Ippolito e la vendetta

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IPPOLITO - E LA VENDETTA

Di Carlo Terron

NUOVA VERSIONE BORGHESE DI UNA VECCHIA STORIA EROICA

A Vittorio Gassman

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Quirino febbraio 1958, compagnia Gassman Zareschi, regia di Vittorio Gassman.

Qui nous dlivrera des Grecs et des Romains ?

Race dAgamennon qui ne finit jamais (JOSEPH BERCHOUX)

PERSONAGGI :

IPPOLITO

FEDRA

TESEO

ELENA

SIRO

Latrio di una grande villa a marmi candidi e colonne, con nostalgie classiche soddisfatte da un simmetrico e discreto arredamento in istile impero, a corona di una grande statua di Diana cacciatrice. Il cielo, di cupo turchino, vi riverbera una luminosit aggressiva dalle trasparenze crudeli; e il mare inquieto vi trasporta lansioso e lontano rumore delle onde che investono i piedi dellalta roccia sulla quale sospeso ledificio.

Via via che il pomeriggio declina verso la sera, lazzurro del cielo si estenua, per poi incendiarsi alle fiamme del tramonto; e ombre grevi dai margini rosseggianti occupano la scena.

Appoggiate alla balaustra della terrazza, protese sul vuoto oltre il colonnato, due donne: Fedra dalla giovane e mutevole bellezza intorbidata da introverse ambiguit e innervosita da curiosit inquietanti; ed Elena, una matura e sofisticata nobildonna che ha trasferito nel piacere di una conversazione sfacciata, abbondanti residui di desideri insoddisfatti, non tanto per difetto di volont e iniziativa, quanto per limiti di et. La giovane si ripara dal sole con un fragile ombrellino dal lungo gambo; la vecchia scruta nel vuoto con un binoccolo. Stanno assistendo a una gara automobilistica, testimoniata dalle strappate dei motori che, a regolari intervalli, lacerano il silenzio, sospeso sul misterioso empito delle acque.

FEDRA - (volgendosi di scatto e rimanendo schiena al cielo) Ah, non posso guardare. pazzo.

ELENA - (senza staccare il binoccolo dagli occhi) Pare che, per diventare dei campioni dellautomobilismo, non sia ancora stato inventato nulla di meglio che correre pi degli altri.

FEDRA - (dopo un po, a conclusione di un suo segreto pensiero) Mi giudichi un po vile, nevvero?

ELENA Per niente, cara. Soltanto un po nevrotica.

FEDRA - Purch finisca presto.

ELENA - Sono agli ultimi tre giri. E, se non si fracassa sulla roccia finisce in mare prima, ormai la vittoria sua.

FEDRA - E assurdo. tutto assurdo.

ELENA - Per me soltanto straordinariamente eccitante. E, se a prendere le curve in modo tanto temerario, non fosse uno della tua famiglia, lo sarebbe anche per te.

FEDRA - Faresti credere di non aspettare che una disgrazia per poter incoronare il tuo eccitamento.

ELENA - Le emozioni, mia cara, sono come gli stupefacenti. Bisogna continuare ad aumentare le dosi. Ed alla mia et, le dosi normali non hanno pi alcun effetto. Ancora una pausa. Fedra si stacca dalla balaustra, viene avanti, chiude lombrellino ed entra nellatrio.

FEDRA - Ah, questo sole mi d le vertigini. (Le sue parole fanno volgere il capo a Siro, domestico impenetrabile, che appena venuto a disporre un vassoio di bibite ghiacciate su una mensola) Ma lasciate sempre entrare tanta luce, qui dentro?

SIRO - Anche tanta ombra, signora, quando scende la notte. Il signore vuole cos. E del resto, era la stessa cosa anche prima, quando era viva la madre.

FEDRA - Sbaglio, o stata lei ad educarlo nella passione degli sports pericolosi?

SIRO - La signora era unamazzone straordinaria.

FEDRA Era veramente tanto bella come dicono?

SIRO - (indicando la statua) La testa della Diana il suo ritratto. Lo scultore che la modell volle, ad ogni costo, darle il suo volto. Bisognava vederla a cavallo, scendere e risalire, dalla marina, sul sentiero, fra le rocce. Allora non cera ancora la strada per salire alla villa. E, dov ora lautorimessa, cera la scuderia.

FEDRA - Meno male che qualche cosa cambiata.

SIRO - I tempi, signora. (Una sospensione) Ma il signore cominci a correre soltanto dopo la sua morte. Fu una sorpresa per tutti. Perch, prima, nulla avrebbe fatto sospettare questa sua passione.

FEDRA - Sar un modo di rimaner fedele alla sua memoria.

SIRO - Lo penso anchio, signora. La frattura di tono, fra limpercettibile ironia dellosservazione della donna e la sfumatura di severit nella risposta del servo, crea un breve silenzio imbarazzato.

FEDRA - Del resto, nulla di pi naturale.

SIRO - S, signora, nulla di pi naturale. Posso ritirarmi?

FEDRA - Andate pure.

SIRO - (soffermandosi sulluscio) Se posso permettermi Il signor

IPPOLITO - sa che lei sarebbe venuta?

FEDRA - Perch?

SIRO - Qui non ha mai permesso che venisse alcuno. Soprattutto donne.

FEDRA - E fuori di qui? (Il domestico resta muto. Fedra ripete la d o m a n d a ) E fuori di qui?

SIRO - Non so, signora. Non sono al corrente della sua vita segreta volevo dire privata.

FEDRA - Fate differenza fra segreta e privata?

SIRO - Non so, signora, lho detto cos (Inesplicabilmente imbarazzato) Daltra parte, si allontana dalla villa assai raramente. E solo per le sue gare. O quasi. (Rimane fermo, sulluscio, in paziente silenzio come aspettando una risposta)

FEDRA - Non preoccupatevi. Se non lo sa, lo immagina. E senn fa lo stesso. Per quanto strano vi possa sembrare, sono sua madre. (sempre meno sicura) La sua seconda madre. Volevo dire la sua matrigna.

SIRO - Ecco. Mentre il servo sta per uscire, la strappata di un motore e un grido di

ELENA - alla balaustra. Fedra balza in piedi.

ELENA - Nulla, nulla! Soltanto una curva pi entusiasmante delle altre.

SIRO - Nessun timore, signora. Il signor

IPPOLITO - vincer anche questa volta. Egli vince sempre. E scompare. Subito dopo, rientra anche Elena; si dirige verso la mensola, dove stanno le bevande e si versa da bere.

ELENA - Siamo alla fine. Il trionfo della monotonia. Cinque chilometri di circuito intorno allisola, ripetuti per venti volte; e fin dal primo giro tuo figlio si mantenuto in testa.

FEDRA - Ti prego, non chiamarlo mio figlio.

ELENA Ti disturba? O ti turba?

FEDRA - Mi riesce soltanto ridicolo, ecco tutto.

ELENA - Bah. (E dopo essersi dissetata) Pi accidentate sono e meno imprevisti offrono, queste gare. Non si pu certo dire che gli sportivi abbiano della fantasia.

FEDRA - Chi lo sa? Qualche volta riparano sulla fantasia tetra. La solitudine di un uomo, anche quando uno sportivo, nasconde sempre un enigma.

ELENA - (guardandosi intorno a prendere cognizione del luogo) Giudicando dalleremo, non ti si saprebbe dar torto. A proposito. Figurarsi se poteva mancare la statua di Diana.

FEDRA - Pare che la testa sia il ritratto di sua madre.

ELENA - E infatti le somiglia. Bastava averla vista anche una sola volta per non dimenticarla pi. Assolutamente inassimilabile. Di marmo. Ecco. Non ci sarebbe da stupirsi se qualche cosa della madre fosse passata nel figlio. Lereditariet ha combinato guasti ben maggiori.

FEDRA - E come spieghi, allora, che nulla di suo padre abbia lasciato traccia in lui? Sembra, anzi, che faccia deliberatamente di tutto per essere il suo contrario.

ELENA - Chi ne sa niente? Sono argomenti sui quali soltanto Freud potrebbe dirci qualche cosa. Molti anni fa, fui presa da un singhiozzo incoercibile. Dopo tre mesi di cure inutili, si decisero a portarmi da uno psicanalista. A proposito: la psicanalisi. Da che mondo mondo, non stato inventato eccitante migliore per limmaginazione erotica. La cocaina, al paragone, non che polvere da starnutire e, per giunta, tanto meno economica. La cocaina, al paragone, non che polvere da starnutire e, per giunta, tanto meno economica. Be, sai cosa mi sentii dire? Che la causa di tutto dipendeva dallinconsapevole impulso omicida che nutrivo verso mia madre, e dallaltrettanto inconsapevole desiderio che vagheggiavo di andare a letto con mio padre. Spaventoso. E non si trattava che di un singhiozzo! Padrona di non credermi, sar stata una combinazione, per, appena lo seppi, il singhiozzo mi scomparve dincanto. E s che avrei avuto unottima ragione per conservarlo: lo psicanalista era un uomo affascinante. (Fedra non risponde. Silenzio). Non ti impressiona?

FEDRA - Pensavo. Ma che centra?

ELENA - Sar anche per lui qualcosa del genere. In senso contrario, bensintende. Per deve risultare piuttosto inquietante trovarsi, dalloggi al domani, ad essere la madre di un atletico giovanotto della medesima et.

FEDRA - (elusiva) Perch? Abbiamo giocato e siamo stati a scuola assieme.

ELENA - (puntuale) Appunto per questo.

FEDRA - Tuttal pi, imbarazzante. Ma unicamente per il contegno estraneo, per non dire nemico, che ha assunto verso suo padre.

ELENA - E verso di te?

FEDRA - Be, anche verso di me, penso.

ELENA - Per non ne sei sicura.

FEDRA - (sfuggente) Ma s, anche verso di me. S chiuso, qui il giorno delle nostre nozze, e non s pi mosso. Eccetto che per far collezione di coppe sportive.

ELENA - Che ti dicevo? Inquietante.

FEDRA - Io mi accontento di dire maleducato.

ELENA - Un po poco. Del resto ognuno giudica a seconda del proprio temperamento. Dipender dalla mia sensibilit, come dire? rabdomantica, per i segreti del sottosuolo. Sono gli adattamenti dellet. Avendo dovuto rinunciare al servizio attivo, sono stata costretta a riparare sui piaceri dellimmaginazione. E, tutto considerato, non posso dire di trovarmi male. Soltanto quando avrai la mia et, sarai in grado di farti unidea delle spaventose fantasie che possono germogliare nel cervello di una donna di cinquantanni. La vita non che un frutto da mordere. Il guaio che, pochi morsi, ed finita. E allora ci si accontenta del profumo e ci si mette ad annusare il frutto altrui. Si riesce a salvare la dignit a prezzo dellindiscrezione. Capisci?

FEDRA - Vagamente.

ELENA - In altre parole: quando ci si rende conto che non pi il tempo di organizzare la propria vita segreta, ci si mette a fantasticare su quella degli altri. un modo di soffermarsi, ancora un po, sulluscio dellamore, prima di doversi ritirare definitivamente.

FEDRA - Ho idea che questa volta la tua immaginazione ti abbia tratto in inganno. Ammesso che ne avessi, le mie responsabilit materne potrebbero riposare tranquille.

ELENA (i r o n i c a ) Come hai detto? Materne?

FEDRA - (impercettibilmente provocante) S, responsabilit materne. Ho anche premesso: se ne avessi.

ELENA - Beninteso.

FEDRA - Pare, figurati, che egli, oltretutto, abbia una radicata propensione per la castit.

ELENA - Ma ancora peggio, volevo dire meglio. Un giovanotto casto, oggi, una tal mostruosa rarit che, per serbargli stima e rispetto, gli si deve attribuire almeno un vizio segreto o qualche inconfessabile malattia.

FEDRA - (prestandosi al gioco) Esclusi i preti, immagino. Per loro, la castit fa parte del mestiere.

ELENA - No, no. Compresi. Ah, buon Dio, avessi solo dieci anni di meno, che occasioni offrirebbe, oggi, la vita. E poi c chi osa parlare di decadenza. Ai miei tempi, il massimo che poteva capitare era di poter portare via un uomo alla nostra migliore amica. Oggi il minimo che pu succedere di doverlo rubare al suo autista. Il che cento volte pi difficile. Se il piacere della vittoria si deve commisurare alla difficolt della battaglia, domando e dico cosa ci pu essere di pi esaltante di un simile bottino.

FEDRA - Hai il moralismo divertente.

ELENA - Faresti meglio a dire che ho limmoralismo malinconico.

FEDRA - O la nostalgia non rassegnata.

ELENA - Sono la stessa cosa. venuto il servo.

SIRO - Il signore ha vinto la gara. Sta risalendo verso la villa. Non aggiunge altro e rimane silenzioso sulla soglia. Le due donne si guardano interrogativamente. Pausa.

FEDRA - Va bene. (Egli indugia ancora, come in attesa. Unaltra pausa) Avvertitelo della mia presenza.

SIRO - Come vuole, signora. (Si ritira lentamente senza obiettare) Si alza e si va ad accomodare il cappello davanti a uno specchio.

FEDRA - Mi lasci sola proprio ora?

ELENA - Un po di comprensione, mia cara. Dopo i discorsi che abbiamo fatto su tuo figlio, sarei molto sorpresa di riuscire a non gettargli le braccia al collo appena comparir. E sarebbe due volte scorretto.

FEDRA - Perch due volte?

ELENA - Una per la mia et, e laltra perch non sono cose da farsi di fronte a una madre impaziente di fare la stessa cosa per tuttaltre ragioni.

FEDRA - Sei divertente, Elena.

ELENA - Sono soltanto una vecchia pazza. (Con interrogativa ironia) Visto e considerato che tutta la sua aggressivit mascolina lavrebbe trasferita sulle temerarie esibizioni del motore, penso che tu non abbia nulla da temere. Ma un vero peccato. (Volubilmente) Quello che non mi spiego perch hai insistito tanto perch ti accompagnassi qui. Ah, gi: la corsa. Anche tu.

FEDRA - Tutto considerato, sar meglio che io scenda con te.

ELENA - Ma nemmeno per sogno. Prima di tutto non lo desideri, e poi sembrerebbe una fuga.

FEDRA Perch una fuga?

ELENA - Una fuga, semplicemente. Gli porgeresti il destro di giudicarti vile. E non faresti che offrirgli una ragione di pi al suo contegno, come hai detto?...

FEDRA - Estraneo.

ELENA - E nemico. Gi. Credi a me: sono pi igienici due minuti di spiegazione che dieci anni di sospetti. Si ode dallinterno la voce di

IPPOLITO - che ordina: La doccia e il massaggiatore fra cinque minuti. E, prima, si era sentita unautomobile arrivare. lui. Scappo. (Si sofferma sulluscio e, con avvelenato candore) Ah. Una domanda. Credi alla predestinazione dei nomi, tu?

FEDRA - Cio?

ELENA - Io s. Mah. Chi ci liberer dai Greci e dai Romani?... Ci vediamo. (Via) Segue una pausa riempita da un non giustificato disagio di Fedra. Essa si alza, cammina, si sofferma ad osservare la statua, indugia a guardare il cielo che s incupito e mostra le prime venature di rosso. Assai prima che essa si volti, comparso, sulla soglia di uno degli usci laterali, Ippolito. Gli serpeggia sulle labbra il segreto sorriso duna inafferrabile ironia. Veste ancora la tuta bianca e tiene in mano il casco dellautomobilista. La severit che incorona il suo nitido volto ghiacciato, una certa durezza dei movimenti, la punta di aristocratica insolenza del suo eloquio, dovrebbero essere la naturale manifestazione di un temperamento e di una educazione. Sono, viceversa, lespressione, faticosamente conquistata e assiduamente controllata, della vittoria su un complesso di inferiorit, dominato ma non vinto. Verranno in seguito anche le ambigue timidit, i cedimenti improvvisi, le volubili contraddizioni, le fragili mutevolezze delle emozioni non contenibili, lombra rivelatrice delle improvvise paure. Per ora, ne sono spia: la minuzia compiaciuta e tinta di crudelt del lucido argomentare, lostentato controllo di s, le non trattenute sfumature di aggressivit, quel tanto di atteggiato e di falso che traspare, sia pure impercettibilmente, dalla sua ardita disinvoltura e dalla sua provocante sicurezza. Quanto lui si riveler ispirato e difeso da un preciso piano, lungamente vagheggiato e pedantemente predisposto, altrettanto lei apparir esposta e vulnerabile alle incertezze, alle sorprese ed alle imboscate di un sentimento indefinito e di una volont non vigilata; alle disponibilit ed alle improvvisazioni, insomma, dellistinto, qualche volta, tuttavia, meno pericolose delle certezze della ragione. Contempliamolo pure, per un attimo, questo baldo Ippolito, cos fiero delle proprie conquiste, privo di sospetti. Egli sta per entrare in un gioco che lo esalta e lo perder.

IPPOLITO - Benvenuta, mamma.

FEDRA - (senza voltarsi) Lavrei giurato.

IPPOLITO - (anchesso sempre dalla soglia) Che?

FEDRA - (s girata e gli ha fissato, lealmente, ma con una certa fatica, gli occhi in volto) Che non avresti rinunciato a questa facile spiritosit. Previsto. Ti aspettavo forte, ardito, leale. (Una sospensione) forse leale; ancora esaltato dalla vertigine del pericolo dellultima delle tue tante vittorie

IPPOLITO - Piuttosto letterario, diciamo.

FEDRA - Pu darsi. Diciamo, allora, bravate.

IPPOLITO - Ecco, meglio.

FEDRA - E certo, comunque, che ti avrei creduto anche abbastanza di buon gusto per non chiamarmi

IPPOLITO - (venendo avanti) Dillo. La parola. difficile, vero? Ci sono parole che impastano la lingua e si inseriscono nelle commessure dei denti. Lacerti impalpabili, e sembra che delle funi leghino le mascelle. Mai provato? Essa non risponde, preferisce concludere un suo pensiero a mezzo con un: peccato!. Hai detto: peccato. Perch? Fedra ride e riesce a conquistare una temporanea superiorit soltanto sogguardandolo con una punta di femminile compatimento. Basta questo per obbligarlo a scartare limbarazzo di un silenzio a suo sfavore, mettendosi a parlare, sia pure per dire una banalit. Devo, forse, esserne lusingato? Va a versarsi da bere.

FEDRA - Lusingato?

IPPOLITO - Domando.

FEDRA - Concludevo un mio pensiero.

IPPOLITO - Non doveva essere lieto.

FEDRA - Non me lo sono chiesta.

IPPOLITO - (con marcata ironia) Quando sono entrato, ti ho sorpresa in contemplazione del cielo. Facevi quadro.

FEDRA - Perch non dici che mi ero preparata in contemplazione del cielo?

IPPOLITO - Ha importanza?

FEDRA - S. Perch vero.

IPPOLITO - Oh bella. Lavevi fatto a mio favore, per caso?

FEDRA - Non esattamente, bench a causa tua.

IPPOLITO - Fa differenza?

FEDRA - Abbastanza. Udisti mai parlare di quel che si usa chiamare darsi un contegno?

IPPOLITO - Accade generalmente quando ci si trova a disagio, pare.

FEDRA - Precisamente. Fa conto: come te, in questo momento.

IPPOLITO - Meno male. Se non altro, ci rimasto in comune limbarazzo.

FEDRA - (indifesa e senza calcolo. Una propria osservazione personale) Curioso. Si assume un certo atteggiamento per porsi al riparo da un disagio e ci si trova, a tradimento, nel corso di sensazioni, pensieri memorie che mettono pi a disagio ancora.

IPPOLITO - Uno dei tanti trabocchetti che luomo tende a se stesso. Per esempio, il cielo al crepuscolo insidioso. Lora della malinconia, dei rimpianti e cose del genere. Almeno, cos dicono.

FEDRA - Non dicono. cos.

IPPOLITO Un po facile e letterario anche tutto questo, no?

FEDRA Parlarne o provarlo?

IPPOLITO - Be, probabilmente entrambe le cose. E forse ancor pi provarlo. La peggiore letteratura la si fa sempre dentro di noi, nelle zone del sentimento. Coi materiali patetici si pu costruire qualsiasi cosa ignobile.

FEDRA - Strano.

IPPOLITO - Trovi?

FEDRA - Trovo che si cambia, ecco tutto.

IPPOLITO - E non sempre in meglio.

FEDRA - Daccordo. Tuttavia, fosti proprio tu, e nemmeno molti anni fa, ad attaccarmi, diciamo, lo stato danimo dei crepuscoli.

IPPOLITO - Gi. C stato un periodo in cui, noi due, commemoravamo i crepuscoli insieme. Che collezionista di ridicolo luomo!

FEDRA - A quel tempo, tu scrivevi perfino dei versi. Anche quelli, oggi, funi che legano le mascelle?

IPPOLITO - C chi le buffonate si mette a farle dopo una certa et. Io, fortunatamente me le sono riserbate prima.

FEDRA - E ti trovi benne?

IPPOLITO - Non mi lamento.

FEDRA - Non che, nemmeno questo, sia molto originale, no?

IPPOLITO - Lunica possibilit di essere originale, rimasta a quelli della nostra generazione, di non esserlo.

FEDRA - Sei divenuto epigrammatico.

IPPOLITO - Mi difendo.

FEDRA - Giudichi, dunque, un progresso aver barattato i versi coi motori.

IPPOLITO - I versi mi facevano essere un pessimo poeta. I motori, almeno, mi hanno fatto diventare un ottimo pilota. E poi, se non altro, un esercizio che irrobustisce.

FEDRA - Cosa? Cosa irrobustisce?

IPPOLITO - Be il carattere. Esiste tutta una pedagogia in merito.

FEDRA - Possiamo prendere atto che avevi bisogno di irrobustire il carattere. Non appartieni ai forti, tu?

IPPOLITO - Me ne guardo bene. Soltanto mio padre appartiene ai forti, in famiglia. Non cera posto per nessun altro. Tutta requisita da lui lenergia disponibile. Forse non ti sufficiente? Una pausa. Assai lunga. C, da parte di entrambi, come un improvviso cedimento di tensione. Hanno mutato posto, e mutano tono. Lei un ripiegamento, un abbandono di sincerit; lui una pi cauta e vigile attenzione.

FEDRA - Pi continueremo a giocare a tennis con le parole, e pi ci persuaderemo di odiarci, noi due. Assurdo.

IPPOLITO - Un equivoco di pi, fra tanti. (E ora gi un po attore, in una mescolanza inestricabile di sincerit e di commedia) Siamo, per caso, gente capace di odio, noi? Lodio un nobile sentimento: compatto, esclusivo, tirannico, implacabile. E paziente. Esso penetra in ogni fibra, condiziona ogni altro sentimento; esalta il pensiero, determina lazione. Non concede soste, non ammette dubbi, non tollera compromessi. capace, da solo, di conferire grandezza a un carattere e scopo a una vita. Chi sa odiare salvo. Ma retaggio da predestinati, non lusso da dilettanti. Esige il vigore degli eroi. La sensibilit dei borghesi gli insufficiente.

FEDRA - (un po stonata) Meno male.

IPPOLITO - Da troppo tempo, gli uomini sono diventati incapaci delle imprese smisurate dellodio. Ah, che vertigini dovevano dare. Nella migliore delle ipotesi, il massimo consentitoci la nostalgia dellodio. Noi siamo gente, ormai, esperta soltanto nello spaccare un peccato in quattro, per il gusto amaro ed inerte di celebrarlo nel cervello, avendo perduto il coraggio di compierlo naturalmente e pienamente goderlo.

FEDRA - (non subito) E molto strano. Non saresti, probabilmente, altrettanto preciso nel definire un sentimento diverso.

IPPOLITO - Quale, ad esempio?

FEDRA - Che ne so? Lamicizia laffetto.

IPPOLITO - (legato a una breve risata di scherno) Sempre le funi alle mascelle, nevvero Fedra?

FEDRA - Non ti capisco.

IPPOLITO - Oh, se mi capisci! Non ti accorgi che sempre lo stesso discorso che continua? gi pietosa la vilt degli animi comuni. Che dovremmo dire di quella degli animi vili? Vogliamo, proprio, porci fra i secondi? Sia pure. Basta mettersi daccordo con le parole, le vecchie complici sempre a disposizione, le ruffiane di tutte le nostre miserie. Allodio, oggi, s sostituito il rancore. Come allamore si cerca di sostituire lamicizia tuttal pi laffetto: questo miscuglio pallido, ambiguo, ibrido; questo insipido aggettivo dellamore, che va bene in tutte le occasioni come una vecchia ciabatta entra in tutti i piedi. Sono due vilt che si equivalgono, ecco tutto. Che vuoi farci? Noi abbiamo il genio del compromesso. E della simmetria che forma la sua eleganza, a vantaggio della provvidenziale retorica.

FEDRA - Se tu ti ascoltassi un po meno.

IPPOLITO - Se tu capissi un po di pi.

FEDRA - Tu non credi allaffetto, allamicizia?

IPPOLITO - Mettiamoci, giacch ci siamo, anche il rancore. (Intenso) No, non ci credo come accomodamento, degradazione, mascheratura, cattiva copia di altri sentimenti che li hanno preceduti.

FEDRA - (marcata, sulla difensiva) Quando li hanno preceduti.

IPPOLITO - (ritraendosi, come lo schermidore dopo una sortita allo scoperto) Quando li hanno preceduti, bensintende. Si parla in astratto, no? Pi prudente che turbata, la donna lascia cadere il discorso. Si alza, va a raccogliere il suo ombrellino e la sua borsetta. Compie, naturalmente, i gesti di chi sta per andare, ma senza la convinzione di andarsene. E si vede. Non si sa come, ma si vede.

FEDRA - (dopo essersi soffermata a guardare fuori, sulla terrazza) Si fa sera. Ah scusa. Il cielo argomento proibito, qui, reo di letteratura.

IPPOLITO - Te ne vai di gi?

FEDRA - Tuo padre mi aspetta. Doveva venirmi a prendere. Ma, evidentemente, stato pi saggio di me.

IPPOLITO - Quando mai mio padre non stato saggio? Egli uno di quegli uomini rari che hanno la facolt di apparire saggi anche nelle loro follie. E con tutto ci, non risultano nemmeno noiosi. Figurati.

FEDRA - Non del tutto errato ci che dici.

IPPOLITO - C mai stata una lode a suo favore che potesse essere errata?

FEDRA - (che si sta pigramente infilando i guanti) Mah. Lo sbaglio stato mio. Pazienza. Nemmeno fosse stato preordinato, il servo sceglie questo momento per intervenire.

SIRO - Fra poco sar buio. Ero venuto per accendere.

IPPOLITO - Pi tardi.

SIRO - Mi scusino. E si ritira in silenzio. Senza aggiungere parola, Fedra tende la mano ad Ippolito, in atto di saluto. Egli gliela trattiene.

IPPOLITO - Stavi parlando di un tuo sbaglio.

FEDRA - (con una punta di affettuosit) Non mi concedi nemmeno il diritto di uno sbaglio?

IPPOLITO - (riuscendo ad essere interiore ed insinuante fino ai limiti della sincerit) Non esiste nulla di pi umano che sbagliare, nella vita. Avvicina gli uomini, li rende pi umili, pi solidali, pi intimi. Pi veri e meno soli.

FEDRA - (staccandosi di un passo) E sconcertante la tua facolt di contraddirti in buona fede, da un momento allaltro.

IPPOLITO - In cambio del tuo diritto a sbagliare, puoi concedere, a me, quello di contraddirmi.

FEDRA - Costa dunque tanto essere coerenti?

IPPOLITO - (con una sfumatura di stanca malinconia) Infinitamente. Te ne rendi conto quando decidi di rinunciarvi per sempre. Il senso di sconfinata libert che ti ritrovi.

FEDRA - Basterebbe, dunque, rinunciare alla coerenza per trovare la felicit?

IPPOLITO - Be, potrebbe essere una strada. Ma non cos facile. La felicit e la libert non sempre coincidono Una pausa. Lha rifatta sedere, e le si pone non troppo discosto, rannicchiato sui gradini, ai piedi di una colonna, le braccia intorno alle ginocchia e, sulle ginocchia il mento. Ebbene, il tuo sbaglio?

FEDRA - Semplicemente, esser voluta venir qui oggi.

IPPOLITO - (deluso) Soltanto?

FEDRA - E che altro? (Sul principio disinvolta, e poi sempre pi a disagio) Supponevo che sarebbe stato sufficiente un gesto da parte mia per por fine ad un equivoco. Ero convinta che, se uno avesse fatto il primo passo, tutto si sarebbe chiarito. Non occorrer nemmeno chiedergli ragione del suo inesplicabile contegno, avevo pensato. Questa sorta di esilio solitario ed ostile, questa improvvisa frattura, volontariamente posta fra lui e suo padre e me. Dovuta, pu darsi, a cause del tutto estranee e diverse. Ma, ogni giorno che passa, proprio per questo ritegno a chiarire le cose, collapparenza di essere contro di noi. Basteranno, mero detta, cinque minuti insieme; scambiare poche parole, per ritrovare, nella riconquistata disinvoltura, tutta lamicizia di un tempo: leale, aperta, senza segreti. Essendo stata, veramente e solamente, amicizia, niente pu averla mutata. Vuol dire che ero in errore.

IPPOLITO - Come hai detto? Veramente e solamente amicizia?

FEDRA - Non forse vero?

IPPOLITO - Verissimo. Noto solo il tuo scrupolo di precisare. Verissimo. comodo, per, precisare in un senso e sorvolare in un altro. Nessun sentimento permette di raggiungere i limiti di confidenza a cui pu spingersi lamicizia. E una volta raggiuntili, nessun altro sentimento la pu sostituire. In una certa sfera particolare, lamicizia concede tutto e non permette niente. E cos si sempre garantiti. Una maledetta trappola, anchessa.

FEDRA - Che hai, Ippolito? Posso essere la tua confidente come una volta?

IPPOLITO - E io posso essere il tuo? Credi che sia ancora un patto conveniente per te? Siamo andati assai oltre, nelle confidenze, noi due; non puoi averlo dimenticato. Avevi certe curiosit!... Nessun altro n mi ha mai pi chiesto, n ha mai pi ottenuto le mie confessioni di allora.

FEDRA Te ne rammarichi?

IPPOLITO - Me ne stupisco. Un po meno minuziose, ma nemmeno le tue scherzavano, del resto.

FEDRA - Io non le rimpiango.

IPPOLITO - Tu conoscesti i miei pi riposti pensieri, come io conobbi i tuoi. (Via, via, con la morbidezza di un rasoio che penetra, con algofiliaco indugio, nei frutti corrotti della memoria) Ci comunicammo sensazioni torbide, desideri vietati, curiosit perverse, ambiguit malsane, crudelt mostruose: volutt segrete estenuanti, e fantasie inconfessabili alla ragione sgomenta. Ogni sentiero dello scandalo che inquieta limmaginazione delladolescenza ed esalta la ribellione della giovinezza, fu, da noi, esplorato fino in fondo. Ecco la verit.

FEDRA - Tu scambi un ardimento per una vergogna; trasformi, oggi, in compiacenza colpevole tutto ci che, allora, non era che scoperta innocente. Nessuno fu pi umano di noi, a quel tempo. Del suo trascurabile angolo dombra, vuoi fare tutta la nostra amicizia. Ma essa stata un vivo, onesto, continuo, incontenibile modo di celebrare la vita.

IPPOLITO - (quasi sottovoce) Non stata che un delirio di parole. Solo per questo ti sembra innocente: e non ti rendi conto che, spesso, una parola pi grave di un peccato. Sei indulgente con te stessa.

FEDRA - Voglio, soltanto, essere giusta con te, Ippolito.

IPPOLITO - La nostra fortuna, allora, era uninvidiabile facolt di generalizzare che rendendoceli estranei, ci consentiva di affrontare gli argomenti pi scabrosi. Stavo per dire osceni. Chiedevi una spiegazione della mia solitudine? Supponi che quella provvidenziale facolt di generalizzare sia venuta meno, ecco tutto. (Dopo una pausa) Non mi chiedi perch?

FEDRA - Mi rendo conto che inutile.

IPPOLITO - Sei diventata anche prudente. forse il prezzo di voler essere giusta? Fedra non ribatte. scesa su di lei una sorta di stanchezza. Fa per alzarsi e partire. Ma basta che egli compia un gesto con la mano per lasciarsi trattenere. Ora quasi buio. Segue un lungo silenzio. venuto per Ippolito, il momento agognato di tentare su di lei, e con deliberato calcolo corruttore, quando lha appena rifiutata per s, lantica esperienza delle intime confessioni.

IPPOLITO - E va bene. Cerchiamo di esserlo. Reciprocamente. Lo ami?...D, lo ami?

FEDRA - S.

IPPOLITO - Sei sincera?

FEDRA - S.

IPPOLITO - Che ha fatto per farsi amare?

FEDRA - E stato se stesso. E basta. Nulla di preordinato. Un impulso,suo, improvviso. Ebbe, insieme, la leggerezza di uno scherzo e il peso di una profonda seriet lungamente meditata. Un impulso, mio, altrettanto improvviso. Come il giungere di una domanda attesa da sempre. Una forza che ti tende la mano e ti senti felice di abbandonargli la tua. Fu dopo una partita a tennis. Laveva vinta la sua coppia. Sudata, non riuscivo, per la stizza, a sfilarmi la testa dal maglione. Qualcuno mi venne in aiuto. Mi sentii stringere gli omeri da due mani calde e forti. Era lui. Ti sembro troppo vecchio per essere tuo marito?, disse. Ed io: Le sembro troppo giovane per divenire sua moglie?. Due battute, nemmeno troppo spiritose. E un mese dopo, mi trovavo in viaggio di nozze, a cacciare belve nella foresta tropicale.

IPPOLITO - Diciamo: vittima di una partita a tennis. Me lo comunic la sera stessa, quando gli sedetti di fronte, a cena, in albergo, dopo una giornata di assenza: Sai, disse, sposo la tua amica Fedra. Mi stava versando dellacqua minerale nel bicchiere. Con quellaria di considerare gli altri al suo livello, finisce col trattare tutti da bambini. Strano, non pensai, nemmeno per un momento, a uno scherzo.

FEDRA - Con lui diventa, sempre, tutto, vero e naturale.

IPPOLITO - Ventiquattro anni pi di te, Fedra.

FEDRA (forse evasiva) Ebbe perfino la civetteria di crescersene qualcuno. Parl di ventisette.

IPPOLITO - Sono i margini che egli concede alla sua sicurezza. Conosco.

FEDRA - Let, in lui, non ha fatto che modellare, e rinvigorire le qualit del suo successo.

IPPOLITO - Mi aspettavo di sentirti dire del suo fascino.

FEDRA - Dovresti essere orgoglioso di lui.

IPPOLITO - Dovremmo. Io come figlio. Tu come moglie. Un sentimento non esclude laltro. (S gi fatto, suo malgrado, sincero; ed ora prosegue con invidia, cancellata dalla sofferenza) Sar sempre il pi forte. la sicurezza, lindipendenza; la sua fede e il suo rispetto della vita: quella facilit di dominare senza far pesare la sua superiorit. destinato alle vittorie. Se qualsiasi altro avesse compiuto le sue imprese, lavrebbero giudicato un dilettante o un avventuriero. Le ha firmate lui, diventato un granduomo.

FEDRA - Sapessi il sollievo di una presenza che basta, da sola, a diffondere il senso della fiducia e della protezione!... Egli sa essere infinitamente dolce e tenero, senza nulla perdere della sua autorit.

IPPOLITO - (un guizzo di subitanea cattiveria, subito ammorbidita dallironia) Sembra che tu parli di Garibaldi. Cos si commemora un eroe nazionale, o si rispetta un padrone; non si ama n un marito n un amante. E tu non hai lanima di una schiava, che io sappia. Almeno, non lavevi.

FEDRA - Forse, in lui, sono andata incontro a tutto ci che mi mancava. Il bisogno istintivo di por fine al senso della provvisoriet, alla inquietudine, allangoscia alle paure che stanno in agguato dentro.

IPPOLITO - (fra i denti, quasi incomprensibile) Ti sei scelta un padre per fartene un marito insomma Volevo ben dire. (Diretto, chiaro) E ci sei riuscita? (Silenzio) Ci sei riuscita?

FEDRA - (malcerta) S Credo di s.

IPPOLITO - Proprio in questo momento lo dici? (Altro silenzio) E poi?

FEDRA - Che altro?

IPPOLITO - Ma s Un matrimonio non si esaurisce nella celebrazione di semplici qualit morali, per quanto nobili. Non unamicizia. Soddisfacente, tutto?

FEDRA - (faticosa) Naturalmente.

IPPOLITO - Per lui, del resto, la cosa deve avere unimportanza limitata.

FEDRA - Non c nulla che non abbia importanza, di ci che lo riguarda. Soltanto sana, come tutto sano in lui. Questo, vorrei che tu comprendessi.

IPPOLITO - Ed ci che cercavi? (Essa tace) Rispondi.

FEDRA - Cessiamo questo gioco perverso. Te ne prego.

IPPOLITO - Ti ho domandato: ci che cercavi? Pi coraggio.

FEDRA - Non so. Non so E pulito Mi basta. Ecco. Finalmente pulito.

IPPOLITO - (vivacissimo, sibilato) Menti. Menti. come se tu fossi a letto con tuo padre, poich sei a letto col mio. Che mhai rubato, naturalmente.

FEDRA - Lasciami andare.

IPPOLITO - Va. (E rimasta immobile) Lo vedi?... Raccontami le tue notti, Fedra. (Seduto ai suoi piedi, giunto a posarle il capo in grembo; e nellombra incendiata del tramonto, le parla atrocemente, col tono infinitamente tenero della crudelt quando tenera) Te le potrei descrivere io, attimo per attimo. Vedo il suo corpo pesante sul tuo, provo il brivido che anima le sue grandi mani calde ed asciutte, attraversate dalle vene gonfie, quando stringono le tue carni; sento lodore del suo sudore, odo il suo respiro affaticato, dopo; conosco la tristezza della carne soddisfatta, il tedio della vicinanza, alla fine del piacere, il sonno profondo, con le labbra semiaperte, ancora umide di saliva Vedo i tuoi occhi spalancati nel buio e seguo il tuo fantasticare. Partecipo a tutto, perch sono presente. Tra voi. Con voi. Dopo di voi. Sempre.

FEDRA - Basta. Basta. (Coprendosi gli occhi con le mani, essa riesce ad alzarsi e si ritrae addosso alla parete).

IPPOLITO - (la raggiunge lentamente, e sempre con perversa dolcezza) Perch? Dovevamo renderci conto della verit. Questa vergogna la nostra vittoria. Sapevo che saresti venuta. Ti ho attesa giorno per giorno. La nostra esistenza, finora, non stata che un inconsapevole pellegrinaggio verso questo momento inevitabile. Luomo cerca, nel suo cammino, solo ci che gli stato insegnato a nascondere. (Ora la tiene fra le braccia. Un lungo bacio teatralmente e appassionatamente ricambiato. Ma appena torna a parlare, il tono di lui gi tuttaltro) Vedi? Questa era la nostra amicizia. Te ne rendi conto?

FEDRA - (nessun risentimento, solo tristezza) Tu non mi ami per me. Mi ami contro di lui.

IPPOLITO - (finalmente scoperto) Ti amo come posso, mamma!

FEDRA - (rabbiosamente) Va via. Va via!

IPPOLITO - Vendicarsi meglio che amare, Fedra.

FEDRA - Va via (Un attimo appena, ed entra

SIRO - accompagnando Teseo).

SIRO - Sono qui, signore. Ora, credo, venuto il momento di far luce. Prima di ritirarsi, va allinterruttore e libera le lampade. Un accecante barbaglio di cristalli invade la scena. Fedra s ritirata fra le colonne del fondo. Ferma, chiusa, muta; rimane in disparte ed ascolta.

IPPOLITO - (un altro) Non scusarti del tuo ritardo, babbo. Non stato male impiegato.

TESEO - Che accaduto?

IPPOLITO (senza che nemmeno unombra di insolenza o di provocazione scalfisca la segreta gioia onde si sente pervaso) Che pu essere accaduto? Quass non accade mai nulla. Non ti ricordi? Una tomba in villeggiatura di lusso. Dicevi cos.

TESEO - Non me lhai ancora perdonato?

IPPOLITO - Anche quando era viva la mamma. Non ti ci potevi trattenere, mai, pi di una settimana. Proprio perch non accadeva mai nulla. I tuoi viaggi, le tue imprese, le tue scoperte, ti riportavano subito lontano. E noi ti conoscevamo attraverso i giornali.

TESEO - Non sono mai stato schiavo di nulla. Nemmeno delle cose che ho pi profondamente amate. Dei luoghi, poi Tutto il contrario di te, che non te ne vuoi staccare.

IPPOLITO - (con volubilit quasi lieta) Non me ne posso staccare. Perme, un luogo meraviglioso. Il paradiso perduto. Quando tu partivi, restavamo qui, io e lei. Soli. Fuori dal mondo e dal tempo. Con una strana sensazione di libert. Una vita assurda e indimenticabile. Senza nemmeno renderci conto del mutare delle stagioni. Ci accorgevamo che le estati finivano e le primavere incominciavano, soltanto perch le sere si facevano pi lunghe.

TESEO - Non vi saranno stati grati i venditori di calendari.

IPPOLITO - (una spontanea risata dellevocata adolescenza) No, di certo. Non te ne parlai mai, ma ero felice quando partivi. E cos, tu che te ne eri andato volontariamente, finivi col risultare quasi un escluso. E lultima volta, quando tornasti, la mamma non cera gi pi.

TESEO - (guarda la moglie, guarda il figlio, sorride) Strano discorso, dopo un anno che non ci vediamo.

IPPOLITO - Il senso dellopportunit non stato mai il mio forte. Lo sai.

TESEO - Per una sera, almeno, puoi fare un eccezione, ora che ci siamo nuovamente incontrati. Ci inviti a cena tu, o preferisci che ti invitiamo a cena noi?

IPPOLITO - In un caso o nellaltro, devo andarmi a vestire in modo pi civile. Decider Fedra, frattanto.

TESEO - A proposito, ho seguito le ultime fasi della tua corsa alla Televisione. Hai fatto venire i brividi anche a me. Bravo. Di questo passo, finirai col superare la notoriet di tuo padre.

IPPOLITO - Non c pericolo, babbo. A ruota, sempre. (E con vera volutt) Ma ti devo confessare di non essermi mai sentito tanto felice come nel rivederti comparire su quelluscio, poco fa. Ho ritrovato, in un momento, tutto il mio antico sentimento. Ma pi vivo, pi chiaro, pi consapevole.

TESEO - Meglio cos. Il mio non ti era mai venuto meno.

IPPOLITO - Non so. Provo la sconosciuta sensazione di un equilibrio ristabilito. Solo pochi minuti. (Un sorriso al padre, un sorriso alla matrigna ed esce, di corsa, con agile, candida e limpida naturalezza)

TESEO - (affettuosamente) Meno male che qualche cosa ha finito per interessarlo. (Va vicino alla moglie e, dopo averle presa una mano e avergliela sfiorata con un bacio) Fedra, mia cara. Ti ha reso muta la mia presenza o il tuo incontro con Ippolito?

FEDRA - (convulsa) Portami via. Subito!

TESEO - Che hai? Perch?

FEDRA - Salvami. Portami via, ti dico.

TESEO - Che t accaduto?... Parla.

FEDRA - E un mostro. un mostro.

TESEO - Non cos. Calmati. Dimmi.

FEDRA - No. No. Con tenera autorit, egli la obbliga a sedere. Si pone in piedi, dietro alla spalliera della poltrona, inclina un po il corpo in avanti e, col capo sopra quello di lei e le mani sulle sue spalle, le parla vicino, intimo e protettivo. Confessa una propria pena ed come se la consolasse e la rassicurasse.

TESEO - Ti ha parlato di lei, nevvero? Ti ha aggredito in nome di sua madre. Lo prevedevo. Lhai udito anche poco fa. la sua infelicit. Non se ne liberer mai. Non riesce ad ammettere che unaltra abbia potuto prendere il suo posto, presso di me. Come lei non ammetteva che nessuno potesse prendere il suo posto, presso di lui. Nemmeno io. Gelosa perfino dei suoi maestri Escluso. Ha detto bene. Respinto ai margini di un cerchio impenetrabile. Estraneo, inutile Se la gente sapesse la piccola causa delle mie grandi imprese!... Tu non conosci la forza dei deboli. Invincibili, in certi casi. Il loro accanimento nel procurarsi la sofferenza per farsene unarma. Non sai come, e le parti vengono capovolte. Ci si fa vittima per diventare tormentatore. E sempre in buona fede. Impossibile lottare, con loro. I deboli sono spietati, Fedra. Quando mor, e, finalmente, credetti di poter conquistare, adulto, un figlio che mera stato precluso di tenere sulle ginocchia, bambino, mi sono trovato di fronte soltanto un giudice, che non faceva che eternare un processo assurdo ed ingiusto. Era troppo tardi. E lequivoco continuato. Questa la verit. (Un silenzio. La virile e serena malinconia onde sono state pronunciate queste parole, ha colpito Fedra. Ora essa gli solleva gli occhi in volto e cerca la sua mano) Non drammatizziamo. Non mero fatto molte illusioni su questo incontro. Bisogna capirlo

FEDRA - Credi che capire permetta di assolvere?

TESEO - Qualche volta, permette di voler bene. E ci vale ancora di pi. Come fargliene una colpa? Sotto la sua apparenza energica, dietro al suo coraggio provocante, rimasto un essere timido, fragile, vulnerabile, ombroso. prigioniero della memoria. Non so nemmeno se abbia ancora avvicinata una donna. Probabilmente, era meglio non forzare la sua solitudine. Attendere un impulso da lui. E sperare che giungesse. Non restava altro da fare.

FEDRA - Possibile che chi generoso debba essere anche cieco? Tu riesci a vedere lucidamente il principio della verit, e, poi, non vuoi spingere gli occhio fino in fondo.

TESEO - Se si vuol essere giusti, bisogna anche essere cauti nel giudicare senza appello.

FEDRA - Tu non conosci il suo bisogno di pervertire ogni sentimento, di corrompere ogni ricordo.

TESEO - In ogni uomo rimane imprigionata la sua infanzia, e sono pochi coloro che riescono a farne una fonte di luce.

FEDRA - Tu non sai, tu non sai. C ben altro.

TESEO (sollecito, quasi a impedirle di proseguire oltre) Non essere ingenerosa tu, ora. Soltanto il bene luomo ha la miracolosa facolt di crearlo dal nulla, di generarlo e spanderlo tutto da se stesso. Per questo, forse, cos raro. Per il male, egli ha sempre bisogno di una causa, di unoccasione, di un errore di giudizio; quando non gli necessario un complice. (Un subitaneo volgere del capo, un allarmato sguardo interrogativo di lei) S, anche se, qualche volta, il suo complice n vuole esserlo, n sa di esserlo.

FEDRA - Complice io, in tal caso. Per essere diventata tua moglie. Per averlo conosciuto ed essergli stata amica, confidente, prima.

TESEO - Magari, soltanto per essere venuta qui, oggi. Del resto, tu o unaltra, le cose non sarebbero state diverse. Perch continuare ad esasperare unincomprensione? Lasciamo al tempo sciogliere questo nodo.

FEDRA - (salza, si allontana di qualche passo) Sei buono tu. (E con animazione crescente) Ma, mi domando: sufficiente la tua bont per decapitare una verit, pur di non rendere insanabile una situazione? Sembra quasi che tu non mi voglia lasciar parlare, che tu abbia paura che parli. Abbiamo dunque tutti, nessuno escluso, anche tu, qualcosa da nascondere; i nostri mostri da soffocare? Bont sospetta, Teseo. Non c, per caso, molta prudenza ed anche un po di vilt, da parte mia, nellaccettarla; come, da parte tua, nel dispensarla a piene mani? possibile? leale? onesto? Guai il giorno che non potessi pi credere pienamente in te, o che fossi morsa dal dubbio che tu non credessi pi completamente in me. pericoloso aver tanta fretta di assolvere gli altri soltanto per non dover condannare noi stessi.

TESEO - E se anche? Nulla di pi errato che voler vivere nellassoluto. Essere uomini, non personaggi. Ecco il nostro dovere. Ed anche il nostro diritto. Non si distrugge la vita sulla possibile vertigine di un momento.

FEDRA - E credi, semmai, che la si possa ricostruire sulla piet, sullindulgenza, sul non voler vedere?

TESEO - (calmo, lento, nudamente umano senza risultarne umiliato) Io
non ho che te, Fedra. Niente altro. Perderti? Tu hai sentito, ed ora puoi
capire e valutare. La frenesia dellazione, lesaltazione della fama, non
sono state che il rumoroso e vacuo risarcimento di un amaro esilio dagli
affetti pi intimi e profondi. Alla soglia delle estreme rinunce, ho trovato
te, inattesa, insperata. E tutto quanto era morto da tanto tempo; le
tenerezze perdute, le gioie dimenticate, lorgoglio delle responsabilit, il
piacere stesso, a cui ero stato costretto a rinunciare, sono miracolosamente
rinati in me. Dovrei stare in ginocchio ai tuoi piedi per questo dono
impossibile. Tu hai la vita davanti a te. Ma davanti ai miei passi gi
spalancata la vecchiaia. Che accadrebbe di me, se dovessi scegliere fra te e
mio figlio?

FEDRA - (commossa) E di me che accadrebbe? Forse non hai torto. irreparabile soltanto ci che chiaro. E la felicit possibile solo a prezzo delle mezze verit. (Non si sono accorti della presenza sardonica di Ippolito)

IPPOLITO - Tu bari. Bariamo tutti, qui. Troppo presto seppelliamo i nostri morti. Dovr dunque essere il pi vile ad aver pi coraggio? (Per un po proceder da calmo e lucido commediante come apparso fin qui. Ma non lontano il momento che le emozioni ne avranno ragione) Sei mancata alla tua parte, Fedra. Forse perch hai capito che lui sarebbe mancato alla sua? Ed io allora? Tocca dunque a me parlare. Hai tutta la mia gratitudine.

TESEO - Non c pi niente da aggiungere. Solo metter fine a questa situazione penosa.

IPPOLITO - Non sai ancora quanto.

TESEO - Non vorrei, da parte mia, aggravarla. E ti prego, da parte tua, di fare altrettanto. Desidererei, possibilmente, che non dovessimo tornare a separarci in rapporti pi difficili di prima. Sono abituato da tempo a volerti bene da lontano. Poich tu lo vuoi, continuer cos. Ecco tutto.

IPPOLITO - Proprio tutto?

TESEO - Tutto, Ippolito.

IPPOLITO - Non intendi proprio rinunciare a nulla, tu.

TESEO (s c o n c e r t a t o ) Rinunciare a volerti bene?

IPPOLITO - Giudicherai tu.

TESEO - (in atto dandare) Vieni, Fedra.

IPPOLITO - Indubbiamente questo luogo ti continua a scottare sotto i piedi. Ancora una partenza improvvisa.

TESEO - Non sei che tu a renderla inevitabile.

IPPOLITO - O una fuga? Pensaci bene. Il rischio, il pericolo sono sempre stati la tua bandiera. Cominci a deludere il tuo pubblico.

TESEO - Tento unicamente di difenderti da te stesso, figlio mio.

IPPOLITO Credi?

TESEO - Non ne ho il minimo dubbio. Qualunque cosa tu mi dovessi dire.

IPPOLITO - (diretto a Fedra, ora) Se cos, perch non hai parlato? Perch continui a tacere? Forse, per evitare che il babbo mi dovesse mettere in castigo? Lhai sentito. Nulla lo potrebbe turbare. Per lui linvulnerabilit uno stato danimo naturale. Possiamo dunque raccontarci ogni cosa tranquillamente. Tanto gi come gettar frecce contro una parete dacciaio. E tutto resta in famiglia.

FEDRA - (decisa, secca) Andiamo.

TESEO - Eccomi. Il giovane li precede sulla soglia precludendo loro luscita.

IPPOLITO - E questione di un minuto. Si racconta in due parole, bench nessun piacere potrebbe valere quello di prolungare questo momento.

FEDRA - (intervenendo con intensa decisione) Taci. Sarebbe ignobile. Per lui. Non ho parlato per lui.

IPPOLITO - E te ne ringrazio, te lho detto. Mi offri unarma di pi. FEDRA (investendolo) Non significa pi niente. Renditene conto. Come non fosse accaduto. Cancellato. Finalmente, ho visto fino in fondo, dentro di te. Oltre, oltre ci che pu aver capito tuo padre. Mi fai soltanto orrore. Credevi di uccidermi con la vergogna e, proprio per essere stata trascinata in quella vergogna, ne esco risanata. Tu non puoi pi nulla contro di me.

IPPOLITO - Vaccinati, entrambi. Ammirevoli. Ma dentro di te? Hai visto in fondo, dentro di te?

FEDRA - Mi fai orrore per lorrore che mi hai fatto provare di me stessa.

TESEO - Fedra!...

IPPOLITO - Menti, menti.

FEDRA - Non ascoltarlo. Non ha che rabbia nel cuore. Ha giurato la mia

perdita.

IPPOLITO - La tua? Sei presuntuosa. Ma se sei un personaggio inesistente in questa storia. Un ingombro e nientaltro. Tu non conti nulla, povera Fedra mancata; misera borghese tremebonda, con tutte le tue inquietudini epidermiche da eroina balneare, e le tue soccorrevoli scoperte morali da liceale complicata. Se sapessi. Hai sempre contato cos poco nella mia vita. Cos poco. Anche prima. (Come gettando lo sguardo in una gelida disperazione) Nessuna donna ha contato Mai. Solo per caso, sei tu a pagare per questa mia maledizione. Non riesco nemmeno a provare del rancore contro di te, ma quasi della compassione.

TESEO - (un comando) Ora basta.

IPPOLITO - Finalmente tocca a te. Vederti, una volta, perdere il tuo bel controllo (Esaltato) L. Dove sei tu ora. Meno di dieci minuti fa Che ti veda bene negli occhi in questo momento, babbo!... Lei. Come devo chiamarla? La matrigna? La mamma? Diciamo tua moglie Guardami!... Era fra le mie braccia, e non dipendeva che da me trascinarla in camera mia, se il tuo provvidenziale arrivo non mi avesse evitato il fastidio. E limbarazzo dun fallimento, probabilmente.

FEDRA - Vile. Vile!

IPPOLITO - Avrei potuto portartela via alla luce del giorno, gettandoti nella disperazione; oppure farne la mia amante, nel segreto dellonesta famiglia rappacificata, soffocandoti nel ridicolo. Mi devo accontentare di fartelo sapere. Ed ora lo sai.

TESEO - E vero? Rispondi. vero?

IPPOLITO - Rispondi a tuo marito, mamma.

TESEO - E vero?

FEDRA - (serena, nella certezza di una improvvisa luce) S. E vero. E comprendo, in questora che, se non fosse accaduto, non sarei mai stata libera. Dovrei essere grata a questa imboscata. E ne rivendico la mia responsabilit. Da una parte la sua perfidia, dallaltra la mia ambiguit. Mi potevo perdere. Mi sono salvata. (Vicina a Teseo, con trepida sincerit) Oggi, per la prima volta, mi puoi guardare negli occhi e il tuo sguardo pu incontrare la mia anima. Ci che egli ti ha raccontato accaduto perch io non ho voluto che non accadesse. Ma non si distrugge una vita per un momento di vertigine. Lhai detto tu. Sono stata messa alla prova e lho superata. Hai bisogno di me. Posso rappresentare qualcosa di utile, al tuo fianco; per la tua pace e la tua gioia. Sono salva. (Supplice, dopo una breve pausa) Mi credi?... Mi vuoi?...

TESEO - (commosso, prendendole la mano nella sua) S.

IPPOLITO - E cos, con un po di cattiva letteratura e molta patetica retorica, tutto sistemato. Hai dimenticato un solo particolare, per, lunico che conti. Lo puoi amare?

FEDRA - Lo amo. Hai perso, Ippolito.

IPPOLITO - E poco fa ne avevi ribrezzo.

FEDRA - E vero. Ma lo amo. Perch lo amo diversamente da come tu vorresti che lo amassi per cessare di amarlo.

IPPOLITO - Parole! Quando le tue labbra bruciavano sulle mie, ne avevi ribrezzo. Non dimenticartene, babbo. Questo seme ti germoglier nella memoria. (Uno scatto delluomo. Ha agguantato il figlio per la giacca. Ma se n gi pentito prima di aver compiuto il gesto, e lo lascia cadere, sconfortato, su una poltrona). Che farai? Ora, domani, in avvenire, con questo veleno dentro? Lavvenire ha tante notti.

TESEO - (tutto con serena tristezza) Nulla. Mi crescer soltanto la pena che ho di te, povero ragazzo mio. Almeno tu lavessi amata. Mi si sarebbe potuto schiantare il cuore nel perderla, avrei obbedito a una ragione che poteva spiegare, se non giustificare, il male che mi facevi. Ma non sei nemmeno capace di colpire e di offendere chi ti vuol bene, per un sentimento generoso. Sei soltanto un terreno sterile senza ragione, dove cresce una crudelt squallida senza scopo. Sei incomprensibile perch sei fuori dallumanit. Pi ti accanisci a far del male agli altri, pi ne fai a te stesso. E, per questo, la piet pi grande ancora dellaffetto che ho per te.

IPPOLITO - S. Senza scopo e senza ragione. Un sentimento puro; ma non per ci meno reale, meno vivo e lacerante. Unico. Se me lo togli non mi resta pi niente. Per soffrire, tu dici, occorre essere umani. Ma sai, tu, quanto si soffra a non esserlo? A voi, uomini della ragione, a voi uomini dal cuore caldo e dalla voce dura, dai pensieri puliti e dai sensi sani, che siete sempre sulla strada dritta e avete sempre una spiegazione per tutto, a voi trovare una risposta.

TESEO - La vita ordine. Non il caos. Il bene e il male esistono, figliomio; come esistono la luce del giorno e lombra della notte. I loro confini possono essere pi o meno estesi, i loro margini pi o meno sovrapposti. Si possono rispettare e si possono offendere. Ma chi vuol essere nellumanit non li pu negare. Ed necessario scegliere. Anche se costi sofferenza, sacrificio, mortificazione, rinuncia. Solo cos, si uomini fra gli altri uomini.

IPPOLITO - Ed io, e tutti quelli che sono come me, non vogliamo scegliere. Non vogliamo entrare nel vostro ordine, perch un ordine che fa comodo a voi. A voi che avete il privilegio della saggezza e il monopolio della normalit, abbiamo una sola risposta da dare: lasciateci godere la nostra disperazione, come noi vi lasciamo soffrire la vostra felicit.

TESEO - Che tristezza, povero ragazzo mio.

IPPOLITO Chi ti d il diritto di aver piet di me?

TESEO - La tua sofferenza.

IPPOLITO - Potresti avere il coraggio di dire la mia sconfitta. Nelle braccia di Ippolito, essa cercava la giovinezza di Teseo. E non lha trovata. Ecco la verit.

TESEO - Questa sarebbe, semmai, una sconfitta di entrambi.

IPPOLITO - (crollando, flebile e monotono) Ti odio perch sei forte, generoso, leale, magnanimo; perch sei capace di piet e di perdono, perch sei sempre nel giusto; perch quando accarezzi domini, quando preghi comandi, quando comprendi offendi. La tua natura di capo e il tuo destino di vincitore, la tua umanit e la tua semplicit mi insultano. Detesto la tua facolt naturale di sentirti sempre e completamente in ci che fai; di cancellare, dietro di te, il passato, subito dopo averlo vissuto; di abbandonarti, perennemente e unicamente al presente, di costruirti il futuro dallimprevisto; di essere sempre daccordo con la vita e in armonia con gli altri Ti odio per tutte le ragioni per le quali ti dovrei amare Perch tu appartieni alleccezione degli uomini liberi ed io alla regola degli schiavi. Perch sei mio padre, e non sai dirmi perch ti odio. Pi le sue parole ferivano e pi il cuore del padre gli andava incontro. TESEO - (appoggiandogli una mano sul capo in gesto protettivo) Possibile che il cuore di un uomo debba essere esclusivamente anarchia, rancore, vendetta

IPPOLITO - (alto, strappato, doloroso) E quando non sa essere altro!?... Lunghe, leggere carezze di

TESEO - percorrono il capo affranto di Ippolito. Segue una pausa senza limite. Fedra rimasta silenziosa, appartata, assente.

TESEO - Scendi tu sola, Fedra. Stasera io rimango con mio figlio. La donna si muove lentamente verso luscio.

IPPOLITO - solleva la testa. Lagrime gli rigano le guance.

IPPOLITO - (con insolita dolcezza) Non puoi scendere a piedi, sola. La strada buia e accidentata. (Quasi umile) Mi consenti di accompagnarti? Collautomobile, sar questione di due minuti.

FEDRA - Andiamo.

IPPOLITO - Grazie. (S alzato e sincammina) Mi aspetti, babbo?

TESEO - Naturalmente.

IPPOLITO - (alla matrigna) Ti precedo per far uscire la macchina. (Esce e, dopo poco, si udr un motore che si avvia).

TESEO Ti dispiace?

FEDRA - No. Anzi. Hai ragione tu. un infelice.

TESEO - Hai visto che devastazione. Soli, qui, forse troveremo la via di un colloquio che non pot mai cominciare.

FEDRA - Sei buono. Lui le risponde sorridendo. Giunge la voce di

IPPOLITO - che chiama: sono pronto.

TESEO - Va.

FEDRA - Eccomi. (Esce) Ancora la voce di Ippolito. Aspettami, babbo.

TESEO - Ti aspetto. (Va verso la terrazza a vederli scendere. Lautomobile parte. Non passano trenta secondi, poi uno schianto, e il fragore della macchina che precipita) No! Fedra! Fedra!... No. E accorso il servo.

SIRO - Hanno investito il parapetto, sono rimbalzati sulle rocce e sono precipitati in mare. spaventoso, signore.

TESEO - E non lho capito!

SIRO - E stato un incidente. Quella curva, erano anni che la si doveva sistemare. Fin dal tempo della povera signora. Un semplice incidente.

TESEO - (vuotato) E perch no? Un semplice incidente. Tutto come doveva essere. Egualmente. (Sincammina come un automa e si incontra nel sorriso misterioso e gelido della Diana). Sei stata la pi forte tu. Anche questa volta.

Fine

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