DON
IL PASTO DELLATTORE
Scena in un atto
di ENRICO RAGGIO
PERSONAGGI
LATTORE
LAUTORE
IL DIRETTORE DI SCENA
LA CAMERIERA
Commedia formattata da
Il camerino dellattore, mezz'ora prima dello spettacolo, L'attore si trucca. La cameriera prepara su due sedie i vari indumenti che lattore deve indossare per la scena.
L'attore - Questo cerone troppo secco. (Lo butta da un lato, ne prende un altro e continua a impiastricciarsi il volto. La cameriera si avvicina alla toilette e raccoglie con flemma il cerone scartato. L'attore, con voce aggressivi, come se lo derubassero) Cosa fai? (e si guarda allo specchio per controllare l'intensit d'espressione del volto).
La cameriera - Lo metto nella scatola. Col suo disordine non si salverebbe un oggetto. Guardi: rossetto, cipria dappertutto. E questo paio di baffi! (Lo solleva in alto fra pollice e indice).
L'attore - (evidentemente compiaciuto della sua mimica) Cara, metterai in ordine pi tardi. (Un timido bussare alla porta interrompe il dialogo) Avanti!
L'autore - (con un sorriso che si sforza ad essere spontaneo) Buona sera, commendatore. (E fa oscillare due o tu. volte la testa in avanti).
L'attore - (alzandosi a met, con la sua pi bella intonazione da scena) Ma si accomodi! (L'attore si guardanti intorno: non c' una sedia libera) E scusi se la ricevo in questo stato. (Infatti l'attore in maglia e mutande. Pausi L'attore riprende a truccarsi. Ancora pausa. Poi, come ricordandosi del nuovo venuto) E come mai a quest'ora?
L'autore - Mi trovavo a passare, cos per caso, e allora ho pensato di venire a salutarla. (Arrossisce: ha mentito),
Lattore - Oh, una bellissima idea! (Anche lui mente).
Lautore - Tanto pi che a quest'ora non c' ancora nessuno.
L'attore - (guardando rannuvolato l'orologio) Come, a quest'ora non c' nessuno che fa porta?
Lautore - No... volevo dire qui, da lei.
Lattore - (con un respiro) Ah! (Infila con padronanza la camicia).
L'autore - (timidamente) Molto lavoro?
Lattore - (sbucando la testa dalla camicia) Da cane! (Accortosi dell'incauta definizione continua con pi foga) Non c' tempo per dormire, amico mio! Almeno per me, Ho provato dalle undici alle sei. Poi dal sarto, ed eccomi di nuovo in teatro. E crede che sia finita? Nemmeno per sogno. Dopo teatro a casa per leggere - guardi quella montagna di carta - e studiare sino alle cinque. (Pausa per impressionare) Solo all'alba, quando la citt si sveglia, posso concedermi un po' di riposo!
L'autore - (che durante le ultime parole dell'attore, non potuto distogliere lo sguardo dai copioni) E li legge tutti? (/ suoi occhi sfavillano).
Lattore - Ci mancherebbe altro! A me basta la prima scena, ma che dico, le prime battute, anzi il titolo, soltanto il titolo, per giudicare il lavoro.
L autore - E ne scarta molti?
Lattore - (dandosi con disinvoltura un colpetto di forbici ai baffi) Tutti. (Pausa. L'autore s guarda con aria cupa la punta delle scarne). Ma lei continua a stare in piedi. Si accomodi, caro amico, (le sedie sono sempre occupate).
L'autore - (tanto per riuscire gradito) Bella cosa L'onore !
Lattore - (lo guarda perplesso, poi sollevando le spalle con aria di superiorit) Ai nostrigiorni!
L'autore - (come scusandosi) ... Volevo dire la commedia di questa sera.
Lattore - Oh, pardon! L'ho cos nel sanane che non me la ricordo pi, nemmeno quando la recito. (In tono molto confidenziale) Ad Oli amico come lei posso dirlo: non di Sudennaim. (Scomparendo dietro il paravento, alla cameriera) Ma chi quel signore? Cosa vuole?
L'autore - (che stenta a riaversi dall'inattesa rivelazione) E di chi ?
Lattore - (sbucando con un salto elastico dal paravento) Mia!
L'autore - Sua?
Lattore - (mettendosi il colletto) Mi spiego. A forza di tagli e di soggetti l'ho talmente adattato alle esigenze di scena che di Submann non rimasto che il canovaccio... una trama qualsiasi. Accidenti al colletto! (Lo butta in aria. La cameriera si affretta a dargliene un altro),
Lautore - (intimidito) E succede sempre , cos?
La cameriera - (intervenendo di sua iniziativa) No, i colletti sono ottimi. Ma il commendate nel metterseli vuole anche parlare. E se parla un disastro.
L'autore - (affrettandosi a coprire la gaffe della cameriera) Se permette, commendatore posso proporle io dei colletti ottimi, perfetti,
Lattore - (dopo averlo scrutato) Grazie, per il momento non ne ho bisogno. (Pulendosi le scarpine con un panno) Le dicevo dunque, giovane amico, che le commedie non contano o che al massimo non sono che pretesti per attori come noi. Sicuro; pretesti alle nostre interpretazioni. E gli autori non vogliono persuadersi di questo. Parlo, naturalmente, degli autori arrivati, perch i giovani, i nuovi, quelli non contano. Gli autori pretenderebbero contenerci, secondo determinate proporzioni, nel piano della loro opera. (Aggressivo) Ma che ne sanno del numero di parole che ci abbisognano? (Si sente il rumore di un campanello elettrico. L'autore fa per alzarsi) Non c' fretta: il primo segnale.
Lautore - Insomma, a lei occorre la parte?
Lattore - (con avidit) Ah, s! La parte, la parte! La parte il nostro pasto. Del resto logico: crede che il pubblico venga a teatro per Fautore, che non conosce, o per la commedia? Nemmeno per sogno! Viene per noi. Ed naturale quindi che ci voglia vedere sempre in scena. (Battendogli bonariamente sulla spalla) Scusi la franchezza, ma noi attori siamo sinceri.
L'autore - (con un lieve sorriso) ... e crudeli.
Lattore - (ormai completamente vestito, si mette il monocolo e si rigira allo specchio) Crudeli, poi no! Ha visto quel monte di copioni? Me li porto in giro da mesi. Si tratta, quasi esclusivamente, di lavori di giovani che me li hanno mandati da tutte le parti d'Italia, e che forse, in questo stesso minuto, aspettano trepidanti una mia risposta, una mia decisione. (Sincero) Non li ho letti, n li legger. Come si pu a questi chiari di luna, buttar fuori il lavoro d un giovane? E anche loro, benedetti ragazzi, perch scrivono? Dovrei dare verdetti che ucciderebbero le loro speranze, che li renderebbero amareggiati e delusi. Ebbene, no: preferisco non rispondere alle lettere e non restituire i copioni. Resteranno nell'illusione di un disguido postale! (Secondo suono di campanello. Si sente bussare) Avanti!
Il direttore di scena - (sulla soglia) Possiamo andare?
Lattore - Andiamo!
L'autore - (alzandosi smarrito) Se permette... commendatore... io vado...
Lattore - (dandogli con effusione la mano) Arrivederci, caro amico. Mi venga a trovare. (L'autore esce. L'attore prende il cappello, il bastone, si guarda ancora una volta allo specchio, poi si avvia per uscire. Sulla porta si ferma, riflette, poi si rivolge alla cameriera. Con un lampo d'intelligenza) Ho indovinato chi era! Un camiciaio! Ma hai visto come ho saputo scantonare il discorso! (Si tocca con gesto arguto il colletto ed esce per recitare).
FINE
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