LE MUSE
Atto unico
di GABRIELE BALDINI
PERSONAGGI
MARIA
GIOVANNI
VALZACCHI
Commedia formattata da
La scena rappresenta un soggiorno senza pretese. Due porte nello sfondo o sui lati, non importa. Una immette in un ingresso dove s'apre la porta dell'appartamento, l'altra nella cucina. Pochi e disadorni oggetti d'arredamento, tra cui uno scaffale pieno di scatoloni e raccoglitori. Al centro, un grande divano pieno di cartelle e di tape recorders. Davanti al divano due registratori, che per al principio dell'azione non dovranno ben distinguersi. Dietro al divano un tavolo con delle carte. Fogli e nastri magnetici sparsi per terra.
Giovanni - Si prepara una brutta giornata. L'estate finita; anche se ogni tanto ricompare il sole e sembra che faccia caldo, non dura pi di mezza mattinata. Anche oggi sembrava che facesse bello: ma il tempo s' gi guastato.
Maria - Vuol dire che resteremo a casa. Tanto non c' da sbrigare nessuna cosa urgente. I giornali puoi andarli a comperare anche all'una e la spesa l'ho gi fatta ieri. E poi possiamo anche fare a meno dei giornali: le notizie possiamo sentirle alla radio.
Giovanni - S, ma in campagna non ha molto senso restarsene a casa. In citt si pu fare. Qui, non ha molto senso. Questa una casa, in fondo, fatta solo per dormirci: una casa provvisoria. Tutto, qui, provvisorio. Io non capisco che aspettiamo a tornare in citt.
Maria - Abbiamo detto che saremmo tornati per la fine del mese. L'affitto l'abbiamo pagato fino alla fine del mese.
Giovanni - Che importa? Non l'abbiamo mica pagato per morire di noia.
Maria - Ma non vero che si muore di noia. Puoi sentire la radio, puoi leggere. Ti sei comprato tanti libri, quest'estate, che non hai ancora letto!
Giovanni - Li ho letti tutti.
Maria - Impossibile. Non ne avresti avuto il tempo.
Giovanni - E invece li ho letti. Certi libri basta sfogliarli.
Maria - Dunque non li hai letti.
Giovanni - come se li avessi letti: so gi che non ci troverei niente d'interessante. Ti dir di pi: mi viene noia anche soltanto a vederne le copertine.
Maria - Mettiti a sentire la radio, allora.
Giovanni - Ci sono solo canzonette. Le canzonette mi irritano.
Maria - C' anche il terzo programma.
Giovanni - Il terzo programma mi irrita pi delle canzonette. Insomma, torniamo in citt. Non ne posso pi.
Maria - Ma in citt sar come qui. Anche in citt noioso.
Giovanni - No, diverso: l possiamo telefonare a qualcuno.
Maria - Ma non saranno ancora tornati.
Giovanni - A quest'epoca sono tornati tutti. Rina e Roberto sono tornati certamente.
Maria - Ho capito. Sono io che t'annoio.
Giovanni - No, non sei tu. Sono io stesso.
Maria - No, sono io. da un po' di tempo che me ne sono accorta.
Giovanni - Non fare la stupida. Non ti sei accorta di niente. Sono io, sono io solo. Anzi, non capisco come non fai ad annoiarti anche tu, stando con me.
Maria - Vorresti che mi annoiassi?
Giovanni - No. Ma non se ne potr fare a meno. Se non ti annoi oggi, ti annoierai domani.
Maria - Non credo che mi annoier nemmeno domani. Tu seguiti sempre a incuriosirmi. Non so se mi piaci come un tempo. Ma seguiti comunque a incuriosirmi. Ci sono certe cose, di te, che ancora non ho capito: e fino a quando non le avr capite, sar difficile che mi annoi.
Giovanni - Non c' pi niente da capire, purtroppo.
Maria - di me, forse, che non c' pi niente da capire; per questo che ti annoi. Non cos? In fondo, l'amore solo un po' di curiosit. E dura fino a che la curiosit non interamente soddisfatta. La tua lo gi da tempo, e la mia, invece, ancora non lo . Tutta la differenza qui.
Giovanni - Dici sempre un sacco di stupidaggini. Anch'io ho ancora delle curiosit. Anch'io non ho ancora capito proprio bene come sei fatta.
Maria - Lo dici adesso, cos, per dire. Ma non vero. Con me si fa presto a capire. Non c' da capire niente. Tutto si capisce fin dal primo momento.
Giovanni - Questo lo puoi dire anche di me.
Maria - No, con te tutto diverso. Tu cambi tutti i giorni, e anche, qualche volta durante lo stesso giorno. Oggi sei di cattivo umore e non vedi l'ora di partire. Ieri eri tanto contento, e hai detto persino che avresti voluto rinnovare l'affitto e restartene qui tutto l'inverno.
Giovanni - Che c'entra? Si fa cos, per dire.
Maria - C'entra, c'entra. Hai persino comprato una nuova risma di carta da Lagan, e hai chiesto un nastro di ricambio.
Giovanni - S, ma non ce l'avevano.
Maria - Che importa? Puoi andare avanti con quello vecchio. Non poi tanto sbiadito. Nelle copie che ho fatto ieri si poteva ancora leggere benissimo. Che cosa te l'ha fatto chiedere, ieri ? .
Giovanni - E che ne so? Ieri, forse, speravo che mi sarebbe venuta qualche idea.
Maria - E non t' venuta?
Giovanni - No, non m' venuta.
Maria - Ma tu m'hai detto tante volte che non questione di idee: che solo questione di volont. E quindi, che importa se non t' venuta l'idea?
Giovanni - L'idea viene sempre, quando c' la volont. Vuol dire che non c' la volont, ecco.
Maria - Ma la volont non ci vuole niente a farsela venire. una questione meccanica: l'hai detto tu stesso tante volte. Ci si siede al tavolo, e tutto comincia da s. Con un segno: un segno a cui seguono, meccanicamente, altri segni. Ero tanto curiosa, ieri, di sapere come sarebbe cominciato.
Giovanni - Non cos semplice. Se fosse cos, lo saprebbero fare tutti: tutti sarebbero scrittori.
Maria - Ma tu m'hai detto sempre che tutti sono scrittori.
Giovanni - Non volevo dire questo. Tutti sono scrittori nel senso che tutti sono uomini e tutti hanno da vivere una vita e da avere delle esperienze, e anche la minima fra queste esperienze pu essere al centro del mondo, anche se nessuno la scrive. Ho detto tutta un'altra cosa. Come al solito, tu non hai capito niente.
Maria - Perch sei cos sgarbato? Perch dici come al solito ?
Giovanni - Scusa. Non volevo dirlo. Oggi sono di cattivo umore.
Maria - Io lo so perch sei di cattivo umore. Non per il tempo, non perch ti sei stufato e vuoi tornare in citt. Non nemmeno perch non hai pi voglia d'andare a cercare quell'idea nella macchina da scrivere. tutto per colpa mia. Sono io che ti ho messo il cattivo umore, sono io che t'ho fatto accorgere del tempo, sono io che t'ho fatto desiderare il ritorno, io che t'ho lasciato sfuggire l'idea. Se io non ci fossi, se io non esistessi, saresti gi di l, e a quest'ora avresti gi scritto cinque o sei cartelle. Tutto quello che potevo darti, te l'ho gi dato: ora non m' rimasto da darti pi niente, e tu sei preoccupato. tutto qui.
Giovanni - Smettila di giuocare alla tua solita sincerit. Certe volte con questa tua smania di sincerit mi fai venire i nervi. La sincerit soltanto un lusso e non si pu pagarselo tutti i giorni. E non solo un lusso, una pretesa, una ipocrisia; non c' niente di pi falso della sincerit. Nessuno pu sapere niente e quindi nessuno sa nemmeno se e quanto sincero. Tu credi che essere sinceri sia cos facile. Credi che basti dire tutto quello che si pensa e che con questo si risolve tutto. Il difficile cercare di capire il significato di quello che si pensa: il vero significato, che non il primo che viene in mente. Io non lo so. Non so niente, e non capisco niente. Ma tu, in questa storia non c'entri. Io non ho mai detto che vorrei stare solo.
Maria - Non l'hai detto, ma lo pensi.
Giovanni - Ma no, che non lo penso. (Pausa) E poi, io non so mai quello che penso. (Pausa) Non credo che potrei stare senza di te.
Maria - Ma s che ci potresti stare. Tutte le volte che ti lascio per qualche giorno, sei sempre di buon umore, e quando mi accompagni alla stazione non stai pi in te dalla felicit.
Giovanni - Non vero.
Maria - vero, vero. E lo sai bene. Se adesso me n'andassi, troveresti subito che questo posto bellissimo e che il cattivo tempo proprio quello che ci vuole per farti lavorare.
Giovanni - Che c'entra! Qualche volta uno pu desiderare di concentrarsi, di sentirsi un po' pi con se stesso... di... di... di non farsi distrarre dal mondo esterno...
Maria - Finalmente l'hai detta. Cos, io sarei il mondo esterno.
Giovanni - Ma no, ma no! Non c'entra niente, non volevo dire questo...
Maria - Io faccio tanti sforzi per capire le cose, e tu me li mandi sempre all'aria. A che serve? da questa primavera che tutto un po' finito. Perch non ce lo diciamo?
Giovanni - Ma non finito niente...
Maria - Perch non diciamo la verit?
Giovanni - E basta con la tua verit...
Maria - La verit non soltanto mia: di tutt'e due. A primavera successo qualcosa... tu ti sei accorto che non avevo da darti pi niente, e tutto ha cominciato un po' a morire. chiaro da tanti particolari.
Giovanni - Ma vuoi finirla...
Maria - No, no. meglio dire tutto. Non serve a niente fingere che non sia vero. Non serve n a te, n a me. Anche se per me tanto pi doloroso. Del resto io non mi lamento. Te l'ho sempre detto che non mi sarei lamentata, che avrei capito e che mi sarei rassegnata, ed quello che sta succedendo. dalla primavera che ho cominciato a rassegnarmi. Non difficile. Avevo anche pensato che ci saremmo potuti lasciare prima dell'estate. Poi siamo venuti qui: qui tutto ci ha un po' storditi. Poi tu hai cominciato a lavorare e io non ti sono sembrata pi un peso: eri tutto assorto nel tuo lavoro e non potevi accorgerti di niente e nemmeno di me. Non ch'io sperassi di riprenderti: era solo un mezzo per ritardare, per averti ancora un poco. Ma adesso quella proroga finita. Bisogna fare gli ultimi conti e chiudere la partita. (Maria s' alzata e sta dietro la poltrona d Giovanni, che resta immobile e muto, guardando fuori della finestra) Ti sono grata di non dire niente. Non c' pi niente da dire. Del resto i patti erano chiari, e sono stati rispettati. Per me, credevo che sarebbe durato anche meno. Queste cose durano pochissimo, e quando sono finite sembra che non siano durate quasi niente. Ma io lo sapevo gi prima e perci non posso rimproverare niente, n a te n a me.
Giovanni - (interrompendola e mentre guarda uno dei due registratori). Il nastro finito. Gira a vuoto da due o tre minuti. Forse anche da pi. Del resto l'ultima parte non mi piaceva: m' sembrata tutta piuttosto falsa. Lei non pu lasciarlo cos. Bisognerebbe che litigassero, prima. Tutto si svolge con troppa tranquillit. Non succede mai cos.
Maria - L'originalit potrebbe essere proprio in questo: nella calma di lei, nella sua apparente serenit. Nel secondo atto, poi, le facciamo spiegare tutto all'amica; lo sforzo che le costato, l'intima lacerazione, sai... tutte quelle cose...
Giovanni - S, ma il pubblico, al primo atto, ancora non lo sa che c' quel colloquio con l'amica al secondo atto, e allora la storia, cos com' impostata, non lo pu persuadere. In lei c' troppo poca passione. Non bisogna dimenticare che lei ancora innamorata, mentre lui non lo pi. Ci vogliono dei contrasti, dei colpi di scena. Magari il colloquio con l'amica, invece che al secondo atto, si dovrebbe mettere al primo, per spiegare tutto al pubblico.
Maria - Ma se si mette al principio, si guasta tutto l'effetto della sorpresa. E poi lei non tipo da litigare: la nobilt della rinunzia, del sacrificio e, insomma, tutto il personaggio di lei risulterebbero improbabili, sbagliati, se lei si mettesse a litigare. Non si capirebbe pi l'acuto desiderio per lei che riprende lui al terz'atto, in specie dopo che ha litigato e in modo tanto tumultuoso, con Lisabetta.
Giovanni - S, forse hai ragione. Ma adesso sono stanco; smettiamo, per un po'. E poi quest'aria mi soffoca. Sai che io non posso soffrire di restare in citt quando comincia la primavera. Andiamo in campagna. Sono stufo del telefono, di stare tutte le sere con Rina e Roberto; andiamo in campagna. Ho bisogno di solitudine, di riposo, di non fare niente, di sbadigliare: ho una grande voglia di annoiarmi a morte. Dovresti essere stanca anche tu.
Maria - Io non mi stanco mai, lo sai. E poi De Micheli aspetta il primo atto per domani sera. La copisteria del Pantheon ci mette sempre almeno mezza giornata. Se non lo finiamo per domani a mezzogiorno, non si fa in tempo.
Giovanni - Per che seccatore, questo De Micheli. Potrebbe fidarsi, anche senza il primo atto. Gliene abbiamo gi fatti tanti. Il titolo nel cartellone lo potrebbe mettere lo stesso. E quanto all'anticipo per la cauzione, si tratta di quattro soldi.
Maria - E invece io lo capisco. Gli altri anni gli davamo la commedia sempre prima di Natale, e oggi siamo a met marzo e ancora non abbiamo finito nemmeno il primo atto.
Giovanni - S, ma il secondo gi tutto scritto, e anche una met del terzo.
Maria - questo che non va: gli altri anni cominciavamo sempre dal primo. Solo l'anno del Dinosauro cominciammo dal terzo, passando poi al secondo e poi al primo. E il Dinosauro , te lo ricordi, non and molto bene: anzi, fu un mezzo fiasco.
Giovanni - Non and bene, perch la parte della ballerina svedese non era adatta a te, specialmente dopo che ti rompesti la caviglia.
Maria - Non vuol dire: la caviglia rotta la mettemmo nel copione dopo l'incidente, e nessuno ci fece caso. Tutti credettero che facesse parte della commedia. Eri tu, piuttosto, che non eri adatto alla parte, specie dopo che cominciasti a farti crescere la barba.
Giovanni - Ma anche la barba la mettemmo nel copione. E del resto, non si poteva fare altrimenti, dopo il contratto con Michelotti per Ursus contro Golia . La parte, la parte adatta, si fa per dire! Tutto adatto e tutto non adatto. che tu non eri in forma.
Maria - A non essere in forma eri tu! Io ero in forma straordinaria.
Giovanni - Non cominciamo.
Maria - Va bene, non cominciamo, ma io andavo benissimo, e lo scrissero tutti i giornali. Anche Carboni.
Giovanni - Carboni amico tuo, e quindi non conta. Quello te la manda sempre buona. Cerca di ricordarti, piuttosto, quello che scrisse Campanini.
Maria - E che vuol dire? Campanini amico tuo, bella forza! A quello non gli pare vero di poter dire che il merito sempre tuo. Persino le commedie, fa sempre finta di credere che le abbia scritte tutte solo tu.
Giovanni - Come se non fosse vero!
Maria - Ma di' un po', sei matto? Senza di me, non ti sarebbe mai venuta in mente la scena madre de Il Terzo gode !
Giovanni - Bella porcheria, Il Terzo gode !
Maria - Ma fu un successone! Dur cinque mesi.
Giovanni - S, ma solo perch tu facevi lo spogliarello.
Maria - Bravo! Prova a farlo tu, lo spogliarello!
Giovanni - E perch no? Un giorno mi ci provo; col pubblico dei teatri di oggi, c' caso che mi vada anche meglio che a te!
Maria - Ma se hai la pancia!
Giovanni - Me la faccio andare via.
Maria - S, a furia di spaghetti!
Giovanni - Bastano le fave di fuca.
Maria - Non dire parolacce!
Giovanni - Senti chi parla! Te, che se non sono indecenze, non le sai nemmeno recitare. A te, il pubblico ti sopporta solo per via di quella faccenda l: meglio che la smetta di darti arie di drammaturga. Nemmeno le virgole, sapresti mettere.
Maria - Ci vuole un bel coraggio! Se tu non sei buono a buttar gi nemmeno una battuta senza la mia imbeccata.
Giovanni - Giusto: imbeccata. L'hai proprio detta. Appena l'avvio, cos, qualcosa tanto per partire, ma l'idea sempre mia, la commedia sono sempre io che la scrivo: e la potrei scrivere anche se tu non ci fossi. Mentre tu, da sola, non saresti buona a buttar gi un bel niente: non avresti nemmeno mezza idea.
Maria - Ma se tutte le idee sono mie! Tu sei buono solo a metterle in bella copia, a dattilografarle.
Giovanni - Io? Che faccia tosta! Le ha sempre dattilografate la signorina Fulvia.
Maria - Naturalmente, perch cos c'era la scusa d'andare a casa sua.
Giovanni - Che vorresti insinuare?
Maria - Come se fossi cieca! Sono tre mesi che me ne sono accorta.
Giovanni - Mi fai andare in bestia! Io la signorina Fulvia non la guardo nemmeno!
Maria - Non la guardi nemmeno perch non usi le lenti Biraghi. Lenti Biraghi, usate sempre le lenti Biraghi. Chi vuol vedere chiaro, guardi Biraghi. Dieci streghe ed otto maghi Fan le lenti alla Biraghi. E qui, di seguito, la solita roba. Non gran che, ma se si taglia la prima parte, con la storia di De Micheli, Campanini e Carboni, pu andare.
Giovanni - (manovrando delle chiavette e dei tasti sul magnetofono). Come t' venuto in mente, De Micheli?
Maria - Niente, l'ho incontrato ieri a via Veneto. Dice che quest'anno i finanziamenti sono assicurati, e che potrebbe darmi una particina.
Giovanni - E il Dinosauro , come t' venuto in mente?
Maria - Per via del Risveglio del dinosauro che c'era ieri alla televisione.
Giovanni - E Il Terzo gode?
Maria - Il Terzo gode , effettivamente, non male. Potrebbe farsene uno sketch per la pastina glutinata Gambardella. Ieri ha telefonato Buzzaglia che avrebbe bisogno d'un testo per la fine del mese.
Giovanni - Per non hanno ancora trasmesso quello della Bambola di Norimberga .
Maria - Ma probabile che vogliano prepararne un certo numero per metterli da parte. A proposito: ha telefonato Ravasenga gi due volte per i dialoghi della Coscienza inquieta . Ti ricordi dove li abbiamo messi? Sono gi passati due mesi.
Giovanni - Devono essere nello scompartimento dei sospesi. (Indica lo scaffale a destra) Mi pare che sia una scatola rossa: ci dev'essere scritto sopra o Ravasenga o Coscienza.
Maria - (rovistando nello scaffale). Eccoli. (Porge la scatola a Giovanni) Mettili un po' su.
Giovanni - (prende la scatola, tira fuori il nastro, lo sistema sul magnetofono). Non mi ricordo bene com'era la storia. Lei ha avuto un aborto...
Maria - No, no. Quello era La brughiera gialla: l'hanno gi fatto l'altr'anno, ed stato un fiasco. La Coscienza inquieta quella con lo zen. Il produttore ha detto a Giovannoni che doveva trovare un filone nuovo, o per lo meno uno che sembrasse nuovo, e cos lui s' buttato allo zen. Ha fatto fare i dialoghi a cinque o sei persone e quando proprio non sapeva pi dove sbattere la testa s' rivolto a noi. Poi si vede che lui e il produttore avevano altro da fare e se ne sono scordati: ma adesso pare che il film lo vogliano fare.
Giovanni - (ha quasi finito di sistemare il nastro). Io per non mi ricordo che storia fosse. Non mi ricordo proprio niente.
Maria - Nemmeno io. passato tanto tempo. Ma poi, con Giovannoni una storia non c' mai. Stanno a letto tutti nudi, e parlano, anzi stanno zitti. Dice che tutto sta nel calcolare il ritmo delle pause.
Giovanni - Ma se sono delle pause vorr pure dire che si dicono qualcosa. (Preme un bottone per mettere in moto il magnetofono) Stiamo un po' a sentire. Ci ricorderemo tutto man mano. (// magnetofono in funzione. Si sente un lungo fruscio, ma non affiora nessuna parola. Passa mezzo minuto).
Maria - Ma in questo nastro non c' registrato niente. Forse un nastro sbagliato.
Giovanni - No, no: quello buono. Ma comincia con una pausa.
Maria - Sar. (Passa ancora mezzo minuto).
Giovanni - Vedrai che tra poco finisce. (// registratore emette un sibilo) Te l'avevo detto.
Voce di Maria nel magnetofono - Ho freddo. (Lunga pausa).
Maria - Bisognerebbe vedere il copione. Sei sicuro che stia a letto?
Giovanni - Mi pare proprio che stesse a letto. Ma il copione non vale proprio la pena di cercarlo: chiss dove sar andato a finire. E poi i copioni di Giovannoni non servono mai.
Voce di Giovanni nel magnetofono. Anch'io ho freddo.
Maria - Guarda che ti sbagli. Sono su una terrazza.
Giovanni - Gi, vero: adesso mi ricordo. Hanno saputo che il marito di lei deve arrivare la mattina dopo, e non hanno ancora deciso se dirglielo subito o aspettare. (Giovanni e Maria si chinano sul magnetofono, aspettando la battuta. Lunga pausa).
Voce di Maria nel magnetofono - Grazie.
Giovanni - Forse le ha acceso la sigaretta, o forse l'ha aiutata a infilarsi un golfino.
Maria - Ma che golfino! L sar questione di pellicce di visone!
Voce di Maria nel magnetofono - No, non cos.
Maria - Forse lui non riesce a infilarle la manica.
Giovanni - No, no. Lui ha tentato di baciarla, ma lei non vuole.
Voce di Maria nel magnetofono - Non adesso...
Giovanni - Te l'avevo detto.
Voce di Maria nel magnetofono - Adesso mi sento di pietra. Vedi, come se fossi di pietra, e le tue carezze non potessero farmi nessun effetto. S, riscaldano un poco. Ma non riescono a modificarmi. Sento le tue mani che mi sfiorano, le sento vibrare, ma in me non producono nulla. come se fossi di pietra. L sei tu, sempre pi agitato, sempre pi convulso, che mi stringi, che quasi mi fai male; e qui sono io, che non sento niente, non provo niente, che sono di pietra. come se stringessi un'altra. Chi stai stringendo, Paolo ? Chi quella che stai tormentando cos? Non sono io: io come se fossi altrove, in un altro luogo, in un altro paese, in un altro mondo. Mi sento lontana lontana, lontana nel tempo e nello spazio. Mi sento una statua nel deserto: sono sola col vento... sola col vento... ma anche il vento non pu fare nulla, con me... non pu scompigliare i miei capelli di pietra... sento che si arrovella, che mi avvolge tutta, che quasi vuole strapparmi da dove sono, svellere le mie radici, eppure io resto immobile, insensibile... l'espressione del mio volto proteso a guardare dinanzi a me non subisce nemmeno il pi impercettibile mutamento... io non rido, io non piango... sul mio volto di pietra l'eternit ha inciso un segno eterno... (Fin dal principio di questa battuta. Maria s' alzata, s' infilata un golf, s' annodato un fazzoletto in testa, andata alla porta di fondo a destra, che d nella cucina, ed ha preso una sporta).
Maria - I broccoletti li abbiamo fatti ieri; che vuoi per oggi?
Giovanni - Vedi un po' se trovi qualche carciofo da fare alla giudia.
Voce di Maria nel magnetofono - ...sulla mia fronte impassibile si ostinano le stagioni deluse...
Maria - Gli gnocchi di ieri mi hanno fatto un po' di pesantezza. Che ne diresti se oggi ti facessi un brodino con le farfalline?
Giovanni - Per me fa' quello che vuoi: basta che non ci metti l'aglio...
Voce di Maria nel magnetofono - ...le mie narici non palpitano pi... i profumi di tutti i giardini e di tutte le serre tacciono brividenti di fronte alla mia insensibilit di pietra...
Maria - Se la trovo, ti faccio la pagliata. E se non la trovo, ti faccio le animelle...
Voce di Maria nel magnetofono - ...il silenzio ha sigillato le mie labbra: anche ora, quella che tu odi non la mia voce... solo un'eco lontana dei miei pensieri che ti raggiunge oltre le barriere del tempo... in me spenta ogni passione... in me non vive pi neppure la linfa pi esangue... sono un fossile...
Maria - Passer dal calzolaio per la risuolatura dei mocassini e dalla tintoria per la tua giacchetta di flanella. Ce l'ho portata tre volte, questo mese. Non per la spesa, ma che col lavaggio a secco si sciupa. Solo che dovresti darmi anche i calzoni.
Giovanni - Ma i calzoni sono puliti. (Indica i calzoni che porta) E poi ce l'ho addosso.
Maria - Non vuol dire. Siccome a ogni lavatura il vestito cambia di colore, bisogna che lavino anche i calzoni. Su, dammeli. (Giovanni si alza e s sfila i calzoni, restando in mutande).
Voce di Maria nel magnetofono - ...anche la mia nudit ammantata di pudore... la pietra svela il segreto pi intimo del mio corpo, eppure non sono mai stata pi inaccessibile di adesso...
Maria - Dammi diecimila lire.
Giovanni - Sono l, nel portafoglio.
Maria - (tira fuori il portafoglio dalla tasca dei calzoni di Giovanni, e glielo porge). Bastano anche cinque. (Giovanni cerca nel portafoglio, prende delle banconote e le d a
Maria - Poi posa il portafoglio su un tavolino accanto).
Voce di Maria nel magnetofono - ...la cupidigia ha allentato il suo morso... cumuli di tesori naufragati risvegliano solo pi indifferenza... la pietra disdegna l'oro fallace... il suo lustro effimero e ambiguo... scabra e porosa qual sono, nulla pi assorbo, nulla pi respiro... cominciato il tempo senza fine...
Maria - Allora ciao. (S'incammina zoppicando) Tutto questo zen m'ha fatto addormentare un piede. Ho paura che bisogner rifare tutta la scena da capo. Ma adesso vado, tanto ci metto solo un quarto d'ora. Quando ritorno, rifacciamo il primo atto di quei due che si separano... (Si aggiusta il fazzoletto in testa, porge una guancia a Giovanni che la bacia, ed esce per la porta di destra. Giovanni interrompe il nastro che sta girando e lo ricarica all''incontrario. Si sente la voce d Maria capovolta col solito effetto di stridore. Ma il nastro si riavvolge in pochi minuti. Giovanni, nel frattempo, cerca nello scaffale un altro nastro, lo trova, aspetta che l'altro sia riavvolto e lo sistema al suo posto. Preme il bottone e si dispone a sentirlo).
Voce di Giovanni nel magnetofono - L'arte non che un segno. Anche un suono non che un segno. La cattedrale di Chartres, un sonetto di Petrarca e un quartetto di Beethoven sono solo dei segni: ma sono quei segni e non altri segni. L'importante di intendere la loro natura di segni, il significato solo un fattore accessorio, che non ha nessuna importanza, e ad ogni modo sottinteso che il significato destinato a mutare, di volta in volta: non mai lo stesso, in. una stessa opera, lungo lo svolgersi del tempo: il significato muta a seconda del contesto in cui l'opera emerge e a seconda di coloro che si propongono di entrarvi in rapporto. Un'opera d'arte pu avere un significato al mattino e uno diverso al pomeriggio, uno alla sera e uno alla notte. La sola cosa che resta immutata il segno: il significato la sua parte caduca e mortale, il segno la sua parte indistruttibile ed eterna. E poich sempre dal segno che un artista si deve lasciare guidare, l'artista, tanto per cominciare, deve procurarsi questo segno. Essendo immortale, il segno anche, di per se stesso, raro: ma la sola cosa della quale l'artista deve mettersi in cerca. Tutto il resto non conta niente. Hai capito, cara?
Voce di Maria nel magnetofono - Come sei affascinante, Giorgio, quando parli cos. Mi sento rabbrividire tutta di sensualit. Voce di Giovanni nel magnetofono. Rivestiti, che senn prendi un raffreddore.
Voce di Maria nel magnetofono - Ma io non rabbrividisco di freddo, rabbrividisco per l'emozione!
Voce di Giovanni nel magnetofono - Non dire stupidaggini! Qui ci sono troppe correnti d'aria. Hai la pelle d'oca sulla pancia. Si vede anche da qui. E poi pu entrare qualcuno, da un momento all'altro. Ficcati almeno sotto le lenzuola.
Voce di Maria nel magnetofono - S, ma se vieni anche tu, vicino a me, solo tu riesci a scaldarmi. (Pausa) Su, vieni... vieni, fai il bravo... (Si sente squillare un campanello. Giovanni si alza per andare ad aprire. A met strada, s'accorge di essere in mutande e s guarda attorno per cercare qualcosa con cui coprirsi. Afferra una coperta sul divano e se la mette attorno ai fianchi. Poi esce verso l'ingresso. Si sente parlottare, di l). Voce di Giovanni nell'ingresso. S'accomodi.
Valzacchi - (entrando). Mi scusi. Ma proprio non sono riuscito a trovare un altro momento.
Giovanni - Ma si figuri. Sono solo. Mi dispiace di non poterle offrire un caff... ma se gradisce una... una... una grappa...
Valzacchi - A quest'ora! per carit! non s'incomodi. Tanto i nostri affari si sbrigano in due minuti. (Cerca intorno, dove possa mettersi a sedere).
Giovanni - Si segga qua. (Sgombra un po' di carte da un angolo del divano).
Valzacchi - (siede). Dunque... (Comincia a esaminare alcuni fogli che ha tratto da una cartella) Per il mese di maggio e di giugno, ci sono solo due o tre fatture saldate: si tratta di poco, purtroppo. I formaggini Sbrecca: solo 50.000. Perch non hanno potuto realizzare l'idea. Ma si riservano di farlo. Ad ogni modo l'hanno comprata. Poi ci sono 200.000 per lo sketch del film Tot al neon . Il film gi fatto, ma la censura l'ha fermato. Per ora non possono dare di pi. Per luglio venuto un assegno dal produttore di Centomila dollari per un mafioso . Dice che pu dare solo un terzo, perch stato consegnato solo un terzo del dialogo. Ma dice che non ha fretta. Prima aspettano di vedere come va Una colt per Blly the Kid: per ora l'hanno presentato solo a Livorno e al festival di Casamicciola, e non hanno ancora lanciato il disco. Ma il contratto prevedeva queste difficolt. Baroncelli non ha pagato, e a tutte le telefonate che ho fatto al produttore e all'agente non ha risposto nessuno: forse hanno cambiato telefono. Vedr. Ci sono 20.000 per il ritocco ai dialoghi di Giuseppe nudo - ma adesso il film si chiama Giudicca in topless - e dicono che non possono dare di pi, anche perch hanno potuto utilizzare solo due scene. Tutto qui. Ma ci sono delle proposte. Non sono gran che perch sono tutte di film d'arte e di commedie impegnate. Le lascio le lettere con i particolari. (Porge due buste) C' anche una richiesta d'un romanziere, che concorre al premio Metaponto. E c' anche uno studente che si deve laureare sugli... sugli... vediamo... sugli Aspetti sociali nei romanzi di Gissing . Ho l'impressione che questa tesi l'abbiamo gi fatta. Se cos, si potrebbe rinfrescare. Ma se non c' gi, non vale la pena, perch lo studente non pu pagare pi di 50.000. Se non c', si pu suggerirgli di vedere nelle inserzioni dei giornali del mattino. Questo delle tesi un ramo che, francamente, rende poco: forse converrebbe chiuderlo. Anche il commendatore lo consiglia. Pi interessanti sono due proposte di due aspiranti a cattedre universitarie. (Esamina un foglio d'appunti) Veramente, adesso che vedo bene, sono aspiranti alla stessa cattedra: Estetica applicata . L'ordinazione ci venuta tramite il professor Magrini - ricorda? - quello che facemmo vincere al concorso di Storia delle religioni del Sud Africa. Pagherebbero bene. Ma non sanno l'uno dell'altro. Voglio dire non sanno che la proposta di scrivere i titoli supplementari stata fatta alla stessa organizzazione: e quindi bisogna fare un po' d'attenzione. Le lascio qui l'appunto sugli articoli e le comunicazioni accademiche che ancora mancano. Per questo titolo qui, vede... (indica il foglio) Princpi di linguaggio nell'espressione dell'inconscio , si potrebbe utilizzare tutta la prima parte del nastro che avete preparato per quel film di Giovan-non, che poi non si fece. Almeno fino alla teoria del segno: la teoria del segno non si pu metterla in questo opuscolo, perch un pallino dell'altro candidato. Del resto c' sempre caso che Giovannoni, prima o poi, il film lo faccia. Bastano una cinquantina di cartelle: ma con molte note, e almeno due pagine di bibliografia con qualche titolo tedesco. L'altro candidato avrebbe bisogno... vediamo... vediamo... ecco! (Legge) Avrebbe bisogno di una nuova traduzione della Poetica di Aristotele con prefazione e commento. Bisogna stare attenti a non prendere niente dal libro di Tristano della Pantera, perch sar certamente tra i commissari e se ne accorgerebbe: ma quasi tutti gli altri commentatori sono morti e non c' da aver paura. Veda un po' lei. Il candidato ha scritto in riviste d'avanguardia, e non pu farci la figura del parruccone. Ma nella commissione c'entrer certamente il professor Pantanella, che ha tutti i voti, riuniti insieme, e del Ges e delle Botteghe Oscure, e quindi bisogna andarci piano: un po' di Sturzo, un po' di Croce, un po' di Gramsci... un po' di... un po' di... lei sa benissimo quel che voglio dire. (Tira fuori una cartella con dei fogli e la porge a Giovanni) Queste sono le ordinazioni rifiutate. Stia un po' pi attento. Questo mese ce ne sono sette. Vedr che, almeno in due casi, si tratta di proposte irrimediabili. Le altre possiamo passarle a qualche altro cliente. (La porta del fondo si apre e rientra Maria con la sporta della spesa gonfia. Fa un cenno di saluto, si toglie il fazzoletto dalla testa e si dirige in cucina, facendo dei segni di risposta ai convenevoli di Valzacchi, come per dire che non si disturbi, che tanto lei ha da fare) Non ho altro. Ah! dimenticavo: c' un film di coproduzione jugoslava e turca. Cercano un soggetto avventuroso, un po' Mille e una notte e un po' fantascienza. E per ultimo, una cosetta da poco, che la pu fare vostra moglie in mezz'ora: si tratta del poeta Silvestrini - sapete, quello del premio Pomezia - che ha scoperto sulle ultime bozze (porge le bozze) addirittura un duecento versi che fanno senso. E ci sono ventidue rime involontarie e persino una dozzina di assonanze: bisogna farle sparire. Qui (porge altre bozze) c' l'ultimo poemetto di Rampolla: dice che in una quarantina di casi la rima non gli venuta proprio bene: vedete se potete utilizzare le rime che toglierete a Silvestrini... Per oggi, non ho altro. Salvo questi due nastri, che in questo momento non mi ricordo di chi siano, ma visto che c' il vostro nome, si tratta di cosa che, in qualche modo, vi riguarda. E adesso facciamo i conti. Anzi, verifichiamoli, perch li ho gi fatti. Qui c' la somma fatta con l'addizionatrice, e questi sono gli assegni che corrispondono a tutte le cifre. Io li ho gi spuntati, e adesso potete verificare voi.
Giovanni - Mesata piuttosto magra. Dal Buzzaglia mi aspettavo di pi.
Valzacchi - Vi rifarete col professor Pantanella il mese prossimo. Quelli pagano bene. Ed ora vi lascio. (Porge la mano).
Giovanni - (alzandosi e stringendo la mano). Mi dispiace... avrei voluto ricevervi meglio... Mi vorrete scusare...
Valzacchi - Non fate complimenti. Al mese prossimo. (Saluta ed esce. Giovanni lo segue. Chiude la porta e rientra. Rimane per un momento in piedi a grattarsi la testa. Poi va verso gli scartafacci che ha lasciato
Valzacchi - Ne prende uno, lo sfoglia. Lo posa, ne prende un altro. Lo sfoglia, lo posa. Prende uno dei due nastri che ha lasciato Valzacchi: guarda la scatola da tutte le parti. L'odora. Tira fuori il nastro, lo sistema nel registratore. Fa funzionare l'apparecchio. Poi va di nuovo verso il divano per mettere un po' d'ordine. Nel magnetofono scoppia una musica del Settecento, per archi e tromba, qualcosa come Telemanno Bach. Giovanni si volta, sorpreso. Sta a sentire. La musica continua per un po'. Poi si sente un voco confuso, come di molta gente in un salotto: ma subito si distinguono due voci, tutt'e due maschili, che dialogano).
Prima Voce - Come diavolo si fa a fermare questo coso qui?
Seconda Voce - Si gira quel coso l.
Prima Voce - Non si ferma. Prova a cosarlo tu.
Seconda Voce - Forse bisogna cosare quel coso rosso
Prima Voce - Il coso rosso l'ho gi cosato prima, ma non succede niente.
Seconda Voce - Spingi il coso verde.
Prima Voce - Non succede niente.
Seconda Voce - Come non succede niente? Non vedi che s' cosato?
Prima Voce - A me mi sembra che cosi sempre.
Seconda Voce - Ma no: sembra che si muova, ma fermo. Lascia, lascia, non cosare pi niente: si cosa da s.
Prima Voce - Speriamo. Io non so perch a Giovanni gli ha presa questa mania di registrare.
Seconda Voce - Dice che fa prima. Sai, con tutte le ordinazioni.
Prima Voce - Faranno quattrini a palate.
Seconda Voce - Pi di quanto tu non creda. (Entra Maria, e comincia ad apparecchiare la tavola).
Prima Voce - Non capisco perch la moglie va in giro sempre vestita cos male.
Maria - Di chi stanno parlando?
Giovanni - Di te.
Maria - E chi sono?
Giovanni - Sono Giovannoni e Baroncelli, non li riconosci? Ma sta' zitta! fammi sentire. Prima Voce - (seguitando) ...Pure, da un po' di tempo non pi lo stesso. Si ripete. Per la prima versione della Coscienza inquieta ha tentato di rifilarmi dei dialoghi che aveva gi messo nel Tutti gabbati di Bolsetti e sono preoccupato perch ha messo tanto di quello zen nel soggetto del Davanzale dei gerani che davvero non so quanto glien' restato da mettere nella Coscienza inquieta . Non ci si pu fidare pi di loro; lavorano troppo, e qualche volta gli succede di scambiare le ordinazioni. Una volta m'hanno fatto avere per sbaglio tutta la sceneggiatura d'un film di Bolsetti che si sarebbe dovuto cominciare il mese dopo, e io senza saperne niente l'ho cominciata a girare, anche se c'era qualche cosa che mi pareva non quadrasse. Figurati che ho dovuto interrompere dopo quindici giorni, fare le scuse a Bolsetti e, per farmi perdonare, naturalmente, gli ho dovuto cedere tutto il materiale girato, compresa una magnifica sequenza nella metropolitana di Londra, che Bolsetti non se la sarebbe mai sognata. Lui, vero, m'ha promesso di darmi tutta la corsa al Palio di Citt turrita da inserire nello Sparviero di Volterra : ma poi non se n' fatto niente.
Seconda Voce - Gi, ricordo. D'altra parte non si pu negare che Giovanni, anzi Giovanni e Maria, siano bravi, e soprattutto che siano velocissimi: ho l'impressione che abbiano una infinit di materiale gi pronto: magari sar schedato male, questo s, ma quando non si sa a che santo votarsi, loro hanno sempre qualche idea e qualche pezzo che fa al caso. Pare che avessero cominciato col fare certe tesi di laurea a pagamento, perch lei, prima di fare l'attricetta, s'era laureata in lingue.
Prima Voce - E lui, da dove viene, che faceva prima ?
Seconda Voce - Non so, se ne dicono tante. Pare che fosse nella redazione di Arte e Industria, e che s'occupasse di pubblicit: ha pubblicato anche due romanzi in giovent e un volume di poesie sulla Resistenza: ma nessuno le ha mai lette. Hanno anche detto ch'era nell'Ovra, ma nelle liste ufficiali il suo nome non c'era. (// nastro finito e comincia a girare vorticosamente).
Maria - Ma che laurea in lingue! Magari l'avessi presa! Dove le avr pescate Giovannoni tutte queste balle?
Giovanni - Chiss! La faccenda dell'Ovra lo sanno tutti che una questione di omonimia: ci sono state un'infinit di smentite sui giornali. Se lo incontro, gli assicuro che la prossima volta lo querelo. Ma le poesie non erano sulla Resistenza: lui voleva alludere al Solitario di Gardone , e a X Mas , due poemetti in martelliani pubblicati a Padova nel '44. Ma avevo diciott'anni. Fanno tanto gli informati, ma non sanno niente.
Maria - Che ore sono?
Giovanni - Le undici e mezzo.
Maria - Abbiamo ancora due orette. Io dico che forse ce la facciamo a finire il prim'atto.
Giovanni - E io dico che non ce la facciamo, perch bisogna rifarlo dal principio.
Maria - Ma abbiamo due ore. Un atto non dura mai due ore.
Giovanni - Va bene, comincia tu: io, oggi, non mi sento. (Sistema un nastro nuovo nel magnetofono).
Maria - (componendosi tutta nella parte). Oggi cominciato l'autunno. L'anno, da oggi, prende un poco a morire. E anche noi moriamo con lui...
Giovanni - Ma no... ma no! Una cosa pi semplice, pi dimessa: lei comincia a montare il tono solo alla fine dell'atto, quando decidono di separarsi. Una cosa come: Non ti pare che faccia un po' freddo... che stupidi a lasciare il maglione in citt... e roba del genere.
Maria - (si ricompone, in tono minore). Sar meglio chiudere quella finestra. Ormai l'estate finita, e con la tua mania di non volerti mai coprire, ti piglierai un malanno.
Giovanni - S, cos va bene: questa roba l'aggiusteremo poi. Va' al sodo.
Maria - Che hai contro di me, Paolo?
Giovanni - Non si chiama Paolo, si chiama Agostino. Paolo quello della Coscienza inquieta .
Maria - Paolo o Agostino, fa la stessa cosa.
Giovanni - Non fa la stessa cosa: tutto un modo diverso di essere: sono quattro sillabe invece di due, e le battute cambiano tutte di ritmo.
Maria - Che hai contro di me, Agostino?
Giovanni - (ferma il magnetofono). No, cos non pu andare: la battuta sforzata e poi bisogna inventare prima la macchinetta per cui lei gli fa la domanda. Non so; lui potrebbe dire: Senti, lasciami un po' in pace: non vedi che sto lavorando ? . (Rimette in moto il magnetofono).
Maria - Che hai contro di me? Perch mi tratti cos male?
Giovanni - Non ti tratto male: sono solo un po' stanco. Non mi riesce di concentrarmi. Ti prego, lasciami solo.
Maria - Non sei pi lo stesso, Agostino. Ti lascio solo, va bene. Ma non sei pi lo stesso. Mi nascondi qualcosa.
Giovanni - (interrompendo bruscamente il magnetofono). Ma no, ma no! Non va: troppo banale, prefabbricato. Che hai stamattina?
Maria - Non lo so. Dev'essere stata quella faccenda di Giovannoni e Baroncelli. Proprio attricetta non direi. Ho avuto qualche successo, ho fatto qualche parte d'impegno. E poi c' tutto il periodo di Siracusa.
Giovanni - Gi, quando eri soprannominata l'attrice all'aperto .
Maria - Ho fatto Ecuba, ho fatto Clitennestra: via! proprio attricetta non direi.
Giovanni - Ma che ti stai a preoccupare. Giovannoni un impulsivo. Su, lavoriamo. (Rimette in moto il magnetofono).
Maria - (s ricompone). Posso rimettere in ordine la stanza?
Giovanni - (brusco). Non adesso, te ne prego. Adesso lasciami solo.
Maria - Perch sei cos sgarbato?
Giovanni - Non sono sgarbato. Ho molto da fare. Devo concentrarmi.
Maria - Va bene, va bene. Ma non c' bisogno di dirlo con quel tono. Me ne vado.
Giovanni - No, resta, resta quanto ti pare. Fa' quello che vuoi: tanto m' passata la voglia di lavorare.
Maria - Non vorrai dire che te l'ho fatta passare io.
Giovanni - Io non dico niente... e qui ci mettiamo una lunga pausa, come quelle di Giovannoni. Tu ti giri, rassegnata, vai verso la porta muovendoti lentamente, come riluttante. Arrivata alla porta ti giri a guardare me, che ti volgo le spalle, continuando a stare seduto al tavolo. (Maria esegue).
Maria - Che hai, Agostino?
Giovanni - Non ho niente.
Maria - Non vero: successo qualche cosa, e ci vuol poco a capire che cosa.
Giovanni - Io qui non rispondo niente. Anche qui ci mettiamo una lunga pausa.
Maria - Ho capito, Agostino. Ho capito tutto. Non hai bisogno di dire niente. L'avevo capito da tempo. Dal principio dell'estate. Avevo sperato... m'ero illusa.
Giovanni - Ecco, qui ci puoi mettere quella storia dell'autunno che comincia a morire: qui il tono abbastanza montato e puoi andare avanti con quella tua roba svenevole...
Maria - L'autunno comincia a morire, e con lui moriamo un po' anche noi.
Giovanni - Pausa. Lunga pausa.
Maria - Ma non ti preoccupare, per me; io ero preparata. Al cader delle foglie... (Squilla il telefono).
Giovanni - (staccando il ricevitore). Pronto! pronto sono Mantovani... s, s!... ho capito... no, no... s... s... no, no... s, s! ma eravamo d'accordo per sabato sera... ah, no! non pronto niente: eravamo d'accordo per sabato sera... no, no, oggi gioved, ma che dico? addirittura mercoled... ancora non pronto niente. Eh, perbacco! potevate dirmelo prima... e io come faccio ? (Mette la mano sul ricevitore. A Maria) Figurati che vogliono la scena tra il bulletto e la serva a ore alle quattro del pomeriggio... (Nel microfono) Capisco, s, capisco che viene Borgatti, ma io come faccio... s, s, capisco... (A Maria) Dice che pagano una penale, un premio, che ne so?
Maria - Chiedi quanto.
Giovanni - Dipende... dipende... quanto? ah, ho capito: in conto copisteria? va bene, ma quanto ?
Maria - Quanto?
Giovanni - (con la mano sul ricevitore, a Maria). Dice sulle centocinquanta.
Maria - Chiedine trecento.
Giovanni - Facciamo duecento e mandatemi il fattorino alle quattro... no, o duecento o niente... e mandatemi il fattorino alle quattro perch io non posso muovermi... va bene, va bene... mi raccomando: non prima delle quattro. (Riappende il ricevitore. Mette in moto il microfono e continua, senza cambiare il tono della voce) Mi pare d'averla gi vista.
Maria - Io non ricordo.
Giovanni - mai stata dalle parti del Tufello ?
Maria - Al Tufello? e chi ci va mai. Io sto a Ponte Milvio.
Giovanni - Gi, Ponte Milvio. Adesso mi ricordo. stata forse a ballare da Ciancaribella?
Maria - Io? Ma che dice?
Giovanni - Mi pareva.
Maria - Ma lo sa che lei un bel tipo... ah, no! stia con le mani a posto.
Giovanni - E che sar mai... una carezza...
Maria - Accidenti alla carezza! Chiss che livido m'ha fatto...
Giovanni - Eh, adesso pure il livido...
Maria - Un momento, bisogna che vada a spegnere il gas nel forno. Torno subito. Tu puoi continuare da solo.
Giovanni - No, perch il nastro finito. Vengo di l a farmi un sandwich , mentre questi si scaricano. (Manovra prima su un magnetofono e poi sull'altro. Esce per la porta della cucina. I due magnetofoni si scaricano e, per un errore nella manovra, parlano tutte due, come dialogando).
Voce di Giovanni - Adesso pure il livido, le strappate dalle mani, voi, certe cose...
Voce di Maria - (dopo una pausa). Mi sento il corpo fasciato dalle alghe marine...
Voce di Giovanni - ...e sta' ferma, tanto qui non ci vede nessuno...
Voce di Maria - ...le mie dita si sono trasformate in coralli...
Voce di Giovanni - ...ammazzelo come sei cattiva...
Voce di Maria - ...il bombito delle correnti marine risuona alle mie orecchie come un monito di morte...
Voce di Giovanni - ...me lo dia un bacetto...
Voce di Maria - ...relitte ho per sempre le plaghe degli iperborei...
Voce di Giovanni - ...mo' t'ammollo 'no sganassone che levati!... (Continuano, ad libitum. Giovanni e Maria si sono fatti sulla porta della cucina. Maria gira un mestolo dentro una terrina. Giovanni sbocconcella un sandwich ).
FINE
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