Ma, insomma, Iago che intenzioni aveva?

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MA, INSOMMA, IAGO CHE INTENZIONI AVEVA?

Di Carlo Terron

Protocollo di un sodalizio in bianco e nero,

nutrito di sentimenti disdicevoli

Odierna sovra, o sottolettura di Otello,

modesto omaggio a Shakespeare, se gradisce;

senn, pazienza, sar per unaltra volta, non c fretta

(Ma ci rimette).

PERSONAGGI:

Emilia

Desdemona

Iago

Otello

Luogo: un trascurabile paese orientale, difficilmente reperibile sulla carta geografica, temporaneamente occupato da truppe statunitensi, su invito, si capisce, del governo legittimo locale. Scopo ufficiale: difesa dallaggressore e relativa civilizzazione, senza che, naturalmente, la combinazione di essere, a mezzo metro dal suolo, grondante di petrolio come una zuppa inglese, sia determinante. Oggi, si intende, ma presumibilmente anche domani. Dipende. Come sempre dipeso. Armato di unorchestra michelangiolesca, piomba su una platea attonita, inconsapevole di ci che laspetta, il furore delluragano dell Otello di Giuseppe Verdi, impennandosi in uno stentoreo Esultate!, urlato da Mario Del Monaco come solo Mario Del Monaco sapeva urlarlo; e sfuma, sul filo di un lene sospiro esalato dal violoncello, nello sfinimento morente della lussuria malinconica, secreta dal sublime tema finale del bacio a Desdemona assassinata. Il denso silenzio onde si estingue, dopo una congrua sospensione, viene occupato da uninaspettata e provocante, quanto convinta e suadente, voce maschile ridondante di sesso, che enuncia nitido e scandito: Ma potrebbe essere andata, pi o meno modestamente, anche cos셔 -1- ESSE allegretto con brio. Come potrebbe essere andata, lo insinua la confidenziale voce di Frank Sinatra in uno dei suoi celebrati successi trapelante da una radio portatile. La petulante macchinetta, induguiante, ogni tanto, in qualche onirica cadenza di danza esotica, visibile al centro della scena come un ombelico al centro di un ventre, al susseguente aprirsi del sipario, occhieggia su un tavolo rotondo di metallo, allombra di un palmizio nemmeno poi tanto lussureggiante, anzi piuttosto stento e vergognoso. Evidentemente un palmizio col complesso del nano. Ma se lo scenografo, daccordo col regista, in un raptus di priapismo botanico, ritenessero pi acconcio esaltarlo col narcisistico complesso del gigante, facciano pure prestando orecchio allurgere dei loro ormoni nel momento magico della creazione, senza tener conto che limmaginazione dellautore tendeva piuttosto verso la malinconia di un palmizio malato alle soglie della menopausa. Intristisca o vigoreggi, quel che conta che esso vivacchi tra altri simili, in una specie di addomesticato giardino tropicale, gomito a gomito ad una pretenziosa piscina immediatamente contigua a un campo da tennis; escluso allocchio, non per allorecchio per via dei ritmati, soffici tonfi delle palle rimandate dalle racchette, monotono, per qualcuno ossessivo, accompagnamento: il basso continuo di uneffusa noia vagamente inquietante; dove tutto luogo e discorsi, gesti e pensieri, istinti e intelligenze, sentimenti e contegni, impulsi e reazioni pare disporsi lungo la trama dellinnaturale naturalezza di una spontaneit ambiguamente sofisticata, come percorsa da una blanda corrente nevrotica; che, senza parere e senza che ce se ne renda conto, delleccezione si direbbe aver fatto la regola; e in cui le situazioni, anche incontestabilmente gravi, non riescono ad essere mai del tutto serie troppo o troppo poco sentite senza per esimersi, a tempo e luogo, dal risultare senzaltro tragiche. come doversi destreggiare, col gusto, insieme, e il malessere, del funambolo senza essere mai esonerata dal rimanere sulla corda, sempre e in tutto, in precario equilibrio anche se, allapparenza, in perfetta normalit; costretti, sino al momento di scoprirne se si scoprir il perch e il come, ai margini di unaureola di irrealt che fa corona ai fatti e alle cose, non meno che alle psicologie e alle parole: una sorta di sovreccitazione impercettibilmente equivoca, giocata, recitata ecco; ma quasi non lo si avverte: una falsa naturalezza ipernaturale che accomuna tutti, in varia guisa, ma poi non troppo, uomini e donne; un poco meno forse o, proprio per questo, un poco pi? colui che governa il gioco, ma chi se naccorge? E dove sta? Appena appena, insomma, per si sente il teatro. Comincia colloffrirne subito un esempio, poco pi che inafferrabile nella propria superficiale spontaneit amorale elegantemente mondana, la chiacchiera innocua, apparentemente svagata, ma, per chi tenda lorecchio, rivelatrice e vulnerante, di due splendide donne, prodighe di sensuale giovanilit, una bionda e una bruna. Come ineccepibili consorti di due ufficiali dellesercito americano, il rischio dellintellettualismo dovrebbe essere evitato e, a maggior ragione, quello della cultura. Per chi pu giurarlo? Senza pessimisticamente predisporsi al peggio, non farsi nemmeno eccessive illusioni. La noia, si sa, che, generalmente, ottunde, in qualche caso, acuisce lintelligenza ed esaspera la sensibilit, ma, soprattutto, accentua il malcontento. E dalle mogli di due prodi, annoiate, in istato di intelligenza acuita, di sensibilit inquieta e di malcontento in agguato, ci si pu aspettare di tutto; anche assistere allinnocente passatempo della confidenza spregiudicata che fa il solletico alla maliziosa compiacenza del sottinteso salace, gemello dellindiscrezione indecente. Sarebbe ancora il minor male. Mettendosi a discorrere, quando due belle donne perdono il pudore, lo perdono del tutto. Tutto sta far finta di niente, capire e sfumare. Vengono avendo appena smesso, alla pari, una partita di tennis a coppie. Stufe, lhanno lasciata continuare ai loro mariti, meno, di esse, suscettibili al tedio. Le palle che si sentono sono quelle maschili, si fa per dire. Vanno a sedersi al tavolo sul quale depongono le racchette; si versano due bicchieroni di aurea aranciata in ghiaccio, precedentemente apprestata per loro in una caraffa di cristallo, da uno dei giovani boys di servizio alla residenza e di cui fa razzia e pascolo la bruna; ma non si tenuti n a saperlo n a farlo sapere. Ascoltano, per un po, tacendo, la fine della canzone di Sinatra; pensano, ma hanno il buongusto di non rendere di dominio pubblico: Sinatra sempre Sinatra, anche per non sentirsi controbattere: Per, la Piaf! poi cominciano a discorrere; e discorrono, discorrono, discorrono, dicendo tutto e niente. Ah, la bruna si chiama Emilia e la bionda si chiama Desdemona, nomi carichi di Destino. Delle due, la prima ha preso su, da un cestino da lavoro a portata di mano, un elaborato fazzoletto di seta, trapunto a fiori e, naturalmente, pi sottil dun velo; e, ago e filo microscopici, s messa a rammendarlo con sciolta e disinvolta accuratezza. La conversazione, allinizio fiacca e banale, si vivacizza smediocrizzandosi, in seguito, mano a mano che si immaliziosisce e rivela lirrivelabile

DESDEMONA - Nulla da fare, vero?

EMILIA - Sfido un competente ad accorgersene. Non sar un rammendo a sconvolgere la tua vita.

DESDEMONA - Dici, Emilia?

EMILIA - Dico, Desdemona.

DESDEMONA - Ho ancora da rendermi conto come sia stato possibile un disastro del genere. Non conosce il lapsus. Meno male.

EMILIA - (nemmeno lei. Meglio ancora) Chiamalo progresso. Ragnatele miracolose come codesta, non si stivano in una lavatrice come tanti tovaglioli. Dovevi esserti addormentata.

DESDEMONA - Senza te, io, incapace di dare un punto, non so come avrei potuto rimediare.

EMILIA - Qualche eredit dal collegio mi doveva pur rimaner appiccicata ai polpastrelli. Fa credito alla mia modesta ricerca del tempo perduto. Proust rimane sempre una risorsa. Perfino quando arriva alla portata della consorte di un ufficiale dellesercito americano, allevata dalle Orsoline.

DESDEMONA - Sono i guasti provvidenziali della cultura.

EMILIA - E poi, si sottovaluta linfluenza del cattolicesimo nel Nuovo Mondo.

DESDEMONA - E pensa, povere anime pie, cosa direbbero sapendo che una ex loro allieva modello, dopo essersi punta i polpastrelli con Proust, si indebolisce la vista con Lamante di Lady Chatterley! La malizia le stata suggerita dallessersi trovata in mano il romanzo distrattamente nel cestino da lavoro; nascondiglio ideale, da tempo immemorabile, dei libri proibiti in lettura alle signore costumate. Pare che se ne servisse persino la regina Vittoria, quella che, a scanso di tentazioni del principe consorte, faceva indossare sottane di pizzo alle gambe dei pianoforti. Inconfessabile volutt segreta: il feticismo delle gambe del pianoforte. Ah!... Gente che sapeva vivere.

EMILIA - Occhieggiava sfacciato sul comodino della colonnella che ci ha preceduti in questo desolato esilio. Pu voler dire molte cose sulla sua vita coniugale M parso un messaggio nella bottiglia, e mi venuto fatto di rileggerlo, ecco il mistero. Adoro le complicit occulte e inconsapevoli.

DESDEMONA - (soprapensiero) molte cose sulla vita coniugale Sai che non afferro bene?

EMILIA - Per afferrarlo bene, un problema occorre condividerlo. Sforzati. Recupera limmaginazione.

DESDEMONA - Noo Pensi davvero?... Il colonnello? Un fulmine di guerra. Lo chiamavano aspetta il medagliere vivente.

EMILIA - Tu non hai idea ci che pu servire a coprire una medaglia. Non sul petto che andrebbe portata in pi di un caso. Militarismo e virilit non sempre coincidono, amica mia.

DESDEMONA - Per

EMILIA - Ho premesso non sempre.

DESDEMONA - Quando si dice lapparenza. Poveretta.

EMILIA - Eppure, sembra che fosse una donna irresistibile: un grembo ardente e sitibondo. Riferisco la pittoresca espressione di uno dei boys della residenza che rispose per tutti. Magari ignorano la tavola pitagorica, per sono poeti in queste contrade.

DESDEMONA - Ma superano la ventina!

EMILIA - Ringraziando il cielo uno dei posti dove non c disoccupazione giovanile.

DESDEMONA - Dipende dalla mia connaturale ingenuit, o hai calcato sulleppure? Che pu significare un eppure?

EMILIA - Qualche volta lestrema risorsa.

DESDEMONA - Non mi dire.

EMILIA - Cara, nella vita di una bella moglie delusa, con tutti i suoi ormoni a posto, gli eppure raro che manchino. Possono costituire una gran risorsa gli eppure.

DESDEMONA - Gli, dici?

EMILIA - Gli, gli. Va bene gli.

DESDEMONA - Al plurale?

EMILIA - Al plurale. Non c controindicazione.

DESDEMONA - E quante volte gli?

EMILIA - Dipende. Temperamento. Dei nostri tempi, il numero potenza.

DESDEMONA - Come aumenta la vita, creature! Da un anno allaltro, tutto raddoppia. Una volta ci si accontentava di un eppure solo. A mia nonna, un solo eppure dur fin che visse e il rimorso quasi luccise.

EMILIA - Sprechi del consumismo. S perso il gusto del risparmio, tutto l. Oggi un eppure, quando dura molto, dura sei mesi. Fortunata te che ignori la questione. Due cose, vedi, luomo non pu nascondere: la gobba e i sensi soddisfatti. La prima, per te, non costituisce problema: ti manca; la seconda pi difficile: avresti bisogno di circolare con una maschera perch ti si legge in faccia.

DESDEMONA - Dispongo anche di un neo a met strada tra lombelico e il pube. Che ne faccio?

EMILIA - Guardati dallo spostarlo. N esibirlo, n occultarlo. Ha trovato da s la sua sede ideale. Tu appartieni a quel genere di amiche che, nel migliore dei casi, suscitano invidia.

DESDEMONA - E nel peggiore?

EMILIA - Rabbia.

DESDEMONA - Alla larga.

EMILIA - Ma proprio tra le amiche pi intime e care che succede questo.

DESDEMONA - Ti so dire tra le altre.

EMILIA - Tra le altre, le cose procedono molto pi lisce. Non sai che solamente coi lati peggiori di noi stessi costruiamo le nostre amicizie pi tenaci?

DESDEMONA - Spero di no.

EMILIA - Togli a una grande amicizia la sua componente di complicit e poi sappimi dire cosa ti resta.

DESDEMONA - E lamore?

EMILIA - Ma lamore non altro che unamicizia schiavizzata dallobbligo di andare a letto insieme. Non sono i sessi determinanti, sono le complicit.

DESDEMONA - Non c che dire: hai unidea rispettabile dellamore, tu.

EMILIA - E da anni che mi state sotto gli occhi te e tuo marito e, in tanto tempo, non ho mai smesso di domandarmi come facciate a non essere ancora morti di indigestione. Mai un giorno di magro per voi. Mai un eppure.

DESDEMONA - Cos?

EMILIA - Cos.

DESDEMONA - E imbarazzante, adesso che lo so. Tu ci vedi, e pensi subito

EMILIA - Automaticamente. Vista e tatto. pi forte di me. Dispongo di unimmaginazione feconda in quel reparto l.

DESDEMONA - Avrei preferito non sentirmelo dire cos brutalmente.

EMILIA - Hai estratto il biglietto vincente, altroch! Con un fusto simile non cera donna al mondo che non andasse sul sicuro. Luomo non che carne: carne e basta. sempre, e solo, essa a decidere alla fine. Sbaglio? Occhi negli occhi! Ma che ragione c di proclamarlo con tanta rabbiosit? E, di colpo, luce mezzana concorrendovi, entrambe come estranee, in un contesto che non le riguardi. Ma che, son prese da sonnambulismo?

DESDEMONA - Detto in confidenza, non che, a me, questo discorso mi persuada molto.

EMILIA - Sincerit per sincerit, nemmeno a me. Ma tanto vale. Quante volte nella vita si pu manifestare quel che si sente e dire quel che si pensa? Si su un palcoscenico; parlare bisogna parlare e una chiacchiera vale laltra. Limportante non restar a bocca chiusa lasciandosi travolgere del tutto.

DESDEMONA - Non dico di no. Per, nemmeno uscir troppo dai binari, colleffetto di due che si recitano in faccia parole di cui non condividono il senso. Va bene, ogni tanto, il gusto di esser epici, ma un po di originalit sentita non guasterebbe.

EMILIA - Ormai si ridotti che, solo rinunciando alloriginalit, si pu sperare di essere originali.

DESDEMONA - Dipende dalla pretesa di volerlo essere troppo.

EMILIA - O dalla preoccupazione di non esserlo abbastanza.

DESDEMONA - Cinque minuti di sana banalit al giorno e sarebbe la salvezza. Pensa che sollievo!

EMILIA - Che vuoi, snobisti si nasce.

DESDEMONA - Molto peggio quando snobisti si muore.

EMILIA - Purtroppo, non c rimedio quando snobisti si vive, senza essere degli snobisti originali. Automatico scatto e rimbalzo immediato nella normalit. Forse si son sbagliate, recitando una didascalia.

DESDEMONA - Non si pu, comunque, concludere me eccettuata che tu esorbiti in ottimismo circa la vita coniugale delle consorti dei militari allestero.

EMILIA - Quanto a questo, nemmeno su quella delle consorti dei borghesi in patria. Le seconde non stanno meglio delle prime.

DESDEMONA - Ci che impressiona, soprattutto, in te, limparzialit.

EMILIA - Ahi! Mi sono punta. Vedi ci che vuol dire far dei complimenti insinceri. Distraggono gi quelli sinceri!... A proposito, e se ti sembro indiscreta padrona di non rispondere, ho sempre da spiegarmi la ragione che ci tieni tanto a questo dispettoso fazzoletto. Mai farsi regalar fazzoletti. Porta male. Dicono. Lo sai, no?

DESDEMONA - Non ci tengo io, figurati, ci tiene lui. Manie.

EMILIA - Continuo a non capire.

DESDEMONA - Dipende, vedi che quel fazzoletto ebbe un gran da fare durante la nostra prima notte di nozze

EMILIA - (troppo ingenua per essere ingenua) Aveva il raffreddore?

DESDEMONA - Semplicemente, non aveva una salvietta a portata di mano.

EMILIA - Mi par daver capito. Ma che tha insegnato tua madre al momento del matrimonio?

DESDEMONA - Ho dovuto e voluto essere in tutto, e per tutto, unautodidatta.

EMILIA - Non sempre gli insegnamenti delle mamme sono da buttar via.

DESDEMONA - Da quel giorno, da quella notte, lo considera come sacro un talismano permalosissimo investito di occulti poteri malefici. Prende tutto sul serio, sai com. E la solita storia: gratta leroe, e scopri, sotto, il selvaggio. Non cos?

EMILIA - Chi lo dice?

DESDEMONA - Lo si pensa, va l, lo si pensa. Anche se non lo si dice, lo si pensa. Ne so qualcosa.

EMILIA - Mica, certo, io e mio marito.

DESDEMONA - Me lo auguro, e, se del caso, vi chiedo scusa. Conservo solo lipotesi.

EMILIA - Starebbero l, d unocchiata, diversamente, a sfiancarsi a vicenda la carne e lo spirito, colla lena e collabnegazione onde se li sfiancano, dalla mattina alla sera, come galeotti al remo?

DESDEMONA - Galeotti al remo?! Che termini!

EMILIA - Ma lo sono!

DESDEMONA - Poveri cristi, se non avessero nemmeno il tennis, qui ci sarebbe da spararsi.

EMILIA - Appunto. In questi acquitrini abbandonati da Dio e prediletti dalle zanzare, rischiano di saltare anche gli ultimi freni inibitori.

DESDEMONA - Alt! Che almeno ci sia risparmiata la tirata sulla scomodit delle guerre del Terzo Mondo in appalto al maggior offerente.

EMILIA - Professioni privilegiate. Fieri, ribaldi e puri, un giorno qua, un giorno l, a tener calda la guerra fredda.

DESDEMONA - Di diversa gradazione, ma sono eroi!! Non va dimenticato.

EMILIA - Gi. Non riesco mai a ricordarmelo. Mi sfugge il concetto. ( dopo una breve ma marcata riflessione) Mah. Cos facile da capire, tuo marito non riesco a capirlo.

DESDEMONA - Eppure, come unacqua trasparente.

EMILIA - Si vede che c acqua e acqua. Ma persuaso veramente di essere stato confinato a bagnomaria in questo disperato lembo del pianeta come civilizzatore di turno per esclusivi ideali umanitari? C un limite anche allingenuit.

DESDEMONA - Ti dispiace se facciamo un bel taglio e diamo per noto tutto il sottofondo politico della faccenda?

EMILIA - Del resto, a che si riduce la questione? Nello stare al gioco. E fin quando il nostro paese di ragazzi cresciuti troppo in fretta, anzich la dotazione di vitamine, incrementa la fornitura delle armi, trovando chi ci sta, coi suoi uomini migliori in buonafede e in prima fila, la ragione dalla sua parte. Perch lui, uno che ci crede, vero?

DESDEMONA - Fatto com, o come convinto di essere, diversamente non starebbe qui unora di pi. Quel serpente nazirazzista di mio fratello va dicendo, anche a chi non lo vuol sapere, che troppo militare per essere intelligente. Sar quello.

EMILIA - Guarda, guarda: esattamente il contrario di ci che mia suocera non perde occasione di proclamare di suo figlio.

DESDEMONA - E cio?

EMILIA - Che troppo intelligente per essere militare, e ci induce a qualche sospetto. Qualcosa di vero ci deve essere in questa discorde concordanza.

DESDEMONA - Ad esser giusta, mai che labbia sentito pronunciarsi sullargomento.

EMILIA - Probabilmente, ritengono sufficiente lasciar credere di non essere al corrente che il trascurabile mazzetto di guerre di serie B al minuto, ha gi fatto pi morti dellultima guerra di serie A allingrosso. Sono le risorse di divertirsi a giocare coi numeri. Alla resa dei conti: due vocazioni sbagliate.

DESDEMONA - Che ti devo dire? Fammi egoista, il mio mi sta bene cos.

EMILIA - Il mio molto meno. Una vocazione sbagliata anche per me, ho timore.

DESDEMONA - Non dirmi! Perch lhai sposato, allora?

EMILIA - Era il partito pi conveniente, in tutti i sensi, nel raggio di trecento chilometri. E tu, il tuo, perch?

DESDEMONA - Era il partito meno conveniente, in un senso solo, in un raggio doppio.

EMILIA - Ti lasci dire, ciononostante, che ti invidio?

DESDEMONA - E qui che ti aspettavo. Da settimane. Non facevo che pensare: cosavr, questa qui, per metterci tanto ad arrivarci. Ecco che, finalmente, mi levi un peso dal cuore.

EMILIA - Saresti, per caso, gelosa?

DESDEMONA - Anzi! Solo contenta che tu non faccia eccezione.

EMILIA - Non dirmi che ne sei lusingata: da unesagerazione allaltra: la corruzione delle anime incorrotte!

DESDEMONA - (naturalissima) Ci sono abituata. Non certo linvidia del candido patriottismo dei suoi ideali rimasti incorporati nel suo residuo goliardismo, infantilismi non rimossi. No. Si tratta di uninvidia in nero. Sfiora quasi tutte, non credere, amiche e non amiche: quelle aliene da pregiudizi e abbastanza in confidenza da trovare il coraggio, tra un sorrisetto e laltro, di confidarsi apertamente; e quelle no, che non lo trovano e rimediano fantasticando in segreto: le autonome, le chiamo io. Nero su bianco sono due tinte che combinano bene. lancestrale, inconfessato, invidiato e paventato sottinteso che accompagna, da sempre, la sua razza: la vendetta antica dellonnipresente serpente: il gran serpente debano. Tentazione dogni donna e invidia-rancore dogni uomo, bianchi, si capisce. Se non altro, quella compensazione, crepi lavarizia: quella supremazia l, lasciamogliela, a modesto indennizzo di tanti antichi debiti rimasti in sospeso.

EMILIA - Per quanto mi concerne non chiedo di meglio. Ma, franchezza per franchezza, lo ritieni un sottinteso giustificato o abusivo? Se c una in grado di convalidare un giudizio del genere, dovresti essere tu.

DESDEMONA - Personalmente, sarei unirriconoscente lamentandomi. Ti basta? Aldil delle mie esigenze, insomma. Parecchio aldil.

EMILIA - (la disinibita spontaneit del suo ridere!) Vedi che non ho torto di invidiarti. Pure, c ancora qualcuno che insiste a dire che si tratta di un luogo comune. Ahh

DESDEMONA - Perch sospiri?

EMILIA - Cos

DESDEMONA - Si vede che io sono stata fortunata, che ti devo dire? Scusa.

EMILIA - Che per certe prestazioni, loro

DESDEMONA - i negri, chiamiamoli col loro nome, non c disonore.

EMILIA - i negri fossero il non plus ultra era anche una fissazione di mia suocera che vantava una lunga e numerosa pratica in merito. Adesso, tu mi confermi che la sua stima non era mal riposta.

DESDEMONA - Non tutte le suocere mentiscono alle nuore. Ci sono anche quelle che dicono la verit: la tua. Ed ora, per restituirti il complimento, debbo dirti che tuo marito un gran belluomo esorbitante di fascino?

EMILIA - Equivalente al tuo?

DESDEMONA - Esiste fascino e fascino.

EMILIA - (diretta, naturalissima) Ci andresti a letto assieme?

DESDEMONA - (sconcertata) Che domande sono? Tu possiedi il genio di svuotare le domande collaria di riempirle.

EMILIA - (imperturbata) Ci andresti a letto assieme?

DESDEMONA - Perch insisti? Sei brutale.

EMILIA - Test. Un semplice test. Ho i miei test personali anchio, cosa credi? S o no?

DESDEMONA - Beh

EMILIA - Non ci andresti a letto assieme.

DESDEMONA - No.

EMILIA - E la ragione, se lecito?

DESDEMONA - Sta a vedere che adesso ti offendi. Domando e dico cosa avresti fatto se ti avessi detto di s.

EMILIA - Ti ho posto una domanda precisa.

DESDEMONA - Emilia, che ne so?

EMILIA - Io, viceversa, avrei potuto anticipare la tua risposta prima ancora di fartela.

DESDEMONA - Non te la devi prendere. cos. Son cose alle quali non si comanda.

EMILIA - A chi lo dici?!

DESDEMONA - Ha tutto. Sono desolata. Ma cos. Te lo dico col cuore in mano.

EMILIA - Ma cara, non mettiamoci a sprecar gli equivoci. Io, ritenerti unipocrita? Solamente il nome che porti una garanzia, abbi pazienza; devi pur fargli onore in qualche modo. Ancora ancora, ti chiamassi Carolina, Francesca, Amalia, perfino Porzia, guarda. E via, una diecina di veloci botte e risposte inequivocabilmente e accentuatamente giocate. Estraniamento numero due:

DESDEMONA - Non mi piace il mio nome.

EMILIA - Sconoscente! Ma se il condensato di ogni candore, di ogni virt. Con un diverso nome, non saprei proprio come immaginarti.

DESDEMONA - Forse per quello. Sai come non mi sarebbe spiaciuto chiamarmi?

EMILIA - Non ne ho idea.

DESDEMONA - Ofelia.

EMILIA - Ofelia? Beh, sai non che ci sia una differenza abissale. Pi o meno, siamo l.

DESDEMONA - Daccordo. Ma meglio e pi chiaro Forse, pi ingenua, ma certo, meno sciocca o no?

EMILIA - O s?

DESDEMONA - Mah.

EMILIA - Ofelia. Deve essere morta ancora vergine. Ci hai pensato?

DESDEMONA - Quello non si sa. Non cominciamo a calunniare, adesso. Ridono consapevoli di scherzarsi addosso. E tu?

EMILIA - Vergine io? Ma che ti passa in mente?

DESDEMONA - Come ti sarebbe piaciuto chiamarti, intendevo.

EMILIA - Io? Chi sono io? Un nome opaco e vuoto. Il mio nome non che una parola. Luno vale laltro, suono e basta. Sono colei che rimane sempre fuori da ci che succede Vorrei, per una volta, essere qualcuna, possibilmente; mica soltanto la moglie di che annaspa, senza aver da dir niente, mentre rattoppa fazzoletti e finge di pungersi per farsi notare Qualcuna: pretendo troppo? desolante essere una che potrebbe anche non esserci. Vorrei diventare un personaggio, ecco ci che vorrei. Posso?

DESDEMONA - Hai detto niente!

EMILIA - C chi farebbe carte false per diventare un personaggio.

DESDEMONA - Io no.

EMILIA - Sfido, lo sei.

DESDEMONA - C anche chi farebbe carte false per cessare di esserlo. Specie quando si rende conto di essere un personaggio cretino e noioso. Mah, si nasce come si nasce. Pu anche succedere il brutto scherzo di nascere Desdemona. E rimane assorta in un silenzio vuoto, apparentemente riempito da profondi pensieri.

EMILIA - Taci? Che stai rimuginando?

DESDEMONA - Sul punto di approfittarne, penso che ne ha fatti di guasti Pirandello. Ancora prima di nascere ha cominciato a farne. E non ha ancora finito. Noi, qui, oggi, siamo le sue ultime vittime, in un certo senso.

EMILIA - Per carit, non dirlo. Garibaldi non si tocca. Non ancora il momento.

DESDEMONA - Credi che verr?

EMILIA - Confidenza per confidenza, si sta avvicinando. Ma silenzio. Qui lo dico e qui lo nego. Certi omicidi sono difficili e lenti. Non per altro danno tanto gusto. Decisamente, secco, altro tono, altro ritmo, dopo una pausa calcata, estraniamento chiuso. Malinconie!... E speranze a venire.

DESDEMONA - Tu non me la dai mica da intendere: sei ancora offesa.

EMILIA - Per cosa?

DESDEMONA - Il mio rifiuto di tuo marito.

EMILIA - Figurati, non me ne ricordavo gi pi. Era in preventivo.

DESDEMONA - Sono desolata, proprio, sai.

EMILIA - Che vuoi farci? Pazienza.

DESDEMONA - Quanto sei cara, Emilia.

EMILIA - Inezie, Desdemona.

DESDEMONA - Me lo fai un piacere, a scanso di altri imbarazzi?

EMILIA - Ma dieci, cento.

DESDEMONA - Caso mai avesse in animo di farmi la corte, dissuadilo: non vorrei offendere anche lui, mi par cos sensibile.

EMILIA - Non preoccuparti, tesoro, un pericolo che non corri.

DESDEMONA - (travolta da un raptus di preoccupazione) Non vedo chiaro in me stessa: bello, signore, colto, elegante, vigoroso, giovane

EMILIA - Ventotto anni dopodomani; non scordarti gli auguri, a proposito. Predilige la biancheria di seta, quarta misura. Ci tiene. E, in quel settore, riconoscentissimo.

DESDEMONA - Ventotto anni? Lo facevo pi vecchio. Tre o quattro maggiore: let, pi o meno, del mio.

EMILIA - No, no. Quattro volte sette anni, come usa citarsi lui per mettere al corrente che sta in confidenza con Shakespeare. Lha detto il bardo e tanto basta. Punto fermo su un ghignetto verde, mentre lamica procede imperterrita alla propria introspezione:

DESDEMONA - Ha unintelligenza fuori del comune; gentile, brillante, spiritoso; mordace quanto necessario, tenero alloccorrenza, altero nella seduzione, carezzevole nel distacco.

EMILIA - Ma tu non aspetti altro che di cadergli tra le braccia!

DESDEMONA - Appunto. Non gli manca niente. Ma pensa: e, invece: un blocco: ma proprio niente. Va a vedere quel che mi succede. Non sono mica giusta, ti dico.

EMILIA - Capita. Lascia perdere, ti ripeto.

DESDEMONA - No, no, lascia perdere. Devo essere malata, e mica neanche poco. Ha tutto. Tutto!... Perch fai quella faccia?

EMILIA - Tutto. Per non funziona.

DESDEMONA - Sono io, io che qualcosa non mi funziona. Che ne pensi? Sar grave?

EMILIA - Un cancro sarebbe peggio.

DESDEMONA - Vedi che ti contraddici. Quando mai, se hai ancora un podi fiato, un cancro ha impedito, ad una donna, la tentazione di andare a letto con un belluomo, se un belluomo, e lui lo . Ha persino gli occhi verdi: uno su un milione, e lui li ha. Che importa se pochi mesi dopo dovr tirar le cuoia?

EMILIA - Non un paio di occhi verdi che pu cambiare la situazione. Tosca aveva due comuni occhi neri e faceva furore. Rischi persino uno stupro che il supremo omaggio alla bellezza. Scarpia se ne intendeva. Non ti devi affliggere. Malata o sana, sempre la medesima storia, pi o meno leffetto che fa a tutte indistintamente. Non gli manca nulla

DESDEMONA - Nulla, nulla, son io la prima a riconoscerlo. Da restare a bocca aperta solo spennellandolo con lo sguardo.

EMILIA - ma le sue mani scultoree sono sempre gelide, i suoi piedi michelangioleschi, proprio perch michelangioleschi, sono di marmo e tutto il suo ammirevole resto come l: un picco eternamente innevato dellHymalaia. Un vago gesto verso Oriente ch, forse, non lontano.

DESDEMONA - Un uomo non fatto soltanto di mani e piedi freddi, sii seria: alla peggio si rimedia con una stufa.

EMILIA - (scivolando verso una risentita sincerit) Non ci sono stufe che bastino a scaldar animo, cuore, cervello Quel suo pallore latteo di notte, disteso, immobile, accanto a me, a una distanza siderea Irraggiungibile ore un cadavere vivo, e so che non dorme Non hai idea. Non si possono n amare, n desiderare, n far godere n far soffrire gli spettri Coiti allucinanti di larve inafferrabili, e poi a chiederti se furono realt o incubo. Esistono, sai, i dissanguati in apparenza umana Una mostruosa facolt di trasformare lo splendore del suo corpo in qualcosa di repellente. E il ribrezzo il solo pensiero di allungare un dito per toccarlo, e allora il ribrezzo: il suo rifiuto, forse: la sua difesa, chiss, una guardia dove sia impossibile penetrare. (non priva di cattiveria) La sua asettica, scostante bellezza bionda sarebbe perfetta solo che raggiungesse la fluorescenza disgustosa dellalbino. E, come ridestandosi sarcasticamente, ricaduta, immagine e parola, alla banale realt: Per, o perci, ti rendi conto, adesso perch non appetibile? Del resto, me lo son voluto io, e me lo tengo. Mai disarmare dallorgoglio dei propri errori.

DESDEMONA - (inaspettatamente dissonante, del tutto fuori dalla vicenda) Congratulazioni; il personaggio nato. Per partenogenesi, ma nato:

EMILIA - !

EMILIA - E allora, lasciamolo crescere. Qualcosa da dire ce lha anche lui, volevo dire lei. Oh, se ce lha!

DESDEMONA - Attenzione a non esagerare. E via con proterva e arrogante insolenza: l

EMILIA - inedita e insospettata allo scoperto:

EMILIA - Prendila come ti pare, umiliante o non umiliante: sincera: io, a letto con tuo marito, viceversa, ci andrei di corsa. Un paio di volte lho perfino sognato. Ma cos levanescenza dun sogno a paragone della concretezza della realt? Lombra contro la luce. Pure, vorrei, tutte le notti poter rivagheggiare quella scorporata realt Cose!... Amiche leali come siamo, sappi, e tieni conto, che non mi farei scrupolo a incoronarti peggio della foresta di bamb l, oltre la collina. Attenzione, tu. Dove passa, la lussuria nera incendia. Pi rara ed inquietante di una lussuria bianca che, dove tocca, agghiaccia.

DESDEMONA - Che devo dirti? Grata della franchezza Povero caro, il giorno che lo sapesse, si vergognerebbe come un ladro.

EMILIA - (gi riprendendosi) Chi ha detto che i ladri si vergognano? una calunnia messa in giro, per invidia, dagli onesti. E poi, ficcati in testa che nessun uomo al mondo s mai vergognato, n mai si vergogner, che una donna lo desideri, pavoni come sono; molto pi delle donne. Sono solo pi ipocriti, ecco il loro unico vantaggio. (dopo un po) E pi vili Forse.

DESDEMONA - Non credi di essere ingiusta?

EMILIA - Non lo escludo. E ne approfitto. Chi me lo vieta?

DESDEMONA - Gi, vero: chi te lo vieta? Sempre come tante frustate, uno di quegli scarti di tono sconcertanti che si ripetono.

EMILIA - Chi ci stesse ad ascoltare, potrebbe credere di assistere a una commedia di Noel Coward un po os (ci pensa su un attimo) E meno divertente, perch qualcuno tende, maldestramente, a tirare verso Shakespeare.

DESDEMONA - Dipender dai nostri nomi.

EMILIA - Pu essere.

DESDEMONA - Ogni nome racchiude un destino, si dice.

EMILIA - Torniamo a Coward, c meno responsabilit. E rischio. E gloria.

DESDEMONA - Otello adultero: laggettivo mi fa sorridere. Lui: un labirinto di pudori persino nel corso dei suoi impudichi pudori.

EMILIA - Vedi, la differenza tra te e me consiste che tu dici: un labirinto di pudori; io avrei detto: pi pudori che muscoli. Sembra niente e c la firma di due temperamenti.

DESDEMONA - S. Tu, Emilia, hai il gusto della calunnia.

EMILIA - Nove volte su dieci, il gusto della calunnia non che il gusto della verit ribattezzata.

DESDEMONA - O del rancore.

EMILIA - O del rancore chiamato col suo nome.

DESDEMONA - Tu non vuoi bene a te stessa.

EMILIA - Nemmeno un po. A differenza di te, che te ne vuoi troppo Ma sei l che non vedi lora di attaccar a parlare di lui. Suvvia, sfogati. Ti faccio da spettatrice io.

DESDEMONA - Perch tu, tu che progetti di portarmelo via e lo credi possibile, non lhai n visto n conosciuto nelle situazioni in cui lho visto e conosciuto io. Con tutte le sue mostrine e le sue medaglie, la sua carriera fulminea e la sua fama eroica, quando lo conobbi, nella nostra minuscola e permalosa citt del Sud, eternamente arrabbiata pi timido di un collegiale: un ragazzone imbranato peggio di una recluta. Mica discorreva, domandava scusa: un disastro, e, in un certo senso, lo rimasto.

EMILIA - Nellintimit, forse, perch (via ironizzando), come soldato, una frusta impugnata da un condottiero irato. Cito, alla lettera, uno scritto del suo fedele aiutante.

DESDEMONA - Pure competizioni di facciata. Solamente nellintimit ci si conosce a fondo per quello che si .

EMILIA - Quando ci si conosce, se ci si conosce. Soprattutto, se si .

DESDEMONA - Otello e le donne! (ridacchia) Ci cascano tutti. Mai e poi mai si sarebbe azzardato a prendere lui liniziativa. Eppure, irradiava dal corpo di quel giovane atleta, che ti so dire?, una sorta di intangibile aureola di verginit disposta ad arrendersi, anelante ad essere espugnata sempre, per, in difesa. sempre sulle sue: il pudore, o, forse la vergogna, ecco, della propria prorompente maschiet. Per cosa credi che me ne sia innamorata a prima vista? Per quella sua selvatichezza tenera e indifesa, offerta alla capitolazione; assurda, incredibile e anche vagamente ridicola ma pur cos carica di segrete promesse: il morbido sentimento di una peccaminosit delicata ancora tutta da esplorare. Tu sei nata e venuta su al Nord. Certe situazioni, se le conosci, le conosci unicamente dai discorsi, dai giornali, dao libri. Ma viverci, viverle!... E poi, uno come lui, mistura di fierezza e modestia. Non faccio per dire, occorreva del coraggio. Ed ero timida.

EMILIA - Limprontitudine dei timidi inimmaginabile al pi sfacciato degli sfacciati. Su questo non ci piove.

DESDEMONA - Cosa vuoi? Monache anchio.

EMILIA - La scuola migliore per la rivolta dei timidi.

DESDEMONA - Ci conoscemmo ad un ballo dove non avevano potuto fare a meno di invitarlo celebrandosi una battaglia e lui laveva vinta. Contavano che non venisse. E venne, unica preda negra tra un branco di segugi bianchi. Ingenuit? Orgoglio? Ha alzate dingegno cos. Lo si considerava gi una specie di eroe nazionale emergente: imprese scriteriate compiute goliardicamente: lAmerica. Soltanto, credo, il bronzo della sua pelle mi imped di accorgermi del suo rossore, quando dovette ardire di invitarmi, come dicono gi da noi, ad aprire le danze. Adesso, ho imparato: comincia dietro lattaccatura dellorecchio, nel solco dove il colore meno cupo. Le spie delle sue emozioni le conosco tutte, nei punti meno immaginabili e prevedibili del suo corpo. Il sottile piacere, Emilia, di coglierle sul nascere il segreto impenetrabile che ci accomuna Ti stupirebbe sapere che i suoi rossori cominciano tra dito e dito, nellincavo delle ascelle, sotto le piante dei piedi nella piega dei gomiti Ci facciamo su dei giochi tra noi Al centro della sala, il giovane eroe bruno e la pallida ereditiera figlia delluomo bianco pi autorevole della contea danzavano sotto il fuoco degli sguardi impermaliti di tutta la citt. Non cera niente da fare. Gli spettava. In quel civile medioevo, letichetta ancora sacra. Mai, fin che viva, mi usciranno dalla mente gli sforzi sovrumani dei suoi grandi occhi lampeggianti e mansueti per non incontrare i miei. Per non guardarmi in faccia, non facevamo che scivolarmi nel rifugio della scollatura. E c qualcosaltro che non ho pi dimenticato, di quella sera fatale che decise della mia vita: il ruggito silenzioso cosparso sul volto di mio padre, obbligato alla finzione di una civile cerimoniosit non condivisa. Tra una cosa e laltra, avevo il cuore in gola. Come ballerino era, ed rimasto, una frana; e, tuttavia, quella sera ebbi le ali. Era il valzer del Faust. Quando me lo riporta la radio, mi travolge ancora colla violenza degli uragani che devastano la mia terra e mi son rimasti nelle orecchie. Se il signor regista crede di poterla assecondare facendoglielo riassaggiare, il disco costa quattro soldi.

EMILIA - Il mio balla benissimo. Nemmeno quello m stato risparmiato.

DESDEMONA - Nella stretta delle sue braccia, il suo corpo, sempre pi premuto contro il mio dopo tanto autodominio: sconcertante

EMILIA - (sardonica) E sconveniente, spero Impudico troppo?

DESDEMONA - Fu come si fosse, allimprovviso, liberata, in lui, una qualche furia inarrestabile non lo so vergogna ed estasi Me la lasci chiamare sensualit intimidita?

EMILIA - Chiamala come credi. Sensualit intimidita a me sta benissimo. Il resto ce lo metto colla testa mia.

DESDEMONA - La mia testardaggine era proverbiale in famiglia, in questo sono figlia di mio padre: in quel momento, giurai a me stessa che quel tenero bisonte sarebbe stato il mio uomo e nessun altro.

EMILIA - E tu sei una che mantiene i giuramenti, a quel che pare.

DESDEMONA - Quando posso, sempre. Ci si vedeva di nascosto e ci si incontrava fortunosamente, escogitando i pretesti pi infantili ed architettando le occasioni meno credibili; non estraneo tuo marito allora, voi due non vi conoscevate ancora e lui pareva votato al celibato perpetuo. Era lunico al corrente della nostra relazione e ci teneva mano. In modo maldestro, magari; a rischio, senza volerlo, due volte su tre, di farci sorprendere e mandar allaria tutto una vera fatalit ma ce la metteva tutta, quel che giusto giusto, e se la fortuna gli era sempre contro, non era colpa sua.

EMILIA - A quel che mi par di intuire, sarebbe stato meglio che non se ne fosse occupato. (meno male che stavolta s tenuta dentro il termine lapsus). Insomma, vi andata bene nonostante la sua assistenza.

DESDEMONA - Non dico questo.

EMILIA - Ma siamo l. Mi figuro lo zelo che avr posto nel farvi da ruffiano: il suo gusto della mortificazione.

DESDEMONA - Era astutissimo. Sfortunato ma astutissimo.

EMILIA - Astutissimo in tutto e sfortunato in una cosa sola: lui!

DESDEMONA - Ci voleva sposati ad ogni costo. Fu molto caro.

EMILIA - Pensa un po!

DESDEMONA - E Otello che recalcitrava. In quel periodo vennero fuori tutti i suoi complessi La prima volta che lo si convinse ad affrontare mio padre!... Misericordia!... Non ce la faccio ancora a capacitarmi come abbia trovato lardire. Fece e disse cose, in quelloccasione, tra il s e il no, tra il volere e il disvolere, lo sperare e il disperarsi, che nemmeno un ragazzo. Quella fragilit una delle catene che lo ncorano indissolubilmente al mio cuore Quei giorni, Dio del cielo! Non avevo dalla mia altro che mia nonna che larteriosclerosi stava centellinandosi come una coppa di champagne dannata. Cosa usciva dalla sua bocca! Non faceva che magnificare le estasi godute collultimo schiavo sopravvissuto in famiglia, col quale aveva cornificato mio nonno: Tieni duro bambina, non disarmare. Non sai cosa perdi, gridava, purch sia un negro, il paradiso tuo. O negro o niente. Non cedere il tuo negro nemmeno per dieci bianchi. Saranno i negri a ripopolare la terra: la bomba atomica non prevarr. Dio negro! Dalla finestra lo proclamava. Vedeva lUniverso in tinta unica, tutto in nero. Dovettero internarla in manicomio senza riuscire a far ammutolire il suo apostolato.

EMILIA - E, poi, ogni tanto, qualcuno salta su a dire che, collet, si rincretinisce!

DESDEMONA - Il senatore, mio padre, piuttosto! Distrutto Povero cristo, dal suo punto di vista Gli cost la nomination a governatore che era il sogno della sua vita, e, gi da noi, conta. Per una goccia di sangue negro, contaminati cinque secoli di sangue blu.

EMILIA - E pensare che son due tinte tanto simili da confondersi, quasi.

DESDEMONA - Ma io, ormai: uno schiacciasassi lanciato gi da una scarpata. Lui stesso ne era esterrefatto. Non ti dico riuscire, collaiuto di tuo marito, convincerlo a rapirmi. Lo scandalo! Credo che, laggi, se ne parli ancora. Hai distrutto una famiglia furono le lapidarie parole di congedo di mio padre. Avevo gi il velo bianco in testa. Poi, povero vecchio, sbarr porte e finestre e non usc pi di casa come la contessa di Castiglione alla prima ruga.

EMILIA - Pi spesso di quanto si creda, i colpi di testa che paiono sbagliati, finiscono per rivelarsi le decisioni pi indovinate. (e, dopo una lunga riflessione tutta interiorizzata ma chiaramente fisionomizzata) A differenza del contrario.

DESDEMONA - Fu come vivere un film western da tanto tutto, adesso, mi sembra irreale.

EMILIA - D un po, piuttosto: e il vostro paraninfo, in quella stretta?

DESDEMONA - Strano, a dir poco. Incomprensibile. Lo crederesti? Amico come ci era stato, pi visto: dileguato.

EMILIA - Ah!

DESDEMONA - Al punto di non farsi vedere alla cerimonia delle nozze, e doveva essere uno dei due testimoni. Ci dovemmo accontentare di un testimone solo, di basso grado.

EMILIA - Il tenente Cassio?

DESDEMONA - Il tenente Cassio. Pochino, no? Otello se la leg a un dito.

EMILIA - Bel ragazzo, per: ben fatto, scattante, sensuale: sempre allegro, simpaticissimo. Alacre, ecco! Alacre: so!

DESDEMONA - Tutto quello che vuoi, ma pochi gradi: una miseria.

EMILIA - Dipende, vedi, che, i militari, io non riesco mai a vederli in divisa, colla loro roba addosso. Me li figuro sempre in libert.

DESDEMONA - Li spogli, in altre parole: nudi.

EMILIA - Pensi che dovrei vestirli? Mi dici, poi, cosa resta?

DESDEMONA - Penso che dovresti dar tempo al tempo. Tu sei vittima dellimpazienza.

EMILIA - Si vive tanto poco! (volubile) E cos, langelo custode dagli occhi verdi, uccel di bosco: tout se tien!

DESDEMONA - Quando pi tardi mio marito gi colonnello, il tuo gi maggiore vennero a una spiegazione, e fu piuttosto movimentata, prova a dire quale fu la risposta

EMILIA - Non perdere tempo coi puntini di sospensione: sono curiosa come una scimmia.

DESDEMONA - Disse ed era sincero che sera dimenticato la data. Guarda, tu, gli scherzi della memoria. Va soggetto ad amnesie? Perch, solitamente cos ciarliera, laltra non dice niente stancando le meningi a pensare?

DESDEMONA - Va soggetto ad amnesie? Sveglia, Emilia.

EMILIA - Ufficialmente, no.

DESDEMONA - Sar dipeso che, nel frattempo, sera fidanzato anche lui

EMILIA - A rotta di collo.

DESDEMONA - E avr avuto altro per la testa.

EMILIA - Quattro settimane: visti, conosciuti, promessi, chiesti e maritati. Sar dipeso da quello. Troppo occupato. O si faceva precipitosamente, o non si faceva pi, si vede: per non esser da meno. Rivalit?

DESDEMONA - Ci raggiungeste poco pi tardi.

EMILIA - Immediatamente, vorrai dire. Gli era tornata la memoria.

DESDEMONA - E, ad onta di quellombra, la loro amicizia, se possibile, si rinsald ulteriormente. Non magnifico?

EMILIA - Lho in testa come avvenuto ieri. Tutto ho in testa.

DESDEMONA - Aveva fatto fuoco e fiamme per riaverlo come aiutante.

EMILIA - Non meno del mio per tornare sotto i suoi ordini. Serano riconciliati.

DESDEMONA - Colla risorsa e il sollievo, per noi, di diventar amiche.

EMILIA - Evidentemente, nel duetto germogliava il seme del quartetto.

DESDEMONA - Eh?

EMILIA - Non badarci. Sto tenendo docchio Coward in agguato. Le grandi amicizie, mia cara, sono casseforti inespugnabili.

DESDEMONA - La sorpresa al vostro arrivo e la contentezza scoprendo che, frattanto, aveva preso moglie anche lui! Parevano tornati ragazzi: un equilibrio ristabilito.

EMILIA - Eh gi sono labirinti Fa tanto di avventuratici per dieci passi e addio sentiero per ritrovare luscita.

DESDEMONA - Io trovo tutto ci assai bello. Tu no?

EMILIA - (sempre vagamente distante) Hai notato quando giocano il singolo insieme? Per unora, il mio, accanito, fa di tutto pur di vincere, corretto fino alla scorrettezza anche adesso, l, sbircia la sua faccia: sputerebbe lanima poi, per gli ultimi cinque minuti, non manca unoccasione per perdere; o, meglio: per esser vinto. E ci riesce sempre; mentre il tuo ci patisce a morte a dover prevalere, costretto a rassegnarsi alla vittoria. una lotta perch una lotta che non cessa di affascinarmi. Si sparano contro morbide palle da tennis: potrebbero essere obici. Ormai, come un rito che si ripete estasiandoli. La loro droga, e non lo sanno.

DESDEMONA - Ma che stai fantasticando?

EMILIA - (un esplicito tentativo di alleggerimento nel sarcasmo) Qualche ambiguo patto segreto fra loro, da sempre, senza saperlo; chi vince col perdere e chi perde col vincere. meno arduo traforare una montagna che aprire una fessura in unamicizia maschile vera, quando vera perch vera e vi sia stato gettato dentro tutto di s: il meglio e il peggio, il sordido e il sublime.

DESDEMONA - Pensa, piuttosto, unamicizia che dura dalladolescenza senza unincrinatura.

EMILIA - (seria, colla sola aggettivazione di una semplice naturalezza) Non ti d un vago senso di paura? Inafferrabili!

DESDEMONA - Da un po carichi le parole di significati incomprensibili. Tutto ci che d, a me, rispetto, stima e ammirazione.

EMILIA - S, s Ci non toglie li senti? tof, tof, tof, ma non ascoltare colle orecchie ore, ogni giorno E possibile?... Un silenzio sospeso dove si dilata e si esalta, ossessivo, il tonfo alterno delle palle da tennis che vanno e vengono collalternit di un metronomo. Non li sopporto pi. Mi fanno diventar matta. Vorrei essere sorda. Langoscia di unattesa sotto la minaccia dellimprevisto.

DESDEMONA - Emilia, non ti par di oltrepassare i limiti? Hanno messo, nella loro amicizia, la parte pi alta di s stessi. Un miracolo.

EMILIA - I forzati dellamicizia! Attenta a non perdere anche tu la misura delle parole. (tra lapprensivo e il minaccioso) Ma non deviamo, sar preferibile per tutti. Stavi dicendomi: i tuoi. Avranno pur disarmato, alla fine, si saranno fatta una ragione.

DESDEMONA - Una ragione? Forse la speranza che, un giorno o laltro, qualcuno inventi una scolorina per imbiancare la pelle. Per tutti questi anni, sono vissuti nellangoscia del nipotino color cioccolata. Han tirato un respiro solo dacch abbiamo perso la speranza di avere figli. E di questo mica che ne abbia mai fatto parola ma lui ne ha patito. E non poco. Ne patisce ancora, sono convinta.

EMILIA - Tutto differente il caso dei miei che, pur di averlo, un nipote,
andrebbero ad acquistarlo al mercato, persuasi e risentiti che dipenda
unicamente da me la sterilit del nostro matrimonio. Sono gli unici al
mondo fiduciosi e innamorati morti di lui; convinti che, se una bomba
atomica dovesse caderci in testa, metter la museruola agli anticoncezionali,
qualche tartufo a cena, e affidare a lui la ripopolazione del continente
americano, nove mesi e ogni problema sarebbe rimosso. Fa conto il negro
di tua nonna. Giurano sui suoi coglioni come sullo Spirito Santo. Il
fecondatore! Mi meraviglio che non siano ancora stati assaliti dal terrore
che la Russia ce lo rapisca. Ma, evidentemente. il ritardo dipende che, su
questo pericolo, la televisione non sera ancora pronunciata.

DESDEMONA - Non ti piacerebbe avere un bambino?

EMILIA - (dura e sicura) No. Da lui, no. Mai. E nemmeno lui da me, metterei una mano sul fuoco. Un punto, almeno, ci trova daccordo.

DESDEMONA - (addirittura trasognata) A noi s, tanto.

EMILIA - E evidente. Quando parli di te, non dici mai io, dici, sempre, noi.

DESDEMONA - Percepisco il suo desiderio di paternit con pi intensit che se me lo manifestasse apertamente, quando, ammansita la furia del desiderio, coi sensi sazi e le palpebre serrate, vergognoso delle sue grandi mani golose e indiscrete, ancora frementi di una lussuria umida e ardente, mi si rannicchia, nudo e caldo, fra le braccia e sembra farsi, lui stesso, bambino. Di colpo, allora, come se tutta la violenza compressa in quel corpo atletico, guizzante di muscoli, si afflosciasse, gi a picco, esausto ed esanime, illanguidendosi in una fragilit indifesa, una dolcezza ferita Non so dire: unumile richiesta, una muta invocazione di tenerezza so solo stupida che gli occhi mi si riempiono di lagrime. Una variazione estranea e dissonante come un minuto di una notte di gennaio conficcato in un mattino di maggio. Tira un po al patetismo eroico, per, tutto considerato mica poi male, no?

EMILIA - Va sicura. Nella sua officina, c il Bardo che controlla. A tempo e luogo, sa anche essere patetico.

DESDEMONA - In quei momenti, la mia mano si trova sempre sulla sua nuca comincia a scendere automaticamente Una carezza incorporea lungo la seta morbida della sua pelle bruna ancora madida e tiepida a lungo, lentamente Lui spalanca gli occhi e mi avvolge di un sorriso. La riconoscenza di quelle grosse labbra socchiuse ed umide, Emilia!... Che ti devo dire? Prenditi pure gioco di me: ti fa sentire, e proprio in quei momenti, insieme amante e madre Riesci a realizzare?... Ecco, questo Otello. Sar poco stupida? La risposta sta tra un freddo sorriso di ironico distacco e un singhiozzo sibilante di autofrustrazione rabbiosa.

EMILIA - C di meglio, visto limpegno di doversi inventare fino in fondo, come personaggio. Che ne diresti del confronto con unEmilia, naturalmente propensa alla soddisfazione delle legittime concupiscenze in agguato, dei casti e meno casti connubi, accanto a un arido narcisista, che non s mai nemmen dato pena di nascondere proprio cos la sviscerata ammirazione del tutto abusiva, che nutre verso il suo sesso, per la verit niente di eccezionale, grazioso quanto inutile soprammobile da esporre, tuttal pi, nella vetrina del salotto, tra i fragili vetri di Murano; e se potesse, ce lo esporrebbe? E si trova impossibilitata a continuare la conversazione con lo sgomento di un silenzio che potrebbe durare anche una settimana. Hai perso la parola, eh?! Vedi che non son pochi e insospettati i modi per decapitare una conversazione. Ti prego solo, sinceramente, di una cosa; non chiedermi, adesso, per tagliar laria, se il mio geloso, perch, dal ridere, rischierei veramente di schiattare. Via via riprendendosi: sarcasmo, risorsa insostituibile. Agguanta lacqua, se ci riesci. inafferrabile. Credo che sia luomo pi solo al mondo. Dice che il prezzo della libert. Basta a s stesso, ripete. Sar, poi, vero?

DESDEMONA - (incauta, afona e stonata) Non ha te?

EMILIA - Ma sei cieca o lo fai? Cieca e sorda. Unicamente Dio, se c, conosce cosa cerchi. Forse qualcosa che non pu avere e non avr mai. Cerca quella, ammesso che esista, proprio a causa che non la pu avere perch non uomo da illusione e, il giorno che lavesse, per distruggerla. Da sempre, in attesa del fantasma di uneventualit non si sa quale: limpossibile possibilit dellimpossibile il momento dellassoluto senza il coraggio di affrontarlo: lucidamente consumato cos, dannato a una croce del genere, pi o meno; recitando se stesso, falso fino alla sincerit estrema. (inaspettata, inverosimile, incredibile e naturalmente, sarcastica) Lui ama solo le rose che non colse, bisogna capirlo.

DESDEMONA - Non deve trattarsi di un vivere facile nemmeno il suo.

EMILIA - (gi padrona dei propri nervi) A lui, vedi, totalmente aliena la facolt naturale, cos fresca e spontanea in tuo marito, di trovarsi sempre in armonia colle proprie emozioni. Seppure ne ha ed poco probabile esiste una sfasatura perenne, insanabile. Congelata in una regione ignota, inesplorata, non disponibile; dove proibito avventurarsi: riserva personale sbarrata.

DESDEMONA - Anche a lui medesimo?

EMILIA - Mah Bisognerebbe riuscire a frugargli dentro. E anche se cosa troveresti? Quello che lui ha deciso di fartici trovare. Sicuro che la sua facolt di analisi degli altri, addirittura malefica. Capisce tutto. Troppo. E, specialmente, ci che va a tuo danno. Ti spoglia. maestro nel farti sentire una merda: un bersaglio che non sbaglia mai, quello. pi forte di lui: la libidine ossessiva di ridurre tutto meschino.

DESDEMONA - Sei impetuosa, nei suo riguardi.

EMILIA - Sono anche peggio, perch, un po gli somiglio. Sono la sua reazione. Mi son costruita, se mi son voluta costruire, coi suoi cascami. Ma nei riguardi di chi lo , pietoso, lui?

DESDEMONA - Dente per dente.

EMILIA - Nemmeno. Lui non odia, disprezza; quando non ignora, il che pi offensivo ancora. sempre altrove. Per non gli sfugge niente. Pu sfuggire a te un sentimento che ti pervade, una sensazione che ti sfiora, un pensiero che ti rasenta, il pi trascurabile, il pi effimero, il pi evasivo, il meno avvertito. Al suo radar non c pericolo: il termometro delle ombre. Avverte, registra, accumula. il suo sport esclusivo. Se compie su se stesso unoperazione analoga, deve essere linferno. Ma a nessuno consentito gettarvi uno sguardo: il suo inferno personale uniposto Sar che gli manca, gli sempre mancata, qualsiasi gioia di vivere. il cancro che lo infelicita fin dalla nascita. Ne era ben conscia sua madre, ho idea. E si astrae in una sconfinata riflessione.

DESDEMONA - (giusta) Hai detto sua madre.

EMILIA - E dipeso, in gran parte da lei, presumo, il suo inaridirsi, prima ancora di dar qualche frutto, di ogni capacit di amare Certo Certo. Vernicia questa paralisi, di unintelligenza indocile, fuori del comune, e poi sappimi dire.

DESDEMONA - Non si volevano bene, lui e sua madre?

EMILIA - (in coda a un riso sinistro) Bene? Si detestavano. Fin nellutero, sono persuasa. Lei perch non lo voleva per figlio, lui perch non la voleva per madre. Su questo punto unico! accordo perfetto. Se il padreterno avesse voluto tentare un esperimento di infernale ingegneria psicologica, non avrebbe potuto escogitare di meglio. Quanto si detestavano!... Ma nemmeno. Si respingevano, ecco. E senza neanche curarsi di nasconderlo e di manifestarlo. A priori. Sempre. Nulla escluso. Riesci a figurarti una calamita al contrario, hai presente?

DESDEMONA - MI sforzo.

EMILIA - Una calamita al contrario. Ne vuoi sapere una? Giuro: faceva gelosia laccordo, stavo per dire lamore, che trovavano naturalmente nel respingersi: s, una specie damore Cara mia Orfano del padre quando non aveva compito nemmeno un anno, lei ne ha fatto di tutti i colori. La chiamavano, i pi benevoli, la vedova allegra. Pu vantarsi di essersela spassata, s, la bella vita, mia suocera! Non parla nessun risentimento in quel che ti racconto. Al contrario, per essere schietta fino in fondo, semmai uno spolvero di rispetto, per non dire di ammirazione. E poi, perch quando io ero, forse, lunica a cui mostrasse un po di simpatia a suo modo, beninteso? Tutto si pu dire di lei, e non si finirebbe pi: non che le mancasse il coraggio delle proprie azioni. Spinto, se vogliamo, fino alla brutalit, ma lipocrisia non faceva parte, di sicuro, del suo bagaglio, n mentale, n morale n fisico. Per niente gretta, anzi, tendenzialmente estranea ignota qualsiasi dimensione morale, ecco. Mah Laveva dato da allevare a una vecchia zia paterna che lo adorava. Facci caso, linfanzia dei nevrotici, nove volte su dieci, infestata da zie esemplari, anche quando non sarebbero necessarie.

DESDEMONA - Nevrotico?

EMILIA - Lascia giudicare a chi ha qualche esperienza.

DESDEMONA - Nevrotico. Strano giudizio su uno sempre tanto lucido padrone di s.

EMILIA - Cosa credi, che i nevrotici debbano prendere per il collo la gente che passa per la strada? Ci son dei nevrotici dolcissimi e padronissimi dei propri nervi. Guarda me.

DESDEMONA - Se lo dici tu

EMILIA - Si fa coppia. Prendilo come un paradosso. Eravamo fatti luno per laltra.

DESDEMONA - Io non ho avuto zie, n esemplari n deplorevoli, per cui

EMILIA - Io s, queste e quelle. So quel che mi dico. E pare estraniarsi in un silenzio perso, tormentando la radio che non corrisponde alle sue attese.

DESDEMONA - Teri fermata a sua zia.

EMILIA - Appunto. Buona quanto equilibrata, ed era la bont in persona, a quanto egli riferisce; laveva reclamato, tramite tribunale, onde sottrarlo, diceva; e, forse dal punto di vista della morale comune, non aveva tutti i torti, allesecrabile esempio di una madre infame: le espressioni alla Victor Hugo, afferma sempre lui, erano la sua specialit; dal che si deduce che nemmeno sua zia convibrava molto colle sue corde.

DESDEMONA - E lei, sua madre?

EMILIA - Visse collorario ferroviario in una mano, e con i suoi giovani accompagnatori, occupati a sfogliarlo, nellaltra. Nessun altro al mondo come mia suocera, negli ultimi cinquantanni, ha tanto incrementato i mezzi di comunicazione. Quando si veleggia in un mare di dollari, tutto risulta facilitato. Se, poi, si tratta di un mare di dollari galleggiante su un oceano di petrolio, non nemmeno pi necessaria la vela. E proprietaria del sottosuolo di mezzo Texas.

DESDEMONA - Pare un romanzo.

EMILIA - Met dappendice e met pornografico, ma lo .

DESDEMONA - E tu, come and che la venisti a conoscere?

EMILIA - Appena sposati, ci fu un fugace periodo che ebbe il capriccio, ho ancora da spiegarmi perch forse un attacco fulminante di maternit presto superato di venire a star con noi, n pi n meno come in un albergo. In albergo, viceversa, manteneva un gigantesco domatore di tigri, un vatusso: ventiquattro anni, uno e novantotto, quarantasette di piede, nero come un temporale caricato a grandine; prelevato dal circo Medrano, in occasione di uno dei suoi viaggi di rifornimento a Parigi, suo mercato preferito. Ce lo fece anche conoscere: un elettrico animale, una tentazione quantera lungo per la verit e non era certo breve; persuaso che il passaggio da domatore di giovani belve mansuete a mantenuto di indocili cacciatrici anziane, costituisse una ragguardevole promozione sociale.

DESDEMONA - Ognuno cerca di far carriera come pu.

EMILIA - Te lo stavo spiegando. Aveva soltanto cambiato tigre, colla differenza di non poter usare la gabbia, e non ne aveva tenuto conto, ecco il suo errore. Si era rivelato un fallimento desolante, mi confid delusa, povera donna; per via che, immalinconito dalla privazione delle sue belve che gli ruggivano intorno, aveva cessato di eccitarla meno che niente. E pensare, concluse, che, alla vista, i suoi pantaloni promettevano tanto, colmi damore fino a scoppiare! Ah, diceva pane al pane. Pare che ci mettesse sempre troppo, o troppo poco sentimento, segno infallibile di insincerit, garantiva: Fa lamore ad occhi chiusi!. Era indignata.

DESDEMONA - Un bel guaio, poveretta.

EMILIA - Ah, niente. Non fece una piega. Somma delle somme, da collezionista esperta, quanto delusa, gli cacci in mano un biglietto di aereo, classe turistica, e dalloggi al domani, imbronciato e truce, lo risped in Europa alla pista che il cielo gli aveva destinato dalla nascita.

DESDEMONA - Poteva comperargli una tigre e sistemargliela sul terrazzo.

EMILIA - Non ci pens. Non ne ebbe il tempo, arrabbiatissima con se stessa per essere la prima volta che si sbagliava, nella vita, sul conto di un uomo. Ma io arguii che era il principio della fine di una gloriosa carriera e non mi sbagliavo. Si chiamava Darix, il domatore, Darix. Nome facile a pronunciarsi alla sua et: le inciampava sempre nella dentiera. In confidenza, sospetto che se ne sia liberata anche per questo. Era vanitosissima del proprio sorriso di porcellana.

DESDEMONA - Che, oltretutto, sono i pi delicati.

EMILIA - Ma anche i pi brillanti, per la verit.

DESDEMONA - Trovi?

EMILIA - Ah, non c dubbio.

DESDEMONA - Non lo so, guarda. Sul fatto che sono i pi fragili spero che saremo daccordo, almeno.

EMILIA - Se lo dici tu Non entro nel merito. Non ho pratica. Centinaia di milioni spesi in denti. Attenzione, autore che, per scansare Coward, non si naufraghi su Feydeau.

DESDEMONA - Un bel sacrificio, comunque, pur di non guastarsi il sorriso.

EMILIA - Durante quel tempo, madre e figlio stavano anche settimane senza rivolgersi la parola. Era molto se si scambiavano il sale a tavola. Lei, pur avendo indefessamente manifestato un debole per i soldati, non gli perdon mai di aver intrapreso la carriera militare che sempre anche rimasto un enigma per tutti. Lavrebbe voluto archeologo, va a sapere. Larcheologo, domandava, rientrato?. Dorme ancora, larcheologo? Se telefonavano chiedendo del capitano, nel caso che afferrasse la cornetta lei: Qui nessun capitano, rispondeva, ha sbagliato numero; unaltra volta stia pi attento dove infila il dito. Una vera allergia. Era fatta cos. Aveva sortite che ti lasciavano di pietra. Non mi scorder fin che vivo un pomeriggio, io e lei, tra una sorsata e laltra di t ne beveva a litri di punto in bianco, dopo aver osservato che pioveva da quattro giorni, e, con quellumidit il padreterno doveva smetterla per un riguardo, se non altro, ai suoi reumatismi, usc fuori a dire, senza una ragione al mondo: Un uomo, non destituito di intelligenza, fece, ha una giustificazione sola, valida e legittima di scegliere la carriera militare. Quale? domando io. Disporre della vocazione del frocio e non essersene reso conto. Niente di male se si tratta di una vocazione autentica; anzi, vantaggioso. Ognuno ha diritto al tipo dei suoi ormoni. Ma bisogna che qualcuno glielo spieghi. Poi, medesimo umore, medesimo tono, riprese largomento del tempo e dei reumatismi e and avanti tre quarti dora buoni. Sulla sciatica sapeva tutto meglio di un dottore. Eravamo marito e moglie da due mesi scarsi. Se avessi riferito la nostra conversazione a suo figlio, dieci contro uno: lavrebbe strozzata. Perch lui unaltra la cosa che, in cuor suo, non le ha mai perdonato.

DESDEMONA - E cio?

EMILIA - Di occupare un posto su questo pianeta dove si sta gi tanto
stretti. Lo si direbbe uno che non voleva nascere: uno che non voleva
nascere, s, proprio, ecco: che non voleva nascere.
Una breve pausa meditativa, lacerata da uno strappo vocale e ritmico.

DESDEMONA - Era bella?

EMILIA - Bellissima. La nostra una storia di belli: era bellissima. E non vorrei che anche questo desse fastidio a suo figlio. Fa conto lui in versione donna: il suo ritratto sputato. E lo , bella, ancora adesso, vecchia e in disarmo se in disarmo ma non meno scentrata Non so, ho fin limpressione, qualche volta che, col passare del tempo, lui ne vada recuperando i gesti, gli atteggiamenti; in chiave severa e moralistica, te lo figuri: lei, lamoralit e lallegria!... La voce, soprattutto Guarda: bellezza, talento ed egoismo, non hanno ragione di lamentarsi: se li son spartiti in parti eguali, son madre e figlio. Non escluso il sarcasmo: lei, ilare, lui tetro. Mica lo chiama: mio figlio; sempre, solo: tuo marito. Mai saputo il grado che riveste nellesercito. Ogni tanto lo domanda, glielo dici e se ne dimentica. Lo fa apposta. Aveva nome Barbara.

DESDEMONA - (involontariamente e inesplicabilmente pensierosa) Povero Iago!

EMILIA - Gi, in un certo senso, tutto considerato, povero Iago. Eh, i nostri consorti s, son personaggi sul piedistallo: nomi collepigrafe.

DESDEMONA - Mi sa tanto che nemmeno tu cominci a scherzare. Finisce che, di questo passo, qui, lunica cretina rimango solo io. Uninterruzione onde poter trafficare, una delle due, colla radio, cercando musica; che esce accentuatamente esotica, naturalmente, se esce, considerato il paese dal quale esce. Posso farti una domanda colla promessa che non ti offendi?

EMILIA - Tra noi, ormai

DESDEMONA - Lhai mai tradito?

EMILIA - Sempre. A pi non posso. Come si fa a non tradirlo?

DESDEMONA - Lo sa?

EMILIA - Ah, ma allora tu non hai ancora compreso niente. Certo che lo sa. Non glielho mai nascosto, fin dalla prima volta.

DESDEMONA - Un patto segreto anche tra te e lui, per caso? convinta di essere stata spiritosa.

EMILIA - Pressa poco. Tacito, non segreto. molto pi semplice E leale.

DESDEMONA - E come reagisce?

EMILIA - Non reagisce: ignora.

DESDEMONA - Ignora?

EMILIA - Ignora. straniero a tutto, te lho detto.

DESDEMONA - Sapendo.

EMILIA - Sapendo. Ignora sapendo. bravissimo. Ci garantisce dai malintesi e dalle sorprese. Lui e me. E, del resto, cosa potrebbe fare, senn? Me lo dici? Qualche volta, mha persino attraversato la mente che labbia voluto. Sicuro: in una certa maniera, lha predisposto. Guai diversamente. Amor proprio e ipocrisia, credi pure, sono due elementi incompatibili, da tener ben separati. O luno o laltro. Mescolati c il rischio di una miscela esplosiva micidiale. Non si ha, n lui n io, alcun interesse a far saltare in aria la Santabarbara. Ci conviene non portare fiammiferi in tasca. E non ne portiamo, salvo imprevisti.

DESDEMONA - Non un bel vivere, mi rendo conto.

EMILIA - E un vivere. Tutto sta rispettare le regole del gioco. Non poi tanto difficile, una volta accettato.

DESDEMONA - (tentando lalleggerimento della spregiudicatezza umoristica iniziale) A quel che sento, fai uso dei tuoi eppure, anche tu, insomma.

EMILIA - (assecondandola) Si vede che il destino delle colonnelle Taci?

DESDEMONA - Che vuoi che dica? Imparo. Un po scossa, ma imparo, perch, santo cielo

EMILIA - In guardia! Tu stai distruggendo il tuo personaggio, Desdemona sei gi poco; rischi di diventar nessuno. Zitta. Non dir pi nulla Senti? Lo scroscio delle docce ha finalmente messo a tacere quelle maledette palle. Sono in arrivo. Tira su, pi che si pu, la voce di quella nenia. Fino ad oggi, non stato inventato niente di pi utile della musica per eludere, senza perdere la faccia, i colloqui sgraditi; e questa qui ha anche la risorsa di conciliare il sonno. Cosa credi che ci stiano a fare quelle due sedie a sdraio, gomito a gomito, l sotto la magnolia? Aspettano il loro quotidiano sudore, per il quotidiano riposo del guerriero, dopo la quotidiana fatica, della quotidiana partita, in attesa della quotidiana stretta di mano Se ci vai vicino e le annusi riconosci il loro diverso afrore (oh, la trascendenza del suo sorriso!...), quello che li tiene uniti Prova prova, chiudi gli occhi e prova, concediti questa dolce libidine ieri come oggi, oggi come domani, qua e nelle future residenze civilizzanti; dove saremo dispersi a esportare la nostra noia, fino al giorno della pensione; perch; se Dio vuole, finiscono in pensione anche gli eroi; e, in mancanza dellimprevisto, lunico rimedio concesso alluomo contro la noia solo ancora quello di analizzare la propria noia, anche solo odorandola.

DESDEMONA - Sai che consolazione!

EMILIA - Desdemona, una monotona partita a quattro, senza principio e senza fine. Dimmi tu! E pensare che, insieme, ho fatto il conto ieri, insieme non si fanno nemmeno i cento e undici anni Cos giovani e gi cos veterani!... Che afa! Ecco, se non altro, qualcosa di inequivocabile, in cui la parola corrisponde alla cosa.

DESDEMONA - S fatto nuvolo

EMILIA - Si trattasse, almeno, di un preannuncio di stagione delle piogge. Anche lacqua dal cielo sarebbe un diversivo.

DESDEMONA - Eccoli. Arrivano. Nascondi il fazzoletto.

EMILIA - La vanit dei maschi! Portano in processione i loro preziosi corpi come tanti ostensori.

DESDEMONA - Sudati.

EMILIA - Attributo mica tanto connaturale allimmacolatezza dellostensorio.

Improvvisa, secca, una saetta. A momenti, si spalancheranno le cateratte del cielo. -2- ESSI andante sostenuto. Una sauna privata. Tra vapori e sudori, due atletici giovanotti, ragguardevoli campioni di maschilit diversissime, anzi opposte: loro, naturalmente. Iago, un volto casto e corrotto, continuamente cangiante e in allarme; dove, nei non frequenti momenti di minor controllo, si palesa unansia, tenuta a bada dalla vigilanza di uno sforzo assiduo e feroce, di cui spia lavvicendarsi di unambiguit o leggermente sfrontata o teneramente altera; mai semplicemente spontaneo e disteso: lostentata euforia dei deboli; al contrario di Otello, il cui corpo scultoreo come abbandonato e fissato in un sorta di quieta tensione, erompente da una naturale offerta erotica, onde paion congiungersi la carnalit insaziata di una vitalit anelante con non si sa che stanco e inafferrabile lombra di un ombra presagio di morte: la misteriosa malinconia dei forti. Nudi, ma niente osta, anzi tutto consiglia, che cingano un asciugamano intorno alla vita, fintanto che, in palcoscenico, sar ancora prudente usar prudenza. Col tempo, ove possibile tutto a qualcuno solleticasse il capriccio di rappresentare ancora questa ambigua bizzarria, si potr farne a meno ed altro, inneggiando al tempo ritrovato di una riconquistata umanit disinibita. Ma, allora, forse, sar diventato inutile, anche se meno divertente, il ricorso alla sofisticata e pavida danza degli equivoci pudori, e alla elementare scaramuccia delle finte e dolenti ironie, foglia di fico alle parole, nella ritrovata innocenza dei sentimenti che osano presentarsi col loro nome. Peccato non esserci pi a verificare. Dietro di lui, il bianco sta massaggiando, non senza un certo vigore, una spalla al negro. preferibile la destra, ma non tassativo; solo a fine scaramantico: trattasi di un muscolo duplice, bilaterale e omologo. Con qualche ricorrente accentuazione in alcuni momenti topici facilmente individuabili non molti, ad opzione della regia e niente affatto in funzione deliberatamente ironica, il colloquio sommessamente accompagnato, uneco appena, da cima a fondo, con motivi di Calypso; modulati, si capisce e deve risultar sempre riconoscibile, dallavvolgente melodiosit di Harry Belafonte, ai suoi verdi d. Mai scordarsi che si tratta di una storia di belli e di giovani: tutti, non escluso, quindi, il bronzeo miele della voce che presta le proprie canzoni, chi ne ha ricordo e gli piace. Recitazione sempre pi, anche se sempre meno parendo, sessualizzata

OTELLO - Dico!... Sei brutale. Mi fai male. Pi delicatezza.

IAGO - Un massaggio un massaggio, mica una carezza, vuoi una carezza?

OTELLO - Lo so.

IAGO - E allora?... Non qui che ti duole?

OTELLO - S. E l. Vecchi ricordi che, ogni tanto, si rifanno vivi. Corea.

IAGO - A me succede a un calcagno. Vietnam.

OTELLO - D tempo al tempo. Non sono le articolazioni che mancano.

IAGO - Soltanto sulla divisa, le gloriose fatiche della guerra si adagiano come medaglie. Sulla carne, si depositano come cicatrici: il tuo caso; oppure come reumatismi: il mio. E quando va bene. Quando va male, finisce con una pietra sopra, ammesso che nelle vicinanze, una pietra la si trovi. anche vero, per, che, senza, si riposa con meno peso addosso: nella morte, nudi.

OTELLO - Incerti del mestiere. scontato, no?

IAGO - Come diceva quel tale? Si ha quel che sha donato. nel contratto Cambiando argomento, sai, tu che sai tutte le cose che sai, come si chiama il muscolo che ti sto massaggiando in questo momento e che ti fa gemere tanto? Dubito che tu conosca il nome di certi muscoli.

OTELLO - Ha un nome?

IAGO - Altroch. Tutto ci che esiste obbligato ad avere un nome: letichetta! Niente etichetta, niente esistenza. Magari le cose potessero essere senza nome! Sarebbe molto pi facile viverle e vivere. Quante cose diventerebbero lecite e onorevoli senza un nome!... Su: quello che ti pizzico adesso: il nome? Dieci dollari, scommessa che non lo conosci.

OTELLO - Ho perso. Dimmelo.

IAGO - E un muscolo sottile, sensibile, forte e nobile, il minimo di materia per il massimo di energia: un muscolo estroso, discreto e riservato. Ed ha un nome evocatore, seducentissimo qualche eroe mitico, qualche semidio greco, qualche sovrano morto giovane Il suo guaio di essere soltanto un muscolo: fatalit delletichetta che lo respinge nella bassa forza.

OTELLO - Non sapevo che anche i muscoli fossero vittime del destino.

IAGO - Certo che lo sono. perch vivono unesistenza modesta e delicata, ma il giorno che raccontassero i loro drammi segreti!...

OTELLO - Lo pubblichi?

IAGO - Cosa?

OTELLO - Questo alato elogio del muscolo aristocratico, respinto nella casta degli intoccabili.

IAGO - (sempre sul filo della sua lirica ironia) Preferisco d no. Te lo offro in dono, se laccetti, omaggio damico.

OTELLO - Che me ne faccio?

IAGO - Ecco il guaio tuo.

OTELLO - C, forse, qualcosa di obbrobrioso ad essere un muscolo?

IAGO - Al contrario. Anzi, che ti stavo dicendo?

OTELLO - A sentirti, parrebbe di s.

IAGO - Mai pi. Il nome, solo il marchio del nome, siamo sempre l. Corrono molte calunnie sul loro conto.

OTELLO - Beh?

IAGO - Beh?

OTELLO - Allora, come si chiama questo portento?

IAGO - Ah! Scaleno. Si chiama scaleno. La tua la sindrome dello scaleno. (e lironia si assottiglia in capricciosa pedanteria) Avverti leleganza di queste tre parole insieme? Sindrome dello scaleno. Generalmente, conseguenza di eccesso dattivit fisica: unesclusivit dei grandi atleti. Lo scaleno si tende, si tende, si inarca sempre in una sola direzione - e si smaglia. A riscattarlo allora, intervengono le parole: sindrome dello scaleno, ed redento! Rientra nei ranghi della rispettabilit.

OTELLO - (cercando di accordarsi al suo tono non senza una certa goffaggine) E un muscolo dispettoso, per.

IAGO - Diciamo imprevedibile. (deliberatamente banale, privo di qualsiasi ambiguit) In parole povere, fai parte di coloro che hanno abusato, o che continuano ad abusare, dei loro muscoli, ecco tutto. Gli antichi, che di certe cose erano pi esperti di noi, ti avrebbero classificato un temperamento muscolare. Niente di male. Ma la schermaglia si va gi esaurendo. Rimane, per il momento, solo unombra di gioco aggressivo.

OTELLO - Personalmente, la fatica fisica mi d quiete, figurati un po.

IAGO - A che?

OTELLO - Eh?

IAGO - A che, ti d quiete?

OTELLO - Mi giudichi male se prometto di usare, una volta sola, la parola spirito, tua riserva personale? La fatica fisica mi d pace allo spirito. Posso?

IAGO - No! Rimango persuaso che dovresti limitarti, pi modestamente, a dire a distendermi i nervi.

OTELLO - (cameratescamente scherzoso) Meno confidenza, colonnello!

IAGO - Agli ordini, comandante. Abbia pazienza. Io sono uno che, perseguendo uguaglianze arcane, si dimentica facilmente delle gerarchie. Mi spiego?

OTELLO - Cialtrone! Ma se, formalmente, nessuno le rispetta quanto te!

IAGO - Perci non riesco a tenerle a mente nella sostanza. Sapendole adoperare, le forme sono altrettante armi della libert.

OTELLO - O dellipocrisia?

IAGO - Stamattina non andiamo daccordo su niente. (calcato) Meno del solito. Tuttaltro giro dumori e di toni. Parole vere ma recitate.

OTELLO - Scaleno, hai detto?

IAGO - Scaleno, sicuro. Bravo.

OTELLO - Mi piace. Non lo sapevo.

IAGO - Evviva. Una cosa c che non sapevi, tu che, del concreto, conosci tutto. Se Dio vuole, anche la sapienza di un campione del reale, un ingegnere dellordine, ha qualche buco. rassicurante.

OTELLO - (con tolleranza ostentata da una distratta condiscendenza) Fosse il solo!... E tu, com che lo sapevi?

IAGO - Ne so cos, io, di cose che non si sanno e non si dicono. E poi, per i muscoli, ho simpatia. Le cose poco importanti, con predilezione per quelle superflue, un debole per quelle vietate e uninclinazione irresistibile per quelle morbide

OTELLO - Torbide? Fammi capire hai detto torbide?

IAGO - morbide, morbide, io le so tutte Quasi tutte. Quelle dallaltro versante, meno assai. Linconveniente l. Io sono tutto sbilanciato da una parte.

OTELLO - E ci ricami su.

IAGO - A punto-parola. Adoro le parole. Come pap. Sapessi che inesauribili paraventi sono! Non hanno limiti. Sei egoista e ti fanno sentire disinteressato, vile e ti fanno sentire coraggioso, malato e ti persuadono di essere sano O viceversa: o viceversa. E tante tante altre cose illuderti di essere eccellente quando sei solo mediocre, darti la vita mentre ti danno la morte; darti la morte mentre ti danno la vita: consolarti nella disperazione e renderti disperato consolandoti Tutto! Protesi e droga. Aiutano a tirar avanti, le parole: lo sa il vecchio.

OTELLO - E a seppellirti sotto una montagna di letteratura, no?

IAGO - Che male c? La morfina, fa pur parte della farmacopea ufficiale.

OTELLO - Come di morfina, di fantasia si pu anche morire: provoca inedia morale.

IAGO - Si pu morire anche di normalit: provoca paralisi perbenistica.

OTELLO - Ne uccide pi la parola che la spada. Il buon senso, Iago

IAGO - Aiuto! Di buon senso si pu restar secchi. Guai abbassare la guardia un momento: si perduti. La pugnalata, Otello, pu giungere da qualsiasi direzione. Mai smettere di guardarsi le spalle. Anche tu, attento, murato nella fortezza di tutto il tuo buon senso, anche tu.

OTELLO - Da che guardarsi?

IAGO - O da chi? Da me, per esempio: che e chi. Parole travolte da unepica risata delleroe bruno. Il pugnale sta raramente nel pugno che si sospetta. Non c gusto. N a brandirlo, n ad infliggerlo, e nemmeno a riceverlo nella carne, presumo; basta pendere un fiat sul versante del masochismo.

OTELLO - Colle chiacchiere, se potessi, ci andresti a letto assieme. Che ci fai colle chiacchiere, tu? Cose inconfessabili: da censura.

IAGO - (vagamente assorto) Ognuno si sceglie le amanti che predilige, o accetta quelle che trova, o si accontenta di quelle che pu; o sta a contemplare il soffitto, contando le gocce di cristallo del lampadario: mai due volte che il numero corrisponda. La lussuria pu essere la pi esigente, ma anche la pi accomodante, delle passioni. Nel suo mistero, la scala del piacere

OTELLO - Del vizio?

IAGO - Del vizio la solita questione dei nomi ha gradini infiniti. Noblesse oblige.

OTELLO - (umoristicamente pesantino, proprio da caserma) Saluti a maman!

IAGO - (subito sospettosamente impermalito) Che centra mia madre? Sai che non mi va che se ne parli. Con tono, di colpo, discorsivo, distaccato e lucido.

OTELLO - A proposito, toglimi una curiosit: perch una madre francese?

IAGO - Perch Iago, problematico com, non poteva essere un prodotto, unicamente, della cultura americana; ci voleva una grossa fetta anche di quella europea.

OTELLO - Gi!... Mentre Otello, invece sicuro.

IAGO - Appunto: uomo senza spessori, poteva essere tutto americano. Lui moto pi semplice.

OTELLO - O semplicistico?

IAGO - Fa tu. Non ti offendi mica, vero?

OTELLO - Per carit. Nuovamente personaggi dalla testa ai piedi.

IAGO - Tho domandato: cosa centra mia madre?

OTELLO - Ah, non ne ho idea. Non me la volesti nemmeno mai presentare. Mi dicesti solo: mia madre di Bordeaux, nemmeno si trattasse di una malattia contagiosa. E si sente, ancora, dopo tanti anni.

IAGO - Cosa vorrebbe dire, si sente?

OTELLO - Il francese, noblesse oblige. Non perdi occasione di lasciarne cadere qualche fogliolina dove ti capita, come un cuoco il prezzemolo, senza nemmeno accorgertene. (calcandovi su) Si riconosce, in te, una sensibile eredit europea. Sei contento? Va bene?

IAGO - Grazie, s. E si lascia osservare a lungo dallamico improvvisamente assorto in un silenzio assediato da remoti pensieri. Sono una sorta di raptus semiconsapevoli non infrequenti fra loro. Ma come farlo capire? Dallintonazione totalmente diversa e dai tempi del dire rallentati fin quass allestenuazione e come se contemplassero degli altri, diversi da se stessi, accarezzando un ricordo? Loggettiva cristallinit di Toscanini cede, forse, la bacchetta alla soggettivit sensitiva di von Karajan? Pi alla buona: si nuota, facendo il morto, in un mare di puntini.

OTELLO - Talvolta, mi domando di che sia fatta la nostra intesa.

IAGO - Lo stesso faccio io.

OTELLO - Se cerano, al mondo, due esseri che non avevano nulla in comune per familiarizzare, eravamo noi.

IAGO - (solo a non aver dismesso un lucido residuo di critica ironia) Forse, ci che ci ha fregati: lattrazione dei contrari. Non si dice cos?... (pu trascorrere anche un quarto dora prima della conclusione del pensiero) I contrari Mah

OTELLO - Sono dieci anni che me lo domando.

IAGO - Un paio di pi.

OTELLO - Due ragazzi E segue, collo sguardo, un gesto del commilitone, che lo guida alla contemplazione della loro immagine riflessa in un grande specchio a grandezza duomo infisso nel muro.

IAGO - E ora due vermi, nudi, in un brodo dacqua calda, tra vapori e sudori estenuanti, sprecati in scaramucce a pizzicotti fra loro Non si pu dire che non si sia fatta carriera.

OTELLO - Eri giunto la sera prima

IAGO - Bagnato fin nelle ossa. Pioveva che Dio la mandava Chiss perch non ho mai potuto soffrire gli ombrelli

OTELLO - Ti ricorderanno qualcosa.

IAGO - Cosa mi pu ricordare un ombrello? Quella sera.

OTELLO - Se non lo sai tu

IAGO - Quellautunno afoso in cui agonizzava unestate dura a morire Diciassette anni ancora da compiere

OTELLO - Ne dimostravi anche meno

IAGO - Sono sempre stato tardivo.

O T E L L O - (s e n z a r i f l e t t e r e ) In tutto?

IAGO - Solo nel crescere. In certe cose, anzi, precoce Mi rifiutavo di crescere s, un rifiuto tanto desiderio di crescere e il rammarico di farlo

OTELLO - Mi accorsi di te, la prima volta, durante un allenamento, il pomeriggio del giorno dopo.

IAGO - Era rispuntato il sole eccessivo, innaturale, fuori stagione: lestate aveva avuto uno sfacciato miglioramento come certi moribondi dispettosi

OTELLO - Fisso, immobile, le mani afferrate alla rete, per tutto il tempo, ai margini del campo: mi spiavi!... Che voleva da me, per fissarmi a quella maniera, quel petulante nuovo arrivato?... S, uno di quegli antipatici visi pallidi, educati e benvestiti, che, da adolescenti, non si possono non invidiare per le loro belle cravatte in alternativa ai loro morbidi maglioni di cachemiree vogliono dire poter spendere quanto gli pare

IAGO - E stava l a vergognarsi di aver belle cravatte, in alternativa a morbidi maglioni.

OTELLO - Quello l, mi ricordo, pensai, aspetta la prima volta che mi capiti a tiro, ti sistemo il tuo muso ben lavato. La rabbia per i tuoi capelli biondi, dritti e sempre pettinatissimi, mai uno fuori posto, cos morbidi.

IAGO - E io quella di averli sempre pettinatissimi, dritti, morbidi e biondi. (badando a non incontrare lo sguardo dellamico) Lo sapevo, lo sentivo e lo temevo

OTELLO - Cosa?

IAGO - Che la voglia tua era potermi mettere sotto alla prima occasione.

OTELLO - E, allora, perch mi stavi sempre tra i piedi?

IAGO - Mistero.

OTELLO - Ti sarebbe piaciuto prenderle? Perch, a dartele, sarei stato io.

IAGO - Eri due volte me, facevi poca fatica.

OTELLO - Appunto. Un bel ragazzino; bello ma ragazzino: una mezza sega, insomma.

IAGO - Perch?! Ti stavo sempre tra i piedi, intendo?... Scoperchia il cranio di un ragazzo di diciassette anni e frugaci dentro, in cerca dei perch, tu Fosse mai stata invidia?...

OTELLO - (prima delle parole, la risposta son due schiaffi sulle proprie g u a n c e ) Invidia? Di me? Tu?

IAGO - Invidia reciproca: ecco il forse del forse di un possibile forse, rimasto forse.

OTELLO - Alquanto contorto, al tuo solito: cercar grane, a vicenda, una pianticella delicata, allevata al buio, e un lazzarone selvatico, venuto su nei prati di una periferia (scuro) senza bisogno di abbronzarsi?

IAGO - Io che, ad abbronzarmi, non sono riuscito mai.

OTELLO - La mania di voialtri bianchi.

IAGO - Ogni colore ha le sue.

OTELLO - E ci che mi stavo ripetendo Avevi persino lodore del bianco. Esalavi benessere, belle maniere, timidezza e un disgustoso olezzo di sapone profumato di dollari, da ogni poro.

IAGO - Nei tuoi panni, io alleggerirei un po quella timidezza.

OTELLO - E con cosa la rinforzo?

IAGO - Inquietudine, malinconia non mi dispiacerebbero, ad esempio.

OTELLO - A quellet, malinconico?

IAGO - Ed era gi una malinconia vecchia, pensa un po.

OTELLO - Avevo dimenticato che, fin da allora, possedevi il genio dello spleen irritante, capace di far venire il nervoso al padreterno.

IAGO - La ragione per cui il padreterno dovrebbe essere esonerato dal nervoso? Chi ? Che diritto ne ha? Da chi raccomandato?...

OTELLO - (una sorta di stupore) Ma tu, li hai i nervi?

IAGO - ( possibile suggerire un senso di stanchezza celiando?) Mi credi se ti dico che non lo so nemmeno io?

OTELLO - Che, poi, non nemmeno cos: tu i nervi li recuperi quando non ci vorrebbero e te ne liberi appena sarebbero necessari. Tu ti soddisfi a corrodere i nervi degli altri.

IAGO - Dipendesse, per caso, da tutte queste saune alle quali mi costringi?...

OTELLO - (limprudenza di chi non ha sospetti) Bugiardo. Ma se non si vede lora?!... Sono gli unici momenti in cui si riesce a ritrovar noi stessi, senza estranei tra i coglioni.

IAGO - (palesemente divagante) Sai che mi sgradito alle narici anche quel - come hai detto? disgustoso odore di sapone a caro prezzo?

OTELLO - Lo lascio, o via anchesso?

IAGO - Lasciacelo pure. Tanto, nemmeno quello non son mai riuscito a strapparmelo dalla pelle e non solo da l.

OTELLO - Come facevi ad essere cos bianco, cos biondo?... Magro! Un fil di ferro a sostegno di due occhi allucinati e lampi di crudelt nello sguardo Fu la prima impressione che mi colp S: una candida crudelt puntatami contro come unarma E, invece, era tutto tifo che facevi per me, pensa un po! Io son sempre stato un cattivo psicologo.

IAGO - Chi non faceva il tifo per te? Eri gi qualcosa di leggendario. La violenza che eruttavi nel gioco metteva spavento, altro che le armi puntate degli altri! Non cera uno in grado o che solo osasse di tenerti testa.

OTELLO - Eruttavo, soprattutto, rabbia.

IAGO - Rabbia?

OTELLO - Fa pur finta di non saperlo! La rabbia antica del mio colore. Ma, a quellepoca, me ne rendevo conto s e no.

IAGO - Nemmeno la nobile professione del guerriero, dunque riuscita a scaricartene? Pure, era la strada pi indicata.

OTELLO - Fa conto che si trattasse, allora, di un modo di pagarmi la borsa di studio che maveva permesso di varcare una soglia proibita. Le promozioni sociali hanno il loro prezzo. E chi ha quel debole, giusto che lo paghi.

IAGO - Evidentemente, non c come i complessi per stimolar lingegno: stai diventando sofista, merc il complesso del debito.

OTELLO - (nella dimensione di un umano e dolente risentimento) Esaltare, ingigantire il fenomeno da esibire negli stadi. Ti persuade? Importavano i miei muscoli, tu che ironizzi sui muscoli, conoscendo i bersagli giusti. Valevo tanto oro dal collo in gi. Dalle orecchie ai piedi, ero qualcuno, scaleno compreso. Il resto, esserci o non esserci, era superfluo.

IAGO - Gi, con una medaglia olimpionica?!

OTELLO - Appunto. ci che ti stavo spiegando.

IAGO - Ma se eri lidolo di tutti.

OTELLO - Appunto. Incrementavo il medagliere del college. Io sono stato perseguitato dalle medaglie. Ho fatto carriera a colpi di medaglie.

IAGO - Le ragazze stravedevano per te: unocchiata e spalancavano le gambe. I compagni ti guardavano la patta dei pantaloni come si guarda al Santissimo. Si sarebbero fatti il segno della croce.

OTELLO - Appunto. Muscoli. Se non servono i muscoli l Ne conosco perfino il nome anchio, di quelli. Rimaniamo sempre ai piani bassi.

IAGO - Non sai dire che appunto.

OTELLO - Appunto! Lultimo piano dove prendi aria tu ha potuto, cos, rimanere sfitto, come vedi: a tua disposizione.

IAGO - (il vago disagio di chi si sente spinto alle corde) Perch io, al contrario

OTELLO - (unombra fugace di cattiveria; appena unombra, ma c) Tu? Tu venivi dallattico. Eri il solito rompicoglioni indiscreto ed irritante con la puzza sotto il naso. Tra i calzini e le canottiere, nella valigia, a diciassette anni, tu avevi Eliot e Gide: cocaina dellintelligenza: uno di coloro che, al proprio compagno di banco, la prima cosa che domandano se conosce Le bateau ivre, e, quello, magari, stravede per I tre moschettieri; se sa risolvere le equazioni di terzo grado, e, quello si trova intrigato con una sottrazione di due cifre; che marca di biancheria intima porta, e, magari, non ha mai indossato una maglia di lana. Ecco, uno del genere, pi o meno, eri tu. Per tutta risposta al segnale di Belafonte, come capita sempre in queste slittate - , laltro esce dal proprio personaggio scuotendo con disapprovazione il capo.

IAGO - Mai pi. Troppo colto e spiritoso per Otello.

OTELLO - deve restare nellumanit e nellonore. Tutto dun pezzo.

OTELLO - Ma io le so tutte quelle cose l. (pesante) Le so anchio.

IAGO - Le saprai pure, per non devono risultare.

OTELLO - Galantuomo ma analfabeta!

IAGO - E il personaggio, abbi pazienza. Si tratta di un eroe. E quando mai hai sentito un eroe citare il simbolismo? Ce lo vedi Garibaldi parlar di Mallarm? Massimo La capanna dello zio Tom.

OTELLO - Eggi, perch la cultura e lo spirito sono rigorose prerogative di Iago, vero?

IAGO - Non dipende da me. stato stabilito cos.

IAGO - soltanto un uomo Colto Quattro secoli pi tardi.

OTELLO - Ma cosa credi, che, per questo,

OTELLO - debba rimanere un fesso e basta? Darmi del Garibaldi!... Io non ci sto.

IAGO - Che ti devo dire? Prova. Se te lo lasciano fare Ma ti distruggi colle tue stesse mani. C gi abbastanza dilettantismo in giro.

OTELLO - Almeno unaltra citazione la voglio tentare. Voglio essere un uomo anchio.

IAGO - Fatti furbo, Otello: un rischio.

OTELLO - Bene: il rischio il mio pane, no? Almeno quello, oh bella!

IAGO - Regolati come credi.

OTELLO - Ho capito: sei un intellettuale decadente. E ci marci.

IAGO - Di, di pure; della tua reputazione sei padrone tu.

OTELLO - (nuovamente rievocativo) I Dioscuri del college. Hai in mente? Avevano cominciato a chiamarci cos. Mah

IAGO - Non avevamo proprio nulla che ci affratellasse. Salvo, in seguito, beninteso, un congruo numero di cadaveri in comune, per dar credito alla leggenda secondo la quale nulla come la vita militare feconda di amicizie: il concime dellamist.

OTELLO - (nel frattempo, rimasto soprappensiero) I Dioscuri tutto quanto rimasto dallo studio dei classici I Dioscuri. Non mi ricordo nemmeno pi chi erano.

IAGO - Per carit, comandante, Dioscuro in seconda. Quello che vien dietro collo zaino e la borraccia.

OTELLO - Ma chi erano?

IAGO - (con pazienza, trionfante) Vedi? Ti avevo messo in guardia?

OTELLO - Chi erano?... Te ne sei dimenticato anche tu!?

IAGO - Due gemelli, figli di Giove en travesti: da cigno, figurati, e di una certa Leda, al naturale. Ed erano in rapporti ambigui.

OTELLO - Col pap o colla mamma?

IAGO - Otello!... Tra di loro.

OTELLO - Nooo non posso crederci: fratello e sorella!...

IAGO - Fratello e fratello.

OTELLO - E una balla!

IAGO - Pare proprio di s. Sai, erano greci. Antichi.

OTELLO - Non sar una calunnia messa in giro dai Romani?

IAGO - Dai Greci stessi.

OTELLO - Che puttanaio! Sai cosa ti dico? La cultura La cultura una forma di immoralit.

IAGO - E ben per questo che ti mettevo in guardia. Ti rendi conto, adesso, che devi essere pi prudente?

OTELLO - Non lo faccio pi.

IAGO - Prima o dopo, tu sei uno destinato a ricascarci.

OTELLO - Dici?

IAGO - Spero. Volevo dire: temo.

OTELLO - Un lapsus, eh?!...

IAGO - Vedi? Stavi gi riscivolandoci. Che ne devi sapere tu dei lapsus? Tu sei Otello! Il mio sano amico Otello.

OTELLO - E tu avvertimi, per la miseria.

IAGO - Mi far premura.

OTELLO - Senn, che amici siamo?

IAGO - Appunto! Hai ragione. Senn che amici siamo? Tu fidati di me.

OTELLO - Mi metto nelle tue mani.

IAGO - Mai precipitare. A tempo e luogo. Chi sa aspettare con pazienza, prima o dopo, il momento magico non pu non arrivare.

OTELLO - Ma che centra?

IAGO - E una battuta misteriosa, aperta a tante possibilit. Mi piace. Lasciamocela entrare.

OTELLO - Davvero, sai, chiunque mi avesse predetto che, antipatico come mi stavi, si sarebbe diventati amici, gli avrei riso in faccia. Nessuno al mondo avrebbe scommesso un cent sulla tua metamorfosi. Non eran passati due anni ed eri gi lo scattante e avvenente capitano della squadra di pallacanestro: un altro!

IAGO - Vitamine, ormoni, cibo abbondante, esercizio fisico e, soprattutto, fuori i piedi dalla famiglia, fanno miracoli a una certa et A non considerare lemulazione di un campione come te: la tua protezione, diciamo.

OTELLO - Un campione come me!... Ladolescente che non sa di aver tenuto a battesimo la prima chiavata del grande atleta!... E siamo gi ai reumatismi. (una sghignazzata) Come passa il tempo!

IAGO - (senza aggettivi e senza riserve, stupefatto ma semplice, il che non gli succede spesso) Non dirmi! Era la prima volta?

OTELLO - La prima volta.

IAGO - Ma avevi gi 21 anni.

OTELLO - Compiuti. Inaugurato quella sera, nuovo di zecca. Fra le dieci e mezzanotte, decapitata una virt.

IAGO - La tua fama di amatore indefesso? Eri linvidia di tutti. Capace di farne sei in una notte!?

OTELLO - Leggenda. Lasciavo credere. Era parte del personaggio.

IAGO - Tutte quelle stronze che facevano le bave per te?

OTELLO - Come no? Cerano, cerano. E magari, pure disposte a tutto.

IAGO - Lo credo bene.

OTELLO - (la sua fissazione) La tentazione della cioccolata, capirai. Non cero io; rimaner solo con una di esse: bloccato, la morte. E, ancor pi strano, un risentimento, ma un risentimento Arrapato di voglia e, insieme, limpulso di picchiarle Un paio di volte, lo feci, pure. Quella puttana l mi fissavo vuole, una cosa sola vuole; ci siamo intesi quel che vuole, il mio coso nero vuole; non mi accetterebbe mai per marito, quella l: una malattia, come una malattia. Va bene?

IAGO - S, s va l: a contorcimenti psicologici, se

IAGO - piange,

OTELLO - non ride.

OTELLO - Prova a nascere dalle parti dellOklahoma, cosparso da una mano di nerofumo, e poi sappimi dire.

IAGO - A ventun anni ancora vergine. Ma no!

OTELLO - A ventun anni ancora vergine. Ma s!

IAGO - Cristo, non lo ero pi io, gi da tempo, e ne avevo appena diciassette!? La mia verginit se lera succhiata la parola unamica di giovent di mia mamma, che mi impartiva maternamente lezioni di letteratura tedesca Se lera fatta fra il suicidio del giovane Werther e la decapitazione di Maria Stuarda: fra Goethe e Schiller, atmosfera sublime, come vedi, anche se mica tanto allegra tra un revolver e una mannaia e, fuori, il silenzio.

OTELLO - Sono le prime parole che sento anchio.

IAGO - Non onorevole confessare di essere stato deflorato in tedesco da una nibelunga nostalgica, che indossava come una corona, e pretendeva il presentarm, il ricordo di essere stata a letto con Hitler.

OTELLO - A far che?

IAGO - O un pisolino o la stesura della dichiarazione di guerra che ce la fece vincere. Che ne so? S sempre tenuta sulle generali. E poi, vorresti che non avessi in antipatia le guerre!... E tu Incredibile. Non ce la faccio a crederci.

OTELLO - E io ancora immacolato si fa per dire, considerato il fondotinta a ventun anni passati. Che posso farci? Non vorrai, per questo, concludere che, io le guerre le ho in simpatia. Non che tra verginit e pacifismo esista una vera e propria incompatibilit.

IAGO - No, no: la verginit, in fondo, uno stato danimo. Dico sul serio. S, uno stato danimo E cos ti accorgi quanti legami sconosciuti? - : due vergogne contrarie ma sullo stesso argomento: io s e facevo credere no; tu no

OTELLO - e lasciavo credere s. Come vedi, il leone era un coniglio, pi o meno.

IAGO - Non per questo, il coniglio era un leone. E precipita in un mutismo di pietra. Ma, in testa, un tornado!

OTELLO - Hai perso la parola?

IAGO - Eh?...

OTELLO - Dico a te: hai perso la parola?

IAGO - La prima volta: Otello, eroe misterioso, colmo di gloria, di sesso e di destino! Ma, allora

OTELLO - Allora, lesame pi duro della mia vita. La paura che io non ho mai provato sui campi di battaglia, lho provata sempre nella camera da letto di una donna, finch, per fortuna, non ho incontrato la donna giusta. Ma fino allora! Le guerre di dopo la guerra, le ho fatte tutte, tu lo sai, e abbastanza onorevolmente

IAGO - Direi.

OTELLO - Mi credi? Niente, nemmeno lontanamente comparabile. Terribile Mai sofferta, tu, langoscia della bocciatura e relativa umiliazione e terrore terrore di non farcela mai a laurearsi?

IAGO - Ma sicurezza, ardimenti, eroismi, rischi, pericoli, bravate, imprese matte? Ne hai pur infestato la tua esistenza.

OTELLO - E medaglie! Possibile che tu non capisca? Come dite, voialtri, gente istruita? Compensazioni? Solo esageravo: in ogni caso e in tutto. E anche fuori dalla morsa del sesso, intendiamoci. Per, sempre, ho idea, per via del sesso. Spiegamelo diversamente, tu, se hai unaltra spiegazione.

IAGO - Ti spieghi benissimo. Sei un

OTELLO - che ha sentito vagamente parlare di Freud e fa una certa confusione, ma ti spieghi benissimo da te. Oh poverino!...

OTELLO - E tutto ci che trovi da dire?

IAGO - Trovo da dire che io sono uno

IAGO - imbecille anche conoscendo un po meglio Freud.

OTELLO - Limbecille ero io. Mi vuoi togliere anche limbecillit?

IAGO - Imbecille io, lascia perdere: la verit ti passa accanto, ti spalancherebbe, forse, degli universi e tu non te ne accorgi e non ne approfitti. Che ti serve, allora, ricordarti la parte?

OTELLO - Cosa stai fantasticando, adesso?

IAGO - Non farci caso. Guai se mi metto a pensare ad alta voce.

OTELLO - A me succede, qualche volta. E mi fa anche bene, ti dir.

IAGO - (rimonologandosi addosso) La rivivo quella sera. Presa la decisione di affrontare lesame, sempre rimandato, bisognava passarci. Mero arreso. Ci si sarebbe incontrati a cena. Linvito era stato inequivocabile e perentorio. Via i suoi, saremmo stati liberi e soli fin dopo mezzanotte. Ero organizzatissima. Non cera scampo, stavolta. Al maldestro tentativo di unennesima scusa, colla noncuranza mordace di certe donne che hanno il coraggio di ci che vogliono, maveva incastrato precisando: Non crearti scrupoli: se per caso, non ti piacciono le donne, fa niente. Va di moda. Tra voi studenti, pare unepidemia, specie i pi maschi e non si sa pi come regolarsi. Basta dirlo, nulla di male, e la smettiamo di star a perder tempo; ti presento mio fratello che, mi sa tanto, tende allanfibio ed , spaccato, il ritratto di Marlon Brando; ci si beve su e resta tutto in famiglia. Non parendo: un ultimatum. O s, o s

IAGO - Perch, suo fratello? Senti, senti.

OTELLO - Sembra. Che ti devo dire? Residuati di guerra, si vede.

IAGO - Mai sospettato Un pugile come lui Va avanti.

OTELLO - Avevo cominciato a darmi da fare, credo, due ore prima. Doccia, barba i peli del petto: li raso, li lascio? Li rasai. Poi, si imbufal perch contava di giocarci dentro colle dita, mai che la si indovini di nuovo doccia poich, nel frattempo, il pensiero dominante maveva fatto sudare da matto. Perch tu ti renda conto del mio stato danimo: ero stato, perfino, dalla manicure dei piedi: sei dollari.

IAGO - Vorrai dire la pedicure.

OTELLO - Precisamente.

IAGO - E naturale. Sei sempre stato fiero dei tuoi bei piedi.

OTELLO - Hai, per caso, qualcosa da dire contro i miei piedi?

IAGO - Un aggettivo soltanto: splendidi. E doppi! Mica come il naso, la bocca, lombelico e via discorrendo. Due! Uno, pi il ricambio.

OTELLO - Camicia, calzini, canottiera, tutto in tono, fragrante di lavanderia No, adesso che mi viene in mente: la canottiera no, messa e tolta: faceva pi maschio senza, e poi, quel contrasto fra bianco e nero: tolta! In altre parole, ero netto come un pollo bollito e profumato come una puttana debuttante.

IAGO - Pressa poco, proprio.

OTELLO - Come, proprio?

IAGO - Possiedo un odorato anchio. Non badarci. In certe situazioni, ci si assomiglia tutti. E ho memoria buona.

OTELLO - Ah, sicuro. Ti vedo ancora aprir la porta. Entrasti in camera mia, mentre mi stavo spruzzando le ascelle di deodorante; sar stata, a dir poco, la ventesima volta. A proposito, ero stato incerto se radermi anche l, cos folte. Altro sbaglio. Meno male che le lasciai come mia madre me le aveva fatte; perch; pi tardi, quando le confidai il mio dubbio, mi disse che, se mi fossi presentato con le ascelle rasate, mavrebbe scaraventato gi per le scale, nemmeno lascensore. E ne era capace. Alle ascelle col pelo non avrebbe rinunciato per tutto loro della terra. Erano mesi, confess, che me le concupiva. Tu pensa in che posti, senza sospettarlo, qualche volta, ti trascini aggrappato locchio di una ragazza! Neanche le piattole.

IAGO - Ma non sapevi nemmeno di essere al mondo, a rischio di finir gettato in pasto al pugile! Hai mai sentito parlare dellattrazione erotica dellascella? uno dei crocevia della sensualit.

OTELLO - E ben quello che mi domand anche lei, dopo avermi dato una sberla.

IAGO - Sfido io! E tu cosa rispondesti?

OTELLO - Altroch!, esclamai. Mica vero. Per me, era tutto nuovo, mai udito un discorso simile.

IAGO - Cosa speravi, di trovarlo scritto sul dizionario?

OTELLO - Non si pu saper sempre tutto, scusa. Fai presto a parlare, tu, perch sei colto. Io ero il buon selvaggio. Posso dirlo?

IAGO - Sei impazzito, col razzismo di cui continuamente accusato il nostro paese?

OTELLO - Ma se un negro a dirlo

IAGO - Poi i critici equivocano: stroncature, rettifiche, proteste, polemiche, lettere ai giornali, vien fuori un casino. Guardatene bene.

OTELLO - Mai capito perch le ascelle delle femmine vadano depilate e quelle dei maschi no.

IAGO - Una valida ragione c.

OTELLO - E sicuro che io morir senza conoscerla.

IAGO - I doppioni vanno evitati, Otello, per quello che c gi; e, per quello che non c, si cerca di ingegnarsi conservando ci che gli somiglia. Mi spiego? Se una cosa non te la dice il cervello, te la deve dire

OTELLO - (innocente come Parsifal) Che?... Cosa me la deve dire?

IAGO - Lasciamo perdere. Non pu parlare. Non dispone di corde vocali.

OTELLO - Mah!... E, poi, dopotutto, non cero mica andato colle ascelle calve. Il mio pelo lo avevo addosso tutto; e, in seguito, quando conobbi meglio la vita, feci attenzione a portarmelo sempre dietro. Tante storie per quattro peli. Quando erano necessari, sono sempre stati presenti e si son fatti onore. Anche da ammogliato, faccio per dire.

IAGO - Non ne dubito. Scusa tu. Prosegui pure.

OTELLO - Adesso, mi sono confuso. Ah, i maglioni. Solita ora, solito rito: eri venuto per la tua infantile mania dello scambio dei maglioni. La menata di tutte le sere.

IAGO - N mania n menata: patto, se non ti dispiace.

OTELLO - Lo sapevi, che antiigienico?

IAGO - Anche lavessi saputo, me ne sarebbe importato meno che tanto. Non erano lezioni di igiene di cui andavo in cerca.

OTELLO - Che vuol dire? Nemmeno io. Per, dimmi tu se ero in grado di pensare al rito dei maglioni in quei momenti, siamo logici.

IAGO - Perch no?

OTELLO - Stavo per andare a letto con la mia prima ragazza, Iago! Ti riesce a entrare in testa?

IAGO - Per me, era una delle tante. Ti stavo facendo, forse, una scena di gelosia?

OTELLO - Dopotutto, cosa ti dissi? Stasera, niente cambio di maglioni, ti dissi.

IAGO - S, ma con che tono!

OTELLO - E non aggiunsi subito: Bardatura delle grandi occasioni. Ho un appuntamento con Accidenti, come si chiamava?

IAGO - Si chiamava Nicole e ti faceva il filo da Natale. Ti concupiva lascella. Quella sera, lo sapevi.

OTELLO - E chi dice di no? Nicole, da Natale; mi sta tornando in mente Ho idea che fosse bionda, tu che ne dici?

IAGO - Sono sempre state tutte bionde le tue donne. Quella, tirava al rosso, era piena di efelidi come una cravatta a pallini e aveva un deturpante dito a martello al piede sinistro. Orribile, paragonato alla perfezione del tuo.

OTELLO - Il mio cosa?

IAGO - Il tuo piede, naturalmente.

OTELLO - Ah, gi, hai sempre avuto un debole per il mio piede Eccola. Grazie. La vedo, ora la vedo, le vedo il dito. Ma ti pareva tanto orribile?

IAGO - Senzaltro, una delle peggio che hai avuto. A quel tempo, si faceva stantuffare dal battitore della tua squadra. Per poco, anzi, non vi eravate presi a pugni per causa sua.

OTELLO - Cosa mi racconti!... Era geloso?

IAGO - Non sar stato, certo, per ragioni culturali. Cosa ci trovavate poi? Sar dipeso dalla sua abilit di ninfomane famelica dascelle. Passava da un aborto allaltro come cambiarsi la camicia, per via che aborriva il coito interrotto, non digeriva la pillola ed era allergica ai preservativi.

OTELLO - Ma, scusa, a letto con lei ci son andato io o tu?

IAGO - Tu, tu, nessuno te la ruba. Ma le sue abitudini le conoscevano anche i sassi. I cessi erano pieni di scritte col suo nome: una fogna nella fogna. Da una buona donna, s, ti sei lasciato inaugurare. E, magari, sarai stato persuaso che ti fosse toccato il dono di una vergine.

OTELLO - Ti dir: un mezzo sospetto lho avuto. Mah?, pensai per tutto il tempo.

IAGO - Mano male, hai avuto un mezzo sospetto. Era un mah universale. I meglio se li era fatti tutti!

OTELLO - Tranne te, evidentemente.

IAGO - Io ci provai la sera dopo, ma non volle saperne.

OTELLO - Hai capito, lamico!

IAGO - Non mi fai voglia. Torna quando sarai cresciuto e vedremo mi disse chiudendomi luscio sulla faccia. La odio ancora.

OTELLO - Ma pensa! Beh, col tuo maglione in spalla, vedendomi cos asettico e lustro: Te la d?, mi chiedesti. Domanda spudoratissima in bocca tua.

IAGO - Stasera me la d, mi rispondesti, gonfiando il collo come un gallo da combattimento. Risposta da play-boy di periferia. Tipica.

OTELLO - E fu a questo punto che mi sorprendesti con qualcosa di inaspettato, mai pi riuscito a dimenticare.

IAGO - (una provocazione intesa unicamente a tagliar corto) Figurarsi se te leri dimenticato: entrai nel bagno ma non per pisciare.

OTELLO - Un paio di minuti dopo, nemmeno ricomparivi e

IAGO - Colpo di scena!...

OTELLO - Tenevi, fra due dita, appena sfilati, ancora caldi, i tuoi slip.

IAGO - (insolente) Una carezza! Di seta, color canarino, lievi e trasparenti come una ragnatela. Ad alitarci contro, prendevano letteralmente il volo.

OTELLO - Fu ci che facesti.

IAGO - Una pazzia della francese.

OTELLO - Tua madre?

IAGO - Lei faceva regali cos. Unindecenza indossarli.

OTELLO - Appunto. Perch, allora?... Non ci fu Cristo: se volli recarmi a quel convegno damore, dovetti mi vergogno a raccontarlo levarmi e scambiare con te i miei di bucato per indossare i tuoi, ancora impregnati dellodore del tuo corpo. Ti porteranno fortuna insistevi, facendomi il nodo alla cravatta.

IAGO - Blu elettrica a righe scarlatte: un cazzotto nellocchio.

OTELLO - Non ti superava nessuno nei nodi alle cravatte. Vedrai, ti porteranno fortuna

IAGO - Ci porteranno, fortuna, dicevo: ci; sono sicuro che dicevo: ci.

OTELLO - Grottesco, indecente e incomprensibile. Non trovi anche tu, oggi, a mente matura?

IAGO - No. Non trovo. Non tutto grottesco ci che la gente trova grottesco, come non tutto indecente ci che la gente trova indecente; e io mi rifiuto di essere la gente. Incomprensibile, dipende. Chi ci arriva e chi no. Ci si scambiava sempre i maglioni!

OTELLO - Per non ci si era mai scambiati gli slip!

IAGO - Era anche ora!... Se ne fai una questione di indumenti

OTELLO - Lunica ragione, guarda, penso di averlo fatto per scaramanzia. In fondo, era come essere in due: aumentava le probabilit di riuscita. Forse, dipese anche, un po, il dispiacere di te che rimanevi a bocca asciutta. Pi passa il tempo e pi mi pare assurdo. Ma dimmi tu se possibile: la prima volta che vado a donne, ci vado dentro alle tue mutande! Che mi erano anche strette. Ti sembra normale?

IAGO - (esplosivo) Normalissimo! Otello, ora di smetterla colle etichette. Lo sai che mi stanno sui coglioni! E i miei slip erano la tua stessa misura. Cosa vorresti far credere? Un silenzio per pensarci su.

OTELLO - Me, se ben ricordo, me li sentii stretti. Per E, poi, il ritorno. Allungato sulla poltrona, in camera mia, sveglio, la radio aperta sottovoce. Cantava Belafonte. Attenzione, regista! Un po vizioso devi aver sempre teso ad esserlo: era gi notte ed avevi passato il tempo a leggere Baudelaire! Abbi pazienza, ma un nome che non posso non fare. Eredit materna, suppongo, devo dirlo, se non ti offendi.

IAGO - Di Baudelaire, mia madre, ignorava anche lesistenza. S e no, si era fermata a quel porco sifilitico di Maupassant che non parla che di casini e puttane.

OTELLO - Non vedevi lora di sapere come era andata. Insistente, febbrile, aggressivo. E cosa avevo provato io, e cosa aveva provato lei; e cosa ci si era detti; e se, durante, sera parlato o taciuto e quali argomenti perfino, ma s, se al momento al momento mera venuto limpulso di bestemmiare, pare che non esista goduria maggiore E quante volte, e comee dove! Dove, Iago! Sensazioni, pensieri, gesti, durata E quanto avevo goduto io e quanto avevo fatto godere lei: tutto e pi ancora Un altro, eri diventato un altro. Irriconoscibile Certi particolari intimi volevi conoscere una scabrosit, unindecenza! Era come venir scorticato di fuori e di dentro. Dimmi tutto, incalzavi allevasivit stupefatta del mio laconico rispondere che annaspava in una balbettante vergogna: Voglio conoscere tutto! Persino, mi ricordo bene: Ho diritto di conoscere tutto. Ma che tera accaduto? Che tera accaduto? Peccato che lanimo, e di conseguenza il tono del discorso viri verso tuttaltra sponda. Ma gi, la zona meno chiara sempre quella pi prossima alla lampada, e nulla pi invisibile di ci che non si vuol vedere.

IAGO - Tu, piuttosto, perch ti ecciti tanto? Curiosit. Mi interessava sapere, ecco tutto. A quellet, non si mai sazi di curiosit, specie certe curiosit.

OTELLO - Potevo chiuderti la bocca con un semplice: Cambia musica, sono state due ore di torcibudello ma sono stato promosso, scusa tanto? Preferii mandarti al diavolo Un sovrano offeso: pretendesti subito, da villano, s, da villano, ma immediatamente, di ritorno

IAGO - Con questi slip, sai, cominci a rompere quel che c dentro.

OTELLO - Cazzo! Dovetti sfilarmeli l davanti a te, mentre tu facevi altrettanto coi miei, davanti a me anche un po ridicoli, se vogliamo Te ne tornasti in camera tua con un muso pi lungo del corridoio, senza aggiungere una parola, sbattendo luscio. Un matto!... Mah, la nostra amicizia cominciava appena: voglie insoddisfatte di adolescente immaturo e invidioso, dovetti pensare, qualcosa del genere Mi vien da sorridere: mi sentivo come un padre. Capirai! Ero appena stato laureato uomo. (a conclusione di un pensiero opportunamente inopportuno) Ti masturbavi a quel tempo?

IAGO - (n vergognoso n sfacciato) Naturalmente. Parecchio. Pare che non sia pi come una volta. Oggi, garantiscono, fa bene alla salute. Posso considerarmi un precursore.

OTELLO - Io no, pensa. Mi sembrava degradante.

IAGO - Si capisce. C qualcosa che non quadri in te? Sai chi mi ricordi?

OTELLO - Sono preparato a tutto.

IAGO - Parsifal collabbronzatura.

OTELLO - Ma fa dormire in piedi! lunica serata che mi rammento con terrore del mio viaggio di nozze.

IAGO - Parsifal senza sonno.

OTELLO - La storica serata degli slip, il Parsifal sarebbe stato sprecato. A immergermi nel pi profondo dei sonni ristoratori bastarono, e ne avanz, la soddisfazione della prova superata e il sollievo di un ostacolo rimosso. Ecco, senza gloria e senza infamia, la mia iniziazione al sesso. E cos cancellato dalla nostra amicizia anche lultimo segreto custodito in un vecchio paio di slip di seta Da frocio, scusa eh s: da frocio. (IAGO - rimane muto) Laltro risponde con un silenzio fermo lasciando passare tutto il tempo che crede.

IAGO - Fu rimosso davvero, poi?

OTELLO - Cosa?

IAGO - Lostacolo.

OTELLO - Su quel versante, dopo, cess ogni problema. Dalla sera alla mattina, la faccenda era diventata quello che era: una piacevole funzione naturale e buonanotte.

IAGO - Evidentemente, cera la stoffa.

OTELLO - Quanto tempo?!...

IAGO - Avvenne la sera del diciannove di maggio, esattamente undici anni e due mesi fa: un plenilunio, sembrava giorno. Presso la finestra, potei leggere Baudelaire a luce spenta.

OTELLO - Tieni un diario?

IAGO - Non ne ho bisogno.

OTELLO - Com che te ne ricordi con tanta precisione?

IAGO - Versi, rancori e date sono sempre stati il mio forte. La stessa mattina, un mercoled, secondo un rituale goliardico ingenuo, visto da adulti saggi, non rassegnati allidea che luomo ha il privilegio di portarsi dentro, fino alla tomba, la propria infanzia con una incisione reciproca sullavambraccio sinistro, avevamo mescolato il nostro sangue in pegno di fratellanza. La lametta adoperata era una Gillette, marca che adopero tuttora, ogni mattina, per farmi la barba, e che usi anche tu. Questo, nel caso che ti sia caduta dalla mente la cerimonia. Ma le cicatrici, a scrutar bene, persistono ancora. (lultima freccia, quanto spuntata!, di ironia) Sono indelebili. Controlla. (e gli mette sottocchio lavambraccio)

OTELLO - Non me ne sono scordato nemmeno io. Scherzavo. Guarda. (e fa altrettanto)

IAGO - Lo so. Tardi, ma, scivolando scivolando, il loro vascello ha imboccato la rotta della sincerit, e non c provocazione, ironia o pudore che valgano a vulnerarne le vele. E poi, vennero altri esami, pi importanti

OTELLO - No. (sorridendo ma non troppo) Pi importanti no.

IAGO - Nemmeno gli esami ad eroe nazionale, o gi di l?

OTELLO - Meno di tutti quelli. Lo sai, fosti sempre al mio fianco

IAGO - (cantarellato) Ed io rimango, di sua moresca signoria, lalfiere. Con testuale citazione musicale della frase dall

OTELLO - verdiano.

OTELLO - Prima mera rimasto ben in mente dicesti, come dicesti? Unamicizia garantita da un congruo numero di cadaveri in comune, o pressa poco. Non cos, Iago Allunga il calcagno. Tocca a me, ora. Il bianco poggia un piede sulle ginocchia del negro e il massaggiato diventa massaggiatore.

IAGO - Sicuro, sicuro, dei nemici, soprattutto dei cadaveri dei nemici i cadaveri della parte giusta - , tu hai sempre avuto, e preteso che si avesse rispetto. Era il fiore allocchiello dei condottieri antichi, coi quali tiri a condividere la magnanimit.

OTELLO - E se fosse il caso, pi modestamente, di semplice carit?

IAGO - Ancora un altro scambio di etichetta. Stipendiati per produrre cadaveri redditizi, si fa lealmente il proprio mestiere. Questa la nuda verit.

OTELLO - Vorrei che tu conoscessi un episodio che secondo te non avr alcuna attinenza col nostro discorso, ma, per me, assai.

IAGO - Le mie orecchie sono tue. Infilaci dentro ci che vuoi: violentale pure.

OTELLO - Quando tu non eri ancora stato trasferito, laggi, sai, in quello spaventoso laggi, dove si viveva con solo una domanda fra i denti.

IAGO - Gi: perch?

OTELLO - Sicuro: Perch? Un bombardamento aereo, tanto stupido e inutile da giustificarsi, guarda: dico giustificarsi, unicamente come uno sbaglio

IAGO - Uno dei tanti, da buttare allammasso del perch totale.

OTELLO - Capita, in guerra, capita anche questo.

IAGO - E nei preventivi. capitato anche a noi.

OTELLO - Anche a noi, daccordo.

IAGO - E non una sola volta.

OTELLO - E non una sola volta Bene: in un paio di minuti, fu massacrata una compagnia al completo. Non ne rest vivo ed intero uno che uno. Erano tutti ragazzi. Il pi vecchio vecchio! sbagliava una settimana a fare ventun anni

IAGO - Chiss se era ancora vergine anche lui?!

OTELLO - Iago!...

IAGO - Non farci caso. Intendevo solo precisare che parecchi saranno morti senza nemmeno mai aver fatto lamore. Ma non sar mancato qualcuno che, senza i tuoi scrupoli, andava a mano. Meglio questo che niente. O no?

OTELLO - (dopo, come prima risposta, aver chinato il capo in silenzio) Noi, ci si dovette ritirare a rotta di collo, come si pot, lasciando quel carnaio, ancora caldo e palpitante, a imputridire negli acquitrini.

IAGO - E senza un Tacito a raccontarlo. (lesperto) . Rappresaglia?

OTELLO - Che si doveva fare? Subire? La sera stessa.

IAGO - Regolamentare. Quanti?

OTELLO - Pressa poco altrettanti e un aereo a terra.

IAGO - Prevedibile. Sei sempre stato giusto nel calcolo del dovuto e discreto nel risarcimento degli interessi.

OTELLO - (alto) Che si doveva fare, Cristo!

IAGO - Quello che hai fatto, n pi e n meno.

OTELLO - (il peso di una tristezza fonda) Inatteso, non si sa da chi e come avvertito io ne ebbi notizia pi tardi, a cosa fatta in mezzo a quel carnaio, il giorno dopo, comparve un giovane missionario sgraziato, foruncolosi, malvestito Veniva dalla missione, una decina di chilometri a sud. Io lo avevo conosciuto tempo prima. Per modo di dire conosciuto: poche parole, ma mera rimasto impresso. Prima di farsi missionario, maveva raccontato, lavorava la terra nella fattoria dei suoi; erano non so quanti fratelli: tanti. Un giovanottone maldestro, sciatto, insignificante e taciturno; mi colpirono le sue mani spropositate e pronte balbettava, pure, e non brillava per eccessiva pulizia, ebbi limpressione. Cappellano, medico, infermiere, uomo di fatica della missione? Non mero nemmeno curato di informarmene, uno qualunque. Passato e via. Comparve solo, mi riferirono.

IAGO - Cambia calcagno, se non ti dispiace. Comincia a dolermi anche il destro. Azione corrispondente naturalissima, sempre senza la bench minima conseguenza sul fluire del discorso.

OTELLO - Giorno dopo giorno, collunica sua forza di contadino; senza fretta, paziente, sereno mi raccontarono che cantava, mentre faceva il suo lavoro, cantava vecchie canzoni popolari, anche piuttosto scabrose, del nostro paese, uno del sud pure lui, pare pezzo a pezzo, come pot, rimise insieme quei resti martoriati; li identific, coloro che pot identificare; e, corpo dopo corpo erano trecentoottantatr - , scelto un breve spiazzo asciutto, ombreggiato da grandi bamb, nella foresta, nudi nella nuda terra, li seppell. Pensare a una bara, l, tu ti rendi conto, sarebbe stato da insensato. Egli non si pose nemmeno il problema. Ceran dei corpi da sotterrare e cera della terra adatta e disposta ad accoglierli. Indispensabili, erano, semmai, una zappa ed un badile, e a quelle aveva gi provveduto il suo scrupolo di contadino, al momento di porsi in marcia. Poi, per ognuno, colle sue enormi mani inchiod due pezzi di legno; incise rozzamente i loro nomi su altrettante tavolette, tutte uguali E adesso, allineati, sotto ventitr file di grezze croci indistinguibili; pi tre dietro alle altre: gli ignoti senza nemmeno il nome; tutti quei poveretti tutti stanno l a farsi compagnia in pace, nel grembo del loro vuoto sacrificio E questo, merc la carit di un oscuro ragazzotto che non aveva mai visto nemmeno in faccia nessuno di loro, distante da qua alla luna dallidea di attribuirsi qualche merito, e che non lascer traccia di s su questo pianeta Vedi, sul nostro non invidiabile cammino si incontrano esseri e carriere, del genere. Non sarebbe sprecato tenerne conto. Solo questo.

IAGO - Normale. Vorrei vedere che fosse diverso; e un mondo, dove possibile che i figli dei falegnami finiscano appesi con due chiodi nelle mani ed uno solo nei piedi per risparmio, e dopo hanno ancora voglia di tornare su questa terra, non fosse in grado di mettere in circolazione, ogni tanto, gente cos! il meno che possa fare.

OTELLO - (un sospiro che sfonda il muro) Daccordo. Ma c unaggiunta. Ogni sera, quel mansueto gigante esce dalla Missione e, un passo dopo laltro, si macina dieci chilometri di andata e, poi, dieci di ritorno, nella foresta. Raggiunge il piccolo cimitero nel canneto, percorre lentamente, senza trascurarne una, le file di tutte quelle croci, si sofferma un attimo ai piedi di ognuna, vi depone uno sguardo, muove appena le labbra leggendone il nome e trasforma la guerra in un muto e breve colloquio con chi ne stato vittima. Quando li ha mormorati tutti, solo, tranquillo, lento, riprende il sentiero del ritorno. Non prega. Solo nomi. Se un soffio della memoria di quei nostri fratelli, rimasti privi di risposta al loro perch, riesce ancora a perpetuarsi solamente per lesiguo filo di quellattimo di piet, e fintanto che quel ragazzo viva. Dove i nomi non li ha potuti incidere, guarda e tace. Di tanti a cui ho domandato, nessuno conosce come si chiami lui.

IAGO - Quindi, non avr medaglie. Nulla di umano deve rimanerti alieno, nevvero? E tu, ovviamente, ambiresti ad eguagliare anche quel tuo mansueto gigante.

OTELLO - Quanto veleno in quell anche, Iago. Perch ti vuoi cos male? Perch non fai nulla per aiutare gli altri ad esserti amici?

IAGO - Non ho bisogno di amici. E non li voglio. Allerta, tu. Fra la cosiddetta umanit e la pura e semplice retorica non c che un soffio. Come tra la politica e la demagogia, la stessa cosa.

OTELLO - Ma c.

IAGO - Ah s? I nostri fratelli, eh, a tenersi compagnia. E gli altri, la moltitudine degli altri: quelli dallaltra parte, la parte sbagliata, la parte colpevole; alla quale restituiamo il colpo, da bravi ragionieri? Gli irregolari, i ribelli, i reietti, i nemici di sempre?... I vinti, Otello! Son molte le maniere di appartenere ai vinti.

OTELLO - Gli anarchici a tempo pieno come te, odiatori di ogni ordine e freno?

IAGO - Gli anarchici a tempo pieno come me, profetici del caos: gli appestati che hanno sempre torto la sterminata, indistruttibile ombra che occupa labisso dellanimo umano - . Per essi, n tempo n memoria, n vane parole sulle loro ceneri mute: Catullo, te che invidi le citazioni. Non difficile, credi, n divertente, rovesciare i vostri miti come una vecchia giacchetta logora che si pretende di sventolare, persuasi che si tratti di una gloriosa bandiera da venerare. Non c bisogno di essere dei problematici, proprio no. (uno sghignazzo) LAmerica un errore, Otello.

OTELLO - E gi stato detto.

IAGO - Il che non esclude che lo rimanga.

OTELLO - Certo. Per, costretti a scegliere tra errori diversi, ancora sopportabile il meno peggio.

IAGO - E allora, diciamo: un inganno, se preferisci.

OTELLO - La risposta non muta. Diventa solo pi dolorosa.

IAGO - (sapiente nel vulnerare un punto nevralgico) Eppure, anche tu, in un certo senso, e nonostante tanti nonostanti, (in rallentare per meglio ferire) pare che, pi di una volta, ti senta, ti sia sentito, relegato tra gli esclusi, i respinti gli altri le anime di seconda scelta, i fondi di magazzino

OTELLO - (senza ira, non per senza una calma cruda e virile) Se dici negri basta una parola sola ad intenderci.

IAGO - E il tuo complesso, si sa.

OTELLO - Ma il fatto , vedi, che ad onta di tutto, io persevero a credere in un paese che pur ci sottovaluta e ci emargina.

IAGO - Te? Emarginato? Sai quel che dici?

OTELLO - Non basta caricare uno di onori per renderlo uguale. Anzi, qualche volta proprio un onore di pi a marcare la differenza, allo stesso modo che una giustificazione non richiesta ribadisce una colpa I miei, la mia gente, (un baleno appena di ferocia) mi concedi di servirmi di una parola infetta?, la mia razza, si emarginano; ed lo stesso come si emarginasse me, sputi che sento arrivare sulle mie guance rispettate e riverite Tuttavia, ci credo. Guai altrimenti. E, se vuoi, ci credo proprio a causa, che, a me, toccato, o mi illudo che mi sia toccato, di contribuire ad affrettare il giorno in cui cesser di sottovalutarci, e vi si sforza gi.

IAGO - Ci credi, o si tratta soltanto di unillusione per giustificare che lo servi, questo paese tanto generoso e invidiabile?

OTELLO - Lo servo perch ci credo.

IAGO - E non giudichi?

OTELLO - Si giudica forse il proprio padre, la propria madre?

IAGO - Altro se si giudicano! Solo i figli hanno diritto di giudicare i genitori, mettiamocelo finalmente in testa.

OTELLO - Credevo il contrario.

IAGO - Ti sbagliavi.

OTELLO - Vivendoti vicino, avvilisce il dubbio di uno che reciti la commedia del cinismo per mascherare nonsisach Cos, Iago? Con me potresti aprirti.

IAGO - Lora passata. Ci si conosce troppo, ormai, per conoscersi davvero.

OTELLO - Dici sempre il contrario di ci che dovresti dire.

IAGO - Per paradossale che possa sembrare, solo conoscendosi poco, due possono sperare di conoscersi fino in fondo. Conoscersi vuol dire erigere muraglie fra due esseri. Pi si grida e meno ci si sente E si resta soli. La stazione terminale della conoscenza la solitudine. l che devi scendere.

OTELLO - Ma si direbbe che tu ne abbia fatto la tua meta.

IAGO - Ne ho fatto il mio destino. Sai chi fu luomo pi solo al mondo?... Giuda. E aveva le sue buone ragioni di essere Giuda. Ricordatene. E non scordarti nemmeno, se e quando fosse necessario, che, di quei dodici galantuomini, fu colui che dovette patire di pi. Io lo so. Non domandarmi come.

OTELLO - (s t o n a t o , s t o n a t o) Ceri?

IAGO - Fa conto che ci fossi.

OTELLO - La causa?

IAGO - Giovanni. Chi lavrebbe detto? (quanto scherno!)

OTELLO - Il pi mite, il pi amato?

IAGO - E lui il meno. Non ti pare sufficiente?

OTELLO - (dopo una breve riflessione, tollerante, perfin dolce, ma fermo) Ma chi sei tu? Per te, pare non esistere nulla di sacro, nulla di serio, nulla di rispettabile, nulla degno di essere vissuto e per cui vivere Chi sei?

IAGO - Si quel che si . Io non sono che un critico. stato detto anche questo.

OTELLO - Il segreto del tuo pensare, il criterio del tuo agire: la ragione di essere come sei?... Mistero.

IAGO - La ragione del non esserci una ragione. Se ti pu servire

OTELLO - Tutto al negativo. A caso, a capriccio

IAGO - A destino, suona meglio; ci si sente pi importanti. Angoscia, meglio ancora. Pi umani. La stagione degli eroi tramontata. Qualsiasi segno essi portino, ne abbiamo i coglioni pieni.

OTELLO - Nulla da fare: accettarti come sei, o non accettarti.

IAGO - Accettarmi me, da me stesso accettarmi o non accettarmi. cos breve la vita, Otello; un fiato di vento e via, passata, che non ti lascia tempo per scandagliare il fondo del tuo essere. Pizzicotti, un solletico e accontentarsi E, poi, esiste un fondo?... E, se pure, a che scopo? In nome di che? Dio? Ma, se Dio ci fosse, che senso avrebbe aver messo, e poi lasciare, in circolazione uno come me? Una prova di modestia a dimostrazione fino a che punto possa arrivare anche lui quando sbaglia?... E gi una fatica essere vivi e basta Dio va e viene E distratto e vagabondo. N quando n dove dovrebbe essere reperibile, mai che si trovi. Sar let.

OTELLO - Ti si chiedono cose e tu rispondi parole. Perch non hai fatto 10 scrittore? Mi sa che saresti riuscito meglio.

IAGO - La mia vita ho preferito lerrore di viverla alla scappatoia di scriverla. Mi son consapevolmente chiuso in galera colle mie mani e, poi, ho gettato le chiavi dalla finestra. Ma non potevo non farlo, se permetti. M parso pi leale (completamente e unicamente a s, per s): un po meno ipocrita, lusso eccezionale per un ipocrita se si tratta di un ipocrita. 11 tempo indispensabile a un immediato quanto sorprendente
capovolgimento istrionesco di tono e di ritmo, che per non spezza il
sotterraneo corso dello stesso pensiero. Tu, ad esempio, sentiamo: perch hai scelto la carriera militare?

OTELLO - Perch si comanda e si vince. Non ho scrupolo a confessarlo.

IAGO - Nessuna sorpresa. In te, lo trovo logico e coerente: ti risolveva il problema di tante frustrazioni: fornisco eroismo, voi mi pagate in potere e onore. Ineccepibile.

OTELLO - E tu, allora tu, bianco perch? Non lho mai capito e non lo capisco.

IAGO - (non meno sincero, per una volta) Non lha mai capito nessuno e non lo poteva capire: perch si obbedisce e si perde. E io non ho vergogna a confessarlo. Una botta di silenzio dirompente come una cannonata.

OTELLO - (gridato o sottovoce, fa lo stesso) Tu?

IAGO - Io! Fatto personale. Non comunicabile: censura. E, poi, naturalmente, binocolo a tracolla e microscopio nel tascapane, uno passa la vita in esplorazione delle ragioni del proprio operare. Sul serio: sarebbe da ridere se non fosse da piangere: ed ecco, lonesto Iago. Apri gli occhi, Otello!!... Indi, a chiusura di unaraldica pausa e dopo un ghigno che non che un gemito mascherato dal proprio contrario: E, adesso, se mi rendi il mio calcagno, io ti restituisco il tuo scaleno, pardon: la tua indefettibile fede nellumanit. Vince chi perde. Il massaggio bene che si interrompa qui. Guai, di

IAGO - e di

OTELLO - fare un minestrone solo! Si offendono i numi. Assorto, purch non esageri, senza replicare,

OTELLO - cessa di massaggiarlo laveva gi fatto, come, lamico, lui, prima, fra interruzioni e riprese alterne - , si infila in un accappatoio alquanto vistoso, gialli girasole e rossi scarlatti, non senza, involontariamente ma lo si nota - , pavoneggiarsi alla specchiera; e si dirige verso luscita accompagnato dallo sguardo cupido dellinterlocutore; e nellammirazione incontenibile, il rasoio dellironia lo trattiene, un momento, sulla soglia.

IAGO - Non cessano di piacermi gli sfacciati squilli delle tue sfavillanti vestaglie esclamative, da eroico sceicco avvolto nei gloriosi stendardi delle proprie vittorie. Sei fatto per marciare; in testa, si capisce. E a cavallo, naturalmente.

OTELLO - (dimesso quanto laltro stato istrionico) In unidea mi son nuovamente confermato, oggi.

IAGO - Cio?

OTELLO - Non sei un uomo felice. E, ancora ancora, che, a riparare il tuo squallore, ti rimane il paravento della letteratura.

IAGO - La letteratura solo quel che rimane quando non si ha pi niente E tu?

OTELLO - Io non sono infelice, proprio perch tra me e la vita non s messa di mezzo la letteratura a ripararmi. Certe medicine, quanto pi salutari si credono, tanto pi dannose si rivelano. Chiss Vado ad istinto, io. Ancora una sbirciata allo specchio e non c pi.

IAGO - (livido) come i camion, a benzina! Se potesse, si infilerebbe lanello al naso. E ci guadagnerebbe. Perch non vuoi capire? (e tutta altrettanto nevroticamente convulsa la successiva confessione) Quanto temo lasci passare, come cancellato, prima di balbettare il proprio segreto? Lebbrezza dellumiliazione. Ed cos ogni giorno: la scusa di massaggiarsi il corpo per mendicare la carit di poter, un poco, massaggiarsi lanima Amplessi mostruosi. E non lo sa. Per lui, normale solo ci che ragionevole E sufficiente solo ci che consentito E morale solo ci che confessabile ed intelligente solo ci che stupido. Il resto silenzio. Sordo e cieco chi non sa ascoltare e scrutare s stesso subendo, e accettando, la propria morte Sempre l, accasciato, chino il capo umiliato e colpevole, e gli occhi a terra, fissi sul drappo caduto dai fianchi dello scomparso. Lento, investito da un vero e proprio raptus crepuscolare, donde ogni precedente coercizione ragionevole uscir scardinata; assediato da nemiche larve striscianti, nel sordo e cupo e inavvertito e tristo emergere della Natura finalmente insorvegliata, lo raccoglie, lo appallottola e lo scaglia contro lo specchio. Altro che medaglie! La sveglia al collo! E, ciononostante, laggressivit gi s fatta resa. Si alza in piedi, luminoso e fragile, va, ora, lui, davanti alla specchiera, si toglie, se laveva, il proprio asciugamano dia lombi, affrontando, ignudo, limmagine riflessa di s, cos casta, cos vulnerabile; e, possibilmente senza mai elevare il tono dellautocrudelt vitrea di una voce priva danima, colla lama gelida della sintassi rotta dallallucinata isteria che lo travolge, in sommessa estenuazione, racconta se stesso senza carit come se si trattasse di un estraneo. Questo corpo bianco, superbo e umiliato di essere bianco Madre maledetta, madre infame, madre oscena, puttana madre, che cominciasti a tradirmi prima ancora di spremermi dalla tua carne: mi credo io e sono te. Ecco la mia dannazione Smaniavi per loro. Solamente quelli come lui sono veri maschi. Era la tua ossessione. Ed la mia. Me lattaccasti, codesta febbre, quella notte, collodio di te che il pilastro della mia esistenza: il costo di quellodio, da pagare fino alla tomba, debito inestinguibile. E attenta a precedermi sottoterra, che goda il pensiero di poter odiare il tuo cadavere imputridito Fino alla morte, linnocente che origli quella notte dietro quelluscio!... Eri scesa nella strada collombrello, sotto la pioggia a cercarti il marinaio negro Vi sorpresi nella livida fosforescenza del plenilunio che dilagava, dalla finestra aperta, sul vostro amplesso e ogni goccia di sangue mi sfugg dalle vene - : convulsi, sul gran letto della grande camera, dove mi avevi concepito e partorito. Spettacolo orrendo e inesplicabile Il grasso animale buio dalle labbra tumide e voraci, ansimava e sudava sopra il tuo corpo minuto e luminoso Cagna incalorita, ti dimenavi e mugolavi ancora, sotto di lui, senza conoscerne nemmeno il nome. Non facesti in tempo a chiederglielo. Nei casi come i tuoi, il nome lo si chiede sempre dopo, quando lo si chiede: tu, lo chiamavi tu, e parole impronunciabili, mai udite, e gemiti, appesi a quel tu E il bimbo svenne, dietro luscio socchiuso Nudi e risentiti di dover interrompere il bestiale orgasmo, al tonfo foste costretti a soccorrerlo adagiandolo sul letto sfatto, ancora caldo della vostra lussuria e madido dei vostri umori E questa pelle non s mai pi liberata di quel ribrezzo! - Cogli occhi sbarrati, assistette al vostro irritato rivestirvi. Lui che bestemmiava col gran sesso ancora turgido; tu, il risentimento, in volto, di esserne privata (un fievole gemito di fanciullo ferito a morte) E non seppi allora, e non so adesso, e non sapr mai vedervi con altri occhi, impiccato a vita a quella visione devastante, sempre scacciata e sempre richiamata, che, calpestandomi lanima mi castr il corpo e amo solo mentendo di amare e di aver amato.. Non posso fare a meno di lui perch sono te, inchiodato a quellora di angoscia e di agonia. Lo amo perch tu lo avresti amato. Lo voglio, e non lo avr, perch tu lo avresti voluto e lo avresti avuto. Avanza, automa, fino alla ribalta, collo sguardo perso; e, perentorio, non, con ci, privo di unesausta dolcezza, punta lindice sulla platea. Voi, tanti e variamente infelici, non dimenticate: il nostro motto deve essere: che cosa thanno fatto, povero bambino mio?. Si rende conto di aver citato, senza mutare una virgola, il principio enunciato da Freud, chiave di ogni umano dolore? O lavr fatto apposta? Reprimere, dissimulare, fingere, negarsi, non voler conoscersi: il corto sollievo del rifugio nella maschera o il lungo tormento della privazione della maschera, ecco la malattia chiamata uomo: dalla culla alla bara, soffrire e godere della propria sofferenza: far di due in amore un gemito solo!... (direttamente proprio nello specchio) Sono geloso di te che ne puoi essere invaso. (alto, ora, e aggressivo, ritornato lucido, consapevole di s) Dannazione e beatitudine: ce lho radicato dentro come un cancro e la sua cura Sozzo, lurido, nefando ed esecrato negro! Si pu, dunque, amare chi si odia, ammirare chi si disprezza, provar ripugnanza per chi si desidera, anelare ad essere chi non si vorrebbe mai essere offrirsi alla distruzione di chi si vorrebbe distruggere?!.. E sentirsi tanto vili da non trovare il coraggio di manifestare ci che si ? Chi non azzarda il rischio di liberarsi dalla ragione, non speri di arrivare mai a se stesso. Raccoglie nuovamente lasciugamano dellodiatoamato e se lo preme convulsamente contro la faccia. Forse lo morde, forse lo bacia, forse solo commedia. Ma, di colpo, sonnambulo restituito alla coscienza, calcolato istrione sardonico. No, no. Guai accettare di essere un personaggio e, poi, accanirsi a volerlo vivere diversamente da come fu creato, rimanendo il medesimo. possibile far combaciare gli ardimenti dellanarchico e le pusillanimit dello schiavo: odiare troppo perch sia soltanto odio, e troppo amare perch sia soltanto amore?! Dissonanza assordante: sbaragliato Belafonte. Dieu du ciel, quel dommage, cest la folie: Iago, desolato eroe del male, maritato ad Amleto, mesto eroe del dubbio! la catastrofe! Maledetta letteratura! (se crede, pu usare lesclamazione di didascalia in funzione di battuta di chiusura. consapevole, fino in fondo, del gioco che sta conducendo, come fischi permettendo sar palese a momenti). -3- Epiloghetto

DESDEMONA - ed Emilia, attraversando il proscenio, estranee come due spettatrici in ritardo e gi annoiate:

EMILIA - Uffa! Cambiamo cinematografo subito: hai capito? La solita storia di guerra, allamericana, col sergente che fa le bave contro il capitano, turbamenti da caserma: checche represse come uno yankee su tre.

DESDEMONA - La mia impressione, piuttosto, che non erano tipi da prender moglie; mi par chiaro, ecco tutto.

EMILIA - Non sono i soli.

DESDEMONA - Trovi?

EMILIA - Tu no?

DESDEMONA - Non si tratter di una cosa reciproca, solo che il negro non se ne rende ancora conto? Il capitano col sergente nel cuore? Fa tenerezza.

EMILIA - E che altro intendevo? Questi militari! Non puoi lasciarli soli un momento. Incapaci di resistere alla tentazione di andar a letto assieme.

DESDEMONA - Per, ci vanno, materialmente, di raro. Rimane solo una manfrina dellamicizia.

EMILIA - Sta ben l la loro ipocrisia.

DESDEMONA - Sar questo che li rende tutti isterici.

EMILIA - Vorrai dire vigliacchi.

DESDEMONA - Beh, sai, mica possono scriverlo a casa alla moglie, siamo giuste.

EMILIA - Anche questo vero.

DESDEMONA - (una subita riflessione) E, adesso, del fazzoletto che ce ne facciamo?

EMILIA - Che vuoi fartene? Come tutti i fazzoletti, ci si soffia il naso Presto, se non vogliamo perdere lultima proiezione. Chiss che, a questora, qualche bel fusto in congedo non lo si rimedi anche noi. In fondo, a tener aperti gli occhi e la pelle in allegria, alcuni vantaggi la pace li offre ancora.

FINE

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