La camera degli ospiti

LA CAMERA

LA CAMERA DEGLI OSPITI

Azione in due tempi

di BRUNELLO RONDI

PERSONAGGI

ALESSIO

MAURA

GIOIA

IL RAGAZZETTO

Commedia formattata da

(L'interno d'un unico grande salone-soggiorno, in un palazzo nobilmente provinciale, con qualcosa di pesante, di uggioso nel gusto che ha decorato le pareti, nel nobile ma polveroso arredamento. A destra, in alto si scorge, per la sola porta, l'inizio - quasi il vestibolo - d'un altro ambiente: di quella che sar, per tutta la storia, la camera degli ospiti. Sembra, infatti, un nuovo ambiente che s incunei in quello grande, tradizionale del salone. Vi si accede per una corta scala. Due grandi finestre danno sulle prospettive di una piazza, tipica di una aristocratica citt di provincia, in Italia, oggi. Per esempio nel Veneto, a Vicenza. Si intravve-dono, dalle finestre, linee soavi e monotone di colli, una nebbia dorata. In un angolo, verso le finestre, su un tavolino antico, finiscono di pranzare, Alessio e Maura. Lui un uomo sui quarantacinque anni, forte e virile d'aspetto, ma con l'aria dell'intellettuale che vive, in modo spiritualmente stentato, l'esistenza di provincia. Una strana tensione, una sorda irritazione, sembrano tendere la sua persona, la sua fisionomia. Anche la donna - una elegante, aristocratica signora sui quarantanni - che sta servendo il marito con la disinvoltura con cui le persone veramente eleganti sbrigano qualunque occupazione, anche la pi umile, ha in s qualcosa di trattenuto, di irritato, di - in parte - inespresso. Si ode, per qualche attimo, solo il triste, trito acciottolio dei piatti urtati dalle posate. Fuori, le campane remote d'una chiesa, fanno udire vaghi rintocchi. Alessio guarda la moglie e dice, con uno scatto temperato subito da una sorridente tristezza).

Alessio - Mi servi come se tu avessi paura che prima o dopo, diventi magro.

Maura - (continuando a mettere sul piatto di lui quello che prende dal piatto grande) Certo, stai dimagrendo troppo. Un uomo deve mangiare pi d'una donna. Vuoi mettere come consumi pi tu di me? Lo riconosci?

Alessio - No, non consumo affatto. Faccio una vita comoda: sto seduto, d ordini, rispondo al telefono. Qualche volta, penso alle gioie della mia vita di cui tu ti privi, per il solo fatto di essere una donna. Sul serio, mi sento in colpa per le cento cose interessanti che faccio senza di te. Maura - Non dire sciocchezze. Va avanti con la cena. Lo vedi, ho gi finito, e ho troppe cose da fare per poterti aspettare ancora. (Si alza, fa per andare via, verso destra, nello schema di camera a lato della scena. Con un movimento dolce ma deciso, Alessio la prende, quasi a volo, l'attira a s. Maura, inaspettatamente si irrigidisce, distoglie lo sguardo da lui, quasi con disprezzo. Ad Alessio, che insiste a trattenerla, dice, piano, senza guardarlo) Gioia sta per arrivare. (Una pausa).

Alessio - (stupito, senza fingere) E allora?

Maura - (queta, quasi mesta) Lasciami. Devo prepararle la camera. Ha chiesto il casco elettrico per ondularsi i capelli. Voglio che, quando arriva, lo trovi in camera. Non mi piace che debba andare in giro per casa a cercare prima una cosa, poi un'altra. Gioia un'ospite e noi la facciamo lavorare come se fosse la cameriera.

Alessio - (tenta di voltarla verso di s) Ho idea che se io e te parlassimo una buona volta, stasera... di noi... (Maura resistendo, si irrigidisce, non accetta di voltarsi a lui e resta con la faccia al pubblico. Alessio termina, quasi scusandosi) ...metteremmo a posto almeno qualcuna delle nostre cose. (C' un silenzio lungo. Maura riflette mesta, astratta, guardando davanti a s, poi dice).

Maura - Aiutami a portare in camera quel casco. E' pesante. (Si d da fare verso sinistra, e porta sulla scena un casco elettrico per la permanente, n pi n meno di quelli che usano, nei loro negozi, i parrucchieri. Alessio a malincuore, svogliatamente, ma con le risorse della buona educazione, si alza e viene ad aiutarla. I due spingono, con fatica, il casco verso la camera degli ospiti. A met strada, Alessio si ferma, e sospira).

Alessio - Pesa. Ed brutto.

Maura - No, affatto. E' un normale casco da parrucchiere.

Alessio - Gioia non pu andare dal primo parrucchiere che trover girando l'angolo?

Maura - (cominciando a risentirsi) No, non pu. O meglio: pu, ma io non voglio.

Alessio - Come sempre. E non si sa perch. (Maura si ferma davanti ad Alessio e mentre tra i due si erge, goffo e massiccio, l'ingombro del casco da parrucchiere, la donna dice, vibratamente, con una sofferenza goffa e conscia di essere tale).

Maura - Gi. Non si sa. O meglio, bisognerebbe saperlo. Anzi, no, basterebbe tacere: tacere sempre. (C' una pausa. Alessio, sempre con le mani sul casco, distoglie per un attimo lo sguardo, rigidamente disperato, poi lo riporta su Maura e in modo ostinato, oscuro, infantile, dice soltanto).

Alessio - Ma perch? (Maura riporta lo sguardo su di lui. Tace un attimo, sorride un po', tristemente, poi dice, guardando altrove).

Maura - Gioia una nostra ospite e non deve mancare di nulla. Questo casco, poi, mi odioso. Mi ricorda quando ero talmente idiota da starci sotto tutti i giorni, anche due ore, per cercare di essere bella per te. Lo ammetto, era una fatica disperata, farmi bella per te. E tu, arrivando a casa, mi guardavi, a volte, anche con pena. A volte, con disgusto.

Alessio - (tentando di farla sorridere) La sera in cui eri rimasta l sotto dieci minuti di pi e i capelli ti sapevano di bruciato. Entrando a casa, pareva di arrivare nella bottega d'un maniscalco.

Maura - (senza badargli, pensosa) Gioia non ha bisogno di diventare bella. Lo . Come io non ho mai neppure sognato di essere. E se non ci fosse lei, da un mese, in questa casa, a restarci sola con te, non so che cosa avrei potuto fare. (Lo guarda. Alessio distoglie lo sguardo. Brusca, risoluta, Maura conclude, gi muovendosi, di nuovo, col faticoso gesto di spingere il casco). Aiutami. Che restiamo a fare, io e te, qui in mezzo, con le mani sul casco? Non ti senti ridicolo? (Alessio non risponde e poi dice, a voce bassa, quasi a denti stretti, spingendo il casco).

Alessio - Perch si pettina cos, Gioia? Perch, proprio stasera? L'hanno invitata... a palazzo? Anche il principe baller con lei?

Maura - (brusca, rapida) Esce. Principe o no, con qualcuno ho idea che finir per ballare.

Alessio - Te l'ha detto lei?

Maura - (gi dalla camera degli ospiti) E' naturale. Da quando qui, hai visto quanti uomini le stanno intorno? Ad accettare tutti gli inviti che ha, finirebbe col fare quattro colazioni al giorno. I tuoi amici, se me lo permetti, se ne sono tutti innamorati, uno per uno. (Alessio viene a fumare la pipa verso il proscenio. Dice un po' per scherzo, un po' perch piccato).

Alessio - Non te lo permetto. Non te lo permetto davvero.

Maura - (sempre accomodando le cose in fondo alla camera degli ospiti) Ma cos, invece. E se le loro possibilit ti fanno invidia, peggio per te. O, anzi, accomodati: fa come loro, anche senza aspettare che finisca il mese che stiamo insieme. Cercati una Gioia. Ma non questa, perch con uno del tuo stampo non ci starebbe mai. (Alessio sta per rispondere. Dal piano superiore, e da un terrazzo che si vede dalla finestra dirimpetto ai due, si alza un sincrono, odioso frastuono di televisioni, al massimo del volume. Alessio si volta verso il terrazzo, irritato, stanchissimo, triste).

Alessio - Ecco, hanno ricominciato. E pi far caldo, e si andr avanti con l'estate, pi loro spingeranno i televisori fino in mezzo al terrazzo. E, invece che in questa casa, io vorrei abitare in una tomba. (Dopo una pausa, Maura risponde).

Maura - Esageri. Come sempre.

Alessio - (pronto) No. Vorrei abitare in una cantina, in un magazzino, in una... tana di volpe, piuttosto che qui. In una piccola, infinitesimale tana, accanto a due istrici e a tre porcospini. O, sul serio, nella mia tomba, con le orecchie e le narici turate, come i re Vichinghi. (La musica, il gracchiare delle voci, fuori, cresce di tono. Adesso, da sinistra, giunge il suono come dell'apertura di una terza televisione, che si accorda e fa massa con le precedenti. Alessio, senza pi contenersi, con un furore ed un rancore che sembrano innalzarsi da radici pi vaste, dice con voce bassa, vibrante).

Alessio - Odio questa casa, piena di gente incivile. Hai mai sentito come l'aria, a volte, sembri infetta. E le loro voci, le intonazioni di quando discutono, o si salutano, o fanno l'amore, hai mai notato come sono mediocri, stridule? Si sentono le mogli fare i conti ad alta voce, i bambini reclamare il caffelatte. Il personale giustificarsi della spesa fatta male.

Maura - (quasi sulla soglia, ma senza guardarlo, a voce bassa, vibrante, contenendosi a stento) Esageri... come esageri. (Nella pausa si ode pi forte il rumore dei televisori, concordi e compatti. Voltandosi verso di lei, tenendo, teatralmente, la mano verso l'alto, e verso destra, e a sinistra, Alessio scandisce).

Alessio - Esagero? e loro? e quelli di sotto? e sopra? E' forse una vita questa? E' una sera?

Maura - (lineare, disperata) S, una sera.

Alessio - (affrontandola) Non lo . E' l'avanzo d'una giornata guasta. E' una presa in giro, una beffa. E mi stupisce che tu non lo voglia ammettere.

Maura - (queta, disperata) Che c'entro, io?

Alessio - (venendole vicino, con una violenza ingenua che lo rende pi doloroso, pi disperato) La sera una cosa di silenzio, di luce. S, di luce, molto pi del giorno: viene dal cuore, dagli occhi. Hai mai visto che luce hanno, di sera, gli occhi della persona a cui vuoi bene? Gli leggi chiari i pensieri, anche in una camera oscura e non c' niente di nascosto, niente, o meglio tutto nascosto, misterioso, e questo bello. (Tace. Da intorno, le varie, querule sigle musicali della televisione esplodono in pieno. Alessio dice, solo, piano a voce bassa) Odio... Ora, so solo odiare. (Inaspettatamente, Maura gli si avvinghia contro, lo stringe, lo scuote).

Maura - E io? Che colpa ne ho, se mi fai vivere in questa casa? E se intorno ci sono questi vicini? E tu, che vicino credi di essermi? Hai mai sentito che voce hai quando parli, per ore, al telefono? O quando chiami la donna, o me, o se metti un disco sul grammofono senza chiedere se mi fa piacere? Che suoni credi di mettere, per casa? E se taci, credi di essere molto meglio e che questo basti per tirare avanti? (Troncato, sorpreso, nel mezzo del suo sfogo, Alessio la guarda stupito, disorientato dalla nuova direzione da cui giunge l'attacco. Ancora forte, nella pausa, da fuori, giunge il fragore delle televisioni. Alessio si decide e, senza esitazioni, va a far cadere un disco sul piatto del grammofono stereofonico. Dice, con voce diventata calma).

Alessio - E' una buona idea. Un po' di musica ci vuole. Non ci avevo pensato. (Il suono, anzi il complesso di suoni di un Oratorio di Haendel, si spande dal grammofono e invade lo spazio. Soddisfatto, in modo paradossale, o almeno saziato nella sua voglia vendicativa, Alessio si volta verso il proscenio, fumando la sua pipa. Un po' colpita da quell'onda di suoni, poderosi, che coprono il fragore delle televisioni, Maura viene alla soglia della camera degli ospiti e ascolta, contrariata ed attratta. Ma la porta di fondo si apre ed entra una bellissima ragazza bionda, elegante, soave, con qualcosa di spigliato, di franco nell'atteggiamento. Getta la borsa su una sedia e dice, come per una consuetudine gi lunga di scherzi familiari).

Gioia - Si sposa qualcuno? O la Messa dei morti? (C' un silenzio un po' grave. Poi Alessio risponde, senza voltarsi a guardarla).

Alessio - No. Gioia, un Oratorio di Haendel: Belsazzar.

Gioia - Belsazzar. Sembra il nome di una casa di mode a Parigi. (Si leva la giacca del tailleur, rimanendo in una succinta camicetta. Va a baciare Maura, che le dice, affettuosamente).

Maura - Puoi sedere sotto il casco. Ti ho gi preparato tutto. Ma togliti il vestito. O morirai di caldo.

Gioia - S, certo che me lo tolgo. Se tuo marito giura di non voltarsi.

Alessio - (di spalle, irrigidendosi nella sua posizione) Se vuoi, puoi anche chiudere la porta. Non coabitiamo, noi. Hai, tutta per te, una camera. (Gioia, allegra, ha incominciato a spogliarsi, fino a rimanere in sottoveste. Risponde, allegra).

Gioia - Ma io odio chiudere le porte. Non mi piace stare sola, neppure un momento. Abbasso le porte chiuse. Abbasso la camera degli ospiti. (Maura, premurosa, affettuosa, va a prendere una vestaglia di seta che un autentico, prezioso, kimono dorato, tutto draghi verdi e serpenti azzurri. Dopo averlo indossato, Gioia, fa una riverenza verso Alessio, e un saluto scherzoso, cerimonioso da gheiscia).

Gioia - La tua principessa pronta. Se vuoi, ora ti preparer il t. E io lo so preparare come nessun'altra donna, esclusa la zia.

Maura - No, Gioia: fai tardi se devi uscire. Non perdere tempo. Va' sotto il casco. E' una cosa che dura molto.

Gioia - No, prima mi occuper di tuo marito.

Alessio - (duro, senza voltarsi) Dopo pranzo, non prendo t, ma caff. Faccio cos da almeno quindici anni.

Gioia - E fai male. Il caff un intingolo buono per gli africani. Se vuoi fare sogni celesti, bevi una tazza di t prima di addormentarti : lo diceva Lao-Tz.

Alessio - A me sembra uno slogan pubblicitario...

Gioia - Perch sei un ignorante. Insomma, vuoi che ti prepari questa tazza di t?

Alessio - No. Insisto per avere il mio caff. (Gioia si alza nelle spalle, un po' seccata e va a sedersi vicino al casco, incominciando ad avvolgersi i caplli, forcina dopo forcina, nel foulard di seta che si usa in simili occasioni. Un po' sorridendo, Maura va a preparare il caff ad Alessio uscendo, a destra, dalla camera comune. Dopo un momento, Gioia domanda).

Gioia - Ma che specie di scommessa , fare tutto per conto vostro, stasera? Avete licenziato la cameriera?

Alessio - (senza voltarsi) No. E' il suo giorno di libert. E ci ha chiesto di restare fuori fino a tardi. C' uno spettacolo che non voleva perdere stasera, a teatro. E, dopo averlo visto, si fermano per ore, a discuterne. Bisogna lasciarla fare.

Gioia - (un po' incuriosita, ma scetticamente) Che spettacolo? La solita compagnia di riviste col comico sfiatato?

Alessio - (una pausa. Poi con solennit voluta, scherzosa) Pirandello: l'Enrico IV. (Gioia fa una buffa espressione di ammirato stupore e non dice nulla. Voltandosi verso di lei, Alessio le chiede, con voce un po' mutata) Dove vai? Possibile che tu non possa passare una serata tranquillamente? (Gioia, sempre mettendosi i gommini, risponde, con ironia).

Gioia - Tranquillamente. E' un avverbio che in questa casa suona bene. Supponi che le serate passate qui con voi, meritino una definizione cos innocente?

Alessio - (un po' amaro) Gi, non siamo, io e Maura, una compagnia molto piacevole. Ma non discutiamo nemmeno pi; di questo devi darci atto. A che servirebbe? Due coniugi che stanno per separarsi, vivono di opaca tranquillit, come prima di essere fidanzati. (Gioia si alza e gli va incontro, decisa).

Gioia - Se non litigate, peggio. E se vi separate, colpa tua. Lo sai che per essere felici, in un matrimonio, bisogna lavorare? E' il pi gran lavoro, questo.

Alessio - Lo diceva Lao-Tz?

Gioia - (vivamente) No, io. Io. (Si volta, seccata, tornando verso la sedia).

Alessio - (piano, a voce bassa, un po' turbata) Ma con chi esci? Metti tanta passione, nel pettinarti...

Gioia - (si siede, accavallando le gambe) Perch odio i miei capelli... Sul serio (se li tocca) Sembra che vadano ognuno per conto suo. E io vorrei tenermi tutta stretta in una mano. Cos. (Alza una mano, la chiude a pugno) Vorrei non avere mai un'incertezza, una contraddizione. Che tutti, vedendomi, dicessero subito, ma senza differenza tra uno e l'altro: ecco, quella Gioia. Non c' da sbagliarsi, lei, e significa questo.

Alessio - (va a metterglisi proprio davanti e nettamente, ma con quiete, le chiede) Ma con chi esci, stasera?

Gioia - (scattando, forte) Con chi mi pare. Ma cosa c'entri? Vuoi fare il padre putativo? L'et, l'avresti. Esco con chi voglio, vado dove voglio.

Alessio - (un po' debolmente) Parlo solo nel tuo interesse. In questa citt, sbagliare luogo o compagnia, per una sera, significa tornare a casa con la voglia di aprire il gas. Ti giuro, dopo una sera passata al Circolo, si potrebbe anche tornare a casa piangendo.

Gioia - (vivamente) E chi ti dice che io vada al Circolo. E se ci andassi, non credi che saprei venire via, prima di scoppiare in singhiozzi? Io non so piangere. Sul serio, non so nemmeno da che parte si incomincia. So soltanto ridere. Non te n'eri mai accorto? Guarda, adesso rido. (Rovescia la gola e scoppia in una risata cruda, squillante. E' commovente il modo in cui, dopo aver riso, guarda, attenta, Alessio per vedere se l'abbia saputa apprezzare. Alessio, scuro in faccia, s' avvicinato d'un passo. Gioia lo guarda, divertita) Che faccia scura, fai. Sei arrabbiato? Allora, rido ancora. (Rovescia ancora la bella gola e scoppia in una pi fresca, squillante, cruda risata. Non trattenendosi, Alessio le mette le mani intorno alle spalle, la stringe, la scuote intenso, guardandola. Gioia, stupita, apre e chiude la bocca, poi dice, liberandosi). Ma che fai? Vuoi picchiarmi? (Per sola risposta, Alessio la stringe - di nuovo - tra le braccia e la bacia a lungo, furiosamente, disperatamente, sulla bocca. Sul disco, terminato sul radio-grammofono, la puntina scorre a vuoto. Risorge, intorno, con pi triviale abbandono, il clamore delle televisioni. Dopo una mossa, un gesto di resistenza, Gioia ricambia, con trasporto, il bacio, l'abbraccio di Alessio. Se ne scioglie, pallidissima, e si volta dall'altra parte. Anche Alessio, lasciando Gioia, si volta dalla parte opposta incerto, combattuto. Gioia, quasi meccanicamente, con gesti casuali, compiuti per riempire il vuoto, si adopera attorno al casco, alla sedia. Anche Alessio fa alcuni vaghi movimenti: va a staccare la puntina dal disco, toglie il disco, cerca il fodero. Alle sue spalle, Gioia, lentamente, incerta, si ferma nei movimenti e si volta a cercare il suo sguardo. Anche Alessio, sentendola, si ferma nei propri movimenti e si volta a guardarla. Sembra che uno spazio enorme li separi. Alessio e Gioia, queti ma attratti, si guardano. In questo attimo dalla porta aperta sul fondo, col vassoio e una tazza di caff ricompare Maura, rapida, disinvolta. Guarda un attimo, lievemente stupita, Alessio e Gioia, nelle loro posizioni tese poi, venendo avanti, lieve, dice come con euforia).

Maura - State litigando? No, spero. Se dai retta a mio marito, non riuscirai pi a pettinarti questa sera. Su, fa' presto. (Posa il vassoio del caff sul tavolo, lo indica quasi freddamente ad Alessio che non si mosso, poi viene verso Gioia e la fa sedere, con gesti dolci, affettuosi, sotto il casco. Debolmente, Gioia dice).

Gioia - Non ho... pi voglia di uscire, questa sera. (Energica, affettuosa, piena di benevolenza, Maura la accomoda nella posizione giusta sulla sedia, sotto il casco, apre la corrente. Dice).

Maura - E' stato lui, naturalmente, a fartene passare la voglia. Non sa fare altro nella vita, lui... E' la sua vocazione: far passare la voglia. (Debolmente, Gioia, con un lampo di improvvisa sincerit, che vorrebbe aprirsi, dice).

Gioia - Non per questo... Io... (Maura, decisa, affettuosa, con calore, le si ferma davanti e dice).

Maura - La sera bella. E' gi primavera. Qui da noi, te ne accorgi di pi che nella tua citt. In fondo alla strada, dopo qualche casa, c' la campagna. E tu vorresti stare chiusa qui, stasera, con noi che siamo vecchi. Su, appoggia la testa qua e non ascoltare pi nulla. (Gira la chiavetta. Come su un piccolo trono, bizzarra, favolosa, col casco sul capo, il kimono che splende come d'oro, nella luce a fascio, Gioia tace, sta ferma, raccogliendo le mani sul grembo, a occhi semichiusi. Alessio, voltato di tre quarti, la guarda, attento, poi dice, piano, a Maura che non lo guarda).

Alessio - Perch insisti? Ti ha gi detto che non ha voglia di uscire. (Maura, risoluta, si volta verso di lui e, senza durezza, ma con una segreta pena, con candore, dice).

Maura - Perch giovane. E coi nostri pensieri, i nostri anni, le pesiamo addosso. Non giusto. Ha tempo, per invecchiare. E se ci sta vicino -basta una sera, a volte - la facciamo invecchiare. (Da sotto il casco, Gioia, quasi scherzosamente, dice a voce alta).

Gioia - Se non parlate pi forte non vi sento. (Senza badarle, Maura continua, rivolta verso Alessio).

Maura - Io non permetto che Gioia sciupi i suoi giorni, qui con noi. E' stata anche troppo buona, ad accettare di farci compagnia, in questi mesi difficili. Ma non deve caricarsi delle nostre pene. Voglio che non debba ascoltare neppure uno dei nostri discorsi. Mai. (Preoccupato, sincero, Alessio dice, senza guardarla, con voce sorda).

Alessio - D'accordo. Io non voglio caricare le mie pene su di lei.

Maura - (risolutamente) Perci non deve passare neppure una sera, con noi. Non deve sentirci parlare, ma nemmeno vederci tacere. Non deve accorgersi di quando ho voglia di piangere. Non deve sapere se tu mi odi o se ti faccio, addirittura, disgusto. Non deve passare neppure una sera cori noi. Le farei conoscere non so chi, perch, la sera, non debba rimanere con noi.

Alessio - (sordamente) Ho capito. Non la trattengo. Io non ho bisogno... di lei. (Maura va a prendere un suo lavoro a maglia. Prende un libro e lo mette sul tavolino accanto alla poltrona pi vicina ad Alessio. Dice).

Maura - Appena Gioia avr finito e sar pronta ed uscir, ci metteremo seduti, e, se vuoi, stacco il telefono. Se lo desideri non ti dir niente, per tutta la sera. E se tu toccherai uno dei nostri argomenti, finger di non sentirti nemmeno.

Alessio - (piano, quasi umilmente) Non necessario. Non affatto necessario.

Maura - (gli si avvicina e affettuosamente, quasi teneramente, gli mette una mano sulla spalla) Il tempo passa, vedrai, se si continua a pensare ad altro. Staremo seduti l, di fronte, e non ci accorgeremo che la sera passata. Ormai primavera e la notte pi facile dormire.

Alessio - S. Io non soffro pi nemmeno l'insonnia, in queste notti. Dormo otto ore filate, senza svegliarmi, quasi senza sogni. (Sempre tenendogli una mano sulla spalla, Maura gli dice, con dolcezza).

Maura - Raccomander a Gioia di non fare rumore, rincasando. (Piano, a voce bassa, ma intensamente, Alessio risponde).

Alessio - S, ti prego. Te ne prego. (Si volta di tre quarti, a guardare Gioia, seduta sotto il casco che non vede e non ode nulla, a occhi chiusi. La luce a fascio la avvolge di un chiarore dorato, quasi irreale. Alessio, immobile, resta in questa posizione).

Quadro secondo

(La stessa scena, o meglio, la stessa scenografia. Ma vi qualcosa di mutato nell'arredamento, nella disposizione dei mobili, dei quadri, nella presenza di fiori che adornano, colmano, alcuni piccoli, graziosi vasi. Un sollievo, una serenit nuova, una tregua gioiosa sembra che abitino, segreti, ma indirettamente evidenti, nell'unico ambiente. Le due finestre sono aperte, sembra - ora - sul pieno della primavera: la luce del pomeriggio riempie tutto e, relativamente, anche i suoi suoni. Entra, quasi di corsa, Gioia, accaldata, in gonna e camicetta, con una racchetta da tennis e si dirige verso la camera degli ospiti, posa la racchetta e si accinge a togliersi la camicetta. Da dietro una poltrona che finora lo aveva coperto, si alza Alessio e guarda, intento, verso la camera.

In sottoveste, Gioia gli sorride dall'altra camera e poi sparisce, del tutto, nella parte invisibile della stanza. Giunge, gioioso, lo scroscio della doccia e gli sbuffi, i gridolini di Gioia. Alessio, serenamente, con fervore, restato a guardare da quella parte ed ora avanza di qualche passo, appoggiandosi allo stipite. Da fuori, da qualche secondo, come da un grandioso parco dei divertimenti, giunge il suono del ballabile pi rapido, pi in voga, addirittura una creazione da Piper Club.

La voce di Gioia, nello scroscio della doccia, dice mentre lei resta invisibile).

Gioia - Sono venuta pi presto che ho potuto. Appena mi hai mandata a chiamare ho lasciato una partita dove vincevo per diciotto punti.

Alessio - Domani voglio venire a giocare con te. Sono un tennista modesto ma, sotto rete, il mio rovescio non lo pari nemmeno se ti aiuta un angelo.

Gioia - Lo paro, lo paro. Io sono in terza categoria.

Alessio - Che significa? La categoria di un uomo sempre pi di quella di una donna.

Gioia - (dopo una pausa, senza insistere, cambiando di tono) Perch mi hai mandata a chiamare? (Con tono canzonatorio, Alessio risponde).

Alessio - Me ne sono scordato. E poco fa lo sapevo.

Gioia - (fingendosi irritata) E io ho lasciato l il gioco per venire da te. Sono proprio una sciocca.

Alessio - E io ho lasciato il giornale proprio mentre dovevo impaginare la terza pagina.

Gioia - Non ci credo. Devi avere qualche motivo pi misterioso.

Alessio - Te lo giuro. Ho lasciato i linotipisti con i piombi messi in ordine, le bozze corrette e l'elzevirista che sperava in un occhiello, corpo otto, in alto a sinistra.

Gioia - Mi meraviglio. Prendi poco sul serio il tuo mestiere.

Alessio - Da un po' di tempo, ho scoperto il modo di dare al mio mestiere la giusta importanza. Un po' anche merito tuo.

Gioia - (con lo stesso tono) Non ci credo. (Dopo una pausa aggiunge) Dov'... la zia? (Si corregge) Dov', Maura?

Alessio - (senza ipocrisie, in modo un po' teso, ma concretamente) E' andata al Patronato. (C' un silenzio, poi con voce un po' ironica, un vago rimprovero, Gioia dice).

Gioia - Ecco perch mi hai chiamato. Volevi restare solo con me. (Qui Alessio allarga le braccia con un modo composto, scherzoso ma signorile con l'aria di chi dice: va bene, cos, che posso fare? Gioia, adesso in accappatoio, i bei capelli bagnati, sguscia fuori dalla sua camera e viene, rapida e lieve, a baciarlo sulla bocca. Poi sfugge al suo abbraccio pi tenace, scrolla i capelli e, torcendoseli con la mano, va verso la finestra aperta - la pi centrale - e si affaccia a guardare il rumoroso Luna Park. Ride, forte, e voltandosi dice) Senti che musica: la stessa che, ora, ballano a Londra, a New York.

Alessio - Roba da far venire i brividi.

Gioia - Ti sbagli. Anche perch l'ascolti soltanto, invece di guardarla. Su, guardala. (Accenna, coi movimenti, gesti graziosissimi, pungenti, ilari, qualche passo del let-kiss . Alessio, attentamente, la guarda. Pungente, fresca di giovinezza, Gioia accenna ondulando i fianchi, al salto del canguro . Alessio, serio in volto, poi con un mezzo sorriso, dice).

Alessio - Non so che bestia sia, ma graziosa.

Gioia - (ondulando sempre) Non lo sai? E' il canguro! (Di nuovo corre alla finestra. Guarda fuori, divertendosi un mondo) I vecchi che stanno l a guardare! Fermi, in fila, devono aver lasciato per oggi il giardino pubblico. Vieni a guardare. La ragazza che ha il megafono una specie di Sofia Loren. Fossi in te, questa finestra me la affitterei a tremila lire l'ora. (Si volta perch Alessio non si muove. Esponendo i suoi capelli al sole, sostenendoli nel pugno, le spalle alla finestra, Gioia aggiunge, piegata all'indietro) Se sei un direttore di giornale, loda questi benefattori della tua citt. A cos'altro vorresti dedicare l'articolo di fondo?

Alessio - (a met serio) Ai problemi salariali. E se non ne parlo, la gente non compra il mio giornale. (Gioia vivamente, voltandosi in ardita posizione, di tre quarti a guardare fuori il Luna Park da cui sorge ora, una musica mutata: strana, dolce, lenta).

Gioia - Invece parla del sirtaki . Ma ci pensi? Il sirtaki , per la prima volta nella tua citt. Lo devi celebrare con un articolo di fondo, questo grande avvenimento.

Alessio - E che cos', il sirtaki ? (Gioia, di scatto si volta verso di lui e, tutta felice in volto, gli dice).

Gioia - Non mi chiedere cos', ma com'. Guarda. (Viene verso di lui, al centro dello spazio e accenna, con gesti, passi d'una grazia squisita, arcaica, quasi liturgica, i movimenti della bellissima danza greca, venuta nel mondo dopo il film Zorba il greco . Ballando, Gioia passa accanto ad Alessio e, dolcemente, prendendolo per un gomito, tenta di coinvolgerlo) Impara, su. Vieni.

Alessio - (resistendo) No. Un'altra volta. Pi tardi.

Gioia - (ostinata, tirandolo con s) E quando? Tra poco finisce. Cogli anche questa occasione finch sei in tempo.

Alessio - (a malincuore, cedendo) Ma non riesco, faccio sbagliare i passi anche a te.

Gioia - Ma niente affatto. L'avrai scritto in qualche articolo: L'uomo che vuole una cosa, arriva sempre a farla .

Alessio - S, l'ho scritto. (Unendosi a lei, sforzandosi all'attenzione, alla diligenza, Alessio, con una discreta eleganza, accenna qualche movimento, del resto n comico n goffo, del sirtaki . Entusiasta, Gioia gli dice, ballando, sempre tenendogli la mano).

Gioia - Sei bravissimo. Giuro, sei particolarmente dotato per la danza. Secondo me, hai sbagliato mestiere. (Fuori, avviandosi verso la conclusione, la musica del sirtaki arriva alla sua pienezza pi solenne, pi gioiosa e liturgica. Entusiasticamente rapita, come in un accesso di contagiosa febbre comunitaria, Gioia dice) Si balla, di solito, insieme, in una fila, tenendosi per mano, e pi si , pi bello. Ti piace? Pare di ballare, come un tempo, tutti insieme, per celebrare qualche grande avvenimento. (La musica sta finendo e Gioia, con Alessio che si muove appena, continua a ballare, rapita, ad occhi semichiusi. Alle loro spalle, da qualche secondo, arrivata Maura, senza rumore, e li guarda con meraviglia, senza dire nulla. Pure la scena che si forma, e l'espressione di Maura, non hanno alcunch di comico. Decidendosi ad entrare, Maura appoggia un pacchetto, di spalle, sul tavolo. Al rumore lieve, Gioia, con un'esclamazione di piacere, va incontro a Maura, l'abbraccia, dandole un bacio sulla guancia. Un affetto senza ombre, senza incrinature appare dal suo gesto, dalla sua espressione, dal tono della sua voce) Se arrivavi prima, avrei insegnato anche a te. Che peccato! (La musica, ora, finisce. Riprende la forte, incomprensibile voce dell'altoparlante, euforica di inviti. Voltandosi, muovendosi, Maura chiede, guardando il marito, ma solo con un allarme lievissimo).

Maura - Come mai sei gi a casa a quest'ora? Ti senti male? (Alle sue spalle, per allegria, non per aiutarlo, Gioia intervenendo, dice).

Gioia - L'articolo di fondo non gli piaceva pi e ha preteso di non pubblicarlo. Cercava un nuovo argomento. (Per la prima volta, Maura guarda Gioia con un tenue, spaurito sospetto e secca, aridamente quasi, chiede).

Maura - E l'ha trovato? (Cade un silenzio fra i tre. Alessio distoglie lo sguardo, e per un attimo, Gioia abbassa la testa. Guardandola tutta, ma con un tono volutamente pi lieve, Maura le dice) Perch non ti vesti? Hai i capelli bagnati. (Invece di rispondere, con un gesto tenue, distratto quasi, Gioia - un'altra volta - si torce i capelli bagnati. Sospirando, senza insistere oltre, Maura passa subito ad un altro argomento e, camminando per la stanza, dice) In quel giardino, tra tutti quei bambini che gridavano e con le suore che gridavano pi di loro, non resistevo pi. E' appena primavera, ma sembra gi estate. Fa un caldo che mi sembra che il cuore faccia fatica a battere. Alla mia et, le stagioni di mezzo non esistono proprio pi. (Si ferma proprio davanti ad Alessio e, con ironia ora aperta, un rancore che risorge, gli dice) Come ti senti? A quanto pare, provi meno disgusto per un paio di cose o tre, oggi.

Alessio - (freddamente) Per esempio?

Maura - (si siede sulla prima poltrona e risponde) Il ballo. Non lo dico per prenderti in giro. Si vede che sono io, vicino a te, a sentirmi pi vecchia del solito. (Ancora senza ipocrisie, gaiamente, affettuosamente, Gioia le dice venendo allo schienale della poltrona e abbracciandole le spalle).

Gioia - Fai l'agente provocatore. Ti ho visto stamattina, sotto la doccia. Hai poco da invidiare a una ragazza, te lo assicuro. Hai davvero... il seno di famiglia. Anche la mia povera mamma era cos...

Maura - (restando seduta, senza guardarla) Perch povera ? Perch morta? (C' una pausa grave di disagio. A fatica, lottando contro qualcosa di oscuro che - ora - domina l'aria. Gioia aggiunge).

Gioia - Hai un corpo giovane. Una bella pelle. Se vuoi invecchiare, colpa dei tuoi pensieri. (Con ironia, velatamente amara, Maura le risponde senza voltarsi, guardando davanti a s).

Maura - S, brava, diglielo, dillo a lui che ti senta. Fai la brava, tienmi su davanti a mio marito. (C' un'altra pausa, grave di disagio, poi Gioia aggiunge, seriamente).

Gioia - Tu non hai bisogno di essere tenuta su. (Indica Alessio) Lui sa tutto. Non hai capito quello che pensa di te. (Stancamente, pi dolcemente, Maura le dice, voltando la testa).

Maura - Va' a vestirti. Prendi freddo. Sei bagnata. (Con semplicit, candore, Gioia risponde).

Gioia - Perch, freddo? E' una bella giornata. Ho caldo. Di primavera me ne andrei gi nuda al mare. (Maura la guarda. Gioia a sua volta la guarda, poi dice) Vado. Ci metto un minuto e poi, quando torno, usciamo. Oggi una bella giornata. (Esce in direzione della camera degli ospiti. Maura aspetta che sia uscita, poi dice).

Maura - Ho detto al Patronato che tra poche settimane parto. Dovranno cercarsene un'altra, di signora che fa l'elenco dei doni, e mette in fila gli indirizzi dei bambini.

Alessio - Perch hai parlato di un viaggio? Sarebbe stato meglio dire chiara e tonda la verit.

Maura - Che ci separiamo? No, non l'avrebbero capita. Bisognava inventare una storia, patetica ed edificante,, come quella che, di noi, diranno ai bambini.

Alessio - Io e te dovremmo parlare: oggi, ora: non come facciamo da mesi.

Maura - (senza badargli, forse senza neppure averlo udito, scuotendo il capo) Che rimarr di me, come ricordo, in questa citt? Gli elenchi che scrivevo in bella calligrafia, le parole di conforto, con qualche lira, che davo alle famiglie, ai bambini pi bisognosi.

Alessio - E di me? E cosa credi che mi importi?

Maura - (incredula, ironica) Non ti importa?

Alessio - (con energia) Ecco: niente. Vorrei cancellare, anzi, il poco che ho fatto... Dire scusate e tornare indietro a lisciare col piede le mie orme.

Maura - Farti dimenticare? Non ti pare comodo, questo?

Alessio - Mi pare discreto. E' solo da te che vorrei qualcosa adesso.

Maura - No, adesso tardi.

Alessio - Mi sembra di incominciare ad aver bisogno di te.

Maura - E perch? Da cosa te ne accorgi?

Alessio - Da molti segni. Ho voglia di tenerti qui vicino, di raccontarti le mie cose.

Maura - Lo dici per tormentarmi.

Alessio - Mai pi. Se tu non ci fossi, correrei ad inventarti.

Maura - Se non c'era Gioia, in questi mesi tu mi avresti insultata, derisa.

Alessio - Gioia... S, voglio parlarti di Gioia...

Maura - Come mai? L'argomento era di te e di me.

Alessio - Ma Gioia, in qualche modo, c'entra. Se lei qui, io ho pi bisogno di te.

Maura - Per quello che lei ti dice?

Alessio - Per quello che . Mi pare che faccia chiaro, pulito in me.

Maura - Se ti parla di me?

Alessio - No, Maura, hai capito. Se parla di s, se parla soltanto: se vive. S, se vive, o ride, o tace, o canta, o magari - discutendo - mi deride, io divento un altro, pi giovane... mi sembra che tutto diventi bello. (Una pausa. Lottando ancora, per non affrontare l'argomento vero, Maura dice)

Maura - E io, che c'entro? (Alessio le va proprio davanti. Quasi le prende le mani, e dice, pronto, sincero)..

Alessio - Ma... non capisci? E' con te che tutto mi diventa bello. I nostri problemi ritornano semplici: non sembrano pi odiosi rompicapo, scogli da evitare. Il mondo mi sembra, di nuovo, illuminato al mattino; quando ci si sveglia freschi, riposati.

Maura - Ed tutto merito di Gioia? (Alessio, esitando, dice).

Alessio - S, merito suo. E' lei, che mi aiuta a stare con te. No, non guardarmi cos. Io non l'amo, non sono innamorato di lei. E' bella, piena... di quello che io e te abbiamo perduto, ma non sono innamorato di lei. Ho bisogno di lei... per capirti. No, non interrompermi. E' la mia umile, povera verit. Maura, ero un uomo finito. No, non volevo lasciarti perch non ti amavo pi. Volevo lasciarti perch sono un uomo finito.

Maura - Cerchi pretesti. No, non vero. Sei un uomo sempre sulla cresta. Pieno di succhi, di buonumore, di parola facile. Tra la gente, dici sempre l'ultima parola.

Alessio - Ti sbagli, sbagli. O, Maura... come ti sbagli!

Maura - Agli inviti, parli sempre in cerchio, tu. Hai amici che spergiurano sulla tua intelligenza, ripetono quello che dici... I tuoi giudizi fanno testo. Le tue lodi, inorgogliscono chiunque, per molti giorni. Se dici una barzelletta, anche se non nuova, la dici in modo che tutti ridono di cuore. Ma s, riconoscilo, sei contento di te... Un uomo perfetto, l'eroe di un buco di provincia... Non un uomo finito.

Alessio - (incalzante) E, dunque, le nostre sere, le nostre notti... le nostre cene... Maura... io che non trovavo pi una parola da dirti, e se avevi un male mi comandavo, quasi, di preoccuparmene, prima ancora di provarne dispiacere. Maura, ma quando morir, se non mi sarai accanto tu, dicendo che abbiamo fatto un viaggio onesto insieme, io non sar capace di morire... te lo giuro.

Maura - Oh, non importa! Vivrai, per tanti anni, da eroe. E senza bisogno di me.

Alessio - Ho una cosa sola da gridarti. Senza di te sono solo, solo al mondo.

Maura - (violenta) Sciocco. Maledetto. Bugiardo ributtante. Ecco la mia risposta. Rido. Ti rido in faccia. S, rido sul tuo viso da bugiardo. (Una pausa. Da fuori, il suono di un campanile).

Alessio - (lento) E tu hai bisogno di me. (Rapido) S, non mentire. Hai l'amore, nella carne, per me: vuoi che non lo sappia. Ho dato io, la piega ai tuoi pensieri. Ai tuoi ricordi. A letto, se ami, hai bisogno di me. Lo vuoi nascondere? Hai una chiave sola, povero, adorato, piccolo scrigno, e da anni l'hai data a me. Lo vuoi negare?

Maura - (dura, disperata) S, lo nego. Sono uno scrigno, s, piccolo, senza niente che conti, ma vuoto e non ha chiave.

Alessio - (sincero, ma esasperato) No, sei la mia donna, tu, per tutto il tempo eterno e io mi farei aiutare da tutti per amarti. (Goffo, disperato, quasi si torce le mani) Ma io non ho colpa se i pensieri son fermi tra te e me, se il sangue quasi non ti riconosce. Che c', Maura, che ci separa? Da dove nasce l'odio? E i silenzi da dove nascono? E la mia noia lenta, lunga... l'indifferenza?

Maura - (chiusa, disperata) Da te... Solo da te... perch non mi ami pi.

Alessio - E' una menzogna. Non devi ripeterla. Io ti amo, ti cerco... s, ogni giorno.

Maura - Lo credi... Io... quando ho nel cuore una cosa, in ogni gesto mi viene fuori, nelle mani.

Alessio - (quasi le si inginocchia davanti) Io... ti cerco... e... Vorrei trovarti, ma non so. Ho passato per questo tanti, troppi mesi orribili.

Maura - E io? Credi che per me sia stata una villeggiatura?

Alessio - (con voce rotta, quasi all'estremo) Ora, ho... una nuova sensazione, quasi un nuovo sentimento. Una... cosa infantile, una fiducia sciocca, ma vera, mi aiuta a parlarti. Maura... non vedi che sto vicino a te, come da mesi non ho potuto?

Maura - No. T'illudi. E' l'illusione d'una sera stupida.

Alessio - Ed lei, che mi aiuta... Gioia. Sono venuto a casa per incontrarla. L'ho mandata a chiamare. Lei... Mi offre quello che mi serve per amarti.

Maura - Chi? E' uno scherzo. Tu vaneggi.

Alessio - Io... vedo tutto diverso... da che c' lei. Io... ho riguadagnato quello che ho perduto. Anche te, Maura. E' per lei, per suo merito. Ha cambiato tutto, in questa casa. Vedi? Non esiste pi la stessa luce. Non ci sono pi le stesse ore.

Maura - (dura, profonda, finalmente raccogliendo tutte le sue forze) E... in te? In te? Che c' di nuovo, in te?

Alessio - (trasportato dal suo pi intimo, sincero impeto) Ma... tutto. Te l'ho detto. I pensieri, il cuore... la fiducia... la speranza.

Maura - (dura, quasi assalendolo) Il corpo, il tuo greve, maledetto corpo da egoista. Il tuo vecchio, odioso corpo impotente. E' questo che ti ha dato, la mia Gioia... Non vero? E' questo il suo... domestico miracolo? Ha fatto questo per te, quella sgualdrina.

Alessio - (a voce bassa, piano, rassegnandosi a non essere capito) No, hai preso la strada pi sbagliata, pi umiliante.

Maura - Ah s? Questo sai dirmi?

Alessio - (a voce quasi spenta) Per te, Maura. Umiliante per te. (A voce mutata) Io ti parlo d'amore. Maura: l'amore per te, che Gioia alimenta. S, adoro il suo corpo. La sua bocca, i suoi capelli. Ma non la conosco. Maura, io conosco solo te, voglio conoscere solo te.

Maura - E vuoi lei, e la prendi... E' stata la tua amante? A casa nostra... l'hai amata, sul nostro letto?

Alessio - Io... ti giuro non la conosco. Se lei morisse, quasi non lo saprei. Se... partisse... sarebbe atroce solo... per noi due. Perch... io muterei... con te. S, se andasse via svanirebbe la nostra felicit, la mia... giovinezza.

Maura - E andr via. Partir. E... le dir che... serpente . La schiaccer col piede.

Alessio - No, non partir. E non le dirai niente. E... semmai, sono io che devo chiederle perdono. Oggi, sempre, forse.

Maura - A lei? Perdono? E a me cosa devi chiedere? Di ringraziarla?

Alessio - Io non la conosco, non la vedo... Non capisci? E' una piccola bolla di giovinezza... Una bambina che balla... Una... risata, su due seni che non si muovono... Una... bestiolina allegra, straziante. Un piccolo canguro.

Maura - (lo guarda, ma non un effetto comico, senza parlare. Poi dice) E' un canguro?

Alessio - (guarda la scala) Ecco, scende. Non le dire niente. No, Maura: domani, non ora. Se le dici qualcosa, ora, potrei ucciderti: s, te lo impedir a qualunque costo.

Maura - Non devo parlarle?

Alessio - O andr via, per sempre. Subito. E prima di andar via, ti far piangere, come non hai mai pianto.

Maura - Mi farai, ancora, piangere?

Alessio - S, devi tacere, ora. Lasciarla uscire. Stare qui, a guardarla. Lasciarla uscire, andare via tranquilla, dalla nostra casa! Stasera, almeno. (Maura, guardando in alto non risponde. Sui primi gradini, apparsa Gioia, bellissima, i capelli raccolti in pieghe lucenti, morbide: molto elegante. Sorride, verso i due coniugi e, scendendo con gio-vane passo, dice).

Gioia - Allora? Venite? Usciamo? (Maura, con un grande impeto, fa per rispondere. Ma si trattiene. Guarda, lenta, Alessio. Gioia, stupita, scende un altro passo e dice) Perch, adesso, fate quella faccia? Non ho detto che di uscire. Era questo l'accordo. Avete cambiato idea? (Maura e Alessio non rispondono. Gioia, esitante, scende altri due o tre gradini. E' quasi in fondo. Un po' spazientita, ma ancora dolcemente, aggiunge) Oh, se non volete, fate pure. Per me lo stesso. Non vado mica in perdizione. (Li guarda; all'ultimo scalino) Fate gli sposini. State soli, fate i fidanzati, fate gli amanti, vi capisco. (Va verso la porta. Si volta ironica, stranamente, quasi amara) Spengo la luce? Vi lascio al buio? (Alessio s scuote. A voce bassa, tranquilla, senza inflessioni, dice).

Alessio - No, Gioia. Non necessario. Lascia la luce accesa. (Con fatica, Maura sta per aprire bocca. Alessio la guarda. Al suo movimento anche Maura si ferma, aspetta. A voce arida, ma totalmente quieta, Maura dice, pianamente).

Maura - Se rientri tardi non fare rumore, ti prego, Gioia. (Gioia attende un attimo. Poi, mettendo la mano sulla maniglia, dice, rapida).

Gioia - Va bene. Buonanotte. (Apre la porta. Aspetta. Guardandola, Maura dice).

Maura - Buonanotte. (Gioia esce, Alessio e Maura, senza, guardar si restano nella stessa posizione. Cala, lentamente, il sipario).

SECONDO TEMPO

(E' mattina. Con lo stesso vestito della sera precedente, palesemente stanca, come se non fosse mai andata a dormire, o come avesse profondamente riflettuto, Maura sta immobile su una sedia, un po' rigidamente, guardando la camera degli ospiti. Ne viene, allegro, il solito suono della doccia a pieno scroscio, mentre da fuori, con radi rintocchi di campane, salgono le musiche lente, ora nostalgiche, dello strano Luna Park. Guardando fissa alla camera degli ospiti, Maura non si muove, non dice niente. Sulla porta, nel solito accappatoio, coi capelli come al solito bagnati, compare Gioia un po' incerta, ma sorridente. Guarda Maura, stupita di trovarla in quella posizione).

Maura - Ti devo parlare.

Gioia - (avanzando, ma senza guardarla direttamente) S, anch'io. Speravo, anzi, questa notte stessa, di incontrarti, o che tu fossi sveglia. Ho fatto un po' di rumore, perch tu mi sentissi, se eri sveglia.

Maura - (indicando, rigidamente, il tavolino apparecchiato) Ma ora, fa' colazione. Il t pronto. L'ho fatto da poco, ancora bollente. Non perdere tempo.

Gioia - (sedendosi) Sei stata in pena per me? Ho tardato a rientrare? Ho dovuto seguire gli altri: si perde una infinit di tempo, quando si con gli altri. Ho passato tutta la sera a girare da un luogo all'altro, e dappertutto era lo stesso; noia pi noia.

Maura - (fredda, con precisione) Mangia le tartine. Bevi l'aranciata. Ti ho preparato la marmellata che preferisci: quella di albicocche.

Gioia - No, zia, troppo. A casa, al mattino, bevo solo una tazza di t. Mi vuoi fare ingrassare.

Maura - Alla tua et, bisogna mangiare. E se fai diete stupide, ti rovini la pelle, perdi la freschezza!

Gioia - (allegra, spalmandosi le tartine di marmellata) No, se per questo, non ho paura di ingrassare. Ogni mattina faccio trenta minuti di ginnastica. Poi la doccia, calda e fredda. Sai, ci insisto tanto, che dopo nel bagno c', per terra, come un lago d'acqua. Ci si deve entrare a nuoto o in barca.

Maura - (piano, a voce bassa) S, la donna me l'ha detto. Spruzzi acqua dappertutto e, a terra, c' una specie di palude. Lei scivolata, una volta, s' fatta un po' male a una gamba.

Gioia - (trionfante, allegra) Lo vedi? Mi dispiace. Ma devo fare cos. Metter un cartello da domani, sulla porta del bagno: Ci si pu entrare solo a nuoto. Attenzione e modestia: gli inesperti non sono ammessi .

Maura - (a bruciapelo) E Alessio? L'hai visto, stanotte, rientrando?

Gioia - (stupita, continuando a spalmarsi una tartina) Alessio? Mai pi. Perch, mi ha aspettato, dunque? Ce l'aveva con me, per qualcosa? Voleva rimproverarmi?

Maura - E stamattina l'hai visto? E' venuto da te, prima di andare al giornale?

Gioia - Zia, sei matta? All'ora in cui esce, stavo ancora a met sonno e se mi avesse svegliata, gli avrei tirata una scarpa addosso. E' un uomo crudele, ma non arriverebbe al punto di svegliarmi.

Maura - Insomma, non l'hai visto finora? Stamattina non ti ha parlato? Credi che tutto sia come gli altri giorni, come ieri, tra noi? Che non sia successo niente?

Gioia - Ma zia, cosa deve essere successo? Mi fai paura. E' stata una sera diversa dalle altre, tra voi? (Maura si alza, e senza affrettarsi, le si avvicina).

Maura - S, lo stata. Una sera come nessun'al-tra, fino a questo giorno. Ed tutto dire. Un'orribile sera, in cui ci siamo detta la verit.

Gioia - Mi fai paura. E che verit? Qualcosa... di nuovo, di... senza rimedio?

Maura - Che verit? Ora te la dico, che verit. E ti ho avvertita, poco fa: dovevo parlarti. E tu mi hai risposto: zia, anch'io.

Gioia - (abbassando la voce e lo sguardo, ma per cortese tenerezza, non per timore) S, devo parlarti.

Maura - (le si avvicinata del tutto) E parliamo, dunque. Che aspettiamo? Volevi sapere, che verit? Ecco, non ti nascondo nulla. Vedi? (Le d con la destra uno schiaffo, sonante, terribile. Con la sinistra, un altro. Ripete, quasi calma) Che verit? Questa, la verit. (Le d uno schiaffo) E questa. (Gliene d un altro. La solleva, quasi, dalla sedia in cui seduta, la fa arretrare verso la finestra. Continua, freddamente, quasi con stile, a schiaffeggiarla. Gioia riceve gli schiaffi, appena girando a ripararsi la guancia e arretra senza tentare alcuna resistenza. Insistendo a colpirla, Maura ripete freddamente, con repulsione) Ho allevato una vipera in casa. Una donna che si d a chi la vuole. Sgualdrina. Lo so cosa combini, coi nostri amici, in questa citt. Siamo in provincia, la gente parla, e di te lo potrebbero scrivere sui muri: Quella che dice di s . Sei venuta col carnevale, tu, sei una maschera: la ragazza dei coriandoli . Hai contato i letti in cui hai dormito, a parte il tuo, nella mia casa? (Gioia, ormai sospinta quasi alla finestra, la ferma freddamente, senza violenza, mettendole una mano aperta sul petto).

Gioia - Hai mentito in ogni cosa che dici. Hai mentito orribilmente, in modo infame.

Maura - Tu, mi rimproveri? E di cos'altro vuoi parlarmi? Delle calunnie che ho fatto, delle... mie insinuazioni?

Gioia - Hai mentito, e lo sai. Io non ho accettato l'amore di alcun uomo, da che sono qui. Ho detto di no a tutti, e per questo, ora, parlano cos di me. E' la prima volta che succede? Io non ho avuto nessuno, ho detto di no a tutti anche a tuo marito. (C' un silenzio profondo, grave. Guardandola con pi. calma, con stupore, Maura le dice).

Maura - Ah, gli hai detto di no? Essere la sua amante, piacergli con tutti i mezzi, significa dire di no? (Con un gesto brusco, Gioia avanza verso di lei e giovanile, irruenta, spavalda, quasi gli alza il pugno chiuso sotto la faccia).

Gioia - Io non sono, non sono mai stata la sua amante. Hai pensato che abbia bisogno di tuo marito, per avere un uomo. Hai visto, una volta, come gli uomini mi guardano, e se cammino, quanti sguardi mi fanno compagnia? E ruberei il tuo uomo, che hai perduto gi da tanti anni, povera zia Maura? E' questa, la tua illusione? Difendere il tuo uomo, da una ragazzina di ventanni, che morirebbe di invidia, per la scelta che hai fatto? (La incalza, la spinge quasi all'indietro, le parla sul volto, accesa, piena di fervore). Lui, ti ha detto che sono la sua amante? Ha vantato con te la sua gloria, povero Alessio? E magari, lo ha detto ai suoi amici, al caff. Far un pezzo molto colorato sul suo giornale, una di queste sere?

Maura - (queta, tristemente, a voce bassa) No, non mi ha detto niente. Ma io ho capito, capisco molto bene. Tu, in questi ultimi mesi di un matrimonio che finisce, hai voluto insinuarti, farci sentire le forze che hai.

Gioia - No, io sono rimasta... ai margini, in quella camera, ai margini della vostra vita. Ho voluto, un poco, aiutarvi. Ma non nemmeno questo che contava. Io ho parlato d'altro: non ho fatto che parlare d'altro.

Maura - (con odio) Con le tue labbra, i tuoi fianchi, le tue... mosse da canguro. Io so, benissimo, tutto.

Gioia - No, ho cercato di aiutarvi, in questi giorni pesanti, stupidi: a ritrovare voi stessi o a dimenticarvi, veramente.

Maura - (con odio) Hai messo la tua giovent contro la mia stanchezza. I tuoi seni insolenti, il tuo modo di ridere...

Gioia - Ho cercato appena di vivere. Di vivere accanto a voi, tenendo il meno posto possibile, aiutandovi a capire voi stessi, come prima non avevate potuto, come, dopo, non saprete pi.

Maura - E gli hai messo in cuore la nostalgia, il desiderio per un'et che non potr avere mai pi.

Gioia - No, la voglia di vivere, di sorridere. Io gli ho detto le cose che tu non sapevi dirgli da anni. Gli ho detto: sei un uomo cos e cos. E gliel'ho dimostrato.

Maura - Ah, gliel'hai dimostrato?! Sei stata nel suo letto?

Gioia - No, Maura, molto di pi: ho ridato forza ai suoi pensieri, gioia al suo sangue.

Maura - Allora l'hai amato. E lui, ti ama. E io non devo fare pi niente, qui. Avete trovato quello che ognuno aspettava dall'altro.

Gioia - No, io l'amo solo per la forza che ho saputo dargli, per la fiducia, in cui di nuovo ride. Lo sai. Mi sento un poco, sua madre, la sua nuova madre, che lo aiuta a rinascere. Non ho dubbi, mi sente nel suo cuore, nella sua carne, e quello che gli mancava lo ha trovato attraverso me.

Maura - Allora, tuo, tienilo. E' tuo, completamente. Non ho altro da chiedere a lui. Non dobbiamo fare pi niente, insieme. Hai fatto rinascere il suo sangue, la sua vita? E' cosa tua allora, ti appartiene. E' tuo. Va' con lui tu, o resta, non c' differenza. Tocca a me farmi da parte.

Gioia - (vivamente) Ma lui per te. E' con te, lui, non te l'ha detto? Da me prende solo un soffio. Non mi comprende.

Maura - Ma ha bisogno di te. Vorrebbe che tu non partissi da qui, mai pi.

Gioia - S, ma ha bisogno di me per la vita che cosa tua. Maura, ma non capisci? Il suo scopo sei tu: la sua vita, tu sei. Io gli servo per quel che ogni giorno lo riporta ai primi anni. Sono una sciocca scorciatoia, per lui. Una tappa da dimenticare. Vuoi sapere dove vuole arrivare lui? Verso chi sospira, qual il suo scopo, la meta che lui desidera?

Maura - Sei tu, tu sola, i tuoi capelli, i tuoi seni.

Gioia - (quasi con un grido) No, lo scopo per lui, sei tu. Io non sono cos stupida da farmi ingannare. Aveva bisogno di una prova e l'ha avuta. Alessio ancora giovane, pu piacere: quando sorride fatto di speranza, di fiducia. Se io lo bacio, come se avesse toccato la terra, come se avesse dormito nella freschezza, in fondo al mare.

Maura - Ah... tu lo baci, lo hai baciato. Hai avuto un rapporto... di carne, con lui. Hai toccato il suo corpo?

Gioia - Con tutta l'anima. S, io ho toccato le sue labbra, il suo corpo.

Maura - Perch lo ami. E sei una sgualdrina. Hai messo in gioco il tuo corpo che solo un vizio.

Gioia - No, gli ho dato solo quello di cui mancava: la giovinezza, la fiducia.

Maura - Per dimenticarmi, per dimenticarmi.

Gioia - No. Per amare te. Sciocca, vecchia zia. E non te l'ha detto forse, lui? Non ti ha detto che ti ama, che ti cerca ancora?

Maura - Ma bacia te. Ti tocca. E io sono una vecchia quasi, e se mi vesto, se mi pettino, gli faccio disgusto come se fossi nuda, come se mi toccasse.

Gioia - No, non vero. Perch vuoi prenderti una infelicit che mia? Io non sar mai la sua donna, anche se gli volessi dare proprio tutto.

Maura - Lo ami; dillo, sinceramente, che lo ami.

Gioia - Lo amo, perch mi fa sentire, mi fa credere, di dargli di pi che ad ogni uomo del mondo.

Maura - E questo basta? Sciocca che sei: basta, forse, ad amare un uomo, vedere il suo volto pieno di gratitudine?

Gioia - (sinceramente, cruda) A me basta. Sono una ragazza un po' strana, inutile: non mi conosci ancora? Ho le mie risate, il mio modo di presentarmi, di riuscire, a volte, simpatica, e un corpo che, da solo, si prende certi complimenti! Credi che basti, a farmi felice? E non lo so, forse, di contare poco o nulla? E cosa faccio, che valga appena pi di nulla? Non scrivo, non dipingo. A Roma, non mi riceve che un piccolo giro di persone anche se non questo di certo che mi addolora.

Maura - E ora vuoi rifarti di tutto... questo che ti manca, prendendoti mio marito. E che vuoto ti colma, lui? A te, che hai venti anni?! Ma non farmi ridere: hai solo un gusto feroce, il desiderio di far danno.

Gioia - (quasi con un grido) Smetti di insultarmi. Io non te lo permetto. Io sono offesa abbastanza, in questa casa. E ci lascer gi tutte le mie lacrime.

Maura - (crudele, impietosa) No, toglier via anche quelle, far pulizia, completamente, quando te ne andrai. (Gioia, quasi supplichevolmente, le si avvicina, la prende con le mani alle spalle).

Gioia - Maura, capiscimi. Povera Maura: io non voglio farti del male, io non ti voglio portare via niente - (parla come in uno stato di lucida, sincera esaltazione). Lo sai cosa provo, quando lo vedo - cos - farsi pi lieto, quasi nuovo? Io mi sento... come se l'avessi partorito io, e lui dovesse a me il suo impeto, le sue mani di uomo!

Maura - Per adesso, puoi soltanto andartene.

Gioia - (piano) Devo andarmene?

Maura - Senza attendere altro. Le valige non ti d il tempo di farle. Va' con tutto il tuo disordine, e, anzi, non vestirti nemmeno. Voglio che tu esca, in strada, cos come sei. (Le si avvicina, la spinge senza violenza, ma fermamente). Su, esci in strada, come ti trovi. Sarai guardata, ma questo non ti disturba: ci sei abituata. Va', ti porter io fuori le tue cose. Non aspettare. (Cos come si trova, incerta, irresoluta, Gioia fa qualche passo, verso la porta. Dice).

Gioia - Andare cos, non posso. Oh, non per... l'abito. Ma se esco cos, senza salutare pi Alessio, senza dirgli nulla, potrei morire di dolore.

Maura - Lo credi? E se non esci, guarda che gesto squallido, mi costringi a fare. (Alza quasi di spalle al pubblico, verso di lei, una piccola rivoltella) E' pronta, l'ho preparata per te. Vedi che moglie all'antica sono?

Gioia - (a bassa voce, mestissima, implorando, ma non per s) Maura, non farlo, ti prego, Maura, non farlo, non farlo. (Maura fa un altro passo avanti e sempre tenendole la rivoltella puntata addosso risponde).

Maura - Ho aspettato tante ore, che ti svegliassi. Ho aspettato la prima ora dell'alba, il freddo che viene sul mondo, il primo, odioso raggio di sole.

Gioia - (lamentandosi, quasi implorando) Non dire odioso, non dirlo, Maura, non dirlo.

Maura - (avanzando ancora di un passo) Alessio uscito, ieri sera, dopo che sei andata via, e non tornato. Io ho aspettato sola, ho sentito tutti i passi della strada, tutti i primi, e gli altri, odiosi suoni della campana.

Gioia - (piano) No, Maura, non deve accadere, non cos, Maura.

Maura - E ora sei l, come io ti volevo, e ti ho detto tutto. Uscirai da quella porta, e chiuder. E far pulizia. Laver, per ore, le tue lenzuola. Tutti i piatti in cui hai mangiato, tutti i bicchieri in cui hai bevuto.

Gioia - Cos mi odi? Vorresti che fossi morta? Fuori di qui, anche con un ricordo, con tutto?

Maura - (piano) Vorrei che tu non fossi mai esistita: sia maledetto il grembo di mia sorella. Se mai tu avrai un figlio che possa nascere storpio. (Gioia non pi contenendosi, scoppia in singhiozzi, chiusi, trattenuti, spenti tra le mani).

Gioia - No... Hai passato il segno... Anche l'odio... ha un limite. No.

Maura - Esci. E nella casa rester solo una moglie che fa le pulizie. Hanno messo la musica per te, senti? Aspettano te. Conosci questo motivo? T t t tatatat. E' appropriato per te: Il valzer delle puttane . (La spinge, con gesto violento, risoluto, fuori della porta. Chiude. Dal Luna-Park, la musica, assurda e festosa, quasi con una polka, continua, pi fragorosa. Maura entra nella camera degli ospiti e prende, a fascio, la roba di Gioia, chiudendola tutta in un attimo, con brusca indifferenza, nella valigia. La porta nel salone, e dal pianterreno, aperta la finestra grande, butta fuori la valigia, in strada. Dice, non forte, ma come a se stessa) Hai proprio tutto con te, ora, Gioia. Non ha scordato niente. Il tuo povero, bel corpo, i tuoi stracci. Tutto quello che eri; tutto quello che sei. (Incomincia, con gesti rabbiosi, assurdi, a pulire il pavimento. La luce, lentamente, va via).

Quadro secondo

(La luce torna, nel solito ambiente. E la luce indica un'ora del giorno pi avanzata, chiusa nel peso del pomeriggio. La porta, gi, dall'androne, sotto la breve scala, si apre, con rumore, e un passo sicuro, noto, si sente, scalino dopo scalino. Maura, qui nel salone, seduta su una poltrona, col lavoro a maglia solito, ha levato il capo, senza equivocare, ed aspetta. Entra Alessio, e subito Maura riabbassa il capo, non dice niente, continua a cucire. Alessio, entrato, si guarda intorno, anche lui tace e si siede sull'altra poltrona. Un orologio batte le ore, dal campanile. Alessio dice, senza ipocrisie, guardando lontano).

Alessio - Ho passato la notte... male. Ho dormito... al giornale, nell'ufficio. Sul divano.

Maura - (senza alzare il capo) Lo immaginavo.

Alessio - (quasi pi gaio) Hanno creduto che dovessi scrivere un articolo molto lungo e difficile. E per lasciargli credere questo, ho preso la carta e la penna: io non scrivo mai a macchina. E mi sono messo a scrivere: cento, mille volte la medesima frase. Ogni volta che qualcuno bussava e veniva dentro, riscrivevo la frase a testa bassa, fingendomi preoccupato.

Maura - Che frase?

Alessio - Una qualsiasi. E la firma. A poco a poco, i redattori sono andati a casa e in ufficio rimasto solo il ragazzo delle pulizie. Mi guardava ogni tanto, rigirando lo straccio in mano e non capiva che. cosa volessi. Forse credeva che aspettassi... qualche visita riservata.

Maura - L'aspettavi?

Alessio - Alla fine, ho mandato via anche lui. E sono rimasto solo. Sdraiato sul divano, non mi sono nemmeno levate le scarpe.

Maura - E... hai potuto dormire?

Alessio - Neanche un minuto. Ho sentito i passi in strada, le carrozze e le automobili, Maura, quante automobili! Prendono in volata la curva del ponte e vanno via con un rombo, suonando forte, perch campagna. Passavano decine di macchine e nessuna si fermava. Siamo proprio una piccola citt di passaggio.

Maura - (senza amarezza, quasi obiettivamente, continuando a lavorare a maglia) E sentendo le automobili passare... avevi voglia di partire, vero? Eri gi partito, col pensiero?

Alessio - No, stavo l, col braccio sotto la testa, sdraiato sul divano, la luce accesa sullo scrittoio e mi sentivo... venire tante idee forti, buone. Mi davo dello stupido. Questa era l'idea pi forte, e pensavo a te. S, sempre a te.

Maura - Dopo quello che... successo? Dopo le nostre... ultime parole?

Alessio - S, ti pensavo, nel tuo letto, l'orecchio teso alla strada, rannicchiata... come stai sempre... la tua posizione... da bella gatta affettuosa... ma con la ruga verticale sulla fronte.

Maura - (senza amarezza) Oh, questo, s: una ruga, due rughe; potevi contarle, stanotte: una ruga per ogni pensiero.

Alessio - (le si avvicina ma ancora senza venirle proprio davanti) Ero certo che stavi china a letto, l'orecchio teso alla strada, spiegazzando il giornale. Rileggendo, cento volte, la medesima frase. (Ride) Come io scrivevo la mia. E poi guardavi l'orologio.

Maura - (appena ironica) Sei proprio sicuro di quello che dici?

Alessio - All'una, alle due, ho sentito suonare il campanile. E... non era un suono triste... e ho pensato che, proprio quella, era la nostra ora.

Maura - S, la nostra stupida prima ora della notte in cui si marito e moglie.

Alessio - (avvicinandolesi ancora) Uomo e donna. Amante e amante, innamorati. Tu mi temevi e ho sentito il tuo piede tenermi lontano nel letto, il tuo piccolo piede fresco, spingermi, tenermi lontano, e lo usavi per difenderti: era la tua piccola arma.

Maura - S, lo ricordo. E non servito a niente. Da allora, non ho pi trovato un'arma, grande o piccola, contro di te.

Alessio - Avevi paura. E mi amavi. Ho messo le mie mani nei tuoi capelli, le mie labbra sulle tue labbra. E tu mi dicevi: Stanotte, ancora, ti prego, ti prego, meglio forse dormire . (Le si avvicinato, di nuovo, e allunga una mano per carezzarla. Ma, incontenibile, vibrante, eppure asciuttissima, dura, Maura dice).

Maura - Non mi toccare! (Alessio la guarda) Rimani dove sei. Non toccarmi. (Alessio sta per dire qualcosa, poi lascia ricadere la mano e rinuncia. Fa qualche passo per il salone, si guarda intorno, sembra accorgersi, per un attimo, vagamente, che qualcosa di nuovo c', nella casa. Maura lo guarda con ironia lieve, poi dice) Hai voglia di fare colazione? E' passata la mezza; anzi, sono le due. Preparo la tavola. In qualunque situazione, l'unica cosa che a te rimane l'appetito, non vero?

Alessio - (gi con un vaghissimo sospetto) Perch, in qualunque situazione? (Maura con gesti solerti, dolenti, ma di acre provocazione, incomincia, puntigliosamente, a preparare la tavola. Dopo un attimo, mettendo a posto le posate, risponde).

Maura - In qualunque... occasione tu ti possa trovare. In qualunque... piccola crisi. Qualunque dolore tu possa avere.

Alessio - (continua a guardarla) Io non capisco.

Maura - Se il mondo finisse o la casa prendesse fuoco, che cosa rimarrebbe di vero, di sicuro, a te? La fame, la sete, la pretesa di mettere le mani su una donna. (Alessio, girandosi sul movimento ostinato e quasi calmo di lei che prepara la tavola, si volta a guardarla, a studiarla, senza dire una parola. Maura continua).

Maura - E se... il tuo giornale pubblicasse che io sono morta, o che sono un'assassina e ho sparato, per gelosia, salteresti dal letto, o prima finiresti di bere il tuo caff? (Alessio, di colpo capisce o crede di capire. Si guarda intorno e rapido, duro, subito teso, e chiede).

Alessio - Dov' Gioia? (Maura si volta, calma, lo guarda, lo studia, quasi dolcemente, ma con ironia e dice).

Maura - E' andata via. S, partita.

Alessio - Via!? Che le hai detto?

Maura - Detto? Nulla, o quasi nulla. Gioia andata via. Anzi, sono io che l'ho cacciata. L'ho messa fuori dalla porta, spinta in strada.

Alessio - Gioia? Hai fatto questo?

Maura - Avr, al solito, subito avuto successo. Ho sentito, anzi, quando uscita, qualche applauso. Ma forse era per le coppie al Luna Park. Ho buttato gi le sue valige e le ho restituito tutto. O quasi. (Lo guarda con ironia).

Alessio - Hai... fatto... questo? E dov' ora?

Maura - Chi, Gioia? Non si rifugiata, dunque, su quel divano, stanotte, non ti ha aiutato a contare i rintocchi, le ore?

Alessio - (crescendo, ma contenendosi) Dov', dov', ora, Gioia?

Maura - A lasciarla andare cos, al mattino, pensavo che dovesse venire in ufficio da te. A cambiare d'abito, almeno, e a far colpo sui redattori.

Alessio - (davanti a lei, trattenendosi a stento) Maura, dov'? ,

Maura - Al tuo giornale, se veniva, l'avrebbero fotografata. Avrebbe spiegato il suo caso, trovata ogni comprensione. Poi, dopo averti interrogato con lo sguardo, l'usciere le avrebbe detto: Il direttore l'attende .

Alessio - Basta. Che hai fatto, cosa le hai fatto?

Maura - (liberandosi dalle sue mani, arretrando, risponde con sarcasmo, tenendogli una mano puntata verso il petto) Te l'ho detto, l'ho messa fuori di casa. Ma non mi ascolti? Le ho detto, anzi, no, gliel'ho fatto intendere: la casa per le donne oneste, la strada per le sgualdrine. Che cosa aspetti ad andarci? Non sono io che ho scelto, sei tu. (Alessio, di fronte a questo furore, a questa decisione calma, volta il capo. Sembra riflettere, pare attendere. Maura, a voce pi. bassa, aggiunge) E sai una cosa? Se lei non fosse uscita da quella porta, se avesse resistito, io avevo in serbo un'altra parola per persuaderla: un pezzo da pubblicare sul tuo giornale. Ma non sono certa che l'avresti voluto proprio pubblicare.

Alessio - (incerto, indeciso, inquieto) Che... parola? Ti piace... mettere allarmi? E adesso... che non sappiamo dove Gioia andata.

Maura - Una parola... che ne contiene molte. Le contiene tutte. Gioia l'ha capita, subito. E' una bambina sveglia, intelligente: prima che gliela dicessi, ha capito.

Alessio - A lei... A Gioia... Cosa le hai detto? Che parola? Maura? (Maura con semplicit quasi assurda, dice). ,

Maura - La morte. (C' una pausa. Alessio, colpitissimo, ma come in preda a contrastanti senti menti tace) Era quello che lei spargeva a piene mani. Non mi ha fatto sentire un altro sapore in bocca, in queste ore. Ti giuro, credevo anch'io di essere morta. Non vecchia, soltanto come sempre: no, morta.

Alessio - E Gioia ha accettato questo... ha avuto paura? E se ne andata.

Maura - Forse non ha avuto paura. O forse s. Era... poco allegra, la tua... bambina, sfiduciata. Era... offesa, in questa casa e io dovevo... ringraziarla... e lei ti aveva rimesso al mondo.

Alessio - (piano) Era vero, vero. Gioia ha fatto quello che diventato dolce, buono, qui dentro.

Maura - Lo vedi? Siete d'accordo, come sempre. E... la bambina ha anche aggiunto... una cosa dolce, buffa, pi grande - oh molto pi grande - di lei: che si sentiva un poco, tua madre, che ti aveva rimesso al mondo lei. Come se ti avesse... s, lei, partorito.

Alessio - (piano, quasi dolcemente) E tu, cos'hai risposto?

Maura - Le ho detto che era solo la tua amante. Una puttana.

Alessio - E non vero, non vero ogni cosa che dici.

Maura - Che era la tua amante? E' rimasta a mani vuote? Eppure, ha fatto una strana faccia quando gliel'ho detto. Come se aveste almeno questo segreto.

Alessio - E' stata il mio amore, anzi, il nostro amore. Perch la donna mia sei tu. Gioia stata solo un richiamo, una voce che ha detto il mio nome, quando stavo per perdermi.

Maura - E tu sei corso a risponderle: te lo sei fatto gridare il tuo nome, fin dentro l'orecchio.

Alessio - Non ce n'era bisogno. Non c'era bisogno.

Maura - Con la sua bocca umida dentro l'orecchio, le sue labbra, la lingua che non serve solo per parlare.

Alessio - E adesso, finita. E tu che hai preso in mano una rivoltella senza vergogna, hai cacciato dalla tua casa chi ti aveva offerto in dono di tornare moglie.

Maura - Tu sei pazzo.

Alessio - - L'hai fatto perch mi ami. Ed era come se avessimo dormito, per tremila sere, sul nostro amore. Senza rendercene conto, come due gatti sulla cenere del camino.

Maura - (scuote la testa) T'inganni. Siamo due sposi che hanno dichiarato fallimento. Anche tu avevi promesso, e ti vergogni, oh, sei rosso di vergogna. Gioia, la tua ultima speranza, svanita: partita.

Alessio - Ma torner. Gioia deve tornare, torner qui, con noi, e sieder qui, per sempre. La nostra casa, se non torna, senza senso.

Maura - Ah, la battuta dell'anno. Bravo, Alessio, dilla al circolo, questa frase, applaudiranno. Sar il successo comico, per mesi, la ripeteranno a tutti i tavoli dei caff, a tutti gli angoli di strada: Gioia, tu ed io, abiteremo insieme .

Alessio - S, proveremo a farlo. Aiutandoci, per il solo fatto che ci amiamo.

Maura - E dove le preparo il letto? In quella camera? No, se ci amiamo, deve dormire con noi. E tu al centro: se vuoi, sei cos educato, a me, che sono... tua moglie, puoi lasciare la destra.

Alessio - Vivr qui, e ci dar quello che ha gi dato e non ci sar niente a farci ombra, o a sembrare un errore, un vizio di cui vergognarsi.

Maura - No? E la domenica, a Messa, andremo tutti e tre insieme?

Alessio - Hai detto che... quella ragazza... mi sogna, come se mi avesse partorito. Ed felice di darmi quello che, dal primo giorno, mi ha dato. Non ha altro, lei, solo quello che mi ha dato. E anche tu non hai altro, e nemmeno io, solo la vita che vogliamo vivere ancora e stavolta pu non essere una strana fissazione, di viverla, e l'aiuto che possiamo darci, e la felicit che possiamo avere.

Maura - (tesissima, gi colma d'una pena, di ansia) Io non voglio. No, non voglio. E' finita per me, per te, per lei.

Alessio - Maura, no, non vero. Possiamo incominciare appena ora e andare avanti. Ma in tutto: le mattine, le sere, i giorni, i discorsi, i viaggi, il lavoro: s, anche quello che posso ancora combinare di buono in questa citt. Tra questa gramigna di gente, in questo buco che farebbe pena a una talpa.

Maura - No, hai fiducia come un altro ha il capogiro. No, te lo leggo negli occhi, dici evviva a tutto, e stai per scoppiare in lacrime. Perch per noi finita: per te, per me, e per lei. Maledetto sia il giorno in cui entrata in questa casa. (Alessio sta per rispondere. Invece l'abbraccia con forza, quasi con disperazione. Prende la sua testa tra le mani, la bacia sulla gola, sulla bocca. Maura resiste sopraffatta. Ma con un'emozione profonda nel volto, gli occhi pieni di lacrime. Distoglie il corpo, il volto, non resiste pi. Intenso, pieno di fervore, Alessio le dice tenendola come disperatamente stretta tra le braccia).

Alessio - Voglio che tu sia mia. Ora, per sempre, mia, mia.

Maura - Ma non me che vuoi.

Alessio - S, cerco te. Lei qualcosa che ci fa chiaro sulla strada. Sentirla vicino, averla a farci un po' di lume. Perch la vita buia; fa patire gli occhi tanto buia, e si fatica a guardarci dentro. Non te n'eri ancora accorta, povera, adorata, piccola moglie, Maura... non lo sapevi? Non l'avevi capito?

Maura - No. Non voglio. Non possibile. No, no. (Scoppia, non contenendosi pi, in singhiozzi pesanti, colmi di dolore. E anche Alessio nasconde il volto nelle braccia di lei, vi chiude il suo pianto segreto, che non vuole sciogliersi. Maura non lo respinge, ma nemmeno lo accetta, e i due restano cos, uno vicino all'altro, ma come lontanissimi, e Maura piange dolorosamente, ma quietamente, con un lamento, a volte, quasi infantile. Suona, ora, due volte, ripetutamente, dal fondo dello scalone, dalla porta d'ingresso, il campanello. Maura alza il volto, trasalendo, e attende: Alessio si alza, va ad aprire, con un solo gesto, premendo un bottone che sta a destra nella parete. Si ode uno scatto, e la porta - l in fondo - si apre. Alessio, come impietrito, non si muove. E, lentamente Maura si alza, guarda verso la scala in preda a diversi sentimenti. L'attesa, prima che qualcuno si mostri, dura. Fuori, il solito campanile batte le ore: poche voci giungono dalla strada. Compare sul primo gradino, un ragazzetto spaurito, quasi un bambino. Si guarda intorno, senza saper orientarsi, e alza, tra le mani, un foglietto bianco, una lettera. Alessio, con uno scatto nel gesto che rivela una tensione frenata, lo prende, ne scorre la prima frase. Lo porge a Maura, dicendo).

Alessio - E' per te. (Maura lo legge, senza espressione e poi dice a voce alta, quieta, ma netta).

Maura - Zia, ti chiedo ancora, solo, un piccolo favore e tu mi capirai, perch sono una ragazza che ha paura e sa gi com' soffrire e soffrir ancora . (Con voce alterata, Alessio dice, vedendo che lei si ferma).

Alessio - Va' avanti.

Maura - (leggendo sempre) Io aspetto in strada, perch a casa tua non dovr mettere piede mai pi, e anche il mio ricordo lo hai maledetto. E hai maledetto chi dovesse nascere nel mio ventre, il figlio che dovessi avere tu l'hai gi ucciso con le tue parole, e io, per farlo nascere, dovr forse farlo vivere col mio amore, con la mia speranza.... (Maura si interrompe ancora. Senza, quasi pi calore, inflessione nella sua voce Alessio dice).

Alessio - Va' avanti, ti prego.

Maura - (a voce pi bassa, continua) Ho passato una notte pensando, in una camera che non ricordo pi come fosse, dove si trovava. E adesso I torno a casa. Non mi vedrete mai pi. Ma ecco I il favore che ti chiedo: non dire niente alla mia I famiglia. Aspetto, gi in strada, la risposta e tu I concedi almeno questo al tuo perdono: non dire I niente a pap, a mia sorella. Tra noi, tu ed io, J non accaduto nulla; noi ci amiamo. Non mi hai 1 cacciato di casa: sono partita io, al giorno giusto. Quando il tempo era passato. Ti supplico, Maura, per quelle due, tre gocce di sangue mio che sono come il tuo: non dire niente a pap, a mia sorella . (Ha finito di leggere e nella sala dura un profondo silenzio. Fuori un rintocco, due, dal campanile; mestissimi, lenti. Alzando appena il volto, il ragazzetto domanda).

Il Ragazzetto - C' la risposta? (Un altro silenzio. Poi, con uno sforzo enorme, che investe le radici del suo essere, Maura pronuncia nel vuoto).

Maura - S. Dille di salire. (Il ragazzetto, un po' incerto, stupito, si volta, si muove. Alessio non dice niente, non fa un gesto. Chiamandolo ancora, con voce calma, Maura dice al ragazzo) Sei gi un ometto. E se la signorina ha le valige, l'aiuterai a portarle su. (il ragazzetto annuisce e scende le scale. N Alessio, n Maura si muovono. Fuori, nel medesimo modo, a distanza uguale, simmetrici i due rintocchi del campanile. Sul primo gradino, umile, incerta, comparsa Gioia. Sta l, senza fare nulla, senza neppure guardare, e poi, a tempo quasi con Maura e Alessio, li guarda. Ma nessuno dice niente. Dalla scala ricomparso il ragazzetto con le valige di Gioia nelle mani. Non sa dove metterle, si accorge di quel silenzio e dice, dopo un'attesa, un po' incerto). Il Ragazzetto - Le lascio? Va bene? Posso andare? Le lascio in mezzo alla stanza? (Maura si scuote e dice, indicando con la testa).

Maura - No, portale su, in quella stanza. Da quella parte. (Il ragazzetto di nuovo annuisce, e incomincia faticosamente a salire le scale portando le due valigie. Gi nel salone, i tre non si muovono, guardandosi, quasi senza fine. A distanza eguale, simmetrici, i due rintocchi del campanile).

FINE

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