Quartetto per corni

QUARTETTO PER CORNI

Commedia in un atto

DI CARLO SALSA

PERSONAGGI

ARMANDO

CESARE

MARCELLA

IL CAMERIERE

La scena si svolge in casa di Cesare; uno dei soliti salotti dove si prende il t, si dicono delle sciocchezze e se ne fanno. - Eleganza e frivolit. - All'aprirsi del velario la scena vuota. Si ode trillare un campanello; subito entrano dalla porta di fondo Armando e il cameriere. Armando succhia rabbiosamente un grosso sigaro Avana che manda abbondanti sbuffi di fumo; appare preoccupato e nervoso.

Armando - E non sapete quando torner a casa?

Il cameriere - No, signore.

Armando - Non ha lasciato detto proprio nulla?

Il cameriere - No, signore.

Armando - La signora non si ancora svegliala?

Il cameriere - No, signore.

Armando - Sapete che ora ?

Il cameriere - No, signore.

Armando - Non importa, attender; magari fino a mezzanotte. C' qualche giornale?

Il cameriere - No, signore.

Armando - (sedendo) Benissimo. Si potr almeno fumare!

Il cameriere - No, signore.

Armando - Ma voi siete l'opposizione in persona! Sapete ohe non usa? Siete un essere monosillabico; una quantit spaventosamente negativa.

Il cameriere - Volevo dire che la signora non ama sentire in casa l'odore del fumo; le d fastidio. Non vorrei che dopo se la prendesse col signore.

Armando - Non preoccupatevi. Se la signora avvertir odore di fumo dir che siete stato voi.

Il cameriere - No, signore.

Armando - La signora creder pi a me che a voi. In compenso vi regaler uno di questi avana. (Estrae un sigaro e lo offre) Prendete!

Il cameriere - Grazie, signore!

Armando - Datemi un portacenere. (7/ cameriere reca il portacenere e Armando vi depone il sigaro. Pausa, durante la quale il cameriere osserva con beatitudine l'avana donatogli. Entra, da destra, Marcella. E' avvolta in una vestaglia di seta quasi trasparente).

Marcella - Oh, voi, finalmente!

Armando - Come state, Marcella? Avete dormito bene?

Marcella - Benissimo, grazie. Non ho potuto chiudere occhio. Ma cos' quest'odore di sigaro?

Armando - (additando il cameriere) E' lui, ohe s' messo a fumare come una ciminiera.

Il cameriere - No, signora...

Armando - Lo sentite? Smentisce. Ha fumato finora e stava accendendo un altro sigaro; guardate; l'ha ancora tra le mani.

Il cameriere - Ma...

Armando - Tacete. Un cameriere deve parlare solo quando interrogato. Andatevene. (Il cameriere s'inchina ed esce).

Marcella - Dunque, ditemi. Sapete ohe son otto giorni che non vi fate vivo ?

Armando - Lo so. Ma mi sono accaduti dei guai.

Marcella - I soliti, immagino. Baruffe...

Armando - C' anche di peggio, stavolta.

Marcella - M'incuriosite: cos' successo?

Armando - Via, parliamo di cose pi interessanti. Di voi, per esempio.

Marcella - Non volete proprio confidarvi con me?

Armando - E' inutile! Mi dareste torto, come al solito. Voi donne avete la solidariet di classe. Dite piuttosto: non sapete quando torner Cesare?

Marcella - Dovrebbe essere gi qui. Che volete? Va, viene, propone e dispone senza dirmi nulla.

Armando - Egli invece afferma che vi tiene al corrente di tutto.

Marcella - Di tutto quello che non fa.

Armando - Ma da cosa desumete ch'egli vi inganni?

Marcella - (allarmandosi) Voi dite ch'egli m'inganna!

Armando - Ma no! Non ho detto questo! Volevo intendere: ch'egli vi dica una cosa per un'altra... insomma, delle btigiette goldoniane di nessun conto.

Marcella - Bugiette goldoniane...

Armando - Mi sembrava irriverente scomodare Shakespeare per cos poco.

Marcella - Non saranno che bugie senza importanza, lo ammetto. Ma un uomo ha almeno il dovere d non tradirsi.

Armando - Se comincia col tradirsi lui, dove si va a finire?

Marcella - - Cesare invece molto distratto e non di rado s fa cogliere in contraddizione con se stesso. Le sue menzogne sono cucite a filo rosso. Oggi per esempio mi ha detto che doveva recarsi a un'audizione di musica. Scommetterei invece che...

Armando - Amica mia, voi avete un brutto malanno. Siete gelosa.

Marcella - S. E devo vivere con un essere che non lo affatto e che non si d pensiero di ci che la gelosia infligge.

Armando - E dire che io l'ho sempre sognata una donna gelosa! (Ispirato) Ah! Una donna che mi amasse perdutamente, che mi dicesse: Miserabile! , che mi minacciasse col vetriolo e con una pistola automatica! (Pausa). Mia cara, siamo due coppie mal sorteggiate. Isa era fatta per Cesare: e voi per me.

Marcella - (col tono di rispondere) Non riesco a sapere che ora sia...

Armando - (seguitando) Invece, un errore di coincidenza...

Marcella - Non c' un orologio che cammini in questa casa.

Armando - Si sarebbe potuto rimediare, senza la vostra cocciutaggine...

Marcella - (offesa) Cocciutaggine?

Armando - Volevo dire : feimezza di carattere. Ma era meno espressivo.

Marcella - Vi ho gi detto un'altra volta di non fare allusioni al passato.

Armando - Lasciatemi almeno questo diritto di parlarne.

Marcella - Diritto?

Armando - S. Diritto! Perch io ho dei diritti su di voi. I diritti di un amante.

Marcella - Armando !

Armando - Ma scusate; se quella sera il vostro amico non avesse perduto il treno e non fosse tornato a casa inaspettatamente, voi non sareste diventata la mia amante di fatto?

Marcella - Non dovete abusare di un ricordo di debolezza. Ero esasperata perch credevo ch'egli si recasse a trovare un'altra donna, perch se n'era andato senza dirmi nulla, sbatacchiando le porte... e vi dissi di s. Ma poi...

Armando - Ma poi egli ritorn; tutto and in fumo e voi non ne voleste pi sapere. Ebbene, da cosa dipeso il fatto che noi non siamo divenuti amanti? Non dalla vostra volont; da un orologio in ritardo e da un treno in orario. (Tra se) E poi mi vengono a decantare il ristabilimento dei servizi pubblici!

Marcella - Tra noi, insomma, non c' stato che un peccato intenzionale. E come non giusto fare il processo alle intenzioni, non nemmeno giusto derivarne delle sentenze e dei diritti. Vi ripeto di non ritornare pi su questo passato che , per me, remoto.

Armando - Per me passalo imperfetto.

Marcella - Cambiamo argomento.

Armando - Non mi date nemmeno una piccola speranza?

Marcella - Ma s, piccola quanto volete.

Armando - Eh, lo so. Siete irriducibile. (Rassegnandosi) Tutto ci sia detto accademicamente. Perch sapete bene che l'amicizia che ho per Cesare m'impedirebbe...

Marcella - Tanto pi auando il vostro sentimento d'amicizia rinforzato dal mio rifiuto. Ma ripeto, non parliamone pi.

Armando - Sta bene. (Una lunga pausa).

Marcella - Siete ammutolito?

Armando - Avete detto di non parlare pi!

Marcella - Si pu discorrere d'altro. Par-. land si abbrevia l'ai tesa.

Armando - Ragione di pi per tacere.

Marcella - Via! Non vorrete restar seduto dinanzi a me come una mummia!

Armando - Poich non volete sanerne di ci che fu, lasciatemi almeno parlare di ci che non accaduto. Siamo nel regno della fantasia!

Marcella - Purch vi restiamo.

Armando - Ve lo prometto. Immaginate dunque cos'avremmo fatto quella sera se Cesare fosse realmente partito?

Marcella - Io no.

Armando - Io s. (Pausa meditativa) Avremmo preso anche noi il treno.

Marcella - Lo stesso treno suo!

Armando - Preferirei un altro, in direzione opposta.

Marcella - Prendiamone pure un altro.

Armando - Saliamo in uno scompartimento di prima classe. Il viaggio sar lungo: il biglietto costato pi di cento lire...

Marcella - Va bene.

Armando - Non tanto. (Pausa) Si parte...

Marcella - Si va...

Armando - Voi siete seduta un po' discosto da me. Avete freddo: e io non posso nemmeno prendere nelle mie le vostre bellissime mani.

Marcella - Che peccato!

Armando - Ma certo.

Marcella - Dicevo, che peccato che anche voi vi mettiate a dire delle sciocchezze.

Armando - Perch volete essere cos severa? E' palese ormai che cominciate ad avere della simpatia per me.

Marcella - Da che cosa lo arguite?

Armando - Dal fatto che volete darmi a intendere che vi sono indifferentissimo.

Marcella - Sar meglio continuare il viaggio.

Armando - Continuiamo pure. Io sono vicino al finestrino che filtra un'aria dannata.

Marcella - Perch non cambiate il posto con qualcuno?

Armando - Non posso. Non c' nessuno nello scompartimento.

Marcella - Questo non vero. Non sarei salita con voi in uno scompartimento deserto.

Armando - Bene: allora c' un signore con noi. Ma dormicchia. (Ispirandosi) Io guardo, fuori del finestrino, i lumi della citt che cominciano a confondersi con la luminaria delle stelle...

Marcella - Cercate di avere dei pensieri meno eletti.

Armando - Vedo una stazione incantevole...

Marcella - Procedete troppo in fretta.

Armando - Il treno direttissimo. Dunque, una stazione incantevole dove ci piacerebbe scendere... Ma non c' fermata. Allora io prego quel signore calvo che dormicchia in un angolo di tirare il campanello d'allarme...

Marcella - Non sapete ohe a usare del campanello d'allarme senza grave motivo si arrischiano delle fortissime multe?

Armando - Appunto per questo mi sono rivolto a quel nostro compagno di viaggio... (Pausa) Quegli per si attiene strettamente alla consegna di russare... Il treno prose<nie. Ecco le prime colline... Sono ormai le dieci...

Marcella - Invece il mio orologio fa le otto. E' fermo, d'accordo, ma...

Armando - Dovete posticipare di due ore: perch solamente tra due ore arriveremo in vista delle prime colline... Voi cominciate ad avere sonno... Gi: perch non si spegne la luce? (Si alza, allunga una mano verso Vinterruttore della luce e appoggia l'altra sulle ginocchia di Marcella che si ritrae vivamente).

Marcella - Oh!

Armando - Scusate: stata una scossa del treno.

Marcella - Mi sembra di udire un nasse..

Armando - E' il controllore dei biglietti.

Marcella - No: Cesare.

Armando - (stupito) Cesare?

Marcella - Non lo attendevate?

Armando - (come svegliandosi) Gi: ma voi me l'avevate fatto dimenticare. (Tra s, con tono di deprecazione) Mi succede senmre cos, come ai ragni nelle case dei signori: appena tesi i primi fili la cameriera ci d dentro con la scopa...

Marcella - Continueremo il viario un'altra volta.

Armando - S, ma intanto il biglietto chi me lo rimborsa?

Cesare - (entrando) Caro Armando!

Armando - Come va?

Cesare - Ottimamente. Siedi. Ti Lrovo sempre prospero..

Marcella - E sempre elegante, anche.

Armando - (schermendosi) Elegante, poi!

Cesare - Marcella ha ragione: un figurino. I primi sarti, le prime donne...

Armando - I primi capelli grigi... ( A Cesare che lo osserva) Questo, proprio, un abito che ha degli anni!

Cesare - Pu darsi: ma le stoffe genuine e le donne artefatte gli anni non li dimostrano.

Marcella - La stoffa davvero magnifica! (Gli passa una mano un po' pi su del ginocchio per valutare il tessuto).

Cesare - (severo) Marcella! (Ella ritrae subito la mano, interdetta. Cesare, rivolgendosi ad Armando) Mi vuoi duncue dire da dove sei sbucato dono mesti giorni d'assenza?

Armando - Ho dovuto rendermi irreperibile. Sai che da una settimana sono assente da casa?

Cesare - (distratto) Lo so.

Armando - Come fai a saperlo?

Cesare - Toh! Me lo dici tu, lo so.

Armando - Devo dirli alcune cose abbastanza gravi.

Cesare - Parla.

Armando - (sottovoce) Ecco... preferirei a quattr'occhi. Sai, Marcella tanto amica ai Isa...

Cesare - Come vuoi che faccia a dirle di andarsene? Marcella penserebbe ner lo meno ad una congiura catilinaria. Poi, dovrei ugualmente dirle tutto; perch non si scappa: o dirle tutto o morire sotto le morse di un'istruttoria implacabile.

Armando - E va bene. Tanto, prima o poi... Ecco qua. Cari amici, dovete sapere...

Marcella - (intervenendo, a Cesare) Innanzi tutto, tu dove sei stato finora?

Cesare - Lo sai: a una audizione di musica.

Marcella - Musica di chi?

Cesare - (annaspando) Musica di Rossini.

Marcella - Mi avevi detto che si trattava di musica inedita, sonata dall'autore.

Cesare - S, ma noi, sai come succede, l'autore non intervenuto e allora s' messo al piano Rossini...

Marcella - Rossini?

Cesare - Volevo dire: s' messo al piano un maestro presente e ci ha somministrato un po' di Rossini. (Ad Armando) Che meraviglia! L'ho ancora qui, tutta nelle orecchie.

Marcella - Per questo sono cos sproporzionate.

Cesare - (senza rilevare) Avessi sentito! (Cantando) Oh, gigolette! Oli, gigolette!

Marcella - Ma questa La danza delle libellule !...

Cesare - Che c'entra? Sai bene che la musica delle operette prelevata da quella dei grandi musicisti defunti. (Ad Armando) E' terribile avere a che fare con le donne intenditirici di musica !

Armando - Dunque, starnimi a sentire. Da una settimana sono assente da casa... Eccomi qua. Non ti dice niente la mia fisionomia?

Cesare - Non capisco niente.

Marcella - Non affliggerti. E' una cosa che ti accade molto spesso.

Cesare - Non sei molto gentile oggi!

Marcella - Tu non lo sei mai. E poi, io dico sempre la verit, a differenza di te, che non dici se non delle bugie.

Cesare - (angelico) Bugie io? Ohib!

Marcella - Per esempio: a che ora terminato questo tuo concerto?

Cesare - Questo mio concerto terminato giusto alle otto meno quattro minuti.

Marcella - E adesso che ore sono? Mostrami l'orologio.

Cesare - (entraendolo) Le... otto precise.

Marcella - E vorresti sostenermi che in quattro minuti sei venuto da l a qui!...

Cesare - S: ma avevo il vento in favore.

Armando - Posso seguitare?

Cesare - Scusami, non colpa mia.

Armindo - Da una settimana, dicevo...

Cesare - Mi pareva che l'avessi gi detto questo.

Armando - S, ma una premessa necessaria. Breve: Isa e io...

Marcella - (balza in piedi, strillando) Ah!

Cesare - Che c' ancora?

Marcella - Guarda qui, sulla tua spalla: cos' questo?

Cesare - (guardando) Cos'? E' un no' di farina bianca. (Annaspando) Mi sono imbattuto, sulle scale, nel panettiere che m'ha urtato.

Marcella - E' cipria!

Cesare - Ebbene, sar cipria. Lo dici come se fosse dinamite. E' un po' della mia cipria bianca. Mi sono fatto la barba...

Marcella - Eh, no, caro. L si mette solo la cipria altrui. E poi, ti faccio osservare che hai una barba di tre giorni.

Cesare - Ammettiamo. Ma che importanza ha tutto ci?

Marcella - Questa la prova che sei stato con una donna.

Cesare - Toh! Ma ci vuole la tua fantasia per arrivare a questi estremi. Vuoi che vada da una donna con una barba di tre giorni?

Marcella - Ci sono donne che amano il tipo barbuto.

Cesare - Ma via! Se non fosse che per educazione, da un'altra donna mi recherei rasato di fresco.

Marcella - Ah! dunque confessi!

Cesare - Che mai, Dio mio?

Marcella - Hai detto tu, proprio tu, che ogni volta che ti radi vai da un'altra donna.

Cesare - Non ho detto questo!

Armando - (prendendo il cappello e il bastone) Amici, a domani!

Cesare - Cosa fai?

Armando - Me ne vado. Non mi volete lasciar parlare!

Cesare - Hai ragione. (Lo fa risedere) Dimmi tutto. Da una settimana sono assente da casa...

Armando - Precisamente. Comincer dalla conclusione...

Cesare - Meno male.

Armando - Isa e io non siamo pi insieme. Ho troncato tutto.

Marcella - Oh!

Cesare - Non possibile!

Armando - No: ma vero.

Marcella - E avete tardato tanto per darci una notizia cos grave!

Armando - Non volevo interrompervi.

Cesare - Ma come mai?

Armando - Ecco : una cosa molto dolorosa. Bisogna che cominci con un breve preambolo. E questo breve preambolo la storia di tutta la mia vita...

Cesare - Siamo fritti.

Armando - Sar breve. Dovete sapere che trent'anni fa, sullo scorcio del secolo passato...

Cesare - (allarmato) I grandi dolori sono muti. Dunque taci.

Armando - Volete o non volete che vi rac conti questo terribile dramma?

Marcella - Dite! Sono cos costernata! Povera Isa!

Cesare - Ma bonificami il preambolo.

Armando - Va bene. Vi dir solo questo. Il nostro amore cominciato sotto i migliori auspici, come tutti quelli destinati a finir male. Lei mi giurava amore etemo : io le scrivevo dei versi.

Cesare - Sei poeta?

Armando - No. Li copiavo da un'antologia. Poi, le cose sono cambiate. Io, in fondo, non sono molto esigente. Ma sembrava che il contegno di Isa non mirasse che a esasperare la mia serenit. Nulla di concreto, nessuna prova irrefutabile, d'accordo, ma una serie di quei fatti vaghi e pur inspiegabili che a lungo andare rendono la vita in comune impossibile.

Marcella - E' quello che accade anche a me.

Armando - Otto giorni or sono, ecco cosa accade: Isa vuol uscire e non vuol dirmi dove va, col pretesto che non intende essere sospettata. Io, naturalmente, mi oppongo. Mi dica pure una cosa inconcepibile: che si reca a comperare qualcosa per me, che va a reclamare da un fornitore imbroglione, che deve provvedere per la luce che non funziona... una menzogna qualunque, non im'porta. Ma resti salvo il principio ch'io debbo sapere e che lei deve dirmi dove va. Invece, nulla. Nemmeno un pretesto. Da l, strilli, lite, putiferio. Conclusione lgica: ella esce olimpicamente e io rimango a casa. A; furia di arrovellarmi ner lo scorno subito, vengo colto da una crisi nervosa. Piomb a terra e batto la testa su una piastrella del pavimento. Odo un suono vuoto...

Cesare - Era la testa.

Armando - No, era il pavimento. Incuriosito, sollevo la piastrella e vi trovo sotto delle lettere.

Cesare - Che tpica!

Armando - Isa aveva nascosto l sotto la sua corrispondenza segreta. Erano lettere senza data, scritte a macchina, firmate, a macchina, Pupy. Lettere d'amore, naturalmente. Immaginate il resto!

Marcella - Ma Isa come ha giustificato tutto ci?

Armando - Quando torna a casa le domando: Scusa, sai dirmi chi Pupy? . Lei, tranquillamente, mi risponde che il nome imposto a un cucciolo che le avevano regalato il giorno prima. Capirete, per lo meno singolare che un cane, e per giunta cucciolo, sappia scrivere delle lettere a macchina.

Cesare - Incontestabile.

Marcella - Non le avete mostrate le lettere?

Armando - S. Ma ella, senza tradirsi, ribatt che erano lettere di tanti anni fa, di un amore dell'adolescenza, conservate come ricrdo.

Marcella - Pu darsi.

Cesare - Io anzi dico che non pu essere che cos.

Armando - Ah, no. Basta. Ho deciso di finirla. Io insomma ho la sensazione precisa che Isa mi inganni.

Cesare - Ti prego di non dire queste cose. Mi fanno dispiacere.

Armando - Mi dolgo solamente di non averla potuta cogliere in flagrante.

Cesare - Cos'avresti fatto?

Armando - Oh, nessun gesto. In fondo, il mio non amore: dispetto di maschio che non vuole essere gabbato. Non altro. Ma le avrei tappato la bocca definitivamente, e le avrei impedito di rivendicare i suoi presunti diritti.

Cesare - (dopo una pausa) Ascoltami, Armando. Noi abbiamo fatto la prima comunione e i primi debiti insieme. Sono cose che non si dimenticano.

Armando - Appunto per questo sono venuto da te per pregarti di recarti da Isa investito di tutte le procure e di provvedere alla liquidazione finanziaria di questa vecchia faccenda.

Cesare - Niente di tutto questo. Tu devi seguire i miei consigli.

Marcella - Ma certo!

Cesare - Ti rechi tu slesso dalla tua amichetta e...

Armando - Storie!

Cesare - Fa' quello che ti dico!

Armando - Assolutamente no.

Cesare - Bada, Armando...

Armando - Non parlarmene nemmeno.

Cesare - Ti assicuro che nel tuo interesse. ..

Armando - Ti ripeto: queste cose si devono recidere con un taglio netto. Altrimenti... lo so... quattro lacrime e siamo daccapo.

Marcella - Non vi conoscevo cos risoluto. Fatelo per la nostra amicizia.

Armando - Ve ne prego...

Cesare - (accigliato) Sta bene. Non parliamone pi. (Pausa) E' per deplorevole che per un equivoco, perch certo non si tratta che di un equivoco...

Marcella - (ad Armando) Io penso che se voi ascoltaste i nostri consigli...

Cesare - (a Marcella) Sssl! Ha detto di non parlarne pi, dunque basta. (Pausa) Se si dovesse dar corpo a tutte le ombre nella vita in comune con una donna, dove si andrebbe a finire? E poi, bisogna essere un po' remissivi, via. Tu ti recavi da lei fingendo di aver dimenticato tutto...

Marcella - Una stretta di mano ed era finita!

Cesare - Vuoi star zitta? Ci ha pregato di non insistere: perch vuoi contraddirlo?

Marcella - Ma sei tu che seguiti a brontolare !

Armando - Io apprezzo le vostre bnone intenzioni...

Cesare - Basta: non abbiamo detto basta?

(Una lunga pausa).

Cesare - (d'un tratto, risoluto) Ebbene... Dato il tuo contegno, mi vedo nella necessit di confessarti il motivo reale della mia insistenza. Non avrei voluto umiliarti con la mia testimonianza, ma giacch lo vuoi...

Armando - Spiegati.

Cesare - Non era tua intenzione di cogliere in flagrante Isa? Ebbene, io poco fa, prima di rientrare qui, sono passato da casa tua per vedere se riuscivo a trovarti. La cameriera mi assicur che non c'era nessuno. Ma...

Armando - Ma...

Marcella - Ma...

Cesare - Abbiate pazienza: con questo caldo non conviene affrettarsi troppo. Ma in anticamera erano appesi un cappello e un pastrano: tu non hai mai portato un cappello viola e un pastrano color pisello.

Armando - Ah, sguadrina!

Marcella - Possibile!

Cesare - Viola e pisello. Infelice connubio di due colori incantevoli.

Armando - E me lo dici solamente ora!

Cesare - Non sapevo come fare. Sono sempre cose spiacevoli a dirsi. Volevo indurti con altri motivi a tornare a casa: ma visto che eri incrollabile... Ora, fa' tu una cosa: prendi il bastone, il cappello e la porta. Infila un taxi: la tua casa a cinque minuti dalla nostra... li sorprendi... muori felloni... .

Armando - Grazie, grazie. Me ne dimenticher senza dubbio: ma tu mi rendi un grande servizio.

Cesare - Non c' di che.

Armando - (alzandosi) Vado senza indugi.

Cesare - Coraggio. Che vuoi? Con le donne, a seconda se amano o no, noi non possiamo essere che martiri o becchi.

Armando - Gi: oggi a me domani a te.

Cesare - Per oggi cos: io sono martire, tu sei becco. A ciascuno il suo!

Armando - Sta bene. Addio. (A Marcella) Marcella...

Marcella - Non fate scandali, soprattutto.

Armando - Oh, non temete. Arrivederci. (Esce precipitosamente).

Cesare - (trionfante) Ha abboccato!

Marcella - Abboccato?

Cesare - Non voleva tornare da Isa e io gli lio fabbricato l per l una storiella.

Marcella - Non era vero!

Cesare - Macche! Ora egli entrer in casa come un indemoniato. Accuse, difese, proteste. Intanto la comunicazione ristabilita. Poi entrer in campo la cameriera come testimonio, egli sospetter la burla, io gliela confermer e tutto si accomoda.

Marcella - Certamente.

Cesare - Sai, mi sta molto a cuore la loro pace domestica.

Marcella - Siamo cos affiatati!

Cesare - Non solo per loro: anche per noi. Se si fossero divisi, Isa com'avrebbe fatto? Non ha nessuno. Si sarebbe senza dubbio appoggiata a noi: un fastidio, tanto pi che Isa un. essere attaccaticcio. Invece, cos, ci deve pensare lui.

Marcella - Come siete sempre interessati, voi uomini!

Cesare - Caspita! Bisogna pensare a lutto.

Marcella - Hai avuto un'idea discreta. Ma ci prova con quanta facilit tu sii inventare le pi impudenti bugie.

Cesare - Non ricominciare.

Marcella - Dico che queste bugio le devi raccontare senza dubbio anche a me. E che sarebbe tempo di smetterla...

Cesare - Io affermo invece che sarebbe tem'po di smetterla di mostrarsi in certi abbigliamenti ai miei amici... Questa tua vestaglia di seta...

Marcella - Ecco che ora pretendi che mi faccia le vestaglie di tela di sacco!

Cesare - Lasciami finire. Dicevo che questa tua vestaglia troppo scollata: e die ci non mi sembra eccessivamente austero.

Marcella - Perch dovrei essere austera io che ho poco pi di vent'anni?

Cesare - Quanti hai detto?

Marcella - Venti. Dovresti saperlo.

Cesare - Hai ragione. Tanto pi che sono sei anni che me lo ripeti.

Marcella - Sciocco!

Cesare - Infine, non si tratta di austerit, ma di propriet.

Marcella - Di' addirittura che ho inesso questa vestaglia per provocare Armando!

Cesare - Io ti esprimo il mio parere : tu seguita pure a fare ci che vuoi. Per me, potresti anche metterti in camicia sul balcone...

Marcella - Mi accusi di mostrarmi in camicia ai passanti. Ecco a che punto arrivi!

Cesare - Di' quello che vuoi. Io non sono disposto a seguirti sul terreno delle tue contraffazioni.

Marcella - Mi hai accusata di essere spudorata. Ora mi accusi di essere falsarla...

Cesare - Ti ho rivolto un'osservazione legittima. Tu che non fai che perseguitarmi con le tue inchieste, dovresti accettare senza ribattere almeno quei rilievi che proprio non posso tacerti.

Marcella - Perch ce ne sono molti altri che generosamente mi risparmi.

Cesare - Senza dubbio.

Marcella - Per esempio?

Cesare - Per esempio, poco fa, con Armando, hai fatto un gesto inopportuno. Gli hai posato una mano su una coscia.

Marcella - Io! ho posato la mano sulla stoffa del suo vestito.

Cesare - S, ma sotto, c'era la coscia.

Marcella - (accendendosi) Volevo vedere il tessuto. Non potevo mica togliergli i pantaloni per questo!

Cesare - Ci siamo.

Marcella - (piagnucolando) Ma s, s; non possiamo pi parlare! Non c'intendiamo pi!

Cesare - Se hai intenzione di piangere, questo non il momento migliore: rimanda a dopo pranzo. Sono le otto e un quanto, e non c' la cuoca oggi. Fammi il favore di andare in cucina e di preparare qualcosa.

Marcella - Naturalmente, quando si tratta di relegarci in cucina, tutto sta bene. (Riavvicinandosi a Cesare). Andiamo, facciamo la pace... prendimi fra le braccia...

Cesare - Non prendo mai nulla prima dei pasti.

Marcella - Antipatico !

(Marcella esce, stizzita. Cesare siede al tavolino, estrae dal portafoglio un biglietto e la penna stilografica e si mette a scrivere. Dopo un po' Marcella rientra di soppiatto, s'indugia a sbirciare, gli si avvicina in punta di piedi).

Marcella - (d'improvviso) A chi scrivi?

Cesare - (sobbalzando e nascondendo il biglietto) Accipicchia! A chi pi mi aggrada!

Marcella - Ah, non me lo vuoi dire?

Cesare - Non sono affatto tenuto. E poi. se lo vuoi proprio sapere, scrivo a uri mio amico.

Marcella - Sta bene.

Cesare - Sta benissimo, grazie.

(Marcella fa per uscire e Cesare si rimette a scrivere: poi ella riappare, gli gira in punta di piedi alle spalle, gli infila furtivamente una mano nella tasca ed estrae alcune carte).

Cesare - Ma cosa fai?

Marcella - Tu non vuoi dirmi la verit e io me la cerco.

Cesare - (strappandole i fogli dalle mani) Ma dove andiamo a finire? E' inconcepibile.

Marcella - Hai dunque dei segreti?

Cesare - Segreti o no, io non tollero questi controlli, questa tutela di ogni giorno, di ogni minuto. Ricordatene. Ecco ci che rende la vita in comune impossibile, ci che crea l'irrespirabile, ci che determina la fine.

Marcella - La colpa vostra, ohe siete sempre pieni, di sotterfugi e di inganni.

Cesare - Ma un uomo non pu sentirsi impacciato in ogni suo movimento: non deve essere costretto a render conto di ogni lettera che riceve o che scrive, di tutto quello che fa, di tutto quello che dice. Non si pu seguitare cos!

Marcella - A voi tutte le prepotenze, a noi tutte le rassegnazioni, dunque. E' cosi?

Cesare - Noi uomini, se siamo prepotenti, lo siamo sempre, prima e dopo. Avete campo di fare la nostra conoscenza e i vostri conti. Voi invece vi fate prendere per tortore, poi diventate avvoltoi. Vecchia storia. Io insomma ho bisogno di una donna docile, clemente, che sappia tacei-e, specie quando ha ragione, che conosca il suo dovere: una donna esemplare, ricordatelo, ha un dovere solo: dividere le sue gioie con l'uomo che le vicino e d'altra parte ripartire i crucci di lui.

(Armando entra muto dalla porta di fondo col cappello sugli occhi e le braccia ciondoloni: aria funerea. Si lascia cadere su una poltrona e vi rimane immobile).

Cesare - Toh! Eccolo qui. Ebbene?

Armando - (cupamente) Li ho sorpresi in flagrante.

Cesare - Chi!!?

Armando - Come chi? Isa e l'altro.

Cesare - (sbalordito) Tu scherzi!

Armando - Dio volesse.

Cesare - Ma non possibile.

Armando - Io non capisco la vostra meraviglia. Pare che vi racconti una fiaba che vi faccia cadere dalle nuvole.

Marcella - Era dunque vero! Parlate!

Armando - Che volete che vi dica? Eccomi come un orfano sotto la pioggia. Sono dunque capitato a casa, di sorpresa. Ho aperto l'uscio senza suonare, con le mie chiavi. La cameriera doveva essere uscita. Il primo indizio per non collimava. Il cappello non era viola e il pastrano non era color pisello.

Cesare - (funereo anche lui) Forse si trattava di un altro amante.

Armando - Attraverso l'anticamera in punta di piedi, mi appresso all'uscio del salotto, spio attraverso il buco della serratura. Isa era l, tra le braccia di un signore...

Cesare - (scattando) Miserabile!

Armando - Avevo avuto fino allora una persuasione, non so, un presentimento che quanto tu mi avevi confidato fosse conseguenza di un equivoco. Ma quando ho visto con i miei occhi Isa, proprio Isa, tra le braccia di quello sconosciuto, ho incominciato ad avere i 'primi dubbi.

Cesare - Bisogna sempre diffidare delle apparenze.

Armando - Poi ho dovuto constatare che Isa si lasciava tranquillamente baciare da quel signore... Un signore alto, con due spalle erculee.

Cesare - E tu...

Armando - Io, di colpo, premo la maniglia. ..

Cesare - Bene!

Armando - La porta era chiusa. Isa mi dice ad aita voce: " Lasciami tranquilla! Non seccare! .

Marcella - Pensava che fosse la cameriera.

Armando - Evidentemente.

Cesare - E allora tu, con una spallata...

Armando - E allora io, con una spallata, avrei potuto forzare la porta.

Cesare - Non l'hai fatto! Avresti potuto entrare, tu...

Armando - Capirai, poteva uscire lui.

Cesare - Sei un somaro!

Armando - Sono d'avviso diametralmente opposto al tuo. Io disdegno di aver a che fare con un farabutto che approfitta delle donne desi altri: un farabutto poi alto due metri, quadrato come una cassaforte...

Cesare - Cos che te ne sei venuto via a mani vuote!

Armando - (sempre cupo) Non credere. Sono uscito dalla mia casa pieno di sdegno.

Cesare - E' incredibile!

Armando - Gi! Cos'avresti fatto tu, tu che ti scalmani a quel modo!

Cesare - A me prima di tutto cose di questo genere non accadono. Ma, se mi ci dovessi trovare implicato, farei pagai'e a carissimo prezzo il mio onore offeso. Tu avresti dovuto entrare a forza, mettere alla porta lui con una pedata...

Armando - Un bel dire!

Cesare - S, con una pedata. Perch chi insidia cos l'altrui felicit domestica, non pu essere che un furfante. E in quanto a lei... poich la maggiormente colpevole lei...

Armando - Questo stato anche il mio punto di vista.

Cesare - In quanto a lei, debbo dirti... (Interrompendosi, a Marcella). Debbo dirti che sono le otto e mezzo. Vuoi o no preparare il pranzo ?

Marcella - Ho gi messo la carne al fuoco. C' tempo.

(Cesare si mette a passeggiare a testa bassa, su e gi per la stanza, accigliato).

Armando - (dopo una pausa) Che pensi?

Cesare - Perch? Si vede quando penso?

Armando - S. Tu assumi di colpo un'aria idiota.

Cesare - (annusando) Mi pare di avvertire odore di bruciato.

Marcella - Mio Dio! L'arrosto! (Si alza ed esce correndo).

Cesare - In quanto a Isa, dicevo, quella si meritava una lezione davvero esemplare! Perch sempre stata una civetta.

Armando - Sempre stata: non esageriamo.

Cesare - Ora la difendi!

Armando - No. Ma... cose giuste!

Cesare - Una superlativa civetta! Te lo dico io. E se vuoi tutta la verit, ha civettato spesso perfino con me!

Armando - Con te? Ma via! So benissimo cosa pensava Isa sul tuo conto. Non eri certo il suo tipo.

Cesare - (beffardo) No, no... Non ero il suo tipo!...

Armando - Certo che no. Parlava sempre di te, di te come maschio, arricciando le nari: come dire: puah! Ne aveva troppa stima della tua intelligenza. L'ultima volta che tu fosti oggetto dei nostri discorsi, dieci giorni or sono (ora si pilo ben dire) usc in questa inestimabile esclamazione: Quell'imbecille di Cesare!... .

Cesare - Imbecille! Ha detto proprio cos!

Armando - Im...be...cil...le!

Cesare - (infuriato) Ah, s... ebbene... Quell'imbecille di Cesare, lei l'ha amato.

Armando - (ridendo) Sogni! Va'! Ci voleva altro per lei!

Cesare - Peccato... peccato che non abbia pi le sue lettere... Le ho distrutte per timore di Marcella. Ma tu hai ben letto le mie.

Armando - (sempre ridendo) Le tue!

Cesare - S, s, le mie... (Scoppiando). Quelle firmate Pupy... (A parte) Ormai fatta!

Armando - (cessando di ridere) Pu'py saresti tu!

Cesare - Io, io in persona. E se vuoi una prova, eccotela: una di quelle lettere diceva testualmente: Ti amo . Ti amo e basta. Ho ancora la brutta copia presso di me.

Armando - (oscurandosi) Ma ti rendi ben conto di quello che dici? Allora tu sei stato suo amante!

Cesare - (perplesso) Io? no.

Armando - Le altre lettere... una ricordava i vostri segreti convegni... le ore d'ebbrezza...

Cesare - (sconfitto) Ebbene: ormai cosa te ne importa?

Armando - Tu... proprio tu... l'amico della prima comunione e dei primi debiti...

Cesare - Come! Hai lasciato in pace quell'altro colto in flagrante e vuoi infierire contro di me tuo amico?

Armando - Ah! non la stessa cosa!

Cesare - Capisco: quell'altro aveva le spalle erculee.

Armando - (mentre Marcella appare sull'uscio) Ingannarmi cos tu... prendermi la mia donna... Isa... tu, proprio tu...

Marcella - (sobbalzando) Lui!

Cesare - (sottovoce) Smettila ora... (A Marcella) Sta prospettandomi come avrebbe investito quel tale, se non avesse trovato la porta chiusa...

Armando - (senza darsene per inteso, ormai lanciato) ... perch tutto si pu ammettere, comprendere, scusare. Ma la vilt di chi approfitta della fiducia e della longanimit di un uomo come me...

Cesare - Bravo! Hai fatto bene a dirglielo!

Armando - ... Questa vilt non pu avere nessuna attenuante.

Cesare - Sono del tuo parere. Nessunissima attenuante. (Sottovoce). Ma la vuoi dunque smettere?

Armando - Ah, no, mio caro. Si deve dir tutto. E' bene che anche Marcella sappia.

Cesare - Armando... ti supplico!

Armando - (a Marcella) Perch dovete sapere che Pupy, il famigerato Pupy, il cucciolo dattilografo, lui: che lui stato amante di Isa.

Cesare - Misericordia!

Marcella - Lui!

Armando - Me lo ha confessato lui stesso in questo momento.

Marcella - Ah, dunque!... E sei l che non dici una parola!

Cesare - Non facciamone ora una tragedia! S, sar vero, ma che vuoi? Amare prediligere, scegliere. E non si pu scegliere se non si pu confrontare!

Marcella - (pausa, piangendo) Basta! Non ne voglio pi sapere. Non rimarr un minuto di pi in questa casa! E' finita! E' finita! (Esce impetuosamente dalla porta di destra).

Cesare - Mi hai combinato un bel guaio!

Armando - Pensavi che io te la passassi gratuitamente !

Cesare - Ma, e quell'altro allora? Cose giuste !

Armando - Quell'altro era uno sconosciuto... e ci rientra nell'ordine naturale delle calamit coniugali. Ma tu che ti professi mio amico...

Cesare - Eh, via! Se mi vieni poi a parlare di consuetudini...

Armando - E cos, senza che io ne sapessi nulla...

Cesare - (bonario) Scusa: non potevo mica venirtelo a dire, proprio io... Te l'ho detto adesso: mi sembra abbastanza.

Marcella - (ricomparendo vestita per uscire) Me ne vado.

Cesare - Marcella...

Marcella - Non una parola di pi.

Cesare - Cos, sola...

Armando - Non preoccuparti. L'accompagner io.

Marcella - Idea eccellente.

Cesare - Ah, questo, poi, no! Non posso permettere.

Armando - Hai forse ancora qualche diritto da sventolare, tu?

Marcella - Sono io che permetto. E ce n' d'avanzo. (Ad Armando) Andiamo. (Esce).

Cesare - (piombando su una sedia) Sono spacciato!

Armando - (sull'uscio) Mio caro, l'hai detto tu: martiri o becchi. Io divento martire... tu diventi becco. A ciascuno il suo!

FINE

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