopa nmana?
Franco: Ehm pecch chesta a divisa tipica e llingegnere nucleare!
Tom: Sarr, ma tu me pare nu scupatore!
Franco: Ma che staje dicenno? Guarde nfaccia o muro: ce stanne tre lauree.
Tom: Nu mumento, ma a terza laurea chi se lha pigliata?
Emilia: Nostro figlio Bruno.
Tom: Ma comme, tu tre anne fa mh mannato a fotografia soja. Bruno era appena nato.
Franco: (Ad Emilia) Azz s arricurdato. E m?
Emilia: Ehm io vaco a chiudere a porta. (Va alla porta) (Accuss Bruno nun trase!).
Invece dallingresso (a destra) entra Bruno, tiene il bicchiere tappato con la mano.
Bruno: Uh, mamm, io so turnato!
Emilia: E che ss turnato a ffa? Te stive nappoco ncoppa o terrazzo.
Bruno: Ma io aggio pigliato e raggi solari! Stanne into bicchiere. Anze, m ce ffaccio
ved a pap! (Va da lui)
Emilia: (Lo insegue vanamente) No, aspi, aspi!
Bruno: Uh, pap!
Franco: (Si alza in piedi) Bruno, ma tu staje cc?
Tom: (Si alza pure lui) Bruno? Ma o figlio tuojo? E chisto tensse tre anne?
Bruno: E che tengo a faccia do criaturo? Pap, ma chi stu diece e scemo?
Franco: Ehm zio Tom!
Bruno: Che? E gi sta cc?
Tom: S, so proprio io. (Nota il bicchiere in mano a lui) Ma pecch tiene na mana
ncoppa a chillu bicchiere?
Bruno: Pecch dinta stu bicchiere ce stanne e raggi UVA! M facmme o vino!
Franco: (Gli tira il bicchiere di mano) Ehm ma nun fa scimmit!
Bruno: No, pap, pecch? Chillo lesperimento mio. E (Nota Nancy) E chi essa?
Nancy: (Si alza in piedi) Io songo a badante do signor Tom. Me chiamme Nancy.
Nel suo cuore innamorato Bruno sente il brano Reality de Il tempo delle mele
dallintroduzione direttamente al ritornello fino al verso fantasy, poi sfuma.
Emilia: (Ridesta Bruno) Nh, ma te s incantato?
Bruno: No, no. (Poi, spavaldo) Mamm, menu male che ce simme laureate in tempo! Io
tengo a laurea in ingegneria aerospaziale!
Tom: Ma tu avssa ten tre anne. Comme se spiega stu fatto?
Emilia: Ehm Franco, dincello: nuje tenmme a isso e pure nu figlio e tre anne!
Franco: Ah, gi. Se chiamma Bruno.
Tom: Purisso? Cio, vuje tente a duje figli che se chiammene tutte dduje Bruno?!
I due: S.
Tom: E pecch?
Franco: E pecch accuss nun ce scurdamme e nomme lloro. Quando noi li chiamiamo,
teniamo a tutti e due sotto tiro! A proposito, Bruno, dove sta il Bruno piccolino?
Bruno: Adda signora ncoppa! E nun ce o vo da e nisciuna manera!
Tom: E che sta a ffa adda signora ncoppa? E ppo pecch nun vo vo da?
Bruno: Ma nun a da retta. M vaco ncoppa e mo vaco a pigli io!
I due: Add vaje?
Fugge via fuori casa. Franco ed Emilia provano inutilmente a fermarlo.
Franco: Ah, ehm He visto, o zi? Tieni due nipoti! M nun che te puo commuovere?
Tom: E dalle! Afforza me vu fa commuovere! Nun tengo genio.
Emilia: Vabbu, zio Tom, pusamme a valiggia vosta inta stanzetta add durmite vuje.
Nancy: No, ma chella valiggia nun e zio Tom. E a mia!
Tom: E gi. Io aggio ittato tutto o guardaroba americano. A rrobba mia me laccatto cc
a Napule! Io songo turrese e napulitano voglio mur!
Franco: Bravo! (Mentre prende il trolley) Allora jamme a dinta stanza toja.
I quattro vanno verso la porta centrale, ma zio Tom osserva le lauree sulla parete.
Tom: Cheste so e llauree?
Franco: S, so lloro. O zio, ma m nun che te putisse commuovere nu poco?
Tom: (Si commuove) E s, he raggione. (Dalla tasca estrae un dollaro e asciuga le
lacrime) Aroppo arricuordeme che taggia firm nassegno e cientomila Euro!
Franco: (Fa cenni dintesa con Emilia) E io to rricordo, to rricordo!
Escono nella porta centrale.
4. [Zia Monica e Lino. Poi Bruno. Poi Franco ed Emilia. Poi Tom. Infine Nancy]
Dallingresso a destra entrano zia Monica e Lino (sconvolto).
Lino: A zia, ma tu gi s turnata in Italia? E a quannu tiempo staje cc?
Monica: Nh, ma me pare che te dispiace. Io maspettave natu tipo e accoglienza!
Lino: Ma io so cuntento. E sultanto che nun aggio priparato ancora a casa mia.
Monica: E fosse chesta a casa toja?
Lino: No, chesta a casa e namico mio. Cchi tarde po jamme add me.
Monica: E o negozio add sta?
Lino: Cc ffora. Aroppo to faccio ved. Sapsse comm bello!
Monica: Bravo, comme so cuntenta!
Lino: Ecco, ma m nun che te putisse commuovere nu poco?
Monica: E pecch maggia commuovere?
Lino: Accuss faje commo zio e stamico mio: se commuove e caccia e sorde assaje!
Monica: Ah, e sorde? Ma m nun ne parlamme. Voglio ved primma o negozio tuojo.
Lino: E m o jamme a ved. E quasi pronto!
Dallingresso ecco Bruno: tiene in braccio un bimbo dormiente avvolto in coperta.
Bruno: Ecco qua, missione compiuta!
Lino: Uh, Bruno!
Bruno: Ci, Lino! No, nun minterrompere. E cominciata loperazione zio Tom!
Lino: Ah, o zio tuojo arrivato?
Bruno: S. M ha da arriv sulo a zia toja. E scummetto ch cchi cretina e mio zio!
Monica: Cretina a me?
Bruno: E vuje che ce azzeccate? Site a zia e Lino?
Monica: S.
Bruno: Ua, e che figura e!
Lino: Vabbu, lasse sta, Bruno. Ehm a zia, chisto o figlio e chillamico mio.
Monica: Si o pato scustumato comme o figlio, nun mo present proprio! (Va a sedersi
sul divanetto, imbronciata) Ecco qua!
Lino: (A Bruno) Faje sulo guaje! (Gli nota la coperta in braccio) E che tiene mbraccio?
Bruno: Questo il nuovo figlio di mio padre!
Lino: Eh?
Dalla porta centrale tornano Franco (con la scopa da spazzino in mano) e Emilia.
Franco: He visto, Em? Sono in arrivo i soldi!
Bruno: (Li nota e va da loro) Uh, pap, mamm!
Emilia: E che tiene nmana?
Bruno: Mio fratello Bruno!
Franco: Disgraziato! Ma lhe pigliato overamente? E si a mamma nun o trova cchi?
Bruno: Tranquillo, a signora rrobba mia! Adesso vado a sistemare questo bel pupo!
Esce via a sinistra. I due vengono a centro stanza.
Emilia: Ma add sta jenno, m?
Franco: Boh! Chisto fa paura!
Lino: (Va da loro) Franco e Emilia, ha ditto Bruno ch venuto zio Tom. E o vero?
Emilia: S, s, venuto diece minute fa.
Lino: E s commosso, s commosso?
Franco: Azz! Pienze, s asciuttato e llacrime cu na banconota e nu dollaro!
Emilia: E gi. M ha da arriv sulo a zia toja. E scummetto ch cchi cretina e zio Tom!
Monica: (Offesa, si alza, non vista, va da loro e gli urla dietro) Nh, uh!
I due: (Si spaventano) Maronna!
Franco: E chi chesta? Comm trasuta cc ddinto?
Emilia: Forse sarr cocche zingara rom. Sign, jatevenne, nun tenimme spiccie!
Lino: No, ma quala zingara rom? Chella zia Monica!
I due: Che?
Monica: Eh, s, songo a zia e Lino. E inutile che ffacite chelli ffacce!
Emilia: Signora, ci dovete scusare. Noi non volevamo dire che siete cretina.
Franco: E gi. Voi avete capito male, perch siete nzallanuta!
Monica: Io so nzallanuta?
Emilia: No, ma mio marito non voleva dire che siete nzallanuta.
Franco: Esatto. Voi avete capito male, perch forse siete un poco sorda.
Monica: Nh, Lino, ma io me ne vaco proprio! (Fa per uscire di casa)
Lino: (La tiene per un braccio) No, aspi, add vaje? Quelli si sono sbagliati.
Emilia: E gi, ci siamo sbagliati. Diciamo cos!
Monica: Ma io me ne vogl!
Dalla porta centrale entra zio Tom, va da loro. Richiama lattenzione degli altri.
Tom: (Con accento torrese) Nh, ma che cacchio sta succedenno, cc ddinto?
Lino: E chi chisto?
Emilia: Zio Tom.
Franco: O zi, chisto llamico mio Lino.
Tom: Piacere.
Lino: Signor Tom, voglio presentarvi mia zia Monica.
Tom: Piacer! (Si blocca)
Nel suo cuore innamorato, Tom sente il brano Reality de Il tempo delle mele,
dallintroduzione direttamente al ritornello fino al verso fantasy, poi sfuma.
Franco: (Lo ridesta) O zio!
Tom: Ehm steve dicenno piacere! E comme se chiamma?
Monica: Monica Cotone. Songo a sora do pato e mio nipote!
Tom: Ah, cio stu Lino nun vostro figlio. Allora nun site spusata?
Monica: No, io so zitella. Per me fosse piaciuta e av nu figlio.
Tom: E pure a me, me piacene assaje a ccriature! Per esempio, mio nipote qua presente,
tre anne fa ha parturito a nu criaturo: se chiamma Bruno! A proposito, add sta?
Da sinistra torna Bruno.
Bruno: (Tra s e s) Ecco qua, laggio miso a durm!
Tom: Uh, Bruno, viene cc!
Bruno: (Va da loro, perplesso) Ch stato?
Monica: E chisto fosse o criaturo e tre anne?
Tom: No, chisto o frato cchi gruosso. Se chiamma purisso Bruno. E allora, Bruno,
lhe juto a pigli o fratellino tuojo Bruno?
Bruno: S, s, o vulite ved? Laggio miso a durm inta vasca e bagno!
Franco: Uh, mannaggia a capa toja! E pecch proprio inta vasca e bagno?
Bruno: E pecch a culla nun ce sta!
Emilia: Va bene, zia Monica, zio Tom, venite con noi. Vi mostriamo il pupo.
Zio Tom, zia Monica, Franco ed Emilia escono a sinistra. Lino e Bruno invece no.
Lino: Bruno, hai visto? Chella mia zia. Ma tu lo sai? E venuta lei sola dalla Germania!
Bruno: Invece mio zio nun venuto isso sulo. Lha accompagnato una badante, ma una
badante, una badante ch a fine do munno!
Dalla porta centrale, entra Nancy che va da Bruno.
Nancy: Bruno, ma add gghiuto zio Tom?
Bruno: Ah, Lino, a vi ccanno: essa Nancy!
Nancy: Piacere.
Nel suo cuore innamorato, Lino sente il brano Reality de Il tempo delle mele,
dallintroduzione direttamente al ritornello fino al verso fantasy, poi sfuma.
Bruno: (Ingelosito, lo richiama) Nh, Lino, chesta a canzona mia!
Lino: Bruno, fance fa! (Lo scansa) Nancy, ma lo sai che sei proprio un bel bocconcino?
Bruno: (Lo sopravanza) E gi, Nancy, tu si nu fiore e latte!
Lino: (Lo sopravanza) Ma che lhe pigliata pe na muzzarella?!
Bruno: (Lo sopravanza) Nancy, vieni a vedere il mio fratellino. Sta nella vasca da bagno!
Nancy: Va bene.
Bruno: Allora noi andiamo, Lino. (Poi gli fa la linguaccia)
I due escono a sinistra. Lino si ingelosisce.
Lino: Che? Se lha purtata? E no, Nancy me piace a me. Io nun voglio riman zitello a
vita! Allora vaco ved purio o criaturo.
Esce pure lui a sinistra.
5. [Isacco e Miro. Poi Olivia]
Dallingresso (a destra) entrano Miro ed Isacco (preoccupato).
Isacco: Prufess, hanne rapito o figlio mio! Chillo tene sulamente nanno.
Miro: Isacco, me lhe ditto justo trenta vote! Ma te vuo calm nu poco? Ti ho gi detto
che ho avvisato mio cugino. Quello il questore di Napoli.
Isacco: E lo sta cercando lui?
Miro: No, i poliziotti.
Isacco: E isso che sta facenno?
Miro: Sta in ufficio.
Isacco: Bellu dibusciato! O poliziotto fatica e isso sta assettato!
Miro: Ma quello il suo ruolo. Invece i poliziotti hanno circondato tutta la zona. Ci sono
pure i cani poliziotti. Sicuramente un cane poliziotto lo trover!
Isacco: E nun che so magna? O figlio mio bellu chiatto chiatto!
Miro: Ma nun dicere scimmit. E poi perch mi hai portato qua? Questo lultimo posto
dove potresti trovare tuo figlio!
Isacco: Ma io ce llaggia dicere pure a Franco e a Emilia che shanne pigliato o figlio mio!
Miro: Nisciuno cchi?
Dallingresso, entra Olivia. Stavolta in veste di ficcanaso.
Olivia: Voglio sent, voglio sent purio!
Miro: Ecco, te pareva che nun veneva pure mia moglie?!
Isacco: Dunque, professoressa, hanno rapito a mio figlio.
Olivia: Uh, che peccato. E come lo hanno rapito?
Isacco: E niente, quello stava dormendo nella sua culletta. A un certo punto mia moglie
andato a prenderlo per cambiargli il pannolino e non lha trovato pi!
Olivia: (Incalza nelle domande) E a che ora successo?
Isacco: Na mezora fa.
Olivia: E tu dove stavi?
Isacco: Inta puteca mia!
Olivia: E cosa stavi facendo?
Isacco: Stevo faticanno!
Olivia: E tua moglie che stava facendo?
Isacco: Steva taglianno e ccarote!
Olivia: E come le deve cucinare?
Miro: (Stufo) E gghiamme bello, jamme! Ce staje facenno ninterrogatorio e terzo grado!
Olivia: Fatti i fatti tuoi, Miro. Tu gi sai tutto. Emb, e perch non devo saperlo pure io?
Miro: Perch meglio dire queste cose alla polizia.
Isacco: Ma pecch, a polizia cchi ficcanaso da mugliera vosta?
Miro: Che centra? Loro ti devono fare le domande per sapere com sparito tuo figlio.
Olivia: Allora facciamo cos: Isacco parla con la polizia e poi la polizia riferisce tutto a me!
Miro: Emb, tu nun iva fa a professoressa ditaliano. Tu iva fa lispettore e polizia!
Forza, Isacco, jamme a parl cu o commissario che sta cc ffora. E amico mio.
Isacco: (Patetico) Prufess, hanne rapito o figlio mio! Chillo sha da cagn o pannulino!
Miro: M accummience nata vota?
Olivia: Aspetta, devo fare una domanda ad Isacco: come si chiama il tuo bambino?
Isacco: Mos!
Olivia: E perch lhai chiamato cos?
Isacco: Pecch nato nmiezo o mare!
Olivia: E perch nato in mezzo al mare?
Dalla prima domanda di Olivia, i due cominciano pian piano ad uscire di casa.
Miro: (Sospira) Emb, io maggia fa nu poco e fatte mie! Quante pi cose sai, peggio !
Ed esce via pure lui.
6. [Franco, Emilia, zio Tommaso e Bruno. Poi Lino, zia Monica e Nancy, Miro ed Isacco]
Da sinistra tornano Franco, Emilia, zio Tommaso e Bruno.
Emilia: Zio Tom, avete visto com bello Bruno?
Bruno: Grazie, mamm!
Emilia: (Acida) Nun sto parlanno e te. Sto parlanno do criaturo!
Tom: (Solito Accento torrese) E gi. E bellillo assaje.
Franco: O zi, per tu nun te s commosso ancora po figlio mio!
Tom: S, subito! (Si commuove, prende un dollaro, asciuga le lacrime) Comm bellillo!
(Poi realizza) Per ce sta na cosa strana: ma chillo fosse nu criaturo e tre anne?
Bruno: Ehm no, in realt chillo tene diece mise.
Tom: E si tene diece mise, commavte fatto a me mann a fotografia tre anne fa?!
Franco: Eh, e commamme fatto?
Emilia: Gi, commamme fatto?
Bruno: (Fiero) E m ce o ddichio: caro zio, nato un terzo figlio che tiene tre anni e si
chiama pure lui Bruno!
Franco: Statu zitto, quanno maje? No, zio, lui si imbrogliato. Il fatto che tre anni fa, io
ed Emilia ti abbiamo mandato una foto del piccolino come sarebbe stato oggi!
Emilia: Quella foto labbiamo scattata con una macchina fotografica speciale!
Tom: Ma che d? A machina fotografica e Nostradamus?!
Franco: (Rassegnato) Siente, nun ce a faccio cchi. M basta, te dico a verit.
Bruno: No, pap!
Emilia: Nun dicere niente.
Franco: E invece s. Zio Tom, devi sapere che questa stata unidea di Lino. Infatti, lui
Da sinistra entrano proprio Lino, zia Monica e Nancy.
Monica: Comm bellillo chillu criaturo!
Lino: He visto, a zi?
Monica: Lino, o vuo fa pure tu nu figlio accuss?
Lino: (Guardando Nancy) Nun te prioccup, o faccio purio!
Bruno: (Ingelosito, sopravanza Lino) Ma purio pozzo fa nu figlio!
Lino: E tu che ce azzcche?
Emilia: Vabbu, basta. Io dicsse: Lino, pecch nun ghiamme a ved o negozio tuojo?
Monica: E gi, o vero. Ce o vu fa ved?
Lino: E dipende! (Va allingresso e guarda fuori casa)
Monica: Dipende a chi?
Lino: (Guardando fuori) Isacco Vuoto! (Poi si volta verso gli altri e li nota tutti sulle
ginocchia) Ma s, possiamo and! Ma che d? Che state facenno?
Franco: Stamme facenno sacco vuoto, comme h ditto tu!
Lino: Ma Isacco Vuoto il titolare cio, il mio socio nel negozio di animali.
Gli altri: (Si rialzano) Aaaah, ecco!
Emilia: Va bene, noi andiamo tutti a vedere il negozio di Lino. Tranne Bruno!
Bruno: E pecch io no?
Emilia: E pecch tu he a guard o criaturo.
Tom: Nancy, tu rieste cc. Che viene a ffa?
Nancy: E vabbu, resto cc.
Bruno: (Felice) S? E allora nun o voglio ved, o negozio. Io aggia guard o criaturo!
Lino: No, ma Nancy deve venire!
Gli altri: E gghiamme, Lino!
Zio Tom, zia Monica, Emilia e Franco portano via Lino. Bruno e Nancy sono soli.
Bruno: (Osserva malizioso Nancy) Vuoi bere?
Nancy: S, nu poco e Ballantines! Oppure nu Glen Grant! Oppure na Grappa Julia!
Bruno: (Imbarazzato) Ehm no, nun e ttengo. Per tengo na cosa migliore: o Crodino!
Nancy: E vabbu, purteme o Crodino!
Bruno: Volo!
Corre via a sinistra, mentre Nancy siede sul divanetto. Dallingresso entra Miro.
Miro: Signor Franco!
Nancy: No, nun ce sta. So asciute tutte quante!
Miro: (Le si avvicina, sorpreso) E tu chi sei?
Nancy: A badante e zio Tom. Me chiamme Nancy!
Miro: Io invece sono il professor Miro Vinate. Ma stai tu sola?
Nancy: No, inta cucina ce sta Bruno. Invece, into bagno ce sta o fratellino e Bruno.
Miro: O fratellino e Bruno? Ma mica Bruno tene o fratellino? Chillo figlio unico!
Nancy: (Si alza in piedi, perplessa) Ma che state dicenno? Io laggio visto duje minute fa!
Miro: E sta into bagno?
Nancy: S. O vulite ved?
Miro: Ma s, mi hai incuriosito. Andiamo, andiamo.
I due escono a sinistra. Poco dopo tornano. Miro sconvolto.
Che? E chillo fosse o fratellino e Bruno?
Nancy: Ma pecch, brutto?
Miro: S, brutto assaje! Aspiette nu poco. (Prende il cellulare e fa un numero) Pronto!
Esce fuori casa a telefonare. Nancy sorpresa. Torna Bruno con due bicchieri.
Bruno: Nancy, facmmece sta bella bevuta! E aroppo te faccio a dichiarazione damore!
Nancy: (Prende il bicchiere, interdetta) Siente, Bruno, poco fa trasuto nu signore.
Bruno: E chi ? (Poi beve)
Nancy: Nu prufessore. Laggio purtato into bagno a ved o fratellino tuojo!
Bruno: (Sputa la bevanda, sconvolto) Che cosa?
Dalla comune entrano Miro ed Isacco.
Isacco: Prufess, ma site sicuro e chello che me state dicenno?
Miro: S. Tuo figlio Mos sta in bagno!
Isacco: Voglio ved!
Miro ed Isacco, nellandare a sinistra, scansano Bruno e Nancy.
Nancy: (Sorpresa) O figlio e chillo sta into bagno?
Bruno: Ehm (Posa il bicchiere sul tavolo) Io vaco a pigli nu poco daria!
Si avvia quatto, quatto, fuori, ma tornano Isacco e Miro, arrabbiati.
Isacco: Add sta Bruno?
Miro: Sta lloco!
Isacco: Disgraziato, tu he rapito o figlio mio! Taggia accidere!
Bruno: Mamma e llArco!
Nancy: Noooo! (Posa il bicchiere sul tavolo, spaventata)
Miro ed Isacco inseguono Bruno minacciosi, mentre Nancy cerca di fermarli.
FINE ATTO SECONDO
Salone di casa Del Giudice: una settimana dopo.
ATTO TERZO
1. [Zio Tommaso e Zia Monica. Poi Isacco e Bruno]
Seduti sul divanetto, ci sono zio Tom e Monica. Lui racconta a lei aneddoti.
Tom: (Solito accento torrese) E quanno so arrivato a New York, aggio visto nu ponte
gigantesco. Accuss aggio penzato: chesta llAmerica! Po songo arrivato a
Manhattan e aggio visto nu sacco e palazze, alte alte. Accuss penzato: chesta
llAmerica! E pp songo arrivato a Little Italy. Aggio miso o pede ncoppa a
na e chiacchete! Accuss aggio penzato: cc ce stanne gli italiani! E accuss era!
Monica: E ssistato a New York tutto chistu tiempo?
Tom: Yes!
Monica: E the mparato a parl pure americano?
Tom: Yes!
Monica: E quanta parole saje dicere?
Tom: Saccio dicere sulo Yes! Inta trentanne, maggio mparato sulo chesto!
Monica: E comm che s gghiuto proprio in America?
Tom: A verit? Io vulev in Cina. Per aggio sbagliato nave! E infatte, quanno songo
arrivato, aggio penzato: Ma che razza e cinese so chiste? Nun tenene lluocchie
a mandorla! E infatte mhanne ditto che steve in America. E tu, invece?
Monica: Io so stata in Germania vintanne. Aggio fatto nu viaggio a Francoforte, per
mero addurmuta into treno. Allora mha scetata nu ferroviere tedesco. E
quantera bello! Se chiammava Hans.
Tom: Emb, e pecch si stata tantu tiempo in Germania?
Monica: Pecch aggio corteggiato o ferroviere pe vintanne, ma aggio perzo sulo tiempo.
Tom: E m, pe furtuna, na semmana fa, simme turnate tutte dduje a Napule e ce
simme cunusciute.
Monica: E ce simme pure nammurate! Che ddice? o vulmme fa nu figlio?
Tom: Io e te? Ma nuje, a nappoco, tenmme nu pede inta fossa, e tu vuo nu figlio?
Monica: E mica lhe fa tu? Laggia fa io!
Tom: Nenn, ma tu nun tiene cchi vintanne!
Monica: H raggione.
Tom: E ppo, si nasce nu figlio comma Bruno, comme a mettmme nomme?!
Monica: Giustamente! A proposito, ma comm ch gghiuto ngalera?
Tom: E chi o ssape? Io nun ce sto capenno niente. Cc ddinto, so tutte quante strane!
Monica: So daccordo cu te. Tumm, vulmm a ffa nu brindisi?
Tom: Ma nuje a nappoco amma magn. Oggie se festeggia o fidanzamento nuosto!
Monica: (Si alza in piedi, lo tira per un braccio per farlo alzare) Jamme, nun te fa preg!
Tom: (Si alza forzatamente in piedi) E vabbu. Te faccio cuntenta. (Poi la guarda,
innamorato) Ma add stive astipata, tutto chistu tiempo?!
Le si mette sottobraccio, i due escono a sinistra. Dallingresso, entra Isacco,
seguito da Bruno con barba folta e imbracciando un borsone.
Isacco: Bruno, ma io o ssaccio che tu nun vulve rap a mio figlio. E o ssaccio che ppo
mo purtave nata vota, sano e salvo. E o ssaccio che tu o vuo bene!
Bruno: Saje tutte sti ccose, per io maggio fatto na semmana e carcere!
Isacco: Vabbu, ma alla fine, io aggio ritirato a denuncia!
Bruno: Emb, e nun a putve ritir na semmana fa? Sapsse comm brutto Poggioreale.
Me pare nu carcere!
Isacco: E chillo nu carcere!
Bruno: Appunto!
Isacco: E che vvuo a me? Quanno nun aggio visto cchi a Mos, io me songo appaurato.
Bruno: Vabbu, vabbu, lassamme sta. M vaco a salut a momm e a pop.
Isacco: A momm e a pop?
Bruno: Voglio dicere a mamm e a pap. O carcere mha fatto rimbamb.
Isacco: E allora io te lascio. Aggia turn a puteca. A proposito, scusame ancora.
Bruno: S, s, te scuso, te scuso.
Isacco: Siente, Bruno, nun che vulsse essere prestato nata vota a mio figlio Mos?
Bruno: Pe carit!
Isacco: E si zio Tommaso vo ved a Mos?! Anze, no, a Bruno!
Bruno: Nun da retta, ce dico ch partuto a ffa o militare!
Isacco: Fa comme vu tu.
Ed esce via di casa. Bruno, stanco, si avvicina al divanetto e si siede.
Bruno: Casa dolce casa! (Poi si odora addosso) Azz, e comme cacchio feto! E se capisce:
inta cella mia, ce steva nu tizio che puzzava naccidente! E intanto, maggio
mparato na cosa importante: mai pi in carcere. (Si alza in piedi) Mamm, pap!
Esce via nella porta centrale, portando via con s il proprio borsone.
2. [Franco ed Emilia. Poi Bruno. Infine Lino e Nancy]
Da sinistra, tornano Franco ed Emilia.
Emilia: (Triste) Franco, me pare chaggio ntiso a Bruno che ce chiammava.
Franco: Ma nun dicere scimmit. Ormai, Bruno, sta carcerato. E intanto, menu male che
zio Tom nun s accorto cho piccerillo nun ce sta cchi.
Emilia: Ma Franco tu a Bruno nun lh maje chiamamto piccerillo!
Franco: (Si arrabbia) Sto parlanno do figlio da signora ncoppa! Che ppo pure o
figlio e Isacco. E chi o ssapeva?
Emilia: E si zio Tom se naccorge?
Franco: E io aggio avuto nidea: ce dicmme ch gghiuto a ffa nu viaggio e Maldive!
Emilia: Franco, ma te pare che nu criaturo che nun cammina nemmanco, v e Maldive?
Franco: Giusto. Forse cchi facile a Montecarlo!
Emilia: Ma a vuo fern e dicere cose assurde? Ecco qua, ho trovato io: sta da mia sorella.
Franco: Ma te pare che nu criaturo che nun cammina nemmanco, va add soreta?
Emilia: Cretino, lamme purtato nuje! Siccome in casa nosta ce stanne zio Tom e Nancy,
nuje nun tenmme spazio, e allora amma avuta mann o piccerillo add essa.
Franco: E gi! Brava! Ogni tanto, he raggione tu!
Emilia: Grazie.
Franco: E si zio Tom vo sape pecch Bruno o ruosso gghiuto carcerato, che ce dico?
Emilia: E Bruno laureato. E allora gghiuto carcerato pe ffa ricerche in carcere!
Franco: Bello, me piace!
Dal centro torna Bruno, li nota e va da loro. Franco non lo nota e seguita.
E intanto, menu male che sta carcerato. Almeno nun cumbina cchi guaje!
Bruno: Mamm, pap!
Franco: (Sgrana gli occhi e lo nota) Tu?
Emilia: (Felice) Bruno!
Bruno: Avte visto? So turnato! Facteve abbracci. (Li abbraccia)
Franco: Mamma bella, e comme fiete!
Bruno: Ma nun site cuntente e me ved?
Emilia: S, per comm che thanne fatto asc?
Franco: (Per nulla contento) Infatte, chesta a giustizia italiana!
Bruno: (Ride) Pap, si sempe spiritoso, tu! (Poi torna serio) Comunque niente, Isacco ha
ritirato a denuncia. Ma io songo innocente.
Franco: Dcene tutte quante accuss!
Emilia: Vabbu, Bruno, nun ce penz cchi. M vatte a lav, pecch oggie facmme nu
grandu pranzo. Si tratta di una festa: nu fidanzamento.
Bruno: E chi se fidanza?
Emilia: E na surpresa. A proposito, nun se mangia inta cucina, ma fora a terrazza.
Bruno: Brava, brava! Allora v a cucen.
Emilia: Franco, viene nzieme a me, accuss me daje na mana.
Franco: Vabbu. Bruno, ma tu tiene famme?
Bruno: E io, in carcere, nun aggio magnato proprio, allora tengo na semmana e arretrato!
Franco: (Contrariato) Ma dichio: proprio oggie sevena accorgere che tu s innocente?!
Esce via a sinistra con Emilia. Bruno pare un po interdetto.
Bruno: E chi che se fidanza? Chi sarr?
Da sinistra entra Nancy. Lo nota e va da lui.
Nancy: Bruno, ma tu s turnato?
Bruno: Uh, s, s!
Nel suo cuore innamorato, Bruno sente la canzone Unchained melody, colonna
sonora del film Ghost, fino al verso lonely time, poi sfuma.
Nancy: (Lo ridesta) Bruno!
Bruno: Ch stato?
Nancy: Ma te si incantato?
Bruno: S, me so incantato, guardannete a te! Doppo na semmana e carcere, stongo
comma na belva!
Nancy: E pecch?
Bruno: E pecch io io
Dallingresso entra Lino con dei fiori, va direttamente da lei.
Lino: Nancy, taggio purtato e ciure. Livete a nanzo, Bruno!
Bruno: Lino?
Lino: S, io!
Nel suo cuore innamorato, Lino sente la canzone Unchained melody, colonna
sonora del film Ghost, fino al verso lonely time, poi sfuma.
Bruno: Nu mumento, ma sta canzona a mia. Nun marrubb sempe e ccanzone, per!
Lino: Ma che vvaje truvanno? Tu nun stive carcerato?
Bruno: S, per songo asciuto. M tocca a te!
Lino: S, s, vabbu. M per fance fa. Nancy, viene nzieme a me.
Nancy: All right*! *(leggi: oll rait)
Lino la prende per mano. I due escono nella porta centrale. Bruno ci rimane male.
Bruno: He ntiso? Ha ditto che m o ratta! M aggio capito qualu fidanzamento se
festeggia oggie: Nancy e Lino. He visto? Maggio fatto na semmana e carcere e
mhanne arrubbato a purpetta a into piatto! (Poi felice) Ma io tengo nata
purpetta astipata: Anna! M a vaco a telefon!
Esce via a sinistra.
3. [Miro ed Olivia. Poi Franco ed Emilia. Infine Bruno]
Dallingresso, entrano e si fermano Miro ed Olivia.
Miro: Hai capito niente? Bruno andato in carcere da una settimana.
Olivia: Chiss cosavr combinato? Devo chiederlo alla signora Emilia.
Miro: Comunque meglio cos, almeno la smetter di corteggiare nostra figlia Anna.
Per fortuna, lei si pure fidanzata in casa!
Olivia: Allora il problema non sussiste. A proposito, chiss come sta andando con quello
zio Tom? Spero che i signori Del Giudice siano riusciti a fare la parte dei laureati!
Da sinistra entrano e si fermano Emilia e Franco.
Franco: Emilia, aggio pigliato vinte gramme e pane. Che ddice, abbasta pe sette perzone?
Emilia: Secondo me, no!
Olivia: (Va dai due) Signori Del Giudice, come va?
Miro: (Anche lui vi si avvicina) Come stanno i nostri due laureati? (E gli fa locchiolino)
Emilia: Tutto a posto.
Olivia: E cosavete fatto di bello, ultimamente?
Franco: Beh, mi successo un fatto strano: a me mi piace cucinare. Specialmente le salse!
Olivia: E con ci?
Franco: Mi sono iscritto a una scuola di Salsa per imparare come si fa il sugo, ma invece
e me mpar a cucin, mhanne mparato a abball!
Miro: (Guarda perplesso Olivia, poi cambia discorso) Ehm e con zio Tom tutto bene?
Emilia: S, s. Zio Tom non sospetta di niente. Speriamo che continua cos!
Olivia: E mi dite unaltra cosa? Come mai Bruno sta in carcere?
Franco: No, niente, scemenze!
Miro: S, vabb, non ce lo volete dire. Comunque si risparmia una delusione: ormai non
potr pi corteggiare nostra figlia Anna, visto che lei si fidanzata.
Emilia: (Orgogliosa) Nostro figlio non uno che ci rimane male per queste cose!
Dalla porta centrale entra Bruno con un cappio al collo, demoralizzato.
Bruno: Pure Anna mha fatto o bidone! Me voglio accidere!
Gli altri: Noooo! (Corrono da lui a fermarlo)
Bruno: Lassteme sta, nun voglio camp cchi!
Gli altri: Noooo! (Lo fermano)
Franco: (Gettando via il cappio) Ma pecch vuo fa chesto?
Bruno: (Afflitto) Nancy e Anna!
Emilia: Ma che te ne mporta? Nun e dda retta! Chelle so malafemmene!
Miro: (Ironico) E grazie!
Olivia: Comunque non devi prendertela, Bruno. Tu hai tante cose nella tua vita.
Bruno: Voi dite?
Olivia: Eh!
Bruno: (Si convince) S, o vero. Infatte io aggia fa ancora lesperimento.
Franco: Qualesperimento?
Bruno: Aspiette cc.
Esce a sinistra. Gli altri si guardano perplessi, ma non Miro.
Miro: Lasciatelo fare, lasciatelo fare! Vorr fare sicuramente qualcosa di intelligente.
Bruno torna da sinistra con un bicchiere vuoto in mano.
Bruno: Ecco qua, m saglio nata vota ncoppa o terrazzo. Aggia pigli e raggi uva!
Franco: Nata vota m?
Bruno: Pap, ma io so laureato. Nun tarricuorde cchi? Ciao, vengo dopo a mangiare.
Esce via di casa celermente.
Olivia: Ma state cucinando qualcosa?
Emilia: S, oggi facciamo un pranzo per festeggiare un fidanzamento.
Olivia: Uh, signora Emilia, e chi si fidanzato? Andiamo in cucina, cos me lo dite!
Emilia: Eh?
Olivia: Venite, venite! Con permesso, signor Franco.
Olivia prende sottobraccio Emilia. Le due escono a sinistra.
Miro: E dunque, signor Franco, grazie da parte mia e della mia signora Olivia.
Franco: Scusate, ma grazie per che cosa?
Miro: Per averci ospitato qui oggi a mangiare da voi!
Franco: No, ma io, veramente!
Miro: E non vi vergognate! (Lo prende sottobraccio) Io e mia moglie siamo gente umile.
Franco: S, ma
Miro: E non fate complimenti! Andiamo, andiamo!
Miro si tira via Franco verso la porta centrale, anche se questultimo si oppone.
Franco: Ma non voglio!
Miro: Vi ho detto andiamo!
Ed escono via.
4. [Isacco, zio Tommaso e zia Monica. Poi Bruno, Olivia e Miro]
Dallingresso entra Isacco con una guantiera chiusa a pacco in mano.
Isacco: Ecco qua, aggio purtato e pisce pe festeggi o fidanzamento e zio Tom e zia
Monica. Io po vulsse sape chi mo ffa fa?! (Chiama) Signora Emilia, e pisce!
Si avvia in cucina a sinistra, ma si ferma perch escono zio Tom e zia Monica, con
una coppa di champagne a testa, in mano.
Tom: Comm buono stu champagne! (Poi nota Isacco) E chi chisto?
Monica: E o socio e mio nipote, chillo do negozio e animale.
Tom: E che tente nmana?
Isacco: Ah, no, niente. Pesci!
Monica: A proposito di pesci, devo confessarvi una cosa. Per non vi pigliate collera.
Isacco: No, dite, dite.
Monica: Ma comm brutto o negozio e animale che ve site araputo cu mio nipote!
Tom: Ave raggione Monica. Inta chillu negozio e animale ce stanne sulamente pisce!
Me pare na pescheria. E comme va?
Isacco: Ehm perch i pesci si portano assai!
Monica: Ma comme? Io aggio visto nu pesce spada. E mica nanimale domestico?!
Tom: E io invece aggio visto e ccozzeche! E mica so animale domestiche?
Isacco: E chella na nuvit!
Tom: S? E allora, Monica, taggia regal nanimale domestico: na bella cozzeca!
Monica: Grazie!
Isacco: Scusate, ma m me ne pozz?
Monica: Prego, prego, andate.
Isacco: Con permesso!
Esce via celermente a sinistra.
Tom: Monica, ce jamme a assett a tavola?
Monica: S. Me gira nu poco a capa.
Tom: E pure a me!
I due si avviano sottobraccio verso la porta centrale, zigzagando. Alla fine escono.
Dallingresso entra Bruno, con un fazzoletto sporco di sangue intorno alla fronte.
Bruno: Ah, Mar! E che botta aggio acchiappato! Tengo e ffarfalle annanzo alluocchie!
Si siede al divanetto tenendosi la testa. Dal centro torna Miro con pessimo viso.
Miro: Ma che roba questa? Un pranzo a base di pesce. Per carit, il pesce puzza troppo!
Da sinistra torna pure Olivia.
Olivia: No, non proprio il caso. (Va da lui) Miro, hai capito cosa si mangia qui, oggi?
Miro: S, lho saputo, lho saputo.
Olivia: Ma dico io, una festa di fidanzamento: e allora fate la pasta al forno e la carne.
Miro: E invece no. Ma allora dove si mangia? Tu non sai cucinare.
Olivia: Beh, io direi nella solita pizzeria.
Miro: Va bene.
I due si avviano ad uscire verso sinistra, ma si bloccano perch Bruno si lamenta.
Bruno: Ah, mamma mia, e che dulore!
Miro: E che gli preso a Bruno?
Olivia: Non lo so. Andiamo da lui e chiediamoglielo.
Gli si avvicinano.
Miro: Bruno, ma che ti successo?
Bruno: Ah, prufess, prufessoressa, so gghiuto ncoppa o tetto.
Miro: S, questo lo sappiamo, ma che hai combinato?
Bruno: Niente, io vulevo pigli e raggi solari into bicchiere mio.
Olivia: Sappiamo pure questo, ma poi?
Bruno: Belle buono ha accumminciato a chiovere. Evidentemente, coccheduno sagliuto
ncielo e s mmiso a gghitt llacqua abbascio! Accuss io aggio alluccato: Nh,
chi ce sta lloco ncoppa? Ma nisciuno ha risposto.
Miro: E tu che hai fatto?
Bruno: Niente, aggio pigliato o bicchiere e laggio menato in aria. Per stranamente
turnato areto, m gghiuto ncapa e mha fatto o bombolone! Forse stato o tizio
che mena a pioggia abbascio! Vuje che ne penzate, prufess?!
Miro: (Imbarazzato) Eh beh
Olivia: (Imbarazzata) Io direi, forse meglio che noi andiamo via.
Bruno: Arrivederci.
I due: Arrivederci, arrivederci!
I due escono celermente. Bruno li osserva con perplessit.
Bruno: E meglio che me ne vaco a tavola, v. O magn fa pass e male e capa!
Si alza ed esce via dalla porta centrale.
5. [Emilia, Isacco e gli altri, tranne Olivia e Miro]
Da sinistra entrano Emilia ed Isacco. I due hanno una insalatiera di pesce a testa.
Emilia: Signor Isacco, avete fatto bene a portarci i pesci gi fritti nella friggitrice.
Isacco: E gi. Maggio miso inta pescheria mia a frijere. M ce sta na puzza!
Emilia: Comunque vi ringraziamo di questo regalo.
Isacco: Qualu regalo, sign? Io nun o ssaccio si ha da pav zio Tom o zia Monica, ma
coccheduno ha da pav! So cinquantEuro e pisce!
Emilia: E non vi preoccupate, vi pagher zia Monica.
Isacco: Ammn!
Emilia: A proposito, scusate ancora a mio figlio Bruno per il fatto di vostro figlio.
Isacco: Sign, nun ce penzate cchi. Per o figlio vuosto tene a capa nu poco strana!
Emilia: E chillo fatto accuss. Vabbu, purtmme sti pisce a tavola.
I due entrano dalla porta centrale. Ad un tratto si sente un applauso per loro. Poi
si sentono solo le loro voci dalla terrazza.
Tom: E che bella frittura e pisce! So trentanne che nun ma magno.
Monica: E pecch?
Tom: E pecch in America nun so buone e pisce!
Emilia: S, ma adesso ascoltate un momento il signor Isacco che ci ha portato i pesci.
Isacco: Signore e signori, li vedete questi pesci? Abbiamo ucciso degli esseri viventi.
Preghiamo per loro: leterno riposo, dona a loro Signore
Gli altri: (Si uniscono a Isacco) Risplenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace, amen!
Franco: E m putmme magn!
Gli altri: Al!
Bruno: Momm, puorte o mogn*! *(trad.: Mamm, puorte o magn!)
Emilia: Ehm Bruno, ma tu s laureato!
Bruno: Ah, gi! Allora, mamm, puorte o magn!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
pentola in mano e torna nella porta centrale.
Franco: Em, puorte o ppane!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
busta contenente del pane in mano e torna nella porta centrale.
Tom: Em, puorte o fiasco e vino!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con un
fiasco di vino in mano e torna nella porta centrale.
Lino: Em, puorte e ppatatine!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con un
vassoio di patatine coperte con coperchio, in mano, e torna nella porta centrale.
Bruno: Mamm, m caduta a furchetta. Pigliammnne nata!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
forchetta in mano e torna nella porta centrale.
Franco: Em, puorte a frutta!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
cesta di frutta in mano e torna nella porta centrale.
Tom: Em, puorte o dolce!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
confezione in cartone contenente una torta e torna nella porta centrale.
Lino: Em, puorte o gelato!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con una
confezione di gelato, in mano, e torna nella porta centrale.
Franco: Em, fernuto o vino!
Dalla porta centrale torna Emilia che va a sinistra in cucina, poi torna con un
altro fiasco di vino, in mano, e torna nella porta centrale. Poi torna nel salone e si
siede sul divanetto, stanca. Franco la chiama di nuovo.
Em, ma add staje? Nuje ce amma magn ancora e ccastagne! E te vuo movere?
Emilia: Nu mumento, nu mumento! M vaco! (Si alza in piedi) Me credte? Nun e
supporto cchi!
E va a sinistra.
Scena Ultima. [Bruno, Zio Tom, zia Monica, Franco, Emilia, Nancy e Lino]
Poco dopo, dalla porta centrale, escono zio Tom, zia Monica e Bruno. Sono
ubriachi, pertanto ridono e dicono cose dissennate.
Bruno: (Ridendo) O zio, a zia, ma secondo voi, overamente Lino teneva o negozio e
animale? Ma add? Chella a pescheria e Isacco. E vuje ve late credute
comme scieme!
Dalla porta centrale si affacciano Franco e Lino preoccupati, e Nancy perplessa.
Dalla porta di sinistra si affaccia Emilia.
Monica: (Ridendo) Bruno, ma tu overamente staje dicenno? Lino mha fatta fessa?
Bruno: (Ridendo) S! Accuss vuje ce avte mannato o pata pata de sorde, inutilmente!
E chillo se lha spise pe ffa o shoppng!
I tre ridono di pi, mentre Franco, Lino ed Emilia si disperano a gesti, dai
rispettivi posti, non notati dai tre presenti in stanza.
Tom: (Ridendo) E io, e io?
Bruno: (Ridendo) Zio Tom, tu s cchi baccal e zia Monica!
Tom: (Ridendo) O vero? E pecch?
Bruno: (Ridendo) He pavato na barca e sorde pe ffa ristruttur o palazzo. Ma che?
Chillo tutto scarrubbato! Ma qualu terremoto? Tu, o terremoto, o tiene ncapa!
I tre ridono di pi, mentre Franco, Lino ed Emilia si disperano a gesti, dai
rispettivi posti, non notati dai tre presenti in stanza.
Tom: (Ridendo) E o piccerillo? Nun o fratellino tuojo?
Bruno: (Ridendo) Ma qualu fratellino? Pap e mamm nun mhanne fatto manco a me: io
so figlio adottivo!
Monica: (Ridendo) E allora e chi , chillu criaturo?
Bruno: (Ridendo) Da signora ncoppa! E zio Tom ha mannato na barca e sorde pe ffa
crescere a nu criaturo che nun esiste! E ppo tu o ssaje comme cchiammave io a
mamm e a pap? Pop e momm!
I tre ridono di pi, mentre Franco, Lino ed Emilia si disperano a gesti, dai
rispettivi posti, non notati dai tre presenti in stanza.
Tom: (Ridendo) E e tre lauree? Chella e pap, chella e mamm e chella toja.
Bruno: (Ridendo) Uh, chisto o fatto cchi comico! O zio, ma quala laurea vaje
truvanno? Io tengo a quinta elementare e ancora laggia fern pure! Saccio
scrivere sulo o nomme mio. O cugnomme troppo luongo, nun ce a faccio!
Tom: E pap? E mamm?
Bruno: Tale e quale a me!
I tre ridono di pi, mentre Franco, Lino ed Emilia si disperano a gesti, dai
rispettivi posti, non notati dai tre presenti in stanza.
Tom: (Ridendo) Inzomma, aggio ittato na vranga e sorde inutilmente!
Bruno: (Ridendo) Esatto! O zio, nun toffendere, ma naggio viste e scieme?! Per tu si
o nummero uno!
Monica: E io?
Bruno: Vuje site a siconda in classifica! E che matrimonio ate apparato!
I tre ridono come matti, mentre Franco, Lino ed Emilia li osservano, rassegnati,
dai rispettivi posti, non notati dai tre presenti in stanza. Poi le risate man mano
scemano, fino a che non ridono pi, cos zio Tom e zia Monica si siedono sul
divanetto, stremati. Bruno si siede su una sedia al tavolo e commenta.
Tom: Oddio, oddio, nun ce a faccio cchi! A furia e rirere, se ne steva fujenno a
dentiera da vocca!
Bruno: Invece a me se steva schiattanno a milza!
Monica: A me invece se ne steva carenno a parrucca!
Poi qualche secondo di silenzio, dopodich
Tom: (Amaro) Monica, h ntiso a Bruno?
Monica: S, Tumm. Tu che ne pienze?
Tom: Chamma continu a ffa e scieme. Amma fa comme si nun fosse succieso
niente. Amma continu a pav pe tutte e ppalle che ce dcene e nepute nuoste.
Monica: E pecch?
Tom: E pecch laffetto gratis nun esiste. Sulo si cacciamme e sorde, putmme essere
accettate da famiglia nosta.
Monica: Gi. Io nun tengo figli e manco tu. A me me rimane sulo nu nipote. E pure a te.
Tom: E allora, finch campmme, ha da rest tutto cose eguale. Ma o testamento no.
Chillo o voglio ntest sulamente a Bruno.
Bruno: (Sorpreso) A me?
Tom: S.
Monica: So daccordo cu te, Tumm.
Bruno: E purio so daccordo cu isso!
Monica: O ssaje, Tumm, aggio deciso na cosa: nun voglio da niente a mio nipote Lino.
Tutte sorde mie e ddongo a Bruno.
Bruno: Azz, e so ddoje!
Tom: Per nun h dicere niente a nisciuno. H capito?
Bruno: E se capisce che nun dico niente a nisicuno, o si no ognuno accummencia a
pretendere coccosa! Ma se un giorno mi sposer!
Ad un tratto gli si avvicina Nancy e lui si alza in piedi, sorpreso. Nel suo cuore
innamorato, lei sente la canzone My heart will go on, colonna sonora del film
Titanic, fino al verso Forever this way, poi sfuma. Durante il pezzo, Bruno
prende Nancy come la famosa scena di Di Caprio e Kate Winslet, con le braccia
aperte sulla poppa della nave, dopodich
Lino: (Interviene tra i due e si mette faccia a faccia con Bruno) E no, io nun so
daccordo! Allora saje che te dico?
Nel suo cuore arrabbiato, Lino dedica a Bruno la canzone Te channo mai
mannato a quel paese, cantata da Alberto Sordi, per 29 secondi, poi sfuma.
Bruno: Ah, s? Ah, s? E allora lhe vuluto tu!
Nel suo cuore arrabbiato, Bruno sente e dedica a Lino la canzone Nun me rompe
er ca cantata da Gigi Proietti, per 29 secondi, poi sfuma. Dopodich
Nancy: (Spinge via Lino) Livete a nanzo! (Si ritrova faccia a faccia con Bruno) E a me
non mi dedichi una bella canzone damore?
Bruno: (Ironico) Ma certamente! Accmme h ntiso che zio Tom e zia Monica me vonno
ntest o testamento, te s nnammurata e me. E allora saje che te dico?
Nancy: (Speranzosa) Che mi dici?
Nel suo cuore deluso, Bruno sente e dedica a Nancy la canzone Vaffanculo
cantata da Marco Masini, per 29 secondi, a partire dallultimo ritornello! Poi
Bruno saluta i due a gesti ed esce via di casa, lasciando gli altri senza parole.
FINE DELLA COMMEDIA
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