La porta

LA PORTA

LA PORTA

di Serafino Filoni

Personaggi:

Lucia (La madre)

Giulio (Il figlio)

Fabio Berti

Gianna (Moglie di Fabio)

Marta (Figlia di Gianna)

Sig. Fonzai (Amministratore)

Sig. Rinaldi

Maria Rinaldi

Sig. Tanafili

Antonella Tanafili

Federico Castello (Un amico di famiglia)

Avvocato Martelli

Un medico

Un vigile

Un panettiere

LA PORTA

Scena: La prima ad entrare Lucia, che si toglie il cappotto, lo appende e va nelle altre stanze. La stanza buia. La porta viene riaperta dal di fuori, entra Giulio, magro, sui quaranta, capelli in disordine, impermeabile scuro. Apre la porta cautamente, si guarda intorno. Attraversa la stanza ed esca dallaltra porta. Rientra con in mano un pacco di fogli ma attraversando la stanza qualcosa cade, il rumore fa entrare Lucia.

*****

Lucia - (impaurita)Chi c qui ?

(Giulio non si muove, poi guadagna luscita, parlando sottovoce)

Giulio - No basta, ti prego basta. (esce).

(Lucia si guarda intorno poi ritorna fuori scena. Entrano in scena Gianna e Marta -madre e figlia- . E inverno fuori, indossano cappotti e guanti. Portano buste della spesa. Dopo, a seguire, entra Fabio -il padre- con una scatola molto pesante. In principio lunica illuminazione sar data dalla luce del corridoio).

Gianna - Non si vede un accidente.

Marta - Dov linterruttore ?

Gianna - Dovrebbe essere nel corridoio a sinistra.

Marta - Vado io.(esce a destra. Suonano al citofono).

Gianna - Rispondo io, appena scopro dov.

(in quel momento si accende la luce.)

Gianna - Trovato !(risponde)Chi ? (rimane in ascolto, poi apre il portone)

Marta - (rientra) Certo che il colore me lo aspettavo diverso.

Gianna - Te lo avevo detto che una volta steso cambiava.

Marta - Dove ci si potr sedere un attimo ? C solo quella sedia col telefono sopra.

Gianna - Oh bhe, il telefono non ancora allacciato, comunque quella sedia troppo sporca.

Marta - La spesa dove la mettiamo ?

Gianna - In cucina, di l. (bussano)Apro io.

(Lucia entra e va alla finestra, la apre, chiama)

Lucia - Signor Follone ! Signor Follone !

(Rispondono da fuori, in strada)

- Signorina Lucia, dica.

(Entra Fabio)

Lucia - Me lo porta domani, poi, su il pane?

- A che ora posso ?

Lucia - Va bene alle otto ?

- Sar fatto.

Lucia - Grazie tante (chiude la finestra e riesce)

Marta - Pap, ti sei ricordato le tendine per lo specchio ?

Fabio - Ma si, si.

Gianna - Ma dai, pure le tendine per lo specchio ?

Marta - Lho visto su un giornale a casa di zia Marisa. Sono unamore.

Fabio - (prende in giro) Lha da zia Marisa.

Gianna - (c.s.)Ah va bene allora.

Fabio - Hai gi guardato nelle altre stanze ?

Marta - Abbiamo solo acceso le luci.

Fabio - Allora vado a vedere, lidraulico ha finito il bagno (esce)

Gianna - Ma, i sanitari ? (lo segue uscendo)

Fabio - Li hanno montati Gioved, vieni a vedere. (escono)

(Lucia entra con delle bottiglie di liquore e dei bicchieri, li va a posare in un mobile, un bicchiere le cade. Marta salta per il rumore improvviso. Marta rimane sola nella stanza, si guarda intorno, guarda dalla finestra. Prende le cose dalla scatola: le tendine, i detersivi, la carta igienica, vari piccoli oggetti. Poi dalla busta della spesa prende un pezzo di pane. Gianna rientra)

Gianna - Ecco cosa succede a lasciar fare. Hanno montato i rubinetti al contrario.

Fabio - Non ci vuole niente a rimetterli a posto.

Gianna - Ti venuta fame ? (rivolta a Marta)

Marta - Un po'.

Gianna - Adesso ci facciamo due fili di pasta. Dammi una mano.

(Prendono le buste ed escono. Fabio si toglie il cappotto, si guarda intorno, guarda dalla finestra, va al telefono e controlla che sia in funzione. Prende il cappotto e lo appoggia sullo schienale della sedia, facendo attenzione a non farlo sporcare.)

Marta - (da fuori)Non c gas ?

Gianna - Fabio, dov il rubinetto del gas ?

Fabio - Fuori, sul terrazzino a sinistra.

Marta - (entrando)Pap, quando ci allacciano il telefono ?

Fabio - Marted dovremmo avere la linea.

Marta - Marted ?! E un secolo.

Fabio - Stanno cambiando le centraline.

Marta - Allora scendo a telefonare.

Gianna - (da fuori) Compra il sale !

Marta - Si. (a Fabio) Qual la chiave del portone ?

Fabio - Usa le mie (le da le sue chiavi)

Marta - Faccio presto. (esce. Gianna rientra)

Gianna - Speriamo bene.

Fabio - Per cosa ?

Gianna - Mha, cos, per tutto.

Fabio - Sei preoccupata.

Gianna - E una casa nuova, un quartiere nuovo.

Fabio - La citt la stessa. Non cambiato niente.

Gianna - Hai telefonato a Giulio ?

Fabio - C tempo.

Gianna - E se poi parte per lavoro ? Non lo rintracci pi.

Fabio - C tempo. (guardandosi intorno) Ho lasciato la valigia con le coperte in macchina.

Gianna - Cosa ti costa fargli una telefonata ?

Fabio - Non mi costa niente. Aspetto colo che ci sistemiamo per bene.

Gianna - Io dico che hai paura.

Fabio - Paura di che ?

Gianna - Dai che hai capito benissimo.

(Una breve pausa, nel silenzio si sente il rumore della strada)

Fabio - Scendo a prendere la valigia (esce)

(Gianna riordina le poche cose che occupano la stanza. Suonano alla porta. Gianna apre. Entra il signor Fonzai, Lamministratore dello stabile)

Fonzai - La signora Berti, vero?

Gianna - Si ?

Fonzai - Sono Fonzai, lamministratore.

Gianna - Oh buonasera, entri, entri pure.

Fonzai - Vi ho visti arrivare e allora ho pensato:Gli faccio una visitina.

Gianna - Ha fatto bene. Non so, per, se posso offrirle un caff.

Fonzai - Oh non si preoccupi. Di sera non lo prendo mai, mi irrita lo stomaco.(si guarda

intorno) Per, lavete sistemata bene la casa.

Gianna - Ci ha pensato mia figlia, si sbizzarrita sui colori.

Fonzai - Certo, tutta unaltra cosa rispetto a quando cera il signor Giulio.

Gianna - (con tono basso)Eh si.

Fonzai - Una brutta storia. Ne rimase sconvolto, me lo ricordo.

Gianna - Come la prese Giulio ?

Fonzai - Mah, cosa vuole, in un primo momento sembrava senza speranza. Subito dopo lincidente aveva laria di aver perso la testa.

Gianna - Quando lo vidi al funerale era distrutto.

Fonzai - Anzi, era gi migliorato, di parecchio. Glielho detto, era senza speranza. Poi la decisione di vendere questa casa. Improvvisamente.

Gianna - E comprensibile, dopo la morte della madre.

Fonzai - Ma era la casa di sua madre, apparteneva alla sua famiglia quasi da quando stato costruito il palazzo.

Gianna - Bisogna capirlo, troppi brutti ricordi lo legavano alla famiglia. Le mura, i mobili, gli odori,...

Fonzai - ...le voci.

Gianna - Le voci ?

Fonzai - Non lo ha saputo ?

Gianna - Che voci ?

Fonzai - Quando la madre mor in quel brutto incidente, il signor Giulio era in uno stato veramente preoccupante e in quel periodo parlava di voci che gli si rivolgevano, anche in pieno giorno, e che pare lo spinsero a vendere la casa.

(entra Fabio)

Fabio - Signor Fonzai, buonasera.

Fonzai - Oh buonasera signor Berti, mi scusi se vi piombo in casa cos. ero passato per dare un saluto.

Fabio - Ha fatto bene. Sarei passato io da lei, non appena sistemati.

(Gianna annuisce poco convinta)

Fonzai - Parlavamo, con la sua signora, dei fatti di questa casa.

Gianna - Di Giulio.

Fabio - E una bella casa, sono ancora convinto di aver fatto un affare.

Fonzai - Il signor Giulio lha data via comunque a malincuore. Le voci (ammiccando)

Fabio - Gi, le voci, la scocciatura delle pareti sottili.

Fonzai - Gi, gi, le pareti sottili (tralasciando).

Fabio - Ho gi provveduto a far insonorizzare i muri.

Fonzai - Quando cos, io vado. Ho ancora qualche pratica di condominio da evadere. Ci vediamo signora, arrivederci.

Gianna - Arrivederci.

(Fonzai esce. Gianna guarda Fabio curiosa. Fabio ne incontra lo sguardo poi lo evita e

si occupa di qualcosa.)

Gianna - (che non si trattiene) Lo sapevi delle voci ?

Fabio - Me ne parl Giulio. Si vedeva che non stava bene.

Gianna - Perch non ma lo avevi detto, allora ?

Fabio - Era inutile, non potevi farci niente.

Gianna - Telefonagli.

Fabio - Poi.

Gianna - Per ringraziarlo, almeno.

Fabio - C tempo. Abbiamo tutto il tempo. Quando avremo la linea del telefono.

Gianna - Perch poi hai voluto far cambiare la linea.

Fabio - Me lo chiese Giulio stesso. Mi chiese di cambiare la faccia di questa casa. Sapeva che potevo farlo.

Gianna - Che bel samaritano.

(Si aprir la porta dingresso. Entreranno due signori vestiti eleganti ma alla moda di unaltra epoca. ne Gianna ne Fabio daranno laria di accorgersi di questo.)

Tanafili - Ci siamo di nuovo.

Rinaldi - Ho un senso di pena. Chi saranno stavolta ?

Tanafili - E chi pu saperlo.

Fabio - Non me la sarei sentita di dirgli di no.

Gianna - I quadri della famiglia se li ripresi lui ?

Tanafili - Spie, dicono, ma a me sembravano solo dei poveracci.

Rinaldi - Lavvocato Martelli, lhai pi sentito ?

Fabio - Li ha portati via lui, non so dove.

Gianna - Gi al paese.

Tanafili - No, andato via in fretta e furia.

Rinaldi - Io dico che ha esagerato.

Fabio - Sicuramente, li avr sicuramente dati al prete del paese. Avevano il loro valore.Mi ha lasciato il quadro del padre.

Gianna - Fabio, era anche tuo padre.

Fabio - Patrigno, non era che il mio patrigno.

Gianna - (vedendo che Fabio inizia ad agitarsi, cambia discorso) Marta che fine ha fatto ?

Tanafili - Ma si, lasciare una casa come questa e andare a finire chiss dove, solo per delle dicerie.

(Suonano alla porta. Si sente il rumore di chiavi)

Rinaldi - Lascia, vado io.

(Va ad aprire. Marta appare sulla porta mentre toglie la chiave dalla toppa. Insieme a lei, pi indietro, due signore distinte.)

Marta - Mamma mia, ho fatto una fila esagerata solo per il sale.

Maria - Scusate il ritardo, le nostre chiacchiere ci hanno rallentato.

Antonella - Le bugie hanno le gambe corte.

Maria - Si ma quelle degli altri.

Gianna - Lhai trovato ?

Marta - Il sale ?

Gianna - Ma no, Paolo.

Marta - Si.

Fabio - Datemi una mano. Portiamo di l questa roba.

Antonella - Allora, ce lo offrite questo t ?

Rinaldi - Sicuramente ! (Suona un campanello)

(Entra Lucia in tenuta da cameriera. Vestitino nero e grembiulino)

Lucia - Buonasera signori, non vi ho sentiti entrare.

Rinaldi - Lucia, ci prepara un t, per favore ?

Lucia - Si, subito.(esce)

Antonella - Ma quella non la cameriera dellavvocato Martelli ?

Maria - E lei, si.

Tanafili - Ma non era un po' tocca ?

Rinaldi - Ma no, son solo voci.

Antonella - Ecco si, le voci. Non era lei che sentiva le voci ?

Maria - Forse soltanto una diceria. Da quando siamo venuti ad abitare in questa casa, non ha mai dato alcun cenno di squilibrio.

Rinaldi - Ma si, sono state le chiacchiere dei pettegoli a creare questo castello di dicerie.

Tanafili - E vero per che mi sembra strano che una persona decisa come il Martelli, lasci

una casa e tutto il resto solo per delle dicerie.

Antonella - Di questi tempi le dicerie possono farti pi danni dei fatti veri.

Maria - Passando davanti alla caffetteria abbiamo sentito di un arresto in piazza Da Vinci.

Rinaldi - Due agitatori, sembra, ma non ci scommetterei neanche un danaro.

(rientra Lucia che comincia a ordinare per il t. Apparecchier il mobile al centro della stanza)

Tanafili - Troppe volte la realt non stata rispettata. Arrestano chi non cammina dal lato giusto della strada, chi porta il cappello troppo storto.

Maria - ma non che il Martelli avesse, invece, qualcosa con la giustizia...

Tanafili - Ma no, figuriamoci. Sta per essere promosso a Rettore della Regia Universit.

(entra Marta per portare due sedie)

Marta - (strilla verso fuori)Mamma, dove le metto ?

(Lucia ha un sussulto)

Gianna - (da fuori)Vicino alla cassa.

(Lucia esce velocemente. Marta mette in posizione le sedie poi d uno sguardo fuori della finestra, esce)

Maria - Eppure questa fuga dellavvocato sa di losco.

Antonella - Non pi di tanto. Sembra che lavvocato se la intendesse con una persona molto vicina e che, improvvisamente, questa persona abbia dato segni di squilibrio.

Maria - E, chi era questa persona ?

(Entra Lucia con il t)

Lucia - Verso, signori ?(si guarda intorno)

Rinaldi - Lasci pure Lucia, grazie.

(esce guardandosi intorno)

Maria - Sembra nervosa.

(Entra Gianna con una tovaglia. Apparecchier la cassa in maniera tale che il vassoio con il t resti avanti e la tavola apparecchiata dietro)

Antonella - Ci avr sentiti parlare dellavvocato, normale.

Tanafili - (Per cambiare discorso)Insomma, ci volete dire come vi trovate in questa nuova casa ?

Maria - Niente male, davvero. Le finestre danno proprio sulla piazza e poi la posizione quasi centrale. E stata unoccasione. Un fulmine a ciel sereno.

Rinaldi - Anche il prezzo ci ha stupito.

Antonella - Non sar mica infestata dagli spiriti ? (ridono)

Rinaldi - Nel caso, meglio cos. Non amo la solitudine.

Maria - E poi fa sempre piacere parlare con persone nuove.

Tanafili - Se sono fantasmi, tanto nuove non saranno.

Gianna - Marta, porta i piatti.

(Fabio entra con un quadro in mano. Un ritratto)

Fabio - Che ne dici se il ritratto del mio patrigno lo mettiamo qui ? (alzer il quadro ad altezza media, magari davanti ad uno dei personaggi)

Gianna - Ma no, li ci va il mobile.

Fabio - E vero.

(Entra Lucia)

Lucia - Porto via, signori ?

Maria - Si, grazie.

(Fabio appender il quadro su una parete. la cameriera riordinando il vassoio lo guarder, poi con un gemito sverr. Entra Marta con i piatti).

Rinaldi - Lucia, che avete ?

Maria - E svenuta.

Tanafili - Appoggiamola sul divano.

Lucia - E lui, hanno messo qui lui .. (indicher il quadro).

Tanafili - Lui chi ?

Rinaldi - Ah guarda quel quadro.

Maria - Te lavevo detto di toglierlo.

Rinaldi - Contavo di toglierlo.

(Toglier il quadro facendo in modo che ne resti un altro identico al suo posto).

Marta - In nonno lo mettiamo li ?(delusa)

Gianna - Lascia stare, tanto gli cambieremo posto trenta volte. Gi lo so.

Fabio - E va bene, ma per ora lo mettiamo li.

Maria - Ora va meglio ?

Lucia - Loro non capiscono, non sanno. (con voce rauca)

Rinaldi - Non sappiamo ?

Lucia - Devo andare, perdonate.

Antonella - Ma si, meglio che vi andiate a dare una rinfrescatina.

Rinaldi - Maria, va con lei, meglio.

Maria - Si, si, vado, meglio.

Gianna - Dopodomani arrivano i mobili, speriamo che il calcinaccio in camera da letto si sia gi posato.

Marta - Non vedo lora.

Maria - (da fuori) Correte, svenuta di nuovo.

Marta - Avete sentito ? Ci deve essere qualcuno che sta male. Forse al piano di sopra.

Gianna - Io non ho sentito nulla.

Rinaldi - Meglio andare a vedere (esce con Antonella)

Tanafili - (a voce alta)Io faccio un salto a chiamare il medico della farmacia qui sotto. (esce).

Marta - Deve stare proprio male, vanno a chiamare un medico.

Gianna - Beata te che ci senti tanto bene.

Marta - Non capisco se siano quelli di sopra o di lato.

Fabio - Che diavolo ti interessa.

Marta - Ma niente, cos, siccome lho sentito sono stata ad ascoltare.

Fabio - Vado ad assaggiare la pasta. (esce).

Marta - Cosha ? E nervoso ?

Gianna - Colpa mia, gli ho ricordato un dovere.

Marta - Ancora Giulio ?

Gianna - E suo fratello. Non lo abbiamo pi sentito, neanche a ringraziarlo per la casa.

Marta - Quando parte per Monaco ?

Gianna - Non lo so, tra poco. Sempre a scappare, sempre di corsa.

Marta - Non si sente pi niente, chiss com andata.

(suonano alla porta, ad aprire va Maria. Entra Tanafili con un medico in camice bianco.)

Maria - Hai trovato il dottore, meno male.

Dottore - Facciamo presto, ho lasciato il ragazzo solo a servire in farmacia.

Maria - Di qua, faccio strada.

Marta - Hanno trovato il dottore, meno male.

Gianna - Chi ?

Marta - Quelli di prima.

Fabio - Guardate che vinello avevamo nella cassa.

Rinaldi - (rientra)E strana questa ricaduta cos violenta.

Tanafili - Quel quadro deve averla colpita.

Rinaldi - Non fila il discorso, quel quadro era l da giorni. Lo poteva vedere in qualsiasi momento, in ogni ora della giornata.

Fabio - Pensate proprio di queste parti.

Gianna - Ma si brindiamo alla nuova casa.

Marta - Alla salute di tutti e tre.

(bevono).

Gianna - La pasta! (esce di corsa)

(entra il medico con Maria).

Dottore - Comunque niente di grave, una cosa lieve non fatela agitare. Piuttosto bisogner fare attenzione al suo stato. Sar al secondo mese o gi di li.

Maria - E incinta ?

Dottore - I segni sono piuttosto chiari, bisognerebbe sapere se la signorina ne sia a conoscenza. Probabilmente un indebolimento ha alimentato il tutto.

Rinaldi - Allora dottore ?

Dottore - Nulla di grave, ha bisogno di qualche ora di riposo. Tenete questi tranquillanti, sono leggerissimi. Giusto una mano per il sonno.

Marta - Quando potremo invitare Paolo ?

Gianna - Un p di pazienza, voglio che sia tutto in ordine.

Tanafili - E strana una ricaduta cos improvvisa.

Dottore - Qualcosa di inaspettato deve aver scosso i suoi nervi. Ora sembra pi calma. Se ci sono miglioramenti o peggioramenti, fatemelo sapere.

Maria - Va bene, grazie. (Tanafili e Maria tornano fuori).

Rinaldi - Laccompagno dottore.

(Rinaldi uscendo mette una mano in tasca, usciranno fuori dalla porta e la terranno socchiusa. Poi Rinaldi rientrer.).

Marta - Ogni tanto si sente unaria fredda dalla porta.

Gianna - Figurati che io sto sudando.

(entra Fabio, porta una casseruola con la pasta).

Fabio - Eccomi qua.

Marta - Che profumino.

Gianna - Passami il piatto.

(Rinaldi rientra, entra Tanafili).

Tanafili - Che ha detto ?

Rinaldi - Laveva gi curata in precedenza. Non si aspetta una crisi cos violenta.

(entra Antonella).

Antonella - E meglio andare, ora.

Tanafili - Dobbiamo passare alla stireria prima che chiuda.

Fabio - Se volete c anche unaranciata.

Gianna - Con la pasta !?

Marta - La prendo io.

Rinaldi - Ci vediamo domani pomeriggio, allora.

Tanafili - Al circolo della lettura.

Rinaldi - A proposito, ho letto il libro di Mastrantoni sulle scienze occulte. Le risate !

Maria - Ma dai.

Marta - (rientra) E ancora calda

Fabio - Lho messa poco fa, ci vuole tempo.

Gianna - Ghiaccio ce n ?

Marta - Vado a vedere.

Tanafili - Fateci sapere come va la signorina.

Rinaldi - State tranquilli.

(si salutano ed escono)

Fabio - Lo credo che non ingrassa, non sta mai ferma.

Gianna - Tutta invidia, signor commendatore.

Fabio - (si guarda e si tocca la pancia) Che vuoi dire, mi sono ingrossato ?

Gianna - Ah io non dico niente.

Maria - Che ti stava dicendo il dottore ?

Rinaldi - Mentre la stava visitando, dice che Lucia continuava a mormorare parole confuse. Tra queste gli sembrato di capire che parlasse dellavvocato o comunque di qualcuno di questa casa.

Maria - Non credi sia il caso di telefonare allavvocato ?

Rinaldi - A Martelli ?

Lucia - (entra in quel momento) No !

Marta - (entra in quel momento) Oddo. (le cadono i ghiaccioli di mano)

Maria - Lucia, cosha ?

Gianna - Marta, che t preso ?

Lucia - (lamentandosi) Non fate sapere niente allavvocato, vi prego.

Marta - Ho sentito uno strillo, cos vicino che sembrava venisse da qui.

Rinaldi - Ma era soltanto un pensiero.

Maria - Ma si, si pensava a voce alta.

Lucia - Non lo fate, ve ne prego, stato solo un brutto momento. Niente di pi.

Fabio - Ti senti meglio ?

Marta - Eh ? Si, stato solo un momento, niente di pi.

Gianna - Stai seduta prendo uno straccio.

Marta - Ma no, sto benissimo.

Rinaldi - Dovete stare a letto, lo ha detto anche il dottore.

Lucia - Il dottore conosce bene solo i mali del corpo. Cosaltro ne pu sapere lui.

Maria - Questa sera non avete niente da fare, potete restarvene in camera vostra o uscire, se preferite.

Fabio - Che t preso ?

Marta - Ho sentito come se qualcuno strillasse in questa stanza. Strillava per paura, sembrava.

Gianna - Fine del ghiaccio. Abbiamo inaugurato il pavimento.

(si sente il campanello dingresso)

Marta - Vado io.

Fabio - Dove ?

Gianna - Ma che hai ?

Rinaldi - Devessere Federico. Apro io.

Maria - Di gi ?

(Marta aprir la porta ma non vedr nessuno allingresso. entrer Federico. Marta rester di schiena davanti alla porta).

Federico - Buonasera a tutti.

Marta - Eppure mi era sembrato.

Rinaldi - Un p in anticipo.

Maria - Dacci il tempo di prepararci.(esce).

Fabio - Si pu sapere che ti sta prendendo? Allora ?

Rinaldi - Lucia si sentita poco bene, per questo non siamo ancora pronti.

Federico - Oh gi, Lucia, buonasera.

Lucia - Buonasera signor Castello.

(Rinaldi offre da bere)

Gianna - (va alla porta, la chiude, accompagna Marta a sedersi) Mi sa che ti sei stancata un po troppo. Adesso mangi e te ne vai subito a dormire.

Marta - Si, meglio.

Gianna - Ti preparo il letto. (esce)

Marta - Lho sentito cos chiaramente, p.

Fabio - Non ingrandire le cose, non sei ancora abituata ai rumori della citt. Magari era un clacson gi in strada.

Federico - Il teatro inizia alle ventuno, ho la carrozza qui sotto. Arriveremo in anticipo.

Lucia - Se i signori mi permettono, vorrei ritirarmi.

Rinaldi - Vada, vada pure, non si preoccupi.

Lucia - Buona serata. (esce lentamente)

Federico - Cosa gli capita ?

Rinaldi - Si sentita male.

Federico - Ancora le voci ?

Rinaldi - Cosa centrano le voci ?

Federico - Non era lei che sentiva le voci ?

Rinaldi - Io sapevo che il Martelli avesse questo problema.

Gianna - Fatto, tu come stai ?

Marta - Sto bene.

Gianna - Finisci di mangiare. Fabio mi dai una mano con i piatti ? Sono un po stanca.

Fabio - E lo credo. E da stamattina che giriamo come trottole.

(escono entrambe. Marta rimane sola, ha finito di mangiare, ogni tanto sorseggia un bicchiere dacqua).

Rinaldi - Dico comunque che chi ha avuto la peggio stata Lucia.

Federico - Bhe si, devo ammettere che il Martelli ne uscito abbastanza leggero da questa storia.

Rinaldi - Merito dei suoi soldi.

Federico - Siano benedetti ora e sempre. (beve).

Rinaldi - Spudorato. (beve)

Maria - (entra).Spero sia il primo bicchiere.

Federico - Se non lo fosse, vedremmo gi la signora Rinaldi con la sua gemella ondeggiare davanti a noi. Siccome, per, di signore incantevoli ne vediamo solo una, vuol dire che possiamo andare.

Maria - Sfacciato intrigante.

Rinaldi - Lucia, noi andiamo.

Marta - (si scuote) Lucia.

Lucia - (entra) Bene, signori, buon divertimento.

Rinaldi - Non ci aspettate alzata.

Lucia - No, certo. Buonanotte, buonanotte signor Castello.

Federico - Buonanotte, e fate la brava.

(Escono. Lucia e Marta rimangono nella stanza. Lucia va alla finestra. Guarda fuori poi la apre e chiude le ante esterne. Marta seduta, sopra pensiero. Entra Gianna.)

Gianna - Oh !

Marta - (si distoglie).

Gianna - Va a dormire. Sparecchio domattina.

Marta - Si, vado.

(Lucia riordina il vassoio per il t che era rimasto sulla cassa. Marta si alza, si guarda intorno, esce spegnendo la luce. Lucia continuer a ordinare tranquillamente, poi uscir anche lei. La finestra chiusa non lascer vedere la strada ma fulmine tuoni illumineranno saltuariamente la scena. Lunga pausa. Entra Marta in pigiama).

Marta - Che palle, non si dorme stasera.

(Guarda dalla finestra)

Marta - Guarda come piove.

(Rimane un momento immobile. Si volta ed esce. Subito si accende una luce rettangolare che illumina la scena -luce della cucina-. Unombra occupa lentamente lo spazio illuminato. Entra Lucia, con un fazzoletto si asciuga gli occhi. Fuori continua il temporale.

Lucia - Non si dorme questa sera.

(Guarda fuori. Torna Marta con un bicchiere daranciata. Si mette alla finestra, come Lucia. Restano ferme per un po'. Entra Gianna)

Gianna - Che fai, non dormi ?

Marta - Non ce la faccio.

Gianna - Perch non ti fai un po di latte caldo ?

Marta - No, mi manda al bagno. Meglio laranciata.

Gianna - Hai ragione, prendo un bicchiere.

(esce e rientra, si siede vicino a Marta. Si guarda intorno).

Gianna - Certo che si vede che la casa antica, Eh ?

Marta - Quanto antica ?

Gianna - Fu costruita nel dodici

Marta - Salute.

Gianna - Tanto di cappello.

Marta - Chiss quanta gente prima di noi.

Gianna - Non tanta. Gi nel venticinque la compr la madre di Giulio.

Marta - E adesso Giulio ce lha venduta a noi.

Gianna - Si ma, una pena nel farlo.

Marta - Comera la madre di Giulio ?

Gianna - Me la ricordo appena, la vedevo quando veniva a prendere Giulio a scuola, alle elementari. Eravamo in classe insieme. una donna sempre attenta. Faceva la cameriera allora. Luomo con cui viveva la abbandon per chiss quale ragione e lei lo allev da sola. Poi non so, un colpo di fortuna, gli piovve addosso uneredit o qualcosa di simile, e lei pot comprare la casa dove abitava. Questa.

Marta - Come si chiamava sua madre?

Gianna - Giulio la chiamava Pietra, perch non si smuoveva mai. Non me ne voleva mai parlare, ne di lei ne di suo padre.

Marta - Perch Giulio ha venduto ?

Gianna - Ma stanotte che c nellaria ?

Marta - Mann, cos per sapere.

Gianna - Giulio dice che doveva cambiare aria, cambiare citt. Che era stanco di questo quartiere caotico. Voleva la tranquillit.

Marta - E lha trovata ?

Gianna - Non so. Non credo la volesse cercare. Lui voleva solo lasciare questa casa. Tutta colpa dellincidente. Quando tua nonna ha avuto un incidentale lui ne rimasto sconvolto. Il dolore lo ha preso con violenza. Dicono che straparlava. Poi, un giorno, mi telefona. Glielo avevo detto che cercavamo casa, cos eccoci qua.

Marta - Povero Giulio.

Gianna - Domani gli telefono.

Marta - Giusto.

Gianna - Ancora aranciata ?

Marta - No basta, non vorrei che mi desse alla testa.

(Lucia ha un sussulto, si porta le mani al ventre con una smorfia di dolore)

Lucia - Perch?! (con tono basso).

Gianna - Non che ti venuto sonno, per caso ?

Marta - Prover a dormire.

Gianna - Ecco brava. Cos domattina mi accompagni a prendere la macchina dal meccanico. (escono).

Lucia - Perch deve succedere? Perch basta fermarsi a pensare, e subito torna il presente, doloroso pi che mai. non stato sufficiente separarsi, ora devo sostenere un male che porter a qualcosa di incredibile. Che male ho avuto a legarmi con un uomo il cui solo merito stato quello di dare luce ai miei bisogni. Ora sono io a dar luce ai suoi pudori. Lui se n andato, e lunica cosa a essermi rimasta era una voce. Cattiva come una foglia amara, lontana come una sorgente in fondo a un baratro. Dove siete voci maledette, che mi parlate del mio futuro rinfacciandomi il vostro passato, che altro non che il mio assurdo presente. (silenzio).

Ditemi se sono soltanto pazza o se il mondo intorno a me ha cambiato le regole. Chi ha deciso cosa normale e cosa no ?

(Tenendosi il ventre fa come se dovesse vomitare poi fugge di corsa verso le stanze. Il temporale risuona per un po. la porta dingresso viene aperta ed entrano Rinaldi e Maria. Il tempo sembra cambiarsi.)

Rinaldi - Che silenzio.

Maria - Lucia star gi dormendo.

Rinaldi - Facciamo piano.

Maria - Sembriamo due ladri.

Rinaldi - Ladri gentiluomini, che invece di rubare portano oggetti. passami il cappotto. (lo appende)

Maria - Proprio una bella serata. Anche il tempo stato clemente, hai visto che cielo stellato ?

Rinaldi - Non male davvero.

Maria - Quando sar pronta la nostra casa incentro ?

Rinaldi - Un anno sembra, forse meno. Per ora dobbiamo tenerci questa.

Maria - Te lo chiedevo per Lucia.

Rinaldi - Per Lucia ?

Maria - Si insomma, non so se vorr seguirci lontano da questa casa. Per tante ragioni, specialmente ora.

Rinaldi - E allora, che dovremmo fare?

Maria - Non lo so, ci devo pensare. Vorrei aiutarla in qualche modo. Ricordi quando le dicemmo di rimanere, quando lavvocato Martelli se ne and ? Sembrava illuminata di una luce propria. La faccia che prima era piena di lacrime e disperazione si calm di colpo.

Rinaldi - Me lo ricordo bene. Non mi sono affatto pentito di questo.

Maria - Ah vorrei vedere. Sono sempre convinta che abbiamo guadagnato unamica fedele, pi che una cameriera.

(entra Lucia spaventata)

Lucia - Ges, siete voi, che paura.

Maria - Lucia, vi siete spaventata.

Rinaldi - Vi abbiamo svegliata ?

Lucia - Oh no, no, ero in piedi.

Maria - Non riuscite a dormire? Volete qualcosa per addormentarvi ?

Lucia - Grazie signora, non posso, davvero.

Rinaldi - Senza complimenti.

Lucia - Non potrei davvero, non faccio complimenti.

Maria - Avete preso le pillole che vi ha dato il dottore ?

Lucia - Non ancora, ho timore.

Rinaldi - Dovreste seguire le cure che vi si danno.

Lucia - Vi prego, non costringetemi.

Maria - Ma nessuno vi costringe, Lucia. E soltanto che avete avuto una ricaduta e rischiate una crisi. Tutto qui.

Lucia - Ma io capisco questo, signora.

Rinaldi - Meno male.

Lucia - Ma nel mio caso, ecco, forse dovrei mettervi al corrente. Ho una gran paura nel prendere medicine che non conosco.

Rinaldi - Questo pu essere normale.

Lucia - Ma non per me, per il bambino.

(Rinaldi e Maria si guardano in silenzio)

Maria - Da quando lo sapete?

Lucia - Da poco tempo, qualche settimana.

Maria - Lucia, voi siete sola. Sono indiscreto se vi chiedo chi il padre ?

Lucia - Signora non me lo chiedete, ve ne prego. Troppi guai ho portato in giro. Non mi fate combinare anche questo. Ricordate che, quando mi prendeste al vostro servizio, mi impegnai a servirvi fedelmente per leterna gratitudine che vi devo, sicuramente. Ora so che questa mia situazione mette in crisi la vita di questa casa. Non potrei biasimarvi se, con il mio rifiuto a rivelarvi il nome del padre, io vi portassi a mandarmi via di casa.

Maria - Ma Lucia, come potete pensare, conoscendoci, che vogliamo lasciarvi in mezzo a una strada, specialmente ora.

Rinaldi - Figuriamoci. Credete che potrei mandarvi via e continuare a farmi la barba nello specchio ? (ride con Maria)

Lucia - Io, non so cosa dire.

Rinaldi - Bhe allora, il caso di andare a festeggiare. Su vestitevi.

Maria - Dove vuoi andare ?

Lucia - Signore, con questa pioggia ?

Rinaldi - Pioggia ? ma se non c una nuvola in cielo.

Lucia - Mera sembrato di sentire un temporale poco fa.

Maria - Per carit. C un bel cielo stellato.

Rinaldi - Vestitevi in fretta, in centro c ancora vita. Berrete qualcosa con noi.

Lucia - (timorosa)Far in un attimo (esce)

Maria - Che ne dici ?

Rinaldi - Non so, fammici pensare.

Lucia - (rientra)Sono pronta.

Rinaldi - Benissimo, questa sera tutta vita.

(escono. La stanza si illumina per il giorno. Entra Fabio, vestito, prende il cappotto)

Fabio - Io vado.

Gianna - (entra) Passi tu in farmacia ?

Fabio - Dove sta di preciso ?

Gianna - Marta dice che qui sotto.

Fabio - Lha vista ?

Gianna - Non lo so, ma vai o no ?

Fabio - Vado, vado.

(Marta entra da fuori, con il cappotto ed una confezione di latte. Fabio si ferma)

Marta - Eppure avrei giurato che ci fosse una farmacia qui sotto.

Fabio - Non c ?

Marta - Macch, niente. Dicono che ce n una ma lontana, ci vuole la macchina.

Fabio - Tu dicevi che cera.

Marta - Ma perch avevo sentito questi di sopra, parlavano di una farmacia proprio qui sotto.

Fabio - Vabb, allora io vado. (esce, Marta va nellaltra stanza)

Lucia - (entrando)Signora, alle finestre penso io.

(apre le finestre)

Maria - Lucia, siete gi in piedi.

Lucia - Ma signora, io non sono malata.

Maria - Si lo so, ma nel vostro stato dovete fare attenzione a non stancarvi.

(Suona il telefono, lo sentir Gianna)

Gianna - (accorrendo)Lo hanno gi allacciato ! (risponde)Pronto ? Si, sono io...Giulio ! Ma dove sei ?...Ma tu pensa, ti avrei cercato proprio oggi. Mah, cos, siamo appena entrati in casa... Si da ieri...Fabio sta bene, andato al lavoro. Si, tutto a posto.(resta in ascolto per un po) Marta sta bene. Mi ha chiesto di te. No, non ti preoccupare, non gli ho parlato di niente.....Ieri stata strana....Non lo so, parlava insistentemente delle voci dei vicini, la stanchezza .... No,non ti preoccupare, ora le passata. Tu cosa fai ?.....Davvero?.....Ci vieni a trovare. Ti far un caff......Cos, un momento di generosit......Va bene, ciao. Ci vediamo dopo.

(Marta entrata a met telefonata, senza far troppo caso alla madre, poi verso la fine, realizza che al telefono)

Marta - Abbiamo il telefono !

Gianna - Non cominciamo, modera le telefonate.

(suona il telefono, lo sente Lucia)

Lucia - Buongiorno, casa Rinaldi. No, il signore non in casa.... La signora ? Un attimo, chi devo dire ?....Si, un momento.(poggia il telefono ed esce).

Marta - Solo una telefonatina, ci metto un secondo.

(prende il telefono ma non compone il numero).

Marta - Che strano, non sento il segnale. E come se...(sente qualcosa)Pronto? Come ? No, sono Marta, ma chi parla ? Lavvocato....? Martelli? Mi spiace credo che ci sia uninterferenza. Prego, si figuri.

(entra Lucia e Maria. Marta abbassa la cornetta)

Maria - Ma andiamo Lucia, almeno fatevi dire il nome da chi chiama.Un amico non la maniera di presentarsi.

Marta - Era uno che diceva di chiamarsi avvocato Martelli. Neanche ce lo allacciano, gi interferenze.

(Maria prende la cornetta)

Maria - Pronto? Pronto! Devessere caduta la linea. Fatemi un favore Lucia, la prossima volta vi fate lasciare il nome, altrimenti non passerete la telefonata a nessuno.

Lucia - Si signora.

Maria - La gente sempre pi strana.(escono)

Marta - Io riprovo a telefonare.

(compone il numero, aspetta)

Buongiorno, potrei parlare con Paolo, sono Marta

(aspetta)

Gianna - Telefonate brevi.

Marta - Ciao, ti telefono da casa.....si, devono averlo allacciato stamattina.....si, e gi abbiamo avuto uninterferenza......come? Non lo so, un avvocato, ma che te ne frega ?....Tu che fai?

(Lucia entra con uno straccio e inizia a pulire)

Dove? No, non mi va. Perch non andiamo alla sagra del pesce ?(alza il tono)Con chi ci sei gi andato ?

(Lucia si scuote)

Non provare a scusarti, razza di imbroglione, hai detto che non volevi uscire, e poi te ne vai in giro con quella....Non me ne frega niente se cerano anche gli altri.

(Lucia comincia a guardarsi in giro, molto tesa)

Sai quanto si saranno divertiti alle tue spalle. Sai che ti dico? Quando vorrai uscire con me mi dovrai mandare un telegramma. (Attacca furiosa)

(Lucia avanza al centro della stanza. Lo straccio in mano, lo sguardo perso nel vuoto).

Lucia - Sono tornate le voci. (tremando) Siete di nuovo qui.

(Marta ha una smorfia, avverte qualcosa che non riesce a capire)

Lucia - Perch ? Cosa cercate ?

Marta - Mamma, hai chiamato tu ? (incerta)

Gianna - (da fuori)No.

Lucia - Andate via da questa casa, non c ragione di restare.

Maria - (da fuori, poi entra) Lucia , allora le medicine gliele lascio in bagno.

Lucia - (cambia atteggiamento) Si, va bene signora.

Gianna - Io comincio a scendere. Ricordati di spegnere le luci. La finestra lasciala un po aperta, facciamo cambiare aria alla stanza.

Maria - (si infila il cappotto)Allora io vado, se il signore rientra digli che sono passata da mia madre.

(Stanno uscendo, suona il telefono. Lo sentiranno entrambe)

Lucia - Vada pure, ci penso io.

Marta - Rispondo io, tu comincia a scendere.

(Le due donne escono. Marta e Lucia sollevano insieme la cornetta).

Lucia - Buongiorno, casa Rinaldi.

Marta - Pronto ?

Lucia - (ripete)Casa Rinaldi.

Marta - Cosa desidera ?

Lucia - Ma scusi, lei che ha chiamato.

Marta - Ma no, io ho solo risposto. Il telefono squillava.

Lucia - Allora devesserci un contatto.

Marta - Credo di si, da stamattina gi il secondo.

Lucia - Beh, le linee sono nuove, si sa. Il collaudo sempre incerto.

Marta - Si, vero. (stupita) Come fa a sapere che questa linea nuova ?

Lucia - Mia cara signora, dopo la guerra quasi tutte le linee telefoniche sono nuove.

Marta - La guerra ?

Lucia - Ma lei da dove chiama ?

Marta - Io ? Siamo vicino a piazza Verdi Rocca.

Lucia - Anche noi. Allora dobbiamo essere proprio vicine.

(suona una macchina in strada)

Marta - Devo andare, mi aspettano. Buona giornata.

Lucia - Buona giornata a lei.

(Riattaccano. Marta si veste di corsa ed esce. Lucia rimane silenziosa, ferma davanti al telefono. Bussano alla porta, Lucia posa gli stracci per spolverare, va ad aprire. Appare sulla porta un uomo non molto alto con i baffi e un completo scuro. E luomo del ritratto sulla parete)

Lucia - Che cosa ci fai qui ?

Martelli - Ho capito che eri tu quando hai risposto al telefono.

Lucia - Perch non mi hai detto chi eri ?

Martelli - Posso entrare ?

Lucia - Questa era casa tua.

Martelli - Sono qui per una ragione.

Lucia - Spero sia importante.

Martelli - Ho parlato con Rinaldi...

Lucia - ...e ti ha detto in che stato sono, vero ?

Martelli - Se hai bisogno di qualcosa...

Lucia - Avrei bisogno di un padre per mio figlio, ma che non abbia paura di me.

Martelli - Non dire cos.

Lucia - Te ne sei andato.

Martelli - E stato meglio cos, ti assicuro. Era lunico modo per distoglierti dalla tua fissazione. Le tue voci, le tue paure.

Lucia - E tutto vero, e tu lo sai.

Martelli - Non chiedermelo. (esitante) Quando nascer ?

Lucia - Cosa tinteressa ? (pausa) A marzo.

Martelli - Che nome gli darai ?

Lucia - Giulio, e sar come me.

Martelli - Che vuoi dire ?

Lucia - Che sentir le voci che sento io, che sapr la verit.

Martelli - Sei pazza.

Lucia - Non pi di tutti voi.

Martelli - Accetti il mio aiuto ?

Lucia - Mi aiuteresti solo a cadere. Sei gi scappato una volta, puoi scappare anche adesso.

(Martelli si avvicina alluscita)

Martelli - (si ferma) Hai sentito ancora le voci ?

Lucia - Preoccupati delle tue carte e delle tue cause. Non ti preoccupare di ci che non capisci.

(Martelli la guarda, poi si volta ed esce. Lucia scoppia a piangere. La porta viene aperta dallesterno con le chiavi. Entra Giulio, si guarda intorno, gira per la stanza tra i mobili improvvisati e le casse. Vede il quadro, vi si avvicina per toccarlo. Si ferma, sembra ascoltare il pianto della donna)

Giulio - Chi piange qui ?

Lucia - (sussulta) Chi c ?

Giulio - (capisce) Madre, ci sei ancora.

Lucia - (non vede, cerca nel buio)Sei ancora la voce di chi si chiama Giulio, come si chiamer mio figlio.

Giulio - Si, sono tornato qui, per una volta ancora.

Lucia - Tu sei a voce che mi fa passare per pazza.

Giulio - Non darmene colpa, tu me ne hai sempre dato colpa.

Lucia - Dove sei ora ?

Giulio - Perch ?

Lucia - Devo sapere verso cosa devo guardare.

Giulio - A che serve. Il mio presente non il tuo presente.

Lucia - Cosa dici ?

Giulio - Tu avevi il fardello di sentire il tuo futuro, io ho quello di ascoltare il mio passato. E qui ci siamo incontrati.

Lucia - Prima ti sentivo sempre, poi scomparso dalle mie orecchie.

Giulio - Impazzivo. Sentivo la tua voce che ripeteva ora le cose che mi sospirava da bambino. Ero qui ed ero l nello stesso momento. Cera da perdere la testa.

Lucia - Ho sentito altre voci.

Giulio - Ho venduto la tua casa. Sono scappato dal mio incubo.

Lucia - Perch cominciato tutto questo? qual la mia colpa ?

Giulio - Certo non la mia. Vivevamo tranquilli in questa casa, poi tu... (si ferma)

Lucia - Che succede, perch non parli ?

Giulio - Niente. Ero passato solo per vedere una persona in questa casa. Ma non c nessuno, ora me ne andr.

Lucia - Aspetta! Parlami di loro, li ho sentiti.

Giulio - No, non hai sentito loro, hai sentito lei, Marta.

Lucia - Marta ?

Giulio - Povera ragazzina, non sa ancora quale eredit le possa aver lasciato.

Lucia - E una nostra parente.

Giulio - E mia figlia. (si affretta) Ma questo le non lo sa, non lo deve sapere. Forse, se ignora la propria natura si salver da questo incubo.

Lucia - Parlami di lei.

Giulio - Questa una conversazione assurda, non dovrebbe essere eppure . E mi chiedi di parlarti di chi nascer tra decine di anni.

Lucia - E lei che dovevi vedere ?

Giulio - No,non lei, sua madre. Devo metterla in guardia.

Lucia - In guardia da cosa ?

Giulio - Da te.

(silenzio)

Lucia - Cos, sei andato via.

Giulio - E meglio cos.

(si sentono rumori di chiavi)

Giulio - Viene qualcuno. Non parlarmi, non ti risponder.

(Si apre la porta. Entrano Gianna e Marta. Gianna rimane sulla porta, Marta lo saluta con un abbraccio)

Gianna - Giulio !

Marta - (entra e lo abbraccia) Ciao.

Gianna - Che ci fai qui ? Ti aspettavo per stasera.

Giulio - Sono passato ora perch ha anticipato la partenza, per lavoro.

Lucia - Come si sente che fingi, sei come tuo padre.

Marta - Io faccio un caff, vi va ?

Lucia - Questa voce, tua figlia ?

Giulio - (titubante) Si.

Marta - Allora faccio in un attimo. (esce)

Gianna - (lo saluta molto fraternamente)Sono contenta che tu sia venuto.

Giulio - Non sarei potuto partire senza rivedervi. Fabio c ?

Gianna - E al lavoro, prima di stasera non lo vedremo.

Giulio - Bhe forse meglio. Ti devo parlare di una cosa.

Gianna - Tu come stai ?

Giulio - Bene, ma non sono qui per parlare della mia salute. Marta sta bene ?

Gianna - Ma si, non lhai vista ?

Giulio - Non parlo della sua salute fisica.

Gianna - (che ha capito) No, ti prego, non cominciare.

Giulio - Non capisci.

Lucia - E come potrebbe?

Gianna - Non mi serve capire. Giulio, sei cambiato, molto.

Giulio - Io non sono cambiato. niente cambiato, non ho chiesto io di sentire quello che gli altri non sentono.

Lucia - Neanche io.

Giulio - Non una cosa normale, non comune per nessuno, figurati per me. Figurati per Marta.

Gianna - Che centra Marta ?

Giulio - Te ne sei gi dimenticata. A furia di cercare di non ricordartene, finisce che anche tu ne ignori lesistenza

Gianna - Non ho dimenticato che Marta tua figlia.

Giulio - E neanche della mia eredit.

Gianna - Basta, smettila. Marta diversa.

Giulio - Marta pu sentire !

Gianna - Come lo sai ? Sono solo fissazioni.

Lucia - Povera donna illusa.

Marta - (rientra)Ecco il caff. Quanto zucchero, Giulio ?

Giulio - Due cucchiaini, grazie.

Lucia - Non serviranno ad addolcirti la vita. (ad alta voce)

Marta - Come dici ? (verso Gianna)

Gianna - Io non dico niente.

Marta - Mera sembrato. Allora Giulio, che ci racconti ?

Giulio - Sto quasi per partire. La Danimarca lontana.

Lucia - Danimarca!? Devi essere disperato.

(Marta si ferma e guarda nel vuoto)

Gianna - Cera bisogno di andarsene cos lontano ?

Lucia - Danimarca !? In mezzo ai barbari.

(Marta avanza verso il punto dove Lucia)

Lucia - Anche tuo padre ha il vizio dei paesi lontani.

(Marta rivolger la domanda verso Lucia m risponder Giulio)

Marta - Come si chiamava suo padre ?

Giulio - Giovanni, perch me lo chiedi ora ?

Marta - Non lho chiesto a te, lho chiesto a lei.

Gianna - A me ?

Lucia - (capisce) Lo hai chiesto a me.

Giulio - Ti sente!

Lucia - Giovanni, si chiama, Martelli di cognome. Fa lavvocato.

Marta - Eri tu al telefono (verso Giulio) Faceva lavvocato, come te.

Gianna - Ma che succede ?

Giulio - Ci deve essere un modo per uscire da questo circolo vizioso.

Lucia - Come sei impulsivo.

Marta - Lo sempre stato.

Lucia - Come sei tranquilla.

Marta - Di cosa dovrei essere agitata ?

Giulio - Ammetti che non normale. Stai parlando tranquillamente con la mia giovane madre allet di ventanni, morta allet di settanta.

Lucia - (ha un tentennamento) Morir.

Giulio - E la tua unica certezza, non ti pare ?

Lucia - Allora tu mi hai sentito solo dopo la mia morte ?

Marta - E da allora quasi impazzito.

Giulio - Non ho potuto fare niente. Eri in mezzo alla strada, quel camion era veloce, troppo per la mia paura. Era blu, come la tua faccia immobile sullasfalto. Ma il mio terrore cominciato dopo. Tu eri morta ma la tua voce mi rincorreva per la casa.

Gianna - (gli si avvicina) Giulio, stai calmo.

Giulio - Ma tu eri morta. Ma tu eri qui, a parlare come facevi quandero ragazzo. Le tue canzoncine mentre lavoravi.

Lucia - Tu non capisci.

Marta - Io si.

Giulio - Era un incubo, un continuo incolparmi della tua morte. La tua voce di quando eri viva mi rinfacciava lincapacit di averti salvato.

Lucia - Io non ti rinfacciavo niente.

Giulio - Lo facevi, con la tua vita.

Lucia - Ora basta, chiudi la bocca e ascolta.

Giulio - Eccola li, la madre di polso. Con il potere nella voce.

Marta - Giulio, ascoltala, ti prego.

Giulio - Lho ascoltata per una vita.

Marta - Adesso ascoltala per la tua stessa vita.

Gianna - Spiegatemi, fatemi capire.

Lucia - Ascolta adesso. La morte una porta, un passaggio stretto e difficile da attraversare, ma facile da raggiungere. Quando questa porta si apre, tutto ci che deve passa attraverso di essa. Noi abbiamo potuto ascoltare noi stessi perch questa porta rimasta aperta.

Marta - E ora noi guardiamo attraverso la porta.

Lucia - Una porta che devessere richiusa.

Marta - E il modo per farlo uno solo.

Lucia - La porta rimasta aperta con la mia morte. Forse la mia morte vuole una replica.

Marta - Una replica ?

Lucia - La porta va richiusa.

Giulio - Ma non cos. Se tu muori da giovane io non potr nascere. Marta non potr nascere. Sei egoista, non pensi a ci che verr?

Lucia - Hai una soluzione?

Giulio - Si, lho pensata. Ora tutto chiaro. E riuscir a chiudere un cerchio pi grande di quello che vediamo. Tu che muori ora, io che ti sento, e Marta che sente tutti. E tutto successo ora. So come richiudere la porta. Tu , madre, lhai aperta ma non puoi richiuderla, perch anche la morte ha il suo tempo e bisogna seguirlo.

Marta - Tu vuoi morire !

Giulio - Meglio io, adesso, che te. Tu sei giovane, hai un futuro. Io ho gi rovinato la mia vita. Forse con la mia morte potr riordinare la follia.

Lucia - No.

Gianna - Ma che state dicendo ? Perch dovresti morire ? Parlate perdo!

Giulio - E la soluzione.

Marta - E la vita proseguir parallela alla morte, ma senza disturbarla.

(Gianna corre verso il telefono e compone un numero)

Marta - Mamma, chi stai chiamando ?

Gianna - Chiamo Fabio, lo faccio venire.

(Lucia prende laltra cornetta)

Gianna - Pronto, Fabio?

Lucia - Lascia fare a Giulio ci che ha deciso.

Gianna - Ma chi ?

Lucia - Lascia finire tutto questo, dai retta a me. E mio figlio, non posso avergli insegnato altro che il bene della sua famiglia, o almeno spero.

Gianna - Lucia.

Lucia - Si fanno strane conversazioni al telefono in questi giorni. (triste)

(Gianna e Lucia sono ferme davanti al telefono. Giulio abbraccia Marta e va verso la finestra, Marta si volta per non guardare. Giulio ha uno slancio e si getta dalla finestra)

Gianna - (si volta) Giulio ! No!

(Corre alla finestra, Marta la insegue e ne arresta la corsa)

Lucia - (sconsolata)Che destino questo? Dover conoscere il proprio figlio prima che nasca. Conoscerne i difetti prima che gli vengano suggeriti dalla vita e sentirne la morte prima ancora di averlo visto in volto. A quante domande non ha risposto, quanti dubbi non gli ho sfatato. Lui che cercava soluzioni e che ne ha trovato una soltanto, la soluzione pi estrema.

Marta - Ma io ti sento ancora.

Lucia - Solo per il tempo che Giulio arrivi alla porta e che la chiuda per sempre.

Marta - Era mio padre, saperlo ora triste.

Lucia - E triste conoscere la propria fine, e la fine del proprio figlio. Noi sappiamo di morire, e di dover morire, ma resta per noi una speranza di non arrivare a farlo mai. Passi per la propria di morte, la rassegnazione sembra far parte del compito di madre, la conoscenza di dover essere abbandonati dai figli, la solitudine che verr. Ma essere testimone della morte di un figlio futuro, una morte per conquistarsi la pace. Fa male al cuore.

Marta - Lucia, non ti sento pi.

Lucia - La porta si richiusa.

Marta - Allora Giulio morto.

Lucia - Ora conosco quello che verr.

Marta - Vedrai mamma, Lucia cambier tutto.

Gianna - Perch morto ?

Marta - Per non morire pi.

Gianna - Che vuol dire? Che stai dicendo ?

Lucia - Dovr solo fare attenzione ad un camion di colore blu e tutto rimarr pulito e chiaro. Nessuno dovr morire. Cambier tutto.

(Suonano insistentemente. Marta va ad aprire. Entra Fonzai con un vigile)

Fonzai - Signora Berti ! Che cosa successo ? Il signor Giulio....

Marta - Lasci stare, lo sappiamo. Si buttato da qui.

Fonzai - Ma perch ?

Marta - Non ce la faceva pi.

Fonzai - (al vigile)Venga.

(Il vigile entra e comincia a parlare con Gianna. Entrano Rinaldi e Maria)

Rinaldi - Buongiorno Lucia.

Lucia - Buongiorno

Rinaldi - Come si sente stamani ?

Lucia - Bene grazie.

Maria - Facevamo una discussione, poco fa. A me piace il nome di Antonio, a lui piace Franco. Che nome vuole dare a suo figlio ?

(Lucia pensa un momento. Poi sorride tristemente).

Lucia - Emanuele.

(cala il sipario)

FINE

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