Diapason

DIAPASON

Ovvero lultimo paziente

Commedia in un atto

di ERMANNO CARSANA

PERSONAGGI

LINFERMIERA

IL DOTTORE

LUOMO

Commedia formattata da

Un gabinetto medico arredato come d'uso. Una porta, sul fondo, comunica con un corridoio. Sulla scrivania vi sono dei diapason per la misura delludito. Il dottore seduto alla scrivania. Entra linfermiera.

LInfermiera - Mi ha chiamato, dottore?

Il Dottore - C' ancora qualcuno in sala d'aspetto?

LInfermiera - No, dottore, nessuno.

Il Dottore - Meno male. Sono molto stanco. Che ora abbiamo fatto?

LInfermiera - Quasi le nove.

Il Dottore - Chiuda allora. Tra cinque minuti andremo via.

LInfermiera - Va bene, dottore. (L'Infermiera esce. Il Dottore si alza, si toglie il camice, lo appende, spegne una lampada. Una parte dell'ambiente resta in penombra. Il Dottore torna verso la scrivania, ma un improvviso malessere lo fa vacillare. Si passa una mano sugli occhi lentamente. Nel vano della porta si intravede un uomo. Il Dottore, avvertendone la presenza, si volta).

Il Dottore - Chi c'? avanti.

LUomo - (ancora in penombra) Buona sera, dottore. (Avanza. E' un uomo di mezza et, viso scavato, aspetto quasi dimesso).

Il Dottore - Abbia pazienza: tardi. Non pu ripassare domani?

LUomo - E' tutto il pomeriggio che aspetto.

Il Dottore - Poteva decidersi allora.

LUomo - Ho ceduto il mio turno agli altri per restare ultimo. Volevo parlare con lei... tranquillamente.

Il Dottore - E va bene. Si accomodi.

LUomo - Grazie. Ne ero sicuro.

Il Dottore - Che cosa ha?

LUomo - Io?!

Il Dottore - S, che disturbi ha?

LUomo - (ride brevemente, divertito) Io sto perfettamente, dottore. Anzi non mi sono mai sentito meglio. La gioia di vivere, sa: che qualche volta conta pi della stessa salute.

Il Dottore - Ma allora scusi?...

LUomo - (fa vibrare un diapason. Con interesse) Che cos'?

Il Dottore - Lasci stare. E' un diapason, per misurare l'udito.

LUomo - (fa squillare il diapason) [1]. Che suono gradevole! La mia visita non ha niente a che vedere con la sua attivit professionale, dottore.

Il Dottore - E allora che cosa vuole?

LUomo - Solo ringraziarla.

Il Dottore - Di che?

LUomo - Lei mi ha reso un grande favore, e quindi mi sono sentito in dovere... A dire la verit, ho esitato un po' prima di decidermi, ma poi ho pensato che la mia visita doveva riuscirle gradita.

Il Dottore - Ho avuto in cura qualche suo parente?

LUomo - Ma no, dottore. Le ho gi detto che la medicina non c'entra affatto.

Il Dottore - E che cosa allora?

LUomo - Be', possiamo dire., l'automobilismo. (Ride divertito) Ecco, l'automobilismo!

Il Dottore - Senta, ho avuto una giornata molto faticosa e francamente...

LUomo - (interrompendolo) E' un ottimo guidatore lei. I suoi guadagni le consentono di tenere non la solita utilitaria, ma una macchina veloce, potente. Le ha anche dato un nome, se non sbaglio. Ariele. Un nome fragrante, di persona amata.

Il Dottore - Ma lei che ne sa?

LUomo - Lei il mio benefattore e quindi ho creduto opportuno informarmi.

Il Dottore - Da chi?

LUomo - Che importa? (Suona ripetutamente il diapason) Lei non pu immaginare che piacere sottile, penetrante, mi d questo suono.

Il Dottore - La smetta. Io non so che genere di favore abbia potuto mai farle.

LUomo - Un favore immenso, mi creda. Incalcolabile.

Il Dottore - Ma se neppure la conosco, se non l'ho mai vista!

LUomo - Non occorrono presentazioni per aiutare il prossimo o danneggiarlo. Direi anzi che il pi delle volte... Ha mai visto una palla da biliardo colpita da un giocatore inesperto? Rimbalza da una sponda all'altra, urta le altre palle facendole scontrare a casaccio, crea uno scompiglio, un trambusto, rotola qua e l all'impazzata e quasi sempre si ferma nel posto pi impensato. Le azioni umane, dottore.

Il Dottore - Posso almeno sapere in che consiste il favore che le avrei reso?

LUomo - Mi ha salvato dall'ergastolo, le pare poco?

Il Dottore - In che modo?

LUomo - Se posso ancora guardare l'alba respirando a pieni polmoni, se posso sorridere alle cose, soltanto merito suo, dottore. Mi creda, ogni sera, prima di addormentarmi, io dico sottovoce: grazie, dottor Mario . Non le dispiacer, spero, se nei miei pensieri la chiamo confidenzialmente per nome. E' un'abitudine affettuosa.

Il Dottore - E cosa ha fatto per meritare l'ergastolo?

LUomo - (scoppia a ridere) Ma nulla! Questo il bello! Assolutamente nulla. La mia fedina penale ancora immacolata.

Il Dottore - Non mi faccia perdere la pazienza. E' tardi e sono stanchissimo. L'infermiera sta aspettando per chiudere l'ambulatorio.

LUomo - Dottore, ma non capisce? Non ho commesso nulla per il semplice fatto che ha agito lei per me. (Un attimo di pausa. Diapason) Che delizioso, perch mi guarda torvo? Non l'ho offesa, spero.

Il Dottore - (secco) Esca.

LUomo - Eh no, dottore, scusi. Adesso mi fa il risentito! Se c' qualcuno qui che avrebbe diritto di essere risentito, questo qualcuno so solo io.

Il Dottore - Ma risentito di che?!

LUomo - E me lo chiede?! Per mesi e mesi soffiato sul mio odio sino a renderlo incandescente non mica facile decidersi, sa; occorre uno sforzo tremendo - per mesi e mesi ho preparato il mio piano, minuziosamente, assaporando li gioia della esecuzione, e poi, proprio sul pi bello, quando tutto era pronto, arriva uno sconosciuto, un intruso e l, mi strappa la preda proprio sotto il naso. C' da mordersi le mani. Si ha tutto il diritto di sentirsi truffati.

Il Dottore - Io credo che lei sia matto.

LUomo - Magari, caro dottore. E non le nascondo che in un primo momento i miei sentimenti verso di lei erano tutt'altro che benevoli. Ero addirittura infuriato. Ma poi ho riflettuto per fortuna ho un carattere riflessivo - e mi detto che s, lei mi aveva privato di un intenso piacere, ma che in fondo i vantaggi compensavano abbondantemente la perdita. Come vede, la mia una gratitudine distillata.

Il Dottore - Se spera con queste chiacchiere spillarmi del denaro, si sbaglia.

LUomo - Del denaro? perch del denaro? Le chiesto forse del denaro?

Il Dottore - Ma allora che cosa vuole da me? perch venuto?

LUomo - Dottore, finge ancora di non capire? A questo punto anche gli angioletti avrebbero arricciato il naso. Oh comprendo che certi ricordi possano essere sopiti. O magari sepolti. (Allegro) Mettiamoci una pietra sopra: si dice cos, vero? (Ridacchia) Siamo i frettolosi becchini della nostri memoria.

Il Dottore - (si alza bruscamente facendo cadere una sedia) Se non se ne va immediatamente, la scaravento fuori.

LUomo - (suona ripetutamente il diapason) Che pena - i sordi - non udire pi questo suono limpido, cristallino. Immagino i loro occhi, pieni di smarrimento, quando lei fa vibrare il diapason t per essi, nulla, silenzio assoluto. Un silenzio coi totale che a lungo andare pu sembrare un rombo.

Il Dottore - (piano) Io non ho nulla da rimproverarmi.

LUomo - Vede che cominciamo ad intenderci (Con calore) Si sieda, dottore, perch sta in piedi? Del resto di che dovrebbe rimproverarsi se sono qui per ringraziarla?

Dottore - Non so che farmene dei suoi ringraziamenti.

- Ma io la ringrazio lo stesso. Senza di lei a quest'ora starei marcendo in un penitenziario.

Il Dottore - Io sono stato assolto.

LUomo - Ma lo so, dottore, lo so. Vuole che non fossi presente al processo? M'interessava troppo. Lei certamente non m'avr notato, ma oltre la transenna, in mezzo agli sfaccendati e ai testimoni falsi, c'ero io, tutt'orecchi. E se mai ho pregato in vita mia, ho pregato per lei, dottore, perch l'assolvessero. Peccato che quando uscito il presidente e ha letto la sentenza non ho capito una parola - invece che leggere una sentenza sembrava che succhiasse il brodo - ma se avessi capito, le giuro che avrei battuto le mani.

Il Dottore - Questa sua simpatia non mi lusinga affatto.

LUomo - Non mi offendo.

Il Dottore - E le sarei veramente grato se lei mi lasciasse in pace.

LUomo - Non prova neppure un pizzico di curiosit?

Il Dottore - (secco) No.

LUomo - Strano.

Il Dottore - Se anche fosse vero che lei, come dice, ha tratto un vantaggio da quel disgraziato incidente, cosa assolutamente estranea alla mia volont, e quindi non mi riguarda.

LUomo - Su questo non sono del tutto d'accordo.

Il Dottore - Per me la questione chiusa, capisce? Chiusa. C' stato un processo, fortunatamente si risolto, e perci basta. E' stato persino risarcito il danno.

LUomo - (vivamente) Male, dottore. Ha fatto malissimo, mi scusi. Non meritava neppure un soldo.

Il Dottore - Veramente non ho pagato io. Ero assicurato.

LUomo - Oh be', in questo caso... (Ride).

Il Dottore - Ho avuto gi abbastanza seccature quel fatto. Non voglio sentirne pi parlare.

LUomo - Eppure se lei sapesse...

Il Dottore - Non voglio sapere niente. ,

LUomo - Se non l'avesse ammazzato lei, cinque minuti dopo l'avrei ammazzato io quell'uomo.

Il Dottore - (dopo un attimo) Ma che dice?!

LUomo - (leggermente ironico) Vedo che la cosa comincia ad interessarla.

Il Dottore - Non ci credo.

LUomo - Che interesse avrei a mentire?

Il Dottore - Non possibile.

LUomo - Perch no? Un caso singolare forse, uno di quei casi che sulle prime possono anche lasciare sgomenti, ma tutt'altro che impossibile. Del resto, scusi, perch non vuole credermi se ne ha tutta la convenienza?

Il Dottore - Non vedo quale.

LUomo - Dottore mio, stato lei a uccidere quell'uomo.

Il Dottore - Fu una disgrazia. M'hanno riconosciuto innocente.

LUomo - D'accordo, ma anche senza volere stato sempre lei a dargli la morte. E allora posso immaginare che qualche volta, magari di notte, svegliandosi di soprassalto, lei si riveda davanti quel viso sfigurato, quelle membra scomposte, abbandonate, come di marionetta cui abbiano tagliato i fili.

Il Dottore - Dove vuole arrivare?

LUomo - A questo: che forse sar un sollievo per lei sapere che quell'uomo non aveva che cinque minuti di vita. Cinque minuti soltanto. Lei non ha fatto altro che mettere un po' in anticipo l'orologio del suo destino. Un seccatore che ci ferma per strada e ci trattiene con le sue chiacchiere, di solito ci ruba pi tempo.

Il Dottore - Ma lei perch voleva ucciderlo?

LUomo - Sa chi era quell'uomo?

Il Dottore - Naturalmente no. Ho saputo il suo nome solo dopo la disgrazia.

LUomo - Guardi: la sua fotografia. Perch abbassa gli occhi?... Capisco. Io invece lo guardo sempre, me lo rimiro. Vorrei essere un vermicaio per potermi saziare di lui.

Il Dottore - Non sia ripugnante.

LUomo - Lei ha uno stomaco delicato, dottore. Ma se avesse dovuto ingoiare i rospi che ho ingoiato io...

Il Dottore - Per causa sua? Di quell'uomo, intendo.

LUomo - E di chi altro, se no? Un mostro, met iena e met tigre. E lei forse si sar anche doluto di averlo ucciso!

Il Dottore - Non si pu restare indifferenti, anche se si trattato di una fatalit.

LUomo - L'immaginavo. Perch crede che sia venuto? L'immaginavo. Ebbene, dottore: non proprio il caso.

Il Dottore - Chi era? Che cosa le ha fatto?

LUomo - (diapason) Ha devastato la mia vita, con fredda determinazione. Mi ha coperto di ferite e poi, non contento, ci ha sputato sopra. Sin da ragazzi, sa, sin da ragazzi lui, che mi era inferiore in tutto, saliva sulle mie spalle e mi frustava, perch trottassi. Strisciando m'implor per farsi assumere nella azienda che avevo ereditato da mio padre. Prima impiegato, poco dopo socio, e infine padrone. E io, non solo buttato fuori a calci, ma accusato, capisce, accusato di tutti gli imbrogli che aveva fatto lui, perch, fidandomi, avevo sempre firmato ad occhi chiusi. Vedo che mi segue con interesse, dottore.

Il Dottore - Non badi a me. Continui.

LUomo - Ero nelle sue mani purtroppo, e sapevo che se fossi andato io a pregarlo perch salvasse almeno il mio nome, m'avrebbe riso in faccia. Ci and mia moglie; e lui, oh lui fu molto galante, e promise. Poi, dopo essersi servito a piacere, disse che eravamo stati degli sciocchi a credere in una promessa che gli era stata carpita in un attimo di debolezza. Disse proprio cos: in un attimo di debolezza. Da quel momento cominciai a pensare di ucciderlo.

Il Dottore - Capisco. E le sono grato, sa, le sono veramente grato di avermelo detto.

LUomo - Aspetti, non ancora finito. Comperai allora un paio di pistole - una pu sempre incepparsi - e cominciai a esercitarmi nel tiro. Per prudenza comperai anche una terza pistola, non si sa mai. Dopo molte insistenze convinsi mia moglie a tornare da lui. Comprende? La messinscena per un bel delitto d'onore. Bastava arrivare al momento giusto. Orologio alla mano, salii in macchina e via, ma dopo cento metri una foratura. Dovetti fermarmi! che fare? Cerco un tass, niente tass, finalmente uno ne arriva, salgo e grido l'indirizzo. Quando m'accorsi che stava sbagliando, eravamo gi in campagna. Scendo e ne prendo un altro: lento questo, solenne, un carro funebre travestito da tass. Quando finalmente arrivai, con le mie tre pistole che mi pesavano in tasca, trovai solo mia moglie. Piangeva. Da quel giorno non l'ho pi rivista.

Il Dottore - Lei sta inventando di sana pianta.

LUomo - A quale scopo?

Il Dottore - Non so a quale scopo. Non riesco a capirlo. Ma lei mente.

LUomo - E se le dessi la prova?

Il Dottore - Quale prova?

LUomo - Non una prova materiale, certo; quasi impossibile in questi casi. Ma una prova logica, come dicono i legulei. Questa per esempio: mentre lei si chinava su di lui morente, egli apr gli occhi e le disse: - bravo! ...rider Wilfredo.

Il Dottore - Come fa a saperlo?

LUomo - E' vero o no?

Il Dottore - E' vero. Ma non capisco come lei...

LUomo - Sono io Wilfredo. Posso mostrarle i miei documenti, se vuole.

Il Dottore - Grazie, non occorre. Lei stato molto gentile a venire qui, apprezzo le sue intenzioni, ma ora la prego vivamente di andarsene.

LUomo - Quanta fretta, dottore! Proprio adesso che siamo sul pi bello.

Il Dottore - Non voglio sapere altro.

LUomo - Ci rinuncia?

Il Dottore - E' assurda la sua pretesa di coinvolgermi in questa sporca faccenda.

LUomo - Ma se lei ne il protagonista!

Il Dottore - lo?!

LUomo - (facendo vibrare il diapason) Lei, e in una certa misura, la signorina Vera. Signorina mi sembra, o signora?

Il Dottore - Ma di che sta parlando?

LUomo - (con intenzione) Dottore...

Il Dottore - Con quale diritto si intromette nei miei affari?

LUomo - E lei non si intromesso nei miei?

Il Dottore - Chi le ha dato queste informazioni?

LUomo - Glielo dir tra poco. Ma procediamo con ordine. Ci che soprattutto mi irritava, sino a rendermi verde di bile, era la sua fortuna, quella fortuna sfacciata che l'aveva accompagnata durante tutta la vita. La fortuna, lei sa, aiuta sempre i malvagi. Il solo pensiero che egli vivesse mi dava la nausea. E cos decisi di farla finita: senza astuzie, apertamente. Ma lui ormai stava in guardia, sapeva del mio odio e mi sfuggiva.Dovevo coglierlo di sorpresa. Preparai il mio piano. Scelsi anzitutto il giorno. Una scelta delicata perch io credo nella magia dei numeri; lei non sar una debolezza, ma non salgo mai una scala senza contarne gli scalini e fare dei pronostici. Il mio numero preferito il nove, e cos decisi: l'avrei ucciso il giorno nove del nono mese dell'anno. Eravamo ai primi di giugno e mancano novantanove giorni; una attesa un po' lunga, ma i numeri erano propizi. Il nove settembre nove di sera mi misi in agguato con le mie tre pistole, anche il tre un numero benigno. L'avevo spiato; tutte le sere a quell'ora lui passava di l per recarsi dalla sua ganza. L'avrei colto nel pieno rigoglio dei suoi peccati, come dice Amleto.

Il Dottore - (agitato) Basta! Basta, le ho detto. Fuori.

LUomo - Dottore, di che ha paura? ero io che volevo ucciderlo non lei, anche se poi all'atto pratico...

Il Dottore - Le proibisco di continuare. Io non sapevo nulla e non voglio sapere nulla. Avevo solofretta quella sera. Andavo a velocit un po' sostenuta, vero, ma non fu quella la causa dell'incidente. Fu lui a tagliarmi la strada.

LUomo - (un po' ridente) Ma perch si agita? Per una storia quasi da ridere. Perch in fondo buffo, no? io stavo l, appiattato nell'ombra, col cuore in gola e il dito pronto sul grilletto pensando: - ma perch ancora non arriva? vuoi scommettere che ho sbagliato numero? eh s perch le nove di sera non sono veramente le nove ma sono le ventuno e ventuno non neppure un multiplo del nove anche se a ben considerare un multiplo del tre, tre per sette, per c'entra anche il sette, e il sette un numero balordo e maligno uno di quei numeri che non m' mai stato proprio, E mentre io, fremente, m'arrovellavo sulle influenze nefaste dei numeri, lei spensieratamente aveva gi compiuto l'opera.

Dottore - Di che pu accusarmi?

L Uomo - (fa squillare il diapason) Io?! (Ridendo) di nulla! Non ho mai avuto la vocazione del pubblico ministero.

Il Dottore - Vorrebbe farmi credere che io sia stato suo complice.

- Io ho soltanto riferito dei fatti.

Dottore - Fandonie, niente altro che fandonie, sono certo.

Mio - Anche la morte di lui una fandonia?

Il Dottore - (quasi gridando) Ma io non sono responsabile di quella morte.

LUomo - Oh, lei stato assolto, lo so. Una bella vittoria per il suo avvocato.

Dottore - Che cosa vuole insinuare?

Luomo - Vede, dottore, io ho svolto per mio conto una piccola indagine. Lei mi chieder perch; ebbene glielo dico subito. Superato il primo momento di stupore, fui preso da una specie di frenesia dell'intelletto. Volevo capire lo strano ingranaggio del destino, capire perch, attraverso uguali strade, per quale misteriosa alchimia di fatti, di impulsi, di situazioni, uno sconosciuto, quale lei era per me, si era improvvisamente inserito nei miei piani, sconvolgendoli e nell'istante stesso realizzandoli. Una curiosit bruciante, mi creda.

Il Dottore - E quale sarebbe l'esito di questa indagine?

LUomo - Sono venuto a dirle grazie. Oh no, non dica di no: lei merita tutta la mia riconoscenza.

Il Dottore - Lei un subdolo ipocrita.

LUomo - (ridacchia) Gli insulti! Sono stato talmente insultato dalla vita, che ormai mi lasciano del tutto indifferente.

Il Dottore - Io non potevo prevedere quello che sarebbe accaduto.

LUomo - Naturalmente, chi dice il contrario? La vita spesso un'inebriante corsa ad occhi chiusi. Ma, vede, tuttavia io non posso fare a meno di pensare che in fondo stata una gran fortuna per me che lei, l'anno scorso, abbia un po' anticipato il suo ritorno dalla villeggiatura. Altrimenti la vernice dell'ipocrisia avrebbe ridato alle cose l'apparenza tranquilla della normalit.

J II Dottore - Tutto questo non c'entra niente.

LUomo - C'entra invece. E' proprio questo il punto.

Il Dottore - Se una relazione c', del tutto casuale.

LUomo - E lei crede veramente al caso? Una parola comoda - il caso - che usiamo ogni qualvolta, fermandoci alla superficie, non riusciamo, o non vogliamo, comprendere la realt; ma basta appena graffiare la vernice per accorgersi che niente del tutto casuale. Era casuale forse la sua rabbia; e quel desiderio violento di distruzione?

Il Dottore - Ma la smetta, via! Come pu pretendere di conoscere i miei stati d'animo?

LUomo - In un modo molto semplice, empirico, forse, ma sufficientemente approssimativo: mettendomi nei suoi panni. Ecco, mi sono detto, io sono il dottor Mario, torno in citt prima del previsto e appena arrivato, telefono. Dapprima non risponde nessuno: strano! la cosa mi lascia perplesso, e un sospetto, che la mia ragione si sforza di considerare ingiustificato, si insinua dentro di me. Formo di nuovo il numero e lascio squillare il telefono, a lungo. Sinch mi risponde una voce irritata. Vera, sei tu? - chiedo - e dall'altro capo mi chiedono: Chi parla? Allora, in un impulso puerile di cui mi pento subito, d un nome falso, il primo che mi viene in mente, quello di un paziente magari.

Il Dottore - Non vero: io non ho dato un nome falso.

LUomo - Pu anche darsi; del resto come astuzia sarebbe stata abbastanza sciocca. Fatto sta che la comunicazione viene di colpo interrotta.

Il Dottore - Come lo sa? Glielo ha detto Vera? Era proprio lei dunque!

LUomo - Mi corregga, se sbaglio. Dove eravamo? Ah s, comunicazione interrotta. Io sono un po' stanco del viaggio, ma non importa. Debbo andare da lei, precipitarmi, anche se so che la cosa peggiore che possa fare. Salgo le scale di corsa e suono il campanello, una, due, tre volte. Non risponde nessuno. Eppure era la sua voce al telefono, ne sono certo. Batto i pugni contro la porta, gridando. Dalle porte vicine si affaccia della gente e mi guarda con curiosit divertita. Improvvisamente mi sento meschino, ridicolo, e scappo via.

Il Dottore - (con sarcasmo) Complimenti! Lei ha il fiuto del cane poliziotto, ma ne ha anche il cervello. Fu un episodio banale, privo di qualsiasi importanza per me.

LUomo - Una storia banale, d'accordo, una cosa senza importanza: lei non amava quella donna, da allora non l'ha neppure pi cercata, il solo legame era quello dei sensi. Non un dolore perci, non un vero stato passionale, che ha sempre in s qualcosa di nobilmente umano, ma solo l'irritazione della vanit ferita, la rabbia di avere stupidamente interrotto le vacanze. Ed eccoci al momento culminante. Lei sale sulla sua bella macchina e parte ruggendo.

Il Dottore - Tutto quello che lei dir, solo frutto della sua fantasia malata.

LUomo - Mi lasci prima dire, scusi! Lei non ha una meta precisa, vuole solo correre per sfogare l'irritazione. Ma si trova invischiato nel traffico del centro e l'irritazione cresce, diviene furibonda. La sua macchina, quella macchina poderosa che la qualifica socialmente e che costituisce quasi un'appendice della sua personalit, si rivela un ingombrante impaccio. Se potesse, la lascerebbe l, in mezzo alla strada. In quel groviglio pieno di rumori e di esalazioni, lei si sente frustrato, avvilito, niente altro che un povero allocco cornificato da una sgualdrinella, un moscerino comicamente agitato da una rabbia impotente. Ma ecco che nella fitta colonna si apre un varco, un colpo d'acceleratore e via; un vigile fischia, ma non fa neppure in tempo a prendere il suo numero di targa. Via! Via! Davanti a lei si apre un lungo viale: finalmente il momento della rivincita! Lei accelera, accelera ancora; i radi passanti schizzano sui marciapiedi come pollame spaventato, qualcuno agita il pugno inveendo, e lei via, nella sua mente c' una sola parola: - maledetti! -Ma poco dopo una curva ecco un uomo che scende dalla macchina e comincia ad attraversare la strada. Lei lo vede e suona: deve scostarsi anche lui, maledetto. Quell'uomo invece, con la consueta sicurezza di s, prosegue; si volta un attimo verso di lei, sembra pi offeso che spaventato, e lei allora frena; uno stridore lacerante e un tonfo, un rumore sordo come se avesse urtato un sacco di stracci. Sono esattamente le nove e nove minuti (ride sommessamente).

Il Dottore - Ma lei chi ?

LUomo - Come vede, ho ben motivo di esserle riconoscente.

Il Dottore - Le ho chiesto chi . .

LUomo - Lei sa gi il mio nome.

Il Dottore - Wilfredo, e poi?

LUomo - Che importanza pu avere? Come Ulisse, potrei dirle di chiamarmi Nessuno.

Il Dottore - Sa quante persone, solo in Italia, muoiono per incidenti stradali? Diecimila ogni anno, in media una ogni ora.

LUomo - Se questo pu consolarla...

Il Dottore - E proprio lei viene a farmi la predica. Lei! Perch se vero quanto mi ha raccontato, lei resta sempre un volgare assassino, anche se non ha ucciso.

LUomo - (con allegria) Non si metta su questo piano, dottore: non le conviene.

Il Dottore - E perch no?

LUomo - Per una ragione molto semplice: io almeno avevo un serio motivo di uccidere, ma lei?

Il Dottore - Io non ne avevo l'intenzione.

LUomo - Lei non voleva uccidere proprio quell'uomo, posso anche ammetterlo; ma cosa cambia con questo? Anzi, appare ancor pi evidente tutta, l'enorme stupidit del suo atto. Una stupidit pan rosa. Perch, vede, il suo delitto - non si offende se uso questo termine, vero? - il suo delitto potrebbe avere un senso, crudele magari ma un senso, solo in rapporto al delitto che avrei dovuto compiere io. Ma lei non vuole credere che io fossi l per uccidere, e chiss che, almeno in questo,] lei non abbia ragione. (Fa squillare il diapason) Che suono limpido! Si ricordi di me qualche volta quando far vibrare questo strumento vicino a un povero orecchio sordo. (Diapason) Mi piace tanto. (Si avvia).

Il Dottore - ...Aspetti...

LUomo - (Quasi sulla soglia) Dorma bene, dottore.

Il Dottore - (In crescendo) Non se ne vada. Deve prima... Senta.

(// dottore si dirige verso la porta e si incontra con l'infermiera. L'infermiera non ha pi il camice ed pronta per uscire).

LInfermiera - Ha chiamato?

Il Dottore - (Dopo un attimo di indecisione) E uscito un uomo poco fa. Lo richiami, gli dica di tornare indietro.

LInfermiera - Subito. (L'infermiera esce. Il dottore accende la lampada che aveva spento all'inizio. Dopo qualche attimo torna l'infermiera).

LInfermiera - Deve essere gi andato via. Ho I guardato anche nella scala, non c' nessuno.

Il Dottore - Ma non l'ha visto uscire?

LInfermiera - No.

Il Dottore - E neppure mentre era in sala d'aspetto?

LInfermiera - Quando ho guardato io, non c'era j nessuno in sala d'aspetto. Sar entrato dopo. Cos'ha? si sente male? Dottore...

Il Dottore - Un po' d'esaurimento, forse.

LInfermiera - Lei lavora troppo dottore.

Il Dottore - S. (Ride brevemente, con sollievo) ... Deve essere proprio cos: troppo lavoro. Chiuda di l, ce ne andiamo.

LInfermiera - Ho gi chiuso. Stavo solo aspettando che lei congedasse l'ultimo paziente.

Il Dottore - (teso) Ma allora lei l'ha visto!

LInfermiera - No, ma ho sentito che lei parlava con qualcuno. Un caso di ipoacusia immagino, perch ogni tanto sentivo squillare il diapason.

FINE


[1] I diapason usati dagli otoiatri sono sei con gamme diverse (sei ottave). Il regista quindi, se lo riterr opportuno, potr variare i suoni.

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