SOLO
Commedia in un atto
Di HENRI DUVERNOIS
PERSONAGGI
Eugenio Bricot
Lamico
La Signora Hellas
Dellespond
La signora Frutte
Una camera. Ammobiliata in modo sordido e pretenzioso insieme. Tavola da lavoro; fogli sparsi; dizionari, libri. Modesto scaffale-biblioteca. Le cortine di un attaccapanni nascondono gli abiti.
All'alzarsi del sipario, Eugenio e l'amico si scambiano le loro confidenze.
L'Amico - ... Quale bellezza; non ci si pu immaginare una bellezza simile... Ella ha tutto, tutto, tutto! Il corpo! La statura! La carnagione! Capelli splendidi! Occhi da far sognare!... Una qualit di pelle! Solo a stringerle la mano ti d i brividi... Quando appare, non vi pi che lei... Seriamente: le altre sembra che sprofondino nel nero... Tutte le donne la odiano! Tutti gli uomini la desiderano. Il pi curioso , che pur essendo di linee classiche ella trova il modo di essere cos moderna... Non si direbbe che nata nel 1900..; Durante la Esposizione... no, questo sembra troppo vecchio, troppo lontano... ma non si direbbe nemmeno nata ieri... Sembra nata oggi, per la rabbia delle donne e la perdizione degli uomini...
Eugenio - Non hai sete?
L'Amico - No.
Eugenio - Un buon bicchierino di Castello La Pompa, ben spillato ?
L'Amico - Grazie.
Eugenio - Grazie no?
L'Amico - No.
Eugenio - Senza complimenti?
L'Amico - Mi secchi... Dove ero? Mi fai perdere il filo... Ah! s... No... aspetta un po'... Dunque, una Venere...
Eugenio - Salta la descrizione...esse a pregarvi, e una
L'Amico - (con disprezzo) Ed un poeta che parla!
Eugenio - Sono un poeta, ma non amo le descrizioni.
L'Amico - Dunque ho incontrato Luciana dagli Armoisin, in una serata delle pi eleganti che ci si possa immaginare: ministri, accademici, ambasciatori, e in fatto di donne, come ti potrei spiegare... un genere di donne...
Eugenio - Un genere di donne che non si potrebbe invitare al ristorante a prezzo fsso.
L'Amico - Esattamente.
Eugenio - Tranne che non siano volta per caso.
L'Amico - Cenavamo in piccole tavole. La fortuna mi mise accanto a Luciana... Che cosa fai?
Eugenio - (tenendo fra il pollice e l'indice una biglia sopra un portacenere di rame) Non ti occupare di me!
L'Amico - Che cosa fai?
Eugenio - Lo vedi: tengo una biglia d'agata su una bacinella di rame.
L'Amico - Non mi esasperare !... E perch, ti prego, tieni una biglia d'agata sopra una bacinella di rame?
Eugenio - E' un procedimento rinnovato dall'antico. Se la mia attenzione cedesse... tutto pu succedere... Se non sentissi pi le tue parole che attraverso la leggera nebbia che annuncia il sonno, lascerei cadere la biglia, (egli la lascia cadere) e il rumore mi risveglierebbe !
L'Amico - (indignato) Imbecille!
Eugenio - Non ti occupare di questo! Vai avanti... Dunque hai fatto la conoscenza d'Isabella dal tuo amico Lechouttard...
L'Amico - Di Luciana dai miei amici Armoisin.
Eugenio - Perdonami. Non ho memoria per i nomi.
L'Amico - Ah! mio caro... In cinque minuti, ero follemente innamorato... Come mi secchi con quella biglia! Il mezzo di non innamorarsene? Bella come un fiore, educata come un angelo!... Alle frutta mangiava le ciliegie sulla mia bocca... Di nascosto, ben inteso... Che momento!... Tu sai quanto io sia delicato: non ho voluto approfittare del suo turbamento... no, non ho voluto approfittarne. Non le ho proposto di riaccompagnarla a casa. Invece le ho chiesto molto correttamente se potevo andare a farle visita l'indomani... Ella mi ha risposto: a S... venite... vi attender... Non so come potr vivere sino allora... . Mi ascolti?
Eugenio - S... Diventa scabrosa la tua storia?
L'Amico - Nossignore, no... non diventa affatto scabrosa!
Eugenio - Tanto peggio!
L'Amico - Diventa dolorosa!
Eugenio - Tanto peggio! Tanto peggio!
L'Amico - L'indomani arrivo da lei alle undici...
Eugenio - Di sera?
L'Amico - Di mattina. Non sapeva come vivere attendendomi... non potevo farla languire fino alle undici di sera... Trovo la porta aperta... La credo una amabile attenzione. Entro. Penetro in un salotto... Qualcuno suona il piano... male, del resto... Sai che hanno tutte la mania di suonare il pianoforte aspettandoci...
Eugenio - Ci d del tono !
L'Amico - Il pianoforte era in un angolo, voltato in modo che io non potevo vedere chi suonava. Per grido: Brava! Bravissima!. Ma vedo sorgere, dietro il pianoforte, la testa di un uomo...
Eugenio - Ho capito...
L'Amico - L'orribile testa di un uomo rosso, con gli occhiali, e i baffi tagliati come le setole di uno spazzolino da denti... La testa di un uomo niente affatto accomodante... Io dico a caso: Non scomodatevi. Sono il calzolaio e vengo per le scarpe .
Eugenio - Ingegnosa!
L'Amico - E me ne vado di corsa! Alle tre telefono a Luciana per scusarmi...
Eugenio - Ella ti perdona.
L'Amico - Ella mi perdona. Le domando quando posso rivederla, e lei mi risponde...
Eugenio - E lei ti risponde: Mai pi! .
L'Amico - Hai indovinato...
Eugenio - Oh! Io sono furbo!
L'Amico - Insisto. Domando: Perch?. E lei mi risponde... Non indovini certo... no, no, non puoi indovinare... Mi risponde... te la d su mille... Mi risponde: Perch ho paura di amarvi troppo! .
Eugenio - No!
L'Amico - S!
Eugenio - Non si pu essere paurosi fino a questo punto!
L'Amico - Credi? Ho tentato di spiegarle con delle buone ragioni: Non bisogna avere paura, piccola cara, non bisogna... Paura d'essere felice, allora? Ma ci tortureremo tutti e due .
Eugenio - Ben detto!
L'Amico - Non vero? Ma io telefonavo da un caff, sentivo che i consumatori mi ascoltavano e che quegli idioti si prendevano gioco di me! Ci diminuiva lo slancio. Andiamo, Luciana, ripetevo, andiamo, mia piccola Luciana, la vita breve... .
(Caduta della biglia nel portacenere).
Eugenio - Ah!
L'Amico - Sonnecchiavi?
Eugenio - Non precisamente.
L'Amico - Come?! Io ti racconto un'avventura dalla quale dipende tutto il mio avvenire sentimentale, e tu dormi! Benissimo. Prendo nota... E ora ascolta...
Eugenio - Ah! no; basta! Ora tocca a me!
L'Amico - Non ho finito.
Eugenio - Ma parli sempre tu!
L'Amico - Parlerei meno se tu mi ascoltassi meglio.
Eugenio - Paradosso! D'altronde ho capito benissimo! Vuoi un consiglio?
L'Amico - Dammelo...
Eugenio - Diffida dei pianoforti; sono dei vili strumenti.
L'Amico - Cretino!... Ma, seriamente; scherzi a parte: credi ch'ella ritorni?
Eugenio - Chi?
L'Amico - Luciana.
Eugenio - Ma certamente.
L'Amico - Dici questo per sbarazzarti della mia storia.
Eugenio - Lo dico perch ne sono convinto... A distanza, mi ha l'aria, la tua Luciana, di un uccelletto affascinato dal serpente.
L'Amico - Il serpente sarei io...
Eugenio - L'uccelletto ha paura, resiste... Anche lei resiste... Ma cadr... e anche lei cadr. Siete fatti per intendervi. Siate felici, figli miei!
L'Amico - Tu mi versi del balsamo nel cuore !
Eugenio - E' tutto? Non hai un'altra avventura d'amore?
L'Amico - S.
Eugenio - Ah! Va bene!
L'Amico - E' capitata a mio fratello...
Eugenio - Ah! no, mio caro! Non nei patti. E' convenuto che ci si scambino le nostre confidenze, ma queste non devono estendersi alle famiglie. Dove andremo a finire? A me, ora.
L'Amico - Passami la biglia.
Eugenio - Perch?
L'Amico - Io sono come te; preferisco parlare che ascoltare. E ora racconta. Bionda?
Eugenio - Naturalmente.
L'Amico - Bionda naturalmente. La conosco?
Eugenio - E' una donna del gran mondo!
L'Amico - Non una buona ragione. Potrei conoscerla. Conosco ben Luciana, io.
Eugenio - Lasciami ridere! Una signora del gran mondo che mangia le ciliegie sulle labbra di un signore che conosce da cinque minuti...
L'Amico - Eccoci: ho torto a raccontarti dei particolari. Io avevo chiesto il nome!...
Eugenio - E io stavo per dirtelo. Ma giurami su ci che hai di pi sacro che non lo rivelerai ad anima viva.
L'Amico - Parola d'onore!
Eugenio - Giura!
L'Amico - Giuro. Devo sputare?
Eugenio - No, il tappeto viene dalla lavandaia.
L'Amico - Dovrebbe ritornarci. E' di uria sporcizia !...
Eugenio - (fieramente) Si chiama signora Hellas-Dellespont.
L'Amico - Greca?
Eugenio - Parigina!
L'Amico - Allora greco il marito?
Eugenio - Lo sar stato forse...
L'Amico - Divorziata?
Eugenio - Vedova.
L'Amico - Felicitazioni!
Eugenio - Grazie... Aveva letto i miei versi nella rivista Fantasma , e alla riunione indetta dal direttore della rivista ha chiesto di conoscermi .
L'Amico - Ha letto versi tuoi e ha voluto conoscerti?...
Eugenio - S...
L'Amico - E quali?
Eugenio - Telefonia su tela di ragno ...
L'Amico - E si incuriosita...
Eugenio - Bisogna credere...
L'Amico - Originale...
Eugenio - Abbiamo chiacchierato assieme... Una sensibilit squisita!... Eravamo seduti su un piccolo divano molto stretto... La mia gamba destra conobbe il tepore della sua gamba sinistra...
L'Amico - Diventa scabrosa la tua storia?
Eugenio - No. Credo di esser stato molto eloquente, molto... Una eloquenza un po' vecchio stile, un po' ampollosa... Cosa vuoi mai?... Si ha un bell'essere del proprio tempo; vi sono minuti nei quali bisogna tirar fuori i fiorellini e gli augelletti... E ho trovato le frasi che si dovevano dire... cos commosse... cos poetiche!...
L'Amico - E' il tuo mestiere!
Eugenio - E soprattutto ero sincero, perdutamente sincero! Parlavo, parlavo!... Ella era inebriata. Mormorava: ce Ancora! E' cos dolce! E' cos bello! E' cos grande! Bricot, parlatemi ancora delle stelle. Nessuno ha mai parlato delle stelle come voi... Ci si sente trasportati! . Cos trasportati, che alla fine la sua testa eia caduta sulla mia spalla ed ella mi ha promesso di venire da me.
L'Amico - Qui?
Eugenio - Qui.
L'Amico - Non ti vorrei offendere, ma la tua camera, non mi pare...
Eugenio - Ebbene, la mia camera?!...
L'Amico - E' brutta, ecco, la tua camera...
Eugenio - Che importa la boccetta?
L'Amico - Tu sei sicuro dell'ubriacatura?... Perch, infine, Luciana stessa...
Eugenio - Ah! scusami, ma ti prego di non confondere... La tua Luciana non c'entra per nulla in questa storia... Susanna artista fino alla punta delle unghie. E' abbonata a tutte le riviste. Conosce tutte le letterature... Io ignoro se teme di amarmi, ma sono certo che mi ammira!
L'Amico - Non ti lusingare!
Eugenio - Come, lusingare! Questa grande signora che ha un palazzo, automobili, domestici, e gioielli e mantelli di zibellino, vuole ve-dere la camera nella quale io lavoro... E' la marchesa d'Amaegui che viene a trovare il suo poeta.
L'Amico - E quando deve venire?
Eugenio - L'attendo da sei settimane...
L'Amico - Vale a dire da un mese e mezzo.
Eugenio - Proprio cos!... Paolo!
L'Amico - Caro?...
Eugenio - Credi che verr?
L'Amico - Ma certamente.
Eugenio - Lo dici per sbarazzarti della mia storia?
L'Amico - Ma nemmeno per sogno. Anche Luciana, vedi...
Eugenio - Sei sicuro che verr?
L'Amico - Chi?
Eugenio - Ma Susanna!... La signora Hellas-Dellespont.
L'Amico - Ma certo!
Eugenio - Hai dell'intuizione?
L'Amico - L'intuizione ha sempre un grande valore nella vita... A questo proposito figurati che Luciana...
Eugenio - Passami la biglia... No... aspetta... Oh! Dio mio!
L'Amico - Che cosa c'?
Eugenio - Bussano!
L'Amico - E' lei!
Eugenio - Senza dubbio... Vattene...
L'Amico - Per dove vuoi che me ne vada?... Non hai bisogno di presentarmi, appena apri, io filo...
(Si bussa ancora).
Eugenio - (con voce tremante) Chi ?
Una voce - Io.
Eugenio - Chi, voi?
La voce - Io, Frutte, la domestica.
Eugenio - (urlando) Ebbene, lo si dice, perbacco! Entrate!
Frutte - (entrando) L'ho detto!
Eugenio - (abbaiando) Che cosa volete?
Frutte - Scusate!
Eugenio - Che cosa volete?
Frutte - Anzitutto che non mi parliate cos seccamente... Vengo a togliere la polvere.
Eugenio - La polvere?
Frutte - Ma s, le faccende, se preferite...
Eugenio - E arrivate a quest'ora per le faccende?
Frutte - Non ho potuto stamattina.
Eugenio - Siete andata a far spese?
Frutte - No, signore. Si sposava mia figlia.
Eugenio - Ah!
Frutte - S, signore.
Eugenio - Vi assomiglia vostra figlia?
Frutte - Enormemente.
Eugenio - Ebbene; come diceva quel tale, se suo marito vuol essere becco, bisogner che cambi moglie.
Frutte - Come dite?
Eugenio - Non cercate di capire.
Frutte - Con voi, io non cerco mai... Ci perderei la testa... Se sono di troppo, posso ritornare.
Eugenio - (scherzando) No, tesoro! Il signore e io ce ne andiamo. Berremo un bicchiere nel bar di fronte e comprer ci che mi serve per il pranzo... Cercate d'aver finito per quando torno.
Frutte - Oh! mi basta un minuto... Spalanco porta e finestra e la corrente di aria scopa via tutto...
Eugenio - Non toccate le mie carte.
Frutte - Non le tocco mai...
Eugenio - Molto bene! Non vi si chiede del-la critica letteraria... (Scuotendo Vamico) Giovanotto, raccogliete i vostri sogni e seguitemi.
L'Amico - Si alzano le vele?
Eugenio - Prendi il cappello. Passa avanti.
L'Amico - Arrivederci, signora Frutte.
Frutte . - Buon giorno, signor Paolo.
Eugenio - Addio, bijou!
Frutte - Una parola...
Eugenio - La settimana?
Frutte - Proprio quella!
Eugenio - Io non me l dimentico, mio beb...
Frutte - Nemmeno io.
Eugenio - Ti adoro...
Frutte - Villano!
Eugenio - Vuoi che te lo dica in ginocchio? Lo sai che i miei calzoni sono logori... se non fosse per questo, sarei gi ai tuoi piedi.
L'Amico - (dal ballatoio) Vieni?
Eugenio - Cara Frutte... (Le bacia la mano).
Frutte - (intenerita) Oh! come al cinematografo! Un momento... Dove trover la biancheria sporca?
Eugenio - Nella credenza, tesoro! (Esce).
Frutte - (sola) Nella credenza... Ha di quel le idee... Vediamo un po', bisogna fare la nota. (Scrive su un taccuino la biancheria che prende nella credenza) Un paio di mutande... l'altro paio lo ha addosso Una camicia... l'al tra l'ha addosso Un colletto Lo deve avere cambiato stamattina... Che cosa c' ancora? (Toglie dalla credenza un plastron e un paio di polsi inamidati, legati fra loro eon uno spago) Ah! s... So che cos'... Sar andato a un ballo... E' per l'abito da societ. Che buffa moda! Guai se ci si dovesse spogliare!... Un fazzoletto... l'altro lo ha in tasca... Un punto... fatto... I piatti, ora. (Mette una forchetta, un coltello e un piatto nella catinella) Oh, mio Dio!... Ho incrinato il piatto... Ho le dita di burro oggi! Un piatto; due paia di mutande, due fazzoletti... E vuol tenere la domestica con questo bel corredo!... Ma io mangio meglio di lui! Adesso, guerra alla polvere, come si dice... (Apre la porta e la finestra) Solamente, per portarsi via la polvere occorre che ci sia dell'aria... Se c' quella, tac, tac, in due minuti tutto fatto... Che cosa fabbricher mai questo povero pazzo?... (Chinandosi sulle carte) ... Io me lo domando. (Legge) ce Asino chi legge... Maleducato!... E non nemmeno nuova! (S'avvicina all'attaccapanni, tira la tenda, passa un colpo di spazzola sugli abiti appesi) Non bisogna che li maltratti troppo perch non ne vogliono pi sapere... E ora Il letto... (Batte qualche colpo sul divano che serve anche da letto. In questo momento Susan, na Hellas-Dellespont, elegantissima, appare nella inquadratura della porta).
Susanna - Signora!...
Frutte - (voltandosi di scatto) Buongiorno... signora!
Susanna - Il signor Eugenio Bricot, per favore?
Frutte - Abita qui, signora... Prego, entrate...
Susanna - Il signor Bricot non in casa?
Frutte - No, signora... E' uscito un momento fa... se ci fosse, la signora lo vedrebbe, visto ch'egli non possiede che questo locale che gli serve da salotto, camera da letto, sala da pranzo...
Susanna - Gli direte che sono desolata di non averlo trovato... Signora Hellas-Dellespont... Il nome un po' difficile...
Frutte - Ascoltatemi, signora Hellas, egli mi ha detto che ritorna, subito... Se io fossi in voi, lo aspetterei... Accomodatevi.
Susanna - Non sono indiscreta?
Frutte - Ma no: mi aveva avvertita in questi ultimi tempi che sarebbe venuta una signora... Siete forse voi?
Susanna - Pu darsi. Io ho molto tardato.
Frutte - Era disperato, credetemi.
Susanna - E' talmente emotivo!
Frutte - (vagamente) S...
Susanna - E' qui che lavora?
Frutte - S, signora.
Susanna - Lavora molto, non vero?
Frutte - Oh! se si tratta di scrivere, scrive! La fa marciare la penna!
Susanna - La notte?
Frutte - Probabilmente...
Susanna - Fa male ad affaticarsi soverchiamente... E cos delicato!
Frutte - Sono tutte le sue scritture che finiscono per girargli sullo stomaco...
Susanna - Che ingegno!
Frutte - Per quello, egli non ne lascia ad altri!...
Susanna - E' un perfetto gentleman...
Frutte - Un gen... s... sicuro.
Susanna - Voi dovete volergli molto bene... Ah! che fortuna avete nell'avvicinarlo... Una fortuna che voi non supponete nemmeno... Sar presto illustre, sapete... E voi sarete stata... non so nemmeno io... la domestica di Shakespeare..,
Frutte - E' un americano?
Susanna - No... un inglese.
Frutte - Preferirei un americano.
Susanna - Ebbene! Allora diciamo la domestica di Poe.
Frutte - (sbellicandosi dalle risa) La domestica di Poi? L'americano della casa di fron. te?... La signora vuol scherzare... Io non chiederei di meglio, ma invece sto qui a chiacchierare e ho il mio servizio d'andare a sbrigare dalla signora al piano di sotto.
Susanna - (gelosa) Ah! C' una signora?
Frutte - Una modista.
Susanna - Il poeta e la modista! 1830!
Frutte - No, signora, ha soltanto cinquantasette anni.
Susanna - Ah!
Frutte - Allora, io me ne vado.
Susanna - Siete sicura che il signor Bricot sta per ritornare?
Frutte - Sicura come lo sono di vedervi.
Susanna - Allora lo aspetto.
Frutte - E' quello che vi dicevo. Accomodatevi... Volete un libro?
Susanna - Oh! Un'idea! Mi nasconder die. tro quella tenda!
Frutte - Il posto c'... E vi sono anche, nella tenda, dei buchi per vedere, che sembrano fatti apposta.
Susanna - Sar divertentissimo... Quando sar ben preso dal suo lavoro, io mi avviciner molto silenziosamente, molto dolcemente, sn-za che egli mi senta... Poser la mia mano sulla sua spalla e gli apparir, come la Musa in una notte di De Musset.
Frutte - Un bello scherzo!
Susanna - Se lo incontrate, non ditegli che sono qui.
Frutte - Inteso!
Susanna - (dandole del denaro) Prendete, mia brava donna.
Frutte - Se per la settimana, mancano ancora due franchi e sei soldi.
Susanna - (porgendogliene dell'altro) Non per la settimana, ma prendete anche questo; cos potrete aspettare.
Frutte - Grazie tante, signora... Se la signora ha sete, c' dell'acqua potabile... (Avvicinandosi all'attaccapanni) Ah! Spingo in un angolo i vestiti perch la signora stia pi comoda... Non ci sono che questi due poveri vestiti vecchi!
Susanna - Due vestiti vecchi! Adorabile!
Frutte - La signora troppo buona!
Susanna - Arrivederci, buona donna, arrivederci !
Frutte - Ci si rivedr?
Susanna - Senza dubbio!
Frutte - In questo caso, buona fortuna, tante belle cose e... arrivederci. (La signora Frutte esce} Susanna si guarda attorno religiosamente, sorride di quella laboriosa povert. S'avvicina alla tavola, esita, prende il foglio che la signora Frutte leggeva Un momento prima e lo respinge).
Susanna - Non certo per me... Che bambino!... Ah! L'opera in corso! Com' emozionante! (Legge) Scialle delle Indie e Papahou! Il grido di un pappagallo impagliato - Esce pur sempre da un carniere. E dallo zio della Glacire - Il collo del cigno incendiato - Haja! Hawa! . Meraviglioso!... Che mistero! Il fiore che tu m'avevi gettato - Ha del sangue azzurro nella sua borsa - E la mosca di fuoco cade dal soffitto nero . Splendido!... La mosca di fuoco... E io capisco tutto!... Quasi tutto!... Scialle delle Indie e Papahou , questa, s'intende, un'impressione coloniale... Il grido di un pappagallo impagliato esce pur sempre da un carniere... . Vediamo... S... E' un grido che odora di cuoio... Riflettendo... Dal vecchio zio alla Luigi Filippo... Il vecchio zio che abita nel quartiere della Glacire, il mogano cos lucido che il collo del cigno sembra incendiato quando vi batte il sole... Capisco tutto! E' meraviglioso! Meraviglioso! Ah! Attenzione... E' lui! (Si nasconde dietro la tenda che richiude).
Eugenio - (dal di fuori) Eh! Frutte! Non ci sei? Cammello! (Entra reggendo un pacchetto nella mano sinistra e un libro nella destra. Chiude la porta con una pedata, posa il pacchetto, poi il libro sulla tavola cantando una canzonetta volgare. La tenda si muove leggermente) Eh! Frutte! Se ne andata! Vecchia strega!... vecchia prostituta! (Canta sguaiatamente) La donna che mi avr - La donna che mi avr - Non far tanto i suoi comodi, - La donna che mi avr - La donna che mi avr - Non avr ci che vorr... Gliene dar di botte fin che crepi - Gliene dar - Fin quando creper . La lista delle vivande del signore: Formaggio forte... Roquefort. (Leggendo sulla bottiglia) Castello dei Duchi d'Annonay. Porco cane! Tu ti vizi, Eugenio! Caro signore, fate pure i vostri comodi... Si suda in casa vostra, signora duchessa! Mi levo la giacca... Ah! come si sta bene! Mi levo i calzoni. Prima le bretelle... Uno, due!... Via... Oh! Non mettetevi in soggezione per me; vi prego!... E adesso le ciabatte... la sinistra... via... (Lancia una scarpa) La destra, via... (Lancia l'altra e guarda il pollice che gli esce dalla calza rotta) Voi avete, signore, un bellissimo alluce... Il briccone vuol prender aria, vero? (Lo agita in direzione del pubblico) Buon giorno, buon giorno! Evidentemente la vecchia Frutte l'ultima delle prostitute. Qui tutto pi sporco di quando entrata. (Si leva a guardare in Un piccolo specchio) Bel ragazzo! Vecchia canzone. (Canta) Raccontava - che andava - alla messa e al sermone - invece andava - sempre andava - a farsi sbaciucchiare - dal suo ton, ton, ton!... (Si avvicina allo specchi) Ton, ton, ton! Un foruncolo! Ma tu hai delle acni, amico mio! Mio caro... (Canta) Il tuo dolce sguardo si vela! . (Si toglie il foruncolo, strizzandolo) Ahi! Ahi!... Partito! Non ha pi foruncoli, il picco-lino? (Prende delle pose e annuncia successivamente, allargando le gambe e incrociando le braccia) L'Arlecchino di Saint Marceaux. (La mano sull'elsa di una spada immaginaria). Enrico III, bambino. (Accigliato, posando il viso su un pugno) Carlo V davanti alla tomba di Carlo Magno! Ho fatto male a non fare l'imitatore in variet, invece di fregarmi con questo porco mestieraccio ! (La tenda si muove) C' una corrente d'aria... E ora al lavoro... Chi che far una bella pipata? E' Kiki! Al lavoro! (Si accomoda) Il fiore che tu mi avevi gettato . La carogna ha ancora toccato le mie carte! Il fiore che tu mi avevi gettato - Ha del sangue azzurro nella sua borsa - E la mosca di fuoco cade dal soffitto nero . Troppo luminoso! Gettiamo dell'ombra... E la mosca di fuoco cade... cade... . (Getta un'occhiata sul suo pacchetto di sigarette) ... dal Maryland! . Maryland? No... Uff! Che mestiere!... Gli occhiali! (Si mette gli occhiali) E la mosca di fuoco cade dal Casin . E poi? A me il sistema brevettato!... Il dizionario, il tagliacarte. (Prende il tagliacarte e lo introduce a caso fra le pagine di un dizionario) P. Pozzolana! Terra vulcanica, rossastra, che si trova originariamente in Italia presso Pozzuoli ... Benissimo! (Rifa la stessa operazione) T. Termale... ce Ah! Pozzolana! Ricordo Termale! L'acqua ha il mormorio chiaro dei ruscelli tristi - L'acqua ha il mormorio triste dei ruscelli chiari . No! E poi, fango... fango... e fango! (Ogni volta la tenda si muove)... Che barba... Io scoppio!... Un biscottino, caro barone? (Mangia con le mani) Alla vostra salute! (Beve alla bottiglia) Io ho i miei difetti, come tutti del resto; ma il formaggio forte mi piace!... Eh! (Vede due piedi dietro la tenda) Chi ? Chi ? Uscite! Uscite subito... Alto l! Mi arrendo! Prendete tutto ci che volete...
Susanna - (uscendo dal suo nascondiglio) Non abbiate paura!
Eugenio - Voi!
Susanna - Solamente io! Mi perdonate?
Eugenio - Voi!
Susanna - Ho voluto farvi un piccolo scherzo... Mi ero nascosta l, dietro quella tenda.
Eugenio - (schiacciato) Voi!
Susanna - E non sapevo pi come uscirne... Capivo benissimo che vi disturbavo.
Eugenio - (infilandosi in fretta la veste da camera) Voi! Voi! Voi!
Susanna - Sono stata una stupida... Vi domando scusa...
Eugenio - (prendendosi la testa fra le mani) Ah! l! Ah! l l! l l!
Susanna - Me ne rendo conto ora...
Eugenio - S, s...
Susanna - Volevo sorprendervi...
Eugenio - E infatti...
Susanna - Ma sarei desolata d'interrompere la vostra ispirazione.
Eugenio - Ben inteso!
Susanna - Sono gi stata troppo importuna...
Eugenio - Continuate! Continuate pure!
Susanna - E' un'ora indebita...
Eugenio - E voi ve ne andate...
Susanna - Certo...
Eugenio - Cos?
Susanna - Felice di avervi rivisto...
Eugenio - E portandovi di me un ben grazioso ricordo!
Susanna - (impacciata) Tutti i grandi uomini hanno le loro piccole manie...
Eugenio - Lo so! Lo so!
Susanna - Un illustre filosofo non poter lavorare se non aveva i piedi nell'acqua.
Eugenio - (guardandosi i piedi) Sicuro, ci sono anche i piedi.
Susanna - Non vi desolate dunque... Vi assicuro che, se voi non mi serberete del rancore, io me ne andr di qui contentissima.
Eugenio - (amaro) Vi di che! Al vostro posto, sarei contento anch'io!
Susanna - Ditemi che non siete in collera con me...
Eugenio - E di che?
Susanna - D'aver violato l'intimit del mio poeta preferito.
Eugenio - Ah! donna scaltra che siete!
Susanna - Scaltra?
Eugenio - Perch non dirmi: . Voi mi piacevate, ora mi disgustate ?
Susanna - Oh! per esempio!
Eugenio - Sarebbe pi sincero!...
Susanna - Sarebbe penoso... Bricot... E' tardi... Bisogna che me ne vada... Ritorner...
Eugenio - Un giorno o l'altro.
Susanna - La settimana prossima. Alla fine della settimana prossima. Vi avvertir.
Eugenio - Sar meglio...
Susanna - Oggi ho fretta. Pranzo fuori.
Eugenio - E ve ne volete andare?
Susanna - S.
Eugenio - Ebbene, no!
Susanna - Come, no?
Eugenio - Non ve ne andrete.
Susanna - E' uno scherzo! Seriamente, Bricot, bisogna che me ne vada.
Eugenio - Seriamente, voi non ve ne andrete. (Si alza e si mette la chiave in tasca).
Susanna - Voi volete punirmi di una birichinata innocente... E tenermi prigionera...
Eugenio - S.
Susanna - Signor Bricot, questo scherzo gi durato troppo!
Eugenio - Signora Hellas-Dellespont, mi farete prima il piacere di dare un'occhiata a questa veste da camera... L'avevo comperata per voi... s, per voi... e questa spesa rappresenta abbastanza sacrifici perch voi vi degniate di guardarla. E ora mi ascolterete.
Susanna - Mi aspettano.
Eugenio - Vi aspetteranno... Ascoltate... A quella serata del Fantasma abbiamo parlato di poesia... Io ho cercato di essere brillante...
Susanna - Ci siete riuscito.
Eugenio - E' vero? Vi ho parlato del mio lavoro, delle notti passate al lume della candela, dell'ispirazione sacra, dei fiorellini e degli augelletti.
Susanna - Non canzonatevi... Era cos bello!...
Eugenio - Non mi canzono; era bello... Voi avete immaginato un poeta da rappresentazione benefica, vestito di velluto nero, incravattato alla Lavallire, che parlava con parole alate, parole che sembravano fiori, carezze... parole simili a quelle che vi dicevo quella sera, sul piccolo divano.
Susanna - Me ne ricordo...
Eugenio - Vi siete detta: Bisogner che vada a trovarlo. Mi distrarr dai miei sarti, dalle mie modiste, dai miei gioiellieri e parrucchieri, e dai miei flirts... . Passare qualche istante di sogno nella soffitta di un poeta... E' questo... vero? Mia povera piccola, questo?
Susanna - S, ma non mi compiangete.
Eugenio - E io vi ho offerto... Ah! Ah! E ora volete andarvene gentilmente, educatamente, come se nulla fosse accaduto... Ma se ve ne andate ora, io mi uccider...
Susanna - Siete pazzo!
Eugenio - Vedete un'altra soluzione, voi?
Susanna - Ma andiamo!...
Eugenio - Che cosa volete che faccia?
Susanna - Ma io vi assicuro...
Eugenio - Non mi assicurate nulla! Io avrei voluto apparirvi bello, elegante, idilliaco... e vi ho offerto questo spettacolo!... Le mie canzoni... il mio deshabill da becco...
Susanna - Oh!
Eugenio - Da becco di vaudeville... la mia povera golosit... la povera golosit che si accontenta quando ci si crede soli, eppure non si eccessivamente felici...
Susanna - (commossa) Anch'io mi metto dei bigoudis e dei guanti grassi la notte perch sono sola.
Eugenio - Pu darsi, ma io non mi nascondo nella vostra camera da letto.
Susanna - Avete ragione...
Eugenio - E poi, coi vostri bigoudis e i vostri guanti grassi, dovete essere incantevole, voi.
Susanna - No.
Eugenio - S. Non cercate di diminuirvi ai miei occhi... Finirebbe per aumentare la mia umiliazione... E anche se vero, io non vi ho vista... Ma voi mi avete visto, voi!... Mi avete visto mangiare con le mani come un porco, bere alla bottiglia, come un carrettiere...
Susanna - E' l'uomo. Rimane il poeta.
Eugenio - Parliamone! Ho smontato davanti a voi il meccanismo del mio piccolo mestiere... S, vi ho fatta entrare fra le quinte del mio castello di carta... Avete visto che cos' l'ispirazione: un tagliacarte e un dizionario... Dai buchi di quella tenda avete potuto contemplare il mio pollice che vi diceva buon giorno... Sono stato grottesco... Ma aspettate che compia l'opera! Non solamente grottesco... anche vigliacco... c< Mi arrendo! Prendete ci che volete! . Dunque, grottesco, vigliacco!...
Susanna - Ma no! Voi esagerate...
Eugenio - Idiota, volgare, ripugnante... ecco il bilancio, cara signora.
Susanna - Lasciate che vi ripeta che non era l'uomo che venivo a trovare... Solo il poeta mi interessava!...
Eugenio - Anche quello avete trovato!... Non cercate, in mancanza di amore, di salvare l'amor proprio...
Susanna - Posso domandarvi una cosa?
Eugenio - Un autografo, scommetto...
Susanna - Precisamente!
Eugenio - Prendete tutto ci che volete.
Susanna - Siete molto gentile... Questo ver. so, guardate, il verso coloniale: Scialle delle Indie e Papahou... . E' cos evocatore! Fa pensare alle Antille...
Eugenio - Stavo per dirvelo.
Susanna - E ora che ho ci che ero venuta a cercare, me ne vado...
Eugenio - E io posso chiedervi una cosa?
Susanna - Certo... se nelle mie possibilit...
Eugenio - E' qualcosa di grande, vi avverto!
Susanna - Oh! Allora!
Eugenio - Taccio?
Susanna - Dopo mi lascerete andare?
Eugenio - S.
Susanna - Che cosa volete?
Eugenio - Vi chiedo di fare il pi grande sforzo che una donna delusa abbia mai tentato... Vi chiedo quasi l'impossibile... Ascoltatemi, signora; ascoltatemi, Susanna: io vi doman. do di considerare tutto ci che avete visto, come se non fosse avvenuto!
Susanna - Tutto?
Eugenio - Tutto! Le canzoni, le calze, le mutande, gli occhiali, il vino, il formaggio...
Susanna - Ma certamente... Tutto ci non esiste. Io ho gi dimenticato.
Eugenio - Non cos. Aspettate... Avete dell'immaginazione ?
Susanna - Un poco.
Eugenio - Ce ne vorr tanta.
Susanna - Ne ho abbastanza.
Eugenio - Va bene! Allora supponete... Non vi arrabbierete?
Susanna - No.
Eugenio - Supponete che voi mi amiate, che noi ci amiamo da molto tempo.
Susanna - (con un leggero movimento di difesa) Ma...
Eugenio - E' fatto... Noi ci amiamo da molto tempo... ma non troppo... facciamo un anno... Supponiamo; una supposizione... che voi non siate la signora che aspetta di uscire dalla casa di un uomo per mettersi a ridere a suo agio... come avreste fatto uscendo di qui... mi par di sentirvi... e io, non sono il povero diavolo che vi sta davanti, il povero diavolo che ha voglia di morire... No... Voi siete Susanna, io sono Eugenio... Abbiamo avuto una specie di fidanzamento. Siamo stati degli estranei che si baciarono, poi... mi permettete?
Susanna - Per forza...
Eugenio - Poi degli estranei che si coricarono assieme. Ci siamo amati appassionatamente, pur rimanendo sulla difensiva... Amanti non ancora amici... amanti... E un giorno, senza saperne il perch, forse perch voi avete avuto un raffreddore o perch io ho avuto un dispiacere, siamo diventati amici... amici voluttuosi... Non conoscete questo stato? Nemmeno io!... E deve essere di una dolcezza!... Allora ci si pu stendere i nervi in pace... Allora io potrei mostrarmi senza pericolo in mutande... anche con le calze rotte! Voi non mi ascoltereste pi con queste orecchie che sono tanto piccole, ma terribili... Non mi guardereste pi con questi grandi occhi che mi danno il terrore... No... Io potrei essere brutto... Voi mi trovereste bello... Potrei fare il pagliaccio, e voi mi trovereste divertente! Potrei cantare canzonac-ce da galeotto e voi le trovereste piacevoli. Potrei mostrarti quello che il lavoro di un poeta che vuol vedere le stelle a mezzogiorno, e tu mi ammireresti, e mi diresti: Riposati, mio caro, ti ammalerai; vieni piuttosto ad abbracciarmi... . Vi d del tu perch mi credo gi a quel punto... Ah! Susanna, non vi siete mai chiesta perch hanno rappresentato l'amore con un arco e delle frecce?... Perch uccide il ridicolo... Semplicemente... Ci che mi accaduto spaventoso perch la prima volta che tu vieni da me... Ma no, non vero... Non la prima volta... Sarebbe troppo atroce... Tu sei gi venuta trecentosessantaquattro volte... Noi festeggiamo oggi il nostro anniversario! Tu sgriderai fra un minuto la vecchia Frutte che non mi ha rammendato le calze... Ti curverai sui miei scarabocchi e mi darai del pazzo ammirandomi. Io sono un buon ragazzo, sai; non cattivo, incoerente e tenero come i suoi versi, un po' pazzo e che ha sopportato tanto dolore... Non tenere, davanti a lui che si sente cos infelice e cos miserabile, il cappello... Ti d l'aria di un giudice... Vedi, io aspetto il tuo verdetto tremendo... Si stupidi e volgari quando si ha l'abitudine di essere solo... Ci che mi mancava, eri tu... Resta con me e vedrai... Dimmi che tu vuoi restare! Dimmelo! (Susanna si toglie lentamente il cappello. Eugenio esita un istante senza parlare, poi le prende le mani e le bacia riconoscente).
FINE


