Qualcuno

QUALCUNO

QUALCUNO

Commedia in tre atti

Di FERENC MOLNAR

PERSONAGGI

CORTIN

EDITH

ROBERTO

GIULIA

UN AVVOCATO

UNA POVERA DONNA

UN GIOVANETTO

UN ALBERGATORE

UN IMPIEGATO

IL DIRETTORE DELLALBERGO

IL PORTIERE

PRIMO CAMERIERE

SECONDO CAMERIERE

IL DOMESTICO

Commedia formattata da

Di questa commedia, rappresentata la sera dei 24 febbraio al Teatro Manzoni di Milano, dalia Compagnia Lupi . Borboni . Pescatori, RENATO SIMONI ha scritto nel CORRIERE DELLA SERA: E' una commedia deliziosa, tra le pi leggiadre e spiritose rappresentate negli ultimi anni. Fa parte di una specie di ciclo che il Molnar ha cominciato con Uno, due, tre , e che si pu chiamare dei giochi di prestigio ,' giochi per i quali un personaggio lesto e sorridente prende un uomo da nulla e, in quattro e quatti-'otto, lo fa diventare un pezzo grosso, cosi come l'illusionista lascia cadere un fazzoletto di seta entro il cappello a cilindro, e ne trae poi una dozzina di conigli e una vaschetta colma di acqua, coi pesci rossi. Ma finora, a questa specie di mago, per fare la lepre in salmi, una lepre occorreva, in Uno, due, tre , un grande affarista prendeva un giovinetto povero e scalcagnato e, con l'aiuto pronto, anzi turbinoso, di camiciai, sarti, calzolai, cappellai, azionisti di banche, nobili decaduti e disposti a vendere il blasone, nel giro di pochi minuti, lo faceva diventare il direttore festoso e autorevole di un importante stabilimento industriale. Nella bella commedia di ieri sera, per costruire un marito, il protagonista non ha avuto bisogno d'un uomo. Gli son bastati un nome, un pigiama, un tubino, un paio di ritratti, alcuni documenti, un fascio di giornali: e il giooo fu fatto; e fatto cosi bene, che quel marito incorporeo e inesistente s' messo ad operare, a comandare, a spendere come se esistesse davvero. La commedia ha una tale grazia fragile d'invenzione, che, a raccontarla, la si al. tera e la si sciupa. I fatti in questa commedia non si precisano. Hanno un'inconsistenza umoristica, passano davanti ai nostri occhi, aerei, trasparenti, iridescenti, come bolle di sapone. Se il pri. mo atto, di preparazione, un po' freddo, gli altri sono svelti e le-pidi e assumono una gravit burlesca, uno stile comico raffinatissimo. Danno un piacere elegante, perch si sente che il gioco difficile, ohe la commedia un piccolo miracolo di equilibri complicati, una filigrana di fantasie

preziose e brillanti. Se ne avuta una vivace e divertente rappresentazione. Paola Bor-boni ha interpretato Edith con un misto graziosissimo di spregiudicatezza e di affettuosit; il Lupi, solenne e irridente faccendiere, ironico ed esilarante .

ATTO PRIMO

Sera d'estate. La terrazza di un albergo di lusso, con tavolinetti e sedie. In fondo, balaustrata di pietra; dietro a questa, mare e cielo stellato. Edith, in vestito da sera, siede sola e ascolta la musica che suona nell'interno: violino con accompagnamento di pianoforte. Durante il pezzo musicale entra Roberto, in marsina.

Edith (trattenendolo con un cenno) Sssst!

(La musica continua. I due attendono, muti, che sia finita).

Edith - Ora potete venire. (Roberto le si avvicina). Bella musica. L'ho ordinata io. E' stata suonata proprio per me. Il piccolo bar ancora vuoto. Hanno lasciato la porta aperta perch udissi meglio. (Grida verso l'interno) Grazie!

Roberto - E io vi cerco invano dappertutto. Non avrei immaginato che foste qui. Sola sola?

Edith - Ora non pi, purtroppo.

Roberto - Mi sembra abbastanza esplicito. Devo andar via?

Edith - Di nuovo offeso?

Roberto - Ma proprio una gioia, per voi, respingermi in ogni occasione?

Edith - Non siate cos permaloso. Sedete.

Roberto - Siete una creatura straordinaria. Questi vostri improvvisi mutamenti d'umore! Poc'anzi eravate nel salone da pranzo, alla grande tavola, ridente, raggiante, festeggiata... Vi osservavo furtivamente dalla mia tavola, come sempre... da quando siete arrivata. E a un tratto il vostro posto rimasto vuoto. E siete qui. Malinconica. Fate eseguire per voi della musica sentimentale. Nessuno pu comprendervi.

Edith - Per fortuna, non necessario.

Roberto - Io vorrei comprendervi. Conoscervi. Ma non vi conosco. Sapete che qui in albergo nessuno sa chi siate? Sapete come vi chiamano? La signora dai gioielli favolosi.

Edith - Mi pare che abbiate bevuto un po' troppo. Siete cos corretto, di solito!

Roberto - Purtroppo questo mezzo di addormentare il dolore mi estraneo. Non bevo mai. Quando am soffra.

Edith - Ricominciate?

Roberto - Un momento oiete gentile; l'attimo dopo siete aspra e scostante. Cinque minuti di sfrenata allegria; cinque di cupa mestizia. Ditemi, chi siete in verit?

Edith - Mi conoscete da dieci giorni. Lo chiedete adesso?

Roberto - Ve lo chiedo forse per la centesima volta. E voi rispondente sempre...

Edith - Indovinatelo!

Roberto - Abbiamo, qui un maestro di tennis che vi ha gi vista in tre grandi alberghi internazionali. A Cannes, a Biarritz e a Venezia. E dice che mai, in nessuno di questi luoghi si saputo qualche cosa sul conto vostro. Una creatura solitaria, taciturna. La signora dai gioielli favolosi. Si fatto l'ipotesi che apparte-niate al teatro... forse cantante...

Edith - Perch negli alberghi do il mio nome d'arte.

Roberto - Non ho mai udito questo nome prima d'ora.

Edith - Il paese sui palcoscenici del quale sono apparsa con questo nome lontano L'America del Sud... Molti, molti anni fa. Non sorridete. Ero giovanissima allora.

Roberto - Avete marito? Lo avete avuto? Lo avrete?

Edith - Siete troppo curioso.

Roberto - Perch sono troppo innamorato. Coloro che conoscono la vita affermano che quando un uomo incontra la donna che avr grande influenza sulla sua vita, ne ha la sensazione inequivocabile.

Edith - Ebbene...?

Roberto - Io ho questa sensazione. Da quando vi ho conosciuta. E voi vi prendete gioco di me.

Edith - Non vero. Piuttosto vero il contrario. Mi piacete.

Roberto - Ma...

Edith - Ma non sempre. Siete insopportabile quando vi mostrate languido, sentimentale, amante del chiaro di luna... Con questo sistema non riuscirete mai a sedurrmi

Roberto - Io non sono uno dei soliti Don Giovanni d'albergo. Appartengo a una grande famiglia e ho avuto un'educazione...

Edith - Questo proprio quello che mi piace in voi. (Sorridendo) Il beniamino della nonna.

Roberto - Nel nostro mondo ci non sembra ridicolo. Io amo e venero la mia nonna.

Edith - Commovente. Quanti anni ha?

Roberto - Settantotto. La considero come mia madre. Ero piccino quando perdetti i genitori. E non ilo altri amici che le mie due sorelle. Sono tutt'e due laureate in filosofia. Mi scrivono ogni giorno una lettera di dieci pagine. Mi impediscono di far delle sciocchezze. Le mie sorelle son signorine; non sono pi giovanissime e non sono mai state belle.

Edith - Lo avevo immaginato.

Roberto - Le amo e le venero entrambe.

Edith - Simpatici, questi sentimenti cos puri. Soltanto... non molto interessanti.

Roberto - E che cosa sarebbe interessante?

Edith - Mah... forse un po' meno di buona educazione. Sicuro, beniamino della nonna.

Roberto - Ditemi, ma sul serio: in linea di massima, non potreste amarmi?

Edith - Per il momento, appena appena.

Roberto - Ecco... questa risposta... siete tutta voi! Vi avvicinate... e subito dopo vi ritraete. Per il momento ... appena appena . Ma lasciamo andare. Devo soffrire... (Sospira) Perch siete venuta qui fuori?

Edith - Il pranzo di gala di duecento persone annoia. Tutto annoia. Le duecento persone, i discorsi, la compagnia riunita a casaccio, il ballo, la musica fragorosa. Qui c' il mare. E non c' nessuno. E' bello. Le stelle non parlano. E la musica sommessa, come io l'amo, giunge a me pian piano.

Roberto - Come l'uomo sommesso che non amate.

Edith - Proprio perch sommesso.

(Una pausa).

Roberto - (deciso) Via, smettiamo queste chiacchiere... ipocrite. Parliamo sinceramente. Voi aspettate qualcuno qui.

Edith - S.

Roberto - Finalmente. So anche chi.

Edith - Possibile.

Roberto - Aspettate quel vecchio signore col quale avete parlato dianzi per un minuto nella hall. Eravate molto agitata. Il vecchio signore era appena arrivato, con delle magnifiche valigie - bisogna convenirne.

Edith - Mi spiate?

Roberto - Sicuro. Il vecchio signore indossa un abito da viaggio oltremodo elegante. Immagino che ora sia andato a cambiar vestito. A mettere una marsina altrettanto elegante.

Edith - E' probabile.

Roberto - Sia pure... Ma trovo... La differenza d'et mi sembra troppo grande..

Edith - Non vi debbo in alcun modo conto di ci che faccio. Come vi permettete simili osservazioni?

Roberto - Perdonatemi: sono giovane e innamorato.

Edith - Queste son frasi che mi danno noia, caro Roberto.

Roberto - Lo avete udite sovente?

Edith - S. Tanto sovente che ne ho proprio abbastanza. (Si alza).

Roberto - Chiaro. Mi mandate via?

Edith - (nervosa) Ma vi prego...

Roberto - Siete impaziente. L'attesa vi rende nervosa. Chi conosce i vostri segreti? Perch guardate sempre da quella parte?

Edith - Cominciate a rendermi nervosa davvero.

Roberto - (guarda verso l'interno) Ali! Ecco il vecchio. Elegante bisogna riconoscerlo. Allora vado. E proprio in. direzione opposta. (Via. Entra Cortin, in marsina).

Cortin - E' un pezzo che aspetti?

Edith - Mezz'ora.

Cortin - Scusami: ti avevo detto alle dieci. (Guarda il suo orologio).

Edith - Ma ero tanta agitata. Sono venuta mezz'ora prima. Non ho potuto mangiare: non sopportavo lo stare a tavola. Siedi. Lasciati guardare. Sei straordinariamente in forma . Quanto tempo che non ti vedo?

Cortin - Sei anni.

Edith - Allora ne avevo venti.

Cortin - Sicch adesso...

Edith - Venticinque.

Cortin - Non ventisei?

Edith - No.

Cortin - Come vuoi. Venticinque. E come sei bella! Affascinante!

Edith - Che cosa beviamo?

Cortin - Come sempre, Irroy. Secco.

Edith - Cameriere! (Entra il camenere) Per favore, portate...

Cortin - (interrompendola) Scusa. Per favore, portate una bottiglia di Irroy. Secco.

(Il cameriere si allontana. Edith d un'occhiata a Cortin).

Cortin - Nessuna differenza; solo una sfumatura. Sono io che ordino. (La osserva) Mi guardi affettuosamente. Questo mi fa bene.

Edith - Sono commossa.

Cortin - Anch'io.

Edith - Io lo sono molto.

Cortin - Io anche di pi.

Edith - Non hai mai pensato a me?

Cortin - Oh s.

Edith - Tanta anni... E non un segno di vita: non una lettera, un telegramma.

Cortin - Non ho voluto. Mi ero acconciato all'idea di non vederti mai pi.

Edith - Mai pi?

Cortin - S. A cagione di tuo marito.

Edith - Ma... non era mio marito.

Cortin - A maggior ragione allora. Sei qui con lui?

Edith - No. Da due anni sono sola. Non ho nessuno. Soltanto una cameriera. E' l'unica per-sona amica che ho al mondo. (Pausa) Per tanto tempo non ho saputo pi nulla di te! Ora ci racconteremo tutto. E' stato abbastanza difficile avere questo incontro. Non dobbiamo perdere neanche un minuto. Dio mio: sei anni! Scambiamoci le nostre biografie... vuoi?

Cortin - Ora, subito?

Edith - Sono tanto curiosa. Mio caro, mio buon pap. (Gli bacia la mano).

Cortin - Oh, non credo che tu ne sia orgogliosa, di questo genitore.

Edith - Non ho fatto che constatarlo.

Cortin - Neanche questo era necessario.

Edith - Ma mi fa piacere. E' tanto tempo che non dico pap .. Il mio caro, il mio buon pap.

Cortin - Bene, figliola. Ma ora lasciamo andare. Come hai detto? Dobbiamo scambiarci le nostre biografie.

Edith - S. Rapide, brevi, esatte. 1926.

Cortin - In quell'anno divorziasti da tuo marito.

Edith - In quell'anno mio marito divorzi da me.

Cortin - Per causa mia. Lo so.

Edith - Non per questo che ho corretto la frase.

Cortin - Lasciamo andare. Il fatto esiste: io ti ho resa infelice. Due ragazzi giovani e belli vivono in stato di felice matrimonio...

Edith - Ma babbo!

Cortin - S, s; era cos. Vivono in stato di felice matrimonio. Il padre della donna vien condannato per truffa e messo in prigione. E perci il marito pianta la moglie. Un vigliacco.

Edith - Non infierire sui disgraziati, babbo. Quell'uomo ha sofferto tremendamente.

Cortin - Avrebbe dovuto tenere a te.

Edith - La sua famiglia... lo costrinse... suscitando in lui un vero terrore.

Cortin - Non si pu dar torto a quella gente! Un suocero condannato in tutte le regole! (Ride amaro).

Edith - Pap!

Cortin - Bene. Occupiamoci di un passato pi recente. 1927.

Edith - Ho vissuto a Rio de Janeiro. Cantante di second'ordine. In un cabaret di terz'ordine. Il wiio nome di allora: Ida Idalina.

Cortin - 1928?

Edith - Avevo gi la mia villa. Gioielli depositati alla banca. In un sa/e. Un... miliardario della marina mercantile. Favolosamente ricco... Mi ha adorata. E tu? Nel 27?

Cortin - 27? Non ero in circolazione.

Edith - Eri forse...

Cortin - Sicuro.

Edith - Povero babbo. In pri... (Ammuto. lisce).

Cortin - Ero tranquillamente al coperto, senza pensare al pane quotidiano...

Edith - E nel 1928?

Cortin - Ancora.

Edith - Due anni.

Cortin - Diciotto mesi.

Edith - Dove... ti hanno fatto questo...?

Cortin - A Berlino.

Edith - E perch?

Cortin - Volevamo finanziare una scoperta. Una cosa correttissima. Avevamo bisogno di molto denaro. C'erano difficolt. Io intervenni, presentandomi... come un banchiere olandese. Tutto andava a gonfie vele, quando una donna commise un errore. In breve, la cosa and a finir male.

Edith - Col tuo ingegno! Con le tue trovate!

Cortin - Dio mio... Siamo uomini. Ci si destreggia fra i paragrafi del codice. Ma il codice va diventando sempre pi opprimente. Quella donna si trov a giocare... a carambola con un paragrafo. E la sventura piomb per la seconda volta sopra di me. La prima volta, dopo il tuo matrimonio. E poi nel 1927. Per la seconda, ma anche per l'ultima volta.

Edith - Adesso...

Cortin - Niente. Mi sono ritirato. Vivo dei miei risparmi.

Edith - Ne hai a sufficienza?

Cortin - Ho quanto mi occorre. E non ho l'intenzione di far pi nulla. Sono un vecchio signore solo che gira da un albergo all'altro, senza far dei lunghi soggiorni. Oggi qua, domani l. Al mare, a Londra, a Montecarlo...

Edith - E... sopporti di star in ozio?

Cortin - Come mi conosci bene!

Edith - Lo sopporti malvolentieri...

Cortin- A volte... quando vedo una buona occasione... allora si ridesta in me lo spiritello... Per notti e notti si agita in me, mi. attanaglia, mi tormenta... ma lo reprimo. E allora mi d pace.

(Pausa).

Edith - Non vuoi andare al Casino?

Cortin - No, meglio restare qui, dove non ci vede nessuno. Non voglio comprometterti.

Edith - Ma pap! (Si alza) Ora verrai l dentro con ine!

Cortin - Siediti. Non occorre che tu faccia nulla per me. Poi ti vergogneresti. (Edith vuol dire qualche cosa) Non parlare. Andiamo avanti. Dov'eravamo rimasti? Al 1929. Ebbene?

Edith - Rimasi sola. Molto ricca.

Cortin - Il Creso... morto?

Edith - No. In tal caso non avrei nulla. Si ammogli.

Cortin - 1930?

Edith - Nulla. Vagabondaggio per il mondo.

Cortin - 1931?

Edith - Nulla. Ancora viaggi senza scopo. Infelicit. (Si asciuga con calma le lagrime).

Cortin - E... cosa si potrebbe fare per te?

Edith - Assolutamente nulla.

Cortin - Forse potrei... almeno darti un consiglio?

Edith - Non avertene a male, babbo... tu hai una fantasia straordinaria, la quale per... lavora in tutt'altro campo. Potresti darmi un solo buon consiglio: suicidarmi. Ma anche questo non serve a nulla. Ho gi tentato due volle...

(Pausa).

Cortin - Hai bisogno di un uomo.

Edith - Non ho bisogno di nessuno.

Cortin - Ho visto qui, in tua compagnia... un bel ragazzo...

Edith - Come si deve, corretto, tiepido... Il beniamino della nonna. E quello dovrebbe farmi perdere il senno? Se almeno fosse un uomo appassionato, ardente!... Ma non ho bisogno neanche di quello. Ora inorridirai per la banalit che mi uscir di bocca.

Cortin - Cio?

Edith - Ho bisogno di un marito. Un bravo marito.

Cortin - Ebbene?

Edith - Babbo! Non posso tacerti la verit... non riesco a sopportare l'idea di sposare un uomo onesto, nascondendogli chi sono... treman. do srgpr che possa venire a saperlo... Non posso!

Cortin - Dunque, non c' che il matrimonio per te? Non vedi altra soluzione?

Edith - Nessun'altra. Un nome, un bel nome sonante! Sostegno, protezione, sicurezza! Voglio finalmente respirare liberamente, dopo tante paure e tanti sotterfugi! Relazioni confessabili, vita tranquilla. Non posso pi tollerare questo andare in giro per gli alberghi di tutto il mondo sotto un nome falso... E' cosa che snerva in modo incredibile.

Cortin - E...

Edith - E non posso essere una cocotte. Basta. Ascoltami. Il mio avvocato sta trattando l'acquisto di un delizioso castello. Su una collina presso al Danubio. Sovrasta una graziosa borgata. Borgo sul Danubio : questo il suo nome.

Cortin - Dov'?

Edith - Non so. In uno dei paesi bagnati dal Danubio.

Cortin - Germania, Austria?

Edith - O forse Ungheria o Cecoslovacchia. Ho visto soltanto la fotografia. C' un barone di laggi che sta brigando per averlo, ma noi faremo un'offerta superiore. Figurati: la castellana che vive in un piccolo villaggio, lontano dal mondo, fuggendo l'orribile epoca che la nostra, beneficando tutta la contrada e preparando i regali di Natale per i bambini poveri... Tutti la chiamano la buona contessa . Mi pare un sogno onesto, non vero?

Cortin - E che cosa manca alla sua realizzazione?

Edith - Il conte.

Cortin - Conti puoi averne quanti ne vuoi. Corrono le strade in gran numero.

Edith - Di quelli, non ne voglio. Puah. Comprarmi un gigol? No. Dev'essere un uomo dabbene, serio, che abbia rango, ttolo, buon aspetto.

Cortin - Cercheremo.

Edith - E anche se lo trovassi... Pensiero atroce... vivere con lui... senza amore... col suo carattere, i suoi mille difetti, i suoi disturbi... Il suo sguardo inquieto, la sua tosse, i suoi parenti... e la paura che un giorno o l'altro venga a sapere chi sono io! E soprattutto il suo torto sarebbe di essere al mondo. Si pu sopportare una cosa simile? Babbo! (Una pausa). Pensa... sono figlia di mio padre. Il desiderio di apparire moglie d un uomo come si deve era in me cos forte che una volta a Vienna mi son fatta passare per una contessa... Ma sono stata male per la paura... In strada non avevo il coraggio di guardare i poliziotti... E allora me la sono svignata e non l'ho mai pi fatto... Ma per quei pochi giorni che la cosa durata, mi piaciuta immensamente.

Cortin - Penoso, udire tutto ci quando s ea di averne la colpa.

Edith - Visto che ne parliamo, babbo, sarebbe stupido non esser snceri. Ma non ti faccio alcun rimprovero. Ti racconto la mia vita.

Coktin - Eppure... bisogna rimediare.

Edith - Non si pu.

Cortin - Si pu.

Edith - Credo che sia troppo tardi, babbo.

Cortin - No, no; si deve rimediare. Vedere cosi la mia unica figliola!

Edith - Perch? Vedi che sopporto con la pi tranquilla filosofa. Parlo con tutta calma.

Cortin - Calma... ma dietro alla tua calma... sento... No, non posso sopportarlo! (Sii alza).

Edith - Ma babbo... non ti tormentare.

Cortin - Un vecchio farabutto, una canaglia senza coscienza, se ne va tranquillamente in giro per il mondo e si gode la cosidetta vita... e per sua colpa una povera creatura soffre...

Edith - Babbo, se avessi saputo...

Cortin - (con subita fermezza) Voglio aiutarti. E lo far'.

Edith - Come puoi? In che modo?

Cortin - Forse... coi mezzi nei quali sono maestro.

Edith - (lo guarda spaventata) Babbo.

Cortin - S, s. Posso ancora fare qualche cosa. Meglio di tutti gli altri. Mi ero ritirato dalla vita attiva... ma ora che per amor della mia figliola posso fare ancora qualche cosa, posso effettuare...

Edith - (preoccupata) Che vuoi dire, babbo?

Cortin - Non aver paura. La cosa semplicissima. Ascoltami. (Beve).

Edith - Straordinario... come ti brillano gli occhi... come sei diventato a un tratto giovane e sveglio.

Cortin - La vecchia storia del decrepito cavallo di battaglia che ode squillare le trombe. Ancora una volta, per l'ultima volta, in campo! Sar il mio capolavoro. Per riparare al mal fatto. E per amore della mia infelice figlioletta! Per qualche cosa! Creer! (Ammutolisce, riflette).

Edith - Parla, babbo:

Cortin - Io... ti devo un marito, per surrogare quello che hai perduto per mia colpa. E' cos?

Edith - Parla ancora.

Cortin - Vorrei... pagarti questo debito. A modo mio.

Edith - Come?

Cortin - Conosco un marito per te.

Edith - Chi ?

Cortin - Un conte. Ti va?

Edith - E come!

Cortin - Ricco. Simpatico. Quarant'anni.

Edith - Ottimamente.

Cortin - Gentiluomo. Colto. Cacciatore. Socio dei circoli pi distinti.

Edith - Magnifico.

Cortin - Viaggiatore appassionato. Esploratore. Anche adesso, compie un viaggio di esplorazione nel Sudamerica. Perci viene raramente in Europa.

Edith - Meraviglioso. Finora splendido... Vi sono molti uomini di questo genere, babbo. Soltanto... nessuno di essi mi sposa.

Cortin - Questo ti sposer. In qualunque momento tu voglia. Te lo assicuro.

Edith - E' uno scherzo?

Cortin - No, parlo sul serio.

Edith - Allora, deve avere qualche enorme difetto.

CortIn - Ascoltami, bimba mia. Poc'anzi hai detto una frase, Ed oltre a tutto, avrebbe il torto di essere al mondo .

Edith - S. Ebbene?

Cortin - Ebbene, presso di te non avr neanche questo torto.

Edith - Babbo, babbo, temo di cominciare a comprendere.

Cortin - Ascolta. Mi hai dato un'idea. Hai ragione: un marito qualche cosa di intollerabile. In realt, oggigiorno una colpa imperdonabile, l'essere al mondo. Cerchiamone dunque uno ehe non abbia questa colpa. Per questo occorre fantasia. E la fantasia sempre stata il mio forte. Quando che ho avuto i maggiori successi? Quando mi son fatto passare per un altro. Sono stato conte, lord, diplomatico, secondo che il compito del momento lo richiedeva. Ho sempre creato un individuo con no-me, documenti,.pettinatura, modo di parlare e altri particolari. In breve, ho fabbricato la pelle di. un uomo e vi sono entrato dentro. Una volta stata la pelle di. un lord, un'altra volta quella di un soldato, o quella di un banchiere o... di un conte. Vi sono sempre entrato e mi andata a pennello, come fatta per me. Ora vorrei... Hai capito, non vero, ci che ho detto?

Edith - Sicuro,

Cortin - (si lascia trascinare dal fervore) Ora vorrei fare per te... una di queste pelli... con la maggior cura possibile. Ma questa volta non vi entrer dentro. E nessun altro vi entrer. Te la regalo, vuota. La pelle di un conte. Sar tuo marito. Non occorrer che tu ti dia nelle braccia del primo venuto. E non mentirai pi quando dirai che sei una con lessa. Per tutti, avrai tutte le prove occorrenti. E perfette, come io so confezionarle, e proprio per te. Come hai detto: nome, i:osizione, protezione, sostegno, senza che vi sia... annesso corpo alcuno.

Edith - Documenti falsi?

Cortin - Mai. Quei pochi che sono necessari, saranno autentici. Pi economici e pi efficaci che se fossero falsi. Ma non si tratta di documenti. Azioni, oggetti, legami formano un uomo in modo pi plastico ed evidente che non possa fare la volgare falsificazione dei documenti. Lascia fare a me. So che cos' un marito ideale. Impiegher per questo lavoro tutte le mie cognizioni. Le cognizioni di un vecchio... diciamo virtuoso del matrimonio .

Edith - Hai gi... una pratica in materia?

Cortin - (mettendosi la mano sulla bocca) Oh, mi sfuggito...

Edith - Non ne ho mai saputo nulla.

Cortin - Sono passati vent'anni. Lasciamo andare. In conclusione...

Edith - In conclusione?

Cortin - Avrai il tuo castello con un conte. La signora contessa. Ti piace?

Edith - Cos... di primo acchito... devo confessare... straordinariamente eccitante. Ma...

Cortin - (interrompendo) Lo so. Ma... se qualcuno chiede del conte. Dio mio. In questo momento non c' . Partito. Quando torna? Fra sei mesi. E poi? Poi riparte. Fa dei lunghissimi viaggi. E' tanto ricco.,.

Edith - Come mai?

Cortin - Coi tuoi denari. Cos, almeno, non hai bisogno di spiegare da dove ti vengono i quattrini e il castello.

Edith - E se, malgrado tutto, qualcuno insistesse?

Cortin - Nessuno insister. Chi ha bisogno di un uomo, oggigiorno? Si ha bisogno soltanto delle sue emanazioni. Egli paga le tasse; dunque . Ha un conto in banca; dunque . Scrive delle lettere, esprime delle opinioni, fa magari anche qualche cosa di buono, dunque . Chi pu esser curioso di vedere i suoi 60 o 70 chili di carne e di ossa? Chi ne ha bisogno? Un solo essere al mondo potrebbe desiderarlo: una moglie innamorata. E in questo caso...

Edith - La moglie innamorata vi rinuncia. E... e... Dio, quante altre cose vorrei chiedere!

Cortin - Ti interessa?

Edith - S. (Osserva suo padre). Com' bello vederti cos entusiasta! Sei fremente come un artista nell' impeto della creazione. Un poeta.

Cortin - Senti un po' di simpatia per quello stravagante di tuo padre?

Edith - E lo domandi? Chi altri pu cimare, una donna giovine, se non un abile... fattucchiere?

Cortin - Potresti esprimerti con pi dolcezza... Per esempio: avventuriero.

Edith - Babbo, sei il solo essere al mondo presso al quale io mi senta bene. (Bevono). Domani a mezzogiorno...

Cortin - (interrompendo) Non sar pi qui.

Edith - Perch?

Cortin - Parto domattina.

Edith - Di gi? Ma perch?

Cortin - Nulla pu pi trattenermi. Neanche un minuto. Tutto si agita e bolle nel mio cervello...

Edith - E dove vai?

Cortin - Non lo so. Via, via... per il mondo. Ora siamo d'estate. In autunno tuo marito sar pronto. Dio mio, che uomo distinto ed elegante sar quello che ti fabbricher! Te ne innamorerai. (Si tasta il polso). Ora il mio polso batte di nuovo. Finalmente. I medici mi avevano prescritto la caffeina, perch era troppo fiacco. Gi, la vita calma... Ma ecco che*ringiovanisco!

Edith - Il mio caro vecchietto.

Cortin - Te Io porter in autunno. In una bella giornata d'ottobre. Come mi rallegra il pensiero di quell'ora. Fino allora non saprai nulla di me. Ma un giorno riceverai un telegramma e verrai dove io ti. chiamer; e troverai tutto in perfetta regola.

Edith - Mio marito mi aspetter.

Cortin - Proprio cos.

Edith - (ride) Con che sicurezza lo dici!

Cortin - Non ridere. Vedrai. (Si alza). E fino ad allora, fammi sempre avere il tuo indirizzo, dirigendo al Grand Hotel, Parigi.

Edith - Bene, Come ti chiami?

Cortin - Fred Cortili. E tu?

Edith - Oly Ingrid.

Cortin - Grazie. (Prende nota).

(Entra Roberto).

Edith - Venite, venite, non abbiate timore. Come siete timido. Venite, che vi presenti. Il signor Roberto...

Cortin - (la interrompe, presentandosi) Fred Cortin, l'avvocato di questa bella signora e della sua 'famiglia. E se mi permesso dirlo : un suo vecchio amico.

(Edith sorride confusa, e china la testa).

Roberto - Molto lieto. Il signor avvocato giunto da poco?

Cortin - S. E purtroppo devo ripartire domattina.

Roberto - Ali! Cos presto?

Cortin - S. Son venuto soltanto per portare un messaggio.

Roberto - Un messaggio?

Edith - Di mio marito.

Roberto - Ora comprendo perch aspettavate con tanta agitazione. (A Cortin). Posso rivelarvi che la signora vi attendeva con vera impazienza.

Cortin - Davvero?

Edith - S. Ed ora che qui, sono agitata pi che mai.

Roberto - Vedendovi qui insieme, mi vien fatto di pensare... Se indovinassi qual' il messaggio che l'avvocato ha recato?

Edith - Dite pure.

Roberto - Siete in procinto di divorziare.

Cortin - (ride) Proprio il contrario.

Roberto - Si riconciliano?

Cortin - S. Cio... lo spero. E spero che saranno felici. (Bacia la mano di Edith). State bene. Vado a dormire. E a rivederci.

Edith - A rivederci.

Cortin - Devo dire qualche cosa a vostro marito?

Edith - Oh s! Che gli mando tanti tanti baci. E che desidero vederlo presto.

Cortin - Riferir. (Si inchina ai due ed esce).

Edith - (lo segue con lo sguardo, un /x>' commossa) Non un vecchio simpatico e distinto?

Roberto - (anche lui lo segue con lo sguardo) Avvocato, avvocato... ne ha tutto l'aspetto... ma lo sguardo col quale si ... accomiatato era... pi che da avvocato.

Edith - Come siete sospettoso.

Roberto - Avete ragione. Che me ne importa ora? Ora che la mia infelicit confermata?

Edith - Che altro vi successo?

Roberto - Questo riguarda me... Dunque, vi riconciliate.

Edith - S.

Roberto - E desiderate vederlo presto .

Edith - S.

Roberto - E con che entusiasmo lo avete detto. Con che sensualit.

Edith - Cosa?

Roberto - S, s, con sensualit! Ah., sarei capace... di uccidere!

Edith - Chi?

Roberto - (con ardore) Voi!

Edith - Ah, finalmente.! Finalmente! Finalmente parlate come un uomo che ha sangue nelle vene.

Roberto - Non permetter questa riconciliazione. La far vedere io, a voi e a quest'uomo e a tutto il mondo.

Edith - Che volete dire? Che avete?

Roberto - Son preso dalla disperazione... dalla paura di perdervi. Ora parler in altro tono, signora.

Edith - Finalmente arrivo a veder questo. L'avete finita di essere dolce e sentimentale.

Roberto - In tal modo non sono riuscito a nulla. Ora mi conoscerete. Fino ad oggi vi ho amata in silenzio; ma ora sono attanagliato da una tremenda gelosia, un sentimento tormentoso che mi spinge agli estremi. Ora...

Edith - (sorride, tranquilla) Ora mi piacete, per la prima volta. (Si accende una sigaretta). Una piacevole sorpresa. Ah, come bello un amore cos... attivo. Questi lampi di gelosia negli occhi di un giovine... masnadiero.

Roberto - ( stupito. Si siede) Mi guardate per la prima volta con tenerezza. Perch? Vi piace udir questo?

Edith - Solo questo. Perch mi guardate cos stupito? Finalmente avete trovato la nota giusta. Solo questo mi piace. Che deliziosa sensazione. (Si appoggia alla spalliera della poltrona in cui siede, con aria di benessere. Piano e tranquilla). ...Dopo tanto tanto tempo... finalmente, il dolce suono della voce di un uomo geloso... E di questo devo essere grata...

Roberto - A ine...

Edith - No. A mio... marito. (Fuma). (Roberto, deluso, si appoggia lentamente alla spalliera della poltrona in cui seduto).

FINE PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

Il salotto di un appartamento nell Albergo della Corona a Borgo sul Danubio. A destra una finestra. A sinistra, porta che mette nella stanza accanito. In fondo, porta che mette nel corridoio. In mezzo, una tavola. E' sera. Al levar del sipario la stanza vuota. Dopo pochi secondi Edith entra dalla stanza accanto, in abito da casa, e va al telefono.

Edith - Pronto? Centralino?... Vi prego di mettermi in comunicazione con la camera del signor Cortin... Pap... Ti abbraccio. Volevo soltanto avvertirti che sono arrivata e che sono qui in albergo... Da un'ora. Ho fatto il bagno e disfatto qualche valigia... Alle sei e venti, ma tu non c'eri; cio, eri andato a spasso... Sicuro: ho qui il tuo telegramma. (Legge). Tutto in regola fissato camere albergo Corona a Borgo sul Danubio. Tuo padre e tuo marito ... Vieni subito?... S, dir ohe non ci disturbino. Come stai? Da quando sei qui?... S, s, mi dirai tutto... Sicuro, son curiosa. Da quattro mesi non ho tue notizie... Che dici? Veniamo da te?. Come, veniamo? ... Ah, capisco. Tu e mio marito. Dunque non uno scherzo?... Senti, sei davvero un uomo sorprendente... S, lo hai detto, ma non credevo che l'avresti presa cos sul serio... Figurati la curiosit che ho di lui. Ho immaginato qualche cosa quando qui in albergo mi hanno chiamata contessa... Sicuro che mi piaciuto... Bene; ti aspetto. Sono ansiosa. (Riattacca il ricevitore. Chiama). Giulia.

Giulia - (entra da sinistra).

Edith - Sentite, Giulia: il signor Cortin sta .per venire.. Mentre qui, non lascerete entrare nessuno. Dite alla telefonista che se qualcuno chiama, dia la comunicazione a voi. Che cos'! quello? (Indica un biglietto che Giulia ha in mano).

Giulia - Un biglietto per le regate, per ili pomeriggio di domani. L'ha mandato su il portiere. Sono regate che fanno gli studenti. Come quelle che si fanno ad Oxford.

Edith - E il signor Roberto?

Giulia - E' arrivato.

Edith - Col treno seguente al nostro?

Giulia - Come sempre... Ha la stanza qui sopra. E' molto nervoso.

Edith - Bene, figliuola. Se viene gi, ditegli che torni pi tardi; ho visite. Ora... potete andare.

Giulia - Scusi, signora... non potrebbe darmi una piccola spiegazione? Quando siamo arrivate il portiere l'ha interpellata come signora contessa . E sul libro dei forestieri era! gi segnato c< contessa Ghuy .

Edith - Avete, ragione, Giulia. Siete con me da un anno e non potete saper molto della mia vita. Finch ho avuto l'intenzione di divorziare, ho preferito servirmi del mio nome d'arte. Ma ora mio marito e io ci siamo riconciliati, Giulia. Non divorziamo pi. Perci por-to nuovamente il suo nome. Ecco tutto.

Giulia - Grazie, signora contessa. Dio, come son contenta che la signora contessa sia mio. vamente felice. (Le bacia la mano). Devo disfaro tutti i bagagli?

Edith - Solo l'occorrente per un paio di giorni. Domattina visiteremo il castello per vedere a che punto sono i lavori di riattamento. Finora l'ho soltanto visto da qui. (Guarda fuori). Una magnifica posizione. Sono molto contenta che si sia riusciti a portarglielo via sotto al naso, a quel barone. Ma ad ogni modo, ci vorranno ancora due o tre rnesi, prima di poterlo abitare. Allora, per... avrete una promozione, Giulia. La ricompensa della vostra fedelt. Da cameriera, passerete a essere governante del castello.

Giulia - (le bacia nuovamente la mano) Grazie, signora.

(Bussano).

Edith - Potete andare, figliola. (Giulia esce a sinistra). Avanti.

Cortin - (entra. Ha in mano una bella valigia di cuoio giallo, di gran formato. Sulla valigia, monogramma e corona di conte. Posa la valigia) Buona sera.

Edith - (lo bacia) Buona sera, babbo. Dove eri alle sei, quando sono arrivata?

Cortin - Ero andato a vedere il tuo castello. Muratori e imbianchini sono a met del loro lavoro. Fra un paio di mesi potrai abitarlo. Non prima. Ma sar veramente bello.

Edith - Guarda com' romantico, visto da qui.

Cortin - Magnifico.

(Entrambi guardano il castello dalla finestra).

Edith - Prendi una tazza di t?

Cortin - Pi tardi, pi tardi, figlia mia, Grazie. Ho dunque pensato che la miglior cosa sia cominciare la nuova vita proprio qui dove vivrai con tuo marito. (Prende la valigia).

Edith - Che cos' quello?

Cortin - E' qui.

Edith - Chi? Lui?

Cortin - Tuo marit, mia cara figliola. Come lo vedi. N pi ne meno. E' tutto qui.

Edith - Parli sul serio?

Cortin - E come! Ho promesso e mantengo la mia promessa. Qui c' il marito di cui ti son debitore.

Edith - Non capisco. Una valigia?

Cortin - Lui adesso in viaggio - diciamo - con una spedizione venatoria e cinematografica nell'America deL Sud. Naturalmente, non porta seco nelle foreste vergini le carte a cui tiene, i ricordi, le carabattole preferite. Le manda per mio mezzo a sua moglie, perch le tenga in custodia. E' tutto qui. H risultato del mio lavoro. Tutto l'uomo. In persona. (Indica la valigia).

Edith - Mi fai quasi paura.

Cortin - E' qui. Il conte. Il marito.

Edith - Dio mio... Fammi vedere, presto!

Cortin - (solleva la valigia) Aspetta: la cosa non tanto semplice. Prima posiamo Sua Eccellenza sulla tavola.

Edith - Eccellenza?

Cortin - S.

Edith - Perch?

Cortin - E' stato Ambasciatore.

Edith - Dove?

Cortin - Aspetta, aspetta: non essere impaziente. (Va alla porta).

Edith - Che fai?

Cortin - Chiudo la porta. (Indica l'altra porta) Da qui non pu venire nessuno?

Edith - No.

Cortin - (ha chiuso a chiave la porta; va alla valigia e la apre solennemente con una chiave).

Edith - Vi qualche cosa che non capisco. Il direttore dell'albergo mi ha detto che prima di sera sarebbe stata libera anche la stanza per mio marito. Che significa questo?

Cortin - Questo, figliola mia, rappresenta la prima base di tuo marito. La costruzione del conte. Ieri ho fissato telegraficamente una stanza per lui. Deve cominciare a esistere in questa piccola citt. Domani disdiremo la sua camera. Non pu pi venire . Ma fino a quel momento, tutti avranno saputo della sua esistenza. (Prende dalla valigia una piccola busta da documenti e la posa sulla tavola).

Edith - (guarda nella valigia) Quante cose misteriose... Comincio ad avere il batticuore; son cos agitata... In quella busta sono i suoi documenti?

Cortin - Qualche cosa del genere. E qui c' un suo pigiama. (Tira fuori un pigiama, lo mostra).

Edith - Un bel colore, e ottima stoffa. Mio marito ha buon gusto.

Cortin - Gli ho consigliato io di comprarlo. (Posa il pigiama sulla tavola).

Edith - Non mi hai ancora detto come si chiama.

Cortin - Conte Ghuy. G, H, U, Y, E'!

Edith - Perch ha un nome cos complicato?

Cortin - Perch non si possa pronunciarlo facilmente. Senza dubbio, occorre che tu ti ci eserciti.

Edith - Ghuy, Ghuy... Dove hai trovato questo nome?

Cortin - Ho gettato in un cappello un certo numero di lettere dell'alfabeto e ne ho tirate fuori cinque. Con queste ho messo assieme il nome. Mi pare abbastanza buono.

Edith - Anche a me. Ghuy, Ghuy.

Cortin - Ecco i suoi pi cari ricordi. Il suo ritratto in una cornice d'oro. (Lo mostra).

Edith - Lattante?

Cortin - D sei mesi. A quell'et tutti i bambini ei assomigliano.

Edith - Bellino! Che aspetto vivace!

Cortin - Anche adesso molto vivace. (Posa il ritratto).

Edith - E questo?

Cortin - Piccoli modesti, ricordi familiari. La sua prima scarpina, inargentata per farla conservare. (La mostra).

Edith - Dio, che cosa carina! Commovente!

Cortin - Trattieni le tue lagrime, figliola. (Posa la scarpina, prende dalla valigia un altro oggetto) Questi sono...

Edith - Perle!

Cortin - No, figliola. Guarda: si possono portare come ciondolo a un braccialetto* o alla catena dell'orologio. I suoi due primi dentini, montati in oro.

Edith - Deliziosi! E questo?

Cortin - Un bubbolino; anche questo, ricordo delia prima infanzia. Andiamo avanti.

Edith - E a che scopo tutto ci?

Cortin - Sono tutti cosidetti oggetti personali. Intimi. Ricordi. Le piccole prove di una vita. Esistenza! Esistenza! Non occorrono soltanto i documenti. Non puoi, dire continuamente: Questo l'atto di nascita di mio marito ; ma puoi sempre dire ai' tuoi ospiti : Guardate, i primi dentini del mio diletto consorte! . A ogni modo, per, c' anche Fatto di nascita. (Lo posa sulla tavola) Nato a Rio de Janeiro., dove la sua famiglia si stabilita da moltissimi anni.

Edith - Nato quando?

Cortin - Quando vuoi.

Edith - Documento falso?

Cortin - No. Composto a Rio de Janeiro e debitamente autenticato. Senza data. Dunque, abbiamo visto la sua infanzia. Andiamo avanti. Questi sono i suoi capelli : (mostrando) cio, il suo pettine e la spazzola. D'argento, col monogramma. Nella stanza da bagno del signore devono esservi il suo pettine, la sua spazzola, tutti i suoi oggetti di teletta. Mostrando il castello agli ospiti, tu dici. leggermente... . Questa la stanza da bagno di mio marito... i suoi oggetti... . (Mostra altre cose) E questo il suo volto: sapone da barba, rasoio, crema, pennello, un pezzo di allume, cipria e lozione per il viso.

Edith - E' vanitoso?

Cortin - No; ma d importanza al fisico. All'unica cosa che non ha.

Edith - In breve, un pedante.

Cortin - Lo giudichi con spirito critico.

Edith - E dimmi: geloso?

Cortin - Straordinario, come lo conosci bene! Molto geloso!

Edith - E' quello di cui fio bisogno.

Cortin - Sempre per quel figlio di famiglia... educato cos severamente?

Edith - Sempre.

Cortin - Ami quel ragazzo?

Edith - Purtroppo, s.

Cortin - E non sei felice?

Edith - No. Abbiamo... quella che si chiama una relazione platonica. Egli ha una concezione dell'amore e del matrimonio straordina-' riamente ingenua. Ne ho molto riso... e... questo buffo... ne ho anche uri pochino pianto. Non voglio amarlo cos... come una cocotte. Da quando sa di mio marito, come pazzo. Mi eorso dietro anche qui.

Cortin - S? Allora oggi stesso tuo marito far vedere ohe cosa significa esser geloso!

Edith - (contenta) S? E come? In che modo?

Cortin - Pazienza: stato provveduto; a tutto. (Mostra altri oggetti) Queste sono le sue decorazioni. (Le posa sulla tavola) La Gran Croce di Spagna. La Commenda italiana. L'Ordine di San Sava di Serbia. Tutte da mettere in una vetrina, proprio sul davanti, perch si vedano bene. Quando qualcuno le ammira, tu dici con lieve orgoglio: Queste, caro barone - o cara baronessa - sono le decorazioni di mio marito .

Edith - Belle. E... il conte ha anche uno] stemma?

Cortin - S, l'ho gi ordinato.

Edith - Com'?

Cortin - Campo azzurro... sul quale c' un vecchio che mentisce... (Prende un pacchetto) Questa la sua raccolta di spuntature di sigaro. Ogni aristocratico ha una qualche mania, raccoglie qualche cosa di idiota. Lui : spuntature. (Posa il pacchetto; mostra una scatoletta). Questi sono bottoni da polso e da petto per la marsina. Il cameriere deve pulirli. (Mostrando) Questa la sua testa. Il suo tubino. Per appenderlo in anticamera. Perch il cameriere abbia qualche altra cosa da pulire e... perch quando gli ospiti se ne vanno e tu li accompagni, possa mostrare... cos, di sfuggita... il eappello e dire scherzando: Gi, nelle foreste vergini non ha bisogno del cappello duro . Non molto spiritoso, ma... ha il sapore della vita. Questi (mostra) sono i suoi piedi.

Edith - Pantofole di pelle lucida. Molto buon gusto. (Le accarezza).

Cortin - (mostra un pacchetto) Queste sono carte. Le guarderai con comodo. Te ne mostro solo qualcuna. Copie di lettere che egli ha scritto a personalit eminenti. Per esempio: una lettera a Briand. (Mostra la lettera) Mio caro Aristide . Una lettera a Bronislaw Huber-mann: Caro Broni . Una preghiera a Hin-denburg: Caro zio Paolo. Le lettere originali sono veramente state spedite. Raccomandate: ecco le ricevute della posta. (Le mostra).

Edith - E che cosa ne hanno detto quei signori?

Cortin - Non mi sono curato di saperlo.

Edith - E questa rivista?

Cortin - C' dentro un suo articolo. (Mostra alcune pagine).

Edith - Naturalmente, lo hai scritto tu.

Cortin - Infatti. Ho fatto pubblicare l'articolo con la sua firma in questa, che una rivista sportiva molto diffusa. I nuovi metodi per la caccia grossa . Un articolo simpatico, pieno di indulgenza e di un senso di protezione per gli animali. Pacifista nel vero senso della parola. In esso si bandisce un nuovo concetto per la caccia: il pacifismo zoologico. Che ha scatenato vive discussioni nei giornali del ramo.

Edith - E a che scopo?

Cortin - Questa la sua anima. Perch egli ha anche un'anima. Non occorrono soltanto pettine, spazzola e decorazioni. Questa qui anima e cultura. Snobismo. Cretinerie culturali. Senza di queste, non esiste un vero nobile. Eccotene alcune copie.

Edith - Si possono prestare al parroco.

Cortin - Giustissimo. Dunque: cominci a vedere i contorni del conte?

Edith - Distintamente.

Cortin - (mostra delle carte) Questa roba dei tempi della scuola. (Mostra una, foto) Un gruppo: gli allievi del primo anno di liceo.

Edith - Qual'?

Cortin - Uno qualunque. Perci ve ne sono 60. (Un altro foglio) Questo il verbale di un duello che ha avuto in Francia. Alla sciabola, con uno schermitore. Lo ha ferito al viso. (Foto) Questi sono i suoi due cavalli, da corsa che si trovano in Inghilterra, nella scuderia di un allevatore.

Edith - Veri?

Cortin - Veri. Li ho comprati e li ho messi l in pensione; alla fine del mese avrai il conto e lo pagherai, (Un pacchetto di lettere) Lettere di donne. Questo il suo cuore. Perch ha anche un cuore. Lettere d'amore. Le ho ricevute io trent'anni fa. Gliele cedo. Sono cos ardenti clie tutta la valigia ne brucia. Naturalmente, in quell'epoca non ti conosceva.

Edith - Lo spero anch'io.

Cortin - (mstra delle tessere) Tessere di Associazioni diverse. Automobil Club di quattro paesi. Kennel Club di Francofone. Circolo di Alta Coltura di Vienna. Pen Club di Londra. E cos via. Bada di pagare regolarmente le quote sociali. (Mostra un ritratto) Una fotografia della Massary. Con dedica autografa a te. Alla bella contessa Ghuy .

Edith - Come mi conosce?

Cortin - Non ti conosce affatto. Sono andato da lei, mi son presentato, l'ho pregata gentilmente; non ha potuto dirmi di no. La metterai sulla tua scrivania. O sul pianoforte. (Un cartoncino) Delega generale per te, per poter ritirare invi raccomandati alla posta. Non si sa mai. (Un giornale) Un giornale tedesco che si pubblica in Brasile: in prima pagina la lunga narrazione di una disputa che ha avuto luogo in un locale notturno; il conte ha picchiato in malo modo un pugilatore professionista. Ho portato io stesso il fatto di cronaca al giornale. E poich si trattava di un fatto sensazionale, mi hanno anche dato dei quattrini.

Edith - A che scopo?

Cortin - Perch sia temuto. Questi sono i suoi muscoli. Cos si sa che con lui c' poco da scherzare.

Edith - Quanti anni?

Cortin - Cinquanta.

Edith - - Non mi piace.

Cortin - Mi pare che la cosa non abbia importanza.

Edith - Non vero. Se Dio mi d lunga vita, che cosa far quando avr 60 anni? Non potr mica dire che lui ne ha 110.

Cortin - Hai ragione. (Prende nota) Trenta-cinque anni. Va bene?

Edith - Va bene. (Prende un ritratto nella valigia) Di chi questo ritratto?

Cortin - Metterai anche questo sulla tua scrivania. Sua madre. Tua suocera. Con dedica: Alla mia carissima nuora. Mamma Ghuy .

Edith - Una bella vecchia. Distinta.

Cortin - Non te la ricordi? Era cuoca in casa nostra, quando tu eri piccola. (Carte) Questi sono due conti in banca. Ha depositato qualche centinaio di franchi in due banche svizzere. E questa la sua firma.

Edith - Denaro in banca? Perch?

Cortin - Diamine! Conto corrente! Esistenza! Stampati che arrivano! Conti di liquidazione, avvisi! Posta! Lavoro per il procaccia! Molta corrispondenza in un piccolo ufficio postale. Chiacchiere, commenti, pettegolezzi! L'impiegata dir il signor conte riceve centinaia di lettere! . Il vicino lo racconter al CircolOj al caff... Posta, lettere, esistenza! E il cameriere, in casa, verr col vassoio d'argento: La posta del signor conte! . E all'ora di colazione c' la posta del mattino! E la sera c' l'altra distribuzione! Tutte queste cose isolatamente sembrano niente; ma messe insieme sono centinaia e centinaia di piccole radici con le quali una persona si abbarbica ai suolo di questo paese e qui germoglia e fiorisce. (Un foglio) E questo il suo testamento. Con qualche simpatico legato di beneficenza. (Indicando la valigia) L dentro sono ancora parecchie cose; ma per il momento credo che basti.

Edith - Fantastico.

Cortin - Sei contenta?

Edith - Contenta? Sono sbalordita, babbo!

Cortin - Ora rimane per una questione importante ma penosa.

Edith - Penosa?

Cortin - Per me. Parliamo con sincerit. Devo metterti al sicuro per il caso che io ti tradisca.

Edith - Tu... tradirmi?

Cortin - E chi altri lo potrebbe? Io sono il solo che conosce questo segreto.

Edith - Un pensiero terribile. Sei pazzo?

Cortin - No. Ma sono molto pratico e so che non bisogna fidarsi di nessuno al mondo.

Edith - Ma babbo...

Cortin - Taci, figlia mia. (Mostra un foglio) Prendi questo documento. Esso ti protegge contro di me.

Edith - (legge) Manicomio Provinciale della citt di Parigi .

Cortin - Il mese scorso, a Parigi, ho simulato la pazzia e mi son fatto chiudere nel manicomio. L per due settimane non ho fatto altro che urlare continuamente : Il marito di mia figlia, il conte Ghuy, non esiste; l'ho inventato io! .

Edith - Perch hai fatto questo?

Cortin - Quando sono stato dimesso, mi hanno dato un certificato nel quale si dichiara che sono ammalato di mente e ossessionato dall'idea fissa che tuo marito non esiste. Certificato ufficiale. Lo conserverai. Se un giorno io tentassi di tradirti, non avrai che da mostrare questo documento.

Edith - Babbo, so che non farai una cosa simile... ma ora avrei una voglia matta di baciarti le mani.

Cortin - Fa' pure. Ma non perdere il certi- F ficaio. Dunque, sta' attenta. (Indica gli oggetti che sono sulla tavola) Qui abbiamo quest'essere vivente. Se non ti piace, gettiamo tutto via e il conte Ghuy cessa di esistere. Ma se ti piace, eccolo : tuo, ti appartiene, puoi sposarlo. Dunque? Lo vuoi?

Edith - Sicuro che lo voglio! Caro babbo! (Gli getta le braccia al collo) Come potrei non volerlo?

Cortin - Allora, se lo vuoi (trae di tasca um carta) ecco il tuo certificato di matrimonio. Ef per non dimenticar nulla, l'anello nuziale. (Le infila al dito un anello) Siate felici.

Edith - (ride).

Cortin - (la guarda in viso) Cos'? Una lagrima?

Edith - (ridendo) In quest'occasione si piange sempre, caro babbo. (Si asciuga gli occhi).

Cortin - (va lla porta, la riapre) Ho terminato il mio lavoro. Ora pu venire chiunque. (Volgendosi verso la tavola) E tu, mio caro genero, conte Ghuy, puoi cominciare a vivere.!! (Siede, si accende una sigaretta. Bussano fortem alla porta) Avanti! (Entra il portiere).

Il portiere - Un telegramma per la signora contessa. (Via).

Edith - (legge) So che civetti con tale Roberto. Bada bene onore tuo marito se mi tradisci ti uccido stop - Affezionato marito Ghuy .

Cortin - Incomincia gi a vivere!

Edith - E con che energia!

Cortin - Ho dato altre disposizioni di questo genere; vedrai come sono utili. (Bussano).

Edith - Speriamo che non sia di nuovo lui. Avanti!

Il cameriere - (entrando) Il signor direttore dell'albergo prega la signora Contessa di avere la bont di riceverlo.

Edith - Si accomodi. (Il cameriere apre la porta; il direttore entra. Il cameriere esce).

Il direttore - I miei rispetti, signora contessa.

Edith - Buona sera. Accomodatevi, vi prego.

Il direttore - Grazie; mi trattengo solo un minuto. (Molto agitato) Siamo nella massima agitazione, signora contessa.

Edith - Perch?

Il direttore - A causa del signor conte...

Edith - Che diamine dite!?

Il direttore - Veramente colpa mia. A-vendomi il signor conte telegrafato di fissargli una stanza, ho riservato per lui il salone n. 4, la migliore, bench questo sia da anni riservato al signor Weselowsky, presidente della Banca. Ora, qual' la disdetta? Che il signor Weselowsky arrivato or ora ed esige la sua stanza. (Si sente gridare nel corridoio) Sente, signora contessa? Un signore vecchio, piccolo, magro, ed urla in questo modo. Come una donna isterica. Per avere la sua stanza.

Edith - E' terribile! (Balza in piedi).

Cortin - Calma, contessa. (Altre grida in corridoio).

Il direttore - Son disperato. Sente, signora contessa? Che cosa posso fare? Minaccia di accopparmi!

Edith - (agitata) Oh! Accopparvi?

Il direttore - La prego, contessa, non si agiti... (Va alla porta. Presta ascolto).

La voce che urla - (di dentro) Che me ne importa! Conte o non conte, voglio la mia camera!

Un'altra voce - Ma signor presidente! Qui, in corridoio!

La voce di prima - Non me ne importa niente! E' una bella impertinenza!

Edith - Ah, questo non possiamo sopportarlo!

Il direttore - (apre la porta, rimane al di fuori della soglia, ma sempre visibile) La prego, signor presidente... Almeno qui, dinanzi al salotto della contessa... abbia la compiacenza...

La voce - Non ho nessuna compiacenza! Gliela far veders e questo conte! Se lo trovo nella mia stanza, lo caccio a pedate!

Edith - (molto agitata) Ma questo ...

Cortin - Calma! (Prende dalla valigia un paio di enormi guanti da pugilato; va a parlare col direttore uscendo nel corridoio ma rimanendo visibile) Ecco, direttore... i guanti da pugilato del conte... da far riparare, come vi ho gi detto... (D i guanti. Toma indietro. Ascolta),

(/ corridoio, silenzio improvviso),

Cortin - (piano) Ebbene?

Il direttore - (da fuori) E' andato via.

Cortin - Ora potete ridarmeli. (Chiude la porta, getta i guanti nuovamente nella valigia).

Edith - E' stata una cosa poco piacevole.

Cortin - Capiteranno ancora parecchie cose poco piacevoli, figlia mia. Tuo marito non un angelo. E' un uomo. Ma vedi, intanto, come vive? Sono orgoglioso di lui. E' gi uomo, poich ha gi un nemico. (Entra Giulia da sinistrai.

Giulia - E' permesso?

Edith - Venite pure. Che c'?

Giulia - La posta, Riviste per il signor conte, (Le posa).

Edith - Il signor Roberto non venuto?

Giulia - Oh s. E' gi venuto due volte. Pi tardi tenter nuovamente. (// telefono trilla. Prenda il ricevitore) Pronto?... (Ascolta; poi a Edith) Il portiere dice... ha gi dato un biglietto per le regate di domani e vuol sapere se deve riservarne uno anche per il signor conte.

Cortin - Meglio di. s, per ogni caso. E in linea di massima: riservare sempre!

Giulia - (al telefono) S. Riservatelo. (Via).

Cortin - Bene! Ha dei biglietti, ha una buona reputazione, ha un nemico!

Edith - Due nemici!

Cortin - Chi il secondo?

Edith - Non te l'ho detto, per paura che tu ti arrabbiassi... ma visto che ti fa tanto piacere che egli abbia dei nemici...

Cortin - Si capisce! Sono la prova che un uomo importante.

Edith - CJn certo barone Amary, che abita in questo paese, voleva comprare il castello. Te l'ho gi raccontato. Ma il mio avvocato ha offerto di pi. E il barone adesso furente.

Cortin - Bravo! Evviva il barone Amary, il secondo nemico! Presidente Weselowsky, barone Amary! Son due! E ben presto avremo anche il terzo!

Edith - Un terzo? Chi?

Cortin - Il pi grande di tutti: il gigno; Roberto, il tuo adoratore. Quello che ti segue dovunque.

Edith - Anche adesso qui. E' arrivalo col treno seguente al mio.

Cortin - Perch non con lo stesso?

Edith - Perch non gliel'ho permesso. Iera dovevo ancora aver cura della mia reputazione perch non ero maritata. (Bussano).

Il cameriere - (entra, spingendo un tavolino: da t a rotelle) Il t.

Cortin - Perch tre tazze?

Il cameriere - La signora contessa, il signor avvocato e il signor conte.

Cortin - Giustissimo. Lo sapevo, ma ho domandato cos, per dire. Siete un bravo cameriere. (Il cameriere esce).

Edith - Ora ha anche una tazza. Sai, babbo, ne hai fatto proprio un essere vivente. (Prendet L lu teiera) Sai che cosa penso? Versiamogli anche un (po' di t; chi sa che non lo beva!

Cortin - Ora la prima cosa...

Edith - Scusa se ti interrompo. La prima; cosa ... (riempie un assegno, lo stacca dal libretto) consegnare al borgomastro un assegno di 1000 dollari per i poveri della citt, a nome del conte. Insieme all'assegno, il conte mander una bella lettera, che dir press'a poco cos Da studente ho preso parte parecchie volte alle regate che si svolgono in estate in questa graziosa citt. Ora che mi ritiro insieme a mia moglie nella nostra nuova casa come in una patria di elezione, invio ai poveri questa somma ecc. ecc. . Non vero che il conte un uomo furbo?

Cortin - (prendendo nota) No. Ha una moglie furba, di cui segue i consigli. Questo simpatico e umano. (Contento) Il conte vive! E come vive! Sua moglie se lo rigira gi come vuole...

Edith - Non me lo rigiro affatto. Lascio che si rigiri, da s. Tu hai cominciato a farlo, io continuo. Ecco l'assegno. (Glielo d).

Cortin - (lo prende) A proposito di assegni... Devi riempirne un altro. Di 24.000 fran-fl chi.

Edith - Perch?

Cortin - (trae di tasca alcune carte) Ecco il conti della banca... son tutti... Il conte Ghuy... ha perso alla Borsa di Parigi 24.000 franchi.

Edith - Ha giocato in Borsa?

Cortin - S. Ha incaricato me. Ho eseguito i suoi ordini. Ecco tutti i conti della banca... tutti intestati a lui.

Edith - (scrve un altro assegno) Vva troppo, vive troppo. Per favore, babbo... non voglio che egli giochi pi in borsa. Glielo proibisco severamente. (Porge l'assegno a Cortin. Osserva in silenzio gli oggetti che sono sulla tavola).

Cortin - (ripone l'assegno) Hai ragione: in fatto di quattrini l'amico un po' leggero... Beh, lo vedi dinanzi a te?

Edith - Lo vedo distintamente. Alto, molto magro

Cortin - Precisamente. Un cacciatore di belve!

Edith - Capelli neri, volto ossuto, carnagione scura, da creolo, occhi che brillano selvaggiamente...

Cortin - Assolutamente... il suo ritratto!

Giulia - (entrando, annuncia) Il signor Roberto.

Edith - Fate entrare. (Giulia via).

Roberto - (entrando) I miei omaggi. (A Cortin, ironico) Siete nuovamente qui, caro signore?

Cortin - Sono nuovamente qui, sebbene - a quanto pare - ci non abbia il vostro consenso entusiastico.

Edith - Se non vi piace trovarvi insieme, vi pregher di venire a farmi visita domani nel pomeriggio. (A Cortin che si dispone ad andar via) Dove andate?

Cortin - A sistemare la faccenda della camera numero 4. Bisogna che quando il conte arriva, tutto sia in regola. (Via).

Edith - (a Roberto) Si pu sapere che diamine avete?

Roberto - Non posso sopportarlo. Non posso resistere. Ho saputo che vostro marito sta per giungere. Domani. O forse stasera.

Edith - Ebbene?

Roberto - Perch viene?

Edith - Viene per un sol giorno, per salutarmi prima di intraprendere il suo viaggio nell'America del Sud.

Roberto - Vuol dire che vi siete definitivamente riconciliati. Infatti, portate nuovamente il suo nome. E ora, ecco che il signor conte arriva. Per prender commiato. Di giorno. E di notte.

Edith - Vi prego...!

Roberto - E ieri... ancora ieri, alla stazione, mi avete detto che incominciate ad amarmi.

Edith - Una cosa esclude l'altra?

Roberto - In fin dei conti, che cosa vi lega a quest'uomo? Se non loamate! Il suo denaro?

Ebith - No davvero! Ma egli mi ama.

Roberto - Ed un legame, questo?

Edith - Mi ama e non vuol divorziare. Aspetta di avermi riconquistata.

Roberto - Finch vivo, non vi riconquister. (Guarda gli oggetti sulla tavola) A chi appartiene questa roba?

Edith - E' una valigia di mio marito. Piccolezze alle quali tiene... Mi ha mandato le sue cose e suoi documenti. Ne avr cura fino al suo ritorno dalla spedizione.

Roberto - Anche la valigia ha portato quel maledetto avvocato!

Edith - Che razza di espressioni son queste?

Roberto - (prende la giacca del pigiama) Finalmente posso conoscere il felice mortale... (Spiega la giacca con le due mani) Il felice mortale piccolo e grosso... Guardate! Grasso, tozzo... (prende i calzoni) e con le gambe corte.

Cortin - (rientrando) Ricostruite dagli abiti il proprietario?

Roberto - Faccio conoscenza con lui. (Con la spazzola in mano) Un capello biondo. Dunque non solo corpulento, ma anche biondo. Un uomo piccolo, grasso, biondo. E un capello grigio. Dunque gi brizzolato. (Si mette il tubino, gli arriva alle orecchie) Ha un cranio enorme. (Prende le pantofole) E dei piedini da donna! Vernice nera con fodera di velluto rosso. L'uomo piccolo grasso e biondo anche vanitoso. (Prende la boccetta di profumo) Profumo! Molle ed effeminato. Certo un viso tondo e roseo... Com' caratteristica questa valigia! Vedo quest'uomo dinanzi a me... I suoi occhi acquosi, d'un azzurro chiaro; sento la sua mano grassoccia e inconsistente...

Cortin - (gli d un giornale) Leggete il ti-tolo.

Roberto - (legge) ce II Conte Ghuy dopo uno scambio di parole vivaci atterra con un pugno il campione pugilista Z., nel Bar del Cigno verde .

Cortin - C' un sottotitolo.

Roberto - Le condizioni del campione sono gravissime .

Cortin - Ecco. Grazie. (Riprende il giornale).

Edith - (dall'altra parte, gli porge il telegramma) E ora leggete questo.

Roberto - (legge) So che civetti con iale Roberto, Bada bene onore tuo marito se mi tradisci ti uccido stop .

Edith - Grazie. (Gli riprende il telegramma).

Cortin - (prende nuovamente i guanti da pugilato dalla valigia e li posa uno accanto all'altro sulla tavola) Piccolo, grasso, biondo, effeminato.

Roeerto - Io... non ho paura di nessuno al mondo.

Cortin - Ma neanche lui, mio caro ragazzo! (Prende la valigia, la porta fuori. Sulla tavola rimangono gli oggetti mostrati prima).

Roberto - (deciso) Ho da rivolgervi un'ultima domanda. Le mie sorelle mi scrivono...

Edith - Di nuovo la famiglia?

Roberto - S. Sempre. Non ridete di me. Dove dovrei rifugiarmi? Gli altri vanno nei bar e si ubbriacano. Io scrivo delle lunghe lettere alle miesorelle.

Edith - Bravo bambino. Beh, e le sorelle?

Roberto - Mi chiedono per quanto tempo mi lascer ancora tormentare da voi.

Edith - E la nonnina che cosa scrive?

Roberto - Scrive... (Trae una lettera di tasca, legge:)... Questa donna non sa che farsene di te. Gioca con te e col tuo amore; questo le serve per stimolare suo marito . (La sua voce si spezza; si curva a baciarle la mano).

Edith - Non vero. Il vostro amore mi piace. Siete un buon ragazzo; tenero e commovente. (Si curva su lui; le loro labbra si uniscono in un bacio) E ora va'! Va'!

Roberto - S.on felice... felice! (Molto eccitato) Edith, divento pazzo al pensiero che a questo primo bacio... ne seguiranno milioni... senza respiro... Quando ti vedo?

Edith - (piano) Ora va'... e vieni a prendermi alle dieci... Portami lontano, in automobile... lontano, lontano... Mangeremo in qualche luogo... E poi verr da te... con te... dove vorrai! Ma ora va'! Va'! (Gli porge la mano).

Roberto - Ma se durante la notte... arriva tuo marito?

Edith - (mette il dito in croce sulle labbra, indica gli oggetti sulla tavola) Ssst! Potrebbe udirci! (Mormorando) Non ti preoccupare di lui. Gli inventer qualche cosa. Va', amore!

Roberto - Dio, che cosa faccio fino alle dieci?

Edith - Scrivi alle sorelline.

Roberto - Ora? No, no. Mander un telegramma. (Le bacia la mano ed esce con impeto).

(Una pausa. Entra Cortin).

Cortin - Dunque a rivederci figliuola.

Edith - Parti?

Cortin - Si. Il mio lavoro terminato. Il conte entrato nel cammino della vita. Ora continuer da solo. Non c' pi bisogno di guidarlo. Ha gi perfino il terzo nemico. Per il primo giorno, mi pare che basti.

Edith - Mi fa tanta pena quel giovanotto. Ma fino a ora non potevo dargli nessuna spe- E ranza. Nel mio interesse, non potevo. Finalmente, ora mi sento libera. Sono una donna maritata. (Pausa) Dov' il conte?

Cortin - Una met nella tua camera da letto. Ora porto dentro anche l'altra met. Sente di essere superfluo: quindi si ritira. E' un marito ideale.

Edith - Non ancora. Ma lo sar. Stasera stessa sar... un vero marito.

Cortin - Come? Che cosa? Mi fai paura!

Edith - Un vero marito!... Senti, mio caro... a te, mio vecchio amico e camerata, posso ben dirlo... sar un vero marito... perch stasera lo tradir. (Una pausa) In fondo, terribile il modo in cui abusiamo di lui. Lo sfruttiamo, lo umiliamo, lo inganniamo... Non sii arrabbier, una volta o l'altra?

Cortin - Sei superstiziosa?

Edith - Ho l'idea che da un momento all'altro possa adirarsi e vendicarsi. Comincio ad aver paura di lui. E' gi talmente vivo, che non mi stupirebbe se in un dato momento... (A mmutolisce).

Cortin - So ci che vuoi dire: che pu bussare alla porta.

Edith - No, non proprio questo...

(Si sente bussare energicamente. I due scambiano uno sguardo spaventato. Piccola pausa).

Cortin - Avanti!

Il Portiere - (entra, portando un fascio di fiori in un vaso) Manda il fioraio. (Posa il vaso) Ordinati telegraficamente dal Conte GIiuy. (D un telegramma ed esce).

Edith - (legge il telegramma) Alla mia cara mogliettina fedele! . No, babbo. Non c' da aver paura di lui. Hai ragione: un marito ideale! (Accarezza i fiori con ambo le mani, teneramente).

Cortin - (prende su i quattro angoli del tappeto con le cose che vi son dentro, raccogliendole come un fardello, che si mette sulla spalla) E come tale sa benissimo che cosa deve fare adesso. Ti dice buona notte e va a dormire. (Esce da, sinistra col fardelletto).

FINE DEL SECONDO ATTO

TERZO ATTO

La piccola hall del castello. Alle pareti alcuni ritratti di antenati. Edith prende il t. Dinanzi a lei Giulia che la serve.

Edith - Son venuti tutti quelli che ho chiamato per oggi?

Giulia - Credo ohe vi siano tutti. Finora ne son venuti cinque.

Edith - Dove aspettano?

Giulia - Nel salottino. A che ora pu esser qui il signor avvocato?

Edith - Il treno dovrebbe arrivare circa a quest'ora... Il signor Cortili scende all'albergo. Telefonate, per ogni caso, che prego il dottore di venire qui appena arrivato. Che cos' questo? Un giornale? Vi ancora qualche cosa?

Giulia - Un'altro ignobile attacco contro il signor conte. (Legge) ...questo libertino internazionale che grazie al suo denaro... viene a insinuarsi nella nostra cittadina... .

Edith - Lasciate, non voglio ascoltare. Ora viene il signor avvocato e metter le cose a posto.

Giulia - E' veramente ora di farlo, signora contessa. Da due settimane che siamo in questo castello, non abbiamo avuto un giorno di tranquiilit. Ed sempre peggio. Nelle notti acorsa hanno sparato due volto contro il nostro cane.

Edith - Chi stato?

Giulia - Il cameriere ha fatto la guardia stanotte in giardino. Dice che stato un servo del barone Amary. Si dice, in giro, che il barone ha dichiarato che non ci lascer in pace finche il conte non avr nuovamente venduto il castello.

Edith - Si capisce! Perch voleva comprarlo lui. (Si. sente rumore di vetri rotti).

Giulia - Sente, signora contessa?

Edith - (beve tranquillamente il t) S. Lo sento ogni giorno.

Giulia - Ogni giorno, appena fa buio, cominciando a tirar sassi contro le finestre. Perch la signora non vuole che avvertiamo' la polizia?

Edith - Perch non voglio far nulla prima dell'arrivo dell'avvocato. (Piano, confidenziale) Che notizie del signor Roberto?

Giulia - (misteriosa) La mia amica lo ha visto di nuovo a Vienna con quella famiglia inglese. La famiglia Jeffers.

Edith - Lo so.

Giulia - Mercoled ni pomeriggio andato in una pasticceria solo con la signorina Jeffers. Ora, da mezzogiorno, qui in citt, all'albergo; e un quarto d'ora fa ha telefonato' a Vienna.

Edith - Alla signorina Jeffers?

Giulia - Senza dubbio.

Edith - Grazie, Giulia. Siete la mia sola amica. Dov' il domestico? Poco fa ho suonato per chiamarlo e non venuto.

Giulia - Sta pulendo la raccolta di spuntature di sigari del signor conte.

Edith - Ditegli che smetta subito!

Giulia - Come posso fare? Quest'uomo innamorato del signor conte. Sta tutto il giorno a pulire la sua roba.

Edith - Molto bello. Ma adesso ho bisogno di lui. E' qui da due settimane e non l'ho quasi visto. E' inutile che pulisca la roba del .ignor conte. Il conte in America e per causa sua io non ho domestico.

Il Domestico - (entra portando vii vassoio carico di lettere, giornali, ecc.) C' il signor Roberto.

Edith - Fate entrare. E poi... non dovete occuparvi del conte, ma di me. Il conte in America. Lasciate dunque le sue spuntature di sigaro, quando vi sono visite.

Il Domestico - Perdoni, signora contessa, ma mi fa male al cuore trascurare tutte le belle cose del mio padrone.

Edith - Che cosavete portato?

Domestico - La posta della sera del signor conte. (La posa su un tavolino).

Edith - Va bene. Andate e introducete il signor Roberto. (Il domestico esce. A Giulia) Quest'uomo commovente.

Giulia - Non pu soffrire il signor Roberto, che veramente simpatico.

Edith - E' abbastanza concepibile, mia cara Giulia.

Roberto - (entrando) Buon giorno, signora.

Edith - Buon giorno, Roberto. Giulia, un'altra tazza di t.

Giulia - (con esagerata cordialit) Subito!

Roberto - Vi ringrazio molto, Giulia. (Giulia esce). Ditemi, per favore, che cos' quella strana accozzaglia di persone nel salottino?

Edith - Sono persone che ho convocato io. Diversi affari, che sbrigo tutti insieme. Aspetto l'avvocato Cortin; perci li ho fatti venire. Li sbrigher in blocco . Voi come state? Che c' di nuovo a Vienna?

Roberto - Edith, ho fatto una brutta scoperta. Mi spiate.

Edith - Io?

Roberto - S. Voi. E Giulia. E l'autista. Tutti. Una quantit di persone che mi sorvegliano. Non oso neanche pi telefonare dall'albergo, perch le mie conversazioni vengono ascoltate.

Edith - (si asciuga le lagrime)

Roberto - Perch piangete?

Edith - Sono molto nervosa. Scusatemi. Ma non posso pi sopportare questa caccia organizzata contro mio marito!

Roberto - Davvero sorprendente. Sono tutti furibondi contro di lui. I giornali sollevano l'intera citt. Perch?

Edith - Dio mio. Egli non ha fatto che del bene, qui; e anch'io... E ora offendono persino me...

Roberto - Senti, se proprio debbo dirtelo... non posso pi tollerare tutto ci. Non sopporto pi la vita che entrambi conduciamo. Questi nascondigli, questi sotterfugi umilianti sono un tormento per me. Noi ci amiamo e... cos non si pu andare avanti. Adattarsi a dover penetrare di notte, attraverso la finestra, nella camera di una donna alla quale mi son legato per tutta la vita! E' intollerabile!

Edith - Non facciamo frasi, Roberto. (Breve pausa) Voi volete ammogliarvi. Vi occupate seriamente della signorina Jeffers. Ora siete stato per tre giorni a Vienna, sempre in compagnia di quella famiglia.

Roberto - Ve l'ho detto che mi spiate!

Edith - S, ora sono io che vi spio. Cos tutto mutato.

GIULIA - (entra col t) L'avvocato Cortin arrivato all'albergo. E' gi in cammino per venire qui. (Esce).

Edith - Dimmi... perch vai sempre in giro con quella ragazza?

Roberto - Non vado in giro con lei. Si tratta di una grande famiglia inglese, molto distinta.

Edith - Approvata dalla nonna.

Roberto - Sicuro. E la ragazza una signorina molto seria e bene educata.

Edith - Carina?

Roberto - Molto seria.

Edith - ...Brutta?

Roberto - ...Piuttosto. Edith, bisogna che io faccia uno sforzo, altrimenti mi sento sprofondare... Sono diventato un essere debole... diciamo pure la parola, corrotto, depravato... e non vedo una via di salvezza, non una speranza. Il giorno del ritorno di vostro marito si fa sempre pi vicino. Non aspetter questa catastrofe. Brucio i ponti dietro di me. Mi... sposo... Edith, senza amore... per fuggirvi. Non riesco a figurarmi altro, con una donna, che una pura e onesta vita di famiglia. E questa... forse... la trover... un giorno o l'altro... con la fanciulla inglese. (Breve pausa}.

Edith - Un discorso elevato, morale e crudele. Il discorso di un ragazzo.

(Entra Giulia).

Giulia - L'avvocato Cortin.

(Cortin entra, bacia la mano a Edith, salutai Roberto).

Giulia - Il signor avvocato prende il t?

Cortin - No per ora, grazie.

(Giulia via).

Edith - Venite direttamente da Parigi?

Cortin - S, contessa. Appena ricevuto lai vostra lettera mi sono precipitato alla stazione. La lettera mi ha veramente spaventato. Parlate di fastidi, di contrariet...

Edith - Ora vi racconter tutto.

Cortin - Sembrate nervosa. Avete gli occhi...!

Edith - Di chi ha pianto. Potete dirlo francamente. (Cortin lancia un'occhiata a Roberto)! S, mio vecchio amico. E' per colpa sua.

Roberto - La contessa oggi sincera in modo sbalorditivo, e forse...

Edith - Non ho segreti per il mio vecchio e caro amico.

no - Putroppo io non sono nello stesso grado di intimit col signor avvocato, Perdo. natemi... ao che avete da parlare di parecchie cose. Torner verso sera, se permettete. (Fa per andare).

Edith - Vi aspetto senz'altro. Cenerete con noi.

Roberto - Grazie. A rivederci, (S'inchina ed esce).

(Breve pausa)

Cortin - Hai pianto per lui?

Edith - S.

Cortin - Dunque: grande amore.

Edith - E nostalgia... di una vita che non mi dato di poter vivere.

Cortin - E lui?

Edith - Vuole ammogliarsi.

Cortin - E' un po' forte. E che ne dice... tuo marito?

Edith - Per quanto concerne mio marito... (Rumore di verti rotti).

Cortin - Che cos'?

Edith - Appunto questo. E' il mio passatemelo di ogni sera. Tirano sassi contro le finestre. E' cosa che riguarda mio marito. Io non posso pi rimanere qui.

Cortin - Santo Dio! Che cosa successo?

Edith - Non ho voluto scrivertelo, per paura di amareggiarti... Sei cos orgoglioso di lui...

Cortin - Di chi?

Edith - Di lui... del conte.

Cortin - Ebbene? Che c'? Non si conduce bene, forse?

Edith - Si conduce in modo abbominevole. Non posso pi vivere con lui.

Cortin - Dopo tre mesi di matrimonio... non andate gi pi d'accordo?

Edith - Il conte ha commesso un'infinit di errori.

Cortin - Che diamine ha fatto?

Edith - Per esempio... ha dato 1000 dollari per i poveri della citt.

Cortin - Ma lo ha fatto...

Edith - Per mio consiglio, vero. Ma come potevo sapere, io, che qui si era alla vigilia delle elezioni?

Cortin - Che c'entrano le elezioni?

Edith - Il giornale radicale ha subito iniziato una campagna contro di lui, dicendo che egli faceva della beneficenza solo perch aveva l'intenzione di portarsi candidato. Ha detto che un libertino internazionale, un mascalzone, un cacciatore, un nobile fannullone... Tutti gli insulti possibili... Come conclusione, diceva che bisognava fare in modo che se ne andasse allInferno, al pi presto, con tutti i suoi quattrini. Ho smentito le calunnie, ma non servito a nulla. (Rumoredi vetri rotti. Entra Giulia),

Giulia - (prende un fascio di giornali) Ho segnato in tutti, con la matita rossa, quello che detto contro il signor conte.

Cortin - (legge) Il conte avventuriero sud americano... Dio sa con quali mezzi, riuscito ad avere un patrimonio... . L'Osservatore. Che giornale ?

Edith - Partito conservatore.

Cortin - Anche quelli di destra gli danno addosso?

Edith - S, perch anche loro hanno il ioio candidato. Inoltre sono capeggiati dal barone Amary... quello che...

Cortin - Che voleva comprare questo, castello.

Edith - E al quale l'ho portato via facendo un'offerta maggiore. In cambio, ifa sparare la notte contro i mei cani. Non vero, Giulia?

Giulia - Si afferma che sia il suo giardiniere che spara.

Edith - I suoi nemici lottano con ogni mezzo contro di lui. E purtroppo con successo.

Cortin - (legge) Il conte costringe sua moglie - che sarebbe altrimenti simpatica - a gesti di dubbia popolarit a buon mercato . A che cosa si riferisce questo?

Edith - Ho comprato scarpe e calze per tutti i bimbi dell'orfanotrofio. Una grande colpa, non vero?

Cortin - (legge) Il conte Ghuy, nelle cui vene scorre senza dubbio anche sangue giudaico... . (Irritato) Questo poi no. E tutto ci, perch ha regalato quei mille dollari?

Edith - Non solo per questo. Ma perch io faccio della beneficenza ed egli ha dei nemici. Credo che contro di me non abbiano nulla.

Cortin - Hanno gi fracassato molte finestre?

Edith - Molte? Il vetraio ha potuto dar marito a sua figlia.

Cortin - Brutta storia. Molto brutta.

Edith - Perci vi ho scritto. Perch veniste ad aiutarmi. Da quando son qui, sono infastidita da una quantit di persone, le quali vogliono assolutamente parlare col conte per motivi di somma importanza. Non ho voluto avere alcun rapporto con costoro. Appena sono stata sicura del vostro arrivo, li ho tutti convocati per oggi... e aspettano tutti nel salottino.

Cortin - Che cosa, vogliono?

Edith - Non lo so. Lo diranno adesso. Giulia, portate via il vassoio del t e dite al domestico che pu fare entrare le persone nell'ordine in cui sono arrivate.

Giulia - S, signora contessa. (Via col t).

Cortin - (legge) Pu dar la caccia ai leoni, non al mandato . Terribile! Ah, le citt piccole! (Prende un altro giornale) Non abbiamo bisogno che vengano degli intrusi nel castello, nel quale preferiremmo vedere un'antica famiglia del luogo . Questo certamente il barone Amary. E il tuo adoratore? Perch cos di cattivo umore?

Edith - Ce l'ha con mio marito. Poc'anzi mi ha fatto un ultimatum: o il conte o lui.

Cortin - Tuo marito riuscito molto bene a fare innamorare di te il ragazzo.

Edith - E fare innamorare me di lui. Come risolver il problema? Non facile!

(Entra il domestico).

Il Domestico - Pu entrare il primo?

Edith - S.

(Il domestico introduce l'albergatore ed esce).

L'Albergatore - ( un vecchio) Buona sera.

Cortin - Buona sera. Posso chiedervi come vi chiamate?

L'Albergatore - Mi chiamo Bauer e sono il proprietario dell'albergo del Cacciatore verde. Gi da quarant'anni.

Cortin - In che posso servirvi?

L'Albergatore - Volevo parlare col signor conte.

CortN - Il conte in Brasile. Io sono il suo avvocato. Munito di procura generale. Parlate dunque, vi prego.

L'Albergatore - Ecco... io conosco il signor conte.

Cortin - Che dite mai!

Edith - Lo conoscete personalmente?

L'Albergatore - Senza dubbio. Quando ho letto nei giornali che ha dato 1000 dollari ai poveri e che da studente ha passato qualche volta l'estate qui... prendendo parte alle regate... mi sono ricordato di lui!... Gli studenti venivano sempre da me a bere la birra. Il signor conte era un giovanotto svelto e vivace. Sono passati quindici anni.

Cortin - Avete buona memoria.

L'Albergatore - Mi ricordo di tutti i miei ospiti, da quarant'anni in qua.

Cortin - E che cosa desiderate, adesso?

L'Albergatore - Scusate... il signor conte ha lasciato un debito da me!

Cortin - Come mai?

L'Albergatore - Gli studenti diedero uni cena d'addio nel mio giardino; a un tratto venne un gran temporalone e il conte and via senza pagare. (D un foglio) 21 corone e 70.

Cortin - Interessante. E chiedete il denari adesso, dopo 15 anni?

L'Albergatore - Che volete, chi fa credito agli studenti, accorda sempre scadenze lunghissime!

Cortin - Ma, caro signor... (lo guarda interrogativo.)

L'Albergatore - Bauer.

Cortin - ...signor Bauer, come potete provare che proprio il conte rimasto vostro VJ bitore?

L'Albergatore - Come? Chiedete delle pr. ve? Da un uomo che invecchiato esercitando; la sua professione onestamente? In questo periodo di crisi commerciale?

Cortin - Sicuro; ci permettiamo di chieder-vele.

L'Albergatore - Dei signori cos ricchi? Che ricevono mucchi di lettere dalle banche? L'ufficio postale ne pieno!

Cortin - Questa un'altra questione. Voi dovete provare il vostro credito.

L'Albergatore - Ah, si vede che non siete di questi luoghi! Osate dubitare del vecchio albergatore Bauer! Del resto, se vi occorrono delle prove, posso fornirvele.

Cortin - Son curioso di vederle.

L'Albergatore - La prova semplicissima. Alla cena d'addio erano in venti; e poich! nessuno dei venti ha pagato, certo che non ha pagato neanche il conte.

Cortin - Questa s che nuova! E perch chiedete proprio 21 corone e 70?

L'Albergatore - Perch fra tutti i conti! ora il pi elevato. Ritengo che un conte abbia preso la sbornia pi grossa. E' logico. Ma perch la faccio tanto lunga? Lasciamo andare. Andr in Tribunale e vi far citare. Sicuro; voi e il signor conte, per 21 corone e 70. Il giudice conosce il vecchio Bauer e far valere il mio buon diritto. Se non volete pagare, cil vedremo in Tribunale. Buon giorno.

Cortin - Alt, alt! Dove correte?

L'Albergatore - Vado a casa.

Cortin - Aspettate. (Gli d del denaro) Mi avete convinto. Eccovi il denaro. 21,70. Con la valuta odierna, 32,50.

L'Albergatore - (prende il denaro) E gli interessi per 15 anni?

Cortin - Bravo, signor Bauer. Al 6% : 19,50. (Glieli d) Ecco.

L'Albergatore - Veramente bisognerebbe... (Ammutolisce).

Cortin - Che cosa bisognerebbe?

L'Albergatore - Che un signore cos ricco, un cavaliere come il signor conte, considerasse i suoi compagni come suoi ospiti. Gli altri 19 studenti. Certamente il signor conte lo avrebbe fatto, se non fosse venuto il temporale.

Cortin - Quanto fa in tutto?

L'Albergatore - Centoventi.

Cortin - (paga) Il signor conte invita alla cena d'addio i suoi 19 compagni, con effetto retroattivo. Non dobbiamo altro?

L'Albergatore - Non credo.

Cortin - Mi dispiace. Ma se per caso quando tornate a casa vi venisse in mente qualche altra cosa, venite pure domani. Anzi: venite pi spesso che potete. (Suona).

L'Albergatore - Se pretendo qualche cosa, posso anche assicurarvi che sono un uomo onesto, che non ha mai chiesto a nessuno un centesimo di pi di quello che gli dovuto! Dio benedetto!

(Entra il domestico).

Cortin - Un altro.

L'Albergatore - Buona notte. (Via. Il domestico esce).

Cortin - Abbiamo fatto Ghuy troppo vivo. Non avrebbe dovuto prender parte alle regate, qui, da studente. Troppo plastico; sgradevolmente plastico. (Entra il domestico).

Il domestico - Mi permetto di portare a conoscenza dei signori che l'uomo che uscito or ora di qui ha pronunciato l fuori un'espressione offensiva per il signor conte. Ho ritenuto mio dovere rendere immediatamente la pariglia.

Cortin - Come?

Il domestico - Con un ceffone.

Cortin - Bravo! Non ci. mancava altro! A chi tocca adesso?

Il domestico - Ci sono tre persone che vogliono entrare insieme.

Cortin - Entrino.

(// domestico apre la porta; le tre persone entrano, il domestico esce. I tre sono; una donna, vestita semplicemente, sulla quarantina, di aspetto piacente; suo figlio, un ragazzo di 15 anni; VAvvocato).

La donna - Felice sera. (Al figlio) Saluta, figlio mio.

Il figlio - Buona sera.

Cortin - Buona sera.

L'Avvocato - (energico, alla donna e al figlio) Sedetevi!

Cortin - Come? Che tono questo? Siete in casa vostra?

L'Avvocato - (aggressivo) No; ma se nessun altro offre loro di sedersi, glielo dico io. Sono l'avvocato Mueller, avvocato di queste due persone e redattore di un settimanale locale.

Cortin - Posso chiedere il nome della pubblicazione?

L'Avvocato - Scandali sul Danubio .

Cortin - Dev'essere un grosso fascicolo. Il Danubio lungo.

L'Avvocato - Ma la settimana breve. (Ai due che sono rimasti in piedi) Sedetevi! Non avete sentito? (/ due si siedono) Non siate cos timidi: ci sono io.

Cortn - Me ne accorgo.

L'Avvocato - Non riuscirete a confondermi, con le vostre belle maniere.

Cortin - Non ne ho affatto l'intenzione.

L'Avvocato - E non vi consiglierei di tentarlo. Dunque, Prima di tutto, con chi ho il piacere...?

Cortin - Mi chiamo Fred Cortin e sono amico e avvocato del conte.

L'Avvocato - Molto lieto. Questa donna la signorina Maria Esmer e il ragazzo suo figlio, Rodolfo Esmer.

Cortin - Molto lieto.

L'Avvocato - Rodolfo ha adesso 15 anni. Sua madre si elevata, dalla condizione di serva, a quella di merciaia ambulante e coi pi igr.avi sacrifici riesce a dare "a suo figlio una certa educazione, e a fargli frequentare le scuole medie. Rodolfo intelligente e sua madre ha bisogno, data la modestia della sua condizione, di denaro per fargli continuare gli studi.

Edith - Sarei felice se potessi contribuire a questo con una piccola somma. Vogliate rivolgervi...

L'Avvocato - Pardon, non mi rivolgo a nessun altri che a voi.

Cortin - Ma perch siete cosi aggressivo, se venite a chieder qualche cosa?

L'Avvocato - Non chiedo. Questo l'errore. Pretendo. Non si tratta di un soccorso; questo lo respingerei senz'altro.

Cortin - Caro collega, cominciate a urtarmi i nervi.

L'Avvocato - Aspettate; il bello viene adesso. Non so se avete badato alla presentazione che ho fatto. La signorina Esmer e suo figlio Rodolfo Esmer. Da questo potete comprendere che Rodolfo un figlio naturale. E' il figlio illegittimo di un padre senza coscienza, il quale non provvede n a lui n alla madre abbandonata.

Cortin - E' un contegno abbominevole.

L'Avvocato - Ne convenite. E perci siamo qui.

Cortin - Volevamo parlare col padre del ragazzo; ma poich voi siete il suo avvocato e avete la sua procura generale...

Cortin - Di chi?

L'Avvocato - Del padre. Del conte. (Cortin si alza e passeggia nervosamente su e gi. Edith si nasconde il viso, ridendo) Non piangete, contessa. Comprendo quanto ci sia penoso per voi. Ma sono avvocato e giornalista e quindi per due motivi difensore del buon diritto.-Chiedo gli alimenti per il ragazzo. Sono venuto qui per fare assegnare in via amichevole alla mia cliente quanto le compete e perch rogito evitare che la persona del conte, gi abbastanza poco popolare, venga trascinata in uno scandaloso processo di ricerca di paternit che, naturalmente, la stampa non potrebbe passare sotto silenzio.

Cortin - (torna a sedere al suo posto. Alla donna) Vi prego, fate uscire il ragazzo. Voglio rivolgervi qualche domanda.

La donna - (al ragazzo) Va' fuori, Rodolfo.

(// ragazzo si volge per andare).

Edith - Un momento. Vieni qui, ragazzo mio. Fatti guardare. (Rodolfo le si avvicina; Edith lo osserva, lo accarezza) Bel ragazzo, robusto. Quanti anni ha?

La donna - Quindici. Non vero che somiglia a suo padre?

Edith - Non trovo. Va bene, Rodolfo. Puoi andare di l. (Rodolfo esce).

Cortin - Avete avuto una relazione col signor conte?

LAvvocato - (molto energico) S.

Cortin - Veramente non ho rivolto a vois questa domanda.

LAvvocato - (alla donna) Rispondete! II conte il padre di Rodolfo?

La donna - S.

Cortin - Quale conte?

L'Avvocato - Il conte Ghuy. Il padrone di questo castello. Egli stesso ha ammesso dij aver passato qui parecchie estati quindici, anni fa, quando era studente.

Cortin - E questo un motivo sufficiente per...

L'Avvocato - Anche per lui fu un motivo sufficiente per sedurre questa donna - che era allora un'innocente servetta - e renderla madre.

Cortin - Ed certo?

L'Avvocato - Che questa donna sia madre?

Cortin - No. Che il conte sia il padre.

L'Avvocato - Scusate. Le vacanze - e relative regate - cadon sempre nel mese di luglio; e il ragazzo venuto al mondo in aprile, cio esattamente nove mesi dopo. Posso dimostrarvelo con l'atto di nascita. Ma non ho alcuna voglia di produrre adesso, privatamente e dinanzi alla madre angosciata, i documenti d'appoggio: cosa che far dinanzi alla Corte di Giustizia, durante il processo che intenteremo. Se vi interessa, potete leggere la relazione nel mio giornale. Venite, signorina; qui non abbiamo altro da fare.

Cortin - Aspettate, signorina. (All'avvocato) Perch vi risentite in questo modo? Non ho ancora parlato, (Alla donna) Quanto pretendete?

La donna - Il eignor avvocato ha fatto il conto.

LAvvocato - (posando una carta) Eccolo. Gli alimenti arretrati per 15 anni. E poi, l'impegno per il pagamento degli alimenti in avvenire o una somma una volta tanto come transazione.

Cortin - (indicando una cifra) E questo che cos'?

L'Avvocato - Il mio onorario.

Cortin - Domattina il segretario della contessa pagher tutto. Per l'avvenire, il conte far una transazione.

La donna - Bacio le mani, signore.

L'Avvocato - Non vi abbassate. Perch gli baciate le mani? Non vi si fa alcuna elemosina. Vi danno semplicemente ci che vi spetta. Rimpiango soltanto che abbiamo chiesto cosi poco.

Cortin - Siete ancora in collera?

L'Avvocato - Sicuro! Non c' scopo, a risparmiare un mascalzone aristocratico che ha sedotto una povera ragazza e che dopo quindici anni bisogna cercare nell'America del Sud...

Cortin - Grazie, signor collega. Ora, grazie a Dio, siamo d'accordo. Vorrei prender commiato...

La donna - Baco le mani, signora contessa. Riverisco, signor avvocato. Rodolfo deve venire a salutare?

Cortin - Rodolfo non deve venire a salutare.

L'Avvocato - Andiamo. (Spinge la donna verso la porta, se ne va senza salutare. Cortin suona, il domestico entra subito).

Cortin - Voglio soltanto pregarvi di non picchiare questi qui, anche se fanno delle osservazioni.

Il domestico - Sissignore.

Cortin - C' ancora qualcuno fuori?

Il domestico - Nossignore.

CORTIN - Grazie. (// domestico esce. Cortili cammina per un poco avanti e indietro. Edith rimasta seduta e sorride. Cortin si ferma) Ne ho viste tante, ma non mi mai capitato di vedere una simile impudenza. Spero che ti renderai conto che bisogna pagare.

Edith - Naturalmente.

Cortin - Ho fatto il conte vivente e pieno di temperamento. Ma... non lo avrei creduto capace di fare un figlio. E' una cosa spaventosa.

Edith - Non tanto spaventosa.

Cortin - Come, difendi quella donna?

Edith - Si capisce! Bisogna bene che abbia avuto il bimbo da qualcuno!

Cortin - Una cosa certa, per: che non l'ha avuto da tuo marito.

Edith - Perch cos certo?

Cortin - Sentila! Vuoi, farmi arrabbiare?

Edith - Allora, se vuoi proprio sapere... mio marito non ha soltanto quel figlio.

Cortin - Come?

Edith - Ne ha un altro.

Cortin - E... chi la madre?

Edith - Una piccola sorpresa... Io.

Cortin - Cosa?... Chi la madre?

Edith - Io. Devo confessartelo... aspetto un bambino. E siccome sono la moglie del conte, il bimbo suo.

Cortin - (la fissa sbalordito).

Edith - Vedi dunque che la cosa non tanto impossibile. Ho sempre desiderato di a-vere un figlio. Ma... (Ammutolisce).

Cortin - Ma?

Edith - Finch non ero maritata, non avrei potuto averlo.

Cortin - Io... io... dov' il mio cappello?

Edith - Il tuo cappello?

Cortin - S. Mi levo il cappello dinanzi al conte Ghuy. Che canaglia! Una perfetta canaglia!

Edith - Infatti. (Pausa) E ora, mio caro, dopo tutto questo, veniamo al fatto. Non ho ragione nel dire che la situazione insostenibile?

Cortin - Devo dire che raramente ne ho vista una cos insostenibile.

Edith - Dunque, mio caro pap, che bisogna fare?

Cortin - Purtroppo... (Gesto di rassegnazione).

Edith - Una cosa sicura. Che devo liberarmi di mio marito.

Cortin - Triste ma vero.

Edith - E... come si fa?

Cortin - Molto semplice.

Edith - Divorzio?

Cortin - Ma che! Non si pu.

Edith - Perch?

Cortin - E dopo il divorzio che cosa ne fai di lui? Lo tieni ancora in piedi? Dobbiamo affannarci per lui sino alla fine della nostra vita? Pagare quote di associazioni, scuderie da corsa e cento altre cose che abbiamo impiantate? Il solo pensiero fa paura.

Edith - E allora? (Breve pausa).

Cortin - C' un mezzo.

Edith - Quale?

Cortin - L'unico.

Edith - Quale, dunque? Parla!

Cortin - Bisogna... (Ammutolisce).

Edith - Che cosa bisogna?

Cortin - Bisogna... ammazzarlo. Non ti spaventare. Non c' altro mezzo.

Edith - Ammazzarlo?

Cortin - S. Ucciderlo.

Edith - Atroce! E... chi... lo uccider?

Cortin - Chi lo ha messo al mondo. Io.

Edith - Come farai? In che modo?

Cortin - (mette la mano nella tasca dove si porta la rivoltella) Con questo. (Edith raccapriccia) Non ti spaventare. Non una rivoltella. E' un'arma pi sicura. (Trae di tasca) E' un cablogramma. Appena letta la tua lettera disperata, l'ho commissionato in Brasile e l'ho ricevuto. Sii folte, figlia mia. Ti preparo a poco a poco. Tuo marito gravemente ammalato. Tuo marito sta peggio. Tuo marito non si pu salvare. Tuo marito morto, (le porge il telegramma), F Corti?

Edith - (legge) Conte Arturo Ghuy酻 febbre dei tropici... morto dopo due giorni di sofferenze stop. Lo abbiamo seppellito nella foresta. Innalzato pietra tombale. Autorit gi informate. Segue lettera relazione particolareggiata. Conducente della spedizione colonnello Wills . (China la testa. Pausa). Questo

Cortin - Ho provveduto anche alle conseguenze sociali.

Edith - Sono triste, babbo, come se avessi perduto qualcuno.

Cortin - Non morto che tuo marito. (Breve pausa).

Edith - E ora... che cosa debbo fare?

Cortin - (le riprende il telegramma) Per il momento, devi ritirarti col tuo dolore. (Edith, col capo chino, se ne va lentamente. Cortin suona. Entra Giulia) Giulia, fate venire quii anche il servitore. (Giulia va a chiamare alla porta; entra il servitore) Cara Giulia, caro...! come vi chiamate?

Il domestico - Aristide.

Cortin - ...caro Aristide. Devo informare! anche voialtri, come fedeli servitori della casa che il vostro padrone, il proprietario di questo castello, il marito della signora contessa, il conte Arturo Ghuy... durante una spedizione attraverso le foreste paludose del Brasile caduto vittima della sua passione per le ricerche scientifiche. Ne siamo informati da questo telegramma. E' stato colpito da grave malattia e... morto. (Giulia scoppia in singhiozzi, Il domestico si volge altrove, si asciuga le lagrime muto) Il sincero dolore dei fedeli servitori un lieve conforto per noi. Non molto... ma sempre qualche cosa.

Giulia - La... la signora contessa... lo ha gi saputo?

Cortin - Ho lungamente esitato prima di informarla... ma non potevo continuare a tacerglielo.

Giulia - Povera signora! Scusatemi, ma non posso lasciarla sola. (Si affretta alla porta dalla quale uscita Edith).

Il domestico - (molto commosso) Non ho conosciuto il signor conte... ma chi, come me, ha tenuto in ordine tutta la sua roba... sa che era un signore e un vero gentiluomo. Gli ho voluto bene attraverso gli eleganti accessori della sua persona. Ho anche letto molte volte i suoi articoli. Aveva dei nobili sentimenti, il mio buon padrone. Gentiluomo dalla testa ai piedi.

Cortin - Volete dire: dal tubino alle pantofole. E' vero.

Il domestico - Chiedo il permesso di anulo a piangere in solitudine.

Cortin - Prego. (Il domestico, con le lagrime agli occhi, esce) Almeno uno che gli ha voluto bene. (Prende un giornale, legge) a Questo cacciatore di belve, che crede di calpestare gli uomini pi meritori di questa citt, non che un fantoccio insignificante... questo conte una nullit . Finalmente una parola vera. (Getta via il giornale. Entra il domestico).

Il domestico - (asciugandosi le lagrime) Il signor Roberto. (Via).

(Roberto entra; muio, commosso, guarda Cortin, gli stringe solennemente la mano. Tacciono entrambi. Cortin trae un, fazzoletto e si asciuga una lagrima).

Roberto - L'ho saputo dalla servit.

Cortin - (annuisce senza parlare).

Roberto - (piano, con profondo rispetto) Quando accaduto?

Cortin - Ho ricevuto ieri il telegramma. Prima che quelli della spedizione siano giunti alla pi vicina stazione telegrafica... devono esser passati dieci o dodici giorni. Un colpo terribile.

Roberto - Dobbiamo accettare i decreti del destino.

Cortin - (offrendo) Una sigaretta?

Roberto - Grazie... ora no.

Cortin - Allora... neanch'io. (Ripone lo staccio).

(Entra Edith, tutta vestita di nero).

Roberto - Edith! (Le va incontro e le bacia la mano con profondo rispetto) Accogliete accogliete... non trovo le parole...

Edith - Grazie, Roberto. (Pausa. Stanno imbarazzati uno di fronte all'altro).

Roberto - Edith, credo che ora sia meglio e pi gentile che io vi lasci sola col vostro dolore. Col vostro passato. Perch il vostro avvenire - in questo minuto solenne ve lo dico solennemente - il vostro avvenire ormai appartiene interamente a me.

Edith - Roberto! (Si stringono la mano con ardore).

Roberto - Verr a vedervi domattina. A rivederci, avvocato. (Si inchina. Cortin risponde con altro inchino. Roberto esce).

Cortin - (siede, si accende una sigaretta) Siediti, figlia mia. E' un momento veramente straordinario. Ti confesso che sono commosso.

Edith - Anch'io. (Siede. Breve pausa).

Cortin - Il mio errore stato di aver fatto un essere veramente umano. Un uomo con un'anima amara... Non avrei potuto creare un individuo pi dolce, pi popolare. Questo per prova che sono un artista.

Edith - Ammiro la tua opera cos com'.

Cortin - Era un uomo, perci soggetto a sbagliare.

Edith - Non si pu dir nulla in sua lode. Anche prima di essere sotto la nostra influenza...

Cortin - Questa stata la sua debolezza. Ma cosa di tutti i giorni: un uomo debole che dominato da sua moglie. Del resto, non in tutto ha seguito i nostri consigli. Per esempio, vedi la sua smania di giocare in Borsa. Dopo quella prima perdita di 24.000 franchi, gli dissi chiaro e netto che tu proibivi assolutamente che egli continuasse a giocare. Invece... ha giocato ancora. (Trae di tasca alcune carte) Ecco i conti.

Edith - E... ha perduto?

Cortin - Poveretto. Trentatremila franchi. (Poich Edith non si muove) Non te ne occupare adesso, cara. Faremo i conti domani. Bisogna per dire... che la vita del conte costata un'infinit di quattrini. Eppure morto cos giovane...

Edith - Ha vissuto in tutto tre mesi.

Cortin - Mi dispiace per lui.

Edith - Io... ti ringrazio per la sua vita. Mi ha salvato. E' stato per me un ottimo marito. E gli son grata anche della mia felicit avvenire. Il primo uomo che mi ha fatta felice. E forse anche l'ultimo.

Cortin - Onore alla sua memoria. Lo conosco. Ci perdoner. (Si sente rumore di vetri rotti. I due non si scompongono) E perdoner anche ai suoi nemici.

(Il domestico entra portando un vassoio con dei telegrammi).

Cortin - (con un sorriso) I primi telegrammi di condoglianza! (Apre, legge) ci Riceva, contessa, le condoglianze pi vive - Presidente Hoover . (Lo d a lei. Ne apre un altro, legge) Con profondo cordoglio - Greta Garbo . (Apre, legge) Profondamente colpito -Briand... (Glielo porge).

(Il domestico ascolta, orgoglioso).

FINE

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